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Decisione

52.2007.161

Espulsione di natura amministrativa

2 luglio 2007Italiano14 min

Source ti.ch

Fatti

A. Il

cittadino bosniaco RI 1 (1979) è entrato in Svizzera il 18 ottobre 1992 per

ricongiungersi con il padre __________, titolare di un'autorizzazione di

domicilio nel nostro Paese. A tale scopo, egli è stato posto al beneficio di un

identico permesso di quello del padre, con prossimo termine di controllo fissato

al 17 ottobre 2007.

B. a. Durante

il suo soggiorno in Svizzera, il ricorrente non ha mai terminato la propria

formazione professionale e ha accumulato diversi debiti. Oltre a ciò, egli ha

pure interessato a più riprese le nostre autorità giudiziarie penali. In

particolare, con sentenza 13 aprile 2006, la Corte delle assise criminali lo ha

condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione per diversi reati (infrazione aggravata

alla LStup, complicità in infrazione alla legge medesima, lesioni semplici,

danneggiamento, incendio intenzionale, delitto contro la legge federale sul

materiale bellico, contravvenzione alla LStup, ripetuta guida di un veicolo a

motore senza licenza di condurre, nonostante la revoca della licenza o senza

licenza di circolazione, ripetuto abuso della licenza e delle targhe).

b. Fondandosi su tali emergenze, il 31

gennaio 2007 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle

istituzioni ha deciso di espellere per una durata indeterminata RI 1 dal territorio

svizzero una volta scarcerato.

La decisione è stata resa sulla base degli

art. 10 cpv. 1 lett. a e b, 11 LDDS, e 16 ODDS.

C. Con

giudizio 24 aprile 2007 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione

dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.

In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi

fossero gli estremi per espellere l'interessato in virtù dei motivi addotti dal

dipartimento, considerando la decisione impugnata conforme al principio della

proporzionalità.

D. Contro la

predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale

cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento.

Il ricorrente ritiene la decisione impugnata

sproporzionata, in quanto il suo interesse a continuare a risiedere in Svizzera

sarebbe prevalente riguardo a quello di espellerlo, e che era sufficiente ammonirlo.

Pone in evidenza di soggiornare dall'età di 13 anni in Svizzera, dove vivono i

suoi più stretti famigliari, sostenendo di non avere più nessun legame con il

paese d'origine. Sottolinea di esercitare attualmente un'attività lucrativa che

gli permette di reinserirsi gradualmente nel mondo del lavoro. Invoca inoltre

la parità di trattamento con un altro caso, nel quale lo straniero non è stato

espulso.

Infine, chiede di essere posto al beneficio

dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.

E. All'accoglimento

del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento,

quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.

Considerato, in

diritto

1. 1.1. In

materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo

a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di

Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere

impugnate con un ricorso ordinario al Tribunale federale (art. 10 lett. a

LALPS).

1.2. Il ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale non è, di principio, ammissibile contro le

decisioni concernenti i permessi di dimora o di domicilio, salvo laddove un

diritto all'ottenimento di simili permessi si fonda su una disposizione particolare

del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 83 lett. c n. 2 LTF,

RS 173.110, in vigore dal 1° gennaio 2007; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425

consid. 1 con rinvii).

1.3. Sennonché, indipendentemente dalla

sussistenza di un diritto al rilascio di un permesso, per costante

giurisprudenza dell'alta Corte federale il ricorso ordinario è ammissibile

contro una decisione d'espulsione, rispettivamente, di minaccia dell'espulsione

ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS (DTF 96 I 266 consid.

1; cfr. anche art. 83 lett. c n. 4 LTF). E' dunque data

anche la competenza del Tribunale cantonale amministrativo a statuire sull'impugnativa

inoltrata da RI 1.

1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.

46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere

(art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base

degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).

Considerandi

2.

Giusta

l'art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS, il permesso di domicilio perde ogni validità in seguito ad espulsione o a rimpatrio.

Secondo l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero

può essere espulso dalla Svizzera o da un cantone, tra l'altro, quando è stato

punito dall’autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (lett. a), oppure

quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che

non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo

ospita (lett. b).

L'art. 11 LDDS dispone che l’espulsione può

essere pronunziata per un tempo indeterminato o per un termine non inferiore a

due anni (cpv. 1) e soltanto se dall'insieme delle circostanze risulta adeguata

(cpv. 3).

3.

Come

accennato in narrativa, durante il suo soggiorno in Svizzera RI 1 ha interessato

a più riprese le autorità giudiziarie penali.

Con decreto d'accusa 10 maggio 1999, il

Procuratore pubblico lo ha condannato a 6 giorni di detenzione (sospesi

condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni) e a una multa di fr.

1'200.– per circolazione in stato di ebrietà (alcolemia min. 1.26-max. 1.90 g‰), e il 29 aprile 2002 a 5 giorni di

detenzione per infrazione e contravvenzione alla LStup e infrazione alla LF

sulle armi e le munizioni.

Con sentenza 13 aprile 2006, la Corte delle

assise criminali ha condannato, insieme ad un altro correo, RI 1 a 3 anni e 6

mesi di reclusione per infrazione aggravata alla LStup, complicità in infrazione

alla legge medesima, lesioni semplici, danneggiamento, incendio intenzionale,

delitto contro la legge federale sul materiale bellico, contravvenzione alla

LStup, ripetuta guida di un veicolo a motore senza licenza di condurre,

nonostante la revoca della licenza o senza licenza di circolazione, ripetuto

abuso della licenza e delle targhe.

Ora, ritenuto che il ricorrente è stato

punito anche a una pena di reclusione e che con la sua condotta in generale e

con i suoi atti ha dimostrato a più riprese di non volere o di non essere capace

di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita, ne discende che

sono chiaramente dati gli estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett.

a e b LDDS.

Del resto, nemmeno l'insorgente contesta di

adempiere i requisiti dell'espulsione.

4.

Occorre

ora verificare la proporzionalità del provvedimento pronunciato dalla Sezione

dei permessi e dell'immigrazione.

4.1

Sotto questo profilo bisogna

considerare che, per giudicare dell'equità di un'espulsione, l'autorità deve

tenere conto della gravità della colpa commessa dallo straniero, della durata

del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia

subirebbero in caso di espulsione. Se un'espulsione, nonostante la sua legale fondatezza

conformemente all'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS, non appare opportuna in

considerazione delle circostanze, lo straniero sarà minacciato di espulsione.

La minaccia sarà notificata sotto forma di decisione scritta e motivata e preciserà

quanto le autorità si attendono dallo straniero (art. 16 cpv. 3 ODDS).

4.2

I reati commessi da RI 1 sono molto

gravi, in quanto commessi in alcuni settori particolarmente delicati per

l'intero ordine pubblico. Essendo inoltre recidivo, non si può escludere che egli

persista nel proprio modus vivendi anche in futuro. Su questi aspetti sono

eloquenti le considerazioni della sentenza della Corte delle assise criminali (consid.

21):

"Oltre che

delle violazioni della LStup, per il traffico di circa 700 grammi di cocaina e

di 1 kg di eroina, trasporto ed importazione di 3.5/4 kg di hashish, complicità

in detenzione e possesso di 39 kg di marijuana e consumo di stupefacenti, RI 1

si è reso responsabile anche di incendio intenzionale, lesioni semplici e

danneggiamento oltre che di vari reati minori come le violazioni della LCStr e

il delitto contro la LF sul materiale bellico. Si tratta invero di una lista di

reati sorprendentemente lunga, di gravità manifesta, ed in cui, in astratto ed

in assenza di attenuanti, le sole violazioni della LStup giustificherebbero una

pena assai pesante, da aumentarsi ulteriormente per effetto del concorso con

gli altri reati. Tra i reati in concorso, sono apparsi particolarmente riprovevoli

agli occhi della Corte l'incendio intenzionale ai danni dello __________ Bar __________

e il lancio del lacrimogeno all'interno del __________ allorché questo era

sovraffollato. Episodio questo che avrebbe potuto avere conseguenze anche

letali, e che solo per fortuna si è risolto con delle "sole" lesioni,

seppure in danno di molti degli avventori, e con il grave danneggiamento

dell'esercizio pubblico. L'agire di __________, preso nel suo complesso, denota

notevole determinazione criminale. A nulla sembrano essere serviti i moniti

ricevuti in precedenza: a dispetto dell'espiazione di una breve pena, e

soprattutto dei due periodi (di circa due mesi ciascuno) di detenzione

preventiva, oltre naturalmente alla consapevolezza di essere oggetto di

inchiesta per i reati già commessi, egli ha puntualmente ripreso a delinquere

dopo ogni suo rilascio. Il quadro soggettivo che se ne ricava non può sin qui

che essere definito sconsolante".

Certo, per l'applicazione della pena la

Corte ha riscontrato pure degli elementi di giudizio favorevoli all'imputato,

come la sua giovane età e il forte stato di tossicodipendenza, e ha ritenuto in

suo favore uno stato di scemata responsabilità. Ha inoltre tenuto conto della sua

confessione fatta in aula, che ha quanto meno parzialmente compensato, ai fini

della determinazione della pena, la mancanza di collaborazione con gli

inquirenti. Non bisogna però dimenticare che l'autorità competente in materia

di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente di quello del giudice

penale. Se quest'ultimo tiene conto, anzitutto, del reinserimento sociale

dell'interessato, per l'autorità amministrativa è invece determinante il

mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva che

l'apprezzamento effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può avere,

nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello

dell'autorità penale (DTF 122 II 433 consid. 2b, 120 Ib 129 consid. 5, 114 Ib 1

consid. 3a).

Ora, di fronte a reati di tale gravità, solo

delle relazioni molto solide con il nostro paese permetterebbero di ritenere

l'interesse privato dell'insorgente prevalente su quello pubblico al suo allontanamento.

RI 1 è entrato in Svizzera nel 1992 all'età

di 13 anni per ricongiungersi con suo padre. Risiedendo nel nostro Paese da 15

anni, il suo soggiorno va pertanto considerato di lunga durata. Nonostante ciò,

bisogna considerare che egli non è mai riuscito ad integrarsi nella realtà del

nostro Paese, commettendo i noti gravi reati. Per di più egli non ha mai

portato a termine la sua formazione professionale, è rimasto disoccupato per

lungo tempo e ha contratto diversi debiti. Dal profilo delle sue relazioni

familiari va rilevato che, oltre a suo padre, in Svizzera vivono la moglie

dello stesso, che ha accudito il ricorrente quando è giunto nel nostro Paese, e

le sorellastre. Va comunque osservato che è da diversi anni ormai che RI 1 non

vive più in comunione domestica con loro. Del resto, pur avendo lasciato i

territori della ex Iugoslavia negli anni '90 anche a causa della guerra che allora

imperversava, in patria il ricorrente ha ancora sua madre e verosimilmente

altri familiari. Qui egli possiede poi senz'altro dei legami sociali e

culturali, dal momento che vi è nato e vi ha trascorso la sua infanzia. Inoltre

egli, celibe, è ancora relativamente giovane. Nel suo Paese d'origine, non si

troverà dunque confrontato a insormontabili problemi di risocializzazione. Nonostante

alcune inevitabili difficoltà iniziali, il suo rientro appare pertanto tutto sommato

esigibile. In siffatte circostanze, non permette di sovvertire tali conclusioni

il fatto che nell'ambito dell'espiazione della pena egli svolga dal 2 novembre

scorso l'attività di orticoltore e operaio presso un'azienda agricola di __________

(doc. D: certificato di lavoro 19.2.07). Tanto più che la libera decisione

delle autorità circa il permesso non può essere pregiudicata dall'esistenza di

un rapporto di lavoro (cfr. art. 8 cpv. 2 ODDS). La sua attuale esperienza professionale

gli sarà in ogni caso utile una volta rientrato in Patria per trovare un

impiego.

4.3

Nel caso di specie, le autorità

inferiori non hanno pertanto disatteso le disposizioni legali invocate.

Difatti, la decisione censurata non procede da un esercizio abusivo del potere

di apprezzamento che la legge riserva all'autorità di polizia degli stranieri in

ordine alla valutazione dell'adeguatezza della misura adottata.

Considerata la gravità della colpa e il

comportamento tenuto durante il suo soggiorno - che fanno di lui una persona

indesiderata in Svizzera - nemmeno la richiesta dell'insorgente di essere

semplicemente minacciato di espulsione può essere accolta.

5.

Non

occorre esaminare in che misura il ricorrente sia legittimato a prevalersi

della violazione dell'art. 8 CEDU nelle relazioni con suo padre e con le

sorellastre. Va in effetti osservato che, comunque sia, giusta l'art. 8 n. 2

CEDU, un'ingerenza nell'esercizio del diritto al rispetto della vita privata e

famigliare è ammissibile, se è prevista dalla legge e se costituisce una misura

che, in una società democratica, è necessaria, tra l'altro, per la protezione

dell'ordine pubblico e per la prevenzione dei reati (cfr. DTF 119 Ib 90 consid.

4b; 118 Ib 161 consid. d). Orbene, l'espulsione del ricorrente persegue tali

fini e scaturisce da una corretta ponderazione tra l'interesse dello straniero

a che egli possa continuare a risiedere in Svizzera e l'interesse pubblico contrario.

Ne consegue che, anche qualora il ricorrente fosse legittimato ad invocare la

disposizione citata, la censura andrebbe respinta.

6.

Infine il

ricorrente invoca la parità di trattamento con un altro caso, in cui il Tribunale

federale ha annullato una decisione cantonale di espulsione, in quanto

sproporzionata, di uno straniero tossicodipendente condannato una decina di

volte, tra l'altro, anche per violazione alla LStup (STF 2A.468/2000 del

16.3

, consid. 4). Sennonché, il caso invocato dall'insorgente non permette

di giungere a conclusioni a lui più favorevoli, in quanto si fonda su una fattispecie

diversa da quella in esame. La citata vertenza concerne infatti un cittadino

italiano, entrato in Svizzera all'età di 9 anni nell'ambito del

ricongiungimento familiare, condannato a diverse pene privative di libertà di

un massimo di 25 mesi per un totale di 8 anni e mezzo. Egli soggiornava nel

nostro Paese da 27 anni e in Italia non aveva più parenti, mentre in Svizzera

stava seguendo da qualche anno una terapia per allontanarsi dal mondo della

droga e denotava buone possibilità di integrazione sociale.

7.

In esito

alle considerazioni che precedono, il ricorso va respinto, così come la domanda

di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio formulata in questa sede, già

per il fatto che il gravame era destinato all'insuccesso sin dall'inizio (art.

14.

Lag).

La tassa di giustizia e le spese seguono la

soccombenza (art. 28 PAmm).

Dispositivo

Per questi motivi,

visti gli art. 5, 6, 9, 10 cpv. 1 lett. a e b, 11

LDDS; 8, 16 ODDS; 8 CEDU; 83

lett. c n. 2 LTF; 10 lett. a

LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 60, 61 PAmm e la Lag;

dichiara

e pronuncia:

1. Il ricorso

è respinto.

2. La domanda

di assistenza giudiziaria e di gratuito patrocinio è respinta.

3. La tassa di

giustizia e le spese per complessivi fr. 1'000.– sono poste a carico del

ricorrente.

4. Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale

a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82. ss

LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto pubblico,

entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia costituzionale

al Tribunale federale (art. 113 ss LTF).

5. Intimazione

a:

;

Per il Tribunale cantonale amministrativo

Il presidente Il

segretario

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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