39.2011.6
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21 maggio 2012Italiano44 min
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Numero d'incarto:
39.2011.6
Data decisione, Autorità:
21.05.2012, TCA
Titolo:
Calcolo AFI:x valutare se un figlio maggior.<30 anni in 1°formaz.rientri o no nell'UR dei genitori non si può prescindere dall'esame della sua situaz.econ.Interpr.conforme ad art.277cpv.2,276,328CC x non violare princ.forza derog.dt fed.In casu figlio<30anni,apprend.fr.3000/mese:non nell'UR genitori
ASSEGNO INTEGRATIVO
CALCOLO DELL'ASSEGNO
INTERPRETAZIONE DELLA LEGGE
LEGITTIMAZIONE A RICORRERE
RIPETIBILI
UNITÀ DI RIFERIMENTO
art. 276 cpv. 3 CC
art. 277 CC
art. 328 CC
art. 46 LAF-TI
art. 47 agg. 49 LAF-TI
art. 4 cpv. 1 let. e LAPS
art. 59 LPGA
art. 61 let. g LPGA
art. 30 LPTCA
art. 103v OG
art. 2 REGLAPS
Raccomandata
Incarto n.
39.2011.6
rs/DC/sc
Lugano
21 maggio
2012
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
composto dei
giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Raffaella Sartoris
Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 24 maggio 2011 di
1. RI 1
2. RI 2
3. RI 3
tutti rappr.
da: RA 1
contro
la decisione su reclamo del 11 aprile
2011 emanata da
Cassa cantonale per gli assegni
familiari, 6501 Bellinzona
in materia di assegni di famiglia
ritenuto, in
fatto
1.1. La Cassa
cantonale per gli assegni familiari (in seguito: la Cassa), con decisione su
reclamo del 11 aprile 2011, ha confermato una precedente decisione del 8
novembre 2010 (cfr. doc. 2 – 2c) con cui aveva negato a RI 2 e RI 1RI 1 il
diritto a un assegno integrativo a far tempo dal 1° dicembre 2010, in quanto il reddito disponibile residuale della loro unità di riferimento, nella quale, oltre
ai coniugi __________ e alla figlia __________, nata il 6 settembre 1999, è
stato considerato anche il figlio RI 3, nato il 14 luglio 1992, superava il
limite annuo fissato dalla Laps.
L’amministrazione,
nella decisione su reclamo, riguardo al fatto di aver tenuto conto anche del
figlio RI 3 ha, in particolare, precisato che:
"
(…)
Per UR del titolare del
diritto alla prestazione si intende la cerchia di persone da considerare per il
calcolo della prestazione (la famiglia ai sensi della Laps). Dell’UR fanno
parte, il richiedente (ossia il titolare del diritto), il coniuge (o il
partner, se la convivenza è stabile), i figli minorenni e i figli maggiorenni
economicamente dipendenti (cfr. art. 4 Laps).
Il concetto di dipendenza
economica nella Laps è particolare. L’art. 4 lett. e Laps sancisce unicamente
che i figli maggiorenni economicamente non indipendenti fanno parte dell’UR del
titolare del diritto. Per poter definire in modo appropriato il concetto di
figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non indipendente” ai sensi
della Laps, il legislatore ha demandato al regolamento il compito di definire
tali concetti.
Un figlio maggiorenne è
economicamente dipendente dai genitori quando cumulativamente (art. 2
Reg.Laps):
1. ha meno di 30 anni
2. non è coniugato, separato, divorziato o vedovo, non è o non è stato
vincolato da un’unione domestica registrata
3. non ha figli
4. è in prima formazione.
Visto
quanto precede, per stabilire se una persona è economicamente dipendente, non
bisogna quindi effettuare nessun calcolo economico, né valutare se il figlio è
ancora mantenuto dai genitori.
Nel nostro
caso titolare del diritto (AFI) è il signor RI 2, della sua UR fanno parte la
moglie RI 1, la figlia minorenne __________ (classe 1999) e secondo l’art. 4
Laps combinato con l’art. 2 Reg.Laps il figlio RI 3 essendo maggiorenne ma
economicamente dipendente dai genitori. Egli ha meno di 30 anni, non è sposato,
non ha figli ed è in 1° formazione (quale assistente d’ufficio presso __________
per il periodo dal 01.09.2009 al 31.08.2011 – cfr. decisione del 30.07.2009).
Il
concetto “economicamente non indipendente” viene poi precisato in maniera
chiara e inequivocabile dal regolamento il quale non dà adito a interpretazioni
in quanto se una persona maggiorenne è o no economicamente dipendente dipende
dalle 4 succitate condizioni che devono essere adempiute cumulativamente e tra
esse non ve n’è alcuna di tipo economico. Al contrario il criterio determinante
è piuttosto quello a sapere se essa si trovi o no in prima formazione.” (Doc.
All. C)
1.2. RI 2 RI 1 e RI
3, rappresentati dalla RA 1, con tempestivo ricorso inoltrato al TCA, hanno
chiesto che la decisione su reclamo dell’11 aprile 2011 venga annullata e che
quindi dal 1° dicembre 2010 sia riconosciuto loro un assegno integrativo,
escludendo dalla loro unità di riferimento il figlio RI 3 maggiorenne ed
economicamente indipendente.
A
sostegno della propria pretesa ricorsuale essi hanno, segnatamente, addotto,
facendo riferimento agli art. 4 Laps e 2 Reg.Laps, nonché ai lavori
preparatori, che si è presunto un “reale” rapporto di dipendenza del figlio RI
3 nei confronti dei genitori unicamente per il fatto che è ancora in formazione,
quando il rapporto di dipendenza è da valutare non solo ritenendo l’aspetto
formazione ma pure quello “economico”.
Fatti
I
ricorrenti, al riguardo, hanno evidenziato che nei lavori preparatori si parla
di “criteri oggettivi”, ripresi poi nel regolamento, che permettano di
qualificare il grado di autonomia, tuttavia non è espressa l’intenzione del
legislatore di ritenere questi criteri esaustivi. A mente degli insorgenti
altri criteri potrebbero, dunque, rovesciare la presunzione di dipendenza, come
appunto il fatto di essere economicamente autosufficiente, benché in
formazione.
Essi
ritengono che questa soluzione sia più conforme al testo dell’art. 4 Laps.
In
effetti secondo gli stessi l’obiettivo perseguito con l’art. 2 Reg.Laps
restringe di fatto la portata dell’art. 4 Laps.
I
ricorrenti, in proposito, hanno precisato che la legge parla espressamente di
figli maggiorenni economicamente indipendenti e che RI 3 proprio dal punto di
vista economico è di fatto indipendente dai genitori. Essi ritengono che
“rendere” il figlio dipendente per ragioni di immediatezza (tramite le domande
concernenti le quattro condizioni elencate all’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps)
significa restringere la portata dell’articolo di legge.
Gli
insorgenti hanno puntualizzato che la Cassa poteva ovviare a questa necessità
richiedendo copia della decisione AI concernente le indennità giornaliere.
Essi
hanno, poi, rilevato che dai lavori preparatori emerge che la soluzione
proposta con l’art. 2 Reg.Laps sarebbe coerente con l’art. 277 CC, visto che
l’obbligo di mantenimento dei genitori oltre la maggiore età sussiste solo in
relazione alla normale conclusione di una prima formazione ancora in corso e
che terminata la formazione, anche se la persona maggiorenne è priva di reddito
sufficiente, è considerata indipendente dai genitori.
Al
riguardo i ricorrenti hanno, tuttavia, evidenziato che l’art. 277 CC impone
l’obbligo di mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori “per quanto
si possa ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze”
e che, quindi, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle
indennità giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera
ammonta a fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo
di mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276
cpv. 3 CC.
Essi,
anche per questo motivo, sono di conseguenza del parere che RI 3 vada escluso
dall’unità di riferimento dei genitori.
Infine gli
insorgenti hanno osservato che il figlio RI 3 potrebbe essere tenuto a un
obbligo di assistenza tra parenti unicamente in applicazione dell’art. 328 CC,
ma che RI 3, non essendo benestante, non ne è obbligato.
I
medesimi hanno concluso asserendo che, computando il figlio nella loro unità di
riferimento, viene caricato dell’obbligo di mantenimento della sorella e dei
genitori che non gli compete (cfr. doc. I).
1.3. La Cassa, in
risposta, ha postulato la reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui si
dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.4. Con scritto
del 14 giugno 2011 il rappresentante dei ricorrenti ha ribadito integralmente
sia le argomentazioni che le conclusioni ricorsuali e ha indicato di non avere
ulteriori mezzi di prova da presentare (cfr. doc. V).
1.5. Il doc. V è
stato trasmesso per conoscenza alla Cassa (cfr. doc. VI).
1.6. Il 10 maggio
2012 alla presenza delle parti, e meglio di __________ e delle avv. __________
e __________ della RA 1, nonché per la Cassa __________, si è svolto un
dibattimento davanti al Presidente del TCA.
In
quell'occasione è stato steso un verbale (cfr. doc. VIII), a cui sarà fatto
riferimento nei considerandi di diritto.
in
diritto
In
ordine
2.1. Ai sensi
dell’art. 59 LPGA, relativo alla legittimazione e applicabile nell’ambito degli assegni di famiglia in virtù del
rinvio di cui all’art. 46 Laf, ha diritto di
ricorrere chiunque è toccato dalla decisione o dalla decisione su opposizione e
ha un interesse degno di protezione al suo annullamento o alla sua modificazione.
L’interesse
degno di protezione determinante la qualità per ricorrere dinanzi alla
giurisdizione cantonale deve essere esaminato secondo i principi derivanti
dall’art. 103 lett. a vOG (abrogata dall’entrata in vigore della LTF il 1°
gennaio 2007; cfr. STF 9C_821/2009 del 19 febbraio 2010 consid. 4.2.).
Nella
sentenza 8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.1. il Tribunale federale ha
così definito l’interesse degno di protezione ai sensi dell’art. 103 lett. a vOG:
"
(…) tout intérêt
pratique ou juridique à demander la modification ou l'annulation de la décision
attaquée que peut faire valoir une personne atteinte par cette dernière. L'intérêt digne de protection consiste ainsi en l'utilité pratique que
l'admission du recours apporterait au recourant en lui évitant de subir un
préjudice de nature économique, idéale, matérielle ou autre que la décision
attaquée lui occasionnerait. Le recourant doit pouvoir se prévaloir d'un intérêt direct et concret, ou du moins se trouver
dans un rapport particulier et spécialement étroit avec l'objet du litige (ATF 133 II 400
consid. 2.2 p. 404, 409 consid. 1.3 p. 413; 131 II 361
consid. 1.2 p. 365, 587 consid. 2.1 p. 588, 649 consid. 3.1 p. 651; 131 V 298
consid. 3 sv. p. 300). Le recours d'un particulier formé
dans l'intérêt général ou dans l'intérêt d'un tiers est exclu (ATF 133 II 468
consid. 1 p. 469 sv.; 131 II 649
consid. 3.1 p. 651).”
Al
riguardo cfr. anche STFA H 392/01 dell’8 novembre 2002 consid. 1.
Nel caso
di specie il ricorso contro la decisione su reclamo dell’11 aprile 2011
intimata ai coniugi __________ (cfr. All.C) è stato interposto da questi ultimi
e dal figlio RI 3.
Essi
agiscono ciascuno in proprio nome.
Nell’atto
ricorsuale è stato indicato in modo generico che RI 3 ha degli interessi nella
causa riguardante i genitori e la Cassa (cfr. doc. I pag. 2) senza, però, precisare
in cosa consisterebbe esattamente il suo interesse al ricorso.
In
concreto la questione della qualità di ricorrere di RI 3 non va, in ogni caso,
ulteriormente approfondita.
In
effetti i coniugi __________, genitori di RI 3 e destinatari della decisione su
reclamo dell’11 aprile 2011, ricorrono anch’essi contro il provvedimento
menzionato.
Visto che
gli stessi sono indiscutibilmente legittimati a ricorrere, questa Corte entra
nel merito del ricorso, lasciando insoluta la questione di sapere se RI 3 ha
effettivamente un interesse degno di protezione ex art. 59 LPGA (cfr. STF
8C_68/2008 del 27 gennaio 2009 consid. 2.3.).
Nel
merito
2.2. Oggetto del
contendere è la questione di sapere se il figlio RI 3, maggiorenne, debba
essere considerato nell’unità di riferimento dei genitori RI 2 e RI 1, come
deciso dalla Cassa, oppure debba esserne escluso, come sostenuto dai
ricorrenti.
2.3. L’assegno
integrativo è regolato dagli art. 47 segg. della Legge sugli assegni di
famiglia (Laf) del 18 dicembre 2008.
L’art. 47
Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell'assegno
integrativo:
"
Richiamata la Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel cantone al momento della richiesta;
b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni. (cpv. 1)
Se entrambi i genitori
coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla madre o al padre.
(cpv. 2)”
Ai sensi,
poi, dell’art. 49 Laf, afferente all’importo massimo dell’assegno:
"
L’importo massimo dell’assegno corrisponde alle
soglie di intervento per i figli definite dalla Laps. (cpv. 1)
Dall’importo erogabile
vanno dedotti gli eventuali assegni per figli e di formazione. (cpv. 2)”
Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno
integrativo, rinvia alla Legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle
prestazioni sociali (Laps).
2.4. Giusta l’art.
46 Laf, già citato sopra, alle prestazioni familiari cantonali sono
applicabili, sempreché la legge non preveda espressamente una deroga, le
disposizioni, segnatamente, della Laps e della LPGA.
L’art. 4
Laps, concernente l’unità di riferimento, prevede:
" 1L’unità
di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge o dal partner registrato;
c) dal partner convivente, se la convivenza è considerata stabile;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se questi non sono economicamente
indipendenti.
2-7…”
L'unità
economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde
alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr.
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).
Relativamente
al concetto di figli maggiorenni non economicamente indipendenti, di cui
all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, l’art. 2 Reg.Laps enuncia:
" 1Una
persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente:
a) ha meno di 30 anni;
b) non è
sposata, legalmente divorziata, separata o vedova, non è o non è stata
vincolata da un’unione domestica registrata;
c) non ha figli;
d) è in prima formazione.
2Vi è prima formazione ai sensi del cpv. 1 lett. d) quando,
senza interruzione del percorso formativo superiore ai 24 mesi, una persona
maggiorenne frequenta una formazione del livello seguente:
a) primario, secondario 1, oppure secondario 2 di tipo propedeutico;
b) secondario 2
di tipo professionale o terziario non universitario, se non possiede già un
titolo dello stesso livello o di livello superiore;
c) terziario di
tipo universitario professionale e accademico compresa la frequenza del biennio
che completa la laurea breve o del master che completa il bachelor, se non
possiede già un titolo di livello terziario;
d) perfezionamento
linguistico dopo una formazione di livello secondario 2.
3…”
2.5. L'ordinanza deve essere
interpretata conformemente alla legge (cfr. DTF 137 V 167 consid. 3.3 pag.
170-171).
Allorché
devono pronunciarsi sulla legalità di un'ordinanza emanata in forza di una
delega del Parlamento, i Tribunali, che esaminano di principio liberamente la
questione, devono stabilire in che modo le relative disposizioni vanno interpretate
e se sono conformi alla legge (DTF 136 V 258, consid. 4, pag. 264; SVR 2010 UV
Nr. 9, consid. 8.2; SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2).
Nella
misura in cui la delega legislativa è relativamente imprecisa e, di
conseguenza, attribuisce all’esecutivo un ampio potere di apprezzamento, il
Tribunale deve limitarsi ad esaminare se la normativa esecutiva sconfini
manifestamente dal quadro di competenze delegatele o se, per altri motivi, è
contraria alla legge o alla Costituzione. A questo proposito una disposizione
regolamentare viola gli art. 9 o 8 cpv. 1 Cost. federale quando non si basa su
motivi validi, è priva di senso o utilità, oppure opera distinzioni giuridiche
che non trovano giustificazione alcuna nella fattispecie da disciplinare o, per
contro, tralascia di operarne di necessarie, dando luogo ad una parificazione
inammissibile (cfr. SVR 2006 KV Nr. 28, consid. 4.2; DTF 128 V 98 consid. 5a,
105 consid. 6a e riferimenti, STFA E 1/00 del 13 giugno 2003; DTF 117 V 180
consid. 3 a).
Nell’ambito
di questo esame, il giudice non deve tuttavia sostituire il proprio
apprezzamento a quello dell’autorità da cui emana la regolamentazione in causa.
Al contrario, egli deve limitarsi a verificare che la disposizione litigiosa
sia atta a realizzare oggettivamente lo scopo che si prefigge la legge senza
preoccuparsi, in particolare, di sapere se essa costituisca il mezzo
maggiormente appropriato per il raggiungimento di tale scopo (SVR 2006 KV Nr.
28, DTF 131 II 166 consid. 2.3, DTF 131 V 14 consid.
3.4.1, DTF 130 V 473 consid. 6.1, DTF 130 I 32 consid. 2.2.1, DTF 129 II 164
consid. 2.3; DTF 129 V 271 consid. 4.1.1).
Le
ordinanze d'esecuzione non possono, invece, porre nuove regole atte a
restringere i diritti degli assicurati o ad imporre loro degli obblighi, anche
se queste regole sono conformi allo scopo della legge (cfr. RDAT I-1997 pag.
254, DTF 115 V 431-432, DTF 112 V 252 e sentenze ivi citate, DTF 111 V 314).
In una
sentenza pubblicata in DTF 136 V 146 consid. 3.2.1 pag. 153 l'Alta Corte si è ad esempio così espressa:
"
L'art. 3b cpv. 1 OADI non può fondarsi sulla delega legislativa dell'art. 9b cpv. 6 LADI, che autorizza il
Consiglio federale unicamente a disciplinare il prolungamento dei termini
quadro in caso di collocamento di fanciulli in vista dell'adozione. Si tratta
pertanto di una semplice disposizione d'esecuzione emanata in applicazione
dell'art. 109 LADI, che
incarica il Consiglio federale dell'emanazione delle norme esecutive della
legge. Un'ordinanza di esecuzione può disciplinare solo intra legem, e
non praeter legem. Può stabilire delle regole complementari di
procedura, precisare e dettagliare determinate disposizioni della legge,
eventualmente colmare delle lacune in senso proprio; senza una delega espressa,
non può per contro porre delle regole nuove suscettibili di restringere i
diritti degli amministrati o di imporre loro degli obblighi, anche se le regole
stesse sono ancora conformi allo scopo legale (DTF 134 I 313 consid.
5.3 pag. 317 e i riferimenti citati)."
2.6. Per costante
giurisprudenza federale (cfr. DTF 138 V 50 consid. 4.2 pag. 54; DTF 137 V 437 consid. 3.2 pag. 437; DTF 137 V 273
consid. 4.2 pag. 276- 277; DTF 137 V 193 consid. 5.1
pag. 195; DTF 137 V 181 consid. 6.2.1 pag. 188) la legge è da interpretare in
primo luogo procedendo dalla sua lettera (interpretazione letterale). Tuttavia,
se il testo non è perfettamente chiaro, se più interpretazioni del medesimo
sono possibili, dev'essere ricercata la vera portata della norma, prendendo in
considerazione tutti gli elementi d'interpretazione, in particolare lo scopo
della disposizione, il suo spirito, nonché i valori su cui essa
prende fondamento (interpretazione teleologica ). Pure di rilievo è il senso
che essa assume nel suo contesto (interpretazione sistematica; DTF 135 II 78 consid. 2.2 pag. 81; DTF 135 V 153 consid. 4.1 pag. 157, DTF 131 II 249 consid. 4.1 pag. 252; DTF 134 I 184 consid. 5.1 pag. 193; DTF 134 II 249 consid. 2.3 pag. 252). I lavori
preparatori, segnatamente laddove una disposizione non è chiara oppure si
presta a diverse interpretazioni, costituiscono un mezzo valido per
determinarne il senso ed evitare così di incorrere in interpretazioni erronee
(interpretazione storica). Soprattutto nel caso di disposizioni recenti, la
volontà storica dell'autore della norma non può essere ignorata se ha trovato
espressione nel testo oggetto d'interpretazione (DTF 134 V 170 consid.
4.1 pag. 174 con riferimenti). Occorre prendere la decisione materialmente
corretta nel contesto normativo, orientandosi verso un risultato soddisfacente
sotto il profilo della ratio legis. Il Tribunale federale non privilegia un
criterio d'interpretazione in particolare; per accedere al senso di una norma
preferisce, pragmaticamente, ispirarsi a un pluralismo interpretativo (DTF 135 III 483
consid. 5.1 pag. 486). Se sono possibili più interpretazioni, dà la preferenza
a quella che meglio si concilia con la Costituzione. In effetti, a meno che il
contrario non risulti chiaramente dal testo o dal senso della disposizione, il
Tribunale federale, pur non potendo esaminare la costituzionalità delle leggi
federali (art. 190 Cost.), parte dall'idea che il legislatore federale non
propone soluzioni contrarie alla Costituzione (DTF 131 II 562 consid.
3.5 pag. 567, DTF 131 II 710 consid.
4.1 pag. 716; DTF 130 II 65 consid.
4.2 pag. 71).
2.7. Nel
caso di una famiglia composta di due coniugi e di due figli, uno minorenne e
uno maggiorenne, come nella presente evenienza, il testo dell'art. 4 cpv. 1
Laps prevede che l’unità di riferimento è costituita dal titolare del diritto
(lett. a), dal coniuge (lett. b), dal figlio minorenne (lett. d) e dal figlio
maggiorenne, se questi non è economicamente indipendente (lett. e).
Dal profilo
dell'interpretazione letterale della legge, l’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps, menzionando
esplicitamente l’aspetto economico, sembrerebbe dunque definire i
figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei genitori considerando
anche la situazione finanziaria degli stessi.
Tuttavia il tenore
dell’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps di per sé non risulta sufficientemente chiaro per
poterne appurarne la portata interpretandolo unicamente in senso letterale.
Occorre dunque esaminare
storicamente quale è stata l'origine della norma.
Nel Messaggio n. 4773 del
1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione
e il coordinamento delle prestazioni sociali al p.to 7.1. in relazione alla
definizione dell’unità economica di riferimento il Consiglio di Stato ha
indicato che:
" (…)
Sono attribuiti alla
medesima unità economica di riferimento pure i figli maggiorenni
economicamente dipendenti, in modo da avvicinarsi il più possibile
al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che
fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai
genitori.
Non appartengono invece
alla medesima unità economica di riferimento il partner senza figli in
comune (che non ha dunque obblighi di mantenimento) e i figli
maggiorenni economicamente indipendenti. Si intendono i figli maggiorenni
che non sono in formazione e che esercitano un’attività lavorativa oppure i
figli maggiorenni che, pur non esercitando un’attività lavorativa, l’hanno
svolta per un periodo di almeno due anni.
(…)” (cfr.www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/4773.htm)
Dal Rapporto del 4 aprile
2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio,
p.to 6, si evince quanto segue:
"
L’unità economica di riferimento è la cerchia di
persone da considerare per il calcolo delle prestazioni.
Ogni individuo fa parte di una sola unità
economica di riferimento.
Ogni membro maggiorenne di un'unità economica di
riferimento (economicamente indipendente o dipendente) può essere titolare di
una o più prestazioni.
(…)
Va sottolineato che i figli sono economicamente
indipendenti se:
a) non sono in formazione ed esercitano un’attività lucrativa con un
reddito minimo da definire, oppure l’hanno svolta per due anni;
b) hanno più di 35 anni. Il criterio dei 35 anni è stato ripreso
dall’art. 53 del Regolamento di applicazione alla LCAMal (RU 6.4.6.1.1). Viene
oggi applicato per esentare il richiedente del sussidio assicurazione malattia
dall’obbligo di indicare il nucleo di riferimento;
c) sono coniugati e uno dei coniugi ha un reddito minimo o più di 35
anni;
d) hanno figli.
(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/4773-4773a-r.htm)
Durante la seduta del Gran
Consiglio del 5 giugno 2000, dopo la discussione di entrata in materia, messi
ai voti senza discussione, i singoli articoli della Legge di armonizzazione e
coordinamento delle prestazioni sociali e il complesso del disegno di legge
sono stati accolti con un’astensione (cfr. Raccolta dei verbali del Gran
Consiglio, anno parlamentare 2000-2001, volume 1, pag. 453).
Nel Messaggio n. 5221 del
13 marzo 2002 relativo alla modifica della legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali il Consiglio di Stato, ai punti 2 e 3, ha precisato che:
" (…)
Accertare l’unità economica di riferimento
presuppone di stabilire chi ne fa parte, a partire dalla definizione legale che
ne danno l’art. 4 Laps e il Regolamento per quanto riguarda i criteri che
definiscono l’indipendenza o la dipendenza economica dei figli dai genitori.
(…)
Un’altra modifica dell’art. 4 scaturisce dalla
necessità di poter stabilire delle unità di riferimento che rispondano alla
realtà di fatto (sociologica, economica) dei modi di vita attuali e, quindi, di
poter definire in modo appropriato il concetto di figlio maggiorenne
“economicamente indipendente” o “non indipendente”, ai sensi della Laps.
Il legislatore ha demandato al Regolamento il
compito di definire quel concetto.
Secondo le opportune indicazioni del Rapporto
della Commissione della gestione, deve trattarsi di un concetto di indipendenza
“di fatto” dai genitori, quando non è ragionevole ritenere che figli
maggiorenni e genitori facciano parte della medesima unità di riferimento.
Infatti, occorre tenere presente che quando i figli maggiorenni vi facessero
parte, il loro diritto alle prestazioni Laps, e quello dei loro genitori,
dipenderebbe dalla situazione finanziaria di genitori e figli assieme.
La dipendenza o meno dai genitori è una
condizione che va anche definita con chiarezza, semplicità e pertinenza dal
punto di vista dell’applicazione operativa della legge.
Il Consiglio di Stato intende precisare nel
Regolamento Laps il concetto seguente di dipendenza o indipendenza dai
genitori: una persona maggiorenne non è economicamente indipendente dai
genitori se, cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è sposata, non ha figli
ed è in prima formazione.
Viceversa, un figlio maggiorenne è indipendente dai
genitori, ai sensi della Laps, se: ha più di trent’anni; oppure è sposato;
oppure ha figli.
Se ha meno di trent’anni, non è sposato e non ha
figli, egli non è comunque dipendente dai genitori se ha già concluso la “prima
formazione”, poiché in questa situazione i genitori non sono più obbligati al
suo mantenimento secondo l’art. 277 del Codice Civile Svizzero.
La soluzione proposta risponde alle esigenze di
aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e
dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni
Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:
Considerandi
la situazione d’indipendenza o dipendenza dai
genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento
dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al
richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione”
(concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che ne permette
la traduzione in un algoritmo del programma informatico);
qualora una persona di meno di trent’anni, non
sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima
formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che
è coerente con l'art. 277 CCS;
se invece quella persona non fosse più in prima
formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di
reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o
benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che
istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino
alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in
relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in
corso.
Si potrebbe obiettare al diritto di prestazioni
Laps per un figlio di meno di trent’anni che ha concluso la prima formazione e
appartiene ad una famiglia benestante (tenuta all’obbligo di assistenza secondo
l’art. 328 CCS). In pratica, si può però ipotizzare che, per i pochi
richiedenti di prestazioni Laps che hanno genitori benestanti, sussistano
motivi delicati in virtù dei quali non possono contare sull'appoggio della
famiglia e che una legge sociale non può forzare. Del resto, persino
nell’applicazione delle leggi sull’assistenza, la Conferenza svizzera
dell’azione sociale auspica che l'eventuale applicazione dell'art. 328 non sia
imposta, ma sia oggetto di negoziazione fra le parti. Restano comunque sempre
riservate le disposizioni sul regresso nei confronti dei genitori previste
dalle singole leggi speciali (si veda a questo proposito anche il messaggio
Laps del 1. luglio 1998).
Negli altri casi, si può indubbiamente concordare
che un’età di 30 anni o più, la responsabilità di figli propri, come pure
l’essere coniugati, generano di per sé una situazione di indipendenza di fatto
dai genitori, prescindendo da ogni altra circostanza.
(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc)
Infine, dal Rapporto del
11.
giugno 2002 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul
Messaggio 13 marzo 2002, p.to 6.1, emerge che:
" (…)
L’art. 4 cpv. 2 introduce il concetto di
“economicamente indipendente”.
La Commissione della gestione nel suo rapporto
del 4 aprile 2000 affermava: “Nel regolamento di applicazione la
precisazione del concetto di persona economicamente indipendente dovrà essere
fatta con criteri il più possibile oggettivi che permettano di qualificare il
grado di autonomia di un titolare di una prestazione rispetto alla sua famiglia
(genitori)”.
Il regolamento codificherà che un figlio
maggiorenne è economicamente indipendente se ha più di trent’anni, oppure è
sposato, oppure ha figli.
Viceversa un figlio maggiorenne non è
economicamente indipendente se cumulativamente: ha meno di 30 anni, non è
sposato, non ha figli ed è in prima formazione.
(…)” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/word/5221r.doc)
La Laps è
entrata in vigore, dopo l’approvazione della relativa modifica da parte del
Gran Consiglio il 26 giugno 2002, il 1° febbraio 2003 (cfr. BU 2003 pag. 13 e
28; Verbale del Gran Consiglio del 26 giugno 2002 relativo alla Modifica della
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali - Laps).
2.8
Dal dettagliato ed
approfondito esame dei lavori preparatori, in primo luogo, risulta che è stato
demandato al Regolamento sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali il compito di definire cosa si
debba intendere per “figli maggiorenni non economicamente indipendenti” di cui
all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps.
In secondo luogo, nei
Messaggi e nei Rapporti afferenti alla Laps, le cui proposte sono state accolte
dal Gran Consiglio ticinese, erano già stati precisati i criteri che avrebbero
dovuto essere previsti nel Regolamento sull’armonizzazione e
il coordinamento delle prestazioni sociali per determinare se un figlio
maggiorenne non è economicamente indipendente (cfr. consid. 2.7., in
particolare Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 p.to 7.1.; Rapporto del 4
aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze sul
Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 6; Messaggio n. 5221 del
13.
marzo 2002 p.to 3 e Rapporto del 11 giugno 2002 p.to 6.1).
Il Consiglio di Stato
all’art. 2 Reg.Laps ha codificato le condizioni esplicitate nel Rapporto del 11
giugno 2002 (cfr. consid. 2.7.).
In effetti tale disposto
prevede che una persona maggiorenne non è economicamente indipendente se, cumulativamente
ha meno di 30 anni, non è sposata, legalmente divorziata,
separata o vedova, non è o non è stata vincolata da un’unione domestica
registrata, non ha figli ed è in prima formazione (cfr. consid. 2.4.).
La Cassa
sostiene che per valutare se un figlio maggiorenne è o no economicamente
dipendente e quindi se deve essere o meno computato nel calcolo dei genitori
vadano esaminate unicamente le quattro condizioni di cui all’art. 2 Reg.Laps,
le quali non comprendono alcun presupposto di tipo economico (cfr. All. C pag.
4).
In sede
di udienza davanti al Presidente del TCA l’avv. __________ __________ della
Cassa ha confermato che con la revisione della Laps di cui al Messaggio n. 5221
del 13 marzo 2002 e al Rapporto dell’11 giugno 2002 si è eliminato ogni
riferimento a un reddito minimo del figlio maggiorenne da definire previsto, invece,
nel Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 e nel Rapporto del 4 aprile 2000 (cfr.
consid. 2.7.) e ci si è fondati sulla prima formazione (cfr. doc. VIII).
Di parere contrario i
ricorrenti, i quali ritengono in buona sostanza che il
rapporto di dipendenza del figlio nei confronti dei genitori sia da valutare
non solo ritenendo l’aspetto formazione ma pure quello “economico”.
Gli
insorgenti hanno, poi, evidenziato che l’art. 277 CC impone l’obbligo di
mantenimento di un figlio maggiorenne ai genitori “per quanto si possa
ragionevolmente pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze” e che,
dunque, in casu, in considerazione dell’ammontare mensile delle indennità
giornaliere di RI 3 (dal 1° settembre 2010 l’indennità giornaliera ammonta a
fr. 103.80), non si può ragionevolmente imporre ai genitori l’obbligo di
mantenimento del figlio maggiorenne, come del resto prescritto all’art. 276
cpv. 3 CC (cfr. doc. I).
2.9
Dal tenore letterale dell’art.
2.
Reg.Laps (cfr. consid. 2.4.; 2.8.) le condizioni finanziarie del figlio
maggiorenne di meno di 30 anni, non sposato, legalmente divorziato,
separato o vedovo, non vincolato da un’unione domestica registrata, senza figli
e in prima formazione non risultano, in effetti, determinanti.
L’irrilevanza della
situazione economica del figlio maggiorenne in questione emerge pure dai lavori
preparatori. In particolare nel Messaggio del 13 marzo 2002 afferente alla
modifica della Laps è stato precisato:
" (…)
La soluzione proposta risponde alle esigenze di
aderenza alla realtà sociale, come pure alle esigenze pratiche dei cittadini e
dell’amministrazione che devono allestire e valutare le domande di prestazioni
Laps con un dispendio di tempo e di risorse ragionevole:
la situazione d’indipendenza o dipendenza dai
genitori definita nel Regolamento è immediatamente rilevabile al momento
dell'allestimento di una domanda di prestazioni Laps: è sufficiente chiedere al
richiedente semplici dati anagrafici e se si trova in “prima formazione” (concetto definito nel Regolamento e precisato in una direttiva che
ne permette la traduzione in un algoritmo del programma informatico);
(…).” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc;
la sottolineatura è del redattore)
Questo Tribunale constata
comunque che dai lavori preparatori si evince anche che a più riprese è stata
sottolineata l’importanza del reale rapporto di dipendenza economica tra
i figli e i genitori (cfr. Messaggio del 1° luglio 1998 relativo
all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali, p.to 7.1: “Sono
attribuiti alla medesima unità economica di riferimento pure i figli
maggiorenni economicamente dipendenti, in modo da avvicinarsi il più possibile
al reale rapporto di dipendenza economica anche se, sia legalmente che
fiscalmente, i soggetti sono già considerati autonomi e indipendenti dai
genitori.” e Messaggio del 13 marzo 2002
afferente alla modifica della legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali, p.to 3: “Un’altra modifica
dell’art. 4 scaturisce dalla necessità di poter stabilire delle unità di
riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica) dei
modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il
concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non
indipendente”, ai sensi della Laps.”; consid. 2.7.).
Al riguardo giova
evidenziare che nel Messaggio del 1° luglio 1998 p.to 7.1. e nel Rapporto del 4
aprile 2000 emesso dalla Commissione della gestione e delle finanze su tale
Messaggio, p.to 6, è stato, inoltre, fatto esplicito riferimento, per definire
i figli economicamente indipendenti, all’esercizio di un’attività lucrativa con
un reddito minimo oppure all’avere svolto per due anni una tale occupazione
(cfr. consid. 2.7.; 2.8.).
2.10
Questo Tribunale constata,
inoltre, che nei lavori preparatori è stato richiamato esplicitamente l’art.
277.
cpv. 2 CC relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli maggiorenni, indicando che il
regime introdotto dalla Laps per stabilire quando si è confrontati con un
figlio maggiorenne non economicamente indipendente è conforme a quanto previsto
da tale disposto del Codice civile.
Dal Messaggio del 13 marzo
2002.
risulta, infatti, che:
" (…)
qualora una persona di meno di trent’anni, non
sposata, senza figli, frequentasse ancora una formazione considerata “prima
formazione”, della sua unità di riferimento farebbero parte i genitori, ciò che
è coerente con l'art. 277 CCS;
se invece quella persona non fosse più in prima
formazione, sarebbe considerata indipendente dai genitori, anche se priva di
reddito sufficiente (sia che lavori, sia che si trovi in disoccupazione, o
benefici di rendite, o altro), ciò che è pure conforme all’art. 277 CCS che
istituisce l’obbligo di mantenimento dei genitori nei confronti dei figli fino
alla maggiore età, mentre oltre la maggiore età l’obbligo sussiste solo in
relazione alla normale conclusione di una prima formazione che fosse ancora in
corso.” (www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc)
Per quanto attiene al
mantenimento dei figli, l’art. 276 CC prevede che:
" 1 I genitori devono provvedere al mantenimento
del figlio, incluse le spese d’educazione e formazione e delle misure prese a
sua tutela.
2.
Il mantenimento consiste
nella cura e nell’educazione ovvero, se il
figlio non è sotto la custodia dei genitori, in prestazioni
pecuniarie.
3.
I genitori sono liberati
dall’obbligo di mantenimento nella misura in
cui si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda
da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi.”
In relazione al cpv. 3
dell’art. 276 CC il Tribunale federale, in una sentenza 5A_685/2008 del 18 dicembre 2008 consid. 3.2., ha rilevato:
"
Selon la jurisprudence l'enfant majeur peut être
tenu, indépendamment de la capacité contributive de ses parents, de subvenir à
ses besoins en travaillant - fût-ce partiellement - pendant sa période de
formation; le cas échéant, il peut se voir imputer un revenu hypothétique
(arrêt 5C.150/2005 du 11 octobre 2005 consid. 4.4.1, in: FamPra.ch 2006 p.
480).
Inoltre
riguardo al concetto di “altri mezzi” di cui sempre all’art. 276 cpv. 3
CC l’Alta Corte, in una sentenza 5A_149/2011 del 6 luglio 2011 consid. 3.3.1,
ha indicato:
"
(…) "autres ressources" mentionnées à
l’art. 276 al. 3 CC, soit celles qui ont pour fonction spécifique de remplacer
l'entretien, dont font partie par exemple une rente d'orphelin ou des
allocations familiales (Message du Conseil fédéral à l'Assemblée fédérale
concernant la modification du code civil suisse (Filiation), du 5 juin 1974, FF
1974.
II 1ss [57 s.]; PETER BREITSCHMID, in Basler Kommentar ZGB I, 4ème éd.,
2010, n°30 ad art. 276 CC; DENIS PIOTET, in Commentaire romand CC I, 2010, n°30
ad art. 276 CC; MARTIN STETTLER, Traité de droit privé suisse, III/2, 1, Le
droit suisse de la filiation, 1987, 463; PETER TUOR/BERNHARD SCHNYDER/ALII, Das
Schweizerische Zivilgesetzbuch, 13ème éd., 2009, 467 n°6). Si ces "autres
ressources" ou les biens libérés de l'enfant (art. 321 à 323 CC) satisfont
entièrement aux besoins de ce dernier, les père et mère sont déliés de leur
obligation d'entretien (art. 276 al 3 CC; ATF 123 III 161 consid. 4a).
L’art. 277 CC, relativo alla durata dell’obbligo di mantenimento, enuncia
che:
" 1L’obbligo di mantenimento dura fino alla
maggiore età del figlio.
2.
Se, raggiunta la maggiore
età, il figlio non ha ancora una formazione
appropriata, i genitori, per quanto si possa ragionevolmente
pretendere da loro dato l’insieme delle circostanze, devono continuare a
provvedere al suo mantenimento fino al momento in cui una simile formazione possa
normalmente concludersi.”
Relativamente ai figli
maggiorenni, l’art. 277 cpv. 2 CC contempla, quindi, da parte dei genitori un
obbligo di mantenimento ragionevole nella misura in cui il figlio stia ancora
seguendo una formazione adeguata. Il concetto “per quanto si possa
ragionevolmente pretendere” dai genitori richiede di mettere a confronto la
situazione economica di questi ultimi con la capacità lavorativa del figlio
maggiorenne (cfr. STF 8C_882/2009 del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011
N. 2 pag. 61).
Nella sentenza 8C_882/2009
del 19 febbraio 2010, pubblicata in DLA 2011 N. 2 pag. 61, appena citata il TF ha,
inoltre, sottolineato che la responsabilità individuale del figlio maggiorenne
è, in ogni caso, prioritaria rispetto all’obbligo di mantenimento da parte dei
genitori (cfr. art. 276 cpv. 3 CC), per cui il figlio durante la formazione è
tenuto a sfruttare, per quanto compatibile con quest’ultima, tutte le
possibilità per provvedere al proprio sostentamento, in particolare deve
dedicarsi a un’attività lavorativa, in relazione alla quale va semmai computato
un reddito ipotetico.
Secondo
l’art. 328 CC, concernente l’assistenza tra parenti:
" 1 Chi vive in condizioni agiate è tenuto a
soccorrere i parenti in linea ascendente e discendente quando senza di ciò essi
cadessero nel bisogno.
2.
È fatto salvo l’obbligo di
mantenimento dei genitori e del coniuge o del partner registrato.”
Al
riguardo giova evidenziare che l'art. 328 CC prevede l'assistenza tra parenti
in linea ascendente e discendente soltanto per chi vive in condizioni agiate
(cfr. Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15).
Siccome
il concetto del dovere di assistenza tra parenti è in sé problematico e non si
adatta più ai tempi attuali, la nozione di "condizioni agiate" deve
essere interpretata in senso stretto.
La
Conferenza svizzera per l'aiuto sociale 2000, nelle sue direttive in vigore dal
1° gennaio 2001, ha proposto agli organi dell'aiuto sociale di considerare che
le persone sono in grado di contribuire al mantenimento dei loro parenti a
partire da un reddito imponibile di fr. 120'000.-- per le persone sole e di fr.
180'000.-- per le coppie, a cui aggiungere l'ammontare di fr. 20'000.-- per
ogni figlio minorenne o in formazione (cfr. Direttive COSAS 2005, modificate
nel dicembre 2008, p.to F4; Basler Kommentar, 2002, ad art. 328 ZGB n. 15b e
17).
Dalla sostanza imponibile
si potrà dedurre una quota liberamente disponibile e ciò nella seguente misura:
per le persone singole fr. 250'000; per le persone sposate fr. 500'000; per
ogni figlio fr. 40’0000. La somma rimanente dovrà essere convertita in reddito
sulla base dell’aspettativa di vita media (importo annuale) e messa in conto
come tale (cfr. Direttive COSAS 2005 modificate nel dicembre 2008, p.to F4).
Il TF, nella DTF 132 III 97, ha inoltre stabilito che l'assistenza fra parenti non è più estesa dell'assistenza sociale, ma
deve almeno garantire il minimo vitale calcolato in base alle regole del
diritto esecutivo e che per prestare l'assistenza, il parente obbligato è
tenuto a intaccare il suo patrimonio, a meno che questo non debba rimanere
intatto per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con
riferimento alla vecchiaia.
2.11
Alla luce di quanto esposto ai
considerandi 2.9. e 2.10, e meglio, visto che dai lavori preparatori è emerso
che per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente di cui
all’art. 4 cpv. 1 lett. e Laps l’art. 2 Reg.Laps si riferisce all’art. 277 CC
(afferente alla durata dell’obbligo di mantenimento dei figli da parte dei
genitori), ossia al concetto di figli maggiorenni che stanno ancora seguendo
una formazione appropriata di cui al cpv. 2 di tale disposto, questa Corte
ritiene che, nel caso in cui le quattro condizioni esplicitate all’art. 2 Reg.Laps
siano tutte adempiute, non si possa prescindere da un esame anche delle condizioni
economiche del figlio maggiorenne.
In effetti, considerato il
richiamo all’art. 277 cpv. 2 CC, in particolare per quanto concerne la
determinazione del concetto di prima formazione (cfr. Messaggio n. 5221 del 13
marzo 2002 p.to 3; consid. 2.7.; doc. VIII), non si può trascurare la
situazione finanziaria del figlio maggiorenne, elemento essenziale, ai sensi
dell’art. 277 cpv. 2 CC, per stabilire se si possa pretendere o meno dai
genitori il suo mantenimento.
L’art. 276 CC, che, come
visto, stabilisce il principio dell’obbligo di mantenimento dei genitori nei
riguardi dei figli, al suo cpv. 3 prevede, in effetti, l’esonero da tale
obbligo qualora si possa ragionevolmente pretendere che il figlio vi provveda
da sé con il provento del suo lavoro o con altri mezzi (cfr. consid. 2.10.).
In caso contrario, ovvero
non procedendo a una verifica dello stato finanziario del figlio maggiorenne, nell’eventualità
in cui questi abbia risorse proprie (reddito da lavoro, rendite, patrimonio)
sufficienti per il proprio mantenimento, il regime introdotto dall’art. 2
Reg.Laps per definire il figlio maggiorenne non economicamente indipendente che
va considerato nell’unità di riferimento dei genitori non sarebbe conforme
all’art. 277 cpv. 2 CC, in relazione all’art. 276 cpv. 3 CC che contempla
l’esenzione dei genitori dall’obbligo di mantenimento dei figli maggiorenni
ancora in formazione allorché questi possono con le proprie risorse far fronte
al proprio sostentamento.
In tale ipotesi l’art. 2
Reg.Laps si rivelerebbe pure contrario all’art. 328 CC che prevede che i figli
soccorrino i genitori solo a determinate condizioni, in particolare non va
pregiudicata, tramite un intaccamento del patrimonio, la garanzia a lungo
termine del loro sostentamento, segnatamente con riferimento alla vecchiaia
(cfr. consid. 2.10.).
Infatti, considerando un
figlio maggiorenne minore di 30 anni, senza figli, non sposato, divorziato,
separato, vedovo o vincolato da un’unione registrata, in prima formazione
nell’unità di riferimento dei genitori senza una verifica delle sue condizioni
finanziarie, gli si imporrebbe, qualora le sue entrate fossero anche lievemente
superiori al suo fabbisogno minimo, di aiutare i genitori ed eventuali fratelli
nel loro rispettivo mantenimento.
Ciò, però, è in
contraddizione con l’art. 328 CC, il quale comporta, in primo luogo, che il
soccorso avvenga unicamente tra parenti in linea ascendente e discendente (non
tra fratelli e sorelle), in secondo luogo, che il parente sia sì tenuto a
intaccare il suo patrimonio, ma soltanto se questo non deve rimanere intatto
per garantire a lungo termine il suo sostentamento, in particolare con riferimento
alla vecchiaia (cfr. consid. 2.10.).
In simili condizioni,
questo Tribunale ritiene che l’art. 2 cpv. 1 Reg.Laps, deve essere interpretato
conformemente agli art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC (cfr. DTF 137 V 167), al
fine di non violare il principio della forza derogatoria del diritto federale
codificato all’art. 49 cpv. 1 Cost. (“Il diritto
federale prevale su quello cantonale contrario”).
La nostra Massima Istanza,
nella STF 8C_931/2009 del 7 maggio 2010 consid. 6.1., a proposito del principio
della preminenza del diritto federale, ha osservato:
" (…)
Selon l'art. 49 al. 1 Cst., le droit fédéral prime
le droit cantonal qui lui est contraire. Ce principe constitutionnel de la
primauté du droit fédéral fait obstacle à l'adoption ou à l'application de
règles cantonales, qui éludent des prescriptions de droit fédéral ou qui en
contredisent le sens ou l'esprit, notamment par leur but ou par les moyens
qu'elles mettent en oeuvre, ou qui empiètent sur des matières que le
législateur fédéral a réglementées de manière exhaustive (ATF 135 I 106 consid.
2.1
p. 108; 134 I 269 consid. 6.2 p. 283 et les références citées).
2.12
Questa soluzione si giustifica
tanto più se si considera, come già evidenziato (cfr. consid. 2.7.), da un
lato, che agli art. 4 lett. e Laps e 2 cpv. 1 Reg.Laps per definire la
dipendenza dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di riferimento dei
genitori è stato comuqnue utilizzato l’avverbio economicamente.
Dall’altro, che, come già
visto sopra (cfr. consid. 2.7.), dai lavori preparatori emerge a più riprese il
riferimento all’aspetto economico.
In particolare dal
Messaggio n. 4773 del Consiglio di Stato del 1° luglio 2008 relativo
all’introduzione di una nuova legge sull’armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali e dal Rapporto del 4 aprile 2000 emesso dalla
Commissione della gestione e delle finanze sul citato Messaggio si evince, ai
fini della determinazione dei figli maggiorenni rientranti nell’unità di
riferimento dei genitori, la rilevanza anche della situazione economica di tali
figli.
Con il Messaggio n. 5221
del 13 marzo 2002 relativo alla modifica della Laps p.to 3 è, poi, stata
ribadita “…la necessità di poter stabilire delle
unità di riferimento che rispondano alla realtà di fatto (sociologica, economica)
dei modi di vita attuali e, quindi, di poter definire in modo appropriato il
concetto di figlio maggiorenne “economicamente indipendente” o “non
indipendente”, ai sensi della Laps.” (cfr. consid.
2.7
; www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/word/5221m.doc;
la sottolineatura è del redattore).
2.13
Per un’applicazione del
diritto cantonale (art. 4 Laps e art. 2 cpv. 1 Reg.Laps) conforme al diritto
federale (art. 277 cpv. 2, 276 cpv. 3 e 328 CC), nel determinare se un figlio
maggiorenne vada o meno considerato nell’unità di riferimento dei genitori,
oltre alle quattro condizioni contemplate attualmente dall’art. 2 Reg.Laps (minore
di 30 anni in prima formazione senza figli e non sposato, divorziato, separato,
vedovo o vincolato da un’unione registrata), deve, quindi, pure essere
esaminata la situazione finanziaria del medesimo.
Se il figlio ossequia i
quattro presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps e non
risulta in grado di provvedere al proprio sostentamento, in quanto non dispone
di alcuna risorsa o comunque le sue risorse non sono sufficienti a coprirne il
fabbisogno, egli rientrerà nell’unità di riferimento dei genitori.
Se, invece, il figlio adempie
le quattro condizioni di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c, d Reg.Laps ma,
grazie alle proprie risorse può mantenersi completamente, egli non sarà
compreso nell’unità di riferimento dei genitori, a meno che lo stesso viva in
condizioni agiate ai sensi dell’art. 328 CC e sia, quindi, tenuto
all’assistenza tra parenti in linea ascendente (cfr. consid. 2.10.).
La
valutazione delle condizioni finanziarie del figlio maggiorenne in prima
formazione consente, del resto, di rispondere realmente allo scopo dell’art. 4
cpv. 1 lett. e Laps, che è quello di tener conto nell’unità di riferimento dei
figli maggiorenni non economicamente indipendenti per avvicinarsi il più
possibile al reale rapporto di dipendenza economica dei figli nei confronti dei
genitori (cfr. consid. 2.7., 2.9.).
Per quanto attiene
all’osservazione espressa da __________ della Cassa in sede di udienza davanti
al Presidente del TCA secondo cui in molti casi grazie alla
presa in considerazione del figlio apprendista maggiorenne che consegue un
reddito tutta la famiglia ne beneficia (cfr. doc. VIII) - ossia può percepire
delle prestazioni Laps presentando una lacuna di reddito - va evidenziato, come
sottolineato dal rappresentante dei ricorrenti (cfr. doc. VIII), che ciò si
verifica nelle fattispecie in cui il reddito del figlio maggiorenne non è
sufficiente a coprire il suo fabbisogno.
Nell’ipotesi
di un apprendista in prima formazione di meno di 30 anni, non sposato o
divorziato, separato, vedovo o non vincolato o non stato vincolato da un’unione
domestica registrata senza figli, si è confrontati - ritenuti gli stipendi degli
apprendisti notoriamente non elevati (cfr. doc. VIII; www.ocst.com/attachments/article/133/SalariOrari2010an.pdf;
wwwsicticino.ch) - con un figlio maggiorenne economicamente dipendente ai sensi
dell’art. 4 lett. e Laps e 2 Reg.Laps che deve essere considerato nell’unità di
riferimento dei genitori.
Ciò risulta
conforme all’art. 277 cpv. 2 e 276 cpv. 3 CC (cfr. consid. 2.10.).
2.14
Nella presente fattispecie RI
3.
ha meno di 30 anni essendo nato il 14 luglio 1992, non è coniugato, né
divorziato, separato o vedovo e non è e non è stato vincolato da un’unione
registrata (cfr. sistema informatico relativo alla banca dati
MOVPOP che gestisce l’anagrafe della popolazione del Cantone Ticino).
Inoltre è incontestato che
lo stesso sia in prima formazione (cfr. doc. All. C; I).
Egli adempie, pertanto, i
presupposti di cui all’art. 2 cpv. 1 lett. a, b, c e d Reg.Laps.
Dall’esame della sua
situazione finanziaria, in applicazione a quanto stabilito ai consid. 2.11.; 2.12.
e 2.13., risulta però che RI 3, percepisce delle indennità giornaliere pari,
dal 1° settembre 2010, a fr. 103.-, ossia circa fr. 3'000.- al mese (cfr. doc.
4; 2c), dall’assicurazione invalidità durante il periodo della prima formazione
professionale (cfr. doc. 1).
Con la somma di fr.
3'000.-- al mese RI 3, che vive nella medesima abitazione dei genitori e della sorella,
risulta in grado di provvedere con i soli propri mezzi finanziari al proprio
sostentamento, come del resto riconosciuto dalla Cassa stessa in sede di
udienza davanti al Presidente del TCA (cfr. doc. VIII).
In casu può, dunque,
restare aperta la questione di sapere in generale quali parametri applicare per
determinare il fabbisogno del figlio maggiorenne con reddito o sostanza al fine
di appurare nel regime Laps se questi vada o meno considerato nell’unità di
riferimento dei genitori (cfr. consid. 2.13.).
RI 3 non può, tuttavia, essere
considerato in condizioni finanziarie agiate ai sensi dell’art. 328 CC, per cui
non è tenuto a soccorrere economicamente i suoi genitori (cfr. (cfr. consid.
2.10
).
Ne discende che RI 3,
contrariamente a quanto stabilito dalla Cassa, non deve rientrare nell’unità di
riferimento composta dei genitori e della sorella minorenne (cfr. consid. 2.13.).
Si giustifica, di
conseguenza, l’annullamento della decisione su reclamo impugnata e il rinvio
degli atti all’amministrazione perché proceda a un nuovo calcolo volto a
determinare l’eventuale diritto a un assegno integrativo dei coniugi __________
considerando nell’unità di riferimento unicamente RI 2, RI 1 ed __________.
Al riguardo giova
osservare che nel nuovo conteggio, come per i redditi, verranno computate
unicamente le spese riferite a RI 2, RI 1 ed __________.
Relativamente alla spesa
per l’alloggio va ricordato che secondo l’art. 9 cpv. 2 Laps
se una persona che non fa parte dell’unità di riferimento convive con uno dei
suoi membri, tale spesa viene dedotta la quota-parte imputabile al convivente
(al riguardo cfr. STCA 42.2011.11 del 19 gennaio 2012 consid. 2.11.).
Va,
infine, evidenziato che l’assegno integrativo è proprio destinato a coprire, in
modo selettivo, i costi aggiuntivi del figlio fino all'età di 15 anni (cfr.
art. 47, 48 Laf; art. 24, 25 vLAF; Messaggio relativo all'introduzione di una
nuova legge sugli assegni di famiglia del 19 gennaio 1994, pag. 11) - ai quali
non può essere tenuto a provvedere un fratello maggiorenne (cfr. art. 328 CC;
consid. 2.10.) e fino al massimo la soglia di intervento per i figli definita
dalla Laps (cfr. art. 49 Laf),
2.15
I ricorrenti,
vincenti in causa, rappresentati da un avvocato della RA 1, hanno diritto
all'importo di
fr.
1’500.-- a titolo di ripetibili (cfr. 30 Lptca; art. 61 lett. g LPGA).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è accolto.
§ La
decisione su reclamo dell’11 aprile 2011 è annullata.
§§ L’unità
di riferimento di RI 2 e RI 1 è costituita
esclusivamente
dagli stessi e dalla figlia minorenne __________.
§§§ Gli
atti sono rinviati alla Cassa per un nuovo calcolo del
diritto
a un eventuale assegno integrativo.
2. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
La Cassa
verserà ai ricorrenti l’importo di fr. 1’500.-- (IVA inclusa) a titolo di
ripetibili.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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