52.2007.169
Espulsione di natura amministrativa
4 luglio 2007Italiano16 min
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Numero d'incarto:
52.2007.169
Data decisione, Autorità:
04.07.2007, TRAM
Titolo:
Espulsione di natura amministrativa
ESPULSIONE
PROPORZIONALITÀ
art. 8 CEDU
art. 9 cpv. 3 let. b LDDS
art. 10 cpv. 1 let. a LDDS
art. 10 cpv. 1 let. b LDDS
art. 11 LDDS
art. 16 cpv. 3 ODDS
Incarto n.
52.2007.169
Lugano
4 luglio 2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Lorenzo Anastasi, presidente,
Stefano
Bernasconi e Matteo Cassina
segretario:
Thierry Romanzini, vicecancelliere
statuendo sul ricorso 21 maggio 2007 di
RI 1,
patrocinato dall' PA 1,
contro
la risoluzione 2 maggio 2007 (n. 2218) del Consiglio
di Stato, che respinge l'impugnativa presentata dall'insorgente avverso la
decisione 12 febbraio 2007 del Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei
permessi e dell'immigrazione, in materia di espulsione;
viste le risposte:
- 25 maggio 2007 del
Dipartimento delle istituzioni,
- 29 maggio 2007 del
Consiglio di Stato;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in
fatto
A. Il
cittadino macedone RI 1 (1954) è entrato la prima volta in Svizzera nel giugno
1977 per svolgervi un'attività lucrativa. Posto inizialmente al beneficio di un
permesso di dimora, nel 1987 ha ottenuto un permesso di domicilio, con prossimo
termine di controllo fissato per il 29 novembre 2007.
Nel 1980 il ricorrente si è sposato con la
cittadina proveniente dalla ex Iugoslavia __________, dalla quale ha
recentemente divorziato. Dallo loro unione sono nati nel nostro Paese __________,
__________ e __________, i quali hanno ottenuto in seguito la cittadinanza
elvetica per naturalizzazione.
Il ricorrente ha un'altra figlia, __________,
nata nel __________ e avuta con la sua attuale compagna G__________ (1964), cittadina
russa. Entrambe sono al beneficio di un permesso di dimora.
B. a. Durante
il suo soggiorno in Svizzera, il ricorrente ha contratto diversi debiti e interessato
le autorità amministrative e giudiziarie penali. In particolare, con sentenza 2
febbraio 2006, dalla Corte delle assise criminali egli è stato condannato,
insieme ad altri correi, a 6 anni di reclusione per infrazione aggravata alla
LStup.
b. Il 12 febbraio 2007 la Sezione dei
permessi e dell'immigrazione del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di espellere
RI 1 per una durata indeterminata dal territorio svizzero una volta scarcerato.
L'autorità dipartimentale gli ha
rimproverato il fatto di essere stato condannato a una pena di reclusione, e
che con la sua condotta in generale e con i suoi atti egli ha dimostrato a più
riprese di non volere o di non essere capace di adattarsi all'ordinamento vigente
nel Paese che lo ospita.
La decisione è stata resa sulla base degli
art. 10 cpv. 1 lett. a e b, 11 LDDS e 16 ODDS.
C. Con
giudizio 2 maggio 2007 il Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione
dipartimentale, respingendo l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
In sostanza, il Governo ha ritenuto che vi
fossero gli estremi per espellere l'interessato in virtù dei motivi addotti dal
dipartimento, considerando inoltre la decisione impugnata conforme al principio
della proporzionalità.
D. Contro la
predetta pronunzia governativa, RI 1 si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo chiedendone l'annullamento, previa concessione
dell'effetto sospensivo al gravame.
Il ricorrente ritiene la decisione impugnata
sproporzionata. Sottolinea di avere sempre svolto un'attività lucrativa e di
essere stato costretto a smettere di lavorare a causa di un serio infortunio subìto
nel 2002. Sostiene di avere iniziato a delinquere solo a causa dei suoi problemi
di salute. Rileva di non essere recidivo, tanto che il giudice penale ha deciso
di non espellerlo. Contesta inoltre di essere responsabile di gran parte dei
debiti rimproveratigli dal dipartimento, adducendo che sono stati contratti
dalla ex moglie.
Pone in evidenza la lunga durata del suo soggiorno
in Svizzera e il fatto che nel nostro paese risiedono i suoi più stretti
famigliari, sostenendo di volere ricominciare, non appena sarà scarcerato, una
nuova vita insieme alla sua attuale compagna e alla loro figlia __________.
E. All'accoglimento
del gravame si oppongono sia il Consiglio di Stato sia il dipartimento,
quest'ultimo con argomenti di cui si dirà, se necessario, in seguito.
Considerato, in
diritto
1. 1.1. In
materia di diritto degli stranieri, la competenza del Tribunale cantonale amministrativo
a statuire in merito ai gravami inoltrati avverso le decisioni del Consiglio di
Stato è data soltanto nella misura in cui queste ultime possono essere
impugnate con un ricorso ordinario al Tribunale federale (art. 10 lett. a
LALPS).
1.2. Il ricorso in materia di diritto
pubblico al Tribunale federale non è, di principio, ammissibile contro le
decisioni concernenti i permessi di dimora o di domicilio, salvo laddove un
diritto all'ottenimento di simili permessi si fonda su una disposizione particolare
del diritto federale o di un trattato internazionale (art. 83 lett. c n. 2 LTF,
RS 173.110, in vigore dal 1° gennaio 2007; DTF 127 II 60 consid. 1a, 126 II 425
consid. 1 con rinvii).
1.3. Sennonché, indipendentemente dalla
sussistenza di un diritto al rilascio di un permesso, per costante
giurisprudenza dell'alta Corte federale il ricorso ordinario è ammissibile
contro una decisione d'espulsione, rispettivamente, di minaccia dell'espulsione
ai sensi dell'art. 10 cpv. 1 LDDS (DTF 96 I 266 consid. 1; cfr. anche art. 83
lett. c n. 4 LTF). E' dunque data anche la competenza del Tribunale cantonale
amministrativo a statuire sull'impugnativa inoltrata da RI 1.
1.4. Il gravame in oggetto, tempestivo (art.
46 cpv. 1 PAmm) e presentato da una persona senz'altro legittimata a ricorrere
(art. 43 PAmm), è pertanto ricevibile in ordine e può essere deciso sulla base
degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm).
2. Giusta
l'art. 9 cpv. 3 lett. b LDDS, il permesso di domicilio perde ogni validità in seguito ad espulsione o a rimpatrio.
Secondo l'art. 10 cpv. 1 LDDS, uno straniero
può essere espulso dalla Svizzera o da un cantone, tra l'altro, quando è stato
punito dall’autorità giudiziaria per un crimine o un delitto (lett. a), oppure
quando la sua condotta in generale e i suoi atti permettono di concludere che
non vuole o non è capace di adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo
ospita (lett. b).
L'art. 11 LDDS dispone che l’espulsione può
essere pronunziata per un tempo indeterminato o per un termine non inferiore a
due anni (cpv. 1) e soltanto se dall'insieme delle circostanze risulta adeguata
(cpv. 3).
3. Come
accennato in narrativa, durante il suo soggiorno in Svizzera RI 1 ha interessato
a più riprese le autorità amministrative e giudiziarie penali.
Con decreto d'accusa 28 agosto 1995, il
Procuratore pubblico lo ha condannato a 15 giorni di detenzione (sospesi
condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni) e a una multa di fr. 1'000.–
per circolazione in stato di ebrietà (alcolemia min. 1.69-max. 2.12 g‰) e infrazione alle norme della
circolazione. Dal canto suo, il 23 maggio 2000 la Sezione dei permessi e dell'immigrazione
lo ha ammonito, con l'avvertenza che in caso di recidiva o di comportamento
scorretto avrebbe adottato una misura amministrativa nei suoi confronti, in
quanto egli non versava dal 23.11.99 gli alimenti ai figli __________ e __________,
Fatti
i quali erano dovuti ricorrere all'Ufficio del sostegno sociale e dell'inserimento
per ottenerne l'anticipo.
Con sentenza 2 febbraio 2006, la Corte delle
assise criminali ha condannato RI 1 a 6 anni di reclusione per infrazione
aggravata alla LStup, per avere, dall'ottobre 2003 al 16 marzo 2005, fatto
preparativi in correità con __________ allo scopo di acquistare e importare in
Svizzera 3 kg di cocaina destinati allo smercio, vendendone in più occasioni complessivamente
1 kg, procurandone a __________ 6 kg e negoziandone l'acquisto di altri 440 g.
Inoltre egli ha contratto diversi debiti e
ha aperte diverse procedure esecutive. Benché egli affermi che gran parte degli
stessi siano riconducibili agli esercizi pubblici della ex moglie (ricorso ad 3
e 8), dagli atti risulta che alcuni di essi sono comunque a suo carico (v.
estratto UEF __________ dell'8.9.04, agli atti).
Ritenuto che il ricorrente è stato condannato
anche a una pena di reclusione e che con la sua condotta in generale e con i
suoi atti ha dimostrato a più riprese di non volere o di non essere capace di
adattarsi all'ordinamento vigente nel Paese che lo ospita, ne discende che sono
chiaramente dati gli estremi per l'applicazione dell'art. 10 cpv. 1 lett. a e b
LDDS. Del resto, nemmeno l'insorgente contesta di adempiere i requisiti
dell'espulsione.
4. Occorre
ora verificare la proporzionalità del provvedimento pronunciato dalla Sezione
dei permessi e dell'immigrazione.
4.1. Sotto questo profilo bisogna
considerare che, per giudicare dell'equità di un'espulsione, l'autorità deve
tenere conto della gravità della colpa commessa dallo straniero, della durata
del suo soggiorno in Svizzera e del pregiudizio che egli e la sua famiglia
subirebbero in caso di espulsione. Se un'espulsione, nonostante la sua legale
fondatezza conformemente all'art. 10 cpv. 1 lett. a o b LDDS, non appare opportuna
in considerazione delle circostanze, lo straniero sarà minacciato di espulsione.
La minaccia sarà notificata sotto forma di decisione scritta e motivata e preciserà
quanto le autorità si attendono dallo straniero (art. 16 cpv. 3 ODDS).
4.2. Il reato commesso da RI 1 e giudicato
il 2 febbraio 2006 è molto grave, poiché riguarda un settore particolarmente
sensibile dell'ordine pubblico, quale è quello del commercio su larga scala di droga.
Il lungo periodo durante il quale si è svolto il traffico di stupefacenti
toglie il carattere di occasionalità al reato. D'altra parte, come emerge dal
giudizio penale, il ricorrente ha dimostrato la propria disponibilità a delinquere
in diverse occasioni. Bisogna inoltre rilevare che, come ha considerato la
Corte delle assise criminali (sentenza, consid. 25, pag. 37), il movente del
ricorrente è stato "in ogni caso quello del lucro, e se è vero che egli
non ne ha conseguito molto con le intermediazioni, vero è anche che egli ha
guadagnato bene dalla vendita al dettaglio del chilo che ha spacciato,
potendosi quantificare in circa fr. 30.– al grammo il suo margine, per il che
l'accertamento di un utile di circa fr. 30'000.–, senza considerare il provento
delle intermediazioni. Il movente economico delRI 1, estromesso dal mondo del
lavoro a seguito della propria precaria condizione di salute e gravato da pregressi
debiti (che __________ invece non aveva), è forse maggiormente comprensibile
rispetto a quello di __________, ma evidentemente la risposta alle proprie
difficoltà dell'accusato, incensurato e anch'egli 50enne, mai avrebbe dovuto
essere quella di lanciarsi pesantemente in traffici di droga nemmeno per la
figlioletta nata nel __________, denota anche in questo caso una riprovevole
mancanza di scrupoli e di valori". Certo, nell'applicazione della pena
la Corte ha ritenuto in suo favore, segnatamente il fatto che egli era
incensurato, che aveva alle spalle 30 anni di onesto lavoro nel nostro cantone,
che le vendite erano cessate già prima dell'arresto, nonché la sua difficile
situazione economica, aggravata da problemi di salute. Rimane comunque il fatto
che egli è stato pesantemente condannato, che è stato "solo
parzialmente confesso e il suo atteggiamento preprocessuale è indubbiamente
stato maggiormente volto alla propria difesa che non alla collaborazione con
gli inquirenti (sentenza, loc. cit.).
Il fatto che la Corte penale abbia deciso di non espellerlo non è determinante
nella presente fattispecie. Non bisogna infatti dimenticare che l'autorità
competente in materia di polizia degli stranieri persegue uno scopo differente
di quello del giudice penale. Se quest'ultimo tiene conto, anzitutto, del
reinserimento sociale dell'interessato, per l'autorità amministrativa è invece
determinante il mantenimento dell'ordine e della sicurezza pubblici. Ne deriva
che l'apprezzamento effettuato dall'autorità di polizia degli stranieri può
avere, nei confronti dello straniero, ripercussioni più rigorose di quello
dell'autorità penale, a maggior ragione in materia di stupefacenti (DTF 125 II
521 consid. 4; 122 II 433 consid. 2, 120 Ib 129 consid. 5,
114 Ib 1 consid. 3a; Wurzburger, La jurisprudence récente du Tribunal fédéral
en matière de police des étrangers, in: RDAF 53/1997 308).
Di fronte a un reato di tale gravità, solo
delle relazioni molto solide con il nostro paese permetterebbero di ritenere
Considerandi
l'interesse privato dell'insorgente prevalente su quello pubblico (STF 2A.7/2004
del 2 agosto 2004, consid. 5.1).
A questo proposito va rilevato che il
ricorrente è entrato in Svizzera nel 1977 all'età di 23 anni. Risiedendo nel
nostro Paese da oltre 30 anni, è innegabile che il suo soggiorno vada considerato
di lunga durata. Ciò non toglie comunque che, secondo la giurisprudenza
del Tribunale federale, anche in questi casi non si può a priori escludere
l’espulsione amministrativa laddove lo straniero si sia reso protagonista, come
nella presente fattispecie, di violazioni
particolarmente gravi dell'ordinamento penale (DTF 122 II 433; STF 2A.283/2005 del
17.
agosto 2005). In quest'ottica, l'alta Corte federale ha addirittura considerato
esigibile l'allontanamento per motivi di ordine pubblico di un cittadino comunitario
della cosiddetta seconda generazione che si era reso responsabile di diversi
crimini in Svizzera e che rispetto al ricorrente - nei confronti del quale sono
applicabili le disposizioni della LDDS - poteva appellarsi in materia di
espulsione alle norme meno severe previste dall'Accordo
tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati
membri, sulla libera circolazione delle persone (DTF 130 II 176).
Meno scontata, nell'ottica dell'esame della
proporzionalità del provvedimento, appare invece la definizione del pregiudizio
che egli e la sua famiglia subirebbero con la sua espulsione, ritenuto che in
Svizzera vivono i suoi tre figli di primo letto - due dei quali ormai
maggiorenni -, due fratelli, e la sua attuale compagna G__________ (doc. F),
con la quale nel __________ ha avuto una figlia. L'eventuale impossibilità per
l'insorgente di tornare in Svizzera avrebbe infatti delle conseguenze rilevanti
sui suoi legami personali con gli stessi, in quanto i loro contatti saranno
forzatamente limitati e resi difficili (v. doc. M: dichiarazione di __________),
anche se per il vero non appare di primo acchito inesigibile che G__________ e
la figlia __________ possano seguire il ricorrente in Macedonia, qualora
volessero continuare a vivere insieme a lui. A questo proposito non bisogna
comunque dimenticare che la convivenza con l'attuale compagna e il fatto di
avere quattro figli non hanno impedito a quest'ultimo di commettere i gravi
reati per i quali è stato condannato penalmente e di assumersi in questo modo
il concreto rischio di essere allontanato dalla Svizzera.
Dal profilo professionale, l'insorgente è stato
attivo principalmente nel ramo della ristorazione, nella ex Iugoslavia avendo imparato
la professione di pasticcere e pizzaiolo (ricorso ad 2). In Svizzera egli ha sempre
lavorato fino all'infortunio subìto nel luglio 2002. Attualmente egli lavora presso
la cucina del Penitenziario cantonale e, una volta scarcerato, intende riprendere
a svolgere un'attività regolare, ritenuto che ha già trovato un posto di lavoro.
Pone inoltre in evidenza di tenere in carcere un comportamento esemplare e di
fare il possibile per rimborsare i propri debiti (doc. A: dichiarazione 23.2.07
del direttore del penitenziario La Stampa; doc. G: preavviso 8.3.07 dell'Ufficio
di patronato per un congedo; H: dichiarazione 17.4.07 relativa all'assunzione
come aiuto-cuoco presso un grotto del Luganese). Ora, tali circostanze non sono
atte a sovvertire l'interesse pubblico che risiede dietro l'allontanamento di
uno straniero la presenza in Svizzera del quale è fortemente indesiderata, a
causa del grave crimine di cui si è reso colpevole nel recente passato. Giova infatti
ricordare che le autorità competenti
in materia di stranieri non sono tenute a rilasciare un permesso di soggiorno per
il fatto che lo straniero abbia tenuto buona condotta in fase di espiazione
della pena (STF 2A.296/2002, del 18.6.02, nella causa M.) o che questi abbia
delle prospettive d'impiego nel nostro Paese. Nulla
impedisce d'altra parte al ricorrente di svolgere la propria professione in
Macedonia, dove senz'altro possiede ancora dei legami sociali e culturali,
ritenuto che vi è nato e cresciuto e vi ha vissuto fino all'età di 23 anni.
Rientrando nel suo Paese d'origine, egli non si troverà dunque confrontato a
insormontabili problemi di riqualificazione professionale e di socializzazione.
Nonostante alcune inevitabili difficoltà iniziali, non da ultimo finanziarie
(doc. E), il suo rientro in patria appare pertanto tutto sommato esigibile. Del
resto, è certo che in Macedonia egli ha ancora un fratello con la propria
famiglia e la madre (ricorso, ad 1). Il fatto che, a suo dire, il suo rientro causerebbe
a quest'ultimi dei grossi problemi logistici, non è di rilievo ai fini del
presente giudizio, l'insorgente non dovendo per forza risiedere presso i medesimi.
4.3
In conclusione, un'attenta ponderazione
di tutti gli interessi in gioco permette di ritenere proporzionato il
provvedimento adottato dall'autorità inferiore. L'interesse ad allontanare il
ricorrente, dimostratosi persona oltremodo indesiderabile, è infatti
preponderante rispetto ai motivi di ordine privato da questi invocati.
Le autorità inferiori non hanno pertanto
disatteso le disposizioni legali applicate. La decisione censurata non procede
da un esercizio abusivo del potere di apprezzamento che la legge riserva
all'autorità di polizia degli stranieri in ordine alla valutazione dell'adeguatezza
della misura adottata.
5.
Non
occorre infine esaminare in che misura il ricorrente sia legittimato a
prevalersi della violazione dell'art. 8 CEDU, che protegge la vita familiare, soprattutto
per quanto riguarda le sue relazioni con i figli di primo letto. Va in effetti
osservato che, comunque sia, giusta l'art. 8 n. 2 CEDU, un'ingerenza nell'esercizio
del diritto al rispetto della vita privata e famigliare è ammissibile, se è
prevista dalla legge e se costituisce una misura che, in una società
democratica, è necessaria, tra l'altro, per la protezione dell'ordine pubblico
e per la prevenzione dei reati (cfr. DTF 119 Ib 90 consid. 4b; 118 Ib 161
consid. d). Orbene, l'espulsione del ricorrente persegue tali fini e scaturisce
da una corretta ponderazione tra l'interesse dello straniero a che egli possa
continuare a risiedere in Svizzera e l'interesse pubblico contrario. Ne consegue
che, anche qualora il ricorrente fosse legittimato ad invocare la disposizione
citata, la censura andrebbe respinta.
6.
In esito alle considerazioni che precedono, il ricorso dev'essere
respinto. Con l'emanazione del presente giudizio, la domanda di concessione
dell'effetto sospensivo al gravame diviene priva di oggetto. La tassa di
giustizia e le spese seguono la soccombenza (art. 28 PAmm).
Dispositivo
Per questi motivi,
visti gli art. 5, 6, 9, 10 cpv. 1 lett. a e b, 11
LDDS; 8, 16 ODDS; 8 CEDU; 83
lett. c n. 2 LTF; 10 lett. a
LALPS; 3, 18, 28, 43, 46, 47, 60, 61 PAmm;
dichiara
e pronuncia:
1. Il ricorso
è respinto.
2. La tassa di
giustizia e le spese per complessivi fr. 1'000.– sono poste a carico del
ricorrente.
3. Contro la
presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.
82. ss LTF). Qualora non sia proponibile il ricorso in materia di diritto
pubblico, entro il medesimo termine è ammesso il ricorso sussidiario in materia
costituzionale al Tribunale federale (art. 113 ss LTF).
4. Intimazione
a:
;
Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il
segretario
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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