52.2012.109
Ammonimento in materia di diritto degli stranieri
16 dicembre 2014Italiano13 min
Source ti.ch
Incarto n.
52.2012.109
Lugano
16 dicembre 2014
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale amministrativo
composto dei giudici:
Matteo
Cassina, vicepresidente,
Flavia Verzasconi, Stefano Bernasconi
segretario:
Thierry
Romanzini, vicecancelliere
statuendo
sul ricorso 15 marzo 2012 di
RI
1
patrocinato
da PA 1
contro
la
risoluzione 29 febbraio 2012 (n. 1093) del Consiglio di Stato, che respinge l'impugnativa presentata
dall'insorgente avverso la decisione 19 agosto 2011 del Dipartimento delle
istituzioni, Sezione della popolazione, in materia di ammonimento;
ritenuto, in
fatto
Fatti
A. Il 2 marzo 2007, il cittadino
italiano RI 1 (1964) - già al beneficio di permessi per confinanti dal 30
dicembre 1999 e di uno temporaneo UE/AELS dal 6 febbraio 2006 - ha ottenuto un
permesso di dimora UE/AELS per svolgere un'attività lucrativa nel nostro Paese.
Con sentenza 11 agosto 2010 la Pretura penale - in parziale riforma del decreto d'accusa 2 giugno 2009 (DA __________) - lo
ha condannato alla pena pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 60.-
ciascuna (corrispondenti a fr. 2'700.-), sospesa condizionalmente con un
periodo di prova di 3 anni, e alla multa di fr. 700.-, per incitazione
all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegale (fatti commessi da gennaio 2008 a marzo 2009).
Tale giudizio è stato confermato, in ultima istanza, dal Tribunale
federale con sentenza 28 giugno 2011 (STF 6B_201/2011).
B. Preso atto di questa condanna
penale, il 19 agosto 2011 la Sezione della popolazione del Dipartimento delle
istituzioni ha ammonito RI 1, avvertendolo che in caso di recidiva o di comportamento
scorretto sarebbe stata presa in esame la possibilità di emettere nei suoi
confronti una decisione di revoca del permesso di dimora. La risoluzione è
stata resa sulla base dell'art. 96 cpv. 2 della legge federale sugli stranieri
del 16 dicembre 2005 (LStr; RS 142.20).
C. Con giudizio 29 febbraio 2012, il
Consiglio di Stato ha confermato la suddetta risoluzione, respingendo
l'impugnativa contro di essa interposta da RI 1.
In sostanza, l'Esecutivo cantonale ha considerato il provvedimento
impugnato legittimo e conforme al principio della proporzionalità.
D. Contro la predetta pronunzia
governativa il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale
amministrativo chiedendone l'annullamento.
Secondo il ricorrente, ritenuto che l'entità della sanzione penale
inflittagli non è atta a comportare la revoca del suo permesso UE/AELS, non vi sarebbero
quindi nemmeno le premesse per ammonirlo.
E. All'accoglimento del gravame si
oppongono sia il Dipartimento che il Consiglio di Stato, senza formulare
particolari osservazioni al riguardo.
Considerato, in
diritto
1. La competenza del Tribunale
cantonale amministrativo è data dall'art. 10
lett. a della legge di applicazione alla legislazione federale in materia di
persone straniere dell'8 giugno 1998 (LALPS; RL 1.2.2.1). Il gravame,
tempestivo ai sensi dell'art. 46 cpv. 1 della legge di procedura per le cause amministrative
del 19 aprile 1966 (LPamm; BU 1966, 181) e presentato da una persona senz'altro
legittimata a ricorrere (art. 43 LPamm), è pertanto ricevibile in ordine e può
essere deciso sulla base degli atti, senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 LPamm).
Considerandi
2.
La presente causa trae origine
dalla decisione con la quale il Dipartimento ha ammonito RI 1, avvertendolo che
in caso di recidiva o di comportamento scorretto sarebbe stata esaminata la
possibilità di revocargli il permesso di dimora. La stessa è stata pronunciata
in applicazione dell'art. 96 cpv. 2 LStr, secondo cui se un provvedimento si
giustifica ma risulta inadeguato alle circostanze, alla persona interessata può
essere rivolto un ammonimento con la comminazione di tale provvedimento.
Ritenuto che l'art. 96 LStr non ha portata propria e che per
poter garantire un'applicazione di tale norma conforme al principio della
proporzionalità, occorre verificare innanzitutto quali disposizioni possano
entrare in linea di conto nella presente fattispecie (STF 2C_1008/2011 del 17
marzo 2012 consid. 3.2).
3.
3.1. L'Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea, nonché i suoi Stati membri, sulla libera
circolazione delle persone del 21 giugno 1999 (ALC; RS 0.142.112.681), si
rivolge ai cittadini elvetici e a quelli degli Stati facenti parte della Comunità
europea e disciplina il loro diritto di entrare, soggiornare, accedere a delle
attività economiche e offrire la prestazione di servizi negli Stati contraenti
(art. 1 ALC), stabilendo norme che, in linea di principio, derogano alle disposizioni
di diritto interno.
Ora, l'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC prevede, quale regola
generale, che i diritti conferiti dalle disposizioni dell'Accordo in parola
possono essere limitati soltanto da misure giustificate da motivi di ordine
pubblico, di pubblica sicurezza e di pubblica sanità. La direttiva 64/221/CEE,
nonché la prassi elaborata in materia dalla Corte di giustizia delle Comunità
europee (CGCE) antecedentemente alla data della firma dell'accordo
contribuiscono poi a definire la portata di questa disposizione (cfr. art. 16
cpv. 2 ALC e art. 5 cpv. 2 Allegato I ALC). Secondo la giurisprudenza della
CGCE, le deroghe alla libera circolazione devono essere comunque interpretate
in modo restrittivo. In questo senso, il ricorso da parte di un'autorità
nazionale alla nozione di ordine pubblico per restringere questa libertà
presuppone una minaccia effettiva e abbastanza grave a uno degli interessi
fondamentali della società (DTF 130 II 176 consid. 3.4.1; 129 II 215 consid.
7.
; sentenze CGCE del 27 ottobre 1977 nella causa 30-77, Bouchereau, Racc.
1977, 1999, n. 33-35, e del 19 gennaio 1999 nella causa C-348/96, Calfa, Racc.
1999, I-11, n. 23 e 25).
3.2
Dal canto suo, in diritto interno, l'art. 62 lett. c LStr
prevede che l'autorità competente può revocare i permessi, eccetto quelli di
domicilio, se lo straniero
ha violato in modo rilevante o ripetutamente o espone a pericolo l'ordine
e la sicurezza pubblici in Svizzera o all'estero o costituisce una minaccia per
la sicurezza interna o esterna della Svizzera.
Per giurisprudenza, una pena detentiva -
sospesa o da espiare - è di lunga durata se è stata pronunciata per più di un
anno, a prescindere dal fatto che sia stata sospesa in tutto o in parte oppure
che la stessa vada o sia stata effettivamente espiata (DTF 135 II 377 consid.
4.2
pag. 379 segg.; STF 2C_845/2012 del 13 febbraio 2013 consid. 3.1). Una
violazione della sicurezza e dell'ordine pubblici è per contro data in caso di
mancato rispetto di prescrizioni di legge e di decisioni delle autorità (art.
80.
cpv. 1 lett. a OASA). Vi è esposizione della sicurezza e dell'ordine pubblici
a pericolo, se sussistono indizi concreti che il soggiorno in Svizzera dello
straniero in questione porti con notevole probabilità a una loro violazione
(art. 80 cpv. 2 OASA).
3.3
L'art. 2 cpv. 2 LStr dispone che la legge federale sugli
stranieri si applica ai cittadini comunitari soltanto se il menzionato accordo
bilaterale non contiene disposizioni derogatorie o se non prevede disposizioni
più favorevoli.
Ritenuto che l'ALC è silente in merito alla possibilità di ammonire
un cittadino sottoposto alla regolamentazione dell'Accordo bilaterale in
parola, il Tribunale federale ha già sancito che l'art. 2 cpv. 2 LStr non
costituisce un impedimento all'applicazione dell'art. 96 cpv. 2 LStr anche nei
loro confronti (cfr. STF 2C_902/2011 del 14 maggio 2012 consid. 3).
Ne discende che la presente vertenza va esaminata sotto l'ottica dell'accordo
bilaterale in parola.
4.
4.1. In concreto, l'insorgente
ritiene di essere stato ammonito a torto dal Dipartimento. Sostiene che un simile
provvedimento nei confronti di un cittadino comunitario presuppone l'esistenza
di una minaccia attuale, effettiva ed abbastanza grave per l'ordine pubblico, giusta
l'art. 5 dell'Allegato I all'ALC, ciò che però non sarebbe il caso nella
presente fattispecie, essendo egli stato condannato soltanto ad una pena
pecuniaria di 45 aliquote giornaliere di fr. 60.- ciascuna, sospesa
condizionalmente con un periodo di prova di 3 anni, e ad una multa di fr. 700.-.
Ritiene inoltre che addirittura non siano nemmeno adempiute le condizioni per
la revoca del suo permesso sulla base del diritto interno.
4.2
L'ammonimento, giusta l'art. 96 cpv. 2 LStr, è una misura
volta ad rendere attento il cittadino straniero in merito al fatto che il suo
diritto a risiedere in Svizzera è a rischio e che pertanto, alfine di evitare
la perdita di una simile prerogativa, è necessario che quest'ultimo modifichi
il proprio comportamento. Come indicato dal Tribunale federale, l'adozione di
un provvedimento fondato sull'art. 96 cpv. 2 LStr presuppone tuttavia che le
condizioni per non rinnovare o per revocare l'autorizzazione di soggiorno siano
date, ma che, per ragioni esclusivamente
riconducibili al rispetto del principio di proporzionalità, l'autorità preposta
vi rinunci a favore di un avvertimento formale di questo genere (cfr. STF 2C_280/2014 del 22 agosto 2014 consid. 3 con vari rinvii).
La misura in parola si ripercuote comunque in maniera importante sulla
situazione giuridica della persona a cui è rivolta, nel senso che avrà un
sicuro peso nell'ambito della ponderazione degli interessi in gioco nel caso in
cui alla medesima dovesse in futuro venire prospettato un provvedimento più
incisivo nei suoi confronti, come per l'appunto la revoca o il mancato rinnovo
del permesso di dimora o di domicilio (cfr. anche Benjamin Schindler, in: Caroni/Gächter/Thurnherr [Hrsg.],
Bundesgesetz über die Ausländerinnen und Ausländer [AuG], 2010, n. 19 segg. ad
art. 96 AuG). Essa non incide tuttavia sul suo diritto attuale di entrare,
soggiornare, rimanere, o accedere ad un'attività economica nel nostro Paese, e
non impedisce pertanto all'autorità di esaminare nuovamente, a tempo debito, la
regolamentazione del soggiorno dell'interessato sulla base delle condizioni
previste dall'art. 5 cpv. 1 dell'Allegato I all'ALC e dalla giurisprudenza in
materia.
4.3
Tornando al caso in esame bisogna considerare che RI 1
ha ottenuto un permesso di dimora UE/AELS il marzo 2007 e che l'11 agosto 2010 è
stato condannato dalla Pretura penale alla pena pecuniaria di 45 aliquote
giornaliere di fr. 60.- ciascuna (corrispondenti a fr. 2'700.-), sospesa condizionalmente
con un periodo di prova di 3 anni, e alla multa di fr. 700.-, per incitazione
all'entrata, alla partenza o al soggiorno illegale (art. 116 cpv. 1 lett. a
LStr) per avere, nel periodo da gennaio 2008 fino al 20 marzo 2009, favorito il
soggiorno illegale di almeno sette cittadine straniere che si trovavano in
Svizzera per esercitare, senza autorizzazione, un'attività lucrativa.
Secondo gli accertamenti di polizia, RI 1 aveva consegnato alle
ragazze le chiavi delle camere __________ a __________ e redatto le relative notifiche
di polizia, sapendo o dovendo presumere che, in realtà, le medesime non si trovavano
nel nostro Paese in qualità di turiste, ma esercitavano attività lucrativa
abusiva in qualità di prostitute, raggiungendo l'adiacente esercizio pubblico __________
al fine di adescare i clienti, per poi accompagnarli nelle rispettive camere
presso la citata residenza. Come ha considerato la Corte di appello e di
revisione penale (sentenza 10.02.11, consid. 4.4. e 5.3.), il ricorrente "è
stato condannato quale autore principale del reato, avendo egli adempiuto i presupposti
oggettivi e soggettivi dell'infrazione, ancorché con un comportamento omissivo,
comunque punibile data la sua posizione di garante". È stato accertato
che "la responsabilità della conduzione dell'esercizio pubblico
incombeva interamente a RI 1 (verifica dello stato di igiene, consegna delle
chiavi alle ospiti, loro registrazione sui libretti di notifica alla polizia,
contatti con l'Ufficio cantonale che controlla i pernottamenti)".
L'insorgente si è quindi reso colpevole di un'azione
delittuosa che tocca un settore del nostro ordine pubblico - quale è
quello relativo alla regolarizzazione dell'entrata e del soggiorno delle
persone straniere in Svizzera - che ha assunto negli ultimi anni maggiore
importanza, prova ne sia che con l'entrata in vigore, avvenuta il 1° gennaio
2008, della legge federale sugli stranieri le pene in caso di incitazione/favoreggiamento
all'entrata o al soggiorno illegali nel nostro Paese sono state inasprite. Inoltre
la sua azione delittuosa, che come detto ha riguardato almeno sette cittadine
straniere soggiornanti illegalmente in Svizzera dedite alla prostituzione, si è
protratta per oltre un anno ed è cessata soltanto a seguito dell'intervento
degli inquirenti.
Per quanto il reato commesso dal ricorrente appaia di una
certa gravità e non sia troppo lontano nel tempo, resta comunque il fatto che, allo
stadio attuale delle cose, non si può comunque ancora ritenere che egli
rappresenti una minaccia effettiva e sufficientemente grave per la società, ai
sensi dell'art. 5 dell'Allegato I all'ALC. Bisogna infatti considerare che la
pena alla quale è stato condannato è unicamente di natura pecuniaria. L'interessato
non è quindi nemmeno stato oggetto di una pena privativa della libertà di lunga
durata, da cui l'art. 62 lett. b LStr fa dipendere la revoca di un permesso di
dimora. Si deve poi aggiungere che prima di questa condanna RI 1, il quale a
quel tempo già viveva in Svizzera da alcuni anni e che durante il suo soggiorno
aveva sempre lavorato e non aveva mai fatto capo all'aiuto sociale, era incensurato
e che il magistrato penale che lo ha sanzionato ha formulato un pronostico
favorevole nei suoi confronti, sospendendo condizionalmente la pena pecuniaria.
Del resto, la stessa autorità dipartimentale ha espressamente indicato nella
propria decisione che l'entità della sanzione penale inflitta all'interessato
non giustificava una revoca del suo permesso di dimora UE/AELS. In simili
circostanze quest'ultima non aveva di conseguenza nemmeno il diritto di
ammonirlo, in quanto, come sopra esposto (consid. 4.2), ciò avrebbe potuto
avere luogo soltanto nel caso in cui, una volta accertata l'esistenza delle
condizioni per revocargli l'autorizzazione di soggiorno, fossero subentrate
considerazioni legate al rispetto del principio della proporzionalità ad impedire
la pronuncia di una simile misura.
5.
5.1. Stando così le cose, il
ricorso va dunque accolto con conseguente annullamento del giudizio impugnato,
nonché del provvedimento dipartimentale da esse tutelato.
5.2
Visto l'esito non si prelevano né tasse, né spese (art. 28 LPamm). Lo
Stato rifonderà al ricorrente, patrocinato da un avvocato, un indennità a
titolo di ripetibili per entrambe le sedi (art. 31 LPamm).
Per
questi motivi,
dichiara e pronuncia:
1.
Il ricorso è accolto.
§ Di conseguenza sono annullate:
1.1
la
risoluzione 29 febbraio 2012 (n. 1093) del Consiglio di Stato;
1.2
la decisione 19 agosto 2011 con cui il
Dipartimento delle istituzioni, Sezione della popolazione, ha ammonito RI 1.
2.
Non si prelevano
né tasse, né spese. La somma di fr. 500.- versata dal ricorrente a titolo di
anticipo gli viene restituita.
3.
Lo Stato del
Cantone Ticino rifonderà al ricorrente fr. 1'000.- a titolo di ripetibili per
entrambe le sedi.
4.
Contro la presente decisione è
dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna
entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. della legge
sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).
5.
Intimazione a:
Per
il Tribunale cantonale amministrativo
Il
vicepresidente Il segretario