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Decisione

39.2019.4

Negati AF a cittadino afgano che vive in TI con permesso di dimora per figlio che risiede in D con madre e moglie del ric. (rifugiati). Non esiste convenzione di sicurezza soc. tra CH e Afghanistan. M

16 ottobre 2019Italiano25 min

Source ti.ch

Fatti

I 297, consid. 4.1). Una corretta interpretazione delle disposizioni legali

applicabili, secondo i principi appena evocati, non può che portare alla conclusione

pretesa dal ricorrente.” (Doc. I)

1.3. Nella sua risposta del 26

agosto 2019 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva in particolare:

" (…). L'articolo

2 del regolamento (CE) n. 883/2004 definisce il campo di applicazione

personale. Ai sensi dell'articolo 2, cpv.

1, il presente regolamento si applica ai cittadini di uno Stato membro, ai

cittadini svizzeri, agli apolidi e ai rifugiati che risiedono in uno Stato

membro o in Svizzera ai quali si applica la legislazione di uno Stato membro o

in Svizzera. Il ricorrente, RI 1, non è né cittadino di uno Stato membro

dell'UE né cittadino svizzero. Non era né un rifugiato né un apolide al momento

della sua domanda di assegni familiari. RI 1 è un cittadino afgano con un

permesso di soggiorno B in Svizzera. Egli non rientra pertanto nel campo di

applicazione personale dell'ordinanza in questione.

Con riferimento alla DTF 141 V 521, il rappresentante legale del

ricorrente afferma essenzialmente che la CO 1 viola la legge negando al

ricorrente il diritto agli assegni familiari. Da una parte, i fatti del caso

erano diversi da quelli su cui si basava la DTF 141 V 521 e, dall'altro lato,

esisteva una situazione familiare particolare nel concreto e i rifugiati erano

soggetti a una protezione speciale.

Naturalmente, i rifugiati sono sotto protezione speciale. Il fatto

è, tuttavia, che il denunciante che fa valere una richiesta di assegni

familiari non ha lo status di rifugiato e quindi non rientra nel campo di

applicazione personale ai sensi dell'articolo 2 del regolamento (CE) n.

883/2004.

Tuttavia, per poter beneficiare delle prestazioni ai sensi

dell'art. 67 dell'ordinanza, la persona che richiede prestazioni familiari per

i figli residenti all'estero deve rientrare nel campo di applicazione personale

(DTF 141 V 521, consid. 4.3.2). Il fatto che il figlio e la moglie, entrambi di

nazionalità afgana, abbiano lo status di rifugiati in Germania non è quindi

rilevante in questo caso.

Niente può essere dedotto dallo status di rifugiato del figlio e

della madre, poiché in concreto si tratta di una prestazione legata allo status

di lavoratore dipendente, per cui non è concepibile un'estensione ai cittadini

di paesi terzi in quanto familiari (DTF 141 V 521, consid. 4.4 con

riferimenti). Ciò significa che lo status del figlio e della madre del bambino

non è esteso a lui e non può corroborare alcuna rivendicazione da parte del

ricorrente. Come spiegato sopra, il ricorrente stesso deve rientrare nel campo

di applicazione personale del regolamento (articolo 2 del regolamento (CE) n.

883/04). (…)” (Doc. III)

1.4. Il 30 luglio 2019 il TCA ha

assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuali altri

mezzi di prova (cfr. doc. IV).

Il 26 agosto 2019 il

patrocinatore del ricorrente ha inviato al TCA uno scritto del seguente tenore:

" (…). Entro

il termine da Lei impartito con ordinanza 30 luglio 2019, notifico che, oltre

al suo interrogatorio, il ricorrente chiede che venga ascoltata anche sua

moglie, in modo che venga accertata la situazione di particolare bisogno

descritta nel gravame del 5 luglio 2019.

Per il resto, si contesta integralmente quanto indicato dalla CO 1

Cassa assegni famigliari nella risposta del 26 luglio 2019. (…)” (Doc. V)

Considerandi

2.1

L’art. 4 cpv. 3 della

legge federale sugli assegni familiari (LAFam) prevede che per i figli

residenti all’estero, il Consiglio federale disciplina le condizioni del

diritto agli assegni. L’importo degli assegni dipende dal potere d’acquisto

nello Stato di domicilio.

L’art. 7 cpv. 1

dell’Ordinanza sugli assegni familiari (OAFam) stabilisce che per i figli

residenti all’estero, gli assegni familiari sono versati unicamente se lo

prescrivono accordi internazionali.

Questa

disposizione dell’ordinanza, dichiarata dal Tribunale federale conforme alla

Costituzione federale e alla Convenzione sui diritti del fanciullo, RS 0.107

(cfr. DTF 136 I 297; DTF 138 V 392; DTF 141 V 521 consid. 4.1), prevede dunque

che il diritto agli assegni familiari è riconosciuto solo se lo prescrivono

degli accordi internazionali (ad esempio l’ALC, cfr. DTF 138 V 392 per il

diritto all’assegno di un padre senza attività lucrativa a seguito di un

infortunio la cui figlia risiede in Portogallo).

L’art. 7 cpv. 1bis

OAFam, in vigore dal 1° gennaio 2012 (sulla situazione precedente cfr. D.

Cattaneo, “Alcuni impulsi del TCA allo sviluppo delle norme e della

giurisprudenza nelle assicurazioni sociali” in RtiD I-2015 pag. 293 seg. (296

-297)), precisa che se i figli lasciano la Svizzera per seguire una formazione,

si presume che continuino a essere domiciliati in Svizzera al massimo per

cinque anni. Il termine decorre al più presto dal compimento del 16° anno

d’età.

In una sentenza pubblicata

in DTF 141 V 521 il Tribunale federale ha stabilito che il cittadino di un

paese terzo, il quale è impiegato da un datore di lavoro svizzero, e i cui

figli sono cittadini di uno Stato membro dell'UE e risiedono in uno Stato

membro, non ricade nel campo di applicazione personale del Regolamento (CE) n.

883/2004; in assenza di qualsiasi disposizione prescritta in un accordo

internazionale, a norma dell'art.

7.

cpv. 1 OAFami, egli non ha diritto agli assegni familiari per i

propri figli (consid. 4).

L’Alta

Corte ha così negato che l’assicurato in questione, cittadino del Guatemala che

viveva in Bulgaria e che lavorava per una ditta domiciliata in Svizzera,

rientrasse nel campo di applicazione personale del Reg. Nr. 883/2004, rilevando

in particolare:

" (…)

4.3.2

Ein Leistungsbezug nach

Art. 67 der Verordnung (EG) Nr. 883/2004 setzt voraus, dass die Person, welche

für ihre in einem andern als dem zuständigen Mitgliedstaat wohnhaften

Familienangehörigen Anspruch auf Familienleistungen erhebt, selbst in den

personellen Anwendungsbereich der Verordnung fällt (vgl. auch GERHARD IGL, in:

Europäisches Sozialrecht, a.a.O., N. 2 zu Art. 67 VO 883/2004). Nach Art. 2 der

Verordnung (EG) Nr. 883/2004 gilt diese Verordnung für Staatsangehörige eines

Mitgliedstaates, Staatenlose und Flüchtlinge mit Wohnort in einem

Mitgliedstaat, für die Rechtsvorschriften eines oder mehrerer Mitgliedstaaten

gelten oder galten, sowie für ihre Familienangehörigen und Hinterbliebenen. Mit

anderen Worten muss im Rahmen des FZA einerseits eine entsprechende Nationalität

(oder Staatenlosigkeit resp. Flüchtlingseigenschaft mit Wohnort in der EU oder

der Schweiz) oder ein ausreichender Familienstatus sowie andererseits ein

grenzüberschreitender Sachverhalt gegeben sein.

4.3.3

Der

Beschwerdeführer ist weder Staatsangehöriger eines EU-Mitgliedstaates noch

Schweizerbürger. Auch ist er weder Staatenloser noch Flüchtling. Damit erfüllt

er die Voraussetzung der Nationalität nicht. Daran ändert auch der Umstand

nichts, dass seine Familienangehörigen (Ehefrau und Kinder)

als Bulgaren Staatsangehörige eines EU-Mitgliedstaates sind. Denn im Rahmen der

Verträge zwischen der EU und der Schweiz können Drittstaatsangehörige mangels

Geltung der Verordnung (EU) Nr. 1231/2010 (vgl. dazu E. 4.3.1) in ihrer

Eigenschaft als Familienangehörige oder Hinterlassene nur einen abgeleiteten

Anspruch auf Leistungen bei Krankheit oder Witwen-/Witwerversorgung in der

Unfall- oder Rentenversicherung geltend machen (vgl. SPIEGEL, a.a.O., N. 5 zu

Art. 2 VO 883/2004). Nachdem aber der Beschwerdeführer Drittstaatsangehöriger

ist und (allenfalls) anspruchsberechtigt wäre, kann er sich nicht auf diese

Regelung für Familienangehörige berufen.

4.3.4

Schliesslich

kann er auch nichts zu seinen Gunsten daraus ableiten, dass seine Ehefrau und

Kinder bulgarische und damit EU-Staatsangehörige sind. Denn diese leben in

Bulgarien und haben somit von ihrem Freizügigkeitsrecht keinen Gebrauch

gemacht, so dass bei ihnen der für die Unterstellung unter die Verordnung (EG)

Nr. 883/2004 notwendige grenzüberschreitende Sachverhalt nicht gegeben ist. Sie

unterstehen der bulgarischen Rechtsordnung. Als ihr Familienangehöriger kann

der Beschwerdeführer daher keine weitergehenden Ansprüche und insbesondere

keinen Diskriminierungstatbestand geltend machen.

4.4

Nach

dem Gesagten hat der Beschwerdeführer weder gestützt auf das FZA noch auf eine

andere zwischenstaatliche Vereinbarung Anspruch auf Familienzulagen für seine

beiden Söhne. Daran ändert auch BGE 139 V 393 (auch

veröffentlicht in: Pra 2014 Nr. 10 S. 71 ff.) nichts. Bei diesem Entscheid ging

es um einen peruanischen Staatsangehörigen, der mit einer britischen

Staatsangehörigen verheiratet ist und mit seiner Ehefrau nach mehreren Jahren

Wohnsitz und Erwerbstätigkeit in der Schweiz den Wohnsitz nach Grossbritannien

verlegt hatte. Das Bundesgericht entschied, dieser Drittstaatsangehörige habe

in seiner Eigenschaft als Familienangehöriger gestützt auf das FZA weiterhin

Anspruch auf seine AHV-Altersrente. Dieser Sachverhalt, bei welchem es um den

Anspruch eines Drittstaatsangehörigen ging, welcher mit einer EU-Bürgerin

verheiratet war, die von ihrem Recht auf Freizügigkeit Gebrauch gemacht hatte,

ist nicht mit dem vorliegenden vergleichbar. Denn anders als bei BGE 139 V 393, bei

welchem es um eine Leistung ging, die sowohl Erwerbstätigen wie

Nichterwerbstätigen zukommt, hängt der Leistungsanspruch des Beschwerdeführers

von seiner Eigenschaft als Arbeitnehmer ab. In diesen Konstellationen aber, bei

welchen es um eine Leistung geht, die an die Eigenschaft

als Arbeitnehmer anknüpft, ist keine Ausdehnung auf Drittstaatsangehörige als

Familienmitglieder denkbar (BGE 139 V 393 E.

5.3

S. 398 sowie SPIEGEL, a.a.O., N. 18 zu Art. 2 VO 883/2004). (…)”

In una

sentenza 9C_624/2018 del 15 aprile 2019 il Tribunale federale ha stabilito che

entrava nel campo d’applicazione personale del Reg. Nr. 883/2004 la vedova di nazionalità

boliviana di un cittadino portoghese che era venuto a lavorare in Svizzera,

argomentando in particolare:

" (…)

6.1

En ce qui concerne tout d'abord son champ

d'application personnel, le règlement (CE) n° 883/2004 s'applique aux

ressortissants de l'un des Etats membres, aux apatrides et aux réfugiés

résidant dans un Etat membre qui sont ou ont été soumis à la législation d'un

ou de plusieurs Etats membres, ainsi qu'aux membres de leur famille et à leurs

survivants (art. 2 par. 1 du règlement).

L'art. 2 par. 1 du règlement vise donc deux catégories nettement

distinctes de personnes: les ressortissants de l'un des Etats membres

(respectivement les apatrides et les réfugiés), d'une part, et les membres de

leur famille et leurs survivants, d'autre part. Il faut de plus que la cause

présente une situation transfrontalière (élément d'extranéité; ATF 143 V 354 consid.

4.

p. 357 et les références).

6.2

Il n'est pas contesté que l'intimée s'est en

l'occurrence vu reconnaître le droit de s'installer avec son conjoint sur le

territoire suisse car celui-ci avait auparavant exercé son droit à la libre

circulation des personnes. En sa qualité de conjoint survivant d'un travailleur

européen migrant, A.________ relève donc, conformément à l'art. 2 par. 1

précité, du champ d'application personnel du règlement (CE) n° 883/2004. Il

importe par ailleurs peu qu'elle soit ressortissante d'un Etat tiers (Bolivie),

dès lors qu'aucune condition de nationalité n'est requise en ce qui concerne la

qualité de membre de la famille ou de survivant d'un ressortissant d'un Etat de

l'Union européenne (ATF 143 V 354 consid.

4.2

p. 358; 143 V 81 consid.

8.2.2

p. 88 et la référence; voir ég. arrêts [de la Cour de justice des

Communautés européennes ou CJCE] du 30 avril 1996 C-308/93 Cabanis-Issarte,

Rec. p. I-2097, pt 21, et du 25 octobre 2001 C-189/00 Ruhr, Rec. p. I-8225, pt

19).

7.

7.1

Les prestations complémentaires relevant de la

LPC entrent ensuite dans le champ d'application matériel du règlement (CE) n°

883/2004 (ATF 143 V 81 consid.

7.1

p. 87 et les références). Il s'agit de prestations spéciales en espèces à

caractère non contributif au sens des art. 3 par. 3 et

70.

par. 2 let. c du règlement (CE) n° 883/2004 (annexe X du règlement,

inscription relative à la Suisse, let. a, complétée par l'annexe II ALCP,

section A, ch. 1, let. h, pt 1). A ce titre, elles sont octroyées exclusivement

dans l'Etat membre dans lequel l'intéressé réside et conformément à sa

législation (art. 70 par. 4 du règlement [CE] n° 883/2004).

(…).

7.2.3

Aussi, les membres de la famille ou les

survivants d'un ressortissant d'un Etat de l'Union européenne possèdent, en

vertu de l'art. 4 du règlement (CE) n° 883/2004, le droit originaire à un

traitement égal des ressortissants suisses en ce qui concerne toutes les

prestations qui, par leur nature, ne sont pas exclusivement dues aux

travailleurs, comme les prestations de chômage par exemple (à ce sujet,

voir ATF 143 V 81 consid.

8.2.2

p. 88 et la référence). Le caractère non exportable des prestations

spéciales en espèces à caractère non contributif ne dispense dès lors

nullement, quoi qu'en dise le SPC, les Etats membres d'en garantir l'octroi aux

personnes résidant légalement sur leur territoire (art. 5

al. 1 LPC) et auxquelles les dispositions du règlement (CE) n° 883/2004

sont applicables, dans les mêmes conditions qu'à leurs propres ressortissants

(cf. ATF 133 V 265 consid.

5.3

p. 272).

8.

Ensuite des considérations qui précèdent, les premiers juges ont

retenu à juste titre que le délai de carence prévu par l'art.

5.

al. 1 LPC aux seuls ressortissants étrangers n'est pas opposable

au conjoint survivant d'un ressortissant d'un Etat de l'Union européenne qui a

exercé son droit à la libre circulation des personnes en venant travailler en

Suisse. Le fait que l'intimée se trouve dans une meilleure situation que le

conjoint survivant d'un ressortissant suisse ne saurait par ailleurs la priver

du bénéfice de la réglementation en vigueur (sur la discrimination à rebours

par rapport aux ressortissants de l'Union européenne, voir ATF 143 V 81 consid.

8.3.3.2

p. 90). (…)”

In una

sentenza 8C_660/2018 del 7 maggio 2019 il Tribunale federale ha riconosciuto il

diritto ad una rendita d’invalidità ad una cittadina indiana, sposata con uno

svizzero e domiciliata, con il marito, in Germania, sulla base dell’art. 2 del

Reg. Nr. 883/2004 ed ha sviluppato le seguenti considerazioni:

" (…)

8.3.5

In BGE 141 V 521 führte

das Bundesgericht dagegen aus, der aus Guatemala stammende Beschwerdeführer

könne sich hinsichtlich des Anspruchs auf Familienzulagen für seine in

Bulgarien lebenden Kinder nicht auf die Regelung für Familienangehörige

berufen. Da seine Ehefrau und seine Kinder, die bulgarische und damit

EU-Staatsangehörige seien und weiterhin in Bulgarien leben würden, von ihrem

Freizügigkeitsrecht keinen Gebrauch gemacht hatten, fehlte es bereits an einem

grenzüberschreitenden Sachverhalt (vgl. E. 4.3.4). Der Beschwerdeführer konnte

deshalb auch nicht als Familienmitglied qualifiziert werden (vgl. STÉPHANIE

PERRENOUD, La couverture maladie et maternité en cas de détachement de

travailleurs, SZS 2017 S. 261, Fn. 21).

8.3.6

Mit BGE 143 V 81 bestätigte

das Bundesgericht wiederum, dass die Unterscheidung zwischen eigenen Rechten

des Familienangehörigen und abgeleiteten Rechten mit Blick auf die europäische

Rechtsprechung im zu beurteilenden Fall keine Rolle spiele. Der EuGH habe im

Sinne eines allgemeinen Grundsatzes festgehalten, dass die Familienangehörigen

eines Wanderarbeitnehmers Anspruch auf Gleichbehandlung in Bezug auf alle

Leistungen hätten, die ihrer Natur nach nicht ausschliesslich dem Arbeitnehmer

geschuldet seien, wie zum Beispiel die Arbeitslosenentschädigungen (E. 8.2.2

mit Verweis auf BGE 139 V 393 E.

5.2.2

S. 397). Die in der Schweiz wohnhafte Nicht-EU-Staatsbürgerin, die mit

einem Schweizer Bürger mit doppelter Staatsbürgerschaft, davon eine

EU-Staatsbürgerschaft, verheiratet sei, habe deshalb grundsätzlich einen

eigenen Anspruch auf Ergänzungsleistungen (vgl. E. 7.2), den sie als

Familienangehörige eines Staatsangehörigen eines Mitgliedstaats geltend machen

könne. Das Bundesgericht verneinte schliesslich aber das Vorliegen eines

grenzüberschreitenden Sachverhalts, da der blosse Besitz der italienischen

Staatsangehörigkeit des Ehemannes der Beschwerdeführerin für sich allein nicht

genüge, um die Anwendung des FZA geltend zu machen. Der grenzüberschreitende

Sachverhalt sei nämlich nur gegeben, falls das eigene Recht auf

Personenfreizügigkeit auf dem Gebiet eines Mitgliedstaats ausgeübt werde (vgl.

E. 8.3.3.2). Dies war gerade nicht der Fall, da der Arbeitnehmer in der Schweiz

geboren wurde und nie in einem Mitgliedstaat der EU gewohnt oder gearbeitet

hatte.

8.3.7

Schliesslich hatte das Bundesgericht im jüngst

ergangenen Urteil 9C_624/2018 vom 15. April 2019 zu entscheiden, ob eine

Nicht-EU-Staatsangehörige (Bolivianerin) aufgrund ihrer Eigenschaft als

Ehegattin eines (verstorbenen) Portugiesen, der in der Schweiz gearbeitet und

damit von seiner Freizügigkeit Gebrauch gemacht hatte, Anspruch auf

Ergänzungsleistungen hatte, ohne zuvor eine Karenzfrist von zehn Jahren

(vgl. Art. 5 Abs. 1 ELG) bestehen zu müssen. Es

bestätigte, dass die Ehegattin als Familienangehörige eines

EU-Staatsangehörigen in den persönlichen Geltungsbereich der Verordnung Nr.

883/2004 falle (vgl. E. 6.2 mit Verweis auf die einschlägige Rechtsprechung des

Bundesgerichts und des EuGH). Weiter hielt es fest, dass es sich beim Anspruch

auf Ergänzungsleistungen um einen eigenen - und nicht um einen abgeleiteten -

Anspruch der Hinterbliebenen handle (vgl. E. 7.2.2) und dass diese sich auch in

diesem Zusammenhang direkt auf das Prinzip der Gleichbehandlung berufen könne.

Das Gericht kam zum Schluss, dass die in Art. 5 Abs. 1

ELG festgehaltene Karenzfrist einer hinterbliebenen Ehegattin eines

EU-Staatsangehörigen, der von seinem Recht auf Freizügigkeit Gebrauch gemacht

hatte, nicht entgegengehalten werden könne.

8.4

Aus der dargelegten Rechtsprechung des

Bundesgerichts, welche die einschlägige Rechtsprechung des EuGH berücksichtigt

(vgl. Art. 16 Abs. 2 FZA), ergibt sich somit,

dass sich Familienangehörige eines Staatsangehörigen eines Mitgliedstaats

direkt auf den Grundsatz der Gleichbehandlung berufen können (Art. 3 Abs. 1 der

Verordnung Nr. 1408/71 resp. Art. 4 der Verordnung Nr. 883/2004 und zwar in

Bezug auf sämtliche Leistungen, die ihrer Natur nach nicht ausschliesslich dem

Arbeitnehmer geschuldet sind (vgl. auch BETTINA KAHIL-WOLFF, La coordination

européenne des systèmes nationaux de sécurité sociale, in: Soziale Sicherheit,

SBVR Bd. XIV, 3. Aufl. 2016, S. 202 Rz. 36 mit Verweis auf BGE 139 V 393). Soweit

das BSV weiterhin auf die Unterscheidung zwischen eigenen und abgeleiteten

Rechten der Familienangehörigen beharrt, kann ihm nach dem Gesagten nicht

gefolgt werden, zumal es sich mit der angeführten Rechtsprechung des

Bundesgerichts nicht auseinandersetzt.

9.

9.1

Bei der im Raum stehenden Invalidenrente handelt

es sich - gleich wie bei der in BGE 139 V 393 beurteilten

Altersrente - nicht um eine Leistung, die ausschliesslich dem Arbeitnehmer

geschuldet ist. Die Beschwerdeführerin kann sich somit direkt auf den Grundsatz

der Gleichbehandlung berufen. Die vorliegende Konstellation ist denn auch

durchaus vergleichbar mit derjenigen, die dem BGE 139 V 393 zugrunde

lag (vgl. E. 8.3.4 hiervor). Entscheidend ist, dass die Beschwerdeführerin

Anspruch auf eine Invalidenrente der Eidgenössischen Invalidenversicherung

hätte, wenn sie in der Schweiz wohnen würde. Allein aufgrund ihrer

Wohnsitznahme in Deutschland wurden ihr die Rentenzahlungen verwehrt. Entgegen

der Ansicht des BSV kann nicht gesagt werden, der Ehemann der

Beschwerdeführerin sei nicht in seiner Freizügigkeit eingeschränkt, wenn die

Invalidenrente seiner Ehefrau nicht exportiert würde. Gelangt die

Invalidenrente nur bei einem Wohnsitz der Beschwerdeführerin in der Schweiz zur

Auszahlung und ist davon auszugehen, dass die Eheleute zusammenleben, so ist

nicht nur die Beschwerdeführerin selber, sondern - zumindest mittelbar - auch

ihr Ehemann in seiner Freizügigkeit eingeschränkt. Das Recht auf Freizügigkeit

umfasst im Übrigen nicht bloss die Rückkehr in das Heimatland, sondern den

freien Personenverkehr im ganzen EU- resp. Vertragsgebiet. Soweit das

Bundesverwaltungsgericht erwog, eine Leistungspflicht des schweizerischen

Versicherungsträgers aufgrund des FZA bestehe nicht, da im interessierenden

Zeitraum weder die Beschwerdeführerin noch ihr Ehemann in der Schweiz gelebt

resp. ihren zentralen Lebensmittelpunkt gehabt hätten und einer

Erwerbstätigkeit nachgegangen seien, kann ihm nach dem Gesagten nicht gefolgt

werden.

9.2

Ferner mag zwar zutreffen, dass - wie das BSV

ausführt - jeder Staat grundsätzlich selbst aufgrund der eigenen Gesetzgebung

über die Anspruchsberechtigten, die Höhe der Leistungen und die Voraussetzungen

für deren Erhalt entscheiden kann. Zu beachten ist aber, dass die Schweiz als

Vertragsstaat (vgl. E. 6.2 hiervor) an das FZA und seine Anhänge gebunden ist.

Damit hat sie sich auch an den Grundsatz der Gleichbehandlung zu halten.

9.3

Entgegen dem BSV steht das Abkommen zwischen der

Schweiz und der Republik Indien (vgl. E. 6.1 hiervor), das keinen Export einer

schweizerischen Rente ins Ausland vorsieht, dem Anspruch der Beschwerdeführerin

auf Gleichbehandlung gestützt auf das FZA und den einschlägigen Verordnungen

nicht entgegen.

9.4

Kann sich die Beschwerdeführerin als

Familienangehörige eines in Deutschland wohnhaften Schweizers ungeachtet ihrer

eigenen Nationalität auf das Prinzip der Gleichbehandlung berufen, so ist

schliesslich auch nicht massgebend, dass die Schweiz die Verordnungen Nr.

859/2003 und Nr. 1231/2010 betreffend Ausdehnung des Geltungsbereichs der Verordnungen

Nr. 1408/71 und Nr. 883/2004 innerhalb der EU auf ausländische Arbeitnehmer mit

Wohnsitz in einem EU-Staat nicht übernommen hat.

10.

10.1

Zusammenfassend erfüllt die Beschwerdeführerin

als Ehefrau eines in Deutschland wohnhaften Schweizers die Voraussetzungen des

persönlichen Geltungsbereichs der Verordnung Nr. 1408/71. Dass auch der

sachliche Geltungsbereich erfüllt ist, ist unbestritten. Ebenso liegt ein

grenzüberschreitender Sachverhalt vor. Folglich hat die Beschwerdeführerin

unter den gleichen Voraussetzungen wie eine Schweizer Bürgerin Anspruch auf

eine Invalidenrente. Dies gilt in intertemporalrechtlicher Hinsicht auch über

den 31. März 2012 hinaus, zumal der persönliche Geltungsbereich der Verordnung

Nr. 883/2004 nicht enger gefasst ist als derjenige der Verordnung Nr. 1408/71.

10.2

Im Übrigen kann sich die Beschwerdeführerin auch

auf das in Art. 10 Abs. 1 der Verordnung Nr. 1408/71 verankerte Prinzip der

Aufhebung der Wohnortsklauseln berufen. Danach dürfen die Geldleistungen bei

Invalidität, Alter oder für die Hinterbliebenen, die Renten bei Arbeitsunfällen

oder Berufskrankheiten und die Sterbegelder, auf die nach den

Rechtsvorschriften eines oder mehrerer Mitgliedstaaten Anspruch erhoben worden

ist, unter Vorbehalt anderslautender Bestimmungen in der Verordnung nicht

deshalb gekürzt, geändert, zum Ruhen gebracht, entzogen oder beschlagnahmt

werden, weil der Berechtigte im Gebiet eines anderen Mitgliedstaats als des

Staates wohnt, in dessen Gebiet der zur Zahlung verpflichtete Träger seinen

Sitz hat. Diese Bestimmung entspricht im Wesentlichen Art. 7 der Verordnung Nr.

883/2004 (BGE 142 V 2 E.

6.1.2

S. 7). Die Aufhebung der Wohnortsklauseln bedeutet nicht nur, dass eine

Person ihr Recht auf eine Leistung behält, nachdem sie sich in einem anderen

Mitgliedsstaat niedergelassen hat. Es impliziert auch, dass ihr ein

Leistungsanspruch nicht allein deshalb verwehrt werden darf, weil sie nicht auf

dem Gebiet der leistungsausrichtenden Institution wohnt (vgl. BGE 142 V 2 E.

6.1.2

mit Verweis auf die einschlägige Rechtsprechung des EuGH). Dies gilt für

alle Berechtigten, mithin für alle von der Verordnung erfassten Personen (vgl.

BETTINA KAHIL-WOLFF, La coordination européenne des systèmes nationaux de

sécurité sociale, in: Soziale Sicherheit, SBVR Bd. XIV, 3. Aufl. 2016, S. 210

Rz. 50 mit Verweis auf den Entscheid Cabanis-Issarte) und damit auch für die

Beschwerdeführerin als Ehegattin eines Schweizers (vgl. BGE 139 V 393 E.

6.

S. 398).

10.3

Demnach ist die Beschwerde begründet. Die Sache

wird an die IVSTA zurückgewiesen, damit sie die übrigen Leistungsvoraussetzungen

prüfe und über den Rentenanspruch neu entscheide. In diesem Sinne ist die

Beschwerde teilweise gutzuheissen. (…)”

2.2

Nella presente

fattispecie risulta dagli atti che RI 1 e __________, nata __________,

si sono sposati a __________ il 23 gennaio 2016. Il figlio __________ è nato il

10.

novembre 2016 a __________ in Germania. La mamma e il bambino sono

domiciliati a __________ in Germania.

RI 1 ha lavorato per la __________

dal 1° giugno 2013 al 31 marzo 2019 (doc. 1).

È incontestato che il

figlio dell’assicurato risiede all’estero, in Germania, e che non vi è in

vigore nessuna Convenzione di sicurezza sociale tra la Svizzera e l’Afghanistan,

cfr. UFAS, “Accordi internazionali a sicurezza sociale stipulati dalla

Svizzera”, stato nel 1° ottobre 2019, in sozialversicherungen.admin.ch/it/d/-5976/download

e STCA 39.2015.14+39.2016.3 del 25 aprile 2016, consid. 2.3).

D’altra parte, alla luce

dei principi posti dal Tribunale federale nella sentenza pubblicata in DTF 141

V 521 e parzialmente riprodotta al considerando precedente, pur ammettendo,

come rilevato dal patrocinatore dell’assicurato, che, a differenza di quel caso,

i familiari dell’assicurato hanno esercitato il diritto alla libera

circolazione (spostandosi dalla Svizzera alla Germania), il ricorrente, non

avendo lo statuto di rifugiato, non rientra nel campo di applicazione del

Regolamento Nr. 883/2004, il quale all’art. 2 par. 1 stabilisce che “il

presente regolamento si applica ai cittadini di uno Stato membro, agli apolidi

e ai rifugiati residenti in uno Stato membro che sono o sono stati soggetti

alla legislazione di uno o più Stati membri, nonché ai loro familiari e superstiti”

(cfr. S. Perrenoud, “La couverture maladie et maternité en cas de détachement

de travailleurs”, SZS/RSAS 2017, pag. 260).

Secondo questo Tribunale

non è poi decisiva, in questo contesto, la situazione dei suoi familiari che

invece posseggono tale statuto in quanto l’Alta Corte, nella DTF 141 V 521 al

consid. 4.4 pag. 526 ha sottolineato che il diritto agli assegni familiari

chiesti dal ricorrente dipendeva dal suo statuto di lavoratore (“… hängt der

Leistunsanspruch des Beschwerdeführers von seiner Eingenschaft als Arbeitnehmer

ab”; cfr. B. Kahil-Wolff, “La coordination européenne des systèmes

nationaux de sécurité sociale”, in: Soziale Sicherheit, SBVR Bd. XIV, 3a ed.,

2016, pag. 202).

In simili condizioni, il

TCA non può che confermare la decisione su opposizione impugnata, senza che sia

necessario sentire personalmente il ricorrente e sua moglie. A questo proposito

va ricordato che conformemente alla costante giurisprudenza, quando

l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,

in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la

probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che

altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato

(valutazione anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (SVR

2003.

IV Nr. 1; STFA H 102/01 dell'11 gennaio 2002; H 103/01 dell'11 gennaio

2002; H 299/99 dell'11 gennaio 2002; U 257/01 del 26 novembre 2001; RCC 1986

pag. 202 consid. 2d; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a

ed., pag. 274; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung,

Zurigo 1999, pag. 212; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und

Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 e pag. 117), senza che ciò

costituisca una lesione del diritto di essere sentito sancito dall'art. 29

cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi

citata).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti