72.2008.65
Frontaliere tenta rapina di una stazione di servizio minacciando cassiera e gerente con una balestra carica col dardo; ferisce gerente picchiandolo in testa con la balestra. Ingerito alcol. Particolar
3 luglio 2008Italiano32 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
72.2008.65
Data decisione, Autorità:
03.07.2008, PENAL
Titolo:
Frontaliere tenta rapina di una stazione di servizio minacciando cassiera e gerente con una balestra carica col dardo; ferisce gerente picchiandolo in testa con la balestra. Ingerito alcol. Particolare pericolosità
CONFISCA
GUIDA IN STATO DI INATTITUDINE
RAPINA
REATO TENTATO
art. 22 CPS
art. 48a CPS
art. 69 CPS
art. 140 cf. 3 CPS
art. 140 cf. 4 CPS
art. 91 cpv. 1 LCSTR
Incarto n.
72.2008.65
Lugano,
3 luglio 2008/nh
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta dai giudici:
Agnese
Balestra-Bianchi (Presidente)
GI 1
GI 2
e dagli assessori giurati:
AS 2
AS 3
AS 4
AS 5
AS 6
con la segretaria:
Elena Tagli Schmid, vicecancelliera
Conviene oggi nell’aula penale di questo Palazzo
di giustizia
per giudicare
AC 1
e residente a
detenuto dal 24 novembre 2007;
prevenuto colpevole di:
1. rapina
aggravata, tentata
per
essersi dimostrato particolarmente pericoloso per il modo in cui ha perpetrato
la rapina,
ed
esponendo le vittime a pericolo di morte,
in
particolare,
per
avere,
il 24
novembre 2007 a __________,
verso le ore 22.30/22.40, presso il negozio annesso alla stazione di servizio __________,
usando
violenza contro la commessa PL 2 e minacciandola di un pericolo imminente alla
sua vita o all’integrità corporale e rendendola incapace di opporre resistenza,
ed agendo
poi con le stesse modalità nei confronti di PC 1, compiuto senza risultato
tutti gli atti necessari alla consumazione di un furto a danno del citato
negozio,
per una
refurtiva complessiva di fr. 3'050.-- (fr. 240.-- + fr. 2'810.--) e €
1'735.-- (€ 275.-- + € 1'460.--),
in
particolare munitosi di una pistola balestra che aveva acquistato in vista di
commettere la rapina e raggiunta la Svizzera attraverso il valico di __________,
dopo aver
fatto un sopralluogo poco prima delle ore 22.00 presso la suddetta stazione di
servizio __________, facendo rifornimento di carburante e comprando le
sigarette,
dopo
essere ripartito in direzione del valico, ritornava verso l’__________ in
attesa dell’orario di chiusura che sapeva essere alle ore 22.30,
quindi
posteggiava l’auto sul lato opposto della strada, con la parte posteriore
rivolta verso l’obiettivo per osservare attraverso lo specchietto retrovisore,
la situazione all’interno del negozio,
e non
appena constatato, verso le ore 22.30/22.40 lo spegnersi delle luci all’interno
del negozio e vista uscire la commessa, si infilava i guanti, caricava la
pistola balestra con un dardo, la nascondeva in un sacchetto di carta e con
altri due dardi nella tasca della giacca, scendeva dall’auto, attraversava la
strada e raggiungeva da tergo la commessa appena uscita dalla porta del
magazzino,
le puntava la pistola balestra alla nuca, le
intimava di aprire la porta, di disinserire l’allarme dicendole “altrimenti
ti ammazzo”, di non fare la furba e di portarlo alle casse, cosa che
la commessa eseguiva,
quindi puntandole la pistola balestra alla nuca,
raggiungevano le casse registratrici, dove le intimava di aprirle, di prelevare
Fatti
i soldi e di depositarli nel sacchetto di carta che aveva in mano, cosa che la
vittima faceva,
quindi dicendole “i soldi non sono solo
questi, portami dove sono gli altri”, la faceva uscire dal corridoio del
bancone e tenendola sempre sotto tiro con la pistola balestra puntata alla
nuca, la seguiva verso il magazzino passando per il corridoio del negozio
vicino alla vetrata che dà sul piazzale,
per poi a metà negozio fermarla e afferrandola
per un braccio, la trascinava verso il corridoio centrale perché più buio,
intimandole, con riferimento alla pistola balestra “stai attenta a non fare
la furba che questa è una bomba”,
e a fronte della commessa che gli chiedeva di
lasciarla andare, che aveva due figli e che era stata gentile con lui quando
poco prima lo aveva servito,
le rispondeva “no, tu non mi conosci, tu oggi
non mi hai visto” aggiungendo che “se passa qualcuno sulla strada e ci
vedono sono cavoli tuoi”,
e proseguendo nel corridoio centrale con la
vittima sempre sotto tiro, improvvisamente si fermava tra gli scaffali per la
presenza di auto all’esterno del negozio e in quel frangente si trovava di
fronte PC 1 che entrato nel negozio ed accese le luci apprendeva che era in
atto una rapina,
ed al quale l’accusato intimava di spegnere
immediatamente le luci e di consegnargli tutti i soldi altrimenti avrebbe
ammazzato la commessa che in quel momento, spaventata ed in panico si lasciava
cadere al suolo,
e mentre PC
1 scosso per la commessa a terra, spente le luci, andava nell’ufficio situato
dietro il bancone a prendere i soldi, l’accusato - puntando sempre la pistola
balestra alla nuca della commessa che teneva ferma a terra schiacciandole con
il ginocchio il braccio destro -, restava in attesa che PC 1 prelevasse i soldi
dall’ufficio,
e vedendo
che quest’ultimo tardava ad uscire, ordinava alla commessa di alzarsi dicendole
“Alzati, muoviti. Non voglio che chiami la Polizia perché non sa con chi ha a che
fare! …altrimenti io ti ammazzo!” e puntandole
sempre la pistola balestra alla nuca, la spingeva fino ad avvicinarsi al vetro
dell’ufficio da dove intimava a PC 1 di non fare scemate e di non chiamare la Polizia,
e vedendo
che questi non usciva, gli gridava “esci codardo, uomo di paglia”,
e a
fronte di PC 1 che attraverso il vetro gli mostrava i la busta con i soldi
dicendogli che sarebbe uscito dall’ufficio se liberava la commessa,
l’accusato
lasciava la presa sulla quest’ultima e puntava la pistola balestra carica
contro PC 1 che uscito dall’ufficio gli dava i soldi afferrati i quali,
chiedeva dove fossero le toilette per poterli chiudere dentro,
e a
fronte della reazione di PC 1 che in quel momento lo colpiva al braccio destro
nella cui mano impugnava la pistola balestra, spostandoglielo di lato per
allontanare da sé la direzione della stessa, l’accusato faceva partire il dardo
che colpiva il banco espositivo del caffè,
a cui
seguiva subito una colluttazione tra i due nei pressi del bancone-cassa che li
vedeva entrambi a terra e nel corso della quale l’accusato, con la pistola
balestra, colpiva ripetutamente alla testa PC 1 che cercava di immobilizzarlo,
procurandogli numerose ferite (come a certificato medico agli atti), che
sanguinavano copiosamente,
colluttazione alla quale solo l’arrivo sul posto
della polizia, allertata precedentemente da PC 1, poneva fine procedendo
all’arresto dell’accusato;
Considerandi
2.
guida
in stato di inattitudine
per
avere,
il 24.11.2007, in località __________
circolato alla guida dell’autovettura Rover 216
targata,
in stato
di comprovata ebrietà (alcolemia min. 1,57% max 1,91%);
fatti avvenuti
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti
art. 140 cifra 1, 3 e 4 CP richiamato l’art. 22 CP, art. 91 cpv. 1 LCStr.
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 65/2008 del 28 maggio 2008, emanato dal Procuratore
pubblico.
Presenti
§ Il procuratore
pubblico.
§ L'accusato AC 1
assistito dal difensore d'ufficio
avv. DUF 1.
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 9:30 alle ore 18:45
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale
riassume le circostanze del fermo dell'accusato e ripercorre i fatti accaduti
la notte del 24.11.2007 sottolineando le versioni contraddittorie date da AC 1
nel corso d'inchiesta, il quale nondimeno alla fine si è allineato alle
dichiarazioni rese dalle due vittime. Facendo riferimento alla dottrina e alla
giurisprudenza nella fattispecie ritiene adempiuto per il modo di agire
particolarmente pericoloso, violento, aggressivo e caparbio dell'accusato non
solo l'aggravante della cifra 3 dell'art. 140 CP bensì anche la
super-aggravante della cifra 4 della medesima norma avendo egli altresì esposto
a pericolo di morte le due vittime. Chiede pertanto la conferma in fatto e in
diritto dell'atto d'accusa e, ritenuto che il reato di rapina aggravata è stato
soltanto tentato, conclude chiedendo che l'accusato venga condannato alla pena
detentiva di 5 anni e 6 mesi. Postula altresì la confisca di quanto in sequestro.
§ Il Difensore, il quale pone in risalto la vita anteriore,
la personalità e il carattere del suo assistito, sottolineando come la sua
disastrata situazione finanziaria lo abbia spinto al consumo di bevande
alcoliche e al delinquere. Ciò che realizza l'attenuante specifica della grave
angustia di cui chiede l'applicazione. Ripercorse le modalità della rapina,
commessa - concordando con la PP - soltanto nella forma del tentativo, e
valutato il tipo di arma utilizzata, contesta che nella fattispecie siano
adempiute le aggravanti della cifra 3 e tantomeno della cifra 4 dell'art. 140
CP non avendo AC 1 dimostrato particolare pericolosità né avendo egli esposto a
pericolo di vita entrambe le vittime. Vista l'incensuratezza del suo
patrocinato e il suo alto tasso alcolico, a seguito del quale chiede
l'applicazione dell'attenuante specifica della scemata imputabilità, conclude
chiedendo un'importante riduzione della pena detentiva proposta, da commisurare
in 2 anni al massimo e da porre al beneficio della sospensione condizionale.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i
seguenti
quesiti: AC 1
1.
è autore
colpevole di:
1.1
tentata rapina;
commessa
in danno di PL 2 e di PC 1,
a __________,
il 24 novembre 2007?
1.1.1
trattasi di reato
aggravato siccome commesso:
1.1.1.1
dimostrandosi
particolarmente pericoloso:
1.1.1.1.1
nei confronti
della vittima PL 2?
1.1.1.1.2
nei confronti
della vittima PC 1?
1.1.1.2
esponendo a
pericolo di morte:
1.1.1.2.1
la vittima PL 2?
1.1.1.2.2
la vittima PC 1?
1.2
guida in
stato d'inattitudine
commessa
in località __________, il 24 novembre 2007,
e meglio come descritto nell'atto d'accusa?
2.
ha agito
in stato di scemata imputabilità?
3.
ha agito
in stato di grave angustia?
4.
può beneficiare
della sospensione condizionale?
5.
deve
essere ordinata la confisca della balestra marca Liebao modello 1A-SNL, dei tre
dardi ad essa relativi e di un paio di guanti da uomo di colore nero?
Considerando, in
fatto ed in diritto
1.
AC 1
è nato a __________ il 9.7.1958. All'età di due anni si è trasferito, con i
genitori, a __________, dove è cresciuto insieme al fratello e alla sorella.
Ha frequentato le scuole dell'obbligo e quindi,
per due anni, il liceo artistico. Indi ha conseguito il diploma di montatore
elettricista, professione che ha esercitato fino all'arresto del 24.11.2007. Ha
lavorato sia in Italia, sia in Ticino come frontaliere. Si è sposato nel 1986.
Dal matrimonio sono nati due figli, un maschio, ora diciannovenne e una femmina,
ora diciassettenne.
AC 1 non ha precedenti penali né in Italia né in
Svizzera. In Italia sarebbe stato indagato -stando a informazioni di polizia-
per occultamento e distruzione di documentazione contabile risalenti al 2006.
Inoltre avrebbe subito nel 1982 la revoca della licenza di condurre.
AC 1 soffre da molti anni di epilessia per cui
assume abitualmente medicamenti per tale malattia, in particolare medicine quali
il Tegretol e il Fenobarbital. Sa -e ciò è peraltro notorio- che l'effetto di
tali medicine viene potenziato dall'assunzione di alcool. Secondo la dottrina
medica, l'assunzione di tali medicamenti e di alcool induce sonnolenza. In aula
è stato chiarito che AC 1 la sera del 24.11.2007 ha bevuto a cena vino e
limoncello. Nondimeno, egli non era sonnolento. Al contrario, al momento di dar
inizio alla rapina (di cui si dirà nel seguito) egli si sentiva nervoso e sovreccitato.
D'altro canto il rapporto medico allestito la
notte dopo la rapina dalla dottoressa che l'ha visitato riferisce di un uomo normalmente
orientato nel tempo e nello spazio, di occhi normali sia nei movimenti, sia nel
nistagmo, sia nella conformazione delle pupille.
I tests dell'attenzione sono pure risultati nella
norma, così come il comportamento, l'espressione e la comprensione verbale.
Secondo il medico il grado di inabilità di AC 1
era "leggero".
La prova del sangue ha sortito un'ebrietà, al
momento del fatto, ricompresa tra l'1.57 e l'1.91 per mille, il che non
configura, a sé solo -a mente della giurisprudenza- stato di ridotta
imputabilità.
In sede d'inchiesta predibattimentale e in aula, AC
1.
ha dato, come movente per la rapina qui in giudizio, quello di aver bisogno
di soldi a motivo della sua situazione finanziaria disastrata. A suo dire nel
settembre 2007 gli sarebbe stato richiesto da __________ (in pratica la società
che incassa imposte e tasse per conto dello Stato italiano) di pagare un debito
di euro 500'000.- per imposte, tasse e contravvenzioni impagate. A suo dire,
tale pretesa dello Stato sarebbe ingiustificata, siccome frutto di un abuso del
suo nome e della sua firma da parte di un precedente suo datore di lavoro in
Italia, tale __________.
AC 1 non ha comprovato tale sua asserzione. Anzi
un suo collega di lavoro ha deposto che AC 1, prima di tornare, nel 2006, a
fare il frontaliere in Svizzera presso la __________, lavorava in Italia con
una propria ditta. Detto collega fu per tre mesi, nell'estate 2005, alle
dipendenze del AC 1 e, per finire, dovette licenziarsi e denunciare il AC 1
giacché non gli aveva pagato parte degli stipendi.
Secondo la Corte, nell'autunno 2007, AC 1 era
verosimilmente in precaria condizione economica, ma non per colpa di terzi. È
più plausibile che AC 1 in Italia abbia accumulato debiti nella gestione
incauta e/o inefficiente di una sua ditta.
Sta di fatto che dal 2006 -come già cennato- era
tornato in Ticino a lavorare come montatore elettricista, con un salario
mensile dell'ordine di fr. 3'000.-/3'500.-. È in atti l'estratto conto della
banca presso cui la __________ gli accreditava i salari e ad esso per l'importo
di ciascun salario si rinvia.
2.
AC 1
è stato arrestato il 24.11.2007 presso la stazione di servizio __________ in
flagranza di reato, a seguito dell'intervento in loco di due pattuglie,
allertate da una chiamata d'emergenza giunta alla Centrale alle ore 22:49. A
telefonare è stato PC 1, gerente della stazione di servizio. Gli agenti
giungevano sul luogo mentre ancora era in corso una colluttazione tra il AC 1 e
PC 1 e solo con una certa energia riuscivano ad ammanettare il AC 1.
PC 1 sanguinava copiosamente al capo per cui
-così come la commessa PL 2 ivi presente in stato di choc- veniva tradotto all'__________.
Dato lo stato di flagranza, AC 1 ha dovuto
ammettere subito di aver tentato di rapinare la stazione di servizio. Nei primi
verbali ha però cercato di minimizzare e sminuire la gravità del suo agire.
All'atto dell'arresto gli venivano, tra l'altro,
sequestrati un paio di guanti neri in pile che AC 1 indossava così come la
balestra marca L-B che impugnava e due dardi che teneva in tasca. Un terzo
dardo è stato trovato e sequestrato nel seguito tra i sacchetti del caffè
esposti su uno scaffale del negozio.
3.
Venendo
ai fatti, è pacifico che AC 1 ha cominciato a pensare di rapinare la stazione
di servizio __________ sita in località __________ all'incirca nel settembre
2007.
Conosceva la stazione __________ così come quella
denominata __________, sita poco lontano, poiché entrambe si trovavano sul tragitto
che egli era solito fare. In entrambe aveva già fatto acquisti di benzina e di
altri prodotti.
Il giorno di giovedì 22.11.2007 AC 1 ha comprato
nel negozio __________ una "piccola balestra", munita di impugnatura,
per cui essa è stata definita in sede d'inchiesta predibattimentale
"pistola-balestra". Ha trattato l'acquisto, pagandola fr. 119.-, con
la signora __________. Interrogata, la venditrice ha dichiarato che fu il AC 1
a chiederle espressamente una "piccola balestra", dopodiché essa gli
mostrò l'oggetto, gli spiegò come si faceva a caricarlo e lo avvertì che esso
non doveva essere portato in luoghi pubblici e non doveva essere utilizzato
contro superfici dure, perché il dardo avrebbe potuto rimbalzare.
In aula, AC 1 ha dichiarato di non avere, dopo
l'acquisto, effettuato prove di tiro. Ha pure negato di aver occultato la
balestra in qualche luogo in Ticino, asserendo di averla portata in Italia al
suo domicilio.
Sta di fatto che, la sera del 24.11.2007, quando
ha deciso di passare all'atto, egli aveva seco la balestra con i tre dardi già
compresi nella confezione originale e non ha avuto problemi di sorta nel
caricarla con un dardo prima di scendere dalla sua auto ed affrontare la
commessa.
Il venerdì 23.11.2007, AC 1 ha acquistato i
guanti neri che ha indossato per compiere la rapina. La balestra ha
l'impugnatura nera, i guanti erano neri, per cui non sorprende che tanto la
commessa quanto il gerente signor PC 1 non abbiano potuto vedere se AC 1 ha
tenuto durante tutto il tempo che è durata la rapina il dito sul grilletto.
Certo è che ivi lo teneva quando -nelle circostanze di cui si dirà appresso- ha
tirato il grilletto e "sparato" il dardo.
Il sabato 24.11.2007 AC 1 ha trascorso
normalmente la giornata facendo la spesa ed altro. La sera ha cenato con la
famiglia bevendo -stando a quanto ha detto alla dottoressa dell'__________ -
due bicchieri di vino e due bicchieri di limoncello. Dato il tasso alcoolemico
accertato dal laboratorio, v'è da ritenere che, in realtà, abbia bevuto
qualcosa di più.
Era comunque lucido e normale quando ha lasciato
il domicilio. Si è messo al volante della sua Rover ed ha guidato fino alla stazione
di servizio __________, entrando in Svizzera dal valico di __________. Erano
all'incirca le ore 22:00. Giunto alla stazione ha fatto benzina alla pompa ed è
entrato nel negozio a comprare le sigarette, controllando che vi fosse presente
solo la commessa. Indi è uscito ed è ripartito con la sua auto in direzione di __________.
Ad un certo punto ha invertito la marcia ed è tornato alla stazione, curando di
posteggiare dal lato opposto della strada. Ha spento le luci ed ha atteso in
macchina che la commessa chiudesse il negozio. In effetti, giunta l'ora di
chiusura (le 22:30), la donna spense tutte le luci (quelle del negozio e quelle
delle pompe), lasciando accese solo quelle dette "di passaggio", interne
al negozio, che mandano una luce soffusa sul percorso entrata-banco delle
casse. Indi ha contato i soldi, lasciando nelle due casse solo il fondo-cassa
(circa fr. 300.- nell'una e circa euro 300.- nell'altra) e ha riposto
l'eccedenza in una busta che ha portato nell'ufficio di PC 1 che ha poi chiuso
a chiave. Aveva già bloccato in precedenza la porta scorrevole d'accesso al
negozio. Si è quindi recata nel magazzino dove ha nascosto la chiave
dell'ufficio e, dopo aver spento tutte le luci (anche quelle "di
passaggio"), ha inserito l'allarme ed è uscita sul piazzale attraverso la
porta secondaria del magazzino.
È stato in quel frangente, ovvero mentre stava
chiudendo a chiave detta porta, che il AC 1 l'ha affrontata.
Costui aveva, dalla sua auto, controllato la
commessa nelle varie fasi per cui, calzati un basco e i guanti, impugnata la
balestra caricata con il dardo, lasciando le chiavi d'avviamento inserite e la
portiera dell'auto aperta per favorire la fuga, ha attraversato la strada e ha
atteso la donna. Tosto che essa è uscita le si è messo alle spalle, le ha
puntato la balestra alla nuca e le ha intimato di riaprire la porta, sennò
l'avrebbe ammazzata. Pietrificata dal terrore, alla donna non è rimasto altro
da fare che riaprire la porta, rientrare con il rapinatore nel magazzino,
disinserire l'allarme e rientrare nel negozio. Vi è in atti una planimetria che
mostra bene i locali e il percorso che la commessa dovette fare sotto la
minaccia della balestra puntata contro la sua nuca al punto che essa sentiva
sul collo il ferro dell'arnese (la Polizia scientifica esaminando nel seguito
la balestra, ebbe a ritrovarvi impigliati alcuni capelli della donna).
Arrivati alle casse, il AC 1 le impose di
aprirle, di prelevare i soldi e di metterli in una borsa di carta che egli
teneva in mano. Intanto, sempre puntandole la balestra alla nuca, le diceva che
i soldi non erano solo quelli e di portarlo dove erano gli altri. Per aprire
l'ufficio dove aveva portato la busta con altri soldi, la commessa doveva recuperare
la chiave nascosta poco prima nel magazzino, col che essa di nuovo si
indirizzava verso il magazzino. Accortosi che la donna faceva il percorso
parallelo alle vetrate, AC 1 l'ammoniva dicendole: "Stai attenta a non
fare la furba che questa è una bomba." Si riferiva evidentemente alla
balestra carica che le puntava alla nuca. La donna allora si spostava nel
corridoio, più buio, tra gli scaffali. Fu in quella situazione che la porta che
dava sul magazzino si aprì ed entrò il titolare, signor PC 1. Va detto che egli
abitava ed abita in uno stabile attiguo alla stazione di servizio. Già vittima
di precedenti rapine, PC 1 aveva preso l'abitudine di prestare attenzione,
quando si avvicinava l'ora della chiusura del negozio, al rumore che produceva
nel suo appartamento l'inserimento dell'allarme. Anche quella sera -come soleva
fare- verso le 22:30 attese di sentire il rumore del "cicalino",
sennonché, poiché AC 1 costrinse la commessa a disinserire l'allarme che essa
aveva appena inserito, PC 1 udì dei rumori anomali. Guardò dalla finestra della
cucina, ma nulla gli parve fuori posto. Nondimeno, decise di scendere in
negozio, pensando che forse la commessa aveva avuto difficoltà a inserire
l'allarme. Capì che era in atto una rapina tosto che aprì la porta che conduce
nel negozio. Accese le luci e vide un uomo minacciare la commessa con qualcosa
in mano. Dapprima pensò ad una pistola. Poi s'avvide che si trattava invece di
una balestra e che era carica. Il rapinatore veniva verso di lui tenendo sotto
tiro la commessa. Lo sentì dire "fuori i soldi" o "dammi
i soldi". La commessa molto spaventata si rivolse a PC 1 avvertendolo
che "c'era un uomo dietro". In quel mentre AC 1 lo vide e dopo
averle detto di stare zitta, intimò a PC 1 di dargli i soldi, altrimenti
avrebbe ammazzato la donna. Gli intimò altresì di spegnere le luci.
La commessa a quel momento, vittima
verosimilmente di una crisi di iperventilazione, svenne e si accasciò per
terra. AC 1 continuò a tenerle la balestra puntata alla testa mettendosi
ginocchioni sopra di lei. In pratica le teneva un braccio fermo con il suo
ginocchio. A tale vista PC 1 si precipitò verso l'ufficio per prendere i soldi
che sapeva ivi custoditi e, se gli fosse riuscito, per telefonare alla Polizia
(cosa che di fatto poté fare senza che il AC 1, rimasto a minacciare la donna
nei pressi degli scaffali, se ne avvedesse). Così ha riferito i successivi
accadimenti PC 1 nel suo verbale del 28.2.2008, a p. 3:
" … Nel frattempo PL 2 deve aver ripreso i sensi, perché l'uomo, trattenendo
sempre PL 2 e puntandole l'arma alla testa, si avvicinava
all'ufficio dove io mi trovavo e mi diceva di non fare scemate, di non chiamare
la polizia. lo gli rispondevo che non avevo fatto niente.
L'uomo non poteva entrare nell'ufficio per cui
gridava "esci codardo, uomo di paglia". lo gli dicevo che uscivo se
lasciava andare la commessa. Ad un certo punto ha lasciato la presa e PL 2 si è allontanata.
Se non ricordo male è andata a sedersi
nei pressi della cassa.
Preciso che quando ero nell'ufficio io avevo preparato
un sacchetto con dei soldi che gli avevo
mostrato attraverso il vetro dicendogli che glieli davo a condizione che lui
lasciasse andare la commessa. Quando l'ha lasciata andare, io sono uscito dall'ufficio e sono andato verso l'uomo, per darglieli. Lui era Iì vicino alla porta. Il
rapinatore ha preso in mano il sacchetto che io gli ho dato e nel contempo mi
minacciava con l'arma puntandola in direzione della mia persona.
Se non ricordo male è a questo punto che lui
cercava un gabinetto perché voleva chiuderci dentro. Penso che volesse rinchiuderci entrambi
perché non aveva senso chiudere solo uno di noi nel gabinetto.
Quando ho ritenuto che ci fossero le condizioni,
ho deciso di agire. Quando io sono intervenuto contro l'uomo,
la commessa non era più minacciata dal rapinatore; .
Gli ho quindi dato un colpo
secco sul braccio destro con il quale impugnava l'arma. A quel punto lui
ha sparato un colpo. Per essere sincero io non so se ha sparato il colpo
volontariamente o se il colpo è partito a causa della mia botta sul braccio.
Questo era il mio obiettivo e cioè quello di disarmarlo facendo partire il
colpo. Non era una pistola per cui ho potuto agire in questo modo.
La freccia ha colpito il banco espositivo del
caffè più che dei tabacchi. C'è ancora il segno
sullo scaffale. …"
Nel verbale di confronto PC 1-AC 1 del 16.4.2008,
AC 1 ha in pratica confermato le suesposte dichiarazioni di PC 1 che, nella
buona sostanza (pur se con qualche reticenza) ha ribadito anche in aula. In
pratica è certo che AC 1 ha tirato il grilletto della balestra quando PC 1,
venutogli incontro per porgergli il danaro, gli ha, subito dopo, dato un colpo
laterale al braccio per disarmarlo. Il fatto che il dardo sia giunto sullo
scaffale, tra i pacchi di caffè, prova che AC 1 ha tirato il grilletto non
mirando al corpo di PC 1, bensì come reazione all'azione di quest'ultimo intesa
a disarmarlo, risp. ad allontanare da sé la balestra, a deviare dalla sua
persona la direzione del dardo. PC 1 ha sentito il colpo del dardo che colpiva lo
scaffale ma non l'ha visto partire, col che non sa se il dardo gli è passato
vicino o lontano. Certo è che dopo l'azione di PC 1 e la reazione di AC 1, i
due erano ormai uno di fronte all'altro. Nella colluttazione che ne è venuta, PC
1.
ha atterrato AC 1 e ha cercato di immobilizzarlo standogli sopra con il
corpo. AC 1 dal canto suo faceva di tutto per liberarsi. In particolare picchiò
ripetutamente con la balestra che impugnava nella mano destra la testa di PC 1,
provocandogli numerose ferite lacerocontuse che dovettero essere suturate con
ben 22 punti in ospedale. Nel frattempo la commessa si avvide dell'arrivo degli
agenti di polizia e corse a farli entrate. Gli agenti ebbero un bel daffare per
ammanettare AC 1 che oppose loro veemente resistenza. Se la rapina fosse
riuscita, AC 1 avrebbe potuto contare su una refurtiva di fr. 3'050.- e di euro
1'735.-, tosto recuperata e restituita a PC 1.
4.
Per l'art. 140 CP commette rapina ed è punito con una pena
detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 180
aliquote giornaliere, chiunque commette un furto usando violenza contro una
persona o minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all'integrità
corporale o rendendola incapace di resistenza (cifra 1 cpv. 1), oppure commette
uno dei predetti atti di coazione per conservare la cosa rubata allorché
sorpreso in flagrante reato di furto (cifra 1 cpv. 2).
La comminatoria di pena si estende alla pena
detentiva fino a venti anni e prevede un minimo di un anno se il colpevole si è
munito di un'arma da fuoco o di un'altra arma pericolosa (cifra 2); prevede un
minimo di due anni se ha agito come associato a una banda intesa a commettere
furti o rapine (cifra 3 cpv. 1) oppure si è dimostrato particolarmente
pericoloso per il modo in cui ha perpetrato la rapina (cifra 3 cpv. 2); prevede
infine un minimo di cinque anni se ha esposto la vittima a pericolo di morte,
le ha cagionato una lesione personale grave o l'ha trattata con crudeltà (cifra
4).
Ovviamente la fattispecie più grave comprende, se
del caso, e "consuma" le altre (Trechsel, Kurzkommentar, 1997, n. 19
all'art. 140).
Avuto riguardo al concreto caso va osservato che
l'atto d'accusa imputa a AC 1 la commissione del reato di tentata rapina nella
forma qualificata prevista sia dalla cifra 3 cpv. 2 ("particolare
pericolosità"), sia dalla cifra 4 ("esposizione delle vittime a
pericolo di morte").
Al proposito è già stato stabilito che
l'aggravante della pericolosità speciale va ammessa quando l'illiceità
dell'atto appaia, tenuto conto delle circostanze nonché del grado di colpa che
esso implica, come specialmente grave (STF 20.3.1997 in re P.; DTF 117 IV 135;
116.
IV 312; Pra 80 990).
La pericolosità deve essere maggiore di quella
dimostrata dal rapinatore che si è munito di un'arma da fuoco (cifra 2) ma
anche minore di quella dimostrata dal rapinatore che ha esposto la vittima a
pericolo di morte o le ha cagionato una grave lesione o l'ha trattata con
crudeltà (cifra 4 dell'art. 140 CP). Essa deve fondarsi sulle circostanze
concrete dell'atto criminoso quali l'arditezza, la temerarietà, la perfidia o
l'assenza di scrupoli. Altri criteri sono l'importanza del bottino preso di
mira, la pianificazione, gli accorgimenti tecnici, il superamento di ostacoli
morali o tecnici, la professionalità nella preparazione e l'ostinatezza
nell'azione; non necessariamente invece la sua brutalità.
Ancora più accentuato, concreto e imminente deve
essere il pericolo mortale cui è sottoposta la vittima per giustificare la
super-aggravante dell'esposizione a pericolo di morte. Ne segue che quando il
rapinatore per minacciare la vittima usa un'arma da fuoco carica realizza di
buona regola la fattispecie dell'art. 140 cifra 3 CP. Se, invece, l'arma ha il
colpo in canna e il percussore armato (cane alzato) ed è disassicurata,
realizza la fattispecie dell'art. 140 cifra 4 CP (DTF 117 IV 419). Va qui
rilevato che il TF ha negato l'aggravante della cifra 4 nel caso di una rapina
effettuata con revolver spianato ad altezza d'uomo e a breve distanza, carico,
non assicurabile ma con il percussore disarmato rilevando che, siccome in
assenza di colluttazione o di altre circostanze analoghe un colpo non poteva
partire inopinatamente, la vittima si è trovata in pericolo di morte concreto
ma non imminente (DTF 117 IV 419; 121 IV 67).
Ciò premesso, si ha che nel presente caso AC 1 ha
usato una balestra che ha caricato con un dardo. Dal rapporto di accertamento
tecnico del 4/5.02.2008 della Polizia Scientifica (AI 27) emerge che tale
oggetto non è un'arma ai sensi dell'art. 4 LF sulle armi, gli accessori di armi
e le munizioni (LArm). La dottrina (cfr. in particolare Niggli/Riedo in Basler
Kommentar, Strafgesetzbuch II, 2007, n. 150 ad art. 139) definisce oggetti come
la balestra, l'arco e la fionda, nei loro più recenti modelli, come casi limite
e tende a includerli nella nozione di "altra arma pericolosa" giusta
la cifra 2 dell'art. 140 CP.
Siffatta conclusione la dice lunga sulla
pericolosità che essi comportano. Per la balestra utilizzata da AC 1 valgono a
definirla particolarmente pericolosa le caratteristiche ben evidenziate nel già
citato rapporto della scientifica e in un secondo (AI 49), trasmesso al
Ministero pubblico, a titolo di complemento, così come le spiegazioni ribadite
a verbale dall'agente __________ (AI 35).
In buona sostanza si ha che la balestra in
questione è dotata di un perno della sicura che blocca il grilletto impedendo
la partenza accidentale del dardo durante le operazioni di carica. Spingendo in
avanti il dispositivo di carica, la sicura viene disattivata. Una volta armata,
la balestra non ha più nessun meccanismo di sicura. Per far partire il dardo,
la forza che si deve esercitare sul grilletto è molto bassa nel senso che basta
esercitare una forza media di kgf 1,530 sul grilletto per far partire il dardo.
Esso viaggia alla velocità media di 30 metri al secondo. Va da sé che,
"sparato" a distanza ravvicinata, se raggiunge le parti molli, esso è
suscettibile di cagionare ferite molto gravi e addirittura letali.
Secondo i tests eseguiti dell'ispettore __________
con la balestra sequestrata a AC 1, il dardo parte solo se viene azionato il
grilletto. Solo se la balestra viene rovesciata, può accadere che il dardo cada
fuori dalla sua slitta. Battendo la balestra anche con forza, il dardo
altrimenti non parte, se non -come già detto- premendo il grilletto.
Nel concreto caso, si ha che AC 1 ha
costantemente tenuto sotto tiro la commessa puntandole la balestra alla nuca.
Così agendo egli è arrivato molto vicino a
esporre a pericolo
di morte concreto e imminente la commessa,
nondimeno ha sempre controllato la situazione e oggettivamente si ha che senza
pressione sul grilletto, è certo che il dardo non poteva partire, col che la
Corte ha ritenuto siffatto agire di AC 1 "specialmente pericoloso" ma
non tale da aver esposto in modo imminente a pericolo di morte la vittima. È
certo, invece che AC 1 ha tirato il grilletto quando il signor PC 1 gli ha dato
una botta sul braccio per disarmarlo. Sennonché oggettivamente quando ha
premuto il grilletto, la balestra non era più puntata sulla vittima signor PC 1,
bensì orientata verso lo scaffale del caffè, dove, infatti,è finito il dardo.
Data la distanza ravvicinata tra AC 1 e PC 1, l'esposizione a pericolo di morte
della vittima è stata concreta ma non imminente per la deviazione che -fortunatamente
ma intenzionalmente- PC 1 ha prodotto colpendo il braccio armato di AC 1. Né vi
sono indizi per ritenere che AC 1 avrebbe premuto il grilletto se non vi fosse
stata l'azione di PC 1.
Certo è comunque che AC 1 anche nei confronti di PC
1.
si è dimostrato particolarmente pericoloso. D'altro canto che la rapina
commessa dall'accusato sia stata specialmente pericolosa ai sensi della cifra 3
cpv. 2 dell'art. 140 CP, emerge bene da altre circostanze e non solo dalla sua
scelta di usare la balestra nei descritti modi, puntandola alla nuca della commessa
e puntandola verso il corpo di PC 1 quando quest'ultimo uscì dall'ufficio e gli
venne incontro per consegnargli il sacchetto con i soldi.
Colpiscono in particolare la determinazione e
l'ostinazione con cui l'accusato ha portato avanti il suo preordinato piano
criminoso, non desistendo da esso nemmeno quando si trovò confrontato con
l'inopinato arrivo in negozio di PC 1. Anziché scegliere di abbandonare
l'impresa, pertinacemente egli si è adattato alla mutata situazione, intimando
a PC 1 di dargli i soldi altrimenti avrebbe ammazzato la commessa. Né ha scelto
di desistere poco dopo quando la donna è svenuta e si è accasciata per terra.
In modo cattivo e implacabile ha poggiato sul braccio di lei il suo ginocchio
tenendola costantemente sotto minaccia. Confrontato infine con la mossa di PC 1
volta a deviare dal suo corpo la balestra armata, AC 1, dimostrando particolare
spregiudicatezza e sangue freddo, non ha esitato a tirare il grilletto e a
"sparare" il dardo e ancora ha lottato con PC 1 durante la
colluttazione che ne è seguita picchiandolo brutalmente in testa con
l'impugnatura della balestra, facendolo copiosamente sanguinare e procurandogli
le descritte lesioni.
Una rapina davvero "cattiva" quella
commessa da AC 1 che per le spregevoli e sciagurate modalità messe in atto si
configura come "specialmente pericolosa".
5.
Nella
commisurazione della pena deve tenersi conto della gravità oggettiva e
soggettiva della colpa. Dell'oggettiva pericolosità dell'agire di AC 1 si è
testé detto.
Dal profilo soggettivo è particolarmente grave il
fatto che a commettere la descritta rapina sia stato un uomo adulto, marito e
padre di famiglia che, di qualsiasi natura siano stati i suoi problemi, in ben
altro modo li avrebbe dovuti affrontare già per la responsabilità che gli
incombeva nei confronti della moglie e dei figli.
In assenza di attenuanti specifiche (già si è
detto che non vi è spazio per considerare ridotta la sua imputabilità al
momento dei fatti, né vi sono elementi per ritenere che egli si sia trovato in
uno stato paragonabile a quello di necessità), a sua discolpa vanno considerati
e la sostanziale incensuratezza e il fatto di avere -per quanto è dato di
sapere- sempre lavorato. Certo è che lavorava (e il titolare della __________
l'ha peraltro definito un "buon" lavoratore) da oltre un anno quando
ha rovinato la propria vita commettendo il grave reato per il quale è qui
giudicato.
Tutto ben pesato, il concorso con il reato di
guida in stato di ebrietà, la confessione, il carcere preventivo sofferto, le
condizioni personali, familiari e sociali di lui, appare equo ed adeguato
rispetto alla gravità della colpa infliggergli una pena detentiva di anni
quattro che, già per la misura, ha da essere espiata.
La balestra, i tre dardi e i guanti hanno da
essere confiscati.
Rispondendo affermativamente ai
quesiti posti, meno che ai quesiti 1.1.1.2, 2., 3., 4.;
visti gli art. 12, 22,
19, 40, 47, 48, 48a, 49, 51, 69, 140 cifra 1, 3 e 4 CP;
91.
cpv. 1
LCStr;
9.
e segg.
CPP e 39 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
1.
AC 1 è
autore colpevole di:
1.1
tentata
rapina aggravata;
aggravata
siccome commessa dimostrandosi particolarmente pericoloso,
per avere
tentato di commettere furto di danaro
dapprima
minacciando PL 2 di un pericolo imminente alla vita e all'integrità corporale
puntandole alla nuca una pistola-balestra armata del relativo dardo,
in
seguito minacciando con la medesima pistola-balestra PC 1 e, a fronte della reazione di quest'ultimo volta ad allontanare da
sé la pistola-balestra, fatto partire il dardo che colpiva un banco espositivo,
caduti entrambi a terra colpito ripetutamente con la medesima pistola-balestra
il PC 1 al capo procurandogli diverse ferite lacerocontuse che dovettero essere
suturate dai sanitari con circa 22 punti,
a __________, il 24 novembre 2007,
e meglio
come descritto nell'atto d'accusa e precisato nei considerandi;
1.2
guida in
stato d'inattitudine;
per avere
circolato alla guida dell'autovettura Rover 216 targata in stato di comprovata
ebrietà (alcolemia min. 1,57 ‰ massima 1,91 ‰),
in
località __________, il 24 novembre 2007,
e meglio
come descritto nell’atto d'accusa e precisato nei considerandi.
2.
AC 1 è prosciolto dall'imputazione di aver esposto a pericolo di morte
entrambe le vittime, ovvero di aver commesso la rapina nella forma qualificata
prevista dalla cifra 4 dell'art. 140 CP.
3.
Di
conseguenza AC 1 è condannato:
3.1
alla pena
detentiva di anni 4 (quattro), da dedursi il carcere preventivo sofferto;
3.2
al pagamento
della tassa di giustizia di fr. 1'000.- e delle spese processuali.
4.
È ordinata
la confisca della balestra marca Liebao modello 1A-SNL,
dei tre dardi ad essa relativi e di un paio di guanti da uomo di colore nero.
Intimazione a:
“
Per la Corte delle assise criminali
La presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'000.--
Inchiesta preliminare fr. 2'230.40
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--
fr. 3'330.40
============
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster