39.2022.2
Assicurata deve restituire imp.di AFI e API percepiti da 10/20 a 3/21,poiché nell'UR andava considerato anche marito,padre di sua figlia.Benché nell'ambito delle misure a protez.dell'unione coniugale siano stati autorizzati a vivere separati da 5/18,marito da 10/20 risultava domic.presso assicurata
3 giugno 2022Italiano41 min
ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a quello
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
39.2022.2
rs
Lugano
3 giugno 2022
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto
dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Raffaella Sartoris Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 7 marzo 2022 di
RI 1
contro
la decisione su reclamo del 9 febbraio 2022 emanata da
Cassa cantonale di compensazione per gli assegni
familiari, 6501 Bellinzona
in materia di assegni di famiglia
ritenuto, in fatto
1.1. La Cassa cantonale di
compensazione per gli assegni familiari, con decisione su reclamo del 9 febbraio
2022 (cfr. doc. III1), ha confermato il proprio provvedimento del 12 agosto
2021 (cfr. doc. 47) con cui ha ordinato a RI 1 di restituire l’importo di fr. 7'575
che avrebbe percepito a torto a titolo di assegni integrativi e di prima
infanzia dal mese di ottobre 2020 al mese di marzo 2021, in quanto nel corso
del mese di marzo 2021 è venuta a conoscenza del fatto che l’assicurata
condivideva l’abitazione con il padre di sua figlia __________.
1.2. RI
1 ha impugnato la decisione su reclamo del 9 febbraio 2022 con un tempestivo
ricorso che la Cassa ha trasmesso per competenza al TCA (cfr. doc. II).
Nell’impugnativa
l’assicurata ha asserito:
" (…) nel
periodo dal 1 ottobre 2020 a marzo 2021 il signor __________ aveva solamente
l’indirizzo presso il mio domicilio, ma non abbiamo condiviso l’abitazione,
tanto meno ha contribuito a pagare l’affitto o qualsiasi atra spesa.
Il signor __________ è stato invitato a uscire nell’immediato
dall’appartamento in cui stava in quanto mancato pagamento dell’affitto, vista
la situazione e avendo parecchi debiti non riusciva a trovare nulla e
temporaneamente ha messo il domicilio qui.
Ripeto, non abbiamo convissuto per quel periodo e non ha mai
contribuito alle mie spese o all’affitto.
Aggiungo come già detto l’ultima volta, non avrei approfittato di
prendere i soldi, e non credo nemmeno di averli presi in torto come scritto, e
tanto meno non avrei fatto mettere lui l’indirizzo qui, avrei potuto
tranquillamente farlo di nascosto se volevo approfittare, invece su mio consiglio
aveva chiesto i sussidi per la cassa malati, mettendo il mio indirizzo.” (Doc.
I)
1.3. La Cassa, in risposta, ha
postulato la reiezione dell’impugnativa, osservando in particolare che “i
coniugi separati di fatto, costituiscono unità di riferimento separate solo se
adempiute cumulativamente determinate condizioni; tra le quali figura l’avere
un domicilio proprio (art. 4cLaps)” (cfr. doc. V).
1.4. Il
28 marzo 2022 il presidente del TCA ha assegnato alle parti un termine di 10
giorni per presentare eventuali altri mezzi di prova (cfr. doc. VI). Le parti
sono rimaste silenti.
in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire
se la ricorrente debba o meno restituire l’ammontare di fr. 7'575,
corrispondenti a parte degli assegni integrativi e di prima infanzia percepiti
nel periodo dal 1° ottobre 2020 al 31 marzo 2021.
Più
precisamente, va acclarato se nell’unità di riferimento dell’insorgente, a
partire dal mese di ottobre 2020, debba oppure no essere compreso anche __________,
padre di sua figlia __________.
2.2. Secondo l’art. 46 della Legge
sugli assegni di famiglia (Laf) alle prestazioni familiari cantonali sono
applicabili, sempreché la legge non preveda espressamente una deroga, le
disposizioni, segnatamente, della Laps e della LPGA.
Giusta l'art. 27 Laps,
relativo alla revisione periodica e alla revisione straordinaria,
" Il diritto
alle prestazioni sociali è soggetto a revisione su iniziativa dell’organo
amministrativo competente o su domanda dell’utente (cpv.1).
L’organo amministrativo competente effettua:
a) revisioni
periodiche delle prestazioni sociali ricorrenti di durata superiore ad un anno
e
b) revisioni
straordinarie in caso di segnalazione di cambiamenti rilevanti ai sensi
dell’art. 30 e di prestazioni indebitamente percepite. (cpv. 2)
L’utente può sempre chiedere una revisione straordinaria. (cpv. 3)
Ogni revisione periodica o nuova domanda che aggiorna il reddito
disponibile residuale o l’importo di una prestazione sociale di complemento
armonizzata o delle riduzioni dei premi nell’assicurazione obbligatoria delle
cure medico-sanitarie comporta, per principio, l’adeguamento delle prestazioni
sociali già assegnate. (cpv. 4)
L’ adeguamento delle prestazioni interviene:
a) dal primo giorno
del mese in cui si è verificato l’evento all’origine della revisione;
b) dal primo giorno
del mese in cui si è verificato l’evento all’origine della revisione in caso di
revisione straordinaria ad opera dell’organo amministrativo competente;
c) dal primo giorno
del mese in cui è stata depositata la domanda in caso di revisione chiesta
dall’utente. (cpv. 5)"
2.3. L'art. 30 Laps, relativo alla
notificazione in caso di cambiamento delle condizioni, prevede che:
" Le persone
che compongono l'unità di riferimento sono tenute a notificare tempestivamente
agli organi amministrativi competenti per l'applicazione della legge e delle
leggi speciali di qualsiasi cambiamento importante sopraggiunto nelle
condizioni determinanti per l’erogazione di una prestazione. (cpv. 1)
Qualsiasi persona o servizio che partecipa all’esecuzione della
legge o delle leggi speciali ha l’obbligo di informare l’organo amministrativo
competente se apprende che le condizioni determinanti per l’erogazione delle
prestazioni hanno subito modifiche. (cpv. 2)"
In proposito l'art. 10
Reg.Laps precisa che
" È
considerato cambiamento rilevante:
a) un cambiamento
pari ad un importo di almeno fr. 1200.-- annui del reddito disponibile
residuale dell'unità di riferimento rispetto a quello determinante per la
decisione più recente;
b) una variazione della composizione dell'unità di riferimento"
2.4. Per quanto riguarda l'obbligo
di restituzione e il condono, l'art. 26 Laps sancisce:
" La
prestazione sociale indebitamente percepita deve essere restituita. (cpv. 1)
Il diritto di esigere la restituzione è perento dopo un anno dal
momento in cui l’organo amministrativo competente ha avuto conoscenza
dell’indebito ma, in ogni caso, dopo cinque anni dal pagamento della
prestazione. (cpv. 2)
La restituzione è condonata, in tutto od in parte, se il titolare
del diritto ha percepito la prestazione indebita in buona fede e se, tenuto
conto delle condizioni economiche dell’unità di riferimento al momento della
restituzione, il provvedimento costituirebbe un onere troppo grave (cpv. 3).
Fatti
I coniugati e i conviventi sono solidalmente tenuti alla
restituzione (cpv. 4)"
Il Messaggio relativo
all'introduzione di una nuova legge sull'armonizzazione e il coordinamento
delle prestazioni sociali del 1° luglio 1998 prevede che, per quanto attiene
all’art. 26 Laps, concernente la restituzione di prestazioni percepite
indebitamente e il relativo condono, è applicabile la consolidata
giurisprudenza del TCA e del TFA in materia di prestazioni complementari (cfr.
Messaggio N. 4773, p.to 12 ad art. 26).
Secondo l'art. 21 cpv. 4
Reg.Laps:
" L'organo
designato dalla legge speciale è inoltre competente per le revisioni e per le
decisioni di restituzione delle prestazioni indebitamente percepite."
Ai sensi dell'art. 72 cpv.
2 Laf competente in merito al calcolo e al pagamento degli assegni integrativi
e di prima infanzia è la Cassa cantonale per gli assegni familiari.
Secondo la giurisprudenza
in vigore in materia di restituzione in ambito LAVS, applicabile alla LPC e
quindi, secondo il tenore del Messaggio del 1° luglio 1998, anche alla Laps, la
richiesta di rimborso è subordinata ai presupposti della revisione processuale,
se si manifestano nuovi elementi o nuovi mezzi di prova atti a indurre ad una
conclusione giuridica differente, o del riesame della decisione con la quale
sono state attribuite le prestazioni. L’amministrazione può riesaminare una
decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata oggetto di un
controllo giudiziario, nel caso in cui sia senza dubbio errata e la correzione
abbia un’importanza rilevante. Solo in tali casi può richiedere una
restituzione (cfr. STF 8C_665/2020 dell’8 giugno 2021 consid. 3.2.; STF
8C_294/2018 del 28 giugno 2018 consid. 4.1.; STFA C 25/00 del 20 ottobre 2000;
DTF 122 V 21; RCC 1989 pag. 547; RCC 1985 p. 63; Rumo-Jungo, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1994, ad art. 3 pag. 68).
Per quel che concerne
l’importanza della correzione non è possibile fissare un ammontare limite
generalmente valido. È infatti determinante l’insieme delle circostanze del
singolo caso (RCC 1989 p. 547).
2.5. L’assegno integrativo è
regolato dagli art. 47 segg. Laf del 18 dicembre 2008.
L’art.
47 Laf stabilisce come segue le condizioni per potere beneficiare dell’assegno
integrativo:
" 1Richiamata la
Laps, il genitore ha diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel Cantone al momento
della richiesta;
b) coabita, anche soltanto in forma parziale, con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino
svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino
straniero.
1bisSe
l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed
esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni
consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va
adempiuto il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c).
2Se
entrambi i genitori coabitano con il figlio, il diritto all’assegno spetta alla
madre o al padre.
3Se
almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa
indipendente, è computato al minimo un reddito aziendale netto pari ad almeno
il doppio della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della
Laps. In ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere
inferiore a quello che figura sulla più recente notifica di tassazione
cresciuta in giudicato.”
Ai
sensi, poi, dell’art. 49 Laf afferente all’importo massimo dell’assegno:
" 1L’importo
massimo dell’assegno corrisponde alle soglie di intervento per i figli così
definite, in deroga alla Laps:
a) per il primo ed il secondo figlio: fr. 9’150.–;
b) per il terzo ed il quarto figlio: fr. 6’100.–;
c) per ogni ulteriore figlio: fr. 3’050.–.
2…
3Il Consiglio di Stato determina se ed in che misura le
soglie di cui al cpv. 1 vengono aumentate.”
Gli
art. 51 e 52 Laf fissano le condizioni per poter beneficiare dell’assegno di
prima infanzia.
L’art. 51 cpv. 1
Laf, che si riferisce alla famiglia monoparentale, stabilisce quanto segue:
" 1Il genitore ha
diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) è domiciliato nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabita costantemente con il figlio;
c) ha il domicilio nel Cantone da almeno tre anni se cittadino
svizzero; ha il domicilio nel Cantone da almeno cinque anni se cittadino
straniero;
d) soddisfa i requisiti della Laps.
1bisIl
genitore cittadino svizzero che dimostra di essere stato domiciliato nel
Cantone durante dieci anni consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito
ad un’assenza non deve adempiere il termine d’attesa di cui al capoverso 1
lett. c).
2Se
il genitore esercita attività lucrativa indipendente, è computato al minimo un
reddito netto pari ad almeno il doppio della soglia d’intervento per il
titolare del diritto ai sensi della Laps. In ogni caso, il reddito aziendale
netto computato non può essere inferiore a quello che figura sulla più recente
notifica di tassazione cresciuta in giudicato.”
Secondo l’art. 52 Laf concernente
la famiglia biparentale:
" 1I genitori hanno
diritto all’assegno, per il figlio, se cumulativamente:
a) sono domiciliati nel Cantone al momento della richiesta;
b) coabitano costantemente con il figlio;
c) il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da almeno tre
anni se cittadino svizzero; il padre o la madre ha il domicilio nel Cantone da
almeno cinque anni se cittadino straniero;
d) soddisfano i requisiti della Laps.
1bisSe
l’unità di riferimento comprende un genitore cittadino svizzero ed
esso dimostra di essere stato domiciliato nel Cantone durante dieci anni
consecutivi prima di avervi fatto rientro in seguito ad un’assenza, non va
adempiuto il termine d’attesa di cui al capoverso 1 lett. c).
2Se
l’unità di riferimento è costituita, oltre che dal titolare del diritto anche
da membri di cui alla Laps e nessuno di questi esercita un’attività lucrativa a
tempo pieno o ne svolge una solo a tempo parziale, a questi è computato un
reddito ipotetico pari al guadagno di un’attività a tempo pieno da lui
esigibile.
3Il
reddito ipotetico minimo è pari al doppio della soglia di intervento per il
titolare del diritto ai sensi della Laps.
4Se
almeno uno dei membri dell’unità di riferimento esercita un’attività lucrativa
indipendente, è computato al minimo un reddito netto pari ad almeno il doppio
della soglia d’intervento per il titolare del diritto ai sensi della Laps. In
ogni caso, il reddito aziendale netto computato non può essere inferiore a quello
che figura sulla più recente notifica di tassazione cresciuta in giudicato.”
L’art. 54 Laf
enuncia inoltre che:
" L’importo
massimo dell’assegno corrisponde alle soglie d’intervento definite dalla Laps
corrispondenti al numero dei membri dell’unità di riferimento.”
Dal
tenore di queste norme legali, risulta che la Laf, per il calcolo dell’assegno
integrativo e dell’assegno di prima infanzia, rinvia alla Legge
sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali (Laps).
2.6. Ai
sensi dell’art. 4 Laps, applicabile anche nell’ambito dell’assegno integrativo
e dell’assegno di prima infanzia (cfr. art. 2 lett. f e g Laps):
"
1L’unità
di riferimento è costituita:
a) dal titolare del diritto;
b) dal coniuge o dal partner registrato;
c) dal partner convivente, se la convivenza
è considerata stabile;
d) dai figli minorenni di cui essi hanno
l’autorità parentale;
e) dai figli maggiorenni, se
questi non sono economicamente indipendenti.
2-7…"
L’art. 4c
Laps, relativo ai coniugi separati di fatto, prevede:
" 1 Se i coniugi sono separati di fatto, ciascuno
di essi costituisce un’unità di riferimento se, cumulativamente:
a) non vi è un’abitazione coniugale (art. 162 CC);
b) non vi è comunione domestica (art. 175 CC);
c) ogni coniuge ha un domicilio proprio (art. 23 CC);
d) non vi è unione dei mezzi finanziari per l’abitazione ed il
mantenimento comprovata da una convenzione alimentare sottoscritta da entrambi
i coniugi, oppure la separazione di fatto perdura da almeno un anno.
2 Se vi sono figli in comune,
la convenzione di cui al cpv. 1 lett. d) deve essere omologata dal giudice
oppure deve essere stata avviata una procedura di separazione legale o in vista
dell’adozione di misure di protezione dell’unione coniugale (art. 171 CC).
3 L’anno di separazione di
cui al cpv. 1 decorre dal momento in cui i coniugi hanno costituito domicilio
proprio, attestato dal contratto di locazione oppure dalla cancelleria del
Comune.
Giusta l’art. 1 cpv. 1
Reg.Laps non sono considerati coniugi ai sensi dell’art. 4 della legge i
coniugi separati legalmente.
L’art. 2a Reg.Laps enuncia poi
che:
"
La convivenza è
considerata stabile se, alternativamente:
a) vi sono figli in comune;
b) la convivenza procura gli stessi vantaggi
di un matrimonio;
c) la convivenza è durata almeno 6 mesi.”
L'unità
economica di riferimento del titolare del diritto alla prestazione corrisponde
alla cerchia di persone da considerare per il calcolo della prestazione (cfr.
Messaggio n. 4773 del 1° luglio 1998 relativo all’introduzione di una nuova
legge sull’armonizzazione e il coordinamento delle prestazioni sociali pag. 5).
Come appena visto, per gli
art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e 2a Reg.Laps, validi dal 1° ottobre 2006, l’unità
di riferimento del titolare del diritto alla prestazione è costituita dal
partner convivente se la convivenza è considerata stabile, ossia se vi sono
figli in comune o se, indipendentemente da figli in comune, la convivenza è
durata almeno 6 mesi oppure procura gli stessi vantaggi di
un matrimonio, a differenza di quanto contemplato
dall’art. 4 lett. c) Laps in vigore fino al 30 settembre 2006, e meglio che
l’unità di riferimento era costituita dal partner convivente soltanto se vi
erano figli in comune.
Riguardo
al cambiamento del tenore dell’art. 4 lett. c) Laps dal Messaggio n. 5723 del
25 ottobre 2005 relativo alla Modifica della legge sull’armonizzazione e il
coordinamento delle prestazioni sociali del 5 giugno 2000 (Laps) p.to 2.2. si
evince quanto segue:
"
2.2
Unità di riferimento (art. 4 Laps)
2.2.1 Partner convivente
L’attuale art. 4 cpv 1 lett. c) Laps prevede
che fa parte dell'unità di riferimento il partner convivente, se vi sono figli
in comune.
Questa regola era stata definita per garantire
la parità di trattamento, considerando alla stessa stregua delle coppie sposate
anche le unioni libere, a condizione che queste siano obiettivamente fondate da
una convivenza e dall’esistenza di figli in comune; solo in questo caso, il
partner è perciò assimilato a un ‘coniuge’, indipendentemente dallo stato
civile dei membri della coppia.
Non appartengono invece alla medesima unità
economica di riferimento i partner senza figli in comune: i partner senza
obblighi di mantenimento reciproci (coppie non sposate senza figli in comune)
sono considerati unità economiche indipendenti a tutti gli effetti.
Dall’entrata in vigore della Laps la
giurisprudenza in materia di conviventi ha subito un’evoluzione significativa.
Ad esempio la sentenza del TF (DTF 1P.184/2003) in materia di anticipo alimenti
(ma applicabile a tutte le prestazioni sociali), conferma e precisa la DTF 129
I 1, affermando che non è di per sé contrario al principio di uguaglianza tener
conto per il calcolo di prestazioni sociali anche del reddito di un convivente
se la convivenza ha una certa stabilità (per non creare disparità con i nuovi
coniugi).
Viola però tale principio il tener conto della
convivenza sin dal primo giorno della stessa e l'imporre alla richiedente la
prova che la convivenza non ha una stabilità simile ad un matrimonio.
Nella sentenza del 12.01.2004, causa
2P.218/2003, il TF precisa che occorre prendere in considerazione i redditi e
la fortuna dei due partner se la loro convivenza può essere definita
"stabile". Tale sarà in particolare il caso quando i partner fanno
famiglia comune da molti mesi o quando educano insieme un bambino comune. Se la
convivenza può essere definita "stabile" tenuto conto di tutte le
circostanze del caso particolare, occorrerà dunque stabilire un bilancio unico
per i due concubini.
Per definire se la convivenza può essere definita
stabile, relativamente alla durata minima dell’unione, il TF lascia un certo
margine di apprezzamento ai Cantoni. Se in precedenti sentenze il TF prevedeva
un minimo di 5 anni di convivenza, attualmente la prassi prevede un concetto di
molti mesi.
Visto quanto sopra, si propone di modificare
l’art. 4 cpv. 1 lett. c) Laps, prevedendo che l’unità di riferimento è
costituita dal titolare del diritto e dal partner convivente se la convivenza è
stabile. Il regolamento di applicazione dovrà quindi definire a quali
condizioni la convivenza è stabile, sia se vi sono figli in comune oppure
no."
Inoltre dal Rapporto parziale
2 del 28 marzo 2006 sul Messaggio n. 5723 della Commissione della gestione e
delle finanze emerge che:
"
(…) Con l’adozione della revisione, l’unità di riferimento
sarà quindi costituita dal titolare del diritto e dal suo partner convivente,
se la convivenza è stabile.
Il regolamento di applicazione, che come i
relatori hanno avuto modo di verificare, correttamente è già stato elaborato, provvede
a definire a quali condizioni la convivenza è stabile.
Tale potrà d’ora in poi essere, anche se non
vi sono figli comuni, nel caso in cui la convivenza denoti appunto stabilità
definita ad esempio nel caso vi sia coabitazione da sei mesi.
L’accertamento della coabitazione avverrà
concretamente tramite i Comuni, con i quali la collaborazione si è andata
positivamente consolidando nel corso di questi anni."
Dal Commento alle
modifiche del Reg.Laps valide dal 1° ottobre 2006 elaborato il 20 settembre
2006 dal Gruppo di coordinamento Laps e approvato dal Consiglio di Stato il 26
settembre 2006 (cfr. STCA 42.2014.13 del 21 maggio 2015 consid. 2.3.), in
relazione all’art. 2a Reg.Laps risulta:
"
Articolo 2a; partner conviventi
Con riferimento a quanto contenuto nel Messaggio del
25 ottobre 2005; ad 2.2.1, pag. 3-4, si specifica che la convivenza è
considerata stabile se i genitori hanno figli in comune, oppure se essa
conferisce vantaggi analoghi al matrimonio o dura da almeno 6 mesi, nel caso in
cui non vi siano figli in comune.
Possono essere considerati indizi del fatto che la
convivenza conferisce vantaggi analoghi al matrimonio: il reciproco sostegno
dei partners nell’esercizio delle attività quotidiane, l’esistenza di
un’assicurazione sulla vita o di un atto successorio in favore dei partner, la
sottoscrizione congiunta di contratti (locazione
dell'abitazione "coniugale", leasing dell'autovettura o di altri
apparecchi, compra-vendita di mobilio, ecc.), l'esistenza di una procura su
conti bancari o postali o ancora la dichiarazione congiunta dei partners
dell'esistenza della convivenza medesima (vedi DTF 5C
90/2001, 5C 155/2004, 5P 70/2005, 1P 184/2003, 2P 218/2003 e DTF 129 I 1).
Il richiamo ad una convivenza di almeno 6 mesi
costituisce una presunzione, alla quale i partners hanno la possibilità di
contrapporsi, dimostrando che la convivenza non è assimilabile ad un
matrimonio: si pensa, in particolare, al caso degli studenti che condividono un
appartamento, "senza avere una comunità di vita durevole o di carattere
esclusivo che presenta elementi di comunione spirituale, materiale e
economica" (vedi STCA citata in RDAT 11-2001 N. 22 pag. 89 e segg.; vedi
anche STCA
25 gennaio 2006 in re S.M., N. 39.2005.12). Il parametro dei
6 mesi si allinea alla giurisprudenza del Tribunale federale, che richiede una
convivenza di "molti mesi" e alla necessità di rigore finanziario nel
settore delle prestazioni sociali.
Va infine sottolineato che questa nuova normativa si
applica sia in caso di partners eterosessuali che omosessuali.”
2.7. Secondo la
giurisprudenza federale in materia di assistenza sociale quando si è
confrontati con un concubinato stabile è ammissibile e non arbitrario tenere conto
nel calcolo della prestazione assistenziale del richiedente anche dei redditi e
delle spese della persona convivente, benché non sussista un obbligo di
mantenimento reciproco ex lege fra i due partner. A tal fine va, infatti,
piuttosto considerata la disponibilità di fatto a sostenersi reciprocamente
(cfr. STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).
La
giurisprudenza federale ha stabilito che, ai fini della determinazione di una
convivenza rispetto a una semplice economia domestica comune, è irrilevante la
forma della vita in comune. È, invece, determinante che i partner siano pronti
a prestarsi assistenza e sostegno reciproci. Ad esempio, trattandosi di persone
di medesimo sesso, l'Alta Corte ha stabilito che una comunione domestica
durevole e indivisa non costituisce un elemento (costitutivo) essenziale per
ammettere una convivenza ai sensi del diritto della previdenza professionale
(cfr. DTF 134 V 369 consid. 7.1.; DTF 137 V 82 consid. 5.5. = RtiD II-2011 N.
56 pag. 272 segg.; STF 8C_356/2011 del 17 agosto 2011 consid. 2.2.).
In
una sentenza 8C_790/2007 del 23 luglio 2008, pubblicata in DTF 134 I 313 e
relativa al rifiuto di accordare al ricorrente un sussidio per la riduzione dei
premi dell’assicurazione malattia, il Tribunale federale ha rilevato che:
"
(…)
5.5 Il n'existe entre les concubins aucun devoir légal d'entretien et
d'assistance (ATF 129
I 1 consid. 3.2.4 p. 6; voir
aussi ATF 106
Considerandi
II 1 consid. 2 p. 4). En
matière civile, la jurisprudence développée sous l'empire de l'ancien droit du
divorce a considéré, sous certaines conditions, que le concubinage constituait
une communauté assimilable au mariage pouvant entraîner la perte du droit à la
rente du conjoint divorcé. Le Tribunal fédéral a toutefois posé la présomption
(réfragable) qu'un concubinage était stable lorsqu'il durait depuis cinq ans au
moment de l'ouverture de l'action en modification du jugement de divorce
("concubinage qualifié"; ATF 118
II 235 consid. 3a p. 237; ATF
114.
II 295 consid. 1a p.
297; voir également URS FASEL/DANIELA WEISS, Auswirkungen des Konkubinats auf
(nach-eheliche Unterhaltsansprüche, in PJA 2007 p. 13 ss). (…).”
Con
giudizio 8C_232/2015 del 17 settembre 2015, pubblicato in DTF 141 I 153, l’Alta
Corte ha poi confermato quanto deciso dall’amministrazione, ossia che la
convivenza di una beneficiaria dell’assistenza sociale che durava da sette anni
e dalla quale era nato un figlio era stabile.
L’asserzione
della ricorrente secondo cui il concubinato dal profilo economico non sarebbe
stato così stabile non ha permesso un esito differente, mancando qualsiasi indicazione
in proposito.
Inoltre,
non è necessario sapere se il convivente si sia espressamente dichiarato
disposto a corrispondere realmente un importo a sostegno dell’economia
domestica. In caso contrario vi sarebbe il rischio che per approfittare dell’assistenza
sociale un convivente contribuisca in misura minore rispetto a quanto
corrisponderebbe senza il possibile intervento dell’assistenza sociale e ciò
contravvenendo al principio di sussidiarietà.
Infine
il TF ha evidenziato che il conteggio di tale importo nemmeno risultava
arbitrario in considerazione del fatto che i concubini avevano fondato
un’economia domestica comprensiva anche dei loro rispettivi figli nati da
precedenti relazioni.
In
una sentenza 8C_645/2015 del 10 dicembre 2015 il TF si è chinato sul caso di un
beneficiario dell’assistenza sociale che, siccome la pigione del suo
appartamento superava i canoni di locazione previsti dalle direttive del Comune
in questione, il 1° ottobre 2014 ha traslocato in una nuova abitazione dove si è
pure trasferita la sua compagna, la quale da quel momento è stata computata nel
calcolo della prestazione assistenziale. La nostra Massima Istanza ha avallato
l’operato dell’amministrazione, ritenendo che il fatto di considerare la coppia
come dei concubini e non semplicemente come due persone che decidono di
condividere l’abitazione per ridurre le spese non è arbitrario. La circostanza
di avere delle camere da letto separate e di consumare i pasti ad orari diversi
nemmeno è inusuale, del resto, per dei nuclei familiari.
Con
giudizio 8C_138/2016 del 6 settembre 2016, pubblicato in DTF 142 V 513, l’Alta
Corte ha confermato la decisione del Tribunale amministrativo del Cantone
Zurigo che nell’agosto 2014 nel calcolo dell’assistenza sociale di una beneficiaria
ha conteggiato un importo a titolo di contributo di concubinato da parte del
suo compagno con il quale conviveva dal 2010.
Il
TF ha precisato che, se il concubinato è stabile, il computo di un contributo
di concubinato si giustifica indipendentemente dall’origine dei redditi del
convivente (reddito da attività lavorativa, rendite delle assicurazioni
sociali, indennità giornaliere da parte di assicurazioni).
Secondo
l’Alta Corte il budget COSAS ampliato del concubino non assistito deve
considerare tutte le fonti di entrata (salario da attività lavorativa o salario
sostitutivo comprensivo di prestazioni complementari). In caso di concubinato
stabile, la maggiore entrata che ne dovesse risultare deve essere computata
integralmente come introito (contributo al concubinato) nel budget della
persona richiedente. Ciò non viola - per confronto alle coppie sposate - né il
precetto all'uguaglianza giuridica né il divieto dell'arbitro né tantomeno lede
il diritto al minimo esistenziale (consid. 5).
In
una sentenza 42.2012.2 del 24 aprile 2013, pubblicata in RtiD II – 2013 N. 13
pag. 66 seg., questo Tribunale ha stabilito che l'USSI, a giusta ragione, aveva
chiesto la restituzione di prestazioni assistenziali a un beneficiario
dell'assistenza sociale in quanto per un certo periodo la sua unità di
riferimento doveva essere considerata costituita anche da sua figlia e dalla
madre di quest'ultima, con la quale intratteneva una relazione sentimentale da
molti anni.
In
quel caso, malgrado nell'arco di tempo in discussione il ricorrente e la
compagna, diversamente da periodi precedenti e dal lasso di tempo successivo
(dicembre 2010 – agosto 2012), non abitassero (sempre) nel medesimo
appartamento, quest'ultima aveva continuato a recarsi presso l'abitazione
dell'insorgente con la figlia molto spesso (due-tre volte alla settimana,
passandovi, per stessa ammissione della signora, a volte anche la notte),
occupandosi anche delle faccende domestiche del suddetto.
Inoltre
la Polizia Comunale aveva effettuato controlli in modo assiduo e durante
differenti orari sia di giorno che di notte, attestando che l'autovettura della
signora si trovava in modo predominante posteggiata nell'autorimessa privata
dello stabile dove risiedeva quest'ultimo.
Con
giudizio 36.2014.78-79+36.2014.84-85+36.2014.102-103 del 2 febbraio 2015 il TCA
ha stabilito che rettamente la Cassa cantonale di compensazione Ufficio delle
prestazioni, ai fini della determinazione del diritto alla riduzione dei premi
dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie (RIPAM), aveva considerato
una coppia quale unica unità di riferimento, siccome la convivenza, che durava,
in modo indubbio, da oltre sei mesi, andava ritenuta stabile ai sensi dell’art.
10a RLCAmal, in vigore dal 1° gennaio 2015 (cfr. BU 3/2015 del 23 gennaio 2015
pag. 14-15) e il cui tenore è identico a quello dell’art. 2a Reg.Laps.
Con
sentenza 42.2014.13 del 21 maggio 2015, pubblicata nella Rtid I-2016 N. 5 pag.
39.
segg., questa Corte ha accolto il ricorso di un insorgente, già beneficiario
di prestazioni assistenziali, la cui nuova domanda del maggio 2014 era stata
respinta, in quanto il reddito della sua unità di riferimento, nella quale era
stata computata anche la compagna con cui abitava dall’aprile 2014, superava il
limite annuo fissato dal Dipartimento della sanità e della socialità.
Il
TCA, contrariamente a quanto deciso dall’USSI, ha stabilito che,
indipendentemente dalla questione di sapere se l’art. 2a lett. b Reg.Laps sia
conforme o meno all’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps e al diritto federale, non
risultavano date le condizioni per considerare che la convivenza del ricorrente
procurasse gli stessi vantaggi di un matrimonio ai sensi dell’art. 2a lett. b
Reg.Laps e fosse quindi stabile giusta l’art. 4 cpv. 1 lett. c Laps anche nel
periodo precedente la fine del lasso di tempo di almeno sei mesi.
In
effetti quando l’USSI ha negato il diritto a una prestazione assistenziale la
convivenza tra l’insorgente e la compagna, conosciutisi nemmeno un anno prima,
non comportava l’elemento della durata, essendo iniziata solo nell’aprile 2014.
Inoltre
gli indizi indicati dall’amministrazione (dichiarazione di convivenza e comune
sottoscrizione del contratto di locazione), da un lato, non erano sufficienti
per concludere che si era confrontati con una convivenza stabile già nei primi
mesi della loro coabitazione. Dall’altro, non erano sorretti da altri indizi
convergenti suscettibili di comprovare una convivenza con vantaggi analoghi al
matrimonio.
Questo
Tribunale ha, pertanto, concluso che nei primi sei mesi a far tempo dall’aprile
2014.
l’unità di riferimento del ricorrente era costituita unicamente dal
medesimo e da sua figlia.
Questa
Corte, con sentenza 36.2015.29-31 del 13 agosto 2015, pubblicata in RtiD I-2016
N. 6 pag. 48 segg., ha negato la riduzione del premio dell’assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie, stabilendo che tra la ricorrente e il
compagno che convivevano da anni senza figli in comune ma condividendo
l’alloggio con il figlio di primo letto dell’insorgente e che non hanno negato
di aiutarsi reciprocamente, di sostenersi e di collaborare esisteva una
convivenza duratura e intensa, profonda e radicata che andava considerata
stabile.
Con giudizio 39.2018.7 del
24.
settembre 2018 il TCA ha confermato il modo di procedere
dell’amministrazione che aveva negato a un’assicurata il diritto all’assegno
integrativo e all’assegno di prima infanzia tenendo conto nella sua unità di
riferimento anche del padre di sua figlia, benché la ricorrente avesse fatto
valere che il medesimo conviveva con la madre alla quale corrispondeva metà del
canone di locazione e che l’intervento finanziario a suo favore si limitava al
versamento dell’importo di mantenimento per la figlia.
Il Tribunale federale, con
sentenza 8C_744/2018 dell’8 gennaio 2019, ha respinto il ricorso
dell’assicurata, rilevando:
" (…) la Corte cantonale, alla luce del
particolare istituto degli assegni familiari ticinesi (cfr. DTF 143 I 1 consid. 3.4 pag. 8 segg.) e delle
disposizioni legali relative alla convivenza poteva, senza arbitrio far
rientrare in questa categoria le persone che, indipendentemente dalla loro
situazione sentimentale, siano pronte a prestarsi assistenza e sostegno
reciproci, al di là di una semplice amicizia. (…)” (consid. 4.2.)
In una sentenza 39.2021.5-6
del 7 marzo 2022 questo Tribunale ha stabilito che a ragione la Cassa aveva
negato a un’assicurata il diritto agli AFI e agli API richiesti nell’aprile
2021.
In effetti nell’unità di riferimento andava considerato anche il padre
dei suoi due figli nati nel 2013 e nel 2021, in quanto tra loro sussisteva una
convivenza stabile ex art. 4 cpv. 1 lett. a Laps nonostante ognuno avesse una
propria abitazione in due paesi distinti, si frequentassero soltanto nei fine
settimana e la relazione fosse altalenante.
Al
riguardo cfr. pure STCA 39.2018.5 del 13 agosto 2018; 39.2018.3-4 del 22 maggio
2018; 39.2016.6 del 7 novembre 2016; STCA 42.2016.11 del 12 settembre 2016;
STCA 42.2016.6-7 del 2 agosto 2016; STCA 42.2016.1 del 27 giugno 2016; STCA
36.2016.17-20 del 23 maggio 2016; STCA 39.2015.3 del 12 novembre 2015.
2.8
Nella presente fattispecie
dalle carte processuali emerge che l’assicurata, l’8 agosto 2016, si è sposata
con __________.
Dalla loro unione, il __________
2016, è nata la figlia __________.
Il 28 febbraio 2017 i
coniugi hanno concluso un contratto di locazione con effetto dal 1° aprile 2017
relativo a un appartamento di 4,5 locali ad __________ in __________ (cfr. doc.
30B; 5A).
Il 1° maggio 2018 __________
si è trasferito a __________ in un appartamento da lui locato mentre la
ricorrente e la figlia sono rimaste ad __________ (cfr. doc. 30B).
Il 15 giugno 2018 il
Pretore del Distretto di __________ ha omologato la convenzione sottoscritta
dai coniugi __________ contestualmente alla causa di protezione dell’unione
coniugale promossa l’11 giugno 2018 (cfr. doc. 30).
Dalla convenzione dell’11
giugno 2018 si evince, da una parte, che “i coniugi non hanno intenzione di
divorziare a breve/medio termine”, ma hanno chiesto al Giudice di ordinare
la separazione dei beni ex art. 176 cpv. 1 cifra 3 CC.
Dall’altra, che i medesimi
sono stati autorizzati a vivere separati dal 1° maggio 2018, che l’abitazione
familiare è stata attribuita all’assicurata, che i genitori esercitano
congiuntamente l’autorità parentela sulla figlia __________ il cui affidamento
è detenuto dalla madre alla quale il padre avrebbe versato, anticipatamente
entro il giorno cinque di ogni mese, la prima volta per il mese di luglio 2018,
l’importo di fr. 100 a titolo di contributo per __________, assegni familiari
esclusi, che __________ avrebbe avuto la più ampia possibilità di reazione con
il padre, con il quale avrebbe trascorso fino ai tre anni di età almeno il
sabato o la domenica dalle 9:00 alle 18:00 e che non sarebbe stato corrisposto
alcun contributo di mantenimento tra i coniugi (cfr. doc. 30D).
L’insorgente ha
beneficiato di assegni integrativi (AFI) e di prima infanzia (API), in
particolare dal mese di agosto 2020 al mese di marzo 2021, calcolati tenendo
conto di un’unità di riferimento costituita da due persone, e meglio da lei e
dalla figlia __________ (cfr. doc. 1, 2, 7, 8, 12, 13).
Dal mese di agosto al mese
di ottobre 2020 l’AFI ammontava fr. 569 mensili, mentre l’API a fr. 1'064 (cfr.
doc. 2, 1).
Nei mesi di novembre e
dicembre 2020 l’AFI corrispondeva a fr. 569 e l’API a fr. 751 (cfr. doc. 8, 7).
Dal mese di gennaio al
mese di marzo 2021 l’AFI era pari a fr. 776. L’importo dell’API in gennaio 2021
era di fr. 1'174, in febbraio e marzo 2021 di fr. 1'302 (cfr. doc. 10,13, 12).
Il 9 marzo 2021 il
Servizio sussidi ha avvisato la Cassa che da Movpop (Servizio informatico
relativo alla banca dati del movimento della popolazione del Cantone Ticino;
cfr. Legge di applicazione della legge federale sull’armonizzazione dei
registri e concernente la banca dati movimento della popolazione del 5 giugno
2000) risultava che __________ vivesse con l’assicurata dall’ottobre 2020 (cfr.
doc. 17B).
La ricorrente, il 17 marzo
2021, al riguardo ha affermato:
" (…) Il
signor __________ è uscito dal suo appartamento a fine settembre, non avendo un
altro posto ho messo il mio indirizzo a disposizione affinché trovasse un altro
posto, ad oggi non ha trovato nessuno che gli affittasse un appartamento
(nemmeno un garante) in quanto ha parecchi debiti, di cui anche per affitti e
swisscaution. Da fine settembre si trova anche in disoccupazione.
Non nascondo che a volte ha dormito qui,
quando nessuno poteva ospitarlo, a volte sta da amici, o parenti. (…)” (Doc.
16)
Nella “Conferma di
registrazione nel sistema COLSTA” del 2 ottobre 2020 è stato indicato che __________
si è annunciato per il collocamento il 1° ottobre 2020 alla ricerca di un
impiego al 100%. Alla voce “stato civile” è stato precisato “coniugato/UR –
separato” e quale indirizzo risulta “__________” (cfr. doc. 29).
Anche i conteggi della
Cassa __________ relativi alle indennità di disoccupazione percepite da __________
nei mesi da ottobre 2020 a marzo 2021, come pure la sua polizza d’assicurazione
LAMal e LCA valida dal 1° gennaio 2021 ed emessa dalla __________ nell’ottobre
2020.
riportano l’indirizzo di __________ ad __________ (cfr. doc. 28-28D;
27-27A; 34B).
Dalla “Notifica di arrivo”
del 29 aprile 2021 si evince che __________ dal 1° aprile 2021 si è trasferito
a __________ in __________ in un appartamento di 2 locali proveniente da __________
(cfr. doc. 41).
Con decisioni del 12
aprile 2021 la Cassa ha negato all’assicurata il diritto all’assegno
integrativo e all’assegno di prima infanzia, in quanto il reddito disponibile
della sua unità di riferimento, in cui oltre a lei e a __________, è stato
considerato __________, superava il limite annuo fissato dalla Laps (cfr. doc.
40-40C; 39-39C).
Inoltre l’amministrazione,
il 12 agosto 2021, ha emanato nei confronti dell’insorgente una decisione di
restituzione della somma di fr. 7'575 versatale a torto a titolo di assegni
integrativi e di prima infanzia dal mese di ottobre 2020 al mese di marzo 2021,
poiché in quel periodo condivideva l’abitazione con __________ (cfr. doc. 47;
consid. 1.1.).
Tale provvedimento è stato
confermato con decisione su reclamo del 9 febbraio 2022 (cfr. doc. III1;
consid. 1.1.).
2.9
Chiamata a pronunciarsi in
merito alla fattispecie, questa Corte evidenzia innanzitutto, da una parte, che
l’art. 4 cpv. 1 Laps, applicabile anche agli AFI e API (cfr. consid. 2.6.),
prevede che l’unità di riferimento è costituita segnatamente dal coniuge del
titolare del diritto (lett. b), rispettivamente dal partner
convivente, se la convivenza è considerata stabile (lett. c).
Dall’altra, che ex art. 4c
cpv. 1 Laps, se i coniugi sono separati di fatto, ciascuno di essi costituisce
un’unità di riferimento se sono ossequiati cumulativamente determinati
presupposti, fra i quali: non vi è un’abitazione coniugale (art. 162 CC), non
vi è comunione domestica (art. 175 CC) e ogni coniuge ha un domicilio proprio
(art. 23 CC).
Giusta l’art. 1 cpv. 1
Reg.Laps, poi, non sono considerati coniugi ai sensi dell’art. 4 della legge i
coniugi separati legalmente.
L’art. 2a
Reg.Laps sancisce, altresì, che la convivenza è considerata stabile, in
particolare, se vi sono figli in comune (lett. a).
In casu, come visto (cfr.
consid. 2.8.), i coniugi __________, nell’ambito delle misure a protezione
dell’unione coniugale, sono stati autorizzati dal Pretore del Distretto di __________,
che ha omologato la convenzione sottoscritta dai medesimi, a vivere separati
dal 1° maggio 2018 (cfr. art. 175 CC).
L’autorizzazione a vivere
separati nel contesto delle misure di protezione dell’unione coniugale, che
costituiscono misure provvisionali (cfr. STF 5A_1000/2019 del 25 marzo 2020
consid. 2.1.; STF 5A_125/2016 del 27 luglio 2016 consid. 2), si distingue
dall’istituto della separazione coniugale ai sensi degli art. 117 segg. CC che
può essere chiesta alle stesse condizioni del divorzio.
La separazione legale di
cui all’art. 1 cpv. 1 Reg.Laps che consente di non considerare due persone
quali coniugi ai fini della determinazione dell’unità di riferimento secondo
l’art. 4 cpv. 1 lett. b Laps pare corrispondere, quindi, alla separazione
contemplata all’art. 117 CC.
In concreto, in ogni caso,
tale questione non merita di ulteriori approfondimenti.
In effetti, in primo
luogo, ritenendo RI 1 e __________ quali coniugi ai sensi dell’art. 4 cpv. 1
lett. b Laps, il padre di __________, nel periodo determinante, ossia
dall’ottobre 2020 al marzo 2021, va tenuto conto nell’unità di riferimento
della ricorrente, siccome non sono date le condizioni di cui all’art. 4c cpv. 1
Laps affinché ciascuno dei due coniugi separati di fatto possa costituire
un’unità di riferimento indipendente.
Più precisamente nel caso
di specie non è adempiuto il presupposto secondo cui ogni coniuge deve avere un
proprio domicilio.
Da ottobre 2020 a marzo
2021.
__________, benché nel contratto di locazione relativo all’appartamento di
__________ vi sia una modifica a mano del 1° novembre 2020, sottoscritta dall’__________
che rappresenta il locatore, con cui è stato stralciato il suo nominativo quale
conduttore (cfr. doc. 5A), risultava essere domiciliato nell’abitazione di __________
dove risiede l’assicurata con la loro figlia e che era stata la loro abitazione
coniugale fino al maggio 2018 (cfr. consid. 2.8.).
Egli, del resto, a inizio
ottobre 2020 si è annunciato al Comune di __________ e l’indirizzo di __________
ad __________ è stato comunicato agli organi di applicazione della LADI e alla
cassa malati (cfr. consid. 2.8.).
Se __________ avesse
risieduto prevalentemente, ad esempio, presso i genitori o specifici amici
(cfr. doc. 48: reclamo; 16), non si vedono motivi per i quali non avrebbe
fornito il loro recapito invece di quello dell’insorgente.
La ricorrente ha, altresì,
riconosciuto, pur specificando che accadeva “a volte”, che il padre di __________
dormisse nel loro appartamento.
Pertanto il medesimo non
aveva un domicilio proprio distinto da quello dell’assicurata.
In secondo luogo, anche
volendo qualificare RI 1 e __________ non più come coniugi ai sensi dell’art. 4
cpv. 1 lett. b Laps (art. 1 cpv. 1 Reg.Laps), il padre di __________ deve
essere comunque preso in considerazione nell’unità di riferimento
dell’insorgente.
L’unità di riferimento,
infatti, è composta anche del partner convivente se la convivenza è stabile
(art. 4 cpv. 1 lett. c Laps), ossia in particolare allorché vi sono figli in
comune (art. 2a lett. a Reg.Laps).
In casu, visto che __________,
dall’ottobre 2020 al marzo 2021, risultava domiciliato presso l’assicurata
(cfr. consid. 2.8.) dove vive __________, nata nell’__________ 2016 dalla loro
unione, la convivenza va ritenuta stabile.
D’altronde,
indipendentemente dalla loro situazione sentimentale, RI 1 e il padre di sua
figlia sono pronti a prestarsi assistenza (cfr. consid. 2.7.; STF 8C_744/2018
dell’8 gennaio 2019 consid. 4.2.), come è dimostrato dal fatto che la
ricorrente si è resa disponibile ad aiutare __________ quando questi nel
settembre 2020, a seguito del mancato pagamento delle pigioni, ha dovuto
lasciare il proprio appartamento (cfr. doc. 48; 16; I).
Ne
discende che il diritto dell’assicurata agli assegni integrativi e di prima
infanzia per il lasso di tempo da ottobre 2020 a marzo 2021 andava
stabilito tenendo conto di un’unità di riferimento composta della medesima,
della figlia __________ e di __________.
2.10
La Cassa, nel mese di agosto
2021, ha calcolato nuovamente gli importi degli assegni integrativi e di prima
infanzia spettanti all’assicurata, computando anche i redditi (indennità di
disoccupazione) e le spese di __________.
Dalle relative tabelle
emerge che l’AFI di diritto ammonta a fr. 156 per il mese di ottobre 2020
invece della somma di fr. 569 corrispostale e che la medesima non ne avesse
diritto nei mesi di novembre e dicembre 2020 (cfr. doc. 42; 43; 47A; consid.
2.8.).
L’AFI di diritto corrisponde,
poi, a fr. 533 per gennaio 2021, rispettivamente a fr. 661 per febbraio 2021 e
non all’ammontare di fr. 776 mensili erogatole per questi due mesi (cfr. doc.
44, 45, 47A; consid. 2.8.).
Per il mese di marzo 2021,
per contro, la somma dell’AFI spettantele di fr. 776 è pari a quella ricevuta (cfr.
doc. 46, 47A; consid. 2.8.).
Dai nuovi conteggi è pure
risultato che la ricorrente non aveva diritto ad alcun API da ottobre 2020 a
febbraio 2021, mentre per il mese di marzo 2021 le spettava un API di fr. 678, invece
dell’importo di fr. 1'302 riscosso (cfr. doc. 46C; 47A; consid. 2.8.).
Avendo
diritto ad assegni integrativi per i mesi di ottobre 2020, gennaio, febbraio e
marzo 2021 e di prima infanzia per il mese di marzo 2021 di importi inferiori
rispetto a quelli ricevuti, rispettivamente non avendo diritto ad AFI nei mesi
di novembre e dicembre 2020, né ad API da ottobre 2020 a febbraio 2021, l’insorgente,
da un profilo oggettivo, ha effettivamente percepito indebitamente almeno parte
degli assegni integrativi e degli assegni di prima infanzia versati a suo
favore dalla Cassa per il periodo ottobre 2020 – marzo 2021.
2.11
La Cassa è venuta a
conoscenza del fatto che __________, dal mese di ottobre 2020, avesse il
proprio domicilio ad __________ presso la ricorrente nel mese di marzo 2021
(cfr. doc. 17B; consid, 2.8.).
Il TCA ritiene, pertanto, che nella presente evenienza siano adempiuti
i presupposti di una revisione processuale delle decisioni iniziali del 4
settembre e del 12 novembre 2020, nonché dell’8 febbraio 2021 (cfr. consid. 2.4.,
2.8.; doc. 1, 2, 7, 8, 12, 13) con le quali sono stati attribuiti a RI 1 gli
assegni integrativi e di prima infanzia nei mesi da ottobre 2020 a marzo 2021.
Il domicilio del padre di __________
presso l’assicurata e la figlia costituisce, infatti, un fatto nuovo che,
qualora fosse stato portato tempestivamente a conoscenza della Cassa, l’avrebbe
indotta a prendere decisioni differenti.
Ne consegue che in concreto
sono realizzate le condizioni per quanto attiene al principio della
restituzione di prestazioni percepite indebitamente durante il periodo ottobre
2020.
– marzo 2021 (cfr. consid. 2.4.).
In proposito giova
evidenziare che è tenuto alla restituzione ogni assicurato che ha beneficiato
di una prestazione, alla quale, da un profilo oggettivo, non aveva diritto. Un
assicurato deve restituire la prestazione che gli è stata erogata in contrasto
con la legge. Infatti è determinante la necessità di ristabilire l’ordine
legale dopo la scoperta del fatto nuovo. A questo stadio non è rilevante sapere
se l'assicurato fosse in buona fede oppure no quando ha ricevuto l'indebita
prestazione. La questione della buona fede è infatti oggetto di esame
nell'ambito della procedura successiva di condono (cfr. 9C_398/2021 del 22
febbraio 2022 consid. 5.3.; DTF 147 V 417 consid. 7.3.2.; STF 8C_689/2016 del 5
luglio 2017 consid. 3.1.; Widmer, Die Rückerstattung unrechtmässig bezogener
Leistungen in den Sozialversicherungen, Tesi, Basilea 1984, pag. 125 a 127; FF
1946.
II p. 527-528, edizione francese).
2.12
A
proposito dell’importo da restituire e della correttezza dello stesso questo
Tribunale rileva che la Cassa ha chiesto alla ricorrente la restituzione
dell’ammontare di fr. 7'575, corrispondente alla somma di assegni integrativi e
di prima infanzia percepiti a torto dal 1° ottobre 2020 al 31 marzo 2021 (cfr.
consid. 1.1.; doc. 47).
Considerato che l’insorgente
durante il periodo in questione ha percepito AFI e API per un importo
complessivo di fr. 10'379 (cfr. doc. 47A), mentre, tenendo conto nella sua
unità di riferimento anche di __________, aveva diritto a un ammontare di fr.
2'804 (fr. 2'126 di AFI + fr. 678 di API; cfr. doc. 47A; consid. 2.10.), a
ragione l’amministrazione le ha chiesto la restituzione della somma di fr. 7'575
(fr. 10'379 – fr. 2'804).
L’assicurata
non ha, peraltro, formulato specifiche censure in merito all’entità della somma
chiesta in restituzione.
2.13
In esito a
quanto precede, la decisione su reclamo emessa dalla Cassa il 9 febbraio 2022
deve, conseguentemente, essere confermata.
2.14
In
ambito di assegni familiari cantonali, per quanto concerne la procedura dinanzi al TCA, si applica la legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale cantonale delle assicurazioni (Lptca) e, per quanto non disposto da
questa legge, si applica la legge federale sulla parte generale del diritto
delle assicurazioni sociali del 6 ottobre 2000 (LPGA; cfr. art. 33 cpv. 3 Laps ed art. 46 Laf).
L’art.
29.
Lptca enuncia:
" 1La
procedura è gratuita per le parti.
2La procedura di ricorso concernente le controversie
relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni dell’assicurazione per
l’invalidità è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata fra
200.-- e 1000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza
riguardo al valore litigioso.
3Alla parte che provoca la causa per leggerezza o per
un comportamento temerario, sono imposte la tassa di giustizia e le spese di
procedura.
4Negli altri casi la tassa di giustizia, quando è
dovuta, è fissata tra 200 e 1’000 franchi.”
L’art.
61.
lett. a LPGA, in vigore fino al 31
dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di
regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese
di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento
temerario o sconsiderato.
Il
1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a
LPGA enuncia ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di
regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis
LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è
soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato.
In casu, trattandosi del
settore degli assegni familiari cantonali per il quale è applicabile in primis
la Lptca e solo sussidiariamente la LPGA (per
quanto non disposto dalla Lptca) e considerato il tenore dell’attuale
art. 29 Lptca, come pure il fatto che il legislatore cantonale non abbia
previsto in ogni caso di prelevare le spese nell’ambito degli assegni di
famiglia, non si riscuotono spese giudiziarie.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti