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Decisione

72.2008.90

Truffa per mestiere (importo complessivo: circa Euro 3 milioni; danno: ca. Euro 2,6 milioni); truffa tentata per circa fr 165'000.-; falsità in documenti

23 aprile 2009Italiano39 min

Source ti.ch

Fatti

I clienti che sono stati sentiti durante la fase

di istruzione hanno dato atto che gli investimenti a loro proposti erano di

natura altamente speculativa (opzioni e derivati), ragione per cui essi avevano

messo in conto delle possibili perdite.

Non potendo effettuare in proprio gli

investimenti,__________ e AC 1 si sono appoggiati alla __________ di __________,

presso cui hanno aperto un conto, la quale a sua volta intermediava gli

investimenti che venivano effettuati dal broker __________ di __________.

6. La

suddivisione dei compiti in __________ tra i soci promotori AC 1 e __________ è

avvenuta nel senso che __________ ha assunto i compiti operativi principali.

Egli curava i contatti con la __________ e con il broker di riferimento,

sceglieva che prodotti da proporre ai clienti e istruiva i venditori, che poi

dovevano convincere i clienti ad investire. __________ aveva inoltre allestito la

contrattualistica e le brochures di presentazione destinate ai clienti. Per sua

parte, AC 1, dopo essersi inizialmente occupato (con poco successo) dell’acquisizione

dei clienti, ha assunto il ruolo di tesoriere e di “direttore” degli uffici di __________.

Egli incassava il denaro dei clienti e si occupava del pagamento delle spese

correnti della società. Quando __________, a partire dal marzo 2003, ha diminuito la propria attività per motivi di salute, AC 1 si è anche assunto l’incombenza

della redazione dei falsi rendiconto per i clienti, attestanti la perdita del

capitale investito.

A partire dal maggio 1999 AC 1 e __________ hanno impiegato dei collaboratori nella funzione di telefonisti. Ve ne sono

stati almeno una decina che si sono avvicendati nel corso degli anni, tra

questi i già menzionati __________ e __________ ed anche __________.

Lo spirito imprenditoriale dei due titolari, ma

in particolare di __________, ha portato, nel marzo 2000, all’apertura di una

succursale in Romania dove lavoravano una decina di telefonisti i quali,

presentandosi con false generalità, erano anch’essi incaricati

dell’acquisizione di nuovi clienti in Italia.

7. In

un’ipotesi di funzionamento lecito dell’attività (fatta salva la non

trascurabile questione della violazione delle norme sull’esercizio della

professione di fiduciario), la __________ avrebbe dovuto essere remunerata con le

provvigioni contrattualmente pattuite con clienti, oltre a eventuali retrocessioni

corrisposte da __________ sulle commissioni per l’attività in borsa.

In realtà le cose non sono andate in questo modo,

né avrebbero potuto.

L’attività è infatti stata avviata dai due soci senza

disporre delle necessarie basi per potere funzionare. Essi, in particolare, non

disponevano né di un pacchetto clienti adeguato, né, conseguentemente, di un

capitale in gestione sufficiente per far fronte alle spese con le percentuali

usuali - minime – spettanti al gestore sui capitali conferiti.

In concreto, in circa 5 anni di attività la

società ha ricevuto in gestione circa 3 milioni di Euro (cfr. AI 246, perizia

EFIN, pag. 8), importo manifestamente insufficiente per generare proventi

leciti sufficienti a coprire i costi di gestione, ed infatti, come detto, già il

conferimento del primo cliente è stato destinato a scopo diverso

dall’investimento pattuito. Chiare le parole di AC 1 al riguardo (verbale 12

novembre 2004, n. 17, pag. 3): “Preciso che i primi fondi raccolti sono

serviti per coprire le spese di avviamento della società”. Questa non è

stata che la prima di una lunga serie di malversazioni. I titolari della __________

si sono infatti appropriati di buona parte del denaro conferito loro dai

clienti, destinando la rimanenza al pagamento delle spese societarie e solo una

minima parte agli investimenti.

Per giustificare il loro agire AC 1 e __________

hanno addotto - fingendo forse anche di crederci - una sorta di bizzarra regola

empirica del settore, secondo la quale sarebbe stato sufficiente investire il

60/65% del capitale ricevuto mentre che il rimanente 35/40% sarebbe stato destinato

alla copertura di spese e competenze della società e/o dei titolari (verbale di

AC 1 citato, n. 17, pag. 3):

“ADR che io ero convinto che sui soldi

raccolti dai clienti si potesse operare un prelievo, a titolo di commissione,

del 35%, che __________ mi diceva si poteva togliere subito dal capitale che

entrava. ADR che cercavamo di coprire le spese della società attingendo agli

attivi presenti sul conto in banca (allora era il __________); io cercavo però

di contenere i prelievi sui capitali presenti al 35%, ADR che solitamente, già

con il conto presso il __________ (prassi poi continuata con il conto in __________),

si ritiravano i soldi in contanti per poi andare a pagare le fatture alla

posta; ADR che allora non avevamo ancora il conto presso la __________. ADR che

i prelievi in contanti del denaro destinato al pagamento delle spese vive della

società li facevo io.”

Nello stesso senso si è espresso il correo __________

(suo verbale 26 gennaio 2005, n. 36, pag. 4):

“Preciso che la casa di broker ci aveva fatto

capire ad entrambi noi (AC 1 ed io) che occorreva dedurre dal capitale raccolto

quella parte destinata alla __________ a titolo di remunerazione, versando il

resto al broker sull'unico conto esistente presso il broker, quello intestato

alla __________. Preciso che l'ordine di grandezza di tale suddivisione era 60%

del capitale raccolto alla ______ (allo scopo di procedere agli investimenti) e

il 40% trattenuto dalla __________ per le sue spese competenze. ADR che preciso

che tale suddivisione ci è stata consigliata dalla casa di broker; aggiungo che

mi hanno fatto capire che questa era la prassi in uso nel settore.”

Come si vede, AC 1 asserisce di avere appreso la

regola da __________, che per sua parte afferma di averla saputa dalla __________,

i cui rappresentati hanno però (ovviamente) negato categoricamente (cfr. i verbali

__________, 20 novembre 2006, n. 48, pag. 2; __________ 20 novembre 2006, n.

49, pag. 2).

L’illiceità di un simile agire è manifesta. Le

arbitrarie scremature del denaro raccolto non erano evidentemente state pattuite

con i clienti, che mai avrebbero accettato, e pertanto venivano loro sottaciute

(cfr. verbale __________ 26 gennaio 2005, pag. 2: “ADR che noi non dicevamo

ai clienti __________ che 40% del capitale raccolto sarebbe stato destinato a

spese e competenze e 60% all’investimento”). In aula AC 1 ha ammesso che se una simile “regola” fosse stata applicata a denaro da lui conferito, egli si

sarebbe sentito truffato.

Non solo, ma anche la provvigione del 7% promessa

agli acquisitori (verbale __________ citato, pag. 4), era indiziante di reato,

in quanto non prevista dal contratto e soprattutto manifestamente eccessiva,

corrispondente addirittura all’ipotetico rendimento del capitale per un anno.

8. Nei

primi due anni di attività di __________ i due soci hanno almeno cercato di

attenersi alla chiave di ripartizione del denaro dei clienti del 35% per __________

e del 65%, da investire, ma in seguito la situazione è degenerata e i prelevamenti

illeciti hanno raggiunto il 90% del denaro conferito, ciò che AC 1 e __________

hanno sostanzialmente ammesso.

__________ ha raccontato (suo verbale 28 gennaio 2005,

n. 37, pag. 4 e 5):

“Preciso che è capitato più di una volta che

vi fossero delle spese mensili a cui occorreva far fronte con i soldi della __________

superiori a Euro 50'000.-- , stando almeno a quello che mi diceva AC 1 al

riguardo. Per noi queste erano spese, nel senso che non le contavamo nemmeno.

Ciò aveva come conseguenza che agli incassi occorreva dedurre le spese prima di

fare la ripartizione. ADR: che la ripartizione del residuo avveniva in ragione

di metà ciascuno fra AC 1 e me, ritenuto come io non prendessi un salario.

AD del __________ rispondo che tale andamento

è in sostanza cominciato nell'autunno 2002-inizio 2003, dopo l'arrivo di __________.

Considerandi

II PP mi chiede quale fosse l'andamento prima

di tale momento. Rispondo che dall'inizio dell'attività della __________ fino

all'autunno 2002, fatta eccezione per un periodo del 1999 (autunno) in cui vi è

stato una sorta di caos quando mi sono assentato in Romania, gli investimenti

venivano proposti e effettuati con la ripartizione di cui ho già parlato sia al

PP sia al GIAR, vale a dire quella del 40%, rispettivamente 60%.

Tale percentuale veniva calcolata con

riferimento all'ammontare in conto presso il broker: vale a dire che se presso

il conto __________ in __________ vi era già il 60% di valore di un

investimento che si stava raccogliendo, non era più necessario trasferire altri

soldi alla casa broker, questa avendo già in conto il 60% del capitale che si

stava raccogliendo. Nel caso in cui vi era presso il broker già l'equivalente

del 60% del capitale che si stava raccogliendo da un nuovo cliente, quanto così

raccolto non veniva suddiviso in ragione di 40% e 60% bensì trattenuto

interamente. A scanso di equivoci, preciso che i soldi c'erano ma che AC 1 ed

io non inviavamo più il corrispondente al broker poiché vi era già il 60%

investito.

In altre parole, il 60% veniva calcolato su

ogni singolo cliente e non sull'intero portafoglio. Se un cliente voleva

investire, ad esempio, 200 e presso la __________ vi era 100, al broker

venivano inviati 20.”

Illuminate in proposito è la tabella allestita dall’EFIN

a cui si rinvia (AI 246, pag. 8). Risulta così che nel 1999 __________ e AC 1

hanno destinato agli investimenti, e pertanto riversato alla __________, circa

il 42% del denaro raccolto dai clienti, nel 2000 circa il 39%, nel 2001 circa

il 13 %, nel 2002 circa il 12%, nel 2003 solo il 2% e nel 2004 assolutamente

nulla. Pur ritenendo possibile - come dichiarato da AC 1 e __________ - che le

spese di __________, inizialmente contenute, siano aumentate con l’andar del

tempo, non c’é chi non veda in questi dati una chiara escalation dell’agire

delinquenziale dei due. AC 1 e il socio, presi dall’avidità, hanno iniziato a

rubare senza alcun ritegno. Più denaro arrivava nella società meno ne veniva

investito, sino al 2004 quando del denaro pervenuto nulla è stato investito, e

addirittura è stato chiuso il conto presso la __________. Ai clienti, in ogni

caso, veniva comunicata la perdita del denaro investito mediante rendiconti

fasulli oppure telefonicamente.

In cinque anni di attività AC 1 e __________

hanno raccolto da 88 clienti - investitori complessivi Euro 2'981'841.-. Di

questo importo solo Euro 385'372 sono stati effettivamente investiti, e dell’importo

investito Euro 303'350.- sono stati persi in operazioni di borsa.

Per la rimanenza, risulta che solamente Euro

68'680.- sono stati restituiti ai clienti, mentre che Euro 1.1 milioni sono

confluiti sui conti societari e sono andati a coprire le spese e Euro 210'000.-

sono stati destinati alle provvigioni. Mancano perciò all’appello ben Euro 1.1

milioni, denaro di cui non è stato possibile ricostruire la destinazione, essendo

unicamente accertato che AC 1 ha prelevato per contanti Euro 480'000.- e __________

Euro 457'000.- (AI 246, perizia EFIN, pag. 7 segg., pag. 14).

In corso d’inchiesta AC 1 ha dichiaro di avere avuto l’intenzione di interrompere l’attività e liquidare la società (verbale

22.

dicembre 2004, n. 33, pag. 5), ma di questo asserito intento non vi è

riscontro alcuno. In senso contrario depone invece il fatto che AC 1 nel 2004 aveva

tentato di conformarsi alle norme sui fiduciari assumendo, anche se solo a

tempo parziale, una persona abilitata all’esercizio della professione, ed anche

il fatto che AC 1 ha ammesso di avere valutato la possibilità di trasferirsi a __________

“perché in Ticino facevano troppe storie” (verbale 22 dicembre 2004, n

33, pag. 5).

Di fatto, l’attività della __________ è

proseguita sino all’ottobre 2004 ed ha preso termine solo a seguito

dell’intervento del Ministero pubblico che ha ordinato l’arresto dei due

titolari.

9.

Per

questi fatti il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 il reato di truffa per

mestiere per avere, agendo sotto la ragione sociale __________, ingannato con

astuzia 88 clienti investitori, inducendoli a compiere atti pregiudizievoli al

proprio patrimonio per complessivi Euro 2'981'841.10, con pregiudizio finale

pari a Euro 2'913'160.19.

Per gli stessi fatti il presidente della Corte ha

formulato in entrata di dibattimento, con l’accordo delle parti, la subordinata

di appropriazione indebita aggravata, siccome commessa come gestore di

patrimoni giusta l’art. 138 cifra 2 CP (verbale dibattimentale, pag. 2).

In definitiva, la Corte ha ritenuto di non

confermare l’imputazione di truffa.

Secondo la Corte, infatti, non è possibile (anche

per la difficoltà di effettuare i corrispondenti accertamenti) ritenere provato

che il comportamento degli autori possa essere veramente qualificato di inganno

astuto. Sorprendente, in effetti, la grande leggerezza con cui i clienti di __________,

sulla scorta di soli contatti telefonici non richiesti hanno affidato dei soldi

ad una società di cui nulla (o comunque poco) sapevano e su cui non avevano

effettuato alcuna verifica seria. Inoltre, AC 1 e i suoi collaboratori, privi

di formazione specifica, erano poco credibili nel ruolo di operatori

finanziari. Ad eccezione forse del __________, essi avrebbero con ogni

probabilità potuto essere smascherati. __________, in particolare, è persona

nota al Presidente della Corte, ed è assodato che egli non possiede il profilo

dell’autore di un inganno astuto nel campo degli investimenti finanziari.

La Corte ha di conseguenza ritenuto il reato di

appropriazione indebita, aggravata siccome commessa in qualità di gestore di

patrimoni, relativa a quella parte del denaro raccolto che non è stata

destinata agli investimenti, per un ammontare stimato approssimativamente dalla

Corte in Euro 2, 6 milioni.

10.

Il

prevenuto doveva rispondere anche di tentata truffa e di falsità in documenti

(punti 2 e 3 AA) per avere sottoposto, nel contesto della liquidazione di un

incidente della circolazione occorsogli in Italia nel dicembre 1999, a PL 19, 8 falsi attestati di provvigioni, e ciò allo scopo di sostanziare il mancato guadagno conseguente

all’incidente e di indurre l’assicuratore __________ a versargli l’importo di

circa fr 165'000.-.

L’accusato ha ammesso gli addebiti, sia nei

verbali predibattimentali che in aula. Al riguardo egli si è così espresso

(verbale 11 ottobre 2004, n. 3, pag. 2):

“Con riferimento a tali conteggi, rilevo come

sono incorso in un incidente stradale in Italia nel 2000, se non erro; il PP mi

dice che l'incidente dovrebbe essere occorso nel dicembre 1999, come si evince

dalla documentazione sequestrata. Io consegnato detti conteggi, non mi ricordo

ora se al legale della PL 19 di __________ oppure direttamente all'avvocato

italiano che si occupava in Italia della pratica.

ADR che le cifra non corrispondono a quanto io

ho in realtà guadagnato. ADR che ho redatto i documenti allegati quale doc. 1

poiché in Italia non mi volevano riconoscere nulla. L'unico danno che

riconosceva era quello alla vettura, ma che era in noleggio. Ritenuto come

avessi sopportato le spese delle visite mediche e di trasporto. ADR che gli

importi di cui al doc. 1 sono inventati.

Ho prodotto tali certificati all’avvocato

italiano che li trasmette all’assicuratore __________, assicurazione del

conducente che aveva causato l’incidente.

ADR che non mi hanno corrisposto che Euro

3'500.-”

Dichiarazioni poi ribadite nel verbale del 9

giugno 2008 (n. 54, pag. 7).

Le imputazioni di tentata truffa e falsità in

documenti trovano pertanto conferma negli accertamenti della Corte.

11.

Secondo

l’art. 47 CP il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto

della sua vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché

dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.

Per l’art. 49 CP, inoltre, in caso di concorso di

reati il giudice lo condanna per la pena prevista per il reato più grave,

aumentandola in misura adeguata.

12.

AC 1

deve rispondere di appropriazione indebita aggravata commessa ai danni di 88 clienti

investitori per un importo complessivo di circa Euro 2,6 milioni, di tentata

truffa per ulteriori circa fr. 165'000.- e di falsità in documenti. Già solo le

cifre riportate qui sopra evidenziano l’elevata gravità oggettiva dei reati, in

particolare per quel che concerne l’imputazione principale. Oltre che per gli

importi, essa è grave per l’intensità dell’attività criminale, testimoniata dal

numero dei clienti e dalla durata di oltre 5 anni, durante i quali essa ha

costituito di fatto l’unica attività del prevenuto. Mai l’accusato ha

manifestato intenzione di recesso, ma anzi, con il passare del tempo l‘attività

è aumentata di intensità, e solo l’intervento degli inquirenti vi ha posto fine.

Riprovevoli anche i motivi a delinquere

dell’accusato, il quale ha delinquito senza remore al solo fine di condurre un

tenore di vita lussuoso che non avrebbe potuto altrimenti permettersi.

A favore dell’accusato la Corte ha ritenuto

l’incensuratezza, il ruolo di correo meno attivo rispetto a __________, il

tempo trascorso dai fatti e l’effettivo reinserimento sociale di cui egli ha

dato prova nel frattempo. Tutto questo considerato la Corte ha ritenuto

adeguata alla colpa del reo una pena detentiva di 3 anni, parzialmente sospesa

in ragione di 24 mesi con un periodo di prova di 4 anni, e da espiare per la

rimanenza di 12 mesi, con computo del carcere preventivo sofferto. Per

rafforzare la sanzione, la Corte ha inoltre inflitto una multa di fr. 1'000.-,

ritenuto che in caso di mancato pagamento sarà sostituita con una pena

detentiva sostitutiva di 30 giorni.

13.

AC 1

è inoltre stato condannato a risarcire 7 parti civili, così come indicato al

punto 4 del dispositivo, mentre che per il rimanente le parti civili sono

rinviate al competente foro civile.

14.

La

Corte ha ordinato la confisca del saldo attivo del conto n. __________, del

conto n. __________ e del conto n. __________ presso __________, intestati a __________,

e sulla relazione postale ccp __________ intestata a __________, nonché della

vettura ______________, menzionati nell’AA, con contestuale e proporzionale

attribuzione alle parti civili di cui al dispositivo n. 4, previo

soddisfacimento di tasse e spese di giustizia.

E’ inoltre ordinata la confisca di 7 cubi di

documentazione sequestrata presso gli uffici di __________, di 1 cubo di

documentazione sequestrata presso __________, di 1 classificatore “__________”

sequestrato presso l’abitazione di AC 1, della documentazione sequestrata

presso __________, delle ricevute e di 8 falsi attestati di provvigione, tutti

menzionati nell’AA sotto la rubrica “oggetti”.

15.

E’

ordinato il dissequestro delle relazioni bancarie presso __________, filiale di

__________ intestate a __________ e alla __________, nonché dell’appartamento

n. 16 sito a __________, dei due terreni agricoli siti a __________, della casa

patrizia e terreno agricolo ubicati a __________, intestati a __________,

menzionati nell’AA a pag. 8.

16.

La

tassa di giustizia di fr. 2’000.- e le spese processuali sono poste a carico

del condannato.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che ai n. 1.1, 1.1.1 e in maniera parzialmente affermativa

al n. 2

visti gli art. 12, 22, 40,

42, 44, 47, 51, 69, 70, 103, 106, 138 cifra 2, 146 cpv. 1 e 2, 251 CP;

9.

e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1 è autore colpevole di:

1.1

appropriazione

indebita, aggravata

siccome commessa in qualità di gestore di

patrimoni,

per essersi,

tra aprile 1999 e ottobre 2004, a __________ e in varie località in Italia, in

correità con __________, indebitamente appropriato di circa Euro 2'600'000.-

affidati da clienti di __________ a scopo di investimento;

1.2

truffa

tentata

per avere, tra dicembre 1999 e gennaio 2005, a __________, __________, __________ e in altre località della Svizzera nonché in Italia, a

scopo di indebito profitto, tentato di ingannare con astuzia l’assicuratore __________

per indurlo a compiere atti pregiudizievoli al suo patrimonio per circa fr.

165'000.-;

1.3

falsità

in documenti

per avere, tra dicembre 1999 e gennaio 2005, a __________, __________, __________ e in altre località della Svizzera nonché in Italia, a

scopo di indebito profitto, formato 8 falsi attestati di provvigione dal

contenuto inveritiero, facendo altresì uso di tali documenti a scopo di

inganno;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e

precisato nei considerandi.

2.

Di

conseguenza,

AC 1 è condannato:

2.1

alla pena

detentiva di 3 (tre) anni, nella quale è computato il carcere preventivo

sofferto;

2.2

alla multa

di fr. 1’000.- ritenuto che in caso di mancato pagamento sarà sostituita con

una pena detentiva sostitutiva di 30 (trenta) giorni;

3.

L’esecuzione della pena detentiva è sospesa in ragione di 24

(ventiquattro) mesi, con un periodo di prova di anni 4

(quattro). Per il resto, ovvero per 12 (dodici) mesi, è da espiare.

4.

AC 1 è

condannato a pagare:

4.1

alla PC 10 Euro

129'042.33;

4.2

alla PC 39 Euro 18'966.98

oltre interessi al 5% dal 31 ottobre 2004;

4.3

alla PC 1 Euro 43'334.60

oltre a fr. 877.85 per spese di patrocinio;

4.4

alla PC 34 Euro 9'721.20 oltre

a fr. 836.20 per spese di patrocinio;

4.5

alla PC 2 Euro 21'758.40

oltre a fr. 884.30 per spese di patrocinio;

4.6

alla __________ e __________

Euro 11'336.40 oltre fr 877.85 per spese di patrocinio;

4.7

alla PC 38 Euro 50'794.82

oltre a fr 322.80 per spese di patrocinio.

5.

Per il

rimanente le parti civili sono rinviate al competente foro civile.

6.

E’

ordinata la confisca del saldo attivo del conto no. __________, del conto __________

e del conto no. __________ presso __________, intestati a __________, e sulla

relazione postale ccp __________ intestata a __________, nonché della vettura __________,

menzionati nell’AA, con contestuale e proporzionale attribuzione alle PC di cui

al dispositivo n. 4 previo soddisfacimento di tasse e spese di giustizia.

E’ ordinata la confisca di 7 cubi di

documentazione sequestrata presso gli uffici di __________, di 1 cubo di

documentazione sequestrata presso __________, di 1 classificatore “__________”

sequestrato presso l’abitazione di AC 1, della documentazione sequestrata

presso __________, delle ricevute e di 8 falsi attestati di provvigione, tutti

menzionati nell’AA sotto la rubrica “oggetti”.

7.

E’

ordinato il dissequestro delle relazioni bancarie presso __________, filiale di

__________ intestate a __________ e alla __________, nonché dell’appartamento

n. __________ sito a __________, dei due terreni agricoli siti a __________,

della casa patrizia e terreno agricolo ubicati a __________, intestati a __________,

menzionati nell’AA a pag. 8.

8.

La tassa

di giustizia di fr. 2’000.- e le spese processuali sono poste a carico del

condannato.

9.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Intimazione a:

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 2'000.--

Inchiesta preliminare fr. 300.--

Multa fr. 1'000.--

Traduzioni fr. 994.20

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 4'394.20

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Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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