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Decisione

72.2004.94

Ripetuta coazione sessuale in parte tentata ai danni di una anziana signora ad opera di un infermiere

16 settembre 2005Italiano71 min

Source ti.ch

Fatti

avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti

art. 189 cpv. 1 CP in parte in rel. con art. 21 CP;

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 99/2004 del 18 agosto 2004, emanato dal Procuratore

pubblico.

Presenti

§ Il PP 1.

§ L'accusato AC 1

assistito dal difensore d'ufficio (GP) DUF 1.

§ L'avv. RC 2 in

rappresentanza della PC 1

Espleti i pubblici dibattimenti

- giovedì 15 settembre 2005 dalle ore 9:35 alle ore 16:40

- venerdì

16 settembre 2005 dalle ore 9:30 alle ore 11:45

Il Procuratore

pubblico, d'accordo le parti, corregge l'atto di accusa sostituendo la parola

vagina con la parola vulva.

Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria. Descrive

il carattere della vittima. Sottolinea come, in sostanza, le dichiarazioni

della PC sono da considerarsi costanti e lineari. Cambiano sì i dettagli in

punto alla frequenza, al luogo d'esecuzione e alla loro contestualizzazione, ma

ciò va ascritto all'età avanzata della signora. PC 1 non aveva ragioni per

mentire: la paura di essere allontanata dalla casa anziani e le versioni rese a

favore di AC 1 per quanto concerne le modalità di esecuzione dei massaggi e

dell'igiene intima e del fatto che quando racconta che si è coricato di fianco

a lei nel letto non abbia commesso alcun gesto illecito, testimoniano a sfavore

di questa possibile tesi. PC 1 non ha neppure travisato quanto le è capitato.

Non è possibile che una donna possa travisare determinate azioni. PC 1 non

soffre nemmeno di allucinazioni o fantasie. Il suo stato di salute, il suo

carattere timido e riservato, il fatto che denuncia solo se interrogata e non

rivolge le sue accuse anche ad altri dipendenti della casa anziani, gli

elementi a discarico da lei stessa portati nei suoi racconti e la serenità

ritrovata dopo l'allontanamento di __________ dalla struttura, ne sono la

prova. PC 1 dice quindi la verità. Le sue stesse dichiarazioni trovano in parte

conferma nel dire dell'accusato. PC 1 racconta il vero quando riferisce che AC

1 l'ha baciata su tutto il corpo. Il gesto del tirare il capezzolo ed il dolore

provocato vanno ricondotti alle circostanze specifiche ed in particolare alla

forza utilizzata e non necessariamente ad una perversione da parte dell'autore.

Lo stato di agitazione nel quale versa la PC quando racconta delle molestie

subite è un ulteriore indizio di credibilità.

Le dichiarazioni dell'accusato lasciano per

contro perplessi: AC 1 esegue massaggi che non sono previsti tra le sue

mansioni, avrebbe delle difficoltà con la signora che giungono sino al gesto

dei pugni senza avvisare nessuno presso la casa anziani, si sdraia sul suo

letto, ha rapporti, a seconda dei punti di vista, singolari o significativi con

le sue colleghe, mette in atto i suoi approcci sessuali in ambienti che sa

privi di sorveglianza visiva e fornisce ragioni mediche (micosi) per

scagionarsi dalle accuse che gli vengono rivolte.

Il PP chiede quindi la conferma dell'atto di

accusa in fatto ed anche in diritto. I fatti commessi da AC 1 sono atti sessuali

coatti poiché da lui eseguiti approfittando del suo ruolo di infermiere. Nella

commisurazione della pena va tenuta in considerazione la gravità oggettiva dei

fatti caratterizzata tra l'altro dalla sua posizione di infermiere tenuto ad

occuparsi di persone anziane. A favore di AC 1 giocano l'incensuratezza, il

fatto di avere trovato un nuovo posto di lavoro e di aver tenuto unita la sua

famiglia. In conclusione il PP chiede che AC 1 venga condannato alla pena di 15

mesi di detenzione. Non si oppone alla sospensione condizionale della pena né

alla restituzione di quanto in sequestro.

§ RC 2, la quale si associa alle richieste del PP. Descrive la sua

assistita e le sofferenze da essa patite e chiede che AC 1 venga condannato al

pagamento di:

-

fr. 8'000.-- oltre interessi del 5% dal giugno 2003 a titolo di torto morale;

-

fr. 2'340,20 per spese legali;

-

fr. 151,65 per spese varie.

§ Il Difensore, il quale chiede il proscioglimento da ogni

accusa per mancanza di prove. Nell'esame delle circostanze che hanno dato avvio

all'inchiesta sottolinea come quello che inizialmente fu definito un problema

comportamentali tra AC 1 e l'ospite PC 1 sia ben presto diventato un abuso di

natura sessuale. La descrizione di cosa la signora abbia denunciato prima di

essere stata sentita in polizia - fornita da __________, __________, __________,

__________, __________, __________ e __________ - non è convergente e

verosimilmente influenzata dalle accuse rivolte dalla __________ all'accusato.

Indipendentemente da quello che i testi hanno riferito di aver capito circa le

accuse della signora PC 1, la stessa si esprimeva a gesti e non sempre veniva

capita vuoi per l'età, vuoi per la lingua in cui si esprimeva. __________

addirittura fornisce da una erronea lettura del cardex un movente alle

indicazioni di AC 1 circa i disturbi vaginali sofferti dalla signora, ovvero

quello di camuffare un agire illecito fornendo una parvenza di liceità. Quanto

di convergente emerge per contro dalle testimonianze agli atti riguarda

esclusivamente le mansioni ed i gesti che il personale di cura doveva eseguire

per occuparsi degli ospiti e queste corrispondono alle dichiarazioni del suo

assistito. Altro elemento che emerge in modo convergente è la natura

conflittuale dei rapporti fra __________ e la signora PC 1 dovuto alle

difficoltà di comunicazione tra i due. Dall'esame del cardex agli atti si

evince che la signora PC 1 vedova affetta da problemi sociali con deficit

cognitivi tra i quali il disturbo della memoria, inizialmente autonoma nelle

mansioni anche di igiene intima, incomincia con il passare di pochi mesi a

regredire ed a necessitare dell'aiuto sempre più frequente del personale di

cura. Sempre dalla cartella medica emerge che la perdita d'autonomia porta ad

un rifiuto da parte della signora PC 1 degli aiuti volti a parare a questa

regressione e da qui il disorientamento, l'irascibilità, il rifiuto della

terapia, gli episodi di pianto e man mano che i mesi passano i disturbi

aumentano così come aumentano anche gli arrossamenti vaginali ed i dolori alla

zona mammaria. In questo periodo le vengono eseguiti a mano, dell'accusato,

pure dei combur test che comportano l'introduzione di una sonda per il prelievo

dell'urina. I problemi di rifiuto che già la signora evidenziava - anche con

gli altri operatori - erano poi nel caso di AC 1 aggravati dal fatti che egli

non parlasse né il francese né il tedesco. A tal proposito inoltre manca agli

atti l'accertamento che la PC sapesse come l'infermiere doveva comportarsi per

eseguire l'igiene intima. Dall'esame poi delle dichiarazioni della signora AC 1,

il difensore sottolinea come emergano delle divergenze che contrariamente a

quanto sostenuto dal Procuratore non sono di importanza marginale, bensì vanno

a minare la credibilità della donna che già soffre di disturbi per i quali si

sarebbe resa necessaria una perizia al fine di sbarazzare il campo da qualsiasi

dubbio. Sottolinea come il medico curante - il quale riferisce dello stato

psicofisico della PC -abbia visitato la signora AC 1 solo poche volte nel corso

dei mesi giugno-settembre. La signora AC 1 si confonde sulla data del decesso

del marito, situa la circostanza dei pugni in situazioni diverse. Situa gli

stessi fatti prima a letto, poi alla toilette. Dichiara che AC 1 non l'avrebbe

più importunata dopo la sua denuncia al direttore della casa anziani, non

riconosce l'accusato tra le persone che le vengono mostrate in occasione del

verbale davanti al PP. Conferma la versione dei fatti dell'accusato quando

dichiara che egli aveva il bottone in mano. Ciò che conferma la tesi difensiva

ovvero che le azioni legittime del signor AC 1 possano essere state travisate

dalla presunta vittima, la quale tra l'altro dichiara al PP che l'episodio del

capezzolo è avvenuto in una solo occasione mentre al dr. __________ racconta

che le volte sono state quattro. Osserva da ultimo come la risposta alla

domanda del PP se AC 1 l'avesse toccata nella vagina non può essere presa in

considerazione poiché indotta dal verbalizzante. In conclusione il difensore

chiede quindi che AC 1 venga prosciolto da ogni accusa in assenza di

indizi/prove di colpevolezza.

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i

seguenti

quesiti: AC 1

1. E’ autore

colpevole di:

1.1. ripetuta

coazione sessuale in parte tentata

per

avere,

approfittando della propria posizione di

infermiere e quindi di persona accudente della residenza per anziani di __________

nonché delle diminuite risorse psico-fisiche della vittima e della sua

situazione di dipendenza da terzi,

ripetutamente

costretto e tentato di costringere PC 1 (__________) a subire atti sessuali,

sapendo o dovendo presumere del suo disaccordo, e meglio:

1.1.1 tirandole i

capezzoli,

1.1.2. baciandola

sui seni,

1.1.3. baciandola

sulla pancia

1.1.4. baciandola

sul sedere;

1.1.5. toccandola e

tentando di toccarla sulla vulva;

e meglio come descritto dall’atto di accusa?

Considerandi

2.

Può

beneficiare della sospensione condizionale della pena?

3.

Deve

essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

4.

Deve

essere condannato al pagamento dell’indennità alla parte civile PC 1.?

Considerato, in fatto

ed in diritto

1.

vita

AC 1 è nato il __________ a __________ (__________)

dove ha frequentato le scuole obbligatorie (8 anni) e le medie (4 anni). In

seguito, si è iscritto alla facoltà d’ingegneria a __________ conseguendo la

laurea dopo quattro anni di studi.

Nel 1983 – in __________ era al potere __________

e ______ era militante del partito comunista __________ - ha lasciato il suo

paese chiedendo asilo politico in Svizzera.

Da allora AC 1 vive in __________ dove è stato

raggiunto, nel 1992, dalla fidanzata (__________,__________, pure cittadina __________)

che è subito diventata sua moglie.

Dalla loro unione sono nati __________ (__________),

__________ (__________) e __________ (__________) che frequentano, tutti, le

scuole a __________ dove la famiglia __________ vive.

In __________, AC 1 ha, dapprima, lavorato come operaio in diverse ditte: alla __________

(ditta tessile di __________), alla __________ e, infine, alla __________.

Nel 1992 ha iniziato la scuola per diventare

infermiere che ha, però, lasciato all’inizio del secondo anno.

Dopo un breve periodo di disoccupazione, ha

intrapreso una formazione di assistente geriatrico che ha concluso con successo

nel 1995. In seguito, ha completato la sua formazione conseguendo il diploma di

infermiere in cure generali.

Da allora, AC 1 ha sempre lavorato in case per

anziani.

Dapprima – da ottobre 1995 sino a fine aprile

2004.

– alla casa __________ di __________.

Poi, dal 1. giugno 2005, __________ di __________.

AC 1 non ha precedenti penali.

2.

Fra le diverse mansioni degli ausiliari di cura ma anche degli

infermieri in casa per anziani vi è quella di provvedere alla cura del corpo ed

all’igiene degli ospiti.

In particolare, per gli ospiti semi-dipendenti e

per quelli dipendenti, l’operatore deve anche occuparsi dell’igiene intima.

La pulizia e la cura delle parti intime di un

ospite di una casa per anziani può essere fatta in vari modi. In particolare,

essa può essere fatta nella doccia o a letto.

Quando quest’operazione è fatta a letto, l’ospite

è sdraiata nuda, in posizione ginecologica con una bacinella sotto la zona

genitale.

Questo tipo d’igiene è normalmente praticato

indifferentemente sia da personale maschile che da personale femminile.

In particolare, non vi sono direttive che

impongano che l’igiene intima venga praticata da un operatore dello stesso

sesso dell’ospite né che la stessa venga praticata da due operatori

contemporaneamente.

Su questa questione, __________, responsabile del

settore cure di __________, ha, in particolare, dichiarato:

" Mi

si chiede quali erano le mansioni del signor AC 1 e rispondo che sono quelle di

tutti gli infermieri e meglio la presa a carico delle cure e la quotidianità

dei pazienti, indipendentemente che siano uomini o donne. AC 1, come gli altri

infermieri, doveva occuparsi delle cure dirette e indirette degli utenti del

proprio reparto: dall’igiene alla somministrazione delle medicine.

ADR che quando parlo di igiene intendo dire che

una persona non autonoma nello svolgere questa funzione deve essere supportata

o aiutata dall’infermiere. Se poi la persona è totalmente incapace, per esempio

chi soffre di demenza senile, l’infermiere deve sostituirsi totalmente a questa

nelle operazioni di igiene, anche intima. E ciò vale anche per AC 1.

ADR che appare quindi normale che l’infermiere

tocchi gli organi genitali del paziente o della paziente, per poter effettuare

la sua pulizia intima. E’ chiaro che per queste operazioni, per non incorrere in

un errore “dell’arte” (inteso professionalità), l’infermiere deve indossare i

guanti. E ciò a tutela sua e del paziente.

...omissis…

ADR che per le operazioni di pulizia dei

pazienti, soprattutto l’igiene intima, non c’é una disposizione che queste debbano

essere effettuate in almeno due persone. Disposizione che invece esiste per

quanto concerne gli spostamenti di utenti tetraplegici.

ADR che per il trattamento specifico di micosi

deve esserci comunque un ordine medico. Di contro rientra nelle mansioni

dell’infermiere il trattamento di sporadiche infiammazioni, irritazioni e

arrossamenti.” (PS 7.10.2003).

3.

AC 1 ha sempre lavorato a soddisfazione di pazienti e superiori.

Da un lato, infatti, nel certificato di lavoro

rilasciatogli dal Municipio di __________ si legge quanto segue:

" Con

la presente si certifica che il signor AC 1, __________, __________, ha

lavorato presso la Casa per anziani del Comune di __________ dal 1.10.199__________

al 30.4.200__________ in qualità di infermiere di 1° livello.

Durante il suddetto periodo ha applicato le cure

ai pazienti secondo la concezione delle cure infermieristiche dell’istituto.

Ci lascia per sua scelta personale, libero da

ogni impegno nei nostri confronti ad eccezione del segreto professionale cui

resta vincolato.” (doc dib 3)

D’altro lato, nella procedura di valutazione del

personale paramedico interna alla Casa __________, AC 1 ha ottenuto risultati

lusinghieri in ogni campo di valutazione. Le sue note sono, infatti, per la

stragrande maggioranza dei “molto bene” o dei “bene”: su 64 campi ci sono

soltanto 11 “discreto”, tutti gli altri sono “molto buono” o buono” (cfr

formulario sub AI44).

Dunque, ben si può ritenere che AC 1 abbia sempre

lavorato a soddisfazione dei superiori anche se va detto che, nel 2002, egli è

stato spostato di reparto poiché, a causa delle sue particolarità caratteriali,

non era stato ritenuto in grado di gestire una grossa équipe e un grande

numero di ospiti (cfr __________, responsabile del settore cure della Casa __________,

PS 7.10.2003).

Tuttavia, nonostante i limiti caratteriali

rilevati dai suoi superiori (in particolare, una certa arroganza e incapacità

di mettersi in discussione), nessun paziente – ad eccezione della signora PC 1

– ebbe mai a lamentarsi dell’operato di AC 1 (cfr __________, PS 7.10.2003).

Di quest’assenza di lamentele circa l’operato di AC

1.

ha dato atto anche il dott. __________, medico della Casa __________:

" ADR:

che non ho mai sentito nessun altro, lamentarsi dell’operato di AC 1.

ADR: che conosco AC 1 da diversi anni. Ho con lui

dei contatti professionali, di regola due volte la settimana. Devo dire che

sino ad ora non ho mai avuto motivo di lamentarmi. Lo ritengo professionalmente

preparato." (PS 2.10.2003)

Della buona qualità del lavoro di AC 1 hanno dato

atto anche le assistenti di cura sentite:

" ADR:

che non ho mai sentito nessuna ospite lamentarsi di AC 1. In particolare mi

riferisco alle ospiti del terzo piano (piano in cui io lavoro con AC 1).“ (__________PS

3.10

)

" ADR:

che non ho neppure mai sentito ospiti lamentarsi dell’operato di AC 1." (__________,

PS 7.10.2003 allegato 19)

" …

dell’infermiere AC 1. Di lui non posso dire assolutamente nulla a livello

professionale, anzi, in questo senso devo dire che è molto bravo.” (__________PS

3.10

)

Diversa la questione relativa ai rapporti con i

colleghi, o meglio, con le colleghe.

Secondo quanto risulta dalle dichiarazioni

sostanzialmente concordi delle colleghe sentite, AC 1 era solito fare battute

che potevano avere dei doppi sensi e, spesso e volentieri, si lasciava andare

a complimenti o a veri e propri corteggiamenti che potevano anche essere

ritenuti molesti.

In particolare, è stata __________ (__________),

assistente di cura presso la casa anziani, a parlare di questo tipo di comportamenti:

" È

però vero che per me, lui (n.d.r:

AC 1) è una persona invadente. Nel senso che delle

volte, fa delle proposte a me indigeste. Mi spiego meglio. Questa persona, ha

più riprese, vorrei dire molte volte, ha cercato di baciarmi, tuttavia senza

riuscirvi, sulla bocca. Questi suoi tentativi avvenivano quando ci trovavamo

soprattutto nel lift o quando ci trovavamo in camera di un qualche degente.

Oltre a tentare di baciarmi, AC 1, tentava o meglio mi toccava con le sue mani,

sulle braccia, facendo degli apprezzamenti. Mi ricordo che diceva: hai delle mani sexi. Da parte mia gli

rispondevo che le mie mani erano piuttosto da maschio. Con questo suo fare e

agire, mi sentivo importunata, poichè era chiaro che io non volevo. Devo dire

che il mio rifiuto, era manifestato sia fisicamente, sia verbalmente,

addirittura anche minacciandolo di picchiarlo. Nonostante i miei rifiuti e le

mie minacce, mai messe in atto, lui continuava a provarci.

ADR: che di fatto AC 1, non ha mai espresso

specifici termini sessuali. Era tutto a doppio senso.” (__________PS 3.10.2003)

Anche __________ ha raccontato di un insistente

ed inopportuno corteggiamento di cui AC 1 la “gratificò” nel 1999:

" Ho

avuto un’unica esperienza negativa, avvenuta circa 4 anni or sono con il

collega di lavoro, AC 1. Ricordo che a quel tempo, AC 1 era particolarmente

appiccicoso nei miei confronti. Lui approfittava di ogni momento in cui

lavoravamo unicamente io e lui sul piano. A quei tempi entrambi lavoravamo al

IV piano. Per riassumere, posso dire che AC 1, m’importunava con continui

apprezzamenti sul mio fisico. Ricordo che insisteva nel voler fare l’amore con

me. Oltre a ciò insistentemente mi metteva le mani addosso. Con questo non

voglio dire che mi toccava sulle parti intime. Lui si limitava ad abbracciarmi,

prendendomi alle spalle. A più riprese gli ho detto di smetterla, ma purtroppo

la cosa non è servita a nulla. Mi sono così rivolta alla capo cure.

…omissis…

Come detto, dopo la segnalazione da parte della

responsabile, AC 1 mi ha lasciata in pace.” (PS 7.10.2003 allegato 19)

AC 1 ha ammesso di essere stato piuttosto

espansivo con le colleghe ma ha minimizzato affermando, sostanzialmente, che

ciò è caratteristico del modo di essere latino. Sostanzialmente, si sarebbe

trattato, in genere, di complimenti fatti non necessariamente a scopo sessuale,

ma, così, tanto “per avere un bel clima di lavoro”. Peraltro, egli ha ammesso

di avere tentato di baciare la collega __________ ma di avere subito rispettato

il suo rifiuto e, poi, ha ammesso anche di avere, a suo tempo, corteggiato in

modo insistente la collega __________:

" Mi

ricordo ora, per esempio, della mia collega __________ (non ricordo il cognome

ma è __________) che in un’occasione nel mentre stava rigovernando la cucina

del piano, le ho detto “che belle braccia che hai”. Apprezzamento senza

tuttavia toccarla. __________ mi rispose che non era vero perché le sue braccia

sono mascoline. Da parte mia ribadivo che a me piacevano, ma la cosa è finita

lì.

Devo inoltre dire che la settimana scorsa

un’altra collega, da noi chiamata __________ (non ricordo il cognome ma anche

lei è __________), mi ha detto che scherzo troppo. Questo nel senso che le mie

frasi potevano essere fraintese perché sono normali da noi latini, ma non qui

in Svizzera. Per esempio “ti è andata male ieri sera”.

Io dico queste frasi o battute alle mie colleghe

senza secondi fini. Non è mia intenzione ottenere piaceri sessuali da loro. Lo

dico semplicemente per vivere bene nell’ambiente di lavoro.

(…)

Devo dire che è dal 1995 che lavoro alla

“Residenza __________” e da allora gli anziani degenti (donne e uomini) mi

hanno sempre stimato. Fatto peraltro accertabile per gli inquirenti. Gli

interroganti, mi fanno presente che vi è più di una persona che afferma di

essere stata importunata da me. Dicendo ciò, ricordo che in un occasione, avevo

tentato di baciare, nel mentre ci trovavamo nell’ascensore la collega __________.

Non essendo riuscito nel mio intento, poiché lei si è girata, non ho più

tentato approcci di questo tipo. Sono sicuro di non aver più tentato di toccare

questa collega." (PS AC 1 3.10.2003 allegato 11 al rapporto di polizia)

" Non

saprei dire per quanto tempo è andato avanti questo mio comportamento con frasi

allusive nei confronti della collega Irene. Devo precisare che non ho mai

allungato verso di lei le mani e in particolare non l’ho mai toccata nelle

parti intime. Al massimo può essere capitato che le mettessi le mani sulle

spalle, come però si può fare con una persona conosciuta. Si trattava di pacche

assolutamente innocenti. In occasione del colloquio con la capo cure era

presente anche la collega Irene. Per conto mio la cosa era poi stata appianata

e noi, cioè io e __________, abbiamo ancora avuto diverse volte occasione di

lavorare insieme e senza problemi.” (AC 1, PP 29.10.2003; cfr, anche, AC 1

9.10.2003

all 20 al rapporto di polizia)

Infine, negli ultimi tempi, una giovane

operatrice (__________), appena assunta a Casa __________, si era sentita

infastidita dalle attenzioni di AC 1, o meglio dall’interessamento di

quest’ultimo a questioni della sua vita privata. La giovane ha, tuttavia,

dichiarato quanto segue:

" Più

volte, per una durata di ca. un paio di mesi, mi continuava a chiedere cosa

facessi con il mio ragazzo quando eravamo soli. Questo suo continuo interesse

mi ha molto turbato ed infastidito in quanto non è un atteggiamento da collega.

...omissis…

Preciso che AC 1 non mi ha mai toccato nemmeno le

parti intime, né ha mai provato a baciarmi. Ripeto che il suo comportamento mi

sembravano delle avances e con queste voleva ottenere qualche cosa da me. Non

so dire con precisione cosa, ma di sicuro a sfondo sessuale. Voglio precisare

che quanto mi è successo mi ha ferito e mi sento lesa moralmente." (PS 23.9.2003)

AC 1 ha negato di essersi interessato alla vita

intima della giovane collega:

" Per

finire vi è __________, inserviente arrivata da poco in casa per anziani. Con

lei però non ho mai fatto apprezzamenti. Vi è unicamente un episodio, in cui io

l’ho toccata inavvertitamente sulle spalle. __________ ha avuto un sussulto.

Assolutamente con __________ non ho mai fatto nessuna battuta a sfondo

sessuale. Come neppure non ho mai indagato sulla sua vita privata o sfera

intima. L’unica domanda che ho fatto a __________ è stata: “ma te hai il ragazzo?”. __________ mi ha

risposto: “ma a te cosa ti interessa?”. Io non ho più fatto altre domande. " (PS AC 1 4.10.2003)

AC 1 ha, peraltro, precisato di non essersi reso

conto che le sue battute e i suoi complimenti infastidissero le colleghe se non

una settimana prima del suo arresto quando una collega gli riferì di quanto era

stato detto ad una festa:

" circa

una settimana prima che venissi arrestato una mia collega, tale __________, la

quale aveva partecipato ad una festa con le altre colleghe di lavoro a cui io

invece non avevo preso parte, mi riferì che in quell’occasione qualcuno aveva

detto che io “scherzavo troppo”. Io compresi che evidentemente il mio

comportamento dava fastidio a qualcuno e decisi quindi di modificare il mio

atteggiamento. Preciso che io compresi le parole della collega __________, come

una critica alle mie frasi a doppio senso che utilizzavo nei confronti delle

colleghe di lavoro. Se ne avevano parlato, voleva dire che qualcuno si era

sentito offeso.” (AC 1, PP 29.10.2003)

Inoltre, AC 1 ha ammesso di avere avuto una

relazione con un’altra collega di lavoro.

Si tratta di una donna sposata, verso la quale

egli nutrì un sentimento d’amore. La relazione finì dopo qualche mese, a causa

delle difficoltà tipiche di ogni relazione clandestina.

Va detto che la donna ha negato questa relazione.

In atti, tuttavia, vi sono delle lettere

appassionate – sequestrate nell’armadietto di AC 1 in Casa __________ - che

l’imputato ha scritto a questa donna.

4.

AC 1 (8.10.1920) è ospite della Casa __________ dal dicembre 2002.

Il suo stato di salute è precario. Ai grossi

problemi motori che ne hanno imposto il ricovero in una casa medicalizzata, si

aggiungono una serie di patologie che sono elencate nei numerosi certificati

medici acquisiti agli atti e a cui si rimanda.

Lo stato mentale della signora PC 1 non è stato

indagato anche se, nei certificati medici in atti, si legge di “incipienti

deficit cognitivi con test di Gil di 45.5/50 punti nell’aprile di quest’anno”

(certificato del dott. __________ 25.9.2002).

Va, peraltro, detto a questo proposito che __________

(responsabile delle cure di casa __________) ha dichiarato che la signora PC 1

soffre di una “sindrome psico-organica”.

Il dott. __________, al dibattimento, interrogato

sulle condizioni di salute della signora PC 1, ha dichiarato che “lo stato

mentale della stessa non è brillantissimo (sott del red)”

precisando, poi, la sua affermazione come segue:

" La

signora PC 1 è una signora ora ottantacinquenne che ha avuto problemi di salute

piuttosto gravi, che le hanno, in particolare, provocato dei disturbi motori e

un’ autonomia diminuita così da costringerla al ricovero in una casa per

anziani. Posso dire che lo stato mentale della signora non è brillantissimo.

Esso è normale per l'età, ritenuto che con il passare degli anni si assiste in

particolare ad una regressione della memoria. La signora presenta minimi

disturbi della memoria compatibili con l'età.” (verb dib pag 5)

Va detto che la signora PC 1, di lingua madre

tedesca, non parla italiano. Questo ha causato qualche problema di

comunicazione. In particolare, con __________ che non conosce nessuna di queste

due lingue:

" Con

lei avevo difficoltà di comunicazione nella misura in cui lei non parla

italiano e io non parlo tedesco.

…omissis…

Rispetto ad altri ospiti, come ho avuto modo di

dire prima, avevo qualche problema di comunicazione. Può darsi che il fatto che

io ripetessi regolarmente che qui eravamo in __________ e che bisognava parlare

italiano l’abbia infastidita. In generale comunque tra noi due vi era un

rapporto normale che tuttavia si fermava alle cose che dovevamo fare insieme,

non sussistendo la possibilità di comunicare ulteriormente. Suppongo che questo

valesse anche per i miei colleghi.” (AC 1 29.10.2003)

Dalle dichiarazioni della signora PC 1 si evince

che l’assenza di una lingua comune costituiva effettivamente un problema nei

rapporti con AC 1. Infatti, al PP, spontaneamente la signora ha dichiarato

quanto segue:

" Si è

sempre arrabbiato, ha detto che si dice “buon giorno” …non “guten Tag”. Era

italiano. Non è colpa mia se in __________ non s’impara l’italiano a scuola”

La signora AC 1, ben presto dopo la sua

ammissione a Casa __________, ha avuto bisogno di assistenza per l’igiene

personale, in particolare per l’igiene intima, e per altri gesti della vita

quotidiana, quali il vestirsi e svestirsi.

A questi provvedeva, fra gli altri, anche AC 1 ADR

che nel caso specifico della paziente PC 1, la stessa deve essere supportata

dall’infermiere per la propria igiene personale; anche intima. La signora PC 1

soffre di una sindrome psico-organica e quando non è a letto vive su di una

sedia a rotelle. Ribadisco che non necessariamente questo supporto deve essere

fatto da una persona del medesimo sesso. Rientra quindi nelle competenze di __________

il fatto di supportare la paziente PC 1 nelle operazioni di pulizia delle parti

intime. Stesso dicasi per l’eventuale applicazione di pomate o polveri in caso

di micosi o irritazioni agli organi genitali o ai seni.” (__________, PS

7.10

).

" La

signora PC 1 è arrivata in casa per anziani qualche tempo dopo che io ero stato

trasferito al 3° piano. Inizialmente era ancora abbastanza indipendente, cosa

che però è andata diminuendo con il proseguire del tempo. Venne quindi

classificata come semi dipendente. Al suo arrivo, venne subito inserita al 3°

piano. …omissis…

Va detto che sull’arco di un certo tempo, per

finire, tutti i membri dell’equipe vedono e si occupano di tutti gli ospiti del

piano. Questo valeva anche per la PC 1. Anche io mi sono occupato a più riprese

della signora PC 1.

…omissis…

Per quanto riguarda la sua presa a carico devo

dire che PC 1 era semi dipendente per quanto riguardava la sua igiene. Era in

grado di lavarsi la faccia ma non il resto del corpo. Era poi in grado di

alimentarsi da sola, di comunicare con i suoi parenti o chi altri parlava

tedesco. Anche per i suoi bisogni (gabinetto) aveva bisogno di assistenza.

Ribadisco ancora una volta che comunque la sua dipendenza è andata aumentando

nel tempo cosa che evidentemente è stata difficile da accettare. Da parte

mia mi dovevo evidentemente occupare anche dell’igiene della signora,

segnatamente delle sue parti intime.

…omissis…

Ho fatto delle osservazioni per verificare lo

stato della cute; in queste occasioni le alzavo la coppa del seno per

controllare sotto. E’ una cosa che peraltro si fa anche con gli altri ospiti.

Questo lo facevo ogni volta che avevo la possibilità di occuparmi della sua

igiene intima. E’ una cosa che peraltro dovrebbero fare tutti. Nell’arco di un

mese a me sarà capitato 5 o 6 volte di effettuare l’osservazione di cui parlavo

prima. Inoltre in base al piano di lavoro una volta alla settimana bisogna fare

la doccia all’ospite: questa è un'altra occasione in cui si fatto controlli a

livello dell’inguine e anche dei seni, ma anche di altre parti del corpo.

In occasione di queste osservazioni, la persona

si trova a letto. Dal momento che PC 1 è in gradi di pulirsi il viso ci si

occupava solo del resto. In questi casi le si toglie il pannolino, si applica

una padella e si procede alla pulizia delle parti intime. L’ospite in quel

frangente è nuda nel letto. Quando ci si occupa dell’igiene intima si calzano

dei guanti monouso in lattice o in plastica. Questa assistenza (igiene) viene

normalmente effettuata la mattina e l’ospite è sdraiato nel letto. Terminata

questa prima parte il paziente viene sollevato sul fianco e si procede alla

pulizia della parte posteriore (schiena, glutei, gambe). Nella prima fase si

procede naturalmente anche alla pulizia del petto dove il seno viene sollevato

e si passa la salvietta sul solco mammario.“ (AC 1 29.10.2003)

Non sempre la signora PC 1 si sottoponeva di buon

grado a queste cure.

Questa reticenza o ritrosia (del resto,

comprensibile) a sottoporsi a gesti forzatamente invasivi della sua sfera

intima, è testimoniata, oltre che dalle dichiarazioni di AC 1, dalle

annotazioni nel cardex del 14.12., 17.12., 2.1, 10.2, 19.6, 17.7, 3.9.

(annotazioni fatte da altri operatori della Casa __________).

Perciò, spesso era necessario spiegare e motivare

alla signora i gesti che venivano effettuati e, viste appunto le difficoltà

linguistiche, si trattava di spiegazioni rudimentali e, forse per questo, non

sempre comprese.

" Non

so cosa succedeva con i miei colleghi. Con me tuttavia succedeva che, non gradendo

lei che mi occupassi della sua igiene intima, lo manifestasse anche se poi per

finire lo accettava. In questi casi dovevo spiegarle cosa stavo facendo e non

era sempre semplice.” (AC 1 29.10.2003)

5.

Ad inizio settembre 2003, PC 1 cominciò a manifestare del disagio

nei confronti di AC 1. In particolare, secondo quanto da loro dichiarato,

raccontò a diversi operatori che l’infermiere la baciava, le tirava i capezzoli

e la toccava sulle parti intime.

Tuttavia, da quanto in atti non è stato possibile

accertare chi fu l’operatore con cui parlò la prima volta di questi fatti.

Inoltre, non tutti i racconti degli operatori

sono fra loro concordanti sia sulle rivelazioni dell’ospite che sulla dinamica

temporale di queste rivelazioni.

In effetti, __________ ha dichiarato che la

signora le disse che un suo collega le aveva mostrato il pene e “verosimilmente,

glielo aveva messo vicino alla vagina”:

" Ad

inizio settembre 2003, è avvenuto un fatto un pò strano. Mi trovavo nella

camera della paziente PC 1, per le normali attività di cura ed igiene. In

particolare stavo pulendola sulla parte intima bassa. La signora PC 1 mi ha

detto che le facevo male nel pulirla. Constatato che presentava un certo

gonfiore ed arrossamento sulle grandi labbra, ho chiesto alla signora per quale

motivo le facevo male. La signora PC 1, mi diceva allora che un mio collega le

aveva fatto del male. Essendoci difficoltà di dialogo con la signora, a causa

della lingua, la signora PC 1, mi ha mostrato e fatto capire a segni, ma sempre

con l’aggiunta delle parole, che un mio collega l’aveva molestata sessualmente.

In particolare la signora, mimava e descriveva che “un infermiere”, la sera

prima le aveva mostrato il pene e verosimilmente glielo aveva messo vicino alla

vagina. Personalmente non sono riuscita a capire se vi è stata penetrazione o

meno. Il racconto di PC 1, era comunque chiaro e comprensibile.

(...)

La signora ha confermato che l’infermiere che

aveva approfittato di lei era AC 1." (__________, PS 19.10.2003 allegato

29)

__________, invece, ha detto che la signora PC 1

gli parlò di un infermiere che “giocava con i suoi capezzoli e le sue parti

intime”:

" Rispondo

che, verosimilmente tra fine agosto ed inizio settembre 2003, è capitato che io

mi trovavo, da solo, nella camera dell’ospite PC 1, per le normali cure

igieniche. Per essere preciso, poco dopo essere entrato in camera della

paziente ed averla salutata, PC 1, senza che io le chiedessi nulla di

particolare, mi diceva che certe sere quando c’era in servizio l’infermiere

anziano e un pò pelato, succedevano cose strane. Per cose strane, intendeva che

quest’individuo, giocava con i suoi capezzoli e con le parti sue intime. PC 1,

aggiungeva inoltre che questo infermiere si era anche abbassato i pantaloni.

Devo dire che PC 1, era abbastanza agitata nel descrivere la situazione, per

questo motivo non vorrei raccontare cose o utilizzare aggettivi impropri. È

però vero che PC 1, mi ha detto queste cose che io ho appena riferito. Anche

quando dico che lei mi ha riferito che l’individuo si è abbassato i pantaloni,

è pure possibile che abbia aggiunto di aver visto il pene.

(...)

ADR: che PC 1, nel raccontarmi questi fatti, si è

espressa in francese. Lingua che io comprendo bene. Devo precisare che io

comprendo un pò anche la lingua tedesca. In quest’ultima lingua ho maggiori

difficoltà ad esprimermi.

(…)

Nuovamente ho potuto risentire quanto già mi era

stato confidato poco prima dalla PC 1. Non mi sembra che PC 1 abbia aggiunto

altri dettagli a quanto mi aveva appena raccontato.

(…)

Come ho avuto modo di riferire in questo verbale,

PC 1 si esprimeva parecchio anche in maniera non verbale. Questo permetteva a

chi l’ascoltava di capire senza possibilità di fraintendimenti, quali erano

stati gli atteggiamenti che l’infermiere AC 1 aveva fatto su di lei." ( __________,

PS 13.10.2003)

TE 1 ha, invece, riferito che, nei primi giorni

di settembre, la signora PC 1 – parlando in francese ma facendosi capire da

lei (che di francese ha soltanto poche nozioni) con dei gesti - le disse che,

la sera prima, un infermiere “le aveva tirato i capezzoli, l’aveva toccata

nelle parti intime (vagina) e inoltre si era calato completamente i pantaloni

mostrandole il pene e dicendole di guardare” :

" Una

mattina dei primi giorni di settembre 2003, non ricordo esattamente quando ma

era comunque di sabato, mi sono recata nella stanza della paziente PC 1. Era di

primo mattino in quanto si doveva alzare la paziente e quindi procedere alla

sua igiene e quant’altro. La paziente PC 1 era molto scossa e con voce tremula,

in lingua francese, mi diceva subito che la sera precedente un infermiere era

entrato nella sua camera e l’aveva molestata sessualmente. Ricordo che disse

che l’infermiere le aveva tirato i capezzoli, l’aveva toccata nelle parti

intime (vagina) e inoltre si era calato completamente i pantaloni mostrandole

il pene e dicendole di guardare. Nel spiegare in francese quanto avvenuto la

donna gesticolava per cercare di far capire quanto accaduto.

ADR che mi esprimo in francese grazie alle

nozioni scolastiche apprese alla scuole medie. Mi limito però a brevi

discussioni che possono essere i convenevoli, lo stato di salute, e le cose di

tutti i giorni. Non sono in grado di sostenere una discussione articolata.

…omissis…

Siccome la signora era visibilmente agitata e non

riusciva a farsi capire perfettamente, ho chiesto l’intervento del collega __________

che parla e capisce abbastanza bene la lingua francese. Fatto sta che la

paziente PC 1 ha ripetuto al signor __________ quanto mi aveva detto poco

prima. Grazie all’intervento del collega abbiamo potuto approfondire abbastanza

circostanziatamente quanto avvenuto. In pratica la signora PC 1 ribadiva che la

sera precedente, al momento di coricarsi (lei di solito si corica alle

20.

/21.00), un infermiere le aveva tirato i capezzoli provocandole dolore.

Inoltre l’aveva toccata dappertutto, anche nelle parti intime (vagina), e le

aveva mostrato il pene dicendole di guardare. La donna (PC 1) diceva poi di

essere riuscita ad allontanare l’energumeno dandogli dei pugni. E a questo

riguardo ha mimato il gesto dei pugni.” (__________, PS 10.10.2003 allegato 22)

Come risulta evidente, c’è una sostanziale

contraddizione fra la dichiarazione della signora TE 1 e quella di __________.

Secondo la prima, fu lei a raccogliere le confidenze

spontanee della signora PC 1 ed a chiamare __________ per meglio capire.

Secondo quest’ultimo, invece, la signora PC 1 gli

parlò di comportamenti anomali dell’infermiere quando lui era solo in camera

con lei e fu lui, poi, ad avvisare __________ che, poi, a seguito di questo suo

avviso, interrogò la signora PC 1.

Questa contraddizione non è stata chiarita dagli

inquirenti.

Secondo il suo racconto, TE 1, il giorno

successivo a questo primo suo colloquio con la signora PC 1 (non si sa, poiché non

è stato chiarito, se prima, la signora parlò con altri operatori o meno),

accompagnata da __________ e da __________, si

recò nella camera dell’ ospite proprio per farsi

nuovamente raccontare di questi fatti:

" Il

giorno seguente, malgrado fossi in congedo, abbiamo nuovamente interpellato la

signora PC 1 per farci raccontare l’accaduto. Eravamo io, il signor __________

e il signor __________. La paziente (__________) ha confermato tutto quanto già

raccontato a me ed al collega __________. Ha inoltre aggiunto alcuni

particolari sul comportamento dell’infermiere AC 1 e in particolare che quella

denunciata non era la prima volta che __________ l’aveva molestata, aggiungendo

che anche in queste occasioni lo aveva respinto dicendogli “cochon” " (PS 10.10.2003 allegato 22)

Di questo colloquio a quattro __________ ha dato

la seguente versione:

" Riassumendo,

l’anziana ci diceva che AC 1 l’aveva in più di un’occasione rivolto delle

attenzioni particolari, quali dei toccamenti sul seno. Voglio altresì dire che

in occasione di questo primo colloquio, PC 1, si “esprimeva” parecchio con la

gestualità. I suoi segni, accompagnati dalle parole, erano del tutto chiari.”

(PS 9.10.2003)

" la

signora PC 1 esprime preoccupazione per l'infermiere __________. Quando la

accudisce da solo la toccherebbe in tutte le parti del corpo, in particolar

modo nelle parti intime. Giocherebbe con i suoi capezzoli, tirandoli e le

manderebbe baci mentre toccherebbe la vagina. La signora PC 1 rivive un

episodio durante il quale il dipendente avrebbe calato i pantaloni e le avrebbe

mostrato i propri attributi." ( resoconto scritto del colloquio del

9.9.2003

allegato al verbale succitato)

Il dott. __________ ha, invece, riferito che la

signora PC 1 gli avrebbe confermato quanto raccontato a lui da __________, in

particolare, che AC 1, una notte, era entrato nella sua camera e le aveva

tirato e strizzato i capezzoli sino a farle male aggiungendo, però, che questo

era successo in almeno 4 occasioni, in cui, peraltro, l’infermiere era salito

sul suo letto:

" Un

giorno, situabile a circa 3 settimane or sono, sono stato contattato dal capo

cure della casa per anziani, sig. __________, il quale mi ha segnalato che

c’erano degli abusi sessuali, fatti da un inserviente ai danni della signora PC

1.

__________ mi ha detto che l’inserviente in questione era tale __________

con cognome __________. __________ mi ha detto che la signora PC 1, le aveva

riferito, che una notte era entrato AC 1 nella sua camera e le aveva toccata,

tirato e strizzato i capezzoli, tanto da farle male. __________ si è unicamente

limitato a riferirmi questa frase ed io non ho approfondito con lui. Ho però

avvisato il direttore dell’istituto – sig. __________ – di quanto ero venuto a

conoscenza. Il direttore mi ha confermato d’essere a conoscenza di questa

faccenda ed ha aggiunto che aveva provveduto a segnalare la cosa alla polizia

comunale di __________. Da parte mia ho consigliato al direttore d’evitare di

mettere a contatto “AC 1” con la signora PC 1. Il giorno successivo alla

comunicazione del signor __________, ho avuto un colloquio con la signora PC 1.

Con tatto, ho interrogato la signora a sapere cosa fosse successo con

l’inserviente “AC 1”. PC 1, mi confermava la storia raccontatami da __________,

ma aggiungeva che per fare ciò, in almeno 4 circostanze, l’inserviente AC 1 è

salito sul suo letto per toccarle i capezzoli." (__________, PS 2.10.2003)

Da parte sua, __________, comandante della

polizia comunale, ha riferito il racconto della signora PC 1 nei seguenti

termini:

" Durante

il colloquio avuto alla presenza del direttore e del capo reparto, dopo un

entrata in materia, comprensibilmente difficoltosa, la donna si è espressa

chiaramente sui fatti, e si è sentita a suo agio, potendo esprimersi con il

sottoscritto in lingua tedesca. Denotando comprensibili sensi di colpa,

palesati con la paura di essere trasferita in un altro istituto, la PC 1 ha

così descritto l'accaduto:

L'infermiere AC 1, procede a turno alla toilette

delle anziane degenti al terzo piano. In più di una occasione, nello svolgere

queste mansioni si è interessato in modo morboso alle parti intime della PC 1.

In particolare premendo con le dita sui capezzoli e tirandoli verso l'alto,

cagionandole in tal modo dei dolori. Le avrebbe inoltre toccato più volte la

vagina con le dita indirizzandole nel contempo dei baci (in aria) guardandola

negli occhi. In qualche occasione, dopo aver baciato le proprie mani le

appoggiava sulla vagina. In almeno due occasioni, l'uomo ponendosi vicino

al letto della donna, avrebbe abbassato i pantaloni mostrando all'anziana

il suo pene. In una occasione egli si sarebbe coricato nel suo letto,

ma senza che la toccasse in modo particolare. La PC 1 asserisce di aver più

volte detto a __________ di fare certe cose con sua moglie, e non con lei. Dal canto

suo l'infermiere avrebbe chiesto alla donna di non parlare con nessuno di

questi suoi atti." (rapporto di segnalazione 11.9.2003)

Dunque, ogni persona sentita ha riferito

particolari diversi, sia in relazione ai gesti di cui la signora PC 1 avrebbe riferito

sia in relazione ai momenti in cui tali gesti si sarebbero verificati che in

relazione alla loro intensità e alla loro frequenza.

Nonostante ciò, tutti gli operatori, invece, sono

stati concordi nel dire che il racconto della signora – che si esprimeva, per

la maggior parte, a gesti (quindi, con le difficoltà insite in questo tipo di

linguaggio) - era chiarissimo e che era sempre costante ed univoco.

Quindi, delle due l’una.

O il racconto – parzialmente o in buona parte

mimato – della signora PC 1 non era chiaro ed inequivocabile così come hanno

preteso i suoi interlocutori.

Oppure ad ognuno di loro la signora PC 1 ha

raccontato cose diverse.

In ogni caso, comunque, le dichiarazioni di

questi terzi non possono servire per l’accertamento dei fatti proprio a causa

dell’assenza di concordanza.

6.

Sentita il 29 settembre 2003, alla polizia la signora PC 1 ha dato

la seguente versione dei fatti:

" Sono

ricoverata nel reparto del terzo piano da quando sono arrivata qua. In questo

reparto ci sono tre infermieri uomini, non so come si chiamano. Uno è

divertente, infatti racconta sempre barzellette ed è carino, so che è sposato

ed ha appena avuto un bambino e dovrebbe abitare in __________, uno invece si è

trasferito a __________ e non lavora più qua. Il terzo è quello che mi ha

molestato, non so come si chiama so che è __________ e abita a __________. Una

volta ho sentito il suo nome, ma non lo ricordo. Ci sono pure infermiere donne,

diverse, non so dire quante. So che alcune sono sposate e altre no. So il nome

di una sola infermiera __________. Non so altro. Non chiedo informazioni

personali alle infermiere o infermieri perché ho paura che mi rispondono che

non sono affari miei. Non so con precisione la data, credo in primavera di

quest’anno, ha iniziato a tirarmi i capezzoli e mi ha fatto male. Gli ho detto

di smettere e gli ho mostrato il pugno. Quel giorno mi ha poi lasciato in pace.

Questo è successo in bagno quando mi stava vestendo. Lui sapeva che io sono

vedova e non so se lui credeva che io avessi qualche interesse. Comunque si è

approfittato della mia situazione. Voglio precisare che ho paura di questa

persona. Ho paura che nessuno mi creda e che lui può continuare ad

importunarmi. Gli ho più volte detto di lasciarmi stare e di fare certe cose con

sua moglie e non con una signora anziana. Una volta sola lui ha abbassato i

pantaloni mostrandomi tutto. Io in quel momento ero a letto, lui si era

avvicinato a me, lui ha aperto la cerniera dei pantaloni. Non ricordo se

portava le mutande, ma ho visto bene i peli pubici ed il pene. Preciso che

quest’infermiere è una persona molto pelosa. Per un periodo ci provava tutti i

giorni, a volte alla mattina, a volte al pomeriggio e a volte la sera. E’

capitato in un’occasione che quando mi ha messo a dormire, si è sdraiato con

me e un braccio lo ha fatto passare intorno al mio collo. Preciso che era

vestito e portava la divisa (pantaloni bianchi, ecc.). Mi ricordo che in

francese gli ho detto maiale (cochon) e gli ho dato una spinta per farlo andare

via. Gli ho pure detto che se non se ne andava avrei avvisato la direzione, lui

si è alzato. Sovente mi baciava, soprattutto nelle vicinanze del fondo schiena.

Lui mi baciava sul posteriore, mi ha pure baciato sui seni e sulla pancia. Lui

mi baciava avvicinando le sue labbra al mio corpo. Con la mano mandava i baci

tra le mie gambe e diceva “Ciao-Ciao”. Ha cercato di appoggiare la mano tra le

gambe senza riuscirci. (L’interrogata fa un gesto per mostrare ed è molto

agitata ed arrabbiata) Questo avveniva quando dovevo vestirmi o cambiarmi per

andare a dormire. A dipendenza dei suoi turni, poteva essere la mattina o la

sera. Quando mi ha toccato gli ho tirato un pugno in mezzo alle gambe per

fargli togliere la mano e gli ho detto “cochon” (maiale in francese). Preciso che

stringevo le gambe e lui non ha potuto toccarmi molto e non è riuscito ad

infilare la mano tra le gambe. Quando sono successe queste cose ero sempre sola

con lui. Lui chiudeva la porta, quando eravamo in bagno chiudeva la porta del

bagno.”

In seguito, il 31.10.2003, la signora è stata

sentita dal PP.

In quest’occasione, la signora PC 1 ha, dapprima,

dichiarato quanto segue:

" D: Sì.

C’è stato qualcuno che L’ ha molestata?

R: Sì, quell’uomo, che ha pensato di poter fare tutto con me. È

stato orribile… mi ha toccata dalla testa ai piedi e ha baciato tutto il

corpo….e una cosa simile non la lascio fare. Per questo ho reclamato poi.”

Richiesta di dire il nome di quell’uomo, la

signora PC 1 non è stata in grado di farlo. All’insistenza del PP, la signora

ha, infatti, detto di non avere “nessuna idea” del nome di quell’uomo.

Di seguito, alla signora sono state mostrate le

foto di 12 uomini. Si trattava della foto di AC 1 e delle foto di 11 altri

uomini che nulla avevano a che fare con Casa __________.

La signora non ha riconosciuto in nessuno dei 12

uomini ritratti il suo molestatore:

"

D: Vorrei mostrarle delle foto e sapere da Lei

se riconosce qualcuno, va bene? Le mostro prima alla cinepresa, in modo che la

cinepresa le veda (le foto appaiono sullo schermo)…O.K. ecco le foto. Riconosce l’uomo che…?

R: Devo prima mettere gli occhiali (prende

gli occhiali e li mette sul naso) Lui non c’è,

quello che mi ha molestato…questo, l’ho già visto (indica

una foto) ma dove…?

D: Quello che Lei ha già visto, che numero porta?

R: Sette.

D: Però non riconosce l’uomo che L’ha molestata su quelle foto?

R: No…allora penserei piuttosto che fosse questo (si riferisce alla

foto n. 7, ndr.), gli altri no…Gli ho ripetuto abbastanza spesso che doveva

smetterla, che non sono in questa casa di cura per questo.

D: Però non ne è sicura?

R: No, non sono sicura.”

Poi, il PP ha chiesto alla signora di indicare quando

l’uomo l’ha “molestata”. La signora non è stata in grado di rispondere con

precisione, limitandosi a dire che “è iniziato quest’anno” e che “era

successo più di una volta” :

"

D: O.K. Può spiegarmi, quando quest'uomo L’ha

molestata?

... Quando?

R: La data non la so di preciso, ma è iniziato

quest’anno

D: È successo molte volte….diverse volte o c’è

stata una sola volta?

R: No, no, più di una volta.

D: Più di una volta?

R: Sì, sì. Non posso dire con esattezza quante

volte.”

Sin qui, come si vede, le dichiarazioni erano

estremamente generiche. Non si è saputo indicare né la data d’inizio né il

numero degli episodi. Inoltre, e soprattutto, si parlava genericamente di “molestie”

senza alcuna precisazione o differenziazione.

Poi, la signora PC 1 ha dichiarato che

l’infermiere, una volta, mentre erano nella toilette, le ha tirato il

capezzolo facendole male al che lei reagì mostrandogli il pugno e lui, allora,

aprì il suo pantalone facendole “vedere tutto da qui fin giù” dicendole

di guardare:

" Ha

tirato il mio capezzolo, e mi ha fatto male… gli ho detto che se non avesse

smesso gli avrei tirato un pugno. E allora ha aperto il suo pantalone e mi ha

fatto vedere tutto da qui fin giù. Non c’è bisogno di farmi vedere queste cose,

a me che sono stata sposata per tanti anni. Io so com’è fatto un uomo, no…

D: Le ha mostrato il suo pene?

R: Sì, sì.

D: È corretto? E quante volte è successo che Le ha tirato i

capezzoli?

R: Una volta il capezzolo

…omissis…

D: E quando Le ha fatto vedere il suo pene, dov’è successo, nella

stanza, nella toilette, sul letto?

R: Nella toilette.

D: Ha aperto tutto, il pantalone…E ha detto qualcosa oppure no?

R: No, no, non ha detto niente.

D: Non ha detto niente?

...omissis…

D: Il fatto di mostrare il suo pene e successo una volta sola o più

volte?

R: Così come ho detto ora è successo solo una volta…che ha aperto

tutto.

D: E così com’è successo quella volta, Le ha detto qualcosa o è

rimasto zitto?

R: Mi ha detto di guardare.”

In quest’occasione, la signora PC 1 ha aggiunto

che l’uomo, qualche volta, le ha anche mostrato, attraverso i pantaloni, il

pene in erezione:

"

R: Qualche volta ha anche fatto vedere

attraverso il pantalone che…adesso è duro. Allora gli ho detto di sparire, che

io sapevo com’è fatto un uomo dopo tanti anni di matrimonio.”

Poi, la signora PC 1 ha dichiarato che l’uomo

l’ha baciata dappertutto, parlando, poi, di “schiena e sedere” e

di “tutti i posti in cui è riuscito ad arrivare” :

" altrimenti

mi ha baciato dappertutto. Non deve baciarmi su tutto il corpo.

D: Dove, dove esattamente L’ha baciata?

R: Sulla schiena, sul sedere, e….in tutti i posti dove è riuscito

ad arrivare. Fino a quando gli ho detto finalmente che poteva fare quello che

voleva ma che io avrei reclamato presso la direzione. ”

La signora PC 1 ha, poi, detto che i baci si sono

ripetuti diverse volte arrivando, però, poi, poco dopo la prima affermazione, a

limitare il tutto in “un paio di volte”.

Alla domanda volta a sapere in quale periodo

l’uomo l’ha baciata, la signora ha risposto, sconsolata, di non essere in grado

di dirlo ma che era successo quando l’inverno era passato:

"

D: E (n.d.r: si parlava dei baci, cfr la

sequenza temporale delle domande) ciò è successo diverse volte?

R: Sì, sì.

D: Ma possiamo dire che è successo nelle ultime due settimane,

negli ultimi due mesi…oppure quanto tempo è durato?

R: Ma, è già…se lo sapessi esattamente?

D: Più o meno? Oppure, quando ha iniziato? Era in estate, era in

inverno, era in primavera?

R: Sì, sì, non era in inverno. Ha fatto anche i turni, quindi

doveva … doveva…io non riesco a vestirmi e spogliarmi da sola, non posso

restare in piedi, non posso camminare. Lui ha dovuto aiutarmi, e probabilmente

questo lo ha indotto a fare quello che ha fatto.

D: Ma l’inverno era già passato? È iniziato dopo?

R: Sì, sì, dopo.

D: Diverse volte. È durato settimane o mesi, a Suo avviso?

R: Un paio di volte, sì… fino a quando lo hanno tirato via. Non ha

più potuto lavorare qui, è dovuto andarsene…Dove è adesso non lo so.”

Dopo queste dichiarazioni sui baci, il PP ha

chiesto alla signora PC 1 di dire dove , esattamente, l’uomo l’ha toccata. La

signora ha risposto “là dove poteva arrivare” e, quindi, ha risposto “si”

quando il PP le ha chiesto se l’aveva toccata “nella vagina”:

" D: E

dove esattamente L’ha toccata?

R: Là dove poteva arrivare.

D: Anche… mi scusi se devo fare la domanda…

R: Ha fatto così (tocca le labbra con due

dita) e poi ha messo la mano.

D: Nella vagina?

R: Sì.

D: È corretto?

R: Sì. Uno così, ai miei occhi, è un maiale.

Gliel’ho ho anche detto.

D: Portava dei guanti…?

R: No, no, non portava guanti.”

Poi, la signora ha precisato che questo o questi

toccamenti (la questione della ripetizione di questo gesto non è stata

indagata) avvenivano quando l’uomo la vestiva e non quando la lavava:

"

D: E dove è successo che La toccava? Sul letto,

nella stanza, alla toilette?

R: Nella stanza oppure quando dovevamo spogliarci… anche nella

toilette.

D: Ha avuto l’impressione, che lo faceva di

proposito, oppure…?

R: Sì, sì, probabilmente avrebbe voluto fare di più, se fosse stato

possibile.

D: È possibile che Lei si sbagli a questo

proposito?

R: No. Assolutamente no…

D: È proprio sicura di quello che ci racconta?

R: Sì, sono sicurissima.

D: È possibile che forse abbia voluto solo lavarLa, che Lei abbia

frainteso?

R: No, no, non quando ci lavava….Si è coricato sul letto e ha

alzato le gambe…poi gli ho detto di sparire, poi se n’è andato.

D: Ma le palpate…è…forse voleva lavarla…è

possibile?

R: No, no, non è successo quando mi lavava. È successo quando mi

vestiva…è allora che lo ha fatto.”

Poi la signora – rispondendo al PP che le

chiedeva se i palpeggiamenti erano davvero intenzionali - ha dichiarato che

una volta l’uomo si è sdraiato, vestito, sul suo letto e lei lo ha fatto

allontanare mostrandogli il pugno:

"

D: Senza guanti. Ha avuto l’impressione che lo

faceva intenzionalmente…

R: Una volta si è coricato accanto a me sul letto, ma solo una

volta, poi gli ho tirato un “ceffone” col pugno e gli ho detto di sparire.

D: Che cosa ha fatto esattamente?

R: Sì è coricato sul mio letto. Ma solo per poco tempo, poi è

sparito, perché ho fatto così (fa vedere il pugno).

D: Era vestito o nudo?

R: No, era vestito.”

Infine, la signora, rispondendo al PP che le

chiedeva del suo stato d’animo in relazione ai fatti denunciati, ha riferito di

essersi spaventata quando ha visto l’uomo che, con il bottone in mano, ha “aperto

tutto il pantalone”:

" D: Come

si è sentita?

R: Gli ho risposto che deve andarsene, che non sono una puttana.

Questo gli ho detto.

D: Ma era arrabbiata? Era indifferente? L’ha spaventata…si è

spaventata? Come si è sentita?

R: Mi sono spaventata un poco quando ha preso il bottone in mano e

ha aperto tutto il pantalone….terribile.

D: E…cosa sente adesso nei confronti di quest’uomo, che sentimenti

ha nei suoi confronti?

R: Vendetta. Che lo richiudano pure…per me…non m’importa…

D: Aveva paura di quest’uomo?

R: Ho avuto un po’ paura dopo… ho riflettuto: lo farà ancora una

volta oppure…Non sapevo che intenzioni avesse.”

7.

AC 1 ha respinto tutti gli addebiti che gli sono stati mossi affermando

di non essersi mai lasciato andare con gli ospiti della casa a gesti che non

fossero necessari dal punto di vista professionale.

Quindi, egli ha, in sostanza, dichiarato di

potersi spiegare le dichiarazioni della signora PC 1 soltanto ipotizzando che

la paziente abbia equivocato alcuni gesti compiuti durante l’espletamento dei

suoi compiti dando loro un senso che assolutamente non avevano.

Riguardo il tirare i capezzoli, l’imputato ha

dichiarato quanto segue:

" gli

unici contatti con i seni di PC 1, avvenivano per applicarle la polvere contro

la micosi. Assolutamente non le ho mai “presa” per i capezzoli.” (__________ 9.10.2003)

" Ho

fatto delle osservazioni per verificare lo stato della cute; in queste

occasioni le alzavo la coppa del seno per controllare sotto. E’ una cosa che

peraltro si fa anche con gli altri ospiti. Questo lo facevo ogni volta che

avevo la possibilità di occuparmi della sua igiene intima. E’ una cosa che

peraltro dovrebbero fare tutti. Nell’arco di un mese a me sarà capitato 5 o 6

volte di effettuare l’osservazione di cui parlavo prima. Inoltre in base al

piano di lavoro una volta alla settimana bisogna fare la doccia all’ospite:

questa è un'altra occasione in cui si fatto controlli a livello dell’inguine e

anche dei seni, ma anche di altre parti del corpo.” (__________ 29.10.2003)

In aula, AC 1 ha, poi, precisato che, nell’alzare

la coppa dei seni, proprio per la morfologia e la posizione di tale parte del

corpo in una donna anziana, è senz’altro possibile che si tocchino i capezzoli.

Tuttavia, si è sempre trattato di gesti obbligati per l’espletamento delle

mansioni che gli incombevano. Null’altro.

Riguardo il toccare la vulva (l’AA parla di

“vagina” ma in aula esso è stato corretto), l’imputato ha dichiarato, ancora

una volta, che egli era obbligato a toccare tale parte del corpo delle pazienti

durante la pulizia intima. Egli ha, però, precisato di “non avere mai

travalicato i confini della correttezza professionale” (AC 1 29.10.2003).

Egli ha, poi, negato di avere mai baciato la

signora PC 1.

Infine, egli ha negato di avere mai mostrato il

pene alla signora.

In relazione a questo episodio – peraltro non

ripreso nell’atto di accusa – AC 1 ha dichiarato quanto segue:

" Ricordo

che quel giorno (verosimilmente nei mesi di agosto o settembre), verso le ore

2000.

circa, io mi trovavo con l’anziana nel gabinetto che è presente nella sua

stanza. Dovevo provvedere alla sua toilette intima e cambiarle l’abito per la

notte. La PC 1 era seduta sul gabinetto ed aveva appena finito di espletare i

suoi bisogni. Le avevo tolto la maglietta che indossava ed il reggiseno. Le

mutande ed i pannolini, erano già stati precedentemente tolti da me. Di fatto

la PC 1 era completamente nuda. Lei, autonomamente, si è asciugata la vagina,

con della carta igienica. Io ho provveduto ad applicarle una polvere antimicotica

sotto il seno (sotto il solco mammario). Devo dire che in questo periodo la

signora aveva il seno rosso, poiché aveva preso una micosi, sia a livello

intimo (sulla vagina), sia sul seno. Il rossore sul seno era particolarmente

visibile. Di sicuro alla signora quest’irritazione le procurava parecchio

prurito. Fastidio fisico a parte, mi sembrava che alla signora le desse più

fastidio il fatto che fosse un uomo ad applicarle la polvere antimicotica. Non

sono in grado di dire se PC 1, non accettasse me, come AC 1 oppure perché sono

un uomo. Va comunque tenuto in considerazione che io con questa donna ho

parecchie difficoltà a colloquiare. La signora PC 1, parla unicamente francese

e tedesco. Io conosco unicamente pochi vocaboli di francese (buon giorno, come

va, i colori). Con lei, devo esprimermi perlopiù a gesti.

(…)

Quando mi sono avvicinato a lei per metterle la

polvere, la PC 1 mi ha respinto. Le ho detto “rouge”, indicando il seno. La

signora ha abbassato le mani ed io sono riuscito a metterle la polvere sotto il

seno. Per fare quest’operazione, indossavo i guanti in lattice. Ho depositato

la polvere su di una mia mano e con l’altra ho sollevato il seno. Per sollevare

il seno ho semplicemente messo la mano sotto la coppa e l’ho sollevata. Terminato

questo lavoro ho tolto i guanti ed ho preso la camicia da notte da indossarle.

Trattavasi di una camicia da notte da indossare, infilandola da sopra. Non mi

ero avveduto che i polsini non erano aperti. All’atto di farle passare le

braccia, un bottone ha ceduto e si è staccato, cadendo per terra. Mi sono

chinato per raccoglierlo. Nel piegarmi, mi si è rotto il bottone dei miei

pantaloni. Ho comunque raccolto i due bottoni e mi sono rialzato. Ho detto alla

signora che anche il mio bottone si era rotto e nello stesso tempo ho alzata la

maglietta (casacca medica), mostrandole dove mi si era rotto il bottone.

Compiendo quest’azione, ho esibito alla signora parte della mia pancia. Sono

sicuro che nonostante il bottone rotto, i miei pantaloni non si erano abbassati.

Rimanevano trattenuti ancora da due bottoni. Sono altrettanto sicuro che in

questa circostanza non ho mostrato il pene. La signora mi è parsa arrabbiata,

offesa, per il fatto di averle mostrato la mia pancia. Tant’è che mostrandomi

il pugno, mi ha detto: “direzione”. Da parte mia mi sono giustificato

dicendole: “ma è il bottone”. Ho poi continuato nella vestizione. Lei si è

alzata dal gabinetto, le ho messo i pannolini e quindi l’ho aiutata a sedersi

sulla sedia a rotelle. Per finire l’ho condotta in camera e l’ho messa a letto.

Anche nel metterla a letto, ho avuto difficoltà perché non collaborava. Mi

sembrava arrabbiata per il fatto che era appena successo prima.” (AC 1

4.10

)

Interrogata a questo proposito, la caporeparto

della lavanderia, ha dichiarato che i danni più comuni agli abiti da lavoro da

loro riscontrati sono, effettivamente, le rotture dei bottoni dei pantaloni.

Inoltre, ha precisato che, avendo i pantaloni una

cordicella in vita, la perdita di un bottone non provoca la loro caduta.

8.

Ritenuto

che, nel caso di reati sessuali, i fatti possono, in genere, venire accertati

quasi esclusivamente in base alle dichiarazioni delle parti e considerato che

queste dichiarazioni possono servire da fondamento per tale accertamento

soltanto se superano l’esame di credibilità che consiste nella verifica della

loro verosimiglianza intrinseca, della loro univocità e della loro costanza nel

tempo, fondamentale è il modo in cui le dichiarazioni delle parti vengono

raccolte.

Occorre, da un lato, che non vengano poste

domande suggestive.

D’altro lato, occorre che le dichiarazioni

vengano verbalizzate letteralmente, evitando, in particolare, espressioni che

non indicano un fatto bensì un giudizio di valore su un fatto (espressioni

quali, ad esempio, “molestia” non indicano un fatto ma la sua qualifica che può

riferirsi, peraltro, ad azioni molto diverse fra loro).

Inoltre, le dichiarazioni delle parti devono

essere circostanziate. Non basta che la vittima o presunta tale descriva gli

atti subiti. Occorre farle descrivere in quale contesto questi atti sarebbero

stati compiuti e, in questa descrizione, occorre chiederle dei dettagli.

Questo perché - contrariamente all’assunto del PP

che, in requisitoria, ha sostenuto che i dettagli sono irrilevanti - è proprio

sui dettagli che si fa l’esame di credibilità.

Ed, inoltre, sono i dettagli che definiscono la

qualifica giuridica di un atto. Ad esempio, un bacio può avere una qualifica

giuridica diversa a seconda del modo in cui il bacio è dato (semplice contatto delle

labbra oppure contatto prolungato con lingua) e a dipendenza della parte del

corpo verso cui il bacio viene indirizzato così come fondamentale è sapere se

il bacio è stato dato mentre venivano compiuti altri gesti (e, se sì, quali)

oppure da solo, indipendentemente da altre azioni.

In concreto, è fuor di dubbio che - quale che sia,

di principio, il valore probatorio delle dichiarazioni di terzi cui la vittima

(o presunta tale) ha riferito i fatti - le dichiarazioni degli operatori di

Casa __________ (infermieri, ausiliari, direttore, medico) non possono essere

utilizzate per l’accertamento dei fatti già a causa della loro discrepanza.

Nemmeno può essere d’aiuto quanto

annotato dal dott. __________ sulla cartella clinica:

" Non

ricordo con quali parole la signora, allora, mi parlò di quel che il signor AC

1.

le fece. Nella cartella clinica della signora, trovo annotata, al 16.10.2003,

la seguente frase: "voleva fare con lei quello che voleva lui ma lei è qui

per essere curata e non per esaudire i suoi desideri". (verb dib pag 5)

Il medico (o la signora AC 1, se il medico ha

riportato testualmente quanto dettogli dalla paziente), infatti, ha utilizzato

un concetto talmente generico da potere contenere qualsiasi significato.

Va, poi, aggiunto, a valere ancora quale

considerazione generale, che il comportamento tenuto dal AC 1 con le colleghe

- lungamente indagato in sede pre-dibattimentale - non costituisce un elemento

indiziante . Quand’anche si dovesse ammettere che l’imputato indulgesse in

corteggiamenti ripetuti e non sempre bene accetti, non può essere dimenticato

che egli si rivolgeva a donne della sua età o più giovani di lui ciò che

deporrebbe maggiormente per l’assenza di pulsioni erotiche verso donne anziane

che non il contrario.

Dunque, rimangono, a sostegno della tesi

accusatoria, soltanto le dichiarazioni della signora PC 1.

A titolo di osservazione di carattere generale,

non può non essere rilevato che la signora PC 1 presenta un deperimento

psico-organico. Di questo si ritrova traccia nei certificati medici in atti.

Di questo ha parlato il personale curante (cfr, in particolare, __________ che

ha parlato di “sindrome psico-organica”). Di questo ha, pure, parlato al

dibattimento il dott. __________ che ha definito “non brillantissimo” lo

stato mentale dell’anziana signora.

Inoltre, un certo grado di estraniamento e di

confusione della signora lo si percepisce con chiarezza ascoltando la

registrazione della sua audizione da parte del PP. Infatti, la signora non sa

situare nel tempo né il suo arrivo in Casa __________ né la morte del marito,

non ricorda il nome dell’infermiere che l’ha accudita per lungo tempo, non

riconosce sulle foto che le vengono presentate l’imputato che, pure, si è

occupato di lei sin dal suo arrivo alla casa per anziani, non sempre risponde

in modo adeguato alle domande del PP (ripete, per esempio, con una certa

ossessione, che l’imputato saliva sul suo letto) e continua a riportare il

discorso su un infermiere che le è simpatico in un modo che non può non destare

perplessità e dubbi sulla sua lucidità mentale.

Ciò detto, va rilevato che l’esame delle due

dichiarazioni rilasciate dalla signora PC 1 non può che concludersi con un

giudizio di inattendibilità: esse, infatti, non sono rimaste costanti nel

tempo.

a) baci sui

seni, sulla pancia e sul sedere

In relazione a questi baci che l’atto di accusa

imputa a AC 1 come atti sessuali, la signora ha detto alla polizia che “lui” la

baciava “sovente”, “soprattutto nelle vicinanze del fondo

schiena” aggiungendo che “lui mi baciava sul posteriore, mi ha pure

baciato sui seni e sulla pancia”.

Al PP ha dato una versione diversa dichiarando

che la baciava “sulla schiena, sul sedere e…in tutti i posti dove riusciva

ad arrivare” dicendo, prima, che era successo “diverse volte”

e, poi, limitando i baci ad “un paio di volte”.

Dunque, si tratta di due (o tre, se si considera

che la signora PC 1, sull’arco di pochi minuti, ha dato al PP due versioni

diverse sulla durata di tali esternazioni) versioni discordanti che non possono

servire da supporto per l’accertamento dei fatti.

Ma, quand’anche, per pura ipotesi di lavoro, si

volesse, su questo punto, ritenere credibile la versione della signora PC 1, in

essa non si possono, certo, ritrovare gli elementi costitutivi del reato di

coazione sessuale.

Infatti, gli accertamenti degli inquirenti sono

lacunosi.

Non è stato chiesto alla signora se i baci

venivano dati mentre l’autore compiva altri gesti.

Perciò, in applicazione del principio in dubio

pro reo, occorrerebbe considerare – sempre nell’ipotesi puramente scolastica in

cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata credibile – che i

baci sono stati dati indipendentemente da altri gesti che potrebbero avere una

connotazione sessuale.

Non è stato accertato – perché in merito non è

stata posta alcuna domanda – se , quando i baci sono stati dati, la signora era

vestita o nuda.

Dunque – sempre nell’ipotesi puramente scolastica

in cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata credibile –

sempre secondo il principio in dubio pro reo, occorrerebbe considerare che i

baci venivano dati quando la signora era vestita.

L’unica precisazione che è stata chiesta alla

signora si riferisce al modo in cui i baci venivano dati. Infatti, nel verbale

PS, si legge che:

" lui

mi baciava avvicinando le labbra al mio corpo”

Dunque – sempre nella versione dei fatti ritenuta

a torto credibile dalla pubblica accusa – non si trattava di baci con la lingua

né di leccate né di succhiotti. Si trattava di semplici contatti con le labbra.

E – sempre nell’ipotesi puramente scolastica in cui la versione della signora PC

1.

potesse essere considerata credibile – questi baci si sarebbero ripetuti in

un paio di occasioni (versione più favorevole all’accusato sempre in

applicazione del principio in dubio pro reo).

Ora, un semplice contatto delle labbra con la

schiena, il sedere (non l’orifizio anale, ma il “sedere” termine per cui

occorre intendere “natiche”) e i seni coperti dai vestiti, non accompagnati

da altri gesti a connotazione sessuale non può essere considerato un atto

sessuale ai sensi dell’art 189 CP.

Questo, senza dimenticare che dall’incarto non

risulta alcun gesto coercitivo – nemmeno nella forma delle pressioni

psicologiche - che l’imputato avrebbe utilizzato per esercitare una

qualsivoglia pressione sulla signora così da costringerla a subire questi baci.

Si tratterebbe, perciò – sempre nell’ipotesi

puramente scolastica in cui la versione della signora PC 1 potesse essere

considerata credibile – di un atto che configurerebbe il reato di molestie ai

sensi dell’art 198 CP, dunque di un reato perseguibile a querela di parte.

La querela va presentata entro tre mesi.

Ora, non si sa quando questi due episodi di baci

si sono verificati.

L’atto di accusa indica un periodo di commissione

dei fatti che va dal marzo al settembre 2003. Dunque, sempre in applicazione

del principio in dubio pro reo, occorrerebbe dare per acquisita la versione dei

fatti più favorevole all’imputato, quindi che i baci siano stati dati nel marzo

2003.

così che la querela – avvenuta al più presto in settembre 2003 – sarebbe

da considerarsi tardiva.

A questo va aggiunto che, invece, i baci lanciati

in aria con le dita (di cui la signora PC 1 ha parlato sia al PP che alla

polizia) non possono essere qualificati nemmeno come una molestia.

b) tirare i

capezzoli

Pure su questo gesto le dichiarazioni della

signora PC 1 non sono state costanti.

Alla polizia, la signora ha detto che lui le

tirava i capezzoli quando era in bagno mentre la stava vestendo. Alla

polizia, la signora non ha detto esplicitamente che la cosa è stata ripetuta.

Tuttavia, la ripetizione del gesto la si desume dall’affermazione “credo in

primavera di quest’anno, ha iniziato a tirarmi i capezzoli” e,

forse, dalla dichiarazione secondo cui lui “per un periodo ci ha provato

tutti i giorni” (anche se, quest’ultima dichiarazione, è rimasta

estremamente generica poiché non è stato chiesto alla signora che cosa abbia

provato a fare tutti i giorni)

Al PP, invece, la signora ha detto che il

capezzolo glielo ha tirato una volta sola e, soprattutto, ha detto che,

dopo questo, lei gli mostrò i pugni e lui, allora, si abbassò i pantaloni “facendogli

vedere tutto da qui fin giù” .

Dunque – oltre al cambiamento di versione

riguardo alla ripetizione del gesto – vi è il cambiamento di versione in

relazione al collegamento temporale del tirare i capezzoli con il mostrare il

pene poiché nella dichiarazione alla polizia i due gesti non erano collegati e,

soprattutto, si erano svolti in due luoghi diversi. Si tratta, perciò, di un notevole

cambiamento di versione nella misura in cui alla polizia aveva detto che

l’infermiere le aveva mostrato il pene quando lei era a letto mentre nel

racconto al PP il tutto si svolge nella toilette.

Il PP, nella sua requisitoria, ha sostenuto che

si tratta di divergenze su dettagli insignificanti poiché determinante è che la

signora sia sempre stata costante nel riferire i gesti subiti. Si tratta di una

tesi che non ha convinto: se ciò fosse, l’esame di credibilità si ridurrebbe a

cosa tanto piccola da essere – in quel caso – esso stesso insignificante.

Ma quand’anche – sempre nell’ipotesi puramente

scolastica in cui la versione della signora PC 1 potesse essere considerata

credibile – si dovesse ritenere che i fatti si sono svolti così come

all’assunto fattuale della pubblica accusa, avremmo che l’imputato ha tirato

una volta il capezzolo della signora.

Non risulta – in merito nessuna domanda è stata

posta alla signora - che questo tirare i capezzoli sia stato accompagnato da qualche

altro gesto a possibile connotazione sessuale.

Non ci sono nemmeno indizi che l’imputato tragga

motivo d’eccitazione sessuale dall’infliggere dolore. In particolare,

contrariamente a quanto sostenuto dal PP in replica, la lettera scritta

dall’imputato alla sua amica non è indiziante per una forma di sadismo: si

tratta di una lettera in cui l’uomo si lascia andare ad esplicitare i suoi

desideri in relazione all’atto sessuale ma si tratta di desideri che - al di là

di quella che, agli occhi di una persona emotivamente distaccata, può essere

considerata una crudezza espressiva - non eccedono una passionalità del tutto

naturale e priva di perversioni.

Dunque, al tirare il capezzolo – sempre

nell’ipotesi in cui si dovesse dar credito alla versione della signora – non

potrebbe essere data valenza sessuale.

Si sarebbe trattato, dunque, non di un atto

sessuale ma di un gesto volto a far del male (del resto, la stessa signora ha

detto che le aveva fatto male).

Dunque, in diritto, esso si configurerebbe come una

via di fatto (art 126 CP). Essendosi trattato – sempre nell’ipotesi che qui si

segue per un mero esame scolastico – di un solo episodio, si tratterrebbe

ancora di un reato a querela di parte che dovrebbe essere considerata tardiva

sempre per il discorso fatto sopra.

c) toccare

e tentare di toccare la vulva

Nemmeno su questo aspetto la signora PC 1 è stata

costante. Se è vero che ci si potrebbe chiedere se la sua incostanza sia dovuta

alle modalità con cui è stata interrogata, è anche vero che ciò, ai fini

dell’accertamento dei fatti, è irrilevante poiché – quale ne sia la causa –

determinante è il fatto che le sue dichiarazioni sono cambiate nel tempo.

Alla polizia la signora ha detto:

" ha

cercato di appoggiare la mano tra le gambe senza riuscirci … quando mi ha

toccata, gli ho tirato un pugno in mezzo alle gambe per fargli togliere la

mano e gli ho detto cochon. Preciso che stringevo le gambe e lui non ha potuto

toccarmi molto e non è riuscito ad infilare la mano tra le gambe”

Poi ha detto che “questo avveniva quando

dovevo vestirmi o cambiarmi per andare a dormire”.

Al PP ha detto – su questa circostanza – che “l’ha

toccata là dove poteva arrivare” e poi ha risposto “si” quando il

PP le ha chiesto se l’ha toccata “nella vagina” precisando con forza che

“non è successo quando mi lavava. E’ successo quando mi vestiva” .

E’ evidente che questa risposta non può essere

utilizzata poiché fa seguito ad una domanda evidentemente suggestiva. E

non ne può essere tenuto conto poiché emerge con evidenza dall’audizione che la

signora PC 1 era in qualche modo in preda a quel fenomeno che viene indicato

come il desiderio inconscio di compiacere l’interlocutore. Infatti, verso la

fine della sua audizione, la signora, dimostrando anche una certa ambascia,

chiede al PP se lui ha l’impressione che lei non gli abbia detto sempre le

stesse cose:

" ho

già detto tutto alla polizia no… e ho detto sempre la stessa cosa…

D: molto bene.

R: … oppure ha l’impressione che non dico la stessa cosa? Avrà

ricevuto anche lei una lettera che ho firmato…”

Ma, anche se si volesse fare astrazione dal

carattere suggestivo della domanda, avremmo due dichiarazioni poco precise e

in evidente contrasto fra loro.

Quella fatta alla polizia cui la signora ha

parlato soltanto di uno o più (non è per nulla chiaro questo aspetto) tentativi

non riusciti di metterle la mano tra le gambe e quella fatta al PP di

uno o più toccamenti (anche qui la questione non è stata chiarita ) della

vagina (da intendersi: della vulva) più o meno riusciti (“là dove poteva

arrivare”).

Dunque, due dichiarazioni che non possono essere

utilizzate anche soltanto per la loro discrepanza e per il loro essere rimaste

sostanzialmente imprecise.

Ma, ancora e soprattutto, il racconto della

signora PC 1 non appare credibile là dove pretende che questo/i (?)

toccamento/i sono avvenuti non quando l’infermiere provvedeva alla sua igiene

intima ma quando la vestiva. Ora, è illogico, non conforme al normale andamento

delle cose e, perciò, inverosimile che una persona – che vuole compiere un

gesto di quel tipo – non lo faccia quando ne ha l’occasione, cioè quando la

vittima è stesa a letto in posizione ginecologica e totalmente indifesa e,

perciò, potrebbe fare quel che vuole in modo totalmente indisturbato ma attenda

a farlo quando le difficoltà sono maggiori.

Totalmente inverosimile è, ancora, il racconto

della signora PC 1 quando sostiene di essere riuscita – lei, resa fragile e

debole dall’età e dalle malattie - a resistere al suo aggressore, uomo adulto e

nel pieno delle forze, ed a impedirgli di raggiungere i suoi scopi

semplicemente stringendo le gambe.

Dunque, una versione che – oltre a non essere

costante nel tempo – non è in sé né coerente né credibile.

Pertanto, una versione dei fatti che, nel suo

complesso, non può costituire il fondamento dell’accertamento dei fatti visti i

dubbi – enormi – che essa suscita.

Al contrario, ben più credibile è la tesi

dell’imputato secondo cui, almeno riguardo il tirare i capezzoli e il toccare

la vulva, le dichiarazioni della signora PC 1 siano il frutto di equivoci sul

vero significato di alcuni gesti di natura squisitamente ed esclusivamente

professionale (provvedere all’igiene intima della paziente) che la signora non

accettava sempre di buon grado. Equivoci generati da una serie di circostanze,

in particolare da un rapporto personale fra i due non ottimale,

dall’incomprensione dovuta alle difficoltà linguistiche e da una certa

confusione legata all’età della paziente e al suo essere, in qualche modo,

isolata dal contesto sociale a causa della non conoscenza dell’italiano. Circostanze,

queste, che, sommate fra loro, le hanno impedito di leggere correttamente dei

gesti che – seppur invasivi della sua sfera intima - erano del tutto

innocenti.

In particolare, credibile risulta anche il tentativo

dell’imputato di spiegare la dichiarazione della signora PC 1 in relazione alla

questione del pene che le sarebbe stato mostrato (cfr episodio riportato sub

consid 7). La spiegazione dell’imputato è, peraltro, confermata dalla seguente

dichiarazione fatta dalla signora al PP:

" mi

sono spaventata quando ha preso il bottone in mano e ha aperto tutto il

pantalone”

Infatti, “prendere il bottone in mano” non è il

gesto tipico di colui che apre il pantalone per mostrare il proprio pene ma è,

invece, il gesto tipico di chi – come ha dichiarato l’imputato – vuole mostrare

a qualcuno che il bottone si è staccato.

Del resto, va rilevato che il PP non ha ritenuto

di dovere imputare a __________ questo gesto più volte descritto dalla signora PC

1.

E che nemmeno ha ritenuto di dovergli imputare quanto raccontato dalla

signora in merito al mostrarle, sotto i pantaloni, il pene in erezione.

Evidentemente, lo stesso procuratore non ha

ritenuto totalmente credibile la versione della signora PC 1.

Ma quand’anche si volesse dare credito alla

signora PC 1 sulla questione del toccare la vulva – e, ancora una volta, questo

discorso lo si fa per puro spirito scolastico – viste le zone d’ombra rimaste

sia in merito alla riuscita del gesto che alla sua ripetizione, in applicazione

del principio in dubio pro reo (che vuole che si consideri la situazione di

fatto più favorevole all’imputato), si avrebbe un tentativo di mettere la mano

in mezzo alla gambe fallito poiché la vittima ha stretto le gambe impedendo

così all’autore di raggiungere il suo scopo.

Va, poi, sempre secondo il principio in dubio pro

reo, ancora ritenuto che la vittima era vestita e, in assenza di accertamenti

diversi, che si è trattato del tentativo di una toccata, senza strofinamento,

una specie di “main baladeuse”.

Vista la sua indiscussa supremazia fisica (uomo

adulto nel pieno della maturità contro una donna anziana e inferma),

all’imputato non sarebbe costato nulla vincere la resistenza della pretesa

vittima.

Così non è stato (sempre nell’ipotesi fattuale

ritenuta, a torto, dalla pubblica accusa). Ciò significa che l’imputato non avrebbe

applicato nessuna forza, nessuna violenza.

Non vi sono tracce in atti nemmeno di pressioni

psicologiche esercitate.

Dunque, anche in quest’ipotesi, manca del tutto l’atto

coercitivo richiesto dall’art 189 CP.

Dunque - sempre in quell’ipotesi che la Corte non

ha ritenuto data - si avrebbe non una coazione tentata o mancata ma una

mancata molestia, reato per il cui perseguimento vale il discorso fatto

sopra.

Concludendo, dunque, gli elementi portati dalla

pubblica accusa a sostegno della sua tesi non hanno convinto la Corte che ha

continuato a nutrire dubbi insopprimibili. Ben più convincenti sono apparse le

spiegazioni date dall’imputato così che l’ipotesi di un fraintendimento da

parte della signora PC 1 è risultata molto più verosimile della tesi

accusatoria.

Pertanto, AC 1 è stato assolto poiché i fatti

ipotizzati nell’atto di accusa non hanno trovato sostegno probatorio.

Rispondendo negativamente a tutti i

quesiti;

visti gli art. 18, 21, 36,

41, 58, 63, 69 e 189 cpv. 1 CP;

9.

segg. CPP e 39 TG sulle

spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1 è

prosciolto dall'accusa di

ripetuta coazione sessuale in parte tentata.

2.

La tassa

di giustizia di fr. 500.-- e le spese processuali sono a carico dello Stato.

3.

È ordinata

la restituzione a AC 1 delle lettere manoscritte poste sotto sequestro.

4.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Intimazione a:

terzi implicati

1.

PC 1

2.

TE 1

3.

TE 2

Per la Corte delle assise correzionali

La presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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