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Decisione

72.2009.58

Tentato omicidio intenzionale, lesioni semplici aggravate, ripetuto furto, ripetuto danneggiamento, violazione di domicilio, pena aggiuntiva, lieve scemata imputablità; vilazione del principio di cele

30 ottobre 2009Italiano101 min

Source ti.ch

Fatti

i 2 personaggi in causa, AC 1 e PC 1. Dichiara che il medico legale ha detto

che la tesi del PC 1 è più verosimile ma non che quella del AC 1 è impossibile.

La pubblica accusa ha messo in risalto le incongruenze del AC 1, il difensore

vuole ora mettere in risalto le incongruenze nella versione del PC 1. Il

difensore proietta quindi in aula e commenta le foto della scientifica che sono

agli atti. A suo dire PC 1 poteva entrare nel veicolo solo aiutandosi con la

maniglia; egli non poteva avere in mano i borselli dei camerieri coi soldi. Il

fatto che all’interno del veicolo i borselli coi soldi e le chiavi siano stati

trovati in posti diversi è compatibile con lo spintone dato da dietro di cui

parla AC 1. Il difensore pone l’accento sul fatto che all’interno del veicolo

non sono state trovate tracce di sangue all’altezza del collo. In relazione

Considerandi

alla foto n. 3 il difensore fa inoltre osservare alla Corte che le pantofoline

del PC 1 sono state trovate in ordine vicino al veicolo. A suo dire PC 1 se le

è sfilate quando ha afferrato AC 1 da dietro e lo ha trascinato a terra e non

quando è uscito dal veicolo. Il difensore afferma che nella foto n. 3 si può

individuare una sagoma umana. Secondo le tesi del patrocinatore nei pressi del

veicolo vi è stata una colluttazione tra i due uomini a terra, ciò sarebbe

provato dallo spiazzo più chiaro e non bagnato dalla pioggia che si vede nelle

foto. A dire del difensore il primo colpo inferto da AC 1 a PC 1 è la strisciata alla schiena. La difesa mima quindi a beneficio della Corte quelle che

secondo lei sono state le mosse della prima fase dell’aggressione. I due sono

poi andati verso l’aiuola e dopo verso la vetrina del salone da parrucchiera.

Il difensore mostra quindi alla Corte le foto delle ferite subite dai due

contendenti e dei vestiti che essi indossavano. A suo dire la versione di PC 1

non é credibile in nulla. AC 1 stava per andarsene, è PC 1 che lo ha di nuovo

aggredito.

Dispositivo

Per questi motivi il difensore chiede in

relazione ai punti 1 e 2 AA il proscioglimento del suo assistito dai reati

ascritti per aver agito per legittima difesa e postula l’applicazione del

principio in dubbio pro reo.

In relazione al furto a ________, il difensore

dice alla Corte fate voi. Visto che dopo poche settimane il ristorante sarebbe

stato chiuso, egli non crede che i padroni stessero li a pulire i vetri. Chiede

quindi il proscioglimento anche da questo capo di imputazione. Dà atto che i

furti di cui ai punti 3.2 e 3.3 AA sono stati ammessi dal suo assistito.

Visto il proscioglimento dai reati principali la

richiesta di risarcimento deve essere respinta. Osserva che i problemi di

salute di PC 1 sembrano trovare origine più in una dieta mal sana che in una

ferita al collo di 5 anni fa.

§ Il Procuratore pubblico, in

replica, invita la difesa a non sollevare fumo e a non fornire dati inesatti

alla Corte.

§ L’avv. __________, difensore della parte civilePC 1, non replica.

§ L’avv. __________, difensore di AC 1, in duplica, con tono accalorato ribadisce di aver lavorato sulla versione del AC 1 e di non aver

fornito dati inesatti.

Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i

seguenti

quesiti:

AC 1

1. è autore

colpevole di:

1.1. tentato

omicidio intenzionale

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, colpito PC 1 a due riprese con un coltello da subacqueo con lama monotagliente di 15.5 cm e dentellatura superiore seghettata con l’intento di provocarne la morte?

1.1.1. Trattasi invece

di legittima difesa?

1.2. lesioni

semplici

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, usando un coltello da subacqueo, colpito più volte al corpo PC 1 provocandogli una

ferita latero-cervicale sinistra, una ferita toraco-dorsale alta centrale e diversi

tagli alle mani?

1.2.1. trattasi di

reato aggravato siccome commesso con un oggetto pericoloso?

1.2.2. trattasi

invece di legittima difesa?

1.3. ripetuto

furto

per avere, tra il 6 agosto 2004 e il 22 marzo 2005, a ________, _______ e __________, per procacciarsi un indebito profitto ed al fine di

appropriarsene, in 3 occasioni, sottratto cose mobili altrui per un valore

complessivo denunciato di almeno fr. 19'528.70?

1.4. ripetuto

danneggiamento

per avere, il 6/7 agosto e il 4/5 dicembre 2004, a ________ e _______, al fine di commettere i furti di cui sopra, in 2 occasioni,

intenzionalmente deteriorato, distrutto o reso inservibile la proprietà altrui?

1.5. violazione

di domicilio

per essere, la notte del 6/7 agosto 2004, a ________, indebitamente entrato nell’altrui proprietà contro la volontà dell’avente diritto?

E meglio come descritto nell’atto d’accusa.

2. Ha egli

agito in stato di scemata imputabilità?

3. E’ stato

violato il principio di celerità?

4. Può

beneficiare della sospensione condizionale?

5. Devono

essere ordinate delle misure terapeutiche?

6. Deve un

risarcimento alle PC e se sì in che misura?

7. Deve

essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

Considerato, in fatto ed in

diritto

1. AC 1 è

nato a __________ in Sardegna l’__________ in una famiglia contadina. I

genitori lavoravano come pastori e sin da piccolo egli ha dovuto aiutarli nella

loro attività. L’accusato ha un fratello e tre sorelle (una quarta sorella è

deceduta) che risiedono in Italia. Il padre, dopo diversi anni di malattia, è

deceduto nel 1983 a seguito di un infarto mentre che la madre, afflitta da

depressione sin dagli anni ‘60, è morta nel 1993 a causa di un ictus. AC 1 ha frequentato la scuola solo sino alla 3 elementare, ha poi seguito

dei corsi serali che gli hanno permesso di conseguire il diploma di quinta

elementare mentre di giorno lavorava coi genitori.

A 14 anni ha iniziato a lavorare in nero come

cameriere e lavapiatti. Grazie ad un amico ha in seguito trovato lavoro in un

ristorante della __________ dove ha iniziato ad apprendere la professione di

cuoco. Durante questo periodo egli è stato notato per la sua passione per la

cucina e per la sua bravura e gli è stato offerto di andare a lavorare a __________

come aiuto cuoco, ciò che egli ha fatto. A __________ l’accusato è rimasto 2

anni, in seguito ha svolto una stagione a Caserta e all’età di 18 anni è stato

arruolato nella Marina militare. Dopo un breve periodo di formazione a __________

e a __________, dove ha sostenuto e superato gli esami di cuoco, è stato

mandato ad __________ presso il Comando di stato maggiore, dove ha cucinato per

gli alti ufficiali. In questo periodo egli è anche riuscito a completare la

scolarità media e ad ottenere la licenza. Durante il servizio gli è stato

riconosciuto il diploma di cuoco, con promozione al grado di caporale.

L’accusato ha dichiarato di essere stato molto apprezzato e di essere stato

invitato a restare in Marina con la promessa di una promozione a sergente e un

buono stipendio. Egli è però tornato a lavorare in Sardegna, dove è rimasto 7 -

8 mesi, accettando poi la proposta di lavorare quale responsabile di diverse

cucine per una società che gestiva vari ristoranti su tutto il territorio

nazionale. La successiva tappa della carriera professionale l’ha condotto sino

a __________, dove è rimasto 3 anni. In questo periodo AC 1 sarebbe a suo dire

riuscito a conseguire notevoli risultati, tanto da essere premiato con un

diploma di cuoco di alta gastronomia e da essere chiamato dall’ambasciata di

Francia di __________ per rilanciare la cucina francese. In Brasile l’accusato ha

iniziato una relazione sentimentale con una donna del luogo, con la quale ha

fatto ritorno in Italia e con cui quindi si è trasferito a __________, dove è rimasto

dal 1985 al 1987, data di rientro in Italia. AC 1 ha poi lavorato una stagione (estiva) in Sardegna, e si è quindi trasferito a __________. In

quell’epoca (1988/1989) è terminata la relazione sentimentale, ciò che ha

profondamente scosso l’accusato, che per reazione ha iniziato a bere in modo

smodato. Nel 1989 AC 1 ha aperto un ristorante a __________ con il fratello, locale

che dopo le iniziali difficoltà sarebbe decollato ed avrebbe iniziato a rendere

bene. In quel periodo (1989/1990) AC 1 ha conosciuto __________, che ha sposato nel 1991. Nel settembre 1992 è nata la loro prima figlia, morta però pochi

giorni dopo il parto. Il tragico evento ha nuociuto al rapporto tra i coniugi,

che in seguito si sono tuttavia riavvicinati e nell’ottobre del 1993 è nata la

loro seconda figlia, __________.

Nel 1991, a causa di conflitti a suo dire causati dalla moglie del fratello, l’imputato ha messo termine al sodalizio

professionale con il fratello e ha aperto un suo locale in un paese della Brianza,

locale che ha gestito per 4 anni. Nel 1995, su impulso della moglie, la coppia

ha deciso di vendere il locale e di trasferirsi nel Friuli, regione di origine

del suocero. La relazione coniugale ha però continuato a deteriorarsi, sino

alla separazione decisa di comune accordo. Stando alle parole dell’accusato, in

questo periodo il suo consumo di alcol sarebbe aumentato. Nel 1996 egli ha

lavorato a Cortina, dopo di che è venuto a lavorare per la prima volta in Svizzera,

a __________, dove è rimasto per 6 anni. In aula egli ha raccontato di essersi

trovato molto bene in Svizzera interna, dove era apprezzato e guadagnava bene,

tanto da poter inviare soldi alla moglie, con cui aveva mantenuto buoni

rapporti, per pagare i debiti gravanti l’abitazione della suocera. A partire

dal 2000 AC 1 si è riavvicinato affettivamente alla moglie, dalla quale nel 2003 ha avuto il figlio __________.

Nel 2003 l’accusato si è perciò trasferito in

Ticino, così da essere più vicino ai suoi cari. Egli ha accettato un impiego

presso il __________ di __________ ignorando che si trattasse di un night. Vi è

rimasto per 5- 6 mesi, lavorando anche ai __________ di __________, altro

locale notturno appartenente al medesimo proprietario. Insoddisfatto della

situazione, egli si è infine licenziato. Dopo un breve periodo di

disoccupazione, ha trovato un lavoro per alcuni mesi a __________ (GR). Per

circa un anno egli si è in seguito trovato in disoccupazione parziale,

percependo inoltre delle indennità per malattia, al 50%, stante la parziale

incapacità al lavoro per motivi di salute.

Il 1° febbraio 2004, accettando l’indicazione

fattagli dal collocatore, egli ha iniziato a lavorare a ________ al 50% presso

il Ristorante ________ di PC 1, pur risiedendo a _______, dove aveva affittato

una stanza presso la pensione __________, mentre che la moglie abitava in

Italia coi figli.

Interrogato sulla sua situazione finanziaria,

egli ha ammesso di aver attraversato dopo il trasferimento in Ticino un periodo

difficile dovuto alla precarietà della sua situazione lavorativa. Nell’estratto

dell’UEF figurano a suo carico due esecuzioni per complessivi 1'930.65 e un attestato

di carenza beni per fr. 55'694.10 (AI 25).

2. In aula

l’accusato ha spiegato di soffrire da anni di dolori cervicali e lombari. A

partire dal 2003 questi dolori si sarebbero acutizzati e gli avrebbero impedito

di mantenere gli stessi ritmi di lavoro del passato. Egli soffrirebbe pure di

insonnia. Per far fronte a questa situazione egli avrebbe iniziato a consumare

- in misura crescente- benzodiazepine, che egli acquistava in farmacia in

Italia senza controllo medico. L’accusato ha pure ammesso il proprio tabagismo,

mentre che avrebbe smesso di bere e sarebbe astemio dal 2001 grazie all’aiuto

degli __________.

3. AC 1 ha 3 precedenti penali per infrazioni alle norme della circolazione stradale, reati connessi con il

pregresso problema di alcolismo. Nell’estratto del casellario italiano figurano

infatti una condanna del 1995 a dieci giorni di arresto e ad una multa per

violazione al codice stradale, e una seconda condanna del 1999 a dieci giorni di arresto e ad una multa per guida in stato di ebbrezza (doc. TPC 3). Anche in

Svizzera egli è stato condannato, l’8 febbraio 2001, a 15 giorni di detenzione sospesi e ad una multa per guida in stato di ebrietà (doc. TPC 2).

Al dibattimento il PP ha inoltre prodotto un

decreto di accusa a carico del AC 1 datato 14 settembre 2009 per furto di lieve

entità commesso il 3 agosto 2009 (doc. dib. 5), per il che la sanzione di cui

all’odierno dibattimento è aggiuntiva a tale pena.

4. L’accusato

non risulta avere chiesto aiuto a psicologi o psicoterapeuti prima del suo

arrivo in Ticino nel 2003. Non vi è pertanto certezza di una sua storia

psichiatrica pregressa, se non per il fatto che egli sin dagli anni ’80 ha

avuto problemi di etilismo, circostanza da cui si può dedurre l’esistenza di

una situazione di disagio interiore. La documentazione agli atti attesta

nondimeno l’insorgenza di un episodio depressivo con ideazioni suicidali tale

da giustificare il ricovero dell’accusato presso l’Ospedale __________ dall’8

luglio al 5 agosto 2004 (AI 35). Esprimendosi al riguardo, il perito

giudiziario dott. _______ ha affermato “probabilmente questo episodio non

era il primo ed è possibile che il periziato abbia avuto nel passato diversi

episodi depressivi, in particolare nel periodo in cui abusava d’alcol

(1988-1997)” (AI 114, pag. 26). Significativo è anche l’accertato abuso di

benzodiazepine che di fatto, con le medesime finalità, sembra avere sostituito per

il prevenuto quello di alcol. Il disagio retrostante sembra perciò essere rimasto

immutato, mentre che è cambiata solo la modalità adottata per contrastarlo.

L’accusato nella fase predibattimentale AC 1 è

stato sottoposto a perizia psichiatrica volta ad accertarne l’eventuale riduzione

dell’imputabilità (AI 114). Secondo il perito l’accusato soffre di un disturbo

antisociale di personalità a cui si aggiunge una sintomatologia depressiva

(pag. 25 e 26), ed inoltre egli tende ad abusare di sostanze psicoattive. In

relazione ai fatti del 23/24 settembre 2004 il perito ha riconosciuto al AC 1

una scemata imputabilità di grado lieve (pag. 27).

5. La notte

del 24 settembre 2004 vari cittadini hanno allarmato la Centrale operativa

della Polizia Cantonale per segnalare una violenta lite tra due uomini a ________

nei pressi del Ristorante ________. La pattuglia della polizia è giunta sul

posto quando uno dei protagonisti, identificato in PC 1, gerente del predetto ristorante,

era già stato soccorso e trasportato all’Ospedale di _________. L’altro contendente,

asseritamente AC 1, cuoco nel medesimo ristorante, si era nel frattempo

allontanato. Sul posto la polizia ha rinvenuto e sequestrato un coltello da

subacqueo sporco di sangue.

Verso le 02.00 gli inquirenti sono stati

informati che AC 1, anch’egli ferito, era stato soccorso ad __________ da

un’ambulanza e trasportato all’Ospedale __________ di _________.

I due uomini presentavano ferite piuttosto serie:

PC 1 aveva un profondo taglio al collo e uno alla schiena oltre a ferite da

taglio alle mani mentre che AC 1 aveva un polmone bucato, una ferita

superficiale all’addome e un’escoriazione sul dorso della mano destra (cfr. le cartelle

mediche AI 26 e 26a).

Interrogati in Ospedale, i due hanno fornito

versioni tra loro discordanti.

Secondo PC 1, egli dopo avere chiuso il

ristorante si sarebbe seduto nel proprio autoveicolo per far ritorno a casa, ma

in quel frangente, prima di chiudere la portiera il AC 1 lo avrebbe ferito con

un coltello alla gola. Lui sarebbe riuscito a fuggire, ma il AC 1 lo avrebbe

inseguito e nuovamente colpito. Nella colluttazione egli sarebbe riuscito a

disarmare l’aggressore e ad impossessarsi del coltello, con il quale avrebbe poi

tentato di difendersi. Le sue grida di aiuto sarebbero state sentite dagli

abitanti del quartiere, che avrebbero quindi chiamato i soccorsi.

AC 1 ha per sua parte raccontato una storia ben

diversa. Egli ha ammesso di essersi nascosto nel parcheggio per attendere il

datore di lavoro, ma si sarebbe limitato a spingerlo contro il veicolo. Sarebbe

quindi stato il PC 1 a colpirlo per primo con il coltello che teneva

nell’automobile. Egli sarebbe però riuscito a disarmare l’avversario, e nella

colluttazione lo avrebbe a sua volta colpito. AC 1 ha in seguito costantemente mantenuto la tesi secondo cui il coltello l’avrebbe avuto il PC 1,

modificando però le sue dichiarazioni circa la dinamica della colluttazione.

6. Ben presto

l’orientamento degli inquirenti è stato quello per cui il AC 1 era l’unico

possibile autore di reato e pertanto l’inchiesta si è sviluppata in questa

direzione. Pochi giorni dopo i fatti il prevenuto è però stato ricoverato per

ragioni psichiche presso la Clinica __________, senza perciò essere arrestato. L’inchiesta

è proceduta a rilento. La perizia psichiatrica (AI 114) è stata allestita solo

nel marzo 2008 e l’accusa principale di tentato omicidio intenzionale è stata

formulato solo nell’ottobre 2008 (AI 123). L’inchiesta è quindi stata chiusa il

23 dicembre 2008, ad oltre 4 anni dai fatti. Con atto d’accusa del 12 maggio 2009

il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 i reati di tentato omicidio

intenzionale e di lesioni semplici aggravate, oltre a quelli di ripetuto furto,

ripetuto danneggiamento e violazione di domicilio, che egli avrebbe commesso in

altre circostanze.

7. L’imputato

dopo i fatti del 24 settembre 2004 ha subito vari e prolungati ricoveri presso

strutture ospedaliere e psichiatriche. Dagli atti risulta che dal 24 al 29

settembre egli è dapprima stato degente presso l’Ospedale di _________ per farsi

curare le ferite riportate nella colluttazione con PC 1 (AI 6). Accertata, nel

corso di un consulto psichiatrico, la presenza di una sindrome depressiva, egli

quindi stato trasferito presso la Clinica __________, dove è rimasto sino al 6

dicembre 2004 (AI 8). Il 6 dicembre 2004 AC 1 è stato arrestato per avere commesso, la notte del 4-5 dicembre, un furto a _______, ma il provvedimento non è

stato confermato dal GIAR, motivo per cui egli è stato scarcerato il 7

dicembre. Dal 7 all’11 dicembre 2004 AC 1 è stato provvisoriamente ricoverato all’Ospedale

__________, e il giorno successivo è stato ricondotto alla Clinica __________,

dove è rimasto degente sino al 26 marzo 2005 (AI 57, certificato di

quell’istituto, secondo cui AC 1 sarebbe “significativamente migliorato”).

Nell’aprile 2005AC 1 si è spontaneamente segnalato al Servizio psico-sociale per

essere debitamente seguito (AI 77), ma a causa del suo stato depressivo egli il

15 maggio 2005 è stato ricoverato presso la Clinica psichiatrica di __________

per “grave stato depressivo con ideazione suicidale”. Dimesso una prima

volta l’8 giugno 2005, egli è stato nuovamente ricoverato per il riacutizzarsi

della depressione il 17 giugno 2005 ed è quindi rimasto degente presso predetta

Clinica ancora sino al 7 luglio 2005 siccome affetto da “crisi depressiva”.

Il 13 luglio 2005 AC 1 ha presentato una domanda di prestazioni AI, parzialmente accolta nel senso che gli è stato

riconosciuto un grado d’invalidità del 62% con diritto a ¾ di rendita a partire

dal 1° luglio 2006 (AI 114, pag. 9 e segg.).

Invitato dal PP ad esprimere un giudizio sullo

stato del paziente, il 30 gennaio 2007 il Servizio psico-sociale l’ha

dichiarato “considerevolmente migliorato” grazie all’assunzione di

farmaci e al supporto psicologico e sociale (AI 101).

Il certificato medico 20 ottobre 2009 dello

stesso Servizio psico-sociale, versato in atti dalla difesa (doc. dib. 2),

dipinge un quadro meno positivo e riferisce del riacutizzarsi della patologia

di base a causa di vari fattori concomitanti quali lo stress per il processo, i

problemi fisici (attestati da un certificato medico del 25 ottobre 2009, doc.

dib. 1) e le tensioni familiari.

Interrogato dal Presidente della Corte sulla sua

situazione attuale, AC 1 ha dichiarato di lavorare a tempo parziale (al 38%)

come cuoco presso __________, impiego che è riuscito a trovare grazie

all’interessamento dell’Associazione __________ __________ e all’Ufficio di collocamento.

A suo dire egli svolgerebbe inoltre del volontariato aiutando delle persone

anziane e fungendo da supporto per gli alcolisti anonimi.

L’imputato vive da solo a __________, in un

monolocale e afferma di non avere più alcun contatto con la moglie - che non

avrebbe creduto alla sua storia e si sarebbe allontanata da lui - ma di sentire

regolarmente per telefono i figli e di avere riallacciato un legame d’amicizia

con la sua ex compagna brasiliana.

8. PC 1,

profondamente turbato dai fatti del 24 settembre 2004, è rimasto inabile al

lavoro al 100% per molto tempo, tanto che egli il 2 novembre 2005 ha presentato richiesta di prestazioni AI. La richiesta è stata accolta, ragione per cui egli è

stato posto a beneficio di una rendita di invalidità totale a far tempo dal 24

settembre 2004, poi commutata in una rendita parziale a partire dal 1° aprile 2006

(AI 90). Sin dal 28 settembre 2004 il PC 1 è stato seguito dal Servizio

psico-sociale, che nell’imminenza del dibattimento ha rilasciato una

dichiarazione (doc. dib. 4) facente fede di una situazione ampiamente

compromessa, in cui la sofferenza psichica è ancora importante, la capacità

lavorativa ridotta e difficilmente ripristinabile, anche a causa

dell’intervenuto declino della salute fisica. La prognosi psichiatrica per il

futuro è difficile.

9. La Corte,

prima di chinarsi sugli eventi del 24 settembre 2004, ha ricostruito ed accertato i fatti significativi dei mesi precedenti, a partire dal 1°

febbraio 2004, data in cui l’imputato ha iniziato a lavorare come cuoco a tempo

parziale per il PC 1 presso il ristorante ________ di ________, più esattamente

(di regola) al mattino, dalle ore 8 alle ore 14:00 circa, siccome gli incombeva

di preparare il pranzo, mentre che la sera cucinava la moglie del PC 1.

10. La Corte ha

voluto in particolare accertare la natura del rapporto intercorso tra

l’accusato e il PC 1, alla ricerca di una possibile chiave di lettura per i

fatti in discussione.

10.1. Non è

controverso che l’imputato ha vissuto questo rapporto come molto conflittuale.

Di questo suo sentire egli ha dato atto in primo

luogo in occasione dei verbali di interrogatorio. Sentito il 12 ottobre 2004,

egli ha dichiarato che (all. 12 RPG, pag. 6) “devo dire che con il padrone PC

1 il rapporto di impiego non era molto sereno. Lui aveva sempre qualcosa da

ridire malgrado non capisse nulla del mestiere di cuoco”, e dello stesso

tenore sono le affermazioni fatte diannzi al PP (AI 18, verbale PP 29 dicembre

2004, pag. 3e 4):

Sin dal momento in cui ho iniziato a lavorare

presso il Ristorante ________ di ________, a partire dal terzo giorno di

lavoro, ho avuto dei problemi con PC 1. Dopo tre giorni tranquilli è diventato

“come un comandante con la frusta”. Lui arrivava al ristorante e gridava con

tutti ed aveva un comportamento che non potevo accettare. Trattava male tutti e

inoltre aveva un comportamento lunatico e scorretto anche nei confronti della

cameriera.”

(...)

“con PC 1 ho avuto dei litigi e lui alzava la voce con me. Non siamo mai venuto

alle mani”

Di questo rapporto conflittuale (quantomeno dal

punto di vista del AC 1) riferisce anche il perito dott. _______ esaminando alcuni

estratti dal diario dell’accusato (AI 114, pag. 18 e 19):

Il rapporto con PC 1 appare conflittuale sin

dall’inizio. Il rapporto di lavoro ufficialmente sarebbe iniziato nel mese di

febbraio ma dal diario si rileva che nel mese di gennaio il periziato lavorava

già a ________. In data 21.1.2004 egli annota: “sono tre giorni e ho capito non

é ambiente x me da 4 ore ne faccio 10 – poi vedo se trovo base _______? - loro

saranno bravi ma non capiscono un tubo - mi dice lui che prima dalle 10 alle 12

facevano tutto – come si fa a fare un arrosto un brasato? In due ore x poi

servire 40 persone in 25 minuti – spero che stiano tutti bene. Il 23.1.2004

egli annota: “PC 1 non mi paga al serata”.

II 4.2. annota: "sono alti e bassi tremendi - questo mi preoccupa", e

l' 11.2.04: "sono troppo depresso", II giorno dopo: "lavoro da

non ricordare", II 24.2. annota che ha acquistato tre scatole di Euipnos e

poi "sono stanco e stufo di questo posto, non li sopporto più non so chi è

più; ignorante tra loro", L' 1.3.04 annota: "Lavoro mi dà 1250 dice

50 di mancia stronzo ho lavorato 5 giorni interi fa finta di niente poi mi da

ancora 300 Fr. Fa il furbo-?". Successivamente denominerà il datore di

lavoro quale animale, deficiente, ignorante (11.3, 15.3, 17.3), pezzente

(22.3.) e più tardi anche Saddam (21.6). Dalle annotazioni nel mese di marzo si

può concludere che egli facesse molta fatica e che presentasse un importante

malessere al quale cercava di resistere assumendo le pastiglie che acquistava

senza ricetta medica. Inoltre, egli lavorava saltuariamente per un conoscente

di __________ (?)”

Anche in aula AC 1 ha ribadito le sue dichiarazioni e ha descritto il PC 1 come un uomo egoista e sfruttatore. Stando

alle parole dell’imputato, questi pur non capendo nulla di cucina voleva sempre

avere l’ultima parola e interferiva nel suo lavoro di cuoco.

10.2. Del tutto

diversa la percezione del rapporto interpersonale avuta dal PC 1, per il quale

si trattava di un rapporto normale e senza particolari problemi (verbale 13

ottobre 2004, all. 4 RPG, pag. 2 e 3):

R06. Non abbiamo mai avuto dei problemi

particolari, delle liti, o delle tensioni. Talvolta v'erano delle osservazioni

al suo indirizzo riguardanti il suo operato, ad esempio perché magari non

preparava i piatti da servire in modo uguale (come quantitativo); oppure perché

fumava in cucina. Questi episodi, saltuari, non avevano un seguito. Anche con i

miei tre figli aveva un buon rapporto. Ricordo che era sua intenzione portare

mio figlio __________ a __________ per assistere ad una partita di calcio.

Qualitativamente poteva essere un bravo cuoco, come esperienza, ma forse un po'

sprecone, il che comportava qualche osservazione sia da parte mia e sia da

parte di mia moglie. II tutto veniva però tollerato.

D07. Ora che sono passati diversi giorni dai fatti lei ha un'idea sui motivi

dell' aggressione?

R07. Non ravvedo dei motivi seri e gravi tali da innescare in AC 1 una simile

violenza nei miei confronti. Le uniche due contrarietà che potrebbero averlo

disturbato é che quando mi ha chiesto l'ultimo acconto di CHF 200.--, il

15.09.2004, gli ho detto di non più richiederne sino alla fine del mese

cosicché avrebbe ricevuto almeno qualcosa. La seconda che abbia pensato male di

me a seguito del controllo eseguito dalla cassa malati.”

affermazioni sostanzialmente ribadite davanti al

PP (AI 29, verbale PP 26 gennaio 2005, pag. 1):

Dall'inizio del rapporto di lavoro con AC 1 i

nostri rapporti sono sempre stati normali e cordiali. Durante il lavoro

capitava che gli facessi delle osservazioni, ad esempio perché fumava in cucina

o perché sbagliava a preparare un piatto, ma erano discussioni normali. Non

abbiamo mai avuto litigi. Non ci siamo mai insultati. Lui si e sempre

comportato in modo normale ed eravamo in rapporti di rispetto reciproco.

Lavorava al 50%, in genere dalle ore 09.30 alle ore 13.30. Alla sera non

lavorava perché era mia moglie che si occupava della cucina. E' capitato che

alcune volte l'abbia fatto lavorare per delle cene o per delle feste, ma con il

suo accordo. Gli avevo pure messo a disposizione una camera, per evitagli le

quotidiane trasferte da _______ a ________”

10.3. Gli

osservatori esterni non hanno evidenziato la presenza di particolari tensioni

visibili tra i due.

Secondo la moglie del PC 1 il rapporto tra i due

sarebbe stato normale, sia pure con qualche screzio, a suo avviso di poco conto

(verbale 13 ottobre 2004, all. 22 RPG, pag. 1 e 2):

...A litigare o ad avere dei battibecco non li

ho mai visti o sentiti. Vi era talvolta qualche piccola incomprensione perché

capitava ad esempio che il AC 1 non si ricordava il menu, o parte di esso, che

era stato deciso il giorno precedente siccome non lo scriveva. Ripeto che come

cuoco AC 1 era in gamba. (...) Gli screzi che c'erano erano delle sciocchezze

giornaliere in particolare nel momento in cui io dovevo servire i piatti.

Capitava infatti che il AC 1 non preparava i piatti in modo equo per cui a me

disturbava il dover servire dei piatti differenti a persone di un medesimo

tavolo. Per questo talvolta reclamavo direttamente con mio marito che talvolta

rimproverava il cuoco ed altre volte ero io a gridare contro mio marito perché

non reagiva in tal senso. Con il AC 1 alcune volte avevo anche delle

controversie perché volevo che lui rispettasse il costo del piatto rispetto al

prezzo richiesto al cliente. Talvolta AC 1 era anche un po' sprecone in

particolare perché cucinava molte cose in anticipo, il giorno prima, ed anche

questa mi infastidiva perché non mi andava di servire cose riscaldate. Anche

questo delle rimostranze da parte di mio marito nei confronti di AC 1 ma erano

cose che duravano 2 minuti e poi tutto era tranquillo come prima.”

__________, cameriera presso il ristorante ________

licenziata in tronco per assenza ingiustificata (e quindi teste teoricamente

più ostile al PC 1 che al AC 1), ha descritto il PC 1 come persona dal

carattere autoritario e dispotico, ma interrogata sul rapporto tra il datore e

il cuoco ha affermato di non averli mai visti litigare (verbale 18 ottobre 2004,

all. 25 RPG, pag. 1 e 2).

__________, cliente abituale dell’esercizio

pubblico, ha dichiarato di non aver “mai assistito a delle discussioni fra

il gerente e il cuoco” (verbale 5 marzo 2005, all. 26 RPG, pag. 1), così

come __________, donna delle pulizie e aiuto cucina presso il ________, ha

affermato che (verbale 18 ottobre 2004, all. 33 RPG, pag. 2 e 3):

Non ho mai notato attriti fra il cuoco AC 1 ed

il gerente PC 1, non li ho mai visti litigare. L’PC 1 molte volte gli faceva

delle osservazioni che il AC 1 non accettava. Ad esempio poteva capitare che l’PC

1 reclamava perché il AC 1 faceva dei piatti, a dire dell’PC 1 troppo

abbondanti, oppure perché per due giorni consecutivi il AC 1 aveva fatto il

medesimo sugo, e quindi c’erano delle controversie, un attimo di muso, ma la

cosa non degenerava in lite. Erano degli screzi del momento solo riguardanti il

modo di lavorare”

Da queste dichiarazioni convergenti la Corte ha

concluso che AC 1 può avere percepito il rapporto col padrone come difficile,

ma che oggettivamente esso in realtà non era particolarmente problematico o

conflittuale.

11. In questa

situazione, in cui l’attitudine dell’accusato è stata sin quasi dall’inizio

negativa, il rapporto di lavoro è proseguito sino ad inizio aprile 2004, quando

AC 1 è stato assente per 15 giorni per aver battuto una spalla cadendo dalle

scale. Dopo essersi rimesso, egli ha lavorato sino all’8 luglio, quando è stato

ricoverato dal medico curante presso l’Ospedale __________ per motivi

psichiatrici, in specie per depressione e idee suicidali, rimanendovi sino al 5

agosto.

Come confermato dai diretti interessati, AC 1 non

ha mai informato il suo datore di lavoro delle vere ragioni del suo ricovero,

ma si è limitato a dirgli di essere ammalato e di dovere fare della

fisioterapia (verbale PP PC 1 26 gennaio 2005, AI 29 pag. 2).

Lo stato psichico turbato dell’imputato traspare

anche dalle annotazioni che egli in quel periodo ha fatto nel suo diario. Al

riguardo il perito dott. _______ si è così espresso (perizia AI 114 pag. 19):

Le successive annotazioni fino all'inizio luglio

diventano progressivamente più confuse e disordinate, cariche di preoccupazioni

finanziarie e vari insulti all'indirizzo del datore di lavoro. Se prima

esprimeva qualche idea di morte, all'inizio del mese di luglio formula anche il

piano suicidale che confida alla Dr.ssa __________ e così sarà ricoverato a __________

(8.7.04) dove gia nei primi giorni troverà un sollievo, si sentirà curato bene

ed esprimerà la sua gratitudine a tutto il personale poiché gli sembrerà di

essere in una famiglia. Ma lo spettro di “quella bestia di Saddam” gli torna in

forma di incubi. Nonostante le cure ricevute, prenderà di nascosto le sue

pastiglie, incapace di sopportare il manco. Riuscirà di nascosto a recarsi

oltre confine e acquistare le pastiglie. Viene dimesso il 5.8.04.E’’ da

segnalare che le annotazioni dei due giorni seguenti sono molto caotiche. Sono

i giorni che coincidono con il furto a ________. La sera del 6 agosto annota

che ha assunto sette pastiglie e il giorno seguente ancora riflette se farla

finita o meno, ma si domanda che cosa faranno i bimbi e annota che un padre

suicida non é il massimo.”

12. La notte del

6 agosto 2004, ovvero il giorno successivo la dimissione del AC 1 dall’Ospedale

di __________, il ristorante ________ è stato teatro di un furto con scasso.

L’autore è penetrato nel locale rompendo il vetro

di una finestra e ha quindi disattivato (rompendola) la centralina del sistema d’allarme.

Ha poi scassinato il distributore automatico di sigarette, la cassa del lotto e

quella dei biglietti della lotteria Swisslos, il tutto per un valore dichiarato

di circa fr 800.-. (all. 17 RPG).

La Polizia scientifica ha rilevato 5 impronte

papillari sulla parte esterna della finestra infranta dall’autore del furto,

tra cui l’impronta palmare dell’intera mano destra. Le impronte, a quel momento

di persona ignota, il 26 dicembre 2004 sono state attribuite all’accusato (all.

18 RPG).

Inoltre, nel ristorante è stata rinvenuta una

bottiglia d’acqua minerale aperta da cui è stato estratto un profilo misto DNA

anch’esso molto probabilmente riconducibile in parte al prevenuto (AI 19).

AC 1 ha negato di essere l’autore del furto (AI

18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 2):

...dichiaro che non c’entro nulla con questo

furto. Non l’ho commesso io. Se c’erano le mie impronte sul vetro della

finestra è perché aprivo abitualmente le finestre del ristorante. Dopo aver

tolto le tende aprivo la finestra e spingevo appoggiando le mani anche sul

vetro, all’esterno. Abitualmente aprivo le finestre della cucina e anche quelle

della saletta.”

In un successivo verbale dinanzi al PP egli ha

inoltre precisato di aver trascorso quei giorni in Friuli (AI 54, verbale 15

giugno 2005, pag. 2).

In aula l’imputato ha ribadito la sua estraneità

ai fatti. Contestategli le annotazioni nel suo diario che proverebbero la sua

presenza in Ticino (AI 63, cfr. le annotazioni dal 6 all’8 agosto 2004), egli

ha ammesso di non essere stato in Friuli ma di aver avuto unicamente

l’intenzione di andarci. A causa dei dolori egli si sarebbe però fermato dal

fratello a __________ (verbale dibattimentale, pag. 4).

E’ indubbio che vari indizi convergenti indicano

l’accusato quale verosimile autore di questo reato, ciò nondimeno la Corte ha

ritenuto questa imputazione non provata con la necessaria certezza e in virtù

del principio “in dubio pro reo”, pur ritenendo preponderante la possibilità

che egli sia l’autore, lo ha prosciolto dall’imputazione di furto (punto 3.1

AA) e da quelle correlate di danneggiamento (punto 4.1 AA) e violazione di

domicilio (punto 5 AA).

La Corte, pur ritenuti i pesanti indizi, ha

mantenuto un residuo margine di dubbio proprio a causa di un’annotazione nel

diario dell’autore, valutata come spontanea e sincera, oltre che per il motivo

che parrebbe strano che AC 1, dopo un mese di degenza per depressione dal quale

dichiarava di avere tratto giovamento, nelle sue migliorate condizioni si sia

immediatamente precipitato a consumare un furto in danno del datore di lavoro,

e questo nonostante le difficoltà economiche di quel momento, attestate dal

fatto che proprio in quei giorni gli era stato notificato per la prima volta un

precetto esecutivo. In effetti, lunedì 23 agosto 2004 il ristorante ha riaperto

dopo le ferie estive e il prevenuto è ritornato al lavoro dopo un mese e mezzo

di assenza.

La sua affermazione di avere appreso solo a quel

momento dell’avvenuto furto collima con quanto annotato dal prevenuto nel suo

diario. Proprio in corrispondenza del giorno 23 agosto AC 1 ha fatto menzione che:

Oggi si apre. Lavoro. Preparo poi viene fuori

che sono entrati i ladri al ________ ma non hanno rubato. Forse erano ragazzini

o povera gente. (...) Certo che PC 1 si è fatto molti nemici a ________.

Nessuno lo sopporta. La gente va per la moglie che è brava”:

La Corte ha considerato spontanee queste

riflessioni, fatte quando egli non era ancora sospettato del furto, e

soprattutto quando egli non poteva ancora presagire i fatti del 24 settembre

2004, come pure la circostanza per cui il diario sarebbe finito in mano agli

inquirenti.

Per questo motivo, La Corte ha quanto meno

maturato il dubbio della non colpevolezza dell’accusato, prosciogliendolo di

conseguenza dalle relative imputazioni.

13. Il 23 agosto

2004 l’imputato è tornato al lavoro dopo il mese di ricovero e le ferie

dell’esercizio pubblico. Le annotazioni sul diario relative ai primi giorni di

lavoro sembrano normali, ma ben presto il disagio dell’imputato è riaffiorato

in modo tangibile.

Assai eloquenti le annotazioni del 27 agosto:

E’ tutta la vita che lotto. Ora sono stanco. Ero

sull’orlo del suicidio. Ma ora la mia fissazione è una. Combattere in ogni modo

gli egoisti e pezzi di merda che hanno e non danno. Questi meritano solo m. una

cosa (…) è ora che provi a provocare ”

In aula AC 1 ha precisato che di avere precisato che “m.” significa “morire”, ma che la frase sarebbe stata rivolta nei

suoi confronti e non nei confronti di terzi (verbale dibattimentale, pag. 5).

La prima spiegazione non fa che confermare l’istintiva deduzione scaturente dal

testo della frase, mentre che l’affermazione di avere riferito a se stesso il

rimprovero (con annesso epiteto) di essere un egoista “che ha e non dà” è del

tutto incredibile, ed è inoltre in oggettivo contrasto con la sua difficile

situazione economica dell’epoca.

La Corte ha perciò correttamente recepito

l’auspicio di morte formulato dal AC 1 nei confronti di innominate terze

persone unitamente all’intento di combatterle.

I propositi bellicosi stati ribaditi nel diario

il giorno successivo, 28 agosto:

I mie pensieri sono fissi su come reagire e lo

faro. Ormai ho deciso di combattere e lo farò a scopo di bene. Che Dio mi

perdoni”

Il malessere di AC 1, questa volta

autodistruttivo e senza esternazione di propositi di violenza contro terzi,

perdura anche nei giorni successivi. Il 1° settembre scrive ”Un disastro.

Sono un deficiente (…) mi sento un verme. In questi momenti vorrei morire”,

il 2 settembre annota “Mi sento una merda (…) Sono sempre più depresso.

Grazie a chi?” e il 3 settembre segna “Sono cosi distrutto che mi chiedo

cosa ci faccio in questo mondo. A 50 anni mi trovo rovinato dagli altri”.

14. Il 7

settembre 2004 l’accusato ha chiesto a PC 1 di essere licenziato e di

continuare a lavorare per lui in nero, così da potere cumulare l’indennità di

disoccupazione con il salario percepito sottobanco.

La moglie di PC 1 ha così raccontato l’episodio, da lei (erroneamente) situato al 13 settembre (verbale 29 settembre 2004,

all. 19 RPG, pag. 3):

...lunedì 13 settembre, mentre io e mio marito

stavamo pranzando, AC 1 si era seduto ad un tavolo mettendo fuori diverse

carte. Rivolgendosi a noi ha detto che aveva bisogno di un favore: in pratica

chiedeva se lo potevamo licenziare. Per prima io gli ho risposto di no, che se

non stava bene da noi poteva dare lui la disdetta che non gli avremmo fatto

problemi, che avremmo cercato qualcun altro. Lui ha specificato che avrebbe

continuato a lavorare per noi in nero e così avrebbe potuto percepire la

disoccupazione totale per poter regolare i suoi debiti. Mio marito sapeva che

aveva dei precetti esecutivi perché tra di loro parlavano tanto e non c'erano

mai stati problemi di sorta. Posso dire che lui come cuoco era veramente in

gamba e lavorava. Sia io che mio marito abbiamo subito risposto che non eravamo

d'accordo e che volevamo continuare a lavorare in regola ed onestamente. AC 1 ha replicato dicendo che aveva dei problemi.”

L’imputato, ancora in aula, ha sempre contestato la

circostanza, ma egli sul tema è smentito dal suo stesso diario. Nello spazio

del giorno 7 settembre 2004 (elemento di giudizio preferibile al ricordo della

signoraPC 1) l’accusato ha infatti annotato “Parlo con PC 1 x andare via. Mi

dice no che comunque deve avere un numero di impiegati in base al fatturato”.

Invitato dal Presidente a spiegare il senso di questa frase, AC 1 ha dichiarato che voleva semplicemente andarsene da quel posto. La Corte non gli ha creduto nemmeno

per un istante, vista l’incongruenza della spiegazione. Se egli avesse infatti

unicamente comunicato alPC 1 l’intento di abbandonare il posto sarebbe del

tutto incomprensibile la sua risposta relativa all’esigenza di giustificare il

fatturato con un certo numero di posti di lavoro. PC 1 avrebbe infatti in tale

ipotesi semplicemente provveduto alla sostituzione di un dipendente in regola (AC

1) con un altro dipendente in regola. La risposta di PC 1 ha invece senso solamente nel contesto della conversazione riferita dalla moglie, ovvero per

spiegare la risposta negativa alla domanda di licenziamento fittizio,

situazione in cui contabilmente il fatturato sarebbe rimasto costante (perché

l’accusato avrebbe continuato nel proprio lavoro), ma la spesa per il personale

sarebbe diminuita, venendo meno il salario dell’accusato.

15. In quei

giorni l’accusato era alla ricerca di un altro impiego, come traspare dalle

iscrizioni nel diario del 9 e 11 settembre, in cui fa riferimento ad un

possibile posto a __________, e del 12 settembre in cui accenna ad un impiego a

__________. Queste trattative non sono però andate a buon fine.

16. Nei giorni

compresi tra il 13 e il 15 settembre 2004 l’accusato, in manifeste difficoltà

economiche, ha chiesto a più riprese al datore degli acconti sul suo salario.

Secondo il diario, il 13 settembre gli sarebbero

stati dati fr. 300.-:

Acc. 300. Non me ne dà 500. Mi servono. Mi risponde anche a me. Me li dà il 15. Poi non ne vuole sapere. (...) Poi questo

animale mi fa sentire una merda. Non ce la faccio più”.

Il 15 settembre AC 1 si è recato dal medico e ha

ottenuto un certificato di inabilità al lavoro.

Il giorno successivo ha informato il datore che

non sarebbe andato lavorare in quanto ammalato.

Su questi avvenimenti così ha deposto la signora

_________ (verbale 29 settembre 2004, all. 19 RPG, pag. 3 e 4):

Il giorno seguente, martedì 14 ha chiesto un ennesimo anticipo a mio marito, ottenendo fr. 300.- Mio marito gli ha fatto

osservare che aveva già ricevuto più dello stipendio pattuito. Nuovamente il

giorno successivo, mercoledì 15 nuovamente ha chiesto soldi a mio marito che

dandogli ancora fr 200.-, anche se ne voleva di più, gli ha espressamente detto

che quelli erano veramente gli ultimi. L’indomani, giovedì 16 settembre, AC 1 ha telefonato (ho risposto io) dicendo che non poteva venire a lavorare perché aveva delle coliche.

Da li via non si è più fatto né vedere né sentire. Lunedì 20 settembre è

arrivato per posta un certificato medico che lo dava assente per malattia al

100%”.

17. PC1, innegabilmente

infastidito da questa nuova assenza del suo dipendente, ha contattato la cassa malati

invitandola ad effettuare una verifica. Il 22 settembre __________, ispettore

presso la __________, si è recato a _______ alla pensione __________, senza

però trovare l’accusato che era andato all’Ufficio di collocamento per cercare

un lavoro. __________ ha perciò lasciato un biglietto chiedendo di essere

richiamato, ciò che AC 1 ha fatto il giorno successivo. Nel pomeriggio del 23

settembre i due si sono incontrati a _______, e AC 1 ha esposto i suoi problemi di salute e di vita. __________ ha in seguito descritto il AC 1 come una

persona depressa (verbale 30 settembre 2004, all. 24 RPG, pag. 1) e in una

comunicazione interna ad una collega ha pure accennato ad un molto probabile nuovo

ricovero del AC 1 entro la fine del mese di settembre, con implicito riferimento

alla causale della precedente degenza, ovvero l’esaurimento nervoso (cfr. allegato

ad all. 24 RPG).

18. Anche se

l’ispettore ha dimostrato comprensione per la sua difficile situazione, l’imputato

si è offeso e molto irritato per il controllo, che aveva intuito essere stato

chiesto dal PC 1, al punto da scatenare in lui il desiderio di ritorsione.

Questa la dichiarazione resa a caldo dal

prevenuto (verbale AC 1 24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2):

Questo controllo io l’ho vissuto male e sono

rimasto male; non me l’aspettavo proprio perché ritengo che per PC 1, pur

lavorando al 50% avevo fatto molto oltre al dovuto. L’ispettore non mi ha

contestato alcuna irregolarità da parte mia, anzi mi ha esortato ad inoltrare

le dimissioni ritenendo non idoneo per al mai situazione quel posto di lavoro.

Il colloquio è terminato verso le 1600, dopo di cui sono rimasto da solo a

pensare alla mai situazione. Verso le ore 2200, con la mia Citroen Xantia

targata _______.. sono andato a fare un giro a __________. Poi, sapendo che PC

1 chiudeva tardi, ho pensato di andare a trovarlo per dirgli che era una

carogna, che si era comportato da carogna avendomi mandato il controllo della

cassa malati di cui non ne avevo capito il motivo. Durante il tragitto fra __________

e ________ mi sono ricordato di avere in macchina un pezzo di tubo di ferro per

l’acqua di circa 40 cm. Ed ho pensato di usarlo per dare una legnata al PC 1

alle ginocchia.”

Versione poi ribadita - con l’aggiunta della

telefonata che egli avrebbe fatto al PC 1 - nel verbale dinanzi al PP del 29

dicembre 2004 (AI 18, pag. 4 e 5):

Dopo il colloquio con l’ispettore ho telefonato

ad PC 1 dicendogli che mi aveva fatto una carognata mandandomi l’ispettore. Gli

dicevo pure che avrebbe dovuto provare il dolore che provavo io in quel

momento, inteso con il dolore che provavo al collo. PC 1 non ha detto nulla ed

ha interrotto la comunicazione.

E’ vero che di questo colloquio telefonico non avevo mai parlato in precedenza,

perché è un particolare che mi è tornato alla mente solo successivamente, così

come altri particolari che menzionerò in seguito.”

Di questa telefonata, che stando alle parole del AC

1 avrebbe dovuto aver luogo tra le 17:00 e le 17:30, non vi è alcun riscontro, PC

1 nega di averla ricevuta e nei tabulati delle possibili utenze rilevanti

(specie quelle del PC 1, dove avrebbe dovuto risultare in entrata) essa non

risulta. L’accusato ha tentato di giustificarsi affermando che “E’ possibile

che io abbia fatto la telefonata da una cabina telefonica o utilizzando

un’altra utenza, che in quel momento avevo in uso.” (AI 54, verbale PP 15

giugno 2005, pag. 3). La Corte ha in definitiva ritenuto inesistente la

telefonata, ma la circostanza nulla muta nell’economia dei fatti, né nella

valutazione della colluttazione di quella notte.

Sempre nel verbale PP del 29 dicembre 2004 l’accusato

ha affermato che (pag. 4 e 5):

Dopo il colloquio con l’ispettore e dopo questa

telefonata ero agitato e mi sentivo ancora peggio di prima. Ho continuato a

prendere pastiglie che non dovevo. ADR che erano dei calmanti che di solito

prendevo di notte per dormire. Sono rimasto alla pensione e ho parlato con il

proprietario signor Poma e con la direttrice signora __________. Non ricordo il

cognome.

Verso le ore 21.30/21.45, ho deciso di uscire dalla pensione per andare a fare

un giro a _______ e restare un po’ da solo. Ho detto a __________ che andavo a

trovare un amico, senza precisare chi, e sono uscito anche se lui mi disse di

restare. La stessa cosa mi è stata detta anche da __________. Entrambi hanno

visto che ero agitato. Ho preso l’autovettura e ho imboccato la strada per __________.

Giunto a __________ ho percorso tutto il lungo lago fino a __________.

Al momento ho pensato che era giusto che PC 1 provasse anche lui dolore. Mi

sono ricordato che avevo un tubo di ferro nel baule dell’automobile e sono

partito per ________ con l’intenzione di picchiarglielo sulle gambe.

ADR non volevo colpirlo in alte parti del corpo, in particolare spalle e

braccia, per evitare di colpirlo in testa. Ero terrorizzato e pensavo solo di

poterlo colpire sulle gambe, magari all’altezza della rotula e poi scappare.

Anche se mi avesse denunciato non me ne fregava niente.

ADR che durante il tragitto da __________ a ________ ho preso dei medicamenti,

sempre gli stessi menzionati in precedenza. Questi si chiamano __________, che

acquistavo in Italia o qui in farmacia con ricetta italiana.

Sono arrivato a ________ verso le 23:00, viaggiando con calma, e ho

parcheggiato la mia auto nel parcheggio del Ristorante ________”

Il tubo in ferro menzionato dal AC 1 è

effettivamente stato rinvenuto sul luogo dell’aggressione (documentazione

fotografica in RPG, foto n. 3) ma, come meglio si dirà in seguito, esso non è

stato utilizzato.

AC 1 ha completato il racconto circa la fase che

ha preceduto lo scontro con PC 1 spiegando che (verbale PP citato, pag. 5):

Mi viene mostrata la fotografia n. 2 della

documentazione fotografica. Riconosco il ________ di ________. Dove vi è la

freccia gialla era parcheggiata l’auto di PC 1. La mia l’ho parcheggiata sul

retro del ________, a circa 10/12 metri a sinistra del furgone bianco che si

vede nella fotografia. Quella sera non c’era posteggiato quel furgone, ma

vicino alla mia vi era un furgoncino bianco e un’automobile. Sono subito sceso

dall’autovettura, mi sono avvicinato all’automobile di PC 1 e mi sono seduto su

un vaso da fiori che si trovava lì vicino. Guardavo con lo sguardo alla mai

sinistra la finestra della cucina per vedere quando si spegneva al luce.

Preciso che non ho guardato in continuazione quella finestra ma al tenevo

comunque sotto controllo per sapere quando PC 1 sarebbe uscito.”

Al dibattimento AC 1 ha dato atto di avere atteso il PC 1 nel parcheggio per circa un’ora prima che questi arrivasse.

19. Come si è

accennato (cfr. consid. 5), sulla dinamica della colluttazione le versioni dei due

contendenti divergono diametralmente, visto come ognuno accusi l’altro di avere

avuto il coltello e di avergli inferto il primo colpo. E’ pertanto

incontrovertibile che almeno uno dei due mente.

19.1. La

dichiarazione iniziale del AC 1, a poche ore dai fatti, è stata la seguente (verbale

24 settembre 2004, all. 11 RPG, pag. 2 e 3):

Ho visto che PC 1 ha spento tutto ed uscendo ha chiuso il ristorante. Indossava una camicia a maniche corte bianca e

pantaloni scuri. Aveva qualcosa in mano, mi sembra una borsetta o una scatola.

Quando stava per salire sulla sua auto, appena ha aperto la porta mi sono

avventato su di lui e l’ho spintonato alle spalle violentemente mandandolo a

sbattere contro l’auto, probabilmente già parzialmente nella parte interna. Il

posto in quel momento era rischiarato ma in penombra. Nel contempo gli ho

detto” .. __________, per quale motivo ti sei comportato così…” lui si è girato

e mi ha risposto, come al solito in caso di problemi, “.. AC 1, cosa vuoi che

me ne freghi..” In quel preciso istante ho sentito una fitta alla pancia, poi o

visto una lama che luccicava grazie alla luce interna della sua auto. Non so

veramente dire dove era questa lama, ossia se era in mano al PC 1 o posata da

qualche parte. Mi sono detto “…questo è pazzo! ..” Di riflesso ho afferrato

questa lama tanto che mi sono ferito alla mano destra. Ho quindi realizzato che

si trattava di un coltello, dentato tipo da sub – così mi è sembrato. Con

questo coltello a mia volta ho colpito il PC 1 in almeno un paio di posti. Poi lui è riuscito a sottrarmi il coltello e mi ha inferto una colpo al

polmone destro mentre eravamo ruzzolati a terra.”

Da questo primo racconto non risulta in modo

chiaro che lo scontro, della presumibile durata complessiva di pochissimi

minuti, è si iniziato presso la vettura del PC 1, ma si è poi svolto anche in

altri luoghi, portando le tracce di sangue sin nei pressi di un’aiuola sita

dall’altra parte della strada (RPG, documentazione fotografica, foto n. 5, 6,

7), e da lì ancora fino alla vetrina del Salone di parrucchiere __________ (foto

n. 10-21), posizione finale del PC 1, il tutto come visibile, per una visione

d’insieme, nella foto n. 1.

AC 1 fa invero menzione del fatto che essi sarebbero

“ruzzolati a terra”, il che sottintende che lo scontro non si è esaurito

all’interno, o parzialmente all’interno della vettura, ma il racconto, si

ripete, non è chiaro in proposito.

Il primo racconto di AC 1 è poi proseguito così

(verbale citato, pag. 3):

Ha tentato di colpirmi una seconda volta senza

riuscirci ed il coltello è finito in terra. Io l’ho ripreso e mentre lui stava

cercando di scappare urlando sono riuscito a colpirlo nuovamente, nella parte

alta del corpo dato che ricordo di aver visto la sua camicia bianca tutta rossa

di sangue. Alla vista del sangue sono andato in panico, mi sono ulteriormente

spaventato e mi sono augurato che non fosse successo niente di grave, senza

rendermi nemmeno conto della gravità delle mie ferite. Sono corso verso la mia

auto e ripassando davanti al PC 1 ho visto che era in piedi con due donne per

cui mi sono tranquillizzato. In effetti ero terrorizzato pensando che potevo

averlo ammazzato. Questo nonostante il fatto che in nessuna maniera era mia

intenzione ucciderlo, volevo solo dargli una lezione. Con la mai auto mi sono

diretto a sud con l’intenzione di imboccare l’autostrada ma per finire mi sono

ritrovato ad ________ dove sono stato soccorso. Mentre guidavo sono andato

ulteriormente in panico vedendo che perdevo tanto sangue e poi mi sono sentito

mancare le forze. Ero convinto di morire dissanguato. Quando sono crollato

dalle forse volevo chiamare soccorso ma il mio cellulare era scarico.”

Diversa è la versione raccontata al PP circa tre

mesi dopo (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 6 e 7):

Dopo che la ragazza se n'era andata e passata

l'autovettura e ho deciso di recuperare e mettermi il cappellino. Mentre mi

trovavo vicino alla mia autovettura intento a mettermi il cappello ho pensato

di mettermi dei guanti di lattice. Ho visto i guanti che si trovavano in una

busta sui sedile posteriore e ho pensato di mettermi tre o quattro paia di

guanti per poi colpire PC 1. Avevo deciso di non più colpire PC 1 con il tubo

ma unicamente a mani nude. Avevo pensato di dargli due pugni con tutta la forza

che avevo e poi scappare. Così avrei avuto un motivo valido per essere

licenziato.

ADR che l'avrei colpito al volto. Gli avrei sicuramente fatto male spaccandogli

il naso. Non penso che avrei avuto la peggio, perché sarei scappato subito

comunque.

ADR che nella mia automobile avevo effettivamente una busta contenente almeno

una decina di paia di guanti.

Prendo atto che questa busta non é stata ritrovata.

Preciso che essendo riuscito a mettermi solo un paio di guanti la busta l'ho

buttata all'interno del container che si trova dietro al ________.

Preciso che mi ero messo un primo guanto sulla mano sinistra e mi stava

infilando un altro guanto sulla mano destra. A quel momento mi sono accorto che

la luce all'interno del ristorante si era spenta, che PC 1 era già uscito e si

era avvicinato alla sua autovettura aprendo lo sportello anteriore sinistro

ADR che quando mi stavo infilando i guanti e mi sono accorto che PC 1 era

uscito mi trovavo vicino al container. Questo si trova vicino alla scalinata

che dà alla cucina, a circa due metri dal vaso di fiori sul quale mi ero

seduto.

ADR che ho visto PC 1 che aveva aperto la portiera e la luce lo ha illuminato.

L'ho visto di fianco, attraverso i finestrini della macchina. Lui non poteva

vedermi perché la luce era sopra di lui ed io ero al buio. Sono subito partito

di corsa dal container e ho raggiunto PC 1 alle spalle spingendolo con tutta la

forza all'interno dell'automobile. ADR che più o meno l'ho colpito all'altezza

delle spalle, con entrambe le mani.

ADR che ho deciso di non affrontarlo di fronte ma alle spalle per paura della

sua reazione. Mi avrebbe sicuramente colpito per primo, visto anche quello che

gli avevo detto al telefono e l'ora in cui mi presentavo. Io pensavo che dopo

averlo spinto all'interno dell'automobile si sarebbe rialzato e voltato verso

di me e a quel punto l'avrei colpito al volto.

Così non è stato. Lui si é girato e mi ha colpito con quello che ho poi visto

essere un coltello. Devo dire che non ho sentito le coltellate ma solo come

delle punture fatte da degli aghi.”

Nello stesso verbale egli ha poi precisato (pag.

7 e 8):

Dopo essere stato spinto all'interno

dell'automobile PC 1 é rimasto steso sui sedile per qualche secondo. Io sono indietreggiato

di un passo o forse due, aspettando che PC 1 si girasse verso di me per poi

colpirlo, ma così non é stato. PC 1 si é leggermente rialzato lentamente con il

busto fino a meta e poi di scatto si é rivolto verso di me colpendomi con il

coltello. II coltello lo impugnava con la mano destra e mi ha colpito di piatto

trasversalmente. Io non mi aspettavo assolutamente una reazione del genere.

Voglio precisare che PC 1 era steso all'interno dell'abitacolo con il busto sui

sedile del conducente, mentre le braccia e le mani erano stese sui sedile del

passeggero. Con il corpo copriva la parte del cambio. Mentre PC 1 era steso in

quella posizione ho visto un luccichio a poca distanza dalla sua mano destra.

Non so se era qualche cosa che impugnava o se era un oggetto appoggiato sui

sedile. A quel momento non ho capito che si trattava di un coltello. L'ho

capito solo in seguito, quando mi ha colpito al torace. Dopo che PC 1 mi ha colpito per due volte al torace io gli ho dato una gomitata e con il peso del mio corpo gli

sono andato contro, spintonandolo all'interno dell'autovettura. PC 1 é caduto

nuovamente sulla pancia sul sedile del conducente. Io gli sono andato addosso,

da dietro, e con le mani gli ho preso il polso della mano destra e con l'altra

mano ho afferrato il coltello dalla parte dei denti. Preciso che con la mia

mano sinistra ho preso il suo polso destro mentre con la mia mano destra ho

preso la lama del coltello. Poi ho tirato verso di me e nel contempo ho fatto

"una strisciata" sui suo corpo. Non sapevo dove l'ho colpito. L'ho

colpito una volta sola.

ADR che era mia intenzione "offenderlo", nel senso di metterlo fuori

gioco. Non volevo ferirlo ma volevo che si fermasse e che non facesse più

niente. Io volevo difendermi. Dopo essermi accorto di essere stato ferito ho

pensato che PC 1 era impazzito, e gliel'ho anche detto, e quindi volevo

difendermi per evitare che mi colpisse ulteriormente.

ADR per me é stata una reazione immediata. Non ho pensato dove potevo colpirlo

o dove l'avrei colpito, rispettivamente che conseguenze avrebbe potuto avere il

mio gesto

ADR che a quel momento non mi rendevo conto, ma oggi mi rendo conto che avrei

potuto colpirlo in una parte vitale del corpo e anche ucciderlo.

ADR che in quel momento non ho pensato che potevo ucciderlo per difendermi ne

accettavo quell'ipotesi. La mia é stata una reazione di difesa istintiva.

Quando ho colpito PC 1 con quel gesto lui ha lanciato un urlo di dolore molto

forte. Si é girato verso di me appoggiando le spalle al sedile e io mi sono trovato

con in mano il coltello perché lui l'aveva lasciato. Io ero molto spaventato.

Tenevo il coltello con la mano sinistra per l'impugnatura. PC 1 mi ha guardato e, forse pensando che io lo volessi nuovamente colpire, con la sua mano destra ha

afferrato il coltello per la lama. Mi sono reso conto che se tiravo il coltello

verso di me gli avrei tagliato le dita e ho quindi lasciato la presa.”

Stando a questa versione, alla fine della prima

fase della colluttazione, avvenuta vicino o dentro al veicolo (a poche righe

dalla fine della predetta narrazione PC 1 ha ancora le spalle appoggiate al sedile) sarebbe PC 1 ad essere rimasto in possesso del coltello, ma ciò nondimeno

egli sarebbe fuggito. Dice infatti l’accusato (verbale citato, pag. 8 in fine):

Dopodiché lui ha subito iniziato a correre

attraversando la strada e scendendo lungo la strada di fronte.”

Sempre stando alle parole dell’imputato, egli,

benché ferito e disarmato, avrebbe ugualmente deciso di inseguire il rivale

armato di coltello.

Della successiva fase dello scontro egli ha

infatti raccontato (verbale citato, pag. 9):

Quando PC 1 è fuggito io mi sono toccato e ho

realizzato di essere stato ferito, in particolare al polmone. Non riuscivo a

respirare e sentivo il fischio dell’aria che fuoriusciva. Mi sono quindi

spaventato, ho avuto paura di essere stato colpito mortalmente. Ho quindi

reagito in un modo che non so descrivere. So solo che ho rincorso PC 1 e con la

poca forza che mi rimaneva l’ho colpito facendolo cadere a terra. Lui è caduto

sulla schiena. Io gli ho messo il piede sinistro sulla mano destra, nella quale

impugnava il coltello, cercando di fargli mollare il coltello. Malgrado i colpi

alla mano, PC 1 non mollava il coltello. A quel momento gli ho dato almeno due

o tre pedate in faccia. Lui ha mollato il coltello, che è rimasto a terra.

Da quel momento non mi ricordo quanto è effettivamente accaduto. Non so se gli

sono caduto sopra o se mi ha fatto cadere a terra.”

In aula AC 1 ha aggiunto un particolare inedito alla propria versione, raccontando che PC 1, dopo averlo colpito con la prima

coltellata, lo avrebbe riconosciuto e gli avrebbe detto “AC 1 sei tu?”

(verbale dibattimentale, pag. 9).

In sede di arringa anche il difensore di AC 1 ha introdotto una (sostanziale) novità nella versione dell’accusato, affermando che i due uomini

avrebbero lottato a terra in prossimità del veicolo del PC 1, tanto che i corpi

a terra avrebbero impedito al suolo di bagnarsi e prova ne sarebbe la foto n. 3

della documentazione fotografica nella quale, vicino alle pantofole del PC 1,

non a caso rimaste in quel punto, sarebbe riconoscibile una zona asciutta

(indicata dalla freccia gialla) dalla forma corrispondente a quella di due

corpi avvinghiati. Zona in cui, peraltro, non sono stato rilevate tracce di sangue.

19.2. PC 1, per sua

parte, ha in sostanza raccontato di essere stato colpito all’improvviso al

collo con un coltello da AC 1 subito dopo aver preso posto nel veicolo. Egli

sarebbe riuscito a fuggire, ma sarebbe stato inseguito e raggiunto dal suo assalitore.

Lottando, PC 1 sarebbe riuscito a disarmare l’accusato e avrebbe usato il

coltello per difendersi.

Nel suo primo verbale egli ha raccontato che (verbale 27 settembre 2004, all. 2

RPG, pag. 2 e 3):

Appena raggiunto il mio veicolo, non chiuso a chiave,

ho aperto la portiera anteriore sinistra sedendomi sul sedile di guida. Nella

mano destra avevo le chiavi di accensione che mi accingevo ad introdurre nel

blocchetto. Nella mano sinistra tenevo la borsetta di plastica che mi accingevo

a posare sul sedile passeggero. In quel preciso momento ho sentito una

coltellata al collo, mi sono girato d'istinto a sinistra ed ho sferrato un

calcio colpendo verosimilmente l'aggressore che sino a questo istante non avevo

visto e conosciuto. Pensavo che erano venuti per rapinarmi. Poi sono scappato a

piedi sulla strada cantonale gridando aiuto, chiamate la polizia, ecc ..

L'individuo mi ha rincorso e raggiunto dall’altra parte della cantonale dove

c'é un'aiuola sotto un lampione, in pratica di fronte al ristorante. E' in

questo posto che ho riconosciuto l'aggressore, ossia AC 1, che teneva in mano

un coltello. Io tenendomi la mano sinistra sulla ferita al collo parte

sinistra, con la destra ho cercato di disarmarlo prendendo letteralmente in

mano il coltello per la lama tanto che mi sono tagliato al mignolo, riuscendo

comunque ad impossessarmene. II AC 1 è caduto, non so se fosse ubriaco o sotto

l'influsso di qualcosa. Sono scappato nel nucleo del paese, bussando anche a

delle porte di abitazioni e gridando ma nessuno si é fatto vivo, sperando nel

contempo che il AC 1 non mi trovasse più. Invece dopo poco mi ha nuovamente

raggiunto ed aggredito anche con calci. Io tenevo in mano il coltello ma non

avevo quasi più forza perché avevo già perso molto sangue. Io quindi lo tenevo

ad una certa distanza brandendo il suo coltello ma lui continuava a cercare il

contatto fisico per aggredirmi ulteriormente. Poi mi sono mezzo accasciato

appoggiandomi su di un davanzale di una casa. Per finire mi sembra che lui

abbia detto “.. me ne vado …” e quindi è sparito.”

PC 1 nel successivo verbale del 28 settembre 2004 ha esplicitamente ammesso di avere colpito l’accusato con il coltello nel corso della

colluttazione, ed anche di avere avuto l’arma alla fine dello scontro (cfr. all.

3 RPG).

Interrogato dal Procuratore pubblico in data 26

gennaio 2005 PC 1 ha mantenuto la propria versione (AI 29, pag. 5 - 8):

Non ricordo con che mano ho aperto la portiera

dell'automobile. Come faccio di solito credo che anche quella sera mi sono

attaccato con la mano sinistra alla maniglia apposita, posta sui piantone

sinistra che separa il deflettore laterale da quello frontale. Nel contempo

avrò messo un piede sulla predella dell'autovettura per aiutarmi ad entrare.

Preciso che sono alto 1.63 m e la mia autovettura é abbastanza alta. Mi sono

poi seduto sul sedile del conducente e con la mano destra mi sono avvicinato al

blocchetto di avviamento per inserire la chiave. Non ho neppure avuto il tempo

di fare questo movimento, che ho sentito un forte colpo suI collo, lato

sinistra. Non ho subito avvertito il taglio al collo, ma unicamente il forte

colpo. Immediatamente e d'istinto ho portato la mano al collo e mi sono accorto

che ero stato ferito e che perdevo sangue. Si è trattata di una reazione di

pochi secondi. Quando mi sono seduto la portiera era ancora aperta. In genere

la chiudo dopo aver inserito la chiave nel blocchetto e depositato il sacchetto

con l'incasso sul sedile del passeggero, cosa che quella sera non avevo ancora

fatto. La portiera era quindi rimasta spalancata. Confermo che ho reagito dando

un colpo con la gamba verso l'esterno. Ho sentito di aver colpito qualcuno e

non ho avuto altre impressioni. Quando sono stato colpito le chiavi mi sono

cadute di mano. Non ho pensato di chiudermi all'interno dell'autovettura.

D'istinto sono scappato.

ADR non ho fatto nessun tentativo per chiudere la portiera

ADR che quando sono scappato non ho urtato contro il mio aggressore ne contro

la portiera perché ho avuto la strada libera.

ADR che sono sicuro che al momento in cui sono state colpito avevo gia i piedi

all'interno dell'autovettura ed ero gia seduto”

Confrontato in quella sede con le dichiarazioni

rese dal AC 1, PC 1 ha ribadito la sua tesi ed ha affermato (verbale citato, pag.

6):

… Ne prendo atto ma dichiaro che anche questo é

falso. Io non avevo il coltello perché non sono un criminale.

A domanda dell'avv. __________ rispondo che anche nell'ipotesi in cui avessi

avuto un coltello in mano non avrei mai reagito colpendo l'aggressore con il

coltello, solo essendo stato spintonato alle spalle e senza neppure sapere chi

fosse”.

Sul seguito dello scontro egli ha dichiarato (verbale

citato, pag. 6 e 7):

Quando sono scappato sono corso fino all'aiuola

di fronte al ristorante, raffigurata con la freccia blu nella fotografia n. 1 e

nella fotografia n. 5. Ho pensato di andare in quel posto perché era illuminato

e da lì chiedere aiuto. Visto che ci sono delle famiglie che abitano di sopra e

passa la strada cantonale, qualcuno mi avrebbe visto. Lì sono stato raggiunto,

dopo un attimo, da AC 1. Anche lui é arrivato di corsa e in mano teneva il

coltello. Lì ho visto per la prima volta il coltello e ho riconosciuto AC 1.

Egli non barcollava ma correva deciso verso di me. Preciso che quando sono

scappato ho pensato che la persona che mi aveva aggredito volesse derubarmi

l'incasso. Sono rimasto nell'aiuola, dove vi era l'illuminazione, pensando che

l'aggressore dopo aver preso i soldi se ne sarebbe andato. Nel contempo ho

subito iniziato a gridare chiedendo aiuto. Già quando correvo verso l'aiuola

avevo gridato. Quando sono state raggiunto da AC 1 mi sono accorto che aveva un coltello e cercava di colpirmi di fronte. Gli ho anche chiesto

"cosa ti ho fatto", ma lui non pronunciava una parola. Durante quella

colluttazione non ricordo se AC 1 mi abbia colpito. So solo che mi sono

ritrovato con una ferita alla mano sinistra e la ferita alla mano destra con la

quale gli ho preso il coltello. Mi sono ritrovato pure con una ferita alla

schiena. Non so se questa mi é stata fatta in quel momento o precedentemente.

Sono riuscito a toglierli di mano il coltello, afferrandolo dalla lama con la

mano destra procurandomi due tagli alle dita.”

Sempre stando al racconto del PC 1 i due uomini

si sono poi spostati verso Via __________ dove ha avuto luogo un ultimo scontro

(verbale citato, pag. 7):

Con il coltello in mano sono scappato lungo Via __________.

Ho deciso di scappare in quella direzione pensando di poter trovare qualcuno

che mi potesse aiutare, perché quella zona é più abitata e ci sono anche

persone che conosco. Penso che al momento in cui sono scappatoAC 1 fosse caduto

a terra nella colluttazione quando gli ho tolto il coltello. Ho raggiunto la

casa raffigurata nelle fotografie n. 12 e 13, ho bussato al portone e ho

gridato per chiamare gli inquilini che abitano in quella casa, e per finire mi

sono messo davanti al negozio. Io gridavo "aiuto, chiamate la Polizia,

sono PC 1 del ________", ho pure chiamato "__________", ossia __________,

che abita al primo piano della casa di fronte. Ero quasi sfinito a causa del

sangue che avevo perso in precedenza, quando ho affrontato AC 1 per togliergli

il coltello. Mi sono messo sugli scalini davanti alla vetrina del negozio, dove

sono state raggiunto da AC 1. Per non farlo avvicinare ho tenuto il coltello

con la mano destra puntandolo contro di lui. Lui vedendomi debole continuava a

venirmi addosso. E' possibile che avvicinandosi a me io l'abbia colpito per un

attimo con il coltello. Lui continuava ad infierire contro di me, a venirmi

contro e a colpirmi perché si era reso conto che ero debole. Mi colpiva con

calci su tutto il corpo, dove riusciva. Ricordo che sono un po' ceduto sulle

scale e di aver pensato che era finita e che non avrei più rivisto i miei

familiari. Ricordo che una signora aveva chiamato dalla finestra dicendo di

smetterla e che avrebbe chiamato la Polizia. Ricordo che le uniche parole di AC

1, alla fine di tutto, sono state "adesso me ne vado". In precedenza

non aveva detto nulla ne mi ha mai insultato. Aveva uno sguardo feroce ma non

ha mai detto nulla. Dal momento in cui mi ha detto che se ne andava non l'ho

più rivisto. Non é transitato più di fronte a me.“

20. Nel corso

dell’inchiesta sono stati sentiti vari testimoni, ma è risultato ben presto

chiaro che nessuno di essi ha assistito a quanto accaduto presso il veicolo del

PC 1 o nell’aiuola, e che al massimo essi potevano avere visto qualcosa degli

ultimi istanti dello scontro.

Le testimonianze, in sostanza, sono concordi nel

riferire che l’uomo vestito di scuro, poi identificato nel AC 1, stava colpendo

quello vestito con la camicia chiara, identificato nel PC 1, che chiedeva aiuto.

__________ ha riferito (verbale 24 settembre 2004,

all. 28 RPG):

Ad un punto della notte venivo svegliato da

grida di aiuto, sentivo infatti: "Aiuto .... aiuto ... chiamate la polizia

!! ". Sentite queste grida aprivo le tapparelle della mia finestra e udivo

continuamente le grida di aiuto. Preciso che non vedevo nessuno ma volgendo lo

sguardo verso nord ristorante ________ - vedevo un uomo con camicia chiara

imbrattata di sangue. Questo uomo barcollando e gridando aiuto si avvicinava al

salone di parrucchiera e ha picchiato al portone d'entrata chiedendo aiuto. A

questo punto ho avvisato la polizia. Giunto davanti allo stabile si e fermato

ed é a questo punto che ho visto che un altro uomo, vestito di scuro con un

cappello con ala dalla corporatura snella, avvicinarsi alla persona ferita.

Anche questa persona barcollava mentre camminava. Mi é pure sembrato che

quest'ultimo avesse un fazzoletto davanti alla bocca, per intenderci come i

banditi. La prima persona, vestita di chiaro era appoggiata al davanzale della

stabile della parrucchiera quando il secondo gli si é scagliato contro,

colpendolo con calci violenti. Prendeva addirittura la rincorsa indietreggiando

un paio di passi per poi colpire l'altra persona. Posso affermare che

l'aggressore non ha mai proferito parola, è sempre rimasto in silenzio. Mentre

la persona ferita gridava sempre aiuto. Dopo questi 3 / 4 calci i due sono

venuti in contatto e ne é nata una colluttazione che ha portato i due a terra.

I due si colpivano in maniera brutale ma senza proferire parola. Ad un certo

punta l'uomo con il cappello si é alzato in piedi e si é incamminato verso nord

barcollando parecchio, ad un certo punto ha attraversato la strada e l'ho perso

di vista. II secondo si é anche lui alzato in piedi e con un oggetto che non so

cosa poteva essere, batteva contro il vetro del salone di parrucchiera alla

ricerca di aiuto.”

__________, anch’egli residente in via __________,

ha affermato di aver assistito alle fasi finali dell’aggressione e di aver

visto l’uomo vestito di scuro tirare delle pedale a quello con la camicia

chiara sporca di sangue (verbale 28 settembre 2004, all. 30 RPG):

Il giorno 24.09.2004, verso le ore 00:15 mentre

stavo guardando la televisione ho sentito delle grida da parte di una persona

di sesso maschile senza capirne il contenuto. Mi sono affacciato alla finestra

del salotto, che da verso sud, e non ho notato nulla. Il mio primo pensiero era

quello di avventori un po' alticci. Subito dopo mia moglie mi ha fatto notare,

alzandosi dal letto, che udiva delle invocazioni d'aiuto. Al che io mi sono

sporto da una finestra che da verso nord sulla cantonale vecchia del paese. A

questo punto ho notato la presenza di due uomini che stavano litigando in

posizione eretta. Uno dei contendenti portava una camicia chiara e pantaloni

scuri. Non ho notato nessun oggetto in possesso dei due summenzionati. Il

secondo era vestito completamente in scuro e indossava un cappello. Da notare

che l'uomo con la camicia bianca aveva una macchia vistosa di sangue sulla

schiena. La scena dei fatti era rischiarata dalle luci di una vetrina e da

quelli dell'illuminazione pubblica. I due uomini si trovavano a circa una quindicina

di metri in linea d'aria. Ho intuito che la lite poteva avere delle conseguenze

gravi e immediatamente sono andato in cucina a prendere iI telefono fisso con

l'intenzione di chiamare il 117. Ho lasciato suonare alcune volte e visto che

nessuno rispondeva ho riattaccato e sono ritornato in camera per cercare di

vedere il prosieguo della disputa. In questa seconda fase le posizioni dei

contendenti erano cambiate. Quello vestito di scuro giaceva sulla schiena

sull'asfalto e quello con la camicia bianca gli era sopra. Non davano

l'impressione di lottare ma di essere caduti. Quello vestito di scuro non

proferiva parola mentre l'altro porgeva delle domande nel suo dialetto del sud

Italia tipo: "ma che to fatto… ma che vuoi.. ". Dal timbro di voce ho

capito che quello vestito in bianco era l'PC 1 gerente del ristorante ________

di ________. I due si sono rialzati. L'PC 1, barcollando, si é appoggiato alla

parete, e in quel frangete ha ricevuto almeno due pedate in pancia da parte

dell'altro contendente che a mio modo di vedere doveva essere ferito anche lui

per come si muoveva. Ho poi udito un rumore metallico ed io nella mia mente,

visto l'accaduto, ho dubitato che potesse essere un rumore provocato da una

lama di un coltello. Sono ritornato in cucina ed ho composto nuovamente il 117.

Un uomo mi ha confermato che erano gia stati avvisati. Fra la mia prima

telefonata e la seconda saranno passati 3-4 minuti.

D01. Lei ha visto qualcuno in possesso di un coltello ed eventualmente

utilizzato contro terze persone

R01. Assolutamente no. L'unico episodio é quello delle pedate in pancia.

D02. Lei ha notato se la persona vestita di scuro aveva il volto coperto?

R02. No, non sono in grado di dirlo.”

Di tenore analogo le dichiarazioni di __________

sull’ultima fase della colluttazione (verbale 21 novembre 2004, all. 31 RPG):

Sulla strada laterale, nei pressi del ristorante

__________, dove ci sono degli scalini, ho visto due persone che stavano

litigando. Non le conoscevo. Per la precisione una era vestita di scuro ed è quella

che ripetutamente aggrediva e colpiva l'altra. Mi ricordo che ad un certo punta

gli si avventava contro alle spalle. Io ho gridato nella loro direzione “…

smettetela, smettetela .. ", al che quello vestito di scuro ha fatto

alcuni passi verso di me per poi ritornare e nuovamente aggredire alle spalle

l'altro contendente che era a terra, vicino agli scalini. Quello vestito di

scuro ha picchiato ripetutamente l'altro anche con delle pedate. Durante questa

fase di aggressione udivo la voce di un uomo che gridava " ... aiuto, non

voglio morire, __________ chiamate mia moglie __________ ... ". Poi una

voce femminile ha gridato qualcosa tipo " ... arriva la polizia ... "

Poco dopo quello vestito di scuro si é allontanato, non l'ho più rivisto ed

anche l'altro é sparito dietro una casa, per cui sono rientrata in casa e non

ho più visto e sentito nulla.”

Anche __________ ha riferito di aver visto un

uomo vestito di scuro colpire un’altra persona (verbale 24 settembre 2004, all.

36 RPG):

Questa notte mentre mi trovavo in camera da

letto, venivo svegliata da grida di aiuto. Più precisamente : " Aiuto ....

aiuto ..... aiuto .. !!". Sentite le grida mi sono affacciata alla

finestra e volgendo lo sguardo in direzione del ristorante ________, ho visto

un uomo che gridava dirigersi verso lo stabile dove mi trovavo a passo di

corsa. Questo uomo si é poi fermato sotto casa e ad un certo momento ho visto

un secondo uomo. II primo indossava una camicia chiara, mentre il secondo era

vestito di scuro con un cappello con ala. Queste due persone, giunte sotto casa

mia, si sono messe a litigare. Ho visto infatti che l'uomo vestito di scuro

prendeva a calci l'altra persona. L'aggressore non ha mai detto nulla, mentre

chi subiva gridava: "perché mi fai questo .... cosa ti ho fatto io ...

" Vedendo questa sono corsa al telefono ed ho chiamato la polizia. Dopo la

telefonata mi sono riaffacciata alla finestra della cucina dalla quale ho

potuto vedere che la colluttazione fra i due continuava.

Infatti ad un certo momento i due litigando si sono arrotolati sulle scale

della stabile. Dopo questo il primo ad alzarsi mi sembra sia stato quello

vestito di scuro. L'altro, che anche lui si é rialzato ad un certo momento ho

visto che teneva nella mano destra un coltello. Lo teneva con la lama rivolta

verso il basso ma nonostante questo, l'altro uomo continuava a prenderlo a

calci. A questo punto gridavo ai due di smetterla comunicandogli che avevo

avvisato la polizia. La lite é poi finita quanta l'uomo vestito di scuro si é

allontanato in direzione del ristorante ________. Ho visto questa uomo

allontanarsi barcollando. Mi ha dato l'impressione che fosse ubriaco o ferito.”

21. Le tracce di

sangue presenti in loco non consentono da sole di maturare delle certezze.

Se ne è trovato all’interno del veicolo del PC 1,

sul sedile anteriore sinistro e sul portaoggetti tra i due sedili (foto n. 4).

L’unico campione esaminato (foto n. 4, freccia rossa) appartiene al PC 1, ma

ciò collima con la tesi di entrambe le parti.

Significativo è invece che nelle immediate

adiacenze del veicolo non sono state trovate tracce di sangue (cfr. foto n. 3),

come invece avrebbe dovuto essere almeno secondo la versione del AC 1, che

sostiene di essere stato accoltellato all’esterno della vettura dal PC 1 seduto

al posto di guida, o come ritiene la difesa, che sostiene che i due hanno

lottato a terra nella zona indicata dalla freccia gialla di sinistra, atteso

oltretutto che il perito dott. _______ha affermato che la ferita del AC 1 “sanguinava

parecchio” (verbale dibattimentale, pag. 6), ciò che è attestato dal sangue

trovato nella sua auto e nel punto in cui è stato soccorso (foto n. 22, 23, 26,

27).

Per il resto le tracce di sangue consentono solo

di ripercorrere il cammino dei contendenti dall’auto all’aiuola, e dall’aiuola

alla vetrina e agli scalini del negozio (foto n. 5-15 e 18-21), senza però

fornire indicazioni sui comportamenti dell’uno o dell’altro.

Anche il sangue presente sul coltello è un

elemento neutro di giudizio, essendo assodato che entrambi l’hanno impugnato, e

che entrambi hanno ferito e sono stati feriti con quell’arma.

22. Nemmeno le

ferite riportate dai contendenti, in particolare quelle del PC 1, consentono da

sole un giudizio definitivo sui fatti e sulle versioni delle parti.

E’ però indubbio che esse, in particolare quella

al collo del PC 1, si attagliano molto meglio alla sua versione che non a

quella dell’imputato.

Tale ferita, infatti, a dispetto delle reiterate

affermazioni dell’accusato di avere inferto solo una “strisciata” con la lama

dell’arma allorché essa era in mano al PC 1, è in realtà, secondo il perito

giudiziario, una ferita da punta e taglio, e non una ferita da taglio.

Questo accertamento è risultato di difficile

assunzione per il motivo che la ferita al collo non è stata fotografata prima

dell’intervento chirurgico, ragione per cui le valutazioni sulla natura della

ferita sono state espresse sulla scorta del referto operatorio del dott. __________

(fortunatamente dattiloscritto), che così aveva descritto l’intervento il 28

settembre 2004 (all. 8 RPG):

Iniziamo con la revisione della ferita

latero-cervicale, l’incisione cutanea quasi rettilinea e ascendente verso

laterale è di 12 cm in un collo atletico, la profondità raggiunge i 7 cm nella sua parte posteriore. Il paziente sanguina da diverse vene piuttosto importante, non mi

sembra trattarsi delle giugulare esterna nella zona anteriore, ma di un ramo

della stessa. Legatura plurime, coagulazione di diversi vasi e di piccole

arterie. Importante la ragia specialmente dalla muscolatura che è tranciata in

direzione obliquo-verticale, praticamente fino ai corpi vertebrali (7 cm in profondità nella zona latero-posteriore). Clinicamente ed anche all’esame della ferita non

dovrebbe essere toccato l’accessorio. Nella ferita stessa sono visibili alcuni

piccoli rami superficiali probabilmente del nervo auricolare ed alcuni profondi

laterali che inseriscono nella muscolatura del collo. Dopo un’emostasi accurata

sutura di riadattamento della muscolatura profonda, inserzione di Redon,

riadattamento del trapezio tranciato. Pannicolo adiposo importante, sutura

sottocutanea e cutanea.

Sutura di due piccole ferite alla mano destra ed una seconda alla mano sinistra

con pochi punti.

Dopo rotazione laterale del paziente ispezione della ferita dorsale a metà

torace localizzata al centro-destra. Lunghezza della ferita 8 cm, si estende molto in profondità obliquamente verso l’alto e raggiunge i processi spinosi dei

corpi vertebrali dove la lama si è arrestata contro questi ultimi. Anche qui

ragie predominanti muscolari, coagulazione dei vasi, profondità della ferita

pure 7 cm. Redon, riadattamento della muscolatura, sutura del sottocute e della

cute.”

L’allora patologo cantonale dott. __________

aveva definito la ferita al collo come ferita da punta e taglio (AI 81, verbale

9 maggio 2008, pag. 3), ma per migliore certezza è stata chiesta una perizia al

dott. _______(AI 96) il quale, esaminati gli atti (pag. 1-20 del referto) e

premesso di non potere dare risposte definitive per la mancanza delle

fotografie della ferita (pag. 21), ha dichiarato che si tratta di ferita da

punta e taglio in cui la componente del taglio era prevalente (pag. 21), motivo

per cui egli ha ritenuto, limitatamente alla prima fase della disputa, la

versione diPC 1 “più plausibile” e quella diAC 1 “del tutto

improbabile”, precisando che le strutture vitali erano state risparmiate

solo per pochi millimetri (pag. 21).

Il complemento di informazioni (AI 104) chiesto

al perito dal Procuratore pubblico non ha mutato questo responso, ed anche in

aula il dott. _______ha confermato la propria opinione.

23. Il pregresso

possesso del coltello non ha potuto essere attribuito all’uno o all’altro dei

contendenti.

L’affermazione della signora ________ di averlo

visto in precedenza tra gli effetti personali dell’accusato non è stata

ritenuta prova sufficiente.

D’altro canto, nessuno ha ricociuto il coltello

da sub come appartenente al PC 1, né è stato riferito di una sua abitudine di

armarsi per proteggere l’incasso della giornata.

24. La Corte,

chiamata ad accertare come si sono realmente svolti i fatti, ha in primo luogo

ritenuto che dei due contendenti era l’accusato a nutrire un intento punitivo nei

confronti dell’altro, e non certo il PC 1. E’ infatti il qui imputato che, dopo

averci pensato per tutto il pomeriggio, è partito da _______ alla volta di ________

animato da rancore e spirito di vendetta. Con notevole determinazione, ha

attraversato mezzo Ticino in auto, e quindi, armato (perché il AC 1 ammette

quanto meno di avere recato con sé il tubo di ferro), ha atteso nell’ombra per circa

un’ora la propria vittima.

L’intensità della volontà di nuocere

dell’accusato trova riscontro anche nelle varie fasi dello scontro, visto come

sia il prevenuto a vestire costantemente il ruolo di aggressore, mentre che PC

1 è l’aggredito. E’ infatti il AC 1 che inizia lo scontro avvicinandosi al PC 1

e sferrando il primo attacco (con una spinta secondo la tesi dell’accusato, con

un coltello secondo quella del PC 1). E’ in seguito pacifico, perché ammesso

dal diretto interessato, che è AC 1 ad inseguire PC 1 dalla zona del veicolo

sino all’aiuola, come pure dall’aiuola sino al salone di parrucchiera.AC 1

attacca, PC 1 fugge, AC 1 insegue, sino alla fine. Quello che i testi vedono e

sentono, è AC 1 che ripetutamente prende a calci il PC 1 che è a terra e che

chiede aiuto e invoca la fine dell’aggressione.

Va qui sottolineato come AC 1, a riprova di questo suo ruolo di aggressore, abbia quantomeno nel suo primo verbale di polizia confessato

quello che deve essere ritenuto un tentativo di omicidio ai danni del PC 1 per

averlo colpito alle spalle mentre fuggiva (verbale 24 settembre 2004, all. 11

RPG, pag. 3, già trascritto al consid. 19.1):

... il coltello è finito in terra. Io l’ho

ripreso e mentre lui stava cercando di scappare urlando sono riuscito a

colpirlo nuovamente, nella parte alta del corpo dato che ricordo di aver visto

la sua camicia bianca tutta rossa di sangue.”

Questo racconto è congruente con la ferita

riportata alla schiena dal PC 1, in cui la lama si è arrestata contro la

colonna vertebrale. Visto che è ammesso che il PC 1 a quel momento stava fuggendo, l’agire del AC 1 non potrebbe essere giustificato da alcuna ipotesi

di legittima difesa nemmeno nell’ipotesi in cui il coltello fosse stato

inizialmente in mano al PC 1. Visto infatti che in tal caso l’aggressore PC 1

avrebbe perso l’arma, e si sarebbe inoltre dato alla fuga, nulla poteva

giustificare il suo inseguimento e il violento colpo con il coltello

inflittogli alle spalle. Già solo su questa base, ancorché limitatamente a

questo colpo, AC 1 potrebbe essere condannato per tentato omicidio

intenzionale.

In ogni caso, anche se il prevenuto ha avuto il

ruolo dell’aggressore, costituisce riscontro oggettivo quello del fatto che entrambi

hanno riportato ferite da coltello, ragione per cui è pacifico che entrambi ad

un certo momento hanno impugnato l’arma, ed è quindi certo che vi è stato almeno

un passaggio (non volontario) dell’arma da uno all’altro. Le ferite alle mani

riportate dal PC 1 (due ferite da taglio alla mano destra e una alla mano

sinistra, suturate con alcuni punti, cfr. AI 26) sono compatibili con la sua dichiarazione

di avere afferrato la lama del coltello nel tentativo di disarmare l’accusato.

Anche AC 1 ha tentato di addurre lesioni da difesa alle mani, ma gli atti

attestano però solo un’escoriazione sul dorso della mano destra (AI 26a e documentazione

fotografica, foto n. 35), non compatibile con l’affermazione di avere afferrato

la lama con la mano, mentre che delle asserite ferite da taglio non vi è

traccia né nella sua cartella clinica, né nelle fotografie, per il che si può

legittimamente ritenere che esse non esistano.

Va inoltre ritenuto, sempre in tema di ferite,

come quella al collo del PC 1 sia stata ritenuta compatibile con il suo racconto,

mentre che la versione del AC 1 è su questo tema reputata dal perito “del

tutto improbabile”. A queste valutazioni non può che aderire alla Corte,

dalla quale non si può pretendere che aderisca alla tesi più stravagante a

detrimento di quella maggiormente verosimile.

Va da ultimo considerato, e anche questo è un

dato oggettivo, che AC 1 è fuggito dopo i fatti, mentre che PC 1 ha chiesto aiuto e ha atteso i soccorsi in loco.

25. Quale

ulteriore premessa alla discussione del contenuto delle rispettive tesi, la

Corte ha rilevato come il PC 1, il cui racconto non è stato smentito da

emergenze oggettive, non avesse alcuna necessità di mentire sulla centrale

questione del possesso del coltello. Se i fatti fossero andati così come li

racconta il AC 1, ovvero se davvero PC 1 avesse reagito con un colpo di

coltello a quello che egli nelle circostanze di tempo e di luogo poteva

legittimamente ritenere essere un tentativo di rapina, PC 1 non avrebbe avuto

alcuna necessità di raccontare una storia diversa, oltretutto accusando di un

reato molto grave il proprio dipendente, visto che il suo comportamento sarebbe

nella per lui peggiore delle ipotesi stato qualificato di eccesso scusabile di

legittima difesa (art. 16 cpv. 2 CP).

Ben diversa la situazione dell’imputato, già

smascherato come bugiardo sulla questione della richiesta di essere licenziato

per potere lavorare in nero, che comprensibilmente tenta di sottrarsi al

procedimento per tentato omicidio intenzionale, e che ha inoltre modificato la

propria versione dei fatti anche su punti rilevanti.

26. Posti tutti

questi elementi, la Corte ha quindi stabilito come la versione dei fatti del PC

1, oltre ad essere aderente ad una certa logica e all’ordinario andamento delle

cose è rimasta sostanzialmente costante e non è smentita da alcun riscontro

oggettivo.

Al contrario, la tesi del AC 1, nelle sue varie

versioni, presenta tutta una serie di gravi incongruenze.

La prima di queste verte sulle modalità della

reazione del PC 1 al primo spintone ricevuto dall’accusato. Secondo AC 1,

infatti (AI 18, verbale PP 29 dicembre 2004, pag. 7):

Dopo essere stato spinto all'interno

dell'automobile PC 1 é rimasto steso sui sedile per qualche secondo. Io sono

indietreggiato di un passo o forse due, aspettando che PC 1 si girasse verso di

me per poi colpirlo, ma così non é stato. PC 1 si é leggermente rialzato

lentamente con il busto fino a meta e poi di scatto si é rivolto verso di me

colpendomi con il coltello. II coltello lo impugnava con la mano destra e mi ha

colpito di piatto trasversalmente“

Questa versione dei fatti appare inverosimile in

primo luogo per la rapidità con cui PC 1 avrebbe saputo mobilitare un coltello,

a questo punto provvidenzialmente già presente (e senza fodero) sul sedile del

passeggero della sua auto, ed in secondo luogo per il movimento che egli

avrebbe effettuato per colpirlo con la mano destra, apparendo francamente

improponibile che una persona seduta al volante di un veicolo possa realmente

colpire con un coltello impugnato nella destra un bersaglio che si trova a

circa un metro dalla vettura, avendo a mente della Corte un simile movimento di

torsione quale unico possibile risultato quello di cadere goffamente dalla

vettura. Va rammentato che il presunto autore di questa manovra è un uomo di

mezza età e di bassa statura, e non un atleta.

Questo racconto appare ancora più improbabile

nella surreale variante raccontata dal AC 1 in aula secondo cui il PC 1, dopo avergli inferto il primo colpo lo avrebbe riconosciuto, ma ciò nonostante la lotta

non sarebbe immediatamente terminata, proseguendo invece per lunghi minuti come

una contesa all’ultimo sangue. Ciò appare senza senso. Se infatti AC 1 non

voleva pugnalare ilPC 1, né tanto meno questi intendeva uccidere il proprio

cuoco, perché continuare la lite dopo la coltellata sferrata in quell’ipotesi

per errore (ovvero per non avere conosciuto l’aggressore) dal PC 1?

Ed ancora, se AC 1 come dice è stato colpito con

il coltello al polmone in prossimità della vettura, perché non vi era a terra

il suo sangue (fuoriuscito copiosamente) vicino alla portiera del fuoristrada?

A maggior ragione, poi, vi dovrebbe essere sangue (di entrambi) a terra nella

zona, vicina al veicolo, in cui la difesa situa la colluttazione, luogo in cui

si sarebbero soffermati tanto a lungo (ovvero per tutta la indeterminata durata

delle eventuali precipitazioni) da impedire all’acqua di inumidire il terreno,

tesi che la Corte ha ritenuto francamente peregrina.

Non meno inverosimile è altresì il racconto della

ferita inferta dal AC 1 al PC 1 con una “strisciata”, così come l’accusato l’ha

mimato al dibattimento. Premesso, come detto, che già solo la natura della

ferita rende “del tutto improbabile” che essa sia stata inferta in quel modo, AC

1 ha affermato di avere afferrato da tergo la mano armata del PC 1 seduto al

volante della vettura e di avere poi tirato verso di sé partendo dal basso,

ovvero dalla zona del ventre. Se così fosse, secondo la Corte sarebbe stata

presumibile una ferita all’addome o al costato del PC 1, ma non certo al collo.

Inoltre, l’esame delle fotografie della camicia del PC 1 (foto n. 38 e, in

particolare, n. 39) mostra con una certa chiarezza che essa è stata lacerata

per circa 4.5 cm, misura all’incirca corrispondente alla larghezza della lama,

ma molto inferiore alla larghezza della ferita, ciò che a mente della Corte

riduce ulteriormente la già minima verosimiglianza della tesi difensiva.

Ulteriori elementi di riflessione sono forniti

dal fatto che l’autore ha preparato all’uso il tubo di ferro ma non l’ha infine

utilizzato, calzando invece dei guanti in lattice. Orbene, dovendosi valutare

questi due elementi, appare assai più verosimile pensare in primo luogo che AC

1 aveva intenzione di fare molto male al PC 1, perché già il tubo è strumento

assai pericoloso, ed in secondo luogo che chi rinuncia al tubo ma calza dei

guanti in lattice non lo fa per colpire a mani nude, come affermato dal

prevenuto -i guanti in lattice non forniscono infatti alcuna protezione alle

mani- ma piuttosto perché non vuole lasciare impronte su di un coltello. La

rinuncia all’uso del tubo di ferro, pertanto, a fronte della predetta intensità

dell’intento aggressore dell’accusato, chiaramente attestata dalla

preparazione, dalla trasferta, dall’attesa e anche dalla natura cruenta dello

scontro, appare quindi nella valutazione dettata dalla decisione di servirsi di

un’arma più letale, come il coltello, piuttosto che da quella di usare le sole

mani nude.

27. Tutto ciò

ritenuto, visto cioè in definitiva come tutto avvalori in modo congruente la tesi

del PC 1, la Corte ha accertato e ritenuto che il prevenuto, come raccontato

dalla vittima, gli si è avvicinato all’improvviso da tergo e gli ha sferrato

una prima coltellata al collo. PC 1 è fuggito, e l’accusato lo ha inseguito ed

accoltellato alle spalle. A partire da questo momento il racconto del PC 1 è

confuso (mentre che il AC 1 mente), ma è verosimile che nella colluttazione

avvenuta nella zona dell’aiuola egli sia riuscito a prendere il coltello

all’aggressore, ferendosi alle mani. Non è invece chiaro se egli abbia ferito

il AC 1 in questo frangente (ciò che appare più probabile alla luce dei ricordi

di PC 1), o piuttosto solo nella posizione finale, vicino al salone da

parrucchiera. E’ comunque certo che il AC 1, ancorché ferito, non ha rinunciato

alla propria azione violenta, essendo assodato che egli da ultimo ancora

percuoteva il PC 1, che si trovava al suolo, con violenti calci, addirittura

prendendo la rincorsa.

28. In diritto è

del tutto pacifico che i fatti così accertati sono costitutivi dell’ascritto

reato di tentato omicidio intenzionale ai sensi dell’art. 111 CP, commesso con

dolo diretto. Si è trattato inoltre di tentativo particolarmente intenso,

avendo il AC 1, dopo il primo colpo al collo, reiterato la volontà omicida

inseguendo il PC 1 e colpendolo con un’altra violenta coltellata alle spalle.

Stanti i predetti accertamenti appare destituita

di ogni fondamento l’invocazione da parte dell’accusato di una situazione di

legittima difesa.

L’accusa di tentato omicidio intenzionale concorre

inoltre con quella di lesioni semplici aggravate, di cui al punto 2 dell’atto

di accusa (sul concorso: Sentenza 26 gennaio 2009 del Tribunale federale,

6B-849/2008, consid. 4.3).

29. AC 1 è

inoltre autore colpevole di furto e di danneggiamento per avere, la notte del

4/5 dicembre 2004, previo scasso di un’inferriata, sottratto merce varia presso

l’Edicola __________ di _______, così come da lui ammesso sia in fase

predibattimentale che in aula (punti 3.2 e 4.2 dell’atto di accusa; verbale dibattimentale,

pag. 10).

Al riguardo di questo episodio, commesso nelle

more della degenza presso la clinica __________ -situazione che non gli

impediva affatto di andarsene in giro a suo piacimento, ciò per cui si era

perfino comperato un’auto, avendo rovinato la precedente la notte del 24

settembre- va segnalato, a riprova dell’attitudine menzognera dell’accusato,

che egli si era giustificato dicendo di avere agito al preciso scopo di farsi

arrestare, compiendo perciò una sorta di gesto di protesta, o di atto volto ad

attirare l’attenzione su di sé, ed in particolare sulla sua situazione

economica disastrata, non beneficiando egli in quel momento di alcun tipo di

entrata.

Pertanto, egli avrebbe (a suo dire) pianificato

di attraversare la frontiera con la refurtiva nel baule dell’auto, così da

essere fermato dalle guardie di confine e quindi arrestato.

Se così fosse, ha però rilevato la Corte, AC 1

una volta ottenuto lo scopo di essere arrestato, avrebbe immediatamente dovuto

confessare il furto e lanciare il suo grido di aiuto. Invece, egli ha dapprima

puerilmente negato l’evidenza, contestando il furto e affermando di avere

acquistato la merce da uno sconosciuto nei pressi della clinica.

30. Il prevenuto

è infine autore colpevole del furto commesso presso il supermercato __________

di __________ il 2 marzo 2005 (punto 3.3 dell’atto di accusa), anche in questo

caso durante la degenza in clinica (che per la libertà dei pazienti di andare e

venire è maggiormente affine ad una struttura alberghiera; cfr. anche gli AI

45, 51 e 57, da cui risulta come la clinica, adducendo forza maggiore, abbia

necessitato di 2 mesi per rispondere al PP che chiedeva lumi sui periodi di

degenza delAC 1), reato da lui ammesso (verbale dibattimentale, pag. 10).

31. Secondo

l’art 47 CP il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto

della sua vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché

dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Per l’art 49 CP, inoltre, in caso

di concorso di reati il giudice lo condanna per la pena prevista per il reato

più grave, aumentandola in misura adeguata.

32. Il prevenuto

deve rispondere di tentato omicidio intenzionale e di lesioni semplici

aggravate per i fatti del 23/24 settembre 2004, nonché di due furti e di un

danneggiamento, reati questi ultimi di poco conto nella valutazione.

Quanto commesso dal AC 1 a ________ non può che essere definito gravissimo. E’ in effetti pleonastico rilevare che

l’omicidio intenzionale è tra i reati più gravi del nostro ordinamento penale. A

riprova della predetta intensità del tentativo, attestata dalle due violente

coltellate (giunte entrambe sino alla colonna vertebrale) inferte in due

circostanze differenti ancorché temporalmente vicine, va ritenuto che solo la

fortuna ha evitato l’esito letale auspicato dall’autore, dato che solo per

millimetri l’arma non ha leso organi vitali. Inoltre le coltellate, ancorché

non mortali, hanno comunque causato grave danno alla vittima, che a distanza di

anni prova ancora sofferenza psichica, e che proprio per questo motivo sono

risultate invalidanti, avendo il PC 1 perso la capacità lavorativa al punto da

necessitare prestazioni dell’assicurazione contro l’invalidità.

Anche dal profilo soggettivo la responsabilità

del prevenuto è particolarmente grave, per la ferocia e la determinazione

dimostrate nel tentativo di annientare il PC 1, oltretutto per motivi

assolutamente futili. A mente della Corte, le banali divergenze di vedute

lavorative, foss’anche manifestatesi sotto forma di ingiustificati appunti all’indirizzo

del dipendente, non possono essere state il vero motivo della furia

dell’accusato. La situazione durava infatti dall’inizio del rapporto, e ancora

pochi giorni prima il prevenuto si era manifestato pronto a continuare in

quella situazione, ma a condizione che la sua situazione economica migliorasse

con il passaggio nell’illegalità, ovvero con un licenziamento fittizio, così da

percepire l’intera indennità AD oltre al salario in nero.

Vero è perciò che la causa scatenante è in realtà

data dai due ravvicinati eventi degli ultimi giorni, ovvero il predetto rifiuto

del licenziamento e del lavoro nero, e il controllo dell’ispettore

dell’assicurazione, laddove era quanto meno legittimo sospettare che AC 1, al

terzo periodo di assenza in 5 mesi, avesse iniziato a fare un uso strumentale

dell’incapacità lavorativa, proprio per ritorsione al predetto rifiuto della

richiesta di essere licenziato. Si tratta di motivazioni egoistiche, oltre che

futili, laddove l’accusato si inalbera perché gli si rifiuta una situazione di

illegalità, alla quale non aveva ovviamente diritto, e perché il datore

esercita una legittima prerogativa, ciò che il AC 1 ha percepito come una messa in discussione della sua credibilità, e forse anche della sua

onorabilità. Come che sia, rimangono l’inaudita violenza della ritorsione,

espressione di bestialità e cattiveria da parte dell’autore, ed anche la

determinazione nell’andare a cercare il datore a ________, e nell’attenderlo

nell’ombra per colpirlo, e quindi braccarlo con furia selvaggia per finirlo.

Questo non già subito dopo l’affronto costituito dall’ispezione, ma a sangue

freddo, con una rabbia montata nell’arco di parecchie ore, alimentata anche

dalle benzodiazepine. Egli ha pertanto agito senza scrupolo alcuno, fermato

infine, più che dalle ferite riportate, dall’attenzione che la lotta aveva

attirato, e dal presumibile prossimo arrivo della polizia. Il prevenuto ancora

oggi, dopo 5 anni, non risulta pentito del suo gesto, tanto da non averlo

confessato, da non dissociarsene, da non sapere fare alcun tipo di autocritica

e da persistere nella negazione perfino puerile di una situazione che è

indiziaria solo all’apparenza, ma che in realtà è chiarissima e manifesta.

Beninteso, la pena non viene aggravata per la mancata confessione, ma nulla è

stato riconosciuto al prevenuto dal profilo della collaborazione con gli

inquirenti.

In suo favore la Corte ha ritenuto la scemata

imputabilità di grado lieve, come pure l’indiscutibile violazione del principio

di celerità, pur consapevole del paradosso per cui di questa è la parte civile

ad avere sicuramente sofferto (suoi infatti i ripetuti reclami per diniego di

giustizia), mentre che è il prevenuto, che ha fatto un solo giorno di prigione

(per furto), a beneficiarne in ottica processuale.

Tutto ciò considerato, la Corte ha valutato che

la pena base per il crimine compiuto sarebbe stata, senza tenere conto delle

circostanze di attenuazione, nell’ordine dei 12 anni di pena detentiva. Tenuto

però conto del fatto che si è trattato di un tentativo, di uno sconto del 25%

per la scemata imputabilità, e di un beneficio analogo in ragione della

violazione del principio di celerità, la Corte ha infine determinato in 4 anni

la giusta pena detentiva per l’accusato, con computo del carcere preventivo

sofferto, pena questa aggiuntiva a quella inflittagli in data 14 settembre 2009

dal Ministero pubblico del Cantone Ticino.

33. La Corte ha

ritenuto comprovata la pretesa risarcitoria della parte civile PC 1 innanzitutto

per le liquide poste di fr. 8'945.85 di spese mediche e di fr. 1'435.70 per il

servizio di sorveglianza privata, essendo comprovato che aggressore e aggredito

erano stati ricoverati senza alcuna precauzione a poche camere di distanza nel

medesimo nosocomio.

La Corte ha quindi esaminato la pretesa per

perdita di guadagno, dettagliatamente motivata, constatando che effettivamente

il raffronto tra gli introiti dell’attività di ristorazione negli anni

precedenti l’aggressione (periodo 2001-2004) con quelli degli anni successivi

(periodo 2005-2009) mostra una marcata flessione, pari a oltre fr. 255'000.-,

solo parzialmente compensati dai fr. 170'000.- circa percepiti dagli enti

assicurativi (cfr. gli allegati al doc. dib. 3).

Pur tenuto conto di altre possibili concause, è

manifesto che il motivo principale di questa perdita è l’incapacità al lavoro

causata dal prevenuto, ragione per cui la Corte ha ritenuto corretto assegnare

fr. 70'000.- a fronte di un comprovato minore guadagno di fr. 86'236.11.

La parte civile ha chiesto inoltre un indennizzo

di fr. 50'000.- per il torto morale subito, pretesa che la Corte, tenuto conto

in particolare dell’elevata sofferenza psichica (non da ultimo anche per

l’impunità di cui ha goduto l’autore per lunghi anni), del danno permanente

subito, e più in generale dell’innegabile complessivo declino della qualità di

vita della vittima a seguito del tentativo di omicidio consumato in suo danno,

ha ritenuto adeguato un risarcimento del torto morale nella misura di fr.

30'000.-.

Per il rimanente della propria pretesa la parte

civile è invece stata rinviata al competente foro civile.

34. La Corte ha ordinato

la confisca di tutto quanto in sequestro, menzionato nell’atto di accusa alle

pagine 3 e 4 dell’atto di accusa, trattandosi di corpo, strumento o provento di

reato, e non avendo la difesa obiettato alcunché al proposito.

35. L’accusato è

condannato al pagamento della tassa di giustizia di fr. 3000.- e delle spese

processuali.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che ai n. 1.1.1, 1.2.2, 1.5, 4 e 5,

visti gli art. 12, 15, 16,

19, 22, 40, 42, 43, 44, 46, 47, 49, 51, 56, 63, 69, 111, 123 cifra 2 cpv. 2,

139 cifra 1, 144, 186 CP;

9 e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

1. AC 1

è autore colpevole di:

1.1. tentato

omicidio intenzionale

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, colpito PC 1 a due riprese con un coltello da subacqueo con lama monotagliente di 15.5 cm e dentellatura superiore seghettata con l’intento di provocarne la morte;

1.2. lesioni

semplici aggravate

per avere, il 24 settembre 2004, a ________, usando un coltello da subacqueo, colpito più volte al corpo PC 1 provocandogli una

ferita latero-cervicale sinistra, una ferita toraco-dorsale alta centrale e

diversi tagli alle mani;

1.3. ripetuto

furto

per avere, tra il 4 dicembre 2004 e il 22 marzo 2005, a _______ e __________, per procacciarsi un indebito profitto ed al fine di appropriarsene, in 2

occasioni, sottratto cose mobili altrui per un valore complessivo denunciato di

almeno fr. 18'728.70;

1.4. danneggiamento

per avere, il 4/5 dicembre 2004, a _______, al fine di commettere il furto di cui al punto 3.2 AA, intenzionalmente deteriorato,

distrutto o reso inservibile la proprietà altrui;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e

precisato nei considerandi.

2. AC 1

è prosciolto dalle imputazioni di furto di cui al punto 3.1 AA, di

danneggiamento di cui al punto 4.1 AA e di violazione di domicilio di cui al

punto 5 AA.

3. Di

conseguenza,

essendo stato violato il principio di celerità, e

trattandosi di pena aggiuntiva a quella

inflittagli il 14 settembre 2009 dal Ministero pubblico del Cantone Ticino,

3.1. AC 1,

avendo agito in stato di lieve scemata imputabilità, è condannato:

3.1.1. alla pena

detentiva di 4 (quattro) anni, nella quale è computato il carcere preventivo

sofferto;

3.1.2. al pagamento

della tassa di giustizia di fr. 3000.- e delle spese processuali.

4. AC 1

è condannato a pagare alla PC 1 fr. 70'000.- per perdita di guadagno, fr.

8'945.85 per spese mediche, fr. 1'435.70 per il servizio di sorveglianza e fr.

30'000.- per torto morale.

5. Per il

rimanente della sua pretesa la parte civile è rinviata al competente foro

civile.

6. È ordinata

la confisca di tutto quanto in sequestro, menzionato nell’AA a pag. 3 e 4.

7. Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Intimazione a:

e alle parti civili:

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 3'000.--

Inchiesta preliminare fr. 2'748.--

Spese diverse fr. 3'826.50

Audizione periti fr. 542.50

Perizie fr. 14'541.70

Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 24'758.70

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Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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