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Decisione

60.2003.239

istanza di promozione dell'accusa. completazione delle informazioni preliminari. lesioni colpose. legge federale sulla circolazione stradale.

6 giugno 2005Italiano15 min

Source ti.ch

Fatti

a. Il

__________, alle ore __________, è avvenuto a __________ – in via __________ davanti

al numero civico __________, in direzione di __________ – un incidente della

circolazione che ha visto coinvolti PI 1, alla guida dell’autofurgone __________

targato __________ di proprietà della madre, ed il pedone IS 1, investito dal veicolo

– che stava affrontando una curva piegante a destra su un tratto di strada

pianeggiante – mentre attraversava la strada da destra verso sinistra; in seguito

all’evento, IS 1 ha riportato la frattura del femore, la contusione della

spalla sinistra e diverse escoriazioni agli arti inferiori.

b. Con

decisione 8.7.2003 il procuratore pubblico ha decretato il non luogo a

procedere in ordine al suddetto procedimento, ritenuto che – con riferimento al

titolo di infrazione alle norme della circolazione a’ sensi dell’art. 90 cifra

1 LCStr – “(…) gli accertamenti effettuati non hanno permesso di stabilire

con assoluta certezza i particolari della dinamica dell’incidente della

circolazione (…)”, per cui “(…) non risultano motivi sufficienti per promuovere

un procedimento penale nei confronti del conducente del veicolo (…), il quale,

sorpreso dall’improvvisa presenza sul campo stradale di IS 1, oltre a frenare

nulla poteva più mettere in atto per evitare la collisione che avveniva tra la

parte anteriore del suo veicolo e il pedone investito” (decreto di non

luogo a procedere 8.7.2003, p. 3 s.).

c. Con

tempestiva istanza IS 1 chiede, in via principale, di promuovere l’accusa nei

confronti di PI 1 per titolo di lesioni colpose gravi, sub. semplici e, in via

subordinata, di ordinare la completazione delle informazioni preliminari,

affermando al proposito – esposti i fatti emersi nel corso delle informazioni

preliminari – che l’indagato avrebbe violato gli art. 26, 31 e 32 LCStr e gli

art. 3 e 4 ONC: egli – anche nella contestata ipotesi in cui avesse proceduto a

50 km/h, come dichiarato – non avrebbe infatti adeguato la velocità alle

condizioni della strada, non avrebbe padroneggiato il veicolo ed inoltre avrebbe

trasgredito il principio generale di prudenza. Il nesso di causalità naturale

ed adeguato tra il comportamento dell’indagato e le lesioni sarebbe palese, per

cui – posto come non sussisterebbero circostanze tali da interrompere detto nesso

– sarebbero adempiuti i presupposti del reato ipotizzato. La ricostruzione in loco

della dinamica dell’incidente [per stabilire “(…) l’esatta posizione di IS 1

al momento dell’impatto con l’autofurgone guidato da PI 1, la posizione di

quest’ultimo allorquando IS 1 ha scorto l’autofurgone, nonché lo spazio

visibile di PI 1” (istanza di promozione dell’accusa 18/21.7.2003, p. 10)],

la ricostruzione peritale [“(…) una perizia sulla velocità del veicolo di PI

1 poco prima della collisione, nonché sulla velocità con la quale il medesimo

avrebbe dovuto circolare tenendo conto delle condizioni meteorologiche, del

genere e della conformazione della strada” (istanza di promozione dell’accusa

18/21.7.2003, p. 10)], alcuni interrogatori (tra i quali quello dell’indagato) e

l’assunzione agli atti della sua cartella clinica e di ogni altro documento

inerente le sue condizioni fisiche e psichiche permetterebbero infine un

esaustivo accertamento dei fatti.

d. Delle

osservazioni del procuratore pubblico e di PI 1, così come degli ulteriori

scritti, si dirà – se necessario – in diritto.

Considerandi

1.

1.1.

In

presenza di un non luogo a procedere, l'art. 186 cpv. 1 CPP concede alla parte

lesa, che si costituisce parte civile, la facoltà di presentare alla Camera dei

ricorsi penali, entro dieci giorni, un'istanza motivata di promozione

dell'accusa nei confronti del denunciato o querelato.

Il

primo presupposto per l'accoglimento di un'istanza di promozione dell'accusa,

risultante da consolidata giurisprudenza (REP. 1994 n. 115, 1989 p. 598 e 1987

p. 262), è l'esistenza di seri indizi di colpevolezza emergenti dagli atti. Per

principio, infatti, l'azione penale è essenzialmente pubblica e, come tale,

esercitata dal procuratore pubblico (art. 2 CPP) per cui la sua promozione,

attraverso il preventivo esame dell'accusa contro una determinata persona (art.

189.

CPP), non può essere lasciata all'arbitrio o al sentimento soggettivo della

parte lesa, ma deve fondarsi su oggettivi e concreti elementi indizianti.

In

questo senso non è sufficiente una diversa interpretazione delle risultanze da

parte dell'istante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto

grado circa altra conclusione che merita approfondimento istruttorio.

Seconda

condizione di ammissibilità (una volta data la prima) è la disponibilità di

nuove prove da assumere, rispettivamente la possibilità di approfondimento di

prove già acquisite, tale da consentire l'eventuale passo dall'indizio alla

certezza, come alle competenze del giudice di merito.

1.2

Giusta

l'art. 186 cpv. 4 CPP quando per il chiarimento della decisione sulla

promozione dell'accusa occorrono altre prove, questa Camera ordina al

procuratore pubblico la completazione delle informazioni preliminari.

La

completazione delle informazioni preliminari si rende necessaria quando il

decreto di non luogo a procedere è stato erroneamente pronunciato per carenza

dei presupposti processuali o di punibilità (ad esempio: intervenuta

prescrizione, incompetenza territoriale, tardività della querela, azione

ritenuta non punibile), oppure quando il procuratore pubblico ha ritenuto

erroneamente che un fatto, quand'anche venisse accertato, non costituirebbe

reato o quando ha apprezzato erroneamente una circostanza di fatto che, se

accertata correttamente, fonderebbe l'esistenza di seri indizi di colpevolezza,

oppure quando le informazioni preliminari sono carenti nell'accertamento dei

fatti, così da non permettere di stabilire la fondatezza dell'istanza di

promozione dell'accusa o del decreto di non luogo a procedere (REP. 1998 n.

110).

2.

2.1.

Come

detto, l’istante postula a carico dell’indagato la promozione dell’accusa per

titolo di lesioni colpose gravi, sub. semplici a’ sensi dell’art. 125 CP

[secondo cui è punito chiunque, per negligenza, cagiona un (grave) danno al

corpo o alla salute di una persona (BSK StGB II – A. ROTH, Basilea 2003, n. 1

ss. ad art. 125 CP)], sostenendo al proposito che nella fattispecie l’art. 90

cifra 1 LCStr [secondo cui è punito chiunque contravviene alle norme della

circolazione contenute nella presente legge o nelle prescrizioni di esecuzione

del Consiglio federale (A. BUSSY / B. RUSCONI, Code suisse de la

circulation routière, Commentaire, Losanna 1996, n. 3.1 ss. ad art. 90 LCStr)] – sola ipotesi accusatoria con la quale il decreto impugnato si è

confrontato – non sarebbe applicabile siccome assorbito dalla citata disposizione

(istanza di promozione dell’accusa 18/21.7.2003, p. 9); il magistrato inquirente

avrebbe quindi omesso a torto di esaminare i fatti sotto il profilo dell’art.

125.

CP.

2.2

Nel

caso in cui le lesioni colpose sono conseguenti alla violazione di norme della

circolazione stradale è in effetti applicabile – di regola – unicamente l’art.

125.

CP [decisione TF 6S.628/2001 del 29.11.2001; DTF 91 IV 30 e 211; decisione

24.9.1980

della Corte di cassazione del TF, pubblicata in REP. 1982 p. 41 s. ed

in DTF 106 IV 391; decisione 4.4.1984 dell’Obergericht del Canton Zurigo,

pubblicata in ZR 84 (1985) n. 20; G. STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht,

AT I, 3. ed., Berna 2005, § 18 n. 6; S. TRECHSEL, Schweizerisches Strafgesetzbuch,

Kurzkommentar, 2. ed., Zurigo 1997, n. 8 ad art. 117 CP; A. BUSSY / B. RUSCONI,

op. cit., n. 6.3 lit. c ad art. 90 LCStr]; se la persona

ferita non ha inoltrato querela penale e se le lesioni non sono gravi a’ sensi

dell’art. 125 cpv. 2 CP, resta invero applicabile l’art. 90 LCStr ed in

particolare la sua cifra 2 [secondo cui è punito chiunque, violando gravemente

le norme della circolazione, cagiona un serio pericolo per la sicurezza altrui

o assume il rischio di detto pericolo (DTF 121 IV 230; A. BUSSY / B.

RUSCONI, op. cit., n. 4.1 ss. ad art. 90 LCStr); decisione

TF 6S.628/2001 del 29.11.2001; DTF 96 IV 39; A. BUSSY /

B. RUSCONI, op. cit., n. 6.3 lit. c ad art. 90 LCStr].

Il

magistrato inquirente – nel rispetto di detta dottrina e giurisprudenza –

avrebbe quindi dovuto determinare le disposizioni applicabili

in concreto, spiegando esplicitamente – in ossequio al diritto di essere sentito,

che impone di menzionare, almeno brevemente, i motivi che l'hanno spinto a

decidere in un senso piuttosto che nell’altro e di porre quindi l'interessato

nelle condizioni di rendersi conto della portata del provvedimento e delle

eventuali possibilità di impugnazione presso

un'istanza

superiore, che deve poter esercitare il controllo sullo stesso (cfr., in merito

all’obbligo di motivazione, decisione TF 1P.737/2004 del 31.3.2005; decisione

TF 2P.113/1993 del 14.5.1993, pubblicata in RDAT n. 53/II – 1993; R. HAUSER /

E. SCHWERI / K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., Basilea

2005, § 55 n. 22 ss.; N. SCHMID, Strafprozessrecht, 4. ed., Zurigo/Basilea/Ginevra

2004, n. 260; G. PIQUEREZ, Procédure pénale suisse, Zurigo 2000, n. 796 ss.) – perché

non ha ritenuto applicabile alla fattispecie l’art. 125 CP (norma con la quale

si confronta sommariamente solo in sede di osservazioni a questa Camera),

rispettivamente l’art. 90 cifra 2 LCStr.

2.3

In

effetti, sembrerebbe che il procuratore pubblico non abbia verificato se l’indagato

avesse violato norme della circolazione stradale causando lesioni colpose [in

merito all’entità delle lesioni, si limita del resto a dire

che “dall’attestato dell’__________ di __________ del __________ risulta che

è stata rilasciata in buone condizioni, non vengono menzionate né menomazioni

permanenti, né un’inabilità al lavoro di lunga durata: (…)” (osservazioni

31.7

, p. 2) e che “non si riscontrano nemmeno tra l’altro gli elementi

oggettivi delle lesioni gravi così come ipotizzato dalla qui istante”

(osservazioni 31.7.2003, p. 5), senza pronunciarsi sull’esistenza o meno di una

querela penale a’ sensi dell’art. 125 cpv. 1 CP] siccome “(…) gli

accertamenti effettuati non hanno permesso di stabilire con assoluta certezza i

particolari della dinamica dell’incidente della circolazione (…)” e

segnatamente la velocità del veicolo (decreto di non luogo a

procedere 8.7.2003, p. 3).

A

torto. Giusta l’art. 32 cpv. 1 LCStr

– applicabile qualora il conducente rispetti la velocità segnalata, ma non

l’adatti alle circostanze (A. BUSSY / B. RUSCONI, op. cit., n. 1.1 ad art. 32

LCStr) – la velocità deve infatti sempre essere adattata alle circostanze, in

particolare alle peculiarità del veicolo e del carico, come anche alle

condizioni della strada, della circolazione e della visibilità; nei punti il

cui il veicolo potrebbe intralciare la circolazione, il conducente deve

circolare lentamente e, se necessario, fermarsi, in particolare dove la

visibilità non è buona, alle intersezioni con scarsa visuale ed ai passaggi a

livello; l’art. 4 cpv. 1 prima frase ONC – che concretizza il predetto disposto

– specifica inoltre che il conducente deve circolare ad una velocità che gli

permetta di fermarsi nello spazio visibile (DTF 121 IV 286; A. BUSSY /

B. RUSCONI, op. cit., n. 1.1 ss. ad art. 32 LCStr).

Ora,

l’indagato ha sostenuto di aver circolato a circa 50 km/h (verbale di

interrogatorio 24.6.2002, p. 2, allegato al rapporto di constatazione inerente

l’incidente della circolazione con ferimento 9.7.2002, AI 1), ossia nei limiti

di velocità massimi vigenti nella località in questione (rapporto di

constatazione inerente l’incidente della circolazione con ferimento 9.7.2002, p.

1, AI 1), per cui il procuratore pubblico avrebbe dovuto e potuto esaminare

(almeno) se la velocità dichiarata era conforme alle condizioni ambientali presenti

in occasione del sinistro. Questi – pur affermando che “non si sono potute

stabilire le condizioni meteorologiche esistenti al momento dell’incidente, (…)”,

che “non si è potuto stabilire l’influsso delle precipitazioni sulla

visibilità dei protagonisti (…)” e che “non si sono potute

stabilire le condizioni del manto stradale esistenti al momento dell’incidente,

(…)” (decreto di non luogo a procedere 8.7.2003, p. 3) – ha peraltro

concluso, alla luce del rapporto di constatazione inerente l’incidente della

circolazione con ferimento di data 9.7.2002 e delle deposizioni ivi contenute

(AI 1), che “(…) si è in grado di affermare che pioveva, pur non essendo in

grado di quantificare l’intensità di tali precipitazioni”, che “(…) si è

potuto comunque stabilire che, sia PI 1, sia IS 1, erano impediti nella

rispettiva visuale dalla presenza del muro della pensilina adiacente al garage

dello stabile in cui abita la famiglia __________; (…)” e che “(…) in

base alle diverse dichiarazioni lo stesso (manto stradale) era bagnato,

pur non potendo quantificare la presenza di acqua sul manto stradale” (decreto

di non luogo a procedere 8.7.2003, p. 3), fattori che dovevano imporgli di

confrontarsi con gli art. 32 cpv. 1 LCStr e 4 ONC per determinare

se l’indagato avesse adeguato la velocità dell’automobile – che stava

transitando su una strada secondaria comunale all’interno di una località –

alle circostanze concrete nelle quali era venuto a trovarsi (cfr. anche art. 31

cpv. 1 LCStr, secondo cui il conducente deve costantemente padroneggiare il

veicolo, in modo da potersi conformare ai suoi doveri di prudenza).

Il

fatto che sul campo stradale non siano state rilevate tracce di frenata non

appare comunque – contrariamente all’assunto del procuratore pubblico (decreto

di non luogo a procedere 8.7.2003, p. 3) – d’impedimento al fine di determinare

la velocità del veicolo: l’istante ha infatti riferito che “(…) prima di

immettermi sulla strada, sono uscita tra la vettura ed il muro di sostegno,

guardando in direzione di __________” (verbale di interrogatorio 3.7.2002,

p. 1; cfr. anche verbale di interrogatorio 25.6.2002, p. 1, entrambi allegati

al rapporto di constatazione inerente l’incidente della circolazione con ferimento

9.7

, AI 1); dagli atti risulta inoltre che, in seguito al sinistro, IS 1 –

urtata due volte dall’auto ([“(…) dopo l’urto iniziale, sono stata colpita

nuovamente dalla vettura, che sicuramente non si è fermata al primo impatto”

(verbale di interrogatorio 25.6.2002, p. 2, allegato al rapporto di

constatazione inerente l’incidente della circolazione con ferimento 9.7.2002,

AI 1)] – è stata sbalzata sulla corsia opposta a circa sedici metri di distanza

dall’angolo del muro che impediva la visuale (rapporto di constatazione inerente

l’incidente della circolazione con ferimento 9.7.2002, p. 5; cfr. anche

croquis, AI 1), per cui – sulla base di queste circostanze – si poteva individuare

con sufficiente verosimiglianza il punto di impatto tra il veicolo ed il pedone

e quindi risalire alla velocità oggettiva dell’automobile condotta dall’indagato.

2.4

La

conclusione di cui al decreto impugnato [secondo la quale “(…) PI 1, (…),

sorpreso dall’improvvisa presenza sul campo stradale di IS 1, oltre a frenare

nulla poteva più mettere in atto per evitare la collisione che avveniva tra la

parte anteriore del suo veicolo e il pedone investito” (decreto di non

luogo a procedere 8.7.2003, p. 4)] appare di conseguenza – non avendo il

procuratore pubblico esaminato la fattispecie alla luce dei doveri di prudenza

imposti dalle circostanze [cfr. anche art. 18 cpv. 3 CP (secondo cui commette

un crimine o un delitto per negligenza colui che, per un’imprevidenza

colpevole, non ha scorto le conseguenze della sua azione e non ne ha tenuto

conto. L’imprevidenza è colpevole se l’agente non ha usato le precauzioni alle

quali era tenuto secondo le circostanze e le sue condizioni personali; cfr., al

proposito, decisione TF 6S.457/2004 del 21.3.2005; DTF 129 IV 119; BSK StGB I –

G. JENNY, Basilea 2003, n. 63 ss. ad art. 18 CP)] – prematura, tanto più che il

carattere imprevedibile del comportamento della vittima non è di per sé sufficiente

per interrompere il nesso di causalità, la causa concomitante dovendo imperativamente

avere un peso tale da risultare la più probabile ed immediata dell'evento considerato

e relegare così in secondo piano tutti gli altri fattori, in particolare, il

comportamento dell'agente (cfr., in merito al nesso di causalità adeguato, BSK

StGB I – G. JENNY, op. cit., n. 71 ss. ad art. 18 CP; B. CORBOZ, Les

infractions en droit suisse, volume I, Berna 2002, n. 7 ad art. 125 CP).

3.

Il

gravame è parzialmente accolto e gli atti rinviati al procuratore pubblico

affinché proceda alla completazione delle informazioni preliminari ai sensi

dei suddetti considerandi con ogni atto che riterrà opportuno.

Non

si prelevano tassa di giustizia e spese; lo Stato della

Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà all’istante, che le ha protestate,

adeguate ripetibili.

Per questi

motivi,

richiamati gli

art. 184 ss. CPP, 125 CP, 32 e 90 LCStr ed ogni altra norma applicabile,

pronuncia

1.

L’istanza

è parzialmente accolta.

§ Il

decreto di non luogo a procedere 8.7.2003 emanato dall’allora procuratore

pubblico Claudia Solcà (NLP __________) è annullato ai sensi dei considerandi.

§§ Il

procuratore pubblico completerà le informazioni preliminari e si pronuncerà sul

seguito dell’azione penale.

2.

Non

si prelevano tassa di giustizia e spese; lo Stato della Repubblica e del

Cantone Ticino rifonderà a IS 1, __________, CHF 400.-- (quattrocento) a titolo

di ripetibili.

3.

Intimazione:

).

terzi implicati

PI 1

patrocinato

da: PA 1

Per la Camera

dei ricorsi penali

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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