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Decisione

72.2014.72

Tentato omicidio intenzionale (art. 111 CP), lesioni semplici, in parte qualificate (art. 123 cfr 1 e 2 CP), coazione (art. 181 CP), contravvenzione alla LF sugli stupefacenti (art. 19a cfr 1 LStup)

14 ottobre 2014Italiano157 min

Source ti.ch

Fatti

I toni si alzano, e alla prima occasione, quando venne ripreso da ACPR

3 per il modo in cui si rivolgeva a ACPR 2 e ACPR 1, reagisce e lo colpisce.

C’è poi l’intervento di ACPR 2 e ACPR 1. IM 1, prima di colpire ACPR 1

allontanava ACPR 2 trattenendola contro il muro quando questa tentava di

difendere il padre, solo dopo avere respinto il tentativo di difesa, si

accaniva su ACPR 1, scagliandole il monopattino in testa ripetutamente. Questo

crescendo di situazioni, che hanno visto alla fine ACPR 1 soccombere, mal si

conciliano con una frase “sei un fallito come padre e come uomo”. Avrebbe

dovuto reagire violentemente contro ACPR 3, e non contro ACPR 1. IM 1 dice di

non ricordare quanto è successo, riconosce che era convinto di aver commesso un

omicidio. ACPR 1 è rimasta a lungo in pericolo di vita. Le conseguenze sono

permanenti e molto gravi. Non può essergli riconosciuta la scemata imputabilità

di grado medio nell’ipotesi in cui fosse stato offeso da una terza persona, in

quanto questo non avveniva. La sua patologia ha influito solo con un grado

lieve.

L’imputato non si pente, non dimostra alcuna empatia per la sua

vittima, palesa solo dispiacere per quel che il figlio un giorno penserà di

lui. Per le lesioni semplici, quelle qualificate sono sorrette dalle risultanze

dei certificati medici e dalla perizia medico legale. Il fatto che IM 1 dica di

non aver ferito ACPR 2 nulla cambia in termini di dolo eventuale. I fatti

relativi alla coazione non sono contestati, come nemmeno quelli relativi alla

contravvenzione LStup. Chiede dunque la conferma dei fatti descritti nell’AA.

In diritto, la PP cita l’art. 111 CP e l’art. 12 CP. L’imputato ha

a lungo, con forza ed ininterrottamente colpito solo ed esclusivamente il capo

della vittima mentre questa era a terra. La testa è una delle parti più

sensibili del corpo umano, colpi alla testa possono decretarne il decesso. IM 1

non nega di aver saputo l’effetto dei suoi colpi, riconosce che non ha fatto

altro che trasformare l’eventualità della morte nella certezza, e quindi in una

sua precisa intenzione diretta. Incontestato che di omicidio intenzionale si

tratta, questo a mente dell’accusa deve essere situato ai limiti

dell’assassinio.

Sulla commisurazione della pena, occorre dapprima valutare la

colpa. L’omicidio è dal profilo oggettivo tra i più gravi del CP. La

circostanza specifica che se oggi parliamo di tentato e non realizzato, è pura

causalità. È grave per il modo di esecuzione e la crudeltà evidenziata. Colpa

gravissima anche per le conseguenze patite dalla vittima.

Dal profilo soggettivo, i moventi o gli obiettivi perseguiti vanno

valutati. Ha agito per sua iniziativa, senza che vi sia stata alcuna reazione

provocatoria, per far tacere la propria coscienza, per un motivo egoistico, ai

limiti dei presupposti dell’assassinio.

A mente della PP per un reato consumato vi sarebbe una pena base

di circa 17 anni di detenzione. Il reato, essendo solo tentato, ma al limite

del consumato, giustifica una riduzione di pena del 15%, fino a situarsi a 14

anni e 6 mesi. Considerata una scemata responsabilità di grado lieve, si arriva

a 11 anni e 6 mesi. Per tenere adeguatamente conto dei reati di lesione e

coazione, la pena di 11 anni e sei mesi va aumentata a 12 anni. Infine, la pena

va poi ponderata ai fattori legati all’autore. Egli beneficia dell’attenuante

generica dell’incensuratezza, e di una sostanziale assunzione della sua

responsabilità. Non gioca a suo favore il fatto che egli non abbia compreso la

gravità del suo gesto, come nemmeno il comportamento da egli tenuto in carcere.

Chiede una pena detentiva di 11 anni, associata ad un trattamento

ambulatoriale da eseguire in costanza di espiazione, e la conferma delle

pretese degli AP. Chiede la confisca di tutto quanto in sequestro con

distruzione dello stupefacente, il dissequestro delle cartelle mediche e del

telefono cellulare dell’imputato;

§ RAAP

1, rappresentante degli accusatori privati ACPR 1, ACPR 2, ACPR 3, il quale

formula e motiva le seguenti conclusioni:

chiede la conferma dell’AA. ACPR 3 e ACPR 1 sono persone anziane,

che fino al 7 novembre 2013 conducevano una vita normale con la piccola

pensione di euro 2'000.-. Le loro certezze, i punti di riferimento famigliari,

sono stati buttati all’aria dalla violenza subita il 7 novembre 2013. Se per ACPR

1 ci sono importanti ripercussioni sul piano fisico, per ACPR 3 e ACPR 2 le

lacerazioni sono soprattutto del proprio mondo interiore. Su IM 1 pesa una

responsabilità enorme, anche perché il suo comportamento non ha avuto, solo per

puro caso, un esito letale. La frase “sei un fallito come padre e come uomo”,

non giustifica la furia omicida. L’unica colpa della signora ACPR 2 è stata

quella di intervenire a difesa del proprio marito, appena abbattuto

dall’imputato. RAAP 1 è d’accordo con l’accusa: non vi è stata premeditazione,

ma certamente coscienza e volontà. Richiama le fotografie in atti. L’imputato

non ha fatto nessun cenno di pentimento, in lui vi è solo dispiacere per la sua

situazione personale. La signora ACPR 1, per giorni ha avuto la vita appesa ad

un filo, parecchie operazioni anche difficili, e una riabilitazione tutt’ora in

corso. Cita e legge il certificato medico sulle condizioni di ACPR 1

23.06./01.07.2014, allegato 9 istanza di risarcimento. Emerge quindi un grave

stato di sofferenza, con importanti e definitive sequele. Prima di questo

evento stava bene, era indipendente. Anche ACPR 3 ha subito un trauma cranico

con emorragia ed escoriazioni varie, egli ha perso conoscenza dopo aver subito

il colpo, non ha memoria di quello che è capitato. Cita quanto scritto dallo

psichiatra che ha avuto modo di seguire la famiglia. ACPR 2, ha assistito ed è

rimasta cosciente durante tutto il tempo alla brutalità e alla violenza messa

in campo da IM 1. Ha subito un trauma da questa situazione che si porterà

appresso per il resto della sua esistenza, nel vedere il padre di suo figlio,

suo compagno, che neutralizza i suoi genitori. Per quanto riguarda il diritto

rinvia all’istanza di risarcimento e a quanto già detto dalla PP. Rileva solo

che il riconoscimento di un torto morale in denaro aiuterà le vittime ad

attenuare il senso di ingiustizia patito. Conclude chiedendo la conferma

dell’AA e che l’imputato sia condannato a versare a ACPR 1 fr. 50'000.- di

torto morale, euro 761.90 di spese mediche, a ACPR 3 fr. 20'000.- di torto

morale, a ACPR 2 fr. 15'000.- di torto morale e fr. 200.- per spese mediche;

§ DUF

1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti

conclusioni:

Secondo il difensore, l’imputato fin da subito ha definito quanto

fatto come qualcosa di indicibile. Egli non si è riconosciuto nella persona che

ha commesso quegli atti. Per quanto gravi siano stati, oggi gli va inflitta una

condanna giusta, commisurata alla sua colpa.

La difesa ripercorre gli eventi del 7 novembre 2013. A seguito

della telefonata con la madre, decide di tornare a __________ per parlare.

Quanto è successo in seguito, costituisce il contenuto dell’AA che la difesa

non contesta. Quel che la difesa chiede è che il reato di tentato omicidio

intenzionale sia considerato con il dolo eventuale e non diretto. Cita l’art.

12 CP. La fattispecie è molto simile a una già giudicata in sentenza CARP del

15 giugno 2012, inc.17.2011.138. Tutto si svolge molto velocemente, IM 1 non ci

vede più dalla rabbia, dopo aver sottratto il monopattino da ACPR 3 si scaglia

sulla vittima. IM 1 la colpisce con forza alla testa a più riprese, egli non

può chiaramente non prendere in considerazione il fatto di poterla uccidere. Ma

non era quello il suo intento. Cita le dichiarazioni dell’imputato nei

precedenti verbali. Non ci sono elementi che desiderasse realmente uccidere.

Per i ptt. 2, 3, 4 dell’AA non ci sono particolari osservazioni.

Un particolare va comunque discusso nel dettaglio, in quanto è di portata

importantissima sulla commisurazione della pena. Trattasi dell’alternativa

posta dall’accusa, ovvero la famosa frase che ha scatenato la violenza. La PP

oggi si è schierata con gli ACP, a torto. Secondo il difensore, la versione dei

fatti di IM 1 è sempre stata coerente ed univoca. Il 7 novembre 2013 IM 1 ha

avuto una reazione straordinaria, provocata da un evento straordinario, che non

era la decisione di tornare a __________ di cui già nei giorni precedenti aveva

discusso con ACPR 2 ed i genitori. La frase pronunciata doveva essere qualcosa

di molto più incisivo, che andava a toccare il punto debole di IM 1. Cita la

perizia del dr. __________ pag. 13-14, una frase che in quel momento ha pesato

come un macigno, perché l’ha toccato nel punto più dolente. Vi sono altri

elementi che rendono la versione degli ACP meno credibile di quella

dell’imputato. Cita le loro precedenti dichiarazioni, contraddittorie.

In merito alla commisurazione della pena, a mente del difensore

quella proposta dalla PP non tiene conto della scemata imputabilità. Quella

frase è stata detta, quindi la scemata responsabilità è di grado medio. Da un

profilo oggettivo, la colpa di IM 1 è grave. La vita della vittima è peggiorata

a seguito dell’aggressione, ella comunque ha mostrato progressi sensibili,

tanto che riesce a svolgere diverse azioni da sola, cammina col girello, ha un

eloquio fluido, comprende il 70% delle cose. La sua capacità di intendere e di

volere non è stata compromessa. Sembra esserci spazio per degli ulteriori

miglioramenti futuri, ella ha ancora una vita. Dal profilo soggettivo, non si

può dimenticare che l’aggressione è partita a seguito di una provocazione che

ha toccato un nervo scoperto.

I fattori legati all’autore: secondo la PP la pesantezza della

pena richiesta sarebbe dettata anche dal comportamento assunto dopo ai fatti

dall’imputato. Egli si è in realtà spontaneamente costituito alla Polizia, per

primo ha capito di aver commesso qualcosa di veramente grave per cui doveva

essere punito. IM 1 è incensurato. Bisogna poi considerare il suo vissuto: si

tratta di un uomo contro cui la vita si è accanita. Il suo sogno era quello di

avere un figlio e di poter essere considerato come un riferimento. Durante

l’istruttoria l’imputato ha sempre tenuto un comportamento educato. Il perito

ha fatto presente come delle cure stazionarie o ambulatoriali potrebbero

arginare il pericolo di recidiva. IM 1 una volta uscito vorrà costituirsi un

futuro, essere un buon padre.

Chiede che venga tenuto conto di tutto quanto sopra ad

attenuazione della sua pena che deve essere massicciamente ridotta. Chiede

quindi che venga condannato per tutti i reati a una pena non superiore ai 5

anni. Acconsente al trattamento terapeutico. Per le pretese degli ACP si

rimette giudizio della Corte. Non si oppone alle richieste di confisca.

Considerato, in fatto ed in diritto

1.

Curriculum Vitae

IM 1, di n.n. e __________, nasceva a __________ (__________) il __________.

Egli è cittadino __________, profondamente cattolico, di professione cameriere

e non è sposato.

Così descriveva il suo passato in interrogatorio:

“Sono nato il __________ a __________. Mia madre era/è ragazza una

madre. Io sono cresciuto a __________ in città Mia madre è amministratrice in

una __________ e questo da 40 anni. Ad agosto 2014 andrà in pensione. Sono

figlio unico. Ho vissuto con mia madre fino a 18 anni. Ho frequentato le scuole

dell’obbligo a __________. Io mi sono diplomato in ragioneria nel 1996.

Successivamente mi sono arruolato nell’esercito per 3 anni, corpo degli __________

fino a raggiungere il grado di __________. Mi sono congedato nel ’99. Durante

questi 3 anni, due anni e mezzo li ho trascorsi in __________. Congedato

dall’arma ho aperto un’attività a __________ e meglio un bar a __________ e

questo per 2-3 anni. Successivamente ho iniziato a fare il dipendente di alcune

discoteche nel __________ come barman. Io in questo periodo ho vissuto a __________.

Nel 2005 sono tornato a __________, sono rimasto lì per 3-4 anni, durante i

quali ho trascorso 6 mesi ancora a __________ (facevo l’agente finanziario per __________,

agenzia affiliata di __________, per erogare mutui, finanziamenti). A __________

ho lavorato come barista, dipendente. A __________ ho smesso in quanto non sono

riuscito a sviluppare il progetto. Preciso che ho iniziato a fare l’agente finanziario

a __________ ma poco dopo sono andato a __________ dove conoscevo meglio la

piazza. Conclusa l’esperienza come agente finanziario, sono tornato a __________

dove ho ripreso a fare il barista, come dipendente. Ho voluto cambiare

nuovamente settore e ho iniziato a fare l’agente di vendita nell’ambito della

telefonia fissa per la __________. Nel giugno 2008 ho conosciuto ACPR 2, mia

collega, all’interno degli uffici della __________ di __________.”

(AI 7).

“Mi viene chiesto se attualmente prendo dei medicamenti e rispondo

di no, (…). Mi viene chiesto se sono mai stato in cura psichiatrica e rispondo

di no. Mentre ACPR 2 sì. Alla fine però sono diventato pazzo io.”

(AI 4).

“A precisa domanda rispondo che ho circa 20/25 mila franchi di

debiti in Ticino.”

(AI 4).

Al dibattimento, egli descriveva il trascorso difficile passato

con la madre:

“(…) quanto emerge dall’articolo del Giornale di __________ del

2012, in merito al mio passato ed in particolare a quello di mia madre, è la

verità. Da ragazzo ho vissuto sempre con mia madre, i primi tre anni di vita li

ho trascorsi in un istituto per ragazze madri. Dopo il terzo anno di vita

abbiamo dovuto trovare un alloggio di fortuna in un sottoscala di __________,

questo fino all’età di 8 anni. I servizi igienici erano fatiscenti, ho ancora

oggi i segni del morso di un topo. Ci sono state diverse problematiche nel

corso della mia infanzia e adolescenza. Sono comunque andato a scuola, e ho

studiato ragioneria.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).

In effetti, il padre non si è mai occupato di lui, lasciando alla

sola madre il compito di educarlo, crescerlo e mantenerlo. Così la madre in

un’intervista al giornale di __________, in tempi non sospetti:

“ “Non ricordo neanche più da quanti giorni non mangio. Voglio

solo morire, soffro troppo e non mi è rimasto niente e nessuno. Non ho soldi

per le medicine e non posso badare a me stessa da sola.”. __________ (nella

foto) ha __________, è invalida, una pensione di 200 euro ed è stata

abbandonata dalla famiglia: ieri mattina ha deciso di suicidarsi (…) abita in

una vecchia, piccola, sporca, trasandata palazzina cadente (…). Nel palazzo e

nel quartiere, tutti conoscono la sua tragica storia e si fanno in quattro per

darle quella mano che la famiglia le ha da sempre negato. Anche ora che è

gravemente malata, non c’è nessuno dei suoi vicino. Intorno al suo letto si

aggirano solo un gatto ed un cane, che neanche lei sa più come mantenere e che

infatti sporcano i pavimenti con i propri escrementi. (…) __________ soffre di

una grave vascolopatia celebrale, un tumore al cervello, ischectomia totale,

paradentosi ossea (…) “Sono un’ombra per tutti, non esisto. Ho paura di

vivere”. Gravissimi disturbi della personalità le impediscono di avere un

contatto con la gente, gravi forme di attacchi di panico la portano a svenire

ripetutamente (…) a soli 24 anni è rimasta incinta, e per questo fu ripudiata

dai genitori e cacciata di casa. (…) “Mi hanno abbandonato perché ero una

ragazza madre, l’uomo che mi mise incinta scomparve subito appena lo seppe. Ma

i figli si amano, non si uccidono. (…) Ho vissuto per strada, in un istituto

per ragazze madri a via __________, da cui però mi hanno cacciata dopo tre anni

e poi in un sottoscala di un parco in via __________ in mezzo ai topi, con un

figlio che purtroppo ha avuto un’infanzia traumatizzata anche a causa mia

perché ero un alcolizzata. (…)”. __________ già era stata segnata sin da

piccola da un’infanzia maledetta: il padre abusò più volte di lei e quando

provò a confidare con grande paura la cosa alla madre, quest’ultima le diede

della “pazza” e la spedì come un pacco postale a vivere dalla zia. (…) Il

figlio, IM 1, di __________ anni, con burrascosi trascorsi di droga, l’ha

lasciata da sola per andare a vivere con la compagna ed il figlio piccolo in __________,

a __________, dove lavora in un ristorante. La casa in cui vive è molto piccola

e ridotta malissimo. Il tanfo di sporco e chiuso impregna persino l’unico

mobile che possiede. (…) Le porte sono state divelte dal figlio, nei drammatici

momenti di crisi d’astinenza. Il comodino è pieno zeppo di medicine, per lo più

tranquillanti. (…) “Con lo stipendio devo pagare i debiti di mio figlio e

quello che rimane non mi basta neanche per le medicine. Mi serve un aiuto o io

mi trascino alla finestra e mi butto giù, a questo punto, tanto, che differenza

fa?” ”.

(Estratto del Giornale __________ del __________: __________)

Dalla relazione di IM 1 con ACPR 2, nasceva quasi subito __________:

“Conosco ACPR 2 nel 2009, no nel 2008. Dopo tre mesi abbiamo

deciso di avere un figlio e così è nato __________ il __________.”

(AI 4, allegato 8).

1.1.

L’esperienza militare

__________, __________, con cui IM 1 aveva un rapporto di

confidenza, raccontava così dell’esperienza militare e della personalità di

quest’ultimo:

“Io ho sempre pensato che IM 1 potesse arrivare a suicidarsi.

Nella sua psiche c’è una voragine. Lui mi ha raccontato le sue esperienze da

militare. Lui è stato in __________, lui è stato istruito alla risposta

immediata all’aggressione. Nei momenti più pericolosi, loro dovevano assumere

anche eccitanti, psicofarmaci per dar loro uno stato vigile al di fuori della

norma, fatto questo che lo aveva perturbato nel corso degli anni. Circostanza

questa che secondo me, non ha fatto altro che aggravare la sua psiche già

perturbata.”

(AI 51).

Interrogato in data 18.12.2013, l’imputato dichiarava di avere

assunto anfetamina durante le missioni all’estero come paracadutista, sei mesi

in __________ e sei mesi in __________:

“L’anfetamina ci veniva data prima di iniziare il turno di notte.

I turni erano 24 ore su 24. A questo si aggiungevano i cordialini che erano

piccole bottiglie di superalcolici che ci tenevano caldo e questo solo in __________

dove la temperatura era di -35/-35. Io ero tiratore scelto e quindi ero

soggetto a fare guardia fisso.”

(AI 89).

Raccontava poi di avere subito un processo, e di avere fatto 45

giorni di cella di rigore a causa di un litigio avuto con un altro militare nel

corso di un’esercitazione:

“nell’addestramento c’erano delle guerre e combattimenti simulati

tra di noi. Lo scopo era quello di addestrarci a difenderci dal nemico e

neutralizzarlo. Questo comportava tra di noi degli scontri fisici e psichici.

Le regole di ingaggio prevedevano di neutralizzare il nemico e imprigionarlo.

Non prevedevano invece di eccedere nell’attacco. Ma questo a volte capitava

quale sfogo tra di noi se vi erano degli screzi. Io avevo degli screzi con il

sottotenente __________ e ricordo che in una simulazione mi aveva rotto due

denti dopo che mi aveva fatto già prigioniero e pertanto non aveva motivo di

prendermi a calci in faccia. In una successiva occasione di simulazione ho

preso il pretesto e a mia volta l’ho preso parecchio a calci in faccia

spaccandogli tutti i denti. Io non lo avevo ancora fatto prigioniero. A D del

PP rispondo che quando ho colpito a calci il sottotenente ero lucido e volevo

rompergli la mandibola e sapevo perfettamente quello che stavo facendo e sapevo

anche che non mi sarebbe successo nulla visto che era una simulazione e invece

ho subito un processo, ho fatto 45 giorni di cella di rigore ma non sono stato

allontanato dall’arma. Questo episodio è stato l’unico in cui la violenza è

stata gratuita da me subita e restituita con gli interessi non rientrante

nell’addestramento. Preciso che ero addestrato per essere una macchina da

guerra e io lo ero diventato e mi piaceva da matti quello che facevo.”.

(AI 89).

A precisa domanda del PP se il servizio l’avesse cambiato nei suoi

modi di reagire a torti o sgarbi, rispondeva:

“Mi ha reso più impulsivo, più aggressivo. Meno timoroso, più

sicuro di me. Violento lo divento solo se perdo il controllo. In quel caso

neanche dieci persone possono fermarmi.”

(AI 89).

Dalla documentazione agli atti risulta che per questo episodio –

avvenuto in __________ – l’imputato non subiva una condanna formale da un Tribunale

penale militare; la pena di 45 giorni in cella di rigore gli veniva impartita

dai superiori internamente alla caserma (AI 111 e 114).

1.2. La

paura della fine del mondo

__________ riferiva della paura di IM 1 che il mondo stesse per

finire:

“Lui era convinto che il mondo stesse per finire e che io potessi

fornirgli degli elementi per chiarirgli questa sua paura. (…) leggeva in

maniera molto fondamentalista alcuni passi della bibbia in cui si faceva

riferimento alla fine del mondo e lui di queste sue paure era molto

angosciato.”

(AI 51).

Continuava poi:

“Lui mi aveva anche detto che il 21.12.2012 è stato un giorno si

smarrimento totale, lui aspettava veramente la fine del mondo. A mio giudizio

l’aspettava quasi come una liberazione da tutti i suoi problemi. So che quel

giorno lui non si era alzato dal letto perché la fine del mondo non era

arrivata e questo lo aveva posto in uno stato di depressione. Ricordo anche che

ad un certo punto aveva comprato addirittura una spada da un armaiolo perché

pensava che avrebbe dovuto combattere contro una misteriosa figura apocalittica

nel contesto della fine del mondo. (…) mi aveva chiesto delle candele benedette

per la fine del mondo. (…) Questi comportamenti osservati, mi hanno portato a

credere che IM 1 potesse anche togliersi la vita (…).”

(AI 51).

L’imputato confermava queste dichiarazioni e precisava:

“I passi della bibbia riportano determinate cose che si

riproducevano nelle teorie dei maia e quindi ero convinto della veridicità

dell’avvenimento. (…) Io (…) avevo pensato bene di tenere da parte 100 litri di acqua perché la tempesta solare causata dall’allineamento dei pianeti previsto per il

21.12.2012 secondo i Maia, Nostradamus e anche secondo la Nasa, sarebbe stato il non funzionamento dei dispositivi elettronici e quindi come prima

conseguenza vi sarebbe stata l’interruzione dell’approvvigionamento idrico. Non

le nego che se avessi avuto la possibilità economica per comprarmi un bunker lo

avrei fatto.”

(AI 89).

Affermava di avere comperato la spada perché gli piaceva,

ammetteva di avere anche pensato di usarla contro qualcuno che, una volta

giunta la fine del mondo, avesse ad esempio voluto appropriarsi della sua acqua

o fargli del male. Dichiarava che le tre candele benedette dovevano essere una

sorta di protezione spirituale. A precisa domanda del PP rispondeva: “(…) la

fine del mondo io la temevo parecchio ma non l’ho mai desiderata nella maniera

più assoluta e soprattutto non l’ho desiderata per risolvere i miei problemi.

Li avrei risolti in altro modo.” (AI 89).

ACPR 2 in merito a questa paura del suo ex compagno precisava che:

“nel corso del mese di dicembre del 2012 lui aveva acquistato

diversi kit di sopravvivenza spendendo tutti i soldi della famiglia, eravamo

rimasti con fr. 20.- e tutto questo materiale lo teneva in casa. Dal momento

che non era successo nulla, lui era rimasto a letto tutto il giorno. Io gli

avevo chiesto se lui non fosse contento del fatto che non era arrivata la fine

del mondo e lui mi aveva risposto di essere contento ma che rimaneva nel letto.

Gli faceva male la testa. (…)”

(AI 59).

IM 1 riferiva al dibattimento:

“Conferma che nel 2012 era convinto dell’arrivo della

fine del mondo?

Vorrei precisare che ad oggi dissento da quanto emerge dai

verbali, mi sono fatto suggestionare dagli eventi. Di certo non avrei mai

voluto che accadesse. La sciabola che ho comprato l’ho comprata mesi prima, io

colleziono armi bianche, ma ho sempre fatto attenzione in presenza di mio

figlio (la tenevo in cantina). Ma non ha nulla a che vedere con la fine del

mondo.

ADR che invece i kit di sopravvivenza che avevo acquistato

erano in vista della possibile fine del mondo.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).

Ulteriori dettagli sulla vita e la personalità dell’imputato, in

particolare – ma non solo – per quanto riguarda la sua infanzia a __________,

si trovano nell’anamnesi riassuntiva della perizia del Dr. __________ (AI 96).

Considerandi

2.

Precedenti

penali

Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero del 07.11.2013 (AI

2) e da quello __________ del 12.11.2013 (AI 39), IM 1 risulta incensurato.

3.

Circostanze

dell’arresto

Dal rapporto d’arresto provvisorio del __________, emerge quanto

segue:

“Questo pomeriggio, alle ore 14.18, __________ richiedeva il

nostro intervento a __________ in Via __________, in quanto era in corso

un’animata discussione. Subito dopo chiamava __________ comunicando che nella

lite citata vi erano dei feriti. Contemporaneamente la Polizia Comunale di __________ veniva allertata da un gruppo di operai, che lavoravano in un

cantiere su via __________ e che avevano udito delle urla provenire dallo

stabile.

Sul posto per primi una pattuglia della Polizia Comunale.

All’esterno del palazzo trovavano il rubricato, il quale si consegnava a loro

dicendo “che probabilmente aveva commesso due omicidi”.

Nel frattempo la pattuglia del Reparto Mobile raggiungeva

l’appartamento di ACPR 2, situato al __________, teatro dei fatti. Qui avevano

modo di rinvenire due persone a terra circondate da una pozza di sangue. In

attesa dei sanitari procedevano al primo intervento di soccorso e alla

salvaguardia delle tracce. (…).Si richiedeva l’intervento della scientifica, i

quali dopo aver fatto i rilievi sull’autore, si portavano nell’appartamento di __________,

scena alterata nel frattempo dai soccorritori e dagli agenti intervenuti. (…) si

procedeva alla verbalizzazione dei testimoni __________ e __________, i primi ad

essere arrivati sul luogo. Veniva anche verbalizzata in qualità di vittima l’ex

compagna dell’imputato, ACPR 2 nonché l’autore materiale, IM 1.”

(AI 4).

Dal rapporto d’intervento della Polizia comunale di __________ del

__________:

“in data e ora di cui sopra venivamo allertati dal Sgtm. __________,

lo stesso ci comunicava che degli operai presenti in via __________ l’avevano

chiamato in quanto udivano delle forti urla provenienti dal palazzo ivi

presente.

Subito in loco si prendeva contatto con gli operai che avevano

allarmato i nostri servizi, nel medesimo momento, alle ore 14.25 circa, si

presenta un uomo con in mano il proprio passaporto __________, lo stesso

asseriva di volersi costituire, dicendo che aveva commesso forse due omicidi. L’uomo

appena giunto da noi ha affermato: “questa volta non sono riuscito a

trattenermi con i miei suoceri.”

Da parte nostra si ammanettava l’uomo e si procedeva ad una

perquisizione di sicurezza. (…)

All’interno si aveva modo di trovare tre persone, una donna riversa

a terra, con il volto ricoperto di sangue, una seconda donna che piangeva e

teneva le gambe dell’uomo sdraiato per terra.

Si cercavano informazioni dalla giovane donna, identificata in

seguito nella ACPR 2, la quale ci spiegava che il suo ex fidanzato, a mano del

manico del monopattino del figlio ha più volte colpito alla testa la madre ed

il padre. Sotto choc non sapeva darci motivazioni del gesto.”

(AI 4, allegato 1).

In data __________ – dopo essere stato interrogato – l’imputato

veniva arrestato ed incarcerato presso il carcere giudiziario __________.

L’imputato è in carcere dal giorno dei fatti. In merito al suo

comportamento in detenzione, si segnala che il 09.04.2014 veniva sottoposto ad

un procedimento disciplinare a seguito del quale subiva 5 giorni di cella di

rigore, per avere accumulato un gran numero di assenze arbitrarie sul posto di

lavoro, nonché per avere insultato il Capo arte e rifiutato di eseguire un suo ordine

(AI 152). Un secondo procedimento disciplinare, che lo condannava ad altri 4

giorni di cella di rigore, avveniva il 10.09.2014, per aver insultato il Capo

arte della cucina centrale (doc. TPC 27).

Interrogato a tal proposito, l’imputato riferiva al dibattimento:

“Dai rapporti del carcere emergono dei suoi comportamenti non

propriamente corretti nei confronti delle regole della struttura.

Mi piacerebbe spiegare questi episodi.

Quando lavoravo il legatoria, il primo mese ho ricevuto pure un

premio per la produzione effettuata, e questo già non è comune. Quando ho

chiesto di cambiare laboratorio visto che non ero più interessato al lavoro, ho

chiesto di lavorare in stamperia, avevo pure l’appoggio del capo della stessa.

Ho chiesto in modo molto educato di poter cambiare il posto di lavoro. I due

capi hanno preso la questione come qualcosa di personale, e da quel momento ho

iniziato a subire insulti per due mesi sul lavoro. Ho reclamato per iscritto in

merito a tale situazione, nessuno ha saputo rispondere né prendere

provvedimenti, magari io ho sbagliato, ma ho cercato un punto di rottura. Ho

dunque messo per iscritto al capo sorvegliante che preferivo rimanere in cella

piuttosto che “fare il burattino di un coglione”. Ho offeso una persona che per

due mesi ha continuato ad offendere me, sulla mia provenienza e tanto altro.

Per questo io sono stato sanzionato con 5 giorni di cella di rigore.

Poi ha avuto problemi anche col capo arte della cucina,

conferma?

Sì, la storia della cucina è una pura fantasia, considerato che il

cuoco con cui avrei “litigato” stamattina beveva il caffè con me. Lui stesso

non sostiene che io l’abbia insultato. Semplicemente era successo che mi ero

permesso di chiedere un piatto di pasta per un detenuto che ne aveva fatto

richiesta. Ho fatto ricorso alla decisione che mi imponeva 5 giorni di rigore,

e poi l’ho ritirato. Mi è stato detto che io non devo difendere i detenuti.

ADR che non faccio il sindacalista in carcere, ma se c’è da

dire qualcosa, anche per gli altri come mi è stato chiesto, lo dico.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale 13.10.2014).

4.

La

relazione fra IM 1 e ACPR 2

Durante l’inchiesta, l’imputato riportava un racconto dettagliato

della sua relazione sentimentale con ACPR 2, con riferimento particolare alle

figure dei genitori di lei, e meglio della madre ACPR 1, la quale sin dagli inizi

della storia, almeno secondo le sue dichiarazioni, assumeva un comportamento

intromissivo, non risparmiando critiche anche pesanti all’imputato, a livello

personale, famigliare e professionale, dimostrando di non averlo mai realmente

accettato come compagno della figlia rispettivamente padre del nipote:

“Conosco ACPR 2 nel 2009, no nel 2008. Dopo tre mesi abbiamo

deciso di avere un figlio e così è nato __________ il __________. Da quel

giorno la mia figura di padre viene cancellata definitivamente da ACPR 1, mamma

di ACPR 2. (…) Il problema principale tra me e ACPR 2 è stata sempre sua madre.

(…)”

(AI 4, allegato 8).

ACPR 2 dichiarava:

“Ho conosciuto IM 1 circa

6-7 anni or sono a __________. Tra di noi è sorta una relazione sentimentale

che il __________ ha portato alla nascita del nostro unico figlio __________.

Ciononostante non ci siamo mai spostati, anche se in un’occasione avevamo già

preparato le carte per farlo. Poi però abbiamo rinunciato poiché ci lasciavamo

spesso. È sempre stata una relazione molto burrascosa.”

(AI 4, allegato 4).

Dopo un primo periodo trascorso a __________ fra il 2008 ed il

2010, nel corso del quale IM 1 arrivava pure a cambiare domicilio e lavoro pur

di allontanarsi dai genitori della compagna e riuscire ad instaurare con lei un

rapporto sereno, egli decideva di lasciare il Paese nel corso dell’estate 2010,

per allontanarsi il più possibile dalla famiglia di lei. Si trasferiva dunque

in Ticino, a __________, e, una volta trovato lavoro quale cameriere presso il

ristorante __________, proponeva a ACPR 2 di raggiungerlo col bambino.

Così IM 1 raccontava, descrivendo dall’inizio la relazione con ACPR

2, una volta rimasta incinta:

“ (…)Lei non ha voluto vivere con me ma ha preferito tornare a

casa dei genitori, in particolare dalla madre (…). Io avevo chiesto a ACPR 2 di

andare a vivere a __________ con lei nella casa di vacanza che i suoi genitori

avevano in affitto. Io vivevo lì, ma ACPR 2 non è venuta poiché sua madre non

voleva (…). Sua madre aveva un rapporto morboso con la figlia, voleva avere il

controllo di tutto. Io e sua madre abbiamo iniziato ad avere problemi quando

iniziava a metter becco troppo nelle nostre faccende. (…) Preciso che a __________

io e ACPR 2 per una ventina di giorni abbiamo vissuto assieme ma poi lei, a

causa della mia assenza a causa del lavoro, lamentava solitudine e sua madre è

venuta a prendersela dal giorno alla notte. (…) Io un giorno tornai a casa e

non vidi più ACPR 2. (…)

Mi sono trasferito a __________. Io ho continuato a lavorare per

la stessa azienda ma in una filiale di __________ e questo è avvenuto a fine

2008.

– inizio 2009. Andavo a trovare ACPR 2 tutti i fine settimana. Le cose

andavano bene, perché io facevo le cose che voleva __________ (la madre). Io

con __________ ho parlato in maniera educata, in maniera scomposta (ovvero

volgare, “vecchia di merda”, “vecchia del cazzo”, “c’hai 60 anni e fatti una

vita con tuo marito”), in maniera agitata…in tutti i modi cercavo di avere un

dialogo con lei. (…) non sono mai passato a vie di fatto. (…) Il grosso delle

offese (…) le dicevo alla figlia ACPR 2 nel senso che mentre parlavo con ACPR 2

insultavo la di lei madre. ACPR 2, si trovava tra l’incudine ed il martello (…).

Nato nostro figlio __________, lui va a casa della nonna. ACPR 2 mi

dice di trovare un appartamento per andare a vivere assieme. Io ho trovato

lavoro a __________, a 50 metri dalla casa di __________, era luglio.

A settembre 2009 ho poi trovato un appartamento nel quartiere di __________.

È stata ACPR 2 a scegliere il nostro appartamento (…) ho fatto dei debiti (3000

EUR) perché l’appartamento era piccolo e da ristrutturare (…) ACPR 2 è entrata

in ottobre 2009 nel nostro appartamento, (…). Dopo circa 2 settimane __________

viene a trovarci e a metà novembre se l’è portata a __________ in quanto diceva

che l’aria là era più salubre; (…). A D del PP rispondo che ACPR 2 ha sempre

bisogno di aiuto. Concordo con il PP che io non potevo darle aiuto tutto il

giorno perché lavoravo e posso ammettere che questo aiuto __________ glielo

poteva dare, ma trovo disumano che lei __________ decidesse cosa fare con ACPR

2.

e con mio figlio, senza nemmeno interpellarmi. Notata l’assenza di ACPR 2 da

casa nostra, io ho chiamato ACPR 2 e poi l’ho raggiunta a __________. __________

non era presente. Io ho chiesto a ACPR 2 la motivazione che la spingeva a

restare a casa con la madre anziché tornare a casa sua. ACPR 2 mi disse “qui

l’aria è più salubre e naturale e fa bene al bambino”. Ad un certo punto il

padre di ACPR 2 è intervenuto dicendo “tu devi venire qua, devi mettere i soldi

sul tavolo e te ne devi andare”. Preciso che i soldi a cui faceva riferimento

erano quelli per il bambino. Ricordo che era il giorno dell’immacolata del

2009.

(…) Finita la discussione con ACPR 2 ed il padre mi sono rivolto a ACPR 2

chiedendole che se voleva unicamente il mantenimento glielo avrei dato ma che

poi non mi avrebbe più visto. Me ne sono andato e scendendo le scale incontrai __________

e la riempii di insulti (…). __________ non aveva detto nulla.

Per natale 2009 avevo chiesto a ACPR 2 di poterlo trascorrerlo con

mio figlio. Il tutto si è tradotto con un incontro con mio figlio alla presenza

anche di ACPR 2 per soli 5 minuti al bar (a __________). (…).

Nel 2010, 19 gennaio 2010 mia madre fa una vincita e con quei

soldi riesco a battezzare il __________ e riesco a pagare i vestiti per ACPR 2

per il battesimo. In quel periodo __________ mi aveva consigliato di prendere ACPR

2.

ed il bambino e di andarcene dai di lei genitori o meglio dalle sgrinfie

della madre. Io ho iniziato a ragionarci su e ho proposto a ACPR 2 di andare in

__________. Lei mi pose il problema della lingua (…) Siamo nel marzo – aprile

2010.

Abbiamo quindi optato per trasferirci nel Canton Ticino. Il progetto era

che io andassi prima in Ticino e che poi sarei tornato a prendere lei e mio

figlio. (…) trovammo opposizione da parte di __________ perché quest’ultima

pensava che io volessi partire per abbandonare la mia famiglia. (…) Sono

riuscito a convincere ACPR 2 (…) Una volta lei convinta del progetto, la madre

si è tranquillizzata (…). Alla fine erano contenti che noi fossimo andati in

Ticino.

Il 18 agosto 2010 decido quindi di partire per (…) __________ con

500.

EUR in tasca. Non conoscevo nessuno. Il 27 settembre 2010 chiamo ACPR 2 e

le comunico che ho trovato lavoro (al __________, 3600 CHF lordi), che ho

trovato appartamento (in __________, CHF 1250) e che l’avevo anche arredato

(letto, culla, tavolo e sedie). Lei mi ha detto che sarebbe arrivata. Ad

ottobre 2010, intorno al 20 mi ha raggiunta da sola a __________ dicendomi che

il bambino lo avrebbe portato poi la nonna.”

(AI 7).

La madre di ACPR 2 raggiungeva la coppia in Ticino da lì a poco,

portando con sé il nipotino. Una volta giunta presso il loro appartamento,

riprendeva a criticare l’operato di IM 1 in merito alla scelta del mobilio e

dell’appartamento stesso. Egli reagiva sfogando la propria rabbia sugli

utensili in cucina:

“__________è arrivato il mese dopo con la nonna, la quale è

restata un paio di giorni buttando benzina sul fuoco (non c’è un armadio, non

c’è un balcone, è piccolo, è meglio che sto figlio non lo facevi proprio, come

ti gestisci…). Io quel giorno ho spaccato mezza cucina dal nervoso e ho preso

le pentole e le buttavo nella stanza. Io mi ero chiuso in cucina da solo. Per

“mezza cucina” preciso che avevo sbattuto un pentolino contro un mobile,

rompendo il manico e parte del mobile. Io ero arrabbiato con __________ e le ho

detto “non puoi pisciare sui miei sacrifici ogni volta!”. __________

(proprietario del __________) sa i sacrifici che ho fatto ed io queste cose le

ho dette a __________, io urlavo ero nervoso e le avevo detto “levati dal

cazzo, tornate a casa”). __________ piangeva, ACPR 2 mi accusava “come faccio

senza mia madre”. La discussione è successa di mattino presto, sono uscito di

casa e sono andato a lavorare. Una volta tornato __________ non c’era più. Io, ACPR

2.

e __________ abbiamo vissuto per 6 mesi in __________ o. Questi sono stati 6

mesi di discussioni con ACPR 2 in quanto lei voleva che io le chiedessi scusa

(a __________) ma io non me la sentivo. (…).”

(AI 7).

La lontananza non aveva l’effetto sperato, e col tempo anche la

relazione tra ACPR 2 e IM 1 si deteriorava a causa delle continue intromissioni

della madre di lei e delle conseguenti reazioni violente di lui, fatto sta che

nel 2011 egli decideva di lasciare l’appartamento in cui viveva con la compagna

dicendole di fare ritorno a __________ dai suoi genitori:

“A marzo/aprile 2011 ho lasciato l’appartamento perché io volevo

continuare la mia vita da solo e le ho detto che era meglio che lei tornasse a

vivere a __________ con nostro figlio. Ho continuato a lavorare al __________ e

sono andato a vivere a __________ a __________ (…) fino al dicembre 2011. Io in

questo periodo (…) sentivo ACPR 2 tutti i giorni, (…) le chiedevo se era

contenta della sua scelta e se era felice di stare con i suoi e lei mi diceva

di no ma non riusciva a mettere una barriera tra lei ed i suoi genitori. (…)”

(AI 7).

Tale situazione durava poco, tant’è che già nel dicembre 2011 IM 1

chiedeva a ACPR 2 di tornare a vivere con lui a __________ insieme a __________

per tentare una riconciliazione, e così faceva la donna:

“Nel dicembre 2011 ho preso in affitto un appartamento a __________

per far tornare ACPR 2 con il bimbo. ACPR 2 ha scelto di venire da me. Lì

abbiamo abitato per circa 13-14 mesi (febbraio- marzo 2013). È stato tutto

sereno in questo periodo e meglio fino al dicembre del 2012. in precedenza __________ chiamava, ma io le avevo vietato di venire a casa nostra. Si stava

bene. ACPR 2 non lavorava, io ero sempre al __________. Io pagavo 1250 CHF di

affitto. In questo periodo, fino al dicembre 2012, abbiamo anche ospitato il

padre di ACPR 2 a casa nostra (…) 1-2 volte.”

(AI 7).

Al dibattimento precisava:

“Il 2012 è stato dunque un anno tranquillo.

Sì, io sono rimasto fino a giugno/luglio 2012 al __________,

appena ACPR 2 ha incominciato a lavorare alla __________, io sono entrato in

disoccupazione. Non c’erano tensioni in quel periodo, stavamo bene, nonostante

i problemi pratici di gestione che riuscivamo sempre a risolvere in modo

tranquillo.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale del 13.10.2014)

__________ a tal proposito precisava invece che IM 1 si licenziava

dal __________ per poter poi beneficiare della rendita di disoccupazione e

occuparsi del bambino, mentre invece ACPR 2 lavorava (AI 51).

Tra i due tutto comunque procedeva più o meno bene, finché nel

dicembre 2012 veniva a mancare la nonna di ACPR 2, a cui la donna era molto

legata. IM 1 decideva di mettere da parte i vecchi rancori ed ospitare i

genitori di lei, così che potessero sostenersi a vicenda nel triste momento.

Per i primi giorni tutto filava liscio, fino alla mattina del 1° gennaio 2013,

giorno in cui IM 1 sentiva ACPR 1 parlare di soppiatto con ACPR 2, proferendo a

suo dire dure critiche verso la madre di lui e provocandone una reazione

collerica, tanto che IM 1 decideva infine di andare via di casa in attesa che i

suoceri ripartissero per __________:

“Nel dicembre 2012 faccio un errore. A ACPR 2 muore la nonna, alla

quale era molto affezionata, (…) quindi le ho detto di far salire i suoi

genitori per Natale. Loro dovevano stare una settimana da noi. Nella realtà dei

fatti sono arrivati l’8 dicembre e se ne vanno il 6 gennaio 2013. In questi giorni il clima era sereno fino al 31.12 o 01.01.2013, quando mi sono svegliato alle

06.

di mattina e sentivo __________ che faceva commenti negativi su mia madre

(si lamentava che mia madre mi chiamasse per chiedermi soldi; la vecchia sta

bene sta fresca e tosta, cosa vuole; che rompe a fare il cazzo; dille che

quando chiama il figlio di salutare e non rompere più di quel tanto) io a

quello parole sono stato verbalmente esplosivo. Me la sono presa con ACPR 2

poiché non aveva ripreso sua madre mentre diceva questa parole riguardo la mia

e le diedi della merdaiola (a __________ la merdaiola è una merda, sciolta,

priva della propria anima, nemmeno degna di essere una merda solida). ACPR 2 in

quel periodo era incinta ma ha perso il bambino a gennaio 2013. Poi mi sono

rivolto a __________ e le ho detto che, in poche parole, “io costruisco, tu hai

distrutto, ti rimetto in casa e tu mi rompi ancora le scatole” ma le mie parole

erano tutt’altro che educate. Li ho inviati ad andare a __________

immediatamente (…) ACPR 3 mi ha detto che i biglietti li avevano già per il 6

gennaio, che non avevano soldi per prenderne altri e quindi ho detto che

sarebbero potuti restare ed io in quei giorni mi sono fatto ospitare da amici (…)

avevo avuto la sensazione di essermi svegliato in un covo di serpenti e che mi

stavano tutti pugnalando alla schiena.”

(AI 7).

__________ raccontava quanto riportatigli da ACPR 2 in quei

giorni:

“(…) mi ha telefonato in lacrime ACPR 2. Lei mi disse che avevano

litigato, i genitori di lei erano ancora presenti. Mi disse che, mentre IM 1

era ancora a letto e pensava che lui stesse ancora dormendo, ha cominciato a

parlare con sua madre (ACPR 1) in termini negativi in merito alla madre di IM 1

per es. dicendo che la madre di IM 1 era la rovina della di lui vita etc. A

quel punto IM 1 ha “reagito” ed è esplosa una violenta lite. Questa lite ha poi

portato alla partenza dei genitori di ACPR 2, oltre ad una forte litigata tra

lei e IM 1. La sera in cui hanno litigato ACPR 2 mi telefonò in lacrime dicendomi

che lui aveva provato a metterle le mani addosso, che le aveva buttato il

telefonino giù dalla finestra. Lei aveva molta paura di lui.”

(AI 51).

A seguito di tali avvenimenti, IM 1, in disoccupazione dal mese di

agosto 2012, si trasferiva in un monolocale in __________ lasciando l’appartamento

di __________ a ACPR 2 e __________, e decideva di cercare lavoro in Svizzera __________

nella speranza di un guadagno migliore. ACPR 2, che non era d’accordo con tale

decisione, si rivolgeva all’autorità regionale di protezione di __________,

chiedendo la stipulazione di una convenzione che prevedeva il versamento di un

mantenimento di CHF 800.- mensili da parte dell’imputato a favore del bambino. IM

1.

sottoscriveva la convenzione la quale prevedeva inoltre l’autorità parentale

congiunta. Nel mentre, chiedeva a ACPR 2 di contribuire alle spese per il

mantenimento del figlio, cercandosi un lavoro:

“A ACPR 2 avevo detto chiaramente che era bene che si trovasse un

lavoro, come anche donna delle pulizie (…) Il mio stipendio non era sufficiente

per poter affrontare tutte le spese. (…) Ho detto a ACPR 2 che sarei andato

altrove a trovare lavoro per poter avere uno stipendio più alto e pagare ciò

che c’era da pagare.(…) ACPR 2 non si è detta d’accordo per la mia partenza,

questo perché avrei dovuto lasciare l’appartamento. Preciso che guadagnavo CHF

3'600.- lordi e l’affitto era di CHF 1250.-. Poi le dovevo CHF 800.- per __________

(…) Avevo anche preso in affitto una stanza in Via __________ a __________.”

(AI 4, allegato 8).

La relazione tra i due diveniva sempre più tempestosa, tanto che a

febbraio 2013 ACPR 2 denunciava IM 1 asserendo di aver subìto maltrattamenti.

La denuncia veniva poi ritirata da lì a poco:

“Ho infatti anche una denuncia che poi ACPR 2 ha ritirato, perché

aveva denunciato il falso. In pratica, credo sia stata sua madre, a suggerirle

di denunciarmi per maltrattamenti. Se ricordo bene la denuncia fatta a __________

è del __________ (…)”

(AI 4, allegato 8).

“fatti mai avvenuti, non le ho mai tirato nemmeno uno schiaffo;

denuncia poi che ACPR 2 ha ritirato. Io ero stato chiamato in Polizia. Non so

come mai ACPR 2 mi aveva denunciata, mi aveva detto che io avrei dovuto

smetterla di usare certe parole con lei.”

(AI 7).

ACPR 2 a tal proposito dichiarava che aveva denunciato il suo ex

compagno poiché l’aveva strattonata per i capelli e le aveva lanciato addosso

un telefono cellulare, siccome gli dava fastidio il rumore della suoneria (AI

4, allegato 4). Precisava poi in un secondo momento, descrivendo alcune

reazioni istintive dell’ex compagno:

“(…) una sera, mentre io usavo il telefono cellulare, si è alzato

dal letto ed ha preso il mio telefono cellulare e lo ha buttato dalla finestra

solo per il fatto che gli dava fastidio il ticchettio dei tasti.”.

“Quando stavamo assieme, io gli preparavo la colazione ma se il

latte non aveva la temperatura ideale, lui prendeva la tazzina e la buttava nel

lavabo dicendomi che non ero nemmeno in grado di preparargli la colazione.”

(AI 59).

Sempre nel mese di febbraio 2013, verosimilmente a seguito dei

fatti di cui sopra, ACPR 2 partiva improvvisamente per __________ portando con

sé __________, e provocando la rabbia di IM 1, il quale smise di versare il

contributo di mantenimento per il figlio:

“A febbraio 2013 ACPR 2 è scesa a __________ con __________ perché

da sola non riusciva a gestire tutto. (…) improvvisamente, mi scrisse “io parto

per __________, chiama chi vuoi e poi vediamo (…)” Sono andato da __________ e

non mi sembrava possibile e non mi sembrava giusto che lei avesse fatto così

nonostante la convenzione stipulata. Chiamo ACPR 2 e le dico che non le avrei

dato un centesimo fintato che non avrebbe riportato in Svizzera __________ e

questo è successo fino al mese di giugno. (…).mi disse che voleva che venisse

versato il mantenimento e io le dissi di no.”

(AI 7).

Qualche settimana più tardi, la donna faceva ritorno in Ticino lasciando

il figlio a __________ dai nonni per il tempo necessario a trovarsi un impiego,

essendo che lo riteneva un posto migliore dove farlo crescere. Nel frattempo, IM

1.

continuava la sua ricerca di un lavoro oltre __________ per infine essere

assunto presso il ristorante __________ di __________ in qualità di cameriere.

Il 1° aprile 2013 veniva assunto, ed il 17 aprile 2013 rassegnava

le dimissioni, giustificando questa scelta principalmente per due ragioni; la

prima poiché il ristorante gli aveva infine concesso uno stipendio inferiore a

quanto promesso, la seconda poiché non intendeva “far fare la bella vita

alle persone a __________” alle sue spalle, tenuto conto che egli era

inoltre impossibilitato di stare col figlio essendo che questo si trovava

ancora a __________:

“ACPR 2 nella primavera di quest’anno è tornata in Ticino ma da

sola. (…) voleva far crescere qui __________. Io in quel momento, io stavo

sempre a __________ e facevo avanti ed indietro per la Svizzera per cercare un altro lavoro (…) Il giovedì santo del 2013 io mi sono trasferito a __________,

dopo aver lasciato l’appartamento a __________ __________, poiché avevo trovato

un lavoro __________ di __________. (…) lei era in Ticino ma non sapevo dove

abitasse. Il bambino era sempre a __________. Noi ci vedevamo e discutevamo del

ritorno del bambino in Svizzera e lei voleva gli alimenti. Mentre ero a __________

mi chiamò __________ e mi disse che dovevo pagare gli alimenti e io gli dissi

che l’autorità parentale era congiunta e che mi veniva negata. Io il giorno

dopo allora ho inviato a __________ la lettera di licenziamento dal mio posto

di lavoro di __________ e questo perché ho pensato che piuttosto che far fare

la bella vita alle persone a __________, alle mie spalle, era meglio

licenziarmi. Io mi sono licenziato __________ dopo circa 2 settimane. Io mi

sono anche licenziato in quanto __________ mi davano meno di quanto pattuito.”

(AI 7).

In breve tempo IM 1 trovava un altro impiego quale cameriere

presso il ristorante __________ di __________, per uno stipendio inferiore:

“Il 1° maggio ho iniziato a lavorare ristorante __________ di __________.

Ho lavorato in questo posto fino al 10 ottobre 2013. Lo stipendio era di CHF

3'900.-, era meno che al __________, dove non sono rimasto per una questione di

principio. Mi avevano detto una paga e me ne avevano data un’altra.

Considerato i debiti accumulati nel tempo ho avuto problemi nel

poter avere un appartamento, perché nel canton __________ vige la legge che

sono attivi dei precetti esecutivi non si possono affittare degli appartamenti (…).

Il 10 ottobre 2013 ho concluso il lavoro al __________ perché nel frattempo

avevo trovato un lavoro presso la __________ di __________ (…). Il contratto

l’avrei dovuto firmare domani e lo stipendio sarebbe stato di CHF 4'900.-

lordi.”

(AI 4, allegato 8).

A giugno 2013 i genitori di ACPR 2 la raggiungevano in Ticino, più

precisamente nell’appartamento di __________ che lei occupava, portando con

loro __________ e occupandosi dello stesso mentre la donna lavorava quale inserviente

e aiuto bar (AI 51). IM 1 riprendeva a versare i contributi di mantenimento per

il bambino, e la convenzione veniva inoltre modificata presso l’ARP, portando l’importo

del contributo alimentare a CHF 1'000.- mensili:

“A precisa domanda rispondo che dopo __________, ACPR 2 è venuta a

vivere qui a __________ in __________. (…) l’accordo era che se fosse tornata

in Svizzera avrei pagato gli alimenti, mentre se rimaneva in Italia non avrei

versato nulla. Così nel mese di giugno ACPR 2 è venuta in Ticino con __________.

Come promesso le versavo quindi CHF 1'000.-, accordo che abbiamo firmato sempre

presso gli uffici di __________.”

(AI 4, allegato 8).

“ Tra il licenziamento e il momento dei fatti dichiaro che ho

trovato un altro posto di lavoro e che ho versato a ACPR 2 1000 CHF per il

mantenimento. (…) da giugno 2013 ACPR 2 e __________ erano in Ticino insieme ai

genitori di lei. Questo appartamento a __________ ACPR 2 lo aveva trovato

grazie all’aiuto di __________ che le avevo presentato io.”

(AI 7).

Dai documenti agli atti risulta che in data 10.10.2013, IM 1

riceveva la disdetta immediata dal Ristorante __________ di __________ in

seguito ad aggressione fisica verso un collega di lavoro (AI 47). In occasione

del suo interrogatorio del 18.11.2013, l’imputato in merito dichiarava:

“A seguito di una discussione ho mandato in ospedale il pizzaiolo.

Abbiamo avuto una discussione a causa del comportamento del direttore il quale

metteva tensione all’interno della casa del personale e ognuno faceva scarica

barile. A seguito di una parola di troppo del pizzaiolo, gli ho tirato addosso

una ciotola di metallo in cui vengono riposti normalmente i pomodori. Preciso

che a me non risulta che lui sia andato in ospedale in quanto la sera stessa e

io e lui abbiamo giocato alla playstation assieme. Contesto il contenuto della

lettera di licenziamento. Il pizzaiolo si chiama __________ __________,

chiedete a lui.”

(AI 7).

Così riportava quanto raccontatogli dall’imputato __________,

riferendosi al pizzaiolo collega di IM 1:

“(…) quest’ultimo avrebbe fatto un’osservazione sul suo essere

padre, commentandolo in negativo. Lui ha una ferita aperta in merito al suo

“essere padre”, non voleva fare a __________ quello che lui aveva vissuto in

passato. Questa frase del collega gli ha fatto perdere totalmente il controllo,

lui ha preso la prima cosa che gli è capitata sotto mano, una padella credo, e

l’ha tirata in testa al collega (…)

il licenziamento ricevuto in realtà era una disdetta anticipata.

Infatti IM 1 aveva già inoltrato la propria disdetta. (…) A D del PP rispondo

che IM 1 aveva dato la disdetta anticipata in quanto aveva trovato un impiego

presso __________ (…). Il lavoro era all’interno di un call-center.”

(AI 51).

Dopo aver perso il lavoro al __________, l’imputato aveva difatti

un’altra opportunità d’impiego presso un call-center della società __________ (AI

68.

e 71). Dallo scambio di e-mail relativo a tale contratto di lavoro, ed in

particolare dall’e-mail inviata a quest’ultimo da __________ (allegato doc. 2,

AI 46), sembrerebbe che quest’ultimo avrebbe dovuto recarsi a __________ a

firmare il contratto al più tardi giovedì 07.11.2013. Avrebbe dovuto cominciare

a lavorare in data 11.11.2013, come oltretutto dallo stesso dichiarato, per uno

stipendio mensile di CHF 4'900.- lordi.

5.

I

giorni precedenti ai fatti del 7 novembre 2013

Dal momento in cui lasciava il lavoro presso il __________,

l’imputato dichiarava di avere vissuto un po’ dalla madre a __________ e un po’

da amici in Ticino, e di essersi recato a trovare __________ quando poteva; la

notte del 21 e del 22 ottobre 2013 dormì presso l’hotel __________ di __________,

mentre le notti del 23, 24 e 25 le passò presso __________ (AI 4, allegato 8;

AI 46). Raccontava che in quegli ultimi mesi andava nuovamente d’accordo con ACPR

2:

“In questi ultimi mesi, io e ACPR 2 andavamo nuovamente d’accordo.

Quando scendevo in Ticino si mangiava si scopava, si beveva assieme. (…) credo

che in questo periodo non ero confuso solo io ma entrambi. Quando stavo con ACPR

2.

si mangiava in due, si scopava in due e si beveva in due e ci riappacifica in

due. Nonostante noi volessimo stare insieme, la ragione dei litigi miei e di ACPR

2.

e della guerra che ci facciamo da 4 anni era __________.”

(AI 7).

ACPR 2, in occasione del suo primo interrogatorio il giorno dei

fatti, confermava quanto sopra:

“Avevo pure deciso di fare una riappacificazione con lui perché mi

sembrava calmo, mi sembrava diverso!”

(AI 4, allegato 4).

5.1

La

vacanza a __________ con il figlio __________

L’imputato dichiarava che sabato 26 ottobre 2013, grazie

all’intervento di tale __________, vicina di casa e amica di ACPR 2, riusciva a

convincere quest’ultima e a portare __________ in vacanza a __________ fino al

2.

novembre 2013 (AI 4, allegato 8; AI 7). In merito a questo viaggio, __________

dichiarava, descrivendo lo stato d’animo di IM 1:

“Sabato mattina, il 26.10 lui ha fatto colazione ancora da me ed

era contentissimo in quanto la vicina di casa di ACPR 2 di __________ (tale __________)

era riuscita a permettergli di portare __________ per una settimana a __________

in vacanza.”

(AI 51).

Il 22 ottobre 2013, l’imputato postava su Facebook una fotografia

di lui e __________ con un’espressione di felicità (AI 102); in merito

dichiarava in interrogatorio:

“Il significato della prima foto è l’espressione della mia

felicità perché mi sarebbe stata data la possibilità di andare in vacanza con

mio figlio __________. Ricordo che era stata __________ a convincere ACPR 2 a

sul fatto che fosse giusto che __________ venisse in vacanza con me. Io quel

giorno sono andato a __________ sul posto di lavoro di ACPR 2 in lacrime per

ringraziarla della sua concessione, perché non era mai successa una cosa del

genere.”

(AI 102).

La vacanza a __________ fu però pure un motivo di litigio con ACPR

1:

“Devo dire che questo è stato anche un motivo di litigio con __________,

perché non voleva che mio figlio dormisse da mia madre. __________ può

confermarvi questa discussione, perché è stata lei a convincere __________ a

lasciarmi portare mio figlio a __________. È la prima volta che riesco a stare

solo con figlio per una settimana.”

(AI 4, allegato 8).

ACPR 2 raccontava che, mentre si trovava ancora a __________, IM 1

telefonava ai suoi genitori per chiedere loro di rientrare a __________ solo la

domenica, visto che lui non sapeva dove andare a dormire:

“Prima di arrivare, chiamò mia mamma chiedendole di rientrare a __________

solo la domenica perché lui non sapeva dove andare a dormire. In tal senso

chiedeva quindi di dormire da me, senza la presenza dei miei genitori. Ho

saputo questo da mia mamma perché a me non l’aveva detto.”

(AI 4, allegato 4).

Anche ACPR 3 confermava questa circostanza:

“Eravamo da mio figlio a __________, ci telefona mi dice: “non

venite sto lì che (inc.) è lì a casa di ACPR 2, lunedì vado via” ha detto.”

(AI 40, pag. 4).

“Noi saremmo dovuti venire a __________ da ACPR 2 già il sabato,

ma abbiamo ricevuto una telefonata da IM 1 il quale ci esortava di tornare solo

la domenica perché lui avrebbe dormito da ACPR 2. Sempre nella telefonata ci

aveva detto che il lunedì sarebbe ripartito alla volta di __________, perché

aveva un colloquio di lavoro con la ditta __________.”

(AI 50, pag. 2-3).

In occasione del suo interrogatorio del 21 gennaio 2014,

all’imputato veniva sottoposta la trascrizione di un messaggio sms da parte di ACPR

2.

che lui aveva ricevuto il 5 novembre 2013. Messaggio dal seguente tenore:

“Mi raccomandò ora che porti __________ su non rispondere ai miei

evita… Non mi far dispiacere fammi stare tranquilla.. Ricordati che sono

anziani e anche loro nonostante possano esagerare hanno comunque fatto un sacco

di sacrifici per me e nostro figlio.”

(AI 102).

Gli veniva quindi chiesto quale fosse il motivo di un simile

messaggio, al che IM 1 rispondeva:

“Io questo messaggio non l’ho ricevuto quando ACPR 2 me lo ha

mandato, (…) __________. Il mio telefono quando sono in Italia non funziona e

quindi la data riportata sul messaggio è la data nella quale io ho ricevuto il

messaggio sul mio telefonino. Comunque io non ricordo di averlo letto. Io sono

rientrato in Svizzera il 02.11.2013 e non mi spiego il fatto che sul messaggio

sia riportata la data del 05.11.2013. Ricordo comunque che quando io stavo

ancora a __________, avevo avuto una tale discussione con ACPR 2 per il fatto

che mi ero permesso di chiamare sua madre chiedendole di rimanere qualche giorno

in più a __________ per darmi la possibilità di rimanere solo con ACPR 2.”

(AI 102).

L’imputato giungeva quindi a __________ il sabato 2 novembre 2013,

e trascorreva la notte tra il sabato e la domenica con il figlio __________ e ACPR

2, presso l’appartamento di quest’ultima senza particolari problemi (AI 46, AI

4). Le notti dal 3 al 6 novembre 2013, IM 1 dormiva nell’appartamento della

vicina del 3° piano, la citata __________, essendo che nel frattempo avevano

fatto ritorno presso l’appartamento di ACPR 2 i suoi genitori (AI 46, AI 64, AI

4). Così descriveva la situazione ACPR 2:

“non è successo nulla di particolare, fintanto che non sono

arrivati i miei genitori, ovvero la domenica mattina. (…) Come da sempre,

l’incontro fra i miei genitori e IM 1 è stato molto freddo. (…) IM 1 è comunque

rimasto nel mio appartamento assieme a me ed ai miei genitori. Abbiamo discusso

civilmente e senza particolari problemi. Abbiamo passato il pomeriggio tutti e

4.

nel mio appartamento fino all’ora di andare a letto, quando IM 1 è sceso

dalla vicina __________ che lo avrebbe ospitato per la notte, visto che nel mio

appartamento non c’era sufficiente spazio per tutti.”

(AI 4, allegato 4).

La sera di lunedì 4 novembre 2013 IM 1 ebbe una discussione con i

genitori di ACPR 2 e con la stessa, a seguito del desiderio da lui espresso di

poter portare __________ a dormire con lui nell’appartamento della vicina,

mentre la donna ed i suoceri non erano d’accordo:

“Io gli ho risposto che sarebbe stato meglio se lui rimaneva di

sopra con me ed i miei genitori. (…) lui ha fatto in modo di far salire da me

il figlio di __________ per chiedere se nostro figlio __________ poteva dormire

di sotto. Mia mamma non voleva ma, considerato che __________ piangeva e voleva

dormire col papà, ho deciso di scendere con il piccolo e dormire con IM 1

nell’appartamento di __________. La notte è poi passata tranquilla.”

(AI 4).

I giorni seguenti, per evitare discussioni, l’imputato affermava

che lui e ACPR 2 dormivano insieme nell’appartamento della vicina __________,

mentre __________ restava con i nonni:

“Io dormivo a casa di __________ con ACPR 2, al terzo piano, e

malgrado mio figlio volesse dormire con me, __________ non lo permetteva. Per

evitare discussioni, ho lasciato che si facesse come voleva __________.”

(AI 7).

Lunedì 4, martedì 5 e mercoledì 6 novembre 2013 dalle ore 10:00

alle 14:00, IM 1 lavorava come cuoco presso lo snack __________ di __________,

gestito dal suo amico __________, poiché lo chef di quest’ultimo si era recato

a __________ per problemi personali (AI 67, AI 72, AI 4). L’imputato riferiva:

“(…) io lavoravo al bar __________. In realtà non lavoravo

veramente in nero ma facevo una cortesia amichevole a __________, il

proprietario, nel sostituire il suo cuoco.”

(AI 46, allegato 3).

“Io gli ho dato una mano in cucina nei giorni di lunedì, martedì

e mercoledì prima dei fatti per il fatto che il suo cuoco era andato negli __________.

Lui aveva bisogno di un cuoco ed io gli ho dato una mano.”

(AI 72).

In merito al suo rapporto con ACPR 2 in quei giorni, l’imputato,

interrogato il giorno dei fatti, dichiarava:

“in quei giorni ho avuto modo di parlare chiaramente con ACPR 2.

Le dicevo che nonostante il lavoro trovato alla __________ mi premeva tornare

da mia mamma a __________, visto che non avevo più un affetto vicino e visto

che lei non era più accanto a me. ACPR 2 mi diceva che era disposta a riprovare

una relazione con me, ma non avrei potuto vivere con lei perché c’erano i suoi

genitori in casa. Siamo quindi rimasti che sarei tornato andato a __________

per un mese, avrei preso il primo stipendio e poi sarei tornato in Ticino.”

(AI 4, allegato 8).

Egli affermava di essersi recato da __________ mercoledì 6

novembre 2013, per confessarsi:

“Mi sono visto con lui per l’ultima volta ieri, alle ore 1530/1600

a casa sua a __________. Sono andato da lui per confessarmi, perché al di là

del gesto di oggi da carnefice, io sono molto cattolico. (…) Mi ha fatto

riflettere sulla situazione e sul fatto che la scelta tra ACPR 2 e __________,

dovevo tornare a __________. (…)”

(AI 4, allegato 8).

“gli ho chiesto un consiglio su quale delle opzioni che si

presentavano a me in quel momento dovevo. Questi opzione erano andare a __________,

avere un ottimo lavoro ma non sapere dove dormire; tornare insieme a ACPR 2 e

vivere __________ o in Ticino a condizione che non ci fossero i genitori;

tornare a __________ a casa di mia madre. Il __________, che conosceva la mia

storia con __________ ovvero che mi impediva di ricostruire una vita con ACPR 2,

mi consigliò senza mezzi termini di non più tornare e di andare a __________.”

(AI 7).

Interrogato in merito a quale fosse il suo stato d’animo il 6

novembre 2013, IM 1 affermava:

“Ero dubbioso ma anche confuso. Non ero sicuro di quale fosse la

scelta migliore da prendere. (…) Ero sospettoso che tutto fosse una loro

manovra pur di arrivare al loro scopo ovvero escludermi dalla loro vita ma

principalmente quella di ACPR 2 e di mio figlio. Loro volevano solo che io pagassi

gli alimenti per mio figlio. (…).”

(AI 4, allegato 8).

__________, riferiva in merito a quest’attimo di confusione

dell’imputato:

“Il 05.11.2013 lui ha telefonato con insistenza (…) aveva proprio

bisogno di parlarmi in quanto mi disse che solamente io lo potevo fare

ragionare. Io gli chiesi com’era andata la vacanza a __________, era molto

contento e che mi avrebbe raccontato. Lui mi disse che era proprio a causa di

questa bella esperienza che lui aveva bisogno di parlarmi, era confuso ed

insistente. (…) Il giorno dopo, il 06.11.2013 ci siamo visti nel pomeriggio.

L’argomento erano le conseguenze emotive del suo viaggio a __________, dove

aveva ritrovato gli amici che lo avevano accolto bene, aveva sentito il calore

umano di queste persone e dall’altra parte era sconcertato di come aveva

trovato sua madre e meglio in uno stato d’indigenza e di abbandono totale (…)

stava pensando di abbandonare il progetto di __________ e di tornare a __________,

convinto che giù avrebbe trovato sicuramente un lavoro in breve tempo al fine

di provvedere alla madre, ritrovando un equilibrio grazie alla presenza dei

suoi amici di sempre.”

(AI 51).

__________ raccontava poi:

“Io ho cercato di farlo ragionare dicendogli che difficilmente,

nonostante un lavoro, avrebbe potuto onorare il suo contributo alimentare per __________,

oltre a fargli presente che sarebbe stato difficile andare a trovare il figlio.

Io quindi gli consigliai di valutare il progetto di __________, il quale gli

avrebbe comunque permesso di onorare i suoi doveri economici come padre. Un

altro elemento inoltre che diceva che lo confondeva era l’atteggiamento di ACPR

2.

che sembrava che lei volesse riavvicinarsi a lui affettivamente, che sembrava

voleva riallacciare una relazione con lui. In quel momento erano in gioco solo

degli elementi affettivi: __________ con la madre e gli amici da una parte e __________,

dove c’era il figlio e ACPR 2. Io gli ho detto che se doveva scegliere tra le

città, doveva scegliere __________ o __________ ma sicuramente non __________,

in quanto con ACPR 2 aveva già provato più volte in passato ed i risultati alla

fine erano sempre stati negativi. Sicuramente non avrebbe dovuto tornare sotto

lo stesso tetto con ACPR 2. (…) razionalmente era d’accordo con me ma che però,

emotivamente, lui non ci capiva più nulla, che non era capace di far scendere

il pensiero razionale ai fatti. Io gli avevo detto di farmi sapere cosa avrebbe

deciso di fare definitivamente, era un po’ confuso.”

(AI 51).

L’imputato dichiarava che il 06.11.2013, dopo l’incontro con __________,

tornava a __________ per terminare di pulire il bar, faceva un aperitivo con

amici, dopodiché si recava a casa di ACPR 2, dove cenavano tutti assieme e

guardavano la partita del __________:

“Dopo aver parlato con __________, sono tornato a __________ per

finire di pulire il bar, ho fatto un aperitivo con amici e poi ho preso con me

dei cannelloni che avevo preparato. Successivamente, con i cannelloni, sono

andato a casa di __________ e ACPR 3 (che si trovavano nell’appartamento di ACPR

2) a guardare la partita del __________ e questo nonostante io sapessi già,

senza che lo avessi loro comunicato, che l’indomani me ne sarei tornato a __________.”

(AI 46).

IM 1 in un secondo momento dichiarava:

“(…) dopo essere uscito da __________, sono andato a __________ da

__________. Ho avuto una crisi di pianto. Lui era con me. Sono rimasto fino a

fine turno e poi ho preso i cannelloni perché erano avanzati e volevo mangiarli

con __________ e con ACPR 2. In questo senso preciso i miei precedenti verbali.

I cannelloni non li avevo presi per mangiarli con i miei suoceri. Quando poi

sono arrivato a __________ ACPR 3 mi ha invitato a rimanere con loro a vedere

la partita quando sono salito a salutare __________ al che io ho deciso di restare

e di far prendere a ACPR 2 i cannelloni che erano nella cucina de __________ e

mangiarli tutti assieme.”

(AI 89).

ACPR 2 dal canto suo riferiva:

“(…) la sera prima dei fatti IM 1 mi diceva che stava in crisi e

non sapeva se tornare a __________ oppure a __________. (…) La sera del 6.11 IM

1.

aveva le valigie nell’appartamento di __________ e questo già prima

dell’inizio della partita del __________. Io ero presente quando lui le aveva

portate giù ma non ci avevo dato importanza. Nel mentre che IM 1 scendeva e poi

tornava mio padre mi aveva fatto presente che era strano che le portasse via.

Poi loro hanno guardato la partita, mentre io sono scesa a dormire. Quando lui

mi ha raggiunto da __________ io gli ho chiesto come era andata con __________

e lui mi disse che si era confessato e non me lo voleva dire. Poi abbiamo

dormito.”

(AI 117).

6.

La

mattina del 07.11.2013

L’imputato, interrogato più volte in merito, aggiungeva di volta

in volta particolari al racconto di quella mattina. Riassumendo le sue

dichiarazioni, si svegliò verso le 07.30. Dopo aver atteso che ACPR 2 uscisse

di casa per accompagnare __________ all’asilo, prendeva le sue valigie e si

recava al Comune di __________ per acquistare una carta giornaliera in caso

decidesse di partire per __________.

Poco dopo, si recava al bar __________ per fare colazione, e, in

quei momenti, tormentato dai pensieri, decideva che la soluzione migliore per

lui era quella di fare ritorno a __________, rinunciando al lavoro a __________.

Si recò quindi a __________ dall’amico __________ per chiedergli in prestito

CHF 300.- per potersi pagare il viaggio fino a __________. In seguito,

contattava telefonicamente sua madre per avvisarla della sua decisione. La

donna, ricordandogli di non comportarsi come fece il suo stesso padre quando lo

abbandonò da piccolo, gli disse di tornare a __________ perlomeno per spiegare

il perché della sua decisione a ACPR 2 ed ai suoceri. Di seguito le

dichiarazioni dell’imputato:

“Questa mattina mi sono svegliato alle ore 0730/0745, non ho

voluto accompagnare __________ di proposito, perché non ho voluto dare l’ultimo

saluto a mio figlio. (…) Non ho voluto vederlo, non volevo farmi vedere così

(…). Ho preso la valigia e me ne sono andato mentre ACPR 2 portava all’asilo __________.

(AI 4, allegato 8).

“(…)non sapevo cosa volevo fare, sapevo solo che stavo scappando.

Questi sono stati i pensieri che avevo in testa: “vado a __________, dove

dormo”, “quello mi aspetta e gli devo CHF 1100”, “che ci vado a fare” “c’è un buon lavoro ma c’è il vuoto” nel senso di vuoto affettivo. Pensavo sempre di andare

a __________ e più pensavo a __________ e più mi sembrava una cosa negativa.

Mentre penso queste cose, mi recavo verso il Comune di __________ per comprare

il biglietto giornaliera con l’idea appunto di andare a __________. Dopo aver

comprato il biglietto mi sono fermato in un bar a fare colazione e continuo a

pensare ai pro e ai contro e meglio pensavo: “gli faccio fare la bella vita,

gli pago l’affitto e la cassa malati, i suoceri vivono alla grande senza pagare

nulla e io devo andare a __________ e nemmeno so se riuscirò pagarmi da

mangiare” al che mi sono convinto che era meglio per me andare a __________.”

(AI 89).

“Uscito di casa con la valigia sono andato a mangiare la pizza al __________

__________ di __________. Ho chiesto a __________ in prestito CHF 300 che mi

sono stati concessi. Durante queste ore ACPR 2 ha provato a telefonarmi

innumerevoli volte ma io non ho mai risposto(…)

Dopo aver preso i soldi sono andato alla stazione FFS, ho

telefonato a mia madre (registrata come “Ame nonna”) comunicandole che la sera

stessa sarei stato a __________ e che avevo deciso di lasciare la Svizzera definitivamente e chiedendole di non farmi troppe domande.”.

(AI 46).

“Lo scopo del mio viaggio da __________ a __________, era quello

di raggiungere il mio amico __________ per chiedergli un prestito di soldi che

mi sarebbero serviti per comprare il biglietto per __________. Quando ero a __________

io avevo solo fr. 50.- circa e non avevo i soldi necessari per potermi comprare

il biglietto per __________. Quando mi trovavo presso la Stazione di __________ ho perfino cambiato Euro 200.- per poter comprare il biglietto del

treno fino a __________.”.

(AI 64).

“Io non volevo fare come aveva fatto mio padre con me, abbandonare

tutto e tutti e alla fine sono andato a __________. La situazione era

esasperata. Io volevo parlare con tutti e 3 e mettere sul tavolo i fatti e

quale sarebbe stata la conseguenza del mio ritorno a __________”

(AI 7).

“(…)avevo preso una carta giornaliera per lo stesso giorno presso

il Comune __________ in quanto volevo andare a __________. Una spesa inutile,

lo riconosco, perché appena arrivato a __________, in direzione di __________,

mi sono reso conto che non sarei più andato a __________. Poi ho pensato alle

parole di mia madre e meglio che facendo così stavo scappando come aveva fatto

in passato mio padre e non volevo fare la stessa cosa e quindi volevo chiarire

tutto con i suoceri e ACPR 2 e meglio informarli della mia decisone di

andarmene, anche per dir loro che i 1000 CHF non sarei più stato in grado di

pagarli. Io inoltre in quei momenti ho inviato un sms a ACPR 2 dicendole che

avrei abbandonato tutti. Preciso che a ACPR 2 prima ho inviato un sms, poi,

preso dal rimorso di quanto scrittole senza fornire spiegazioni, l’ho chiamata.

In un secondo momento ho telefonato a mia madre. (…) dopo le telefonate con ACPR

2.

e mia madre, ho deciso di tornare un’ultima volta a __________.”

(AI 46).

Il contenuto dell’SMS inviato da IM 1 a ACPR 2 risulta essere il

seguente:

“Sto rientrando a __________.-non ho la forza di combattere sono

sfinito.-ritorno da mia madre ed abbandono tutto e tutti figlio compreso.-tua

madre comanda la tua vita non la mia.”

Al dibattimento IM 1 dichiarava, in merito alla telefonata poi

fatta alla madre:

“Questa comunicazione di mia madre ha avuto il suo peso per la mia

decisione di tornare a __________ a chiarire con i genitori di ACPR 2. Mi ha

fatto capire che stavo facendo né più né meno di quanto mio padre aveva fatto

con me. Dovevo quindi dare delle spiegazioni, non dovevo fare come aveva fatto

mio padre. Non avessi ascoltato mia madre, non saremmo qua oggi a parlare.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale del 13.10.2014).

A precisa domanda del PP volta a conoscere le sue intenzioni,

l’imputato rispondeva:

“(…) se volevo anche discutere con loro delle “conseguenze che

avrebbe comportato” la mia decisione di andarmene a __________ era perché non

solo volevo salvare la mia coscienza andando a comunicare loro di persona la

decisione che avevo preso, ovvero quella di partire per __________, ma volevo

anche far loro presente che la mia decisione avrebbe comportato per loro delle

conseguenze negative e volevo che anche loro si confrontassero con le loro di

coscienze. In sostanza volevo mandarli a quel paese facendo loro presente che

non avrebbero più potuto contare su di me e meglio sui soldi che davo a ACPR 2

ma che si sarebbero dovuti accontentare di meno e quindi avrebbero dovuto anche

loro lavorare e far fronte alle conseguenze della loro continua intromissione

nella vita mia e di ACPR 2.”.

(AI 89).

“Una volta arrivato a __________, sono andato in Polizia Comunale

di __________ (ho parlato con una persona di circa 40 anni un po’ in carne) per

far presente loro il fatto che i genitori vivevano senza autorizzazione in un

monolocale. Io volevo fare loro un dispetto. Loro me ne hanno fatti tanti e ne

volevo fare io uno a loro.”

(AI 46).

“sono arrivato verso le ore 1345 in Via __________ e sono salito prima da __________ al terzo piano. C’era __________ che diceva

che non potevo andarmene da __________ e che dovevo mantenere mio figlio qui e

che dovevo fare il padre, ma non a condizioni dei ACPR 2. Durante questa

discussione c’era anche ACPR 2 e le dicevo che volevo parlare con i suoi

genitori e con lei. Volevo farli ragionare, questa era la mia intenzione. ACPR

2.

non voleva seguirmi e mi diceva che se volevo parlare con loro dovevo andarci

da solo.”

(AI 4, allegato 8).

ACPR 2 confermava queste dichiarazioni:

“Appena arrivato da me e __________ (il bambino era a scuola), IM

1.

mi ha chiesto se potevo salire con lui a discutere con me ed i miei genitori.

Io gli ho subito detto che non volevo poiché fra noi non c’era più nulla da

dire.”

(AI 4, allegato 4).

“Quando ha raggiunto l’appartamento di __________ mi ha detto

“devi salire perché dobbiamo parlare a tavolino tutti e tre” riferito a me ed

alla mia famiglia. Io mi sono rifiutata e gli ho detto che non avevamo più

nulla da dirci. Lui mi dice, “allora io inizio a salire” ed esce

dall’appartamento di __________. Io sono rimasta con __________ circa un minuto

poi, visto il suo sguardo ho deciso di salire pure io.”

(AI 59).

Interrogata a tal proposito, la vicina di casa __________

raccontava come trascorsero i momenti poco prima l’arrivo di IM 1 a casa sua:

“Verso le 12.45 ACPR 2 scendeva nel mio appartamento portandomi un

piatto di pasta cucinata da sua madre. Parlando con ACPR 2 mi diceva che IM 1

le aveva telefonato e le aveva detto che non le avrebbe più passato gli

alimenti, che se ne sarebbe tornato a __________ e di dire a suo figlio che il

papà era morto in un incidente in moto. ACPR 2 saliva quindi nel suo

appartamento e io uscivo per accompagnare mio figlio al bus. Erano le 13.15

circa. Una volta rientrata a casa telefonavo a ACPR 2 con la quale mi ero già

messa d’accordo per fumare una sigaretta a casa mia. Dopo circa 10 minuti

scendeva con sua madre. Parlavamo della situazione venutasi a creare con IM 1 e

dopo circa 10 minuti sentivo suonare il mio citofono. Erano circa le ore 14.00

e all’apparecchio era IM 1. Mi diceva “Io sono IM 1 posso salire?”. Gli aprivo

quindi il portone. La madre di ACPR 2, saputo che si trattava di IM 1 diceva

che sarebbe tornata al 5° piano. Io aprivo la porta di casa, __________ saliva

per le scale e pochi istanti dopo IM 1 arrivava con l’ascensore. Sono sicura

che i due non si erano incrociati. IM 1 entrava in casa e con fare autoritario

diceva a ACPR 2 “Andiamo su che devo parlare con i tuoi genitori”. Lei diceva

che non sarebbe salita e lui allora rispondeva che sarebbe salito da solo.

Usciva da casa mia e saliva le scale. Io dicevo subito a ACPR 2 di salire

perché magari la cosa poteva degenerare e lei mi ha dato retta.”

(AI 4, allegato 3).

7.

I

fatti del 07.11.2013

La vicina di casa, __________, interrogata il giorno dei fatti

affermava che, dopo che ACPR 2 era salita al 5° piano, chiuse la porta del suo

appartamento e si recò in cucina:

“Quasi subito sentivo delle forti urla, riaprivo quindi la porta

del mio appartamento e salivo le scale. Mentre salivo sentivo ACPR 2 gridare il

mio nome e anche i suoi genitori gridare aiuto. Una volta arrivata al 5° piano

cercavo di entrare nell’appartamento ma la porta era chiusa a chiave.

Dall’interno provenivano urla e rumori che non saprei descrivere. In quei

frangenti ho provato a suonare il campanello e a picchiare sulla porta gridando

a ACPR 2 di aprire. Dopo un tempo che stimo in circa 1 minuto, IM 1 apriva la

porta completamente. Avevo subito modo di notare i genitori di ACPR 2 stesi a

terra in un lago di sangue, ACPR 2 invece era inginocchiata davanti a loro

cercando di prestare soccorso. ACPR 2 chiedeva il mio aiuto e mi diceva di

chiamare l’ambulanza e la Polizia. Io sono scesa quindi dalle scale seguita ad

una certa distanza da IM 1. Una volta giunta nel mio appartamento mi chiudevo

dentro a chiave e chiamavo i soccorsi. Mentre entrambi scendevamo le scale, fra

me e IM 1 non c’è stato alcun genere di colloquio. Non ho avuto modo di vedere

se il medesimo avesse le mani o i vestiti sporchi di sangue, ho solo notato che

IM 1 ha continuato a scendere le scale.”

(AI 4, allegato 3).

Premesso che ACPR 1 non ha potuto essere interrogata sui fatti,

proprio a seguito delle conseguenze da lei patite sulla sua salute, il racconto

dei presenti, imputato, ACPR 2 ed il padre ACPR 3, risulta essere divergente.

Di seguito le rispettive versioni.

7.1

Le

dichiarazioni di ACPR 2

ACPR 2 affermava di essere giunta presso l’appartamento pochi

secondi dopo IM 1:

“Quando io sono arrivata nell’appartamento (pochi secondi dopo che

vi era giunto IM 1) ho visto che lui stava già discutendo animatamente con

entrambi i miei genitori.”.

(AI 4, allegato 4).

“(…)IM 1 era nell’ingresso vicino alle placche della cucina, mia

madre era vicino a lui ma presso il tavolo, mentre mio padre si trovava

all’altezza del divano letto verso la porta finestra che da sul balcone. Quando

io sono entrata in casa, IM 1 ha chiuso la porta d’entrata dell’appartamento a

chiave.”.

(AI 59).

A domanda dell’DUF 1 la vittima dichiarava di non avere visto IM 1

chiudere la porta a chiave, però precisava:

“(…) io non ho visto IM 1 chiudere la porta di casa a chiave. Io

so che la porta di casa era chiusa a chiave perché mi è stato detto da __________.

Quando lei ha sentito de mie grida d’aiuto ha tentato di entrare in casa ma la

porta era chiusa a chiave. Io non ricordo chi poi abbia aperto la porta, ma __________

mi ha detto che ad aprire la porta è stato IM 1.”.

(AI 59).

Alla domanda volta a sapere chi avesse chiuso la porta

dell’appartamento una volta iniziata la discussione, IM 1 rispondeva:

“Io quando sono arrivato ed ho suonato il campanello, ho aperto la

porta, che non era chiusa a chiave, sono entrato nell’appartamento ed ho

nuovamente richiuso la porta senza per contro chiuderla a chiave. Ho solo

sentito lo scatto di quando si chiude la porta. Di fatti poi è entrata ACPR 2.

Se avessi chiuso la porta a chiave ACPR 2 non sarebbe potuta entrare. Io non so

dire chi ha chiuso la porta a chiave. Io non l’ho fatto.”

(AI 72).

“Io sono sicuro al 100% di non aver chiuso la porta a chiave ed

anche di non averla aperta a __________. Io mi sono fermato dalle mie azioni

quando ho visto __________ all’interno dell’appartamento. ADR che ricordo di

aver visto __________ all’altezza del lavello della cucina.”

(AI 72).

Confrontata con queste ultime dichiarazioni di IM 1, ACPR 2

affermava non essere stata lei ad aprire la porta a __________ per farla

entrare:

“No. Io ho solo visto __________ entrare e poi parlare con IM 1. __________

gi ha detto cosa hai combinato e lui gli ha risposto che andava a costituirsi.

(…) rispondo di non essere stata io ad aprire la porta a __________.”

(AI 75).

In un seguente interrogatorio, gli agenti interroganti chiedevano

nuovamente a __________ se era sicura che la porta dell’appartamento fosse

chiusa a chiave, al che lei rispondeva:

“Sì, sono sicura di quanto sto dicendo. La porta dell’appartamento

era chiusa a chiave. Io ho tentato di aprirla con la maniglia ma la stessa non

si apriva. Solo dopo aver dato un paio di pugni ed aver gridato di aprire la

porta, la stessa si è aperta e mi si è presentato davanti IM 1. Aperta la porta

ho potuto vedere che ACPR 2 che si trovava già inginocchiata sul corpo di sua

madre mentre gli teneva la testa sanguinante.”.

(AI 116).

In merito allo stato di IM 1 al momento in cui le aprì la porta,

la vicina riferiva:

“Ricordo che IM 1 quando ha aperto la porta aveva il viso bianco e

sudava, occhi spalancati. Mi ha guardato diritto in faccia ed mi ha detto la

frase “adesso vado a costituirmi”. (…) Non aveva in mano niente. Quando io mi

sono girata per tornare a casa mia lui mi ha seguito senza rientrare

nell’appartamento. (…) dopo aver sostato qualche secondo davanti alla mia porta

dell’appartamento è sceso al piano terreno.”

(AI 116).

Tornando al racconto dei fatti, ACPR 2, a domanda, precisava che IM

1, una volta entrato nell’appartamento, comunicava la sua intenzione di partire

per __________ e iniziava a discutere con lei e con sua madre, pronunciando

anche parole pesanti, tanto che interveniva suo padre ACPR 3 a suon di “non

ti permettere”, facendo esplodere la rabbia del compagno che reagì con le

mani:

“Ad un certo momento IM 1 ha detto una brutta parola (che ora non

ricordo) nei confronti di mia mamma. Mio padre si è innervosito…dicendogli “non

ti permettere”. A questo punto IM 1 ha improvvisamente colpito mio padre con

dei pugni al volto, tanto da farlo cadere a terra. (…) Poi, mentre mio padre

era a terra, ha cercato di trascinarlo per il collo della camicia verso il

balcone ed io ho avuto la fortissima sensazione che volesse buttarlo di sotto.

Io e mia mamma siamo intervenute per cercare di fermarlo. Eravamo già vicino

alla porta del balcone, laddove si trovava il monopattino di mio figlio. Io e

mia mamma eravamo ai lati di IM 1 mentre lui trascinava mio padre verso il

balcone. È riuscito a trascinarlo fino ad oltrepassare con la testa di mio

padre la porta finestra del balcone. IM 1 in quel momento, era già

completamente sul balcone. Solo perché siamo intervenute io e mia madre che gli

abbiamo opposto resistenza con tutte le forze che avevamo, IM 1 si è trovato

impossibilitato a continuare nel suo intento di trascinare mio padre fino al

bordo del balcone, per poi probabilmente gettarlo di sotto. Sono infatti sicura

che senza il nostro intervento, lui lo avrebbe fatto.”

(AI 4, allegato 4).

Nel corso di un seguente interrogatorio non parlava più di una

prima scarica di pugni contro suo padre, affermando trattarsi invece di un

singolo schiaffo:

“Tornano al momento in cui io sono entrata in casa io mi sono

seduta al tavolo, precisamente nella sedia verso il muro fra la cucina ed il

divano letto. In questo frangente, IM 1 si è spostato in avanti oltrepassando

mia madre e raggiungendo mio padre vicino alla porta finestra del balcone. IM 1

si è spostato verso mio padre perché lui ad un certo punto della discussione è

intervenuto a difesa di mia madre. Non ricordo cosa abbia scatenato la risposta

di mio padre che gli ha detto “ma come ti permetti” o qualcosa di simile. (…)

A quel punto IM 1 da uno schiaffo in faccia a mio padre colpendolo sulla parte

frontale del viso, con una violenza tale da far cadere mio padre a terra. Lui

cade con la tesata rivolta verso la finestra del balcone. Quando io ho guardato

mio padre, ho visto che lui era stordito. Non reagiva. IM 1 lo prende per il

collo della camicia con una mano, non ricordo se la destra o la sinistra e lo

trascina in balcone. Tutto il corpo di mio padre era sul balcone mentre solo i

piedi erano all’interno dell’appartamento. Io intervengo prendendo i piedi di

mio padre e lo trascino all’interno dell’appartamento perché ero convinta che

lui lo volesse buttare di sotto.”.

(AI 59).

A precisa domanda rispondeva di non aver sentito IM 1 dire di volerlo

buttare di sotto, e di non sapere dove si trovasse sua madre mentre lei

trascinava il padre all’interno dell’appartamento. Continuava poi:

“Mentre io prendo i piedi di mio padre e lo trascino all’interno, IM

1.

mi guarda in faccia e prende in mano il monopattino che si trovava sulla sua

sinistra appoggiato al muro. Lui lo prende in mano dalla parte del manubrio con

entrambe le mani. Il primo colpo che IM 1 sferra è in direzione della testa di

mio padre. Qui ho una nebbia che non mi permette di ricordare esattamente dopo

questo momento cosa sia successo. (…) Ricordo però che ad un certo punto ho

visto IM 1 prendere mia mamma, che era ancora in piedi, per i capelli, tanto da

strapparne una ciocca. Io quando sono intervenuta in difesa di mia mamma, IM 1

mi ha preso per la testa battendola contro il muro. Io e mia madre eravamo più

o meno vicino al divano letto e IM 1 quando mi ha preso la testa mi ha spostato

vicino al letto. Qui mi ha picchiato la testa contro il muro per due volte, poi

mi ha preso per il collo. Qui ho ancora un vuoto di memoria ma ricordo che mio

padre era a terra. Anche mia mamma era a terra con le sue gambe sopra le gambe

di mio papà. Premetto che a questo punto IM 1 aveva fra le mani, solo il

manubrio del monopattino e lo teneva con tutte e due le mani. Lui dava una

serie di colpi alla testa di mia madre fin tanto che lei non ha perso i sensi.

Io in questi momenti mi trovavo in piedi fra il tavolo ed il letto mentre IM 1

era al mio fianco sinistro in piedi. Ricordo solo che a quel momento si è

aperta la porta dell’appartamento ed è entrata __________. Quando __________ è

arrivata vicino a me ho sentito IM 1 che gli diceva “adesso mi vado a

costituire”.

(AI 59).

“Fatto sta che IM 1 ha notato un monopattino di ferro o alluminio

che si trovava per terra, all’esterno del balcone. Così gli ha staccato il

manubrio ed ha iniziato a colpire violentemente sulla testa dapprima mio padre.

Quindi si è rivolto verso mia madre ed ha iniziato a massacrarla…lei si è

accasciata e cacciava sangue da tutte le parti…sempre col medesimo manubrio. Io

ho cercato di fermarlo ma IM 1 mi ha afferrata al collo con la sua mano

sinistra (nell’altra impugnava il manubrio) e mi ha spinto fin contro il muro.

Non ricordo se in questo frangente egli mi abbia picchiato o meno. Io ero

terrorizzata dall’immagine di mia mamma in un bagno di sangue (…). Fisicamente

non riuscivo a contrastarlo perché era troppo forte. Fatto sta che dopo un po’

mi ha lasciata per tornare ad infierire su mia mamma che si trovava già stesa a

terra e non si muoveva più. La massacrava sempre di più nel senso che non

smetteva di colpirla alla testa con il manubrio, con calci e con tutta la

violenza che riusciva ad esprimere.”.

(AI 4, allegato 4).

A domanda dell’interrogante rispondeva che durante tutti questi

attimi di inaudita violenza IM 1 non proferiva parola, “continuava solo a

colpire, colpire, colpire.”. Continuava poi:

“Mentre IM 1 continuava a massacrare mia mamma che si trovava per

terra in una pozza di sangue e mio padre era pure per terra senza riuscire a

rialzarsi, io sono riuscita a correre nel pianerottolo fuori dal mio

appartamento per gridare aiuto. Nel frattempo ho notato IM 1 smettere di

colpire i miei genitori, stare in piedi nell’appartamento in mezzo a loro due

esanimi e con aria quasi gratificata (come una persona che ha raggiunto il suo

scopo) ha detto (cit.): “adesso mi possono pure arrestare”. Poco dopo,

fortunatamente è arrivata __________ e subito dopo l’altro mio vicino di casa

che è pure stato interrogato dalla polizia.”

(AI 4, allegato 4).

In merito alla sequenza con cui IM 1 picchiava i presenti, la

donna affermava:

“IM 1 ha picchiato prima mio padre, poi me ed in seguito mia

mamma. Lui ha dato lo schiaffo che ha fatto perdere i sensi a mio padre, poi

quando io ho cercato di tirare mio padre all’interno dell’appartamento lui ha

preso in mano il monopattino ed ha inferto un primo colpo a mio padre, poi se

l’è presa con me per poi infierire su mia madre.”.

(AI 59).

Sollecitata dagli agenti interroganti a spiegare a chi ed in che

sequenza IM 1 avesse tirato le pedate da lei dichiarate in precedenza, ACPR 2

affermava:

“IM 1 ha dato le pedate a mio padre in faccia, quando lui era

steso a terra. Più precisamente quando, dopo che io ho trascinato il corpo di

mio padre all’interno dell’appartamento, IM 1 da un primo colpo con il

monopattino a mio padre, poi da una serie di pedate in faccia per il fatto che

mio padre aveva mosso la testa. Solo quando mio padre sembrava morto IM 1 ha

smesso di dargli pedate sulla bocca. Non ho più visto IM 1 dare pedate a

qualcuno.”

(AI 59).

Le veniva allora prospettata la versione di IM 1, il quale

sosteneva che dopo aver tirato uno schiaffo a ACPR 3, lei e sua madre si

avventavano contro di lui, dopodiché lui le respingeva senza per contro far

loro male, in seguito, giratosi, vedeva ACPR 3 con il monopattino in mano,

tenuto lungo il fianco destro, e glielo strappava quindi di mano. ACPR 2

asseriva trattarsi di menzogne, e meglio:

“Tutto quello che sta dicendo sono balle. Io ho già raccontato

quanto successo. IM 1 ha dato lo schiaffo a mio padre e lo ha fatto cadere a

terra. Mia madre ha gridato. IM 1 non appena mio padre è caduto a terra, lo ha

preso per il colletto della camicia e lo ha trascinato verso il balcone al

punto che la testa e parte del busto si trovavano già fuori in balcone. Io sono

intervenuta ed ho afferrato le caviglie di mio padre cercando di ritrascinarlo

all’interno dell’appartamento. La mia paura era che IM 1 lo volesse buttare dal

balcone. Mentre io afferro mio padre alle caviglie, IM 1 mi guarda negli occhi

incazzatissimo perché io stavo cercando di salvare mio papà e a questo punto

lui afferra il monopattino che si trovava in balcone, appoggiato al muro di

parapetto lato destro rispetto a chi guarda fuori dall’appartamento sulla

terrazza. IM 1 ha afferrato il monopattino mentre con una mano teneva ancora il

colletto di mio padre. Afferrato il monopattino, IM 1 ha lasciato il colletto

di mio padre.”.

(AI 75).

A domanda dell’RAAP 1, ACPR 2 rispondeva:

“(…) ho visto IM 1 sferrare dei calci in bocca a mio padre dopo

che aveva tentato di trascinarlo fuori sul balcone e prima di iniziare a

colpire con il monopattino mia madre. Ricorso inoltre che IM 1 ad un certo

punto ha preso mia madre per i capelli la quale era probabilmente intervenuta

per cercare di difendere mio padre e me stessa.”

(AI 75).

Il PP ricordava a ACPR 2 che in occasione del suo interrogatorio

del 07.11.2013 aveva dichiarato che IM 1 l’aveva afferrata al collo con una

mano sola, e le chiedeva quindi di chiarire tale dichiarazione con quella

appena resa. Così la donna:

“(…) io oggi mi ricordavo che mi aveva preso con due mani. I miei

ricordi sono certi per quel che riguarda l’inizio e la fine dell’aggressione.

Per quello che è successo nel mezzo io ho dei flash che poi più passa il tempo

e più mi dimentico. Anche in questo caso posso dire che faccio più affidamento

alle mie prime dichiarazioni e quindi IM 1 al collo mi ha preso con una mano e

con l’altra teneva il manubrio.”

(AI 117).

Il PP rileggeva a ACPR 2 le sue dichiarazioni rese il giorno dei

fatti a pag. 10 del VI in merito alla cronologia degli avvenimenti, ovvero che IM

1.

iniziava a colpire suo padre, infieriva poi su sua madre, al che lei tentava

di difenderla, l’imputato la afferrava per il collo e la spingeva contro il

muro, per poi tornare ad infierire su sua madre. In merito ACPR 2 affermava:

“(…) la dinamica che mi viene letta non la riconosco e quindi

ritengo che in questo caso ovvero sulla cronologia degli avvenimenti io non ho

reso a suo tempo le dichiarazioni che sono poi state trascritte rispettivamente

è probabile che mi sia fatta capire male. Ribadisco in questa sede che quando IM

1.

mi ha afferrato per il collo mia madre era in piedi e mi ha difeso ed è lì

che lui l’ha attaccata come indicato sopra.”.

(AI 117).

Il PP le ricordava in seguito che il 21 novembre 2013, a pag. 6

del VI, aveva dichiarato di non sapere come avesse fatto il monopattino a

dividersi, e le chiedeva di chiarire tale dichiarazione con quella appena resa;

la vittima rispondeva:

“(…) oggi mi sono ricordata come ha fatto il monopattino a

dividersi, così come mi sono ricordata anche che IM 1 aveva aperto la porta a __________.

Si tratta di ricordi che in occasione del verbale precedente non avevo ancora

recuperato. Ricordo in particolare anche che a mio padre aveva tirato in testa

un colpo con il monopattino ancora intero. Poi ricordo che quando colpiva mia

madre in testa il monopattino era già diviso quindi situo il momento in cui

l’ha sbattuto a terra tra queste due fasi.”

(AI 117).

Alla domanda se a suo avviso l’azione di IM 1 contro i suoi

genitori fosse stata in qualche modo premeditata o fosse piuttosto dovuta ad un

raptus improvviso di violenza, ACPR 2 rispondeva:

“Secondo me il fatto di decidere di venire a trovarmi a __________

era già stato organizzato da IM 1 con lo scopo di venire a fare casino. Di

fatti, quando mio padre, a seguito di malparole dette nei confronti di mia

madre, ha reagito verbalmente, lui ha subito iniziato l’aggressione.”.

(AI 4, allegato 4).

Gli agenti interroganti, considerate queste sue ultime

dichiarazioni, le chiedevano dunque se fosse corretto dire che secondo lei, il

fatto di venire a __________ e provocare i suoi genitori facesse parte di un

piano premeditato da IM 1 per arrivare allo scontro con loro, al che la donna

rispondeva:

“Rispondo che secondo me è proprio così. Una persona che arriva a

premeditare qualcosa del genere è una persona che ha qualche problema nel

cervello. Come già detto lui è sempre stato violento ed ha già minacciato di

morte i miei genitori. Purtroppo io, seguendo il detto che si dice a __________

“can che abbaia non morde” non pensavo potesse arrivare a tanto.”.

(AI 4, allegato 4).

Alla domanda degli interroganti se a suo modo di vedere, quando IM

1.

aveva aggredito i suoi genitori, egli fosse nel pieno delle sue facoltà

mentali o le stesse fossero in qualche modo alterate, ACPR 2 rispondeva:

“Secondo me, in quel momento sapeva quello che faceva. Lo penso

anche a causa della lucidità con cui, alla fine del suo massacro, si è rivolto

a __________ dicendo “adesso mi possono anche arrestare”.”

“Secondo me il movente è che io avevo scelto i miei genitori come

famiglia, al posto suo. Lui era convinto che la causa della nostra separazione fosse

l’intromissione nella nostra relazione da parte di mia mamma.”

(AI 4, allegato 4).

7.2

Le

dichiarazioni di ACPR 3

Il giorno dopo i fatti, si procedeva pure all’audizione video

filmata della vittima ACPR 3 presso l’ospedale __________ di __________.

Gli veniva chiesto di raccontare ciò che era successo il giorno

precedente presso l’appartamento della figlia, ed egli riferiva:

“E ricordo che eravamo in tre, io mia moglie e mia figlia. È

arrivato questo, questo signore…ha cominciato a, a parlare con mia moglie, poi

mia figlia si è intromessa e gli ha detto: “stai zitta, non ti permettere”.

Alche ho detto e come fai a non ti permettere, i modi sono questi. Alche non

c’ho visto più, ma dato un paio di pugni, dopodiché sono scomparso proprio,

ogni tanto hai dei flash, vedi questo che si era armato del…della…della…di quel

affare che c’ha mio nipote…del…della ha due ruote come si chiama? (…)

Monopattino e lo brandiva dalle parti del manico e da…infatti mi, per scansare

qualche colpo, mi ha fatto pure male…alla gamba qua. Dopodiché mi son trovato

nel lettino con gli infermieri i medici…basta, questo è tutto. (…) C’era lui

parlava con mia moglie, no diceva: “le cose non sono ancora a posto, si possono

aggiustare senz’altro”, e questo mi ricordo. (…) Poi ACPR 2 s’è, s’è

intrufolata dicendo: “non so mamma” io guarda le cose stando io alla sua

risposta, questo di lui che ha detto “sta zitta cretina” qua e la…ma parole a

non finire (…) verso la compagna. Al che ho detto: “sta bono, sta calmo, sta

tranquillo. Non è modo questo comportassi che mo’…poi lui mi ha dato un paio di

pugni. Questo è successo (… ) mi ricordo mi son svegliato, così mi ricordo

questa lastra del (…) monopattino che andava giù come un pazzo, come un fulmine

(…) verso la testa mia, testa di mia moglie. (…) ho cercato di difendere mia

moglie alzando la gamba, mi ha fatto male qua alla gamba. (…) E poi mi son

svegliato mentre stavo a terra e così…ho avuto dei flash con sta mazza che è

andata giù…terribilmente andata giù…terribilmente…Infatti la prima colpita è

mia moglie che sta ancora senza prendere conoscenza.”

(AI 40).

Veniva quindi nuovamente interrogato il giorno seguente. La

vittima dichiarava di non avere visto IM 1 arrivare nell’appartamento di __________,

siccome si trovava in strada a parcheggiare la sua automobile. Affermava poi:

“Quando io sono salito nell’appartamento di mia figlia, ho trovato

IM 1 e mia moglie intenti a parlare. Mia moglie in particolare gli stava

contestando delle cose che a lei non andavano. La discussione era del tutto

tranquilla ed i toni erano pacati. Quando sono arrivato io ho sentito solo mia

moglie parlare. IM 1 non proferiva parola. Ad un certo punto IM 1 ha iniziato

ad obbiettare sulle parole di mia moglie ed i suoi toni sono iniziati a salire.

Subito dopo è arrivata in casa anche ACPR 2 che ha tentato di calmare IM 1 il

quale, come al solito successo in altre tre situazioni precedenti, ha

cominciato ad inveire verso mia figlia e a minacciarla di stare zitta in modo

molto portuale. Lui parlava in modo volgare ed irriverente. Io mi sono

ribellato a IM 1 dicendogli di stare calmo e tranquillo (…). Nel momento in cui

ho detto a IM 1 di calmarsi e di non usare questi termini inurbani nei

confronti di mia figlia e di mia moglie. Dopo di che lui si è avvicinato a me,

io mi trovavo nel centro della stanza come pure mia figlia e IM 1. Mia moglie

per contro si trovava più verso la porta d’entrata dell’appartamento vicino

alla cucina (…) io l’unica cosa che ricordo è che IM 1 si è avvicinato a me,

poi ho perso conoscenza (…) Mi sono quindi risvegliato a terra in posizione

sdraiata sulla schiena e mi trovavo con la testa rivolta al balcone. Ho visto

in un lampo IM 1 brandire nella mano destra, se non sbaglio, un monopattino di

mio nipote, sopra la sua testa pronto a sferrarlo contro qualcuno che non

ricordo. Non ricordo se il monopattino era intero o solo il manubrio. Io ho

messo quindi messo la mia gamba sinistra in alto rispetto la mia posizione per

difendere mia moglie che si trovava in terra dai colpi che lui voleva infliggergli

con il monopattino. Non ho sentito se lui mi abbia colpito con il monopattino

alla gamba e immediatamente dopo ho nuovamente perso conoscenza. Quando ho poi

ripreso conoscenza ricordo che vi erano i sanitari dell’ambulanza che ci

prestavano i soccorsi. Purtroppo dell’accaduto, al momento, non ricordo

altro.”.

Gli veniva quindi chiesto se ricordasse dove si trovava il

monopattino di suo nipote prima dei fatti, al che ACPR 3 rispondeva:

“Il monopattino di mio nipote, prima dei fatti, si trovava fuori

in balcone. Di solito veniva appoggiato al muro appena usciti dalla porta

finestra a destra o a sinistra sotto la finestra (…) Il monopattino era

sicuramente aperto anche per il fatto che questo monopattino era stato

acquistato da me a __________ per mio nipote. Il monopattino si può richiudere

su se stesso ma si deve azionare una speciale leva. Io ricordo che il giorno in

cui sono successi i fatti il monopattino era aperto. (…) Il manubrio del

monopattino penso non si potesse togliere e comunque non aveva difetti.”

(AI 50).

Gli veniva contestato che sua figlia aveva affermato che quando

lei entrò in casa, il padre, la madre e IM 1 si trovavano tutti già

nell’appartamento, al che ACPR 3 dichiarava:

“Può darsi che abbia ragione mia figlia. Io non ricordo bene

questo passaggio.”

(AI 76).

Contrariamente alle dichiarazioni dell’imputato, ACPR 3 negava

categoricamente di avere pronunciato all’indirizzo di IM 1 la frase “tu hai

fallito come uomo e hai fallito pure come padre”:

“Quello che ha detto IM 1, io non lo ho mai detto e non mi sarei

nemmeno permesso di dirlo. Io non ho mai detto questa frase.”.

Confrontato con le dichiarazioni di IM 1 secondo cui lui aveva

preso il monopattino, e IM 1 in seguito glielo strappava dalle mani, ACPR 3 le

contestava:

“Nulla di più falso. Io non ho in quel momento preso in mano il

monopattino (…) Non ho mai preso in mano il monopattino.”

(AI 76).

7.3

Le

dichiarazioni di IM 1

L’imputato dal canto suo, interrogato il giorno dei fatti, dichiarava

a verbale:

“Questo pomeriggio sono stato fermato dalla Polizia a __________

in Via __________ verso le ore 1410/1420, a dire il vero ero lì che aspettavo.

Voglio dire che questo pomeriggio sono uscito dal palazzo ed ho atteso la Polizia che io ho fatto chiamare da una vicina di casa che si chiama __________. Ho atteso

gli agenti di Polizia e quando sono arrivati sono andato verso di loro, ho

consegnato il mio passaporto e gli ho detto che al 5° forse c’era un duplice

omicidio che avevo fatto, ho detto anche che ho fatto una cosa irreparabile.”

(AI 4, allegato 8).

In merito ai fatti avvenuti il giorno stesso continuava:

“Volevo farli ragionare, questa era la mia intenzione. ACPR 2 non

voleva seguirmi e mi diceva che se volevo parlare con loro dovevo andarci da

solo. Sono salito al 5° piano, abbiamo iniziato a dialogare in maniera

tranquilla. I toni erano pieni di rancore, ma la discussione era tranquilla. Le

dicevo a __________ che questa situazione era insopportabile causata da lei,

che doveva mettersi da parte e che doveva fare la nonna. __________ mi diceva

che solo lei sapeva i sacrifici che avevano fatto per mantenere il figlio qui e

quindi dovevo fare silenzio. Nel frattempo siamo stati raggiunti da ACPR 2. ACPR

3.

stava fumando sul balcone. Poi è entrato in casa, mi ha detto che dovevo fare

silenzio, che ero un fallito come uomo e come padre. A questo punto gli ho

tirato uno schiaffo, mi ricordo solo che mi sono trovato __________ e ACPR 2

addosso. Poi ho un vuoto. Riprendo lucidità e ricordo di avere in mano lo

sterzo del monopattino di mio figlio, c’era sangue ovunque e ACPR 2 che diceva

hai ucciso mio padre. Urlava:” aiuto, aiuto”. Nel frattempo ci ha raggiunti __________,

che ha visto quello che avevo combinato. Ho invitato __________ a chiamare la Polizia e le ho detto che li avrei aspettati all’esterno e che mi sarei dovuto ripigliare un

attimo. Ho atteso il loro arrivo e il resto ve l’ho già raccontato.”.

(AI 4, allegato 8).

All’imputato veniva quindi chiesto di precisare meglio la

situazione in cui schiaffeggiava ACPR 3:

“Allora ricordo di avergli tirato uno schiaffo, tirato bene tanto

che cadeva al suolo. Mi ricordo che ACPR 2 e la madre mi sono venuti addosso,

tentando di bloccarmi. Io ero fermo in quel momento e l’unica cosa che ho fatto

e spingerle verso la cucina. ACPR 3 si è nel frattempo alzato, ha preso il

monopattino di __________ e poi non so dire come gliel’ho levato e come l’ho

colpito. Non le so dire. Ricordo che mi diceva che io avevo ucciso suo padre.”.

(AI 4, allegato 8).

A precisa domanda rispondeva:

“(…) non ricordo i colpi che ho dato. Ricordo di aver avuto il

monopattino in mano. Ricordo sangue dappertutto, di aver visto il cranio di __________

fracassato, ACPR 3 era a terra e poi __________ che entrava in casa. Lei mi

diceva: “ma cosa hai combinato”. Ho buttato a terra il monopattino e poi ho

detto di chiamare la Polizia. Non ricordo proprio la dinamica. Non me lo

ricordo. …gli ho levato il monopattino dalle mani e l’ho poi buttato a terra.

Sono colpevole e riconosco di aver fatto quello che ho fatto. Se dovessi

ricordarmi qualcosa in più ve lo racconterò.”.

(AI 4, allegato 8).

Alla domanda se avesse mai pensato di fare ciò che era successo

quel giorno, l’imputato rispondeva:

“No, però ho sempre avuto il desiderio di tirare due schiaffi alla

vecchia, cioè a __________. (…) Io però non l’ho mai colpita, non ho mai

aggredito nessuno di loro e neppure loro mi hanno mai aggredito. Fino ad oggi

tutte le cattiverie si sono manifestate a parole oppure impedendomi di

riconciliarmi con la famiglia.”.

(AI 4, allegato 8).

Gli veniva quindi chiesto quale fosse stato il fattore che lo

aveva fatto reagire in quel modo, e IM 1 rispondeva:

“…quella frase detta da ACPR 3, che sono fallito come padre…eh

no…ora sì, però no non sono fallito come padre. (…) L’ha detta con cattiveria e

mi ha toccato nel vivo. Non avrei dovuto, perché comunque è un uomo di 80 anni.

Di solito se succedeva che mi dicevano cattiverie o altre discussioni, me ne

andavo, mi facevo un’ubriacata e così mi passava. Oggi no.”

(AI 4, allegato 8).

L’imputato, interrogato il 25 novembre 2013 riferiva:

“Appena finito di dire questa cosa, ACPR 3 ha preso uno schiaffo

da me con la mano destra, tanto da finire a terra. (…) È stata una cosa

automatica che al termine delle sue parole io gli ho dato lo schiaffo. Al che

mi sono girato e mi sono trovato addosso sia ACPR 1 che ACPR 2. Io le ho spinte

indietro verso la porta d’entrata dell’appartamento, senza per contro colpirle,

e nel momento in cui mi sono girato verso ACPR 3, lo vedo con in mano il

monopattino. (…) ho fatto per levarglielo dalle mani. Da quel momento ho un

vuoto di memoria. Mi si è appannata la vista e non riesco a ricordare cosa sia

successo. Ricordo solo che ad un certo punto ho visto entrare in casa __________,

la quale, dopo aver messo la mano sulla bocca, mi ha detto; ma cosa hai

combinato. Io mi sono quindi pietrificato, ho lasciato cadere a terra il

manubrio del monopattino ed ho detto a __________ di chiamare la Polizia che avrei aspettato giù, cosa che ho poi fatto. Lei mi ha detto che lo aveva già

fatto ed io sono sceso al piano terreno ad aspettarli.”

(AI 64).

ACPR 2, a domanda di sapere se avesse sentito il padre dire a IM 1

“sei un fallito come padre”, e se non fosse stata per caso questa l’affermazione

che aveva scatenato la sua furia, rispondeva:

“No assolutamente mai. Mio padre non si permetterebbe mai di dire

una cosa del genere a IM 1.”.

(AI 59).

Le veniva quindi fatto notare che IM 1 durante un interrogatorio

aveva dichiarato di avere preso il monopattino dalle mani di suo padre. ACPR 2

dichiarava di non ricordare assolutamente questo fatto:

“È stato lui a prendere il monopattino che si trovava in balcone

vicino alla porta finestra. Mio padre non ha mai avuto per le mani il

monopattino.”.

(AI 59).

A domanda di chi avesse diviso il manubrio del monopattino dalla

piastra, rispondeva:

“Quando IM 1 ha preso in mano il monopattino la prima volta, era

completo, ossia il manico e la piastra attaccati. Ho visto IM 1 usare il

monopattino come mazza tutto intero. Non so poi come abbia fatto dividere il

monopattino. Io ho poi visto che ad un certo punto lui aveva in mano solo il

manubrio.”.

(AI 59).

Gli agenti le contestavano in seguito che sul muro sopra il letto

si ritrovavano dei segni d’urto del monopattino, e le domandavano quindi se lei

ricordasse se qualcuno aveva lanciato tale oggetto contro il muro. ACPR 2 in

merito affermava:

“No. Io ricordo di aver visto in un primo momento IM 1 con il

monopattino intero e poi ho visto picchiare solo il manubrio del monopattino in

testa a mia madre.”.

(AI 59).

Tornando all’imputato, egli dichiarava di sperare di ricevere il

perdono di suo figlio un giorno. Alla domanda se avesse parlato con qualcuno

dopo i fatti, egli rispondeva:

“No, ho atteso la Polizia più di 10 minuti. Ero solo fuori dal

palazzo e in attesa ho fumato una sigaretta. Ora vi dico che sarei potuto anche

andare in Italia ma non sono fatto così, non sono un criminale e per questo mi

sono costituito e ho ammesso subito di essere l’autore di questi fatti.”.

(AI 4, allegato 8).

Gli veniva quindi in mente che:

“(…) ho mandato un messaggio a __________, al __________, quando

ero fuori dal palazzo. Ho scritto un messaggio del tipo: “che Dio mi possa

perdonare”.”

(AI 4, allegato 8).

Dalla documentazione agli atti risulta difatti che il 07.11.2013

alle ore 14:20:52 IM 1 inviava a __________ un SMS dal seguente contenuto:

“Che possa Dio perdonare la mia anima.”

(AI 51).

In merito IM 1 dichiarava:

“Chiedevo perdono per quello che avevo appena fatto. Ricordo di

aver scritto questo messaggio a __________ mentre mi trovavo all’entrata del

palazzo, in attesa dell’arrivo della Polizia. (…) ero convinto, visto tutto

quel sangue, di aver ammazzato due persone. (…) È comunque la stessa cosa che

ho detto agli agenti (…) Sono stato io ad avvicinarmi a loro ed a dirgli che (…)

al quinto piano avevo commesso qualcosa di indicibile.”

(AI 102).

In seguito l’imputato riceveva 3 messaggi da __________, che a suo

dire però non lesse (AI 102):

- ore 14:21:42: “Cosa succede?”;

- ore 14:22:35: “Mi raccomando!!! Non fare sciocchezze!”;

- ore 14:24:57: “Chiamami appena puoi!!!!!”

Il Vescovo in merito dichiarava:

“Quando ho letto il messaggio di IM 1 il mio primo pensiero è che

lui stesse per far del male a sé stesso. (…) qualche volta IM 1 mi ha accennato

di voler fare del male ai genitori di ACPR 2. Lui era consapevole di questa sua

tendenza di perdere il controllo di sé, lui aveva paura di questa sua realtà e

aveva paura che prima o poi sarebbe esploso e che avrebbe fatto loro del male.

Lui sapeva che avrebbe perso il controllo e che, in una situazione di tensione

e scontro, avrebbe commesso atti violenti nei confronti dei genitori di ACPR 2.

Non ha mai detto di volerli ammazzare ma ha detto che aveva paura di

ammazzarli, in particolare di uccidere ACPR 1.”

(AI 51).

Interrogato in merito, l’imputato affermava non essere stata sua

intenzione quel giorno fare del male ai genitori di ACPR 2:

“Mi viene chiesto se sono sicuro che quest’oggi non era mia

intenzione fare del male ai genitori di ACPR 2 ed in merito rispondo di no,

nella maniera più assoluta.”

(AI 4, allegato 8).

Nei seguenti interrogatori, IM 1 dichiarava:

“sono andato a __________ solamente per parlare con i genitori di ACPR

2.

e ACPR 2. Per mettere i puntini sulle “i” ma non per commettere atti di

violenza… (…) A D del PP ricordo che quello che stavo facendo era che avevo

chiuso gli occhi, ho spaccato la testa, senza sapere cosa stavo facendo.

Riconosco di essere un animale quando parlo, posso essere sono sboccato, ma non

ho mai messo una mano addosso a nessuno di mia sponte. Io pagherò per quello

che ho fatto. (…) Io non sono quello che lei pensa. A D del PP confermo di aver

dato i colpi guardando __________ mentre la colpivo. Io la guardavo ma non

capivo realmente il male che stavo causando. Io sono rinsavito solamente quando

__________ è entrata in casa e a quel punto mi sono pietrificato.”

(AI 7).

“(…) ho visto __________ per la prima volta nell’appartamento quel

pomeriggio mentre stavo colpendo ancora ACPR 1 e mi sono fermato proprio perché

ho visto __________ e quindi è questo il motivo per il quale escludo di avere

aperto io la porta.”

(AI 123).

Continuava in seguito:

“(…) Mi sarebbe piaciuto sentirmi dire “dacci un paio di mesi e

poi ce ne andremo da qua” questo sarebbe stata una risposta corretta per me.

Sono salito di sopra, ho parlato con __________ facendola una riassunto della

situazione e ricordandole che lei era la causa dei nostri litigi di questi

ultimi 4 anni. __________ diceva che non era colpevole di nulla, che lei faceva

solo sacrifici per il nipote che lei pensava al suo bene ed io le ho detto che

il nipote per star bene aveva bisogno di 2 genitori (…). I toni si erano un po’

accesi. (…) Non sono state proferite né minacce né male parole. Nel frattempo ACPR

3.

entra dal balcone in casa e anche ACPR 2 sopraggiunge. Io e __________

invitiamo ACPR 2 a stare in silenzio in questo era una discussione tra suocera

e me e viceversa. ACPR 2 sta zitta ma interviene ACPR 3 e disse “hai fallito

come uomo, stai fallendo come padre perché non te ne vai”. Senza pensare alle

conseguenza io ho tirato uno schiaffo a ACPR 3. Questa sua frase mi ha fatto

rendere conto che, l’ultima cosa che volevo fare nella vita era di fallire come

padre ed io non pensavo di avere fallito come padre in quel momento. ACPR 3 era

nel torto più assoluto e non doveva e non poteva permettersi di dirmi una cosa

simile. È volato uno schiaffo. ACPR 3 è caduto a terra, credo abbia picchiato

la testa. A giusta ragione __________ e ACPR 2 si sono scagliate contro di me

per difendere il padre. Io le ho spinte entrambe per allontanarle da me.”.

A domanda del PP l’imputato rispondeva:

“(…) io ACPR 3, una volta a terra non l’ho più picchiato. Io ho

allontanato le donne e poi mi sono trovato ACPR 3 con il monopattino in mano.

Glielo ho levato dalle mani. Non so quali fossero le sue intenzioni. Non gli ho

dato il tempo per far nulla (…) Gliel’ho levato ed ho iniziato a colpire lui, a

colpire __________. Io __________ l’ho colpita in testa ma non so quante volte.

I miei colpi erano forti e decisi. Io non so perché l’ho fatto, non ero in me

in quel momento. La forza non so da dove provenisse. Io ce l’avevo con __________.

__________ era il mio problema, è sempre stato il mio problema. A tutto sarei

voluto e potuto arrivare tranne che farle quello che ho fatto e trovarmi dove

mi trovo ora. (…) Non è una cosa da me. Non sono io quello che fatto tutto

questo.”

(AI 7).

Confrontato con le dichiarazioni della sua ex compagna, secondo

cui lui avrebbe detto una brutta parola a ACPR 1, ACPR 3 gli avrebbe quindi

detto “non ti permettere”, al che lui lo avrebbe colpito con dei pugni

al volto facendolo cadere a terra, IM 1 dichiarava:

“Non è vero, io la cosa che le ho detto era che suo figlio la

schifava a causa del suo brutto carattere. Non è vero che gli ho tirato dei

pugni ma solamente una sberla.”

(AI 7).

Contestava inoltre le dichiarazioni di ACPR 2 secondo cui avrebbe

cercato di trascinare ACPR 3 per il collo della camicia sul balcone con l’intenzione

di buttarlo di sotto:

“Non è vero che avrei voluto buttare ACPR 3 di sotto. Non mi

sembra di aver messo un piede all’esterno del balcone. Non è vero che l’ho

trascinato per il collo. Io quello che ho fatto è stato levargli il monopattino

e allontanarlo con forza ma non in direzione del balcone bensì verso

l’interno.”

(AI 7).

Confrontato sempre con le dichiarazioni di ACPR 2 secondo cui

avrebbe preso il monopattino che si trovava per terra sul balcone, gli avrebbe

staccato il manubrio ed avrebbe poi cominciato a colpire violentemente sulla

testa dapprima ACPR 3 e poi ACPR 1, l’imputato affermava:

“Ribadisco quanto già detto prima. Io ho trascinato ACPR 3

prendendolo per il bavero al fine di farlo entrare in casa, lui era vicino alla

porta del balcone, dove accanto si trovava il monopattino che lui aveva in

mano. Dopo che gli ho tolto il monopattino per le mani, ho fatto cadere ACPR 3

a terra e poi con questo monopattino ho fatto un macello e meglio ho cominciato

a colpire __________. Non mi sembra di avere colpito ACPR 3 più di tanto, al

massimo un paio di schiaffi. Contesto di aver picchiato con il manubrio del

monopattino ACPR 3 alla testa. È vero che invece ho usato il manubrio per

colpire ripetutamente __________ con forza alla testa. (…) Io il sangue l’ho

visto solo alla fine. (…).”

(AI 7).

“Sto cercando di ricordare. Ho un vuoto totale. Ricordo di aver

colpito __________ ma non ricordo di aver colpito ACPR 2 (al fine di farle

male), l’ho allontanata sicuramente ma non colpita per farle male. L’ho spinta

una volta per allontanarla.”

(AI 7).

“Io voglio ribadire un’altra volta, per il fatto che ho sempre e

solo detto questa versione dei fatti, che io non ho mai messo piede in balcone.

Io sono sempre rimasto all’interno del monolocale ed il monopattino l’ho preso

dalle mani di ACPR 3 che pure lui si trovava all’interno del monolocale. Sarà

stato ACPR 3 a prenderlo dal balcone.”.

(AI 64).

Alla domanda su come facesse ACPR 3 ad avere fra le mani il

monopattino se era appena caduto a terra ed aveva picchiato la testa,

l’imputato rispondeva:

“Questo non glielo so spiegare, ma so solo che quando mi sono

girato, ho visto ACPR 3 in piedi con il monopattino in mano. Lui lo brandiva

con la mano destra al manubrio lungo i fianchi. Non era sua intenzione colpirmi

o almeno è ciò che penso io. Non lo teneva in mano in modo minaccioso.”.

(AI 64).

In merito allo stato in cui si trovava il monopattino al momento

in cui lo aveva preso in mano, IM 1 dichiarava:

“Quando io ho preso in mano il monopattino, era intero e aperto

con il manubrio a 90° rispetto la base. Non so dire come abbia fatto a

separarsi il manubrio dalla base.”.

(AI 64).

A precisa domanda del PP rispondeva che:

“(…) non è stato facile per me togliere il monopattino dalle mani

di ACPR 3 malgrado il Procuratore mi ricorda che si tratta di un uomo di oltre

settant’anni e malgrado io abbia molta più forza di lui. Forse gli si era

incastrato da qualche parte. Non so. Poi mi sono trovato il manubrio in mano ed

ho iniziato a picchiare tutti un po’ alla cieca.”.

(AI 123).

“(…) non ricordo di avere picchiato qualcuno con il monopattino

intero. Mi ricordo però di avere anche colpito a calci ACPR 3 e ACPR 1. In

particolare ricordo che di calci a ACPR 3 ne ho dato solo uno mentre lui era a

terra e l’ho indirizzato al viso. Non escludo di avergliene dati di più.

Ricordo di avere dato sicuramente un calcio in viso a ACPR 1 mentre era in

ginocchio a terra. Non escludo di avergliene dati di più. Ancora oggi non ho

tutto in chiaro. Ero rabbioso nell’aggredire le due persone. Dal momento che mi

sono ritrovato il manubrio del monopattino in mano non ho capito più nulla.”.

(AI 123).

Nel vedere le fotografie raffiguranti ACPR 1 riversa a terra, IM 1

affermava:

“Non dovevo. Non avrei dovuto. (…) È raccapricciante. Non ho altro

da dire.”

(AI 7).

Il 21 gennaio 2014, l’imputato dichiarava di avere delle

dichiarazioni spontanee da fare alle Autorità, ed affermava:

“Ultimamente ho avuto dei flasch che mi hanno fatto ricordare dei

particolari inerenti le modalità con cui si sono svolti i fatti il 07.11.20013.

In particolare ricordo che dopo aver colpito ACPR 3 la prima volta ed averlo

fatto cadere a terra, ACPR 2 e sua madre si sono avventate su di me. Io le ho

respinte quasi fino all’ingresso dell’appartamento e quando mi sono girato ho

visto ACPR 3 vicino alla porta finestra che da sul terrazzo girato verso

l’esterno, intento a prendere il monopattino. Non era perfettamente diritto ma

si era leggermente piegato in avanti nell’intento di prendere il

monopattino.(…) non ricordo con che mano ACPR 3 stesse prendendo il

monopattino. Lui comunque mi dava la schiena. A questo punto io mi sono

avvicinato a ACPR 3 e l’ho preso per il collo della camicia tirandolo

all’interno dell’appartamento. L’ho scaraventato a terra e gli ho preso il

monopattino dalle mani. Io ho preso il monopattino con la mia mano sinistra.

L’ho poi passato nella mano destra ed ho iniziato a colpire alla ceca le

persone presenti.”.

(AI 102).

A domanda degli interroganti rispondeva poi:

“(…) ricordo di aver colpito ACPR 3 con un calcio in faccia mentre

lui era a terra la seconda volta, ricordo che ACPR 2 in un paio di occasioni si

è messa in mezzo e l’ho spintonata per allontanarla (…) non ricordo di averla

mai colpita con il monopattino o con il manico del monopattino. Colpivo la

signora ACPR 1 dove capitava e ricordo bene che la porta dell’appartamento era

aperta per il fatto che ACPR 2 urlava aiuto sia all’interno dell’appartamento

che sul pianerottolo. Quindi sono sicuro che la porta dell’appartamento era

aperta.”.

(AI 102).

All’imputato si faceva prendere atto della lettera di dimissioni

dell’__________ __________ del 07.11.2013 relativa a ACPR 2, la quale faceva

stato di una ferita da taglio all’avambraccio sinistro di ca. 5 mm superficiale (AI 19). Egli ne prendeva atto e dichiarava di non avere ricordi sul momento in cui

le cagionò questa lesione (AI 123):

“Io ricordo in modo perfetto tutto quello che è successo fino al

momento in cui mi sono ritrovato il manubrio in mano. Fino a questo momento

contesto le loro dichiarazioni e ribadisco le mie. Dopo quel momento non posso

escludere di avere colpito sia con il manubrio sia con calci le persone

presenti nell’appartamento. Se secondo le loro dichiarazioni ho preso al collo ACPR

2.

prima di avere il manubrio in mano lo contesto.”.

(AI 123).

Il PP gli faceva quindi prendere atto delle ferite riportate da ACPR

1.

all’esame obiettivo eseguito il 13.11.2013, e meglio della relazione medico

legale del 27.11.2013 della Dr.ssa __________ (AI 69), la quale faceva stato

della presenza di diversi ed estesi ematomi alla testa, al volto, al braccio

sinistro e alle mani, di cui si dirà dettagliatamente nei considerandi che

seguono, e per cui si rinvia inoltre alle fotografie in atti. L’imputato ne

prendeva atto (AI 123).

In occasione del verbale di interrogatorio finale dell’imputato,

il PP estendeva il procedimento penale al reato di coazione, per avere, usando

violenza, limitato la libertà di ACPR 2, costringendola ad interrompere il

tentativo di difendere il di lei padre, afferrandola per il collo e spingendola

contro il muro. Invitato a prendere posizione, l’imputato dichiarava:

“Io ho ricordi vaghi dell’accaduto, io ricordo di aver

spostato/spinto ad un certo punto ACPR 2 ma non ricordo in quale momento. Non

escludo quindi di aver fatto quanto appena contestatomi dalla Procuratrice.”

(AI 155).

All’imputato venivano quindi contestate le conclusioni della

perizia medico legale del 05.04.2014 della Dr.ssa __________ quo ai mezzi

produttivi delle lesioni riscontrate su ACPR 1, su ACPR 3 e su ACPR 2 (AI 150).

Per ACPR 1, in merito alle fratture dello splancnocranio (o

massiccio facciale) a sinistra riportate da ACPR 1, IM 1 affermava: “Io

ricordo di aver tirato due calci: uno a ACPR 3 ed uno a ACPR 1.”.

Riconfermava le sue precedenti dichiarazioni secondo cui aveva dato sicuramente

un calcio in viso a ACPR 1 mentre essa si trovava in ginocchio a terra (AI 155).

Per quanto attiene le lesioni riportate dalla donna in regione latero cervicale

destra, l’imputato asseriva a verbale:

“Escludo comunque che siano stati i calci a causare queste

ecchimosi in quanto, come ho sempre detto, ricordo di aver dato solamente un

calcio in viso a ACPR 1. Non ricordo di averle provocato le ecchimosi con il

manubrio ma non lo posso escludere, ho ricordi vaghi ma sicuramente quello da

lei riportato gliel’ho provocato io.”.

(AI 155).

Il PP faceva quindi presente all’imputato che, avendo egli

dichiarato di avere dato solo un calcio in faccia a ACPR 1 mentre era in

ginocchio, e che ACPR 2 non era certa che lui avesse inferto dei calci alla

madre, apparisse più verosimile che le tumefazioni in tale regione unite anche

alle fratture sottostanti attestate dai certificati medici in atti fossero da

ricondurre ad una serie di colpi in tale zona con la porzione tubolare del

manubrio piuttosto che con una serie di calci. IM 1 affermava quindi di non

poterlo escludere.

Per quanto attiene le lesioni riportate da ACPR 1 alle braccia,

l’imputato dichiarava:

“(…) ribadisco che tenderei ad escludere i calci in quanto ricordo

di averne dato solamente uno a ACPR 1 e meglio contro il suo volto. (…) Non

ricordo se ACPR 1 abbia cercato di difendersi con le braccia durante la fase in

cui la colpivo ma credo sia normale provare a difendersi in una situazione

simile.”

(AI 155).

Per quanto riguarda le lesioni all’addome ed agli arti inferiori,

il PP faceva presente all’imputato che, sulla scorta della ricostruzione

peritale, sembrasse escludersi il fatto che egli avesse, così come riferito

inizialmente da ACPR 2, dato anche calci in pancia a ACPR 1; l’imputato

ribadiva di avere dato unicamente un calcio a ACPR 1. Il PP gli faceva inoltre

notare come, sempre sulla scorta della ricostruzione peritale, sembrasse

escludersi il fatto che egli avesse, così come riferito inizialmente da ACPR 2,

preso per il collo ACPR 1 (AI 155).

In merito alle lesioni riportate da ACPR 3, l’imputato affermava: “Io

non ho colpito con il monopattino in testa ACPR 3, gli ho dato solamente uno

schiaffo ed un calcio.”. Il PP gli faceva quindi presente che, sulla scorta

della ricostruzione peritale, sembrasse escludersi il fatto che lui avesse,

così come riferito da ACPR 2, scagliato con violenza una serie/una decina di

calci in bocca a ACPR 3 mentre questi era caduto a terra svenuto; gli faceva

notare inoltre che sembrava altresì escludersi che egli avesse, così come

riferito da ACPR 2, colpito ACPR 3 al capo con il monopattino in modo violento.

L’imputato si esprimeva:

“(…) riconfermo le mie dichiarazioni, non ho mai colpito l’uomo in

testa con il monopattino.”.

Il PP rilevava per contro che, sulla scorta delle considerazioni

peritali unite alle sue dichiarazioni, la lesione ecchimotica allo zigomo di

sinistra potesse essere ricondotta allo schiaffo da lui sferrato e che la

lesione ecchimotico escoriativa in regione temporale omolaterale fosse

compatibile con il calcio che lui aveva dichiarato di aver sferrato a ACPR 3

mentre questi era a terra per la seconda volta.

Il PP faceva quindi presente all’imputato che non vi fossero

elementi oggettivi che vestissero le dichiarazioni di ACPR 2 circa il

trascinamento di ACPR 3 per il bavero del collo in direzione del terrazzo al

quale avrebbe contrapposto forza contraria per tenerlo nell’appartamento tirandolo

dai piedi in assenza di segni al collo. L’imputato ribadiva le sue

dichiarazioni. Aggiungeva poi di non avere ricordi di quando colpiva ACPR 1, e

di non escludere quindi di aver colpito ACPR 3 alla gamba (AI 155).

Per quanto riguarda infine le lesioni riportate da ACPR 2,

confrontato con la ricostruzione peritale quo alle lesioni

l’imputato affermava:

“Io ricordo di averla allontanata/spintonata contro un muro ma non

ricordo di averle messo le mani al collo.”.

(AI 155)

Al dibattimento, l’imputato, incalzato più volte dal Presidente a

sapere il motivo per cui si accaniva su ACPR 1 piuttosto che su ACPR 3, autore

diretto dell’offesa che, secondo la versione dell’imputato, avrebbe dato il via

alla sua furia, rispondeva:

“Io non capisco cosa ancora devo specificare, non so dirle quanti

colpi ho dato. Non posso dire altro. Ho buttato giù ACPR 1, l’ho colpita in

testa, gridava aiuto, ho continuato a colpire, le ho dato un calcio in faccia,

era a terra e continuavo a colpire.

Perché?

Non lo so, era rabbia.

Proferiva anche parole in quei momenti?

Non ricordo, non penso ma non lo escludo. Era tutta rabbia

repressa.

ADR che sì, era un cumulo, ho sforato nella maniera più

sbagliata quello che avevo dentro, ancora oggi non riesco a spiegare una cosa

del genere.

Le chiedo qual era il suo stato d’animo mentre picchiava.

Era rabbia. So quello che ho causato, so le conseguenze. Mi

rendevo conto che picchiavo in testa e che si può morire anche solo per un

colpo, come mi indica il Presidente.

Lei ha colpito anche ACPR 3, mentre questo tentava di difendere

la moglie.

Mi è stato detto dopo, l’ho letto nelle carte, non era mia

intenzione colpirlo, io ce l’avevo con __________ e ho sfogato tutta la mia

rabbia su di lei.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale del 13.10.2014).

8.

Le

lesioni causate alle vittime

Dalla lettera di dimissioni del Dipartimento di medicina intensiva

dell’__________ di __________ redatta dal primario della struttura Dr. med. __________

il 18.11.2013 (AI 148), risultano essere state riscontrate, sul corpo di ACPR 1,

le seguenti lesioni:

“Trauma-cranio-encefalico in contesto di politraumatismo da

percosse con:

1.

Emorragia sub aracnoidea di tutto l’emisfero sinistro con

focolai parenchimali, ematoma epidurale a destra e lacerazione dello scalpo

occipitale

- TAC di decorso 7.11: aumento dell’ematoma sotto durale,

associato a nuove componenti intraparenchimali temporali a sinistra e iniziale

lieve deviazione verso destra delle strutture della linea mediana sottoposta a

craniectomia de compressiva fronto-temporo-parietale sinistra e plastica di

allargamento durale (8.11.2013)

2.

Frattura della parete laterale orbitale sinistra con

coinvolgimento dell’osso zigomatico e frontale

3.

Ematoma intraorbitale sx lungo decorso del retto laterale

4.

Frattura della base cranica coinvolgente etmoide bilateralmente

ed estensione a rocca petrosa destra, interessamento della parte mediale del

forame lacero vicino al canale dell’arteria carotide interna destra, meato

acustico interno ed orecchio medio, apice del tegment molto vicino a canale del

VII nervo cranico, articolazione temporo-mandibolare destra, squama temporale e

occipitale destra, entrambi i seni mascellari

5.

Formazioni cistiche surrene sinistro in DD con ematoma vista la

dinamica del trauma

6.

Frattura del radio destra nella terza distale scomposta verso

volo-ulnare sottoposta a osteosintesi.”

ACPR 1, ricoverata il 07.11.2013 all’__________, rimaneva presso

il Reparto cure intense dall’08.11.2013 al 18.11.2013 (cfr. Lettera di

dimissioni del Dipartimento di medicina intensiva dell’__________ del 18.11.2013,

AI 148).

Dal certificato medico del 09.11.2013 del Dr. med. __________, __________

(AI 14), risultava il seguente stato clinico:

“Attualmente la paziente è sedata, intubata e ventilata meccanicamente

per il controllo della situazione cerebrale. (…) Le condizioni la pongono

tuttora in serio pericolo di vita.”.

La paziente veniva estubata il 14.11.2013, e trasferita in degenza

ordinaria il 18.11.2013, dove rimaneva sino al 30.12.2013 (cfr. Lettera di

dimissioni del Servizio di __________ della __________ del 30.12.2013, AI 148).

Il 30.12.2013 veniva ricoverata presso l’__________, dove rimaneva

sino al 10.02.2014 per la riabilitazione (cfr. Relazione clinica alla

dimissione dell’__________ del 10.02.2014, AI 118).

La visita medico legale eseguita il 13.11.2013 dalla Dr.ssa. __________

rilevava:

“La sig.ra ACPR 1 è allettata, in posizione supina; il capo è

completamente avvolto da bende.

La visita evidenzia, di rilevante per il presente accertamento:

- In regione latero-cervicale ed occipitale destra, ematoma di

colorito violaceo, di

forma irregolare;

- Al volto, in regione periorbitale, bilateralmente, estese

ecchimosi di colorito violaceo;

- Alla superficie postero-laterale del III medio-prossimale del

braccio sinistro, ecchimosi di colorito viola-brunastro, di forma irregolare, a

margini sfumati, delle dimensioni di circa 8x6 cm;

- In corrispondenza della superficie dorsale delle falangi media e

distale del V dito della mano sinistra, ecchimosi di colorito violaceo;

- Il III, IV e V dito della mano sinistra presentano unghie

rotte.”

(Relazione di visita medico legale condotta sulla persona di ACPR

1.

del 27.11.2013, AI 69).

La valutazione medico legale del 27.11.2013 risulta essere la seguente:

“La visita medica effettuata sulla persona di ACPR 1 e l’analisi

della documentazione medica hanno consentito di apprezzare, di rilevante, la

presenza di plurime ferite lacero-contuse in corrispondenza del cuoio capelluto

(prevalentemente a destra e posteriori), nonché molteplici rime di frattura di

neuro e splancnocranio.

Le lesioni osservate appaiono tutte compatibili per l’essere state

prodotte da uno o più colpi inferti con oggetto/i contundente/i che hanno agito

ripetutamente sul capo della donna. In particolare la presenza delle ferite

lacero-contuse in regione posteriore e a destra indica che la donna fu attinta

dai colpi in tali regioni corporee e che le fratture allo splancnocranio siano

invece state prodotte dall’urto di tali porzioni del volto contro una

superficie dura (pavimento) causato dai colpi ricevuti posteriormente.

La frattura dell’avambraccio destro deve invece essere imputata a

un tentativo di difesa posto in essere dalla donna che a proteso l’arto a

difesa del volto. Essa rappresenta infatti una zona tipica di localizzazione

delle lesioni da difesa.

La lesione ecchimotica al braccio sinistro appare aspecifica e

coerente sia con un colpo contundente sia con un afferramento.

Per quanto attiene l’epoca di produzione, le lesioni appaiono nel

complesso coeve e compatibili per l’essere state prodotte in corso dei fatti

per cui è causa (7 novembre 2013).

In ordine alla significatività delle lesioni osservate si deve

ritenere che esse siano, nel complesso, di entità clinica assai rilevante. Non

è possibile stabilire con precisione una tempistica di stabilizzazione delle

stesse, mentre è possibile già da ora affermare che tali lesioni comporteranno

la presenza di postumi permanenti gravemente invalidanti.

È altresì possibile affermare, in base al quadro clinico

presentato dalla ACPR 1 al momento del suo accesso in Ospedale e ai traumi

riscontrati durante il ricovero mediante indagini strumentali radiografiche,

che la donna si trovò certamente in pericolo di vita nei momenti successivi al

trauma. Al momento della visita non è ancora possibile considerar e la signora

completamente fuori pericolo, nonostante il quadro cardio-respiratorio e

cerebrale (quest’ultimo assai compromesso) siano al momento stabili, poiché

possono ancora subentrare complicanze anche letali, essendo ancora in una fase

acuta, sia di natura neurologica che infettivologica. Per quanto riguarda il

mezzo produttivo delle lesioni, esso è compatibile con il manubrio di un

monopattino in quanto dotato di superficie idonea a provocare ferite

lacero-contuse. Le lesioni del neuro e dello splancnocranio indicano che i

colpi furono inferti alla donna con notevole forza, tanto da determinante

molteplici fratture ossee.”

(cfr. Relazione di visita medico legale del 27.11.2013, AI 69).

A domanda dell’RAAP 1 a sapere se sua madre fosse informata di

quanto accaduto il 07.11.2013, ACPR 2 rispondeva negativamente:

“no , mia madre non è informata di quello che è successo. Pensa

che sia caduta dalle scale poiché gliel’ho detto io. La psichiatra che la sta

seguendo in Italia dove era ricoverata ritiene che non sia ancora arrivato il

momento per informarla in dettaglio di quello che è accaduto. Mia madre di quel

giorno non ricorda nulla. Lo specialista ritiene che sicuramente lei possa

avere dei flash di quello che è successo e quindi dovrà essere informata degli

avvenimenti. Sul momento giusto per farlo ci affidiamo ai medici. Prossimamente

si dovrà sottoporre ancora ad una operazione alla bocca poiché le ha fatto

perdere i denti che aveva. La protesi si è staccata e si è rotta. Inoltre si

dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico all’occhio destro poiché non vede

molto bene. Settimana scorsa mia madre è stata dimessa e attualmente vive a __________

a casa di mio fratelli. Lì vi abita attualmente anche mio padre. Il linguaggio

l’ha recuperato solo in parte, ma però si fa capire. Non è indipendente nei

movimenti nel senso che è debole e quindi viene riaccompagnata da mio padre nei

piccoli spostamenti. A livello di comprensione delle cose posso dire che ha

raggiunto il 70%.”

(AI 117).

Ulteriori dettagli sulle lesioni e sul decorso di ACPR 1 così come

sulle operazioni da lei subite, si trovano nella sua cartella medica agli atti

(AI 148).

Dalla lettera di dimissioni del 22.11.2013 dell’__________,

risultavano le seguenti lesioni riscontrate sul corpo di ACPR 3:

“1. Trauma crancio commotivo con emorragia sub-aracnoidea.

2.

Trauma contusivo rachide cervicale.”.

Il paziente era degente presso l’__________ dal 07.11.2013 al

15.11.2013

All’esame obiettivo eseguito il 13.11.2013 sulla persona di ACPR 3,

la Dr.ssa __________ nella sua Relazione medico legale del 14.11.2013 (AI 70)

rilevava:

“Soggetto in buone condizioni generali di salute. Il paziente è

seduto, vigile e orientato nel tempo e nello spazio; il sensorio è integro.

La visita evidenzia, di rilevante per il presente accertamento:

- In regione temporale sinistra, lesione escoriativa delle

dimensioni di circa 1 cm, nel contesto di un’area lievemente edematosa

(parzialmente celata dai capelli);

- In regione zigomatica sinistra, tenue ecchimosi di forma

irregolare, di colorito violaceo, delle dimensioni di4x2 cm;

- Alla superficie anteriore del III medio della gamba destra,

escoriazione di colorito rossastro, di forma irregolare, delle dimensioni di

circa 0,5x0,5 cm, riferita dolente alla presso-palpazione profonda.

Il ACPR 3 riferisce altresì algie al V dito della mano sinistra ed

una cefalea frontale per la quale dice di assumere farmaci (non meglio

precisati).

Riguardo all’aggressione sostiene di non ricordare molto; afferma

di aver perso conoscenza poco dopo essere stato colpito al capo (non sa dire se

con un pugno o con un monopattino) e di essersi risvegliato in ospedale.”.

La valutazione medico legale risulta quindi essere la seguente:

“La visita medica effettuata sulla persona di ACPR 3 e l’analisi

della documentazione medica fornitaci ha consentito di apprezzare la presenza

di alcune superficiali lesioni ecchimotico-escoriative, prevalentemente al

capo, con rilievo di emorragia sub aracnoidea bilaterale fronto-parietale.

Le lesioni osservate appaiono tutte compatibili per l’essere state

prodotte dall’azione di uno o più corpi contundenti alla porzione sinistra con

verosimilmente rapido movimento di accelerazione-decelerazione del capo e sviluppo

di emorragia sub aracnoidea sia in corrispondenza della lesione cutanea che

controlateralmente.

Per quanto attiene l’epoca di produzione, le lesioni appaiono nel

complesso coeve e compatibile per l’essere state prodotte nel corso dei fatti

per cui è causa (7 novembre 2013).

In ordine della significatività delle lesioni osservate si deve

ritenere che esse siano, nel complesso, di entità clinica poco rilevante e

guaribili nell’arco di pochi giorni, senza evidenti reliquati di sorta (al

controllo Tac le elsioni emorragiche erano in riassorbimento).

È altresì possibile affermare, in base al quadro clinico

presentato dal sig. ACPR 3 al momento del suo accesso in Ospedale che l’uomo

non si trovò mai in pericolo di vita.

Le lesioni hanno caratteri aspecifici e non indicative di alcun

peculiare mezzo di produzione. La lesione al volto (causata da un oggetto privo

di superfici abrasive), per sede e morfologia, è compatibile sia stata inferta

con un pugno. Per la altre lesioni l’identificazione di un mezzo lesivo appare

più difficoltosa non avendo alcuna peculiare caratteristica.”.

Dal certificato medico del 07.11.2013 dell’__________ redatto

dalla Dr.ssa med. __________ (AI 4, allegato 5), risultavano le seguenti

lesioni riscontrate sul corpo di ACPR 2: “Ferita da taglio avambraccio

sinistro di cc 5 mm superficiale.”.

Nel corso di un interrogatorio, a domanda dell’RAAP 1, ACPR 2

riferiva di essere seguita da uno psicologo a seguito dello shock vissuto:

“Si sono seguita dal dr. __________ di __________. Vado da lui una

volta a settimana e due in caso di bisogno (…) attualmente lavoro circa un ora

e mezza al giorno, sabato compreso per la __________ e inoltre su chiamata

collaboro con una agenzia di __________. Vengo pagata a ore.”

(AI 117).

Il 24.03.2014 la Dr.ssa __________ riceveva incarico dalla PP PP 1

di indicare, sulla base degli atti del procedimento penale, gli elementi medico

legali discordanti e/o concordanti nelle versioni dei fatti fornite da IM 1, ACPR

2.

e ACPR 3 in merito alla dinamica dell’aggressione del 07.11.2013, e di

indicare inoltre il mezzo produttivo di tutte le lesioni riscontrate sulle

vittime.

Per quanto riguarda le lesioni riscontrate sul corpo di ACPR 1, in

merito alle loro modalità di produzione, la Dr.ssa __________ ha espresso le

seguenti considerazioni:

“- La Sig.ra presenta al capo numerose ferite lacero-contuse,

prevalentemente localizzate al vertice e nella regione parieto-occipitale

destra. Tali lesioni, in rapporto alle circostanze dei fatti riferite in atti,

sono state prodotte con la porzione distale del manubrio del monopattino. Il

numero dei colpi inferti non è determinabile, ma valutando il numero e

l’estensione delle lesioni esso appare sicuramente in numero non inferiore a

sei. I colpi sono stati sferrati certamente con forza, tanto da determinare le

sottostanti lesioni craniche ed encefaliche.

- Le fratture dello splancnocranio, localizzate a sinistra,

possono essere conseguenza sia delle lesioni inferte al capo in regione

paritale-occipitale destra con urto di tali porzioni del volto contro una

superficie dura (pavimento). Ovvero tali lesioni potrebbero essere anche

conseguenza di un calcio sferrato in tale sede. Non si evidenziano lesioni

delle labbra indicative di “calci sferrati in bocca”.

- Le ecchimosi presenti in regione latero-cervicale destra, al

braccio e alla mano sinistra e la frattura dell’avambraccio destro, non hanno

caratteristiche specifiche che consentano l’identificazione del mezzo lesivo.

Esse sono state inferte con un mezzo contundente e compatibile sia con la

porzione tubolare (non tagliente) del manubrio del monopattino, sia con dei

calci.

- L’assenza di lesioni ecchimotiche all’addome e agli arti

inferiori (al momento della visita da me effettuata) esclude che la donna abbia

ricevuto calci in tali regioni corporee. Inoltre è stata effettuata precisa

richiesta al personale infermieristico di indicare eventuali lesioni

ecchimotiche al dorso visibili durane le attività di nursing (al momento della

visita non era possibile mobilizzare la signora): la mancata segnalazione

indica l’assenza delle stesse e quindi la donna non fu attinta da colpi neppure

al dorso.

- Le lesioni al collo erano presenti solo in regione

latero-cervicale destra e aspecifiche e non appaiono indicative di segni di

afferramento.”

(AI 150).

Per quanto attiene le lesioni riscontrate sul corpo di ACPR 3, in

merito alle loro modalità di produzione, la Dr.__________ rilevava:

“- la lesione ecchimotica allo zigomo di sinistra e quella

ecchimotico-escoriativa in regione temporale omolaterale, appaiono aspecifiche

e compatibili sia con un pugno/schiaffo sia con un calcio inferto con forza

modesta.

- la piccola lesione escoriativa alla gamba sinistra è aspecifica

e potenzialmente compatibile con un colpo, di entità modesta, inferto con la

parte tubulare (non tagliente) del monopattino, ma anche con accidentale caduta

a terra o altro agente contusivo.

- non vi sono segni di calci inferti in regione buccale.

- Non vi sono segni di afferramento al collo.”

(AI 150).

In merito alla modalità di produzione delle lesioni riscontrate

sul corpo di ACPR 2, la Dr.ssa __________ dichiarava:

“- la ferita al polso sinistro appare aspecifica e compatibile per

essere stata inferta con il monopattino (con la parte distale oppure ove è

presente la vite);

- non vi sono segni di afferramento al collo o alle braccia.”

(AI 150).

9.

Altri

riscontri

In merito allo stato di salute dello stesso IM 1, dalla visita

medico legale effettuata dalla Dr.ssa __________ il giorno dei fatti (AI 38),

emergono le seguenti lesioni riscontrate:

“Mano sinistra: abrasione periunguale I dito; ferita da taglio

polpastrello I dito

Arto inferiore sinistro: 2 abrasioni in regione tibiale

Piede destro: edema metatarso; ecchimosi ed edema II dito.”.

Il giorno dei fatti, il 07.11.2013 alle ore 17:05 rispettivamente alle

17:10 si procedeva al prelievo del sangue e delle urine dell’imputato. Dal

Rapporto di analisi dell’__________ del 22.11.2013 (allegato 41 all’AI 127),

egli risultava positivo al THC con una concentrazione di 1.8ug/l: “I

risultati analitici confermano un consumo di cannabis.”. Circostanza non

contestata dall’imputato il quale dichiarava:

“(…) ho smesso di fumare marijuana quando è nato mio figlio ed ho

ripreso nel febbraio del 2013. Ho fumato uno spinello alla sera prima di andare

a dormire tutte le sere fino al giorno del mio arresto e questo per evitare di

assumere il valium che mi era stato prescritto.”

(AI 89).

A seguito di analisi scientifiche svolte sul manubrio del

monopattino, venivano riscontrate delle impronte digitali presumibilmente

riconducibili a ACPR 1 e IM 1; non si trovava invece alcuna impronta digitale

di ACPR 3 (AI 130).

10.

La

perizia psichiatrica

Dalla perizia psichiatrica del 18.01.2014 del Dr. __________,

emerge in sintesi quanto segue:

“Rispetto ai fatti di cui è accusato il peritando afferma che

tutto quello che ha compiuto ai danni dei suoceri va ricondotto al risentimento

che nutriva nei loro confronti per il fatto di essersi intromessi nella sua

relazione con ACPR 2 e quindi come conseguenza di ciò nella possibilità di

esercitare liberamente la sua funzione di padre. Afferma che se il motivo

latente di ciò che è successo (“la mia reazione, se proprio devo trovare il

termine giusto, è stata inumana”) va fatto risalire al risentimento nei

confronti dei suoceri (ammette che ce l’aveva più con la suocera che con il

suocero), il motivo scatenante sarebbe stato l’aver udito il suocero proferire

una frase offensiva nei suoi confronti (“hai fallito come uomo e adesso stai

fallendo come padre”) a cui ha fatto seguito la sua reazione aggressiva nei

confronti prima del suocero e poi della suocera. Per descrivere la sua reazione

aggressiva il peritando non trova una immagine migliore che ricorrere a quella

del vulcano della sua città che scoppia (“sono come il Vesuvio, assorbo e

assorbo, poi d’improvviso e per un niente esplodo”). Rispetto al sentimento che

prova adesso nei confronti dei suoceri e in modo particolare di ciò che ha

fatto loro riferisce di provare ancora rancore nei loro confronti e di non

essere pentito specificando di aver loro dato una lezione (“non sono affatto

pentito di quello che ho fatto”) e di sentirsi solamente sollevato dall’aver

appreso che il suo gesto non ha comunque avuto un effetto letale (“ringrazio

Dio che non è morto nessuno”).

(…) il momento critico che ha fatto crollare il sistema delle

resistenze del peritando è stata l’allusione, che a mio parere non fa

differenza se realmente proferita dal suocero o da lui interpretata come tale

nell’ambito di una ipersensibilità critica giunta al culmine, al suo fallimento

come uomo e soprattutto come padre. Una allusione che gli è parsa ingiuriosa e

che in un momento particolarmente carico di tensione legato ad una decisione

fondamentale per la sua vita ha pesato come un macigno perché lo ha toccato nel

punto più dolente ovvero nella ferita del bambino non amato e rifiutato che era

stato e che l’offesa all’esercizio della sua paternità ha improvvisamente

riaperto scatenando il finimondo. (…) Il peritando è affetto da una turba psichica

caratterizzata da marcati tratti narcisistici e paranoidi e da una instabilità

emotiva associata ad impulsività con tendenza ad agire in maniera rapida ed

aggressiva nei confronti di terzi. (…) Secondo le scale diagnostiche

attualmente in uso la condizione clinica di cui il peritando è affetto

corrisponde al modello di disturbo della personalità borderline, tipo impulsivo

(ICD10-F60.31) a cui va aggiunto il codice riferito al consumo abituale di

cannabinoidi (ICD10-F12.1), attualmente in fase di astinenza.”.

In merito alla scemata imputabilità dell’imputato, il perito

concludeva che:

“(…) la capacità di valutare il carattere illecito della sua

azione non era scemata in alcuna misura, (…) la capacità di agire del peritando

come conseguenza della forma esplosiva della rabbia e della violenza

scatenatasi a seguito della reazione primitiva alla parola offensiva

proferitagli o interpretata come tale era a mio avviso per questo motivo da

ritenere in parte scemata. (…) Ritengo che per le ragioni sopra esposte il

peritando abbia agito in uno stato di scemata imputabilità di grado medio.”

(AI 96).

Il Dr. Mari riteneva dunque fortemente indicato un trattamento

psichiatrico ambulatoriale consistente:

“(…) da un lato in una psicoterapia individuale volta a mettere in

evidenza i motivi interni sui cui si regge il disturbo di personalità del

peritando e a trovare le opportune strategie per incrementare le capacità di

mediazione e di ovviare ai passaggi all’atto mentre dall’altro non può

prescindere da un aiuto psicofarmacologico volto a contenere l’aggressività e

l’impulsività.”

(AI 96).

La contemporanea espiazione della pena – a mente del perito – non

pregiudicherebbe o ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento (AI

96).

Il 14.02.2014, il Dr. __________ veniva sentito come testimone (AI

115). Il PP domandava in particolare se la sua valutazione sarebbe stata

differente, qualora si fosse accertata l’assenza della famosa frase allusiva ai

fallimenti come uomo e come padre, e se al suo posto vi fosse stato unicamente

da parte di ACPR 3 una ripresa per il modo maleducato e/o scurrile con il quale

si era rivolto a ACPR 2 o a ACPR 1. Il perito rispondeva:

“Direi che muterebbe decisamente. Cadremmo in quel caso, ovvero

nel caso in cui fosse solo stato ripreso ad un miglior comportamento, in un

discorso più generico con allusione alla sola maleducazione ovvero ad un fatto

di ordinaria amministrazione che non avrebbe alcuna allusione alla sfera

emotiva del peritando. La mia valutazione della scemata responsabilità in

ragione della capacità di agire del peritando in un quadro fattuale come quello

esposto dagli accusatori privati sarebbe quella di evidenziare come non

emergerebbero quegli elementi fondanti di provocazioni tali da slatentizzare la

sua patologia. Si tratterebbe di un quadro fattuale che potrebbe arrivare

vicino all’interruttore ma non riuscire a incidere sullo stesso. La mia

diagnosi sulla patologia in effetti non cambierebbe, ma cambierebbe la mia

valutazione sulla sua capacità di agire. L’agito sarebbe in quel caso dovuto al

risentimento provato dall’essere stato ripreso, che avrebbe causato la sua

reazione violenza, il grado di scemata responsabilità però si abbasserebbe

poiché in quel caso l’unica componente colpita sarebbe quella narcisistica e

quindi la capacità di agire conseguentemente sarebbe scemata con un grado

lieve.”

(AI 115).

Confrontato infine con le risultanze della perizia psichiatrica

effettuata sulla sua persona dal Dr. __________ (AI 96), l’imputato affermava:

“Io ritengo di essere la persona più insicura del mondo e non

penso di avere tratti narcisistici. (…) Sono in carcere, forse sono riuscito a

metabolizzare quello che ho fatto. Sono cosciente che è giusta la mia

collocazione. Sto facendo un percorso. Sono consapevole che ho un problema ma

mi chiedo come si possa fare per curarlo. (…)è mia intenzione applicarmi in

questo senso.”

(AI 123).

11.

In

diritto

I reati di lesioni semplici in parte qualificate, coazione e

contravvenzione alla LF sugli stupefacenti sono ammessi e non sono contestati

dalla difesa. Per quanto vi concerne, la Corte ha dunque ritenuto l’imputato

colpevole, così come prospettato nell’atto d’accusa.

Per quel che è invece dell’accusa di tentato omicidio

intenzionale, contestata è in particolare la forma dell’intenzione, ovvero se

l’imputato abbia agito per dolo diretto o per dolo eventuale.

Si rende colpevole di omicidio intenzionale ai sensi dell’art. 111

CP ed è quindi punito con una pena detentiva non inferiore a cinque anni,

chiunque intenzionalmente uccide una persona. Il dolo eventuale è sufficiente

(cfr. Stratenwerth/Jenny, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I:

Straftaten gegen Individualinteressen, 6. A., Bern 2003, § 1, N. 12).

Ai sensi dell’art. 22 CP (tentativo) chiunque, avendo cominciato

l’esecuzione di un crimine o di un delitto, non compie o compie senza risultato

o senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del

reato può essere punito con pena attenuata. Secondo la giurisprudenza, sussiste

tentativo qualora l’autore realizzi tutti gli elementi soggettivi

dell’infrazione e manifesti la sua intenzione di commetterla, senza che siano

adempiuti integralmente quelli oggettivi (cfr. STF 6B_194/2013 del 3 settembre

2013.

consid. 4; DTF 137 IV 113 consid. 1.4.2 e rinvii).

Secondo la cosiddetta “Schwellentheorie” elaborata dal Tribunale

federale, “Zur Ausführung der Tat zählt (…) schon jede Tätigkeit, die nach

dem Plan, den sich der Täter gemacht hat, auf dem Weg zum Erfolg den letzten

entscheidenden Schritt darstellt, von dem es in der Regel kein Zurück mehr

gibt, es sei denn wegen äusserer Umstände, die eine Weiterverfolgung der

Absicht erschweren oder verunmöglichen.” (cfr. Stratenwerth,

Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil I: Die Straftat, 3. A., Bern 2005, § 12, S. 313, N. 30; DTF 99 IV 153). Il tentativo presuppone sempre un

comportamento intenzionale, il dolo eventuale è però sufficiente (cfr. STF

6B_194/2013 del 3 settembre 2013 consid. 4; STF 6B_146/2012 del 10 luglio 2012

consid. 1.1.1).

Giusta l’art. 12 cpv. 2 CP, commette con intenzione un crimine o

un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine

che l’autore ritenga possibile il realizzarsi dell’atto e se ne accolli il

rischio. La seconda frase dell’art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di dolo

eventuale (cfr. STF 6B_194/2013 del 3 settembre 2013 consid. 4; DTF 133 IV 9

consid. 4), che sussiste laddove l’agente ritiene possibile che l’evento o il

reato si produca e, cionondimeno, agisce, poiché prende in considerazione

l’evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non desiderandolo (cfr.

STF 6B_194/2013 del 3 settembre 2013 consid. 4; STF 6B_621/2010 del 20 maggio

2011, consid. 5.2; DTF 137 IV 1 consid. 4.2.3; sentenza CARP 17.2012.78 + 99

del 5 novembre 2012 consid. 12 11.b). In sintesi, agendo nella consapevolezza

della gravità del rischio, l’autore accetta che l’evento si realizzi pur non

desiderandolo (cfr. STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011, consid. 5.2; sentenza

CARP 17.2012.78 + 99 del 5 novembre 2012 consid. 12 11.b).

In mancanza di confessioni, il giudice può, di regola, dedurre la

volontà dell’interessato fondandosi su indizi esteriori e regole d’esperienza.

Può desumere la volontà dell’autore da ciò che questi sapeva, laddove la

possibilità che l’evento si produca era tale da imporsi all’autore, di modo che

si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (cfr. STF 6B_194/2013

del 3 settembre 2013 consid. 4; DTF 133 IV 222 consid. 5.3;

DTF 130 IV 58 consid. 8.4; DTF 125 IV 242 consid. 3c; sentenza CARP

17.2012.78

+ 99 del 5 novembre 2012 consid. 12 11.c; sentenza CARP 17.2011.138

del 15 giugno 2012, consid. 32.c).

Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che

l’agente ha accettato l’evento illecito nel caso che si produca, figurano in

particolare la gravità della violazione del dovere di diligenza e la

probabilità, nota all’autore, della realizzazione del rischio. Quanto più grave

è tale violazione e quanto più alta è la probabilità che tale rischio si

realizzi – alla luce delle circostanze concrete e dell’esperienza della vita -

tanto più fondata risulterà la conclusione che l’agente, malgrado i suoi

dinieghi, aveva accettato l’ipotesi che l’evento dannoso si realizzasse (cfr.

STF 6B_194/2013 del 3 settembre 2013 consid. 4; STF 6B_662/2011 del 19 luglio

2012.

consid. 4.1; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3; DTF 134 IV 26 consid. 3.2.2 e

rinvii; DTF 130 IV 58 consid. 8.4; sentenza CARP 17.2012.78 + 99 del 5 novembre

2012.

consid. 12 11.c; sentenza CARP 17.2011.138 del 15 giugno 2012, consid.

32.

c).

La probabilità deve essere di un grado elevato poiché il dolo

eventuale non può essere ammesso con leggerezza (cfr. STF 6B_519/2007 del 29

gennaio 2008 consid. 3.1 e citazioni; DTF 133 IV 9 consid. 4.2.5; sentenza CARP

17.2012.78

+ 99 del 5 novembre 2012 consid. 12 11.b; sentenza CARP 17.2011.138

del 15 giugno 2012, consid. 32.c). Quello che deve essere probabile in grado

elevato poiché possa essere ammesso il dolo eventuale non è il tipo di lesione

che viene provocato, ma il realizzarsi dell’evento-morte (cfr. DTF 97 IV 84

consid. 4d; sentenza CCRP 17.2009.16 del 17 giugno 2009 consid. 6).

Altri elementi esteriori rivelatori del dolo possono essere il

movente dell’autore e il modo nel quale egli ha agito (cfr. STF 6B_194/2013 del

3.

settembre 2013 consid. 4; STF 6B_996/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF

130.

IV 58 consid. 8.4; DTF 125 IV 242 consid. 3c; sentenza CARP 17.2012.78 + 99

del 5 novembre 2012 consid. 12 11.b; sentenza CARP 17.2011.138 del 15 giugno

2012, consid. 32.c).

Ai fini dell’accertamento dell’intenzionalità del gesto è del

tutto irrilevante la questione a sapere se la vittima sia stata oggettivamente

in pericolo di vita (cfr. sentenza CARP 17.2012.78 + 99 del 5 novembre 2012

consid. 12.f; STF 6B_246/2012 del 10 luglio

2012.

consid. 1.3).

Fondamentale, nel caso di specie, per potersi determinare, è la

disamina dei fatti. Quanto è successo il 7 novembre 2013 a __________, è

l’epilogo di una storia d’amore tra due giovani, che hanno dato alla luce un

figlio, e che non sono mai riusciti a trovare un sano, armonioso ed equilibrato

rapporto di coppia. Problemi di coppia come ce ne sono tanti, ma che purtroppo

hanno portato qui, fino a sfiorare la tragedia.

Da un lato, lui dal passato difficile, cresciuto senza padre,

senza una dimora adeguata, e dall’altro lei, con qualche problema personale, e

soprattutto con due genitori, in particolare la madre, eccessivamente invadenti

nella vita di coppia dei due giovani, e soprattutto nell’educazione del figlio:

si pensi alle critiche sugli appartamenti che comunque con sacrificio

l’imputato aveva arredato. Tutto questo ha ingenerato tensioni che hanno avuto

il loro epilogo il 7 novembre 2013.

Quel giorno l’imputato voleva andarsene, si alza il mattino con

l’idea di partire per __________ e poi cambia idea e si decide per rientrare a __________.

Perché sia tornato a __________ è molto verosimilmente dovuto al fatto che la

madre, a cui è molto legato, lo avesse invitato a per lo meno chiarire, con la

compagna ed i suoi genitori, i motivi della sua partenza, evitando di

abbandonare in particolare suo figlio, come fece con lui il padre.

I riscontri oggettivi all’incarto ci dicono che l’imputato ha

dapprima avuto un litigio furibondo con __________. Questo litigio furibondo

non è sfociato in vie di fatto.

Il primo colpo è stato sferrato dall’imputato non nei confronti di

ACPR 1, ma nei confronti di ACPR 3, con cui lui non ce l’aveva in modo

particolare, a differenza che con __________. Perché? Dal punto di vista

oggettivo non vi è alcuna risposta certa.

È anche possibile, per la Corte, che qualsiasi parola abbia detto ACPR

3.

in difesa di __________, sia stata interpretata dall’imputato come un

rimprovero di fallimento come uomo e come padre. Fatto sta che dopo questo colpo,

ACPR 3 è caduto a terra e, la risposta all’offesa, avrebbe dovuto essere finita

lì. Il monopattino era ancora al suo posto e altri atti di violenza fisica non

erano stati commessi. L’offesa era dunque già stata vendicata con quel ceffone

che mandò ACPR 3 al tappeto.

Invece, quello che successe dopo, va ben oltre la risposta ad

un’offesa. Solo in aula l’imputato, non tradendo una certa emozione, ha

finalmente affermato che picchiava, che vedeva il sangue, e che continuava a

picchiare con il monopattino, colpendo ripetutamente la testa di ACPR 1, la

quale giaceva a terra inerme.

Per la Corte non è così determinante sapere se il monopattino l’abbia

preso l’imputato o ACPR 3, anche se su questo punto l’imputato è parso poco

credibile, poiché ha reso versioni altalenanti e a tratti contrastanti.

Determinante è che lui ha colpito almeno sei volte la vittima che si trovava a

terra, tanto da provocarle sia le lesioni dirette alla testa, sia lesioni indirette

alla parte facciale, dovute agli effetti indiretti dei colpi subìti a causa del

volto appoggiato sul pavimento. In quei momenti, egli ha avuto tutto il tempo

per realizzare cosa stava facendo e per fermarsi, tanto più che sia ACPR 3, sia

ACPR 2, si sono attivati fisicamente a difesa della vittima. Ma ciò non è

bastato. L’imputato si è in realtà fermato solo e soltanto quando era convinto

di aver terminato l’opera, ossia di aver realmente ucciso la donna, colpendola

ripetutamente alla testa con un oggetto contundente e in parte tagliente,

finché questa non dava più cenni di vita. In questo senso, pertanto, non vi è

spazio alcuno per considerare il dolo eventuale, il quale viste le circostanze appare

contrario ad ogni logica e senso. La Corte ha dunque ritenuto che l’imputato ha

agito con dolo diretto.

12.

Commisurazione

della pena

Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa

dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali

dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2

dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la

reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto

conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore

aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.

Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP

stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della

colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica

la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da

considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate

all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal

profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene

giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten),

elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto

designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di

esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive

Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai

motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che

l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la

libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità

nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.

2a; STF 6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione

alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e

meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio

situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da

giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del

21.

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del

codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,

FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve

indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei

limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato

dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV

55.

consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena

ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua

vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della

situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione

professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto

e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà

sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF

6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF

6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato

che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere

sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà

presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice

penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,

pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008 del

14.

ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2).

La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di

pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV

73.

consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale

permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in

ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008,6B_81/2008,

6B_90/2008 del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo

2008, consid. 2.2; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2

e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II,

Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

La Corte, nel determinare la sanzione – che è, in sostanza,

l’aspetto determinante in questo processo, essendo l’imputato reo confesso – si

è basata prevalentemente sulla disamina dei fatti come già sopra esposti, nella

loro consecutio temporis, essendo, questo, l’elemento dal quale non si può

prescindere in un simile caso, per giungere ad una sanzione che deve essere

equa.

Fatte queste considerazioni, e sciolti i due nodi relativi

all’analisi dei fatti e alla qualifica del dolo, la Corte ha commisurato la

pena in funzione della colpa. Colpa che, solo in ragione della lieve scemata

imputabilità riconosciuta dal perito (la parte di media scemata imputabilità

può al massimo essere riconosciuta per quel che è del ceffone iniziale che ha

mandato a terra ACPR 3, ma non per il seguito, allorquando l’imputato ha avuto

tutto il tempo per fermarsi), non può essere definita grave ma va giudicata

medio grave, in ossequio alla nuova giurisprudenza del Tribunale federale che,

finalmente, considera l’imputabilità non con un effetto diretto sulla pena, ma

sulla colpa, la cui gravità rimane il criterio principale di commisurazione (DTF

136.

IV 55, consid. 5).

Sopprimere una vita umana – ed in questo caso il risultato non si

è prodotto per pura casualità, perché incapace di gestire la propria

situazione famigliare – è un reato oggettivamente grave che non può trovare

sconti nemmeno se la vittima ha contribuito ad originare il proprio disagio.

Anche le modalità sono parse estremamente crudeli. La Corte ha condiviso il

ragionamento della PP, ovvero che si tratti di un caso al limite

dell’assassinio, poiché un conto è sparare un colpo di pistola che uccide

all’istante, un altro è colpire ripetutamente la vittima con un oggetto

pericoloso, vedendola soffrire e, ciò malgrado, continuare ad inferire, come

accaduto nella fattispecie.

Se il reato fosse stato consumato, a mente della Corte ci si

dovrebbe dipartire da una pena attorno ai 15 anni, ridotta a poco meno di 13,

ammettendo il criterio del 15% proposto dall’accusa, per tener conto del fatto

che il reato non si è comunque consumato. Una riduzione più importante per

questo non è possibile, poiché l’omicidio non si è consumato per un niente,

l’imputato è andato fino in fondo ed era anzi pure convinto di aver ucciso la

vittima. In altri termini, solo circostanze ad essa particolarmente propizie

hanno impedito che ciò si verificasse. IM 1 si è quindi molto avvicinato al

reato compiuto. Dal risultato ottenuto la Corte è scesa, tenendo conto della

scemata imputabilità, ad una pena attorno ai 9 anni. Aumentata di 9 mesi per il

concorso di reati, e ridotta di 12 mesi per tener conto della situazione

personale dell’imputato, in particolare del suo difficile vissuto e di una

certa sensibilità alla pena, dovuta alla lontananza della madre cui è molto

legato, peraltro mitigata dall’ammirevole disponibilità della ex compagna di

consentire il mantenimento di regolari relazioni personali tra padre e figlio,

nell’esclusivo interesse di quest’ultimo (ha acconsentito che il piccolo possa

incontrare il padre in carcere, tramite l’__________).

La Corte ha quindi inflitto all’imputato una pena detentiva di 8

anni e 9 mesi, assortiti da un trattamento ambulatoriale di tipo psicologico e

farmacologico, onde ridurre i rischi di recidiva, rischi che oggi appaiono

piuttosto alti, se solo si pensa che molto spesso, già in passato, in

situazioni di stress, l’imputato non ha esitato a dar sfogo alla sua rabbia

colpendo istintivamente persone e cose, non da ultimo avendo reazioni comunque

inadeguate pure in carcere.

Alla sanzione detentiva, per adempiere ad un obbligo

giurisprudenziale che vuole che in caso di concorso con contravvenzioni si

debba necessariamente infliggere anche una multa, è stata aggiunta una multa di

fr. 100.- relativa al consumo non autorizzato di canapa.

Per quel che ne è delle pretese degli accusatori privati, la

difesa non si è formalmente opposta alle richieste formulate dagli stessi:

rimettersi al giudizio della Corte equivale, applicandosi i principi della

procedura civile, ad una acquiescenza. Le stesse sono quindi state accolte così

come presentate.

Le note professionali dei difensori d’ufficio sono state approvate

così come presentate, con una piccola correzione per quel che riguarda il tempo

effettivo del dibattimento. Al riguardo, l’IVA è dovuta solo per i residenti, e

quindi i coniugi ACPR 3 non sono soggetti ad IVA (sentenza CRP del 14 aprile

2014, in re L. V.).

Visti gli art. 12, 22, 40, 47,

49, 51, 63, 69, 111, 123, 181 CP; 19a LFStup;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara e pronuncia:

IM 1

1.

è autore colpevole di:

1.1

tentato omicidio

intenzionale

per avere,

il __________, a __________, in __________, presso l’abitazione

della ex convivente ACPR 2, tra le ore 13.45 e le 14.20, a seguito di un’accesa

discussione, intenzionalmente tentato di uccidere la madre di quest’ultima, ACPR

1, colpendola prima con un calcio in faccia e poi ripetutamente al capo con la

porzione tubolare del manubrio in metallo del monopattino del di lui figlio,

provocandole le lesioni descritte nel certificato medico agli atti,

interrompendo il suo agire solo dopo che la vittima non dava più segni di vita;

1.2

lesioni semplici, in parte

qualificate

per avere,

nelle circostanze di luogo e di tempo di cui al punto 1.1,

intenzionalmente cagionato un danno al corpo di due persone, facendo uso anche

di un oggetto pericoloso, e meglio per avere:

1.2.1

sferrato uno schiaffo a ACPR 3

all’altezza dello zigomo sinistro, e in seguito, una volta quest’ultimo caduto

a terra, sferrato un calcio al capo in regione temporale sinistra,

cagionandogli le lesioni riportate dal certificato medico agli atti;

1.2.2

colpito ACPR 3 alla gamba

destra con la porzione tubolare del manubrio in metallo del predetto

monopattino, cagionandogli le lesioni riportate dal certificato medico agli

atti;

1.2.3

colpito ACPR 2 al polso

sinistro con la porzione terminale del manubrio in metallo del monopattino

(tagliente), cagionandole una ferita da taglio;

1.3

coazione

per avere,

nelle circostanze di luogo e di tempo di cui al punto 1.1,

usando violenza, limitato la libertà

di ACPR 2, costringendola ad interrompere il tentativo di difendere il di lei

padre, prendendola con una mano al collo e spingendola contro il muro;

1.4

contravvenzione alla LF

sugli stupefacenti

per avere, senza essere autorizzato

1.4.1

il __________, a __________ e

a __________ detenuto 4 grammi lordi di marijuana, per il suo consumo;

1.4.2

nel periodo dal mese di

febbraio 2013 al __________, consumato quotidianamente uno “spinello” per un

totale complessivo di ca. 130 grammi di marijuana;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei

considerandi.

2.

Di conseguenza,

avendo agito in stato di scemata imputabilità,

IM 1 è condannato

2.1

alla pena detentiva di 8

(otto) anni e 9 (nove) mesi,

da dedursi il carcere preventivo sofferto;

2.2

al pagamento di una multa di

fr. 100.-, la quale in caso di mancato pagamento sarà commutata in una pena

detentiva pari a 1 (un) giorno;

3.

IM 1 è inoltre condannato a

versare:

3.1

all’accusatrice privata ACPR

1.

fr. 919.65 a titolo di risarcimento danni e fr. 50'000.- a titolo di

indennità per torto morale;

3.2

all’accusatore privato ACPR 3i

fr. 20'000.- a titolo di indennità per torto morale;

3.3

all’accusatrice privata ACPR

2.

fr. 200.- a titolo di risarcimento danni e fr. 15'000.- a titolo di indennità

per torto morale;

3.4

agli accusatori privati

l’importo complessivo di fr. 14'391.30 per titolo di spese legali, patrocinati

congiuntamente dall’RAAP 1;

4.

È ordinato il trattamento

ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.

5.

È ordinata la confisca di

tutto quanto in sequestro con distruzione dello stupefacente, eccettuati la

cartella clinica di ACPR 1, la cartella clinica di ACPR 3 ed il cellulare marca

__________ con scheda SIM __________ e carichino (AI 148), per i quali è

ordinato il dissequestro a crescita in giudicato della presente.

6.

La tassa di giustizia di

fr. 2'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

7.

Le spese per la difesa

d’ufficio sono sostenute dallo Stato.

7.1

La nota professionale dell’DUF

1.

è approvata per:

onorario fr. 26’825.00

spese fr. 703.50

IVA (8%) fr. 2'202.30

totale fr. 29’730.80

7.2

Il condannato è tenuto a

rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 29’730.80 non appena

le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

8.

Le spese per il gratuito

patrocinio degli accusatori privati sono sostenute dallo Stato.

8.1

La nota professionale dell’RAAP

1.

è approvata per:

onorario fr. 13’350.00

spese fr. 667.50

IVA (8%) fr. 373.80

totale fr. 14'391.30

8.2

Il condannato è tenuto a

rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 14'391.30 non appena

le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 138 cpv. 1 e 135 cpv. 4

CPP).

9.

Questo giudizio può essere

impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.

L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per

iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione

della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e

di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

Intimazione a:

Per la Corte delle assise

criminali

Il Presidente La

vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 2'000.--

Inchiesta preliminare fr. 16'252.80

Perizia fr. 8'825.--

Multa fr. 100.--

Altri disborsi (postali, tel.,

ecc.) fr. 179.85

fr. 27'357.65

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