72.2008.2
Violenze fisiche e sessuali nell'ambito di una relazione sentimentale e altri reati connessi
13 marzo 2008Italiano75 min
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AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
72.2008.2
Data decisione, Autorità:
13.03.2008, PENAL
Titolo:
Violenze fisiche e sessuali nell'ambito di una relazione sentimentale e altri reati connessi
COAZIONE SESSUALE
CONSUMO DI STUPEFACENTI
DANNEGGIAMENTO
INGIURIA
LESIONE SEMPLICE
MINACCIA
VIOLAZIONE DI DOMICILIO
art. 46 cpv. 2 CPS
art. 123 cf. 1 CPS
art. 126 cpv. 1 CPS
art. 144 cpv. 1 CPS
art. 177 cpv. 1 CPS
art. 180 cpv. 1 CPS
art. 186 CPS
art. 189 cpv. 1 CPS
art. 303 cf. 1 CPS
art. 19a cf. 1 LSTUP
Incarto n.
72.2008.2
Lugano,
13 marzo 2008/gb
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La presidente della Corte delle assise
correzionali
di Lugano
Presidente:
giudice Giovanna Roggero-Will
Segretaria:
Valentina Tuoni
Sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, senza intervento degli
assessori giurati, avendovi l’accusato, con l’annuenza del difensore e del
procuratore pubblico, rinunciato,
per giudicare
AC 1
e domiciliato a
prevenuto colpevole di:
1.
coazione sessuale
per avere, il 10 dicembre 2004, a __________, nell’appartamento
occupato dalla vittima PC 1, con cui a quel tempo aveva una relazione, usando
violenza contro di lei, costretto la stessa a subire atti sessuali analoghi
alla congiunzione carnale e altri atti sessuali, e meglio:
dopo averla immobilizzata sul letto, mettendosi sopra di lei e
bloccandola col suo peso, dicendole che ora le avrebbe fatto vedere lui,
percuotendola con ceffoni e calci, le infilava di forza una mano nei pantaloni,
strappandone la chiusura, e le metteva un dito nella vagina; l’autore tentava,
con la forza, di infilare le sue dita anche nell’ano della vittima; inoltre le
leccava le guance e tentava di baciarla; in aggiunta l’accusato appoggiava, da
vestito, il suo pene sul viso della vittima, dicendole che gli doveva fare un “pompino”;
egli prendeva anche una candela e la sfregava contro la vittima, nella zona
genitale sopra i pantaloni; tutto ciò mentre ella piangeva e tentava invano di
allontanarlo;
2. lesioni
semplici ripetute
2.1 per avere, nelle medesime circostanze di tempo e luogo di cui al
p.to 1. del presente atto d’accusa, colpendo PC 1 con calci (di cui uno alla
schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla cadere), saltandole
anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola fino a provocarle un
conato di vomito, procurato alla vittima le lesioni fisiche e i traumi psichici
descritti nella relazione clinica rilasciata dal Pronto
Soccorso di __________ l’11.12.2004 e nel certificato medico del 26.12.2004 del
dr. __________;
2.2
per avere, in data 9 luglio 2005, __________,
procurato a PC 1, colpendola con calci e ceffoni, le lesioni fisiche così come
descritte nel certificato medico rilasciato dall’Ospedale __________ il 10
luglio 2005 (ematomi e contusioni diffusi) e nella relazione clinica rilasciata
dal __________ l’11 luglio 2005 (dolori addominali) nonché i danni psichici
descritti nei certificati medici rilasciati dal __________ il 10 e il 25 agosto
2005, nel certificato medico del dr. __________ del 26 settembre 2005, nelle
certificazioni psichiatriche rilasciate il 25 marzo 2006 e 12 gennaio 2007
dall’Azienda __________;
3.
vie di fatto
per avere, il 26 febbraio 2005, a __________, spintonato e colpito
con uno ceffone alla nuca __________, senza cagionarle un danno al corpo o alla
salute;
4.
ingiuria ripetuta
4.1
per avere nelle medesime circostanze di
tempo e luogo descritte al p.to 1. del presente atto d’accusa, offeso l’onore
di PC 1 dandole della “brutta troia”, della “zoccola” e
dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare, scrivendo
inoltre con un pennarello rosso l’epiteto “puta” su una parete
dell’abitazione della vittima;
4.2
per avere, il 26 febbraio 2005, a __________, offeso l’onore di __________
e __________, tacciandole di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro
“siete in cerca di cazzi”;
4.3
per avere, il 10 luglio 2005, a __________, offeso l’onore di PC 1
tacciandola di “troia”, “puttana”, “brutta puttana del cazzo”
e dicendole “non vali un cazzo”;
5.
minaccia
per avere, nelle medesime circostanze di tempo
e luogo descritte al p.to 1., in occasione della sopra descritta aggressione
sessuale, incusso timore e spavento a PC 1, dicendole di stare attenta, di
guardarsi alle spalle e di cambiare appartamento perché con un calcio avrebbe
potuto abbattere la porta e ripetere quanto fatto;
6.
danneggiamento ripetuto
per avere intenzionalmente e ripetutamente
danneggiato cose mobili altrui e meglio:
6.1 nelle medesime
circostanze di tempo e luogo descritte al p.to 1. del presente atto d’accusa,
strappando i pantaloni della vittima e rompendo diversi oggetti, gettandoli a
terra, provocando così un danno non meglio quantificato, come risultante anche
dalla documentazione fotografica in atti;
6.2 il 26 febbraio 2005, a __________, sferrando un calcio
allo specchietto retrovisore della vettura Honda Civic 2.0 targata di proprietà
di PC 2, provocando un danno preventivato in CHF 247,50.-;
7.
violazione di domicilio
per essersi trattenuto, nelle medesime circostanze di tempo e luogo
descritte al p.to 1. del presente atto d’accusa, indebitamente e contro la
volontà dell’avente diritto, nell’appartamento di PC 1 nonostante la sua chiara
ingiunzione di andarsene;
8.
denuncia mendace
per avere, a __________, in data 14 dicembre
2004, sporto denuncia per lesioni semplici e vie di fatto contro PC 1,
sapendola innocente, per provocare, contro di lei, un procedimento penale;
9.
contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti ripetuta
per avere, senza essere autorizzato, dal
gennaio 2005 (tenuto conto del termine di prescrizione) al 16 novembre 2006, in varie località del Cantone,
consumato un imprecisato quantitativo di marijuana, detenendo, a __________, il
5 agosto 2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera precedente da sconosciuti;
fatti avvenuti nelle riferite circostanze di tempo e luogo;
reati previsti dagli art. 123 cifra 1, 126 cpv. 1, 144 cpv. 1, 177 cpv.1, 180 cpv.
1, 186, 189 cpv. 1, 303 cifra 1 CP e 19a cifra 1 LStup;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 2/2008 del 7 gennaio 2008, emanato dal Procuratore
pubblico.
Presenti
§ Il procuratore pubblico.
§ L'accusato AC 1
assistito dal difensore di fiducia
avv. DUF 1.
§ L'avv. RC 1 rappresentante
con GP della
PC PC 1.
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 09.30 alle ore 12.10.
Il PP chiede alla presidente di
estendere l’accusa di contravvenzione alla Legge Federale sugli stupefacenti fino
alla fine del 2007.
Il difensore non si oppone.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
chiede la conferma dell’atto di accusa ad eccezione del capo di accusa di
denuncia mendace e di vie di fatto, quest’ultima per intervenuta prescrizione.
Chiede, quindi, che __________ venga condannato ad una pena di 16 mesi di
detenzione, da porre al beneficio della sospensione condizionale per un periodo
di 4 anni. Chiede, altresì, la revoca della sospensione condizionale della pena di 3 giorni inflitta dalla pretura penale in data
11.11.2004. Chiede da ultimo la confisca di quanto in sequestro.
§ L'avv. RC
1, rappresentante della PC PC 1, la quale si
associa alle richieste del PP e chiede che AC 1 venga condannato al pagamento
di fr. 10'000.—a titolo di torto morale e di fr. 6'773.—oltre interessi (per
entrambi gli importi) al 5% dal 10 dicembre 2004. Chiede inoltre che la PC venga rinviata al foro civile per le ulteriori
pretese.
§ Il Difensore, il quale dichiara di non voler dilungarsi in
contestazioni sui fatti, richiamate le dichiarazioni rese dal suo patrocinato.
Non contesta la configurazione giuridica dei reati ascritti. Chiede, per
contro, una riduzione della pena proposta dal PP, e, qualora ne fossero date le
premesse, chiede che venga pronunciata una pena di lavoro di utilità pubblica.
Chiede, altresì, una riduzione di due anni del periodo di prova proposto dal
PP, in considerazione, anche, della buona condotta tenuta da AC 1 dal momento
dei fatti sino ad oggi. Contesta che siano date, in applicazione dell’art. 46
cpv. 5 CP, le premesse per poter revocare la sospensione condizionale della
precedente condanna. Non si oppone al torto morale richiesto dalla PC. Contesta,
per contro, la nota professionale, chiedendo alla Corte un esame della sua
conformità ai parametri applicati dal GIAR, rilevando che diverse voci indicate
nella nota professionale non sono attinenti al patrocinio penale.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle
Parti, i seguenti
quesiti: AC
1
1. è autore
colpevole di:
1.1coazione sessuale
per
avere, il 10 dicembre 2004, ai danni di PC 1, donna con la quale aveva una
relazione, usando violenza,
1.1.1. messo un dito
nella vagina,
1.1.1.1. trattasi di
gesto tentato e commesso sopra i vestiti?
1.1.2. tentato di
infilare le dita nell’ano,
1.1.3. leccato le
guance, tentato di baciarla, appoggiato, da vestito, il suo pene sul viso della
vittima, dicendole che gli doveva fare un “pompino” e sfregato una
candela contro la zona genitale della vittima, sopra i pantaloni;
1.2. lesioni
semplici ripetute
1.2.1. per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1., colpito PC 1 con calci (di cui uno alla
schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla cadere), saltandole
anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola fino a provocarle un
conato di vomito, procurando alla vittima le lesioni fisiche e i traumi
psichici descritti nella relazione clinica rilasciata
dal Pronto Soccorso di __________ l’11.12.2004 e nel certificato medico del
26.12.2004 del dr. __________;
1.2.2. per avere, in
data 9 luglio 2005, __________, colpito PC 1, con calci e ceffoni, procurandole
le lesioni fisiche descritte nel certificato medico rilasciato dall’Ospedale __________
il 10 luglio 2005 (ematomi e contusioni diffusi) e nella relazione clinica
rilasciata dal Pronto Soccorso di __________ l’11 luglio 2005 (dolori
addominali) nonché i danni psichici descritti nei certificati medici rilasciati
dal Servizio __________ il 10 e il 25 agosto 2005, nel certificato medico del
dr. __________ del 26 settembre 2005, nelle certificazioni psichiatriche
rilasciate il 25 marzo 2006 e 12 gennaio 2007 dall’Azienda __________;
1.3. vie di
fatto
per
avere, il 26 febbraio 2005, spintonato e colpito con uno ceffone alla nuca __________,
senza cagionarle un danno al corpo o alla salute;
1.4. ingiuria
ripetuta
1.4.1. per avere
nelle circostanze di cui al punto 1.1., offeso l’onore di PC 1 dandole della “brutta
troia”, della “zoccola” e dicendole che l’unica cosa che era
capace di fare era scopare, scrivendo inoltre con un pennarello rosso l’epiteto
“puta” su una parete dell’abitazione della vittima;
1.4.2. per avere, il
26 febbraio 2005, offeso l’onore di __________ e PC 2, tacciandole di “zoccole”,
“puttane” e dicendo loro “siete in cerca di cazzi”;
1.4.3. per avere, il
10 luglio 2005, offeso l’onore di PC 1 tacciandola di “troia”, “puttana”,
“brutta puttana del cazzo” e dicendole “non vali un cazzo”;
1.5. minaccia
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1., incusso timore e spavento a PC 1,
dicendole di stare attenta, di guardarsi alle spalle e di cambiare appartamento
perché con un calcio avrebbe potuto abbattere la porta e ripetere quanto fatto;
1.6. danneggiamento
ripetuto
per avere
intenzionalmente e ripetutamente danneggiato cose mobili altrui e meglio:
1.6.1. nelle
circostanze di cui al punto 1.1., strappato i pantaloni della vittima e rotto diversi
oggetti, gettandoli a terra, provocando così un danno non meglio quantificato;
1.6.2. il 26
febbraio 2005, danneggiato, con un calcio, lo specchietto retrovisore della
vettura Honda Civic 2.0 targata di proprietà di PC 2, provocando un danno
preventivato in CHF 247,50.-;
1.7. violazione
di domicilio
per
essersi trattenuto indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nelle
circostanze di cui al punto 1.1., nell’appartamento di PC 1 nonostante la sua
chiara ingiunzione di andarsene;
1.8. denuncia
mendace
per
avere, a __________, in data 14 dicembre 2004, sporto denuncia per lesioni
semplici e vie di fatto contro PC 1, sapendola innocente, per provocare, contro
di lei, un procedimento penale;
1.9. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti ripetuta
per
avere, senza essere autorizzato, dal gennaio 2005 (tenuto conto del termine di
prescrizione) fino alla fine del 2007, in varie località del Cantone, consumato
un imprecisato quantitativo di marijuana, detenendo, a __________, il 5 agosto
2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera precedente da sconosciuti;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2. può
beneficiare della sospensione condizionale?
3. deve
essere revocata la sospensione condizionale della pena di 3 giorni inflitta
dalla pretura penale in data 11.11.2004?
4. deve un
risarcimento alle PC PC 1, e se sì in che misura?
5. Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerando, in fatto ed
A. Sulla
vita
1. AC
1, nato il 14 settembre 1983 a __________,
è cittadino italiano, domiciliato a __________.
Il padre è direttore della __________, la madre è casalinga. Ha un
fratello maggiore, __________, il quale è dipendente della __________.
Terminate
le scuole dell’obbligo, AC 1 ha frequentato il liceo, all’Istituto __________,
senza conseguire la maturità. Nel 2005, infatti, mentre stava ripetendo la
quarta liceo, decise di abbandonare gli studi poiché – così come riferito, in
aula, dall’imputato – non gli interessavano. Le sue prime esperienze di lavoro
furono a tempo determinato e gli vennero procurate dall’agenzia di collocamento
__________. Nel marzo del 2006, venne assunto alle dipendenze della __________,
prima come stagaire e poi come apprendista impiegato in logistica. Le sue
mansioni - descritte nell’attestato 22.9.2006 agli atti (AI 17) – consistono nella
riorganizzazione del materiale in magazzino, nella gestione dei bollettini
materiale in uscita, nell’inserimento dati con ordinatore, nella preparazione
del materiale, per le consegne, nelle consegne a domicilio e nella vendita
diretta ai clienti.
In aula, AC
1 si è detto soddisfatto della strada professionale intrapresa ed è
intenzionato a conseguire il diploma professionale ed, in seguito, la maturità
professionale.
AC 1
percepisce uno stipendio lordo di fr. 1'200.— e, abitando in casa con i genitori
che, tra l’altro, contribuiscono al pagamento del contributo di cassa malati,
non ha spese particolari, se non quelle strettamente personali.
AC 1 ha
iniziato a consumare marijuana “per il piacere di fumare” nel 2002 e ne
ha fatto un uso, più o meno, regolare fino alla fine del 2007.
AC 1 ha
spiegato di avere smesso il consumo di marijuana poiché seriamente intenzionato
ad ottenere la patente - il cui rilascio è condizionato agli esiti dei
controlli delle urine – e perché si è reso conto degli affetti negativi che il
consumo della sostanza stupefacente gli provocava. L’accusato ha, altresì,
dichiarato di avere, nel frattempo, smesso anche di eccedere nel consumo di
bevande alcoliche.
B. I
precedenti penali
2. AC 1
è stato condannato dalla pretura penale l’11.11.2004 per titolo di lesioni
semplici, inosservanza dei doveri in caso di infortunio e contravvenzione alla
legge sugli stupefacenti alla pena di 3 giorni di detenzione, posti al
beneficio della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni (cfr. AI 7).
C. Inchieste
a carico dell’imputato
3.A distanza di un mese dalla condanna
emessa dalla Pretura penale, AC 1 è stato oggetto di quattro inchieste penali,
dal 10 dicembre 2004 al 5 agosto 2005.
3.1. La
prima inchiesta ha preso avvio dalla denuncia presentata da PC 1, in data 10
dicembre 2004, alla polizia cantonale. In sostanza, la ragazza rimproverava a AC
1, con il quale intratteneva una relazione sentimentale, di averle usato
violenza fisica, psichica e sessuale la sera stessa della denuncia. AC 1 ha,
dapprima, negato ogni addebito, sporgendo, a sua volta, denuncia contro PC 1
per titolo di lesioni semplici e vie di fatto. In seguito, presentandosi
spontaneamente in polizia il 6 gennaio 2005, l’accusato ritrattò la sua
versione dei fatti, ritirò la sua denuncia ed ammise che quanto denunciato
dalla sua ragazza corrispondeva alla verità.
3.2. Da lì
a poco, prese avvio una seconda inchiesta a carico di AC 1. La denuncia fu
presentata, in data 26 febbraio 2005, da __________ e da PC 2 per titolo di
lesioni semplici, ingiuria, danneggiamento ed altri reati. Le due ragazze
rimproveravano a AC 1 di averle, quella sera stessa, prima importunate, poi
insultate e di avere, in seguito, danneggiato l’autovettura della PC 2 e
colpito la __________ al capo. AC 1, sentito dalla polizia, ammise, in sostanza,
le sue responsabilità, anche se, nella sua versione dei fatti, affermò di
essere stato, a sua volta, provocato dalle due ragazze.
3.3. Con
denuncia scritta, indirizzata al ministero pubblico in data 14 luglio 2005, PC
1 - che, nel frattempo, aveva ripreso la sua relazione sentimentale con AC 1 –
denunciò nuovamente AC 1, questa volta per titolo di lesioni semplici, vie di
fatto, ingiurie ed altri reati.
Secondo il dire della ragazza, il 9 luglio 2005, AC 1 l’aveva
nuovamente picchiata ed insultata.
3.4. Il 5
agosto 2005, AC 1 venne denunciato da parte delle polizia comunale di __________
per titolo di contravvenzione alla legge sugli stupefacenti, siccome fu trovato
in possesso di 11 grammi di
marijuana.
Dal 5
agosto 2005, AC 1 ha tenuto buona condotta, non avendo più interessato le
autorità di perseguimento penale.
D. Sui
Fatti
4. In
data 7 gennaio 2008, il procuratore pubblico ha posto in stato di accusa
davanti alla Corte delle Assise correzionali di Lugano, AC 1, per titolo di coazione
sessuale, lesioni semplici ripetute, vie di fatto, ingiuria ripetuta, minaccia,
danneggiamento ripetuto, violazione di domicilio, denuncia mendace e
contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.
Ad
eccezione dell’accusa di denuncia mendace – per la quale il PP non ha chiesto
la conferma - AC 1 ha, in sostanza, ammesso i fatti che gli sono stati
rimproverati, formulando, nel contempo, alcune puntuali contestazioni, di cui
si dirà, nel dettaglio, qui di seguito.
Le imputazioni sono state esaminate dalla Corte ripercorrendo in ordine
cronologico gli avvenimenti oggetto dell'accusa.
4.1. Secondo l'ipotesi accusatoria, il 10 dicembre 2004, AC 1 si sarebbe reso, autore colpevole di coazione
sessuale per avere costretto PC 1, con violenza, a subire degli atti sessuali,
e meglio per averle infilato di forza la mano nei pantaloni - dopo essersi
messo sopra di lei, bloccandola con il suo peso, dicendole che ora le avrebbe
fatto vedere lui e percuotendola con ceffoni e calci – tanto da strapparle la
chiusura del citato indumento. AC 1 le avrebbe, quindi, messo un dito nella
vagina e avrebbe tentato di infilare le sue dita anche nell’ano. In aggiunta a
ciò – mentre la ragazza piangeva e tentava invano di allontanarlo - le avrebbe
leccato le guance tentando di baciarla, le avrebbe appoggiato, da vestito, il
suo pene sul suo viso dicendole che gli doveva fare un pompino e le avrebbe
sfregato una candela contro la zona genitale sopra i pantaloni (AA1.1.). Sempre
secondo l’ipotesi accusatoria, quella stessa sera, AC 1 si sarebbe reso
colpevole pure di:
- lesioni
semplici, per avere colpito PC 1 con
calci (di cui uno alla schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla
cadere), saltandole anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola
fino a provocarle un conato di vomito, procurandole le lesioni fisiche e i
traumi psichici descritti dai certificati medici in atti (AA2.1.);
- ingiuria,
per avere offeso l’onore di PC 1 dandole della “brutta troia”, della “zoccola”
e dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare, scrivendo
inoltre con un pennarello rosso l’epiteto “puta” su una parete dell’abitazione
della vittima (AA4.1.);
- minaccia, per avere, incusso timore e spavento a PC 1, dicendole
di stare attenta, di guardarsi alle spalle e di cambiare appartamento perché
con un calcio avrebbe potuto abbattere la porta e ripetere quanto fatto;
- danneggiamento,
per avere strappato i pantaloni della
vittima e rotto diversi oggetti, gettandoli a terra, provocando così un danno
non meglio quantificato, come risultante anche dalla documentazione fotografica
in atti (AA6.1.); e
- violazione
di domicilio, per essersi trattenuto indebitamente e
contro la volontà dell’avente diritto, nell’appartamento di PC 1 nonostante la
sua chiara ingiunzione di andarsene (AA7.)
AC 1 ha
ammesso i fatti ad eccezione della presunta penetrazione della vagina con le
dita, precisando, in inchiesta, e ribadendolo nuovamente in aula, di avere messo
le mani nei pantaloni della ragazza e di avere tentato di toccarla sotto le
mutande.
Gli
accertamenti della Corte sono i seguenti.
a) PC 1,
nata il 16 luglio 1986, è cittadina italiana. Abita con i genitori a __________
in provincia di __________. Priva di una formazione professionale specifica, ha
lavorato come cameriera prima in Italia e poi, a partire dall’estate del 2004, in Ticino. È stata dapprima assunta,
per due mesi, come cameriera presso il bar __________, ed in seguito è stata impiegata,
sempre come cameriera, presso il ristorante __________. Nel 2004, PC 1 era
titolare di un permesso per frontalieri. La sorella maggiore, anche lei attiva
professionalmente in Ticino, aveva preso in affitto un appartamento a __________,
dove PC 1 aveva l’abitudine di pernottare quando non faceva ritorno a __________.
b) PC 1
e AC 1 si sono conosciuti a __________ nel mese di luglio 2004. La reciproca
simpatia si trasformò, ben presto, in una relazione sentimentale. AC 1 ha
parlato di amore a prima vista. Egli aveva all’epoca 20 anni e PC 1 19 anni. I
primi due mesi trascorsero in modo idilliaco, i ragazzi si vedevano tutti i
giorni e AC 1 dormiva regolarmente a __________. PC 1 e AC 1 erano stati
accolti calorosamente dalle reciproche famiglie. Per AC 1, PC 1 era una persona
speciale e – a detta dell’imputato - anche lui per lei lo era, per lo meno in
un primo momento.
Nel mese
di settembre 2004 affiorarono le prime incomprensioni. Per PC 1, AC 1 era
sempre più geloso ed ossessivo; per AC 1, PC 1 non manifestava con coerenza,
chiarezza e trasparenza i suoi sentimenti e questo suo comportamento alimentava
le insicurezze del ragazzo che si traducevano in comportamenti di eccessiva
gelosia.
PC 1
aveva cominciato a pensare di lasciare AC 1 ma, prima del 10 dicembre 2004, si
era limitata a ventilarglielo, senza mai prendere una vera e propria decisione
in tal senso.
Infatti,
benché PC 1 – come riferito dalla ragazza a verbale – avesse annunciato a AC 1,
più volte, la sua intenzione di lasciarlo ed avesse tentato di fargli capire
che non stavano più bene insieme, il giorno prima dei fatti, la ragazza ha
dichiarato che non aveva ancora pensato di lasciarlo (cfr. PS PC 1 10.12.2004)
In aula, AC
1 ha riconosciuto di essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti
della sua ragazza. Chiamato a fornire la ragione del suo comportamento,
l’imputato ha affermato che era molto confuso dal comportamento poco chiaro di PC
1 che prima lo voleva, poi non lo voleva più e poi lo voleva di nuovo.
A questo
proposito, durante l’inchiesta aveva dichiarato che:
“A tutti gli effetti è vero che lei mi
aveva detto un paio di volte che mi lasciava. Poi era sempre lei che tornava,
che diceva che voleva sempre stare con me. (…). In tutti i casi io non l'ho mai obbligata a rimanere
con me. E' lei, di sua spontanea iniziativa, che ritornava da me.”
(cfr. PS AC 1 12.12.2004)
In questo
clima di reciproche recriminazioni, la coppia finiva spesso per litigare. Si insultavano
e si spintonavano, ma mai, prima del 10 dicembre 2004, AC 1 le usò violenza.
La
ragazza stessa ha dichiarato che, sino ad allora, AC 1, piuttosto che farle del
male, sfogava la sua rabbia e frustrazione su se stesso:
“Alla domanda dell'interrogante rispondo
che nei miei confronti AC 1 non ha mai fatto particolari gesti di violenza. E'
già capitato che mi desse degli spintoni, e questo durante i litigi. Più che
rivolgere verso di me questa sua rabbia, se la prendeva con se stesso. E' già
capitato che AC 1, in preda alla rabbia, prendesse a testate il muro e che si
strappasse i capelli. Non mi ha comunque mai colpito in nessun modo. Arrivava
addirittura a farsi dei bernoccoli da solo. (…). AC 1 ha 21 anni ma non li dimostra, in queste
cose é come un quindicenne. Aveva dei comportamenti infantili e quando faceva
il "matto" lo faceva solo per intimorirmi, o almeno lo credo. Mi
minacciava pure di uccidersi nel caso l'avessi lasciato. Continuava a dirlo
quando gli dicevo che volevo lasciarlo. Una volta si era pure rivolto contro un
coltello ed aveva minacciato di tagliarsi le vene.”
(PS PC 1
11.12.2004)
A questo
proposito AC 1 ha precisato che:
“E' vero che io mi sono arrabbiato in
quelle occasioni. Non è assolutamente vero che io davo testate al muro. E' vero
che in paio di occasioni, arrabbiato, ho tirato dei pugni al muro, facendomi
anche male alla mano. Non è vero che io ho minacciato di togliermi la vita se
mi lasciava. E' vero che ho forse detto che non valeva la pena vivere senza di
lei. Sono le cose che dici quando sei fuori di te.”
(PS AC 1 12.12.2004)
c)Il 10 dicembre 2004, AC 1 e PC 1
trascorsero il pomeriggio a guardare la televisione a casa del ragazzo della
sorella di PC 1 a __________. Rientrati a casa, cominciarono a litigare. La
lite degenerò a tal punto che PC 1 finì per dirgli che era stufa, che l’aveva
esasperata e che questa volta l’avrebbe lasciato davvero. AC 1 andò su tutte le
furie e minacciò di suicidarsi. PC 1 non diede peso alle parole del ragazzo, e,
visto che AC 1 non voleva accettare tale decisione, gli intimò di andarsene da
casa sua. Lui non lo fece. PC 1 decise allora di uscire lei dall’appartamento
per andare a chiamare i suoi genitori da una cabina telefonica, poiché non
aveva più credito sul suo telefonino.
AC 1
cercò di impedirle di uscire di casa mettendosi davanti alla porta.
L’imputato
ha dichiarato di avere agito in questo modo poiché aveva paura di non rivederla
mai più:
“Mi
ha detto che voleva uscire, ma io ho iniziato ad avere dei pensieri strani. Mi
ero fatto l'idea che lei sarebbe andata via per non più tornare da me. Mi sono
lasciato prendere dalle paure. Non volevo lasciarla uscire. Mi sono messo
davanti a lei per non farla passare”
(PS AC
1 6.1.2005)
PC 1
riuscì ad uscire di casa e AC 1 la seguì. La ragazza tentò nuovamente di far
capire a AC 1 le sue ragioni, sedendosi, per qualche minuto, insieme a lui, sulla
scalinata sita nei pressi del suo appartamento. AC 1, però, era in preda allo sconforto,
non voleva sentire ragione e la supplicava di non lasciarlo. La ragazza si
dimostrò ferma nella sua decisione e lo invitò nuovamente ad andarsene a casa
sua. Lui non lo fece e la seguì per tutto il tragitto fino alla stazione FFS di
__________, dove PC 1 avrebbe chiamato i suoi genitori da una cabina telefonica.
AC 1 era
disperato. Pensava che se l’avesse lasciata andare, non sarebbe più tornata:
“io continuavo a seguirla non volevo
lasciarla da sola. Sapevo che dopo non sarebbe tornata. (…) lo mi sono
disperato, ho visto tutto nero, non ragionavo più.”
(PS AC 1 6.1.2005)
Mentre
camminavano verso la stazione FFS di __________, in più di un’occasione, AC 1
simulò dei tentativi di suicidio, gettandosi sulla strada mentre si
avvicinavano delle macchine, ed, in un caso, una di queste dovette frenare per
non investirlo.
Giunti alla cabina telefonica, PC 1 chiamò prima i suoi genitori e
poi sua sorella chiedendole di venire a prenderla. Quando AC 1 sentì PC 1
informare i suoi genitori che tra di loro era tutto finito si infuriò e colpì
la ragazza al viso, le sputò in faccia, le diede della “troia” e ne nacque una
colluttazione:
“Dalla cabina PC 1 ha chiamato sua madre, ho
sentito che le diceva che tra noi due era finita. lo non c'ho più visto,
continuavo ad entrare in cabina. le ho tirato una sberla in viso. lei mi ha
spinto fuori dalla cabina, io sono rientrato e l'ho spinta, poi ci siamo
insultati. l'ho spinta nuovamente verso la cabina, litigavamo, l'ho anche
strattonata.”
(PS AC 1
6.1.2005)
“Quando
informavo AC 1 che sarei stata raggiunta da mia sorella, lui si arrabbiava
moltissimo e rincominciava a gridare. Oltre a questo iniziava a spingermi
dentro la cabina e mi colpiva anche con due sberle o forse erano pugni. Mi
accusava di avere sempre bisogno di qualcuno e m’insultava dandomi della troia
più volte arrivando anche ad insultare i miei genitori. (…) Quando era ancora
dentro la cabina AC 1 in almeno cinque o sei occasioni mi sputava in faccia
continuando ad insultarmi.”
(PS PC 1
10.12.2004)
PC 1, che
prima di allora non era mai stata colpita da AC 1, si spaventò e cercò di
difendersi:
“Io
sinceramente a mia volta ai suoi insulti rispondevo a tono. Cercavo anche di
difendermi e a mia volta lo spintonavo. Può darsi che lo abbia anche colpito
con una sberla ma solo perché ero spaventata. Prima infatti non era mai
successo che AC 1 avesse avuto una reazione così violenta. Solamente in alcune
occasioni mi aveva spintonato ma senza colpirmi.”
(PS PC 1
10.12.2004)
Uscita
dalla cabina telefonica, PC 1 si incamminò verso a casa. AC 1 la seguì e
continuò, per tutto il tragitto, ad insultarla:
“Siamo quindi tornati a piedi verso __________.
Lui restava indietro di alcuni passi e continuava a insultarmi, diceva che ero
una zoccola e che non valevo niente.”
(PS PC 1
11.12.2004)
Una volta
giunti nell’appartamento, la situazione degenerò irrimediabilmente.
PC 1 ha
dichiarato che AC 1 era diventato una bestia (cfr. PS PC 1 10.12.2004). Mentre
raccoglieva le sue cose e le metteva in una borsa, AC 1 continuava ad insultarla
ed a colpirla al viso:
“Arrivati in casa, verso le 2130/2145, lui
ha iniziato a prendere le sue cose e a metterle in un borsone che gli avevo
dato a questo scopo. Lui continuava a insultarmi, dandomi della brutta troia.
Mi dava pure degli schiaffoni in viso, forti da farmi cadere dicendomi di
tutto.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1, in
preda alla rabbia, cominciò pure a rompere diversi oggetti in casa, così come
documentato dalle fotografie annesse al rapporto d’inchiesta del 26.8.2005.
PC 1 ha
precisato che AC 1 le ruppe una candela, il presepe, l’albero di natale, il mocio,
la scopa e che danneggiò, pure, la porta d’entrata dell’appartamento:
“Ha pure danneggiato alcune mie cose. Ha
rotto una candela con della sabbia gialla, il presepe, l'albero di natale, ha
stortato il mocio e la scopa e ha danneggiato la porta dell'appartamento.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1, dal
canto suo, ha ammesso di avere rotto, intenzionalmente, solo una scopa e che il
resto si ruppe nel corso della colluttazione:
“Ci
eravamo spintonati, erano cadute delle cose in casa che si erano rotte. Ho
preso una scopa e ho piegato il manico in ferro. E' l'unico oggetto che ho
rotto intenzionalmente, il resto è successo perché ci spintonavamo.”
(PS AC 1
6.1.2005)
PC 1
riuscì, per un istante, a spingere AC 1 fuori dalla porta di casa, ma questi
riuscì a rientrare e sfogò sulla ragazza tutta la sua violenza:
“A
un certo punto ero riuscita a spingerlo fuori di casa e buttare fuori il
borsone dicendogli di andare ma lui con dei calci è riuscito a riaprire la
porta che avevo chiuso a chiave. Era fuori di se, in preda alla rabbia ed era
tutto sudato. Oltre gli schiaffi mi dava pure dei calci, sulle gambe e anche
uno alla schiena.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1 ha
ammesso di averla percossa ed in particolare di averle dato un calcio alla
schiena, anche se – contrariamente a PC 1 – ha situato tale suo gesto mentre la
ragazza era sul letto:
“Ricordo di averla colpita con un calcio, da
dietro. Penso di averla colpita sulla schiena perché gliel'ho dato quando era
stesa sul letto. Non le ho dato pugni, solo sberle, in viso. Non so quante ne
ho tirate. Lei, per difendersi, mi aveva graffiato e mi aveva dato, in risposta
alle mie, alcune sberle. (…).
(PS AC 1
6.1.2005)
PC 1,
esasperata ed arrabbiata dall’atteggiamento di AC 1, gli urlò di andarsene:
“Io continuavo a dirgli urlando che doveva
andarsene via. Ero molto arrabbiata sia per quelle che mi aveva fatto ma anche
perché aveva danneggiato delle cose in casa che avevo comperato con i miei
risparmi.” (PS PC 1 10.12.2004)
“lo continuavo a piangere e a urlare per
farlo andare via, per farlo smettere. Continuavo a dirgli di andarsene ma lui
non smetteva.”
(PS PC 1
11.12.2004)
Secondo
il dire di PC 1, fu proprio l’aggressività e la fermezza con cui si rivolse a AC
1 che lo fecero arrabbiare ancora di più.
Secondo
l’imputato, invece, furono gli insulti a carattere sessuale che gli rivolse PC
1 a provocare la sua violenza.
AC 1
sollevò, quindi, PC 1 da terra e la buttò con forza sul letto, dicendole che
dovevano “scopare” per l’ultima volta e che quella era la sola cosa che lei sapesse
fare:
“Era la prima volta che mi rivolgevo a
lui in modo così aggressivo e questo credo l’abbia fatto ancora più arrabbiare.
Iniziava nuovamente a picchiarmi e con forza mi buttava sul letto. Mi diceva
che dovevamo scopare per l’ultima volta che era l’unica cosa che sapevo fare.
Mentre diceva queste cose, io mi mettevo a piangere e non sapevo più cosa fare.
Non avrei mai pensato arrivasse a tanto. Continuava a trattarmi come una
prostituta e a ripetere che mi voleva scopare per l'ultima volta.”
(PS PC 1
10.12.2004)
“Ci siamo ancora insultati, lei mi ha detto
delle cose, di carattere sessuale, che mi hanno fatto molto male. Non ci ho più
visto, sono andato fuori di testa. Eravamo in piedi, io l'ho presa per il cavallo
dei suoi pantaloni e l'ho spintonata sul letto dicendole che adesso le facevo
vedere io, ero arrabbiato, la trattenevo, le ero sopra con tutto il mio corpo.”
(PS AC 1
6.1.2005)
PC 1 ha
precisato che AC 1 dopo averla buttata sul letto, le saltò addosso con le ginocchia,
facendole molto male:
“Addirittura mi ha sbattuto sul letto e poi,
con la rincorsa, mi è saltato con le ginocchia sulla gamba destra e mi ha fatto
veramente male.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1 lo
ha confermato:
“Alla
domanda dell'interrogante dichiaro che effettivamente, a un certo punto, le
sono saltato con le ginocchia sulla gamba di PC 1.”
(PS AC 1
6.1.2005)
In questo
contesto, PC 1 ha affermato - in occasione del suo primo interrogatorio di
polizia - che AC 1 con forza le infilò una mano nei pantaloni riuscendo a
toccarle la zona pubica:
“Nello stesso tempo con forza m'infilava
una mano nei pantaloni riuscendo a toccarmi la zona pubica. lo mi difendevo e
cercavo di respingerlo ma senza riuscirci. Vista la sua forza i pantaloni che
indosso anche adesso e che mostro all'agente verbalizzante, si strappavano
all'altezza dell'asola del bottone e sotto la cerniera.”
(PS PC 1
10.12.2004)
In
occasione del suo secondo interrogatorio, la ragazza ha affermato che AC 1 infilò
le mani sotto le mutande e le mise un dito nella vagina, facendole male:
“Mi ha poi infilato con forza la mano destra
sotto i pantaloni, sul davanti. Ha infilato le mani sotto le mutande e mi ha
messo un dito nella vagina. lo intanto mi divincolavo e sono riuscito a
fargliela togliere. (…). Per mettermi la mano dei pantaloni, non li aveva
aperti ma dalla violenza del gesto mi ha rotto l'asola del bottone. Preciso che
nel mettermi le dita davanti mi ha fatto anche male ma escludo che mi abbia
ferito nella zona genitale, alla quale oggi non ho alcun male. E' stata una
cosa brevissima, in quanto mi ero subito ribellata.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1 ha,
per contro, affermando di avere tentato di toccare la ragazza sotto le mutande
e di essere riuscito a farlo solo sopra l’indumento intimo:
“L'ho toccata un paio di volte sopra i
pantaloni nella zona genitale. Lei si divincolava ed ha iniziato a scalciare.
Ho tentato pure di metterle una mano sotto le mutande, infilandola nei
pantaloni. L'ho però toccata solo sulle mutande, un attimo. Non ho tentato di
slacciare o abbassare i pantaloni.”
(PS AC 1
6.1.2005)
In aula, AC
1 ha affermato di essere sicuro di non averla penetrata con il dito.
Il PP ha
sottolineato come la certezza dei ricordi dell’imputato fosse in palese
contrasto, non solo con le dichiarazioni della ragazza, ma anche, e soprattutto,
con lo stato di confusione in cui l’imputato – per sua stessa ammissione - si
trovava; con la fugacità del gesto; con la dichiarazione dell’imputato – sebbene
riferita in generale alle dichiarazioni della ragazza - secondo cui “quello
che dice PC 1 è sicuramente vero, all’inizio avevo detto che raccontava bugie
per infangarmi, ma non è così. PC 1 a me non ha mai mentito e non ha
l’abitudine di raccontare menzogne. Quello che ha detto a verbale è sicuramente
vero.” (cfr. PS AC 1 6.1.2005), e, non da ultimo, con il fatto che PC 1 non
ha mai dato dimostrazione di accanimento nei suoi confronti.
Posto
davanti a tutte queste obiezioni, l’imputato ha mantenuto con fermezza la sua
contestazione.
Va detto
che le dichiarazioni di PC 1, a questo proposito, non sono sempre state
costanti; che tra i due ragazzi non è stato esperito un confronto su questo
aspetto e che a PC 1 non sono state contestate le dichiarazioni di AC 1.
Inoltre,
si rileva che, quando fu chiamata a ad interpretare le reali intenzioni di AC 1,
la ragazza ha affermato che il ragazzo era fuori di sé e che, se avesse
veramente voluto, avrebbe potuto anche violentarla, ma che invece si era
limitato ad infilarle le mani nei pantaloni.
“Era fuori di se. Non è mai successo che
arrivasse a tanto, è sempre stato un ragazzo impulsivo ma mai violento, nei
miei confronti.(…). Dubito che AC 1 avesse avuto l'intenzione di violentarmi,
sapeva che da li a poco sarebbe arrivata __________. Se avesse voluto avrebbe
potuto benissimo farlo, per superiorità fisica, ma si è limitato a infilarmi la
mano nei pantaloni. Non credo che si sarebbe spinto a tanto. E' già tanto che è
arrivato al punto di colpirmi con sberle e calci.”
(PS PC 1
11.12.2004)
Tornando
ai fatti del 10 dicembre 2004, la Corte ha accertato che AC 1, sempre mentre si trovava sopra PC 1, le
leccò le guance e cercò di baciarla:
“Mi leccava le guance e cercava di
baciarmi.”
(PS PC 1
10.12.2004)
Mi
leccava anche le guance e tentava di baciarmi ma ovviamente io non gliene davo
la possibilità.”
(PS PC 1
11.12.2004)
Poi,
spostandosi sopra di lei, rimanendo sempre vestito, le mise in faccia il pene
dicendole di “succhiarglielo”. Il tutto avvenne mentre PC 1, in lacrime,
tentava di svincolarsi:
“Sempre tenendomi sotto di lui, si spostava
verso la mai faccia sino ad appoggiare i suoi genitali sopra la mia bocca. lo
mi dimenavo e cercavo sempre di respingerlo come potevo”
(PS PC 1
10.12.2004)
“Mentre ero sul letto, dove mi aveva scaraventato, si è
seduto su di me e mi ha messo i genitali in faccia dicendomi di succhiarglielo.
Lo ha fatto con senza togliersi i pantaloni, facendo solo il gesto.”
(PS PC 1
11.12.2004)
“lo ho sempre cercato di oppormi
fisicamente, cercando di divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere
ma lui insisteva.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1 non
ha negato di essersi comportato come descritto dalla ragazza, ma ha situato
tale suo gesto in una fase successiva, ovvero quando la ragazza era a terra:
“Lei
era seduta, inginocchiata, per terra, io ero in piedi. Mi sono avvicinato e le
ho preso la testa per spingermela contro il mio cavallo dei pantaloni.”
(PS AC 1
6.1.2005)
Sempre
mentre si trovava sul letto, AC 1, riprese la posizione iniziale e tentò di infilare
la mano in mezzo alle gambe della ragazza, spingendo le sue dita nel tentativo
di penetrale l’ano:
“(…)
e lui tornava a sedersi con le gambe aperte sopra il mio bacino. M'infilava una
mano in mezzo alle gambe e con forza spingeva la sue dita come per infilarle
nell'ano. lo continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo
via.”
(PS PC 1
10.12.2004)
“Lui a questo punto, sopra i pantaloni, mi
ha toccata da dietro, con tanta forza, come per infilarmi le dita nell'ano.
Diceva prendilo nel culo, che mi sarebbe piaciuto.”
(PS PC 1
11.12.2004)
“Per precisare la dinamica di quando mi
trovavo a letto con lui sopra dichiaro " che lui mi teneva in quella
posizione con la forza, usando il suo peso per bloccarmi. Non ricordo se mi
teneva per le braccia. lo ho sempre cercato di oppormi fisicamente, cercando di
divincolarmi e di spingerlo via, continuavo a piangere ma lui insisteva.
(PS PC 1
11.12.2004)
PC 1 ha,
poi, ricordato che AC 1 le aveva, pure, spinto una candela nella zona genitale:
“ricordo pure che a un certo punto AC 1 ha
preso una candela, quella che poi si è rotta, e me la spingeva nella zona
genitale, sopra i pantaloni”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1, non
ricordandosi del particolare della candela, non l’ha, nemmeno, escluso:
“L'agente
interrogante mi chiede se ricordo qualcosa riferita alla candela, che poi si è
rotta, che stando alle dichiarazioni di PC 1, avrei spinto nella sua zona
genitale, sopra i pantaloni. Rispondo che non, ricordo questo particolare, ma
non escludo che possa essere successo. Ero fuori di testa e non ci vedevo più
dalla rabbia. Se lo dice PC 1 probabilmente è vero.”
(PS AC 1
6.1.2005)
Durante
tutta l’azione coercitiva, PC 1 piangeva e tentava di liberarsi, fino a quando
riuscì a spingerlo lontano da se. Vista la reazione di PC 1, AC 1 tornò in sé e
si alzò dal letto:
“lo
continuavo a piangere e ad un certo punto riuscivo a spingerlo via. Lui vista
la mai reazione non mi toccava più.”
(PS PC 1
10.12.2004)
AC 1 ha
dichiarato di essersi fermato poiché si era reso conto di quello che stava
facendo:
“Poi mi sono reso conto di cosa stava
succedendo e mi sono fermato (…). Non sarei mai arrivato a farle violenza vera
e propria. Ho fatto questi gesti perché non c'avevo più visto, ero andato fuori
di testa, per via delle cose che mi aveva detto.”
(PS AC 1
6.1.2005)
Il tutto
durò una quindicina di minuti ed i ragazzi rimasero vestiti.
“Questo tentativo di violenza è durato per circa
quindici minuti, sempre restando sul letto ed entrambi vestiti. Preciso che
durante questa fase io riuscivo in alcune occasioni a spostarlo ma lui
insisteva tornando sopra di me.”
(PS PC 1
10.12.2004)
Alzatosi
da letto, AC 1 non lasciò l’appartamento. Continuò ad insultare ed a picchiare
la ragazza, giungendo anche a stringerle il collo talmente forte da provocarle
un conato di vomito:
“Quando
smetteva di toccarmi, restava nell'appartamento sino a circa le 22.45
continuando ad insultarmi a spingermi e a colpirmi con delle sberle, sino a
prendermi per il collo con entrambe le mani che stringeva sino a farmi venire
un conato di vomito.”
(PS PC 1
10.12.2004)
“Ero poi riuscita a spingerlo via e mi sono
rifugiata in un angolo a terra, piangevo. Gli dicevo che sarebbe arrivata mia
sorella e che lei, la
Polizia, l'avrebbe
chiamata. Lui a questo punto ha preso le sue cose. Ha comunque continuato a
insultarmi e a sputarmi in faccia. Ogni tanto veniva da me e mi strattonava e
mi diceva di piangere pure che non gli importava, non gli faceva nessun
effetto. Alla fine gli ho preso un braccio e ho cercato di spingerlo verso la
porta dicendogli di andare, non ne potevo più. A questo punto lui mi ha
afferrato con tutte e due le mani, dal davanti, al collo. Mi ha stretto forte,
al punto di farmi venire un conato di vomito. Mi ha tolto il respiro e mi ha
fatto veramente paura. Mi ha tenuto al collo per una decina di secondi, mi
sentivo soffocare.”
(PS PC 1
11.12.2004)
AC 1 ha
ammesso anche questo gesto:
“Alla
domanda dell'interrogante rispondo a un certo punto, quando PC 1 cercava di
spingermi verso la porta, io l'avevo afferrata al collo e l'avevo spinta
indietro. E' vero che ho anche stretto la presa, dalla rabbia.”
(PS AC 1
6.1.2005)
In aula,
l’imputato ha cercato di relativizzare la gravità del gesto, affermando – senza
però riuscire a convincere la Corte - di non averle cinto il collo, ma di averla “spinta per il collo”.
Liberatasi
dalla stretta, PC 1 gli intimò per l’ennesima volta di andarsene e lui lo fece,
non prima, però, di insultarla sia verbalmente sia per iscritto, scrivendo, su
una delle pareti dell’appartamento, la parola “puta”:
“lo riuscivo a liberarmi prendevo la sua
borsa e la buttavo nel corridoio, chiedendo nuovamente di andarsene. In quel
momento stavo sempre piangendo e lui mi diceva che potevo piangere che tanto
non gli facevo pena, che ero solamente una troia e che gli avevo rovinato la
vita. Per finire con un pennarello di colore rosso sulla parete di casa
scriveva la parola" Puta" e se ne andava.”
(PS PC 1
10.12.2004)
“Quando
mi ha lasciata andare, io continuavo con le mani a difendermi e a colpirlo,
sono caduta per terra e tossivo. Lui è rimasto li a guardarmi, continuava a
ridere e a sputarmi addosso. E' quindi uscito dalla porta e con un pennarello
rosso, ha scritto "PUTA" sul muro. Subito dopo se n'è andato.”
(PS PC 1
11.12.2004)
Nel corso
della serata, AC 1 assunse anche un comportamento intimidatorio, dicendo a PC 1
che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e cambiare appartamento poiché gli
sarebbe stato facile buttare giù la porta con un calcio:
“Mi
minacciava pure di stare attenta, di guardarmi le spalle e di cambiare
appartamento. Diceva che con un calcio veniva giù la porta e che poteva
benissimo farlo anche un'altra volta.”
(PS PC 1
11.12.2004)
d) Quella sera, arrivata sua sorella, PC
1 tentò, in un primo momento, recandosi di persona a casa dell’imputato, di
parlare con i genitori di AC 1, i quali però presero le difese del figlio che
negava di averle usato violenza. Decise quindi di recarsi in polizia per
denunciare i fatti. Si recò poi al pronto soccorso per farsi visitare.
e) La
relazione clinica di pronto soccorso di __________ di data 11.12.2004, fa stato
di numerose contusioni:
“EO osteocutaneo
muscolare: dolenzia digito pressione capo regione occipitale paramediana, lieve
contrattura sternocleidomastoideo sn, dolenzia a flessione capo verso sn,
dolenzia digito pressione vasto laterale m femorale con ematoma in formazione.”
Gli ematomi
riportati da PC 1 sul corpo sono stati documentati dalla polizia scientifica
nel rapporto “documentazione fotografica” di data 17 ottobre 2007 (AI 16).
Il 16
dicembre 2004, il dott. __________, medico curante della ragazza, certificò
l’insorgere di sintomi post traumatici e di insonnia. (cfr. certificato medico
del 16.12.2004 del dott. __________).
f) Il 12 dicembre 2005, AC 1 venne prelevato dalla polizia - a mano di
un ordine di traduzione forzata emesso dal PP - e venne interrogato dagli inquirenti.
Come già
detto in ingresso, l’imputato respinse ogni accusa e, due giorni dopo, denunciò
PC 1 per lesioni semplici e vie di fatto.
Il 6
gennaio 2005, AC 1 si presentò – spontaneamente - in polizia e riconobbe che
quanto dichiarato da PC 1 era la verità. Ritirò, quindi, la denuncia.
Chiamato,
tra l’altro, a spiegare i motivi che lo indussero a respingere le accuse di PC
1, AC 1 dichiarò che le modalità di traduzione forzata avevano sconvolto i suoi
genitori, in particolare sua madre e lui non si era ancora reso conto della
gravità dei suoi gesti:
“il giorno che sono stato interrogato non
ho detto tutta la verità perché non avevo ancora avuto il tempo di rendermi
conto della gravità di quanto successo e di elaborare la cosa. Inoltre ero
stato prelevato da casa mia da una pattuglia della Polizia e questa cosa aveva
spaventato mia madre. Questi i motivi che mi hanno spinto a non raccontare
tutto subito. (…).
(PS AC 1 6.1.2005)
Chiamato,
poi, a spiegare le ragioni che lo avevano portato a decidersi di raccontare la
verità, l’accusato dichiarò che non voleva più far passare PC 1 per una
bugiarda:
“Oggi
la mia intenzione era quella di raccontare la verità, non riuscivo più ad
andare avanti. L'ho fatto per me e anche per PC 1, non voleva che passasse per
bugiarda, per rispetto nei suoi confronti. Avevo un peso sulla coscienza.
Rimpiango ancora oggi il fatto che non me ne sono andato quando PC 1 me lo
aveva chiesto quella sera. Non so cosa mi ha preso.”
(PS AC 1 6.1.2005)
g) Il
PP, in aula, non ha chiesto alla Corte di confermare l’accusa di denuncia
mendace (AA9.) - secondo la quale AC 1 avrebbe sporto denuncia per lesioni
semplici e vie di fatto contro PC 1, sapendola innocente, per provocare contro
di lei un procedimento penale – da un lato, poiché basata sulle dichiarazioni
rese dall’accusato in occasione del suo primo verbale di interrogatorio nella
sua qualità di accusato e, dall’altro, poiché prontamente ritirata in data
6.1.2005
h) Prima
di recarsi in polizia nel mese di gennaio 2005, AC 1 scrisse a PC 1 una lettera
del tenore seguente:
“Ciao PC 1, il tuo sorriso mi manca da
morire e il mio cuore e la mente non riescono a darsi pace per il male che ti
ho fatto. Mi sento così meschino e vile; tutto quello che ti ho causato è così
ingiusto; guardo le mie mani e non riesco ancora a capacitarmi di quello che ho
fatto. Come ho potuto. Spero che il tuo cuore provi ancora qualcosa per me e
che col tempo tu mi possa perdonare. Devi porre le mie scuse anche ai tuoi
famigliari se te la senti; perché in questo momento so che non posso farlo
personalmente. Scusa a tua madre e tuo padre, che mi hanno sempre trattato
benissimo e fatto stare a mio agio. Non avrei mai voluto causargli altre
preoccupazioni oltre a quelle che la vita gli pone già di fronte. Scusa a tua
sorella, sempre gentile e disponibile nei miei confronti. Scusa anche a tutti
quelli che ti sono vicino e ti hanno visto soffrire a causa mia. Mi spiace per
tutto quello che è successo. Quanto vorrei tornare indietro. Hi capito solo ora
quanto ero possessivo verso te. Ho sbagliato tutto nell’ultimo periodo. Non
badavo Più alla mia vita e pensavo solo a te, ma soprattutto non ti permettevo
di avere le tue libertà. Quanto ero sciocco. Il tuo cuore era così vero; così
forte e io mi perdevo in certe cazzate. In più credevo di avere ragione. Ma
sono tantissime le cose che vorrei dirti ma che mi scoppieranno in testa solo
quando avrò finito di scriverti. Vorrei veramente parlarti anche solo per 15
minuti. Ieri ti avrei voluto tanto abbracciare. Spero che tu creda ancora nel
mio amore e nella mia sincerità. Non devi avere paura di me o credere che io
possa ancora fare una cosa simile. Ti prego questi sei mesi sono stati troppo
magici e speciale, non voglio averli rovinati in 2 ore di follia. Anch’io come
te sto soffrendo molto. Il mondo mi appare tanto vuoto e la vita inutile. Tutto
ha perso i suoi colori, vivo in un mondo in bianco e nero, quanto mi manchi.
Con te mi sentivo a mio agio, non avevo segreti, ero troppo me stesso. In
questi giorni mi sono guardato molto dentro e ho capito tante cose. Devi sapere
che non posso dimenticarti; sei presente in ogni mio pensiero e aspettativa.
Voglio che tu guardi realmente nel tuo cuore senza farti influenzare da altri
aspetti; sì ascoltando anche il parere dei tuoi cari o di altre persone. Mi sto
mangiando il fegato, il rimorso è troppo grande, come la voglia di averti
vicina. Ma perché ci accorgiamo sempre dopo delle cose belle della vita e degli
errori che facciamo. Spero non sia ormai troppo tardi, almeno per una volta. Io
voglio porre rimedio e assumermi le mie responsabilità anche con la polizia e
scontare quello che devo perché è giusto che sia così. Mi auguro che tu possa
malgrado tutto passare un natale tranquillo sereno insieme ai tuoi parenti. Voglio
che rincomincia a magiare e dormire; devi farlo. Sei sempre stata così cara e
felice di vivere e stare a contatto con gli altri. Il tuo carattere e la tua
personalità sono bellissimi, mi hai insegnato molte cose. Ti amerò per sempre
Alla prossima. Ciao e auguri. AC 1. Eri un grande riferimento per me, forse
l’unico. Eri così amabile e affettuosa, mi hai fatto scoprire l’amore per la
prima volta (incomprensibile)“
(lettera
allegata al PS PC 1 7.1.2005)
i) Da
lì a qualche mese, PC 1 e AC 1 si riavvicineranno e ricominceranno a
frequentarsi, ma su questa circostanza, ritorneremo al considerando 4.3.
4.2. Secondo
l’ipotesi accusatoria AC 1, il 26 febbraio 2005, si sarebbe reso autore
colpevole di vie di fatto, per avere
spintonato e colpito con uno ceffone alla nuca __________, senza cagionarle un
danno al corpo o alla salute (AA3.); di ingiuria per avere, nelle stesse
circostanze offeso l’onore di __________
e PC 2, tacciandole di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro “siete in cerca di
cazzi” (AA5.2.); e di danneggiamento, per avere, con un calcio, danneggiato lo
specchietto retrovisore della Honda Civic 2.0 targata di proprietà di PC 2,
provocando un danno preventivato in CHF 247,50.- (AA6.2.).
AC 1 ha
ammesso i fatti.
Premesso
che __________ e PC 2 hanno sporto tempestivamente querela per i reati
rispettivamente di vie di fatto, ingiuria e danneggiamento e ritenuta
l’intervenuta prescrizione del reato di vie di fatto, gli accertamenti della
Corte sono i seguenti.
a) La
sera del 26 febbraio 2005, attorno alle ore 22.00, AC 1 si trovava all’interno
del locale delle cassette postale dell’ufficio postale di __________ in
compagnia dei suoi amici __________. I tre ragazzi, dopo aver trascorso la
serata in alcuni esercizi pubblici della zona, si erano fermati all’interno del
citato locale per riscaldarsi, prima di far rientro a casa.
Quella
stessa sera, PC 2, alla giuda della sua autovettura, una Honda
Civic 2.0 targata, si posteggiò davanti all’ufficio postale di __________ per
permettere all’amica, __________, di prelevare dei contanti al Postomat,
situato proprio di fianco al locale in cui AC 1 e i suoi amici si stavano
riscaldando.
In
macchina vi era pure __________.
b) __________
scese dall’autovettura e si diresse verso il Postomat, mentre PC 2 e __________
attesero in macchina. AC 1, accortosi della presenza delle tre ragazze, uscì
dal locale e si rivolse loro con epiteti ingiuriosi e provocatori.
__________
ha riferito che AC 1 cominciò ad insultare le ragazze quando ancora si trovava
all’interno del locale e che, quando uscì e si diresse verso di loro, non
prestò più molta attenzione all’agire dell’amico:
“In quel frangente giungeva un'autovettura
con tre ragazze a bordo. AC 1 a questo punto cominciava a provocare le ragazze
attribuendo loro diversi nominativi, prima da dentro il locale dove ci eravamo
fermati e in seguito è uscito. lo e la mia compagna siamo rimasti all'interno
del locale delle cassette postali, senza dare troppa importanza a quello che il
mio conoscente stava facendo.”
(PS __________
27.2.2005)
__________,
al contrario di __________, fece attenzione a quello che stava facendo AC 1,
tanto da dichiarare che quest’ultimo, una volta uscito dal locale, rivolse alle
ragazze frasi quali "siete in cerca di cazzi?" e "stai
zitta puttana" (cfr. PS __________ 26.2.2005).
Le
dichiarazioni di __________ confermano il dire di
Jessica __________, la quale ha dichiarato che AC 1, una volta uscito dal
locale adiacente all’ufficio postale, insultò lei e l’amica PC 2 con epiteti quali
“zoccole”, “puttane” e chiese loro se erano “in cerca di
cazzi”:
“Dopodichè, lo stesso ragazzo, usciva dal
locale ed iniziava ad insultare tutte e due, me e PC 2. (…)D1 Che tipo di
insulti vi sono stati detti? R1 "Siete in cerca di cazzi"
-"Zoccole" -"Puttane" ed altro ancora.”
(PS __________
27.2.2005)
c) Nel
frattempo, __________ aveva terminato l’operazione di prelevamento ed aveva
raggiunto le amiche. __________ uscì dalla vettura per permettere a __________
di salire. AC 1 continuava ad importunare le ragazze insultandole, fissandole,
toccandosi i genitali e tirando fuori la lingua:
“Mentre __________ entrava in auto il
ragazzo con il giubbotto verde oliva gli ha urlato qualcosa, io non ho capito
cosa diceva perché ero in macchina. Quando __________ è entrata in auto mi ha
detto che il ragazzo ci aveva insultate domandandoci se eravamo in cerca di
cazzi. In seguito ci siamo fermate e da dentro l'auto abbiamo guardato
all'interno del locale per vedere cosa faceva il ragazzo che ci aveva appena
gridato. lo ho chiaramente visto che quest'ultimo si toccava i genitali
rimanendo vestito e tirava fuori la lingua mentre ci fissava. Jessica dopo aver
visto questi atteggiamenti a fatto un gesto con la mano al ragazzo, come segno
di dissenso.”
(PS PC 2
27.2.2005)
PC 2 mise,
quindi, la retromarcia per uscire dal posteggio, ma dovette attendere, prima di
immettersi nel traffico, per dare la precedenza ad un altro veicolo.
AC 1 ne
approfittò per appoggiarsi alla macchina delle ragazze. PC 2 chiuse i finestrini
e bloccò le portiere e - dopo che AC 1 aveva sputato sul vetro della portiera
destra ed aveva afferrato lo specchietto retrovisore destro - nel tentativo di
farlo desistere e di allontanarlo, mise in movimento l’autovettura.
Questa
manovra inattesa, innervosì AC 1 che, per stizza, sferrò un calcio allo
specchietto retrovisore destro.
d) Accusato
il colpo, PC 2, oramai esasperata, scese dalla macchina e, avvicinatasi a AC 1,
gli chiese, con tono fermo, quali fossero le sue intenzioni.
AC 1, in
tutta risposta, le sputò addosso, all’altezza di pantaloni. __________ scese
dall’auto per dare aiuto all’amica e diede uno spintone all’imputato che cadde
a terra.
Rialzatosi
da terra, AC 1 si diresse verso __________ e, vincendo la resistenza opposta
dai suoi amici - che nel frattempo erano usciti dal locale per tentare di
trattenere e calmare l’amico - colpì la ragazza al viso, senza, tuttavia,
cagionarle delle lesioni.
Dal
certificato medico agli atti emerge infatti che __________ presentava, la sera
dell’aggressione, una lieve contusione alla nuca sinistra che consisteva in un
lieve arrossamento della cute del diametro di 1.5 cm con del dolore alla palpazione
(certificato medico 26.2.2005 allegato al rapporto d’inchiesta di polizia
giudiziaria del 13 marzo 2005).
e) PC 2,
visto che la situazione stava degenerando, decise di chiamare la polizia. AC 1,
sentendo che la ragazza stava per far intervenire le forze dell’ordine, si
allontanò di corsa dal luogo dei fatti. Pure i suoi amici si allontanarono ma
con un passo più tranquillo.
AC 1, __________
vennero individuati dagli agenti di polizia presso la stazione ferroviaria di __________.
AC 1 riuscì a scappare mentre, __________, tradotti alla centrale di polizia,
permisero agli agenti di rintracciare il loro compagno che, convocato
telefonicamente, si presentò in polizia e venne interrogato quella sera stessa
alle ore 0035.
AC 1, in
aula, ha ammesso di avere insultato le ragazze, di avere sferrato un calcio
alla macchina della PC 2 e di avere colpito la __________.
f) Per
quanto riguarda l’ammontare del danno cagionato dall’imputato con il calcio
sferrato allo specchietto retrovisore della vettura della PC 2, il preventivo,
versato agli atti dalla PC, della __________ del 2.3.2005, allegato al rapporto
d’inchiesta di polizia giudiziaria del 13 marzo 2005, fa stato di un importo di
fr. 247,48.-- per i costi di riparazione.
In aula, AC
1 ha contestato l’ammontare del preventivo agli atti.
4.3. Secondo
l’ipotesi accusatoria, AC 1, il 9 luglio 2005, si sarebbe reso autore colpevole
di lesioni semplici, nuovamente ai danni di PC 1, per avere colpito la ragazza
con calci e ceffoni, provocandole le lesioni fisiche e psichiche descritte nei
certificati medici agli atti (AA2.2.). Sempre quella sera, e più precisamente a
cavallo tra il 9 luglio ed il 10 luglio, l’accusato si sarebbe reso pure autore
colpevole di ingiuria per avere offeso l’onore di PC 1 tacciandola di “troia”,
“puttana”, “brutta puttana del cazzo” e dicendole “non vali un cazzo” (AA4.3.)
AC 1 è
reo confesso.
Gli
accertamenti della Corte sono i seguenti.
a) PC 1
e AC 1 ripresero la loro relazione sentimentale nella primavera del 2005:
“Da quel grave episodio di dicembre 2004
non l'ho più frequentato per circa 3 mesi. ADR che io non lo cercavo, era lui
che mi cercava spesso e mi ha anche scritto una lettera che poi avevo inviato
in copia alla Polizia. Egli è stato quindi parecchio insistente con me
dicendomi che mi amava e che avrebbe pagato per i suoi errori, come del resto
aveva già fatto confessando la sua responsabilità in Polizia. Per quello che mi
diceva e per come me lo diceva era per me era impossibile non credere alle sue
buone intenzioni. Mentre sto parlando mi viene da piangere perché mi viene in
mente quanto male mi ha fatto AC 1. ADR che durante quei tre mesi in cui non ci
siamo frequentati egli mi chiamava tutti i giorni al telefono. Era molto
gentile. Sembrava cambiato e pentito di quello che aveva fatto. ADR che non so
se AC 1 è in cura presso qualche psicologo o psichiatra. Lui non me lo ha
detto. Dopo questi tre mesi abbiamo deciso di rifrequentarci. Ci vedevamo un
paio di volte alla settimana per un breve tempo. Lui mi chiedeva se mi poteva
dare un bacio. lo ero molto fredda e distaccata; volevo verificare se era
cambiato e non me la sentivo neanche di baciarlo. Dopo circa tre settimane ci
siamo rimessi insieme”
(PP PC 1
26.8.2005)
“Preciso che in quel periodo ci vedevamo
ogni giorno, a parte il periodo di pausa della nostra relazione durato tre
mesi, a partire dai fatti di dicembre, ci vedevamo sempre, ogni giorno.”
(PP AC 1
26.8.2005)
b) Ripresero,
purtroppo, anche a litigare:
“Abbiamo ripreso quasi subito a litigare
come già facevamo prima dell'aggressione del 10 dicembre 2004. i nostri litigi
consistevano in insulti pesanti, spintoni e qualche sberla. ADR che è capitato
anche a me di rispondere con qualche sberla. Ci vedevamo tutti i giorni e tutti
i giorni litigavamo. A me lui piaceva tanto ma la sua gelosia era davvero
eccessiva e insopportabile. Non potevo fare niente che lui si arrabbiava subito
tantissimo. ADR che questa situazioni di continui litigi è andata avanti sino a
luglio allorquando lui mi ha picchiato violentemente (…).
(PP PC 1
26.8.2005)
c)Il 9 luglio 2005, PC 1 e AC 1 si incontrarono
alla stazione ferroviaria di __________ e si trattennero, in compagnia di
alcuni loro amici, in un esercizio pubblico. A detta di PC 1, così come esposto
nella sua denuncia del 15.7.2005, confermata poi davanti al PP, AC 1, quella
sera, si ingelosì per alcuni sguardi insistenti che uno dei loro amici le aveva
rivolto.
Secondo AC
1, invece PC 1, quella sera, si era comportata in modo provocante con altri
ragazzi. Chiamato a fornire un esempio, l’imputato ha dichiarato che PC 1, pur
sapendo che lui aveva un accendino, aveva insistito per farsi accendere la
sigaretta da un ragazzo che stava camminando nei pressi del __________.
AC 1
perse, nuovamente, il controllo a causa del comportamento di PC 1 e dell’alcool
e della marijuana che il ragazzo aveva consumato quella sera:
“Queste cose mi mandavano in bestia. Non
ragionavo più, anche per il consumo d'alcol e di marijuana.”
(PP AC 1
26.8.2005)
Ne scaturì una lite violenta. AC 1, dapprima, insultò la ragazza con
epiteti quali "troia" e "puttana":
“ADR che prima di picchiarmi egli mi ha insultato con
epiteti del tipo "troia", "puttana" e poi mi ha picchiato.”
(PP PC 1 26.8.2005)
E poi
alzò le mani. La buttò per terra, le diede sberle e calci alla pancia ed alla
schiena, la trascinò in una stradina perpendicolare al lungo lago di __________
e continuò ad insultarla ed a picchiarla:
“(…) che mi ha buttato a terra con forza.
Poi mi ha picchiato con calci e sberle; i calci erano piuttosto sulla pancia e
sulla schiena; il giorno dopo non stavo neanche più in piedi. Egli mi ha poi
trascinato con forza, trattenendomi per le braccia, in una stradina
perpendicolare al lago. Egli ha continuato ad insultarmi e a picchiarmi
dicendomi che sono "una brutta puttana del cazzo", "che non
valgo un cazzo"
(PP PC 1 26.8.2005)
AC 1, in
inchiesta, ha dichiarato che anche PC 1 lo aveva insultato e picchiato,
tirandogli i capelli e dandogli una pedata in faccia:
“Abbiamo continuato a litigare insultandoci
e picchiandoci, spostandoci verso __________ sul lungolago. Nei pressi del __________
PC 1 è uscita due volte in mezzo alla strada. lo l'ho ritirata verso il
marciapiede e lei si è buttata a terra. Si era buttata altre volte prima nel
corso del tragitto. Entrambi urlavamo. (…).Circa la dinamica dei fatti del 10
luglio 2004 il Magistrato mi contesta che secondo PC 1 i fatti non si sono
svolti così, nel senso che lei si sarebbe limitata ad insultarmi, a seguito
degli insulti e che non mi avrebbe picchiato. Sarei stato io quindi a
picchiarla senza sue reazioni particolari dal profilo fisico. Preso atto di
tale contestazione ribadisco che anche lei mi ha tirato i capelli e mi ha dato
una pedata in faccia."
(PP AC 1 26.8.2005)
In aula, AC
1 ha confermato la dinamica dei fatti esposta da PC 1, ma ha ribadito di avere
ricevuto una pedata in faccia.
La lite
venne, quindi, smorzata dall’intervento di un ragazzo, che, con in mano un
coltello, intimò a AC 1 di lasciare stare la ragazza:
“Ad
un certo punto è intervenuto un ragazzo con un coltello per cercare di fermare AC
1. Gli ha detto di smetterla, facendogli notare come mi aveva conciata. In quel
frangente sono riuscita a fuggire, a fatica visto il dolore che provavo a
seguito delle percosse. Lui è poi riuscito a raggiungermi insultandomi ancora
pesantemente dicendomi che ero stata una stronza per averlo abbandonato lì con
il rischio che quell'altro lo accoltellasse. Mi diceva che io, secondo lui, lo
volevo vedere morto.”
(PP AC 1
26.8.2005)
“Ad
un certo momento si è avvicinato un ragazzo che faceva parte di una compagnia
di 7-8 ragazzi che stavano passando a piedi. Uno di quelli mi ha detto che non
potevo trattare così PC 1, faceva il bullo, voleva farsi bello con i suoi amici
e ad un certo momento ha anche estratto un coltello che mi ha puntato vicino
alla pancia. Dopo poco ha lasciato perdere e il gruppo si è allontanato.”
(PP PC 1
26.8.2005)
PC 1
riuscì ad arrivare a stento a __________, dove, a quell’epoca, divideva
l’appartamento con un suo collega di lavoro, che però quella sera non era a
casa. AC 1 la seguì e riuscì ad entrare nella sua stanza, dove trascorse la
notte.
d) Secondo
PC 1, AC 1 dormì tutta la notte sul divano:
“Contro la mia volontà AC 1 è riuscito ad entrare in
camera mia ed è restato su una poltrona mentre io ero a letto sotto le coperte
sino a mattina ad un quarto alle 7 quando io sono uscita di casa per andare a
lavorare. ADR che non mi ha più fatto nulla né ha detto nulla.
Preciso che io ero sotto le coperte e continuavo a piangere.”
(PP PC 1
26.8.2005)
AC 1 ha,
per contro, riferito di essersi messo, prima, sul divano e di essersi sdraiato,
in un secondo tempo, nel letto e di avervi trascorso la notte:
“In effetti in un primo tempo ero sulla
poltrona e poi mi sono messo anch'io nel letto.”
(PP AC 1
26.8.2005)
Sempre
secondo le dichiarazioni di AC 1, la ragazza, al risveglio, lo avrebbe baciato
e gli avrebbe detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e, prima di uscire di
casa, gli avrebbe dato appuntamento per il mezzogiorno:
“La mattina quando ci siamo svegliati ci
siamo baciati. lei mi ha detto che era spiaciuta per quanto avvenuto e che ci
saremmo visti a mezzogiorno.”
(PP AC 1 26.8.2005)
PC 1 non
ha riferito del risveglio nei termini indicati da AC 1.
Arrivata
sul posto di lavoro, la ragazza raccontò al suo datore di lavoro quanto le era
successo la sera precedente.
“Arrivata
al lavoro il signor __________ della reception, il signor __________, mio
datore di lavoro, come pure la moglie vedendomi piena di lividi e terrorizzata
si sono spaventati. Dopo avere cercato di calmarmi e dopo avere preso dei calmanti,
il signor __________ mi ha portata al pronto soccorso dell’ospedale regionale
di __________ (cfr. certificato annesso).”
(cfr.
denuncia 14 luglio 2005)
Quadri
accompagnò PC 1 al pronto soccorso:
Dal certificato medico del pronto soccorso dell’ospedale regionale
di __________, di data 10 luglio 2005, emerge che PC 1 presentava vari ematomi
(in faccia, alla colonna cervicale, alla colonna lombare, al fianco sinistro) e
delle contusioni del quarto dito della mano destra, del pollice della mano
sinistra, del collo e della schiena (livello lombare).
__________,
dopo avere lasciato PC 1 al nosocomio, si diresse a casa della ragazza per
controllare se AC 1 fosse ancora lì. Lo trovò addormentato e lo invitò ad
andarsene.
AC 1, il 10 luglio 2005, non rivide più PC 1 e nemmeno ebbe sue notizie fino
al 25 agosto 2005, quando ricevette dalla ragazza un
sms in cui gli comunicava che sarebbe stata ricoverata e che non l’avrebbe mai
più visto:
“io
sono arrivata con mia mamma a __________, ma già parto adesso, devono
ricoverarmi. Meglio così. Addio per sempre.”
(cfr. PP AC 1 26.8.2005)
e) In
seguito, PC 1 presentò dei disturbi di ansia.
A partire
dal mese di settembre del 2005, PC 1 venne presa a carico dal centro diurno e
ambulatorio di psichiatria di __________. Tale presa a carico era ancora in
essere all’inizio del 2007, così come da certificazione psichiatrica dal citato
centro diurno di data 12 gennaio 2007.
La difesa
ha contestato il nesso di causalità tra le sintomatologie psichiatriche, di cui
PC 1 risulta essere affetta, ed i fatti imputati al suo patrocinato, in
particolare sostenendo che la ragazza avrebbe fatto uso, già da tempo, di
droghe pesanti.
In
occasione dell’udienza per incombenti, il difensore, preso atto del fatto che
il rappresentante della PC, avrebbe fatto valere, in sede civile, le pretese di
risarcimento per i danni materiali subiti dalla sua patrocinata, ha ritirato la
richiesta di audizione dei medici curanti della ragazza, riservandosi di far
valere le proprie contestazioni in sede civile. Tale soluzione ha anche
permesso di evitare una nuova audizione della ragazza.
L’accertamento
del nesso di causalità tra lo stato psichico di PC 1 ed i fatti imputati
all’imputato, e la conseguente determinazione delle pretese di risarcimento per
i danni materiali della PC sono stati quindi, d’accordo le parti (cfr. verbale
udienza per incombenti 20.2.2008, doc. TPC 3), rinviati al foro civile.
In aula, AC
1, a domanda del difensore, ha dichiarato e confermato
che, a sua conoscenza, la vittima, prima del dicembre del 2004, aveva fatto uso
di droghe pesanti.
Tale circostanza è stata contestata dal rappresentante di PC che ha
prodotto una dichiarazione dalla madre e dalla sorella di PC 1, in cui viene sostenuto
il contrario (cfr. dichiarazione 10.3.2008 di __________, doc. dib. 1).
f) A
domanda della Presidente, AC 1, in aula, ha dichiarato di avere, nel frattempo,
riallacciato i suoi rapporti con PC 1, con la quale si sarebbe sentito
regolarmente al telefono, passato delle giornate in buona armonia avendo anche
dei rapporti sessuali.
All’obiezione del rappresentante di PC secondo la quale ciò non
sarebbe stato possibile, poiché PC 1 aveva nel frattempo cambiato la sua utenza
telefonica, AC 1 ha prontamente risposto che fu PC 1 a contattarlo
telefonicamente ed a comunicargli la sua nuova utenza.
AC 1,
sempre in aula, ed a riprova di avere ripreso i contatti con la ragazza, dopo i
fatti incriminati, ha dichiarato che PC 1 aveva nel frattempo comperato una
macchina, precisandone la marca ed il colore (verde, come la blusa del
patrocinatore di PC).
4.4. Secondo
l’ipotesi accusatoria, AC 1 si sarebbe reso autore colpevole di contravvenzione
alla legge federale sugli stupefacenti per avere, senza essere autorizzato, dal
gennaio 2005 al 16 novembre 2006 consumato un imprecisato quantitativo di
marijuana e detenuto, il 5 agosto 2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera
precedente da sconosciuti (AA9.).
AC 1 è reo
confesso.
Gli
accertamenti della Corte sono i seguenti.
a) Durante l’inchiesta, AC 1 ha ammesso di avere consumato un
imprecisato quantitativo di marijuana dal febbraio del 2004 al 19 novembre
2006, data del suo ultimo verbale di interrogatorio.
(cfr. PS AC 1 27.2.2005, PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC 1 16.11.2006)
Ha,
altresì, confermato di avere detenuto, in data 5 agosto 2005, 11 grammi di marijuana, destinati al suo
consumo personale. (cfr. PS comunale AC 1 5.8.2005; PP AC
1 16.11.2006)
b) In
aula, AC 1 ha dichiarato di avere continuato a
consumare marijuana anche dopo il 16 novembre 2006 e sino a fine 2007.
A tale
spontanea ammissione di colpa, è seguita la richiesta del PP di estendere il
periodo relativo all’imputazione di contravvenzione alla legge sugli
stupefacenti sino alla fine del 2007.
La
presidente, stante l’accordo del difensore, ha accolto la richiesta dell’accusa,
in applicazione dell’art. 250 CPP.
E. In
diritto
5. Per l'art. 189 cpv. 1 CP, è
autore colpevole di coazione sessuale ed è punito con una pena detentiva sino a
dieci anni o con una pena pecuniaria, chiunque costringe una persona a subire
un atto analoghi alla congiunzione carnale o un altro atto sessuale,
segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando pressioni psicologiche su
di lei o rendendola inetta a resistere.
Ai sensi
dell’art. 123 n. 1 CP, è autore colpevole di lesioni semplici ed è punito, a
querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria, chiunque intenzionalmente cagiona un danno in altro modo, che non
sia quello di cui all’art. 122 CP, al corpo od alla salute di una persona.
Ai sensi
dell’art. 126 cpv. 1 CP è autore colpevole di vie di fatto ed è punito, a
querela di parte, con la multa, chiunque commette vie di fatto contro una
personale senza cagionarle un danno al corpo o alla salute.
Giusta
l’art. 180 cpv. 1 CP, è autore colpevole i minaccia ed è punito, a querela di
parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena pecuniaria,
chiunque, usando grave minaccia, incute spavento o timore a una persona.
Ai sensi
dell’art. 144 cpv. 1 CP, è autore colpevole di danneggiamento, ed è punito, a
querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria, chiunque deteriore, distrugge o rende inservibile una cosa altri.
Ai sensi
dell’art. 186 CP è autore colpevole di violazione di domicilio, ed è punito, a
querela di parte, con una pena detentiva sino a tre anni o con una pena
pecuniaria, chiunque, indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, si
trattiene in una casa, in un’abitazione, in un locale chiuso di una casa, od in
uno spiazzo, corte o giardino cintati e attigui ad una casa od in un cantiere,
contro l’ingiunzione d’uscirne fatta da chi ne ha diritto.
Ai sensi
dell’art. 19 n. 1 LStup, è autore colpevole di contravvenzione alla legge
federale sugli stupefacenti, ed è punito con la multa, chiunque, senza essere
autorizzato, consuma
intenzionalmente stupefacenti oppure chiunque commette un’infrazione giusta l’articolo
19 per assicurarsi il proprio consumo.
F. Valutazione
dei fatti
6. I
fatti sono stati correttamente sussunti in diritto, da parte del PP.
Lo stesso
difensore non ne ha contestato la qualifica giuridica.
Le
marginali contestazioni sui fatti formulate dall’imputato nel corso
dell’inchiesta e ribadite in aula sono state, in parte, tenute in
considerazione dalla Corte.
6.1. È pacifico che AC 1, infilando di forza la
mano nei pantaloni di PC 1 - dopo essersi messo sopra di lei, bloccandola con
il suo peso, dicendole che ora le avrebbe fatto vedere lui e percuotendola con
ceffoni e calci – e mettendo le mani sotto le mutande, tentando, nella versione
più favorevole all’imputato, di metterle un dito nella vagina e tentato di
infilarle le sue dita anche nell’ano, leccandole le guance, tentando di
baciarla, appoggiandole, da vestito, il suo pene sul suo viso dicendole che gli
doveva fare un pompino e sfregandole una candela contro la zona genitale sopra
i pantaloni, si è reso autore colpevole di coazione sessuale ai sensi dell’art.
189 cpv. 1 CP. Gli atti compiuti dall’imputato sono tutti atti sessuali,
imposti alla vittima con la violenza e la forza. L’imputazione va pertanto
confermata ai sensi dei considerandi.
6.2. È, altresì, pacifico che AC 1 cagionando a PC 1 le lesioni attestate
rispettivamente nel certificato medico dell’11.12.2004 del pronto soccorso di __________;
nel certificato medico del 26.12.2004 del dr. __________ – per i fatti del
10.12.2004 – e nel certificato medico dell’Ospedale __________ del 10 luglio
2005 e nella relazione clinica del Pronto soccorso __________ dell’11.7.2005 –
per i fatti del 9.7.2005 - si sia reso autore colpevole di lesioni semplici
ripetute ai sensi dell’art. 123 n. 1 CP stanti le querele sporte da PC 1,
rispettivamente il 10.12.2004 ed il 15.7.2005. L’imputazione va quindi
confermata, ai sensi dei considerandi.
6.3. AC 1,
colpendo __________ al viso con uno schiaffo, si è reso autore colpevole di vie
di fatto ai sensi dell'art. 126 cpv. 1 CP, sennonché egli va assolto da tale
imputazione, siccome l’azione penale si è prescritta il 26 febbraio 2008,
conformemente ai combinati disposti degli art. 103 e 109 CP.
6.4. L’imputato,
il 10 dicembre 2004, dicendo a PC 1 che avrebbe dovuto guardarsi le spalle e
cambiare appartamento poiché gli sarebbe stato facile buttare giù la porta con
un calcio, si è reso autore colpevole di minaccia ai sensi dell’art. 180 cpv. 1
CP, reato per il quale PC 1 ha sporto querela in data 10 dicembre 2004.
6.5. AC 1,
danneggiando – la sera del 10 dicembre 2004 – i pantaloni e gli oggetti
personali di PC 1 e sferrando – la sera del 26 febbraio 2005 - un calcio allo
specchietto retrovisore della vettura Honda Civic 2.0 di proprietà di PC 2,
provocando un danno preventivato di CHF 247.50.--, si è reso autore colpevole
di ripetuto danneggiamento ai sensi dell’art. 144 CP, reato per il quale PC 1,
il 10.12.2004, e PC 2, il 27.2.2005, hanno sporto querela.
6.6. L’imputato
– la sera del 10 dicembre 2004 – non avendo dato seguito all’ingiunzione di PC
1 di uscire da casa sua, si è reso autore colpevole di violazione di domicilio,
stante la querela sporta dalla ragazza il 10 dicembre 2004.
6.7. AC 1 si è, inoltre, reso autore colpevole di ripetute ingiurie, ai sensi
dell’art. 177 cpv. 1 CP, nei
confronti di PC 1, offendendo ripetutamente il suo onore, rispettivamente tacciandola
di “brutta troia”, di “zoccola”,
dicendole che l’unica cosa che era capace di fare era scopare e scrivendo
l’epiteto “puta” su una parete dell’abitazione della ragazza, il 10 dicembre 2004 e tacciandola di “troia”,
“puttana”, “brutta puttana del cazzo”, dicendole “non vali un
cazzo”, il 9 luglio 2005.
Del pari, AC 1, si è reso autore colpevole dello stesso reato nei
confronti di __________ e di PC 2, il 26 febbraio 2005,
avendole tacciate di “zoccole”, “puttane” e dicendo loro “siete
in cerca di cazzi”.
PC 1 ha
sporto querela per ingiurie il 10 dicembre 2004 ed il 14 luglio 2005; __________
e PC 2 27 febbraio 2005.
6.8. È, da
ultimo, pacifico che AC 1, consumando un imprecisato quantitativo di marijuana
e detenendo – il 5.8.2005 - 11 grammi di marijuana per il suo consumo personale, si è reso autore
colpevole di contravvenzione alla legge federale sugli stupefacenti.
AC 1 va,
comunque, assolto dall’imputazione di consumo di sostanza stupefacente
limitatamente al periodo gennaio-febbraio 2005, in considerazione della prescrizione
dell’azione penale.
G. Commisurazione
della pena
7. Ai sensi dell'art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla
colpa dell'autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni
personali dell'autore, nonché dell'effetto che la pena avrà sulla sua vita. Ai
sensi del cpv. e del citato articolo la colpa è determinata secondo il grado di
lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la
reprensibilità dell'offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti, nonché,
tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che
l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione.
Ai sensi
dell'art. 49 cpv. 1 CP quando per uno o più reati risultano adempiute le
condizioni per l'inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice
condanna l'autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in
misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della
pena comminata. È in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena.
La colpa
dell’accusato va innanzitutto valutata considerando la portata oggettiva dei
reati intenzionalmente commessi: considerando cioè quel che ha fatto volendolo
fare, le sue motivazioni, il modo di esecuzione, le circostanze in cui ha agito
e il risultato ottenuto, elementi cui già si ha accennato in narrativa e che
vanno tenuti presenti evitando inutili ripetizioni (Corboz, La
motivation de la peine, in ZbJV 1995 24).
a)La gravità oggettiva del reato di
coazione sessuale è grande, in considerazione della violenza fisica esercitata
sulla vittima e della freddezza e noncuranza dimostrata davanti alle lacrime ed
alle suppliche della ragazza che lo pregava di lasciarla stare.
A ciò si
aggiunge il disprezzo manifestato nei confronti della sua ragazza, trattata, con
i gesti e le parole, al pari di una prostituta. Le minacce proferite, inoltre, rendono
ancora più odioso l’agire l’accusato.
Una
gravità oggettiva alla quale si sommano, non solo, le lesioni semplici inferte,
la sera del 10 dicembre 2004, ma anche e soprattutto quelle inferte il 9 luglio
2005.
L’agire reiterato
dell’imputato assume una connotazione ancor più grave se si considera che
questo è avvenuto dopo che AC 1 era riuscito a guadagnarsi nuovamente la
fiducia di PC 1 con numerose professioni di pentimento e con il giuramento che
tali suoi comportamenti di violenza non si sarebbero più ripetuti (cfr. consid.
4.1.lett. f) e 4.3. lett. a)).
A
ciò vanno poi sommati i reati, di gravità minore, di ingiurie e di
danneggiamento ai danni di __________ e PC 2 e la contravvenzione alla legge
federale sugli stupefacenti.
b) L’agire
dell’accusato, per quanto deprecabile, deve comunque essere contestualizzato
nell’ambito di una relazione amorosa oggettivamente difficile e tormentata, caratterizzata
da reciproci sentimenti altalenanti, e dalla quale AC 1 si è lasciato
completamente travolgere, vuoi per la sua giovane età, vuoi per inesperienza, vuoi
per paura di perdere quello che per l’imputato era il suo primo vero amore,
vuoi anche per una tendenza ad eccedere nel consumo di sostanze stupefacenti e
di bevande alcoliche, non tale da giustificare l’applicazione della scemata
responsabilità ma che non ha sicuramente aiutato l’imputato a frenare i suoi
impulsi.
Tali considerazioni, non assolvono certo l’imputato dalle sue
responsabilità, ma vanno necessariamente prese in considerazione nella
commisurazione della pena.
In aula, AC
1, è apparso più maturo e consapevole delle sue azioni. Ha riconosciuto di
essersi comportato in modo inqualificabile nei confronti di PC 1. Ha affermato
di averle chiesto scusa e di avere, nel frattempo ottenuto il suo perdono,
tanto che i due ragazzi si sarebbero rivisti dopo i fatti del luglio del 2005 ed
avrebbero riallacciato la loro relazione sentimentale.
Benché AC
1 non sia incensurato, il suo precedente penale - di lieve gravità – è da inserire
in un periodo di sbandamento e di crisi adolescenziale nel quale si sono, poi, aggiunti
anche i fatti oggetto del presente giudizio.
Tutto
questo ben considerato la Corte
ha ritenuto adeguata alla colpa di AC 1 una pena detentiva di 10 mesi.
7. Ai
sensi dell'art. 42 CP il giudice sospende di regola l'esecuzione di una pena
detentiva di sei mesi a due anni se una pena senza condizionale non sembra
necessaria per trattenere l'autore dal commettere nuovi crimini o delitti.
Per AC 1,
la Corte è giunta, non solo a
escludere una prognosi negativa, bensì a formularne una favorevole, sulla
scorta delle considerazioni che seguono.
AC 1 ha
tenuto buona condotta oramai da quasi due anni e mezzo. In questo periodo,
l’imputato ha intrapreso un percorso professionale che lo gratifica e lo
stimola a conseguire i necessari diplomi per consolidare le sue qualifiche
professionali. Il senso di responsabilità e l’etica professionale maturati in
questi anni, lo hanno portato ad interrompere il consumo di marijuana ed
l’assunzione di bevande alcoliche.
I reati
commessi dall’imputato sono tutti sostanzialmente riconducibili ad una
sregolatezza di vita caratterizzata dalla ricerca di un equilibrio personale. A
mente della Corte, AC 1 ha oggi raggiunto un grado di maturità che fa ben
sperare per il futuro.
In aula, AC
1 ha,poi, dato una chiara dimostrazione di tale senso di responsabilità,
ammettendo, spontaneamente, di avere continuato a consumare marijuana fino alla
fine del 2007 e di avere smesso perché si è finalmente reso conto degli effetti
negativi che tale consumo gli procurava.
Tutto ciò
ha permesso alla Corte di porre la pena detentiva pronunciata al beneficio
della sospensione condizionale per un periodo di 2 anni.
8. Ai
sensi dell’art. 46 cpv. 1 CP se, durante il periodo di prova, il condannato commette
un crimine o un delitto e vi è da attendersi ch’egli commetterà nuovi reati. Se
per contro, non vi è d’attendersi che il condannato compia nuovi reati, il
giudice rinuncia alla revoca. Può ammonire il condannato o prorogare il periodo
di prova al massimo della metà della durata stabilita nella sentenza (cpv. 2).
La revoca non può più essere ordinata dopo tre anni dalla scadenza del periodo
di prova (cpv. 5).
Per le
considerazioni esposte al considerando precedente, la Corte ritiene che non vi sia da attendersi che AC 1
commetta altri reati.
Ne
consegue che la sospensione condizionale della pena di 3
giorni inflitta dalla pretura penale in data 11.11.2004 non è revocata. Il
condannato è ammonito.
G. Parte
civile
9. Le
preteste delle PC sono state accolte parzialmente. AC 1 è stato condannato al
pagamento di fr. 10'000.—a titolo di torto morale oltre a interessi al 5% dal
10 dicembre 2004, e fr. 5'500.-- a titolo di spese legali. La riduzione della
nota professionale è stata operata nell’ottica di limitare le spese da porre a
carico dell’accusato al solo patrocinio penale. Per ogni
altra pretesa, la PC è rinviata
al foro civile.
H. I
sequestri
10. È ordinata la confisca dello stupefacente sotto sequestro.
I. Spese
11. AC 1 è condannato al pagamento delle tasse di
giustizia di fr. 200.-- e delle spese processuali.
Rispondendo affermativamente ai
quesiti posti, meno che 1.1.1., 1.3., 1.8., 3. e parzialmente al quesito 1.2.2;
visti gli art. 12, 40, 42,
44, 47, 49, 51, 69, 123 n. 1, 126 cpv. 1, 144 cpv. 1, 177 cpv. 1, 180 cpv. 1,
186, 189 cpv.1 303 n. 1 CP;
19a n. 1 LS;
9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
1. AC 1 è
autore colpevole di:
1.1. coazione sessuale
per
avere, il 10 dicembre 2004, ai danni di PC 1, donna con la quale aveva una
relazione, usando violenza, tentato, sopra i vestiti, di mettere un dito nella
vagina, tentato di infilare le dita nell’ano, leccato le guance, tentato di
baciarla, appoggiato, da vestito, il suo pene sul viso della vittima, dicendole
che gli doveva fare un “pompino” e sfregato una candela contro la zona
genitale della vittima, sopra i pantaloni;
1.2. lesioni
semplici ripetute
1.2.1. per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1., colpito PC 1 con calci (di cui uno alla
schiena) e ceffoni al viso (alcuni così forti da farla cadere), saltandole
anche con le ginocchia sulle gambe e stringendole la gola fino a provocarle un
conato di vomito, procurando alla vittima le lesioni fisiche e i traumi
psichici descritti dai certificati in atti;
1.2.2. per avere, in
data 9 luglio 2005, colpito PC 1, con calci e ceffoni, procurandole le lesioni
descritte nei certificati in atti;
1.3. ingiuria
ripetuta
1.3.1. per avere, il
10 dicembre 2004 e poi il 10 luglio 2005, offeso l’onore di PC 1 con gli
epiteti indicati nell’atto di accusa;
1.3.2. per avere, il
26 febbraio 2005, offeso l’onore di __________ e PC 2, con gli epiteti indicati
nell’atto di accusa;
1.4. minaccia
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1.1., incusso timore e spavento a PC 1;
1.5. danneggiamento
ripetuto
per avere
il 10 dicembre 2004 e il 26 febbraio 2005, intenzionalmente e ripetutamente
danneggiato gli oggetti indicati nell’atto di accusa;
1.6. violazione
di domicilio
per
essersi trattenuto indebitamente e contro la volontà dell’avente diritto, nelle
circostanze di cui al punto 1.1., nell’appartamento di PC 1 nonostante la sua
chiara ingiunzione di andarsene;
1.7. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti ripetuta
per
avere, senza essere autorizzato, dal marzo 2005 alla fine del 2007, consumato
un imprecisato quantitativo di marijuana, e detenuto, a __________, il 5 agosto
2005, gr.11 di marijuana acquistata la sera precedente da sconosciuti;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e
precisato nei considerandi.
Considerandi
2.
AC 1 è prosciolto dall’accusa di denuncia mendace e di vie di
fatto.
3.
Di conseguenza, AC 1 è condannato:
3.1
alla pena
detentiva di 10 mesi;
3.2
a versare
alla PC PC 1 l’importo di fr. 10'000.—a titolo di torto morale, oltre a
interessi al 5% dal 10 dicembre 2004, e fr. 5'500.-- a titolo di spese legali;
per il resto la PC è rinviata
al foro civile;
3.3
al pagamento
delle tasse di giustizia di fr. 200.-- e delle spese processuali.
4.
L’esecuzione
della pena detentiva è sospesa e al condannato è impartito un periodo di prova
di 2 (due) anni.
5.
Non è revocata la sospensione condizionale della pena di 3 giorni
inflitta dalla pretura penale in data 11.11.2004, ma il condannato è ammonito.
6.
E’
ordinata la confisca di quanto in sequestro.
Intimazione a:
Per la Corte delle assise correzionali
La presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 200.--
Inchiesta preliminare fr. 470.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 720.--
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Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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