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Decisione

39.2006.4

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4 ottobre 2006Italiano67 min

Source ti.ch

Fatti

i bisogni vitali della ricorrente, ma anche quelli del figlio, i quali non

possono essere di certo coperti dal reddito della ricorrente, il quale è pari a

fr. 2'603,90 e dunque al di sotto del minimo vitale stabilito dalla Tabella di

Zurigo che prevede un minimo di fr. 1850.- esclusivamente per i fabbisogni del

figlio (cfr. Amt für Jugend und Berufsberatung Kanton Zürich, Doc. F).

Mal si comprende come la madre, già

beneficiaria degli assegni familiari e di un'indennità economia domestica -

compresi nei fr. 2'604 - possa essere in grado di provvedere adeguatamente e

dignitosamente alle sue necessità e a quelle di suo figlio. Risulta evidente

che la soglia d'intervento è facilmente raggiunta in questo caso, qualora non

si prenda in considerazione un ipotetico reddito del padre.

Già in forza di quanto precede, il

presente ricorso è da considerarsi accolto. Con protesto di spese, tasse e

ripetibili.

Prove: c.s.

F. La ricorrente

ha prontamente inoltrato un reclamo datato 15 febbraio 2006 (cfr. Doc. G),

rilevando che la sua situazione finanziaria effettiva non corrisponde a quanto

emerge dai dati che figurano nella tabella LAPS (cfr. Doc. H). La signora RI 1

faceva in particolar modo riferimento alle spese accessorie relative alla sua

abitazione, le quali seppure elevate risultano totalmente effettive e

giustificate.

Prove: c.s.

G. Con decisione

24 aprile 2006 la Cassa cantonale per gli assegni familiari ha respinto il

reclamo della signora RI 1, ritenendo che le spese menzionate non rientrano tra

le spese computabili ai sensi dell'art. 8 cpv. 1 lett. g Laps (cfr. Doc. I). La

spesa computabile è costituita dalla somma delle spese vincolate e dalla spesa

per l'alloggio, conformemente all'art. 7 Laps e in particolare, giusta l'art. 5

let. a Reg. Laps la spesa per l'alloggio è definita dalla pigione netta,

maggiorata del 15% per le spese accessorie.

In merito ai premi dell'assicurazione

contro le malattie, la Cassa ritiene di aver computato l'importo annuo massimo

consentito ponderato.

In base al contratto di locazione la

pigione risulta essere pari a fr. 450, escluse le spese accessorie, quali

l'acqua, il riscaldamento, la luce, etc. Di regola le spese accessorie sono una

minima parte, se comparate all'affitto della casa (cfr. contratto di locazione,

Doc. L; scritto __________, Doc. M).

Nella fattispecie però queste spese

sono altissime e sproporzionate rispetto alla pigione pagata.

Dall'estratto conto dell'__________

affiora che la signora RI 1 ha pagato, solo per la luce ed il gas, dal

30.09.2004 al 12.01.2006, fr. 5699,75 (cfr. Doc. N)

Ne discende che la ricorrente, in

media, deve calcolare, oltre all'affitto di fr. 450.-, altri fr. 300.- di spese

accessorie.

Per costante giurisprudenza federale

la legge va interpretata in primo luogo sulla base del suo testo letterale

(cfr. DTF 125 V 355).

Tuttavia se il suo testo non è

perfettamente chiaro oppure se sono possibili più interpretazioni conviene

ricercare quale sia la vera portata della norma, prendendo in considerazione

tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo della

disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa prende fondamento.

Pure di rilievo è il senso che essa assume nel suo contesto (cfr. DTF 128 V

207)

Pertanto, qualora si applicasse la

norma sopra citata alla lettera, la signora RI 1 subirebbe un danno non

indifferente e si vedrebbe privata del suo diritto di ricevere un sostegno

finanziario, come stabilito dalla legge sugli assegni di famiglia.

Secondo la giurisprudenza, si può

derogare dal senso letterale di un testo chiaro qualora conduca a soluzioni

manifestamente insostenibili, contrarie alla volontà del legislatore. Devono

esistere delle ragioni obiettive, ad esempio deducibili dai lavori preparatori,

dallo scopo e dal senso della disposizione oppure dalla sistematica della

legge, che permettono di concludere che il testo di legge non esprime il vero

senso della disposizione in oggetto (cfr. DTF 128 V 207).

In questo caso, se si considera lo

scopo dell'assegno di famiglia, cioè fungere da sostegno agli oneri familiari e

oneri del figlio, si vede chiaramente che la Cassa applicando alla lettera la

norma sopraindicata va contro la volontà del legislatore. Ne deriva dunque che

la Cassa, non tendendo conto dell'effettiva situazione finanziaria della

ricorrente, viene meno ai suoi doveri. Difatti non si comprende come la

ricorrente sia in grado di provvedere in maniera decorosa alle cure sue e del

figlio con il suo reddito, nonostante tutti i suoi sforzi nell'economizzare i

propri risparmi e ridurre al minimo le loro spese.

Per questa ragione ancora, il ricorso è da accogliere.

Prove: c.s.

H. La pigione

rappresenta il corrispettivo pagato dall'inquilino per l'uso e il godimento del

bene locato, le spese accessorie costituiscono secondo l'art. 257a CO la

remunerazione dovuta per le prestazioni fornite dal locatore o da un terzo in

relazione

all'uso

della cosa. Le spese accessorie remunerano i costi effettivamente sostenuti dal

locatore principalmente per quanto concerne il riscaldamento, la produzione di

acqua calda, le spese di esercizio e i pubblici tributi risultanti dall'uso

della cosa (cfr. GIANMARIA MOSCA, Il nuovo diritto di locazione, Giampiero

Casagrande editore, Lugano 1991, pag. 105).

Quanto al tenore del già citato art.

257 a CO lo stesso è altresì chiaro. La pigione dovrebbe essere calcolata in

giusta misura rispetto alle spese accessorie, poiché la pigione deve essere

calcolata in funzione dell'utilizzo e dello scopo dell'uso della cosa locata.

Tuttavia è necessario che ci sia una "giusta" proporzione tra la

pigione e le spese accessorie. Nel caso di specie questa "giusta" proporzione

non c'è, se si pensa che la pigione è di fr. 450 al mese, mentre le spese sono

circa quantificabili in media in fr. 300 al mese. La ricorrente motiva codesta

somma spiegando come il riscaldamento dell'appartamento per un periodo pari ad

almeno 8 mesi sia indispensabile per preservare l'abitazione ("Bisogna

scaldare la casa per un minimo di otto mesi l'anno, perché altrimenti si

infiltra dell'umidità dal terrapieno nel retro della casa", cfr.

scritto 15.02.2006, Doc. G).

Inoltre l'acqua calda viene prodotta

da un boiler elettrico. Essendo indispensabile l'utilizzo dell'acqua calda,

nonché essendo quest'ultima necessaria in molteplici occasioni e per usi

quotidiani, ne discende un gran consumo e dispendio di elettricità e dunque un

elevato costo, come confermato dall'estratto conto dell'__________.

In comparazione con un alloggio dello

stesso tipo, è corretto quindi sostenere che il prezzo dell'alloggio risulta

essere troppo basso, nonostante la stato vetusto in cui si trova tutt'oggi la

casa.

Qualora queste spese - effettive e

giustificate, al fine di un corretto uso della cosa locata - risultino elevate,

come nel caso di specie, l'Istituto delle assicurazioni sociali dovrebbero

prenderle in considerazione e quindi calcolarle tra le spese d'affitto, il

quale risulterebbe quindi essere pari non a fr. 450, bensì a fr. 750 al mese.

Per tutte queste ovvie ragioni, il ricorso deve essere

accolto.

Prove: c.s.

I. La Cassa

rimprovera la ricorrente di aver rinunciato ad introdurre l'azione di

accertamento della paternità senza giustificati motivi. Affermazione che è

fermamente contestata. In relazione allo scritto 21 novembre 1997, il curatore __________

dell'Ufficio dei Tutore ufficiale, dichiara esplicitamente che la signora RI 1 RI

1 non ha potuto (e non voluto) declinare le generalità del padre di __________

(cfr. Scritto 21 novembre 1997, Doc. O). La stessa ricorrente dichiarava di

assumersi ogni responsabilità e di voler provvedere - anche da sola -

all'educazione e alle cure del figlio, ma non ha mai detto, in nessun momento,

di voler rinunciare o - quanto meno - di non volere inoltrare azione di

accertamento della paternità (cfr. Dichiarazione 29 settembre 1997, Doc. P). La

signora RI 1 non è in grado di stabilire chi sia il padre del bambino, ma non

per questa ragione deve essere certamente privata del suo diritto a ricevere

l'assegno integrativo. In questa sede non si discute a proposito della vita

privata della ricorrente e dunque neanche del suo stile di vita, per quanto

possa essere ritenuto non decoroso da parte delle autorità, ma dei suoi doveri

e diritti. Doveri ai quali la signora RI 1 non è mai venuta a meno.

Ne discende che l'art. 30 d della

legge sugli assegni di famiglia non è applicabile nel caso concreto. Pertanto,

nel calcolo dell'assegno integrativo, non è computabile una pensione alimentare

ipotetica per il figlio, poiché la madre mai ha rinunciato

al suo diritto, nonché dovere, di

introdurre l'azione di accertamento della paternità.

In base a tutto quanto precede -

pertanto ed in accoglimento al presente ricorso - la ricorrente postula

l'accertamento dell'effettiva situazione domestica in cui si trova e,

conseguentemente, l'accoglimento della richiesta di assegno integrativo. Da cui

la necessità, in accoglimento integrale del presente gravame, di annullare la

decisione oggetto della presente impugnativa, pronunciata in data 24 aprile

2006 dalla Cassa cantonale per gli assegni familiari (cfr. Doc. I)." (Doc. I)

1.3. La Cassa, in

risposta, ha postulato l’integrale reiezione del ricorso con argomenti di cui

si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

1.4. Con scritto

del 23 giugno 2006 l’assicurata, sempre tramite il suo patrocinatore, ha

chiesto l’audizione dei testi __________, curatore del figlio dal 8 marzo 1996

al 20 novembre 1997 e di __________, locatore (cfr. doc. V).

1.5. L’11

settembre 2006 si è svolta un'udienza per la discussione di causa. Il

Presidente del TCA ha sentito RI 1, della lic. jur. __________ dello Studio

legale RA 1, __________ e di __________ della Cassa.

In tale

occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. VIII), a cui sarà fatto

riferimento nei considerandi di diritto.

1.6. Il 12

settembre, rispettivamente il 19 settembre 2006 le parti hanno trasmesso al TCA

della documentazione espressamente richiesta loro in sede di udienza (cfr. doc.

IX; XI; Q1-4).

Il doc.

IX è stato sottoposto alla ricorrente per conoscenza con la facoltà di

presentare eventuali osservazioni (cfr. doc. X).

L’assicurata

è rimasta silente.

I doc. XI

e Q1-4 sono stati inviati alla Cassa per conoscenza (cfr. doc. XII).

1.7. La lic. jur.

__________, con scritto del 26 settembre 2006, ha infine comunicato che con

effetto dal 2 settembre 2006 il grado di occupazione della propria assistita è

ridotto al 50%, a seguito del prolungato periodo di malattia (cfr. doc. XIII;

XIII1-2).

Il doc.

XIII e i relativi allegati sono stati trasmessi per conoscenza alla Cassa (cfr.

doc. XIV).

1.8. Il 3 ottobre

2006 al TCA è pervenuta, per conoscenza, copia della decisione del 28 settembre

2006, valida dal 1° settembre 2006 con cui all’assicurata, a seguito della

riduzione del proprio grado di occupazione è stato erogato un assegno

integrativo di fr. 597.-- mensili (cfr. doc. XV, XV1-2).

Tali

documenti sono stati inviati alla patrocinatrice della ricorrente per

conoscenza (cfr. doc. XVI).

in

diritto

2.1. Oggetto del

contendere è la questione di sapere se correttamente o meno la Cassa ha negato

all’assicurata il diritto a un assegno integrativo a decorrere dal 1° gennaio

2006.

2.2. L'assegno

integrativo è regolato agli art. 24ss LAF.

L'art. 24

LAF, in particolare, stabilisce come segue le condizioni per poter beneficiare

dell'assegno integrativo:

"

Il genitore domiciliato nel Cantone ha diritto

all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) coabita, anche soltanto in forma parziale, con

il figlio;

b) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre

anni;

c) soddisfa i requisiti della Legge

sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno

2000 (Laps). (cpv. 1)

Se entrambi i genitori coabitano con il figlio,

ha diritto all’assegno la madre o il padre. (cpv. 2)

... (cpv. 3)"

L'art. 27

LAF prevede altresì che:

"

Richiamati gli articoli 10 e 11 Laps, l’importo

massimo dell’assegno corrisponde ai limiti minimi di reddito del o dei figli,

definito dalla legislazione sulle prestazioni complementari all’AVS/AI, per i

quali l’assegno è riconosciuto. (cpv. 1)

In ogni caso, dall’importo erogabile vanno

dedotti gli eventuali assegni di base. (cpv. 2)"

Dal tenore

di queste norme legali, risulta che la LAF, la cui prima revisione, per quanto

attiene agli assegni integrativi e di prima infanzia, è entrata in vigore il 1°

febbraio 2003, per il calcolo degli assegni integrativi rinvia alla Legge

sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps),

anch’essa in vigore dal 1° febbraio 2003 (cfr. BU 55/ 2002 del 24 dicembre 2002

pag. 489 segg.; BU 3/2003 del 31 gennaio 2003 pag. 24 segg.; BU 3/2003 del 31

gennaio 2003 pag. 24 segg.).

2.3. Relativamente

all'unità economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione,

che corrisponde alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della

prestazione (cfr. messaggio del 1° luglio 1998 pag. 5), l'art. 4 Laps enuncia:

"

L’unità di riferimento è costituita:

a) dal titolare del diritto;

b) dal coniuge;

c) dal partner convivente, se vi sono figli in

comune;

d) dai figli minorenni di cui essi hanno

l’autorità parentale;

e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente

indipendenti. (cpv. 1)

Se il titolare del diritto non è economicamente

indipendente, dell’unità di riferimento fanno pure parte i suoi genitori e

fratelli minorenni o non economicamente indipendenti. (cpv. 2)

Se entrambi i genitori sono privati dell’autorità

parentale, il minorenne fa parte dell’unità di riferimento della madre. (cpv.

3)

I figli e i titolari del diritto maggiorenni

economicamente dipendenti fanno parte dell’unità di riferimento del genitore

con cui condividono il domicilio; se hanno domicilio per conto proprio fanno

parte dell’unità di riferimento del genitore da loro indicato. (cpv. 4)

Se non vi sono figli in comune, dell’unità di

riferimento fa parte il partner convivente allorquando questi ricava

dall’unione vantaggi simili a quelli che scaturiscono da un matrimonio e

l’Amministrazione dispone di elementi sufficienti per presumere che non si

sposa per poter accedere alle prestazioni della presente legge. (cpv. 5)

Non fanno parte dell’unità di riferimento le

persone domiciliate all’estero." (cpv. 6)

Per quel

che concerne la titolarità degli assegni integrativi (e degli assegni di prima

infanzia) è utile segnalare che, a differenza della v.LAF, il nuovo assetto

legislativo non contempla più la nozione di custodia, bensì la coabitazione con

il figlio, quale condizione del diritto a tale assegno (cfr. art. 24 v.LAF; 24

LAF).

Limitatamente

all’assegno integrativo la coabitazione può anche essere parziale. E’ quindi

concepibile che il diritto all’assegno sorga, benché il figlio passi parte del

tempo presso terze persone o istituti, eventualmente anche pernottandovi. La

titolarità è invece esclusa nel caso in cui il figlio viva senza interruzione,

cioè senza rientrare periodicamente in famiglia presso una famiglia affidataria

o un istituto (cfr. Messaggio del 18 dicembre 2001 sulla prima revisione della

legge sugli assegni di famiglia, p.to 4.3.1.).

2.4. Il titolare ha diritto alle prestazioni sociali di

complemento armonizzate fino a quando la somma fra il reddito disponibile

residuale della sua unità di riferimento, la partecipazione al premio

dell’assicurazione contro le malattie di cui beneficiano o potrebbero

beneficiare le persone facenti parte della sua unità di riferimento e le

prestazioni sociali di complemento di cui essa beneficia non raggiunge la

soglia di intervento (art. 11 cpv. 1 Laps).

Se,

nell’ambito della medesima prestazione sociale, la somma delle prestazioni di

cui potrebbero beneficiare i singoli membri dell’unità di riferimento che ne

hanno fatto richiesta supera la soglia d’intervento, ad ogni membro spetta una

quota proporzionale (art. 11 cpv. 2 Laps).

Il

reddito disponibile residuale è pari alla differenza tra la somma dei redditi

computabili e la somma delle spese computabili delle persone componenti l’unità

di riferimento (art. 5 Laps).

Esso viene determinato tenendo conto della situazione finanziaria

dell’unità di riferimento esistente al momento del deposito della richiesta. Il

regolamento definisce e disciplina i casi particolari (art. 10a Laps).

L'art. 6

Laps regolamenta il reddito computabile:

"

Il reddito computabile è costituito dai seguenti

redditi:

a) i redditi ai sensi degli art. 15-22 della Legge tributaria del 21

giugno 1994 (LT), ad esclusione dei redditi imposti separatamente in virtù

degli art. 36 cpv. 1, 38 cpv. 1 e 57 cpv. 1 LT;

b) ...

c) ...

d) i proventi ricevuti in virtù della legislazione federale sulle

prestazioni complementari all’assicurazione per la vecchiaia, i superstiti e

l’invalidità;

e) tutte le rendite riconosciute ai sensi della Legge federale

sull’assicurazione militare federale del 19 giugno 1992;

f) 1/15 della sostanza imponibile dell’unità di riferimento

superiore a fr. 50’000.--, rispettivamente a fr. 100’000.-- per l’abitazione

primaria. (cpv. 1)

Le entrate di cui al capoverso precedente alle

quali un membro dell’unità di riferimento ha rinunciato a favore di persone che

non fanno parte dell’unità di riferimento possono essere computate se la

rinuncia costituisce un manifesto abuso di diritto. (cpv. 2)

Non sono considerati redditi le prestazioni

sociali ai sensi della presente legge. (cpv. 3)

Il Consiglio di Stato determina in quale misura

vanno computati i redditi dei minorenni. (cpv. 4)"

La spesa

computabile è costituita dalla somma delle spese vincolate e dalla spesa per l’alloggio

(art. 7 Laps).

Ai sensi

dell'art. 8 Laps:

"

La spesa vincolata è costituita dalle seguenti

spese:

a) le spese ai sensi degli art. 25-31 LT;

b) gli interessi maturati su debiti ammessi in deduzione di cui

all’art. 32 cpv. 1 lett. a) LT;

c) le rendite e gli oneri permanenti di cui

all’art. 32 cpv. 1 lett. b) LT;

d) gli alimenti di cui all’art. 32 cpv. 1 lett.

c) LT;

e) i versamenti, premi e contributi legali, statutari o

regolamentari per acquisire diritti di cui all’art. 32 cpv. 1 lett. d) e f) LT;

f) i versamenti, premi e contributi per acquisire diritti

contrattuali in forme riconosciute della previdenza individuale vincolata di

cui

all’art. 32 cpv. 1 lett. e) LT versati da persone che esercitano

un’attività lucrativa indipendente o dipendente, se queste

ultime non sono affiliate obbligatoriamente al secondo pilastro;

g) i premi ordinari per l’assicurazione obbligatoria contro le

malattie vigenti al momento della richiesta, ma al massimo fino al

raggiungimento dell’importo della quota cantonale media ponderata;

h) i premi per l’assicurazione della perdita di guadagno in caso di

infortunio delle persone non obbligatoriamente assicurate;

i) ...

l) le imposte ordinarie federali, cantonali e comunali sul reddito

e sulla sostanza. (cpv. 1)

Le spese di cui all’art. 31 LT e gli interessi

maturati sui debiti di cui al cpv. 1 lett. b) vengono riconosciuti sino ai

seguenti importi:

a) per le spese e gli interessi passivi sui debiti privati fino

all’importo complessivo dei redditi della sostanza contemplati dagli art. 19 e

20 LT, maggiorato di 3000 fr.;

b) per i debiti derivanti dall’esercizio dell’attività

professionale, l’importo effettivo degli interessi. (cpv. 2)"

L'art. 9

Laps riguarda la spesa per l'alloggio:

"

La spesa per l’alloggio è computata fino ad un

massimo di:

a) per le persone unità importo

riconosciuto dalla legislazione

di riferimento composte sulle

prestazioni complementari

da una persona: all'AVS/AI

per la persona sola

b) per le unità di importo

riconosciuto dalla legislazione

riferimento

composte sulle prestazioni complementari

da

due persone: all'AVS/AI per i coniugi

c) per

le unità di importo riconosciuto dalla legislazione

riferimento

composte da sulle prestazioni complementari

più

di due persone: all'AVS/AI per i coniugi maggiorato

del

20%

(cpv. 1)

Se una persona che non fa parte dell’unità di

riferimento convive con uno dei suoi membri, dalla spesa per l’alloggio viene

dedotta la quota-parte imputabile al convivente. (cpv. 2)"

L'art. 5 cpv.

1 lett. b cifra 2 LPC, prevede che, i cantoni stabiliscono l'importo delle

spese per pigione fino a concorrenza di un importo annuo, che a decorrere 1°

gennaio 2001 corrisponde a fr. 13'200.-- per le persone sole e di fr. 15'000.--

per coniugi e le persone con figli (cfr. Ordinanza 01 sull'adeguamento delle

prestazioni complementari all'AVS/AI del 18 settembre 2000 e Decreto esecutivo

concernente la legge federale sulle prestazioni complementari all'AVS e all'AI

del 20 dicembre 2005).

Secondo

l'art. 2 della legge cantonale di applicazione a titolo di pigione si applica

l'importo massimo.

Infine

l'art. 10 Laps precisa a cosa equivale la soglia di intervento:

"

La soglia d’intervento corrisponde alla somma

di:

a) per il titolare importo

corrispondente al limite minimo

del

diritto: previsto dalla legislazione sulle

prestazioni

complementari all'AVS/AI per la

persona

sola

b) per la prima perso- importo

corrispondente alla metà del limite

na

supplementare minimo previsto dalla legislazione sulle

dell'unità

di riferi- prestazioni complementari all'AVS/AI per la

mento persona

sola

c) per la seconda e importo corrispondente

al limite minimo

la terza

persona previsto dalla legislazione sulle

supplementare prestazioni

complementari all'AVS/AI

dell'unità

di riferi- per il primo figlio

mento:

d) per la quarta e la importo

corrispondente al limite minimo

quinta

persona previsto dalla legislazione sulle

supplementare

prestazioni complementari all'AVS/AI

dell'unità

di riferi- per il terzo figlio

mento:

e) per la sesta e ogni importo corrispondente

al limite minimo

ulteriore

persona previsto dalla legislazione sulle

supplementare

prestazioni complementari all'AVS/AI

dell'unità

di riferi- per il quinto figlio"

mento:

L'art. 3b

della Legge federale sulle prestazioni complementari (LPC) enuncia in

particolare che le spese riconosciute si compongono di un importo destinato

alla copertura del fabbisogno vitale, per anno, pari, dal 1° gennaio 2003, al

minimo per le persone sole, a fr. 15'700.-, per i coniugi, almeno 23’550.-

franchi e per gli orfani e per i figli che danno diritto a una rendita per

figli dell'AVS o dell'AI, a fr. 8'260.- (cfr. Ordinanza 03 sull'adeguamento

delle prestazioni complementari all'AVS/AI del 20 settembre 2002). Per i due

primi figli si prende in considerazione la totalità dell'importo determinante,

per due altri figli due terzi ciascuno (fr. 5'506.--) e per ogni altro

figlio un terzo (fr. 2'753.--).

Il 1° gennaio

2005 è entrata in vigore una modifica della Laps decretata dal Gran Consiglio,

alla luce del Messaggio n. 5589 sul Preventivo 2005 del Consiglio di Stato.

Più

precisamente è stato introdotto l’art. 37 cpv. 3 Laps, secondo cui, in deroga

all’art. 10 Laps, per l’anno 2005, benché gli importi destinati alla copertura

del fabbisogno vitale ex art. 3b cpv. 1 lett. a LPC siano aumentati (cfr.

Ordinanza 05 sull’adeguamento delle prestazioni complementari all’AVS/AI del 24

settembre 2004), fanno stato i limiti previsti dalla LPC per gli anni 2003 e

2004 (cfr. BU 6/2005 dell’11.2.2005 pag. 56; FU 102/2004 del 21.12.2004 pag.

9002).

Inoltre

il 12 dicembre 2005 all’art. 37 Laps è stato aggiunto il cpv. 4 secondo cui in

deroga all’art. 10 Laps anche per l’anno 2006 fanno stato i limiti previsti

dalla LPC per gli anni 2003 e 2004 (cfr. BU 7/2006 del 10.2.2006; FU 101/2005

del 20.12.2005).

2.5. Nella

presente evenienza la Cassa con decisione del 17 febbraio 2006, confermata con

decisione su reclamo del 24 aprile 2006, ha rifiutato a RI 1, a far tempo dal

mese di gennaio 2006, la concessione di un assegno integrativo, in quanto il

reddito disponibile residuale della sua unità di riferimento supera il limite

annuo fissato dalla Laps (cfr. doc. 1, i).

L’assicurata

ha contestato il calcolo effettuato dall’amministrazione. In particolare essa

ha eccepito il mancato computo dei bisogni vitali del figlio __________, nonché

delle effettive spese accessorie che deve sostenere e che non sono comprese

nell’importo di fr. 50.-- mensili pattuito nel contratto di locazione (cfr.

doc. I).

La

ricorrente, nel reclamo del 15 febbraio 2006, aveva peraltro pure indicato di

non avere potuto inserire nel conteggio relativo all’assegno integrativo il

costo della mensa della scuola di __________, pari a circa fr. 600.--/700.--, a

cui deve far capo, siccome il proprio orario di lavoro alla scuola

dell’infanzia coincide con la pausa pranzo del figlio (cfr. doc. G).

Preliminarmente

va rilevato, per quanto attiene ai bisogni vitali del figlio, che la nozione di

“soglia di intervento” della Laps, determinante per stabilire se il titolare di

una prestazione ha diritto o meno alla medesima, viene calcolata facendo

riferimento agli importi destinati alla copertura del fabbisogno vitale contemplati

dalla LPC (cfr. consid. 2.4.; art. 10 Laps; Rapporto del 4 aprile 2000 della

Commissione della gestione e delle finanze sui messaggi 1° luglio 1998 e 22 dicembre

1998 concernenti l’introduzione di una nuova legge di armonizzazione e coordinamento

delle prestazioni sociali, n. 4773, 4773A, p.to7).

L’ammontare

previsto dalla LPC per far fronte al fabbisogno minimo comprende in particolare

i costi per i vestiti, il vitto, mobilio, telefono e tasse telefoniche, acqua,

luce, ecc. (cfr. E. Carigiet, Ergänzungsleistungen zur

AHV/IV, p. 23 N 74, in Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht (SBVR), Basilea

1998).

La soglia di intervento per il 2006 della famiglia di RI 1, composta

da quest’ultima e dal figlio __________, è pari a fr. 23’550.-- (fr. 15'700. --

per il titolare del diritto + fr. 7’850.-- per la prima persona supplementare

dell’unità di riferimento).

Tale

importo corrisponde a quello computato dall’amministrazione nel calcolo

effettuato il 17 febbraio 2006 (cfr. doc. 1).

La Cassa

ha, dunque, considerato i bisogni vitali del figlio dell’assicurata,

contrariamente a quanto da lei sostenuto (cfr. consid. 1.2).

2.6. Per quanto

riguarda le spese computabili, l’amministrazione, quale costo per l’alloggio,

ha conteggiato l’importo di fr. 5’520.-- annui (cfr. doc. 1).

2.6.1. Come esposto

sopra (cfr. consid. 2.4.), l’art. 9 Laps prevede che la spesa per l’alloggio è

computata fino ad un massimo, nel caso di unità di riferimento composte da due

persone come quella della ricorrente - costituita dalla stessa e dal figlio __________

-, pari all’importo riconosciuto dalla LPC per i coniugi (fr. 15’000.--).

Ai sensi

dell’art. 5 del Regolamento sull'armonizzazione e il coordinamento delle

prestazioni sociali:

"

La spesa per l'alloggio è definita come segue:

a) per

l'inquilino, la pigione netta maggiorata del 15% per le spese accessorie.

b) per il

proprietario, il valore locativo dell'abitazione primaria, maggiorato del 15%

per le spese accessorie."

Nell’evenienza

concreta, a titolo di pigione, l’assicurata ha concordato con il locatore del

suo appartamento a __________ un importo mensile di fr. 400.--, corrispondenti

alla somma di fr. 4’800.-- annui (cfr. doc. L), mentre quali spese accessorie

la somma di fr. 50.-- mensili, pari a fr. 600.-- all’anno.

La

pigione effettiva di fr. 400.-- maggiorata del 15% per le spese accessorie ai

sensi dell’art. 5 Reg.Laps corrisponde a una spesa per l’alloggio di fr. 460.--

al mese, pari a fr. 5'520.-- annui.

Tale

ammontare, che è inferiore a quello massimo riconosciuto di fr. 15'000.--, coincide

con quello computato dalla Cassa (cfr. doc. 1).

2.6.2. La ricorrente

ha asserito, tuttavia, che le spese accessorie a cui deve provvedere sono molto

più elevate rispetto all’importo di fr. 50.-- stabilito nel contratto di

locazione.

In

effetti essa ha precisato che tale importo non comprende le spese di

riscaldamento (necessario per almeno otto mesi all’anno) per evitare che

l’umidità si infiltri nel retro della casa.

L’assicurata

ha poi indicato di avere installato a sue spese, non disponendo la casa di

riscaldamento, due stufe a gas, una in cucina e una in sala, e due termosifoni

elettrici a olio nelle camere da letto. L’acqua calda, inoltre, viene prodotta

da un boiler elettrico. A detta della medesima la somma mensile di elettricità

e gas a cui deve far fronte si aggira intorno ai fr. 300.-- (cfr. doc. I, G).

Per

quanto attiene all’ambito delle prestazioni complementari, l’art. 3b cpv. 1

lett. b LPC prevede che venga tenuto conto della pigione di un appartamento e

delle relative spese accessorie. In caso di presentazione di un conguaglio per

le spese accessorie, non si può invece tenere conto né di un pagamento di

arretrati né di una richiesta di restituzione.

L'art. 5

cpv. 1 lett. b cifra 2 LPC, già menzionato sopra, enuncia che, i cantoni

stabiliscono l'importo delle spese per pigione (comprese le spese accessorie)

fino a concorrenza di un importo annuo corrispondente, a decorrere 1° gennaio

2001, a fr. 13'200.-- per le persone sole e di fr. 15'000.-- per coniugi e le

persone con figli.

Secondo

l'art. 2 della legge cantonale di applicazione a titolo di pigione si applica

l'importo massimo.

Secondo

l'art. 16b cpv. 1 e 2 OPC AVS/AI,

"

Oltre alle spese accessorie usuali, un forfait

per le spese di riscaldamento è concesso alle persone che vivono in locazione

in un appartamento da esse stesse riscaldato e non devono pagare al locatore

alcuna spesa di riscaldamento ai sensi dell'articolo 257b capoverso 1 del

Codice delle obbligazioni (CO).

L'ammontare annuo del forfait è uguale alla

metà dell'ammontare di cui all'articolo 16a."

Poiché

l’importo previsto all’art. 16a OPC AVS/AI è di fr. 1’680.--, l'ammontare

deducibile a titolo di spese di riscaldamento è di fr. 840.--.

Per

l'art. 257a cpv. 1 CO

"

le spese accessorie sono la remunerazione dovuta

per le prestazioni fornite dal locatore o da un terzo in relazione all'uso

della cosa.

Per il

capoverso 2 esse sono a carico del conduttore solo se specialmente pattuito.

In virtù

della succitata norma il proprietario può fatturare solo i costi che sono stati

convenuti. In mancanza di una convenzione, essi sono compresi nel canone di

locazione (DTF 121 III 142 e dottrina citata; Lachat, op. cit. p. 222 N 1.5; T.

Oberle, op.cit. p. 33).

Per

l'art. 257b CO

"

nel caso di locali d'abitazione e commerciali le

spese accessorie sono la remunerazione per i costi effettivamente sostenuti dal

locatore per prestazioni connesse con l'uso quali i costi di riscaldamento e di

acqua calda e analoghe spese d'esercizio, come pure i tributi pubblici a carico

della cosa."

Le

disposizioni sono di diritto imperativo (D. Lachat, Le bail a Loyer, Losanna

1997 p. 222; T. Oberle, Nebenkosten, Heizkosten, Zurigo 1995 p. 32)

2.6.3. Questo

Tribunale constata che, di regola il regime introdotto dalla Laps, che consiste

nel conteggiare le spese di pigione netta maggiorata del 15% della stessa a

titolo di spese accessorie, tiene sufficientemente conto delle spese effettive

a carico di un assicurato.

Tuttavia

nei casi in cui l’ammontare della pigione netta è assai esiguo, il 15% di esso non

considera in modo reale le spese che deve sostenere un inquilino.

Se, da un

lato, è vero che spesso la pigione è poco elevata in quanto la casa è vecchia,

dall’altro, è altrettanto vero che l’importo delle spese accessorie non dipende

dalla vetustà dell’immobile. Se dipendenza vi deve essere, la stessa è tutt’al

più indirettamente proporzionale, nel senso che più lo stabile è vetusto e

mancante di manutenzione più le spese saranno elevate (ad esempio se gli

isolamenti non sono adeguati i costi di riscaldamento saranno ingenti).

Pertanto

quando il canone locativo si situa al di sotto del valore usuale,

l’applicazione dell’art. 5 Reg.Laps (cfr. consid. 2.6.1.) ingenera

inammissibili disuguaglianze di trattamento.

Quindi in

virtù dell’art. 8 Cost, le due situazioni (quella in cui la pigione netta

concordata è particolarmente bassa e quella in cui il canone di locazione netto

è conforme al valore di mercato in una determinata zona) devono essere trattate

in modo differente.

Secondo

costante giurisprudenza, infatti, il principio dell'uguaglianza ancorato

nell'art. 8 Cost.fed. vincola il legislatore cantonale e comunale.

Sotto

questo profilo violano l'art. 8 Cost.fed. - oltre agli atti legislativi che non

hanno un motivo serio o oggettivo, o che appaiono privi di senso o scopo -

quelli che fanno delle distinzioni inammissibili, che non trovano cioè alcuna

corrispondenza nelle diversità della fattispecie che la disciplina norma­tiva

vuole regolare, e quelli che - all'opposto - omettono di fare delle

distinzioni, laddove la diversità delle circostanze da sottoporre alla norma

impone, invece, di distinguere e che danno luogo quindi a una parificazione

inammissibile (cfr. DTF 130 V 18 consid, 5.2.; DTF 129 V 327 consid. 4.1.; DTF

129 I 265 consid. 3.2.; DTF 124 V 163; DTF 111 Ia 326 consid. 6; 109 Ia 327

consid. 4; 108 II 114 consid. 2b; 107 Ib 182 consid. 5a, 301; 100 Ia 75/76

consid. 4b).

Per

ammettere una violazione dell'art. 8 Cost., occorre tuttavia che la distinzione

fatta dal legi­slatore appaia insostenibile, rispettivamente, nel caso inverso,

che appaia insostenibile il rifiuto di distinguere: tra questi due estremi

l'art. 8 Cost. lascia infatti al legislatore cantonale e comunale una notevole

libertà, che gli consente ora di porre l'accento su tratti e su elementi comuni

di due fattispecie, per trat­tarle alla stessa maniera, ora di dare peso invece

agli elementi che le distinguono per sottoporle a un regime differenziato (cfr.

STCA del 4 giugno 1998 nella causa S., 39.1998.18; RDAT II-1998 pag. 28 seg.;

RDAT II-1999 pag. 155 seg.; STF 19.11.1986 in causa C.L.P., non pubbli­cata;

STCA 3.1.1994 nella causa L.G.; J.L. Duc - P.Y. Greber, "La portée de

l'article 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale"

in RDS 1992 II 473 seg. (573-576)).

In simili

condizioni, si giustifica, dunque, un intervento del giudice atto a sanare

questa inammissibile disuguaglianza di trattamento (cfr. STF del 19 settembre

2000 nella causa M. e M.,2P.67/2000, pubblicata in RDAT I-2001 N. 13; STCA del

7 aprile 2004 nella causa V., 39.2003.14, pubblicata in RtiD II-2004 N. 14 pag.

42).

A mente

del TCA, in tali ipotesi (canone di locazione di un’abitazione molto basso

rispetto al valore usuale per una casa delle stesse dimensioni e nella medesima

località) per determinare l’importo della pigione da computare nel calcolo

della prestazione armonizzata e coordinata dalla Laps vanno eccezionalmente

applicati, per analogia, i disposti legali della LPC e OPC (cfr. art. 47 LAF)

relativi alle spese di riscaldamento.

Queste

disposizioni prevedono che, vanno computate le spese per la pigione di un

appartamento e le relative spese accessorie (effettive, cfr. art. 3b lett. b

LPC).

Nel caso

in cui le persone vivano in un appartamento in locazione da esse stesse

riscaldato e non debbano pagare al locatore alcuna spesa di riscaldamento, va poi

anche conteggiato un forfait per le spese di riscaldamento ex art. 16 cpv. 1 e

Considerandi

2.

OPC AVS/AI di fr. 840.-- annui.

È vero

che l’applicazione del regime delle PC per determinare l’importo da computare a

titolo di pigione lorda (pigione netta + spese accessorie) nel calcolo

dell’assegno integrativo nel caso di assicurati il cui canone di locazione è

molto basso e che riscaldano essi stessi l’abitazione permette soltanto

parzialmente di ristabilire la parità di trattamento con coloro la cui pigione

netta è conforme al valore di mercato.

Spetta comunque

al legislatore cercare una soluzione per ovviare efficacemente e totalmente

agli inconvenienti legati a un ammontare molto basso della pigione ai fini del

calcolo delle spese accessorie (cfr. STFA del 28 luglio 2006 nella causa C.

Assicurazione c/ Q., K 47/04, consid. 5).

Al

riguardo giova rilevare che l’art. 77 della LAF prevede che la legge verrà

valutata dal Gran Consiglio entro il 31 dicembre 2006, sulla base del rapporto

allestito dal Consiglio di Stato all’indirizzo del Parlamento.

In tale

ambito il legislatore potrà, quindi, se lo riterrà opportuno, affrontare la

problematica menzionata.

2.6.4

Nella

presente fattispecie dal contratto di locazione emerge, come visto, che la

pigione netta è di fr. 400.-- al mese, ovvero di fr. 4’800.-- annui per

un’abitazione di quattro locali a __________.

Il canone

di locazione, in concreto, è al di sotto del valore di mercato.

L’importo

di fr. 50.-- mensili, corrispondenti a fr. 600.-- annui, per le spese

accessorie si riferisce unicamente alle spese dell’acqua potabile, della

fognatura e della disinfezione, come del resto attestato dalla __________ con

scritto del 25 gennaio 2006 (cfr. doc. L, M).

Dalle

carte processuali risulta, in effetti, che l’assicurata deve sostenere

personalmente degli elevati costi di gas ed elettricità, e meglio per il

periodo da ottobre 2004 a giugno 2005, compreso il conguaglio di fr. 216.75 per

il lasso di tempo da luglio 2004 a settembre 2005, la somma di fr. 2'352.70 e

per il periodo da aprile 2005 a dicembre 2005, compreso il conguaglio di fr.

1'535.95 per i mesi da ottobre 2004 a marzo 2005 e il conguaglio di fr. 313.05 da

aprile a settembre 2005, l’importo di fr. 3'034.-- (cfr. doc. N).

In

proposito giova evidenziare che per il periodo da ottobre 2004 a giugno 2005 la

somma indicata sul conteggio della __________ è di fr. 2'665.75, in quanto

anche per quel periodo è stato considerato il conguaglio di fr. 313.05 da

aprile a settembre 2005 (cfr. doc. N).

In simili

condizioni, alla luce delle particolari circostanze fattuali appena

esposte, più precisamente della bassa pigione netta concordata, nonché della

circostanza che l’assicurata provvede essa stessa a riscaldare l’abitazione, e sulla

base di quanto esposto sopra (cfr. consid. 2.6.3.), occorre concludere che al caso concreto, in relazione al computo della pigione, va

applicato eccezionalmente il regime delle PC.

Di

conseguenza, oltre al canone di locazione netto di fr. 4’800.-- annui, in casu

vanno conteggiate le spese effettive di fr. 600.-- annui e l’importo forfetario

di fr. 840.-- afferente al riscaldamento.

Complessivamente,

quale spesa per la pigione, deve essere considerato l’ammontare di fr.

6'240.--, invece di quello di fr. 5'520.-- computato dalla Cassa.

2.7

L'insorgente,

nel reclamo, ha asserito di dover sostenere la spesa relativa alla mensa del

figlio __________, a cui deve fare ricorso, poiché i propri orari di lavoro

coincidono con la pausa pranzo del figlio (cfr. doc. G, 4).

In

proposito è utile segnalare che nell'ambito della prima revisione della legge

sugli assegni di famiglia è stato previsto ai nuovi art. 47a segg. LAF il

rimborso della spesa di collocamento del figlio, tuttavia unicamente fintanto

che il figlio non accede alla scuola dell'infanzia, ma al massimo fino all'anno

in cui questi compie 4 anni.

Queste

disposizioni non sono entrate in vigore né il 1° gennaio 2003 (quando sono

entrate in vigore le modifiche relative agli assegni di famiglia ordinari) né

il 1° febbraio 2003, (data dell’entrata in vigore dei disposti di legge

modificati in relazione agli assegni integrativi e di prima infanzia), bensì il

1° gennaio 2006 allorché è entrata in vigore integralmente la Legge sul

sostegno alle attività delle famiglie e di protezione dei minorenni (Legge per

le famiglie; cfr. BU del 30 dicembre 2005 n. 56/2005, pag. 457)

Gli

articoli attinenti al rimborso della spesa di collocamento del figlio hanno il

seguente tenore:

" Articolo 47a

A. Definizione e genere 'E'

considerata spesa di collocamento del figlio quella che il

collocamento genitore o i

genitori devono sostenere per affidare il figlio alla

cura

di terzi durante l'esercizio di una attività lucrativa.

2Il collocamento presso terzi è ammesso se il figlio è

affidato

a:

a)

un nido dell'infanzia autorizzato e riconosciuto

conformemente

alla Legge sul sostegno alle

attività delle

famiglie

e di protezione dei minorenni (Legge per le

famiglie);

b)

una famiglia diurna riconosciuta ai

sensi della Legge sul

sostegno

alle attività delle famiglie e di protezione dei

minorenni

(Legge per le famiglie).

Articolo

47b

B. Diritto al rimborso della

Spesa 'Hanno

diritto al rimborso della spesa di collocamento:

a)

i genitori che beneficiano di un assegno integrativo o di prima

infanzia

e che adempiono le condizioni legali ed economiche

per

ottenere un assegno di prima infanzia;

b)

i genitori che non beneficiano di un assegno integrativo o di

prima

infanzia e che adempiono le condizioni legali ma non le

condizioni economiche per ottenere un assegno di prima

infanzia,

per la parte di spesa che supera il loro reddito

disponibile.

2.

ll diritto al rimborso della spesa

di collocamento del figlio

presso

terzi è garantito fino all'accesso del figlio alla scuola

dell'infanzia

ma ai massimo fino all'anno in cui il figlio compie i

quattro

anni se egli non ha potuto oggettivamente accedere alla

scuola

dell'infanzia in precedenza.

Articolo

47c (nuovo)

C. Spesa di collocamento 'La

spesa di collocamento rimborsata è definita dalla Legge sul

rimborsata sul

sostegno alle attività delle

famiglie e di protezione dei

minorenni

(Legge per le famiglie).

2.

Per il calcolo è determinante la

situazione economica dei

genitori

riferita al mese di collocamento del figlio presso terzi e

per

il quale è richiesto il rimborso della relativa spesa.

Articolo

47d (nuovo)

D. Procedura 'Chi

intende chiedere il rimborso della spesa di collocamento

del

figlio presenta una richiesta scritta alla Cassa cantonale per

gli

assegni familiari.

2.

La richiesta deve essere corredata

da documenti che

comprovano:

a)

i periodi in cui il figlio è stato collocato presso terzi;

b)

la spesa effettivamente sostenuta per il collocamento del

figlio;

c)

l'esercizio di una attività lucrativa durante il tempo di

collocamento

del figlio.

3Il Regolamento di applicazione definisce i particolari.

Articolo

47e (nuovo)

E. Termini per chiedere il 1II

rimborso della spesa di collocamento del figlio deve essere

rimborso richiesto

entro un termine di tre mesi dall'emissione della

relativa

fattura di collocamento.

2Una restituzione del termine è accordata qualora

l'assicurato, per giustificati motivi, non ha potuto richiedere il

rimborso."

Al

riguardo il Consiglio di Stato nel suo Messaggio del 18 dicembre 2001 relativo

alla prima revisione della legge sugli assegni di famiglia ha rilevato in

particolare quanto segue:

" Il

rimborso della spesa di collocamento è garantito, di regola, fino al momento in

cui il figlio accede alla scuola dell'infanzia: ciò che può avvenire - al più

presto - dopo il compimento dei 3 anni di età: questa misura permette quindi di

mitigare gli effetti provocati dalla sospensione del diritto all'assegno di

prima infanzia che, come sappiamo, prevede una soglia di età rigida, fissata al

compimento del terzo anno di età, anche se il bambino non necessariamente a

questo momento può oggettivamente accedere alla scuola dell'infanzia.

­Un esempio per migliore comprensione: se il bambino compie i 3

anni in gennaio, l'API sarà riconosciuto soltanto fino alla fine di questo

mese, anche se - nella migliore delle ipotesi - il bambino sarà ammesso alla

scuola dell'infanzia non prima del settembre dello stesso anno; nel caso in cui

il bambino possa oggettivamente accedere alla scuola dell'infanzia a questo

momento, la spesa per il collocamento sarà garantita fino alla fine del mese di

agosto.

Considerato che taluni bambini non vengono ammessi alla scuola

dell'infanzia, per mancanza di posti disponibili nelle strutture comunali

esistenti, la spesa di collocamento del figlio può essere eccezionalmente

rimborsata fino alla sua effettiva entrata alla scuola dell'infanzia, al

massimo nell'anno di compimento dei 4 anni." (Messaggio citato pag. 108)

(…)

L'estensione del diritto al rimborso della spesa di collocamento

al di là della soglia rigida dei tre anni applicata per l'API ha il pregio di

costituire una soluzione ponte fra

questi due servizi dello Stato.

Da un Iato, gli orari praticati dalle scuole dell'infanzia non

necessariamente si conciliano con gli orari lavorativi dei genitori

(specialmente se presso il Comune di domicilio la scuola dell'infanzia non

offre la refezione): i genitori sono quindi costretti a ricorrere ad un

collocamento presso terzi nelle fasce orarie "scoperte"; d'altro

canto, la scuola dell'infanzia (come d'altronde tutte le altre scuole degli

altri livelli) restano chiuse durante le vacanze scolastiche, cosicché i

genitori che lavorano - e normalmente godono al massimo di 4 o 5 settimane di

vacanza all'anno - sono comunque tenuti a collocare il figlio presso terzi

durante questi periodi.

Pur coscienti di questi problemi, siamo del parere che la loro

soluzione debba essere ricercata nella legislazione scolastica o nella nuova

LMI." (Messaggio citato pag. 110)

In

concreto il figlio dell’assicurata è nato nel __________.

Siccome __________

ha più di quattro anni, la ricorrente non ha alcun diritto al rimborso della

spesa della mensa della scuola frequentata dal bambino ai sensi degli art. 47a

segg. LAF.

L’art. 25

LT, al quale rinvia l’art. 8 cpv. 1 lett. a Laps, prevede, poi, che dal reddito

da attività dipendente siano deducibili, in particolare, oltre alle spese di

trasporto e per i pasti fuori domicilio, le altre spese necessarie per

l’esercizio della professione.

Le spese

per la cura dei figli non sono però riconosciute quale deduzione dal reddito

(cfr. art. 7 Decreto esecutivo concernente l’imposizione delle persone fisiche

valido per il periodo fiscale 2003).

Al

riguardo va rilevato che in una sentenza del 7 novembre 2000, pubblicata in

RDAT I-2001 N. 6t, la Camera di diritto tributario ha stabilito che non

rientrano fra le spese professionali deducibili dal reddito i costi per

l’affidamento dei figli a una bambinaia, da parte dei genitori che lavorano

entrambi. Una soluzione diversa è ipotizzabile solo in seguito a una modifica

di legge.

Nel caso

di specie, dunque, i costi menzionati dall'assicurata per la mensa di __________

non possono essere conteggiati nel calcolo dell’assegno integrativo nemmeno in

virtù della Laps.

A tali

costi, si deve sopperire tramite l'importo della soglia di intervento,

analogamente a quanto avviene per le PC, con l’ammontare destinato a coprire il

fabbisogno minimo (cfr. consid. 2.5.).

2.8

La Cassa,

nella decisione su reclamo del 24 aprile 2006, ha indicato a titolo

abbondanziale che nel calcolo avrebbe dovuto essere computato l’importo di fr.

8'260.--, corrispondente all’ammontare della pensione alimentare ipotetica, in

considerazione del fatto che dalla documentazione agli atti, risulta che

l’assicurata si è assunta ogni responsabilità dipendente dal suo atteggiamento

escludente ogni possibilità di accertare la paternità nei confronti del figlio.

L’amministrazione ha puntualizzato che tale importo non è stato conteggiato,

poiché l’unità di riferimento della ricorrente non presentava già alcuna lacuna

di reddito Laps (cfr. doc. i).

L’assicurata,

dal canto suo, nel ricorso ha affermato di non avere mai dichiarato di voler

rinunciare o di non volere inoltrare azione di accertamento della paternità. Al

riguardo essa ha precisato di non essere invece in grado di stabilire chi sia

il padre del bambino (cfr. doc. I).

2.8.1

Questa Corte

ha avuto occasione di esprimersi in merito al computo di alimenti ipotetici, in

particolare, in due sentenze.

Nella

sentenza del 12 aprile 2000 nella causa L., 39.1999.27, il TCA ha stabilito che

in quel caso il fatto che la madre non si fosse avvalsa del diritto all'azione

di paternità non configurava una rinuncia, anche se solo indiretta, a dei beni

e che quindi non appariva giustificato computare nel calcolo dell'assegno integrativo

e di prima infanzia degli alimenti a titolo ipotetico. La mancata

collaborazione nell'accertamento della filiazione paterna da parte della madre

era infatti dovuta a motivi estremamente gravi. Inoltre anche se si fosse

voluto conteggiare tale reddito, difficilmente il padre avrebbe versato

alcunché, poiché egli non voleva saperne del bambino, faticava a mantenere gli

altri figli e per di più aveva minacciato l'assicurata, prospettandole la

sottrazione del figlio, nell'ipotesi in cui avesse intentato una causa. L'avvio

di una procedura avrebbe perciò potuto rivelarsi particolarmente gravoso e

rischioso per il bambino e la madre.

Un’ulteriore

sentenza del 23 luglio 2003 nella causa B., 39.2002.89-90, massimata in RtiD

I-2004 N. 60 pag. 197 è relativa al caso di una madre che non aveva proceduto a

richiedere, quale rappresentante legale di sua figlia, un contributo alimentare

al padre naturale, in quanto, da un lato, il riconoscimento da parte di quest'ultimo

che si trovava all'estero non esplicava effetti in Svizzera, non essendo valido

né secondo il diritto svizzero, né secondo il diritto del Paese del suo

domicilio, e, dall'altro, essa stessa in Svizzera non aveva promosso l'azione

di paternità.

Il TCA ha

deciso che tale fatto doveva essere imputato alla figlia, titolare del diritto

di pretendere contributi alimentari dal padre, quale rinuncia a determinate

entrate ai sensi dell'art. 3c cpv. 1 lett. g LPC, e che non era stata

dimostrata l'irrecuperabilità degli alimenti. La circostanza che il padre era

all'estero e non poteva entrare in Svizzera era, in questa ottica irrilevante,

poiché ai fini di una procedura giudiziaria la presenza di questi non era

assolutamente indispensabile. Nel calcolo dell'assegno integrativo e di prima

infanzia andavano, di conseguenza, computati degli alimenti ipotetici.

Nell'ambito

della prima revisione della legge sugli assegni di famiglia è stato

espressamente previsto il computo, nel calcolo dell'assegno integrativo e di

prima infanzia, di una pensione alimentare ipotetica per il figlio nel caso in

cui la madre abbia rinunciato a introdurre l'azione di paternità senza

giustificati motivi.

In

particolare l'art. 30d LAF, in vigore dal 1° febbraio 2003 e relativo

all'assegno integrativo, enuncia:

"

1.

Se la madre ha rinunciato ad introdurre

l'azione di accertamento della paternità senza giustificati motivi, nel calcolo

dell'assegno integrativo è computabile una pensione alimentare ipotetica per il

figlio.

2.

L'importo della pensione

alimentare ammonta al limite di reddito applicabile al primo figlio

conformemente alla presente legge."

Secondo

l'art. 32 Reg.LAF

"

1.

La cassa cantonale per gli assegni familiari

determina, nella singola fattispecie, quali circostanze costituiscono

giustificati motivi ai sensi della legge.

2.

Sono considerati in

particolare giustificati motivi ai sensi della legge:

a) qualsiasi situazione

che potrebbe costituire un pericolo per l'integrità, fisica o psichica, della

madre e/o del figlio;

b) qualsiasi situazione

che potrebbe condizionare negativamente l'equilibrio, morale o economico, di un

altro nucleo familiare."

Al

riguardo va rilevato che l’art. 32 cpv. 2 Reg.LAF non elenca in modo esaustivo

i giustificati motivi che permettono di omettere il computo degli alimenti

ipotetici, bensì ne menziona semplicemente alcuni a titolo esemplificativo.

Gli art.

37d LAF e 46 Reg.LAF, concernenti l'assegno di prima infanzia, hanno il

medesimo tenore dei disposti appena menzionati.

2.8.2

Nella

presente fattispecie dalla documentazione agli atti si evince che l’assicurata,

il 29 settembre 1997, ha sottoscritto la seguente dichiarazione:

"

La sottoscritta __________

nata il __________

attinente di __________

domiciliata a __________

conferma quanto deposto nei verbali della

Delegazione Tutoria di __________ il 8 marzo 1996 e ribadisce la sua decisa

volontà di non voler rivelare le generalità del padre del suo infante __________,

nato/ il __________

Considerato come, nelle riferite circostanze, il

curatore e la Delegazione Tutoria sono nell'impossibilità di accertare la

paternità, la sottoscritta si assume ogni e qualsiasi responsabilità per questo

suo modo di agire.

Prendo atto che il padre di __________ ha la

possibilità di riconoscere il figlio in ogni momento davanti all'Ufficiale di

Stato Civile e che l'infante può proporre l'azione di paternità entro un anno

dalla raggiunta maggiore età.

Inoltre, trascorsi due anni, si dichiara

d'accordo che il caso di curatela venga dichiarato chiuso, sapendo che in ogni

momento potrà mutare atteggiamento, dichiarando alla Delegazione Tutoria le

generalità del padre." (Doc. P)

Di

conseguenza il 20 novembre 1997 la Delegazione tutoria di __________ ha

dichiarato chiusa la curatela aperta giusta gli art. 309 cpv. 1 e 308 cpv. 2 CC

in favore di __________ e ha indicato che l’autorità parentale è esercitata

dalla madre senza restrizioni (cfr. doc. 10).

Inoltre

il 21 novembre 1997 l’ex curatore di __________, __________, dell’Ufficio del

Tutore ufficiale ha confermato che la ricorrente ha deposto di non aver

“potuto” – e non voluto - declinare le generalità del padre del figlio (cfr.

doc. O).

Con il

ricorso l’assicurata ha allegato di non aver potuto declinare le generalità del

padre di __________, siccome non è in grado di stabilire chi sia il padre del

bambino (cfr. doc. I).

In

occasione dell’udienza dell’11 settembre 2006 è poi emerso che nel periodo in

cui è stato concepito __________ l’assicurata non aveva alcuna relazione

stabile, bensì, a seguito di una triste esperienza precedente, ha avuto degli

incontri occasionali con persone di cui sapeva poco o nulla (cfr. doc. VIII).

In simili

circostanze, questa Corte deve concludere che in concreto sono presenti dei validi

motivi che giustificano il fatto che l’assicurata non abbia introdotto

un’azione di accertamento della paternità. In sede di udienza pure

l'amministrazione si è dichiarata d'accordo con tale soluzione (cfr. Doc. VIII

pag. 3).

Nel

calcolo concernente l’assegno integrativo non vanno, pertanto, computati gli

alimenti ipotetici.

2.9

Per quanto

attiene al premio dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie, ai sensi

dell’art. 8 cpv. 1 lett. g Laps vanno computati i premi ordinari, ma al massimo

fino al raggiungimento dell’importo della quota cantonale media ponderata.

Secondo l’art.

4.

Reg.Laps, quale premio per l’assicurazione obbligatoria contro le malattie ai

sensi dell’art. 8 cpv. 1 lett. g della legge, va inteso il premio riconosciuto

per il sussidio per la riduzione dei premi dell’assicurazione di base contro le

malattie.

A titolo

di premio della cassa malati non va tenuto conto del premio effettivo a carico

di un assicurato, bensì del premio medio ponderato relativo alla cassa malati

in questione, fino al limite massimo previsto dalla quota cantonale media ponderata.

Dal Messaggio n. 5221 del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della Laps

emerge che tale soluzione ha un’incidenza minima sul calcolo del reddito

disponibile residuale, ma comporta un vantaggio amministrativo importante, nel

senso che il valore standardizzato del premio, che cambia una volta all’anno

viene immesso automaticamente (cfr. Messaggio n. 5221 pag. 13).

L’assicurata

e il figlio sono affiliati alla cassa malati __________ (cfr. doc. 5).

Per il

2006.

il relativo premio medio ponderato è pari a fr. 4'067.10 per le persone

con più di 25 anni e a fr. 932.40 per gli assicurati di meno di 19 anni (cfr.

Decreto esecutivo concernente la determinazione del premio riconosciuto ai

singoli assicuratori per l’applicazione delle riduzioni individuali di premio

nell’assicurazione sociale malattie per l’anno 2006).

La quota

media cantonale ponderata per il 2006 corrisponde, per contro, a fr. 3'930.--

per gli adulti e a fr. 984.-- per un bambino minore di 18 anni (cfr. Decreto

esecutivo concernente le basi di calcolo per l’applicazione delle riduzioni

individuali di premio nell’assicurazione sociale malattie per l’anno 2006).

In casu,

dunque, a titolo di premio della cassa malati va tenuto conto, per

l’assicurata, della quota media cantonale ponderata di fr. 3'930.--, in quanto

inferiore al premio medio ponderato dell’__________.

Per __________,

invece, va conteggiato l’importo di fr. 932.--, ossia il premio medio ponderato

della cassa malati, che risulta essere meno elevato della relativa quota media

cantonale ponderata.

L’ammontare

computato dalla Cassa di fr. 4’862.-- (fr. 3’930.-- + fr. 932.-- cfr. doc. 1)

si rivela, quindi, corretto.

I sussidi

della cassa malati per il 2006 ammontano poi a fr. 2'240.-- per l’assicurata e

a fr. 508.30 per il figlio, che corrispondono a complessivi fr. 2'748.-- annui,

come rettamente indicato dalla Cassa nella decisione del 17 febbraio 2006 (cfr.

doc. IX; 1A).

2.10

La Laps

all’art. 8 cpv. 1 lett. j contempla, fra le altre spese computabili, le imposte

ordinarie federali, cantonali e comunali sul reddito e sulla sostanza, a

differenza di quanto previsto sotto il regime della v.LAF, che per il calcolo

degli assegni integrativi e di prima infanzia rinviava alla

LPC. La lista dei costi

computabili ai fini del conteggio della PC, di cui all’art. 3b cpv. 3 LPC che

non comprende le imposte, è infatti esaustiva (cfr. STCA dell’11 giugno 2002

nella causa L., 39.2001.82, consid. 2.12.; E. Carigiet,

Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Zurigo 1995, p. 135; e Ergänzungsband, Zurigo

2000, p. 83).

La

Laps permette la deduzione delle imposte, poiché esse

rappresentano una spesa vincolata, e quindi un importo non disponibile per

l’utente. Le spese riconosciute come indispensabili, di cui all’art. 8 Laps,

sono da considerare come vincolate, o perché obbligatorie a causa di

disposizioni giuridiche, o perché inevitabili (spesa per l’alloggio, spese

professionali). La parte di reddito destinata a queste spese non può dunque essere

utilizzata per altri scopi (cfr. Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo

all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali, pagg. 7, 24).

Conseguentemente

la spesa per le imposte va trattata come le altre spese (al riguardo cfr. STCA

del 27 aprile 2005 nella causa R., 39.2004.11, consid. 2.13.).

A tale proposito è utile

ricordare che nel Messaggio del 25 ottobre 2005 n. 5723

concernente la modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps) il Consiglio di Stato ha

proposto di abrogare il computo delle imposte nel calcolo delle prestazioni

Laps (cfr. Messaggio del 25 ottobre 2005 n. 5723, p.to 2.4.4.).

Il

Parlamento ha approvato tale modifica nel mese di giugno 2006. Essa entrerà in

vigore il 1° ottobre 2006 (cfr. FU 51/2006 del 27 giugno 2006 pag. 4339 segg;

BU 40/2006 dell’8 settembre 2006 pag. 313 segg.).

Nel caso

di specie la Cassa ha computato l’importo di fr. 177.-- a titolo di imposte

ordinarie (cfr. doc. 1A).

Pendente

causa è emerso che l’Ufficio esazione e condoni ha concesso all’assicurata un

condono totale dell’imposta cantonale e comunale per il 2004 (cfr. doc. VIII2).

La

ricorrente ha postulato il condono anche per il 2005 e il 2006. Per questi anni,

però, l’Ufficio competente non ha proceduto all’esame di merito, in quanto attualmente

esiste solo la richiesta di acconto non ancora confermata dalla relativa

notifica di tassazione (cfr. doc. VIII3).

Gli art.

245-246 LT prevedono, in effetti, delle facilitazioni di pagamento

dell’imposta, qualora il relativo versamento costituisca un grave rigore per il

debitore, e il condono della stessa, nel caso in cui il contribuente sia caduto

nel bisogno.

Al riguardo va precisato che l’art. 22 cpv. 2 del Regolamento

della legge tributaria enuncia che per le decisioni di condono si applicano per

analogia i criteri stabiliti dall’ordinanza federale concernente l’esame delle

domande di condono dell’imposta federale diretta.

Secondo

l’art. 9 cpv. 1 dell’ordinanza concernente l’esame delle domande di condono

dell’imposta federale diretta esiste

una situazione di bisogno quando l’intero importo dovuto è sproporzionato alla

capacità finanziaria del contribuente. Si ha in particolare una sproporzione

per le persone fisiche, quando il debito fiscale, nonostante la riduzione del

tenore di vita al minimo d’esistenza, non può essere completamente estinto

entro un termine ragionevole.

Il cpv. 2 dell’art. 9 prevede, poi, che esiste in ogni caso una situazione di bisogno quando un contribuente

non dispone né di reddito né di

sostanza, oppure quando i poteri pubblici devono assumere il suo mantenimento e quello della famiglia.

Nel caso

in cui un assicurato postuli il condono delle imposte e lo ottenga, egli deve

comunicare tale circostanza alla Cassa (cfr. art. 41 LAF). L’amministrazione

potrà così rivedere il calcolo omettendo le imposte.

Nel caso

in esame, visto che il condono riguarda soltanto le imposte del 2004, nel

conteggio relativo all’assegno integrativo a decorrere dal mese di gennaio 2006

devono essere computate anche le imposte.

In ogni

caso è utile rammentare all’assicurata che nell’ipotesi in cui dovesse ottenere

il condono delle imposte anche per il 2005 e, in particolare per il 2006, è

tenuta a informarne tempestivamente la Cassa.

2.11

Per il resto la ricorrente non ha sollevato ulteriori eccezioni

in merito alle singole voci di reddito e di fabbisogno conteggiate dalla Cassa

nel calcolo dell’assegno integrativo relativo al periodo dal mese di gennaio

2006.

Ora,

nell'ambito delle assicurazioni sociali, pur essendo la procedura retta dal

principio inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono

essere accertati dal giudice (cfr. SVR 2001 KV N. 50 pag. 145), il Tribunale

federale delle assicurazioni ha più volte ricordato come questo principio non

sia assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di

collaborare all'istruzione della causa (cfr. DLA 2001 N. 12 pag. 145; STFA del

9.

maggio 2003 nella causa A., C 271/02; STFA del 9 maggio 2001 nella causa

W.Z., P 36/00; STFA del 13 marzo 2001 nella causa M.P., U 429/00; STFA del 5

giugno 2000 nella causa V.P., I 76/00; DTF 125 V 195; Untersuchungsgrundsatz,

SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 consid. 5a; AHI praxis 1994 pag. 212; DTF 117 V

263; DTF 117 V 282; per le assicurazioni sociali disciplinate dalla

legislazione federale cfr. art. 61lett. c LPGA).

Il dovere

processuale di collaborazione comprende in particolare l'obbligo delle parti di

portare - ove ciò fosse ragionevolmente possibile - le prove necessarie, avuto

riguardo alla natura della disputa e ai fatti invocati, ritenuto che altrimenti

esse rischiano di dover sopportare le conseguenze della carenza di prove (cfr.

DLA 2002 pag. 178 (179); STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01;

STFA del 9 maggio 2001 nella causa G.L., P 52/00; STFA del 9 maggio 2001 nella

causa W.Z., P 36/00; DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti).

Nel caso

di specie, come esposto in precedenza, l’importo relativo alla pigione da

computare è maggiore di quello considerato dalla Cassa (cfr. consid. 2.6.).

Inoltre gli alimenti ipotetici non vanno conteggiati (cfr. consid. 2.9.).

L'assicurata

non ha portato altri elementi tali da inficiare ulteriormente il calcolo

dell'amministrazione per il lasso di tempo a decorrere dal mese di gennaio 2006.

Di

conseguenza i redditi computabili sono costituiti dal reddito da attività

dipendente dell’assicurata di fr. 35'714.-- annui e dal reddito della sostanza

di fr. 12.-- all’anno (cfr. doc. 1A, 2).

Complessivamente

essi ammontano a fr. 35'726.--.

Le spese

computabili dell’unità di riferimento della ricorrente sono, invece, composte

dei contributi AVS/AI/IPGAD/AINP di fr. 1'883.--, dei contributi della

previdenza professionale di fr. 2'011.-- (cfr. doc. 1A; 2), del premio della

cassa malati di fr. 4'862.-- (cfr. consid. 2.10), delle imposte di fr. 177.--

(cfr. consid. 2.11.) e della spesa per l'alloggio di fr. 6'240.-- (cfr. consid.

2.6.4

).

Globalmente

essi corrispondono a fr. 15'173.--.

La

sostanza computabile risulta nulla.

A questo

riguardo va segnalato che, in occasione dell’udienza dell’11 settembre 2006, è

emerso che la successione del defunto padre dell’assicurata, di cui la stessa

potrebbe beneficiare, è contestata. Questa circostanza è successivamente stata

dimostrata da una serie di documenti che la patrocinatrice dell’insorgente ha

trasmesso a questa Corte il 19 settembre 2006 (cfr. doc. XI).

La

ricorrente, pertanto, attualmente non dispone di alcuna sostanza o reddito

relativi alla sua quota parte di eredità, per cui nulla va computato a questo

titolo.

Il

reddito disponibile residuale (cfr. art. 5 Laps; consid. 2.4.) della ricorrente

ammonta a fr. 20'553.-- (redditi computabili di fr. 35'726.-- - spese

computabili di fr. 15'173.--).

La soglia

di intervento per il 2006 della famiglia RI 1, come visto (cfr. consid. 2.5.),

è di fr. 23'550.--.

Gli

assicurati hanno diritto all'assegno integrativo allorché il reddito

disponibile residuale, sommato al sussidio per il premio della cassa malati e

alle prestazioni sociali di complemento di cui un assicurato beneficia, non

raggiunge la soglia di intervento (cfr. art. 11 Laps; consid. 2.4.).

I sussidi

della cassa malati per il 2006 sono pari a fr. 2’748.-- (cfr. consid. 2.10.).

La lacuna

di reddito Laps ammonta, quindi, a fr. 249.-- (fr. 23'550.--.- fr. 20'553.-- -

fr. 2’748.--).

La

ricorrente ha, di conseguenza, diritto dal mese di gennaio 2006 a un

assegno integrativo di fr. 21.-- mensili (fr. 249.-- : 12 mesi).

L’assicurata,

con scritto del 26 settembre 2006, ha indicato che il suo grado di occupazione

è stato ridotto al 50% con effetto dal 2 settembre 2006 (cfr. doc. XIII).

La Cassa,

conseguentemente, il 28 settembre 2006 ha emesso una nuova decisione formale

relativa al periodo a decorrere dal 1° settembre 2006 con cui alla ricorrente è

stato riconosciuto un assegno integrativo di fr. 597.-- al mese (cfr. doc.

XV2).

L’amministrazione,

in uno scritto del 29 settembre 2006 indirizzato all’insorgente, ha precisato

che l’ammontare assegnatole corrisponde all’importo massimo erogabile ai sensi

dell’art. 27 LAF (cfr. doc. XV1).

La

questione relativa all’assegno integrativo erogato dal mese di settembre 2006

esula dalla presente lite. Il TCA, infatti, può pronunciarsi soltanto su

decisioni su reclamo impugnate in questa sede (cfr. art. 33 cpv. 2 Laps).

La Cassa

è in ogni caso invitata a modificare il provvedimento del 28 settembre 2006,

per quanto concerne la spesa per l’alloggio, sulla base della presente

vertenza.

2.12

L’assicurata

ha chiesto l’audizione dei testi __________, ex curatore di __________, e di __________,

locatore della casa in cui vive (cfr. doc. V).

Sulla

base della documentazione agli atti le questioni relative all’importo della

pigione lorda da computare nel calcolo dell’assegno integrativo e agli alimenti

ipotetici sono state sufficientemente chiarite.

Di

conseguenza la richiesta della ricorrente concernente l’audizione dei due testi

deve essere respinta.

A tale

proposito va rammentato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora

l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,

in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la

probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che

altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato

(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove

(cfr. SVR 2003 IV Nr. 1; STFA del 16 febbraio 2006 nella causa G., U 416/04,

consid. 3.2.; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; STFA dell'11

gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa

C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa D.SA, H 299/99; STFA del 26

novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15 novembre 2001 nella causa

P., U 82/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;

STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;

STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,

Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren

in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren

und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., p. 39 e p. 117), senza che ciò

costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29 cpv.

2.

Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

2.13

L’assicurata,

vincente parzialmente in causa, è rappresentata da un avvocato.

Essa ha,

pertanto, diritto all’importo di fr. 800.-- a titolo di ripetibili parziali

(cfr. art. 22 LPTCA).

Visto

l'esito della vertenza e il diritto a ripetibili parziali, la richiesta di

ammissione al gratuito patrocinio (cfr. doc. I) relativa alla parte per la

quale l'assicurata è vincente in causa è divenuta priva di oggetto (cfr. STFA

dell'8 maggio 2003 nella causa S., U 349/01: STCA del 13 luglio 2006 nella

causa M., 35.2004.76; DTF 124 V 310 consid. 6; STFA del 9 aprile 2003 nella

causa C., U 164/02; STFA dell'8 novembre 2001 nella causa F., U 134/99; STFA

del 18 agosto 1999 nella causa E.T. contro INSAI e TCA, U 59/99; STFA del 2

agosto 1999 nella causa H.D contro UAI e TCA, I 360/97; STFA del 19 novembre

1998.

nella causa S.S contro CCC, P 7/97 e STFA del 27 aprile 1998 nella causa

INSAI contro A.C. e TCA, U 18/97).

2.14

Per la parte

del ricorso in cui è soccombente, l'assicurata può invece essere posta al

beneficio dell'assistenza giudiziaria se adempie le relative condizioni (cfr.

DTF 124 V 301 consid. 6).

2.14.1

Secondo l’art.

21.

cpv. 2 LPTCA, in vigore dal 30 luglio 2002, la disciplina della difesa

d’ufficio gratuito patrocinio è retta dalla Legge sul patrocinio d’ufficio e

sull’assistenza giudiziaria.

La legge

cantonale sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria, in vigore dal

30.

luglio 2002 (cfr. art. 38 Lag e BU 30/2002 pag. 213 segg.), si applica alle

domande di assistenza giudiziaria introdotte dopo la sua entrata in vigore .

L'art. 3

della citata legge prevede:

"

1L'istituto

dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica

indigente la tutela adeguata dei suoi diritti

dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone."

"

2E' ritenuta

indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri

agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."

Le altre

condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge

sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite

negativamente all'art. 14 Lag:

"

1L'assistenza

giudiziaria non è concessa:

a)

la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito

favorevole;

b)

una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a

causa delle spese che questa comporta.

2L'ammissione

al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di

procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è

necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta

difficoltà particolari."

I criteri

posti nella legge cantonale sono identici a quelli fissati dalla giurisprudenza

federale elaborata interpretando le norme di diritto federale delle

assicurazioni sociali (cfr. art. 85 cpv. 2 lett. f v.LAVS).

Pertanto

la Lag, a cui la LPTCA rinvia, è stata ritenuta conforme all’art. 61 lett. f

LPGA (cfr. DTF 130 V 320; STCA del 25 ottobre 2004 nella causa H., 35.2004.24,

consid. 2.14.; STCA del 2 settembre 2004 nella causa A., 38.03.101, consid.

2.16

), in vigore dal 1° gennaio 2003 per i settori delle assicurazioni sociali

disciplinati dal diritto federale, secondo cui nella procedura giudiziaria

cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le

circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito

patrocinio.

Infatti

l’art. 61 lett. f LPGA ha mantenuto invariate le condizioni cumulative per la

concessione dell’assistenza giudiziaria rispetto al vecchio diritto elaborate

dalla giurisprudenza.

L’istante

va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla

difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento

e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;

DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione

i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento

nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F.

Trezzini, Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano 2000, N. 20

ad art. 155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare l’assistenza

giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal

diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea di conto le

risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma

dell’art. 328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 20 ad art. 155,

p. 479 e giurisprudenza ivi citata).

Non è

determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (Haefliger,

Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165).

Il limite

per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni sull’assistenza

giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai fini del diritto

esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c). All’importo

base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25% (cfr. STFA

del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04).

L’indigenza

processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli

necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (cfr. RAMI 1996

N. U 254 pag. 209 consid. 2; STFA non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H.,

pag. 3).

In una

sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di

assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che

l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione

di un’automobile. Secondo l’Alta Corte il richiedente deve piuttosto -

indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere

considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in

grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono

essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno

esistenziale.

L’attestato

municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore indicativo

(Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 10 ad art. 156 p. 490).

Nella

commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche

l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Secondo il TFA

infatti si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA

non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., pag. 4, consid. 2 e

giurisprudenza citata non pubbl.). La sostanza deve tuttavia essere disponibile

al momento della litispendenza del processo o per lo meno a partire dal momento

in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della procedura (cfr. DTF

119.

Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).

Generalmente

dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato

secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11

consid. 4a). L’assistenza giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con

effetto retroattivo nella misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti

(cfr. SVR 2000 UV Nr. 3, cfr. anche STCA 12 marzo 2001 non pubblicata nella

causa R.G., inc. 31.1998.50).

Secondo

la giurisprudenza del TFA, infine, la decisione di concessione dell’assistenza

giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione

processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato

materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto

retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

2.14.2

Nel caso di

specie con la presente sentenza all’assicurata è stato riconosciuto il diritto

di percepire un assegno integrativo di fr. 21.-- mensili a far tempo dal mese

di gennaio 2006

Per

valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, si tiene conto di

un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di esistenza agli

effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48

consid. 7c).

Al minimo

esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA

del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04). Il fabbisogno secondo i limiti

Laps, il quale fa riferimento agli importi minimi indicati dalla LPC (cfr. art.

10.

Laps; consid. 2.4.), è più elevato dell'importo di base determinato sulla

base della Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del

diritto esecutivo allestita dalla Camera di esecuzione e fallimento CEF, quale

Autorità di vigilanza cantonale ed in vigore dal 1° gennaio 2001 (per una

famiglia di un genitore e di un figlio di dieci anni ammonta a fr. 1’600.--,

pari a fr. 19'200.-- annui) a cui va aggiunto un supplemento del 15-25%.

Inoltre

nel calcolo dell’assegno integrativo secondo la Laps vanno considerate delle

spese non previste per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del

diritto esecutivo.

Di

conseguenza, in casu, dal fatto che l’assicurata abbia diritto a un assegno

integrativo, che peraltro va a coprire totalmente la lacuna di reddito (cfr.

consid. 2.12.), non si può concludere che essa sia indigente ai fini

dell’assistenza giudiziaria.

Va,

quindi, effettuato il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto

esecutivo.

Il

reddito dell’assicurata è costituito dal suo stipendio netto, comprensivo degli

assegni di base, di circa fr. 2’450.-- (cfr. doc. 1A; 2), dal reddito della

sostanza di fr. 12.-- annui, ossia fr. 1.-- al mese (cfr. doc. 1A) e

dell’assegno integrativo di fr. 21.-- mensili.

Con un

reddito di fr. 2’472.-- la ricorrente deve far fronte a fr. 1’600.-- quale

importo base mensile per l’assicurata e suo figlio di dieci anni, stabilito per

il calcolo del minimo esistenziale LEF.

Tali

importi comprendono già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,

igiene, cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas

(cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto

esecutivo del 1° gennaio 2001).

Bisogna

poi computare il canone di locazione di fr. 400.-- al mese, oltre alle spese

accessorie di fr. 50.-- e i costi di riscaldamento di circa fr. 300.-- al mese

(cfr. doc. I, N, 9), a cui vanno ancora aggiunti i premi afferenti

all'assicurazione contro le malattie di circa fr. 214.--, già dedotti i relativi

sussidi (cfr. doc. 5, consid. 2.10.), per cui si ottiene un onere globale di

fr. 2’564.--.

Le spese

che l’assicurata deve sostenere sono più elevate dei suoi redditi già senza

aumentare l’importo di base determinato sulla base della Tabella CEF di un

supplemento del 15-25%

Conseguentemente

l’indigenza della stessa deve essere ammessa.

Va,

inoltre, ritenuto che anche le altre condizioni poste dalla legge e

giurisprudenza appaiono adempiute.

L’istanza

tendente alla concessione del gratuito patrocinio va accolta, riservato

l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione economica

dell'assicurata dovesse più tardi migliorare, con particolare riferimento alla

successione contestata del defunto padre (cfr. doc. XI; Q1-4; art. 9 Lag;

relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art.

152.

cpv. 3 OG; STFA del 13 aprile 2006 nella causa G., B 45/05; STFA del 4

maggio 2004 nella causa S., K 146/03, consid. 7.1.; STFA del 23 maggio 2002

nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174;

DTF 124 V 301, consid. 6).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

è parzialmente accolto.

§ La

decisione su reclamo del 24 aprile 2006 è riformata nel senso che all’assicurata

è riconosciuto un assegno integrativo di fr. 21.-- mensili a decorrere dal mese

di gennaio 2006.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa

verserà alla ricorrente la somma di fr. 800.-- a titolo di ripetibili parziali

(IVA inclusa).

3.- L'istanza

tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito

patrocinio, in quanto non divenuta priva di oggetto, è accolta.

4.- Intimazione

alle parti.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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