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Decisione

50.2007.9

Dezonamento/Mancata inclusione in una zona edificabile. Espropriazione materiale negata in assenza delle circostanze eccezionali necessarie per riconoscerne la sussistenza in caso di mancata attribuzi

17 marzo 2011Italiano34 min

Source ti.ch

Fatti

i gravami degli enti pubblici, chiedendo che vengano respinti. Delle argomentazioni

di risposta esposte dalle parti in causa si dirà più nel dettaglio - ove

occorresse - in appresso.

G. Come

richiesto da RI 1, il Tribunale ha messo disposizione del ricorrente il “piano

prezzi” allestito dal primo giudice per accertare il valore venale delle sue

proprietà, dandogli facoltà di esprimersi in merito.

Considerato, in

diritto

1. La

competenza del Tribunale cantonale amministrativo, la legittimazione attiva di

tutti i ricorrenti e la tempestività delle impugnative sono date dagli art. 50

cpv. 1 e 3 della legge di espropriazione dell'8 marzo 1971 (Lespr; RL 7.3.1.1),

nonché 43 della legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile

1966 (LPamm; RL 3.3.1.1) grazie al rinvio di cui all'art. 70 Lespr.

I gravami sono pertanto ricevibili in ordine

e possono essere decisi sulla base delle tavole processuali, senza procedere ad

accertamenti istruttori (art. 18 cpv. 1 LPamm). I fatti decisivi sono noti e

nessun ricorrente sollecita d'altronde l'assunzione di particolari prove.

2. Diritto

di essere sentito

RI 1 si

duole di una violazione del suo diritto di essere sentito, ravvisata nel fatto

che il Tribunale di espropriazione si è rifiutato di lasciargli consultare la

documentazione relativa ai valori delle transazioni interessanti i terreni di __________

e di pronunciarsi su tale prova, utilizzata ai fini del giudizio nel contesto

della commisurazione dell'indennità.

2.1. La

natura ed i limiti del diritto di essere sentito sono determinati innanzi tutto

dalla normativa procedurale cantonale. Se questa risulta insufficiente, valgono

le garanzie minime dedotte dall'art. 29 della Costituzione federale della

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost., RS 101), norma che conferisce

alle parti diversi privilegi, tra cui quello di esprimersi su tutti i punti

essenziali di un procedimento prima che sia emanata una decisione, di avanzare

offerte di prova rilevanti, di partecipare alla loro assunzione e di

determinarsi a riguardo, nonché di consultare gli atti (DTF 126 I 15 consid.

2aa, 124 I 49 consid. 3a, 122 I 109 consid. 2a, 120 Ib 379 consid. 3b). Quest'ultima

prerogativa è esplicitamente tutelata anche a livello cantonale (vedi art. 20

cpv. 1 LPamm, applicabile in ambito espropriativo grazie al rinvio di cui all'art.

70 Lespr).

2.2. In

concreto, il documento che il ricorrente avrebbe voluto compulsare è il cosiddetto

“piano prezzi” parziale del comune di __________, ovvero lo specchio riassuntivo

dei dati inerenti alle compravendite di terreni R2 e RU2s realizzate in quella

località tra il 1995 e il 1997, che il Tribunale di espropriazione ha stilato

sulla scorta delle indagini effettuate a RF al fine di poter determinare, in

applicazione del noto metodo statistico-comparativo, il valore venale dei mapp.

__________ e __________.

La Lespr

non specifica se questi tabulati sono configurabili alla stregua di vere e

proprie prove ai sensi dell'art. 19 LPamm (cfr. Marco

Borghi/Guido Corti, Compendio di procedura amministrativa ticinese,

Lugano, 1997, n. 1 ad art. 19 LPamm) richiamanti l'obbligo di essere mostrate alle

parti o sono invece dei semplici documenti amministrativi interni, contenenti

dati traslati dai pubblici registri, che il Tribunale di espropriazione redige

d'ufficio allorquando la sentenza gli impone - senza essere vincolato dalle

conclusioni delle parti (art. 49 cpv. 1 in fine Lespr) - di stabilire l'indennità previa individuazione del livello di mercato di una certa tipologia di

terreni in un determinato comparto territoriale. Il diritto federale, al quale

il legislatore cantonale si è dichiaratamente ispirato al momento di varare la

Lespr (cfr. messaggio del Consiglio di Stato al Gran

Consiglio concernente il disegno di una nuova legge di espropriazione del 9

luglio 1969 in RVGC, sessione ordinaria autunnale 1970, pag. 1613), indica

tuttavia che l'esame dei pubblici registri (art. 72

cpv. 1 legge federale sulla espropriazione del 20 giugno 1930; LFespr; RS 711)

e l'accertamento dei prezzi dei terreni pagati nella regione (art. 48 cpv. 2

regolamento concernente le commissioni federali di stima del 24 aprile 1972;

RCFS; RS 711.1) rientrano nel novero delle indagini che all'occorrenza i

giudici delle espropriazioni sono tenuti ad effettuare nel contesto della fase istruttoria.

Non v'è dubbio quindi che le risultanze di siffatte investigazioni - se vengono

svolte - debbano essere messe a disposizione delle parti, dando loro modo di

determinarsi in merito prima dell'emanazione del giudizio. Rifiutandosi di

esibire le prove raccolte nonostante l'esplicita richiesta indirizzatagli in

tal senso, il Tribunale di espropriazione ha violato il diritto di essere sentito

del ricorrente.

Al vizio

è stato comunque posto rimedio in questa sede, permettendo all'insorgente di

prendere conoscenza dei dati richiesti e di esprimersi a riguardo. Dottrina (Blaise Knapp,

Précis de droit administratif, Basel 1991, n. 665; André Grisel, Traité de droit administratif, Neuchâtel 1984,

vol. I, pag. 379) e giurisprudenza (DTF 126 I 68 consid. 2, 118 Ib 269 consid. 3a) considerano in effetti sanata la

violazione del diritto di essere udito quando il ricorrente - come

nell'evenienza concreta - ha avuto la possibilità di accedere a tutti gli

elementi salienti posti a fondamento della decisione litigiosa e di

pronunciarsi liberamente in merito davanti ad un'autorità di ricorso dotata di

pieno potere cognitivo.

3. Espropriazione

materiale

Tutti gli

enti pubblici contestano la sussistenza dell'espropriazione materiale ammessa

dal primo giudice.

La CO 3, intervenuta

in causa unicamente a seguito di un ordine in tal senso emanato dal Tribunale

di espropriazione ad istanza del CO 1 e del CO 2, sostiene dal canto suo di non

poter essere in ogni modo condannata al pagamento di indennità espropriative a

favore del proprietario dei mapp. __________ e __________, dato che la legge

federale circoscrive i suoi impegni finanziari all'erogazione di eventuali sussidi

a beneficio del CO 1 e nulla più. Questa tesi, chiaramente fondata già di primo

acchito, sarà approfondita solo nel caso in cui si dovesse giungere alla conclusione

che il PRCP-BSM ha istituito delle restrizioni effettivamente costitutive di

espropriazione materiale a danno delle proprietà di cui trattasi.

3.1.

Giusta l'art. 26 cpv. 2 Cost., di tenore sostanzialmente corrispondente

all'art. 22 ter cpv. 3 vCost., in caso di restrizione della proprietà

equivalente a una espropriazione è dovuta piena indennità. Il medesimo principio

è stato ripreso e ancorato nella LPT (art. 5 cpv. 2), la quale non contiene

però alcuna indicazione sostanziale sulla nozione d'espropriazione materiale;

sarebbe stato infatti problematico dotare questo istituto di una veste legale,

considerata la sua continua evoluzione dottrinale e giurisprudenziale (DFGP/UPT, Commento LPT, Berna 1981, pag.

50).

La legge rinvia dunque alla giurisprudenza

del Tribunale federale, che ha coniato il concetto di espropriazione materiale

nel 1941 (STF 18 luglio 1941 in re Wettstein) e lo ha affinato negli anni

seguenti, fino a giungere alla formulazione attuale inaugurata con la

celeberrima sentenza Barret (DTF 91 I 329). Secondo questa definizione, vi è

espropriazione materiale quando l'uso attuale o il prevedibile uso futuro di

una cosa è vietato o limitato in modo particolarmente grave, così che il

proprietario è privato di una delle facoltà essenziali derivanti dal diritto di

proprietà; una limitazione di minor importanza può ugualmente costituire espropriazione

materiale, se essa colpisce uno solo o un numero limitato di proprietari in

modo tale che - fosse negato loro l'indennizzo - essi dovrebbero sopportare un

sacrificio eccessivamente gravoso e tale da violare il principio d'uguaglianza

(teoria del "Sonderopfer"). In ambo i casi premessa al riconoscimento

di qualsiasi indennità è l'idoneità del fondo colpito ad essere oggetto di

sfruttamento edilizio in un prossimo futuro (vedi da ultimo DTF 131 II 151

consid. 2.1. e giurisprudenza ivi richiamata, nonché STF 1C_323/2007 del 15

febbraio 2008 consid. 4.2).

3.2. Sempre secondo la giurisprudenza del

Tribunale federale, l'autorità di pianificazione che allestisce per la prima

volta un piano di utilizzazione conforme alle esigenze costituzionali ed ai

principi dedotti dalla LPT, pronuncia un rifiuto di attribuire un fondo alla

zona edificabile (e non un dezonamento, ovverosia una cosiddetta "Auszonung")

allorquando non include una determinata particella in tale zona e ciò anche se

questo terreno era edificabile secondo il vecchio diritto (DTF 131 II 728 consid.

2.1., 123 II 481 consid. 6b, 122 II 326 consid. 4, 121 II 417 consid. 3e). La

mancata attribuzione di un fondo alla zona edificabile

("Nichteinzonung") può dar luogo al riconoscimento di un indennizzo

per titolo di espropriazione materiale solo in casi eccezionali, segnatamente

se il proprietario, in base a criteri e circostanze oggettive, poteva ritenere

al momento determinante che un'edificazione del suo fondo conforme al diritto

della pianificazione del territorio avrebbe potuto verosimilmente avvenire in

un prossimo futuro. Tale è il caso, stando agli esempi citati dall'Alta Corte federale,

quando il terreno è, cumulativamente, ubicato entro il PGC adottato conformemente

alla legislazione sulla protezione delle acque, pronto per l'edificazione o

dotato perlomeno delle infrastrutture di urbanizzazione primaria ed il suo

proprietario ha già sostenuto spese considerevoli per l'urbanizzazione particolare

e per la costruzione. Oppure quando il fondo è situato in un comprensorio già

largamente edificato ai sensi dell'art. 15 lett. a LPT e s'impone la sua

utilizzazione come terreno prevedibilmente necessario all'edificazione in un

avvenire prossimo. Il diritto ad un indennizzo per espropriazione materiale può

fondarsi d'altra parte sul principio della buona fede (DTF 132 II 218 consid.

2.2, 125 II 431 consid. 4a, 121 II 417 consid. 4b e rinvii). Perché un

indennizzo sia riconosciuto occorre quindi, in linea di massima, che al momento

determinante il proprietario potesse contare sul fatto che un'edificazione del

suo fondo fosse realizzabile con grande probabilità in un futuro prossimo (STF

1P.384/2002 del 12 dicembre 2002).

3.3. Di norma, il momento determinante per

stabilire se la fattispecie integra gli estremi di un'espropriazione materiale

è quello in cui diviene vincolante il provvedimento che comporta la restrizione

della proprietà (DTF 121 II 417 consid. 3d). In casu, la sussistenza di

un'eventuale espropriazione materiale deve essere quindi apprezzata secondo le

circostanze di fatto e di diritto esistenti nell'aprile del 1997, allorquando il

Consiglio di Stato ha adottato con effetto costitutivo (vedi art. 12 cpv. 1

RDLBN) il PRCP-BSM che ha inserito le proprietà RI 1 nella zona di protezione

della natura ZPN 2, gravandole nel contempo dei vincoli descritti in narrativa

sub B.e.

3.4. A giusto titolo gli enti pubblici

rimproverano al primo giudice di aver riconosciuto un caso di espropriazione

materiale senza neppure specificare se tale evento era riconducibile ad un dezonamento

o a una mancata attribuzione alla zona edificabile. In effetti, scorrendo le

motivazioni della sentenza impugnata parrebbe di capire che il Tribunale di

espropriazione ha accreditato la tesi di un dezonamento, ma non ha speso una

parola per verificarne in concreto i presupposti o spiegarne distintamente le ragioni,

incorrendo così in un diniego di giustizia formale che per economia processuale

sarà eccezionalmente sanato in questa sede.

3.4.1. La sussistenza di un dezonamento

costitutivo di espropriazione materiale presuppone che la proprietà interessata

fosse precedentemente inserita in una zona edificabile istituita nel contesto

di un piano di utilizzazione conforme alle esigenze materiali della LPT, da un

lato, e che si sarebbe fatto uso con alta probabilità della possibilità di

edificarla in un prossimo futuro, dall'altro (DTF 131 II 728 consid. 2.3 e 2.5;

Piermarco Zen-Ruffinen/Christine

Guy-Ecabert, Aménagement du territoire, construction, expropriation,

Berne 2001, n. 1455; Jörg Leimbacher,

Planungen und materielle Enteignung, Schriftenfolge VLP Nr. 63, Bern 1995, pag.

57-58). Per accertare se un piano regolatore è conforme materialmente alla LPT,

occorre appurare tra l'altro se persegue gli scopi della predetta legge federale

(art. 1), rispetta i principi pianificatori da essa sanciti (art. 3) e ossequia

le regole disciplinanti la delimitazione delle zone edificabili (art. 15). Un

tale esame va effettuato valutando il piano nella sua globalità, escluse quindi

disamine per tappe o settori geografici (Piermarco

Zen-Ruffinen/ Christine Guy-Ecabert, op. cit., n. 1436 segg.; Thomas Pfisterer, Entschädigungspflichtige

raumplanerische Massnahmen, in BVR 1990 pag. 34).

3.4.2. Al momento in cui il PRCP-BSM è stato

adottato, a __________ era operante il PR approvato dal Consiglio di Stato il 5

dicembre 1989, che aveva incluso i mapp. __________ e __________ parte in zona

residenziale estensiva RU2s e parte in zona (inedificabile) di protezione ZPN 2

della __________. Nel solco di quanto esposto al considerando precedente, il

quesito a sapere se tale PR - allestito secondo i disposti (art. 16 in particolare) dell'allora vigente legge edilizia cantonale del 19 febbraio 1973 - rispettasse i

requisiti della LPT va risolto analizzando nel complesso le varie componenti

dello strumento pianificatorio e la loro risoluzione governativa di

approvazione. Da questo esame emerge in breve che:

• il PR considerava in modo parziale e

comunque insufficiente le esigenze poste dalla legge federale sulla protezione

dell'am-biente del 7 ottobre 1983 (LPAmb; RS 814.01) e dalla relative ordinanze

di applicazione, soprattutto in materia di inquinamento fonico ed atmosferico

(ris. CdS n. 9986 del 5 dicembre 1989, pag. 12 segg.);

• le zone agricole erano state dimensionate

in maniera del tutto inadeguata, disattendendo i precetti della LPT, segnatamente

gli art. 1 cpv. 2 lett. d e 3 cpv. 2 lett. a (ris. citata, pag. 16);

• lo stesso dicasi delle zone per

attrezzature ed edifici pubblici, appena sufficienti a soddisfare i bisogni

minimi futuri della popolazione tutelati dall'art. 3 cpv. 4 LPT (ris. citata,

pag. 23 segg.);

• al contrario, le zone edificabili erano troppo

estese, al punto che la contenibilità del piano - calcolata utilizzando un

grado di attuazione inferiore a quello prescritto dalle direttive ORL-ETH - oltrepassava

del doppio le prevedibili necessità dei prossimi 15 anni (ris. citata, pag.

20); altrimenti detto, le zone edificabili erano state delimitate disattendendo

i precisi criteri all'uopo esatti dall'art. 15 LPT.

Alla luce di queste risultanze il Tribunale ritiene

che il PR 1989 di __________, già solo per il marcato sovradimensionamento

delle zone edificabili, non avesse la dignità di uno strumento pianificatorio

aderente nel suo complesso ai requisiti della LPT (cfr. STF 1A.58/1997 del 10

ottobre 1997). Di riflesso, è escluso che i mapp. __________ e __________,

parzialmente inclusi in una delle zone edificabili di quel piano, possano aver

subito un dezonamento al momento in cui è entrato in vigore il PRCP-BSM.

3.5. Come sostenuto dagli enti pubblici qui

ricorrenti, il piano di protezione varato dal Cantone - che va considerato alla

stregua di un atto di natura pianificatoria ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 LPT

(DTF 119 Ib 124 consid. 3d) - è il primo strumento di utilizzazione interessante

le part. __________ e __________ di __________ conforme al diritto costituzionale

e federale. Ne consegue che l'inclusione di detti fondi in zona di protezione

ZPN 2 costituisce dal profilo giuridico un rifiuto di assegnazione alla zona

edificabile, che di principio non genera espropriazione materiale e obbligo di

risarcimento. Occorre tuttavia esaminare se la fattispecie dedotta in giudizio

non rientra nel novero dei casi eccezionali comunque soggetti ad indennizzazione

secondo la giurisprudenza federale evocata al considerando 3.2.

3.5.1. Nel 1997 i mapp. __________ e __________

di __________ non erano compresi in un PGC adottato conformemente alla

legislazione sulla protezione delle acque. Una simile verifica va infatti

operata innanzi tutto alla luce delle normative federali in materia di

inquinamento delle acque entrate in vigore il 1° luglio 1972 - LIA dell'8

ottobre 1971 e OPA del 19 giugno 1972 e relative norme di applicazione cantonali

del 2 aprile 1975 (LALIA; RL 9.1.1.2), poi sostituite dalla legge federale

sulla protezione delle acque del 24 gennaio 1991 (LPAc; RS 814.20) e dall'ordinanza

sulla protezione delle acque del 28 ottobre 1998 (OPAc; RS 814.201) - le quali

avevano in sostanza anticipato la suddivisione del territorio in edificabile e

non sancita dalla LPT (DTF 122 II 326 consid. 4a). Ad onor del vero i fondi

risultano posizionati all'interno del perimetro delle canalizzazioni previsto

dal piano agli atti allestito nel febbraio del 1973, ma questo documento

riflette con ogni evidenza la delimitazione della zona edificabile effettuata

dal piano regolatore dello stesso anno. La sua rilevanza dal profilo

dell'applicazione dei principi giurisprudenziali che qui occorre impiegare è

quindi nulla. Al pari del PGS di __________ approvato nell'agosto del 2002, posteriormente

dunque all'adozione del PRCP-BSM.

3.5.2.

Alla data determinante i fondi erano oggettivamente urbanizzati. Un terreno è

infatti da considerare tale se, oltre all'accesso sufficiente, le necessarie

condotte d'acqua, d'energia e di evacuazione dei liquami arrivano così vicine

da rendere possibile un raccordo senza dispendio rilevante; l'allacciamento non

deve quindi essere assoluto, essendo sufficiente che sia realizzabile tenendo

conto del principio di proporzionalità (art. 19 cpv. 1 LPT; André Jomini, Kommentar RPG, Zürich

1999, n. 29 ad art. 19).

Dal

fascicolo di causa non risulta però che RI 1 avesse sostenuto spese rilevanti

per l'urbanizzazione particolare o la costruzione. Con ogni evidenza non

possono essere considerati tali gli oneri affrontati nel 1990 per inoltrare le

domande relative all'edificazione in loco di due casette monofamiliare, tanto

più che agli atti non vi è prova dell'effettivo pagamento delle note di

onorario esposte dallo Studio tecnico __________.

3.5.3. Al

momento dell'entrata in vigore del piano regolatore cantonale le proprietà del

ricorrente non si trovavano in un comprensorio già largamente edificato ai

sensi dell'art. 15 lett. a LPT. Secondo la giurisprudenza, questo concetto va

interpretato in modo restrittivo e comprende il territorio già edificato in

maniera compatta, sul quale insistono delle vere e proprie agglomerazioni, oltre

agli spazi intermedi privi di costruzioni posti all'interno di questo tessuto

(spazio vuoto tra le costruzioni). La situazione dei fondi deve essere

considerata nel suo complesso e in rapporto con quella delle particelle vicine.

Il carattere di insediamento è rilevabile innanzi tutto dalla vicinanza delle

abitazioni e dalle infrastrutture presenti, ritenuto però che superfici periferiche,

pur se già interessate da una certa attività edilizia, e aree inedificate con un'importanza

autonoma rispetto al territorio circostante non costituiscono comparti già

edificati in larga misura (cfr., sulla nozione, DTF 132 II 218 consid. 4, 122

Considerandi

II 455 consid. 6 e rinvii, in particolare DTF 121 II 417 consid. 5a; RDAT

II-2002 n. 78; Alexandre Flückiger,

Commentaire LAT, Zürich 1999, n. 58 segg. ad art. 15; Piermarco Zen-Ruffinen/Christine Guy-Ecabert, op. cit., n.

318-321). Orbene, alla luce di tale definizione non si può di certo affermare

che le part. __________ e __________ appartenessero al territorio già

largamente edificato solo per il fatto che erano posizionate a margine di una zona

residenziale. In realtà, i fondi facevano e fanno tuttora parte di un'ampia area

verde legata alla __________ che assume un'importanza e una funzione indipendente

rispetto al territorio circostante.

3.5.4

Oltre che estromesse dal territorio già edificato in larga misura, le proprietà

RI 1 non erano neppure necessarie all'edificazione nei successivi quindici anni

giusta l'art. 15 lett. b LPT. Lo dimostra il fatto stesso che le zone

edificabili del PR del 1989 fossero ampiamente sovradimensionate, al punto che l'evoluzione

demografica del comune, valutata su base statistica, non ne avrebbe esaurito la

contenibilità.

3.6

Se ne deve concludere, dissentendo dall'opinione

del primo giudice, che nell'aprile del 1997 la mancata inclusione dei mapp. __________

e __________ in zona residenziale non abbia compromesso alcuna prospettiva di

edificarli in un prossimo futuro e, quindi, non abbia intaccato il diritto di

proprietà del ricorrente in modo da ingenerare espropriazione materiale. In

nessun tempo collocati all'interno di un PGC adottato conformemente ai dettami

della legislazione sulla protezione delle acque, esclusi dal territorio

edificato in larga misura e non necessari per soddisfare il bisogno di terreno

edificabile dei prossimi quindici anni, ancorché urbanizzati i fondi non avevano

oggettiva vocazione edilizia alla data determinante. Né l'insorgente poteva

seriamente pensare che un'edificazione sarebbe stata realizzabile con grande probabilità

in un avvenire prossimo o che un'assegnazione delle particelle alla zona edificabile

avrebbe dovuto imporsi per ragioni dedotte dal principio della buona fede. Anzi,

venuta meno la possibilità di costruire nel 1990 a cagione del mancato rilascio delle postulate licenze edilizie e perdurando questa situazione a

seguito della successiva entrata in vigore della zona di pianificazione comunale,

nel 1997 nulla poteva indurre RI 1 a credere che il destino dei mapp. __________

e __________ sarebbe cambiato. D'altro canto, dagli atti non risulta che il

ricorrente avesse mai ricevuto da organi competenti assicurazioni vincolanti

circa l'inserimento delle sue proprietà in una zona edificabile o garanzie

esplicite in punto alla possibilità di edificarvi opere rilevanti dal profilo

della polizia delle costruzioni.

3.7

In tema di sacrificio particolare, basterà

ricordare che la giurisprudenza ne fa dipendere l'esistenza dalla elevata

possibilità di attuazione dell'aspettativa edilizia in un prossimo futuro (DTF

119.

Ib 147 consid. 6; 112 Ib 492 consid. 8). Negata la sussistenza di questo

presupposto in virtù delle considerazioni illustrate in precedenza, dev'essere

di riflesso escluso il riconoscimento di un'indennità di espropriazione

materiale fondata sulla teoria del Sonderopfer (vedi pure STF 1A.191/2001 del

22.

maggio 2002 parzialmente pubblicata nella Praxis 2002, n. 166, p. 895, nella

quale si conferma chiaramente in un caso ticinese che la nozione di sacrificio

particolare non torna applicabile a casi di mancata attribuzione alla zona

edificabile di fondi per i quali non sia dato un obbligo di inserirveli).

In quanto volte ad ottenere il disconoscimento

dell'espropriazione materiale ammessa dalla prima istanza, le impugnative presentate

da CO 3, CO 1 e CO 2 devono essere senz'altro accolte.

4.

Indennità

e rimborsi vari

4.1

Accertata l'insussistenza dell'espropriazione

materiale, non occorre evidentemente pronunciarsi sul tema delle indennità. Questione,

questa, il cui esame avrebbe irrimediabilmente condotto all'annullamento della

decisione impugnata ed al rinvio degli atti al Tribunale di espropriazione per

determinare il valore residuo delle proprietà RI 1. In effetti, contrariamente

all'indennità di espropriazione formale che il primo giudice ha riconosciuto a RI

1, quella materiale non coincide con il valore edilizio pieno del bene

interessato, ma corrisponde alla differenza esistente il giorno in cui è

entrato in vigore il provvedimento pianificatorio tra il valore che avrebbe

avuto il fondo secondo la sua classificazione di zona e il valore dello stesso

fondo gravato dal vincolo di inedificabilità (DTF 122 II 326 consid. 6c/bb). In

parole povere, l'indennizzo si calcola deducendo dal valore edilizio pieno del

terreno il suo valore residuo.

4.2

In assenza di espropriazione, non entra

neppure in linea di conto la rifusione delle spese di progettazione e di perizia

rivendicata in tutte le sedi dal proprietario dei mapp. __________ e __________.

Infatti, quando non ricorrono gli estremi di un esproprio materiale, il Tribunale

di espropriazione non è nemmeno competente a decidere le pretese miranti al

risarcimento delle spese divenute inutili a seguito dell'adozione di un

provvedimento pianificatorio (RDAT II-2000 n. 38, consid. 4).

Quanto ai vincoli di solidarietà sui quali

le parti hanno dibattuto con fini diametralmente opposti, l'esito della controversia

di fondo permette di evadere l'argomento ricordando semplicemente che questo

speciale rapporto obbligatorio è dato solo per convenzione o per legge (vedi

art. 143 legge federale di complemento del Codice civile svizzero del 30 marzo

1911; CO; RS 220).

5.

Spese e

ripetibili

5.1

Nei procedimenti contenziosi di

espropriazione materiale le spese e le eventuali ripetibili vengono ripartite

come in una normale procedura amministrativa, ovvero a dipendenza dell'esito

del processo e del grado di soccombenza delle parti, conformemente al principio

in tal senso dedotto dagli art. 28 e 31 LPamm. Se l'esistenza

dell'espropriazione materiale è pacifica ed incontestata il proprietario avrà

invece diritto ad ottenere la stima dell'indennità a spese dell'ente

espropriante giusta l'art. 73 Lespr (RDAT I-1994 n. 48, 1987 n. 72, 1983 n.

82). Ai sensi di questa norma, le spese di procedura sono di regola interamente

a carico dell'ente espropriante, che è tenuto a versare all'espropriato un'equa

indennità a titolo di ripetibili. Una ripartizione delle spese e la rinuncia all'assegnazione

di ripetibili è consentita qualora le pretese dell'espropriato fossero

manifestamente esagerate o infondate (art. 73 cpv. 2 Lespr).

5.2

Nel caso di specie le parti si sono

avversate proprio sull'esistenza di un esproprio materiale. Le spese di

giustizia e le ripetibili di prima istanza vanno dunque poste a carico di RI 1

in funzione della sua totale soccombenza.

6.

Stante

quanto precede, il ricorso di RI 1 deve essere respinto, mentre vanno accolte

le impugnative proposte dagli enti pubblici, con la conseguente riforma del

giudizio impugnato nel senso di respingere l'istanza di espropriazione materiale

presentata a suo tempo dal proprietario delle part. __________ e __________ di __________,

addossando a quest'ultimo tassa di giustizia e ripetibili.

Posto che in questa sede tornano in ogni

modo applicabili gli art. 28 e 31 LPamm giusta il rinvio dato dagli art. 50

cpv. 3 e 70 Lespr (STF 1P.323/1996 del 9 giugno 1997), la tassa di giudizio viene

addebitata integralmente a RI 1 (art. 28 LPamm), con l'ulteriore obbligo di

rifondere alla CO 3, assistita da un legale iscritto nell'apposito registro, congrue

ripetibili (art. 31 LPamm).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti le norme di legge citate;

dichiara

e pronuncia:

1. Il ricorso

di RI 1 è respinto.

2. I ricorsi

della CO 3, del CO 1 del CO 2 sono accolti.

§. Di conseguenza i dispositivi 1, 2 e 3 della

decisione 19 ottobre 2007 del Tribunale di espropriazione sono annullati e riformati

come segue:

1. L'istanza di espropriazione materiale 26 luglio 2001 di RI 1 è

integralmente respinta.

2. La tassa di giudizio di fr. 1'500.- e le spese sono a carico

dell'istante, con l'obbligo di rifondere alla CO 3 fr. 3'000.- di ripetibili.

3. La tassa di

giustizia di fr. 6'000.- è posta a carico di RI 1. Quest'ultimo verserà inoltre

alla CO 3 analogo importo a titolo di ripetibili.

4. Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.

82 segg. legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).

5. Intimazione

a:

.

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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