72.2007.50
Reati sessuali ad opera del padre ai danni della figlia
19 settembre 2007Italiano28 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
72.2007.50
Data decisione, Autorità:
19.09.2007, PENAL
Titolo:
Reati sessuali ad opera del padre ai danni della figlia
ATTI SESSUALI CON FANCIULLI
COAZIONE SESSUALE
REATO TENTATO
VIOLAZIONE DEL DOVERE D'ASSISTENZA O EDUCAZIONE
VIOLENZA CARNALE
art. 187 cf. 1 CPS
art. 189 cpv. 1 CPS
art. 190 cpv. 1 CPS
art. 219 cpv. 1 CPS
Incarto n.
72.2007.50
Lugano,
19 settembre 2007/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta dai giudici:
Giovanna
Roggero-Will (Presidente)
GI 1
GI 2
e dagli assessori giurati:
AS 2
AS 4
AS 5
AS 6
AS 7
con la segretaria:
Valentina Tuoni, vicecancelliera
Conviene oggi nell’aula penale di questo Palazzo
di giustizia
per giudicare
AC 1
e domiciliato a
detenuto dal 13 giugno al 4 luglio 2005;
prevenuto colpevole di:
1. atti sessuali con fanciulli, ripetuti
per avere, ad __________,
in date imprecisate,
nel periodo estate 2002 – fine maggio 2005,
in un numero imprecisato
di occasioni (quantificate dalla vittima in almeno 50), avvenute il pomeriggio
o la sera, con una frequenza irregolare e con una durata variante da 5 a 15
minuti circa ciascuna, nell’appartamento coniugale quando sua moglie era
assente per lavoro, compiuto atti sessuali su sua figlia (nata il 1992), minore
di anni sedici, raccomandandole di non dire nulla a nessuno poiché quanto
successo era un loro segreto oppure promettendole che non l’avrebbe più
rifatto,
e, in particolare, per
avere,
1.1 la prima volta, nel
pomeriggio, sul divano del soggiorno,
dopo averla abbracciata, ripetutamente ed
insistentemente baciata sulla bocca con la lingua, palpeggiata ed accarezzata
sulla vulva e sul seno sopra i vestiti;
1.2 la seconda volta, nel pomeriggio,
dopo averla portata in braccio dal soggiorno alla camera matrimoniale ed averla
fatta sdraiare supina sul letto, ripetutamente baciata sulla bocca, sul viso e
sul collo, palpeggiata ed accarezzata sulla vulva e sul seno, dapprima sopra i
vestiti e poi, dopo averla spogliata, sulla pelle nuda, in seguito,
abbassatosi i pantaloni del training e le mutande, si poneva dietro di lei,
dopo averla fatta girare sul fianco, infilandole il pene in erezione tra le
cosce, strusciandolo contro la vulva, ma senza eiaculare;
1.3 le
volte successive, avvenute in genere dopo le ore 21.30/22.00 circa, con una
frequenza irregolare ma anche una o più volte al mese, dopo averla accompagnata
o raggiunta nella camera dove dormiva, averle tolto o abbassato le mutandine,
nonché toltosi a sua volta i pantaloni del pigiama e coricatosi nel letto,
ripetutamente baciata
sulla bocca, sul viso e sul collo, palpeggiata ed accarezzata sulla vulva e sul
seno, fattosi toccare il pene in erezione, chiedendole ma senza successo di
masturbarlo, inoltre, postosi dietro di lei sul fianco oppure sotto di lei
adagiata supina su di lui oppure ancora sopra di lei prona sul letto,
trattenendola per le spalle o bloccandola con il peso del suo corpo, infilatole
il pene in erezione tra le cosce, strusciandolo contro la vulva fino a
raggiungere, alcune volte, l’eiaculazione, nonché tentato, in alcune occasioni,
di penetrarla nella vagina e nell’ano, riuscendoci parzialmente, almeno una
volta nell’ano; interrompendo tale suo agire, poiché sua figlia piangeva, si
muoveva, gli diceva di smetterla perché non voleva o perché gli faceva male;
2. ripetuta coazione
sessuale, consumata e tentata
per avere, nelle
summenzionate circostanze,
in un numero imprecisato
di occasioni,
costretto sua figlia a subire, contro la sua volontà,
atti analoghi alla congiunzione carnale o altri atti sessuali,
segnatamente usando pressioni psicologiche nei suoi confronti, sfruttando in
particolare il legame affettivo di sua figlia, la di lei inferiorità fisica e
le frequenti assenze della madre,
e meglio,
come descritto al punto 1 del presente atto d'accusa,
- per essersi fatto toccare il
pene in erezione, tentando di farsi masturbare,
- per averle infilato il pene in
erezione tra le cosce, strusciandolo contro la vulva simulando un rapporto
sessuale, fino a raggiungere, alcune volte, l’eiaculazione,
- per avere tentato, in più
occasioni, di penetrarla nell’ano, riuscendoci parzialmente in almeno
un’occasione,
interrompendo tale suo agire, poiché sua figlia piangeva, gli
diceva di smetterla perché non voleva o perché gli faceva male;
3. ripetuta violenza
carnale, tentata
per avere, nelle
summenzionate circostanze,
in almeno tre occasioni, tentato di costringere sua figlia a
subire, contro la sua volontà, la congiunzione carnale, segnatamente usando
pressioni psicologiche nei suoi confronti, sfruttando in particolare il legame
affettivo di sua figlia, la di lei inferiorità fisica e le frequenti assenze
della madre,
e meglio,
come descritto al punto 1 del presente atto d'accusa,
per avere tentato di
penetrarla, avvicinando il pene in erezione alla vulva fino a toccarla con la
punta,
interrompendo tale suo
agire, poiché sua figlia piangeva, si muoveva e gli diceva di smetterla perché
non voleva;
4. violazione del dovere
d'assistenza o educazione
per avere,
nelle stesse circostanze,
violato il suo dovere
d'assistenza e di educazione verso sua figlia (nata il 1992), esponendone a
pericolo lo sviluppo fisico e psichico;
fatti avvenuti
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
dagli art. 187 cifra 1 cpv. 1, 189 cpv. 1, 190 cpv. 1 e 219 cpv. 1 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 48/2007 del 2 maggio 2007, emanato dal Procuratore
pubblico.
Presenti
§ Il procuratore
pubblico.
§ AC 1, assente.
§ L'avv. __________ in
rappresentanza della PC
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 9:35 alle ore 16:40
Il Presidente
constatato che l'accusato AC 1, regolarmente citato presso il domicilio legale,
non è presente e non ha fatto pervenire alla Corte alcuna valida
giustificazione decide, con l'accordo delle parti, di procedere nei suoi
confronti al giudizio nelle forme contumaciali ai sensi degli art. 308 e segg
CPPT.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale,
chiede la conferma dell'atto di accusa e la condanna di AC 1 ad una pena
detentiva di 6 anni. Chiede, inoltre, che venga adottata una misura terapeutica
lasciando alla Corte la decisione sui termini e sui modi in cui dovrà essere
eseguita.
§ L'avv. __________, in rappresentanza della PC, il quale si
associa alle richieste del PP e chiede la condanna di AC 1 al pagamento di fr.
25'000.-- a titolo di torto morale ed al pagamento delle spese legali di cui
alla nota prodotta agli atti (doc. dib. 1). L'avv. produce, inoltre, una
lettera di __________ a lui indirizzata, in cui la ragazza chiede alla Corte di
essere indulgente nei confronti del padre (doc. dib. 2).
§ Il Difensore, per la sua arringa, il quale evidenzia le
conseguenze negative che una lunga pena da espiare avrebbe per il suo
patrocinato e per la sua famiglia. Chiede l'assoluzione dal reato di violazione
del dovere d'assistenza o educazione ed una riduzione della
pena che ne permetta la sospensione condizionale e l'esecuzione della terapia
nella forma del trattamento ambulatoriale da eseguirsi anche all'estero.
Conclude non opponendosi alle pretese della PC.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i
seguenti
quesiti: AC 1
1. è autore
colpevole di:
1.1 atti
sessuali con fanciulli, ripetuti
in almeno 50 occasioni,
ai danni di sua figlia (nata il 1992);
1.2. ripetuta coazione
sessuale, consumata e tentata
nelle circostanze di cui
al punto 1.1.,
ai danni della figlia usando pressioni psicologiche nei suoi
confronti, sfruttando in particolare il legame affettivo di sua figlia, la di
lei inferiorità fisica e le frequenti assenze della madre;
1.3. ripetuta violenza carnale,
tentata
in almeno tre occasioni,
tentato di costringere sua figlia a subire,
contro la sua volontà, la congiunzione carnale,
interrompendo tale suo agire, poiché sua figlia piangeva,
si muoveva e gli diceva di smetterla perché non voleva;
1.4. violazione del dovere
d'assistenza o educazione
per avere, nelle stesse
circostanze,
violato il suo dovere d'assistenza e di educazione
verso sua figlia (nata il 1992),
esponendone a pericolo lo sviluppo fisico e psichico;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. può
beneficiare della sospensione condizionale?
3. deve
essere ordinata una misura e se si quale?
4. deve un
risarcimento alla PC e se sì, in che misura?
Considerato, in fatto
ed in diritto
1. AC
1 è nato il 1971 a __________ ().
Figlio unico, ha frequentato in __________ le
scuole dell’obbligo.
Fatti
I genitori – il padre operaio e la madre
venditrice – hanno sempre lavorato a __________.
Dopo il conseguimento del diploma di macellaio, AC
1 ha seguito la via tracciata dai genitori ed è venuto a lavorare in __________,
pure a __________. Dapprima, lavorando alla __________ e, poi, assolto il
servizio militare in __________, sempre come macellaio, alla __________.
In questo supermercato, conobbe __________,
impiegata di vendita nel grande magazzino.
I due si piacquero e, ben presto, iniziarono una
relazione.
Quando __________ decise di tornare a vivere in __________
– più precisamente, in valle __________ di cui è originaria – AC 1 la seguì.
La coppia andò a vivere a __________, in un
appartamento di proprietà della madre della donna.
Il loro matrimonio venne celebrato il 1992.
Il 9 agosto di quell’anno nacque __________, la
loro prima figlia, e l’11 agosto di 5 anni dopo nacque __________.
AC 1, in __________, lavorò dapprima come
manovale presso la ditta __________.
Durante quegli anni, seguì un corso serale di
formazione.
Nel 1997 venne licenziato dalla ditta __________
a causa di un diverbio con il principale.
Trovò, però, subito lavoro presso un’altra ditta
di costruzioni – l’impresa __________ – dove ha lavorato sino al giorno
dell’arresto.
Anche __________ ha sempre lavorato, dapprima
come cameriera, poi come esercente di esercizi pubblici.
Grazie ai loro sforzi, i due coniugi riuscirono
ad acquistare e a riattare un appartamento, sempre a __________.
Considerandi
2.
AC 1 è incensurato.
3.
A detta di AC 1, sino al 2002 la vita della famiglia fu serena.
Le cose cambiarono soltanto quando, appunto in
quell’anno, l’uomo scoprì che la moglie aveva avviato una relazione sentimentale
con un suo amico.
__________ ha dato, della vita con il marito, una
versione meno idialliaca sostenendo che vi furono dei problemi dall’inizio
sostanzialmente a causa del carattere introverso ed aggressivo del marito e a
causa dei suoi appetiti sessuali:
“
Mio marito è un introverso. Non parla mai. Per
contro è molto aggressivo quelle volte che parla; anche nei confronti dei
bambini. Intendo dire verbalmente. Quando siamo a tavola ha sempre da ridire se
i bambini mangiano poco. Mio marito non ha mai giocato con i suoi bambini. Gli
piacciono i bambini ma quando sono bravi. Come marito posso solo dire che se
tornassi indietro non mi risposerei con lui. E’ un gran lavoratore ma è tutto
lì. Anche a livello sessuale non abbiamo mai avuto un gran feeling. Lui
vorrebbe fare l’amore più volte al giorno ma da parte mia, da anni, mi concedo
raramente. Reputo circa una volta ogni tre mesi e per esasperazione. Ho perso
fiducia in lui quella volta che ero al settimo mese di gravidanza e lui mi ha
obbligata a subire un rapporto anale.
Questa è stata la prima volta che mi aveva
costretto ad avere un rapporto anale al quale ne sono succeduti un paio di
altri. Le altre due volte è stato nel periodo dopo il parto, in quarantena.
Da quattro o cinque anni la nostra vita di coppia
va male perché io non sono più innamorata di lui. In questi anni fingevo.
Abbiamo discusso ed è capitato di litigare anche davanti ai bambini ma non di
frequente. Negli ultimi mesi ho comunque maturato la volontà di separarmi. Ne
ho parlato con lui ma non è d’accordo. Già un anno fa ho avuto un colloquio con
l’avvocato per iniziare le carte del divorzio poi forse sono rimasta con lui
per pietà. La causa principale della fine del nostro rapporto è proprio da
ricercare in questa sua fobia (recte:
mania) del sesso.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 2 e 3)
4.
Siccome le cose fra lei e il marito non miglioravano, __________
decise, nel corso del 2005, di riavviare le pratiche per il divorzio.
Intorno al 10 giugno, la donna comunicò alla
figlia la sua decisione:
“
Le cose comunque non hanno funzionato e venerdì
ho informato __________ che nel corso dell’estate io e il papà ci saremmo
divisi perché io intendevo chiedere il divorzio. Eravamo nel mio bar. __________
mi ha guardato e mi ha detto… allora adesso posso confessarti una cosa…” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)
Così, __________ disse alla madre che il padre,
già da tempo, abusava di lei:
“
mi ha detto… il papà viene in camera mia quando
non ci sei… e con grande fatica mi ha detto che il papà le faceva delle cose
(omissis)…le ho chiesto se glielo metteva dentro e lei ha risposto di no. Le ho
chiesto se il papà le si strusciava addosso e lei mi ha risposto di si.
(omissis) Le ho chiesto se “l’aveva sporcata” e __________ non capiva e allora
le ho chiesto “se usava il fazzoletto” e lei ha detto di si. Voglio precisare
che le ho posto questa domanda perché mio marito faceva così anche con me. Non
prendevo anticoncezionali e quindi lui, poco prima dell’orgasmo, estraeva il
suo pene eiaculando in un panet.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)
La donna ha precisato che, in sostanza, la figlia
le aveva raccontato cose in cui lei si riconosceva, vale a dire in cui lei
riconosceva le abitudini sessuali del marito:
“
Un’abitudine di mio marito era quella di farmi mettre
su un fianco e da tergo infilava fra le mie cosce il suo pene strusciandosi
sino a raggiungere l’eiaculazione. Lui ha una predilezione per la posizione
alla pecorina.
Al racconto di mia figlia mi è caduto il mondo
addosso. Non sapevo cosa né a chi rivolgermi.” (PS 13.6.2005 __________ pag. 3)
5.
Così, la donna ne parlò con la madre e, poi, con l’avvocato che le
consigliò di rivolgersi alla polizia.
Ne parlò poi con la bambina spiegandole che, se
lo avessero fatto, il padre “poteva finire in prigione”.
La bambina si disse disposta a parlare poiché “non
ce la faceva più ed aveva paura” (PS 13.6.2005 __________ pag. 4).
6.
La bambina è stata sentita il 13 giugno 2005.
Con molta fatica e pudore ha, in sintesi,
confermato quanto la mamma aveva già detto alla polizia.
Riassumendo il suo racconto, si può dire che il
padre aveva cominciato ad abusare di lei più o meno nell’estate 2002, dopo che
lei ebbe fatto la prima comunione e poco prima del loro trasferimento nella
casa nuova.
La prima volta lui, con il pretesto di farle
vedere un film, l’attirò sul divano e, poi, la prese in braccio e la portò
nella camera da letto dei genitori (la mamma era assente per lavoro) dove le
fece subire quegli strusciamenti (cfr. audizione pag 11, 12 e 13) di cui aveva
parlato alla mamma e che quest’ultima aveva riconosciuto come una pratica
abituale dell’uomo.
A quella prima volta ne seguirono altre, quasi
tutte di sera quando la mamma non c’era, con una frequenza che la bambina non
ha saputo indicare con certezza sino all’ultima volta che era stata circa 3
settimane prima della denuncia:
“
R: si, è successo più di una volta.
D: tu sai quantificare quante volte è successo?
R: no! Ma so solo dire che c’erano dei periodi
che veniva molto frequentemente e delle volte che non veniva del tutto”
(audizione pag. 8)
“
D: (…) di periodi dove non succedevano queste
cose, ce ne sono stati tanti?
R: No
D: quindi è una cosa abbastanza regolare,
possiamo dire così?
R: (annuisce col capo)” (audizione pag. 23 e 24)
“
R: ma… non saprei, perché c’erano proprio le
settimane che veniva molto frequentemente e poi, non so, per un mese mi
lasciava stare
D. e queste settimane dove succedeva più
frequentemente, cosa vuol dire? Che succedeva quante volte in questa settimana?
R: non so…visto che…ehm…5 volte. Praticamente
quando non ci sei tu (si volge verso la mamma)” (audizione pag. 18)
“
D: (…) sul numero di volte, se io ti faccio un
paragone, è successo una volta o cento volte?
R: Una via di mezzo.
D: (…) se ti dico 50?
R: Può darsi
D: Può darsi?
R: forse anche di più” (audizione pag. 23)
Se a lungo il padre si limitò – si fa per dire!!!
– a strusciarlesi addosso, negli ultimi mesi le cose peggiorarono e l’uomo –
per usare le parole della bambina – “ha tentato di farmi male”:
“
D: quindi tu dicevi che nell’ultimo periodo la
cosa è andata… si è aggravata, è andata peggio.
R: mmmh (annuisce col capo)
D: peggio di quello che succedeva o peggio di
frequenza, che veniva più spesso?
R: no, di quello che succedeva” (audizione pag. 20)
“
L: anche come la prima volta. solo che questa
volta ha tentato di farmi male.
I: mmh! e senti un po' dove è successo questo…
quest'ultima volta?
L: nel mio letto.
I: nel tuo?
L: sì.
I: quindi … dove eravate prima che succedesse
questa cosa?
L: ma, … era ora di andare a dormire; io sono
andata nel mio letto… sono andata a dormire e dopo, non so, una mezz'oretta o
un'ora è arrivato dentro in camera.
I: e poi cosa succede?
L: sempre la solita storia. Si leva le mutande,
me le leva a me e mi salta addosso.
I: e… lo so che è brutto parlarne, … è molto
brutto, lo capisco, e… bisogna magari essere, riuscire, se rieschi neh, a
essere magari precisi per capire bene cosa ti ha fatto.
L: mmh… niente tentava di mettere il suo pene nel
mio sedere.
I: e questo l'ha tentato altre volte o solo
l'ultima volta solo qua, martedì?
L: no, ma era gli ultimi tempi ha tentato così.
I: gli ultimi tempi, quindi c'è stato … è
diventato più grave questa…
L: sì.
I: gli ultimi tempi li puoi quantificare?
L: variando… due mesi… circa.
I: quindi negli ultimi due mesi la cosa è
diventata, più grave, possiamo dire così?
L: sì.
I: e lui tentava di spingersi un po' oltre.
L: sì.
I: okay. Quindi tu dici che tentava di mettere il
suo pene nel tuo sedere?
L: (annuisce col capo)
I: ci è mai riuscito?
L: no!
I: okay. È lui che si fermava o tu che…?
L: no, sono io che… sono io che mi levavo, che
mi…
I: okay, ho capito. Senti un po': ormai mi
discpiace ma devo chiedertelo. Ha mai provato davanti?
L: sì, c'è stata una volta! Mi sono messa a
(incomprensibile)
I: lui cosa dice? Non dice niente?
L: no, non dice niente.” (audizione pag.14 e 15)
“ I: quindi lui era sempre dietro di te. Tu come fai a sapere che lui
tentava, tentava di metterti ...di mettere il suo pene
nel tuo sedere?
L: perché lo sentivo.
I: come facevi a sentirlo?
L: e, ma praticamente perché mi abbassava o si
tirava su lui.
I: me lo puoi spiegare meglio?
L: praticamente se ero messa….mi metteva in una
certa posizione, visto che lui è più grande mi spingeva giù.
I: quindi sei sicura che non usava le mani?
L: mi, mi ...solo qua (porta le mani sulle
spalle) mi metteva le mani.
A: ti spingeva...
L: sì.
I: e tu sentivi comunque che tentava di fare col
il suo pene.
L: sì.
I: tu, questo pene, come lo sentivi?
L: duro!
I: era duro?
L: sì!” (audizione pag 29 e 30)
7.
La bambina subiva, come sempre in queste vicende, senza potere
reagire:
“
R: si mi teneva… mi teneva le spalle (porta la
mano sinistra alla spalla destra)
D: lui con le mani ti teneva le spalle?
R: si
D. perché ti teneva le spalle? Lo sai questo?
R: perché mi teneva ferma, perché non volevo.
D: tu volevi andare via da lì?
R: (annuisce col capo)” (audizione pag. 11)
Così __________ andava a dormire, ogni sera, con
la paura di una nuova visita del padre:
“
D: (…) e riuscivi a dormire, __________?
R: dipende. Delle volte facevo fatica perché
avevo sempre quel terrore che lui venisse ancora” (audizione pag. 23)
“Se fosse stata
un’altra persona l’avrei detto subito” (audizione
pag. 22), ha detto la bambina.
Ma siccome era il papà, parlare era difficile.
Parlare era impossibile, senza creare dolore.
E allora la bambina sopportava. Sopportava,
confidando nelle promesse del padre che le diceva che, se avesse taciuto, lui
non lo avrebbe più fatto:
“
R: ma di solito… l’ultima volta mi ha detto che
non lo faceva più se io non andavo a dirlo a nessuno.
D: e questo te lo ha detto altre volte?
R: si, molte volte l’ha detto.
D: però poi continuava a farlo?
R: Si” (audizione pag. 15, cfr. anche pag. 10)
8.
AC 1 è stato sentito la prima volta nel tardo pomeriggio del 13 giugno
2005.
Ha da subito ammesso di avere abusato della
figlia.
Della prima volta, ha dato una versione
leggermente diversa da quella della figlia dichiarando che successe un
pomeriggio, sul divano del salotto, dove toccò la bambina e, poi, eccitatosi, se
ne andò in bagno a masturbarsi.
E’ possibile che – vista l’età (__________aveva
appena 10 anni) – la bambina non si sia accorta della valenza sessuale delle
carezze del padre e che, per questo, non ne abbia parlato.
Per il resto, l’uomo ha confermato il dire della
ragazza.
In più, ha ammesso anche di avere più volte
chiesto, senza successo, alla figlia di masturbarlo, di avere tentato, in un
paio di occasioni, di penetrarla vaginalmente ma di avere desistito poiché __________
gli aveva detto che non voleva (PS AC 1 13.6.2005 pag. 7).
Inoltre, ha precisato di avere penetrato
analmente la bambina in almeno un’occasione ma di essersi ritirato quasi subito
siccome la piccola piangeva (PS AC 1 13.6.2005 pag. 7).
9.
Sulla frequenza dei suoi abusi, l’uomo non ha dato versioni
costanti.
In sostanza, ha iniziato giocando al ribasso
ammettendo di averlo fatto “una ventina di volte, a dir tanto” (PS AC 1
13.6.2005
pag. 10). Poi, ha continuato ammettendo, di essere andato in camera
della figlia una o due volte al mese (PP 4.7.2005 pag. 2), ciò che porta,
sull'arco di 3 anni, a molto più di 50 episodi di abuso.
Infine, AC 1 ha detto che, forse, era corretta la
versione di __________:
“
R: non lo so, magari ha ragione lei. Non ricordo
proprio. Avrà ragione lei” (PS
AC 1 16.6.2005 pag. 6)
Non è necessario motivare molto per spiegare come
la Corte sia giunta al convincimento che il numero di volte indicato dalla
ragazza sia effettivamente quello corrispondente – e, forse, per difetto – alla
realtà delle cose.
10.
L’uomo ha ammesso di avere detto alla figlia che quel che lui le
faceva doveva rimanere un loro segreto poiché, se si fosse saputo, ci sarebbero
state gravi conseguenze per tutti e che, sicuramente, lui che le voleva bene,
avrebbe dovuto andare via da casa e sarebbe finito in prigione:
“
Le avevo detto che erano cose che non dovevano
succedere tra padre e figlia e che sarebbe rimasto un nostro segreto”
(PS AC 1 13.6.2005 pag. 4)
“
__________ non è mai scappata, stava lì. Questa
volta, la seconda, sul letto si era messa a piangere. Quando aveva iniziato a
piangere, avevo smesso e l’avevo abbracciata. Le dicevo che le volevo bene. (…)
Come la prima volta, le dicevo che quello che era successo era un nostro
segreto. Le avevo detto che se saltava fuori si divorziava. Qualcosa del
genere, non lo so”
(PS AC 1 13.6.2005 pag. 6)
“
Per farle mantenere il segreto, le dicevo che se
qualcuno veniva a sapere di questo, io sarei finito in prigione”
(PS AC 1 13.6.2005 pag. 9)
11.
L’uomo ha precisato che cominciò ad abusare della figlia dopo la
scoperta della relazione della moglie:
“
il mio interesse sessuale verso __________ posso
dire che è iniziato poco dopo avere scoperto la relazione di mia moglie con __________”
(PS AC 1 16.6.2005 pag. 5)
In sostanza, AC 1 ha ammesso di avere usato la
figlia come “oggetto sessuale sostitutivo “ della moglie – che non voleva più
fare sesso con lui – e delle prostitute ai cui servizi ricorreva ma che “alla
fine costano”:
“
D: in merito ai periodi in cui non andava da __________
(…) per quale motivo non ci andava?
R: Non sentivo il bisogno di andare a trovarla.
Mi arrangiavo da solo o andavo con le prostitute.
(...)
D: Quindi i periodi di astinenza erano dovuti
solo al semplice fatto che lei riusciva a soddisfarsi sessualmente in altro
modo?
R: si
D: E di conseguenza il motivo che la portava da __________
era solo perché non trovava sfogo sessuale con altre donne o in altro modo?
R: Non è proprio sfogo, ma la risposta è si”
(PS AC 1 16.6.2005 pag. 9)
“
(…) che ci sarò andato in totale circa 50 volte
(n.d.r :a prostitute) nel corso degli anni. Ma alla fine costa anche quello”
(PS AC 1 22.6.2005 pag. 7)
12.
Facendo quel che ha fatto con la figlia, AC 1 si è,
evidententemente, reso autore colpevole di atti sessuali con fanciulli ripetuti
ai sensi dell’art 187 CP: __________, quando lui ha iniziato ad abusare di lei,
aveva appena 10 anni e, quando lui ha dovuto smettere, non ne aveva ancora 13.
In concorso, egli si è reso autore colpevole di
ripetuta coazione sessuale, consumata e tentata, poiché è evidente che egli,
consapevolmente, è riuscito ad ottenere che la figlia si sottoponesse alle sue
voglie, sfruttando, da un lato, la superiorità fisica (quando la teneva ferma
nel letto col peso del suo corpo o facendo forza sulla sue spalle per impedirle
di scappare, cfr consid. 6) e, d’altro lato, sfruttando l’affetto che la
bambina gli portava, rassicurandola sull’affetto di lui e, nel contempo,
prospettandole il divorzio dalla madre, il suo allontanamento da casa e lo
spettro della prigione nel caso lei avesse parlato a qualcuno (consid. 7 e 10)
e, ogni volta, promettendole che sarebbe stata l’ultima.
Sempre in concorso, per la tentata penetrazione
vaginale, egli si è reso autore colpevole di tentata violenza carnale.
AC 1 è stato, invece, prosciolto dall’imputazione
di violazione del dovere d’assistenza e di educazione: per costante
giurisprudenza, infatti, in caso di reati sessuali, il concorso è improprio e
il reato di cui all’art 219 CP è assorbito dagli art 187, 189 e 190 CP.
13.
Accogliendo la richiesta del difensore di AC 1, la presidente della
Corte ha ordinato che l’imputato venisse sottoposto a perizia psichiatrica.
Quale perito è stato nominato il dott. PE 1.
A conclusione del suo referto, il dott. PE 1 ha
concluso che “i reati commessi non sono in relazione con un disturbo dello
stato di salute che possa essere considerato come una malattia significativa
dal punto di vista psichiatrico forense” e che le diagnosi da lui indicate
“sono ininfluenti sulle capacità del periziato di valutare il carattere
illecito dell’atto e di agire di conseguenza” (perizia pag. 17).
14.
La colpa di AC 1 è grave, da un lato, per il genere di atti sessuali
compiuti, per il numero di tali atti e per il lungo arco di tempo in cui li ha
compiuti.
D’altro lato, la sua colpa è grave perché, questi
atti, li ha commessi sulla figlia, cioè su quella persona che egli, per ruolo,
era chiamato a proteggere e ad educare e, perciò, così facendo, egli all’abuso
ha aggiunto il tradimento della fiducia che la figlia aveva il diritto di
nutrire nei suoi confronti.
D’altro lato ancora, è grave perché egli ha
iniziato ad abusare della figlia quando questa non aveva ancora 10 anni ed ha
continuato per tre lunghi anni, mettendone in serissimo pericolo lo sviluppo fisico
e psichico (cfr. rapporto dello psicologo che ha in cura la ragazza).
D’altro lato, infine, la colpa di AC 1 è
gravissima per le motivazioni che l’hanno spinto ad agire.
Che dire, infatti, di un padre che costringe la
propria figlia a subire per tre lunghi anni gli abusi di cui s’è detto soltanto
perché la moglie non gli si concedeva più (o quasi) e perché le prostitute,
alla fine, costano?
Cosa dire se non che, in quei tre anni, AC 1 ha
abdicato, non soltanto dal suo ruolo di padre, ma anche e soprattutto dal suo
stato di uomo per ridursi a quello di una bestia che non pensa ad altro che a
soddisfarsi i suoi istinti.
La Corte ha valutato attentamente la richiesta di
clemenza fatta da __________ attraverso la lettera letta in aula dal suo
patrocinatore.
L’ha valutata e compresa, come espressione di
quei meccanismi e quei sentimenti esplicitati dallo psicologo nel suo rapporto.
Ma la bontà di __________, la sua capacità di
perdono e il suo continuare ad essere “un’anima buona” (cfr. rapporto dello
psicologo) dimostrano ancora di più quale e quanta sia stata l’abiezione
dell’uomo che ha saputo – per meschino egoismo – abusare per tanti anni di una
bambina così sensibile, disprezzandone i bisogni e le sofferenze.
Il PP ha ritenuto che la pena di 6 anni fosse
equamente commisurata alla colpa di AC 1.
La Corte si è adeguata a tale valutazione e,
perciò, ha inflitto al condannato la pena richiesta dalla pubblica accusa,
senza operare nessuna riduzione nonostante l’impegno profuso dalla Difesa nel
suo non facile compito.
15.
La pena detentiva è accompagnata – avuto riguardo alle conclusioni
peritali (perizia pag. 17 e 18) e alle richieste delle parti – dall’imposizione
di un trattamento ambulatoriale , senza contestuale sospensione della pena, da
eseguirsi nelle forme e modalità definite dal competente servizio psichiatrico
del carcere.
16.
AC 1 è, inoltre, condannato a versare alla figlia l’importo di fr. 25’000.-
a titolo di indennità per torto morale e ad assumersi le spese di patrocinio
della figlia.
Rimane –purtroppo – e rimarrà la sofferenza di __________.
A __________, questa Corte vuole essere vicina.
Ma – sempre purtroppo – questa Corte non può fare
altro che esortare coloro che le stanno vicini a farle comprendere che non è
giusto che lei continui a farsi carico delle colpe del padre che è il solo
responsabile degli abusi commessi e della sofferenza ad essi legati.
Rispondendo affermativamente ai
quesiti posti, meno che ai quesiti n. 1.4. e 2.
visti gli art. 12, 40,
42, 44, 47, 49, 51, 187 n.1, 189 cpv. 1, 190 cpv. 1 e 219 cpv. 1CP;
9.
e segg. CPP e 39 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia in contumacia:
1.
AC 1 è
autore colpevole di:
1.1
atti
sessuali con fanciulli, ripetuti
per avere,
in almeno 50 occasioni,
compiuto atti sessuali su sua figlia (nata il 1992),
e meglio per averla ripetutamente baciata sulla bocca con la
lingua, sul viso, sul collo, palpeggiata ed accarezzata sulla vulva e sul seno
sopra e sotto i vestiti, per averle infilato il pene in erezione tra le cosce,
strusciandolo contro la vulva, raggiungendo in alcune occasioni l'eiaculazione,
fattosi toccare il pene in erezione, chiedendole ma senza successo di
masturbarlo, nonché tentato, in alcune occasioni, di penetrarla nella vagina e
nell’ano, riuscendoci parzialmente, almeno una volta nell’ano;
1.2
ripetuta coazione
sessuale, consumata e tentata
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1.,
usando pressioni psicologiche e sfruttando la di lei inferiorità
fisica, costretto la figlia a subire atti sessuali rispettivamente atti
analoghi alla congiunzione carnale;
1.3
ripetuta violenza carnale,
tentata
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1.,
in almeno tre occasioni,
usando pressioni psicologiche e sfruttando la di lei inferiorità
fisica, tentato di compiere sulla figlia la congiunzione carnale;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e
precisato nei considerandi.
2.
AC 1 è
prosciolto dall'accusa di violazione del dovere d'assistenza o
educazione.
3.
Di
conseguenza, AC 1, è condannato, in contumacia,
3.1
alla pena
detentiva di 6 anni, nella quale è computato il carcere preventivo sofferto;
3.2
a versare
alla PC l’importo di fr. 25'000.-- a titolo di risarcimento per torto morale e
di fr. 11'767,35 a titolo di risarcimento per le spese legali;
3.3
al pagamento
delle tasse di giustizia di fr. 1'000.-- e delle spese processuali.
4.
È ordinato
un trattamento ambulatoriale terapeutico in costanza di esecuzione della pena
detentiva.
5.
Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.
Il condannato ha facoltà di ricorrere unicamente
contro la declaratoria di contumacia.
Intimazione a:
“
terzi implicati
1.
AS 1
2.
AS 2
3.
AS 3
4.
AS 4
5.
AS 5
6.
AS 6
7.
AS 7
8.
PE 1
9.
GI 1
10.
GI 2
Per la Corte delle assise criminali
La presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'000.--
Inchiesta preliminare fr. 300.--
Perizia fr. 7'192.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--
fr. 8'592.--
===========
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster