72.2013.58
Rapina mediante l'uso di sonnifero e coltello. Furto con scasso di un'automobile. Istigazione di un codetenuto a deporre il falso. Spaccio e consumo di marijuana. Soggiorno in Svizzera senza documenti
5 settembre 2013Italiano88 min
Source ti.ch
Incarto
n.
72.2013.58
Lugano,
5 settembre 2013/rs
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Marco
Villa, Presidente
GI 1 6
GI 2 7
Orsetta
Bernasconi, vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatori privati:
ACPR 1
patrocinato da RAAP 1
ACPR 2
ACPR 3,
contro
IM 1
e
rappresentato da DUF 1
in carcerazione preventiva dal
17.1.2013 al 6.5.2013 (110 giorni)
posto in anticipata esecuzione
della pena dal 7.5.2013
imputat, a norma
dell’atto d’accusa nr. 50/2013 del 31.05.2013 emanato dal Procuratore Pubblico PP
1, di
1. rapina
per avere,
commesso un furto usando violenza contro una persona,
minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o
rendendola incapace di opporre resistenza,
e meglio,
a __________,
il 09.01.2013,
recandosi presso l’appartamento della vittima ACPR 1
dopo aver guardato la televisione,
offrendosi di recarsi in cucina per prendere del succo d’arancia
per entrambi,
sciogliendo quindi nel bicchiere della vittima una pastiglia di
Rivotril[i],
attendendo pertanto che la vittima si addormentasse,
sottrattogli dapprima un iPhone, un Macbook, un orologio marca
Certina, un orologio Swatch, un orologio, una macchina fotografica, un paio di
occhiali, un telefono cellulare e una borsa dove nascondeva la refurtiva e
quindi
e nel mentre cercava di togliere dal collo della vittima, ancora
addormentata, una catenina d’oro,
quest’ultima svegliandosi e accortasi cercava di trattenere IM 1
dal fuggire,
IM 1, tenendo parimenti in mano un coltello previamente sottratto
dalla cucina,
colpiva la vittima facendola cadere, procurandole una ferita
lacero contusa all’arcata sopraccigliare desta come attestato nel certificato
medico di data 10.01.2013,
riuscendo pertanto a darsi fuga con la refurtiva sopraelencata del
valore complessivo di CHF 3'400.00;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto: dall’art. 140 cpv. 1 CPS;
2. furto
per avere,
a __________,
il 6 gennaio 2013,
per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,
previo scasso sottratto dalla vettura Mercedes targata __________
di proprietà di ACPR 2
Ø un
portamonete in pelle di colore rosso del valore di 150 CHF
Ø una
borsetta in pelle nera marca Yves Saint Laurent del valore 1250.—
Ø Carta
d’identità a nome
Ø Post
card
per un valore dichiarato di CHF 1'480.00 e così tacitato
dall’assicurazione;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto: dall’art. 139 cifra 1 CPS;
3. danneggiamento
per avere,
nelle circostanze di tempo e di cui luogo di cui al punto 2, al
fine di compiere il furto summenzionato, danneggiato la vettura Mercedes
targata __________ di proprietà di ACPR 2 (danno quantificato e e tacitato
dall’assicurazione in CHF 8307.90),
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto: art. 144 CPS;
3. istigazione alla falsa
testimonianza (consumata e tentata)
3.1. per avere, a __________,
presso il carcere giudiziario la Farera,
nel corso del mese di febbraio 2013,
indotto __________, codetenuto presso il carcere, a dichiarare in
veste di testimone, in data 13 febbraio 2013 davanti alla Polizia Giudiziaria,
contrariamente al vero, di essere stato molestato sessualmente da ACPR 1;
3.2. tentato di indurre __________,
codetenuto presso il carcere giudiziario la Farera, di dichiarare come
testimone di essere stato molestato sessualmente da ACPR 1
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto dall’art. 307 cpv. 1 CPS, richiamati gli artt.
22 e 24 CPS;
4. infrazione alla LF sugli
stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato,
a __________ e altre località,
nel periodo compreso fra novembre 2012 e il 17.01.2013,
procurato a terzi grammi 14 di marijuana,
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto: art. 19 cifra 1 LFStup;
5. contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere,
senza essere autorizzato,
nel periodo compreso fra novembre 2012 e il 17.01.2013,
personalmente consumato un imprecisato quantitativo di marijuana
ma almeno 1 grammo,
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di
luogo;
reato previsto:dall’art. 19a LFStup;
6. infrazione alla LF sugli
stranieri (soggiorno illegale)
per avere,
nel periodo compreso fra il 01 novembre 2012 e il 17.01.2013
soggiornato illegalmente a __________, __________, e altre imprecisate
località, poiché sprovvisto di documenti di legittimazione e sapendo del
divieto d’entrata emesso nei suoi confronti valido dal 20.03.2012 sino al
19.03.2022;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reato previsto: art. 115 cpv. 1 b LStr;
Presenti:
§ il Procuratore Pubblico PP 1, in rappresentanza del
Ministero Pubblico;
§ l’imputato IM 1, assistito dal
difensore d’ufficio avv. DUF 1
§ l’avv. RAAP 1, in rappresentanza ACPR 1
§ in qualità di interprete per la lingua
araba.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:35 alle ore
16:35.
Evase le seguenti
questioni: I. Verbale
del dibattimento
Il Presidente propone alle parti
le seguenti aggiunte/modifiche all’AA:
- al
punto 1: trattasi di numero e non di capoverso 1;
- al
punto 3: trattasi di cpv. 1;
- i
punti 3, 3.1, 3.2, 4, 5 e 6 diventano 4, 4.1, 4.2, 5, 6 e 7;
- al
nuovo punto 4.2 si aggiunge “contrariamente al vero” tra “testimone” e “di
essere”;
- al
nuovo punto 5: trattasi di cpv. 1;
- al
nuovo punto 6: trattasi di n. 1 e si aggiunge per il luogo “a __________ e
altre località”;
- gli
accusatori privati sono ACPR 1, ACPR 2 e ACPR 3
Le parti dichiarano di essere
d’accordo con queste correzioni e l’AA è modificato di conseguenza.
II. Verbale interrogatorio dell’imputato
Le parti si dichiarano d’accordo
a che il periodo del reato di cui al (nuovo) punto 6 dell’AA venga esteso sino
al 29.8.2013 compreso.
L’atto d’accusa è modificato di
conseguenza.
Sentiti: § il Procuratore Pubblico, per la sua
requisitoria, il quale dopo aver posto in evidenza l’attitudine subdola,
ingannatoria e supponente dell’imputato e passato in rassegna le sue
contradditorie e menzognere dichiarazioni, conclude chiedendo la conferma
integrale dell’atto d’accusa in fatto e in diritto e la condanna dell’imputato,
ritenuta la sua grave colpa, alla pena detentiva di 3 anni e 2 mesi;
§ l’avv.
RAAP 1, in rappresentanza dell’AP ACPR 1, la quale posta in evidenza la personalità
e la buona indole del suo assistito, del quale l’imputato si è miseramente
approfittato in modo indecente, e ritenuta l’assoluta credibilità del suo
assistito si associa al PP quo alla colpevolezza di IM 1 e conclude chiedendo
che quest’ultimo sia condannato a risarcire quanto richiesto nell’istanza versata
in atti;
§ l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato, il quale dopo essersi in particolare
soffermata sul difficile trascorso del suo assistito, cresciuto con la “scuola
della strada” che non conosce il concetto di fiducia non avendo mai potuto
fidarsi di nessuno, conclude chiedendo una riduzione della pena proposta dal PP
e una riduzione dell’indennità di fr. 4'000.- richiesta per torto morale, senza
contestare le altre pretese avanzate dall’AP.
Considerato, in fatto ed in diritto
I) Correzioni all’atto
d’accusa
1. In merito alle
correzioni all’atto d’accusa (di seguito solo AA e documento, di seguito solo
doc., del Tribunale penale cantonale, di seguito solo TPC, 1) si richiamano
pagina (di seguito solo pag.) 4 e 5 della presente sentenza, il verbale del
dibattimento (di seguito solo VD) pag. 2 ed il verbale d’interrogatorio (di
seguito solo VI) dell’imputato (articolo, di seguito solo art., 111 capoverso,
di seguito solo cpv., 1 del Codice di diritto processuale penale svizzero, di
seguito solo CPP), di seguito solo VD allegato (di seguito solo all.) 1, pag.
4.
II) Vita e precedenti
penali
2. Quo alla vita
anteriore di IM 1 (di seguito solo IM 1), cittadino __________, nato il __________,
si rinvia alle sue dichiarazioni, poi confermate in aula (VD all. 1 pag. 1 I
risposta, di seguito solo R), nei suoi VI dinanzi al Procuratore pubblico (di
seguito solo PP) del 18.1.2013 a pag. 2 e del 6.5.2013 da pag. 2 a pag. 4. Prima dell’odierno processo è già stato oggetto di quattro decreti d’accusa (di seguito
solo DA) emessi nei suoi confronti nel periodo 5.5.2011/12.10.2012 dai
Ministeri pubblici (di seguito solo MP) dei Cantoni Zugo e Ticino per diversi
titoli di reato tra cui entrata illegale (art. 115 cpv. 1 lettera, di seguito
solo lett., a della legge federale, di seguito solo LF, sugli stranieri, di
seguito solo LStr), furto (art. 139 numero, di seguito solo n., 1 del Codice
penale svizzero, di seguito solo CP) di poca entità (art. 172ter n. 1 CP),
violazione di domicilio (art. 186 CP), danneggiamento (art. 144 cpv. 1 CP),
ricettazione (art. 160 n. 1 cpv. 1 CP) e contravvenzione alla LF sugli
stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (di seguito solo LStup, art. 19a n. 1
LStup), le cui pene sono state tutte revocate od eseguite, eccezion fatta per
la pena pecuniaria (art. 34 seguenti, di seguito solo segg., CP) di 30 aliquote
giornaliere da fr. 30.- ciascuna, sospesa condizionalmente (art. 42 cpv. 1 CP e
considerando, di seguito solo cons., 20 della presente sentenza) con un periodo
di prova di 2 anni (art. 44 cpv. 1 CP e cons. 22), di cui al DA 12.10.2012 del
MP del Cantone Ticino, il cui destino, viste le date dei fatti indicati nell’AA
(doc. TPC 1), dovrà essere deciso conformemente all’art. 46 cpv. 1 CP (atto
istruttorio, di seguito solo AI, 9, doc. TPC 16 e cons. 23). Neppure in __________
IM 1 è incensurato, vista la condanna del 29.5.2012 da parte di un tribunale
monocratico di __________ a 6 mesi di reclusione per il reato di tentato furto
(art. 56 e 624 del Codice penale __________), fatti avvenuti il 28.5.2012 (AI
34, 39 e 40), ciò che, per quella che sarà la sua prognosi, richiama l’esame
della fattispecie anche sotto l’egida dell’art. 42 cpv. 2 CP (cons. 20).
Depositario a __________ di due domande d’asilo datate 8.4.2011 e 27.9.2011,
entrambe respinte con decisioni di non entrata in materia dell’8.9.2011 e del
21.11.2011, è stato ripetutamente allontanato dal nostro territorio (AI 61),
per rientravi illegalmente nel corso del mese di ottobre del 2012 ed essere
nuovamente arrestato ed incarcerato nel Canton __________, dove è stato
detenuto dal 15.10.2012 al 31.10.2012 (AI 42 e 65 all. 41), giorno in cui si è
trasferito in __________ (PP IM 1 18.1.2013 pag. 2) abitando per un breve
periodo presso la madre di suo figlio __________, nato il __________. Benché
nei suoi confronti sia già stato emesso un divieto d’entrata, notificatogli il
12.10.2012 e valido sino al 19.3.2022 (AI 68) e malgrado quanto risultate dai
verbali di polizia (di seguito solo PS) di __________ (PS 24.1.2013, di seguito
solo __________), __________ (PS 28.1.2013, di seguito solo __________) e di __________
(PS 28.1.2013, di seguito solo __________i) nonché dal VD all. 1 pag. 2, una
volta regolata la sua posizione giudiziaria sognerebbe “una famiglia e una
vita tranquilla con la ragazza con la quale ho avuto un figlio” (VD all. 1
pag. 1 II R).
III) Inizio dell’inchiesta e
circostanze dell’arresto
3. A seguito dei VI PS
10.1.2013 ore (di seguito solo h) 00.54 e 13.19 nonché 14.1.2012 della vittima
(art. 116 segg. CPP) e accusatore privato (art. 118 segg. CPP, di seguito solo
AP e cons. 30) di cui al punto (di seguito solo pto.) 1 dell’AA (doc. TPC 1) ACPR
1 (di seguito solo ACPR 1), previa formale identificazione e riconoscimento
dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CP e PS ACPR 1 14.1.2012), anche grazie
all’ottenimento dei filmati estratti il 9.1.2013 dalle telecamere del __________
di __________ (AI 1 e 65 all. 32), IM 1 è stato arrestato provvisoriamente
(art. 217 segg. CPP) ad __________ il 17.1.2013 (AI 4), verbalizzato dal PP il
18.1.2013 (AI 8) e deferito lo stesso giorno per i presupposti reati di rapina
(art. 140 n. 1 cpv. 1 CP e cons. 7) ed entrata e soggiorno illegali (art. 115
cpv. 1 lett. a e b LStr e cons. 16) al Giudice dei provvedimenti coercitivi (di
seguito solo GPC, AI 11), il quale il 19.1.2013 ne ha confermato la
carcerazione preventiva (art. 220 cpv. 1 e 224 segg. CPP) sino al 17.3.2013 (AI
13). Dopo una domanda di proroga della sua detenzione sino al 12.6.2013 (AI
51), parzialmente accolta dal GPC con decisione del 20.3.2013 sino al 12.5.2013
(AI 54), con lettera 6.5.2013 del difensore d’ufficio (art. 132 CPP e AI 6) avv.
DUF 1 (di seguito solo DUF 1), l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) ha chiesto di
essere messo in esecuzione anticipata della pena (art. 236 cpv. 1 CPP, PP IM 1
6.5.2013 pag. 17 e AI 69), ciò che è avvenuto con effetto dal 7.5.2013 (AI 70)
ed è in questo regime detentivo che IM 1 compare in aula per tutti i reati
enunciati nell’AA (AI 73 e doc. TPC 1).
IV) Le risultanze
d’istruttoria e dibattimentali
4. In relazione alle
varie imputazioni dell’AA (doc. TPC 1) la Corte, a fondamento della sua
decisione, si è basata sulle qui richiamate risultanze d’istruttoria e
dibattimentali:
a) pto. 1: per la
dinamica dei fatti PS ACPR 1 10.1.2013 h 00.54 e 13.19, 14.1.2012, 18.1.2013 e
5.2.2013, PP confronto ACPR 1 /IM 1 19.2.2013 segnatamente da pag. 11 a 17, PS __________ 28.1.2013 e AI 65 all. 35, __________ 4.3.2013 e __________ 3.4.2013 nonché AI
65 pag. da 9 a 17; per i giustificativi della sottratta refurtiva gli allegati
annessi ai PS ACPR 1 10.1.2013 h 13.19, 14.1.2013 e 5.2.2013 e al doc.
dibattimentale (di seguito solo DIB.) 2; per la descrizione dell’appartamento
della vittima (art. 116 segg. CPP) AI 65 all. 33; per gli accertamenti tecnici
della polizia scientifica AI 38, 65 all. 26 e relativo annesso; per la ferita
all’arcata sopraccigliare destra di ACPR 1 AI 65 all. 31 e 33 nonché per le
risultanze immunologiche e nel sangue della vittima (art. 116 segg. CPP) AI 10,
35, 49 e 65 all. 30, 37, 38 e 39;
b) punti (di seguito solo
pti) 2 e 3: per la dinamica dei fatti VD all. 1 pag. 2 III/IV, PP IM 1
6.3.2013 pag. 3 nonché 6.5.2013 pag. 4 e 5, PS __________ 27.1.2013 e AI 65
pag. 18; per la documentazione fotografica AI 65 all. 42; per le tracce di DNA
dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) nel baule della vettura Mercedes di ACPR 2
(di seguito solo ACPR 2) AI 43, 60 nonché 65 all. 27 e 43 rispettivamente per
la denunciata refurtiva ed il danneggiamento AI 65 all. 42 e 71 nonché doc. TPC
2;
c) nuovo pto. 4.1: PP __________
(di seguito solo __________) 20.2.2013 pag. 4 e 5 nonché confronto __________ /IM
1 18.4.2013 pag. 2 e 3, PS __________ 13.2.2013 in particolare pag. 7 e 8
nonché ACPR 1 15.2.2013 e AI 65 pag. 17 e 18;
d) nuovo pto. 4.2: PP
confronto __________ (di seguito solo __________)/IM 1 18.4.2013 pag. 3, 4 e 5,
PS __________ 13.2.2013 da pag. 3 a 5 e AI 65 pag. 17 e 18;
e) nuovo pto. 5: VD all.
1 pag. 3 IV R, PP IM 1 6.3.2013 pag. 6 e 7 nonché 6.5.2013 pag. 16 e 17, PS __________
22.2.2013 pag. 3 e 4 nonché AI 65 pag. 18;
f) nuovo pto. 6: VD
all. 1 pag. 3 V/VI R nonché pag. 4, doc. TPC 23, PP IM 1 6.3.2013 pag. 7 nonché
6.5.2013 pag. 16 e 17, PS __________ 22.2.2013 pag. 2, 3 e 5 nonché __________
25.3.2013 pag. 3 e AI 65 pag. 18;
g) nuovo pto. 7: VD all.
1 pag. 4 III R, PP IM 1 18.1.2013 pag. 2 nonché AI 42, 61, 65 pag.19 e 68.
V) Dichiarazioni
predibattimentali e dibattimentali di IM 1
5. Ritenuto che
l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non contesti i reati di cui ai pti. 3 e nuovi
pti. 5, 6 e 7 dell’AA (doc. TPC 1) si rinvia a quanto sopra richiamato nei
cons. 4b, 4e, 4f e 4g mentre che per le restanti imputazioni la sua posizione
processuale può essere così brevemente riassunta:
a) pto. 1.1: seppur
ammettendo di aver rapinato (art. 140 n. 1 cpv. 1 CP e cons. 7) ACPR 1 la sera
del 9.1.2013 nell’appartamento di quest’ultimo, contesta l’uso di un coltello
così come pure la sottrazione di parte della refurtiva e l’aver tentato di
prendere con forza la catenina d’oro della vittima (art. 116 segg. CPP), che
invece l’avrebbe molestato sessualmente (art. 198 CP) nel monolocale e in bagno
(VD all. 1 pag. 2 I/II R, PS IM 1 17.1.2013, PP IM 1 18.1.2013, 11.2.2013,
6.3.2013 e 6.5.2013 da pag. 5 a 16 nonché confronto con ACPR 1 19.2.2013);
b) pto. 1.2: seppur
ammettendo il furto (art. 139 n. 1 CP e cons. 9), anche se solo nel VI PP
6.3.2013 a pag. 3 dopo averlo negato a pag. 2, contesta la refurtiva che viene
limitata a pochi spiccioli (VD all. 1 pag. 2 III R e PP IM 1 6.3.2013 pag. 3
nonché 6.5.2013 pag. 4 e 5);
c) nuovi pti. 4.1 e 4.2:
contesta entrambe le imputazioni laddove non avrebbe chiesto ad __________ di “gonfiare
o sgonfiare i fatti che lui stesso mi ha raccontato” mentre che a __________
non avrebbe chiesto “di raccontare alcunché alla magistratura” (VD all.
1 pag. 3 I/II/III R nonché PP IM 1 6.3.2013 da pag. 7 a 11 e 6.5.2013 pag. 16).
VI) Diritto
6. Nella misura in cui IM
1 contesta sia il reato di cui al nuovo pto. 4 dell’AA (doc. TPC 1), che le
modalità e la refurtiva di quelli di cui ai pti. 1 e 2 dell’AA (doc. TPC 1),
trattasi di un processo indiziario, da cui la necessità di ricordare cosa
s’intenda con questo termine (cons. 6a) oltre a richiamare il principio in
dubio pro reo (art. 10 cpv. 3 CPP e cons. 6b), il principio della libera
valutazione delle prove da parte del giudice (art. 10 cpv. 2 CPP e cons. 6c)
oltre che le condizioni a cui deve sottostare una chiamata di correo, in specie
quelle di __________ e __________ (nuovi pti. 4.1 e 4.2 dell’AA, doc. TPC 1),
per essere validamente ritenuta (cons. 6d):
a) nel processo indiziario,
l’indizio è una circostanza certa dalla quale si può trarre per induzione
logica una conclusione circa la sussistenza o meno del fatto da provarsi e se
la circostanza indiziante non è certa devono innanzitutto accertarla altri
elementi di prova. Si può fondare il giudizio di condanna, mancando prove
dirette, su indizi, che permettono un processo di induzione condotto con un
metodo rigorosamente logico e preciso dovendo la condanna essere la logica
conseguenza della corretta valutazione di quegli indizi, ritenuto che ove vi
siano più indizi in relazione al fatto da provarsi il giudice deve avere cura
di valutarli nel loro insieme e non isolatamente. Un giudizio può quindi
fondarsi su indizi, purché correlati logicamente nel loro insieme, ritenuto che
l’esistenza o meno di un fatto è provata quando il giudice ne è personalmente
convinto e meglio moralmente certo. In particolare, nei processi indiziari nella
valutazione della credibilità delle affermazioni di uno o più parti occorrerà
esaminare i fatti e le circostanze concrete, e meglio se tali affermazioni,
senza ispirarsi a motivi di odio o di rancore, appaiono e sono spontanee,
lineari, costanti, univoche e disinteressate. Un approfondito esame delle
differenti versioni tra le parti è il momento primo che il giudice deve porsi
sulla via dell’accertamento della verità. Questo metodo di valutazione è stato
più volte ribadito dal Tribunale federale (di seguito solo TF) con la
precisazione che, in assenza di riscontri oggettivi, la credibilità
dell’autore, rispettivamente dei testimoni, assurge a punto centrale della
valutazione delle prove, il tutto alfine di accertare, al di là di ogni dubbio
oggettivo, che i fatti si sono svolti in un determinato modo. Rilevanti, per la
valutazione delle opposte versioni, sono allora la linearità e la costanza nel
tempo delle versioni date, la loro logica intrinseca, la loro verosimiglianza e
la presenza o meno di indizi che ne supportino la verosimiglianza. A questo
proposito va rilevato che le dichiarazioni rese dalle parti vanno lette nel
loro insieme, tenuto conto del momento e dello stato d’animo in cui versavano
le parti al momento in cui esse sono state rese, evitando di estrapolare
singole parole od espressioni dal loro contesto e di dare loro delle semplici
interpretazioni letterali, spesso illusorie o fallaci;
b) il principio in dubio pro
reo (art. 10 cpv. 3 CPP) è conseguenza della presunzione d’innocenza (art. 10
cpv. 1 CPP) garantita dagli art. 32 cpv. 1 della Costituzione federale, 6 n. 2
della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà
fondamentali e 14 cpv. 2 Patti Onu II. Esso trova applicazione sia nell’ambito
della valutazione delle prove sia in quello della ripartizione dell’onere
probatorio. Riferito alla valutazione delle prove, esso significa che il
giudice non può dichiararsi convinto dell’esistenza di una fattispecie più
sfavorevole all’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) quando, secondo una valutazione
oggettiva del materiale probatorio, sussistano dubbi che i fatti si siano
svolti in quel modo. La massima non impone però che l’amministrazione delle
prove conduca ad una certezza assoluta di colpevolezza. Semplici dubbi astratti
e teorici, tuttavia, non sono sufficienti, poiché sono sempre possibili, né una
certezza assoluta può essere pretesa. Il principio è disatteso quando il
giudice, che dispone di un ampio potere di apprezzamento, avrebbe dovuto
nutrire, dopo un’analisi globale e oggettiva delle prove, rilevanti e
insopprimibili dubbi sulla colpevolezza dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP, DTF
127 I 38 nonché sentenze non pubblicate del TF 6B.203/2008 del 13.5.2008 e
1P.20/2002 del 19.4.2002). Il TF s’impone in quest’ambito un certo riserbo e
interviene unicamente qualora il giudice condanni l’accusato, nonostante che
una valutazione oggettiva delle risultanze probatorie implicasse la sussistenza
di manifesti, rilevanti e insopprimibili dubbi sulla sua colpevolezza (DTF
127 I 38 e 124 IV 86). Sotto questo profilo il principio in dubio pro reo (art.
10 cpv. 3 CPP) ha la stessa portata del divieto d’arbitrio (DTF 133 I
149 e 120 IA 31). Il giudice non incorre nell’arbitrio quando le sue
conclusioni, pur essendo opinabili, sono comunque sostenibili nel risultato (DTF
133 I 149, 132 III 209, 131 I 57, 129 I 217, 173 e 8). Una valutazione
unilaterale dei mezzi di prova viola per contro il divieto dell’arbitrio. Un
giudizio di colpevolezza può comunque poggiare, mancando prove materiali
inoppugnabili o riscontri peritali decisivi, su indizi atti a fondare il
convincimento del giudice (sentenza non pubblicata del TF 1P.20/2002 del
19.4.2002);
c) conformemente all’art. 10
cpv. 2 CPP il giudice valuta liberamente le prove secondo il convincimento che
trae dall’intero incarto. Il principio della libera valutazione delle prove
(art. 10 cpv. 2 CPP) non significa che i fatti possano venire accertati secondo
il buon volere del giudice o le soggettive sue convinzioni. Esso significa,
invece, che chi giudica non è vincolato a regole scritte o non scritte
riguardanti il valore delle prove, ma statuisce esclusivamente sulla scorta di
un esame coscienzioso, dettagliato e fondato su criteri oggettivi di tutti gli
elementi probatori agli atti e di tutte le circostanze a carico e a scarico,
senza altresì essere vincolato da norme sul valore probante astratto dei
diversi mezzi di prova (SCHMID, Schweizerische Strafprozessordnung
Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2009, art. 10 n. 4 e 5, VERNIORY,
Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2011, art. 10 n. 35 segg., BERNASCONI, Codice svizzero di
procedura penale Commentario, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 10 n.
15 e 16 nonché DTF 133 I 33 e 117 Ia 401). Il principio della libera
valutazione delle prove (art. 10 cpv. 2 CPP) significa che non vi è una
gerarchia dei mezzi di prova, ragion per cui, ad esempio, la deposizione di un
testimone (art. 162 segg. CPP) non ha di principio maggior valore probante di
quella di una persona informata sui fatti (art. 178 segg. CPP) o di quella
dello stesso imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) o di una parte lesa (sentenze non
pubblicate del TF 6B.936/2010 del 28.6.2011 e 6B.10/2010 del 10.5.2010). Il
giudice deve sempre formare il proprio convincimento unicamente sulla concreta
forza persuasiva, valutata in modo approfondito e oggettivo, di un determinato
mezzo di prova (HOFER, Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, Helbling Lichtenhahn, Basilea 2011, art. 10 n. 58 segg., SCHMID,
op. cit., art. 10 n. 5 e BERNASCONI, op. cit., art. 10 n. 23).
Nell’accertamento dei fatti e nella valutazione delle prove, di cui in sentenza
deve essere data congrua motivazione (sentenza non pubblicata del TF 6B.10/2010
del 10.5.2010), il giudice continua a disporre di un ampio potere di
appezzamento (DTF 129 I 8 e 118 Ia 28 nonché sentenza non pubblicata del
TF 6P.218/2006 del 30.3.2007);
d) la chiamata di correo è la
confessione che riguarda, oltre il chiamante, anche altre persone. Come ogni
confessione, la chiamata in correità è quindi soltanto un indizio e non una
prova, provenendo essa da una persona interessata e non libera. Secondo la
giurisprudenza, in assenza di prove certe, il giudice può fondare il proprio
convincimento su una serie di indizi valutati in modo logico, obiettivo e
coerente. Se, per definizione, un indizio da solo non può bastare poiché, preso
a sé stante, può essere interpretato in più modi, più elementi valutati nel
loro complesso e in modo rigoroso possono condurre ad escludere il ragionevole
dubbio e, quindi, possono costituire un valido fondamento del convincimento del
giudice (sentenza non pubblicata del TF 6P.37/2003 del 7.5.2003). Come gli
altri indizi, pertanto, la chiamata di correo va valutata dal giudice con
particolare rigore metodologico, ritenuto che ad essa va data maggiore o minore
valenza indiziante a dipendenza della sua costanza, del suo carattere
disinteressato, della sua univocità e della sua credibilità intrinseca,
quest’ultima da esaminare in funzione della logica interna e della
verosimiglianza dei fatti e delle circostanze addotte dal chiamante nonché
dalla generale sua credibilità in funzione della sua personalità e della sua
storia personale. Di seguito e come qualsiasi altro indizio, la chiamata di
correo deve essere supportata da elementi esterni, nel senso che il giudice,
valutandone nell’ambito del suo potere di apprezzamento la credibilità, deve
accertarsi che essa sia vestita, cioè che, inserendosi in una narrazione
completa, sia coerente con altri elementi, certi e convergenti, e perciò sia da
essi confortata. Se è necessario che gli elementi esterni a sostegno della
chiamata di correo siano indipendenti da essa, così da evitare che elementi
intrinseci alla stessa vengano usati per la sua conferma, non è per contro
necessario che l’elemento esterno abbia la dignità di una prova, perché se così
fosse la chiamata perderebbe di valore, né che si tratti di un elemento di
fatto, ritenuto che anche considerazioni logiche, espresse sulla scorta della
comune esperienza della vita, possono bastare, purché siano certe, a
corroborare una chiamata la cui attendibilità intrinseca è stata correttamente
accertata. Quando ne sia stata accertata l’attendibilità intrinseca e questa
sia stata confermata da elementi esterni così come sopra definiti, la chiamata
di correo assume valore di prova.
7. Giusta l’art. 140 n.
1 CP chi commette un furto usando violenza contro una persona, minacciandola di
un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o rendendola incapace
di opporre resistenza, è punito con una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19)
sino a dieci anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) non inferiore a
180 aliquote giornaliere, ritenuto come é punito con la stessa pena chi,
sorpreso in flagrante reato di furto, commette uno degli atti di coazione
menzionati sopra nell’intento di conservare la cosa rubata (art. 140 n. 1 cpv.
1 CP).
Questo reato, a differenza del furto (art. 139 n. 1 CP e cons. 9),
presuppone l’uso di una certa violenza esercitata sulla vittima (art. 116 segg.
CPP) alfine di vincerne l’effettiva resistenza, l’averla minacciata di un
pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale così come l’averla resa
incapace di opporre resistenza, ad esempio con la somministrazione di medicamenti
o di sostanze stupefacenti, il tutto per riuscire a sottrargli una cosa (DTF
133 IV 207). La rapina (art. 140 CP) non è quindi solo un reato contro il
patrimonio ma anche contro la libertà della persona ed è sanzionato più
severamente (DTF 107 IV 107). Correttamente la pubblica accusa ha
prospettato a IM 1 il reato di base e non quello aggravato per l’utilizzo di
un’altra arma pericolosa (art. 140 n. 2 CP) ritenuto come un coltello da cucina
non può essere qualificato come arma ai sensi dell’art. 4 cpv. 1 lett. c) della
LF sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni (di seguito solo LArm,
sentenza non pubblicata del TF 6B.756/2010 del 6.12.2010 dove un coltello da
cucina con una lama di 20 centimetri non è stata considerato altra arma
pericolosa ai sensi dell’art. 140 n. 2 CP) fermo restando poi come con
riferimento all’art. 4 cpv. 1 lett. d) LArm il TF ha già precisato come non può
essere considerato arma un arnese che, pur idoneo a ferire delle persone, non è
stato oggettivamente creato per tale scopo (DTF 129 IV 348 e sentenze
non pubblicate del TF 6B.756/2010 del 6.12.2010 e 6B.543/2010 del 29.11.2010).
Soggettivamente trattasi di un reato intenzionale (art. 12 cpv. 2 prima frase
CP, NIGGLI/RIEDO, Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn
Verlag, Basilea 2007, art. 140 n. 49, TRECHSEL/CRAMERI, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag
AG, Zurigo/San Gallo 2008, art. 140 n. 19, STRATENWERTH/WOHLERS, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Handkommentar, Stämpfli Verlag AG, Berna 2007, art. 140 n. 6)
ma il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è comunque sufficiente (CORBOZ, Les infractions en droit
suisse, Vol. I, Staempfli Editions SA, Berna 2010, art. 140 n. 10,
DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET/
BETTEX/STOLL, Code pénal, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2012, art.
140 n. 18 e DTF 133 IV 211).
8. Data pacificamente,
viste le risultanze istruttorie e dibattimentali (cons. 4a), la realizzazione
oggettiva e soggettiva del reato di rapina (art. 140 n. 1 cpv. 1 CP, cons. 7 e
VD all. 2 pag. 1 pto. 1.1), la Corte non ha avuto dubbio alcuno nel ritenere
che i fatti siano avvenuti così come raccontati da ACPR 1, alle cui
affermazioni quo alla refurtiva sottratta si ha pure creduto anche perché
documentata agli atti con le relative pezze giustificative (cons. 4a e 32a). A
suffragio di tale conclusione trovasi sufficiente ricordare come questo AP
(art. 118 segg. CPP e cons. 30) abbia sempre dato in merito al susseguirsi dei
vari eventi di quella sera (cons. 6a) dichiarazioni costanti, lineari, logiche
e, come tali, sicuramente credibili rispetto a quelle dell’imputato (art. 111
cpv. 1 CPP e AI 65 pag. 16, 17 e 19) che, in particolare, ma solo come esempi
principali delle sue bugie, ha prima negato di avergli somministrato una pastiglia
di Rivotril (pto. 1 dell’AA, doc. TPC 1 e PS IM 1 17.1.2013 pag. 5), poi, in
merito al suo uso del coltello, si è inventato il taglio e il consumo di un
frutto che nel monolocale non c’era (PS IM 1 17.1.2013 pag. 6 e PS ACPR 1
18.1.2013 pag. 2) per quindi sostenere di essere stato lui stesso vittima (art.
116 segg. CPP) di inesistenti molestie sessuali (art. 198 CP) da parte di ACPR
1 tanto che, nel seguito e proprio perché sapeva di non poter essere creduto da
alcuno, si è dovuto attivare per indurre rispettivamente tentare di indurre __________
e __________ a testimoniare il falso (nuovi pti 4.1 e 4.2 dell’AA, doc. TPC 1,
cons. 4c, 4d, 12 e 13 nonché VD all. 2 pag. 1 e 2 pti. 1.4, 1.4.1 e 1.4.2).
9. Giusta l’ art. 139 n.
1 CP è punito con una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19) sino a cinque anni
o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, per procacciare a sé o ad
altri un indebito profitto, sottrae al fine di appropriarsene una cosa mobile
altrui.
Dal profilo oggettivo occorre una cosa mobile altrui, che non sia
cioè senza padrone o in proprietà dell’autore (NIGGLI/RIEDO, op. cit., art.
139 n. 10, TRECHSEL/CRAMERI, op.
cit., vor art. 137 n. 2 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 139 n. 2, CORBOZ, op. cit., Vol. I, art.
139 n. 1, HURTADO POZO, Droit pénal, PS I, Schulthess Polygraphischer
Verlag, Zurigo 1997, art. 137 n. 683 segg., DUPUIS/GELLER/MONNIER/
MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., rem. prél aux art. 137
segg. n. 11 segg. e FAVRE/PELLET/STOUDMANN, Code pénal
annoté, Edition Bis & Ter, Losanna 2007, art. 139 n. 1.2). Il
comportamento dell’autore deve poi consistere nel sottrarre la cosa, vale a
dire nel privare il precedente possessore, contro la sua volontà, della facoltà
di disporre della cosa allo scopo di costituire sulla stessa un nuovo possesso
nella persona dell’autore o di un terzo (NIGGLI/RIEDO, op. cit., art.
139 n. 11 segg., TRECHSEL/CRAMERI, op. cit., art. 139 n. 3 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 139 n. 3 segg., CORBOZ, op. cit., Vol. I, art. 139 n. 2
segg., HURTADO POZO, op. cit., art. 139 n. 786 segg., DUPUIS/GELLER/
MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 139 n. 8 segg. e FAVRE/PELLET/STOUDMANN,
op. cit., art. 139 n. 1.4 segg.). Soggettivamente il reato presuppone coscienza
e volontà ai sensi dell’art. 12 cpv. 2 prima frase CP (NIGGLI/RIEDO, op.
cit., art. 139 n. 63 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 139 n.
7, HURTADO POZO, op. cit., art. 139 n. 794 segg. e DUPUIS/GELLER/
MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 139 n. 13) anche se
il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è sufficiente (CORBOZ,
op. cit., Vol. I, art. 139 n. 8).
10. Giusta l’art. 144 cpv.
1 CP chi deteriora, distrugge o rende inservibile una cosa altrui o su cui
grava un diritto d’uso o d’usufrutto a favore di altri, è punito, a querela di
parte (art. 30 segg. CP), con una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19) sino a
tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP).
Quo alle nozioni di deteriorare, distruggere o rendere inservibile
una cosa altrui si rinvia a WEISSENBERGER, Basler Kommentar, Strafrecht
II, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art. 144 n. 3 segg. e n. 19
segg., TRECHSEL/CRAMERI, op. cit.,
art. 144 n. 1 segg. e n. 3 segg., STRATENWERTH/
WOHLERS, op. cit., art. 144 n. 2 e 3, CORBOZ, op. cit., Vol. I, art.
144 n. 1 segg. e n. 11 segg. nonché DUPUIS/GELLER/
MONNIER/MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art.
144 n. 3 segg. e n. 11 segg., ricordato come il reato sia intenzionale
(art. 12 cpv. 2 prima frase CP, TRECHSEL/CRAMERI, op. cit., art. 144 n. 6) ma il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2
seconda frase CP) è comunque sufficiente (WEISSENBERGER, op. cit., art. 144 n. 47, STRATENWERTH/WOHLERS, op.
cit., art. 144 n. 4, CORBOZ, op. cit., Vol. I, art. 144
n. 23, DUPUIS/GELLER/MONNIER/
MOREILLON/PIGUET/BETTEX/STOLL, op. cit., art. 144 n. 16 e DTF 116 IV
145).
11. Premesso che anche in
relazione alle imputazioni di cui ai pti. 2 e 3 dell’AA (doc. TPC 1) l’imputato
(art. 111 cpv. 1 CPP) ha nuovamente dimostrato la sua tendenza al mendacio (AI
65 pag. 18), visto che la relativa sua ammissione sui fatti (cons. 4b), ma non
sulla refurtiva (cons. 5b), è avvenuta solo nel VI PP 6.3.2013 a pag. 3, la
Corte, richiamate le risultanze di cui al cons. 4b, non ha avuto dubbio alcuno
per condannare IM 1 per i reati di furto (art. 139 n. 1 CP, cons. 9 e VD all. 2
pag. 1 pto. 1.2) rispettivamente di danneggiamento (art. 144 cpv. 1 CP, cons.
10 e VD all. 2 pag. 1 pto. 1.3). Anche per la refurtiva la Corte ha
integralmente confermato l’AA (doc. TPC 1) sia a fronte della sostanziale non
credibilità dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) sia perché la stessa è stata
liquidata senza batter ciglio dall’ ACPR 3, __________ (di seguito solo ACPR 3)
alla sua assicurata ACPR 2 (AI 71, doc. TPC 2 nonché cons. 4b e 31).
12. In relazione ai nuovi
pti. 4.1 e 4.2 dell’AA (doc. TPC 1) si richiamano primariamente le nozioni di
reato tentato (art. 22 cpv. 1 CP), di istigazione (art. 24 CP) e di falsa
testimonianza (art. 307 CP):
a) giusta l’art. 22 cpv. 1 CP
chi, avendo cominciato l’esecuzione di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o di un
delitto (art. 10 cpv. 3 CP), non compie o compie senza risultato o senza
possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato
può essere punito con pena attenuata ai sensi dell’art. 48a cpv. 1 e 2 CP
(cons. 24).
La norma riunisce in una sola disposizione il reato tentato (art.
21 cpv. 1 CP previgente all’1.1.2007), il reato mancato (art. 22 cpv. 1 CP
previgente all’1.1.2007) ed il reato impossibile (art. 23 cpv. 1 CP previgente
all’1.1.2007). Ciò ricordato e nel rispetto del principio della legalità è
allora necessario stabilire i limiti tra l'atto preparatorio fondamentalmente
non punibile e l'inizio della perpetrazione del reato ed in quest’ottica, secondo
la vigente giurisprudenza, il reato tentato presuppone che l'agente abbia già
iniziato l'esecuzione di un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o di un delitto (art.
10 cpv. 3 CP), dove per esecuzione va intesa qualsiasi attività che, secondo il
piano ideato dall'agente, rappresentava l'ultimo e decisivo passo sulla strada
della realizzazione del reato, sul quale di regola più non si ritorna a meno
che circostanze esterne ne ostacolino o rendano impossibile la continuazione.
Incombe al giudice decidere, sulla scorta della personalità dell'agente e delle
circostanze del caso concreto, se questi, secondo il suo piano, abbia
oltrepassato o meno la soglia degli atti preparatori (JENNY, Basler
Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art. 23 n. 7
e art. 22 n. 7 segg., TRECHSEL/JEAN-RICHARD, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art.
22 n. 2 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 22 n. 1 segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN,
op. cit., art. 22 n. 1.2 segg., DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET,
Code pénal, PG, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2008, art. 22 n. 4 segg. e DTF
131 IV 100). Tale soglia non deve tuttavia precedere di molto tempo la
commissione dell'infrazione. In altre parole, l'inizio della perpetrazione del
reato esige degli atti prossimi all'infrazione tanto per il luogo che per il
momento (DTF 131 IV 100);
b) giusta l’art. 24 cpv. 1 CP
chi intenzionalmente (art. 12 cpv. 2 prima frase CP) determina altri a
commettere un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o un delitto (art. 10 cpv. 3 CP) è
punito, se il reato è stato commesso, con la pena applicabile all’autore
ritenuto che conformemente al cpv. 2 di questa norma chi tenta (art. 22 cpv. 1
CP e cons. 12a) di determinare altri a commettere un crimine (art. 10 cpv. 2
CP) incorre nella pena prevista per il tentativo (art. 22 cpv. 1 CP e cons. 12a)
di questo crimine (art. 10 cpv. 2 CP).
L’istigazione (art. 24 CP) consiste nel suscitare in una persona o
cerchia di persone definite la decisione di commettere un azione illecita (FORSTER,
Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art.
24 n. 12 segg., TRECHSEL/JEAN-RICHARD, op. cit., art. 24 n. 1, STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 24 n. 4, REHBERG/DONATSCH, Strafrecht I,
Verbrechenslehre, Schulthess Juristische Medien AG, Zurigo 2001, § 13 pag. 120
segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op.
cit., art. 24 n. 1.2 segg., DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op.
cit., art. 24 n. 3 segg. nonché DTF 124 IV 34 e 116 IV 1). La
decisione di agire dell’istigato deve derivare dall’incitamento
dell’istigatore, ragion per cui tra la decisione di commettere un reato e il
comportamento motivante dell’istigatore deve sussistere un nesso causale (TRECHSEL/JEAN-RICHARD,
op. cit., art. 24 n. 5, REHBERG/DONATSCH, op. cit., § 13 pag. 122 segg.
e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 24 n. 4). Non è però necessario che
l’istigatore abbia dovuto vincere la resistenza dell’istigato poiché la volontà
d’agire può essere indotta anche in chi è già predisposto all’atto, persino in
chi si offre per compiere un reato e questo fintanto che l’autore non sia
ancora risoluto a passare concretamente all’azione (DTF 116 IV 1). Non
vi è invece istigazione (art. 24 CP) se l’autore dell’atto aveva già deliberato
di compierlo. L’istigazione (art. 24 CP) implica un influsso di natura psichica
o intellettuale rivolta alla formazione dell’altrui volontà, ritenuto che ogni
comportamento idoneo a provocare la determinazione ad agire, quali un invito,
una proposta, una suggestione eventualmente anche una semplice richiesta,
possono costituire mezzi d’istigazione (art. 24 CP). Dal profilo soggettivo,
perché si abbia istigazione (art. 24 CP), ci vuole intenzionalità (art. 12 cpv.
2 prima frase CP), ancorché basti il dolo eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda
frase CP, FORSTER, op. cit., art. 24 n. 5, TRECHSEL/
JEAN-RICHARD, op. cit., art. 24 n. 6, STRATENWERTH/
WOHLERS, op. cit., art. 24 n. 5, REHBERG/DONATSCH, op. cit., § 13
pag. 125 segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 24 n. 1.4, DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/
PIGUET, op. cit., art. 24 n. 6 e DTF 116 IV 1). Occorre
quindi che l’istigatore abbia saputo e voluto, perlomeno previsto ed accettato,
che l’intervento da lui scelto era idoneo a determinare l’istigato a commettere
il reato (FORSTER, op. cit., art. 24 n. 3 segg. e DTF 128 IV 11).
L’istigazione (art. 24 CP) è perfezionata allorquando, determinata la volontà
dell’istigato a delinquere, questi ha perlomeno intrapreso il tentativo del
reato principale ritenuto che, in caso di commissione del reato istigato, la
legge commina all’istigatore la stessa pena applicabile all’autore del reato
principale (art. 24 cpv. 1 CP, FORSTER, op. cit., art. 24 n. 25, TRECHSEL/JEAN-RICHARD,
op. cit., art. 24 n. 8, STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 24 n. 7
nonché DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 24 n. 9 e 16) mentre che in caso di tentativo
(art. 22 cpv. 1 CP e cons. 12a) l’autore incorre nella pena prevista per il
tentativo (art. 22 cpv. 1 CP e cons. 12a) di questo crimine (art. 10 cpv. 2 CP,
FORSTER, op. cit., art. 24 n. 53 segg., TRECHSEL/JEAN-RICHARD,
op. cit., art. 24 n. 12, STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 24 n. 8
segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 24 n. 1.1 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/
PIGUET, op. cit., art. 24 n. 17 segg.);
c) giusta l’art. 307 cpv. 1 CP
è punito con una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19) sino a cinque anni o
con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi come testimonio in un
procedimento giudiziario fa sui fatti della causa una falsa deposizione
ritenuto che se il dichiarante ha prestato giuramento o ha promesso
solennemente di dire la verità, la pena è una pena detentiva (art. 40 CP e
cons. 19) sino a cinque anni o una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) non
inferiore a 180 aliquote giornaliere (art. 307 cpv. 2 CP) e che se la falsità
concerne fatti non influenti sulla decisione del giudice, la pena è una pena
pecuniaria (art. 34 segg. CP) sino a 180 aliquote giornaliere (art. 307 cpv. 3
CP).
Il bene giuridico che la norma in questione vuole
realmente garantire punendo la falsa testimonianza (art. 307 cpv. 1 CP) è la
corretta amministrazione della giustizia, più precisamente la corretta
amministrazione delle prove, il cui scopo è la ricerca della verità materiale (DELNON/RÜDY,
Basler Kommentar, Strafrecht II, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea
2007, art. 307 n. 5, TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, Schweizerisches
Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2008, art. 307 n. 1, STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 307 n.
1, DONATSCH/WOHLERS, Strafrecht IV, Delikte gegen die Allgemeinheit,
Schulthess Juristische Medien AG, Zurigo/Basilea/Ginevra 2004, § 102 pag. 423
segg., CORBOZ, op. cit., Vol. II, art. 307 n. 3 e CASSANI, Commentaire du droit pénal suiise,
Code pénal suisse, PS, Vol. 9, Crimes ou délits contre l’administration de la
justice, art. 303-311 CP, Editions Staempfli + Cie SA, Berna 1996, art. 307 n.
1). Si tratta di un reato di messa in pericolo astratto
che è adempiuto anche quando il giudice non ne è stato influenzato (CORBOZ,
op. cit., Vol. II, art. 307 n. 4, CASSANI, op. cit., art. 307 n. 5 e FAVRE/PELLET/STOUDMANN,
op. cit., art. 307 n. 1.1). Indirettamente, la disposizione protegge anche gli
interessi privati delle persone in causa, in quanto deve essere considerato
come leso anche colui che subisce un danno dalla commissione dell’infrazione (DELNON/RÜDY,
op. cit., art. 307 n. 7 e CORBOZ, op. cit., Vol. II, art. 307 n. 3). Il
reato può essere commesso, in qualità di autore o di coautore, solo dalle
persone indicate nel testo di legge (DELNON/RÜDY, op. cit., art. 307 n.
6, TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 307 n. 3, STRATENWERTH/WOHLERS,
op, cit., art. 307 n. 2 e CORBOZ, op.
cit., Vol. II, art. 307 n. 5 segg.). L’art. 307 CPS reprime dunque un delitto
propriamente puro in cui l’autore deve possedere necessariamente le qualità
riportate dalla legge (DTF 94 IV 1). Con espresso riferimento al
testimone il reato presuppone, dal profilo oggettivo, una sua deposizione in un
procedimento giudiziario conforme alle norme del diritto procedurale nonché un’affermazione
sui fatti di causa oggettivamente contraria alla verità e idonea, astrattamente
e a priori, ad influire sulla decisione del giudice. Dal profilo soggettivo il
reato esige che il testimonio abbia agito intenzionalmente, con coscienza e
volontà (art. 12 cpv. 2 prima frase CP), sapendo di dire cosa non vera. Il dolo
eventuale (art. 12 cpv. 2 seconda frase CP) è comunque sufficiente (DELNON/RÜDY,
op. cit., art. 307 n. 29, TRECHSEL/
AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., n. 307 n. 15, STRATENWERTH/
WOHLERS, op, cit., art. 307 n. 11, DONATSCH/WOHLERS, op. cit., § 102
pag. 430 segg., CORBOZ, op. cit., Vol.
II, art. 307 no 46 segg., CASSANI, op. cit., art. 307 n. 41 segg. e
sentenza non pubblicata del TF 6S.425/2004 del 28.1.2005). Occorre però che
nella coscienza del testimonio si sia configurato un rapporto di contraddizione
fra quanto da lui dichiarato e quanto a sua conoscenza (REP 1997 284 e
1968 309). Va inoltre rilevato che l’ignoranza e l’errore escludono il
dolo e che, di conseguenza, chi in buona fede depone il falso credendo di dire
il vero, non è punibile per falsa testimonianza (CORBOZ, op. cit., Vol.
II, art. 307 n. 47 e REP 1997
284).
13. E’ innegabile che con
il suo agire e le sue richieste d’aiuto ad __________ e __________ l’imputato
(art. 111 cpv. 1 CPP) ha indotto il primo rispettivamente tentato di indurre il
secondo a testimoniare il falso (cons. 4c e 4d) a suo vantaggio, pensando che
ciò, avallando la sua storiella di aver subito delle molestie sessuali (art.
198 CP) da parte di ACPR 1 (cons. 5a), potesse comportargli una possibile
riduzione della pena (PS __________ 13.2.2013 pag. 4) o addirittura la
scarcerazione (PS __________ 13.2.2013 pag. 7 e PP __________ 20.2.2013 pag.
2). E che i fatti, al di là delle negazioni di IM 1 (cons. 5c), siano avvenuti
così come indicato nell’AA (doc. TPC 1) ai nuovi pti. 4.1 e 4.2 lo evidenziano
Fatti
i confronti tra l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) e i due istigati (cons. 4c e
4d), realizzando così i presupposti oggettivi e soggettivi del reato di
istigazione alla falsa testimonianza consumata e tentata (art. 307 cpv. 1 CP in
relazione con gli art. 22 cpv. 1 e 24 CP, cons. 12 e VD all. 2 pag. 1 e 2 pti.
1.4, 1.4.1 e 1.4.2). Assolutamente non credibili, proprio in forza a tali
confronti, sono allora le dichiarazioni di IM 1 nel VD all. 1 pag. 3 I R (cons.
5c), il cui agire non può essere che fortemente stigmatizzato dal momento che,
per suo solo interesse, non ci ha pensato un solo istante prima di istigare
(art. 24 CP e cons. 12b) due altri detenuti affinché commettessero un nuovo
reato tra i più odiosi del CP proprio perché diretto contro l’amministrazione
della giustizia (cons. 12c), rischiando così di farli incappare in un’ulteriore
e nuova pena a loro danno (doc. TPC 15 e 17).
14. Giusta l’art. 19 cpv.
1 lett. c) LStup è punito con una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19) sino a
tre anni o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi, senza essere
autorizzato, procura in altro modo ad altri stupefacenti (ALBRECHT,
Kommentar zum schweizerischen Strafrecht, Sonderband
Betäubungsmittelstrafrecht, Stämpfli + Cie AG, Berna 1995, art. 19 n. 57 e CORBOZ,
op. cit., Vol. II, art. 19 LStup n. 39) ricordato come l’art. 8 cpv. 1 lett. d)
LStup, avente per nota marginale gli stupefacenti vietati, indichi che gli
stupefacenti con effetti tipo della canapa non possono essere coltivati,
importati, fabbricati o messi in commercio.
15. Giusta l’art. 19a n. 1
LStup chi, senza essere autorizzato, consuma intenzionalmente stupefacenti
oppure commette un’infrazione giusta l’art. 19 LStup per assicurarsi il proprio
consumo è punito con la multa (art. 106 cpv. 1 CP, cons. 28, ALBRECHT,
op. cit., art. 19a n. 12 segg. e CORBOZ, op. cit., Vol. II, art. 19 LStup
n. 119 segg.).
16. Giusta l’art. 115 cpv.
1 lett. b) LStr. è punito con una pena detentiva (art. 40 segg. CP) sino a un
anno o con una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) chi soggiorna illegalmente in
Svizzera, segnatamente dopo la scadenza della durata del soggiorno non
sottostante a permesso o del soggiorno autorizzato.
17. Non contestata la
realizzazione, sia in fatto che in diritto, delle tre imputazioni di infrazione
alla LStup (art. 19 cpv. 1 lett. c LStup, cons. 14 e VD all. 2 pag. 2 pto. 1.5),
di contravvenzione alla medesima legge (art. 19a n. 1 LStup, cons. 15 e VD all.
Considerandi
2.
pag. 2 pto. 1.6) e di infrazione alla LStr (art. 115 cpv. 1 lett. b LStr,
cons. 16 e VD all. 2 pag. 2 pto. 1.7), le cui condizioni di legge oggettive e
soggettive trovano riscontro nelle risultanze agli atti e nelle stesse
ammissioni dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP nonché cons. 4e, 4f, 4g e 5).
VII) Colpa, prognosi, pena
18.
Giusta l’art. 47 cpv.
1.
CP il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo conto della
vita anteriore e delle condizioni personali di lui oltre che dell’effetto che
la pena avrà sulla sua vita ritenuto che in base all’art. 47 cpv. 2 CP la colpa
del reo è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del
bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti nonché tenuto conto delle circostanze interne ed esterne,
secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o
la lesione.
Nella commisurazione della pena il giudice di merito fruisce di
ampia autonomia quando valuta l’importanza di ogni singolo fattore di
determinazione (DTF 122 IV 15) e le autorità superiori intervengono solo
ove la sanzione si ponga al di fuori del quadro edittale, si fondi su criteri
estranei all’art. 47 CP, disattenda elementi di valutazione prescritti da
quest’ultima norma oppure appaia esageratamente severa o esageratamente mite al
punto di denotare eccesso o abuso di potere (DTF 129 IV 6, 128 IV 73 e
127.
IV 10). Quanto ai criteri determinanti per commisurare la pena, la gravità
della colpa è e resta elemento fondamentale, così come lo era anche sotto
l’egida del previgente art. 63 CP (STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art.
47.
n. 4). L’art. 47 cpv. 1 CP, in vigore dall’1.1.2007, stabilisce
esplicitamente che il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore tenendo
conto della vita anteriore e delle condizioni personali di lui, nonché
dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il legislatore ha in sostanza
aggiunto la necessità di prendere in considerazione l’effetto che la pena avrà
sulla vita a venire del condannato, codificando la giurisprudenza secondo la
quale il giudice può ridurre una pena apparentemente adeguata alla colpa del
reo se le conseguenze sulla sua esistenza futura appaiono eccessivamente severe
(DTF 128 IV 73, 127 IV 97 e sentenza non pubblicata del TF 6B.14/2007
del 17.4.2007). Questi aspetti di prevenzione speciale permettono tuttavia solo
delle riduzioni marginali, la pena dovendo sempre essere adeguata alla colpa,
il giudice non potendo ad esempio esentare da pena il reo in caso di delitti (art.
10.
cpv. 3 CP) gravi (STRATENWERTH, Schweizerisches Strafrecht, Strafen
und Massnahmen, Stämpfli Verlag AG, Berna 2006, § 6 n. 72 e STRATENWERTH/
WOHLERS, op. cit., art. 47 n. 17 e 18). Per valutare la gravità della colpa
ai sensi dell’art. 47 cpv. 2 CP entrano in considerazione svariati fattori: le
circostanze che hanno indotto il soggetto ad agire, il movente, l’intensità del
proposito o la gravità della negligenza, il risultato ottenuto, l’eventuale
assenza di scrupoli, il modo di esecuzione del reato, l’entità del pregiudizio
arrecato volontariamente, la durata o la reiterazione dell’illecito, il ruolo
avuto in seno a una banda, la recidiva, le difficoltà personali o psicologiche,
il comportamento tenuto dopo il reato (collaborazione, pentimento, volontà di
emendamento, DTF 129 IV 6, 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Vanno
inoltre considerati, sempre secondo la citata giurisprudenza, la situazione
familiare e professionale dell’autore, l’educazione da lui ricevuta e la
formazione seguita, l’integrazione sociale, gli eventuali precedenti penali e
la reputazione in genere (DTF 124 IV 44, 117 IV 112 e 116 IV 288). Non
va trascurata nemmeno la sensibilità personale all’espiazione della pena in
relazione allo stato di salute, all’età, agli obblighi familiari, alla
situazione professionale ed ai rischi di recidiva (DTF 102 IV 231 nonché
sentenze non pubblicate del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007,6P.152/2005 del 15.2.2006
e 6S.163/2005 del 26.10.2005). In tutto questo insieme di
circostanze il TF ha più volte detto che esigenze di prevenzione generale
svolgono solo un ruolo di secondo ordine (DTF 118 IV 342). Per il resto
va rilevato che il principio della parità di trattamento assume rilievo solo in
casi eccezionali, nelle rare ipotesi in cui pene determinate in modo di per sé
conforme all’art. 47 CP diano luogo ad un’obiettiva disuguaglianza, fermo
restando come il confronto tra casi concreti suole invece essere infruttuoso,
ogni fattispecie dovendo essere giudicata in base alle sue individualità
soggettive e oggettive (DTF 124 IV 44, 123 IV 150, 120 IV 144 e 116 IV
292).
19.
Giusta l’art. 40 CP la
durata della pena detentiva è di regola di almeno sei mesi, la durata massima è
di venti anni, rispettivamente a vita se la legge lo dichiara espressamente (BRÄGGER,
Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 40 n. 1
segg, TRECHSEL/
KELLER, Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, Dike, Zurigo/San
Gallo 2008, art. 40 n. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 40 n. 1 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 40 n. 6 segg.).
20.
Giusta l’art 42 cpv. 1
CP il giudice sospende di regola l’esecuzione di una pena pecuniaria (art. 34
segg. CP), di un lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di una pena
detentiva (art. 40 CP e cons. 19) di sei mesi a due anni se una pena senza
condizionale non sembra necessaria per trattenere l’autore dal commettere nuovi
crimini o delitti (SCHNEIDER/GARRÈ, Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 42 n. 1 segg. e DUPUIS/
GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art.
42.
n. 9 segg.). Se, nei cinque anni prima del reato, l’autore è stato
condannato a una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19) di almeno sei mesi, con
o senza condizionale, o a una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) di almeno 180
aliquote giornaliere, la sospensione è possibile soltanto in presenza di
circostanze particolarmente favorevoli (art. 42 cpv. 2 CP, SCHNEIDER/
GARRÈ, op. cit., art. 42 n. 81 segg. e DUPUIS/GELLER/
MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 n.
16.
segg.). La concessione della sospensione condizionale può essere rifiutata
anche perché l’autore ha omesso di riparare il danno contrariamente a quanto si
poteva ragionevolmente pretendere da lui (art. 42 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ,
op. cit., art. 42 n. 92 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 n. 24 segg.). Oltre alla pena
condizionalmente sospesa il giudice può infliggere una pena pecuniaria (art. 34
segg. CP) senza condizionale oppure una multa ai sensi dell’art. 106 CP (art.
42.
cpv. 4 CP e cons. 28, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 42 n. 94 segg.
e DUPUIS/GELLER/MONNIER/
MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 n. 27 segg.).
Mentre il vecchio diritto richiedeva una prognosi favorevole sulla
presumibile futura condotta dell’imputato, secondo il nuovo diritto è
determinante la mancanza di prognosi sfavorevole. In questo modo, riservati i
casi previsti dall’art. 42 cpv. 2 e 3 CP, si è voluto tenere conto
dell’orientamento giurisprudenziale che, constatata l’impossibilità di fare
previsioni positive più o meno sicure sul presumibile comportamento futuro del
condannato, ha ammesso la prognosi favorevole in assenza di indizi concreti
che, valutati nel loro complesso, vi si opponessero, come ad esempio il
pericolo di recidiva. Al riguardo l’art. 42 cpv. 1 CP richiede una sorta di
doppio pronostico: la previsione sul comportamento futuro del condannato in
caso di sospensione condizionale della pena come pure la previsione sul suo
comportamento futuro in caso di espiazione della pena, ritenuto che, a
quest’ultimo riguardo, il giudice ordinerà l’esecuzione della pena soltanto nel
caso in cui ci si deve indubbiamente attendere che l’autore non si farà
condizionare in alcun modo positivamente dall’effettiva esecuzione della
sanzione (STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 42 n. 9). Per costante
giurisprudenza le condizioni soggettive previste dall’art. 42 CP per la
concessione della sospensione condizionale integrale della pena si applicano
pure alla sospensione condizionale parziale ex art. 43 CP (DTF 134 IV
1). Devono in particolare essere considerate condizioni soggettive quelle
previste all’art. 42 cpv. 2 CP (DTF 134 IV 1 e sentenze non pubblicate
del TF 6B.390/2010 del 2.7.2010 e 6B.812/2009 del 18.2.2010). L’art. 42 cpv. 2
CP esclude la concessione della sospensione integrale o parziale della pena
salvo nel caso in cui siano presenti delle circostanze particolarmente favorevoli,
ovvero situazioni tali da ribaltare la presunzione di pronostico negativo
legata all’esistenza del precedente penale (DTF 134 IV 1 e sentenze non
pubblicate del TF 6B.244/2010 del 4.6.2010 e 6B.492/2008 del 19.2009).
Contrariamente a quanto è la regola in materia di sospensione condizionale
della pena, nel caso dell’art. 42 cpv. 2 CP non è più presunta l’assenza di una
prognosi negativa (DTF 134 IV 1 e sentenza non pubblicata del TF
6B.492/2008 del 19.5.2009). Per circostanze particolarmente favorevoli si
intendono quelle che escludono o annullano il valore peggiorativo della
prognosi insito nella condanna precedente (sentenza non pubblica del TF
6B.492/2008 del 19.5.2009), così che in questi casi la concessione della
sospensione può entrare in considerazione soltanto se vi sono elementi esterni
determinanti che, valutati nel loro complesso, fanno ragionevolmente supporre
che il condannato si emenderà (sentenze non pubblicate del TF 6B.812/2009 del
18.2.2010
e 6B.492/2008 del 19.5.2009). Il giudice deve pertanto esaminare se
vi sono circostanze particolarmente favorevoli che relativizzano la valenza
negativa del precedente che è, di principio, indiziante della possibilità della
commissione di nuovi reati. In questa valutazione può diventare determinante,
ad esempio, il fatto che l’infrazione da giudicare non ha alcun rapporto con
l’infrazione anteriore o un importante e positivo mutamento delle condizioni di
vita del condannato (DTF 134 IV 1 e sentenza non pubblicata del TF
6B.492/2008 del 19.5.2009). In sintesi il condannato deve presentare malgrado
il precedente solide garanzie di non reiterazione del reato nel caso in cui gli
fosse concessa la sospensione condizionale (sentenza non pubblicate del TF
6B.244/2010 del 4.6.2010). Quando la precedente condanna è stata inflitta
all’estero, essa deve essere presa in considerazione se è conforme ai principi
del diritto svizzero per quanto riguarda la punibilità di un determinato
comportamento, la misura della pena erogata e la conformità procedurale (sentenza
non pubblicata del TF 6B.244/2010 del 4.6.2010). Questa riserva si avvicina a
quella dell’ordine pubblico e quindi non è necessario che il giudice estero
statuisca come quello svizzero essendo sufficiente che la condanna estera non
urti dei principi generali di diritto penale riconosciuti in Svizzera. Essa non
deve dunque sanzionare un comportamento che è inopportuno reprimere, non deve
comminare una pena sproporzionata e non deve essere stata inflitta al termine
di un procedimento irregolare (sentenza non pubblicata del TF 6B.244/2010 del
4.6
).
21.
Giusta l’art. 43 cpv. 1 CP il giudice può sospendere parzialmente
l’esecuzione di una pena pecuniaria (art. 34 segg. CP), di un lavoro di
pubblica utilità (art. 37 segg. CP) o di una pena detentiva (art. 40 CP e cons.
19) di uno a tre anni se necessario per tenere sufficientemente conto della
colpa dell’autore (SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 43 n. 3 segg.,
TRECHSEL/STÖCKLI, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar,
Dike, Zurigo 2008, art. 43 n. 3 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 43 n. 4 segg.). La parte da
eseguire non può eccedere la metà della pena (art. 43 cpv. 2 CP, SCHNEIDER/GARRÈ,
op. cit., art. 43 n. 19, TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit., art.
43.
n. 6 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 43 n. 8 segg.). In caso di
sospensione parziale dell’esecuzione della pena detentiva (art. 40 CP e cons.
19), la parte sospesa e la parte da eseguire devono essere di almeno sei mesi.
Le norme sulla concessione della liberazione condizionale (art. 86 CP) non sono
applicabili alla parte di pena da eseguire (art. 43 cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ,
op. cit., art. 43 n. 20, TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit., art.
43.
n. 7 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 42 n. 11).
Secondo giurisprudenza prima di determinarsi
sull’incidenza della colpa (art. 47 CP e cons. 18) nella determinazione della
parte di pena da espiare, rispettivamente da porre al beneficio della
sospensione condizionale, il giudice deve verificare che contro l’autore non si
possa formulare una prognosi sfavorevole sulla sua futura condotta ex art. 42
cpv. 1 CP (cons. 20). L’art. 43 CP, che regola la sospensione condizionale
parziale della pena, trova infatti il suo punto di riferimento nella colpa
dell’autore (art. 47 CP e cons. 18) e non può perciò essere usato per formulare
prognosi poco chiare. In altre parole e detto ancor più semplicemente il
primo presupposto per la concessione di una condizionale parziale è costituito
dall’assenza di prognosi negativa.
22.
Giusta l’art. 44 cpv.
1.
CP se il giudice sospende del tutto (art. 42 CP e cons. 20) o in parte (art.
43.
CP e cons. 21) l’esecuzione della pena, al condannato è impartito un periodo
di prova da due a cinque anni (SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 44 n. 1
segg., TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit., art. 44 n. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 44 n. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 44 n. 1 segg.), ritenuto come il giudice debba
spiegargli l’importanza e le conseguenze della sospensione condizionale (art.
44.
cpv. 3 CP, SCHNEIDER/GARRÈ, op. cit., art. 44 n. 39 segg., TRECHSEL/STÖCKLI,
op. cit., art. 44 n. 8, STRATENWERTH/WOHLERS, op.
cit., art. 44 n. 6 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 44 n. 8 segg.).
23.
Giusta l’art. 46 cpv.
1.
CP se durante il periodo di prova (art. 44 cpv. 1 CP e cons. 22) il
condannato commette un crimine (art. 10 cpv. 2 CP) o un delitto (art. 10 cpv. 3
CP) e vi è pertanto da attendersi che egli commetterà nuovi reati, il giudice
revoca la sospensione condizionale. Può modificare il genere della pena per
pronunciare nell’ambito della nuova pena una pena unica in applicazione
analogica dell’articolo 49 CP (cons. 25). Può tuttavia pronunciare una pena
detentiva (art. 40 CP e cons. 19) senza condizionale soltanto se la pena unica
è di almeno sei mesi o se risultano adempiute le condizioni di cui all’articolo
41.
CP (SCHNEIDER/GARRÈ, op, cit., art. 46 n. 4 segg., TRECHSEL/STÖCKLI,
op, cit., art. 46 n. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 46 n. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 46 n. 2 segg.).
24.
Giusta l’art. 48a cpv.
1.
CP se il giudice attenua la pena non è vincolato alla pena minima comminata (WIPRÄCHTIGER,
Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 48a n.
1.
segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art. 48a n. 1 e 2, STRATENWERTH/WOHLERS,
op. cit., art. 48a n. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET,
op. cit., art. 48a n. 1 segg.) e può pronunciare, conformemente al cpv. 2 di
detta norma, una pena di genere diverso da quello comminato ma è vincolato al
massimo e al minimo legali di ciascun genere di pena (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,
op. cit., art. 48a n. 2 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/
MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 48a n. 3 segg.).
25.
Giusta l’art. 49 cpv.
1.
CP se per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione
di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena
prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può
tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed é in
ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena (ACKERMANN,
Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2007, art.
49.
n. 33 segg., TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op. cit., art.
49.
n. 7 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 49 n. 1, STOLL,
Commentaire Romande, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 49 n. 78 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op.
cit., art. 49 n. 5 segg.).
26.
Giusta l’art. 50 CP se
la sentenza deve essere motivata il giudice vi espone anche le circostanze
rilevanti per la commisurazione della pena e la loro ponderazione.
Ciò significa che il giudice deve esporre, nella sua decisione,
gli elementi essenziali relativi all’atto e all’autore che prende in
considerazione in modo che si possa constatare che tutti gli aspetti pertinenti
sono stati considerati e come sono stati apprezzati, sia in senso attenuante
che aggravante. Il giudice di merito può passare sotto silenzio gli elementi
che, senza abuso o eccesso di apprezzamento, gli appaiono senza importanza o di
peso trascurabile. La motivazione deve giustificare la pena pronunciata,
permettendo di seguire il ragionamento del giudice, il quale non è tuttavia
tenuto ad esprimere in cifre o in percentuali l’importanza che egli attribuisce
ad ognuno degli elementi che menziona (TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN, op.
cit., art. 50 n. 2 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op cit., art. 50 n. 2, QUELOZ/HUMBERT,
Commentaire Romand, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 50 n. 15 segg., DTF
127.
IV 101 e sentenza non pubblicata del TF 6B.14/2007 del 17.4.2007). Un mero
elenco di elementi pro e contro l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) non è comunque
sufficiente (WIPRÄCHTIGER, op. cit., art. 50 n. 7 segg. e sentenza non
pubblicata del TF 6S.390/2005 del 27.2.2005) in quanto deve giustificare la
pena inflitta in modo da permetterne la verifica ed anzi, più la pena è
rigorosa, più la motivazione deve essere completa, soprattutto qualora, pur
mantenendosi nei limiti edittali, la sanzione appaia complessivamente molto
severa.
27.
Giusta l’art. 51 CP il
giudice computa nella pena il carcere preventivo scontato nell’ambito del
procedimento in atto o di un altro procedimento. Un giorno di carcere
corrisponde ad una aliquota giornaliera di pena pecuniaria (art. 34 segg. CP) o
a quattro ore di lavoro di pubblica utilità (art. 37 segg. CP, TRECHSEL/AFFOLTER-EIJSTEN,
op. cit., art. 51 n. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op cit., art. 51 n.
1, JEANNERET, Commentaire Romand, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2009,
art. 51 n. 1 segg. e DUPUIS/GELLER/MONNIER/
MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 51 n. 2 segg.).
28.
Giusta l’art. 106 cpv.
1.
CP se la legge non dispone altrimenti il massimo della multa è di diecimila
fr. (HEIMGARTNER, Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2007, art. 106 n. 4 segg, TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit., art. 106
n. 1, STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 106 n. 2 e DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 106 n. 1 segg.), ritenuto che, conformemente al
cpv. 2 di questa norma, in caso di suo mancato pagamento per colpa dell’autore
il giudice ordina nella sentenza una pena detentiva (art. 40 CP e cons. 19)
sostitutiva da un minimo di un giorno a un massimo di tre mesi (HEIMGARTNER,
op. cit., art. 106 n. 8 segg, TRECHSEL/STÖCKLI, op. cit., art. 106 n. 2,
STRATENWERTH/WOHLERS, op. cit., art. 106 n. 3 e DUPUIS/
GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET, op. cit., art. 106 n.
4.
segg.).
29.
Che la colpa di IM 1 sia
oggettivamente grave sotto ogni punto di vista è oltremodo evidente. Pochi
giorni dopo la commissione dei reati di cui ai pti. 2 e 3 dell’AA (doc. TPC 1,
cons. 4b, 9, 10 e 11 nonché VD all. 2 pag. 1 pto. 1.2 e 1.3) egli non ha avuto
il benché minimo rimorso nel rapinare (art. 140 n. 1 cpv. 1 CP, cons. 4a, 7 e 8
nonché VD all. 2 pag. 1 pto. 1.1) ACPR 1 che invece, fidandosi di lui, l’aveva
accolto nel suo monolocale con fraterna amicizia e compassione. Partendo da
questo dato di fatto la Corte è stata particolarmente colpita dall’efferatezza
dell’agire dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CP), che non solo ha somministrato
alla vittima (art. 116 segg. CPP) un medicamento contenente della
benzodiazepina (pto. 1 dell’AA, doc. TPC 1 e cons. 4a), infischiandosi totalmente
delle possibili conseguenze, teoricamente anche gravi, alla salute dell’ingenuo
ospitante, ma nel seguito degli eventi, l’ha poi ulteriormente colpito con
violenza all’arcata sopraccigliare destra (cons. 4a) e derubato di tutti i suoi
pochi averi di valore. E non contento di ciò, in carcere, invece di ravvedersi
o perlomeno riflettere su quanto già fatto, ha commesso un altro grave reato,
quanto mai odioso (cons. 13) come quello di ripetuta istigazione alla falsa
testimonianza consumata e tentata (art. 307 cpv. 1 CP in relazione con gli art.
22.
cpv. 1 e 24 CP, cons. 4c, 4d, 12a 12b, 12c e 13 nonché VD all. 2 pag. 1 e 2
pti. 1.4, 1.4.1 e 1.4.2) che, nell’ottica della colpa e della sua personalità
(art. 47 CP e cons. 18), colpisce tanto quanto quello di cui al pto. 1 dell’AA
(doc. TPC 1), perché evidenzia e manifesta il suo totale egoismo e completo
disinteresse per le più elementari regole sociali e del diritto penale, visto
che, ma solo per mero lucro e nella speranza di poter così alleggerire la sua posizione
processuale, non ci ha pensato neanche un attimo a far vivere ad un improvvido,
moderno samaritano un’esperienza traumatica cui ACPR 1 avrebbe fatto volentieri
a meno rispettivamente a far correre il rischio di incappare in una nuova pena
a due persone già in disgrazia poiché in carcere. Già pluricondannato in __________
(AI 9, doc. TPC 16 e cons. 2), la sua condanna __________ del 29.5.2012 (AI 34,
39.
e 40 nonché cons. 2) gli comporta una recidiva specifica per il reato di
furto (art. 139 n. 1 CP, cons. 9 e 11 nonché VD all. 2 pag. 1 pto. 1.2) e
richiama espressamente l’applicazione dell’art. 42 cpv. 2 CP (cons. 20), da cui
la totale assenza di circostanze particolarmente favorevoli ai sensi di legge e
quindi la conclusione di una sua prognosi assolutamente negativa. Prognosi che
è assolutamente negativa già solo perché da tempo soggiornante illegalmente in
Svizzera in urto ad un divieto d’entrata valido sino al 19.3.2022 (AI 68 e
cons. 2) e a due decisioni di non entrata in materia relative a sue pregresse
richieste d’asilo (AI 61 e cons. 2), senza lavoro né alcuna intenzione di
veramente cercarlo e, quindi, senza la benché minima prospettiva per un
possibile suo valido reinserimento nel nostro tessuto sociale. E questa
conclusione non è assolutamente modificata dall’avvenuta nascita il 15.3.2013
di __________ (cons. 2) non essendoci più alcun fondato e costruttivo legame
affettivo con la di lui madre, la quale giustamente, ma solo per colpa e puro
egoistico lassismo dello stesso imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), l’ha messo alla
porta a fine dicembre 2012 (PS Heitz 24.1.2013, Herzig-Wanfak 28.1.2013 e __________
28.1.2013
nonché cons. 2). Da ciò si ha come l’odierna condanna non possa che
essere interamente espiativa (art. 42 e 43 CP nonché cons. 20 e 21) e che,
richiamato l’art. 46 cpv. 1 seconda frase CP (cons. 23), è da considerarsi
quale pena unica (DTF 137 IV 249 e 134 IV 241) con quella di cui al DA
12.10.2012
del MP del Canton Ticino (AI 9, doc. TPC 16 e cons. 2) avendo egli
nuovamente delinquito durante il periodo di prova (art. 44 cpv. 1 e 46 cpv. 1
CP nonché cons. 22 e 23). Per la commisurazione della sua pena (art. 47 CP e
cons. 18) la Corte ha comunque tenuto conto, quali attenuanti generiche, della
sua bassa scolarità (cons. 2), del suo precedente non facile vissuto (cons. 2),
della sua consolidata conoscenza, così come correttamente definita dalla
difesa, della “scuola della strada” (VD pag. 3), della sua ancora
giovane età al momento dei fatti essendo nato il 5.4.1988 (cons. 2), del suo
riconoscimento, anche se mai reso spontaneamente ma in modo claudicante e a
denti sempre stretti, della maggior parte dei reati prospettatigli (cons. 4b,
4e, 4f, 4g e 5), della circostanza che l’imputazione di cui al nuovo pto. 4.2
dell’AA (doc. TPC 1) sia stata solo tentata (art. 22 cpv. 1 CP e cons. 12a) da
cui l’applicabilità dell’art. 48a CP (cons. 24) e, per finire, del fatto che
l’odierna pena comporti un suo relativamente lungo periodo di incarcerazione e
distacco dal figlio, la cui imminente nascita (cons. 2) non gli aveva comunque
impedito, nei mesi di gennaio e febbraio del 2013, di commettere i gravi reati
di cui ai pti. da 1 a 4 dell’AA (doc. TPC 1), dimostrando così di non avere, se
mai l’ha avuto, il benché minimo senso di responsabilità come uomo e come
futuro novello padre. Ciò posto e tutto ben ponderato, richiamato il concorso
di reati (art. 49 cpv. 1 e cons. 25), la Corte ha condannato IM 1 alla pena
detentiva (art. 40 CP e cons. 19) da espiare di 2 anni e 8 mesi a valere, in
relazione al DA del 12.10.2012 del MP del Canton Ticino (AI 9, doc. TPC 16 e
cons. 2), quale pena unica ai sensi dell’art. 46 cpv. 1 seconda frase CP (cons.
23), con computo del carcere preventivo sofferto (art. 51 CP, cons. 27 e VD
all. 2 pag. 2 pto. 2.1). Parallelamente e sulla scorta della sua condanna al
reato di contravvenzione alla LStup (cons. 4f, 5, 15 e 17 nonché VD all. 2 pag. 2 pto. 1.6), l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) è stato parimenti condannato al
pagamento di una multa (art. 106 cpv. 1 CP, cons. 28 e sentenza non pubblicata
del TF 6B.867/2010 del 19.7.2011) di fr. 300.- con l’avvertenza che in caso di
mancato pagamento per colpa sarà sostituita con una pena detentiva (art. 40 e
cons. 19) di 3 giorni (art. 106 cpv. 2 CP, cons. 28 e VD all. 2 pag. 2 pto. 2.2).
VIII) Le pretese di diritto
civile
30.
Giusta l’art. 122 cpv.
1.
CPP il danneggiato (art. 115 cpv. 1 CPP) può, in veste di AP (art. 118 segg.
CPP), far valere in via adesiva nel procedimento penale pretese di diritto
civile desunte dal reato (SCHMID, op. cit., art. 122 n. 1 segg., DOLGE,
Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn
Verlag, Basilea 2011, art. 122 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ, Commentaire
Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn, Basilea 2011,
art. 122 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, Codice svizzero di procedura
penale Commentario, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 122 n. 1 segg.)
ricordato che è AP (art. 118 segg. CPP) il danneggiato (art. 115 cpv. 1 CPP)
che dichiara espressamente a un’autorità di perseguimento penale, per scritto o
oralmente a verbale, ma al più tardi alla conclusione della procedura
preliminare, di voler partecipare al procedimento penale con un’azione penale,
con la quale può chiedere il perseguimento e la condanna del responsabile del
reato, rispettivamente o anche solo con un’azione civile, con la quale può far
valere in via adesiva delle pretese di diritto privato desunte dal reato (art.
118.
cpv. 1 e 3 nonché 119 CPP, SCHMID, op. cit., art. 118 n. 1 segg. ed
art. 119 n. 1 segg., MAZZUCCHELLI/POSTIZZI, Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn Verlag, Basilea 2011, art. 118 n. 1
segg. ed art. 119 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 118 n. 1
segg. ed art. 119 n. 1 segg. nonché GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art.
118.
n. 1 segg. ed art. 119 n. 1 segg.), fermo restando come, in quest’ultimo
caso, la pretesa fatta valere deve per quanto possibile essere quantificata
nella dichiarazione scritta o verbale di cui all’art. 119 cpv. 1 CPP e
succintamente motivata per scritto, ma al più tardi in sede d’arringa (346 cpv.
1.
lett. b CPP), indicando i mezzi di prova invocati (art. 123 cpv. 1 e 2 CPP, SCHMID,
op. cit., art. 123 n. 1 segg., DOLGE, op. cit., art. 123 n. 1 segg., JEANDIN/MATZ,
op. cit., art. 123 n. 1 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 123
n. 1 segg.). Il giudice pronuncia sull’azione civile promossa in via adesiva
(art. 122 segg. CPP) se, in particolare, dichiara colpevole l’imputato (art.
111.
cpv. 1 e 126 cpv. 1 lett. a CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 1
segg., DOLGE, op. cit., art. 126 n. 12 segg., JEANDIN/MATZ, op.
cit., art. 126 n. 5 segg. e GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 126 n. 4
segg.) anche se può rinviare il richiedente al foro civile se l’AP (art. 118
segg. CPP) non ha sufficientemente quantificato o motivato la sua azione (art.
126.
cpv. 2 lett. b CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 10 segg., DOLGE,
op. cit., art. 126 n. 36 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 126 n. 21 e
GALLIANI/MARCELLINI, op. cit., art. 126 n. 16) ricordato che qualora il
giudizio completo sulle pretese civili comportasse un onere sproporzionato può
limitarsi a pronunciare sulle stesse una decisione di principio, rinviando per
il resto al foro civile anche se, per quanto possibile, le pretese di esigua
entità dovrebbero essere giudicate interamente in sede penale (art. 126 cpv. 3
CPP, SCHMID, op. cit., art. 126 n. 15 segg., DOLGE, op. cit., art.
126.
n. 44 segg., JEANDIN/MATZ, op. cit., art. 126 n. 24 segg. e GALLIANI/MARCELLINI,
op. cit., art. 126 n. 19 segg.).
31.
Con istanza 7.5.2013 ACPR
3.
ha richiesto il risarcimento dell’importo di fr. 9'787.90 pari alla somma
liquidata alla sua assicurata ACPR 2 e meglio fr. 1'480.- per gli effetti
personali dichiarati per rubati (pto. 2 dell’AA e doc. TPC 1) e fr. 8'307.90
per la riparazione del veicolo (pto. 3 dell’AA, AI 67 e 71, doc. TPC 1 e 2, VD all. 1 pag. 4 VII R e art. 121 cpv. 2 CPP). Richiamati
i cons. 4b e 5, la condanna di IM 1 per i pti. 2 e 3 dell’AA (doc. TPC
1, art. 126 cpv. 1 lett, a CPP, VD all. 2 pag. 1 pti. 1.2 e 1.3 nonché cons.
11) e la documentata liquidità della pretesa (AI 71, doc. TPC 2, art. 126 cpv.
2.
lett. b CPP e cons. 4b), l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) è stato condannato
a versare ACPR 3 la somma di fr. 9'787.90 a titolo di risarcimento danni (AI 71, doc. TPC 2 nonché VD all. 2 pag. 2 pti 3 e 3.2).
32.
Con istanze 28.5.2013 (doc.
TPC 19), 3.9.2013 (doc. TPC 22) e 4.9.2013 (VD pag. 3 e all. 1 pag. 4 nonché
doc. DIB. 2) l’avv. RAAP 1 (di seguito solo RAAP 1), patrocinatore d’ufficio
(art. 136 segg. CPP) di ACPR 1 dal 29.3.2013 (AI 57), ha chiesto che IM 1
venisse condannato al versamento di fr. 3'758.90 a titolo di risarcimento danni, di fr. 4'000.- per torto morale oltre che delle relative
spese legali in forza alle sue note del 28.5.2013 (doc. TPC 19 e 22 nonché doc.
DIB. 2) e del 3.9.2013 (doc. TPC 22 e doc. DIB. 2). La Corte, tenuto conto
delle risultanze istruttorie e dell’esito dibattimentale ha deciso quanto
segue:
a) risarcimento del danno
materiale
la Corte ha ricondotto il riconosciuto danno materiale a soli fr.
3'400.- (VD all. 2 pag. 2 pti. 3 e 3.1) rispetto ai richiesti fr 3'758.90 (doc.
DIB. 2 e cons. 4a) nella misura in cui, da una parte, è solo la prima di queste
due cifre che è stata ritenuta nel pto. 1 dell’AA (doc. TPC 1) rispettivamente
perché la somma esposta in istanza (doc. DIB. 2) non tiene conto
dell’intervenuta restituzione a ACPR 1 del telefono cellulare Huawei di colore
nero del valore di fr. 120.- (doc. DIB. 2, VD all. 2 pag. 3 pto. 7 e cons. 4a).
Per la differenza di fr. 358.90 (fr. 3'758.90 ./. fr. 3'400.-) questo AP (art.
118.
segg. CPP e cons. 30) è rinviato al competente foro civile (VD all. 2 pag.
2.
e 3 pto. 3§).
b) torto morale
1) la riparazione del torto
morale presuppone, da un lato, una lesione dei diritti della personalità quali,
a titolo di esempio non esaustivo, la vita, l’integrità fisica e psichica o
anche l’onore (BREHM, Berner Kommentar, Obligationenrecht, Allgemeine
Bestimmungen, Stämpfli Verlag AG, Berna 2006, art. 47 Codice delle obbligazioni
svizzero, di seguito solo CO, no 12 segg., BREHM, La réparation du
dommage corporel en responsabilité civile, Staempfli Editions SA, Berna 2002,
pag. 314 segg. e DTF 108 II 422) e, d’altro lato, una sofferenza fisica
e psichica della persona lesa - la riparazione del danno copre non soltanto le
sofferenze fisiche ma anche, e soprattutto, le sofferenze morali (DTF
115.
II 156 e 102 II 22) - che vada al di là di quanto una persona possa
normalmente sopportare, ritenuto che la condanna al pagamento di un’indennità
si giustifica soltanto nei casi di una certa gravità (BREHM, Berner
Kommentar, op. cit., art. 47 CO n. 27 segg. nonché DTF 110 II 61, 102 II
211.
e 89 II 396) e che nella determinazione dell’indennità il giudice gode di
un’ampia libertà di apprezzamento delle circostanze concrete, in particolare
del genere e gravità del pregiudizio subito, dell’intensità e della durata
delle conseguenze sulla personalità della vittima (art. 116 segg. CPP) e,
infine, del grado di colpa dell’autore (DTF 118 II 410, 116 II 733 e
295, 115 II 156 e 30 nonché SJ 1993 pag. 195). Si dovrà tener conto pure
delle conseguenze soggettive della lesione subita e in particolar modo
dell’intensità delle sofferenze e del dolore patito (DTF 108 II 422).
Così come precisato dalla giurisprudenza l’indennità assegnata a titolo di
torto morale non può essere fissata secondo meri criteri matematici, ma
soltanto stimata, tenendo conto dei criteri sopraelencati, applicando le regole
del diritto e dell’equità (BREHM, La réparation du dommage corporel en
responsabilité civile, op. cit., pag. 319 segg nonché DTF 121 II 375 e
117.
II 50). L’indennità per torto morale, essendo destinata a riparare un danno
che, per sua stessa natura, non può che difficilmente essere ridotto a un importo
di denaro, non può eccedere certi limiti. Ciò nonostante l’indennità deve
risultare equa e quindi deve essere proporzionata alla gravità del pregiudizio,
ritenuta che essa non deve apparire derisoria per la vittima (art. 116 segg.
CPP);
2) il richiesto risarcimento di
fr. 4'000.- (doc. DIB. 2), tenuto conto della vigente giurisprudenza in materia
(HÜTTE/DUCKSCH, Die Genugtuung, Schulthess Juristische Medien AG,
Zurigo/Basilea/Ginevra 2005) è stato riconosciuto solo in misura di fr. 3'000.-
(VD pag. 3 e all. 2 pag. 2 pti. 3 e 3.1), somma ritenuta come più che adeguata
e sufficiente per coprire le sofferenze fisiche e psichiche subite da ACPR 1 a seguito dei fatti di cui al pto. 1 dell’AA (doc. TPC 1). Per la differenza di fr. 1'000.- (fr.
4'000.- ./. fr. 3'000.-) questo AP (art. 118 segg. CPP e cons. 30) è rinviato
al competente foro civile (VD all. 2 pag. 2 e 3 pto. 3§).
c) risarcimento delle spese
legali
1) in merito alla determinazione
della retribuzione del patrocinatore d’ufficio di un AP (art. 118 segg. CPP e
cons. 30) l’art. 138 cpv. 1 prima frase CPP rinvia all’art. 135 cpv. 1 CPP
secondo cui la stessa soggiace alla tariffa d’avvocatura del Cantone in cui si
svolge il procedimento, nel caso concreto il Regolamento cantonale sulla
tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la
fissazione delle ripetibili (di seguito solo RL 3.1.1.7.1). Conformemente
all’art. 4 cpv. 1 RL 3.1.1.7.1 l’onorario dell’avvocato che opera in regime di
assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della
tariffa di fr. 180.-/h, rammentato altresì che in forza alla pluriannuale
giurisprudenza dell’allora Giudice dell’istruzione e dell’arresto quale
autorità di tassazione delle note professionali prima dell’1.1.2011 la
retribuzione del patrocinatore d’ufficio deve essere fissata tenendo in
considerazione l’importanza della pratica, l’impegno difensivo, le difficoltà
giuridiche e fattuali così come il tempo impiegato (DTF 122 I 2), non
essendo decisivo per il calcolo il tempo effettivamente impiegato, bensì il
dispendio medio di un patrocinatore diligente secondo la comune esperienza
nella trattazione di un mandato di analoga complessità. Inoltre, non vengono
rimunerati interventi oltre lo stretto necessario o che sono da considerare
eccessivi, ricordato che nell’assistenza giudiziaria lo Stato non deve
assumersi prestazioni di sostegno morale o di aiuto sociale. In merito
alle spese l’art. 6 cpv. 1 e 2 RL 3.1.1.7.1 prevede che al patrocinatore d’ufficio
possono essere riconosciute le spese vive effettivamente sopportate o, in
alternativa, un importo forfetario in % dell’onorario quale rimborso delle
spese di cancelleria, di spedizione, di comunicazione, di fotocopiatura e di
apertura e archiviazione dell’incarto oltre alle altre spese sostenute nell’interesse
del cliente, tra le quali si ricordano quelle di trasferta.
2) Ritenuto come in merito alla
prima fattura del 28.5.2013 (doc. TPC 19 e 22 nonché doc. DIB. 2) dell’avv. RAAP
1.
per complessivi fr. 2'093.80 pari a fr. 1'782.- quale onorario, fr. 156.70
per le spese e fr. 155.10 a titolo di imposta sul valore aggiunto (di seguito
solo IVA), la Corte non ha proceduto ad alcuna decurtazione, per quella del
3.9.2013
(doc. TPC 22 e doc. DIB. 2) sono state effettuate le seguenti
riduzioni/aggiunte:
2.
) quo alle prestazioni
16.7
/3.9.2013 non è stata riconosciuta la posta 22.7.2013 “colloquio”
per 10 minuti (di seguito solo min), mentre che la durata delle prestazioni
21.8.2013
e 3.9.2013 “lettera a TPC” è stata ridotta, ognuna, di 5 min,
da cui un complessivo dispendio orario riconosciuto di 80 min;
2.
) per la preparazione al
dibattimento (doc. DIB. 2) sono stati riconosciuti 60 min invece delle indicate
4.
h;
2.
) per la durata del
dibattimento (h 9.30/12.25 e h 16.00/16.35 pari a 3 h e 30 min, quindi 210 min,
VD pag. 1, 3 e 4, con l’ulteriore computo di altri 30 min per una prima
discussione della sentenza con il cliente) sono stati aggiunti 240 min;
2.
) per l’onorario della
trasferta __________ /__________ e ritorno per la giornata dibattimentale del
5.9.2013
sono stati aggiunti 90 min;
da cui un dispendio orario complessivo di 470 min (80 min + 60 min
+ 240 min + 90 min) alla tariffa di fr. 180.-/h, con quindi un onorario totale
di fr. 1'410.- (470 min x fr. 3.-/min) a cui vanno sommati fr. 84.70 (fr. 64.-
per la trasferta + fr. 20.70 per corrispondenza e telefono) e fr. 119,60 (8% di
fr. 1'494.70) per l’ IVA, con quindi un totale complessivo di fr. 1'614.30;
3) ne consegue l’approvazione
delle note professionali dell’avv. RAAP 1 del 28.5.2013 (doc. TPC 19 e 22
nonché doc. DIB. 2) e del 3.9.2013 (doc. TPC 22 e doc. DIB. 2) per la somma
omnia comprensiva, a titolo di onorario, spese ed IVA, di fr. 3’708,10 (fr.
2'093.80 + fr. 1'614,30), ricordato che il dispositivo relativo alla
retribuzione di questo patrono non è stato impugnato (VD all. 2 pag. 3 e 4 pti.
10.
e 10.1);
d) le pretese di risarcimento danni,
torto morale e spese legali di ACPR 1VD pag. 3) sono state riconosciute per la
somma complessiva di fr. 10'108.10 (fr. 3'400.- + fr. 3'000.- + fr. 3'708.10),
con conseguente condanna di IM 1 al relativo pagamento (VD all. 2 pag. 2 pto.
3.
), ritenuto che per il riconoscimento delle sue altre pretese questo AP
(art. 118 segg. CPP e cons. 30) è stato rinviato al competente foro civile
(art. 126 cpv. 2 lett. b CPP e VD all. 2 pag. 2 e 3 pto 3§);
e) ricordato che l’avv. RAAP 1
con decreto 2.4.2012 (AI 57) è stato nominato patrocinatrice d’ufficio di ACPR
1.
con gratuito patrocinio (art. 136 segg. CPP), richiamati per la sua
retribuzione gli art. 135 e 138 CPP, il sopra riconosciuto importo di fr.
3'708.10 per spese legali viene posto a carico dello Stato (VD all. 2 pag. 3 e
4.
pti. 10 e 10.1), riservato l’art. 138 cpv. 2 CPP secondo cui se l’imputato (art.
111.
cpv. 1 CPP) è condannato a versare un’indennità processuale all’AP (art.
118.
segg. CPP e cons. 30), l’indennità è devoluta al Cantone fino a concorrenza
delle spese per il gratuito patrocinio (VD all. 2 pag. 3 e 4 pti. 10 e 10.1).
IX) Retribuzione del difensore
d’ufficio
33.
Giusta l’art. 135 cpv.
2.
CPP l’autorità giudicante stabilisce l’importo della retribuzione del
difensore d’ufficio (art. 132 CPP) al termine del procedimento, fermo restando
come ai sensi dell’art. 135 cpv. 4 CPP non appena le sue condizioni economiche
glielo permettano, l’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) condannato a pagare le
spese procedurali (art. 416 segg. CPP) è tenuto a rimborsare la retribuzione al
Cantone (art. 135 cpv. 4 lett. a CPP) rispettivamente a versare al difensore la
differenza tra la retribuzione ufficiale e l’onorario integrale (art. 135 cpv.
4.
lett. b CPP). Quo alla determinazione della retribuzione del difensore
d’ufficio (art. 132 segg. CPP) si richiamano, per l’onorario, le considerazioni
già espresse nel cons. 32c1) mentre che per il rimborso delle sue spese l’avv. DUF
1.
ha richiesto l’applicazione della percentuale forfetaria di legge, in
concreto il 5% su un onorario compreso tra fr. 10'000.- e fr. 20'000.-, ma
almeno fr. 600.- (art. 6 cpv. 1 RL 3.1.1.7.1).
34.
Per le sue prestazioni
professionali l’avv. DUF 1, patrocinatore d’ufficio di IM 1 dal 17.1.2013 (AI 6),
ha prodotto una fattura datata 22.8.2013 per il periodo 17.1.2013/22.8.2013 (doc.
TPC 18) con un dispendio orario di 60 h e 27 min ed un saldo di fr. 12'234.90
(fr. 435.70 per le spese + fr. 10'892.90 per l’onorario e fr. 906.30 per
l’IVA), con la precisazione che vi sarebbero stati ancora da fatturare le “spese
di viaggio per processo”, il “posteggio 5 settembre” ed il “tempo
processo 5 settembre” (doc. TPC 18 e VD pag. 2). Ciò posto la Corte ha
proceduto alle seguenti riduzioni/aggiunte:
a) fattura 22.8.2013
1) tutte le prestazioni
relative alla nascita del figlio dell’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP), in quanto
di carattere sociale (cons. 32c1 e 33), segnatamente quelle del 12.3.2013 “Tel.
da cl., in re nascita figlio”, __________ “Tel. da C. __________, nato
figlio __________”, __________ “Tel. da cl. in re riconoscimento di
paternità”, 12.7.2013 “Tel. da R. __________ (penitenziario)”,
17.7.2013
“Incontro C. __________, pratiche per riconosc. paternità”,
2.8.2013
“Ricevuta lettera da Uff. stato civile per riconoscimento”, “Email
da R. __________ (assistente sociale)” e “Lettera a C. __________,
risposta uff. stato civile”, 8.8.2013 “Email da R. __________
(assistente sociale)” e 22.8.2013 “Tel. a R. __________ (assistente
sociale)”, per un totale di 105 min, non sono state riconosciute;
2) nel periodo
21.1
/2.5.2013 vi sono state 13 “Tel. da cl.” ritenute eccessive sia
nel numero che per, alcune di esse, nella durata, che sono state riportate a 2
telefonate al mese da 5 min l’una, pari ad un totale complessivo di 35 min,
quindi ./. 95 min;
3) la posta 17.1.2013 “Tel.
da Polizia, convocazioni (Isp. __________)” è stata riportata a 5 min,
quindi ./. 5 min;
4) la posta 17.1.2013 “Istruzione
con Isp. __________” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 15 min;
5) la posta 18.1.2013 “Tempo
di viaggio __________ -__________ MP-__________” è stata riportata a 100
min, quindi ./. 10 min;
6) la posta 18.1.2013 “Tel.
a compagna C. __________” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
7) la posta 18.1.2013 “Richiesta
permesso telefonico C. __________” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5
min;
8) la posta 18.1.2013 “Richiesta
permesso telefonico mamma” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
9) la posta 18.1.2013 “Ricevuta
istanza carcerazione PP PP 1” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 10 min;
10) la posta 23.1.2013 “Tel.
da Isp. __________, interrogatorio C. __________” è stata riportata a 5
min, quindi ./. 5 min;
11) la posta 28.1.2013 “Incontro
C. __________, consegna vestiti e Fr. 50.00 per cl.” è stata riportata a 5
min, quindi ./. 10 min;
12) la posta 11.2.2013 “Tempo
di viaggio Loc-Farera-Loc” è stata riportata a 90 min, quindi ./. 20 min;
13) la posta 13.2.2013 “Tel.
da Isp. __________, info interrogatorio correi” è stata riportata a 5 min,
quindi ./. 10 min;
14) la posta 14.2.2013 “Div.
Email da e Isp. __________ citazione” è stata riportata a 5 min, quindi ./.
5.
min;
15) la posta 22.2.2013 “Email
da e a Isp. __________, interrogatori testimoni” è stata riportata a 5 min,
quindi ./. 5 min;
16) la posta 4.3.2013 “Interr.
__________, presso Polizia __________, tassista 2” è stata riportata a 16 min,
quindi ./. 3 min;
17) la posta 6.3.2013 “Tempo
di viaggio __________ -Farera-__________” è stata riportata a 90 min,
quindi ./. 20 min;
18) la posta 7.3.2013 “Email
da e a Isp. __________, nuove citazioni” è stata riportata a 5 min, quindi
./. 5 min;
19) la posta 13.3.2013 “Ricevuta
dec. Giudice dei provv. coercitivi e studio” è stata riportata a 10 min,
quindi ./. 20 min;
20) la posta 21.3.2013 “Ricevuta
decisione Giudice __________ e studio” è stata riportata a 10 min, quindi
./. 10 min;
21) la posta 26.3.2013 “Ricevuta
nuova citazione da Isp. __________ e risposta” è stata riportata a 5 min,
quindi ./. 5 min;
22) la posta 28.3.2013 “Tel da
Isp. __________, citazione nuovi interrogatori” è stata riportata a 5 min,
quindi ./. 5 min;
23) la posta 9.4.2013 “Tel. da
C. __________ in re permesso di visita per lei e il figlio __________” è
stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
24) la posta 18.4.2013 “Tempo
di viaggio __________ -__________ -__________” è stata riportata a 100 min,
quindi ./. 10 min;
25) la posta 25.4.2013 “Tel.
da MP, appuntamento verbale finale” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5
min;
26) la posta 6.5.2013 “Lettera
a PP, richiesta anticipo pena” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 10
min;
27) la posta 6.5.2013 “Tempo
di viaggio __________” è stata riportata a 100 min, quindi ./. 10 min;
28) la posta 13.5.2013 “Ricevuto
accertamento tecnico e studio” è stata riportata a 15 min, quindi ./. 15
min;
29) la posta 23.5.2013 “Ricevuta
chiusura dell’istruzione” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
30) la posta 3.6.2013 “Ricevuto
atto d’accusa e studio” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 10 min;
31) la posta 19.6.2013 “Tel.
da Tribunale penale, data processo” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5
min;
32) la posta 15.7.2013 “Ricevuta
citazione” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
33) la posta 2.8.2013 “Ricevute
dichiarazioni giudici a latere” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5
min;
34) la posta 16.8.2013 “Tel. a
MP, verifiche in re decisione di allontanamento, espiazione pena” è stata
riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
35) la posta 19.8.2013 “Ricevuta
comunicazione da Tribunale” è stata riportata a 5 min, quindi ./. 5 min;
36) la posta 20.8.2013 “Tempo
di viaggio __________” è stata riportata a 90 min, quindi ./. 20 min;
37) la posta 20.8.2013 “Colloquio
con cliente, preparazione processo” è stata riportata a 60 min, quindi ./.
15.
min;
38) essendo l’imputato (art. 111
cpv. 1 CPP) illegalmente soggiornante in __________ (nuovo pto. 7 dell’AA, doc.
TPC 1 nonché cons. 4g, 5, 16 e 17) non è stata riconosciuta l’IVA in
applicazione, perlomeno analogica, dell’art. 8 cpv. 1 della LF concernente
l’imposta sul valore aggiunto;
per cui, dai complessivi 3'627 min si hanno 3'119 min pari a 51 h
e 59 min, con quindi un onorario parziale di fr. 9'357.- (3'119 min x fr.
3.
-/min), mentre che per le spese di cancelleria e similari ex art. 6 cpv. 1 RL
3.1.1.7.1
si rinvia al cons. 32c1);
b) spese di viaggio,
posteggio e tempo processo 5.9.2013
1) le spese di viaggio __________
e ritorno nonché quelle di posteggio per l’unico giorno dibattimentale sono
state fissate in fr. 115.- (fr. 90.- + fr. 25.-);
2) per la durata del
dibattimento ed una prima discussione con il cliente vale quanto indicato nel
cons. 32c2.3), quindi 240 min, pari a fr. 720.- (240 min x fr. 3.-/min);
c) ciò posto ne consegue che
per le sue prestazioni professionali la Corte ha riconosciuto all’avv. DUF 1
l’importo omnia comprensivo di fr. 10'792.- (fr. 600.- per le spese di
cancelleria e similari ex art. 6 cpv. 1 RL 3.1.1.7.1+ fr. 115.- per le spese
vive ex art. 6 cpv. 2 RL 3.1.1.7.1 + fr. 10’077.- per l’onorario, VD all. 2
pag. 3 pti. 9 e 9.1), ricordato che il dispositivo relativo alla retribuzione del
difensore d’ufficio (art. 132 CPP) non è stato impugnato (VD all. 2 pag. 3 pti.
9.
e 9.1).
X) Confische, dissequestri e
sequestro conservativo
35.
Giusta l’art. 69 cpv.
1.
CP il giudice ordina la confisca degli oggetti che sono serviti o erano
destinati alla commissione di un reato o che ne costituiscono il prodotto nella
misura in cui gli stessi compromettono la sicurezza delle persone, la morale o
l’ordine pubblico (BAUMANN, Basler Kommentar, Strafrecht I, Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2007, art. 69 n. 5 segg., TRECHSEL/JEAN-RICHARD,
op. cit., art. 69 n. 1 segg., STRATENWERTH/WOHLERS, op cit., art. 69 n.
1.
segg., HIRSIG-VOUILLOZ, Commentaire Romand, Code pénal I, Helbing
Lichtenhahn, Basilea 2009, art. 69 n. 19 segg., DUPUIS/GELLER/MONNIER/MOREILLON/PIGUET,
op. cit., art. 69 n. 2 segg., FAVRE/PELLET/STOUDMANN, op. cit., art. 69 n.
1.1
segg., DTF 116 IV 117 e sentenza non pubblicata
del TF 1P.31/2000 del 14.2.2000).
Il pericolo creato o costituito dall’instrumenta sceleris può
riferirsi all’oggetto in quanto tale o all’utilizzo che il suo detentore può
ancora farne. In quest’ultima ipotesi, è sufficiente che il pericolo di un suo
successivo utilizzo delittuoso appaia verosimile e che, in applicazione del
principio della proporzionalità cui ogni confisca deve attenersi (TRECHSEL/JEAN-RICHARD,
op. cit., art. 69 n. 7), questo pericolo non può essere sviato se non con la
confisca dell’oggetto (DTF 124 IV 121, 117 IV 345 e 116 IV 117). E’ in
particolare il caso quando l’oggetto è stato acquistato proprio per commettere
una o più infrazioni (DTF 114 IV 98), quando esso è stato ripetutamente
usato a fini delittuosi (DTF 81 IV 217) o ancora quando di esso può
venire fatto solo un uso pericoloso (DTF 116 IV 117).
36.
Giusta l’art. 263 cpv.
1.
lett. a) CPP all’imputato (art. 111 cpv. 1 CPP) e a terzi possono essere
sequestrati oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente
utilizzati come mezzi di prova (SCHMID, op. cit., art. 263 n. 1, BOMMER/GOLDSCHMID,
Basler Kommentar Schweizerische Strafprozessordnung, Helbing Lichtenhahn
Verlag, Basilea 2011, art. 263 n. 9 segg., LEMBO/JULEN BERTHOD,
Commentaire Romand, Code de procédure pénale suisse, Helbing Lichtenhahn,
Basilea 2011, art. 263 n. 5 segg. e MELI, Codice svizzero di procedura
penale Commentario, Dike Verlag AG, Zurigo/San Gallo 2010, art. 263 n. 1 segg.).
37.
Giusta l’art. 267 cpv.
1.
CPP se il motivo del sequestro viene meno, il pubblico ministero o il giudice
dispone il dissequestro e restituisce gli oggetti o i valori patrimoniali agli
aventi diritto (SCHMID, op. cit., art. 267 n. 1 segg., BOMMER/GOLDSCHMID,
op. cit., art. 267 n. 3 segg., LEMBO/JULEN BERTHOD, op. cit., art. 267
n. 1 segg. e MELI, op. cit., art. 267 n. 4 segg.).
38.
Tenuto conto delle
risultanze d’istruttoria (AI 4 e 65 all. 44) e delle dichiarazioni delle parti
in sede processuale (VD all. 1 pag. 4 IV/V/VI R), la Corte ha ordinato:
a) la confisca (art. 69 cpv. 1
CP, 263 cpv. 1 lett. d e 351 cpv. 1 CPP) di 1 bicchiere in vetro trasparente e
di 1 coltello da cucina Ikea (VD all. 2 pag. 3 pti. da 4.1 a 4.2);
b) il sequestro conservativo in
quanto mezzi di prova (art. 263 cpv. 1 lett. a e 351 cpv. 1 CPP) di 1 bicchiere
in vetro trasparente con disegni blu, di 1 pezzo di carta da cucina, di 1 busta
del Canton Ticino contenente una lista plastificata per materiale del corpo di Polizia
e di 1 Micro SD n. MM4GR512UBCA-MA (VD all. 2 pag. 3 pti. da 5.1 a 5.4);
c) il dissequestro e la
restituzione all’imputato (art. 111 cpv. 1, 267 cpv. 1 e 351 cpv. 1 CPP) di 1
telefono cellulare Nokia di colore nero previa cancellazione della memoria, di 2
carte SIM Lyca Mobile previa cancellazione della memoria, di 1 giacchetto in
cotone di colore blu grigio e di 1 berretta in cotone di colore verde oliva (VD
all. 2 pag. 3 pti. da 6.1 a 6.4);
d) il dissequestro e la
restituzione a ACPR 1 (267 cpv. 1 e 351 cpv. 1 CPP) di 1 telefono cellulare
Huawei di colore nero (VD all. 2 pag. 3 pto. 7).
XI) Tassa di giustizia e
spese procedurali
39.
Vista la condanna dell’imputato
(art. 111 cpv. 1 CPP) la tassa di giustizia di fr. 1'000.- e le spese
procedurali (art. 422 segg. CPP) sono poste interamente a suo carico (art. 426
cpv. 1 CPP e VD all. 2 pag. 3 pto. 8).
Visti gli art. 12, 22 cpv. 1, 24,
40, 46, 47, 49, 51, 69, 106, 139 n. 1, 140 n. 1, 144 cpv. 1 e 307 cpv. 1 CP;
19.
cpv. 1 lett. c) e 19a n. 1
LStup;
115.
cpv. 1 lett. b) LStr;
80.
segg., 84 segg., 135, 138,
236, 263 segg., 335 segg., 422 segg. CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
1.
IM 1 è autore colpevole di:
1.1
rapina
commessa a __________, il 9.1.2013, a danno di ACPR 1 con una
refurtiva di fr. 3'400.-;
1.2
furto
commesso a __________, il 6.1.2013, a danno di ACPR 2 con una
refurtiva dichiarata di fr. 1'480.-;
1.3
danneggiamento
in relazione al furto di cui al punto 1.2 con un danno dichiarato
di fr. 8'307,90;
1.4
istigazione alla falsa
testimonianza consumata e tentata
per avere, a __________, nel corso del mese di febbraio del 2013:
1.4.1
indotto __________ quale
testimone in un verbale di Polizia a dichiarare, contrariamente al vero, di
essere stato molestato sessualmente da ACPR 1;
1.4.2
tentato di indurre __________
a dichiarare come testimone, contrariamente al vero, di essere stato molestato
sessualmente da ACPR 1;
1.5
infrazione alla LF sugli
stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a __________ e altre
località, nel periodo novembre 2012/17.1.2013, procurato in altro modo a terzi 14 grammi di marijuana;
1.6
contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere, senza essere autorizzato, a Locarno e altre località,
nel periodo novembre 2012/29.8.2013, consumato un imprecisato quantitativo di
marijuana;
1.7
infrazione alla LF sugli
stranieri
soggiornando illegalmente a __________, __________ e altre
località, nel periodo 1.11.2012/17.1.2013;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.
2.
Di conseguenza, IM 1 è
condannato:
2.1
richiamato il decreto
d’accusa del 12.10.2012 del Ministero Pubblico del Canton Ticino, alla pena
detentiva di 2 (due) anni e 8 (otto) mesi a valere quale pena unica ai sensi
dell’art. 46 cpv. 1 seconda frase CP, da dedursi il carcere preventivo
sofferto;
2.2
al pagamento di una multa di fr.
300.
- (trecento) con l’avvertenza che in caso di mancato pagamento per colpa,
sarà sostituita con una pena detentiva di 3 (tre) giorni (art. 106 cpv. 2 CP).
3.
Sami IM 1 è inoltre
condannato a versare agli AP:
3.1
ACPR 1 fr. 10'108.10 di cui
fr. 3’400.- a titolo di risarcimento danni, fr. 3’000.- quale riparazione del
torto morale e fr. 3'708.10 a titolo di spese legali;
3.2
ACPR 3 fr. 9'787.90 a titolo di risarcimento danni.
§ Per ogni altra sua pretesa
nei confronti di IM 1 l’AP ACPR 1 è rinviato al foro civile.
4.
E’ ordinata la confisca di:
4.1
1 bicchiere in vetro
trasparente;
4.2
1 coltello da cucina Ikea.
5.
E’ mantenuto il sequestro
conservativo di:
5.1
1 bicchiere in vetro
trasparente con disegni blu;
5.2
1 pezzo di carta da cucina;
5.3
1 busta del Canton Ticino
contenente una lista plastificata per materiale del corpo di Polizia;
5.4
1 Micro SD n. MM4GR512UBCA-MA.
6.
E’ ordinato il dissequestro
e la restituzione a IM 1 di:
6.1
1 telefono cellulare Nokia di
colore nero previa cancellazione della memoria;
6.2
2 carte SIM Lyca Mobile
previa cancellazione della memoria;
6.3
1 giacchetto in cotone di
colore blu grigio;
6.4
1 berretta in cotone di
colore verde oliva.
7.
E’ ordinato il dissequestro
e la restituzione a ACPR 1 di 1 telefono cellulare Huawei di colore nero.
8.
La tassa di giustizia di
fr. 1’000.- e le spese procedurali sono poste a carico di IM 1.
9.
Le spese di difesa di IM 1
sono sostenute dallo Stato. Resta riservato l’art. 135 cpv. 4 CPP.
9.1
La nota professionale del
22.8.2013
dell’avv. DUF 1 è approvata per fr. 10'792.-, comprensiva di onorario
e spese.
10.
Le spese di patrocinio
dell’AP ACPR 1 sono sostenute dallo Stato. Resta riservato l’art. 138 cpv. 2
CPP.
10.1
Le note professionali del
28.5.2013
e del 3.9.2013 dell’avv. RAAP 1 sono approvate per fr. 3'708.10
comprensive di onorario, spese ed IVA.
Per la Corte delle assise
criminali
Il Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'000.--
Inchiesta preliminare fr. 7'821.20
Multa fr. 300.--
Spese diverse fr. 30.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 188.30
fr. 9'339.50
===========