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Decisione

72.2010.152

Appropriazioni indebite da parte di gerente di patrimoni e amministrazione infedele aggravata sottoponendo ai clienti situazioni patrimoniali false

22 novembre 2011Italiano25 min

Source ti.ch

Fatti

di aver fatto allestire e sottoposto ai clienti,

a scopo di inganno, nel corso dell'interrogatorio del 23 settembre 2010;

fatti avvenuti: nelle

circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli

art. 138 cifra 2 CP; art. 158 cifra 1 cpv. 3 CP, art. 251 cifra 1 CP.

Atto d’accusa contemplante le seguenti

proposte: 1. AC 1 è

dichiarato autore colpevole dei

reati a lui ascritti, come

sopra. Di conseguenza AC 1 è condannato:

1.1. alla

pena detentiva di 24 (ventiquattro) mesi condizionalmente sospesi con un periodo

di prova di anni 2 (due);

1.2. al

pagamento della tassa di giustizia e delle spese processuali, che verranno

saldate mediante le somme in sequestro.

Presenti: - il

Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

- l’imputato

AC 1, assistito dal suo difensore di fiducia avv. DF 1.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:35

alle ore 09:55.

Considerato, in fatto ed in

diritto

1. che per quel che concerne la vita anteriore e le condizioni

personali di (di seguito solo AC 1) si richiama quanto indicato a pagina (di

seguito solo pag.) 1 e seguenti (di seguito solo segg.) del verbale

d’interrogatorio (di seguito solo VI) dell’imputato dinanzi al procuratore

pubblico (di seguito solo PP) del 22.4.2009 (atto istruttorio, di seguito solo

AI, 2 classificatore verbali);

Considerandi

2.

che per i fatti oggetto di procedimento AC 1 non è mai stato

arrestato;

3.

che il procedimento in essere, a seguito di richiesta dell’imputato

nel VI PP 23.09.2010 pag. 3 (AI 10 classificatore verbali), si è svolto, con il

consenso del PP, nella forma della procedura abbreviata (art. 316 segg. TI/CPP,

dall’1.1.2011 art. 358 segg. CPP), materializzatasi nella proposta d’atto

d’accusa (di seguito solo AA), inoltrata all’imputato il 24.12.2010 e da lui sottoscritta

lo stesso giorno (AI 227) e quindi tramutata nell’AA 150/2010 datato 27.12.2010

(documento, di seguito solo doc., del tribunale penale cantonale, di seguito

solo TPC, 1 e verbale del dibattimento, di seguito solo VD, pag. 1);

4.

che in forza a ciò AC 1 trovasi accusato dei reati di

appropriazione indebita aggravata (art. 138 n. 1 e 2 CP nonché punto 1. dell’AA

e AI 133, fatti avvenuti nel corso del 2000, in Italia e a Lugano, a danno del titolare della relazione n. __________., per un importo di Euro, di seguito solo

€, 160'000.-), di ripetuta amministrazione infedele aggravata (art. 158 n. 1

cpv. 3 CP e punto 2. dell’AA, fatti avvenuti nel periodo 4.11.2005 /14.11.2008,

a __________, a danno di 24 diverse relazioni bancarie, per un importo di € 2'193'579,70

nonché doc. TPC 6, 9 e 11) e di ripetuta falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP

e punto 3. dell’AA, fatti avvenuti nelle circostanze di tempo e di luogo di cui

al reato del punto 2. dell’AA);

5.

che giusta l’art. 138 n. 1 CP chi per procacciare a sé o ad altri un

indebito profitto si appropria una cosa mobile altrui che gli è stata affidata

rispettivamente indebitamente impiega a profitto proprio o di un terzo valori

patrimoniali affidatigli è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a

cinque anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) ritenuto che in forza

all’art. 138 n. 2 CP il colpevole è punito con una pena detentiva (art. 40 CP)

sino a dieci anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) se ha commesso

il fatto in qualità di membro di un’autorità, di funzionario, di tutore, di

curatore, di gerente di patrimoni, o nell’esercizio di una professione, di

un’industria o di un commercio per il quale ha ottenuto l’autorizzazione da

un’autorità;

6.

che secondo dottrina e giurisprudenza una cosa è ritenuta affidata

ai sensi dell’art. 138 n. 1 CP se viene consegnata all’autore o lasciata in suo

possesso nell’interesse di un terzo per custodirla, amministrarla, consegnarla

o alienarla secondo le istruzioni ricevute che possono essere tacite od

espresse (DTF 120 IV 276, 117 IV 256, 118 IV 32, 106 IV 257 e 101 IV

33). Per determinare se dei valori patrimoniali sono affidati occorre

analizzare la volontà delle parti secondo le regole della buona fede e alla

luce degli usi particolari vigenti nel ramo considerato (DTF 106 IV

257). Affinché siano dati i

presupposti oggettivi del reato occorre che l’autore abbia violato il rapporto

di fiducia venutosi a creare con la vittima, disponendo senza il consenso

dell’avente diritto ed in urto con le istruzioni ricevute di beni o valori

patrimonilai altrui per procacciare a sè o ad altri un indebito profitto (NIGGLI/RIEDO, Basler Kommentar, Strafrecht

II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 138, n. 9 segg., DONATSCH,

Strafrecht III, Schulthess, Zurigo 2008, § 7 pag. 108 segg., TRECHSEL/CRAMERI,

Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo / San

Gallo 2008, art. 138, n. 1 segg. e CORBOZ, Les infractions en droit

suisse, Staempfli Editions SA, Berna 2002, art. 138 n. 2 segg.). Il reato è realizzato soltanto qualora l’autore abbia commesso un

atto di disposizione effettivo sul bene altrui e conseguentemente è

l’impossibilità materiale di restituire la cosa mobile che determina la sua

punibilità per aver disposto in modo illecito, duraturo e definitivo del bene

affidatogli (DTF 118 IV 148). Quo all’aspetto soggettivo trattasi di un reato intenzionale (art.

12.

cpv. 2 prima frase CP) che presuppone la volontà e la consapevolezza

dell’autore di appropriarsi di un bene altrui allo scopo di realizzare un

indebito profitto (NIGGLI/RIEDO, op. cit., art. 138 n. 105 segg., DONATSCH, op. cit., § 7

pag. 114, 119 e 131, TRECHSEL/CRAMERI, op. cit., art. 138 n. 18 segg.

nonché CORBOZ, op. cit., art. 138 n. 9 segg. e n. 24 segg.), anche se tale intenzione può realizzarsi anche in caso di dolo

eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP, DTF 118 IV 32 e 105 IV 29);

7.

che giusta l’art. 158 n. 1 CP commette amministrazione infedele ed è

punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena

pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, obbligato per legge, mandato ufficiale o

negozio giuridico ad amministrare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la

gestione, mancando al proprio dovere, lo danneggia o permette che ciò avvenga,

ricordato come ai sensi dell’art. 158 n. 1 cpv. 3 CP il giudice può pronunciare

una pena detentiva (art. 40 CP) da uno a cinque anni se il colpevole ha agito

per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto;

8.

che il reato di amministrazione infedele (art. 158 n. 1 CP) presuppone

l'adempimento di quattro condizioni, segnatamente che l'autore abbia assunto

una posizione di gerente, che abbia violato un obbligo che gli incombeva

nell'ambito di questa funzione, che ne sia risultato un pregiudizio anche solo provvisorio

e che abbia agito intenzionalmente (NIGGLI, Basler Kommentar, Strafrecht

II, Helbing Lichtenhahn, Basilea, 2007, art. 158 n. 9 e 113, CORBOZ, op.

cit., art. 158 n. 10, DTF 123 IV 17, 122 IV 279 e 120 IV 190). L'autore

deve essere tenuto ad amministrare il patrimonio altrui o a sorvegliarne la

gestione (NIGGLI, op. cit.,

art. 158 n. 10 e CORBOZ, op. cit., art. 158 n. 2) e secondo la

giurisprudenza, la posizione di gestore può essere assunta unicamente da colui

che dispone di una sufficiente indipendenza e di un potere di disporre autonomo

sui beni che gli sono stati consegnati (DTF 123 IV 17, 120 IV 190, 118

IV 244, 102 IV 90, 100 IV 33 e 95 IV 65). Tale potere può manifestarsi non

solamente mediante la conclusione di atti giuridici, ma ugualmente attraverso

la difesa, sul piano interno, d'interessi patrimoniali o con atti materiali

anche se resta nondimeno necessario che il gestore abbia un'autonomia

sufficiente su tutta o parte della fortuna altrui, sui mezzi di produzione o

sul personale dell'impresa (DTF 118 IV 244 e sentenza non pubblicata del

tribunale federale, di seguito solo TF,6S.711/2000 del 8.1.2003). Il gestore

deve inoltre aver violato un obbligo che gli appartiene in tale qualità anche

se la disposizione non sanziona la violazione di un qualsiasi obbligo di

diligenza nei confronti del patrimonio altrui, ma unicamente quella garantita

in qualità di gestore (DTF 120 IV 190). Il dovere di gestione o di

sorveglianza implica l'obbligo di compiere atti materiali o giuridici, in

particolare tendenti alla difesa degli interessi patrimoniali altrui, ed il

comportamento penalmente represso consiste proprio nell’aver violato tale

dovere di gestione o di sorveglianza (DTF 123 IV 17, 120 IV 190, 118 IV

244, 105 IV 307 e 80 IV 243). Per il riconoscimento

dell’art. 158 CP è inoltre necessaria la sopravvenienza di un pregiudizio

patrimoniale a danno della vittima (DTF 129 IV 124, 122 IV 279 e 120 IV

90), ossia una vera lesione del patrimonio, sia una diminuzione dell'attivo o

un aumento del passivo, sia un non aumento dell'attivo o una non diminuzione

del passivo (DTF 121 IV 104 e 80 IV 243), ritenuto che una semplice

messa in pericolo del patrimonio altrui non è sufficiente per ritenere il reato

consumato. Per finire l'autore deve aver agito intenzionalmente

(art. 12 cpv. 2 prima frase CP) anche se il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2

seconda frase CP) è sufficiente (NIGGLI, op. cit., art. 158 n. 155 segg., TRECHSEL/CRAMERI, op,

cit., art. 158 n. 14, CORBOZ, op. cit., art. 158 n. 13, DTF 129

IV 124, 123 IV 17, 122 IV 279 e 120 IV 19);

9.

che giusta l’art. 251 n. 1 CP commette falsità in documenti ed è

punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a cinque anni o con una pena

pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un

documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma

autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento

suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla

verità, un fatto di importanza giuridica o fa uso, a scopo di inganno, di un

tale documento;

10.

che il reato di falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) presuppone

una contraffazione a scopo di inganno e di indebito profitto. L’art. 251 CP non

reprime solo la falsificazione di un documento, cioè un falso materiale, ma

anche la redazione di un documento dal falso contenuto, cioè un falso

ideologico. Nel primo caso l’art. 251 CP esige che il documento falsificato sia

un documento ai sensi dell’art. 110 n. 4 CP, cioè sia uno scritto destinato ed

atto a provare un fatto di portata giuridica e quindi destinato a provare il

fatto falso, fermo restando però come non tutti gli scritti costituiscano

necessariamente un documento ai sensi dell’art. 251 CP in quanto occorre che dispongano di una certa forza probatoria (TRECHSEL/ERNI, Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, Dike Verlag AG,

Zurigo / San Gallo 2008, art. 251 n. 3 segg., CORBOZ, op. cit.,

art. 251 n. 15 segg., DTF 96 IV 150 e 88 IV 33). Nel

secondo caso, in virtù della giurisprudenza del TF, la norma penale va

applicata in modo restrittivo poiché la cosiddetta menzogna scritta trascende

in reato solo dove, dal profilo oggettivo, il documento gode di particolare

credibilità grazie al valore che la legge gli conferisce o per la qualità della

persona che lo ha redatto quale funzionario, notaio, medico, architetto, ecc…(TRECHSEL/ERNI,

op.cit., art. 251 n. 9 e DTF 123 IV 132). Si può prescindere da

un’interpretazione restrittiva qualora il documento non sia inveritiero ma

contraffatto perché la falsificazione è suscettibile di ingannare terze persone

non solo sul contenuto, ma anche sulla persona dell’autore ovvero sull’origine

e l’integrità del documento stesso. Uno scritto può essere un documento per

certi aspetti e non per altri. Va quindi esaminato se, secondo le circostanze,

tale documento disponeva, tenuto conto in particolare della persona che l’ha

redatto, di un valore probatorio accresciuto (DTF 123 IV 17, 122 IV 332,

121.

IV 131 e 120 IV 122). Dal profilo soggettivo il reato esige che l’autore

abbia agito intenzionalmente, cioè con coscienza e volontà giusta l’art. 12

cpv. 2 prima frase CP allo scopo di procacciarsi un indebito profitto, nozione

da interpretarsi in modo ampio e quindi non solo con riferimento ad un

vantaggio patrimoniale (BOOG, Basler Kommentar,

Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 251 n. 95, TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 n. 15,

CORBOZ, op. cit., art. 251 n. 179 segg., DTF 121 IV 90,

120.

IV 361 e 119 IV 234), o di nuocere al patrimonio e/o ad altri diritti altrui. Il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è sufficiente (BOOG,

op. cit., art. 251 n. 86 segg., TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 n. 12

e CORBOZ, op. cit., art. 251 n. 171 segg.);

11.

che le tre imputazioni di cui sopra trovano la loro conferma

fattuale e giuridica negli atti del procedimento ed in particolare negli AI 146

e 185 (referto peritale del 31.5.2010 e relativo complemento del 5.7.2010 del

perito __________), negli esiti dei vari ordini di perquisizione e sequestro

presso le banche __________ (di seguito solo __________, AI 30, 33, 52, 64 e

96), __________ (AI 13), __________ (AI 22), __________ (AI 97, 105, 106 e

108), __________ (AI 175) nonché __________ (AI 153) oltre che nelle

dichiarazioni di AC 1 nei suoi VI PP del 22.4.2009, 23.4.2009, 29.4.2009,

30.6.2010

e 23.9.2010 (AI 2, 3, 4, 9 e 10 classificatore verbali);

12.

che in sede di dibattimento AC 1 ha riconosciuto i fatti sopra evidenziati (VD pag. 2) e la sua ammissione concorda con quanto risultante dagli atti

di causa;

13.

che, previo richiamo di quanto indicato nel Messaggio

concernente l’unificazione del diritto processuale penale del 21.12.2005, art.

369.

pag. 1200 e da SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung

Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo / San Gallo 2009, art. 362 n. 5, onde

poter giungere alla sua approvazione (art. 362 cpv. 1 e 2 CPP) la Corte ha

proposto alle parti alcune modifiche dell’AA così come indicate nel VD da pag. 2 a pag. 3;

14.

che queste modifiche sono state accolte e ratificate dal PP, da AC 1

e dal suo difensore che, nel merito, non hanno sollevato alcuna opposizione

(doc. TPC 9 e 11 nonché VD pag. 2 e 3);

15.

che queste modifiche si imponevano per una maggior precisazione e

correttezza del punto 2. dell’AA, per un’esatta elencazione di quanto ancora

sotto sequestro e di quale sarebbe stata la sua destinazione anche a fronte del

doc. dibattimentale 1 prodotto dalla difesa (doc. TPC 14 e VD pag. 2);

16.

che con le così accettate modifiche sulla pena rispettivamente su

quanto da confiscare (fr. 15,35 e € 3'775.-, AI 7, VD pag. 2, art. 70 CP nonché

art. 263 cpv. 1 lett. b e 267 cpv. 3 CPP), da mantenere in sequestro conservativo

(il saldo attivo della relazione __________ presso la __________ intestata __________,

AI 6 e 28, VD pag. 2 ed art. 71 cpv. 3 CP) e da dissequestrare in favore di AC

1.

(tutta la documentazione sequestrata presso gli uffici della __________ e

l’abitazione del prevenuto, AI 7, 9, 87 e 90, VD pag. 2 e 3 nonché art. 267

cpv. 1 CPP) l’AA è stato approvato (dispositivo della procedura abbreviata, di

seguito solo DPA, pag. 1 e 2 n. 1) avendo la Corte liberamente constatato il

consenso di tutte le parti alle proposte in esame (AI 227, VD pag. 3 nonché

art. 362 cpv. 1 lett. a e cpv. 2 CPP), l’ammissione dei fatti da parte

dell’imputato (VD pag. 2 nonché art. 361 cpv. 2 lett. a e 362 cpv. 2 CPP), la

conformità al diritto e l’opportunità della procedura abbreviata (art. 362 cpv.

1.

lett. a e cpv. 2 CPP), la concordanza dell’accusa con le risultanze del

dibattimento e con gli atti di causa (art. 362 cpv. 1 lett. b e cpv. 2 CPP)

rispettivamente l’adeguatezza della pena proposta (art. 362 cpv. 1 lett. c e

cpv. 2 CPP);

17.

che giusta l’art. 40 CP la durata della pena detentiva è di regola

di almeno sei mesi, la durata massima è di venti anni, rispettivamente a vita

se la legge lo dichiara espressamente;

18.

che giusta l’art. 47 cpv. 1 CP il giudice commisura la pena alla

colpa dell’autore tenendo conto della vita anteriore e delle condizioni

personali di lui oltre che dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita

ritenuto che in base all’art. 47 cpv. 2 CP la colpa del reo è determinata

secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,

secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti

nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la

possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la

lesione;

19.

che giusta l’art. 42 cpv. 1 CP il giudice sospende di regola

l’esecuzione di una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP), di un lavoro di

pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di una pena detentiva (art. 40 CP) di sei

mesi a due anni se una pena senza condizionale non sembra necessaria per

trattenere l’autore dal commettere nuovi crimini (art. 10 cpv. 2 CP) o delitti

(art. 10 cpv. 3 CP). Se, nei cinque anni prima del reato, l’autore è stato

condannato a una pena detentiva (art. 40 CP) di almeno sei mesi, con o senza

condizionale, o a una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) di almeno 180 aliquote

giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in presenza di circostanze

particolarmente favorevoli (art. 42 cpv. 2 CP). La concessione della sospensione

condizionale può essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso di riparare

il danno contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente pretendere da lui

(art. 42 cpv. 3 CP) ricordato che oltre alla pena condizionalmente sospesa il giudice

può infliggere una pena pecuniaria senza condizionale oppure una multa ai sensi

dell’art. 106 CP (art. 42 cpv. 4 CP);

20.

che giusta l’art. 44 cpv. 1 CP se il giudice sospende del tutto o in

parte l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo di prova da

due a cinque anni, ritenuto come il giudice debba spiegargli l’importanza e le

conseguenze della sospensione condizionale (art. 44 cpv. 3 CP);

21.

che giusta l’art. 49 cpv. 1 CP se per uno o più reati risultano

adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice

condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in

misura adeguata anche se non può aumentare di oltre la metà il massimo della

pena comminata ed é in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena;

22.

che tenuto conto della gravità della colpa oggettiva e soggettiva

di AC 1 in merito ai fatti elencati nell’AA (art. 47 CP), del concorso di reati

(art. 49 CP), del perseguito scopo di lucro alla base del suo agire, della sua

vita anteriore e della sua incensuratezza se non in Italia (doc. TPC 12)

perlomeno in Svizzera (doc. TPC 5), della collaborazione prestata e degli

accordi transattivi nel frattempo conclusi con tutte le parti danneggiate (AI

47, 177, 207, 208, 210, 213, 216, 225, 226), la pena detentiva (art. 40 CP) di

24.

mesi condizionalmente sospesi (art. 42 cpv. 1 CP) con un periodo di prova di

2.

anni (art. 44 cpv. 1 CP) così come proposta nell’AA è da ritenersi adeguata

(art. 362 cpv. 1 lett. c e cpv. 2 CPP) e da confermare seppur con la

precisazione che trattasi di pena parzialmente aggiuntiva alla sentenza del GIP

del tribunale di __________ del 28.5.2008 (VD pag. 2 e DPA pag. 1 n. 1);

23.

che la tassa di giustizia di fr. 500.- e i disborsi sono posti a

carico di AC 1 (art. 426 cpv. 1 CPP e DPA pag. 2 n. 2);

24.

che in sede dibattimentale il PP e l’imputato hanno dichiarato di

rinunciare all’annuncio di appello (art. 362 cpv. 5 e 398 segg. CPP, VD pag. 4

e DPA pag. 2 n. 3) ritenuto comunque come la pubblica accusa ha chiesto una

motivazione scritta (art. 82 cpv. 1 e 2 CPP nonché VD pag. 4), da cui la

redazione della presente sentenza.

- Constatato il

consenso delle parti alle proposte in esame;

- accertato che l’imputato ha ammesso i fatti;

- ritenuta legale e opportuna la procedura abbreviata;

- considerato che le accuse concordano con le risultanze del

dibattimento e con gli atti di causa;

- considerato che la sanzione appare adeguata;

richiamati gli art.: 19, 40, 42, 44, 49,

138.

n. 2, 158 n. 1 cpv. 3 e 251 n. 1 CP;

82, 358 segg., in particolare 362, 426 cpv. 1

CPP;

50.

e 61 LOG;

22.

TG sulle spese

decreta: 1. L’atto

di accusa n. 150/2010 del 27.12.2010 contro AC 1 con le relative

proposte è approvato con le seguenti modifiche:

“1. AC 1 è dichiarato autore

colpevole dei

reati a lui ascritti, come

sopra. Di conseguenza, AC 1 è condannato:

1.1

alla pena detentiva di 24 (ventiquattro)

mesi condizionalmente sospesi con un periodo di prova di anni 2 (due) a valere

quale pena parzialemente aggiuntiva alla sentenza del GIP del Tribunale di __________

del 28.5.2008;

1.2

(invariato)

2.

Sino a concorrenza del pagamento

dell’importo di cui al punto 1.2. del dispositivo è ordinata:

2.1

la confisca di:

2.1.1

fr. 15,35;

2.1.2

Eur 3'775.-;

2.2

il sequestro conservativo del saldo attivo

della relazione n. __________ presso la __________ intestata alla __________;

3.

E’ ordinato il dissequestro in favore di AC

1:

3.1

della documentazione sequestrata presso gli

uffici della __________ di cui agli AI 7, 9, 87 e 90;

3.2

della documentazione sequestrata presso

l’abitazione privata di AC 1 di cui all’AI 9.”

2.

La tassa

di giustizia di fr. 500.- e i disborsi sono posti a carico del condannato.

3.

Questo

giudizio è definitivo. Può essere annunciato appello, per iscritto o oralmente

a verbale, al Presidente della Corte delle assise correzionali, entro dieci

giorni dalla comunicazione della presente sentenza, solo se non è stato

accettato l’atto di accusa o se la sentenza non corrisponde allo stesso.

Intimazione a: -

Per la Corte delle assise correzionali

Il Presidente La

vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 500.--

Inchiesta preliminare fr. 200.--

Perizia fr. 39'575.30

Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 68.70

fr. 40'344.--

===========

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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