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Decisione

72.2008.96

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

17 settembre 2008Italiano88 min

Source ti.ch

Fatti

i seguenti

quesiti: AC 1

1. è

autore colpevole di:

1.1. ripetuto

incendio intenzionale, consumato e tentato

per avere, a __________, nel periodo 11 aprile

2006 - 4 gennaio 2008, ripetutamente cagionato intenzionalmente un incendio con

danno alla cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica, rispettivamente,

nella circostanza di cui al punto 2.4 dell’atto di accusa, per aver compiuto

senza risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato, e meglio

per avere:

1.1.1. a

__________, l’11 aprile 2006, appiccato un incendio nel piano cantina dello

stabile di Via __________ 16, occasionando un danno complessivo quantificato in

almeno fr. 180'618.25;

1.1.2. a

__________o, il 9 dicembre 2006, appiccato un incendio nel garage dello stabile

di Via __________ 20, occasionando un danno complessivo quantificato in almeno

fr. 465'878.05;

1.1.3. a

__________, in Vicolo __________, il 9 dicembre 2007, appiccato un incendio

alla vettura di proprietà di __________, occasionando un danno totale non

meglio quantificato alla vettura e la distruzione di alcuni oggetti contenuti

in essa per un valore di circa fr. 200.-, così come danni all’immobile sito al

numero civico 6 di Vicolo __________, di proprietà di __________, preventivati

in almeno fr. 19'124.-;

1.1.4. a

__________, il 28/29 dicembre 2007, in un parcheggio pubblico in Via __________,

dato fuoco con un accendino a degli stracci sistemati sotto uno pneumatico

della vettura di proprietà di __________, occasionando un danno al copertone ed

al parafango di fr. 1'261.15;

1.1.5. a

__________, il 4 gennaio 2008, appiccato un incendio al rimorchio, accessoriato

per la vendita al dettaglio di generi alimentari, di proprietà di PC 2,

occasionando un danno totale alla struttura del mezzo e ai relativi interni,

stimato dalla parte civile in almeno fr. 20’000.-;

1.1.6. a

__________, il 4 gennaio 2008, appiccato un incendio al piano cantina dello

stabile di Via __________ 16, occasionando un danno complessivo quantificato in

almeno fr. 139'312.30;

1.1.6.1. trattasi di

reato aggravato, essendo stata scientemente messa in pericolo la vita o l’integrità delle persone;

1.2. truffa

per

avere, a __________, nel periodo ottobre 2005 / luglio 2006, agendo in correità

con F__________, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,

affermando cose false o dissimulando cose vere, in particolare essendosi

accordato con la stessa affinché omettesse, contrariamente al vero, di

notificarlo presso l’indicato ufficio quale suo convivente, ingannato con

astuzia i funzionari dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento,

Bellinzona, per permetterle di beneficiare di maggior sussidi cantonali rispetto a quelli cui avrebbe avuto diritto, riuscendo così a farle indebitamente

incassare l’importo non dovuto di fr. 3'150.-;

1.3. denuncia

mendace

per

avere, a __________, il 4 gennaio 2008, in due verbali d’interrogatorio presso gli uffici del Commissariato della Polizia Cantonale, per provocare contro di

loro un procedimento penale, denunciato all’autorità benché li sapesse

innocenti:

1.3.1. A__________,

quale autore dell’incendio di cui al punto 2.4 dell’atto di accusa;

1.3.2. A__________

e J__________, quali autori degli incendi di cui ai punti 1, 2.1 e 2.2

dell’atto di accusa;

1.4. guida

in stato di inattitudine

per

avere, a __________, il 3/4 gennaio 2008, circolato al volante dell’autovettura

BMW 318, targata __________, in stato di ebrietà (alcolemia minima 1,93 /

massima 2,49 grammi per mille);

1.5. furto

di lieve entità

per

avere, a __________, all’interno dello stabile di Via __________ 16, nei giorni

10/12 novembre 2007, per procacciarsi un indebito profitto ed alfine di

appropriarsene, dopo aver forzato la porta di una cantina tagliandone la rete

metallica, sottratto a danno di PC 7 due bottiglie di vino, per un valore

complessivo di circa fr. 20.-;

1.6. danneggiamento

per

avere, a __________, all’interno dello stabile di Via __________ 16, nei giorni

10/12 novembre 2007, alfine di commettere il furto di lieve entità di cui al

quesito 1.5., intenzionalmente tagliato la rete metallica che ricopriva la

porta della cantina, causando un danno non meglio quantificato a PC 7;

1.7. infrazione

alla LF sugli stupefacenti

per

avere, senza essere autorizzato, ad __________, nel periodo marzo 2005 /

dicembre 2007, in alcune occasioni, offerto gratuitamente a __________

complessivamente circa due grammi di cocaina;

1.8. contravvenzione

alla LF sugli stupefacenti

per

avere, senza essere autorizzato, a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo settembre 2005 / 4 gennaio 2008, consumato personalmente un

imprecisato quantitativo di cocaina (almeno 3 grammi) e di marijuana (almeno 5 grammi);

e

meglio come descritto nell'atto d'accusa?

2. Deve

essere revocata la sospensione condizionale della pena di 25 giorni di detenzione di cui al DA

11.5.2005 del Ministero pubblico di Lugano?

3. Ha agito

in stato di scemata imputabilità?

4. Può

beneficiare della sospensione condizionale della pena, e se sì, in quale misura?

5. Deve

essere ordinata una misura terapeutica stazionaria?

6. Deve

essere ordinato un trattamento ambulatoriale?

7. Dev'essere

condannato al pagamento di un'indennità alle parti civili, e se sì, in quale

misura?

8. Deve

essere ordinata la confisca, rispettivamente il sequestro conservativo:

8.1. del

conto no __________ presso la UBS SA, sede di Manno, intestato a AC 1, con un saldo attivo, valuta al 4 gennaio 2008, di fr. 752.50;

8.2. del

telefono cellulare Nokia no. IMEI 355539011168307 con scheda SIM Orange __________;

8.3. del

portachiavi a forma di tartaruga con un chiave d’accesso allo stabile di Via __________

16 a Lugano?

Considerato, in fatto

ed in diritto

I. La

Vita

1. AC

1, oggi trentatreenne, è nato a __________, nota località balneare delle Marche.

Il padre, deceduto nel '94, aveva tre figli nati da un precedente matrimonio.

Di professione faceva il cuoco sulle navi. La madre, tuttora vivente, ha fatto

per anni l'inserviente presso vari alberghi ed in seguito la badante in una

famiglia, sempre a __________.

AC 1 ha un fratello minore, nato dal matrimonio

dei genitori, che attualmente studia all'università.

Riferisce di aver buoni contatti con la madre ed

il fratello che studia, mentre con i fratellastri ha sempre mantenuto contatti

piuttosto "blandi".

Essendo i genitori spesso assenti per ragioni di

lavoro, l'imputato ha raccontato di essere praticamente cresciuto presso la

nonna materna, almeno fino a quando la madre, assunta quale baby sitter in una

famiglia della zona, ebbe la possibilità di tenerlo con sé presso la famiglia

dove lavorava.

Frequentò con successo le scuole elementari ed in

seguito bocciò la seconda media. Successivamente si iscrisse alle scuole

regionali professionali da dove venne espulso a causa dell'abuso di bevande

alcoliche. Infatti, già a tredici anni avrebbe iniziato a bere in maniera

smodata e, poco più tardi, a fumare stupefacenti. Ma è soprattutto l'abuso di

alcol ad averlo accompagnato sin da piccolo per tutta la sua esistenza, tant’è

che nel 2002 tentò pure una cura disintossicante in una clinica di __________.

Professionalmente è stato attivo quale aiuto

panettiere presso la ditta di uno zio fin verso i 17 anni allorquando, per

dissapori con lo stesso titolare legati al consumo di alcol, lasciò l'azienda

per andare a fare lo scaricatore di porto fino alla chiamata alle armi.

Durante il servizio militare il padre si ammalò

gravemente e dopo qualche mese morì di ictus cerebrale. Terminati gli obblighi

di leva, tornò a lavorare per lo zio per circa un anno e mezzo. Successivamente

aprì una piccola ditta edile assieme ad un conoscente, ma gli affari non

andarono bene. In seguito conobbe l'ex marito di F__________, la sua compagna

degli ultimi anni, presso il quale venne assunto quale pittore. Nel 2001 si

scoprì che tale ditta fungeva in realtà da copertura per traffici di

stupefacenti. Fatto sta che il titolare venne arrestato e AC 1 rimase senza

lavoro. Già prima dell'arresto del suo principale, AC 1 era diventato l'amante

della di lui moglie, F__________, cittadina svizzera, madre di due figlie, che

a metà del 2004 fece ritorno nel nostro paese per svolgere l'attività di

cameriera in un bar di __________. Verso settembre 2004 AC 1 decise di raggiungerla. Fu così che si trasferì presso di lei in un appartamento sito in

via __________ 16 a __________ di proprietà della PC 1.

2. Nel

nostro paese AC 1 ha dapprima fatto l'aiuto panettiere presso il panificio __________

ed in seguito, in alternanza con varie attività saltuarie svolte per il tramite

della Job Contact, è stato assunto quale aiuto cuoco presso il ristorante “__________”

con uno stipendio mensile di ca. fr. 3'150.- al mese. Alle spese della casa

provvedeva prevalentemente la compagna. A carico di AC 1 non risultano debiti.

Al momento dell'arresto era al beneficio di un permesso B valido fino al 9

settembre 2012.

3. La

relazione con la compagna è andata via via deteriorandosi tanto che i due vivevano ormai da diversi mesi da separati in casa. Le relazioni intime erano

ormai inesistenti tanto che l'accusato ha spesso frequentato bordelli e saloni

di massaggio:

Devo dire che la mia vita sentimentale è stata

inizialmente "normale", in seguito, nell'ultimo periodo, intendo

nell'ultimo anno, ho avuto numerose esperienze sessuali.

Ho, infatti, iniziato a girovagare per i vari

locali notturni del Cantone, avendo rapporti sessuali con prostitute e

transessuali. Questo in quanto con F__________ era praticamente tutto finito,

almeno a livello sessuale.

lo allora ho cominciato a cercare altrove gli

stimoli sessuali, trovandone nelle prostitute e anche nei transessuali e nel

rapporto con coppie (orge di gruppo). Facendo sesso sia con uomini che con

donne.

Posso dire che frequentavo queste persone tre,

quattro volte al mese.

Per contro mi sentivo spesso con queste persone

telefonicamente, facendo capo ai vari annunci erotici pubblicati sui vari

quotidiani ticinesi.

Comunque solo nel corso dell'ultimo anno ho fatto

queste esperienze e solo dopo aver bevuto in quanto altrimenti non avrei mai

avuto il coraggio.

Devo anche dire che ho avuto queste esperienze

solo ed esclusivamente con persone provenienti da questi locali, nel senso che

non ho mai avuto relazioni con uomini o donne, al di fuori di queste

frequentazioni. Quindi in pratica sono andato solo con prostitute o ho

partecipato ad orge nei locali dove ciò accade…”

(PS AC 1 13.2.2008)

Con scritto 1. febbraio 2008 F__________ ha

sottolineato come la relazione con il AC 1 debba essere considerata

definitivamente chiusa ("tutto è finito"), decisione peraltro

condivisa pure dall'accusato, che ha comunque ricevuto qualche visita in

carcere da parte della ex compagna.

4. AC

1 non ha mai smesso il vizio di eccedere nel bere. Ha raccontato che sovente,

dopo il lavoro, si recava al bar e si ubriacava prima di far rientro a casa. A

volte ha fumato spinelli e sniffato pure cocaina.

Con decreto d'accusa 11 maggio 2005 è stato

condannato alla pena di 25 giorni di detenzione con la condizionale per tre

anni ad al pagamento di una multa di fr. 1'000.- per circolazione in stato di

ebrietà, infrazione e contravvenzione alla LStup.

La Sezione della circolazione gli ha quindi fatto

ordine di non circolare in Svizzera a tempo indeterminato imponendogli di

sottoporsi a regolari controlli presso il centro Ingrado. Il 12 agosto dello

stesso anno la Sezione degli stranieri gli ha pure notificato una formale

diffida a comportarsi in modo socialmente corretto, pena l'adozione di

provvedimenti quali l'allontanamento.

Tornando ai controlli medici tramite il centro

Ingrado, essi avrebbero dovuto essere effettuati a sorpresa onde consentire una

corretta valutazione. E' per contro emerso che l'accusato si è accordato con la

segretaria del dott. __________ presentandosi sempre di mercoledì mattina. Da

qui la diagnosi dello stesso dott. __________: "L'idoneità alla guida è

da ritenere sicura, la prognosi eccellente". Fatto sta che, nonostante

le perplessità già allora espresse dai responsabili del centro Ingrado, AC 1 è

per finire stato riammesso alla guida a far tempo dal 25 settembre 2005.

5. AC 1 ha pure precedenti in

Italia. Dall'estratto del casellario italiano risultano infatti 5 condanne e

meglio:

- 10

giugno 1996: al pagamento di una multa di Lit. 50'000.- per molestie;

- 26

novembre 1999: a un anno e sei mesi di reclusione con la condizionale ed al

pagamento di una multa di Lit. 300 mila per estorsione;

- 20

settembre 2001: a 10 mesi e 20 giorni di reclusione con la condizionale per

calunnia;

- 28

settembre 2001: a 5 giorni di arresto sostituiti con una multa di Lit. 300 mila

per ebrietà al volante;

- 4

giugno 2004: a 5 giorni di arresto sostituito con Euro 190 di multa per ebrietà

al volante.

AC 1, sia che sia, prima del suo arresto per i

fatti di cui in rassegna, non è mai stato in carcere.

6. Quanto al suo futuro ha ribadito in aula di accettare l'allontanamento dal nostro paese che le

autorità amministrative pronunceranno una volta cresciuto in giudicato il presente

giudizio e di avere l'intenzione di rientrare dalla madre e di sottoporsi ad

una cura disintossicante che gli consenta di star definitivamente lontano

dall'alcol e, quindi, di trovarsi un lavoro e vivere una vita normale.

Considerandi

II. Le

circostanze dell'arresto

1.

Dal

rapporto di arresto 4 gennaio 2008 si apprende:

In data odierna, verso le ore 02.40, veniva

chiesto l’intervento dei reparti mobili della Polizia cantonale poiché a __________

- Via __________ 16, era stato segnalato un incendio in un immobile abitativo.

L’origine dell’incendio veniva stabilito essere nei locali adibiti a cantina.

Il sopralluogo effettuato dalla Polizia

scientifica nel corso della mattinata, poteva accertare che le cause scatenanti

erano dovute al dolo e con più punti di propagazione delle fiamme.

In concomitanza con i primi accertamenti inerenti

le cause dell’incendio, i colleghi della Polizia Comunale di __________,

durante un normale controllo della circolazione stradale, avevano modo di

fermare e controllare il rubricato.

Questi era in un evidente stato alterato a causa

dei fumi dell’alcool e di conseguenza veniva accompagnato negli uffici dei

reparti mobili a Noranco per la prassi circa la constatazione di guida in stato

di inattitudine. Dal controllo del nominativo emergeva che AC 1 era già stato

oggetto di inchiesta in relazione ad un incendio avvenuto in data 09.12.2006 a __________

su Via __________ 20. Oltre a ciò, gli agenti notavano che AC 1 aveva le mani

sporche, come se fosse entrato in contatto con del materiale bruciato

(fuliggine).

Si procedeva quindi ad un ulteriore e più

approfondito interrogatorio, dove inizialmente l’accusato negava

categoricamente il suo coinvolgimento. Di seguito modificava la sua versione,

indicando quali probabili autori due suoi conoscenti i quali sarebbero stati da

lui visti nel garage dello stabile in Via __________ 20, il 09.12.2006, poco

prima che divampasse l’incendio. Dando seguito alle sue dichiarazioni, si

procedeva ad identificare le due persone, una delle quali veniva rintracciata

ed assunta a verbale.

Nel contempo, notando che la versione di AC 1 era

poco credibile, si approfondivano ulteriormente le sue dichiarazioni. AC 1

continuava ad accusare dei fatti A__________ (suo conoscente ed ex vicino di

casa) nonché J__________ (persona che gli ha tinteggiato l’appartamento al

momento del trasloco). Da parte nostra, dopo aver effettuati i controlli che le

circostanze richiedevano, si raggiungeva il convincimento che la versione resa

da AC 1 era inveritiera.

Si procedeva così alla perquisizione domiciliare

del AC 1 dalla quale però nulla emergeva. Durante la successiva audizione,

dietro precise contestazioni, AC 1, finalmente non poteva far altro che

ammettere le proprie responsabilità inerenti l’incendio constatato questa notte

in Via __________ 16. A fronte di ulteriori contestazioni, ammetteva pure di

essere l’autore dell’incendio scoppiato nello stabile di Via __________ 20 a __________ in data 09 dicembre 2006.

A precisa richiesta, sui motivi che lo hanno

indotto a compiere gli incendi, AC 1 ha motivato il tutto con dei rancori

personali nei confronti del custode dello stabile in Via __________ 16 (H__________)

il quale, a suo dire, gli avrebbe mancato di rispetto in più occasioni. Per quanto concerne l’incendio di Via __________ 20, la sua rabbia era dovuta ad una disdetta di un

contratto per un posteggio coperto, intimatagli dall’amministrazione e a suo

dire ingiustificata.”

2.

In

realtà AC 1 venne fermato al volante della vettura BMW __________, intestata

alla F__________, da una pattuglia della Polizia comunale di __________ che lo

aveva notato ripartire a forte velocità. Il tasso di alcolemia riscontrato a

quel momento è risultato essere variante tra l'1,93 ed il 2,49 per mille.

III. I

fatti dell'atto di accusa

L'imputato è reo confesso. In ordine cronologico,

i fatti possono così essere riassunti, rinviando per maggiori dettagli alla

documentazione in atti.

1.

L'accusato

ha ammesso che sin dal suo trasferimento nel nostro paese ha saltuariamente

fatto uso di droghe quali la cocaina e la marijuana. In qualche occasione ha

pure offerto cocaina ad una sua amica, tale __________:

… per quel che concerne gli stupefacenti preciso

che, dal marzo 2005 sino al giorno del mio arresto, avrò consumato al massimo

cinque grammi di marijuana, sostanza che non ho mai comperato ma che mi è stata

offerta da conoscenti occasionali sia al __________ che nel Luganese in

situazioni simili a quella descritta per i fatti del 04.01.2008. Queste offerte

gratuite da parte di terzi saranno avvenute un 10/15 volte. Per quel che

concerne invece la cocaina e sempre nello stesso periodo, dichiaro che l’ho

comperata per il tramite di certa __________ che abita ad __________ a cui

anticipavo i soldi. Tramite lei, sempre ad __________, avrò comperato un 5 grammi di cocaina, che ho consumato ad __________ offrendone in minima parte a __________. Stimo

queste offerte in circa 2 grammi di cocaina.”

(MP 08.02.2008).

I reati di cui a n. 8 e 9 dell'atto d'accusa,

ammessi, meritano piena conferma.

2.

Nel

2005.

AC 1, benchè abitasse presso la sua compagna, ha dichiarato di vivere presso

il vicino PC 18, affinché l'amica continuasse a percepire maggiori sussidi:

…per precisare che giunto in Svizzera io ho

abitato in Via __________. Dopo sono andato in Via __________ 16 e benchè

abitassi stabilmente da F__________, formalmente ero inquilino di PC 18. Ciò

sarà durato per un sei o sette mesi cioè fino a quando è stato fatto un nuovo

contratto di locazione intestato sia a me che a F__________. Ciò è stato anche

fatto poiché così facendo, cioè non figurando come conduttore con un’entrata in

famiglia, F__________ poteva continuare a beneficiare degli assegni famigliari

dell’ufficio statale competente di Bellinzona e ciò per un importo di circa fr.

500.

-mensili. Era un assegno di assistenza che gli dava l’ufficio di Bellinzona e non aveva niente a che vedere con le figlie. Dichiaro che sono io che ho

avuto questa idea e ne ho parlato con F__________ che si è dichiarata

d’accordo. Preciso rispondendo al PP che la decisione di poi fare un contratto

intestato ad entrambi è avvenuta poiché eravamo stati “scoperti” nel senso che

erano arrivate delle lettere in questo senso dalla diocesi o dall’ufficio statale. Se non le avessimo ricevute forse avremmo continuato.”

(MP 08.02.2008).

Da qui l'accusa di truffa esposta al n. 3 dell'AA.

Il reato, peraltro incontestato, merita conferma senza ulteriori considerazioni,

tali false indicazioni avendo consentito alla donna di percepire sussidi non

dovuti per complessivi fr. 3'150.-.

3.

AC

1.

si è reso protagonista di diversi incendi intenzionali, commessi tutti per

futili motivi e, a suo dire, in preda all'alcol. Verranno qui di seguito

riassunti i fatti essenziali, rinviando per il resto il lettore agli atti

d'inchiesta.

a) Martedì

11.

aprile 2006 andò a fuoco il palazzo di via __________ 16 dove abitava

l'accusato. Nel rapporto di Polizia si legge:

La mattina di martedì 11 aprile 2006, verso le

ore 05.40, a __________ - Via __________ 16 - ci fu il primo incendio commesso

da AC 1, ai danni dello stabile abitativo conosciuto con il nome di “__________”.

Verso le ore 05.40/05.45 l'inquilina PC 7, residente al piano terra

dell'immobile indicato, fu svegliata da rumori, descritti dalla medesima come “un

oggetto pesante trascinato al suolo”, provenienti dall'esterno

dell'appartamento. In un primo momento la donna pensò a dei ladri introdottisi

nel palazzo, mentre successivamente, percependo odore di bruciato, ebbe modo di

capire che si trattava di un incendio. In queste circostanze notò che dallo

spiraglio sotto la porta principale, del fumo si stava sprigionando all'interno

dell'appartamento.

Dopo aver svegliato la figlia, le riferiva di

chiamare i pompieri, riuscendo nel frattempo a sigillare la porta ed evitare

così che altro fumo entrasse nei locali. Alle ore 05.50, __________, compose il

117.

Per il tramite degli agenti di polizia venivano allertati i pompieri che,

tempestivamente, raggiungevano il luogo dell'incendio. Al loro arrivo l'origine

delle fiamme venivano localizzate nel seminterrato adibito a cantine, dove

erano stati costruiti dei box, con pareti divisorie composte da una struttura

in legno. Le fiamme venivano estinte alle 06.35.

Oltre ai pompieri, intervenivano i reparti mobili

della Polizia Cantonale, la polizia città di __________, e precauzionalmente i

militi di Ticino Soccorso. In quelle circostanze, considerando la forte

presenza di fumo, i pompieri, coadiuvati dalla polizia comunale, decidevano di

procedere ad un’evacuazione totale delle persone presenti. Nella mattinata

interveniva pure la polizia scientifica che procedeva alla fissazione dello

stato dei luoghi mediante documentazione fotografica, nonché alla stesura di un

rapporto tecnico.

Gli accertamenti effettuati sul posto, hanno

permesso di stabilire che la porta d'accesso della cantina oggetto dell'incendio,

presentava segni di scasso.

(…)

Alfine di assumere informazioni utili

all'inchiesta, gli inquirenti ebbero modo di interrogare tutti gli inquilini

dello stabile. La quasi totalità degli affittuari riferirono di aver notato

persone estranee aggirarsi all'interno del palazzo, ed in particolare nel piano

seminterrato. A loro gIudizio, era proprio il custode dell'immobile abitativo,

signor H__________, che permetteva l'accesso a queste persone, con l'intento di

mettere a loro disposizione un alloggio, facendoli pernottare nelle cantine o

nella lavanderia condominiale.

Il custode, interrogato in merito, ammetteva di

aver permesso a delle persone estranee di accedere al piano seminterrato,

precisando come una di queste persone era di origine straniera e priva di un

permesso (n.d.r.: per

l’ospitalità offerta a questa persona priva di permesso H__________ è stato

denunciato per aiuto al soggiorno illegale). Questo suo

agire, era da ricondurre, in buona sostanza, a motivi umanitari.

Fu proprio questo fattore, ovvero l'impossibilità

di stabilire chi e quante persone avessero accesso al palazzo, nonché la

mancanza di un movente preciso in rapporto al box

incendiato, che non permise all'epoca, di

avanzare sospetti nei confronti di una persona precisa.

In effetti, dalla deposizione di PC 16,

usufruttuaria del box, emergeva come ella non aveva avuto problemi con nessuno,

sia nei confronti di persone che risiedevano

nell'immobile, che con persone estranee al

condominio. Per completezza, veniva interrogato pure il figlio __________,

residente nell'appartamento della madre, ma nulla emerse.

(…)

Solo l'arresto di AC 1, e le successive

ammissioni e descrizioni dei fatti, permettevano di far piena luce sulla

dinamica dell'incendio e sui motivi che lo avevano portato a compiere tale

atto.

La ragione del gesto è da ricondurre in buona

sostanza al rapporto di amicizia e confidenza tra l'ex convivente di AC 1, F__________,

e PC 16, affittuaria del box andato in fiamme. A dire dell'accusato,

quest'ultima era troppo invadente e s'intrometteva nella loro vita

sentimentale. Una sera, decideva così, usando la terminologia dell'accusato, di

fargliela pagare…”

Così AC 1:

Di fatto, le frustrazioni che avevo emergevano

in maniera esasperata ed i torti che normalmente riuscivo a gestire. Quindi,

una sera di inizio aprile, dopo aver terminato di lavorare, mi sono fermato al __________

in Via __________ ed ho bevuto molto. Penso di essere rientrato a casa

direttamente, senza passare per altri locali, ed ero ubriaco.

Ho parcheggiato la mia vettura all’esterno del

mio domicilio e mi sono incamminato verso casa; ad un certo punto ho iniziato a

fumare e mi sono attardato all’esterno rimuginando sui motivi per cui avevo

litigato con la mia compagna. Ero quindi arrivato alla conclusione, che il

nostro litigio era da imputare ad una nostra vicina che continuava a

presentarsi a casa nostra, parlare di gatti, facendo i tarocchi alla mia

compagna e quindi in sostanza a rompere le scatole.

Questo mio pensiero mi ha portato a decidere di

fargliela pagare e di conseguenza ho pensato di scendere in cantina e dare

fuoco ai suoi oggetti. Ho quindi attuato quanto avevo in mente e dopo essere

sceso nei sotterranei, mi sono diretto verso il suo box - cantina, e con l’accendino

ho dato le fiamme ad alcuni sacchi di vestiti presenti. Ho visto che una

fiammella iniziava ad ardere e a quel momento sono risalito in casa. Io pensavo

che il fuoco si sarebbe limitato al sacco dei vestiti da me incendiato.

(….)

Dopo essere risalito in casa, e trascorse alcune

ore in sala, ho udito le sirene dei pompieri ed ho capito che avevo fatto una

cazzata; questi intervenivano per spegnere l’incendio che avevo appiccato io.

Ho cominciato ad avere paura che mi scoprissero visto il “casino” che avevo

creato, ma non ho detto nulla anche per paura della figura che avrei fatto.”

(PS 08.01.2007, recte: 2008).

La vittima designata è tale PC 16, che abitava

nello stesso palazzo: si tratta di una signora di ca. 70 anni che per la verità

ha dichiarato di aver incontrato qualche volta F__________ e di averla

ascoltata, senza darle particolari consigli, precisando che, semmai, aveva

avuto delle discussioni con un’altra locataria che l’aveva accusata di essere

responsabile di un precedente incendio, avvenuto nel 2004, di origine colposa.

Che dire: alla PC 1 converrebbe aumentare la frequenza delle benedizioni dello

stabile che appare, da questo profilo, alla luce dei fatti, piuttosto

maledetto.

Quanto ai danni si rinvia al testo stesso

dell'atto di accusa (n. 2.1.) che fa stato delle cifre notificate dalle parti

danneggiate.

b) Il 9

dicembre 2006 AC 1 mandò in fiamme il palazzo di via __________ 20, nel

seminterrato del quale aveva preso in locazione un posteggio. Anche in tal caso

per motivi del tutto irrisori.

Dal rapporto di Polizia si apprende:

La mattina di sabato 9 dicembre 2006, verso le

ore 01.30, a __________ - Via __________ 20 - ci fu il secondo incendio

commesso da AC 1, ai danni dello stabile abitativo conosciuto con il nome di

"__________". Verso le ore 01.30, l'allora testimone AC 1, compose il

117, segnalando di aver udito un odore acre, di bruciato, provenire

dall'interno dell'autorimessa; nella stessa usufruiva di un parcheggio.

A seguito della segnalazione, gli agenti di

polizia allertavano i pompieri che, tempestivamente, raggiungevano il luogo

dell'incendio. Al loro arrivo l'origine delle fiamme venivano localizzate

nell'autorimessa della residenza.

Sul posto intervenivano i pompieri, i reparti

mobili della Polizia Cantonale, la polizia città di __________, e

precauzionalmente i militi di Ticino Soccorso. In quelle circostanze,

considerando la forte presenza di fumo, le forze dell'ordine procedevano

all'evacuazione completa delle persone presenti.

Solo nella mattinata, quando l'incendio era stato

spento completamente ed il calore all'interno della struttura si era attenuato,

interveniva la polizia scientifica che procedeva alla fissazione dello stato

dei luoghi mediante rilievi fotografici, nonché alla stesura di un rapporto

tecnico.”

In quell'occasione fu proprio AC 1 a chiamare la Polizia. Venne sentito quale testimone e negò ogni responsabilità affermando:

Finito il lavoro ho preso la vettura BMW targata

__________, di proprietà di F__________, ed ho raggiunto il posteggio sotterraneo

numero 1c sito nello stabile di Via __________ 20.

Quando sono entrato nel garage la porta di

accesso al garage era aperto. Intendo dire che non ho dovuto utilizzare il

telecomando per poter aprire il portone. Questi era come detto aperto.

Entrato nel sotterraneo, mi sono diretto al

posteggio 1c sito di fronte al portone di accesso al garage. Appena posteggiata

l'auto, ho spento il motore ed ho aperto la portiera per poter scendere dal

veicolo.

A quel momento udivo dei rumori come di qualcosa

che veniva spostato. Io istintivamente mi voltavo verso questi rumori, che

provenivano dal fondo del garage, nella zona dove si trova un armadietto,

dietro ad una colonna. Alla sinistra rispetto al mio posteggio. Guardando verso

l'armadietto notavo dei movimenti, o meglio delle ombre, non so indicare se

fosse stata una o più ombre, che si spostavano davanti all'armadietto. In

pratica vedevo queste ombre davanti all'armadietto ma non saprei dire se fosse

una o più persone. Io non mi sono preoccupato più di quel tanto, ma comunque ho preferito accelerare il passo e sono uscito dal garage passando dal portone

di accesso per le auto. Mi sono cosi recato al mio domicilio dove mi accorgevo

subito che avevo lasciato il telecomando nell'auto. Ovviamente a corsa ritornavo

al garage, questo in quanto se il portone si fosse nel frattempo chiuso, il

mattino seguente non avrei potuto scendere nel garage per prendere l'auto.

Infatti non ho la chiave del portone dello stabile per poi scendere in garage.

Giunto al portone, ovviamente questo si era già richiuso. Io allora stavo

ritornando sui miei passi per tornare a casa quando dai finestroni laterali del

garage notavo del fumo denso colore bianco uscire. Subito mi preoccupavo di

andare all'entrata dello stabile e di suonare i campanelli degli appartamenti

dicendo a chi rispondeva che c'era una puzza strana e del fumo.

Se non sbaglio una inquilina di nome __________

mi apriva la porta ed io entravo nello stabile e scendevo verso il garage. Qui

mi accorgevo che vi era un fumo densissimo colore bianco e che era impossibile

proseguire. Ritornavo quindi indietro e telefonavo alla Polizia segnalando un

probabile incendio. Subito dopo aver telefonato ritornavo ai campanelli e

citofonavo nuovamente a tutti gli inquilini dicendo loro di che c'era qualcosa

di strano in garage. Poco dopo giungeva la Polizia ed i Pompieri.

A precisa domanda rispondo che non ho visto

persone entrare o uscire dal garage mentre mi trovavo davanti allo stabile e

nemmeno ho visto chiaramente persone mentre stavo posteggiando l'auto.”

(PS 09.12.2006).

Tale versione la ribadì pure in un'intervista che

rilasciò lo stesso giorno alla TSI in occasione di un servizio andato in onda

durante “Il Quotidiano”, noto programma di cronaca locale: disse di aver

visto tutto ed effettivamente aveva proprio visto tutto.

Come riferito, le versioni rilasciate “all'epoca”

da AC 1 lasciavano alcune perplessità. Le ombre intraviste, l'impossibilità di

riferire agli inquirenti il numero delle supposte persone, il completo disinteresse

alle possibili persone all'interno dell'autorimessa, ecc., creavano negli

inquirenti il sospetto che la realtà dei fatti potesse essere diversa. Ci fu

quindi un secondo interrogatorio, nel quale si volevano approfondire con dei

dettagli la sua situazione professionale nonché cosa aveva fatto quella sera.

Successivamente venne interrogata la datrice di

lavoro di AC 1, la quale escluse che la sera dei fatti l'allora testimone avesse

lavorato nel suo ristorante. La donna riferì che AC 1, da metà stagione 2006, era

divenuto inaffidabile e ingestibile, a causa delle svariate assenze dal lavoro,

dei continui ritardi e a volte, del suo stato psico-fisico alterato. Venne

nuovamente verbalizzato AC 1, questa volta nella veste di indiziato, ma negò

categoricamente il suo coinvolgimento nell'incendio. Ribadì insistentemente che

la sera dei fatti aveva svolto normalmente la sua attività professionale sino

alle ore 00:30.

Vennero quindi effettuati ulteriori e

approfonditi controlli circa la sua presenza, la sera dei fatti, al ristorante “__________”,

a seguito dei quali emerse che la datrice di lavoro si era sbagliata; AC 1 era

stato presente al ristorante nel quale aveva lavorato, sino alle 00:30 del 12

dicembre 2006.

Nonostante i numerosi sospetti emersi, ovvero

l'incendio avvenuto pochi mesi prima nell'immobile in cui AC 1 risiedeva, un

secondo incendio dove egli aveva in affitto un parcheggio e la dinamica dei

fatti che lasciava delle perplessità, non si riuscì a provare, con elementi

concreti, il coinvolgimento dell'indiziato negli atti criminosi.

Anche in questa circostanza, come avvenne per il

primo incendio, la mancanza di un movente preciso in relazione ai veicoli

incendiati, non permise all'epoca di progredire nelle indagini.

AC 1 ha ammesso le sue responsabilità solo dopo

il suo arresto:

Da parte mia non ce la faccio più a tenermi

dentro queste cose e confesso che sono io l'autore dell'incendio avvenuto la

notte del 09.12.2006 in cui avevo appiccato il fuoco ad alcune macchine nei

garage sotterranei dello stabile dì Via __________ 20. Uscito mi ero però

preoccupato di chiamare gli inquilini per farli uscire.

In quel caso avevo dato fuoco al garage perché ci

avevano dato la disdetta per il posteggio ed io reputavo ingiusta questa cosa

e, preso dalla rabbia, e dall'alcool, ho agito in quel modo.”

(PS 04.01.08).

Quanto a movente e modalità, sempre AC 1:

All'interno del garage, appena sceso dall'auto, ho

visto il veicolo di un membro dell'amministrazione con il quale avevo avuto

verbalmente dei diverbi a causa di rimproveri che mi muoveva circa il mio

rientro a tarda notte e dai conseguenti rumori che causavo aprendo il garage,

la rabbia ha cominciato a montare e divenire incontrollabile. Ho visto che

sopra l'armadietto posizionato di fronte della macchina vi era un piccolo

cuscino che ho preso con l'intenzione di usarlo per incendiare l'auto di questa

persona. L'ho quindi posizionato sotto le ruote anteriore di una macchina

rossa, che sapevo essere di questa persona, ed ho acceso il fuoco al cuscino

usando l'accendino che ho sempre con me.

Sono subito uscito dal garage, dirigendomi verso

casa e fumandomi una sigaretta. In queste circostanze ho sentito un forte"

botto" e sono ritornato sui miei passi per vedere attraverso le finestre

del garage. Ho subito notato che vi erano delle fiamme ed ho capito che avevo

fatto l'ennesima cazzata.

ADR: che

ho chiamato i pompieri per farli intervenire in quanto le fiamme si stavano

propagando.

Dopo aver allertato i pompieri, ho suonato i

campanelli degli inquilini alfine di avvertirli e farli evacuare in quanto avevo percepito che il fumo si stava diffondendo.

Poi visto il trambusto, non ho più avuto il

coraggio di fare nulla e così ho inscenato la mia personale verità,

dichiarandomi teste e di aver visto due sconosciuti quando ero rientrato nei

garage poco prima dell'incendio.

Il mattino dopo, sono stato contattato dalla

polizia e sono stato interrogato come testimone. Ho pure rilasciato una piccola

intervista alla televisione in cui dicevo che avevo sentito dei rumori e, dopo

aver notato le fiamme, ho allertato i pompieri ed i vicini. Cercavo di

"coprire il fatto" che ero stato io a provocare intenzionalmente

l'incendio.

ADR: che

mentre stavo mettendo il cuscino sotto la ruota della vettura e appiccavo il

fuoco, pensavo che gliela avrei fatta pagare a quello persona.

ADR: che

non so perché uso il fuoco per dar sfogo alle mie frustrazioni, ma devo dire

che non ho mai pensato a qualche altro metodo. Il fuoco è veloce e più

distruttivo. Comunque tengo a precisare che non ho nessuna "passione"

per il fuoco e questo non provoca alcuna sensazione particolare; in effetti,

dopo aver dato alle fiamme qualcosa, di solito mi allontano e non sto a

guardare.

(…)

ADR: che

mentre effettuavo gli incendi, non portavo dei guanti in quanto gli atti non erano premeditati. Erano frutto unicamente di raptus di rabbia.

D1: Per

quale motivo, per l'incendio avvenuto il 09.12.2006 a __________ in Via __________

20, sentito quale indiziato, aveva acconsentito nel sottoporsi al test DNA

sapendo di essere l'autore?

R1: Perché

ho pensato che gli inquirenti non avrebbero trovato nessun tipo di DNA in quanto il fuoco è distruttivo e non avrebbe permesso dei rilievi del genere. Sicuro che tracce di

DNA suoi luoghi dove io avevo appiccato l'incendio non ve n'erano, ho deciso di

pure acconsentire a questa pratica sapendo che non mi avrebbero scoperto.”

(PS AC 1 08.01.2007, recte: 2008).

Per quel che è dei danni si rinvia, anche in

questo caso, al testo dell'atto d'accusa (n. 2.2.).

c) Non pago

delle citate performance, fors'anche per variare un po' il genere di reato, tra

il 10 ed il 12 novembre 2007, AC 1 rubò pure, dalla cantina di PC 7, inquilina

di un appartamento del medesimo palazzo, due bottiglie di vino (del valore di

ca. fr. 20) che si scolò in poco tempo. Per compiere tale atto tagliò pure la

rete metallica che delimita la cantina. Da qui le accuse di furto e di

danneggiamento esposte ai n. 4 e 5 dell'AA.

d) Il 9

dicembre 2007, ossia a un anno esatto dall'incendio del palazzo di via __________

20, AC 1 ricominciò ad appiccare il fuoco. Questa volta lo fece a danno della

vettura di tale B__________ per vendicarsi di una reazione di gelosia che il

suo compagno avrebbe avuto nei di lui confronti dopo che la donna gli si

sarebbe strusciata contro durante un momento passato al bar a bere alcol.

Così AC 1:

Con il passare del tempo in carcere, e

continuando a riflettere, sono emersi nella mia testa dei flash, in cui ricordo

di aver perpetrato, in almeno un caso, di aver incendiato un veicolo, o di aver

tentato di farlo. Rammento che era nel fine settimana dell'8/9 dicembre 2007. In quel fine settimana avevo operato il trasloco e la settimana prima avevo noleggiato un

furgone all'lKEA, telefonando a questa ditta. Ricordo che il sabato pomeriggio,

08.12

, ho riportato il furgone all'lKEA, penso fossero le 15.00, e dopo

aver riportato il veicolo a casa al nuovo indirizzo di Via __________ sono

uscito a piedi da solo.

Mi sono recato al chiosco, il quale è ubicato in

Via __________, vicino al ristorante __________ per bere birra. Sono rimasto in

quel luogo un paio d'ore, penso fino alle 20.00, e successivamente rammento che

ho avuto un diverbio con una donna in quanto lei mi stava troppo vicino e per

intenderei si “strusciava” contro di me. Ad un certo punto, nel locale è

entrato il marito di questa signora che, geloso, mi ha detto delle frasi in quanto non gli piaceva il comportamento della consorte.

Sono quindi uscito, verso le 20.00/20.15 e sono

rientrato al mio domicilio nuovo. Ricordo di essere rimasto nell'appartamento

una mezzoretta circa, ed essendo F__________ al vecchio indirizzo, sono

nuovamente uscito con l'intenzione di recarmi all'abitazione di Via __________

da F__________.

Durante il tragitto ho chiamato F__________,

chiedendole se voleva mangiare una pizza. Lei rispondeva di aver già cenato con

le figlie. Ho allora deciso di fermarmi al ristorante __________ di Via __________

a __________ per mangiare qualcosa.

Sono rimasto in questo luogo per circa un'oretta,

forse anche di più, mangiando qualcosa e bevendo una bottiglia di vino bianco.

Finita la cena, penso di essere andato direttamente al ristorante __________ a __________

e qui ho continuato a bere vino. Sono rimasto nel locale sino alla chiusura,

che è avvenuta circa alla 01.30, ed in seguito sono uscito girovagando nei

pressi della Banca finendo ad un certo punto in un viottolo a __________.

Da quel momento ho dei flash, e mi vedo mentre

cerco di incendiare un'auto. Non ho peraltro ricordi di che auto fosse, se ha

preso o no fuoco.

ADR: che

mentre mi trovavo al __________, mentre ne uscivo alla chiusura, ho incrociato

il marito della signora menzionata in precedenza (quella che si strusciava), e

con lui ho avuto ancora una discussione verbale. Lui era arrabbiato con la

moglie e se l'era presa nuovamente con me per il comportamento di sua moglie.

Penso che dopo il diverbio avuto con quella persona, di cui non conosco il

nome, e il molto alcool bevuto, sono stato colto dalla solita rabbia che non

riesco a controllare.

Infatti,

quando stavo rientrando a casa, dopo aver girovagato senza una meta fissa, mi

sono recato in questo vicolo e qui ricordo di aver dato alle fiamme una

vettura.

ADR: non

ricordo l'auto in questione e se questa fosse il veicolo della persona con cui

ho litigato o sia in relazione con queste persone.

Facendo mente locale, mi ricordo che l'auto a cui

ho dato fuoco era il veicolo della persona con cui ho litigato. Infatti, mentre

stavo uscendo dal ristorante __________, l'ho visto scendere dall'auto e

venirmi in contro. Abbiamo discusso e terminato il diverbio, me ne sono andato

girovagando nei pressi della banca a __________. Penso verso le 03.00, mentre

rientravo al nuovo domicilio, ho notato la vettura e con l'accendino dato alle

fiamme il veicolo. Non so spiegare nel dettaglio in che parte dell'auto ho

appiccato le fiamme, ma so ricordo di averlo fatto.

ADR:

che effettivamente, parlandone con gli inquirenti, narrando la storia e i

flash, posso dire che sono sicuro di aver appiccato le fiamme a questa auto.

ADR: la

mia intenzione, in quelle circostanze era fargliela pagare e volevo dargli

fuoco alla sua vettura per distruggergliela. Non volevo far male a nessuno ma

unicamente prendermela con quella persona in quella maniera.

ADR: In

questa circostanza, come in tutte le altre occasioni in cui ho incendiato

qualcosa, la mia intenzione era quella di creare il maggior danno possibile

senza far male a nessuno. Quando incendiavo i veicoli, la mia intenzione era

quella di arrecare il maggior danno possibile, se bruciava completamente ero

contento. Questo relativo allo stato d'animo che avevo al momento in cui

appiccavo gli incendi. Infatti, ricordo la mattina dopo aver incendiato il

veicolo di C__________, vedendo che la macchina non era bruciata completamente,

ho avuto come una sensazione di sollievo. Con questo voglio dire che, dopo aver

accesso il fuoco volevo che tutto il veicolo bruciasse mentre la mattina dopo,

vedendo che non era così, ed essendo sobrio, ero felice che non fosse accaduto

quanto volevo la sera.”

(PS 13.02.2008).

L'incendio provocò solo danni materiali (in

particolare al veicolo, del valore di poco inferiore a fr. 20'000.-, che è

andato distrutto), ma ha pure causato un grosso spavento per il boato che ha ingenerato.

Pure il compagno della vittima che, convinto di poter risolvere l'incendio da

solo, dovette per finire essere addirittura bloccato con la forza riportando la

frattura di un dito e la di lui compagna che, complice forse uno stato di non

particolare sobrietà, dichiarò la sua intenzione, visto l'incendio, di gettarsi

dal balcone con la figlia piccola, hanno per finire uno shock.

Nel rapporto d'intervento si legge:

Durante lo stesso controllo, appunto, verso le

ore 0230,udivamo un forte boato, simile ad una deflagrazione. Volto così lo

sguardo in direzione della presunta provenienza del rumore, avevamo modo di

notare delle fiamme. Immediatamente richiedevamo, tramite la nostra centra

operativa RM2, l’intervento dei Pompieri. Raggiungevamo così Via __________

dove avevamo modo di notare una vettura in fiamme su Vicolo __________. Dopo

gli accertamenti si è potuto stabilire che trattavasi di una Opel Astra,

targata __________. L’abitacolo di detta vettura era già avvolto dalle fiamme.

Il collega gend __________, sceso dalla vettura si avvicinava alla vettura

passando sotto ad un sottopasso ivi presente. Da parte mia restavo presso la

vettura dove collocavo i dovuti cartelli di segnalazione Polizia e prendevo

contatto con la nostra centrale al fine di far accelerare l’intervento dei

Pompieri e spiegare nei dettagli quanto stava accadendo. In un attimo le fiamme

aumentavano di volume non permettendomi così di raggiungere il collega

usufruendo del sottopasso di Vicolo Vecchio. Dopo alcuni istanti avevo modo di

udire le grida di un uomo che a gran voce chiedeva quanto ci sarebbe voluto

all’arrivo dei Pompieri. La stessa persona urlava pure che nella vettura vi era

una bombola di gas. Prontamente da parte mia avvisavo la centrale operativa

della Polizia Città di __________ al fine di velocizzare l’intervento dei

Pompieri e richiedevano l’intervento di una loro pattuglia. Durante l’attesa,

attraverso le fiamme, avevo modo di notare qualcuno che si avvicinava alla

vettura o per lo meno tentava di avvicinarvisi. In tale frangente avevo modo di

udire una persona, che non era il collega, che urlava in maniera aggressiva,

purtroppo non comprendendo cosa dicesse. Dopo un attimo udivo il collega gend __________

che via radio chiedeva il mio aiuto. Mentre mi avvicinavo alla vettura di

servizio notavo, attraverso la parte meno intensa delle fiamme, una sagoma blu

di fianco ad una sagoma chiara più bassa. Appena salito nella vettura, pronto a

raggiungere il collega passando da Via __________ e di seguito Via __________,

mi veniva comunicato, appunto dal collega gend Lucchini, che era giunta sul

posto pure una pattuglia Polizia Città di __________ che gli aveva prestato

collaborazione. Giungevano così anche i Pompieri che senza problemi domavano le

fiamme. Rilevata la mia postazione da una pattuglia Polizia Città di __________,

raggiungevo il collega gend __________ che mi rendeva partecipe di quanto accaduto. Spiegandomi che la persona, da me udita, identificata nel noto G__________,

voleva avvicinarsi alla vettura in fiamme e lui, per evitare il peggio, tentava

di impedirglielo. L’uomo però reagiva in malo modo costringendo il collega ad

ammanettarlo.

G__________ veniva poi tradotto dalla pattuglia,

composta dall’app __________ e dalla gend __________, al PS dell’OCL per il

prelievo del sangue, poiché sospettando che l’individuo aveva condotto il

veicolo, nonostante privo di licenza di condurre perché in revoca a tempo

indeterminato.

Presso detto nosocomio egli si rifiutava di

sottoporsi agli accertamenti atti ad accertare l’incapacità alla guida.

Veniva comunque sottoposto a visita medica ove

gli venivano riscontrate alcune escoriazioni e più precisamente alle spalle,

allo zigomo sinistro ed al polso destro ed inoltre la frattura di un dito alla

mano destra."

Dal canto suo B__________:

…mi svegliavo verso le ore 02.15. In quel

frangente notavo che G__________ aveva fatto rientro a casa e si era appisolato

sul divano in salotto. …lo svegliavo... In quel momento egli mi spiegava di

sentire un odore di bruciato... G__________ uscendo sul balcone notava che

l'incendio interessava la mia auto. Sapendo che vi era una bombola di gas vuota

all'interno del baule egli cercava disperatamente le chiavi per poterla aprire.

Non trovandole gli davo immediatamente le chiavi che avevo in mio possesso.

Egli allora si infilava solo un paio di pantaloni e scendeva sul piazzale dove

aveva modo di aprire il baule e di togliere la bombola.

Nel frattempo io ero preoccupata che l’incendio

raggiungesse il nostro appartamento. … controllavo dalla finestra... vedendo

che vi era parcheggiata una vettura della Polizia inizialmente intendevo

gettarmi con mia figlia tra le braccia, sul cofano dell’auto. L'agente però mi

tranquillizzava e così rientravo in salotto, tenendo la bambina con me.

In un paio di occasioni andavo sul balcone in quanto sentivo G__________ urlare e controllavo cosa stesse succedendo. All’esterno notavo che G__________

era impegnato in una colluttazione con un agente di Polizia"

(PS 17.12.2007)

e) Passato

il Natale, AC 1, già la notte tra il 28 ed il 29 dicembre 2007, si rimise ad incendiare.

Questa volta gli andò, per così dire, meno bene, il fuoco non essendosi

propagato e, a mente della pubblica accusa, i fatti non essendo costitutivi di

reato consumato, ma solo tentato.

Quanto al movente, l'accusato ha raccontato che

il marito della vittima si sarebbe preso gioco di lui schernendolo al bar,

tacciandolo di ubriacone.

Questa la versione dell'accusato:

Per continuare il mio racconto, devo dire che il

venerdì prima di Natale, credo che fosse il 23 dicembre 2007 o 24 dicembre

2007, dopo aver terminato il lavoro sono rientrato al mio domicilio e mi sono

fatto una doccia. Verso le ore 18.15 sono uscito nuovamente per andare in

centro __________. La mia intenzione era quella di andare dalla mia ragazza per

accompagnarla dal lavoro a casa, ma come spesso succedeva, mi sono fermato in

vari locali a bere. Mi sono ubriacato come al solito e verso le ore 00.30 -

01.00

decidevo di andare a casa.

Se ben ricordo, in quella giornata, non avevo

avuto particolari problemi ed ero tranquillo. Sta di fatto che nel tornare a

casa a piedi, nel camminare, scendendo su Via __________, dopo il cantiere ivi

presente, vi era la macchina di C__________. Questa persona, al bar __________,

esercizio pubblico che si trova vicino al mio ex domicilio, continuava a prendermi

in giro, mi sfotteva ed alcune volte mi umiliava. Percorrendo quindi la via, e

sentendo vivi questi ricordi, è aumentata la mia rabbia.

All’esterno del cantiere citato ho rinvenuto

degli stracci che erano a terra, li presi e li ho messi sotto la ruota

posteriore destra del veicolo e ho dato fuoco. Ricordo che si trattava di una

vettura verde.

Mi sono allontanato e camminando ho raggiunto il

mio domicilio; non preoccupato di come evolvesse l’incendio in quanto ho pensato che le fiamme non si sarebbero propagate e si sarebbero limitate a bruciare il

pneumatico.

A questo punto, avendo attuato la mia vendetta,

la mia rabbia si è placata e sono divenuto calmo. Dopo aver raggiunto la mia

abitazione, sono andato a dormire, forse un po’ agitato, ma comunque ho

dormito.

La mattina seguente, mi sono recato al bar __________,

e ho visto che la vettura in questione non era andata distrutta ma vi era

unicamente bruciato un pneumatico. Sinceramente ho provato un po’ di sollievo e

mi sono detto che per fortuna non avevo causato un altro grande “casino”.”

(PS 08.01.2008).

4.

La

notte sul 4 gennaio 2008 AC 1 ha raggiunto l'apice con gli incendi di cui ai

punti 1 e 2.5 dell'atto d'accusa.

a) Dapprima,

verso le 02:15, ha incendiato il rimorchio accessoriato per la vendita di

generi alimentari di PC 2, che ha visto posteggiato in un parcheggio a __________

dove,ubriaco, a bordo della vettura della compagna, si era fermato ad urinare.

Durante la minzione, alla vista del mezzo si è ricordato che PC 2 aveva in

passato riferito della sua abitudine di bere in modo smodato al suo datore di

lavoro. Cosicchè, preso da una rabbia irrefrenabile, ha incendiato la roulotte

che egli utilizzava per la sua attività di venditore ambulante di generi

alimentari.

Quella sera AC 1, dopo aver litigato con la F__________,

era uscito di casa e si era recato a bere al Bar di __________:

In questo esercizio pubblico ho bevuto diversi

alcolici e ed il mio stato psico - fisco e degenerato ancora di più.

Dopo un paio d'ore, ubriaco fradicio, ho lasciato

questo esercizio pubblico e alla guida della vettura BMW avevo l'intenzione di

ritornare al domicilio. Durante il tragitto, mentre arrivavo alla rotonda a

lato del liceo di __________, ho percepito che dovevo urinare e mi sono

arrestato alla fermata del bus. Ho notato una roulotte, che sapevo essere di

una persona che aveva lavorato con me al ristorante la __________, e con cui

avevo avuto degli screzi.

In sostanza questa persona faceva il ruffiano con

lo chef di cucina e diceva a quest'ultimo che mi presentavo al lavoro ubriaco.

Queste circostanze sono affiorate nella mia

memoria proprio mentre stavo urinando e quindi ne è nato una rabbia

incontrollabile verso questa persona. Ho quindi perso la testa e, sapendo che

in macchina avevo un rotolo di carta scottex, l'ho presa (tutto il rotolo) e

posizionata sotto la gomma dal lato opposto alla strada. Volevo fargliela

pagare per tutte le ruffianate che aveva detto questa persona al mio ex datore

di lavoro.

Ho pensato a tutto questo e ho acceso la carta.

La mia intenzione era di fare un piccolo danno visto che lui aveva trattato

male me.

Dopo aver acceso la carta, mi sono subito

allontanato e con la vettura ho percorso la strada cantonale, in direzione

della __________. Ai semafori, mi sono diretto verso __________ e giunto alla

rotatoria sono tornato indietro per vedere se il fuoco aveva

"attaccato". In queste circostanze potevo notare che usciva

unicamente un po' di fumo e quindi, non preoccupato, mi sono allontanato.”

(PS 08.01.2007, recte: 2008).

Quanto al danno è da rilevare che la roulotte,

del valore di ca. fr. 20'000.-, è andata completamente distrutta.

b) Non appagato

di aver dato fuoco al rimorchio del PC 2, l'accusato ha, verso le 02:40, dato nuovamente fuoco al palazzo dove aveva abitato. Da notare che nel frattempo

l'appartamento occupato in via __________ 16 era stato liberato e nel contratto

gli era subentrata tale PC 9. A mente dell'accusato quella sera avrebbe dovuto

riconsegnare una chiave di detto appartamento depositandola nella bucalettere

della ragazza. Quest'ultima ha invece escluso tale circostanza poiché, sia che

sia, cosa peraltro nota al AC 1, aveva preteso la sostituzione del cilindro e,

quindi, quella chiave più non le sarebbe servita. In seguito è andato "a

divertirsi" alla __________, dove ha sorbito di nuovo alcune birre. Che

dire: in questa occasione AC 1 nemmeno è rimasto in loco, ma se n'è bellamente

andato dopo aver appiccato il fuoco.

Ancora una volta l'accusato ha agito con un

movente del tutto inconsistente e meglio perché il custode del palazzo, tale __________,

gli aveva più volte ricordato la data del trasloco. Al riguardo non è nemmeno

escluso che, in realtà, abbia inteso vendicarsi della PC 9 per il fatto che la

donna non aveva ceduto alle sue avance, come la stessa ha riferito in aula. Ma

tant'è. La circostanza non ha da essere ulteriormente vagliata, il movente

essendo in entrambi i casi del tutto inconsistente.

L'allarme è stato dato dalla coppia PC 7/PC 8

abitante al piano terreno dello stabile in questione, i quali, ancora svegli a

quell'ora e intenti a guardare la tv, hanno percepito un calore anormale e hanno

notato che i loro gatti erano stranamente agitati. Così PC 8:

Non comprendendo cosa stesse succedendo, mi

munivo di una torcia elettrica e mi portavo sul balcone posto sul retro

dell'abitazione e dopo una breve ispezione sul giardino non notavo nulla di

anomalo. In quei frangenti, la mia compagna apriva la finestra della camera da

letto e percepiva odore di fumo provenire dall'esterno. In quegli attimi capiva

subito che era del fumo che proveniva dalle cantine, in quanto sotto la finestra della camera da letto era ubicata l'uscita della ventilazione

sotterranea. PC 7, avendo vissuto altre due volte l'incendio nello stabile, ha

capito istantaneamente che stava bruciando una terza volta. Proprio mentre la

mia convivente mi allarmava, io avevo modo di aprire la porta principale

dell'appartamento, dalla quale entrava un fumo molto denso. Decidevo di

chiuderla istantaneamente e isolarla con del nastro adesivo alfine di evitare

che il fumo invadesse l'appartamento.

A questo punto, per rendermi conto di cosa stesse

succedendo, ed il pericolo che vi era, uscivo dal retro, tramite la porta

finestra del balcone che si trova al piano terra. Mi recavo quindi nelle

immediate vicinanze della porta d'entrata del palazzo ed aprivo il serramento

per fare uscire il fumo che stava invadendo tutto il palazzo. Nel compiere

questo tragitto, ovvero il percorso tra il mio appartamento e l'entrata

principale, non avevo modo di incrociare nessuna persona. Ho aperto la porta

con una canna di bambù in quanto il fumo che si era creato all'interno della

tromba della scale era talmente intenso che quando ho cercato di aprire l'anta,

questo mi è “arrivato” addosso ed ho fatto fatica a respirare. Per questo

motivo, alfine di restare distante, con l'ausilio della canna di bambù ho

cercato di tenere aperta la porta.

Tengo a precisare che prima di lasciare il mio

appartamento, avendo capito chiaramente che si trattava di un incendio, ho allertato

la polizia. Pochi minuti dopo che mi trovavo vicino alla porta d'entrata dello

stabile, intento a tenere la porta aperta, sono giunti due agenti i quali hanno

avvisato immediatamente i pompieri. Io, all'arrivo della polizia e

successivamente dei pompieri, sono rimasto all’esterno dello stabile cercando

di dare tutte le informazioni necessarie agli addetti che prestavano soccorso.

(…) Mentre ero all'esterno, tutto il palazzo veniva evacuato in quanto vi era concreto pericolo di essere intossicati dal fumo. Mentre mi trovavo ad osservare i

pompieri e la polizia nel suo agire, avevo modo di vedere che gli inquilini ai

piani alti erano sui balconi in quanto presumo che all'interno degli

appartamenti era impossibile stare a causa del fumo. Vi era un panico generale.

Dopo breve tempo, tutti gli inquilini sono stati evacuati e condotti al bar __________.”

(PS 07.02.2008).

Sulla dinamica dei fatti, così ha riferito AC 1:

Mi sono diretto a __________ in Via __________,

al numero 16, in quanto volevo mettere le chiavi nella buca lettere della nuova

inquilina in quanto io avevo lasciato l'appartamento il 18 dicembre 2007. Ci

eravamo accordati che quando avrei trovato queste la chiave d'entrata

dell'immobile, gliel'avrei data personalmente o messa nella buca lettere. Di

fatto, come appunto detto, con l'intenzione di recapitare la chiave, ho

parcheggiato la mia vettura in Via __________ 20 e mi sono diretto all'entrata

dello immobile di Via __________ 16. Mentre a piedi stavo arrivando vicino alle

caselle per la posta, ho ripensato a come mi aveva trattato il custode, ed ho

aperto la porta principale d'entrata, sono sceso nelle cantine, e dopo aver

notato un divano di mia proprietà riposto nella cantina del custode ho deciso

di bruciarlo.

Questo divano era stato da me regalato al

figliastro del custode in quanto a me non necessitava.

Come detto, una volta trovatomi nella cantina e

pensando a quanto mi aveva "rotto" il custode, ed in particolare

dell'imposizione della data del trasloco ed altri piccoli particolari, ho

deciso di fargliela pagare ed incendiargli la cantina. Dopo aver dato fuoco,

sono andato subito via e mi sono diretto verso la __________.”

(PS 08.01.2007 recte: 2008)

Dal rapporto di servizio della Polizia di __________

si apprende:

La terza richiesta giungeva alle 02:39, in uno

scantinato presso uno stabile sito in Via __________ 16 a __________, dove si erano sviluppate nuovamente delle fiamme. Il capoturno N, sgt __________,

interveniva immediatamente sul posto con tutti gli agenti a sua disposizione.

Vista la situazione assai critica, denso fumo che

aveva avvolto tutto il palazzo, una volta giunti i pompieri, decideva di ecacuare

l’intero stabile. Accertato l’identità e la buona salute di tutti gli

inquilini, gli stessi sono stati ospitati presso il vicino Bar __________, in

via San __________. Operazione, quest’ultima, resa possibile grazie alla

disponibilità della gerente.

Sul posto, si faceva intervenire un equipaggio

della locale Croce Verde a titolo precauzionale. Si precisa che fortunatamente

nessun abitante come pure nessun soccorritore ha lamentato ferite o

intossicazioni varie. Sul posto sono giunti i colleghi RM2 e PG per

l’inchiesta. Nel contesto dell’intervento, le pattuglie del turno “N”, hanno

controllato 4 persone nelle adiacenze dell’evento, ma con esito negativo.”

(Rapporto 04.01.2008).

Fatto sta che quella notte l'intero palazzo ha

dovuto essere evacuato e gli inquilini hanno concretamente rischiato

un'intossicazione da fumo. Così i vari inquilini:

… la tromba delle scale era invasa dal fumo e

non riusciva a portarsi all’esterno in quanto gli mancava l’aria” (n.d.r.: riferito al fratello, presente

nell’appartamento al momento dell’incendio).

(PS __________ 25.03.2008)

Appena percepito il fumo, abbiamo aperto la

porta per uscire ma il fumo era troppo intenso, fatto per cui ci siamo chiusi

in casa e recati sul terrazzo alfine di poter respirare. L’aria all’interno

dell’appartamento era infatti divenuta irrespirabile. Solo in un secondo tempo,

con l’arrivo dei pompieri, i quali hanno spento le fiamme e di conseguenza il

fumo si è affievolito, è stato possibile lasciare lo stabile.”

(PS PC 14 19.02.2008)

Nella tromba delle scale vi era tanto fumo e facevo fatica a respirare tanto che ho dovuto proteggermi la bocca con una sciarpa.”

(PS PC 9 20.02.2008

… ho subito notato che nella tromba delle scale

vi era un intenso fumo.”

(PS PC 15 19.02.2008)

Fabio apriva la porta e però doveva subito

richiuderla a causa del denso fumo presente sulla tromba delle scale.”

(PS PC 7 19.02.2008)

Improvvisamente mi sono svegliata di soprassalto

in quanto avevo percepito un forte odore di fumo e avevo un bruciore alla gola.

(…) Appena sono uscita sul pianerottolo ho visto molto fumo sulle scale e io

sono scesa con le scale uscendo poi dallo stabile. Devo precisare che mentre

scendevo le scale, a causa del fitto fumo, facevo molta fatica a respirare.”

(PS __________ 19.02.2008)

… mentre stavo dormendo ho percepito del fumo e

un forte dolore alla gola. Ho aperto gli occhi e ho notato del fumo che era

nella camera da letto come pure in tutto l'appartamento. (…) Devo dire che ho

tentato di lasciare l'appartamento ma la tromba delle scale era invasa dal fumo

e non si riusciva a vedere e respirare. Sono quindi rientrata, e sono andata

vicino alla finestra della camera da letto per poter di respirare. Sul balcone

non si poteva stare in quanto il fumo proveniva proprio da quella parte.”

(PS PC 17 19.02.2008)

… uscivo sul pianerottolo vedendo molto fumo.

(…) Da sola sono poi uscita di strada, malgrado le scale fossero invase dal

fumo.”

(PS __________ 20.02.2008)

Mi sono svegliato in quanto ad un dato momento

non riuscivo più a respirare per il molto fumo che vi era nell’appartamento.

Subito mi sono alzato cercando di uscire, ma in scala vi era moltissimo fumo e

non sono quindi riuscito a lasciare l’appartamento, dovendo fuggire sul

terrazzo per riuscire a respirare.”

(PS PC 18 20.02.2008)

Quando siamo scesi noi (n.d.r.: dal 5. piano), c’era

ancora diverso fumo ma siamo riusciti a lasciare lo stabile da soli.”

(PS PC 12 20.02.2008)

… aprivo la porta e notavo che vi era del fumo

nella tromba delle scale. Venivo in seguito avvisata da un’agente della polizia

la quale mi chiedeva di uscire sul terrazzo in quanto l’aria nell’appartamento

era diventata irrespirabile.”

(PS __________ 20.02.2008)

Anche J__________, ospite di A__________ il

quale, a sua volta, era ospite di H__________, ha parlato dell’intenso fumo

sprigionatosi all’interno dell’immobile:

Penso verso le 02.00, mi sono svegliato

nuovamente e ho percepito un forte fumo che veniva da sotto il letto. (…) Il

fumo all’inizio era poco intenso e si sentiva un po’ di puzza. Quando sono

andato in bagno e ho acceso la luce, ho visto che il locale era invaso dal

fumo. Sono andato quindi in cucina ed ho assistito alla medesima scena. Sono

quindi tornato in camera ed ho udito delle persone che gridavano. Ho aperto la

finestra e guardando verso il basso ho notato che dall’appartamento sotto il

mio usciva del fumo. Col passare del tempo il fumo si intensificava, fatto per

cui ho preso un asciugamano e sono uscito sul balcone per riuscire a

respirare.”

(PS J__________ 4.01.2007, recte: 2008)

Pure in questo caso l'incendio ha causato

ingentissimi danni così come esposto nell'atto di accusa (n.1) cui si rinvia

per economia redazionale.

c) Non

ancora interamente soddisfatto delle sue performance, AC 1, interrogato dalla

polizia lo stesso 4 gennaio 2008, memore di aver detto agli inquirenti,

allorquando fu sentito in occasione dell'incendio del palazzo sito al n. civico

20.

di via Massagno, di aver visto delle ombre, ha pure falsamente denunciato A__________

e J__________ di essere gli autori degli incendi di cui ai n. 1., 2.1. e 2.2.

dell’AA e A__________ singolarmente di quello di cui al n. 2.4. dell'AA e di

aver sottaciuto il fatto alla polizia poiché minacciato da questi ultimi. Tant’è

che il PP ha dovuto procedere al fermo di queste due persone, risultate poi del

tutto estranee ai fatti.

Per dovere di precisione va osservato che H__________,

per motivi umanitari, aveva ospitato nel palazzo proprio l'A__________ che non

avrebbe altrimenti avuto dimora. Questi, a sua volta, ospitava saltuariamente

anche il J__________, cittadino straniero senza dimora e sprovvisto di regolare

permesso. Queste due persone erano state incaricate proprio dal AC 1 di

eseguire alcuni lavoretti nell’appartamento in cui era subentrata la PC 9. Egli

non sarebbe stato contento di come i due avevano lavorato di guisa che, per

vendicarsi, invece di incendiar loro l'auto o l'appartamento, questa volta decise

di accusarli proprio degli incendi da lui commessi.

Così AC 1 in Polizia:

…ogni volta che capita qualcosa di anomalo e per

il quale io vengo sentito, ci sono sempre presenti anche altre persone. In

particolare il figliastro o comunque la persona che vive con la custode del

numero civico 16 di Via __________ a __________, A__________ e una seconda

persona che conosco come il pittore.

Questo anche in relazione a ieri sera, infatti

ieri serata al Bar di __________ vi era anche A__________ ed era con me a __________

quando abbiamo fumato la Marijuana….. da questi fatti.

(….)

L'inquirente mi indica che non crede alla mia

versione dei fatti e mi esorta a raccontare effettivamente cosa so e se sono io

l’autore degli incendi o di parte di essi, questo in quanto risulta poco

credibile quanto sin qui da me dichiarato circa l’eventuale coinvolgimento di

terze persone che io avrei visto.

Da parte mia confermo che non sono io l’autore

degli incendi, che in data 09.12.2006, quando ero entrato nel garage dello

stabile di Via __________ 20, ho notato A__________ e la persona che conosco

come il Pittore e che poco dopo è scoppiato l’incendio. Confermo pure che sono

stato avvicinato dai due alcuni giorni dopo i fatti e minacciato circa il fatto

che se avessi parlato me l’avrebbero fatta pagare.

Vorrei precisare che avevo riconosciuto solo A__________

mentre il secondo personaggio non lo avevo visto bene, ho pensato comunque

fosse lui in quanto quando sono stato minacciato erano A__________ e “il

Pittore”.

L’inquirente mi ricorda che io ho dichiarato, nel

precedente verbale che ero stato minacciato il giorno seguenti fatti, quindi

l’inquirente mi chiede di smetterla di raccontare ogni volta una storia diversa

e di raccontare una volta per tutte la verità.

Questa è la verità, mi sono confuso ma mi hanno

realmente minacciato qualche giorno dopo i fatti.”

Per finire l'accusato ha ammesso di aver

falsamente accusato i due:

al momento del mio fermo avevo indicato che gli

autori erano A__________ e il suo amico pittore, in quanto mi avevano

ossessionato, anche la sera prima del mio arresto, con la richiesta di soldi

per i lavori che avevano fatto per me e volevo in qualche modo fargliela pagare.

Quindi ho pensato di "usarli per pararmi" il fondo schiena e anche

per paura.”

(MP 6.5.2008).

IV. I

reati imputati e le contestazioni della difesa

1.

A

mente della difesa non sarebbero dati gli estremi oggettivi e soggettivi

dell'aggravante dell'art. 221 cpv. 2 CP che commina una pena detentiva minima

di tre anni.

Secondo dottrina e giurisprudenza la nozione di

pericolo per l’incolumità pubblica comporta una messa in pericolo in senso

lato, quantunque relativamente indeterminata al momento dell’atto criminale, di

qualsiasi bene giuridico protetto e non in senso specifico dell’essere umano (DTF

23.8

, in re 6S.309/2001; DTF 117 IV 285). Va per

contro applicata l’aggravante di cui all’art. 221 cpv. 2 CP se l’autore ha

voluto ed accettato di mettere in pericolo la vita e l’integrità corporale di

diverse persone per esempio di coloro che occupano l’immobile dove appicca il

fuoco (Corboz, Les infractions principales II, ad 221, n. 26). L’incendio

qualificato presuppone che la vita e l’integrità delle persone siano state

effettivamente messe in pericolo in modo concreto in virtù della maniera in cui

l’incendio si è sviluppato e che l’agente, nel senso di un dolo diretto, abbia

avuto coscienza di tale messa in pericolo concreta e l’abbia voluta (DTF 123 IV

130). L’intenzione deve portare sulla creazione del pericolo, non sulla

realizzazione del rischio (Corboz, Les infractions principales II, ad

221, n. 40).

La Corte ha ritenuto nella fattispecie dati i

presupposti della citata aggravante della messa in pericolo giusta l'art. 221

cpv. 2 CP per il caso dell'ultimo incendio all'immobile di via __________ 16.

Premesso che la questione, sia che sia, ha avuto portata del tutto formale, la

colpa dell'accusato essendo di eguale gravità a prescindere dalla qualifica

giuridica del suo agire, la Corte ha accertato che effettivamente quella notte

gli inquilini dello stabile sono stati messi concretamente in pericolo

d'intossicazione dallo sprigionarsi del fumo, così come riportato dagli stessi

nelle loro citate audizioni. Poco importa se, per finire, nessuno ha

fortunatamente dovuto ricorrere a cure mediche, determinante non essendo il

realizzarsi del pericolo come tale, ma l'insorgere di una situazione di

concreto pericolo per le persone.

Né AC 1 può seriamente sostenere di non aver

voluto il realizzarsi del pericolo. Egli era perfettamente al corrente di quanto era successo in occasione delle precedenti esperienze e, quindi, di ciò che capita

appiccando un incendio nei sotterranei di un palazzo, tant'è che nel caso di

quello di via __________ 20 fu proprio lui ad allertare le forze dell'ordine e

ad avvisare gli inquilini dello stabile del pericolo e della conseguente

necessità di lasciare i rispettivi appartamenti. Nel caso dell'incendio del 4

gennaio 2008 all'immobile di via __________ 16 non solo sapeva quanto sarebbe capitato, ma ha addirittura lasciato i luoghi sapendo che, non abitando più lì,

sarebbe stato difficile far credere -ancora una volta- agli inquirenti di

essere estraneo all’incendio.

Con il che l'aggravante del cpv. 2 dell'art. 221

CP va ammessa senza tuttavia che, lo si ripete, ciò abbia avuto influenza

alcuna nella commisurazione della pena.

2.

Per

quel che è della denuncia mendace, la Corte ha accertato che le accuse mosse

dal AC 1 ai due ospiti del H__________ avevano un duplice scopo: da un lato

sviare i sospetti su altre persone potenzialmente responsabili degli incendi e,

dall'altro, vendicarsi nei loro confronti in punto a non meglio precisate

contestazioni relative a dei lavori da loro eseguiti dietro sua richiesta. Con

il che anche questa imputazione merita piena conferma.

V. La

commisurazione della pena

1.

Quanto ai criteri per commisurare la pena, come ancora recentemente ribadito dalla CCRP (sentenza

3.

agosto 2007 in re D.) la gravità della colpa individuale è essenziale, come

lo era sotto l'egida del vecchio art. 63 CP. L'art. 47 CP determina la colpa

secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,

secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti,

nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità

che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione. La norma

riprende, mutatis mutandis, la giurisprudenza relativa all’art. 63 vCP (Stratenwerth/Wohlers, Strafgesetzbuch, op.

cit., n. 4 ad art. 47 CP) a mente della quale per valutare la gravità della

colpa entrano in considerazione svariati fattori: le circostanze che hanno

indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del proposito

(determinazione) o la gravità della

negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale

assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio

arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo

avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche,

il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di

emendamento; DTF 129 IV 6 consid. 6.1 pag. 20, 124 IV 44 consid. 2d pag. 47 con

rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288 consid. 2 pag. 289).

Vanno inoltre considerati – sempre secondo la

citata giurisprudenza – la situazione familiare e professionale dell’autore,

l’educazione da lui ricevuta e la formazione seguita, l’integrazione sociale,

gli eventuali precedenti penali e la reputazione in genere (DTF 124 IV 44

consid. 2d pag. 47 con rinvio a DTF 117 IV 112 consid. 1 pag. 113 e 116 IV 288

consid. 2a pag. 289). Non va trascurata nemmeno la sensibilità personale

all'espiazione della pena (Strafempfindlichkeit) per rapporto allo stato di

salute, all'età, agli obblighi familiari, alla situazione professionale, ai rischi

di recidiva ecc. (DTF 102 IV 231 consid. 3 pag. 233; sentenze del Tribunale

federale 6B.14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 6.4,6P.152/2005 del 15 febbraio 2006, consid. 8.1 e 6S.163/2005 del 26

ottobre 2005, consid. 2.1 con rinvii; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht,

Allgemeiner Teil II, Berna 1989, § 7 n. 53 seg.). In tutto questo insieme di

circostanze il TF ha più volte detto che esigenze di prevenzione generale

svolgono solo un ruolo di secondo ordine (DTF 118 IV 342). Per il resto va

rilevato che il principio della parità di trattamento, da parte sua, assume

rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in

modo di per sé conforme all’art. 47 CP (che ha la stessa portata del previgente

art. 63 CP) diano luogo a un’obiettiva disuguaglianza; il confronto tra casi

concreti suole invece essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere

giudicata in base alle sue individualità soggettive e oggettive (DTF 123 IV

150, 116 IV 292; v. anche DTF 124 IV 44 consid. 2c pag. 47).

2.

La

Corte ha ritenuto una colpa estremamente grave. Già solo i fatti come tali si

commentano da sé e sono rivelatori di una gravità che non ha da essere

ulteriormente illustrata. L'incendio intenzionale è uno dei crimini più

pericolosi previsti dal nostro codice, punito con una pena detentiva minima di

12.

mesi. Proprio le esigenze di tutela della sicurezza pubblica giustificano

questa scelta del legislatore. Chi appicca il fuoco non si cura delle

conseguenze per le cose e per le persone e queste sono spesso pesanti. AC 1 ha agito in modo vile e meschino, colpendo di notte, in palazzi in cui sapeva che gli inquilini

dormivano. Lo ha fatto ripetutamente ed in modo lucido, a prescindere dal suo

stato oggettivo di ebrietà, nella scelta e nell'individuazione degli obbiettivi

così come nella realizzazione dei suoi intenti. Ha infine saputo abilmente

sfuggire alle maglie della polizia -che ha sì sospettato di lui, ma che non

disponeva di prove concrete a suo carico- raccontando un sacco di frottole in

occasione dell'incendio al n. 20 di via __________, facendosi pure intervistare

alla tv quale testimone dell'accaduto. Non contento ha per finire accusato, in

modo abietto, due innocenti di avere appiccato gli incendi da lui commessi,

sostenendo di non aver detto nulla prima perché minacciato dagli stessi. Né va

banalizzata la ripetitività dell'agire e la consapevolezza che, abusando di

bevande alcoliche, avrebbe avuto reazioni tali da creare pericolo per la salute

pubblica, tanto che ha ammesso di essersi recato, a volte, il giorno dopo, da

sobrio, sul luogo dell'incendio e di essersi sentito sollevato nel constatare

che il fuoco non aveva creato pericolo per le persone. Ma ciò che maggiormente preoccupa

la Corte è la constatazione di quanto banali, futili ed inconsistenti siano

risultati i motivi a delinquere. In altri termini AC 1 inquieta poiché poco

basta perché si scateni in lui un'ira, una collera tale da indurlo a commettere

reati gravi e pericolosi come l'incendio in palazzi d’abitazione. Infatti è

bastato avere avuto una piccola discussione con la vittima, una sua personale

impressione che la stessa ce l'avesse con lui o una piccola divergenza, che AC

1.

è passato all'atto di incendiare immobili e veicoli. Il tutto è semplicemente

sconcertante. Infine va considerato che, almeno per i reati legati all'abuso di

alcol, l'accusato nemmeno è alla sua prima esperienza giudiziaria e che già è

stato condannato al suo paese ad una pena non trascurabile per aver commesso

un'estorsione.

A favore dell'imputato sono stati considerati un

passato piuttosto difficile nei rapporti di famiglia, una discreta

collaborazione con gli inquirenti, anche se inquinata dall'iniziale denuncia

mendace nei confronti dei due ospiti del H__________ nonché una certa

sensibilità alla pena per il fatto che, quale cittadino straniero senza legami

significativi con il nostro paese, è chiamato ad espiare la condanna lontano

dai suoi affetti.

Tutto ciò considerato, astrazion fatta dalla

scemata imputabilità, si giustificherebbe la condanna ad una pena detentiva

attorno ai sette anni.

3.

AC

1.

è stato sottoposto a perizia psichiatrica. Nelle sue conclusioni il perito ha

stabilito che l'accusato, pur conservando una sostanziale integrità delle

funzioni psichiche e cognitive, presenta un disturbo di personalità borderline

ed è portatore di una dipendenza da bevande alcoliche, precisando che i reati

commessi sono da porre in relazione con il disturbo di personalità di cui

sopra. In altri termini il perito ha concluso che AC 1 era pienamente capace di

valutare il carattere illecito dei suoi atti, ma la sua capacità di agire

secondo tale valutazione è risultata scemata in misura da lieve a media. Per

quel che è del rischio di recidiva il perito ha precisato che l'imputato presenta

un fondato pericolo di commettere nuovi reati:

Considerando la labilità dell’io e la difficoltà

a gestire le cariche emotive e a contenere quelle aggressive in modo

particolare sotto l’effetto delle bevande alcoliche, ritengo che il peritando

presenti un fondato pericolo di commettere nuovi reati."

(AI 95, p. 13),

suggerendo una presa a carico psicoterapica

ambulatoriale da eseguirsi in espiazione di pena.

Circa l’influenza della scemata imputabilità

sulla commisurazione della pena, nella prassi si è sviluppata la tendenza a

ritenere appropriata una riduzione aggirantesi attorno al 25% in caso di

responsabilità lievemente scemata, attorno al 50% in caso di responsabilità

mediamente scemata e attorno al 75% in caso di scemata responsabilità molto grave

(CCRP 17.12.98 in re C; DTF 118 IV 4). Il TF non impone di operare una

riduzione lineare (DTF 127 IV 103), ma ha sinora riconosciuto corrette analoghe

riduzioni in casi di scemata imputabilità (DTF 123 IV 151 e DTF 134 IV 132).

In aula il perito ha precisato che l'incidenza

della scemata imputabilità è nella fattispecie del 30% (verb. dib. p. 13). La

Corte ha pure considerato che per l'influenza dell'alcol l'accusato ha

configurato un caso scolastico di actio libera in causa, nella misura in cui

egli era ed è perfettamente conscio del fatto che, quando beve in modo smodato,

rischia di assumere comportamenti pericolosi quali incendiare auto e palazzi.

In definitiva la Corte ha proceduto quindi ad una riduzione della pena base di

circa il 30% ed ha stabilito la pena da espiare in quattro anni e sei mesi.

4.

Accusa

e difesa, in questo supportate dalle conclusioni peritali, concordano sulla

necessità di sottoporre AC 1 ad un trattamento ambulatoriale da eseguirsi in

costanza di pena. La Corte ha condiviso tale necessità. Tuttavia, circa la

messa in atto di tale misura, alcune considerazioni s'impongono. Innanzi tutto

il trattamento deve iniziare al più presto. Dato per scontato che le autorità

amministrative, in applicazione della giurisprudenza del TF (RU 130 II 493; 131

II 352), disporranno l'allontanamento di AC 1 dalla Svizzera per grave

violazione della salute pubblica, spetterà agli operatori preposti stabilire,

prima della scarcerazione, se il trattamento avrà dato i frutti sperati e se il

rischio di recidiva potrà dirsi scongiurato ed in che misura. Solo a tali

condizioni, e meglio “che non si debba presumere che commetta nuovi reati”, il giudice

dell'applicazione della pena (art 339 CPP) lo potrà liberare una volta espiati

i 2/3 della pena (art. 86 CP). Ne discende che se il trattamento ambulatoriale

non avrà, a quel momento, ancora scongiurato il rischio concreto, le autorità

preposte dovranno fare in modo che lo stesso continui al paese d'origine del

condannato facendo ricorso, se del caso, alla collaborazione internazionale. In

nessun caso potrà continuare nel nostro paese con il condannato in libertà,

l'allontanamento essendo, per ragioni di tutela dell'ordine pubblico, data la

gravità dei reati commessi, assolutamente preponderante.

VI. Le

pretese delle PC e le spese

1.

La

difesa ha aderito al riconoscimento delle pretese delle PC PC 2, PC 1 e PL 10

così come presentate di guisa che non occorre disquisire oltre sulla loro

ammissibilità, trattandosi sostanzialmente di acquiescenza.

2.

I

costi processuali sono per il resto interamente a carico dell'accusato

riconosciuto colpevole (art. 9 CPP).

Rispondendo affermativamente a

tutti i quesiti, salvo ai quesiti n. 4., 5., 8.2. e 8.3. ai quali ha risposto

negativamente e ai quesiti 7. e 8. ai quali ha risposto in modo parzialmente

affermativo,

visti gli art. 12, 19, 20, 22, 30, 31, 40, 46,

47, 49, 51, 63, 63a, 63b, 139, 144, 146, 172ter, 221 cpv. 1 e 2 e 303 CP;

91.

LCStr;

19.

cifra 1 e 19a LStup;

165.

cpv. 2 CPP;

9.

segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1

è autore colpevole di:

1.1

incendio

intenzionale aggravato

per

avere, a __________, il 4 gennaio 2008, appiccato un incendio al piano cantina

dello stabile di Via __________ 16, mettendo scientemente

in pericolo la vita o l’integrità delle persone e occasionando

un danno complessivo quantificato in almeno fr. 139'312.30;

1.2

ripetuto

incendio intenzionale, consumato e tentato

per

avere, a __________, nel periodo 11 aprile 2006 - 4 gennaio 2008, in 4 occasioni, cagionato intenzionalmente un incendio con danno alla cosa altrui o pericolo

per l’incolumità pubblica, rispettivamente, in un’occasione, per aver compiuto

senza risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato,

occasionando un danno complessivo quantificato in

almeno fr. 687'081.45;

1.3

truffa

per

avere, a __________, nel periodo ottobre 2005 / luglio 2006, agendo in correità

con F__________, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto,

affermando cose false o dissimulando cose vere, in particolare essendosi

accordato con la stessa affinché omettesse, contrariamente al vero, di

notificarlo presso l’indicato ufficio quale suo convivente, ingannato con

astuzia i funzionari dell’Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, Bellinzona,

per permetterle di beneficiare di maggior sussidi cantonali rispetto a quelli

cui avrebbe avuto diritto, riuscendo così a farle indebitamente incassare

l’importo non dovuto di fr. 3'150.-;

1.4

denuncia

mendace

per

avere, a __________, il 4 gennaio 2008, in due verbali d’interrogatorio presso gli uffici del Commissariato della Polizia Cantonale, per provocare contro di

loro un procedimento penale, denunciato all’autorità benché li sapesse

innocenti:

1.4.1

A__________,

quale autore dell’incendio di cui al punto 2.4 dell’atto di accusa;

1.4.2

A__________

e J__________, quali autori degli incendi di cui ai punti 1, 2.1 e 2.2

dell’atto di accusa;

1.5

guida

in stato di inattitudine

per

avere, a __________, il 3/4 gennaio 2008, circolato al volante dell’autovettura

BMW 318, targata __________, in stato di ebrietà (alcolemia minima 1,93 /

massima 2,49 grammi per mille);

1.6

furto

di lieve entità

per

avere, a __________, all’interno dello stabile di Via __________ 16, nei giorni

10/12 novembre 2007, per procacciarsi un indebito profitto ed alfine di

appropriarsene, dopo aver forzato la porta di una cantina tagliandone la rete

metallica, sottratto a danno di PC 7 due bottiglie di vino, per un valore

complessivo di circa fr. 20.-;

1.7

danneggiamento

per

avere, a __________, all’interno dello stabile di Via __________ 16, nei giorni

10/12 novembre 2007, alfine di commettere il furto di lieve entità di cui al punto

1.6

del presente dispositivo, intenzionalmente tagliato la rete metallica che

ricopriva la porta della cantina, causando un danno non meglio quantificato a PC

7;

1.8

infrazione

alla LF sugli stupefacenti

per

avere, senza essere autorizzato, ad __________, nel periodo marzo 2005 /

dicembre 2007, in alcune occasioni, offerto gratuitamente a __________

complessivamente circa due grammi di cocaina;

1.9

contravvenzione

alla LF sugli stupefacenti

per

avere, senza essere autorizzato, a __________ ed in altre imprecisate località,

nel periodo settembre 2005 / 4 gennaio 2008, consumato personalmente un

imprecisato quantitativo di cocaina (almeno 3 grammi) e di marijuana (almeno 5 grammi);

e meglio

come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

2.

Di conseguenza, richiamato il DA 11.4.2005 del Ministero

pubblico di Lugano, avendo agito in stato di scemata imputabilità,

2.1

AC

1.

è condannato:

2.1.1

alla pena detentiva di 4 (quattro) anni e 6 (sei) mesi, a

valere quale pena unica ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 seconda frase CP

rispettivamente dell’art. 49 cpv. 2 CP, da dedursi il

carcere preventivo sofferto;

2.1.2

al

pagamento della tassa di giustizia di fr. 1'500.- (millecinquecento) e delle

spese processuali.

3.

È ordinato un trattamento ambulatoriale, da eseguirsi in

espiazione di pena.

4.

AC 1 è

inoltre condannato a versare, a titolo di risarcimento

del danno:

4.1

alla

parte civile PC 2 un’indennità di fr. 21'500.- oltre interessi al 5% dal

4.1.2008

sull’importo di fr. 20'000.- e dal 16.9.2008 sull’importo di fr.

1'500.-;

4.2

alla

parte civile PC 1 un’indennità di fr. 92'894.75;

4.3

alla parte

civile PL 10 un’indennità di fr. 16'963.35.

5.

Per

ogni ulteriore pretesa le parti civili sono rinviate al competente foro civile.

6.

È

ordinato il sequestro conservativo a parziale garanzia del pagamento della

tassa di giustizia e delle spese del conto no. 0247/703032 presso la UBS SA, sede di Manno, intestato a AC 1, con un saldo attivo, valuta

al 4 gennaio 2008, di fr. 752.50.

7.

È ordinato

il dissequestro del telefono cellulare Nokia no. IMEI

355539011168307.

con scheda SIM Orange __________.

8.

È ordinato

il dissequestro del portachiavi a forma di tartaruga

con una chiave d’accesso allo stabile di Via __________ 16 a __________ nelle mani del patrocinatore della parte civile PC 1.

Intimazione a:

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'500

.--

Inchiesta preliminare fr. 3'254.80

Perizia fr. 7'652.50

Testi fr. 40.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 12'547.30

===========

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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