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72.2010.111

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

1 dicembre 2010Italiano101 min

Source ti.ch

Fatti

i fatti di cui al punto 1 AA, leggendo anche stralci di verbale di alcuni

occupanti degli appartamenti. Spiega come gli inquirenti sono risaliti sino al

qui accusato. Informa che egli ha sostanzialmente ammesso o parzialmente

ammesso i fatti, fatti che sono comunque a lui riconducibili per le modalità di

commissione degli incendi. Ripercorre dunque i fatti relativi agli incendi di

cui al punto 2 AA, rammentando che l’accusato è reo confesso anche di questi

reati. Espone gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di incendio

intenzionale nella sua forma semplice e aggravata. Spiega perché ritiene data

l’aggravante in relazione ai fatti di cui al punto 1 AA, anche dal profilo

soggettivo. Parimenti realizzate sono le condizioni oggettive e soggettive del

reato nella sua forma semplice in relazione agli episodi di cui al punto 2 AA.

Il PP dà atto che il prevenuto soffre di un importante disturbo della

personalità e che questi si trovava in stato di ebrietà al momento di appiccare

gli incendi. Sottolinea però come egli fosse capace di valutare il carattere

illecito delle sue azioni. Egli sapeva anche – per esperienza e psicoterapia –

che assumendo alcol e benzodiazepine le sue difese si sarebbero abbassate e che

avrebbe perso il controllo, permettendo alla sua parte trasgressiva di

manifestarsi. Egli ha nondimeno assunto queste sostanze, intenzionalmente, sapendo,

in virtù delle sue pregresse esperienze, che questa trasgressione si sarebbe

concretizzata nell’appiccamento di incendi. A mente della Pubblica accusa, dal

profilo giuridico questo comportamento adempie i requisiti dell’actio libera

in causa nella sua forma intenzionale per dolo eventuale. Spiega quindi perché

non sono dati gli estremi dell’art. 263 CP.

Il PP passa poi all’analisi del punto 3 AA.

Descrive l’attività che l’accusato svolgeva in qualità di impiegato

amministrativo presso il Comune di ________, rammentando sommariamente le

malversazioni imputategli, che egli ha ammesso. Informa che la differenza tra

l’importo effettivo delle malversazioni (quello emerso dall’Audit interno) e

l’importo addebitatogli nell’AA è dovuta alla prescrizione di parte dei reati.

Ritiene accertati anche i fatti di cui al punto 4 AA. Il PP elenca quindi le

condizioni oggettive e soggettive del reato di appropriazione indebita

aggravata, poiché commessa in qualità di funzionario, e di falsità in

documenti, condizioni che considera date. Ricorda inoltre che il prevenuto – pienamente

responsabile delle proprie azioni – ha reiteratamente malversato sull’arco di

un lungo periodo, senza dimostrare pentimento alcuno. Quanto poi ai motivi a

delinquere, ritiene riprovevole che egli abbia delinquito per dar sfogo ai suoi

vizi. Pacifica anche la qualifica giuridica dell’imputazione di cui al punto 5

AA, ammessa dall’accusato.

Nell’ottica della commisurazione della pena, di

cui richiama i principi, il PP sottolinea la colpa estremamente grave dell’accusato:

pur trovandosi in una situazione agiata, egli ha sottratto – durante un periodo

di ben 10 anni – un’ingente somma di denaro in danno di persone indifese allo

scopo di pagare i suoi vizi e ha appiccato gli incendi per futili motivi, per vincere

la noia e perché cercava la trasgressione. A suo sfavore vi è poi anche il

fatto che è pregiudicato. Si è però tenuto conto della sua collaborazione.

Ciò detto, il PP conclude la sua requisitoria,

confermato integralmente l’AA, postulando la condanna del AC 1 alla pena

detentiva di 6 anni e 6 mesi. Visto l’elevato rischio di recidiva, chiede che

sia ordinata una misura terapeutica stazionaria, che dovrà poi essere seguita

da un trattamento ambulatoriale. Postula da ultimo la confisca del coltello, non

opponendosi al dissequestro degli altri oggetti in sequestro.

§ Il Difensore, il quale inizia la sua arringa descrivendo

la figura del suo assistito, marito e padre di famiglia, e non un criminale

senza scrupoli. Ripercorre la sua vita, ponendo l’accento sulla sua dipendenza

incontrollabile da alcol e benzodiazepine, come pure sul suo lungo percorso

psichiatrico. Nega che il fuoco sia una costante nella sua vita. È semmai la

trasgressione – che non va intesa come ricerca dell’illecito – a essere il suo

leitmotiv, il cui fattore scatenante è l’ansia, l’angoscia e il panico, e non

la noia. Il difensore osserva altresì che, nell’imminenza dell’arresto, il suo

assistito ha assunto vari comportamenti che erano in definitiva un’invocazione

di aiuto: egli voleva essere fermato. A riprova di ciò, ricorda che il medesimo

ha pienamente collaborato e che durante la sua permanenza in carcere ha

dimostrato la sua disponibilità a essere curato e ha fatto notevoli progressi

in tal senso.

Il legale ricorda poi che i fatti sono

sostanzialmente ammessi. Espone i motivi per cui va ritenuto che in relazione

alle imputazioni di cui ai punti 1 e 5 AA il suo patrocinato ha agito in stato

di totale irresponsabilità. Esclude categoricamente, per le ragioni che spiega,

l’applicabilità dell’actio libera in causa, sottolineando in specie che

egli non era in grado di astenersi dall’assunzione di alcol e che non si è

quindi messo coscientemente in stato di irresponsabilità. Pure esclusa è

l’applicabilità dell’art. 263 CP. Il legale chiede dunque il proscioglimento

dai succitati capi d’accusa, con la precisazione che in relazione al punto 1.1

AA non vi sono comunque prove sufficienti per una condanna e che nemmeno è data

l’aggravante del reato in discussione, difettando l’elemento soggettivo. Con

riferimento alle imputazioni di cui ai punti 3 e 4 AA, ammesse dal suo

patrocinato, osserva che egli, cosciente della reprensibilità del proprio

agire, si vergogna del proprio comportamento. Rileva che è stata l’assenza di

controlli da parte della Città di ________ a rendere possibili gli illeciti.

Tutto ciò considerato, e ritenuta la situazione

personale e famigliare dell’accusato e la collaborazione da lui fornita, il

legale chiede una pena non superiore a 18 mesi di detenzione, da sospendere

condizionalmente vista la prognosi positiva del suo assistito. In via

subordinata, qualora dovesse essere ritenuta la colpevolezza del suo

patrocinato anche in relazione ai punti 1 e 2 di cui all’AA, chiede una pena non

superiore a 36 mesi di detenzione, da sospendere parzialmente. Spiega perché

ritiene necessario (e sufficiente) intervenire con un trattamento ambulatoriale

ex art. 60 CP per aiutare il suo assistito ad affrancarsi dalla dipendenza da

alcol e psicofarmaci. Egli non si opporrebbe comunque a un trattamento più

incisivo. A parere del legale, un trattamento stazionario non è però da

ritenersi una misura adatta.

Quo alle pretese civili, il difensore chiede, in

via principale, che vengano respinte tutte le istanze risarcitorie connesse

agli incendi e subordinatamente postula il loro rinvio al foro civile. Quanto

invece alle pretese civili contestuali alle malversazioni, va ammessa unicamente

l’istanza risarcitoria della città di ________, mentre che vanno respinte

quelle delle altre PC, difettando di legittimazione diretta. Il legale conclude

quindi il suo intervento difensivo postulando il dissequestro di tutti gli

oggetti sequestrati.

Posti dal Presidente, con l’accordo delle

Parti, i seguenti

quesiti:

AC 1

1. è autore

colpevole di:

1.1. incendio intenzionale, ripetuto

per avere, il 2, 6, 7 agosto 2009, a ________, _____ e _____, in 5 occasioni, intenzionalmente cagionato un incendio alle cantine

di altrettanti stabili d’appartamenti, mettendo in pericolo l’incolumità

pubblica e causando danno alla cosa altrui per oltre complessivi fr. 400'000.–?

1.1.1. trattasi di

reato aggravato siccome commesso mettendo scientemente in pericolo la vita o

l’integrità delle persone?

1.1.2. trattasi

invece di atti commessi in stato di irresponsabilità colposa?

1.2. incendio intenzionale, ripetuto

per avere, a ________

1.2.1. il 25 ottobre

2006, incendiato 5 cassonetti dei rifiuti?

1.2.2. il 14 giugno

2008 incendiato un cassonetto dei rifiuti?

1.2.3. il 6 agosto

2009 incendiato una vettura marca VW Golf, arrecando danni anche a due

motoveicoli e al sedime asfaltato?

1.2.3.1. trattasi

invece di atti commessi in stato di irresponsabilità colposa?

1.3. appropriazione

indebita, ripetuta

per avere, a ________, nel periodo 6 dicembre

2000 – luglio 2009, in più occasioni, allo scopo di

procacciarsi indebito profitto, indebitamente impiegato valori patrimoniali a

lui affidati per complessivi fr. 98'823.85?

1.3.1. trattasi di

reato aggravato siccome commesso in qualità di funzionario?

1.4. falsità

in documenti, ripetuta

per avere, nel periodo 1° gennaio 2001 – 7 agosto

2009, a ________, per procacciarsi indebito profitto, in più occasioni, formato

documenti falsi, abusato delle firme autentiche altrui, attestato in

documenti, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, nonché

fatto uso, a scopo di inganno, di tali documenti?

1.5. infrazione

alla LF sulle armi e sulle munizioni

per avere, tra il 1° e il 2 agosto 2009, a ________, portato senza diritto un coltello la cui lama può essere liberata con un meccanismo

automatico di apertura?

e meglio come descritto nell'atto d'accusa.

Considerandi

2.

Ha agito

in stato di incapacità o scemata imputabilità?

3.

Deve

essere ordinata una misura?

4.

Può

beneficiare della sospensione condizionale della pena?

5.

Deve

essere revocata la sospensione condizionale della pena pecuniaria di 30

aliquote giornaliere a fr. 100.– inflittagli in data 21 maggio 2007 dal

Ministero pubblico del cantone Ticino, oppure deve essergli inflitta una pena

unica ex art. 46 CP?

6.

Deve un

risarcimento alle PC, e se sì in quale misura?

7.

Deve

essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?

Considerato, in

fatto ed in diritto

1.

AC 1 è

nato a __________ il __________, mentre che la sorella minore __________ è nata

nel __________. Il padre, nato nel __________, era impiegato, come produttore,

presso la __________ mentre che la madre, nata nel __________, durante

l’infanzia dei figli era casalinga. L’accusato ha svolto le scuole dell’obbligo

a __________, passando quindi alla quarta ginnasio, frequentata a __________.

Dopo il conseguimento del diploma ginnasiale, egli ha frequentato la prima

classe del liceo, ma senza ottenere risultati. In quell’epoca, in effetti, i

genitori avevano divorziato ed egli, contrariamente alla sorella, aveva deciso

di stabilirsi dalla madre che, malata di nervi, non esercitava su di lui

controllo alcuno. L’accusato, abbandonati gli studi liceali, ha quindi iniziato

l’apprendistato in banca, al __________ di ________, frequentando la Scuola

professionale commerciale di _____, dove ha ottenuto il relativo diploma. Nel

1991.

l’accusato ha trovato un primo impiego presso l’Ufficio esecuzione e

fallimenti di ________, posto che ha perso dopo circa sei mesi, nel 1992, a seguito dell’arrestato per alcuni furti commessi in autovetture. Dopo circa un anno di

disoccupazione, egli è stato assunto dalla cassa malati __________, per la

quale ha lavorato sino all’agosto del 1994, allorché ha appiccato fuoco ad una

vettura da lui rubata, riportando gravi ustioni che hanno comportato

un’incapacità lavorativa di circa 3 mesi. Nel 1994 egli ha iniziato a lavorare

per gli Istituti sociali della Città di ________, ciò che ha fatto sino al

momento dell’arresto, svolgendo negli ultimi anni la mansione di contabile per

la casa di riposo cittadina “__________”. Nel 1995 il prevenuto ha contratto

matrimonio con __________, cittadina polacca di sei anni più giovane di lui,

conosciuta a ________ l’anno precedente, dalla quale ha avuto due figli, nati

nel 1997 e nel 2004. La moglie ha comunque mantenuto la propria attività

lavorativa a tempo pieno come assistente di cura presso la casa di riposo “__________”,

per il che i coniugi hanno potuto godere di una situazione economica

relativamente buona.

La moglie, con l’importante riserva dei momenti

in cui il marito è sotto l’influsso dell’alcol, descrive il coniuge (verbale 25

agosto 2009 di __________, all. 23 RPG, pag. 1 e 2) come

una bravissima persona, un marito bravissimo,

innamorato, attento verso di me sia a livello sentimentale che materiale, tiene

molto alla famiglia, con i bambini è perfetto, è attivo, partecipe, gentile. E’

sempre stato presente nell’educazione dei nostri figli, disponibile a giocare

soprattutto con la piccola, e ad aiutare ______ con i compiti della scuola”.

I colleghi di lavoro riferiscono di un AC 1

preciso, meticoloso, disponibile e molto attento

allo stato d’animo delle persone”

(verbale 19 agosto 2009 di __________, all. 29

RPG, pag. 2),

come anche

tranquillo, collaborativo e riservato”

(verbale 21 agosto 2009 di __________, all. 30

RPG, pag. 2)

e, secondo il suo superiore __________ (verbale

25.

agosto 2009, all. 32 RPG, pag. 2),

competente e capace sul lavoro (…) molto

intelligente (…) bene inserito nel lavoro, sia con i colleghi che con i

superiori”, ancorché

alcune volte ho dovuto richiamarlo perché poteva

sicuramente dare molto di più (…) si limitava a fare il minimo”.

Il casellario giudiziale del prevenuto (AI 5)

riporta tre precedenti: un decreto d’accusa del 29 novembre 1999 per guida in

stato d’ebrietà, uno del 27 marzo 2002 per ingiuria e uno del 21 maggio 2007

ancora per guida in stato di ebrietà, contemplante una proposta di pena di 30

aliquote giornaliere da fr. 100.- sospese condizionalmente per tre anni.

La sanzione per i furti nelle autovetture del

1990, emanata il 7 settembre 1992 (menzionata nel plico doc. TPC 15), non

figura nel casellario, essendo stata cancellata, mentre che per il predetto

episodio del 1994 (furto di un’autovettura e incendio intenzionale) il 30

maggio 2000 è stato emanato un decreto d’abbandono reso in base all’art 66bis

CP allora in vigore, norma corrispondente all’odierno art. 54 CP, ovvero per il

motivo che egli era stato colpito duramente dalle conseguenze dell’atto da lui

commesso.

Mentre che l’accusato si trovava in carcere

preventiva i coniugi AC 1 hanno svolto, in forma consensuale, la procedura di

separazione giudiziale, sancita dalla sentenza 30 giugno 2010 del Pretore di ________

(doc. dib. 2). Ciò nonostante, il prevenuto si è dichiarato fiducioso circa la

possibilità di salvare il proprio matrimonio una volta tornato in libertà.

2.

La persona

del prevenuto è in realtà molto più complessa e problematica di quanto queste

brevi note biografiche lascino intravvedere. Un tentativo di comprensione può

essere fatto solo riportando anche la storia psichiatrica dell’accusato, che ha

origini lontane.

3.

Già

all’età di circa 6 anni l’accusato ha iniziato ad essere particolare, laddove

le stranezze erano in realtà l’espressione di un disturbo psichico.

La perita giudiziaria dott. __________ ha

annotato che (AI 106, pag. 5):

In prima elementare, però, iniziavano le

ossessioni-compulsioni: doveva “fare un mucchio di cose per un certo numero di

volte” e si stancava moltissimo. Doveva, prima di addormentarsi, andare sotto

il letto per tre volte, quindi doveva entrare dentro l’armadio per tre volte.

Gli oggetti della stanza dovevano essere messi in un certo ordine e posizione;

doveva controllare la porta, le tende, ecc.. Doveva ripetere il rituale un

certo numero di volte e gli prendeva fino a 40 minuti – un’ora. All’inizio e

per qualche tempo il numero di riferimento era il tre e quindi è divenuto il

quattro, ma non sa dire perché. Le ossessioni-compulsioni sono tuttora presenti

seppur non più in modo così invadente come quando era piccolo: oggi prendono

all’incirca 15 minuti al giorno. Da bambino ha avuto l’impressione che nessuno

si fosse accorto delle sue difficoltà, mentre dopo il divorzio la madre avrebbe

sospettato qualcosa poiché aveva instaurato con lei un rituale della buona

notte che doveva ripetersi invariabilmente per tre volte. Non ricorda se è

stato seguito da uno psicologo per bambini.”

L’accusato non risulta avere mai espresso il

proprio disagio ai familiari, né ha altrimenti comunicato con loro.

Il padre, che in età adulta ha dovuto più volte

rimediare ai guai combinati dal figlio (in specie trovandogli dei nuovi posti

di lavoro, dopo che il precedente era stato perso a causa delle clamorose

disfunzioni), ha riferito di come vi siano state difficoltà di comunicazione

tra loro e di come l’accusato non si sia mai realmente confidato con lui

(verbale 25 settembre 2009 di __________, all. 24 RPG, pag. 5). Con gli anni

questa situazione ha logorato il genitore, tanto da indurlo, nel maggio del 2009, a dire al figlio che non avrebbe più potuto contare su di lui in futuro (verbale citato, pag.

7: “…da parte mia mi sono incontrato con AC 1, dicendogli che quanto da lui

fatto la sera del 28 aprile (tentativo di suicidio) era per me l’ultima cosa.

Da quel momento io non ero più disposto ad aiutarlo.”).

La madre, sentita il 26 ottobre 2009 (all. 25

RPG), ha ammesso di avere evitato “di chiedergli le cose” (pag. 8), ha

rammentato “la regola del tre” di cui ha riferito il perito, come pure che il

figlio soleva guardare sotto il letto oppure, in ossequio a detta regola, le

augurasse immancabilmente “notte, notte, notte”. In proposito essa

avrebbe pensato che si trattava solo di un gioco, e solo più tardi avrebbe

compreso che per lui si trattava invece di qualcosa di “serio ed importante”.

Alla nascita dell’accusato la madre aveva solo 22

anni, ciò che ha fatto sì che la di lei attenzione fosse incentrata su se

stessa. Essa avrebbe inoltre avuto gravi problemi di salute. Afferma di avere

all’epoca sofferto di anoressia, di essere quindi stata ricoverata in clinica,

di avere assunto benzodiazepine, dapprima, per 2/3 anni, sotto controllo

medico, e poi di avere “autonomamente” assunto Rohypnol “per

estraniarsi dalla routine della vita”, di modo che essa ha riconosciuto che

“è possibile che in questo periodo sia stata un po’ assente verso i miei

figli”. Per l’accusato questo ha all’atto pratico significato, nell’età

dell’adolescenza, di avere dovuto cucinare anche per la madre, che trascorreva

giornate intere a letto, ma anche di avere potuto andare e venire, anche la

notte, a piacimento per l’assenza di controlli della genitrice, come pure

potere bere alcolici in giovane età ed iniziare ad assumere anch’egli

benzodiazepine, sottratte di nascosto alla madre.

La sorella del prevenuto (verbale 28 ottobre 2009

di __________, all. 26 RPG) si è espressa in termini piuttosto duri,

definendolo “irresponsabile”, “persona sempre al limite”,

incapace di pensare alle conseguenze dei suoi atti, “introverso e freddo”,

privo di sentimenti, ma anche vittima di un profondo tormento interiore.

4.

Nel __________,

all’età di 18 anni, l’accusato ha iniziato ad essere in cura psichiatrica (AI

106, pag. 6) dal dott. __________. Il terapeuta ha versato in atti la

documentazione in suo possesso, risalente tuttavia solo sino al 1991 (plico AI

30), e al perito, che l’ha interpellato telefonicamente, ha espresso la

diagnosi di “nevrosi ossessivo-ansiosa” (AI 106, pag. 22, 24),

connotata, per l’appunto, da stati ansiosi e, in particolare, da attacchi di

panico. L’accusato al dibattimento ha esplicitato le proprie ansie, in

prevalenza connotate da pensieri autodistruttivi, spiegando di avere tra

l’altro avuto paura dei luoghi alti, in particolare i piani alti di un edificio,

specie a finestre aperte (per evitare la tentazione di gettarsi nel vuoto), di

avere avuto paura di guidare in autostrada per tema di essere colto

dall’impulso di girare bruscamente il volante (e di provocare così un

incidente), di non avere potuto percorrere la galleria autostradale del

Gottardo, né frequentare luoghi affollati, in particolare i centri commerciali.

Nel primo dei molti memoriali da lui scritti durante il carcere preventivo

(cfr. i due classificatori in cubo 2), l’accusato ha descritto lucidamente e

nel dettaglio i propri stati d’animo (AI 41, pag. 30):

…prima voglio ricordare i sintomi che provavo

durante l’attacco di panico. Cuore a mille, paura di morire e d’impazzire,

vertigini, dispnea. Adrenalina a 1000. Capitavano di frequente nei negozi,

incolonnato nel traffico, in un tunnel o in coda alla posta per esempio.

Soprattutto li avvertivo in quella che io chiamo “la via di mezzo”. Per

esempio: mi capitava di dover uscire dall’ufficio per recarmi alla posta. Ci

vogliono due minuti a piedi. Diciamo che l’ufficio = A e la posta = C.

L’attacco di panico si scatenava violento al punto B. A metà strada. Restavo

paralizzato, spesso per riuscire a muovermi dovevo telefonare a qualcuno ma

senza dirgli che ero in panico, altrimenti la situazione peggiorava. In ogni

caso tornavo al punto A. Rinunciavo. Credo di aver evitato per almeno due anni

di andare in determinati posti. Banca, posta, negozi (l’___ per i dappisti è

una trappola mortale) piazze, autostrade. Non riuscivo neanche più ad andare

dal dentista o dal dottore da solo. Qualcuno doveva accompagnarmi sino

all’entrata dello studio. Ad un certo punto mi era difficile uscire di casa. Ma

anche in questo caso devo nuovamente ringraziare __________ [il dott. __________,

che l’ha avuto in cura dal 1994 al 2004]. Con lui le cose sono cambiate. Oggi

come oggi ho ancora le mie piccole crisi. Il panico cerca di partire quando

sono incolonnato, in un grande magazzino o lontano da casa e da ospedali e

cliniche. Ora succede che lo sento partire ma quando è sul punto di esplodere

si scioglie, inspiegabilmente se ne va, veloce come era partito. Ho ancora le

mie belle difficoltà in autostrada e non mi sognerei mai di imboccare la

galleria del Gottardo. Questo no. Il Gottardo è ancora al di là delle mie possibilità.

Non potrei abitare ai piani alti di un palazzo. Avrei il terrore solo di vedere

la finestra aperta. Ma se penso a come ero ridotto qualche anno fa per me lo

stato attuale è già una vittoria.”

5.

Il 29

marzo 1992 l’accusato, con altri, ha commesso una serie di furti in

autovetture, ciò che gli è valso l’arresto e alcuni giorni di detenzione nelle

carceri pretoriali. Il difensore dell’epoca ha chiesto lumi al medico curante

dott. __________, che aveva dichiarato (in plico AI 30):

Il signor AC 1, __________, __________, è in mio

regolare trattamento ambulatoriale (psicofarmacoterapia e psicoterapia di

sostegno dal 02.05.1991 a tutt’ora) per una nevrosi a fenomenologia

depressivo-ansioso-ossessiva.

Al momento attuale le sue condizioni psichiche sono

tutt’ora caratterizzate da un “Io” indebolito (l’istanza che media i rapporti

fra l’individuo e la realtà) e una sfera affettiva immatura-instabile-impulsiva

(possibilità di compiere azioni inaspettatamente e senza una vera riflessione).

La continuazione del trattamento dovrebbe permettergli un maggiore

rinforzamento-consolidamento.”

L’episodio, non più rintracciabile sul casellario

giudiziale, aveva, come detto, comportato per l’accusato la perdita del lavoro

presso l’UEF di ________ al quale era seguito, dopo un periodo di

disoccupazione, il posto presso la cassa malati __________.

6.

Nell’agenda

del 1994 dell’accusato, il 29 agosto egli ha annotato (plico doc. TPC 15, all.

12):

Giornata abbastanza tranquilla. Sera al __________

[il __________ di __________] e ciocca forte.

_____ mi manca tanto e forse sto scoprendo che è

lei la ragazza della mia vita.

Cristo, non vedo l’ora di esser con lei. Sto

male!A letto alla una e ½.”

Tolto l’abuso alcolico (tema di cui si dirà

lungamente più avanti), il diario sembra descrivere uno stato d’animo assai

positivo, in cui AC 1 inizia ad acquisire la consapevolezza di avere incontrato

quella che in effetti si è rivelata essere la donna della sua vita.

Ciò nonostante, e perciò incomprensibilmente,

egli nelle prime ore del 30 agosto 1994 è sceso nel garage condominiale di ________

21.

a ________, dove viveva con la madre, ha sottratto una vettura BMW ivi

parcheggiata, l’ha guidata per un po’ senza meta, quindi l’ha rifornita di

carburante alla stazione di servizio di ________, ha tuttavia versato benzina

anche sulla vettura e su se stesso, in particolare sui pantaloni, quindi si è

seduto al volante e ha acceso una sigaretta, incendiando così la vettura e

procurandosi gravi ustioni.

Così ha raccontato l’accaduto il prevenuto in

occasione del verbale di interrogatorio del 30 agosto 1994 (plico doc. TPC 15,

all. 3, pag. 1):

Ora, dopo che gli interroganti mi hanno

ripetutamente contestato le dichiarazioni, racconto come sono andati i fatti di

questa notte. Dopo aver trascorso un paio di orette al __________ di __________

sono rientrato a casa verso le 0030. Sono salito in casa e mi sono fermato per

circa un’oretta o poco meno. Preciso che mia madre non era presente perché in

servizio per il turno di notte presso il Parco __________. Allora mi è venuta

un’idea di prendere una BMW che si trovava parcheggiata in un box interno

raggiungibile dallo stabile in cui abito. E’ la BMW di certo __________. La

vettura era aperta, l’avevo constatato anche in precedenza. Le chiavi si trovavano

nel vano della manopola del cambio. Sul momento quando sono partito non avevo

nessuna meta, non sapevo dove andare. Mi sono diretto per __________, ______ e

zone limitrofe, senza un’idea ben precisa e quindi raggiunsi per la prima

volta, verso le 0145 il distributore di benzina “da _____”. Non avevo denaro.

Sono partito senza fare rifornimento di carburante. Dopo quindici minuti

ritornavo sul posto e inserivo la tessera Eurocheques. Mi sembra di aver messo

circa quindici litri di benzina nel serbatoio. Comunque mi sono bagnato di

benzina e allora mi è venuta la voglia di bagnarmi di più. Ho pure cosparso di

benzina il tetto dell’auto. Ho cercato di allontanare la vettura dalla stazione

di servizio per paura che scoppiasse la pompa. Non era comunque mia intenzione

cercare di “farla finita”, ma comunque non sapevo neppure io cosa stavo

facendo. Ricordo che ad un dato momento mi sono seduto al posto di guida ed ho

acceso una sigaretta. Subito si sono sprigionate delle fiamme, sia all’interno

che all’esterno dell’auto ed io ho avvertito dei lancinanti dolori in quanto

ero abbondantemente avvolto dalle fiamme in particolare nelle parti in cui ero

imbrattato di benzina, segnatamente gli arti inferiori e il braccio sinistro.

Sono uscito immediatamente dall’auto e urlando mi rotolavo sull’asfalto per

cercare di spegnere le fiamme che mi avvolgevano. Mi sono poi tolto le scarpe e

i pantaloni. Questi ultimi li ho abbandonati nelle vicinanze, mentre le scarpe

le ho rimesse.”

Nuovamente interrogato, per meglio chiarire la

questione della volontarietà del suo gesto, AC 1 il giorno seguente ha

precisato che (plico doc. TPC 15, all. 5, pag. 2):

D6: In che modo vi siete imbrattato di benzina?

R6: Dopo aver fatto rifornimento della vettura ho

tolto la pompa e mi sono cosparso intenzionalmente i pantaloni e la vettura.

D7: Eravate ben cosciente a questo punto della

gravità del vostro atto, del pericolo che stavate Creando?

R7: Esattamente sapevo del pericolo che stavo per

creare, tant’è vero che ho spinto appositamente per questo lontano la vettura,

cercando si spostarla dalla stazione stessa e questo per evitare

un possibile incendio delle riserve di carburante.”

Per meglio inquadrare la gravità dell’incendio

provocato dal prevenuto, basti dire come il gestore della stazione di servizio,

prontamente accorso sul posto, abbia riferito di “vettura che bruciava come

una torcia…tutta avvolta dalle fiamme”, di come ci siano voluti circa 45

minuti per domare il fuoco e come il danno alla facciata dello stabile,

pensilina, alle colonne di distribuzione del carburante, alle insegne

pubblicitarie, alle vetrine e all’asfalto potesse ammontare, ad una prima

stima, ad almeno fr. 100'000.- (plico doc. TPC 15, all. 33, verbale 30 agosto

1994.

di __________, pag. 1 e 2).

7.

L’accusato

ha riportato gravi conseguenze dall’incendio della vettura in cui sedeva,

segnatamente ustioni di 2° grado e di 3° grado sul 18% della superficie

corporea, localizzate nella zona delle cosce e dei glutei. Per il recupero,

oltre alla lunga ospedalizzazione, sono stati necessari tre interventi di

trapianto della pelle. All’inizio del ricovero, vista anche la pendenza del

procedimento penale, AC 1 è stato sottoposto ad una visita psichiatrica da

parte del dott. _______, che l’8 settembre 1994 così si è espresso sul suo

stato psichico (in plico AI 30):

Al momento del colloquio il paziente è degente a

letto, ha appena ricevuto la notizia della scarcerazione dopo il colloquio con

il procuratore pubblico e il suo avvocato. Egli lamenta dei dolori che sembra

però riuscire a sopportare. Riceve una terapia della Petidina e del Nozinan.

E’ orientato nei tre domini, il tono dell’umore è

di tipo sul depresso adeguato alla situazione. Il pensiero è coerente, non

emergono al momento del colloquio elementi di tipo psicotico. E’ evidenziabile

un distacco affettivo rispetto agli avvenimenti che vengono riferiti. L’eloquio

spontaneo è buono, descrive con precisione la propria vicenda salvo

l’intervallo precedente l’incendio. Vi è una discreta capacità di

introspezione. Si dichiara preoccupato per quanto avvenuto soprattutto perché

non riesce a spiegarsi come abbia potuto arrivare a questi gesti. Ha

l’impressione che ci sia in lui una forza (impulso?) che nei momenti in cui

tutto sembra andare per il meglio, lo porta a far si che tutto sia rovinato da

gesti sconsiderati (riferimento anche a un precedente furto di automobili un

paio di anni fa).

Al momento del colloquio non è presente

un’intenzionalità suicidale, vengono però riferiti pensieri di morte che il

paziente nel passato aveva conosciuto in maniera però più forti. Non sono

presenti allucinazioni visive e uditive.

Conclusioni

Al termine del primo colloquio avuto con il

paziente ho l’impressione di un giovane che sta mettendo in atto una serie di

meccanismi di razionalizzazione tendenti a controllare dei vissuti emotivi

molto più intensi con cui verosimilmente in questo momento non è capace a

confrontarsi in modo aperto.

Emerge inoltre un’importante anaffettività nei

confronti di quanto avvenuto e anche rispetto ai problemi con cui dovrà

confrontarsi nell’immediato futuro (conseguenze delle ustioni, problemi

lavorativi, finanziari, affettivi). Si tratta ad ogni modo di una situazione a

rischio per il futuro per cui è senz’altro indicato sia durante la degenza che

dopo la dimissione del paziente una presa a carico specialistica.

Durante la degenza sarò io stesso a rivedere il paziente, mentre dopo la

dimissione egli sarà ancora seguito dal dr. __________ e dallo psicologo __________.”

AC 1 ha perso l’ottimo posto di lavoro presso __________,

mentre che il procedimento penale a suo carico, non senza l’accenno ad almeno

una parziale scemata imputabilità, è stato come detto abbandonato il 30 maggio

2000.

ritenute (oltre al tempo trascorso) le gravi conseguenze già subite

dall’attore in conseguenza dei suoi atti.

8.

L’episodio

ha chiara connotazione suicidale -due amici del AC 1 si erano tolti la vita

poco tempo prima, ciò che lo aveva profondamente toccato- ma l’episodio è

apparentemente privo di congruenza stante l’asserito innamoramento

(corrisposto), che l’avrebbe portato a sposarsi l’anno seguente. L’accusato,

come accertato dagli inquirenti, in quel frangente era sotto l’influsso di

sostanze alcoliche, anche se non in misura sufficiente per stravolgerne la

coscienza (minimo 0.6, massimo 1.0 per mille). Sembrava qui, pertanto, trovare

una prima conferma una delle ipotesi da più parti (anche dal AC 1 stesso)

formulate per spiegare i comportamenti deviati dall’accusato, ovvero quella

della sua supposta incapacità di gestire le emozioni positive e della tendenza

a compromettere le situazioni favorevoli con comportamenti all’apparenza

inspiegabili.

9.

A seguito

di questo grave episodio è iniziata la presa a carico psicologica da parte del

dott. __________, che durerà sino al 2004, quando AC 1 vi ha unilateralmente

messo fine ritenendosi in grado di fare a meno di questo sostegno.

Il dott. _______, che purtroppo non ha conservato

la cartella medica del prevenuto (AI 38), è stato interpellato telefonicamente

dal perito giudiziario (AI 106, pag. 24), al quale ha riferito dei problemi di

alcol, del gioco d’azzardo, della dipendenza da internet, come della “difficoltà

a contenere gli impulsi”, laddove “la moglie funziona come contenitore,

lo guida e lo controlla”. Per il dott. __________, l’accusato avrebbe una

struttura di personalità tipo borderline in cui le modalità ossessive sono

utili al controllo degli impulsi. Avrebbe spesso pensieri suicidali “ma sono

giocati di sponda, come esperienze possibili poiché sono come scommesse con se stesso”.

10.

Già si è

detto (cfr. consid. 1) di come __________, moglie dell’accusato dal 1995, abbia

del marito un’immagine complessivamente positiva, al punto di affermare che

(verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG, pag. 2) “siamo sempre stati una famiglia

modello”. Nondimeno (ibidem)

quando AC 1 beve, il suo modo di comportarsi

cambia completamente. Diventa irascibile, nervoso, offensivo, insulta e non è

capace di sostenere una discussione. Non gli va mai bene nulla e rimprovera per

ogni cosa. Preciso che questo atteggiamento, per fortuna, lo usa solo con me.

Davanti ai bambini si è sempre trattenuto, cercando di nascondere il fatto che

aveva bevuto e comunque non li ha mai trattati male.

Da quando lo conosco, AC 1 ha sempre avuto il vizio di bere nel senso che non è un vizio quotidiano, ma un vizio che dipende

dal suo stato psicologico. Quando si sente bene e sta bene con se stesso, non

beve, quando invece ha delle ansie, angosce o altri problemi suoi, utilizza la

birra come un tranquillante. Quando AC 1 rientrava a casa ubriaco, io spesso lo

rimproveravo e lui mi rispondeva che bere una birra lo faceva sentire meglio in

quanto alleviava le sue ansie e le sue angosce. (…) AC 1 ha paura dell’altezza per esempio, ha paura di andare con la vettura nella galleria del Gottardo,

ha paura di andare in un paese straniero perché pensa che se dovesse succedere

qualche cosa non vi siano le strutture adeguate per curarlo…Comunque AC 1 ha diverse fobie, prima di andare a dormire controlla diverse volte se i fornelli della stufa sono

spenti, che le tapparelle sono sistemate come le vuole lui, che le tende devono

essere sempre sistemate in un determinato modo. Ma penso che AC 1 abbia delle

ansie e delle angosce molto più importanti delle quali a me non ha mai parlato.”

11.

La moglie

dell’accusato ha fatto accenno alle procedure di controllo che egli effettuava

prima di coricarsi, iniziate nell’infanzia (cfr. consid. 3) e mai abbandonate.

Anche il perito ha evidenziato questo aspetto

della sua personalità (AI 106, pag. 10):

Riferisce di essere affetto da anni da

ossessioni-compulsioni esordite verso i sei-sette anni e mai completamente

regredite benché oggi vissute come meno impegnative. In particolare riferisce

di rituali effettuati prima di andare a dormire: 1) cucina: controllo delle

manopole del gas più manopola centrale (4 volte per ognuna); gli oggetti

intorno in una certa posizione; controllo della luce centrale (4 volte). 2)

bagno dei figli: tappetino e carta igienica in una determinata posizione

(questa compulsione è presente fin da piccolo anche perché oggi abita

nell’appartamento sotto a quello abitato nell’infanzia per cui il bagno dei

figli corrisponde al suo da piccolo essendo l’attuale appartamento disposto in

modo identico); 3) camere dei figli: le tapparelle devono essere completamente

giù, controllo 4 volte; 4) porta d’entrata: lo spioncino, la maniglia e la

serratura (4 volte per ognuno); 5) camera matrimoniale: la tapparella non deve

essere completamente abbassata bensì devono rimanere 4 fessure poiché non gli

piace il buio completo. Non sa spiegare perché del numero 4. Unitamente alle

compulsioni sussistono anche pensieri ossessivi aventi come oggetto la morte o

meglio il suicidio: i pensieri suicidali sono costanti dopo la morte di due

amici. Iniziavano verso i 19-20 anni dopo che un caro amico si era suicidato

con l’arma di ordinanza. Poi nel 1999 si suicidava un altro amico. Si domanda

se egli non debba essere il terzo. I pensieri suicidali sono associati ai

rituali (per esempio tentare di cacciarsi la lingua in gola per verificarne

l’impossibilità al soffocamento) ed in merito afferma di temere di arrivare ad

un certo punto che considera pericoloso perché dalla confusione, annebbiamento

della coscienza, improvvisamente tutto diviene chiaro, lucido, ordinato e

diviene evidente come attuare il suicidio. Ha imparato a controllare il

passaggio all’atto fra pensiero ossessivo e agito grazie alla considerazione

“posso scegliere” nel senso che è libero di attuare o meno i rituali o la

ripetizione degli stessi come il proposito suicidale. Questo attenua le ansie

legate al pensiero ossessivo e verrebbe meno la necessità di passare all’atto.”

12.

Nel 1997 è

nato il primogenito dei coniugi AC 1. Un evento felice, che ha però mandato in

crisi la debole psiche del prevenuto, che ha dovuto essere ricoverato e che è

rimasto in clinica per circa due mesi. Così ricorda la moglie l’accaduto

(verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG, pag. 3 e 4):

Ricordo che dopo la nascita di nostro figlio __________

(gravidanza e parto andati perfettamente) AC 1 una mattina si è svegliato e mi

ha detto che voleva essere ricoverato in quanto era andato in “tilt” e questo

credo a seguito della nascita di nostro figlio. Durante la gravidanza AC 1 in più occasioni mi aveva detto di avere paura di questo ruolo e di non sapere se sarebbe stato

all’altezza di fare il buon genitore. Come detto, una mattina è scoppiato e ha

voluto essere ricoverato. In Clinica __________ vi è rimasto per quasi due mesi

(usufruendo di congedi giornalieri).”

Secondo il perito, l’accusato era in questo

frangente stato vittima di un episodio depressivo (AI 106, pag. 26).

13.

L’accusato è

fermamente convinto che in lui vi siano due persone, in conflitto tra loro. Una

è __________ (il suo secondo nome), che è la parte buona di lui, quella che

vive la normalità quotidiana senza problemi; l’altra è _______, che egli chiama

anche “il sabotatore”, ed è quella parte di sé che fa di tutto per rovinargli

la vita e che si manifesta in particolare quando le cose vanno bene.

AC 1 ha descritto questo dualismo, oltre al

tormento interiore che esso gli procura, in uno dei memoriali redatti durante

la carcerazione preventiva (AI 41, pag. 18 e 19):

La birra è stato il carburante che ha messo in

moto il sabotatore. Sta sghignazzando ancora il maledetto. Adesso è sazio,

soddisfatto. Ha vinto la battaglia. Ma la guerra la perderà. Userò le mie armi

e quelle che mi verranno fornite. Attaccherò prima io e sarà un attacco

devastante. Il suo sorriso satanico lascerà spazio a una smorfia incredula di

dolore. La sua sconfitta varrà la mia rinascita. Comincia a tremare, non sai

cosa ti aspetta! Una vita normale si, voglio sapere cosa significa, lo desidero

ardentemente. Che questo allora sia un punto di partenza. Che mi dia la forza

di andare avanti qui. E’ proprio questa la strada da seguire. In fondo lo so.

Per cercare di stare meglio dovrò per forza “pescare nel torbido”. Non c’è

altra via. Fuori una birra avrebbe risolto tutto. Ma solo momentaneamente.

Automedicazione. Quanti anni sono andato avanti così. Ma adesso è giunto il

momento di combattere la battaglia più difficile. Lunga e sanguinosa. Ma prima

devo affinare le armi e posizionarle nella maniera giusta. Allora avrò una

speranza e combatterò a viso aperto, con ogni mezzo. La battaglia finale, lo

scontro decisivo. L’ultima occasione per incendiare il sabotatore. So che è un

avversario temibile e per ora imbattuto. Anche lui è armato sino ai denti e ha

le sue strategie. Da solo non sono pronto per affrontarlo. Cerco l’alleato

giusto e lo troverò. I preparativi sono iniziati. Lo scontro è forse ancora

lontano. Ci arriverò (ci devo arrivare) pronto, con la ferma intenzione di

annientarlo una volta per tutte.”

Anche la perizia giudiziaria ha puntualmente

rilevato questa situazione (AI 106, pag. 26-28) e, pur escludendo che si sia in

presenza di un vero e proprio sdoppiamento della personalità, ha spiegato come

tale dualismo sia reale (e sia parte importante del complesso disturbo di

personalità dell’accusato) e consista nella scissione della parte istintuale

dell’accusato da quella controllata ed integrata che vive la vita reale.

14.

In questo

difficile contesto, va inserita la problematica supplementare costituita

dall’abuso e dipendenza da parte dell’accusato (anch’essi, come il disturbo psicologico,

di lunga data) nei confronti di alcol e psicofarmaci.

15.

L’abuso di

alcol da parte del AC 1 è cronico e di lunga data. Esso risale sin dai tempi

dell’adolescenza e se ne trovano in atti vari indizi oggettivi.

Il medico curante dott. __________, che lo segue

dal 1999, gli ha diagnosticato una steatosi epatica (ovvero l’aumento dei

grassi all’interno delle cellule del tessuto epatico), attribuendole verosimile

origine etilotossica, il che significa che già all’età di 30 anni l’abuso di

alcol aveva lasciato tracce organiche nell’accusato. Inoltre, un ulteriore

indizio significativo è dato dalle due precedenti condanne per guida in stato

di ebrietà (1997 e 2007), senza dimenticare che anche al momento dei fatti del

30.

agosto 1994 il prevenuto era sotto l’effetto di bevande alcoliche (cfr.

consid. 8).

Dagli atti risulta come il prevenuto assumesse

alcol in giro nei bar (colpisce dalla lettura dei suoi verbali come egli sembri

avere conoscenza di tutti i ritrovi di ________ e dintorni e dei nomi di tutte

le cameriere), uscendo di sera prima del matrimonio, e sino all’ora

dell’aperitivo dopo essersi sposato.

Il suo problema era, come già detto, ben noto

alla moglie, ma anche ai colleghi di lavoro (cfr. p. es. i verbali 19 agosto

2009.

di __________, all. 29 RPG; 21 agosto 2009 di ______, all. 30 RPG; 25

agosto 2009 di __________, all. 32 RPG), laddove è manifesta la valenza di

(ulteriore) indizio di una situazione di etilismo cronico se il problema viene

avvertito anche in ambito lavorativo.

Anche gli psicologi curanti dell’accusato si sono

avveduti della situazione ma -secondo il perito giudiziario- avrebbero

sottovalutato la portata del problema per il motivo che AC 1 riusciva comunque

a condurre un’esistenza “normale” (ovvero a mantenere il posto di lavoro e ad

avere una vita famigliare) e non mostrava particolari sintomi di dipendenza.

In realtà, secondo il perito giudiziario si

sarebbe in realtà trattato di una grave dipendenza (AI 106, pag. 25,

sottolineatura della Corte):

Dichiara al perito un’assunzione regolare di

alcool seppur in quantità contenute, ma dal racconto si apprezza come egli

abbastanza regolarmente negli anni (e quasi senza pausa nel 2009 fino

all’arresto) abbia ecceduto nell’assunzione fino all’ebbrezza franca. (…) Altri

elementi che confermano la dipendenza da alcool sono la diagnosi di epatopatia

del 2007 e la fibrillazione atriale che trova regolare corrispondenza con

l’eccesso di libagioni. (…) Ciò che sembra aver tratto in inganno nella

valutazione della gravità di questa dipendenza sembra essere stato da un lato

l’uso dell’alcol come automedicazione (…), dall’altro la mancanza di una chiara

sintomatologia da astinenza al momento dell’eventuale interruzione

dell’assunzione (…).

Di fatto il peritando inizia il consumo di alcool

e benzodiazepine già in adolescenza e la sua personalità va viepiù

strutturandosi sulla dipendenza dalle sostanze delle quali in realtà non riesce

più a farne a meno.

Se consideriamo l’episodio di allucinazioni che

il peritando narra esser comparso dopo la dimissione dalla Clinica Psichiatrica

(…) esso ha tutte le caratteristiche di un’astinenza. (…) Così come gli episodi

di franche allucinazioni riferite dalla moglie (…) appaiono come episodi di

un’ebbrezza patologica, di una sindrome psicotica transitoria o allucinosi

alcolica scatenata dall’assunzione di alcool.”

L’accusato ha spiegato la tendenza ad assumere

alcolici con l’esigenza di calmare il proprio disagio interiore. Avrebbe perciò

sistematicamente ingerito alcol utilizzandolo come ansiolitico e non è controverso

(come meglio si vedrà durante l’esposizione dei fatti relativi al capo

d’imputazione principale) che negli ultimi tempi l’abuso era peggiorato.

Purtroppo, assunto in quantità abnorme, l’alcol,

secondo il perito, produceva sull’accusato un effetto contrario a quello

voluto: invece di agire da ansiolitico, esso ne riduceva invece i meccanismi di

controllo sulla parte istintiva della propria personalità disturbata, sino a

che essi venivano meno e non riuscivano più a contenere le pulsioni dell’accusato

(AI 106, pag. 29, sottolineatura della Corte):

Quindi abbiamo un disturbo di personalità grave,

cronico, che può essere tenuto sotto controllo in assenza in astinenza da

sostanze. Viceversa cadono le difese ossessive-compulsive e viene meno il

controllo degli impulsi.

Non è chiaro cosa dia inizio a quello che

potremmo definire “il percorso” (…) il peritando non cerca altre, differenti

soluzioni poiché lo scopo primario è alleviare il più rapidamente possibile la

sensazione negativa. (…) Se la sensazione negativa si calma, può essere

sospesa l’assunzione di alcool altrimenti è necessario continuare e quindi,

come ho già detto, scatta il click. Il click che è anche il momento in cui

la patologia borderline si attiva in tutta la sua intensità e che comporta

anche uno stato di scissione poiché l’attivazione di __________ esclude __________.

Con la scissione si perde la possibilità di resistere agli impulsi, ma non la

capacità di distinguere sulla liceità dell’atto o sulla pericolosità del gesto.”

Oltre che dell’alcol, il prevenuto da molti anni

abusa anche di benzodiazepine, come già faceva la di lui madre, anche in questo

caso allo scopo di placare la propria ansia. Il risultato è però, secondo il

perito, quello di amplificare l’effetto disinibente (perizia, pag. 27),

rendendo ulteriormente difficile il controllo della parte pulsionale di sé.

16.

A far tempo

circa dall’inizio del 2009 la situazione psichica dell’accusato è peggiorata,

di pari passo con gli abusi di alcol, divenuti più frequenti e più importanti.

Il 29 aprile 2009 AC 1 ha subito un ricovero coatto al CPC di __________.

Il documento di ammissione (AI 27) segnala che “il

paziente è già noto in ambito psichiatrico per etilismo e passata dipendenza da

sostanze”, in specie per “importante e quotidiano abuso di alcol”.

La diagnosi formulata è stata quella “di

intossicazione acuta da alcool” e “autolesione intenzionale lieve da oggetto

appuntito con comunicazione di idea suicidale”. Il tasso alcolemico

riscontrato era pari a 1.68 per mille.

Cosa era accaduto in quell’occasione l’ha

raccontato lo stesso AC 1 (verbale 22 settembre 2009, all. 5 RPG, pag. 3 e 4):

Ricordo che era fine aprile ed era un martedi

(…). Quel pomeriggio, alle ore 1700 ho finito di lavorare e siccome mia moglie

lavorava sino alle 2130, non sono andato a casa quella sera. Ricordo di essere

andato al Bar __________, dove ho passato tutta la serata fino alle ore 2100

ca. Al bar ho bevuto birra, tanta birra. (…) Posso aver bevuto dalle 7 alle 10

birre, da 3 dl l’una. Verso le 2100 ho sentito __________ al telefono e ci

siamo dati appuntamento in centro per le ore 2130 ca. Ricordo che quando __________

è arrivata in centro mi ha chiamato o ci siamo scambiarti SMS, ma io

all’appuntamento non ci sono andato. (…) Quando sono uscito dal bar, invece di

prendere l’auto che era posteggiata di fronte al bar, sono andato a piedi verso

il posteggio sotterraneo della Coop. Una volta raggiunto quel luogo, mi sono

seduto per terra e ho iniziato a effettuare telefonate. Ricordo di aver chiamato

un paio di volte il Telefono Amico e poi, su consiglio del Telefono Amico,

l’ambulanza. Al 144 avevo annunciato la mia intenzione di morire e, restando al

telefono con la centralinista, ho atteso l’arrivo dell’ambulanza. E? arrivata

l’ambulanza, la Polizia. Quando gli agenti sono entrati nel posteggio

sotterraneo, io ho tentato di ferirmi al polso, utilizzando la chiave della

macchina. In men che non si dica mi sono ritrovato a terra. Sono stato caricato

sull’ambulanza e quindi trasportato al Civico. Dopo le visite all’ospedale

Civico, visto il mio stato alterato, e visto che non volevo parlare con mia

moglie, la dottoressa di turno decideva per il mio ricovero coatto alla CPC….”

17.

Alla Clinica

Psichiatrica è stato deciso di cessare la somministrazione di Lexotanil, la

benzodiazepina che l’accusato assumeva da anni (e dalla quale, come si vedrà

qui di seguito, era dipendente), e gli veniva invece prescritto il Seresta

(un’altra benziodiazepina) ad alto dosaggio. AC 1 è stato dimesso dopo 4

giorni, ma in precarie condizioni. Secondo il perito giudiziario (AI 106, pag.

9):

Una volta rientrato a domicilio (…) stava

malissimo (…) anche perché aveva ridotto il dosaggio prescritto per poter

andare a lavorare in quanto si sentiva molto sedato. Accusava visioni ed

allucinazioni e si sentiva fuori dalla realtà. Dopo aver telefonato al Pronto

Soccorso e avendogli confermato che poteva essere un manco da Lexotanil ne

assumeva subito due e stava rapidamente meglio.”

L’accusato dopo questo episodio si è affidato

alle cure del dott. __________ (che gli ha nuovamente prescritto il Lexotanil),

ma questo nuovo percorso di aiuto psicologico, intervenuto allorché la

situazione era già grave, non è di fatto riuscito a produrre risultati

positivi, non avendo in specie impedito il verificarsi dei gravi fatti del mese

di agosto.

18.

Anche la

moglie dell’accusato ha chiaramente percepito il peggioramento delle condizioni

del marito e agli inquirenti ha fornito il seguente, inquietante racconto del

periodo precedente l’arresto del coniuge (verbale 25 agosto 2009, all. 23 RPG,

pag. 4-7):

Se non sbaglio, con l’inizio di quest’anno, mi

sono resa conto che AC 1cominciava ad avere qualche cosa che non andava o

meglio che a me non quadrava. Magari questo suo disagio lo aveva già da prima,

ma io non mi sono accorta sino appunto all’inizio di quest’anno. Ho chiesto a AC

1.

di spiegarmi cosa stava succedendo, ma lui, come al solito, mi diceva di

stare bene. Gli chiedevo di ricominciare ad andare dallo psicologo, senza

comunque alcun successo perché lui non ha ritenuto fosse il caso.

Con il passare dei mesi, vedevo che sempre più

frequentemente rientrava a casa ubriaco o brillo e a me questa cosa non andava.

Quando AC 1 beveva, spesso si avevano discussioni e lui, in alcune occasioni,

utilizzava un linguaggio violentemente pesante nei miei confronti, ma il giorno

seguente, una volta smaltita la sbronza, si scusava, mi faceva ricevere dei

fiori o dei regali e comunque mi dava sempre ragione.

(…)

L’agente interrogante mi chiede di raccontare come

è stata la nostra relazione durante le ultime settimane, prima dell’arresto

dell’08.08.2009. Da parte mia rispondo che a seguito del ricovero a __________,

ho dato un ultimatum a AC 1 dicendogli che non avrebbe più dovuto bere

altrimenti lo avrei lasciato. Questa cosa ha funzionato per un po’ di tempo ma

poi lui ha ricominciato, tenendomelo nascosto. Credo che inizialmente beveva

ogni tanto ma da quando siamo ritornati dal mare a luglio, il 17, credo abbia

ripreso a farlo regolarmente.

Infatti le ultime due settimane prima

dell’arresto sono state un disastro. AC 1 arrivava a casa sempre ubriaco, e

comunque, oltre a bere, lo psichiatra gli aveva prescritto alcuni medicamenti

(Seraline – anti depressivo/Lexotanil 3 mg – tranquillante rilassante). Preciso

che questi medicamenti se li gestiva AC 1 quotidianamente.

Durante quelle sere, capitava che rientrando a

casa si sdraiava sul letto in quanto diceva di non riuscire a dormire bene la

notte. Poi gridando mi chiamava e mi diceva che nella nostra camera c’era un

uomo che continuava a parlare con lui e non lo lasciava in pace. Mi ordinava di

portare via questa persona perché lui non voleva più vederla. Quando io gli

dicevo che in camera non c’era nessuno, lui si alterava maggiormente dicendomi:

Mica sono pazzo! E mi ordinava di farlo uscire. Quando io facevo il suo gioco e

quindi invitavo “l’invisibile” a uscire dalla stanza, lui mi riprendeva perché

non lo facevo nella maniera corretta. Mi diceva che dovevo prenderlo per mano e

una volta fuori dalla porta di richiuderla velocemente per non farlo rientrare…

Questa storia è successa in almeno due o tre

serate. Per evitare il peggio, in quanto AC 1 quando beve si altera, io l’ho

sempre assecondato in quanto avevo paura della sua reazione.

Alcune volte mi chiedeva: -Dov’è il mio coltello!

Mi voglio uccidere, voglio tagliarmi la giugulare!-

Io cercavo di farlo desistere con questo pensiero

standogli vicino e sostenendolo.

Il 02 agosto,alla sera, mi diceva che doveva

prendere il coltello ed andare alla stazione perché doveva uccidere una

persona. Quando gli ho chiesto di darmi spiegazioni in merito a quello che

aveva appena detto, lui mi rispondeva che doveva uccidere l’uomo che tutte le

sere veniva a casa e che veniva a letto con me. Precisava pure che questa persona

io non la conosco.

Per me è stato un incubo vivere con lui in quei

giorni, mentre AC 1 con i bimbi si è sempre comportato molto bene.

In questi giorni ho anche avuto paura di lui

perché come detto, quando beve diventa aggressivo (verbalmente) ed imprevedibile.

Non sapevo mai cosa aspettarmi da lui.

Sempre in queste ultime settimane, lui alcune

volte non ha fatto rientro durante la notte, ma è arrivato a casa la mattina

presto, come per esempio è successo la notte del primo di agosto.”

A proposito dei mancati rientri, l’accusato al

dibattimento ha spiegato di avere dormito in macchina talune volte, ciò che non

avrebbe mai fatto in passato, in quanto troppo ubriaco per condurre la propria

vettura.

19.

La sera del

1° agosto 2009 l’accusato con la moglie e i figli si è recato in centro città

per assistere al tradizionale spettacolo pirotecnico. Terminati i fuochi

d’artificio, la famiglia si è recata a bere qualcosa al bar __________, in via __________

68, gestito dalla zia della moglie dell’accusato. Qui egli si è congedato dai

propri famigliari con il pretesto di dovere passare un attimo in ufficio, ed ha

iniziato una lunga notte di bevute in vari locali notturni della città, sino a

ridursi, nelle prime ore del mattino seguente, in uno stato semiconfusionale,

tanto da lasciare un vuoto nella sua memoria e da rendere necessario, per la

ricostruzione degli spostamenti, l’interrogatorio delle persone con cui AC 1

era entrato in contatto quella notte (cfr. gli all. 33, 34, 36 RPG).

L’accusato ha infine così (confusamente)

descritto la serata (verbale 3 settembre 2009, all. 4 RPG, pag. 8-11):

Ricordo che, come già detto, ho guardato i

fuochi con la mia famiglia ed in seguito siamo andati a bere qualche cosa al

Bar __________ in Via __________. Dove ho incontrato mia mamma con una sua

amica. Verso le ore 2345 ca. mi sono allontanato, solo e presumo, a questo

punto, che sono andato all’__________ di ___________, da __________. Ho passato

una parte della serata all’Iris dove ho chiacchierato con una ragazza, __________.

Non sono in grado di dire se poi, insieme a lei, sono andato in centro o l’ho

incontrata a ________.

Gli interroganti mi fanno prendere atto che, in

centro a ________, siamo andati insieme, utilizzando un taxi.

Gli interroganti mi chiedono se ricordo di aver

preso il taxi e se ricordo il tragitto che abbiamo fatto o dove siamo andati

prima di raggiungere il centro. Io rispondo di no. Non mi ricordo.

Gli interroganti mi fanno prendere atto che, con

il taxi, mi sono fatto portare in ________. Qui sono sceso dal veicolo e dopo

alcuni minuti sono ritornato.

Ora ricordo che sono andato a casa a prendere dei

soldi.

Gli interroganti mi chiedono se, oltre al denaro,

a casa ho preso anche qualche altro oggetto.

Ho un ricordo dove, in quei giorni ero uscito di

casa con il serramanico e questa cosa mi aveva fatto veramente paura. Ora che,

passo per passo, sto ricostruendo quella serata, ricordo che è stato proprio

quando sono rientrato a casa con il taxi che devo averlo preso. (…) … dopo aver

recuperato soldi e coltello, ho raggiunto nuovamente il taxi e quindi ci siamo

fatti portare in centro ________.”

(…)

…oltre ad essere andato all’Underground mi sono

pure recato in un altro locale, che deve essere comunque in centro. (…) C’era

il __________ con una ragazza che conosco di vista, una certa _____. Se non

erro eravamo al secondo locale, che prendo atto chiamarsi __________ Bar (ex __________).

Non ricordo di aver trascorso molto tempo con loro. So che ad un certo momento

se ne sono andati in quanto erano stanchi. Ho un ricordo dove mi è stato detto

che non servivano più da bere in quanto era orario di chiusura. Non ricordo se

questo è successo all’______ o al ______. Non ricordo come sono rientrato a

casa, ma credo con lo scooter, in quanto all’inizio della serata ero uscito con

quello.”

(…)

Per quanto riguarda il mio rientro a casa, posso

immaginare sia andato così. Siamo usciti dal __________ Bar all’orario di

chiusura, quindi alle ore 0500. Ho accompagnato a piedi ______ nei pressi della

sua abitazione, sono rientrato sicuramente in centro dove, verso le 0530 ho

preso un taxi che mi ha portato all’____ di ___________ dove ho recuperato lo

scooter. Quindi sono rientrato a casa. Saranno state le ore 0600 ca. (…) Di

regola posteggio lo scooter dietro alla vettura, cosa credo ho fatto pure

quella mattina.

Il prossimo ricordo che ho è quando mi sono

svegliato, verso le 1000 di domenica mattina (02.08.2009). Raggiungo __________

e mia madre che sono sul balcone, credo ci sia anche mia sorella. C’è anche

lei, sono sicuro. Sento una gran puzza di bruciato ed un rumore forte, credo di

un ventilatore. Mi spiegano cosa è successo, e più precisamente che c’è stato

un incendio nelle cantine del numero civico __. Mia madre che chiedeva se

potevamo ospitarla per alcuni giorni, cosa che poi non si è verificata in

quanto hanno dato subito l’abitabilità del palazzo.

Alla Procuratrice avevo raccontato che al mio

risveglio, mi era venuto il dubbio che ad appiccare l’incendio ero stato io.

Gli interroganti a questo punto mi chiedono se a commettere

questo fatto sono stato io ed io rispondo di si.”

Su questa base la Corte ha accertato che il

prevenuto è l’autore dell’incendio di cui al punto 1.1 dell’atto di accusa.

20.

Nei giorni

successivi l’accusato ha continuato ad abusare regolarmente di alcol e

psicofarmaci, sino alle parossistiche giornate del 6 e del 7 agosto 2009.

Così ha raccontato AC 1 la giornata del 6 agosto

(verbale 10 agosto 2009, all. 2 RPG, pag. 2-5):

…come al solito mi sono alzato alle 0700 e sono

andato al lavoro per le 0800. Ho lavorato sino alle ore 1200 e sono andato in

pausa in zona _______ (…) Prendo atto dagli interroganti che si tratta di via __________

e che il bar si chiama __________.”

Al dibattimento l’accusato ha spiegato di avere

bevuto parecchia birra già in quell’occasione.

Ricordo di aver preso una mezza giornata di

libero dal lavoro in quanto saremmo dovuti andare dal veterinario a far

sopprimere il nostro cane. Verso le 140 ca. ho raggiunto mia moglie dal

veterinario a ___________. (…) Dopo il veterinario …dicevo a mia moglie che

sarei andato a fare un giro e che sarei tornato a casa più tardi.

Mi ricordo di essere passato da casa, e prima di

essermi fermato nel negozietto di ________ ad acquistare due lattine di birra.

Ho posteggiato la moto all’esterno dello stabile, sono salito un attimo in

casa, mi sono bevuto queste due birre e quindi sono uscito. A piedi ho

raggiunto la stazione passando dalla scorciatoia che c’è vicino alla Clinica __________.

Ho raggiunto la stazione dove ricordo di essermi fermato a bere un paio di

birre al bar della stazione, quello dove vi sono i posti in piedi. In seguito

sono sceso in centro. (…) Ricordo di essere arrivato in Piazza __________ dove

mi sono fermato in un baretto del quale non ricordo il nome, ma resta in faccia

al __________. Ho bevuto una birra da 3 dl ed in seguito sono andato in direzione di via __________, passando dalle vie più dirette. (…) Al bar __________,

dove sono arrivato verso le ore 1700/1715 sono rimasto circa una mezz’ora, dove

ho bevuto almeno due birre o due birrini. Ho raggiunto il prossimo bar, che è

il bar __________, dove sono rimasto un quarto d’ora o venti minuti ed anche

qui ho bevuto una birra o due birre, non ricordo. Credo di essere uscito dal

bar __________ verso le 1800/1815.

Per finire la serata, ho deciso di andare al bar __________,

dove almeno una volta alla settimana vado a fare un aperitivo. Sempre a piedi

ho raggiunto questo locale e potevano essere circa le 1830. (…) Ricordo che la

cameriera mi ha detto che a quell’ora non servivano più bevande ai clienti in

quanto di lì a poco avrebbero chiuso il locale. (…) Sono uscito dal locale e

sono andato in cantina… Ricordo unicamente che la porta del palazzo era aperta

ed ho raggiunto le cantine. Non ho una visione precisa del locale cantine, ma

mi ricordo di aver utilizzato l’accendino e di aver acceso carta e/o cartone,

quello che c’era.. Preciso che con quello che c’era intendo appunto carta

cartone.

La prossima immagine ch e ricordo è quando sono

fuori dal palazzo.. e sono rientrato al bar e ho richiesto sempre alla stessa

cameriera se potevo bere una birra.. Proprio in quel momento ho sentito la

gente che urlava, dicevano che c’era del fumo e che stava bruciando qualche

cosa e quindi nessuno mi ha servito da bere.

Vista la situazione sono uscito dal bar e mi sono

allontanato, a sinistra, in direzione di _____/_____.

(…)

D: Per quale motivo ha deciso di entrare in

quello stabile per appiccare l’incendio?

R: Qui non so cosa dirti. Nel senso che non so se

devo rispondere. Credo che mi sia scattato qualcosa dentro, ma al momento non

voglio dire altro.”

Il racconto di quella serata è proseguito nel

successivo verbale 19 agosto 2009 (all. 3 RPG, pag. 1-4):

..ho imboccato la strada in salita. Ho svoltato

alla prima a destra e ho percorso tutta la via. Gli interroganti mi avevano già

fatto prendere atto che quella via è appunto via __________. (…) …non ricordo

esattamente i particolari dello stabile di _____10 a, ma ricordo unicamente il passaggio pedonale per accedere al palazzo, che io ho percorso quando

mi sono allontanato. Non ricordo se la porta dello stabile era aperta o chiusa,

non ricordo se per accedere ho suonato i campanelli e non ho la visione

dell’interno dello stabile. S comunque che ho appiccato l’incendio all’interno

delle cantine. Non ricordo il numero delle cantine che ho incendiato. (…) Come

ho già raccontato, mi sono allontanato dallo stabile ed ho raggiunto la strada

principale che porta a _____. (…) Ho camminato sino a raggiungere la fine della

via, sino ad arrivare a questi due palazzi rossi. Sono entrato in un vialetto

ed ho camminato in un giardino. Ho poi raggiunto l’entrata di un palazzo. Anche

in questo caso non ricordo se la porta dello stabile era aperta e non ricordo i

particolari dell’interno dello stabile. Sicuramente ho raggiunto le cantine ed

ho anche in questo caso dato fuoco. Come ho già raccontato nei precedenti

verbali, cercavo sempre materiale infiammabile come carta o cartone. Ho

l’immagine di me che accende l’accendino, ma non riesco a vedermi all’interno

del palazzo. Credo che anche in questo caso, dopo aver acceso qualche oggetto

infiammabile, ho subito lasciato il luogo, senza intrattenermi. (…) Il prossimo

ricordo è il bar ______ che dista un centinaio di metri dal palazzo dove poco

prima ero uscito. (…) Ricordo di aver bevuto almeno due o tre birre. (…) Una

volta terminato di bere le birre esco. A piedi ho raggiunto il centro città e

con la funicolare ho raggiunto la stazione. Mi sono fermato nel bar tra il

chiosco e l’ufficio informazioni FFS ed anche qui ho bevuto sempre birra, ma

non ricordo quanta. (…) Da questo punto ho abbastanza la visione di quanto è

accaduto in quanto ricordo di essermi incamminato in direzione di ___________,

di aver fatto la salita della ex latteria, dove ora si trova la sede del

sindacato _____ e poi di aver preso la prima strada a destra. Su questa strada

ho recuperato da un cassonetto dell’immondizia due sacchi della spazzatura ed

ho raggiunto un posteggio sterrato, ho posizionato i due sacchi dell’immondizia

sotto l’auto e con l’accendino ho acceso i sacchi. Ho aspettato che i sacchi

bruciassero e nel frattempo mi sono fumato una sigaretta. (…) Dopo aver

guardato i sacchi che prendevano fuoco, mi sono allontanato passando dalla

scaletta che poi mi ha portato sulla strada principale. Ricordo di essere

andato al Bar __________, dove questa volta ho bevuto un’acqua. (…) Uscendo

dall’____ io ho visto la Polizia e gli sono andato incontro, inconsciamente

forse volevo far sapere che ero stato io ad appiccare l’incendio dell’auto e

quelli dei palazzi. Dopo il controllo di Polizia, che credo sia durato una

decina di minuti, parlando con l’agente, a mio modo di vedere gli ho dato lo

spunto per trattenermi maggiormente parlandogli degli incendi di _____ e _____,

ma comunque sono stato lasciato andare. (…) Dopo il controllo ho proseguito per

la mia strada e poco prima di raggiungere il mio domicilio, sono stato

avvicinato da una pattuglia che mi ha chiesto se potevo tornare sul luogo

dell’incendio. Ricordo di aver “sfidato” gli agenti accendendo ripetutamente il

mio accendino. Il mio pensiero è stato: mi hanno scoperto, adesso mi fermano.

(…) Ritornato sul posto dell’incendio mi hanno fatto posizionare dietro alla

vettura dove io in precedenza avevo fumato una sigaretta, mi hanno fatto

voltare su me stesso ed in seguito mi hanno lasciato di nuovo andare offrendomi

un passaggio sino a casa, ma che ho rifiutato. Infatti ho raggiunto il mio

domicilio a piedi. Sono arrivato a casa circa alle ore 0100.”

L’accusato ha così ammesso di essere l’autore

degli incendi di cui ai punti 1.2, 1.3, 1.4 e 2.1 dell’atto di accusa.

21.

Il giorno

seguente, 7 agosto 2009, l’accusato si è recato al lavoro. Dopo la pausa del

mezzogiorno, trascorsa nuovamente (bevendo) al bar __________, è tornato in

ufficio e verso le 15 ha chiamato una prima volta la redazione di Teleticino

siccome aveva letto sul sito di Ticinonews che una persona la sera precedente

era stata fermata e rilasciata ed intenzionato a lamentarsi per le imprecisioni

dell’articolo.

In occasione di questa prima telefonata non è

riuscito a farsi passare nessuno della redazione, ragione per cui egli più

tardi, da una cabina del telefono, ha chiamato nuovamente chiedendo di parlare

con il giornalista __________, autore dell’articolo, al quale diceva di essere

l’autore degli incendi, oltre che di molti altri verificatisi negli anni

precedenti. Dato che AC 1 non aveva più credito, si è fatto richiamare nella

cabina telefonica e ha rilasciato al __________ una sorta di

intervista/confessione (cfr. la trascrizione, annessa al verbale 8 agosto 2009

di __________, all. 10 RPG) nella quale, battezzandosi con il nomignolo “_______”,

si assumeva la paternità degli incendi degli ultimi giorni.

Il prevenuto, dopo essersi allontanato dal lavoro

per accompagnare in centro città l’apprendista che non si sentiva bene, si è

quindi recato al bar __________ e ha controllato sul proprio cellulare se

l’intervista era stata pubblicata sul sito internet. Visto che non era il caso,

AC 1 ha nuovamente chiamato la redazione, usando questa volta il telefono

dell’esercizio pubblico, per chiedere quando sarebbe stato pubblicato

l’articolo. Il prevenuto afferma di avere detto al __________ “che mi

trovavo dalla __________” (__________, la gerente del bar), mentre che __________

sostiene di averne riconosciuto la voce in sottofondo. Come che sia, è opinione

della Corte che l’accusato, avendo oltretutto lasciato la traccia del numero

telefonico del bar, in questa circostanza non ha fatto nulla per evitare di

essere identificato a posteriori quale autore della rivendicazione.

22.

Qualche

minuto dopo è effettivamente stato pubblicato l’articolo online riguardante

l’intervista con il presunto autore degli incendi. Il tenore dell’articolo ha

però indispettito AC 1, essendo stata avanzata una riserva circa la possibilità

che la persona annunciatasi potesse essere solamente un mitomane. Quindi,

secondo il racconto del AC 1 (verbale 19 agosto 2009, all. 3 RPG, pag. 6 e 7):

Questa cosa ha fatto scattare quello che è

scattato…Ho lasciato il bar, sono andato a prendere lo scooter, mi sono diretto

verso __________ e sinceramente non so dire se la mia intenzione era veramente

quella di andare al _________ in via __________. So che al bar non sono mai

arrivato, ma mi sono fermato nei pressi del locale. Ho posteggiato nel pressi

del bar __________ e invece di andare al bar sono entrato nel giardino di una

casa, ho aggirato lo stabile e dietro c’era una porta aperta (non chiusa a

chiave). C’era un primo vano, dove vi erano delle biciclette mi sembra e oltre

a questo locale vi erano le cantine. Mi ricordo questo locale, mi ricordo di

averlo attraversato e di aver raggiunto le cantine. Ho cercato qualche cosa di

infiammabile e con l’accendino gli ho dato fuoco. Sono subito uscito e sono

andato alla cabina telefonica che sta vicino al Liceo di ________, vicino

all’edicola sul fiume. Ho chiamato nuovamente il 1811 e mi sono fatto passare

Tele Ticino, mi sono fatto passare __________ e gli ho detto: - Se volevi la

prova, eccola: Via __________! –

Ricordo che quando sono uscito da questa casa ho

guardato il nome della via e mi è rimasto impresso appunto Via __________.

Dopo la chiamata sono andato a casa dove ci sono

rimasto fino alla mattina seguente alle ore 1100 ca. quando la Polizia si è

presentata al mio domicilio.”

L’accusato è perciò l’autore anche dell’incendio

di cui al punto 1.5 dell’atto di accusa.

23.

Il

prevenuto, come da lui testé riferito, è stato arrestato al domicilio la

mattina dell’8 agosto 2009. Opportunamente, data la situazione, il Procuratore

pubblico ha demandato alla dott. __________ l’allestimento di una perizia

giudiziaria volta ad accertare il grado di imputabilità dell’accusato.

Il perito ha reso il proprio referto in data 9

novembre 2009 (AI 101), sostituito da quello identico del 16 novembre (il già

più volte citato AI 106) per rettificare gli errori di impaginazione della

prima stesura.

Il perito ha formulato la seguente diagnosi (AI

106, pag. 11):

Disturbo di personalità emotivamente instabile

tipo borderline (ICD 10 F 60.31) con

- Sindrome ossessivo-compulsiva

- Tratti antisociali

- Atti incendiari

Sindrome e disturbi psichici e comportamentali

dovuto all’uso di sostanze multiple (uso dannoso: alcool, tabacco,

benzodiazepine ICD 10 F 19.1) attualmente in astinenza (alcool) ma in ambiente

protetto con epatopatia e statosi epatica (2007)

e stato dopo fibrillazione atriale attualmente in remissione.”

Sulla centrale questione dell’esistenza di turbe

psichiche dell’accusato rilevanti ai fini della sua responsabilità penale, l’esperto

ha risposto affermativamente, valutando che (pag. 30, sottolineature della

Corte):

Il peritando soffre da anni e al momento dei

fatti di un grave disturbo di personalità emotivamente instabile tipo

borderline (ICD 10 F 60.31) con associata sindrome ossessivo-compulsiva e

tratti antisociali.

Inoltre il peritando soffre di una sindrome e

disturbi psichici e comportamentali dovuti all’uso di sostanze multiple (uso

dannoso: alcool, tabacco, benzodiazepine ICD 10 F 19.1) sostanze di cui fa regolarmente uso ormai da anni essendo la dipendenza esordita in

adolescenza e mai cessata a parte un unico episodio della durata di ca nove

mesi riferito dal peritando. L’associazione fra disturbo di personalità e la

dipendenza dall’alcool e dalle benzodiazepine (assunte insieme) genera in

questo soggetto una perdita del controllo degli impulsi e il passaggio all’atto

che nella fattispecie si concretizza negli episodi incendiari, ma che nella

storia del peritando si ravvisa anche in altre manifestazioni(gioco, sesso, sostanze,

internet). Quindi la difficoltà del controllo degli impulsi fa parte del grave

disturbo di personalità emotivamente instabile tipo borderline difficoltà

aggravata dal consumo regolare di sostanze.

La turba psichica associata all’assunzione di

alcool e benzodiazepine non ha alterato, al momento dei fatti, la capacità di

giudizio, vale a dire la valutazione del carattere illecito dell’atto bensì la

capacità di agire secondo tale valutazione. Poiché uno dei meccanismi di cui il

peritando perde il controllo è l’impulso irrefrenabile ad agire la

trasgressione (tratto antisociale): in altre parole l’assunzione di una dose di

alcool e benzodiazepine oltre un certo dosaggio, toglie i freni inibitori

(meccanismo ossessivo-compulsivo) per cui è l’agito che non è più

controllabile: una volta scattato il “click” al peritando non rimane che agire

l’impulso. Viceversa come detto nelle osservazioni peritali la capacità di

valutare il carattere illecito non è persa poiché il proibito, l’illecito è ciò

di cui AC 1, intesa come la parte trasgressiva, sfidante, che può tutto,

arrogante, irriverente, ha bisogno e quindi ricercato.”

Quanto alla misura della riduzione della capacità

dell’accusato, il perito, in una riga, ha ritenuto (pag. 31):

Secondo la mia valutazione è data una totale

scemata capacità di agire.”

Il perito, come era logico in simili circostanze,

ha altresì evidenziato l’esistenza di un elevato rischio di recidiva (pag. 31).

24.

Il

Procuratore pubblico, palesemente insoddisfatto da siffatto responso (tanto da

negare alla difesa l’accesso alla perizia per più di quattro mesi con

motivazioni (AI 118) che la Corte ha giudicato pretestuose), ha immediatamente

sollecitato il perito a prendere posizione sull’ipotesi dell’actio libera in

causa, suggerendo così l’eventualità che il prevenuto potesse avere liberamente

deciso di appiccare il fuoco, e si fosse quindi posto in condizione di totale

irresponsabilità al momento di passare all’atto.

Il perito ha preso posizione con il complemento

peritale del 3 dicembre 2009 (al quale la difesa, a quel momento ignara

dell’esito della perizia, non ha ovviamente potuto partecipare), in cui ha

concluso che (AI 124, pag. 3):

L’ipotesi dell’actio libera in causa per

negligenza sembra rispondere alle mie considerazioni nel senso che il peritando

non perde la capacità di valutare che se beve (e non necessariamente elevate

quantità se nel 1994 l’alcoolemia era fra lo 0.6 e 1 per mille) e aggiungendo

le benzodiazepine egli si pone a rischio di perdere il controllo nel senso che affievolendosi

le difese ossessivo-compulsive, il disturbo di cui soffre (e che si

caratterizza per una difficoltà al controllo degli impulsi) non è più gestibile

e che egli sia meno capace dell’evitamento del rischio e più soggetto ad una

ridotta percezione della pericolosità di determinati comportamenti ed ad una

elevata ricerca del pericolo (disturbi impulsivi).”

Il perito è quindi stato sentito a verbale il 26

agosto 2010 (AI 222), presente anche la difesa.

L’esperto ha innanzitutto confermato il contenuto

dei precedenti referti (pag. 1), precisando quindi che quando l’accusato perde

il controllo, perché vengono meno sue difese ossessive/compulsive, egli (pag.

3)

non può prevedere che tipo di ricerca di

trasgressione AC 1farà in quel momento, fermo restando che a disposizione di AC

1vi è un pool di esperienze, tra le quali anche l’incendio, considerate

gratificanti”.

Nondimeno, secondo il perito il prevenuto (pag.

4)

disponeva degli strumenti necessari per non

porsi nella condizione di perdita di controllo degli impulsi”.

All’obiezione del difensore, che ha

opportunamente chiesto come tale risposta potesse essere compatibile con la

dipendenza del prevenuto da alcol e benzodiazepine, il perito ha ulteriormente

precisato, soggiungendo che (pag. 4):

Rispondo che sussisteva una dipendenza da alcol

e da benzodiazepine e secondo i medici curanti non costituiva un grande

problema. Secondo i medici curanti la dipendenza non era preoccupante perché

lui aveva un buon stile di vita che comunque manteneva. Il fatto che lui era

dipendente da alcol e benzodiazepine non gli impediva di utilizzare gli

strumenti per evitare di perdere il controllo degli impulsi. La dipendenza di

cui è affetto AC 1 era comunque non interferente nello stile della sua qualità

di vita. Il signor AC 1 poteva non assumere sostanze alcoliche visto che aveva

fatto anche dei periodi di astinenza. Preciso che le difese

ossessive/compulsive di AC 1 erano molto forti e dunque per abbassarle era

necessaria l’assunzione di maggiori quantitativi di alcol e benzodiazepine,

rispetto alla regolarità nell’assunzione. Come abbiamo visto AC 1 consumava

regolarmente sia alcol che benzodiazepine.

A domanda dell’avv. _______ rispondo che secondo

me il problema di alcol del signor AC 1 inteso come dipendenza era stato

sottovalutato dai medici che avevano seguito AC 1.”

Il perito è stato sentito anche in occasione del

dibattimento, sede in cui ha sostanzialmente confermato le precedenti prese di

posizione (cfr. verbale dibattimentale, pag. 6).

Nel ribadire il concetto secondo cui egli, benché

abbia agito in stato di irresponsabilità, avrebbe potuto evitare di trovarsi in

tale stato, l’esperto ha metaforicamente evocato l’immagine di una porta:

Dal punto di vista della situazione psichica, è

come se il signor AC 1 si trovasse di fronte ad una porta. Grazie ai mezzi

acquisiti dalla psicoterapia degli anni precedenti, lui sa che superata quella

porta non potrà che funzionare come il “AC 1” [cioè la sua parte trasgressiva e antisociale]. Può scegliere se aprire o non aprire la porta. La porta

corrisponde alle difese ossessivo-compulsive. L’apertura della porta avviene

con l’uso smodato di alcol e benzodiazepine.”

25.

La Corte ha

ritenuto il contenuto del referto peritale AI 106, di per sé coerente e

lineare, mentre che, per più di un motivo, non ha reputato convincenti le

successive precisazioni che hanno smussato l’originario responso.

In primo luogo la Corte si è chiesta se non

dovesse ritenersi implicito nell’originario (incondizionato) giudizio di totale

irresponsabilità, che il perito avesse valutato, scartandole, le ipotesi in cui

AC 1 potesse avere provocato la propria irresponsabilità nella consapevolezza

dell’eventualità di potere appiccare degli incendi.

In secondo luogo, lo stesso perito ha ammesso in

aula di non avere dimestichezza con il concetto giuridico di actio libera in

causa, trovandosi confrontato per la prima con la tematica ed avendo perciò

avuto necessità di documentarsi al riguardo.

Fondamentale è però stata per la Corte la

costatazione della manifesta contraddittorietà delle indicazioni del perito,

laddove in perizia (cfr. i brani trascritti ai consid. 15 e 23) ha posto

l’accento sulle dipendenze del peritando, sottolineando come esse fossero

importanti, ossia radicate e di lunga data, e fossero state trascurate nella

valutazione dagli altri terapeuti -ciò che ha indotto la Corte a ritenere che

si trattasse di pulsioni alle quali (come è nella natura delle dipendenze) egli

non poteva resistere (esplicito a pag. 25 “sostanze delle quali non riesce

più a farne a meno”)- salvo poi affermare in sede di complementi che egli

avrebbe avuto la facoltà di scegliere se bere e assumere benzodiazepine oppure

no.

Posta la predetta contraddittorietà delle

motivazioni del perito, l’ammissione nella specie di una situazione di actio

libera in causa è apparsa artificiosa e incongruente anche dal profilo

giuridico.

Risulta infatti in modo evidente dalla

giurisprudenza sviluppatasi sul tema, che la casistica è pressoché interamente

dedicata, nelle più disparate varianti, alla sola valutazione della

previsibilità nei casi in cui un conducente si è messo ubriaco al volante della

propria vettura, o comunque ad altri casi di momentanea incapacità o ridotta

capacità di intendere indotta da comportamenti intenzionali di accusati di

regola normalmente capaci di intendere (assunzione di alcol e/o di cocaina),

mentre che sono pressoché assenti precedenti giurisprudenziali in cui è stata

ammessa l’actio libera in causa nei confronti di persone con una lunga e

complessa storia psichiatrica come quella del qui accusato.

Secondo la Corte, volere ritenere che AC 1 ha agito secondo una in qualche modo libera determinazione significa misconoscere la durata e

l’importanza della patologia psichiatrica, e non considerare nella giusta luce

il significato e la portata delle sue dipendenze da alcol e benzodiazepine.

E’ in particolare errato, secondo la Corte,

affermare da un lato che AC 1 è praticamente sin dall’adolescenza, e quindi da

almeno 20 anni, pesantemente e cronicamente oggetto di queste dipendenze, in

cui vi sono fasi acute che si verificano proprio quando il disturbo di

personalità (e quindi l’esigenza di automedicazione) è maggiore, e sostenere

d’altro canto che egli avrebbe potuto scegliere di non bere per evitare di

passare all’atto trasgressivo.

26.

Ma

quand’anche, secondo un’ipotesi non ammessa dalla Corte, a AC 1 dovesse essere

attribuita una situazione di actio libera in causa per negligenza per gli

episodi di incendio intenzionale del 2-7 agosto 2009, come sostenuto dal perito

nei complementi, ciò non potrebbe comunque condurre alla sua condanna per

incendio intenzionale, come preteso a torto dal Procuratore pubblico, facendo

in ogni caso palesemente difetto il requisito della pregressa libera intenzione

di commettere il crimine poi perpetrato in situazione di irresponsabilità (cfr.

lo schema riassuntivo sulle possibili conseguenze dell’actio libera in causa

in: Basler Kommerntar, n. 127 ad art. 19 CP).

27.

Questa

soluzione rende superfluo confrontarsi con l’ammissibilità procedurale di un

complemento peritale raccolto ad esclusione della difesa, deliberatamente e

immotivatamente tenuta all’oscuro delle risultanze della perizia.

28.

L’accusato

in corso d’inchiesta ha ammesso di avere commesso malversazioni in danno di

denari di pertinenza degli ospiti di __________, denari da lui contabilizzati e

a lui affidati, come pure dei parte dei canoni di locazione dei posteggi dei

dipendenti, così come dettagliatamente descritto nell’atto di accusa.

Egli -secondo la minuziosa ricostruzione

effettuata dalla datrice di lavoro- ha iniziato ad appropriarsi di questi

denari verso la fine del 2000, continuando per quasi 9 anni sino al momento

dell’arresto. Essendosi trattato di somme modeste, in particolare quelle

destinate al pagamento delle piccole spese degli ospiti e alcuni rimborsi di

loro spettanza versati dalle casse malati, ma anche dei canoni pagati dai

dipendenti per il posteggio presso il posto di lavoro, l’importo complessivo

delle reiterate malversazioni ammonta a “solo”poco meno di fr. 100'000.-.

L’accusato, anche in aula, ha ammesso gli addebiti mossi a suo carico, ivi

compreso quello di avere falsificato documenti per mascherare gli ammanchi da

lui creati. Ha giustificato questo suo comportamento con l’esigenza di disporre

di una fonte d’entrata supplementare, ciò che non stupisce visto come in

particolare il costo delle intense frequentazioni degli esercizi pubblici

dovesse incidere negativamente su di un bilancio famigliare del quale doveva

comunque in qualche misura dare ragione nei confronti della moglie.

In ordine a questi reati il perito ha escluso che

il prevenuto possa avere agito in stato di scemata imputabilità.

In diritto appare corretta l’imputazione di

appropriazione indebita, aggravata per il motivo di avere agito in qualità di

funzionario, così come previsto dall’art. 138 cifra 2 CP.

29.

AC 1 ha inoltre ammesso anche gli addebiti relativi ad incendi intenzionali di cassonetti di rifiuti,

per averne incendiati 5 la notte del 25 ottobre 2006 in zona ______ e per averne incendiato un altro il 14 giugno 2008, sempre di notte, in via __________,

nei pressi della casa per anziani dove lavorava sua moglie (punti 2.2 e 2.3

AA).

Per spiegare il proprio gesto, il prevenuto ha

dichiarato di essere in entrambi i casi stato ubriaco ed arrabbiato.

La Corte, stanti il consumo di alcol e la nota

situazione psicologica, ha ritenuto che egli abbia agito in queste circostanze

in stato di almeno lieve scemata imputabilità.

30.

In

definitiva, l’accusato è riconosciuto autore colpevole di appropriazione

indebita aggravata (punto 3 AA), di ripetuta falsità in documenti (punto 4 AA)

e di ripetuto incendio intenzionale (punto 2.2 AA), mentre che egli, giusta

l’art. 19 cpv. 1 CP, è prosciolto dalle imputazioni di ripetuto incendio intenzionale

aggravato (punto 1 AA), di incendio intenzionale (punto 2.1 AA) e di infrazione

alla LF sulle armi e sulle munizioni (punto 5 AA).

31.

Nel

commisurare la sanzione alla colpa dell’accusato per i reati riconosciuti a suo

carico, la Corte ha tenuto conto, in senso negativo, della notevole

reiterazione dei reati patrimoniali (e dei pedissequi falsi documentali),

commessi oltretutto in qualità di funzionario rappresentante nel proprio

compito la città di ________. Ha però anche in questo caso considerato la sua

difficile situazione psicologica, come pure la particolarità del movente

economico, servile al soddisfacimento delle sue dipendenze. L’accusato ha

inoltre collaborato con gli inquirenti, ha mantenuto un corretto comportamento

processuale e subito un assai lungo carcere preventivo.

Tutto ciò considerato, la Corte ha ritenuto

adeguata alla colpa una pena detentiva di 18 mesi, con computo del carcere

preventivo sofferto, pena unica comprensiva di quella di 30 aliquote

giornaliere da fr. 100.- inflittagli il 21 maggio 2007 dal Ministero Pubblico.

32.

Stante la

situazione psichica lungamente esaminata nel presente giudizio, la Corte, in

applicazione dell’art. 59 CP, ha sospeso l’esecuzione della pena in favore

dell’esecuzione di una misura stazionaria.

A mente della Corte, l’esecuzione di tale misura

dovrebbe avvenire in un istituto di cura e non in un istituto di pena (art. 58

cpv. 2 e 59 cpv. 2 CP) ed essa dovrebbe durare sino a quando per contenere il

pericolo di recidiva non sarà sufficiente un trattamento ambulatoriale, come

del resto stabilisce l’art. 62 CP.

Da come si è espresso in aula il dott. __________,

terapeuta durante la carcerazione, è legittimo ritenere che la modifica della

misura in favore di un trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP potrà avvenire

in tempi brevi (verbale dibattimentale, pag. 8: “A mio avviso AC 1 può

essere curato con un trattamento ambulatoriale”) ed in tal senso la Corte

non ha inteso auspicare che l’esecuzione della misura in forma stazionaria

ecceda la durata della pena detentiva.

La decisione in tal senso è comunque oggi di

competenza del Giudice dell’applicazione della pena (esplicito in tal senso

l’attuale art. 339 cpv. 1 lettere d, g, i CPP) e dal 1° gennaio 2011 sarà di

competenza del Giudice dei provvedimenti coercitivi (nuovo art. 73 cpv. 1 LOG).

Una volta assolto con successo il percorso

terapeutico, la Corte ha inteso decidere che la pena detentiva non dovrà più

essere espiata, ciò che del resto risulta dagli art. 62b cpv. 3 e 63b cpv. 1

CP.

33.

La città di ________

ha instato per il risarcimento di fr. 100'223.85 a seguito dei reati patrimoniali commessi dal proprio agente e per il quale essa deve

rispondere civilmente nei confronti dei singoli danneggiati dalle

appropriazioni indebite commesse dal AC 1 ai sensi della Legge sulla

responsabilità civile degli enti pubblici e degli agenti pubblici.

Stante la responsabilità della città di ________,

essa è surrogata nei confronti dell’agente nei diritti dei singoli danneggiati,

che per loro parte non hanno azione diretta nei confronti del danneggiante,

cioè dell’accusato.

La corretta soluzione giuridica è pertanto in

questa sede quella di accogliere la pretesa risarcitoria dell’ente pubblico e

di respingere quelle delle parti civili nel reato di appropriazione indebita.

Queste parti possono chiedere il risarcimento del

loro pregiudizio alla città di ________, che, correttamente, si è dichiarata

disponibile in tal senso.

34.

Sulle

pretese delle parti civili danneggiate dagli incendi di cui al punto 1 e al punto

2.1

dell’atto di accusa non vi può invece essere decisione in questa sede,

stante il proscioglimento dell’imputato (art. 272 CPP).

35.

La Corte ha

disposto la confisca del coltello a serramanico e dei 6 accendini sequestrati

all’imputato, dissequestrando in suo favore la rimanenza degli oggetti

sequestrati e menzionati nell’atto d’accusa a pagina 20.

36.

La tassa di

giustizia di fr. 2'000.- e le spese processuali sono poste a carico

dell’accusato in ragione di ½, mentre che per ½ rimangono a carico dello Stato.

Rispondendo affermativamente ai

quesiti posti, meno che al n. 1.1, 1.1.2, 1.2.3, 1.2.3.1, 1.5, 4; e in modo

parzialmente affermativo al n. 7;

visti gli art. 12, 19,

40, 42, 43, 44, 47, 49, 51, 56, 57, 59, 69, 138 cifra 1 e 2, 221 cpv. 1 e 2,

251, 263 cpv. 2 CP;

33.

cpv. 1 LArm;

9.

e segg. CPP e 39 TG sulle spese;

dichiara e

pronuncia:

1.

AC

1.

è autore colpevole di:

1.1

incendio

intenzionale, ripetuto

per avere, a ________,

1.1.1

il 25 ottobre

2006, incendiato 5 cassonetti dei rifiuti;

1.1.2

il 14 giugno

2008.

incendiato un cassonetto dei rifiuti;

1.2

appropriazione

indebita aggravata

per avere, a ________, nel periodo 6 dicembre

2000.

– luglio 2009, in più occasioni, allo scopo di

procacciarsi indebito profitto, indebitamente impiegato valori patrimoniali a

lui affidati per complessivi fr. 98'823.85;

1.3

falsità

in documenti, ripetuta

per avere, nel periodo 1° gennaio 2001 – 7 agosto

2009, a ________, per procacciarsi indebito profitto, in più occasioni, formato

documenti falsi, abusato delle firme autentiche altrui, attestato in

documenti, contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, nonché

fatto uso, a scopo di inganno, di tali documenti;

e meglio come descritto nell'atto d'accusa.

2.

AC 1 è

prosciolto dalle imputazioni di incendio intenzionale aggravato (punto 1 AA),

di incendio intenzionale (punto 2.1 AA) e di infrazione alla LF sulle armi e

sulle munizioni (punto 5 AA).

3.

Di

conseguenza,

AC 1, avendo in

parte agito in stato di scemata imputabilità, è condannato:

3.1

alla pena

detentiva di 18 (diciotto) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto; a valere quale pena unica ai sensi

dell’art. 46 CP, comprensiva della pena pecuniaria

di 30 aliquote giornaliere a fr. 100.– inflittagli in data 21 maggio 2007, dal

Ministero pubblico del cantone Ticino;

3.2

al pagamento

di ½ della tassa di giustizia di fr. 2'000.– e delle spese processuali, che per

l’altra metà rimangono a carico dello Stato.

4.

L’esecuzione

della pena detentiva è sospesa in favore dell’esecuzione di una misura

stazionaria.

5.

AC 1 è

condannato a versare alla PC Comune di ________ fr. 100'223.85.

6.

Le pretese

delle PC CE fu __________, __________ e Eredi fu __________ sono respinte.

7.

Non si dà

luogo a pronuncia sulle pretese delle PC __________, __________ e __________.

8.

È ordinata

la confisca di 1 coltello a serramanico (reperto nr. 6035) e di 6 accendini

(reperto nr. 6038). Per il resto, gli oggetti sequestrati menzionati nell’AA,

sono dissequestrati in favore dell’accusato.

9.

Questo

giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la

dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte

entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla

notificazione della sentenza integrale.

Distinta spese: Tassa

di giustizia fr. 2'000.--

Inchiesta

preliminare fr. 4'615.95

Testi fr. 54.--

Traduzioni

scritte fr. 5'520.--

Perizia fr. 17'605.--

Perito in aula fr. 375.--

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 100.--

fr. 30'269.95

============

Distinta

spese a carico di AC 1 (1/2)

Tassa di

giustizia fr. 1'000.--

Inchiesta

preliminare fr. 2'308.--

Testi fr. 27.--

Traduzioni

scritte fr. 2'760.--

Perizia fr. 8'802.50

Perito in aula fr. 187.50

Spese

postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--

fr. 15'135.--

============

Il rimanente è a carico dello Stato.

Per la Corte delle assise criminali

Il presidente La

segretaria

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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