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Decisione

72.2008.2

Violenze fisiche e sessuali nell'ambito di una relazione sentimentale e altri reati connessi

13 marzo 2008Italiano75 min

Source ti.ch

Fatti

4. In

data 7 gennaio 2008, il procuratore pubblico ha posto in stato di accusa

davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, AC 1, per titolo di coazione

sessuale, lesioni semplici ripetute, vie di fatto, ingiuria ripetuta, minaccia,

danneggiamento ripetuto, violazione di domicilio, denuncia mendace e

contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.

Ad

eccezione dell’accusa di denuncia mendace – per la quale il PP non ha chiesto

la conferma - AC 1 ha, in sostanza, ammesso i fatti che gli sono stati

rimproverati, formulando, nel contempo, alcune puntuali contestazioni, di cui

si dirà, nel dettaglio, qui di seguito.

Le imputazioni sono state esaminate dalla Corte ripercorrendo in ordine

cronologico gli avvenimenti oggetto dell'accusa.

4.1. Secondo l'ipotesi accusatoria, il 10 dicembre 2004, AC 1 si sarebbe reso, autore colpevole di coazione

sessuale per avere costretto PC 1, con violenza, a subire degli atti sessuali,

e meglio per averle infilato di forza la mano nei pantaloni - dopo essersi

messo sopra di lei, bloccandola con il suo peso, dicendole che ora le avrebbe

fatto vedere lui e percuotendola con ceffoni e calci – tanto da strapparle la

chiusura del citato indumento. AC 1 le avrebbe, quindi, messo un dito nella

vagina e avrebbe tentato di infilare le sue dita anche nell’ano. In aggiunta a

ciò – mentre la ragazza piangeva e tentava invano di allontanarlo - le avrebbe

leccato le guance tentando di baciarla, le avrebbe appoggiato, da vestito, il

suo pene sul suo viso dicendole che gli doveva fare un pompino e le avrebbe

sfregato una candela contro la zona genitale sopra i pantaloni (AA1.1.). Sempre

secondo l’ipotesi accusatoria, quella stessa sera, AC 1 si sarebbe reso

colpevole pure di:

- lesioni

semplici, per avere colpito PC 1 con

calci (di cui uno alla schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla

cadere), saltandole anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola

fino a provocarle un conato di vomito, procurandole le lesioni fisiche e i

traumi psichici descritti dai certificati medici in atti (AA2.1.);

- ingiuria,

per avere offeso l’onore di PC 1 dandole della “brutta troia”, della “zoccola”

e dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare, scrivendo

inoltre con un pennarello rosso l’epiteto “puta” su una parete dell’abitazione

della vittima (AA4.1.);

- minaccia, per avere, incusso timore e spavento a PC 1, dicendole

di stare attenta, di guardarsi alle spalle e di cambiare appartamento perché

con un calcio avrebbe potuto abbattere la porta e ripetere quanto fatto;

- danneggiamento,

per avere strappato i pantaloni della

vittima e rotto diversi oggetti, gettandoli a terra, provocando così un danno

non meglio quantificato, come risultante anche dalla documentazione fotografica

in atti (AA6.1.); e

- violazione

di domicilio, per essersi trattenuto indebitamente e

contro la volontà dell’avente diritto, nell’appartamento di PC 1 nonostante la

sua chiara ingiunzione di andarsene (AA7.)

AC 1 ha

ammesso i fatti ad eccezione della presunta penetrazione della vagina con le

dita, precisando, in inchiesta, e ribadendolo nuovamente in aula, di avere messo

le mani nei pantaloni della ragazza e di avere tentato di toccarla sotto le

mutande.

Gli

accertamenti della Corte sono i seguenti.

a) PC 1,

nata il 16 luglio 1986, è cittadina italiana. Abita con i genitori a __________

in provincia di __________. Priva di una formazione professionale specifica, ha

lavorato come cameriera prima in Italia e poi, a partire dall’estate del 2004, in Ticino. È stata dapprima assunta,

per due mesi, come cameriera presso il bar __________, ed in seguito è stata impiegata,

sempre come cameriera, presso il ristorante __________. Nel 2004, PC 1 era

titolare di un permesso per frontalieri. La sorella maggiore, anche lei attiva

professionalmente in Ticino, aveva preso in affitto un appartamento a __________,

dove PC 1 aveva l’abitudine di pernottare quando non faceva ritorno a __________.

b) PC 1

e AC 1 si sono conosciuti a __________ nel mese di luglio 2004. La reciproca

simpatia si trasformò, ben presto, in una relazione sentimentale. AC 1 ha

parlato di amore a prima vista. Egli aveva all’epoca 20 anni e PC 1 19 anni. I

primi due mesi trascorsero in modo idilliaco, i ragazzi si vedevano tutti i

giorni e AC 1 dormiva regolarmente a __________. PC 1 e AC 1 erano stati

accolti calorosamente dalle reciproche famiglie. Per AC 1, PC 1 era una persona

speciale e – a detta dell’imputato - anche lui per lei lo era, per lo meno in

un primo momento.

Nel mese

di settembre 2004 affiorarono le prime incomprensioni. Per PC 1, AC 1 era

sempre più geloso ed ossessivo; per AC 1, PC 1 non manifestava con coerenza,

chiarezza e trasparenza i suoi sentimenti e questo suo comportamento alimentava

le insicurezze del ragazzo che si traducevano in comportamenti di eccessiva

gelosia.

PC 1

aveva cominciato a pensare di lasciare AC 1 ma, prima del 10 dicembre 2004, si

era limitata a ventilarglielo, senza mai prendere una vera e propria decisione

in tal senso.

Infatti,

benché PC 1 – come riferito dalla ragazza a verbale – avesse annunciato a AC 1,

più volte, la sua intenzione di lasciarlo ed avesse tentato di fargli capire

che non stavano più bene insieme, il giorno prima dei fatti, la ragazza ha

dichiarato che non aveva ancora pensato di lasciarlo (cfr. PS PC 1 10.12.2004)

In aula, AC

1 ha riconosciuto di essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti

della sua ragazza. Chiamato a fornire la ragione del suo comportamento,

l’imputato ha affermato che era molto confuso dal comportamento poco chiaro di PC

1 che prima lo voleva, poi non lo voleva più e poi lo voleva di nuovo.

A questo

proposito, durante l’inchiesta aveva dichiarato che:

“A tutti gli effetti è vero che lei mi

aveva detto un paio di volte che mi lasciava. Poi era sempre lei che tornava,

che diceva che voleva sempre stare con me. (…). In tutti i casi io non l'ho mai obbligata a rimanere

con me. E' lei, di sua spontanea iniziativa, che ritornava da me.”

(cfr. PS AC 1 12.12.2004)

In questo

clima di reciproche recriminazioni, la coppia finiva spesso per litigare. Si insultavano

e si spintonavano, ma mai, prima del 10 dicembre 2004, AC 1 le usò violenza.

La

ragazza stessa ha dichiarato che, sino ad allora, AC 1, piuttosto che farle del

male, sfogava la sua rabbia e frustrazione su se stesso:

“Alla domanda dell'interrogante rispondo

che nei miei confronti AC 1 non ha mai fatto particolari gesti di violenza. E'

già capitato che mi desse degli spintoni, e questo durante i litigi. Più che

rivolgere verso di me questa sua rabbia, se la prendeva con se stesso. E' già

capitato che AC 1, in preda alla rabbia, prendesse a testate il muro e che si

strappasse i capelli. Non mi ha comunque mai colpito in nessun modo. Arrivava

addirittura a farsi dei bernoccoli da solo. (…). AC 1 ha 21 anni ma non li dimostra, in queste

cose é come un quindicenne. Aveva dei comportamenti infantili e quando faceva

il "matto" lo faceva solo per intimorirmi, o almeno lo credo. Mi

minacciava pure di uccidersi nel caso l'avessi lasciato. Continuava a dirlo

quando gli dicevo che volevo lasciarlo. Una volta si era pure rivolto contro un

coltello ed aveva minacciato di tagliarsi le vene.”

(PS PC 1

11.12.2004)

A questo

proposito AC 1 ha precisato che:

“E' vero che io mi sono arrabbiato in

quelle occasioni. Non è assolutamente vero che io davo testate al muro. E' vero

che in paio di occasioni, arrabbiato, ho tirato dei pugni al muro, facendomi

anche male alla mano. Non è vero che io ho minacciato di togliermi la vita se

mi lasciava. E' vero che ho forse detto che non valeva la pena vivere senza di

lei. Sono le cose che dici quando sei fuori di te.”

(PS AC 1 12.12.2004)

c)Il 10 dicembre 2004, AC 1 e PC 1

trascorsero il pomeriggio a guardare la televisione a casa del ragazzo della

sorella di PC 1 a __________. Rientrati a casa, cominciarono a litigare. La

lite degenerò a tal punto che PC 1 finì per dirgli che era stufa, che l’aveva

esasperata e che questa volta l’avrebbe lasciato davvero. AC 1 andò su tutte le

furie e minacciò di suicidarsi. PC 1 non diede peso alle parole del ragazzo, e,

visto che AC 1 non voleva accettare tale decisione, gli intimò di andarsene da

casa sua. Lui non lo fece. PC 1 decise allora di uscire lei dall’appartamento

per andare a chiamare i suoi genitori da una cabina telefonica, poiché non

aveva più credito sul suo telefonino.

AC 1

cercò di impedirle di uscire di casa mettendosi davanti alla porta.

L’imputato

ha dichiarato di avere agito in questo modo poiché aveva paura di non rivederla

mai più:

“Mi

ha detto che voleva uscire, ma io ho iniziato ad avere dei pensieri strani. Mi

ero fatto l'idea che lei sarebbe andata via per non più tornare da me. Mi sono

lasciato prendere dalle paure. Non volevo lasciarla uscire. Mi sono messo

davanti a lei per non farla passare”

(PS AC

1 6.1.2005)

PC 1

riuscì ad uscire di casa e AC 1 la seguì. La ragazza tentò nuovamente di far

capire a AC 1 le sue ragioni, sedendosi, per qualche minuto, insieme a lui, sulla

scalinata sita nei pressi del suo appartamento. AC 1, però, era in preda allo sconforto,

non voleva sentire ragione e la supplicava di non lasciarlo. La ragazza si

dimostrò ferma nella sua decisione e lo invitò nuovamente ad andarsene a casa

sua. Lui non lo fece e la seguì per tutto il tragitto fino alla stazione FFS di

__________, dove PC 1 avrebbe chiamato i suoi genitori da una cabina telefonica.

AC 1 era

disperato. Pensava che se l’avesse lasciata andare, non sarebbe più tornata:

“io continuavo a seguirla non volevo

lasciarla da sola. Sapevo che dopo non sarebbe tornata. (…) lo mi sono

disperato, ho visto tutto nero, non ragionavo più.”

(PS AC 1 6.1.2005)

Mentre

camminavano verso la stazione FFS di __________, in più di un’occasione, AC 1

simulò dei tentativi di suicidio, gettandosi sulla strada mentre si

avvicinavano delle macchine, ed, in un caso, una di queste dovette frenare per

non investirlo.

Giunti alla cabina telefonica, PC 1 chiamò prima i suoi genitori e

poi sua sorella chiedendole di venire a prenderla. Quando AC 1 sentì PC 1

informare i suoi genitori che tra di loro era tutto finito si infuriò e colpì

la ragazza al viso, le sputò in faccia, le diede della “troia” e ne nacque una

colluttazione:

“Dalla cabina PC 1 ha chiamato sua madre, ho

sentito che le diceva che tra noi due era finita. lo non c'ho più visto,

continuavo ad entrare in cabina. le ho tirato una sberla in viso. lei mi ha

spinto fuori dalla cabina, io sono rientrato e l'ho spinta, poi ci siamo

insultati. l'ho spinta nuovamente verso la cabina, litigavamo, l'ho anche

strattonata.”

(PS AC 1

6.1.2005)

“Quando

informavo AC 1 che sarei stata raggiunta da mia sorella, lui si arrabbiava

moltissimo e rincominciava a gridare. Oltre a questo iniziava a spingermi

dentro la cabina e mi colpiva anche con due sberle o forse erano pugni. Mi

accusava di avere sempre bisogno di qualcuno e m’insultava dandomi della troia

più volte arrivando anche ad insultare i miei genitori. (…) Quando era ancora

dentro la cabina AC 1 in almeno cinque o sei occasioni mi sputava in faccia

continuando ad insultarmi.”

(PS PC 1

10.12.2004)

PC 1, che

prima di allora non era mai stata colpita da AC 1, si spaventò e cercò di

difendersi:

“Io

sinceramente a mia volta ai suoi insulti rispondevo a tono. Cercavo anche di

difendermi e a mia volta lo spintonavo. Può darsi che lo abbia anche colpito

con una sberla ma solo perché ero spaventata. Prima infatti non era mai

successo che AC 1 avesse avuto una reazione così violenta. Solamente in alcune

occasioni mi aveva spintonato ma senza colpirmi.”

(PS PC 1

10.12.2004)

Uscita

dalla cabina telefonica, PC 1 si incamminò verso a casa. AC 1 la seguì e

continuò, per tutto il tragitto, ad insultarla:

“Siamo quindi tornati a piedi verso __________.

Lui restava indietro di alcuni passi e continuava a insultarmi, diceva che ero

una zoccola e che non valevo niente.”

(PS PC 1

11.12.2004)

Una volta

giunti nell’appartamento, la situazione degenerò irrimediabilmente.

PC 1 ha

dichiarato che AC 1 era diventato una bestia (cfr. PS PC 1 10.12.2004). Mentre

raccoglieva le sue cose e le metteva in una borsa, AC 1 continuava ad insultarla

ed a colpirla al viso:

“Arrivati in casa, verso le 2130/2145, lui

ha iniziato a prendere le sue cose e a metterle in un borsone che gli avevo

dato a questo scopo. Lui continuava a insultarmi, dandomi della brutta troia.

Mi dava pure degli schiaffoni in viso, forti da farmi cadere dicendomi di

tutto.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1, in

preda alla rabbia, cominciò pure a rompere diversi oggetti in casa, così come

documentato dalle fotografie annesse al rapporto d’inchiesta del 26.8.2005.

PC 1 ha

precisato che AC 1 le ruppe una candela, il presepe, l’albero di natale, il mocio,

la scopa e che danneggiò, pure, la porta d’entrata dell’appartamento:

“Ha pure danneggiato alcune mie cose. Ha

rotto una candela con della sabbia gialla, il presepe, l'albero di natale, ha

stortato il mocio e la scopa e ha danneggiato la porta dell'appartamento.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1, dal

canto suo, ha ammesso di avere rotto, intenzionalmente, solo una scopa e che il

resto si ruppe nel corso della colluttazione:

“Ci

eravamo spintonati, erano cadute delle cose in casa che si erano rotte. Ho

preso una scopa e ho piegato il manico in ferro. E' l'unico oggetto che ho

rotto intenzionalmente, il resto è successo perché ci spintonavamo.”

(PS AC 1

6.1.2005)

PC 1

riuscì, per un istante, a spingere AC 1 fuori dalla porta di casa, ma questi

riuscì a rientrare e sfogò sulla ragazza tutta la sua violenza:

“A

un certo punto ero riuscita a spingerlo fuori di casa e buttare fuori il

borsone dicendogli di andare ma lui con dei calci è riuscito a riaprire la

porta che avevo chiuso a chiave. Era fuori di se, in preda alla rabbia ed era

tutto sudato. Oltre gli schiaffi mi dava pure dei calci, sulle gambe e anche

uno alla schiena.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1 ha

ammesso di averla percossa ed in particolare di averle dato un calcio alla

schiena, anche se – contrariamente a PC 1 – ha situato tale suo gesto mentre la

ragazza era sul letto:

“Ricordo di averla colpita con un calcio, da

dietro. Penso di averla colpita sulla schiena perché gliel'ho dato quando era

stesa sul letto. Non le ho dato pugni, solo sberle, in viso. Non so quante ne

ho tirate. Lei, per difendersi, mi aveva graffiato e mi aveva dato, in risposta

alle mie, alcune sberle. (…).

(PS AC 1

6.1.2005)

PC 1,

esasperata ed arrabbiata dall’atteggiamento di AC 1, gli urlò di andarsene:

“Io continuavo a dirgli urlando che doveva

andarsene via. Ero molto arrabbiata sia per quelle che mi aveva fatto ma anche

perché aveva danneggiato delle cose in casa che avevo comperato con i miei

risparmi.” (PS PC 1 10.12.2004)

“lo continuavo a piangere e a urlare per

farlo andare via, per farlo smettere. Continuavo a dirgli di andarsene ma lui

non smetteva.”

(PS PC 1

11.12.2004)

Secondo

il dire di PC 1, fu proprio l’aggressività e la fermezza con cui si rivolse a AC

1 che lo fecero arrabbiare ancora di più.

Secondo

l’imputato, invece, furono gli insulti a carattere sessuale che gli rivolse PC

1 a provocare la sua violenza.

AC 1

sollevò, quindi, PC 1 da terra e la buttò con forza sul letto, dicendole che

dovevano “scopare” per l’ultima volta e che quella era la sola cosa che lei sapesse

fare:

“Era la prima volta che mi rivolgevo a

lui in modo così aggressivo e questo credo l’abbia fatto ancora più arrabbiare.

Iniziava nuovamente a picchiarmi e con forza mi buttava sul letto. Mi diceva

che dovevamo scopare per l’ultima volta che era l’unica cosa che sapevo fare.

Mentre diceva queste cose, io mi mettevo a piangere e non sapevo più cosa fare.

Non avrei mai pensato arrivasse a tanto. Continuava a trattarmi come una

prostituta e a ripetere che mi voleva scopare per l'ultima volta.”

(PS PC 1

10.12.2004)

“Ci siamo ancora insultati, lei mi ha detto

delle cose, di carattere sessuale, che mi hanno fatto molto male. Non ci ho più

visto, sono andato fuori di testa. Eravamo in piedi, io l'ho presa per il cavallo

dei suoi pantaloni e l'ho spintonata sul letto dicendole che adesso le facevo

vedere io, ero arrabbiato, la trattenevo, le ero sopra con tutto il mio corpo.”

(PS AC 1

6.1.2005)

PC 1 ha

precisato che AC 1 dopo averla buttata sul letto, le saltò addosso con le ginocchia,

facendole molto male:

“Addirittura mi ha sbattuto sul letto e poi,

con la rincorsa, mi è saltato con le ginocchia sulla gamba destra e mi ha fatto

veramente male.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1 lo

ha confermato:

“Alla

domanda dell'interrogante dichiaro che effettivamente, a un certo punto, le

sono saltato con le ginocchia sulla gamba di PC 1.”

(PS AC 1

6.1.2005)

In questo

contesto, PC 1 ha affermato - in occasione del suo primo interrogatorio di

polizia - che AC 1 con forza le infilò una mano nei pantaloni riuscendo a

toccarle la zona pubica:

“Nello stesso tempo con forza m'infilava

una mano nei pantaloni riuscendo a toccarmi la zona pubica. lo mi difendevo e

cercavo di respingerlo ma senza riuscirci. Vista la sua forza i pantaloni che

indosso anche adesso e che mostro all'agente verbalizzante, si strappavano

all'altezza dell'asola del bottone e sotto la cerniera.”

(PS PC 1

10.12.2004)

In

occasione del suo secondo interrogatorio, la ragazza ha affermato che AC 1 infilò

le mani sotto le mutande e le mise un dito nella vagina, facendole male:

“Mi ha poi infilato con forza la mano destra

sotto i pantaloni, sul davanti. Ha infilato le mani sotto le mutande e mi ha

messo un dito nella vagina. lo intanto mi divincolavo e sono riuscito a

fargliela togliere. (…). Per mettermi la mano dei pantaloni, non li aveva

aperti ma dalla violenza del gesto mi ha rotto l'asola del bottone. Preciso che

nel mettermi le dita davanti mi ha fatto anche male ma escludo che mi abbia

ferito nella zona genitale, alla quale oggi non ho alcun male. E' stata una

cosa brevissima, in quanto mi ero subito ribellata.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1 ha,

per contro, affermando di avere tentato di toccare la ragazza sotto le mutande

e di essere riuscito a farlo solo sopra l’indumento intimo:

“L'ho toccata un paio di volte sopra i

pantaloni nella zona genitale. Lei si divincolava ed ha iniziato a scalciare.

Ho tentato pure di metterle una mano sotto le mutande, infilandola nei

pantaloni. L'ho però toccata solo sulle mutande, un attimo. Non ho tentato di

slacciare o abbassare i pantaloni.”

(PS AC 1

6.1.2005)

In aula, AC

1 ha affermato di essere sicuro di non averla penetrata con il dito.

Il PP ha

sottolineato come la certezza dei ricordi dell’imputato fosse in palese

contrasto, non solo con le dichiarazioni della ragazza, ma anche, e soprattutto,

con lo stato di confusione in cui l’imputato – per sua stessa ammissione - si

trovava; con la fugacità del gesto; con la dichiarazione dell’imputato – sebbene

riferita in generale alle dichiarazioni della ragazza - secondo cui “quello

che dice PC 1 è sicuramente vero, all’inizio avevo detto che raccontava bugie

per infangarmi, ma non è così. PC 1 a me non ha mai mentito e non ha

l’abitudine di raccontare menzogne. Quello che ha detto a verbale è sicuramente

vero.” (cfr. PS AC 1 6.1.2005), e, non da ultimo, con il fatto che PC 1 non

ha mai dato dimostrazione di accanimento nei suoi confronti.

Posto

davanti a tutte queste obiezioni, l’imputato ha mantenuto con fermezza la sua

contestazione.

Va detto

che le dichiarazioni di PC 1, a questo proposito, non sono sempre state

costanti; che tra i due ragazzi non è stato esperito un confronto su questo

aspetto e che a PC 1 non sono state contestate le dichiarazioni di AC 1.

Inoltre,

si rileva che, quando fu chiamata a ad interpretare le reali intenzioni di AC 1,

la ragazza ha affermato che il ragazzo era fuori di sé e che, se avesse

veramente voluto, avrebbe potuto anche violentarla, ma che invece si era

limitato ad infilarle le mani nei pantaloni.

“Era fuori di se. Non è mai successo che

arrivasse a tanto, è sempre stato un ragazzo impulsivo ma mai violento, nei

miei confronti.(…). Dubito che AC 1 avesse avuto l'intenzione di violentarmi,

sapeva che da li a poco sarebbe arrivata __________. Se avesse voluto avrebbe

potuto benissimo farlo, per superiorità fisica, ma si è limitato a infilarmi la

mano nei pantaloni. Non credo che si sarebbe spinto a tanto. E' già tanto che è

arrivato al punto di colpirmi con sberle e calci.”

(PS PC 1

11.12.2004)

Tornando

ai fatti del 10 dicembre 2004, la Corte ha accertato che AC 1, sempre mentre si trovava sopra PC 1, le

leccò le guance e cercò di baciarla:

“Mi leccava le guance e cercava di

baciarmi.”

(PS PC 1

10.12.2004)

Mi

leccava anche le guance e tentava di baciarmi ma ovviamente io non gliene davo

la possibilità.”

(PS PC 1

11.12.2004)

Poi,

spostandosi sopra di lei, rimanendo sempre vestito, le mise in faccia il pene

dicendole di “succhiarglielo”. Il tutto avvenne mentre PC 1, in lacrime,

tentava di svincolarsi:

“Sempre tenendomi sotto di lui, si spostava

verso la mai faccia sino ad appoggiare i suoi genitali sopra la mia bocca. lo

mi dimenavo e cercavo sempre di respingerlo come potevo”

(PS PC 1

10.12.2004)

“Mentre ero sul letto, dove mi aveva scaraventato, si è

seduto su di me e mi ha messo i genitali in faccia dicendomi di succhiarglielo.

Lo ha fatto con senza togliersi i pantaloni, facendo solo il gesto.”

(PS PC 1

11.12.2004)

“lo ho sempre cercato di oppormi

fisicamente, cercando di divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere

ma lui insisteva.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1 non

ha negato di essersi comportato come descritto dalla ragazza, ma ha situato

tale suo gesto in una fase successiva, ovvero quando la ragazza era a terra:

“Lei

era seduta, inginocchiata, per terra, io ero in piedi. Mi sono avvicinato e le

ho preso la testa per spingermela contro il mio cavallo dei pantaloni.”

(PS AC 1

6.1.2005)

Sempre

mentre si trovava sul letto, AC 1, riprese la posizione iniziale e tentò di infilare

la mano in mezzo alle gambe della ragazza, spingendo le sue dita nel tentativo

di penetrale l’ano:

“(…)

e lui tornava a sedersi con le gambe aperte sopra il mio bacino. M'infilava una

mano in mezzo alle gambe e con forza spingeva la sue dita come per infilarle

nell'ano. lo continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo

via.”

(PS PC 1

10.12.2004)

“Lui a questo punto, sopra i pantaloni, mi

ha toccata da dietro, con tanta forza, come per infilarmi le dita nell'ano.

Diceva prendilo nel culo, che mi sarebbe piaciuto.”

(PS PC 1

11.12.2004)

“Per precisare la dinamica di quando mi

trovavo a letto con lui sopra dichiaro " che lui mi teneva in quella

posizione con la forza, usando il suo peso per bloccarmi. Non ricordo se mi

teneva per le braccia. lo ho sempre cercato di oppormi fisicamente, cercando di

divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere ma lui insisteva.

(PS PC 1

11.12.2004)

PC 1 ha,

poi, ricordato che AC 1 le aveva, pure, spinto una candela nella zona genitale:

“ricordo pure che a un certo punto AC 1 ha

preso una candela, quella che poi si è rotta, e me la spingeva nella zona

genitale, sopra i pantaloni”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1, non

ricordandosi del particolare della candela, non l’ha, nemmeno, escluso:

“L'agente

interrogante mi chiede se ricordo qualcosa riferita alla candela, che poi si è

rotta, che stando alle dichiarazioni di PC 1, avrei spinto nella sua zona

genitale, sopra i pantaloni. Rispondo che non, ricordo questo particolare, ma

non escludo che possa essere successo. Ero fuori di testa e non ci vedevo più

dalla rabbia. Se lo dice PC 1 probabilmente è vero.”

(PS AC 1

6.1.2005)

Durante

tutta l’azione coercitiva, PC 1 piangeva e tentava di liberarsi, fino a quando

riuscì a spingerlo lontano da se. Vista la reazione di PC 1, AC 1 tornò in sé e

si alzò dal letto:

“lo

continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo via. Lui vista

la mai reazione non mi toccava più.”

(PS PC 1

10.12.2004)

AC 1 ha

dichiarato di essersi fermato poiché si era reso conto di quello che stava

facendo:

“Poi mi sono reso conto di cosa stava

succedendo e mi sono fermato (…). Non sarei mai arrivato a farle violenza vera

e propria. Ho fatto questi gesti perché non c'avevo più visto, ero andato fuori

di testa, per via delle cose che mi aveva detto.”

(PS AC 1

6.1.2005)

Il tutto

durò una quindicina di minuti ed i ragazzi rimasero vestiti.

“Questo tentativo di violenza è durato per circa

quindici minuti, sempre restando sul letto ed entrambi vestiti. Preciso che

durante questa fase io riuscivo in alcune occasioni a spostarlo ma lui

insisteva tornando sopra di me.”

(PS PC 1

10.12.2004)

Alzatosi

da letto, AC 1 non lasciò l’appartamento. Continuò ad insultare ed a picchiare

la ragazza, giungendo anche a stringerle il collo talmente forte da provocarle

un conato di vomito:

“Quando

smetteva di toccarmi, restava nell'appartamento sino a circa le 22.45

continuando ad insultarmi a spingermi e a colpirmi con delle sberle, sino a

prendermi per il collo con entrambe le mani che stringeva sino a farmi venire

un conato di vomito.”

(PS PC 1

10.12.2004)

“Ero poi riuscita a spingerlo via e mi sono

rifugiata in un angolo a terra, piangevo. Gli dicevo che sarebbe arrivata mia

sorella e che lei, la

Polizia, l'avrebbe

chiamata. Lui a questo punto ha preso le sue cose. Ha comunque continuato a

insultarmi e a sputarmi in faccia. Ogni tanto veniva da me e mi strattonava e

mi diceva di piangere pure che non gli importava, non gli faceva nessun

effetto. Alla fine gli ho preso un braccio e ho cercato di spingerlo verso la

porta dicendogli di andare, non ne potevo più. A questo punto lui mi ha

afferrato con tutte e due le mani, dal davanti, al collo. Mi ha stretto forte,

al punto di farmi venire un conato di vomito. Mi ha tolto il respiro e mi ha

fatto veramente paura. Mi ha tenuto al collo per una decina di secondi, mi

sentivo soffocare.”

(PS PC 1

11.12.2004)

AC 1 ha

ammesso anche questo gesto:

“Alla

domanda dell'interrogante rispondo a un certo punto, quando PC 1 cercava di

spingermi verso la porta, io l'avevo afferrata al collo e l'avevo spinta

indietro. E' vero che ho anche stretto la presa, dalla rabbia.”

(PS AC 1

6.1.2005)

In aula,

l’imputato ha cercato di relativizzare la gravità del gesto, affermando – senza

però riuscire a convincere la Corte - di non averle cinto il collo, ma di averla “spinta per il collo”.

Liberatasi

dalla stretta, PC 1 gli intimò per l’ennesima volta di andarsene e lui lo fece,

non prima, però, di insultarla sia verbalmente sia per iscritto, scrivendo, su

una delle pareti dell’appartamento, la parola “puta”:

“lo riuscivo a liberarmi prendevo la sua

borsa e la buttavo nel corridoio, chiedendo nuovamente di andarsene. In quel

momento stavo sempre piangendo e lui mi diceva che potevo piangere che tanto

non gli facevo pena, che ero solamente una troia e che gli avevo rovinato la

vita. Per finire con un pennarello di colore rosso sulla parete di casa

scriveva la parola" Puta" e se ne andava.”

(PS PC 1

10.12.2004)

“Quando

mi ha lasciata andare, io continuavo con le mani a difendermi e a colpirlo,

sono caduta per terra e tossivo. Lui è rimasto li a guardarmi, continuava a

ridere e a sputarmi addosso. E' quindi uscito dalla porta e con un pennarello

rosso, ha scritto "PUTA" sul muro. Subito dopo se n'è andato.”

(PS PC 1

11.12.2004)

Nel corso

della serata, AC 1 assunse anche un comportamento intimidatorio, dicendo a PC 1

che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e cambiare appartamento poiché gli

sarebbe stato facile buttare giù la porta con un calcio:

“Mi

minacciava pure di stare attenta, di guardarmi le spalle e di cambiare

appartamento. Diceva che con un calcio veniva giù la porta e che poteva

benissimo farlo anche un'altra volta.”

(PS PC 1

11.12.2004)

d) Quella sera, arrivata sua sorella, PC

1 tentò, in un primo momento, recandosi di persona a casa dell’imputato, di

parlare con i genitori di AC 1, i quali però presero le difese del figlio che

negava di averle usato violenza. Decise quindi di recarsi in polizia per

denunciare i fatti. Si recò poi al pronto soccorso per farsi visitare.

e) La

relazione clinica di pronto soccorso di __________ di data 11.12.2004, fa stato

di numerose contusioni:

“EO osteocutaneo

muscolare: dolenzia digito pressione capo regione occipitale paramediana, lieve

contrattura sternocleidomastoideo sn, dolenzia a flessione capo verso sn,

dolenzia digito pressione vasto laterale m femorale con ematoma in formazione.”

Gli ematomi

riportati da PC 1 sul corpo sono stati documentati dalla polizia scientifica

nel rapporto “documentazione fotografica” di data 17 ottobre 2007 (AI 16).

Il 16

dicembre 2004, il dott. __________, medico curante della ragazza, certificò

l’insorgere di sintomi post traumatici e di insonnia. (cfr. certificato medico

del 16.12.2004 del dott. __________).

f) Il 12 dicembre 2005, AC 1 venne prelevato dalla polizia - a mano di

un ordine di traduzione forzata emesso dal PP - e venne interrogato dagli inquirenti.

Come già

detto in ingresso, l’imputato respinse ogni accusa e, due giorni dopo, denunciò

PC 1 per lesioni semplici e vie di fatto.

Il 6

gennaio 2005, AC 1 si presentò – spontaneamente - in polizia e riconobbe che

quanto dichiarato da PC 1 era la verità. Ritirò, quindi, la denuncia.

Chiamato,

tra l’altro, a spiegare i motivi che lo indussero a respingere le accuse di PC

1, AC 1 dichiarò che le modalità di traduzione forzata avevano sconvolto i suoi

genitori, in particolare sua madre e lui non si era ancora reso conto della

gravità dei suoi gesti:

“il giorno che sono stato interrogato non

ho detto tutta la verità perché non avevo ancora avuto il tempo di rendermi

conto della gravità di quanto successo e di elaborare la cosa. Inoltre ero

stato prelevato da casa mia da una pattuglia della Polizia e questa cosa aveva

spaventato mia madre. Questi i motivi che mi hanno spinto a non raccontare

tutto subito. (…).

(PS AC 1 6.1.2005)

Chiamato,

poi, a spiegare le ragioni che lo avevano portato a decidersi di raccontare la

verità, l’accusato dichiarò che non voleva più far passare PC 1 per una

bugiarda:

“Oggi

la mia intenzione era quella di raccontare la verità, non riuscivo più ad

andare avanti. L'ho fatto per me e anche per PC 1, non voleva che passasse per

bugiarda, per rispetto nei suoi confronti. Avevo un peso sulla coscienza.

Rimpiango ancora oggi il fatto che non me ne sono andato quando PC 1 me lo

aveva chiesto quella sera. Non so cosa mi ha preso.”

(PS AC 1 6.1.2005)

g) Il

PP, in aula, non ha chiesto alla Corte di confermare l’accusa di denuncia

mendace (AA9.) - secondo la quale AC 1 avrebbe sporto denuncia per lesioni

semplici e vie di fatto contro PC 1, sapendola innocente, per provocare contro

di lei un procedimento penale – da un lato, poiché basata sulle dichiarazioni

rese dall’accusato in occasione del suo primo verbale di interrogatorio nella

sua qualità di accusato e, dall’altro, poiché prontamente ritirata in data

6.1.2005

h) Prima

di recarsi in polizia nel mese di gennaio 2005, AC 1 scrisse a PC 1 una lettera

del tenore seguente:

“Ciao PC 1, il tuo sorriso mi manca da

morire e il mio cuore e la mente non riescono a darsi pace per il male che ti

ho fatto. Mi sento così meschino e vile; tutto quello che ti ho causato è così

ingiusto; guardo le mie mani e non riesco ancora a capacitarmi di quello che ho

fatto. Come ho potuto. Spero che il tuo cuore provi ancora qualcosa per me e

che col tempo tu mi possa perdonare. Devi porre le mie scuse anche ai tuoi

famigliari se te la senti; perché in questo momento so che non posso farlo

personalmente. Scusa a tua madre e tuo padre, che mi hanno sempre trattato

benissimo e fatto stare a mio agio. Non avrei mai voluto causargli altre

preoccupazioni oltre a quelle che la vita gli pone già di fronte. Scusa a tua

sorella, sempre gentile e disponibile nei miei confronti. Scusa anche a tutti

quelli che ti sono vicino e ti hanno visto soffrire a causa mia. Mi spiace per

tutto quello che è successo. Quanto vorrei tornare indietro. Hi capito solo ora

quanto ero possessivo verso te. Ho sbagliato tutto nell’ultimo periodo. Non

badavo Più alla mia vita e pensavo solo a te, ma soprattutto non ti permettevo

di avere le tue libertà. Quanto ero sciocco. Il tuo cuore era così vero; così

forte e io mi perdevo in certe cazzate. In più credevo di avere ragione. Ma

sono tantissime le cose che vorrei dirti ma che mi scoppieranno in testa solo

quando avrò finito di scriverti. Vorrei veramente parlarti anche solo per 15

minuti. Ieri ti avrei voluto tanto abbracciare. Spero che tu creda ancora nel

mio amore e nella mia sincerità. Non devi avere paura di me o credere che io

possa ancora fare una cosa simile. Ti prego questi sei mesi sono stati troppo

magici e speciale, non voglio averli rovinati in 2 ore di follia. Anch’io come

te sto soffrendo molto. Il mondo mi appare tanto vuoto e la vita inutile. Tutto

ha perso i suoi colori, vivo in un mondo in bianco e nero, quanto mi manchi.

Con te mi sentivo a mio agio, non avevo segreti, ero troppo me stesso. In

questi giorni mi sono guardato molto dentro e ho capito tante cose. Devi sapere

che non posso dimenticarti; sei presente in ogni mio pensiero e aspettativa.

Voglio che tu guardi realmente nel tuo cuore senza farti influenzare da altri

aspetti; sì ascoltando anche il parere dei tuoi cari o di altre persone. Mi sto

mangiando il fegato, il rimorso è troppo grande, come la voglia di averti

vicina. Ma perché ci accorgiamo sempre dopo delle cose belle della vita e degli

errori che facciamo. Spero non sia ormai troppo tardi, almeno per una volta. Io

voglio porre rimedio e assumermi le mie responsabilità anche con la polizia e

scontare quello che devo perché è giusto che sia così. Mi auguro che tu possa

malgrado tutto passare un natale tranquillo sereno insieme ai tuoi parenti. Voglio

che rincomincia a magiare e dormire; devi farlo. Sei sempre stata così cara e

felice di vivere e stare a contatto con gli altri. Il tuo carattere e la tua

personalità sono bellissimi, mi hai insegnato molte cose. Ti amerò per sempre

Alla prossima. Ciao e auguri. AC 1. Eri un grande riferimento per me, forse

l’unico. Eri così amabile e affettuosa, mi hai fatto scoprire l’amore per la

prima volta (incomprensibile)“

(lettera

allegata al PS PC 1 7.1.2005)

i) Da

lì a qualche mese, PC 1 e AC 1 si riavvicineranno e ricominceranno a

frequentarsi, ma su questa circostanza, ritorneremo al considerando 4.3.

4.2. Secondo

l’ipotesi accusatoria AC 1, il 26 febbraio 2005, si sarebbe reso autore

colpevole di vie di fatto, per avere

spintonato e colpito con uno ceffone alla nuca __________, senza cagionarle un

danno al corpo o alla salute (AA3.); di ingiuria per avere, nelle stesse

circostanze offeso l’onore di __________

e PC 2, tacciandole di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro “siete in cerca di

cazzi” (AA5.2.); e di danneggiamento, per avere, con un calcio, danneggiato lo

specchietto retrovisore della Honda Civic 2.0 targata di proprietà di PC 2,

provocando un danno preventivato in CHF 247,50.- (AA6.2.).

AC 1 ha

ammesso i fatti.

Premesso

che __________ e PC 2 hanno sporto tempestivamente querela per i reati

rispettivamente di vie di fatto, ingiuria e danneggiamento e ritenuta

l’intervenuta prescrizione del reato di vie di fatto, gli accertamenti della

Corte sono i seguenti.

a) La

sera del 26 febbraio 2005, attorno alle ore 22.00, AC 1 si trovava all’interno

del locale delle cassette postale dell’ufficio postale di __________ in

compagnia dei suoi amici __________. I tre ragazzi, dopo aver trascorso la

serata in alcuni esercizi pubblici della zona, si erano fermati all’interno del

citato locale per riscaldarsi, prima di far rientro a casa.

Quella

stessa sera, PC 2, alla giuda della sua autovettura, una Honda

Civic 2.0 targata, si posteggiò davanti all’ufficio postale di __________ per

permettere all’amica, __________, di prelevare dei contanti al Postomat,

situato proprio di fianco al locale in cui AC 1 e i suoi amici si stavano

riscaldando.

In

macchina vi era pure __________.

b) __________

scese dall’autovettura e si diresse verso il Postomat, mentre PC 2 e __________

attesero in macchina. AC 1, accortosi della presenza delle tre ragazze, uscì

dal locale e si rivolse loro con epiteti ingiuriosi e provocatori.

__________

ha riferito che AC 1 cominciò ad insultare le ragazze quando ancora si trovava

all’interno del locale e che, quando uscì e si diresse verso di loro, non

prestò più molta attenzione all’agire dell’amico:

“In quel frangente giungeva un'autovettura

con tre ragazze a bordo. AC 1 a questo punto cominciava a provocare le ragazze

attribuendo loro diversi nominativi, prima da dentro il locale dove ci eravamo

fermati e in seguito è uscito. lo e la mia compagna siamo rimasti all'interno

del locale delle cassette postali, senza dare troppa importanza a quello che il

mio conoscente stava facendo.”

(PS __________

27.2.2005)

__________,

al contrario di __________, fece attenzione a quello che stava facendo AC 1,

tanto da dichiarare che quest’ultimo, una volta uscito dal locale, rivolse alle

ragazze frasi quali "siete in cerca di cazzi?" e "stai

zitta puttana" (cfr. PS __________ 26.2.2005).

Le

dichiarazioni di __________ confermano il dire di

Jessica __________, la quale ha dichiarato che AC 1, una volta uscito dal

locale adiacente all’ufficio postale, insultò lei e l’amica PC 2 con epiteti quali

“zoccole”, “puttane” e chiese loro se erano “in cerca di

cazzi”:

“Dopodichè, lo stesso ragazzo, usciva dal

locale ed iniziava ad insultare tutte e due, me e PC 2. (…)D1 Che tipo di

insulti vi sono stati detti? R1 "Siete in cerca di cazzi"

-"Zoccole" -"Puttane" ed altro ancora.”

(PS __________

27.2.2005)

c) Nel

frattempo, __________ aveva terminato l’operazione di prelevamento ed aveva

raggiunto le amiche. __________ uscì dalla vettura per permettere a __________

di salire. AC 1 continuava ad importunare le ragazze insultandole, fissandole,

toccandosi i genitali e tirando fuori la lingua:

“Mentre __________ entrava in auto il

ragazzo con il giubbotto verde oliva gli ha urlato qualcosa, io non ho capito

cosa diceva perché ero in macchina. Quando __________ è entrata in auto mi ha

detto che il ragazzo ci aveva insultate domandandoci se eravamo in cerca di

cazzi. In seguito ci siamo fermate e da dentro l'auto abbiamo guardato

all'interno del locale per vedere cosa faceva il ragazzo che ci aveva appena

gridato. lo ho chiaramente visto che quest'ultimo si toccava i genitali

rimanendo vestito e tirava fuori la lingua mentre ci fissava. Jessica dopo aver

visto questi atteggiamenti a fatto un gesto con la mano al ragazzo, come segno

di dissenso.”

(PS PC 2

27.2.2005)

PC 2 mise,

quindi, la retromarcia per uscire dal posteggio, ma dovette attendere, prima di

immettersi nel traffico, per dare la precedenza ad un altro veicolo.

AC 1 ne

approfittò per appoggiarsi alla macchina delle ragazze. PC 2 chiuse i finestrini

e bloccò le portiere e - dopo che AC 1 aveva sputato sul vetro della portiera

destra ed aveva afferrato lo specchietto retrovisore destro - nel tentativo di

farlo desistere e di allontanarlo, mise in movimento l’autovettura.

Questa

manovra inattesa, innervosì AC 1 che, per stizza, sferrò un calcio allo

specchietto retrovisore destro.

d) Accusato

il colpo, PC 2, oramai esasperata, scese dalla macchina e, avvicinatasi a AC 1,

gli chiese, con tono fermo, quali fossero le sue intenzioni.

AC 1, in

tutta risposta, le sputò addosso, all’altezza di pantaloni. __________ scese

dall’auto per dare aiuto all’amica e diede uno spintone all’imputato che cadde

a terra.

Rialzatosi

da terra, AC 1 si diresse verso __________ e, vincendo la resistenza opposta

dai suoi amici - che nel frattempo erano usciti dal locale per tentare di

trattenere e calmare l’amico - colpì la ragazza al viso, senza, tuttavia,

cagionarle delle lesioni.

Dal

certificato medico agli atti emerge infatti che __________ presentava, la sera

dell’aggressione, una lieve contusione alla nuca sinistra che consisteva in un

lieve arrossamento della cute del diametro di 1.5 cm con del dolore alla palpazione

(certificato medico 26.2.2005 allegato al rapporto d’inchiesta di polizia

giudiziaria del 13 marzo 2005).

e) PC 2,

visto che la situazione stava degenerando, decise di chiamare la polizia. AC 1,

sentendo che la ragazza stava per far intervenire le forze dell’ordine, si

allontanò di corsa dal luogo dei fatti. Pure i suoi amici si allontanarono ma

con un passo più tranquillo.

AC 1, __________

vennero individuati dagli agenti di polizia presso la stazione ferroviaria di __________.

AC 1 riuscì a scappare mentre, __________, tradotti alla centrale di polizia,

permisero agli agenti di rintracciare il loro compagno che, convocato

telefonicamente, si presentò in polizia e venne interrogato quella sera stessa

alle ore 0035.

AC 1, in

aula, ha ammesso di avere insultato le ragazze, di avere sferrato un calcio

alla macchina della PC 2 e di avere colpito la __________.

f) Per

quanto riguarda l’ammontare del danno cagionato dall’imputato con il calcio

sferrato allo specchietto retrovisore della vettura della PC 2, il preventivo,

versato agli atti dalla PC, della __________ del 2.3.2005, allegato al rapporto

d’inchiesta di polizia giudiziaria del 13 marzo 2005, fa stato di un importo di

fr. 247,48.-- per i costi di riparazione.

In aula, AC

1 ha contestato l’ammontare del preventivo agli atti.

4.3. Secondo

l’ipotesi accusatoria, AC 1, il 9 luglio 2005, si sarebbe reso autore colpevole

di lesioni semplici, nuovamente ai danni di PC 1, per avere colpito la ragazza

con calci e ceffoni, provocandole le lesioni fisiche e psichiche descritte nei

certificati medici agli atti (AA2.2.). Sempre quella sera, e più precisamente a

cavallo tra il 9 luglio ed il 10 luglio, l’accusato si sarebbe reso pure autore

colpevole di ingiuria per avere offeso l’onore di PC 1 tacciandola di “troia”,

“puttana”, “brutta puttana del cazzo” e dicendole “non vali un cazzo” (AA4.3.)

AC 1 è

reo confesso.

Gli

accertamenti della Corte sono i seguenti.

a) PC 1

e AC 1 ripresero la loro relazione sentimentale nella primavera del 2005:

“Da quel grave episodio di dicembre 2004

non l'ho più frequentato per circa 3 mesi. ADR che io non lo cercavo, era lui

che mi cercava spesso e mi ha anche scritto una lettera che poi avevo inviato

in copia alla Polizia. Egli è stato quindi parecchio insistente con me

dicendomi che mi amava e che avrebbe pagato per i suoi errori, come del resto

aveva già fatto confessando la sua responsabilità in Polizia. Per quello che mi

diceva e per come me lo diceva era per me era impossibile non credere alle sue

buone intenzioni. Mentre sto parlando mi viene da piangere perché mi viene in

mente quanto male mi ha fatto AC 1. ADR che durante quei tre mesi in cui non ci

siamo frequentati egli mi chiamava tutti i giorni al telefono. Era molto

gentile. Sembrava cambiato e pentito di quello che aveva fatto. ADR che non so

se AC 1 è in cura presso qualche psicologo o psichiatra. Lui non me lo ha

detto. Dopo questi tre mesi abbiamo deciso di rifrequentarci. Ci vedevamo un

paio di volte alla settimana per un breve tempo. Lui mi chiedeva se mi poteva

dare un bacio. lo ero molto fredda e distaccata; volevo verificare se era

cambiato e non me la sentivo neanche di baciarlo. Dopo circa tre settimane ci

siamo rimessi insieme”

(PP PC 1

26.8.2005)

“Preciso che in quel periodo ci vedevamo

ogni giorno, a parte il periodo di pausa della nostra relazione durato tre

mesi, a partire dai fatti di dicembre, ci vedevamo sempre, ogni giorno.”

(PP AC 1

26.8.2005)

b) Ripresero,

purtroppo, anche a litigare:

“Abbiamo ripreso quasi subito a litigare

come già facevamo prima dell'aggressione del 10 dicembre 2004. i nostri litigi

consistevano in insulti pesanti, spintoni e qualche sberla. ADR che è capitato

anche a me di rispondere con qualche sberla. Ci vedevamo tutti i giorni e tutti

i giorni litigavamo. A me lui piaceva tanto ma la sua gelosia era davvero

eccessiva e insopportabile. Non potevo fare niente che lui si arrabbiava subito

tantissimo. ADR che questa situazioni di continui litigi è andata avanti sino a

luglio allorquando lui mi ha picchiato violentemente (…).

(PP PC 1

26.8.2005)

c)Il 9 luglio 2005, PC 1 e AC 1 si incontrarono

alla stazione ferroviaria di __________ e si trattennero, in compagnia di

alcuni loro amici, in un esercizio pubblico. A detta di PC 1, così come esposto

nella sua denuncia del 15.7.2005, confermata poi davanti al PP, AC 1, quella

sera, si ingelosì per alcuni sguardi insistenti che uno dei loro amici le aveva

rivolto.

Secondo AC

1, invece PC 1, quella sera, si era comportata in modo provocante con altri

ragazzi. Chiamato a fornire un esempio, l’imputato ha dichiarato che PC 1, pur

sapendo che lui aveva un accendino, aveva insistito per farsi accendere la

sigaretta da un ragazzo che stava camminando nei pressi del __________.

AC 1

perse, nuovamente, il controllo a causa del comportamento di PC 1 e dell’alcool

e della marijuana che il ragazzo aveva consumato quella sera:

“Queste cose mi mandavano in bestia. Non

ragionavo più, anche per il consumo d'alcol e di marijuana.”

(PP AC 1

26.8.2005)

Ne scaturì una lite violenta. AC 1, dapprima, insultò la ragazza con

epiteti quali "troia" e "puttana":

“ADR che prima di picchiarmi egli mi ha insultato con

epiteti del tipo "troia", "puttana" e poi mi ha picchiato.”

(PP PC 1 26.8.2005)

E poi

alzò le mani. La buttò per terra, le diede sberle e calci alla pancia ed alla

schiena, la trascinò in una stradina perpendicolare al lungo lago di __________

e continuò ad insultarla ed a picchiarla:

“(…) che mi ha buttato a terra con forza.

Poi mi ha picchiato con calci e sberle; i calci erano piuttosto sulla pancia e

sulla schiena; il giorno dopo non stavo neanche più in piedi. Egli mi ha poi

trascinato con forza, trattenendomi per le braccia, in una stradina

perpendicolare al lago. Egli ha continuato ad insultarmi e a picchiarmi

dicendomi che sono "una brutta puttana del cazzo", "che non

valgo un cazzo"

(PP PC 1 26.8.2005)

AC 1, in

inchiesta, ha dichiarato che anche PC 1 lo aveva insultato e picchiato,

tirandogli i capelli e dandogli una pedata in faccia:

“Abbiamo continuato a litigare insultandoci

e picchiandoci, spostandoci verso __________ sul lungolago. Nei pressi del __________

PC 1 è uscita due volte in mezzo alla strada. lo l'ho ritirata verso il

marciapiede e lei si è buttata a terra. Si era buttata altre volte prima nel

corso del tragitto. Entrambi urlavamo. (…).Circa la dinamica dei fatti del 10

luglio 2004 il Magistrato mi contesta che secondo PC 1 i fatti non si sono

svolti così, nel senso che lei si sarebbe limitata ad insultarmi, a seguito

degli insulti e che non mi avrebbe picchiato. Sarei stato io quindi a

picchiarla senza sue reazioni particolari dal profilo fisico. Preso atto di

tale contestazione ribadisco che anche lei mi ha tirato i capelli e mi ha dato

una pedata in faccia."

(PP AC 1 26.8.2005)

In aula, AC

1 ha confermato la dinamica dei fatti esposta da PC 1, ma ha ribadito di avere

ricevuto una pedata in faccia.

La lite

venne, quindi, smorzata dall’intervento di un ragazzo, che, con in mano un

coltello, intimò a AC 1 di lasciare stare la ragazza:

“Ad

un certo punto è intervenuto un ragazzo con un coltello per cercare di fermare AC

1. Gli ha detto di smetterla, facendogli notare come mi aveva conciata. In quel

frangente sono riuscita a fuggire, a fatica visto il dolore che provavo a

seguito delle percosse. Lui è poi riuscito a raggiungermi insultandomi ancora

pesantemente dicendomi che ero stata una stronza per averlo abbandonato lì con

il rischio che quell'altro lo accoltellasse. Mi diceva che io, secondo lui, lo

volevo vedere morto.”

(PP AC 1

26.8.2005)

“Ad

un certo momento si è avvicinato un ragazzo che faceva parte di una compagnia

di 7-8 ragazzi che stavano passando a piedi. Uno di quelli mi ha detto che non

potevo trattare così PC 1, faceva il bullo, voleva farsi bello con i suoi amici

e ad un certo momento ha anche estratto un coltello che mi ha puntato vicino

alla pancia. Dopo poco ha lasciato perdere e il gruppo si è allontanato.”

(PP PC 1

26.8.2005)

PC 1

riuscì ad arrivare a stento a __________, dove, a quell’epoca, divideva

l’appartamento con un suo collega di lavoro, che però quella sera non era a

casa. AC 1 la seguì e riuscì ad entrare nella sua stanza, dove trascorse la

notte.

d) Secondo

PC 1, AC 1 dormì tutta la notte sul divano:

“Contro la mia volontà AC 1 è riuscito ad entrare in

camera mia ed è restato su una poltrona mentre io ero a letto sotto le coperte

sino a mattina ad un quarto alle 7 quando io sono uscita di casa per andare a

lavorare. ADR che non mi ha più fatto nulla né ha detto nulla.

Preciso che io ero sotto le coperte e continuavo a piangere.”

(PP PC 1

26.8.2005)

AC 1 ha,

per contro, riferito di essersi messo, prima, sul divano e di essersi sdraiato,

in un secondo tempo, nel letto e di avervi trascorso la notte:

“In effetti in un primo tempo ero sulla

poltrona e poi mi sono messo anch'io nel letto.”

(PP AC 1

26.8.2005)

Sempre

secondo le dichiarazioni di AC 1, la ragazza, al risveglio, lo avrebbe baciato

e gli avrebbe detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e, prima di uscire di

casa, gli avrebbe dato appuntamento per il mezzogiorno:

“La mattina quando ci siamo svegliati ci

siamo baciati. lei mi ha detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e che ci

saremmo visti a mezzogiorno.”

(PP AC 1 26.8.2005)

PC 1 non

ha riferito del risveglio nei termini indicati da AC 1.

Arrivata

sul posto di lavoro, la ragazza raccontò al suo datore di lavoro quanto le era

successo la sera precedente.

“Arrivata

al lavoro il signor __________ della reception, il signor __________, mio

datore di lavoro, come pure la moglie vedendomi piena di lividi e terrorizzata

si sono spaventati. Dopo avere cercato di calmarmi e dopo avere preso dei calmanti,

il signor __________ mi ha portata al pronto soccorso dell’ospedale regionale

di __________ (cfr. certificato annesso).”

(cfr.

denuncia 14 luglio 2005)

Quadri

accompagnò PC 1 al pronto soccorso:

Dal certificato medico del pronto soccorso dell’ospedale regionale

di __________, di data 10 luglio 2005, emerge che PC 1 presentava vari ematomi

(in faccia, alla colonna cervicale, alla colonna lombare, al fianco sinistro) e

delle contusioni del quarto dito della mano destra, del pollice della mano

sinistra, del collo e della schiena (livello lombare).

__________,

dopo avere lasciato PC 1 al nosocomio, si diresse a casa della ragazza per

controllare se AC 1 fosse ancora lì. Lo trovò addormentato e lo invitò ad

andarsene.

AC 1, il 10 luglio 2005, non rivide più PC 1 e nemmeno ebbe sue notizie fino

al 25 agosto 2005, quando ricevette dalla ragazza un

sms in cui gli comunicava che sarebbe stata ricoverata e che non l’avrebbe mai

più visto:

“io

sono arrivata con mia mamma a __________, ma già parto adesso, devono

ricoverarmi. Meglio così. Addio per sempre.”

(cfr. PP AC 1 26.8.2005)

e) In

seguito, PC 1 presentò dei disturbi di ansia.

A partire

dal mese di settembre del 2005, PC 1 venne presa a carico dal centro diurno e

ambulatorio di psichiatria di __________. Tale presa a carico era ancora in

essere all’inizio del 2007, così come da certificazione psichiatrica dal citato

centro diurno di data 12 gennaio 2007.

La difesa

ha contestato il nesso di causalità tra le sintomatologie psichiatriche, di cui

PC 1 risulta essere affetta, ed i fatti imputati al suo patrocinato, in

particolare sostenendo che la ragazza avrebbe fatto uso, già da tempo, di

droghe pesanti.

In

occasione dell’udienza per incombenti, il difensore, preso atto del fatto che

il rappresentante della PC, avrebbe fatto valere, in sede civile, le pretese di

risarcimento per i danni materiali subiti dalla sua patrocinata, ha ritirato la

richiesta di audizione dei medici curanti della ragazza, riservandosi di far

valere le proprie contestazioni in sede civile. Tale soluzione ha anche

permesso di evitare una nuova audizione della ragazza.

L’accertamento

del nesso di causalità tra lo stato psichico di PC 1 ed i fatti imputati

all’imputato, e la conseguente determinazione delle pretese di risarcimento per

i danni materiali della PC sono stati quindi, d’accordo le parti (cfr. verbale

udienza per incombenti 20.2.2008, doc. TPC 3), rinviati al foro civile.

In aula, AC

1, a domanda del difensore, ha dichiarato e confermato

che, a sua conoscenza, la vittima, prima del dicembre del 2004, aveva fatto uso

di droghe pesanti.

Tale circostanza è stata contestata dal rappresentante di PC che ha

prodotto una dichiarazione dalla madre e dalla sorella di PC 1, in cui viene sostenuto

il contrario (cfr. dichiarazione 10.3.2008 di __________, doc. dib. 1).

f) A

domanda della Presidente, AC 1, in aula, ha dichiarato di avere, nel frattempo,

riallacciato i suoi rapporti con PC 1, con la quale si sarebbe sentito

regolarmente al telefono, passato delle giornate in buona armonia avendo anche

dei rapporti sessuali.

All’obiezione del rappresentante di PC secondo la quale ciò non

sarebbe stato possibile, poiché PC 1 aveva nel frattempo cambiato la sua utenza

telefonica, AC 1 ha prontamente risposto che fu PC 1 a contattarlo

telefonicamente ed a comunicargli la sua nuova utenza.

AC 1,

sempre in aula, ed a riprova di avere ripreso i contatti con la ragazza, dopo i

fatti incriminati, ha dichiarato che PC 1 aveva nel frattempo comperato una

macchina, precisandone la marca ed il colore (verde, come la blusa del

patrocinatore di PC).

4.4. Secondo

l’ipotesi accusatoria, AC 1 si sarebbe reso autore colpevole di contravvenzione

alla legge federale sugli stupefacenti per avere, senza essere autorizzato, dal

gennaio 2005 al 16 novembre 2006 consumato un imprecisato quantitativo di

marijuana e detenuto, il 5 agosto 2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera

precedente da sconosciuti (AA9.).

AC 1 è reo

confesso.

Gli

accertamenti della Corte sono i seguenti.

a) Durante l’inchiesta, AC 1 ha ammesso di avere consumato un

imprecisato quantitativo di marijuana dal febbraio del 2004 al 19 novembre

2006, data del suo ultimo verbale di interrogatorio.

(cfr. PS AC 1 27.2.2005, PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC 1 16.11.2006)

Ha,

altresì, confermato di avere detenuto, in data 5 agosto 2005, 11 grammi di marijuana, destinati al suo

consumo personale. (cfr. PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC

1 16.11.2006)

b) In

aula, AC 1 ha dichiarato di avere continuato a

consumare marijuana anche dopo il 16 novembre 2006 e sino a fine 2007.

A tale

spontanea ammissione di colpa, è seguita la richiesta del PP di estendere il

periodo relativo all’imputazione di contravvenzione alla legge sugli

stupefacenti sino alla fine del 2007.

La

presidente, stante l’accordo del difensore, ha accolto la richiesta dell’accusa,

in applicazione dell’art. 250 CPP.

E. In

diritto

5. Per l'art. 189 cpv. 1 CP, è

autore colpevole di coazione sessuale ed è punito con una pena detentiva sino a

dieci anni o con una pena pecuniaria, chiunque costringe una persona a subire

un atto analoghi alla congiunzione carnale o un altro atto sessuale,

segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando pressioni psicologiche su

di lei o rendendola inetta a resistere.

Ai sensi

dell’art. 123 n. 1 CP, è autore colpevole di lesioni semplici ed è punito, a

querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena

pecuniaria, chiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo, che non

sia quello di cui all’art. 122 CP, al corpo od alla salute di una persona.

Ai sensi

dell’art. 126 cpv. 1 CP è autore colpevole di vie di fatto ed è punito, a

querela di parte, con la multa, chiunque commette vie di fatto contro una

personale senza cagionarle un danno al corpo o alla salute.

Giusta

l’art. 180 cpv. 1 CP, è autore colpevole i minaccia ed è punito, a querela di

parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria,

chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona.

Ai sensi

dell’art. 144 cpv. 1 CP, è autore colpevole di danneggiamento, ed è punito, a

querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena

pecuniaria, chiunque deteriore, distrugge o rende inservibile una cosa altri.

Ai sensi

dell’art. 186 CP è autore colpevole di violazione di domicilio, ed è punito, a

querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena

pecuniaria, chiunque, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, si

trattiene in una casa, in un’abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in

uno spiazzo, corte o giardino cintati e attigui ad una casa od in un cantiere,

contro l’ingiunzione d’uscirne fatta da chi ne ha diritto.

Ai sensi

dell’art. 19 n. 1 LStup, è autore colpevole di contravvenzione alla legge

federale sugli stupefacenti, ed è punito con la multa, chiunque, senza essere

autorizzato, consuma

intenzionalmente stupefacenti oppure chiunque commette un’infrazione giusta l’articolo

19 per assicurarsi il proprio consumo.

F. Valutazione

dei fatti

6. I

fatti sono stati correttamente sussunti in diritto, da parte del PP.

Lo stesso

difensore non ne ha contestato la qualifica giuridica.

Le

marginali contestazioni sui fatti formulate dall’imputato nel corso

dell’inchiesta e ribadite in aula sono state, in parte, tenute in

considerazione dalla Corte.

6.1. È pacifico che AC 1, infilando di forza la

mano nei pantaloni di PC 1 - dopo essersi messo sopra di lei, bloccandola con

il suo peso, dicendole che ora le avrebbe fatto vedere lui e percuotendola con

ceffoni e calci – e mettendo le mani sotto le mutande, tentando, nella versione

più favorevole all’imputato, di metterle un dito nella vagina e tentato di

infilarle le sue dita anche nell’ano, leccandole le guance, tentando di

baciarla, appoggiandole, da vestito, il suo pene sul suo viso dicendole che gli

doveva fare un pompino e sfregandole una candela contro la zona genitale sopra

i pantaloni, si è reso autore colpevole di coazione sessuale ai sensi dell’art.

189 cpv. 1 CP. Gli atti compiuti dall’imputato sono tutti atti sessuali,

imposti alla vittima con la violenza e la forza. L’imputazione va pertanto

confermata ai sensi dei considerandi.

6.2. È, altresì, pacifico che AC 1 cagionando a PC 1 le lesioni attestate

rispettivamente nel certificato medico dell’11.12.2004 del pronto soccorso di __________;

nel certificato medico del 26.12.2004 del dr. __________ – per i fatti del

10.12.2004 – e nel certificato medico dell’Ospedale __________ del 10 luglio

2005 e nella relazione clinica del Pronto soccorso __________ dell’11.7.2005 –

per i fatti del 9.7.2005 - si sia reso autore colpevole di lesioni semplici

ripetute ai sensi dell’art. 123 n. 1 CP stanti le querele sporte da PC 1,

rispettivamente il 10.12.2004 ed il 15.7.2005. L’imputazione va quindi

confermata, ai sensi dei considerandi.

6.3. AC 1,

colpendo __________ al viso con uno schiaffo, si è reso autore colpevole di vie

di fatto ai sensi dell'art. 126 cpv. 1 CP, sennonché egli va assolto da tale

imputazione, siccome l’azione penale si è prescritta il 26 febbraio 2008,

conformemente ai combinati disposti degli art. 103 e 109 CP.

6.4. L’imputato,

il 10 dicembre 2004, dicendo a PC 1 che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e

cambiare appartamento poiché gli sarebbe stato facile buttare giù la porta con

un calcio, si è reso autore colpevole di minaccia ai sensi dell’art. 180 cpv. 1

CP, reato per il quale PC 1 ha sporto querela in data 10 dicembre 2004.

6.5. AC 1,

danneggiando – la sera del 10 dicembre 2004 – i pantaloni e gli oggetti

personali di PC 1 e sferrando – la sera del 26 febbraio 2005 - un calcio allo

specchietto retrovisore della vettura Honda Civic 2.0 di proprietà di PC 2,

provocando un danno preventivato di CHF 247.50.--, si è reso autore colpevole

di ripetuto danneggiamento ai sensi dell’art. 144 CP, reato per il quale PC 1,

il 10.12.2004, e PC 2, il 27.2.2005, hanno sporto querela.

6.6. L’imputato

– la sera del 10 dicembre 2004 – non avendo dato seguito all’ingiunzione di PC

1 di uscire da casa sua, si è reso autore colpevole di violazione di domicilio,

stante la querela sporta dalla ragazza il 10 dicembre 2004.

6.7. AC 1 si è, inoltre, reso autore colpevole di ripetute ingiurie, ai sensi

dell’art. 177 cpv. 1 CP, nei

confronti di PC 1, offendendo ripetutamente il suo onore, rispettivamente tacciandola

di “brutta troia”, di “zoccola”,

dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare e scrivendo

l’epiteto “puta” su una parete dell’abitazione della ragazza, il 10 dicembre 2004 e tacciandola di “troia”,

“puttana”, “brutta puttana del cazzo”, dicendole “non vali un

cazzo”, il 9 luglio 2005.

Del pari, AC 1, si è reso autore colpevole dello stesso reato nei

confronti di __________ e di PC 2, il 26 febbraio 2005,

avendole tacciate di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro “siete

in cerca di cazzi”.

PC 1 ha

sporto querela per ingiurie il 10 dicembre 2004 ed il 14 luglio 2005; __________

e PC 2 27 febbraio 2005.

6.8. È, da

ultimo, pacifico che AC 1, consumando un imprecisato quantitativo di marijuana

e detenendo – il 5.8.2005 - 11 grammi di marijuana per il suo consumo personale, si è reso autore

colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.

AC 1 va,

comunque, assolto dall’imputazione di consumo di sostanza stupefacente

limitatamente al periodo gennaio-febbraio 2005, in considerazione della prescrizione

dell’azione penale.

G. Commisurazione

della pena

7. Ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla

colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni

personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita. Ai

sensi del cpv. e del citato articolo la colpa è determinata secondo il grado di

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la

reprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché,

tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che

l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.

Ai sensi

dell'art. 49 cpv. 1 CP quando per uno o più reati risultano adempiute le

condizioni per l'inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice

condanna l'autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in

misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della

pena comminata. È in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena.

La colpa

dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei

reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che ha fatto volendolo

fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito

e il risultato ottenuto, elementi cui già si ha accennato in narrativa e che

vanno tenuti presenti evitando inutili ripetizioni (Corboz, La

motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).

a)La gravità oggettiva del reato di

coazione sessuale è grande, in considerazione della violenza fisica esercitata

sulla vittima e della freddezza e noncuranza dimostrata davanti alle lacrime ed

alle suppliche della ragazza che lo pregava di lasciarla stare.

A ciò si

aggiunge il disprezzo manifestato nei confronti della sua ragazza, trattata, con

i gesti e le parole, al pari di una prostituta. Le minacce proferite, inoltre, rendono

ancora più odioso l’agire l’accusato.

Una

gravità oggettiva alla quale si sommano, non solo, le lesioni semplici inferte,

la sera del 10 dicembre 2004, ma anche e soprattutto quelle inferte il 9 luglio

2005.

L’agire reiterato

dell’imputato assume una connotazione ancor più grave se si considera che

questo è avvenuto dopo che AC 1 era riuscito a guadagnarsi nuovamente la

fiducia di PC 1 con numerose professioni di pentimento e con il giuramento che

tali suoi comportamenti di violenza non si sarebbero più ripetuti (cfr. consid.

4.1.lett. f) e 4.3. lett. a)).

A

ciò vanno poi sommati i reati, di gravità minore, di ingiurie e di

danneggiamento ai danni di __________ e PC 2 e la contravvenzione alla legge

federale sugli stupefacenti.

b) L’agire

dell’accusato, per quanto deprecabile, deve comunque essere contestualizzato

nell’ambito di una relazione amorosa oggettivamente difficile e tormentata, caratterizzata

da reciproci sentimenti altalenanti, e dalla quale AC 1 si è lasciato

completamente travolgere, vuoi per la sua giovane età, vuoi per inesperienza, vuoi

per paura di perdere quello che per l’imputato era il suo primo vero amore,

vuoi anche per una tendenza ad eccedere nel consumo di sostanze stupefacenti e

di bevande alcoliche, non tale da giustificare l’applicazione della scemata

responsabilità ma che non ha sicuramente aiutato l’imputato a frenare i suoi

impulsi.

Tali considerazioni, non assolvono certo l’imputato dalle sue

responsabilità, ma vanno necessariamente prese in considerazione nella

commisurazione della pena.

In aula, AC

1, è apparso più maturo e consapevole delle sue azioni. Ha riconosciuto di

essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti di PC 1. Ha affermato

di averle chiesto scusa e di avere, nel frattempo ottenuto il suo perdono,

tanto che i due ragazzi si sarebbero rivisti dopo i fatti del luglio del 2005 ed

avrebbero riallacciato la loro relazione sentimentale.

Benché AC

1 non sia incensurato, il suo precedente penale - di lieve gravità – è da inserire

in un periodo di sbandamento e di crisi adolescenziale nel quale si sono, poi, aggiunti

anche i fatti oggetto del presente giudizio.

Tutto

questo ben considerato la Corte

ha ritenuto adeguata alla colpa di AC 1 una pena detentiva di 10 mesi.

7. Ai

sensi dell'art. 42 CP il giudice sospende di regola l'esecuzione di una pena

detentiva di sei mesi a due anni se una pena senza condizionale non sembra

necessaria per trattenere l'autore dal commettere nuovi crimini o delitti.

Per AC 1,

la Corte è giunta, non solo a

escludere una prognosi negativa, bensì a formularne una favorevole, sulla

scorta delle considerazioni che seguono.

AC 1 ha

tenuto buona condotta oramai da quasi due anni e mezzo. In questo periodo,

l’imputato ha intrapreso un percorso professionale che lo gratifica e lo

stimola a conseguire i necessari diplomi per consolidare le sue qualifiche

professionali. Il senso di responsabilità e l’etica professionale maturati in

questi anni, lo hanno portato ad interrompere il consumo di marijuana ed

l’assunzione di bevande alcoliche.

I reati

commessi dall’imputato sono tutti sostanzialmente riconducibili ad una

sregolatezza di vita caratterizzata dalla ricerca di un equilibrio personale. A

mente della Corte, AC 1 ha oggi raggiunto un grado di maturità che fa ben

sperare per il futuro.

In aula, AC

1 ha,poi, dato una chiara dimostrazione di tale senso di responsabilità,

ammettendo, spontaneamente, di avere continuato a consumare marijuana fino alla

fine del 2007 e di avere smesso perché si è finalmente reso conto degli effetti

negativi che tale consumo gli procurava.

Tutto ciò

ha permesso alla Corte di porre la pena detentiva pronunciata al beneficio

della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni.

8. Ai

sensi dell’art. 46 cpv. 1 CP se, durante il periodo di prova, il condannato commette

un crimine o un delitto e vi è da attendersi ch’egli commetterà nuovi reati. Se

per contro, non vi è d’attendersi che il condannato compia nuovi reati, il

giudice rinuncia alla revoca. Può ammonire il condannato o prorogare il periodo

di prova al massimo della metà della durata stabilita nella sentenza (cpv. 2).

La revoca non può più essere ordinata dopo tre anni dalla scadenza del periodo

di prova (cpv. 5).

Per le

considerazioni esposte al considerando precedente, la Corte ritiene che non vi sia da attendersi che AC 1

commetta altri reati.

Ne

consegue che la sospensione condizionale della pena di 3

giorni inflitta dalla pretura penale in data 11.11.2004 non è revocata. Il

condannato è ammonito.

G. Parte

civile

9. Le

preteste delle PC sono state accolte parzialmente. AC 1 è stato condannato al

pagamento di fr. 10'000.—a titolo di torto morale oltre a interessi al 5% dal

10 dicembre 2004, e fr. 5'500.-- a titolo di spese legali. La riduzione della

nota professionale è stata operata nell’ottica di limitare le spese da porre a

carico dell’accusato al solo patrocinio penale. Per ogni

altra pretesa, la PC è rinviata

al foro civile.

H. I

sequestri

10. È ordinata la confisca dello stupefacente sotto sequestro.

I. Spese

11. AC 1 è condannato al pagamento delle tasse di

giustizia di fr. 200.-- e delle spese processuali.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che 1.1.1., 1.3., 1.8., 3. e parzialmente al quesito 1.2.2;

visti gli art. 12, 40, 42,

44, 47, 49, 51, 69, 123 n. 1, 126 cpv. 1, 144 cpv. 1, 177 cpv. 1, 180 cpv. 1,

186, 189 cpv.1 303 n. 1 CP;

19a n. 1 LS;

9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1. AC 1 è

autore colpevole di:

1.1. coazione sessuale

per

avere, il 10 dicembre 2004, ai danni di PC 1, donna con la quale aveva una

relazione, usando violenza, tentato, sopra i vestiti, di mettere un dito nella

vagina, tentato di infilare le dita nell’ano, leccato le guance, tentato di

baciarla, appoggiato, da vestito, il suo pene sul viso della vittima, dicendole

che gli doveva fare un “pompino” e sfregato una candela contro la zona

genitale della vittima, sopra i pantaloni;

1.2. lesioni

semplici ripetute

1.2.1. per avere,

nelle circostanze di cui al punto 1.1., colpito PC 1 con calci (di cui uno alla

schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla cadere), saltandole

anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola fino a provocarle un

conato di vomito, procurando alla vittima le lesioni fisiche e i traumi

psichici descritti dai certificati in atti;

1.2.2. per avere, in

data 9 luglio 2005, colpito PC 1, con calci e ceffoni, procurandole le lesioni

descritte nei certificati in atti;

1.3. ingiuria

ripetuta

1.3.1. per avere, il

10 dicembre 2004 e poi il 10 luglio 2005, offeso l’onore di PC 1 con gli

epiteti indicati nell’atto di accusa;

1.3.2. per avere, il

26 febbraio 2005, offeso l’onore di __________ e PC 2, con gli epiteti indicati

nell’atto di accusa;

1.4. minaccia

per avere,

nelle circostanze di cui al punto 1.1., incusso timore e spavento a PC 1;

1.5. danneggiamento

ripetuto

per avere

il 10 dicembre 2004 e il 26 febbraio 2005, intenzionalmente e ripetutamente

danneggiato gli oggetti indicati nell’atto di accusa;

1.6. violazione

di domicilio

per

essersi trattenuto indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nelle

circostanze di cui al punto 1.1., nell’appartamento di PC 1 nonostante la sua

chiara ingiunzione di andarsene;

1.7. contravvenzione

alla LF sugli stupefacenti ripetuta

per

avere, senza essere autorizzato, dal marzo 2005 alla fine del 2007, consumato

un imprecisato quantitativo di marijuana, e detenuto, a __________, il 5 agosto

2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera precedente da sconosciuti;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e

precisato nei considerandi.

Considerandi

2.

AC 1 è prosciolto dall’accusa di denuncia mendace e di vie di

fatto.

3.

Di conseguenza, AC 1 è condannato:

3.1

alla pena

detentiva di 10 mesi;

3.2

a versare

alla PC PC 1 l’importo di fr. 10'000.—a titolo di torto morale, oltre a

interessi al 5% dal 10 dicembre 2004, e fr. 5'500.-- a titolo di spese legali;

per il resto la PC è rinviata

al foro civile;

3.3

al pagamento

delle tasse di giustizia di fr. 200.-- e delle spese processuali.

4.

L’esecuzione

della pena detentiva è sospesa e al condannato è impartito un periodo di prova

di 2 (due) anni.

5.

Non è revocata la sospensione condizionale della pena di 3 giorni

inflitta dalla pretura penale in data 11.11.2004, ma il condannato è ammonito.

6.

E’

ordinata la confisca di quanto in sequestro.

Intimazione a:

Per la Corte delle assise correzionali

La presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 200.--

Inchiesta preliminare fr. 470.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--

fr. 720.--

===========

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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