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Decisione

72.2008.65

Frontaliere tenta rapina di una stazione di servizio minacciando cassiera e gerente con una balestra carica col dardo; ferisce gerente picchiandolo in testa con la balestra. Ingerito alcol. Particolar

3 luglio 2008Italiano32 min

Source ti.ch

Fatti

i soldi e di depositarli nel sacchetto di carta che aveva in mano, cosa che la

vittima faceva,

quindi dicendole “i soldi non sono solo

questi, portami dove sono gli altri”, la faceva uscire dal corridoio del

bancone e tenendola sempre sotto tiro con la pistola balestra puntata alla

nuca, la seguiva verso il magazzino passando per il corridoio del negozio

vicino alla vetrata che dà sul piazzale,

per poi a metà negozio fermarla e afferrandola

per un braccio, la trascinava verso il corridoio centrale perché più buio,

intimandole, con riferimento alla pistola balestra “stai attenta a non fare

la furba che questa è una bomba”,

e a fronte della commessa che gli chiedeva di

lasciarla andare, che aveva due figli e che era stata gentile con lui quando

poco prima lo aveva servito,

le rispondeva “no, tu non mi conosci, tu oggi

non mi hai visto” aggiungendo che “se passa qualcuno sulla strada e ci

vedono sono cavoli tuoi”,

e proseguendo nel corridoio centrale con la

vittima sempre sotto tiro, improvvisamente si fermava tra gli scaffali per la

presenza di auto all’esterno del negozio e in quel frangente si trovava di

fronte PC 1 che entrato nel negozio ed accese le luci apprendeva che era in

atto una rapina,

ed al quale l’accusato intimava di spegnere

immediatamente le luci e di consegnargli tutti i soldi altrimenti avrebbe

ammazzato la commessa che in quel momento, spaventata ed in panico si lasciava

cadere al suolo,

e mentre PC

1 scosso per la commessa a terra, spente le luci, andava nell’ufficio situato

dietro il bancone a prendere i soldi, l’accusato - puntando sempre la pistola

balestra alla nuca della commessa che teneva ferma a terra schiacciandole con

il ginocchio il braccio destro -, restava in attesa che PC 1 prelevasse i soldi

dall’ufficio,

e vedendo

che quest’ultimo tardava ad uscire, ordinava alla commessa di alzarsi dicendole

“Alzati, muoviti. Non voglio che chiami la Polizia perché non sa con chi ha a che

fare! …altrimenti io ti ammazzo!” e puntandole

sempre la pistola balestra alla nuca, la spingeva fino ad avvicinarsi al vetro

dell’ufficio da dove intimava a PC 1 di non fare scemate e di non chiamare la Polizia,

e vedendo

che questi non usciva, gli gridava “esci codardo, uomo di paglia”,

e a

fronte di PC 1 che attraverso il vetro gli mostrava i la busta con i soldi

dicendogli che sarebbe uscito dall’ufficio se liberava la commessa,

l’accusato

lasciava la presa sulla quest’ultima e puntava la pistola balestra carica

contro PC 1 che uscito dall’ufficio gli dava i soldi afferrati i quali,

chiedeva dove fossero le toilette per poterli chiudere dentro,

e a

fronte della reazione di PC 1 che in quel momento lo colpiva al braccio destro

nella cui mano impugnava la pistola balestra, spostandoglielo di lato per

allontanare da sé la direzione della stessa, l’accusato faceva partire il dardo

che colpiva il banco espositivo del caffè,

a cui

seguiva subito una colluttazione tra i due nei pressi del bancone-cassa che li

vedeva entrambi a terra e nel corso della quale l’accusato, con la pistola

balestra, colpiva ripetutamente alla testa PC 1 che cercava di immobilizzarlo,

procurandogli numerose ferite (come a certificato medico agli atti), che

sanguinavano copiosamente,

colluttazione alla quale solo l’arrivo sul posto

della polizia, allertata precedentemente da PC 1, poneva fine procedendo

all’arresto dell’accusato;

Considerandi

2.

guida

in stato di inattitudine

per

avere,

il 24.11.2007, in località __________

circolato alla guida dell’autovettura Rover 216

targata,

in stato

di comprovata ebrietà (alcolemia min. 1,57% max 1,91%);

fatti avvenuti

nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti

art. 140 cifra 1, 3 e 4 CP richiamato l’art. 22 CP, art. 91 cpv. 1 LCStr.

e meglio come descritto nell'atto d'accusa 65/2008 del 28 maggio 2008, emanato dal Procuratore

pubblico.

Presenti

§ Il procuratore

pubblico.

§ L'accusato AC 1

assistito dal difensore d'ufficio

avv. DUF 1.

Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 9:30 alle ore 18:45

Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale

riassume le circostanze del fermo dell'accusato e ripercorre i fatti accaduti

la notte del 24.11.2007 sottolineando le versioni contraddittorie date da AC 1

nel corso d'inchiesta, il quale nondimeno alla fine si è allineato alle

dichiarazioni rese dalle due vittime. Facendo riferimento alla dottrina e alla

giurisprudenza nella fattispecie ritiene adempiuto per il modo di agire

particolarmente pericoloso, violento, aggressivo e caparbio dell'accusato non

solo l'aggravante della cifra 3 dell'art. 140 CP bensì anche la

super-aggravante della cifra 4 della medesima norma avendo egli altresì esposto

a pericolo di morte le due vittime. Chiede pertanto la conferma in fatto e in

diritto dell'atto d'accusa e, ritenuto che il reato di rapina aggravata è stato

soltanto tentato, conclude chiedendo che l'accusato venga condannato alla pena

detentiva di 5 anni e 6 mesi. Postula altresì la confisca di quanto in sequestro.

§ Il Difensore, il quale pone in risalto la vita anteriore,

la personalità e il carattere del suo assistito, sottolineando come la sua

disastrata situazione finanziaria lo abbia spinto al consumo di bevande

alcoliche e al delinquere. Ciò che realizza l'attenuante specifica della grave

angustia di cui chiede l'applicazione. Ripercorse le modalità della rapina,

commessa - concordando con la PP - soltanto nella forma del tentativo, e

valutato il tipo di arma utilizzata, contesta che nella fattispecie siano

adempiute le aggravanti della cifra 3 e tantomeno della cifra 4 dell'art. 140

CP non avendo AC 1 dimostrato particolare pericolosità né avendo egli esposto a

pericolo di vita entrambe le vittime. Vista l'incensuratezza del suo

patrocinato e il suo alto tasso alcolico, a seguito del quale chiede

l'applicazione dell'attenuante specifica della scemata imputabilità, conclude

chiedendo un'importante riduzione della pena detentiva proposta, da commisurare

in 2 anni al massimo e da porre al beneficio della sospensione condizionale.

Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i

seguenti

quesiti: AC 1

1.

è autore

colpevole di:

1.1

tentata rapina;

commessa

in danno di PL 2 e di PC 1,

a __________,

il 24 novembre 2007?

1.1.1

trattasi di reato

aggravato siccome commesso:

1.1.1.1

dimostrandosi

particolarmente pericoloso:

1.1.1.1.1

nei confronti

della vittima PL 2?

1.1.1.1.2

nei confronti

della vittima PC 1?

1.1.1.2

esponendo a

pericolo di morte:

1.1.1.2.1

la vittima PL 2?

1.1.1.2.2

la vittima PC 1?

1.2

guida in

stato d'inattitudine

commessa

in località __________, il 24 novembre 2007,

e meglio come descritto nell'atto d'accusa?

2.

ha agito

in stato di scemata imputabilità?

3.

ha agito

in stato di grave angustia?

4.

può beneficiare

della sospensione condizionale?

5.

deve

essere ordinata la confisca della balestra marca Liebao modello 1A-SNL, dei tre

dardi ad essa relativi e di un paio di guanti da uomo di colore nero?

Considerando, in

fatto ed in diritto

1.

AC 1

è nato a __________ il 9.7.1958. All'età di due anni si è trasferito, con i

genitori, a __________, dove è cresciuto insieme al fratello e alla sorella.

Ha frequentato le scuole dell'obbligo e quindi,

per due anni, il liceo artistico. Indi ha conseguito il diploma di montatore

elettricista, professione che ha esercitato fino all'arresto del 24.11.2007. Ha

lavorato sia in Italia, sia in Ticino come frontaliere. Si è sposato nel 1986.

Dal matrimonio sono nati due figli, un maschio, ora diciannovenne e una femmina,

ora diciassettenne.

AC 1 non ha precedenti penali né in Italia né in

Svizzera. In Italia sarebbe stato indagato -stando a informazioni di polizia-

per occultamento e distruzione di documentazione contabile risalenti al 2006.

Inoltre avrebbe subito nel 1982 la revoca della licenza di condurre.

AC 1 soffre da molti anni di epilessia per cui

assume abitualmente medicamenti per tale malattia, in particolare medicine quali

il Tegretol e il Fenobarbital. Sa -e ciò è peraltro notorio- che l'effetto di

tali medicine viene potenziato dall'assunzione di alcool. Secondo la dottrina

medica, l'assunzione di tali medicamenti e di alcool induce sonnolenza. In aula

è stato chiarito che AC 1 la sera del 24.11.2007 ha bevuto a cena vino e

limoncello. Nondimeno, egli non era sonnolento. Al contrario, al momento di dar

inizio alla rapina (di cui si dirà nel seguito) egli si sentiva nervoso e sovreccitato.

D'altro canto il rapporto medico allestito la

notte dopo la rapina dalla dottoressa che l'ha visitato riferisce di un uomo normalmente

orientato nel tempo e nello spazio, di occhi normali sia nei movimenti, sia nel

nistagmo, sia nella conformazione delle pupille.

I tests dell'attenzione sono pure risultati nella

norma, così come il comportamento, l'espressione e la comprensione verbale.

Secondo il medico il grado di inabilità di AC 1

era "leggero".

La prova del sangue ha sortito un'ebrietà, al

momento del fatto, ricompresa tra l'1.57 e l'1.91 per mille, il che non

configura, a sé solo -a mente della giurisprudenza- stato di ridotta

imputabilità.

In sede d'inchiesta predibattimentale e in aula, AC

1.

ha dato, come movente per la rapina qui in giudizio, quello di aver bisogno

di soldi a motivo della sua situazione finanziaria disastrata. A suo dire nel

settembre 2007 gli sarebbe stato richiesto da __________ (in pratica la società

che incassa imposte e tasse per conto dello Stato italiano) di pagare un debito

di euro 500'000.- per imposte, tasse e contravvenzioni impagate. A suo dire,

tale pretesa dello Stato sarebbe ingiustificata, siccome frutto di un abuso del

suo nome e della sua firma da parte di un precedente suo datore di lavoro in

Italia, tale __________.

AC 1 non ha comprovato tale sua asserzione. Anzi

un suo collega di lavoro ha deposto che AC 1, prima di tornare, nel 2006, a

fare il frontaliere in Svizzera presso la __________, lavorava in Italia con

una propria ditta. Detto collega fu per tre mesi, nell'estate 2005, alle

dipendenze del AC 1 e, per finire, dovette licenziarsi e denunciare il AC 1

giacché non gli aveva pagato parte degli stipendi.

Secondo la Corte, nell'autunno 2007, AC 1 era

verosimilmente in precaria condizione economica, ma non per colpa di terzi. È

più plausibile che AC 1 in Italia abbia accumulato debiti nella gestione

incauta e/o inefficiente di una sua ditta.

Sta di fatto che dal 2006 -come già cennato- era

tornato in Ticino a lavorare come montatore elettricista, con un salario

mensile dell'ordine di fr. 3'000.-/3'500.-. È in atti l'estratto conto della

banca presso cui la __________ gli accreditava i salari e ad esso per l'importo

di ciascun salario si rinvia.

2.

AC 1

è stato arrestato il 24.11.2007 presso la stazione di servizio __________ in

flagranza di reato, a seguito dell'intervento in loco di due pattuglie,

allertate da una chiamata d'emergenza giunta alla Centrale alle ore 22:49. A

telefonare è stato PC 1, gerente della stazione di servizio. Gli agenti

giungevano sul luogo mentre ancora era in corso una colluttazione tra il AC 1 e

PC 1 e solo con una certa energia riuscivano ad ammanettare il AC 1.

PC 1 sanguinava copiosamente al capo per cui

-così come la commessa PL 2 ivi presente in stato di choc- veniva tradotto all'__________.

Dato lo stato di flagranza, AC 1 ha dovuto

ammettere subito di aver tentato di rapinare la stazione di servizio. Nei primi

verbali ha però cercato di minimizzare e sminuire la gravità del suo agire.

All'atto dell'arresto gli venivano, tra l'altro,

sequestrati un paio di guanti neri in pile che AC 1 indossava così come la

balestra marca L-B che impugnava e due dardi che teneva in tasca. Un terzo

dardo è stato trovato e sequestrato nel seguito tra i sacchetti del caffè

esposti su uno scaffale del negozio.

3.

Venendo

ai fatti, è pacifico che AC 1 ha cominciato a pensare di rapinare la stazione

di servizio __________ sita in località __________ all'incirca nel settembre

2007.

Conosceva la stazione __________ così come quella

denominata __________, sita poco lontano, poiché entrambe si trovavano sul tragitto

che egli era solito fare. In entrambe aveva già fatto acquisti di benzina e di

altri prodotti.

Il giorno di giovedì 22.11.2007 AC 1 ha comprato

nel negozio __________ una "piccola balestra", munita di impugnatura,

per cui essa è stata definita in sede d'inchiesta predibattimentale

"pistola-balestra". Ha trattato l'acquisto, pagandola fr. 119.-, con

la signora __________. Interrogata, la venditrice ha dichiarato che fu il AC 1

a chiederle espressamente una "piccola balestra", dopodiché essa gli

mostrò l'oggetto, gli spiegò come si faceva a caricarlo e lo avvertì che esso

non doveva essere portato in luoghi pubblici e non doveva essere utilizzato

contro superfici dure, perché il dardo avrebbe potuto rimbalzare.

In aula, AC 1 ha dichiarato di non avere, dopo

l'acquisto, effettuato prove di tiro. Ha pure negato di aver occultato la

balestra in qualche luogo in Ticino, asserendo di averla portata in Italia al

suo domicilio.

Sta di fatto che, la sera del 24.11.2007, quando

ha deciso di passare all'atto, egli aveva seco la balestra con i tre dardi già

compresi nella confezione originale e non ha avuto problemi di sorta nel

caricarla con un dardo prima di scendere dalla sua auto ed affrontare la

commessa.

Il venerdì 23.11.2007, AC 1 ha acquistato i

guanti neri che ha indossato per compiere la rapina. La balestra ha

l'impugnatura nera, i guanti erano neri, per cui non sorprende che tanto la

commessa quanto il gerente signor PC 1 non abbiano potuto vedere se AC 1 ha

tenuto durante tutto il tempo che è durata la rapina il dito sul grilletto.

Certo è che ivi lo teneva quando -nelle circostanze di cui si dirà appresso- ha

tirato il grilletto e "sparato" il dardo.

Il sabato 24.11.2007 AC 1 ha trascorso

normalmente la giornata facendo la spesa ed altro. La sera ha cenato con la

famiglia bevendo -stando a quanto ha detto alla dottoressa dell'__________ -

due bicchieri di vino e due bicchieri di limoncello. Dato il tasso alcoolemico

accertato dal laboratorio, v'è da ritenere che, in realtà, abbia bevuto

qualcosa di più.

Era comunque lucido e normale quando ha lasciato

il domicilio. Si è messo al volante della sua Rover ed ha guidato fino alla stazione

di servizio __________, entrando in Svizzera dal valico di __________. Erano

all'incirca le ore 22:00. Giunto alla stazione ha fatto benzina alla pompa ed è

entrato nel negozio a comprare le sigarette, controllando che vi fosse presente

solo la commessa. Indi è uscito ed è ripartito con la sua auto in direzione di __________.

Ad un certo punto ha invertito la marcia ed è tornato alla stazione, curando di

posteggiare dal lato opposto della strada. Ha spento le luci ed ha atteso in

macchina che la commessa chiudesse il negozio. In effetti, giunta l'ora di

chiusura (le 22:30), la donna spense tutte le luci (quelle del negozio e quelle

delle pompe), lasciando accese solo quelle dette "di passaggio", interne

al negozio, che mandano una luce soffusa sul percorso entrata-banco delle

casse. Indi ha contato i soldi, lasciando nelle due casse solo il fondo-cassa

(circa fr. 300.- nell'una e circa euro 300.- nell'altra) e ha riposto

l'eccedenza in una busta che ha portato nell'ufficio di PC 1 che ha poi chiuso

a chiave. Aveva già bloccato in precedenza la porta scorrevole d'accesso al

negozio. Si è quindi recata nel magazzino dove ha nascosto la chiave

dell'ufficio e, dopo aver spento tutte le luci (anche quelle "di

passaggio"), ha inserito l'allarme ed è uscita sul piazzale attraverso la

porta secondaria del magazzino.

È stato in quel frangente, ovvero mentre stava

chiudendo a chiave detta porta, che il AC 1 l'ha affrontata.

Costui aveva, dalla sua auto, controllato la

commessa nelle varie fasi per cui, calzati un basco e i guanti, impugnata la

balestra caricata con il dardo, lasciando le chiavi d'avviamento inserite e la

portiera dell'auto aperta per favorire la fuga, ha attraversato la strada e ha

atteso la donna. Tosto che essa è uscita le si è messo alle spalle, le ha

puntato la balestra alla nuca e le ha intimato di riaprire la porta, sennò

l'avrebbe ammazzata. Pietrificata dal terrore, alla donna non è rimasto altro

da fare che riaprire la porta, rientrare con il rapinatore nel magazzino,

disinserire l'allarme e rientrare nel negozio. Vi è in atti una planimetria che

mostra bene i locali e il percorso che la commessa dovette fare sotto la

minaccia della balestra puntata contro la sua nuca al punto che essa sentiva

sul collo il ferro dell'arnese (la Polizia scientifica esaminando nel seguito

la balestra, ebbe a ritrovarvi impigliati alcuni capelli della donna).

Arrivati alle casse, il AC 1 le impose di

aprirle, di prelevare i soldi e di metterli in una borsa di carta che egli

teneva in mano. Intanto, sempre puntandole la balestra alla nuca, le diceva che

i soldi non erano solo quelli e di portarlo dove erano gli altri. Per aprire

l'ufficio dove aveva portato la busta con altri soldi, la commessa doveva recuperare

la chiave nascosta poco prima nel magazzino, col che essa di nuovo si

indirizzava verso il magazzino. Accortosi che la donna faceva il percorso

parallelo alle vetrate, AC 1 l'ammoniva dicendole: "Stai attenta a non

fare la furba che questa è una bomba." Si riferiva evidentemente alla

balestra carica che le puntava alla nuca. La donna allora si spostava nel

corridoio, più buio, tra gli scaffali. Fu in quella situazione che la porta che

dava sul magazzino si aprì ed entrò il titolare, signor PC 1. Va detto che egli

abitava ed abita in uno stabile attiguo alla stazione di servizio. Già vittima

di precedenti rapine, PC 1 aveva preso l'abitudine di prestare attenzione,

quando si avvicinava l'ora della chiusura del negozio, al rumore che produceva

nel suo appartamento l'inserimento dell'allarme. Anche quella sera -come soleva

fare- verso le 22:30 attese di sentire il rumore del "cicalino",

sennonché, poiché AC 1 costrinse la commessa a disinserire l'allarme che essa

aveva appena inserito, PC 1 udì dei rumori anomali. Guardò dalla finestra della

cucina, ma nulla gli parve fuori posto. Nondimeno, decise di scendere in

negozio, pensando che forse la commessa aveva avuto difficoltà a inserire

l'allarme. Capì che era in atto una rapina tosto che aprì la porta che conduce

nel negozio. Accese le luci e vide un uomo minacciare la commessa con qualcosa

in mano. Dapprima pensò ad una pistola. Poi s'avvide che si trattava invece di

una balestra e che era carica. Il rapinatore veniva verso di lui tenendo sotto

tiro la commessa. Lo sentì dire "fuori i soldi" o "dammi

i soldi". La commessa molto spaventata si rivolse a PC 1 avvertendolo

che "c'era un uomo dietro". In quel mentre AC 1 lo vide e dopo

averle detto di stare zitta, intimò a PC 1 di dargli i soldi, altrimenti

avrebbe ammazzato la donna. Gli intimò altresì di spegnere le luci.

La commessa a quel momento, vittima

verosimilmente di una crisi di iperventilazione, svenne e si accasciò per

terra. AC 1 continuò a tenerle la balestra puntata alla testa mettendosi

ginocchioni sopra di lei. In pratica le teneva un braccio fermo con il suo

ginocchio. A tale vista PC 1 si precipitò verso l'ufficio per prendere i soldi

che sapeva ivi custoditi e, se gli fosse riuscito, per telefonare alla Polizia

(cosa che di fatto poté fare senza che il AC 1, rimasto a minacciare la donna

nei pressi degli scaffali, se ne avvedesse). Così ha riferito i successivi

accadimenti PC 1 nel suo verbale del 28.2.2008, a p. 3:

" … Nel frattempo PL 2 deve aver ripreso i sensi, perché l'uomo, trattenendo

sempre PL 2 e puntandole l'arma alla testa, si avvicinava

all'ufficio dove io mi trovavo e mi diceva di non fare scemate, di non chiamare

la polizia. lo gli rispondevo che non avevo fatto niente.

L'uomo non poteva entrare nell'ufficio per cui

gridava "esci codardo, uomo di paglia". lo gli dicevo che uscivo se

lasciava andare la commessa. Ad un certo punto ha lasciato la presa e PL 2 si è allontanata.

Se non ricordo male è andata a sedersi

nei pressi della cassa.

Preciso che quando ero nell'ufficio io avevo preparato

un sacchetto con dei soldi che gli avevo

mostrato attraverso il vetro dicendogli che glieli davo a condizione che lui

lasciasse andare la commessa. Quando l'ha lasciata andare, io sono uscito dall'ufficio e sono andato verso l'uomo, per darglieli. Lui era Iì vicino alla porta. Il

rapinatore ha preso in mano il sacchetto che io gli ho dato e nel contempo mi

minacciava con l'arma puntandola in direzione della mia persona.

Se non ricordo male è a questo punto che lui

cercava un gabinetto perché voleva chiuderci dentro. Penso che volesse rinchiuderci entrambi

perché non aveva senso chiudere solo uno di noi nel gabinetto.

Quando ho ritenuto che ci fossero le condizioni,

ho deciso di agire. Quando io sono intervenuto contro l'uomo,

la commessa non era più minacciata dal rapinatore; .

Gli ho quindi dato un colpo

secco sul braccio destro con il quale impugnava l'arma. A quel punto lui

ha sparato un colpo. Per essere sincero io non so se ha sparato il colpo

volontariamente o se il colpo è partito a causa della mia botta sul braccio.

Questo era il mio obiettivo e cioè quello di disarmarlo facendo partire il

colpo. Non era una pistola per cui ho potuto agire in questo modo.

La freccia ha colpito il banco espositivo del

caffè più che dei tabacchi. C'è ancora il segno

sullo scaffale. …"

Nel verbale di confronto PC 1-AC 1 del 16.4.2008,

AC 1 ha in pratica confermato le suesposte dichiarazioni di PC 1 che, nella

buona sostanza (pur se con qualche reticenza) ha ribadito anche in aula. In

pratica è certo che AC 1 ha tirato il grilletto della balestra quando PC 1,

venutogli incontro per porgergli il danaro, gli ha, subito dopo, dato un colpo

laterale al braccio per disarmarlo. Il fatto che il dardo sia giunto sullo

scaffale, tra i pacchi di caffè, prova che AC 1 ha tirato il grilletto non

mirando al corpo di PC 1, bensì come reazione all'azione di quest'ultimo intesa

a disarmarlo, risp. ad allontanare da sé la balestra, a deviare dalla sua

persona la direzione del dardo. PC 1 ha sentito il colpo del dardo che colpiva lo

scaffale ma non l'ha visto partire, col che non sa se il dardo gli è passato

vicino o lontano. Certo è che dopo l'azione di PC 1 e la reazione di AC 1, i

due erano ormai uno di fronte all'altro. Nella colluttazione che ne è venuta, PC

1.

ha atterrato AC 1 e ha cercato di immobilizzarlo standogli sopra con il

corpo. AC 1 dal canto suo faceva di tutto per liberarsi. In particolare picchiò

ripetutamente con la balestra che impugnava nella mano destra la testa di PC 1,

provocandogli numerose ferite lacerocontuse che dovettero essere suturate con

ben 22 punti in ospedale. Nel frattempo la commessa si avvide dell'arrivo degli

agenti di polizia e corse a farli entrate. Gli agenti ebbero un bel daffare per

ammanettare AC 1 che oppose loro veemente resistenza. Se la rapina fosse

riuscita, AC 1 avrebbe potuto contare su una refurtiva di fr. 3'050.- e di euro

1'735.-, tosto recuperata e restituita a PC 1.

4.

Per l'art. 140 CP commette rapina ed è punito con una pena

detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 180

aliquote giornaliere, chiunque commette un furto usando violenza contro una

persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all'integrità

corporale o rendendola incapace di resistenza (cifra 1 cpv. 1), oppure commette

uno dei predetti atti di coazione per conservare la cosa rubata allorché

sorpreso in flagrante reato di furto (cifra 1 cpv. 2).

La comminatoria di pena si estende alla pena

detentiva fino a venti anni e prevede un minimo di un anno se il colpevole si è

munito di un'arma da fuoco o di un'altra arma pericolosa (cifra 2); prevede un

minimo di due anni se ha agito come associato a una banda intesa a commettere

furti o rapine (cifra 3 cpv. 1) oppure si è dimostrato particolarmente

pericoloso per il modo in cui ha perpetrato la rapina (cifra 3 cpv. 2); prevede

infine un minimo di cinque anni se ha esposto la vittima a pericolo di morte,

le ha cagionato una lesione personale grave o l'ha trattata con crudeltà (cifra

4).

Ovviamente la fattispecie più grave comprende, se

del caso, e "consuma" le altre (Trechsel, Kurzkommentar, 1997, n. 19

all'art. 140).

Avuto riguardo al concreto caso va osservato che

l'atto d'accusa imputa a AC 1 la commissione del reato di tentata rapina nella

forma qualificata prevista sia dalla cifra 3 cpv. 2 ("particolare

pericolosità"), sia dalla cifra 4 ("esposizione delle vittime a

pericolo di morte").

Al proposito è già stato stabilito che

l'aggravante della pericolosità speciale va ammessa quando l'illiceità

dell'atto appaia, tenuto conto delle circostanze nonché del grado di colpa che

esso implica, come specialmente grave (STF 20.3.1997 in re P.; DTF 117 IV 135;

116.

IV 312; Pra 80 990).

La pericolosità deve essere maggiore di quella

dimostrata dal rapinatore che si è munito di un'arma da fuoco (cifra 2) ma

anche minore di quella dimostrata dal rapinatore che ha esposto la vittima a

pericolo di morte o le ha cagionato una grave lesione o l'ha trattata con

crudeltà (cifra 4 dell'art. 140 CP). Essa deve fondarsi sulle circostanze

concrete dell'atto criminoso quali l'arditezza, la temerarietà, la perfidia o

l'assenza di scrupoli. Altri criteri sono l'importanza del bottino preso di

mira, la pianificazione, gli accorgimenti tecnici, il superamento di ostacoli

morali o tecnici, la professionalità nella preparazione e l'ostinatezza

nell'azione; non necessariamente invece la sua brutalità.

Ancora più accentuato, concreto e imminente deve

essere il pericolo mortale cui è sottoposta la vittima per giustificare la

super-aggravante dell'esposizione a pericolo di morte. Ne segue che quando il

rapinatore per minacciare la vittima usa un'arma da fuoco carica realizza di

buona regola la fattispecie dell'art. 140 cifra 3 CP. Se, invece, l'arma ha il

colpo in canna e il percussore armato (cane alzato) ed è disassicurata,

realizza la fattispecie dell'art. 140 cifra 4 CP (DTF 117 IV 419). Va qui

rilevato che il TF ha negato l'aggravante della cifra 4 nel caso di una rapina

effettuata con revolver spianato ad altezza d'uomo e a breve distanza, carico,

non assicurabile ma con il percussore disarmato rilevando che, siccome in

assenza di colluttazione o di altre circostanze analoghe un colpo non poteva

partire inopinatamente, la vittima si è trovata in pericolo di morte concreto

ma non imminente (DTF 117 IV 419; 121 IV 67).

Ciò premesso, si ha che nel presente caso AC 1 ha

usato una balestra che ha caricato con un dardo. Dal rapporto di accertamento

tecnico del 4/5.02.2008 della Polizia Scientifica (AI 27) emerge che tale

oggetto non è un'arma ai sensi dell'art. 4 LF sulle armi, gli accessori di armi

e le munizioni (LArm). La dottrina (cfr. in particolare Niggli/Riedo in Basler

Kommentar, Strafgesetzbuch II, 2007, n. 150 ad art. 139) definisce oggetti come

la balestra, l'arco e la fionda, nei loro più recenti modelli, come casi limite

e tende a includerli nella nozione di "altra arma pericolosa" giusta

la cifra 2 dell'art. 140 CP.

Siffatta conclusione la dice lunga sulla

pericolosità che essi comportano. Per la balestra utilizzata da AC 1 valgono a

definirla particolarmente pericolosa le caratteristiche ben evidenziate nel già

citato rapporto della scientifica e in un secondo (AI 49), trasmesso al

Ministero pubblico, a titolo di complemento, così come le spiegazioni ribadite

a verbale dall'agente __________ (AI 35).

In buona sostanza si ha che la balestra in

questione è dotata di un perno della sicura che blocca il grilletto impedendo

la partenza accidentale del dardo durante le operazioni di carica. Spingendo in

avanti il dispositivo di carica, la sicura viene disattivata. Una volta armata,

la balestra non ha più nessun meccanismo di sicura. Per far partire il dardo,

la forza che si deve esercitare sul grilletto è molto bassa nel senso che basta

esercitare una forza media di kgf 1,530 sul grilletto per far partire il dardo.

Esso viaggia alla velocità media di 30 metri al secondo. Va da sé che,

"sparato" a distanza ravvicinata, se raggiunge le parti molli, esso è

suscettibile di cagionare ferite molto gravi e addirittura letali.

Secondo i tests eseguiti dell'ispettore __________

con la balestra sequestrata a AC 1, il dardo parte solo se viene azionato il

grilletto. Solo se la balestra viene rovesciata, può accadere che il dardo cada

fuori dalla sua slitta. Battendo la balestra anche con forza, il dardo

altrimenti non parte, se non -come già detto- premendo il grilletto.

Nel concreto caso, si ha che AC 1 ha

costantemente tenuto sotto tiro la commessa puntandole la balestra alla nuca.

Così agendo egli è arrivato molto vicino a

esporre a pericolo

di morte concreto e imminente la commessa,

nondimeno ha sempre controllato la situazione e oggettivamente si ha che senza

pressione sul grilletto, è certo che il dardo non poteva partire, col che la

Corte ha ritenuto siffatto agire di AC 1 "specialmente pericoloso" ma

non tale da aver esposto in modo imminente a pericolo di morte la vittima. È

certo, invece che AC 1 ha tirato il grilletto quando il signor PC 1 gli ha dato

una botta sul braccio per disarmarlo. Sennonché oggettivamente quando ha

premuto il grilletto, la balestra non era più puntata sulla vittima signor PC 1,

bensì orientata verso lo scaffale del caffè, dove, infatti,è finito il dardo.

Data la distanza ravvicinata tra AC 1 e PC 1, l'esposizione a pericolo di morte

della vittima è stata concreta ma non imminente per la deviazione che -fortunatamente

ma intenzionalmente- PC 1 ha prodotto colpendo il braccio armato di AC 1. Né vi

sono indizi per ritenere che AC 1 avrebbe premuto il grilletto se non vi fosse

stata l'azione di PC 1.

Certo è comunque che AC 1 anche nei confronti di PC

1.

si è dimostrato particolarmente pericoloso. D'altro canto che la rapina

commessa dall'accusato sia stata specialmente pericolosa ai sensi della cifra 3

cpv. 2 dell'art. 140 CP, emerge bene da altre circostanze e non solo dalla sua

scelta di usare la balestra nei descritti modi, puntandola alla nuca della commessa

e puntandola verso il corpo di PC 1 quando quest'ultimo uscì dall'ufficio e gli

venne incontro per consegnargli il sacchetto con i soldi.

Colpiscono in particolare la determinazione e

l'ostinazione con cui l'accusato ha portato avanti il suo preordinato piano

criminoso, non desistendo da esso nemmeno quando si trovò confrontato con

l'inopinato arrivo in negozio di PC 1. Anziché scegliere di abbandonare

l'impresa, pertinacemente egli si è adattato alla mutata situazione, intimando

a PC 1 di dargli i soldi altrimenti avrebbe ammazzato la commessa. Né ha scelto

di desistere poco dopo quando la donna è svenuta e si è accasciata per terra.

In modo cattivo e implacabile ha poggiato sul braccio di lei il suo ginocchio

tenendola costantemente sotto minaccia. Confrontato infine con la mossa di PC 1

volta a deviare dal suo corpo la balestra armata, AC 1, dimostrando particolare

spregiudicatezza e sangue freddo, non ha esitato a tirare il grilletto e a

"sparare" il dardo e ancora ha lottato con PC 1 durante la

colluttazione che ne è seguita picchiandolo brutalmente in testa con

l'impugnatura della balestra, facendolo copiosamente sanguinare e procurandogli

le descritte lesioni.

Una rapina davvero "cattiva" quella

commessa da AC 1 che per le spregevoli e sciagurate modalità messe in atto si

configura come "specialmente pericolosa".

5.

Nella

commisurazione della pena deve tenersi conto della gravità oggettiva e

soggettiva della colpa. Dell'oggettiva pericolosità dell'agire di AC 1 si è

testé detto.

Dal profilo soggettivo è particolarmente grave il

fatto che a commettere la descritta rapina sia stato un uomo adulto, marito e

padre di famiglia che, di qualsiasi natura siano stati i suoi problemi, in ben

altro modo li avrebbe dovuti affrontare già per la responsabilità che gli

incombeva nei confronti della moglie e dei figli.

In assenza di attenuanti specifiche (già si è

detto che non vi è spazio per considerare ridotta la sua imputabilità al

momento dei fatti, né vi sono elementi per ritenere che egli si sia trovato in

uno stato paragonabile a quello di necessità), a sua discolpa vanno considerati

e la sostanziale incensuratezza e il fatto di avere -per quanto è dato di

sapere- sempre lavorato. Certo è che lavorava (e il titolare della __________

l'ha peraltro definito un "buon" lavoratore) da oltre un anno quando

ha rovinato la propria vita commettendo il grave reato per il quale è qui

giudicato.

Tutto ben pesato, il concorso con il reato di

guida in stato di ebrietà, la confessione, il carcere preventivo sofferto, le

condizioni personali, familiari e sociali di lui, appare equo ed adeguato

rispetto alla gravità della colpa infliggergli una pena detentiva di anni

quattro che, già per la misura, ha da essere espiata.

La balestra, i tre dardi e i guanti hanno da

essere confiscati.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che ai quesiti 1.1.1.2, 2., 3., 4.;

visti gli art. 12, 22,

19, 40, 47, 48, 48a, 49, 51, 69, 140 cifra 1, 3 e 4 CP;

91.

cpv. 1

LCStr;

9.

e segg.

CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1 è

autore colpevole di:

1.1

tentata

rapina aggravata;

aggravata

siccome commessa dimostrandosi particolarmente pericoloso,

per avere

tentato di commettere furto di danaro

dapprima

minacciando PL 2 di un pericolo imminente alla vita e all'integrità corporale

puntandole alla nuca una pistola-balestra armata del relativo dardo,

in

seguito minacciando con la medesima pistola-balestra PC 1 e, a fronte della reazione di quest'ultimo volta ad allontanare da

sé la pistola-balestra, fatto partire il dardo che colpiva un banco espositivo,

caduti entrambi a terra colpito ripetutamente con la medesima pistola-balestra

il PC 1 al capo procurandogli diverse ferite lacerocontuse che dovettero essere

suturate dai sanitari con circa 22 punti,

a __________, il 24 novembre 2007,

e meglio

come descritto nell'atto d'accusa e precisato nei considerandi;

1.2

guida in

stato d'inattitudine;

per avere

circolato alla guida dell'autovettura Rover 216 targata in stato di comprovata

ebrietà (alcolemia min. 1,57 ‰ massima 1,91 ‰),

in

località __________, il 24 novembre 2007,

e meglio

come descritto nell’atto d'accusa e precisato nei considerandi.

2.

AC 1 è prosciolto dall'imputazione di aver esposto a pericolo di morte

entrambe le vittime, ovvero di aver commesso la rapina nella forma qualificata

prevista dalla cifra 4 dell'art. 140 CP.

3.

Di

conseguenza AC 1 è condannato:

3.1

alla pena

detentiva di anni 4 (quattro), da dedursi il carcere preventivo sofferto;

3.2

al pagamento

della tassa di giustizia di fr. 1'000.- e delle spese processuali.

4.

È ordinata

la confisca della balestra marca Liebao modello 1A-SNL,

dei tre dardi ad essa relativi e di un paio di guanti da uomo di colore nero.

Intimazione a:

Per la Corte delle assise criminali

La presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'000.--

Inchiesta preliminare fr. 2'230.40

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 3'330.40

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Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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