72.2010.42
Tentato omicidio intenzionale; lesioni gravi; tentata rapina; lesioni semplici ripetute; minaccia; pornografia (proscioglimento); messa in circolazione di monete false; infrazione e contravvenzione al
11 giugno 2010Italiano108 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
72.2010.42
Data decisione, Autorità:
11.06.2010, PENAL
Titolo:
Tentato omicidio intenzionale; lesioni gravi; tentata rapina; lesioni semplici ripetute; minaccia; pornografia (proscioglimento); messa in circolazione di monete false; infrazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti; complicità in tentato omicidio intenzionale derubricata in rissa; ingiuria
AGGRESSIONE
CONSUMO DI STUPEFACENTI
INGIURIA
LESIONE GRAVE
LESIONE SEMPLICE
MESSA IN CIRCOLAZIONE DI MONETE FALSE
MINACCIA
OFFERTA O VENDITA O DISTRIBUZIONE DI STUPEFACENTI
OMICIDIO INTENZIONALE
PORNOGRAFIA
RAPINA
art. 21 CPS
art. 22 CPS
art. 25 CPS
art. 111 CPS
art. 123 cpv. 5 cf. 2 CPS
art. 140 CPS
art. 177 CPS
art. 180 cpv. 2 CPS
art. 193 let. bis cf. 3 CPS
art. 242 cpv. 2 CPS
art. 19 cf. 1 LSTUP
art. 19a LSTUP
Incarto n.
72.2010.42
Mendrisio,
11 giugno 2010/rb
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta dai giudici:
Claudio Zali
(Presidente)
GI 1
GI 2
e dagli assessori giurati:
AS 1
AS 2
AS 3
AS 4
AS 6
con la segretaria:
Valentina Tognetti, vicecancelliera
Conviene nell’aula penale di questo palazzo
pretorio
per giudicare
1. AC 1
detenuto dal 15 agosto 2009
2. AC 2
detenuta
dal 15 agosto 2009;
prevenuti colpevoli di:
A. AC 1
1. tentato
omicidio intenzionale
per avere,
il 15.08.2009, a ________, in via __________, presso
l’atrio della palazzina dove vive PC 1,
agendo con la complicità di AC 2, sua compagna,
cercando dapprima di assestare un colpo in testa
a PC 1 con una pietra raccolta lungo il percorso in un vicino cantiere,
mancandolo,
colpendolo, dopo aver impugnato il coltello e
allungato il braccio attraverso l’apertura della porta d’ingresso
dell’edificio, che PC 1 cercava di richiudere, con due coltellate all’emitorace
destro cagionandogli una lesione (di lunghezza 1.5 cm interessando il sottocute e intaccando il corpo dello sterno) e all’emitorace sinistro
provocandogli una lesione (di lunghezza 1.5 cm e che si approfondava sino a intaccare la milza perifericamente),
riuscendo quindi a entrare nell’edificio,
accoltellandolo indi all’addome, provocandogli
una ferita da punta e taglio all’emiaddome sinistro (di lunghezza 1.2 cm che si approfondava assai poco in addome determinando un sanguinamento a livello della parete
addominale),
e sferrandogli un’ultima coltellata tra viso e
collo cagionandogli un’ulteriore lesione da taglio (di circa 15 cm che si iniziava al di sotto dell’emilabbro inferiore sinistro e si portava all’indietro sino
alla base del padiglione auricolare),
tentato di uccidere PC 1,
le cui ferite non risultarono letali grazie al tempestivo intervento dei
sanitari;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 111 CP richiamato l’art. 21 CP
2. rapina
(tentata)
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al
punto 1, usando violenza contro una persona,
minacciandola di un pericolo imminente alla vita
o all’integrità corporale, tentato di compiere un furto a danno di PC 1
e meglio,
dopo averlo ferito per tre volte con il coltello
come descritto al punto 1,
puntandogli nuovamente contro l’arma e
intimandogli “dammi l’oro e i soldi”, non riuscendovi; non avendo
ottenuto alcuna reazione da parte della vittima;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 140 CP richiamato l’art. 22 CP
3. lesioni
semplici (ripetute)
per avere,
ripetutamente cagionato un danno al corpo o alla
salute della convivente AC 2, specificatamente
3.1. a ___________,
in data 13/14 marzo 2009, all’esterno della discoteca “___________”, dopo un
alterco, picchiando con pugni AC 2, cagionatole la frattura delle costole IX e
X posteriore a sinistra e una contusione della colonna cervicale/dorsale e
lombare, come attestato dal certificato medico dell’Ospedale Regionale di ___________
agli atti;
3.2. a ___________,
in data 21 giugno 2009, dopo una lite, afferrandola al collo e buttandola
contro la parete procuratole un trauma distorsivo della colonna vertebrale e un
trauma contusivo alla spalla sinistra, come descritto nel certificato medico
dell’Ospedale Regionale di ___________ agli atti;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 123 cifra 2 cpv. 5 CP,
4. minaccia
per avere,
a ___________,
nel corso del mese di febbraio 2009,
usando grave minaccia incusso spavento o timore alla convivente AC 2,
e meglio,
minacciandola, a mano di un coltello, con la seguente
espressione “ lo vuoi in pancia o nel collo”;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 180 cpv. 2 CP;
5. pornografia
per essersi
a ___________, procurato per via elettronica
rappresentazioni vertenti su atti sessuali con fanciulli,
e meglio
per avere,
scaricato via internet sul suo Personal Computer
portatile Acer Aspire 1691,
in data 27.10.2008 il file dal titolo “__________”,
in data 23.11.2008 il file dal titolo “__________ “,
e in data 28.05.2009 il file “__________”;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reati previsti:
art. 197 cifra 3 bis CP,
6. messa in
circolazione di monete false
per avere,
nel corso del mese di luglio 2009, a ___________,
messo in circolazione 3 banconote false da EURO
100,
in specie consegnandole, in tre distinte
occasioni, a __________ a pagamento di sostanza stupefacente, in specie marijuPC
2;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 242 cpv. 1 CP;
7. infrazione
alla LF sugli stupefacenti
per avere,
senza essere autorizzato,
a ___________, nel corso dell’estate 2009, sino
al giorno dell’arresto,
procurato alla madre __________ grammi 5 di
marijuPC 2;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 19 cifra 1 LStup;
8. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
a ___________, nel periodo 26.05.2009 sino al
giorno dell’arresto,
personalmente consumato un imprecisato quantitativo
di marijuPC 2, ma almeno 15 grammi;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 19a LStup;
B. AC 2
9. tentato
omicidio in complicità con AC 1
per avere,
il 15.08.2009, a ________, in via __________, presso
l’atrio della palazzina dove vive PC 1,
aiutato l’agire criminoso di AC 1 così come
descritto al punto 1,
e meglio,
riuscendo a introdursi nell’atrio nel mentre PC 1
cercava di richiudere la porta d’ingresso dello stabile, dopo che AC 1 aveva
già scagliato la pietra come descritto al punto 1,
colpendo quindi PC 1 con un martello alla base
del collo,
intralciandolo in tal modo nell’atto di
richiudere la porta d’ingresso, ciò che permise a AC 1 di sferrare i primi
colpi nelle modalità descritte al punto 1 e di entrare nell’atrio
dell’edificio,
e scagliando la pietra di circa 1kg, già gettata
da AC 1 come descritto al punto 1, contro PC 2, la quale, gridando, stava
sopraggiungendo dal piano inferiore in aiuto a al compagno PC 1,
inseguendo la stessa PC 2 con il martello alzato,
impedendole quindi di intervenire in soccorso
della vittima, costringendola così a rifugiarsi nel sottostante appartamento;
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 111 CP richiamati gli artt. 22 e 25 CP
10. tentate
lesioni semplici
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al
punto 9,
scagliando la pietra del peso di circa 1 kg in direzione di PC 2, tentato di cagionarle delle lesioni al corpo,
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 123 CP richiamato l’art. 22 CP
11. ingiuria
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al
punto 9, tacciando PC 2 di “puttana” offeso il di lei onore
fatti avvenuti:
nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
art. 177 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 43/2010 del 15 aprile 2010, emPC 2to dal Procuratore
pubblico.
Presenti
§ Il Procuratore pubblico __________.
§ L'accusato,
AC 1, assistito dal difensore di fiducia (con GP) avv. __________.
§ AC
2, assistita dal difensore d'ufficio (con GP) avv. __________.
§ L'avv. __________
patrocinatrice della PC 1.
Espleti i pubblici dibattimenti
- giovedì 10 giugno 2010 dalle ore 09:30 alle ore 17:30
- venerdì 11 giugno 2010 dalle ore 09:30 alle ore 19:10
Con il consenso delle Parti, che
dichiarano di essere pronte a discuterle, il Presidente propone le seguenti
imputazioni subordinate in applicazione dell’art. 250 CPPT:
-
per AC 2: quella di aggressione ai sensi
dell'art. 134 CP in luogo della complicità in tentato omicidio;
-
per AC 1: in relazione al taglio inflitto
sulla guancia di PC 1, quella di lesioni gravi ai sensi dell'art. 122 cpv. 2 CP
in alternativa all’intento omicida.
Sentiti § Il Procuratore
pubblico, per la sua requisitoria, il quale esordisce
osservando che gli accusati sono due persone fondamentalmente bugiarde. Dichiara
che quanto da loro addotto circa la ragione per cui si sarebbero recati a ________
è semplicemente un pretesto, soffermandosi sul vero motivo che avrebbe spinto AC
1 ad andare presso il domicilio di PC 1 quel 15 agosto 2009. Circa la dinamica
della commissione del fatto di sangue, richiama la versione di AC 1,
dilungandosi sui motivi per i quali egli non può essere ritenuto credibile,
contrariamente a PC 1, il quale è sempre stato coerente nel suo racconto.
Sottolinea che anche l’accusata ha più volte mentito e ritrattato le sue
precedenti dichiarazioni, rilevando però che su alcuni punti la sua versione è
concordante con quella di PC 1. Evidenzia come le versioni degli accusati siano
molto discordanti anche per quanto concerne gli oggetti da loro utilizzati
contro PC 1, ovvero il sasso, il martello e il coltello. Si dilunga dunque
sulle ragioni per cui la versione di PC 1 deve essere ritenuta credibile, ciò
che, a mente della Pubblica accusa, permette di esclude che AC 1 possa invocare
in suo favore la legittima difesa. Spiega quindi perché l’elemento oggettivo e
soggettivo del reato di tentato omicidio sono da ritenersi adempiuti, il che
consente al PP di concludere che l’AA va confermato in relazione al primo capo
d’imputazione a carico di AC 1.
La Pubblica accusa illustra dunque le ragioni per
cui anche l’episodio della tentata rapina in danno di PC 1 è da considerarsi comprovato,
rilevando che AC 1, in quel frangente, ha sfregiato il viso della vittima,
rendendosi così colpevole anche di lesioni gravi che concorrono con il reato di
tentato omicidio. Evoca poi le lesioni semplici e il reato di minaccia in danno
di AC 2, precisando che gli stessi sono stati perseguiti d’ufficio, essendo i
due accusati conviventi. Spiega perché le dichiarazioni dell’accusata devono
essere ritenute veritiere. Passa dunque in rassegna gli altri capi
d’imputazione, rammentando che la contravvenzione alla LStup e il reato di
messa in circolazione di monete false sono ammessi e che AC 1aveva anche
dichiarato di aver procurato alla madre qualche grammo di marijuana. Quanto al
capo d’imputazione per pornografia, il PP spiega perché AC 1 deve essere
ritenuto colpevole anche di questo reato, e ciò benché non sia stato possibile
recuperare i files proibiti.
Circa i reati imputati a AC 2, la Pubblica accusa
si dilunga sulle ragioni per cui essa deve essere ritenuta complice in omicidio,
richiamando anche dottrina e giurisprudenza. Per quanto concerne le tentate
lesioni semplici in danno di PC 2, espone i motivi per cui il racconto della
vittima deve essere ritenuto credibile, contrariamente a quello dell’accusata
che non è sempre stato lineare, il che permette di concludere, a mente del PP,
che anche questa imputazione appare comprovata. In merito all’ingiuria di cui
al punto 11 AA, rammenta che vi sono degli SMS agli atti in cui l’accusata ha
tacciato PC 2 di “puttana” e che in aula la medesima non esclude di averlo
fatto.
Nell’ottica della commisurazione della pena, la
Pubblica accusa pone l’accento sulla gravità dei reati ascritti, sulla grave
colpa di AC 1, sul suo atteggiamento non collaborativo, sulla totale assenza di
ravvedimento, sul suo temperamento violento, come pure sul fatto che egli non
può avvalersi di attenuanti di sorta. Per quanto attiene invece a AC 2, rileva
come essa si sia resa complice di un reato grave. Dà comunque atto della sua
incensuratezza, della sua parziale collaborazione, così come del fatto che oggi
sembrava pentita. Rileva che la medesima, pur essendo una bugiarda, è anche
vittima di sé stessa. Tutto ciò considerato, il PP conclude chiedendo che a AC
1 sia comminata una pena detentiva di 6 anni, mentre che per AC 2 postula una
pena detentiva di 3 anni e cinque mesi;
§ L’avv. __________, rappresentante della PC 1, il quale produce innanzitutto la sua
istanza risarcitoria (acquisita agli atti quale doc. dib. 2). Si sofferma sulle
imputazioni contestate da AC 1. Circa l’accusa di tentato omicidio, rileva che
la dinamica dei fatti è stata ricostruita in modo preciso dal PP e che questa concorda
con la versione di PC 1. Discordanti sono invece le dichiarazioni dei due
accusati. Sottolinea che AC 2 non aveva motivo di essere preoccupata per le
figlie, in quanto le stesse, in passato, erano già state affidate a PC 1.
Precisa inoltre che gli accusati, allorquando si trovavano in treno, sapevano
che figlie erano già tornate a casa. Evidenzia quindi come il suo patrocinato
sia stato vittima di una spedizione punitiva per futili motivi, rammentando che
entrambi gli accusati hanno ammesso di aver lasciato il loro appartamento con
un martello. Ritiene comprovato che AC 1 sia partito da casa con un coltello.
Nega quindi che egli possa invocare la legittima difesa. A mente del legale,
parimenti comprovato è l’intento omicida di AC 1, almeno per dolo eventuale.
Sottolinea che l’accusato comprendeva perfettamente le conseguenze delle
proprie azioni. Sempre a parere del medesimo, la posizione di AC 2 nella
vicenda non è meno grave, considerato che essa sapeva che quando AC 1 era arrabbiato
diventava pericoloso. Lo ha nondimeno accompagnato a ________, accettando così
l’eventualità che egli potesse arrecare un grave danno a PC 1. Considera comprovata
anche la tentata rapina in danno del suo assistito. Rammenta quindi che gli
accusati hanno mentito a più riprese, che la loro collaborazione si è limitata
al minimo indispensabile e che essi non hanno agito né sotto l’effetto di
alcool né sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Lamenta inoltre l’assenza
di qualsivoglia segno di pentimento, ad eccezione dalle parole di scusa di AC 2
espresse in aula. Conclude dunque postulando l’accoglimento delle sue
pretese, così come formulate nella sua istanza risarcitoria del 10 giugno 2010;
§ L’avv. __________, difensore di AC 2, il quale preannuncia che chiederà l’assoluzione per tutti i reati
imputati alla sua assistita. Pone dunque l’accento sul suo ruolo secondario e
marginale nella vicenda. Dichiara che il solo intento della sua patrocinata era
quello di riportare le figlie a casa. Rileva che essa aveva l’intenzione di
partire da sola, senza AC 1, ma che quest’ultimo ha unilateralmente deciso di
accompagnarla. Esprime dei dubbi circa il fatto che gli accusati avrebbero
saputo prima di arrivare alla stazione di ________ che le bambine erano già a
casa. Dà atto che alle 21:22 entrambi sapevano che le figlie erano rincasate,
precisando che in quel frangente i medesimi sono però anche stati informati del
fatto che PC 1 aveva picchiato G____________, le cui dichiarazioni sono da
ritenersi veritiere. Rammenta dunque che la sua assistita ha più volte
dichiarato di aver detto a AC 1 di voler tornare a casa. Ritiene comprensibile
che essa, su pressione di quest’ultimo, abbia poi acconsentito a recarsi PC 1
per chiarire i fatti. Considera che anche qualora l’accusato fosse stato
intenzionato ad aggredire PC 1, i suoi eccessi e la sua perdita di controllo
non posso essere pregiudizievoli alla posizione della sua patrocinata. Nega
comunque recisamente che l’intento fosse omicida, per le ragioni che spiega.
Nega, in definitiva, che vi sia stata qualsivoglia forma di premeditazione e
ritiene non adempiuti i presupposti della complicità in tentato omicidio.
Circa la questione del martello, spiega i motivi
per cui è credibile la versione di AC 2, segnatamente il fatto che essa abbia
saputo della sua presenza solo quando lo ha visto per terra nell’appartamento
della vittima. Ritiene non accertato che la sua patrocinata abbia colpito la
vittima sul collo con detto martello. Non risulta comprovato nemmeno il fatto
che essa abbia lanciato il sasso in direzione di PC 1. Al riguardo il legale
rileva come molte cose non siano state chiarite in fase d’inchiesta, fra
l’altro la questione di sapere se, visto il peso della pietra in oggetto, la
sua patrocinata sarebbe affettivamente stata in grado di lanciarla contro la
vittima.
Per quanto concerne gli altri capi d’imputazione
a carico di AC 2, la Difesa esprime dei dubbi circa il fatto che essa avrebbe
scagliato una pietra in direzione della compagna di PC 1, rammentando che il
racconto di quest’ultima non risulta chiaro. Spiega perché la versione della
sua assistita circa la lite tra lei e PC 2 è da ritenersi credibile. Insiste
poi sul fatto che la sua patrocinata avrebbe agito istintivamente, per
proteggere sé stessa, e non per impedire alla PC 2. In merito all’accusa di ingiuria, sempre contestata da AC 2, il Difensore rileva come la stessa
manchi di supporto probatorio, spiegando le ragioni per cui PC 2 non è
attendibile.
In conclusione, l’avv. __________ chiede – in via
principale – il proscioglimento della sua assistita da tutti i capi d’accusa a
lei imputati, opponendosi quindi alla richiesta di risarcimento della Parte
civile. Nell’evenienza in cui la Corte dovesse ritenere comprovata la
complicità di AC 2 nella commissione del tentato omicidio, rammenta che l’art.
25 CP impone comunque un’attenuazione della pena. Chiede inoltre che in questa
circostanza siano prese in considerazione la prognosi positiva della sua
assistita, la sua incensuratezza, il lungo carcere preventivo sofferto, il
pentimento manifestato in aula, il fatto che ha partorito in ambiente
carcerario, che ha sempre lavorato e che è madre di quattro figli ai quali vuole
dedicarsi. In via subordinata la Difesa ritiene dunque adeguata una pena
complessiva non superiore a 24 mesi di detenzione, da porre al beneficio della
sospensione condizionale. Chiede inoltre in via ancora più subordinata che la
pena detentiva comminata non superi i 3 anni, ciò che consentirebbe almeno una
parziale sospensione della pena. Quanto alle pretese della Parte civile in caso
di condanna della sua assistita, il legale ritiene che non può essere richiesto
risarcimento alcuno, in quanto AC 2 non ha commesso materialmente i fatti. Da
ultimo postula il dissequestro di tutto quanto in sequestro, ad eccezione del
PC;
§ L’avv. __________, difensore di AC 1, per la sua arringa difensiva, il quale evoca innanzitutto i rapporti
interpersonali tesi e difficili tra le parti coinvolte nell’odierno
procedimento. Circa il primo capo d’imputazione, insiste sul fatto che lo scopo
della trasferta a ________ era esclusivamente quello di andare a prendere le
bambine. Ritiene che gli accusati abbiano saputo con certezza che queste ultime
erano a casa solo al momento della telefonata delle 21:22, telefonata durante
la quale G____________ ha loro comunicato di essere stata picchiata PC 1. È
dunque logico che i medesimi abbiano voluto andare a chiarire la questione.
Ammette che gli accusati fossero su di giri, ma per picchiare PC 1, e non per
ucciderlo. Il legale si dilunga dunque sulle ragioni che permettono di
escludere che vi fosse intento omicida, soffermandosi sui motivi per cui non è
dato l’elemento soggettivo del reato in questione, nemmeno per dolo eventuale.
Postula dunque l’assoluzione di AC 1 dal capo d’imputazione per tentato
omicidio, reato che va derubricato in lesioni gravi.
Quanto alla dinamica del fatto di sangue e agli
oggetti utilizzati contro PC 1, il legale insiste sulla credibilità del suo
patrocinato, disquisendo a lungo sulle ragioni per cui la versione di AC 2 e/o
quella di PC 1, del quale mette fortemente in dubbio la credibilità, non sono
da ritenersi veritiere. Rileva come le versioni degli accusati, in apparenza
divergenti, siano a volte conciliabili, riferendosi segnatamente alla questione
del martello. Si sofferma inoltre sulla questione del coltello, spiegando perché
ritiene che era la vittima ad esserne stata in possesso, e non il suo assistito.
A mente del Difensore, AC 1 ha dunque agito per legittima difesa, le cui
condizioni di esercizio sono da considerarsi adempiute. Quanto allo sfregio
inferto sulla guancia di quest’ultimo, il Difensore nega che vi sia stata
intenzionalità, precisando altresì che non sono state toccate parti vitali.
Per quanto attiene agli altri capi d’imputazione,
la Difesa nega che AC 1 avesse intenzione di derubare PC 1 e indica i motivi
per cui la versione di B____________è inverosimile. Chiede dunque che il suo
assistito sia assolto anche dal capo d’imputazione per tentata rapina. Contesta
altresì le accuse di lesioni semplici in danno di AC 2, segnatamente l’episodio
del 13/14 marzo 2009, rammentando che quella sera AC 2 era tanto ubriaca da
nemmeno ricordare quanto successo. Chiede quindi l’assoluzione di AC 1 da
questo capo d’imputazione. Parzialmente ammesse sono invece le lesioni semplici
di cui al punto 3.2 AA, nel senso che AC 1 ha ammesso di aver afferrato la compagna per il collo, ma non di averla spinta contro la parete, per il che la
Difesa chiede che l’imputazione venga derubricata in vie di fatto. Rileva
inoltre come anche l’accusa di minaccia sia sempre stata contestata con
fermezza dal suo patrocinato, la cui versione dei fatti, a mente del Difensore,
risulta essere più convincente di quella di AC 2. Chiede comunque, qualora il
capo d’imputazione dovesse essere confermato, che si dia atto della scemata
responsabilità del suo assistito, in considerazione del fatto che quella sera
aveva bevuto e fumato. Quanto al reato di pornografia, rammenta che i filmati
proibiti non sono stati salvati sul PC dell’accusato. Insiste sulla credibilità
di AC 1 e sull’assenza di prove. Il Difensore osserva inoltre che, anche nella
denegata ipotesi in cui l’elemento oggettivo sia considerato adempiuto, farebbe
comunque difetto l’elemento soggettivo del reato. Ritiene dunque che il suo
assistito debba essere assolto anche da questo capo d’imputazione. Evoca poi
brevemente l’accusa di messa in circolazione di monete false, così come
l’infrazione e la contravvenzione alla LStup, precisando che detti reati sono
stati sostanzialmente ammessi. Chiede tuttavia che l’infrazione di cui al punto
7 AA venga derubricata in semplice contravvenzione, ritenuto che la marijuana
era invero stata consumata da AC 1, e non consegnata alla di lui madre.
Nell’ottica della commisurazione della pena, il
Difensore chiede inoltre che si tenga conto della giovane età del suo
assistito, del padre assente e violento, della sua incensuratezza in Svizzera,
del carcere preventivo sofferto, della sua collaborazione, delle sue ammissioni
spontanee, del fatto che egli ha sempre lavorato (fatto salvo il recente
periodo di disoccupazione), così come del fatto che questi potrebbe vedere
revocato il suo permesso di soggiorno. A mente del legale, va inoltre
considerato quanto emerso dal referto peritale, segnatamente il fatto che AC 1,
pur non avendo agito in stato di scemata responsabilità, soffre di numerose
turbe.
Tutto ciò considerato, e tenuto conto dei capi
d’imputazione dai quali è stata chiesta l’assoluzione, l’avv. _______ conclude
postulando una massiccia riduzione della pena proposta dalla Pubblica accusa,
in modo che il suo patrocinato possa almeno beneficiare della sospensione
parziale della pena. Postula inoltre la restituzione di tutto quanto in
sequestro. Circa le pretese della Parte civile, ritenute tardive e almeno in
parte non comprovate, il Difensore considera che le stesse vadano respinte,
stante la richiesta di assoluzione dall’accusa di complicità in tentato
omicidio;
§ Il
Procuratore pubblico, per
la replica, il quale dà atto che depone sicuramente a
favore di AC 2 il fatto che
essa abbia indicato esattamente dov’era il martello;
§ L’avv. __________, rappresentante della PC 1, il quale in replica contesta che il suo
patrocinato sia una persona violenta. Sottolinea che questi non aveva nessun motivo
di nascondere il coltello, precisando che la Polizia ha anche perlustrato il
giardino nel tentativo di ritrovarlo. Osserva inoltre che se il suo assistito
avesse veramente cercato di occultare l’arma in questione, avrebbe sicuramente lasciato
delle tracce. Lamenta poi il fatto che i coltelli di proprietà di AC 1 non
siano stati consegnati subito agli inquirenti. Ritiene che le ferite sulle
nocche della mano dell’accusato, di cui contesta comunque la presenza, sono
state causate non dalla colluttazione con il suo patrocinato, ma semmai dai
pugni che AC 1 si è autoinferto oppure dallo sfregamento contro la porta;
§ L’avv. __________, difensore di AC 2, per la duplica, il quale pone nuovamente
l’accento sul carattere aggressivo di PC 1;
§ L’avv. __________, difensore di AC 1, il quale in duplica precisa che intendeva solo dimostrare che il suo cliente era
credibile. Non gli risulta che la Polizia abbia perlustrato il giardino.
Informa che i coltelli del suo patrocinato non si trovavano perché la di lui madre
stava traslocando. Ribadisce inoltre che AC 1 ha riportato delle ferite alla mano.
Posti dal Presidente, con l’accordo delle Parti, i
seguenti
quesiti:
A. AC 1
1. è autore
colpevole di:
1.1. tentato
omicidio internazionale
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, tentato di uccidere PC 1, colpendolo ripetutamente con un coltello?
1.1.1. Ha egli agito
per legittima difesa?
1.1.2. Trattasi
invece di lesioni gravi?
1.2. lesioni
gravi
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, intenzionalmente sfregiato in modo grave e permanente il viso di PC 1?
1.3. tentata
rapina
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, tentato di compiere un furto in danno di PC 1, usando violenza contro di lui?
1.4. ripetute
lesioni semplici
per avere, in due occasioni, cagionato un danno
al corpo di AC 2, e meglio:
1.4.1. il 13/14
marzo 2009, a ___________, picchiato con pugni la vittima, causandole la frattura
di due costole e delle contusioni alla schiena?
1.4.2. il 21 giugno 2009, a ___________, afferrato al collo e spinto la vittima contro una parete, ferendola alla schiena
e alla spalla sinistra?
1.4.2.1. Trattasi
invece di vie di fatto?
1.5. minaccia
per avere, a ___________, nel corso del mese di
febbraio 2009, incusso timore a AC 2, minacciando di colpirla con un coltello
alla pancia o al collo?
1.6. pornografia
per avere, a ___________, il 27 ottobre 2008, il
23 novembre 2008 e il 28 maggio 2009, in tre occasioni, fabbricato, duplicandole sul suo PC portatile, rappresentazioni vertenti
su atti sessuali con fanciulli?
1.7. messa in
circolazione di monete false
per avere, nel corso del mese di luglio 2009, a ___________, in tre occasioni, messo in circolazione 3 banconote false da EURO 100.–?
1.8. infrazione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a ___________,
nel corso dell’estate 2009 sino al 15 agosto 2009, procurato 5 grammi di marijuana a ___________?
1.9. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a ___________,
dal 26 maggio al 15 agosto 2009, personalmente consumato almeno 15 grammi di marijuana?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Ha
egli agito in stato di scemata imputabilità?
3. Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena?
4. Deve
un risarcimento alla PC, e se sì in quale misura?
5. Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
B. AC 2
1. è autrice
colpevole di:
1.1. complicità
in tentato omicidio intenzionale
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, aiutato AC 1 nel suo intento di uccidere PC 1?
1.1.1. Trattasi
invece di aggressione?
1.2. lesioni
semplici, tentate
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, tentato di cagionare delle lesioni ad PC 2, scagliando
nella sua direzione una pietra del peso di circa 1 kg?
1.2.1. Trattasi
invece di aggressione?
1.3. ingiuria
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, offeso l’onore di PC 2, tacciandola di “puttana”?
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
2. Può
beneficiare della sospensione condizionale della pena?
3. Deve
un risarcimento alla PC, e se sì in quale misura?
4. Deve
essere ordinata la confisca di quanto in sequestro?
Considerato, in fatto ed in
diritto
1. AC 1,
cittadino _____________, è nato il __________ a __________, in un difficile
contesto familiare. La madre, __________, l'ha partorito prima di compiere i 18
anni e in seguito ha avuto problemi di tossicodipendenza. Del padre, separatosi
dalla madre ancor prima della nascita del figlio, l'accusato dichiara di averlo
visto tre volte in vita sua: la prima quando aveva circa 10 anni, ma la nonna
materna in quell'occasione ha impedito l'incontro per il motivo che il padre si
era disinteressato del figlio, la seconda in occasione di un'evasione del padre
dal carcere, ma l'incontro fu sospeso dall'arresto, e la terza nel 2007, per
caso in strada, e nell'occasione i due hanno litigato. Il prevenuto, pertanto,
è cresciuto in prevalenza con i nonni materni, ai quali era molto legato (AI
226, verbale PP 17 dicembre 2009, pag. 4: “I miei genitori quando ero
piccolo erano mia nonna e mio nonno").
L'accusato ha conseguito la licenza media in
patria, dopo un periodo trascorso con la madre. Quando essa nel 2005 ha iniziato a lavorare in Svizzera, in Vallese, come cameriera ai piani, egli l'ha nuovamente
raggiunta, iniziando anch'egli a lavorare, sia nel settore edile che in quello
della ristorazione. Egli è quindi tornato in patria per assistere il nonno
malato, mentre che la madre era giunta in Ticino per lavorare alle dipendenze
di prestigiosi hotels di ___________. l'accusato, nel 2007, ha lavorato in fabbrica e nell'edilizia, ma a seguito della scomparsa dei nonni -la nonna
suicida perché non sopportava di vedere soffrire il marito, morto un mese dopo
di sclerosi multipla- egli ha vissuto una profonda crisi personale, iniziando a
bere e a fare uso di stupefacenti. Avendo oltretutto avuto delle frizioni con
una zia per questioni ereditarie, vistosi in particolare cacciato dalla casa
dei nonni che egli considerava propria, nel gennaio 2008 l'accusato ha raggiunto la madre a ___________, trasferendosi nell'appartamento di via __________
in cui ella abitava con il compagno __________. Il 1° maggio 2008 AC 1 ha iniziato a lavorare per l'hotel __________ come portiere ai piani, ma con mansioni di
tuttofare “dal bagnino al cameriere" (verbale 28 ottobre 2009, all.
12 RPG, pag. 3).
Per motivi poco chiari -l'accusato ha dichiarato
di essere stato oggetto di mobbing- il rapporto di lavoro ha però preso fine il
30 aprile 2009 a seguito della disdetta da lui inoltrata il 27 marzo (AI 124).
Egli ha quindi lavorato per circa tre settimane per un esercizio pubblico di __________,
rinunciandovi però “perché non mi trovavo bene" (verbale 28 ottobre
2009 citato, pag. 3)
ed anche perché, senza autovettura, era difficile
raggiungere da ___________ il luogo di lavoro dove comunque gli era stata messa
a disposizione una camera. Nel corso del mese di giugno il prevenuto si è
pertanto annunciato all'assicurazione contro la disoccupazione.
2. A carico
dell'accusato risulta un precedente penale, essendo egli stato condannato il 6
maggio 2008 alla pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, condizionalmente sospesa
per un eguale periodo, per il titolo di furto aggravato. Egli, a suo dire,
assieme ad un amico sarebbe rimasto senza soldi in occasione di una vacanza in __________,
ragione per cui i due sarebbero entrati in un'abitazione per rubare una
bicicletta, venendo tuttavia arrestati.
3. AC 1 è
nata il __________ a __________, dove è cresciuta con i genitori, due fratelli
maggiori e una sorella minore. Ha frequentato le scuole dell'obbligo sino alla
terza media, dopo di che ha iniziato a lavorare nella mensa di una fabbrica. A
16 anni ha avuto la prima di tre figlie da tale __________, la relazione con il
quale è terminata allorché l'accusata aveva 20 anni. Essa, nonostante la
triplice maternità, ha continuato a lavorare, cambiando vari datori di lavoro
sino ad essere assunta come donna delle pulizie presso la __________, luogo in
cui nel 2001 ha fatto la conoscenza di PC 1, che vi si trovava nell'ambito di
un programma volto a fargli superare i suoi problemi personali. Tra i due è
nata una relazione sentimentale. Nel gennaio 2002 l'accusata ha seguito PC 1 in Svizzera, andando a vivere con lui a __________, ed essi hanno
contratto matrimonio il 14 settembre 2002. PC 1 era reduce da una precedente
esperienza matrimoniale, dalla quale aveva avuto un figlio, __________, e una
figlia. Il matrimonio è ben presto andato in crisi e già nell'estate del 2003 AC 2 ha fatto rientro in _____________, anche per stare vicino alle proprie figlie. Nel febbraio
del 2004 i coniugi si sono però riavvicinati e hanno fatto un secondo tentativo
di convivenza, questa volta in Ticino. L'accusata ha portato con sé la figlia
minore, nata nel 2001, e nel 2006 si è fatta raggiungere anche dalla
secondogenita, mentre che PC 1 in quel periodo ha ottenuto l'affidamento della
propria figlia. Il rapporto tra i coniugi è tuttavia rimasto problematico. Il
10 agosto 2007PC 1 ha percosso la propria figlia e la secondogenita della
moglie, G____________, con il cavo del televisore, episodio che gli è valso il
decreto d'accusa del 14 gennaio 2008 per i titoli di lesioni semplici aggravate
e violazione del dovere di assistenza o educazione e che ha indotto l'accusata
ad abbandonare l'abitazione coniugale di ___________ e a separarsi da lui.
Ciò non ha tuttavia messo definitivamente fine
alla relazione tra i due. Essi hanno infatti continuato a frequentarsi, sia
perché l'accusata soleva affidare le figlie al PC 1 -per la minore egli era a
tutti gli effetti la figura paterna- sia perché tra di loro vi sono comunque
stati ancora dei rapporti, almeno sino a circa alla fine del 2008 o al più
tardi all'inizio del 2009, allorché l'accusata ha troncato, ritenendo che il
marito non avesse realmente l'intenzione di riprendere il rapporto coniugale,
ciò che ella avrebbe invece auspicato (cfr. in proposito il verbale PP 23 settembre
2009 di AC 2, all. 32 RPG, pag. 4). Ancora in aula, l'accusata ha comunque
dichiarato di volere ancora bene al marito. Nondimeno, nelle more del
procedimento penale, e meglio il 24 febbraio 2010, è stato pronunciato il
divorzio a seguito di richiesta congiunta dei coniugi (doc. dib. 1).
4. Gli
accusati, lui 21enne, lei quasi 30enne, si sono conosciuti nel dicembre 2008
all'Hotel __________, dove lei lavorava come cameriera ai piani e lui
(temporaneamente) come portiere. Essi nel gennaio del 2009 hanno iniziato una
relazione sentimentale e già il 12 febbraio 2009 hanno iniziato a convivere nel
di lei appartamento di ___________, __________, nel quale in precedenza aveva
vissuto con il marito.
A dispetto dell'opinione del AC 1, che ha
definito "buono" il rapporto con la compagna e ha tenuto a precisare
di averla picchiata solo in un'occasione, è indubbio che si sia invece trattato
di una relazione burrascosa, costellata di frequenti e violenti litigi, ciò di
cui, prima ancora del racconto di AC 2, danno atto i rapporti relativi a due
interventi al domicilio della polizia per sedare gli animi (AI 30), come pure
gli incartamenti aperti già prima del 15 agosto 2009 dalla competente
Commissione Tutoria Regionale (AI 24) e la segnalazione del Servizio di sostegno
pedagogico, allarmata per il disagio manifestato a scuola dalla figlia G____________.
Di due dei litigi tra gli accusati si dirà in
dettaglio più avanti, stanti -in relazione a questi episodi- le imputazioni di
lesioni semplici e minaccia a carico del AC 1(punti 3 e 4 AA).
Nondimeno, la relazione è proseguita e
addirittura gli accusati, nel giugno del 2009, hanno concepito un figlio (nato
il ___________ durante la carcerazione preventiva dei genitori), gravidanza che
essi hanno dichiarato essere stata voluta.
5. AC 1,
oltre che con la compagna, ha litigato ripetutamente pure con la madre e con il
di lei compagno __________. Anche questi litigi hanno, in tre casi, dato
origine a interventi della polizia (AI 44) e per l'episodio del 25 maggio 2009 la
madre ha addirittura querelato il figlio per lesioni semplici e vie di fatto,
mentre che il __________ l'ha a sua volta querelato per il danneggiamento della
propria vettura. Il procedimento penale (richiamato in classificatore 1) non ha
però avuto seguito a causa del successivo recesso dalle querele.
6. Chiamata
ad esprimersi sull'attitudine del compagno in questi frangenti, AC 2 ha dichiarato (ciò che peraltro affermava anche delPC 1) che gli capitava di essere
"nervoso". Lo stesso accusato, anche se non con riferimento ai
litigi, ha riconosciuto di avere sofferto di un certo qual disagio psicologico,
a suo dire causatogli dalle tensioni sul posto di lavoro. Risulta in effetti
che egli è stato in cura dal 6 marzo 2009 dal dott. __________, che gli ha
diagnosticato un episodio depressivo di media gravità per il quale era stato
ritenuto inabile al lavoro dal 6 marzo al 31 maggio 2009, ma dal quale era
tuttavia stato ritenuto guarito (AI 143; AI 302, pag. 36). Di quel periodo egli
ha detto che (verbale PP 15 ottobre 2009, all. 11 RPG, pag. 13):
“
mi sono recato dal dott. __________ perché mi
sentivo stressato perché non mi sentivo bene, non sapevo cosa fosse giusto e
cosa fosse sbagliato. Non mi sentivo me stesso".
Posto che l'accusato aveva inoltre affermato di
avere abusato di alcol e di cannabis per reazione alla morte dei nonni (verbale
28 ottobre 2009, all. 12 RPG, pag. 3), è opportunamente stata allestita una
perizia psichiatrica su di lui, demandata alla dott. __________ (AI 302).
Secondo l'esperta, l'accusato non soffre di
patologie mentali ma è affetto da un disturbo antisociale di personalità. In
sintesi, si tratta di un soggetto in cui nell'infanzia vi è stata confusione
nelle figure adulte di riferimento, con totale assenza della figura paterna.
Egli ha così sviluppato un alto concetto di sé, permeato dalla tendenza al
dominio sugli altri. Egli è totalmente incentrato su se stesso, ragione per cui
è poco propenso al rispetto di regole (come le leggi) impostegli dall'esterno,
così come vi è poca sensibilità nei confronti del prossimo, poca resistenza
alle frustrazioni e la tendenza al passaggio all'atto, anche violento o
illegale. Emerge un'immagine dell'accusato assai negativa e non si può certo
dire che il perito sia stato tenero con lui (AI 302, pag. 35):
“
Si vanta dei propri gesti e si inorgoglisce di
sottomettere gli altri. (...) Dietro a lui tutto scompare, in particolare
l'altro di cui non immagina mai la posizione o la sofferenza. L'altro non è
tollerato, né fuori di sé, né in sé. Il peritando ama tenere gli altri sotto il
suo dominio, restringendogli l'autostima attraverso il terrore,
l'intimidazione, l'interdizione. (...) Gli altri vengono da lui considerati se
utili, ma quando l'altro si oppone ai suoi disegni o peggio critica o mette in
dubbio il suo progetto o il suo valore viene investito di rabbia, accusato di
essere cattivo, colpevole di tutto quanto lui commette e deve essere eliminato.
Quale unico scopo della vita ha il soddisfacimento del piacere immediato (...) Tutto
ruota attorno a lui. (...) La manipolazione è un modello di comportamento in
lui abituale. Non ha interiorizzato alcun codice comportamentale morale.
L'etica non esiste perché non esiste il "noi". Le leggi sono un
insieme di regole prive di significato, non importanti, che possono essere
utilizzate a proprio consumo quando ne deriva un vantaggio, negate nella
maggior parte dei casi e combattute se di ostacolo. (...) La sua vita è tutta
un agito all'insegna del piacere. Pensa come agisce; ha un pensiero
utilitaristico con poche alternative, dubbi o esitazioni. Per lui non c'è
differenza tra verità e menzogna: va tutto bene pur che serva. Mente sapendo di
mentire e per il proprio scopo.(...) Si auto-assolve sempre e butta sull'altro
ogni colpa."
Il perito, che ha confermato in aula il proprio
referto, è però stato chiaro nell'affermare che questo disturbo della
personalità non comporta alcuna riduzione della responsabilità penale.
L'accusato rimane cioè padrone delle proprie decisioni, consapevole
dell'illiceità del suo agire ed in grado di determinarsi liberamente secondo la
propria corretta percezione degli avvenimenti (pag. 38 e 39).
L'accusato, chiamato in aula ad esprimersi sulle
valutazioni del perito, ha (sorprendentemente) dichiarato di aderirvi (verbale
dibattimentale, pag. 10). In ogni caso, la difesa nemmeno ha tentato di
sostenere che, a dispetto delle affermazioni del perito, egli il 15 agosto
2009, data dell'aggressione in danno di PC 1, si sarebbe trovato in stato di
scemata imputabilità.
7. L'accusato
prima dei fatti oggi a giudizio non aveva praticamente mai avuto rapporti con PC
1. I due si conoscevano, si erano visti in qualche rara occasione, ma tra di
loro non vi era mai stato dialogo e quindi -necessariamente- nemmeno dei
particolari litigi ma solo “una discussione avvenuta circa tre mesi fa"
che però non era degenerata in rissa (verbale 16 agosto 2009 dell'accusato,
all. 1 RPG, pag. 6).
AC 1 al dibattimento ha sostenuto di avere
addirittura offerto al PC 1 la propria amicizia, o almeno l'opportunità di un
rapporto cordiale, ma di essere stato respinto dal marito della sua compagna.
Questi per sua parte ha confermato di non avere avuto interesse in un rapporto
cordiale con il prevenuto, ma ha negato di essersi comportato con lui in
maniera apertamente ostile.
Certo è che, a dispetto delle apparenze, non
esisteva motivo per cui tra i due potessero esserci rapporti cordiali. Ben si
può credere che nel proprio intimo PC 1 ritenesse riduttivamente il AC 1 “un
portoghese di merda" (verbale dibattimentale, pag. 14), ma alla luce
di quanto accaduto è più rilevante interrogarsi sul pregresso astio nutrito
dall'accusato nei confronti dell'antagonista.
Scorrendo i suoi verbali preprocessuali emergono,
seppur frammentari, tangibili indizi in tal senso, dovuti sia alla persistenza
di un certo qual rapporto tra AC 1 e il marito (di cui AC 1 rovescia però i
termini, accusando PC 1 di gelosia), ed in specie alle vessazioni PC 1 nei
confronti della moglie, sia che per la frequentazione da parte sua delle figlie
della moglie:
- verbale 2
settembre 2009, all. 6 RPG, pag. 1:
“
PC 1 non voleva accettare che io avessi una
relazione con AC 1. Questo anche se la loro rottura era stata causata da PC 1. AC 1 mi ha raccontato che PC 1 la tradiva spesso con altre donne; che la sera guardava filmini
pornografici e che poi andava a letto e pretendeva di fare sesso anche senza il
suo permesso."
- verbale
PP 3 settembre 2009, all. 7 RPG, pag. 3:
“
Ho poi saputo che avevano chiamato PC 1 come suo
marito, di questo io mi sono disperato tutta la notte. Il mattino successivo PC
1 è arrivato con AC 1 e visto che l'appartamento è a suo nome ha ottenuto dalla
polizia che io venissi allontPC 2to. (...) ... è PC 1 che continua a dire che
sono io che l'ho picchiata. (...) PC 1 ha sempre esercitato una grande influenza su AC 1 facendole credere che l'avrebbe fatta espellere dalla Svizzera
facendola tornare ______________ (...) ... PC 1 è da molto tempo che cerca di
dividermi da AC 1..."
- verbale
10 ottobre 2009, all. 9 RPG, pag. 2:
“
...io criticavo il fatto che AC 1 lasciasse
andare ancora le bambine dal suo ex-marito PC 1. Dicevo a lei che non poteva
esigerlo perché non era il padre. Lei diceva che voleva e doveva tenersi amico
il PC 1, per via del suo permesso di residenza. Ammetto quindi di avere avuto
diverse discussioni con AC 1..."
- verbale
13 ottobre 2009, all. 10 RPG, pag. 4:
“
...il discorso dei soldi era frequente fra me e AC
1. Tutte le volte che le bambine andavano da PC 1, in particolar modo la piccolina, tornava a casa con dei soldi. Voglio dire che era della moneta o
anche una banconota da 10 o 20 frs al massimo. Io avevo più volte detto a AC 1
che PC 1 utilizzava quei soldi per farsi voler bene dalle bambine."
- verbale
PP 15 ottobre 2009, all. 11 RPG, pag. 1:
“
....sapevo delle violenze a cui AC 1 era stata
sottoposta. Con ciò voglio dire che dopo i litigi verbali, PC 1 pure la
picchiava."
- pag. 6:
“
...lungo il percorso io e AC 1 abbiamo
continuato a discutere sia del suo passato con PC 1, della circostanza che io
ero molto contrario che lei permettesse che le bambine stessero a casa di PC 1,
questo in relazione a tutto quello che le bambine hanno subito da lui. AC 1 mi ricordava che se permetteva ciò è perché non voleva litigare con PC 1 e perché voleva ottenere
il permesso di domicilio. Se non avesse più permesso alle bambine di andare da PC
1, lei avrebbe litigato con PC 1 e forse non avrebbe più ottenuto il domicilio.
Questo discorso, quella sera ma anche già in precedenza aveva comportato che
noi due si arrivasse a litigare e gridare. (...) ...in realtà era proprio così,
benché io le chiedessi di divorziare, lei diceva che doveva aspettare
l'ottenimento di questo permesso."
- verbale
12 novembre 2009, all. 13 RPG, pag. 2:
“
...PC 1 mi provocava con il suo atteggiamento e comportamento. Già dall'inizio quando sono andato a vivere con AC 1, lui mi
insultava e parlava male di me, anche insultandomi. Era chiaro per me che non
sopportava che io stessi con la sua ex-donna e che era geloso."
L'accusato ha sostanzialmente confermato anche in
aula questi suoi pregressi stati d'animo nei confronti PC 1 (cfr. verbale
dibattimentale, pag. 5, 8), così come li aveva esposti anche al perito del
referto psichiatrico (AI 302, pag. 31):
“
Verso di lui esprime una grande rabbia,
considerandolo uno sfruttatore. Non sopporta di essere stato da lui messo in
discussione descritto negativamente alle figlie di AC 1 ed insultato
"stronzo, portoghese del cazzo". Ritiene che lo stesso spaventasse AC
1 e la tenesse sotto controllo con l'argomento del permesso di soggiorno perché
voleva mantenere un contatto con lei. era per lui inaccettabile che continuasse
a vedere le figlie di AC 1 visto che non erano figlie sue e visto che le
avrebbe percosse e maltrattate durante la relazione coniugale con AC 1 (così AC
1 gli disse)."
pag. 37:
“
PC 1 viene vissuto dal periziando come lo
sfruttatore di AC 1 e la rabbia verso di lui cresce nel momento in cui ha la
certezza attraverso i racconti di AC 1 e delle figlie che lui viene denigrato e
ridicolizzato. L'offesa è per lui inaccettabile e non è perdonabile. In
aggiunta a tutto ciò AC 1 attendeva un figlio da lui. PC 1 deve piegarsi alla
sua idea: divorziare da AC 1 e lasciarla in pace."
8. AC 2 ha per sua parte un'attitudine ambivalente nei confronti del marito.
Da un lato essa prova rancore nei suoi confronti
per i torti subiti, per la fine della relazione matrimoniale, che lei ancora
avrebbe voluto salvare alla fine del 2009 e per il fatto che egli ha ora una
nuova relazione con una donna più giovane, di cui essa è gelosa (prova
lampante, in tal senso, il messaggio inviatogli ancora il 12 luglio 2009, all.
41 RPG); d'altro canto essa nonostante tutto ancora gli vuole bene, come
dimostrato anche dalle sincere parole di rincrescimento espresse nei suoi
confronti al dibattimento o da talune dichiarazioni rese in istruttoria (p. es.
verbale PP 23 settembre 2009, all. 32 RPG, pag. 6: "io nonostante tutto
quello che ho raccontato all'inizio di questo verbale, mi fido di PC 1 e quando
ho bisogno chiamo lui, è un amico e gli voglio ancora bene e poi anche perché è
l'unica persona che concretamente può aiutarmi anche con le bambine. La
circostanza che io chiedo aiuto a PC 1 infastidiva molto AC 1 e ogni volta
c'erano discussioni quando io chiamavo PC 1").
9. Gli
accusati sono stati arrestati alle 22.30 circa del 15 agosto 2009, circa
mezz'ora dopo l'aggressione commessa in danno di PC 1 al suo domicilio di ________
(della quale si dirà ovviamente in dettaglio nei considerandi che seguono), e
mantenuti in carcere preventivo per quasi 10 mesi sino all'odierno
dibattimento.
10. PC 1 è
invece stato trasportato all'Ospedale ___________ siccome ferito da quattro
colpi di coltello.
La prima diagnosi è stata quella di (AI 9):
“
Ferita da taglio di ca 15 cm guancia sinistra (orecchio-bocca) con apertura cavità orale
Lesione cutanea di ca 1,5 cm al emitorace sinistro basso con lesione bordo splenico non sanguinante
Lesione cutanea parasternale destra ca. 1,5 cm con incisione sterno
Lesione perforante periombelicale con
sanguinamento attivo parete addominale."
Egli è stato sottoposto ad intervento chirurgico
("laparatomia in urgenza e revisione ferite") ed è quindi
stato degente per quattro giorni nel reparto di cure intense e per ulteriori 10
giorni in reparto, sin verso la fine di agosto. Vi sono poi stati ulteriori
ricoveri, per ben 5 settimane e mezzo dal 17 novembre 2009 e nel gennaio 2010,
con interventi chirurgici, in particolare per tentare di ovviare alla grave
lesione al volto, che ha lasciato una visibile cicatrice ma anche un parziale
deficit funzionale, essendo stati lesionati dei nervi. E' inoltre previsto che PC
1 si sottoponga ad un ulteriore ricovero nell'agosto del 2010, sempre in
relazione alle lesioni al volto (verbale dibattimentale, pag. 13).
Il medico legale nel referto 24 agosto 2009 (AI
40) ha sostanzialmente confermato la diagnosi dei medici curanti, affermando
che “PC 1 non è mai stato in pericolo di morte"
e rilevando che la ferita al volto lascerà una
cicatrice avente “le caratteristiche di quelle sfregianti" (pag.
3).
Nondimeno, secondo l'esperto (pag. 3 e 4):
“
è evidente che l'arma "bianca" usata
dall'aggressore (pur se non ancora identificata) devesi riconoscere idonea a
cagionare la morte; così come l'azione dell'aggressore è da ammettere come
idonea a cagionare la morte, data la reiterazione dei colpi in regioni del
corpo vitali. In particolare, la ferita penetrante causativa della lesione
periferica della milza, e quella al viso-collo, a tutto spessore, si
rappresentano come estremamente pericolose e solo per caso non hanno reciso o
lesionato vasi (arterie del collo e addominali) che avrebbero comportato la
morte della vittima in breve tempo."
Sentito a verbale, il perito ha ribadito e
precisato in contraddittorio le proprie constatazioni e deduzioni (AI 181),
confermando in particolare che tutti colpi sono stati inferti in zone vitali
della vittima (pag. 3).
11. Con atto di
accusa del 15 aprile 2010 il Procuratore pubblico ha imputato a AC 1 il tentato
omicidio intenzionale di PC 1, commesso vibrando le quattro predette
coltellate, nonché la tentata rapina, per avere chiesto al PC 1, durante
l'aggressione, di consegnargli "oro e soldi".
Egli l'ha inoltre prevenuto colpevole di ripetute
lesioni semplici, commesse a due riprese in danno della convivente AC 2, di
minaccia, anch'essa in danno di AC 2, di pornografia, messa in circolazione di
monete false, infrazione e contravvenzione alla LF sugli stupefacenti.
AC 2 è invece stata rinviata a giudizio per
complicità nel tentativo di omicidio intenzionale, per tentate lesioni semplici
commesse in danno di PC 2, convivente di PC 1, e di ingiurie, anch'esse
commesse in danno dell'amica del marito.
12. In apertura
di dibattimento il Presidente della Corte ai sensi dell'art. 250 CPP ha
prospettato alle parti, senza opposizione da parte loro, le imputazioni
subordinate di lesioni gravi ai sensi dell'art. 122 cpv. 2 CP per il AC 1,
commesse con la coltellata inferta al volto del PC 1, e di aggressione ai sensi
dell'art. 134 CP per la AC 2, qualora non dovessero essere ravvisati gli
estremi della sua volontà di aiutare ad uccidere la vittima.
13. La Corte,
esperita l'istruttoria dibattimentale, ha prosciolto il AC 1, che contestava
gli addebiti, dall'episodio di lesioni semplici del 13/14 marzo 2009 (punto 3.1
AA), permanendo un ragionevole dubbio (per la poca lucidità della vittima, in
quel frangente ubriaca) sul fatto che sia lui ad avere causato le lesioni
riportate dalla __________, e dall'imputazione di pornografia (punto 5 AA) non
ritenendo oggettivamente sufficienti per una condanna -in assenza dei filmati,
scaricati sul pc ma poi cancellati e non recuperabili- i soli titoli dei files,
ancorché chiaramente indicanti un contenuto pedopornografico.
14. AC 1 ha contestato anche l'imputazione di minaccia di cui al punto 4 dell'atto di accusa, negando di
avere minacciato la compagna con un coltello dicendole:
“
lo vuoi in pancia o nel collo?"
in occasione di un litigio avvenuto al domicilio
di ___________ nel febbraio 2009, il primo mese della loro convivenza.
AC 2, scoppiando in lacrime, rispondendo alla
domanda volta a sapere se essa avesse avuto litigi con il AC 1, aveva fatto il
seguente racconto (verbale 7 settembre 2009, all. 24 RPG, pag. 2 e 3):
“
Mi ricordo che tra febbraio e marzo 2009, a seguito dell'ennesima discussione, io volevo che AC 1 se ne andasse da casa mia. Non volevo
più che restasse da me perché la nostra relazione non funzionava più e perché
continuava a fumare marijuana. A tale proposito lui reagiva bruscamente,
buttando per terra diverse mie cose. Da parte mia, esasperata, buttavo anch'io
dei suoi oggetti per terra. Tra queste cose vi era pure un suo coltellino
svizzero, di colore rosso. AC 1, notando che il coltello si era rotto (oggetto
che gli era stato regalato da suo nonno) mi afferrava con la mano destra al
collo e mi diceva "vedi che cosa hai fatto??". Dopo avermi afferrato
per il collo, AC 1 era uscito dall'appartamento per fumare. Successivamente era
rientrato in casa ed aveva iniziato a bere sostanze alcoliche mischiandole con
medicamenti. Nel frattempo mi ero spostata nella camera da letto e mi ero
sdraiata. A questo punto AC 1 mi raggiungeva e si sedeva sopra di me
afferrandomi i polsi con una sola mano, credo con quella sinistra. Nell'altra
mano teneva il coltello di suo nonno e guardandomi negli occhi mi chiedeva se
lo volevo nel collo o nella pancia. Mentre diceva questa frase ho sentito la
lama del coltello toccare il mio collo. (...) Da parte mia gli dicevo di
lasciarmi stare perché mi faceva male e perché ero terrorizzata. Visto che non
mi lasciava andare gli dicevo che avrei gridato per chiedere aiuto. A questo
punto AC 1 mi rispondeva che se l'avessi fatto mi avrebbe
"ammazzato". Tengo a precisare di aver avuto seriamente paura per la
mia vita. Ero terrorizzata e piangevo. Non sapevo più che cosa fare e per tale
motivo ero rimasta ferma senza rispondere e fare nulla. Adagio, adagio la
situazione si è poi tranquillizzata."
Essa aveva quindi confermato il proprio racconto,
precisandolo, anche al Procuratore pubblico (verbale PP 23 settembre 2009, all.
32 RPG, pag. 5):
“
Era tardo pomeriggio e prima di uscire lui, dopo
che si era arrabbiato con me perché a seguito di una discussione dove entrambi
abbiamo gettato degli oggetti, io avevo rotto il coltellino di suo nonno, e lui
mi ha presa per il collo con una mano sola e dicendomi "guarda cos'hai
fatto al coltello di mio nonno". Dopo è uscito da solo e non saprei dire
dove fosse andato, era febbraio/marzo 2009. E' rientrato più o meno verso le
20:00, penso che avesse fumato della marijuana, si è recato subito a prendere
in sala della vodka e ha iniziato a berla e io gli ho detto di smetterla,
preciso che quella sera anch'io avevo già bevuto un bicchiere di vino, preciso
che a casa c'era il figlio di una mia amica, __________ che dormiva da noi e
quindi lui e AC 1 hanno ripreso a bere insieme. Io me ne sono andata quindi a
dormire. Ho visto, prima di andare in stanza che AC 1 ingeriva anche delle
pastiglie di Temesta e dopo bere la vodka. Notato che io l'avevo visto, AC 1 mi ha raggiunta in stanza, io nel frattempo mi ero già messa a letto, lui mi ha afferrata per i due
polsi ancora arrabbiato per il coltello del nonno e mi diceva che dovevo
domandare scusa al suo nonno indicando le fotografie che avevamo in stanza. Io
in quel momento piangevo. Quando mi teneva ai polsi con una mano, con l'altra
mano (la destra) aveva un coltello, quello del nonno, un coltello rosso, tipo
svizzero con la scritta "__________". ADR che io il coltellino
l'avevo danneggiato solo nel manico, si era staccato un pezzettino di plastica.
Mostrandomi il coltello mi diceva quindi se lo volevo nel collo o nella pancia,
dicendo questo, ha avvicinato la punta della lama al mio collo premendola
leggermente contro, la parte tagliente della lama era diretta verso il mio collo,
la lama sarà stata 4 cm. Non saprei dire la lunghezza della stessa, era
comunque un coltellino svizzero. Quando ho sentito premere la punta gli ho
detto di smetterla che mi avrebbe fatto male e che avrei gridato, lui mi ha
detto che se avessi gridato mi avrebbe ammazzata. ADR che non ho gridato. Io
sono rimasta a letto, lui si è alzato ed è andato in sala. Non penso che __________
si sia accorto di quanto successo in quanto già dormiva sul divano, ubriaco.
ADR che non ho detto a nessuno di quanto successo quella sera perché avevo
paura di lui. ADR che gli ho ripetuto di andarsene, ma lui rimaneva a casa. Io
ho accettato che rimanesse per paura e comunque un po' gli volevo bene e mi
piaceva. Il giorno successivo entrambi abbiamo fatto finta come se nulla fosse
accaduto."
Il prevenuto ha invece costantemente negato
l'addebito (verbale 10 ottobre 2009, all. 9 RPG, pag. 3; verbale PP 15 ottobre
2009, all. 11 RPG, pag. 13: "ribadisco di non aver mai puntato un
coltello al collo di AC 1 men che meno di averla presa per il collo a
febbraio/marzo 2009") e il teste __________ (e non __________), come
rettamente presagito dalla _________, pur se presente nell'appartamento nulla
ha saputo dire dell'episodio, se non che lo rammentava, tra i molti litigi
avvenuti durante la sua permanenza (verbale 25 settembre 2009, all. 56 RPG,
pag. 4).
Al dibattimento le parti hanno ribadito le
rispettive versioni. L'accusato, quanto meno, ammette l'esistenza del litigio
per il motivo del coltello rotto e
“
di avere girato la testa di AC 1 affinché lo
guardasse."
(verbale dibattimentale, pag. 5).
15. Nella
valutazione, la Corte ha accreditato la versione di AC 2, e ritenuto perciò
l'ascritto reato a carico del prevenuto.
La Corte ha rimarcato l'assoluta spontaneità del
di lei racconto, lucido, dettagliato e genuino. Ha rilevato come essa non sia
stata mossa da intento ritorsivo nei confronti del compagno, tanto che
all'epoca essa non sporse querela -il Procuratore ha proceduto d'ufficio ex
art. 180 cpv. 2 lett b CP- e decise invece di perdonarlo. Arrestata e
inchiestata per fatti molto più gravi, non avrebbe avuto interesse alcuno a
raccontare menzogne in danno del compagno su di una questione affatto
trascurabile per rapporto all'imputazione di complicità in tentato omicidio
intenzionale. Il racconto, inoltre, solo apparentemente incongruente per
l'enormità della reazione a fronte di un'offesa insignificante (un pezzettino
di plastica staccatosi dal manico del coltellino del nonno), si inserisce
coerentemente in un accertato contesto di frequenti litigi tra i due e si
attaglia perfettamente alla personalità antisociale attribuita dal perito al AC
1. Nel racconto della vittima si ritrovano infatti il sadismo del sociopatico,
la volontà di sopraffazione e dominio, la disponibilità al passaggio all'atto
violento, l'indifferenza per la sofferenza altrui, l'incapacità di sopportare
le frustrazioni, tutti tratti caratteristici della personalità dell'accusato.
La sua versione negatoria, interessata siccome finalizzata ad evitare la
condanna, è frutto di menzogna, l'ennesima. Come si vedrà più avanti, AC 1 in corso d'inchiesta e al dibattimento ha ripetutamente mentito ed inoltre, prima e dopo l'arresto,
ha tentato di depistare le indagini e inquinare le prove, ragione per cui
nessuna credibilità gli può essere riconosciuta.
La Corte l'ha perciò ritenuto autore colpevole di
minaccia.
Per siffatta eventualità l'accusato ha chiesto di
potere beneficiare di una situazione di scemata imputabilità, avendo egli
quella sera bevuto e fumato. La richiesta cade però nel vuoto, in assenza di
qualsivoglia riscontro atto a determinare se l'asserita assunzione di sostanze
psicotrope (alcol e THC) abbia raggiunto l'intensità che consente di ammettere
che vi sia stata una riduzione giuridicamente rilevante della capacità
cognitiva.
16. L'accusato è
invece almeno parzialmente reo confesso dell'episodio di cui al punto 3.2 AA,
avendo egli riconosciuto di avere preso la compagna per il collo durante un
alterco, avvenuto il 21 giugno 2009 nella loro abitazione di ___________, ma
negando di averla in seguito spinta o buttata contro la parete (verbale
dibattimentale, pag. 7).
Il fatto, limitatamente all'azione violenta, in
prima battuta era così stato raccontato dalla AC 2 (verbale 9 settembre 2009,
all. 26 RPG, pag. 2):
“
Successivamente mi spostavo a passo di corsa
verso l'ascensore. In questo frangente venivo raggiunta da AC 1 il quale mi
sferrava un calcio che mi colpiva all'avambraccio sinistro. Mentre stavo
cercando si aprire la porta dell'ascensore AC 1 mi afferrava con la mano sinistra al collo. Mi ricordo che la stretta era talmente forte che non
riuscivo a respirare."
In questo racconto, effettivamente, AC 2 non fa
menzione del fatto di essere stata gettata contro la parete, ciò che ha invece
raccontato al Procuratore pubblico (verbale PP 23 settembre 2009, all. 32 RPG,
pag. 7):
“
...ne nasceva quindi un'altra discussione e
visto il comportamento di AC 1 sempre più aggressivo, mi aveva anche tirato un
calcio, io sono riuscita a proteggermi il viso con il braccio. Mi sono diretta
fuori casa, verso l'ascensore, lui mi ha raggiunta, mi ha preso il collo e mi
ha tirata verso la parete."
L'accusato, come detto, al dibattimento ha negato
di avere spinto la compagna contro il muro, dimenticando forse che egli l'aveva
invece ammesso durante il verbale d'interrogatorio del 10 ottobre 2009 (all. 9
RPG, pag. 6):
“
...si era allontanata uscendo e dirigendosi
all'ascensore. Io l'avevo seguita ed afferrata per le braccia. Lei si era
rivoltata dandomi una graffiata al mio braccio ed io avevo allora lasciato la
presa, per prenderla con una mano -la sinistra- per il collo. L'ho spinta
contro il muro e poi rendendomi conto del mio gesto, l'avevo lasciata andare e AC
1, scendendo con l'ascensore, si era ricongiunta con le bambine."
Anche nella valutazione di questo episodio
valgono le considerazioni già espresse in precedenza al riguardo della
spontaneità della deposizione della vittima e alla mancanza di accanimento nei
confronti del compagno -anche in questo caso si è proceduto d'ufficio, stante
l'art. 123 cifra 2 ultimo cpv. CP- come pure al riguardo dell'attitudine
sociopatica e (qui è manifesto) menzognera del prevenuto.
Rilevante, in danno dell'accusato, è anche il
fatto che il trauma contusivo alla spalla sinistra di AC 2 è stato accertato
nell'occasione dal dott. ______ del Pronto soccorso dell'Ospedale civico di ___________
(AI 127), ragione per cui -in assenza di altre preferibili spiegazioni, non
essendo tale quella per cui le escoriazioni sarebbero conseguenza del duro lavoro
di cameriera ai piani (verbale citato, pag. 8)- è data la prova oggettiva
dell'ascritto reato, oltre che della menzogna dell'imputato.
17. L'accusato
ha ammesso il fondamento dell'accusa di messa in circolazione di monete false
per avere, in tre occasioni, pagato a __________ della marijuana con una
banconota falsa da Euro 100.- (verbale dibattimentale, pag. 8), così come
imputatogli al punto 6 dell'atto di accusa.
18. L'imputato è
inoltre reo confesso della contravvenzione alla LFStup, avendo ammesso il
consumo di circa 15 grammi di marijuana dal 26 maggio 2009 al momento
dell'arresto (verbale dibattimentale, pag. 8).
Il difensore aveva inoltre già dichiarato a
verbale l'ammissione da parte del suo assistito anche dell'accusa di infrazione
alla medesima legge, per avere procurato alla madre 5 grammi di marijuana, quando egli ha preso la parola per ritrattare le precedenti ammissioni e
dichiarare di non avere procurato nulla alla madre e di avere sempre e solo
acquistato per sé lo stupefacente (verbale dibattimentale, pag. 8).
Questo modo di agire è incomprensibile e attesta
unicamente l'inaffidabilità dell'accusato.
Egli in sede di inchiesta ha infatti più volte
dichiarato che la madre (che ha un passato di tossicodipendente) consuma
tuttora marijuana (cfr. p. es. i verbali 25 maggio 2009 nell'inc. relativo alla
querela della madre nei suoi confronti per lesioni e vie di fatto, pag. 3 e 4;
verbale 13 ottobre 2009, all. 10 RPG, pag. 9) e ha anche esplicitamente
ammesso, a più riprese, di averle procurato una modica quantità di questo
stupefacente (verbale 13 ottobre 2009, all. 10 RPG, pag. 9; verbale PP 17
dicembre 2009, AI 226, pag. 1).
Si tratta, visibilmente, di ammissioni prive di
qualunque rilevanza nel contesto di un procedimento per tentato omicidio
intenzionale.
Ritrattandole al dibattimento l'accusato ottiene
unicamente di passare per bugiardo, di non potere essere creduto nemmeno al
riguardo di fatti privi di rilevanza, perché se ne deve necessariamente
concludere che, delle due l'una, egli ha più volte mentito in istruttoria
quando ha ammesso di avere procurato marijuana alla madre oppure ha mentito in
aula quando l'ha negato.
La Corte, ad ogni buon conto, non ha creduto alla
ritrattazione e gli ha addebitato l'ascritta infrazione alla LFStup.
19. Sabato 15
agosto 2009 PC 1 ha trascorso il pomeriggio facendo un'escursione sul __________
con la compagna PC 2, cittadina __________ 21enne con la quale aveva iniziato
una relazione sentimentale nel febbraio 2009, con il figlio __________ e con le
figlie di AC 2, G____________ (nata il __________) e __________ (nata il __________).
Le due bambine si trovavano a casa di PC 1 sin dal mercoledì precedente per il
motivo che AC 2 non si sentiva bene ed era anche stata ricoverata in ospedale,
sino a venerdì 14 agosto, per problemi legati alla sua gravidanza.
La giornata in montagna era trascorsa senza
particolari problemi, dopo di che i gitanti hanno fatto rientro per la cena al
domicilio di PC 1, un appartamento ubicato in una palazzina in via __________,
nel nucleo di ________.
20. A partire
dalle ore 19.17 vi sono stati ripetuti contatti telefonici tra le utenze in uso
alle persone coinvolte nella vicenda (cfr. il dettaglio in all. 109 RPG), il
primo dei quali è stato un sms della figlia G____________ (che aveva un proprio
cellulare) alla madre AC 2, a seguito del quale ella ha chiamato la figlia alle
ore 20.09.
Non è controverso, perché risulta dai concordi
racconti delle persone coinvolte, che AC 2 si è fatta passare il marito durante
la telefonata alla figlia e gli ha chiesto se poteva tenere le bambine per
qualche altro giorno siccome stava considerando di farsi nuovamente ricoverare
in ospedale, ciò che egli ha accettato (all. 34 RPG, verbale PP 15 ottobre 2009
cfr. AC 2/PC 1, pag. 2 e 3).
Era però G____________ a non gradire il
prolungarsi del soggiorno pressoPC 1 in quanto essa -secondo PC 1 (verbale 20
agosto 2009, all. 37 RPG, pag. 3)- avrebbe inteso incontrarsi l'indomani con un
amico a __________, ragione per cui essa ha insistito con la madre per potere
tornare a casa quella sera. Secondo PC 1 (verbale citato, pag. 2 e 3)
“
dopo che G____________ aveva saputo che non
poteva tornare a casa si era arrabbiata e aveva iniziato a telefonare o a
scrivere alla mamma",
ciò che G____________, sentita nelle dovute forme
il 17 agosto 2009 (AI 39), ha in sostanza confermato (trascrizione, pag. 3: "...ho
detto se potevo andare da lei, mi ha detto di no, poi io...a...poi dopo un po'
l'ho richiamata, e gli ho detto se potevo e lei ha detto: "d'accordo, va bene").
Al che, secondo G____________, PC 1 avrebbe detto alle bambine di prepararsi “perché
così andate da quel cretino" (AI 39, pag. 4), inteso con ciò il AC 1,
frase che secondo la ragazza avrebbe dato inizio ad un diverbio tra lei, che ne
avrebbe preso le difese, e PC 1.
In realtà la sequenza degli eventi non può essere
questa, in quanto non risulta una seconda telefonata tra la ragazza e la madre
in occasione della quale essa avrebbe chiesto ed ottenuto di potere tornare a
casa, mentre che (all. 109 RPG) risultano 2 sms della figlia alla madre (ore
20.36 e 20.37) in cui ella informava la genitrice che PC 1 aveva dato del
cretino al AC 1 e chiedeva di essere chiamata.
E' solo a seguito di questi due messaggi che
l'accusata ha richiamato la figlia a due riprese (alle 20.37 per circa 3 minuti
e alle 20.43 per circa un minuto e mezzo). Con queste telefonate
-non è chiaro se parlando direttamente con PC 1 o
per l'interposta persona di G____________ (cfr. all. 34 RPG, verbale di
confronto citato, pag. 4)- AC 2 ha chiesto al marito di riportare a casa le
bambine ma questi, irritato per il repentino cambio di programma, ha risposto
che a quel punto poteva venire lei a riprendersi le figlie.
21. Riassumendo,
a questo punto della serata (ore 20.45 circa) gli animi si erano già
rapidamente surriscaldati.
PC 1 ha litigato con G____________, che
sicuramente lo ha provocato.
Essa ammette quanto meno di averlo definito
cretino e di averlo in seguito canzonato e sostiene di avere ricevuto un pugno
da lui (AI 39, pag. 4). PC 1 ammette la discussione, afferma di essere stato
chiamato "stronzo" dalla ragazza e nega di averla colpita (verbale PP
1° settembre 2009, all. 40 RPG, pag. 6; verbale dibattimentale, pag. 13).
A G____________, sottoposta a visita medica il 16
agosto 2009, è comunque stato riscontrato un “lieve arrossamento e gonfiore
a livello infraorbitale della mascella sinistra", senza ematoma o
ecchimosi, con diagnosi di “contusione mascellare sinistra" (cfr.
annesso C ad RPG), il che rende altamente verosimile che essa sia stata
colpita.
A seguito della discussione, le bambine sono
uscite di casa, e dopo qualche minuto PC 1, con il figlio __________, è andato
alla loro ricerca con l'automobile, intenzionato a riportarle a casa. Le ha
trovate a poca distanza dall'abitazione, le ha caricate in auto e condotte a
casa.
Anche a ___________ è salita la tensione.
Secondo AC 2, il AC 1 ha subito saputo di essere stato chiamato "cretino" PC 1 (ammesso e non concesso che egli
l'abbia fatto, la Corte è in effetti convinta che G________ nella circostanza,
conoscendo le tensioni esistenti, abbia manipolato gli adulti per ottenere il
suo scopo) per avere visto il messaggio sul di lei cellulare.
- verbale
PP 1° settembre 2009, all. 23 RPG, pag. 1:
“
Preciso alla verbalizzante che l'SMS in cui G___________
mi comunica che "PC 1 ha detto che AC 1 è un cretino", l'ho ricevuto
prima di partire da casa. Preciso che AC 1 ha visto questo sms ed ha preso il suo zaino."
- verbale
PP 15 ottobre 2009 cfr. AC 2/PC 1, all. 34 RPG, pag. 3:
“
AC 1 ha visto subito questo sms appena l'ho
ricevuto, questo perché lui vedendomi chiudere lo sportello del telefono me
l'ha preso e ha letto il messaggio."
L'accusato ha invece negato la circostanza
(verbale PP 3 settembre 2009, all. 7 RPG, pag. 2; verbale PP 15 ottobre 2009,
all. 11 RPG, pag. 2), ma la Corte ha creduto al racconto di AC 2, che non aveva
ragione di mentire su questo dettaglio.
AC 2 (e con lei il AC 1: all. 7 RPG, pag. 2) si è
invece sbagliata sulla più rilevante questione del momento della conoscenza del
pugno dato dal marito a G____________. Nei suoi primi verbali essa aveva
infatti sostenuto di essere andata a prendere la figlia perché ella le aveva
raccontato di essere stata percossa dal patrigno (all. 16 RPG, pag. 3; all. 18
RPG, pag. 2; all. 23 RPG, pag. 1 e 2), inteso con ciò di avere appreso del
pugno prima di lasciare il domicilio, ma è stata proprio G____________ a
smentire questa versione dei fatti, sostenendo che ella aveva detto alla madre
di essere stata percossa solo quando era tornata a casa a ___________, e da lì
aveva effettuato una chiamata sul cellulare della madre (alle ore 21.22, cfr.
all. 109 RPG) alla quale aveva risposto proprio il AC 1 (AI 39, pag. 16).
Sentita la versione della figlia, AC 2 ha rettificato la propria (all. 23 RPG, pag. 9; all. 34 RPG, pag. 3), riconoscendo di avere appreso
della circostanza solo quando già si trovava a ________.
In ogni caso, anche senza sapere del pugno, vi
sarebbe stato sufficiente motivo di irritazione nei confronti PC 1 solo per
avere dovuto modificare i propri programmi del sabato sera per affrontare un
laborioso spostamento sino a ________, parte con il treno e parte a piedi
(l'abitazione PC 1 dista circa 2 km dalla stazione, all. 91 RPG), per andare a
prendere le bambine, e questo perché PC 1, automunito, rifiutava di portarle
sino a ___________.
22. Gli accusati
si sono cambiati e alle 20.45 circa hanno lasciato il domicilio di ___________
diretti alla stazione FFS di ___________, dove hanno convalidato i biglietti
del treno alle ore 20.57/20.58 (all. 2 RPG).
Secondo AC 2, il AC 1 quella sera era "troppo
nervoso", ragione per cui ella non avrebbe voluto che egli la
accompagnasse (verbale PP 1° settembre 2009, all. 23 RPG, pag. 9). L'accusato
ha invece sostenuto di avere voluto accompagnare la compagna per difenderla,
conscio dell'indole violenta del _________, e proprio con intento difensivo
egli avrebbe preso con sé uno zainetto nel quale ha riposto il tabacco con cui
prepararsi le sigarette, ma anche un martello.
In realtà ripetute dichiarazioni preprocessuali
dell'accusato lasciano chiaramente trapelare il suo intento punitivo nei
confronti del marito della compagna:
- verbale
19 agosto 2009, all. 3 RPG, pag. 2:
“
...mi sono recato a casa di PC 1 perché volevo
prendere le bambine e lo stesso tempo affrontarlo. Con questo intendo dire che
volevo vedere se aveva il coraggio di mettermi le mani addosso"
- verbale 2
settembre 2009, all. 6 RPG, pag. 2:
“
...ci avevo messo dentro anche il martello di
casa. Lo avevo preso con me per sicurezza e per farlo vedere a PC 1, per
evitare che mi mettesse le mani addosso e che mi picchiasse"
tuttavia, a pag. 4 il martello da strumento di
difesa diviene arma di punizione:
“
...la mia intenzione era quella di tenerlo nella
parte metallica e di usare la parte del manico, per picchiare PC 1. Voleva
infatti dargli almeno un colpo sui denti, in modo che capisse che poteva alzare
le mani e picchiare qualcuno della sua grandezza e non delle donne, e nemmeno
delle bambine."
pag. 6:
“
Io ho preso il martello solo per difendermi o
per dare una lezione a PC 1."
pag. 11:
“
...io avrei al massimo dato un colpo in faccia
al PC 1, col martello, dandogli la parte del manico nei denti e magari di
rompergliene qualcuno."
- verbale
PP 3 settembre 2009, all. 7 RPG, pag. 4:
“
...PC 1 era un uomo violento, aggressivo e
quindi volevo fargli sentire sulla sua pelle cosa significa picchiare una
persona indifesa con un oggetto."
Affermazione quest'ultima ribadita anche a
confronto con PC 1 (all. 8 RPG, pag. 4).
Contrariamente a quanto spesso avviene in casi
del genere, l'accusato non aveva ingerito alcolici, ed era perciò completamente
sobrio.
23. Alle ore
21.06 __________, che con il padre e le bambine si stava recando a ___________,
ha chiamato il cellulare dell'accusata durante 12 secondi e pochi istanti dopo
è stato richiamato dalla AC 1 per ulteriori 29 secondi.
Secondo padre e figlio __________ le chiamate -in
cui ogni interlocutore accusa l'altro di averlo insultato- avevano lo scopo di
comunicare a AC 2 che essi stavano accompagnando a casa le bambine, ciò che
appare assolutamente logico.
Con ciò, il che è altrettanto logico, veniva a
cadere per gli accusati, che già erano in viaggio a bordo del treno, la
necessità di recarsi sino al domicilio del PC 1.
AC 2, sia in sede d'inchiesta (verbale 25 agosto
2009, all. 21 RPG, pag. 2 e 3; verbale PP 15 ottobre 2009, cfr. con PC 1, all.
34 RPG, pag. 7: "non avevo capito che stavano tornando a casa (...) non
ero sicura che stessero tornando a casa") che ancora al dibattimento,
ha voluto equivocare sul contenuto di queste telefonate, ammettendo da un lato
di avere compreso che il significato era quello che PC 1 si faceva carico di
condurre le di lei figli al domicilio di ___________, ma di non avere compreso
che ciò stava avvenendo in quel momento, ragione per cui non vi sarebbe stata
certezza al riguardo dell'inutilità di recarsi al domicilio del PC 1.
L'accusata sostiene di avere riferito al compagno
il contenuto delle telefonate, nondimeno egli nega a sua volta di avere saputo
che le bambine venivano in quel momento riportate a casa.
24. La Corte non
ha creduto agli accusati, per i quali era invece a quel momento perfettamente
chiaro che non vi era per loro necessità di proseguire sino a casa del PC 1.
Posto che si trattava di una comunicazione per
sua natura estremamente semplice, e difficile da fraintendere, e che AC 2 ammette
comunque di averla compresa (verbale PP 15 ottobre 2009, cfr. conPC 1, all. 34
RPG, pag. 6: "ADR che __________ mi aveva detto che stavano portando le
bambine, non mi ha detto dove si trovassero."), anche l'eventuale
dubbio sul momento in cui PC 1 avrebbe riportato le bambine avrebbe comunque
dovuto indurre agli accusati a desistere dal viaggio, visto che almeno AC 2 (che
vi era già stata) sapeva che c'era da camminare parecchio per raggiungere il
domicilio di PC 1, ragione per cui essi vi sarebbero giunti troppo tardi.
La Corte ha compreso anche il motivo per cui gli
accusati hanno negato di avere capito che le bambine venivano portate a casa da
PC 1, che è quello di non dovere ammettere che essi hanno volutamente
proseguito indipendentemente dalla presenza a ________ delle bambine, per il
che la finalità del viaggio era a quel momento unicamente quella di litigare
con PC 1.
25. La negazione
degli accusati è comunque insensata, visto come alle 21.22 e alle 21.29 G____________
abbia chiamato la madre sul cellulare dal telefono di casa, prova evidente che
le bambine erano rientrate al domicilio, ragione per cui, in qualsiasi caso, a
partire da quel momento non esisteva più alcuna giustificazione per proseguire
in direzione dell'abitazione di PC 1.
L'accusata ha così narrato quel frangente
(verbale 18 agosto 2009, all. 18 RPG, pag. 2):
“
è vero che G____________ aveva chiamato
dicendomi che erano a casa a ___________. AC 1 mi aveva strappato di mano il telefono. Io gli avevo detto che allora potevamo tornare a casa. AC 1 mi aveva però detto di no, dicendomi "andiamo!". Lo aveva detto in modo chiaro, nel senso
che lui voleva comunque andare da PC 1. A domanda rispondo che AC 1 non aveva aggiunto altro. Con questo voglio dire che lui non mi aveva detto quello che
aveva intenzione di fare. Era comunque chiaro per me che voleva andare da PC 1
ed affrontarlo in qualche modo."
ciò che essa ha ribadito avanti al Procuratore
pubblico, dichiarando che era intenzione del AC 1 “mettere a posto le cose"
con PC 1 (verbale PP 1° settembre 2009, all. 23 RPG, pag. 2), visto anche
che a quel momento G____________ aveva detto di essere stata picchiata da lui.
AC 1, per sua parte, di fronte alla contestazione
di queste due telefonate ha dapprima mentito, ma subito dopo ha ammesso di
avere saputo che le bambine erano a casa (verbale PP 15 ottobre 2009,all. 11
RPG, pag. 6):
“
R. che a questo punto mi domando se non sia la
stessa AC 1 che mi abbia nascosto queste telefonate affinché io andassi a
vendicarla da PC 1.
R. che non è vero, io sapevo che le bambine erano
a casa e in secondo luogo che AC 1 mi aveva chiesto di tornare a casa."
Del resto, egli sarebbe stato assai malvenuto nel
persistere nella negazione, specie dopo che anche G____________ aveva
chiaramente indicato di avergli parlato da casa (AI 39, pag. 16):
“
Poi ho richiamato, mi ha risposto il
suo...compagno, e gli ho detto di dirgli alla mamma che lui mi aveva anche dato
un pugno. E lui ha detto: "cosa? adesso vedrà questo qua."
26. AC 1, non è
noto se prima o dopo le due predette telefonate, durante il tragitto verso la
casa di PC 1 ha raccolto due sassi.
Con un primo sasso, più piccolo, egli avrebbe
inteso danneggiare la vettura del PC 1, ma la compagna gli avrebbe detto di
soprassedere, ciò che egli ha fatto, dato che altrimenti avrebbe dovuto
risarcire i danni arrecati.
Nei pressi dell'abitazione egli ha preso un
secondo sasso, destinato ad essere utilizzato come arma contro PC 1 (all. 6
RPG, pag. 7: "Quello che ho usato per tirarlo a PC 1, l'avevo visto per terra vicino alla porta principale d'entrata di casa __________ "). Lo
stesso AC 1 ha candidamente ammesso di avere avuto l'intenzione di arrecare grave
danno al PC 1 con quella pietra, e questo prima ancora che PC 1 -come sostiene
l'accusato nella propria versione dei fatti- estraesse il coltello (verbale PP
17 settembre 2009, all. 8 RPG, pag. 6):
“
Io non volevo lanciare il sasso contro PC 1,
volevo proprio colpirlo con il sasso in mano sulla testa, con violenza, non
l'ho però preso in testa ma l'ho colpito al costato, non so dopo dove il sasso
sia finito."
27. Circa alle
ore 21.45 AC 2 ha suonato, insistentemente, il campanello della porta d'ingresso
della palazzina dove al piano terreno, alcuni scalini sotto l'ingresso, vi è
l'appartamento di PC 1.
Questi era da poco rincasato, senza il figlio __________
che egli aveva lasciato presso un ristorante di ___________. La compagna PC 2 l'ha avvertito di “fare attenzione ad aprire la porta "
(verbale PP di PC 1 1° settembre 2009, all. 40
RPG, pag. 9) siccome ella era memore del fatto che, quando ancora le bambine
erano a ________
“
__________ si è avvicinata a me e mi ha detto
che la G____________ aveva chiamato la mamma e che quest'ultima sarebbe
arrivata con AC 1 e che avrebbero picchiato il papà (preciso che entrambe
chiamano PC 1 papà). Preciso che la bambina aveva mimato il gesto del
picchiare, non aveva usato le parole. Io non ho detto niente perché non le
avevo creduto sul momento"
(verbale PP PC 2 17 agosto 2009, all. 54 RPG,
pag. 5).
Nonostante questo (peraltro generico)
avvertimento, PC 1, che aveva capito che a bussare alla sua porta erano gli
accusati, è uscito dall'appartamento ed è salito ad aprire la porta principale,
a suo dire disarmato benché disponesse di un pugnale e di uno spray al pepe (verbale
PP diPC 1 1° settembre 2009, all. 40 RPG, pag. 9).
28. Sullo
svolgimento dei fatti nei successivi pochi minuti che hanno portato al
ferimento di PC 1 le versioni dei protagonisti non sono conciliabili in quanto
vi sono delle profonde divergenze spiegabili solo con la menzogna dell'uno o
dell'altro.
28.1. Secondo il AC
1, PC 1 non appena aperta la porta l'avrebbe immediatamente aggredito fisicamente
e i due si sarebbero scambiati dei pugni al volto. L'accusato quindi
(particolare omesso nel primo verbale di interrogatorio) avrebbe raccolto da
terra un pesante sasso per colpire alla testa PC 1, ma la pietra gli sarebbe
scivolata di mano ed egli l'avrebbe colpito al petto. A quel punto PC 1 avrebbe
estratto dalla tasca un coltello e avrebbe tentato di colpirlo. L'accusato
sarebbe però riuscito a prendergli il polso e a girarlo dietro la schiena, per
il che il coltello gli sarebbe caduto. L'accusato l'avrebbe quindi raccolto il
coltello e avrebbe accoltellato PC 1
“
sicuramente tre volte. I colpi li ho inferti di
punta all'altezza dello stomaco (pancia). Tutti e tre i colpi li ho portati con
forza e rabbia"
(verbale 19 agosto 2009, all. 3 RPG, pag. 3).
A fronte della contestazione del fatto che il PC
1 era stato ferito anche al volto, egli ha dapprima (ripetutamente) escluso di
avere inferto questa ferita, (all. 3 RPG, pag. 5 e 6; all. 6 RPG, pag. 10; all.
7 RPG, pag. 7; all. 8 RPG, pag. 8) e solo a confronto con PC 1 ha alfine ammesso
“
che posso averlo ferito io nel corso
dell'agitazione"
(verbale PP 17 settembre 2009, all. 8 RPG, pag.
9; cfr. anche all. 10 RPG, pag. 3).
Dopo ripetute contestazioni in tal senso nei
precedenti verbali, AC 1 il 13 ottobre 2009 ha inoltre dichiarato che
“
ammetto la possibilità che io abbia chiesto a PC
1 dei soldi, ma non me lo ricordo"
(all. 10 RPG, pag. 4),
negando però di avere intenzionalmente sfregiato PC
1 dopo tale richiesta (all. 11 RPG, pag. 13).
Egli avrebbe quindi lasciato l'arma sul posto,
gettandola addosso al PC 1 ferito, mentre che il martello non sarebbe mai
uscito dallo zaino, ragione per cui nessuno l'avrebbe utilizzato durante la
colluttazione, ed egli lo avrebbe scagliato in un prato (dove effettivamente è
stato ritrovato) durante il tragitto verso la stazione. Quanto a AC 2, egli non
saprebbe dire nulla circa quanto da lei eventualmente fatto, siccome impegnato
nella lite con PC 1.
28.2. Questo invece
il sunto del racconto fatto da PC 1 dal letto dell'ospedale il 20 agosto 2009
(all. 37 RPG, pag. 4, 6):
“
Appena si è aperta la porta, dall'esterno mi
hanno lanciato dei sassi che però non mi hanno colpito (...) Dopo il lancio dei
sassi, credo di non sbagliare, AC 1 mi colpiva sulla spalla sinistra (sulla
base del collo) con una martellata (...) Quasi contemporaneamente alla
martellata, AC 1 aveva cercato di ferirmi allungando un braccio armato di
coltello nell'apertura della porta che in quel momento era ancora limitata. E'
possibile che la ferita al torace fianco sinistro me l'abbia procurata in quel
frangente (...) Ad un dato momento mi ero accorto di essere ferito alla pancia
e di sentire un forte sanguinamento. Non so situare cronologicamente questo
ferimento. Quale conseguenza ho sentito anche una debolezza fisica. Per questo
motivo sono indietreggiato appoggiandomi alla parete. Di conseguenza i due
hanno potuto aprire maggiormente la porta ed entrare sul primo pianerottolo. E'
stato poi lì, in definitiva, che ho riconosciuto AC 1, perché AC 1 l'avevo già vista prima al momento dell'apertura della porta. (...) Una volta sul pianerottolo, mi
ricordo di essermi difeso con braccia e gambe, ma anche di aver pensato a stare
fermo per non provocare ulteriormente l'ira dell'aggressore. E' pur vero che
non sono stato colpito con dei pugni. AC 1, ad un certo momento, mi ha intimato
di dargli i soldi e l'oro. Io ero ferito, sanguinavo copiosamente, e non ho
capito subito cosa volesse. (...) Visto che non avevo dato seguito alle sue
richieste ed ero rimasto muto, AC 1 mi aveva chiesto perché non parlavo. Poi di
colpo, con il coltello, mi ha ferito alla guancia sinistra. Dopo averlo fatto
mi ha detto: "così ogni volta che ti taglierai la barba ti ricorderai di
me". AC 1 se ne è poi scappato via, forse anche perché aveva sentito PC 2
contattare per telefono la polizia. Posso aggiungere che AC 1 non era presente
quando sono stato ferito al viso. Lei si era già allontanata ma non posso dire
in quale momento dell'aggressione. A domanda rispondo che circa il ruolo di AC
1 nei miei confronti vi è unicamente la martellata. Non ricordo che lei abbia
in qualche altro modo partecipato al mio ferimento. Nei confronti di PC 2 posso
solo dire di aver visto AC 1 scendere gli scalini per avvicinarsi a lei che si
trovava sull'uscio dell'appartamento. In quel momento AC 1 aveva in mano il
martello e lo teneva in modo minaccioso, ossia alzato".
Questa versione iniziale è stata in seguito
sempre costantemente ripetuta PC 1.
Avanti al Procuratore pubblico egli ha nondimeno
precisato la dinamica degli istanti cruciali in cui gli sono state inferte le
coltellate (verbale PP 1° settembre 2009, all. 40 RPG, pag. 7 e 8):
“
...sono uscito dall'appartamento e sono andato
alla porta principale aprendola di scatto. AC 1 mi ha subito tirato una martellata a sinistra del collo, preciso che lei è stata la prima ad
entrare, mi sono visto arrivare dei sassi contro e io ho sollevato il braccio
sinistro per proteggermi. Io ho sentito dei calci sulla porta e da dietro la
porta vedevo la sua mano con in mano il coltello che cercava di colpirmi e mi
ha colpito sullo sterno in due punti. In quel momento io ho lasciato la porta
che fino a quel momento trattenevo con il braccio destro. Sono indietreggiato,
lui, AC 1, è entrato e mi ha colpito con il coltello alla pancia... (...) Praticamente
io subito dopo essere stato colpito al costato ho lasciato la porta e sono
stato nuovamente colpito, non sono in grado di dire se AC 1 abbia visto il
gesto che AC 1 mi ha colpito in pancia perché già si dirigeva verso la mia compagna
con il martello alzato nella mano destra. Dopo che è uscita AC 1 io non ero
ancora ferito al viso, sono passati pochi attimi, nel mentre AC 1 usciva, lui
mi diceva "dammi l'oro, dammi i soldi", puntandomi sempre il coltello
e muovendosi. Poi lui ha aggiunto "perché non parli?" e poi mi ha
colpito il viso con il coltello dicendomi "così ogni volta che farai la
barba ti ricorderai di me."
28.3. PC 2, rimasta
sulla soglia dell'appartamento, ha avuto una visione solo parziale della scena,
tanto più che essa è rientrata in casa per sottrarsi all'aggressione di AC 2 (verbale
16 agosto 2009, all. 43 RPG, pag. 3 e 4):
“
Io uscivo dall'appartamento poco dopo PC 1 ma
rimanevo in fondo alle scale perché AC 1 e la AC 2 erano già entrati
nell'atrio. Da dove mi trovavo, in fondo alle scale, potevo vedere il AC 1 che
teneva PC 1 per la maglia e lo spingeva contro il muro. La AC 2, pure lei
presente in cima alle scale, mi lanciava un sasso e mi colpiva in testa sulla
parte sinistra della fronte. Quando mi lanciava il sasso mi gridava "puttana".
Subito dopo avermi lanciato il sasso, la AC 2 cominciava a scendere le scale
verso di me gridando. Non so dire cosa stesse dicendo, ma ricordo molto bene il
fatto che aveva un martello in mano. (...) Io a questo punto sono tornata
nell'appartamento e ho chiuso a chiave. (...) Nel frattempo chiamavo la polizia
con il mio cellulare. Dopo un po' di tempo, circa uno o due minuti dopo ho
riaperto la porta. Non mi sono affacciata sulle scale, ma sono rimasta sulla
porta. Non potevo quindi vedere cosa succedeva in cima alle scale. Ho però
sentito AC 1 dire a PC 1 la frase: "Ti faccio un taglio nella faccia così
tutte le volte che ti fai la barba tu ti ricordi di me!"."
Questa versione dei fatti resa a caldo essa l'ha
sostanzialmente confermata sia davanti al Procuratore pubblico (all. 45 RPG)
che a confronto con AC 2 (all. 25 RPG).
28.4. Da ultimo, la
Corte ha preso atto delle mutevoli versioni di AC 2, nelle quali, oltre alla
tendenza a minimizzare il proprio ruolo, è rimasta costante la negazione di
avere commesso in prima persona atti di violenza (la martellata al marito, il
lancio della pietra in direzione di PC 2). Quanto al AC 1, essa, in buona
sostanza, non avrebbe visto ciò che egli faceva.
Stando perciò al suo primo verbale (verbale 16
agosto 2009, all. 16 RPG), in cui ella ha chiaramente mentito, lei e il
compagno sarebbero usciti di casa senza “nessun tipo di arma o oggetto da
usare quale arma" (pag. 3).
Quando PC 1 ha aperto la porta d'entrata, lui e il AC 1 si sarebbero azzuffati, mentre che una donna, PC 2, avrebbe lanciato una
pietra che avrebbe colpito il AC 1 al petto (pag. 4). Lei avrebbe allora
raccolto il sasso, ma avrebbe solo finto di lanciarlo alla donna che la voleva
attaccare (pag. 4). La donna l'avrebbe ugualmente aggredita e ne sarebbe
seguita una colluttazione (pag. 5). Ella per il resto non avrebbe visto né
coltelli, né sangue (pag. 5), né il AC 1 le avrebbe in seguito raccontato di
avere accoltellato PC 1 (pag. 7).
Già durante questo primo verbale essa ha parzialmente
rettificato le proprie dichiarazioni, ammettendo di avere impugnato il martello
che durante la zuffa tra il AC 1 e PC 1 era caduto a terra dallo zaino in cui
si trovava (pag. 8 e 9). Essa avrebbe pure impugnato la pietra, che però
avrebbe deposto per accapigliarsi con PC 2 (pag. 9). Quo al coltello, che essa
non avrebbe visto, AC 1 le avrebbe detto di averlo buttato in un tombino (pag.
10).
Nel secondo verbale (18 agosto 2009, all. 18 RPG)
essa ha ammesso che “avevo già con me anche un sasso" (pag. 2)
e ha anche dichiarato di avere visto il AC 1 scagliare
un sasso contro PC 1 non appena egli aveva aperto la porta (pag. 3).
In occasione del terzo verbale (25 agosto 2009,
all. 21 RPG) essa non ha apportato modifiche di rilievo alla propria versione,
negando sempre di avere visto coltelli e di non potere perciò dire chi dei due
contendenti l'avesse (pag. 5). Ha quanto meno ammesso di non avere lasciato il
martello sul piazzale, come sin lì sostenuto, ma di averlo portato via con sé,
sino a che il AC 1 l'ha gettato in un prato (pag. 6), dove poi è stato
ritrovato.
Sentita per la quarta volta in polizia (verbale
28 agosto 2009, all. 22 RPG), AC 2 ha continuato a negare di avere visto sangue
o coltelli, e solo il 1° settembre 2009, avanti al Procuratore pubblico, essa
ha riconosciuto di avere quanto meno visto “una goccia di sangue nell'atrio"
(all. 23 RPG, pag. 3)
-ammissione
poco conciliabile con quanto è visibile nelle foto AI 242, n. 6, 7, 14, 15- e
solo dopo che il magistrato le ha promosso seduta stante l'accusa per
complicità in tentato omicidio intenzionale essa ha dichiarato che (pag. 7):
“
dopo riflessione voglio aggiungere che il
coltello l'aveva in tasca AC 1. Preciso che quando ho suonato al citofono di PC
1, AC 1 teneva un sasso nella mano sinistra, sasso che aveva raccolto nel
cantiere (che ho già mostrato negli scorsi giorni all'isp. __________ e al
comm. __________). Nei pantaloni, sopra alla canottiera rossa, teneva il
martello; martello che riconosco essere quello della foto (doc. B). Come detto
il coltello era nella tasca destra dei pantaloni. Non so però se si tratta
dello stesso coltello che lui teneva a casa."
Essa ha inoltre spiegato che dopo il ferimento ha
chiamato al telefono la figlia G____________ e che (verbale citato, pag. 7):
“
AC 1 ha quindi parlato a G____________
dicendogli di andare alla stazione di ___________ e di aspettarci. AC 1 voleva
che le bambine dicessero che eravamo andati a prenderle dal PC 1. AC 1questo lo aveva già riferito alla G____________ al telefono. Doveva risultare che noi avevamo
preso le bambine a casa di PC 1 a copertura del ferimento."
Tuttavia, già a pag. 9 di quel verbale AC 2 ha iniziato a parzialmente ritrattare in favore di una versione in cui ella non avrebbe visto il
coltello ("ribadisco che il coltello non l'ho mai visto; ho solo visto
che prendeva qualcosa dalla tasca").
Questa attitudine ambigua AC 2 l'ha manifestata anche nel successivo verbale 18 settembre 2009 (all. 31 RPG), allorché essa,
invero puerilmente dato che non era litigioso il fatto che il AC 1 avesse
accoltellato PC 1, ha sostenuto che (pag. 2):
“
...durante la lite avevo notato dei gesti da
parte del AC 1, nei confronti del PC 1, che potrebbero spiegarsi con delle
coltellate date in pancia. Si tratta appunto di gesti a pugno chiuso diretti
alla pancia o comunque al torace di PC 1. Non posso dire di più perché non ho
visto, ma quei gesti potrebbero essere stati commessi da AC 1 mentre aveva in
mano un coltello e non solo con il pugno."
salvo poi ammettere che (pag. 3):
“
Quando ci trovavamo alla stazione, lui era
sempre agitato. Mentre aspettavamo il treno, avevamo visto arrivare la polizia.
AC 1, prima che gli agenti ci raggiungessero e separassero, mi aveva detto di
dire che il coltello era del PC 1."
Nuovamente sentita dal Procuratore pubblico, a
confronto con PC 1 (verbale 15 ottobre 2009, all. 34 RPG), l'accusata è questa
volta stata chiara nell'affermare che il AC 1 sulla centrale questione del
possesso del coltello mentiva, siccome
“
...sono sicura al 100% che PC 1 di coltelli non
ne aveva (...) PC 1 non ha estratto nessun coltello"
(pag. 12),
così come essa ha affermato di avere visto la
coltellata inferta dal AC 1 all'addome PC 1 quando l'aggressore era già entrato
nell'edificio e PC 1 si trovava contro il muro, come da lui raccontato (pag.
12):
“
...io ho visto che AC 1 infilzava PC 1 quando si
trovava già dentro, non ho visto AC 1 da dietro la porta colpire. ADR che non
ho visto il movimento da dietro la porta. Ho solo visto che PC 1 si era
avvicinato alla parete ed è lì che ho visto AC 1 che lo infilzava."
Ha poi aggiunto che dopo i fatti
“
AC 1 si è anche tirato due pugni in faccia per
far sembianza che fosse stato PC 1 a colpirlo"
(pag. 14).
Al dibattimento, AC 2 ha ripetuto di non avere visto coltelli, mentre che ha ammesso di avere sentito AC 1 dire a PC 1 di
dargli l'oro e i soldi (verbale dibattimentale, pag. 12).
29. I riscontri
oggettivi di rilievo sono costituiti dal segno sopra la porta d'entrata
dell'appartamento di PC 1 (AI 242, foto 16, traccia n. 5 e foto 17) lasciato
dal sasso rinvenuto sul piazzale, vicino a un furgone e sporco d'intonaco (foto
n. 26, 27, 79, 80).
Sul pianerottolo all'entrata, sulla sinistra, in
prossimità delle scale che salgono al primo piano, vi è un'importante pozza di
sangue (foto n. 6, 7, 14, 15), così come tracce di sangue gocciolato sono
visibili nei luoghi in cui PC 1 si è recato dopo l'aggressione, ovvero nel suo
appartamento (foto n. 11, 19, 20) e sul piazzale all'esterno della palazzina
(foto n. 2, 3, 24, 25).
L'accusato aveva un arrossamento nella zona dello
zigomo destro (foto n. 30), piccole lesioni sulle nocche della mano destra
(foto n. 33) e un lungo graffio sull'avambraccio sinistro (foto n. 35).
Il coltello non è mai stato ritrovato.
30. Chiamata ad
accertare lo svolgimento dei fatti, la Corte ha constatato come quanto meno il AC
1 abbia lasciato l'abitazione di ___________ animato da intenzioni bellicose,
non potendosi dedurre altrimenti dalla decisione di portare seco (almeno) un
martello.
Durante la trasferta verso ________ è venuto meno
ogni altro motivo per recarsi PC 1 che non fosse quello di litigare. Secondo la
Corte, infatti, sia AC 1, che lo ha ammesso, ma anche il AC 1, durante il
viaggio hanno saputo, prima da ________ e poi direttamente da G____________,
che le bambine erano rientrate a casa. Negare la circostanza, come fa AC 1, è
semplicemente ridicolo, rientrando nella più elementare logica il fatto che la
compagna l'abbia immediatamente avvertito, ciò che essa difatti sostiene di
avere fatto. Inoltre, anche G____________ afferma di avere parlato dal telefono
di casa con il AC 1, che perciò su questo tema mente apertamente.
A questo punto, la decisione di proseguire verso
casa __________ comporta di ammettere che la trasferta si era al più tardi a quel
momento trasformata in una spedizione punitiva, il cui scopo era unicamente
quello di almeno fare male a PC 1. Ne è ulteriore riprova il fatto che strada
facendo l'accusato ha incluso anche un grosso sasso nel suo arsenale.
31. A questo
punto va risolta la centrale questione volta a sapere chi avesse il coltello
tra l'accusato e PC 1, e la Corte non ha avuto dubbi nel credere alla parte
lesa a detrimento del prevenuto.
Un primo elemento di giudizio è dato dalla
circostanza secondo cui era maggiormente logico che fosse il AC 1, animato da
cattive intenzioni, a recare con sé anche quest'arma, piuttosto che PC 1 ad
uscire di casa armato.
La ferita all'avambraccio del AC 1 (foto n. 35),
che egli ammette essersi probabilmente procurato con il bordo della porta
d'entrata dello stabile (verbale PP 15 ottobre 2009, all. 11 RPG, pag. 9) è
compatibile con la descrizione dell'accoltellamento fatta PC 1, mentre che
l'accusato non l'ha spiegata. Per converso, l'assenza di ferite di coltello sul
AC 1 non depone per la tesi che l'arma fosse inizialmente in mano al PC 1,
salvo doversi ammettere che l'accusato, come egli afferma, sarebbe stato
abilissimo nel disarmare l'antagonista senza procurarsi nemmeno un graffio.
Anche il mancato ritrovamento del coltello depone
a sfavore del prevenuto. Se egli, come afferma, avesse lanciato l'arma addosso al
PC 1 dopo averlo ferito, non si capisce per quale motivo, e soprattutto in che
modo, ferito com'era, questi avrebbe potuto occultare l'arma prima dell'arrivo
della polizia. PC 1, a ben vedere, nulla aveva da temere dal ritrovamento del
coltello. Quand'anche si fosse trattato di un'arma di sua proprietà, egli era
pur sempre la vittima e non il feritore (rimasto illeso), ragione per cui non
vi sarebbe stato niente di male se egli, come narra il AC 1, fosse stato
disarmato e poi ferito con il proprio coltello.
AC 1, di contro, ha avuto ogni opportunità di
occultare l'arma in modo che non fosse ritrovata e questo per l'unico
ragionevole motivo di non doversi constatare che era un coltello
riconoscibilmente di sua proprietà o comunque privo di impronte di PC 1, ciò
che avrebbe smentito la sua versione dei fatti.
La Corte ha ritenuto poi come l'accusato sia
stato chiamato in causa su questo punto dalla propria compagna, la cui parziale
ritrattazione (coltello dapprima visto in mano al AC 1 e poi non visto), priva
di spiegazione, non ha convinto, ritenuto in particolare come la di lei
categorica affermazione del fatto che PC 1 non aveva alcun coltello (all. 34
RPG, pag. 12: "...sono sicura al 100% che PC 1 di coltelli non ne aveva
(...) PC 1 non ha estratto nessun coltello") non sia invece stata
ritrattata e come tale dichiarazione, a ben vedere, conduca ancora come unico
risultato possibile a dovere ammettere che era sin dall'inizio il AC 1 ad avere
l'arma.
32. La
questione, così risolta dalla Corte, pur se importante va comunque
relativizzata.
E' evidente che il fatto che il prevenuto si sia
portato il coltello da casa è dal profilo soggettivo più grave rispetto
all'ipotesi in cui egli l'avesse levato al PC 1, dovendosi ritenere l'esistenza
di un pregresso intento dell'accusato di servirsi di questa arma.
Oggettivamente, invece, quand'anche le cose
fossero andate come sostiene il AC 1, nulla muterebbe quanto al fatto che nella
presente fattispecie è accaduto che un uomo armato di coltello -il AC 1- ne ha
ripetutamente ferito uno disarmato, ovvero PC 1.
Detto altrimenti, appare manifesto che nemmeno
nella tesi sostenuta dal AC 1 questi potrebbe invocare una qualsiasi forma di
legittima difesa. Disarmando PC 1 con grande destrezza e freddezza, come egli
afferma di avere fatto, è infatti cessata ogni concreta minaccia nei suoi
confronti, ragione per cui nessuna esigenza di difesa giustificava che egli di
seguito avesse a colpire a ripetizione “con forza e rabbia" (verbale
19 agosto 2009, all. 3 RPG, pag. 3), potendo egli se del caso sedare residue ma
improbabili velleità PC 1-al quale aveva già mostrato la propria superiorità
disarmandolo- anche solo mostrandogli l'arma.
33. Stabilito
che il coltello era inizialmente in possesso dell'accusato, ne consegue
necessariamente che la sua credibilità, già dubbia per le pregresse accertate
bugie (per tutte quella sulla consapevolezza che le bambine non erano più a ________),
deve essere considerata pari a zero.
La Corte, sul tema, ha del resto rilevato come il
AC 1 risulti avere fatto di tutto per impedire l'accertamento della verità.
Egli ha in primo luogo nascosto il martello,
ritrovato grazie alla AC 2, ed il coltello, mai ritrovato.
AC 2 sostiene inoltre che egli prima dell'arresto
le ha chiesto di mentire sulla questione del coltello, il che come già visto ha
una sua logica e non sembra un'invenzione di AC 2 per screditare il compagno al
quale era sentimentalmente legata e dal quale attendeva un figlio. Sempre AC 1 ha dichiarato che il AC 1 si è inferto dei pugni al volto, ciò che dà la misura di quanto egli sia
subdolo e che per la Corte è sicuramente vero, esorbitando certamente -sempre
secondo la Corte- dalle possibilità intellettive di AC 2 l'invenzione di una bugia simile per screditare -senza alcun motivo- il coimputato.
In linea con un simile comportamento è anche la
macchiavellica richiesta da lui fatta alle bambine di recarsi in stazione a ___________,
la cui causale è quella di simulare che esse sarebbero rientrate con lui da ________,
come sostenuto dalla AC 2, e non certo quella addotta da lui di evitare
problemi con la Commissione tutoria regionale qualora fosse risultato che le
bambine erano sole a casa, essendo tale situazione sicuramente preferibile a
quella di farle uscire da sole dopo le 22 per recarsi in una zona notoriamente
a rischio (come purtroppo deve essere definita la stazione di ___________)
perché frequentata da persone non raccomandabili.
Da ultimo, si ha che egli ancora dal carcere ha
tentato di inquinare l'inchiesta, inviando lettere codificate alla compagna in
cui le chiedeva di non collaborare con gli inquirenti (verbale 12 novembre
2009, all. 13 RPG, pag. 6: "...volevo dire a AC 1 che poteva essere in
tempo a correggere le sue dichiarazioni. (...) Il discorso della
bicicletta era per farle capire che tutti e due ci eravamo messi nei guai.
Tutti e due avevamo una stessa bicicletta, ma lei pedalava troppo. Aveva detto
delle cose di troppo.").
Secondo la Corte, pertanto, lo svolgimento dei
fatti relativi all'aggressione è necessariamente quello narrato PC 1, che non
aveva del resto motivo di mentire, essendo stato aggredito e ferito a casa
propria da due persone armate.
34. Ciò posto,
la Corte ha accertato che non appena PC 1 ha aperto la porta il AC 1 gli ha scagliato contro la pietra del peso di circa 1 kg rinvenuta dagli inquirenti, mentre che la moglie gli si è avventata contro brandendo il martello, riuscendo ad
entrare per prima e colpendo la vittima con il martello alla base del collo,
come da lui raccontato.
La tesi difensiva (che a ben vedere servirebbe a
ben poco quand'anche fosse vera) secondo la quale il martello è caduto a terra
dallo zaino che si chiude male (verbale dibattimentale, pag. 15), ragione per
cui AC 1 l'ha raccolto da terra, è pertanto una menzogna. Oltretutto,
contrariamente alle tesi difensive, lo zaino in realtà si chiude bene (ora è
chiuso) e non pare avere gli asseriti difetti alle cerniere, e comunque appare
improbabile che per una cerniera chiusa male il martello possa cadere fuori dal
fondo dello zaino.
AC 2 ha quindi raccolto la pietra e l'ha gettata
con forza contro PC 2, che si trovava sull'uscio dell'appartamento, mancando il
bersaglio e colpendo la parete poco sopra lo stipite della porta, dove è
rimasto un chiaro segno dell'impatto.
Essa è poi scesa per le scale in direzione della
rivale, accapigliandosi con lei (ma senza colpirla con il martello) e
tacciandola di "puttana". PC 2 è perciò fuggita, chiudendosi in casa.
Nel frattempo, il AC 1 dall'esterno ha infilato
il braccio sinistro all'interno della porta d'ingresso che PC 1 tentava di
richiudere, infliggendogli le due ferite al torace.
Egli è poi entrato all'interno ed ha nuovamente
accoltellato la propria vittima, all'addome.
Egli ha poi intimato al PC 1 di consegnargli
denaro e gioielli, frase riferita dalla vittima ma anche dal PC 2 e dalla AC 2
e che il AC 1 ammette di avere pronunciato.
35. Rimane la
terribile ferita al volto del PC 1, aperto da orecchio a bocca.
L'accusato, nel manifesto tentativo di sminuire
la propria colpa, ne ha dapprima (assurdamente) negato l'esistenza, e in
seguito -dovendo prendere atto che la ferita esiste e che può averla inferta
solo lui- ha addotto la tesi della concitazione, ragione per cui si tratterebbe
di una lesione casuale, pur se grave.
Nella valutazione va preliminarmente considerato
che AC 1, privo di credibilità nelle proprie dichiarazioni, è un sociopatico,
carico di rancore nei confronti del __________, a casa del quale si è recato
armato con il preciso intento di infliggergli sofferenza, tutti elementi che
depongono contro la tesi della ferita causale.
Anche l'ubicazione della ferita (AC 1 aveva in
precedenza mirato e puntualmente colpito il busto) e la sua notevole profondità
depongono contro la sua casualità, ma indiziano di un colpo vibrato con
intenzione.
Inoltre tale ferita ben si spiega alla luce delle
parole che PC 1 e PC 2 affermano di avere sentito dire all'accusato prima di
infliggerla:
“
così ogni volta che ti taglierai la barba ti
ricorderai di me",
ipotesi in cui il prevenuto avrebbe
deliberatamente inteso sfregiare il rivale.
Certo, come dice il AC 1 a proposito dell'altra sua frase negata ma sentita da più persone (la richiesta di consegnare oro e
soldi)
“
o lo hanno sentito veramente oppure si sono
messi d'accordo"
(verbale 13 ottobre 2009, all. 10 RPG, pag. 3).
Come già si era detto per l'ipotesi, derivante
dalla tesi del prevenuto di avere lasciato l'arma in loco, secondo cui PC 1 (e PC
2) avrebbero fatto sparire il coltello, appare alla Corte stranissimo,
addirittura diabolico ma del tutto incredibile, che PC 1, gravemente ferito,
dal reparto di cure intense avrebbe concordato con PC 2, prima di essere
sentito il 20 agosto 2009 (all. 37 RPG), di raccontare una bugia del genere per
aggravare il movente dell'autore al riguardo di una sola delle ferite.
Se ne deve concludere che tutto converge nella
direzione della lesione intenzionale, finalizzata all'umiliazione del nemico
ferito.
Secondo la Corte, pertanto, non si è trattato di
un colpo casuale, ma di una deliberata lesione, volta a sfregiare in modo
permanente il volto della vittima, ciò che in effetti è accaduto.
36. L'atto di
accusa addebita a AC 2 come reato principale la complicità nel tentato omicidio
intenzionale di PC 1 (punto 9, pag. 4).
La Corte non ha trovato in atti elementi
sufficiente a farle ritenere che l'accusata abbia desiderato la morte del
marito, o che essa abbia aderito a siffatto disegno del AC 1, aiutandolo
consapevolmente nel tentativo di ottenere questo risultato.
L'imputazione a suo carico è perciò stata
derubricata in quella di aggressione ai sensi dell'art. 134 CP, reato di qui
sono invece adempiuti tutti i requisiti oggettivi e soggettivi.
AC 1 è inoltre autrice colpevole di ingiuria
giusta l'art. 177 CP (punto 11 AA), per avere chiamato "puttana" PC 2
, mentre che l'ulteriore imputazione di tentate lesioni semplici, sempre in
danno della PC 2 (punto 10 AA), è assorbita da quella di aggressione.
37. Per AC 1 i
fatti come accertati dalla Corte configurano per lui l'ascritto reato di
tentato omicidio intenzionale giusta l'art. 111 CP.
L'arma non è stata ritrovata, ma sulla scorta
delle lesioni provocate alla vittima è stata ritenuta atta ad uccidere. Allo
stesso modo, anche le ferite provocate sono state ritenute suscettibili, per
intensità e direzione, di causare la morte.
Dal profilo soggettivo si ha che il prevenuto,
secondo le sue stesse parole, ha sferrato con forza e rabbia tre colpi di
coltello al busto di PC 1, colpendolo, secondo le proprie intenzioni, al torace
e all'addome, ragione per cui va ritenuto che egli almeno per dolo eventuale
abbia inteso uccidere l'antagonista, accettando l'eventualità che questo
risultato si verificasse.
Il quarto colpo di coltello, quello al viso, è
stato incluso dalla pubblica accusa nei fatti costitutivi del tentativo di
omicidio intenzionale, ciò che la Corte non ha condiviso.
Infatti, secondo la Corte, ancorché anche questo
colpo sia stato inferto in prossimità di organi vitali, già solo dalle predette
parole che l'hanno preceduto "così ogni volta che ti taglierai la barba
ti ricorderai di me", che la Corte ha attribuito all'accusato, si
deduce che la volontà dell'agente non era quella di uccidere, ma al contrario
di mantenere in vita la vittima, da lui così sfigurata.
Questo gesto del AC 1 va pertanto escluso da
quelli costitutivi dell'imputazione di tentato omicidio intenzionale, che
diviene così un po' meno grave siccome commessa con tre coltellate in luogo di
quattro, e diviene invece oggetto di un'imputazione aggiuntiva di lesioni gravi
ai sensi dell'art. 122 cpv. 2 CP, come prospettato all'accusato in apertura di
dibattimento.
AC 1 è inoltre autore colpevole di tentata
rapina, per avere tentato di derubare PC 1 dopo averlo ferito, di lesioni
semplici e minaccia commessi in danno della compagna AC 2, di messa in
circolazione di monete false, infrazione e contravvenzione alla LFStup, come
già accertato ai considerandi precedenti.
38. Secondo
l’art 47 CP il giudice commisura la pena alla colpa del reo, tenendo conto
della sua vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore nonché
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Per l’art 49 CP, inoltre, in caso
di concorso di reati il giudice lo condanna per la pena prevista per il reato
più grave, aumentandola in misura adeguata.
39. Per AC 2,
autrice colpevole di un grave episodio di aggressione, la Corte ha reputato
adeguata alla colpa la pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, con computo del
carcere preventivo sofferto.
L'esecuzione della pena è stata sospesa in
ragione di 21 mesi, con un periodo di prova di due anni, mentre che per 9 mesi
la pena è da espiare.
40. Nel
determinare la pena per AC 1 la Corte ha tenuto conto sia dell'età di soli 23
anni che del difficile vissuto familiare. Egli ha però già subito una condanna
rilevante nell'entità, ancorché sospesa con la condizionale. L'esperienza
giudiziaria non sembra avergli insegnato nulla, né la a quel momento prossima
paternità ha saputo trattenerlo dal delinquere. Ad ogni buon conto egli non può
più essere ritenuto incensurato e beneficiare con ciò della maggiore
comprensione riservata dalle Corti a chi sbaglia per la prima volta nella vita.
Fatti
I reati commessi in questa occasione sono
oggettivamente molto gravi, avendo egli tentato di commettere un omicidio
intenzionale, ovvero uno dei reati in assoluto più gravi dell'ordinamento
penale. A questo reato se ne aggiunge un altro assai grave, ovvero le lesioni
gravi commesse sempre in danno di PC 1, mentre che per il resto i reati a suo
carico, di minore rilievo oggettivo, dimostrano dal profilo soggettivo
l'esistenza di facilità nel delinquere a proprio vantaggio, incurante delle
regole, ed anche nel suo prossimo nel caso dei reati rivolti contro altra
persona.
Il modo in cui si sono svolti i fatti del 15
agosto 2009 appare molto grave anche dal profilo soggettivo, ragione per cui la
colpa dell'accusato risulta pesante.
Risulta infatti che l'azione punitiva è stata
premeditata e preparata. L'accusato ha preso con sé da casa martello e
coltello, e perciò sin dal momento della partenza egli metteva in conto l'uso
della violenza, ancorché la Corte non ha voluto credere che egli avesse
pregresse intenzioni omicide, almeno sino a quando ha creduto di dovere andare
a prendere le bambine, non potendosi ritenere che egli fosse disposto ad
uccidere PC 1 in loro presenza. Dal momento in cui l'accusato, durante il
tragitto, ha saputo che le bambine erano a casa (e che G____________ era stata
percossa), la trasferta è diventata una spedizione punitiva, il che è grave, in
quanto dimostra che è stato il AC 1 a volere cercare lo scontro fisico con la
pregressa volontà di nuocere al PC 1, accoltellandolo.
Sull'entità della volontà lesiva non vi può
essere certezza. Se infatti è certo che il prevenuto, come ha poi fatto,
intendeva accoltellare PC 1, non può essere ritenuto con certezza che egli
intendesse ucciderlo con dolo diretto. Anzi, in senso contrario depone il fatto
che egli dopo le prime tre pugnalate non ha finito la sua vittima, a quel
momento inerme, ma le ha al contrario fatto salva la vita,
"limitandosi" a punirla con uno sfregio. In tal senso è perciò da
ritenere che egli abbia voluto uccidere con dolo eventuale, e non diretto, e
che l'omicidio intenzionale sia -ma la distinzione è priva di rilevanza pratica-
tentato e non mancato. Rimane comunque il fatto che il tentativo di omicidio è
grave ed intenso perché commesso con ben tre colpi d'arma bianca, tutti
pericolosi, e perché l'azione con il coltello è stata premeditata almeno per i
15 minuti intercorsi tra l'ultima telefonata con G____________ e l'arrivo a
casa del PC 1. Va infatti ritenuto che è stato l'accusato a dare inizio alla
lite, aggredendo PC 1, e lo ha fatto coltello alla mano. Subito dopo questo
grave reato egli, con freddezza e crudeltà, ha quindi commesso, con dolo
diretto, quello di lesioni personali gravi, ciò che comporta un tangibile
aggravio di pena per il concorso delle due azioni criminose.
AC 1 ha agito per il movente egoistico costituito
dal soddisfacimento del proprio basso istinto di prevaricazione e dominio, per
sfogare la propria frustrazione per il fatto che _________ manteneva rapporti
ai suoi occhi fastidiosi con la moglie e le di lei figlie, per punire PC 1 e
mostrargli la sua forza e determinazione, dando così libero sfogo alla sua
personalità disturbata, così come è stata descritta dal perito giudiziario. Il
pretesto per scontrarsi con PC 1 era quello di dovere andare da lui a
riprendere le figlie, ma questa necessità è venuta meno, ragione per cui
l'accusato aveva ogni opportunità di evitare lo scontro con PC 1, e con ciò il
compimento dei reati più gravi, opportunità che egli ha omesso di cogliere,
laddove nemmeno il fatto di essere in attesa di un bambino ha saputo indurlo a
più miti consigli.
Per tale sua personalità l'accusato non può avere
la comprensione della Corte, che già ha considerato il difficile trascorso che
ha contribuito a formarla. Non essendo neppure questione dell'influsso di
alcool, ne consegue che nulla concorre a ridurre l'imputabilità dell'autore.
L'accusato, tolte l'età e la difficile situazione
personale in cui è cresciuto, nemmeno può invocare altre particolari
attenuanti. Egli non è incensurato e non ha collaborato con gli inquirenti. E'
vero che ha subito ammesso di avere accoltellato PC 1, ma va considerato come
egli sia stato arrestato in quasi flagranza di reato, ciò che non gli ha
impedito di inizialmente negare addirittura di avere inferto il colpo al viso.
La sua parziale confessione non è nemmeno lontanamente assimilabile alla
collaborazione. L'accusato ha negato fino all'ultimo parte dei fatti legati al
reato principale (il possesso dell'arma, l'intento di sfregiare PC 1) e ha
inoltre tentato in ogni modo di inquinare le prove. La Corte ne ha concluso per
una mancata ammissione di responsabilità da parte sua, per l'assenza di
qualunque forma di pentimento. A precisa domanda, formulata alla fine
dell'istruttoria dibattimentale, egli ha risposto che la colpa dell'accaduto
era di entrambi, ovvero sua e del PC 1, il che è solo di poco meglio dell'addossare
la colpa di tutto alla vittima, come aveva fatto durante l'inchiesta, talvolta
con cervellotici ragionamenti (verbale PP 3 settembre 2009, all. 7 RPG, pag. 3:
"...PC 1 ha picchiato appositamente la figlia affinché la stessa
chiamasse la mamma e quindi farci arrivare a casa sua e tenderci una trappola
(...) ...lui sapeva che io sarei andato a casa sua e appositamente mi ha
provocato proprio per ferirmi, tutto per arrivare a dire che era una legittima
difesa, era lui che in realtà voleva ferirmi..."). Tutto ciò dimostra
comunque come il AC 1 sia ancora lontano, nonostante i 10 mesi di carcere
preventivo sofferto, dall'avere preso coscienza dei propri errori.
La pena detentiva minima per l'omicidio
intenzionale è di 5 anni. Il tentativo è motivo di attenuazione della pena, ma
vi è poi da considerare il concorso con le lesioni gravi, per le quali la
comminatoria di pena oscilla tra 180 aliquote giornaliere e 10 anni di pena
detentiva, reato in questo caso particolarmente riprovevole dal profilo soggettivo,
per essere stato commesso con piena intenzionalità subito dopo avere tentato di
uccidere.
E' vero che la situazione sarebbe stata peggiore
se il AC 1 dopo le prime tre coltellate, costitutive di una distinta azione
qualificabile di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, avesse
finito PC 1 con un fendente alla gola, ma in tale ipotesi sarebbe in
discussione una pena detentiva prossima ai 20 anni.
Anche in questo caso, comunque appare grave dal
profilo soggettivo che l'accusato dopo i primi tre colpi di coltello, invece di
provare pietà per la vittima ferita o sgomento per quanto da lui commesso,
abbia conservato della residua volontà di offendere gravemente, e senza esitare
abbia alzato nuovamente l'arma per ferire al volto, mostrando disprezzo per PC
1 e mancanza di scrupoli.
Tutto ciò considerato, valutato cioè il tentato
omicidio intenzionale ed aggravata sensibilmente la pena per il concorso di una
grave fattispecie di lesioni gravi, addirittura odiosa per il suo aspetto
soggettivo (mentre che i reati minori nulla hanno inciso sull'entità della
pena), la Corte non ritiene di essere stata severa infliggendo all'accusato la
pena detentiva di 5 anni, con computo del carcere preventivo sofferto.
41. La parte
civile PC 1 ha chiesto il risarcimento del danno materiale costituito in primo
luogo dalla perdita di guadagno, avendo egli ricevuto solo l'80% del salario
durante il periodo in cui è stato impossibilitato a lavorare in conseguenza
delle ferite subite.
L'istante ha giustificato la pretesa versando in
atti i conteggi di salario del periodo agosto 2009-febbraio 2010 (annessi a
doc. dib. 2). La Corte ha esaminato la documentazione prodotta, ritenendo che
la pretesa di complessivi fr. 5'237.80 sia giustificata limitatamente a fr.
4'483.90.
Per agosto 2009 si constata infatti una riduzione
del salario lordo di fr. 379.35 a seguito del periodo di assenza al 100% per
infortunio non professionale. In settembre la differenza è di fr. 840.- lordi
(pari al 20% del salario mensile lordo di fr. 4'200.-), in ottobre di fr.
420.-, in novembre di fr. 504.- in dicembre di fr. 840.- sul salario mensile e
di ulteriori fr. 240.55 sulla tredicesima mensilità (va in tal senso ridotta la
pretesa dell'istante per questo mese), in gennaio di fr. 840.- e in febbraio di
fr. 420.-, il tutto appunto per fr. 4'483.90, importo al lordo degli oneri
sociali.
L'istante ha chiesto ulteriori fr. 870.-, pari al
costo dell'orologio Certina, danneggiato nella colluttazione, e del marsupio da
lui indossato, pretese che la Corte non ha ritenuto adeguatamente comprovate e
per le quali ha rinviato il richiedente al competente foro civile.
42. PC 1 ha inoltre chiesto la condanna degli imputati al pagamento di fr. 10'000.- a titolo di risarcimento
del torto morale subito.
La Corte ha ritenuto l'importo sicuramente
commisurato alla notevole sofferenza inflittagli dagli accusati.
Egli ha infatti dovuto subire un intervento
chirurgico e un primo ricovero ospedaliero della durata di un paio di
settimane. Vi è poi stato un secondo ricovero nel periodo novembre-dicembre
2009 della durata di ben 5 settimane e mezzo, un terzo ricovero e un intervento
chirurgico nel gennaio 2010, con la prospettiva concreta di un'ulteriore
degenza nell'agosto 2010.
Inoltre, dal giorno della ferita egli ha conservato
una cicatrice in viso e ha inoltre subito una menomazione funzionale di parte
dei nervi del viso. Non vi è inoltre garanzia del fatto che potrà essere
scongiurato un danno permanente, che appare al contrario probabile.
Alla luce di ciò la richiesta dell'istante merita
pieno accoglimento.
43. Le pretese
della parte civile per danni materiali e morali, così come quantificate ai
considerandi precedenti, vanno accolte nei confronti di entrambi gli accusati,
che rispondono in solido.
Se la responsabilità del AC 1appare ovvia, quella
di AC 2 è data per il fatto che anch'essa è autrice colpevole di un reato,
quello di aggressione, che la rende responsabile delle lesioni riportate dalla
vittima.
44. La Corte ha
disposto la confisca del martello e del sasso (compreso il frammento staccatosi
da esso) usati nell'aggressione siccome strumenti di reato, ordinando il
dissequestro degli altri oggetti sequestrati in favore degli aventi diritto
menzionati nell'atto di accusa.
45. I prevenuti,
in solido, sono condannati al pagamento della tassa di giustizia di fr. 2'000.-
e delle spese processuali, con ripartizione interna in ragione di 3/4 a carico
del AC 1 e 1/4 a carico di AC 2.
Rispondendo A. per AC 1 affermativamente
ai quesiti posti, meno che ai n. 1.1.1, 1.1.2, 1.4.1, 1.4.2.1, 1.6, 2, 3, 5;
B. per AC 2
affermativamente ai quesiti posti, meno che ai n. 1.1, 1.2 e in modo
parzialmente affermativo al n. 4;
visti gli art. 12, 19,
22, 25, 40, 42, 43, 44, 47, 49, 51, 69, 111, 122, 123 cifra 1 e cifra 2 cpv. 5,
134, 140, 180 cpv. 2, 177, 197 cifra 3 bis, 242 cpv. 1 CP;
19 cifra 1, 19a LStup;
9 e segg. CPP e 39 TG
sulle spese;
dichiara e
pronuncia:
1. AC 1 è
autore colpevole di:
1.1. tentato
omicidio internazionale
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, tentato di uccidere PC 1, colpendolo 3 volte con un coltello;
1.2. lesioni
gravi
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, intenzionalmente sfregiato in modo grave e permanente il viso di PC 1;
1.3. tentata
rapina
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, tentato di compiere un furto in danno di PC 1, usando violenza contro di lui;
1.4. lesioni
semplici
per avere, il 21 giugno 2009, a ___________, afferrato al collo e spinto AC 2 contro una parete, ferendola alla schiena e
alla spalla sinistra;
1.5. minaccia
per avere, a ___________, nel corso del mese di
febbraio 2009, incusso timore a AC 2, minacciando di colpirla con un coltello
alla pancia o al collo;
1.6. messa in
circolazione di monete false
per avere, nel corso del mese di luglio 2009, a ___________, in tre occasioni, messo in circolazione 3 banconote false da EURO 100.–;
1.7. infrazione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a ___________,
nel corso dell’estate 2009 sino al 15 agosto 2009, procurato 5 grammi di marijuana a __________;
1.8. contravvenzione
alla LF sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a ___________,
dal 26 maggio 2009 sino al 15 agosto 2009, personalmente consumato almeno 15 grammi di marijuana;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa.
Considerandi
2.
AC 1 è
prosciolto dall’imputazione di pornografia e da quella di lesioni semplici di
cui al punto 3.1 AA.
3.
AC 2
è autrice colpevole di:
3.1
aggressione
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, preso parte all’aggressione in danno di PC 1 e di PC 2 ;
3.2
ingiuria
per avere, il 15 agosto 2009, a ________, offeso l’onore di PC 2, tacciandola di “puttana”;
4.
Di
conseguenza,
4.1
AC 1 è condannato:
alla pena detentiva di 5 (cinque) anni, nella
quale è computato il carcere preventivo sofferto;
4.2
AC 2 è condannata:
4.2.1
alla pena
detentiva di 2 (due) anni e 6 (sei) mesi, nella quale è computato il carcere
preventivo sofferto;
4.2.2
L’esecuzione
della pena detentiva è sospesa in ragione di 21 (ventuno) mesi con un periodo di prova di anni 2 (due). Per il resto, ovvero 9
mesi, è da espiare.
5.
AC 1 e AC 2 sono inoltre condannati, in solido, a
pagare alla PC 1:
5.1
fr. 10'000.–
per torto morale;
5.2
fr.
4’483.90, da dedursi gli oneri sociali, a titolo di perdita di guadagno.
6.
Per il
rimanente della sua pretesa la PC 1 è rinviata al competente foro civile.
7.
È ordinata
la confisca dei reperti:
- L 6 – sasso scaglia del peso di 64 grammi;
- L 20 – sasso del peso di circa 1 Kg;
- L 22 – martello da carpentiere.
Per il resto gli oggetti sequestrati, menzionati nell’AA, sono
dissequestrati in favore degli aventi diritto.
8.
La tassa
di giustizia di fr. 2'000.– e le spese processuali sono a carico dei condannati
in solido, con ripartizione interna in misura di ¾ per AC 1 e di ¼ per AC 2.
9.
Questo
giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la
dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte
entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla
notificazione della sentenza integrale.
Distinta spese: Tassa
di giustizia fr. 2'000.--
Inchiesta
preliminare fr. 8'770.20
Perizie fr. 13'509.35
Perito in aula fr. 317.20
Spese diverse fr. 845.50
Interprete
(solo trad. scritte) fr. 288.00
Spese
postali,tel.,affr. in blocco fr. 200.--
fr. 25'930.25
============
Distinta
spese a carico di AC 1(3/4)
Tassa di
giustizia fr. 1'500.--
Inchiesta
preliminare fr. 6'577.65
Perizie fr 12'622.50
Perito in aula fr. 317.20
Spese diverse fr.
634.15
Interprete
(solo trad. scritte) fr. 216.--
Spese
postali,tel.,affr. in blocco fr. 150.--
fr. 22'017.50
============
Distinta
spese a carico di AC 2 (1/4)
Tassa di
giustizia fr. 500.--
Inchiesta
preliminare fr. 2'192.55
Perizie fr. 886.85
Spese diverse fr. 211.35
Interprete
(solo trad. scritte) fr. 72.--
Spese
postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 3'912.75
============
Per la Corte delle assise criminali
Il presidente La
segretaria
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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