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Decisione

42.2021.32

Richiesta di indennità giornaliera per perdita di guadagno a causa di Coronavirus respinta poiché l'assicurato non ha avuto alcuna perdita di guadagno beneficiando unicamente di una rendita AVS. Buona fede negata

8 luglio 2021Italiano23 min

V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

42.2021.32

cs

Lugano

8 luglio 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 10 maggio 2021 di

RI 1

contro

la decisione su opposizione del 3 maggio 2021 emanata da

CO 1

in materia di indennità perdita di guadagno (Corona)

ritenuto, in fatto

1.1. In data 15 febbraio 2021, 1°

marzo 2021 e 2 marzo 2021 la CO 1 ha ricevuto dalla __________, una domanda di

indennità contro la perdita di guadagno per il coronavirus, per i periodi dal 9

ottobre 2020 al 31 gennaio 2021 (doc. 1), per il mese di gennaio 2021 (doc. 2)

e per il mese di febbraio 2021 (doc. 3) in favore di RI 1, nato nel 1953, socio

e gerente con firma individuale della società, nella sua qualità di persona in

posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro (cfr. allegato doc. 1).

1.2. In data 29 marzo 2021 la

Cassa di compensazione ha scritto all’assicurato chiedendogli di inviare i

documenti relativi al reddito conseguito nel 2019, ritenuto che dagli atti

emerge un importo pari a fr. 0 (doc. 4). In risposta, l’interessato ha prodotto

il certificato fiscale dove figura l’ammontare della rendita AVS percepita dal

1° luglio 2019 al 31 dicembre 2019, per complessivi fr. 9'780, pari a fr. 1'630

al mese (doc. 5).

1.3. Con decisione del 16 aprile

2021 (doc. 6), confermata dalla decisione su opposizione del 3 maggio 2021

(doc. 8), l’amministrazione ha respinto le richieste poiché non è stata

comprovata alcuna perdita di guadagno, ritenuto come nel 2019 RI 1 non ha

conseguito alcun reddito soggetto all’AVS.

1.4. RI 1 ha inoltrato un ricorso

al TCA contro la predetta decisione su opposizione (doc. I), affermando di

essere socio della __________ e di gestire il piccolo piano bar della società.

Trattandosi di un locale notturno, è stato particolarmente danneggiato da quasi

un anno di chiusura imposta dalle autorità a causa della pandemia. Nel corso

del mese di gennaio 2021 la Cassa di compensazione, tramite una circolare, ha

informato gli assicurati circa la possibilità di ricevere aiuti anche in favore

delle Sagl o delle SA. Il ricorrente ha quindi contattato l’amministrazione

facendo presente di beneficiare di una rendita AVS dal 2019 e di aver assunto,

per motivi di salute, una dipendente al 100% ed a tempo indeterminato. “Mi

dissero che rientravo lo stesso negli aiuti e di spedire, retroattivamente, le

richieste per ogni mese di chiusura imposta (…) Il 16.04.2021 ricevevo il loro

rifiuto alla richiesta e a nulla è valsa la mia opposizione. Sono molto

amareggiato perché mi sento vittima di una vera ingiustizia: Nella loro

circolare si fa chiaramente riferimento ad aiuti previsti anche alle Sagl che

hanno registrato una diminuzione considerevole della cifra d’affari. Perché mi

viene rifiutato questo aiuto che dovrebbe esserci a prescindere se si è già in

AVS? Cosa c’entra la perdita di guadagno individuale rifiutata perché già in pensione

con la perdita di guadagno aziendale? Azienda, ripeto, chiusa da quasi un anno.

(…)”.

1.5. Con risposta del 1° giugno

2021 la CO 1 ha proposto la reiezione del ricorso, affermando:

" (…) Per

evitare ripetizioni, si fa riferimento alla decisione del 3 maggio 2021. In

base alle disposizioni legali, si deve basarsi sul salario soggetto al AVS

dell’anno 2019. Nel anno 2019, è stato determinato un reddito soggetto ai

contributi AVS per un importo di CHF 0.00. Dato che l’indennità non conosce

alcuna indennità minima, la richiesta è stata giustamente respinta.

Né nelle tre domande né nelle opposizioni

del 20 e 22 aprile 2021 il ricorrente ha sostenuto di essere impiegato e di

aver ricevuto prestazioni di congedo per malattia nel 2019. Questi argomenti

costituiscono dei nuovi fatti.

Inoltre, va notato che l’assicurato ha

raggiunto l’età pensionabile dal 2018. Sono soggetti all’AVS solo i salari che

superano i 1'400.00 CHF al mese (quota esente).

Nel 2017, in base all’estratto conto

individuale, il ricorrente ha percepito un salario soggetto all’AVS di CHF

10'440.00. Questo salario, dopo la deduzione della quota esente di CHF

16'800.00 (= 12 X CHF 1'400.00), non sarebbe soggetto all’AVS obbligatoria.

Anche tenendo conto o escludendo i mesi in cui è stato malato, non c’è quindi

alcuna prova di un salario soggetto all’AVS.” (doc. III)

in diritto

2.1. Ai sensi dell’art. 185 cpv. 3

della Costituzione federale (Cost.), il Consiglio federale può emanare

ordinanze e decisioni per far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti,

dell’ordine

pubblico o della sicurezza interna. La validità di tali ordinanze dev’essere

limitata nel tempo.

Il Consiglio federale,

fondandosi sull’art. 185 cpv. 3 Cost., il 20 marzo 2020 ha, in particolare,

adottato, per frenare le conseguenze economiche connesse alla diffusione del

coronavirus, l’Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in

relazione con il coronavirus (COVID-19) (Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno; RS 830.31), entrata in vigore retroattivamente il 17 marzo 2020 con

validità di sei mesi (RU 2020 871).

Dopo che il 25 settembre

2020 il Parlamento ha approvato la Legge federale sulle basi legali delle

ordinanze del Consiglio federale volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge

COVID-19; cfr. RS 818.102), il 4 novembre 2020 il Consiglio federale,

fondandosi sull’art. 15 della Legge COVID-19, ha emanato le relative modifiche

dell’ordinanza in base alle quali hanno in particolare diritto all’indennità di

perdita di guadagno dal 17 settembre 2020 al 30 giugno 2021 i lavoratori

indipendenti e le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di

lavoro che, in seguito a provvedimenti adottati per combattere il coronavirus,

devono interrompere la loro attività lucrativa, rispettivamente la loro

attività lucrativa è limitata in modo considerevole, subiscono una perdita di

guadagno o salariale e nel 2019 hanno conseguito con questa attività un reddito

soggetto all’AVS di almeno 10 000 franchi; questa condizione vale per analogia

anche se hanno avviato l’attività dopo il 2019; se l'attività non è stata

svolta per un anno intero, questa condizione va adempiuta in proporzione alla

durata dell'attività (cfr. art. 2 cpv. 3 bis Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno).

Il 18 giugno 2021 il

Consiglio federale ha prorogato le basi giuridiche per il diritto all’indennità

di perdita di guadagno per il coronavirus fino al 31 dicembre 2021 (cfr. art.

11 cpv. 6), sulla base della proroga delle basi giuridiche della legge COVID-19

decisa dal Parlamento (cfr. comunicato stampa del Consiglio federale del 18

giugno 2021: “Coronavirus: prolungamento del diritto all’indennità di perdita

di guadagno”).

L’attività

lucrativa è ritenuta limitata in modo considerevole, se si è registrata una

diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 55 per cento rispetto

alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019. Se l’attività è stata

avviata dopo il 2015 e prima del 2020, è determinante la media del periodo di

attività effettivo. Le persone che hanno avviato la loro attività lucrativa

dopo il 2019 devono dimostrare di aver subito una diminuzione della cifra

d’affari mensile pari almeno al 55 per cento rispetto alla cifra d’affari

mensile media di almeno tre mesi; fa stato la media dei tre mesi con le cifre

d’affari più elevate (art. 2 cpv. 3, 3bis e 3ter Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno; RU 2020 4571segg.).

Il cpv. 3ter,

primo periodo è poi stato modificato dal Consiglio federale il 18 dicembre 2020

con entrata in vigore il 19 dicembre 2020, nei seguenti termini:

" 3ter

L’attività lucrativa è ritenuta limitata in modo considerevole, se si è

registrata una diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 40 per

cento rispetto alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019. …” (cfr.

RU 2020 pag. 5829)

Il 20 gennaio 2021 l’art.

2 cpv. 3ter primo e terzo periodo è stato così corretto (cfr. RU 2021 18):

" Art. 2

cpv. 3ter, primo e terzo periodo

3ter L’attività lucrativa è ritenuta

limitata in modo considerevole, se si è registrata una diminuzione della cifra

d’affari mensile pari almeno al 40 per cento rispetto alla cifra d’affari

mensile media degli anni 2015–2019. ... Le persone che hanno avviato la loro

attività lucrativa dopo il 2019 devono dimostrare di aver subito una

diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 40 per cento rispetto

alla cifra d’affari mensile media di almeno tre mesi; fa stato la media dei tre

mesi con le cifre d’affari più elevate.”

Nell’ambito della

revisione della legge COVID-19 del 19 marzo 2021 (RU 2021 153), in vigore dal

1° aprile 2021, tale limite è stato nuovamente modificato, nel senso che l’art.

15 cpv. 1 seconda frase (provvedimenti volti a indennizzare la perdita di

guadagno), prevede che sono ritenute aver subito una limitazione considerevole

dell’attività lucrativa soltanto le persone che hanno subito una perdita di

guadagno o salariale e la cui impresa ha registrato una diminuzione della cifra

d’affari del 30 per cento almeno rispetto alla cifra d’affari media degli anni

2015-2019.

L’art. 4, relativo alla

forma dell’indennità e al numero delle indennità giornaliere, enuncia che

l’indennità è versata sotto forma di indennità giornaliera (cpv. 1) e che ogni

cinque indennità giornaliere sono versate due ulteriori indennità giornaliere

(cpv. 2).

Ai sensi dell’art. 5,

riguardante l’importo e il calcolo dell’indennità, l’indennità giornaliera

ammonta all’80 per cento del reddito medio dell’attività lucrativa conseguito

prima dell’inizio del diritto all’indennità (cpv. 1), all’accertamento del

reddito è applicabile per analogia l’articolo 11 capoverso 1 della legge del 25

settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno (cpv. 2), l’indennità

ammonta al massimo a 196 franchi al giorno (cpv. 3) e l’indennità è ridotta

nella misura in cui supera l’importo massimo secondo il capoverso 3 (cpv. 4

[abrogato con effetto al 17 settembre 2020]).

Per l’art. 5 cpv. 2ter nel

tenore in vigore dal 17 settembre 2020 (RU 2020 4571) al 17 gennaio 2021 (RU

2021 5):

" Per il

calcolo dell’indennità dei lavoratori indipendenti aventi diritto di cui

all’articolo 2 capoverso 1bis lettera b numero 2, capoverso 3 o 3bis è

determinante il reddito soggetto all’AVS conseguito nel 2019. Dopo la fissazione

dell’indennità non si può procedere a un nuovo calcolo della stessa fondandosi

su una base di calcolo più recente.”

L’art. 11 cpv. 1 della

legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno (LIPG),

a cui rinvia l’art. 5 cpv. 2 Ordinanza Covid-19 perdita di guadagno, prevede

che per l’accertamento del reddito medio conseguito prima del servizio è

determinante il reddito da cui sono prelevati i contributi secondo la LAVS. Il

Consiglio federale emana prescrizioni sul calcolo dell’in­dennità e incarica

l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali di allestire tabelle vincolanti

con importi arrotondati.

Il diritto all’indennità

deve essere esercitato dall’avente diritto (art. 7 cpv. 1 Ordinanza Covid-19

perdita di guadagno).

Secondo l’art. 8 Ordinanza

Covid-19 perdita di guadagno, l’indennità è versata all’avente diritto (cpv.

1), è versata mensilmente e posticipatamente (cpv. 2) ed è fissata e pagata

dalla cassa di compensazione AVS che era competente per la riscossione dei

contributi AVS prima della nascita del diritto all’indennità (cpv. 3).

La condizione del

capoverso 1bis lett. c enuncia che “sono assicurate obbligatoriamente ai

sensi della legge federale del 20 dicembre 1946 sull’assicurazione per la

vecchiaia e per i superstiti (LAVS)”.

2.2. Nella Circolare

sull’indennità in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus –

Indennità di perdita di guadagno per il coronavirus (CIC) – valida dal 17

settembre 2020 (stato: 18 gennaio 2021), l’Ufficio federale delle assicurazioni

sociali (UFAS), ricorda innanzitutto che questa direttiva amministrativa è

stata costantemente aggiornata dal 17 marzo 2020 (ne esistono 17 versioni, cfr.

CIC versione 17, stato 23 giugno 2021 pag. 2-15; https://sozialversicherungen.admin.ch/it/d/12721).

La Circolare

sull’indennità in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus –

Indennità di perdita di guadagno per il coronavirus (CIC) dell’Ufficio federale

delle assicurazioni sociali (UFAS), valida dal 17 settembre 2020 (stato 4

novembre 2020), a proposito degli indipendenti prevede che:

" (…)

1065 La base per il calcolo dell’indennità per i lavoratori

09/20 indipendenti

è costituita per principio dal reddito dell’attività lucrativa conseguito

nell’anno 2019. Concretamente, si tratta del reddito su cui si fonda il calcolo

dei contributi (contributi d’acconto) per l’anno 2019. Se al momento del

calcolo dell’indennità è già disponibile la decisione di tassazione definitiva

per l’anno 2019, ci si deve basare su quest’ultima.

Agli aventi diritto che hanno già

ricevuto un’indennità in virtù della versione dell’ordinanza COVID-19 perdita

di guadagno in vigore fino al 16 settembre 2020 continua ad applicarsi la

medesima base di calcolo.

1065.1 Nel caso dei lavoratori indipendenti, per il calcolo

11/20 dell’indennità

secondo il N. 1041.5 ci si basa sul reddito su cui si fonda il calcolo dei

contributi d’acconto.

1066 Per l’accertamento del reddito medio dell’attività

lucrativa

occorre dividere il reddito annuo per 360.

1067 Per contro,

se il reddito è stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, esso viene

convertito in reddito giornaliero in funzione della durata dell’attività

lucrativa (DTF 133 V 431). La durata dell’attività lucrativa deve essere

comprovata (p. es. mediante lo statuto di persona esercitante un’attività

lucrativa indipendente o giustificativi contabili).

1068 Non appena l’importo dell’indennità è stato fissato,

questa

09/20 non può più

essere ricalcolata applicando una base di calcolo più aggiornata.

Per le persone in posizione assimilabile a quella di un datore

di lavoro essa prevede invece che:

1069.1 Per stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul

11/20 reddito

dell’attività lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019. Se il reddito

è stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia

il N. 1067.

1069.2 Se l’attività è stata avviata nel corso del 2020, per il

calcolo

11/20 dell’indennità

ci si basa sul reddito medio del 2020 indicato nei conteggi salariali, mentre

in caso di avvio dell’attività nel 2021, su quelli del 2021. Se il reddito è

stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia il

Fatti

N. 1067. (…)”

La medesima formulazione è

stata ripresa nelle successive versioni dalla CIC del 17 novembre 2020, del 18

dicembre 2021, del 18 gennaio 2021, del 29 gennaio 2021 e del 24 febbraio 2021.

Nella versione 14 del 19

marzo 2021 il punto 1069.1 è stato così modificato:

" (…)

1069.1 Per stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul

03/21 reddito

dell’attività lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019. Se il reddito

è stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia

il N. 1067. I giorni in cui le persone in posizione assimilabile a quella di un

datore di lavoro e i loro coniugi o partner registrati non hanno potuto

conseguire alcun reddito o hanno potuto conseguire solo un reddito ridotto a

causa di malattia, infortunio, disoccupazione o prestazioni di servizio secondo

l’articolo 1a LIPG o per altri motivi non imputabili loro non vengono

considerati. I N. 5008–5040 DIPG si applicano per analogia. (…)”

2.3. Le direttive

amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il

giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 9C_631/2019 del 19 giugno

2020 consid. 2.3.; STF 8C_331/2019 del 18 settembre 2019 consid.

4.3.; STF 8C_902/2017 del 12 giugno 2018 consid. 4.2., pubblicata in DTF 144 V

195; STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1;

DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V

169 consid. 10.1 pag. 181).

Quest’ultimo deve tenerne

conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime

permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili

giustificata nel caso di specie (cfr. STF 8C_214/2020 del 18 febbraio 2021

consid. 3.2; DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019

consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314

consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133

V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V

286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229

consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF

125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d,

pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268

= DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

Il giudice deve, invece,

scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.

DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68

consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr.

86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA

1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300;

DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC

1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag.

91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c,

DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF

110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre

Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988

pag. 77 ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la

Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II

pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de

l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn,

Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).

Secondo la giurisprudenza,

infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una

pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze

(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

2.4. In concreto, la decisione su

opposizione impugnata emessa dalla CO 1 va confermata.

Il ricorrente, infatti,

non ha comprovato alcuna perdita di guadagno.

Ai sensi dell’art. 2 cpv.

3bis lett. b dell’Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in

relazione con il coronavirus (COVID-19) le persone in posizione assimilabile a

quella di un datore di lavoro hanno diritto all’indennità, alla condizione di

cui al capoverso 1bis lettera c, se, oltre a dover interrompere la loro

attività lucrativa a causa di provvedimenti ordinati dalle autorità per

combattere l’epidemia di COVID-19, subiscono una perdita salariale.

Per l’art. 5 cpv. 1

dell’Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in relazione

con il coronavirus (COVID-19), l’indennità giornaliera ammonta all’80 per cento

del reddito medio dell’attività lucrativa conseguito prima dell’inizio del

diritto all’indennità.

Il marginale 1069.1 della

Circolare sull’indennità in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus

– Indennità di perdita di guadagno per il coronavirus (CIC) – prevede che per

stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul reddito dell’attività

lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019.

Nel caso di specie, dall’estratto

conto individuale non risulta alcun reddito soggetto all’AVS nel 2019 e nel

2018, mentre nel 2017 risulta un reddito conseguito da gennaio a marzo di fr.

10'440 (doc. 9, pag. 2).

L’insorgente non fornisce

elementi circa redditi conseguiti nel 2019 o negli anni precedenti diversi da

quelli evinti dall’estratto del conto individuale.

Egli del resto, mentre

nella prima domanda tendente all’ottenimento delle prestazioni aveva indicato

quale reddito da attività lucrativa soggetto all’AVS nel 2019 un importo di fr.

41'760 (doc. 1, pag. 2, ossia quanto conseguito nel 2016, cfr. doc. 9, pag. 2),

nelle due successive richieste di prestazioni ha risposto “in questo anno

ero già in AVS” (doc. 2, pag. 2), rispettivamente “nel 2019 ero già in

AVS” (doc. 3, pag. 4), confermando implicitamente di non aver conseguito un

reddito soggetto ad AVS.

Quale reddito da attività

lucrativa soggetto all’AVS percepito nel mese per il quale è fatta richiesta ha

Considerandi

indicato l’importo di fr. 1’630, corrispondente alla rendita AVS mensile (cfr.

doc. 5; cfr. doc. 1, pag. 2 e doc. 2 pag. 2).

Interpellato su questo

aspetto dalla Cassa, e meglio circa l’assenza di un reddito soggetto ad AVS nel

2019.

(doc. 4), l’insorgente ha prodotto il certificato fiscale relativo alla

rendita AVS percepita dal 1° luglio 2019 al 31 dicembre 2019 (doc. 5).

Né in sede di opposizione,

né in sede di ricorso ha invece sostenuto di aver conseguito un reddito da

lavoro nel periodo determinante.

Al

riguardo occorre evidenziare che il principio inquisitorio che regge la

procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni (a proposito del principio inquisitorio, dell’obbligo di collaborare

delle parti e delle conseguenze concrete dell’applicazione di tali principi:

sentenza 9C_384/2019 del 1° ottobre 2019, consid. 4.1 e seguenti) non è

incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di

collaborare; quest'obbligo non può perciò tradursi in una mera contestazione

della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi

a sostegno delle proprie argomentazioni.

In

concreto, in assenza di qualsiasi prova circa la presenza di una perdita di

guadagno, e in generale circa un reddito da lavoro soggetto ad AVS nel 2019, a

giusta ragione l’amministrazione ha rifiutato il versamento delle prestazioni.

2.5

L’insorgente fa

implicitamente valere la propria buona fede nella misura in cui afferma che in

una circolare dell’amministrazione sarebbe indicato che gli aiuti sono forniti

anche ai titolari delle sagl che hanno subito una diminuzione considerevole

della cifra d’affari e che “pieno di speranza li contattai subito facendogli

tuttavia presente che dal 2019 ero in AVS avendo assunto, per motivi di salute,

una dipendente al 100% e a tempo indeterminato. Mi dissero che rientravo lo

stesso negli aiuti e di spedire, retroattivamente, le richieste per ogni mese

di chiusura imposta. Cosa che ovviamente feci” (doc. I).

Circa la buona fede, va

rammentato che secondo la giurisprudenza un’informazione sbagliata o una

decisione erronea possono obbligare l’amministrazione a concedere a un

amministrato un vantaggio contrario alla legge se (a) l'autorità è intervenuta

in una situazione concreta nei confronti di determinate persone, (b) l'autorità

ha agito entro i limiti della propria competenza o comunque è supposta avere

agito entro tali limiti, (c) l'amministrato non ha potuto rendersi conto

immediatamente dell'inesattezza dell'informazione ricevuta, (d) facendo

affidamento sull'informazione ricevuta egli ha preso delle disposizioni non

reversibili senza pregiudizio, (e) da quando l'informazione è stata resa non è

intervenuta una modifica del quadro giuridico (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag.

636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e rispettivi rinvii).

Questi principi si

applicano per analogia in caso di mancanza di informazione, la condizione c)

dovendo tuttavia essere formulata nel seguente modo: che l’amministrato non ha

avuto conoscenza del contenuto dell’informazione omessa o che il contenuto era

talmente evidente che non doveva attendersi un’altra informazione (sentenza

8C_320/2010 del 14 dicembre 2010, DTF 131 V 472 consid. 5, sentenza 8C_66/2009

consid. 8.4 non pubblicato in DTF 135 V 399).

In concreto gli estremi

per riconoscere la buona fede non sono manifestamente dati ritenuto come la

Cassa non ha fornito un’informazione errata, né ha omesso di fornire

un’informazione al ricorrente.

Nella circolare del 27 gennaio

2021.

l’amministrazione si limita in sostanza a spiegare a cosa sono dovuti i

ritardi nel versamento delle indennità giornaliere coronavirus (doc. C), ma non

fornisce informazioni concrete in merito al diritto di ricevere prestazioni.

Per quanto concerne invece

l’asserita telefonata ad un funzionario della Cassa, il solo fatto che gli

sarebbe stato risposto che rientrava “negli aiuti e di spedire,

retroattivamente, le richieste per ogni mese di chiusura imposta” non

significa ancora che avrebbe avuto diritto alle indennità. Del resto, in ogni

caso, egli non sostiene di aver preso delle disposizioni irreversibili senza

pregiudizio in seguito all’asserita informazione errata, ritenuto come la

chiusura del locale è comunque stata imposta dall’autorità.

Ne segue che i presupposti

per poter far valere la propria buona fede non sono adempiuti.

2.6

Alla luce di tutto quanto

sopra esposto, in assenza della prova di una perdita di guadagno, il ricorrente

non può beneficiare di alcuna prestazione (cfr., per un altro caso in cui la

perdita di guadagno non è stata comprovata [inizio dell’attività indipendente

il 1° dicembre 2020] la STCA 42.2021.20 del 18 maggio 2021).

La decisione su

opposizione impugnata va pertanto confermata.

2.7

L’art.

61.

lett. a LPGA, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che

la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per

le parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia

essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

In

data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61

lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,

rapida e, di regola pubblica.

Dalla

medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo

cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a

spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo

prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un

comportamento temerario o sconsiderato.

La

procedura è pertanto di principio onerosa se concerne la fissazione dei

contributi (cfr. Messaggio concernente la modifica della legge federale sulla

parte generale del diritto delle assicurazioni sociali, FF 2018, pag. 1303 e

seguenti, pag. 1334: “La mozione Gruppo UDC 09.3406 chiede che venga abolito

il principio della gratuità delle procedure di ricorso davanti ai tribunali

cantonali nell’ambito delle assicurazioni sociali. L’indicazione secondo cui la

procedura è gratuita va pertanto soppressa (art. 61 lett. a D-LPGA). Saranno

così applicabili le disposizioni del diritto cantonale relative alle spese di

procedura. Per quanto riguarda invece le controversie relative a prestazioni,

la lettera fbis contempla l’addebito di spese soltanto nel caso in cui la

singola legge lo preveda. Nell’assicurazione invalidità una tale

regolamentazione è già in vigore dal 1° luglio 2006 (art. 69 cpv. 1bis LAI)”).

Secondo

l’art. 83 LPGA (disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al

tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del

21.

giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

In

concreto, il ricorso è del 10 maggio 2021 per cui si applica la nuova

disposizione legale. Trattandosi di prestazioni IPG Corona non è stato previsto

di prelevare le spese. In effetti giusta l’art. 1 Ordinanza COVID-19

perdita di guadagno del 17 marzo 2020 (RU 2020 871; RS 830.31) le disposizioni

della legge federale del 6 ottobre 2002 sulla parte generale del diritto delle

assicurazioni sociali (LPGA) sono applicabili all’indennità ai sensi della

presente ordinanza, sempreché le disposizioni seguenti non prevedano

espressamente una deroga alla LPGA (cfr. U.

Kieser, Covid-19 – Erlasse und Sozialversicherungsrecht in COVID-19. Ein Panorama der Rechtsfragen zur Corona-Krise, Helbing Lichtenhahn

Verlag, Basilea 2020 pag. 741 n. 30).

L’Ordinanza

COVID-19 perdita di guadagno non contempla alcunché riguardo alle spese.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti