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Decisione

60.2010.128

Ricorso contro la decisione del giudice dell'istruzione e dell'arresto in materia di libertà provvisoria. seri indizi. pericolo di recidiva. proporzionalità. misure sostitutive

29 aprile 2010Italiano23 min

Source ti.ch

Fatti

a. RI

1 è stato arrestato l’__________ con le accuse di tentato omicidio

intenzionale, sub. di tentate lesioni gravi, sub. di esposizione a pericolo

della vita altrui, sub. di lesioni semplici, di minaccia e di ingiuria in merito

ai fatti occorsi quel giorno medesimo a __________, quando – anche armato di

taglierino – avrebbe tentato di uccidere il vicino di casa __________

gettandogli addosso benzina e tentando di dargli fuoco (AI 1/5).

La

misura è stata confermata dal giudice dell’istruzione e dell’arresto per

l’esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e di preminenti motivi

di interesse pubblico (bisogni dell’istruzione, pericolo di collusione e

pericolo di recidiva) [AI 8].

b. Con

decisione 11.2.2010 il giudice dell’istruzione e dell’arresto ha respinto

l’istanza di libertà provvisoria 2/3.2.2010 di RI 1 (AI 78) in considerazione

della presenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e di un pericolo di

recidiva, ritenuta la proporzionalità del provvedimento (AI 93, inc. GIAR __________).

c. Il

procuratore pubblico, al termine dell’audizione 9.3.2010, ha esteso l’accusa a

carico del ricorrente per tentato assassinio (AI 117).

d. Il

25/26.3.2010 RI 1 ha presentato una nuova istanza di libertà provvisoria

chiedendo di essere immediatamente scarcerato, con l’obbligo di un trattamento

psicologico e/o farmacologico presso un istituto specializzato e con l’obbligo

di assumere domicilio separato dalla moglie, ad almeno 4 km da __________.

L’accusato,

con riferimento al referto 15.3.2010 del dr. med. __________, ha evidenziato

che il perito aveva rilevato un fondato pericolo di commettere nuovi reati, nel

senso che in situazioni di forte e prolunga pressione, in concomitanza con un evento

depressivo più o meno conclamato e di sviluppo di un sentimento di abbandono,

sarebbe stato possibile il passaggio all’atto. Ha sottolineato che dalla

valutazione dello psicologo __________ emergeva un dato in stridente

contraddizione con quanto accertato in sede di istruttoria e nella perizia

psichiatrica: lo psicologo avrebbe rilevato che alla sottoscala H4, Herris

& Lingoes si manifestava poca o nessuna ostilità verso gli altri. Non ci

sarebbero quindi state certezze assolute sul fatto che, una volta scarcerato,

potesse nuovamente passare all’atto, visto che nella perizia __________ questa

eventualità veniva messa in relazione con l’ostilità verso terzi. La carcerazione,

già per questo motivo, non avrebbe pertanto potuto essere mantenuta. Ha

sostenuto che, alla luce delle risultanze di causa e del fatto che non vi erano

ancora precisi riscontri, la questione dei seri indizi di colpevolezza avrebbe

dovuto limitarsi al reato di lesioni: sia la quantità sia la qualità del

liquido che avrebbe eventualmente raggiunto __________ non sarebbe stata tale

da poter prendere fuoco rispettivamente da provocare il decesso della vittima.

Ha rilevato che, contrariamente a quanto emergeva dalla perizia psichiatrica,

non si sarebbe immaginato delle persecuzioni inesistenti o una situazione di

abbandono inesistente e non sarebbero state la sua fantasia o la sua paranoia a

fargli vedere gente che tramava alle sue spalle. Sarebbe stato ovvio che, finché

non fosse stata chiarita la natura psichiatrica di __________, non si avrebbe

potuto avere un quadro completo relativo alle reazioni di RI 1, reazioni non

paranoiche ma a ben precise e scientifiche provocazioni. Sotto questo aspetto

la perizia avrebbe quindi presentato lacune non indifferenti. Ha infine contestato

diversi passaggi del referto del dr. med. __________ (AI 139).

e. L’istanza,

preavvisata negativamente dal magistrato inquirente (AI 140), è stata respinta

dal giudice dell’istruzione e dell’arresto con decisione 1.4.2010 (AI 152, inc.

GIAR __________).

Il

giudice dell’istruzione e dell’arresto, indicato il diritto applicabile, ha anzitutto

riproposto le considerazioni ritenute nella sua sentenza 11.2.2010 (AI 93, inc.

GIAR __________). Ha quindi ribadito l’esistenza di sufficienti e concreti

indizi di colpevolezza per i reati ipotizzati in relazione ai fatti che avevano

condotto al suo arresto. Elementi che risultavano sia dalle testimonianze (di __________,

di __________, di __________) e dai rilevamenti sia, almeno in parte, dalle

ammissioni dell’accusato. Dagli atti emergeva infatti che RI 1 aveva effettivamente

inzuppato con un liquido infiammabile __________ e dato fuoco al liquido fuoriuscito

dalla tanica quando la vittima si trovava a breve distanza dall’accusato; dagli

atti emergeva inoltre che RI 1 si era armato con un taglierino. Ha evidenziato

che i referti peritali avevano attestato che il liquido gettato era effettivamente

miscela, che il pezzetto di lama ritrovato per terra apparteneva al taglierino di

RI 1 e che il posizionamento a terra delle tracce di liquido infiammabile non collimava

con la tesi dell’accaduto esposta dall’accusato. Ha rimarcato che, sulla

consapevolezza, era illuminante la dichiarazione del soccorritore __________,

secondo cui l’accusato “ci raccontava che aveva gettato della benzina contro

il vicino e che il suo gesto era andato a buon fine perché lo aveva preso”.

Ha

di seguito evidenziato, come nella precedente sua decisione, l’esistenza di un

pericolo di recidiva. Ha ricordato che RI 1 era stato coinvolto in numerosi

procedimenti penali che avevano visto come coprotagonisti praticamente le

stesse persone che comparivano in questo procedimento penale. L’accusato non

sembrava avere elaborato razionalmente quanto avvenuto; al contrario, si era

dichiarato apertamente vittima di quello che riteneva un complotto orchestrato

da __________, unitamente a due vicine di casa. Se rimesso in libertà, quindi,

si sarebbe ritrovato nella medesima situazione precedente ai fatti. Il rischio

che, in caso di contatto, anche solo fortuito, con uno dei vicini potesse

ricadere in azioni che avrebbero potuto mettere in pericolo la vita di queste

persone era sicuramente presente. Di seguito, con riferimento al rapporto

peritale 15.3.2010, ha ritenuto che la perizia – che indicava una sindrome

delirante, con un disturbo di personalità paranoide, correlato da una sindrome

misto ansioso-depressiva – avvalorasse la tesi della pericolosità dell’accusato

e della possibilità che ricadesse nello stesso tipo di reato.

Ha

reputato non attuabile la possibilità di fissare una misura sostitutiva

dell’arresto consistente in un’immediata ed adeguata presa a carico

farmacologica e psicologica ed in un domicilio ad almeno 4 km dall’abitazione di __________. Ha evidenziato, dopo avere esposto uno stralcio della perizia,

che la terapia psicologica / farmacologica era già in corso al momento dei

fatti: non c’erano pertanto elementi per desumere che il pericolo di recidiva fosse

sufficientemente limitato da tale trattamento. Inoltre, anche se soggiornasse a

4 km da __________, come aveva proposto, poteva facilmente raggiungere la

moglie, con gravi conseguenze, se fosse stato informato di atti dei vicini nei

di lei confronti.

Infine,

ha ritenuto ossequiato il principio della proporzionalità della carcerazione in

considerazione della gravità delle accuse e della presumibile pena in caso di

conferma delle imputazioni.

f. Con

tempestivo ricorso RI 1 postula la sua immediata scarcerazione, assortita

dall’obbligo di un trattamento psicologico e/o farmacologico presso un istituto

specializzato e dall’obbligo di assumere domicilio separato dalla moglie in

luogo da designare e, inoltre, l’ammissione al gratuito patrocinio.

Il

ricorrente, esposti i fatti e riassunta la decisione impugnata, sostiene che il

referto 25.2.2010 dell’istituto di polizia scientifica dell’Università di __________

suscita parecchie perplessità nella misura in cui, dai riscontri qualitativi,

emergerebbero due tipi diversi di liquido. Anomalia che ritiene sconcertante:

sarebbe chiaro per tutti che il liquido contenuto e fuoriuscito dalla tanica,

rilevato sul terreno innevato e sui vestiti dell’accusato e della vittima, è il

medesimo. Sorgerebbe quindi un enorme punto interrogativo sulla portata

scientifica del referto peritale e sulla sua concludenza. Il predetto referto

non darebbe poi nessuna indicazione sulla concentrazione di liquido constatato

sul terreno e, soprattutto, sui vestiti di __________, alla luce del fatto che RI

1 e la vittima, avvinghiati, si erano rotolati sul terreno innevato. Non ci

sarebbe alcun riscontro a sapere se ed in quale misura i vestiti di __________

avessero potuto prendere fuoco, se sì con quale intensità rispettivamente se

ciò fosse idoneo a provocare delle lesioni od il decesso della vittima. Non ci

sarebbe il minimo riscontro probatorio serio e concludente per poter dare per acquisito

il rischio di decesso di __________, ciò che farebbe decadere le ipotesi di

tentato assassinio e di tentato omicidio. Si chiede come mai, se fosse vera la

fantasiosa e vittimistica tesi di __________, questi – dopo alcuni bicchieri di

latte / acqua – era rientrato al domicilio in perfetta forma ed il giorno dopo era

regolarmente al lavoro. La vittima non avrebbe peraltro indicato di avere avuto

tosse o strappi di vomito tipici di una persona che ingerisce sostanze estranee

al corpo. I seri indizi di colpevolezza si limiterebbero a presunte lesioni, da

liquidarsi con un decreto di accusa, ciò che farebbe propendere per una

violazione del principio della proporzionalità in relazione alla detenzione.

Afferma,

in merito all’uso del taglierino, che le “supertestimoni” (__________e __________)

non avrebbero potuto accordarsi tra di loro e con __________, come avrebbero

fatto per gli altri elementi atti ad incastrarlo nel preciso e scientifico disegno

di toglierlo dalla circolazione per un determinato periodo. Risulterebbe assolutamente

improponibile già da un profilo logico che volesse o potesse colpire __________

con il taglierino. Nemmeno lo avrebbe fatto: le predette “supertestimoni”

avrebbero escluso che egli avesse tagliato la giacca della vittima con il

taglierino. Il procuratore pubblico non sarebbe riuscito a fornire la prova a

sapere se i tagli sulla giacca di __________ siano compatibili con la lama del

taglierino ritrovata per terra rispettivamente se su quel pezzo di lama siano

state rinvenute fibre tessili compatibili con la giacca della vittima. Non si potrebbe

pertanto “costruire” il tentato assassinio o il tentato omicidio in

relazione al taglierino.

Non

si potrebbe parlare di una sua volontà di eliminare fisicamente __________, ma

semmai di una sua volontà di colpirlo con uno o due pugni, ciò che avrebbe

comportato il reato di vie di fatto o, nella peggiore delle ipotesi, di lesioni

semplici.

Si

dovrebbe pure considerare il suo stato di temporanea alterazione, a causa

dell’agitazione e dei notori problemi di salute. Afferma che solo a seguito

delle accertate provocazioni di __________ (che gli avrebbe fatto il segno del

coniglio e che l’avrebbe invitato ad uscire ed a sfidarlo da uomo a uomo) avrebbe

effettuato la nota operazione, dai dettagli e dai contorni tutt’altro che

chiari. Avrebbe agito in stato di scemata responsabilità di grado medio.

Sostiene,

con riferimento al pericolo di recidiva ritenuto dal giudice dell’istruzione e

dell’arresto, che gli episodi di persecuzione da parte di __________ e delle

accolite non sarebbero certo frutto di un tratto paranoico, ma troverebbero

riscontri ben concreti sia nelle continue provocazioni di __________

(documentate agli atti) sia attraverso le ammissioni dello stesso __________.

Rileva di avere proposto, proprio in considerazione del pericolo di commettere

nuovi reati, evidenziato dal perito, un periodo di cura psicologica e

farmacologica in un istituto idoneo, seguito dall’assunzione di domicilio in

luogo diverso da __________. Sarebbe significativo che il giudice

dell’istruzione e dell’arresto non abbia speso una parola per giustificare o

commentare la contraddizione, rilevata nell’istanza di libertà, tra quanto argomentato

dal dr. med. __________ e quanto constatato dallo psicologo. Non ci sarebbero

certezze assolute sul fatto che, una volta scarcerato, possa nuovamente passare

all’atto, visto che questa eventualità sarebbe messa in relazione con

l’ostilità verso terzi. Si dovrebbe di conseguenza procedere alla sua

scarcerazione.

La

privazione della libertà sarebbe sproporzionata: in nessun modo si potrebbero

considerare i reati di tentato assassinio e di tentato omicidio. Mai e poi mai

avrebbe avuto l’intenzione di eliminare fisicamente __________. Avrebbe avuto

l’intenzione di rifilare due pugni a quest’ultimo, cosciente del fatto che era

comunque fisicamente inferiore. Non ci sarebbe stata alcuna premeditazione;

avrebbe reagito d’impulso ad un’ultima e definitiva provocazione di __________,

che non avrebbe trovato niente di meglio che percuotere __________. Per

ritenere l’assassinio, occorrerebbe sostenere la particolare mancanza di

scrupoli. Nell’ipotesi più favorevole all’accusa, si potrebbe parlare di lesioni

semplici, che non giustificherebbero la carcerazione.

g. Delle

osservazioni del giudice dell’istruzione e dell’arresto e del procuratore pubblico

si dirà, se necessario, in corso di motivazione.

Considerandi

1.

La

Camera dei ricorsi penali (CRP) è autorità di ricorso contro le decisioni del

giudice dell’istruzione e dell’arresto in materia di privazione della libertà

personale (art. 284 cpv. 1 lit. a CPP).

Il

gravame, interposto il 9/12.4.2010, contro la decisione 1.4.2010 del giudice

dell’istruzione e dell’arresto – che ha respinto l’istanza di libertà

provvisoria del qui ricorrente (AI 152, inc. GIAR __________) – è tempestivo e

ricevibile in ordine.

2.

Secondo

gli art. 95 ss. CPP e la giurisprudenza di questa Camera che li interpreta nel

solco di quella del Tribunale federale in tema di libertà personale, arresto e

mantenimento rispettivamente proroga del carcere preventivo esigono da un lato

l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza a carico dell’arrestato e

dall’altro la giustificazione di bisogni dell’istruzione, di garanzia contro i

rischi di collusione e dell’inquinamento delle prove, della protezione

dell’ordine pubblico, del pericolo di fuga e di recidiva, con contemporaneo rispetto

del principio della proporzionalità (REP. 1998 n. 105, 1988 p. 413, 1986 p. 158

e 1980 p. 40; decisione TF 1P.304/2003 del 10.6.2003; DTF 125 I 60, 115 Ia 293,

102.

Ia 381; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, Commento del Codice di procedura

penale ticinese, Lugano 1997, n. 7 ss. ad art. 95 CPP; R. HAUSER / E. SCHWERI /

K. HARTMANN, Schweizerisches Strafprozessrecht, 6. ed., Basilea 2005, § 68 n. 8

ss.; G. PIQUEREZ, Traité de procédure pénale suisse, 2. ed., Ginevra/Zurigo/Basilea

2006, n. 844 ss.).

Il

diritto fondamentale alla libertà personale può soffrire eccezione per quanto

sopra riassunto e cioè quando la sua cautelare privazione si fonda su una base

legale chiara (di diritto cantonale: DTF 114 Ia 283 c. 3), è presa per ragioni

di preminente interesse pubblico ed è rispettosa di proporzionalità: questa

Camera decide con libero esame del fatto e del diritto (art. 286 cpv. 4 CPP;

DTF 125 I 361 e 123 I 268; M. RUSCA / E. SALMINA / C. VERDA, op. cit., n. 3 ss.

ad art. 95 CPP).

3.

Va

ancora ed in particolare ribadito che, per quanto riguarda l’esistenza di gravi

indizi di colpevolezza, non spetta a questa Camera esprimersi in termini

definitivi, trattandosi di questione che rientra nella competenza del giudice

di merito. Ciò significa che la CRP deve sì effettuare un esame, ma non deve

trattarsi di un’analisi troppo approfondita e tale da pregiudicare le future valutazioni

del giudice di merito.

4.

Nel

presente caso sono dati certamente seri indizi di colpevolezza a carico di RI 1

con riferimento al reato di tentato assassinio, subordinatamente di tentato

omicidio intenzionale, subordinatamente di lesioni gravi, come risulta, oltre

che dalle deposizioni della vittima, anche dalle versioni di due testimoni

oculari (__________, AI 80, e __________, AI 81), dal racconto della compagna

della vittima (AI 79), da persone intervenute successivamente (quali i

soccorritori, in particolare di __________, come contestato al ricorrente nel

verbale del 9.3.2010, p. 5, AI 117), oltre che dalle parziali ammissioni dello

stesso ricorrente.

I riscontri oggettivi (sui luoghi, sulle

tracce di liquido infiammabile a terra, AI 115) per un verso, gli accertamenti

peritali (sul liquido infiammabile, AI 109, sulla lama del taglierino, AI 110,

e sulle fibre trovate sul taglierino riposto nel cassetto della cucina, AI 156,

sull’infiammabilità del liquido, sulla poca influenza della neve, sul rischio

concreto di prendere fuoco, sul rischio per l’integrità fisica, AI 176) per

altro verso, sostengono prevalentemente l’ipotesi accusatoria, meno il racconto

del ricorrente.

La

situazione oggettiva creata dal ricorrente non può certo essere banalizzata, se

solo si pone mente al fatto che la ridotta quantità di liquido infiammabile,

che accidentalmente ha impregnato i pantaloni del ricorrente (a seguito delle

pedate alla tanica o al rotolarsi nella neve impregnata, a seconda delle

versioni), ha fatto in modo che gli stessi prendessero fuoco.

In

simili circostanze, l’aver preso con sè la tanica ed i fiammiferi, l’avere

inzuppato __________ di liquido infiammabile, e l’avere successivamente dato

fuoco a detto liquido, con la vittima nelle immediate vicinanze, non può certo

essere derubricato a comportamento meritevole al massimo di un decreto d’accusa.

A

ciò si aggiunga l’utilizzo del taglierino, non semplicemente mostrato, ma utilizzato

almeno sui vestiti, ciò che assurge a comportamento oggettivamente grave.

Questa

Camera non può che valutare pertinente, fondato e corrispondente alle risultanze

degli atti quanto esposto dal giudice dell’istruzione e dell’arresto alle

pagine 5/6 della decisione impugnata: aggiungendo che i successivi accertamenti

peritali non hanno certo smentito, ma anzi rafforzato, le considerazioni a sostegno

dell’esistenza di seri indizi.

Per

questi motivi, non è necessario insistere ulteriormente su questa prima premessa

della detenzione preventiva, così come non meritano a questo stadio particolari

approfondimenti le critiche all’AI 109 (a sapere se si trattasse di miscela o

di benzina), la non rilevazione della concentrazione della quantità di liquido

sui vestiti di __________, il fatto che successivamente quest’ultimo stesse

bene, le considerazioni sul taglierino, così come quelle sull’elemento soggettivo,

che meglio potranno essere approfondite dalla corte del merito, unitamente alle

conclusioni del perito sulla scemata imputabilità. Andrà certamente approfondita

l’esistenza o meno di un pericolo per la vita, rispetto alle conclusioni

dell’AI 176.

5.

Il

pericolo di recidiva deve essere concreto (DTF 105 Ia 26) e risultare da una

valutazione dell’insieme delle circostanze. Bisogna quindi fondarsi su

circostanze concrete che rendano tale eventualità assai verosimile e riferita a

reati gravi (M. LUVINI, in REP. 1989, 294), rispettando anche in tale modo il

criterio della proporzionalità. Esso

non può essere desunto solo dalla protratta attività delittuosa dell’accusato anteriormente

all’arresto (M. SCHUBARTH, Die Rechte des Beschuldigten im Untersuchungsverfahren,

besonders bei Untersuchungshaft, Berna 1973, p. 117). Neppure la gravità delle accuse giustifica, da sola,

la detenzione preventiva per pericolo di recidiva: è necessario che anche altre

condizioni, segnatamente gli antecedenti e la personalità dell’accusato rendano

plausibile il rischio di recidiva e adeguata la misura della detenzione.

Bisogna inoltre valutare il carattere deterrente del procedimento penale in

corso. Ciononostante, la commissione di reati durante il procedimento penale,

dopo una prima scarcerazione o una condanna, depone a favore del pericolo di

recidiva (N. SCHMID, Strafprozessrecht, 4. ed., Zurigo 2004, n. 701b). In

particolare il Tribunale federale stabilisce che il pericolo di recidiva è dato

con una certa verosimiglianza se si è in presenza di una prognosi molto

sfavorevole sul detenuto e se i delitti di cui si teme la reiterazione sono

gravi (decisioni TF 1P.750/2004 del 21.1.2005,1P.198/2006 del 25.4.2006 cons.

4.

).

6.

6.1.

Riguardo

al pericolo di recidiva, la decisione impugnata fa correttamente ampio riferimento

al referto peritale del 15.3.2010 (AI 122).

La

diagnosi fa stato di una turba psichica caratterizzata da un disturbo delirante

che s’innesta su disturbo di personalità paranoide e uno stato ansioso-depressivo

preesistente (risposta al quesito 1.1., referto p. 28).

Il

perito indica la presenza di “un fondato pericolo di commettere nuovi reati,

nel senso che in situazioni di forte e prolungata pressione come quella per cui

il reato; di concomitanza di un evento depressivo più o meno conclamato (..) e

di sviluppo di un sentimento d’abbandono (..) è possibile il passaggio all’atto.”

(risposta al quesito 3.1., referto p. 29).

Per

il genere di reato della possibile recidiva, il perito indica che “Il reato

potrebbe essere ancora di tipo aggressivo, preceduto da atteggiamenti

querulomani” (risposta al quesito 3.2., referto p. 29).

Il

rischio di recidiva è connesso con le caratteristiche della personalità del

ricorrente, in ragione del fatto che “il peritando soffre di un disturbo

cronico, non suscettibile di miglioramento, poco sensibile alla terapia

farmacologica” (risposta al quesito 3.3.1., referto p. 30), e il disturbo

paranoide di personalità è pervasivo e cronico e non soggetto a miglioramento,

con risposta relativa alla farmacoterapia, e con un’età che non permette di

prevedere sostanziali cambiamenti (risposta al quesito 3.3.2., referto p. 30).

Con

riferimento alle misure terapeutiche prospettabili, il perito indica dapprima

che “In generale la modalità paranoide è poco suscettibile alla cura poiché

il disturbo si basa sulla diffidenza e sulla tendenza all’interpretazione,

proiezione, razionalizzazione. Nel caso in esame le difese sono rigide, poco

modificabili, con scarsa coscienza di malattia e scarsa critica di malattia. È

necessaria una terapia farmacologica nel senso di provvedere al controllo

dell’aggressività risentita”, constatando che il peritando è carcerabile ed

il Penitenziario è una struttura che dispone di un servizio medico, in questo

modo sarebbe possibile un trattamento medico in ambiente controllato (risposta

al quesito 4.2., referto p. 30).

Riguardo

al possibile trattamento, constatato che al momento dei fatti un trattamento

ambulatoriale era già in atto, il perito giudica che un simile trattamento non

offra sufficienti garanzie al controllo/diminuzione della pericolosità quando

si realizza la concomitanza di situazioni particolari come quella di cui al

reato (risposta al quesito 4.3., referto p. 31): l’esperto indica “il Penitenziario

è una struttura che consente un trattamento ambulatoriale in ambiente

controllato” (risposta al quesito 4.4., referto p. 31). Per il momento

della scarcerazione, auspica poi un trattamento ambulatoriale ravvicinato e una

farmacoterapia sotto stretto controllo medico (risposta al quesito 4.4.,

referto p. 31). Quanto emerge dalla perizia fonda certamente un serio pericolo

di recidiva, come ritenuto anche nella decisione impugnata.

6.2

Nella

sua decisione, il giudice dell’istruzione e dell’arresto ha escluso la

possibilità di misure sostitutive all’arresto consistenti in un’immediata presa

a carico farmacologica e psicologica dalla scarcerazione, con residenza ad una

distanza di almeno 4 km dal quartiere di __________. Il giudice dell’istruzione

e dell’arresto ha ritenuto che una terapia ambulatoriale e farmacologica era

già in atto al momento dei fatti: conseguentemente questo non è sufficiente per

limitare il pericolo di recidiva.

Per

la residenza ad almeno 4 km dal quartiere di __________, il giudice

dell’istruzione e dell’arresto ha considerato la misura inefficace, in quanto

non atta ad impedire al ricorrente di incorrere nei medesimi reati, o di raggiungere

la moglie.

Per

il giudice inoltre, una simile residenza potrebbe addirittura essere risentita

quale torto che lo metterebbe in posizione di vulnerabilità (decisione

impugnata p. 9).

6.3

Il

ricorrente, nel gravame, come anche nell’istanza di libertà, propone quale

misura alternativa alla detenzione un trattamento psicologico e farmacologico

presso un’adeguata struttura, indicando la __________ di __________ (istanza p.

11, ricorso p. 9). Propone in aggiunta l’obbligo di assumere un domicilio separato

dalla moglie in luogo da designare.

6.4

Non

vi è dubbio che il pericolo di recidiva sia connesso con le caratteristiche

della personalità del ricorrente, in ragione del fatto che “il peritando

soffre di un disturbo cronico, non suscettibile di miglioramento, poco

sensibile alla terapia farmacologica” (risposta al quesito 3.3.1., referto

p. 30).

Neppure

vi sono dubbi che un semplice trattamento ambulatoriale non sia sufficiente a

scongiurare il concreto pericolo di recidiva: ciò in quanto un simile trattamento

era già in corso al momento dei fatti oggetto del procedimento; ciò in quanto

lo indica il perito medesimo (un simile trattamento non offre sufficienti garanzie

al controllo/diminuzione della pericolosità quando si realizza la concomitanza

di situazioni particolari come quella di cui al reato - risposta al quesito 4.3.,

referto p. 31).

In

base alla perizia, per il ricorrente è necessario un trattamento medico in

ambiente controllato (risposta al quesito 4.2., referto p. 30): per il momento

della scarcerazione, sono auspicati poi un trattamento ambulatoriale ravvicinato

ed una farmacoterapia sotto stretto controllo medico (risposta al quesito 4.4.,

referto p. 31).

6.5

In

queste condizioni, questa Camera non è in grado di determinarsi a sapere se il

generico trattamento psicologico e farmacologico presso un’adeguata struttura (__________di

__________) proposto dal ricorrente adempia o meno le esigenze poste dal perito

nel suo referto al fine di scongiurare il concreto pericolo di recidiva.

In

mancanza di più precise indicazioni da parte del ricorrente, e di una

valutazione del perito, si deve ritenere che non ci sono elementi sufficienti a

scongiurare il pericolo di recidiva positivamente accertato dal perito nel

proprio referto, e quindi lo stesso va per il momento ammesso.

Per

chiarire questa situazione, è auspicabile che in tempi brevi la difesa formuli

una proposta più dettagliata di trattamento, possibilmente con il concorso

della struttura prospettata (tipo di trattamento, durata minima prevista, ecc.)

e che la stessa venga prontamente sottoposta al perito, perché si determini se

il percorso indicato adempia le condizioni da lui prospettate per l’eventuale scarcerazione

e nel contempo riduca il pericolo di recidiva.

7.

Nell’ottica

del principio della proporzionalità, in relazione alla durata del carcere preventivo,

il Tribunale federale ha stabilito un limite massimo, ritenendo eccessiva ogni

carcerazione preventiva la cui durata complessiva superi quella della pena

privativa della libertà che presumibilmente potrebbe essere inflitta dal giudice

di merito (DTF 116 Ia 147 consid. 5a, 113 Ia 185, 107 Ia 257 consid. 2 e 3, 105

Ia 32 consid. 4b; REP. 1980, p. 46 consid. 3b). Il protrarsi del carcere

preventivo deve ossequiare anche il principio della celerità, stando al quale

in presenza di un accusato in detenzione preventiva l’autorità deve dar prova

di particolare diligenza nel condurre rapidamente e senza interruzione

l’inchiesta, ciò che si valuta con riferimento alle circostanze concrete, in

particolare, alla vastità e complessità dell’inchiesta, al comportamento

dell’autorità penale e, a certe condizioni, al comportamento dell’arrestato.

8.

Nel

presente caso è indubbio che la carcerazione sofferta è rispettosa del

principio della proporzionalità, considerate le accuse e l’eventuale pena

comminabile in caso di condanna. L’inchiesta è stata certamente condotta in

modo celere, di modo che il principio della celerità è rispettato.

9.

Il

ricorso è respinto. Tassa di giustizia e spese seguono la soccombenza, ritenuto

che è pendente davanti a questa Camera il gravame di RI 1 contro la decisione 24.3.2010

del giudice dell’istruzione e dell’arresto che aveva respinto l’istanza di ammissione

al gratuito patrocinio (inc. CRP __________).

Dispositivo

Per questi motivi,

viste le disposizioni

citate,

pronuncia

1. Il

ricorso è respinto.

2. La

tassa di giustizia di CHF 450.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF

500.-- (cinquecento), sono poste a carico di RI 1, __________.

3. Rimedio

di diritto:

Contro

decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e

incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali

e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla

notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia

penale al Tribunale federale per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

4. Intimazione:

Per la Camera dei ricorsi penali

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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