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Decisione

72.2010.34

Riciclaggio di denaro e falsità in documenti

10 dicembre 2012Italiano43 min

Source ti.ch

Fatti

I 57, 129 I 217, 173 e 8). Una valutazione unilaterale dei mezzi di prova viola

per contro il divieto dell’arbitrio. Un giudizio di colpevolezza può comunque

poggiare, mancando prove materiali inoppugnabili o riscontri peritali decisivi,

su indizi atti a fondare il convincimento del giudice (sentenza non pubblicata

del TF 1P.20/2002 del 19.4.2002).

7. Giusta l’art. 305bis

n. 1 CP chi compie un atto suscettibile di vanificare l’accertamento

dell’origine, il ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali sapendo o

dovendo presumere che provengono da un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) è punito con

una pena detentiva (art. 40 CP) sino a tre anni o con una pena pecuniaria (art.

34 segg. CP).

Trattasi di un reato di messa in pericolo astratta

dell’amministrazione della giustizia (DTF 127 IV 20) che richiede per il

suo riconoscimento oggettivo la presenza di valori patrimoniali, segnatamente

ma non solo di denaro (PIETH, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn,

Basilea 2007, art. 305bis no. 5, TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,

Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San

Gallo 2008, art. 305bis no. 9, STRATENWERTH/WOHLERS,

Schweizerisches Strafgesetzbuch Handkommentar, Stämpfli Verlag AG, Berna 2007,

art. 305bis no. 3, DONATSCH/WOHLERS, Strafrecht IV, Delikte gegen die

Allgemeinheit, Schulthess Juristische Medien AG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, §

99, pag. 396, CORBOZ, Les infractions en droit suisse, Staempfli Editions

SA, Berna 2002, art. 305bis no. 9 e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, Code Pénal

Annoté, Editions Bis & Ter Snc, Losanna 2007, art. 305bis no. 1.2), di cui

l’autore sa o doveva presumere la provenienza da un crimine ai sensi dell’art. 10

cpv. 2 CP (PIETH, op. cit., art. 305bis no. 7 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,

op. cit., art. 305bis no. 10 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,

op. cit., art. 305bis no. 4 segg., DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99,

pag. 397 segg. e CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 10 segg.) e dei quali,

grazie ad un determinato atto (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 16

segg.), è riuscito a vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o

la confisca (PIETH, op. cit., art. 305bis no. 29 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,

op. cit., art. 305bis no. 17, STRATENWERTH/WOHLERS,

op. cit., art. 305bis no. 6, DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99, pag. 399

segg. e CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 33 segg.). In merito

all'infrazione principale, per crimine (art. 10 cpv. 2 CP) s'intende una

fattispecie, anche verificatasi all'estero, purché costituisca reato pure nel

luogo di commissione (art. 305bis n. 3 CP) punibile, secondo il diritto

svizzero con una pena detentiva (art. 40 CP) di oltre tre anni (CORBOZ, op.

cit., art. 305bis CP no. 10). Essa è in ogni caso provata se è oggetto di una

sentenza definitiva, ma può essere accertata anche in assenza di ciò (TRECHSEL/

AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis no. 11). L'accertamento che il

valore patrimoniale provenga da un'infrazione passibile di un crimine (art. 10

cpv. 2 CP) è peraltro sufficiente, nel senso che non è necessario conoscere

l'autore né i dettagli dell'infrazione medesima mentre é sufficiente che il reo

sappia o debba presumere che i valori patrimoniali provengano da un reato

severamente punito (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 42 e DTF

120 IV 328). La semplice conservazione del provento di un crimine (art. 10 cpv.

2 CP) o il versamento su un conto bancario personale, aperto nel luogo di

domicilio e destinato agli abituali pagamenti privati (DTF 124 IV 270),

non sono atti di riciclaggio. Sono invece suscettibili di vanificare l'origine,

il ritrovamento o la confisca, o il fatto di nasconderlo, o di portarlo

all'estero o di investirlo o di cambiarlo in altra valuta o di trasferirlo da

un conto bancario a un altro (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art.

305bis no. 18, CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 25 e DTF 127 IV

20). La norma non indica le sue modalità esecutive ed il riciclaggio può essere

commesso attraverso qualsiasi atto adatto a causare uno degli effetti previsti

dal testo legale, la cui violazione consiste nell’adottare volontariamente un

comportamento tale da impedire la determinazione del legame tra il crimine

(art. 10 cpv. 2 CP) e i valori patrimoniali che ne sono derivati (DTF

122 IV 211). E’ sufficiente che l’atto sia suscettibile di vanificare

l’accertamento dell’origine dei valori patrimoniali e non che l’atto l’abbia

effettivamente vanificato (DTF 124 IV 274).

Soggettivamente trattasi di un delitto (art. 10 cpv. 3 CP),

subordinatamente nei casi gravi (art. 305bis n. 2 CP) di un crimine (art. 10

cpv. 2 CP), intenzionale (art. 12 cpv. 2 prima frase CP) ma il dolo eventuale

(art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è sufficiente (PIETH, op. cit., art.

305bis no. 46 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 305bis

no. 21, STRATENWERTH/WOHLERS,

op. cit., art. 305bis no. 7, DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 99, pag. 402,

CORBOZ, op. cit., art. 305bis no. 38 segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN,

op. cit., art. 305bis no. 1.9 e DTF 119 IV 242). Basta che l’autore abbia

preso in considerazione l'eventuale provenienza criminosa dei valori

patrimoniali, che gli siano note le circostanze che facciano sorgere gravi

sospetti su fatti costituenti legalmente un reato e che egli accetti che questi

si siano avverati (DTF 119 IV 247). Nella pratica, per sottrarsi

all'azione penale, gli autori del crimine (art. 10 cpv. 2 CP) tendono a

sottacere al riciclatore la reale origine dei valori, e per lo stesso motivo il

riciclatore non è interessato ad approfondire la questione. Esigere dal

riciclatore la conoscenza dell'origine criminosa dei valori patrimoniali,

ancorché per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP), costituisce

l'aspetto più delicato dell'art. 305bis CP, dato che generalmente nel

procedimento penale il prevenuto fa valere che i fondi sospettati provengono,

ad esempio, da un'evasione fiscale, ma in ogni modo non da crimini. Per ovviare

a ciò, dottrina e giurisprudenza sembrano orientati ad ammettere con una certa

facilità il dolo eventuale. E' sufficiente che il riciclatore accetti l'idea

che il valore patrimoniale provenga da un'infrazione severamente punita, a

prescindere dalla relativa qualifica (CORBOZ, op. cit., art. 305bis no.

42). La consistenza della somma in gioco non è sufficiente per desumere che

l'autore abbia preso in seria considerazione la provenienza criminosa, d'altro

lato, non basta che l'autore affermi semplicemente di aver pensato a un delitto

(art. 10 cpv. 3 CP) piuttosto che a un crimine (art. 10 cpv. 2 CP), salvo

disporre di indizi concreti per una simile deduzione.

8. La Corte ha ritenuto AC 1 colpevole dell’imputazione di riciclaggio di

denaro (art. 305bis n. 1 CP) per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase

CP), così come lo furono del resto anche __________, __________ e __________

(doc. TPC 4 sentenza 18.6.2010 pag. 228 e 229), avendo concluso, senza il

benché minimo dubbio in merito (art. 10 cpv. 3 CPP e cons. 6a e b) che

l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non potesse non presumere che gli importi

consegnatigli dal fratello (cons. 5f e g) provenissero da un crimine (art. 10

cpv. 2 CP) e non invece dalla restituzione di un prestito (cons. 4 e 5i), della

cui esistenza la Corte non ha comunque creduto. Di ciò, quo al riconoscimento a

carico dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) dei presupposti soggettivi di legge

essendo pacificamente dati quelli oggettivi (cons. 5a), ne sono insindacabile

prova le modalità in cui vennero fatte queste due consegne di denaro (cons.

5g), il fatto che, ammesso e non concesso che vi fosse un prestito tra loro

due, era impensabile che __________ potesse disporre lecitamente di così tanta

liquidità viste le allora sue vicissitudini giudiziarie in ___ (cons. 5m), che

l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) neppure sapesse quale attività questi

svolgesse dal 2007 (cons. 5n) e che quella, forse ad addivenire, a lui nota era

lungi dall’essersi chiusa (cons. 5n). Già solo quest’ultime circostanze

avrebbero dovuto imporre a AC 1 una maggior accortezza procedendo

preventivamente a tutte le verifiche che il caso imponeva. Ma questo non è

stato fatto, da cui la conseguente sua accettazione di un origine criminale,

nel senso di acquisita illecitamente ed in urto al diritto penale, dei

consegnati importi, consapevolezza soggettiva che trova ulteriore conferma nel

fatto che se effettivamente tra loro due ci fosse stato un prestito da dover

rimborsare (cons. 4 e 5i) perché mai non si è proceduto alla semplice apertura

di un conto nominativo (cons. 5p) invece di una struttura off-shore (cons. 5d

ed e) rispettivamente perché nei vari formulari della __________ e della __________

rispettivamente nelle discussioni con __________ e __________ AC 1 ha indicato diverse causali sull’origine dei fondi (cons. 5h) piuttosto che la sola che, perlomeno

per la difesa, doveva essere e cioè la restituzione di un prestito (cons. 4 e

5i), a cui come detto la Corte non ha tuttavia creduto visto come entrambi i

fratelli non siano riusciti a documentare la provenienza degli importi

asseritamente prestati rispettivamente restituiti (cons. 5j e k)? Di seguito,

ma non da ultimo per importanza, il fatto di aver fatto ricorso ad una società

panamense di cui falsamente l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) si era indicato a

più riprese come ADE non gioca evidentemente a suo vantaggio nell’esame della

sua credibilità soggettiva (cons. 5c, d ed e) e costituisce già di per sé un

atto sufficientemente idoneo a vanificare l’accertamento dell’origine, il

ritrovamento o la confisca di valori patrimoniali di origine criminale. Ne

consegue la condanna di AC 1 per il reato qui in esame (pto. 1.1 VD all. 2 pag.

1) da cui invece è stato prosciolto relativamente al periodo 4.12.2008/9.1.2009

(pto. 2 VD all. 2 pag. 2) visto e considerato che è solo dal 10.1.2009 che

nelle sentenze di prima e di seconda istanza le relative corti hanno

riconosciuto il reato di cui all’art. 305bis n. 1 CP nei confronti di __________,

__________ e __________ (cons. 5b).

9. Conformemente all’art. 251 n. 1 CP commette falsità in documenti

ed è punito con una pena detentiva (art. 40 CP) sino a cinque anni o con una

pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, al fine di nuocere al patrimonio o ad altri diritti di una persona o di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, forma un

documento falso o altera un documento vero, oppure abusa dell’altrui firma

autentica o dell’altrui segno a mano autentico per formare un documento

suppostizio, oppure attesta o fa attestare in un documento, contrariamente alla

verità, un fatto di importanza giuridica o fa uso, a scopo di inganno, di un

tale documento.

Il reato presuppone una contraffazione a scopo di inganno e di

indebito profitto. L’art. 251 CP non reprime solo la falsificazione di un

documento, cioè un falso materiale, ma anche la redazione di un documento dal

falso contenuto, cioè un falso ideologico. Nel primo caso l’art. 251 CP esige

che il documento falsificato sia un documento ai sensi dell’art. 110 n. 4 CP,

cioè sia uno scritto destinato ed atto a provare un fatto di portata giuridica

e quindi destinato a provare il fatto falso, fermo restando però come non tutti

gli scritti costituiscano necessariamente un documento ai sensi dell’art. 251

CP in quanto occorre che dispongano di una certa forza probatoria (TRECHSEL/ERNI, Schweizerisches

Strafgesetzbuch Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art. 251 no. 3 segg., CORBOZ, op. cit., art. 251 no. 15 segg., DTF

96 IV 150 e 88 IV 33). Nel secondo caso ed in virtù della giurisprudenza

del TF la norma penale va applicata in modo restrittivo poiché la cosiddetta

menzogna scritta trascende in reato solo dove, dal profilo oggettivo, il

documento gode di particolare credibilità grazie al valore che la legge gli

conferisce o per la qualità della persona che lo ha redatto quale funzionario,

notaio, medico, architetto, ecc…(TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 no. 9

nonché DTF 123 IV 132 e 61). Si può prescindere da un’interpretazione

restrittiva qualora il documento non sia inveritiero ma contraffatto perché la

falsificazione è suscettibile di ingannare terze persone non solo sul

contenuto, ma anche sulla persona dell’autore ovvero sull’origine e l’integrità

del documento stesso. Uno scritto può essere un documento per certi aspetti e

non per altri. Va quindi esaminato se, secondo le circostanze, tale documento

disponeva, tenuto conto in particolare della persona che l’ha redatto, di un

valore probatorio accresciuto (DTF 123 IV 17, 122 IV 332, 121 IV 131 e

120 IV 122).

Dal profilo soggettivo il reato esige che l’autore abbia agito

intenzionalmente, cioè con coscienza e volontà giusta l’art. 12 cpv. 2 prima frase

CP allo scopo di procacciarsi un indebito profitto, quest’ultima nozione da

interpretarsi in modo ampio e quindi non solo con riferimento ad un vantaggio

patrimoniale (BOOG, Basler

Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 251 no. 95, TRECHSEL/ERNI,

op. cit., art. 251 no. 15, CORBOZ, op. cit., art. 251 no. 179 segg., DTF 121 IV 90, 120 IV 361 e 119 IV 234),

o di nuocere al patrimonio e/o ad altri diritti altrui. Il dolo eventuale (art.

12 cpv. 2 seconda frase CP) è comunque sufficiente (BOOG, op. cit., art.

251 no. 86 segg., TRECHSEL/ERNI, op. cit., art. 251 no. 12 e CORBOZ,

op. cit., art. 251 no. 171 segg.).

10. Partendo dalle stesse dichiarazioni di __________ (cons. 5c) e dalle

risultanze documentali (cons. 5e) i presupposti oggettivi e soggettivi di legge

di cui all’art. 251 n. 1 CP appaiono manifestamente dati essendo pacifico come

sottoscrivendo quale ADE, contrariamente alla verità, il formulario A del conto

della __________ presso __________ AC 1 abbia formato un documento falso (_____)

così nuocendo al patrimonio o ad altri diritti di una persona.

VI) Colpa, prognosi, pena

11. Giusta l’art. 47 cpv.

1 CP il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della

vita anteriore e delle condizioni personali di lui oltre che dell’effetto che

la pena avrà sulla sua vita.

In base all’art. 47 cpv. 2 CP la colpa del reo è determinata

secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,

secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti

nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la

possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la

lesione.

Nella commisurazione della pena il giudice di merito fruisce di

ampia autonomia quando valuta l’importanza di ogni singolo fattore di

determinazione (DTF 122 IV 15) e le autorità superiori intervengono solo

ove la sanzione si ponga al di fuori del quadro edittale, si fondi su criteri

estranei all’art. 47 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da

quest’ultima norma oppure appaia esageratamente severa o esageratamente mite al

punto di denotare eccesso o abuso di potere (DTF 129 IV 6, 128 IV 73 e

127 IV 10). Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità

della colpa è e resta elemento fondamentale, così come lo era anche sotto

l’egida del previgente art. 63 CP (STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art.

47 no. 4). L’art. 47 cpv. 1 CP, in vigore dall’1.1.2007, stabilisce

esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo

conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché

dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza

aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà

sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la

quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del

reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe

(DTF 128 IV 73, 127 IV 97 e sentenza non pubblicata del TF 6B.14/2007

del 17.4.2007). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo

delle riduzioni marginali, la pena dovendo sempre essere adeguata alla colpa,

il giudice non potendo ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti

gravi (STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II,

Strafen und Massnahmen, Stämpfli Verlag AG, Berna 2006, § 6 no. 72 e STRATENWERTH/WOHLERS,

op. cit., art. 47 no. 17 e 18). Per valutare la gravità della colpa ai sensi

dell’art. 47 cpv. 2 CP entrano in considerazione svariati fattori: le

circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del

proposito o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale

assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio

arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo

avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche,

il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di

emendamento, DTF 129 IV 6, 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Vanno

inoltre considerati, sempre secondo la citata giurisprudenza, la situazione

familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la

formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e

la reputazione in genere (DTF 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Non

va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena in

relazione allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla

situazione professionale ed ai rischi di recidiva (DTF 102 IV 231 nonché

sentenze non pubblicate del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007,6P.152/2005 del

15.2.2006 e 6S.163/2005 del 26.10.2005). In tutto questo

insieme di circostanze il TF ha più volte detto che esigenze di prevenzione

generale svolgono solo un ruolo di secondo ordine (DTF 118 IV 342). Per

il resto va rilevato che il principio della parità di trattamento assume

rilievo solo in casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in

modo di per sé conforme all’art. 47 CP diano luogo ad un’obiettiva

disuguaglianza, fermo restando come il confronto tra casi concreti suole invece

essere infruttuoso, ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue

individualità soggettive e oggettive (DTF 124 IV 44, 123 IV 150, 120 IV

144 e 116 IV 292).

12. In forza all’art. 40

CP la durata della pena detentiva è di regola di almeno sei mesi, la durata

massima è di venti anni, rispettivamente a vita se la legge lo dichiara

espressamente (BRÄGGER, Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea

2007, art. 40 no. 1 segg, TRECHSEL/KELLER, Schweizerisches

Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike, Zurigo 2008, art. 40 no.

1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 40 no. 1 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, Code

pénal, Partie générale, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2008, art. 40 no. 6 segg.).

13. Conformemente all’art.

42 cpv. 1 CP il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria

(art. 34 segg. CP), di un lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di

una pena detentiva (art. 40 CP) di sei mesi a due anni se una pena senza

condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi

crimini o delitti (SCHNEIDER/GARRÈ, Basler Kommentar, Helbing

Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 42 no. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 no. 9 segg.). Se, nei cinque anni prima del

reato, l’autore è stato condannato a una pena detentiva (art. 40 CP) di almeno

sei mesi, con o senza condizionale, o a una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP)

di almeno 180 aliquote giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in

presenza di circostanze particolarmente favorevoli (art. 42 cpv. 2 CP, SCHNEIDER/GARRÈ,

op. cit., art. 42 no. 81 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 no. 16 segg.). La concessione della

sospensione condizionale può essere rifiutata anche perché l’autore ha omesso

di riparare il danno contrariamente a quanto si poteva ragionevolmente

pretendere da lui (art. 42 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42

no. 92 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 no. 24 segg.). Oltre alla pena

condizionalmente sospesa il giudice può infliggere una pena pecuniaria (art. 34

segg. CP) senza condizionale oppure una multa ai sensi dell’art. 106 CP (art.

42 cpv. 4 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42 no. 94 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op.

cit., art. 42 no. 27 segg.).

Mentre il vecchio diritto richiedeva una prognosi favorevole sulla

presumibile futura condotta dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), secondo il

nuovo diritto è determinante la mancanza di prognosi sfavorevole (KUHN,

La nouvelle partie générale du Code pénal suisse, Le sursis et le sursis

artile, in CGS, Berna 2006, pag. 220). In questo modo, riservati i casi

previsti dall’art. 42 cpv. 2 e 3 CP, si è voluto tenere conto dell’orientamento

giurisprudenziale che, constatata l’impossibilità di fare previsioni positive

più o meno sicure sul presumibile comportamento futuro del condannato, come

previsto dall’art. 41 n. 1 cpv. 1 CP previgente l’1.1.2007, ha ammesso la

prognosi favorevole in assenza di indizi concreti che, valutati nel loro

complesso, vi si opponessero, come ad esempio il pericolo di recidiva. Al riguardo

l’art. 42 cpv. 1 CP richiede una sorta di doppio pronostico: la previsione sul

comportamento futuro del condannato in caso di sospensione condizionale della

pena come pure la previsione sul suo comportamento futuro in caso di espiazione

della pena, ritenuto che, a quest’ultimo riguardo, il giudice ordinerà

l’esecuzione della pena soltanto nel caso in cui ci si deve indubbiamente

attendere che l’autore non si farà condizionare in alcun modo positivamente

dall’effettiva esecuzione della sanzione (STRATENWERTH/WOHLERS, op.

cit., art. 42 no. 9). Per costante giurisprudenza le condizioni soggettive

previste dall’art. 42 CP per la concessione della sospensione condizionale

integrale della pena si applicano pure alla sospensione condizionale parziale

ex art. 43 CP (DTF 134 IV 1).

L’art. 42 cpv. 2 CP esclude la concessione della sospensione

integrale o parziale della pena salvo nel caso in cui siano presenti delle

circostanze particolarmente favorevoli, ovvero situazioni tali da ribaltare la

presunzione di pronostico negativo legata all’esistenza del precedente penale (DTF

134 IV 1 e sentenze non pubblicate del TF 6B.244/2010 del 4.6.2010 e

6B.492/2008 del 19.2009). Contrariamente a quanto è la regola in materia di

sospensione condizionale della pena, nel caso dell’art. 42 cpv. 2 CP non è più

presunta l’assenza di una prognosi negativa (DTF 134 IV 1 e sentenza non

pubblicata del TF 6B.492/2008 del 19.5.2009). Per circostanze particolarmente

favorevoli si intendono quelle che escludono o annullano il valore peggiorativo

della prognosi insito nella condanna precedente (sentenza non pubblica del TF

6B.492/2008 del 19.5.2009), così che in questi casi la concessione della

sospensione può entrare in considerazione soltanto se vi sono elementi esterni

determinanti che, valutati nel loro complesso, fanno ragionevolmente supporre

che il condannato si emenderà (sentenze non pubblicate del TF 6B.812/2009 del

18.2.2010 e 6B.492/2008 del 19.5.2009). Il giudice deve pertanto esaminare se

vi sono circostanze particolarmente favorevoli che relativizzano la valenza

negativa del precedente che è, di principio, indiziante della possibilità della

commissione di nuovi reati. In questa valutazione può diventare determinante,

ad esempio, il fatto che l’infrazione da giudicare non ha alcun rapporto con

l’infrazione anteriore o un importante e positivo mutamento delle condizioni di

vita del condannato (DTF 134 IV 1 e sentenza non pubblicata del TF

6B.492/2008 del 19.5.2009). In sintesi il condannato deve presentare malgrado

il precedente solide garanzie di non reiterazione del reato nel caso in cui gli

fosse concessa la sospensione condizionale (sentenza non pubblicate del TF

6B.244/2010 del 4.6.2010).

14. In base all’art. 44

cpv. 1 CP se il giudice sospende del tutto o in parte l’esecuzione della pena,

al condannato è impartito un periodo di prova da due a cinque anni (SCHNEIDER/GARRÈ,

op. cit., art. 44 no. 1 segg., TRECHSEL/STÖCKLI, Schweizerisches

Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art. 44 no. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art.

44 no. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 44 no. 1 segg.), ritenuto come il giudice debba

spiegargli l’importanza e le conseguenze della sospensione condizionale (art.

44 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 44 no. 39 segg., TRECHSEL/STÖCKLI,

op. cit., art. 44 no. 8, STRATENWERTH/WOHLERS, op.

cit., art. 44 no. 6 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 44 no. 8 segg.).

15. Giusta l’art. 49 cpv.

1 CP se per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione

di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena

prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può

tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed é in

ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena (ACKERMANN, Basler

Kommentar, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art. 49 no. 33 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,

op. cit., art. 49 no. 7 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 49 n.

1, DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 49 no. 5 segg. e STOLL, Commentaire Romande,

Code pénal, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 49 no. 78).

16. In base all’art. 50 CP

se la sentenza deve essere motivata il giudice vi espone anche le circostanze

rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione.

Ciò significa che il giudice deve esporre, nella sua decisione,

gli elementi essenziali relativi all’atto e all’autore che prende in

considerazione in modo che si possa constatare che tutti gli aspetti pertinenti

sono stati considerati e come sono stati apprezzati, sia in senso attenuante

che aggravante. Il giudice di merito può passare sotto silenzio gli elementi

che, senza abuso o eccesso di apprezzamento, gli appaiono senza importanza o di

peso trascurabile. La motivazione deve giustificare la pena pronunciata,

permettendo di seguire il ragionamento del giudice, il quale non è tuttavia

tenuto ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza che egli attribuisce

ad ognuno degli elementi che menziona (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op.

cit., art. 50 no. 2 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op cit., art. 50 no. 2,

QUELOZ/HUMBERT, Commentaire Romand, Code pénal I, Helbing Lichtenhahn,

Basilea 2009, art. 50 no. 15 segg., DTF 127 IV 101 e sentenza non

pubblicata del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007). Un mero elenco di elementi pro e

contro l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non è comunque sufficiente (WIPRÄCHTIGER,

Basler Kommentar, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 50 no. 7 segg. e

sentenza non pubblicata del TF 6S.390/2005 del 27.2.2005) in quanto deve

giustificare la pena inflitta in modo da permetterne la verifica ed anzi, più

la pena è rigorosa, più la motivazione deve essere completa, soprattutto

qualora, pur mantenendosi nei limiti edittali, la sanzione appaia

complessivamente molto severa.

17. Pacifico, in forza

alle risultanze di cui al cons. 1, che la prognosi di AC 1 è positiva (art. 42

cpv. 1 CP). Aldilà dell’oggettiva gravità dei fatti già solo per il non

irrisorio importo di € 400'000.00 di cui al pto. 1 dell’AA (doc. TPC 1), per la

leggerezza con cui si è messo a disposizione del fratello, del fatto che abbia

agito per dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) e senza altresì

dimenticare le ripetute sue negazioni in merito ai prospettati due reati sia in

sede d’istruttoria sia in aula (cons. 4) che se non possono giustificare un

aggravio di pena non possono nemmeno comportarne una diminuzione, partendo,

quale possibile parametro comparativo, dalla condanna a 14 mesi di pena

detentiva (art. 40 CP) erogata al fratello (doc. TPC 4 sentenze 18.6.2010 pag.

247 e 18.4.2011 pag 68), la Corte ha ritenuto equo procedere ad una sua

riduzione tenuto conto che __________ è stato condannato non per una ma per due

falsità in documenti (art. 251 n. 1 CP) oggettivamente più articolate rispetto

a quella di cui al pto. 2 dell’AA (doc. TPC 1 e 4 sentenza 18.6.2010 pag. 246),

dell’ulteriore tempo trascorso dalla sentenza del 18.4.2011 (doc. TPC 4) e del

loro legame di sangue che può in qualche modo aver influenzato la libertà

decisionale dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CP). Ciò posto e ben ponderato la

Corte ha quindi fissato la condanna di AC 1 in 10 mesi di pena detentiva (art. 40 CP e pto. 3.1 VD all. 2 pag. 2), evidentemente sospesa condizionalmente (art.

42 cpv. 1 CP) per il minimo termine di legge di 2 anni (art. 44 cpv. 1 e pto. 4

VD all. 2 pag. 2). La possibile opzione per una sua condanna ad una pena

pecuniaria (art. 34 segg. CP) non ha potuto essere presa in considerazione non

essendo stato prodotto alla Corte alcun valido elemento in merito all’attuale

reddito, rispettivamente ai costi correnti del condannato e della sua famiglia.

VII) Tassa di giustizia e

spese procedurali

18. Visto la sua condanna

(pti. 1.1 e 1.2 VD all. 2 pag. 1) la tassa di giustizia di fr. 1’000.- e le

spese procedurali (art. 422 segg. CPP) sono poste a carico di AC 1 (art. 426

cpv. 1 CPP e pto. 3.2 VD all. 2 pag. 2).

Visti gli art. 12, 40, 42, 44,

47, 49, 251 n. 1 e 305bis n. 1 CP;

80 segg., 84 segg., 335 segg., 422 segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

AC 1

1. è autore colpevole di:

1.1. riciclaggio di denaro

per avere, a __________, nel periodo 10.1.2009/30.1.2009, compiuto

atti suscettibili di vanificare l’accertamento dell’origine, il ritrovamento o

la confisca di valori patrimoniali sapendo o dovendo presumere che provengono

da un crimine, versando a contanti sul conto n. __________ intestato alla __________,

__________ presso __________ __________, il 21.1.2009 Euro 200'000.00 e il

30.1.2009 Euro 200'000.00 consegnatigli dal fratello __________;

1.2. falsità in documenti

per avere, a __________, il 4.12.2008, al fine di nuocere al

patrimonio o ad altri diritti di una persona, formato un documento falso attestante,

contrariamente alla verità, un fatto di importanza giuridica, in specie per

essersi dichiarato sul formulario A del conto n. __________ aperto a nome della

__________, __________ presso __________ __________ quale avente diritto

economico;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei

considerandi.

Considerandi

2.

AC 1 è prosciolto

dall’accusa di riciclaggio di denaro di cui al punto 1 dell’atto

d’accusa limitatamente al periodo 4.12.2008/9.1.2009.

3.

Di conseguenza AC 1 è

condannato:

3.1

alla pena detentiva di 10

(dieci) mesi;

3.2

al pagamento della tassa di

giustizia di fr. 1’000.- e delle spese procedurali.

4.

L’esecuzione della pena detentiva

inflitta a AC 1 è condizionalmente sospesa con un periodo di prova di 2 (due)

anni.

5.

Questo giudizio può essere

impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.

L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise correzionali,

per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione

della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e

di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

Per la Corte delle assise

correzionali

Il Presidente La

vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'000.--

Inchiesta preliminare fr. 200.--

Altri disborsi (postali, tel.,

ecc.) fr. 239.70

fr. 1'439.70

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