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Decisione

43.2005.2

Richiesta di risarcimento per torto morale in applicazione della LAV. Contestazione circa la durata della procedura. Nozione di vittima ai sensi della LAV.

21 novembre 2005Italiano33 min

Source ti.ch

Fatti

i documenti inerenti la fattispecie in esame (doc. VI). L’autorità cantonale ha

trasmesso quanto richiesto in data 18 ottobre 2005 (doc. VII). La ricorrente si

è espressa producendo ulteriore documentazione (doc. IX).

in

diritto

2.1. La legge

federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre 1991, in

vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace alle

vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).

L'aiuto

consiste in:

a. consulenza;

b. protezione

della vittima e tutela dei suoi diritti nel procedimento penale;

c. indennizzo

e riparazione morale.

(art.

1 cpv. 2 LAV)

L'art. 2

cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona che a causa di un

reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica

(vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del reato sia stato

rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.

Per

l’art. 3 cpv. 1 LAV i Cantoni provvedono affinché vi siano consultori privati o

pubblici tecnicamente autonomi. Più Cantoni possono istituire consultori in

comune. Il cpv. 2 prevede che i consultori hanno in particolare i seguenti

compiti:

a. prestano o procurano alla vittima un aiuto medico, psicologico,

sociale, materiale e giuridico;

b.

danno informazioni sull’aiuto alle vittime.

A norma

dell’art. 3 cpv. 3 LAV i consultori prestano il loro aiuto immediatamente e, se

necessario, per lungo tempo. Devono essere organizzati in maniera tale da poter

prestare in ogni momento un aiuto immediato.

Per

l’art. 3 cpv. 4 LAV le prestazioni dei consultori e l’aiuto immediato da parte

di terzi sono gratuiti. Per quanto la situazione personale della vittima lo

giustifichi, i consultori si assumono altre spese, quali le spese di medici, di

avvocati e processuali.

Le

vittime possono rivolgersi al consultorio di loro scelta (art. 3 cpv. 5 LAV).

Giusta

l’art. 6 cpv. 1 LAV in occasione della prima audizione la polizia informa la

vittima circa l’esistenza dei consultori. Per il cpv. 2 essa comunica a un

consultorio nome e indirizzo della vittima. Avverte previamente la vittima

della possibilità di rifiutare tale comunicazione. Infine, il cpv. 3 prevede

che le vittime di reati contro l’integrità sessuale possono esigere di essere

interrogate da persone del loro sesso. Tale regola si applica parimenti alla

procedura d’inchiesta.

Va qui

rilevato che per l’art. 85 CPP in occasione della prima audizione la polizia e

le autorità istruttorie informano la vittima sull’esistenza dei consultori e

sul diritto di farsi assistere da un legale o da un’altra persona di fiducia.

La polizia e le autorità istruttorie comunicano a un consultorio nome e

indirizzo della vittima. Avvertono previamente la vittima sulla possibilità di

rifiutare tale comunicazione. Se la vittima è minorenne, il procuratore

pubblico o il magistrato dei minorenni possono fare la segnalazione al

consultorio anche senza il consenso se particolari circostanze lo giustificano.

La

Sezione 3 della LAV (Protezione e diritti della vittima nel procedimento

penale) prevede all'art. 8 che la vittima può intervenire come parte nel

procedimento penale. In particolare essa può fare valere le sue pretese civili

(art. 8 cpv. 1 lett. a LAV).

L'art. 9

cpv. 1 LAV (Pretese civili) stabilisce che, per quanto l'imputato non sia

prosciolto o il procedimento non sia abbandonato, il tribunale penale decide

anche in merito alle pretese civili della vittima.

Il

Tribunale può dapprima giudicare la fattispecie penale e trattare in seguito le

pretese civili (art. 9 cpv. 2 LAV).

In virtù

dell'art. 9 cpv. 3 LAV se il giudizio completo delle pretese civili esigesse un

dispendio sproporzionato, il tribunale penale può limitarsi a prendere una

decisione di principio sull'azione civile e per il rimanente rinviare la

vittima ai tribunali civili. Per quanto possibile, deve però giudicare

integralmente le pretese di lieve entità.

Infine,

secondo l'art. 9 cpv. 4 LAV per quanto concerne le pretese civili, i Cantoni

possono emanare disposizioni diverse per la procedura del decreto di accusa e

per i procedimenti contro fanciulli e adolescenti.

2.2. La Sezione 4

della LAV è dedicata all'indennizzo e alla riparazione morale.

Secondo

l'art. 11 cpv. 1 LAV la vittima di un reato commesso in Svizzera può chiedere

un indennizzo o una riparazione morale nel Cantone in cui è stato commesso il

reato. L'articolo 346 del Codice penale svizzero si applica per analogia.

Le

condizioni per l'indennizzo e per la riparazione morale sono fissate all'art.

12 LAV.

Le

modalità di calcolo dell'indennità sono invece regolate all'art. 13 LAV.

L'art. 14

cpv. 1 LAV (sussidiarietà delle prestazioni statali) precisa che le prestazioni

che la vittima ha ricevuto a titolo di risarcimento del danno materiale o di

riparazione morale sono dedotte dall'indennità, rispettivamente dalla somma

assegnata a titolo di riparazione morale. Fanno eccezione le prestazioni

d'indennizzo (in particolare rendite e liquidazioni in capitale) delle quali è

già stato tenuto conto nel calcolo dei redditi determinanti (art. 12 cpv. 1).

L'art. 14

cpv. 2 LAV stabilisce che se l'autorità ha assegnato un'indennità o una somma a

titolo di riparazione morale, le pretese spettanti alla vittima in ragione del

reato passano al Cantone, fino a concorrenza dell'ammontare versato. Queste

pretese hanno priorità rispetto a quelle che la vittima può ancora far valere

nonché ai diritti di regresso di terzi.

Infine,

secondo l'art. 14 cpv. 3 LAV, il Cantone rinuncia a far valere le proprie pretese

nei confronti dell'autore del reato se necessario per il suo reinserimento

sociale.

Infine, per l’art. 16 cpv. 3 LAV la vittima deve presentare

all’autorità le domande di indennizzo e di riparazione morale entro due anni a

contare dalla data del reato; altrimenti le sue pretese decadono.

2.3. L’insorgente

fa innanzitutto valere una violazione del principio della celerità derivante

dall’art. 29 cpv. 1 Cost. e dall’art. 6 n. 1 CEDU, che prevede che la procedura

giudiziaria deve essere conclusa entro un termine ragionevole.

In

concreto dagli atti prodotti dalle parti emerge quanto segue.

Il 23

agosto 2001 il legale della ricorrente ha informato il __________ di

rappresentare l’insorgente nell’ambito dell’inchiesta penale e di aver fissato

un incontro con lo psicologo __________ (doc. 9).

In data 23

settembre 2002 la ricorrente ha inoltrato un’istanza formale volta ad ottenere

un risarcimento per torto morale e risarcimento dei danni (ripetibili) “al

fine di interrompere la perenzione” (doc. 6).

Il 28

novembre 2002 la Presidente della Corte delle assise correzionali di __________

ha giudicato __________ colpevole di ripetuta violazione della sfera segreta o

privata mediante apparecchi di presa d’immagini (doc. B).

Il 5

maggio 2003 il __________ __________ ha formulato il suo preavviso (doc. VII).

In data 6

ottobre 2004 il DSS ha scritto al legale dell’insorgente affermando che “il __________

__________, ci ha trasmesso l’incarto menzionato a margine affinché potessimo

procedere alla stesura della decisione ai sensi della LAV. Purtroppo le

informazioni e i documenti contenuti nel fascicolo non sono sufficienti a

comprovare le allegazioni da lei formulate. In particolare lei asserisce che la

sua cliente avrebbe difficoltà “psicologiche” a recarsi nei gabinetti pubblici,

ma non allega alcuna documentazione medica al riguardo. La prego quindi di

allegare documentazione comprovante l’effettiva esistenza di un trauma o

eventuali conseguenze psichiche sulla salute della sua patrocinata causate dal

reato perpetrato ai suoi danni.” (doc. 4)

Il 10

novembre 2004 l’interessata ha trasmesso al DSS copia della sentenza del 28

novembre 2002, che le ha riconosciuto un importo di fr. 2'000 a titolo di torto

morale e di fr. 3'200 per spese legali, nonché di due lettere del 21 settembre

2001 __________ e del 21 novembre 2001 della ricorrente al suo legale (doc. 3).

Il 15

marzo 2005 il Consiglio di Stato ha emanato la decisione impugnata (doc. A).

2.4. Nel caso di

specie pertanto l’autorità cantonale non ha proceduto ad atti istruttori tra il

5 maggio 2003 e il 6 ottobre 2004 ed ha emanato la decisione nel marzo 2005.

Il TFA,

con sentenza del 31 maggio 1999 pubblicata in DTF 125 V 373, ha giudicato che,

di per sé, una durata procedurale di 33 mesi, di cui 27 consecutivi senza

alcuna attività da parte del Tribunale è inammissibile. Tuttavia non ha

riconosciuto alcuna indennità poiché l’insorgente non ha sollecitato la ripresa

della procedura:

"

Das strittige Verfahren war seit 18. Juni 1996

anhängig, ab 2. Dezember 1996 mit der förmlichen Beendigung des

Schriftenwechsels behandlungsreif, und es wurde mit Entscheid vom 9. März 1999

abgeschlossen. Die gesamte Verfahrensdauer beträgt 33 Monate seit

Anhängigmachung und 27 Monate seit Eintritt der Behandlungsreife. Gemäss der

Rechtsprechung hätte eine solche

Verfahrensdauer bei den gegebenen Umständen

zur Gutheissung der Verwaltungsgerichtsbeschwerde geführt, da sie die für den

Tatbestand des unrechtmässigen Verzögerns eines Entscheides erforderliche

Schwelle überschritten hat (unveröffentlichtes Urteil L. vom 16. Dezember 1998). Unter dem Gesichtspunkt der Prozessaussichten ist der Anspruch auf

Parteientschädigung somit begründet.

(…)

aa) Der Anspruch auf Erledigung einer Sache

innert angemessener Frist gehört zu den Verfahrensgarantien nach Art. 4 Abs. 1

BV (KÖLZ/HÄNER, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2.

Aufl., Rz. 119 ff., speziell Rz. 153-155). Der Erreichung dieses Ziels dienen insbesondere

die Verfahrensordnungen. Unerlässlich sind dafür Fristen, Formen

und prozessuale Sorgfaltspflichten, die einem

schleppenden Prozessgang und der Verfahrensverzögerung entgegenwirken (GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege,

Considerandi

2.

Aufl., S. 49). Eine diesbezüglich wichtige Aufgabe der richterlichen Prozessleitung

besteht in der Durchsetzung des Beschleunigungsgrundsatzes. Dieser verlangt

zwar in erster Linie vom Richter, daneben aber auch von den Parteien, das je

ihnen Mögliche und Zumutbare dazu beizutragen, dass das Verfahren zügig

voranschreitet (GYGI, a.a.O., S. 64).

Hinzu tritt der Grundsatz von Treu und Glauben,

welcher Behörden und Privaten gleichermassen rechtsmissbräuchliches und

widersprüchliches Verhalten verbietet (KÖLZ/HÄNER, a.a.O., Rz. 126; GYGI,

a.a.O., S. 50). Im Rahmen der prozessualen Sorgfaltspflichten obliegt es

daher den Parteien, festgestellte

Verfahrensmängel rechtzeitig anzuzeigen (EGLI, La protection de la bonne foi dans le procès: quelques

applications dans la jurisprudence, in: Juridiction constitutionnelle et

juridiction administrative, Zürich 1992, S. 239 f., mit Hinweisen).

bb) Diese aus der prozessualen Sorgfaltspflicht

sowie Treu und Glauben im Verfahren abgeleiteten Prinzipien sind im Bereich der

jederzeit möglichen Rechtsverzögerungs- und Rechtsverweigerungsbeschwerde (vgl.

Art. 97 Abs. 2 in

Verbindung mit Art. 106 Abs. 2 OG) mit Blick auf die Kostenfolgen (Art. 156/159 OG) sinngemäss zur

Anwendung zu bringen. Im Bereich der Staatshaftung aus Rechtsverzögerung hat

das Bundesgericht in BGE 107 Ib 158

f. (Erw. 2b/bb

mit Hinweisen) entschieden, dass es der durch

eine lange Prozessdauer von einem Schaden bedrohten Partei insbesondere

zuzumuten ist, das Gericht darauf aufmerksam zu machen und um eine raschere

Abwicklung des Verfahrens zu ersuchen. Der Unterlassung solcher (der Erhebung

der Rechtsverzögerungsbeschwerde vorausgehenden) Vorkehren misst das Bundesgericht

staatshaftungsrechtlich unter dem Gesichtswinkel des Selbstverschuldens

Bedeutung bei.

cc) Vorliegend steht fest, dass der

Beschwerdeführer nach Eintritt der

Behandlungsreife seiner Beschwerde in

Verletzung seiner prozessualen Mitwirkungspflichten während 27 Monaten die

Vorinstanz weder je um Auskunft nach dem Stand des Verfahrens gebeten,

geschweige denn um Beschleunigung des

Verfahrens ersucht hatte. Hinzu kommt, dass die Rechtsverzögerungsbeschwerde am 2. März 1999

eingereicht wurde und dass die Vorinstanz die Beschwerde am 9. März 1999

entschied. Mit dem kurz vorher eingereichten Rechtsmittel liess sich daher von

vornherein keine zusätzliche Beschleunigung des Verfahrens

erreichen. Die Unkenntnis über diese

Prozesslage hat der Beschwerdeführer zu vertreten, weil er sich nie nach dem

Stand des Verfahrens erkundigte. Die mit der Rechtsverzögerungsbeschwerde

entstandenen Vertretungskosten sind deshalb selbstverschuldet und unnötig (ZAK

1989.

S. 283 Erw. 3). Unter diesen Umständen ist von der Zusprechung einer

Parteientschädigung abzusehen." (sottolineature del redattore)

Con

STF del 24 febbraio 2000 (1P.365/1999), il TF ha rilevato:

"

Sempre secondo la ricorrente, la Corte avrebbe

poi violato il principio della celerità, per aver emanato la sentenza un anno e

otto mesi dopo l'introduzione dell'istanza tendente all'ottenimento del

risarcimento.

Il principio della celerità derivante dall'art.

29.

cpv. 1 Cost. e già desumibile dall'art. 4 vCost., nonché dall'art. 6 n. 1

CEDU, prevede che la procedura giudiziaria debba essere conclusa entro un

termine ragionevole. Per determinare se questo principio è stato violato

occorre esaminare, di caso in caso, la complessità della causa, la natura dei

delitti o dei crimini di cui l'accusato è sospettato, il comportamento delle

parti e delle autorità ed effettuare una valutazione in base a un apprezzamento

globale del lavoro svolto: perché sussista una violazione non basta infatti che

un determinato atto avesse potuto essere compiuto anticipatamente (DTF 125 V

373.

consid. 2b/aa, pag. 375/376, 124 I 139 consid. 2c, 119 Ib 311 consid. 5b, 107 Ib 165 consid. 3c; Villiger, op. cit., n. 452 e segg.;

Andreas Donatsch, Das Beschleunigungsgebot im Strafprozess gemäss art. 6 Ziff.

1.

EMRK in der Rechtsprechung der Konventionsorgane, in: Aktuelle Fragen zur

Europäischen Menschenrechtskonvention, Zurigo 1994, pag. 76 e segg.;

ArthurHaefliger/Frank Schürmann, Die Europäische Menschenrechtskonvention und

die Schweiz, Berna 1999, pag. 205 e rinvii).

Nella fattispecie, l'incarto di cui i Giudici

cantonali hanno dovuto occuparsi per determinarsi sulla fondatezza delle

richieste della ricorrente è voluminoso e complesso: basti ricordare che il

procedimento penale a carico della ricorrente è stato congiunto (senza che la

stessa vi si opponesse) con quello del marito. La durata dei procedimenti

penali, dipendenti da numerose denunce e controdenunce, e che vedevano

coinvolte parecchie persone, nonché la complessità dei fatti non hanno

certamente facilitato il compito dei Giudici cantonali. Tenuto conto di queste

circostanze, la durata della procedura davanti alla CRP non può ritenersi

eccessiva. Del resto, la ricorrente ha sì sollecitato due volte, il 18 marzo

1998.

e l'11 marzo 1999, l'evasione della causa. Dalla documentazione agli atti

non si riscontra però che essa abbia adito le istanze ricorsuali superiori

(ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale per ritardata giustizia

contro la pretesa inattività della CRP), per cui una decisione sull'eventuale

ritardo a statuire esulerebbe comunque dal presente giudizio."

Infine, con sentenza del

23.

settembre 2005 nella causa A. e B. (inc.1A.155/2005), l’Alta Corte ha

affermato:

"

4.

Les recourants demandent enfin au Tribunal fédéral de constater

que l'Etat de Vaud a violé le principe de la célérité.

4.1

Selon l'art. 29 al. 1 Cst., toute personne a

droit, dans une procédure judiciaire ou administrative, à ce que sa cause soit

traitée équitablement et jugée dans un délai raisonnable. L'autorité viole cette

garantie constitutionnelle lorsqu'elle ne rend pas la décision qu'il lui

incombe de prendre dans le délai prescrit par la loi ou dans un délai que la

nature de l'affaire ainsi que toutes les autres circonstances font apparaître

comme raisonnable (ATF 130 I 312 consid. 5.1 p. 331 et les arrêts

cités).

4.2

A.________ a déposé sa demande d'indemnisation

le 8 mai 2001, soit quelques jours avant l'échéance du délai de deux ans

fixé à l'art. 16 al. 3 LAVI. Le Département a suspendu l'instruction

de la requête jusqu'à droit jugé sur le plan pénal. La requérante ne s'est pas opposée

à cette mesure, qui est en principe conforme aux exigences de simplicité et de rapidité

posées à l'art. 16 al. 1 LAVI (cf. ATF 123 II 1 consid. 2b p. 3). D._______ a été

condamné en première instance par un jugement du 10 décembre 2001, qu'il a contesté

sans succès devant la Cour de cassation pénale du Tribunal

cantonal du canton de Vaud, puis devant le

Tribunal fédéral. L'autorité d'indemnisation n'a pas failli à son obligation de

diligence en attendant l'issue de cette procédure avant de statuer, dès lors qu'elle

pouvait éventuellement aboutir à l'annulation de la condamnation et à un nouveau

jugement. Le Tribunal fédéral a rejeté le pourvoi en nullité formé par

D.________ le 28 février 2003. L'arrêt motivé a été notifié aux parties le 3

avril 2003. Le Département a rendu sa décision en date du 24 avril 2004. Même

si ce délai est relativement long, on ne saurait dire que l'autorité a failli au

principe de la célérité garanti à l'art. 29 al. 1 Cst., ce d'autant qu'il s'agissait

de statuer non pas sur une demande de prestations d'aide immédiate

ou à plus long terme, au sens de l'art. 3

LAVI, mais d'une demande

d'indemnisation et de réparation morale fondée

sur les art. 11 et suivants LAVI. Au demeurant, les

recourants n'ont pas subi de préjudice de la violation alléguée vu le sort de leur

requête. Ils ne sauraient dès lors faire valoir un intérêt pratique à faire constater

que le principe de la célérité aurait été violé. Aussi, il

n'y a pas lieu de donner suite à la conclusion prise en ce sens par les recourants."

(sottolineatura del redattore)

2.5

In

concreto, la durata della procedura è stata particolarmente lunga.

Tuttavia, da una parte va

rilevato come l’interessata non ha sollecitato per iscritto l’emanazione del

provvedimento. Neppure il 10 novembre 2004, allorquando ha trasmesso al

Consiglio di Stato la documentazione richiestale, ha sollevato obiezioni circa

la durata della procedura (cfr. richiesta di trasmissione dell’intera

documentazione inerente la procedura in esame, doc. VI).

D’altra parte la

ricorrente, contrariamente a quanto sembra ritenere (cfr. doc. V), non ha

subito pregiudizi dalla circostanza che la decisione è stata emanata nel corso

del 2005. Infatti, come si vedrà in seguito (consid. 2.6 e 2.7), la nuova

documentazione prodotta su richiesta dell’autorità cantonale non è decisiva per

l’esito dell’istanza, ma permette tutt’al più di rafforzare le convinzioni già

maturate in precedenza dall’autorità cantonale.

Infine, da quando il DSS è

entrato in possesso della documentazione richiesta (ottobre 2004),

all’emanazione della decisione (marzo 2005), sono passati pochi mesi.

Per cui, anche se la

procedura si è protratta per un lungo periodo, trattandosi di statuire su una domanda

d’indennizzo e riparazione morale (art. 11 segg. LAV) e non di una richiesta di

aiuto immediato (art. 3 LAV) ed in assenza di solleciti da parte

dell’insorgente, non vi è violazione del principio di celerità.

2.6

In secondo luogo la

ricorrente ritiene di potere essere considerata una vittima ai sensi della LAV.

Come

visto, per l’art. 2 cpv. 1 LAV beneficia di aiuto ogni persona che a causa di

un reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica.

Il

Consiglio di Stato nella sua risposta, rileva come la dottrina ha affermato che

“s’agissant des infractions pénales qui ne visent pas en première ligne la

protection des droits individuels de la personne, mais celle d’autres biens

juridiquement protégés, la qualité de victime LAVI ne peut être reconnue que si

une infraction a, dans un cas déterminé, atteint directement et de façon

effective une personne dans son intégrité physique ou psychique, et cela en

principe sans que la lésion invoquée ne soit le fait d’une sensibilité

personnelle particulière de la victime”

(Cédric

Mizel, la qualité de victime LAVI et la mesure actuelle des droits qui en

découlent, Jdt 2003 IV, pag. 38 segg.).

In DTF

129.

IV 95, al consid. 3.1, l’Alta Corte ha per esempio rammentato che l'atto delittuoso consistente nel negare un genocidio o altri crimini

contro l'umanità è un reato contro la pace pubblica. I diritti individuali sono

solo indirettamente tutelati dall'art. 261bis cpv. 4 seconda frase CP. In

questo ambito, non vi sono vittime ai sensi della LAV giacché il pregiudizio

risultante non è diretto, anche se in concreto può essere gravoso (consid. 3). Il TF ha in particolare affermato:

"

3.1

Gemäss Art. 2 Abs. 1 OHG ist Opfer, wer durch

eine strafbare Handlung in seiner körperlichen, sexuellen oder psychischen

Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist.

Die Beeinträchtigung muss tatsächlich eingetreten

sein; eine

blosse Gefährdung genügt nicht (BGE 122 IV 71

E. 3a S. 77; Urteil

6S.729/2001 vom 25. Februar 2002). Die

Beeinträchtigung muss zudem von einer gewissen Schwere sein; ob dies der Fall

sei, hängt von den gesamten konkreten Umständen ab (BGE 128 I 218

E. 1.2; 125 II 265

E. 2, mit Hinweisen).

Der Anwendungsbereich des Opferhilfegesetzes wird

insbesondere durch das in Art. 2 Abs. 1 OHG ausdrücklich genannte Erfordernis

der unmittelbaren Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen

Integrität eingeschränkt.

Die Unmittelbarkeit der Beeinträchtigung ist nach

der ständigen Rechtsprechung des Bundesgerichts auch ein wesentliches Merkmal

des Begriffs des Geschädigten im

strafprozessrechtlichen Sinne.

Danach ist Geschädigte diejenige Person, welcher

durch das eingeklagte Verhalten unmittelbar ein Schaden zugefügt wurde oder

zu erwachsen drohte. Das ist in der Regel der

Träger des Rechtsgutes, welches durch die fragliche Strafbestimmung vor

Verletzung oder Gefährdung geschützt werden soll (BGE 128 I 218

E. 1.5 mit Hinweisen). Bei Delikten, die nicht primär Individualrechtsgüter

schützen, gelten nur diejenigen Personen als Geschädigte, welche durch diese

Delikte tatsächlich in ihren Rechten beeinträchtigt werden, sofern diese Beeinträchtigung

unmittelbare Folge der tatbestandsmässigen Handlung ist (BGE 120 Ia 220

E. 3b; 120 IV 154

E. 3c/cc S. 159; 119 Ia 342

E. 2b; 117 Ia 135

E. 2a, je mit Hinweisen). Nach der Rechtsprechung ist beispielsweise die bei

einem Verkehrsunfall verletzte Person in Bezug auf die vom andern

Verkehrsteilnehmer begangene Straftat der fahrlässigen Körperverletzung Opfer

im Sinne des Opferhilfegesetzes, nicht aber hinsichtlich der vom Andern

begangenen Straftaten der Verletzung von Verkehrsregeln und des Fahrens in

angetrunkenem Zustand; die letztgenannten Straftaten beeinträchtigen nicht im

Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG "unmittelbar" die körperliche Integrität

(BGE 122 IV 71

E. 3a)."

Il

20.

agosto 2002 (6S.333/2002) il TF ha rammentato che:

"

2.2

Per vittima s'intende ogni persona che in

seguito alla commissione di un reato sia stata direttamente lesa nella sua

integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1 LAV). Non esiste una lista

esaustiva dei reati che fanno parte del campo di applicazione della LAV.

Secondo il legislatore (FF 1990 II 724 e 725), l'art. 2 cpv. 1 LAV concerne, in

linea di principio, i reati contro la vita e l'integrità della persona, la

rapina, i reati contro la libertà personale, i reati contro il buon costume, se

vi è stata lesione dell'integrità fisica, nonché l'incesto come pure, in alcuni

casi, la sommossa. Sono invece esclusi i delitti di messa in pericolo (v. anche

DTF 122 IV 71 consid. 3a; sentenze G.20/1996 del 6 maggio 1996 consid. 4 e

6S.549/2000 del 4 ottobre 2000 consid. 2a) e, di regola, le vie di fatto come i

reati contro l'onore (v. anche sentenza del 28 ottobre 1997 pubblicata in

Rep. 1997 130 84 consid. 1). Lo stesso vale per i

reati contro il patrimonio, in particolare il furto e la truffa, poiché i

pregiudizi che una persona può subire ne costituiscono solo la conseguenza indiretta

(v. anche sentenza 1P.714/93 del 25 maggio 1994 consid. 2d). Non è escluso

tuttavia che la persona colpita da una truffa possa essere una vittima; tale

potrebbe essere il caso se subisse al contempo una lesione della sua libertà

personale o un'estorsione (DTF 120 Ia 157 consid. 2).

In altre parole, non è la natura

dell'infrazione ad essere determinante, bensì la lesione direttamente sofferta.

Siffatta lesione deve provocare una deteriorazione dello stato fisico, sessuale

o psichico della persona in causa e raggiungere una certa gravità (DTF

125.

II 265 consid. 2). Non è sufficiente che la persona interessata abbia avuto

paura, sia rimasta addolorata, abbia perso del tempo, del denaro, ecc. Deve

infine esistere un rapporto di causalità naturale tra la lesione e

l'infrazione, poiché la prima deve costituire la conseguenza diretta della

seconda (Bernard Corboz, Les droits procéduraux découlant de la LAVI, SJ 1996,

pagg. 56-57 e rinvii; Gomm/Stein/Zehntner; Kommentar zum Opferhilfegesetz,

Berna 1995, ad art. 2 LAV, pagg. 39-45). La nozione di

vittima dipende quindi, non tanto dalla natura dell'illecito, quanto dalle sue

conseguenze." (sottolineature del redattore)

Con sentenza del 7 luglio

2004.

(1A.70/2004), l’Altra Corte ha rilevato:

"

Il n'existe pas de liste exhaustive des infractions

relevant du champ

d'application de la loi fédérale sur l'aide aux

victimes d'infractions (arrêt 6S.333/2002 du 20 août 2002, consid. 2.2, publié in Pra 2003 n° 19 p. 91). La qualité de victime se détermine

principalement en fonction des conséquences engendrées par l'atteinte subie. Le

recourant doit avoir subi une atteinte directe à son intégrité corporelle, sexuelle

ou psychique du fait de l'infraction dénoncée. En présence d'infractions contre

la réputation et l'administration de la justice, telle la dénonciation calomnieuse,

qui protège également la personne accusée faussement (ATF 115 IV 1 consid. 2b

p. 3), l'admission de la qualité de victime n'entre en considération que si les

circonstances étaient suffisamment graves pour entraîner

une atteinte directe à l'intégrité psychique du lésé (ATF 120 Ia 157 consid.

2d/aa p. 163; Cédric Mizel, La qualité de victime LAVI et la mesure actuelle

des droits qui en découlent, JT 2003 IV 38, spéc. ch. 47, p. 62); par ailleurs,

la lésion subie doit être significative; à cet égard, il faut se placer d'un

point de vue objectif et non en fonction de la sensibilité personnelle et subjective

du lésé (arrêt 1A.459/2003 du 21 août 2003 consid. 1.3

cité par Mizel, op. cit., note 143 ad ch. 66, p. 68; ATF 120 Ia 157 consid.

2d/cc p. 164; du même avis, Peter Gomm, Der Opferbegriff gemäss OHG, Plädoyer,

2/1995, p. 31; cf. ATF 129 V 177 consid. 4.1 p. 183, 402 consid. 4.4.1

p. 407)." (sottolineatura del redattore)

2.7

Nel caso di specie l’insorgente

è stata vittima di un reato figurante nel Codice penale tra i delitti contro

l’onore e la sfera personale riservata e perseguibile unicamente a querela di

parte, ossia la violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di

presa d’immagini (art. 179quater CP).

Di regola, la qualità di

vittima, nella misura in cui si tratti di reati contro l’onore o contro la

sfera personale, va riconosciuta in casi eccezionali particolarmente gravi (Keller/Weder/Meier,

Anwendungsprobleme des Opferhilfegesetzes, Plädoyer 1995/5).

Come visto, la lesione deve provocare il deterioramento dello stato fisico,

sessuale o psichico della persona in causa e raggiungere una certa gravità (DTF

125.

II 265 consid. 2). Non è sufficiente che la persona interessata abbia avuto

paura, sia rimasta addolorata, abbia perso del tempo, del denaro, ecc. (STFA

del 20 agosto 2002,6S.333/2002).

Nella fattispecie il danno

subito dalla ricorrente non è stato particolarmente grave. Infatti già in data

21.

novembre 2002 l’insorgente, scrivendo al proprio legale, rilevava di avere “in

parte superato il trauma provocatomi e non necessito pertanto di un ulteriore intervento

psicologico da parte del signor __________, il quale mi è stato comunque utile

per sbloccarmi. Non le nego comunque tutt’ora il mio disagio di usufruire dei

servizi sanitari pubblici, e se possibile, cerco di venir meno ai miei bisogni

fisiologici pur di non dover sottopormi allo stress di cercare eventuali

telecamere nascoste.” (doc. D)

Lo psicologo __________ __________,

il 21 settembre 2001 aveva informato il legale dell’insorgente che “ciò che

ha vissuto RI 1 riguardo alle riprese video avvenute a sua completa insaputa le

ha provocato un trauma psicologico (tenendo conto del fatto che la signora

conosceva e pensava potersi fidare dell’autore delle riprese) che però adesso

sembra essere rientrato pur lasciando qualche traccia. Subito dopo la scoperta

di quanto era avvenuto per un certo tempo (ca. 6-8 settimane) la signorina RI 1

ha mostrato sintomi tipici dello stress traumatico quali sogni e pensieri

ricorrenti associati a difficoltà di servirsi di servizi sanitari pubblici con

evidente disagio fisico e psicologico. L’aver dovuto ricostruire i fatti agli

inquirenti riuscendo a parlarne con persone di fiducia le hanno permesso di

superare lo stress indicato sopra anche se a tutt’oggi se può evita i servizi

sanitari pubblici e comunque prima di usufruirne deve in modo guardingo

controllare il locale. In conclusione posso dirle che la signorina RI 1 al

momento non ha bisogno di un intervento specialistico, pronosticando che fra

qualche mese la situazione dovrebbe potersi risolvere in modo egregio.”

(doc. C)

Infine, il 10 novembre

2004.

lo stesso legale ha affermato che “in data 8 novembre u.s. la mia

cliente telefonicamente mi ha segnalato che il problema è stato recentemente

superato.” (doc. 3)

Alla luce di quanto sopra

esposto emerge che l’interessata ha dovuto far capo unicamente all'aiuto dello

psicologo per breve tempo per far fronte allo shock emotivo provocato dalla

violazione della sua sfera privata. Essa invece non ha fatto capo ad alcun

psichiatra (cfr. “non ha bisogno di un intervento specialistico”, doc. C

e “non necessito pertanto di un ulteriore intervento psicologico da

parte del signor __________”, doc. D).

Inoltre, sin dall'inizio

era chiaro che il danno subito non fosse grave e, a breve, poteva essere

superato, senza interventi da parte di specialisti. Pur comprendendo lo stato

di grave disagio, turbamento, imbarazzo ed umiliazione (cfr. doc. IX) in cui si

è trovata la ricorrente al momento in cui i fatti sono stati scoperti, ciò non

è sufficiente per poterla considerare una vittima ai sensi della LAV.

Per cui, a ragione

l’autorità cantonale ha negato ogni e qualsiasi pretesa.

Neppure la circostanza che

l’interessata ha usufruito di un aiuto immediato di fr. 700 nel mese di ottobre

2001, ossia prima della sentenza della Corte delle assise correzionali di __________,

può influire sull’esito della vertenza. Infatti l’aiuto immediato, la cui

concessione compete al __________, serve a coprire i bisogni più urgenti della

vittima e viene concesso sulla base di un esame forzatamente sommario della

fattispecie, senza pregiudicare la decisione di merito che dovrà poi prendere

l’autorità competente nel caso di richiesta volta ad ottenere riparazione dallo

Stato.

Infine, non può essere

rimproverato all’autorità cantonale un accertamento manifestamente inesatto dei

fatti per aver costatato che 23 vittime su 84 hanno sporto querela penale.

Infatti, questa circostanza, pur non essendo stata riportata con precisione, corrisponde

a quanto effettivamente avvenuto e comunque non è fondamentale nell’economia

della presente vertenza.

A titolo abbondanziale,

come già rilevato dall’autorità cantonale, va comunque osservato che

quand’anche si volesse attribuire all’insorgente il ruolo di vittima ai sensi

della LAV, non sarebbero comunque date le condizioni per l’attribuzione di una

riparazione per torto morale. Infatti, affinché possa essere riconosciuto un

importo a titolo di riparazione per torto morale a seguito di lesioni fisiche o

psichiche è necessario che esse siano di una certa importanza. Ci deve essere

una lesione grave e circostanze particolari (DTF 125 III 70 consid. 3c) e il

danno deve essere di una certa entità (per esempio invalidità o pregiudizio

permanente di un organo importante: DTF 121 II 369). Se il pregiudizio non è

durevole, una riparazione morale è riconosciuta in presenza di circostanze

particolari quali una degenza in ospedale per più mesi con numerose operazioni,

un lungo periodo di sofferenza e di incapacità lavorativa. Ciò che,

manifestamente, nella fattispecie non è il caso. Per cui la riparazione per

torto morale andrebbe comunque respinta (cfr. anche la giurisprudenza citata nella

STCA del 23 giugno 2003 nella causa B., 43.2003.1).

Alla luce

di tutto quanto sopra esposto, la decisione merita conferma, mentre il ricorso

va respinto.

2.8

L’insorgente

chiede l’assunzione di ulteriori prove, ed in particolare richiama l’incarto

penale dalle competenti autorità.

Il TCA

rinuncia all’assunzione di altre prove. Infatti, la documentazione agli atti

già prodotta dalle parti, non contestata nel suo contenuto, permette a questo

Tribunale di evadere il ricorso senza la necessità di richiamare l’incarto

penale o di assumere ulteriori prove.

Va qui

ricordato che conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria

da effettuare d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un

apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di

determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri

provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad

assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das

Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450, Kölz/Häner,

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39

no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag.

274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; DTF 122 II

469.

consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344

consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una

violazione del diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost.

(e in precedenza dall'art. 4 vCost.; DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid.

1d, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti).

In

concreto, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita

dall’esame degli atti dell’incarto per cui rinuncia all’assunzione di ulteriori

prove.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- Il ricorso

é respinto.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3.- Intimazione

agli interessati. Contro la presente decisione, è dato ricorso di diritto

amministrativo al Tribunale federale di Losanna nel termine di 30 (trenta)

giorni dall'intimazione.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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