72.2009.134
Omicidio intenzionale; ripetuta infrazione alla LF sugli stupefacenti, aggravata; coazione; lesioni semplici; vie di fatto; contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
11 febbraio 2010Italiano118 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
72.2009.134
Data decisione, Autorità:
11.02.2010, PENAL
Titolo:
Omicidio intenzionale; ripetuta infrazione alla LF sugli stupefacenti, aggravata; coazione; lesioni semplici; vie di fatto; contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
COAZIONE
CONSUMO DI STUPEFACENTI
LESIONE SEMPLICE
OFFERTA O VENDITA O DISTRIBUZIONE DI STUPEFACENTI
OMICIDIO INTENZIONALE
POSSESSO O DETENZIONE DI STUPEFACENTI
art. 111 CPS
art. 123 CPS
art. 126 CPS
art. 181 CPS
art. 33 LARM
art. 19 cf. 2 LSTUP
art. 19a LSTUP
Incarto n.
72.2009.134
Mendrisio,
11 febbraio 2010/md
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta dai giudici:
Claudio Zali
(Presidente)
GI 1
GI 2
e dagli assessori giurati:
AS 1
AS 2
AS 3
AS 6
AS 7
con la segretaria:
Sonja
Federspiel Peer, vicecancelliera
Conviene nell’aula penale di questo palazzo
pretorio
per giudicare
AC 1
detenuto dal 25 aprile 2009;
prevenuto colpevole di:
1. omicidio
intenzionale
per avere,
a _________, la sera del 24 aprile 2009,
all’esterno del bar _________, intenzionalmente cagionato la morte di VS_________,
in particolare colpendolo nel corso di un futile alterco,
(con un coltello avente una lama di 8,3 cm.) con non meno di nove coltellate al corpo di cui almeno cinque al collo, due al braccio, una all’addome ed una
tra l’ottava e la nona costa che penetrando nel torace per una lunghezza di 6-7,5 cm, gli ha trafitto il cuore provocandone la morte sopraggiunta alle ore 01:06 del 25.04.2009
presso l’ospedale ____________, come alla documentazione in atti,
2. ripetuta
infrazione alla LF sugli stupefacenti, aggravata,
siccome riferita ad un quantitativo di eroina che
sapeva o doveva presumere essere in grado di mettere in pericolo la salute di
parecchie persone,
in particolare,
per avere,
senza essere autorizzato,
nel periodo 2008 e fino all’arresto,
tra __________, _________ ed altre imprecisate
località,
2.1. venduto
a diversi consumatori locali tra cui __________, __________,
__________, __________, __________, __________, __________, __________, __________,
__________, __________, __________ e a terzi non meglio identificati, un
imprecisato quantitativo ma almeno 89 grammi di eroina, sostanza previamente confezionata per la maggior parte in buste dosi da 0,2/0,3 grammi
presso l’abitazione di PC 5 e di R__________ e vendute al prezzo di fr. 40.--
ciascuna busta dose;
2.2. venduto
sia per il tramite di PC 5 che in parte
unitamente a quest’ultimo, a diversi consumatori locali al __________ __________,
complessivamente 40 grammi di eroina, sottoforma di buste dosi da 0,2 grammi;
2.3. ceduto
a PC 5, quale compenso per l’attività di spaccio
espletata per suo conto, 14/16 grammi di eroina nonché a __________, circa 1 grammo di eroina quale compenso per l’aver procacciato clienti per l’acquisto di buste dosi di
eroina al __________ __________;
2.4. ceduto
gratuitamente
a diversi consumatori tra cui __________, __________,
__________, __________, __________, __________ e R__________ un imprecisato
quantitativo ma almeno 53 grammi di eroina;
2.5. ceduto
in vista della vendita a terzi, a V__________, 2 grammi di eroina ed a __________ in due occasioni, complessivi 10 grammi di eroina;
2.6. detenuto
tra il 22.04.2009 ed il 24.04.2009 un imprecisato
quantitativo ma almeno 50/55 grammi di eroina, sostanza destinata alla
preparazione in buste dosi in vista della vendita a terzi;
2.7. ceduto
gratuitamente
a R__________ un imprecisato quantitativo ma
almeno 3/3,5 grammi di cocaina;
2.8. venduto
un flacone di metadone a __________ al prezzo di
fr. 40.--;
3. ripetuta
infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni
per avere,
in numerose occasioni,
nel corso del 2008 e fino all’arresto,
tra __________, _________, __________ ed altre
imprecisate località, portato su di sé senza diritto, un manganello telescopico
ed un tirapugni;
4. coazione
per avere,
il 14 aprile 2009,
a _________, presso l’abitazione di R__________,
usando violenza, minacciandolo di grave danno ed
intralciando la libertà di agire di PC 5, costretto quest’ultimo a redigere e
sottoscrivere un riconoscimento di debito per la somma di fr. 800.--, che
l’accusato presentò al tutore di PC 5, al fine di ottenere il versamento della
somma indicata corrispondente per la maggior parte al provento della vendita di
13 b.d. di eroina effettuate da PC 5 che aveva omesso di riversargli il prezzo
incassato;
5. lesioni
semplici
per avere,
il 14/15 aprile 2009,
a _________, nell’appartamento di PC 5,
intenzionalmente colpito quest’ultimo con un
pugno al viso e, caduto a terra, con diversi calci al busto/costato ed alla
schiena nonché a mano di un coltello ferito lo stesso all’avambraccio sinistro,
cagionandogli le lesioni meglio descritte nel certificato medico agli atti;
6. vie di
fatto
per avere,
il 16 aprile 2009,
a _________, presso l’appartamento di PC 5,
commesso vie di fatto nei confronti di quest’ultimo colpendolo con degli
schiaffoni forti dietro la nuca;
7. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere,
tra _________, __________, __________ ed altre
imprecisate località del Ticino,
nel periodo 2008 e fino al giorno dell’arresto,
consumato un imprecisato quantitativo ma almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 “bolas” di cocaina, 6/7 pastiglie di Valium nonché un imprecisato ma
minimo quantitativo di marijuana e haschisch,
nonché detenuto al momento dell’arresto, una
pastiglia di Valium destinata al proprio consumo personale;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di
tempo indicate;
reati previsti: art. 111 CP, art. 181 CP, art.
123 CP, art. 126 CP, art. 33 LArm richiamato l’art. 4 LArm, art. 19 cifra 2 LS,
art. 19a LS;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 131/2009 del 17 novembre 2009, emanato dal Procuratore
pubblico.
Presenti
§ Il procuratore generale
aggiunto __________.
§ L'accusato AC 1
assistito dal difensore d'ufficio (GP) avv. __________.
§ L'avv. __________,
rappresentante della parte civile PC 1.
§
La MLaw __________, rappresentante della parte
civile PC 5.
Espleti i pubblici dibattimenti
- martedì 9 febbraio 2010 dalle ore 09:30 alle ore 17:00
- mercoledì 10 febbraio 2010 dalle ore 09:30 alle ore 17:20
- giovedì 11 febbraio 2010 dalle ore 09:30 alle ore 16:40
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale inizia
ricordando come ha preso avvia l’inchiesta che ha portato all’arresto del qui
imputato. Loda l’attività degli inquirenti che sono riusciti velocemente ad
identificare e arrestare l’autore dell’aggressione. Ricorda la figura della
vittima che definisce una giovane buono, allegro, generoso e un buon padre.
Dichiara che S_________ è morto a causa della sua generosità d’animo; egli è
stato ucciso perché invece di voltarsi dall’altra parte è intervenuto a difesa
proprio della compagna del qui accusato.
Il PP descrive quindi nel dettaglio quanto
successo quella sera e come si è giunti all’aggressione fatale. I testimoni
dichiarano che S_________ quella sera era allegro e faceva il buffone, AC 1
invece come è arrivato al bar è subito apparso nervoso. Al bar egli ha avuto un
litigio con la propria compagna, quando l’imputato ha preso per il bavero la R_________,
S_________ è intervenuto a difesa della donna. Di fronte alla reazione di AC 1,
S_________ lo ha provocato e gli ha dato delle testate. AC 1 ha quindi estratto il coltello. Il PP illustra quindi l’evoluzione della versione fornite da AC 1
su quanto successo in seguito. Al riguardo menziona pure le dichiarazioni di PC
5 il quale in un primo tempo ha appoggiato la versione dell’accusato, in
seguito egli ha però confessato agli inquirenti di non aver assistito ai fatti
e di aver fornito quella versione su richiesta dello stesso. Secondo la
pubblica accusa quanto raccontato da AC 1 non è credibile e contrasta con gli
accertamenti istruttori e le affermazioni dei testi, che ripercorre.
Ricorda alla Corte che inizialmente l’imputato ha
raccontato di un colpo inferto volontariamente per quanto per legittima difesa,
in seguito egli ha invece parlato di un colpo accidentale e non volontario di
cui egli non si sarebbe neppure accorto.
Essa dichiara che AC 1 mente quando afferma di
non aver colpito volontariamente S_________ e di non essersi accorti di averlo
colpito. Al riguardo espone nel dettaglio i risultati della perizia medico
legale. Secondo il PP tutte le coltellate sono state inferte volontariamente e
non vi è alcun colpo mortale accidentale, da qui l’imputazione di omicidio
intenzionale.
Il PP passa quindi all’analisi degli altri capi
di imputazione descritti nell’AA che ritiene dati. La pubblica accusa espone
quindi nel dettaglio a beneficio dei cittadini giurati le ragioni per cui
ritiene adempiute le premesse giuridiche dei reati imputati. Per quel che
concerne il reato più grave spiega perché a suo avviso trattasi di omicidio
intenzionale commesso per dolo diretto.
Nell’ottica della commisurazione della pena
definisce la colpa di AC 1 gravissima dal punto di vista oggettivo: egli ha
tolto la vita ad una persona. Nel caso specifico questa colpa è ancora più
grave in quanto egli ha ucciso solo perché la vittima è intervenuta in aiuto
della R_________. Il dolore arrecato ai famigliari è grandissimo. Pone
l’accento sul giudizio, unanimemente negativo, dato dai testimoni su AC 1,
persona definita aggressiva, arrogante e violenta. Dà atto che egli ha fatto
delle ammissioni nel corso di inchiesta questo però col solo intento di
rifornire una versione a lui più favorevole. Da qui anche il suo tentativo di
inquinamento delle prove indicando a PC 5 cosa dire e chiedendogli di far
sparire il coltello. Ricorda che AC 1 non ha mai lavorato, se non quando ciò
era necessario per uscire dal carcere, e che viveva a carico dell’assistenza.
Egli non ha tratto alcun insegnamento dalle sue precedenti esperienze
giudiziarie e non ha saputo o voluto cogliere le chance che gli sono state date
in passato. Rammenta che egli ha già scontato 7 anni di carcere. Dà atto che la
perizia riconosce all’imputato una scemata imputabilità di grado lieve.
Tutto questo considerato il PP conclude
chiedendo, confermato integralmente l’AA, la condanna di AC 1 ad una pena
detentiva di 14 anni e la confisca di quanto in sequestro.
§ L’avv. __________, rappresentante delle parti civili PC 1, PC 4 e
PC 2, il quale inizia ricordando il dolore che ha colpito le PC da lui
patrocinate. Questo dolore è reso più grande dall’assenza di una vera presa di
coscienza da parte dell’imputato. Il difensore ricorda quindi la figura, la
vita e i trascorsi professionali di S_________. Descrive poi il suo legame con
Fatti
i famigliari e i due figli. Il legale rammenta quindi l’episodio che ha portato
al decesso di S_________ e ne ricorda la bontà d’animo. Definisce il suo gesto
quasi eroico. La provocazione di S_________ non costituisce attenuante per
l’agire di AC 1. Il patrocinatore sottolinea le incongruenze nella versione
resa dall’imputato che ripercorre; pure le sue dichiarazioni sulla pugnalata
mortale sono contraddittorie e non credibili. Spiega perché a suo avviso
trattasi di omicidio intenzionale per dolo diretto.
Il patrocinatore descrive quindi la figura di AC
1, personaggio definito litigioso, violento e arrogante, e ricorda alcune
episodi che lo hanno visto autore di atti di violenza. Come emerge dalle
dichiarazioni dei testi AC 1 era solito estrarre il coltello non però come da
lui asserito a scopo di difesa bensì di offesa.
Il patrocinatore si associa alla richiesta di
pena del PP e lo ringrazia per la solerzia dimostrata durante tutta inchiesta.
Il legale conclude chiedendo l’accoglimento delle pretese risarcitorie delle PC
da lui patrocinate illustrate nell’istanza agli atti.
§ La MLaw __________, rappresentante della parte civile PC 5, il
quale si associa alla richiesta di pena del PP e chiede anch’egli la conferma
dell’AA in particolare per i punti 4, 5 e 6 AA. Sottolinea la totale assenza di
pentimento dello AC 1; non solo egli non si è mai scusato ma anzi si è
ripetutamente vantato dei suoi atti violenti. Il patrocinatore ripercorre
quindi le imputazioni commesse dall’accusato ai danni del suo assistito e
spiega perché ritiene le stesse date.
Il legale conclude chiedendo l’accoglimento delle
pretese della PC da lui patrocinata illustrate nell’istanza agli atti.
§ L’avv. __________, difensore di AC 1, il quale inizia ponendo
l’accento sulla figura, la personalità e la anteriore vita difficile del suo
assistito. Sottolinea l’assenza nella sua vita di un punto di riferimento
fermo, di una figura paterna. Afferma che il suo assistito ha buttato una buona
parte della sua vita. Ricorda il suo problema di droga che lo accompagna sin
dall’adolescenza. Il legale descrive quindi il contesto del bar _________ in
cui sono avvenuti i fatti; spiega che attorno a questo locale gravitano diversi
tossicodipendenti. Dichiara che la sera dei fatti AC 1 era sotto l’effetto di
alcol e stupefacente. A dire del difensore, a causa dei suoi lunghi consumi, AC
1 si porta dietro una tara anche quando è apparentemente normale. Il legale
descrive quindi gli eventi di quella sera. Dichiara che la testimonianza di R__________non
è attendibile in quanto anche lei era fuori come un balcone. Il difensore
descrive quindi le tracce di sangue rinvenute sul posto dalla polizia. Secondo
il difensore esse attestano che AC 1 e S_________si sono spostati di almeno 12 metri verso la strada mentre poi egli è caduto a soli 10 metri dalla porta del bar. Secondo il patrocinato è quindi possibile che AC 1 abbia visto S_________girarsi e tornare
verso il bar. Pone l’accento sul fatto che AC 1, malgrado il confine fosse a
pochi metri, non è scappato ma si è recato nei luoghi più ovvi in cui cercarlo
per chi lo conosce. Il comportamento di AC 1 dopo i fatti dimostra che egli era
sconclusionato e sotto choc. Nega che il suo assistito sia stato scaltro e
opportunista.
Il difensore dichiara che la sua colpa è mitigata
dalla scemata imputabilità che deve essergli riconosciuta per i suoi consumi di
alcol e droga. Secondo il PP si deve andare oltre a quando accordato dal perito
e riconoscere, almeno in forma dubitativa, una scemata imputabilità di grado
medio.
Afferma che dopo la ferita alla mascella, AC 1 si
sentiva più vulnerabile, per questo egli aveva con sé il coltello. Nega che il
suo assistito abbia avuto intenzione di uccidere S_________e questi neppure
quando ha estratto il coltello. Egli voleva difendersi, da atto che si tratta
di una difesa sbagliata in quanto eccessiva ma comunque una difesa. Se AC 1
avesse voluto uccidere S_________ non avrebbe dovuto colpirlo ben 8 volte.
Secondo il legale la potenza, tutto sommato limitata, del colpo non è
conciliabile con la tesi del dolo diretto sostenuta dalla pubblica accusa. Al
suo assistito può essere imputato unicamente l’omicidio intenzionale per dolo
eventuale; egli non poteva infatti non sapere che estraendo un coltello c’era
il rischio di fare molto male a qualcuno. Per quanto attiene il numero di colpi
dichiara che se AC 1 parla di solo 2 colpi è perché nel suo annebbiamento egli
non rammenta gli altri. A mente del difensore la presenza di 9 colpi non
esclude il dolo eventuale; i primi otto colpi sono infatti superficiali.
Secondo il difensore AC 1 è si colpevole di
omicidio intenzionale ma per dolo eventuale, e non diretto, commesso in uno
stato di scemata imputabilità di grado medio.
Dà atto che gli altri reati elencati nell’AA sono
ammessi, ad eccezione della coazione che viene contestata.
Il difensore conclude chiedendo che la pena
proposta dalla pubblica accusa venga non solo limata ma ridotta.
In relazione alla richiesta delle PC patrocinate
dall’avv. __________ il difensore dichiara che le spese per i funerali e di
patrocinio sono riconosciute come pure le pretese per torto morale. Contesta
invece per ragioni tecniche la capitalizzazione sino ai 25 anni.
Per quanto concerne invece le pretese di PC 5 ritiene
che le stesse vadano di principio respinte conformemente all’art. 44 CO. Pure
contestate sono le spese di patrocinio.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle
Parti, i seguenti
quesiti:
AC 1
1. è autore
colpevole di:
1.1. omicidio
intenzionale
per avere, la sera del 24 aprile 2009, a _________, con un coltello con lama di 8.3 cm, colpito 9 volte S_________, causandone la
morte?
1.2. ripetuta infrazione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, dal 2008
sino al 25 aprile 2009, a __________, _________ e altre imprecisate località,
in parte in correità con terzi,
1.2.1. venduto
complessivi 129 grammi di eroina?
1.2.2. ceduto a
terzi complessivi 80/82,5 grammi di eroina?
1.2.3. ceduto
gratuitamente 3/3.5 grammi di cocaina?
1.2.4. detenuto
50/55 grammi di eroina destinata alla vendita?
1.2.5. venduto un
flacone di metadone?
1.2.1.1. trattasi di
infrazione aggravata siccome riferita ad un quantitativo di eroina che sapeva o
doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di parecchie
persone?
1.3. ripetuta
infrazione alla LF sulle armi e sulle munizioni
per avere, nel corso del 2008 e sino al 25 aprile
2009, tra __________, _________, __________ e altre imprecisate località,
portato su di sé un manganello telescopico ed un tirapugni?
1.4. coazione
per avere, il 14 aprile 2009, a _________, usando violenza e minaccia, costretto PC 5 a redigere e sottoscrivere un riconoscimento di debito per la somma di fr. 800.-?
1.5. lesioni
semplici
per avere, il 14/15 aprile 2009, a _________, colpito con un pugno e con calci, nonché ferito con un coltello PC 5,
cagionandogli le ferite descritte nel certificato medico agli atti?
1.6. vie di fatto
per avere, il 16 aprile 2009, a _________ commesso vie di fatto nei confronti di PC 5?
1.7. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, dal 2008 al 25 aprile 2009, a _________, __________, __________ e in altre imprecisate località, consumato almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7 pastiglie di Valium nonché un quantitativo minimo di
hashish e marijuana, nonché detenuto una pastiglia di Valium destinata al
proprio consumo?
E meglio come descritto nell’atto d’accusa.
Considerandi
2.
Ha egli
agito in stato di scemata imputabilità?
3.
Può
beneficiare della sospensione condizionale?
4.
Deve un
risarcimento alle PC e se sì in che misura?
5.
Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerato, in fatto ed in
diritto
A La persona
dell'accusato
1.
AC 1 (per
i famigliari "__________") è nato il __________ a __________.
Cittadino svizzero, attinente di __________ (FR), ha avuto un'infanzia
travagliata e difficile. Egli ha una sorellastra, __________, nata nel 1975 da
una relazione della madre precedente il matrimonio con il padre dell'accusato.
Questi, tuttavia, ha lasciato la madre dell'accusato quando questi aveva due
anni, morendo suicida nel 1992, mentre che il nuovo compagno della madre, __________,
non avrebbe mai esplicato un ruolo genitoriale per l'imputato. La stessa madre,
che aveva perso entrambi i genitori in un incidente della circolazione all'età
di 10 anni, sarebbe stata solo parzialmente in grado di assolvere i propri
compiti di madre, al punto che nel 1987 per un certo periodo essa sarebbe stata
privata del diritto di custodia e i figli collocati in foyers e presso famiglie
affidatarie. Di fatto, le figure familiari di riferimento sarebbero state
quelle dei nonni materni, ossia i bisnonni del prevenuto, persone anche
economicamente benestanti. Alla loro morte la vita dell'accusato sarebbe
cambiata, essendo venuto meno il precedente benessere economico, così che la
madre avrebbe dovuto trasferirsi in un quartiere meno bello, abitato da molti
cittadini stranieri. L'accusato ha ben presto mostrato di essere poco incline
all'accettazione dell'autorità. Egli nemmeno ha terminato le scuole
dell'obbligo, avendo iniziato a disertare le lezioni per andare in giro con
altri adolescenti problematici. Allo stesso modo, egli non ha di fatto
completato alcuna formazione professionale, né egli ha mai apprezzabilmente
lavorato in vita sua, tolti i brevi periodi in cui ciò gli è stato imposto
nell'ambito dell'espiazione di pene detentive o del collocamento in uno
stabilimento per tossicodipendenti. Con una madre che gli ha sempre permesso di
fare ciò che voleva, la tossicodipendenza è un problema costante nella vita
dell'accusato. Secondo la madre (classificatore 6, verbale 29 aprile 2009, all.
77.
RPG, pag. 8), la chiave di volta (in senso negativo) della vita
dell'accusato sarebbe stata l'improvvisa morte del padre, suicidatosi con il
gas di scarico della propria vettura:
“
Da quel giorno c'è stato un "declick"
nella testa di AC 1 e il senso di tutto era che non gliene fregava più niente
della propria vita e quindi è caduto nel mondo della droga e non ha più avuto
una vita stabile".
2.
Gli esordi
giovanili del prevenuto nell'universo degli stupefacenti sono attestati dal
rapporto 21 settembre 2001 di __________ all'attenzione del patronato penale
(in: classificatore 2, AI 72, sezione 6, pag. 2):
“
AC 1 inizia a 11 anni con il consumo di THC,
passando poi a quello di ecstasy e LSD dai 14 ai 16 anni. All'età di 16 anni
passa quindi alla cocaina e all'eroina, dapprima fumate, poi per endovena.
Viene arrestato all'età di 18 anni e durante la carcerazione non consuma droghe
per circa un anno e mezzo. Dopo il carcere ha dichiarato di non aver usato
sostanze per circa un altro anno e mezzo. Riprende a 21 anni con l'eroina e la
cocaina per endovena, ma con una frequenza saltuaria e non più giornaliera.
All'età di 19 anni ha fatto abuso di benzodiazepine (Rohypnol) per dormire.
L'alcol è invece stato assunto per la prima volta all'età di 13 anni ma non
avrebbe mai costituito un problema importante per lui.”
Va precisato che, contrariamente a quanto
ritenuto nel passaggio poc'anzi trascritto, l'imputato dopo la prima
scarcerazione aveva ripreso a consumare eroina in quantità smodata, tanto che
la successiva condanna attesta di un consumo di 700 grammi di eroina nel periodo 1° gennaio 2000- 31 gennaio 2001, pari pertanto a circa 2 grammi al giorno. Vero è comunque che l'assunzione di sostanze psicoattive è rimasta una costante
nella vita dell'imputato, che così si è espresso al riguardo dei suoi consumi
recenti (classificatore 5, verbale 19 maggio 2009 avanti al Procuratore
pubblico, all. 16 RPG, pag. 10/11):
“
...i miei consumi di stupefacenti riguardano
soprattutto eroina, cocaina ogni tanto. Ogni tanto fumo qualche canna ma
veramente poco. Consumo eroina sporadicamente. A volte può capitare più volte
in una settimana e a volte niente per una settimana. Dal mese di gennaio 2009
al 24.04.2009, ho consumato circa una decina di grammi di eroina e 2 o 3 bolas
di cocaina per complessivi 1,5 grammi di cocaina (...) L'ultima volta che ho
consumato prima dei fatti ero sul treno da __________ a _________. Ho consumato
a diverse riprese eroina e cocaina e Valium e un altro medicamento di cui mi
sfugge il nome ma credo sia una pastiglia di Seresta. La PP mi chiede quante
pillole di Valium a mio dire ho assunto ed io rispondo che possono essere 4
pastiglie come 7 pastiglie”.
Al dibattimento l'imputato ha spiegato proprio
con la tossicodipendenza il fatto di non avere praticamente mai lavorato,
sostenendo di avere sempre avuto buone intenzioni in tal senso, ma di non
essere mai riuscito a concretizzarle, vista anche l'assenza di un esempio
paterno.
3.
Nel 1995,
all'età di 17 anni, a __________, l'accusato ha conosciuto R_________, di 14
anni più vecchia di lui, con la quale è presto andato a convivere, e con la
quale ha iniziato una lunga relazione sentimentale, dalla quale il 4 luglio
1999.
è nata la figlia __________. Non è difficile intuire che l'accusato possa avere
cercato un appoggio in questa compagna più grande (anche la successiva
relazione sentimentale, con __________, sarà con una donna d'età sensibilmente
maggiore alla sua), ma la R_________, anch'essa tossicodipendente, non era di
certo la persona giusta. La loro relazione si è ben presto rivelata burrascosa,
segnata da violenti litigi, da abbandoni e riappacificazioni. Secondo
l'accusato (classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 11 RPG, pag. 1)
“
la nostra è una relazione particolare nel senso
che litighiamo, gridiamo, magari ci odiamo al momento ma poi ci
riappacifichiamo e facciamo anche l'amore”.
Sintomatica, in tal senso la storia dei traslochi
della R_________: ogni volta che essa ha traslocato per allontanarsi
dall'imputato, questi l'ha puntualmente raggiunta, stabilendosi nelle
vicinanze, ed altrettanto puntualmente i vicini, dopo qualche tempo, hanno
iniziato a reclamare per gli schiamazzi ed il disturbo arrecati, chiedendo (e
alle volte ottenendo) che la R__________venisse cacciata. Così ha spiegato la
situazione _________, padre di R__________ (classificatore 5, verbale 28 aprile
2009, all. 60 RPG, pag. 2 e 3):
“
La R_________ rientrava in Ticino all'inizio
1998.
e si stabiliva a __________ in un appartamento della Cassa Pensioni
trovatogli dal fratello __________. Rimase a __________ per circa tre anni,
vale a dire 1998/2000. (...) Con l'arrivo in Ticino di R_________ giungeva pure
lo AC 1 che affittava un appartamento nella zona. (...) Premetto che durante i
periodi di lontananza di AC 1 perché era in prigione o a __________, noi
genitori eravamo tranquilli e anche R_________ lo era. Dico questo poiché nei
momenti in cui era libero vi erano dei grossi problemi in particolare passava a
vie di fatto nei confronti di R_________, ma anche di altre persone sia
conoscenti di R_________ o con le quali aveva degli attriti. (...) A causa
delle diverse problematiche che vi erano ogni qualvolta lo AC 1 andava da R_________,
l'amministratore della cassa pensioni dava la disdetta dell'appartamento. Con
non poche difficoltà si riusciva a trovargli un appartamento a __________.
Poteva essere la primavera del 2001 quando R_________ si stabiliva a __________
e la figlia __________ iniziò a frequentare la scuola d'infanzia in quel
comune. (...) L'amministrazione dello stabile dove R_________ abitava (la __________
e Co) la sfrattava per i medesimi motivi già attuati a __________. Riuscii a
trovargli un appartamento a _________ in via __________ "__________"
ma dovetti intestarlo a mio nome poiché nessuno avrebbe dato un appartamento a R_________.”
Per negativa che fosse la loro relazione,
l'imputato e la R__________ hanno continuato a frequentarsi (e a litigare) già
solo per il fatto di essere i genitori di __________.
Anche all'epoca dei fatti qui in discussione,
l'imputato si divideva tra l'abitazione materna a __________ e il Ticino
proprio per continuare a rimanere vicino alla figlia.
4.
L'abuso di
stupefacenti ha avuto influsso sin dalla giovane età anche sulle vicissitudini
giudiziarie del prevenuto. Il rapporto 10 aprile 1997 del Département
Universitaire de psychiatrie adulte del canton Vaud (in: classificatore 2, AI
72, sezione "corrispondenza") narra come solamente nel corso del 1996
egli sia stato denunciato 17 volte per violazione della LFStup. Arrestato il 16
dicembre 1996 proprio per infrazione e contravvenzione alla LFS, ma anche per
altri 7 reati (furto, atti preparatori di rapina, danneggiamento, violazione di
domicilio, truffa, contraffazione di monete e falsità in certificati), il 16
giugno 1998 egli ha subito una prima condanna dal Tribunal correctionnel di __________
alla pena di due anni di detenzione sospesa ai sensi del vecchio art. 44 cpv. 1
CP in favore di un trattamento ambulatoriale della tossicodipendenza del
condannato. Siffatta sospensione appare invero illusoria alla luce dei 542
giorni di carcere preventivo scontati, pari a circa i 2/3 della pena, con il
risultato di porre di fatto l'accusato nella medesima situazione in cui si
sarebbe trovato nel caso di una sanzione da espiare. Con il senno di poi,
possono sorgere legittimi dubbi circa l'efficacia di questo genere di
trattamento (espiazione dell'intera condanna in carcere e trattamento della
tossicodipendenza in forma ambulatoriale) nei confronti di un giovane
tossicomane incensurato, potendosi immaginare che sarebbe forse stato meglio
procedere al collocamento in una struttura stazionaria, come ha tentato il
cantone Ticino qualche anno dopo.
5.
Per
seguire la R_________, dopo la liberazione l'accusato è giunto in Ticino,
stabilendosi a __________ nei pressi dell'amica. Dedito com'era all'eroina, e
privo della capacità (oltre che della volontà) di procurarsi delle entrate
lecite, AC 1 ha ben presto (dal 1° gennaio 2000 secondo la sentenza di
condanna) iniziato a spacciare pesantemente eroina in Ticino. Il 22 gennaio
2001.
egli è perciò stato nuovamente arrestato e l'8 febbraio 2002 la Corte
delle assise correzionali di __________ l'ha condannato alla pena di tre anni
di detenzione per, tra l'altro, lo spaccio di 2 kg di eroina e il consumo di 700 grammi della medesima sostanza nell'arco di poco più di un anno,
sospendendo la sanzione in favore di un collocamento, iniziato già il 3 aprile
2001, nella struttura di __________, a __________. L'accusato non è però stato
capace di approfittare dell'opportunità. Dopo una prima avvisaglia fatta di
ripetuti consumi di cocaina durante le libere uscite, con scambio di urine per
eludere i controlli, per la quale era stato punito con il trasferimento nelle
carceri pretoriali per due settimane (dal 20 novembre al 7 dicembre 2001),
veniva dichiarato il fallimento del collocamento allorché si constatava,
nell'estate del 2002, che lo AC 1 aveva iniziato a spacciare cocaina, non
potendosi concludere altrimenti a fronte del possesso da parte sua di circa 5 grammi di sostanza, di un bilancino, di buste minigrip e di fr. 1'620.-.
Il fallimento del percorso terapeutico non ha
sorpreso gli addetti ai lavori.
Il 9 maggio 2001 il dott. __________, tracciando
un profilo psicologico dell'accusato (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6),
ne segnalava tratti d'impulsività e aggressività, oltre a tratti paranoidi.
Rilevava inoltre come egli fosse incapace di mettersi nei panni dell'altro,
apparendo così distante, freddo e bugiardo. Il 4 dicembre 2001, allorché AC 1 era
alle pretoriali per il primo, grave episodio di violazione delle norme di
condotta, i responsabili di _____________ esprimevano al Procuratore pubblico
ampie riserve circa le possibilità di successo della misura, osservando come la
sua prosecuzione costituisse nondimeno il male minore rispetto all'alternativa
costituita dal ritorno in carcere (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):
“
... abbiamo comunque ritenuto che dal punto di
vista terapeutico si poteva, dopo un periodo di riflessioni in carcere, fornire
al signor AC 1 una possibilità di rientro presso la nostra Istituzione. Questa
possibilità scaturisce dalla considerazione che il fallimento tout court della
misura esaspererebbe gli aspetti caratteriali e delinquenziali di questo
paziente già segnato da numerose altre esperienze detentive. Inasprirebbe
ulteriormente i suoi carichi penali correndo il rischio di azzerare qualsiasi
residua possibilità di recupero.”
In un successivo rapporto 1° febbraio 2002,
destinato al Tribunale penale nell'imminenza del processo, si affermava che
carcere (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):
“
Dal punto di vista prognostico è difficile
esprimerci in modo profilato. L'interessato, peraltro ancora molto giovane,
presenta una situazione esistenziale decisamente disastrata, con degli aspetti
caratteriali che necessitano di un intervento normativo chiaro e strutturato.”
Infine, nel comunicare alla Commissione di
vigilanza il fallimento della misura, il 5 settembre 2002 i responsabili di __________
non potevano che concludere in termini negativi a fronte di una situazione
iniziale già ampiamente compromessa (in: classificatore 2, AI 72, sezione 6):
“
...a livello diagnostico, in particolare per
quanto è della struttura di personalità e tenendo conto dei pregressi che hanno
caratterizzato la vita di questo signore, gli obiettivi erano piuttosto
limitati per quanto era dell'ambito prognostico (...) ...le tendenze a
delinquere, in particolare per quanto attiene al mondo dello spaccio di
sostanze tossiche, sono rimaste, seppur a periodi latenti. (...)...il
trattamento terapeutico in __________ viene interrotto con l'espulsione del
paziente a margine e purtroppo da parte nostra dobbiamo esprimere un parere
negativo per quanto è della prognosi. Rimaniamo comunque disponibili (...) per
valutare eventuali interventi futuri, pur constatando che i margini di manovra
sono molto esigui.”
L'accusato ha spiegato al perito giudiziario di
essersi messo a spacciare durante il collocamento per potere disporre del
denaro ritenuto necessario a coltivare la relazione con __________, di 12 anni
più vecchia di lui, allacciata in discoteca durante un congedo (classificatore
2, AI 72, pag. 5). Dopo la scarcerazione, nel 2004, egli avrebbe convissuto con
questa donna per 6 o 7 mesi, ma in seguito si sarebbe rifatta viva la R__________e
l'accusato avrebbe ripreso la relazione con lei (classificatore 2, AI 72, pag.
6), trasferendosi nei pressi del di lei nuovo domicilio di ____________.
6.
La
carcerazione conseguente al fallimento della misura di collocamento non ha
insegnato nulla al prevenuto. Come in passato egli, non costituendo per lui il
lavoro una valida opzione, per procurarsi il denaro si è rimesso a trafficare
stupefacenti, questa volta cocaina in combutta con cittadini della ex
Yugoslavia della zona di __________. Nuovamente arrestato il 3 maggio 2005
nell'ambito dell'inchiesta "__________", con sentenza 23 maggio 2006 AC 1 è stato condannato dalla Corte delle Assise correzionali di __________ alla pena di 2 anni
di detenzione, interamente espiata.
Egli ha lasciato il carcere nel maggio del 2007,
riprendendo la difficile relazione con la R_________, costellata da litigi,
interventi della polizia e querele. A dire del prevenuto, nel novembre del 2008, a __________, egli sarebbe caduto dalla bicicletta, subendo una complessa frattura della
mandibola, operata all'inizio del 2009 a __________. In conseguenza di questo incidente egli per un certo tempo è stato più vicino alla madre, dividendosi
tra il di lei domicilio a __________ e il Ticino, dove si recava principalmente
per visitare la figlia. Durante queste visite egli alloggiava presso la R__________oppure,
quando ciò non era possibile in ragione delle tensioni del momento, presso
"amiche", od anche amici, in particolare PC 5, un tossicodipendente abitante
a _________, non lontano dalla R_________. A partire dall'inizio del 2009 l'accusato, in attesa di potere percepire (come ex carcerato) l'indennità di disoccupazione, si
era annunciato alla pubblica assistenza del canton Vaud, dalla quale percepiva
fr. 1'100.- mensili.
L'annuncio all'assicurazione contro la
disoccupazione appare rivolto unicamente alla riscossione delle relative
indennità, ma non invece anche alla seria ricerca di un lavoro. In un periodo
infatti di scarsa occupazione, è del tutto improbabile che l'accusato, privo di
competenze professionali, tossicodipendente e pluripregiudicato, avrebbe potuto
trovare lavoro.
7.
Dopo la
condanna del 2006 l'imputato ha subito altre due sanzioni minori.
Con decreto d'accusa 19 agosto 2008 egli è stato
condannato alla pena detentiva di 11 giorni, pari al carcere preventivo
sofferto, per furto, danneggiamento e violazione di domicilio, mentre che con
decreto d'accusa 4 febbraio 2009 è stata proposta a suo carico una pena
detentiva di 15 giorni per infrazione alla LF sulle armi, per avere detenuto
senza diritto il 17 gennaio 2009 un bastone estensibile in metallo.
8.
Dall'esame
degli atti sono emersi alcuni tratti significativi della personalità
dell'accusato.
In primo luogo, ma di questo già si è detto, si
evidenzia la grave politossicodipendenza, risalente all'adolescenza e che mai
l'accusato ha voluto seriamente contrastare, fatta principalmente del consumo
di eroina, ma anche, occasionalmente, di cocaina e canapa, oltre a psicofarmaci
ed alcol.
Per questo motivo, del resto, in occasione delle
precedenti condanne al prevenuto è sempre stato riconosciuto una stato di lieve
scemata imputabilità.
In aggiunta a ciò, l'inchiesta ha messo in luce
l'abitudine dell'accusato di girare armato.
Se non bastasse il rilievo del fatto che egli è
già stato condannato a tre riprese (2002, 2006, 2009) anche per infrazione alla
LF sulle Armi, vi sono in atti innumerevoli testimonianze di come egli solesse
girare munito di un armamentario fatto di tirapugni, manganello (bastone
tattico), spray al pepe e coltello. Al dibattimento l'accusato ha spiegato la
circostanza (ciò che però può valere solo per gli ultimi mesi) con il timore di
essere percosso alla mandibola, rimasta vulnerabile dopo la recente operazione.
Inoltre, e il tema non è disgiunto dal
precedente, è apparsa manifesta la propensione dello AC 1 ad assumere
comportamenti aggressivi, arroganti, prevaricatori dei più deboli, come pure a
passare all'atto violento con le armi in suo possesso, sino quasi al sadismo,
ossia per il puro piacere di provocare paura e dolore.
Il predetto compendio di aggettivi è il sunto di
un autentico plebiscito tra le molte persone interrogate dagli inquirenti. Mai
come in questo caso, in effetti, si era riscontrata una simile convergenza di
giudizio negativo, ciò che appare solo parzialmente spiegabile dalla
comprensibile influenza negativa dovuta dal fatto di doversi esprimere (e
volersi distanziare) al proposito di un soggetto indagato per omicidio
intenzionale, o da (in taluni casi) rancori personali, posto che comunque i
testi non si sono limitati ad esprimere i loro giudizi negativi, ma hanno anche
raccontato gli episodi a loro noti da cui hanno dedotto le proprie valutazioni.
Seppure cauta in ragione della particolarità dell'ambiente a cui molti dei
testi appartengono, la Corte, ad esempio, non ha avuto motivo di dubitare delle
parole dell'ex agente di polizia _________, allorché, narrando del periodo
1998-2000, ha riferito che (classificatore 5, verbale 28 aprile 2009, all. 60
RPG, pag. 2):
“
Ricordo al riguardo un caso specifico. Vi era
una festa di condominio a __________ ed era presente il curatore della
congregazione dei Frati Cappuccini conoscente di R_________ e di molte altre
famiglie presenti con i loro figli. AC 1, presumibilmente in un impeto di
gelosia, appena arrivato in loco poiché aveva un congedo dal carcere ebbe ad
avere una lite con diversi presenti in particolare con le mamme ma anche con
questo uomo curatore della congregazione dei Frati. Tanto è vero che questo
uomo venne ferito alla fronte da una coltellata sferratagli da AC 1. Il tutto
avvenne nella cucina dell'appartamento di R_________ che era a piano terra. Fui
poi io che alcuni giorni dopo andai a pulire e a rinfrescare il locale
macchiato di sangue. Non ricordo il nome dell'uomo ferito ma la R_________
sicuramente si ricorda. Fu avvisata la polizia e più preciS_________ente gli
agenti del posto misto di __________, l'avvocato del ferito fece una denuncia
che poi venne ritirata. Io non ne so il motivo.”
Con riferimento a tempi più recenti, __________,
che per un certo periodo ha fatto da autista allo AC 1, ha raccontato al Procuratore pubblico che (classificatore 7, n. 28, verbale 13 giugno 2009, pag.
3, 4 e 5):
“
...confermo di aver frequentato AC 1 nel periodo
luglio/settembre 2008. I nostri rapporti si limitavano ai passaggi con la mia
auto. Aggiungo che non siamo mai neppure andati a bere qualcosa in un bar. Non
era un rapporto di amicizia. Aveva dei comportamenti che non mi piacevano,
irrispettosi verso le persone, come ad es. una volta che avevamo fatto benzina
e lui ha raccolto la moneta e invece di consegnarla in mano alla commessa, l'ha
tirata lì sul tavolo con il risultato che la moneta è andata per terra e
dappertutto. Come persona non mi piaceva per niente. (...) AC 1 era
"fuso" perché era talmente sbruffone e irrispettoso di tutti che mi
sembrava quasi fuori di testa nel senso che andava oltre i limiti proprio come
suo comportamento abituale, non aveva freni, sembrava che non avesse
autocontrollo, come i bambini. I freni non voleva darseli lui, visto che alle
volte sapeva controllarsi e poteva anche sembrare una persona a modo. Poi
invece conoscendolo, vedevi che non era per niente una persona a modo. Questo
che ho descritto era il suo carattere che aveva sia quando era sano cioè quando
non aveva assunto stupefacenti, che quando invece aveva consumato. Siccome però
AC 1 consumava eroina sempre, giornalmente, la differenza stava che magari la
sera, mischiava alcool, pastiglie e più cose assieme e lì si vedeva chiaramente
che era alterato. Questa è la differenza tra il sano e l'alterato di AC 1.”
Anche __________ afferma che (classificatore 8,
n. 23, verbale 4 giugno 2009, pag. 2):
“
...non mi piacevano gli atteggiamenti che aveva AC
1.
Infatti quest'ultimo per ogni discussione che
aveva con altre persone presenti al __________ subito tirava fuori o il
coltello o il manganello in ferro estensibile e anche il tira pugni. Premetto
che ogni volta che c'era una discussione era sempre lo stesso AC 1 ad "accenderla".
Era un attaccabriga. Mi è capitato in più occasioni di vederlo minacciare terze
persone con queste armi ed alcune volte sono pure intervenuto per farlo
cessare. AC 1 se la prendeva con tutti, bastava che qualcuno passava e lo
guardava che subito lui reagiva estraendo le armi succitate e minacciando le
persone. A me personalmente non mi ha mai minacciato.”
__________ racconta che (classificatore 8, n. 6,
verbale 5 giugno 2009, pag. 2 e 3):
“
Mi era stato detto di stare alla larga da AC 1
perché dicevano che era uno psicopatico e che per qualsiasi cosa o una frase
mal detta lui reagiva male. (...) ...mentre guidavo mi sono accorta all'ultimo
momento che tre ragazzi stavano attraversando la strada regolarmente sulle
strisce pedonali. Io ho dovuto frenare bruscamente. AC 1 è sceso
dall'automobile e dai pantaloni ha estratto un manganello di colore nero (...)
... si è messo a minacciare questi tre ragazzi con il manganello dicendogli
pure che gli avrebbe spaccato la faccia e di stare zitti.”
Anche __________ riferisce di episodi di grave
prevaricazione commessi dall'accusato (classificatore 6, verbale avanti il
Procuratore pubblico del 5 giugno 2009, all. 122 RPG, pag. 3 e 4):
“
...confermo che AC 1 girava sempre con un
manganello, un tirapugni e ultimamente, negli ultimi 2 mesi almeno anche con un
coltello. Sono armi che aveva su di sé, contemporaneamente. (...) ...alla
Chiesetta in prossimità del __________, nel corso del mese di aprile 2009, AC 1 aveva venduto una busta dose di eroina a una persona sui 35 anni che io non conosco. Era
un uomo, vestito anche abbastanza bene che era praticamente terrorizzato dal AC
1.
Lo dico perché lo vedevo dal suo comportamento: ogni cosa che gli diceva il AC
1.
lui obbediva. Al termine dell'acquisto di eroina, AC 1 ha chiesto a questa persona un rapporto orale. Non sono sicuro se ha obbligato o no questa persona
, minacciandolo con il manganello. (...) Ne aveva vari modelli: uno rigido e
uno telescopico (...) e devo dire che voleva anche provarlo su di noi al __________.
AC 1 diceva "per favore, dai lasciami provare sulla gamba il manganello
perché voglio sapere che dolore fa". A me stesso l'ha fatto un paio di
volte e oltre a me anche ad altri consumatori come me. Ricordo che una volta lo
ha fatto ad una ragazza di cui non ricordo il nome. Le ha dato un colpo sulla
coscia e la ragazza si è messa a piangere e quella volta lì lui si era pentito.”
__________ sintetizza e dichiara che
(classificatore 8, n. 13, verbale 27 aprile 2009, pag. 3):
“
Questo AC 1 lo descrivo come una persona
violenta e manesca, con chi poteva permetterselo si faceva forte imponendosi
con una certa cattiveria ed in alcuni casi che so con la forza”.
__________ afferma che (classificatore 9, n. 13,
verbale 25 giugno 2009, pag. 2):
“
Vorrei anche dire che AC 1 a me non piaceva particolarmente anche perché era una persona troppo aggressiva e violenta. Spesso
al __________ litigava con altre persone anche se non rammento con chi.
Capitava spesso che passasse a vie di fatto nei loro confronti. AC 1 è una persona
"fuori dagli stracci" si credeva onnipotente.”
__________ sostiene che (classificatore 8, n. 2,
verbale 26 maggio 2009, pag. 2)
“
da lui non mi piaceva acquistare eroina in
quanto era molto arrogante”.
__________ dice che (classificatore 8, n. 8, verbale
4.
giugno 2009, pag. 3) "mi faceva paura", sentimento condiviso
da __________ (classificatore 6, verbale avanti il Procuratore pubblico del 5
giugno 2009, all. 120 RPG, pag. 2-4) e anche da __________, cameriera del bar _________
(classificatore 6, verbale 25 aprile 2009, all. 86 RPG, pag. 3 e 4):
“
...AC 1 ha già creato problemi al bar. Decisamente è una persona che mi fa paura. In due occasioni è giunto a bar chiuso,
mentre facevo le pulizie. Non l'ho fatto entrare e allora si è arrabbiato a tal
punto da picchiare i pugni sulla porta in vetro e, chiaramente, insultandomi
pesantemente. Io, dalla paura, ho atteso oltre un'ora prima di uscire e andare
a casa.”
9.
Riassuntivamente
si può ritenere che, quale logica conseguenza di una simile personalità, in
almeno 10 occasioni l'accusato ha commesso effettivamente atti di violenza
gratuiti (in danno di : R_________, PC 5, __________, __________, l'anonimo
curatore della Congregazione dei frati, __________, un anonimo a __________
come narrato da __________, un paio di ragazze colpite con il bastone, tra cui __________,
__________ e l'anonimo costretto ad un coito orale, come narrato da __________).
Il rapporto di cui all'all. 23 RPG
(classificatore 5) riferisce di 18 interventi della polizia (oltre a quello più
vecchio narrato da _________) a causa delle intemperanze violente dello AC 1,
di cui il primo nel 2002 e gli altri 17 tra il 2005 e il 2009. Sfogliando i
relativi rapporti si trovano ulteriori conferme dell'inclinazione alla violenza
e all'uso (anche solo intimidatorio) delle armi da parte dell'accusato: caso n.
1: botte e coltello; n. 5: coltello; n. 12: colpo di manganello a donna
incinta; n. 13: tirapugni; n. 15: coltello + spray al pepe; n. 16: coltello; n.
17: manganello; n. 18: manganello.
In aggiunta a ciò ancora il 24 marzo 2009 la
Polizia ferroviaria aveva sequestrato all'accusato un manganello e un tirapugni
(classificatore 5, all. 21 RPG), e nell'occasione egli era in possesso anche
dello spray al pepe e di un coltello (probabilmente quello con cui ha ucciso S_________),
oggetti lasciati nella sua disponibilità in quanto non soggiacenti alla LFArm
(classificatore 5, verbale 6 maggio 2009 di __________, all. 22 RPG).
L'accusato al dibattimento ha ammesso, quanto
meno relativamente all'ultimo periodo, di avere talvolta assunto atteggiamenti
aggressivi in risposta ad un proprio sentimento di frustrazione (verbale
dibattimentale, pag. 3):
“
Riconosco di essere passato alle mani in questo
ultimo periodo; spesso per storie legate agli stupefacenti. Questo periodo mi
sentivo frustrato, avvertivo che la mia situazione era senza prospettive, mi
sentivo in una strada a senso unico, non riuscivo a cambiare la situazione.
Ammetto che nell'ultimo periodo io ero diverso.”
10.
L'accusato è
stato sottoposto a perizia psichiatrica da parte del dott. __________.
L'esperto nel proprio referto (classificatore 2, AI 72, da pag. 36) ha
sottolineato l'insensibilità del prevenuto per la violazione delle norme etiche
e legali e per la sofferenza provocata ad altri, come pure l'assenza di facoltà
autocritiche. Il perito ha evidenziato quindi la presenza di tratti di
personalità narcisistici (le vanterie, il convincimento di piacere alle donne)
e paranoidi (il sentirsi minacciato, vittima di cospirazioni, circondato da informatori
della polizia). La diagnosi espressa (da pag. 40) è quella di un "serio
disturbo di personalità con elementi paranoidi, narcisistici ed antisociali",
ovvero di un "disturbo di personalità antisociale abbinato a uso
dannoso di sostanze psicotrope", ritenuto non curabile dall'esperto
(pag. 40 e 41). Secondo il perito, il reato principale addebitato al prevenuto
è in relazione con il suo stato psichico, dovendosi ammettere che la capacità
di agire secondo la (corretta) percezione dell'illecito era lievemente scemata
(pag. 42).
Le valutazioni dell'esperto saranno discusse più
avanti, nel contesto delle valutazioni concernenti la determinazione della
pena.
B. I reati
minori ipotizzati dall'atto di accusa
11.
Da quanto si
è sin qui detto della persona dell'accusato appaiono come fondati gli addebiti
di ripetuta infrazione alla legge federale sulle armi e sulle munizioni, per
avere portato su di sé nel corso del 2008 e sino al giorno dell'arresto, un
manganello telescopico e un tirapugni (punto 3 dell'atto di accusa), come pure
quello di contravvenzione alla LF sugli stupefacenti, per avere consumato nello
stesso periodo almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7
pastiglie di valium, un minimo quantitativo di marijuana e hashish, nonché detenuto
per il proprio consumo una pastiglia di valium (punto 7 dell'atto di accusa),
imputazioni che il prevenuto ha pacificamente ammesso (verbale dibattimentale,
pag. 3).
12.
L'accusato
ha ammesso di avere ripreso a spacciare stupefacenti, segnatamente eroina, dopo
l'ultima scarcerazione per arrotondare con il provento la modesta entrata
versatagli dai servizi sociali (AI 72, pag. 6). Egli si procurava lo
stupefacente in Svizzera interna, in ragione di poche decine di grammi alla
volta, provvedeva quindi a dividerlo soprattutto in buste dosi da 0.2 grammi, poi smerciate al dettaglio al prezzo di fr. 40.- l'una, in particolare al __________ di __________,
noto ritrovo degli eroinomani locali. In questo spaccio al dettaglio l'accusato
si è occasionalmente fatto aiutare da altri, in particolare PC 5, ai quali
affidava, compensandoli con eroina, delle buste dosi con l'accordo di
rivenderle e di consegnargli poi il provento, sia per contanti o mediante versamento
su di un conto bancario dello AC 1 presso __________, aperto a suo dire per
farvi confluire le prestazioni assistenziali.
13.
Nella fase
predibattimentale l'accusato ha tentato di ridimensionare la portata di questa
attività, sostenendo che "l'ordine di grandezza è di qualche decina di
grammi" (verbale 7 maggio 2009, classificatore 7, n. 3, pag. 6),
ragione per cui il Procuratore pubblico ha proceduto, per quanto possibile, ad
una puntigliosa ricostruzione dell'entità del traffico interrogando tutti gli
acquirenti identificati in particolare in base alle rubriche e ai tabulati
telefonici.
Egli ne ha concluso per l'addebito al prevenuto
di un traffico nell'ordine di 250 grammi di eroina, di cui circa 200 grammi venduti o offerti (punti 2.1-2.5 dell'atto d'accusa) e 50 grammi detenuti il 22/24 aprile 2009, nell'imminenza dell'arresto, ma non ritrovati dagli
inquirenti (punto 2.6 dell'atto d'accusa). Oltre a ciò, due altre imputazioni
relative all'offerta alla R__________di almeno 3/3.5 grammi di cocaina (punto
2.7
dell'atto d'accusa) e alla vendita di un flacone di metadone (punto 2.8
dell'atto d'accusa).
14.
Al
dibattimento l'accusato ha modificato la precedente attitudine, riconoscendo la
possibilità che l'ordine di grandezza del suo traffico di eroina corrispondesse
a quanto prospettatogli dalla pubblica accusa. Egli avrebbe in effetti ripreso
a spacciare dopo gli 11 giorni di carcere scontati tra il 30 giugno e il 10
luglio 2008, senza sapere precisare il profitto personale conseguito con questo
suo traffico (verbale dibattimentale, pag. 4). A fronte di questa ammissione,
non vi è stata necessità per la Corte, d'accordo le parti, di procedere alla
contestazione all'accusato di ogni singola chiamata in causa degli acquirenti,
ciò che comunque avrebbe condotto al risultato di dovere ritenere fondata l'imputazione,
avendo l'atto di accusa correttamente recepito le risultanze istruttorie.
Il prevenuto è pertanto reo confesso della
prospettatagli vendita (da solo o per il tramite di PC 5) di 129 grammi di eroina (punti 2.1 e 2.2 AA), della cessione a terzi di ulteriori complessivi 80/82.5
grammi di eroina (punti 2.3, 2.4 e 2.5 AA), della detenzione ai fini di
vendita, nell'imminenza dell'arresto, di altri 50/55 grammi di eroina (punto
2.6
AA), della cessione gratuita a R__________di 3/3.5 grammi di cocaina (punto
2.7
AA) e della vendita di un flacone di metadone (punto 2.8 AA), ciò che
costituisce, così come imputato, infrazione aggravata alla LFStup, essendo
superata la soglia del caso grave determinata dalla giurisprudenza in 12 grammi di sostanza pura.
15.
PC 5, nato
nel 1975, è un tossicodipendente eroinomane. Estromesso dal mondo del lavoro,
egli vive della pubblica assistenza ed è soggetto a tutela. Dispone di un
appartamento al sesto piano di via __________ a _________ in cui vive nel
lerciume più totale, tra sporcizia e ammassi di rifiuti (eloquenti le foto n.
38-50 della documentazione fotografica; cfr. anche il CD in atti per la visione
degli ulteriori sacchi di immondizia accatastati sul balcone), ivi comprese
circa un centinaio di siringhe usate (classificatore 5, all. 41 RPG), sintomo
inequivocabile del cammino di degrado umano da lui percorso.
In questo appartamento egli ospitava l'accusato
in occasione delle sue visite a _________ quando questi era in lite con la R__________e
quando egli non riusciva a trovare (migliore) alloggio presso qualche amica.
La conoscenza dell'accusato e di PC 5 risale
circa ad un anno addietro. PC 5 ha definito come "amicizia" il loro
rapporto, senza però rammentare come essi si siano conosciuti (classificatore
5, verbale PC 5 25 aprile 2009, all. 26 RPG, pag. 1).
Il comune denominatore del rapporto tra i due era
evidentemente l'eroina, e meglio (dal punto di vista dello PC 5) la
disponibilità di sostanza da parte dell'accusato. A partire circa dall'inizio
del 2009, tra i due è nato un sodalizio, nel senso che, come già detto, i due
si recavano assieme al __________ a __________ per spacciare. A questo scopo, AC
1.
consegnava periodicamente allo PC 5 delle buste di eroina, con l'accordo che
una parte di queste era il compenso dello PC 5 per l'attività di vendita,
mentre che per la rimanenza questi riversava all'accusato il provento della
vendita, sia a contanti o mediante accredito sul conto bancario presso __________
(sui termini di questo sodalizio cfr. in classificatore 5 il verbale di
confronto avanti al Procuratore pubblico del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag.
8-10).
16.
La
dipendenza dall'eroina di PC 5 faceva di lui un collaboratore poco affidabile.
Nel mese di aprile del 2009 è perciò capitato che egli non abbia riversato
all'accusato l'importo di circa fr. 500.- avendolo speso per sé, verosimilmente
per comprarsi della cocaina, e che per questo motivo egli abbia cercato per un
po' di non farsi trovare da lui (cfr. il verbale 8 maggio 2009 dell'accusato
avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 12). Si trattava di una
mancanza che l'accusato non poteva tollerare, nella logica di un rapporto in
cui vi era un dominante e un sottomesso. Al dibattimento l'accusato ha
riconosciuto che
“
ero un po' teso per questa faccenda, ed anche un
po' arrabbiato, da una parte perché anch'io dovevo pagare lo stupefacente e
d'altra parte perché PC 5 mi stava mentendo, mi stava prendendo in giro”
(verbale dibattimentale, pag. 4).
17.
La mattina
del 14 aprile, pertanto, l'accusato, intenzionato a sistemare la questione, ha
intercettato lo PC 5 davanti alla farmacia __________, a _________, dove questi
si recava quotidianamente a ritirare la dose di metadone. Quindi, secondo lo PC
5.
(classificatore 5, verbale di PC 5avanti al Procuratore pubblico del 7 maggio
2009, all. 30 RPG, pag. 6):
“
Come ho già detto devo ancora a AC 1 fr. 500.-
provento delle vendite di eroina che ho fatto per suo conto, che ho incassato
ma che non gli ho dato perché li ho spesi.
Circa una settimana prima dei fatti di _________,
avevo litigato per questi soldi con AC 1. Sapevo che da giorni mi cercava in
giro per _________ e mi mandava sms e continuava a chiamarmi sul mio cellulare.
AC 1 sapeva che io andavo ogni mattina alla
farmacia __________ per il metadone. Una mattina me lo sono trovato davanti
alla farmacia.
Dapprima non voleva farmi entrare a prendere il
metadone, poi sono riuscito a entrare in farmacia. Quando sono uscito ha
preteso che andassimo a casa di R_________. Qui AC 1 mi obbligava a scrivere e firmare una dichiarazione di mio pugno.
In sostanza questo scritto indicava che io avevo
ricevuto fr. 800.- quale anticipo per dei lavori di pittore da eseguire a casa
di R__________. C’era anche scritto che io non avevo eseguito questi lavori ma
che mi ero tenuto i fr. 800.-.
Con questa dichiarazione io e AC 1 siamo andati
dal mio tutore __________, sul suo posto di lavoro, chiedendo che i soldi
fossero restituiti a AC 1.
Il tutore all’inizio diceva che non aveva soldi
ma rassicurava AC 1 dicendogli che appena avrebbe avuto qualche soldo, glieli
avrebbe dati. Gli disse anche di fargli avere uno o più bollettini di versamento.
Tutto ciò accadeva una settimana prima dei fatti
del 24.04.2009 e la cosa sembrava a posto. Io e AC 1 ci separavamo e io tornavo
a casa."
Più avanti nel medesimo verbale egli precisato
che (verbale citato, pag. 7 e 8):
“
... quando AC 1 mi ha obbligato a sottoscrivere la dichiarazione poi presentata al tutore, mi ha preso con la
forza, mi ha fatto sedere a forza a casa della R_________. Ha preso un foglio e
me lo ha messo davanti e mi dettava quello che io dovevo scrivere, cosa che io
ho fatto perché ero impaurito.
Io di AC 1 avevo paura, ero già stato picchiato
da lui che preciso girava sempre con manganelli, tirapugni o con coltello. Il
manganello (bastone telescopico) che AC 1 aveva a casa della R_________ era
piegato perché ha colpito me sulle gambe. Lo ha rotto sulle mie gambe.”
Secondo il Procuratore pubblico, obbligando lo PC
5.
a redigere la predetta dichiarazione (l'originale è in atti quale allegato
al verbale 28 aprile 2009 del tutore __________, classificatore 6, all. 98 RPG)
l'accusato avrebbe commesso il reato di coazione (punto 4 AA), addebito che il
prevenuto, anche in aula, ha respinto.
Egli ha dato atto di avere intercettato PC 5 fuori
dalla farmacia e ha anche ammesso che i due si sono quindi recati a casa della R_________,
dove lo PC 5 ha effettivamente redatto la dichiarazione, ma ha negato di avere
esercitato coercizione nei suoi confronti. A suo dire, infatti, potrebbe essere
che PC 5 si sia sentito obbligato nei suoi confronti a scrivere la
dichiarazione per tentare di ottenere il denaro dal tutore, ma egli non
l'avrebbe costretto a farlo, né l'avrebbe minacciato (verbale dibattimentale,
pag. 4).
Nondimeno, il
prevenuto ha ammesso che "è possibile che gli abbia parlato con tono
minaccioso" (verbale dibattimentale, pag. 4) ed ha soggiunto che
"riconosco che PC 5 si sia trovato sotto l'effetto di pressione
ambientale" (verbale dibattimentale, pag. 5), data anche dal fatto che
"è possibile" che vi fosse in vista un manganello
(puntualmente ritrovato a casa della R_________: cfr. documentazione
fotografica, foto n. 61), precisando poi che "se PC 5 avesse rifiutato
di allestire il documento è possibile che lo avrei picchiato" (verbale
dibattimentale, pag. 5), frase quest'ultima che va letta nel senso della
certezza, posto che dopo nemmeno 24 ore l'accusato ha comunque brutalmente
pestato lo PC 5 benché egli avesse redatto lo scritto.
18.
Tanto è
bastato alla Corte per ammettere l'esistenza dell'ascritto reato.
Posto che il rilascio di un riconoscimento di
debito (a maggior ragione se, come nella specie, con una causale simulata e in
assenza di una valida obbligazione) è una fattispecie abbastanza tipica del
reato di coazione (fin da DTF 69 IV 172), per la Corte non vi è dubbio che
nelle circostanze date PC 5è stato obbligato a redigere lo scritto sotto la
seria e concreta minaccia di essere percosso, con la prospettiva (dal punto di
vista dello PC 5) di esserlo con il manganello presente in loco o con una delle
armi che il prevenuto era solito recare con sé.
Stanti infatti le predette ammissioni dello
stesso accusato sui toni minacciosi e sulle "pressioni ambientali",
ma soprattutto al riguardo di quale sarebbe stata la conseguenza di un rifiuto,
la Corte non fa altro che ritenere come lo PC 5 abbia correttamente recepito il
clima di intimidazione e sia da questo stato influenzato, accettando così di
redigere a vantaggio del prevenuto uno scritto dal contenuto inveritiero.
19.
Quella
stessa mattina i due si sono recati dal tutore dello PC 5a battere cassa ma
questi, a suo dire "vaccinato" contro le richieste di denaro dei
tutelati, non ha pagato alcunché, prendendo tempo dicendo che avrebbe semmai
preso in considerazione un pagamento da banca a banca.
Nel pomeriggio l'accusato (accompagnato stavolta
da __________) è pertanto tornato dall'__________ per fornirgli gli estremi del
proprio conto bancario (cfr. il predetto verbale 28 aprile 2009 di __________,
classificatore 6, all. 98 RPG, pag. 2).
20.
Accondiscendere
al volere dell'accusato non è tuttavia servito allo PC 5 per evitare le botte,
essendoci addirittura motivo di ritenere che AC 1 avesse premeditato di punire
il suo gregario.
Risulta infatti che egli giorni addietro avesse
preannunciato la circostanza parlandone con __________, anch'egli
tossicodipendente del giro del __________ (classificatore 8, n. 9, verbale 8
giugno 2009, pag. 3):
“
Ricordo un'altra volta, nel mese di aprile 2009, in cui stavo scendendo con il treno a _________. AC 1 è salito sul treno e si è seduto sul
sedile di fronte a me. Ha estratto dalla tasca un coltello, l'ha aperto e mi
chiese dove doveva accoltellare PC 5 senza procurargli troppi danni e in tal
senso mimava delle coltellate sulle sue gambe. Mi disse che PC 5 gli aveva
fregato alcune buste di eroina e che doveva fargliela pagare. Rammento che il
coltello aveva un manico di colore chiaro, se non erro bianco. Un paio di
giorni dopo ho avuto modo di incontrare PC 5 con un occhio blu. Gli ho anche
chiesto ironicamente se aveva sbattuto contro una porta e lui mi rispose si e
precisava "una porta a due gambe". Non me l'ha espresS_________ente
detto ma ho capito che le aveva prese da AC 1 AC 1.”
L'accusato -comprensibilmente desideroso di allontanare
da sé sospetti dell'uso premeditato del coltello- ha negato la circostanza, ma
il racconto contiene almeno tre dettagli autentici (il debito, la causale del
debito e il coltello correttamente descritto) così da non lasciare nella Corte
dubbi circa la sua veridicità, senza che per questo motivo sia comunque stata
aggravata la sanzione per le botte inflitte allo PC 5.
21.
In ogni
caso, nel pomeriggio del 14 aprile 2009 AC 1, sempre accompagnato da __________, è andato a fare visita allo PC 5. Così ha raccontato l'accaduto il __________,
dopo avere inizialmente negato di essere stato presente (classificatore 6,
verbale 12 maggio 2009, all. 111 RPG, pag. 2 e 3):
“
Rammento che quella sera, verso le 18.00, mi ero
incontrato con AC 1 AC 1 a _________ a casa della sua ex convivente R_________.
Io avevo appena finito di eseguire dei lavori di pittura a casa sua. Mi chiese
di accompagnarlo al chiosco di _________ dove lavora il curatore di PC 5 poiché
voleva tentare di incassare del denaro che quest'ultimo gli doveva.
Naturalmente il curatore, di cui non conosco il nome, non gli ha dato nulla.
Quindi AC 1 mi domandava di accompagnarlo a casa di PC 5. Eravamo a piedi e
rammento che AC 1 era arrabbiato poiché mi disse che Stefano gli doveva CHF
500.
-. Non mi disse per che motivo gli doveva questo denaro, disse però di
essere stato fregato. Giunti nel palazzo dove abita PC 5, premetto che era la
prima volta che ci andavo, siamo entrati ed abbiamo suonato il campanello del
suo appartamento. PC 5 ha aperto la porta e subito AC 1 lo colpiva con un pugno
al volto o meglio all'occhio. PC 5 cadeva dentro l'appartamento e AC 1 è
entrato mentre io sono rimasto sulla soglia con la porta aperta. Quando PC 5
era ancora a terra AC 1 lo colpiva con alcuni calci al costato e alla schiena
dicendogli che voleva al più presto i suoi soldi. Ad un certo punto AC 1 ha tolto un coltello dalla tasca e l'ha aperto. Io appena vista questa scena gli ho stretto il
braccio e gli ho levato il coltello dalle mani intimandogli di finirla e di andare
via. Infatti AC 1 acconsentiva e mi seguiva all'esterno. Gli ho restituito il
coltello e l'ho riaccompagnato a casa.”
Il teste ha confermato questa versione anche a
confronto con l'accusato (classificatore 6, verbale PP 15 luglio 2009, all. 112
RPG) e la descrizione del pestaggio collima con quella data dallo PC 5,
eccezion fatta per il dettaglio del coltello, che egli, rannicchiato a terra
per proteggersi dai colpi, non ha visto. PC 5, tuttavia, sostiene di avere
scoperto dopo quell'aggressione una ferita da taglio all'avambraccio sinistro
documentata dalle fotografie annesse a detto verbale (classificatore 5, verbale
di confronto 17 giugno 2009 AC 1/PC 5avanti al Procuratore pubblico, all. 18
RPG, pag. 7):
“
... io non l’avevo visto il coltello perché ero
a terra. Però posso dire che dopo che AC 1 se ne è andato, mi sono trovato con
la ferita al braccio sx, ancora visibile, che mostro alla PP ed ai presenti,
che pensavo mi fossi causato cadendo a terra. Sentendo quello che ha dichiarato
__________, ricollego immediatamente questa ferita al coltello usato da AC 1.
Quando sono poi andato in Ospedale, mi hanno disinfettato anche questa ferita
al braccio.
Io ero a terra rannicchiato e cercavo di coprirmi
la testa con le braccia, per quello che riuscivo a fare, per cui non ho visto
il coltello usato da AC 1.”
L'accusato, per sua parte, nella fase
predibattimentale aveva ammesso unicamente il pugno al volto dello PC 5, non
invece i calci alla schiena e al costato, pretendendo di averlo colpito solo
sulle gambe, all'altezza del polpaccio. In aula egli ha parzialmente riveduto
la propria versione, riconoscendo di avere sferrato calci al busto, alla
schiena e al costato di PC 5, mantenendo però la contestazione del fatto di
avere estratto il coltello (verbale dibattimentale, pag. 7).
La Corte, data la presenza di un testimone
oculare che afferma il contrario, non ha motivo di aderire alla versione
dell'accusato quando sostiene di neppure avere estratto il coltello. La non
credibilità di AC 1 sul tema è del resto attestata già solo dal suo cambio di
versione al riguardo dei calci dati allo PC 5. E' ben vero che il teste non
afferma di avere visto l'accusato colpire PC 5con il coltello e che lo stesso PC
5.
ancora in sede di denuncia, inoltrata più di un mese dopo, nulla affermava al
proposito della ferita da taglio. Nondimeno la ferita c'è e PC 5 non sostiene
di averla avuta in precedenza o di essersela procurata in seguito, ma afferma
di avere creduto di essersela procurata cadendo a terra in occasione
dell'aggressione, e di essersela fatta medicare all'ospedale assieme all'occhio
che in effetti era conciato male, tanto che il tutore __________ aveva dovuto
attivarsi per chiedere un appuntamento urgente al medico (classificatore 6,
verbale 28 aprile 2009, all. 98 RPG, pag. 2 e 3). In queste circostanze, la
Corte si è ritenuta convinta del fatto che sia stato l'accusato a ferire lo PC
5.
con il coltello, per il che trova integrale riscontro quanto descritto al
punto 5 dell'atto di accusa. Così accertate le percosse e le ferite inflitte
dall'accusato allo PC 5, si ha in diritto che esse sono costitutive
dell'ascritto reato di lesioni semplici ai sensi dell'art. 123 CP, essendo
ampiamente ecceduta la soglia delle sole vie di fatto, dal che l'integrale
conferma dell'atto di accusa su questo punto.
22.
L'accusato
la sera del giorno successivo si è nuovamente recato a casa dello PC 5 (che si
era chiuso dentro lasciando la chiave nella toppa, proprio per evitare che AC 1
potesse entrare con la chiave che gli aveva sottratto il giorno prima, in
occasione del pestaggio), riuscendo a farsi aprire con un sotterfugio, ovvero
mandando a bussare alla porta dello PC 5 il di lui vicino, e conoscente comune,
__________.
Il prevenuto, accompagnato nell'occasione da tale
__________, ha rinnovato la richiesta allo PC 5 della nota somma di denaro ed è
nuovamente divenuto "minaccioso e aggressivo" nei suoi
confronti quando questi ha menzionato l'eventualità di una denuncia alla
polizia per le botte del giorno prima (classificatore 6, verbale 14 maggio 2009
__________, all. 113 RPG, pag. 4). __________ in quel frangente ha visto
l'accusato dare "due sberle" allo PC 5 (classificatore 6,
verbale avanti al Procuratore pubblico del 26 maggio 2009, all. 101 RPG, pag. 5, in fondo), ciò che corrisponde alle affermazioni di questi, che afferma di avere rimediato in quel
frangente "due scappelloni abbastanza forti sulla nuca"
(classificatore 5, verbale di PC 5 avanti al Procuratore pubblico del 7 maggio
2009, all. 30 RPG, pag. 7). Per AC 1, che nella sostanza ammette l'episodio, si
sarebbe invece trattato solo di "petite tappe" (però al
plurale: cfr. classificatore 5, verbale 8 maggio 2009 avanti al Procuratore
pubblico, all. 15 RPG, pag. 14), ovvero di "piccoli schiaffetti alla
nuca" (verbale dibattimentale, pag. 7).
L'insieme di queste risultanze consente comunque
di ritenere corretta per questo episodio la qualifica giuridica di vie di fatto
ai sensi dell'art. 126 cpv. 1 CP, per il che merita conferma anche
l'imputazione di cui al punto 6 dell'atto di accusa.
C. L'imputazione
di omicidio intenzionale
23.
S_________
era nato il 10 agosto 1981 ed aveva avuto un'infanzia difficile. La madre,
all'epoca solo diciottenne, era rimasta vedova allorché egli aveva solo 10
mesi, essendo il padre di S_________ perito in un incidente della circolazione.
S_________ aveva assolto le scuole dell'obbligo a __________, iniziando all'età
di 16 anni l'apprendistato di muratore, interrotto a causa del fallimento della
datrice di lavoro. S_________ aveva perciò continuato a lavorare come manovale.
In seguito ha lavorato per un certo periodo anche per una ditta di onoranze
funebri, adattandosi in seguito a sbarcare il lunario con il provento di lavori
saltuari. All'età di 18 egli aveva iniziato una relazione sentimentale con __________,
con cui aveva convissuto prima a _________ e poi a __________, in valle di __________.
Da questa unione sono nati due figli, __________ il 10 luglio 2000 e __________
il 30 giugno 2003, con i quali S_________, anche dopo la fine della relazione
con __________, nel 2004, ha mantenuto un buon rapporto, tanto che essa lo ha
definito un bravo papà. Dopo quella con la madre dei suoi figli, S_________,
dal 2004, ha avuto un'importante relazione sentimentale con __________, che
ancora durava nel 2009. Incensurato, con qualche problema di consumo di
stupefacenti, S_________ era da ultimo senza lavoro fisso ed era a carico della
pubblica assistenza. I suoi conoscenti e amici sentiti in corso d'inchiesta
l'hanno generalmente descritto in modo positivo, come una persona buona, di
compagnia, generosa, non violenta e non litigiosa, ancorché l'ultima compagna, __________,
di lui abbia anche detto che "le poche volte che faceva serata da solo,
senza di me, lo vedevo o con un occhio nero, o con il braccio fasciato o con la
mano gonfia, ce ne aveva sempre una" (classificatore 5, verbale avanti
al Procuratore pubblico del 6 maggio 2009, all. 73 RPG, pag. 4), il che
parrebbe invero deporre in senso contrario almeno alla predetta assenza di
litigiosità.
24.
L'accusato e
S_________ si conoscevano. Secondo una prima dichiarazione dell'accusato
(classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 11 RPG, pag. 2), essi si
conoscevano da qualche anno, ma senza avere particolari rapporti e senza avere
mai litigato. In un successivo verbale AC 1 ha però precisato che S_________ gli era stato presentato forse nel 2004 da conoscenti comuni nel mendrisiotto. Egli
l'aveva poi rivisto alla stazione di __________ in occasione della Street
Parade del 2008, dove era statoS_________a riconoscerlo. Dopo di ciò essi si
erano rivisti a partire da circa l'inizio del 2009, a causa della recente frequentazione del bar _________ di _________ da parte del prevenuto,
locale di cui S_________ era invece cliente fisso da tempo, come confermato da __________
(classificatore 5, verbale 30 aprile 2009, all. 72 RPG, pag. 3).
25.
L'accusato,
comunque, pur se nuovo cliente al _________, si era già fatto notare, beninteso
in senso negativo. La cameriera __________ ne aveva timore (cfr. al consid. 8
il già evocato stralcio del suo verbale all. 86 RPG) per il motivo che egli
aveva già dato in escandescenze a due riprese perché voleva essere servito dopo
l'orario di chiusura, episodi che l'accusato ha tenuto a minimizzare
(classificatore 6, verbale 16 luglio 2009 di confronto avanti al Procuratore
pubblico AC 1/_________, all. 89 RPG, pag. 5), ma che avevano indotto la
cameriera a parlarne con il suo capo __________, il quale ha confermato
l'episodio e ha raccontato che per tranquillizzare la _________ le ha detto che
sarebbe intervenuto presso lo AC 1 (classificatore 6, verbale 17 luglio 2009 di
__________, all. 91 RPG, pag. 2), ciò che egli ha poi effettivamente fatto a
due riprese (verbale citato, pag. 4).
Anche __________, un altro cliente del bar _________,
aveva avuto una specie di discussione con l'accusato nei pressi dell'esercizio
pubblico in una delle due circostanze rammentate dalla __________.
Il teste, infatti, visto come l'accusato non
fosse riuscito a farsi servire dalla cameriera, si era offerto di vendergli una
bottiglia di merlot che aveva nel bagagliaio della vettura. AC 1, che a dire
del __________ era in stato visibilmente alterato, aveva proceduto
all'acquisto, ma in seguito aveva avuto una reazione inconsulta tentando di
colpirlo con un pugno in faccia, salvo poi essere trattenuto da __________,
agente della polizia Comunale di _________, in quel momento presente al bar
come cliente (classificatore 6, verbale 6 maggio 2009 di __________, all. 93
RPG, pag. 1 e 2). __________ rammenta il litigio, ma ne fornisce una versione
assai differente. Secondo lui, infatti, sarebbe accaduto che AC 1, in stato alterato (almeno su questo punto le versioni concordano), aveva iniziato a litigare con
la __________ perché essa aveva rifiutato di servirlo, al che sarebbe
intervenuto in sua difesa il __________, che secondo il __________ "era
alquanto allegro", "e da qui è iniziata la discussione con AC
1.
poi sfociata in vie di fatto con spintoni e schiaffoni. In sostanza Codoni ha
avuto la peggio ricevendo un pugno sulla testa. Sono intervenuto separando i
due contendenti e ho intimato a AC 1 di allontanarsi" (classificatore
6, verbale 5 maggio 2009 di __________, all. 110 RPG, pag. 3 e 4).
26.
Anche con S_________
l'accusato aveva avuto almeno un precedente screzio.
__________, zio di S_________ e persona con
problemi di tossicodipendenza, al quale proprio il nipote aveva presentato lo AC
1.
(di cui era diventato cliente per acquisti di eroina), segnala come i due
"non erano neanche amici e anzi uno stava sulle balle dell'altro e
viceversa", in sintesi "non si usmavano"
(classificatore 6, verbale 13 maggio 2009 di _________ avanti al Procuratore
pubblico, all. 104 RPG, pag. 2 e 4). Del loro diverbio, tuttavia, egli
riferisce solo genericamente, senza dettagli, in base a quanto gli aveva detto S_________
(verbale citato, pag. 3).
__________ fa un racconto più preciso e spiega
che il problema tra i due sarebbe stato quello che S_________ parlando con
terzi avrebbe indicato AC 1 come il "francese di merda" (classificatore
6, verbale 26 maggio 2009 di __________ avanti al Procuratore pubblico, all.
101.
RPG, pag. 6 e 7):
“
... non aveva piacere né di vederlo né di
sentirlo anche perché avevano già avuto 2 settimane prima dei fatti del
24.04
, un diverbio. So che la __________ e S_________ erano andati via dal
Bar _________ e so che ca. 200 m più avanti hanno trovato AC 1 che li ha
fermati accusando S_________ di andare in giro a dire che lui fosse un francese
di merda.
Da quello che mi ha spiegato S_________, in quell’occasione
AC 1 aveva tirato fuori il __________ per avviare il litigio. S_________ mi ha
riferito di avergli detto di usarlo bene il __________ perché altrimenti dopo
glielo avrebbe fatto digerire lui. S_________ non è mai stato un attaccabrighe,
mai, ma se qualcuno gli tirava una sberla sarebbe stato il primo a ridarla.
(...)
La discussione di 15 giorni prima tra S_________
e AC 1, alla presenza di ______, è poi finita bene nel senso che non è successo
niente. AC 1 ha chiuso il __________ ed ha invitato S_________ ad andare a casa
della R_________ per offrirgli un tiro di eroina o qualcosa.
So che S_________ non ha accettato. _______ che
era presente e che era intervenuta per far smettere il diverbio, aveva anche
detto a AC 1 di smetterla di provocare S_________ sia per picchiarsi e sia per
gli stupefacenti nel senso di non inzigarlo per l’invito al consumo degli
stupefacenti.
________ sospettava che ogni tanto S_________
facesse qualche scemata con l’eroina nel senso di qualche consumo. Non so se
hanno avuto problemi tra di loro per questo invito di AC 1 a consumare qualcosa a casa di R_________.”
__________, verbalizzata una prima volta dalla
polizia (classificatore 5, verbale 30 aprile 2009, all. 72 RPG), pur se
presente sembrava non avere percepito i dettagli della lite (pag. 3 e 4):
“
... questo AC 1 si avvicinava a S_________ e lo
allontanava da me. Entrambi si scostavano quel tanto per fare in modo che io
non capissi quello che si stavano dicendo. Ho in ogni modo notato che S_________
ad un dato momento, con le mani ha aperto la giacca che indossava come se la
volesse togliere. Questo movimento era tipico di S_________ quando qualcuno lo
stava minacciando o sfidando. In quei momenti S_________ aveva l'abitudine di
dire ... "dai...provaci se hai il coraggio...io non ho paura di
niente...". La discussione fra di loro è terminata quando mi sono
avvicinata io per cercare di farli smettere. A quel momento chiedevo
spiegazioni, e quel AC 1 mi rispondeva che non parlava con le donne. Poi un
attimo dopo, come se nulla fosse successo, AC 1 e S_________ si sono
abbracciati e la cosa è finita lì.”
Sentita in seguito dal Procuratore pubblico, essa
ha fornito maggiori dettagli, in specie quelli relativi alla minaccia proferita
dall'accusato di accoltellare S_________ (classificatore 5, verbale avanti al
Procuratore pubblico del 6 maggio 2009, all. 73 RPG, pag. 3):
“
Io comunque aggiungo oggi che ho sentito quello
che si sono detti. AC 1 diceva a S_________ che gli avevano riferito che S_________
parlava male di lui. Ho sentito che era stato __________ che aveva riferito a AC
1.
che S_________ aveva parlato male di lui. Ad un certo punto ho sentito che AC
1.
diceva "io ti accoltello" e ho visto S_________ che tirava fuori la
giacca e gli diceva "dai, fallo se hai il coraggio, io non ho paura di
niente".”
L'episodio è confermato nella sostanza dallo
stesso AC 1 (classificatore 5, verbale di confronto avanti al Procuratore
pubblico AC 1/PC 5del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag. 6):
“
Questa storia del fatto che S_________ riferito
a me, diceva “francese di merda” era successa prima, alcuni giorni o una o due
settimane prima dei fatti del 24.04.2009. Poi però io e S_________ avevamo
chiarito la cosa. Ci eravamo visti vicini al Bar _________, S_________ era con
la sua fidanzata. Io mi sono avvicinato a lui e gli ho chiesto come mai diceva,
riferito a me, “francese di merda”. Lì siamo andati un po’ su di giri. Io
avendo avuto l’operazione alla mascella, avevo messo la mano sul matraque
vicino alla tasca dei pantaloni e poi invece la cosa si è risolta e basta.
Questo fatto è successo la sera in cui cercavo la cocaina.
Per spiegare la mia affermazione che “li siamo
andati un po’ su di giri” è per dire che avevamo fatto la voce grossa e
c’eravamo alterati e S_________ mi aveva detto “si sono stato io, allora?
Perché c’è un problema?” e poi la cosa si è messa a posto, ci siamo entrambi
calmati. Può darsi che ci siamo calmati quando è intervenuta poi la ragazza di S_________.”
27.
Parrebbe
poi, secondo PC 5 e __________, che l'episodio sarebbe stato rievocato proprio
la sera del 24 aprile 2009 a casa di PC 5, ciò che AC 1 invece non ricorda
(classificatore 5, verbale di confronto avanti al Procuratore pubblico AC 1/PC
5del 17 giugno 2009, all. 18 RPG, pag. 6):
“
Domanda a PC 5: lei nello stesso verbale del 29
maggio 2009 pag. 8, ha dichiarato che la sera del 24.04.2009, prima dei fatti
del bar _________, a casa sua, di aver sentito che qualcuno parlava del fatto
che S_________ diceva, riferito a Seba, “il francese di merda”.
La PP mi chiede se
confermo queste dichiarazioni.
Risposta PC 5: si, le confermo.
Domanda a AC 1: ha sentito cosa dichiara PC 5.
Prenda posizione in merito.
AC 1: di questo non ho ricordo.”
__________, per sua parte, sembra assai certo nel
situare la discussione del precedente litigio dell'accusato con S_________proprio
nella sera del 24 aprile 2009 (classificatore 6, verbale 26 maggio 2009 di __________
avanti al Procuratore pubblico, all. 101 RPG, pag. 9):
“
Quando il 24.04.2009 ero a casa di PC 5 a bere la birra, alla mia richiesta di cosa era successo con S_________ circa 15 giorni prima,
anche AC 1 (oltre a S_________ che me lo aveva appena detto al bar), mi ha
confermato della discussione che avevano avuto e del perché. Mi ha detto di
aver saputo che S_________ parlava di lui come “il francese di merda”. AC 1 era
convinto di questo. AC 1 è pure sempre stato convinto, come ho già detto, che
tutti facessero complotti contro di lui, alle sue spalle. Così come aveva la
convinzione che io ero già andato a letto con R_________, cosa che non è mai
accaduta.
Io non ho mai sentito S_________ dire che AC 1
fosse “un francese di merda”, anche avendo avuto occasione di parlare tra di
noi di questo personaggio.”
In realtà __________ sicuramente si sbaglia sulla
data di questa conversazione.
Egli, infatti, è parimenti certo di avere visto
lo AC 1 al bar _________ verso le 21 di quella stessa sera, ciò che però non è
possibile, essendo questi arrivato a _________ solo alle 22.30 circa.
Inoltre, sempre per il motivo dell'arrivo
dell'accusato a serata inoltrata, non vi sarebbe stato il tempo materiale
affinché detta conversazione avesse luogo, ritenuto come già verso le 23.00 l'accusato sia giunto al bar _________.
Il fatto che PC 5 si sia accodato alla tesi del __________
circa il momento di quella conversazione non ne accresce la credibilità atteso
che PC 5 quel giorno, oltre che di eroina e metadone, era strafatto di
psicofarmaci, ciò che consente di avanzare seri dubbi circa la lucidità dei
suoi ricordi (classificatore 5, verbale avanti al Procuratore pubblico 29
maggio 2009 di PC 5, all. 31 RPG, pag. 2):
“
Non escludo che sia avvenuto quello che dice __________
sia avvenuto nel mio appartamento ma anch’io ho la mente offuscata per quel
giorno perché avevo preso diverse pastiglie: almeno 4 Seroquel, almeno 6 Truxal
e un paio di Valium.
E’ il dottor _______ che mi prescriveva queste
pastiglie. Trattandosi di venerdì, quel 24.04.2009, in farmacia mi avevano dato
le dosi dei medicamenti per il week-end.
La mia dose giornaliera prescrittami dal medico
era di: 3 Seroqul, 6 Truxal, 4 Valium e 1 pastiglia di Loramet. Quindi il
24.04
, trattandosi di venerdì, avevo sicuramente la disponibilità di
pastiglie e anche di Valium.”
Ci si limita in effetti ad accennare che il
Seroqul è un antipsicotico somministrato per la cura della schizofrenia e del
disturbo bipolare, il Truxal è un antipsicotico con effetto sedativo, il Valium
è una nota benzodiazepina ansiolitica, spesso usata come surrogato dell'eroina
e il Loramet è un'altra benzodiazepina con effetto amnestico...
La Corte ha pertanto accertato che la sera del 24
aprile l'accusato non ha rivangato con __________ e PC 5 l'episodio della precedente lite con S_________, ipotesi in cui il successivo accoltellamento
sarebbe stato considerato in una luce differente, risultando meno estemporaneo.
28.
Nel
pomeriggio del 24 aprile 2009 l'accusato è stato accompagnato dalla sorellastra
__________ alla stazione FFS di __________. Alle ore 15.45 egli ha preso il
treno alla volta di _________, dove è giunto alle ore 22.35.
A quell'ora il tassista __________ l'ha caricato
in auto e l'ha condotto al domicilio di R_________ R_________, che è scesa in
strada a pagare la corsa. Secondo il tassista, "quando AC 1 ha parlato con la sua amica mi è sembrato alquanto nervoso" (classificatore 6, verbale 30
aprile 2009, all. 107 RPG, pag. 2), mentre che prima era tranquillo. Sempre a
dire dell'__________, l'accusato dopo avere parlato con la R__________si
sarebbe incamminato alla volta di via __________, cioè verso l'abitazione dello
PC 5. Questi nella sua versione dei fatti riveduta (quella cioè dove non
afferma più, mentendo, di avere assistito da lontano alla lite tra l'accusato e
S_________) nega (fermo restando il suo predetto stato alterato) di avere incontrato
il prevenuto prima del fatto di sangue (classificatore 5, verbale avanti il
Procuratore pubblico del 5 maggio 2009, all. 28 RPG, pag. 1), ciò che comunque
contraddice ulteriormente la predetta asserita possibilità (scartata dalla
Corte, cfr. il consid. che precede) che lui, lo AC 1 e il __________ abbiano
bevuto birra assieme a casa sua.
L'accusato e la R__________sono a loro volta
concordi nell'affermare che dopo essere sceso dal taxi egli è salito con lei
nel suo appartamento (R_________: verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 2;
AC 1: verbale 5 maggio 2009, all. 13 RPG, pag. 2). Lì l'accusato ha lasciato la
borsa blu contenente i suoi effetti personali (effettivamente rinvenuta dagli
inquirenti in quel luogo, cfr. documentazione fotografica, foto n. 52 e 53). I
due avrebbero poi avuto una breve discussione in casa e si sarebbero recati
quindi al bar _________, non è chiaro se assieme o uno a pochi minuti di
distanza dall'altra.
29.
Secondo
quanto accertato dagli inquirenti, in quel momento, ovvero verso le 23.15 del
24.
aprile 2009, al bar _________ era in primo luogo presente la cameriera __________,
alle cui parole occorre d'acchito conferire credibilità, posto che essa non
consumava stupefacenti o psicofarmaci, non era ubriaca (il tasso alcolemico era
pari a zero alle ore 03.35), non aveva nulla da nascondere e non aveva alcuna
relazione particolare con le parti, tolte la paura e l'antipatia nei confronti
dello AC 1.
Al bar c'era evidentemente anche S_________, che
secondo i testi quella sera era di buon umore, su di giri. Egli si trovava al
bar da parecchie ore ed era pesantemente ubriaco, visto come il suo tasso
alcolemico fosse del 2.01 per mille (classificatore 5, all. 8 RPG). Racconta __________
(l'agente della polizia comunale di __________ che aveva sedato la lite tra AC
1.
e __________) che S_________ faceva il buffone fingendosi un arabo con un
foulard scuro per divertire gli altri, egli "era sotto l'effetto di
bevande alcoliche ma non era invadente per nulla, era ridicolo e contento"
(classificatore 6, verbale 5 maggio 2009 di __________, all. 110 RPG, pag. 2). __________,
che avrebbe potuto essere un teste più attendibile di altri, aveva però
lasciato il locale contestualmente all'arrivo dell'accusato perché l'indomani
doveva levarsi presto "ed anche per il fatto che a me lo AC 1 non mi
piaceva come persona" (verbale citato, pag. 2).
Anche __________ (detta __________) stava
trascorrendo la serata al bar _________, dove era arrivata verso le 17.30.
Afferma di avere sorbito 4 o 5 birre e un paio di tequilas offerte da S_________
che "aveva piacere della mia compagnia" (classificatore 6,
verbale 25 aprile 2009, all. 84 RPG, pag. 1) e in effetti egli era seduto con
lei ad un tavolino all'esterno del bar La __________ quando vi è stata la lite
con l'accusato. Alla __________ è stato riscontrato un tasso alcolemico di 0.85
per mille alle ore 03.40, per il che, ritenuto il fisiologico smaltimento
dell'alcol, è lecito ritenere che 4 ore prima il tasso fosse pari a circa 1.45
per mille.
__________, della cui precedente lite con
l'accusato si è già detto, afferma di essere giunto al bar circa alle 17.30 e
che alle 23.30 circa si accingeva a pagare il conto per tornare al lavoro
(classificatore 6, verbale 6 maggio 2009, all. 93 RPG, pag. 2). A suo dire egli
aveva sorbito 3 birre, 3 caffè e 2 aranciate amare (classificatore 6, verbale
14.
maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 94 RPG, pag. 1), ciò che ha
smentito la cameriera __________, secondo cui il __________ "aveva
bevuto parecchio" e a cui ella non rammentava di aver mai servito
un'aranciata amara (classificatore 6, verbale avanti al Procuratore pubblico
19.
giugno 2009, all. 88 RPG, pag. 4).
Tra i presenti al bar _________ gli inquirenti
hanno identificato anche __________, sentito solo il 5 maggio 2009 perché dopo
il fatto di sangue aveva lasciato il locale per tornare a casa a controllare i
suoi tre figli, e __________, che alle 03.30 del mattino aveva un tasso
alcolemico dello 0.71 per mille, ciò che fa ragionevolmente ipotizzare che al
momento dei fatti egli avesse un più consistente 1.30 per mille circa.
Purtroppo, per sorprendente che possa essere, già
si può anticipare che nessuno ha affermato di avere visto il momento decisivo
della lite tra l'accusato e S_________ all'esterno del locale e questo benché
almeno la __________ -seduta ad un tavolino all'esterno del bar proprio con il S_________-
e il duo __________ e __________ -intenti a fumarsi una sigaretta sulla porta
d'uscita- fossero in una posizione ideale per vedere perfettamente quanto si
apprestava ad accadere davanti ai loro occhi.
Appare inutile disquisire qui sulla questione a
sapere se la loro momentanea cecità sia frutto della sbornia (certa almeno per
la __________ e il __________, probabile per il __________) oppure della paura
o del desiderio di non essere ulteriormente coinvolti nella vicenda. Certo è
che le loro dichiarazioni, sincere o meno, sono di poco ausilio nella
ricostruzione dell'accaduto.
__________, per sua parte, negli istanti cruciali
stava chiamando la polizia, ragione per cui nulla ha visto della fase decisiva
della lite sulla quale, pertanto, pur con tutti i limiti del caso, solo lo AC 1
e la R__________possono deporre.
30.
E' comunque
accertato che verso le ore 23.10 del 24 aprile 2009 la R__________e l'accusato
hanno raggiunto il bar _________. Secondo la __________ R__________è arrivata
per prima e il prevenuto pochi istanti dopo: "il tempo di servirla al
bancone (birra con vodka) e è arrivato anche AC 1" (classificatore 6,
verbale 25 aprile 2009, all. 86 RPG, pag. 2) e va pertanto in questi termini
relativizzata l'affermazione della teste secondo cui il prevenuto sarebbe
arrivato 5'/10' dopo la compagna. Certo è però, perché il ricordo è sicuramente
genuino, che essa dopo avere visto la R__________ha fatto a tempo a dire al
Micarella che sperava che non si sarebbe fatto vivo anche il compagno, cioè
l'accusato, altrimenti avrebbero potuto esserci dei problemi, ciò che il __________
ha confermato (classificatore 6, verbale 19 giugno 2009 di __________ avanti al
Procuratore pubblico, all. 88 RPG, pag. 3).
E certo che l'accusato ha raggiunto la R__________all'interno
del bar, al bancone, e ha anch'egli ordinato una birra con vodka. A quel punto,
secondo la __________, S_________ è entrato nel locale per salutarli e ha fatto
lo spiritoso con il prevenuto, imitandone la parlata per dileggio, esprimendosi
cioè con accento francese. Il prevenuto ha mostrato di non gradire
l'intromissione dicendo aS_________di smetterla, che "non era serata"
(verbale 25 aprile 2009 di __________, all. 86 RPG, pag. 2).
L'accusato e la R__________si sono quindi
accomodati all'esterno del bar, al primo tavolino sulla sinistra uscendo. AC 1 ha però inavvertitamente versato la propria birra sul tavolo, motivo per cui i due si sono andati a
prendere posto al secondo tavolino sulla destra, vicino a S_________ e __________.
31.
Poco dopo è
nato (o si è riacceso) un diverbio tra l'accusato e la R_________, lite non
soltanto verbale ma anche fisica. Secondo la __________, infatti, l'accusato ad
un certo punto ha preso la R__________per la giacca e l'ha spinta con violenza
contro il muro (quello visibile sulla sinistra della foto n. 20 della
documentazione fotografica) al che essa avrebbe gridato "mi vuole
ammazzare" (verbale 27 aprile 2009 di __________ avanti al Procuratore
pubblico, all. 87 RPG, pag. 2 e 3).
Il prevenuto ha ammesso la circostanza della lite
con l'amica ed anche di avere "alzato la voce" (classificatore
5, verbale 8 maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 3),
ma ha negato, ancora in aula (verbale dibattimentale, pag. 9), di averla spinta
contro il muro o comunque di averle messo le mani addosso.
R__________ha ricordato la lite con l'accusato ma
ritiene (erroneamente) che essa sia iniziata all'interno del bar. Si sarebbe
comunque trattato, a mente sua, della loro solita routine e pertanto nulla di
preoccupante. In specie, il grido d'allarme sarebbe stato una "frase
così per dire", "una sceneggiata" e il tutto sarebbe
in definitiva stato "nulla di speciale" (classificatore 5,
verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 6).
Quanto alle altre persone presenti al bar, __________
nulla ha visto perché guardava fisso davanti a sé al bancone (classificatore 6,
verbale 25 aprile 2009 di __________, all. 95 RPG). __________ dall'interno del
bar ha invece visto la lite ed è quindi (come già detto) andato sulla porta del
bar a fumare una sigaretta con il _________ (classificatore 5, verbale 15
luglio 2009 di confronto AC 1/__________ avanti al Procuratore pubblico, all.
19.
RPG, pag. 2), che per sua parte nulla ha visto e sentito e nemmeno ricorda
la presenza dell'accusato al bar quella sera. La __________, infine, pur
essendo in una posizione d'osservazione privilegiata, non dice niente della
lite tra l'accusato e la R__________e ha solo frammentari (ed inutili) ricordi
della successiva colluttazione dell'accusato con S_________.
32.
E' comunque
certo che ad un dato momento S_________ è intervenuto e si è intromesso nella
lite in difesa di R_________ R_________.
La __________ ha infatti visto S_________
mettersi in mezzo ai due e l'ha sentito dire all'accusato che le donne non si
picchiano. Come da lei meglio descritto nel verbale 27 aprile 2009 avanti al
Procuratore Pubblico, è in specie accaduto che (all. 87 RPG, pag. 2 e 3):
“
Ho visto AC 1 prendere per la giacca R_________
e spintonarla nel senso che l’ha presa e l’ha spinta contro il muro, e la
sbatteva contro il muro con violenza. S_________ ha detto a AC 1 “calmati, cosa
fai, non si fa così con le donne”, per farlo smettere. Tutti e tre si erano
praticamente spostati davanti all’entrata e S_________ era in mezzo che teneva,
separandoli con le braccia, da una parte R_________ e da una parte AC 1.
Insomma S_________ è intervenuto a calmare AC 1 e a dividerli. Io visto questo,
sono uscita fuori a vedere e un certo __________ di cui non so il cognome, mi
ha trattenuta sulla porta del bar.”
Essa poi -a riprova della serietà della
situazione- è rientrata nel locale per chiamare la polizia (verbale citato,
pag. 3), ciò che le ha impedito di vedere le fasi successive del litigio, e
perciò anche l'accoltellamento di S_________.
R__________ha confermato l'avvenuta intromissione
da parte di S_________, ricordando come egli si sia tolto il maglione e che in
seguito lui e l'accusato avrebbero fatto a botte (verbale 28 aprile 2009, all.
45.
RPG, pag. 3).
33.
La lite è
però degenerata in quanto l'accusato ha messo mano al coltello che recava con
sé e ha accoltellato S_________.
Il prevenuto avanti al Procuratore pubblico aveva
così raccontato gli istanti decisivi (classificatore 5, verbale 8 maggio 2009
avanti al Procuratore pubblico, all. 15 RPG, pag. 3 e 4):
“
Io e R_________ abbiamo cominciato a parlare.
Non mi ricordo di cosa, abbiamo alzato la voce e qui S_________ (S_________) si
è intromesso e si è messo al nostro tavolo, in piedi, con le mani appoggiate ad
un lato del tavolo dicendomi “eh, non è così che si parla ad una donna” o
qualcosa del genere, questo poiché aveva sentito la discussione con la R_________.
Ho capito che S_________ aveva bevuto qualcosa di
alcolico perché tra me e lui c’era sempre stato un buon rapporto e non avevamo
nessun motivo di litigare.
A quel punto io l’ho pregato diverse volte di
andarsene, che io e R_________ dovevamo parlare e a quel momento lui mi ha
risposto che faceva quel “c…. che voleva”. A quel momento io mi sono alzato e
gli ho ribadito ancora una volta di andarsene, aggiungendo di non rompere.
S_________ a quel punto mi ha dato due spintoni e
io sono finito contro un muro o qualcosa del genere, magari era l’angolo del
bar e quindi la vetrina, sta di fatto che non potevo più retrocedere.
Indico sul doc. A la mia posizione quando S_________
mi ha dato le due spinte e dove sono andato a finire a seguito delle due
spinte.
A quel punto visto che lo spazio era stretto mi
sono spostato davanti all’entrata del bar dove non c’erano tavoli e dove c’era
più spazio. A questo punto, mentre mi spostavo davanti al Bar, avevo già messo
la mano sul coltello e l’avevo aperto. Gli ho detto “S_________ non rompere i
coglioni”. Anzi forse non è andata proprio così ma ci siamo ritrovati nello
spazio dove io mi ero spostato, cioè davanti al bar, e ci siamo trovati faccia
a faccia.
Qui S_________ mi ha dato due colpi di testa che
io ho evitato abbassando la testa. Preciso che queste due testate non erano
colpi che S_________ mi aveva dato per farmi cadere, non erano colpi forti,
erano più per provocazione come per dirmi “dai fai qualcosa, preparati, dai
vieni, fatti sotto”.
A quel momento io ho messo la mano sul coltello,
l’ho aperto con due mani e gliel’ho fatto vedere. Impugnavo il coltello nella
mano destra e mostrandoglielo all’altezza del viso, gli ho detto di “non
rompere i coglioni”.
Ci tengo a dire che S_________ sapeva benissimo
che non potevo fare a botte perché era al corrente che ero caduto con la
bicicletta in Via __________ a __________, ad inizio novembre 2008.
Ricordo che era intervenuta l’ambulanza che mi ha
portato all’Ospedale __________ dove mi hanno dato dei punti di sutura
all’arcata sopraccigliare e al mento, ma non si erano accorti che avevo rotto
la mascella in corrispondenza della ferita. Preciso che io ero svenuto e quando
mi sono poi svegliato in ospedale, ho firmato e sono uscito su mia
responsabilità in quanto per il medico avevo subito un trauma cranico e quindi
dovevo ancora rimanere e fare ulteriori esami.
Quindi io speravo che S_________ desistesse e che
la cosa sarebbe finita lì. Invece S_________ ha provato a tirarmi un pugno che
ho scansato spostandomi per cui mi ha colpito sulla parte alta del braccio.
A quel punto io ho replicato facendo un gesto da
destra verso sinistra all’altezza del viso, con il coltello in mano per cercare
di spaventarlo. Ho tenuto il polso molle e non rigido al fine che se il
coltello avesse toccato il viso, non gli avrebbe creato danni importanti. Credo
di averlo colpito di striscio alla guancia sinistra perché ho sentito che con
il coltello ho toccato qualcosa. Credo di averlo colpito alla guancia sinistra
più o meno all’altezza della labbra.
A questo punto S_________ ha preso il suo gilet e
girandosi l’ha tolto e lo ha buttato via, come per dire “adesso ti sistemo”.
Una volta che S_________ si è tolto il gilet si è
avvicinato a me molto velocemente e ci si siamo ritrovati corpo a corpo,
vicinissimi a distanza di un millimetro.
Quando eravamo in questa posizione io mi sono
trovato con il braccio destro con in mano il coltello sulla mia sinistra,
all’altezza del fianco, bloccato tra i nostri due corpi, eravamo in
colluttazione e io avevo paura perché dovevo uscire da quella posizione con il
coltello assolutamente, perché temevo di potermi ferire anch’io al fianco.
Ad un certo punto ho sfilato la mano destra con
il coltello, mi sono sganciato, c’è stato ancora un corpo a corpo, non si
vedeva cosa si faceva perché eravamo troppo vicini e dopo 2 o 3 secondi di
questa colluttazione S_________ si è fermato netto, ha fatto un mezzo giro su
di se ed è tornato in direzione bar.
La PP mi chiede quando
nella descrizione da me data, ho inferto la coltellata a S_________.
Rispondo che so che di averlo accoltellato io, è ovvio visto che io avevo in
mano il coltello e che S_________ ha avuto una ferita da coltello.
La PP mi chiede di
descrivere in modo credibile il momento in cui ho inferto la coltellata mortale
a S_________.
AC 1: io non ho sentito una resistenza del colpo
del coltello né ho sentito, come invece avvenuto per la guancia, nessuna
resistenza o rumore della perforazione.
A questo momento mi son detto “bon, è chiusa lì”
e poi ho guardato negli occhi la madre di mia figlia e le ho fatto capire che
tornavo a casa. Non ho visto S_________ che cadeva a terra dopo essersi girato
e aver fatto qualche passo in direzione dell’entrata del bar. Quando ho visto
che S_________ stava arrivando proprio all’entrata del bar ho smesso di
guardarlo ed ho guardato la madre di mia figlia. Mi son detto “bon ok lasciamo
stare” (riferito alla lite) e mi sono allontanato dopo aver guardato la madre
di mia figlia convinto che mi avrebbe raggiunto sotto il suo palazzo.”
Egli ha sostanzialmente ripetuto la medesima
versione anche nel successivo interrogatorio avanti al Procuratore pubblico del
27.
maggio 2009 (all. 17 RPG, pag. 9 e 10):
“
Quando io sono arrivato al Bar _________, la R_________
è entrata nel bar, ha ordinato ed io a questo momento mi trovavo al primo
tavolo a sinistra, uscendo dal Bar. Qui mi hanno portato una prima birra che ho
rovesciato inavvertitamente. Ho informato la cameriera, ho chiesto uno straccio
e lei mi ha risposto che puliva lei. Dopo di che il tavolo era bagnato quindi
mi sono diretto assieme alla R_________ al secondo tavolo del bar, uscendo dal
bar a destra.
Io ero seduto più lontano rispetto all’entrata e
la R_________ più vicina all’entrata del bar, uno di fronte all’altro. Ho avuto
il tempo di bere metà birra parlando con la R_________, abbiamo iniziato ad
alzare la voce, poi il S_________ è venuto dicendo che non si parla così ad un
donna ecc ecc, poi si è appoggiato al nostro tavolo con le mani continuando le
sue osservazioni. Io continuavo a chiedergli di andarsene, andarsene,
andarsene.
S_________ mi ha risposto che faceva quel cazzo
che voleva e poi mi sono alzato chiedendogli ancora: “per favore S_________
lasciaci stare, non voglio problemi”. Qui subito ho preso due spintoni secchi
da S_________. Mi ha spinto con le mani. Solo dopo di che, io mi sono spostato
davanti al bar dove c’era più posto perché non c’erano tavoli.
Ho preso il coltello in mano sicuramente mentre
mi spostavo davanti all’entrata del bar per avere più spazio. Dopo ho cercato
ancora di parlare con S_________ e quest’ultimo quando stavo parlando con lui,
mi ha dato due colpi di testa, non per colpirmi ma per inzigarmi.
A questo momento ho aperto il coltello e gliel’ho
mostrato dicendogli di non rompere. Gli ho ripetuto ancora di non rompere per
una o due volte e dopo lui mi ha tirato un pugno sulla spalla destra che io ho
schivato e a quel momento con il coltello io gli ho fatto un gesto all’altezza
del viso: con la mano in cui tenevo il coltello, ho fatto il gesto da destra a
sinistra avendo il coltello nella mano destra. A questo momento ho visto e
sentito che avevo toccato la guancia sinistra con il coltello.
Ho visto che S_________ si toccava la guancia, si
tamponava con la mano ma invece di desistere, ha tolto il gilet che indossava
(non so di che colore fosse perché era buio, magari era di colore scuro), ha
fatto qualche passo indietro verso un tavolo, ha buttato il gilet che si era
tolto su un tavolo o una sedia e poi mi è saltato addosso (bondit dessu).
La PP mi chiede di
specificare cosa intendo per “saltarmi addosso” e cosa ha fatto S_________ ed
io rispondo che dopo che S_________ ha buttato il gilet, è ritornato verso di
me in modo velocissimo e mi ha ingaggiato in un corpo a corpo che sarà durato
10/20 secondi circa.
Ad un certo momento io avevo la mano destra con
in mano il coltello, bloccata tra i due nostri corpi (mi sa che questo si è
verificato quando S_________ mi è riavvicinato velocemente).
In pratica il mio braccio era piegato sul busto
all’altezza della mia anca ed io avevo paura che potevo ferirmi con il coltello
per cui dovevo uscire da quella posizione. Alla fine sicuramente sarò uscito da
questa posizione e io personalmente non mi sono ferito tenendo il coltello in
quella posizione. Poi abbiamo continuato per alcuni secondi a lottare corpo a
corpo e non ci siamo fatti neanche troppo male perché eravamo troppo vicini per
poterci colpire.
Ad un certo punto il S_________ si è bloccato, si
è fermato, si è girato ed è partito in direzione dell’entrata del bar. Ha fatto
alcuni passi o per meglio dire un mezzo giro e poi ha percorso un paio di metri
in direzione dell’entrata del bar. Appena S_________ si era allontanato, ho
mollato lo sguardo, S_________ non era più un pericolo per me, era abbastanza
lontano da me e io ho guardato la R_________ con uno sguardo abbastanza critico
come per dire “ma che cazzo fai?” nel senso che avrebbe potuto dire a S_________
di occuparsi delle sue cose. R_________ a questo momento era seduta allo stesso
posto di prima e cioè al secondo tavolo uscendo a destra.
(...)
Personalmente so di averlo accoltellato io,
d'altronde l’ho sempre riconosciuto dal primo istante però sinceramente non
posso dire di avere un ricordo del colpo di coltello sul fianco sinistro di S_________
in quanto non ho sentito la penetrazione del coltello.
Questo non è un tentativo di togliersi qualsiasi
colpa o responsabilità in quanto io ho già riconosciuto di essere stato io ad
averlo colpito mortalmente.
ADR che io non ho visto S_________ che cadeva a
terra. Ho visto sangue su di me, quello di cui ho già parlato e cioè una
piccola macchia sulla mano destra, tra il pollice e l’indice, e forse, aggiungo
ora, può darsi (perché non è sicuro che sia sangue) una piccolissima macchia
sulla mia t-shirt bianca che avevo su al momento dell’arresto (una macchia
piccola come una testa di spillo) che il poliziotto mi ha fatto notare al
momento dell’arresto.”
Anche in aula l'accusato ha ribadito di avere
invitato S_________ad allontanarsi, di essersi alzato e di avere ricevuto da lui
due spintoni, di essersi spostato con lui sulla terrazza, fino quasi alla
strada, e di avere estratto il coltello dopo avere ricevuto almeno un pugno e
delle testate, date più per provocarlo che non per fargli male.
Quanto ai colpi di coltello, l'accusato sostiene
di averne inflitti a S_________ solamente due, uno alla guancia e uno al busto,
che sarebbe stato dato nel corso di una colluttazione e di cui egli non avrebbe
avvertito la penetrazione della lama nel corpo di S_________.
Egli, di seguito, non avrebbe visto la sua
vittima perdere sangue e S_________ sarebbe stato ancora in piedi quando egli
ha lasciato il luogo.
Si tratta però, come meglio si dirà più avanti,
di una versione dei fatti smentita su più punti da vari, inconfutabili
riscontri.
34.
R__________nei
due primi verbali di interrogatorio ha, come l'accusato, parlato di due colpi
di coltello rivolti a due diverse parti del corpo di S_________.
Nel primo verbale essa ha sostenuto che
(classificatore 5, verbale 25 aprile 2009, all. 42 RPG, pag. 2):
“
Ad un certo punto ho visto il padre di mia
figlia (ndv: AC 1 Sebastien) che con la mano destra prendeva in mano un
coltello; arma che mi sembra custodiva all'interno dei pantaloni, tra la
cintura e la pancia.
Ho visto poi AC 1 che sferrava due coltellate al
povero S_________, la prima all'altezza della pancia o addome e la seconda alla
gola.
Immediatamente AC 1 fuggiva a corsa.
ADR che quando è fuggito aveva con sé ancora il
coltello, io non ho visto che l'ha buttato.”
Nel verbale reso tre giorni dopo essa aveva
confermato che (verbale 28 aprile 2009, all. 45 RPG, pag. 3):
“
Ho chiaramente visto AC 1 affondare un colpo con
la mano destra verso il costato di S_________. E' evidentemente in quella
circostanza che quest'ultimo è stato colpito con il coltello.”
Tuttavia, al momento di confermare queste
dichiarazioni avanti al Procuratore pubblico la R__________ha ricordato
unicamente la coltellata al viso, mentre che "il secondo colpo non l'ho
visto" (verbale avanti al Procuratore pubblico del 15 maggio 2009,
all. 48 RPG, pag. 6). Invitata a spiegare le ragioni della modifica della
propria versione, la R__________ha affermato di avere parlato con il proprio
psicoterapeuta "per capire se con uno shock una persona può immaginarsi
di vedere il coltello che colpiva la vittima" (pag. 7).
Si ha pertanto che la R__________ha ritrattato in
favore dell'accusato.
35.
Nessun
altro, per quanto risulta dalle deposizioni in atti, ha assistito alla scena
dell'accoltellamento di S_________ da parte dell'accusato.
36.
__________,
che fumava sulla soglia, si è avveduto solo dell'istante immediatamente
successivo (classificatore 5, verbale 15 luglio 2009 di confronto AC 1/__________
avanti al Procuratore pubblico, all. 19 RPG, pag. 3 e 4):
“
Mentre io e __________ stavamo finendo la
sigaretta e stavamo quasi per rientrare nel bar, io avevo già spento la
sigaretta nel posacenere, ho visto S_________ barcollare e poi cadere a terra,
e nel contempo ho visto l’uomo che mi si dice chiamarsi AC 1 che nella mano
destra, teneva un coltello che gocciolava di sangue. Il tipo, AC 1, è rimasto a
guardare per qualche secondo la persona a terra e poi si è allontanato. Non mi
ricordo in che modo si è allontanato, se correndo o meno.
(...)
ADR: che non ho visto il momento preciso dell’accoltellamento.
Ho solo notato S_________ cadere e poi AC 1 in piedi, con in mano il coltello insanguinato. Ad essere preciso, ho notato solo la lama che stimo della lunghezza
di 7-8 centimetri.
Ero ad una distanza di un paio di metri da AC 1
quando l’ho visto con il coltello in mano che gocciolava. Il corpo della
persona è caduto quasi ai miei piedi, infatti io mi sono spostato indietro.
Sono stato quasi mosso dal pensiero di chinarmi e prenderlo su per aiutarlo,
non sapevo cosa fare. Poi ho sentito qualcuno che diceva “chiamate l’ambulanza,
chiamate l’ambulanza” e mi sembra che la cameriera del bar abbia detto che
l’aveva già chiamata.”
R__________e __________ sono accorse a prestare
soccorso a S_________ tamponandone le ferite, specie quella al costato che
sanguinava copiosamente, avendo i sanitari constatato la perdita di circa 1.5 litri di sangue (cfr. anche classificatore 1, AI 35, pag. 2). S_________ ha quindi perso
conoscenza. Soccorso dai militi del Servizio ambulanze del mendrisiotto, egli è
deceduto alle ore 01.06 del 25 aprile 2009 all'Ospedale ____________.
37.
L'esame
della documentazione fotografica, ed in particolare delle numerose tracce di
sangue, accredita la tesi dell'accusato almeno in ordine al luogo dello scontro
tra i due e dell'accoltellamento, risultando come vi sia una prima traccia di
sangue poco oltre l'area coperta all'esterno dell'esercizio pubblico (cfr. le
foto n. 9 , 11 e 12), e come vi sia poi un percorso segnato dal sangue
gocciolato a terra che da quel punto conduce a quello in cui S_________ è
caduto, vicino alla porta d'entrata del bar (cfr. le foto n. 11, 15, 20).
38.
Dopo avere
così accoltellato S_________ l'accusato è fuggito a piedi ed è corso a cercare
rifugio a casa di PC 5. Al piano terreno della sua abitazione, all'interno
dell'ascensore (il motivo per cui PC 5 è sceso a pianterreno non ha potuto
essere chiarito) l'accusato e PC 5 hanno incontrato il __________, che ha
apostrofato il prevenuto, che secondo lui tremava ed era spaventato, dicendogli
"ma sei pazzo...ma cosa hai fatto... hai accoltellato un ragazzo",
al che l'accusato ha risposto "non potevo fare altrimenti"
(classificatore 5, verbale 15 luglio 2009 di confronto AC 1/__________ avanti
al Procuratore pubblico, all. 19 RPG, pag. 4). I due hanno quindi raggiunto
l'appartamento dello PC 5 e l'accusato ha consegnato all'amico il coltello
insanguinato dicendogli di lavarlo e nasconderlo, cosa che PC 5 ha fatto. Proprio al riguardo del coltello, AC 1 ha lungamente mentito agli inquirenti sostenendo
di averlo gettato via ma di non ricordare dove, obbligando gli inquirenti ad
una difficoltosa e infruttuosa ricerca a tappeto per tutto il quartiere,
persino sopra ai ripari fonici dell'autostrada. Al dibattimento AC 1 ha spiegato questo comportamento con il desiderio di proteggere PC 5 (cfr. anche il verbale
dell'accusato avanti al Procuratore pubblico dell'8 maggio 2009, all. 15 RPG,
pag. 14). L'accusato ha inoltre istruito l'amico, suggerendogli di dichiarare
agli inquirenti di avere assistito da lontano alla lite con S_________ e di
accreditare la sua versione. Cosa che poi lo PC 5 ha fatto (cfr. i suoi verbali del 25 aprile 2009, all. 26 e 27 RPG) e che ha contribuito a valergli
la condanna per favoreggiamento inflittagli il 17 dicembre 2009.
39.
L'accusato prima
di essere arrestato ha anche effettuato tre conversazioni telefoniche.
Parlando con sua madre, egli ha raccontato che la
R__________avrebbe chiamato qualcuno affinché lo picchiasse ed egli si sarebbe
difeso con il coltello: "J'ai plainté le couteau, il y a plein de sang
partout" (classificatore 6, verbale 12 maggio 2009 di __________ AC 1
avanti al Procuratore pubblico, all. 81 RPG, pag. 2). Di analogo tenore la
conversazione con la sorella _______, alla quale il prevenuto ha precisato che
la R__________avrebbe telefonato di nascosto ad un uomo affinché egli venisse a
picchiarlo, dal quale egli si sarebbe solo difeso. Egli ha poi chiesto alla
sorella (priva di licenza di condurre) di venirlo a prendere in Ticino (verbale
29.
aprile 2009 di __________, all. 82 RPG, pag. 5).
Addirittura, ciò che sembra assai incongruente
nella situazione data, l'accusato ha parlato al telefono anche con _________,
zio della vittima. AC 1, "confuso e agitato", ha detto in modo
sconnesso qualcosa come "vieni giù...ho litigato con S_________...coltello...sangue
dappertutto.." ma il teste nulla ha potuto fare, nemmeno avendo
compreso dove egli avrebbe dovuto recarsi (verbale 13 maggio 2009 di _________avanti
al Procuratore pubblico, all. 104 RPG, pag. 2).
40.
Alle ore
02.45
del 25 aprile 2009, a meno di due ore dalla morte di S_________, la
polizia ha fatto irruzione nell'appartamento e ha arrestato l'accusato e PC 5.
AC 1 è stato sottoposto ad ispezione medica ed è
risultato privo di ferite, eccezion fatta per due piccoli segni sul pollice e
l'indice della mano destra. Il perito ha però riscontrato in lui uno "shock
emozionale alla notizia della morte di grande importanza clinica" (AI
35, pag. 2).
Dall' esame del sangue del prevenuto è risultato
un tasso alcolemico dello 0.86 per mille (classificatore 1, AI 26). Essendo il
prelievo avvenuto alle ore 04.45, va ritenuto verosimile che, nell'ipotesi più
favorevole all'accusato, al momento dell'accoltellamento mortale, poco più di 5
ore prima, il tasso potesse essere dello 0.75 per mille più elevato, pari
perciò a circa l'1.6 per mille.
L'accusato, inoltre, quel giorno aveva anche
abbondantemente consumato sostanze psicoattive (classificatore 5, verbale 19
maggio 2009 avanti al Procuratore pubblico, all. 16 RPG, pag. 11, in parte già trascritto al consid. 2):
“
L'ultima volta che ho consumato prima dei fatti
ero sul treno da __________ a _________. Ho consumato a diverse riprese eroina
e cocaina e Valium e un altro medicamento di cui mi sfugge il nome ma credo sia
una pastiglia di Seresta. La PP mi chiede quante pillole di Valium a mio dire
ho assunto ed io rispondo che possono essere 4 pastiglie come 7 pastiglie,
prese sul treno mentre venivo a _________ e anche forse in seguito mentre ero a
casa, durante l'oretta in cui ero a casa, prima dell'accoltellamento di
S_________ al Bar _________. Voglio aggiungere che anche a casa di R_________
ho consumato eroina, prima dei fatti al Bar _________. Preciso che era venerdì
sera e che ho consumato più del solito. Provenivo poi da __________ e quindi da
casa di mia madre dove non consumavo stupefacenti”.
41.
S_________ è
stato sottoposto ad esame autoptico (cfr. in classificatore 1 i referti AI 35 e
AI 61), secondo il quale risulta che egli è stato ferito con arma da taglio
sette volte al collo, due volte al braccio destro, una volta al cuore e una
volta con una strisciata al torace. Secondo il perito, pur considerando la
possibilità di tagli multipli al collo per il motivo delle pieghe della pelle,
sono stati inferti complessivamente almeno nove colpi. Il decesso è stato
causato da un unico colpo penetrante all'emitorace sinistro in cui la lama
(della lunghezza di 8.3 cm) è passata tra l'ottava e la nona costola,
recidendone una e intaccando l'altra, ed è penetrata nel torace per 6/7.5 cm (e
perciò non per l'intera lunghezza), raggiungendo il cuore. Secondo il perito,
sarebbe altamente improbabile che il colpo mortale sia stato inferto durante un
corpo a corpo, ipotesi in cui la ferita sarebbe semmai stata sul fianco o sulla
parte posteriore del corpo della vittima, ma tra i contendenti, in piedi uno di
fronte all'altro, ci sarebbe invece stata una certa distanza. Pure da scartare,
secondo il perito, l'ipotesi in cui la vittima si sarebbe buttata sul coltello,
deponendo in senso contrario la tipologia della ferita, inferta dal basso verso
l'alto (verbale dibattimentale, pag. 11), o quella di un ferimento accidentale,
dovendosi invece ammettere ai fini di una ferita del genere il compimento di un
largo gesto per imprimere all'arma la forza sufficiente. Le lesioni al collo
sono state ritenute superficiali, prive perciò di rilevanza ai fini del decesso
della vittima.
42.
Sulla base
di tutti questi riscontri, in assenza però di una testimonianza diretta della
scena dell'accoltellamento, la Corte ha dovuto accertare le modalità
dell'uccisione di S_________.
Essa ha stabilito di non potere prestare credito
alla versione dell'accusato, manifestamente volta a ridimensionare le proprie
responsabilità, secondo cui egli, sentendosi minacciato, avrebbe agito in una
situazione assimilabile alla legittima difesa in cui la vittima inoltre si
sarebbe di fatto gettata sulla lama del coltello.
Vero è invece che l'imputato, fors'anche
sentendosi fisicamente sovrastato dal S_________, ha sicuramente brandito
l'arma nei confronti della vittima, colpendola dapprima più volte al collo,
seppure in modo superficiale. In presenza di ripetuti colpi al collo (5, 6 o 7
secondo il perito, cfr. AI 61, pag. 1) va ritenuto che l'autore abbia espressamente
mirato questa parte del corpo dell'antagonista, comportamento la cui
pericolosità è manifesta essendo la zona del collo e della gola facile oggetto
di lesioni letali per la presenza di importanti vasi sanguigni. Di seguito, non
avendo i colpi al collo messo fine alla contesa, l'accusato ha quindi sferrato
il colpo mortale, dal basso verso l'alto, ottenendo che la sottile lama
riuscisse a farsi strada, danneggiandone due, tra le costole della vittima, ciò
che depone per una certa intensità del colpo, ma senza che la lama penetrasse interamente,
ma solo per 6-7.5 cm, il che può essere letto nel senso che non è stata
impiegata tutta la forza di cui l'autore disponeva anche se purtroppo tanto è
bastato a ferire al cuore la vittima.
Il colpo mortale, secondo la Corte, è comunque
stato frutto di intenzione e non accidentale e l'intera sequenza, sfuggita agli
occhi dei presenti, deve essersi consumata nello spazio di poche decine di
secondi.
43.
L'accertamento
dell'intenzionalità di un colpo di coltello della predetta intensità inferto al
busto della vittima implica, stante l'esito, di doversi confrontare con
l'imputazione di omicidio intenzionale giusta l'art. 111 CP prospettata
nell'atto di accusa, il cui elemento oggettivo è chiaramente realizzato. La
stessa difesa, con onestà intellettuale che merita di essere qui sottolineata,
ha spontaneamente riconosciuto la correttezza di tale qualifica giuridica,
rinunciando all'adduzione di altre costellazioni giuridiche (come ad esempio
l'eccesso di legittima difesa o l'omicidio colposo) la cui discussione, che
inevitabilmente avrebbe portato a scartarle, avrebbe unicamente sottratto
energie alla discussione delle questioni rilevanti.
44.
Stabilita
l'applicabilità dell'art. 111 CP, è di rilievo ai fini della pena determinare
se l'accusato abbia agito con dolo diretto o con dolo eventuale.
La Corte su questo punto non ha disatteso la
pertinenza delle argomentazioni sollevate dal Procuratore pubblico a sostegno
della tesi del dolo diretto derivate dalla dinamica dell'aggressione, in specie
dalla sequenza e dall'intensità dei colpi sferrati dall'imputato, ma ha
ritenuto di doversi determinare anche sulla scorta di una riflessione più
ampia.
Essa ha pertanto ritenuto che il prevenuto non
aveva alcun motivo per desiderare la morte di S_________, non potendo il loro
precedente screzio essere un motivo sufficiente.
AC 1, inoltre, prima di arrivare al bar _________
non sapeva che vi avrebbe incontrato S_________, ma anche dopo averlo
incontrato egli non ha cercato lo scontro con lui, assorbito com'era dalla
discussione con R_________ R_________. E' in effetti indiscutibilmente stato S_________,
e non lo AC 1, a fornire il pretesto per la lite tra i due uomini
intromettendosi, sia pure con le migliori intenzioni, nella discussione in
corso tra l'accusato e l'amica.
Esclusa così una pregressa volontà omicida
dell'accusato, la Corte ha altresì escluso che AC 1, dopo l'intromissione della
vittima, si sia alzato dalla sedia con il pensiero e l'intento di uccidere per
liberarsi di chi lo importunava, ipotesi in cui vi sarebbe una tale freddezza
d'animo e sprezzo della vita altrui da doversi semmai adombrare l'ipotesi
dell'assassinio ex art. 112 CP.
Vero è di contro che la dinamica della
colluttazione non è del tutto chiara -ciò che non può però nuocere
all'imputato- e che i colpi mirati al collo di S_________, seppure
superficiali, possono essere letti come gesto di intimidazione o di malintesa
difesa di se stesso, ma anche come mirati a fare male, ipotesi in cui la morte
della vittima deve essere presa in considerazione, così come è chiaro che anche
il colpo al costato può essere inteso come volto a (deliberatamente) uccidere.
La Corte non ha quindi disatteso la gravità
complessiva del comportamento dell'accusato -pluralità di colpi rivolti tutti
contro parti sensibili del corpo, con potenziale rischio di morte- ma non ha da
questo dedotto con certezza un suo intento di uccidere, privo di razionale
spiegazione. Quanto al colpo al costato, la Corte ha anche tenuto conto del
fatto che il coltello utilizzato (che nemmeno era un'arma ai sensi della LArm)
aveva una lama di soli 8.3 cm, ragione per cui non appariva a prima vista come
uno strumento necessariamente letale. Vero è inoltre che la lama nemmeno è
penetrata per intero, ma solo per 6-7.5 cm, e che essa si è infilata tra le costole anche per il motivo della sua esiguità, motivo per cui in ultima analisi
l'esito mortale appare anche connotato da una parte di tragica fatalità.
Nondimeno, per rimanerne al grado di intenzione dell'accusato, è indubbio che
egli ha avuto un comportamento complessivamente intenso, e che la sua
valutazione quale dolo eventuale è sicuramente favorevole all'accusato, nel
senso che si tratta comunque di un dolo eventuale di notevole estensione, non
troppo lontano da un dolo diretto che poteva qui essere ragionevolmente
sostenuto.
Pertanto l'accusato, colpendo S_________ così
come ha fatto, ha senz'altro accettato l'eventualità di potere uccidere in una
misura che gli è pesantemente rimproverabile, pur se in un contesto di assenza
di dolo diretto.
45.
In
definitiva, l'accusato risulta autore colpevole di omicidio intenzionale
commesso per dolo eventuale, di infrazione aggravata alla LF sugli Stupefacenti
per un traffico di circa 250 grammi di eroina di grado di purezza
indeterminato, di ripetuta infrazione alla LF sulle armi e le munizioni, di
coazione, lesioni semplici, vie di fatto e contravvenzione alla LFStup.
D. La pena, i
risarcimenti, le confische
46.
L'art. 47 CP
stabilisce che il giudice commisura la pena alla colpa dell'autore, mentre
secondo l'art. 49 CP in caso di concorso di reati il giudice condanna l'autore
alla pena per il reato più grave aumentandola in misura adeguata.
47.
Sull'oggettiva
gravità della sequela di reati di cui deve rispondere l'imputato vi è poco da
disquisire, potendo bastare il tragico riscontro del fatto che egli ha
intenzionalmente tolto la vita ad un giovane, padre di due bambini piccoli, a
seguito di un futile alterco.
La fattispecie, nel suo complesso, è però
drammatica anche e soprattutto in considerazione dell'aspetto soggettivo, cioè
della persona di AC 1 come l'autore di questi reati.
Il presente giudizio ha tentato di scavare in
profondità nel passato dell'autore e, senza volersi ripetere, si vuole qui solo
riassumere l'essenziale e formulare qualche considerazione.
La Corte non ha disatteso, e ha anzi avuto
comprensione, per la non facile infanzia dell'accusato, privato del padre
naturale, con un difficile rapporto con il sostituto e collocato ad un certo
momento in un contesto socioeconomico meno favorevole a causa delle peggiorate
condizioni economiche della famiglia dopo la morte dei bisnonni. Si tratta
tuttavia di problemi comuni a molti e non ancora di quelle tragedie che
marchiano a fuoco le esistenze. Per la Corte l'accusato -che ha avuto quanto
meno l'affetto della madre e di una sorella, a cui nulla è mancato di
essenziale e che ha avuto ogni possibilità di scolarizzazione- avrebbe potuto
comunque riscattarsi, facendo delle scelte differenti. Si è perciò preso atto
di una situazione non ideale negli anni dell'infanzia e dell'adolescenza, senza
che ciò possa tuttavia assurgere in qualche modo a giustificazione.
Il vero problema è semmai quello dell'evoluzione
negativa dell'accusato a partire dall'adolescenza, allorché si è avviato lungo
un percorso di criminalità che non ha più abbandonato (e che nemmeno mai ha
seriamente tentato di abbandonare) e che l'ha portato ad essere un omicida a 31
anni, dopo avere trascorso in carcere più di 7 degli ultimi 15 anni di vita.
La Corte sottolinea però che tutto ciò è stato
frutto di scelte consapevoli del prevenuto, che non va assolutamente
considerato come una vittima della società o il frutto di una qualche
situazione di degrado sociale. Vero è invece che è stato lui, seppure in una
fase di chiara immaturità adolescenziale, a rifiutare ogni opportunità di
formazione professionale e a decidere di procurarsi il proprio sostentamento
con metodi illegali, ossia spacciando stupefacenti. Al più tardi al momento
della prima, prolungata carcerazione, egli avrebbe potuto e dovuto prendere
coscienza del fatto che la sua vita correva su di un binario sbagliato. La
Corte dà atto, nuovamente, che la risposta data a quel momento dalle
istituzioni -la lunga carcerazione preventiva di un giovane tossicodipendente-
non è stata adeguata e non ha favorito un ricupero che a quel momento sarebbe
stato meno difficile che in seguito, nondimeno, ciò può solo (parzialmente)
spiegare, ma non giustifica gli avvenimenti successivi. AC 1, per sua parte,
non sembra avere fatto negli anni alcuno sforzo per contrastare la natura
antisociale della sua attitudine, ma la ha anzi coltivata, reiterando in
comportamenti del tutto sprezzanti nei confronti del prossimo, coltivando
un'inquietante vena di violenza con il possesso e il porto di armi e
l'esercizio di prepotenza e sopraffazione (alle volte anche sessuale) nei
confronti dei più deboli, sempre con il conforto delle sostanze stupefacenti
assunte. La Corte si è chinata anche sul tema dell'intimo connubio tra
l'accusato e gli stupefacenti, consumati sin da ragazzo, concludendone che
nemmeno i prolungati abusi di sostanze psicotrope giustificano il percorso
delinquenziale del prevenuto. Tale abuso, innegabile e oramai invalso, può
semmai spiegare la sua estromissione dal mondo del lavoro e un'esistenza ai
margini della società, nel ghetto degli stupefacenti dove egli in effetti aveva
cittadinanza. Questo, ma non di più, non quindi lo spaccio come professione per
procurarsi il denaro occorrente per ogni sua necessità, e non solo quella di
stupefacente. Né, tanto meno, l'abuso può in qualche modo spiegare l'attitudine
aggressiva, il fatto di girare armati, la prevaricazione, la facilità con cui
l'accusato passava all'atto violento, tutti comportamenti atipici per il
consumatore di eroina, che è risponde alla sofferenza esistenziale con mitezza,
cercando torpore nella sostanza. All'accusato, comunque, è stata offerta una
concreta occasione di cambiamento in occasione della seconda importante
esperienza giudiziaria e carceraria, allorché la condanna a tre anni di
detenzione inflittagli nel 2002 è stata sospesa in favore del collocamento a __________,
opportunità che egli non ha voluto e saputo cogliere. Una possibile volontà di
cambiamento, l'aspirazione ad una vita diversa e più "normale", la
Corte l'ha semmai intravista nel rapporto affettivo che il prevenuto ha
allacciato con R_________, donna più anziana di lui, il che attesta come egli
abbia cercato in lei anche un appoggio, delle risorse che egli non possedeva.
La relazione, estremamente difficile, era però votata all'insuccesso per il
semplice motivo che la R__________non poteva dare particolare appoggio
all'accusato, essendo lei stessa un soggetto labile, instabile e dedito agli
stupefacenti. Nemmeno la nascita di una figlia, nel 1999, ha mutato la situazione, non potendosi ravvisare alcun segno del fatto che l'accusato avrebbe
colto questa opportunità di svolta nella propria esistenza, ma dovendosi al
contrario constatare come il periodo immediatamente successivo alla nascita sia
stato per lui di particolare sbandamento, con pesantissimi consumi e spaccio in
grande stile, sino all'arresto del 2001.
Lo sviluppo nel corso degli anni di una
personalità del prevenuto estremamente antisociale è stato puntualmente
riscontrato dalla perizia giudiziaria del dott. __________ (classificatore 2,
AI 72) che ha formulato la diagnosi di un "serio disturbo di
personalità con elementi paranoidi, narcisistici ed antisociali" (pag.
40), con la quale occorre confrontarsi, potendo essa attenere al grado di
responsabilità dell'accusato secondo l'art. 19 CP. Ebbene, la Corte ha in primo
luogo ritenuto che siffatta diagnosi, ancorché relativa a "una turba
psichica di notevole gravità" (pag. 40) non è quella di una patologia
psichiatrica, ovvero di una malattia della mente del prevenuto indipendente
dalla sua volontà. Si tratta piuttosto, secondo la Corte, della catalogazione
scientifica di quello che AC 1, consapevolmente, è stato e ha voluto divenire.
Dire che l'accusato ha un "disturbo di personalità" è frutto
di un'osservazione scientifica, ma la concreta realtà è che egli è cattivo,
violento e pericoloso, il che non è però motivo per ridurre la sua pena. Allo
stesso modo, non vanno sopravvalutati la dipendenza dagli stupefacenti e il
fatto che egli la sera dei fatti ne avesse ingeriti. Lo stesso esperto, in modo
pertinente e dimostrando anche competenza giuridica, segnala che l'alterazione
da sostanze psicotrope è situazione in cui l'accusato è avvezzo a trovarsi, e
che nel contempo egli è da tempo consapevole delle derive violente dei suoi
comportamenti (anche) in occasione dell'assunzione di sostanze stupefacenti,
così da potersi quanto meno porre la questione di una possibile situazione
assimilabile all'actio libera in causa (AI 72, pag. 38 e 39). La Corte non si è
spinta in quella direzione, ma ha quanto meno ritenuto di non dovere
sopravvalutare le conseguenze dell'assunzione di stupefacenti la sera del 24
aprile 2009 ai fini della determinazione del grado di responsabilità
dell'accusato.
E' perciò sulla scorta di queste argomentazioni
che la Corte ha deciso di aderire senza riserve all'opinione del perito, che ha
ritenuto per l'accusato una situazione di lieve scemata imputabilità al momento
dell'omicidio intenzionale, giudizio senza dubbio condivisibile a fronte di un
tasso alcolico elevato ma ancora relativamente lontano da quello necessario per
l'ammissione per quel solo motivo di una lieve scemata imputabilità,
dell'assunzione di altre sostanze psicoattive di per sé non inducenti
aggressività e del predetto disturbo di personalità, il quale in definitiva è
semplicemente l'espressione di ciò che l'accusato è, senza che questo appaia
particolarmente scriminante. Su questo punto la Corte non ha pertanto potuto
seguire le tesi della difesa, secondo cui il grado di scemata imputabilità
sarebbe maggiore, non potendosi preferire -come essa pretendeva- l'osservazione
dell'accusato fatta (ma non quella sera) dal __________ rispetto a quella del
perito, né potendosi validamente rimproverare al perito una solo parziale
cognizione di causa per non avere esperienza diretta dell'effetto delle
sostanze psicotrope.
L'ammissione della lieve scemata imputabilità è
però anche l'unica vera circostanza di attenuazione della colpa dell'accusato.
Per il resto egli deve lasciarsi imputare il fatto di essere è un
pluripregiudicato, recidivo e a tutt'oggi irriducibile, che nella disamina dei
fatti di cui all'atto di accusa risulta avere costantemente agito con sprezzo
per il prossimo, totale egoismo e assenza di scrupoli. Non si vuole qui enfatizzare
il peso dei precedenti -la Corte è consapevole che con la riforma del CP è
stato abrogato il vecchio art. 67 CP- ma è innegabile che in una certa misura
l'accusato ne deve sopportare il peso, non potendosi ammettere che una persona
con una vita anteriore migliore di quella, catastrofica, del prevenuto sarebbe
stata giudicata con il medesimo metro.
La propria natura, della quale si è lungamente
disquisito, l'accusato l'ha mostrata anche all'atto dell'uccisione di S_________.
Egli, innanzitutto, ha prontamente accettato uno scontro fisico al quale aveva
ogni opportunità di sottrarsi. Appare verosimile che egli, autonominato boss
dei disperati del __________, dovesse anche difendere la propria reputazione di
duro al cospetto del S________, che già l'aveva sfidato, e del pubblico
presente al bar _________ in quel momento. Con altrettanta facilità, poi, AC 1
non si è fatto problemi nell'impugnare il coltello contro chi lo affrontava a
mani nude, e nel farne ripetutamente uso contro un ragazzo visibilmente ubriaco,
sempre mirando a parti vitali del corpo. Da perfetto vigliacco. Certo, già si è
ammesso che l'accusato non aveva la diretta intenzione di uccidere e che il
fatto che la sottile e relativamente corta lama, nemmeno penetrata per intero,
si sia incuneata tra due costole e abbia raggiunto il cuore è in parte
connotato di fatalità. Fatalità non significa però casualità. Il fatto che
l'autore del crimine sia proprio l'accusato non è in questo senso causale, ma
piuttosto l'assurda e evitabile ma non del tutto inaspettata fine di un
percorso di violenza spicciola e di mancanza assoluta di autocritica. Di questo
l'accusato deve rispondere. Di un dolo che è eventuale, ma che lo è con la
chiara intensità di almeno 5 colpi di coltello al collo e uno, mortale, al
costato della sua vittima.
La Corte ha quindi ritenuto che con l'omicidio
intenzionale concorrono vari altri reati. La sola infrazione aggravata LFStup,
per la quale l'accusato è recidivo specifico, è di per sé passibile di almeno
12.
mesi di pena detentiva ed anche i reati in danno di PC 5 meritano
considerazione in un contesto del genere. Nel complesso, pertanto, la Corte per
effetto del concorso ha ritenuto di aggravare la pena detentiva dell'accusato
di almeno un anno.
Il prevenuto, tolta la lieve scemata
imputabilità, non può invocare altre particolari attenuanti. Egli, in specie,
non ha particolarmente collaborato con gli inquirenti. Quando non ha depistato
(come per il coltello o con l'istruzione di deporre il falso data allo PC 5) o
non ha delegittimato e screditato chi lo chiamava in causa, AC 1 ha fornito delle versioni inattendibili, palesemente volte al ridimensionamento delle sue colpe,
spesso addossate a terzi. Ancora al dibattimento è purtroppo mancata da parte
sua un'assunzione profonda di responsabilità per un omicidio intenzionale che
anche in aula egli ha cercato di far passare come una sorta di incidente. Gli
va comunque riconosciuto il corretto comportamento tenuto in aula. Egli, in
particolare con la confessione dei reati di stupefacenti addebitatigli, si è
quanto meno dimostrato rispettoso della Corte ed anche, per quanto possibile
nelle circostanze date, della persona della sua vittima. La Corte ha infine
anche apprezzato quel breve momento di apertura, durante il quale l'accusato
alla fine della discussione si è spossessato dell'attitudine fredda e distante
che gli è propria per almeno lasciare filtrare la sensazione dell'esistenza di
un suo tormento interiore per ciò che egli è e per quanto ha fatto.
Di contro, la Corte non gli ha accreditato una
particolare sensibilità alla pena per il motivo di essere padre di una figlia
di 11 anni, circostanza che non l'ha mai trattenuto dal delinquere.
In definitiva, tutto ciò considerato, la Corte,
che non ha voluto essere indulgente con il prevenuto. Posta una pena detentiva
di base a suo carico di 15 anni, dopo computo delle circostanze attenuanti ha
ritenuto adeguata alla sua grave colpa la pena detentiva di 11 anni, con
computo del carcere preventivo sofferto, pena aggiuntiva a quelle inflittegli
il 19 agosto 2008 e il 4 febbraio 2009 dal Ministero pubblico del Cantone
Ticino.
48.
PC 5 ha instato per un risarcimento in quanto parte civile dei reati commessi in suo danno. La Corte ha
negato che egli possa validamente rivendicare un indennizzo per torto morale
-basti dire che dopo i fatti egli è subito tornato ad essere amico del suo
aguzzino, ospitandolo e commettendo reato per lui nel momento del bisogno- e ha
riconosciuto unicamente un indennizzo di fr. 1'000.- per le spese legali, la
cui necessità e opportunità in una misura eccedente questo importo non è stata
dimostrata.
49.
Di
tutt'altro spessore e consistenza le pretese risarcitorie delle altre parti
civili, cioè delle persone a cui l'omicidio intenzionale di S_________ ha
creato intima e profonda sofferenza.
La Corte ha riconosciuto a tal titolo, nel solco
di una giurisprudenza in lenta, ma costante evoluzione quo all'entità di questi
risarcimenti, fr. 50'000.- alla madre PC 1, fr. 30'000.- ciascuno a __________
e __________, figli della vittima e fr. 15'000.- ciascuno a PC 3 e PC 4,
rispettivamente padre putativo e fratellastro della vittima.
In favore dei componenti la comunione ereditaria
di S_________ sono inoltre stati riconosciuti fr. 8'504.05 oltre interessi al
5% per le spese funerarie e fr. 53'029.25 per le spese legali.
50.
Per il
rimanente delle loro pretese le parti civili sono invece rinviate al competente
foro civile.
51.
La Corte ha
disposto la confisca dello stupefacente, da distruggere, del coltello strumento
dell'omicidio, del bastone tattico, della pistola ad aria compressa e di vari
telefoni cellulari e carte SIM, utilizzati dall'accusato per il traffico di
stupefacenti (reperti 4573, 4574, 4575, 4576, 4580, 4581, 4585, 4592, 4593).
Sull'importo di fr. 303.- è mantenuto il
sequestro conservativo a parziale garanzia del pagamento di tasse e spese di
giustizia.
Gli altri oggetti sequestrati sono dissequestrati
in favore degli aventi diritto (ovvero l'accusato e gli eredi di S_________),
come indicato nell'atto di accusa alle pagine 4 e 5.
Il tutto come indicato nel dispositivo n. 5 di
questo giudizio.
52.
La tassa di
giustizia di fr. 3'000.- e le spese processuali sono poste a carico del
condannato.
Rispondendo affermativamente ai
quesiti posti, meno che al n. 3,
Visti gli art. 12, 19, 40, 42,
43, 44, 46, 47, 49, 51, 69, 111, 123, 126, 181 CP;
33.
Larm
19a e 19 cifra 2 LStup
9.
e segg. CPP e 39 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
1.
AC 1 è
autore colpevole di:
1.1
omicidio
intenzionale
per avere, la sera del 24 aprile 2009, a _________, con un coltello con lama di 8.3 cm, colpito 9 volte S_________, causandone la
morte;
1.2
infrazione
aggravata alla LF sugli stupefacenti
siccome riferita ad un quantitativo di eroina che
sapeva o doveva presumere essere tale da mettere in pericolo la salute di
parecchie persone
per avere, senza essere autorizzato, dal 2008
sino al 25 aprile 2009, a __________, _________ e altre imprecisate località,
in parte in correità con terzi,
1.2.1
venduto
complessivi 129 grammi di eroina;
1.2.2
ceduto a
terzi complessivi 80/82,5 grammi di eroina;
1.2.3
ceduto
gratuitamente 3/3.5 grammi di cocaina;
1.2.4
detenuto
50/55 grammi di eroina destinata alla vendita;
1.2.5
venduto un
flacone di metadone;
1.3
ripetuta infrazione
alla LF sulle armi e sulle munizioni
per avere, nel corso del 2008 e sino al 25 aprile
2009, tra __________, _________, __________ e altre imprecisate località,
portato su di sé un manganello telescopico ed un tirapugni;
1.4
coazione
per avere, il 14 aprile 2009, a _________, usando violenza e minaccia, costretto PC 5 a redigere e sottoscrivere un riconoscimento di debito per la somma di fr. 800.-;
1.5
lesioni
semplici
per avere, il 14/15 aprile 2009, a _________, colpito con un pugno e con calci, nonché ferito con un coltello PC 5,
cagionandogli le ferite descritte nel certificato medico agli atti;
1.6
vie di fatto
per avere, il 16 aprile 2009, a _________, commesso vie di fatto nei confronti di PC 5;
1.7
contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, dal 2008 al 25 aprile 2009, a _________, __________, __________ e in altre imprecisate località, consumato almeno 50 grammi di eroina, 3 o 4 bolas di cocaina, 6/7 pastiglie di Valium, nonché un quantitativo minimo
di hashish e marijuana, e detenuto una pastiglia di Valium destinata al proprio
consumo;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e
precisato nei considerandi.
2.
Di
conseguenza,
trattandosi di pena aggiuntiva a quelle
inflittegli il 19 agosto 2008 e il 4 febbraio 2009 dal Ministero pubblico del
Cantone Ticino,
2.1
AC 1, avendo
agito in stato di lieve scemata imputabilità, è condannato:
2.1.1
alla pena
detentiva di 11 (undici) anni, nella quale è computato il carcere preventivo
sofferto;
2.1.2
al pagamento
della tassa di giustizia di fr. 3’000.- e delle spese processuali.
3.
AC 1 è
condannato a pagare:
3.1
a PC 1,
madre della vittima, fr.50'000.- a titolo di torto morale;
3.2
a __________,
figlia della vittima, fr 30'000.- a titolo di torto morale;
3.3
a __________,
figlio della vittima, fr. 30'000.- a titolo di torto morale;
3.4
a PC 3 fr.
15'000.- a titolo di torto morale;
3.5
a PC 4,
fratellastro della vittima, fr. 15'000.-, a titolo di torto morale;
3.6
alla
comunione ereditaria fu S_________ fr. 8'504.05 oltre interessi al 5% dal 10
luglio 2009 per spese funerarie, nonché fr. 53'029.25 per spese legali;
3.7
alla PC PC 5fr.
1’000.- quali spese di patrocinio.
4.
Per il
rimanente delle loro pretese le parti civili sono rinviate al competente foro
civile.
5.
È ordinata
la confisca dello stupefacente, da distruggere, di un telefono cellulare Sony
Ericsson rep. 4573, di una carta SIM Migros rep. 4574, di un telefono cellulare
Nokia E51 rep. 4575, di una carta SIM Sunrise rep. 4576, di un telefono
cellulare Nokia 6160 rep. 4580, di una carta SIM Sunrise rep. 4581, di una
carta SIM Sunrise rep. 4585, di un telefono cellulare Nokia 1208 rep. 4592, di
una carta SIM Wind rep. 4593, di un coltello serramanico marca Haller, di un
bastone tattico, di una pistola ad aria compressa replica Glock, menzionati
nell’AA.
Gli altri oggetti sequestrati sono da
dissequestrare in favore degli aventi diritto.
Sull’importo di fr. 303.- è mantenuto il
sequestro conservativo a garanzia del pagamento di tasse e spese di giustizia.
6.
Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.
Intimazione a:
“
e alle parti civili:
Per la Corte delle assise criminali
Il presidente La
segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 3'000.--
Inchiesta preliminare fr. 28'013.20
Perizia autoptica fr. 2'560.--
Perizia fr. 15'393.--
Periti in aula fr 915.--
Traduzioni fr. 1'408.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--
fr. 51'389.20
===========
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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