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Decisione

72.2005.122

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

30 novembre 2005Italiano68 min

Source ti.ch

Fatti

i danneggiati) che ACCO 1 era intestatario anche di un conto deposito avente lo

stesso numero, costituito di parti di un fondo __________ LUX Money Market per

un valore stimato di fr. 67'908.- (valuta 24.11.2005).

In aula, AC 1 ha dichiarato che trattasi di

danaro mandatogli (dopo che egli prese domicilio in Ticino) dalla sorella,

danaro che egli investì nel suddetto fondo. A suo dire, la sorella ebbe all'epoca

a dirgli che, in caso di bisogno, egli poteva utilizzare detti valori per sé o

per la famiglia, dopodiché, alla di lei morte, era suo desiderio che andassero

alla figlia di AC 1.

Durante i mesi del carcere preventivo di AC 1,

risulta dagli atti che la moglie di AC 1 ha monetizzato:

- il

10.5.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 4'522.45;

- il

25.7.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 1'146.10;

- il

21.10.2005, alcune parti del fondo, prelevando il controvalore di fr. 1'500.60.

Il venerdì 25.11.2005, avuto conoscenza

dell'esistenza di detti averi, la sottoscritta Presidente ne ha informato il Giar,

il quale con decreto di stessa data, ne ha ordinato il sequestro penale (cfr.

decisione del Giar, in atti).

Tornando alla vita di AC 1 negli ultimi mesi

prima dell'arresto e dopo che egli è stato messo in malattia, si ha che egli

trascorreva le sue giornate, in parte restando in casa e in parte anche

uscendo. Più volte si è recato in Italia a fare la spesa e altre volte è

rimasto nei dintorni di Lugano.

Dalle ricevute che sono state rinvenute al suo

domicilio in sede di perquisizione, risulta per l'appunto che quasi ogni giorno

egli usciva o per recarsi in banca, o presso questo o quel centro commerciale

per fare piccoli acquisti.

Appassionato di bicicletta, spesso faceva giri in

bicicletta. Ogni tanto rendeva visita ai colleghi-amici __________ e __________.

__________, proprietario di un terreno a L__________, gli aveva dato il

permesso di colà recarsi a suo piacere per fare lavori di pulizia e giardinaggio,

la qualcosa piaceva molto a AC 1. Su quel terreno si recò anche l'8.3.2005,

ovvero qualche giorno prima dei fatti qui in giudizio. Raccolte delle

sterpaglie, decise di bruciarle, nonostante il divieto di fare fuochi vicino al

bosco. Intervenne la Guardia forestale italiana di __________ che gli elevò una

contravvenzione.

Si situano tra l'8.11.2004 ed il 15.2.2005

venticinque casi di danneggiamento (con taglio delle gomme e/o danni alla

carrozzeria) a veicoli di conducenti e altri operai alle dipendenze delle __________,

da loro parcheggiati nei posteggi che l'azienda ha in via __________ e in zona

"__________". Nonostante le indagini esperite dalla polizia, l'autore

di detti danneggiamenti è rimasto ignoto.

Quando ACCO 1 è stato arrestato (e -come si dirà-

trovato in possesso di vari attrezzi idonei a fare danni del genere, oltre che

di bigliettini su cui aveva annotato numeri di targhe di veicoli appartenenti a

persone alle dipendenze delle __________, di cui sei facenti parte del novero

dei 25 veicoli danneggiati), gli inquirenti hanno avuto il sospetto che egli

potesse esserne stato l'autore, ma al riguardo egli ha negato ogni

responsabilità, col che l'inchiesta non è andata oltre.

Del pari, dopo l'arresto, AC 1 ha negato di

essere stato lui a danneggiare il 31.12.2004 ed il 26.1.2005 la bucalettere di PC

4, risp. di avere, nella serata di quel medesimo 26.1.2005, appiccato il fuoco

alla zerbino sito davanti alla porta d'entrata dello stabile di __________ nel

quale all'epoca il PC 4 abitava.

Per finire va qui evidenziato che AC 1 è

incensurato in Svizzera, mentre che il casellario italiano registra, aldilà

delle già menzionate condanne, ulteriori sette casi di violazione delle norme

sull'assicurazione obbligatoria degli autoveicoli e natanti e un caso di

sorpasso irregolare, sanzionati con arresti e ammende, pene sospese.

2. La

notte tra la domenica 13 e il lunedì 14 marzo 2005 sono stati appiccati, in

territorio del Comune di Lugano,

tre incendi.

Il primo, quello alla __________ di __________, di

proprietà della PC 1 (rappresentata da __________ di __________), è stato

segnalato dalla signora __________ residente in __________, che ha composto il nr.

telefonico 118 avendo scorto, dalla sua camera, le fiamme e il fumo che si

elevavano dal lato posteriore della __________ (cfr. suo verbale, all. 7 all'AI

45). La chiamata è giunta alla Centrale operativa alla ore 23:25. I primi ad

arrivare sul posto sono stati gli agenti __________, __________ e __________

della Polcomunale, i quali hanno avuto modo di constatare (cfr. il rapporto

all. 1 al citato AI 45) che la porta laterale d'accesso alla __________ (quella

ubicata sul lato nord) era in fiamme, così come in fiamme era il lato ovest

della __________, in particolare, all'interno, il locale biblioteca (cfr. foto

da 16 a 24), all'esterno una finestra e parte del sottotetto in bambù (cfr.

foto 14 e 15).

Qualche minuto dopo intervenivano i pompieri (con

15 uomini e cinque automezzi) e, subito dopo, gli agenti della Polizia

cantonale e, quindi, quelli della Scientifica.

L'allarme per il secondo incendio, quello

appiccato alla porta d'ingresso dell'appartamento (di proprietà di PC 4) sito

in un condominio di __________, giungeva in Polizia alle ore 23:53. È stato lo

stesso PC 4 a chiamare la Polizia ed è ancora stato lui a domare le fiamme che

-come si dirà nel seguito- già s'erano estese, attraverso il

"sottoporta" al suo atrio e quindi ad un vicino locale toilette (cfr.

rapporto di constatazione del 14.5.2005 in AI 52).

L'incendio ha prodotto danni al citato PC 4 ma

anche a parti comuni del __________ per un importo che è risultato ammontare a

circa fr. 23'000.-.

Il terzo incendio ha riguardato il noto negozio

"__________" gestito dalla società in accomandita __________. Il

negozio è sito in __________, nel palazzo conosciuto con il nome di "__________",

di proprietà della PC 3 (cfr. rapporto di constatazione del 30.5.2005 in AI 59

e allegati).

Allertata la Centrale operativa dalla signora __________

domiciliata in __________, alle 00:43, l'allarme è stato diramato alla Polcomunale

e ai pompieri e, alle 00:45, alla Polcantonale. I primi a giungere in loco sono

stati gli agenti della Comunale __________ e __________, i quali -come attesta

il rapporto in atti del 14.3.2005, all. 1 all'AI 59- portatisi sul retro dello

stabile, hanno potuto constatare "… la grossa portata delle fiamme,

circa due metri d'altezza, e il ripetuto scoppio di vetri della porta e della

finestra…" che impedivano loro d'avvicinarsi ulteriormente. L'incendio

è poi stato domato grazie all'intervento dei pompieri (intervenuti con 9 uomini

e cinque automezzi).

Per i dettagli dei vari interventi e delle

constatazioni che si sono potute fare sui tre diversi luoghi, come cennato, ai

tre citati rapporti di constatazione si rinvia e ai rapporti, risp. alle

deposizioni ad essi allegati.

L'autore dei tre incendi, ovvero il qui accusato AC

1, è stato fermato -come si dirà nel seguito- la notte sulla domenica 20.3.2005

alle ore 00:10, ovvero poco dopo mezzanotte.

Nei giorni intercorrenti tra il 13/14.3.2005 e la

data dell'arresto gli inquirenti già avevano dato luogo ad una serie di

indagini che hanno portato in buona sostanza ad accertare che tutti e tre gli

incendi erano dolosi, ovvero intenzionalmente appiccati. In tutti e tre i

luoghi è stata infatti constatata la presenza di benzina.

In un caso, quello della __________, l'incendio

sul lato posteriore

-quello che ha danneggiato la biblioteca per

intenderci- è stato causato dando fuoco a benzina. Invece l'altro fuoco (quello

che hanno visto ardere, in corrispondenza della porta laterale, sia gli agenti

della Polcomunale, sia i pompieri) è stato appiccato usando, come sostanza

accelerante, una miscela ("mélange" per usare il termine adoperato

dagli specialisti dell'istituto di polizia scientifica di Losanna) di

"benzina e cherosene".

Che gli incendi fossero di natura dolosa, ovvero

appiccati dando fuoco a della benzina, era peraltro stato constatato dai primi

agenti intervenuti nei vari luoghi, sia per il caratteristico odore che detta

sostanza emana anche quando sta bruciando (e ancora dopo), ma anche per le

tipiche chiazze e macchie riscontrate dagli inquirenti sui luoghi dei tre

incendi.

Sono comunque stati operati sui citati luoghi dei

prelievi di frammenti di materiale combusto e di oggetti ivi trovati. Inviati

al citato Istituto di Losanna e sottoposti ad analisi ne è venuta la conferma

che (cfr. AI 85 - Accertamenti tecnici - Rapport d'analyse PFS 133-03.05):

a) vi

era benzina sul materiale combusto prelevato dalla Scientifica nel locale

"biblioteca" della __________;

b) vi

era un "mélange" di benzina e cherosene nel materiale combusto

prelevato dalla Polizia scientifica sul gradino-pianerottolo davanti alla porta

secondaria lato nord (cfr. foto 6).

Lo stesso "mélange" di benzina e

cherosene è stato rilevato su dei residui di corda bruciacchiati pure rinvenuti

in prossimità di detta porta secondaria (cfr. foto 6), così come anche su un

paio di guanti (cfr. foto 33 e 34) in similpelle, di colore beige, rinvenuti

sul terreno della __________, in fondo alla facciata nord, davanti alla porta

della pensilina (cfr. foto 13).

Dopo l'arresto di AC 1, perquisita la sua auto,

è, tra l'altro, stata ritrovata e sequestrata una bottiglia in plastica

(contrassegnata dalla Scientifica con il simbolo V6 e dall'Istituto di Losanna

con il numero 133-10): orbene le analisi fatte su detta bottiglia hanno

evidenziato che essa conteneva lo stesso "mélange" di benzina e

cherosene che è stato rintracciato sui frammenti di materiale e sui residui di

corda già rinvenuti sul gradino-pianerottolo della porta laterale della __________;

c) dei

guanti in similpelle già citati (repertati col nr. 133-3 dall'Istituto di

Losanna e col numero 2005/0516-4 dalla Scientifica), per i quali si è testé

detto che recavano tracce del "miscuglio benzina-cherosene", gli

inquirenti hanno fatto analizzare dall'Istituto di medicina legale di San

Gallo, le fodere interne, avendo su di esse potuto operare dei prelievi di

materiale biologico. Dopo l'arresto, AC 1 è stato sottoposto all'esame del DNA

ed è così stato accertato che il profilo di DNA rinvenuto sulla fodera del

guanto sinistro (ancorché parziale) corrisponde a quello rinvenuto sulla fodera

del guanto destro e che il DNA di AC 1 coincide con il profilo di DNA

estrapolato dalla fodera del guanto destro, col che è certo che i guanti

rinvenuti per terra (come mostra la foto 13) sono stati indossati da AC 1. In

aula egli ha peraltro ammesso che detti guanti erano suoi;

d) ancora

in relazione al fuoco che è stato appiccato alla porta laterale della __________,

lato nord, va segnalato che su di essa e sul gradino-pianerottolo davanti ad

essa (quello che ben si vede nelle foto 7 e 8), gli agenti della Scientifica

hanno rinvenuto dei frammenti di plastica fusa di color nero, grigiastro e di

color rosso (cfr. foto da 8 a 11). Operato che ebbero i relativi prelievi li

hanno spediti all'Istituto della polizia scientifica di Losanna.

Dopo l'arresto di __________, avendo quest'ultimo

dichiarato di aver usato, per appiccare taluni incendi, un liquido accendifuoco

per carbone di legna e bricchette di carbone di legna acquistato presso la Migros

__________, anche gli inquirenti ne hanno comprato un'eguale bottiglia (cfr.

reperto C1 nella distinta Reperti e tracce). Detta bottiglia è stata pure

inviata all'Istituto di Losanna per comparazione (insieme a una bottiglia

contenente "White Spirit" sequestrata, in occasione della

perquisizione, al domicilio dell'accusato).

Nel suo rapporto del 25.4.2005, detto Istituto

(cfr. AI 85, ultimo allegato) ha accertato che i materiali fusi prelevati sulla

porta laterale della __________ e sul gradino d'accesso sono costituiti da polypropylene

(quelli di color rosso e quelli di color grigio) e di polyester (quelli color

nero).

Orbene anche i tappi delle due bottiglie inviate

a Losanna sono composti di polypropylene, mentre che i corpi delle due

bottiglie sono di polyester.

Ulteriori analisi effettuate hanno permesso di

concludere che:

- le

particelle rosse prelevate sul luogo dell'incendio sono simili al materiale (polypropylene)

di cui sono composti i tappi delle due bottiglie usate per la comparazione;

- le

particelle grigie sono simili alla parte bianca che si trova all'interno del

tappo della bottiglia comprata alla Migros e alle parti rosse dei tappi di

entrambe le bottiglie (polypropylene);

- le

particelle nere sono simili al materiale (polyester) di cui sono composti i

corpi di entrambe le bottiglie.

Il fatto che le tracce colorate trovate sulla

porta laterale della __________ e sul gradino d'accesso siano pacificamente residui

combusti di polipropylene e di polyester, ha portato la Polizia scientifica

ticinese a ritenere che (cfr. AI 85 p. 7) AC 1 abbia depositato sul

gradino-pianerottolo antistante la porta laterale della __________ una

bottiglia del tipo di quelle da lui acquistate alla Migros (e risultata

contenere in origine cherosene), abbia aggiunto benzina al cherosene e quindi

abbia inserito in essa un pezzo di corda a mo' di miccia, dando fuoco all'altro

capo con probabile scoppio della bottiglia e conseguente propagazione del fuoco

alla porta.

Solo la presenza di una bottiglia in loco spiega

infatti il ritrovamento, sulla porta citata e sul gradino-pianerottolo

antistante, dei residui (spiaccicati) colorati di cui si è detto.

Degli ulteriori accertamenti tecnici si dirà

nella misura del necessario nei considerandi che seguono.

3. Come

già cennato, AC 1 è stato arrestato la notte tra il 19 e il 20.3.2005.

Dopo il clamore nonché il grande sgomento

suscitati nella popolazione dagli incendi appiccati alla __________ di Lugano e al negozio "__________",

la polizia sorvegliava in modo particolarmente attento la città ed i dintorni, soprattutto

nottetempo. Sono stati due agenti della Cantonale ad avvistare per primi colui

che si avverò essere, dopo il fermo, AC 1. Egli stava solo nella zona di piazza

__________ e ad un certo punto fu visto da uno dei due agenti estrarre una

fionda e tirare un sasso in direzione dell'albergo __________. L'uomo si

eclissò prima che gli agenti riuscissero ad avvicinarlo. Lo avvistarono di nuovo

qualche momento dopo. Era appena passata la mezzanotte quando i due agenti

videro lo stesso individuo mentre, con la fionda, tirava sassi contro la parte

posteriore della __________ ("volevo rompere i vetri" dirà AC

1 nel suo primo verbale dopo il fermo). Gli intimarono l'alt, ma egli si diede

alla fuga. Vi fu un inseguimento che si concluse in via Dufour, quando l'uomo

fu atterrato. Teneva in mano un coltello a serramanico con la lama chiusa.

Sottoposto alla perquisizione personale, gli

agenti ritrovavano su di lui il detto coltello multilama, una fionda in metallo

e plastica, un paio di guanti, tre sassi e un passamontagna. Aveva pure seco un

natel Nokia rispondente al numero __________.

Nella sua vettura (una VW Passat targata __________),

gli agenti rinvenivano un taglierino per il vetro, un pennello, 3 frammenti di

candele di ceramica da auto, un altro paio di guanti, due recipienti contenenti

residui di benzina, risp. di benzina mescolata con cherosene (uno da 4 litri

con l'etichetta "Fresca Primavera" e uno di seguito repertato con la

sigla V6), una bottiglia Ferrarelle contenente una sostanza oleosa, altri

prodotti per la pulitura delle auto e un bastone intagliato.

La perquisizione domiciliare portava al sequestro

di un fucile ad aria compressa, di un fucile (doppietta) nr. __________ di una

pistola Beretta nr. __________ con due caricatori, di diverse munizioni, di un

sacchetto con manganelli e coltelli, di altri guanti e di due pezzi di corda.

Inoltre -come si rileva dal rapporto AI 8- nella camera da letto, nel comodino

in uso a AC 1, è stata rinvenuta e sequestrata un'agendina del 2004.

All'interno di essa vi erano diversi bigliettini con nominativi e numeri di

telefono e di targhe. Su un foglio tipo Post-it, vi era l'annotazione "PC

4 __________ ".

Portato al posto di Polizia, AC 1 nel primo

verbale (quello del 20.3.2005, ore 01:30), "dopo discussione con gli

interroganti ed attenta riflessione", ha dichiarato di aver "…

messo la benzina solo una volta dietro alla __________ … ". A suo

dire, c'era una finestra aperta al pianterreno. Avrebbe avuto seco due litri di

benzina dentro due bottiglie di plastica. Avrebbe dato fuoco da solo e si

sarebbe allontanato, rientrando al domicilio con la sua vettura.

Detto verbale è

stato sospeso alle ore 03:00 per sottoporre AC 1 a visita medica. Il dottor __________

l'ha dichiarato carcerabile (cfr. certificato 20.3.2005 ore 03:45 all. al

rapporto d'arresto). Ripreso il verbale alle ore 03:55, AC 1 ha ribadito che:

" … dopo

aver dato fuoco alla __________, non ho fatto più nulla… omissis … omissis …

Per quanto concerne il negozio PC 2 non so cosa

dire. Dichiaro che per tale incendio non ne so nulla. Non so neppure chi è

stato a mettere in atto tale incendio.

Dichiaro però di non ricordare neppure quando

sono andato a casa con la mia automobile. In ogni caso durante il mio stato

confusionale, non escluderei al 100%, il fatto di aver commesso l'incendio del

negozio PC 2.

Ora sono stanco e voglio riposare, comunque è mia

intenzione chiarire nei prossimi giorni tutta la mia situazione.

In chiusura del presente verbale chiedo

unicamente che il mio nome non abbia a comparire sulla stampa…"

Nei successivi verbali di quello stesso giorno di

domenica 20.03.2005, a partire dalle 14:10, l'accusato ha ammesso dapprima

davanti agli agenti di polizia, poi davanti alla Procuratrice Pubblica e infine

anche davanti al GIAR di essere lui l'autore dei tre incendi, di quello in

danno della __________, ma anche di quelli appiccati al negozio "PC 2 "

e allo stabile di __________, la qualcosa ha, nel seguito, sempre confermato

sia in sede predibattimentale, sia in aula.

Sulle modalità con cui ha appiccato i suddetti

incendi, AC 1 non è stato univoco. Anzi, su taluni dettagli del suo agire, egli

ha dato versioni diverse. Per alcuni fatti ha addotto di non più ricordare.

Ad ogni buon conto, stando al suo dire, egli, la

sera del 13.3.2005 è uscito di casa, verso le 21:30, con la maturata intenzione

di fare "danni col fuoco". E ciò non lo ha potuto negare, stante che

è certo che prima di uscire, ha preso da casa dei recipienti (in particolare

quello di ammorbidente che, il giorno successivo, insospettì la moglie perché

lo ritrovò in casa con residui di benzina) e -come si è scoperto poi esaminando

l'estratto del suo conto Visa- con l'auto si è recato al distributore Agip di

via Ciani e ha comprato benzina per fr. 9.- (ovvero all'incirca sei litri di

benzina).

AC 1 non è univoco sul numero di recipienti che

ha preso seco. Di sicuro prese seco il citato contenitore "Fresca

Primavera", il recipiente contrassegnato (dalla Polizia) col numero V6,

una bottiglia di acqua minerale grande vuota (da litri 1 e mezzo o due, egli

più non sa) e tre o quattro (anche su questo AC 1 non è stato più preciso)

recipienti che aveva comprato alla Migros __________ e che contenevano residui

di quel liquido infiammabile che si usa per fare il grill e che gli esperti

hanno accertato essere cherosene. Giunto alla pompa, egli ha acquistato -come

testé cennato- all'incirca litri 6 di benzina che dice di aver messo nei vari contenitori.

Indi con la macchina si sarebbe diretto verso sud, posteggiando in via __________.

Avrebbe preso seco la bottiglia d'acqua minerale piena di benzina e con quella

si sarebbe avviato, a piedi, verso il centro (in realtà è certo -a causa del

fuoco che ha appiccato anche alla porta laterale della __________ - che egli

aveva seco perlomeno anche uno dei recipienti della Migros in cui è stato

ritrovato il miscuglio di benzina e cherosene). Comecchessia, sarebbe stato

solo camminando lungo via Maderno che gli sarebbe venuto in mente di incendiare

la __________. Sostiene di non ricordare di aver appiccato il fuoco a una delle

bottiglie acquistate alla Migros (dopo avervi inserito nel collo una corda a

mo' di miccia) posta davanti alla porta laterale dell'edificio. A suo dire,

egli si sarebbe portato sul retro della __________, avrebbe trovato una

finestra aperta, vi avrebbe gettato dentro la bottiglia di minerale piena di

benzina e quindi dei fiammiferi accesi. Avrebbe sentito un botto che l'avrebbe

spaventato (a causa dell'inaspettata intensità) e quindi sarebbe fuggito di

corsa, senza nemmeno guardare le fiamme.

Circa il motivo per cui ha scelto di bruciare la __________

piuttosto che un qualsiasi altro stabile della zona, nel primo verbale, AC 1 ha

dichiarato che:

" … preciso

subito che non ho nulla contro quelle persone, non ho nulla contro nessuno. È

successo lì ma poteva succedere ovunque.

Sono andato lì e ho messo un po' di benzina. Ho

poi acceso.

Non volevo far del male

a nessuno…"

e, poche righe più in là,

che:

" … dichiaro

che la __________ è stato un obiettivo particolare. Lì sono andato perché è il

primo palazzo che mi è capitato. Non avevo alcun pregiudizio… "

Nel secondo verbale, ha

sostenuto che:

" … avevo

già in mente di andare lì per fare uno scherzo. Non c’era un motivo preciso.

Non ho motivo di odiare gli ebrei. Non ho nessun motivo di risentimento nei

loro confronti. Non ho mai avuto alcun tipo di relazione con il mondo ebraico.

Quando vivevo a Roma andavo a fare la spesa, come

cliente, in qualche negozio gestito dagli ebrei, nel quartiere denominato

comunemente “il ghetto di Roma”.

Nella __________ di Lugano non ero mai entrato.

In precedenza non ero mai stato lì a fare nessun

tipo di danno o altro… "

Nel seguito ha dichiarato di aver pensato alla __________

"perché era un posto facile". In aula ha ribadito tale

concetto, parlando della __________ come di un obiettivo

"tranquillo": sapeva cioè che ivi avrebbe potuto appiccare il fuoco

in modo "indisturbato", senza correre il rischio di essere visto e

scoperto.

Richiesto, in aula, di dire se, oltre che ad un

obiettivo "facile", egli pensò anche al clamore che l'incendio della __________

avrebbe suscitato, egli lo nega, così come ha negato di essere un piromane

ovvero di trarre piacere dal fatto di appiccare incendi.

A muoverlo, quella sera del 13.3.2005, fu

piuttosto, a suo parere, il risentimento, la rabbia che si sentiva dentro per i

tanti soprusi che a Lugano,

specie sul lavoro, egli avrebbe dovuto subire, sentimenti i suoi -sempre a suo

dire- nullamente riconducibili ad una sua ostilità verso la PC 1 o verso gli

ebrei in generale.

Dopo l'incendio alla __________, sostiene AC 1 di

essere tornato in via __________ dove aveva lasciato la macchina. Avrebbe preso

altre bottiglie di benzina e con quelle avrebbe raggiunto il negozio "PC 2

". In realtà -e ciò è stato contestato a ACCO 1- le cose non sono andate

così: è certo e sicuro che egli, lasciata che ebbe la __________, raggiunse via

Curti, si mise al volante della sua macchina, e, con quella, raggiunse a __________

la zona in cui sapeva abitare PC 4. AC 1 ha ribadito al dibattimento di

ricordare una diversa cronologia degli avvenimenti. Il perito, al riguardo, ha

ritenuto possibili eventuali "amnesie", dato il suo forte stato di

"tensione intrapsichica" di quella notte. AC 1 ha sostenuto e

sostiene di aver raggiunto il __________ ", di aver trovato aperta la

porta d'entrata dello stabile, di essere salito al piano ove sapeva abitare il PC

4 e di aver versato lungo la porta d'entrata dell'appartamento la benzina

contenuta in un recipiente che aveva seco, cosicché lo zerbino sottostante si

inzuppò. Indi accese della carta e la gettò contro la porta. Vide alzarsi le

fiamme e, di corsa, lasciò l'edificio, buttando in un cassonetto la bottiglia

vuota e allontanandosi in macchina. __________ nega di aver visto luce filtrare

dalla finestra dell'appartamento di PC 4, risp. dalle finestre degli altri

condomini.

AC 1 ha sostenuto e sostiene di aver appiccato il

fuoco alla porta dell'appartamento di PC 4 per fargli una "ripicca",

una "ripicca pesante" in risposta ai reclami di un anno prima.

PC 4, quella sera, era in casa e meglio, era in

soggiorno intento a leggere. Sentì degli strani rumori, col che si portò in

corridoio. Vide le fiamme entrargli nell'appartamento, passando attraverso il

"sottoporta". Cercò di spegnerle con la sua vestaglia, col che si

ustionò le gambe (da qui l'imputazione -pacifica ed incontestata- di

"lesioni colpose semplici" formulata dalla Pubblica Accusa contro AC

1; la querela di PC 4 è in atti). PC 4 aprì la porta per capire cosa fosse

successo e intanto le fiamme entrarono nell'adiacente bagno. Prontamente

afferrò la doccia e con quella gli riuscì di spegnerle.

Il danno finale patito dal __________ e da PC 4 a

causa dell'incendio è risultato ammontare a fr. 22'286.-, somma risarcita

dall'Assicurazione __________.

PC 4 ha personalmente subito un ulteriore danno

di fr. 1'000.-, ammesso dall'accusato, per il che nulla osta all'accoglimento

della pretesa formulata da PC 4.

Prima dell'arresto di AC 1, PC 4 non ha mai

sospettato che ne fosse stato quest'ultimo l'autore. In pratica PC 4 è stato al

riguardo informato dalla Polizia e nemmeno più ha riconosciuto il AC 1 nella

foto ostensagli dagli agenti.

Tornando agli accadimenti di quella notte tra il

13/14 marzo 2005, è certo che AC 1, intorno a mezzanotte e mezza, si è recato

presso il negozio "PC 2 " sito nel palazzo __________ di __________.

In aula AC 1 ha sostenuto che l'idea di incendiare il negozio gli venne lì per

lì, dopo aver bruciato la __________. Conosceva il negozio e sapeva che era

gestito da persone di religione ebraica. La sera in questione mise in

relazione, nella sua testa, la __________, luogo di culto degli ebrei e il

negozio "PC 2 " gestito da ebrei, ma, aldilà di tale accostamento, AC

1 ha negato di avere agito per antisemitismo. Come in sede predibattimentale,

anche in aula, l'accusato ha più volte ribadito che per lui si trattava solo di

fare degli "scherzi", dei "dispetti", degli

"sgarbi" agli ebrei e nulla più. A suo dire, anche la scelta del

"PC 2 " sarebbe da lui stata fatta perché lo considerava un obiettivo

"facile". Sapeva che il negozio aveva un'entrata sul retro, sapeva

che ad essa si accedeva da un vicolo male illuminato, per il che, anche in tale

caso, egli contava sul fatto di poter agire indisturbato e di poter lasciare il

luogo senza essere visto, il che -come nei due precedenti incendi- realmente

accadde.

A suo dire, gli riuscì di rompere il vetro di una

delle finestre posteriori e, attraverso l'inferriata, versò la benzina

contenuta in due bottiglie (del tipo di quelle acquistate alla Migros)

all'interno del negozio. Appiccò il fuoco introducendo, con un bastone

(rinvenuto nel vicino cantiere di piazza Indipendenza), uno straccio

(previamente bagnato di benzina) che accese con un fiammifero. Come vide

alzarsi le fiamme, lasciò il luogo allontanandosi, a suo dire, con passo

tranquillo. Avrebbe buttato in un cassonetto le due bottiglie prima di tornare

alla macchina, dopodiché sarebbe rientrato al suo domicilio.

AC 1 ha negato e nega, dunque, di aver agito con

intenti antisemiti. Resta il fatto che, aldilà delle surriportate motivazioni,

in gran parte puerili e banali ("volevo fare uno scherzo…. un dispetto…

uno sgarbo…"), assolutamente inadeguate a spiegare in qualche modo la

gravità dei suoi gesti (fosse solo per rapporto al danno globale causato,

dell'ordine di circa fr. 900'000.-), resta il fatto che nei due casi più clamorosi,

quando è passato all'atto, egli, pur nello stato psicopatologico descritto dal

perito, ha comunque scelto, fra i tanti possibili obiettivi su cui scaricare la

sua furia distruttiva, di incendiare la __________, ovvero il simbolo per

eccellenza della religione ebraica, e non un altro luogo di culto, non una

chiesa o un'altra cappelletta cattolica o protestante, altrettanto facilmente

accessibili. AC 1 ha altresì scelto di colpire un negozio notoriamente gestito

da ebrei e non uno dei tanti altri negozi di Lugano, pure facilmente raggiungibili dal retro. Chi scrive non sa se AC 1,

nello stato psichico alterato e disturbato di quella notte, abbia scelto i suoi

obiettivi in funzione (conscia o inconscia) antisemita. Il dottor __________ ha

negato in aula di aver ravvisato nel AC 1 sentimenti antisemiti. Certo è che,

di fatto, egli, quella notte, ha incendiato due edifici-simbolo, l'uno della

religione ebraica e l'altro di un'attività commerciale tipicamente ebrea. E, di

ciò, occorre dare atto alla PC 1.

Altresì va ricordato che raramente, nella storia,

agli attacchi contro gli ebrei sono state date motivazioni dichiaratamente

antisemite. Più spesso sono state date pseudogiustificazioni oppure nessuna

motivazione oppure, ancora, motivazioni irrazionali.

D'altro canto va anche qui affermato che le laboriose

indagini esperite hanno portato alla chiara ed univoca conclusione che, per

quanto gravi e sconcertanti, gli insensati incendi messi in atto da AC 1,

quella notte, sono comunque stati il gesto (insano) di un uomo solo ed

isolato, senza complici né correi al seguito.

4. Come

già citato in precedenza, si ricorderà che lo psichiatra dottor __________, che

aveva seguito ACCO 1 prima della commissione dei reati qui in giudizio, aveva posto

la diagnosi di "episodio depressivo grave" e di "disturbo di

personalità di tipo impulsivo". Dopo i fatti, AC 1 è stato sottoposto a

perizia psichiatrica. Il perito dottor __________ ha confermato in aula, la

diagnosi posta in perizia, a p. 24, di "disturbo di personalità paranoide"

che, in genere, implica:

- sensibilità

eccessiva ai contrattempi e alle frustrazioni;

- tendenza

a portare rancore persistentemente (ad esempio, incapacità di perdonare insulti

e ingiurie);

- sospettosità

e tendenza pervasiva a distorcere l'esperienza interpretando azioni neutrali o

amichevoli di altri come ostili o offensive;

- senso

combattivo e tenace dei diritti personali non in armonia con la situazione

reale;

- tendenza

ad attribuire eccessiva importanza alla propria persona, che si manifesta in

una persistente inclinazione a riferire a sé fatti e situazioni;

- preoccupazione

relativa ad interpretazioni ingiustificate di eventi nell'ambiente circostante

o in generale nel mondo in termine di "complotti".

Inoltre egli ha rilevato in AC 1 anche tratti del

"disturbo di personalità emotivamente instabile, di tipo impulsivo, le

cui caratteristiche prevalenti sono l'instabilità emotiva e la mancanza di

controllo degli impulsi. Sono comuni esplosioni di violenza o comportamento

minaccioso, particolarmente in relazione alle critiche altrui …. Vi sono

inoltre elementi ossessivi, come l'annotare su pezzetti di carta numeri di

targhe d'automobili e di telefono …".

Secondo il perito su questa situazione si è

inserito, nel periodo di cui si tratta, un "episodio depressivo

grave". Avuto riguardo ai reati commessi, a giudizio del perito (cfr.

perizia, p. 25, in basso):

" né il

disturbo di personalità né l'episodio depressivo inficiano, di per sé, la

capacità di valutazione del carattere illecito dell'atto da parte del

peritando. È possibile che essi determinassero, al momento dei fatti, prima e

dopo di essi, una certa indifferenza o leggerezza, che può aver portato il

peritando a "bagattellizzare" la gravità di quanto andava

commettendo, ma sicuramente senza annullare la consapevolezza che,

indipendentemente dalla gravità e dalle conseguenze, appiccare incendi è

illecito."

Era invece disturbata -sempre a mente del perito-

al momento dei fatti, la capacità di agire secondo la corretta valutazione del

carattere illecito degli incendi che si apprestava a compiere e che ha, di

fatto, compiuto. Segnatamente (cfr. perizia, p. 26), l'

" Io del

peritando, indebolito dalle continue ansie paranoidi e dall'episodio depressivo

florido, ha ceduto alla componente impulsiva che caratterizza la sua

personalità. Egli ha sfogato l'aggressività, i rancori (giustificati o meno,

poco importa) e le frustrazioni che da anni andava accumulando in gesti aventi

come obiettivi in un caso una persona -l'ingegner PC 4- che con il suo

comportamento poteva in qualche modo aver attivato le idee paranoidi del

peritando, gli altri due invece, in base a tutti gli elementi disponibili,

senza spiegazioni.

Si può forse ora, a questo punto dell'esame della

personalità e dei gesti del peritando, azzardare un'ipotesi sul perché di questi

gesti apparentemente immotivati a danno della __________ e del negozio "PC

Considerandi

2.

" di proprietà di un cittadino ebreo. Sappiamo… omissis… che il

peritando tende a sfogare la sua ira "sulle minoranze", sugli

anziani, su una persona sorda, sui drogati ecc. È possibile che egli veda negli

ebrei (senza però esserne cosciente) un altro "gruppo minoritario"

sul quale sfogare le sue frustrazioni, accumulate probabilmente sin

dall'infanzia, quando era lui stesso in una posizione di debolezza, come figlio

illegittimo di un ex-galeotto, oggetto dello scherno dei compagni. In un certo

senso il peritando attiverebbe, nel suo comportamento, il meccanismo di difesa

noto nella terminologia psicoanalitica come identificazione all'aggressore

anche se in una forma un po' modificata. Egli si presenta come la vittima degli

attacchi ma, inconsciamente, farebbe di tutto per attirare su di sé l'ostilità

degli altri (e difatti vi sono molti reclami a suo carico) salvo poi a

diventare a sua volta aggressore nei confronti di "minoranze" o

persone deboli con le quali si identifica inconsciamente… "

Così come anticipato in perizia, anche al

dibattimento il perito ha quantificato in medio-grave il grado di scemata responsabilità

di AC 1 nel momento in cui ha commesso i fatti qui in giudizio.

Sia nel suo verbale al PP del 30.5.2005 (la perizia

porta la data del 23.5.2005), sia in aula, il perito ha quantificato in 2/3

circa il grado di riduzione della responsabilità.

Non era, di sicuro, AC 1 totalmente

irresponsabile la notte degli incendi, stante che -come si legge in perizia, a

p. 26-,

" … i suoi

disturbi, per quanto gravi, non l'hanno infatti dominato completamente e, pur

nella florida psicopatologia che presentava al momento dei fatti, egli è stato

in grado di mantenere l'orientamento spazio-temporale e situativo, di

pianificare l'azione andando a procurarsi la benzina, di muoversi senza farsi

notare da un posto all'altro, di mantenere il segreto, non rivelando a nessuno

le sue intenzioni prima dei fatti e quanto commesso dopo averli commessi. Tutto

ciò implica una sufficiente capacità di controllo che esclude

l'irresponsabilità totale… "

Secondo il perito,

" … la messa

in grave pericolo della sicurezza pubblica da parte del peritando dipende dalla

gravità della sua psicopatologia. Questa necessita di cure adeguate e

prolungate in ambiente protetto. Con queste misure ritengo che la pericolosità

del peritando possa essere sensibilmente ridimensionata e contenuta.

Difficilmente egli perderà la sua impulsività, che potrebbe portarlo ancora a

combinare qualche guaio (l'aggressività e la tendenza all'agito sembrano essere

saldamente ancorate nella sua struttura, a quanto rivelano i test). Con

adeguate cure farmacologiche e di sostegno psico- e socioterapeutico, ritengo

che la sua pericolosità, ancorché non del tutto annullata, non sarà più tale da

costituire un grave pericolo per la sicurezza pubblica… "

In sede di perizia, ovvero ancora fino al

23.5.2005

(data della conclusione della perizia) e ancora il 30.5.2005, quando

è stato sentito in contraddittorio, il dottor __________, stante la testé

descritta grave psicopatologia, ha ritenuto opportuna l'adozione della misura

del collocamento in casa di salute ex art. 43 cifra 1 capoverso 1 CP (arrivando

a preavvisare favorevolmente il collocamento di AC 1 presso la Clinica

Psichiatrica cantonale di Mendrisio). All'epoca, secondo il perito, la

sottomissione di AC 1 al trattamento ambulatorio è stata esclusa, siccome

misura insufficiente.

A richiesta del Difensore dell'accusato, è stato

ordinato il 2.9.2005 un complemento di perizia, per eseguire il quale il perito

ha fatto capo ai rapporti in atti (nel frattempo stesi dal dottor __________,

dopo che AC 1 trascorse un paio di settimane presso la CPC, e dal dr. __________,

dopo che AC 1 -ritrasferito al PCT- è stato seguito dallo psichiatra del

carcere). Inoltre, il perito ha fondato il suo complemento anche sull'esito di

due ulteriori colloqui col peritando, oltre che su colloqui telefonici avuti

con terzi. Il 16.9.2005, il dottor __________ ha quindi consegnato il suo

referto completivo, nel quale, dopo aver premesso che (il peritando) si

" è

presentato curato nell'aspetto, rasato di fresco, orientato, collaborante. La

mimica appariva decisamente distesa, rispetto alle constatazioni effettuate nel

corso degli incontri destinati alla stesura della perizia. Anche i contenuti,

espressi liberamente, erano orientati su questioni "pacifiche", come

la vita in carcere, in parte il suo passato, in parte la breve esperienza alla

CPC. II tono appariva, a differenza che in passato, pacato, con una partecipazione

emotiva adeguata, anche quando riferiva cose soggettivamente sgradevoli, come

l'asserita ostilità di cui sarebbe stato oggetto nell'azienda per cui lavorava.

Il tono dell'umore appariva complessivamente eutimico e piuttosto stabile,

senza i segnali di disforia che lo caratterizzavano in passato. Anche

l'ideazione paranoide, una volta ben percettibile, si presenta ora molto

attutita, sfumata, meno invadente - anche se non scomparsa. Ciò conferma come

essa sia parte integrante e ormai irreversibile della struttura di

personalità…"

ha concluso che

" … il

peritando presenta attualmente, a mio avviso (e in ciò concordo con il dr. __________

nel suo rapporto del 26.8.2005), un disturbo di personalità paranoide i cui

tratti, grazie alla terapia ora in atto (antidepressivi, stabilizzatori

dell'umore e neurolettici), sono sensibilmente smorzati, in particolare per ciò

che riguarda la tensione endopsichica e l'aggressività che ne derivava. Sono

ancora percettibili una certa diffidenza e sospettosità, che non potranno, nemmeno

in futuro, essere eliminate completamente. Praticamente in remissione completa

è invece l'episodio depressivo grave senza sintomi psicotici.

In queste condizioni (mantenendo regolari

controlli psichiatrici e osservando le prescrizioni farmacologiche), il

peritando non è da ritenere pericoloso per la sicurezza pubblica e non presenta

un rischio di recidiva….

La patologia del peritando è già ampiamente

contenuta dalla terapia posta in atto al PCT e non può, attualmente, essere

considerata florida. Il rischio di messa in pericolo della sicurezza pubblica è

attualmente minimo. Ci si deve chiedere, allo stato attuale delle cose, se un

ricovero alla CPC sia necessario e opportuno…."

In aula, il perito ha sciolto, al riguardo, ogni

riserva.

Egli è stato categorico nel dichiarare che al

momento attuale più non sussistono le indicazioni per il collocamento di AC 1

in una casa di salute, il trattamento ambulatoriale essendo per lui

indispensabile ma, nel contempo, anche ampiamente sufficiente e ciò benchè (al

perito sia noto che) la situazione personale, familiare e sociale di AC 1,

rispetto a prima del suo arresto, è oggidì oggettivamente peggiorata: la moglie

intende separarsi da lui (e già i coniugi hanno sottoscritto una convenzione

sulle conseguenze accessorie della separazione), il posto di lavoro sembra

definitivamente perso e la situazione finanziaria di AC 1 non appare per nulla

solida. Cionondimeno il perito ha ribadito il suo convincimento che la misura

ambulatoriale è attualmente più che sufficiente.

Tornando alla psicopatologia evidenziata da AC 1

dopo i fatti qui in giudizio è qui il caso di ricordare, per completezza, che

la diagnosi peritale ha trovato sostanziale conferma anche presso i medici che

hanno transitoriamente curato il AC 1 dopo il suo arresto.

Il dottor __________, medico Capo servizio presso

la CPC, nel suo rapporto del 1.9.2005, aveva diagnosticato per ACCO 1

l'esistenza di un "… episodio depressivo di media gravità senza sintomi

psicotici… e un disturbo di personalità misto con tratti paranoidi e

narcisistici…".

Il dottor __________, psichiatra presso il PCT, a

sua volta aveva posto la diagnosi di "… soggetto che ha un disturbo di personalità

paranoide, con, al momento della prima visita (ma dalle notizie anamnestiche

anche in precedenza) una sindrome depressiva di media entità…".

Il dottor __________ aveva quindi mantenuto la

terapia farmacologica già messa in atto subito dopo l'arresto di AC 1

(costituita in pratica da un antidepressivo, da un ansiolitico, da uno

stabilizzatore dell'umore oltre che da un neurolettico, il Risperdal 2 mg) e

l'aveva seguito con regolari colloqui di sostegno.

Tutto ciò ben considerato, ivi compresa la

dichiarata (già in data 3.11.2005 al Difensore) disponibilità dell'operatore

sociale, signor __________, di farsi carico, tramite l'ufficio del Patronato

penale, senza indugio, del AC 1, tosto che egli fosse scarcerato, sia

procurandogli un alloggio provvisorio (in attesa che egli possa rientrare al

domicilio a __________ a lui assegnato con la già citata convenzione), sia

procurandogli i mezzi finanziari eventualmente necessari per il suo

sostentamento, sentite tanto la Pubblica Accusa quanto la Difesa, la

sottoscritta Presidente ha optato per una soluzione giuridicamente corretta,

che ha, in più, il pregio di essere la più coerente con le descritte

conclusioni peritali, sia antecedenti il 16.9.2005, sia successive. Al riguardo

va osservato che, fosse AC 1 stato giudicato dopo la redazione della perizia

del 23.5.2005, certo è che egli sarebbe stato collocato a tempo indeterminato

presso una casa di salute, a norma dell'art. 43 cifra 1 cpv. 1 CP, con

contestuale sospensione della pena detentiva.

Oggi, secondo il perito, più non sussistono i

motivi per un collocamento stazionario, nondimeno il disturbo di personalità

diagnosticato persiste ed è praticamente irreversibile. Occorre inoltre tenere

sotto controllo l'episodio depressivo ancorché, al momento, in remissione. La

misura ambulatoriale resta quindi indispensabile e va di conseguenza ordinata.

Affinché essa possa al più presto decollare, è d'uopo sospendere, ex art. 43

cifra 2 cpv. 2 CP, l'esecuzione della pena detentiva. Detta pena viene fissata

in anni due di detenzione per tener conto in modo adeguato della gravità

oggettiva dei reati commessi da ACCO 1 in stato di responsabilità scemata di

grado medio-grave. È altresì opportuno sottoporre AC 1 al Patronato penale,

così come prevede espressamente la già citata norma. Resta evidentemente

riservata l'applicazione dell'art. 43 cifra 3 cpv. 2 CP, nel caso in cui il

trattamento ambulatorio dovesse risultare inefficace o pericoloso per terzi.

5.

Come

già cennato, il __________ è già stato

risarcito dall'assicurazione __________. Data

l'acquiescenza

del condannato l'ulteriore maggior danno fatto

valere dalla PC 4 ha da essere ammesso per l'importo di

fr. 1'000.-.

La PC 3 è pure già stata indennizzata dalla sua

assicurazione -la Allianz- in ragione

di fr. 249'000.-.

Le rimanenti pretese (fr. 500.- pari alla

franchigia e le spese legali per fr. 5'795.20), documentate e incontestabili,

hanno pure da essere accolte.

La rappresentante della società in accomandita

che gestisce il negozio "PC 2 ", costituitasi parte civile, ha inoltrato,

in data 17.11.2005, tramite il Ministero pubblico, un conteggio che conclude

per un danno complessivo di fr. 425'144.30. Di detto importo, fr. 123'888.-

sono già stati rimborsati a detta PC dalla __________. Un'ulteriore tranche di

danno (pari a fr. 147'000.- di merce avariata) è in via di essere indennizzata

(quantomeno in ragione di fr. 137'000.-) dall'assicurazione, mentre che ancora

aperto è il discorso del risarcimento del danno sopraggiunto per

"l'interruzione d'esercizio" (quantificato dalla PC in ulteriori fr.

146'443.-).

Poiché non è stata prodotta documentazione idonea

a supportare l'esattezza di queste due ultime poste di danno, vista

l'opposizione della Difesa di __________, la PC __________ deve essere rinviata

al competente foro civile.

Venendo alle pretese notificate dallaPC 1,

proprietaria della __________, la scrivente Presidente ha ritenuto dati i

presupposti per l'assegnazione di un'indennità (quantificata simbolicamente in

fr. 3'000.-) per torto morale ex art. 49 CO.

Avuto riguardo al danno materiale occorso allo

stabile, l'Allianz ha risarcito alla PC in parola l'importo di fr. 197'640.-.

Resta scoperto (siccome non assicurato) il danno causato al mobilio, ai libri

sacri (molti dei quali praticamente insostituibili) e ad altre suppellettili,

notificato per fr. 54'800.-. Nonostante l'opposizione della Difesa di AC 1, la sottoscritta

Presidente ha ammesso una parte del sunnominato danno materiale, ovvero la

parte di esso che è stata inoppugnabilmente documentata, e ciò per fr. 9'440.-

(importo costituito dalle seguenti poste: fr. 4'750.- per sgomberi, pulizia,

ecc., fr. 1'990.- e fr. 2'200.- per la sostituzione di una cucina, fr. 500.- di

franchigia).

Inoltre sono state riconosciute le spese legali,

pari a fr. 5'462.30. Per ogni ulteriore maggior danno, la PC 1 è rinviata al

competente foro civile.

6.

Nella

sua parte finale l'atto d'accusa elenca una serie di oggetti, risp. della documentazione

cartacea per i quali la Pubblica Accusa in sede di requisitoria ha chiesto la

confisca. Siccome costituenti mezzo di prova, risp. oggetti suscettibili di

servire a commettere reato, hanno da essere confiscati i primi undici oggetti

elencati (ovvero il taglierino per vetri, due paia di guanti, un coltello multilama,

una fionda, tre sassi, un passamontagna, tre frammenti di candele per motori,

il contenitore V6, il contenitore "Fresca Primavera", una bottiglia

con liquido oleoso e una bottiglia con diluente), nonché i due pezzi di corda e

la documentazione cartacea.

Devono invece essere dissequestrati e restituiti

al condannato due paia di guanti (l'uno verde/grigio, l'altro in pelle nera),

due paia di scarpe, i pantaloni e il berretto di lana blu, il pennello, il

flacone con cera per auto, il barattolo di pasta abrasiva, il bastone intagliato

e alcuni stracci.

Giusta l'art. 161 cpv. 3 CPP, possono essere

sequestrati oggetti e valori destinati a garantire il pagamento delle spese

processuali e delle eventuali multe, se ciò sia adeguato alle circostanze. Nel

concreto caso -come già cennato- tre giorni prima dell'inizio del dibattimento,

è venuto a conoscenza della scrivente Presidente che la relazione bancaria __________

di cui è titolare AC 1 presso __________ di Lugano comprende, oltre il già citato conto privato nr. __________ (sul

quale gli veniva accreditato il salario, conto praticamente svuotato a far

tempo dal 28.4.2005) e il conto corrente privato in euro nr. __________.1 (pure

con saldo irrisorio al 24.11.2005), un conto-deposito nr. __________ sul quale

si trovano parti di un fondo in euro __________ (LUX) Money Market, per un

valore complessivo, al 24.11.2005, di fr. 67'908.-.

Chi scrive ne ha tosto informato il GIAR, il

quale, nel corso della medesima giornata, ne ha ordinato il sequestro (cfr.

decisione del GIAR del 25.11.2005 in doc. TPC 30).

Già si è detto al considerando 1. che in aula AC

1.

ha dichiarato di aver acquistato le parti di fondo in parola, utilizzando

danaro trasmessogli anni addietro dalla sorella, con la di lei espressa

autorizzazione a consumarne in caso di bisogno suo o della famiglia, risp. da

lasciare alla di lui figlia quando la sorella fosse deceduta.

A dire di AC 1, egli personalmente non fece mai

uso di detti valori patrimoniali. Era invece al corrente che sua moglie, dopo

il suo arresto, in tre occasioni -come già descritto al considerando 1.- vi

aveva attinto.

Il patrocinatore di AC 1, in sede di arringa, si

è opposto al mantenimento del sequestro penale ordinato dal Giar sul citato

conto deposito, in pratica adducendo (sulla base di documenti da lui prodotti

al dibattimento) che la proprietà di detti valori patrimoniali è della sorella

del suo assistito, __________, nata nel 1951 e residente a Roma.

La donna -ha affermato il Difensore- trasferì al

fratello a Lugano, tramite

assegni circolari addebitati al di lei conto nr. __________ presso la __________

di Roma, nel 1993, 30 milioni di lire (in pratica due assegni di 15 milioni di

lire cadauno) e nel 1995 tre assegni pure da 15 milioni di lire cadauno, ovvero

ulteriori 45 milioni di lire.

AC 1 -come emerge dalla documentazione richiesta

alla UBS SA- incassò gli assegni presso __________, facendo accreditare il

controvalore al suo citato conto corrente privato nr. __________.1 (all'epoca

in lire). Tramite __________ investì il danaro, acquistando parti del fondo __________

-LUX Money Market.

A mente della sottoscritta Presidente, il

sequestro penale ordinato dal GIAR, deve essere mantenuto, stante che il

titolare (unico) del conto su cui i valori, da ormai dieci anni e più, si

trovano depositati è indubitabilmente __________, stante che nulla impediva

alla sorella (che ha trasferito i soldi da banca a banca) di aprire un suo

conto a Lugano ove ne fosse la

proprietaria e intendesse rimanerlo anche in futuro, stante altresì che la

causale degli avvenuti trasferimenti di lire nel lontano 1993, risp. 1995 a

mezzo assegni, aldilà delle dichiarazioni dell'interessato, non è chiara, gli

assegni essendo stati emessi, i primi due, pochi mesi dopo il decesso del padre

(risalente al 28.7.1992) e gli altri tre, pochi mesi dopo il decesso della

madre (risalente all'agosto 1995), mentre che la rinuncia dei figli all'eredità

del padre (da loro dichiarata il 1.4.1994) sembra essere più che altro funzionale

alla necessità di far andare in porto il contratto del 28.4.1994 di cessione in

proprietà dell'alloggio di via __________ dall'Istituto autonomo __________ di

Roma alla loro madre. Si sia quindi trattato di una divisione ereditaria o

siano invece i citati valori patrimoniali diventati di proprietà di AC 1 in

forza di un patto fiduciario venuto in essere negli anni novanta tra lui e la

sorella, o foss'anche AC 1 non diventato mai proprietario di detti valori, il

sequestro penale può e deve essere mantenuto per gli scopi previsti dal citato

art. 161 cpv. 3 CPP, stante che AC 1 è per detti valori creditore di __________

SA e la sorella __________ ha, nella migliore delle ipotesi, un credito nei di

lui confronti, che non la privilegia rispetto al credito del TPC per le spese

processuali di cui alla distinta in calce alla presente sentenza (si rileva qui

di transenna che dette spese ammontano per finire a totali fr. 35'112.25. Il calcolo

di fr. 65'000.- circa, fatto in sede predibattimentale, era infatti erroneo,

siccome comprensivo di costi fatturati dalla Polizia che non possono essere

conteggiati).

Altresì è stato mantenuto il sequestro, ordinato

dalla PP, sulle armi, accessori, munizioni, manganelli e coltelli elencati

nell'atto d'accusa: poiché essi hanno un valore venale anche su di essi il

sequestro ex art. 161 cpv. 3 CPP è possibile. La loro vendita, risp.

realizzazione dovrà previamente ottenere il nulla osta del competente Ufficio

dei permessi.

L'art. 60 CP richiamato dal patrocinatore della PC

3.

non può, nella concreta fattispecie, trovare applicazione, poiché i

"risarcimenti" che menziona la norma in questione, sono solo quelli

definiti all'art. 59 cifra 2 CP, ovvero quei cosiddetti "risarcimenti

equivalenti" che è possibile ordinare quando "i valori patrimoniali

soggetti a confisca non sono più reperibili", il che non è manifestamente

qui il caso.

Rispondendo affermativamente

a tutti i quesiti, tranne che al quesito n. 3,

in modo parzialmente affermativo al quesito n. 6.;

visti gli art. 11,

18, 36, 41, 43, 58, 59, 60, 63, 66, 68, 69, 125 n. 1, 221 n. 1 CP;

41.

segg.,

49.

CO;

9.

segg., 161,

260, 264, 265 segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1 è

autore colpevole di:

1.1

ripetuto

incendio intenzionale

per

avere, in tre occasioni,

intenzionalmente cagionato tre incendi,

e meglio per aver appiccato il fuoco:

- alla

__________ di __________, causando alla proprietaria __________, danni per un

importo dell'ordine di fr. 250'000.- circa;

- al

pianerottolo del II° piano e all'appartamento siti nel condominio di __________,

causando ai rispettivi proprietari (__________e PC 4) danni per circa fr. 23'000.-;

- al

negozio "PC 2 " di __________, causando danni dell'ordine di circa

fr. 250'000.- alla PC 3, proprietaria dello stabile, e dell'ordine di circa fr.

250'000.- circa alla ditta __________, gerente del negozio, per danneggiamento

all'arredo e alla merce in vendita nonché ulteriori danni per l'interruzione

d'esercizio (quantificati dalla ditta danneggiata in fr. 146'000.- circa),

a Lugano, la notte del 13/14 marzo 2005;

1.2

lesioni

colpose

per avere

cagionato per negligenza un danno al corpo di PC 4, come ai certificati medici

agli atti,

a Lugano-Castagnola, la notte del 13.03.2005,

e meglio

come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

2.

Di

conseguenza, avendo agito in stato di scemata responsabilità,

AC 1 è

condannato:

2.1

alla pena di

24.

(ventiquattro) mesi di detenzione, nella quale è computato il carcere

preventivo sofferto;

2.2

a versare

alle seguenti Parti civili i seguenti importi:

2.2.1

alla PC 1

l'importo fr. 3'000.- a titolo di torto morale, l'importo di fr. 9'440.- a

titolo di parziale risarcimento del danno e l'importo di fr. 5'462.30 a titolo

di risarcimento delle spese legali.

Per ogni

maggior danno la PC 1 è rinviata al competente foro civile;

2.2.2

a PC 4, Lugano-Castagnola l'importo di fr. 1'000.-;

2.2.3

alla PC 3, Lugano l'importo di

fr. 500.- nonché l'importo di fr. 5'795.20 per

spese legali;

2.3

al pagamento

della tassa di giustizia di fr. 1'500.- e delle spese processuali.

3.

Nei

confronti del condannato è ordinato il trattamento ambulatorio giusta l'art. 43

n. 1 CP.

4.

L’esecuzione

della pena privativa della libertà è sospesa per dar luogo al trattamento

ambulatorio di cui sopra.

5.

Il

condannato è altresì sottoposto al patronato penale.

6.

La __________.,

Lugano è rinviata al competente

foro civile.

7.

È ordinata

la confisca dei primi 11 oggetti elencati nell'atto d'accusa, di 2 pezzi di

corda di colore bianco, nonché della documentazione cartacea sequestrata,

oggetti che in parte sono serviti per commettere gli incendi suddetti e in

parte sono idonei a costituire mezzo di prova.

8.

È ordinato

il dissequestro di 2 paia di guanti, l'uno color verde/grigio e l'altro in

pelle nera, di 2 paia di scarpe, dei pantaloni, nonché del berretto di lana

blu.

È

ordinato altresì il dissequestro di 1 pennello, di un flacone con cera per

auto, di un barattolo di pasta abrasiva, di un bastone intagliato e degli

stracci.

9.

A garanzia

del pagamento delle spese processuali è mantenuto il sequestro:

- degli

attivi della relazione n. __________ c/o __________ SA intestata a AC 1,

sequestro già ordinato dal GIAR con decisione del 25.11.2005;

- delle

armi, delle munizioni nonché dei manganelli e coltelli, elencati nell'atto

d'accusa.

Intimazione a:

terzi implicati

1.

PC 1

2.

PC 2

3.

PC 3

4.

PC 4

5.

PE 1

Per la Corte delle assise correzionali

La presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'500.--

Inchiesta preliminare fr. 16'019.90

Spese diverse fr. 2'223.55

Perizia fr. 15'318.80

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--

fr. 35'112.25

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Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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