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Decisione

72.2008.141

Omicidio intenzionale per dolo eventuale per aver inferto calci in testa alla vittima a terra. Correità nel caso in cui ogni autore abbia sferrato un calcio e non si possa stabilire quale sia stato il

27 gennaio 2009Italiano325 min

Source ti.ch

Fatti

Lui mi ha detto che aveva male alla mano (si è

toccato la mano destra). Gli ho chiesto se era stato da un medico e lui mi ha

risposto che la lite era appena successa. Mi ha spiegato che, in pratica, di

fuori c’era stata una lite e qualcuno ha cercato di tirargli un pugno. Lui si è

spostato indietro con il busto per evitare il pugno e poi si è rimesso eretto e

ha dato un pugno a quello che aveva cercato di colpirlo. Ha continuato dicendo

che, a seguito del suo pugno, il tipo era caduto e lui se n'è andato”

(06.02.08);

- indirettamente __________:

Solo nei giorni a seguire, quando la stampa ha

fornito il nominativo di AC 1 quale autore dell’aggressione ai danni di __________,

__________ mi ha riferito quanto concretamente AC 1 gli aveva detto quella

sera. In pratica sembra che AC 1 abbia raccontato a __________ che qualcuno

voleva sferrargli un pugno che lui ha schivato. A sua volta avrebbe colpito

questa persona con un pugno; non so dove. __________ mi ha pure detto che AC 1

gli ha mostrato una mano rigonfia; altro non so”

(PS 31.03.08);

- __________, incontrato dopo che AC 1 aveva

lasciato il __________ e si stava recando a __________:

Come richiestomi dall’interrogante dico che AC 1 mi ha detto di avergli tirato un pugno senza specificare dove lo aveva colpito ma penso in faccia

perché ha “mimato” il colpo (….) L'unica cosa che mi ha detto AC 1 e che ha

colpito il tipo con un pugno; di più non ha detto”

(PS 07.02.08);

- __________, compagna di __________:

mentre AC 2 e AC 1 avrebbero iniziato a colpirlo

in pancia ed in faccia con dei pugni”

(PS 05.02.08);

- e, infine, __________, incontrato al __________

di __________, a cui ha detto solo di aver male alla mano:

Gli interroganti mi chiedono se ricordo se AC 1

fosse ferito ed io rispondo che lui mi fece vedere la mano destra dicendomi che

aveva male”

(PS 17.04.08).

Altro dato di fatto incontrovertibile è che, al

momento dell'arresto, poche ore dopo i fatti, AC 1 presentava un leggero

gonfiore al dorso della mano destra (cfr. foto N. 75 in class. D, sez. 1).

Il medico dott. __________, che lo ha vistato il 2

febbraio alle ore 10:00, ha riportato: “Riferisce dolorabilità alla mano

destra in quanto riferisce di aver sferrato, con essa, un pugno. All’esame

obiettivo è presente, a livello del II metatarso della mano destra una sfumata

tumefazione. Non sono evidenziabili altre lesioni su tutto l’ambito corporeo”

(rapp. 18.06.08 p. 1). La mano è peraltro stata medicata alla Farera ed è

guarita nel giro di un giorno.

Richiesto di dare una spiegazione circa l'origine

possibile di tale tumefazione, il dott. __________ ha riferito in aula che “è

compatibile con qualsiasi urto”, sia con un pugno al volto, sia con un

pugno in qualunque altra parte del corpo (verb. dib. p. 49).

Come detto a proposito dell'asserito pugno sferrato

di striscio da AC 2, anche per AC 1 deve valere che un pugno dato in pieno

volto, come da lui preteso, non può non lasciare traccia sulla vittima. Ancora

una volta il dott. __________ in aula:

Se è possibile che un pugno all’addome non

provochi lesioni, è scientificamente impossibile che un trauma che raggiunge

con una certa intensità la mandibola non lasci segni”

(verb. dib. p. 49).

Quest'ipotesi del pugno alla mascella o alla

mandibola era stata sottoposta al dott. __________ sin dall'inizio, anche

perché, avendo visitato il AC 1 la mattina del 2 febbraio 2008, aveva appreso

che egli sosteneva di aver colpito __________ con un pugno alla mascella

sinistra. Per tale ragione ha eseguito una ricerca approfondita sulla salma,

volta a trovare traccia di un trauma che

potesse spiegare tale circostanza.Non l'ha

trovata:

L’ipotesi del pugno mi era stata sottoposta per

esame. Posso dire che non vi sono lesioni al viso. Nell’autopsia sono stato

particolarmente attento ad individuare lesioni esterne al capo. Soltanto una tecnica autoptica inusuale ha permesso di individuare le lesioni al collo. In un

autopsia normale non si sarebbe vista.

Ho proceduto ad un’analisi estremamente

approfondita dei tessuti esterni e interni, anche della mandibola.

La mandibola è poco coperta e quindi

particolarmente sensibile a che traumi causino lesioni.

Se è possibile che pugno all’addome non provochi

lesioni, è scientificamente impossibile che una trauma che raggiunge con una

certa intensità la mandibola non lasci segni.

Se un pugno raggiunge la mandibola un segno lo

deve lasciare. Io non ho trovato nulla sul volto (in particolare, sulla

mandibola e sulla mascella) di __________”

(verb. dib. p. 49).

Ne discende che la vittima non può essere stata

colpita con un pugno al volto, ossia alla mascella sinistra (ma nemmeno a

quella destra) come preteso dal AC 1 e riportato dai correi, poiché un tale

colpo avrebbe lasciato una traccia sulla vittima. Al riguardo, del tutto

inconferenti e prive di qualsiasi rigore scientifico sono le ipotesi avanzate

dal dott. __________, che è stato il primo medico a prendere in cura __________

dopo i fatti, secondo il quale nessun ematoma si sarebbe prodotto causa “l'assenza

di circolo durante l'arresto cardiaco” (PS 14.02.08 p. 4), poiché smentita

dall'unanime accertamento dei periti, secondo i quali l'arresto cardiaco non

può aver giocato alcun ruolo nella produzione o nella mancata produzione degli

ematomi. Proprio l'assenza di qualsivoglia traccia traumatica nella zona

asseritamente colpita, esclude che AC 1 abbia colpito __________ con un pugno

al volto tale da determinarne il barcollamento o, peggio, la caduta a terra.

Ancora una volta, se pugno vi è stato, questo non ha raggiunto l'obiettivo

indicato dal AC 1; con il che il gonfiore sulle nocche della sua mano destra si

spiega, semmai, con l'urto con un'altra parte del corpo della vittima o con altri traumi che può essersi procurato quel giorno in altre circostanze.

i) Il

perito giudiziario dott. __________ ha, tra le altre, riscontrato una lesione “in

regione fronto-temporo-parietale sinistra escoriazione con crosta-siero

ematica, di forma lievemente arcuata, delle lunghezze di 1,3 cm e dell’altezza di 0,4 cm, con asse maggiore diretto antero-posteriormente e con concavità

caudo-anteriore, i cui margini appaiono irregolari e sfumati,

postero-caudalmente a tale lesione si osserva un’area delle dimensioni di circa

2x2 cm caratterizzata dalla presenza di multiple e puntiformi ecchimosi

rossastre (foto V e VI). In corrispondenza dell’escoriazione precedentemente

descritta, sulla faccia profonda del cuoio capelluto è presente una modesta

infiltrazione ematica, delle dimensioni massime di circa 3 cm (foto XVII e XVIII). Analoga infiltrazione si osserva in corrispondenza del muscolo temporale omolaterale”

(rapp. 18.06.08 p. 11), indicata con il N. 1.

Trattasi, come vedremo, proprio di una delle due

lesioni traumatiche suscettibili di aver provocato la rottura dell’arteria

vertebrale intracranica sinistra e la conseguente emorragia cerebrale che ha

determinato la morte di __________.

La difesa di AC 2, nell'estremo tentativo di

trovare un appiglio per dimostrare che la lesione letale sarebbe avvenuta

allorquando la vittima era ancora in piedi, ha adombrato l'ipotesi che in

realtà con quel pugno AC 1 avrebbe colpito la tempia sinistra e non la mascella

di __________. La Corte lo ha escluso.

Innanzi tutto AC 1 ha sempre sostenuto di aver colpito __________ alla guancia sinistra con un pugno a mano nuda. Ora,

le nocche della mano sono sufficientemente sensibili per permettere di capire

se si colpisce una parte molle (la guancia) o una rigida (la tempia), tanto più se si pon mente al fatto che quella parte (cfr. foto N. 35 class. D., sez. 1) è

ricoperta dai capelli e che quella sera __________ portava pure una parrucca.

In secondo luogo sia AC 3 sia lo stesso AC 1, in questo supportati pure da alcuni testimoni, hanno dichiarato di aver visto AC 2 colpire __________

a terra con un calcio alla testa, nella regione della tempia sinistra.

Così lo stesso AC 1:

ho visto AC 2 che gli dava 2 o 3 calci al busto

e uno alla testa, precisamente alla tempia parte sinistra”

(MP 30.04.08);

AC 3:

Ho visto che AC 2 ha mosso la gamba destra all'indietro e gli ha tirato un calcio colpendolo alla parte sinistra del

viso”

(MP 05.05.08);

nonché i testi __________:

AC 2 l’ho visto dare un calcio in testa al

ragazzo. Mi si chiede di essere più preciso, ma non so dire di preciso dove”

(PS 13.02.08)

e __________ che, pur errando -viste la

confusione di gente che c'era, la tutto sommato scarsa visibilità dovuta al

fatto che era notte e la relativa rapidità con cui si è svolto il tutto- sulla

paternità dei due calci indicando, quale unico autore, quello vestito con la

maglia della __________ con le scarpe chiare allorquando, in realtà, deve

essersi trattato dei due calci inferti uno da AC 1 (maglia della __________ ma scarpe

nere) e l’altro da AC 2 (scarpe chiare) alla testa di __________ a terra, ha

detto:

Ho visto il ragazzo con la maglia della __________

e le scarpe chiare che si trovava dietro la testa di __________ (…) Questo

ragazzo ha dato due calci molto forti alla testa di __________, come se stesse

colpendo un pallone da calcio, con lo stesso movimento”

(PS 12.02.08).

Orbene, accertato come a __________ siano stati

inferti due calci in testa allorquando era a terra, che tali calci in testa non

possono non avere causato traumi, che il perito giudiziale ha constatato

l'esistenza di soli due traumi al capo, su cui si tornerà in seguito, la Corte

ha concluso che questi due traumi non possono essere stati causati allorquando __________

era ancora in piedi. Con il che deve essere escluso che l'asserito pugno di AC 1

-il cui difensore ha vanamente cercato di cambiarne il bersaglio in aula,

contrariamente a quanto l'accusato ha sempre sostenuto- sia per finire andato a

colpire __________ sulla tempia sinistra causando la ferita accertata dal

perito dott. __________.

Che, poi, lo stesso AC 1 abbia ripetuto, già

subito dopo i fatti, a più persone, di aver colpito con un pugno violento la

vittima, omettendo il calcio in testa, può essere spiegato, da un lato, con

l'esigenza di dare una spiegazione più accettabile per quanto aveva fatto e

della cui gravità -come vedremo- si rese immediatamente conto, oppure,

dall'altro, con il fatto che in realtà quel pugno ha raggiunto la vittima in

altre parti del corpo senza lasciare tracce perché in realtà non fu così forte.

Sia che sia, lo si ripete, stanti gli accertamenti scientificamente certi di

cui sopra, combinati con le versioni degli stessi imputati, si deve ritenere

che quel pugno, se c'è stato, ha avuto un impatto limitato con la vittima

oppure l'ha colpita in altro luogo rispetto alla testa (torace? una delle

cinque lesioni di cui al N. 2? lesione di cui alla foto N. 36 in class. D, sez. 1?). In tutti i casi, come vedremo, non può essere questo il trauma che ha

ingenerato la rotazione del rachide con conseguente rottura dell'arteria vertebrale

intracranica.

l) Circa

i motivi che lo hanno spinto a colpire __________, nonostante fosse già stato

oggetto delle spinte di AC 3 e del pugno andato quasi a vuoto di AC 2, AC 1 ha preteso di aver, per finire, interpretato i movimenti sconnessi di __________ come dei

tentativi di colpirlo e, per questo, gli avrebbe sferrato l'asserito pugno di

cui sopra. Anche in questo caso si è trattato di una versione di comodo che non

ha convinto la Corte. Innanzi tutto AC 2 ha spiegato agli inquirenti che il tutto avrebbe potuto fermarsi dopo il suo intervento:

La cosa sarebbe potuta finire lì, ma questa

volta ad intromettersi nella lite è stato l’altro mio amico e cioè AC 1.

AC 1 si è a sua volta avventato contro il ragazzo

finito all’ospedale, gli ha sferrato un cazzotto sotto il mento e lo ha steso a

terra. A dire il vero, il ragazzo non era steso a terra, ma solo piegato a

novanta gradi con la faccia verso il suolo e si teneva le mani sul volto”

(PS 02.02.08).

Anche qui, in realtà, l'aggressione era già

partita poiché gli altri due già si erano avventati su __________ e si era pertanto concretizzata la situazione ipotizzata al __________ (“il primo che mi rompe lo ammazzo”).

Non che, lo si ripete, la Corte abbia attribuito, sulla base di tali propositi,

una premeditazione, ma ha rilevato -ancora una volta- che quanto era stato ipotizzato si è maleddettamente concretizzato. Del resto, fosse vero che AC 1

sarebbe intervenuto solo perché avrebbe erroneamente interpretato i gesti

sconnessi o di difesa di __________, mal si comprende il motivo per il quale,

in seguito, a terra, lo ha di nuovo colpito, per giunta alla testa. D'altro canto, se __________ ha fatto dei gesti, lo ha fatto esclusivamente per difendersi, senza che

tali gesti possano anche solo essere stati confusi con dei contrattacchi,

perché lì non c’era nessuno da colpire. Così AC 3:

Mentre arretrava +__________ muoveva le braccia

a vuoto come se volesse tirare un pugno, senza forza, ma non c’era lì nessuno

da colpire”

(MP 08.02.08);

__________:

ricordo che prima che __________ cadesse a terra

gesticolava con le braccia come se volesse parare dei colpi o qualcosa di

simile”

(PS 06.02.08);

__________:

Lui si è piegato in avanti, mettendo le braccia

davanti al torace come per ripararsi”

(PS 12.02.08);

__________:

Tutti e tre gli sono praticamente saltati

addosso dandogli pugni e +__________ inizialmente si è protetto con le braccia

davanti al viso fino a che sotto i colpi dei pugni è caduto a terra”

(MP 04.02.08);

__________:

Preciso che mentre lo aggredivano veniva spostato

indietro verso la Piazza __________ e poi è caduto a terra. Non posso dire se

sia caduto per i colpi o se è inciampato arretrando. A me non mi sembra che +__________

abbia avuto una forma di reazione”

(MP 13.03.08);

__________:

Gli interroganti mi chiedono se anche la

vittima, che nel frattempo so chiamarsi __________, avesse usato le mani per

picchiare ed io rispondo che lui ha tentato di difendersi”

(PS 28.03.08).

Ne discende che la Corte ha accertato che anche AC

1 è intervenuto a picchiare __________ perché gli altri due lo hanno fatto, per

il solo gusto, si fa per dire, di menare le mani, mentre __________ non aveva

fatto nulla se non cercare di parare i colpi. Del resto lo stesso AC 1 ha dichiarato di essere intervenuto dopo aver visto la vittima colpita con più pugni dal AC 2,

senza che questa avesse reagito in alcun modo:

Mentre riceveva la raffica di pugni da AC 2, +__________

accusava i colpi ed indietreggiava per i colpi. Non mi sembra che +__________

reagisse in qualche modo ai colpi che riceveva”

(MP 11.02.08).

m) AC 2 ha nuovamente colpito la vittima, questa volta con calci, facendola cadere, perché asseritamente

preso da una rabbia che nemmeno lui ha saputo spiegare. Così AC 2:

I suoi movimenti erano molto rallentati; erano

“flosci”. Nel frattempo mi sono liberato dalla presa di __________. Ero in collera,

non so perché, non ho mai provato una simile sensazione. Ho raggiunto __________

che era sempre in posizione chinato in avanti barcollante e gli ho tirato due

calci ben assestati: il primo sul polpaccio destro e il secondo all’altezza del

fianco destro. O meglio sul fianco destro tra la coscia e la pancia. Per essere

maggiormente preciso devo dire che io l’ho raggiunto da dietro e gli ho

sferrato i due calci con il collo del piede restando sempre dietro di lui ma

colpendolo come ho appena descritto. Dopo i miei due calci __________ è caduto

a terra”

(PS 08.02.08);

Io nel frattempo mi ero liberato dalla presa di __________.

Avevo una sensazione di rabbia addosso che non avevo mai provato prima e sono

quindi ripartito e ho colpito +__________ con due calci: uno sullo stinco

destro e l’altro tra la pancia e la coscia destra. I due calci glieli ho dati

con il piede destro. I calci che gli ho dato erano ben assestati nel senso che

erano abbastanza forti”

(MP 12.02.08);

…quando +__________ era ancora in piedi,

barcollante, io gli ho tirato un calcio sullo stinco destro e un altro calcio

tra la pancia e la coscia destra”

(MP 25.02.08).

Di tutta evidenza non è alla coscia destra bensì

a quella sinistra che, calciando con la gamba destra, ha colpito la vittima che

si trovava di fronte a lui, come poi precisato in un successivo verbale dinanzi

alla PP:

Sono intervenuto io sferrandogli ancora due

calci, uno sullo stinco sinistro e uno tra la pancia e la coscia, sempre lato

sinistro”

(MP 29.04.08).

Una volta __________ caduto a terra, AC 2 ha sostenuto che gli si è spenta la luce dei ricordi: non ha più saputo raccontare nulla fino al

momento in cui tutti e tre hanno lasciato il luogo, pretendendo peraltro che

tutto fosse finito quando __________ è caduto a terra e precisando di essere

certo di essere stato il primo ad allontanarsi.

Circa i motivi che hanno spinto AC 2 a non fermarsi e a reiterare nell'aggressione a __________, la Corte ha preso atto che lo stesso AC

Considerandi

2.

ha attribuito il suo comportamento alla rabbia che gli è venuta in quel

momento. Egli non è tuttavia stato in grado di spiegare da dove sarebbe

derivata questa rabbia. Certo, in un primo tempo ha cercato di attribuirla al

fatto che __________ avrebbe a suo dire aggredito AC 3 (“a seguito della rabbia che avevo in corpo per la sua precedente

aggressione nei confronti dei miei amici ed in particolare di AC 3, gli ho

sferrato diverse pedate in più parti del corpo e quindi suppongo pure al volto”; PS AC 2 02.02.08 p. 5) ma, una volta chiarito che quella

dell'asserito attacco di __________ altro non era che una menzogna, non ha più

saputo dare spiegazioni. Ancora una volta si è trattato di violenza gratuita,

commessa da almeno tre persone contro una:

…sicuramente siamo stati in tre contro uno

finchè è caduto giù per terra”

(MP AC 2 29.04.08).

2.

Fase 2

a) Subito

dopo i calci di AC 2, anche __________ ha colpito __________ con un calcio:

Mi sono avvicinato a passo di corsa e se non

erro mi sono appoggiato alla spalla di AC 2 o AC 1, parte destra. Ho deciso di

dare una spinta con il piede destro all’altezza del fianco sinistro fra le

costole e il femore di __________. (….) confermo di aver colpito con un calcio __________

quando era ancora in piedi e prima l’ho colpito anche ad un braccio, dopo che

era stato colpito da AC 3. Non so perché l’ho fatto. E’ una cosa a cui sto

pensando da diversi giorni”

(MM 13.02.08);

A questo momento ho deciso di “entrare nella

scena”, non so neanche io spiegare il perché ho avuto questa reazione.

Mi sono diretto verso __________ con l’intenzione

di colpirlo.

Gli interroganti mi chiedono il motivo di questa

rezione visto che __________ non era l’aggressore bensì la vittima.

Ripeto che non so neanche io spiegare il

perché…mi sono lasciato coinvolgere nella lite. Ero eccitato, su di giri…mi

sono lasciato trascinare dagli eventi. C’era agitazione…euforia…non so spiegare

meglio.

Mi sono avvicinato ai tre ragazzi (AC 1 - AC 2 - __________)

e ricordo di aver appoggiato la mia mano sinistra sulla spalla destra, credo di

AC 2.

Gli interroganti mi chiedono di precisare se __________

fosse in piedi o sdraiato a terra.

Ho pensato a lungo a questa scena… mi è difficile

essere preciso… sono confuso. Mi sembra che __________ non fosse ancora

completamente a terra… mi sembra che fosse in posizione quasi genuflessa, con

la testa in avanti. Secondo me era in procinto di cadere in avanti.

Io con il collo del piede destro l’ho colpito al

fianco sinistro, non ricordo se all’altezza della coscia o del tronco.

Gli interroganti mi chiedono se sono certo che __________

fosse in posizione parzialmente eretta.

Dico che non ne sono sicuro, questa è la scena

che ho memorizzato. Facendo mente locale non posso escludere che eventualmente __________

fosse già sdraiato a terra.

Sono comunque certo di non averlo colpito nella

parte superiore del corpo ed in particolare alla testa”

(PS 18.02.08).

Al riguardo poco importa se, davvero, egli si è

appoggiato alla spalla di AC 2 oppure no, come riferito dal AC 2 stesso.

Determinante è che __________ ha effettivamente dato un calcio sul tronco, e

non alle parti alte del corpo della vittima, poco importa, per quanto ci

interessa, con quale forza e in quale momento (se quando la vittima era già a

terra o mentre stava cadendo).

Fatto sta che subito dopo aver sferrato questo

secondo colpo (il primo era all'avambraccio in occasione dell'aggressione di AC

3), __________ se ne è andato, imboccando il vicolo __________ che si trova a

pochi metri da dove è successo il tutto. Ancora __________:

Subito dopo aver colpito __________ mi sono

girato e mi sono incamminato sul lato opposto della strada, verso il vicolo __________”

(PS 18.02.08);

Per riprendere il discorso, ho detto che a quel

punto mi sono fatto avanti, mi sono appoggiato alla spalla destra di AC 2 ed ho

dato il calcio a __________ che praticamente era già a terra, non so in che

posizione era a terra. In seguito mi sono girato e diretto verso il Vicolo __________,

ho sentito alle mie spalle agitazione, gente che urlava e si muoveva. Preciso

che dopo aver colpito __________ con il calcio, mi sono voltato per andare via,

vicino a __________ c’erano ancora AC 2 e AC 1”

(MM 20.02.08);

Dopo aver sferrato il mio calcio mi sono girato

e mi sono allontanato dirigendomi verso il Vicolo __________. Ribadisco di non

aver visto __________ a terra in quel momento. Quando mi sono allontanato,

dietro alle mie spalle, ho sentito ancora movimenti, agitazione e gente che si

muoveva”

(MM 20.03.08).

b) A

mente della Corte la versione di __________, secondo la quale egli ha lasciato

il luogo subito dopo il suo calcio, è credibile. Innanzi tutto il minorenne è,

per finire, stato arrestato, dopo il suo verbale del 13 febbraio 2008, sulla

base delle sue stesse ammissioni. Fino a quel momento, infatti, gli inquirenti

disponevano di pochissimi elementi a suo carico, non tali da poter giustificare

un suo fermo. Diversamente lo avrebbero arrestato già in occasione degli

interrogatori del 4 o del 5 febbraio precedenti. __________ ha dimostrato di

essere sincero e di saper dare atto di una sua errata interpretazione, come nel

caso dell'equivoco sul colpo di AC 3. Posto di fronte a puntuali contestazioni,

ha fornito una spiegazione più che plausibile nel senso di aver mal

interpretato il gesto che ha visto, dimostrando così di essere una persona

attendibile. Del resto nemmeno AC 3 ha smentito che il ragazzo se ne sia andato

prima: “l’ho visto solo che si allontanava dal luogo

dove si trovava +__________ e ci siamo incrociati nel senso che io mi

avvicinavo a +__________ e lui si allontanava” (MP 21.02.08); da vicolo __________ (verb. dib. p. 35).

c) Tornando a __________ va detto che, prima di cadere a terra, a

seguito dei colpi ricevuti, si è piegato in avanti, dando l'impressione di barcollare,

e meglio di poter perdere l'equilibrio, circostanza del tutto normale per una

persona che è presa a pugni e a calci in piedi. A farlo cadere sono stati o i

calci del AC 2 o, per finire, quello di __________ o, ancora, semplicemente è

inciampato come ipotizzato da __________ e __________. AC 2 dal canto suo, dopo aver riferito che __________ si era piegato in avanti a 90°, ha raccontato di

aver avuto un flash da cui sarebbe scarturito che lo avrebbe invece sollevato

da terra:

in questo foglio che ho scritto, dico che mentre

prima avevo la visione di vedere __________ che dopo il colpo (pugno) subito da

AC 1 si era piegato a 90°, però invece non è vero. Dal flash ho visto che +__________

dal colpo subito da AC 1, alla mascella sinistra e che lo ha sollevato da terra

e in quel momento io ero già lì, vicino a +__________ e intanto che stava cadendo a terra son partiti i calci e poi c’è sempre quel punto che non mi

ricordo.”

(MP 25.02.08).

La sua credibilità su questo punto è pari allo

zero. Innanzi tutto quel flash appare già di per sé assai sospetto se si pon

mente al fatto che lo avrebbe avuto la notte sul 21 febbraio, ossia subito dopo

il famoso colloquio furtivo avuto con AC 1 in carcere. In secondo luogo si tratta di una versione che è smentita non soltanto dalle sue stesse prime

affermazioni, ma pure da __________:

Preciso che mentre __________ era in piedi, AC 2

che lo ha colpito come ho detto, con un calcio. Preciso però che non ho visto

il momento dell’impatto del calcio sul corpo di __________. Ricordo che __________

era leggermente piegato in avanti con la testa e le spalle e a questo momento

ho visto AC 2 con la gamba tesa alzata a livello del viso di __________ e __________

che con la testa indietreggiava per effetto del calcio. Dopo il calcio di AC 2,

ho colpito a mia volta con un calcio __________ nella zona tra la coscia e le

costole, parte sinistra. Dopo di che mi sono girato e mi sono allontanato.

(MM 20.03.08).

Del resto che una persona, colpita con calci allo

stinco, si pieghi in avanti è del tutto normale, così come, in quella

posizione, uno o due calci ai fianchi la facciano cadere.

d) Su

come __________ è caduto a terra va detto che diversi testimoni hanno riferito

che è dapprima leggermente indietreggiato e, poi, si è adagiato sulla schiena e

si è girato, sul fianco; il tutto con il capo verso piazza __________ ed i

piedi verso la Biblioteca __________. Non è stata una caduta violenta.

- AC 2:

Confermo che +__________ dopo il mio calcio, si

è piegato in avanti e per proteggersi teneva le braccia davanti al torace e poi

è caduto a

terra, dapprima sul sedere e poi con il resto del

corpo”

(MP 29.04.08);

- __________:

Poi si è afflosciato, cadendo all’indietro

dapprima sul sedere e poi con la schiena e la testa. E’ caduto come un sacco di

patate che arriva a terra”

(PS 12.02.08);

- __________:

Ho visto uno dei miei amici con la maglietta a

righe bianche e nere che si accasciava al suolo. Si è accasciato come qualcuno

che ha perso le forze, come qualcuno che prende una pallonata sullo sterno e

cade su sé stesso”

(PS 06.02.08);

- __________:

Come detto ho visto __________ cadere e sono

certa che non aveva battuto la testa da nessuna parte, ossia contro nessun

gradino o altro, perché comunque lui è caduto tenendosi la pancia con le braccia.

La testa rimaneva automaticamente sollevata e quindi la caduta non è stata

violenta. Nello stesso momento in cui è caduto, come ho detto ho visto che

teneva le braccia sull’addome e d li ho capito che doveva essere stato

percosso. Lui si trovava a terra con la testa in direzione di Piazza __________

parallelamente alla strada”

(PS 05.03.08);

- __________:

Ad un certo punto ho visto che AC 2, non so in

che modo, ha fatto perdere l’equilibrio a +__________ che è caduto all’indietro

andando a finire sull’asfalto in posizione laterale sinistra”

(MP 04.03.08);

- __________:

+__________ è caduto a terra sulla schiena,

forse leggermente un po’ spostato verso il fianco sinistro, almeno così mi

sembrava”

(MP 13.03.08);

- __________:

Ho poi visto __________ perdere l’equilibrio

cadendo all’indietro sulla schiena. Posso dire che __________ nella caduta non

ha battuto la testa al suolo”

(PS 02.04.08);

decubito laterale sinistro”

(MP 17.04.08);

- __________:

ho visto cadere __________ a terra sul fianco

sinistro"

(PS 19.02.08).

e) Che __________,

cadendo, si è messo sul suo fianco sinistro è, per la Corte, risultato pacifico.

E’ vero che, nel verbale reso l’11 febbraio 2008 davanti alla PP, AC 1 ha riferito del fianco destro, ma evidentemente si è sbagliato: allorquando gli è stato chiesto di

disegnare la posizione sua e dei due correi, l’ha indicata alla sinistra

rispetto al corpo della vittima stesa a terra, verso la carreggiata,

circostanza peraltro da lui stesso, per finire, ammessa allorquando gli sono state

contestate le dichirazioni del teste Monti, che aveva riferito di una caduta di

__________ sul suo fianco sinistro:

prendo atto delle dichiarazioni del teste e la

descrizione che fa, mi sembra corrispondere a quanto da me dichiarato”

(MP 30.04.08).

f) Dopo

che __________ aveva lasciato il luogo dell’aggressione, i tre accusati hanno

preso a colpire __________, che giaceva a terra, indifeso, con calci al torace.

Sulla partecipazione di AC 1 e AC 2 a questa fase, AC 3 così si è espresso:

ADR: che i ragazzi che colpivano il giovane a

terra erano AC 1 e AC 2. (…) erano solo AC 1 e AC 2 che hanno colpito il

giovane a terra con dei calci. (…) ADR: che quando mi sono girato verso il

punto dove era iniziato lo scontro, AC 2 e AC 1 stavano ancora colpendo insieme

il ragazzo a terra con dei calci. Che poi l’ultimo calcio che ha colpito il

giovane a terra alla testa è stato sferrato da AC 2”

(PS 02.02.08);

Confermo di aver visto, mentre mi stavo

allontanando, che sia il AC 2 che l’AC 1 hanno colpito ripetutamente con calci

il ragazzo quando questi era già a terra”

(GIAR 03.02.08).

In seguito AC 3 ha parzialmente ritrattato le sue dichiarazioni, precisando di pensare che AC 1 abbia

colpito __________ a terra:

ADR che penso che anche AC 1 abbia colpito con

calci +__________ quando questi era a terra perché erano tutti e due in piedi

vicino a +__________. Non posso però dire di aver visto AC 1 dare il calcio in

quanto la mia visuale su di lui era parzialmente coperta da AC 2”

(PS 08.02.08),

spiegando che è possibile che AC 2 abbia colpito __________

a terra con calci al busto:

Può darsi che AC 2 abbia colpito con calci al

busto +__________ a terra”

(MP 05.05.08).

g) Dal

canto suo AC 2 ha inizialmente preteso che l’aggressione sarebbe terminata nel

momento in cui __________ è caduto a terra:

Dopo qualche istante, il ragazzo finito

all’ospedale si è accasciato al suolo, non dava più segni di vita e sembrava

svenuto. Quando ci siamo resi conto che non dava più segni di vita, io, AC 1 e

l’amico di __________ ci siamo subito fermati. (…) ADR: che quando il ragazzo

finito all’ospedale si è accasciato al suolo e non dava più segni di vita, io, AC

1.

e l’amico di __________ ci siamo fermati e non l’abbiamo più toccato”

(PS 02.02.08).

In seguito ha sostenuto di non ricordare nulla di

quanto accaduto quando __________ era a terra:

A seguito dei colpi ricevuti, questo ragazzo è

caduto a terra e, da quel momento, non riesco a ricordare più nulla”

(PS 02.02.08),

versione ribadita al GIAR il giorno dopo:

Ribadisco che non mi ricordo di aver colpito il

ragazzo anche quando era a terra”

(GIAR 03.02.08).

Successivamente, nel verbale dell'8 febbraio 2008 in polizia, ha negato di averlo colpito a terra, precisando di non aver visto neppure altri

farlo:

io non ho più colpito __________ quando si

trovava a terra e nemmeno altre persone gli hanno tirato ulteriori calci”.

Alla PP ha poi detto di non ricordare, ma che è

possibile che abbia colpito __________ con dei calci al corpo quando questi era

a terra:

Ripeto quello che ho detto prima e cioè che non

mi ricordo ma che è probabile che anche io lo abbia colpito nei diversi punti

del corpo ed anche alla testa, quando era a terra”

(MP 25.02.08).

Il 17 aprile 2008, sempre davanti alla PP, è

tornato ad insistere sul fatto che proprio non ricordava:

Continuo a non ricordarmi se sono stato io a

colpire +__________ con un calcio in testa e negli altri punti del corpo quando

era a terra”,

contestando poi di avere tirato dei calci al corpo

di __________ a terra:

Contesto di aver colpito +__________ quando era

a terra con dei calci.

La PP mi fa prendere atto e mi contesta che io ho

dichiarato ripetutamente di non ricordarmi di questa fase di quando +__________

era a terra ma che era probabile che io l'avevo colpito con diversi calci a

tutto il corpo ed anche alla testa, quando era a terra. Io da quel poco che mi

ricordo, so che quando +__________ è caduto a terra, è finito tutto nel senso

che non è stato più colpito quando era a terra. Questo è il mio blackout”,

ma non potendolo infine escludere:

ADR che ripeto anche ora che è possibile, non lo

posso escludere, di aver colpito calci in tutto il corpo e quindi anche alla

testa, +__________ quando era a terra, ma dal ricordo che c’ho, appena è caduto

a terra è finito tutto”.

Anche il 29 aprile seguente AC 2 ha ribadito alla PP di non poter escludere di avere tirato dei calci al busto di __________ a

terra, continuando però a non avere ricordi:

Continuo a non ricordarmi di quando +__________

era a terra e dei calci che gli sono stati dati. (…) continuo a dire che non mi

ricordo di aver tirato un calcio in testa a +__________ e di averlo colpito con

altri calci mentre era a terra. Come ho già detto, ripeto che non posso

escluderlo di averlo colpito con diversi calci quando era a terra e anche alla

testa.

Da quello che mi ricordo io, gli ho tirato due

calci quando +__________ era in piedi, calci di cui ho già parlato”.

Infine, il 6 giugno 2008, alla PP ha dichiarato:

È molto probabile che abbia tirato dei calci a

terra a +__________ ma ribadisco ancora una volta di non ricordarmi né dei miei

calci né di quelli degli altri”,

versione confermata ancora in aula:

In merito a quanto successo quando __________

era a terra, AC 2 dichiara di non ricordarsi”

(verb. dib. p. 35).

Queste versioni, peraltro altalenanti (prima

nega, poi non ricorda, poi nega di nuovo, poi non ricorda ma è possibile,

infine è molto probabile ma non ricorda), sono apparse del tutto inattendibili

e non hanno convinto la Corte. Non è infatti ammissibile che gli si sia spenta

la luce dei ricordi a partire dal momento in cui la vittima era a terra fino

all'istante immediatamente successivo alla fine dell'aggressione allorquando,

come vedremo, ha insistito a sottolineare che fu il primo a lasciare il luogo

dell'aggressione, così come -in assenza di qualsivoglia ricordo di quanto

accaduto quando __________ era a terra- è poco credibile il suo tentativo di

prestare man forte a AC 3 nel negare che anche questi gli avrebbe tirato dei

calci.

AC 1 ha riferito di avere visto AC 2 sferrare due o tre calci al busto della vittima a terra:

…poi ho visto AC 2 che gli dava 2 o 3 calci al

busto e uno alla testa, precisamente alla tempia parte sinistra. (…) io, come

detto, l’ho visto sferrare calci all’altezza del busto e sferrargli un calcio

alla testa. (…) Come detto ho visto il AC 2 che gli ha sferrato dei calci

all’addome, oltre al calcio alla testa e non ho visto altre persone che colpivano

in questo modo +__________ a terra. (…) Sono sicuro che AC 2 fosse vicino a me

quando io ho colpito +__________ con il calcio alla testa perché dopo avergli

dato il calcio, ho alzato lo sguardo e ho visto che AC 2 stava colpendo +__________

con calci al busto e con un calcio alla testa. (…) Come ho detto nei verbali

precedenti, e anche oggi, oltre a AC 2 non ho visto nessun altro tirare calci a

+__________ a terra.”

(MP 30.04.08),

ciò che ha confermato anche in aula:

AC 1 dichiara di aver visto AC 2 che dava un

paio di calci al corpo ed uno alla tempia sinistra. Pensa che il calcio di AC 2

fosse forte”

(verb. dib. p. 36).

Anche il teste __________ ha riferito che AC 2 ha sferrato delle pedate al busto di __________ quando questi era a terra:

Mentre +__________ era a terra, ho visto AC 2

sferrare 3 o 4 pedate ben assestate all’altezza del busto di +__________. Dico

ben assestate perché non si trattava sicuro di calcetti. Non era proprio come

dare una pedata ad un pallone ma quasi.

La PP mi chiede cosa faccio quando tiro la pedata

ad un pallone ed io rispondo che tiri un calcio ad un pallone con un piede

fisso a terra e con l’altra gamba indietro prendi lo slancio per colpire. Io ho

visto che AC 2 lo colpiva in questo modo.

La modalità con cui l’ha colpito era quella ma io

non essendo al suo posto, non so quantificare la forza che ha usato nel

colpirlo.

ADR che non ho visto che AC 2 lo colpiva con

calci alla testa”

(MP 04.03.08).

h) Avendo sempre sostenuto di non ricordare nulla di quanto accaduto

quando __________ era a terra, AC 2 non ha fornito indizi utili per stabilire

quale sia stato il ruolo di AC 1 in questa fase dell’aggressione.

Nel verbale reso dinanzi alla PP il 25 febbraio 2008 ha infatti dichiarato:

ADR che non mi ricordo chi ha colpito +__________

a terra”

(MP 25.02.08).

AC 1 ha invece sempre negato di aver colpito __________ a terra con dei calci al busto:

Io ripeto che ho dato solo un calcio ed un

pugno”

(GIAR 03.02.08);

Per quanto mi riguarda io non ho colpito +__________

a terra con calci né allo stomaco né sui fianchi. (…) Contesto di aver preso a

calci dall’addome in su, +__________. (…) Io confermo di aver dato un solo

calcio alla testa di +__________. (…) Io non ho colpito con calci +__________

sull’addome. (…) Per quel che concerne i calci al torace ,dichiaro come ho già

detto, di non aver dato calci al torace di +__________ a terra”

(MP 30.04.08);

“Come ho già detto dopo

che io ho dato il calcio in testa a __________ ho visto AC 2 che gli dava a sua

volta il calcio in testa. Prima del calcio alla testa ho visto che AC 2 gli

dava 2 o 3 calci al busto.”

(MP 22.08.08).

Alcuni testi hanno invece sostenuto che AC 1 avrebbe

dato delle pedate a terra, al costato di __________:

- __________:

Quando +__________ era a terra, tutti e tre

hanno iniziato a colpirlo con delle pedate. (…) Come ho già detto quando +__________

era in questa posizione a terra, tutti e tre hanno iniziato a sferrargli delle

pedate sul corpo. Ho visto che AC 1 lo ha colpito al costato o comunque al

torace (essendo nella posizione che ho indicato rannicchiato, l’unico spazio

per essere colpito era proprio la fascia addominale)”

(MP 17.04.08);

- __________:

Poi vedo __________ a terra all’improvviso e

come già detto tre ragazzi, tra cui quello con la maglietta della __________

che lo colpivano con diversi calci al costato”

(PS 28.03.08).

i) Anche

AC 3 ha sostenuto di non aver mai colpito __________ a terra (PS 02.02.08; GIAR

03.02

; MP 08.02.08; MP 21.02.08; MP 05.05.08). A torto.

AC 2, pur

dicendo di non ricordare nulla di quanto avvenuto da quando __________ è caduto

a terra, ha fornito sostegno alla versione di AC 3. La Corte ha ritenuto il suo

racconto, su questo punto, assolutamente inattendibile, tipico di chi dice di

ricordare solo quello che vuole, come rettamente evidenziato dalla PP a pagina

11.

del verbale del 29 aprile 2008:

io mi ricordo benissimo della posizione in cui

eravamo noi tre quando +__________ era a terra però non mi ricordo quello che

ho fatto e quello che non ho fatto nel senso dei calci quando +__________ era a

terra. La posizione che mi ricordo è quella che ho disegnato di cui al doc. B.

La PP mi fa prendere atto e mi contesta che la

mia mancanza di ricordi per quel che concerne i calci sferrati a +__________ a

terra è poco credibile dal momento che sembra che io mi ricordo quello che mi

conviene ricordare.”

AC 1 nel primo verbale di polizia, a cui peraltro

ha assistito la madre (non si sa per quale ragione, ma tant'è: le affermazioni

ivi contenute, nella misura in cui non corrispondono alla verità, vanno

piuttosto viste come un tentativo di dare sul momento una versione più

accettabile per la madre stessa), ha detto in generale che altri hanno picchiato __________ a terra. Nel secondo verbale di polizia ha precisato in

particolare:

…posso dire che AC 3 e AC 2 gli tiravano delle

pedate (….) Per quanto riguarda AC 3, posso dire di essere sicuro di averlo

visto colpire con calci mentre __________ era già sdraiato a terra. Non posso

però dire quanti calci gli abbia dato né dove l’abbia colpito”

(PS 08.02.08).

E' vero che, successivamente, ha raccontato di essersi

sbagliato, ma ha fornito spiegazioni che non hanno convinto la Corte:

Non sono sicuro se anche AC 3 abbia tirato dei

calci a +__________ quando era per terra, io non l’ho visto. (…)è vero che nel

verbale di Polizia 08.08.2008, a pag. 4, avevo detto di aver visto che anche AC

3.

tirava dei calci a +__________ quando era a terra e oltre a lui, che avevo

visto anche altre persone tirargli calci.

Io devo dire che in Polizia avevo detto che presumevo

che ci fosse anche AC 3 ed altre persone che colpivano +__________ a terra

perché AC 3 e AC 2 mi hanno raggiunto solo dopo che mi ero già incamminato

verso la chiesa di __________. Per le altre persone invece avevo presunto che

lo avessero colpito a terra, perché c’era una ressa di persone e perché la cosa

in principio a me era parsa come una rissa. Ma ripeto che io non ho visto né AC

3.

né terze persone colpire +__________ quando era a terra”

(MP 11.02.08).

In effetti appare del tutto incomprensibile

perché abbia sottoscritto delle dichiarazioni in cui ha detto di “essere sicuro”,

salvo poi dire in seguito di aver detto “presumevo”. A ciò aggiungasi che tutto

il comportamento di AC 3 depone a favore di un suo coinvolgimento anche nel

pestaggio a terra, quantunque non alle parti vitali. Diversamente si sarebbe dissociato,

sia prendendo le difese della vittima, sia invitando almeno verbalmente i

compagni a lasciar stare __________ a terra. Viceversa li ha seguiti anche dopo

i fatti e ha continuato con loro la serata al __________ N. 1, nonostante fosse

conscio di quello che era capitato.

A

ciò aggiungasi che varie testimonianze hanno riferito che __________, a terra,

è stato picchiato da più di due persone. Ora, se __________ aveva già lasciato

i luoghi (egli si è infatti allontanato immediatamente dopo che la vittima era

caduta a terra), queste (almeno) tre persone non possono che essere state i tre

imputati:

- __________:

Mentre egli era a terra, i 4 o 5 giovani hanno

continuato a tirargli calci su tutto il corpo ed in particolare nella zona del

busto”

(PS 01 (recte: 02).02.08);

Voglio precisare che a dispetto di quello che

dicevano i giornali, gli aggressori non erano solo tre ma erano 4 se non 5, ma

non so precisare. Sicuramente non sono tre. (…) Quando

+__________ è caduto a terra, la cosa che mi ha stupito, è stata che questi

ragazzi si sono ancora accaniti contro +__________ nonostante fosse caduto e

hanno iniziato a tirargli calci nella zona del torace, grosso modo e in

principio +__________ si contorceva e l’ho visto che piegava le gambe”

(MP 06.03.08);

- __________:

ricordo di aver visto che tutti e tre non hanno

trovato di meglio che colpirlo con dei calci sullo stomaco e sui fianchi; un pò

dappertutto”

(PS 19.02.08);

Ho detto che i tre sembravano un corpo unico nel

senso che i tre ragazzi andavano incontro tutti assieme a +__________, tutti

uniti.(…) Quando è caduto a terra hanno iniziato a prenderlo a calci. Non so

chi ha iniziato né chi faceva cosa perché era un casotto. (…) Prima che AC 2

gli sferrasse il calcio alla tempia o alla guancia sinistra, ho visto tutti e

tre che lo colpivano con calci sullo stomaco e sui fianchi, un po’ dappertutto.

Non posso dire esattamente chi ha fatto cosa perché erano tutti e tre assieme”

(MP 04.03.08);

- __________:

I tre hanno poi colpito con delle pedate __________

però non posso dire chi ha fatto cosa ma comunque erano tutti li e tutti e tre

partecipavano attivamente”

(PS 06.02.08);

- __________:

…sono certo che tutti e tre i ragazzi hanno

colpito __________ mentre era a terra”

(PS 28.03.08);

- __________:

Preciso che quando il ragazzo è caduto a terra,

ho visto vari piedi che davano calci al ragazzo a terra e lo colpivano dalla

pancia in su. Preciso di aver visto 3 o 4 ragazzi che colpivano la persona a

terra con calci, dalla pancia in su, tra questi ragazzi c’era AC 1: lui sferrava

il calcio in direzione della testa di +__________ e gli altri lo colpivano con

calci dalla pancia in su.

Nota a verbale: rievocando questo ricordo la

teste scoppia a piangere”

(MP 13.03.08);

- __________:

Il tizio robusto (…) ha dato una spinta a __________

che è retrocesso andando a sbattere la schiena contro la vetrina. A questo

momento c’era molta confusione, non ho visto bene cosa è successo, comunque __________

è caduto per terra. (…) Anche gli altri due ragazzi e cioè AC 2 e l’altro si

sono avventati sul succitato che era steso a terra. Non posso specificare con

esattezza i punti dove lo hanno percosso. (…) Tutti e tre lo hanno picchiato

contemporaneamente”

(PS 05.02.08).

Si tratta di testimonianze non decisive, ma che

vanno, su questo punto, univocamente nella direzione di un coinvolgimento di AC

3.

nel pestaggio di __________ allorquando questi era già a terra.

E' vero, come pertinentemente osservato dal suo

difensore, che gli unici testimoni che hanno riferito di aver visto AC 3

colpire la vittima a terra sono stati __________ -personaggio a suo avviso

inattendibile già solo per il fatto che aveva interesse a non coinvolgere il

suo amico __________ e per essersi, nemmeno due settimane dopo, reso

protagonista di una rissa in cui un uomo è finito all'ospedale- e __________

che ha fornito, sui fatti, una versione smentita su più punti. Così __________:

..tutti e tre i ragazzi che lo hanno aggredito

hanno sferrato calci un po’ ovunque al ragazzo rimasto a terra”

(PS 02.02.08);

Posso solo dire che è stato colpito da tutti e

tre con diversi calci ovunque…”

(MP 04.02.08);

e __________:

Quando __________ era a terra tutti e tre hanno

iniziato a sferrargli delle pedate sul corpo”

(PS 02.04.08);

Quando +__________ era a terra, tutti e tre

hanno iniziato a colpirlo con delle pedate”

(MP 17.04.08).

Detto che tali testimonianze non sono, sia che

sia, risultate decisive, la Corte non ha intravisto nel racconto di questi due

testimoni delle bugie o delle versioni di comodo, fatte per favorire qualcuno.

In particolare, come visto, __________ se ne era già andato via al momento in

cui __________ è stato colpito a terra, di guisa che non aveva bisogno del

sostegno di __________ per sottrarsi alle sue responsabilità. Certo, questi non

lo ha menzionato, ma per tenerlo fuori non era comunque necessario raccontare

un falso coinvolgimento di AC 3.

l) Come

detto, per il suo giudizio, la Corte si è fondata sulle risultanze oggettive

incontrovertibili. Il dott. __________ ha infatti riscontrato, nella zona del

torace e in altre parti del corpo di __________, varie lesioni e meglio:

2.

Al terzo distale della regione costale

sinistra, in corrispondenza della linea emiclaveare irregolare lesione

ecchimotica tenuemente rossastra, della lunghezza di circa 10 cm e dell'altezza di circa 3 cm ad andamento arcuato, diretta cranio-caudalmente e con concavità

laterale, a margini molto sfumati (A). A livello del terzo craniale della

lesione si osserva una piccola lesione escoriativa molto superficiale, lineare,

della lunghezza di circa 0,3 cm diretta trasversalmente, di colorito

giallastro, come per fenomeni di evaporazione post-mortale (B). Analoga lesione

lineare si osserva nella porzione distale della lesione ecchimotica, con una

lunghezza di circa 2 cm, sempre diretta trasversalmente (C). Circa 2 cm lateralmente al terzo medio della lesione ecchimotica, si osservano inoltre due analoghe lesioni

escoriative di forma irregolare, delle dimensioni massime di 0,4 cm (D ed E) (allegato n° 1 e foto VIII).

3.

Tra la III e la IV articolazione

metacarpo-falangea destra sulla faccia dorsale, area escoriativa di forma

irregolare, delle dimensioni di 1 x 0,8 cm circa di colore nero centralmente e rossastro in periferia, a margini irregolari (foto IX).

4.

Circa 1 cm lateralmente in corrispondenza della V articolazione metacarpofalangea e presente un’escoriazione superficiale,

di forma tondeggiante, di colore rossastro del diametro di circa 0,3 cm (foto IX).

5.

Al terzo distale del braccio sinistro, sulla

faccia posteriore, irregolare area ecchimotica, di colore cangiante: bluastro

nella porzione più mediale e rossastro in quella laterale, delle dimensioni di

circa 8x5 cm, a margini grossolanamente irregolari (foto X).

6.

Al gomito sinistro, posteriormente, in

corrispondenza del condilo laterale, tondeggiante escoriazione superficiale

rossastra, del diametro di circa 2 cm, a margini netti (foto XI).

7.

AlIa mano sinistra in corrispondenza della

porzione distale della falange prossimale del IV dito, sulla faccia dorsale, puntiforme

escoriazione superficiale di colore rossastro (foto XII).

8.

Analoga lesione si ritrova al dorso del V dito

omolaterale, in corrispondenza dell'articolazione interfalangea prossimale

(foto XII).

9.

Al terzo distale della regione glutea destra, all'estremità

laterale, irregolare lesione ecchimotica cangiante dal rossastro al bluastro,

delle dimensioni di circa 5x3cm, a margini sfumati (foto XIII).

10.

Al terzo prossimale

della faccia anteriore della gamba sinistra, circa 1 cm distalmente alIa regione rotulea, irregolare lesione escoriativa di colore rossastro e

parzialmente ricoperta da crosta ematica rossastra, delle dimensioni di circa

1,5x0,7 cm circa, ad asse maggiore trasversale (foto XIV e XV).

11.

Al terzo medio della gamba sinistra, anteriormente,

lesione escoriativa superficiale, di colore rossastro, delle dimensioni di 1,3

x 0,5 cm, ad asse maggiore trasversale (foto XIV e XVI)”

(rapp. 18.06.08).

Nel verbale 24 luglio 2008 di delucidazione orale

della perizia, il dott. __________ ha precisato:

La lesione che indico con il nr. 2 è un

complesso ecchimotico all’emitorace di sinistra e appare indicativo del

contatto violento della regione con uno o più corpi contundenti di cui non è

possibile ricostruire né il numero dei colpi né la natura.

Preciso che per colpo intendo il contatto

violento di una regione del corpo con un mezzo esterno ma non sono nella

maggioranza dei casi di questo elenco in grado di distinguere se il movimento è

del mezzo lesivo verso l’organismo o dell’organismo verso il mezzo lesivo. Con

questo siamo perfettamente nella normalità del mio mestiere.

Le lesioni che indico con il nr. 3 e 4 trattasi

di due escoriazioni al dorso della mano destra sulla cui origine non posso

avere certezze se non che trattasi di lesioni riferibili ad uno scivolamento

tra un mezzo provvisto di superficie abrasiva ed il dorso della mano. E’

possibile che si tratti di aspetti relativi ad un unico evento abrasivo.

La lesione che indico con il nr. 5 trattasi di

una vasta ecchimosi al braccio sinistro riferibile al contatto con un corpo

contundente privo di asperità ma dotato di una rilevante energia.

La lesione che indico con il nr. 6 è

un’escoriazione così come le altre escoriazioni, è il prodotto di un contatto

con un mezzo dotato di capacità abrasiva e indicativa di uno scivolamento tra

la regione lesa ed il mezzo in questione.

Le lesioni che indico con il nr. 7 e 8 sono di

minuscola entità al punto da non poter precisare in alcun modo le modalità di

produzione.

La lesione che indico con il nr. 9 è un’ecchimosi

al gluteo di destra indice di un contatto violento con un mezzo o una

superficie privi di grossolane asperità con una modalità compressiva piuttosto

che abrasiva.

Le lesioni che indico con il nr. 10 e 11 sono

piccole escoriazioni alla gamba sinistra indice di contatto con sfregamento di

un mezzo dotato di una salienza (per esempio uno spigolo) o di un profilo di

una struttura dalle stesse caratteristiche.”

Alla domanda dell’avv. __________ volta a sapere

se fosse possibile che alcune delle lesioni riscontrate siano riconducibili

alla caduta al suolo durante la colluttazione oppure al fatto che la vittima abbia

urtato un muretto a seguito di spinte, il dott. __________ ha risposto:

si è possibile. La maggior parte delle lesioni

osservate hanno caratteristiche aspecifiche e non sono autonomamente indicative

dell’esatta modalità di produzione”

(MP 24.07.08).

Pur ammettendo che una delle lesioni alle mani

sia da ricondurre all’ultimo calcio del AC 2 (su cui torneremo), quella al

braccio sinistro al primo intervento di __________, quella al gomito sinistro

alla caduta al suolo, quella al gluteo destro all’impatto con il muretto (alto 110 cm), una di quelle alla gamba sinistra (o entrambe) al calcio di AC 2 quando __________ era

ancora in piedi, le altre lesioni sono senz’altro compatibili con le pedate

sferrate da più persone alla vittima che giaceva ormai a terra.

D’altro canto il perito giudiziario dott. __________

ha anche avuto modo di spiegare che:

non c’è una relazione numerica tra le lesioni

descritte ed il numero dei colpi eventualmente subiti dalla vittima. Con ciò

voglio dire che non posso ricondurre il numero delle lesioni all’esatto numero

dei colpi. Ci sono colpi che possono non aver lasciato segni e ci sono lesioni

che possono essere riconducibili a meccanismi diversi”

(MP 24.07.08)

In relazione al fatto che la zona delle lesioni

al torace è poco ampia, la Corte non ha per finire rilevato alcunché di

particolarmente anomalo che contraddica l’accertamento che tutti e tre hanno

colpito la vittima a terra al torace: da un lato, il numero delle lesioni non

esclude -come visto- che la vittima abbia ricevuto più colpi, tanto più che non

è detto che si trattasse di calci forti tali da lasciare tracce importanti (data

anche la presenza dei vestiti) e, dall’altro, non è apparso affatto stravagante

che tali colpi abbiano finito per causare a __________ delle lesioni in una

zona tutto sommato limitata giacché la vittima cercava comunque di parare i

colpi, lasciando perciò scoperta solo una piccola parte del torace.

La Corte ha quindi accertato che sia AC 1, che AC

2, che AC 3 hanno colpito con calci __________ allorquando questi era a terra.

3.

Fase 3

a) AC 1 ha colpito __________ a terra con un calcio in testa. Lo ha ammesso lui stesso, pur tenendo a

precisare che si sarebbe trattato di un colpo leggero, molto meno forte del

pugno con il quale ha preteso, come visto a torto, di aver raggiunto la vittima

al volto.

Così AC 1:

- “Devo ammettere che

forse gli ho dato anche un calcio, quando era già a terra, ma poi mi sono

subito tirato via e mi sono allontanato”

(PS 02.02.08);

- “…poi un calcio dopo

che era caduto a terra”

(GIAR 03.02.08);

- “Quando

lui è caduto, ho visto che si agitava come per alzarsi e allora gli ho tirato

un calcio in testa. Mi si chiede di essere più preciso e mostro di avergli dato

il calcio sulla parte alta della fronte”

(PS 08.02.08);

- “Preciso che io per

la spinta del pugno che gli avevo appena sferrato, mi ero spostato lateralmente

rispetto al corpo di +__________ per cui mi sono ritrovato all’altezza della

testa da dove gli ho sferrato il calcio sulla parte alta del cranio con il

piede destro. Io, subito, appena +__________ è caduto a terra a causa del pugno

che gli ho dato, gli ho tirato il calcio in testa. Per sferrare il calcio non

ho preso alcuna rincorsa, ma ho alzato la gamba destra e gli ho tirato il

calcio. Non sono indietreggiato. Io non appena +__________ era caduto a terra,

mi sono trovato in quella posizione che ho detto rispetto a lui e cioè

all’altezza della sua testa e gli ho tirato subito il calcio”

(MP 11.02.08);

- “Io confermo di

aver dato un solo calcio alla testa di +__________. Mi sono ritrovato

all’altezza della testa di +__________ quando è caduto a terra e lì l’ho

colpito alzando soltanto la parte della gamba dal ginocchio al piede. Non ho

sentito nessun rumore dal mio calcio (…) Io dichiaro che non è vero che sono

uscito fuori dal gruppo e poi sono tornato indietro a dare il calcio alla

testa, ma come ho già detto, dopo il mio pugno, mi sono ritrovato all’altezza

della testa di +__________ da dove l’ho colpito alla testa. Sì, è vero,

confermo su richiesta della PP, che ho mirato il calcio alla testa ma non è

vero che sono uscito dal gruppo e sono poi tornato indietro per colpirlo ma

sono sempre stato vicino a +__________. E’ vero che dopo il pugno mi sono mosso

per raggiungere la testa nel senso che ho fatto due passi per arrivare

all’altezza della testa. Ho quindi mirato come ho detto il colpo alla testa.

Non so dire perché ho mirato il calcio alla testa, non so perché l’ho fatto (…)

Io mi ricordo che +__________ era disteso sulla schiena quando io gli ho tirato

il calcio. Non mi sembra che fosse su di un fianco. Preciso che c’era spazio

tra la vetrina rispettivamente il muro ed il corpo di +__________. C’era

sicuramente uno spazio di un metro/un metro e mezzo. Potevano esserci una o più

persone nello spazio tra il corpo di +__________ a terra e la vetrina

rispettivamente il muro dello stabile. Ho indicato la mia posizione, quella di AC

2.

e quella di AC 3 nel momento in cui io ho tirato il calcio alla testa. Io

davo le spalle a Piazza __________ (….) per quanto riguarda il fatto che il

teste dichiara che sembrava che io mi stessi dirigendo verso Piazza __________

e invece mi sono girato e sono tornato indietro a sferrare il calcio in testa +__________,

ripeto quello che ho già detto e cioè che ho mirato il calcio alla testa ma non

è vero che stavo andando via e sono poi tornato indietro per colpirlo ma sono

sempre stato vicino a +__________. E’ vero che dopo il pugno mi sono mosso e ho

raggiunto la testa nel senso che ho fatto due passi per arrivare all’altezza

testa da dove l'ho colpito (….) Quando +__________ è caduto a terra io mi sono

trovato come nel disegno che ho fatto”

(MP 30.04.08);

b) Diversi

testimoni hanno confermato il calcio sferrato da AC 1 alla testa di __________,

anche se qualcuno ha erroneamente indicato la parte del corpo colpita, laddove

il medico legale non ha riscontrato lesioni:

- __________:

Non posso essere maggiormente precisa sul punto

d’impatto della pedata poiché io ho visto solamente che AC 1 dava una pedata

verso la testa della persona a terra”

(PS 26.02.08);

Pensando alla posizione del ragazzo a terra, mi

ricordo che il calcio gli arrivava alla testa, parte sinistra. Ho indicato la

parte sinistra dopo aver ricostruito sul pavimento dell’ufficio della PP, la

posizione di +__________ a terra e la direzione del calcio (….) Preciso che non

ho visto il momento dell’impatto perché quando ho visto che lo stava per colpire,

io non ho guardato perché a me queste cose fanno paura”

(MP 13.03.08);

- __________:

Posso però dire che, quando __________ era

posizionato sul fianco sinistro, ho visto chiaramante quello che si chiama AC 1

tirargli un calcio che mi sembra lo abbia colpito alla spalla/collo parte

destra”

(PS 06.02.08);

- __________:

ricordo ancora in modo chiaro, che ha preso la

rincorsa e che gli ha sferrato un calcio in testa alla vittima che in quel

momento era distesa a terra su un fianco. Ho notato il giovane con la maglia

della __________ che, probabilmente si era allontanato dalla vittima qualche

passo, ritornare sui suoi passi in modo veloce e colpire il giovane disteso a

terra”

(PS 05.02.08);

- __________:

Contemporaneamente ho riconosciuto AC 1 che

ricordo indossava una maglietta della __________ della __________ di colore __________

il quale non ha trovato di meglio che sferrare una potente pedata alla testa

del ragazzo a terra”

(PS 05.03.08);

- __________:

AC 1, ad un certo punto l’ho visto uscire dal

gruppo, si è girato verso __________ che era per terra, e gli ha sferrato un

calcio forte alla testa, penso verso la nuca sulla parte destra”

(PS 05.03.08);

Poi è successo tutto in modo velocissimo, come

ho detto si teneva l’addome e si muoveva per terra e poi ad un certo punto ho

visto AC 1 uscire fuori dal gruppo, si è girato e in quel momento si trovava

dietro la testa di +__________ e poi gli ha sferrato un calcio fortissimo alla

testa. Ho sentito io personalmente il rumore del calcio e ho visto che lo ha

colpito sulla parte destra, penso più o meno all’altezza della nuca.

Fino al momento in cui AC 1 è uscito fuori dal

gruppo, io non l’avevo visto"

(MP 14.03.08);

- __________:

Ho poi visto fisicamente AC 1 che dal fianco

sinistro di __________ si è spostato all’altezza della sua testa e gli ha

sferrato un calcio molto potente alla nuca, tra la testa e il collo. Ho visto

la testa di __________ che si è spostata di una decina di centrimetri in avanti

e poi lui è rimasto definitivamente immobile”

(PS 02.04.08);

Confermo di aver visto fisicamente AC 1, dal

fianco sinistro di +__________, si è spostato all’altezza della sua testa e gli

ha sferrato un calcio molto potente alla nuca, tra la testa ed il collo. +__________

come ho detto, a questo momento, era in posizione di decubito laterale

sinistro. Ho visto la testa di +__________ che per effetto del calcio che come

ho detto, era molto potente, si è spostata in avanti di un paio di centimetri e

poi +__________ è rimasto definitivamente immobile”

(MP 17.04.08);

- __________:

Contemporaneamente, mantenendo lo sguardo sempre

verso il ragazzo a terra, ho visto AC 1 che è di nuovo arrivato, ma questa

volta a passo di corsa, proveniente dalla direzione di Piazza __________ verso

il ragazzo a terra al quale ha sferrato un calcio in pieno volto, alla parte

destra”

(PS 29.02.08);

…confermo che l’unica persona che ho visto

colpire +__________ a terra, è stato AC 1. Dopo il calcio ho visto che +__________

si è tenuto con le mani la testa e poi non si è più mosso”

(MP 14.03.08);

- __________:

…sono sicurissima di quanto ho dichiarato a pag.

2.

del verbale di polizia, e cioè che AC 1 dopo aver fatto due passi, si è

girato, è tornato verso il ragazzo che era a terra e gli ha sferrato un calcio

fortissimo alla testa. Ricordo che +__________ era disteso a terra e AC 1

tornando indietro si è trovato a colpirlo dalla parte sinistra”

(MP 04.03.08).

c) In

aula AC 1 ha confermato quanto già riferito agli inquirenti e meglio di aver sferrato

il calcio a __________ mentre questi, a terra, tentava di rialzarsi.

Lo ha colpito con il collo del piede:

AC 1 dichiara che __________ a terra cercava di rialzarsi.

Dichiara di aver fatto due passi verso la testa di __________ e di avergli dato

un calcio alla testa, non forte, e di essersene poi subito andato (…) AC 1

dichiara di aver colpito la testa di __________ con il collo del piede”

(verb. dib. p. 36-37);

ho visto che si agitava come per alzarsi e

allora gli ho tirato un calcio in testa”

(PS 08.02.08).

Questa particolare dinamica conferma

l'accertamento peritale del dott. __________ che ha affermato la perfetta

compatibilità tra il calcio, il trauma rinvenuto (ossia l’infiltrazione ematica

di cui al N. 12 del suo rapporto 18.06.08 di cui si dirà qui appresso) e la

lesione mortale. E' infatti del tutto ovvio e notorio che la prima parte del

corpo che stacca dal suolo una persona che, da terra, intende rialzarsi, è la

testa. Ora, AC 1 ha colpito __________ mentre questi voleva rialzarsi; la testa

era, quindi, leggermente sollevata da terra. Ciò spiega l'assenza di altri segni in testa (abrasioni, contusioni, scalfitture, ecc.) che, se il capo fosse stato

completamente appoggiato al selciato, il calcio avrebbe potuto produrre.

d) Circa

la parte del corpo della vittima colpita con il calcio, va ribadito che sulla

testa di __________ sono state riscontrate unicamente due lesioni e meglio

quella già citata alla tempia sinistra e:

In assenza di lesività esterna visibile, al

collo (foto XXVII), in regione postero-laterale sinistra si osserva modesta

infiltrazione ematica dei fasci superiori del muscolo trapezio, dei fasci

muscolari del muscolo splenio e di quelli del muscolo semispinale della testa,

omolaterali, i piani muscolari profondi risultano risparmiati

dall’infiltrazione ematica”

(rapporto 18.06.08 dott. __________ p. 13),

indicata con il N. 12, che lo stesso dott. __________

ha spiegato nella delucidazione orale svoltasi il 24.07.08 davanti alla PP:

La lesione che indico con il nr. 12 trattasi di

una lesione profonda al collo in assenza di corrispondente lesione cutanea che

deve essere riferita all’azione contusiva di un mezzo sprovvisto di superficie

abrasiva ed è indicativa dell’impatto distribuito su una superficie piuttosto

ampia della regione interessata”.

Detto che un calcio in testa non può, come del

resto un pugno, non lasciare segni, di tutta evidenza AC 1 non ha colpito la

vittima, come da lui preteso, sulla parte alta della fronte, piuttosto al

centro (verb. dib. p. 37), diversamente il dott. __________, che ha eseguito un

esame puntiglioso e preciso sulla salma, volto a ricercare segni di traumi che

potessero spiegare la lesione dell'arteria vertebrale intracranica e, quindi,

il decesso di __________, avrebbe rilevato dei segni contusivi.

Detto, come si è visto e si vedrà, che l'altro

calcio alla testa è stato inferto da AC 2 alla tempia, l'unica lesione

compatibile con il calcio del AC 1 è l'infiltrazione ematica di cui al N. 12

del citato rapporto, peraltro del tutto compatibile con un calcio inferto con

il collo del piede il cui impatto, notoriamente, viene ad essere distribuito su

una superficie più ampia rispetto ad un calcio sferrato con la punta del piede.

e) Sulla

violenza del colpo AC 1 ha tenuto a precisare di aver dosato una forza leggera,

più leggera del pugno. Diversi testimoni hanno dal canto loro affermato che si

è trattato di un calcio molto violento che ha provocato un certo rumore. Così:

- __________:

La cosa che mi ha impressionata è stato il

rumore d’impatto tra il piede e la testa del ragazzo a terra”

(PS 05.03.08);

Sono rimasta scioccata per il semplice fatto che

ho sentito il rumore del calcio sferratogli alla testa”

(MP 12.03.08);

- __________:

Pur essendo ad una distanza di un paio di metri

ho sentito il rumore d’impatto del piede contro la testa di __________ (….)

Praticamente l’ho visto uscire dal gruppo, si è guardato attorno, e poi si è

rigirato verso __________ sferrandogli la pedata alla testa, forse pensava che

fosse stato un pallone”

(PS 05.03.08);

In quel momento sono rimasta un po’ scioccata

dal rumore che ho sentito anche perché prima avevo visto che +__________ si

muoveva e dopo il calcio, non si è più mosso”

(MP 14.03.08);

- __________:

Praticamente posso paragonare il calcio di AC 1

sferrato alla nuca di __________ come un tiro di un rigore durante una partita

di calcio”

(PS 02.04.08);

gli ha sferrato un calcio molto potente alla

nuca”

(MP 17.04.08);

- __________:

era un tiro da Roberto Carlos; una bella sleppa”

(PS 29.02.08; n.d.r: Roberto Carlos è un

calciatore ancora oggi molto noto per la potenza che impiega nel tirare i calci

di punizione);

- __________:

gli ha sferrato un calcio fortissimo alla testa”

(MP 04.03.08);

…come fanno i giocatori di calcio quando tirano

una punizione”

(PS 05.02.08);

- __________:

ricordo di aver aver sentito un rumore sordo che

mi ha impressionata perché, a mio avviso, si trattava di un calcio sferrato con

violenza. Questo rumore mi è rimasto impresso nella mente”

(PS 12.02.08);

- __________:

Questo ragazzo ha dato due calci molto forti

alla testa di __________, come se stesse colpendo un pallone da calcio, con lo

stesso movimento”__________ (PS 12.02.08);

Per la Corte, nella misura in cui riferiscono di

sensazioni soggettive, queste testimonianze non sono risultate decisive, anche

perché, come detto, possono risultare per così dire “inquinate” dalle forti

emozioni che ha suscitato l'intera vicenda, anche se è difficile immaginare che

tutte queste persone, su questo specifico punto, si siano lasciate prendere

dalle loro emozioni o, peggio, abbiano voluto aggiungere del loro ed abbiano

riferito comunque una versione così univoca senza averla vissuta. Certo è che

non si può credere nemmeno a AC 1 quando pretende che, di sicuro, il pugno

sarebbe stato molto forte, mentre il calcio no.

Determinanti, ancora una volta, sono risultati i

riscontri scientifici certi che fanno stato di un colpo assolutamente

compatibile con l'aver causato la lesione che ha determinato il decesso della

vittima. Ci torneremo.

f) Anche

AC 2 ha colpito __________ a terra con un calcio. Già lo si è detto in

precedenza. Lui, al riguardo, ne ha dette di ogni genere. Come visto, nel primo

verbale ha riferito di essere certo di aver colpito __________, ma non in testa,

e di poter dire che a colpirlo al capo sarebbe stato l'amico di __________ (n.d.r.:

__________; PS 02.02.08), nello stesso verbale ha poi riferito di non

ricordarsi più nulla di quanto è accaduto quando __________ era a terra (PS

02.02

), versione ribadita al GIAR il giorno dopo (GIAR 03.02.08). Successivamente,

nel verbale dell'8 febbraio 2008 in polizia, ha negato di averlo colpito a

terra; alla PP ha poi detto di non ricordare, ma che la cosa può essere

possibile (MP 12.02.08). In seguito ha cambiato forma, ribadendo la medesima

musica, ossia “non ricordo, ma è probabile” (MP 25.02.08). Il 17 aprile 2008,

sempre davanti alla PP, è tornato ad insistere sul fatto che proprio non

ricordava, mentre il 29 aprile seguente ha ribadito di non poterlo escludere,

continuando però a non avere ricordi:

continuo a dire che non mi ricordo di aver

tirato un calcio in testa a +__________ e di averlo colpito con altri calci mentre era a terra. Come ho già detto, ripeto che non posso escluderlo di averlo

colpito con diversi calci quando era a terra e anche alla testa.

Da quello che mi ricordo io, gli ho tirato due

calci quando +__________ era in piedi, calci di cui ho già parlato”.

Queste versioni, peraltro altalenanti (prima non

ricorda, poi nega, poi non ricorda ma è possibile, poi è probabile e per finire

non sa nulla a causa del blackout), sono -come detto- apparse del tutto

inattendibili e non hanno convinto la Corte.

AC 1 e AC 3 hanno confermato che anche AC 2 ha colpito in testa la vittima a terra, con almeno un calcio alla tempia sinistra.

Innanzi tutto AC 1:

ribadisco quello che ho già dichiarato nei

verbali di Polizia e davanti alla PP e cioè io dopo aver sferrato il calcio

alla testa di +__________ ho alzato la testa, ho visto AC 2 tirargli un calcio

in testa. L'ho visto che lo colpiva alla testa, alla parte sinistra della testa.

Confermo che quando ho alzato la testa ho visto che lo colpiva con un calcio

alla testa e poi ho visto ancora che gli sferrava altri calci però non posso

dire dove lo ha colpito”

(MP AC 1 23.04.08);

Io come ho detto per primo ho tirato un calcio

alla testa di +__________ a terra, poi ho visto AC 2 che gli dava 2 o 3 calci

al busto e uno alla testa, precisamente alla tempia parte sinistra”

(MP 30.04.08);

AC 1 dichiara di aver visto AC 2 che dava un paio di calci al

corpo ed uno alla tempia sinistra. Pensa che il calcio di AC 2 fosse forte”

(verb. dib. p. 36).

Inoltre AC 3:

Posso solo dire che quando tutto era quasi

finito, AC 2 ha sferrato un calcio violento alla testa del giovane che era a

terra e poi lui e AC 1 sono a loro volta scappati”

(PS 02.02.08);

Confermo pure che tra questi calci ne ho visto

uno del AC 2 sferrato alla testa”

(GIAR 03.02.08);

AC 2, nonostante che fosse per terra e non si

muoveva più l’ha colpito con il calcione”

(PS 06.02.08);

Precisamente ho visto AC 2 che faceva il movimento

con tutto il corpo come quando si tira un calcio di punizione. Lo ha colpito

alla testa, penso in faccia”

(MP 08.02.08);

Ho visto che AC 2 ha mosso la gamba destra all'indietro e gli ha tirato un calcio colpendolo alla parte sinistra del

viso”

(MP 05.05.08),

dichiarazioni confermate in aula (verb. dib. p.

37).

Altri testimoni hanno, poi, confermato che AC 2 ha colpito __________ a terra alla testa.

- __________:

AC 2 l'ho visto dare un calcio in testa al

ragazzo. Mi si chiede di essere più preciso, ma non so dire di preciso dove. So

solo che era in faccia”

(PS 13.02.08);

- __________:

Ho poi rigirato lo sguardo verso __________ ed

ho visto AC 2 che gli ha sferrato un calcio all’altezza della tempia o della

guancia sinistra (….) Quando ho allontanato AC 2 lui è riuscito ancora a tirare

un calcio alla mano sinistra di __________ ed ho visto che la mano di __________

era come morta”

(PS 19.02.08).

Quanto a quest’ultima testimonianza, che potrebbe

ricondurre le tracce di DNA della vittima sulla scarpa del AC 2 ad un contatto

con la mano di __________, delle due cose l'una: ritenuto che i calci in pancia

non hanno permesso, per la presenza dei vestiti, un contatto tra la pelle nuda

della vittima e la scarpa destra di AC 2, sulla quale è, come visto, stato rinvenuto

il DNA di __________, AC 2 deve aver effettivamente colpito con un calcio la

mano sinistra della vittima, con il che il teste racconta una versione del tutto

logica e veritiera, oppure -ma è l'unica alternativa- quella traccia di DNA è

stata prodotta proprio dall'impatto tra scarpa e tempia e, ancora una volta, la

versione del teste si appalesa, su questo punto, del tutto fondata.

__________ dal canto suo ha riferito di aver

visto __________ essere colpito da un calcio alla tempia, senza essere in grado

di dire da chi:

Successivamente ho visto che __________ è stato

colpito con un calcio violento alla tempia. Sto cercando di ricordare se fosse

la tempia sinistra o destra ma non ricordo. Mi viene chiesto se sono in grado

di indicare la persona che ha sferrato la pedata alla tempia di __________ o

perlomeno se ricordo un particolare dell’individuo (indumenti o scarpe che

calzava) ed io rispondo di non essere in grado di rispondere a questa domanda”

(PS 19.02.08).

Ora, ancora una volta, visto che il calcio di AC 1

non è stato sferrato alla tempia sinistra e che __________ è stato colpito con

un calcio in detta regione, altro non si può concludere che questo calcio

glielo ha dato proprio AC 2.

Richiamate tutte le considerazioni testé

ricordate, la Corte ha accertato, al di là di ogni ragionevole dubbio, che AC 2,

dopo il calcio di AC 1, ha sferrato pure lui una pedata in testa a __________,

colpendolo alla tempia sinistra, provocandogli la lesione descritta al N. 1 del

citato rapporto del dott. __________.

g) Prima

di ricevere i due calci in testa, __________ si rannicchiava, era ancora cosciente.

Poi, dopo i calci, ha perso conoscenza, tanto che tutti e tre gli imputati

hanno subito capito che doveva essere capitato qualcosa di grave.

Lo ha detto AC 1 quando ha precisato che, prima

che lo colpisse con un calcio in testa, la vittima aveva accennato a rialzarsi.

Lo hanno confermato:

- __________:

appena caduto cercava ancora di proteggersi

tenendo le braccia davanti alla faccia ma poi loro tre che lo hanno colpito con

calci e lì ho visto che si è lasciato andare e non si muoveva più”

(PS 11.03.08);

- __________:

Ricordo che +__________ era in posizione

accovacciata come un bebé nel grembo in posizione di difesa come per

proteggersi ed aveva le braccia piegate con le mani davanti al viso. Penso che

si tratti di una posizione naturale di difesa. (…) In

questo momento +__________ si vedeva che aveva gli spasmi dei colpi che

riceveva nel senso che reagiva per il dolore dei colpi che gli venivano

inferti, sussultando dopo ogni colpo”

(MP 17.04.08);

- __________:

Ho visto che +__________ ricevendo i calci, si

rannicchiava, presumo per difendersi…”

(MP 04.03.08);

- __________:

si teneva l’addome e si muoveva per terra (…)

dopo il calcio non si è più mosso”

(MP 14.03.08);

- __________:

gli ha proprio tirato una pedata con forza sulla

tempia. Da quel momento ho visto che il giovane non si muoveva più. Si vedeva

che aveva gli occhi sbarrati e che non dava cenni di vita”

(PS 01 (recte: 02).02.08).

- __________

Ho visto che +__________ era sdraiato e si

teneva l’addome con le due mani”

(MP 14.03.08)

IX. La

continuazione della serata dei tre imputati

1.

Gli

istanti dopo l'aggressione

a) Il

primo ad intervenire in difesa di __________ è stato __________ -persona che

non era legata a nessuno dei due gruppi contendenti e nemmeno ai tre imputati e

che passava di lì per caso durante i festeggiamenti della __________ - il

quale, visto come i tre non smettevano di infierire sulla vittima ormai a

terra, si è messo a gambe aperte su di lei allargando le braccia, con lo

sguardo verso i piedi della stessa, invitando gli aggressori a lasciarla in

pace. Da quella posizione ha percepito che la vittima aveva ricevuto un colpo

alla testa. Giratosi verso la testa di __________, ha notato la presenza di AC 1,

senza poter dire se sia stato proprio lui a colpirla:

Volevo inoltre tenere lontano gli aggressori.

Mentre ero in questa posizione, praticamente avevo lo sguardo rivolto verso i

piedi di __________, ho percepito che qualcuno dietro di me stava sferrando un

calcio in testa a __________. Con la coda dell’occhio sinistro ho visto AC 1.

L’unica persona presente dietro di me in quell’istante, come detto era AC 1,

non c’erano altre persone. Quando dico che ho percepito qualcuno dietro di me

che ha sferrato un calcio a __________ lo dico perché ho avuto questa netta

sensazione. Per me si è trattato di una pedata alla testa di __________ in quanto era l’unica parte del corpo di __________ dietro di me. Chiaramente non ho visto fisicamente

AC 1 sferrare il calcio alla testa di __________. Nel momento in cui mi sono

girato ed ho visto AC 1 è finito tutto”

(PS 19.02.08).

Quando mi sono avvicinato ho detto “siete

impazziti, non vedete che è giù per terra, smettetela”. Non sono le parole

esatte ma il senso era quello di farli smettere.

+__________ è caduto a terra sulla schiena, forse

leggermente un po’ spostato verso il fianco sinistro, almeno così mi sembrava.

La testa era in direzione di Piazza __________ e i piedi verso la biblioteca.

Io mi sono messo, come ho detto, a cavalcioni su +__________ e la sua testa

rimaneva dietro le mie spalle.

Dicendo queste cose e intervenendo, i ragazzi si

sono un po’ calmati. Come ho già detto nel verbale di Polizia, mentre mi

trovavo in questa posizione su __________, visto che non vedevo la testa dalla

posizione in cui ero, ho avuto la sensazione che +__________ fosse stato

colpito alla testa. Con la coda dell’occhio, mi sono girato e ho visto che

qualcuno si è avvicinato da dietro. Mi giro dopo uno o due secondi da che avevo

avuto questa sensazione e vedo che l’unico ragazzo era AC 1 che si trovava a un

metro e qualcosa, distante da +__________. ”

(MP 13.03.08);

La Corte non ha potuto stabilire con certezza chi

ha colpito __________ allorquando __________ già si era posto sopra di lui invitando

tutti a lasciarlo in pace. In effetti il teste non ha visto l’autore di quel

gesto. La sola presenza dietro di lui del AC 1, subito dopo, ancora non

dimostra che la sua percezione sia effettivamente da rincondurre al suo calcio,

dato che il tutto si è svolto molto in fretta e che lo stesso AC 1, come

vedremo, non si è subito allontanato, ma è rimasto lì qualche secondo con AC 3,

mentre AC 2 già se n'era andato. Quel movimento non può necessariamente essere

attribuito ad un calcio, rispettivamente non deve per forza essere ricondotto a

quello di AC 1. Del resto, anche su questo punto, il teste ha riferito sue

impressioni soggettive e non fatti concreti: ha percepito il corpo di __________

muoversi ed ha pensato che fosse per un contraccolpo, ma il gesto che avrebbe

ingenerato il movimento non lo ha visto.

b) AC 3, AC 1 e AC 2 hanno tutti preteso, nei primi verbali, di essere stati il primo ad andarsene.

Addirittura AC 3, al GIAR, ha raccontato che sarebbe tornato sul posto per far desistere

i compagni dall’infierire su __________ (GIAR 03.02.08, p. 2). Successivamente

ha spiegato che in realtà lui e AC 1 si sono fermati per vedere come stava __________:

Io e AC 1 siamo rimasti sul posto ancora una

ventina di secondi per vedere se __________ facesse qualche movimento; ma così

non è stato. Nello stesso momento ho sentito suonare il mio cellulare ed ho

visto sul display che era AC 2 che mi chiamava”

(PS 06.02.08),

versione poi sempre confermata:

Dopo ricordo che AC 2, dopo il calcio a +__________,

si è allontanato per primo verso Piazza __________. Io sono rimasto con AC 1 a guardare +__________ a terra e poi abbiamo raggiunto AC 2 all'altezza del ristorante cinese, dove

c'è Piazza __________”

(MP 23.04.08).

In aula AC 3 ha spiegato di aver detto inizialmente di essere stato il primo ad andarsene “per paura” ed ha ribadito di essersi

fermato 10/15 secondi e di aver visto gli occhi sbarrati di __________ (verb.

dib. p. 39).

Dal canto suo AC 2, dai ricordi -come visto- assai

altalenanti, ha dichiarato:

Ricordo di essermi allontanato per primo e poco

dopo 10/15 secondi sono arrivati dietro di me AC 3 e AC 1. Mi ricordo che mentre mi dirigevo al __________ mi son girato per vedere se arrivavano e li ho

visti che erano poco distanti da me ed infatti mi hanno raggiunto quasi subito

al __________”

(MP 12.02.08).

Contrariamente a quanto hanno, per finire,

sostenuto i due coimputati, AC 1 ha sempre preteso di essersene andato via per

primo.

Determinanti, per la Corte, ancora una volta sono risultati i

riscontri oggettivi. Dall'esame dei tabulati telefonici (rapp. esecuzione

06.05

) è emerso che AC 2, alle ore 23:47:37 (non tragga in inganno l'orario

preciso poiché, come già detto, gli orologi di riferimento non sono gli

stessi), ha chiamato AC 3 sul cellulare. Ciò esclude che i due fossero insieme

in quel momento che va situato subito dopo l'aggressione e dimostra come, per

finire, AC 3, su questo punto, abbia detto la verità, confermando la versione

del AC 2, anche perché nessuno ha mai preteso che, in quella fase, AC 1 fosse insieme

al AC 2:

Risposta AC 3: sì ho dichiarato quanto la PP mi prospetta, tuttavia preciso che non sono sicuro che fosse AC 2 a chiamare. Avevo detto che era stato lui perché avevo visto l'inizio del numero ed ho pensato che

fosse lui.

AC 2: ribadisco che sono stato io a chiamarlo

perché essendomene andato via per primo non li trovavo e allora ho provato a

chiamarlo. AC 3 non mi ha risposto alla telefonata”

(MP 17.04.08 p. 4).

c) Immediatamente

dopo i fatti i tre, prima AC 2, che ha chiamato AC 3 quando si trovava

all'incirca all'altezza del ristorante __________ (verb. dib. p. 39), poi gli altri due, si sono diretti verso il __________ N. 1, quello detto principale, sito in Piazza __________,

nei pressi del quale si sono ricongiunti di lì a pochi istanti. Tutti e tre, AC

2.

compreso, hanno ammesso anche in aula di aver capito già sul posto che __________

doveva essere in condizioni gravi. AC 3 ha detto che “aveva capito che era successo qualcosa di grave (….) che era in coma o morto”

(verb. dib. p. 39-40).

AC 2 ha detto di “aver pensato che era morto”

(verb. dib. p. 40). AC 1 ha confermato di aver visto __________ con gli occhi

sbarrati e di aver pensato che fosse svenuto (verb. dib. p. 39).

d) Fatto

sta che, nel recarsi verso il __________, AC 1, conscio della gravità della

situazione, si è subito tolto la maglia della __________ onde evitare di essere

immediatamente riconosciuto:

quando mi sono allontanato, ho tolto il

marsupio e la maglietta della __________ mettendola sotto il maglione

marroncino che avevo. L'ho rimessa poi quando siamo usciti dal __________ e ci

siamo diretti in direzione dell'Ospedale”

(MP 23.04.08);

Ho tolto la maglietta della __________ dopo aver

fatto circa 10 passi allontanandomi da +__________”

(MP 30.04.08),

circostanza confermata dallo stesso in aula:

AC 1 ammette di essersi tolto la maglia della __________ per non

farsi riconoscere”

(verb. dib. p. 40).

La stessa cosa l'ha fatta AC 3 con la maglia da

portiere che aveva preso in precedenza presso il __________:

Rispondo di si, è quella che ho preso

all'interno del __________ prima dei fatti e che avevo su durante il pestaggio

di +__________. L'ho tolta quando mi sono allontanato da +__________, dopo aver

raggiunto AC 2 all'altezza del ristorante __________ e prima di entrare al __________.

L'ho tolta e l'ho buttata via perché avevo paura di essere riconosciuto come

uno che ha partecipato all'aggressione di +__________”

(MP 05.05.08).

e) AC 1,

prima ancora di entrare al __________, era arrabbiato con i due compagni ed ha

manifestato loro il suo disappunto:

Io mi sono diretto verso la chiesa. Dopo circa 50 metri AC 2 e AC 3 mi hanno raggiunto e AC 2 mi ha tirato per la maglietta. Io mi sono girato e,

urlando, ho detto loro “Perché cavolo siete andati a cercare rogne per

niente?!?!?”. AC 2 mi ha risposto “Beh, se l’è cercata”. Non ricordo se AC 3 mi abbia detto qualcosa”

(PS 08.02.08);

…io come ho già detto, dopo aver detto loro

perché si immischiavano in cose in cui non c’entravano, AC 2 mi ha risposto “beh, se l’è cercata”, io gli ho detto che lo avevo colpito con un pugno e un

calcio. So che AC 2 mi ha risposto dicendo quello che lui aveva fatto al

ragazzo ma non ricordo le esatte parole. Mi ricordo che ha detto che l’ha preso

a calci e che l’ha steso”

(MP 27.02.08),

circostanza non esclusa nemmeno da AC 2:

può darsi che dopo i fatti, prima ancora di

entrare nel __________, AC 1 abbia detto a me e a AC 3 “per che diavolo dovete

intromettervi nelle cose di altri in cui non c’entrate?”. Io, a detta di AC 1,

ho risposto “beh, se l’è cercata”, con riferimento a +__________”

(MP 12.02.08 e 17.04.08)

e riferita, almeno indirettamente, da __________,

un conoscente di AC 1 pure partecipante per suo conto alla __________, che lo

ha visto, in quei momenti, “sclerare” con altre due persone:

Prima di giungere all’altezza delle toilette

“Toi-Toi” che indico sul doc. 2 ho notato la presenza di AC 1 che “sclerava”

verso altre due persone che lo accompagnavano. Solo nei giorni a seguire ho

saputo che erano coloro che avevano partecipato al pestaggio della persona a

terra e meglio __________.

Quando dico che AC 1 stava sclerando lo dico

perché ho sentito che diceva ai due: “che cazzo avete fatto, siete dei

coglioni” e via dicendo. Ricordo che AC 1 era molto arrabbiato con i due e per

questo motivo non mi sono fermato a parlare con lui e ho continuato a camminare

in direzione di Piazza __________”

(PS 05.05.08).

Di tutta evidenza, AC 1 non era certo arrabbiato

con i suoi compagni per le condizioni in cui era stato ridotto __________,

diversamente si sarebbe immediatamente informato presso l'ospedale, foss'anche

in maniera indiretta tramite un amico o una delle persone alle quali aveva

raccontato di aver picchiato un ragazzo. Lo era perché preoccupato per le

conseguenze, facilmente immaginabili, per sé, allorquando si fosse saputo quel

che aveva fatto. Del resto egli sapeva che __________ era stato ferito

gravemente e sapeva anche di non poter contare sul fatto di essere passato inosservato,

dati la presenza di molta gente e il suo abbigliamento facilmente rimarcabile:

La PP mi chiede il

motivo per il quale io ho parlato con AC 2 di quanto era appena avvenuto ed io

rispondo che io ne ho parlato perché avevo paura di quello che avevo fatto. Ero

spaventato e per questo motivo, dopo che AC 2 mi diceva di quello che aveva fatto lui, di cui non ricordo le esatte parole, io gli ho detto come

l’avevo colpito io e cioè con un pugno ed un calcio. AC 3 era lì, camminava con

noi, ma non diceva niente”

(MP AC 1 27.02.08; v. anche verb. dib. p. 43).

E che era preoccupato solo per sé lo dimostra,

inoltre, il fatto che ha in seguito detto a più persone di aver steso una persona

con un pugno, mostrando la mano, ben guardandosi di parlare pure del calcio in

testa. Difatti, di tutta evidenza, un pugno è ben meno grave di un calcio in

testa. Egli non poteva, come detto, negare tutto poiché sapeva di essere stato

visto e così ha cercato di far passare una versione più accettabile, dalle

conseguenze notoriamente meno gravi. E' vero che agli inquirenti ha subito

parlato del calcio inferto alla testa, ma ha tenuto altresì a precisare che non

era forte, non come il pugno. Ancora una volta egli sapeva di non poter negare

il calcio alla testa, perché certamente qualcuno lo doveva aver visto e, di

conseguenza, lo ha ammesso, cercando però di attribuirgli la minor portata

possibile. Altre spiegazioni non ve ne sono.

f) Ancora

prima che i tre entrassero nel __________, __________ ha riferito di averli

inseguiti e di aver raggiunto AC 3 manifestandogli, in lingua __________, tutto

il suo dissenso per quel che avevano fatto. A mente della ragazza gli avrebbe

chiesto se era contento di quel che aveva fatto e lui l'avrebbe invitata a non

rompere le scatole. AC 3, dal canto suo, ha ammesso di aver mandato a quel

paese una ragazza, la quale gli avrebbe tuttavia chiesto soltanto cosa fosse successo. La questione non ha da essere indagata oltre, bastando la

constatazione che i due si sono parlati a proposito dell'accaduto e che

l'imputato ha mandato a quel paese la ragazza.

2.

Al __________

a) All'interno

del __________ i tre hanno continuato a festeggiare il __________, bevendo

anche della birra. AC 2 in aula ha ribadito che lui, AC 1 e AC 3 sono sempre

rimasti insieme ed hanno incontrato gli amici __________, __________ e __________.

Successivamente, all'interno dello stesso __________,

sono stati nuovamente raggiunti dal __________:

Adr. di essermi avvicinato a loro e di essermi

rivolto a loro dicendo che avevamo picchiato forte e che il ragazzo non si era

rialzato. Mi ricordo che di fronte a me, seduto sul palco, vi era AC 2 e alla

sua destra AC 1, mentre AC 3 era in piedi alla mia destra e non so esattamente

cosa faceva. Mi ero rivolto a AC 2 e AC 1 e AC 1 mi aveva risposto: “ quello non si rialza più”. Mi ricordo, all’inizio della discussione, che ad un

certo punto AC 2 disse a AC 1 che ero stato io quello che aveva dato un calcio

al ragazzo. Non so perché AC 2 abbia detto questa cosa ad AC 1 se perché

stavano già parlando tra di loro che c’era anche un altro individuo che aveva

partecipato al loro “lavoro”, o per quale altro motivo (….) C'è stato con AC 1

un breve scambio di parole nel senso che lui mi ha mostrato la mano gonfia e

poi, quando mi ero avvicinato a loro gli ho detto che avevamo colpito forte.

Non gli ho detto il ruolo che io avevo avuto né come io avevo colpito +__________”

(MP 15.04.08).

Sul contenuto di questo colloquio le versioni

degli accusati divergono. A dire di AC 3 e AC 1, al __________ N. 1 non

avrebbero nemmeno più visto il __________. AC 2, invece, ha ammesso di averlo

incontrato anche se, sul contenuto della breve conversazione, l'ha raccontata

in modo diverso:

è stato questo ragazzo a dirmi che aveva colpito

+__________ in faccia. Io come ho già detto, anche nel verbale di oggi, non

l’ho visto direttamente farlo”

(MP 25.02.08).

La Corte ha comunque accertato che __________ ha

incontrato tutti e tre gli accusati che sono infatti rimasti sempre insieme al __________

centrale. AC 2 lo ha ammesso. __________ ha precisato che AC 1 gli aveva

mostrato la mano gonfia, circostanza che non gli poteva essere nota se non

fosse davvero accaduta. Sul contenuto di quella conversazione, la questione può

rimanere aperta: di certo __________ non può aver detto di aver colpito lui __________

con un calcio alla testa, visto che non lo ha fatto, mentre quanto preteso da AC 2 si esaurisce nel primo goffo tentativo di dare “all'amico del __________”

la responsabilità dei calci in testa, notoriamente ben più gravi dei pugni.

Altra circostanza certa -e ci mancherebbe, visto che tutti e tre erano

consapevoli perlomeno di averla fatta grossa e, quindi, preoccupati per le

possibili conseguenze per loro- è che gli accusati, al __________, hanno

discusso di quel che era successo. Ancora AC 1:

quando eravamo ancora a __________, io e AC 2

abbiamo parlato di quanto successo, ma non per concordare una versione dei

fatti comune. Ero io che gli avevo detto quello che avevo fatto. Non mi ricordo

cosa lui aveva detto a me al riguardo. AC 3 era presente ma non ha partecipato

al discorso e non so neanche se ha sentito quello che io e AC 2 ci dicevamo”

(MP AC 1 11.02.08 p. 12).

Per la Corte poco importa che i tre si siano

parlati con lo scopo di concordare una versione comune da fornire in seguito

agli inquirenti. Fatto sta che si sono parlati e che tutti sapevano, almeno in

grandi linee, cosa avrebbe raccontato l'altro.

b) Secondo

AC 2, già prima di entrare al __________, AC 1 avrebbe mostrato, vantandosene,

la mano gonfia agli amici __________, __________ e __________, i quali peraltro

hanno negato tale circostanza. AC 1 dal canto suo ha ammesso che al __________:

La PP mi chiede se

corrisponde al vero che io mi sono vantato di aver dato un pugno e di aver

steso il ragazzo a terra, mostrando la mano gonfia.

ADR che non mi sono vantato di aver dato un pugno

e di aver steso un ragazzo a terra anche se confermo di aver parlato di quanto successo con una prima ragazza con i capelli rossi a cui ho solo riferito quanto successo senza mostrarle la mano gonfia.

Ne ho parlato poi con una seconda ragazza

all’interno del __________ mostrandole la mano gonfia e adesso che mi ricordo,

ne ho anche parlato con un ragazzo ancora prima di entrare nel __________. E’

un ragazzo di cui non conosco il nome e che conosco per via dei tornei di

calcio. A lui non è che ho mostrato la mano gonfia ma salutandoci, lui mi

porgeva la mano ed io gli ho detto che non gliela davo perché mi faceva male a

causa di quello che avevo fatto”

(MP 11.02.08).

La ragazza con i capelli rossi è la __________.

I tre hanno poi incontrato __________ e __________.

Anche a __________, AC 1 ha mostrato la mano:

Mentre stavo uscendo, sono passato accanto a AC 1 e lui mi ha salutato. Mi sono quindi fermato a parlare con lui. Lui mi ha detto che

aveva male alla mano (si è toccato la mano destra). Gli ho chiesto se era stato

da un medico e lui mi ha risposto che la lite era appena successa. Mi ha

spietato che, in pratica, di fuori c’era stata una lite e qualcuno ha cercato

di tirargli un pugno. Lui si è spostato indietro con il busto per evitare il

pugno e poi si è rimesso eretto e ha dato un pugno a quello che aveva cercato

di colpire. Ha continuato dicendo che, a seguito del suo pugno, il tipo era

caduto e lui se n'è andato”

(PS __________ 06.02.08).

Sia che sia, la Corte non ha ragione di non

credere che AC 1 abbia effettivamente mostrato la mano gonfia a più persone

come da lui stesso dichiarato. Tale comportamento si inserisce perfettamente

nel suo tentativo di enfatizzare l’importanza del pugno rispetto alla pedata ed

è quindi logico che abbia mostrato proprio la parte a lui dolente della mano

destra.

c) Sempre

al __________, AC 3 e AC 1 hanno fumato uno spinello, con la marijuana che AC 1

si era procurato da __________.

d) Ad

un certo punto __________, che pure nel frattempo aveva fatto rientro al __________,

ha avvertito AC 2 della presenza della polizia:

confermo che ci siamo allontanati dal __________

perché c’era fuori la Polizia. Erano ca. le 00.30. Ricordo che __________ era

sul palco a ballare e si è chinato dal palco e mi ha detto vicino all’orecchio

“guarda che c’è la Polizia fuori”. Io ho detto a AC 1 e a AC 3 “andiamo fuori

perché c’è la Polizia” e così siamo usciti dall’entrata del __________ che dava

verso l’ospedale

(MP AC 2 12.02.08 p. 7).

confermo che io mi ricordo benissimo che AC 2 mi ha detto di andare perché fuori c'era la Polizia. Quando siamo usciti, non è che ci siamo

fermati fuori dal __________, come dice AC 2 per 5 minuti, ma ci siamo

incamminati verso l'Ospedale nel senso che ci siamo allontanati dal __________.

E' solo dopo che AC 3 verso mezzanotte e 50 è andato a casa, che io e AC 2 ci

siamo incamminati verso la stazione per andare a prendere il treno per andare a

__________”

(MP AC 1 17.04.08 p. 7).

Circa il fatto di non più essere passati da via __________,

AC 1 ha ammesso:

Non siamo più passati da via __________ perché

avevamo paura di ripassare di lì visto quello che avevamo fatto, di cui ci

rendevamo conto. Non è neppure vero quindi che non ho percepito che fosse

successo qualcosa di grave. Al contrario me ne ero reso bene conto”

(MP 11.02.08),

circostanza confermata da AC 2:

confermo che non siamo passati per Via __________

per questo motivo indicato da AC 1”

(MP 17.04.08).

Fatto sta che i tre hanno lasciato il __________

per evitare di essere presi dalla polizia, senza più aver fatto ritorno sul

luogo dell’aggressione, contrariamente a quanto preteso da AC 3 e AC 1. AC 2 ha infatti riferito che sono sempre rimasti insieme al __________; __________, __________, __________

e __________ hanno raccontato di averli visti insieme e nessun testimone ha

dichiarato di aver visto i due far ritorno in via __________.

e) Usciti

dal citato __________ i tre, ancora insieme, hanno incontrato __________ e la sua

compagna __________ nei pressi della sede di __________:

Anche a loro AC 1 ha fatto vedere il rigonfio sulla mano destra”

(MP AC 2 25.02.08).

Quest'incontro ha spazientito AC 2 che insisteva

perché si recassero a prendere il treno per andare a __________:

E' vero che io continuavo a chiamare AC 1 per

andare a __________ e lui invece continuava a parlare con __________. Può darsi

che io ero molto agitato forse per via della Polizia che ci cercava”

(MP 25.08.08).

Anche AC 3 ha confermato l’incontro con __________:

ricordo di aver visto __________. Non so di cosa

hanno parlato AC 1 e AC 2 con il __________. Ricordo che dopo che hanno parlato

con il __________, io AC 1 e AC 2 siamo scesi verso il __________ in Piazza __________

e lì ci siamo divisi”

(MP 25.08.08).

Fatto sta che, poco dopo, AC 3 ha fatto rientro a casa (“con la coscienza sporca” verb. dib. p. 42), mentre gli altri due hanno proseguito la serata al __________ di __________ dove si sono recati con il

treno in partenza dalla stazione FFS di __________, secondo AC 2 sia perché

doveva incontrarsi con __________ sia, per finire, anche per scappare dalla

polizia (verb. dib. p. 43).

3.

Al __________

di __________

a) Come

detto AC 1 e AC 2 hanno preso il treno per __________ vuoi perché quest'ultimo

doveva incontrarsi con __________ in vista del torneo di calcio previsto per

l'indomani vuoi per scappare dalla polizia, e non certo perché non si erano

resi conto di averla fatta grossa. Giunti alla stazione di __________ i due

hanno infatti notato alcuni agenti di polizia ed hanno immediatamente temuto

che potessero essere arrestati. Scampato il pericolo, si sono recati alla

discoteca __________. Così AC 1:

Arrivati alla Stazione di __________, mentre il

treno si stava fermando, io e AC 2 dal finestrino abbiamo visto un paio di

poliziotti, in piedi schierati e AC 2 si è girato verso di me dicendomi “va che

adesso ci beccano”.

Siamo scesi dal treno e siamo passati da parte ai

poliziotti che non ci hanno fermato.

E’ stato qui che ho pensato che forse il ragazzo

era vivo e non gli era successo niente di grave”

(MP 11.02.08).

b) Alla

discoteca __________ i due hanno incontrato insieme alcuni amici, hanno bevuto

ancora una birra e, poi, si sono persi di vista. Così AC 2:

Arrivati a __________ abbiamo acquistato il

biglietto d’entrata al __________. Dopodichè siamo andati alla discoteca __________

che si trova nei pressi di Piazza __________. Ci siamo incontrati con i nostri

amici che sono __________ di __________, AC 2 __________ di __________ e altri dei quali non conosco il cognome. Ho chiesto a AC 1 cosa volesse bere e lui mi ha detto

una birra che ho ordinato pure per me. Trascorsa forse una mezzoretta ho perso

di vista AC 1 e non so dire come abbia poi trascorso la nottata. Per quanto mi concerne mi sono divertito, ho ballato e scherzato con gli amici”

(PS 08.02.08).

Dal canto suo AC 1 ha riferito di aver incontrato alcuni amici e di non aver più detto nulla a nessuno di quanto accaduto a __________:

Non ho raccontato nulla a nessuno di quanto è successo. Fuori dalla discoteca ho conosciuto una ragazza, __________, che non so come si

chiami e con lei sono arrivato in un __________ che stava in faccia a quello

principale di Piazza __________.

Lei è entrata ed io sono rimasto fuori. Sono ancora

andato a fare un giro ed ho incontrato un amico di nome __________ di __________

e sono andato a farmi un giro con lui. Poi ho perso anche lui di vista ed ho

incontrato due conoscenti, un ragazzo di cui non so il nome ed una ragazza di

nome __________ che io avevo conosciuto poiché lavorava come cameriera al bar __________

di __________ circa 1 o 2 anni fa. Non so se __________ sia __________ o __________.

Sono stato in giro con __________ e con questo ragazzo che era con lei che mi

hanno offerto da bere. Mi hanno offerto 2 o 3 birre che credo siano un po’ più

grandi di 0,33dl”

(MP 11.02.08).

Per la verità __________ ha riferito di averlo incontrato

verso le ore 02:00, di averlo visto nervoso e di averlo sentito dire che si era

picchiato con un ragazzo a __________:

confermo di aver incontrato AC 1 verso le __________

al __________ di __________. L’ho visto nervoso e ad un certo punto ha iniziato

a dirmi che si era picchiato a __________ con un ragazzo e che con lui c’erano AC

2.

e AC 3. Io gli ho chiesto il motivo per cui si era picchiato e lui mi ha

detto “perché il ragazzo ci ha rotto i coglioni”.

Gli ho chiesto come mai andava a __________ solo

per fare casino, che è da stupidi, e lui mi ha risposto che mentre lo

picchiavano, il ragazzo è caduto a terra picchiando la testa e poi gli si sono

girati gli occhi. Ha aggiunto che loro hanno continuato a picchiarlo.

AC 1 mi ha detto che si era accorto che la

situazione era degenerata e ha quindi detto agli altri due “è meglio che

scappiamo prima che qualcuno ci veda e ci riconosca”

(MP 03.04.08).

Sia che sia, la questione non riveste particolare

rilievo, anche se è difficile credere che il teste, che peraltro ha pure

dichiarato di aver visto AC 2 dopo, per ben due volte -la prima, alle ore 03:00

quando non gli avrebbe detto nulla e, la seconda, sul treno delle 05:40 quando gli

avrebbe invece parlato della rissa-, abbia volutamente mentito su questo punto,

dato che la circostanza non potrebbe giovare a nessuno. Ma tant'è.

c) Come

detto AC 2 è rientrato con il treno delle 05:40, giunto a __________ alle ore 06:06.

Durante il tragitto ha appreso, nelle circostanze già indicate in precedenza,

che la polizia lo stava cercando. Non si è consegnato subito, ma è stato poi

arrestato in stazione attorno alle ore 07:00 (v. consid. III.2).

d) AC 1

dal canto suo è rientrato con il treno delle ore 06:23 (verb. dib. p. 43). Già

si è detto del fatto che venne raggiunto al telefono da un poliziotto e che

fece finta di non capirne le ragioni. In realtà capì subito il motivo di quella

chiamata. Giunto nei pressi di casa sua venne arrestato attorno alle ore 07:30

(v. consid. III.3).

X. I

soccorsi a __________ ed le cause del suo decesso

1.

Tornando

agli istanti successivi all'aggressione, è stato accertato che ad allertare i

soccorsi è stato, alle 23:46, tale __________, che pure passava di lì per caso

in quanto partecipava alla __________ in compagnia di un suo amico, dopo che

due agenti di sicurezza, tra cui __________, avevano notato della gente che si

agitava:

Giunti davanti alle vetrine del negozio di __________

ho notato un capannello di gente. Non ho capito che cosa stesse succedendo,

nessuna delle persone gridava né si agitava. Io ed il mio collega ci siamo

fatti strada fra le persone raggiungendo il muro e da questo momento ho notato

una persona sdraiata a terra supina. Ho potuto vedere che era un giovane uomo

vestito con una camicia di flanella a righe e dei pantaloni jeans. Lo stesso

era privo di sensi, non presentava comunque ferite visibili. Vicino a lui c’erano

altri giovani che lo chiamavano e gli chiedevano se stava bene, ma come detto

lui non dava segni di vita. Io mi sono accovacciata sul giovane posizionandogli

la pila sul viso. Il ragazzo aveva gli occhi aperti e lo sguardo vitreo,

sembrava morto. __________ lo ha quindi posizionato in decubito laterale per

facilitare la respirazione, che comunque non si percepiva. Anche le sue labbra iniziavano

a cambiare colore diventando violacee”

(PS __________ 06.12 (recte: 02).08).

Così __________:

Per me era grave. Mentre parlavo con la persona

di Ticino Soccorso 144, alla domanda a sapere chi fosse vicino a me, io le

indicavo la presenza degli agenti Securitas.

Ho pertanto messo a disposizione il mio cellulare

alla signora della Securitas che ha spiegato i fatti al collaboratore di TI 144”

(PS 02.02.08),

in questo confermato dalla __________:

A questo punto, una persona di sesso maschile

presente sul posto che prendo atto essere il teste __________, mi passava il

suo telefono cellulare con il quale era già in linea con l’ambulanza. Ho poi

spiegato all’operatore del 144 la situazione”

(PS 19.03.08).

A quel momento giunse sul posto __________, uno

studente infermiere, pure partecipante al __________, che ha praticato un

massaggio cardiaco a __________:

Io con la mia ragazza camminavo al centro della

carreggiata e giunti all’altezza del Vicolo __________, che indico sul

documento numero 1 ho notato un assembramento di persone all’altezza delle

vetrine dello stabile posto sulla mia destra in cui ha sede mi si dice il negozio

__________. Nello stesso momento ho visto delle luci rasoterra ed ho sentito

delle persone che dicevano: “Questo qui l’è ciocc”. Ho continuato a camminare

in mezzo alla folla sino a giungere all’altezza della persona a terra (….)

Quando ho visto la persona a terra ho rivolto lo sguardo verso la mia ragazza e

le ho detto che dovevamo intervenire per soccorrerlo (….) Mi sono avvicinato

agli addetti della sicurezza e gli ho detto che ero infermiere al terzo anno di

tirocinio per questo motivo mi hanno permesso di iniziare i soccorsi. Ho

sentito che uno dei due agenti di sicurezza, non ricordo chi, ebbe modo di

dirmi: “Non respira”. Mi sono quindi chinato sulla persona, all’altezza del

torace ed ho subito controllato le vie respiratorie. In particolare se avesse

qualcosa nella bocca che ostacolasse la respirazione. Davanti a me, all’altezza

della testa della persona a terra c’era l'uomo della sicurezza (….) Parlando

con l'agente di sicurezza che si trovava all’altezza della persona a terra,

siccome non respirava, ci siamo accordati di iniziare il massaggio cardiaco.

L’agente di sicurezza (uomo), dopo che io avevo verificato che la lingua non

fosse retrocessa verso la gola ed avevo posizionato la testa in modo corretto

per le insuflazioni, ha praticato due insuflazioni bocca a bocca. Subito ho

notato che la gabbia toracica si muoveva in modo corretto; era ossigenata (….)

Io ero sul fianco sinistro e dopo che l’agente di sicurezza ha insuflato due

volte ho iniziato il massaggio cardiaco eseguendo 30 compressioni. Al termine

delle compressioni, l’agente di sicurezza ha nuovamente eseguito le due

insuflazioni ed io ho ripreso altre 30 compressioni. Preciso che prima di

iniziare il massaggio cardiaco ho verificato gli stimoli della persona a terra

la quale non rispondeva ai segnali. Aveva gli occhi aperti, sbarrati. Ricordo

che quando gli agenti di sicurezza con la torcia elettrica gli hanno illuminato

il volto le pupille non hanno reagito al contrasto. Al termine della seconda

serie di compressioni sul posto è giunta l’ambulanza. Ricordo pure che prima

che arrivasse l’ambulanza ho verificato nuovamente le pulsazioni dell’arteria

giugulare e ho avuto la sensazione che fossero leggermente aumentate. Ero

contento che finalmente arrivavano i soccorsi. Ad un soccorritore ho solamente

detto che la persona non respirava e che le pulsazioni erano minime. (….) Sono

rimasto sul posto e ho visto che i soccorritori, con l’attrezzo chiamato AMBO,

hanno ossigenato il ragazzo ed un secondo soccorritore ha praticato a sua volta

il massaggio cardiaco. Nel frattempo ricordo che sul posto presenti vi erano

due soccorritrici che io conosco e che so chiamarsi __________ e __________ di

cui non ricordo il cognome. Le due donne hanno poi dato manforte ai

soccorritori professionali”

(PS 27.02.08).

2.

I

militi della SALVA sono giunti sul posto di lì a poco. Così la soccorritrice

professionale __________, che quella sera non si trovava in servizio, ma

festeggiava il __________:

Io e __________ a questo punto ci siamo

legittimate quali soccorritrici professionali ma un agente di sicurezza ci

invitava ad allontanarci poiché qualcuno si stava già occupando di rianimare la

persona (….) qualcuno dei presenti aveva detto che l’ambulanza era già stata

avvertita e pertanto abbiamo atteso l’arrivo della stessa che è giunta un paio

di minuti dopo distanziandoci di un paio di metri dal luogo dell'evento”

(PS 15.02.08).

__________, soccorritrice professionale in

servizio quella sera, ha riferito che, appena giunti sul posto, lei ed i suoi

colleghi, hanno subito compreso la gravità della

situazione:

Guidava il mio collega __________ (….) __________

ha fatto una prima valutazione dello stato respiratorio e il paziente non

respirava. Io ho controllato il battito ad entrambe le carotidi ed era assente.

Abbiamo trovato fondamentalmente un ragazzo a terra e la prima valutazione è

stata quella di un arresto cardio-respiratorio.

Ho guardato le pupille che erano già in midriasi

fissa bilaterale areagenti”

(MP 18.09.08).

Il collega __________ dal canto suo ha preso il

defibrillatore:

Ci siamo avvicinati e ricordo che uno dei due

soccorritori professionisti ha detto che il paziente era grave o in arresto,

non ricordo precisamente. Io sono tornato subito all’ambulanza a prendere il

defibrillatore e quando sono tornato ho visto che i miei colleghi lo stavano

massaggiando. Ho visto che erano presenti anche altri colleghi soccorritori

volontari e professionali che stavano aiutando ad assistere il paziente”

(MP 18.09.08).

3.

In seguito

__________ ha spiegato come ha proceduto a rianimare la vittima, fino

all'arrivo del medico nel frattempo allertato:

Quando ho guardato le pupille, quello che mi

ricordo è che erano già velate. Quando le pupille sono così, in base alla mia

esperienza, significa che c’è un grave trauma cerebrale o un problema

cerebrale.

Ho anche notato, quando ho guardato con la pila

le pupille, le labbra che erano già cianotiche.

Abbiamo quindi iniziato una rianimazione di base

(BLS): massaggio cardiaco e ventilazione artificiale.

Il paziente ha ripreso un ritmo cardiaco

spontaneo e dopo circa due minuti c’era un battito centrale spontaneo (alla

carotide) ma non c’era una respirazione.

Dopo che ha ripreso il polso l’abbiamo monitorato

ed è stata posata la via venosa. In pratica gli abbiamo infuso l’NACL (n.d.r. del sale)”

(MP 18.09.08).

Quanto all'accesso venoso, l'operazione è stata

resa alquanto difficile dalla scarsa luminosità, almeno per quel genere di

operazione. Fatto sta che __________ ha riferito di aver tentato una via venosa,

ma senza successo poiché:

Essendo il luogo piuttosto buio sono riuscita

una prima volta a posizionare il “Venflon” ma poco dopo ho perso la vena ed è

fuoriuscito del sangue. Ho praticato la posa di una garza di

compressione ma non era stata fissata

correttamente e pertanto è fuoriuscito ulteriore sangue”

(PS 15.02.08).

4.

Il

medico dell'ospedale è stato avvertito alle ore 23:57. Così il dott. __________:

Lavoro presso la Salva / EOC di __________ come

medico anestesista da quattro anni. La sera del 1 febbraio 2008, verso le ore 23:57

richiesto dall’equipe dell’ambulanza Salva 401 sono intervenuto a __________ in

Via __________ perché confermato per un arresto cardiaco. In pratica al

sottoscritto viene detto che l’ambulanza si sta recando in un determinato

posto. Qualora i soccorritori lo ritengono necessario possono richiedere la mia

presenza. In questo caso i soccorritori giunti sul luogo hanno richiesto il mio

intervento urgente constatando che il paziente si trovava in arresto cardiaco.

Al mio arrivo il paziente era disteso a terra in posizione supina con la testa

rivolta verso la chiesa di __________ parallelo alla via. Come detto, il

paziente era soccorso dall’equipe della Salva 401. In consegna mi viene riferito che il paziente è incosciente in arresto respiratorio ma ha

ripreso un’attività cardiaca spontanea. In buona sostanza ha ripreso a battere

il cuore. Mi è stato riferito dagli astanti che si tratta di un’aggressione e

che il paziente era stato preso a calci in testa. Chiaramente io non mi sono

interessato a sapere chi fosse stato l’aggressore ma mi sono occupato di

prestare soccorso al giovane paziente. I soccorritori hanno continuato la

ventilazione in maschera con ossigeno al 100% e hanno posizionato un accesso

venoso. I precedenti due tentativi di accessi venosi erano falliti. In pratica

i due tentativi di accessi venosi sono stati praticati dapprima

sull’avambraccio destro e poi, non trovando l’accesso, all’avambraccio

sinistro. Chiaramente, nell’atto, il paziente ha perso qualche goccia di sangue

che potrebbe essere andata a finire sui vestiti. Prendendo le debite

precauzioni abbiamo trasferito il paziente sulla barella e quindi

nell’ambulanza. Constatando una sufficiente stabilità della funzione cardio

circolatoria e rilevando che la nostra posizione distava a pochi minuti dal

pronto soccorso ho deciso di non perdere tempo sul luogo e di trasferire il

paziente al pronto soccorso dell’ospedale di __________. Durante il tragitto è

stato allertato il pronto soccorso. Al nostro arrivo al pronto soccorso alle

ore 00:05 erano presenti i due assistenti di medicina e chirurgia. Al momento

non vi erano altri anestesisti e quindi ho provveduto ad intubare il paziente.

Stabilizzata la funzione respiratoria in attesa di effettuare la Tac encefalo

che era stata richiesta con urgenza è stata fatta una valutazione

“testa-piedi”. Con questo intendo dire che si procede dalla testa ai piedi alla

ricerca di lesioni esterne. Durante questo esame abbiamo notato alcune tracce

di sangue sui vestiti (mutande e maglietta) e sul corpo (sul dorso di entrambe

le mani) (….) Non avendo trovato alcuna lesione anteriore abbiamo ruotato il

paziente su di un fianco alla ricerca di lesioni sul dorso. Non avendo trovato

alcuna fonte di sanguinamento e notando l’esigua quantità di sangue sui vestiti

siamo giunti alla conclusione che il sangue provenisse dalle ferite provocate

dai precedenti tentativi di accesso venoso.

ADR: che al mio giungere non ho notato la

presenza di sangue sul viso del paziente. Preciso comunque che era buio e che

non mi stavo occupando di gestire le vie aeree. Il paziente sin dal mio arrivo

aveva una mascherina per la ventilazione sul viso.

Durante questa mia visita al pronto soccorso il

paziente è stato completamente spogliato e gli abiti tagliati secondo le

normali procedure come si vede dalle fotografie mostratimi dall’interrogante e

contrassegnate come doc. 5 e doc. 6.

Giunto il tecnico di radiologia ci siamo recati

alla Tac dalla quale appariva subito evidente la gravità del quadro cerebrale

con emorragie cerebrali diffuse. Viene contattato il medico radiologo e la

neurochirurgia dell’ospedale __________ alla quale vengono inviate le immagini

Tac per via telematica. Dall’ospedale __________ viene richiesta l’esecuzione

di un angiotac alla ricerca della fonte di sanguinamento cerebrale. Il

sottoscritto non ha seguito personalmente l’esito dell’esame che sicuramente si

può trovare nella cartella clinica del paziente. Appariva comunque subito

evidente la mancanza di indicazione chirurgica, poi confermata dai colleghi neurochirurgi

in base alla complessità e alla notevole entità delle lesioni evidenziate dal primo

esame (….) Come richiestomi dall’interrogante, mentre il paziente era ancora

vestito, le uniche manovre invasive suscettibili di aver provocato la

fuoriuscita di sangue macchiando i vestiti sono stati i tentativi di accesso

venoso. A tale proposito nella fotografia contrassegnata come doc. 7 indico la

zone dove è stato posizionato il nostro accesso venoso funzionante. Nella

stessa fotografia, in posizione distale sullo stesso braccio, si nota il tubo

di collegamento per la rilevazione della pressione arteriosa invasiva che, come

confermato dal collega anestesista di guardia quella notte all’ospedale

regionale di __________ __________ __________, è stato posizionato più tardi in

cure intense. Nello stesso contesto è stato posizionato anche un accesso venoso

centrale in vena giugulare interna a destra (….) Nel corso del mattino successivo

sono stato contattato da un agente di polizia, del quale non ricordo il nome,

il quale mi chiedeva se sull’asfalto fosse possibile rilevare tracce di sangue

alfine di identificare con precisione il luogo dell’aggressione. La mia

risposta in merito è stata che l’unico sangue presente sul luogo derivava dai

tentativi di via venosa ma che non erano tali da essere visibili ad occhio nudo

sull'asfalto”

(PS 14.02.08).

Non è, per finire, contestato che il sangue

fuoriuscito e rinvenuto, tra l'altro, sugli slip che portava __________

proveniva dalle manovre, non riuscite, di ricerca di un accesso venoso (foto N.

65.

e 66, class. D, sez. 1).

5.

Come

detto, all'arrivo dei soccorsi, __________ era in arresto cardio-respiratorio,

non cosciente, senza riflessi, con le pupille in midriasi fissa. Le prime

manovre di soccorso hanno permesso la ripresa dell'attività cardiaca. Dalla

cartella clinica si apprende che la diagnosi è stata di emorragia cerebrale su

trauma cranico. Dopo la rianimazione, la vittima è stata portata all'Ospedale __________

dove, alle ore 00:03 è stata intubata. L'esame della TAC esperito alle ore 01:05

ha mostrato un sanguinamento diffuso con invasione dei ventricoli e ischemia

del tronco. Interpellato dalla direzione sanitaria dell'ospedale di __________,

il responsabile della neurologia ha ritenuto, già a quel momento, che non vi

era ormai più nulla da fare. Alle ore 10:00 una prima valutazione neurologica

ha mostrato il quadro di morte cerebrale, poi confermato da una seconda

valutazione esperita alle ore 17:00. Dall’attestato di morte datato 3 febbraio

2008.

risulta che il decesso è avvenuto il 2 febbraio 2008 alle ore 18.06 (AI

17).

6.

Raccolta

l'autorizzazione dei parenti, la vittima è stata trasportata all'Ospedale __________

per l'espianto degli organi, dopo che il medico legale aveva chiarito che tale

espianto non avrebbe in alcun modo pregiudicato gli esami autoptici.

Con il che, il dott. __________, dell'Università

di Varese, che già era stato chiamato all'ospedale di __________ quella

mattina, in relazione agli accadimenti di cui in rassegna ed aveva visitato il __________

ancora in vita, è stato incaricato di esperire l’autopsia. Nel suo rapporto ha

concluso che il decesso della vittima è da ascrivere ad una emorragia cerebrale

con successiva sofferenza ischemica del tessuto cerebrale, comportante un danno

irreversibile alle strutture deputate al controllo delle funzioni cerebrali

superiori e delle funzioni cardio-respiratorie. Tale emorragia ha avuto origine

da una lacerazione del tratto intracranico dell'arteria vertebrale sinistra,

senza lesioni dirette alle strutture circostanti.

Per determinare tali valutazioni, il dott. __________

ha disposto la fissazione dell'encefalo in formalina per tre settimane. Dopo

circa due settimane ha proceduto all'esposizione delle strutture vascolari del

tronco e del cervelletto onde individuare il punto esatto della lacerazione,

anche perché dal rapporto del neuroradiologo dott. __________ non era possibile

determinare il punto esatto della lesione. Il perito ha quindi proceduto ad

iniettare, nelle arterie della regione in questione, del liquido a bassa

pressione ed ha potuto individuare una fuoriuscita dell'acqua a livello del

tratto intracerebrale dell'arteria vertebrale sinistra, a circa 2 cm dal punto di origine dell'arteria basilare, ossia dove le due arterie vertebrali (destra e sinistra)

si congiungono. L'entità della lacerazione è stata accertata in circa 3 mm, sul versante laterale dell’arteria stessa.

L'analisi dei vasi arteriosi ha inoltre

evidenziato un'ipolpasia dell'arteria vertebrale destra, considerata -e, su

questo punto, non vi sono divergenze tra i periti- “una normale variante di

conformazione del circolo arterioso vertebrale ampiamente descritta in

letteratura” (rapp. 22.04.08 dott. __________, p. 14) che, per finire, non

ha giocato alcun ruolo nella determinazione del decesso:

…è corretto (…) ritenere con probabilità vicina

alla certezza, che i traumi al collo ed alla nuca rispettivamente nella zona

laterale occipitale della testa che hanno prodotto il movimento

estensivo-rotatorio del rachide cervicale, hanno causato rispettivamente

favorito, indipendentemente dall’ipolasia, la lacerazione?

E' corretto”

(rapp. 18.06.08 dott. __________, p. 2-5).

Circa le cause che hanno determinato la lesione

che poi ha causato il decesso della vittima, il dott. __________ ha spiegato

che la rottura dell'arteria non può che essere stata di origine traumatica e

che gli unici due traumi che possono spiegare questa lesione sono la lesione alla

tempia sinistra e l'infiltrazione ematica riscontrata nella regione del collo

(lesioni N. 1 e 12 rapp. 18.06.08 dott. __________ p. 12-13):

Nella dinamica che ha causato il decesso di __________

vengono a ricoprire un ruolo determinante l’infiltrazione ematica riscontrata a

livello della muscolatura del collo, sia in regione laterale sinistra che posteriore.

Infatti, sebbene siano lesioni di modesta entità, testimoniano, comunque, che

in tali zone vi sia stato un trauma. Tale trauma deve, essendo esclusa ogni

altra possibile spiegazione scientifica dell’evento, aver provocato un

movimento di estrema estensione e rotazione del rachide cervicale con quindi

concomitante tensione di tutte le strutture in esso contenute. La forza tensiva

deve quindi aver superato il punto di rottura della parete vasale che si è

quindi lacerata. Tale meccanismo, seppur non comprovabile con assoluta

certezza, è il solo scientificamente sostenibile, poiché, lo ripetiamo, non

sono presenti lesioni dirette delle strutture contigue al punto in cui si è

lacerato il vaso e la spiegazione deve essere quindi identificata in un meccanismo

indiretto di estrema tensione della parete.

Non siamo in grado di definire esattamente il

tipo di trauma che abbia determinato, in questa situazione, l’ipertensione del

rachide cervicale, che è comunque compatibile con la dinamica dei fatti

riferitaci”

(rapp. 22.04.08 dott. __________ p. 18),

precisando che le due lesioni descritte sono

state originate da due eventi traumatici distinti che, entrambi, possono avere

avuto un ruolo concausale:

Sono entrambe lesioni aspecifiche che, però, trovano piena compatibilità

con l'ipotesi che a produrle siano stati calci”

(rapp. 18.06.08 dott. __________ p. 7-8).

In poche parole il perito giudiziario ha spiegato

che la rotazione del rachide che ha determinato la rottura dell'arteria vertebrale

intracranica non può che essere stata di origine traumatica. Gli unici due

traumi che possono averla ingenerata sono quelli riscontrati alla tempia e al

collo. Altri non ve ne sono. Questi due traumi hanno ingenerato un movimento

estensivo-rotatorio sufficientemente importante per vincere l'elasticità del

tessuto e, quindi, provocare la lesione. Così il dott. __________ in occasione

del verbale di delucidazione orale:

la morte è dovuta alla rottura dell’arteria

vertebrale sinistra nella porzione intracranica, cosa che è di evidenza

assoluta. La genesi di questa rottura è certamente non dovuta ad una patologia

spontanea. Altrettanto certamente è di origine traumatica e l’unica ipotesi

possibile per spiegare questa rottura traumatica è un abnorme movimento di

flesso-estensione e rotazione del capo. Per quanto riguarda gli avvenimenti che

hanno determinato questo fenomeno con gli elementi che mi vengono prospettati,

l’ipotesi che questo abnorme movimento sia stato dovuto a colpi inferti da

terzi nella zona del capo e del collo, mi appare molto probabile e l’unica allo

stato compatibile con tutti gli elementi a disposizione ivi compresa la

dinamica che mi è stata indicata”

(MP 24.07.08 p. 4),

confermato in aula:

Alcune persone hanno due arterie vertebrali,

altre ne hanno una sola. Ad ogni modo spesso queste due arterie hanno delle

dimensioni diverse tra loro. A volte uno dei vasi è estremamente più piccolo

dell’altro. La letteratura considera che si tratti di una variante anatomica

normale. __________ aveva effettivamente una arteria estremamente più piccola

dell’altra. Non si tratta però di una malformazione patologica.

Queste arterie intracraniche sono particolarmente

protette dalla struttura ossea. Escludo che la dissezione si sia verificata a

seguito di un evento non traumatico. Ritengo che l’unica spiegazione per la

dissezione riscontrata è un movimento estensivo-rotatorio (….) L’unica

possibilità è che si tratti di una lesione vascolare in assenza di un trauma

penetrante (che sfonda la scatola cranica). Nel caso di __________ la struttura

ossea era perfettamente intatta. Neppure le lesioni riscontrate sembravano far

pensare ad un trauma diretto.

Una lesione vascolare di questa natura può

spiegarsi attraverso un movimento anomalo del capo per estensione e rapidità. È

la spiegazione che la letteratura specifica dà in casi simili, che sono

comunque rari, ma non tanto da non essere considerati.

Deve essere stato un movimento di intensità

sufficiente a superare la resistenza dei vasi. Il movimento deve essere stato

complesso: deve aver avuto più componenti: rotatoria, flessoria ed estensoria.

(…)

Non ho elementi per dire quale trauma (n.d.r.: tra quello al collo e quello alla

tempia sinistra) sia stato causale.

Si tratta ad ogni modo di due traumi distinti,

anche perché sono versanti impossibili da raggiungere contemporaneamente da un

unico episodio lesivo.

Tali due traumi sono gli unici segni

riconducibili a eventi traumativi che possono spiegare un movimento di questo

genere.

Non posso escludere che lo stesso movimento possa

avvenire senza nessuna lesione esterna, ciò che comunque non è il caso qui”

(verb. dib. p. 47-48).

Per quel che riguarda l'eventuale influenza del

tasso di alcolemia, il dott. __________ ha escluso che un tasso dello 0,31 per

mille, come quello rinvenuto nel sangue di __________, abbia avuto qualsivoglia

ruolo nella determinazione della lesione.

7.

Gli

accertamenti del dott. __________ sono risultati convincenti e non sono stati per

nulla scalfiti dalla perizia di parte del dott. __________.

a) Innanzi

tutto il dott. __________ è l'unico ad aver esperito direttamente l'autopsia

sulla salma. Egli ha chiaramente indicato il metodo con il quale ha proceduto.

In un primo tempo ha eseguito l'autopsia, senza consultare atti del

procedimento che non fossero di carattere medico. La documentazione consultata

è chiaramente esposta a pagina 2 del suo rapporto 22 aprile 2008. Così

l'esperto in aula:

Lavoro per l’Università e l’Ospedale di __________

in qualità di medico legale. Svolgo numerose autopsie nell’ambito della mia

attività. Mi è già capitato di comparire davanti a tribunali svizzeri e,

spessissimo, davanti a tribunali italiani. Sono specialista dal 1999, ma ho

cominciato a svolgere la mia attività già prima della specializzazione, nel

1995.

Ho allestito un primo rapporto 22.4.2008. Lo

scopo di tale rapporto era quello di individuare lo stato di salute

estremamente grave del giovane, poi deceduto. In seguito al decesso ho quindi

proceduto all’esame autoptico. Per la prima analisi non ho consultato atti di natura

non medica. (….) Dopo il decesso ho proceduto all’esame necroscopico che si

compone dell’esame esterno e di quello interno della salma. Ho proceduto in

seguito all’esame dell’encefalo. La peculiarità dell’esame era che, dagli

accertamenti clinici, già sapevo che vi era stato un danno cerebrale. Premetto

che è bene che l’esame dell’encefalo avvenga dopo un periodo di fissazione. Ho

quindi cercato l’origine dell’emorragia. Sono riuscito ad individuare l’origine

del sanguinamento e a campionare porzioni dell’encefalo, dei vasi e della

dissezione. (….) Nella vittima non ho trovato nulla di preesistente che potesse

dare una spiegazione alternativa a quella traumatica”

(verb. dib. p. 46).

Posto che la lesione dell'arteria intracranica

che ha portato al decesso di __________ non può che essere stata originata da

un trauma, il dott. __________ ha proceduto ad un'analisi approfondita della

salma volta a ricercare quali traumi potessero aver causato detta lesione

letale. Ne ha individuati due, ossia quello alla tempia sinistra e quello al

collo. Altri non ve ne sono. Il perito giudiziario ha pure escluso che colpi

che non hanno ingenerato segni di traumi possano aver condotto alla citata

rotazione-estensione del rachide ed alla conseguente emorragia con esito letale

(verb. dib. p. 48).

b) La

difesa di AC 2 ha incaricato il dott. __________, dell'Università cattolica di

Roma, di esprimere un suo giudizio sulla perizia del dott. __________. A dire

il vero egli era già stato in precedenza contattato dalla patrocinatrice di AC 1

ma, per finire, ha detto in aula che “rappresento il prevenuto AC 2” (verb. dib. p. 56). Richiesto di indicare quale

documentazione avesse consultato, il perito di parte non ha saputo indicare con

precisione quali atti dell’incarto ha visto prima di allestire il suo rapporto.

In aula ha detto di aver consultato pure della documentazione facente parte dell'incarto,

“fotocopie di verbali che mi sono stati dati” ossia “qualche

centimetro di carta”, senza essere in grado di specificare quali atti (verb.

dib. p. 56). Nel suo rapporto non figura, contrariamente a quelli allestiti sia

dal perito giudiziario che da quello della parte civile, l'elenco degli atti

consultati. Il giorno dopo la sua audizione ha fatto pervenire alla Corte un

manoscritto (doc. dib. 12) in cui elenca tutta una serie di atti asseritamente

consultati, senza citare verbali d'inchiesta come invece aveva, seppur

vagamente, menzionato il giorno prima. Si tratta, a non averne dubbi, di un

estremo tentativo di ovviare all'obiezione fatta dal Presidente della Corte in

aula:

c`è una bella differenza tra il procedere

partendo dalle lesioni riscontrate sulla salma per risalire alla spiegazione

scientifica e il trovare una spiegazione scientifica partendo invece dai fatti

di cui si è già a conoscenza”

(verb. dib. p. 56).

Sia che sia, già solo questa lacuna

sull'indicazione degli atti realmente consultati non ha permesso di verificare

se il lavoro svolto abbia seguito un metodo ben determinato e se il risultato sia

coerente con questo metodo. In altri termini, non potendo sapere quale

documentazione dell'incarto il dott. __________ abbia per finire consultato,

non è risultato possibile stabilire se le ipotesi da lui adombrate siano in

realtà il frutto di asserzioni parziali, a solo ed esclusivo servizio del suo

mandante, o meno.

Una seconda obiezione che la Corte ha mosso al

dott. __________ è di aver, già nelle prime pagine del suo esposto (doc. TPC

26), fatto riferimento ad alcune circostanze fattuali nemmeno accertate dalla

Corte (come ad esempio che il calcio di AC 1 sarebbe avvenuto mentre il capo di

__________ poggiava a terra).

Giustamente -ed in maniera del tutto convincente-

al dibattimento il perito giudiziario, assunto in contraddittorio con il

perito di parte, ha precisato:

Non rilevo delle sostanziali differenze

nell’interpretazione scientifica tra quanto fatto da me e quanto fatto dal dott. __________. Il dott. __________ si è espresso in merito a delle ipotesi che

gli sono state sottoposte. Chi mi ha incaricato mi ha invece spiegato di

registrare il più possibile asetticamente quanto da me scoperto. Io avevo

presente in che ambito era avvenuta la lesione”

(verb. dib. p. 62).

In terzo luogo anche il tasso di alcolemia della

vittima ritenuto dal perito di parte è risultato errato. Egli ha infatti tenuto

in considerazione il valore di 0,7 per mille, definendolo un tasso che “può

determinare un po' di vasodilatazione” ed adombrando l'ipotesi che, nella determinazione

della lesione, ciò abbia potuto giocare un ruolo concausale. Sennonchè, come

visto, il tasso accertato è dello 0,31 per mille, valore che ha da essere

ritenuto del tutto irrilevante, il dott. __________ considerandolo irrilevante

anche se fosse stato dello 0,7 per mille (rapp. 18.06.08 dott. __________ p. 3).

c) Nel suo

rapporto il dott. __________ illustra dapprima tutta una serie di casi, tratti

dalla letteratura, in cui un soggetto avrebbe subito la dissezione dell'arteria

vertebrale intracranica senza sforzi particolari. La Corte non ha motivo di

dubitare che questi casi siano davvero descritti nella letteratura. La

questione è comunque irrilevante. Da un lato, nulla si sa delle condizioni

delle vittime, in particolare non si dispone di dati precisi -come invece nel

caso di specie- circa l'esistenza o meno di eventuali predisposizioni e,

dall'altro, nulla si sa della dinamica che ha ingenerato la lesione e, ancora, del

modo in cui la lesione si è prodotta. Del resto, nemmeno il dott. __________ ha

preteso che la lesione che ha ingenerato la morte di __________ abbia avuto un’origine

non traumatica.

Nel tentativo di insinuare il dubbio che tale

rottura sarebbe avvenuta con la vittima ancora in piedi, il perito di parte ha

preteso che non sarebbe possibile stabilire quale trauma ha ingenerato la

lesione letale, spingendosi fino ad escludere che si tratti dei calci al capo

con la vittima a terra. Di tutta evidenza si tratta, ancora una volta, di

spiegazioni di comodo, prive di rigore metodologico e scientifico, fatte

unicamente nell'interesse del AC 2.

Innanzi tutto già si è detto che alla vittima,

quando era ancora in piedi, non sono stati inferti pugni al volto tali da

creare dei traumi. Secondariamente nessuno dei testimoni, nemmeno peraltro gli

accusati, ha indicato di aver visto la vittima ruotare il capo o fare un

movimento tale da ingenerare una rotazione-estensione della testa quando ancora

era in piedi, per di più tale da causare la rottura dell’arteria. Si tratta in

realtà di una semplice ipotesi, adombrata dal perito di parte, ancora una volta

completamente fuori dal contesto che ci occupa. A ciò aggiungasi che, finchè

era in piedi, __________ -quand'anche fosse stato colpito al volto, in modo

comunque leggero e tale da non lasciare tracce- ancora era vigile e, quindi,

pronto a parare eventuali colpi rispettivamente ad assecondarli con il resto

del corpo, di guisa che il movimento estensivo-rotatorio del capo di cui si è

detto non può essersi prodotto in tale situazione:

Il movimento deve essere stato repentino e molto

ampio (….) Una spiegazione del movimento abnorme per difetto di corretta

resistenza da parte dell’individuo è che il soggetto non ha contratto il

muscolo del capo perché si trovava in una posizione particolare o non si

aspettava il trauma”

(__________, verb. dib. p. 47).

d) Il perito

della difesa ha concluso:

L'intervallo di tempo tra l’inizio dei disturbi

nervosi quando __________ __________ era ancora in piedi e l’arresto

cardiorespiratorio può valutarsi in circa un minuto, od anche meno: ma tale

ricostruzione è importante in quanto induce ad escludere che i traumi inferti a

terra abbiano avuto qualche ruolo nel causare la morte. Infatti la fissurazione

dell’arteria era avvenuta già in precedenza, attendibilmente per il meccanismo

distorsivo descritto ampiamente nella letteratura specifica e ritenuto il più

attendibile dal collegio peritale con il quale pertanto si concorda sotto

questo profilo ricostruttivo”

(doc. TPC 26, p. 23).

Si tratta, di nuovo, di conclusioni che non

possono essere condivise. Nell'escludere che l'origine della lesione arteriosa

risultata fatale a __________ sarebbero i calci a terra, il dott. __________ in

aula ha in particolare spiegato che un calcio in fronte non può aver ingenerato

il cennato movimento rotatorio-estensivo perché la testa poggiava a terra. A

parte il fatto che, come visto, la vittima non ha ricevuto calci in fronte, ma

al collo ed alla tempia sinistra, ancora una volta egli si diparte

dall'accertamento dei fatti operato dalla Corte e fornisce una spiegazione in

urto con essi. E’ stato infatti accertato che, in particolare il calcio di AC 1,

è stato dato allorquando __________ non aveva il capo appoggiato a terra.

Dal canto suo il perito giudiziario ha,

pertinentemente e coerentemente con tutto il suo lavoro, precisato in aula che

non vi sono elementi che possano far ritenere che il movimento abnorme

responsabile della lacerazione dell'arteria sia avvenuto con la vittima ancora

in piedi, mentre vi sono elementi che rendono tale lesione compatibile con

traumi subiti a terra (verb. dib. p. 50).

e) Per

quel che è dell’intervallo di tempo tra il momento del trauma e l'arresto cardio-respiratorio,

il dott. __________ lo ha indicato in un minuto, forse anche meno (doc. TPC 26

p. 23). Secondo il perito giudiziario, questo tempo può essere valutato in

secondi, fino al massimo a uno o due minuti:

Se si considera la lesione vascolare constatata,

isolata da altri eventi, posso dire che i sintomi si producono in secondi

(decine di secondi) o al massimo pochissimi minuti (1 o 2). Probabilmente è

stato un fenomeno progressivo. Certamente non è stato un fenomeno immediato”

(verb. dib. p. 50),

precisando che il fenomeno dello sbarramento

degli occhi non è un termine scientifico:

Il momento dello sbarramento degli occhi può

coincidere con l’arresto cardiaco. Lo sbarramento degli occhi non è un termine

scientifico. Sono molto titubante a poter dare un significato ad un fenomeno di

questo genere. Non si può inoltre dare eccessivo peso alla percezione da parte

di chi non è del ramo medico”

(verb. dib. p. 50).

Dal canto suo il perito di parte dott. __________

ha spiegato in aula che già dopo due secondi dall'arresto cardiaco una persona

può avvertire i primi sintomi, mentre dopo 5 secondi può già instaurarsi uno

stato d'incoscienza. La lacerazione dell'arteria di __________ è stata ampia,

pari almeno al diametro del vaso, e ha quindi provocato un'emorragia massiccia.

La vittima aveva un'ipoplasia all'arteria destra, di guisa che tutta la

circolazione passava soltanto da quella poi laceratasi: fermo restando che

l'ipoplasia non ha avuto alcun ruolo nella determinazione del decesso, per il

fatto che tutto il sangue passava dalla sola arteria sinistra, l'emorragia sarebbe

stata più rapida poiché, da una parte, era massiccia e, dall'altra, non era nemmeno

possibile compensare la fouriuscita di sangue, di guisa che nella fattispecie

possono essere bastati anche solo 7 secondi perché si instaurasse uno stato di

incoscienza (verb. dib. p. 54).

Detto che il perito giudiziario e quello della

difesa non hanno espresso certezze sui tempi necessari per giungere ad un

arresto cardio-respiratorio (da una decina di secondi fino ad un paio di

minuti), le testé citate spiegazioni del dott. __________, che pure situa l’intervallo

di tempo tra la lesione e l’arresto cardiaco, in buona sostanza, in questo

lasso di tempo (7 secondi sono molto vicini ad una decina), sono apparse

convincenti e perfettamente coerenti con gli accertamenti esperiti dalla Corte.

In estrema sintesi, l'ipolasia di __________ può perfettamente spiegare la

rapidità dell'insorgere dell'arresto cardio-respiratorio, che comunque sarebbe

insorto ed avrebbe avuto i medesimi effetti, nel senso che sarebbe avvenuto

quasi subito dopo il trauma che lo ha ingenerato.

Come accertato in precedenza __________, prima di

ricevere i calci in testa, era ancora cosciente, si rannicchiava per

proteggersi dai colpi, e meglio dalle pedate, che gli venivano inferte nella

regione toracica, rispettivamente sulle braccia con le quali tentava di

proteggersi. E' vero che tutta l'aggressione, a partire dalle spinte iniziali

di AC 3 fino all'ultimo calcio di AC 2 alla tempia, è durata pochissimi minuti.

Affermazioni più precise sarebbero arbitrarie, visto che gli unici dati

temporali certi sono quelli dell'uscita dei tre dal __________ N. 3,

dell'allerta dei soccorsi e dalla telefonata di AC 2 a AC 3, rilevati però da tre orologi diversi, senza verifica del decalage. Dal canto loro i testimoni che hanno affermato che il tutto si sarebbe svolto in pochi secondi, hanno

riferito di proprie impressioni personali, non certo rilevate con il cronometro

in mano. Del resto, per la maggior parte di essi, deve valere che hanno visto

solo questa o quella parte dell’intera aggressione. Sia che sia, la Corte ha

accertato che la vittima, a terra, non si aspettava calci in testa, ma cercava

di difendersi nella zona in cui era ripetutamente colpita. Lo faceva in modo cosciente,

poco compatibile con chi ha in corso un'emorragia cerebrale della portata di

quella poi accertata.

f) Il

dott. __________ ha chiarito, nei suoi rapporti e in aula, che si tratta di un

caso raro, dato che la struttura ossea che racchiude l'arteria era del tutto

intatta e la vittima non presentava patologie preesistenti che possano aver

contribuito alla rottura vascolare, che si può quindi spiegare solo attraverso

un movimento anomalo del capo per estensione e rapidità (verb. dib. p. 47). Al

riguardo così si è espresso il perito giudiziario:

Nel referto autoptico si legge che “si tratta di un caso del

tutto anomalo”. Indichi il medico legale il motivo per cui il caso viene

definito in questa modo.

Si intendeva con questa locuzione rappresentare I'estrema rarità

di un evento consimile che nello stesso tempo integra Ie caratteristiche di un

decorso fenomenologico eccezionale e di una concatenazione naturalistica di

eventi che non si osserva nella normalità dei casi”

(rapp. 18.06.08, p. 10).

Da tale prudente e corretta affermazione non

devono essere tratte, come pretende la difesa, conclusioni tali da scalfire gli

accertamenti che individuano nelle due lesioni citate (alla tempia ed al collo)

l'origine dei traumi che hanno per finire ingenerato la rottura dell'arteria vertebrale

intracranica. Con tale affermazione il perito ha semplicemente inteso spiegare

come nel caso del __________ si sia prodotta una lesione che, nella maggior

parte dei casi, a seguito di traumi come quelli riscontrati, non si produce. Si

tratta di un caso raro, pur tuttavia non così raro da non essere preso in

considerazione dalla letteratura scientifica (verb. dib. p. 47). Insomma, e per

dirla in termini terre à terre, se __________ ha avuto più sfortuna, l’ha avuta

né più né meno di chi, in un banale incidente della circolazione, perde la vita

rispetto a chi, molto più fortunato, sopravvive per miracolo ad una sciagura

aerea. Ma questa sfortuna non rende inidoneo il trauma a causare la lesione che

ha ingenerato, né tantomeno insinua dubbi che le cause della stessa sarebbero

da ricercare altrove, anche perché -come visto-, in assenza di predisposizioni

della vittima, la rottura dell'arteria vertebrale intracranica ha avuto origini

traumatiche e gli unici traumi che la possono spiegare sono quelli alla testa.

In altri termini il caso è anomalo in punto alla

lesione accertata, ma non nel risultato: picchiare in testa qualcuno a terra,

indifeso, con un calcio, è un atto proprio a causare il decesso. Ci torneremo.

g) Alla

luce delle considerazioni testé ricordate, la Corte ha quindi accertato che il

decesso di __________ è avvenuto a seguito di un arresto cardio-respiratorio

intervenuto per un'emorragia cerebrale causata dalla rottura dell'arteria vertebrale

intracranica sinistra. Tale lesione, sicuramente di origine traumatica, è stata

causata da un importante movimento rotatorio-estensivo che ha vinto

l'elasticità del tessuto, movimento a sua volta ingenerato da uno dei due

traumi riscontrati alla tempia sinistra rispettivamente al collo in regione

postero-laterale sinistra o da entrambi in concorso. Quanto alla paternità dei

colpi che hanno ingenerato tali lesioni la Corte ha accertato che l'infiltrazione

ematica al collo è stata causata dal calcio di AC 1 a __________ a terra e l'escoriazione alla tempia sinistra è da attribuire alla pedata di AC 2 a __________ a terra. Altre ipotesi non ve ne sono.

XI. Il

reato di aggressione a carico di AC 3

1.

Per

l'art. 134 CP chiunque prende parte ad un’aggressione, a danno di una o più

persone, che ha per conseguenza la morte o la lesione di un aggredito o di un

terzo, è punito con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena

pecuniaria.

L’art. 134 CP commina la pena detentiva sino a

cinque anni a chiunque prende parte a un’aggressione a danno di una o più

persone, purché abbia per conseguenza la morte o la lesione di un aggredito o

di un terzo. Il reato di aggressione presuppone quindi che un gruppo di persone

(almeno due) attacchi con violenza un altro gruppo di persone che rimangano

passive (Trechsel, Kurzkommentar, n. 1 e 2 ad art. 134 CP). La conseguenza

della morte o del ferimento di una persona è condizione oggettiva di

punibilità, non necessariamente riconducibile quindi all’intenzione degli aggressori

(Trechsel, op. cit., n. 3 e 4 ad art. 134 CP).

Trattasi di un delitto di messa in pericolo

astratta (Aebersold, BK, n. 1 ad art. 134 CP).

La norma dell’art. 134 CP è stata introdotta con

la revisione del 1989 ed è entrata in vigore il 1.1.1990 (Aebersold, op. cit., n.

1.

ad art. 134 CP). La sua introduzione mirava a colmare la lacuna lasciata

dall’art. 133 CP per il caso in cui non si era in presenza di una rissa poiché

una parte agiva attivamente, mentre l’altra rimaneva passiva o si limitava a

difendersi (Aebersold, op. cit., n. 1 ad art. 134 CP).

Contrariamente alla rissa, l’aggressione è un

atto di violenza unilaterale, motivato da intenzioni ostili, commesso da almeno

due persone contro l’integrità fisica di una o più persone (Corboz, Les

infractions en droit suisse, n. 2 ad art. 134 CP).

Quando più persone se la prendono con una vittima

che resta passiva, non vi è scambio di colpi e quindi è esclusa la qualifica

giuridica di rissa. Come visto, l’art. 134 CP è stato introdotto per colmare

tale lacuna e reprimere il caso in cui si può stabilire chiaramente che vi è

stato un attacco unilaterale (Corboz, op. cit., n. 1 ad art. 134 CP; Trechsel, op.

cit., n. 1 ad art. 134 CP). Perché si possa parlare di attacco unilaterale

occorre che la o le persone aggredite non abbiano avuto, al momento

dell’attacco, un atteggiamento aggressivo che ha fatto sì che l’inizio del

confronto sia dipeso dal caso (Corboz, op. cit., n. 6 ad art. 134 CP).

Occorrono almeno due aggressori (Corboz, op.

cit., n. 3 ad art. 134 CP), ma basta che una persona si unisca all’aggressione

iniziata da un’altra (Aebersold, op. cit., n. 5 ad art. 134 CP).

Vi possono invece essere una o più persone

aggredite (Corboz, op. cit., n. 4 ad art. 134 CP). La persona aggredita deve

rimanere assolutamente passiva o deve solo cercare di proteggersi in modo

difensivo (e non offensivo) (Aebersold, op. cit., n. 6 ad art. 134 CP;

Stratenwerth/Jenny, BT I, n. 37 ad § 4).

L’aggressione può anche svilupparsi direttamente

da una rissa, qualora al termine del confronto reciproco gli aggressori

continuino a picchiare con violenza una persona che non si difende più

(Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 2 ad art. 134 CP; Aebersold, op. cit., n. 5

ad art. 134 CP; DTF 118 IV 227).

Vi è rissa se ogni parte partecipa attivamente al

diverbio, non foss'altro che per difendersi (DTF 131 IV 152).

La vittima deve rimanere passiva. Ha un

comportamento passivo solo in caso di semplice resistenza che non degeneri in

spintoni o percosse. Deve solo proteggersi, senza lasciarsi andare in nessun

modo a vie di fatto (DTF 106 IV 246), senza che tale

passività sia assoluta (Kassationshoh ZH 31.10.05 N. AC 050028; RJN 1998 p.

135).

La partecipazione dell’autore all’aggressione

basta, indipendentemente dalla sua responsabilità in relazione alla morte o

alla lesione (RJN 1998, p. 135).

Secondo la dottrina dominante, la partecipazione

può essere anche puramente psicologica o verbale (Stratenwerth/Jenny, op. cit.,

n. 40 ad § 4; Trechsel, op. cit., n. 2 ad art. 134 CP; Aebersold, op. cit., n.

7.

ad art. 134 CP). Per Corboz, Trechsel e Stratenwerth/Jenny, chi si limita ad

una partecipazione verbale non conta per stabilire se è raggiunto il numero di

due aggressori (Corboz, op. cit., n. 8 ad art. 134 CP; Trechsel, op. cit., n. 2

ad art. 134 CP; Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 40 e 41 ad § 4).

L’esito letale o la lesione personale per la

persona aggredita o un terzo costituiscono una condizione oggettiva di

punibilità. La realizzazione del risultato nella persona di un aggressore non

basta (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 1 e 4 ad art. 134 CP; Corboz, op.

cit., n. 9 ad art. 134 CP).

Il risultato non è ciò per cui risponde l’autore.

Il risultato è solo l’indizio della pericolosità che giustifica il

perseguimento penale. Di conseguenza, anche le pretese civili non possono

essere fatte valere solidalmente contro tutti i partecipanti, indipendentemente

dal loro contributo al risultato. Trattandosi semplicemente di una condizione

oggettiva di punibilità, la gravità della lesione non può essere rilevante

nella commisurazione della pena (Aebersold, op. cit., n. 12 ad art. 133 CP e n.

9.

ad art. 134 CP; Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 19, 26 e 42 ad § 4).

La lesione deve risultare dalla pericolosità

tipica dell’aggressione, non da circostanze casuali o atipiche, come ad esempio

la morte a seguito di una rissa di un emofiliaco o di una persona malata a sua

insaputa di tumore al cervello (Aebersold, op. cit., n. 14 ad art. 133 CP e n.

9.

ad art. 134 CP; Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 30 e 42 ad § 4).

Secondo la giurisprudenza, non è necessario che

la ferita mortale o la lesione personale intervengano durante l’aggressione:

basta che si tratti di una conseguenza della stessa (Corboz, op. cit., n. 8 ad

art. 133 CP).

Il partecipante è punibile anche se ha lasciato

l’aggressione prima che sopraggiungessero le lesioni o la morte, se tali

conseguenze derivano dalla pericolosità del confronto esistente già al momento

della sua partecipazione (Corboz, op. cit., n. 9 ad art. 133 CP; Trechsel, op.

cit., n. 7 ad art. 133 CP; Aebersold, op. cit., n. 16 ad art. 133 CP e n. 9 ad

art. 134 CP; Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 31 e 42 ad § 4; DTF 106 IV 246).

Non realizza invece il reato chi partecipa all’aggressione solo dopo che è

sopraggiunta l’ultima lesione (Corboz, op. cit., n. 9 ad art. 133 CP;

Aebersold, op. cit., n. 15 ad art. 133 CP e n. 9 ad art. 134 CP;

Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 31 e 42 ad § 4)

La morte o la lesione corporale devono risultare dall’aggressione

o dagli avvenimenti che l’hanno immediatamente seguita (Corboz, op. cit., n. 11

ad art. 134 CP).

Soggettivamente occorre l’intenzione, la quale

deve tuttavia portare solo sulla partecipazione ad un’aggressione

(Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 3 ad art. 134 CP). L’esito letale o la

lesione essendo solo una condizione oggettiva di punibilità, l’intenzione non

deve coprire anche questo elemento (Corboz, op. cit., n. 10 ad art. 134 CP).

2.

La

Corte ha accertato che AC 3 non si è mai dissociato, prima del suo arresto, dai

due coimputati e se n’è andato a casa, non perché pentito o perché voleva per

finire rompere il sodalizio con gli altri, ma soltanto perché il giorno dopo

avrebbe dovuto lavorare. Egli, peraltro intervenuto per primo contro __________,

non ha agito per proteggerlo e nemmeno si è interessato alle ragioni della

discussione in corso. E' stato lui che, appreso da AC 2 della presenza del rissoso

__________, non ha esitato un istante ad avventarsi su __________. Chi

interviene a difesa di qualcuno non lo spintona una, due, tre volte, ma semmai

impiega la forza dissuasiva delle parole nei confronti di chi sa essere facile

a menare le mani e di cui nemmeno doveva aver paura dato che la differenza di

stazza fisica lo avrebbe di certo premiato. In quel momento la sua percezione

non poteva essere di una rissa o di una bagarre già in corso, ma di una

semplice discussione tra più persone, magari un po' animata, ma nulla di più di

una discussione tra più individui, tra cui uno noto per essere un

attaccabrighe. Per la Corte AC 3 non si è limitato a dare tre spintoni a __________,

ma l'ha colpito anche quando questi era già a terra, dove era caduto per

effetto dei calci di AC 2 e/o di __________. Ne discende che egli ha condiviso,

fino agli istanti che hanno preceduto i due calci alla testa rivelatisi letali,

appieno l'agire di AC 2, di AC 1 e di __________, picchiando la vittima prima

in piedi e poi a terra, dopo che vi era finita proprio per i colpi dei compagni

aggressori. Ne discende che deve essere condannato per aggressione commessa per

dolo diretto e non già per rissa.

XII. Il

reato di omicidio intenzionale per AC 2 e AC 1

1.

a) Per

l'art 111 CP chiunque intenzionalmente uccide una persona è punito con una pena

detentiva non inferiore a cinque anni, in quanto non ricorrano le condizioni

previste negli articoli seguenti.

Il comportamento criminoso consiste nell’uccidere

intenzionalmente una persona. L’autore deve adottare un comportamento che

provochi la morte altrui (Corboz, Les infractions principales, I, n. 1 ad art. 111

CP). Deve inoltre esistere un rapporto di causalità tra il comportamento

adottato dall’autore e il decesso della vittima. Ne consegue che il

comportamento rimproverato all’autore deve rappresentare la causa naturale e

adeguata della morte della vittima (Corboz, Les

infractions principales, I, n. 12 e segg. ad art. 111 CP).

Sussiste un rapporto di causalità naturale tra il

comportamento dell’autore e il risultato quando il primo è la conditio sine qua

non del secondo (DTF 122 IV 23; 121 IV 212; 116 IV 310; 115 IV 102; 100 IV 283;

95.

IV 142). Non è necessario che si tratti dell’unica causa o della causa

immediata del risultato (DTF 116 IV 310; 115 IV 206; 100 IV 283; 95 IV 142), né

che ne sia la causa ultima o la più efficace.

L’esistenza del rapporto di causalità naturale è

una questione di fatto (DTF 127 IV 189; 122 IV 23; 121 IV 212; 117 IV 133; 115

IV 102, 234; 103 IV 291; 91 IV 119).

Per imputare penalmente il risultato all’autore è

inoltre necessaria l’esistenza di un nesso di casualità adeguata tra il

comportamento e il risultato. La causalità è adeguata quando il comportamento

dell'autore è atto, secondo il corso ordinario delle cose e l’esperienza

generale della vita, a produrre o a favorire l’avvenimento imputato (DTF 127 IV

39; 122 IV 23; 121 IV 212; 115 IV 102, 207, 243; 103 IV 291; 101 IV 70; 100 IV

283; 95 IV 143; 92 IV 87; 91 IV 119, 156, 187; 87 IV 159, 86 IV 155). Manca il

rapporto di causalità adeguata quando interviene un avvenimento straordinario

ed imprevisto che relega in secondo piano tutti gli altri fattori che hanno

contribuito alla realizzazione del risultato (DTF 127 IV 39; 122 IV 23; 1221 IV

15, 213; 120 IV 312; 115 IV 102, 207, 244; 103 IV 291; 100 IV 214, 283; 98 IV

173; 92 IV 88; 91 IV 187).

L’esistenza o meno di un nesso di causalità

adeguata è una questione di diritto (DTF 122 IV 23; 121 IV 213; 117 IV 134; 91

IV 119, 156).

L’autore deve adottare un comportamento che

provochi la morte di una persona (Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 1

ad art. 111 CP).

L’agire delittuoso è ogni atto giuridicamente

rilevante con il quale l’autore dà un contributo causale per il sopraggiungere

del risultato, ossia della morte (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 5 ad art.

111.

CP).

L’illiceità si caratterizza per il risultato

voluto o ottenuto, non per il modo di procedere. Il metodo adottato importa

quindi poco (Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 2 ad art. 111 CP),

salvo se per la crudeltà del suo agire l’autore può essere qualificato d’assassino

(Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 3 ad art. 111 CP).

Oggetto della protezione è la vita umana, dalla

nascita alla morte (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 1 ad art. 111 CP). Ogni

vita umana è tutelata, indipendentemente dalle speranze di vita. Non sono

ammesse relativizzazioni per infermità psichiche e/o fisiche: anche il neonato

senza speranze di sopravvivenza, il malato terminale o il grave minorato

mentale e/o fisico godono della piena protezione penale (Stratenwerth/Wohlers, op.

cit., n. 2 ad art. 111 CP; DTF 98 Ia 515).

Risultato del reato è la morte di una persona,

intesa come morte cerebrale (ossia l’irreversibile venir meno di tutte le

funzioni cerebrali; Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 3 ad art. 111 CP;

Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 6 ad art. 111 CP; DTF 98 Ia 512).

La giurisprudenza ha ammesso che occorre prendere ispirazione, sebbene non

costituiscano norme di diritto, dalle direttive dell’Accademia svizzera delle

scienze mediche che utilizzano alternativamente i concetti di morte cerebrale e

di morte cardio-circolatoria (Corboz, Les infractions en droit suisse, n. 6 ad

art. 111 CP; Stratenwerth/Jenny, op. cit., n. 7 ad § 1; Donatsch, Strafrecht,

III, p. 3; DTF 98 Ia 512).

Se la vittima è già morta, solo il delitto

impossibile può entrare in considerazione (Corboz, Les infractions en droit

suisse, n. 8 ad art. 111 CP).

L’omicidio è un reato di risultato. Se questo non

si è prodotto occorre valutare le varie forme del tentativo (Corboz, Les

infractions en droit suisse, n. 11 ad art. 111 CP).

b) Pacifico

che la vittima è deceduta, come visto, per i due calci infertile alla testa,

quando giaceva a terra. Altrettanto certo è che non presentava predisposizioni

alla lesione subita, tali da rompere il nesso di causalità naturale e adeguato

tra i calci ed il decesso. Già si è detto, al proposito, che si tratta di un

caso raro, ma tale rarità deve essere posta in relazione con la lesione tale e

non con l’idoneità dei calci a causare il decesso. Resta, per finire, l’aspetto

soggettivo.

c) Soggettivamente

occorre l'intenzione, ma basta il dolo eventuale.

Sussiste dolo eventuale laddove I'agente ritiene possibile che

I'evento o iI reato si produca, e, ciò nondimeno, agisce, poiché prende in

considerazione I'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non

desiderandolo (DTF 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16, 131 IV 1 consid. 2.2 e

rinvii). Chi prende in considerazione I'evento qualora si produca, ossia lo

accetta, lo vuole ai sensi dell'art. 12 cpv. 2 CP ("basta a tal fine che

I'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli iI

rischio"; cfr. 18 cpv. 2 vCP). Non è necessario che I'agente desideri tale

evento o lo approvi (DTF 121 IV 249 consid. 3a). II discrimine tra dolo eventuale

e negligenza cosciente può rivelarsi delicato, sia in un caso come nell'altro,

infatti, I'autore (nel dolo eventuale) ritiene possibile che I'evento o iI

reato si produca. Mentre v'è negligenza, e non dolo, qualora I'autore, per

un'imprevidenza colpevole, agisce presumendo che I'evento, che ritiene

possibile, non si realizzi (DTF 130 IV 58 consid. 8.3). Quindi, la differenza

tra dolo eventuale e negligenza cosciente risiede nella volontà dell'autore e

non nella coscienza (DTF 133 IV 9 consid. 4 pagg. 15 e segg. con giurisprudenza

ivi citata).

Il dolo (eventuale), quale fatto

interiore, può essere accertato solo in base a elementi esteriori; ne discende

che in quest'ambito, Ie questioni di fatto e di diritto sono strettamente

connesse tra di loro e coincidono parzialmente (DTF 133 IV 1 consid. 4.1 pag.

4).

In mancanza di confessioni, il giudice può, di regola, dedurre la

volontà dell'interessato fondandosi su indizi esteriori e sulle regole

dell'esperienza. Può inferire la volontà dell'autore da ciò che questi sapeva,

laddove I'eventualità che I'evento si produca era tale da imporsi all'autore,

in modo che si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 133

IV 222 consid. 5.3 pag. 225, 130 IV 58 consid. 8.4).

d) Nella

DTF 6S.180/2003 il TF ha confermato la condanna per tentato omicidio

intenzionale per dolo eventuale nel caso di un padre di famiglia che ha

violentemente e lungamente stretto il collo della figlia e che, solo grazie

all'intervento della madre e dell'altra figlia, non è riuscito a portare a

termine l'azione. Con la DTF 6S.367/2004 l'alta Corte non ha confermato il

giudizio delle autorità cantonali che avevano condannato per tentato omicidio

intenzionale per dolo eventuale un uomo che aveva aggredito 15 persone ed aveva

steso una vittima con un pugno al volto, precisando che, a fronte delle ferite

riportate dalla maggior parte delle vittime, non si può dire che la probabilità

della realizzazione dell'esito fosse particolarmente elevata.

Nella DTF 6P.184/2006 del 21 febbraio 2007 il TF

ha confermato una condanna per tentato omicidio intenzionale nei confronti di

più agenti che, dopo aver partecipato ad un'aggressione nei confronti di due

vittime, ne hanno colpita una alla testa con calci, allorquando giaceva a terra

perché già colpita in testa con una bottiglia vuota. L'alta Corte ha ritenuto

determinante, per affermare che gli autori avrebbero dovuto percepire la

probabilità della morte della vittima, il fatto che ella era a terra indifesa e

che hanno continuato a picchiarla finchè non si è più mossa: al più tardi nella

fase finale dell'aggressione, la realizzazione del risultato doveva apparire

così probabile agli accusati che la loro perseveranza non può essere

ragionevolmente interpretata che come l'accettazione del rischio.

Notisi che in tutti questi casi citati il reato è

rimasto alla stadio del tentativo e la Corte ha dovuto operare una valutazione

sulle probabilità di un esito letale che non si è prodotto, a differenza del

caso che ci occupa in cui, la vittima, è purtroppo morta.

2.

La

Corte ha accertato che AC 1 ha colpito __________ con un calcio in testa mentre

giaceva a terra, dove era finito a seguito dell'aggressione subita, già

ripetutamente colpito con calci al torace. Egli era del tutto indifeso, ossia

senza nessuna possibilità di difendersi, ed è stato colto di sorpresa poiché

non si aspettava di essere colpito al capo, ma cercava, per contro, di

proteggersi laddove veniva percosso, ossia alla pancia. AC 1 ha fatto un paio di passi, ha mirato alla testa e ha sferrato un calcio che ha colpito __________

al collo, causandogli una delle due lesioni responsabili della rotazione del

rachide e della conseguente rottura dell'arteria vertebrale intracranica

sinistra. La scarsa lesività esterna non fornisce in realtà alcuna informazione

utile per determinare la violenza del colpo, se non -come riferito dal perito-

che i calci hanno avuto un'importante forza torcente e stirante, pur non avendo

lasciato segni contusivi evidenti. Al riguardo, lo stesso AC 1 in istruttoria ha detto:

So che (….) un calcio come quello che gli ho

dato quando era già caduto a terra, possono causare gravi danni o la morte di

una persona”

(MP 11.02.08).

A mente della Corte AC 1 non poteva non soltanto non sapere, ma nemmeno escludere che, così facendo, avrebbe potuto causare il decesso della

vittima. Egli infatti si è spostato fino all'altezza della testa e ha mirato al

capo, ossia in una zona dove è notorio che hanno sede i centri vitali come, ad

esempio, l'arteria vertebrale intracranica. Del resto, fin da bambini si sa che

la testa è la parte più delicata del corpo e che, come tale, va protetta: per

questo si porta il casco per andare anche solo in bicicletta o per praticare

vari sport come l’hockey o lo sci. AC 1 ha colpito una vittima che giaceva inerme al suolo, non vigile, sorpresa perché intenta a proteggere altre parti del

corpo, senza possibilità di difendersi e indebolita dai colpi che le erano già

stati inferti. Anche il mezzo utilizzato, ossia un calcio, per di più da parte

di una persona abituata a calciare in quanto giocatore di pallone, è

perfettamente atto a provocare, nelle dette circostanze, il decesso. In

definitiva chi, come AC 1, sferra una pedata in testa ad una vittima a terra,

indifesa, prendendola alla sprovvista, non può non pensare di poterne causare

la morte. E se, nonostante tale consapevolezza, le infligge un calcio al capo,

di una forza tale da determinarne il decesso, non può che aver accettato il

rischio di provocarne la morte.

Il fatto che l'accusato non conoscesse la vittima è, a proposito del dolo, del

tutto irrilevante. Non gli è infatti imputato di aver premeditato l'omicidio,

ciò che presupporrebbe un movente che nella fattispecie non c'è: semplicemente,

alla prima occasione, non ha esitato a picchiare la vittima in un modo che

dimostra la sua accettazione del rischio di morte.

Nulla muta il fatto che, come riferito

concordemente dai periti, la lesione come tale debba essere considerata un caso

raro, del tutto anomalo. In effetti, ai fini della determinazione del dolo

eventuale non è necessario che l'autore conosca con precisione quale lesione (ed

a quale organo) può ingenerare, bastando che egli sappia che il suo agire è

idoneo a cagionare la morte e, pur non volendola, ne accetta l'eventualità (DTF

1P.680/1999).

E' ben vero che il tutto si è svolto rapidamente,

ma ciò non basta ad escludere il dolo eventuale, se solo si pon mente al fatto

che, ancora una volta, AC 1 si è spostato ed ha mirato alla testa, sapendo di

spostarsi per calciare e volendo calciare proprio al capo, ossia ad una parte vitale

del corpo umano.

Tutto ciò considerato si tratta, di tutta

evidenza, di un caso tipico di dolo eventuale.

3.

La

Corte ha accertato che AC 2 ha sferrato un calcio alla tempia sinistra della

vittima a terra, subito dopo la pedata di AC 1 al collo.

Le considerazioni fatte per AC 1 devono valere,

mutatis mutandis, anche per AC 2. E' vero che per lui non si può dire, come

invece per AC 1, che si sia spostato per mirare dritto alla testa. Tuttavia, AC

2, anch’egli già calciatore praticante, non poteva sbagliare bersaglio, perché

era troppo vicino alla vittima. Non si tratta, quindi, di un calcio finito per

caso sulla testa di __________, ma di una pedata ben assestata alla testa, di

un'intensità tale da provocare la surriferita rotazione del rachide. Anche lui

ha colpito una parte vitale, la tempia, in una situazione in cui la vittima era

del tutto indifesa. A maggior ragione, rispetto a AC 1, AC 2 doveva essere cosciente che avrebbe potuto ingenerare la morte di __________ poiché ha

sferrato la sua pedata dopo quella di AC 1, ossia in un momento in cui la

vittima era ancora più debole per effetto dell'ulteriore colpo infertole. In

definitiva nemmeno a AC 2 giova la relativa rapidità con cui si sono svolti i

fatti, poiché al momento in cui ha sferrato la sua pedata alla testa, ossia al

termine dell’ultima fase della già violenta aggressione, egli aveva già visto AC

1.

dare il suo calcio in testa a __________ e, quindi, a quel momento gli doveva

essere chiaro che il rischio di causarne la morte era reale e, di conseguenza,

avendo comunque agito, ha dimostrato di averlo accettato. Aggiungasi infine che

AC 2 ha riferito di aver agito in preda ad una rabbia che nemmeno lui ha saputo

spiegarsi: orbene, a maggior ragione, il suo calcio dev’essere il risultato

forte e atto a provocare la morte della vittima.

Ne discende che anche AC 2 ha agito per dolo eventuale.

4.

L'ultimo

quesito da sciogliere è relativo alle responsabilità dei singoli imputati. Come

visto non è stato possibile stabilire quale dei due calci al capo inferti alla

vittima a terra ha ingenerato la lesione che ha ucciso __________. Il perito

giudiziario ha stabilito che non è possibile indicare quale delle due lesioni,

che la Corte ha accertato essere state provocate dalle pedate a terra di AC 1 e

di AC 2, sia stata la causa (sola) della rottura dell'arteria vertebrale intracranica

del __________. Può essere stata l'una, l'altra o entrambe congiuntamente:

A questo proposito avendo escluso un novero di

possibili cause alternative di rottura dell’arteria vertebrale, abbiamo

inserito nel ragionamento volto alla ricerca dei momenti causativi della

rottura stessa, l’individuazione principalmente di due lesioni esterne al capo

e collo (distretto che comprende il capo ed il collo). Entrambe queste lesioni,

singolarmente considerate, hanno caratteristiche aspecifiche ma inserite nel

concreto contesto, assumono un importante significato poiché possono essere

ritenute segno di applicazioni di forza che possono aver determinato un

movimento abnorme del capo e del collo che ha poi provocato la lesione

arteriosa mortale. La loro aspecificità non consente di attribuire all’una

piuttosto che all’altra una valenza prevalente bensì è possibile ritenere che

entrambe disgiuntamente o congiuntamente (distinzione che non sono in grado di

fare) possono essere riconosciute come la traccia del movimento o dei movimenti

abnormi a cui abbiamo fatto riferimento più sopra che in ultima analisi hanno

causato la lesione arteriosa”

(MP 24.07.08).

Ne discende che responsabili del decesso della

vittima devono essere considerati i calci inferti da AC 2 e da AC 1

congiuntamente o singolarmente, senza poter accertare esattamente quale dei

due, ad eccezione dell'altro, è senz'altro all’origine della lesione letale.

Al riguardo la giurisprudenza ha stabilito che,

quando più autori assumono un comportamento atto ad ingenerare un determinato

risultato che non può essere attribuito con precisione a questo o a quell'atto

singolarmente, sono da considerare correi (DTF 113 IV 58; 120 IV 136 e 125 IV

134.

e CCASS-VD 10 ottobre 2005 in re A.). Ne discende che, nell'impossibilità

di determinare quale dei due calci, tutti e due atti a provocare, singolarmente

o congiuntamente, il movimento estensivo-rotatorio che ha ingenerato la rottura

dell'arteria vertebrale intracranica e la susseguente emorragia letale,

entrambi gli accusati devono essere riconosciuti colpevoli del reato di

omicidio intenzionale commesso per dolo eventuale.

5.

Il

reato di omicidio intenzionale assorbendo quelli dai aggressione e di omissione

di soccorso, gli accusati vanno tecnicamente prosciolti da queste altre due

imputazioni notificate in aula (DTF 118 IV 227).

XIII. Gli altri reati

1.

AC 1 in aula ha ammesso di aver fatto uso di stupefacenti, marijuana, come indicato al N. C.4 dell'atto

di accusa, che deve essere confermato senza ulteriori motivazioni, con la

precisazione che il periodo dev’essere limitato a partire dal febbraio 2006, i

fatti precedenti essendosi nel frattempo prescritti.

2.

Per

l'art. 197 cifra 3 CP chiunque fabbrica, importa, tiene in deposito, mette in

circolazione, propaganda, espone, offre, mostra, lascia o rende accessibili

oggetti o rappresentazioni a tenore del numero 1, vertenti su atti sessuali con

fanciulli, animali, escrementi umani o atti violenti, è punito con una pena

detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

AC 2 sapeva che le immagini ritraenti un uomo che

fa sesso con un animale sono proibite; salvandole sul suo cellulare, le ha per

finire fabbricate ai sensi della prefata norma (DTF 131 IV 16). L'accusa,

peraltro rimasta opportunamente incontestata, va confermata senza altre

considerazioni.

3.

Anche

AC 3 ha ammesso di aver fatto uso di stupefacenti, marijuana e cocaina, come al

N. B.3 dell'atto di accusa, di guisa che l'imputazione va confermata senza

ulteriori commenti. Quanto all’ipotesi di reato di omissione di soccorso,

notificatagli in aula, l’imputato è stato prosciolto poiché, pur essendo stato

accertato che ha lasciato il luogo dell’aggressione ben conscio dello stato della

vittima, per finire, data la presenza di parecchie persone, ben poteva contare

che __________ sarebbe stato immediatamente soccorso.

XIV. La

commisurazione delle pene

1.

Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità della colpa è fondamentale.

L'art. 47 CP stabilisce esplicitamente che il giudice commisura la pena alla

colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni

personali di lui, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il

legislatore ha in sostanza aggiunto la necessità di prendere in considerazione

l’effetto che la pena avrà sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata

alla colpa del reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono

eccessivamente severe (DTF 6B.14/2007 del 17 aprile

2007, consid. 5.2 con rinvii; DTF 128 IV 73 consid. 4

pag. 79; 127 IV 97 consid. 3 pag. 101). Questi aspetti di prevenzione speciale

permettono tuttavia solo delle riduzioni marginali, la pena dovendo essere

sempre adeguata alla colpa; il giudice non potrebbe ad esempio esentare da pena

il reo in caso di delitti gravi (Stratenwerth, Schweizerisches

Strafrecht, AT II, Strafen und Massnahmen, n. 72 ad § 6; Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 17 e 18 ad art. 47 CP). Secondo

l’art. 47 cpv. 2 CP la colpa è determinata secondo il grado di lesione o

esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità

dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché tenuto conto delle

circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di

evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma riprende, mutatis

mutandis, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers, op. cit., n. 4 ad art. 47 CP)

a mente della quale per valutare la gravità della colpa entrano in

considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno indotto il soggetto

ad agire, il movente, l’intensità del proposito (determinazione) o la gravità della

negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale assenza di scrupoli, il modo di

esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio arrecato volontariamente, la

durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo avuto in seno a una banda, la

recidiva, le difficoltà personali o psicologiche, il comportamento tenuto dopo

il reato (collaborazione, pentimento, volontà di emendamento; DTF 129 IV 6

consid. 6.1 pag. 20; 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112

consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).

Vanno inoltre considerati -sempre secondo la

citata giurisprudenza- la situazione familiare e professionale dell’autore,

l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale,

gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44

consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288

consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale

all’espiazione della pena (Strafempfindlichkeit) per rapporto allo stato

di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai

rischi di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; DTF 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4;6P.152/2005

del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26 ottobre 2005, consid. 2.1

con rinvii; Stratenwerth, op. cit., n. 53 segg. ad § 7). Esigenze

di prevenzione generale, per converso, svolgono solo un ruolo di secondo ordine.

Dice, espressamente, al riguardo il TF: "Considerazioni di prevenzione

generale possono influenzare la commisurazione della pena soltanto quando non diano luogo a una pena superiore a quella che corrisponde alla colpa” (DTF 118

IV 342).

Il principio della parità di trattamento, da

parte sua, assume rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui

pene determinate in modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa

portata del previgente art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza;

il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie

dovendo essere giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive

(DTF 123 IV 150; 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47). Al

riguardo la CCRP ha costantemente affermato e ribadito che per sostenere che

una sanzione rientri fra le rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per

sé conforme all'art. 63 (ora 47) CP diano luogo ad un'obiettiva disuguaglianza,

non basta confrontare questo o quell'elemento oggettivo di determinazione della

colpa, ma occorrerebbe paragonare tutte le circostanze oggettive, ma anche

soggettive, che hanno concorso a determinare la pena, ciò che nella prassi si

rivela assai arduo poiché ogni soggetto ha una sua specificità propria e ogni

agire fonda le sue radici che gli sono proprie. Sempre la CCRP ha al riguardo

precisato che il principio della parità di trattamento suole assumere un ruolo

più importante solo all'interno di una medesima fattispecie che coinvolge più

imputati (CCRP 5 settembre 2005 in re A., consid. 8h e 13 dicembre 2005 consid.

8f).

2.

AC

3.

a) Per AC

3.

è stata ritenuta una colpa grave in punto al reato che ha commesso, a

prescindere dall'esito drammatico dell'evento. Così come giustamente preteso

dalla difesa, la morte della vittima del reato di aggressione non deve avere

influenza nella commisurazione della pena, perché si tratta unicamente di una

condizione oggettiva di punibilità del reato. La colpa di AC 3 è grave perché

porta la responsabilità di aver dato inizio, senza motivo, per il solo gusto di

affermare la sua forza, ad un'aggressione proditoria, nei confronti di una

vittima il cui comportamento non dava adito ad alcun indizio, né espresso né equivoco,

di violenza. Egli, poi, non si è fermato ai primi spintoni, ma ha colpito anche

la vittima a terra, dimostrando di non dissociarsi mai dai suoi correi. Infine,

nonostante sapesse che __________ doveva essere stato perlomeno ferito gravemente,

ha pensato solo a se stesso, si è tolto la maglia da portiere per non essere

riconosciuto e ha continuato la serata con gli amici fino a quando è andato a

casa, perché il giorno dopo doveva lavorare. Certo, non ha picchiato alle parti

vitali, ma tale circostanza ha avuto peso determinante già nell'escludere, per

lui, l'ipotesi di omicidio.

Il concorso di reati con la contravvenzione alla LStup

non ha giocato alcun ruolo.

A suo favore sono state considerate la giovane

età, l'assenza di precedenti e la sostanziale buona reputazione di cui godeva

prima dei fatti, nonché le difficoltà che, in futuro, incontrerà nel

reinserirsi, se lo vorrà e lo potrà, nel nostro tessuto sociale, in

considerazione della ferma condanna civile che l'evento ha suscitato. Al

proposito la Corte, senza nulla togliere alla gravità della sua colpa,

sottolinea che non è stata accertata una responsabilità di AC 3 nel causare la

lesione che ha provocato il decesso di __________.

Quanto, infine, alla collaborazione prestata agli

inquirenti, la Corte ha ritenuto che AC 3 ha sì parzialmente ammesso le sue responsabilità, ma ne ha sottaciute altre e, a tratti, ha pure fornito una

versione di comodo a vantaggio soprattutto dei correi, di guisa che di tale

circostanza attenuante generica si è tenuto conto, a suo favore, in una misura

tutto sommato limitata.

Alla luce di tali considerazioni la Corte ha

ritenuto equa una pena detentiva di due anni e sei mesi.

b) Per

l’art. 42 CP il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria,

di un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di sei mesi a due anni

se una pena senza condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore

dal commettere nuovi crimini o delitti.

Se, nei cinque anni prima del reato, l’autore è

stato condannato a una pena detentiva di almeno sei mesi, con o senza

condizionale, o a una pena pecuniaria di almeno 180 aliquote giornaliere, la sospensione

è possibile soltanto in presenza di circostanze particolarmente favorevoli.

Oltre alla pena condizionalmente sospesa il

giudice può infliggere una pena pecuniaria senza condizionale oppure una multa

ai sensi dell’articolo 106.

Mentre il vecchio diritto (art. 41 n. 1 cpv. 1

vCP) richiedeva una prognosi favorevole sulla presumibile futura condotta

dell’imputato, secondo il nuovo diritto è determinante la mancanza di prognosi sfavorevole (Kuhn, La nouvelle partie générale du Code pénal suisse, Le sursis et le

sursis partiel, in CGS, Berna 2006, pag. 220). In questo modo, riservati i casi

previsti dall’art. 42 cpv. 2 e 3 CP, si è voluto tenere conto dell’orientamento

giurisprudenziale che, constatata l’impossibilità di fare previsioni (positive)

più o meno sicure sul presumibile comportamento futuro del condannato come

previsto dall’art. 41 n. 1 cpv. 1 vCP, ha ammesso la prognosi favorevole in

assenza di indizi concreti che, valutati nel loro complesso, vi si opponessero,

come ad esempio il pericolo di recidiva (CCRP 3 agosto 2007 in re D.). Al riguardo, l’art. 42 cpv. 1 CP, preso ad litteram, richiede, per finire, una

sorta di doppio pronostico: la previsione (“Vorhersage”) sul comportamento

futuro del condannato in caso di sospensione condizionale della pena, come pure

la previsione sul comportamento (futuro) dello stesso condannato in caso di

espiazione della pena, ritenuto che a quest’ultimo riguardo, il giudice

ordinerà l’esecuzione della pena (soltanto) nel caso in cui ci si deve

indubbiamente attendere che l’autore non si farà condizionare in alcun modo

positivamente dall’effettiva esecuzione della sanzione (sentenza CCRP citata; Stratenwerth,

op. cit., n. 19 ad § 5; Stratenwerth/Wohlers, op cit., n. 9 ad.

art. 42 CP).

Giusta I'art. 43 cpv. 1 CP,

il giudice può sospendere parzialmente l'esecuzione di una pena pecuniaria, di

un lavoro di pubblica utilità o di una pena detentiva di uno a tre anni se

necessario per tenere sufficientemente conto della colpa dell'autore. La parte

da eseguire non può eccedere la metà della pena (art. 43 cpv. 2 CP). In caso di

sospensione parziale dell'esecuzione della pena detentiva, la parte sospesa e

la parte da eseguire devono essere di almeno sei mesi. Le norme sulla

concessione della liberazione condizionale (art. 86

CP) non sono applicabili alla parte di pena da eseguire (art. 43 cpv. 3

CP).

Secondo giurisprudenza, prima di determinarsi sull'incidenza della

colpa nella determinazione della parte di pena da espiare, rispettivamente da

porre al beneficio della sospensione condizionale, il

giudice deve verificare che contro l'autore non si possa formulare una

prognosi sfavorevole sulla sua futura condotta (art. 42 cpv. 1 CP). L'art. 43 CP, che regola la sospensione

condizionale parziale della pena, trova infatti il suo punto di riferimento

nella colpa dell'autore e non può perciò essere usato per formulare prognosi

poco chiare (CCRP 14.11.07 in re Z.; CCRP 31.3.2008 in re K.).

La difesa ha prodotto in aula l'attestazione di

un parente di AC 3, residente in Germania, titolare di un'impresa, con la quale

questi dichiara di essere disposto ad ospitare l’accusato presso di lui e ad

assumerlo nella sua ditta. Cittadino, non dovrebbe incontrare particolari

difficoltà ad ottenere il relativo permesso di lavoro, in base ai noti accordi

bilaterali tra la Confederazione e l'Unione Europea.

Tale circostanza, unita all'assenza di precedenti

ed alla durata della carcerazione preventiva già scontata, fa sì che la

prognosi non può dirsi negativa.

Quanto alla porzione ancora da espiare, richiamato

il principio secondo cui questa non può, mai, essere inferiore ai sei mesi né

superiore alla metà della pena inflitta, in considerazione della grave colpa

ritenuta, la Corte l'ha fissata in quattordici mesi.

3.

AC 1

a) Per AC

1.

è stata ritenuta una colpa molto grave. Già solo la soppressione di una vita

umana è un atto di una gravità tale che non ha da essere ulteriormente

motivata, bastando la costatazione che l'autore ha ucciso intenzionalmente un

altro uomo. Ma quel che ha sconcertato maggiormente la Corte è l'assoluta

assenza di motivi che hanno portato l'accusato ad uccidere una persona che

nemmeno conosceva e che non gli aveva fatto proprio nulla: nemmeno gli aveva

rivolto una parola. Niente. AC 1 l'ha aggredita semplicemente perché gli amici

l'avevano già, per parte loro, aggredita. Il tutto in una sorta di patto

secondo il quale, se un amico picchia qualcuno anche senza motivo, non si

interviene a dissuadere l'amico, ma si infierisce sulla vittima già aggredita.

La rappresentazione di questi fatti dimostra che a AC 1 poco è importato

sopprimere una vita umana, l'importante per lui era fare andare le mani,

picchiare una persona qualsiasi, così come i suoi amici avevano iniziato a

fare. Proprio la scelta del tutto casuale della vittima e l’assenza di motivi

anche solo apparenti alla base del suo agire rappresentano, per la Corte, un

quadro di estrema gravità.

Gravità che assume ancora maggiore rilievo se si

pon mente al fatto che ha colpito mirando alla testa, consapevole che con tale

agire avrebbe potuto causare il decesso di __________, accettandone quindi il

rischio. Insomma, non si è trattato di un colpo casuale, inferto magari nella

foga di una rissa in cui i contendenti non si risparmiano colpi, ma di un calcio

ben mirato al bersaglio grosso, ad una parte vitale, con la vittima indifesa a

terra che non si attendeva certo di essere colpita in quel modo al capo. In altri termini è stato un atto vigliacco, perché la vittima a terra era in una situazione in cui

non aveva alcuna possibilità di difendersi, essendo in balia del suo

aggressore. Atto ancora più vile se si considera che ha colpito una vittima già

aggredita da più persone, in una situazione di quattro contro uno, per di più

sotto gli occhi di più persone. Come detto la Corte non ha attribuito alle

esternazioni fatte al __________ all'amico __________ alcun indizio di

premeditazione: certo è però che quelle frasi dimostrano come quella sera egli fosse

pronto, alla prima occasione, così come è poi avvenuto, a picchiare forte anche

una persona che nemmeno conosceva e che non gli aveva fatto nulla. Tale

prontezza a delinquere e tale inconsistenza del movente aggravano ulteriormente

la colpa di AC 1 che ha colpito la vittima in piedi e a terra, dove le ha

inferto calci al busto e uno alla testa, fermandosi solo dopo averla vista

ormai inerme, il tutto dimostrando totale disprezzo per la vita umana.

Anche nel comportamento dopo i fatti AC 1 ha dimostrato egoismo. Ben conscio delle gravi conseguenze del suo atto, si è preoccupato solo di se

stesso, togliendosi la maglia della __________ per evitare di essere

immediatamente riconosciuto, manifestando la sua rabbia nei confronti dei due

coimputati, non già per quel che avevano fatto, ma per le conseguenze nelle

quali sarebbero incorsi, raccontando, per finire, a tutti la storia del pugno

(sottacendo il calcio), nell'evidente intento di minimizzare le sue

responsabilità. Nonostante fosse conscio che __________ non era più cosciente,

non si è preoccupato delle sue condizioni, ma ha continuato a festeggiare il __________

prima a __________ e, poi, a __________.

Nella determinazione della colpa la Corte ha dato,

ai precedenti di AC 1, scarsissimo peso, così come non hanno giocato alcun

ruolo le partecipazioni agli alterchi, si fa per dire, dei __________ di __________

2007.

e di __________ della settimana prima e il concorso con la contravvenzione

alla LStup.

b) Per

quel che riguarda l'incidenza del dolo eventuale nella commisurazione della

pena, la giurisprudenza ha, negli anni, sviluppato l'idea che l'avere agito con

mero dolo eventuale piuttosto che con dolo diretto può comportare una

valutazione meno severa. In particolare nella sentenza 6 maggio 2003 in re R. la CCRP ha proceduto ad una riduzione di pena di un anno (da nove a otto anni) nei confronti

di un’autrice colpevole di lesioni intenzionali gravi (le rimanenti gravi

malversazioni ed i reati connessi erano invece stati commessi con dolo diretto)

proprio perché la Corte di prime cure non aveva considerato il fatto che avesse

agito con dolo eventuale quale circostanza attenuante generica: la CCRP non ha

indicato con precisione l'incidenza di tale attenuante, la pena essendo stata

ridotta anche in considerazione del fatto che la Corte di prime cure non aveva

tenuto conto che l'autrice aveva, pure, fatto della beneficenza. Adito dalla

pubblica accusa, il TF ha confermato il giudizio della CCRP (DTF 6S.233/2003).

Nella fattispecie è stato ritenuto, a carico di AC

1, un dolo eventuale di livello alto, prossimo al dolo diretto, perché ha sferrato

un calcio alla testa di una vittima a terra indifesa e già percossa, potendo

quindi contare sul fatto che la lesione sarebbe, con buone probabilità,

risultata letale. Tuttavia, va pur detto, che AC 1 non aveva intenzione di

uccidere direttamente __________ e che, per finire, la lesione che si è

rivelata mortale costituisce come tale (non il decesso) un caso, tutto sommato,

anomalo. Ne discende che AC 1 è stato punito in modo meno severo rispetto

all’ipotesi di dolo diretto.

c) La

difesa ha chiesto che, in considerazione del tasso di alcolemia accertato,

all'accusato venga riconosciuta una lieve scemata imputabilità. A torto.

E' ben vero che il tasso accertato varia dallo

0,68 al 2,18 per mille e che, a partire dal 2 per mille, la giurisprudenza ha

instaurato una sorta di presunzione di scemata imputabilità. Non si tratta

tuttavia di una presunzione inconfutabile, laddove l'autore, come nella

fattispecie, con atti concreti ha dimostrato di essere ugualmente lucido e per

nulla condizionato dal suo stato di ebrietà (DTF 122 IV 49).

In effetti AC 1 ha agito con lucidità, spostandosi verso il capo della vittima, mirando volontariamente alla testa.

Subito dopo il calcio, ha capito che la vittima si trovava in gravi condizioni.

La prima cosa che ha fatto, allontanandosi dal luogo del crimine, è stato

togliersi la maglia della __________ per non farsi subito riconoscere.

Contemporaneamente ha manifestato la sua arrabbiatura agli amici per quel che, a

suo dire, loro gli avevano fatto, coinvolgendolo nell'aggressione. Al __________,

dove peraltro ha bevuto un'altra birra, raccontando a più persone l'accaduto,

ha parlato del pugno, mostrando le nocche della mano, ma si è ben guardato dal

riferire del calcio in testa. Saputo della presenza della polizia, ha lasciato

il __________ principale e si è recato a __________ dove, alla vista degli

agenti, ha subito compreso il rischio di essere già a quel momento arrestato.

Si tratta, tutti insieme, di comportamenti che dimostrano assoluta lucidità e

consapevolezza di quello che aveva causato, che non lasciano dubbi sulla sua

piena capacità di intendere e di volere. Del resto lui stesso, pur

sottolineando che era “brillo” ha ammesso davanti agli inquirenti che era

perfettamente in grado di distinguere quello che si può da quello che non si

può fare. In aula ha peraltro precisato l’orario esatto del treno con il quale

ha fatto rientro a __________, dimostrando così di ricordarsi anche di aspetti

di dettaglio. Adombrare, come ha fatto la difesa, che AC 1 non sarebbe stato

lucido perché avrebbe confuso il tessuto del vestito della vittima definendolo

un peluche è, alla luce degli accertamenti testé esposti, francamente molto

poco serio.

Ne discende che non ha da essergli riconosciuta

alcuna scemata imputabilità. Per contro la Corte, a parziale riduzione della

colpa, ha comunque tenuto conto del fatto che ha agito con il tasso di

alcolemia surriferito, quale generico riconoscimento degli effetti disibinitori

dell'alcol nel determinare l'agire o il non agire di un soggetto.

d) A

favore dell'imputato è stata considerata la difficile situazione famigliare,

che sicuramente ha provocato nel suo intimo molta rabbia e un'aggressività

fuori del comune. In tal senso devono essere spiegati gli insuccessi scolastici

e professionali e l'incapacità di inserirsi stabilmente nel mondo del lavoro,

difficoltà che non hanno, pertanto, giocato alcun ruolo di aggravio della

colpa.

Quanto alla collaborazione con gli inquirenti, la

Corte ha ritenuto una collaborazione piuttosto scarsa. E' vero che ha subito ammesso

di aver dato un calcio in testa a __________ a terra, ma tale circostanza non

poteva essere ragionevolmente negata, poiché egli sapeva che quello che aveva

fatto era stato visto da più persone. Per contro ha cercato di minimizzare la

portata della pedata e di enfatizzare le conseguenze del pugno, conscio che far

male, anche uccidere, una vittima in piedi, vigile, con un pugno al volto è

assai meno grave che colpirla e, quindi, ucciderla con un calcio in testa a

terra, in una situazione di impossibilità di difendersi. Si tratta di un

comportamento opportunistico, indice di scarsa assunzione di responsabilità,

che non giustifica sconti di pena. Per contro, a suo favore, è stato ritenuto

un comportamento durante la carcerazione preventiva del tutto corretto.

e) A

favore dell'accusato è stata inoltre considerata una certa sensibilità alla

pena dovuta sia al fatto che, proprio perché continuare a vivere in Ticino era

divenuto, per i suoi stretti famigliari, ormai impossibile, egli sarà chiamato

a scontarla in un carcere della Svizzera interna, dove non conosce la lingua, sia

perché, una volta scarcerato (come del resto evidenziato dalla sua

patrocinatrice), il permesso di residenza gli verrà, con ogni probabilità,

revocato e sarà costretto, pur essendo cresciuto nel nostro Paese dove pure vivono

i suoi cari, a lasciare la Svizzera. Per finire la Corte ha pure considerato la

ferma condanna sociale che il caso ha suscitato, in termini di ulteriore

sofferenza per l'accusato che, oltre alla condanna penale, dovrà convivere con

un giudizio civile assai severo.

f) Sulla

scorta di queste considerazioni e tenuto conto del carcere preventivo sofferto,

la Corte ha quindi stabilito in 10 anni la pena detentiva inflitta a AC 1, a valersi quale pena unica ai sensi dell’art. 46 CP, in relazione alle revoche delle precedenti

sospensioni condizionali risultanti dal casellario giudiziale.

4.

AC 2

a) Anche

per AC 2 la Corte ha ritenuto una colpa molto grave. Anche lui ha aggredito e

picchiato in pubblico una persona che era lì per caso, senza alcun motivo, per

il solo gusto di menare le mani. Al riguardo il pensiero della Corte corre

dritto alle esternazioni fatte a AC 1, non appena è giunto al __________, e

meglio “Chi picchiamo stasera?”, che configurano il comportamento di chi, se ne

è data l'occasione, anche senza premeditazione, è pronto a picchiare, come i

protagonisti delle immagini conservate sul suo cellulare. Anche lui ha agito

per il solo gusto di dare botte. Pure nei confronti di AC 2, come per AC 1, la

cosa che ha maggiormente sconcertato la Corte e, di conseguenza, ne ha

aggravato la colpa, è l'accertamento dell'inconsistenza dei motivi che l'hanno

spinto ad aggredire e colpire una vittima che non conosceva, che non aveva

minimamente assunto qualsivoglia atteggiamento provocatorio nei confronti di

nessuno e che, per usare un eufemismo, ha avuto l'unico torto di trovarsi al

posto sbagliato, nel momento sbagliato, con le persone sbagliate.

Ad aggravare la colpa di AC 2 vi è il fatto che

non si è limitato a picchiare __________ in piedi ma, una volta a terra, lo ha percosso

con pedate all'addome e, per finire, con una alla testa. E non si è fermato

nemmeno dopo il primo tentativo di __________ di allontanarlo, nonostante la

vittima fosse assolutamente indifesa ed impossibilitata a parare i colpi. Ha

colpito __________ al capo dopo che AC 1 già lo aveva fatto. Non si è fermato

davanti a nulla. Questi fatti dimostrano come, anche in lui, in fondo, la

soppressione di una vita umana ha importato poco ed ha prevalso la volontà di

esercitare la sua violenza.

Anche per lui, la reiterazione dei colpi, la scelta

del tutto casuale della vittima e l'inconsistenza dei motivi a delinquere

descrivono un quadro di estrema gravità e dimostrano totale disprezzo per la

vita umana.

E' vero che, a differenza di AC 1, non è stato

provato che AC 2 abbia dovuto fare alcuni passi per mirare proprio alla testa,

cionondimeno ha colpito __________ proprio al capo, da una posizione in cui non

poteva sbagliare bersaglio, e dopo che la vittima, non solo era a terra

esanime, ma era pure già stata colpita con un calcio al collo dall'amico AC 1. Anche

nel caso di AC 2 si deve ritenere che non si è trattato di un calcio casuale,

dovuto alla foga del momento caratterizzato dal fatto di essere coinvolto in

una rissa, ma di un atto vigliacco, perpetrato nei confronti di un ragazzo

indifeso e già particolarmente indebolito dai colpi che, in quattro contro uno,

gli avevano inferto.

Pure il comportamento dopo i fatti dimostra

particolare egoismo. Anche lui perfettamente al corrente delle gravi condizioni

in cui doveva trovarsi la vittima, è andato avanti a festeggiare il __________

tanto che, quando la madre è finalmente riuscita ad informarlo della presenza

della polizia in casa, non si è immediatamente precipitato a casa a spiegare

l'accaduto agli inquirenti, ma si è dapprima fermato a fare colazione al bar e,

in seguito, ha preferito prendere un altro bus, per poi rientrare in stazione a

salutare un'amica cameriera. A ciò aggiungasino gli atteggiamenti assunti

durante la carcerazione preventiva, allorquando ha più volte tentato di

influenzare a suo favore l'esito delle indagini, segni evidenti di una totale

assenza di assunzione di responsabilità. Assenza di recipiscenza che trova

perfetta conferma nel fatto che, nonostante sia in prigione da un anno, durante

il quale ha avuto tutto il tempo di riflettere sull'accaduto, ha continuato a

sostenere di non ricordare nulla di quanto successo a partire dalla caduta a

terra della vittima, salvo tuttavia insistere su alcuni particolari, a lui

invece favorevoli, proprio relativi agli attimi immediatamente successivi a

quella fase, come ad esempio il fatto di ricordarsi di essere stato il primo a

lasciare i luoghi. La Corte non ha creduto a questo vuoto di memoria.

In definitiva, per il suo comportamento

processuale preso nel suo insieme, AC 2 non può beneficiare di sconti di pena.

I precedenti da minorenne (al momento dei fatti

era peraltro maggiorenne da soli 10 mesi) non hanno avuto peso nella

determinazione della colpa, stante la palese disproporzione, in termini di

gravità, tra i fatti di cui in rassegna e quelli per cui è già stato giudicato

e condannato da minorenne.

Per il resto anche il concorso con il reato di

pornografia ha influito in maniera minima, non essendo, per tale reato, stata

ritenuta una colpa particolarmente importante.

b) Per

quel che è dell'incidenza del dolo eventuale già si è detto dell'evoluzione

della giurisprudenza che impone di attenuare, seppur in misura contenuta, la

pena. Anche il dolo eventuale di AC 2 va considerato di livello alto, poiché ha

colpito a terra una vittima, impossibilitata a difendersi, con un calcio al

capo, dopo averla menata, fatta cadere, nuovamente picchiata nella regione del

torace, non potendo non aver capito che era indebolita dai colpi ricevuti da

lui e dagli altri tre aggressori, tanto più che AC 2 ha inferto l’ultimo calcio, e meglio quello dopo la pedata in testa del AC 1. In siffatte evenienze il dolo eventuale ritenuto va definito prossimo al dolo diretto poiché, in

quelle condizioni, il decesso della vittima (e non, lo si ripete, la lesione

precisa che lo ha ingenerato) doveva apparirgli molto probabile.

c) AC 2

è cresciuto in una famiglia normale e apparentemente integrata nel nostro

tessuto sociale, astrazion fatta dagli odiosi tentativi di sviare le indagini e

di infangare la memoria della vittima ed il buon nome della sua famiglia, di

cui già si è detto. Egli non può pretendere, a differenza di AC 1, ad

attenuazione della colpa, di aver avuto un'esistenza difficile. I suoi

insuccessi scolastici e lavorativi appaiono piuttosto il frutto di scarso

impegno nonché di scarsa accettazione e di non rispetto delle regole.

d) Al

momento dei fatti AC 2 non era ancora diciannovenne. La novella legislativa

entrata in vigore il 1. gennaio 2007 ha soppresso l'attenuante specifica della

giovane età prevista al previgente art. 64 CP. Cionondimeno quella del

legislatore è stata una scelta sostanzialmente cosmetica, nel senso che

l'eventuale scarsa maturità dell'autore, a prescindere dall'età, deve essere

considerata nei criteri di cui al nuovo art. 47 CP. Ne discende che AC 2 ha beneficiato di tale fattore di attenuazione della colpa, come se fosse stato giudicato sotto

l'egida della previgente norma.

e) Anche

per AC 2 deve valere, a proposito della sensibilità alla pena, quantunque in

minore misura rispetto a AC 1 perché non potrà essere allontanato dal nostro

Paese, che la ferma condanna sociale, con la partecipazione emotiva, non sempre

del tutto serena, di buona parte della nostra comunità, ai fatti di cui in

rassegna, è fonte di ulteriore sofferenza e che egli, una volta scontata la

pena -qualora vorrà rimanere nel nostro Paese di cui è cittadino o, se si

preferisce, non vorrà far rientro al suo paese d'origine- dovrà fare i conti

con un giudizio civile assai severo.

f) Sul

piano oggettivo le colpe di AC 1 e di AC 2 sono parimenti gravi, avendo agito

in modo analogo e per motivi del tutto simili. Anche sul piano soggettivo, in

definitva, le colpe dei due hanno finito per equivalersi: se AC 1 non è

completamente incesurato, era leggermente disinibito dall’alcol al momento dei

fatti, è stato un pochino più collaborativo, è un po’ più sensibile alla pena

ed ha avuto una vita anteriore più difficile, AC 2 -incensurato e maggiorenne

da poco- ha un concorso di reati leggermente più grave e ha assunto un

comportamento maggiormente rivelatore di assenza di assunzione di

responsabilità. Ne discende che, tutto ben ponderato, in particolare tenuto

conto del carcere preventivo già sofferto, la Corte ha inflitto anche a AC 2

una pena detentiva di 10 anni.

XV. Le pretese

delle PC

La decisione della Corte d’assise sulle pretese

di diritto civile presuppone, oltre alla condanna dell’accusato (art. 266 e 272

CPP), l’esistenza di dati sufficienti (art. 267 CPP) che possano essere

raccolti senza ritardare il corso dell’azione penale (art. 265 CPP), in difetto

di che l’istante è rinviato al foro civile, con la possibilità di accordargli

un risarcimento parziale (art. 267 CPP). Giusta il combinato disposto di cui

agli artt. 19 LAVI e 94 CPP, inoltre, se la parte civile è vittima di reati che

ne hanno leso direttamente la salute fisica, sessuale o psichica, la Corte può

giudicare dapprima la fattispecie penale e trattare in seguito le sue pretese

pecuniarie nei confronti del condannato oppure -ove ciò comporti un dispendio

sproporzionato e non si tratti di pretese di lieve entità- limitarsi a prendere

una decisione di principio sul diritto al risarcimento, con rinvio per il

rimanente al foro civile (DTF 122 IV 37).

La Corte ha preso atto dell'acquiescenza delle

difese degli accusati alle richieste di risarcimento delle parti civili. Ciò

basta per ammetterle senza ulteriori formalità.

La difesa di AC 3 ha, tuttavia, contestato il vincolo della solidarietà. A ragione. AC 3 risponde infatti “unicamente”

(in termini meramente processuali) del reato di aggressione e non quindi per il

risultato letale. A suo carico vanno pertanto posti solamente i danni che, con

il suo comportamento, ha causato e meglio gli interi oneri legali ed un quinto

per il torto morale (fr. 15'000.- a ciascuno dei genitori e fr. 5'000.- alla

sorella), su cui corre la solidarietà con gli altri due condannati.

XVI. Le

confische e le spese processuali

1.

Tutto

il materiale in sequestro è, in qualche maniera, legato alla perpetrazione dei

reati, sia quale mezzo per commetterli, sia quale provento, ad eccezione dei

cellulari e delle carte SIM indicate al dispositivo n. 12 che possono essere

dissequestrate a favore degli aventi diritto, non costituendo né direttamente

né indirettamente corpus sceleris.

A AC 2 va, come detto, confiscato -giusta l’art.

197.

cpv. 3 CP- il cellulare nel quale ha salvato le immagini pornografiche

vietate.

2.

Per

quel che è, infine, delle spese processuali, a mente della Corte, la differenza

nelle condanne, determinate dal diverso reato commesso, non ha avuto alcun

influsso nella determinazione della tassa e delle spese di giustizia,

l'inchiesta, l'istruttoria, il dibattimento ed il giudizio essendo unico per

tutti, senza differenze di impegno di forze e di mezzi. Ne discende che tutti e

tre gli accusati ne devono rispondere solidalmente, nella misura di un terzo

ciascuno.

Rispondendo negativamente

ai quesiti n. A.1.1.1., A.1.1.2., A.1.1.3., A.1.1.4.,

A.1.1.5., A.2.,

A.3., B.1.1.1., B.1.1.2., B.1.1.3., B.1.1.4., B.1.1.5., B.1.2.1., B.2.,

C.1.1.1., C.1.1.2., C.1.1.3., in modo parzialmente affermativo ai quesitio n.

A.1.2., E. e affermativamente a tutti gli altri quesiti,

visti gli art. 12, 19, 40, 42, 43, 44, 46, 47,

49, 51, 69, 111, 117, 122, 123, 128, 133, 134, 197 CP;

19.

lett. a LStup;

94, 265, 266, 267 e 272 CPP;

19.

LAVI;

9.

e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1

è autore colpevole di:

1.1

omicidio intenzionale

per avere, a __________, la sera del 1. febbraio 2008, in correità con AC 2, intenzionalmente concorso nel cagionare la morte, avvenuta il 2 febbraio

2008, di __________;

1.2

contravvenzione

alla Legge federale sugli stupefacenti

per avere, senza essere autorizzato, a __________

ed in altre imprecisate località, nel periodo febbraio 2006 - 2 febbraio 2008:

1.2.1

consumato un

imprecisato quantitativo di marijuana:

1.2.2

detenuto 0,6 grammi di marijuana,

e meglio come descritto nell’atto di accusa e

precisato nei considerandi.

2.

AC 1

è prosciolto dall’accusa di contravvenzione alla Legge federale sugli

stupefacenti per il periodo novembre 2005 - gennaio 2006 e da tutte le altre

imputazioni.

3.

AC 2

è autore colpevole di:

3.1

omicidio

intenzionale

per avere, a __________, la sera del 1. febbraio 2008, in correità con AC 1, intenzionalmente concorso nel cagionare la morte, avvenuta il 2 febbraio

2008, di __________;

3.2

pornografia

per avere, a __________, nel periodo 2007 - 2

febbraio 2008, salvandolo sulla memoria del proprio telefono cellulare, fabbricato

e tenuto in deposito un filmato di pornografia dura, inviatogli da terzi,

vertente su un rapporto sessuale tra un uomo ed un animale,

e meglio come descritto nell’atto di accusa e

precisato nei considerandi.

4.

AC 3

è autore colpevole di:

4.1

aggressione

per avere, a __________, la sera del 1. febbraio

2008, dato avvio e preso parte all’aggressione a danno di __________ che ha

avuto per conseguenza la di lui morte;

4.2

contravvenzione

alla Legge federale sugli stupefacenti

per avere, senza essere autorizzato, a __________

ed in altre imprecisate località, nel periodo estate 2007 - 2 febbraio 2008,

consumato:

4.2.1

un

imprecisato quantitativo di marijuana;

4.2.2

in tre

occasioni, un imprecisato quantitativo di cocaina,

e meglio come descritto nell’atto di accusa e

precisato nei considerandi.

5.

AC 2 e AC 3

sono prosciolti da tutte le altre imputazioni.

6.

Di

conseguenza,

6.1

AC 1,

richiamati i DA 13.7.2005 del Ministero pubblico di __________ e 9.1.2006 del

Ministero pubblico di __________, è condannato alla pena detentiva di 10

(dieci) anni, a valersi quale pena unica ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 seconda

frase CP, da dedursi il carcere preventivo sofferto;

6.2

AC 2

è condannato alla pena detentiva di 10 (dieci) anni, da dedursi il carcere

preventivo sofferto;

6.3

AC 3

è condannato alla pena detentiva di 2 (due) anni e 6 (sei) mesi, da dedursi il

carcere preventivo sofferto;

7.

L’esecuzione

della pena detentiva inflitta a AC 3 è sospesa condizionalmente in

ragione di 16 (sedici) mesi, con un periodo di prova di anni 3 (tre). Per il

resto è da espiare.

8.

La tassa

di giustizia di fr. 7'000.- (settemila) e le spese processuali sono poste a

carico dei condannati in solido, in ragione di 1/3 __________.

9.

AC 1 e AC 2

sono condannati, in solido, a versare alla parte civile un’indennità di fr.

140'000.- quale torto morale, con interessi a partire dal 1.2.2008.

10.

AC 1, AC 2 e AC 3 sono condannati, in solido, a versare alla parte civile un’indennità di fr. 35'000.-

quale torto morale e di fr. 89'448.10 quale risarcimento del danno materiale e

delle spese legali, il tutto con interessi a partire dal 1.2.2008.

11.

È ordinata

la confisca e la distruzione di 0,6 grammi di marijuana.

12.

È ordinata

la confisca di quanto in sequestro, salvo:

12.1

1 telefono

cellulare marca Samsung modello SGH-U700, colore argento, numero IMEI

355261012134218.

12.2

1 SIM card

Swisscom rispondente al numero telefonico 079/6809102

12.3

1 telefono

cellulare marca Samsung modello SGH-U700, colore argento, numero IMEI

355261012134085.

12.4

1 SIM card

Sunrise rispondente al numero telefonico 076/3840788

13.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Distinta spese: Tassa

di giustizia fr. 7'000.--

Inchiesta

preliminare fr. 16'739.20

Perito fr. 2'880.--

Traduzioni fr. 1'430.--

Testi fr. 494.70

Spese

diverse fr. 1'640.50

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 30'284.40

============

Distinta

spese a carico di AC 1 (1/3)

Tassa di

giustizia fr. 2'333.35

Inchiesta

preliminare fr. 5'579.75

Perito fr. 960.--

Traduzioni fr. 476.70

Testi fr. 164.90

Spese

diverse fr. 546.85

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 33.35

fr. 10'094.90

============

Distinta

spese a carico di AC 2 (1/3)

Tassa di

giustizia fr. 2'333.35

Inchiesta

preliminare fr. 5'579.75

Perito fr. 960.--

Traduzioni fr. 476.70

Testi fr. 164.90

Spese

diverse fr. 546.85

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 33.35

fr. 10'094.90

============

Distinta

spese a carico di AC 3 (1/3)

Tassa di

giustizia fr. 2'333.30

Inchiesta

preliminare fr. 5'579.70

Perito fr. 960.--

Traduzioni fr. 476.60

Testi fr. 164.90

Spese

diverse fr. 546.80

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 33.30

fr. 10'094.60

============

Intimazione a:

- AC 1, c/o avv. DIFI_1, __________, __________

- AC 2, c/o __________,

__________

- AC 3, c/o

avv. DIFI_2, __________, __________

- avv. DF 1, __________,

__________

- avv. DF 2, __________,

__________

- avv. __________,

__________

- procuratore

pubblico __________

- Comando

della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali),

Via

S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

- Ministero

Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

- Sezione

dell'esecuzione delle pene e delle misure, cp

238,

6807.

Taverne

- Giudice dell’applicazione della pena, Via Bossi 2a, 6900

Lugano

- Sezione

della circolazione, Ufficio giuridico, CP, 6528 Camorino

- Sezione

dei permessi e dell'immigrazione, Ufficio stranieri,

6501.

Bellinzona

- Dipartimento

sanità e socialità, Res. governativa, 6501 Bellinzona

- Ministero

Pubblico della Confederazione, Taubenstrasse 16, 3003 Berna

- Ufficio

centrale svizzero di Polizia, Sezione stupefacenti,

3003.

Berna

- Ufficio federale di polizia, Polizia giudiziaria federale,

3003.

Berna

- Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904

Lugano

- RC 1,

(rappr. PC)

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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