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Decisione

52.2020.473

Multa LEPICOSC - prestito di manodopera

22 aprile 2021Italiano22 min

nessun operaio esterno all'impresa di costruzione è più stato impiegato sul cantiere.

Source ti.ch

Incarto n.

52.2020.473

Lugano

22

aprile 2021

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale amministrativo

composto dei giudici:

Flavia Verzasconi, presidente,

Matteo Cassina, Fulvio Campello

vicecancelliera:

Elisa Bagnaia

statuendo

sul ricorso del 9 ottobre 2020 della

RI

1

patrocinata

daPA 1

contro

la decisione del 3 settembre 2020 della Commissione

di vigilanza per l'applicazione della legge sull'esercizio della professione

di impresario costruttore e di operatore specialista nel settore principale

della costruzione del 1° dicembre 1997 (LEPICOSC; RL 705.500), con la quale è

stata inflitta all'insorgente una multa di fr. 6'000.-;

ritenuto, in

fatto

A. La RI 1 è una società iscritta all'albo delle

imprese di costruzione a far tempo dal 29 settembre 2020. Come da scopo

sociale indicato a registro di commercio, essa si occupa di lavori di

manutenzione e riparazione nel settore immobiliare in genere, relativamente a

beni immobili direttamente o indirettamente riconducibili alla società; l'acquisto,

la vendita, la locazione e l'affitto di macchinari ed attrezzature edili; la

società può inoltre acquistare, detenere e alienare beni immobili, partecipare

ad altre imprese e società, nonché svolgere ogni altra operazione connessa o

utile allo scopo sociale.

B. a. Il 5 settembre 2019

la Commissione di vigilanza per

l'applicazione della LEPICOSC (CV-LEPICOSC) ha eseguito un controllo sui

mappali __________, __________, ________, __________, __________, __________, _________

e _______ di _________, di proprietà di E__________ e A__________, presso i

quali era in corso un'importante ristrutturazione - con cambio di destinazione

- dell'edificio con corte ivi presente, per un costo complessivo indicato nella

domanda di costruzione di fr. 1'350'000.-. L'autorità ha rilevato la presenza

di quattro operai della F__________, ditta iscritta all'albo LEPICOSC e

indicata quale impresa di costruzione per i lavori in parola, i quali stavano realizzando

la copertura del tetto in legno. Sono inoltre stati trovati sul cantiere due

ulteriori lavoratori, intenti ad eseguire demolizioni e costruzioni: un

dipendente della RI 1, di cui E_______ è socio gerente e A__________ è

direttrice, e uno della ditta C__________, di cui A__________ è procuratrice, il

quale ha dichiarato di essere in prestito alla RI 1. Entrambe queste società ai

tempi dei fatti qui in rassegna, non erano iscritte all'albo cantonale delle

imprese di costruzione.

b. Rilevata una situazione non chiara, e meglio l'esecuzione di opere da

capomastro da parte di ditte non autorizzate, il 13 settembre 2019 la

CV-LEPICOSC ha fatto divieto alla RI 1

e alla C__________ di proseguire i lavori da impresario costruttore sui fondi

in questione e ha notificato a entrambe

l'avvio di procedure disciplinari nei loro confronti. Non sono state presentate

osservazioni. Il 17 settembre 2019 è stato avviato un procedimento disciplinare

anche contro la F__________, la quale, con osservazioni del 27 settembre 2019,

ha segnalato all'autorità che le altre due ditte rilevate sul cantiere non

eseguivano lavori su sua commissione né in subappalto, ma che le stesse erano

state chiamate a sua insaputa ad operare sul cantiere direttamente dai proprietari

dell'immobile.

c. Dopo segnalazione da parte della Commissione paritetica cantonale

(CPC) della presenza sul cantiere di dipendenti della ditta RI 1 nonostante il

fermo lavori, il 14 gennaio 2020 la

CV-LEPICOSC ha effettuato nuovamente un sopralluogo sul posto. In tale

occasione essa ha rilevato la presenza di due operai presenti per conto della RI

1, uno già controllato precedentemente e uno assunto tramite agenzia

interinale, intenti ad eseguire lavori di sottomurazione dei muri portanti. Vi

erano inoltre due operai della F__________, i quali stavano eseguendo opere di

finitura e meglio degli intonaci. Con scritto del medesimo giorno, i

proprietari dei fondi in parola, A__________ e E__________, hanno segnalato

all'autorità che la C__________ non era più presente in cantiere e che per la RI

1 vi era unicamente un dipendente il quale, oltre a svolgere la funzione di

custode per i vari immobili di loro proprietà, stava eccezionalmente aiutando

l'impresa di costruzione.

Il 27 febbraio 2020 la F__________ ha trasmesso alla CV-LEPICOSC una copia del

contratto del 29 gennaio 2019 con cui la RI 1 le aveva prestato l'operaio presente

sul cantiere in occasione dei vari sopralluoghi eseguiti.

Con lettera del 3 marzo 2020 E__________ e A__________ hanno ribadito

che la C__________ non aveva più eseguito alcun lavoro sul cantiere e che per

la RI 1 era in corso la richiesta di iscrizione all'albo LEPICOSC. Hanno

inoltre aggiunto che l'edificio in questione avrebbe funto da loro abitazione primaria.

d. Con decisione del 3 settembre 2020

la commissione di vigilanza ha inflitto alla RI 1 una multa di fr. 6'000.- per

violazione dell'art. 4 LEPICOSC.

Il 29 settembre 2020 quest'ultima ditta ha ottenuto l'iscrizione

all'albo quale impresa di costruzione.

C. Avverso la suddetta decisione

di multa, la RI 1 insorge ora dinanzi al Tribunale cantonale amministrativo

chiedendo, in via principale, l'annullamento della medesima e la revoca

dell'ordine di sospensione dei lavori del 13 settembre 2019; in via subordinata

postula che la multa venga ridotta a fr. 500.-. Lamenta la violazione del suo

diritto di essere sentita per non aver potuto presenziare alla fase di

assunzione delle prove. Sostiene poi che il suo dipendente presente sul

cantiere fosse stato dato in prestito alla F__________ e pertanto stesse

operando sotto la direzione e la responsabilità di un'impresa di costruzione

regolarmente iscritta all'albo. Contesta ad ogni modo l'importo della multa che

non sarebbe commisurato all'eventuale colpa del contravventore, a suo avviso di

lieve entità.

D. All'accoglimento del

ricorso si oppone la CV-LEPICOSC, le cui osservazioni verranno, per quanto

necessario, riprese in seguito.

E. In sede di replica e

di duplica le parti hanno ulteriormente sviluppato le loro contrapposte

argomentazioni, riconfermandosi nelle rispettive domande di giudizio.

Considerato, in

diritto

1. La competenza

del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 17a LEPICOSC. La

legittimazione attiva dell'insorgente, destinataria della decisione impugnata

(art. 65 cpv. 1 della legge sulla procedura amministrativa del 24 settembre

2013; LPAmm; RL 165.100), nonché la tempestività del gravame (art. 16 cpv. 1 e

art. 68 cpv. 1 LPAmm), sono certe. Lo

stesso è dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti,

senza istruttoria (art. 25 cpv. 1 LPAmm).

2. 2.1.

L'insorgente contesta ogni accertamento esperito dall'autorità che sia in

contrasto con la sua versione dei fatti, sostenendo che tali fatti non le

sarebbero opponibili poiché essa non avrebbe potuto presenziare alla fase di

assunzione delle prove, ciò che configura una violazione del suo diritto di

essere sentita.

2.2. L'art. 34 LPAmm pone il principio secondo cui le parti hanno il diritto di

essere sentite. L'autorità prima di prendere una decisione permette alle parti

di esercitare, di regola per iscritto, questo diritto (art. 35 cpv. 1 e 2

LPAmm), salvo ricorra un caso particolare (art. 35 cpv. 3 e 4 LPAmm). La

giurisprudenza relativa all'art. 29 della Costituzione federale della

Confederazione Svizzera del 18 aprile 1999 (Cost.; RS 101) precisa poi che

l'interessato ha diritto di fornire prove sui fatti suscettibili di influire

sul procedimento, di consultare gli atti di causa, di partecipare

all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi in merito

(DTF 144 I 11 consid. 5.3 con rinvii). Il diritto di essere sentito è una

garanzia costituzionale di natura formale; la sua violazione implica, di

principio, l'annullamento della decisione resa dall'autorità, indipendentemente

dalle possibilità di successo nel merito (DTF 137 I 195 consid. 2.2 con

rinvii). In particolare, il diritto di essere sentito dev'essere garantito

qualora l'autorità amministrativa o il Tribunale intenda fondare la sua

decisione su una norma o su un motivo che non era stato addotto nel

procedimento in corso, che le parti non avevano invocato e sulla cui rilevanza

nel caso di specie non dovevano contare (DTF 145 IV 99 consid. 3.1 e rinvii).

La giurisprudenza ammette la possibilità di sanare il vizio nell'ambito di una

procedura di ricorso, qualora l'autorità chiamata a decidere disponga dello

stesso potere di esame di quella precedente. La sanatoria deve tuttavia

rimanere l'eccezione, segnatamente in presenza di gravi violazioni (DTF 137 I

195 consid. 2.3.2 con rinvii). Una riparazione entra inoltre in linea di

considerazione solo se la persona interessata non subisca un pregiudizio dalla

concessione successiva del diritto di essere sentito, rispettivamente dalla

sanatoria (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 con rinvii). In nessun caso, comunque, può essere ammesso che l'autorità pervenga,

attraverso una violazione del diritto di essere sentito, ad un risultato che

non avrebbe mai ottenuto procedendo in modo corretto (DTF 135 I 279

consid. 2.6.1).

2.3. Tornando al caso in esame, va anzitutto rilevato che la ricorrente non

spende una parola per spiegare quali accertamenti e in che modo le sarebbe

stato impedito di presenziare alla fase di assunzione delle prove,

disattendendo così anche il suo obbligo di motivazione (art. 70 cpv. 1 LPAmm). Ad

ogni modo, la censura risulta del tutto infondata.

Premesso che l'autorità non è tenuta a preannunciare l'esperimento di un

sopralluogo sui cantieri, ciò che di tutta evidenza rischierebbe di

compromettere la verifica del rispetto delle norme applicabili, dopo il primo

controllo del 5 settembre 2019, l'insorgente ha ricevuto sia la notifica di

avvio del procedimento disciplinare a suo carico, con cui veniva tra l'altro

invitata a prendere posizione per iscritto, sia l'ordine di sospensione dei

lavori, contro il quale non è stato fatto ricorso. In entrambi i suddetti invii

si faceva esplicito riferimento al sopralluogo del 5 settembre 2019, per cui

l'insorgente avrebbe potuto chiedere l'accesso agli atti al fine di verificare

il contenuto dell'incarto, con particolare riferimento ai mezzi di prova

raccolti dall'autorità; ciò che tuttavia essa non ha fatto, rinunciando altresì

a presentare le sue osservazioni in merito alla procedura disciplinare. Il

secondo controllo del 14 gennaio 2020 è poi avvenuto

alla presenza di E__________, comproprietario dei fondi in questione e titolare

della RI 1. A quest'ultimo l'ispettore LEPICOSC ha fornito tutte le indicazioni

del caso. Né con lo scritto del 14 gennaio 2020, né con quello del 3 marzo 2020

(quest'ultimo in risposta alle ulteriori informazioni e spiegazioni fornite

dalla CV-LEPICOSC con lettera del 27 gennaio 2020) né in altro modo, E__________

e A__________ hanno mai chiesto alcunché in merito agli accertamenti esperiti,

così come neppure hanno mai postulato l'accesso agli atti o offerto prove di

qualsivoglia genere. Ne consegue pertanto che nel caso di specie non è

ravvisabile alcuna violazione del diritto di essere sentita della ricorrente.

In questo senso la sua domanda di non considerare tutte le prove che contrastano

con la sua versione dei fatti appare finanche temeraria. Va poi considerato

che, anche nella denegata ipotesi che vi sia stata una simile lesione, la

stessa sarebbe da considerare sanata in virtù della possibilità (peraltro

nemmeno utilizzata) che la ricorrente ha avuto di accedere agli atti del

procedimento e per le ampie facoltà di esprimersi di cui essa ha potuto

beneficiare in questa sede.

3.

3.1. Giusta l'art. 3 LEPICOSC, a garanzia del corretto esercizio

delle rispettive attività è istituito un albo delle imprese di costruzione e

degli operatori specialisti. L'iscrizione all'albo abilita le imprese di

costruzione e gli operatori specialisti all'esecuzione dei lavori nei

rispettivi campi di attività (art. 4 cpv. 1 LEPICOSC). Sono operatori

specialisti nel settore principale della costruzione le persone giuridiche, le

società di persone o le ditte individuali che, con organico proprio, eseguono

lavori specialistici nell'ambito dei settori professionali elencati nell'allegato

(art. 1 cpv. 2 LEPICOSC). Non soggiace all'applicazione della LEPICOSC

l'esecuzione di lavori, a titolo professionale, di modesta importanza o

particolarmente semplici che possono essere eseguiti anche da persone senza

particolari conoscenze nel ramo della costruzione e senza l'ausilio di

attrezzature importanti (art. 4 cpv. 2 LEPICOSC). Sono considerati di modesta importanza i lavori i cui costi

preventivabili non superano l'importo di fr. 30'000.-; per gli operatori

specialisti questo limite è fissato a fr. 10'000.- (art. 4 cpv. 3

LEPICOSC). Dall'art. 6 LEPICOSC, il quale disciplina gli obblighi delle imprese

di costruzione e degli operatori specialisti, emerge chiaramente che la legge

si ripropone di imporre un minimo di requisiti professionali, onde garantire il

rispetto degli ordinamenti edilizi e della legislazione ambientale (lett. a),

delle norme a tutela della sicurezza sul cantiere (lett. b), delle disposizioni

di legge sul lavoro e sui contratti collettivi di lavoro (lett. c), delle

prescrizioni che disciplinano l'assunzione e l'impiego di lavoratori stranieri

non domiciliati (lett. d), nonché l'adempimento degli obblighi in materia di

contributi sociali e di determinati obblighi fiscali (lett. e - lett. f; cfr.

Messaggio del 30 agosto 1988 [n. 3344] del Consiglio di Stato concernente la legge sull'esercizio della professione di

impresario costruttore; STF 2P.196/1999 del 13 marzo 2000 consid. 3 c/bb).

L'esecuzione dei lavori non può essere suddivisa in lotti al fine di sottrarli

all'assoggettamento (art. 8 cpv. 2 del regolamento della legge sull'esercizio della professione di

impresario costruttore e di operatore specialista nel settore principale della

costruzione del 3 dicembre 2014; RLEPICOSC; RL 705.510). La violazione

delle disposizioni della LEPICOSC è punita dalla CV-LEPICOSC con l'ammonimento,

la multa fino a fr. 100'000.- o la radiazione dall'albo (art. 16 cpv. 1

LEPICOSC). Il contravventore è punibile

indipendentemente dal fatto che egli abbia agito in qualità di committente, di

progettista, di direttore dei lavori, di appaltatore principale oppure di

subappaltatore (art. 16 cpv. 3 LEPICOSC).

3.2. Dai materiali legislativi concernenti la legge sull'esercizio della

professione di impresario costruttore, la cui prima versione risale al 1989,

emerge che tali norme sono state volute per ovviare

alla problematica delle insufficienti qualifiche professionali e morali

delle imprese di costruzione attive nel settore dell'edilizia pubblica e

privata, imponendo dei requisiti professionali minimi al fine di tutelare la

collettività e i singoli cittadini dai pericoli derivanti, segnatamente, da

opere non eseguite a regola d'arte. Per ovviare ad un'incontrollata

proliferazione di imprese senza la benché minima preparazione tecnica o

organizzativa, assolutamente inidonee ad operare, è quindi stato introdotto un

albo delle imprese ed è stato stabilito che solo le imprese ivi iscritte

avrebbero potuto eseguire lavori edili di sopra e sottostruttura, eccezion

fatta per i lavori di modesta importanza e particolarmente semplici che

potevano essere eseguiti da persone senza conoscenze specifiche nel ramo delle

costruzioni (STF 2C_81/2014 dell'11 agosto 2014 consid. 4.2 e rinvii ivi

citati). Dal 1° gennaio 2014 la legislazione in questione si estende anche

all'esecuzione di lavori specialistici nell'ambito di alcuni settori (BU 2013

487).

Ne discende che nell'ambito dell'esecuzione di opere la cui importanza, per

tipo d'intervento e di costo preventivabile globale, supera le soglie fissate

dalla legge, solo le imprese di costruzione e gli operatori specialisti

iscritti all'albo possono eseguire lavori edili e del genio civile.

4. 4.1. Come accennato in narrativa, la ricorrente contesta

Fatti

i fatti addebitatile. Sostiene che la ristrutturazione dell'edificio in

questione era stata appaltata alla

ditta F__________, regolarmente iscritta all'albo, e che il suo operaio era

stato messo a disposizione dell'impresa di costruzione. Ciò sarebbe

confermato dal contratto d'appalto del 27 novembre 2018 (con la relativa

offerta) e dal contratto di prestito del personale del 29 gennaio 2019. In

occasione del controllo del 5 settembre 2019 infatti erano presenti in cantiere

un solo operaio della RI 1 e quattro operai della F__________ per cui non

sarebbe possibile ritenere che la ricorrente abbia, autonomamente e sotto la

propria responsabilità, eseguito opere da capomastro. Il fatto, comunque

contestato, che al momento del sopralluogo gli operai stessero eseguendo opere

diverse, non cambierebbe nulla. Nella denegata ipotesi in cui un illecito

venisse comunque ritenuto a suo carico, postula una sostanziale diminuzione

dell'importo della multa a fr. 500.-, ritenendo che un'eventuale colpa non

possa che essere considerata di lieve entità. Da una parte infatti in occasione

del primo controllo sarebbe stato presente unicamente un suo operaio a fronte

di quattro dipendenti dell'impresa di costruzione. Dall'altra la presenza in

cantiere del medesimo operaio durante il

secondo controllo sarebbe stata chiarita da E__________, il quale non aveva

compreso le conseguenze dell'ordine di sospensione dei lavori impartito alla RI

1 e aveva ritenuto lecito impiegare un suo dipendente per interventi non

rientranti nel campo d'applicazione della LEPICOSC su di un fondo di sua

proprietà destinato all'abitazione primaria. Ad ogni modo da quel momento

nessun operaio esterno all'impresa di costruzione è più stato impiegato sul cantiere.

Rileva infine che la multa risulta sproporzionata rispetto ad altri casi

giudicati da questa Corte, in particolare considerato il valore di fr.

320'000.- dell'appalto attribuito alla F__________.

4.2. In primo luogo, va osservato che la richiesta di annullamento dell'ordine

di sospensione dei lavori del 13 settembre 2019 è una domanda inammissibile in

questa sede, poiché esula di tutta evidenza dall'oggetto della decisione

impugnata che concerne la sanzione disciplinare inflitta e non il provvedimento

cautelare, il quale andava se del caso a suo tempo impugnato.

Premesso che non è contestato che i lavori in questione fossero, per importanza

e costo, assoggettati alla LEPICOSC, per quanto attiene al preteso prestito di

manodopera dalla ricorrente alla F__________, contrariamente a quanto sostenuto

nel ricorso, tale fatto è ben lungi dal poter essere dato per assodato.

Anzitutto va considerato che il contratto d'appalto del 27 novembre 2018 - e in

particolare l'offerta del 19 ottobre 2018 ad esso allegata - attestano lavori

commissionati alla F__________ per un costo complessivo inferiore a fr.

400'000.-, allorquando la spesa totale dell'intervento, come indicato nella

domanda di costruzione, ammonta a oltre fr. 1'300'000.-. Anche volendo

considerare che il compenso dell'appaltatore non comprende il costo dei

materiali, la mercede risulta meno di un terzo del preventivo globale per cui si

può ritenere che l'impresa di costruzione non fosse stata incaricata di tutti i

lavori edili previsti. Ciò viene d'altronde confermato dal dettaglio delle

opere di cui all'offerta del 19 ottobre 2019; ad esempio per la formazione

della piscina sono esplicitamente esclusi i lavori di scavo, riempimento, posa

piastrelle, e impiantistica (l'impresa di costruzione si è occupata unicamente

della formazione della platea, delle casserature, della posa dell'acciaio

d'armatura e del getto dei muri). Non viene nemmeno contemplata nella suddetta

offerta l'esecuzione di demolizioni e di sottomurazioni di muri portanti,

lavori che gli operai della ricorrente stavano eseguendo al momento dei

sopralluoghi (cfr. rapporti n. 2019-20 del 5 settembre 2019 e n. 2020-1 del 14

gennaio 2020 della CV-LEPICOSC). Considerato il divieto di suddividere in lotti

l'esecuzione dei lavori al fine di sottrarli all'applicazione della legge (art.

8 cpv. 2 RLEPICOSC), sebbene dal profilo organizzativo l'esecuzione di un

intervento edile possa essere affidato a più ditte, qualora si tratti di opere

che, nel loro insieme, per ampiezza e costo superano la soglia di legge, solo

le ditte iscritte all'albo possono effettuare i lavori da capomastro (STA

52.2017.322 del 9 luglio 2018 consid. 4.3; per un esempio riferito alla legge

prima della revisione del 1° gennaio 2014: STA 52.2007.57 del 4 maggio 2007

consid. 3.2). Ora in concreto, al di là dei lavori riferiti alla formazione

della piscina (che non sono comunque né di modesta importanza né semplici, così

come neppure eseguibili senza conoscenze tecniche e macchinari, cfr. al

riguardo STA 52.2015.501 del 21 dicembre 2018 consid. 5.3.1), è stato accertato

che gli operai della ricorrente hanno eseguito demolizioni, costruzioni e sottomurazioni

di muri portanti, opere queste ultime che, indipendentemente dal costo, non

possono definirsi lavori marginali, atteso che concernono le fondazioni

dell'edificio e che, se non eseguite a regola d'arte, comportano gravi problemi

di sicurezza delle strutture. A giusto titolo dunque la CV-LEPICOSC ha ritenuto

che almeno una parte dei lavori da capomastro in programma, non commissionati

all'impresa di costruzione, è stata eseguita dai dipendenti della ricorrente.

Benché poi l'offerta del 19 ottobre 2018 indichi la messa a disposizione di un

operaio da parte del committente per tre mesi, la presenza degli operai della

ricorrente è stata accertata per un periodo ben più lungo: i due lavoratori

controllati il 5 settembre 2019 hanno affermato di essersi interamente occupati

delle opere edili iniziate in novembre 2018 (cfr. rapporto n. 2019-20 del 5

settembre 2019), l'operaio della RI 1 era poi di nuovo presente in cantiere il

14 gennaio 2020 - dunque quattro mesi dopo - insieme tra l'altro a un secondo

operaio appositamente assunto dalla ricorrente tramite agenzia interinale (cfr.

rapporto n. 2020-1 del 14 gennaio 2020).

Va altresì rilevato che durante i due sopralluoghi, gli operai della F__________

stavano eseguendo lavori totalmente diversi da quelli che stavano svolgendo i

dipendenti dell'insorgente (rispettivamente dal lavoratore della C__________

che comunque aveva dichiarato di essere a sua volta in prestito alla RI 1; cfr.

rapporto n. 2019-20 del 5 settembre 2019); fatto questo che è particolarmente

dirimente e che permette di ritenere che non vi fosse alcun controllo da parte

della F__________ dei lavori che venivano eseguiti. In entrambe le occasioni

infatti, gli operai riconducibili alla RI 1 stavano eseguendo opere da

capomastro: in un caso stavano effettuando demolizioni e costruzioni (mentre

l'impresa di costruzione eseguiva lavori sul tetto) e nel secondo

sottomurazioni di muri portanti (mentre gli operai della F__________ si

occupavano degli intonaci), lavori che, come detto, potevano essere eseguiti

solo da ditte iscritte all'albo. Questo Tribunale ha già avuto modo di

precisare che il prestito di manodopera non è escluso, ma non deve essere di

importanza tale da snaturare l'identità dell'impresa (cfr. in tal senso anche art. 37 RLCPubb; STA 52.2006.361 del

3 aprile 2007, 52.2007.376 del 3 gennaio 2008 consid. 3.1), ciò che di tutta

evidenza avviene anche se il personale in prestito esegue lavori edili

importanti in totale autonomia e senza controllo da parte dell'impresa di

costruzione.

A ben vedere, l'unico elemento che effettivamente conforta la tesi ricorsuale è

il contratto di prestito di personale del 29 gennaio 2019, inviato dalla F__________

alla CV-LEPICOSC il 27 febbraio 2020. Su questo documento tuttavia, si

impongono una serie di considerazioni.

In primo luogo è quantomeno singolare che prima del 27 febbraio 2020 nessuno, né

la ricorrente né E__________ né l'operaio oggetto del prestito, abbiano mai

fatto riferimento a tale circostanza. Nemmeno la F__________, chiamata ad

esprimersi sull'addebito di aver funto da prestanome, nonostante la possibilità

di escludere la propria responsabilità, ha fatto alcun accenno al prestito di

personale; per contro con le proprie osservazioni del 27 settembre 2019 essa ha

esplicitamente dichiarato che gli operai dell'insorgente non eseguivano lavori

su sua commissione né in subappalto, che gli stessi fatturavano direttamente ai committenti e di non essere stata a

conoscenza di quali opere questi eseguissero. Va inoltre osservato che il

contenuto del contratto di prestito del 29 gennaio 2019, comunque successivo

all'inizio dei lavori e alla presenza dell'operaio della RI 1 (a suo dire in

cantiere già dal 2018), è alquanto impreciso: non sono indicati quali

lavori l'operaio eseguirà, se non un generico richiamo a tutti i lavori sui

mappali in oggetto, né per quale periodo né tanto meno quale remunerazione era

stata prevista, con il che ci si potrebbe chiedere se tale pattuizione sia

valida anche in assenza di accordo su di una parte degli elementi essenziali

del contratto. Ad ogni modo poi almeno in un caso, e meglio il 14 gennaio 2020,

i lavoratori dell'insorgente erano due e non uno solo come il documento indica.

Per queste ragioni, a giudizio di questo Tribunale, che valuta liberamente le

prove secondo il suo libero convincimento (art. 25 cpv. 1 LPAmm), non si può

ritenere che vi fosse in specie un prestito di manodopera, non nel senso

permesso dalla giurisprudenza per questi casi.

Visto quanto esposto, se ne deve concludere che nel caso in esame gli operai

della ricorrente hanno eseguito importanti opere edili senza la necessaria autorizzazione,

intervenuta solo posteriormente, in violazione pertanto dell'art. 4 LEPICOSC.

5. Accertato che la

RI 1 deve rispondere per la violazione delle norme sopra menzionate, resta da

verificare se la multa inflitta sia adeguata alla gravità dell'infrazione

commessa, alla colpa e alle condizioni personali del trasgressore.

Ora, nel caso di specie va innanzitutto considerato che il costo totale

dell'intervento era particolarmente elevato ed ammontava ad oltre fr.

1'300'000.-. Nonostante poi il divieto fatto alla ricorrente di proseguire i

lavori, il 14 gennaio 2020 due suoi operai erano ancora attivi sul cantiere in

parola. Uno di questi, presente anche in occasione del primo controllo, ha

dichiarato di aver eseguito dei lavori già a partire dal mese di novembre del 2018,

mentre che il secondo era stato appositamente assunto tramite agenzia

interinale; con il che si deve concludere che l'infrazione si è perpetrata nel

tempo ed è stata compiuta in totale dispregio dell'ordine di sospensione dei

lavori pronunciato dall'autorità di vigilanza, ragione per la quale le colpe

imputabili all'insorgente sono da considerare come piuttosto gravi. Non giova

al titolare della ditta ricorrente sostenere che non aveva compreso le

direttive dell'autorità e meglio l'ordine di sospensione dei lavori impartito

alla RI 1. Premesso che il contenuto del provvedimento cautelare era

assolutamente chiaro e vietava esplicitamente alla ricorrente di eseguire

lavori da impresario costruttore sul cantiere in parola, qualora vi fossero

stati dubbi in proposito spettava comunque a quest'ultima, e a lei sola,

accertarsi della portata della decisione dell'autorità (ad esempio chiedendo

delucidazioni alla CV-LEPICOSC), tenuto conto inoltre che, contrariamente a

quanto essa sostiene, non vi è stato l'impiego di un unico dipendente e che i

lavori eseguiti (in particolare le sottomurazioni in esecuzione durante il

secondo controllo) erano di tutta evidenza soggetti alla LEPICOSC.

Inoltre, la giurisprudenza di questa Corte citata dalla ricorrente per cercare

di dimostrare come l'importo della multa inflittale sarebbe sproporzionato, non

risulta pertinente. Il primo caso riguarda infatti una multa che era stata

inflitta ad una ditta regolarmente iscritta all'albo delle imprese di

costruzione che aveva funto semplicemente da prestanome (STA 52.2018.238 del 24

settembre 2018); mentre che nell'altra fattispecie menzionata dalla ricorrente

i lavori da eseguire erano di importo nettamente inferiore al caso qui in esame

(STA 52.2017.630 del 22 ottobre 2018).

Questo Tribunale ritiene pertanto correttamente commisurata all'entità

dell'infrazione e alla colpa del trasgressore la multa di fr. 6'000.- inflitta

alla ricorrente.

6. 6.1. Stante

quanto precede, il ricorso va respinto e la decisione impugnata confermata.

6.2. Dato l'esito, la tassa di giustizia è posta a carico della ricorrente,

soccombente (art. 47 cpv. 1 LPAmm). Non si assegnano ripetibili (art. 49

LPAmm).

Per

questi motivi,

decide:

1. Il ricorso è

respinto.

Considerandi

2.

La tassa di

giustizia di fr. 1'200.-, già anticipata dalla ricorrente, resta a suo carico.

Non si assegnano ripetibili.

3.

Contro la

presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art.

82.

segg. della legge sul Tribunale federale del 17 giugno 2005; LTF; RS

173.110).

4.

Intimazione

a:

Per

il Tribunale cantonale amministrativo

Il

presidente La vicecancelliera