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Decisione

52.2020.472

Revoca di 8 mesi della licenza di condurre per infrazione grave alle norme della circolazione (elusione dei provvedimenti per accertare l'inattitudine alla guida in concorso con altre infrazioni)

2 dicembre 2021Italiano20 min

speciali G e M. La decisione è stata resa sulla base degli art. 16c cpv. 1 lett. a e 16c cpv. 2 lett.

Source ti.ch

Incarto n.

52.2020.472

Lugano

2

dicembre 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale amministrativo

composto dei giudici:

Matea Pessina, giudice presidente,

Sarah Socchi, Fulvio Campello

vicecancelliera:

Barbara Maspoli

statuendo sul ricorso del 9 ottobre 2020 di

RI

1

patrocinato

da: PA 1

contro

la decisione del 9 settembre 2020 (n. 4643) del

Consiglio di Stato che ha respinto l'impugnativa presentata dall'insorgente

avverso la risoluzione del 27 aprile 2020 con cui la Sezione della

circolazione, Ufficio giuridico, gli ha revocato la licenza di condurre

veicoli a motore per la durata di otto mesi;

ritenuto, in

fatto

Fatti

A. RI 1 è nato il __________

1970 e ha conseguito la licenza di condurre veicoli a motore (cat. B) nel 1989.

Impiegato postale addetto alla distribuzione, in passato ha subito una revoca

della patente di guida della durata di un mese (scontata dal 22 giugno al 21

luglio 2019 inclusi) a seguito di un'infrazione medio grave alle norme della

circolazione (eccesso di velocità di 32 km/h in autostrada laddove vigeva un

limite di 80 km/h) commessa il 17 marzo 2019 (decisione del 7 giugno 2019).

B. a. Il 1° gennaio 2020,

verso le ore 04.00, RI 1 stava circolando in territorio di Rivera alla guida

del veicolo Suzuki targato TI __________ quando ha perso la padronanza del

mezzo, fuoriuscendo a destra del campo stradale e andando a collidere contro il

muretto di proprietà di una sua vicina di casa. Con l'aiuto di un passante, ha

quindi provveduto a spostare al di fuori della carreggiata la vettura, che,

avendo subito un danno totale, l'indomani è stata rimossa da un carroattrezzi.

È poi rincasato a piedi, senza avvisare né la polizia né la vicina, cui ha

comunicato l'accaduto solo la mattina seguente.

Interrogato dalla

polizia cantonale (che è risalita al veicolo coinvolto nell'incidente, e dunque

al conducente, grazie ai detriti abbandonati in loco), l'interessato ha

immediatamente ammesso i fatti, addebitandoli a un momentaneo colpo di sonno,

dando atto di avere bevuto un paio di birre durante i festeggiamenti di San

Silvestro. Ha inoltre segnalato la sua necessità professionale di disporre

della patente.

Al termine del

verbale, la licenza di condurre veicoli a motore gli è stata sequestrata dalle

forze dell'ordine, per poi essergli restituita il 17 gennaio 2020 in attesa

della decisione dipartimentale.

b. Preso atto del

rapporto di polizia, il 17 gennaio 2020 la Sezione della circolazione ha

notificato all'interessato l'apertura di un procedimento amministrativo,

invitandolo a determinarsi in relazione a una probabile revoca della licenza di

condurre. Raccolte le sue osservazioni, il 27 aprile successivo l'autorità

amministrativa ha risolto di revocargli la patente per la durata di otto mesi

(dal 1° luglio 2020 all'11 febbraio 2021 inclusi, tenuto conto del periodo già

effettuato dal 1° al 17 gennaio 2020 inclusi), autorizzando comunque in tale

periodo la guida dei veicoli delle categorie

speciali G e M. La decisione è stata resa sulla base degli art. 16c cpv. 1 lett. a e 16c cpv. 2 lett.

b della legge federale sulla circolazione stradale del 19 dicembre 1958 (LCStr; RS 741.01), nonché 33 cpv. 1

dell'ordinanza sull'ammissione alla circolazione del 27 ottobre 1976

(OAC; RS 741.51).

C.

Con giudizio del 9 settembre 2020 il Consiglio di Stato ha

confermato il provvedimento amministrativo, respingendo l'impugnativa contro di

esso presentata da RI 1.

Rilevato come i fatti fossero incontestati, il Governo ha dapprima

constatato la sussistenza, tra l'altro, di un'infrazione grave ai sensi

dell'art. 16c cpv. 1 lett. d e 91a cpv. 1 LCStr per avere eluso i

provvedimenti per accertare l'inattitudine alla guida. Posto come la stessa imponesse

- in ragione del precedente del 2019 - una revoca della durata minima di sei

mesi in base all'art. 16c cpv. 2 lett. b LCStr, ha poi confermato la misura disposta dall'autorità di

prime cure, ritenendola giustificata, benché superiore al minimo legale, a

fronte della vicinanza temporale della nuova infrazione rispetto alla scadenza (il

21 luglio 2019) della precedente revoca. Malgrado l'attestazione del datore di

lavoro, ritenuta non sufficientemente concludente, ha infine negato una riduzione

della durata della misura in virtù dell'invocata necessità di disporre della

patente per motivi professionali, reputando che vi fosse la concreta e

ragionevole possibilità di prescindere, almeno temporaneamente, dal condurre

veicoli, provvedendo ad esempio alla distribuzione a piedi o facendo capo a un

ciclomotore (cat. M), rispettivamente di impiegare l'interessato in

altre mansioni legale alla distribuzione, ricordando peraltro la possibilità

di vedersi ridurre la durata del provvedimento al minimo legale mediante la

partecipazione a un corso di aggiornamento riconosciuto.

D. Avverso quest'ultimo

giudizio, il soccombente si aggrava ora davanti al Tribunale cantonale

amministrativo, chiedendone in via principale l'annullamento (con retrocessione

degli atti al Governo per nuova decisione). Subordinatamente ne postula la

riforma nel senso che sia annullata la decisione della Sezione della

circolazione, rispettivamente che la durata della revoca sia ridotta a quattro

mesi in applicazione dell'art. 16b cpv. 2 lett. b LCStr oppure a sei

mesi giusta l'art. 16c cpv. 2 lett. b LCStr.

In sostanza, il ricorrente contesta di avere commesso l'infrazione grave

addebitatagli. Sostenendo di non essere stato consapevole dell'obbligo di

avvertire la polizia, ritiene che, nelle concrete circostanze, non possa

essergli rimproverato di non avere osservato i suoi doveri in caso di incidente.

Reputa quindi che venga a cadere uno dei presupposti oggettivi del reato di

elusione dei provvedimenti per l'accertamento dell'inattitudine alla guida. In

ogni caso non ne sarebbe dato l'elemento soggettivo, atteso ch'egli non era

cosciente dell'elevata possibilità di essere sottoposto a un esame

dell'alcolemia. Contesta inoltre la commisurazione della misura, ritenendo che giustificare

la durata superiore al minimo legale della revoca unicamente con la vicinanza

temporale della nuova infrazione rispetto alla scadenza della precedente misura

corrisponda a considerare due volte la sua recidiva. Confutando puntualmente le

argomentazioni della precedente istanza, che biasima per non avere esperito

un'istruttoria in merito, ribadisce infine la sua necessità professionale di

condurre veicoli a motore, pena il concreto rischio di perdere il lavoro.

E. All'accoglimento del

gravame si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari

osservazioni.

A identica conclusione perviene la Sezione della circolazione, riconfermandosi

nel proprio provvedimento. Delle sue argomentazioni si dirà, per quanto occorre,

nei considerandi in diritto.

F. Non vi è stato

un ulteriore scambio di allegati, stante la rinuncia del ricorrente a

presentare una replica.

G. Pendente causa, a

seguito degli stessi accadimenti, con decreto di accusa del 27 maggio 2020,

passato in giudicato, il competente procuratore pubblico ha ritenuto RI 1

colpevole di:

1.

guida in stato di inattitudine

per aver condotto la sua vettura essendo in stato di

spossatezza;

2.

infrazione alle norme della

circolazione

per avere negligentemente perso la padronanza di guida

cozzando conseguentemente contro un muro sito sulla sua destra;

3.

elusione di provvedimenti per

accertare l'inattitudine alla guida

per essersi intenzionalmente sottratto alla prova del

sangue o a un altro esame sanitario completivo per la determinazione

dell'alcolemia, allontanandosi dal luogo dell'incidente rendendosi

irreperibile, sapendo o comunque dovendo presumere, tenuto conto delle

circostanze (dinamica dei fatti, ora dell'incidente, ecc.), che la polizia

avrebbe ordinato tempestivamente la prova dell'alito o del sangue;

4.

inosservanza dei doveri in caso

d'incidente

per aver abbandonato il luogo dell'incidente senza

osservare i doveri impostigli per legge, in specie senza avvisare

immediatamente la danneggiata o avvertire senza indugio la polizia.

Fondandosi sugli art.

90 cpv. 1 LCStr (in relazione con gli art. 26 cpv. 1, 27 cpv. 1, 31 cpv. 1 e 2

LCStr e 2 cpv. 1, 3 cpv. 1 e 7 cpv. 2 dell'ordinanza sulle norme della

circolazione stradale del 13 novembre 1962 [ONC; RS 741.11]), 91 cpv. 2 lett. b,

91a cpv. 1 e 92 cpv. 1 LCStr (in relazione con l'art. 51 cpv. 1 e 3 LCStr),

ne ha proposto la condanna alla pena pecuniaria - sospesa condizionalmente per

un periodo di prova di tre anni - di 40 aliquote giornaliere da fr. 90.-

cadauna (corrispondenti a fr. 3'600.-), oltre che al pagamento di una multa di

fr. 700.-. Nonostante la gravità degli addebiti mossigli e della sanzione

inflittagli, l'interessato ha rinunciato a impugnare la predetta decisione, che

è quindi passata in giudicato incontestata.

Considerato, in

diritto

1. 1.1. La

competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 10 cpv. 2

della legge di applicazione alla legislazione federale sulla circolazione

stradale e la tassa sul traffico pesante del 24 settembre 1985 (LALCStr; RL

760.100).

La legittimazione attiva del ricorrente, personalmente e direttamente toccato

dal giudizio impugnato, di cui è destinatario,

è certa (art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24

settembre 2013; LPAmm; RL 165.100).

Il gravame, tempestivo (art. 10 cpv. 3 LALCStr e 68 cpv. 1 LPAmm), è pertanto

ricevibile in ordine.

1.2. Il giudizio può essere emanato sulla

base degli atti, senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm). L'audizione

testimoniale della vicina danneggiata, sollecitata dall'insorgente, non appare

infatti idonea ad apportare al Tribunale la conoscenza di ulteriori elementi

rilevanti per l'esito della vertenza.

2. 2.1. Secondo

costante giurisprudenza del Tribunale federale, l'autorità amministrativa

competente a ordinare la revoca della licenza

di condurre non può di principio scostarsi dagli accertamenti di fatto contenuti in una decisione penale passata in

giudicato, segnatamente laddove quest'ultima sia stata pronunciata secondo la

procedura ordinaria (DTF 139 II 95 consid. 3.2, 136 II 447 consid. 3.1, 129 II

312 consid. 2.4, 124 II 103 consid. 1c/aa). L'autorità amministrativa può scostarsi dal giudizio penale solo

se può fondare la sua decisione su fatti sconosciuti al giudice penale o da lui

non presi in considerazione, se assume nuove prove il cui apprezzamento conduce

a un risultato diverso o se l'apprezzamento delle prove compiuto dal giudice penale è in netto contrasto con i fatti accertati o

infine se il giudice penale non ha chiarito tutte le questioni di diritto, in

particolare quelle che riguardano la violazione delle norme della circolazione

(DTF 139 II 95 consid. 3.2, 136 II 447 consid. 3.1, 129 II 312 consid. 2.4, 124

Considerandi

II 103 consid. 1c/aa). A determinate

condizioni, tale autorità deve attenersi alle risultanze del giudizio

penale anche nel caso in cui quest'ultimo sia stato emanato nell'ambito di una

procedura sommaria (qual è quella del decreto di accusa), segnatamente ove la

decisione penale si basi essenzialmente su un rapporto di polizia. Ciò è il

caso, in particolare, se l'interessato sapeva o, vista la gravità

dell'infrazione rimproveratagli, doveva prevedere che nei suoi confronti

sarebbe stato avviato anche un procedimento amministrativo di revoca della

licenza di condurre e ciononostante ha omesso di far valere nel contesto del

procedimento penale i diritti garantiti alla difesa o vi ha rinunciato. In

simili circostanze, quest'ultimo non può attendere il procedimento

amministrativo per presentare eventuali argomenti difensivi e mezzi di prova, dato che era tenuto, secondo il principio

della buona fede, a proporli già in sede penale, nonché a esaurire, se del

caso, i rimedi di diritto disponibili contro il giudizio emanato in tale

procedura (DTF 123 II 97 consid. 3c/aa, 121 II 214 consid. 3a; STF 1C_415/2016

del 21 settembre 2016 consid. 2.1, 1C_312/2015 del 1° luglio 2015 consid. 3.1,

1C_631/2014 del 20 marzo 2015 consid. 2.1).

2.2

Nel caso di specie, a seguito degli eventi occorsi il 1° gennaio

2020.

RI 1 è stato condannato alla pena pecuniaria (sospesa condizionalmente per

un periodo di prova di tre anni) di fr. 3'600.-, corrispondente a 40 aliquote

giornaliere da fr. 90.- cadauna, oltre che al pagamento di una multa di fr.

700.-, per guida in stato di inattitudine (art. 91 cpv. 2 lett. b LCStr),

infrazione alle norme della circolazione (art. 90 cpv. 1 LCStr), elusione di

provvedimenti per accertare l'inattitudine alla guida (art. 91a cpv. 1

LCStr) e inosservanza dei doveri in caso d'incidente (art. 92 cpv. 1 LCStr),

così come meglio descritto in narrativa (consid. G). Il decreto di accusa del 27

maggio 2020 è rimasto incontestato ed è quindi regolarmente passato in

giudicato.

Ora, alla luce della giurisprudenza

citata al considerando precedente, in questa

sede il ricorrente non può più contestare i fatti così come stabiliti dalle

autorità penali, le quali hanno ormai statuito sulla fattispecie con

decisione passata in giudicato. Per evidenti ragioni d'unità di giudizio,

questo Tribunale è infatti vincolato agli accertamenti

che hanno portato alla condanna del 27 maggio 2020. Se l'insorgente

riteneva che la sanzione penale fosse stata emanata sulla scorta di un

presupposto fattuale inesatto, avrebbe dovuto far capo ai rimedi di diritto

indicati in calce al decreto di accusa e contestare l'infrazione che gli veniva

addebitata agendo in via d'opposizione, adducendo

in quel contesto tutte le censure e i mezzi di prova che riteneva utili ai fini della sua difesa. Tanto più

che egli si è sin da subito giustificato sostenendo di non essere stato al

corrente dell'obbligo di avvertire la polizia e dell'elevata possibilità che

quest'ultima lo sottoponesse a un esame alcolemico (cfr. verbale

d'interrogatorio del 1° gennaio 2020, pag. 3; ricorso al Governo, pag. 6 e

relativa replica, pag. 2). La sua linea difensiva - che ha ribadito ancora in

questa sede (cfr. ricorso, pag. 4 e 5) - avrebbe perciò dovuto coerentemente

indurlo a insistere onde tutelarsi al meglio, segnatamente contestando

l'elemento soggettivo delle infrazioni imputategli. Nulla di tutto ciò è

tuttavia avvenuto. L'insorgente - che in

sede penale non ha ritenuto di avvalersi dell'assistenza di un legale - è

invece rimasto passivo. Nonostante la gravità dei reati rimproveratigli e

l'importanza della sanzione inflittagli, si è adagiato sul decreto con il quale

il procuratore pubblico l'ha per finire condannato a una pena pecuniaria e una

multa segnatamente per avere omesso di osservare i suoi doveri in caso

d'incidente ed eluso i provvedimenti per accertare la sua eventuale

inattitudine alla guida, senza contestarlo. Per

ragioni sue, di cui non può che rammaricarsi, ha dunque lasciato passare

in giudicato la decisione penale, pur sapendo o dovendo presumere - vista peraltro

la sua passata esperienza (revoca della licenza di condurre nel 2019 per un

reato meno grave) - che i fatti accertati in sede penale avrebbero a questo

punto vincolato l'autorità amministrativa. Tanto più che la (legittima) coesistenza della doppia

procedura, penale e amministrativa, prevista dalla LCStr, è ormai fatto notorio

(cfr. DTF 139 II 95 consid. 3.2; STA 52.2018.335 del 5 dicembre 2018

consid. 2.2 e rif. confermata da STF 1C_50/2019 dell'11 febbraio 2019 consid.

3.2). In simili evenienze, il principio della sicurezza giuridica gli impedisce

di rimettere in discussione gli estremi dell'infrazione o la sussistenza del

reato al fine di eludere la misura di revoca che occorre applicargli (RtiD

I-2011 n. 41 consid. 3.1).

3.

3.1. Vincolato

all'accertamento dei fatti operato in sede penale, questo Tribunale può

nondimeno procedere a una valutazione giuridica autonoma degli stessi (STF

1C_50/2019 citata consid. 2.2, 1C_87/2009 dell'11 agosto 2009 consid. 2). Senza

alcun giovamento per il ricorrente, poiché gli accadimenti descritti nel

decreto di accusa del 27 maggio 2020 adempiono senz'ombra di dubbio tutti gli

elementi costitutivi, soggettivi e oggettivi,

del reato di elusione di provvedimenti per accertare l'inattitudine alla guida

di cui all'art. 91a cpv. 1 LCStr (Yvan Jeanneret, Les dispositions pénales de la loi sur la

circulation routière, Berna 2007, pag. 123 segg.). Di

riflesso, a RI 1 è imputabile il compimento di un'infrazione grave ai sensi

dell'art. 16c cpv. 1

lett. d LCStr (Cédric

Mizel, Droit et pratique illustrée

du retrait du permis de conduire, Berna 2015, pag. 500 segg.).

3.2

Le infrazioni delle prescrizioni sulla circolazione stradale

per le quali non è applicabile la procedura prevista dalla legge sulle multe

disciplinari comportano la revoca della licenza di condurre oppure

l'ammonimento del conducente (art. 16 cpv. 2

LCStr). Per stabilire la durata della revoca devono essere considerate le

circostanze del singolo caso, segnatamente il pericolo per la circolazione, la

colpa, la reputazione dell'interessato in quanto conducente di veicoli a motore

e la sua necessità professionale di fare uso del veicolo. La durata minima

della revoca non può tuttavia essere ridotta (cfr. art. 16 cpv. 3

LCStr).

La nuova LCStr prevede una durata minima della revoca a di-pendenza

dell'importanza dell'infrazione commessa (lieve, art. 16a; medio grave, art. 16b;

grave, art. 16c) e dei precedenti dell'interessato. In

particolare, commette un'infrazione grave colui

che intenzionalmente si oppone o si

sottrae alla prova del sangue, all'analisi dell'alito o a un altro esame

preliminare disciplinato dal Consiglio federale, che è stato ordinato o lo sarà

verosimilmente, o a un esame sanitario completivo oppure elude lo scopo di tali

provvedimenti (art. 16c cpv. 1 lett. d LCStr). In tal caso, la

licenza di condurre deve essere revocata per almeno sei mesi, se nei cinque anni precedenti la licenza è stata

revocata una volta per un'infrazione medio grave (art. 16c cpv. 2

lett. b LCStr).

In caso di concorso di infrazioni vige il principio dedotto dall'art. 49 del

codice penale svizzero del 21 dicembre 1937 (CP; RS 311.0), secondo il quale la

revoca è pronunciata in funzione dell'infrazione più grave, la quale può essere

aumentata in misura adeguata (cfr. STA 52.2016.559 del 28 marzo 2017 consid.

3.1

e rif.).

3.3

Dagli atti risulta che nel marzo 2019 RI 1 ha commesso

un'infrazione medio grave per la quale è stato oggetto di una revoca della

licenza di condurre di un mese, che ha finito di scontare il 21 luglio 2019.

Il 1° gennaio 2020 l'insorgente, messosi al volante della sua vettura in stato

di spossatezza, dopo avere negligentemente perso la padronanza di guida

cozzando contro il muro della sua vicina, ha abbandonato il luogo

dell'incidente senza osservare i doveri impostigli per legge (in specie senza

avvisare immediatamente la danneggiata o avvertire senza indugio la polizia) e

si è reso irreperibile, sottraendosi così intenzionalmente alla prova del

sangue o a un altro esame sanitario completivo per la determinazione

dell'alcolemia, sapendo o comunque dovendo presumere, tenuto conto delle

circostanze (dinamica dei fatti, ora dell'indicente ecc.), che la polizia

avrebbe ordinato tempestivamente la prova dell'alito o del sangue, così come

stabilito in sede penale.

3.4

Ora, il fatto di avere eluso i provvedimenti che la polizia, date le

circostanze, avrebbe ordinato per accertare una sua eventuale inattitudine alla

guida costituisce un'infrazione grave ai sensi dell'art. 16c cpv. 1

lett. d LCStr. Il Tribunale non ha ragione di scostarsi dalle valutazioni

giuridiche del procuratore pubblico, che su questo punto ha ritenuto data

l'esistenza del corrispondente reato previsto dall'art. 91a cpv. 1 LCStr

(cfr. anche Mizel, op. cit., pag.

501.

seg.). Tale infrazione - perpetrata a distanza di meno di cinque anni dalla

scadenza della precedente revoca per l'infrazione medio grave commessa il 17 marzo

2019.

(cfr. supra, consid. A e 3.3) - comporta già di per sé una revoca

di ammonimento della durata minima di sei mesi in base all'art. 16c cpv.

2.

lett. b LCStr. Nella quantificazione puntuale della sanzione amministrativa

che va irrogata occorre tenere in debito conto che l'infrazione è stata

commessa in concorso con altri reati (guida in stato d'inattitudine, infrazione

alle norme della circolazione e inosservanza dei doveri in caso d'incidente). Neppure

può essere trascurato che l'insorgente si è reso colpevole dell'illecito

stradale a distanza di meno di sei mesi dalla scadenza della precedente revoca

pronunciata nei suoi confronti in forza dell'art. 16b LCStr. Nel

commisurare esattamente il periodo di revoca secondo i criteri sanciti

dall'art. 16 cpv. 3 LCStr, anche il tempo trascorso dalla scadenza di una

precedente revoca gioca infatti un ruolo decisivo, nel senso che una recidiva a

breve termine va punita con maggiore severità di una nuova infrazione commessa

al limite del periodo di prova (cfr. STF 1C_366/2011 del 20 luglio 2012 consid.

3.5

che conferma la STA 52.2011.202 del 1° luglio 2011 consid. 3.4; cfr. Mizel, op. cit., pag. 543). Invano il

ricorrente si prevale infine di un'asserita sua assoluta necessità

professionale di condurre un veicolo a motore, ritenuto come la giurisprudenza

riconosca tale esigenza con estrema riserva e soltanto quando il mezzo

meccanico costituisce, per così dire, il posto di lavoro per l'amministrato (autisti

di professione, conducenti di taxi ecc.) o quando il fatto di non poter guidare

gli comporterebbe perdite di guadagno consistenti e costi rilevanti (cfr. DTF

128.

II 285 consid. 2.4, 123 II 572 consid. 2c; STA 52.2017.594 del 28 marzo

2018.

consid. 3.2 e rif.). Ora, in concreto è evidente che l'insorgente,

impiegato postale addetto alla distribuzione, non ha un'assoluta necessità di

condurre un veicolo. Anzitutto, perché non è escluso che egli possa svolgere la

sua attività di recapito - se non a bordo dei veicoli a tre ruote in uso a La

Posta, che apparentemente hanno una velocità massima superiore a 50 km/h (cfr.

dichiarazione del 5 ottobre 2020 del suo superiore __________, sub doc. D) -

mediante un ciclomotore in suo uso della categoria M (velocità massima per loro

costruzione di 30 km/h e cilindrata massima di 50 cm³),

la cui guida è legittimata dal provvedimento di revoca della Sezione della

circolazione (cfr. disp. 1.4). V'è inoltre da ritenere che tra le molteplici

possibilità d'impiego offerte dalla grande azienda alle cui dipendenze lavora,

egli possa temporaneamente trovare un'occupazione alternativa che non richieda

la patente di guida (lavorando ad esempio in qualità di impiegato in logistica

in un centro di spartizione anziché quale addetto al recapito), come del resto

dovrebbe fare quand'anche il provvedimento fosse ridotto al minimo legale di

sei mesi (sotto il quale non si potrebbe in ogni caso scendere; cfr. art. 16

cpv. 3 in fine LCStr).

Se ne deve concludere che, tenuto conto della gravità complessiva delle

infrazioni commesse, del grado di colpa che gli è imputabile, della sua

reputazione quale conducente, segnatamente della recidiva di cui si è macchiato

giusta l'art. 16c cpv. 2 lett. b LCStr e del fatto che non ha una

necessità professionale di guidare veicoli a motore, il provvedimento di revoca

di otto mesi tutelato dal Consiglio di Stato non può che essere ulteriormente

confermato da questo Tribunale. Ancorché

superiore al minimo legale di sei mesi, una misura di tale ampiezza risulta

senz'altro giustificata siccome conforme al diritto e rispettosa del principio

della proporzionalità, fermo restando che previa frequentazione di un corso di aggiornamento

riconosciuto dall'autorità essa potrà essere ridotta in applicazione dell'art.

17.

cpv. 1 LCStr (cfr. dispositivo n. 1.5 della risoluzione dipartimentale).

Va da sé che, una volta passata in giudicato la presente

decisione, il ricorrente dovrà prendere contatto con la Sezione della

circolazione e fissare con i suoi responsabili un nuovo periodo di espiazione della misura, che non potrà in ogni

modo essere troppo differito nel tempo, dato che l'infrazione risale al gennaio

2020.

e che le revoche d'ammonimento vanno scontate sollecitamente per

conservare il loro carattere istruttivo.

4.

4.1. Stante quanto precede,

il ricorso deve essere respinto.

4.2

La tassa di giustizia segue la soccombenza dell'insorgente (art. 47 cpv. 1

LPAmm). Non si assegnano ripetibili (art. 49 cpv. 1 LPAmm).

Per

questi motivi,

decide:

1.

Il ricorso è

respinto.

2.

La tassa di

giustizia di fr. 1'500.-, già anticipata dal ricorrente, resta interamente a

suo carico. Non si assegnano ripetibili.

3.

Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.

82.

segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS

173.110).

4.

Intimazione

a:

Per

il Tribunale cantonale amministrativo

Il

giudice presidente La

vicecancelliera