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Decisione

72.2009.134

Omicidio intenzionale; ripetuta infrazione alla LF sugli stupefacenti, aggravata; coazione; lesioni semplici; vie di fatto; contravvenzione alla LF sugli stupefacenti

11 febbraio 2010Italiano118 min

Source ti.ch

Fatti

i famigliari e i due figli. Il legale rammenta quindi l’episodio che ha portato

al decesso di S_________ e ne ricorda la bontà d’animo. Definisce il suo gesto

quasi eroico. La provocazione di S_________ non costituisce attenuante per

l’agire di AC 1. Il patrocinatore sottolinea le incongruenze nella versione

resa dall’imputato che ripercorre; pure le sue dichiarazioni sulla pugnalata

mortale sono contraddittorie e non credibili. Spiega perché a suo avviso

trattasi di omicidio intenzionale per dolo diretto.

Il patrocinatore descrive quindi la figura di AC

1, personaggio definito litigioso, violento e arrogante, e ricorda alcune

episodi che lo hanno visto autore di atti di violenza. Come emerge dalle

dichiarazioni dei testi AC 1 era solito estrarre il coltello non però come da

lui asserito a scopo di difesa bensì di offesa.

Il patrocinatore si associa alla richiesta di

pena del PP e lo ringrazia per la solerzia dimostrata durante tutta inchiesta.

Il legale conclude chiedendo l’accoglimento delle pretese risarcitorie delle PC

da lui patrocinate illustrate nell’istanza agli atti.

§ La MLaw __________, rappresentante della parte civile PC 5, il

quale si associa alla richiesta di pena del PP e chiede anch’egli la conferma

dell’AA in particolare per i punti 4, 5 e 6 AA. Sottolinea la totale assenza di

pentimento dello AC 1; non solo egli non si è mai scusato ma anzi si è

ripetutamente vantato dei suoi atti violenti. Il patrocinatore ripercorre

quindi le imputazioni commesse dall’accusato ai danni del suo assistito e

spiega perché ritiene le stesse date.

Il legale conclude chiedendo l’accoglimento delle

pretese della PC da lui patrocinata illustrate nell’istanza agli atti.

§ L’avv. __________, difensore di AC 1, il quale inizia ponendo

l’accento sulla figura, la personalità e la anteriore vita difficile del suo

assistito. Sottolinea l’assenza nella sua vita di un punto di riferimento

fermo, di una figura paterna. Afferma che il suo assistito ha buttato una buona

parte della sua vita. Ricorda il suo problema di droga che lo accompagna sin

dall’adolescenza. Il legale descrive quindi il contesto del bar _________ in

cui sono avvenuti i fatti; spiega che attorno a questo locale gravitano diversi

tossicodipendenti. Dichiara che la sera dei fatti AC 1 era sotto l’effetto di

alcol e stupefacente. A dire del difensore, a causa dei suoi lunghi consumi, AC

1 si porta dietro una tara anche quando è apparentemente normale. Il legale

descrive quindi gli eventi di quella sera. Dichiara che la testimonianza di R__________non

è attendibile in quanto anche lei era fuori come un balcone. Il difensore

descrive quindi le tracce di sangue rinvenute sul posto dalla polizia. Secondo

il difensore esse attestano che AC 1 e S_________si sono spostati di almeno 12 metri verso la strada mentre poi egli è caduto a soli 10 metri dalla porta del bar. Secondo il patrocinato è quindi possibile che AC 1 abbia visto S_________girarsi e tornare

verso il bar. Pone l’accento sul fatto che AC 1, malgrado il confine fosse a

pochi metri, non è scappato ma si è recato nei luoghi più ovvi in cui cercarlo

per chi lo conosce. Il comportamento di AC 1 dopo i fatti dimostra che egli era

sconclusionato e sotto choc. Nega che il suo assistito sia stato scaltro e

opportunista.

Il difensore dichiara che la sua colpa è mitigata

dalla scemata imputabilità che deve essergli riconosciuta per i suoi consumi di

alcol e droga. Secondo il PP si deve andare oltre a quando accordato dal perito

e riconoscere, almeno in forma dubitativa, una scemata imputabilità di grado

medio.

Afferma che dopo la ferita alla mascella, AC 1 si

sentiva più vulnerabile, per questo egli aveva con sé il coltello. Nega che il

suo assistito abbia avuto intenzione di uccidere S_________e questi neppure

quando ha estratto il coltello. Egli voleva difendersi, da atto che si tratta

di una difesa sbagliata in quanto eccessiva ma comunque una difesa. Se AC 1

avesse voluto uccidere S_________ non avrebbe dovuto colpirlo ben 8 volte.

Secondo il legale la potenza, tutto sommato limitata, del colpo non è

conciliabile con la tesi del dolo diretto sostenuta dalla pubblica accusa. Al

suo assistito può essere imputato unicamente l’omicidio intenzionale per dolo

eventuale; egli non poteva infatti non sapere che estraendo un coltello c’era

il rischio di fare molto male a qualcuno. Per quanto attiene il numero di colpi

dichiara che se AC 1 parla di solo 2 colpi è perché nel suo annebbiamento egli

non rammenta gli altri. A mente del difensore la presenza di 9 colpi non

esclude il dolo eventuale; i primi otto colpi sono infatti superficiali.

Secondo il difensore AC 1 è si colpevole di

omicidio intenzionale ma per dolo eventuale, e non diretto, commesso in uno

stato di scemata imputabilità di grado medio.

Dà atto che gli altri reati elencati nell’AA sono

ammessi, ad eccezione della coazione che viene contestata.

Il difensore conclude chiedendo che la pena

proposta dalla pubblica accusa venga non solo limata ma ridotta.

In relazione alla richiesta delle PC patrocinate

dall’avv. __________ il difensore dichiara che le spese per i funerali e di

patrocinio sono riconosciute come pure le pretese per torto morale. Contesta

invece per ragioni tecniche la capitalizzazione sino ai 25 anni.

Per quanto concerne invece le pretese di PC 5 ritiene

che le stesse vadano di principio respinte conformemente all’art. 44 CO. Pure

contestate sono le spese di patrocinio.

Posti dal Presidente, con l’accordo delle

Parti, i seguenti

quesiti:

AC 1

1. è autore

colpevole di:

1.1. omicidio

intenzionale

per avere, la sera del 24 aprile 2009, a _________, con un coltello con lama di 8.3 cm, colpito 9 volte S_________, causandone la

morte?

1.2. ripetuta infrazione

alla LF sugli stupefacenti

per avere, senza essere autorizzato, dal 2008

sino al 25 aprile 2009, a __________, _________ e altre imprecisate località,

in parte in correità con terzi,

1.2.1. venduto

complessivi 129 grammi di eroina?

1.2.2. ceduto a

terzi complessivi 80/82,5 grammi di eroina?

1.2.3. ceduto

gratuitamente 3/3.5 grammi di cocaina?

1.2.4. detenuto

50/55 grammi di eroina destinata alla vendita?

1.2.5. venduto un

flacone di metadone?

1.2.1.1. trattasi di

infrazione aggravata siccome riferita ad un quantitativo di eroina che sapeva o

doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie

persone?

1.3. ripetuta

infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, nel corso del 2008 e sino al 25 aprile

2009, tra __________, _________, __________ e altre imprecisate località,

portato su di sé un manganello telescopico ed un tirapugni?

1.4. coazione

per avere, il 14 aprile 2009, a _________, usando violenza e minaccia, costretto PC 5 a redigere e sottoscrivere un riconoscimento di debito per la somma di fr. 800.-?

1.5. lesioni

semplici

per avere, il 14/15 aprile 2009, a _________, colpito con un pugno e con calci, nonché ferito con un coltello PC 5,

cagionandogli le ferite descritte nel certificato medico agli atti?

1.6. vie di fatto

per avere, il 16 aprile 2009, a _________ commesso vie di fatto nei confronti di PC 5?

1.7. contravvenzione

alla LF sugli stupefacenti

per avere, dal 2008 al 25 aprile 2009, a _________, __________, __________ e in altre imprecisate località, consumato almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7 pastiglie di Valium nonché un quantitativo minimo di

hashish e marijuana, nonché detenuto una pastiglia di Valium destinata al

proprio consumo?

E meglio come descritto nell’atto d’accusa.

Considerandi

2.

Ha egli

agito in stato di scemata imputabilità?

3.

Può

beneficiare della sospensione condizionale?

4.

Deve un

risarcimento alle PC e se sì in che misura?

5.

Deve

essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

Considerato, in fatto ed in

diritto

A La persona

dell'accusato

1.

AC 1 (per

i famigliari "__________") è nato il __________ a __________.

Cittadino svizzero, attinente di __________ (FR), ha avuto un'infanzia

travagliata e difficile. Egli ha una sorellastra, __________, nata nel 1975 da

una relazione della madre precedente il matrimonio con il padre dell'accusato.

Questi, tuttavia, ha lasciato la madre dell'accusato quando questi aveva due

anni, morendo suicida nel 1992, mentre che il nuovo compagno della madre, __________,

non avrebbe mai esplicato un ruolo genitoriale per l'imputato. La stessa madre,

che aveva perso entrambi i genitori in un incidente della circolazione all'età

di 10 anni, sarebbe stata solo parzialmente in grado di assolvere i propri

compiti di madre, al punto che nel 1987 per un certo periodo essa sarebbe stata

privata del diritto di custodia e i figli collocati in foyers e presso famiglie

affidatarie. Di fatto, le figure familiari di riferimento sarebbero state

quelle dei nonni materni, ossia i bisnonni del prevenuto, persone anche

economicamente benestanti. Alla loro morte la vita dell'accusato sarebbe

cambiata, essendo venuto meno il precedente benessere economico, così che la

madre avrebbe dovuto trasferirsi in un quartiere meno bello, abitato da molti

cittadini stranieri. L'accusato ha ben presto mostrato di essere poco incline

all'accettazione dell'autorità. Egli nemmeno ha terminato le scuole

dell'obbligo, avendo iniziato a disertare le lezioni per andare in giro con

altri adolescenti problematici. Allo stesso modo, egli non ha di fatto

completato alcuna formazione professionale, né egli ha mai apprezzabilmente

lavorato in vita sua, tolti i brevi periodi in cui ciò gli è stato imposto

nell'ambito dell'espiazione di pene detentive o del collocamento in uno

stabilimento per tossicodipendenti. Con una madre che gli ha sempre permesso di

fare ciò che voleva, la tossicodipendenza è un problema costante nella vita

dell'accusato. Secondo la madre (classificatore 6, verbale 29 aprile 2009, all.

77.

RPG, pag. 8), la chiave di volta (in senso negativo) della vita

dell'accusato sarebbe stata l'improvvisa morte del padre, suicidatosi con il

gas di scarico della propria vettura:

Da quel giorno c'è stato un "declick"

nella testa di AC 1 e il senso di tutto era che non gliene fregava più niente

della propria vita e quindi è caduto nel mondo della droga e non ha più avuto

una vita stabile".

2.

Gli esordi

giovanili del prevenuto nell'universo degli stupefacenti sono attestati dal

rapporto 21 settembre 2001 di __________ all'attenzione del patronato penale

(in: classificatore 2, AI 72, sezione 6, pag. 2):

AC 1 inizia a 11 anni con il consumo di THC,

passando poi a quello di ecstasy e LSD dai 14 ai 16 anni. All'età di 16 anni

passa quindi alla cocaina e all'eroina, dapprima fumate, poi per endovena.

Viene arrestato all'età di 18 anni e durante la carcerazione non consuma droghe

per circa un anno e mezzo. Dopo il carcere ha dichiarato di non aver usato

sostanze per circa un altro anno e mezzo. Riprende a 21 anni con l'eroina e la

cocaina per endovena, ma con una frequenza saltuaria e non più giornaliera.

All'età di 19 anni ha fatto abuso di benzodiazepine (Rohypnol) per dormire.

L'alcol è invece stato assunto per la prima volta all'età di 13 anni ma non

avrebbe mai costituito un problema importante per lui.”

Va precisato che, contrariamente a quanto

ritenuto nel passaggio poc'anzi trascritto, l'imputato dopo la prima

scarcerazione aveva ripreso a consumare eroina in quantità smodata, tanto che

la successiva condanna attesta di un consumo di 700 grammi di eroina nel periodo 1° gennaio 2000- 31 gennaio 2001, pari pertanto a circa 2 grammi al giorno. Vero è comunque che l'assunzione di sostanze psicoattive è rimasta una costante

nella vita dell'imputato, che così si è espresso al riguardo dei suoi consumi

recenti (classificatore 5, verbale 19 maggio 2009 avanti al Procuratore

pubblico, all. 16 RPG, pag. 10/11):

...i miei consumi di stupefacenti riguardano

soprattutto eroina, cocaina ogni tanto. Ogni tanto fumo qualche canna ma

veramente poco. Consumo eroina sporadicamente. A volte può capitare più volte

in una settimana e a volte niente per una settimana. Dal mese di gennaio 2009

al 24.04.2009, ho consumato circa una decina di grammi di eroina e 2 o 3 bolas

di cocaina per complessivi 1,5 grammi di cocaina (...) L'ultima volta che ho

consumato prima dei fatti ero sul treno da __________ a _________. Ho consumato

a diverse riprese eroina e cocaina e Valium e un altro medicamento di cui mi

sfugge il nome ma credo sia una pastiglia di Seresta. La PP mi chiede quante

pillole di Valium a mio dire ho assunto ed io rispondo che possono essere 4

pastiglie come 7 pastiglie”.

Al dibattimento l'imputato ha spiegato proprio

con la tossicodipendenza il fatto di non avere praticamente mai lavorato,

sostenendo di avere sempre avuto buone intenzioni in tal senso, ma di non

essere mai riuscito a concretizzarle, vista anche l'assenza di un esempio

paterno.

3.

Nel 1995,

all'età di 17 anni, a __________, l'accusato ha conosciuto R_________, di 14

anni più vecchia di lui, con la quale è presto andato a convivere, e con la

quale ha iniziato una lunga relazione sentimentale, dalla quale il 4 luglio

1999.

è nata la figlia __________. Non è difficile intuire che l'accusato possa avere

cercato un appoggio in questa compagna più grande (anche la successiva

relazione sentimentale, con __________, sarà con una donna d'età sensibilmente

maggiore alla sua), ma la R_________, anch'essa tossicodipendente, non era di

certo la persona giusta. La loro relazione si è ben presto rivelata burrascosa,

segnata da violenti litigi, da abbandoni e riappacificazioni. Secondo

l'accusato (classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 11 RPG, pag. 1)

la nostra è una relazione particolare nel senso

che litighiamo, gridiamo, magari ci odiamo al momento ma poi ci

riappacifichiamo e facciamo anche l'amore”.

Sintomatica, in tal senso la storia dei traslochi

della R_________: ogni volta che essa ha traslocato per allontanarsi

dall'imputato, questi l'ha puntualmente raggiunta, stabilendosi nelle

vicinanze, ed altrettanto puntualmente i vicini, dopo qualche tempo, hanno

iniziato a reclamare per gli schiamazzi ed il disturbo arrecati, chiedendo (e

alle volte ottenendo) che la R__________venisse cacciata. Così ha spiegato la

situazione _________, padre di R__________ (classificatore 5, verbale 28 aprile

2009, all. 60 RPG, pag. 2 e 3):

La R_________ rientrava in Ticino all'inizio

1998.

e si stabiliva a __________ in un appartamento della Cassa Pensioni

trovatogli dal fratello __________. Rimase a __________ per circa tre anni,

vale a dire 1998/2000. (...) Con l'arrivo in Ticino di R_________ giungeva pure

lo AC 1 che affittava un appartamento nella zona. (...) Premetto che durante i

periodi di lontananza di AC 1 perché era in prigione o a __________, noi

genitori eravamo tranquilli e anche R_________ lo era. Dico questo poiché nei

momenti in cui era libero vi erano dei grossi problemi in particolare passava a

vie di fatto nei confronti di R_________, ma anche di altre persone sia

conoscenti di R_________ o con le quali aveva degli attriti. (...) A causa

delle diverse problematiche che vi erano ogni qualvolta lo AC 1 andava da R_________,

l'amministratore della cassa pensioni dava la disdetta dell'appartamento. Con

non poche difficoltà si riusciva a trovargli un appartamento a __________.

Poteva essere la primavera del 2001 quando R_________ si stabiliva a __________

e la figlia __________ iniziò a frequentare la scuola d'infanzia in quel

comune. (...) L'amministrazione dello stabile dove R_________ abitava (la __________

e Co) la sfrattava per i medesimi motivi già attuati a __________. Riuscii a

trovargli un appartamento a _________ in via __________ "__________"

ma dovetti intestarlo a mio nome poiché nessuno avrebbe dato un appartamento a R_________.”

Per negativa che fosse la loro relazione,

l'imputato e la R__________ hanno continuato a frequentarsi (e a litigare) già

solo per il fatto di essere i genitori di __________.

Anche all'epoca dei fatti qui in discussione,

l'imputato si divideva tra l'abitazione materna a __________ e il Ticino

proprio per continuare a rimanere vicino alla figlia.

4.

L'abuso di

stupefacenti ha avuto influsso sin dalla giovane età anche sulle vicissitudini

giudiziarie del prevenuto. Il rapporto 10 aprile 1997 del Département

Universitaire de psychiatrie adulte del canton Vaud (in: classificatore 2, AI

72, sezione "corrispondenza") narra come solamente nel corso del 1996

egli sia stato denunciato 17 volte per violazione della LFStup. Arrestato il 16

dicembre 1996 proprio per infrazione e contravvenzione alla LFS, ma anche per

altri 7 reati (furto, atti preparatori di rapina, danneggiamento, violazione di

domicilio, truffa, contraffazione di monete e falsità in certificati), il 16

giugno 1998 egli ha subito una prima condanna dal Tribunal correctionnel di __________

alla pena di due anni di detenzione sospesa ai sensi del vecchio art. 44 cpv. 1

CP in favore di un trattamento ambulatoriale della tossicodipendenza del

condannato. Siffatta sospensione appare invero illusoria alla luce dei 542

giorni di carcere preventivo scontati, pari a circa i 2/3 della pena, con il

risultato di porre di fatto l'accusato nella medesima situazione in cui si

sarebbe trovato nel caso di una sanzione da espiare. Con il senno di poi,

possono sorgere legittimi dubbi circa l'efficacia di questo genere di

trattamento (espiazione dell'intera condanna in carcere e trattamento della

tossicodipendenza in forma ambulatoriale) nei confronti di un giovane

tossicomane incensurato, potendosi immaginare che sarebbe forse stato meglio

procedere al collocamento in una struttura stazionaria, come ha tentato il

cantone Ticino qualche anno dopo.

5.

Per

seguire la R_________, dopo la liberazione l'accusato è giunto in Ticino,

stabilendosi a __________ nei pressi dell'amica. Dedito com'era all'eroina, e

privo della capacità (oltre che della volontà) di procurarsi delle entrate

lecite, AC 1 ha ben presto (dal 1° gennaio 2000 secondo la sentenza di

condanna) iniziato a spacciare pesantemente eroina in Ticino. Il 22 gennaio

2001.

egli è perciò stato nuovamente arrestato e l'8 febbraio 2002 la Corte

delle assise correzionali di __________ l'ha condannato alla pena di tre anni

di detenzione per, tra l'altro, lo spaccio di 2 kg di eroina e il consumo di 700 grammi della medesima sostanza nell'arco di poco più di un anno,

sospendendo la sanzione in favore di un collocamento, iniziato già il 3 aprile

2001, nella struttura di __________, a __________. L'accusato non è però stato

capace di approfittare dell'opportunità. Dopo una prima avvisaglia fatta di

ripetuti consumi di cocaina durante le libere uscite, con scambio di urine per

eludere i controlli, per la quale era stato punito con il trasferimento nelle

carceri pretoriali per due settimane (dal 20 novembre al 7 dicembre 2001),

veniva dichiarato il fallimento del collocamento allorché si constatava,

nell'estate del 2002, che lo AC 1 aveva iniziato a spacciare cocaina, non

potendosi concludere altrimenti a fronte del possesso da parte sua di circa 5 grammi di sostanza, di un bilancino, di buste minigrip e di fr. 1'620.-.

Il fallimento del percorso terapeutico non ha

sorpreso gli addetti ai lavori.

Il 9 maggio 2001 il dott. __________, tracciando

un profilo psicologico dell'accusato (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6),

ne segnalava tratti d'impulsività e aggressività, oltre a tratti paranoidi.

Rilevava inoltre come egli fosse incapace di mettersi nei panni dell'altro,

apparendo così distante, freddo e bugiardo. Il 4 dicembre 2001, allorché AC 1 era

alle pretoriali per il primo, grave episodio di violazione delle norme di

condotta, i responsabili di _____________ esprimevano al Procuratore pubblico

ampie riserve circa le possibilità di successo della misura, osservando come la

sua prosecuzione costituisse nondimeno il male minore rispetto all'alternativa

costituita dal ritorno in carcere (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):

... abbiamo comunque ritenuto che dal punto di

vista terapeutico si poteva, dopo un periodo di riflessioni in carcere, fornire

al signor AC 1 una possibilità di rientro presso la nostra Istituzione. Questa

possibilità scaturisce dalla considerazione che il fallimento tout court della

misura esaspererebbe gli aspetti caratteriali e delinquenziali di questo

paziente già segnato da numerose altre esperienze detentive. Inasprirebbe

ulteriormente i suoi carichi penali correndo il rischio di azzerare qualsiasi

residua possibilità di recupero.”

In un successivo rapporto 1° febbraio 2002,

destinato al Tribunale penale nell'imminenza del processo, si affermava che

carcere (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):

Dal punto di vista prognostico è difficile

esprimerci in modo profilato. L'interessato, peraltro ancora molto giovane,

presenta una situazione esistenziale decisamente disastrata, con degli aspetti

caratteriali che necessitano di un intervento normativo chiaro e strutturato.”

Infine, nel comunicare alla Commissione di

vigilanza il fallimento della misura, il 5 settembre 2002 i responsabili di __________

non potevano che concludere in termini negativi a fronte di una situazione

iniziale già ampiamente compromessa (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):

...a livello diagnostico, in particolare per

quanto è della struttura di personalità e tenendo conto dei pregressi che hanno

caratterizzato la vita di questo signore, gli obiettivi erano piuttosto

limitati per quanto era dell'ambito prognostico (...) ...le tendenze a

delinquere, in particolare per quanto attiene al mondo dello spaccio di

sostanze tossiche, sono rimaste, seppur a periodi latenti. (...)...il

trattamento terapeutico in __________ viene interrotto con l'espulsione del

paziente a margine e purtroppo da parte nostra dobbiamo esprimere un parere

negativo per quanto è della prognosi. Rimaniamo comunque disponibili (...) per

valutare eventuali interventi futuri, pur constatando che i margini di manovra

sono molto esigui.”

L'accusato ha spiegato al perito giudiziario di

essersi messo a spacciare durante il collocamento per potere disporre del

denaro ritenuto necessario a coltivare la relazione con __________, di 12 anni

più vecchia di lui, allacciata in discoteca durante un congedo (classificatore

2, AI 72, pag. 5). Dopo la scarcerazione, nel 2004, egli avrebbe convissuto con

questa donna per 6 o 7 mesi, ma in seguito si sarebbe rifatta viva la R__________e

l'accusato avrebbe ripreso la relazione con lei (classificatore 2, AI 72, pag.

6), trasferendosi nei pressi del di lei nuovo domicilio di ____________.

6.

La

carcerazione conseguente al fallimento della misura di collocamento non ha

insegnato nulla al prevenuto. Come in passato egli, non costituendo per lui il

lavoro una valida opzione, per procurarsi il denaro si è rimesso a trafficare

stupefacenti, questa volta cocaina in combutta con cittadini della ex

Yugoslavia della zona di __________. Nuovamente arrestato il 3 maggio 2005

nell'ambito dell'inchiesta "__________", con sentenza 23 maggio 2006 AC 1 è stato condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________ alla pena di 2 anni

di detenzione, interamente espiata.

Egli ha lasciato il carcere nel maggio del 2007,

riprendendo la difficile relazione con la R_________, costellata da litigi,

interventi della polizia e querele. A dire del prevenuto, nel novembre del 2008, a __________, egli sarebbe caduto dalla bicicletta, subendo una complessa frattura della

mandibola, operata all'inizio del 2009 a __________. In conseguenza di questo incidente egli per un certo tempo è stato più vicino alla madre, dividendosi

tra il di lei domicilio a __________ e il Ticino, dove si recava principalmente

per visitare la figlia. Durante queste visite egli alloggiava presso la R__________oppure,

quando ciò non era possibile in ragione delle tensioni del momento, presso

"amiche", od anche amici, in particolare PC 5, un tossicodipendente abitante

a _________, non lontano dalla R_________. A partire dall'inizio del 2009 l'accusato, in attesa di potere percepire (come ex carcerato) l'indennità di disoccupazione, si

era annunciato alla pubblica assistenza del canton Vaud, dalla quale percepiva

fr. 1'100.- mensili.

L'annuncio all'assicurazione contro la

disoccupazione appare rivolto unicamente alla riscossione delle relative

indennità, ma non invece anche alla seria ricerca di un lavoro. In un periodo

infatti di scarsa occupazione, è del tutto improbabile che l'accusato, privo di

competenze professionali, tossicodipendente e pluripregiudicato, avrebbe potuto

trovare lavoro.

7.

Dopo la

condanna del 2006 l'imputato ha subito altre due sanzioni minori.

Con decreto d'accusa 19 agosto 2008 egli è stato

condannato alla pena detentiva di 11 giorni, pari al carcere preventivo

sofferto, per furto, danneggiamento e violazione di domicilio, mentre che con

decreto d'accusa 4 febbraio 2009 è stata proposta a suo carico una pena

detentiva di 15 giorni per infrazione alla LF sulle armi, per avere detenuto

senza diritto il 17 gennaio 2009 un bastone estensibile in metallo.

8.

Dall'esame

degli atti sono emersi alcuni tratti significativi della personalità

dell'accusato.

In primo luogo, ma di questo già si è detto, si

evidenzia la grave politossicodipendenza, risalente all'adolescenza e che mai

l'accusato ha voluto seriamente contrastare, fatta principalmente del consumo

di eroina, ma anche, occasionalmente, di cocaina e canapa, oltre a psicofarmaci

ed alcol.

Per questo motivo, del resto, in occasione delle

precedenti condanne al prevenuto è sempre stato riconosciuto una stato di lieve

scemata imputabilità.

In aggiunta a ciò, l'inchiesta ha messo in luce

l'abitudine dell'accusato di girare armato.

Se non bastasse il rilievo del fatto che egli è

già stato condannato a tre riprese (2002, 2006, 2009) anche per infrazione alla

LF sulle Armi, vi sono in atti innumerevoli testimonianze di come egli solesse

girare munito di un armamentario fatto di tirapugni, manganello (bastone

tattico), spray al pepe e coltello. Al dibattimento l'accusato ha spiegato la

circostanza (ciò che però può valere solo per gli ultimi mesi) con il timore di

essere percosso alla mandibola, rimasta vulnerabile dopo la recente operazione.

Inoltre, e il tema non è disgiunto dal

precedente, è apparsa manifesta la propensione dello AC 1 ad assumere

comportamenti aggressivi, arroganti, prevaricatori dei più deboli, come pure a

passare all'atto violento con le armi in suo possesso, sino quasi al sadismo,

ossia per il puro piacere di provocare paura e dolore.

Il predetto compendio di aggettivi è il sunto di

un autentico plebiscito tra le molte persone interrogate dagli inquirenti. Mai

come in questo caso, in effetti, si era riscontrata una simile convergenza di

giudizio negativo, ciò che appare solo parzialmente spiegabile dalla

comprensibile influenza negativa dovuta dal fatto di doversi esprimere (e

volersi distanziare) al proposito di un soggetto indagato per omicidio

intenzionale, o da (in taluni casi) rancori personali, posto che comunque i

testi non si sono limitati ad esprimere i loro giudizi negativi, ma hanno anche

raccontato gli episodi a loro noti da cui hanno dedotto le proprie valutazioni.

Seppure cauta in ragione della particolarità dell'ambiente a cui molti dei

testi appartengono, la Corte, ad esempio, non ha avuto motivo di dubitare delle

parole dell'ex agente di polizia _________, allorché, narrando del periodo

1998-2000, ha riferito che (classificatore 5, verbale 28 aprile 2009, all. 60

RPG, pag. 2):

Ricordo al riguardo un caso specifico. Vi era

una festa di condominio a __________ ed era presente il curatore della

congregazione dei Frati Cappuccini conoscente di R_________ e di molte altre

famiglie presenti con i loro figli. AC 1, presumibilmente in un impeto di

gelosia, appena arrivato in loco poiché aveva un congedo dal carcere ebbe ad

avere una lite con diversi presenti in particolare con le mamme ma anche con

questo uomo curatore della congregazione dei Frati. Tanto è vero che questo

uomo venne ferito alla fronte da una coltellata sferratagli da AC 1. Il tutto

avvenne nella cucina dell'appartamento di R_________ che era a piano terra. Fui

poi io che alcuni giorni dopo andai a pulire e a rinfrescare il locale

macchiato di sangue. Non ricordo il nome dell'uomo ferito ma la R_________

sicuramente si ricorda. Fu avvisata la polizia e più preciS_________ente gli

agenti del posto misto di __________, l'avvocato del ferito fece una denuncia

che poi venne ritirata. Io non ne so il motivo.”

Con riferimento a tempi più recenti, __________,

che per un certo periodo ha fatto da autista allo AC 1, ha raccontato al Procuratore pubblico che (classificatore 7, n. 28, verbale 13 giugno 2009, pag.

3, 4 e 5):

...confermo di aver frequentato AC 1 nel periodo

luglio/settembre 2008. I nostri rapporti si limitavano ai passaggi con la mia

auto. Aggiungo che non siamo mai neppure andati a bere qualcosa in un bar. Non

era un rapporto di amicizia. Aveva dei comportamenti che non mi piacevano,

irrispettosi verso le persone, come ad es. una volta che avevamo fatto benzina

e lui ha raccolto la moneta e invece di consegnarla in mano alla commessa, l'ha

tirata lì sul tavolo con il risultato che la moneta è andata per terra e

dappertutto. Come persona non mi piaceva per niente. (...) AC 1 era

"fuso" perché era talmente sbruffone e irrispettoso di tutti che mi

sembrava quasi fuori di testa nel senso che andava oltre i limiti proprio come

suo comportamento abituale, non aveva freni, sembrava che non avesse

autocontrollo, come i bambini. I freni non voleva darseli lui, visto che alle

volte sapeva controllarsi e poteva anche sembrare una persona a modo. Poi

invece conoscendolo, vedevi che non era per niente una persona a modo. Questo

che ho descritto era il suo carattere che aveva sia quando era sano cioè quando

non aveva assunto stupefacenti, che quando invece aveva consumato. Siccome però

AC 1 consumava eroina sempre, giornalmente, la differenza stava che magari la

sera, mischiava alcool, pastiglie e più cose assieme e lì si vedeva chiaramente

che era alterato. Questa è la differenza tra il sano e l'alterato di AC 1.”

Anche __________ afferma che (classificatore 8,

n. 23, verbale 4 giugno 2009, pag. 2):

...non mi piacevano gli atteggiamenti che aveva AC

1.

Infatti quest'ultimo per ogni discussione che

aveva con altre persone presenti al __________ subito tirava fuori o il

coltello o il manganello in ferro estensibile e anche il tira pugni. Premetto

che ogni volta che c'era una discussione era sempre lo stesso AC 1 ad "accenderla".

Era un attaccabriga. Mi è capitato in più occasioni di vederlo minacciare terze

persone con queste armi ed alcune volte sono pure intervenuto per farlo

cessare. AC 1 se la prendeva con tutti, bastava che qualcuno passava e lo

guardava che subito lui reagiva estraendo le armi succitate e minacciando le

persone. A me personalmente non mi ha mai minacciato.”

__________ racconta che (classificatore 8, n. 6,

verbale 5 giugno 2009, pag. 2 e 3):

Mi era stato detto di stare alla larga da AC 1

perché dicevano che era uno psicopatico e che per qualsiasi cosa o una frase

mal detta lui reagiva male. (...) ...mentre guidavo mi sono accorta all'ultimo

momento che tre ragazzi stavano attraversando la strada regolarmente sulle

strisce pedonali. Io ho dovuto frenare bruscamente. AC 1 è sceso

dall'automobile e dai pantaloni ha estratto un manganello di colore nero (...)

... si è messo a minacciare questi tre ragazzi con il manganello dicendogli

pure che gli avrebbe spaccato la faccia e di stare zitti.”

Anche __________ riferisce di episodi di grave

prevaricazione commessi dall'accusato (classificatore 6, verbale avanti il

Procuratore pubblico del 5 giugno 2009, all. 122 RPG, pag. 3 e 4):

...confermo che AC 1 girava sempre con un

manganello, un tirapugni e ultimamente, negli ultimi 2 mesi almeno anche con un

coltello. Sono armi che aveva su di sé, contemporaneamente. (...) ...alla

Chiesetta in prossimità del __________, nel corso del mese di aprile 2009, AC 1 aveva venduto una busta dose di eroina a una persona sui 35 anni che io non conosco. Era

un uomo, vestito anche abbastanza bene che era praticamente terrorizzato dal AC

1.

Lo dico perché lo vedevo dal suo comportamento: ogni cosa che gli diceva il AC

1.

lui obbediva. Al termine dell'acquisto di eroina, AC 1 ha chiesto a questa persona un rapporto orale. Non sono sicuro se ha obbligato o no questa persona

, minacciandolo con il manganello. (...) Ne aveva vari modelli: uno rigido e

uno telescopico (...) e devo dire che voleva anche provarlo su di noi al __________.

AC 1 diceva "per favore, dai lasciami provare sulla gamba il manganello

perché voglio sapere che dolore fa". A me stesso l'ha fatto un paio di

volte e oltre a me anche ad altri consumatori come me. Ricordo che una volta lo

ha fatto ad una ragazza di cui non ricordo il nome. Le ha dato un colpo sulla

coscia e la ragazza si è messa a piangere e quella volta lì lui si era pentito.”

__________ sintetizza e dichiara che

(classificatore 8, n. 13, verbale 27 aprile 2009, pag. 3):

Questo AC 1 lo descrivo come una persona

violenta e manesca, con chi poteva permetterselo si faceva forte imponendosi

con una certa cattiveria ed in alcuni casi che so con la forza”.

__________ afferma che (classificatore 9, n. 13,

verbale 25 giugno 2009, pag. 2):

Vorrei anche dire che AC 1 a me non piaceva particolarmente anche perché era una persona troppo aggressiva e violenta. Spesso

al __________ litigava con altre persone anche se non rammento con chi.

Capitava spesso che passasse a vie di fatto nei loro confronti. AC 1 è una persona

"fuori dagli stracci" si credeva onnipotente.”

__________ sostiene che (classificatore 8, n. 2,

verbale 26 maggio 2009, pag. 2)

da lui non mi piaceva acquistare eroina in

quanto era molto arrogante”.

__________ dice che (classificatore 8, n. 8, verbale

4.

giugno 2009, pag. 3) "mi faceva paura", sentimento condiviso

da __________ (classificatore 6, verbale avanti il Procuratore pubblico del 5

giugno 2009, all. 120 RPG, pag. 2-4) e anche da __________, cameriera del bar _________

(classificatore 6, verbale 25 aprile 2009, all. 86 RPG, pag. 3 e 4):

...AC 1 ha già creato problemi al bar. Decisamente è una persona che mi fa paura. In due occasioni è giunto a bar chiuso,

mentre facevo le pulizie. Non l'ho fatto entrare e allora si è arrabbiato a tal

punto da picchiare i pugni sulla porta in vetro e, chiaramente, insultandomi

pesantemente. Io, dalla paura, ho atteso oltre un'ora prima di uscire e andare

a casa.”

9.

Riassuntivamente

si può ritenere che, quale logica conseguenza di una simile personalità, in

almeno 10 occasioni l'accusato ha commesso effettivamente atti di violenza

gratuiti (in danno di : R_________, PC 5, __________, __________, l'anonimo

curatore della Congregazione dei frati, __________, un anonimo a __________

come narrato da __________, un paio di ragazze colpite con il bastone, tra cui __________,

__________ e l'anonimo costretto ad un coito orale, come narrato da __________).

Il rapporto di cui all'all. 23 RPG

(classificatore 5) riferisce di 18 interventi della polizia (oltre a quello più

vecchio narrato da _________) a causa delle intemperanze violente dello AC 1,

di cui il primo nel 2002 e gli altri 17 tra il 2005 e il 2009. Sfogliando i

relativi rapporti si trovano ulteriori conferme dell'inclinazione alla violenza

e all'uso (anche solo intimidatorio) delle armi da parte dell'accusato: caso n.

1: botte e coltello; n. 5: coltello; n. 12: colpo di manganello a donna

incinta; n. 13: tirapugni; n. 15: coltello + spray al pepe; n. 16: coltello; n.

17: manganello; n. 18: manganello.

In aggiunta a ciò ancora il 24 marzo 2009 la

Polizia ferroviaria aveva sequestrato all'accusato un manganello e un tirapugni

(classificatore 5, all. 21 RPG), e nell'occasione egli era in possesso anche

dello spray al pepe e di un coltello (probabilmente quello con cui ha ucciso S_________),

oggetti lasciati nella sua disponibilità in quanto non soggiacenti alla LFArm

(classificatore 5, verbale 6 maggio 2009 di __________, all. 22 RPG).

L'accusato al dibattimento ha ammesso, quanto

meno relativamente all'ultimo periodo, di avere talvolta assunto atteggiamenti

aggressivi in risposta ad un proprio sentimento di frustrazione (verbale

dibattimentale, pag. 3):

Riconosco di essere passato alle mani in questo

ultimo periodo; spesso per storie legate agli stupefacenti. Questo periodo mi

sentivo frustrato, avvertivo che la mia situazione era senza prospettive, mi

sentivo in una strada a senso unico, non riuscivo a cambiare la situazione.

Ammetto che nell'ultimo periodo io ero diverso.”

10.

L'accusato è

stato sottoposto a perizia psichiatrica da parte del dott. __________.

L'esperto nel proprio referto (classificatore 2, AI 72, da pag. 36) ha

sottolineato l'insensibilità del prevenuto per la violazione delle norme etiche

e legali e per la sofferenza provocata ad altri, come pure l'assenza di facoltà

autocritiche. Il perito ha evidenziato quindi la presenza di tratti di

personalità narcisistici (le vanterie, il convincimento di piacere alle donne)

e paranoidi (il sentirsi minacciato, vittima di cospirazioni, circondato da informatori

della polizia). La diagnosi espressa (da pag. 40) è quella di un "serio

disturbo di personalità con elementi paranoidi, narcisistici ed antisociali",

ovvero di un "disturbo di personalità antisociale abbinato a uso

dannoso di sostanze psicotrope", ritenuto non curabile dall'esperto

(pag. 40 e 41). Secondo il perito, il reato principale addebitato al prevenuto

è in relazione con il suo stato psichico, dovendosi ammettere che la capacità

di agire secondo la (corretta) percezione dell'illecito era lievemente scemata

(pag. 42).

Le valutazioni dell'esperto saranno discusse più

avanti, nel contesto delle valutazioni concernenti la determinazione della

pena.

B. I reati

minori ipotizzati dall'atto di accusa

11.

Da quanto si

è sin qui detto della persona dell'accusato appaiono come fondati gli addebiti

di ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi e sulle munizioni, per

avere portato su di sé nel corso del 2008 e sino al giorno dell'arresto, un

manganello telescopico e un tirapugni (punto 3 dell'atto di accusa), come pure

quello di contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, per avere consumato nello

stesso periodo almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7

pastiglie di valium, un minimo quantitativo di marijuana e hashish, nonché detenuto

per il proprio consumo una pastiglia di valium (punto 7 dell'atto di accusa),

imputazioni che il prevenuto ha pacificamente ammesso (verbale dibattimentale,

pag. 3).

12.

L'accusato

ha ammesso di avere ripreso a spacciare stupefacenti, segnatamente eroina, dopo

l'ultima scarcerazione per arrotondare con il provento la modesta entrata

versatagli dai servizi sociali (AI 72, pag. 6). Egli si procurava lo

stupefacente in Svizzera interna, in ragione di poche decine di grammi alla

volta, provvedeva quindi a dividerlo soprattutto in buste dosi da 0.2 grammi, poi smerciate al dettaglio al prezzo di fr. 40.- l'una, in particolare al __________ di __________,

noto ritrovo degli eroinomani locali. In questo spaccio al dettaglio l'accusato

si è occasionalmente fatto aiutare da altri, in particolare PC 5, ai quali

affidava, compensandoli con eroina, delle buste dosi con l'accordo di

rivenderle e di consegnargli poi il provento, sia per contanti o mediante versamento

su di un conto bancario dello AC 1 presso __________, aperto a suo dire per

farvi confluire le prestazioni assistenziali.

13.

Nella fase

predibattimentale l'accusato ha tentato di ridimensionare la portata di questa

attività, sostenendo che "l'ordine di grandezza è di qualche decina di

grammi" (verbale 7 maggio 2009, classificatore 7, n. 3, pag. 6),

ragione per cui il Procuratore pubblico ha proceduto, per quanto possibile, ad

una puntigliosa ricostruzione dell'entità del traffico interrogando tutti gli

acquirenti identificati in particolare in base alle rubriche e ai tabulati

telefonici.

Egli ne ha concluso per l'addebito al prevenuto

di un traffico nell'ordine di 250 grammi di eroina, di cui circa 200 grammi venduti o offerti (punti 2.1-2.5 dell'atto d'accusa) e 50 grammi detenuti il 22/24 aprile 2009, nell'imminenza dell'arresto, ma non ritrovati dagli

inquirenti (punto 2.6 dell'atto d'accusa). Oltre a ciò, due altre imputazioni

relative all'offerta alla R__________di almeno 3/3.5 grammi di cocaina (punto

2.7

dell'atto d'accusa) e alla vendita di un flacone di metadone (punto 2.8

dell'atto d'accusa).

14.

Al

dibattimento l'accusato ha modificato la precedente attitudine, riconoscendo la

possibilità che l'ordine di grandezza del suo traffico di eroina corrispondesse

a quanto prospettatogli dalla pubblica accusa. Egli avrebbe in effetti ripreso

a spacciare dopo gli 11 giorni di carcere scontati tra il 30 giugno e il 10

luglio 2008, senza sapere precisare il profitto personale conseguito con questo

suo traffico (verbale dibattimentale, pag. 4). A fronte di questa ammissione,

non vi è stata necessità per la Corte, d'accordo le parti, di procedere alla

contestazione all'accusato di ogni singola chiamata in causa degli acquirenti,

ciò che comunque avrebbe condotto al risultato di dovere ritenere fondata l'imputazione,

avendo l'atto di accusa correttamente recepito le risultanze istruttorie.

Il prevenuto è pertanto reo confesso della

prospettatagli vendita (da solo o per il tramite di PC 5) di 129 grammi di eroina (punti 2.1 e 2.2 AA), della cessione a terzi di ulteriori complessivi 80/82.5

grammi di eroina (punti 2.3, 2.4 e 2.5 AA), della detenzione ai fini di

vendita, nell'imminenza dell'arresto, di altri 50/55 grammi di eroina (punto

2.6

AA), della cessione gratuita a R__________di 3/3.5 grammi di cocaina (punto

2.7

AA) e della vendita di un flacone di metadone (punto 2.8 AA), ciò che

costituisce, così come imputato, infrazione aggravata alla LFStup, essendo

superata la soglia del caso grave determinata dalla giurisprudenza in 12 grammi di sostanza pura.

15.

PC 5, nato

nel 1975, è un tossicodipendente eroinomane. Estromesso dal mondo del lavoro,

egli vive della pubblica assistenza ed è soggetto a tutela. Dispone di un

appartamento al sesto piano di via __________ a _________ in cui vive nel

lerciume più totale, tra sporcizia e ammassi di rifiuti (eloquenti le foto n.

38-50 della documentazione fotografica; cfr. anche il CD in atti per la visione

degli ulteriori sacchi di immondizia accatastati sul balcone), ivi comprese

circa un centinaio di siringhe usate (classificatore 5, all. 41 RPG), sintomo

inequivocabile del cammino di degrado umano da lui percorso.

In questo appartamento egli ospitava l'accusato

in occasione delle sue visite a _________ quando questi era in lite con la R__________e

quando egli non riusciva a trovare (migliore) alloggio presso qualche amica.

La conoscenza dell'accusato e di PC 5 risale

circa ad un anno addietro. PC 5 ha definito come "amicizia" il loro

rapporto, senza però rammentare come essi si siano conosciuti (classificatore

5, verbale PC 5 25 aprile 2009, all. 26 RPG, pag. 1).

Il comune denominatore del rapporto tra i due era

evidentemente l'eroina, e meglio (dal punto di vista dello PC 5) la

disponibilità di sostanza da parte dell'accusato. A partire circa dall'inizio

del 2009, tra i due è nato un sodalizio, nel senso che, come già detto, i due

si recavano assieme al __________ a __________ per spacciare. A questo scopo, AC

1.

consegnava periodicamente allo PC 5 delle buste di eroina, con l'accordo che

una parte di queste era il compenso dello PC 5 per l'attività di vendita,

mentre che per la rimanenza questi riversava all'accusato il provento della

vendita, sia a contanti o mediante accredito sul conto bancario presso __________

(sui termini di questo sodalizio cfr. in classificatore 5 il verbale di

confronto avanti al Procuratore pubblico del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag.

8-10).

16.

La

dipendenza dall'eroina di PC 5 faceva di lui un collaboratore poco affidabile.

Nel mese di aprile del 2009 è perciò capitato che egli non abbia riversato

all'accusato l'importo di circa fr. 500.- avendolo speso per sé, verosimilmente

per comprarsi della cocaina, e che per questo motivo egli abbia cercato per un

po' di non farsi trovare da lui (cfr. il verbale 8 maggio 2009 dell'accusato

avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 12). Si trattava di una

mancanza che l'accusato non poteva tollerare, nella logica di un rapporto in

cui vi era un dominante e un sottomesso. Al dibattimento l'accusato ha

riconosciuto che

ero un po' teso per questa faccenda, ed anche un

po' arrabbiato, da una parte perché anch'io dovevo pagare lo stupefacente e

d'altra parte perché PC 5 mi stava mentendo, mi stava prendendo in giro”

(verbale dibattimentale, pag. 4).

17.

La mattina

del 14 aprile, pertanto, l'accusato, intenzionato a sistemare la questione, ha

intercettato lo PC 5 davanti alla farmacia __________, a _________, dove questi

si recava quotidianamente a ritirare la dose di metadone. Quindi, secondo lo PC

5.

(classificatore 5, verbale di PC 5avanti al Procuratore pubblico del 7 maggio

2009, all. 30 RPG, pag. 6):

Come ho già detto devo ancora a AC 1 fr. 500.-

provento delle vendite di eroina che ho fatto per suo conto, che ho incassato

ma che non gli ho dato perché li ho spesi.

Circa una settimana prima dei fatti di _________,

avevo litigato per questi soldi con AC 1. Sapevo che da giorni mi cercava in

giro per _________ e mi mandava sms e continuava a chiamarmi sul mio cellulare.

AC 1 sapeva che io andavo ogni mattina alla

farmacia __________ per il metadone. Una mattina me lo sono trovato davanti

alla farmacia.

Dapprima non voleva farmi entrare a prendere il

metadone, poi sono riuscito a entrare in farmacia. Quando sono uscito ha

preteso che andassimo a casa di R_________. Qui AC 1 mi obbligava a scrivere e firmare una dichiarazione di mio pugno.

In sostanza questo scritto indicava che io avevo

ricevuto fr. 800.- quale anticipo per dei lavori di pittore da eseguire a casa

di R__________. C’era anche scritto che io non avevo eseguito questi lavori ma

che mi ero tenuto i fr. 800.-.

Con questa dichiarazione io e AC 1 siamo andati

dal mio tutore __________, sul suo posto di lavoro, chiedendo che i soldi

fossero restituiti a AC 1.

Il tutore all’inizio diceva che non aveva soldi

ma rassicurava AC 1 dicendogli che appena avrebbe avuto qualche soldo, glieli

avrebbe dati. Gli disse anche di fargli avere uno o più bollettini di versamento.

Tutto ciò accadeva una settimana prima dei fatti

del 24.04.2009 e la cosa sembrava a posto. Io e AC 1 ci separavamo e io tornavo

a casa."

Più avanti nel medesimo verbale egli precisato

che (verbale citato, pag. 7 e 8):

... quando AC 1 mi ha obbligato a sottoscrivere la dichiarazione poi presentata al tutore, mi ha preso con la

forza, mi ha fatto sedere a forza a casa della R_________. Ha preso un foglio e

me lo ha messo davanti e mi dettava quello che io dovevo scrivere, cosa che io

ho fatto perché ero impaurito.

Io di AC 1 avevo paura, ero già stato picchiato

da lui che preciso girava sempre con manganelli, tirapugni o con coltello. Il

manganello (bastone telescopico) che AC 1 aveva a casa della R_________ era

piegato perché ha colpito me sulle gambe. Lo ha rotto sulle mie gambe.”

Secondo il Procuratore pubblico, obbligando lo PC

5.

a redigere la predetta dichiarazione (l'originale è in atti quale allegato

al verbale 28 aprile 2009 del tutore __________, classificatore 6, all. 98 RPG)

l'accusato avrebbe commesso il reato di coazione (punto 4 AA), addebito che il

prevenuto, anche in aula, ha respinto.

Egli ha dato atto di avere intercettato PC 5 fuori

dalla farmacia e ha anche ammesso che i due si sono quindi recati a casa della R_________,

dove lo PC 5 ha effettivamente redatto la dichiarazione, ma ha negato di avere

esercitato coercizione nei suoi confronti. A suo dire, infatti, potrebbe essere

che PC 5 si sia sentito obbligato nei suoi confronti a scrivere la

dichiarazione per tentare di ottenere il denaro dal tutore, ma egli non

l'avrebbe costretto a farlo, né l'avrebbe minacciato (verbale dibattimentale,

pag. 4).

Nondimeno, il

prevenuto ha ammesso che "è possibile che gli abbia parlato con tono

minaccioso" (verbale dibattimentale, pag. 4) ed ha soggiunto che

"riconosco che PC 5 si sia trovato sotto l'effetto di pressione

ambientale" (verbale dibattimentale, pag. 5), data anche dal fatto che

"è possibile" che vi fosse in vista un manganello

(puntualmente ritrovato a casa della R_________: cfr. documentazione

fotografica, foto n. 61), precisando poi che "se PC 5 avesse rifiutato

di allestire il documento è possibile che lo avrei picchiato" (verbale

dibattimentale, pag. 5), frase quest'ultima che va letta nel senso della

certezza, posto che dopo nemmeno 24 ore l'accusato ha comunque brutalmente

pestato lo PC 5 benché egli avesse redatto lo scritto.

18.

Tanto è

bastato alla Corte per ammettere l'esistenza dell'ascritto reato.

Posto che il rilascio di un riconoscimento di

debito (a maggior ragione se, come nella specie, con una causale simulata e in

assenza di una valida obbligazione) è una fattispecie abbastanza tipica del

reato di coazione (fin da DTF 69 IV 172), per la Corte non vi è dubbio che

nelle circostanze date PC 5è stato obbligato a redigere lo scritto sotto la

seria e concreta minaccia di essere percosso, con la prospettiva (dal punto di

vista dello PC 5) di esserlo con il manganello presente in loco o con una delle

armi che il prevenuto era solito recare con sé.

Stanti infatti le predette ammissioni dello

stesso accusato sui toni minacciosi e sulle "pressioni ambientali",

ma soprattutto al riguardo di quale sarebbe stata la conseguenza di un rifiuto,

la Corte non fa altro che ritenere come lo PC 5 abbia correttamente recepito il

clima di intimidazione e sia da questo stato influenzato, accettando così di

redigere a vantaggio del prevenuto uno scritto dal contenuto inveritiero.

19.

Quella

stessa mattina i due si sono recati dal tutore dello PC 5a battere cassa ma

questi, a suo dire "vaccinato" contro le richieste di denaro dei

tutelati, non ha pagato alcunché, prendendo tempo dicendo che avrebbe semmai

preso in considerazione un pagamento da banca a banca.

Nel pomeriggio l'accusato (accompagnato stavolta

da __________) è pertanto tornato dall'__________ per fornirgli gli estremi del

proprio conto bancario (cfr. il predetto verbale 28 aprile 2009 di __________,

classificatore 6, all. 98 RPG, pag. 2).

20.

Accondiscendere

al volere dell'accusato non è tuttavia servito allo PC 5 per evitare le botte,

essendoci addirittura motivo di ritenere che AC 1 avesse premeditato di punire

il suo gregario.

Risulta infatti che egli giorni addietro avesse

preannunciato la circostanza parlandone con __________, anch'egli

tossicodipendente del giro del __________ (classificatore 8, n. 9, verbale 8

giugno 2009, pag. 3):

Ricordo un'altra volta, nel mese di aprile 2009, in cui stavo scendendo con il treno a _________. AC 1 è salito sul treno e si è seduto sul

sedile di fronte a me. Ha estratto dalla tasca un coltello, l'ha aperto e mi

chiese dove doveva accoltellare PC 5 senza procurargli troppi danni e in tal

senso mimava delle coltellate sulle sue gambe. Mi disse che PC 5 gli aveva

fregato alcune buste di eroina e che doveva fargliela pagare. Rammento che il

coltello aveva un manico di colore chiaro, se non erro bianco. Un paio di

giorni dopo ho avuto modo di incontrare PC 5 con un occhio blu. Gli ho anche

chiesto ironicamente se aveva sbattuto contro una porta e lui mi rispose si e

precisava "una porta a due gambe". Non me l'ha espresS_________ente

detto ma ho capito che le aveva prese da AC 1 AC 1.”

L'accusato -comprensibilmente desideroso di allontanare

da sé sospetti dell'uso premeditato del coltello- ha negato la circostanza, ma

il racconto contiene almeno tre dettagli autentici (il debito, la causale del

debito e il coltello correttamente descritto) così da non lasciare nella Corte

dubbi circa la sua veridicità, senza che per questo motivo sia comunque stata

aggravata la sanzione per le botte inflitte allo PC 5.

21.

In ogni

caso, nel pomeriggio del 14 aprile 2009 AC 1, sempre accompagnato da __________, è andato a fare visita allo PC 5. Così ha raccontato l'accaduto il __________,

dopo avere inizialmente negato di essere stato presente (classificatore 6,

verbale 12 maggio 2009, all. 111 RPG, pag. 2 e 3):

Rammento che quella sera, verso le 18.00, mi ero

incontrato con AC 1 AC 1 a _________ a casa della sua ex convivente R_________.

Io avevo appena finito di eseguire dei lavori di pittura a casa sua. Mi chiese

di accompagnarlo al chiosco di _________ dove lavora il curatore di PC 5 poiché

voleva tentare di incassare del denaro che quest'ultimo gli doveva.

Naturalmente il curatore, di cui non conosco il nome, non gli ha dato nulla.

Quindi AC 1 mi domandava di accompagnarlo a casa di PC 5. Eravamo a piedi e

rammento che AC 1 era arrabbiato poiché mi disse che Stefano gli doveva CHF

500.

-. Non mi disse per che motivo gli doveva questo denaro, disse però di

essere stato fregato. Giunti nel palazzo dove abita PC 5, premetto che era la

prima volta che ci andavo, siamo entrati ed abbiamo suonato il campanello del

suo appartamento. PC 5 ha aperto la porta e subito AC 1 lo colpiva con un pugno

al volto o meglio all'occhio. PC 5 cadeva dentro l'appartamento e AC 1 è

entrato mentre io sono rimasto sulla soglia con la porta aperta. Quando PC 5

era ancora a terra AC 1 lo colpiva con alcuni calci al costato e alla schiena

dicendogli che voleva al più presto i suoi soldi. Ad un certo punto AC 1 ha tolto un coltello dalla tasca e l'ha aperto. Io appena vista questa scena gli ho stretto il

braccio e gli ho levato il coltello dalle mani intimandogli di finirla e di andare

via. Infatti AC 1 acconsentiva e mi seguiva all'esterno. Gli ho restituito il

coltello e l'ho riaccompagnato a casa.”

Il teste ha confermato questa versione anche a

confronto con l'accusato (classificatore 6, verbale PP 15 luglio 2009, all. 112

RPG) e la descrizione del pestaggio collima con quella data dallo PC 5,

eccezion fatta per il dettaglio del coltello, che egli, rannicchiato a terra

per proteggersi dai colpi, non ha visto. PC 5, tuttavia, sostiene di avere

scoperto dopo quell'aggressione una ferita da taglio all'avambraccio sinistro

documentata dalle fotografie annesse a detto verbale (classificatore 5, verbale

di confronto 17 giugno 2009 AC 1/PC 5avanti al Procuratore pubblico, all. 18

RPG, pag. 7):

... io non l’avevo visto il coltello perché ero

a terra. Però posso dire che dopo che AC 1 se ne è andato, mi sono trovato con

la ferita al braccio sx, ancora visibile, che mostro alla PP ed ai presenti,

che pensavo mi fossi causato cadendo a terra. Sentendo quello che ha dichiarato

__________, ricollego immediatamente questa ferita al coltello usato da AC 1.

Quando sono poi andato in Ospedale, mi hanno disinfettato anche questa ferita

al braccio.

Io ero a terra rannicchiato e cercavo di coprirmi

la testa con le braccia, per quello che riuscivo a fare, per cui non ho visto

il coltello usato da AC 1.”

L'accusato, per sua parte, nella fase

predibattimentale aveva ammesso unicamente il pugno al volto dello PC 5, non

invece i calci alla schiena e al costato, pretendendo di averlo colpito solo

sulle gambe, all'altezza del polpaccio. In aula egli ha parzialmente riveduto

la propria versione, riconoscendo di avere sferrato calci al busto, alla

schiena e al costato di PC 5, mantenendo però la contestazione del fatto di

avere estratto il coltello (verbale dibattimentale, pag. 7).

La Corte, data la presenza di un testimone

oculare che afferma il contrario, non ha motivo di aderire alla versione

dell'accusato quando sostiene di neppure avere estratto il coltello. La non

credibilità di AC 1 sul tema è del resto attestata già solo dal suo cambio di

versione al riguardo dei calci dati allo PC 5. E' ben vero che il teste non

afferma di avere visto l'accusato colpire PC 5con il coltello e che lo stesso PC

5.

ancora in sede di denuncia, inoltrata più di un mese dopo, nulla affermava al

proposito della ferita da taglio. Nondimeno la ferita c'è e PC 5 non sostiene

di averla avuta in precedenza o di essersela procurata in seguito, ma afferma

di avere creduto di essersela procurata cadendo a terra in occasione

dell'aggressione, e di essersela fatta medicare all'ospedale assieme all'occhio

che in effetti era conciato male, tanto che il tutore __________ aveva dovuto

attivarsi per chiedere un appuntamento urgente al medico (classificatore 6,

verbale 28 aprile 2009, all. 98 RPG, pag. 2 e 3). In queste circostanze, la

Corte si è ritenuta convinta del fatto che sia stato l'accusato a ferire lo PC

5.

con il coltello, per il che trova integrale riscontro quanto descritto al

punto 5 dell'atto di accusa. Così accertate le percosse e le ferite inflitte

dall'accusato allo PC 5, si ha in diritto che esse sono costitutive

dell'ascritto reato di lesioni semplici ai sensi dell'art. 123 CP, essendo

ampiamente ecceduta la soglia delle sole vie di fatto, dal che l'integrale

conferma dell'atto di accusa su questo punto.

22.

L'accusato

la sera del giorno successivo si è nuovamente recato a casa dello PC 5 (che si

era chiuso dentro lasciando la chiave nella toppa, proprio per evitare che AC 1

potesse entrare con la chiave che gli aveva sottratto il giorno prima, in

occasione del pestaggio), riuscendo a farsi aprire con un sotterfugio, ovvero

mandando a bussare alla porta dello PC 5 il di lui vicino, e conoscente comune,

__________.

Il prevenuto, accompagnato nell'occasione da tale

__________, ha rinnovato la richiesta allo PC 5 della nota somma di denaro ed è

nuovamente divenuto "minaccioso e aggressivo" nei suoi

confronti quando questi ha menzionato l'eventualità di una denuncia alla

polizia per le botte del giorno prima (classificatore 6, verbale 14 maggio 2009

__________, all. 113 RPG, pag. 4). __________ in quel frangente ha visto

l'accusato dare "due sberle" allo PC 5 (classificatore 6,

verbale avanti al Procuratore pubblico del 26 maggio 2009, all. 101 RPG, pag. 5, in fondo), ciò che corrisponde alle affermazioni di questi, che afferma di avere rimediato in quel

frangente "due scappelloni abbastanza forti sulla nuca"

(classificatore 5, verbale di PC 5 avanti al Procuratore pubblico del 7 maggio

2009, all. 30 RPG, pag. 7). Per AC 1, che nella sostanza ammette l'episodio, si

sarebbe invece trattato solo di "petite tappe" (però al

plurale: cfr. classificatore 5, verbale 8 maggio 2009 avanti al Procuratore

pubblico, all. 15 RPG, pag. 14), ovvero di "piccoli schiaffetti alla

nuca" (verbale dibattimentale, pag. 7).

L'insieme di queste risultanze consente comunque

di ritenere corretta per questo episodio la qualifica giuridica di vie di fatto

ai sensi dell'art. 126 cpv. 1 CP, per il che merita conferma anche

l'imputazione di cui al punto 6 dell'atto di accusa.

C. L'imputazione

di omicidio intenzionale

23.

S_________

era nato il 10 agosto 1981 ed aveva avuto un'infanzia difficile. La madre,

all'epoca solo diciottenne, era rimasta vedova allorché egli aveva solo 10

mesi, essendo il padre di S_________ perito in un incidente della circolazione.

S_________ aveva assolto le scuole dell'obbligo a __________, iniziando all'età

di 16 anni l'apprendistato di muratore, interrotto a causa del fallimento della

datrice di lavoro. S_________ aveva perciò continuato a lavorare come manovale.

In seguito ha lavorato per un certo periodo anche per una ditta di onoranze

funebri, adattandosi in seguito a sbarcare il lunario con il provento di lavori

saltuari. All'età di 18 egli aveva iniziato una relazione sentimentale con __________,

con cui aveva convissuto prima a _________ e poi a __________, in valle di __________.

Da questa unione sono nati due figli, __________ il 10 luglio 2000 e __________

il 30 giugno 2003, con i quali S_________, anche dopo la fine della relazione

con __________, nel 2004, ha mantenuto un buon rapporto, tanto che essa lo ha

definito un bravo papà. Dopo quella con la madre dei suoi figli, S_________,

dal 2004, ha avuto un'importante relazione sentimentale con __________, che

ancora durava nel 2009. Incensurato, con qualche problema di consumo di

stupefacenti, S_________ era da ultimo senza lavoro fisso ed era a carico della

pubblica assistenza. I suoi conoscenti e amici sentiti in corso d'inchiesta

l'hanno generalmente descritto in modo positivo, come una persona buona, di

compagnia, generosa, non violenta e non litigiosa, ancorché l'ultima compagna, __________,

di lui abbia anche detto che "le poche volte che faceva serata da solo,

senza di me, lo vedevo o con un occhio nero, o con il braccio fasciato o con la

mano gonfia, ce ne aveva sempre una" (classificatore 5, verbale avanti

al Procuratore pubblico del 6 maggio 2009, all. 73 RPG, pag. 4), il che

parrebbe invero deporre in senso contrario almeno alla predetta assenza di

litigiosità.

24.

L'accusato e

S_________ si conoscevano. Secondo una prima dichiarazione dell'accusato

(classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 11 RPG, pag. 2), essi si

conoscevano da qualche anno, ma senza avere particolari rapporti e senza avere

mai litigato. In un successivo verbale AC 1 ha però precisato che S_________ gli era stato presentato forse nel 2004 da conoscenti comuni nel mendrisiotto. Egli

l'aveva poi rivisto alla stazione di __________ in occasione della Street

Parade del 2008, dove era statoS_________a riconoscerlo. Dopo di ciò essi si

erano rivisti a partire da circa l'inizio del 2009, a causa della recente frequentazione del bar _________ di _________ da parte del prevenuto,

locale di cui S_________ era invece cliente fisso da tempo, come confermato da __________

(classificatore 5, verbale 30 aprile 2009, all. 72 RPG, pag. 3).

25.

L'accusato,

comunque, pur se nuovo cliente al _________, si era già fatto notare, beninteso

in senso negativo. La cameriera __________ ne aveva timore (cfr. al consid. 8

il già evocato stralcio del suo verbale all. 86 RPG) per il motivo che egli

aveva già dato in escandescenze a due riprese perché voleva essere servito dopo

l'orario di chiusura, episodi che l'accusato ha tenuto a minimizzare

(classificatore 6, verbale 16 luglio 2009 di confronto avanti al Procuratore

pubblico AC 1/_________, all. 89 RPG, pag. 5), ma che avevano indotto la

cameriera a parlarne con il suo capo __________, il quale ha confermato

l'episodio e ha raccontato che per tranquillizzare la _________ le ha detto che

sarebbe intervenuto presso lo AC 1 (classificatore 6, verbale 17 luglio 2009 di

__________, all. 91 RPG, pag. 2), ciò che egli ha poi effettivamente fatto a

due riprese (verbale citato, pag. 4).

Anche __________, un altro cliente del bar _________,

aveva avuto una specie di discussione con l'accusato nei pressi dell'esercizio

pubblico in una delle due circostanze rammentate dalla __________.

Il teste, infatti, visto come l'accusato non

fosse riuscito a farsi servire dalla cameriera, si era offerto di vendergli una

bottiglia di merlot che aveva nel bagagliaio della vettura. AC 1, che a dire

del __________ era in stato visibilmente alterato, aveva proceduto

all'acquisto, ma in seguito aveva avuto una reazione inconsulta tentando di

colpirlo con un pugno in faccia, salvo poi essere trattenuto da __________,

agente della polizia Comunale di _________, in quel momento presente al bar

come cliente (classificatore 6, verbale 6 maggio 2009 di __________, all. 93

RPG, pag. 1 e 2). __________ rammenta il litigio, ma ne fornisce una versione

assai differente. Secondo lui, infatti, sarebbe accaduto che AC 1, in stato alterato (almeno su questo punto le versioni concordano), aveva iniziato a litigare con

la __________ perché essa aveva rifiutato di servirlo, al che sarebbe

intervenuto in sua difesa il __________, che secondo il __________ "era

alquanto allegro", "e da qui è iniziata la discussione con AC

1.

poi sfociata in vie di fatto con spintoni e schiaffoni. In sostanza Codoni ha

avuto la peggio ricevendo un pugno sulla testa. Sono intervenuto separando i

due contendenti e ho intimato a AC 1 di allontanarsi" (classificatore

6, verbale 5 maggio 2009 di __________, all. 110 RPG, pag. 3 e 4).

26.

Anche con S_________

l'accusato aveva avuto almeno un precedente screzio.

__________, zio di S_________ e persona con

problemi di tossicodipendenza, al quale proprio il nipote aveva presentato lo AC

1.

(di cui era diventato cliente per acquisti di eroina), segnala come i due

"non erano neanche amici e anzi uno stava sulle balle dell'altro e

viceversa", in sintesi "non si usmavano"

(classificatore 6, verbale 13 maggio 2009 di _________ avanti al Procuratore

pubblico, all. 104 RPG, pag. 2 e 4). Del loro diverbio, tuttavia, egli

riferisce solo genericamente, senza dettagli, in base a quanto gli aveva detto S_________

(verbale citato, pag. 3).

__________ fa un racconto più preciso e spiega

che il problema tra i due sarebbe stato quello che S_________ parlando con

terzi avrebbe indicato AC 1 come il "francese di merda" (classificatore

6, verbale 26 maggio 2009 di __________ avanti al Procuratore pubblico, all.

101.

RPG, pag. 6 e 7):

... non aveva piacere né di vederlo né di

sentirlo anche perché avevano già avuto 2 settimane prima dei fatti del

24.04

, un diverbio. So che la __________ e S_________ erano andati via dal

Bar _________ e so che ca. 200 m più avanti hanno trovato AC 1 che li ha

fermati accusando S_________ di andare in giro a dire che lui fosse un francese

di merda.

Da quello che mi ha spiegato S_________, in quell’occasione

AC 1 aveva tirato fuori il __________ per avviare il litigio. S_________ mi ha

riferito di avergli detto di usarlo bene il __________ perché altrimenti dopo

glielo avrebbe fatto digerire lui. S_________ non è mai stato un attaccabrighe,

mai, ma se qualcuno gli tirava una sberla sarebbe stato il primo a ridarla.

(...)

La discussione di 15 giorni prima tra S_________

e AC 1, alla presenza di ______, è poi finita bene nel senso che non è successo

niente. AC 1 ha chiuso il __________ ed ha invitato S_________ ad andare a casa

della R_________ per offrirgli un tiro di eroina o qualcosa.

So che S_________ non ha accettato. _______ che

era presente e che era intervenuta per far smettere il diverbio, aveva anche

detto a AC 1 di smetterla di provocare S_________ sia per picchiarsi e sia per

gli stupefacenti nel senso di non inzigarlo per l’invito al consumo degli

stupefacenti.

________ sospettava che ogni tanto S_________

facesse qualche scemata con l’eroina nel senso di qualche consumo. Non so se

hanno avuto problemi tra di loro per questo invito di AC 1 a consumare qualcosa a casa di R_________.”

__________, verbalizzata una prima volta dalla

polizia (classificatore 5, verbale 30 aprile 2009, all. 72 RPG), pur se

presente sembrava non avere percepito i dettagli della lite (pag. 3 e 4):

... questo AC 1 si avvicinava a S_________ e lo

allontanava da me. Entrambi si scostavano quel tanto per fare in modo che io

non capissi quello che si stavano dicendo. Ho in ogni modo notato che S_________

ad un dato momento, con le mani ha aperto la giacca che indossava come se la

volesse togliere. Questo movimento era tipico di S_________ quando qualcuno lo

stava minacciando o sfidando. In quei momenti S_________ aveva l'abitudine di

dire ... "dai...provaci se hai il coraggio...io non ho paura di

niente...". La discussione fra di loro è terminata quando mi sono

avvicinata io per cercare di farli smettere. A quel momento chiedevo

spiegazioni, e quel AC 1 mi rispondeva che non parlava con le donne. Poi un

attimo dopo, come se nulla fosse successo, AC 1 e S_________ si sono

abbracciati e la cosa è finita lì.”

Sentita in seguito dal Procuratore pubblico, essa

ha fornito maggiori dettagli, in specie quelli relativi alla minaccia proferita

dall'accusato di accoltellare S_________ (classificatore 5, verbale avanti al

Procuratore pubblico del 6 maggio 2009, all. 73 RPG, pag. 3):

Io comunque aggiungo oggi che ho sentito quello

che si sono detti. AC 1 diceva a S_________ che gli avevano riferito che S_________

parlava male di lui. Ho sentito che era stato __________ che aveva riferito a AC

1.

che S_________ aveva parlato male di lui. Ad un certo punto ho sentito che AC

1.

diceva "io ti accoltello" e ho visto S_________ che tirava fuori la

giacca e gli diceva "dai, fallo se hai il coraggio, io non ho paura di

niente".”

L'episodio è confermato nella sostanza dallo

stesso AC 1 (classificatore 5, verbale di confronto avanti al Procuratore

pubblico AC 1/PC 5del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag. 6):

Questa storia del fatto che S_________ riferito

a me, diceva “francese di merda” era successa prima, alcuni giorni o una o due

settimane prima dei fatti del 24.04.2009. Poi però io e S_________ avevamo

chiarito la cosa. Ci eravamo visti vicini al Bar _________, S_________ era con

la sua fidanzata. Io mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto come mai diceva,

riferito a me, “francese di merda”. Lì siamo andati un po’ su di giri. Io

avendo avuto l’operazione alla mascella, avevo messo la mano sul matraque

vicino alla tasca dei pantaloni e poi invece la cosa si è risolta e basta.

Questo fatto è successo la sera in cui cercavo la cocaina.

Per spiegare la mia affermazione che “li siamo

andati un po’ su di giri” è per dire che avevamo fatto la voce grossa e

c’eravamo alterati e S_________ mi aveva detto “si sono stato io, allora?

Perché c’è un problema?” e poi la cosa si è messa a posto, ci siamo entrambi

calmati. Può darsi che ci siamo calmati quando è intervenuta poi la ragazza di S_________.”

27.

Parrebbe

poi, secondo PC 5 e __________, che l'episodio sarebbe stato rievocato proprio

la sera del 24 aprile 2009 a casa di PC 5, ciò che AC 1 invece non ricorda

(classificatore 5, verbale di confronto avanti al Procuratore pubblico AC 1/PC

5del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag. 6):

Domanda a PC 5: lei nello stesso verbale del 29

maggio 2009 pag. 8, ha dichiarato che la sera del 24.04.2009, prima dei fatti

del bar _________, a casa sua, di aver sentito che qualcuno parlava del fatto

che S_________ diceva, riferito a Seba, “il francese di merda”.

La PP mi chiede se

confermo queste dichiarazioni.

Risposta PC 5: si, le confermo.

Domanda a AC 1: ha sentito cosa dichiara PC 5.

Prenda posizione in merito.

AC 1: di questo non ho ricordo.”

__________, per sua parte, sembra assai certo nel

situare la discussione del precedente litigio dell'accusato con S_________proprio

nella sera del 24 aprile 2009 (classificatore 6, verbale 26 maggio 2009 di __________

avanti al Procuratore pubblico, all. 101 RPG, pag. 9):

Quando il 24.04.2009 ero a casa di PC 5 a bere la birra, alla mia richiesta di cosa era successo con S_________ circa 15 giorni prima,

anche AC 1 (oltre a S_________ che me lo aveva appena detto al bar), mi ha

confermato della discussione che avevano avuto e del perché. Mi ha detto di

aver saputo che S_________ parlava di lui come “il francese di merda”. AC 1 era

convinto di questo. AC 1 è pure sempre stato convinto, come ho già detto, che

tutti facessero complotti contro di lui, alle sue spalle. Così come aveva la

convinzione che io ero già andato a letto con R_________, cosa che non è mai

accaduta.

Io non ho mai sentito S_________ dire che AC 1

fosse “un francese di merda”, anche avendo avuto occasione di parlare tra di

noi di questo personaggio.”

In realtà __________ sicuramente si sbaglia sulla

data di questa conversazione.

Egli, infatti, è parimenti certo di avere visto

lo AC 1 al bar _________ verso le 21 di quella stessa sera, ciò che però non è

possibile, essendo questi arrivato a _________ solo alle 22.30 circa.

Inoltre, sempre per il motivo dell'arrivo

dell'accusato a serata inoltrata, non vi sarebbe stato il tempo materiale

affinché detta conversazione avesse luogo, ritenuto come già verso le 23.00 l'accusato sia giunto al bar _________.

Il fatto che PC 5 si sia accodato alla tesi del __________

circa il momento di quella conversazione non ne accresce la credibilità atteso

che PC 5 quel giorno, oltre che di eroina e metadone, era strafatto di

psicofarmaci, ciò che consente di avanzare seri dubbi circa la lucidità dei

suoi ricordi (classificatore 5, verbale avanti al Procuratore pubblico 29

maggio 2009 di PC 5, all. 31 RPG, pag. 2):

Non escludo che sia avvenuto quello che dice __________

sia avvenuto nel mio appartamento ma anch’io ho la mente offuscata per quel

giorno perché avevo preso diverse pastiglie: almeno 4 Seroquel, almeno 6 Truxal

e un paio di Valium.

E’ il dottor _______ che mi prescriveva queste

pastiglie. Trattandosi di venerdì, quel 24.04.2009, in farmacia mi avevano dato

le dosi dei medicamenti per il week-end.

La mia dose giornaliera prescrittami dal medico

era di: 3 Seroqul, 6 Truxal, 4 Valium e 1 pastiglia di Loramet. Quindi il

24.04

, trattandosi di venerdì, avevo sicuramente la disponibilità di

pastiglie e anche di Valium.”

Ci si limita in effetti ad accennare che il

Seroqul è un antipsicotico somministrato per la cura della schizofrenia e del

disturbo bipolare, il Truxal è un antipsicotico con effetto sedativo, il Valium

è una nota benzodiazepina ansiolitica, spesso usata come surrogato dell'eroina

e il Loramet è un'altra benzodiazepina con effetto amnestico...

La Corte ha pertanto accertato che la sera del 24

aprile l'accusato non ha rivangato con __________ e PC 5 l'episodio della precedente lite con S_________, ipotesi in cui il successivo accoltellamento

sarebbe stato considerato in una luce differente, risultando meno estemporaneo.

28.

Nel

pomeriggio del 24 aprile 2009 l'accusato è stato accompagnato dalla sorellastra

__________ alla stazione FFS di __________. Alle ore 15.45 egli ha preso il

treno alla volta di _________, dove è giunto alle ore 22.35.

A quell'ora il tassista __________ l'ha caricato

in auto e l'ha condotto al domicilio di R_________ R_________, che è scesa in

strada a pagare la corsa. Secondo il tassista, "quando AC 1 ha parlato con la sua amica mi è sembrato alquanto nervoso" (classificatore 6, verbale 30

aprile 2009, all. 107 RPG, pag. 2), mentre che prima era tranquillo. Sempre a

dire dell'__________, l'accusato dopo avere parlato con la R__________si

sarebbe incamminato alla volta di via __________, cioè verso l'abitazione dello

PC 5. Questi nella sua versione dei fatti riveduta (quella cioè dove non

afferma più, mentendo, di avere assistito da lontano alla lite tra l'accusato e

S_________) nega (fermo restando il suo predetto stato alterato) di avere incontrato

il prevenuto prima del fatto di sangue (classificatore 5, verbale avanti il

Procuratore pubblico del 5 maggio 2009, all. 28 RPG, pag. 1), ciò che comunque

contraddice ulteriormente la predetta asserita possibilità (scartata dalla

Corte, cfr. il consid. che precede) che lui, lo AC 1 e il __________ abbiano

bevuto birra assieme a casa sua.

L'accusato e la R__________sono a loro volta

concordi nell'affermare che dopo essere sceso dal taxi egli è salito con lei

nel suo appartamento (R_________: verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 2;

AC 1: verbale 5 maggio 2009, all. 13 RPG, pag. 2). Lì l'accusato ha lasciato la

borsa blu contenente i suoi effetti personali (effettivamente rinvenuta dagli

inquirenti in quel luogo, cfr. documentazione fotografica, foto n. 52 e 53). I

due avrebbero poi avuto una breve discussione in casa e si sarebbero recati

quindi al bar _________, non è chiaro se assieme o uno a pochi minuti di

distanza dall'altra.

29.

Secondo

quanto accertato dagli inquirenti, in quel momento, ovvero verso le 23.15 del

24.

aprile 2009, al bar _________ era in primo luogo presente la cameriera __________,

alle cui parole occorre d'acchito conferire credibilità, posto che essa non

consumava stupefacenti o psicofarmaci, non era ubriaca (il tasso alcolemico era

pari a zero alle ore 03.35), non aveva nulla da nascondere e non aveva alcuna

relazione particolare con le parti, tolte la paura e l'antipatia nei confronti

dello AC 1.

Al bar c'era evidentemente anche S_________, che

secondo i testi quella sera era di buon umore, su di giri. Egli si trovava al

bar da parecchie ore ed era pesantemente ubriaco, visto come il suo tasso

alcolemico fosse del 2.01 per mille (classificatore 5, all. 8 RPG). Racconta __________

(l'agente della polizia comunale di __________ che aveva sedato la lite tra AC

1.

e __________) che S_________ faceva il buffone fingendosi un arabo con un

foulard scuro per divertire gli altri, egli "era sotto l'effetto di

bevande alcoliche ma non era invadente per nulla, era ridicolo e contento"

(classificatore 6, verbale 5 maggio 2009 di __________, all. 110 RPG, pag. 2). __________,

che avrebbe potuto essere un teste più attendibile di altri, aveva però

lasciato il locale contestualmente all'arrivo dell'accusato perché l'indomani

doveva levarsi presto "ed anche per il fatto che a me lo AC 1 non mi

piaceva come persona" (verbale citato, pag. 2).

Anche __________ (detta __________) stava

trascorrendo la serata al bar _________, dove era arrivata verso le 17.30.

Afferma di avere sorbito 4 o 5 birre e un paio di tequilas offerte da S_________

che "aveva piacere della mia compagnia" (classificatore 6,

verbale 25 aprile 2009, all. 84 RPG, pag. 1) e in effetti egli era seduto con

lei ad un tavolino all'esterno del bar La __________ quando vi è stata la lite

con l'accusato. Alla __________ è stato riscontrato un tasso alcolemico di 0.85

per mille alle ore 03.40, per il che, ritenuto il fisiologico smaltimento

dell'alcol, è lecito ritenere che 4 ore prima il tasso fosse pari a circa 1.45

per mille.

__________, della cui precedente lite con

l'accusato si è già detto, afferma di essere giunto al bar circa alle 17.30 e

che alle 23.30 circa si accingeva a pagare il conto per tornare al lavoro

(classificatore 6, verbale 6 maggio 2009, all. 93 RPG, pag. 2). A suo dire egli

aveva sorbito 3 birre, 3 caffè e 2 aranciate amare (classificatore 6, verbale

14.

maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 94 RPG, pag. 1), ciò che ha

smentito la cameriera __________, secondo cui il __________ "aveva

bevuto parecchio" e a cui ella non rammentava di aver mai servito

un'aranciata amara (classificatore 6, verbale avanti al Procuratore pubblico

19.

giugno 2009, all. 88 RPG, pag. 4).

Tra i presenti al bar _________ gli inquirenti

hanno identificato anche __________, sentito solo il 5 maggio 2009 perché dopo

il fatto di sangue aveva lasciato il locale per tornare a casa a controllare i

suoi tre figli, e __________, che alle 03.30 del mattino aveva un tasso

alcolemico dello 0.71 per mille, ciò che fa ragionevolmente ipotizzare che al

momento dei fatti egli avesse un più consistente 1.30 per mille circa.

Purtroppo, per sorprendente che possa essere, già

si può anticipare che nessuno ha affermato di avere visto il momento decisivo

della lite tra l'accusato e S_________ all'esterno del locale e questo benché

almeno la __________ -seduta ad un tavolino all'esterno del bar proprio con il S_________-

e il duo __________ e __________ -intenti a fumarsi una sigaretta sulla porta

d'uscita- fossero in una posizione ideale per vedere perfettamente quanto si

apprestava ad accadere davanti ai loro occhi.

Appare inutile disquisire qui sulla questione a

sapere se la loro momentanea cecità sia frutto della sbornia (certa almeno per

la __________ e il __________, probabile per il __________) oppure della paura

o del desiderio di non essere ulteriormente coinvolti nella vicenda. Certo è

che le loro dichiarazioni, sincere o meno, sono di poco ausilio nella

ricostruzione dell'accaduto.

__________, per sua parte, negli istanti cruciali

stava chiamando la polizia, ragione per cui nulla ha visto della fase decisiva

della lite sulla quale, pertanto, pur con tutti i limiti del caso, solo lo AC 1

e la R__________possono deporre.

30.

E' comunque

accertato che verso le ore 23.10 del 24 aprile 2009 la R__________e l'accusato

hanno raggiunto il bar _________. Secondo la __________ R__________è arrivata

per prima e il prevenuto pochi istanti dopo: "il tempo di servirla al

bancone (birra con vodka) e è arrivato anche AC 1" (classificatore 6,

verbale 25 aprile 2009, all. 86 RPG, pag. 2) e va pertanto in questi termini

relativizzata l'affermazione della teste secondo cui il prevenuto sarebbe

arrivato 5'/10' dopo la compagna. Certo è però, perché il ricordo è sicuramente

genuino, che essa dopo avere visto la R__________ha fatto a tempo a dire al

Micarella che sperava che non si sarebbe fatto vivo anche il compagno, cioè

l'accusato, altrimenti avrebbero potuto esserci dei problemi, ciò che il __________

ha confermato (classificatore 6, verbale 19 giugno 2009 di __________ avanti al

Procuratore pubblico, all. 88 RPG, pag. 3).

E certo che l'accusato ha raggiunto la R__________all'interno

del bar, al bancone, e ha anch'egli ordinato una birra con vodka. A quel punto,

secondo la __________, S_________ è entrato nel locale per salutarli e ha fatto

lo spiritoso con il prevenuto, imitandone la parlata per dileggio, esprimendosi

cioè con accento francese. Il prevenuto ha mostrato di non gradire

l'intromissione dicendo aS_________di smetterla, che "non era serata"

(verbale 25 aprile 2009 di __________, all. 86 RPG, pag. 2).

L'accusato e la R__________si sono quindi

accomodati all'esterno del bar, al primo tavolino sulla sinistra uscendo. AC 1 ha però inavvertitamente versato la propria birra sul tavolo, motivo per cui i due si sono andati a

prendere posto al secondo tavolino sulla destra, vicino a S_________ e __________.

31.

Poco dopo è

nato (o si è riacceso) un diverbio tra l'accusato e la R_________, lite non

soltanto verbale ma anche fisica. Secondo la __________, infatti, l'accusato ad

un certo punto ha preso la R__________per la giacca e l'ha spinta con violenza

contro il muro (quello visibile sulla sinistra della foto n. 20 della

documentazione fotografica) al che essa avrebbe gridato "mi vuole

ammazzare" (verbale 27 aprile 2009 di __________ avanti al Procuratore

pubblico, all. 87 RPG, pag. 2 e 3).

Il prevenuto ha ammesso la circostanza della lite

con l'amica ed anche di avere "alzato la voce" (classificatore

5, verbale 8 maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 3),

ma ha negato, ancora in aula (verbale dibattimentale, pag. 9), di averla spinta

contro il muro o comunque di averle messo le mani addosso.

R__________ha ricordato la lite con l'accusato ma

ritiene (erroneamente) che essa sia iniziata all'interno del bar. Si sarebbe

comunque trattato, a mente sua, della loro solita routine e pertanto nulla di

preoccupante. In specie, il grido d'allarme sarebbe stato una "frase

così per dire", "una sceneggiata" e il tutto sarebbe

in definitiva stato "nulla di speciale" (classificatore 5,

verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 6).

Quanto alle altre persone presenti al bar, __________

nulla ha visto perché guardava fisso davanti a sé al bancone (classificatore 6,

verbale 25 aprile 2009 di __________, all. 95 RPG). __________ dall'interno del

bar ha invece visto la lite ed è quindi (come già detto) andato sulla porta del

bar a fumare una sigaretta con il _________ (classificatore 5, verbale 15

luglio 2009 di confronto AC 1/__________ avanti al Procuratore pubblico, all.

19.

RPG, pag. 2), che per sua parte nulla ha visto e sentito e nemmeno ricorda

la presenza dell'accusato al bar quella sera. La __________, infine, pur

essendo in una posizione d'osservazione privilegiata, non dice niente della

lite tra l'accusato e la R__________e ha solo frammentari (ed inutili) ricordi

della successiva colluttazione dell'accusato con S_________.

32.

E' comunque

certo che ad un dato momento S_________ è intervenuto e si è intromesso nella

lite in difesa di R_________ R_________.

La __________ ha infatti visto S_________

mettersi in mezzo ai due e l'ha sentito dire all'accusato che le donne non si

picchiano. Come da lei meglio descritto nel verbale 27 aprile 2009 avanti al

Procuratore Pubblico, è in specie accaduto che (all. 87 RPG, pag. 2 e 3):

Ho visto AC 1 prendere per la giacca R_________

e spintonarla nel senso che l’ha presa e l’ha spinta contro il muro, e la

sbatteva contro il muro con violenza. S_________ ha detto a AC 1 “calmati, cosa

fai, non si fa così con le donne”, per farlo smettere. Tutti e tre si erano

praticamente spostati davanti all’entrata e S_________ era in mezzo che teneva,

separandoli con le braccia, da una parte R_________ e da una parte AC 1.

Insomma S_________ è intervenuto a calmare AC 1 e a dividerli. Io visto questo,

sono uscita fuori a vedere e un certo __________ di cui non so il cognome, mi

ha trattenuta sulla porta del bar.”

Essa poi -a riprova della serietà della

situazione- è rientrata nel locale per chiamare la polizia (verbale citato,

pag. 3), ciò che le ha impedito di vedere le fasi successive del litigio, e

perciò anche l'accoltellamento di S_________.

R__________ha confermato l'avvenuta intromissione

da parte di S_________, ricordando come egli si sia tolto il maglione e che in

seguito lui e l'accusato avrebbero fatto a botte (verbale 28 aprile 2009, all.

45.

RPG, pag. 3).

33.

La lite è

però degenerata in quanto l'accusato ha messo mano al coltello che recava con

sé e ha accoltellato S_________.

Il prevenuto avanti al Procuratore pubblico aveva

così raccontato gli istanti decisivi (classificatore 5, verbale 8 maggio 2009

avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 3 e 4):

Io e R_________ abbiamo cominciato a parlare.

Non mi ricordo di cosa, abbiamo alzato la voce e qui S_________ (S_________) si

è intromesso e si è messo al nostro tavolo, in piedi, con le mani appoggiate ad

un lato del tavolo dicendomi “eh, non è così che si parla ad una donna” o

qualcosa del genere, questo poiché aveva sentito la discussione con la R_________.

Ho capito che S_________ aveva bevuto qualcosa di

alcolico perché tra me e lui c’era sempre stato un buon rapporto e non avevamo

nessun motivo di litigare.

A quel punto io l’ho pregato diverse volte di

andarsene, che io e R_________ dovevamo parlare e a quel momento lui mi ha

risposto che faceva quel “c…. che voleva”. A quel momento io mi sono alzato e

gli ho ribadito ancora una volta di andarsene, aggiungendo di non rompere.

S_________ a quel punto mi ha dato due spintoni e

io sono finito contro un muro o qualcosa del genere, magari era l’angolo del

bar e quindi la vetrina, sta di fatto che non potevo più retrocedere.

Indico sul doc. A la mia posizione quando S_________

mi ha dato le due spinte e dove sono andato a finire a seguito delle due

spinte.

A quel punto visto che lo spazio era stretto mi

sono spostato davanti all’entrata del bar dove non c’erano tavoli e dove c’era

più spazio. A questo punto, mentre mi spostavo davanti al Bar, avevo già messo

la mano sul coltello e l’avevo aperto. Gli ho detto “S_________ non rompere i

coglioni”. Anzi forse non è andata proprio così ma ci siamo ritrovati nello

spazio dove io mi ero spostato, cioè davanti al bar, e ci siamo trovati faccia

a faccia.

Qui S_________ mi ha dato due colpi di testa che

io ho evitato abbassando la testa. Preciso che queste due testate non erano

colpi che S_________ mi aveva dato per farmi cadere, non erano colpi forti,

erano più per provocazione come per dirmi “dai fai qualcosa, preparati, dai

vieni, fatti sotto”.

A quel momento io ho messo la mano sul coltello,

l’ho aperto con due mani e gliel’ho fatto vedere. Impugnavo il coltello nella

mano destra e mostrandoglielo all’altezza del viso, gli ho detto di “non

rompere i coglioni”.

Ci tengo a dire che S_________ sapeva benissimo

che non potevo fare a botte perché era al corrente che ero caduto con la

bicicletta in Via __________ a __________, ad inizio novembre 2008.

Ricordo che era intervenuta l’ambulanza che mi ha

portato all’Ospedale __________ dove mi hanno dato dei punti di sutura

all’arcata sopraccigliare e al mento, ma non si erano accorti che avevo rotto

la mascella in corrispondenza della ferita. Preciso che io ero svenuto e quando

mi sono poi svegliato in ospedale, ho firmato e sono uscito su mia

responsabilità in quanto per il medico avevo subito un trauma cranico e quindi

dovevo ancora rimanere e fare ulteriori esami.

Quindi io speravo che S_________ desistesse e che

la cosa sarebbe finita lì. Invece S_________ ha provato a tirarmi un pugno che

ho scansato spostandomi per cui mi ha colpito sulla parte alta del braccio.

A quel punto io ho replicato facendo un gesto da

destra verso sinistra all’altezza del viso, con il coltello in mano per cercare

di spaventarlo. Ho tenuto il polso molle e non rigido al fine che se il

coltello avesse toccato il viso, non gli avrebbe creato danni importanti. Credo

di averlo colpito di striscio alla guancia sinistra perché ho sentito che con

il coltello ho toccato qualcosa. Credo di averlo colpito alla guancia sinistra

più o meno all’altezza della labbra.

A questo punto S_________ ha preso il suo gilet e

girandosi l’ha tolto e lo ha buttato via, come per dire “adesso ti sistemo”.

Una volta che S_________ si è tolto il gilet si è

avvicinato a me molto velocemente e ci si siamo ritrovati corpo a corpo,

vicinissimi a distanza di un millimetro.

Quando eravamo in questa posizione io mi sono

trovato con il braccio destro con in mano il coltello sulla mia sinistra,

all’altezza del fianco, bloccato tra i nostri due corpi, eravamo in

colluttazione e io avevo paura perché dovevo uscire da quella posizione con il

coltello assolutamente, perché temevo di potermi ferire anch’io al fianco.

Ad un certo punto ho sfilato la mano destra con

il coltello, mi sono sganciato, c’è stato ancora un corpo a corpo, non si

vedeva cosa si faceva perché eravamo troppo vicini e dopo 2 o 3 secondi di

questa colluttazione S_________ si è fermato netto, ha fatto un mezzo giro su

di se ed è tornato in direzione bar.

La PP mi chiede quando

nella descrizione da me data, ho inferto la coltellata a S_________.

Rispondo che so che di averlo accoltellato io, è ovvio visto che io avevo in

mano il coltello e che S_________ ha avuto una ferita da coltello.

La PP mi chiede di

descrivere in modo credibile il momento in cui ho inferto la coltellata mortale

a S_________.

AC 1: io non ho sentito una resistenza del colpo

del coltello né ho sentito, come invece avvenuto per la guancia, nessuna

resistenza o rumore della perforazione.

A questo momento mi son detto “bon, è chiusa lì”

e poi ho guardato negli occhi la madre di mia figlia e le ho fatto capire che

tornavo a casa. Non ho visto S_________ che cadeva a terra dopo essersi girato

e aver fatto qualche passo in direzione dell’entrata del bar. Quando ho visto

che S_________ stava arrivando proprio all’entrata del bar ho smesso di

guardarlo ed ho guardato la madre di mia figlia. Mi son detto “bon ok lasciamo

stare” (riferito alla lite) e mi sono allontanato dopo aver guardato la madre

di mia figlia convinto che mi avrebbe raggiunto sotto il suo palazzo.”

Egli ha sostanzialmente ripetuto la medesima

versione anche nel successivo interrogatorio avanti al Procuratore pubblico del

27.

maggio 2009 (all. 17 RPG, pag. 9 e 10):

Quando io sono arrivato al Bar _________, la R_________

è entrata nel bar, ha ordinato ed io a questo momento mi trovavo al primo

tavolo a sinistra, uscendo dal Bar. Qui mi hanno portato una prima birra che ho

rovesciato inavvertitamente. Ho informato la cameriera, ho chiesto uno straccio

e lei mi ha risposto che puliva lei. Dopo di che il tavolo era bagnato quindi

mi sono diretto assieme alla R_________ al secondo tavolo del bar, uscendo dal

bar a destra.

Io ero seduto più lontano rispetto all’entrata e

la R_________ più vicina all’entrata del bar, uno di fronte all’altro. Ho avuto

il tempo di bere metà birra parlando con la R_________, abbiamo iniziato ad

alzare la voce, poi il S_________ è venuto dicendo che non si parla così ad un

donna ecc ecc, poi si è appoggiato al nostro tavolo con le mani continuando le

sue osservazioni. Io continuavo a chiedergli di andarsene, andarsene,

andarsene.

S_________ mi ha risposto che faceva quel cazzo

che voleva e poi mi sono alzato chiedendogli ancora: “per favore S_________

lasciaci stare, non voglio problemi”. Qui subito ho preso due spintoni secchi

da S_________. Mi ha spinto con le mani. Solo dopo di che, io mi sono spostato

davanti al bar dove c’era più posto perché non c’erano tavoli.

Ho preso il coltello in mano sicuramente mentre

mi spostavo davanti all’entrata del bar per avere più spazio. Dopo ho cercato

ancora di parlare con S_________ e quest’ultimo quando stavo parlando con lui,

mi ha dato due colpi di testa, non per colpirmi ma per inzigarmi.

A questo momento ho aperto il coltello e gliel’ho

mostrato dicendogli di non rompere. Gli ho ripetuto ancora di non rompere per

una o due volte e dopo lui mi ha tirato un pugno sulla spalla destra che io ho

schivato e a quel momento con il coltello io gli ho fatto un gesto all’altezza

del viso: con la mano in cui tenevo il coltello, ho fatto il gesto da destra a

sinistra avendo il coltello nella mano destra. A questo momento ho visto e

sentito che avevo toccato la guancia sinistra con il coltello.

Ho visto che S_________ si toccava la guancia, si

tamponava con la mano ma invece di desistere, ha tolto il gilet che indossava

(non so di che colore fosse perché era buio, magari era di colore scuro), ha

fatto qualche passo indietro verso un tavolo, ha buttato il gilet che si era

tolto su un tavolo o una sedia e poi mi è saltato addosso (bondit dessu).

La PP mi chiede di

specificare cosa intendo per “saltarmi addosso” e cosa ha fatto S_________ ed

io rispondo che dopo che S_________ ha buttato il gilet, è ritornato verso di

me in modo velocissimo e mi ha ingaggiato in un corpo a corpo che sarà durato

10/20 secondi circa.

Ad un certo momento io avevo la mano destra con

in mano il coltello, bloccata tra i due nostri corpi (mi sa che questo si è

verificato quando S_________ mi è riavvicinato velocemente).

In pratica il mio braccio era piegato sul busto

all’altezza della mia anca ed io avevo paura che potevo ferirmi con il coltello

per cui dovevo uscire da quella posizione. Alla fine sicuramente sarò uscito da

questa posizione e io personalmente non mi sono ferito tenendo il coltello in

quella posizione. Poi abbiamo continuato per alcuni secondi a lottare corpo a

corpo e non ci siamo fatti neanche troppo male perché eravamo troppo vicini per

poterci colpire.

Ad un certo punto il S_________ si è bloccato, si

è fermato, si è girato ed è partito in direzione dell’entrata del bar. Ha fatto

alcuni passi o per meglio dire un mezzo giro e poi ha percorso un paio di metri

in direzione dell’entrata del bar. Appena S_________ si era allontanato, ho

mollato lo sguardo, S_________ non era più un pericolo per me, era abbastanza

lontano da me e io ho guardato la R_________ con uno sguardo abbastanza critico

come per dire “ma che cazzo fai?” nel senso che avrebbe potuto dire a S_________

di occuparsi delle sue cose. R_________ a questo momento era seduta allo stesso

posto di prima e cioè al secondo tavolo uscendo a destra.

(...)

Personalmente so di averlo accoltellato io,

d'altronde l’ho sempre riconosciuto dal primo istante però sinceramente non

posso dire di avere un ricordo del colpo di coltello sul fianco sinistro di S_________

in quanto non ho sentito la penetrazione del coltello.

Questo non è un tentativo di togliersi qualsiasi

colpa o responsabilità in quanto io ho già riconosciuto di essere stato io ad

averlo colpito mortalmente.

ADR che io non ho visto S_________ che cadeva a

terra. Ho visto sangue su di me, quello di cui ho già parlato e cioè una

piccola macchia sulla mano destra, tra il pollice e l’indice, e forse, aggiungo

ora, può darsi (perché non è sicuro che sia sangue) una piccolissima macchia

sulla mia t-shirt bianca che avevo su al momento dell’arresto (una macchia

piccola come una testa di spillo) che il poliziotto mi ha fatto notare al

momento dell’arresto.”

Anche in aula l'accusato ha ribadito di avere

invitato S_________ad allontanarsi, di essersi alzato e di avere ricevuto da lui

due spintoni, di essersi spostato con lui sulla terrazza, fino quasi alla

strada, e di avere estratto il coltello dopo avere ricevuto almeno un pugno e

delle testate, date più per provocarlo che non per fargli male.

Quanto ai colpi di coltello, l'accusato sostiene

di averne inflitti a S_________ solamente due, uno alla guancia e uno al busto,

che sarebbe stato dato nel corso di una colluttazione e di cui egli non avrebbe

avvertito la penetrazione della lama nel corpo di S_________.

Egli, di seguito, non avrebbe visto la sua

vittima perdere sangue e S_________ sarebbe stato ancora in piedi quando egli

ha lasciato il luogo.

Si tratta però, come meglio si dirà più avanti,

di una versione dei fatti smentita su più punti da vari, inconfutabili

riscontri.

34.

R__________nei

due primi verbali di interrogatorio ha, come l'accusato, parlato di due colpi

di coltello rivolti a due diverse parti del corpo di S_________.

Nel primo verbale essa ha sostenuto che

(classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 42 RPG, pag. 2):

Ad un certo punto ho visto il padre di mia

figlia (ndv: AC 1 Sebastien) che con la mano destra prendeva in mano un

coltello; arma che mi sembra custodiva all'interno dei pantaloni, tra la

cintura e la pancia.

Ho visto poi AC 1 che sferrava due coltellate al

povero S_________, la prima all'altezza della pancia o addome e la seconda alla

gola.

Immediatamente AC 1 fuggiva a corsa.

ADR che quando è fuggito aveva con sé ancora il

coltello, io non ho visto che l'ha buttato.”

Nel verbale reso tre giorni dopo essa aveva

confermato che (verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 3):

Ho chiaramente visto AC 1 affondare un colpo con

la mano destra verso il costato di S_________. E' evidentemente in quella

circostanza che quest'ultimo è stato colpito con il coltello.”

Tuttavia, al momento di confermare queste

dichiarazioni avanti al Procuratore pubblico la R__________ha ricordato

unicamente la coltellata al viso, mentre che "il secondo colpo non l'ho

visto" (verbale avanti al Procuratore pubblico del 15 maggio 2009,

all. 48 RPG, pag. 6). Invitata a spiegare le ragioni della modifica della

propria versione, la R__________ha affermato di avere parlato con il proprio

psicoterapeuta "per capire se con uno shock una persona può immaginarsi

di vedere il coltello che colpiva la vittima" (pag. 7).

Si ha pertanto che la R__________ha ritrattato in

favore dell'accusato.

35.

Nessun

altro, per quanto risulta dalle deposizioni in atti, ha assistito alla scena

dell'accoltellamento di S_________ da parte dell'accusato.

36.

__________,

che fumava sulla soglia, si è avveduto solo dell'istante immediatamente

successivo (classificatore 5, verbale 15 luglio 2009 di confronto AC 1/__________

avanti al Procuratore pubblico, all. 19 RPG, pag. 3 e 4):

Mentre io e __________ stavamo finendo la

sigaretta e stavamo quasi per rientrare nel bar, io avevo già spento la

sigaretta nel posacenere, ho visto S_________ barcollare e poi cadere a terra,

e nel contempo ho visto l’uomo che mi si dice chiamarsi AC 1 che nella mano

destra, teneva un coltello che gocciolava di sangue. Il tipo, AC 1, è rimasto a

guardare per qualche secondo la persona a terra e poi si è allontanato. Non mi

ricordo in che modo si è allontanato, se correndo o meno.

(...)

ADR: che non ho visto il momento preciso dell’accoltellamento.

Ho solo notato S_________ cadere e poi AC 1 in piedi, con in mano il coltello insanguinato. Ad essere preciso, ho notato solo la lama che stimo della lunghezza

di 7-8 centimetri.

Ero ad una distanza di un paio di metri da AC 1

quando l’ho visto con il coltello in mano che gocciolava. Il corpo della

persona è caduto quasi ai miei piedi, infatti io mi sono spostato indietro.

Sono stato quasi mosso dal pensiero di chinarmi e prenderlo su per aiutarlo,

non sapevo cosa fare. Poi ho sentito qualcuno che diceva “chiamate l’ambulanza,

chiamate l’ambulanza” e mi sembra che la cameriera del bar abbia detto che

l’aveva già chiamata.”

R__________e __________ sono accorse a prestare

soccorso a S_________ tamponandone le ferite, specie quella al costato che

sanguinava copiosamente, avendo i sanitari constatato la perdita di circa 1.5 litri di sangue (cfr. anche classificatore 1, AI 35, pag. 2). S_________ ha quindi perso

conoscenza. Soccorso dai militi del Servizio ambulanze del mendrisiotto, egli è

deceduto alle ore 01.06 del 25 aprile 2009 all'Ospedale ____________.

37.

L'esame

della documentazione fotografica, ed in particolare delle numerose tracce di

sangue, accredita la tesi dell'accusato almeno in ordine al luogo dello scontro

tra i due e dell'accoltellamento, risultando come vi sia una prima traccia di

sangue poco oltre l'area coperta all'esterno dell'esercizio pubblico (cfr. le

foto n. 9 , 11 e 12), e come vi sia poi un percorso segnato dal sangue

gocciolato a terra che da quel punto conduce a quello in cui S_________ è

caduto, vicino alla porta d'entrata del bar (cfr. le foto n. 11, 15, 20).

38.

Dopo avere

così accoltellato S_________ l'accusato è fuggito a piedi ed è corso a cercare

rifugio a casa di PC 5. Al piano terreno della sua abitazione, all'interno

dell'ascensore (il motivo per cui PC 5 è sceso a pianterreno non ha potuto

essere chiarito) l'accusato e PC 5 hanno incontrato il __________, che ha

apostrofato il prevenuto, che secondo lui tremava ed era spaventato, dicendogli

"ma sei pazzo...ma cosa hai fatto... hai accoltellato un ragazzo",

al che l'accusato ha risposto "non potevo fare altrimenti"

(classificatore 5, verbale 15 luglio 2009 di confronto AC 1/__________ avanti

al Procuratore pubblico, all. 19 RPG, pag. 4). I due hanno quindi raggiunto

l'appartamento dello PC 5 e l'accusato ha consegnato all'amico il coltello

insanguinato dicendogli di lavarlo e nasconderlo, cosa che PC 5 ha fatto. Proprio al riguardo del coltello, AC 1 ha lungamente mentito agli inquirenti sostenendo

di averlo gettato via ma di non ricordare dove, obbligando gli inquirenti ad

una difficoltosa e infruttuosa ricerca a tappeto per tutto il quartiere,

persino sopra ai ripari fonici dell'autostrada. Al dibattimento AC 1 ha spiegato questo comportamento con il desiderio di proteggere PC 5 (cfr. anche il verbale

dell'accusato avanti al Procuratore pubblico dell'8 maggio 2009, all. 15 RPG,

pag. 14). L'accusato ha inoltre istruito l'amico, suggerendogli di dichiarare

agli inquirenti di avere assistito da lontano alla lite con S_________ e di

accreditare la sua versione. Cosa che poi lo PC 5 ha fatto (cfr. i suoi verbali del 25 aprile 2009, all. 26 e 27 RPG) e che ha contribuito a valergli

la condanna per favoreggiamento inflittagli il 17 dicembre 2009.

39.

L'accusato prima

di essere arrestato ha anche effettuato tre conversazioni telefoniche.

Parlando con sua madre, egli ha raccontato che la

R__________avrebbe chiamato qualcuno affinché lo picchiasse ed egli si sarebbe

difeso con il coltello: "J'ai plainté le couteau, il y a plein de sang

partout" (classificatore 6, verbale 12 maggio 2009 di __________ AC 1

avanti al Procuratore pubblico, all. 81 RPG, pag. 2). Di analogo tenore la

conversazione con la sorella _______, alla quale il prevenuto ha precisato che

la R__________avrebbe telefonato di nascosto ad un uomo affinché egli venisse a

picchiarlo, dal quale egli si sarebbe solo difeso. Egli ha poi chiesto alla

sorella (priva di licenza di condurre) di venirlo a prendere in Ticino (verbale

29.

aprile 2009 di __________, all. 82 RPG, pag. 5).

Addirittura, ciò che sembra assai incongruente

nella situazione data, l'accusato ha parlato al telefono anche con _________,

zio della vittima. AC 1, "confuso e agitato", ha detto in modo

sconnesso qualcosa come "vieni giù...ho litigato con S_________...coltello...sangue

dappertutto.." ma il teste nulla ha potuto fare, nemmeno avendo

compreso dove egli avrebbe dovuto recarsi (verbale 13 maggio 2009 di _________avanti

al Procuratore pubblico, all. 104 RPG, pag. 2).

40.

Alle ore

02.45

del 25 aprile 2009, a meno di due ore dalla morte di S_________, la

polizia ha fatto irruzione nell'appartamento e ha arrestato l'accusato e PC 5.

AC 1 è stato sottoposto ad ispezione medica ed è

risultato privo di ferite, eccezion fatta per due piccoli segni sul pollice e

l'indice della mano destra. Il perito ha però riscontrato in lui uno "shock

emozionale alla notizia della morte di grande importanza clinica" (AI

35, pag. 2).

Dall' esame del sangue del prevenuto è risultato

un tasso alcolemico dello 0.86 per mille (classificatore 1, AI 26). Essendo il

prelievo avvenuto alle ore 04.45, va ritenuto verosimile che, nell'ipotesi più

favorevole all'accusato, al momento dell'accoltellamento mortale, poco più di 5

ore prima, il tasso potesse essere dello 0.75 per mille più elevato, pari

perciò a circa l'1.6 per mille.

L'accusato, inoltre, quel giorno aveva anche

abbondantemente consumato sostanze psicoattive (classificatore 5, verbale 19

maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 16 RPG, pag. 11, in parte già trascritto al consid. 2):

L'ultima volta che ho consumato prima dei fatti

ero sul treno da __________ a _________. Ho consumato a diverse riprese eroina

e cocaina e Valium e un altro medicamento di cui mi sfugge il nome ma credo sia

una pastiglia di Seresta. La PP mi chiede quante pillole di Valium a mio dire

ho assunto ed io rispondo che possono essere 4 pastiglie come 7 pastiglie,

prese sul treno mentre venivo a _________ e anche forse in seguito mentre ero a

casa, durante l'oretta in cui ero a casa, prima dell'accoltellamento di

S_________ al Bar _________. Voglio aggiungere che anche a casa di R_________

ho consumato eroina, prima dei fatti al Bar _________. Preciso che era venerdì

sera e che ho consumato più del solito. Provenivo poi da __________ e quindi da

casa di mia madre dove non consumavo stupefacenti”.

41.

S_________ è

stato sottoposto ad esame autoptico (cfr. in classificatore 1 i referti AI 35 e

AI 61), secondo il quale risulta che egli è stato ferito con arma da taglio

sette volte al collo, due volte al braccio destro, una volta al cuore e una

volta con una strisciata al torace. Secondo il perito, pur considerando la

possibilità di tagli multipli al collo per il motivo delle pieghe della pelle,

sono stati inferti complessivamente almeno nove colpi. Il decesso è stato

causato da un unico colpo penetrante all'emitorace sinistro in cui la lama

(della lunghezza di 8.3 cm) è passata tra l'ottava e la nona costola,

recidendone una e intaccando l'altra, ed è penetrata nel torace per 6/7.5 cm (e

perciò non per l'intera lunghezza), raggiungendo il cuore. Secondo il perito,

sarebbe altamente improbabile che il colpo mortale sia stato inferto durante un

corpo a corpo, ipotesi in cui la ferita sarebbe semmai stata sul fianco o sulla

parte posteriore del corpo della vittima, ma tra i contendenti, in piedi uno di

fronte all'altro, ci sarebbe invece stata una certa distanza. Pure da scartare,

secondo il perito, l'ipotesi in cui la vittima si sarebbe buttata sul coltello,

deponendo in senso contrario la tipologia della ferita, inferta dal basso verso

l'alto (verbale dibattimentale, pag. 11), o quella di un ferimento accidentale,

dovendosi invece ammettere ai fini di una ferita del genere il compimento di un

largo gesto per imprimere all'arma la forza sufficiente. Le lesioni al collo

sono state ritenute superficiali, prive perciò di rilevanza ai fini del decesso

della vittima.

42.

Sulla base

di tutti questi riscontri, in assenza però di una testimonianza diretta della

scena dell'accoltellamento, la Corte ha dovuto accertare le modalità

dell'uccisione di S_________.

Essa ha stabilito di non potere prestare credito

alla versione dell'accusato, manifestamente volta a ridimensionare le proprie

responsabilità, secondo cui egli, sentendosi minacciato, avrebbe agito in una

situazione assimilabile alla legittima difesa in cui la vittima inoltre si

sarebbe di fatto gettata sulla lama del coltello.

Vero è invece che l'imputato, fors'anche

sentendosi fisicamente sovrastato dal S_________, ha sicuramente brandito

l'arma nei confronti della vittima, colpendola dapprima più volte al collo,

seppure in modo superficiale. In presenza di ripetuti colpi al collo (5, 6 o 7

secondo il perito, cfr. AI 61, pag. 1) va ritenuto che l'autore abbia espressamente

mirato questa parte del corpo dell'antagonista, comportamento la cui

pericolosità è manifesta essendo la zona del collo e della gola facile oggetto

di lesioni letali per la presenza di importanti vasi sanguigni. Di seguito, non

avendo i colpi al collo messo fine alla contesa, l'accusato ha quindi sferrato

il colpo mortale, dal basso verso l'alto, ottenendo che la sottile lama

riuscisse a farsi strada, danneggiandone due, tra le costole della vittima, ciò

che depone per una certa intensità del colpo, ma senza che la lama penetrasse interamente,

ma solo per 6-7.5 cm, il che può essere letto nel senso che non è stata

impiegata tutta la forza di cui l'autore disponeva anche se purtroppo tanto è

bastato a ferire al cuore la vittima.

Il colpo mortale, secondo la Corte, è comunque

stato frutto di intenzione e non accidentale e l'intera sequenza, sfuggita agli

occhi dei presenti, deve essersi consumata nello spazio di poche decine di

secondi.

43.

L'accertamento

dell'intenzionalità di un colpo di coltello della predetta intensità inferto al

busto della vittima implica, stante l'esito, di doversi confrontare con

l'imputazione di omicidio intenzionale giusta l'art. 111 CP prospettata

nell'atto di accusa, il cui elemento oggettivo è chiaramente realizzato. La

stessa difesa, con onestà intellettuale che merita di essere qui sottolineata,

ha spontaneamente riconosciuto la correttezza di tale qualifica giuridica,

rinunciando all'adduzione di altre costellazioni giuridiche (come ad esempio

l'eccesso di legittima difesa o l'omicidio colposo) la cui discussione, che

inevitabilmente avrebbe portato a scartarle, avrebbe unicamente sottratto

energie alla discussione delle questioni rilevanti.

44.

Stabilita

l'applicabilità dell'art. 111 CP, è di rilievo ai fini della pena determinare

se l'accusato abbia agito con dolo diretto o con dolo eventuale.

La Corte su questo punto non ha disatteso la

pertinenza delle argomentazioni sollevate dal Procuratore pubblico a sostegno

della tesi del dolo diretto derivate dalla dinamica dell'aggressione, in specie

dalla sequenza e dall'intensità dei colpi sferrati dall'imputato, ma ha

ritenuto di doversi determinare anche sulla scorta di una riflessione più

ampia.

Essa ha pertanto ritenuto che il prevenuto non

aveva alcun motivo per desiderare la morte di S_________, non potendo il loro

precedente screzio essere un motivo sufficiente.

AC 1, inoltre, prima di arrivare al bar _________

non sapeva che vi avrebbe incontrato S_________, ma anche dopo averlo

incontrato egli non ha cercato lo scontro con lui, assorbito com'era dalla

discussione con R_________ R_________. E' in effetti indiscutibilmente stato S_________,

e non lo AC 1, a fornire il pretesto per la lite tra i due uomini

intromettendosi, sia pure con le migliori intenzioni, nella discussione in

corso tra l'accusato e l'amica.

Esclusa così una pregressa volontà omicida

dell'accusato, la Corte ha altresì escluso che AC 1, dopo l'intromissione della

vittima, si sia alzato dalla sedia con il pensiero e l'intento di uccidere per

liberarsi di chi lo importunava, ipotesi in cui vi sarebbe una tale freddezza

d'animo e sprezzo della vita altrui da doversi semmai adombrare l'ipotesi

dell'assassinio ex art. 112 CP.

Vero è di contro che la dinamica della

colluttazione non è del tutto chiara -ciò che non può però nuocere

all'imputato- e che i colpi mirati al collo di S_________, seppure

superficiali, possono essere letti come gesto di intimidazione o di malintesa

difesa di se stesso, ma anche come mirati a fare male, ipotesi in cui la morte

della vittima deve essere presa in considerazione, così come è chiaro che anche

il colpo al costato può essere inteso come volto a (deliberatamente) uccidere.

La Corte non ha quindi disatteso la gravità

complessiva del comportamento dell'accusato -pluralità di colpi rivolti tutti

contro parti sensibili del corpo, con potenziale rischio di morte- ma non ha da

questo dedotto con certezza un suo intento di uccidere, privo di razionale

spiegazione. Quanto al colpo al costato, la Corte ha anche tenuto conto del

fatto che il coltello utilizzato (che nemmeno era un'arma ai sensi della LArm)

aveva una lama di soli 8.3 cm, ragione per cui non appariva a prima vista come

uno strumento necessariamente letale. Vero è inoltre che la lama nemmeno è

penetrata per intero, ma solo per 6-7.5 cm, e che essa si è infilata tra le costole anche per il motivo della sua esiguità, motivo per cui in ultima analisi

l'esito mortale appare anche connotato da una parte di tragica fatalità.

Nondimeno, per rimanerne al grado di intenzione dell'accusato, è indubbio che

egli ha avuto un comportamento complessivamente intenso, e che la sua

valutazione quale dolo eventuale è sicuramente favorevole all'accusato, nel

senso che si tratta comunque di un dolo eventuale di notevole estensione, non

troppo lontano da un dolo diretto che poteva qui essere ragionevolmente

sostenuto.

Pertanto l'accusato, colpendo S_________ così

come ha fatto, ha senz'altro accettato l'eventualità di potere uccidere in una

misura che gli è pesantemente rimproverabile, pur se in un contesto di assenza

di dolo diretto.

45.

In

definitiva, l'accusato risulta autore colpevole di omicidio intenzionale

commesso per dolo eventuale, di infrazione aggravata alla LF sugli Stupefacenti

per un traffico di circa 250 grammi di eroina di grado di purezza

indeterminato, di ripetuta infrazione alla LF sulle armi e le munizioni, di

coazione, lesioni semplici, vie di fatto e contravvenzione alla LFStup.

D. La pena, i

risarcimenti, le confische

46.

L'art. 47 CP

stabilisce che il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore, mentre

secondo l'art. 49 CP in caso di concorso di reati il giudice condanna l'autore

alla pena per il reato più grave aumentandola in misura adeguata.

47.

Sull'oggettiva

gravità della sequela di reati di cui deve rispondere l'imputato vi è poco da

disquisire, potendo bastare il tragico riscontro del fatto che egli ha

intenzionalmente tolto la vita ad un giovane, padre di due bambini piccoli, a

seguito di un futile alterco.

La fattispecie, nel suo complesso, è però

drammatica anche e soprattutto in considerazione dell'aspetto soggettivo, cioè

della persona di AC 1 come l'autore di questi reati.

Il presente giudizio ha tentato di scavare in

profondità nel passato dell'autore e, senza volersi ripetere, si vuole qui solo

riassumere l'essenziale e formulare qualche considerazione.

La Corte non ha disatteso, e ha anzi avuto

comprensione, per la non facile infanzia dell'accusato, privato del padre

naturale, con un difficile rapporto con il sostituto e collocato ad un certo

momento in un contesto socioeconomico meno favorevole a causa delle peggiorate

condizioni economiche della famiglia dopo la morte dei bisnonni. Si tratta

tuttavia di problemi comuni a molti e non ancora di quelle tragedie che

marchiano a fuoco le esistenze. Per la Corte l'accusato -che ha avuto quanto

meno l'affetto della madre e di una sorella, a cui nulla è mancato di

essenziale e che ha avuto ogni possibilità di scolarizzazione- avrebbe potuto

comunque riscattarsi, facendo delle scelte differenti. Si è perciò preso atto

di una situazione non ideale negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, senza

che ciò possa tuttavia assurgere in qualche modo a giustificazione.

Il vero problema è semmai quello dell'evoluzione

negativa dell'accusato a partire dall'adolescenza, allorché si è avviato lungo

un percorso di criminalità che non ha più abbandonato (e che nemmeno mai ha

seriamente tentato di abbandonare) e che l'ha portato ad essere un omicida a 31

anni, dopo avere trascorso in carcere più di 7 degli ultimi 15 anni di vita.

La Corte sottolinea però che tutto ciò è stato

frutto di scelte consapevoli del prevenuto, che non va assolutamente

considerato come una vittima della società o il frutto di una qualche

situazione di degrado sociale. Vero è invece che è stato lui, seppure in una

fase di chiara immaturità adolescenziale, a rifiutare ogni opportunità di

formazione professionale e a decidere di procurarsi il proprio sostentamento

con metodi illegali, ossia spacciando stupefacenti. Al più tardi al momento

della prima, prolungata carcerazione, egli avrebbe potuto e dovuto prendere

coscienza del fatto che la sua vita correva su di un binario sbagliato. La

Corte dà atto, nuovamente, che la risposta data a quel momento dalle

istituzioni -la lunga carcerazione preventiva di un giovane tossicodipendente-

non è stata adeguata e non ha favorito un ricupero che a quel momento sarebbe

stato meno difficile che in seguito, nondimeno, ciò può solo (parzialmente)

spiegare, ma non giustifica gli avvenimenti successivi. AC 1, per sua parte,

non sembra avere fatto negli anni alcuno sforzo per contrastare la natura

antisociale della sua attitudine, ma la ha anzi coltivata, reiterando in

comportamenti del tutto sprezzanti nei confronti del prossimo, coltivando

un'inquietante vena di violenza con il possesso e il porto di armi e

l'esercizio di prepotenza e sopraffazione (alle volte anche sessuale) nei

confronti dei più deboli, sempre con il conforto delle sostanze stupefacenti

assunte. La Corte si è chinata anche sul tema dell'intimo connubio tra

l'accusato e gli stupefacenti, consumati sin da ragazzo, concludendone che

nemmeno i prolungati abusi di sostanze psicotrope giustificano il percorso

delinquenziale del prevenuto. Tale abuso, innegabile e oramai invalso, può

semmai spiegare la sua estromissione dal mondo del lavoro e un'esistenza ai

margini della società, nel ghetto degli stupefacenti dove egli in effetti aveva

cittadinanza. Questo, ma non di più, non quindi lo spaccio come professione per

procurarsi il denaro occorrente per ogni sua necessità, e non solo quella di

stupefacente. Né, tanto meno, l'abuso può in qualche modo spiegare l'attitudine

aggressiva, il fatto di girare armati, la prevaricazione, la facilità con cui

l'accusato passava all'atto violento, tutti comportamenti atipici per il

consumatore di eroina, che è risponde alla sofferenza esistenziale con mitezza,

cercando torpore nella sostanza. All'accusato, comunque, è stata offerta una

concreta occasione di cambiamento in occasione della seconda importante

esperienza giudiziaria e carceraria, allorché la condanna a tre anni di

detenzione inflittagli nel 2002 è stata sospesa in favore del collocamento a __________,

opportunità che egli non ha voluto e saputo cogliere. Una possibile volontà di

cambiamento, l'aspirazione ad una vita diversa e più "normale", la

Corte l'ha semmai intravista nel rapporto affettivo che il prevenuto ha

allacciato con R_________, donna più anziana di lui, il che attesta come egli

abbia cercato in lei anche un appoggio, delle risorse che egli non possedeva.

La relazione, estremamente difficile, era però votata all'insuccesso per il

semplice motivo che la R__________non poteva dare particolare appoggio

all'accusato, essendo lei stessa un soggetto labile, instabile e dedito agli

stupefacenti. Nemmeno la nascita di una figlia, nel 1999, ha mutato la situazione, non potendosi ravvisare alcun segno del fatto che l'accusato avrebbe

colto questa opportunità di svolta nella propria esistenza, ma dovendosi al

contrario constatare come il periodo immediatamente successivo alla nascita sia

stato per lui di particolare sbandamento, con pesantissimi consumi e spaccio in

grande stile, sino all'arresto del 2001.

Lo sviluppo nel corso degli anni di una

personalità del prevenuto estremamente antisociale è stato puntualmente

riscontrato dalla perizia giudiziaria del dott. __________ (classificatore 2,

AI 72) che ha formulato la diagnosi di un "serio disturbo di

personalità con elementi paranoidi, narcisistici ed antisociali" (pag.

40), con la quale occorre confrontarsi, potendo essa attenere al grado di

responsabilità dell'accusato secondo l'art. 19 CP. Ebbene, la Corte ha in primo

luogo ritenuto che siffatta diagnosi, ancorché relativa a "una turba

psichica di notevole gravità" (pag. 40) non è quella di una patologia

psichiatrica, ovvero di una malattia della mente del prevenuto indipendente

dalla sua volontà. Si tratta piuttosto, secondo la Corte, della catalogazione

scientifica di quello che AC 1, consapevolmente, è stato e ha voluto divenire.

Dire che l'accusato ha un "disturbo di personalità" è frutto

di un'osservazione scientifica, ma la concreta realtà è che egli è cattivo,

violento e pericoloso, il che non è però motivo per ridurre la sua pena. Allo

stesso modo, non vanno sopravvalutati la dipendenza dagli stupefacenti e il

fatto che egli la sera dei fatti ne avesse ingeriti. Lo stesso esperto, in modo

pertinente e dimostrando anche competenza giuridica, segnala che l'alterazione

da sostanze psicotrope è situazione in cui l'accusato è avvezzo a trovarsi, e

che nel contempo egli è da tempo consapevole delle derive violente dei suoi

comportamenti (anche) in occasione dell'assunzione di sostanze stupefacenti,

così da potersi quanto meno porre la questione di una possibile situazione

assimilabile all'actio libera in causa (AI 72, pag. 38 e 39). La Corte non si è

spinta in quella direzione, ma ha quanto meno ritenuto di non dovere

sopravvalutare le conseguenze dell'assunzione di stupefacenti la sera del 24

aprile 2009 ai fini della determinazione del grado di responsabilità

dell'accusato.

E' perciò sulla scorta di queste argomentazioni

che la Corte ha deciso di aderire senza riserve all'opinione del perito, che ha

ritenuto per l'accusato una situazione di lieve scemata imputabilità al momento

dell'omicidio intenzionale, giudizio senza dubbio condivisibile a fronte di un

tasso alcolico elevato ma ancora relativamente lontano da quello necessario per

l'ammissione per quel solo motivo di una lieve scemata imputabilità,

dell'assunzione di altre sostanze psicoattive di per sé non inducenti

aggressività e del predetto disturbo di personalità, il quale in definitiva è

semplicemente l'espressione di ciò che l'accusato è, senza che questo appaia

particolarmente scriminante. Su questo punto la Corte non ha pertanto potuto

seguire le tesi della difesa, secondo cui il grado di scemata imputabilità

sarebbe maggiore, non potendosi preferire -come essa pretendeva- l'osservazione

dell'accusato fatta (ma non quella sera) dal __________ rispetto a quella del

perito, né potendosi validamente rimproverare al perito una solo parziale

cognizione di causa per non avere esperienza diretta dell'effetto delle

sostanze psicotrope.

L'ammissione della lieve scemata imputabilità è

però anche l'unica vera circostanza di attenuazione della colpa dell'accusato.

Per il resto egli deve lasciarsi imputare il fatto di essere è un

pluripregiudicato, recidivo e a tutt'oggi irriducibile, che nella disamina dei

fatti di cui all'atto di accusa risulta avere costantemente agito con sprezzo

per il prossimo, totale egoismo e assenza di scrupoli. Non si vuole qui enfatizzare

il peso dei precedenti -la Corte è consapevole che con la riforma del CP è

stato abrogato il vecchio art. 67 CP- ma è innegabile che in una certa misura

l'accusato ne deve sopportare il peso, non potendosi ammettere che una persona

con una vita anteriore migliore di quella, catastrofica, del prevenuto sarebbe

stata giudicata con il medesimo metro.

La propria natura, della quale si è lungamente

disquisito, l'accusato l'ha mostrata anche all'atto dell'uccisione di S_________.

Egli, innanzitutto, ha prontamente accettato uno scontro fisico al quale aveva

ogni opportunità di sottrarsi. Appare verosimile che egli, autonominato boss

dei disperati del __________, dovesse anche difendere la propria reputazione di

duro al cospetto del S________, che già l'aveva sfidato, e del pubblico

presente al bar _________ in quel momento. Con altrettanta facilità, poi, AC 1

non si è fatto problemi nell'impugnare il coltello contro chi lo affrontava a

mani nude, e nel farne ripetutamente uso contro un ragazzo visibilmente ubriaco,

sempre mirando a parti vitali del corpo. Da perfetto vigliacco. Certo, già si è

ammesso che l'accusato non aveva la diretta intenzione di uccidere e che il

fatto che la sottile e relativamente corta lama, nemmeno penetrata per intero,

si sia incuneata tra due costole e abbia raggiunto il cuore è in parte

connotato di fatalità. Fatalità non significa però casualità. Il fatto che

l'autore del crimine sia proprio l'accusato non è in questo senso causale, ma

piuttosto l'assurda e evitabile ma non del tutto inaspettata fine di un

percorso di violenza spicciola e di mancanza assoluta di autocritica. Di questo

l'accusato deve rispondere. Di un dolo che è eventuale, ma che lo è con la

chiara intensità di almeno 5 colpi di coltello al collo e uno, mortale, al

costato della sua vittima.

La Corte ha quindi ritenuto che con l'omicidio

intenzionale concorrono vari altri reati. La sola infrazione aggravata LFStup,

per la quale l'accusato è recidivo specifico, è di per sé passibile di almeno

12.

mesi di pena detentiva ed anche i reati in danno di PC 5 meritano

considerazione in un contesto del genere. Nel complesso, pertanto, la Corte per

effetto del concorso ha ritenuto di aggravare la pena detentiva dell'accusato

di almeno un anno.

Il prevenuto, tolta la lieve scemata

imputabilità, non può invocare altre particolari attenuanti. Egli, in specie,

non ha particolarmente collaborato con gli inquirenti. Quando non ha depistato

(come per il coltello o con l'istruzione di deporre il falso data allo PC 5) o

non ha delegittimato e screditato chi lo chiamava in causa, AC 1 ha fornito delle versioni inattendibili, palesemente volte al ridimensionamento delle sue colpe,

spesso addossate a terzi. Ancora al dibattimento è purtroppo mancata da parte

sua un'assunzione profonda di responsabilità per un omicidio intenzionale che

anche in aula egli ha cercato di far passare come una sorta di incidente. Gli

va comunque riconosciuto il corretto comportamento tenuto in aula. Egli, in

particolare con la confessione dei reati di stupefacenti addebitatigli, si è

quanto meno dimostrato rispettoso della Corte ed anche, per quanto possibile

nelle circostanze date, della persona della sua vittima. La Corte ha infine

anche apprezzato quel breve momento di apertura, durante il quale l'accusato

alla fine della discussione si è spossessato dell'attitudine fredda e distante

che gli è propria per almeno lasciare filtrare la sensazione dell'esistenza di

un suo tormento interiore per ciò che egli è e per quanto ha fatto.

Di contro, la Corte non gli ha accreditato una

particolare sensibilità alla pena per il motivo di essere padre di una figlia

di 11 anni, circostanza che non l'ha mai trattenuto dal delinquere.

In definitiva, tutto ciò considerato, la Corte,

che non ha voluto essere indulgente con il prevenuto. Posta una pena detentiva

di base a suo carico di 15 anni, dopo computo delle circostanze attenuanti ha

ritenuto adeguata alla sua grave colpa la pena detentiva di 11 anni, con

computo del carcere preventivo sofferto, pena aggiuntiva a quelle inflittegli

il 19 agosto 2008 e il 4 febbraio 2009 dal Ministero pubblico del Cantone

Ticino.

48.

PC 5 ha instato per un risarcimento in quanto parte civile dei reati commessi in suo danno. La Corte ha

negato che egli possa validamente rivendicare un indennizzo per torto morale

-basti dire che dopo i fatti egli è subito tornato ad essere amico del suo

aguzzino, ospitandolo e commettendo reato per lui nel momento del bisogno- e ha

riconosciuto unicamente un indennizzo di fr. 1'000.- per le spese legali, la

cui necessità e opportunità in una misura eccedente questo importo non è stata

dimostrata.

49.

Di

tutt'altro spessore e consistenza le pretese risarcitorie delle altre parti

civili, cioè delle persone a cui l'omicidio intenzionale di S_________ ha

creato intima e profonda sofferenza.

La Corte ha riconosciuto a tal titolo, nel solco

di una giurisprudenza in lenta, ma costante evoluzione quo all'entità di questi

risarcimenti, fr. 50'000.- alla madre PC 1, fr. 30'000.- ciascuno a __________

e __________, figli della vittima e fr. 15'000.- ciascuno a PC 3 e PC 4,

rispettivamente padre putativo e fratellastro della vittima.

In favore dei componenti la comunione ereditaria

di S_________ sono inoltre stati riconosciuti fr. 8'504.05 oltre interessi al

5% per le spese funerarie e fr. 53'029.25 per le spese legali.

50.

Per il

rimanente delle loro pretese le parti civili sono invece rinviate al competente

foro civile.

51.

La Corte ha

disposto la confisca dello stupefacente, da distruggere, del coltello strumento

dell'omicidio, del bastone tattico, della pistola ad aria compressa e di vari

telefoni cellulari e carte SIM, utilizzati dall'accusato per il traffico di

stupefacenti (reperti 4573, 4574, 4575, 4576, 4580, 4581, 4585, 4592, 4593).

Sull'importo di fr. 303.- è mantenuto il

sequestro conservativo a parziale garanzia del pagamento di tasse e spese di

giustizia.

Gli altri oggetti sequestrati sono dissequestrati

in favore degli aventi diritto (ovvero l'accusato e gli eredi di S_________),

come indicato nell'atto di accusa alle pagine 4 e 5.

Il tutto come indicato nel dispositivo n. 5 di

questo giudizio.

52.

La tassa di

giustizia di fr. 3'000.- e le spese processuali sono poste a carico del

condannato.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che al n. 3,

Visti gli art. 12, 19, 40, 42,

43, 44, 46, 47, 49, 51, 69, 111, 123, 126, 181 CP;

33.

Larm

19a e 19 cifra 2 LStup

9.

e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1.

AC 1 è

autore colpevole di:

1.1

omicidio

intenzionale

per avere, la sera del 24 aprile 2009, a _________, con un coltello con lama di 8.3 cm, colpito 9 volte S_________, causandone la

morte;

1.2

infrazione

aggravata alla LF sugli stupefacenti

siccome riferita ad un quantitativo di eroina che

sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di

parecchie persone

per avere, senza essere autorizzato, dal 2008

sino al 25 aprile 2009, a __________, _________ e altre imprecisate località,

in parte in correità con terzi,

1.2.1

venduto

complessivi 129 grammi di eroina;

1.2.2

ceduto a

terzi complessivi 80/82,5 grammi di eroina;

1.2.3

ceduto

gratuitamente 3/3.5 grammi di cocaina;

1.2.4

detenuto

50/55 grammi di eroina destinata alla vendita;

1.2.5

venduto un

flacone di metadone;

1.3

ripetuta infrazione

alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, nel corso del 2008 e sino al 25 aprile

2009, tra __________, _________, __________ e altre imprecisate località,

portato su di sé un manganello telescopico ed un tirapugni;

1.4

coazione

per avere, il 14 aprile 2009, a _________, usando violenza e minaccia, costretto PC 5 a redigere e sottoscrivere un riconoscimento di debito per la somma di fr. 800.-;

1.5

lesioni

semplici

per avere, il 14/15 aprile 2009, a _________, colpito con un pugno e con calci, nonché ferito con un coltello PC 5,

cagionandogli le ferite descritte nel certificato medico agli atti;

1.6

vie di fatto

per avere, il 16 aprile 2009, a _________, commesso vie di fatto nei confronti di PC 5;

1.7

contravvenzione

alla LF sugli stupefacenti

per avere, dal 2008 al 25 aprile 2009, a _________, __________, __________ e in altre imprecisate località, consumato almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7 pastiglie di Valium, nonché un quantitativo minimo

di hashish e marijuana, e detenuto una pastiglia di Valium destinata al proprio

consumo;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e

precisato nei considerandi.

2.

Di

conseguenza,

trattandosi di pena aggiuntiva a quelle

inflittegli il 19 agosto 2008 e il 4 febbraio 2009 dal Ministero pubblico del

Cantone Ticino,

2.1

AC 1, avendo

agito in stato di lieve scemata imputabilità, è condannato:

2.1.1

alla pena

detentiva di 11 (undici) anni, nella quale è computato il carcere preventivo

sofferto;

2.1.2

al pagamento

della tassa di giustizia di fr. 3’000.- e delle spese processuali.

3.

AC 1 è

condannato a pagare:

3.1

a PC 1,

madre della vittima, fr.50'000.- a titolo di torto morale;

3.2

a __________,

figlia della vittima, fr 30'000.- a titolo di torto morale;

3.3

a __________,

figlio della vittima, fr. 30'000.- a titolo di torto morale;

3.4

a PC 3 fr.

15'000.- a titolo di torto morale;

3.5

a PC 4,

fratellastro della vittima, fr. 15'000.-, a titolo di torto morale;

3.6

alla

comunione ereditaria fu S_________ fr. 8'504.05 oltre interessi al 5% dal 10

luglio 2009 per spese funerarie, nonché fr. 53'029.25 per spese legali;

3.7

alla PC PC 5fr.

1’000.- quali spese di patrocinio.

4.

Per il

rimanente delle loro pretese le parti civili sono rinviate al competente foro

civile.

5.

È ordinata

la confisca dello stupefacente, da distruggere, di un telefono cellulare Sony

Ericsson rep. 4573, di una carta SIM Migros rep. 4574, di un telefono cellulare

Nokia E51 rep. 4575, di una carta SIM Sunrise rep. 4576, di un telefono

cellulare Nokia 6160 rep. 4580, di una carta SIM Sunrise rep. 4581, di una

carta SIM Sunrise rep. 4585, di un telefono cellulare Nokia 1208 rep. 4592, di

una carta SIM Wind rep. 4593, di un coltello serramanico marca Haller, di un

bastone tattico, di una pistola ad aria compressa replica Glock, menzionati

nell’AA.

Gli altri oggetti sequestrati sono da

dissequestrare in favore degli aventi diritto.

Sull’importo di fr. 303.- è mantenuto il

sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tasse e spese di giustizia.

6.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Intimazione a:

e alle parti civili:

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 3'000.--

Inchiesta preliminare fr. 28'013.20

Perizia autoptica fr. 2'560.--

Perizia fr. 15'393.--

Periti in aula fr 915.--

Traduzioni fr. 1'408.--

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 51'389.20

===========

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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