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Decisione

39.2011.6

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

21 maggio 2012Italiano44 min

Source ti.ch

Fatti

I

ricorrenti, al riguardo, hanno evidenziato che nei lavori preparatori si parla

di “criteri oggettivi”, ripresi poi nel regolamento, che permettano di

qualificare il grado di autonomia, tuttavia non è espressa l’intenzione del

legislatore di ritenere questi criteri esaustivi. A mente degli insorgenti

altri criteri potrebbero, dunque, rovesciare la presunzione di dipendenza, come

appunto il fatto di essere economicamente autosufficiente, benché in

formazione.

Essi

ritengono che questa soluzione sia più conforme al testo dell’art. 4 Laps.

In

effetti secondo gli stessi l’obiettivo perseguito con l’art. 2 Reg.Laps

restringe di fatto la portata dell’art. 4 Laps.

I

ricorrenti, in proposito, hanno precisato che la legge parla espressamente di

figli maggiorenni economicamente indipendenti e che RI 3 proprio dal punto di

vista economico è di fatto indipendente dai genitori. Essi ritengono che

“rendere” il figlio dipendente per ragioni di immediatezza (tramite le domande

concernenti le quattro condizioni elencate all’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps)

significa restringere la portata dell’articolo di legge.

Gli

insorgenti hanno puntualizzato che la Cassa poteva ovviare a questa necessità

richiedendo copia della decisione AI concernente le indennità giornaliere.

Essi

hanno, poi, rilevato che dai lavori preparatori emerge che la soluzione

proposta con l’art. 2 Reg.Laps sarebbe coerente con l’art. 277 CC, visto che

l’obbligo di mantenimento dei genitori oltre la maggiore età sussiste solo in

relazione alla normale conclusione di una prima formazione ancora in corso e

che terminata la formazione, anche se la persona maggiorenne è priva di reddito

sufficiente, è considerata indipendente dai genitori.

Al

riguardo i ricorrenti hanno, tuttavia, evidenziato che l’art. 277 CC impone

l’obbligo di mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori “per quanto

si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze”

e che, quindi, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle

indennità giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera

ammonta a fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo

di mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276

cpv. 3 CC.

Essi,

anche per questo motivo, sono di conseguenza del parere che RI 3 vada escluso

dall’unità di riferimento dei genitori.

Infine gli

insorgenti hanno osservato che il figlio RI 3 potrebbe essere tenuto a un

obbligo di assistenza tra parenti unicamente in applicazione dell’art. 328 CC,

ma che RI 3, non essendo benestante, non ne è obbligato.

I

medesimi hanno concluso asserendo che, computando il figlio nella loro unità di

riferimento, viene caricato dell’obbligo di mantenimento della sorella e dei

genitori che non gli compete (cfr. doc. I).

1.3. La Cassa, in

risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si

dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

1.4. Con scritto

del 14 giugno 2011 il rappresentante dei ricorrenti ha ribadito integralmente

sia le argomentazioni che le conclusioni ricorsuali e ha indicato di non avere

ulteriori mezzi di prova da presentare (cfr. doc. V).

1.5. Il doc. V è

stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. VI).

1.6. Il 10 maggio

2012 alla presenza delle parti, e meglio di __________ e delle avv. __________

e __________ della RA 1, nonché per la Cassa __________, si è svolto un

dibattimento davanti al Presidente del TCA.

In

quell'occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. VIII), a cui sarà fatto

riferimento nei considerandi di diritto.

in

diritto

In

ordine

2.1. Ai sensi

dell’art. 59 LPGA, relativo alla legittimazione e applicabile nell’ambito degli assegni di famiglia in virtù del

rinvio di cui all’art. 46 Laf, ha diritto di

ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e

ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione.

L’interesse

degno di protezione determinante la qualità per ricorrere dinanzi alla

giurisdizione cantonale deve essere esaminato secondo i principi derivanti

dall’art. 103 lett. a vOG (abrogata dall’entrata in vigore della LTF il 1°

gennaio 2007; cfr. STF 9C_821/2009 del 19 febbraio 2010 consid. 4.2.).

Nella

sentenza 8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.1. il Tribunale federale ha

così definito l’interesse degno di protezione ai sensi dell’art. 103 lett. a vOG:

"

(…) tout intérêt

pratique ou juridique à demander la modification ou l'annulation de la décision

attaquée que peut faire valoir une personne atteinte par cette dernière. L'intérêt digne de protection consiste ainsi en l'utilité pratique que

l'admission du recours apporterait au recourant en lui évitant de subir un

préjudice de nature économique, idéale, matérielle ou autre que la décision

attaquée lui occasionnerait. Le recourant doit pouvoir se prévaloir d'un intérêt direct et concret, ou du moins se trouver

dans un rapport particulier et spécialement étroit avec l'objet du litige (ATF 133 II 400

consid. 2.2 p. 404, 409 consid. 1.3 p. 413; 131 II 361

consid. 1.2 p. 365, 587 consid. 2.1 p. 588, 649 consid. 3.1 p. 651; 131 V 298

consid. 3 sv. p. 300). Le recours d'un particulier formé

dans l'intérêt général ou dans l'intérêt d'un tiers est exclu (ATF 133 II 468

consid. 1 p. 469 sv.; 131 II 649

consid. 3.1 p. 651).”

Al

riguardo cfr. anche STFA H 392/01 dell’8 novembre 2002 consid. 1.

Nel caso

di specie il ricorso contro la decisione su reclamo dell’11 aprile 2011

intimata ai coniugi __________ (cfr. All.C) è stato interposto da questi ultimi

e dal figlio RI 3.

Essi

agiscono ciascuno in proprio nome.

Nell’atto

ricorsuale è stato indicato in modo generico che RI 3 ha degli interessi nella

causa riguardante i genitori e la Cassa (cfr. doc. I pag. 2) senza, però, precisare

in cosa consisterebbe esattamente il suo interesse al ricorso.

In

concreto la questione della qualità di ricorrere di RI 3 non va, in ogni caso,

ulteriormente approfondita.

In

effetti i coniugi __________, genitori di RI 3 e destinatari della decisione su

reclamo dell’11 aprile 2011, ricorrono anch’essi contro il provvedimento

menzionato.

Visto che

gli stessi sono indiscutibilmente legittimati a ricorrere, questa Corte entra

nel merito del ricorso, lasciando insoluta la questione di sapere se RI 3 ha

effettivamente un interesse degno di protezione ex art. 59 LPGA (cfr. STF

8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.3.).

Nel

merito

2.2. Oggetto del

contendere è la questione di sapere se il figlio RI 3, maggiorenne, debba

essere considerato nell’unità di riferimento dei genitori RI 2 e RI 1, come

deciso dalla Cassa, oppure debba esserne escluso, come sostenuto dai

ricorrenti.

2.3. L’assegno

integrativo è regolato dagli art. 47 segg. della Legge sugli assegni di

famiglia (Laf) del 18 dicembre 2008.

L’art. 47

Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell'assegno

integrativo:

"

Richiamata la Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:

a) è domiciliato nel cantone al momento della richiesta;

b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;

c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni. (cpv. 1)

Se entrambi i genitori

coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla madre o al padre.

(cpv. 2)”

Ai sensi,

poi, dell’art. 49 Laf, afferente all’importo massimo dell’assegno:

"

L’importo massimo dell’assegno corrisponde alle

soglie di intervento per i figli definite dalla Laps. (cpv. 1)

Dall’importo erogabile

vanno dedotti gli eventuali assegni per figli e di formazione. (cpv. 2)”

Dal

tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno

integrativo, rinvia alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle

prestazioni sociali (Laps).

2.4. Giusta l’art.

46 Laf, già citato sopra, alle prestazioni familiari cantonali sono

applicabili, sempreché la legge non preveda espressamente una deroga, le

disposizioni, segnatamente, della Laps e della LPGA.

L’art. 4

Laps, concernente l’unità di riferimento, prevede:

" 1L’unità

di riferimento è costituita:

a) dal titolare del diritto;

b) dal coniuge o dal partner registrato;

c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata stabile;

d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;

e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente

indipendenti.

2-7…”

L'unità

economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde

alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr.

Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova

legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).

Relativamente

al concetto di figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di cui

all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, l’art. 2 Reg.Laps enuncia:

" 1Una

persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente:

a) ha meno di 30 anni;

b) non è

sposata, legalmente divorziata, separata o vedova, non è o non è stata

vincolata da un’unione domestica registrata;

c) non ha figli;

d) è in prima formazione.

2Vi è prima formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando,

senza interruzione del percorso formativo superiore ai 24 mesi, una persona

maggiorenne frequenta una formazione del livello seguente:

a) primario, secondario 1, oppure secondario 2 di tipo propedeutico;

b) secondario 2

di tipo professionale o terziario non universitario, se non possiede già un

titolo dello stesso livello o di livello superiore;

c) terziario di

tipo universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio

che completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non

possiede già un titolo di livello terziario;

d) perfezionamento

linguistico dopo una formazione di livello secondario 2.

3…”

2.5. L'ordinanza deve essere

interpretata conformemente alla legge (cfr. DTF 137 V 167 consid. 3.3 pag.

170-171).

Allorché

devono pronunciarsi sulla legalità di un'ordinanza emanata in forza di una

delega del Parlamento, i Tribunali, che esaminano di principio liberamente la

questione, devono stabilire in che modo le relative disposizioni vanno inter­pretate

e se sono conformi alla legge (DTF 136 V 258, consid. 4, pag. 264; SVR 2010 UV

Nr. 9, consid. 8.2; SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2).

Nella

misura in cui la delega legislativa è relativamente imprecisa e, di

conseguenza, attribuisce all’esecutivo un ampio potere di apprezzamento, il

Tribunale deve limitarsi ad esaminare se la normativa esecutiva sconfini

manifestamente dal quadro di competenze delegatele o se, per altri motivi, è

contraria alla legge o alla Costituzione. A questo proposito una disposizione

regolamentare viola gli art. 9 o 8 cpv. 1 Cost. federale quando non si basa su

motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni giuridiche

che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da disciplinare o, per

contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad una parificazione

inammissibile (cfr. SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2; DTF 128 V 98 consid. 5a,

105 consid. 6a e riferimenti, STFA E 1/00 del 13 giugno 2003; DTF 117 V 180

consid. 3 a).

Nell’ambito

di questo esame, il giudice non deve tuttavia sostituire il proprio

apprezzamento a quello dell’autorità da cui emana la regolamentazione in causa.

Al contrario, egli deve limitarsi a verificare che la disposizione litigiosa

sia atta a realizzare oggettivamente lo scopo che si prefigge la legge senza

preoccuparsi, in particolare, di sapere se essa costituisca il mezzo

maggiormente appropriato per il raggiungimento di tale scopo (SVR 2006 KV Nr.

28, DTF 131 II 166 consid. 2.3, DTF 131 V 14 consid.

3.4.1, DTF 130 V 473 consid. 6.1, DTF 130 I 32 consid. 2.2.1, DTF 129 II 164

consid. 2.3; DTF 129 V 271 consid. 4.1.1).

Le

ordinanze d'esecuzione non possono, invece, porre nuove regole atte a

restringere i diritti degli assicurati o ad imporre loro degli obblighi, anche

se queste regole sono conformi allo scopo della legge (cfr. RDAT I-1997 pag.

254, DTF 115 V 431-432, DTF 112 V 252 e sentenze ivi citate, DTF 111 V 314).

In una

sentenza pubblicata in DTF 136 V 146 consid. 3.2.1 pag. 153 l'Alta Corte si è ad esempio così espressa:

"

L'art. 3b cpv. 1 OADI non può fondarsi sulla delega legislativa dell'art. 9b cpv. 6 LADI, che autorizza il

Consiglio federale unicamente a disciplinare il prolungamento dei termini

quadro in caso di collocamento di fanciulli in vista dell'adozione. Si tratta

pertanto di una semplice disposizione d'esecuzione emanata in applicazione

dell'art. 109 LADI, che

incarica il Consiglio federale dell'emanazione delle norme esecutive della

legge. Un'ordinanza di esecuzione può disciplinare solo intra legem, e

non praeter legem. Può stabilire delle regole complementari di

procedura, precisare e dettagliare determinate disposizioni della legge,

eventualmente colmare delle lacune in senso proprio; senza una delega espressa,

non può per contro porre delle regole nuove suscettibili di restringere i

diritti degli amministrati o di imporre loro degli obblighi, anche se le regole

stesse sono ancora conformi allo scopo legale (DTF 134 I 313 consid.

5.3 pag. 317 e i riferimenti citati)."

2.6. Per costante

giurisprudenza federale (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.2 pag. 54; DTF 137 V 437 consid. 3.2 pag. 437; DTF 137 V 273

consid. 4.2 pag. 276- 277; DTF 137 V 193 consid. 5.1

pag. 195; DTF 137 V 181 consid. 6.2.1 pag. 188) la legge è da interpretare in

primo luogo procedendo dalla sua lettera (interpretazione letterale). Tuttavia,

se il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo

sono possibili, dev'essere ricercata la vera portata della norma, prendendo in

considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo

della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa

prende fondamento (interpretazione teleologica ). Pure di rilievo è il senso

che essa assume nel suo contesto (interpretazione sistematica; DTF 135 II 78 consid. 2.2 pag. 81; DTF 135 V 153 consid. 4.1 pag. 157, DTF 131 II 249 consid. 4.1 pag. 252; DTF 134 I 184 consid. 5.1 pag. 193; DTF 134 II 249 consid. 2.3 pag. 252). I lavori

preparatori, segnatamente laddove una disposizione non è chiara oppure si

presta a diverse interpretazioni, costituiscono un mezzo valido per

determinarne il senso ed evitare così di incorrere in interpretazioni erronee

(interpretazione storica). Soprattutto nel caso di disposizioni recenti, la

volontà storica dell'autore della norma non può essere ignorata se ha trovato

espressione nel testo oggetto d'interpretazione (DTF 134 V 170 consid.

4.1 pag. 174 con riferimenti). Occorre prendere la decisione materialmente

corretta nel contesto normativo, orientandosi verso un risultato soddisfacente

sotto il profilo della ratio legis. Il Tribunale federale non privilegia un

criterio d'interpretazione in particolare; per accedere al senso di una norma

preferisce, pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 III 483

consid. 5.1 pag. 486). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza

a quella che meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il

contrario non risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il

Tribunale federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle leggi

federali (art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore federale non

propone soluzioni contrarie alla Costituzione (DTF 131 II 562 consid.

3.5 pag. 567, DTF 131 II 710 consid.

4.1 pag. 716; DTF 130 II 65 consid.

4.2 pag. 71).

2.7. Nel

caso di una famiglia composta di due coniugi e di due figli, uno minorenne e

uno maggiorenne, come nella presente evenienza, il testo dell'art. 4 cpv. 1

Laps prevede che l’unità di riferimento è costituita dal titolare del diritto

(lett. a), dal coniuge (lett. b), dal figlio minorenne (lett. d) e dal figlio

maggiorenne, se questi non è economicamente indipendente (lett. e).

Dal profilo

dell'interpretazione letterale della legge, l’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, menzionando

esplicitamente l’aspetto economico, sembrerebbe dunque definire i

figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei genitori considerando

anche la situazione finanziaria degli stessi.

Tuttavia il tenore

dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps di per sé non risulta sufficientemente chiaro per

poterne appurarne la portata interpretandolo unicamente in senso letterale.

Occorre dunque esaminare

storicamente quale è stata l'origine della norma.

Nel Messaggio n. 4773 del

1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione

e il coordinamento delle prestazioni sociali al p.to 7.1. in relazione alla

definizione dell’unità economica di riferimento il Consiglio di Stato ha

indicato che:

" (…)

Sono attribuiti alla

medesima unità economica di riferimento pure i figli maggiorenni

economicamente dipendenti, in modo da avvicinarsi il più possibile

al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che

fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai

genitori.

Non appartengono invece

alla medesima unità economica di riferimento il partner senza figli in

comune (che non ha dunque obblighi di mantenimento) e i figli

maggiorenni economicamente indipendenti. Si intendono i figli maggiorenni

che non sono in formazione e che esercitano un’attività lavorativa oppure i

figli maggiorenni che, pur non esercitando un’attività lavorativa, l’hanno

svolta per un periodo di almeno due anni.

(…)” (cfr.www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/4773.htm)

Dal Rapporto del 4 aprile

2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio,

p.to 6, si evince quanto segue:

"

L’unità economica di riferimento è la cerchia di

persone da considerare per il calcolo delle prestazioni.

Ogni individuo fa parte di una sola unità

economica di riferimento.

Ogni membro maggiorenne di un'unità economica di

riferimento (economicamente indipendente o dipendente) può essere titolare di

una o più prestazioni.

(…)

Va sottolineato che i figli sono economicamente

indipendenti se:

a) non sono in formazione ed esercitano un’attività lucrativa con un

reddito minimo da definire, oppure l’hanno svolta per due anni;

b) hanno più di 35 anni. Il criterio dei 35 anni è stato ripreso

dall’art. 53 del Regolamento di applicazione alla LCAMal (RU 6.4.6.1.1). Viene

oggi applicato per esentare il richiedente del sussidio assicurazione malattia

dall’obbligo di indicare il nucleo di riferimento;

c) sono coniugati e uno dei coniugi ha un reddito minimo o più di 35

anni;

d) hanno figli.

(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/4773-4773a-r.htm)

Durante la seduta del Gran

Consiglio del 5 giugno 2000, dopo la discussione di entrata in materia, messi

ai voti senza discussione, i singoli articoli della Legge di armonizzazione e

coordinamento delle prestazioni sociali e il complesso del disegno di legge

sono stati accolti con un’astensione (cfr. Raccolta dei verbali del Gran

Consiglio, anno parlamentare 2000-2001, volume 1, pag. 453).

Nel Messaggio n. 5221 del

13 marzo 2002 relativo alla modifica della legge sull’armonizzazione e il

coordinamento delle prestazioni sociali il Consiglio di Stato, ai punti 2 e 3, ha precisato che:

" (…)

Accertare l’unità economica di riferimento

presuppone di stabilire chi ne fa parte, a partire dalla definizione legale che

ne danno l’art. 4 Laps e il Regolamento per quanto riguarda i criteri che

definiscono l’indipendenza o la dipendenza economica dei figli dai genitori.

(…)

Un’altra modifica dell’art. 4 scaturisce dalla

necessità di poter stabilire delle unità di riferimento che rispondano alla

realtà di fatto (sociologica, economica) dei modi di vita attuali e, quindi, di

poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne

“economicamente indipendente” o “non indipendente”, ai sensi della Laps.

Il legislatore ha demandato al Regolamento il

compito di definire quel concetto.

Secondo le opportune indicazioni del Rapporto

della Commissione della gestione, deve trattarsi di un concetto di indipendenza

“di fatto” dai genitori, quando non è ragionevole ritenere che figli

maggiorenni e genitori facciano parte della medesima unità di riferimento.

Infatti, occorre tenere presente che quando i figli maggiorenni vi facessero

parte, il loro diritto alle prestazioni Laps, e quello dei loro genitori,

dipenderebbe dalla situazione finanziaria di genitori e figli assieme.

La dipendenza o meno dai genitori è una

condizione che va anche definita con chiarezza, semplicità e pertinenza dal

punto di vista dell’applicazione operativa della legge.

Il Consiglio di Stato intende precisare nel

Regolamento Laps il concetto seguente di dipendenza o indipendenza dai

genitori: una persona maggiorenne non è economicamente indipendente dai

genitori se, cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è sposata, non ha figli

ed è in prima formazione.

Viceversa, un figlio maggiorenne è indipendente dai

genitori, ai sensi della Laps, se: ha più di trent’anni; oppure è sposato;

oppure ha figli.

Se ha meno di trent’anni, non è sposato e non ha

figli, egli non è comunque dipendente dai genitori se ha già concluso la “prima

formazione”, poiché in questa situazione i genitori non sono più obbligati al

suo mantenimento secondo l’art. 277 del Codice Civile Svizzero.

La soluzione proposta risponde alle esigenze di

aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e

dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni

Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:

Considerandi

la situazione d’indipendenza o dipendenza dai

genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento

dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al

richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione”

(concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che ne permette

la traduzione in un algoritmo del programma informatico);

qualora una persona di meno di trent’anni, non

sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima

formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che

è coerente con l'art. 277 CCS;

se invece quella persona non fosse più in prima

formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di

reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o

benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che

istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino

alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in

relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in

corso.

Si potrebbe obiettare al diritto di prestazioni

Laps per un figlio di meno di trent’anni che ha concluso la prima formazione e

appartiene ad una famiglia benestante (tenuta all’obbligo di assistenza secondo

l’art. 328 CCS). In pratica, si può però ipotizzare che, per i pochi

richiedenti di prestazioni Laps che hanno genitori benestanti, sussistano

motivi delicati in virtù dei quali non possono contare sull'appoggio della

famiglia e che una legge sociale non può forzare. Del resto, persino

nell’applicazione delle leggi sull’assistenza, la Conferenza svizzera

dell’azione sociale auspica che l'eventuale applicazione dell'art. 328 non sia

imposta, ma sia oggetto di negoziazione fra le parti. Restano comunque sempre

riservate le disposizioni sul regresso nei confronti dei genitori previste

dalle singole leggi speciali (si veda a questo proposito anche il messaggio

Laps del 1. luglio 1998).

Negli altri casi, si può indubbiamente concordare

che un’età di 30 anni o più, la responsabilità di figli propri, come pure

l’essere coniugati, generano di per sé una situazione di indipendenza di fatto

dai genitori, prescindendo da ogni altra circostanza.

(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc)

Infine, dal Rapporto del

11.

giugno 2002 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul

Messaggio 13 marzo 2002, p.to 6.1, emerge che:

" (…)

L’art. 4 cpv. 2 introduce il concetto di

“economicamente indipendente”.

La Commissione della gestione nel suo rapporto

del 4 aprile 2000 affermava: “Nel regolamento di applicazione la

precisazione del concetto di persona economicamente indipendente dovrà essere

fatta con criteri il più possibile oggettivi che permettano di qualificare il

grado di autonomia di un titolare di una prestazione rispetto alla sua famiglia

(genitori)”.

Il regolamento codificherà che un figlio

maggiorenne è economicamente indipendente se ha più di trent’anni, oppure è

sposato, oppure ha figli.

Viceversa un figlio maggiorenne non è

economicamente indipendente se cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è

sposato, non ha figli ed è in prima formazione.

(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/word/5221r.doc)

La Laps è

entrata in vigore, dopo l’approvazione della relativa modifica da parte del

Gran Consiglio il 26 giugno 2002, il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 2003 pag. 13 e

28; Verbale del Gran Consiglio del 26 giugno 2002 relativo alla Modifica della

legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali - Laps).

2.8

Dal dettagliato ed

approfondito esame dei lavori preparatori, in primo luogo, risulta che è stato

demandato al Regolamento sull’armonizzazione e il

coordinamento delle prestazioni sociali il compito di definire cosa si

debba intendere per “figli maggiorenni non economicamente indipendenti” di cui

all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps.

In secondo luogo, nei

Messaggi e nei Rapporti afferenti alla Laps, le cui proposte sono state accolte

dal Gran Consiglio ticinese, erano già stati precisati i criteri che avrebbero

dovuto essere previsti nel Regolamento sull’armonizzazione e

il coordinamento delle prestazioni sociali per determinare se un figlio

maggiorenne non è economicamente indipendente (cfr. consid. 2.7., in

particolare Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 p.to 7.1.; Rapporto del 4

aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul

Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 6; Messaggio n. 5221 del

13.

marzo 2002 p.to 3 e Rapporto del 11 giugno 2002 p.to 6.1).

Il Consiglio di Stato

all’art. 2 Reg.Laps ha codificato le condizioni esplicitate nel Rapporto del 11

giugno 2002 (cfr. consid. 2.7.).

In effetti tale disposto

prevede che una persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente

ha meno di 30 anni, non è sposata, legalmente divorziata,

separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione domestica

registrata, non ha figli ed è in prima formazione (cfr. consid. 2.4.).

La Cassa

sostiene che per valutare se un figlio maggiorenne è o no economicamente

dipendente e quindi se deve essere o meno computato nel calcolo dei genitori

vadano esaminate unicamente le quattro condizioni di cui all’art. 2 Reg.Laps,

le quali non comprendono alcun presupposto di tipo economico (cfr. All. C pag.

4).

In sede

di udienza davanti al Presidente del TCA l’avv. __________ __________ della

Cassa ha confermato che con la revisione della Laps di cui al Messaggio n. 5221

del 13 marzo 2002 e al Rapporto dell’11 giugno 2002 si è eliminato ogni

riferimento a un reddito minimo del figlio maggiorenne da definire previsto, invece,

nel Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 e nel Rapporto del 4 aprile 2000 (cfr.

consid. 2.7.) e ci si è fondati sulla prima formazione (cfr. doc. VIII).

Di parere contrario i

ricorrenti, i quali ritengono in buona sostanza che il

rapporto di dipendenza del figlio nei confronti dei genitori sia da valutare

non solo ritenendo l’aspetto formazione ma pure quello “economico”.

Gli

insorgenti hanno, poi, evidenziato che l’art. 277 CC impone l’obbligo di

mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori “per quanto si possa

ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze” e che,

dunque, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle indennità

giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera ammonta a

fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo di

mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276

cpv. 3 CC (cfr. doc. I).

2.9

Dal tenore letterale dell’art.

2.

Reg.Laps (cfr. consid. 2.4.; 2.8.) le condizioni finanziarie del figlio

maggiorenne di meno di 30 anni, non sposato, legalmente divorziato,

separato o vedovo, non vincolato da un’unione domestica registrata, senza figli

e in prima formazione non risultano, in effetti, determinanti.

L’irrilevanza della

situazione economica del figlio maggiorenne in questione emerge pure dai lavori

preparatori. In particolare nel Messaggio del 13 marzo 2002 afferente alla

modifica della Laps è stato precisato:

" (…)

La soluzione proposta risponde alle esigenze di

aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e

dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni

Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:

la situazione d’indipendenza o dipendenza dai

genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento

dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al

richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione” (concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che

ne permette la traduzione in un algoritmo del programma informatico);

(…).” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc;

la sottolineatura è del redattore)

Questo Tribunale constata

comunque che dai lavori preparatori si evince anche che a più riprese è stata

sottolineata l’importanza del reale rapporto di dipendenza economica tra

i figli e i genitori (cfr. Messaggio del 1° luglio 1998 relativo

all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali, p.to 7.1: “Sono

attribuiti alla medesima unità economica di riferimento pure i figli

maggiorenni economicamente dipendenti, in modo da avvicinarsi il più possibile

al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che

fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai

genitori.” e Messaggio del 13 marzo 2002

afferente alla modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali, p.to 3: “Un’altra modifica

dell’art. 4 scaturisce dalla necessità di poter stabilire delle unità di

riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica) dei

modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il

concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non

indipendente”, ai sensi della Laps.”; consid. 2.7.).

Al riguardo giova

evidenziare che nel Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 7.1. e nel Rapporto del 4

aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze su tale

Messaggio, p.to 6, è stato, inoltre, fatto esplicito riferimento, per definire

i figli economicamente indipendenti, all’esercizio di un’attività lucrativa con

un reddito minimo oppure all’avere svolto per due anni una tale occupazione

(cfr. consid. 2.7.; 2.8.).

2.10

Questo Tribunale constata,

inoltre, che nei lavori preparatori è stato richiamato esplicitamente l’art.

277.

cpv. 2 CC relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli maggiorenni, indicando che il

regime introdotto dalla Laps per stabilire quando si è confrontati con un

figlio maggiorenne non economicamente indipendente è conforme a quanto previsto

da tale disposto del Codice civile.

Dal Messaggio del 13 marzo

2002.

risulta, infatti, che:

" (…)

qualora una persona di meno di trent’anni, non

sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima

formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che

è coerente con l'art. 277 CCS;

se invece quella persona non fosse più in prima

formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di

reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o

benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che

istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino

alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in

relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in

corso.” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc)

Per quanto attiene al

mantenimento dei figli, l’art. 276 CC prevede che:

" 1 I genitori devono provvedere al mantenimento

del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a

sua tutela.

2.

Il mantenimento consiste

nella cura e nell’educazione ovvero, se il

figlio non è sotto la custodia dei genitori, in prestazioni

pecuniarie.

3.

I genitori sono liberati

dall’obbligo di mantenimento nella misura in

cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda

da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi.”

In relazione al cpv. 3

dell’art. 276 CC il Tribunale federale, in una sentenza 5A_685/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 3.2., ha rilevato:

"

Selon la jurisprudence l'enfant majeur peut être

tenu, indépendamment de la capacité contributive de ses parents, de subvenir à

ses besoins en travaillant - fût-ce partiellement - pendant sa période de

formation; le cas échéant, il peut se voir imputer un revenu hypothétique

(arrêt 5C.150/2005 du 11 octobre 2005 consid. 4.4.1, in: FamPra.ch 2006 p.

480).

Inoltre

riguardo al concetto di “altri mezzi” di cui sempre all’art. 276 cpv. 3

CC l’Alta Corte, in una sentenza 5A_149/2011 del 6 luglio 2011 consid. 3.3.1,

ha indicato:

"

(…) "autres ressources" mentionnées à

l’art. 276 al. 3 CC, soit celles qui ont pour fonction spécifique de remplacer

l'entretien, dont font partie par exemple une rente d'orphelin ou des

allocations familiales (Message du Conseil fédéral à l'Assemblée fédérale

concernant la modification du code civil suisse (Filiation), du 5 juin 1974, FF

1974.

II 1ss [57 s.]; PETER BREITSCHMID, in Basler Kommentar ZGB I, 4ème éd.,

2010, n°30 ad art. 276 CC; DENIS PIOTET, in Commentaire romand CC I, 2010, n°30

ad art. 276 CC; MARTIN STETTLER, Traité de droit privé suisse, III/2, 1, Le

droit suisse de la filiation, 1987, 463; PETER TUOR/BERNHARD SCHNYDER/ALII, Das

Schweizerische Zivilgesetzbuch, 13ème éd., 2009, 467 n°6). Si ces "autres

ressources" ou les biens libérés de l'enfant (art. 321 à 323 CC) satisfont

entièrement aux besoins de ce dernier, les père et mère sont déliés de leur

obligation d'entretien (art. 276 al 3 CC; ATF 123 III 161 consid. 4a).

L’art. 277 CC, relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento, enuncia

che:

" 1L’obbligo di mantenimento dura fino alla

maggiore età del figlio.

2.

Se, raggiunta la maggiore

età, il figlio non ha ancora una formazione

appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente

pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze, devono continuare a

provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui una simile formazione possa

normalmente concludersi.”

Relativamente ai figli

maggiorenni, l’art. 277 cpv. 2 CC contempla, quindi, da parte dei genitori un

obbligo di mantenimento ragionevole nella misura in cui il figlio stia ancora

seguendo una formazione adeguata. Il concetto “per quanto si possa

ragionevolmente pretendere” dai genitori richiede di mettere a confronto la

situazione economica di questi ultimi con la capacità lavorativa del figlio

maggiorenne (cfr. STF 8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011

N. 2 pag. 61).

Nella sentenza 8C_882/2009

del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61, appena citata il TF ha,

inoltre, sottolineato che la responsabilità individuale del figlio maggiorenne

è, in ogni caso, prioritaria rispetto all’obbligo di mantenimento da parte dei

genitori (cfr. art. 276 cpv. 3 CC), per cui il figlio durante la formazione è

tenuto a sfruttare, per quanto compatibile con quest’ultima, tutte le

possibilità per provvedere al proprio sostentamento, in particolare deve

dedicarsi a un’attività lavorativa, in relazione alla quale va semmai computato

un reddito ipotetico.

Secondo

l’art. 328 CC, concernente l’assistenza tra parenti:

" 1 Chi vive in condizioni agiate è tenuto a

soccorrere i parenti in linea ascendente e discendente quando senza di ciò essi

cadessero nel bisogno.

2.

È fatto salvo l’obbligo di

mantenimento dei genitori e del coniuge o del partner registrato.”

Al

riguardo giova evidenziare che l'art. 328 CC prevede l'assistenza tra parenti

in linea ascendente e discendente soltanto per chi vive in condizioni agiate

(cfr. Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15).

Siccome

il concetto del dovere di assistenza tra parenti è in sé problematico e non si

adatta più ai tempi attuali, la nozione di "condizioni agiate" deve

essere interpretata in senso stretto.

La

Conferenza svizzera per l'aiuto sociale 2000, nelle sue direttive in vigore dal

1° gennaio 2001, ha proposto agli organi dell'aiuto sociale di considerare che

le persone sono in grado di contribuire al mantenimento dei loro parenti a

partire da un reddito imponibile di fr. 120'000.-- per le persone sole e di fr.

180'000.-- per le coppie, a cui aggiungere l'ammontare di fr. 20'000.-- per

ogni figlio minorenne o in formazione (cfr. Direttive COSAS 2005, modificate

nel dicembre 2008, p.to F4; Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15b e

17).

Dalla sostanza imponibile

si potrà dedurre una quota liberamente disponibile e ciò nella seguente misura:

per le persone singole fr. 250'000; per le persone sposate fr. 500'000; per

ogni figlio fr. 40’0000. La somma rimanente dovrà essere convertita in reddito

sulla base dell’aspettativa di vita media (importo annuale) e messa in conto

come tale (cfr. Direttive COSAS 2005 modificate nel dicembre 2008, p.to F4).

Il TF, nella DTF 132 III 97, ha inoltre stabilito che l'assistenza fra parenti non è più estesa dell'assistenza sociale, ma

deve almeno garantire il minimo vitale calcolato in base alle regole del

diritto esecutivo e che per prestare l'assistenza, il parente obbligato è

tenuto a intaccare il suo patrimonio, a meno che questo non debba rimanere

intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con

riferimento alla vecchiaia.

2.11

Alla luce di quanto esposto ai

considerandi 2.9. e 2.10, e meglio, visto che dai lavori preparatori è emerso

che per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente di cui

all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps l’art. 2 Reg.Laps si riferisce all’art. 277 CC

(afferente alla durata dell’obbligo di mantenimento dei figli da parte dei

genitori), ossia al concetto di figli maggiorenni che stanno ancora seguendo

una formazione appropriata di cui al cpv. 2 di tale disposto, questa Corte

ritiene che, nel caso in cui le quattro condizioni esplicitate all’art. 2 Reg.Laps

siano tutte adempiute, non si possa prescindere da un esame anche delle condizioni

economiche del figlio maggiorenne.

In effetti, considerato il

richiamo all’art. 277 cpv. 2 CC, in particolare per quanto concerne la

determinazione del concetto di prima formazione (cfr. Messaggio n. 5221 del 13

marzo 2002 p.to 3; consid. 2.7.; doc. VIII), non si può trascurare la

situazione finanziaria del figlio maggiorenne, elemento essenziale, ai sensi

dell’art. 277 cpv. 2 CC, per stabilire se si possa pretendere o meno dai

genitori il suo mantenimento.

L’art. 276 CC, che, come

visto, stabilisce il principio dell’obbligo di mantenimento dei genitori nei

riguardi dei figli, al suo cpv. 3 prevede, in effetti, l’esonero da tale

obbligo qualora si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda

da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi (cfr. consid. 2.10.).

In caso contrario, ovvero

non procedendo a una verifica dello stato finanziario del figlio maggiorenne, nell’eventualità

in cui questi abbia risorse proprie (reddito da lavoro, rendite, patrimonio)

sufficienti per il proprio mantenimento, il regime introdotto dall’art. 2

Reg.Laps per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente che

va considerato nell’unità di riferimento dei genitori non sarebbe conforme

all’art. 277 cpv. 2 CC, in relazione all’art. 276 cpv. 3 CC che contempla

l’esenzione dei genitori dall’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni

ancora in formazione allorché questi possono con le proprie risorse far fronte

al proprio sostentamento.

In tale ipotesi l’art. 2

Reg.Laps si rivelerebbe pure contrario all’art. 328 CC che prevede che i figli

soccorrino i genitori solo a determinate condizioni, in particolare non va

pregiudicata, tramite un intaccamento del patrimonio, la garanzia a lungo

termine del loro sostentamento, segnatamente con riferimento alla vecchiaia

(cfr. consid. 2.10.).

Infatti, considerando un

figlio maggiorenne minore di 30 anni, senza figli, non sposato, divorziato,

separato, vedovo o vincolato da un’unione registrata, in prima formazione

nell’unità di riferimento dei genitori senza una verifica delle sue condizioni

finanziarie, gli si imporrebbe, qualora le sue entrate fossero anche lievemente

superiori al suo fabbisogno minimo, di aiutare i genitori ed eventuali fratelli

nel loro rispettivo mantenimento.

Ciò, però, è in

contraddizione con l’art. 328 CC, il quale comporta, in primo luogo, che il

soccorso avvenga unicamente tra parenti in linea ascendente e discendente (non

tra fratelli e sorelle), in secondo luogo, che il parente sia sì tenuto a

intaccare il suo patrimonio, ma soltanto se questo non deve rimanere intatto

per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento

alla vecchiaia (cfr. consid. 2.10.).

In simili condizioni,

questo Tribunale ritiene che l’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps, deve essere interpretato

conformemente agli art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC (cfr. DTF 137 V 167), al

fine di non violare il principio della forza derogatoria del diritto federale

codificato all’art. 49 cpv. 1 Cost. (“Il diritto

federale prevale su quello cantonale contrario”).

La nostra Massima Istanza,

nella STF 8C_931/2009 del 7 maggio 2010 consid. 6.1., a proposito del principio

della preminenza del diritto federale, ha osservato:

" (…)

Selon l'art. 49 al. 1 Cst., le droit fédéral prime

le droit cantonal qui lui est contraire. Ce principe constitutionnel de la

primauté du droit fédéral fait obstacle à l'adoption ou à l'application de

règles cantonales, qui éludent des prescriptions de droit fédéral ou qui en

contredisent le sens ou l'esprit, notamment par leur but ou par les moyens

qu'elles mettent en oeuvre, ou qui empiètent sur des matières que le

législateur fédéral a réglementées de manière exhaustive (ATF 135 I 106 consid.

2.1

p. 108; 134 I 269 consid. 6.2 p. 283 et les références citées).

2.12

Questa soluzione si giustifica

tanto più se si considera, come già evidenziato (cfr. consid. 2.7.), da un

lato, che agli art. 4 lett. e Laps e 2 cpv. 1 Reg.Laps per definire la

dipendenza dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei

genitori è stato comuqnue utilizzato l’avverbio economicamente.

Dall’altro, che, come già

visto sopra (cfr. consid. 2.7.), dai lavori preparatori emerge a più riprese il

riferimento all’aspetto economico.

In particolare dal

Messaggio n. 4773 del Consiglio di Stato del 1° luglio 2008 relativo

all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento

delle prestazioni sociali e dal Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla

Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio si evince, ai

fini della determinazione dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di

riferimento dei genitori, la rilevanza anche della situazione economica di tali

figli.

Con il Messaggio n. 5221

del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della Laps p.to 3 è, poi, stata

ribadita “…la necessità di poter stabilire delle

unità di riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica)

dei modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il

concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non

indipendente”, ai sensi della Laps.” (cfr. consid.

2.7

; www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc;

la sottolineatura è del redattore).

2.13

Per un’applicazione del

diritto cantonale (art. 4 Laps e art. 2 cpv. 1 Reg.Laps) conforme al diritto

federale (art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC), nel determinare se un figlio

maggiorenne vada o meno considerato nell’unità di riferimento dei genitori,

oltre alle quattro condizioni contemplate attualmente dall’art. 2 Reg.Laps (minore

di 30 anni in prima formazione senza figli e non sposato, divorziato, separato,

vedovo o vincolato da un’unione registrata), deve, quindi, pure essere

esaminata la situazione finanziaria del medesimo.

Se il figlio ossequia i

quattro presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps e non

risulta in grado di provvedere al proprio sostentamento, in quanto non dispone

di alcuna risorsa o comunque le sue risorse non sono sufficienti a coprirne il

fabbisogno, egli rientrerà nell’unità di riferimento dei genitori.

Se, invece, il figlio adempie

le quattro condizioni di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps ma,

grazie alle proprie risorse può mantenersi completamente, egli non sarà

compreso nell’unità di riferimento dei genitori, a meno che lo stesso viva in

condizioni agiate ai sensi dell’art. 328 CC e sia, quindi, tenuto

all’assistenza tra parenti in linea ascendente (cfr. consid. 2.10.).

La

valutazione delle condizioni finanziarie del figlio maggiorenne in prima

formazione consente, del resto, di rispondere realmente allo scopo dell’art. 4

cpv. 1 lett. e Laps, che è quello di tener conto nell’unità di riferimento dei

figli maggiorenni non economicamente indipendenti per avvicinarsi il più

possibile al reale rapporto di dipendenza economica dei figli nei confronti dei

genitori (cfr. consid. 2.7., 2.9.).

Per quanto attiene

all’osservazione espressa da __________ della Cassa in sede di udienza davanti

al Presidente del TCA secondo cui in molti casi grazie alla

presa in considerazione del figlio apprendista maggiorenne che consegue un

reddito tutta la famiglia ne beneficia (cfr. doc. VIII) - ossia può percepire

delle prestazioni Laps presentando una lacuna di reddito - va evidenziato, come

sottolineato dal rappresentante dei ricorrenti (cfr. doc. VIII), che ciò si

verifica nelle fattispecie in cui il reddito del figlio maggiorenne non è

sufficiente a coprire il suo fabbisogno.

Nell’ipotesi

di un apprendista in prima formazione di meno di 30 anni, non sposato o

divorziato, separato, vedovo o non vincolato o non stato vincolato da un’unione

domestica registrata senza figli, si è confrontati - ritenuti gli stipendi degli

apprendisti notoriamente non elevati (cfr. doc. VIII; www.ocst.com/attachments/article/133/SalariOrari2010an.pdf;

wwwsicticino.ch) - con un figlio maggiorenne economicamente dipendente ai sensi

dell’art. 4 lett. e Laps e 2 Reg.Laps che deve essere considerato nell’unità di

riferimento dei genitori.

Ciò risulta

conforme all’art. 277 cpv. 2 e 276 cpv. 3 CC (cfr. consid. 2.10.).

2.14

Nella presente fattispecie RI

3.

ha meno di 30 anni essendo nato il 14 luglio 1992, non è coniugato, né

divorziato, separato o vedovo e non è e non è stato vincolato da un’unione

registrata (cfr. sistema informatico relativo alla banca dati

MOVPOP che gestisce l’anagrafe della popolazione del Cantone Ticino).

Inoltre è incontestato che

lo stesso sia in prima formazione (cfr. doc. All. C; I).

Egli adempie, pertanto, i

presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c e d Reg.Laps.

Dall’esame della sua

situazione finanziaria, in applicazione a quanto stabilito ai consid. 2.11.; 2.12.

e 2.13., risulta però che RI 3, percepisce delle indennità giornaliere pari,

dal 1° settembre 2010, a fr. 103.-, ossia circa fr. 3'000.- al mese (cfr. doc.

4; 2c), dall’assicurazione invalidità durante il periodo della prima formazione

professionale (cfr. doc. 1).

Con la somma di fr.

3'000.-- al mese RI 3, che vive nella medesima abitazione dei genitori e della sorella,

risulta in grado di provvedere con i soli propri mezzi finanziari al proprio

sostentamento, come del resto riconosciuto dalla Cassa stessa in sede di

udienza davanti al Presidente del TCA (cfr. doc. VIII).

In casu può, dunque,

restare aperta la questione di sapere in generale quali parametri applicare per

determinare il fabbisogno del figlio maggiorenne con reddito o sostanza al fine

di appurare nel regime Laps se questi vada o meno considerato nell’unità di

riferimento dei genitori (cfr. consid. 2.13.).

RI 3 non può, tuttavia, essere

considerato in condizioni finanziarie agiate ai sensi dell’art. 328 CC, per cui

non è tenuto a soccorrere economicamente i suoi genitori (cfr. (cfr. consid.

2.10

).

Ne discende che RI 3,

contrariamente a quanto stabilito dalla Cassa, non deve rientrare nell’unità di

riferimento composta dei genitori e della sorella minorenne (cfr. consid. 2.13.).

Si giustifica, di

conseguenza, l’annullamento della decisione su reclamo impugnata e il rinvio

degli atti all’amministrazione perché proceda a un nuovo calcolo volto a

determinare l’eventuale diritto a un assegno integrativo dei coniugi __________

considerando nell’unità di riferimento unicamente RI 2, RI 1 ed __________.

Al riguardo giova

osservare che nel nuovo conteggio, come per i redditi, verranno computate

unicamente le spese riferite a RI 2, RI 1 ed __________.

Relativamente alla spesa

per l’alloggio va ricordato che secondo l’art. 9 cpv. 2 Laps

se una persona che non fa parte dell’unità di riferimento convive con uno dei

suoi membri, tale spesa viene dedotta la quota-parte imputabile al convivente

(al riguardo cfr. STCA 42.2011.11 del 19 gennaio 2012 consid. 2.11.).

Va,

infine, evidenziato che l’assegno integrativo è proprio destinato a coprire, in

modo selettivo, i costi aggiuntivi del figlio fino all'età di 15 anni (cfr.

art. 47, 48 Laf; art. 24, 25 vLAF; Messaggio relativo all'introduzione di una

nuova legge sugli assegni di famiglia del 19 gennaio 1994, pag. 11) - ai quali

non può essere tenuto a provvedere un fratello maggiorenne (cfr. art. 328 CC;

consid. 2.10.) e fino al massimo la soglia di intervento per i figli definita

dalla Laps (cfr. art. 49 Laf),

2.15

I ricorrenti,

vincenti in causa, rappresentati da un avvocato della RA 1, hanno diritto

all'importo di

fr.

1’500.-- a titolo di ripetibili (cfr. 30 Lptca; art. 61 lett. g LPGA).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto.

§ La

decisione su reclamo dell’11 aprile 2011 è annullata.

§§ L’unità

di riferimento di RI 2 e RI 1 è costituita

esclusivamente

dagli stessi e dalla figlia minorenne __________.

§§§ Gli

atti sono rinviati alla Cassa per un nuovo calcolo del

diritto

a un eventuale assegno integrativo.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa

verserà ai ricorrenti l’importo di fr. 1’500.-- (IVA inclusa) a titolo di

ripetibili.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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