41.2008.2
Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino
15 dicembre 2008Italiano56 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
41.2008.2
Data decisione, Autorità:
15.12.2008, TCA
Titolo:
La menomazione dell'integrità dipende dal pregiudizio come tale indipendentemente da considerazioni relative all'attività professionale. Confermata la rendita per menomazione dell'integrità calcolata in base a una percentuale del 32.5% e a un grado di responsabilità del 75%
APPREZZAMENTO ANTICIPATO DELLE PROVE
ASSISTENZA GIUDIZIARIA
RENDITA PER MENOMAZIONE DELL'INTEGRITÀ
art. 48 LAM
art. 49 LAM
art. 109 LAM
art. 61 cpv. 1 let. f LPGA
art. 25 OAM
Raccomandata
Incarto n.
41.2008.2
FS/td
Lugano
15 dicembre
2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Francesco Storni, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 16 giugno 2008 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 13 maggio
2008 emanata da
SUVA Divisione assicurazione militare,
3001 Berna
rappr. da: RA 2
in materia di assicurazione militare
federale
ritenuto in
fatto
1.1. RI
1, classe __________, a seguito dello svolgimento di un corso di ripetizione nel
gennaio 1999 – durante l’attività di ritiro del materiale svoltasi in
condizioni di impegno fisico e di condizioni meteorologiche particolarmente
difficili –, ha avuto un episodio di rabdomiolisi di origine indeterminata
probabilmente a seguito di uno sforzo intenso (doc. 10).
Dopo
il ricovero presso l’Ospedale __________ di __________ dal 12 al 18 gennaio
1999 (doc. 10) e visto l’esito degli accertamenti medici esperiti dopo il
riannuncio 15 settembre 2003 (doc. 18), con decisione su opposizione 17 marzo
2005 (doc. 97), cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio federale
dell’assicurazione militare ha riconosciuto una responsabilità del 75% per
l’aggravamento della miopatia mitocondriale d’origine genetica che si è prodotto
in servizio con l’apparizione di una rabdomiolisi.
1.2. L’assicurazione
militare (SUVA, assicurazione militare, __________), con decisione 5 marzo 2007
(doc. 256), stabilito un grado d’invalidità del 30%, ha riconosciuto
all’assicurato una rendita d’invalidità mensile di fr. 797.95 dal 1. febbraio
2007 a tempo indeterminato.
Contro
questa decisione l’assicurato, tramite l’avv. RA 1, ha interposto opposizione 5
aprile 2007 (doc. 264).
Questo
Tribunale – nell’ambito della procedura che lo vedeva opposto all’Ufficio AI
che, con decisione 9 febbraio 2007 (doc. 254), gli aveva negato il diritto ad
una rendita (grado d’invali-dità non pensionabile) e a provvedimenti
professionali –, con sentenza 10 marzo 2008 (doc. 278), ha annullato la decisione
dell’Ufficio AI 9 febbraio 2007 e rinviato gli atti all’amministra-zione
affinché – ordinata una perizia universitaria che valuti compiutamente gli
effetti della miopatia mitocondriale con coinvolgimento esclusivamente
muscolare dovuta ad una mutazione G4298A del gene t.RNA-ALA e dell’acidosi
lattica – stabilisca compiutamente la capacità lavorativa globale e, aggiornata
la valutazione economica, si pronunci nuovamente sulla domanda di prestazioni.
L’assicurazione
militare (SUVA, assicurazione militare, __________), con lettera 15 maggio
2008, ha comunicato all’avv. RA 1 che “(…) in base a quanto stabilito dal lod.
Tribunale [ndr.: si riferisce alla STCA 10 marzo 2008 prodotta sub doc. 278]
riteniamo ora opportuno sospendere la nostra procedura di assegnazione della
rendita di invalidità e ciò in attesa degli sviluppi degli accertamenti medici
e successivamente economici previsti nella sentenza da effettuarsi da parte
dell’AI. Resta inteso che nel frattempo continueremo a versare al signor RI 1,
le mensilità di rendita previste dalla nostra decisione del 5 marzo 2007. (…)”
(doc. 281).
1.3. La
SUVA, con decisione 29 gennaio 2007 (doc. 250), ha stabilito che i postumi
della miopatia-mitocondriale costituiscono un danno all’integrità fisica del
30% e assegnato una rendita per menomazione dell’integrità corporale di fr.
375.00 mensili dal 1.agosto 2005 per un tempo indeterminato. Tale rendita è
stata riscattata d’ufficio per una somma di fr. 100'320.00 (fr. 94'320.00 quale
capitalizzazione al 1. dicembre 2006 aumentati di fr. 6'000.00 quale rendita
retroattiva per il periodo dal 1. agosto 2005 al 30 novembre 2006).
A
seguito dell’opposizione 1. marzo 2007, interposta dall’assi-curato tramite
l’avv. RA 1 (doc. 257), la SUVA, con decisione su opposizione 13 maggio 2008
(doc. 280) – in parziale accoglimento e sulla base della valutazione 14
settembre 2006 e delle note 14 dicembre 2006 e 27 febbraio 2008 del dr. __________
(doc. 232, 245 e 276) e della valutazione 21 novembre 2007 della dr.ssa __________
– ha stabilito che i postumi della miopatia-mitocondriale, per la
quale l’assicurazione militare ha riconosciuto una responsabilità parziale del
75% (doc. 97), costituiscono un danno all’integrità fisica del 32.5% e assegnato
una rendita per menomazione dell’integrità corporale di fr. 406.25 mensili dal
1.agosto 2005 per un tempo indeterminato. Tale rendita è stata riscattata
d’ufficio per una somma di fr. 108'680.00 (fr. 102'180.00 quale
capitalizzazione al 1. dicembre 2006 aumentati di fr. 6'500.00 quale rendita
retroattiva per il periodo dal 1. agosto 2005 al 30 novembre 2006).
1.4. Contro
la decisione su opposizione 13 maggio 2008, sempre tramite l’avv. RA 1,
l’assicurato ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA con il quale – osservato che
si sarebbe dovuto attendere le risultanze della perizia universitaria
pluridisciplinare ordinata da questo Tribunale nella STCA 10 marzo 2008 (doc.
278), sostenuta l’applicabilità della facoltà discrezionale (vista
l’impossibilità di raffrontare la rarissima patologia del suo assistito) invece
del metodo del confronto e contestati i parametri utilizzati per il calcolo
della rendita – ha postulato il riconoscimento di un grado per menomazione
dell’integrità fisica dell’80% e, in via subordinata, il rinvio degli atti
all’assicurazione militare affinché, dopo l’allestimento di una perizia
universitaria pluridisciplinare, renda una nuova decisione.
Contestualmente
l’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio.
1.5. Con
la risposta di causa la SUVA, rappresentata dall’avv. RA 2, ha chiesto di
respingere il ricorso osservando, in particolare:
" (…)
ad. 11. Contestato
La controparte
ammette bensì che la nozione di menomazione dell'integrità nell'assicurazione
militare è autonoma e che dà diritto ad una rendita se sono presenti
cumulativamente i requisiti di durevolezza e di rilevanza, come pure che, per
la determinazione del grado di menomazione, l'assicurazione militare può ricorrere
al metodo di raffronto, ma nega che in questa fattispecie questo metodo sia
praticabile, rifacendosi all'eccezionalità dell'affezione di cui soffre il
signor RI 1.
Occorre tuttavia
ricordare alla controparte che il danno all'integrità assicurato non è
costituito dall'affezione (o dalla menomazione) in sè, bensì dalle ripercussioni
che la stessa genera sulla persona che ne è colpita, per cui non è possibile
compiere una valutazione esclusivamente in base al tipo di menomazione (ad
esempio, perdita di un arto, della vista, dell'udito) o al tipo di affezione
(ad esempio un danno organico, un disturbo funzionale), ma occorre anche
esaminare in che misura esse limitano le capacità operative e il modo di vivere
in generale, riferiti all'assicurato (DTF 117 V 76).
Partendo da questi
criteri, il metodo di valutazione operato dall'assicurazione militare con il
riferimento ad altri casi già trattati e decisi, anche se per assicurati
colpiti da altre affezioni, è del tutto legittimo e praticabile e questo tanto
più quando è sorretto da un'analisi approfondita, puntuale e oggettiva dei
medici dell'assicurazione che hanno tenuto in considerazione, oltre alla
rilevanza e alla eccezionalità della miopatia mitocondriale, tutte le
limitazioni, i disturbi e le disfunzioni provocate da questa malattia sulle
capacità operative e sul modo di vivere.
II raffronto con
altri casi di danni all'integrità cresciuti in giudicato non costituisce quindi
soltanto un metodo di valutazione convalidato dalla dottrina e dalla giurisprudenza,
se, come in questo caso, è ampiamente motivato e assolutamente non arbitrario,
ma serve anche a garantire un trattamento giuridicamente equo degli assicurati.
Occorre altresì
sottolineare come l'assicurazione militare, per la valutazione delle
ripercussioni delle menomazioni sulle capacità operative e sul modo di vivere
in generale dei singoli casi, si attiene alle direttive dell'Organizzazione
mondiale della sanità (International Classification of Impairments, Disabilities and Handicaps - ICIDH - 1980), secondo le quali un danno all'integrità può
manifestarsi a tre livelli: menomazione, disabilità e handicap che
corrispondono, nella terminologia medica, ai concetti di "danno organico
e/o funzionale", "perdita di capacità operativa" e
"svantaggio nel modo di vivere in generale".
Questo metodo di
valutazione è così perfettamente conforme a quanto sancisce l'art. 49 cpv. 1
LAM, in base al quale la gravità del danno "è determinata equamente
tenendo conto di tutte le circostanze".
Così, per volontà del
legislatore, la valutazione del danno all'integrità nell'assicurazione militare
può anche risultare molto più vantaggiosa economicamente di quella in base
all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni, dove soltanto i valori
indicativi contenuti nell'allegato 3 dell'OAINF sono determinanti: per l'assicurazione
militare, oltre ai valori indicativi fondati sull'art. 49 cpv. 2 LAM, viene
compiuto un esame approfondito di ogni singolo caso (DTF 117 V 79).
Per tutte le ragioni
sopra esposte, il grado di menomazione attribuito all'assicurato nella misura
del 32.5 % con la decisione qui impugnata tiene conto di tutte le circostanze,
mentre la richiesta del ricorrente di portarlo all'80% non è suffragata da
nessuna valida motivazione che rispetti i criteri di valutazione applicati
nella prassi dell'assicurazione militare e avallati in sede giudiziaria.
Ad 12. Contestato.
La legge federale sul
programma di sgravio 2004 del 17 giugno 2005 è entrata in vigore il 1. gennaio
2006: essa ha modificato, tra le altre disposizioni di legge, anche l'art. 49
cpv. 4 LAM fissando in fr. 20'000.--
l'importo annuo che serve da base per il calcolo delle rendite per menomazione
dell'integrità, pari al 15% circa del guadagno annuo massimo assicurato (cfr.
Messaggio 04.080 del Consiglio federale del 22.12.2004, pag. 706).
Questo importo è
stato preso in considerazione nella decisione su opposizione qui impugnata,
notificata dopo l'entrata in vigore della modifica dell'art. 49 cpv. 4 LAM,
mentre il ricorrente vorrebbe che venisse applicato l'importo in vigore precedentemente,
al momento in cui è sorto il diritto alla rendita, ossia franchi 31'871.--.
L'argomentazione del
ricorrente non può trovare accoglimento, poiché l'art. 109 LAM prevede che
"i casi assicurativi ancora pendenti al momento dell'entrata in vigore
della presente legge saranno trattati secondo il nuovo diritto nelle parti che
non sono ancora state riconosciute o che non siano ancora state oggetto di una
decisione".
La modifica dell'art.
49 cpv. 4 LAM non ha previsto che si potesse derogare a quanto già allora
sanciva l'art. 109, per cui è stato del tutto conforme nella decisione
impugnata prendere in considerazione l'importo annuo entrato in vigore con il
1. gennaio 2006, trattandosi di una parte del caso assicurativo non ancora
riconosciuta e nemmeno oggetto di decisione al momento dell'entrata in vigore
del nuovo diritto.
Questo modo di
procedere è espressamente confermato nel Commentario all'art. 109 LAM di J.
Maeschi (N. 4 pag. 653), il quale si riferisce proprio e in particolare alla
fattispecie del "neu festgesetzte versicherte Höchstverdienst".
Per analogia si veda
anche la sentenza pubblicata in DTF 122 V 6 e segg. cons. 3a, con riferimenti.
Ad 13. Sulla domanda di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio ci
si rimette al giudizio di codesto Iod. Tribunale.
Nell'ambito della
procedura amministrativa l'assicurazione militare ha comunque accolto, con
decisione incidentale separata, la analoga richiesta formulata dal signor RI 1
(doc. AM 282).
(…)." (III, pag.
9-12)
1.6. Con
lettere 5 e 23 settembre 2008 l’avv. RA 1 ha trasmesso al TCA la documentazione
concernente l’assistenza giudiziaria e, presa posizione sulla risposta di causa
con argomentazioni di cui si dirà se necessario, ha chiesto l’audizione della
dr.ssa __________.
L’avv.
RA 1, con ulteriore scritto 29 ottobre 2008 – ritenuto che l’Ufficio AI ha
ordinato una perizia presso il Centro ospedaliero universitario __________ (__________)
di __________ –, ha comunicato al TCA che “(…) ritengo opportuno, qualora vi
fossero questioni di carattere medico da chiarire, attendere il responso del
__________ anche per l’evasione della pendente procedura. (…)” (IX)
1.7. L’avv.
RA 2, con osservazioni 3 novembre 2008, ha rilevato che:
" (…)
2. Deve tuttavia essere contestato quanto afferma il rappresentante
del signor RI 1, ossia che dalle motivazioni espresse nella risposta di causa
dalla SUVA "risulterebbe che per determinare il diritto e l'entità
dell'indennità per menomazione fisica non sia necessario accertare lo stato di
salute dell'assicurato" e che "tale argomentazione - errata - è
artificialmente costruita al fine di evitare di ammettere espressamente" quanto
codesto lodevole Tribunale ha statuito con la sentenza del 10 marzo 2008 di cui
all'inc. N. 32.2007.92.
Infatti, da una
attenta lettura della risposta di causa è possibile dedurre in modo del tutto
evidente come la SUVA abbia ritenuto superfluo accertare lo stato di salute
dell'assicurato per esprimersi sul diritto e sull'entità dell'indennità per
menomazione dell'integrità: se da un lato la SUVA ha tenuto in debito conto
tutti gli accertamenti medici e peritali acquisiti agli atti per porre la
diagnosi dell'affezione di cui soffre l'assicurato, essa ha però anche
precisato, in applicazione della dottrina e della giurisprudenza citate nella
risposta, che il danno all'integrità assicurato non è costituito dall'affezione
(o dalla menomazione) in sé, sulla cui rilevanza e durevolezza non vi è
contestazione, bensì dalle ripercussioni che essa genera sulla persona che ne è
colpita.
3. Tanto meno la SUVA, come a torto vorrebbe sostenere la
controparte, ha motivato la propria decisione qui impugnata nel tentativo
"artificioso" (!) di sottrarsi a quanto statuito da codesto lodevole
Tribunale nella sentenza del 10 marzo 2008.
Occorre infatti
ricordare alla controparte che quella sentenza concerne l'erogazione della
rendita Al e che essa ha ritenuto indispensabile un approfondimento diagnostico
sotto forma di una perizia universitaria "per valutare compiutamente
gli effetti della miopatia ipocondriale" allo scopo di stabilire "la
capacità lavorativa globale" (cfr. sentenza pag. 19, cons. 2.8) e di
pronunciarsi "nuovamente sulla domanda di prestazioni", intesa
come domanda di rendita Al.
Proprio in
considerazione di quanto disposto da questa sentenza, la SUVA ha comunicato al
rappresentante del ricorrente che riteneva opportuno sospendere la procedura di
assegnazione della rendita d'invalidità nell'attesa di conoscere le
risultanze della perizia universitaria (doc. AM 281).
La SUVA ha
tuttavia specificato al punto 5 della risposta (pag. 4) che i criteri giuridici
per l'assegnazione di una rendita per menomazione dell'integrità previsti dagli
art. 48 e 49 LAM non si identificano necessariamente con quelli per il
riconoscimento e l'ammontare della rendita d'invalidità e che, per statuire sul
grado di menomazione dell'intergità nel rispetto dei principi dottrinali e giurisprudenziali
per l'applicazione dei disposti legali sopra richiamati, riteneva di disporre
già di tutti gli elementi.
Una nuova e più
approfondita valutazione peritale destinata a stabilire l'incidenza del danno
alla salute sul grado di incapacità al guadagno e quindi, del diritto alla
rendita di invalidità, sia per I'Al sia per l'AM, non potrà pertanto incidere
sulla valutazione del danno ai fini della determinazione della menomazione dell'integrità.
4. La SUVA non vede quale rilevanza potrebbe avere quindi l'audizione
della dott.ssa __________ chiesta dal ricorrente, essendo gli accertamenti di
natura medica e pratica, già acquisiti agli atti, del tutto sufficienti per il
giudizio sulle conseguenze che l'affezione comporta nelle funzioni vitali e nel
godimento della vita.
(…)." (X, pag.
2-3)
considerato in
diritto
2.1. Nel
caso in esame, incontestato è che l’assicurato, a seguito dei postumi della
miopatia-mitocondriale – per la quale l’assi-curazione militare ha riconosciuto una
responsabilità parziale del 75% (cfr. la decisione su opposizione 17 marzo 2005
sub doc. 97, cresciuta incontestata in giudicato) –, ha diritto ad una
rendita per menomazione dell’integrità con inizio dal 1. agosto 2005 per un
tempo indeterminato.
Nemmeno,
sulla base degli atti (cfr. in questo senso la STFA del 24 gennaio 2005 nella
causa concernente R., [M 4/04] consid. 1 che rinvia alla DTF 125 V 415 consid.
1b e 417 in alto), questo Tribunale ha motivo di approfondire ulteriormente i
presupposti (rilevante e durevole menomazione dell’integrità fisica, mentale o
psichica, art. 48 cpv. 1 LAM) e l’inizio (a partire dal termine della cura
medica o qualora la continuazione della cura non lasci presumere un
miglioramento notevole delle condizioni di salute, art. 48 cpv. 2 LAM) del
diritto alla rendita per menomazione dell’integrità.
Oggetto
del contendere è invece sapere se a ragione l’assi-curazione militare, ritenuta
la percentuale del 32.5%, ha riconosciuto all’assicurato una rendita per
menomazione dell’integrità di fr. 406.25 mensili, riscattata d’ufficio per una
somma di fr. 108'680.00 (fr. 102'180.00 quale capitalizzazione al 1. dicembre
2006 aumentati di fr. 6'500.00 quale rendita retroattiva per il periodo dal 1.
agosto 2005 al 30 novembre 2006).
L’assicurato
contesta i parametri utilizzati per il calcolo della rendita per menomazione
dell’integrità – a suo dire andrebbe applicato l’importo annuo di fr. 31'871.-- e
non quello di fr. 20'000.--, valido dal 1. gennaio 2006 – e postula il
riconoscimento di una percentuale pari all’80%.
2.2. L’art.
48 LAM, che regola i presupposti e l’inizio della rendita per menomazione
dell’integrità, stabilisce che:
" 1 L’assicurato colpito da una
rilevante e durevole menomazione dell’integrità fisica, mentale o psichica ha
diritto a una rendita per menomazione dell’integrità.
2 La rendita per menomazione dell’integrità è dovuta a partire dal
termine della cura medica o qualora la continuazione della cura non lasci
presumere un miglioramento notevole delle condizioni di salute
dell’assicurato."
L’art.
49 LAM, che regola i principi di calcolo e adeguamento della rendita,
stabilisce che:
" 1 La gravità della menomazione
dell’integrità è determinata equamente tenendo conto di tutte le circostanze.
2 La rendita per menomazione dell’integrità è stabilita in percentuale
dell’importo annuo che serve da base per il calcolo delle rendite giusta il
capoverso 4 e tenendo conto della gravità della menomazione dell’integrità. In
caso di perdita totale di una funzione vitale quale l’udito o la vista, di
massima, è accordata una rendita per menomazione dell’integrità del 50 per
cento.
3 La rendita per menomazione dell’integrità è concessa per una durata
indeterminata. In generale è riscattata.
4 L’importo annuo che serve da base per il calcolo delle rendite
ammonta a 20’000 franchi. Il Consiglio federale lo adegua periodicamente,
mediante ordinanza, all’evoluzione dei prezzi."
Il
Consiglio federale, nell’art. 25 OAM, che regola la determinazione di rendite
per menomazione dell’integrità, ha stabilito che:
" 1 Vi è una rilevante menomazione
dell’integrità fisica, psichica o mentale ai sensi dell’articolo 48 capoverso 1
della legge qualora essa corrisponda almeno a un ventesimo della perdita totale
di una funzione vitale quale l’udito o la vista.
2 L’importo minimo per una rendita per menomazione dell’integrità
ammonta al 2,5 per cento dell’importo annuo che serve da base per il calcolo
delle rendite giusta l’articolo 49 capoverso 4 della legge. Le rendite per
menomazione dell’integrità assegnate in caso di menomazioni di singole funzioni
vitali sono fissate secondo la gravità della menomazione dell’integrità, in
graduazioni di 2,5 per cento tra il 2,5 e il 50 per cento dell’importo annuo
che serve da base per il calcolo delle rendite.
3 In caso di menomazioni multiple dell’integrità, gli importi
percentuali delle singole menomazioni dell’integrità sono cumulati per
determinare la rendita per menomazione dell’integrità. Il valore massimo di una
rendita per menomazione dell’integrità ammonta al 100 per cento dell’importo
annuo che serve da base per il calcolo. "
2.3. Secondo
la dottrina e la giurisprudenza federale il diritto ad una rendita per
menomazione dell’integrità dipende dal pregiudizio come tale indipendentemente
da considerazioni relative all’attività professionale: “(…) Gegenstand des Anspruchs auf Integritätsschadenrente bildet die
Beeinträchtigung der körperlichen oder geistigen Unversehrtheit als Folge
versicherter Gesundheitsschädigungen. Anspruchsbegründend im Rahmen vom MVG 48
ff. ist nicht die Gesundheitsschädigung als solche, sondern die daraus
resultierende Beeinträchtigung in den Lebensfunktionen un in den Lebensgenuss
(BGE 117 V 77). Ob ein Integritätsschaden anspruchsbegründend ist, bestimmt
sich daher nicht abschliessend nach der Art der Gesundheitsschädigung (MAESCHI/SCHMIDHAUSER, Abgeltung von Integritätsschaden, S. 181). (…)” (Mäschi, Kommentar zum Bundesgesetz über die
Militärversicherung [MVG], Berna 2000, ad art. 48, N 2 pag. 358-359).
La
menomazione dell’integrità è una nozione propria dell’as-sicurazione
militare la quale, con raffronti con casi già trattati, stabilisce il grado di
menomazione di natura fisica o psichica nel caso di specie: “(…) In der Militärversicherung wird der Integritätsschaden “in Würdigung
aller Umstände nach billigem Ermessen”, d.h. unter Berücksichtigung
individueller Gegebenheiten, wie des Alters oder besonderer persönlicher
Umstände, festgesetzt. Verallgemeinernd lässt sich sagen, dass die
Integritätsseinbusse in der Unfallversicherung abstrakt-egalitär und in der
Militärversicherung individuell-konkret bemessen wird. (…)” (Mäschi, op.
cit., ad art. 48, N 4 pag. 359).
La determinazione dipende pertanto da un’analisi oggettiva di tutte
le circostanze nel rispetto del principio dell’uguaglianza di trattamento: “(…)
Schon aus Gründen der Rechtgleichheit ist indessen auch
die Militärversicherung auf gewisse Richtwerte angewiesen (teilweise
veröffentlicht bei MAESCHI/SCHMIDHAUSER, Abgeltung von Integritätsschaden, S. 190 ff.) Nach der
Rechtsprechung sind die vom BAMV aufgesstellten Richtwerte im Grundsatz nicht
zu beanstande; ihre Andwendbarkeit auf den konkreten Fall bedarf jedoch
eingehender Prüfung (BGE 117 V 79 Erw. 3a/bb/ccc). (Mäschi, op. cit., ad
art. 49, N 25 pag. 379).
Il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007
Tribunale federale, TF), nella DTF 117 V 71 ha stabilito che il pregiudizio
all’integrità personale si determina secondo le conseguenze del danno alla
salute sulle funzioni vitali primarie. Contestualmente, l’Alta Corte, ha
sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
Ein
Integritätsschaden gibt grundsätzlich dann Anspruch auf eine Rente der
Militärversicherung, wenn der Versicherte objektiverweise im Lebensgenuss
erheblich eingeschränkt ist.
Rechtserheblich
in diesem Sinne ist die Störung primärer Lebensfunktionen, nicht auch die
blosse Behinderung in der sonstigen Lebensgestaltung wie beispielsweise beim
Sport, bei der Teilnahme an gesellschaftlichen Anlässen und dergleichen (BGE
113 V 143 Erw. 2c, BGE 112 V 380 Erw. 1b und 389 Erw. 1a mit Hinweis). Die
Rente für erhebliche Beeinträchtigung der körperlichen oder psychischen
Integrität wird in Würdigung aller Umstände nach billigem Ermessen festgesetzt
(Art. 25 Abs. 1 MVG).
Nach der
Rechtsprechung wird die Beeinträchtigung prozentmässig ermittelt aufgrund
vergleichender Betrachtung des funktionell-anatomischen Zustandes vor und nach
Eintritt des versicherten Gesundheitsschadens (BGE 113 V 143 Erw. 2c, BGE 112 V
390 Erw. 1a mit Hinweisen). Das Eidg. Versicherungsgericht hat aber bereits in
EVGE 1968 S. 98 klargestellt, dass aus dieser Formulierung der Ermittlung des
Prozentsatzes aufgrund vergleichender Betrachtung des funktionell-anatomischen
Zustandes vor und nach Eintritt des versicherten Gesundheitsschadens nicht
geschlossen werden dürfe, es handle sich bei der prozentualen
Integritätsschädigung um "einen rein medizinischen Vergleichs-begriff".
Bei der Schätzung der Integritätsbeeinträchtigung ist so wenig wie bei der
Bemessung der Erwerbsfähigkeit nur auf die vergleichende
medizinisch-theoretische Beurteilung des Gesundheitszustandes vor und nach
Eintritt der Behinderung abzustellen. Das Gericht hat von Anfang an erklärt, dass
nicht die aus dem Vergleich des medizinischen Zustandes hervorgehende
Prozentzahl die Integritätsfrage entscheidet, sondern das Ausmass, in dem der
Versicherte infolge Störung primärer Lebensfunktionen im Lebensgenuss
eingeschränkt ist. Diese Einschränkung kann aber - objektiv betrachtet - unter
Umständen auch dann nur gering sein, wenn die rein medizinische Betrachtung
eine Beschränkung von beträchtlichem Ausmass ergäbe. Auch das Umgekehrte ist
denkbar. Der für die Berechnung der Integritätsrente massgebende Prozentsatz
ist folglich das Ergebnis rechtlicher Würdigung, nämlich die prozentuale
Beeinträchtigung der Integrität in den Grenzen ermessensmässiger Abschätzung
(EVGE 1968 S. 98 mit Hinweis auf EVGE 1966 S. 153). Daraus folgt, dass nicht
der Gesundheitsschaden als solcher die Integritätsbeeinträchtigung darstellt;
vielmehr bemisst sich die Integritätsbeeinträchtigung an den Folgen, welche die
geschädigte Gesundheit auf primäre Lebensfunktionen hat. Dabei kann die
feinstmögliche Einschätzung mit +/- 5% erfolgen, weil eine Abstufung der
Integritätsrente nach einzelnen Prozenten in der Praxis
nicht durchführbar wäre (unveröffentlichtes Urteil St. vom 12. Juli 1988).
(…)." (DTF
117 V 71, consid. 3/a/bb/aaa, pag. 76-78)
Al riguardo va precisato che secondo il diritto attualmente in
vigore una rilevante e durevole menomazione dell’integrità fisica o psichica può
essere data anche in assenza di una lesione delle funzioni vitali primarie:
“(…) entegegen der früheren Rechtsprechung (BGE 117 V 77 oben m.H) kann der
Integritätsschaden nach neuem Recht auch dann erblichen sein, wenn keine primäre
Lebensfunktion (Sehen, Hören, Gehen) betroffen ist, der Versicherte aber in
den übrigen Lebensfunktionen und der allgemeinen Lebens-gestaltung erheblich
beeinträchtigt ist. Eine grundlegene Rechtsänderung ist damit nicht verbunden,
indem schon nach früherer Praxis auch erhebliche Beeinträchtigungen nicht
primärer Lebensfunktionen (z.B. Gesichtsentstellungen) entschädigt wurden und
das Kriterium des primären Lebensfunktion praktisch nur für den Aussschluss
bestimmter Aktivitäten (Sport, Teilnahme am gesellschaftlichen Leben) von der
Entschädigung verwendet wurde. (…)” (Mäschi, op. cit., ad art. 48, N 18,
pag. 370).
Il
TFA, in una sentenza (M 15/05) del 22 agosto 2006, si è confermato in questa
giurisprudenza osservando:
" (…)
1.2 Ergänzend ist auf
BGE 117 V 76 Erw. 3a/bb/aaa hinzuweisen, wonach ein Integritätsschaden
grundsätzlich dann Anspruch auf eine Rente der Militärversicherung gibt, wenn
der Versicherte objektiverweise im Lebensgenuss erheblich eingeschränkt ist.
Anspruchsbegründend ist nicht die Gesundheitsschädigung als solche, sondern die
daraus resultierende Beeinträchtigung in den Lebensfunktionen und im
Lebensgenuss (Jürg Maeschi, Kommentar zum Bundesgesetz über die
Militärversicherung [MVG] vom 19. Juni 1992, Bern 2000, N 2 zu Art. 48-50
[Vorbemerkungen] mit Hinweis), wobei subjektiven Präferenzen des Versicherten
nicht Rechnung getragen werden kann (Maeschi, a.a.O., N 14 zu Art. 49). Richtet
sich der versicherte Integritätsschaden nach den konkreten Auswirkungen der
Gesundheitsschädigung auf die betroffene Person, so können diese Auswirkungen
je nach den Umständen geringer oder auch schwerwiegender sein, als allein auf
Grund des medizinischen Sachverhalts anzunehmen ist (Jürg Maeschi, Die
Abgeltung von Integritätsschäden in der Militärversicherung, in: SZS 1997 S.
177-206, S. 181; vgl. BGE 177 V 77).
(…)." (STFA del
22 agosto 2006 nella causa W., M 15/05, consid. 1.2)
Nella
stessa sentenza, riguardo all’esistenza di un danno psichico, l’Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
4.3.3 Die Annahme
eines psychischen Gesundheitsschadens setzt zunächst eine fachärztlich
(psychiatrisch) gestellte Diagnose nach einem wissenschaftlich anerkannten
Klassifikationssystem voraus (BGE 131 V 50 Erw. 1.2 mit Hinweis). Daran fehlt
es hier. Zwar ist für die Integritätsschadenrente nicht die
Gesundheitsschädigung als solche, sondern die daraus resultierende
Beeinträchtigung in den Lebensfunktionen und im Lebensgenuss anspruchsbegründend
(Erw. 1.2 hievor). Doch ist festzuhalten, dass infolge fehlender fachärztlicher
Behandlung des angeblichen psychischen Leidens mit Blick auf den geltend
gemachten Integritätsschaden zu den nach Art. 48 Abs. 1 MVG kumulativ erforderlichen
Anspruchsvoraussetzungen der Dauerhaftigkeit und Erheblichkeit (Maeschi,
a.a.O., N 7 zu Art. 48) gestützt auf die medizinischen Unterlagen keine
zuverlässigen Angaben möglich sind. Insbesondere sind den Akten keine Anzeichen
dafür zu entnehmen, dass die fraglichen psychogenen Beschwerden auf absehbare
Zeit nicht mehr Erfolg versprechend mit geeigneten und zumutbaren
therapeutischen Massnahmen hätten behandelt werden können. Bei
krankheitsbedingten Beeinträchtigungen der Integrität ist jedoch die Anspruchsvoraussetzung
der Dauerhaftigkeit erst dann zu bejahen, wenn keine wesentliche Änderung des
Gesundheitszustandes mehr zu erwarten ist und mit dem Beweisgrad der
überwiegenden Wahrscheinlichkeit auf das Fortbestehen einer Beeinträchtigung
mindestens gleichen Ausmasses geschlossen werden muss (vgl. Maeschi, a.a.O., N
11 zu Art. 48). Das kantonale Gericht hat demnach hinsichtlich der geltend
gemachten erheblichen Zunahme des psychisch bedingten Integritätsschadens im
Ergebnis zu Recht die Auffassung vertreten, es fehle an der
Anspruchsvoraussetzung der Dauerhaftigkeit.
(…)." (STFA del
22 agosto 2006 nella causa W., M 15/05, consid. 4.3.3)
Va
qui ancora ricordato che il TFA, in una sentenza pubblicata in DTF 122 V 242,
ha stabilito che l’art. 25 cpv. 1 e 2 OAM è contrario alla legge nella misura
in cui stabilisce una soglia minima determinante per l’assegnazione di una
rendita.
L’Alta
Corte ha infatti osservato:
" (…)
6. a) Vu ce qui précède, la réglementation prescrite par l'ordonnance
sur l'assurance militaire est contraire à la loi, dans la mesure où elle fixe à
2,5 pour cent le taux minimum déterminant pour l'octroi d'une rente pour
atteinte à l'intégrité (art. 25 al. 1 et 2 OAM). D'une part, une telle
limitation se révèle inconciliable avec la volonté du législateur, telle
qu'elle ressort des travaux préparatoires (cf. extraits des procès-verbaux des
séances de la Commission du Conseil des Etats pour la sécurité sociale des 11
et 28 février, et du 21 mai 1991, ainsi que des séances de la Commission du
Conseil national pour la sécurité sociale et la santé publique des 20 et 21
janvier 1992, in Documents relatifs aux délibérations parlementaires sur la
révision totale, classés par articles, classeur VIII, ad art. 59 LAM). D'autre part, la
fixation d'un seuil minimal ouvrant droit à une rente pour atteinte à
l'intégrité déborde manifestement le cadre de la compétence conférée au Conseil
fédéral par l'art. 49 al. 4 LAM et qui consiste dans la fixation du montant annuel déterminant pour
le calcul des rentes pour atteinte à l'intégrité.
(…)." (DTF 122 V
242, consid. 6. a, pag. 247)
2.4. Nel
caso concreto, il dr. __________, FMH in medicina interna e medico
dell’Assicurazione militare __________, nella valutazione della menomazione
dell’integrità 14 settembre 2006 (doc. 232), ha osservato che:
" (…)
La situazione della
malattia assicurata dall'Assicurazione militare è ora stabile, secondo quanto
ha dichiarato il dr. med. __________ - primario di neurologia dell'__________
il 5 agosto 2005: che conosce bene il paziente fin dall'esordio della malattia
dopo la sua prima manifestazione di rabdomiolisi nel gennaio 1999, scrive che
"si prende atto di un'evoluzione sostanzialmente stabile rispetto
all'ultimo esame di febbraio 2005, anche se rispetto alle prime valutazioni a
partire dal 2001 vi è stata sicuramente una progressione della perdita
muscolare ai 4 arti, in particolare ora vi è l'apparizione di una lieve
insufficienza della muscolatura prossimale. Essendo una malattia genetica
rarissima, è difficile ora prevedere lo sviluppo e l'eventuale sua rapidità in
futuro, nel periodo a lungo termine. Tuttavia, è sicuro che la malattia non
migliorerà" (documento citato nella perizia SAM del 16 gennaio 2006, pag. 3, 5° cpv).
La terapia in atto -
empirica - con carnitina, Vit. B12 alto-dosata e coenzima Q non ha portato a benefici significativi. Lo
specialista non prevedeva ulteriori trattamenti, non essendo noti altri in letteratura.
La terapia in atto, da continuare, ha lo scopo di stabilizzare la malattia,
almeno si spera.
Dall'analisi quindi
della valutazione dello specialista neurologo, ho sufficienti elementi per
poter affermare che al momento la malattia è stabile, con le riserve
prognostiche sulla sua probabile evoluzione nel medio-lungo termine, prognosi
peraltro difficile da formulare dagli stessi specialisti, come detto sopra.
Valuto pertanto che
la menomazione del danno all'integrità possa essere effettuata.
Il signor RI 1
presenta continui disturbi a tutta la muscolatura del tronco e degli arti,
soprattutto quelli prossimali (cingoli scapolari e pelvici), con deficit
obiettivo della forza e della resistenza muscolare. Inoltre, lamenta astenia e
adinamia che limitano in modo considerevole la sua qualità di vita.
Non riesce più a
correre, la deambulazione su terreno piano è limitata ad un perimetro di marcia
inferiore a 100 metri, ovvero ad una durata di circa 15'.
Ha difficoltà a
tenere una posizione fissa per alcuni minuti, come stare seduto sul letto,
tenere con le braccia tese un oggetto di poco peso all'altezza delle spalle, fa
fatica ad assumere una posizione obbligata per diversi minuti, come ad esempio
sdraiarsi sul lettino e stare seduto oltre 15'. I movimenti iterativi sono
inoltre difficoltosi e lenti, provocano dolore se continuati a lungo. Non
riesce a sollevare e portare pesi > 1-2 Kg quali delle comuni borse della
spesa, carichi. La qualità della vita è ridotta nelle sue manifestazioni più
comuni. Ha rinunciato ad hobbies quali le passeggiate in montagna, andare in
bicicletta, correre, le escursioni nei boschi con le pelli di foca. Ha
difficoltà, al momento, a svolgere una sua vecchia passione che è il tiro con
la pistola e quello con il fucile, la prima molto difficoltosa della seconda a
causa dei disturbi legati alla miopatia mitocondriale.
È alquanto limitato
nella sua vita di relazione con il figlio, che vive con la madre e lontano dall'assicurato,
ovvero non riesce a giocare con lui in attività sportive comuni per l'età del
ragazzo, quali il football e la pallacanestro. Queste rinunce pesano psicologicamente
sull'assicurato che manifesta pensieri di inadeguatezza del suo ruolo di padre.
Dal lato obiettivo,
non si evidenziano paresi neurologiche, tuttavia vi è una diffusa ipotrofia
muscolare dei gruppi prossimali degli arti (cingolo scapolare e pelvico), con
deficit muscolare più marcato agli arti inferiori ed al tronco (muscolatura
posturale anti-gravitazionale), ma tuttavia presente anche a livello della
parte prossimale degli arti superiori.
Essendo la miopatia
mitocondriale molto rara, occorre riferirsi ad esempio ad una distrofia muscolare
tipo Duchenne, oppure ad una malattia neurologica che dia delle limitazioni
analoghe, ad esempio una sclerosi multipla oppure ad una miastenia gravis (casi
del genere non sono in mio possesso, ovvero non ne trovo nella mia casistica
della Sezione 7 UFAM). Caso analogo: vedi JS n° 20.913.487 (distrofia muscolare
tipo Becker con interessamento
solo degli arti inferiori, con procedura cresciuta in giudicato).
Nel nostro caso, il
sig. RI 1 soffre di disturbi ai 4 arti (in sede prossimale) e non solo a quelli
inferiori e quindi, tenendo conto della menomazione, ("Impairment"=
danno organico e funzionale), ricordo che la miopatia mitocondriale, di cui è affetto
il signor RI 1, riguarda un danno diffuso a circa il 49 % dell'apparato mitocondriale
dei muscoli dell'organismo, delle disabilità ("Disability"=
perdita di capacità operativa), che comporta nel caso specifico la perdita di
alcune funzioni operative comuni quali il correre, e degli handicap
("handicap"= svantaggio nel modo di vivere in generale), con
rilevante scadimento della qualità di vita, ritengo che la valutazione del
danno dell'integrità è del 30 %.
(…)." (doc. 232,
pag. 5-7)
e
ha concluso che “(…) la malattia mitocondriale di cui soffre il signor RI 1,
con interessamento muscolare diffuso, in particolare dei 4 arti (soprattutto a
livello prossimale) determina una menomazione dell’integrità pari al 30%
(responsabilità che si assume l’AM nella misura del 75%).” (doc. 232, pag. 7).
Lo
stesso dr. __________, chiamato a valutare se –
viste le osservazioni 21 novembre 2006 (doc. 240), con le quali l’avv. RA 1 ha
contestato il preavviso 19 ottobre 2006 (doc. 234) – il grado di menomazione dell’integrità andava rivisto
(doc. 243), nella nota 14 dicembre 2006 (doc. 245), ha rilevato che:
" (…)
Dagli atti, non ho
riscontrato alcun documento medico che parli chiaramente di un'affezione
psichica, né alcuna diagnosi psichiatrica formulata da un medico sia esso di
famiglia né tantomeno specialista (=psichiatra).
Faccio ancora notare
che nella perizia pluridisciplinare del S.A.M. dell'Ospedale __________ di __________
del 16 gennaio 2006 su incarico dell'UAI del Canton Ticino, il consulente
psichiatra dr. med. __________, che ha visitato il signor RI 1 il 19 dicembre 2005, non aveva formulato
alcuna diagnosi psichiatrica, arrivando alla conclusione che il peritando
presentava una serie di aspetti della sua personalità senza costituire
un'entità nosologica psichiatrica tali da giustificare un disturbo della
personalità ai sensi del codice ICD 10. II peritando presentava invece elementi
rivendicativi di tipo persecutorio, temi passivo-aggressivi, temi di proiezione
secondo un meccanismo di difesa intra-psichico (vedi perizia dr. __________ del 19 dicembre 2005, allegata alla perizia
SAM citata, - doc. 190).
Inoltre, se andiamo
ad analizzare l'aspetto psichico dell'affezione del signor RI 1 (miopatia mitocondriale
e rabdomiolisi), il signor RI 1 non ha seguito né attualmente segue alcuna
terapia psico-farmacologica, né è in cura da psicologi o psichiatri, sia negli
anni passati sia ora.
Infine, la mia
valutazione del 14 settembre 2006, ha tenuto conto di casi analoghi a quello
del signor RI 1, tenendo tuttavia conto della rarità dell'affezione in causa,
quasi unica al mondo, e che quindi farà testo; quale termine di paragone mi
sono riferito a casi quali la distrofia muscolare, la sclerosi multipla o la
miastenia gravis.
Di questi, solo la
distrofia muscolare (tipo Becker) con interessamento
muscolare degli arti inferiori è rappresentata e discussa nell'archivio AM: con
procedura cresciuta in giudicato, al caso in questione (J.S. caso n°
20.913.487) era stata riconosciuta una menomazione dell'integrità pari al 20 %.
Il caso presentava
forti analogie relativamente alla riduzione del godimento della vita in generale,
nonché alle limitazioni funzionali dell'assicurato, in particolare vi era
un'importante limitazione del raggio d'azione (J.S. riusciva a camminare non
oltre 30', né poteva stare in piedi per più di un'ora), lamentava difficoltà
con fatica e scarsa resistenza nel camminare su terreno accidentato o salire le
scale, con rischio di cadere ed inciampare nei gradini, tant'è che l'assicurato
aveva dovuto ricorrere all'uso di un mezzo ausiliario (un bastone); inoltre non
poteva correre velocemente, né scendere dalle scale, né sedersi o alzarsi da un
posto troppo in basso se non con grande difficoltà. Dopo essere stato a lungo
seduto, aveva grandi difficoltà a rimettersi in moto. Se sollevava e
trasportava pesi > 5 Kg, lamentava una precoce e diffusa stancabilità ed un
rallentamento della marcia. Anche il tempo freddo peggiorava tale situazione
muscolare. Sulla base delle limitazioni, nonché del godimento della vita in
generale e degli handicap, si era concluso che il caso dell'assicurato sig.
J.S. rappresentava un danno dell'integrità corporale pari al 20 %.
Ricordo in questa
sede, che nella valutazione del danno all'integrità corporale, la perdita completa
delle gambe rappresenta, secondo la prassi, un danno dell'integrità pari al 50%,
questo non è il caso del signor RI 1 poiché la funzione delle gambe, anche se
ridotta, è presente. Pertanto una valutazione del danno all'integrità corporale
superiore al 50 % è fuori di discussione nel presente caso.
In un caso analogo a
quello del signor RI 1, il signor D.W. 36.404 presentava, a seguito di un
frattura cervicale a livello di C5, una tetraparesi incompleta sensitivo-motorica,
accompagnata da una limitazione degli spostamenti, della funzione di presa,
della mobilità generale del corpo, da una iposensibilità di tutte e 4 le estremità
e da un parziale disturbo delle funzioni vegetative. In questo caso, fu valutato
un danno all'integrità corporale pari al 25%.
Ora, tenendo conto di
quanto sopra osservato, ovvero innanzitutto dell'assenza di una diagnosi
psichiatrica documentata agli atti (di conseguenza nessuna patologia
Fatti
psichiatrica evidente alla prova dei fatti) e delle valutazioni del grado di menomazione
dell'integrità corporali espresse in casi analoghi a quello del signor RI 1, in
altre parole analoghi almeno dal punto di vista delle lesioni anatomiche e
delle limitazioni funzionali, nelle quali la valutazione della menomazione
dell'integrità corporale era stata giudicata (con procedura passata in
giudicato), in ogni caso presentato, inferiore al 30 %, ribadisco in questa
sede la mia valutazione del 14 settembre 2006, ovvero che nel caso del signor RI
1, tenendo conto di tutte le circostanze, dello stato dei fatti fino ad oggi e
di quanto osservato nella stessa valutazione, la miopatia mitocondriale di cui
l'assicurato è portatore, con associata la rabdomiolisi avvenuta in servizio
(nel 1999), rappresenta un danno all'integrità corporale pari al 30 %.
(…)." (doc. 245,
pag. 1-2)
La
dr.ssa __________, FMH in medicina interna e capomedico dell’assicurazione
militare – invitata, in particolare, a determinarsi in merito all’asserito
deterioramento della salute psichica (doc. 266 e 277) –, nella valutazione 21
novembre 2007 (doc. 273), ha osservato che:
" (…)
Mitberücksichtigung
der psychischen Beeinträchtigung
Zweifelsfrei stellt eine
derart schwer wiegende Erkrankung wie die bei Herrn RI 1 diagnostizierte
mitochondriale Myopathie, deren Ursache selten und deren Verlauf ungewiss ist,
für den Betroffenen eine erhebliche psychische Belastung dar. Dementsprechend
wurde vorliegend auch versucht, auf Empfehlung der Neurologen, begleitend eine
stützende Psychotherapie zu installieren (vgl. z. B. A192). Dies ist jedoch
nicht dem Vorhandensein einer psychiatrischen Erkrankung gleichzusetzen.
Um als eigenständiges
Element bei der Beurteilung des Integritätsschadens nach MVG berücksichtigt zu
werden, wird praxisgemäss verlangt, dass nicht nur eine psychische Belastung,
sondern eine eigentliche psychiatrische Erkrankung vorliegt, welche zudem noch
als überwiegend wahrscheinliche Spätfolge angesehen wird. Diese psychiatrische
Erkrankung muss von einem Facharzt diagnostiziert sein und, um bei der
Integritätsschadenbeurteilung mitberücksichtigt zu werden, hinreichend lange
und konsequent psychiatrisch behandelt worden sein. Dies bedeutet, dass in der
Regel erst nach Ablauf einer Fünf-Jahres-Periode von einem annähernd stabilen
und voraussichtlich dauerhaften Zustand ausgegangen werden kann, eine der
Voraussetzungen für die Abgeltung eines Integritätsschadens für eine
psychiatrische Folgeerkrankung. (Diese Vorgehensweise ist im Übrigen bei der
Abgeltung des Integritätsschadens im UVG-Bericht nicht anders).
Vorliegend war bis zum
Zeitpunkt der Verfügung keine eigenständige psychiatrische Erkrankung
ausgewiesen; im Gegenteil, im psychiatrischen Teil-Gutachten des pluridisziplinären
Gutachtens vom 16.01.2006, für welches Herr RI 1 im Auftrage der IV-Stelle __________
am 06.12.2006 exploriert worden ist, wird eine solche Erkrankung verneint.
Zudem wurden die leichten Auffälligkeiten in der Persönlichkeit und im
Verhalten als nicht krankhaft eingestuft (A190.1, Seite 4).
Da einerseits die
psychiatrischen Gutachter des S.A.M. regelmässig von der IV nach dem Vorliegen
eines psychiatrischen Krankheitsbildes befragt werden und somit mit dieser
Frage gut vertraut sind, und da andrerseits das psychiatrische Teil-Gutachten
begründet und in seinen Schlussfolgerungen für mich nachvollziehbar ist, habe
ich keinen Grund, die Aussagen von Herrn Dr. __________ in Zweifel zu ziehen.
Es besteht also keine
eigenständige psychiatrische Diagnose, welche als Folge der mitochondrialen
Myopathie zu sehen ist. Dementsprechend kann die Psyche nicht Gegenstand der
Integritätsschadenbeurteilung sein.
Der psychiatrische
Gutachter relativiert allerdings seine Aussagen bezüglich Krankheitswert in
seinen Schlussfolgerungen (Conclusione, Seite 4 unten), indem er einschränkend darauf hinweist, dass keine
psychiatrische Diagnose vorliege, welche sich auf die Arbeitsfähigkeit von
Herrn RI 1 negativ auswirke.
Da die Auswirkungen
einer Gesundheitsschädigung auf die Arbeitsfähigkeit bei der Beurteilung des
Integritätsschadens gemäss MVG nicht zu berücksichtigen sind, die Eigenschaft
einer Gesundheitsschädigung also, die Arbeitsfähigkeit negativ zu beeinflussen,
für die Erheblichkeit eines Integritätsschadens nicht Voraussetzung ist, stellt
sich vorliegend für mich höchstens noch die Frage, ob die vom psychiatrischen
Gutachter vorgefundenen psychischen Auffälligkeiten (aspetti
personologici, elementi rivendicativi
con una coloritura di tipo persecutorio, si sente vittima di un sistema) bei der Beurteilung des Integritätsschadens evtl. doch zu
berücksichtigen sind.
Die
Persönlichkeitscharakteristika (hier liege keine Persönlichkeitsstörung vor),
d. h. die Erfahrungs- und Verhaltensmuster sind Teil des Menschseins, sie sind
teils angeboren, teils in der Kindheit/Adoleszenz erworben und stellen anerkanntermassen
keine überwiegend wahrscheinliche Spätfolge einer im Erwachsenenalter
hinzugetretenen Erkrankung dar. Hingegen können sie bei der Krankheitsverarbeitung
eine Rolle spielen in dem Sinn, sodass der Erkrankte mit seiner
Gesundheitsschädigung mehr oder weniger gut umgehen kann, der Leidensdruck also
mehr oder weniger hoch ist.
So gesehen ist es aus
versicherungsmedizinischer Sicht vertretbar, dem Umstand bei der Höhe des
Integritätsschadens Rechnung zu tragen, dass vorliegend die persönliche Betroffenheit
resp. der Leidensdruck besonders hoch ist, so dass daraus ein zusätzlicher Integritätsschaden
von 2,5 % resultiert.
Höhe des
Integritätsschadens
Naturgemäss fehlen
Richtwerte der Militärversicherung für eine derart seltene Erkrankung, wie sie
eben die mitochondriale Mypoathie darstellt. In diesem Zusammenhang muss ich
aber mit Nachdruck darauf hinweisen, dass bei der Abgeltung von Integritätsschäden
in der Militärversicherung nicht die Diagnose als solche Anspruch auf eine
Integritätsschadenrente gibt, sondern deren Auswirkungen auf die allgemeine
Lebensgestaltung, also auf den Alltag des Betroffenen. Dies bedeutet, dass
voneinander sehr unterschiedliche Diagnosen zu gleichen Integritätsschadenrenten
führen können, nämlich dann, wenn sie zu einem analogen Beschwerde-, Behinderungs-
und Benachteiligungsprofil führen. Unerheblich ist zudem, ob dieses Profil auf eine
häufige oder eine seltene Gesundheitsschädigung zurückzuführen ist.
Vorliegend hat der
Kreisarzt die im Dossier von den anderen Fachärzten, inkl. den Gutachtern des
S.A.M. (16.01.2006, A190), und von ihm erhobenen neurologischen Ausfälle sowie
das geklagte Beschwerde- und Behinderungsprofil sorgfältig dokumentiert und gewichtet
und mit einem ähnlich gelagerten Versicherungsfall (S. J. 20.913.487, Myopathie
Typ Becker), dessen Integritätsschaden rechtsgültig mit 20% beurteilt worden
war, verglichen. Er kam dabei, in Würdigung aller Umstände, auf einen Wert von
30%.
Zum gleichen Resultat
kommt man, wenn man - ausgehend von Art. 49.2 MVG, nach dem beim vollständigen
Verlust einer Lebensfunktion wie des Gehörs oder des Sehvermögens in der Regel
eine Integritätsschadenrente von 50% zugesprochen wird - den Verlust beider
Arme resp. den Verlust beider Beine einem Verlust einer Lebensfunktion
gleichsetzt (= 50%).
Herr RI 1 ist von diesem
Schadensausmass weit entfernt; er weist eine Schwäche M4 der proximalen Muskulatur
der unteren und (weniger auch) der oberen Extremität auf (M5 = normale Kraft,
M0= Plegie, vgl. Definition auf Seite 5). Daraus folgt, dass die Beinfunktion
sicher weniger als hälftig eingeschränkt ist (etwa einem Integritätsschaden von
rund 20% entsprechend) und die Armfunktion etwa um einen Fünftel (einem
Integritätsschaden von etwa 10% entsprechend), was addiert die vom Kreisarzt
ermittelten 30% ergibt.
Das gleiche Resultat
wird auch erreicht, wenn der vorliegende Schaden mit demjenigen einer vollständigen
Paraplegie verglichen wird; der
Richtwert für eine Parraplegie liegt praxisgemäss bei 65 %. Darin
eingeschlossen ist aber nicht nur die Lähmung der proximalen und distalen
Beinmuskeln beidseits, sondern auch die Lähmung der Blasen- und Mastdarmfunktion,
was die Höhe von 65 % erklärt. Herr RI 1 ist weit von einer Paraplegie entfernt, wie alle im Dossier
enthaltenen neurologischen Dokumente belegen (M4).
(…)." (doc. 273,
pag. 2-4)
e
ha concluso che “(…) aus den Darlegungen ergibt sich, dass die Höhe des
Integritätsschadens von 30% für die vorliegende Myopathie mit ihren negativen
Auswirkungen auf den Alltag nicht zu beanstanden ist; hiefür braucht es kein
fachärztliches Gutachten durch einen Spezialisten, der sich in der seltenen
Erkrankung der Myophatie auskennt, wie dies der Rectsvertreter verlangt. Nimmt
man die ausgewiesene subiektive Beeinträchtigung resp. den hohen Leidensdruck
des Versicherten mit in der Beurteilung hinein, ist eine Erhöhung des
Integritätsschadens um 2,5% vertretbar, was dann einem
Gesamt-Integritätsschadens von 32,5% entspre-chen würde. (…)” (doc. 273,
pag. 4-5).
Il
dr. __________, nella nota telefonica 27 febbraio 2008 (doc. 276) – in merito all’e-mail 26 febbraio 2008
della dr.ssa __________, capoclinica di neurologia dell’Ospedale __________ di __________,
trasmessogli per competenza dalla dr.ssa __________ (doc. 275) –, ha rilevato:
" (…)
In data odierna al
mattino ho preso contatto telefonico con la dr.ssa med. __________ - neurologa
dell'__________ al n° telefonico indicato nel suo e-mail del 26.02.2008. La
dottoressa mi dice di essere stata sollecitata dal suo paziente e nostro
assicurato che voleva un colloquio telefonico della dottoressa con il medico AM
per chiarire alcuni punti della sua rara malattia.
La collega mi informa
pure che la miopatia mitocondriale di cui è affetto il signor RI 1 presenta,
tra le sue manifestazioni, anche un'encefalopatia (come già noto). Inoltre, ha
visitato di recente il signor RI 1 costatando un peggioramento della situazione
muscolare, vi è al momento un circolo vizioso, nel senso che sforzando i
muscoli come abitualmente il paziente lamenta dolori, limita ulteriormente la
sua mobilizzazione a causa di tali disturbi e la muscolatura va ulteriormente
in ipo-atrofia. La dottoressa sta tentando di incoraggiare il paziente a
rompere tale circolo vizioso, facendogli fare della ginnastica e fisioterapia
"ad hoc".
Mi conferma la natura
molto probabilmente acquisita della mutazione genica, la rarità di tale
mutazione, che pare interessa - nel mondo - solo un altro paziente (una donna
californiana, che dagli atti risulterebbe affetta anche da sclerosi multipla) e
della scarsa efficacia delle terapie "di supporto" odierne, al di
fuori della terapia causale, cioè genica, a base di "cocktail" di
farmaci, quali vit. B12, coenzima
Q, carnitina, ecc.
L'origine "acquisita" della
mutazione del gene mitocondriale è quindi stata fatta per esclusione. La
terapia genica, di cui discutiamo, è ad oggi inattuabile perché dal lato
commerciale "poco appetibile" a causa degli alti costi della ricerca
e del potenziale "mercato", essendo la miopatia mitocondriale in
causa una malattia rarissima. Vi è inoltre l'ulteriore difficoltà che tra le
malattie mitocondriali vi sono diverse varietà. Nel caso del signor RI 1 è
stata fatta la ricerca della malattia a livello famigliare, tra i 2 figli e la
madre dell'assicurato, a livello del sangue periferico, dove la malattia
mitocondriale è anche meno reperibile, con esito negativo. Secondo le informazioni
in possesso della dottoressa __________, invece non sarebbe stata condotta
alcuna ricerca nella sorella del paziente, che vive in __________. A mia
memoria, tuttavia rammentavo che tale ricerca era in programma di essere fatta,
ma oggi scopro che così non è. Concludo la telefonata, dopo aver informato la
collega neurologa che il dossier è al momento presso la II istanza e che il
signor RI 1 è patrocinato da tempo da un avvocato, la dottoressa è informata di
quest'ultimo aspetto.
Mi ringrazia della
telefonata e del colloquio, nonché delle reciproche informazioni e ci salutiamo.
Mi dice che a giorni l'Assicurazione militare riceverà un suo rapporto sul
decorso.
(…)." (doc. 276,
pag. 1-2)
2.5. Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA
del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo
2002 nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.;
STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988
pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).
In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).
Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).
Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto
esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come
oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF
125 V 354 consid. 3b/bb).
Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).
Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER, Rechtsprechung
des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997, pag. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).
Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione
dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in
RDAT 2003-II pag. 628-629, in
particolare la nota 158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psico-sociale della persona esaminata.
Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza
di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite
dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).
2.6. Dopo attenta analisi degli atti questa Corte ritiene che, conformemente alla legge e alla giurisprudenza sopra citati
(consid. 2.2, 2.3 e 2.5), a ragione l’assicurazione
militare ha concluso per una percentuale del 32.5% e, ritenuta una responsabilità
parziale del 75%, ha riconosciuto all’assicurato una rendita per menomazione
dell’integrità di fr. 406.25 mensili, riscattata d’ufficio per una somma di fr.
108'680.00 (fr. 102'180.00 quale capitalizzazione al 1. dicembre 2006 aumentati
di fr. 6'500.00 quale rendita retroattiva per il periodo dal 1. agosto 2005 al
30 novembre 2006).
Infatti,
le valutazioni mediche espresse dal dr. __________ e dalla dr.ssa __________
(cfr. consid. 2.5), non sono state contestate da nessun altro medico.
L’assicurato
non ha addotto qualsivoglia motivo atto a mettere in discussione le conclusioni
a cui sono giunti i suddetti medici riguardo alle ripercussioni delle affezioni
sulla sua persona e non ha nemmeno contestato i casi concreti considerati per
effettuare un paragone con il suo.
Egli
si è infatti limitato – misconoscendo che la menomazione
dell’integrità dipende dal pregiudizio come tale indipendentemente da
considerazioni relative all’attività professionale (cfr. consid. 2.3) – a
sostenere, in modo del tutto generico, che si sarebbe dovuto procedere all’allestimento
di una perizia specialistica affidata ad un esperto di miopatie con mutazioni
genetiche e che, vista la patologia rarissima di cui è vittima, non sarebbe
possibile procedere ad un confronto con altri casi.
Il
TCA ribadisce qui che, considerato che elemento di valutazione sono le
ripercussioni delle affezioni, queste ultime, indipententemente dalla natura
della loro patologia, possono in ogni caso essere confrontate.
Inoltre,
riguardo alla validità dei casi concreti considerati e paragonati con quello
dell’assicurato, va qui ricordato che la dr.ssa __________ ha, in particolare,
evidenziato che: “(…) Vorliegend hat der Kreisarzt die im Dossier
von den anderen Fachärzten, inkl. den Gutachtern des S.A.M. (16.01.2006, A190),
und von ihm erhobenen neurologischen Ausfälle sowie das geklagte Beschwerde-
und Behinderungsprofil sorgfältig dokumentiert und gewichtet und mit einem
ähnlich gelagerten Versicherungsfall (S. J. 20.913.487, Myopathie Typ Becker),
dessen Integritätsschaden rechtsgültig mit 20% beurteilt worden war,
verglichen. Er kam dabei, in Würdigung aller Umstände, auf einen Wert von 30%. Zum
gleichen Resultat kommt man, wenn man - ausgehend von Art. 49.2 MVG, nach dem
beim vollständigen Verlust einer Lebensfunktion wie des Gehörs oder des
Sehvermögens in der Regel eine Integritätsschadenrente von 50% zugesprochen
wird - den Verlust beider Arme resp. den Verlust beider Beine einem Verlust
einer Lebensfunktion gleichsetzt (= 50%). Herr RI 1 ist von diesem
Schadensausmass weit entfernt; er weist eine Schwäche M4 der proximalen
Muskulatur der unteren und (weniger auch) der oberen Extremität auf (M5 =
normale Kraft, M0= Plegie, vgl. Definition auf Seite 5). Daraus folgt, dass die
Beinfunktion sicher weniger als hälftig eingeschränkt ist (etwa einem
Integritätsschaden von rund 20% entsprechend) und die Armfunktion etwa um einen
Fünftel (einem Integritätsschaden von etwa 10% entsprechend), was addiert die
vom Kreisarzt ermittelten 30% ergibt. Das gleiche Resultat wird auch erreicht,
wenn der vorliegende Schaden mit demjenigen einer vollständigen Paraplegie verglichen wird; der Richtwert für
eine Paraplegie liegt praxisgemäss bei 65 %. Darin eingeschlossen ist aber
nicht nur die Lähmung der proximalen und distalen Beinmuskeln beidseits,
sondern auch die Lähmung der Blasen- und Mastdarmfunktion, was die Höhe von 65
% erklärt. Herr RI 1 ist weit von einer Paraplegie entfernt, wie alle im Dossier enthaltenen neurologischen Dokumente belegen
(M4). (…)." (doc. 273, pag. 2-4)
Ritenuto
che la documentazione medica agli atti è sufficiente per pronunciarsi riguardo
alla valutazione delle ripercussioni delle affezioni sull’assicurato, non è poi
necessario procedere all’audizione della dr.ssa __________ così come richiesto
dall’avv. RA 1 (VII, pag. 2).
Va
qui infatti ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o
il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla
convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata
predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare
il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata
delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag.
274, si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119
V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il
diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Nemmeno
è necessario attendere il rapporto del __________, così come proposto dall’avv.
RA 1 (IX), in quanto detto accertamento intrapreso dall’Ufficio AI è finalizzato
a valutare compiutamente gli effetti della miopatia ipocondriale allo scopo di
stabilire la capacità lavorativa globale dell’assicurato (cfr. in questo senso
la STCA 10 marzo 2008 prodotta sub doc. 278, in particolare la pag. 19).
2.7. Quanto
alla contestazione in merito all’importo annuo di fr.
20'000.-- (cfr. art. 49 cpv. 4 LAM in vigore dal 1. gennaio 2006 che non ha
previsto nessuna deroga a quanto sancito dall’art. 109 LAM), considerato
dall’assicurazione militare per il calcolo della rendita, l’art. 109 LAM
prevede che i casi assicurativi pendenti al momento dell’entrata in vigore
della presente legge saranno trattati secondo il nuovo diritto nelle parti che
non sono ancora state riconosciute o che non siano ancora state oggetto di una
decisione.
Nel commento all’art. 109 LAM, si legge che “(…) während das frühere
Recht bei seinem inkrafttreten eine Anpassung sämtlicher laufender
Versicherungsfälle an das neue Recht vorgesehen hatte (aMVG 60,1; vgl. Hiezu SCHATZ, Kommen-tar,
S. 252), gingen die Vorentwürfe und Entwürfe zum MVG von 1992 davon aus, dass
laufende Fälle grundsätzlich nicht neu zu beurteilen sind und das neue Recht
nur auf Fälle Anwendung findet, in denen beim Inkrafttreten des neuen Recht
noch nicht verfügt worden ist. Die Eidg. Räte haben dem
entsprechenden Vorschlag des Bundesrates (Art. 108 GE; BBl 1990 III 300)
diskussionslos zugestimmt (Amtl. Bull. 1991 StR 908, 1992 NR 513). […] Nach MVG 109 ist das neue Recht auch auf Sachverhalte anwendbar,
die sich abschliessend vor Inkrafttreten des neuen Rechtes verwir-klicht haben,
über die bis zum Zeitpunkt des Inkrafttretens aber noch nicht verfügt ist.
Danach sind die Vorschriften des neuen Rechts (insbesondere die geänderten
Leistungsansätze und der neu festgesetzte versicherte Höchstverdienst) auch insoweit
anwendbar, als der nach Inkrafttreten des neuen Rechts festgesetze
Rentenanspruch in die Zeit vor dem 1. Januar 1994 zurückreicht. Das gleiche gilt für die neuerliche Steuerpflicht auf den Renten
(vgl. MVG 116). (…).” (Mäschi, op. cit., ad art. 109, N 1 e N 4, pag.
652-653).
E’
dunque a ragione che l’assicurazione militare, conformemente agli artt. 49 cpv.
4 e 109 LAM, ha considerato l’importo annuo di fr. 20'000.--
per il calcolo della rendita.
Considerata
poi una percentuale del 32.5% (cfr. consid. 2.6) e, ritenuta
una responsabilità parziale del 75% (doc. doc. 97), a ragione l’assicurazione
militare ha poi riconosciuto all’assi-curato (importi, questi, peraltro con
contestati) una rendita per menomazione dell’integrità di fr. 406.25 mensili, riscattata
d’ufficio per una somma di fr. 108'680.00.
2.8. In
simili circostanze, visto tutto quanto precede, la decisione impugnata deve
essere confermata e il ricorso respinto.
2.9. L’avv.
RA 1 ha chiesto di porre il suo assistito al beneficio dell’assistenza
giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Ai
sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale
deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo
giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale
norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2
lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva
che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se
del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 cpv. 1 lett. f LPGA mantiene il
principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza
giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione
della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser,
op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (U. Kieser, “ATSG – Kommentar”,
ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno
(cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno
indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente
privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).
Il
TCA, chiamato ora a pronunciarsi, ritiene che nella presente fattispecie non
sia soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA del
10 ottobre 2001 nella causa F., U 347/98; STFA dell'8 febbraio 2001 nella causa
B., I 446/00; STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N., U 220/99; STFA del
17 ottobre 2001 nella causa X,1P.569/2001; STFA del 6 marzo 2001 nella causa
E. e E.,5P.426/2000; STFA del 17 maggio 2000 nella causa B., 1P 281/2000; DTF
119 Ia 253 consid. 3b).
Tale
presupposto difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue
che una persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione,
rinuncerebbe al processo in considerazione delle spese cui si esporrebbe (cfr.
STFA del 26 settembre 2000 nella causa D.N.; RAMI 1994 pag. 78; DTF 125 II 275
consid. 4b; DTF 119 Ia 251; B. Cocchi/F. Trezzini, Codice di procedura civile
ticinese massimato e commentato, Lugano 2000, ad art. 157, pag. 491-492, n. 1).
Per
valutare, in sede ricorsuale, la probabilità di esito favorevole è infatti
sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente meno
possibilità di essere accolto che di essere respinto, ovvero che non si debba
ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i propri
mezzi (STFA del 9 agosto 2005 nella causa M., K 75/05; STFA del 10 agosto 2005
nella causa M., I 173/04; STFA del 29 agosto 2005 nella causa H., I 422/04;
STFA non pubbl. del 29 giugno 1994 in re A.D.; DTF 125 II 275; DTF 124 I 304
consid. 2c).
Inoltre,
quando le prospettive di successo e i rischi di perdere il processo si
eguagliano o le prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi,
le domande non possono essere considerate senza esito favorevole (cfr. DTF 125
Considerandi
II 275; DTF 124 I 304 consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; B. Cocchi/F.
Trezzini, op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).
Nel
caso concreto, alla luce della giurisprudenza federale, la presente vertenza
doveva apparire, dopo un esame forzatamente sommario, destinata all'insuccesso
già al momento della presentazione del ricorso, in quanto le prospettive di
esito favorevole erano considerevolmente minori dei rischi di perdere la causa.
In effetti, come esposto ai considerandi precedenti, ritenuto che la menomazione dell’integrità dipende dal pregiudizio come tale
indipendentemente da considerazioni relative all’attività professionale e che
con la STCA 10 marzo 2008 questo Tribunale ha annullato la decisione 9
marzo 2007 dell’Ufficio AI e rinviato gli atti a detto Ufficio affinché, “(…) ordinata una perizia universitaria che valuti compiutamente gli
effetti della miopatia mitocondriale con coinvolgimento esclusivamente
muscolare dovuta ad una mutazione G4298A del gene t.RNA-ALA e dell’acidosi
lattica, stabilisca la capacità lavorativa globale e si pronunci nuovamente
sulla domanda di prestazioni (…)” (doc. 278, pag. 19, la sottolineatura
è del redattore), all’assicurato non poteva sfuggire che, al fine di stabilire
la rendita per menomazione dell’integrità, non era necessario procedere e/o
attendere l’esito di un accertamento peritale specialistico.
La conclusione secondo cui la lite era già di primo acchito
destituita di esito favorevole si giustifica tanto più se si considera che in
sede ricorsuale l’interessato non ha prodotto la benché minima documentazione
medica che potesse contrastare le valutazioni del dr. __________ e della dr.ssa
__________ (riprodotte in esteso al consid. 2.4). Egli nemmeno ha contestato
validamente le fattispecie poste a confronto con il suo caso dai suddetti
medici, limitandosi a sostenere, in modo del tutto generico e a torto che, vista
la patologia rarissima di cui è vittima, non sarebbe possibile procedere ad un
confronto con altri casi.
In
particolare, per quanto riguarda alla patologia psichiatrica, va qui osservato
che, nella STCA 10 marzo 2008, questo Tribunale aveva già rilevato che
“(…) per quanto riguarda l’aspetto psichiatrico il TCA si limita
qui a rilevare che, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.4
e 2.7), dai certificati medici 2 febbraio 2006 e 19 febbraio 2007 del dr. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia (doc. AI 49/1 e 82/18-19), non è possibile
concludere per l’esistenza di un danno alla salute di natura psichica
invalidante. (…)” (doc. 278, pag. 19).
In
simili condizioni – ancorché con decisione incidentale 27 maggio 2008
l’assicurazione militare (SUVA assicurazione militare, __________) gli abbia
riconosciuto il diritto al gratuito patrocinio in sede amministrativa (doc.
282) – non essendo realizzato nel caso in esame uno dei tre presupposti cumulativi,
questo Tribunale deve respingere la domanda di assistenza giudiziaria.
Per
questi motivi
dichiara
e pronuncia
1.
Il
ricorso è respinto.
2.
Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.
3.
La
domanda volta all’ottenimento dell’assistenza giudiziaria con gratuito
patrocinio è respinta.
4.
Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster