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Decisione

72.2007.50

Reati sessuali ad opera del padre ai danni della figlia

19 settembre 2007Italiano28 min

Source ti.ch

Fatti

I genitori – il padre operaio e la madre

venditrice – hanno sempre lavorato a __________.

Dopo il conseguimento del diploma di macellaio, AC

1 ha seguito la via tracciata dai genitori ed è venuto a lavorare in __________,

pure a __________. Dapprima, lavorando alla __________ e, poi, assolto il

servizio militare in __________, sempre come macellaio, alla __________.

In questo supermercato, conobbe __________,

impiegata di vendita nel grande magazzino.

I due si piacquero e, ben presto, iniziarono una

relazione.

Quando __________ decise di tornare a vivere in __________

– più precisamente, in valle __________ di cui è originaria – AC 1 la seguì.

La coppia andò a vivere a __________, in un

appartamento di proprietà della madre della donna.

Il loro matrimonio venne celebrato il 1992.

Il 9 agosto di quell’anno nacque __________, la

loro prima figlia, e l’11 agosto di 5 anni dopo nacque __________.

AC 1, in __________, lavorò dapprima come

manovale presso la ditta __________.

Durante quegli anni, seguì un corso serale di

formazione.

Nel 1997 venne licenziato dalla ditta __________

a causa di un diverbio con il principale.

Trovò, però, subito lavoro presso un’altra ditta

di costruzioni – l’impresa __________ – dove ha lavorato sino al giorno

dell’arresto.

Anche __________ ha sempre lavorato, dapprima

come cameriera, poi come esercente di esercizi pubblici.

Grazie ai loro sforzi, i due coniugi riuscirono

ad acquistare e a riattare un appartamento, sempre a __________.

Considerandi

2.

AC 1 è incensurato.

3.

A detta di AC 1, sino al 2002 la vita della famiglia fu serena.

Le cose cambiarono soltanto quando, appunto in

quell’anno, l’uomo scoprì che la moglie aveva avviato una relazione sentimentale

con un suo amico.

__________ ha dato, della vita con il marito, una

versione meno idialliaca sostenendo che vi furono dei problemi dall’inizio

sostanzialmente a causa del carattere introverso ed aggressivo del marito e a

causa dei suoi appetiti sessuali:

Mio marito è un introverso. Non parla mai. Per

contro è molto aggressivo quelle volte che parla; anche nei confronti dei

bambini. Intendo dire verbalmente. Quando siamo a tavola ha sempre da ridire se

i bambini mangiano poco. Mio marito non ha mai giocato con i suoi bambini. Gli

piacciono i bambini ma quando sono bravi. Come marito posso solo dire che se

tornassi indietro non mi risposerei con lui. E’ un gran lavoratore ma è tutto

lì. Anche a livello sessuale non abbiamo mai avuto un gran feeling. Lui

vorrebbe fare l’amore più volte al giorno ma da parte mia, da anni, mi concedo

raramente. Reputo circa una volta ogni tre mesi e per esasperazione. Ho perso

fiducia in lui quella volta che ero al settimo mese di gravidanza e lui mi ha

obbligata a subire un rapporto anale.

Questa è stata la prima volta che mi aveva

costretto ad avere un rapporto anale al quale ne sono succeduti un paio di

altri. Le altre due volte è stato nel periodo dopo il parto, in quarantena.

Da quattro o cinque anni la nostra vita di coppia

va male perché io non sono più innamorata di lui. In questi anni fingevo.

Abbiamo discusso ed è capitato di litigare anche davanti ai bambini ma non di

frequente. Negli ultimi mesi ho comunque maturato la volontà di separarmi. Ne

ho parlato con lui ma non è d’accordo. Già un anno fa ho avuto un colloquio con

l’avvocato per iniziare le carte del divorzio poi forse sono rimasta con lui

per pietà. La causa principale della fine del nostro rapporto è proprio da

ricercare in questa sua fobia (recte:

mania) del sesso.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 2 e 3)

4.

Siccome le cose fra lei e il marito non miglioravano, __________

decise, nel corso del 2005, di riavviare le pratiche per il divorzio.

Intorno al 10 giugno, la donna comunicò alla

figlia la sua decisione:

Le cose comunque non hanno funzionato e venerdì

ho informato __________ che nel corso dell’estate io e il papà ci saremmo

divisi perché io intendevo chiedere il divorzio. Eravamo nel mio bar. __________

mi ha guardato e mi ha detto… allora adesso posso confessarti una cosa…” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)

Così, __________ disse alla madre che il padre,

già da tempo, abusava di lei:

mi ha detto… il papà viene in camera mia quando

non ci sei… e con grande fatica mi ha detto che il papà le faceva delle cose

(omissis)…le ho chiesto se glielo metteva dentro e lei ha risposto di no. Le ho

chiesto se il papà le si strusciava addosso e lei mi ha risposto di si.

(omissis) Le ho chiesto se “l’aveva sporcata” e __________ non capiva e allora

le ho chiesto “se usava il fazzoletto” e lei ha detto di si. Voglio precisare

che le ho posto questa domanda perché mio marito faceva così anche con me. Non

prendevo anticoncezionali e quindi lui, poco prima dell’orgasmo, estraeva il

suo pene eiaculando in un panet.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)

La donna ha precisato che, in sostanza, la figlia

le aveva raccontato cose in cui lei si riconosceva, vale a dire in cui lei

riconosceva le abitudini sessuali del marito:

Un’abitudine di mio marito era quella di farmi mettre

su un fianco e da tergo infilava fra le mie cosce il suo pene strusciandosi

sino a raggiungere l’eiaculazione. Lui ha una predilezione per la posizione

alla pecorina.

Al racconto di mia figlia mi è caduto il mondo

addosso. Non sapevo cosa né a chi rivolgermi.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)

5.

Così, la donna ne parlò con la madre e, poi, con l’avvocato che le

consigliò di rivolgersi alla polizia.

Ne parlò poi con la bambina spiegandole che, se

lo avessero fatto, il padre “poteva finire in prigione”.

La bambina si disse disposta a parlare poiché “non

ce la faceva più ed aveva paura” (PS 13.6.2005 __________ pag. 4).

6.

La bambina è stata sentita il 13 giugno 2005.

Con molta fatica e pudore ha, in sintesi,

confermato quanto la mamma aveva già detto alla polizia.

Riassumendo il suo racconto, si può dire che il

padre aveva cominciato ad abusare di lei più o meno nell’estate 2002, dopo che

lei ebbe fatto la prima comunione e poco prima del loro trasferimento nella

casa nuova.

La prima volta lui, con il pretesto di farle

vedere un film, l’attirò sul divano e, poi, la prese in braccio e la portò

nella camera da letto dei genitori (la mamma era assente per lavoro) dove le

fece subire quegli strusciamenti (cfr. audizione pag 11, 12 e 13) di cui aveva

parlato alla mamma e che quest’ultima aveva riconosciuto come una pratica

abituale dell’uomo.

A quella prima volta ne seguirono altre, quasi

tutte di sera quando la mamma non c’era, con una frequenza che la bambina non

ha saputo indicare con certezza sino all’ultima volta che era stata circa 3

settimane prima della denuncia:

R: si, è successo più di una volta.

D: tu sai quantificare quante volte è successo?

R: no! Ma so solo dire che c’erano dei periodi

che veniva molto frequentemente e delle volte che non veniva del tutto”

(audizione pag. 8)

D: (…) di periodi dove non succedevano queste

cose, ce ne sono stati tanti?

R: No

D: quindi è una cosa abbastanza regolare,

possiamo dire così?

R: (annuisce col capo)” (audizione pag. 23 e 24)

R: ma… non saprei, perché c’erano proprio le

settimane che veniva molto frequentemente e poi, non so, per un mese mi

lasciava stare

D. e queste settimane dove succedeva più

frequentemente, cosa vuol dire? Che succedeva quante volte in questa settimana?

R: non so…visto che…ehm…5 volte. Praticamente

quando non ci sei tu (si volge verso la mamma)” (audizione pag. 18)

D: (…) sul numero di volte, se io ti faccio un

paragone, è successo una volta o cento volte?

R: Una via di mezzo.

D: (…) se ti dico 50?

R: Può darsi

D: Può darsi?

R: forse anche di più” (audizione pag. 23)

Se a lungo il padre si limitò – si fa per dire!!!

– a strusciarlesi addosso, negli ultimi mesi le cose peggiorarono e l’uomo –

per usare le parole della bambina – “ha tentato di farmi male”:

D: quindi tu dicevi che nell’ultimo periodo la

cosa è andata… si è aggravata, è andata peggio.

R: mmmh (annuisce col capo)

D: peggio di quello che succedeva o peggio di

frequenza, che veniva più spesso?

R: no, di quello che succedeva” (audizione pag. 20)

L: anche come la prima volta. solo che questa

volta ha tentato di farmi male.

I: mmh! e senti un po' dove è successo questo…

quest'ultima volta?

L: nel mio letto.

I: nel tuo?

L: sì.

I: quindi … dove eravate prima che succedesse

questa cosa?

L: ma, … era ora di andare a dormire; io sono

andata nel mio letto… sono andata a dormire e dopo, non so, una mezz'oretta o

un'ora è arrivato dentro in camera.

I: e poi cosa succede?

L: sempre la solita storia. Si leva le mutande,

me le leva a me e mi salta addosso.

I: e… lo so che è brutto parlarne, … è molto

brutto, lo capisco, e… bisogna magari essere, riuscire, se rieschi neh, a

essere magari precisi per capire bene cosa ti ha fatto.

L: mmh… niente tentava di mettere il suo pene nel

mio sedere.

I: e questo l'ha tentato altre volte o solo

l'ultima volta solo qua, martedì?

L: no, ma era gli ultimi tempi ha tentato così.

I: gli ultimi tempi, quindi c'è stato … è

diventato più grave questa…

L: sì.

I: gli ultimi tempi li puoi quantificare?

L: variando… due mesi… circa.

I: quindi negli ultimi due mesi la cosa è

diventata, più grave, possiamo dire così?

L: sì.

I: e lui tentava di spingersi un po' oltre.

L: sì.

I: okay. Quindi tu dici che tentava di mettere il

suo pene nel tuo sedere?

L: (annuisce col capo)

I: ci è mai riuscito?

L: no!

I: okay. È lui che si fermava o tu che…?

L: no, sono io che… sono io che mi levavo, che

mi…

I: okay, ho capito. Senti un po': ormai mi

discpiace ma devo chiedertelo. Ha mai provato davanti?

L: sì, c'è stata una volta! Mi sono messa a

(incomprensibile)

I: lui cosa dice? Non dice niente?

L: no, non dice niente.” (audizione pag.14 e 15)

“ I: quindi lui era sempre dietro di te. Tu come fai a sapere che lui

tentava, tentava di metterti ...di mettere il suo pene

nel tuo sedere?

L: perché lo sentivo.

I: come facevi a sentirlo?

L: e, ma praticamente perché mi abbassava o si

tirava su lui.

I: me lo puoi spiegare meglio?

L: praticamente se ero messa….mi metteva in una

certa posizione, visto che lui è più grande mi spingeva giù.

I: quindi sei sicura che non usava le mani?

L: mi, mi ...solo qua (porta le mani sulle

spalle) mi metteva le mani.

A: ti spingeva...

L: sì.

I: e tu sentivi comunque che tentava di fare col

il suo pene.

L: sì.

I: tu, questo pene, come lo sentivi?

L: duro!

I: era duro?

L: sì!” (audizione pag 29 e 30)

7.

La bambina subiva, come sempre in queste vicende, senza potere

reagire:

R: si mi teneva… mi teneva le spalle (porta la

mano sinistra alla spalla destra)

D: lui con le mani ti teneva le spalle?

R: si

D. perché ti teneva le spalle? Lo sai questo?

R: perché mi teneva ferma, perché non volevo.

D: tu volevi andare via da lì?

R: (annuisce col capo)” (audizione pag. 11)

Così __________ andava a dormire, ogni sera, con

la paura di una nuova visita del padre:

D: (…) e riuscivi a dormire, __________?

R: dipende. Delle volte facevo fatica perché

avevo sempre quel terrore che lui venisse ancora” (audizione pag. 23)

“Se fosse stata

un’altra persona l’avrei detto subito” (audizione

pag. 22), ha detto la bambina.

Ma siccome era il papà, parlare era difficile.

Parlare era impossibile, senza creare dolore.

E allora la bambina sopportava. Sopportava,

confidando nelle promesse del padre che le diceva che, se avesse taciuto, lui

non lo avrebbe più fatto:

R: ma di solito… l’ultima volta mi ha detto che

non lo faceva più se io non andavo a dirlo a nessuno.

D: e questo te lo ha detto altre volte?

R: si, molte volte l’ha detto.

D: però poi continuava a farlo?

R: Si” (audizione pag. 15, cfr. anche pag. 10)

8.

AC 1 è stato sentito la prima volta nel tardo pomeriggio del 13 giugno

2005.

Ha da subito ammesso di avere abusato della

figlia.

Della prima volta, ha dato una versione

leggermente diversa da quella della figlia dichiarando che successe un

pomeriggio, sul divano del salotto, dove toccò la bambina e, poi, eccitatosi, se

ne andò in bagno a masturbarsi.

E’ possibile che – vista l’età (__________aveva

appena 10 anni) – la bambina non si sia accorta della valenza sessuale delle

carezze del padre e che, per questo, non ne abbia parlato.

Per il resto, l’uomo ha confermato il dire della

ragazza.

In più, ha ammesso anche di avere più volte

chiesto, senza successo, alla figlia di masturbarlo, di avere tentato, in un

paio di occasioni, di penetrarla vaginalmente ma di avere desistito poiché __________

gli aveva detto che non voleva (PS AC 1 13.6.2005 pag. 7).

Inoltre, ha precisato di avere penetrato

analmente la bambina in almeno un’occasione ma di essersi ritirato quasi subito

siccome la piccola piangeva (PS AC 1 13.6.2005 pag. 7).

9.

Sulla frequenza dei suoi abusi, l’uomo non ha dato versioni

costanti.

In sostanza, ha iniziato giocando al ribasso

ammettendo di averlo fatto “una ventina di volte, a dir tanto” (PS AC 1

13.6.2005

pag. 10). Poi, ha continuato ammettendo, di essere andato in camera

della figlia una o due volte al mese (PP 4.7.2005 pag. 2), ciò che porta,

sull'arco di 3 anni, a molto più di 50 episodi di abuso.

Infine, AC 1 ha detto che, forse, era corretta la

versione di __________:

R: non lo so, magari ha ragione lei. Non ricordo

proprio. Avrà ragione lei” (PS

AC 1 16.6.2005 pag. 6)

Non è necessario motivare molto per spiegare come

la Corte sia giunta al convincimento che il numero di volte indicato dalla

ragazza sia effettivamente quello corrispondente – e, forse, per difetto – alla

realtà delle cose.

10.

L’uomo ha ammesso di avere detto alla figlia che quel che lui le

faceva doveva rimanere un loro segreto poiché, se si fosse saputo, ci sarebbero

state gravi conseguenze per tutti e che, sicuramente, lui che le voleva bene,

avrebbe dovuto andare via da casa e sarebbe finito in prigione:

Le avevo detto che erano cose che non dovevano

succedere tra padre e figlia e che sarebbe rimasto un nostro segreto”

(PS AC 1 13.6.2005 pag. 4)

__________ non è mai scappata, stava lì. Questa

volta, la seconda, sul letto si era messa a piangere. Quando aveva iniziato a

piangere, avevo smesso e l’avevo abbracciata. Le dicevo che le volevo bene. (…)

Come la prima volta, le dicevo che quello che era successo era un nostro

segreto. Le avevo detto che se saltava fuori si divorziava. Qualcosa del

genere, non lo so”

(PS AC 1 13.6.2005 pag. 6)

Per farle mantenere il segreto, le dicevo che se

qualcuno veniva a sapere di questo, io sarei finito in prigione”

(PS AC 1 13.6.2005 pag. 9)

11.

L’uomo ha precisato che cominciò ad abusare della figlia dopo la

scoperta della relazione della moglie:

il mio interesse sessuale verso __________ posso

dire che è iniziato poco dopo avere scoperto la relazione di mia moglie con __________”

(PS AC 1 16.6.2005 pag. 5)

In sostanza, AC 1 ha ammesso di avere usato la

figlia come “oggetto sessuale sostitutivo “ della moglie – che non voleva più

fare sesso con lui – e delle prostitute ai cui servizi ricorreva ma che “alla

fine costano”:

D: in merito ai periodi in cui non andava da __________

(…) per quale motivo non ci andava?

R: Non sentivo il bisogno di andare a trovarla.

Mi arrangiavo da solo o andavo con le prostitute.

(...)

D: Quindi i periodi di astinenza erano dovuti

solo al semplice fatto che lei riusciva a soddisfarsi sessualmente in altro

modo?

R: si

D: E di conseguenza il motivo che la portava da __________

era solo perché non trovava sfogo sessuale con altre donne o in altro modo?

R: Non è proprio sfogo, ma la risposta è si”

(PS AC 1 16.6.2005 pag. 9)

(…) che ci sarò andato in totale circa 50 volte

(n.d.r :a prostitute) nel corso degli anni. Ma alla fine costa anche quello”

(PS AC 1 22.6.2005 pag. 7)

12.

Facendo quel che ha fatto con la figlia, AC 1 si è,

evidententemente, reso autore colpevole di atti sessuali con fanciulli ripetuti

ai sensi dell’art 187 CP: __________, quando lui ha iniziato ad abusare di lei,

aveva appena 10 anni e, quando lui ha dovuto smettere, non ne aveva ancora 13.

In concorso, egli si è reso autore colpevole di

ripetuta coazione sessuale, consumata e tentata, poiché è evidente che egli,

consapevolmente, è riuscito ad ottenere che la figlia si sottoponesse alle sue

voglie, sfruttando, da un lato, la superiorità fisica (quando la teneva ferma

nel letto col peso del suo corpo o facendo forza sulla sue spalle per impedirle

di scappare, cfr consid. 6) e, d’altro lato, sfruttando l’affetto che la

bambina gli portava, rassicurandola sull’affetto di lui e, nel contempo,

prospettandole il divorzio dalla madre, il suo allontanamento da casa e lo

spettro della prigione nel caso lei avesse parlato a qualcuno (consid. 7 e 10)

e, ogni volta, promettendole che sarebbe stata l’ultima.

Sempre in concorso, per la tentata penetrazione

vaginale, egli si è reso autore colpevole di tentata violenza carnale.

AC 1 è stato, invece, prosciolto dall’imputazione

di violazione del dovere d’assistenza e di educazione: per costante

giurisprudenza, infatti, in caso di reati sessuali, il concorso è improprio e

il reato di cui all’art 219 CP è assorbito dagli art 187, 189 e 190 CP.

13.

Accogliendo la richiesta del difensore di AC 1, la presidente della

Corte ha ordinato che l’imputato venisse sottoposto a perizia psichiatrica.

Quale perito è stato nominato il dott. PE 1.

A conclusione del suo referto, il dott. PE 1 ha

concluso che “i reati commessi non sono in relazione con un disturbo dello

stato di salute che possa essere considerato come una malattia significativa

dal punto di vista psichiatrico forense” e che le diagnosi da lui indicate

“sono ininfluenti sulle capacità del periziato di valutare il carattere

illecito dell’atto e di agire di conseguenza” (perizia pag. 17).

14.

La colpa di AC 1 è grave, da un lato, per il genere di atti sessuali

compiuti, per il numero di tali atti e per il lungo arco di tempo in cui li ha

compiuti.

D’altro lato, la sua colpa è grave perché, questi

atti, li ha commessi sulla figlia, cioè su quella persona che egli, per ruolo,

era chiamato a proteggere e ad educare e, perciò, così facendo, egli all’abuso

ha aggiunto il tradimento della fiducia che la figlia aveva il diritto di

nutrire nei suoi confronti.

D’altro lato ancora, è grave perché egli ha

iniziato ad abusare della figlia quando questa non aveva ancora 10 anni ed ha

continuato per tre lunghi anni, mettendone in serissimo pericolo lo sviluppo fisico

e psichico (cfr. rapporto dello psicologo che ha in cura la ragazza).

D’altro lato, infine, la colpa di AC 1 è

gravissima per le motivazioni che l’hanno spinto ad agire.

Che dire, infatti, di un padre che costringe la

propria figlia a subire per tre lunghi anni gli abusi di cui s’è detto soltanto

perché la moglie non gli si concedeva più (o quasi) e perché le prostitute,

alla fine, costano?

Cosa dire se non che, in quei tre anni, AC 1 ha

abdicato, non soltanto dal suo ruolo di padre, ma anche e soprattutto dal suo

stato di uomo per ridursi a quello di una bestia che non pensa ad altro che a

soddisfarsi i suoi istinti.

La Corte ha valutato attentamente la richiesta di

clemenza fatta da __________ attraverso la lettera letta in aula dal suo

patrocinatore.

L’ha valutata e compresa, come espressione di

quei meccanismi e quei sentimenti esplicitati dallo psicologo nel suo rapporto.

Ma la bontà di __________, la sua capacità di

perdono e il suo continuare ad essere “un’anima buona” (cfr. rapporto dello

psicologo) dimostrano ancora di più quale e quanta sia stata l’abiezione

dell’uomo che ha saputo – per meschino egoismo – abusare per tanti anni di una

bambina così sensibile, disprezzandone i bisogni e le sofferenze.

Il PP ha ritenuto che la pena di 6 anni fosse

equamente commisurata alla colpa di AC 1.

La Corte si è adeguata a tale valutazione e,

perciò, ha inflitto al condannato la pena richiesta dalla pubblica accusa,

senza operare nessuna riduzione nonostante l’impegno profuso dalla Difesa nel

suo non facile compito.

15.

La pena detentiva è accompagnata – avuto riguardo alle conclusioni

peritali (perizia pag. 17 e 18) e alle richieste delle parti – dall’imposizione

di un trattamento ambulatoriale , senza contestuale sospensione della pena, da

eseguirsi nelle forme e modalità definite dal competente servizio psichiatrico

del carcere.

16.

AC 1 è, inoltre, condannato a versare alla figlia l’importo di fr. 25’000.-

a titolo di indennità per torto morale e ad assumersi le spese di patrocinio

della figlia.

Rimane –purtroppo – e rimarrà la sofferenza di __________.

A __________, questa Corte vuole essere vicina.

Ma – sempre purtroppo – questa Corte non può fare

altro che esortare coloro che le stanno vicini a farle comprendere che non è

giusto che lei continui a farsi carico delle colpe del padre che è il solo

responsabile degli abusi commessi e della sofferenza ad essi legati.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che ai quesiti n. 1.4. e 2.

visti gli art. 12, 40,

42, 44, 47, 49, 51, 187 n.1, 189 cpv. 1, 190 cpv. 1 e 219 cpv. 1CP;

9.

e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia in contumacia:

1.

AC 1 è

autore colpevole di:

1.1

atti

sessuali con fanciulli, ripetuti

per avere,

in almeno 50 occasioni,

compiuto atti sessuali su sua figlia (nata il 1992),

e meglio per averla ripetutamente baciata sulla bocca con la

lingua, sul viso, sul collo, palpeggiata ed accarezzata sulla vulva e sul seno

sopra e sotto i vestiti, per averle infilato il pene in erezione tra le cosce,

strusciandolo contro la vulva, raggiungendo in alcune occasioni l'eiaculazione,

fattosi toccare il pene in erezione, chiedendole ma senza successo di

masturbarlo, nonché tentato, in alcune occasioni, di penetrarla nella vagina e

nell’ano, riuscendoci parzialmente, almeno una volta nell’ano;

1.2

ripetuta coazione

sessuale, consumata e tentata

per avere,

nelle circostanze di cui al punto 1.1.,

usando pressioni psicologiche e sfruttando la di lei inferiorità

fisica, costretto la figlia a subire atti sessuali rispettivamente atti

analoghi alla congiunzione carnale;

1.3

ripetuta violenza carnale,

tentata

per avere,

nelle circostanze di cui al punto 1.1.,

in almeno tre occasioni,

usando pressioni psicologiche e sfruttando la di lei inferiorità

fisica, tentato di compiere sulla figlia la congiunzione carnale;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e

precisato nei considerandi.

2.

AC 1 è

prosciolto dall'accusa di violazione del dovere d'assistenza o

educazione.

3.

Di

conseguenza, AC 1, è condannato, in contumacia,

3.1

alla pena

detentiva di 6 anni, nella quale è computato il carcere preventivo sofferto;

3.2

a versare

alla PC l’importo di fr. 25'000.-- a titolo di risarcimento per torto morale e

di fr. 11'767,35 a titolo di risarcimento per le spese legali;

3.3

al pagamento

delle tasse di giustizia di fr. 1'000.-- e delle spese processuali.

4.

È ordinato

un trattamento ambulatoriale terapeutico in costanza di esecuzione della pena

detentiva.

5.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Il condannato ha facoltà di ricorrere unicamente

contro la declaratoria di contumacia.

Intimazione a:

terzi implicati

1.

AS 1

2.

AS 2

3.

AS 3

4.

AS 4

5.

AS 5

6.

AS 6

7.

AS 7

8.

PE 1

9.

GI 1

10.

GI 2

Per la Corte delle assise criminali

La presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'000.--

Inchiesta preliminare fr. 300.--

Perizia fr. 7'192.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 8'592.--

===========

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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