43.2007.4
Domanda di prestazioni LAVI. Respinta siccome carente la qualità di vittima ai sensi della LAVI per il reato di trascuranza degli obblighi di mantenimento
13 febbraio 2008Italiano40 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
43.2007.4
Data decisione, Autorità:
13.02.2008, TCA
Titolo:
Domanda di prestazioni LAVI. Respinta siccome carente la qualità di vittima ai sensi della LAVI per il reato di trascuranza degli obblighi di mantenimento
VITTIMA SOFFERENZA PSICHICA
art. 217 CPS
art. 2 cpv. 1 LAV
Raccomandata
Incarto n.
43.2007.4
43.2007.5
ir/td
Lugano
13 febbraio
2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il giudice delegato
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Ivano
Ranzanici
statuendo sui ricorsi del 9 settembre 2007
di
1. RI 1
rappr. da: RA 1
2. RI 2
contro
le decisioni su opposizione del 21 agosto
2007 emanate da
Dipartimento della sanità e della
socialità,
in materia di aiuto alle vittime di reati
ritenuto, in
fatto
A. Il
27 gennaio 1994, il Pretore di __________ ha sciolto per divorzio il matrimonio
di RA 1 e __________ dalla cui unione è nato, il __________, RI 1. In virtù del
giudizio civile __________ è stato costretto a versare al figlio un contributo
mensile di CHF 900.-- e ciò a partire dall'ottobre 1997.
__________
non ha fatto fronte ai suoi obblighi tanto che l'USSI (Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento) ha proceduto, per il periodo dal 1° marzo 1999 al
28 febbraio 2005, ad anticipare gli alimenti mensili (limitatamente a CHF
700.--) dovuti al figlio dal padre.
Successivamente
a tale data, per il cambiamento intervenuto nella normativa cantonale, l'USSI
ha cessato di versare l'anticipo e RI 1, per il suo mantenimento, non ha più
visto neppure un centesimo di franco, ciò nonostante egli sia capace studente e
giovane ancora in formazione e nonostante gli obblighi imposti al padre.
B. Nei
confronti di __________, già magazziniere e quindi annunciatosi al Procuratore
Pubblico quale casalingo mantenuto da __________ (verbale del __________ dinanzi
al Segretario __________ del MP), sono state avviate due distinte procedure penali
conseguenti a querele dell'USSI, e quindi dello Stato, del 12 gennaio 2005 e di
RA 1, per il figlio RI 1 minorenne all'epoca, del 6 aprile 2005 (inc. MP __________
e __________ del 2005). I procedimenti, condotti su delega del Procuratore
Pubblico avv. __________ dal Segretario __________, sono sfociati in due
decreti d'accusa: __________ e __________ con cui per l'accusato sono state
proposte due pene detentive per complessivi 150 giorni da espiare oltre
all'obbligo di versamento degli alimenti arretrati.
Inutile
dire che il condannato non ha versato il dovuto e ciò nemmeno a fronte degli
scritti del figlio, consegnati agli atti, che hanno fatto leva sul senso di
responsabilità che l'accusato, condannato, non ha recepito.
C. Con
istanza 12 settembre 2006 inoltrata tramite l'avv. __________ di __________ RA
1 e RI 1 hanno indicato la loro natura di vittime ai sensi della LAVI ed hanno
postulato il versamento per RI 2 di CHF 1'500.-- a titolo di riparazione morale
e per RI 1 CHF 3'000.-- sempre per torto morale. RI 1 ha inoltre chiesto il
pagamento di quanto riconosciuto dall'Autorità giudiziaria penale a carico di __________
(CHF 3'635.20 e CHF 12'117.50).
A
sostegno della veste di vittima ai sensi della LAVI RI 2 e RI 1 hanno indicato
"le difficoltà e la sofferenza " di RI 1, l'assenza della figura
paterna e gli effetti "…sullo sviluppo e sul carattere dell'istante"
che sarebbero evidenti.
Il
Dipartimento della sanità e della socialità, dopo avere svolto alcuni
accertamenti - in particolare acquisendo taluni atti penali ed attestazioni
mediche - ha escluso, senza con ciò banalizzare la sofferenza soggettiva degli
istanti, la qualità di vittima ai sensi della LAVI stante la necessità di una
lesione psichica di una certa gravità. Quand'anche dimostrata una lesione
psichica di una certa entità sarebbe difficilmente ascrivibile al reato invece
che ai rapporti esistenti padre-figlio e tra ex coniugi.
D. Con
ricorso 9 settembre 2007 RI 2, per sè e per il figlio RI 1, ha impugnato la decisione
del Dipartimento della sanità e della socialità dinanzi al Tribunale cantonale
delle assicurazioni indicando la propria delusione per la "poca importanza
all'istanza", grande sofferenza "soprattutto per la dipendenza"
dall'alcol "dell'ex marito" padre di RI 1. La ricorrente evidenzia
gli anni in cui il figlio è stato seguito dal centro psico-sociale al momento
della separazione (ossia agli inizi degli anni 90), l'assenza di aiuti sociali
e difficoltà finanziarie.
Dal
1999 la signora RI 2 indica di avere sofferto dei sintomi dello stress. In questo,
nell'entità della condanna e nella continua indifferenza dell'ex marito, i
ricorrenti ravvedono la gravità della lesione psichica.
Essi
chiedono quindi quanto postulato con l'istanza.
All'accoglimento
dell'istanza si oppone l'amministrazione con osservazioni che saranno riprese
in corso di motivazione laddove necessario.
Ai
ricorrenti è stata offerta la possibilità di chiedere l'acquisizione di nuove
prove e di ulteriormente esprimersi in merito.
E. Nelle
more della procedura il giudice delegato ha acquisito sentenza del TCA (inc.
32.2005.53) conseguente a ricorso della stessa signora RI 2 in materia di
assicurazione invalidità. È inoltre stato richiesto all'UAI il 16 ottobre 2007
copia del Rapporto 26 maggio 2005 del Dr. __________ dell'__________ e la
perizia del Dr. __________ del 3 febbraio 2004 attestante una distemia
endoreattiva. Alla signora RI 2 è stato inoltre chiesto se, successivamente al
giudizio del 2005 del TCA, ha nuovamente postulato prestazioni dell'AI.
Con
scritto 21 ottobre 2007 la ricorrente, per sè e per il figlio, ha completato le
informazioni relative a sè ed al figlio. In particolare, per RI 1, RI 2 ha
precisato come, dopo una presa a carico psicologica al momento della
separazione (1993-1994), non vi è stata più alcuna presa a carico. Oggi RI 1 è
studente universitario. La signora RI 2 ha, per se, indicato cure presso
diversi specialisti (prof. __________, reumatologo, Dr. __________, terapia del
dolore, Dr. __________, medicina interna, Dr.ssa __________ e Dr. __________).
Essa ha confermato la non pendenza di nuova domanda di prestazioni AI. La
ricorrente ha precisato di avere avuto un aiuto economico dell'attuale compagno,
da __________ e dal "servizio sociale della __________".
Il
15 novembre 2007 l'UAI ha trasmesso gli atti richiesti e le parti hanno avuto
facoltà di esprimersi in merito, ciò che la signora RI 2 ha fatto con lettera 2
dicembre 2007.
Il
giudice delegato ha interpellato, il 10 dicembre 2007, il Dott. __________ psicologo
che ha seguito la signora RI 2. Il terapeuta ha risposto il 18 gennaio 2008 e
le parti hanno potuto esprimersi in merito.
Lo
psicologo dott. __________ ha, in sostanza, evidenziato come il disagio della
signora RI 2 sia "da far risalire al 1999" escludendo un successivo
"netto peggioramento delle condizioni di salute" dall'inizio del
2005. Lo psicologo ha ricondotto il disagio a problematiche concernenti la
figlia, al suicidio del padre evidenziando - con riferimento al reato commesso
da __________ - come "quanto è successo non è realmente la causa della
sofferenza" pur avendo "contribuito a rendere la situazione più pesante".
Il
dott. __________ ha inoltre evidenziato che i problemi con l'ex marito da parte
della signora RI 2 "incidono sicuramente nella sofferenza" con un
senso di "frustrazione e impotenza" senza però che il reato derivato
dal mancato versamento degli alimenti "possa essere all'origine della
sofferenza" il comportamento di __________ costituendo uno "stimolo
negativo".
Per
lo psicologo "il reato subito da RI 1 ... non può oggettivamente essere
ritenuto quale lesione psichica per RI 2".
RI
2 ha ribadito invece la sua posizione come d'altra parte il DSS la propria.
in
diritto
in
ordine
1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi
dell'articolo 49 cpv. 2 della
Legge organica giudiziaria (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00) e
2 cpv. 1 LPTCA.
2. Il
ricorso, tempestivo siccome inoltrato nei 30 giorni dall'intimazione della
decisione emessa su opposizione, è ricevibile siccome sufficientemente motivato
e con conclusioni che appaiono chiaramente desumibili.
3. Il
ricorso formulato da RI 2 e quello contemporaneo di RI 1, pur se aventi per
oggetto due distinte decisioni, hanno un unico testo e le decisioni impugnate sono
del tutto analoghe. I fatti posti alla base delle rivendicazioni di RI 2 e di RI
1 sono gli stessi e trovano il loro fondamento nel reato di trascuranza degli
obblighi di mantenimento, commesso da __________. Stante quanto precede appare
giustificato congiungere a norma di procedura i due incarti ed emanare un unico
giudizio sulle lamentele di RI 2 e RI 1.
nel merito
4. La
legge federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre
1991, in vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace
alle vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).
L'aiuto
consiste in:
a.
consulenza;
b.
protezione della vittima e tutela dei suoi diritti nel procedimento penale;
c.
indennizzo e riparazione morale.
(art.
1 cpv. 2 LAV)
L'art.
2 cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona
che a causa di un reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica,
sessuale o psichica (vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del
reato sia stato rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.
Per
l’art. 3 cpv. 1 LAV i Cantoni provvedono affinché vi siano consultori privati o
pubblici tecnicamente autonomi. Più Cantoni possono istituire consultori in
comune. Il cpv. 2 prevede che i consultori hanno in particolare i seguenti
compiti:
a.
prestano o procurano alla vittima un aiuto
medico, psicologico, sociale, materiale e giuridico;
b.
danno informazioni sull’aiuto alle vittime.
A
norma dell’art. 3 cpv. 3 LAV i consultori prestano il loro aiuto immediatamente
e, se necessario, per lungo tempo. Devono essere organizzati in maniera tale da
poter prestare in ogni momento un aiuto immediato.
Per
l’art. 3 cpv. 4 LAV le prestazioni dei consultori e l’aiuto immediato da parte
di terzi sono gratuiti. Per quanto la situazione personale della vittima lo
giustifichi, i consultori si assumono altre spese, quali le spese di medici, di
avvocati e processuali.
Le
vittime possono rivolgersi al consultorio di loro scelta (art. 3 cpv. 5 LAV).
Giusta
l’art. 6 cpv. 1 LAV in occasione della prima audizione la polizia informa la vittima
circa l’esistenza dei consultori. Per il cpv. 2 essa comunica a un consultorio
nome e indirizzo della vittima. Avverte previamente la vittima della
possibilità di rifiutare tale comunicazione. Infine, il cpv. 3 prevede che le
vittime di reati contro l’integrità sessuale possono esigere di essere
interrogate da persone del loro sesso. Tale regola si applica parimenti alla
procedura d’inchiesta.
Va
qui rilevato che per l’art. 85 CPP in occasione della prima audizione la
polizia e le autorità istruttorie informano la vittima sull’esistenza dei
consultori e sul diritto di farsi assistere da un legale o da un’altra persona
di fiducia. La polizia e le autorità istruttorie comunicano a un consultorio
nome e indirizzo della vittima. Avvertono previamente la vittima sulla
possibilità di rifiutare tale comunicazione. Se la vittima è minorenne, il
procuratore pubblico o il magistrato dei minorenni possono fare la segnalazione
al consultorio anche senza il consenso se particolari circostanze lo giustificano.
La
Sezione 3 della LAV (Protezione e diritti della vittima nel procedimento
penale) prevede all'art. 8 che la vittima può intervenire come parte nel
procedimento penale. In particolare essa può fare valere le sue pretese civili
(art. 8 cpv. 1 lett. a LAV).
L'art.
9 cpv. 1 LAV (Pretese civili) stabilisce che, per quanto l'imputato non sia prosciolto
o il procedimento non sia abbandonato, il tribunale penale decide anche in
merito alle pretese civili della vittima.
Il
Tribunale può dapprima giudicare la fattispecie penale e trattare in seguito le
pretese civili (art. 9 cpv. 2 LAV).
In
virtù dell'art. 9 cpv. 3 LAV se il giudizio completo delle pretese civili
esigesse un dispendio sproporzionato, il tribunale penale può limitarsi a
prendere una decisione di principio sull'azione civile e per il rimanente
rinviare la vittima ai tribunali civili. Per quanto possibile, deve però
giudicare integralmente le pretese di lieve entità.
Infine,
secondo l'art. 9 cpv. 4 LAV per quanto concerne le pretese civili, i Cantoni
possono emanare disposizioni diverse per la procedura del decreto di accusa e
per i procedimenti contro fanciulli e adolescenti.
5. La
Sezione 4 della LAV è dedicata all'indennizzo e alla riparazione morale.
Secondo
l'art. 11 cpv. 1 LAV la vittima di un reato commesso in Svizzera può chiedere
un indennizzo o una riparazione morale nel Cantone in cui è stato commesso il
reato. L'articolo 346 del Codice penale svizzero si applica per analogia.
Le
condizioni per l'indennizzo e per la riparazione morale sono fissate all'art. 12
LAV.
Le
modalità di calcolo dell'indennità sono invece regolate all'art. 13 LAV.
L'art.
14 cpv. 1 LAV (sussidiarietà delle prestazioni statali) precisa che le
prestazioni che la vittima ha ricevuto a titolo di risarcimento del danno
materiale o di riparazione morale sono dedotte dall'indennità, rispettivamente
dalla somma assegnata a titolo di riparazione morale. Fanno eccezione le
prestazioni d'indennizzo (in particolare rendite e liquidazioni in capitale)
delle quali è già stato tenuto conto nel calcolo dei redditi determinanti (art.
12 cpv. 1).
L'art.
14 cpv. 2 LAV stabilisce che se l'autorità ha assegnato un'indennità o una
somma a titolo di riparazione morale, le pretese spettanti alla vittima in
ragione del reato passano al Cantone, fino a concorrenza dell'ammontare
versato. Queste pretese hanno priorità rispetto a quelle che la vittima può
ancora far valere nonché ai diritti di regresso di terzi.
Infine,
secondo l'art. 14 cpv. 3 LAV, il Cantone rinuncia a far valere le proprie
pretese nei confronti dell'autore del reato se necessario per il suo
reinserimento sociale.
Infine, per l’art. 16 cpv. 3 LAV la vittima deve presentare
all’auto-rità le domande di indennizzo e di riparazione morale entro due anni a
contare dalla data del reato; altrimenti le sue pretese decadono.
6. In
discussione nel caso concreto, come d’altra parte era stato il caso nella
fattispecie giudicata dal Tribunale Cantonale delle Assicurazioni il 21
novembre 2005 (Inc. 43.2005.2 in re W.), è la questione a sapere se la
ricorrente RI 2 ed il figlio RI 1 possano essere ritenuti vittime ai sensi
della LAVI.
Come visto, per l’art. 2 cpv. 1 LAV, beneficia di aiuto ogni persona
che a causa di un reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica,
sessuale o psichica.
La dottrina ha a questo proposito affermato che “s’agissant des
infractions pénales qui ne visent pas en première ligne la protection des
droits individuels de la personne, mais celle d’autres biens juridiquement
protégés, la qualité de victime LAVI ne peut être reconnue que si une
infraction a, dans un cas déterminé, atteint directement et de façon effective
une personne dans son intégrité physique ou psychique, et cela en principe sans
que la lésion invoquée ne soit le fait d’une sensibilité personnelle particulière
de la victime”
(Cédric
Mizel, la qualité de victime LAVI et la mesure actuelle des droits qui en découlent,
Jdt 2003 IV, pag. 38 segg.).
Come
rammentato anche nel giudizio 21 novembre 2005 più sopra citato ed emesso dal
TCA nella sua composizione a tre giudici, nella sentenza pubblicata al DTF 129 IV 95, al considerazioni al punto 3.1 il Tribunale
Federale ha evocato come l'atto delittuoso consistente nel
negare un genocidio o altri crimini contro l'umanità è un reato contro
la pace pubblica. I diritti individuali sono solo indirettamente tutelati dall'art.
261bis cpv. 4 seconda frase CP. In questo ambito, non vi sono vittime ai sensi
della LAVI giacché il pregiudizio risultante non è diretto, anche se in
concreto può essere gravoso. Il TF ha in particolare affermato:
" 3.1 Gemäss Art. 2 Abs. 1 OHG ist Opfer, wer durch
eine strafbare Handlung in seiner körperlichen, sexuellen oder psychischen
Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist.
Die Beeinträchtigung muss tatsächlich eingetreten sein; eine
blosse Gefährdung genügt nicht (BGE 122 IV 71 E. 3a S. 77; Urteil
6S.729/2001 vom 25. Februar 2002). Die Beeinträchtigung muss zudem von
einer gewissen Schwere sein; ob dies der Fall sei, hängt von den gesamten
konkreten Umständen ab (BGE 128 I 218 E. 1.2; 125
II 265 E. 2, mit Hinweisen).
Der Anwendungsbereich des Opferhilfegesetzes wird insbesondere durch
das in Art. 2 Abs. 1 OHG ausdrücklich genannte Erfordernis der unmittelbaren
Beeinträchtigung der körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität
eingeschränkt.
Die Unmittelbarkeit der Beeinträchtigung ist nach der ständigen
Rechtsprechung des Bundesgerichts auch ein wesentliches Merkmal
des Begriffs des Geschädigten im strafprozessrechtlichen Sinne.
Danach ist Geschädigte diejenige Person, welcher durch das eingeklagte
Verhalten unmittelbar ein Schaden zugefügt wurde oder
zu erwachsen drohte. Das ist in der Regel der Träger des Rechtsgutes,
welches durch die fragliche Strafbestimmung vor Verletzung oder Gefährdung
geschützt werden soll (BGE 128 I 218 E. 1.5 mit Hinweisen). Bei Delikten, die
nicht primär Individualrechtsgüter schützen, gelten nur diejenigen Personen als
Geschädigte, welche durch diese Delikte tatsächlich in ihren Rechten
beeinträchtigt werden, sofern diese Beeinträchtigung unmittelbare Folge der
tatbestandsmässigen Handlung ist (BGE 120 Ia 220 E. 3b; 120 IV 154 E. 3c/cc S.
159; 119 Ia 342 E. 2b; 117 Ia 135 E. 2a, je mit Hinweisen). Nach der
Rechtsprechung ist beispielsweise die bei einem Verkehrsunfall verletzte Person
in Bezug auf die vom andern Verkehrsteilnehmer begangene Straftat der
fahrlässigen Körperverletzung Opfer im Sinne des Opferhilfegesetzes, nicht aber
hinsichtlich der vom Andern begangenen Straftaten der Verletzung von
Verkehrsregeln und des Fahrens in angetrunkenem Zustand; die letztgenannten
Straftaten beeinträchtigen nicht im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG
"unmittelbar" die körperliche Integrität (BGE 122 IV 71 E. 3a)."
Il
20 agosto 2002 (6S.333/2002) il TF ha rammentato che:
" 2.2 Per vittima s'intende ogni persona che in
seguito alla commissione di un reato sia stata direttamente lesa nella sua
integrità fisica, sessuale o psichica (art. 2 cpv. 1 LAV). Non esiste una lista
esaustiva dei reati che fanno parte del campo di applicazione della LAV. Secondo
il legislatore (FF 1990 II 724 e 725), l'art. 2 cpv. 1 LAV concerne, in linea
di principio, i reati contro la vita e l'integrità della persona, la rapina, i
reati contro la libertà personale, i reati contro il buon costume, se vi è
stata lesione dell'integrità fisica, nonché l'incesto come pure, in alcuni
casi, la sommossa. Sono invece esclusi i delitti di messa in pericolo (v. anche
DTF 122 IV 71 consid. 3a; sentenze G.20/1996 del 6 maggio 1996 consid. 4 e
6S.549/2000 del 4 ottobre 2000 consid. 2a) e, di regola, le vie di fatto come i
reati contro l'onore (v. anche sentenza del 28 ottobre 1997 pubblicata in Rep.
1997 130 84 consid. 1). Lo stesso vale per i reati contro il patrimonio, in
particolare il furto e la truffa, poiché i pregiudizi che una persona può subire
ne costituiscono solo la conseguenza indiretta (v. anche sentenza 1P.714/93 del
25 maggio 1994 consid. 2d). Non è escluso tuttavia che la persona colpita da
una truffa possa essere una vittima; tale potrebbe essere il caso se subisse al
contempo una lesione della sua libertà personale o un'estorsione (DTF 120 Ia
157 consid. 2). In altre parole, non è la natura dell'infrazione ad essere
determinante, bensì la lesione direttamente sofferta. Siffatta lesione deve
provocare” un deterioramento “dello stato fisico, sessuale o psichico della
persona in causa e raggiungere una certa gravità (DTF 125 II 265 consid.
2). Non è sufficiente che la persona interessata abbia avuto paura, sia rimasta
addolorata, abbia perso del tempo, del denaro, ecc. Deve infine esistere un
rapporto di causalità naturale tra la lesione e l'infrazione, poiché la prima
deve costituire la conseguenza diretta della seconda (Bernard Corboz, Les
droits procéduraux découlant de la LAVI, SJ 1996, pagg. 56-57 e rinvii; Gomm/Stein/Zehntner; Kommentar zum Opferhilfegesetz,
Berna 1995, ad art. 2 LAV, pagg. 39-45). La nozione di vittima dipende quindi, non tanto
dalla natura dell'illecito, quanto dalle sue conseguenze." (sottolineature
del redattore)
Con
sentenza del 7 luglio 2004 (1A.70/2004), l’Altra Corte ha rilevato:
" Il n'existe pas de liste exhaustive des infractions
relevant du champ d'application de la loi fédérale sur l'aide aux victimes
d'infractions (arrêt 6S.333/2002 du 20 août 2002, consid. 2.2, publié in Pra
2003 n° 19 p. 91). La qualité de victime se détermine principalement en
fonction des conséquences engendrées par l'atteinte subie. Le recourant doit
avoir subi une atteinte directe à son intégrité corporelle, sexuelle ou
psychique du fait de l'infraction dénoncée. En présence d'infractions contre la
réputation et l'administration de la justice, telle la dénonciation calomnieuse,
qui protège également la personne accusée faussement (ATF 115 IV 1 consid. 2b
p. 3), l'admission de la qualité de victime n'entre en considération que si les
circonstances étaient suffisamment graves pour entraîner une atteinte directe à
l'intégrité psychique du lésé (ATF 120 Ia 157 consid. 2d/aa p. 163; Cédric Mizel,
La qualité de victime LAVI et la mesure actuelle des droits qui en découlent,
JT 2003 IV 38, spéc. ch. 47, p. 62); par ailleurs, la lésion subie doit être
significative; à cet égard, il faut se placer d'un point de vue objectif et
non en fonction de la sensibilité personnelle et subjective du lésé (arrêt
1A.459/2003 du 21 août 2003 consid. 1.3 cité par Mizel, op. cit., note 143 ad
ch. 66, p. 68; ATF 120 Ia 157 consid. 2d/cc p. 164; du même avis, Peter Gomm,
Der Opferbegriff gemäss OHG, Plädoyer, 2/1995, p. 31; cf. ATF 129 V 177 consid.
4.1 p. 183, 402 consid. 4.4.1 p. 407)." (sottolineatura del redattore)
Da notare come nel contributo di Keller/Weder/Meier, intitolato
Anwendungsprobleme des Opferhilfegesetzes, pubblicato su Plädoyer 1995/5, gli
autori hanno evidenziato come, nota 10 a pagina 31, “Geschädigte … gemäss
Art. 217 St.GB sind daher grundsätzlich nicht Opfer im Sinne von Art. 2 Abs. 1
OHG ».
7. Nel
caso di specie RI 1, creditore della prestazione alimentare, è stato vittima
dell’agire del padre che ha omesso di versagli quanto dovuto anche se ne aveva
la possibilità. L’agire di __________ è inqualificabile, un atteggiamento
assolutamente censurabile e vergognoso che l’autorità penale ha punito con due
decreti d’accusa. Le sanzioni inflitte appaiono certo significative a fronte
delle pene che vengono generalmente irrogate per fatti di questa natura. In
concreto, i reati commessi da __________ appaiono oggettivamente gravi e
particolarmente odiosi. Va però osservato come l’amministrazio-ne cantonale ha
anticipato gli alimenti (nella misura di CHF 700.- mensili) in favore della
vittima per il periodo corrente dal 1° marzo 1999 al 28 febbraio 2005. RI 1 è
quindi vittima del reato commesso da suo padre in spregio ai più elementari
obblighi giuridici derivanti al diritto della filiazione.
Il reato non è
invece stato commesso direttamente in danno della signora RI 2 madre di RI 1. Come
rammentato per il periodo corrente dal 1° marzo 1999 al 28 febbraio 2005 RI 1
si è visto anticipare la quasi integralità degli alimenti da parte dello Stato
che ha inoltre sporto la querela penale che ha portato sostanzialmente alla
prima condanna di __________.
Come
noto alle parti la “trascuranza degli obblighi di mantenimento”, punita
all’art. 217 CPS, è reato che fa parte del Titolo sesto: Dei crimini o dei
delitti contro la famiglia. Con tale norma il CPS intende sanzionare chi non
presta gli alimenti o i sussidi che gli sono imposti dal diritto di famiglia,
benché abbia o possa avere i mezzi per farlo. Quale sanzione è prevista la pena
detentiva sino a tre anni o la pena pecuniaria.
Questo
Tribunale, nella sentenza 43.2005.2 citata, non ha ritenuto che un delitto contro
l’onore e la sfera personale riservata, perseguibile unicamente a querela di
parte, ossia la violazione della sfera segreta o privata mediante apparecchi di
presa d’immagini (art. 179quater CP), fosse sufficiente a giustificare una
domanda di indennizzo ai sensi della LAVI in assenza di una lesione psichica
importante e diretta della vittima. In quella sentenza il Tribunale Cantonale
delle Assicurazioni aveva considerato come, di regola, la qualità di vittima,
nella misura in cui si tratti di reati contro l’onore o contro la sfera
personale, vada riconosciuta in casi eccezionali particolarmente gravi (Keller/Weder/Meier,
Anwendungsprobleme des Opferhilfegesetzes, Plädoyer 1995/5).
Come
indicato quindi la lesione deve provocare il deterioramento
dello stato fisico, sessuale o psichico della persona in causa e raggiungere
una certa gravità (DTF 125 II 265 considerazioni al punto 2). Non è sufficiente
che la persona interessata abbia avuto paura, sia rimasta addolorata, abbia
perso del tempo, del denaro, ecc. (STFA del 20 agosto 2002,
6S.333/2002). Come già ritenuto nella sentenza 21 novembre 2005 di questo
Tribunale va osservato che “affinché possa essere riconosciuto un importo a
titolo di riparazione per torto morale a seguito di lesioni fisiche o psichiche
è necessario che esse siano di una certa importanza. Ci deve essere una lesione
grave e circostanze particolari (DTF 125 III 70 consid. 3c) e il danno deve
essere di una certa entità (per esempio invalidità o pregiudizio permanente di
un organo importante: DTF 121 II 369). Se il pregiudizio non è durevole, una riparazione
morale è riconosciuta in presenza di circostanze particolari quali una degenza
in ospedale per più mesi con numerose operazioni, un lungo periodo di
sofferenza e di incapacità lavorativa” (cfr. anche la giurisprudenza citata
nella STCA del 23 giugno 2003 nella causa B., 43.2003.1).
8. Per
quanto attiene la signora RI 2 va ritenuto come la stessa non fosse creditrice degli
alimenti che l'ex marito è stato costretto a versare al figlio RI 1.
Il
reato commesso non l'ha quindi vista vittima diretta.
A
prescindere da ciò gli accertamenti esperiti dal Tribunale escludono che la
sofferenza, oggettiva e concreta, risentita dalla signora RI 2 sia da
ricondurre alla commissione del reato di trascuranza degli obblighi di
mantenimento che __________ ha commesso in danno al figlio RI 1. È pure
accertato che l'incidenza di tale reato nella complessiva sofferenza
psicologica di RI 1 non è significativa e non raggiunge il severo grado imposto
dalla giurisprudenza evidenziato nelle considerazioni precedenti.
Nel dicembre 2001 RI
2 ha chiesto prestazioni AI per se stessa. Dalla sentenza relativa al tema del
25 ottobre 2005 (inc. 32.2005.53) e dagli atti acquisiti può essere ritenuto
come RI 2 esercitasse attività lavorativa a tempo parziale. La signora ha
chiesto prestazioni a causa di invalidità motivandole sostanzialmente con una
fibromialgia e problemi reumatici. Dal profilo psichico RI 2 è stata sottoposta
ad indagine a cura del dott. __________. L'aspetto reumatologico è stato curato
dal dott. __________. Il referto 17 marzo 2004 del SAM consta quindi di due valutazioni
specialistiche: quella come detto del dott. __________ per gli aspetti
reumatologici e quella del dott. __________ per gli aspetti psichici.
Quest'ultima ha ritenuto una distimia endoreattiva che non è stata, in uno con
Fatti
i disturbi di natura reumatologica ritenuti, sufficiente per concedere una
rendita. Nella sua impugnativa 3 maggio 2005 nella procedura AI l'assicurata ha
"sostenuto un peggioramento del suo stato di salute", susseguente
alla perizia del SAM, producendo i rapporti medici 24 agosto 2004 e 28 aprile
2005 del prof. Dr. __________ ed il suo curante dott. __________, nel rapporto
24 maggio 2005, fa stato del problema psichico della signora RI 2. In particolare
egli evidenzia come la ricorrente lamenti diffusi dolori agli arti inferiori a
livello delle anche, delle ginocchia nella zona lombare e dell'articolazione
del pollice. Il dolore limita il sonno e "… Nel descrivere però questo
dolore e nel localizzarlo, la paziente rimane molto vaga e ritorna immediatamente
sul problema legato alla perdita degli alimenti e alla sua angoscia nel
prendersi a carico il figlio e la responsabilità della famiglia. La paziente
inoltre lamenta di non riuscire a dormire poiché disturbata dal dolore durante
la notte e riferisce che forse l'insorgenza di questi dolori e della malattia,
potrebbero anche aver coinciso con eventi negativi che erano accaduti durante
questo periodo della sua vita (anno __________), vedi nascita della bambina con
un difetto cardiaco, perdita del lavoro, mancato ottenimento degli alimenti da
parte del primo marito ecc.". Il medico attesta un'angoscia nel non
ricevere il sostegno economico LADI con contestazione del provvedimento amministrativo
da parte dell'assicurata.
Dal
canto suo il dott. __________, nel rapporto 3 febbraio 2004, evidenzia come la
signora RI 2 sia "… affetta da diversi problemi ortopedico-reumatologici
che sono alla base dei suoi disturbi psichici…. delle "crisi" nei
momenti di recrudescenza algica. In quei momenti si sente più depressa"
ed ancora il dott. __________ sottolinea come "dopo alcune sedute avute
a livello psichiatrico ella dichiara di non soffrire di disturbi psichici di
rilievo se non quelli reattivi alla sua sintomatologia dolorosa".
Nella sua diagnosi lo specialista ritiene l'assenza di una psicopatologia
maggiore e non evidenzia alcun riferimento all'aspetto degli alimenti non
versati al figlio RI 1 da parte del padre. Lo psichiatra rileva solo che "la
sua situazione psico sociale non appare semplice soprattutto da un punto di
vista economico".
Il
Tribunale non ha ritenuto di dovere ulteriormente approfondire le condizioni di
salute della signora RI 2 interpellando i curanti Dr. __________, Dr. __________,
Dr. __________ e Prof. Dr. __________ tutti internisti rispettivamente
reumatologici che nulla di concreto avrebbero potuto portare alle conclusioni
di causa della ricorrente.
Nelle
more della causa il giudice delegato ha chiesto allo psicologo Dott. __________
di volere rispondere a precise domande.
In
particolare al dott. __________ è stato rammentato il contesto in cui la causa
si muove, l'esistenza della valutazione peritale del dott. __________ (di cui
sono stati ripresi alcuni passaggi) e sono state formulate domande relative
alla durata della presa a carico dalla ricorrente, alla diagnosi, all'esistenza
di eventuale peggioramento dall'inizio del 2005, alle cause del disagio
psichico o della patologia psichica riscontrata, ed è inoltre stato chiesto:
" (...)
I difficili rapporti con l'ex marito __________ incidono nella sofferenza
psichica? In che misura?
Il mancato pagamento degli alimenti da parte di __________ a RI 1
incide nella sofferenza? In che misura?
Vi sono altri elementi che concorrono alla lesione psichica riscontrata
(quali la sofferenza della figlia, le sofferenze fisiche per i noti problemi
reumatologici, difficoltà professionali od economiche)? (...)" (doc. XX)
Il
professionista ha risposto il 18 gennaio segnalando di avere incontrato la
paziente il 12 settembre 2007 per la prima volta, di averla vista 5 volte sino
alla fine del 2007.
La
diagnosi formulata è di Sindrome di disadattamento, reazione mista
ansioso-depressiva e Sindrome somatoforme da dolore persistente, disagi legati
"a una situazione di distruzione del nucleo famigliare per l'avvenuto
divorzio". Lo psicologo ha fatto risalire al 1999 il disagio riscontrato,
ha escluso un netto peggioramento a partire dal 2005 (con il coincidere dalla
maggiore età del figlio, la crescita delle esigenze e l'assenza di aiuto
statale per la revoca dell'anticipo degli alimenti) ed ha indicato le cause
della sofferenza psichica della ricorrente nel suicidio del padre, nel divorzio
conflittuale, nella sofferenza della figlia.
I
fatti oggetto del procedimento penale non sono stati considerati "causa
della sofferenza" anche se hanno contribuito "a rendere la situazione
della signora RI 2 più pesante".
Il
curante ha evidenziato come
" (...)
I rapporti sempre difficili e conflittuali, con l'ex-marito, Signor __________,
incidono sicuramente nella sofferenza psicologica della signora RI 2 (...)
la condotta del signor __________ ha contribuito a rendere le
condizioni psicologiche della signora RI 2 più fragili in quanto "stimolo
negativo". Naturalmente anche gli altri elementi quali la sofferenza della
figlia, i problemi reumatologici della signora RI 2 stessa e le difficoltà
professionali ed economiche hanno concorso, in quanto "stimoli", a
complicare la situazione e non possono essere considerati alla stregua di conseguenze
dirette del comportamento di cui sopra.
(...)
Il reato subito da RI 1, come da voi indicato, non può oggettivamente
essere ritenuto quale lesione psichica per RI 2. Se bisogna tener conto del
fatto che questa evenienza ha aggravato la situazione economica, sociale e
psicologica della signora RI 2, non può per contro essere ritenuta come causa
scatenante o causa principale." (doc. XXIV)
Va
ribadito che la mamma di RI 1 non è vittima diretta del mancato versamento di
alimenti da parte dell’ex marito. Creditore della prestazione era ed è RI 1
stesso e non la madre. A prescindere da ciò certamente la signora RI 2 ha
dovuto, visto come il figlio sia ancora in formazione, provvedere al mantenimento
dello stesso con maggiore sforzo ed impegno proprio per il mancato
sostentamento del padre. Questo fa sì che la signora abbia patito un danno
indiretto dall’agire dell’ex coniuge. Non solo, per il periodo corrente dal
1999, se è vero che lo Stato ha anticipato gli alimenti dovuti da __________,
ciò è avvenuto però in maniera non completa il versamento non essendo
integrale. Il danno indiretto subito, la sofferenza nel vedere il rapporto inesistente
tra padre biologico e figlio, la frustrazione data dal comportamento irresponsabile
di __________, hanno certamente contribuito ad aumentare la sofferenza psichica
di cui la ricorrente è portatrice come bene ha ricordato il dott. __________. RI
1, ha, a partire dalla fine del 1999, avuto dei disagi psichici. Nella perizia
eseguita dal dott. __________ nel gennaio 2004, il professionista ha
segnalato come - a livello soggettivo - la signora RI 2 "riferisce di
avere delle "crisi" nei momenti di recrudescenza algica. In quei
momenti si sente più depressa." ed
ancora "Madre di una figlia che attualmente ha otto anni, mi riferisce
che è affetta da una disfunzione cardiaca con un ritardo dello sviluppo
psicofisico che necessita di una supporto ergoterapico regolare. Ella
attualmente lavora per circa otto ore alla settimana facendo inventari presso
la ditta __________. Si tratta di un lavoro leggero che non le porta
particolari conseguenze. L'A. accusa una sintomatologia algica quando deve
svolgere i suoi lavori di casalinga usufruendo dell'aiuto del marito e dei
figli per portare a termine i suoi compiti. Dopo alcune sedute avute a livello
psichiatrico ella dichiara di non soffrire di disturbi psichici di
rilievo se non quelli relativi alla sua sintomatologia dolorosa."
Nelle
sue osservazioni psichiatriche il dott. __________ rileva:
" La signora RI 2 è una donna 45enne ordinata
nell'aspetto ed in grado di stabilire un buon contatto e si esprime bene nella
nostra lingua. Non evidenzio delle alterazioni degli stati di coscienza ed è orientata
nel tempo e nello spazio. Non vi sono particolari problemi a livello di
attenzione e di memoria. Il corso del suo pensiero è leggermente inibito. Le
ideazioni prevalenti s'imperniano attorno alla sua sintomatologia algica
persistente. Non ho riscontrato fenomeni deliranti né disturbi percettivi.
Affettivamente denota un leggero impoverimento ed una leggera diminuzione del
tono vitale. È leggermente ansiosa, inquieta e forse a
tratti iper emotiva. La sua energia vitale appare leggermente diminuita, ciò
che accompagna pure una diminuzione della sua socievolezza. Non presenta
ideazione auto o eteroclastiche e durante il colloquio è stata collaborante ma
leggermente riservata e schiva. La sua situazione psicosociale non appare semplice
soprattutto da un punto di vista economico."
Il dott. __________
ha quindi ritenuto una diagnosi di distimia endoreattiva disturbo presente dalla
fine del 1999. La "situazione" sarebbe per il dott. __________
"cronicizzata". Come evidenziato nelle considerazioni
precedenti neppure le valutazioni del dott. __________, successive a quelle del
dott. __________, indicano il sussistere degli estremi per riconoscere a RI 2
la qualità di vittima.
Alla
luce di questa considerazione il Tribunale deve ritenere, anche considerando il
lavoro svolto dal dott. __________ (doc. XVI/2), che ha ricondotto il disagio
psichico principalmente ai momenti di recrudescenza algica, pur dando atto di
una situazione psico sociale non semplice dal profilo economico, l'inesistenza
della qualità di vittima ai sensi della LAVI, senza con ciò - lo si ripete - volere
relativizzare quanto successo.
Come
indicato i severi limiti della Legge non sono raggiunti.
9. Dagli
atti, come evidenziato in precedenza, non è invece emerso che RI 1 sia stato -
se non durante il matrimonio dei genitori quando era piccolo - in cura per
problemi psichici e possa oggi essere ritenuto vittima ai sensi della LAVI.
Nel caso concreto è
indubbio che il comportamento di disistima assunto da __________ nei confronti
del figlio, studioso, impegnato, serio e capace, abbia cagionato una sofferenza
sia al giovane stesso che alla madre. RI 1 ha avuto un contatto con il padre
unicamente tramite l’associazione Ingrado, il padre ha sostanzialmente
rifiutato contatti con il figlio ed a nulla sono valsi i tentativi del figlio
di responsabilizzarlo, di ottenere dallo stesso un atteggiamento maturo e
consapevole, di vedergli compiere un atto degno di un padre quale il versamento
di alimenti dovuti. L’atteggiamento di __________, che come ricordano gli atti
vivrebbe grazie ad un’amica che lo manterrebbe e si sarebbe presentato al
segretario del MP quale casalingo (e qui questo giudice non ha competenza a valutare
la pignorabilità del credito del signor __________ nei confronti della
convivente presso la quale egli è a servizio), ha certamente danneggiato
economicamente il figlio RI 1, ha causato alla madre dello stesso disagio,
poiché Daniele è studente ancora che va aiutato (e non dovrebbe vivere situazioni
incresciose sulle sue spalle quali quelle create da un padre inadempiente). RI
1 però, per fortuna, a parte un periodo in cui è stato preso a carico da
psicologi quando era un bambino in tenera età, e ciò in costanza del matrimonio
dei suoi genitori, non ha subito conseguenze a livello psichico prese a carico
da medici o da psicologi. Gli atti e gli accertamenti svolti dal Tribunale
Cantonale delle Assicurazioni hanno permesso sostanzialmente di escludere delle
lesioni di questa natura. Certo l’atteggiamento del padre ha causato – e gli
scritti del giovane ne sono dimostrazione – amarezza, delusione frustrazione,
rinunce, sconcerto per un atteggiamento incomprensibile, ma non hanno provocato
danni presi in cura da specialisti. Questa circostanza, di cui ci si deve
comunque rallegrare per le condizioni del ricorrente, non permette (a
prescindere dal fatto che la natura delle norme penali per le quali __________
è stato condannato, norme che tendono a garantire il sostentamento dei membri
della famiglia ed il rispetto dei doveri di mantenimento sanciti da giudice
civile, non sia di principio tale da causare lesioni all’integrità psichica
giustificanti la qualità di vittima) di considerare __________ quale vittima ai
sensi della LAVI. Una lesione psichica, direttamente causata dal reato,
significativamente grave non è data in concreto.
Non è quindi
dimostrata una lesione psichica rilevante, causata direttamente dal reato in
discussione. Va qui rammentato, come già ritenuto nella sentenza 6 novembre
2007 del TCA (43.2007.1 in re M), che il Tribunale accerta d’ufficio, con la
collaborazione delle parti, i fatti rilevanti per il giudizio, assume le prove
necessarie e le apprezza liberamente ed il giudice delegato ha facoltà di
ricorrere a mezzi probatori non indicati dalle parti o di rinunciare all’assunzione
di mezzi probatori che le parti hanno notificato. E’ dunque compito del giudice
chiarire d’ufficio in modo corretto e completo i fatti giuridicamente
rilevanti. Questo principio non è tuttavia incondizionato, ma trova il suo correlato
nell’obbligo delle parti di collaborare (DTF 125 V 195 consid. 2 con riferimenti; RAMI 1994 pag. 211; AHI Praxis pag. 212; DLA 1992
pag. 113; MEYER, “Die Rechtspflege in der Sozialversicherung” in Basler
Juristische Mitteilungen (BJM) 1989 pag. 12; SPIRA, “Le contentieux des
assurances sociales fédérales et la procédure cantonale” in Recueil de
jurisprudence Neuchâteloise (RJN) 1984 pag. 16; KURMANN, “Verwaltungsverfahren
und Verwaltungsrechtspflege in erster Instanz” in Luzerner Rechtsseminar 1986,
Sozialversicherungsrecht, Referat XII, pagg. 5 segg.). Questo obbligo
comprende in particolare quello di motivare le pretese di cui le parti si
avvalgono e quello di apportare, nella misura in cui può essere ragionevolmente
richiesto da loro, le prove dettate dalla natura della vertenza o dai fatti
invocati: in difetto di ciò esse rischiano di dover sopportare le conseguenze
dell’assenza di prove (SVR 1995 AHV Nr. 57 pag. 164 c. 5a; RAMI 1993 pagg.
158-159 c. 3a; DTF 117 V 264 c. 3b; SZS 1989 pag. 92; DTF 115 V 113; BEATI in:
"Relazioni tra diritto civile e assicurazioni sociali", Lugano 1993,
pag. 1 seg.). Su questi aspetti, si veda in particolare: DUC,
Les assurances sociales en Suisse, Losanna 1995, pagg. 827-828 e LOCHER,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 1997, pagg. 339-341, laddove
quest'ultimo rileva che “besondere Bedeutung hat die Mitwirkungspflicht dann,
wenn der Sachverhalt ohne Mitwirkung der betroffenen Person gar nicht (weiter)
erstellt werden kann”. L'obbligo di accertamento d'ufficio dei fatti,
correlato dal dovere di collaborazione delle parti, non rende comunque privo
d'efficacia il principio secondo cui l'onere della prova incombe alla parte che
da un fatto deriva un suo diritto e del conseguente fardello in caso di mancata
prova. L'art. 8 CC prevede infatti che, ove la legge non disponga altrimenti,
chi vuol dedurre il suo diritto da una circostanza di fatto da lui asserita
deve fornirne la prova.
Questo
concetto è stato ripreso, nell’ambito dell’applicazione della LAVI in DTF 126
Considerandi
II 97 c. 2e:
" Hingegen kann und muss vom Gesuchsteller verlangt
werden, dass er soweit zumutbar diejenigen Angaben macht, die der Behörde
erlauben, den Sachverhalt und die Anspruchsberechtigung näher abzuklären. Wohl
hat die Behörde den Sachverhalt von Amtes wegen festzustellen (Art. 16 Abs. 2 OHG).
Das schliesst aber eine Mitwirkungspflicht des Gesuchstellers nicht aus (BGE
124.
V 234 E. 4b/bb S. 239;123 III 328 E. 3 S. 329; 120 Ia 179 E. 3a S. 181 f.;
FRITZ GYGI, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2. Aufl., Bern 1983, S. 284 f.;
ULRICH HÄFELIN/GEORG MÜLLER, Grundriss des Allgemeinen Verwaltungsrechts, 3.
Aufl., Zürich 1998, S. 341; ALFRED KÖLZ/JÜRG BOSSHART/MARTIN RÖHL, Kommentar
zum Verwaltungsrechtspflegegesetz des Kantons Zürich, 2. Aufl., Zürich 1999, N.
59.
ff. zu § 7; PETER SALADIN, Das Verwaltungsverfahrensrecht des Bundes,
Basel/Stuttgart 1979, S. 125; Empfehlungen SVK-OHG, Nr. 74). Wer ein Gesuch
stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind oder von
ihm mit wesentlich weniger Aufwand erhoben werden können als von der Behörde.
Insbesondere muss das Opfer den anspruchsbegründenden Sachverhalt mit
hinreichender Bestimmtheit darlegen und der Behörde diejenigen Angaben liefern,
die ihr erlauben, weitere Erkundigungen einzuziehen (GOMM/STEIN/ZEHNTNER,
a.a.O., Rz. 24 zu Art. 16). Dabei ist zu berücksichtigen, dass die
Verwaltungsstelle, welche die Leistungsbegehren nach Art. 11 ff. OHG beurteilt, rechtlich
und faktisch nicht dieselben prozessualen Untersuchungsmittel zur Verfügung hat
wie die Strafverfolgungsbehörden. Sie ist oft darauf angewiesen, polizeiliche
und strafprozessuale Akten heranzuziehen, um beurteilen zu können,
ob überhaupt eine Straftat vorliegt. Es kann und muss daher vom
Opfer verlangt werden, dass es der Behörde - soweit vorhanden - derartige Akten
zur Verfügung stellt oder zumindest angibt, wo diese Unterlagen ediert werden
könnten.“ (sottolineature
del redattore)
Peter
Gomm, in Opferhilfegesetz, Berna 2005, pag. 310 e seguenti rammenta che :
" Die Behörde stellt den Sachverhalt von Amtes wegen
fest. Für die Abklärung des rechtserheblichen Sachverhalts gilt im
Verwaltungsverfahren die Untersuchungsmaxime. Diese ist im Bereich des
Opferhilfegesetzes von Bundesrechts wegen vorgesehen (Art. 16 Abs. 2 OHG).
(…)
Dies enthebt das Opfer nicht von der Pflicht, seine Verhältnisse zu
offenbaren, soweit es in seinen Möglichkeiten liegt und zumutbar ist. Wer ein
Gesuch stellt, muss diejenigen Tatsachen darlegen, die nur ihm bekannt sind
oder von Ihm mit wesentlich weinger Aufwand erhoben werden können als von
Behörde.
(…)
In gleicher Weise hat die Entschädigungsbehörde eigene
Beweiserhebungen zu treffen, wenn der Versorgeschaden in den wesentlichen
Elementen dargelegt worden und das Opfer damit seiner Substanziierungspflicht
nachgekommen ist. Es ist Sache der Entschädigungsbehörde, allenfalss einzelne
fehlende Elemente für die Schadensberechnung ergänzend zu erheben oder das
Opfer, falls notwendig, zur Mitwirkung aufzufordern (vgl. BGE 129 II 49 ff.
Erw. 4.1).
Art. 1 OHV bestimmt, dass das Opfer glaubhaft machen muss, dass
es keine oder nur ungenügende Leistungen von Dritten (Täter, Versicherungen
usw.) erhalten kann. Die Glaubhaftmachung bezieht sich nur darauf, bisher
nicht entschädigt worden zu sein und in nächster Zukunft keine Schadenersatz-
oder Genugtuungsleistungen erwarten zu können (BGE 1A.170/2001 vom 18. Februar 2002 Erw. 4.2). (…)" (sottolineatura del redattore),
La
citata sentenza del 18 febbraio 2002 (1A.170/2001) prevede:
" 2. Zunächst ist festzuhalten, dass das Bestehen von
Ansprüchen des Opfers gegenüber dem Täter bzw. seiner Versicherung Entschädigungs-
oder Genugtuungsansprüche nach OHG in der Regel nicht ausschliesst
(Gomm/Stein/Zehntner, Kommentar zum OHG, Art. 14 N 7):
Ziel des Opferhilfegesetzes ist es, dem Opfer langwierige Auseinandersetzungen
mit dem Täter oder mit Versicherungen zu ersparen und ihm rasch, in einem
einfachen Verfahren, zu seinem Schadenersatz zu verhelfen (vgl. Botschaft zur Volksinitiative
"zur Entschädigung der Opfer von Gewaltverbrechen", BBl 1983 III S.
890.
f. Ziff. 812 und S. 896 Ziff. 10.262).
Das Opferhilfegesetz räumt daher dem Opfer ein primäres Recht auf
einen Entschädigungs- bzw. Genugtuungsanspruch gegenüber dem Staat ein, der in
einem raschen, einfachen und kostenlosen Verfahren durchgesetzt werden kann (BGE
123.
II 1 E. 3b S. 4). Dieser Anspruch ist nur insofern subsidiär, als sich das
Opfer andere Leistungen, die es als Schadenersatz erhalten hat, anrechnen
lassen muss (Art. 14 Abs. 1 OHG), und Ansprüche, die ihm aufgrund der Straftat
zustehen, auf den Kanton übergehen, dessen Behörde eine Entschädigung oder Genugtuung
zugesprochen hat (Art. 14 Abs. 2 OHG).
Dann aber kann sich auch die Glaubhaftmachung nach Art. 1 OHV nur
darauf beziehen, bisher noch nicht entschädigt worden zu sein und keine
Schadenersatz- oder Genugtuungsleistungen in nächster Zukunft erwarten zu
können (so auch
Botschaft zur Volksinitiative, a.a.O. S. 897 Ziff. 10.262; ähnlich auch
Botschaft des Bundesrates zum OHG vom 25. April 1990, BBl 1990 II S. 976 Ziff.
211.
). Dies entspricht der bisherigen bundesgerichtlichen Rechtsprechung, wonach
das Entschädigungsverfahren nach Art. 11 ff. OHG nur dann bis zum Abschluss
eines hängigen Strafverfahrens sistiert werden darf, wenn das Verfahren vor der
Opferhilfestelle ohnehin nicht rascher hätte durchgeführt werden können (BGE
122.
II 211 E. 3e S. 216 f.), und es mit Sinn und Zweck der Opferhilfe
unvereinbar sei, vom Opfer zu verlangen, zunächst selber einen zivilen
Schadenersatzprozess zu führen (BGE 123 II 1 E. 3b S. 4).“
Gli
accertamenti condotti dal TCA non hanno permesso di ritenere delle lesioni psichiche
di una certa gravità provocate in RI 1 dalle omissioni paterne.
Si
ribadisce che il comportamento di __________, le sue omissioni nell'assumersi
le responsabilità legali o morali di una paternità e l'implicita misconoscenza
di un rapporto affettivo con il figlio hanno lasciato un segno nel giovane
valido studente.
La separazione dei
genitori ha comportato per lui una presa a carico ma in epoca ormai lontana e
per un periodo comunque, fortunatamente, limitato nel tempo, ma va esclusa la
natura di vittima ai sensi della LAVI, come detto senza con ciò misconoscere il
grave atteggiamento di suo padre e le ripercussioni che questo comportamento ha
avuto, siccome non comprovata una diretta e grave lesione psichica.
10.
Alla
luce di quanto precede non può essere riconosciuta la veste di vittima nè a RI
2.
nè a __________ e, per tale motivo, non possono essere loro riconosciuti diritti
nell'ambito della LAVI. Ne consegue che i ricorsi vanno respinti senza conseguenza
di ripetibili.
Per questi
motivi
dichiara e
pronuncia
1.
I
ricorsi formulati da RI 2 e da RI 1, entrambi del 9 settembre 2007, sono congiunti.
2.
I ricorsi
di RI 2 e RI 1 sono respinti.
3.
Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
4.
Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla
notificazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
5.
Qualora non sia ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico, contro
la presente decisione è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale entro il termine di trenta giorni dalla
notificazione.
terzi implicati
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il giudice
delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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