39.2019.4
Negati AF a cittadino afgano che vive in TI con permesso di dimora per figlio che risiede in D con madre e moglie del ric. (rifugiati). Non esiste convenzione di sicurezza soc. tra CH e Afghanistan. M
16 ottobre 2019Italiano25 min
Source ti.ch
__________Raccomandata
Incarto
n.
39.2019.4
dc/sc
Lugano
16 ottobre 2019
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 5 luglio 2019 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 4 giugno 2019 emanata da
CO 1
in materia di assegni di famiglia
ritenuto, in fatto
1.1. RI 1, cittadino di
nazionalità afgana che vive a __________ in virtù di un permesso di dimora, ha
lavorato presso la __________ fino al 31 marzo 2019.
La moglie e il figlio __________,
nato nel 2016, vivono in Germania.
Con decisione su
opposizione del 4 giugno 2019 la CO 1 confermando la precedente decisione del
28 febbraio 2019 (cfr. doc. 2), ha negato all’assicurato il diritto agli
assegni familiari richiesti il 18 dicembre 2018 (cfr. doc. 1), in quanto, da
una parte, il figlio vive all’estero e, d’altra parte, l’assicurato non rientra
nel campo di applicazione personale del Regolamento (CE) Nr. 883/04 (cfr. doc.
1).
1.2. Contro la decisione su
opposizione l’assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA. Il
suo patrocinatore chiede che il diritto agli assegni familiari venga
riconosciuto in quanto il figlio e la moglie risiedono in Germania come
rifugiati.
Secondo il patrocinatore
dell’assicurato la presente fattispecie si differenzia da quella trattata nella
sentenza pubblicata in DTF 141 V 251, menzionata dall’amministrazione, e al
riguardo sottolinea che:
" (…). Ora,
a differenza del caso appena citato, in quello del signor RI 1 la situazione
transfrontaliera necessaria per essere soggetti al Regolamento (CE) n. 883/2004
è assolutamente realizzata: sua moglie e suo figlio sono infatti cittadini afgani
(come lui), residenti in Germania con lo status di rifugiati.
Questa particolare condizione familiare fa sì che il signor RI 1
impiegato da un datore di lavoro svizzero e, in quanto tale, in diritto di
ricevere gli assegni familiari in conformità a quanto previsto dall'art. 13
cpv. 1 LAFam — abbia diritto a che gli assegni in questione vengano erogati a
favore del figlio rifugiato in Germania. La famiglia RI 1 è infatti toccata
dalla peculiare situazione di bisogno, quella dei rifugiati, meritevole,
secondo il legislatore, di specifica tutela. La circostanza che siano il
figlio e la moglie e non il signor RI 1 stesso a possedere lo statuto di
rifugiati non ha alcuna influenza su questa circostanza; giova, in proposito,
evidenziare come, nella sentenza citata in precedenza, il Tribunale federale
abbia rilevato quanto segue: "Mit anderen Worten muss im Rahmen des FZA
einerseits eine entsprechende Nationalität (oder Staatenlosigkeit resp.
Flüchtlingseigenschaft mit Wohnort in der EU oder der Schweiz) oder ein
ausreichender Familienstatus sowie andererseits ein grenzüberschreitender
Sachverhalt gegeben sein" (consid. 4.3.2).
D'altra parte, ammettere il contrario equivarrebbe a contravvenire
completamente allo scopo di protezione voluto dal legislatore. Preme
rammentare, a questo riguardo, che "Die Auslegung des Gesetzes ist auf
die Regelungsabsicht des Gesetzgebers und die von ihm erkennbar getroffenen
Wertentscheidungen auszurichten. Ausgangspunkt der Auslegung einer Norm bildet
ihr Wortlaut. Vom daraus abgeleiteten Sinne ist jedoch abzuweichen, wenn
triftige Gründe dafür bestehen, dass der Gesetzgeber diesen nicht gewollt haben
kann. Solche Gründe können sich insbesondere aus der Entstehungsgeschichte der
Norm, aus ihrem Zweck oder aus dem Zusammenhang mit anderen Vorschriften
ergeben. Insoweit wird vom historischen, teleologischen und systematischen
Auslegungselement gesprochen. Bei der Auslegung einer Norm sind daher neben dem
Wortlaut diese herkömmlichen Auslegungselemente zu berücksichtigen (DTF 136
Fatti
I 297, consid. 4.1). Una corretta interpretazione delle disposizioni legali
applicabili, secondo i principi appena evocati, non può che portare alla conclusione
pretesa dal ricorrente.” (Doc. I)
1.3. Nella sua risposta del 26
agosto 2019 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva in particolare:
" (…). L'articolo
2 del regolamento (CE) n. 883/2004 definisce il campo di applicazione
personale. Ai sensi dell'articolo 2, cpv.
1, il presente regolamento si applica ai cittadini di uno Stato membro, ai
cittadini svizzeri, agli apolidi e ai rifugiati che risiedono in uno Stato
membro o in Svizzera ai quali si applica la legislazione di uno Stato membro o
in Svizzera. Il ricorrente, RI 1, non è né cittadino di uno Stato membro
dell'UE né cittadino svizzero. Non era né un rifugiato né un apolide al momento
della sua domanda di assegni familiari. RI 1 è un cittadino afgano con un
permesso di soggiorno B in Svizzera. Egli non rientra pertanto nel campo di
applicazione personale dell'ordinanza in questione.
Con riferimento alla DTF 141 V 521, il rappresentante legale del
ricorrente afferma essenzialmente che la CO 1 viola la legge negando al
ricorrente il diritto agli assegni familiari. Da una parte, i fatti del caso
erano diversi da quelli su cui si basava la DTF 141 V 521 e, dall'altro lato,
esisteva una situazione familiare particolare nel concreto e i rifugiati erano
soggetti a una protezione speciale.
Naturalmente, i rifugiati sono sotto protezione speciale. Il fatto
è, tuttavia, che il denunciante che fa valere una richiesta di assegni
familiari non ha lo status di rifugiato e quindi non rientra nel campo di
applicazione personale ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CE) n.
883/2004.
Tuttavia, per poter beneficiare delle prestazioni ai sensi
dell'art. 67 dell'ordinanza, la persona che richiede prestazioni familiari per
i figli residenti all'estero deve rientrare nel campo di applicazione personale
(DTF 141 V 521, consid. 4.3.2). Il fatto che il figlio e la moglie, entrambi di
nazionalità afgana, abbiano lo status di rifugiati in Germania non è quindi
rilevante in questo caso.
Niente può essere dedotto dallo status di rifugiato del figlio e
della madre, poiché in concreto si tratta di una prestazione legata allo status
di lavoratore dipendente, per cui non è concepibile un'estensione ai cittadini
di paesi terzi in quanto familiari (DTF 141 V 521, consid. 4.4 con
riferimenti). Ciò significa che lo status del figlio e della madre del bambino
non è esteso a lui e non può corroborare alcuna rivendicazione da parte del
ricorrente. Come spiegato sopra, il ricorrente stesso deve rientrare nel campo
di applicazione personale del regolamento (articolo 2 del regolamento (CE) n.
883/04). (…)” (Doc. III)
1.4. Il 30 luglio 2019 il TCA ha
assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri
mezzi di prova (cfr. doc. IV).
Il 26 agosto 2019 il
patrocinatore del ricorrente ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:
" (…). Entro
il termine da Lei impartito con ordinanza 30 luglio 2019, notifico che, oltre
al suo interrogatorio, il ricorrente chiede che venga ascoltata anche sua
moglie, in modo che venga accertata la situazione di particolare bisogno
descritta nel gravame del 5 luglio 2019.
Per il resto, si contesta integralmente quanto indicato dalla CO 1
Cassa assegni famigliari nella risposta del 26 luglio 2019. (…)” (Doc. V)
Considerandi
2.1
L’art. 4 cpv. 3 della
legge federale sugli assegni familiari (LAFam) prevede che per i figli
residenti all’estero, il Consiglio federale disciplina le condizioni del
diritto agli assegni. L’importo degli assegni dipende dal potere d’acquisto
nello Stato di domicilio.
L’art. 7 cpv. 1
dell’Ordinanza sugli assegni familiari (OAFam) stabilisce che per i figli
residenti all’estero, gli assegni familiari sono versati unicamente se lo
prescrivono accordi internazionali.
Questa
disposizione dell’ordinanza, dichiarata dal Tribunale federale conforme alla
Costituzione federale e alla Convenzione sui diritti del fanciullo, RS 0.107
(cfr. DTF 136 I 297; DTF 138 V 392; DTF 141 V 521 consid. 4.1), prevede dunque
che il diritto agli assegni familiari è riconosciuto solo se lo prescrivono
degli accordi internazionali (ad esempio l’ALC, cfr. DTF 138 V 392 per il
diritto all’assegno di un padre senza attività lucrativa a seguito di un
infortunio la cui figlia risiede in Portogallo).
L’art. 7 cpv. 1bis
OAFam, in vigore dal 1° gennaio 2012 (sulla situazione precedente cfr. D.
Cattaneo, “Alcuni impulsi del TCA allo sviluppo delle norme e della
giurisprudenza nelle assicurazioni sociali” in RtiD I-2015 pag. 293 seg. (296
-297)), precisa che se i figli lasciano la Svizzera per seguire una formazione,
si presume che continuino a essere domiciliati in Svizzera al massimo per
cinque anni. Il termine decorre al più presto dal compimento del 16° anno
d’età.
In una sentenza pubblicata
in DTF 141 V 521 il Tribunale federale ha stabilito che il cittadino di un
paese terzo, il quale è impiegato da un datore di lavoro svizzero, e i cui
figli sono cittadini di uno Stato membro dell'UE e risiedono in uno Stato
membro, non ricade nel campo di applicazione personale del Regolamento (CE) n.
883/2004; in assenza di qualsiasi disposizione prescritta in un accordo
internazionale, a norma dell'art.
7.
cpv. 1 OAFami, egli non ha diritto agli assegni familiari per i
propri figli (consid. 4).
L’Alta
Corte ha così negato che l’assicurato in questione, cittadino del Guatemala che
viveva in Bulgaria e che lavorava per una ditta domiciliata in Svizzera,
rientrasse nel campo di applicazione personale del Reg. Nr. 883/2004, rilevando
in particolare:
" (…)
4.3.2
Ein Leistungsbezug nach
Art. 67 der Verordnung (EG) Nr. 883/2004 setzt voraus, dass die Person, welche
für ihre in einem andern als dem zuständigen Mitgliedstaat wohnhaften
Familienangehörigen Anspruch auf Familienleistungen erhebt, selbst in den
personellen Anwendungsbereich der Verordnung fällt (vgl. auch GERHARD IGL, in:
Europäisches Sozialrecht, a.a.O., N. 2 zu Art. 67 VO 883/2004). Nach Art. 2 der
Verordnung (EG) Nr. 883/2004 gilt diese Verordnung für Staatsangehörige eines
Mitgliedstaates, Staatenlose und Flüchtlinge mit Wohnort in einem
Mitgliedstaat, für die Rechtsvorschriften eines oder mehrerer Mitgliedstaaten
gelten oder galten, sowie für ihre Familienangehörigen und Hinterbliebenen. Mit
anderen Worten muss im Rahmen des FZA einerseits eine entsprechende Nationalität
(oder Staatenlosigkeit resp. Flüchtlingseigenschaft mit Wohnort in der EU oder
der Schweiz) oder ein ausreichender Familienstatus sowie andererseits ein
grenzüberschreitender Sachverhalt gegeben sein.
4.3.3
Der
Beschwerdeführer ist weder Staatsangehöriger eines EU-Mitgliedstaates noch
Schweizerbürger. Auch ist er weder Staatenloser noch Flüchtling. Damit erfüllt
er die Voraussetzung der Nationalität nicht. Daran ändert auch der Umstand
nichts, dass seine Familienangehörigen (Ehefrau und Kinder)
als Bulgaren Staatsangehörige eines EU-Mitgliedstaates sind. Denn im Rahmen der
Verträge zwischen der EU und der Schweiz können Drittstaatsangehörige mangels
Geltung der Verordnung (EU) Nr. 1231/2010 (vgl. dazu E. 4.3.1) in ihrer
Eigenschaft als Familienangehörige oder Hinterlassene nur einen abgeleiteten
Anspruch auf Leistungen bei Krankheit oder Witwen-/Witwerversorgung in der
Unfall- oder Rentenversicherung geltend machen (vgl. SPIEGEL, a.a.O., N. 5 zu
Art. 2 VO 883/2004). Nachdem aber der Beschwerdeführer Drittstaatsangehöriger
ist und (allenfalls) anspruchsberechtigt wäre, kann er sich nicht auf diese
Regelung für Familienangehörige berufen.
4.3.4
Schliesslich
kann er auch nichts zu seinen Gunsten daraus ableiten, dass seine Ehefrau und
Kinder bulgarische und damit EU-Staatsangehörige sind. Denn diese leben in
Bulgarien und haben somit von ihrem Freizügigkeitsrecht keinen Gebrauch
gemacht, so dass bei ihnen der für die Unterstellung unter die Verordnung (EG)
Nr. 883/2004 notwendige grenzüberschreitende Sachverhalt nicht gegeben ist. Sie
unterstehen der bulgarischen Rechtsordnung. Als ihr Familienangehöriger kann
der Beschwerdeführer daher keine weitergehenden Ansprüche und insbesondere
keinen Diskriminierungstatbestand geltend machen.
4.4
Nach
dem Gesagten hat der Beschwerdeführer weder gestützt auf das FZA noch auf eine
andere zwischenstaatliche Vereinbarung Anspruch auf Familienzulagen für seine
beiden Söhne. Daran ändert auch BGE 139 V 393 (auch
veröffentlicht in: Pra 2014 Nr. 10 S. 71 ff.) nichts. Bei diesem Entscheid ging
es um einen peruanischen Staatsangehörigen, der mit einer britischen
Staatsangehörigen verheiratet ist und mit seiner Ehefrau nach mehreren Jahren
Wohnsitz und Erwerbstätigkeit in der Schweiz den Wohnsitz nach Grossbritannien
verlegt hatte. Das Bundesgericht entschied, dieser Drittstaatsangehörige habe
in seiner Eigenschaft als Familienangehöriger gestützt auf das FZA weiterhin
Anspruch auf seine AHV-Altersrente. Dieser Sachverhalt, bei welchem es um den
Anspruch eines Drittstaatsangehörigen ging, welcher mit einer EU-Bürgerin
verheiratet war, die von ihrem Recht auf Freizügigkeit Gebrauch gemacht hatte,
ist nicht mit dem vorliegenden vergleichbar. Denn anders als bei BGE 139 V 393, bei
welchem es um eine Leistung ging, die sowohl Erwerbstätigen wie
Nichterwerbstätigen zukommt, hängt der Leistungsanspruch des Beschwerdeführers
von seiner Eigenschaft als Arbeitnehmer ab. In diesen Konstellationen aber, bei
welchen es um eine Leistung geht, die an die Eigenschaft
als Arbeitnehmer anknüpft, ist keine Ausdehnung auf Drittstaatsangehörige als
Familienmitglieder denkbar (BGE 139 V 393 E.
5.3
S. 398 sowie SPIEGEL, a.a.O., N. 18 zu Art. 2 VO 883/2004). (…)”
In una
sentenza 9C_624/2018 del 15 aprile 2019 il Tribunale federale ha stabilito che
entrava nel campo d’applicazione personale del Reg. Nr. 883/2004 la vedova di nazionalità
boliviana di un cittadino portoghese che era venuto a lavorare in Svizzera,
argomentando in particolare:
" (…)
6.1
En ce qui concerne tout d'abord son champ
d'application personnel, le règlement (CE) n° 883/2004 s'applique aux
ressortissants de l'un des Etats membres, aux apatrides et aux réfugiés
résidant dans un Etat membre qui sont ou ont été soumis à la législation d'un
ou de plusieurs Etats membres, ainsi qu'aux membres de leur famille et à leurs
survivants (art. 2 par. 1 du règlement).
L'art. 2 par. 1 du règlement vise donc deux catégories nettement
distinctes de personnes: les ressortissants de l'un des Etats membres
(respectivement les apatrides et les réfugiés), d'une part, et les membres de
leur famille et leurs survivants, d'autre part. Il faut de plus que la cause
présente une situation transfrontalière (élément d'extranéité; ATF 143 V 354 consid.
4.
p. 357 et les références).
6.2
Il n'est pas contesté que l'intimée s'est en
l'occurrence vu reconnaître le droit de s'installer avec son conjoint sur le
territoire suisse car celui-ci avait auparavant exercé son droit à la libre
circulation des personnes. En sa qualité de conjoint survivant d'un travailleur
européen migrant, A.________ relève donc, conformément à l'art. 2 par. 1
précité, du champ d'application personnel du règlement (CE) n° 883/2004. Il
importe par ailleurs peu qu'elle soit ressortissante d'un Etat tiers (Bolivie),
dès lors qu'aucune condition de nationalité n'est requise en ce qui concerne la
qualité de membre de la famille ou de survivant d'un ressortissant d'un Etat de
l'Union européenne (ATF 143 V 354 consid.
4.2
p. 358; 143 V 81 consid.
8.2.2
p. 88 et la référence; voir ég. arrêts [de la Cour de justice des
Communautés européennes ou CJCE] du 30 avril 1996 C-308/93 Cabanis-Issarte,
Rec. p. I-2097, pt 21, et du 25 octobre 2001 C-189/00 Ruhr, Rec. p. I-8225, pt
19).
7.
7.1
Les prestations complémentaires relevant de la
LPC entrent ensuite dans le champ d'application matériel du règlement (CE) n°
883/2004 (ATF 143 V 81 consid.
7.1
p. 87 et les références). Il s'agit de prestations spéciales en espèces à
caractère non contributif au sens des art. 3 par. 3 et
70.
par. 2 let. c du règlement (CE) n° 883/2004 (annexe X du règlement,
inscription relative à la Suisse, let. a, complétée par l'annexe II ALCP,
section A, ch. 1, let. h, pt 1). A ce titre, elles sont octroyées exclusivement
dans l'Etat membre dans lequel l'intéressé réside et conformément à sa
législation (art. 70 par. 4 du règlement [CE] n° 883/2004).
(…).
7.2.3
Aussi, les membres de la famille ou les
survivants d'un ressortissant d'un Etat de l'Union européenne possèdent, en
vertu de l'art. 4 du règlement (CE) n° 883/2004, le droit originaire à un
traitement égal des ressortissants suisses en ce qui concerne toutes les
prestations qui, par leur nature, ne sont pas exclusivement dues aux
travailleurs, comme les prestations de chômage par exemple (à ce sujet,
voir ATF 143 V 81 consid.
8.2.2
p. 88 et la référence). Le caractère non exportable des prestations
spéciales en espèces à caractère non contributif ne dispense dès lors
nullement, quoi qu'en dise le SPC, les Etats membres d'en garantir l'octroi aux
personnes résidant légalement sur leur territoire (art. 5
al. 1 LPC) et auxquelles les dispositions du règlement (CE) n° 883/2004
sont applicables, dans les mêmes conditions qu'à leurs propres ressortissants
(cf. ATF 133 V 265 consid.
5.3
p. 272).
8.
Ensuite des considérations qui précèdent, les premiers juges ont
retenu à juste titre que le délai de carence prévu par l'art.
5.
al. 1 LPC aux seuls ressortissants étrangers n'est pas opposable
au conjoint survivant d'un ressortissant d'un Etat de l'Union européenne qui a
exercé son droit à la libre circulation des personnes en venant travailler en
Suisse. Le fait que l'intimée se trouve dans une meilleure situation que le
conjoint survivant d'un ressortissant suisse ne saurait par ailleurs la priver
du bénéfice de la réglementation en vigueur (sur la discrimination à rebours
par rapport aux ressortissants de l'Union européenne, voir ATF 143 V 81 consid.
8.3.3.2
p. 90). (…)”
In una
sentenza 8C_660/2018 del 7 maggio 2019 il Tribunale federale ha riconosciuto il
diritto ad una rendita d’invalidità ad una cittadina indiana, sposata con uno
svizzero e domiciliata, con il marito, in Germania, sulla base dell’art. 2 del
Reg. Nr. 883/2004 ed ha sviluppato le seguenti considerazioni:
" (…)
8.3.5
In BGE 141 V 521 führte
das Bundesgericht dagegen aus, der aus Guatemala stammende Beschwerdeführer
könne sich hinsichtlich des Anspruchs auf Familienzulagen für seine in
Bulgarien lebenden Kinder nicht auf die Regelung für Familienangehörige
berufen. Da seine Ehefrau und seine Kinder, die bulgarische und damit
EU-Staatsangehörige seien und weiterhin in Bulgarien leben würden, von ihrem
Freizügigkeitsrecht keinen Gebrauch gemacht hatten, fehlte es bereits an einem
grenzüberschreitenden Sachverhalt (vgl. E. 4.3.4). Der Beschwerdeführer konnte
deshalb auch nicht als Familienmitglied qualifiziert werden (vgl. STÉPHANIE
PERRENOUD, La couverture maladie et maternité en cas de détachement de
travailleurs, SZS 2017 S. 261, Fn. 21).
8.3.6
Mit BGE 143 V 81 bestätigte
das Bundesgericht wiederum, dass die Unterscheidung zwischen eigenen Rechten
des Familienangehörigen und abgeleiteten Rechten mit Blick auf die europäische
Rechtsprechung im zu beurteilenden Fall keine Rolle spiele. Der EuGH habe im
Sinne eines allgemeinen Grundsatzes festgehalten, dass die Familienangehörigen
eines Wanderarbeitnehmers Anspruch auf Gleichbehandlung in Bezug auf alle
Leistungen hätten, die ihrer Natur nach nicht ausschliesslich dem Arbeitnehmer
geschuldet seien, wie zum Beispiel die Arbeitslosenentschädigungen (E. 8.2.2
mit Verweis auf BGE 139 V 393 E.
5.2.2
S. 397). Die in der Schweiz wohnhafte Nicht-EU-Staatsbürgerin, die mit
einem Schweizer Bürger mit doppelter Staatsbürgerschaft, davon eine
EU-Staatsbürgerschaft, verheiratet sei, habe deshalb grundsätzlich einen
eigenen Anspruch auf Ergänzungsleistungen (vgl. E. 7.2), den sie als
Familienangehörige eines Staatsangehörigen eines Mitgliedstaats geltend machen
könne. Das Bundesgericht verneinte schliesslich aber das Vorliegen eines
grenzüberschreitenden Sachverhalts, da der blosse Besitz der italienischen
Staatsangehörigkeit des Ehemannes der Beschwerdeführerin für sich allein nicht
genüge, um die Anwendung des FZA geltend zu machen. Der grenzüberschreitende
Sachverhalt sei nämlich nur gegeben, falls das eigene Recht auf
Personenfreizügigkeit auf dem Gebiet eines Mitgliedstaats ausgeübt werde (vgl.
E. 8.3.3.2). Dies war gerade nicht der Fall, da der Arbeitnehmer in der Schweiz
geboren wurde und nie in einem Mitgliedstaat der EU gewohnt oder gearbeitet
hatte.
8.3.7
Schliesslich hatte das Bundesgericht im jüngst
ergangenen Urteil 9C_624/2018 vom 15. April 2019 zu entscheiden, ob eine
Nicht-EU-Staatsangehörige (Bolivianerin) aufgrund ihrer Eigenschaft als
Ehegattin eines (verstorbenen) Portugiesen, der in der Schweiz gearbeitet und
damit von seiner Freizügigkeit Gebrauch gemacht hatte, Anspruch auf
Ergänzungsleistungen hatte, ohne zuvor eine Karenzfrist von zehn Jahren
(vgl. Art. 5 Abs. 1 ELG) bestehen zu müssen. Es
bestätigte, dass die Ehegattin als Familienangehörige eines
EU-Staatsangehörigen in den persönlichen Geltungsbereich der Verordnung Nr.
883/2004 falle (vgl. E. 6.2 mit Verweis auf die einschlägige Rechtsprechung des
Bundesgerichts und des EuGH). Weiter hielt es fest, dass es sich beim Anspruch
auf Ergänzungsleistungen um einen eigenen - und nicht um einen abgeleiteten -
Anspruch der Hinterbliebenen handle (vgl. E. 7.2.2) und dass diese sich auch in
diesem Zusammenhang direkt auf das Prinzip der Gleichbehandlung berufen könne.
Das Gericht kam zum Schluss, dass die in Art. 5 Abs. 1
ELG festgehaltene Karenzfrist einer hinterbliebenen Ehegattin eines
EU-Staatsangehörigen, der von seinem Recht auf Freizügigkeit Gebrauch gemacht
hatte, nicht entgegengehalten werden könne.
8.4
Aus der dargelegten Rechtsprechung des
Bundesgerichts, welche die einschlägige Rechtsprechung des EuGH berücksichtigt
(vgl. Art. 16 Abs. 2 FZA), ergibt sich somit,
dass sich Familienangehörige eines Staatsangehörigen eines Mitgliedstaats
direkt auf den Grundsatz der Gleichbehandlung berufen können (Art. 3 Abs. 1 der
Verordnung Nr. 1408/71 resp. Art. 4 der Verordnung Nr. 883/2004 und zwar in
Bezug auf sämtliche Leistungen, die ihrer Natur nach nicht ausschliesslich dem
Arbeitnehmer geschuldet sind (vgl. auch BETTINA KAHIL-WOLFF, La coordination
européenne des systèmes nationaux de sécurité sociale, in: Soziale Sicherheit,
SBVR Bd. XIV, 3. Aufl. 2016, S. 202 Rz. 36 mit Verweis auf BGE 139 V 393). Soweit
das BSV weiterhin auf die Unterscheidung zwischen eigenen und abgeleiteten
Rechten der Familienangehörigen beharrt, kann ihm nach dem Gesagten nicht
gefolgt werden, zumal es sich mit der angeführten Rechtsprechung des
Bundesgerichts nicht auseinandersetzt.
9.
9.1
Bei der im Raum stehenden Invalidenrente handelt
es sich - gleich wie bei der in BGE 139 V 393 beurteilten
Altersrente - nicht um eine Leistung, die ausschliesslich dem Arbeitnehmer
geschuldet ist. Die Beschwerdeführerin kann sich somit direkt auf den Grundsatz
der Gleichbehandlung berufen. Die vorliegende Konstellation ist denn auch
durchaus vergleichbar mit derjenigen, die dem BGE 139 V 393 zugrunde
lag (vgl. E. 8.3.4 hiervor). Entscheidend ist, dass die Beschwerdeführerin
Anspruch auf eine Invalidenrente der Eidgenössischen Invalidenversicherung
hätte, wenn sie in der Schweiz wohnen würde. Allein aufgrund ihrer
Wohnsitznahme in Deutschland wurden ihr die Rentenzahlungen verwehrt. Entgegen
der Ansicht des BSV kann nicht gesagt werden, der Ehemann der
Beschwerdeführerin sei nicht in seiner Freizügigkeit eingeschränkt, wenn die
Invalidenrente seiner Ehefrau nicht exportiert würde. Gelangt die
Invalidenrente nur bei einem Wohnsitz der Beschwerdeführerin in der Schweiz zur
Auszahlung und ist davon auszugehen, dass die Eheleute zusammenleben, so ist
nicht nur die Beschwerdeführerin selber, sondern - zumindest mittelbar - auch
ihr Ehemann in seiner Freizügigkeit eingeschränkt. Das Recht auf Freizügigkeit
umfasst im Übrigen nicht bloss die Rückkehr in das Heimatland, sondern den
freien Personenverkehr im ganzen EU- resp. Vertragsgebiet. Soweit das
Bundesverwaltungsgericht erwog, eine Leistungspflicht des schweizerischen
Versicherungsträgers aufgrund des FZA bestehe nicht, da im interessierenden
Zeitraum weder die Beschwerdeführerin noch ihr Ehemann in der Schweiz gelebt
resp. ihren zentralen Lebensmittelpunkt gehabt hätten und einer
Erwerbstätigkeit nachgegangen seien, kann ihm nach dem Gesagten nicht gefolgt
werden.
9.2
Ferner mag zwar zutreffen, dass - wie das BSV
ausführt - jeder Staat grundsätzlich selbst aufgrund der eigenen Gesetzgebung
über die Anspruchsberechtigten, die Höhe der Leistungen und die Voraussetzungen
für deren Erhalt entscheiden kann. Zu beachten ist aber, dass die Schweiz als
Vertragsstaat (vgl. E. 6.2 hiervor) an das FZA und seine Anhänge gebunden ist.
Damit hat sie sich auch an den Grundsatz der Gleichbehandlung zu halten.
9.3
Entgegen dem BSV steht das Abkommen zwischen der
Schweiz und der Republik Indien (vgl. E. 6.1 hiervor), das keinen Export einer
schweizerischen Rente ins Ausland vorsieht, dem Anspruch der Beschwerdeführerin
auf Gleichbehandlung gestützt auf das FZA und den einschlägigen Verordnungen
nicht entgegen.
9.4
Kann sich die Beschwerdeführerin als
Familienangehörige eines in Deutschland wohnhaften Schweizers ungeachtet ihrer
eigenen Nationalität auf das Prinzip der Gleichbehandlung berufen, so ist
schliesslich auch nicht massgebend, dass die Schweiz die Verordnungen Nr.
859/2003 und Nr. 1231/2010 betreffend Ausdehnung des Geltungsbereichs der Verordnungen
Nr. 1408/71 und Nr. 883/2004 innerhalb der EU auf ausländische Arbeitnehmer mit
Wohnsitz in einem EU-Staat nicht übernommen hat.
10.
10.1
Zusammenfassend erfüllt die Beschwerdeführerin
als Ehefrau eines in Deutschland wohnhaften Schweizers die Voraussetzungen des
persönlichen Geltungsbereichs der Verordnung Nr. 1408/71. Dass auch der
sachliche Geltungsbereich erfüllt ist, ist unbestritten. Ebenso liegt ein
grenzüberschreitender Sachverhalt vor. Folglich hat die Beschwerdeführerin
unter den gleichen Voraussetzungen wie eine Schweizer Bürgerin Anspruch auf
eine Invalidenrente. Dies gilt in intertemporalrechtlicher Hinsicht auch über
den 31. März 2012 hinaus, zumal der persönliche Geltungsbereich der Verordnung
Nr. 883/2004 nicht enger gefasst ist als derjenige der Verordnung Nr. 1408/71.
10.2
Im Übrigen kann sich die Beschwerdeführerin auch
auf das in Art. 10 Abs. 1 der Verordnung Nr. 1408/71 verankerte Prinzip der
Aufhebung der Wohnortsklauseln berufen. Danach dürfen die Geldleistungen bei
Invalidität, Alter oder für die Hinterbliebenen, die Renten bei Arbeitsunfällen
oder Berufskrankheiten und die Sterbegelder, auf die nach den
Rechtsvorschriften eines oder mehrerer Mitgliedstaaten Anspruch erhoben worden
ist, unter Vorbehalt anderslautender Bestimmungen in der Verordnung nicht
deshalb gekürzt, geändert, zum Ruhen gebracht, entzogen oder beschlagnahmt
werden, weil der Berechtigte im Gebiet eines anderen Mitgliedstaats als des
Staates wohnt, in dessen Gebiet der zur Zahlung verpflichtete Träger seinen
Sitz hat. Diese Bestimmung entspricht im Wesentlichen Art. 7 der Verordnung Nr.
883/2004 (BGE 142 V 2 E.
6.1.2
S. 7). Die Aufhebung der Wohnortsklauseln bedeutet nicht nur, dass eine
Person ihr Recht auf eine Leistung behält, nachdem sie sich in einem anderen
Mitgliedsstaat niedergelassen hat. Es impliziert auch, dass ihr ein
Leistungsanspruch nicht allein deshalb verwehrt werden darf, weil sie nicht auf
dem Gebiet der leistungsausrichtenden Institution wohnt (vgl. BGE 142 V 2 E.
6.1.2
mit Verweis auf die einschlägige Rechtsprechung des EuGH). Dies gilt für
alle Berechtigten, mithin für alle von der Verordnung erfassten Personen (vgl.
BETTINA KAHIL-WOLFF, La coordination européenne des systèmes nationaux de
sécurité sociale, in: Soziale Sicherheit, SBVR Bd. XIV, 3. Aufl. 2016, S. 210
Rz. 50 mit Verweis auf den Entscheid Cabanis-Issarte) und damit auch für die
Beschwerdeführerin als Ehegattin eines Schweizers (vgl. BGE 139 V 393 E.
6.
S. 398).
10.3
Demnach ist die Beschwerde begründet. Die Sache
wird an die IVSTA zurückgewiesen, damit sie die übrigen Leistungsvoraussetzungen
prüfe und über den Rentenanspruch neu entscheide. In diesem Sinne ist die
Beschwerde teilweise gutzuheissen. (…)”
2.2
Nella presente
fattispecie risulta dagli atti che RI 1 e __________, nata __________,
si sono sposati a __________ il 23 gennaio 2016. Il figlio __________ è nato il
10.
novembre 2016 a __________ in Germania. La mamma e il bambino sono
domiciliati a __________ in Germania.
RI 1 ha lavorato per la __________
dal 1° giugno 2013 al 31 marzo 2019 (doc. 1).
È incontestato che il
figlio dell’assicurato risiede all’estero, in Germania, e che non vi è in
vigore nessuna Convenzione di sicurezza sociale tra la Svizzera e l’Afghanistan,
cfr. UFAS, “Accordi internazionali a sicurezza sociale stipulati dalla
Svizzera”, stato nel 1° ottobre 2019, in sozialversicherungen.admin.ch/it/d/-5976/download
e STCA 39.2015.14+39.2016.3 del 25 aprile 2016, consid. 2.3).
D’altra parte, alla luce
dei principi posti dal Tribunale federale nella sentenza pubblicata in DTF 141
V 521 e parzialmente riprodotta al considerando precedente, pur ammettendo,
come rilevato dal patrocinatore dell’assicurato, che, a differenza di quel caso,
i familiari dell’assicurato hanno esercitato il diritto alla libera
circolazione (spostandosi dalla Svizzera alla Germania), il ricorrente, non
avendo lo statuto di rifugiato, non rientra nel campo di applicazione del
Regolamento Nr. 883/2004, il quale all’art. 2 par. 1 stabilisce che “il
presente regolamento si applica ai cittadini di uno Stato membro, agli apolidi
e ai rifugiati residenti in uno Stato membro che sono o sono stati soggetti
alla legislazione di uno o più Stati membri, nonché ai loro familiari e superstiti”
(cfr. S. Perrenoud, “La couverture maladie et maternité en cas de détachement
de travailleurs”, SZS/RSAS 2017, pag. 260).
Secondo questo Tribunale
non è poi decisiva, in questo contesto, la situazione dei suoi familiari che
invece posseggono tale statuto in quanto l’Alta Corte, nella DTF 141 V 521 al
consid. 4.4 pag. 526 ha sottolineato che il diritto agli assegni familiari
chiesti dal ricorrente dipendeva dal suo statuto di lavoratore (“… hängt der
Leistunsanspruch des Beschwerdeführers von seiner Eingenschaft als Arbeitnehmer
ab”; cfr. B. Kahil-Wolff, “La coordination européenne des systèmes
nationaux de sécurité sociale”, in: Soziale Sicherheit, SBVR Bd. XIV, 3a ed.,
2016, pag. 202).
In simili condizioni, il
TCA non può che confermare la decisione su opposizione impugnata, senza che sia
necessario sentire personalmente il ricorrente e sua moglie. A questo proposito
va ricordato che conformemente alla costante giurisprudenza, quando
l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,
in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la
probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che
altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato
(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (SVR
2003.
IV Nr. 1; STFA H 102/01 dell'11 gennaio 2002; H 103/01 dell'11 gennaio
2002; H 299/99 dell'11 gennaio 2002; U 257/01 del 26 novembre 2001; RCC 1986
pag. 202 consid. 2d; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a
ed., pag. 274; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,
Zurigo 1999, pag. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 e pag. 117), senza che ciò
costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29
cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi
citata).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti