43.2009.3
Istanza di indennizzo e riparazione morale respinta. Non sussistendo un reato ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV, l'insorgente non adempie la condizione di vittima
15 febbraio 2010Italiano25 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
43.2009.3
Data decisione, Autorità:
15.02.2010, TCA
Titolo:
Istanza di indennizzo e riparazione morale respinta. Non sussistendo un reato ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV, l'insorgente non adempie la condizione di vittima
ASSISTENZA GIUDIZIARIA
INDENNIZZO
RIPARAZIONE MORALE
art. 2 cpv. 1 LAV
art. 48 LAV
art. 61 let. f LPGA
Raccomandata
Incarto n.
43.2009.3
CI/DC/sc
Lugano
15 febbraio
2010
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaello Balerna (in sostituzione di Raffaele Guffi, astenuto) e
Andrea Pedroli (in sostituzione di Ivano Ranzanici, astenuto)
redattore:
Carlo Iazeolla, vicecancelliere
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 9 novembre 2009
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione dell'8 ottobre 2009 emanata
da
Dipartimento della sanità e della
socialità, 6501 Bellinzona
in materia di aiuto alle vittime di reati
ritenuto, in
fatto
1.1. Il 3 ottobre
2004 RI 1 ha denunciato __________ per reati contro l’integrità sessuale, reati
che sarebbero stati commessi a __________ nella notte tra il 2 e il 3 ottobre
2004 (cfr. doc. A2).
1.2. Con decreto
di abbandono del 6 luglio 2007 il Procuratore Pubblico (PP) __________ ha
chiuso il procedimento penale a carico di __________, non ritenendo che vi
fossero sufficienti elementi probatori per un rinvio a giudizio di quest’ultimo
(cfr. doc. 8).
1.3. A seguito
della proposta di atto di accusa, inoltrata il 19 luglio 2007 dall’istante tramite
la propria patrocinatrice, con decisione 60.2007.278 del 7 agosto 2008 la
Camera dei ricorsi penali del Tribunale d’appello (CRP) ha confermato il
decreto di abbandono del PP, concludendo che in una valutazione oggettiva,
prudente ma rigorosa, non si poteva che accertare l’inesistenza di sufficienti
indizi a carico dell’accusato, significativi al punto da richiedere il rinvio a
giudizio (cfr. doc. 8).
1.4. A seguito
del ricorso in materia penale, interposto da RI 1 sempre tramite la propria
patrocinatrice il 1° ottobre 2008, con sentenza 6B_814/2008 del 16 aprile 2009 il
Tribunale federale (TF) ha confermato la decisione della CRP, rilevando che
quest’ultima non ha violato il diritto federale nel concludere all’inesistenza
di sufficienti indizi a carico dell’accusato (cfr. doc. 4).
1.5. Sulla scorta
delle risultanze in ambito di diritto penale, con decisione dell’8 ottobre 2009
il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha respinto l’istanza di
indennizzo e riparazione morale inoltrata da RI 1 il 28 settembre 2006, non
riconoscendo all’istante la qualità di vittima ai sensi della LAV (cfr. doc. 9,
A2).
1.6. Con tempestivo
ricorso del 9 novembre 2009 l’istante, sempre tramite la propria
patrocinatrice, ha chiesto che le sia riconosciuta la qualità di vittima ai
sensi della LAV e che pertanto le sia versato un congruo indennizzo per il
danno patito.
A
sostegno delle proprie pretese ricorsuali, l’istante ha addotto che il PP avrebbe
ritenuto che le indicazioni peritali fornite dalla Dr. med. __________, specialista
FMH in psichiatria e psicoterapia per adulti, bambini e adolescenti, "suffragassero
il convincimento secondo cui la presunta vittima non avesse in ogni caso
manifestato in modo sufficientemente chiaro il suo mancato consenso al contatto
sessuale avvenuto" (cfr. doc. I, pag. 5).
La
ricorrente ha inoltre sostenuto che il fatto che lei abbia, dal profilo
soggettivo, subito la violenza denunciata, sarebbe stato inequivocabilmente
riconosciuto dalla CRP.
Alla luce
di queste risultanze, a mente dell’insorgente non potrebbe essere tollerato che
lei venga esclusa dalla cerchia di vittime che lo Stato vuole proteggere. La
fattispecie si qualificherebbe come “caso limite” di abbandono del procedimento
penale, caratterizzato comunque dal riconosciuto non consenso della vittima.
In
particolare la patrocinatrice dell'assicurata si è così espressa:
" [...]
Nel caso in esame, pur riconoscendo le condizioni
di applicazione LAV (la quale esige che gli elementi costitutivi di un reato
siano riconosciuti da una sentenza penale), non può e non deve essere
tollerato che RI 1 venga esclusa dalla cerchia di vittime che lo Stato vuole proteggere.
Scopo della legge è infatti quello di "garantire
l'effettiva riparazione del danno subìto, aiutandole a far valere, nell'ambito
giuridico o fuori di esso i dirti (recte: diritti) di cui dispongono contro
l'autore del reato (risarcimento, riparazione morale) oppure contro
assicurazioni sociali o private. D'altro alto (recte: lato) per lo Stato trattasi di sostituirsi, foss'anche provvisoriamente, all'autore del reato qualora per una ragione o per l'altra
questo fosse insolvibile, e nessun'altra persa (recte: persona) o istituzione
fosse tenuta a intervenire per coprire efficacemente e sufficientemente il
danno subito dalla vittima.
Da quanto precede risulta chiaro che l'aiuto
alle vittime è un compito interdisciplinare che coinvolge assistenti sociali,
medici, psicologi e giuristi: l'aiuto il cui ambito è precisato dalla legge,
dovrà essere definito concretamente da coloro che saranno incaricati di
prestarlo. Dovrà essere sviluppato e adattato in considerazione delle
esperienze pratiche fatte dagli insegnamenti forniti dalla scienza. L'aiuto
alle vittime […] implica disciplinamenti che s'accavallano in diversi ambiti
tradizionali dell'attività statale. I provvedimenti presi in favore delle
vittime devono pertanto essere oggetto di un programma globale coerente e
completarsi a vicenda.
11.6. È proprio il caso di specie, dove codesto lodevole
Tribunale è chiamato a valutare la situazione della ricorrente, la quale, per
l'evidente particolarità del caso, ha soggettivamente subìto una violenza per
gli atti sessuali denunciati e merita quindi da un profilo umano nonché di "ratio
legis" un riconoscimento di vittima LAV.
Se così non fosse, RI
1 si troverebbe infatti posta in una situazione peggiore di quella vittima di
reato in cui l'autore non è stato oggetto di perseguimento penale e neppure sia
stato identificato o scoperto.
In quel caso infatti
in assenza di una sentenza di un'autorità penale, l'autorità incaricata di
giudicare sulle domande d'indennizzo o di riparazione morale, è chiamata a
procedere alle indagini necessarie per valutare la lesione della vittima ai
sensi di legge.
11.7. Sulla base della teoria del fraintendimento delle parti,
elaborate dai periti psichiatrici intervenuti nell'istruttoria penale, la
Dott.ssa __________ e il Dott. Med. __________, le autorità giudiziarie non
hanno potuto stabilire la responsabilità penale del __________.
La fattispecie si
qualifica quindi quale caso "limite" di abbandono del procedimento
penale, caratterizzato comunque dal riconosciuto non consenso della vittima. [...]" (cfr. doc. I, pag. 12-13)
L’insorgente
ha inoltre postulato di essere messa a beneficio dell’assistenza giudiziaria e
al gratuito patrocinio (cfr. doc. I, VI).
1.7. In risposta il
DSS ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di cui
si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
in
diritto
2.1 Il 1°
gennaio 2009 è entrata in vigore la nuova Legge federale concernente l’aiuto
alle vittime di reati del 23 marzo 2007, che ha abrogato la legge del 4 ottobre
1991 (art. 46 nuova LAV).
L’art.
48 lett. a prima frase (disposizioni transitorie) della nuova LAV prevede che
sono retti dal diritto previgente il diritto all’indennizzo o alla riparazione
morale per reati commessi prima dell’entrata in vigore della nuova legge.
Pertanto al caso di specie trovano applicazione
le norme della vecchia legge.
2.2. Il TCA è
chiamato a stabilire se all’istante può essere riconosciuto il ruolo di vittima
ai sensi della LAV oppure no.
La legge
federale concernente l'aiuto alle vittime di reati (LAV) del 4 ottobre 1991, in
vigore dal 1° gennaio 1993, ha lo scopo di fornire un aiuto efficace alle
vittime di reati e a rafforzarne i diritti (art. 1 cpv. 1 LAV).
L'aiuto
consiste in:
a. consulenza;
b. protezione
della vittima e tutela dei suoi diritti nel procedimento penale;
c. indennizzo
e riparazione morale.
(art.
1 cpv. 2 LAV)
L'art. 2
cpv. 1 LAV stabilisce che beneficia di aiuto ogni persona che a causa di un
reato è stata direttamente lesa nell'integrità fisica, sessuale o psichica
(vittima), indipendentemente dal fatto che l'autore del reato sia stato
rintracciato e che il suo comportamento sia stato colpevole.
Il
messaggio del Consiglio federale del 9 novembre 2005 sulla revisione totale
della LAV (FF 2005 p. 6351 e seguenti) precisa quanto segue:
" Art.
1 Principi
Capoverso 1: il disegno riprende senza
cambiamenti l’articolo 2 capoverso 1 del diritto vigente come principio […].
Come finora non ogni vittima di un reato riceve aiuto secondo la presente
legge, ma solo chi è stato leso a causa del reato nella sua integrità fisica,
psichica o sessuale. […] (p. 6388)
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale
le esigenze relative alla prova del reato sono diverse a seconda del tipo di
aiuto richiesto. Per l’aiuto immediato dei consultori e per beneficiare dei
diritti nel procedimento penale è sufficiente che entri in considerazione un
reato che motivi la posizione della vittima. Per il versamento di prestazioni
finanziarie definitive è invece necessaria la prova di un reato effettivo e
contrario alla legge (DTF 125 II 265)." (p. 6389)
Dal capitolo “1.4 Diritto comparato” contenuto nel messaggio (p.
6377-6385) si evince che il principio della qualità di vittima di cui all’art.
2 cpv. 1 LAV, ripreso all’art. 1 cpv. 1 della nuova LAV, è in linea con quanto
previsto dalle corrispondenti leggi di Francia, Germania, Austria, Italia, Gran
Bretagna, Spagna, Danimarca, Finlandia e Svezia, nella misura in cui, in tutti
questi paesi, il versamento di un indennizzo è subordinato alla condizione che
sia stato commesso un reato.
In
materia di aiuto alle vittime di reati, il principio della qualità di vittima
della LAV è peraltro conforme al diritto europeo:
" 1.4.8
Rapporto con il diritto dell’UE
Il 15 marzo 2001 il Consiglio dell’Unione Europea
ha emanato una decisione quadro sulla posizione della vittima nel procedimento
penale (N. 2001/220/JI, GU L82/1). […]
È considerata vittima ai sensi della decisione
quadro una persona fisica che ha subito un danno, in particolare un pregiudizio
della sua incolumità psichica, dolore psichico o una perdita economica come
conseguenza diretta di azioni o omissioni che costituiscono una violazione del
diritto penale dello Stato membro (art. 1 della decisione quadro)." (cfr. messaggio citato, p. 6384)
2.3. In una
sentenza parzialmente pubblicata in DTF 134 II 33, il Tribunale federale ha
confermato la propria giurisprudenza secondo cui la nozione di reato ai sensi
dell'art. 2 cpv. 1 LAV presuppone non soltanto la realizzazione della
fattispecie oggettiva del reato, ma implica pure un agire intenzionale o
negligente da parte dell'autore.
In
quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato in particolare le seguenti
considerazioni:
" [...]
4.3 Nach der im Zusammenhang mit dem
administrativen Führerausweisentzug entwickelten Rechtsprechung sind aufgrund
des Gewaltentrennungsprinzips Verwaltungs- und Strafbehörde nicht gegenseitig
an ihre Erkenntnisse gebunden. Im Interesse der Rechtssicherheit und
Rechtseinheit sollte die Verwaltungsbehörde aber nicht ohne sachlichen Grund
vom Entscheid der Strafbehörde abweichen (BGE 119 Ib 158 E. 2c/bb S.161). Dazu
bestehen folgende Grundsätze:
Von den tatsächlichen Feststellungen des
Strafgerichts darf die Verwaltungsbehörde abweichen, wenn sie aufgrund eigener
Beweiserhebungen Tatsachen feststellt, die dem Strafgericht unbekannt waren
oder die es nicht beachtet hat, ferner wenn neue entscheiderhebliche Tatsachen
vorliegen, wenn die Beweiswürdigung des Strafgerichts feststehenden Tatsachen
klar widerspricht oder wenn das Strafgericht bei der Rechtsanwendung auf den
Sachverhalt nicht alle Rechtsfragen abgeklärt hat (BGE 119 Ib 158 E. 3c/aa S.
164; 123 II 97 E. 3c/aa S. 103 f.; 124 II 8 E. 3d/aa S. 13).
In reinen Rechtsfragen ist die Verwaltungsbehörde
dagegen nicht an die Beurteilung durch das Strafgericht gebunden, da sie sonst
in ihrer freien Rechtsanwendung beschränkt würde. Die Unabhängigkeit vom
Erkenntnis der Strafbehörde folgt hier auch aus der unterschiedlichen
Zwecksetzung der von der Verwaltungsbehörde anzuwendenden Normen (BGE 103 Ib
101 E. 2c S. 106, mit Hinweisen). Die Verwaltungsbehörde ist jedoch dann an die
rechtliche Qualifikation des Sachverhalts durch das Strafurteil gebunden, wenn
die rechtliche Würdigung sehr stark von der Würdigung von Tatsachen abhängt,
die das Strafgericht besser kennt als die Verwaltungsbehörde (BGE 119 Ib 158 E.
3c/bb S. 164; 125 II 402 E. 2 S. 405).
Diese bezüglich Führerausweisentzüge entwickelte
Rechtsprechung ist sinngemäss auf die Frage der Bindung der Opferhilfeinstanzen
an das in der Sache ergangene Strafurteil zu übernehmen (BGE 124 II 8 E. 3d/bb
S. 14; vgl. auch das Bundesgerichtsurteil 1A.110/2003 vom 28. Oktober 2003,
publ. in Pra 2004 Nr. 141, E. 3.2, bezüglich der Bindung an einen
Einstellungsentscheid der Strafuntersuchungsbehörde).
[...]
5.4 Jede Person, die durch eine Straftat in ihrer
körperlichen, sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt
worden ist (Opfer), erhält Hilfe nach dem Opferhilfegesetz, und zwar unabhängig
davon, ob der Täter ermittelt worden ist und ob er sich schuldhaft verhalten
hat (Art. 2 Abs. 1 OHG). Entgegen den Ausführungen des Beschwerdeführers ist
der Begriff der Straftat im Opferhilferecht grundsätzlich gleich wie im
Strafgesetzbuch definiert. Man versteht darunter ein tatbestandsmässiges und
rechtswidriges Verhalten; eine schuldhafte Tatbegehung wird indessen nur vom
Strafrecht verlangt und spielt im Opferhilferecht als täterbezogenes Kriterium
bei der Bestimmung der Opferqualität keine Rolle (BGE 122 II 211 E. 3b S. 215).
Das Bundesgericht legte in den Entscheiden BGE
122 II 315 (E. 3c S. 320) und 122 II 211 (E. 3b S. 215) dar, dass die
Körperverletzung oder Tötung für die Begründung der Opferstellung nicht genügt,
sondern diese mindestens fahrlässig begangen worden sein muss. In nachfolgenden
Entscheiden vertiefte und bestätigte das Bundesgericht diese Rechtsprechung. Im
Urteil 1A.52/2000 vom 24. November 2000 (E. 2f) führte es dazu Folgendes aus:
Nach dem aktuellen Stand von Rechtsprechung und Lehre werden Vorsatz und
Fahrlässigkeit nicht mehr als Schuldformen betrachtet, sondern zum typischerweise
rechtswidrigen Verhalten, d.h. zum subjektiven Tatbestand gezählt. Der Wortlaut
von Art. 2 Abs. 1 OHG spricht daher dafür, auch den subjektiven Tatbestand
einer Straftat zu verlangen, und nur vom Erfordernis der Schuld abzusehen. Für
diese Auslegung spricht auch der Zusammenhang mit den Bestimmungen über die
opferhilferechtliche Entschädigungs- und Genugtuungsleistung (Art. 11 ff. OHG).
Liesse man auch in diesem Zusammenhang das Vorliegen des objektiven Tatbestands
einer Straftat genügen, würde dies im Ergebnis die Einführung einer allgemeinen
(nicht nur auf die Fälle der Unzurechnungsfähigkeit des Täters beschränkten)
Kausalhaftung bedeuten. Der Zweck des Opferhilfegesetzes, den Opfern von
Straftaten wirksame Hilfe zu leisten, spricht zumindest nicht gegen das
Abstellen auf den subjektiven Tatbestand, selbst wenn der Nachweis des
Vorsatzes oder der Fahrlässigkeit des Täters manchmal Schwierigkeiten bereitet.
Für die Wahrnehmung der prozessualen Rechte des Opfers im Strafverfahren wie
auch für die Gewährung von Soforthilfe genügt es, wenn eine die Opferstellung
begründende Straftat in Betracht fällt. Dies wird regelmässig zu bejahen sein,
wenn der objektive Tatbestand einer Straftat realisiert ist. Erst wenn
feststeht, dass der angebliche Täter den subjektiven Tatbestand der
betreffenden Straftat nicht erfüllt hat, kann dem Verletzten die Opferstellung
für die Zukunft aberkannt werden, wobei die bereits geleistete Hilfe
grundsätzlich nicht zurückgefordert werden kann. Schliesslich ist die
Entstehungsgeschichte des Opferhilfegesetzes zu berücksichtigen: In seiner
Botschaft vom 6. Juli 1983 zur Volksinitiative "zur Entschädigung der
Opfer von Gewaltverbrechen" rechtfertigte der Bundesrat den Einbezug von
Opfern fahrlässig begangener Delikte mit dem Argument, die Folgen von
vorsätzlichem und fahrlässigem Verhalten seien für das Opfer dieselben; zudem
könne eine Beschränkung auf vorsätzliche Straftaten zu Abgrenzungsproblemen und
zu Schwierigkeiten führen, wenn z.B. der Täter unbekannt oder flüchtig sei (BBl
1983 III 894). Gewollt war damit eine Ausdehnung des Geltungsbereichs der
Opferhilfe auch auf fahrlässig begangene Straftaten, nicht dagegen eine
vollständige Aufgabe des subjektiven Tatbestands. Es ist somit daran
festzuhalten, dass der Begriff der Straftat im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG
nicht nur die Verwirklichung eines objektiven Straftatbestandes, sondern auch
vorsätzliches oder fahrlässiges Handeln voraussetzt (vgl. in diesem Sinn auch
das Bundesgerichtsurteil 1A.206/1999 vom 10. Februar 2000, E. 2).
Im vorliegenden Fall steht eine Körperverletzung
zur Diskussion, welche die Polizeibeamten dem Beschwerdeführer im Zuge der
Festnahme zufügten. Wie oben dargelegt (E. 5.3) irrten sich die Beamten in der
Person des zu Verhaftenden und dementsprechend im Vorliegen des
Rechtfertigungsgrundes der Amtspflicht nicht aus pflichtwidriger
Unvorsichtigkeit. Infolgedessen konnte ihnen der Übergriff nicht als fahrlässig
begangene Körperverletzung strafrechtlich zur Last gelegt werden (Art. 19 Abs.
2 aStGB e contrario). Da vorliegend somit nur der objektive, nicht aber der
subjektive Tatbestand des Körperverletzungsdelikts erfüllt war, liegt keine
Straftat im Sinne von Art. 2 Abs. 1 OHG vor und ist die Opfereigenschaft des
Beschwerdeführers zu verneinen.
5.5 Von dieser Rechtsprechung abzuweichen,
besteht kein Anlass. Im revidierten Opferhilfegesetz vom 23. März 2007 (BBl
2007 2299; Ablauf der Referendumsfrist am 12. Juli 2007) wurde der Begriff des
Opfers als Grundsatz unverändert übernommen (vgl. die Botschaft vom 27.
Dezember 2005 zur Totalrevision des Bundesgesetzes über die Hilfe an Opfer von
Straftaten, BBl 2005 7203). Gemäss Art. 1 Abs. 1 des noch nicht in Kraft
stehenden revidierten OHG hat jede Person, die durch eine Straftat in ihrer
körperlichen, psychischen oder sexuellen Integrität unmittelbar beeinträchtigt
worden ist (Opfer), Anspruch auf Unterstützung nach diesem Gesetz (Opferhilfe).
Art. 1 Abs. 3 des revidierten OHG bestimmt, dass der Anspruch auf Opferhilfe
unabhängig davon besteht, ob der Täter oder die Täterin ermittelt worden ist
(lit. a), sich schuldhaft verhalten hat (lit. b) oder vorsätzlich oder
fahrlässig gehandelt hat (lit. c). Neu ist die ausdrückliche Erwähnung im
Gesetzestext, dass es für die Opferqualifikation nicht darauf ankommt, ob auf der
subjektiven Tatbestandsseite Vorsatz oder Fahrlässigkeit vorliegt. Dem Wortlaut
von Art. 1 des revidierten OHG ist indessen nicht zu entnehmen, dass der
Begriff der Straftat als objektiv und subjektiv tatbestandsmässiges,
rechtswidriges Verhalten eine Veränderung erfahren hätte. Auch die Materialien
zum neuen OHG lassen nicht auf einen Verzicht auf die Erfüllung des subjektiven
Tatbestandes schliessen. Im Gegenteil wurde Art. 1 des revidierten OHG
redaktionell auf die heute herrschende Lehre und Rechtsprechung abgestimmt,
wonach Vorsatz und Fahrlässigkeit nicht im Rahmen des Verschuldens zu prüfen,
sondern als subjektive Tatbestandselemente zu würdigen sind (BBl 2005 7203 f.).
5.6 Nach dem Gesagten liegt keine Straftat im
Sinne des Opferhilfegesetzes vor und ist die Voraussetzung der Opfereigenschaft
zur Geltendmachung opferhilferechtlicher Ansprüche somit nicht erfüllt. Dies
betrifft nicht nur die Entschädigungs- und Genugtuungsansprüche gemäss Art. 11
ff. OHG, sondern auch die erst vor dem Sozialversicherungsgericht gestellten
Begehren um Sofort- und weitere Hilfe der kantonalen Opferhilfestelle im Sinn
von Art. 3 Abs. 2 bis 4 OHG. Hilfeleistungen der Opferberatungsstelle kämen nur
in Frage, solange das Vorliegen einer Straftat nicht geklärt ist (BGE 125 II 265 E.
2c/aa S. 270). Die Beschwerde erweist sich in diesem Punkt als unbegründet und
ist insoweit abzuweisen. [...]"
In
un'altra sentenza pubblicata in DTF 134 II 308 il Tribunale federale ha
stabilito che, nel caso di reati di evento commessi per negligenza, quando il
risultato costitutivo del reato si realizza dopo un lungo intervallo di tempo
dall'attività illecita, quale "reato perpetrato" ai sensi dell'art.
12 cpv. 3 OAVI occorre intendere la realizzazione degli elementi soggettivi ed
oggettivi costitutivi del reato ed ha ribadito che:
" 5.5 Zweck
des OHG ist die Gewährleistung von wirksamer Hilfe an Opfer von Straftaten und
die Verbesserung ihrer Rechtsstellung mittels Beratung, Schutz des Opfers und
seiner Rechte im Strafverfahren sowie Entschädigung und Genugtuung (Art. 1
OHG). Die Opferhilfeleistungen knüpfen an das Vorliegen einer Straftat an, wozu
das Vorliegen der objektiven Straftatbestandsmerkmale gehört. Nach Art. 2 Abs.
1 OHG erhält jede Person, die durch eine Straftat in ihrer körperlichen,
sexuellen oder psychischen Integrität unmittelbar beeinträchtigt worden ist
(Opfer), Hilfe nach dem Opferhilfegesetz, und zwar unabhängig davon, ob der
Täter ermittelt worden ist und ob er sich schuldhaft verhalten hat. Der Begriff
der Straftat ist im Opferhilferecht grundsätzlich gleich wie im Strafgesetzbuch
definiert. Man versteht darunter ein tatbestandsmässiges und rechtswidriges
Verhalten. Eine schuldhafte Tatbegehung wird indessen nur vom Strafrecht
verlangt und spielt im Opferhilferecht als täterbezogenes Kriterium bei der
Bestimmung der Opferqualität keine Rolle (BGE 127 II 33 E. 5.4 S. 36; BGE 122
II 211 E. 3b S. 215). Nach dem aktuellen Stand von Rechtsprechung und Lehre
werden Vorsatz und Fahrlässigkeit im Strafrecht nicht mehr als Schuldformen
betrachtet, sondern zum typischerweise rechtswidrigen Verhalten, d.h. zum
subjektiven Tatbestand gezählt. Der Begriff der Straftat im Sinne von Art. 2
Abs. 1 OHG setzt deshalb neben der Verwirklichung eines objektiven
Straftatbestands auch vorsätzliches oder fahrlässiges Handeln voraus (BGE 134
II 33 E. 5.4 und 5.5 S. 36 ff. mit zahlreichen Hinweisen)."
2.4. Nella
presente fattispecie, questa Corte constata che, dopo un'inchiesta aperta su
denuncia dell’istante e durata quasi tre anni, l'allora PP __________ è giunto
alle seguenti conclusioni:
" Sulla
base di tutte le risultanze dell’inchiesta si rileva come la versione della
vittima oltre ad essere su taluni punti poco lineare e costante, si appalesa in
parte contraddittoria e non suffragata, quando non smentita, dai riscontri
oggettivi. Al contrario, numerosi elementi confortano ampiamente la versione
resa dall’assicurato.
Non risulta pertanto comprovata la realizzazione
dei presupposti oggettivi del reato di violenza carnale, neppure nella forma
del tentativo.
Per quanto riguarda il reato di coazione
sessuale, il procedimento penale aperto contro __________ deve essere
abbandonato per insufficienza di prove sulla realizzazione dei presupposti
oggettivi ed anche, a titolo abbondanziale, dei presupposti soggettivi. Non vi
sono infatti prove sufficienti di costrizioni ai danni della vittima, né tanto
meno della consapevolezza dell’accusato di aver agito in un contesto di assenza
di un consenso da parte della vittima.
In assenza di prove sufficienti circa i
presupposti soggettivi, deve anche cadere il reato di lesioni semplici di cui
all’art. 123 CP.
Non vi sono neppure i presupposti oggettivi per
il reato di lesioni gravi, sia per quanto riguarda le lesioni fisiche patite
dalla vittima, sulla base della perizia medico-legale, sia per quanto riguarda
Fatti
i danni psichici e ciò nell’impossibilità, a detta della psichiatra Dr.ssa __________
e degli altri medici specialisti che hanno seguito la vittima, di stabilire lo
stato di salute psichica immediatamente antecedente i fatti. Nel caso concreto
l’evento in questione è stato senz’altro traumatico per la vittima, ma non vi
sono elementi sufficienti per ammettere il nesso causale naturale tra i traumi
patiti e i fatti all’origine del procedimento penale in esame.
In conclusione, pur con tutta la comprensione
umana per la vittima, che ha riportato dall’evento, in una vita già difficile,
ulteriore sofferenza, lo scrivente Magistrato non ritiene vi siano sufficienti
elementi probatori, per un rinvio a giudizio di __________.
In applicazione del principio in dubio pro reo il
procedimento deve essere pertanto abbandonato." (cfr. doc. 8)
La Camera
dei ricorsi penali ha respinto la proposta di atti di accusa ritenendo la versione
dell’istante come imprecisa, mutevole e contraddittoria, e ciò non già per
volontà deliberata di quest’ultima, ma in relazione ed in conseguenza alla sua
situazione personale pregressa.
Nella
sentenza del 16 aprile 2009, il TF ha approvato l’operato delle due autorità
cantonali, rilevando quanto segue:
" […]
la CRP non si è soffermata molto sulle dichiarazioni dell’accusato, perché la
sua versione dei fatti, pur dovendo essere presa in considerazione, non è
determinante in virtù dei diritti riconosciuti ad ogni accusato. Rinviando a
più riprese al decreto di abbandono, essa ha comunque implicitamente sostenuto
le conclusioni del Procuratore pubblico per cui numerosi elementi confortano la
versione resa dall’accusato facendola apparire certamente più attendibile di
quella della vittima, soprattutto per quanto concerne gli eventi occorsi sino
all’arrivo dei due al parcheggio del campo sportivo di __________. Per i fatti
accaduti nell’auto dell’accusato in cui sono avvenuti gli atti sessuali,
l’accento è stato però posto sulla versione della vittima risultata non lineare
e costante e in parte contraddetta dagli accertamenti oggettivi e medici agli
atti. La CRP non ha quindi semplicemente preferito la versione dell’accusato a
quella della vittima, ma fondandosi sui mancati riscontri oggettivi delle
dichiarazioni della ricorrente ha ritenuto queste ultime mutevoli, imprecise e
contraddittorie, di modo che mancavano quegli indizi sufficientemente
significativi per ordinare il rinvio a giudizio dell’accusato." (cfr. doc.
4)
Il
decreto di abbandono del 6 luglio 2007 è dunque frutto di accertamenti di fatto
che, nel caso concreto, non solo influiscono sulla risultanza giuridica, ma la
determinano completamente.
Si tratta
di elementi dai quali anche questa Corte - pur non vincolata, nel proprio
apprezzamento, al giudizio dell’autorità inquirente e delle due autorità di
ricorso - non può, applicando la citata prassi del TF, scostarsi (cfr. al
riguardo consid. 2.3).
Pertanto,
non trovandoci in presenza di un reato ai sensi dell'art. 2 cpv. 1 LAV (cfr. la
giurisprudenza riprodotta al consid. 2.3), secondo questo Tribunale RI 1 non
adempie la condizione di vittima di un reato, presupposto necessario per poter pretendere
l'indennizzo e la riparazione morale da lei richiesti.
La
decisione del DSS dell'8 ottobre 2009 va dunque confermata.
2.5. RI 1 ha chiesto l’assistenza
giudiziaria gratuita e l’ammissione al gratuito patrocinio (cfr. doc. I, VI).
In realtà
la domanda della ricorrente di assistenza giudiziaria deve essere intesa solo
come richiesta di gratuito patrocinio, visto che la procedura davanti al TCA è
per principio gratuita (cfr. art. 29 cpv. 1 Lptca, art. 61 lett. a LPGA).
2.5.1. Ai sensi
dell'art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare.
Se le
circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio.
L'art. 61
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
Considerandi
concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, op. cit., art. 61 N. 86, p.
626).
Le
condizioni cumulative per la concessione dell'assistenza giudiziaria sono
adempiute qualora l'assistenza di un avvocato appaia necessaria o comunque
indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le sue conclusioni non
sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op. cit., art. 61 N. 88s.,
cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl 94/1993 p. 517; STFA del 23
maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/ D., U 234/00; STFA del 15
marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5 settembre 2001 nella causa
C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G., I 11/01; STFA del 7
dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF 121 I 323 consid.
2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1, consid. 2a, pag. 2;
SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr. 13, consid. 6b, pag.
47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323; STFA del 18 giugno
1999.
nella causa D.V.).
L'art. 3
della Lag, poi, alla quale la Lptca rinvia espressamente, prevede:
" 1L'istituto dell'assistenza
giudiziaria garantisce alla persona fisica
indigente la tutela adeguata dei suoi diritti
dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone.
2E' ritenuta
indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri
agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."
Le altre
condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge
sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite
negativamente all'art. 14 Lag:
" 1L'assistenza giudiziaria non è
concessa:
a)
la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito
favorevole;
b)
una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a
causa delle spese che questa comporta.
2L'ammissione
al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di
procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è
necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta
difficoltà particolari."
I criteri
posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla
giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale
relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che
sono validi anche sotto l'egida della LPGA.
Al
riguardo si veda, fra le tante, la STFA U 220/99 del 26 settembre 2000:
" […]
Secondo l'art. 152 cpv. 1 OG, in
relazione con l'art. 135 OG, il Tribunale federale delle assicurazioni
dispensa, a domanda, una parte che si trova nel bisogno e le conclusioni della
quale non sembrano dover avere esito sfavorevole, dal pagare le spese
processuali e di disborsi, come pure dal fornire garanzie per le spese
ripetibili,
alle stesse condizioni viene
riconosciuto il gratuito patrocinio qualora l'assistenza di un avvocato appaia
perlomeno indicata (art. 152 cpv. 2 OG),
per costante giurisprudenza, una causa è
sprovvista di possibilità di esito favorevole quando una parte che disponga dei
mezzi necessari non accetterebbe, dopo ragionevole riflessione, il rischio di
incoarla o di continuarla (DTF 125 II 275 consid. 4b e sentenze ivi citate) […]."
In questo
senso la Lag è conforme all'art. 61 lett. f LPGA (cfr.
DTF 130 V 320, consid. 2.1.).
2.5.2
Nella presente fattispecie questa Corte ritiene che non sia
soddisfatto il requisito della probabilità di esito favorevole (cfr. STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001; STFA I 446/00 dell'8 febbraio 2001; STFA U 220/99
del 26 settembre 2000; STFA 1P.569/2001 del 17 ottobre 2001; STFA 5P.426/2000
del 6 marzo 2001; STFA 1P 281/2000 del 17 maggio 2000; DTF 119 Ia 253 consid.
3b).
Infatti
una semplice consultazione della giurisprudenza federale pubblicata e citata in
questa sentenza al consid. 2.3. avrebbe potuto permettere alla patrocinatrice
dell'istante di concludere che, non essendo in presenza di un reato, a RI 1 non
poteva essere riconosciuta la qualità di vittima ai sensi dell'art. 2 cpv. 1
LAV.
Del resto
la stessa patrocinatrice della ricorrente ha significativamente affermato che
"nel caso in esame, pur riconoscendo le condizioni di applicazione LAV (la
quale esige che gli elementi costitutivi di un reato siano riconosciuti da una
sentenza penale)" (cfr. consid. 1.6).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. L'istanza
tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria è respinta.
3. Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
4. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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