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Decisione

42.2021.72

Persona in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro. Richiesta indennità giornaliera Coronavirus respinta. Società attiva nel 2019, ma assicurato ha iniziato a lavorare nel 2020

31 gennaio 2022Italiano44 min

V 79 consid. 7.3.2.; STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

42.2021.72

cs

Lugano

31 gennaio 2022

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 23 novembre 2021 di

1. RI

1

2. RI

2

tutti rappr. da: RA 1

contro

la decisione su opposizione del 22 ottobre 2021 emanata da

CO 1

in materia di indennità perdita di guadagno (Corona)

ritenuto, in fatto

1.1. In data 25 marzo 2021 alla

Cassa CO 1 sono pervenute le richieste per l’ottenimento delle indennità

giornaliere contro la perdita di guadagno a causa del coronavirus inoltrate

dalla RI 1, per il periodo complessivo dal 22 dicembre 2020 al 31 marzo 2021 (doc.

7), in favore di RI 2, nato nel 1970, socio e gerente della società (doc. 1). Il

2 maggio 2021 è stata trasmessa la domanda per il mese di aprile 2021 (doc. 79).

La struttura, per ordine delle autorità, è infatti stata chiusa, a causa del

coronavirus, dal 22 dicembre 2020 al 30 aprile 2021.

1.2. Con decisione formale del 7

maggio 2021 la Cassa CO 1 ha rifiutato le richieste poiché RI 2 non è un

lavoratore indipendente o una persona in posizione assimilabile a quella di un

datore di lavoro (doc. 4).

1.3. Con decisione formale del 21

maggio 2021 (doc. 3), che annulla e sostituisce quella del 7 maggio 2021, confermata

dalla decisione su opposizione del 22 ottobre 2021 (doc. 1), la Cassa CO 1 ha

respinto le domande. L’amministrazione ha in sostanza accertato che la società

ha avviato la propria attività nel corso del 2018 e che nel 2019, anno

determinante per stabilire il diritto alle prestazioni, RI 2, persona in

posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro, non ha conseguito alcun

salario, malgrado sia socio dell’azienda dal __________ 2018. La circostanza

che l’interessato ha percepito una retribuzione dal 3 febbraio 2020 non

modifica l’esito della richiesta.

1.4. RI 1, rappresentata dall’avv.

RA 1, è insorta al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone

l’annullamento (doc. I).

La ricorrente rileva preliminarmente

che la Cassa ha annullato, senza formulare motivazioni, una prima decisione

emessa il 7 maggio 2021, e non ancora cresciuta in giudicato.

Per l’insorgente, pur

essendo tale agire lecito, esso costituirebbe una prassi anomala, non dovrebbe essere

la regola e andrebbe spiegato. La Cassa non potrebbe decidere una cosa, per poi

revocarla pochi giorni dopo. Occorre che vi siano validi e concreti motivi atti

a giustificare una presunta errata decisione, rispettivamente conoscerne le

ragioni.

Neppure la decisione su

opposizione impugnata indica i motivi di un tale agire e non è dato a sapere

chi sia il responsabile di dell’errore e se sia dovuto ad una lettura errata

delle circolari AVS, ad una valutazione sbagliata dell’incarto o ad un’interpretazione

non corretta dell’ordinanza.

La motivazione, imposta

dall’art. 52 cpv. 2 LPGA, è assente.

La persona che riceve una

decisione non deve attendersi che la stessa sia annullata dall’autorità a

posteriori e “motu proprio”, decidendo poi l’opposto. Per la ricorrente sono di

conseguenza adempiute le condizioni per la buona fede, ritenuto che tutta la

documentazione è stata fornita sin dall’inizio. La credibilità delle

istituzioni impone che sia fatta chiara luce su quanto successo “per negare

a posteriori quanto prima accordato”. La presenza di RI 2 sin dal 2018 in

seno alla società non era soltanto nota come tale, ma pure quale presunzione

derivante dall’iscrizione a Registro di Commercio. Se viene presunto che il

comune cittadino conosca i contenuti del Registro di Commercio, a maggior

ragione ciò vale per l’autorità. Solo con una motivazione chiara su questo

punto sarà possibile redigere una contestazione seria e completa.

La ricorrente fa valere

un’ulteriore violazione del suo diritto di essere sentita. Essa rileva infatti

che la richiesta di audizione di RI 2 è stata rifiutata senza ragione.

Per l’insorgente, che fa

riferimento alla sentenza 38.2009.84 dell’11 gennaio 2010, dove il TCA aveva

rinviato il caso all’autorità precedente per non avere approfondito la

fattispecie con sufficienza e per la necessità di ulteriori accertamenti, il

cittadino medio riesce a spiegare meglio le proprie ragioni oralmente. In

concreto la forma scritta non ha permesso alla ricorrente di chiarire ogni

eventuale equivoco. RI 2 avrebbe meglio potuto spiegare di persona la

situazione, in maniera completa e convincente, senza dover passare attraverso

il filtro di una procedura scritta e di una persona terza (il legale).

La ricorrente sostiene in

seguito che la Cassa si riferisce ad una circolare applicata a titolo

retroattivo ed implicitamente nega la potenziale possibilità di beneficiare

delle indennità per lavoro ridotto (ILR), ritenuto che ha negletto la

competenza della Sezione del lavoro, non trasmettendole la richiesta di aiuto.

In concreto, per

l’insorgente, il caso rientra nel marginale 1041 CIC. Le CIC rinviano alle DIPG

(marg. 1070 CIC), le quali prevedono un versamento immediato delle prestazioni.

Ciò non è avvenuto nel caso di specie.

La decisione su

opposizione impugnata farebbe inoltre credere che la richiesta di prestazioni sia

del 2 maggio 2021, mentre le domande sono state inoltrare mensilmente dal

gennaio 2021. Malgrado RI 2 abbia parlato con tre funzionari ed abbia chiesto

degli anticipi, non ha mai ricevuto alcunché.

Secondo l’insorgente, da

marzo a maggio 2021 questo Tribunale avrebbe emesso numerose sentenze dove avrebbe

stabilito che a fare stato è lo scopo della legge superiore piuttosto che il

contenuto delle CIC e che obiettivo dell’ordinanza è quello di permettere alle

persone di sopravvivere a seguito delle chiusure ordinate dalle autorità con un

indennizzo almeno parziale. Inoltre il TCA, nella sentenza 38.2021.47 del 25

ottobre 2021, ha riconosciuto le ILR, seppure tecnicamente la ditta richiedente

non aveva ancora aperto l’attività ma aveva iniziato a predisporla. Anche in

quel caso era evidente che vi fosse una chiusura ordinata, che vi fossero persone

che non avrebbero percepito nulla e che gli aiuti avessero lo scopo di

sostenere i datori di lavoro.

La ricorrente rileva che RI

2 non figura nella dichiarazione dei salari 2019, ma ha sottoscritto un

contratto di lavoro il 28 gennaio 2020 e nella dichiarazione dei salari del 25

gennaio 2021 è stato indicato un salario lordo di fr. 28'129.80. Vista la

documentazione agli atti non è pertanto corretta l’affermazione secondo la

quale l’interessato non avrebbe percepito nulla da giustificare le indennità

volte a sopperire l’ordinata chiusura. Per la ricorrente non è logico

appellarsi al 2019 per indennità dovute nel 2021. Il Consiglio federale non ha

voluto imporre una simile limitazione e neppure le regole dell’ordinanza citate

nella decisione su opposizione impugnata lo indicano (l’art. 5 cpv. 2ter

è entrato in vigore il 1° luglio 2021).

L’insorgente sostiene poi

che l’informativa n° 435 del 5 maggio 2021 va applicata al caso di specie poiché

ricorda che nei conteggi delle indennità occorre prendere in considerazione la

somma più favorevole per l’assicurato, cosa che in concreto non è stato fatto.

Per la ricorrente se si volesse seguire la tesi della Cassa, il Consiglio

federale non avrebbe voluto in nessun modo aiutare gli organi di società che

hanno ricevuto un ordine di chiusura per l’inverno 2020/2021 e che non erano

già attivi nel 2019 per la stessa società. È logico che l’organo societario,

regolarmente attivo, possa beneficiare delle indennità IPG per la chiusura

ordinata. Anche l’autorità federale in un opuscolo panoramico reperibile su

internet richiama una data posteriore, ovvero il 17 marzo 2020 e non l’anno

2019. Lo stesso Ufficio federale ricorda esplicitamente di far capo al 2020.

La ricorrente chiede infine

di poter sentire RI 2.

1.5. Con risposta del 2 dicembre

2021, alla quale ha allegato l’intero incarto, la Cassa CO 1 ha proposto la

reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove necessario, saranno

riprese in corso di motivazione (doc. III).

1.6. Con replica del 13 dicembre

2021 (doc. V), trasmesso alla Cassa per osservazioni (doc. VI), l’insorgente ha

ribadito che solo una motivazione chiara in merito alla revoca della decisione

del 7 maggio 2021 permette di redigere una contestazione seria e completa. La Cassa

non avrebbe inoltre indicato le ragioni per le quali ha applicato una circolare

a titolo retroattivo e a detrimento della ricorrente. L’amministrazione non

avrebbe neppure spiegato per quale ragione per calcolare le indennità del 2021

occorre far capo ai dati del 2019 e non a quelli del 2020. Ciò in applicazione

di un articolo di legge entrato in vigore il 1° luglio 2021 e che si trova in

contraddizione con l’informativa dell’UFAS n 435 del 5 maggio 2021 “la quale

ricorda che nei conteggi per gli anni 2019 e 2020 occorre prendere la somma più

favorevole all’assicurato, cosa che all’evidenza non è stata fatta e che

l’autorità neppure intende fare (cit. gravame)”. L’insorgente ha infine

nuovamente ribadito la necessità di sentire in audizione RI 2.

1.7. Chiamata ad esprimersi in

merito, l’amministrazione ha preso posizione il 12 gennaio 2022, ribadendo le

sue motivazioni ed evidenziando di non aver applicato una circolare a titolo

retroattivo e a detrimento della ricorrente ma semmai di averne escluso

l’applicazione (doc. VII). La Cassa rileva inoltre che l’art. 5 cpv. 2ter è

in vigore dal 17 settembre 2020 e che la “tesi alla base del suddetto

articolo non è illogica, se si pensi che fa riferimento all’ultimo intero anno

pandemico”. La Cassa ha infine escluso l’applicazione dell’informativa cui

fa riferimento l’insorgente.

1.8. Lo scritto è stato trasmesso

all’insorgente con facoltà di produrre eventuali osservazioni entro il 19

gennaio 2022 (doc. VIII).

in diritto

in ordine

2.1. La ricorrente lamenta numerose

violazioni del suo diritto di essere sentita. Essa sostiene in particolare che

la Cassa avrebbe annullato e sostituito la decisione del 7 maggio 2021 con

quella del 21 maggio 2021, senza fornire alcuna spiegazione e che non le

sarebbe stato conferito il diritto di essere sentita oralmente. La decisione su

opposizione non sarebbe inoltre stata sufficientemente motivata.

Per l'art.

29 cpv. 2 Cost. fed., le parti hanno diritto di essere sentite. Tale

diritto ha valenza formale. La sua violazione conduce di massima,

indipendentemente dalla fondatezza delle censure di merito, all'accoglimento

del ricorso e all'annullamento della decisione impugnata (DTF 144 I 11 consid.

5.3 pag. 17 con rinvio alla DTF 137 I 195 consid. 2.2 pag. 197; STF 9C_569/2020

del 4 gennaio 2022, consid. 3)). Il diritto di essere sentito serve da un lato

all'accertamento dei fatti e da un altro lato comprende la facoltà per l'interessato

di esprimersi prima della resa di una decisione, che interviene a modificare la

posizione giuridica dell'interessato, segnatamente se il provvedimento si

rivela sfavorevole nei suoi confronti. Egli ha diritto di consultare l'incarto,

di offrire mezzi di prova su punti rilevanti, di esigerne l'assunzione

(partecipando alla stessa) e di potersi esprimere sulle relative risultanze. Il

diritto di essere sentito, quale diritto di cooperare alla procedura comprende

tutte le facoltà che devono essere concesse a una parte, in modo tale che essa

in una procedura possa difendere efficacemente la sua tesi. Perché ciò possa

essere realizzato, la parte ha anche il diritto di essere informata previamente

e in maniera adeguata dall'autorità sulla procedura per quanto attiene alle

tappe decisive per il giudizio. Non è possibile in maniera generale e astratta

stabilire in quale misura si estende questo diritto, ma occorre soppesare le

circostanze concrete (DTF 144 I 11 consid. 5.3 pag. 17; 135 II

286 consid. 5.1 pag. 293; 135 I 279 consid. 2.3 pag. 282; DTF 132 V 368 consid. 3.1 pag. 370 e sentenze ivi citate).

Il diritto di essere sentito comprende l’obbligo

per l’autorità di motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da

un lato, di porre la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni

poste a fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del

provvedimento e di poterlo impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di

permettere all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione

medesima.

Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a

pronunciarsi in modo esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte;

essa può occuparsi delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad

influire sulla decisione (STF 9C_569/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3; STF U 397/05 del 24 gennaio 2007 con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).

2.2. In

concreto la Cassa con decisione del 7 maggio 2021 aveva negato il diritto alle

prestazioni affermando che RI 2, socio e gerente della società, non va considerato

né indipendente, né persona in posizione assimilabile a quella di un datore di

lavoro.

Il

21 maggio 2021 la medesima Cassa ha annullato e sostituito la precedente

decisione, rilevando che RI 2 è una persona in posizione assimilabile a quella

di un datore di lavoro, ma che la società non ha diritto a prestazioni poiché

nel 2019 l’interessato non ha conseguito alcun salario.

L’amministrazione ha

fornito spiegazioni in merito all’annullamento ed alla sostituzione della

precedente decisione, peraltro avvenuta prima della sua crescita in giudicato.

Essa ha infatti, correttamente, rilevato come “la precedente decisione della

Cassa del 7 maggio 2021 sia stata emanata a seguito di una valutazione errata

della fattispecie nella quale è stato ritenuto che il signor RI 2RI 2 non

potesse pretendere all’IPG Corona poiché non considerato quale lavoratore

indipendente o una persona in posizione assimilabile a quella di un datore di

lavoro. La decisione evidentemente errata - in quanto il signor RI 2 è socio e

gerente della società RI 1 sin dalla sua creazione nel __________ 2018 – andava

quindi annullata e sostituita”.

Per quale motivo la Cassa,

che in questi ultimi mesi è stata sottoposta ad una forte pressione,

considerato l’elevato numero di richieste di indennità giornaliere per il

coronavirus da evadere in tempi brevi, ha commesso questo errore e chi ne è

responsabile, contrariamente a quanto sembra sostenere la ricorrente, non è

rilevante, ritenuto come esso è stato sin da subito scoperto e corretto e come

la modifica è avvenuta nel termine per inoltrare opposizione (cfr. DTF 129 V

110 consid. 1.2.1).

Del resto, per

l’insorgente, nel preciso caso di specie, nulla cambia, visto che in ogni caso

anche con la prima decisione, poi annullata, le prestazioni le erano state

negate. La società non ha pertanto subito nocumento alcuno. Ciò che le

impedisce di appellarsi alla sua buona fede (cfr., per le condizioni, la STCA

30.2021.2 del 15 marzo 2021, consid. 2.9).

Ne segue che l’insorgente

non può essere seguita laddove insiste nel ritenere che solo una motivazione

chiara in merito alla revoca della decisione del 7 maggio 2021 le permetterebbe

di redigere una contestazione seria e completa.

2.3. Per

quanto concerne il rifiuto della Cassa di sentire oralmente la società, va

rilevato che anche in questo caso l’amministrazione ha fornito le dovute

spiegazioni. Essa ha infatti ritenuto che la documentazione agli atti, e

segnatamente le dichiarazioni dei salari 2019 e 2020, da cui emerge che RI 2

non ha conseguito alcun salario nel 2019, ma solo nel 2020, è sufficiente per

decidere nel merito delle richieste senza necessità di sentirlo oralmente.

Anche su questo punto la

decisione su opposizione impugnata merita conferma.

Infatti, con sentenza

9C_657/2009 del 3 maggio 2010 al consid. 9.2 il Tribunale federale ha

rammentato che “[…]

Sennonché, l'art. 29 cpv. 2 Cost. non conferisce il diritto di

essere sentito oralmente, bensì limita la garanzia alla possibilità di prendere

posizione per iscritto, a meno che una norma non preveda espressamente il

diritto a un'audizione orale (sentenza del Tribunale federale delle

assicurazioni C 128/04 de 20 settembre 2005, in: SVR 2006 AHV no. 5 pag. 15,

consid. 1.2 con riferimenti). Ora, né l'art. 42 LPGA,

né la PA, né tanto meno la LAVS prescrivono espressamente un simile diritto

(cfr. del resto sentenza citata C 128/04 , ibidem). Insieme alla Corte

cantonale si può pertanto concludere che l'assicurato ha già avuto modo di

esprimersi sufficientemente sulla vertenza in sede amministrativa. E comunque,

anche a prescindere da queste considerazioni, il ricorrente ha in ogni caso

avuto la possibilità di (ri)proporre le sue argomentazioni dinanzi a

un'autorità giudiziaria, quale il Tribunale cantonale delle assicurazioni,

dotata di pieno potere cognitivo. In tali condizioni, non vi è spazio per

ammettere una violazione del diritto di essere sentito”).

Considerato

che neppure la Legge COVID-19 e l’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno

conferiscono il diritto alla persona assicurata di essere sentita oralmente, la

censura va respinta.

Il riferimento alla

sentenza 38.2009.84 dell’11 gennaio 2010, peraltro antecedente alla predetta

sentenza federale, non è d’aiuto alla ricorrente. Infatti in quel caso si

trattava di una vertenza in ambito di assicurazione contro la disoccupazione

relativa ad una richiesta di indennità per lavoro ridotto, in una fattispecie

complessa, con aspetti internazionali, che necessitava di più ampi e

approfonditi accertamenti e che è sfociata in un rinvio della causa

all’autorità precedente per effettuare ulteriori indagini.

La ricorrente non può

neppure essere seguita laddove sostiene che un cittadino medio, non

rappresentato, riuscirebbe a spiegare meglio le sue ragioni oralmente e che in concreto

la forma scritta non avrebbe permesso alla ricorrente di chiarire ogni

eventuale equivoco.

Infatti la società in sede

di opposizione era già patrocinata dal medesimo legale (doc. 2).

2.4. Infine l’insorgente solleva

ulteriori violazioni del suo diritto di essere sentita, poiché

l’amministrazione non avrebbe sufficientemente motivato la sua decisione su

opposizione. In particolare non avrebbe indicato le ragioni per le quali avrebbe

applicato una circolare a titolo retroattivo e a detrimento della ricorrente e

non avrebbe spiegato perché, per calcolare le indennità del 2021, occorre far

capo ai dati del 2019 e non a quelli del 2020.

A torto.

Nella

decisione su opposizione, di 7 pagine, l’amministrazione ha infatti indicato

approfonditamente i motivi per i quali ha negato alla ricorrente il diritto

alle prestazioni in favore di RI 2 ed ha precisato che occorre far capo al

salario percepito nel 2019, giacché l’interessato è socio e gerente della

società fin dal __________ 2018 e la circostanza che nel 2020 ha percepito una

retribuzione non modifica l’esito delle richieste (cfr. punto 7 della decisione

su opposizione impugnata).

La

ricorrente, rappresentata da un legale, ha potuto comprendere le motivazioni

alla base della reiezione delle domande e le ha compiutamente contestate in

sede giudiziaria con un ricorso a questo Tribunale (doc. I). Essa si è poi

nuovamente espressa il 13 dicembre 2021 con una replica (doc. V).

In

concreto non vi è pertanto alcuna violazione del diritto di essere sentita

(cfr. anche STF 9C_589/2020 del 4 gennaio 2022, consid. 3.1).

Del resto come emerge dalla STF 8C_482/2018 del 26

novembre 2018 consid. 4.4.2, una violazione non particolarmente grave

del diritto di essere sentito può essere eccezionalmente sanata, quando la

persona interessata ha la possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di

ricorso, che valuta liberamente la censura presentata dal ricorrente, ossia nel

caso specifico un tribunale, che può esaminare liberamente sia l'accertamento

(e l'apprezzamento) dei fatti sia l'applicazione del diritto (DTF 127 V 431 consid.

3d/aa pag. 437). La prassi ha stabilito che si può prescindere da un rinvio

della causa all'autorità precedente persino in caso di grave violazione del

diritto di essere sentito: una tale eventualità si realizza se l’annullamento della

decisione viziata comporterebbe un inutile formalismo e in definitiva una tale

soluzione condurrebbe a ritardi superflui, i quali non sarebbero compatibili

con l' (equivalente) interesse della parte di essere sentita nell'ambito di una

celere trattazione della procedura di merito (DTF 142 II 218 consid. 2.8.1; DTF

133 I 201 consid. 2.2; STF 8C_842/2016 del 18 maggio 2017 consid. 3.1 con

riferimenti). Giova comunque ricordare che il principio di celerità (art. 52

cpv. 2 e 61 lett. a LPGA), caposaldo della procedura delle assicurazioni

sociali, non è preminente e tale da porre in secondo piano il diritto di essere

sentito e l'obbligo di chiarire i fatti con la necessaria diligenza (STF

8C_433/2018 del 14 agosto 2018 consid. 5.1 e STF 8C_210/2013 del 10 luglio 2013

consid. 3.2.1 con riferimenti).

Nel

caso di specie, il TCA dispone di un pieno potere di esame (cfr. anche STF

8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del principio

inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il chiarimento

della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).

Il TCA può pertanto entrare nel merito del ricorso.

nel merito

2.5. Ai sensi dell’art. 185 cpv. 3

della Costituzione federale (Cost.), il Consiglio federale può emanare

ordinanze e decisioni per far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti,

dell’ordine

pubblico o della sicurezza interna. La validità di tali ordinanze dev’essere

limitata nel tempo.

Il Consiglio federale,

fondandosi sull’art. 185 cpv. 3 Cost., il 20 marzo 2020 ha, in particolare,

adottato, per frenare le conseguenze economiche connesse alla diffusione del

coronavirus, l’Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in

relazione con il coronavirus (COVID-19) (Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno; RS 830.31), entrata in vigore retroattivamente il 17 marzo 2020 con

validità di sei mesi (RU 2020 871).

Dopo che il 25 settembre

2020 il Parlamento ha approvato la Legge federale sulle basi legali delle

ordinanze del Consiglio federale volte a far fronte all’epidemia di COVID-19 (Legge

COVID-19; cfr. RS 818.102), il 4 novembre 2020 il Consiglio federale,

fondandosi sull’art. 15 della Legge COVID-19, ha emanato le relative modifiche

dell’ordinanza in base alle quali hanno in particolare diritto all’indennità di

perdita di guadagno i lavoratori indipendenti e le persone in posizione

assimilabile a quella di un datore di lavoro se devono interrompere la loro

attività a causa di provvedimenti ordinati dalle autorità per combattere

l’epidemia di COVID-19 e subiscono una perdita di guadagno o salariale (art. 2

cpv. 3 Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno).

Hanno inoltre diritto alle

prestazioni i lavoratori indipendenti e le persone in posizione assimilabile ai

datori di lavoro che, in seguito a provvedimenti adottati per combattere il

coronavirus, devono interrompere la loro attività lucrativa, rispettivamente la

loro attività lucrativa è limitata in modo considerevole, subiscono una perdita

di guadagno o salariale e nel 2019 hanno conseguito con questa attività un

reddito soggetto all’AVS di almeno 10 000 franchi; questa condizione vale per

analogia anche se hanno avviato l’attività dopo il 2019; se l'attività non è

stata svolta per un anno intero, questa condizione va adempiuta in proporzione

alla durata dell'attività (cfr. art. 2 cpv. 3 bis Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno).

Il 18 giugno 2021 il

Consiglio federale ha prorogato le basi giuridiche per il diritto all’indennità

di perdita di guadagno per il coronavirus fino al 31 dicembre 2021 (cfr. art.

11 cpv. 6), sulla base della proroga delle basi giuridiche della legge COVID-19

decisa dal Parlamento (cfr. anche comunicato stampa del Consiglio federale del

18 giugno 2021: “Coronavirus: prolungamento del diritto all’indennità di

perdita di guadagno”).

Il 17 dicembre 2021 il

Parlamento ha deciso di prorogare la durata di validità dell’articolo 15 della

legge COVID-19 fino al 31 dicembre 2022. Lo stesso giorno il Consiglio federale

ha prorogato la durata di validità dell’ordinanza COVID-19 perdita di guadagno.

L’attività

lucrativa è ritenuta limitata in modo considerevole se si è registrata una

diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 55 per cento rispetto

alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019. Se l’attività è stata

avviata dopo il 2015 e prima del 2020, è determinante la media del periodo di

attività effettivo. Le persone che hanno avviato la loro attività lucrativa

dopo il 2019 devono dimostrare di aver subito una diminuzione della cifra

d’affari mensile pari almeno al 55 per cento rispetto alla cifra d’affari

mensile media di almeno tre mesi; fa stato la media dei tre mesi con le cifre

d’affari più elevate (art. 2 cpv. 3, 3bis e 3ter Ordinanza COVID-19 perdita di

guadagno; RU 2020 4571 segg.).

Il cpv. 3ter,

primo periodo è poi stato modificato dal Consiglio federale il 18 dicembre 2020

con entrata in vigore il 19 dicembre 2020, nei seguenti termini:

" 3ter

L’attività lucrativa è ritenuta limitata in modo considerevole, se si è

registrata una diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 40 per

cento rispetto alla cifra d’affari mensile media degli anni 2015–2019. …” (cfr.

RU 2020 pag. 5829)

Il 20 gennaio 2021 l’art.

2 cpv. 3ter primo e terzo periodo è stato così corretto (cfr. RU 2021 18):

" Art. 2

cpv. 3ter, primo e terzo periodo

3ter L’attività lucrativa è

ritenuta limitata in modo considerevole, se si è registrata una diminuzione

della cifra d’affari mensile pari almeno al 40 per cento rispetto alla cifra

d’affari mensile media degli anni 2015–2019. ... Le persone che hanno avviato

la loro attività lucrativa dopo il 2019 devono dimostrare di aver subito una

diminuzione della cifra d’affari mensile pari almeno al 40 per cento rispetto

alla cifra d’affari mensile media di almeno tre mesi; fa stato la media dei tre

mesi con le cifre d’affari più elevate.”

Nell’ambito della

revisione della legge COVID-19 del 19 marzo 2021 (RU 2021 153), in vigore dal

1° aprile 2021, tale limite è stato nuovamente modificato, nel senso che l’art.

15 cpv. 1 seconda frase (provvedimenti volti a indennizzare la perdita di

guadagno), prevede che sono ritenute aver subito una limitazione considerevole

dell’attività lucrativa soltanto le persone che hanno subito una perdita di

guadagno o salariale e la cui impresa ha registrato una diminuzione della cifra

d’affari del 30 per cento almeno rispetto alla cifra d’affari media degli anni

2015-2019.

L’art. 4 dell’Ordinanza

COVID-19 perdita di guadagno, relativo alla forma dell’indennità e al numero

delle indennità giornaliere, enuncia che l’indennità è versata sotto forma di

indennità giornaliera (cpv. 1) e che ogni cinque indennità giornaliere sono

versate due ulteriori indennità giornaliere (cpv. 2).

Ai sensi dell’art. 5,

riguardante l’importo e il calcolo dell’indennità, l’indennità giornaliera

ammonta all’80 per cento del reddito medio dell’attività lucrativa conseguito

prima dell’inizio del diritto all’indennità (cpv. 1), all’accertamento del

reddito è applicabile per analogia l’articolo 11 capoverso 1 della legge del 25

settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno (cpv. 2), l’indennità

ammonta al massimo a 196 franchi al giorno (cpv. 3).

Per l’art. 5 cpv. 2ter nel

tenore in vigore dal 17 settembre 2020 (RU 2020 4571) al 17 gennaio 2021 (RU

2021 5):

" Per il

calcolo dell’indennità dei lavoratori indipendenti aventi diritto di cui

all’articolo 2 capoverso 1bis lettera b numero 2, capoverso 3 o 3bis è determinante

il reddito soggetto all’AVS conseguito nel 2019. Dopo la fissazione

dell’indennità non si può procedere a un nuovo calcolo della stessa fondandosi

su una base di calcolo più recente.”

Ai sensi dell’art. 5 cpv.

2ter nel tenore in vigore dal 18 gennaio 2021 al 30 giugno 2021 (RU 2021 5,

109, 167, 218, 296), per il calcolo dell’indennità dei lavoratori indipendenti

aventi diritto di cui all’articolo 2 capoverso 1bis lettera b numero 2,

capoversi 3, 3bis o 3quinquies è determinante il reddito soggetto all’AVS

conseguito nel 2019. Dopo la fissazione dell’indennità non si può procedere a

un nuovo calcolo della stessa fondandosi su una base di calcolo più recente.

Dal 1° luglio 2021 la

norma prevede che per il calcolo dell’indennità dei lavoratori indipendenti

aventi diritto di cui all’articolo 2 capoverso 1bis lettera b numero 2,

capoverso 3, 3bis o 3quinquies che non rientrano nel campo d’applicazione del

capoverso 2bis è determinante il reddito soggetto all’AVS conseguito nel 2019.

Dal 1° luglio 2021 è

inoltre in vigore l’art. 5 cpv. 2ter0 per il quale se nel caso dei

lavoratori indipendenti aventi diritto di cui all’articolo 2 capoverso 1bis

lettera b numero 2, capoverso 3, 3bis o 3quinquies la decisione di tassazione

fiscale per il 2019 indica un reddito dell’attività lucrativa più elevato

rispetto alla base di calcolo secondo il capoverso 2bis o 2ter, dal 1° luglio

2021 le indennità future sono calcolate sulla base della decisione di

tassazione fiscale per il 2019.

A questo proposito, nel

commento alle modifiche dell’ordinanza in vigore dal 1° luglio 2021 figura che

per “il calcolo dell’indennità dei lavoratori indipendenti è determinante il

reddito dell’attività lucrativa soggetto all’AVS conseguito nel 2019. In linea

di principio, si tratta del reddito su cui si è fondato il calcolo dei

contributi (contributi d’acconto) per l’anno 2019 o del reddito dell’attività

lucrativa soggetto all’AVS indicato nella decisione di tassazione fiscale per

il 2019, se questa è già disponibile al momento della nascita del diritto

all’indennità. Per il calcolo dell’indennità il cui diritto nasce dopo

l’entrata in vigore della presente modifica in futuro sarà considerato il

reddito indicato nella decisione di tassazione fiscale per il 2019, se questo è

più vantaggioso per la persona interessata. Queste regole di calcolo si

applicheranno alle prestazioni future a partire dal 1° luglio 2021. Per questo

motivo l’ultimo periodo del capoverso 2ter vigente è soppresso”.

L’art. 11 cpv. 1 della

legge federale del 25 settembre 1952 sulle indennità di perdita di guadagno

(LIPG), a cui rinvia l’art. 5 cpv. 2 Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno,

prevede che per l’accertamento del reddito medio conseguito prima del servizio

è determinante il reddito da cui sono prelevati i contributi secondo la LAVS.

Il Consiglio federale emana prescrizioni sul calcolo dell’in­dennità e incarica

l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali di allestire tabelle vincolanti

con importi arrotondati.

Il diritto all’indennità

deve essere esercitato dall’avente diritto (art. 7 cpv. 1 Ordinanza COVID-19

perdita di guadagno).

Secondo l’art. 8 Ordinanza

COVID-19 perdita di guadagno, l’indennità è versata all’avente diritto (cpv.

1), è versata mensilmente e posticipatamente (cpv. 2) ed è fissata e pagata

dalla cassa di compensazione AVS che era competente per la riscossione dei

contributi AVS prima della nascita del diritto all’indennità (cpv. 3).

2.6. Nella Circolare

sull’indennità in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus –

Indennità di perdita di guadagno per il coronavirus (CIC) – valida dal 17

settembre 2020 (stato: 19 gennaio 2022), l’Ufficio federale delle assicurazioni

sociali (UFAS), ricorda innanzitutto che questa direttiva amministrativa è

costantemente aggiornata dal 17 marzo 2020 (ne esistono 23 versioni, cfr. CIC

versione 23; https://sozialversicherungen.admin.ch/it/d/12721).

Il

p.to 3.2.4. “Diritto derivante dalla chiusura di strutture”, prevede:

" 1041 Hanno

diritto all’indennità i lavoratori indipendenti e le

11/20 persone in posizione

assimilabile a quella di un datore di lavoro nonché i loro coniugi o partner

registrati che lavorano nell’azienda che hanno subìto una perdita di guadagno

in seguito alla chiusura di strutture secondo gli articoli 6 capoverso 2

lettera a o b e 40 LEp o alla chiusura di strutture ordinata a livello

cantonale.

1041.a Gli spazi esterni delle strutture di

ristorazione, dei bar

07/21 e dei club, incluse le

strutture che offrono cibi e bevande da asporto (take-away), dal 19 aprile 2021

possono essere utilizzati per l’esercizio dell’attività. Dal 31 maggio 2021

possono essere aperti anche gli spazi interni delle strutture di ristorazione,

dei bar e dei club. Il diritto all’indennità di perdita di guadagno per il

coronavirus degli indipendenti e delle persone in posizione assimilabile a

quella di un datore di lavoro in caso di chiusura di strutture sussiste fino al

31 maggio 2021 (compreso). Dal 1° giugno 2021 non potrà più nascere alcun

diritto all’indennità derivante dalla chiusura di strutture. Tale diritto potrà

essere esercitato fino al 31 marzo 2022.

1041.1 Non hanno diritto i lavoratori indipendenti e

le persone in

11/20 posizione assimilabile a quella

di un datore di lavoro (nonché i loro coniugi o partner registrati che lavorano

nell’azienda) la cui struttura deve chiudere su ordine cantonale a causa della

mancanza di un piano di protezione o a causa di un piano di protezione

insufficiente.”

Il

marginale 1041.a è stato modificato dal mese di dicembre 2021, nei seguenti

termini:

" 1041.a Gli

spazi esterni delle strutture di ristorazione, dei bar

12/21 e dei club, incluse le strutture che offrono cibi e bevande da asporto

(take-away), dal 19 aprile 2021 possono essere utilizzati per l’esercizio

dell’attività. Dal 31 maggio 2021 possono essere aperti anche gli spazi interni

delle strutture di ristorazione, dei bar e dei club. Il diritto all’indennità

di perdita di guadagno per il coronavirus degli indipendenti e delle persone in

posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro in caso di chiusura di

strutture sussiste fino al 31 maggio 2021 (compreso). Dal 1° giugno 2021 non

potrà più nascere alcun diritto all’indennità derivante dalla chiusura di

strutture. Tale diritto potrà essere esercitato fino al 31 marzo 2023.”

Circa l’accertamento del

reddito precedente la nascita del primo diritto all’indennità, il numero 5.4,

relativo alle persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro

e coniugi o partner registrati che lavorano nell’azienda, prevede che:

" 1069.1 Per

stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul

11/20 reddito

dell’attività lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019. Se il reddito

è stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia

il N. 1067.

1069.2 Se l’attività è stata avviata nel corso del 2020, per il

calcolo

11/20 dell’indennità

ci si basa sul reddito medio del 2020 indicato nei conteggi salariali, mentre

in caso di avvio dell’attività nel 2021, su quelli del 2021. Se il reddito è

stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia il

Fatti

N. 1067. (…)”

La medesima formulazione è

stata ripresa nelle successive versioni dalla CIC del 17 novembre 2020, del 18

dicembre 2021, del 18 gennaio 2021, del 29 gennaio 2021 e del 24 febbraio 2021.

Nella versione 14 del 19

marzo 2021 il punto 1069.1 è stato così modificato:

" (…)

1069.1 Per stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul

03/21 reddito

dell’attività lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019. Se il reddito

è stato conseguito per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia

il N. 1067. I giorni in cui le persone in posizione assimilabile a quella di un

datore di lavoro e i loro coniugi o partner registrati non hanno potuto

conseguire alcun reddito o hanno potuto conseguire solo un reddito ridotto a

causa di malattia, infortunio, disoccupazione o prestazioni di servizio secondo

l’articolo 1a LIPG o per altri motivi non imputabili loro non vengono

considerati. I N. 5008–5040 DIPG si applicano per analogia. (…)”

Dal 1° luglio 2021 il

marginale 1068 è stato abrogato, mentre è entrato in vigore il marginale 1065.2

del seguente tenore:

“1065.2 Per il calcolo delle indennità, dal 1° luglio 2021 va

conside-

07/21 rato

d’ufficio il reddito indicato nella decisione di tassazione fiscale per il 2019

(se disponibile), se questo è più vantaggioso per la persona interessata. La

nuova base di calcolo non incide in alcun modo sulle prestazioni richieste

prima del 1° luglio 2021. Se la decisione definitiva viene emanata dopo il 1°

luglio 2021, vengono adeguate soltanto le indennità future.”

Dal 1° settembre 2021 il

marginale 1065.2 ha il seguente tenore:

“1065.2 Per il calcolo delle

indennità, dal 1° luglio 2021 va conside-

09/21 rato

d’ufficio il reddito indicato nella decisione di tassazione fiscale per il 2019

(se disponibile), se questo è più vantaggioso per la persona interessata. La

nuova base di calcolo non incide in alcun modo sulle prestazioni richieste

prima del 1° luglio 2021.

Esempi

- La

decisione di tassazione fiscale per il 2019 è stata emanata prima del 1° luglio

2021: l’indennità viene adeguata a partire dal 1° luglio 2021.

- La

decisione di tassazione fiscale per il 2019 è stata emanata dopo il 1° luglio

2021: l’indennità viene adeguata secondo la nuova base di calcolo a partire dal

primo giorno del mese in cui la decisione è stata emanata.”

Nel mese di dicembre 2021

il marginale 1069.2 è stato modificato:

“1069.2 Se l’attività è stata avviata nel corso del 2020, per il

calcolo

12/21 dell’indennità

ci si basa sul reddito medio del 2020 indicato nei conteggi salariali, mentre

in caso di avvio dell’attività nel 2021, su quelli del 2021 e in caso di avvio

dell’attività nel 2022, su quelli del 2022. Se il reddito è stato conseguito

per un periodo inferiore a un anno, si applica per analogia il N. 1067.”

2.7. Le

direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non

sono vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF

8C_503/2021 del 18 novembre 2021 consid. 4.2.; STF 8C_463/2021 del 9 novembre

2021 consid. 4.2.; STF 9C_458/2020 del 27 settembre 2021 consid. 4.1.; DTF 147

V 79 consid. 7.3.2.; STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF 9C_631/2019

del 19 giugno 2020 consid. 2.3.; DTF 144 V 195; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag.

438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).

Quest’ultimo

deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste

ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili

giustificata nel caso di specie (cfr. STF 8C_272/2021 del 17 novembre 2021

consid. 3.1.3.; STF 8C_721/2020 del 15 giugno 2021 consid. 5.5.2.2.; STF

8C_214/2020 del 18 febbraio 2021 consid. 3.2; DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF

8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2

pag. 445 seg.; DTF 140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257

consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132

V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; DTF 125 V

377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag.

252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA

1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).

Il giudice deve, invece,

scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr.

STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1.; DTF 130 V 229 consid. 2.1.;

STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid.

1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997

ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127,

SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V

65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220

consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233

consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4

consid. 3a; vedi inoltre Bois,

"Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag.

77ss; Duc-Greber: "La portée

de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale"

in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo,

"Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage",

Ed. Helbing & Lichtenhahn 1992, pagg. 296-297).

Secondo la giurisprudenza,

infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una

pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze

(DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).

2.8. In concreto la decisione su

opposizione emessa dalla Cassa CO 1 va confermata poiché la ricorrente non ha

comprovato che RI 2, socio e gerente della RI 1, e dunque persona in posizione

assimilabile a quella di un datore di lavoro, ha subito una perdita salariale

come richiesto dall’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno.

A questo proposito va

rammentato che ai sensi dell’art. 2 cpv. 3 lett. b dell’Ordinanza sui

provvedimenti in caso di perdita di guadagno in relazione con il coronavirus

(COVID-19) le persone in posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro

hanno diritto all’indennità, se, oltre a dover interrompere la loro attività a

causa di provvedimenti ordinati dalle autorità per combattere l’epidemia di

COVID-19, subiscono una perdita salariale.

Per l’art. 5 cpv. 1

dell’Ordinanza sui provvedimenti in caso di perdita di guadagno in relazione

con il coronavirus (COVID-19), l’indennità giornaliera ammonta all’80 per cento

del reddito medio dell’attività lucrativa conseguito prima dell’inizio del

diritto all’indennità.

Il marginale 1069.1 della

Circolare sull’indennità in caso di provvedimenti per combattere il coronavirus

– Indennità di perdita di guadagno per il coronavirus (CIC) – prevede che per

stabilire il reddito medio determinante ci si basa sul reddito dell’attività

lucrativa soggetto all’AVS dichiarato per il 2019.

Nel caso di specie RI 2

non ha conseguito alcun salario soggetto all’AVS nel 2019 per un’eventuale

attività svolta per la RI 1 (cfr. anche doc. 5).

La società ricorrente evidenzia

tuttavia che l’interessato ha iniziato la propria attività nel 2020, avendo

sottoscritto il contratto di lavoro il 28 gennaio 2020, ciò che permetterebbe

di prendere in considerazione il reddito conseguito quell’anno.

È vero che per il

marginale 1069.2 CIC se l’attività è stata avviata nel corso del 2020, per il

calcolo dell’indennità ci si basa sul reddito medio del 2020 indicato nei

conteggi salariali.

Tuttavia la società

ricorrente è stata iscritta a registro di commercio già il __________ 2018 e

dalla dichiarazione dei salari emerge che la società nel 2019 ha versato delle

retribuzioni per complessivi fr. 60’331 ed ha avuto alle sue dipendenze tre

dipendenti in periodi in parte diversi (doc. 5).

L’attività ha pertanto già

avuto inizio perlomeno nel corso del 2019 (cfr., a proposito del concetto di

avvio dell’attività, che va inteso non soltanto quale inizio dell’impresa

formale, bensì quale inizio dell’attività commerciale vera e propria, la STCA

42.2021.39 del 16 agosto 2021, consid. 2.7 e 2.8; cfr. anche la STCA

42.2021.55-56 del 18 ottobre 2021, consid. 2.6).

Di conseguenza occorre far

Considerandi

capo ai dati del 2019, secondo i quali RI 2 non ha conseguito alcun salario. La

circolare CIC è pertanto stata applicata correttamente dalla Cassa.

Per cui la circostanza che

dal febbraio 2020 l’interessato ha conseguito un salario, non è d’aiuto alla

ricorrente per poter ottenere le chieste indennità.

La base di calcolo per le

indennità è costituita dal reddito conseguito nel 2019 poiché riflette la

situazione precedente la pandemia.

L’insorgente, fa inoltre

riferimento all’informativa n° 435 dell’UFAS del 5 maggio 2021 per le casse di

compensazione AVS e gli organi esecutivi PC (cfr. https://sozialversicherungen.admin.ch/it/d/16697/download),

per la quale “nei casi in cui i redditi adottati per fissare i contributi

d’acconto del 2020 (anno di riferimento) sono meno favorevoli dei redditi

utilizzati per fissare i contributi d’acconto del 2019 o di quelli indicati

nella decisione di fissazione dei contributi per il 2019, per il calcolo delle

IPG si considera quale base di riferimento il reddito determinante del 2019”

e che “le casse di compensazione devono confrontare sistematicamente i

redditi su cui sono stati fissati i contributi d’acconto del 2020 con i redditi

indicati nella decisione di fissazione dei contributi AVS del 2019, e tenere

conto del reddito dell’anno di riferimento più favorevole per la persona in

questione”.

Tale informativa si

applica tuttavia agli indipendenti (cfr. punto 2) e non alle persone in

posizione assimilabile a quella di un datore di lavoro. Del resto decisivo

resta il fatto che RI 2 non ha svolto un’attività lucrativa nel 2019.

2.9

L’insorgente si lamenta del

fatto che, contrariamente a quanto prevede la legge, non ha ricevuto alcun

anticipo immediato.

Anche in questo caso la

Cassa ha agito correttamente.

Infatti, l’amministrazione

non proceduto ad alcun versamento poiché sin da subito era palese che la

ricorrente non avrebbe avuto diritto ad alcuna prestazione.

2.10

Per quanto concerne la mancata

trasmissione delle sue richieste alla Sezione del lavoro, competente per

l’eventuale versamento delle indennità per lavoro ridotto, va evidenziato come

l’insorgente, essendo persona in posizione analoga a quella di un datore di

lavoro, di norma non avrebbe diritto a tali indennità per il periodo qui

litigioso (22 dicembre 2020 – 30 aprile 2021; cfr. art. 31 cpv. 3 LADI), ma, se

le condizioni fossero adempiute, ciò che come visto non è il caso, avrebbe

semmai avuto diritto alle indennità giornaliere Corona.

La STCA 38.2021.47 del 25

ottobre 2021, citata in sede di ricorso, non è d’aiuto alla ricorrente poiché

in quel caso il Tribunale ha dovuto chinarsi su una decisione su opposizione

emessa dalla Sezione del lavoro che aveva ritenuto evitabile la perdita di

lavoro relativa alla domanda di indennità per lavoro ridotto a favore di due dipendenti

(cfr. consid. 2.9) e non si è dovuto esprimersi in merito all’applicazione

dell’art. 31 cpv. 3 lett. c LADI, il cui esame è del resto competenza della

Cassa di disoccupazione e non della Sezione del lavoro, ma ha fornito alcuni

elementi di giudizio (consid. 2.10).

Quanto alla circostanza

secondo cui il TCA avrebbe stabilito che a fare stato è lo scopo della legge

superiore piuttosto che il contenuto delle CIC e che obiettivo dell’ordinanza è

quello di permettere alle persone di sopravvivere a seguito delle chiusure

ordinate dalle autorità con un indennizzo almeno parziale, va evidenziato che

comunque, ai fini di ottenere le prestazioni, devono essere adempiuti i

presupposti previsti dall’Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno che qui, come

visto, non sono realizzati.

Per quanto concerne invece

il riferimento alla risposta figurante nel sito dell’UFAS secondo cui se

un’attività è stata avviata dopo il 2019, la persona assicurata può aver

diritto alle indennità, da una parte va rilevato che la fattispecie citata nel

ricorso concerne il caso di un indipendente e non di una persona in posizione

analoga a quella di un datore di lavoro e dall’altra va ribadito che l’attività

non è stata avviata nel 2020, ma prima (cfr. iscrizione a RC del __________ 2018

e dichiarazione dei salari del 2019) e di conseguenza l’esempio non si

attanaglia al caso di specie.

Infine neppure il doc. B,

prodotto in sede di ricorso, alle pag. 3 e 4 citate della ricorrente, è atto a

modificare l’esito della vertenza. Esso descrive unicamente le misura

concernenti l’indennità perdita di guadagno prese dal Consiglio federale dal 17

marzo 2020 ma non conferisce alcun diritto specifico all’insorgente.

2.11

La società chiede di poter

sentire il suo socio e gerente RI 2.

Alla luce della

documentazione prodotta dalle parti, che la stessa insorgente definisce “corretta”

e “completa” (cfr. doc. I, pag. 9), non è necessario procedere con la

sua audizione. Come indicato nei precedenti considerandi, determinante è

infatti la circostanza che la società ha avviato la sua attività prima del 2020

e che l’interessato nel 2019 non ha conseguito alcun salario determinante.

Ulteriori accertamenti non porterebbero pertanto alla modifica dell’esito della

vertenza.

Considerato il ruolo di RI

2.

all’interno della società, va pure rammentato che per l'art. 6 n. 1 CEDU,

ogni persona ha diritto a un'equa e pubblica udienza entro un termine

ragionevole, davanti a un tribunale indipendente e imparziale costituito per

legge, al fine della determinazione sia dei suoi diritti e dei suoi doveri di

carattere civile, sia della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga

rivolta.

Nel

campo di applicazione dell’art. 6 CEDU rientrano anche i litigi relativi a

prestazioni delle assicurazioni sociali e dell’assistenza sociale (cfr. STF

8C_522/2012 del 2 novembre 2012 consid. 2.3.).

Secondo

la giurisprudenza del Tribunale federale, confermata in DTF 122 V 54 seg.

consid. 3, la pubblicità del dibattimento, imposta dall'art. 6 n. 1 CEDU ed

ormai ancorata anche nella Costituzione svizzera all'art. 30 cpv. 3, dev'essere

principalmente garantita nella procedura di ricorso di prima istanza (cfr. STF

8C_504/2010 del 2 febbraio 2011). Tuttavia, lo svolgimento di un pubblico

dibattimento in materia di assicurazioni sociali presuppone l'esistenza di una

richiesta chiara e inequivocabile di una parte nel corso della procedura

ricorsuale di prima istanza (cfr. STF 8C_751/2019 del 25 febbraio 2020 consid.

2.1.; STF 8C_722/2019 del 20 febbraio 2020 consid. 2.1.; STF 8C_63/2019,

8C_65/2019 dell’11 giugno 2019 consid. 5.1.; STF 8C_528/2017 del 19 dicembre

2017.

consid. 1.3., pubblicata in SJ 2018 I 275; STF 8C_186/2017 del 1°

settembre 2017 consid. 2.3.; STF 8C_665/2014 del 23 marzo 2015 consid. 4; STF

9C_578/2008 del 29 maggio 2009 consid. 4.8.; DTF 122 V 55 consid. 3a con

riferimenti).

Una semplice richiesta di assunzione di

prove, come ad esempio istanze di audizione personale – nella misura in cui si

traducono in una richiesta di interrogatorio nel senso di un’assunzione di

prove, ma non invece se tendono a esporre il proprio punto di vista personale

sulle risultanze probatorie davanti a un tribunale indipendente – o di

interrogatorio delle parti o di testimoni, oppure richieste di sopralluogo, non

bastano per creare un simile obbligo (cfr. STF 9C_903/2011 del 25 gennaio 2013

consid. 6.3.; SVR 2009 IV Nr. 22 pag. 62; DTF 125 V 38 consid. 2).

L’Alta

Corte ha, inoltre, stabilito che il rifiuto di differire un'udienza pubblica

fondato su motivi obiettivi non è in contrasto con il diritto federale e, in

particolare, con l'art. 6 n. 1 CEDU (sul tema cfr. tuttavia DTF 136 I 279; DTF

127.

V 491; STF 8C_504/2010 succitata).

In

proposito cfr. pure STCA 38.2018.31 del 12 ottobre 2018 consid. 2.7.; STCA

38.2018.39

del 10 ottobre 2018 consid. 2.8.

Nella

presente evenienza - contrariamente a quanto esige la giurisprudenza federale

-, la parte ricorrente non ha formulato un'esplicita richiesta di indire un

pubblico dibattimento, ma ha chiesto l’assunzione di una nuova prova.

Ora, come visto nei considerandi

precedenti la documentazione prodotta in sede processuale è esaustiva e non

necessita di alcun complemento.

Del

resto, in ossequio dell’art. 29 cpv. 2 Cost, la ricorrente ha potuto far valere

le proprie argomentazioni per iscritto (cfr. STF 8C_550/2017 del 12 gennaio

2018) e la documentazione già presente agli atti consente al TCA di emanare il

proprio giudizio (valutazione anticipata

delle prove; STF 9C_569/2020 del 4 gennaio

2022, consid. 3.2; STF 8C_139/2019 del

18.

giugno 2019 consid. 3.3.; STF 9C_847/2017 del 31 maggio 2018 consid. 5.1.;

STF 9C_35/2018 del 29 marzo 2018 consid. 6).

L’audizione

dell’assicurato si rivela, pertanto, superflua.

2.12

L’art. 61 lett. a LPGA, nel tenore in vigore fino al 31

dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di

regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese

di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento

temerario o sconsiderato.

In

data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61

lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,

rapida e, di regola pubblica.

Dalla

medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo

cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a

spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo

prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un

comportamento temerario o sconsiderato.

Secondo

l’art. 82a LPGA (disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al

tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del

21.

giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

In

concreto, il ricorso è del 23 novembre 2021, per cui si applica la nuova

disposizione legale.

Trattandosi

di prestazioni IPG Corona non è stato previsto di prelevare le spese (cfr. art.

1.

Ordinanza COVID-19 perdita di guadagno del 17 marzo 2020 [RU 2020 871; RS

830.31]; Kieser, Covid-19 –

Erlasse und Sozialversicherungsrecht in COVID-19. Ein Panorama

der Rechtsfragen zur Corona-Krise, Helbing Lichtenhahn Verlag, 2020 pag. 741 n.

30).

Sul tema cfr. anche le

sentenze 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 e 9C_394/2021 del 3 gennaio 2022,

consid. 5.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti