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Decisione

60.2015.176

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

27 giugno 2015Italiano18 min

Source ti.ch

Fatti

a. In

data 11.2.2015 la Corte delle assise criminali ha riconosciuto RE 1 (__________1965)

autore colpevole di ripetuta truffa (consumata e tentata), ripetuta falsità in

documenti, conseguimento fraudolento di una falsa attestazione, omissione della

contabilità e, con procedura abbreviata (art. 358 ss. CPP), lo ha condannato

alla pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, di cui 2 anni di detenzione sospesi

condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e 6 mesi di detenzione da

espiare.

La sentenza è passata in giudicato.

b. Con

scritto 30.3.2015 l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi ha invitato

l’avv. __________, patrocinatore di RE 1 nel processo di merito, a contattarlo

entro e non oltre il 20.4.2015, al fine di concordare tempi e modalità di

espiazione della pena pronunciata dalla Corte delle assise criminali.

c. Vista

l’impossibilità di determinare con il qui reclamante la data d’inizio

d’esecuzione, malgrado siano intercorsi due colloqui telefonici con l’avv. __________

(il 20.4.2015 e l’11.5.2015), con decisione 13.5.2015 il giudice dei

provvedimenti coercitivi, sedente in materia di applicazione della pena, ha

collocato RE 1 in sezione aperta ed ha fissato all’8.6.2015, tra le ore 10.00 e

le ore 11.00, l’inizio dell’espiazione della pena detentiva (6 mesi) inflittagli

dalla Corte delle assise criminali. Il giudice ha altresì fissato al 7.8.2015

l’espiazione del primo terzo, al 7.9.2015 la metà pena e al 7.12.2015 la data in

cui la pena sarà interamente scontata.

d. Con

scritto 21/22.5.2015 RE 1 chiede a questa Corte di “annullare l’ordine di collocamento,

contenuto nel provvedimento del Giudice”, sostenendo di non essere “assolutamente

in grado di potermi presentare, e questo a causa della mia grave malattia, che

peggiora costantemente”. A sostegno di ciò produce un certificato medico ed

uno scritto del dr. med. __________.

e. Il

giudice dei provvedimenti coercitivi con scritto 27/28.5.2015 osserva che né il

reclamante né il suo patrocinatore “hanno mai segnalato alcun motivo o documento

a sostegno della non carcerabilità di RE 1”, e nel contempo riconferma il

contenuto e le conclusioni della sua decisione di collocamento iniziale.

f. Il

procuratore pubblico e il Presidente della Corte delle assise criminali, rinunciano

a presentare delle osservazioni al reclamo e si rimettono al giudizio di questa

Corte.

g. Nel

frattempo RE 1 non ha dato seguito alla decisione 13.5.2015 del giudice dei

provvedimenti coercitivi e l’8.6.2015 non si è presentato al Settore immatricolazioni

del Carcere giudiziario La Farera per l’inizio dell’esecuzione della pena.

Considerandi

1.

1.1.

Il Codice di diritto processuale penale svizzero

(Codice di procedura penale, CPP), all'art. 439 cpv. 1 CPP, lascia ai Cantoni

la facoltà di designare le autorità competenti per l'esecuzione delle pene e

delle misure e di stabilire la relativa procedura.

Il

Canton Ticino ha adottato il 20.4.2010 la Legge sull'esecuzione delle pene e

delle misure per gli adulti (LEPM), entrata in vigore l'1.1.2011.

Giusta

l'art. 10 cpv. 1 LEPM il giudice dell'applicazione della pena - funzione esercitata

in Ticino dall'1.1.2011 dal nuovo giudice dei provvedimenti coercitivi giusta

l'art. 73 LOG - è competente, fra l'altro, a decidere il collocamento iniziale

del condannato ex art. 76 CP (lit. h) e le deroghe alle forme di esecuzione ex

art. 80 CP (lit. h), come pure ad emanare nei confronti del condannato l’ordine

di esecuzione (lit. k) previsto dall’art. 439 cpv. 4 CPP.

Contro

tali decisioni, conformemente all'art. 12 cpv. 1 lit. b LEPM, è data facoltà al

condannato e al Ministero pubblico di interporre reclamo ai sensi degli art.

393.

e seguenti CPP alla Corte dei reclami penali.

1.2

Con

il reclamo ex art. 393 ss. CPP si possono censurare le violazioni del diritto,

compreso l'eccesso e l'abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata

giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l'accertamento inesatto o incompleto

dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e/o l'inadeguatezza (art. 393 cpv. 2

lit. c CPP).

Il

reclamo deve essere presentato entro 10 giorni per iscritto e motivato (art.

396.

cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all'art. 390 CPP per la forma

scritta ed all'art. 385 CPP per la motivazione.

La

persona o l'autorità che lo interpone deve indicare, in particolare, i punti

della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa

decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

1.3

Il gravame, inoltrato il 21/22.5.2015, contro la decisione 13.5.2015

del giudice dei provvedimenti coercitivi, notificata il 14.5.2015, è

tempestivo.

Le esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.

L'art.

382.

cpv. 1 CPP stabilisce che contro una decisione sono legittimate a ricorrere

le parti che hanno un interesse giuridicamente protetto all'annullamento o alla

modifica della stessa.

Un interesse è giuridicamente protetto se, fra

l'altro, è attuale. In altre parole la lesione sostenuta dal reclamante è

attuale se espleta ancora i suoi effetti al momento della presentazione del

gravame (M. MINI, Commentario al CPP, art. 382 CPP n. 8).

La

censura deve di regola ancora persistere al momento della decisione da parte dell’autorità

di reclamo (ZK StPO − V. LIEBER, art. 382 CP n. 13).

In

concreto, il termine dell’8.6.2015 − stabilito dal giudice dei provvedimenti coercitivi

entro il quale il reclamante è/era tenuto a presentarsi al Servizio immatricolazioni

del penitenziario per dare inizio all’esecuzione della pena inflittagli − è nel

frattempo trascorso (infruttuoso) e l’impugnativa è priva di effetto sospensivo,

nemmeno richiesto. Ciomalgrado permane un interesse attuale al presente reclamo.

Infatti,

onde attuare la pretesa punitiva dello Stato, è necessario che, alle persone

che si oppongono all’esecuzione della pena detentiva o della misura privativa

della libertà pronunciata in una sentenza passata in giudicato, l’espiazione delle

stesse venga loro imposta mediante coercizione da parte dello Stato. L’ordine

di esecuzione di cui all’art. 439 cpv. 4 CPP costituisce di conseguenza la

norma a livello federale che fornisce assistenza giudiziaria nel caso di

condannati giudicati con sentenza passata in giudicato (“bildet somit die

bundesrechtliche Rechtshilfenorm für rechtskräftig verurteilte Personen”)

[BK − StPO, B. F. BRÄGGER, 2a. ed., art. 439 CPP n. 23).

Lo

spirare della data d’inizio dell’esecuzione stabilita dal giudice dei provvedimenti

coercitivi nulla muta al carattere di ordine di esecuzione della decisione di

collocamento del 13.5.2015, contro cui si aggrava il reclamante chiedendone

l’annullamento davanti a questa Corte, che deve verificarne la legittimità.

RE

1, quale condannato e persona contro la

quale è diretto l’ordine di esecuzione

che lo tocca direttamente, personalmente e attualmente nei suoi diritti, è legittimato

a reclamare giusta l'art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente

protetto all'annullamento o alla modifica del giudizio.

Il

reclamo è quindi, nelle predette circostanze, ricevibile in ordine e

proponibile.

2.

Nella

decisione 13.5.2015, qui impugnata, il giudice dei provvedimenti coercitivi, in

assenza di indicazioni utili da parte del reclamante, ha fissato all’8.6.2015

l’inizio dell’esecuzione della pena, rendendo attento quest’ultimo che, per

l’attuazione dell’ordine di esecuzione, qualora non vi fosse dato seguito,

avrebbe potuto far diramare un mandato di ricerca.

Il giudice ha altresì ordinato il collocamento in

sezione aperta, ritenuta la tipologia dei reati perpetrati da RE 1 e

considerato come egli sia domiciliato in Svizzera.

Il

reclamante chiede in questa sede “di annullare l’ordine di collocamento,

contenuto nel provvedimento del Giudice”, in ragione di un’asserita grave

malattia che peggiorerebbe costantemente e che gli impedirebbe − come in

concreto ha fatto − di presentarsi in carcere alla data stabilita per l’inizio

dell’esecuzione della pena. Egli sostiene in particolare che “la mia attuale

situazione psichica e fisica, non permette attualmente una carcerazione. Secondo

le affermazioni dei miei medici, una carcerazione potrebbe avere gravi

conseguenze” (reclamo 21/22.5.2015).

A sostegno delle sue dichiarazioni produce lo scritto 11.5.2015 del dr.

med. __________, abilitato in medicina generale FMH e medicina psicosomatica,

al quale egli si è rivolto per un sostegno psichiatrico. In detto scritto il

dr. med. __________ invita la psichiatra e psicoterapeuta, dr. med. __________,

di prendere in cura il reclamante − al quale viene diagnosticata “ansia con

claustrofobia e depressione” nonché “__________non più misurabile”

per il quale si trova in cura antivirale da circa un anno presso un altro

medico − siccome “da 5-6 mesi si sente depresso e da pochi

mesi è molto ansioso, esce con fatica di casa. Da poche settimane non sopporta

la gente e non riesce ad entrare nel lift” (scritto 11.5.2015 del dr. med. __________).

Il

reclamante produce altresì il certificato medico di data 11.5.2015, pure del

dr. med. __________, in cui quest’ultimo attesta un’inabilità al lavoro al 100%

per motivi di salute (malattia) per il periodo dall’1 al 21.5.2015.

3.

3.1.

In materia di esecuzione delle pene detentive,

l'art. 76 CP prevede che esse siano

scontate in un penitenziario chiuso o aperto (cpv. 1). Il detenuto è collocato

in un penitenziario chiuso o in un reparto chiuso di un penitenziario aperto se

vi è pericolo che si dia alla fuga o vi è da attendersi che commetta nuovi

reati (cpv. 2).

L’art.

80.

cpv. 1 CP dispone inoltre che alle norme in materia di esecuzione −

fra cui l’art. 76 CP − può essere derogato a favore del detenuto, tra

l’altro, qualora il suo stato di salute lo richieda (lit. a).

Infine

per l’art. 92 CP l’esecuzione di pene e misure può essere interrotta per gravi

motivi.

Quest’ultima

norma sancisce in particolare il principio dell’esecuzione ininterrotta di

tutte le pene detentive e delle misure privative della libertà. Ciò

nell’interesse pubblico di difendere la credibilità del sistema penitenziario e

il rispetto dell’effettività delle pene in un’ottica di prevenzione generale e

speciale, in quanto lo Stato deve assicurare l’esecuzione delle pene

conformemente al loro scopo di risocializzazione e di espiazione (nella

prospettiva di un comportamento corretto in libertà tendente a evitare il

rischio di recidiva), tenendo conto del bisogno di protezione della società, senza

tuttavia mettere in pericolo la vita e l’integrità corporale, fisica e psichica

dei detenuti (DTF 136 IV 97 consid. 5.2.2.1.). Si tratta quindi di operare in

concreto una ponderazione dei vari interessi, pubblici e privati, che si contrappongono

(BSK Strafrecht I − C. KOLLER, 3a.

ed., art. 92 CP n. 10).

Secondo

la giurisprudenza del Tribunale federale l’interesse pubblico all’esecuzione

delle condanne cresciute in giudicato ed il principio dell’uguaglianza limitano

notevolmente il margine di apprezzamento delle autorità di esecuzione circa il

differimento a data indeterminata dell’esecuzione di una pena. Esecuzione che

comporta sempre per l’interessato un male, che l’uno può sopportare meglio di

un altro (decisioni TF 6B_606/2013 del 27.9.2013 consid. 1.2.;6B_377/2010 del

25.5.2010

consid. 2.1.; DTF 108 Ia 69).

Di principio il trattamento e la cura di un detenuto devono essere

assicurati nell’ambito dell’esecuzione della pena, se del caso, adattata a

quanto necessario. Un eccezione a tale principio non è possibile se non quando

la malattia è di natura tale da comportare l’incapacità totale di subire

un’incarcerazione di durata indeterminata o quantomeno di lunga durata, e se la

liberazione s’impone a tal punto che il bisogno di cure e di guarigione prevale

sugli scopi perseguiti dall’esecuzione della pena. Allorquando un trattamento

medico idoneo è compatibile con la carcerazione, l’esecuzione della pena non ha

da essere interrotta rispettivamente differita (decisione TF 6B_249/2009 del

26.5.2009

consid. 2.1.; DTF 106 IV 321; 103 IB 184; CR Code pénal I − B.

VIREDAZ/A. VALLOTTON, art. 80 CP n. 2 e Y. BENDANI art. 92 CP n. 17).

La

mera possibilità che la vita o la salute del condannato possano essere messe in

pericolo non è manifestamente sufficiente per il differimento dell’esecuzione

della pena a tempo indeterminato. È necessario che sia altamente probabile che

l’esecuzione della pena metta in pericolo la vita o la salute del condannato. Anche

in questo caso si deve procedere ad una ponderazione degli interessi, considerando,

oltre alle indicazioni mediche, la natura e la gravità del reato commesso e la

durata della sanzione. Più gravi sono i fatti e la sazione inflitta, più è importante

la pretesa punitiva dello Stato, rispetto al pericolo per la vita o per la salute

(decisioni TF 6B_606/2013 del 27.9.2013 consid. 1.2.;6B_377/2010 del 25.5.2010

consid. 2.1.).

In

altre parole il rinvio o l’interruzione può essere concesso, per gravi motivi

di salute, solo in via eccezionale e a titolo sussidiario, qualora non siano sufficienti,

per rapporto al caso concreto, altre forme d’esecuzione ex art. 80 CP o altri

alleggerimenti di pena (CR Code pénal I − Y. BENDANI, art. 92 CP n. 5; BSK Strafrecht I − C.

KOLLER, op. cit., art. 92 n. 11); come pure deve essere inefficace o impossibile

il trattamento medico impartito all’interno del penitenziario (DTF 136 IV 97

consid. 5.2.1.) o in una struttura ospedaliera o in una comunità (CR Code pénal

I − Y. BENDANI, art. 92 CP n. 18).

3.2

In

base al Regolamento delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del

15.12

, nel nostro cantone le strutture carcerarie si compongono di: La Farera,

quale carcere giudiziario, La Stampa, quale carcere penale, Lo Stampino, quale

sezione aperta del carcere penale e del Naravazz, quale carcere aperto (art.

2).

Giusta

l’art. 8 del medesimo Regolamento, applicabile anche alle persone che si

presentano su convocazione per espiare una pena privativa di libertà, esse devono,

fra l’altro, presentarsi in condizioni di salute idonee alla carcerazione (lit.

d) e produrre eventuali certificati medici attestanti un handicap, uno stato di

salute problematico o la necessità di assumere medicinali particolari o di

osservare un regime alimentare particolare.

L’art.

27.

di detto Regolamento dispone inoltre che alla Farera e alla Stampa, la

persona incarcerata è sottoposta a visita medica generale nella settimana che

segue la sua entrata (cpv. 1). Tutte le persone incarcerate, che soffrono di problemi

di salute o che sono sottoposte ad un trattamento medico, sono tenute a segnalarlo

al momento dell’incarcerazione, eventualmente presentando il relativo

certificato medico. Sono visitate dal personale competente del Servizio medico

nel più breve termine (cpv. 2).

L’assistenza medica, medico-dentaria e psichiatrica è garantita dai

medici designati dalle strutture carcerarie (art. 28 cpv. 2).

4.

4.1.

Nel caso in esame RE 1, ha fatto valere

problemi di salute soltanto in sede di reclamo.

In occasione del processo davanti alla Corte

delle assise criminali tenutosi l’11.2.2015, seppure in forma abbreviata e

durato una quindicina di minuti, egli è comparso assistito dal proprio difensore

di fiducia, senza lamentare particolari problemi di salute, pur essendo già a

quel momento affetto da __________. Al più tardi in quella data egli ha avuto

la conferma della pena inflittagli, segnatamente che dei 2 anni di detenzione

comminatigli, 6 mesi dovevano essere espiati, ritenuto tuttavia che,

trattandosi di procedura abbreviata, giusta i disposti dell’art. 360 CPP, già in

precedenza aveva dato la sua adesione alle proposte di pena formulate dal procuratore

pubblico.

Tramite

il difensore di fiducia, contattato in via epistolare a fine marzo 2015 e telefonicamente

il 20.4.2015 dall’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi onde

stabilire la data d’inizio dell’esecuzione della pena detentiva (allegati 2 e

3, inc. GPC __________), egli ancora nulla ha segnalato. Soltanto in occasione

di un secondo contatto telefonico svoltosi ancora tra l’Ufficio del giudice dei

provvedimenti coercitivi e l’avv. __________ l’11.5.2015 − data, si

rileva, pure della visita di RE 1 presso lo studio del dr. med. __________

− il legale, in base a una nota d’incarto interna (allegato 4, inc. GPC __________),

ha segnalato di non essere riuscito a farsi dare una data di inizio dal cliente

e “che è caduto un po’ in depressione”, pertanto ha ritenuto che “la

cosa migliore è mandare una decisione con data di inizio stabilita da noi (Ufficio

del giudice dei provvedimenti coercitivi, ndr)”. In quel contatto telefonico

già veniva indicato che l’inizio dell’esecuzione sarebbe avvenuto di lì a 3

settimane/1 mese. Ed in effetti due giorni dopo tale telefonata, il giudice dei

provvedimenti coercitivi ha emanato la decisione di collocamento 13.05.2015

fissando all’8.6.2015 la data d’inizio dell’espiazione della pena.

Stante

che un certificato medico, secondo costante giurisprudenza del Tribunale

federale, non assurgendo a mezzo di prova bensì a semplice allegazione di parte

(decisione TF 6B_377/2010 del 25.5.2010 consid. 2.6.), deve essere valutato con

prudenza, in concreto il certificato medico 11.5.2015 del dr. med. __________ attesta

una semplice inabilità lavorativa al 100% “per motivi di salute (malattia)”

durante una ventina di giorni in un periodo (1.5 - 21.5.2015) per’altro

precedente la prevista data di inizio dell’espiazione della pena. In nulla esso

può quindi influire sulla carcerabilità del qui reclamante, su cui il medico

interpellato nemmeno si esprime. Nemmeno nello scritto di medesima data lo

stesso medico si pronuncia a tale proposito. In nessun modo vi si certifica un probabilità alta che la vita o la salute del condannato sia messa in pericolo in caso di esecuzione della pena. Il dr. med. __________, interpellato dal reclamante per un sostegno

psichiatrico, si è limitato ad indirizzarlo presso una collega psichiatra e psicoterapeuta,

per una presa a carico. In tale scritto egli attesta semplicemente una diagnosi

di ansia con claustrofobia e depressione, oltre il __________ (sotto cura

antivirale presso un altro medico da all’incirca un anno), riportando di

sentimenti di depressione nel qui reclamante esistenti negli ultimi 5-6 mesi (dunque

pure precedenti il procedimento penale di merito) nonché di più recenti stati

ansiosi, per i quali quest’ultimo faticherebbe ad uscire di casa e ancora più

recentemente non sopporterebbe la gente e non riuscirebbe ad entrare nel lift.

Ciò sulla base di quanto riferitogli da RE 1 stesso, al di fuori di uno

specifico approfondimento medico, tant’è che non vengono precisati i motivi

scatenanti di detti sentimenti depressivi ed ansiosi, né tantomeno vengono posti

in relazione con la prevista espiazione di pena.

Dei 4 medicamenti indicati come terapia,

soltanto un farmaco, il __________, contenente il principio attivo duloxetina, serve

a trattare la depressione e il disturbo d’ansia generalizzato. Lo stesso gli è

stato prescritto nella dose di una capsula di 30 mg al giorno.

In

tali circostanze allo stato attuale e per quanto risulta agli atti, il qui

reclamante non presenta in alcun modo problemi di salute di una gravità tale da

metterne in pericolo la vita o la sua salute così da richiedere l’interruzione

o il differimento a tempo indeterminato dell’inizio dell’espiazione ai sensi

della giurisprudenza più sopra descritta. Ciò ove più si pensi alla brevità

della pena detentiva che il reclamante è chiamato ad espiare (6 mesi) e il collocamento

in regime aperto deciso dal giudice dei provvedimenti coercitivi nella sentenza

qui impugnata.

Nulla

pertanto osta a che l’attuale terapia farmacologica così come un eventuale

trattamento psichiatrico di tipo ambulatoriale possano essere continuati

rispettivamente iniziati nel corso dell’esecuzione della pena detentiva, per il

tramite del servizio psichiatrico delle strutture carcerarie o, se del caso,

presso uno specialista di fiducia.

In

conclusione l’ordine di esecuzione non può essere annullato e il reclamo ha da

essere respinto.

La

tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del reclamante, soccombente.

4.2

Il

giudice dei provvedimenti coercitivi ha fissato per il giorno 8.6.2015 l’inizio

dell’esecuzione della pena, nel frattempo spirato infruttuoso.

Egli

è dunque chiamato a fissare una nuova data (giorno e ora) di inizio di detta

espiazione nonché stabilire i nuovi termini dell’esecuzione.

Nella

nuova decisione egli avrà altresì cura di ordinare che la visita medica di entrata,

di cui all’art. 27 del Regolamento delle

strutture carcerarie del Cantone Ticino, avvenga il medesimo giorno in cui RE 1

è tenuto a presentarsi al servizio immatricolazioni del penitenziario.

Dispositivo

Per questi motivi,

richiamati gli art. 379 ss., 393 ss., 439 CPP, 80, 92

CP, la LEPM, il REPM, il Regolamento

delle strutture carcerarie del Cantone Ticino del 15.12.2010, l’art. 25 LTG, ed ogni altra disposizione applicabile,

pronuncia

1. Il

reclamo è respinto.

2. Il

giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti Bernasconi, sedente in

materia di applicazione della pena, al quale è ritornato l’inc. GPC __________,

fisserà nuovamente il giorno e l’ora di inizio dell’esecuzione della pena

detentiva di sei mesi comminata a RE 1 dalla Corte delle assise criminali con

sentenza 11.2.2015 (inc. TPC __________).

3. La

tassa di giustizia di CHF 200.-- e le spese di CHF 50.--, per complessivi CHF

250.-- (duecentocinquanta), sono poste a carico di __________.

4. Rimedio

di diritto:

Contro

decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e

incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali

e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla

notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia

penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

5. Intimazione:

-

Per la Corte dei reclami penali

Il presidente La

cancelliera