72.2015.29
Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino
24 agosto 2015Italiano257 min
Source ti.ch
Incarto n.
72.2010.112
72.2014.65
72.2015.29
Lugano,
24 agosto 2015/lc
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Rosa
Item, Presidente
GI 1 6
GI 2 7
Anna Grümann,
vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatori privati:
ACPR 1
patrocinato dall’avv. RAAP 1
ACPR 2
patrocinato dall’avv. RAAP 2
ACPR 3
ACPR 4
ACPR 5
ACPR 6
ACPR 7
ACPR 8
ACPR 9
patrocinato dall’avv. RAAP 3
ACPR 10
ACPR 11
ACPR 12
ACPR 13
ACPR 14
ACPR 15
ACPR 16
ACPR 17
patrocinati dall’avv. RAAP 4
ACPR 18
ACPR 19
patrocinati dall’avv. RAAP 5
ACPR 20
ACPR 21
ACPR 22
ACPR 23
contro
IM 1
rappresentato dall’ DUF 1
in carcerazione preventiva dal 18
novembre 2009 al 16 dicembre 2009, il 14 maggio 2014 e dal 9 luglio 2014 al
25 novembre 2014 (in totale 170 giorni)
in esecuzione anticipata della
pena dal 26 novembre 2014
imputat, a norma
dell’atto d’accusa nr. 109/2010 dell’11 ottobre 2010 emanato dal Procuratore
pubblico __________, di:
1. furto
per avere,
nel periodo 1. gennaio – 17 novembre 2009,
a __________, __________,
per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,
ripetutamente sottratto, senza scasso, ai danni delle società ACPR
17, ACPR 16 e di ACPR 14, dalle casseforti e dalle macchinette elettroniche e
cambio-moneta degli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, denaro
contante, per un valore complessivo denunciato di circa fr. 110'000.- (refurtiva
parzialmente contestata dall’accusato);
2. violazione di domicilio
per essersi indebitamente introdotto, contro la volontà degli
aventi diritto, nei summenzionati esercizi pubblici, per commettere i furti di
cui al punto 1 del presente atto di accusa;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reati previsti dagli: art. 139 cifra 1 e 186 CP;
ed inoltre, imputato, a norma dell’atto
d’accusa aggiuntivo 58/2014 del 5 maggio 2014 emanato dal Procuratore pubblico __________,
di:
1. ripetuta truffa,
consumata e tentata
per avere,
nel periodo 30 gennaio 2010 – 27 maggio 2013,
a __________, __________, __________, __________ e __________,
alfine di procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, affermando
cose false o dissimulando cose vere o confermandone subdolamente l’errore,
ripetutamente ingannato, rispettivamente tentato d’ingannare con astuzia terze
persone, inducendole in tal modo ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio
o a quello altrui, per un importo complessivo di CHF 79'187.15, rispettivamente
tentato di indurle ad atti pregiudizievoli al proprio patrimonio o a quello
altrui, per ulteriori complessivi CHF 57'771.-;
e meglio per avere,
1.1 a __________,
nel periodo 30 gennaio 2010 – 27 maggio 2011,
tentato d’ingannare con astuzia la supplente Giudice di
Pace del Circolo di __________ e ACPR 14, convenuto nella causa a procedura
ordinaria no. 12b/10/O, tendente a ottenerne la condanna al pagamento a suo
favore di CHF 1'300.-,
producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro
datato “__________”, da lui allestito e falsificato apponendovi la firma “ACPR
14”, nonché la fattura no. __________ del 29.12.2009 e il precetto esecutivo
no. __________ del 21.01.2010, senza riuscire nel suo intento poiché l’Autorità
giudiziaria, con sentenza del 27 maggio 2011, ha respinto l’istanza;
1.2 a __________,
nel periodo 1. marzo 2010 – 10 maggio 2011,
ingannato, rispettivamente tentato d’ingannare con astuzia
la supplente Giudice di Pace del __________ e ACPR 14, convenuto nella causa a
procedura ordinaria no. 27a/10/O, tendente a ottenerne la condanna al pagamento
a suo favore di CHF 520.-,
producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro
datato “__________”, da lui allestito e falsificato apponendovi la firma “ACPR
14”, nonché la fattura no. __________ del 29.12.2009 e il precetto esecutivo
no. __________ del 12.02.2010, inducendo così in errore l’Autorità giudiziaria,
che con sentenza del 10 maggio 2011 ha parzialmente accolto l’istanza,
condannando LISI Rosario al pagamento dell’importo di CHF 125.-, oltre
interessi al 5% dal 09.01.2010, mentre per il restante importo di CHF 395.- ha
respinto l’istanza;
1.3 a
__________,
nel periodo 14 marzo 2010 – 2 marzo 2011,
tentato d’ingannare con astuzia la supplente __________ e ACPR
14, convenuto nella causa ordinaria civile no. 26b/10/O, tendente a ottenerne
la condanna al pagamento a suo favore di CHF 1'440.-,
producendo quale documento giustificativo il rapporto di lavoro
datato “Campione 13.04.2009”, da lui allestito e falsificato apponendovi la
firma “ACPR 14”, nonché la fattura no. __________ del 13.04.2009 e il precetto
esecutivo no. __________ del 10.03.2010, senza riuscire nel suo intento poiché
l’Autorità giudiziaria, con sentenza del 2 marzo 2011, ha respinto l’istanza;
1.4 a __________ e __________,
nel periodo 13 – 28 ottobre 2010,
ingannato con astuzia la locatrice ACPR 20 e la __________,
amministratrice dell’immobile sito in Via __________ a __________,
sostenendo in particolare e contrariamente al vero, di essere un
ingegnere informatico ETH e di essere solvibile, producendo a questo scopo, il
18 ottobre 2010, due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, da lui
falsificate, attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________
non vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza
di beni,
inducendo così la ACPR 20 a sottoscrivere, il 22 ottobre 2010, i
contratti di locazione per l’appartamento no. 7 e per il posteggio interno “U”
e a concedergliene l’uso dal 1. novembre 2010, anche perché l’imputato aveva
nel frattempo trasmesso alla __________, la ricevuta postale datata 28 ottobre
2010 attestante l’avvenuto pagamento del deposito di garanzia di fr. 7'290.-,
da lui pure falsificata,
occupando i summenzionati beni locati, senza pagare le pigioni
mensili e le spese accessorie, fino al momento dello sfratto avvenuto il 10
maggio 2011, causando alla locatrice un danno quantificato in complessivi CHF
23'725.50;
1.5 a __________,
nel periodo 27 gennaio – 21 marzo 2011,
tentato d’ingannare il Tribunal d’arrondissement di Losanna
e le società ACPR 17 e ACPR 16, amministrate da ACPR 14, convenute nella
procedura di conciliazione no. CC11.003968, tendente a ottenerne la condanna al
pagamento a suo favore di complessivi CHF 54'636.-,
producendo quali documenti giustificativi i rapporti di lavoro
datati “__________”, “__________”, “__________”, “__________”, “__________”, “__________”
e “__________”, da lui allestiti e falsificati apponendovi la firma “ACPR 14”,
nonché le fatture no. __________ del 05.01.2009, no. __________ e no. __________
del 30.10.2009, no. __________, no. __________, no. __________ e no. __________
del __________, con i precetti esecutivi no. __________ e no. __________ del
02.02.2010 e no. __________ e no. __________ del 12.04.2010, senza riuscire nel
suo intento poiché l’Autorità giudiziaria, con sentenza del 21 marzo 2011, ha stralciato dai ruoli l’istanza, in quanto l’imputato non aveva pagato l’anticipo delle spese
giudiziarie e non si era presentato all’udienza;
1.6 a __________,
nel periodo 25 aprile – 29 maggio 2012,
ingannato con astuzia ACPR 21, proprietario dell’immobile
sito in Via __________ a __________,
sostenendo, in particolare e contrariamente al vero, di essere
solvibile, producendo a questo scopo, il 25 aprile 2012, due dichiarazioni
dell’Ufficio di esecuzione di Lugano datate 24 aprile 2012, da lui falsificate,
attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________ non
vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza di
beni, nonché copia della decisione di tassazione 2010 datata 6 luglio 2011
dell’Ufficio di tassazione di Lugano Città, da lui pure falsificata, attestante
un reddito imponibile di CHF 148'200.-, quando in realtà era di soli CHF
48'200.-,
inducendo così ACPR 21 a sottoscrivere, il 30 aprile 2012, il
contratto di locazione per l’appartamento no. 1 e a concedergliene l’uso dal 1.
giugno 2012, anche perché l’imputato, nel periodo 7 – 29 maggio 2012 aveva
ripetutamente fatto credere al locatore di avere aperto il conto deposito
garanzia e di avervi versato il dovuto,
occupando il summenzionato bene locato, senza pagare le pigioni
mensili (ad eccezione di due mensilità) e le spese accessorie, fino al 5 giugno
2013, causando al locatore un danno quantificato in complessivi CHF 25'547.95;
1.7 a __________,
nel periodo 10 aprile – 27 maggio 2013,
ingannato con astuzia ACPR 18, proprietaria dell’abitazione
unifamiliare sita in Via __________ a __________,
sostenendo in particolare e contrariamente al vero, di essere un
ingegnere informatico, di percepire uno stipendio mensile netto variante da CHF
9’000.- a CHF 11'000.- e di essere solvibile, producendo a questo scopo, il 10
aprile 2013, due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di Lugano, da lui
falsificate, attestanti che nei suoi confronti e nei confronti di sua moglie __________
non vi erano esecuzioni in corso e neppure iscrizioni di attestati di carenza
di beni, nonché copia della decisione di tassazione 2011 datata 31 ottobre 2012
dell’Ufficio di tassazione di Lugano Città, da lui pure falsificata, attestante
un reddito imponibile di CHF 128'200.-, quando in realtà era di soli CHF
28'200.-,
inducendo così ACPR 18 a sottoscrivere, il 25 maggio 2013, il
contratto di locazione per la summenzionata abitazione e a concedergliene l’uso
dal 1. giugno 2013, anche perché l’imputato nel frattempo le aveva trasmesso la
ricevuta postale datata 27 maggio 2013 attestante l’avvenuto pagamento della
prima pigione mensile di fr. 2'400.-, da lui pure falsificata,
occupando il summenzionato bene locato, senza pagare le pigioni
mensili e le spese accessorie, fino al momento dello sfratto avvenuto il 18
novembre 2013, causando alla locatrice un danno quantificato in complessivi di
CHF 29'788.70;
2. ripetuta falsità in
documenti
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo indicate al punto 1 del
presente atto d’accusa, al fine di procacciare a sé o
ad altri un indebito profitto,
formato documenti falsi e fatto uso dei medesimi a scopo
d’inganno,
2.1 nelle circostanze descritte
ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e 1.5,
falsificato i rapporti di lavoro datati “__________”, “__________”,
“__________”, “__________”, “__________”, “__________”, “__________”, “__________”,
“__________” e “__________”, allestendoli e apponendovi di proprio pugno la
firma “__________”, così da ottenere dei falsi riconoscimenti delle sue
prestazioni, utilizzandoli poi, con le rispettive fatture, per mettere in atto
le summenzionate truffa e tentate truffe;
2.2 nelle circostanze descritte
ai punto 1.4 e fino al 6 dicembre 2010,
falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di
Lugano datate 18.10.2010 e le tre ricevute postali datate 28.10.2010,
29.11.2010 e 02.12.2010, così da dimostrare alla ACPR 20 e alla __________, la
solvibilità sua e quella di sua moglie, nonché l’avvenuto pagamento del
deposito di garanzia di CHF 7'290.- e indurre così la locatrice a sottoscrivere
i summenzionati contratti di locazione, rispettivamente per poter dimostrare
l’avvenuto pagamento dei canoni di locazione dei mesi di novembre e dicembre
2010;
2.3 nelle circostanze descritte
al punto 1.6,
falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di
Lugano datate 24.04.2012 e la decisione di tassazione datata 06.07.2011, così
da dimostrare a ACPR 21 la solvibilità sua e quella di sua moglie, nonché di
avere un reddito imponibile di CHF 148'200.- e indurre così il locatore a
sottoscrivere il summenzionato contratto di locazione;
2.4 nelle circostanze descritte
al punto 1.7,
falsificato le due dichiarazioni dell’Ufficio di esecuzione di
Lugano datate 10.04.2013, la decisione di tassazione datata 31.10.2012 e la
ricevuta postale datata 27.05.2013, così da dimostrare a ACPR 18 la solvibilità
sua e quella di sua moglie, nonché di avere un reddito imponibile di CHF
128'200.- e indurre così la locatrice a sottoscrivere il summenzionato
contratto di locazione,
rispettivamente per poter dimostrare l’avvenuto pagamento del
primo canone di locazione;
3. diffamazione
per avere,
a __________, nel periodo 25 aprile - 28 maggio 2013,
pubblicando sul sito internet __________ frasi lesive dell’onore
di ACPR 22 e ACPR 23, segnatamente tacciandoli di “morti di fame” e
accusandoli di non avergli corrisposto quanto dovuto per una prestazione da lui
eseguita e relativa al suddetto sito internet, incolpato o reso sospetti questi
ultimi di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla loro
riputazione;
4. minaccia
per avere,
a __________, il 28 settembre 2013, in Via __________,
proferendo nei confronti di ACPR 18 e ACPR 19 la frase “vi
spacco la testa”, incusso loro spavento e timore;
5. danneggiamento
per avere,
a __________, nel periodo 28/30 settembre 2013, in Via __________,
intenzionalmente danneggiato, forzandola, la porta esterna e
quella interna del locale tecnico dello stabile di proprietà di ACPR 18;
6. violazione di domicilio
per essersi,
a __________, nel periodo 23 ottobre - 18 novembre 2013,
trattenuto nell’appartamento in Via __________, di proprietà di ACPR
18, nonostante il Tribunale federale con decreto del 23 ottobre 2013 gli avesse
comunicato che al suo ricorso contro la decisione 29 luglio 2013 della Pretura
del Distretto di Lugano di rimettere a disposizione della proprietaria
l’abitazione entro il 31 agosto 2013, non era stato concesso effetto
sospensivo;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reati previsti: dagli artt. 146 cpv. 1, 251 cifra 1, 173,
180, 144 cpv. 1 e 186 CP;
ed inoltre, imputato, a norma dell’atto
d’accusa aggiuntivo 21/2015 del 26 febbraio 2015 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di
1. estorsione (aggravata)
per avere, la notte del 20/21.06.2014, a __________, in via __________
(abitazione della vittima), a __________, __________, __________ e __________,
alfine di procacciarsi un indebito profitto, usando violenza e minaccia nei
confronti di ACPR 1, indotto quest’ultimo ad atti pregiudizievoli al suo
patrimonio;
e meglio,
creando dapprima un clima di timore tale da confondere ACPR 1,
facendolo uscire di casa con l’inganno, in particolare con la scusa di
ottenere, in tarda notte, un passaggio con l’auto sino a casa, facendolo girare
in più località del Sottoceneri, prima a __________, poi a __________ e a __________,
conducendolo quindi in una strada a fondo cieco e una volta sceso
dall’auto, improvvisamente infilandosi un paio di guanti di plastica
trasparenti, prendendolo di peso sul davanti per gli avambracci e gettandolo a
terra, esternandogli più volte l’espressione di minaccia “ti voglio uccidere”
e dicendogli di possedere una pistola, strappandogli gli occhiali di dosso e
danneggiandoli, tenendolo fermo a terra con il suo peso, con una mano sul collo
e l’altra sulla bocca, strappandogli con le mani dalla bocca dei ponti dentali,
facendolo poi pure girare con la faccia a terra e spingendolo a terra con il
suo corpo,
per poi ricondurlo a casa sua, confuso e fornato, approfittando
del particolare stato di shock della vittima,
indotto ACPR 1, presso la propria abitazione, a consegnargli la
carta di identità e la carta bancaria e successivamente, a __________, a
digitare il codice PIN della carta bancaria presso un postomat, riuscendo così
ad ottenere, indebitamente, l’importo di CHF 1'000.00, che ha trattenuto sulla
sua persona;
2. sequestro
per avere, nelle circostanze di cui al punto 1), rapito con
l’inganno ACPR 1, facendolo uscire di casa con la scusa di farsi accompagnare a
casa e per averlo mantenuto sequestrato, privandolo della sua libertà
personale, in specie approfittando dello stato di palese shock della vittima
dopo i fatti di cui al punto precedente, conducendolo sino al locale __________,
dove ACPR 1 è rimasto pressoché immobile e senza proferire parola fino a
quando, riportandolo a casa, dopo aver posteggiato l’auto, gli ha ordinato “tu
devi entrare nel baule” e, nonostante il tentativo di ACPR 1 di scappare,
lo ha raggiunto prendendolo per un braccio e trascinandolo verso l’auto,
ripetendogli di nuovo più volte di entrare nel baule e successivamente che si
sarebbe costituito in polizia;
desistendo poco dopo, improvvisamente, dai suoi intenti, allontanandosi;
3. ripetuto abuso di un
impianto per l’elaborazione dei dati (in parte tentato e in parte di lieve
entità)
per avere, nel periodo 20.06.2014 - 29.06.2014, a __________, __________,
__________, __________, __________ e __________, alfine di procacciarsi un
indebito profitto, servendosi in modo abusivo e indebito della carta di credito
di terzi, nonché dell’account personale di terzi della __________,
ripetutamente influito o tentato di influire sul processo
elettronico di trattamento di dati di un sistema informatico provocando così
per mezzo dei risultati erronei ottenuti un trasferimento di attivi in suo
favore per un valore complessivo di CHF 2'254.05, rispettivamente
tentando di ottenere l’importo di CHF 6'364.00;
e meglio,
3.1. nel periodo 20.06.2014
- 29.06.2016, a __________, __________, __________, __________, __________ e __________,
ai danni di ACPR 1, successivamente ai fatti di cui al punto 1, servendosi in
modo abusivo della carta di credito e bancaria di ACPR 1, effettuato acquisti
presso vari negozi e distributori di benzina per un valore complessivo di CHF
904.05, rispettivamente tentando di effettuare acquisti in svariati negozi
ed un prelevamento presso un bancomat per un valore complessivo di CHF
6'364.00;
segnatamente,
3.1.1. il 21.06.2014, alle ore 03.32,
a __________, presso l’esercizio pubblico __________, effettuando il pagamento
dell’importo di CHF 680.00;
3.1.2. il 21.06.2014, alle ore 14.14,
a __________, presso il negozio di parrucchiere __________, effettuando il
pagamento dell’importo di CHF 75.00;
3.1.3. il 21.06.2014, alle ore 14.35,
tentando di effettuare presso il negozio __________ di __________, il pagamento
di CHF 455.00;
3.1.4. il 21.06.2014, alle ore 15.00,
a __________, presso il negozio __________, effettuando il pagamento
dell’importo di CHF 119.00;
3.1.5. il 21.06.2014, alle ore 15.57,
tentando di effettuare presso il negozio __________, di __________, il
pagamento di CHF 162.00;
3.1.6. il 21.06.2014, alle ore 21.38,
a __________, presso il distributore di benzina __________, effettuando il
pagamento dell’importo di CHF 30.05;
3.1.7. il 22.06.2014, dalle ore 00.40
alle ore 01.48, tentando, in più occasioni, di effettuare presso l’esercizio
pubblico __________ di __________, il pagamento di un importo complessivo di
CHF 2'900.00 (CHF 200.00, CHF 300.00, CHF 600.00, CHF 600.00, CHF 600.00 e CHF
600.00);
3.1.8. il 22.06.2014, alle ore 16.57,
tentando di effettuare presso il ristorante __________ di __________ il
pagamento di CHF 10.00;
3.1.9. il 23.06.2014, alle ore 15.58,
tentando di effettuare presso la __________ di __________ il pagamento di CHF
150.00;
3.1.10. il 23.06.2014, alle ore 20.50,
tentando di effettuare presso la società __________ di __________ il pagamento
di CHF 200.00;
3.1.11. il 26.06.2014, alle ore 15.10,
tentando di effettuare presso la __________ di __________ il pagamento di CHF
150.00;
3.1.12. il 28.06.2014, alle ore 01.10,
tentando di effettuare presso il ristorante __________ di __________ il
pagamento di CHF 187.00;
3.1.13. il 29.06.2014, alle ore 21.50,
tentando di effettuare presso la T__________ di __________ il pagamento di CHF
150.00;
3.2. il 01.03.2014 e il
30.04.2014, a __________, ai danni di ACPR 2, ottenendo, servendosi in modo
abusivo dell’accesso personale di __________ login della vittima, la ricarica
telefonica della propria utenza, per un valore complessivo di CHF 150.00;
3.3. nel periodo 28.04.2014
- 08.07.2014, ad __________, ai danni della società ACPR 3, ottenendo, in 11
distinte occasioni, servendosi in modo abusivo dell’accesso personale di __________
login della società, la ricarica telefonica della propria utenza, per un valore
complessivo di CHF 1’200.00;
4. ripetuta truffa (per
mestiere)
per avere, nel periodo giugno 2008 - giugno 2014, a __________ ed in altre imprecisate località del Cantone, alfine di procurarsi un indebito
profitto, ripetutamente ingannato con astuzia 6 persone affermando cose false,
dissimulando cose vere e confermandone subdolamente l’errore, inducendole in
tal modo ad atti pregiudizievoli al loro patrimonio,
ottenendo così, con tale agire, denaro per un valore complessivo
di CHF 145'374.00,
e meglio,
4.1. nel periodo gennaio
2014 - giugno 2014, a __________, affermando, contrariamente al vero di aver
frequentato il politecnico di Zurigo, di essere un pilota di elicotteri, di
avere un conto bancario bloccato dalla Pretura, con un saldo di diverse
centinaia di migliaia di CHF, di essere in attesa di ricevere dalla __________
un importo consistente di denaro, di dover pagare le prestazioni AVS dei suoi
dipendenti, di essere in procinto di concludere un importante progetto
lavorativo,
fingendosi con astuzia suo amico e facendogli intendere di
trovarsi nell’urgenza di dover chiedere un prestito, per poter vivere, per
poter mantenere i suoi figli e per l’impellente conclusione del suo progetto
lavorativo, sollecitando insistentemente l’ottenimento del denaro, senza il
quale l’affare sarebbe sfumato, promettendogli, contrariamente al vero, la
restituzione in tempi brevi del prestito, approfittando quindi dell’ingenuità,
della generosità d’animo e pure della vulnerabilità di ACPR 2, facendo leva sui
di lui sentimenti di persona caritatevole,
indotto con astuzia quest’ultimo, a consegnargli, in 20 occasioni,
denaro per un totale di CHF 90'000.00; soldi da lui utilizzati per lo
più presso il locale __________ di __________, ben sapendo che non li avrebbe più
restituiti;
4.2. nel periodo 25.06.2008
- 15.03.2014, a __________, presso l’Hotel __________, affermando e facendogli
credere, contrariamente al vero, di avergli fornito e mantenuto funzionante nel
corso degli anni un sistema satellitare performante, in realtà risultato essere
fasullo,
indotto con astuzia il titolare dell’Hotel, ACPR 9, a
consegnargli, in più occasioni, l’importo complessivo di CHF 37'664.00;
4.3. nel corso del 2008, a __________, riferendole, contrariamente al vero, di non avere i soldi per pagare l’affitto di
casa e per mantenere i figli e l’intera famiglia, approfittando della
generosità d’animo di ACPR 10, indotto con astuzia quest’ultima a consegnargli
l’importo di CHF 5'000.00, a titolo di prestito, solo parzialmente restituito,
ben sapendo che il saldo scoperto, e meglio l’importo di CHF 2'700.00,
non l’avrebbe più restituito;
4.4. in data 30.09.2009, a __________
e __________, facendogli intendere falsamente di trovarsi nell’urgenza di dover
chiedere un prestito per poter provvedere all’immediato trasferimento dal
Canton Berna al Canton Ticino, tramite __________, della sorella, degente
malata terminale,
indotto con astuzia ACPR 12 a consegnargli l’importo di CHF
5'000.00, a titolo di prestito, solo parzialmente restituito, ben sapendo che
il saldo scoperto di CHF 1'250.00 non l’avrebbe più restituito;
4.5. nel corso del 2009, a __________, riferendogli, contrariamente al vero, di non avere i soldi per mantenere i figli
e l’intera famiglia, approfittando della generosità d’animo di __________,
indotto con astuzia quest’ultimo a consegnargli l’importo di CHF 2'000.00,
ben sapendo che non l’avrebbe più restituito;
4.6. nel periodo inverno
2013 - maggio 2014, a __________ e __________, approfittando della generosità
d’animo, della lunga conoscenza e della fiducia di ACPR 13, ripetutamente
ingannato con astuzia quest’ultimo, inducendolo così a consegnargli denaro e
merce per un valore complessivo di CHF 11'760.00;
e meglio,
4.6.1. riferendogli, nel corso
dell’inverno 2013, contrariamente al vero, che gli si era rotta l’automobile e
che aveva urgente bisogno di utilizzarne una,
indotto quest’ultimo a consegnargli in tutta fretta la propria autovettura
Alfa Romeo 156, ben sapendo che non avrebbe mai onorato il relativo prezzo di
acquisto di CHF 5’000.00, pattuito al momento della consegna;
4.6.2. nel corso dei primi mesi del
2014, indotto quest’ultimo a consegnargli materiale elettrico per un valore di CHF
1'760.00, ben sapendo che non l’avrebbe mai pagato;
4.6.3. nel corso del periodo aprile
2014 - maggio 2014, facendogli intendere di trovarsi nell’urgenza di dover
chiedere un prestito, per poter vivere (lui e la sua famiglia) e per poter
concludere un importante lavoro per la __________, grazie al quale avrebbe
potuto onorare i precedenti debiti esistenti nei di lui confronti (punti 4.6.1
e 4.6.2), sollecitando insistentemente l’ottenimento del denaro, senza il quale
l’affare sarebbe sfumato, promettendogli, contrariamente al vero, la
restituzione in tempi brevi del prestito, facendo leva sui di lui sentimenti di
persona caritatevole,
indotto ACPR 13 a consegnargli, in due occasioni, l’importo
complessivo di CHF 5'000.00, a titolo di prestito, ben sapendo che non
l’avrebbe più restituito;
5. ripetuta appropriazione
indebita (in parte di lieve entità)
per essersi, nel corso della primavera/estate 2014, ad __________
e __________, alfine di procacciarsi un indebito profitto, appropriato di
denaro di terzi, per un valore complessivo di CHF 850.00, a lui
consegnato per determinati scopi, ma da lui utilizzato a titolo personale,
e meglio,
5.1. nel corso della
primavera/estate 2014, ad __________, ottenuto dalla società ACPR 3 l’importo
di CHF 350.00 affinché procedesse al rinnovo del contratto per lo spazio
e il dominio in internet della medesima società; denaro da lui utilizzato per
scopi personali;
5.2. il 03.07.2014, a __________,
ottenuto da ACPR 5 l’importo di CHF 250.00 per l’acquisto di un PC Asus
Notebook i5 8GB 1 TB; denaro da lui utilizzato per scopi personali;
5.3. il 03.07.2014, a __________,
ottenuto da ACPR 6 l’importo di CHF 250.00 per l’acquisto di un PC Asus
Notebook i5 8GB 1 TB; denaro da lui utilizzato per scopi personali;
6. ripetuto furto (in parte
di lieve entità)
per avere, nel periodo 14.12.2012 - 14.05.2014, a __________, __________
e __________, per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,
ripetutamente sottratto cose mobili altrui, per un valore complessivo
denunciato di CHF 1'850.05;
e meglio,
6.1. in data 13/14.05.2014, a __________,
presso l’abitazione dell’ex suocero, previo scasso, sottratto ai danni di ACPR
4, l’importo di CHF 1'100.00;
6.2. in data 23.06.2014, a __________,
presso il distributore di benzina __________, sottratto ai danni della ACPR 8,
benzina per un valore di CHF 50.05;
6.3. in data 14.11.2012, a __________,
presso il distributore di benzina __________ della società ACPR 11, sottratto,
ai danni della medesima, dalla cassa registratrice del negozio, l’importo di CHF
700.00;
7. danneggiamento
per avere, nelle circostanze di cui al punto 6.1, alfine di
perpetrare il suddetto furto, deteriorato la porta d’accesso dell’appartamento
di ACPR 4 per un valore denunciato di danno di CHF 932.40;
8. violazione di domicilio
per essersi introdotto, nelle circostanze di cui al punto 6.1,
alfine di perpetrare il suddetto furto, previo scasso della porta d’ingresso,
all’interno dell’appartamento in uso agli ex suoceri __________;
9. trascuranza degli
obblighi di mantenimento
per avere, nel periodo marzo 2014 - 31.10.2014, a __________,
omesso, benché potesse avere i mezzi per farlo, di versare all’ACPR 7, di __________,
che ha anticipato i contributi alimentari da lui dovuti in favore dei figli
minorenni __________ e __________, conformemente a quanto stabilito dal Pretore
della giurisdizione di Lugano con decreto 14.01.2014, per un importo
complessivo di CHF 12'600.00;
10. ripetuta
guida senza assicurazione
per avere, nel periodo 07.07.2014 - 09.07.2014 (giorno
dell’arresto), a __________, __________ ed in altre svariate località del
Canton Ticino, ripetutamente condotto l’autovettura Alfa Romeo targata __________,
ben sapendo che non sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità
civile;
11. lesioni semplici
per avere, nel corso del febbraio 2013, a __________, in occasione di un litigio relativo a questioni amministrative della casa,
colpendola in testa con un classificatore, cagionato una ferita al mignolo
della mano destra della moglie __________;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reati previsti: dagli art. 156 cpv. 3 CP, art. 183 cifra 1
CP, art. 147 cpv. 1 CP, art. 146 cpv. 1 e 2 CP, art. 138 cifra 1 CP, art. 139
cifra 1 CP, art. 144 cpv. 1 CP, art. art. 186 CP, art. 217 cpv. 1 CP, art. 95
cpv. 1 let. b CP, art. 123 cifra 2 cpv. 2 CP;
richiamato l’art. 172ter CP;
Presenti: -
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;
- l’accusatore privato ACPR
21.
Espletato il pubblico dibattimento:
martedì 4 agosto 2015, dalle ore
09:30 alle ore 17:30;
mercoledì 5 agosto 2015, dalle
ore 09:30 alle ore 15:35;
lunedì 24 agosto 2015, dalle ore
18:00 alle ore 18:45.
Evase le seguenti
questioni: Verbale del dibattimento
Con l’accordo delle parti,
l’atto d’accusa 58/2014 viene così corretto:
- punti
1.5 e 2.1: il rapporto di lavoro “__________” viene corretto in “__________”;
Con l’accordo delle parti,
l’atto d’accusa 21/2015 viene così corretto:
- punto
3.1: il periodo corretto è “20.06.2014 - 29.06.2014”;
- punto
4.2: l’importo complessivo corretto è di “CHF 37'060.00”;
- punto
9: il periodo corretto è “febbraio 2014 - 31.10.2014”.
Verbale di interrogatorio
dell’imputato
Con l’accordo delle parti,
l’importo di CHF 2'700.-- di cui al punto 4.3 dell’atto d’accusa 21/2015 viene
corretto in CHF 1'400.--.
Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il
quale rileva che dal 2009 l’imputato ha vissuto un’esistenza all’insegna
dell’inganno, raggirando con scaltrezza numerose vittime scelte con accuratezza
e senza nessun pentimento. Mette in evidenza il crescendo delinquenziale
dell’imputato, sfociato nei gravi fatti commessi in danno di ACPR 1. Passa in
rassegna tutti gli episodi imputati a IM 1, chiedendo la conferma degli atti
d’accusa sia in fatto che in diritto, richiamando in particolare, in relazione
all’imputazione di truffa, le sentenze del Tribunale federale 6B_94/2007,
6S.415/2003,6S.18/2007 e 6B_319/2009. Riassume le conclusioni della perizia
psichiatrica giudiziaria, rilevando che la perizia psichiatrica di parte è poco
comprensibile, che non è allestita conformemente ai classici crismi, che si
limita a contestare le conclusioni della perita giudiziaria senza farne di
proprie e che solo in un secondo momento ha risposto ai quesiti, con una
motivazione carente. Sottolinea la grave colpa dell’imputato, tenuto conto
della grande energia criminale che ha dimostrato di avere, del lungo periodo in
cui ha delinquito, dell’atteggiamento arrogante e per nulla collaborativo
tenuto durante l’inchiesta, dell’intolleranza alle regole e del menefreghismo
nei confronti del prossimo. Ha inoltre agito a scopo di indebito profitto e
quindi per un movente egoistico e riprovevole, non ha capito la gravità di
quanto ha commesso e non si assume le sue responsabilità. Ritiene che non vi
siano attenuanti di cui tenere conto e pone in rilievo soprattutto la gravità
dei fatti ai danni di ACPR 1 e ACPR 2. Considera allarmante la prognosi, avendo
IM 1 reiterato il suo agire criminale sin dal 2009 e nonostante le due
carcerazioni subite. Ritenuto ancora che l’imputato non ha dimostrato alcun
segno di pentimento e tenuto conto altresì del concorso di reati, propone la
condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi nonché alla multa di
fr. 1'000.--. Chiede che venga mantenuto il trattamento ambulatoriale già
iniziato in carcere. Su quanto in sequestro si rimette a quanto richiesto in
sede di istruttoria dibattimentale. Chiede inoltre che tutte le istanze di
risarcimento degli accusatori privati vengano accolte;
§ l’accusatore
privato ACPR 21, il quale ringrazia la Pubblica accusa per il lavoro
svolto, associandosi alla stessa in merito alla colpevolezza dell’imputato.
Dichiara di essere rimasto colpito e amareggiato dalla reiterazione dell’agire
di IM 1, che ha ingannato molte altre persone, domandandosi quanto ancora
sarebbe andato avanti se non fosse stato arrestato. Chiede alla Corte di
valutare tutte le misure di sostegno necessarie per evitare che l’imputato
ricada nell’illegalità, a tutela non solo della collettività ma anche
dell’imputato stesso;
§ l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato, il quale mette in evidenza le differenze
tra la reale vita del suo patrocinato, caratterizzata da solitudine e
insicurezza, e quella parallela che si è costruito nella sua mente, grandiosa e
fiabesca. Premettendo che per alcuni reati non esistono elementi probatori tali
da escludere ogni ragionevole dubbio, passa puntualmente in rassegna i reati
imputati al suo assistito:
- in merito al punto 1 AA
109/2010, chiede che la riduzione della refurtiva a fr. 11'000.--;
- postula il proscioglimento
del suo assistito dall’imputazione di truffa di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e
1.5 AA 58/2014;
- in relazione al punto 1.4
AA 58/2014, chiede che IM 1 venga prosciolto dalla falsificazione della
ricevuta postale 28.10.2010, dal momento che non aveva dovuto versare la
cauzione in virtù dei rapporti di amicizia. Chiede inoltre che venga tenuto
conto che IM 1 ha sempre dichiarato di aver pagato in contanti due pigioni
mensili;
- in merito al punto 1.6 AA
58/2014, rileva che i fatti sono ammessi e chiede di tenere in considerazione
lo stato di necessità in cui si trovava il suo patrocinato;
- per quanto riguarda il
punto 1.7 AA 58/2014, rileva che IM 1 contesta di aver falsificato la ricevuta
postale, dal momento che ha versato regolarmente l’affitto ma che i soldi gli
tornavano indietro, precisando comunque che la relativa richiesta di indennizzo
non è contestata. Anche in questo caso, chiede che si tenga conto dello stato
di disperazione e necessità in cui versava il suo assistito;
- relativamente ai punti 4,
5 e 6 AA 58/2014, osserva che la polizia non ha rinvenuto alcuna spranga di
ferro e che la frase minacciosa imputata non è stata udita da nessun testimone
terzo, mentre che IM 1 non ricorda di averla pronunciata ma si è comunque
scusato. Per quanto riguarda il danneggiamento, oltre alle dichiarazioni dei
danneggiati e l’accertata forzatura della porta non vi è alcuna prova a carico
di IM 1. Venendo alla violazione di domicilio, sottolinea che il suo assistito
credeva di avere diritto di rimanere nell’abitazione, poiché aveva impugnato la
decisione di sfratto e non aveva compreso che al suo ricorso non era stato
concesso effetto sospensivo;
- chiede il proscioglimento
dall’imputazione di cui al punto 3 AA 58/2014, in quanto IM 1 non ha mai
scritto “morti di fame” nel sito, al quale avevano accesso anche i denuncianti;
- in merito al punto 3.3 AA
21/2015, evidenzia che IM 1 ammette di aver effettuato le ricariche, per cui
riconosce anche la somma dovuta, ma che si è trattato di un errore;
- si rimette al giudizio
della Corte per quanto riguarda l’imputazione di cui al punto 5.1 AA 21/2015,
ritenuto che IM 1 ha dichiarato di aver consegnato il denaro a chi di dovere;
- in relazione ai punti 5.2
e 5.3 AA 21/2015 rileva che il suo assistito avrebbe voluto rispettare gli
accordi presi ma non ne ha avuto il tempo, essendo stato arrestato,
dichiarandosi inoltre immediatamente disponibile a restituire gli importi
consegnatigli, per cui l’accusa di appropriazione indebita non può trovare
conferma;
- chiede il proscioglimento
dall’imputazione di cui al punto 6.3 AA 21/2015, poiché la versione di IM 1 non
può essere esclusa;
- rileva che il suo
assistito riconosce i fatti imputati al punto 6.2 AA 21/2015 e si riconosce
debitore dell’importo di fr. 50.05, sottolineando però che non ha agito
volontariamente;
- non contesta il reato di cui
al punto 10 AA 21/2015;
- ritiene infondata
l’imputazione di cui al punto 4.3 AA 21/2015, dal momento che IM 1 ha già
restituito buona parte del debito, per cui emerge chiaramente la sua volontà di
far fronte alla restituzione del prestito;
- chiede altresì il
proscioglimento dall’imputazione di cui al punto 4.5 AA 21/2015, dal momento
che IM 1 ha restituito il debito;
- contesta i fatti di cui al
punto 4.4 AA 21/2015, in quanto IM 1 non ha utilizzato i problemi di salute
della sorella per ottenere un prestito;
- in relazione ai fatti di
cui al punto 4.6 AA 21/2015, rileva che ACPR 13 non ha voluto riprendere l’auto
e che IM 1 ha dovuto sostenere delle spese di riparazione. IM 1 riconosce
invece di essere debitore dell’importo di fr. 1'760.-- per il materiale LED.
Non vi è invece alcun elemento a comprova del prestito di fr. 5'000.--;
- contesta anche
l’imputazione di cui al punto 4.2 AA 21/2015, mettendo in evidenza che altre
persone hanno messo le mani in quell’impianto;
- chiede che IM 1 venga assolto
anche dal punto 11 AA 21/2015, essendo la moglie poco credibile e non essendovi
un certificato medico o una testimonianza a comprova dell’entità della lesione;
- in relazione al punto 9 AA
21/2015, ricorda che nella decisione di modifica del contributo di mantenimento
è stato accertato che IM 1 non ha i mezzi per far fronte al pagamento;
- contesta l’imputazione di
cui al punto 4.1 AA 21/2015, facendo difetto il requisito dell’inganno astuto;
- in merito al punto 3.2 AA
21/2015, sottolinea che si è trattato di un errore, ma che IM 1 riconosce di
essere debitore dell’importo di fr. 150.--;
- riconosce le imputazioni
di cui ai punti 7 e 8 AA 21/2015, mentre che contesta il furto (punto 6.1 AA
21/2015), in quanto se avesse agito per scopo di lucro avrebbe sottratto anche
i gioielli presenti nell’appartamento. Rileva inoltre che i soldi di cui il suo
assistito è stato trovato in possesso, sono stati incassati da un cliente il
giorno stesso;
- chiede il proscioglimento
dai fatti di cui ai punti 1 e 2 AA 21/2015, in quanto non comprovati. Infatti,
non vi sono testimoni che hanno visto minacce o violenza, le ferite di ACPR 1
sono dovute alla rovinosa caduta del __________ e il suo strano comportamento
al fatto che fosse ubriaco. Rileva che la carta d’identità era perfettamente
inutile e che IM 1 ha assistito ACPR 1 nel prelevamento di denaro,
dimenticandosi di restituirgli la tessera. Non contesta l’imputazione di cui al
punto 3.1 AA 21/2015.
Illustra poi i motivi per i quali la perizia psichiatrica del dr. __________
debba essere preferita a quella della perita giudiziaria, contraddittoria e
lacunosa. Chiede quindi che a favore del suo assistito venga riconosciuta una
scemata imputabilità di grado medio-grave e che si prescinda dall’esecuzione
della pena ex art. 63 CP per non compromettere la buona riuscita del
trattamento ambulatoriale. In via subordinata, si rimette al giudizio della
Corte per l’entità della pena, chiedendo di voler in ogni caso dedurre il
carcere preventivo sofferto.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore e
precedenti penali
1.1. IM 1 in merito alla sua vita
ha riferito:
" Sono nato a __________ ma
sono cresciuto nel __________. Ho frequentato le scuole dell’obbligo a __________,
__________ e __________. Mio papà faceva il muratore, adesso è in pensione, mia
mamma era casalinga, ora in pensione. Ho un fratello e una sorella, entrambi
minori di me. Non vedo e non sento più i miei genitori, da quando mi sono
separato, vedo e sento abitualmente i miei fratelli che abitano nel __________.
Dopo le scuole
dell’obbligo ho svolto la __________ come elettro-meccanico, nel frattempo di
sera frequentavo dei corsi d’informatica privati a __________. Finito
l’apprendistato sono andato a __________ a lavorare come elettromeccanico, a
tempo parziale, coltivando sempre la passione per l’informatica. Per questo ho
continuato la specializzazione nell’informatica presso scuole private di cui
ora non ricordo il nome. I corsi presso queste scuole erano perlopiù nel tardo
pomeriggio. Contemporaneamente frequentavo dei corsi di lingua tedesca e
inglese. Una parte dei corsi l’ho svolta a __________, ma l’ultima parte l’ho
fatta a __________, ottenendo infine il certificato di MCSE (Microsoft
Certificate System Engineer) all’età di circa 28/30 anni.
Ho continuato a
frequentare corsi di specializzazione d’informatica, lavorando nel medesimo
tempo come elettromeccanico.
In quel periodo,
terminati gli studi a __________, lavoravo a __________ presso la __________
dove sono rimasto per un paio d’anni. In seguito ho lavorato alla __________ di
__________ per qualche anno.
In seguito ho fatto il
militare e poi ho deciso di mettermi in proprio nell’ambito dell’informatica e
dell’elettronica. Da circa 11 anni mi sono notificato come indipendente presso
l’AVS. I servizi che prestavo andavano dall’istallazione di server,
all’allestimento di telefonia IP, alla videosorveglianza con gestione remota
(quando il proprietario riesce a verificare l’operatività del sistema anche da
distanza), ecc.
Il mio lavoro é sempre
andato bene e mi ha sempre dato il necessario per vivere. Non ricordo quanto
guadagnassi mensilmente. In seguito ho deciso di iscrivere la mia ditta presso
l’Ufficio competente, il Registro di commercio, per poter partecipare ad un
concorso d’appalto, per questo ho iscritto la __________, che è poi fallita nel
2012. Tutt’oggi sono attivo in questo medesimo ambito. In passato avevo un
ufficio sotto casa, a __________, come pure in via __________ a __________ ma
ora, non avendo più residenza in Svizzera, non ho più alcun locale dove tengo
tutta la documentazione amministrativa relativa alla mia attività. Ho tutto su
supporti informatici.
In Svizzera ho lavoro,
ma non ho intenzione di riferire i nomi dei miei clienti; stessa cosa per
l’Italia, dove oggi risiedo.
Mi sono sposato circa 7
anni fa con __________, dalla quale ho avuto due figli, __________ e __________,
di 8 e 6 anni.
Con la mia ex moglie ho
vissuto prima a __________ e poi a __________. Tutt’oggi la mia ex moglie e i
miei figli vivono a __________. Mi sono separato nel mese di novembre 2013 e da
quel momento ho vissuto in albergo a __________ e poi in via __________ a __________.
Mi trovo a __________ dal 22 giugno 2014.
Ho già riferito che è
mia intenzione ritornare in Ticino.
ADR che ultimamente
ho guadagnato bene, quanto necessario per vivere.”
(cfr. VI 09.07.2014; dichiarazioni confermate in aula, cfr. VI
imputato pag. 1, all. 1 al V. DIB)
1.2. Riguardo la situazione
finanziaria di IM 1, dall’estratto dell’Ufficio Esecuzioni risulta che al 1
aprile 2015 aveva a suo carico 33 esecuzioni per complessivi
fr. 217'466.95, oltre a 111 attestati di carenza beni per complessivi
fr. 165'501.25 (cfr. doc. TPC 14).
Sia in inchiesta che in aula l’imputato ha dichiarato che i debiti
riguardano tasse, cassa malati e AVS che non ha pagato perché contrario al
sistema (VI 09.07.2014 pag. 15; VI imputato pag. 2, all. 1 al V. DIB).
1.3. Dall’estratto del casellario
giudiziale risulta che IM 1 è stato condannato il 18 luglio 2005 dal
Ministero pubblico del Cantone Ticino per infrazione grave alle norme della
circolazione stradale alla multa di fr. 500.-, sospesa condizionalmente per un
anno (doc. TPC 15).
Dagli atti risulta inoltre la condanna inflittagli dal Tribunale
militare 8, Berna per omissione del servizio e assenza ingiustificata e
inosservanza di prescrizioni di servizio alla detenzione di 25 giorni, sospesa
condizionalmente per 3 anni, periodo di prova prolungato di un anno il 18
luglio 2005 (AI 10 inc. 2009.1871; AI 9 inc. 2011.572; AI 2 inc. 2014.4528).
Risulta incensurato in Italia (doc. TPC 16).
2. Fatti di cui agli atti
d’accusa n. 109/2010, n. 58/2014 e n. 21/2015
2.1. Furto in danno di ACPR 14
2.1.1. IM 1 veniva arrestato una
prima volta il 18 novembre 2009 (AI 6 inc. 2009.1871). Il procedimento
traeva origine dalla denuncia sporta da ACPR 14 per ripetuti furti di denaro
avvenuti nel 2009 dalle macchinette cambia soldi e da altri apparecchi
automatici situati negli esercizi pubblici ACPR 16 di __________, ACPR 17 di __________
e ACPR 15 di __________, per una refurtiva complessiva denunciata di fr.
110'000.- (cfr. VI ACPR 14 17.11.2009, AI 6 incarto 2009/1871).
Interrogato il 18 novembre 2009, IM 1 negava ogni addebito. Anche
di fronte alla contestazione dell’esistenza di testimoni che dichiaravano di
averlo visto in più occasioni sottrarre denaro illecitamente, IM 1 negava di
aver commesso i furti; anche di fronte ai fotogrammi che gli venivano
sottoposti, dai quali si evinceva che dapprima toglieva la corrente
dell’impianto di allarme del ACPR 16 di __________ e poi sottraeva il denaro
(doc. 1 a doc. 5 allegati al VI PG 18.11.2009), l’imputato dichiarava di non
aver rubato nulla affermando che ACPR 14 gli aveva dato le chiavi per la
manutenzione, riparazioni e per fare cassa dalle macchinette e che “il
denaro che vedete dai fotogrammi che prelevo, andava al sig. ACPR 14 ed al sig.
__________”.
Dichiarava di lavorare sempre nel ramo informatico e di guadagnare
all’anno circa fr. 100'000.- lordi pari a circa fr. 7'000.-/8'000.-
mensili; in merito ai rapporti di lavoro con ACPR 14 affermava che questi lo
chiamava “a ore per riparare le macchinette, fare cassa alle macchinette e
risolvere problemi elettronici. Non prendo niente ma in cambio posso usufruire
del bowling e dei ristoranti che ha”.
Affermava che le 10 chiavi - (tra cui 2 doppie) che servivano ad
aprire le macchinette -trovate nella sua auto Mercedes, gli erano state date da
ACPR 14, che lo aveva quasi obbligato a prenderle, affermando di esserne in
possesso dalla fine del 2008.
Al termine del verbale IM 1 veniva arrestato per i reati di
ripetuto furto, danneggiamento e violazione di domicilio.
L’allora Giudice dell’istruzione e dell’arresto, con decisione del
19 novembre 2009 confermava l’arresto (AI 9 inc. 2009.1871).
IM 1 veniva scarcerato il 16 dicembre 2009 (cfr. VI 16.12.2009).
2.1.2. Con atto d’accusa dell’11 ottobre
2010, la Pubblica accusa ha imputato a IM 1 il reato di furto commesso nel
periodo 1 gennaio - 17 novembre 2009 a __________, __________ e __________ per
avere, a scopo di indebito profitto ed al fine di appropriarsene, sottratto
senza scasso, ai danni delle società ACPR 17, ACPR 16 e di ACPR 14, denaro
contante dalle casseforti e dalle macchinette elettroniche e cambio-moneta
degli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, per un ammontare
complessivo denunciato di circa fr. 110'000.-, oltre che la violazione di
domicilio.
2.1.3. Nel corso dell’inchiesta
l’imputato manteneva lo stesso atteggiamento negatorio affermando che il denaro
lo aveva preso e “consegnato a ACPR 14 o al suo braccio destro __________.
Loro erano al corrente dei miei prelievi dalle macchinette. ACPR 14 mi ha dato
le chiavi per aprire le macchinette. Sapevo anche che i locali era video
sorvegliati” (VI 26.11.2009).
Solo in occasione del verbale del 10 dicembre 2009, presa visione
dei filmati agli atti, l’imputato dichiarava che “dopo aver visionato i
filmati, rispondo che davanti all’evidenza dei filmati è inutile che continui a
negare. Quando ho ricevuto le chiavi delle macchinette, circa 6/7 mesi fa, ho
cominciato a prelevare senza consenso il denaro dalle macchinette e dalla
cassaforte”. Rubava il denaro con una frequenza di “2 o 3 volte alla
settimana, e prelevavo fr. 100.- / 150.- alla volta, non di più”, ciò che
era avvenuto nell’arco di 6/7 mesi.
Di fronte alla contestazione che la parte lesa aveva denunciato un
ammanco di fr. 110'000.-, divisi tra ACPR 16 di __________ ca. fr. 80'000.-,
ACPR 17 di __________ ca. fr. 20'000.-, ACPR 15 di __________ ca. fr.
10'000.-, IM 1 dichiarava che era “impossibile” e che lui aveva rubato
circa fr. 400.- alla settimana per cui “è giusto dire che ho rubato ca fr.
11'000.- (franco più franco meno). Le somme le prelevavo sia dalla cassaforte e
dalle macchinette cambiamonete”.
Riferiva al PP di aver sottratto il denaro a ACPR 14 poiché questi
non lo aveva mai pagato per i lavori stimati in circa fr. 3'000.- mensili
che lui aveva eseguito, dandogli in compenso solo vitto per lui e
saltuariamente per la sua famiglia. Quando gli chiedeva di pagarlo per il
lavoro svolto, ACPR 14 gli rispondeva che non aveva denaro, che era in
difficoltà in quanto i locali da lui gestiti non rendevano. Per tali motivi, “per
vendetta ho deciso di prelevare del denaro”, contestando la quantificazione
dell’importo sottratto effettuata dalla parte lesa ed indicata nell’AA in fr.
110'000.-.
In aula l’imputato ha confermato la sottrazione di denaro in danno
degli esercizi pubblici, contestandone tuttavia ancora una volta l’ammontare e
precisando di aver rubato complessivamente fr. 10'000/11’000.- dalle
macchinette, ma di non aver sottratto nulla dalle casseforti (VI imputato pag.
2 e pagg. 15-19, all. 1 al V. DIB).
2.1.4. La Corte in merito a tale
imputazione ha considerato che l’imputato, dopo aver negato i fatti in due
verbali di polizia e davanti al GIAR, di fronte all’evidenza dei filmati che lo
ritraevano, ha per finire ammesso di aver sottratto denaro contante in danno
dei due bowling e dallo ACPR 15, ammissione che risulta riscontrata, oltre che
dai video agli atti, anche dalle testimonianze di __________ e __________, i
quali avevano dichiarato di aver visto IM 1 - che diceva loro di essere
proprietario al 50% dell’esercizio pubblico e che si comportava anche come
proprietario - prelevare del denaro, con la precisazione che in occasione di
questi prelievi non era mai presente ACPR 14 né nessun’altra persona.
Riguardo all’ammontare dell’importo sottratto, la Corte - pur tenendo
conto degli sforzi che, su richiesta della Pubblica accusa, il denunciante ha
fatto per rendere plausibile/dimostrare l’ammontare della refurtiva denunciata
- ha dovuto tuttavia prendere atto che agli atti non vi sono riscontri
probatori che permettano di ricostruire in modo oggettivo ed indiscutibile la
somma denunciata sottratta e indicata nell’atto d’accusa in fr. 110'000.-,
non da ultimo anche perché non risulta comprovato che l’imputato abbia rubato
denaro anche dalle casseforti, che neppure si sa - in base agli atti - dove
fossero ubicate esattamente.
Ciò posto, di fronte alla contestazione dell’ammontare della
refurtiva da parte dell’imputato ed in difetto di riscontri oggettivi quo alla
sua quantificazione, la Corte non ha potuto che seguire il dire dell’imputato e
cioè di aver sottratto complessivamente l’importo di fr. 11'000.-
sull’arco di 6/7 mesi. Ne discende che l’imputazione di furto è stata
confermata limitatamente all’importo di fr. 11'000.- così come è stata
confermata la connessa imputazione, non contestata, di violazione di domicilio
di cui al punto 2 dell’atto d’accusa 109/2010.
2.2. Truffe processuali
2.2.1 Il 25 giugno 2010 ACPR 14, agente
per sé ed in nome e per conto di ACPR 17, __________ e ACPR 16, inoltrava al
Ministero Pubblico una denuncia nei confronti di IM 1 per titolo di truffa,
tentata e mancata, diffamazione subordinatamente calunnia, sottrazione di dati
personali e falsità in documenti (AI 1 inc. 2010.5332).
Ascoltato in Polizia il 4 agosto 2010, il denunciante - per quanto
qui di interesse - dichiarava tra le altre cose che IM 1 gli aveva inviato dei
precetti esecutivi per dei lavori che sosteneva di aver eseguito per suo (di ACPR
14) conto e per i quali non era stato pagato. Alle richieste di pagamento IM 1
aveva allegato dei “rapporti di lavoro (vedi allegato 5-6-7) con in calce
una firma a mio nome” che ACPR 14 contestava decisamente essere la sua; “la
firma che appare sui rapporti di lavoro menzionati è un falso. Come è falso che
io ho commissionato a IM 1 i lavori che lui sostiene aver svolto per me” (VI
ACPR 14 del 04.08.2010).
2.2.2. Interrogato dalla Polizia il
23 agosto 2010 e reso edotto che in merito alle sue pretese di pagamento, ACPR
14 dichiarava che la sua firma sui rapporti di lavoro datati 17.07.2009,
13.04.2009 e 10.08.2009 era falsa, IM 1 dichiarava che “la firma a nome ACPR
14, che compare sui rapporti di lavoro menzionati è quella autentica di ACPR 14
e non un falso. Quanto ACPR 14 sostiene non è vero” (VI IM 1 23.08.2010).
2.2.3. Con decisione dell’11 ottobre
2010, il Procuratore pubblico emanava una decisione di non luogo a procedere
per tutti i reati di cui alla denuncia del 25 giugno 2010, rilevando in
particolare, relativamente alla denuncia di truffa e falsità in documenti, che ACPR
14, pur ribadendo la falsità delle firme apposte sui bollettini di lavoro
inoltrati da IM 1 alla Giudicatura di Pace del circolo di Lugano, “non ha
saputo fornire alcun utile indizio per avvalorare la sua tesi” (cfr.
decisione di non luogo a procedere dell’11 ottobre 2010).
2.2.4. In data 3/6 dicembre 2010 ACPR
14, per il tramite del proprio patrocinatore, produceva al Ministero Pubblico
una perizia calligrafica (cfr. AI 12/AI 28 inc. 2010.5332).
IM 1, interrogato il 16 aprile 2012, spiegava in merito ai tre
rapporti di lavoro datati 17.07.2009, 13.04.2009 e 10.08.2009, che si trattava
di “bollettini di prestazione di manodopera che ho compilato personalmente
per dei lavori che io ho effettuato a nome della mia società per i tre clienti
menzionati e meglio per il cliente __________ e due per il cliente ACPR 14”.
IM 1 dichiarava quindi che “tutti i tre rapporti di lavoro sono
stati firmati direttamente dal signor ACPR 14 alla mia presenza. Gli originali
sono rimasti a me mentre una copia viene sempre consegnata al cliente”.
Messo a conoscenza che ACPR 14 aveva fatto eseguire una perizia di
firme dall’Istituto di polizia scientifica dell’Università di Losanna, che attestava
che le firme apposte su detti rapporti di lavoro non erano riconducibili a ACPR
14 e che per tale motivo il Procuratore pubblico aveva riaperto le informazioni
preliminari nei suoi confronti per i fatti di cui alla denuncia del 25 giugno
2010, IM 1 ne prendeva atto dichiarando di essere al corrente che era stata
effettuata una perizia che accertava che le firme erano false.
Informato inoltre che l’avvocato di ACPR 14 il 16 marzo 2011 aveva
informato gli inquirenti (scritto avv. RAAP 4 16.03.2011, AI 14 inc. 2010.5332)
che lui, IM 1, aveva ““creato” tutta una serie di presunti bollettini di
lavoro con apposta una firma a nome del signor ACPR 14, ancora palesemente
falsificata” e che “con questi atti, il IM 1 si è rivolto ad un legale
di Losanna il quale, ha inoltrato un procedimento giudiziario in conciliazione”,
l’imputato dichiarava che “tutti i bollettini che io avevo allestito sono
stati firmati direttamente dal signor ACPR 14. Io non ho falsificato alcuna
firma”.
Confrontato con i sette documenti della __________, __________, __________,
datati 31.12.2008, 20.10.2009, 24.10.2009, 16.09.2008, 03.08.2009, 16.08.2008 e
__________ (allegati al VI 16.04.2012 ore 16.30, quali doc. da 4 a 10) che gli venivano
sottoposti, IM 1 dichiarava che erano stati da lui “compilati a mano e sono
stati firmati, alla mia presenza, dal signor ACPR 14. Contesto quindi la
perizia e ribadisco che ACPR 14 ha firmato tutti i documenti alla mia presenza”
(cfr. VI 16.04.2012 ore 16.30 con relativi allegati).
Interrogato il 21 novembre 2012, l’imputato ribadiva che “tutti
i bollettini che mi sono stati contestati dalla Polizia in occasione
dell’interrogatorio del 16 aprile 2012 sono autentici” e che “io non li
ho assolutamente falsificati”, aggiungendo - per la prima volta - che i
bollettini erano stati “firmati in digitale dal signor ACPR 14”
(VI 21.11.2012 pag. 3).
2.2.5. In data 13 febbraio 2013 il
Procuratore pubblico incaricava la Polizia Scientifica di eseguire una perizia
calligrafica sui menzionati sette bollettini di lavoro. La perizia del 29
ottobre 2013 concludeva che “la persona che ha firmato i documenti del
Fascicolo 2 di confronto è la stessa che, con forte probabilità, ha firmato il
DOC B del Fascicolo 1 e cioè ACPR 14. Sui DOC D, G, I, N, P, Q e R del
Fascicolo 1 [ovvero sui sette bollettini di lavoro di cui sopra], dove
la firma ACPR 14 risulta stampata, non possiamo che esprimerci con cautela,
sostenendo che verosimilmente le firme non sono state apposte dalla persona che
ha firmato i documenti di raffronto del Fascicolo 2” (AI 35 inc. 2010.5332).
In occasione del verbale del 23 gennaio 2014, la Pubblica accusa
contestava a IM 1 le conclusioni della perizia allestita dalla Polizia
Scientifica. IM 1 ne prendeva atto e dichiarava che “(…) come già dichiarato nel verbale del 21 novembre 2012
questi documenti venivano firmati dal signor ACPR 14 direttamente sul supporto
digitale, con il dito o utilizzando un apposito pennino ed è per questo che le
firme erano meno precise. Confermo che quelle sono le firme del signor ACPR 14
e non le ho messe io al suo posto” (VI
23.01.2014 pag. 6).
L’imputato, rispondendo al suo difensore, dichiarava di disporre
ancora “del supporto informatico sul quale sono state realizzate queste
fatture e rispettivi bollettini ma non è mia intenzione produrlo nel
presente procedimento penale ma lo presenterò a un'altra Autorità più competente
in materia informatica” (VI 23.01.2014 pag. 5).
L’imputato ribadiva queste dichiarazioni nel verbale finale del
14 marzo 2014 e anche in aula (VI imputato pag. 3, all. 1 al V. DIB).
2.2.6. La Corte ha considerato che
sia la perizia fatta allestire da ACPR 14 dall’Università di Losanna che la
perizia della Polizia Scientifica del 29/30 ottobre 2013, confortano entrambe
l’affermazione di ACPR 14 di non aver mai firmato i rapporti di lavoro che
l’imputato ha prodotto in causa allo scopo di ottenere la condanna di ACPR 14 e
delle società a lui facenti capo, al pagamento di importi in suo favore. Va
rilevato al riguardo che la perizia giudiziaria è giunta alla conclusione che i
bollettini non sono verosimilmente stati firmati da ACPR 14 tenendo conto, in
tale valutazione - al contrario di quanto eccepito dalla difesa -, che le firme
di ACPR 14 erano stampate.
La Corte ha rilevato inoltre che l’imputato ha affermato a più
riprese e anche in aula di essere in possesso del supporto originale dove, a
suo dire, erano avvenute le firme, ma che non l’avrebbe mai consegnato
all’autorità giudiziaria. Ora, in concreto vi è - ha considerato la Corte - che
IM 1 non giustifica minimamente tale suo comportamento, per cui trattandosi di
un elemento determinante per la sua difesa, suscettibile di scagionarlo dalle
accuse che gli vengono mosse, non vi sono altri motivi plausibili a fondamento
di tale comportamento se non quello che l’imputato non è mai stato in possesso
di un tale supporto.
In conclusione, la Corte ha ritenuto comprovato che è stato IM 1 ad
allestire i falsi rapporti di lavoro, di cui ha fatto uso per ingannare rispettivamente
tentare di ingannare la supplente del Giudice di Pace del circolo di Lugano -
Ovest e il Tribunal d’arrondissement di Losanna per ottenere la condanna della
controparte al pagamento a suo favore di quello che risulta essere un indebito
profitto.
La Corte ha quindi pacificamente confermato l’imputazione di
ripetuta truffa, consumata e tentata, di cui ai punti 1.1, 1.2, 1.3 e 1.5
dell’atto d’accusa 58/2014, così come il reato di ripetuta falsità in documenti
di cui al punto 2.1 dell’atto d’accusa 58/2014.
2.3. Truffe in relazione a
contratti di locazione
2.3.1. In data 24 gennaio 2011 la ACPR
20, __________, inoltrava al Ministero pubblico una denuncia per truffa e
falsità in documenti nei confronti di IM 1 e della di lui moglie, riferita a
pigioni non pagate e a documenti falsi (bollettini di versamento ed estratto
UEF).
Interrogato il 16 aprile 2012 (ore 13.30), IM 1 confermava di
occupare con la sua famiglia l’appartamento di proprietà della denunciante da
maggio/giugno 2011 e di aver sottoscritto il relativo contratto di locazione.
Negava tuttavia di aver falsificato la ricevuta postale del versamento
28.10.2010 della somma di fr. 7'290.- corrispondente al deposito di
garanzia pari a tre mensilità (all. 1 al VI 16.04.2012), dichiarando che “non
riconosco questa ricevuta come mia. La firma che vi è apposta è la mia e
secondo me è stata estrapolata (copia e incolla) dal mio sito internet”;
l’imputato negava altresì di avere - a seguito del sollecito della __________,
amministratrice dell’immobile, per il pagamento della locazione del mese di
novembre 2010 - falsificato ed inoltrato via fax, alla __________, copia delle
ricevute postali attestanti l’avvenuto pagamento degli affitti di novembre e
dicembre 2010 (all. 2 al verbale cit.). Allegava di aver sempre pagato
l’affitto regolarmente e di aver pagato le pigioni del mese di novembre e
dicembre 2010 “in contanti” direttamente presso lo sportello della __________,
consegnando i soldi “ad una signora bionda” che gli aveva rilasciato due
ricevute che non aveva conservato ma che aveva “gettate via”.
Confrontato con l’esito degli accertamenti eseguiti presso
l’ufficio postale di __________ - sulla base degli originali dei bollettini di
versamento relativi ai mesi di novembre e dicembre 2010 - che evidenziavano che
il timbro usato non era originale ma, come indicato dalla Posta, un timbro
artefatto, l’imputato dichiarava di non poter dare una spiegazione per le due
ricevute che la __________ allegava di aver ricevuto da lui, insistendo
nell’affermare di aver pagato i due affitti in contanti.
Confrontato inoltre con l’esito delle verifiche presso l’UEF di
Lugano, che attestavano che contrariamente a quanto riportato nelle
dichiarazioni del 18 ottobre 2010 inviate alla __________ (all. 3 al verbale cit.)
per ottenere la locazione dell’appartamento, vi erano invece a carico suo e di
sua moglie, numerose esecuzioni in corso e attestati di carenza beni e che
pertanto le dichiarazioni di solvibilità da lui fornite erano un falso, IM 1
dichiarava di non aver “mai fornito nessuna dichiarazione dell’UEF e nemmeno
mi è stata mai chiesta” e che “non mi sono mai rivolto all’UEF per avere
queste due dichiarazioni, poiché nessuno me le aveva richieste”.
IM 1 dichiarava inoltre di non aver mai pagato la somma di fr. 3'000.-
alla __________ quale acconto per il versamento del deposito di garanzia,
nonostante la ricevuta di versamento agli atti (all. 4 al verbale cit.).
Allegava infine che dopo aver pagato i due affitti aveva deciso
che non avrebbe pagato più nulla poiché la zona dove era ubicato l’appartamento
era mal frequentata soprattutto di notte e dopo aver inviato la disdetta, che
non era stata accettata poiché non rispettava i termini, aveva deciso di non
più pagare e quindi verso maggio/giugno 2011 era poi stato sfrattato.
Riconosceva quindi di dovere alla ACPR 20 la somma complessiva di fr. 10'200.-
per gli affitti da gennaio 2011 ad aprile 2011 ma negava “nel modo più
assoluto di aver falsificato dei bollettini di pagamento e le dichiarazioni UEF”
(VI 16.04.2012 ore 13.30).
In occasione del verbale del 5 giugno 2012 l’imputato, confrontato
dagli interroganti con la copia del contratto di locazione 22 ottobre 2010
(all. doc. 1 al VI 05.06.2012) che lui e la moglie avevano sottoscritto e che -
diversamente da quanto da lui allegato - prevedeva al punto 6 il versamento
della somma di fr. 7'290.- quale deposito di garanzia, IM 1 si avvaleva della
facoltà di non rispondere, allegando che sull’originale del contratto in suo
possesso - che affermava di far pervenire agli inquirenti - non era previsto il
deposito di garanzia.
IM 1 veniva inoltre contraddetto nella sua affermazione di non
aver mai fornito alla __________ alcuna dichiarazione dell’UEF che, a suo dire,
nemmeno gli era mai stata richiesta, dal documento - che gli veniva sottoposto
- datato 18 ottobre 2010 da lui inviato con la carta stampata della sua società
__________ dove indicava “… in allegato alla presente vi invio i certificati
UE, come da richiesta del 14.10.2010 … Con stima IM 1” (all. 2 al verbale cit.),
per cui si avvaleva nuovamente del diritto di non rispondere.
L’imputato veniva ancora contraddetto nella sua affermazione di
non aver versato in contanti alla __________ la somma di fr. 3'000.- quale
acconto per affitti arretrati, dal fatto che la __________ confermava che in
data 12 gennaio 2011 IM 1, presentandosi presso gli uffici, aveva versato in
contanti la somma di fr. 3'000.- quale acconto per pigioni arretrate, per cui
si avvaleva della facoltà di non rispondere (VI 05.06.2012).
Nel verbale del 21 novembre 2012 l’imputato ribadiva di non aver
falsificato alcun documento. Riconosceva di dovere la locazione per i mesi da
febbraio a maggio 2011 allegando di aver pagato le locazioni da novembre 2010 a
gennaio 2011.
Solo nel verbale del 23 gennaio 2014 l’imputato ammetteva per
finire di aver “personalmente confezionato le due Dichiarazioni dell’ufficio
esecuzioni di Lugano datate 18 ottobre 2010 una a favore di mia moglie e
l’altra a nome mio”. Spiegava che per confezionarle aveva “fatto la fotocopia
di un documento originale e ne ho cambiato l’intestazione nel senso che ho
cambiato il nome del beneficiario. ADR che ho fatto questo documenti per poter
ricevere un’abitazione”.
Continuava invece a negare di aver falsificato lui i due bollettini di versamento
datati 29.11.2010 e 02.12.2010 trasmessi il 6 dicembre 2010 alla __________,
dichiarando di non sapere chi avesse falsificato detti documenti, ciò che ha
ripetuto anche al dibattimento (VI imputato pag. 3 e pag. 5, all. 1 al V. DIB).
2.3.2. Il 23 novembre 2012 l’Ufficio
di esecuzione di Lugano e contemporaneamente ACPR 21, inoltravano al Ministero
Pubblico denuncia penale nei confronti dei coniugi __________ per titolo di
falsità in documenti e truffa (AI 1 e AI 2 inc. 2012.11260). I denuncianti
riferivano che per ottenere dal signor ACPR 21 la locazione di un appartamento
a __________, cosa che era avvenuta con la sottoscrizione del contratto in data
30 aprile 2012, IM 1 aveva consegnato due falsi attestati dell’Ufficio di
esecuzione e una falsa decisione di tassazione.
Preso atto delle denunce, l’imputato ammetteva sin da subito “di
avere allestito io le due dichiarazioni del 24 aprile 2012 su carta
dell’Ufficio esecuzioni di Lugano. Anche in questo caso mia moglie non centra
nulla. Ammetto pure di avere falsificato la Decisione di tassazione del 06
luglio 2011. ADR che anche in questo caso ho effettuato la fotocopia dei
documenti e ho fatto le correzioni aggiungendo i dati personali e per quanto
riguarda la decisione di tassazione aggiungendo la cifra 1 modificando il
reddito da 48'200.-- a 148'200.-- franchi. ADR di avere falsificato questi
documenti per avere un alloggio”. Prendeva atto della pretesa vantata da ACPR
21 ed affermava di aver pagato due sole mensilità e di non aver poi più pagato
nulla, in quanto non aveva i mezzi per farlo (VI 23.01.2014 pagg. 7-8).
Al dibattimento l’imputato ha dichiarato che “ammetto questi
fatti, ho falsificato io le due dichiarazioni dell’UE e la decisione di
tassazione per ottenere l’appartamento che altrimenti non mi sarebbe stato
dato, visti i miei debiti. Mi scuso con il signor ACPR 21, qui presente.
Ammetto di dovere l’importo indicato nell’atto d’accusa per il pagamento delle
pigioni” (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).
2.3.3. In data 10 giugno 2013
l’Ufficio di esecuzione di Lugano inoltrava al Ministero Pubblico denuncia
penale nei confronti dei coniugi IM 1 per titolo di falsità in documenti (AI 1
inc. 2013.5107).
Per gli stessi fatti in data 13 giugno 2013 ACPR 18 presentava
denuncia al Ministero Pubblico nei confronti di IM 1 e __________ per titolo di
truffa, falsità in documenti e falsità in certificati, in quanto per ottenere
la locazione di un’abitazione di sua proprietà a __________, come aveva poi
scoperto, l’imputato le aveva fatto pervenire due false dichiarazioni del 10
aprile 2013 dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Lugano, oltre a un
bollettino di versamento relativo al pagamento della prima pigione, ugualmente
falso. Il contratto era stato sottoscritto in data 25 maggio 2013 (AI 1 inc.
2013.5235).
Dopo averlo inizialmente negato (VI 13.06.2013), in inchiesta
l’imputato ha per finire riconosciuto di aver falsificato i due estratti
dell’Ufficio esecuzione e fallimenti di Lugano “per poter sottoscrivere il
contratto di locazione con i signori ACPR 18” (VI 23.01.2014 pag. 9).
Analogamente, dopo averlo inizialmente negato (VI 23.01.2014), ha ammesso (VI 14.03.2014)
di avere falsificato la decisione di tassazione 31.10.2012 prodotta dal
patrocinatore dei coniugi ACPR 18 in occasione del verbale del 23 gennaio 2014.
Al dibattimento l’imputato ha confermato “di aver falsificato i
due attestati UE e anche la copia della decisione di tassazione”, mentre
che ha negato di aver falsificato la ricevuta postale di pagamento del 27
maggio 2013, precisando che “io ho sempre pagato l’affitto, ma mi tornava
indietro, la banca __________ respingeva i pagamenti delle pigioni. Io ogni
mese puntuale pagavo l’affitto. I signori ACPR 18 ACPR 19 non potevano prendere
questi soldi perché altrimenti avrebbero convalidato il contratto, di cui
invece avevano chiesto l’annullamento”.
A domanda del Procuratore pubblico dichiarava di non aver “prodotto
la documentazione che comprova questi pagamenti che ho tentato di effettuare,
le prove sono andate tutte distrutte nel deposito della __________ e __________.
Sono io che avevo messo i miei effetti personali alla __________ e __________,
ma non so che fine abbiano fatto”. Al riguardo il suo difensore ha fatto
presente che “la sorella del signor IM 1 si era informata presso la __________
e __________ e le avevano riferito che non avendo pagato il deposito, era stato
tutto distrutto” (VI imputato pag. 4, all. 1 al V. DIB).
2.3.4. Sulla base di tutte queste
risultanze e ritenuto che l’imputato ha ammesso di aver ottenuto in locazione
le abitazioni di cui sopra grazie alla produzione di falsi documenti,
consapevole che altrimenti non avrebbe ottenuto i contratti di locazione, la
Corte ha confermato l’imputazione di ripetuta truffa di cui ai punti 1.4, 1.6 e
1.7 dell’atto d’accusa 58/2014.
In merito alla connessa imputazione di ripetuta falsità in
documenti di cui ai punti 2.2, 2.3 e 2.4 dell’atto d’accusa 58/2014, per la
maggior parte ammessa da IM 1, per i documenti che l’imputato non ha riconosciuto
di aver falsificato la Corte ha ritenuto, oltre al fatto che la falsificazione
di documenti rientrava nel modus operandi di IM 1, che detti documenti
riguardavano sempre il rapporto di locazione in essere e che non vi era quindi
in concreto nessun’altra persona al mondo interessata a falsificarli, se non
l’imputato. Pertanto, ha confermato integralmente anche i punti 2.2, 2.3 e 2.4
dell’atto d’accusa 58/2014.
2.4. Altri reati in danno dei
coniugi ACPR 18ACPR 19
2.4.1. Giova premettere che con
decisione della Pretura del Distretto di Lugano del 29 luglio 2013, l’imputato
è stato sfrattato dall’abitazione di proprietà dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19
che occupava con la famiglia a __________. IM 1 ha impugnato la decisione di
sfratto al Tribunale d’appello e successivamente è ricorso al Tribunale
federale contro la decisione del Tribunale d’appello.
Con decreto del 23 ottobre 2013 il Tribunale federale aveva
comunicato a IM 1 che al ricorso da lui presentato contro la decisione 29
luglio 2013 del Tribunale d’appello non era concesso effetto sospensivo “il
ricorso apparendo votato all’insuccesso” (AI 16 incarto 2013.5235).
L’imputato nel frattempo aveva continuato ad occupare l’abitazione dei coniugi ACPR
18 ACPR 19 fino al 18 novembre 2013, data in cui ha lasciato fisicamente i locali
(cfr. VI ACPR 19 13.01.2014; VI IM 1 quale PIF del 10.12.2013).
In data 10 ottobre 2013 i coniugi ACPR 18 e ACPR 19 inoltravano
denuncia al Ministero Pubblico nei confronti di IM 1 - “occupante abusivo
del nostro appartamento sito a __________” - per i titoli di “minaccia
di aggressione con spranga di ferro”, “scasso porte locale tecnico, int
+ est” e per “ogni altro reato che il Procuratore Pubblico dovesse
ravvisare nell’agire del denunciato” (AI 1 inc. 2013.9378).
ACPR 18 esponeva che il 28 settembre 2013 si era recata con il
marito nella sua proprietà a __________, in via __________, per portare alcuni
oggetti nel monolocale sito a pianterreno e per verificare lo stato del locale
tecnico, precisando che IM 1 “non ha accesso ai suddetti locali in quanto
non dispone delle chiavi, ed è sotto sfratto dal 29.7.2013 (…)”. Mentre
con il marito si trovavano all’interno del locale tecnico, “sentiamo urlare
il IM 1 che ci minaccia di “spaccarci la testa”, infatti si presenta
all’entrata del locale con una spranga di ferro nelle mani, ma quando si rende
conto che siamo al telefono con la polizia e stiamo descrivendo loro la
minaccia di aggressione in corso, se ne torna in casa sempre inveendo contro di
noi. Dopo circa 15 minuti interviene la pattuglia (Ag. __________) che
constata lo stato di aggressività del soggetto”.
Esponeva inoltre che:
" 30.09.2013: la sera prima
(29.9.2013) mio marito riceve un sms dal IM 1 in cui dice “che i pompieri erano
intervenuti nel locale tecnico per fumi, sfondando la porta”. Verifichiamo
telefonicamente con la polizia: nessun intervento del 118 nella nostra
proprietà. Il giorno seguente (30.9.2013) nel pomeriggio accompagnati da una
pattuglia di polizia (Ag. __________) ci rechiamo a controllare lo stato del
locale tecnico e constatiamo che la porte interna (che dal locale tecnico
accede alla lavanderia dell’appartamento al piano superiore) è stata scassinata.”
(cfr. denuncia 10.10.2013)
Sentita a verbale il 13 gennaio 2014, ACPR 18 confermava in
sostanza la denuncia e spiegava che di fronte alla minaccia di IM 1 si era “spaventata”
e aveva chiamato la Polizia in quanto “avevo paura per la nostra incolumità”
(VI 13.01.2014).
Analogamente, ACPR 19 confermava a sua volta la denuncia e
riferiva di essere ancora in possesso dell’sms ricevuto da IM 1 il 29 settembre
2013 alle ore 15.47.
ACPR 19 spiegava che IM 1 il 18 novembre 2013 aveva lasciato
fisicamente i locali occupati senza diritto a seguito dello sfratto (VI
13.01.2014).
2.4.2. IM 1, interrogato il 15
gennaio 2014, dichiarava di non ricordarsi di aver detto ai coniugi ACPR 18 ACPR
19 “vi spaccio la testa”; negava di aver inviato a ACPR 19 l’sms del 29
settembre 2013 ed affermava che non c’era nessuno scasso alla porta interna che
dal locale tecnico accedeva alla lavanderia (VI 15.01.2014).
Nel successivo verbale del 23 gennaio 2014 dichiarava di non
accettare le accuse formulate nei suoi confronti dai coniugi ACPR 18 ACPR 19 “in
particolare quella di violazione di domicilio di cui mi ha informato oggi
l’interrogante. Ribadisco quanto dichiarato alla polizia nel corso
dell’interrogatorio del 15.01.2014”. Contestava infine la pretesa
pecuniaria avanzata dai coniugi ACPR 18 e ACPR 19 per i danneggiamenti alla
loro proprietà.
Anche nel verbale finale del 14 marzo 2014, IM 1 ribadiva di non
ricordarsi “se ho proferito quella frase nei confronti dei signori ACPR 18 ACPR
19, ma ribadisco che li ho trovati in casa. (…). ADR che se ho effettivamente
detto quella frase ai signori ACPR 18 ACPR 19 mi scuso”. Contestava di aver
“danneggiato quella porta. Io potevo accedere a tutti i locali tranne
l’appartamento in costruzione al piano inferiore. La porta menzionata dai
querelanti non era chiusa a chiave. ADR che non sono stato io a mandare il
messaggio SMS indicato in precedenza. Non so chi l’abbia fatto”.
In merito alla violazione di domicilio, precisava che “dopo
aver ricevuto la decisione del Pretore ho fatto ricorso in appello, il quale
aveva fissato un altro termine e aveva sospeso l’esecutività della prima
decisione. Contro la decisione negativa del Tribunale d’Appello ho ricorso al
Tribunale Federale e quindi mi sono attenuto ai termini fissate in queste
decisioni. Quando è intervenuta la Polizia ho sgomberato l’appartamento”.
2.4.3. Al dibattimento l’imputato non
ha escluso di aver minacciato i coniugi ACPR 18 e ACPR 19 dicendo loro “vi
spacco la testa”. Ha contestato il danneggiamento dichiarando che “io
avevo le chiavi di tutto lo stabile perché mi era stata consegnata tutta la
casa, inoltre di sotto non c’era neanche la serratura. Si trattava di una casa
unifamiliare. I ACPR 18 ACPR 19 sono venuti a smontare l’impianto che
riscaldava l’acqua” (VI imputato pag. 5, all. 1 al V.DIB).
Quando in aula gli è stato fatto prendere atto dell’sms trasmesso
dall’avv. RAAP 5 alla Corte (doc. TPC 61) - dal quale risultava chiaramente
essere stato inviato dall’utenza in suo uso - IM 1 ha dichiarato:
" Ho scritto io questo sms
perché avevano staccato l’acqua calda, avevano tolto dei pezzi e l’impianto non
funzionava più. Dopo questo i signori ACPR 18 ACPR 19 avevano messo una serratura
e io non potevo più entrare.
All’imputato vengono mostrate le fotografie del danneggiamento
alla porta trasmesse dall’avv. RAAP 5.
ADR: Io non ho forzato la porta come si vede da queste immagini.
Si tratta di una porta di cantiere. Sotto c’erano ancora i lavori.
ADR: Io ho scritto questo sms perché non c’era più l’acqua calda,
l’ho scritto per farli reagire. Confermo che i pompieri non c’erano, era per
far arrivare i signori ACPR 18 ACPR 19 perché non avevamo più acqua calda, non
potevamo nemmeno lavarci. Preciso che il locale tecnico non era sotto chiave.
Io non avevo la chiave esterna per accedere al locale tecnico, mentre la porta
interna non era chiusa a chiave, era una porta da cantiere.”
(VI imputato pag. 6, all. 1 al V. DIB)
Per contro l’imputato in aula ha ammesso il reato di violazione di
domicilio (VI imputato pag. 6, all. 1 al V. DIB).
2.4.4. La Corte ha confermato
l’imputazione di minaccia nei confronti dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19 di cui al
punto 4 dell’atto d’accusa 58/2014. Da un lato ha considerato il contesto dei
rapporti senz’altro tesi tra le parti e la credibilità di quanto asserito dai
denuncianti che conformemente al timore loro incusso da IM 1, hanno allertato
la Polizia che è poi giunta sul posto (cfr. rapporto di segnalazione della
Polizia cantonale del 28.11.2013, AI 5 inc. 2013.9378). Dall’altro lato, la
Corte ha considerato che lo stesso IM 1 aveva dichiarato in inchiesta di non
ricordare di aver detto ai coniugi ACPR 18 e ACPR 19 “vi spacco la testa”
e in aula, facendo un ulteriore passo in avanti, non ha escluso di averli
minacciati. Inoltre, l’imputato ha anche riconosciuto in aula la pretesa di
risarcimento per le spese mediche e sostegno psicologico relative alle
conseguenze di tale minaccia.
Anche l’imputazione di danneggiamento della porta del locale
tecnico di cui al punto 5 dell’atto d’accusa 58/2014 è stata confermata.
In aula l’imputato ha ammesso di aver inviato ai ACPR 18ACPR 19,
il 29 settembre 2013, l’sms con il testo “è urgente ci sono i pompieri
nel vostro locale c’è qualcosa che sta bruciando, urge vostro intervento
immediatamente o buttano giù la porta”, continuando però a contestare di
aver danneggiato la porta, sostenendo che il locale tecnico non era sotto
chiave.
La Corte ha ritenuto che il dire di IM 1 è contraddetto dal fatto
che se la porta non fosse stata chiusa a chiave, mal si spiega il contenuto del
suo sms, in cui sostiene che la porta doveva essere buttata giù, ed inoltre che
l’imputato stesso ha dichiarato in aula che dopo che i ACPR 18ACPR 19 avevano
staccato l’acqua calda, avevano messo una serratura e lui non poteva più
entrare. La Corte ha quindi ritenuto che IM 1 ha mentito sul fatto che la porta
del locale tecnico non fosse chiusa a chiave e sulla base di tutti questi
elementi, univoci e convergenti, ha concluso ritenendolo autore del
danneggiamento.
Non occorre spendere molte parole per dire che anche l’imputazione
di violazione di domicilio (punto 6 dell’atto d’accusa 58/2014), del resto
riconosciuta dallo stesso imputato in aula, è stata confermata. È incontestato
che IM 1 si è trattenuto nell’abitazione dei coniugi ACPR 18 e ACPR 19 nel
periodo 23 ottobre - 18 novembre 2013 nonostante il Tribunale
federale con decreto del 23 ottobre 2013 gli abbia comunicato - chiaramente,
contrariamente all’avviso della difesa - che al ricorso contro il decreto di
sfratto non era stato concesso effetto sospensivo in quanto il ricorso appariva
votato all’insuccesso e ritenuto le dichiarazioni dello stesso IM 1 di aver liberato
l’abitazione solo il 18 novembre 2013.
2.5. Diffamazione in danno di ACPR
22 e ACPR 23
2.5.1. In data 18 marzo 2013 ACPR 22
e ACPR 23 inoltravano una denuncia penale nei confronti di IM 1 per titolo di
truffa, avendo incaricato lo stesso dell’allestimento di un sito per la loro
società, versando un acconto di fr. 3'250.-, senza tuttavia mai ricevere il
prodotto commissionato (doc. TPC 17).
2.5.2. In data 27 aprile 2013 ACPR 22
e ACPR 23 inoltravano un’ulteriore denuncia contro l’imputato per titolo di “calunnia
e diffamazione aggravate” (AI 1 inc. 2013.3833).
I denuncianti esponevano che:
" In data 25 aprile 2013,
alle ore 12:41, io sottoscritto ACPR 22 ricevevo un messaggio contenente
l’avviso della presenza di diffamazioni e calunnie (in allegato) a danno mio e
del sig. ACPR 23 nella pagina home del sito “__________”. Facilmente trovabile
digitandone il nome nella barra di ricerca in Google.
Controllando
immediatamente di persona, riscontravamo l’effettiva presenza delle suddette,
con gravi ripercussioni sulle nostre persone (…).”
(AI 1 inc. 2013.3833)
I denuncianti allegavano all’esposto penale una stampata della
pagina home del sito __________ del 26 aprile 2013 che riportava testualmente:
" Server bloccato!
I morti di fame ACPR 22 e ACPR 23, che dovevano essere i proprietari/gestori di
questo sito, si sono mangiati i soldi che servivano a pagare la costruzione e
la gestione dello stesso. Ora non avendo un becco di un quattrino e, non
riuscendo a pagare chi ha lavorato, pretendono di esserne i proprietari (hanno
firmato un’offerta, dove è specificato che il passaggio di proprietà sarebbe
avvenuto a saldo delle fatture). Hanno avuto la faccia di tolla di denunciare
chi HA FATTO IL LAVORO PER TRUFFA.
Poveri morti di fame.
Ritengo che con ben 700 siti internet all’attivo, gestiti e costruiti in questi
anni, mai nessun cliente è rimasto insoddisfatto del mio operato, ma anzi il
contrario.
Grazie.
__________”.
2.5.3. La Pubblica accusa, con
decisione del 13 maggio 2013 decretava il non luogo a procedere per la denuncia
di truffa del 18 marzo 2013, ritenendo che “i fatti segnalati sono
esclusivamente di natura civile” (cfr. decreto di NLP del 13.05.2013, doc.
TPC 17).
2.5.4. In data 13 giugno 2013 IM 1
veniva interrogato in merito alla denuncia del 27 aprile 2013 e riconosceva “che
sono stato io a scrivere le frasi riportate sulla pagina home del sito on-line __________”,
precisando che “a mio parere non ho però scritto nulla di calunnioso e
diffamatorio nei loro confronti”. In particolare, IM 1 riconosceva di aver
inserito i seguenti commenti nella pagina home del sito:
" Server bloccato!
Il 18 marzo 2013
I signori ACPR 22 e ACPR
23, che dovevano essere i proprietari/gestori di questo sito, si sono
sperperati i soldi che servivano a pagare la costruzione, la gestione e la
manutenzione dello stesso. Ora non avendo un becco di un quattrino e, non
riuscendo a pagare chi ha lavorato, pretendono di esserne i proprietari (hanno
firmato un’offerta, dove è specificato che il passaggio di propietà sarebbe
avvenuto a saldo delle fatture) cosa mai avvenuta. Hanno avuto la faccia tosta
di denunciare chi HA FATTO IL LAVORO PER TRUFFA.
Ritengo che con ben 700
siti internet all’attivo, gestiti e costruiti in questi anni, mai nessun
cliente è rimasto insoddisfatto del mio operato, ma anzi il contrario.
Grazie
__________
Aggiornamento del 14
maggio 2013
Con lettera raccomandata
oggi il Procuratore Pubblico __________ del Ministero Pubblico di Lugano mi ha
inoltrato (sicuramente anche agli individui sopra citati) un decreto di non
luogo a procedere, dandomi pienamente ragione. Ora in sede civile italiana e
svizzera farÃ2 causa a questi due.
Persone che non hanno
soldi e pretendono lavori da specialisti a gratis è meglio che spariscono
dalla circolazione, perchè il commercio non ha bisogno di gentaglia simile.
Grazie
__________
Aggiornamento del 28
maggio 2013
Oggi mio malgrado, ricevo
una telefonata dalla Polizia Cantonale, dove sempre le persone sopra citate
hanno ridenunciato il sottoscritto per diffamazione ecc…, su quanto sopra
riportato. Mi chiedo se lo Stato italiano non possa trovare loro un LAVORO PER
PAGARMI QUANTO DOVUTO. Anzi dovrÃ2 ancora spendere del mio tempo per andare a
fare un rapporto di Polizia. E se dovessi venire incriminato per diffamazione o
altro, malgrado sia stato anche confermato dal precedente decreto di non luogo
a procedere che questi mi sono DEBITORI, con rispettiva cancellazione del sito,
sarà mia premura crearne immediatamente altri in altre Nazioni anche extra
Europee, con rispettiva indicizzazione in Google e altri motori di ricerca,
dopo voglio vedere come faranno a cancellarli.
E ribadisco che Persone
che non hanno soldi e pretendono lavori da specialisti a gratis è meglio che
spariscano dalla circolazione, perchè il commercio non ha bisogno di gentaglia
simile.
Grazie
__________”.
(all. A al VI 13.06.2013)
IM 1 spiegava che “quando ho ricevuto il decreto di non luogo a
procedere sono nuovamente entrato nella pagina home del sito __________ ed ho
effettuato un aggiornamento. In pratica ho aggiunto un altro testo, sempre da
me scritto, dove ho scritto la sentenza del Procuratore Pubblico __________ in
merito alla denuncia inoltrata nei miei confronti dai signori ACPR 22 e ACPR 23.
Inoltre ho continuato ad esprimere le mie considerazioni sui signori ACPR 22 ed
ACPR 23. Il 28.05.2013 sono nuovamente entrato nella pagina home del sito __________
ed ho effettuato un nuovo aggiornamento. Questa volta ho aggiunto un altro
testo dove affermavo di essere stato contattato dalla Polizia Cantonale in
merito ad una nuova denuncia inoltrata nei miei confronti dai signori ACPR 22
ed ACPR 23. Ho quindi scritto che, se dovessi essere incriminato per
diffamazione o altro, sarà mia premura creare altri siti simili. Inoltre ho
continuato ad esprimere le mie considerazioni sui signori ACPR 22 ed ACPR 23.
Ammetto di aver scritto queste frasi nei confronti di ACPR 22 ed ACPR 23, a mio
parere non sono però presenti frasi calunniose e diffamatorie” (VI 13.06.2013).
Quando l’agente interrogante gli ha fatto prendere atto “che
nella denuncia inoltrata dai signori ACPR 22 e ACPR 23 era allegata una stampa
della pagina home del sito internet __________ datata 26.04.2013. Nel testo lei
definiva i signori ACPR 22 e ACPR 23 “morti di fame”. Nelle settimane
seguenti sono stati effettuati degli aggiornamenti, datati 14.05.2013 e
28.05.2013. In questi aggiornamenti è stato parzialmente cambiato il testo
iniziale, difatti la frase “I morti di fame ACPR 22 e ACPR 23” è
diventata “I signori ACPR 22 e ACPR 23””, l’imputato
dichiarava di non essere stato lui a fare questa modifica del testo iniziale
(VI 13.06.2013 pag. 4).
Il 23 gennaio 2014 IM 1 dichiarava al PP di confermare quanto
dichiarato in Polizia il 13 giugno 2013 e ribadiva “di non avere scritto io
la frase “i morti di fame ACPR 22 e ACPR 23”. Saranno stati loro che hanno
effettuato le modifiche per poi inoltrare la querela nei miei confronti”
(VI PP 23.01.2014 pag. 9).
Anche al dibattimento IM 1 ha mantenuto la stessa versione:
" Non ammetto questi fatti.
Avevo scritto la procedura che era stata intrapresa ma non ho mai scritto
“morti di fame”. Ho invece scritto che non mi avevano pagato per i miei lavori.
Quando ho visto che loro non mi pagavano tutto quello che mi dovevano pagare,
ho bloccato il sito e ho scritto che non mi avevano pagato. Oltre a me, anche
loro potevano modificare il sito. Io avevo bloccato il sito ma loro avevano le
password. Io ho bloccato il sito quanto ho scritto il terzo paragrafo, quindi
il 28.05.2013.”
(VI imputato pag. 5, all. 1 al V. DIB)
2.5.5. Nonostante la negazione
dell’imputato, la Corte ha confermato l’imputazione di diffamazione di cui al
punto 5 dell’atto d’accusa 58/2014. In effetti, la versione di __________ che
siano stati i denuncianti ad inserire la dicitura “morti di fame” appare
del tutto illogica, nella misura in cui se davvero gli stessi avessero avuto
accesso al sito con la possibilità di modificarne il contenuto, avrebbero certamente
cancellato il testo diffamatorio pubblicato, dal momento che il sito era
visibile a tutti e non era certamente una buona pubblicità.
L’espressione “morti di fame” si inserisce invece in modo
del tutto coerente all’interno della fattispecie diffamatoria che IM 1
riconosce di aver scritto nel sito come pure si allinea allo stato d’animo di IM
1, che era arrabbiato - come ha affermato - per non essere stato pagato per il
lavoro eseguito e per le denuncia di truffa che ACPR 22 e ACPR 23 avevano
inoltrato nei suoi confronti.
2.6. Furto in danno di ACPR 4
2.6.1. Come risulta dal rapporto di arresto
provvisorio, in data 14 maggio 2014 IM 1 veniva sorpreso dalla Polizia
all’interno dell’appartamento degli ex suoceri __________, che si trovavano
all’estero:
" In data odierna alle ore
0140 venivamo chiamati ad intervenire presso il numero civico __________ di Via
__________ a __________ per dei rumori sospetti.
Giunti al terzo piano, notavamo lo scasso alla porta d’accesso
dell’appartamento nr. __________ di proprietà ACPR 4.
Una volta all’interno dell’appartamento notavamo la luce della
camera da letto accesa, con la porta socchiusa. All’intimazione di Polizia il
rubricato usciva con le mani in alto dichiarando la sua colpevolezza.”
(AI 1 inc. 2014.4528)
Sulla sua persona, la Polizia rinveniva tre cacciavite, una chiave
a pappagallo, un pacchetto di sigarette con l’accendino, il suo borsellino
contenente spiccioli (nella tasca posteriore destra dei pantaloni), il cilindro
della porta d’entrata dell’appartamento degli ex suoceri __________ (nella
tasca anteriore destra dei pantaloni), il suo telefonino, un paio di guanti in
plastica verde (sulle sue mani) e fr. 1'150.- (una banconota da fr. 1'000.-,
una banconota da fr. 500.- e una banconota da fr. 50.-).
Tradotto in centrale e interrogato alle ore 03.15, IM 1 ammetteva
di essersi indebitamente introdotto nell’appartamento degli ex suoceri:
" Ieri sera, alle ore 20:15
ca. ho cenato al ristorante pizzeria “__________” a __________. Finito cena
sono ritornato alla mia abitazione, mi sono sdraiato a letto, ho svolto dei
lavori d’ufficio, per poi guardarmi un po’ di televisione.
Proprio mentre stavo guardando la TV ho pensato e ripensato di
fare un dispetto ai miei ex suoceri. Loro vivono a __________ in Via __________
nell’appartamento sito al terzo piano.
Da solo ho pensato a come fare e a prendere il coraggio di recarmi
sul posto per poi perpetrare un atto vandalico.
Una volta che mi sono convinto, sono sceso in auto, e mi sono
recato a __________.
All’interno del baule della mia auto vi è una cassetta per gli
attrezzi. Da questa ho preso tre cacciaviti piatti, una chiave a pappagallo e
un paio di guanti di plastica di colore verde.
Dopo avere parcheggiato l’auto sono salito con tutti gli oggetti
in mano. Giunto davanti alla porta d’entrata ho prima suonato il campanello per
assicurarmi che non vi fosse nessuno al suo interno. Poi ho iniziato a forzare
la porta all’altezza della serratura.
Alcuni minuti più tardi riuscivo a guadagnare l’accesso
all’appartamento. Appena sono riuscito ad entrare sono andato in sala, ma una
volta aperto il mobilio vedevo solamente piatti e bicchieri. Mi sono quindi
spostato nella camera da letto dove ho aperto l’armadio tutti gli armadi che ho
trovato ed ho iniziato a prendere e gettare tutto quanto vi era al loro
interno. Di fatti, ho gettato sia i vestiti che un paio di scatolette che
dessero l’impressione di esser scatolette per gioielli.
Nel momento in cui mi trovavo ancora a fare disordine all’interno
della camera da letto sono giunti gli agenti.”
(VI 14.05.2014 ore 03.15 pag. 3)
IM 1 spiegava di aver così agito “perché i miei suoceri sono in
parte responsabili per la separazione che ho avuto con mia moglie in Novembre
2013. Da allora posso vedere i miei figlio 2 ½ ore alla settimana, questo
avviene la Domenica. Infatti, li vedono più loro che io” (VI 14.05.2014 ore
03.15 pag. 3).
In merito alle banconote trovate sulla sua persona, IM 1
dichiarava che erano di sua proprietà, precisando che “è mia abitudine avere
una somma ragguardevole nella tasca in quanto compro sempre materiale da lavoro
durante il giorno (per esempio cose d’informatica, elettrica ed elettronica,
pranzi e cene). Infatti, questa mattina avevo in tasca ca. 2'000.-”. Ha
aggiunto che “io mi accollo le responsabilità per i reati di Violazione di
domicilio e danneggiamento, ma non ho rubato nulla e non era mia
intenzione di rubare nulla. Io volevo solo fare un atto di vandalismo” (VI
14.05.2014 ore 03.15 pag. 5).
Al termine dell’interrogatorio, IM 1 veniva arrestato e tradotto
presso il Carcere giudiziario La Farera.
La mattina seguente IM 1 veniva nuovamente interrogato e ribadiva
la stessa versione dei fatti resa nel corso della notte. Ripeteva quindi che il
denaro di cui era stato trovato in possesso era di sua proprietà, precisando
che “ieri mattina mi ricordo di essere uscito di casa con una somma di circa
CHF 2000.-. È mia abitudine andare in giro con una cifra simile in tasca.
Infatti ieri mattina avevo comperato una stampante laser per un mio cliente, e
quindi dei CHF 2000.- iniziale ne avevo spesi circa CHF 700.-. Poi ho
avuto delle altre piccole spese, per esempio il pasto e quindi mi era rimasta
in tasca la cifra che poi è stata trovata” (VI 14.05.2014 ore 15.09 pag.
1). A domanda degli inquirenti dichiarava di non essere in possesso delle
relative ricevute (VI 14.05.2014 ore 15.09 pag. 2).
Al termine dell’interrogatorio, IM 1 veniva rilasciato (cfr.
ordine di scarcerazione AI 3 inc. 2014.4528).
2.6.2. Per il tramite della nipote __________,
il 14 maggio 2014 veniva sporta querela per furto, danneggiamento e violazione
di domicilio.
Il 16 maggio 2014 veniva sentito ACPR 4. Lo stesso, rientrato
anticipatamente dalle vacanze a seguito di quanto accaduto, dichiarava di aver
constatato che oltre al disordine e al danneggiamento alla porta, gli erano
stati sottratti anche dei soldi in contanti “e meglio una cifra che io stimo
di circa tra i CHF 1500.- ed i CHF 2000.-. Questi soldi li avevo lasciati
in una busta all’interno di una tasca del mio cappotto che era appeso
all’interno dell’armadio della mia camera da letto. Preciso che in quella busta
avevo messo CHF 1000.-. Sono sicuro che c’era una banconota da CHF 1000.-. Dico
questo in quanto era la rimanenza delle mie pensioni. Avevo prelevando tutta la
mia pensione di CHF 3600.- in data 6 o 7 aprile, adesso non ricordo
esattamente. In seguito, dopo aver saldato tutte le mie fatture, quello era
quanto mi rimaneva. Come detto era un’unica banconota, la custodivo in una
busta di colore bianco. Mentre gli altri soldi che mi sono spariti, posso dire
che li custodivo all’interno del mio portamonete che si trovava in una tasca di
un’altra mia giacca sempre all’interno dell’armadio di camera mia. In questo
portamonete, c’erano circa CHF 500.-. Ma di questo non sono più sicuro. Anche
quella somma era provenite dai restati della mia pensione. Per ultimo, mi è
scomparsa un’altra banconota da CHF 100.- che si trovava all’interno di
una scatola che conteneva una cravatta che mi era stata regalata per il mio
compleanno da mio figlio. La scatola era appoggiata sulla testiera del mio
letto. Non mi è stato rubato altro” (VI 16.05.2014 pag. 2).
In data 19 maggio 2014 ACPR 4 consegnava alla Polizia la ricevuta
del prelevamento di fr. 3'630.- del 5 aprile 2013 come pure le ricevute postali
delle fatture pagate il 4 e il 5 aprile 2013 per complessivi fr. 1'712.45
(allegati al rapporto d’inchiesta del 22.05.2014, AI 4 inc. 2014.4528).
2.6.3. Interrogato il 24 giugno 2014,
IM 1 ribadiva di non aver sottratto nulla dall’appartamento degli ex suoceri;
era sua intenzione demolire il loro appartamento per rancore, in quanto gli
stessi avevano alimentato la separazione dalla moglie.
In merito al denaro trovato sulla sua persona dichiarava:
" Questo denaro è mio. È
provento del mio lavoro. La mattina del 13 maggio 2014 mi ero recato a __________, presso la ditta __________ a fornire, installare e configurare una
stampante. Per questo lavoro io mi sono fatto pagare l’importo di circa CHF
2'000.00. Quello della stampante non era l’unico lavoro, ce n’erano stati
altri.
ADR che esiste una fattura, io mi faccio sempre fare una
fattura.
L’interrogante mi chiede se sono disposto a produrre un
esemplare di questa fattura a comprova del mio dire e rispondo di sì, la
farò avere nei prossimi giorni per il tramite del mio avvocato.
Mi viene chiesto come ho speso la differenza fra l’importo di
CHF 2'000.00 e quanto è stato trovato in mio possesso, trattandosi di
circa CHF 850.00 e rispondo li ho spesi per acquisti inerenti il mio
lavoro. Si tratta di componenti elettronici, informatici, memorie, hard disk.
Nel dettaglio non ricordo esattamente che cosa ho acquistato quel giorno. Se
non erro un impianto DVR, per la registrazione tramite la videosorveglianza,
presso la ditta __________ a __________. Per esserne certo dovrei verificare nei
miei bollettini di consegna.
ADR che sono disposto a produrre anche questi
giustificativi, per il tramite del mio avvocato, nei prossimi giorni.
ADR che un impianto DVR di solito io o acquisto a CHF
600.00. Comunque il prezzo varia dal modello.
ADR che il rimanente, circa CHF 200.00, io lo speso in
pranzo, cena e spese varie. Probabilmente ho acquistato anche altro materiale.
Questo lo potrà verificare dalla documentazione che produrrò. A cena se non
sbaglio sono andato al ristorante “Il posto accanto”.
Mi si chiede per quale motivo non ho custodito questi soldi nel
mio portamonete bensì li ho tenuti in tasca, sparsi, e rispondo che è
sempre mia abitudine tenere i soldi di carta separati, nel senso che non li
metto nel borsello.
Mi viene chiesto se in questo momento, nei miei pantaloni,
tengo del denaro in carta separato dal borsello e rispondo che in questo
momento sono in giro senza soldi, ho solo la carta di credito. Mostro
all’interrogante che nel mio borsello non ci sono soldi, in particolare non
soldi di carta.”
(VI 24.06.2014 pagg. 2-3)
2.6.4. In aula l’imputato manteneva
la stessa versione dei fatti, dichiarando che “ammetto il danneggiamento e
la violazione di domicilio. Nego il furto di fr. 1'100.--. In casa c’era anche
oro ma io non ho preso niente. Confermo che quando sono stato colto in flagrante
dalla polizia mi trovavo nella camera da letto. Confermo che i soldi in
contanti li tenevo sciolti in tasca e non nel borsellino. Ho già spiegato che
io tengo sempre la carta davanti e la moneta nel borsellino” (VI imputato
pag. 13, all. 1 al V. DIB).
2.6.5. Pacifiche ed incontestate,
essendo stato l’imputato colto in flagranza, le imputazioni di danneggiamento e
di violazione di domicilio di cui ai punti 7 e 8 dell’atto d’accusa 21/2015.
Riguardo all’imputazione di furto di cui al punto 6.1 dell’atto d’accusa
21/2015, la Corte ha considerato che l’imputato è stato trovato dalla polizia all’interno
dell’abitazione degli ex suoceri nella camera da letto e cioè proprio nella
stanza dove ACPR 4 custodiva, in una busta in una giacca all’interno di un
armadio, una banconota da fr. 1'000.- e, all’interno di una scatoletta,
una banconota da fr. 100.-, e ancora che IM 1 è stato trovato in possesso,
oltre che di una banconota da fr. 50.-, proprio di un biglietto da
fr. 1'000.- e di un biglietto da fr. 100.-.
Inoltre, le banconote di cui era in possesso, l’accusato non le teneva
nel borsellino, che pure aveva su di sé, ma sciolti nella tasca dei pantaloni,
ciò che sicuramente non è usuale.
Infine, l’imputato ha reso dichiarazioni discordanti in merito
alla provenienza del denaro di cui è stato trovato in possesso. Infatti, in un
primo tempo aveva affermato di essere uscito di casa quella mattina con una
somma di fr. 2'000.-, di avere poi acquistato una stampante laser per fr. 700.-
per un cliente e di aver effettuato altre piccole spese, precisando di non
essere in possesso delle relative ricevute (VI 14.05.2014 ore 15.09).
Successivamente (VI 24.06.2014) ha invece reso una versione diversa e molto più
dettagliata, dichiarando che quella mattina si era recato presso una ditta di __________
per installare e configurare una stampante, facendosi pagare il lavoro fr.
2'000.- (contraddicendo quindi quanto detto in precedenza e cioè di essere
uscito di casa con fr. 2'000.- in tasca). Aveva poi effettuato diversi
acquisti inerenti il suo lavoro, segnatamente l’acquisto di un impianto per la
registrazione tramite videosorveglianza presso la ditta __________ di __________,
come pure aveva speso circa fr. 200.- per il pranzo, la cena e spese varie.
Contrariamente a quanto dichiarato in precedenza, IM 1 affermava di essere in
possesso di tutti i giustificativi relativi a queste entrate e uscite,
dichiarando di volerle produrre agli inquirenti.
La Corte ha considerato che oltre all’assenza di linearità delle
dichiarazioni rese dall’imputato sul denaro trovato in suo possesso, vi è
ancora che nonostante i suoi proclami di produrre agli inquirenti i
giustificativi che a suo dire avrebbero comprovato il possesso da parte sua di
denaro, in particolare quelli dell’incasso di una somma di fr. 2'000.- e
le spese che aveva poi eseguito, l’imputato non ha comprovato alcunché.
Tutto ciò considerato, la Corte ha ritenuto accertato che
l’imputato, oltre ad essersi indebitamente introdotto nell’appartamento degli
ex suoceri scassinando la porta d’entrata, come denunciato da ACPR 4 ha anche
sottratto una banconota da fr. 1'000.- e una da fr. 100.-, soldi che ha trovato
nella camera da letto che aveva messo a soqquadro.
2.7. Lesioni semplici in danno
di __________
2.7.1. In data 20 ottobre 2014 la
Polizia interrogava, quale persona informata sui fatti, la ex moglie
dell’imputato, __________; “scopo dell’interrogatorio era, per quanto
possibile, determinare un quadro generale della vita comune vissuta con
l’imputato” (cfr. rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria del
23.10.2014, pag. 2, AI 1 inc. 2014.10213).
Per quanto qui di rilievo, la stessa riferiva - oltre che della
grande sofferenza patita a causa degli sfratti che lei e i figli avevano dovuto
subire per colpa dell’imputato - che in tre occasioni aveva subito violenza
fisica da parte di IM 1. Due episodi si riferivano all’epoca in cui abitavano a
__________, per i quali il Procuratore pubblico ha emanato un decreto di
abbandono ritenendo che “quand’anche si volesse ritenere quei fatti qualificabili
di lesione semplice e quindi formalmente di delitto, il termine di 7 anni
risulta già decorso” (cfr. decreto di abbandono del 26.02.2015, inc.
2014.6010); il terzo episodio era invece accaduto quando risiedevano a __________
in __________ ed è stato così descritto da __________:
" Il terzo e ultimo episodio
risale a febbraio 2013, qualche giorno prima del compleanno di __________, e
nel corso dell’ennesima discussione nata per cercare di capire se gli affitti e
le spese di casa erano pagate e non ci fossero difficoltà.
Mi si è avvicinato con grande rabbia tenendo in mano un grosso
classeur nel quale diceva di tenere tutta la contabilità di casa quasi a
giustificare che tutto era a posto.
In ogni caso il contenuto non me lo mostrato.
In quel frangente si trovava davanti a me e all’improvviso mi ha
colpita in testa con il classeur.
Ho cercato di ripararmi con le mani tanto che sono rimasta ferita
al mignolo della mano destra che si è tagliato a causa del bordo metallico del
classeur ma il colpo alla testa l’ho subito in maniera molto forte.
Non mi ha tramortito ma mi ha destabilizzato.
ADR che non mi sono dovuta recare al Pronto Soccorso o dal medico
per sistemare la ferita. L’ho medicata in casa da me. In una settimana circa è
guarita. La ferita non era molto profonda ma ha causato comunque una grossa
perdita di sangue.”
(VI __________ 20.10.2014 pagg. 10-11)
2.7.2. L’imputato ha fermamente
contestato di aver usato violenza fisica su __________ sia in inchiesta (VI
20.11.2014 pag. 10; VI 17.12.2014 pag. 9) che al dibattimento (VI imputato
pag. 14, all. 1 al V. DIB).
2.7.3. La Corte ha ritenuto che la
ferita al mignolo della mano destra, che non ha richiesto particolari cure e
non ha provocato particolari sofferenze, non concreta una lesione ex art. 123
CP ma semmai delle vie di fatto ex art. 126 CP, reato che in assenza della
reiterazione sarebbe stato perseguibile solo a querela di parte, che __________
non ha mai inoltrato. Pertanto, l’imputato è stato prosciolto dall’imputazione
di cui al punto 11 dell’atto d’accusa 21/2015.
2.8. Reati in danno di ACPR 1
2.8.1. Con esposto del 26 giugno 2014
ACPR 1, per il tramite dell’avv. RAAP 1, denunciava IM 1 per titolo di “vie
di fatto (lesioni gravi, insulti, ingiurie, minacce, percosse), furto e torto
morale”, sostenendo in sostanza di essere stato da lui aggredito nella
notte tra il 20 e il 21 giugno 2014 (AI 1 inc. 2014.6010). Indicava che a
seguito dell’aggressione era stato ricoverato in ospedale e allegava, tra
l’altro, il certificato medico rilasciatogli dall’Ospedale __________, dal
quale risulta che era stato degente dal 21 al 24 giugno 2014 e che
all’ammissione presentava il seguente status:
" Il paziente giunge alla
nostra osservazione vigile ed orientato. Presenta plurime escoriazioni a
livello cranico con ematomi in sede occipitale e parietale destra. Si repertano
escoriazioni della regione zigomatica destra e della radice del naso. Agli arti
superiori si repertano escoriazioni alla spalla sinistra e ai gomiti
bilateralmente. Agli arti inferiori si repertano escoriazioni prerotulee
bilateralmente in assenza di deficit motorio sensitivi.”
Il certificato medico riporta la diagnosi di “policontusioni da
riferita aggressione” e “frattura arco IX costa sinistra”.
Il 27 giugno 2014 ACPR 1 veniva interrogato dal Procuratore
pubblico, al quale riferiva di conoscere IM 1 da una ventina d’anni, in quanto
all’epoca entrambi frequentavano il Ristorante __________ di __________. Da
quando si era trasferito nel 2002 non lo aveva più visto fino a quando, un mese
e mezzo prima, si erano rivisti al Ristorante __________, scambiandosi i numeri
di telefono. Da quel momento ogni tanto si sentivano al telefono e si erano
anche visti al Ristorante __________. Poi per qualche settimana non l’aveva più
visto in quanto sapeva che IM 1 era in vacanza. Il 20 giugno 2014 era accaduto
quanto di seguito:
" (…) ho trascorso la
giornata al lido di __________ e ho fatto rientro a casa verso le 20.00. Verso
la mezzanotte, sento nuovamente il campanello di casa suonare. Io non mi alzo
subito e poco dopo mi arriva un messaggio sul cellulare da parte di IM 1 nel
quale mi chiede “Dove sei”. Ritorno a letto e poco dopo IM 1 mi telefona sempre
sul mio cellulare ed io gli rispondo chiedendogli dove si trova. Lui mi dice di
essere alla stazione di servizio __________ di __________ e mi chiede di andare
a prenderlo perché quella sera non aveva la macchina visto che l’aveva lasciata
in garage a __________. Mi sono vestito, ho preso la mia macchina e sono andato
a __________. Non l’ho visto, l’ho richiamato sul cellulare e lui mi dice:
“Sono sotto casa”, intendendo la mia casa. Torno a casa mia e lo incontro. E’
salito in macchina con me, dal lato passeggero e mi ha chiesto di portarlo a
casa sua a __________. Io non conoscevo casa sua, mai ci sono stato.
Mi sono quindi diretto a __________, passando da __________, __________,
__________ e il Lido di __________. Poco dopo abbiamo preso una strada sulla
sinistra, in salita a fondo cieco, dove ci sono diverse ville. (…).
Mi sono fermato proprio in fondo a quella strada. Lui ha iniziato
a cercare le chiavi in un sacchetto che aveva in mano e mi diceva di non
trovarle. Poi ha aggiunto che avrebbe scavalcato il cancello per entrare a casa
sua. Ha desistito e a quel punto mi ha detto di portarlo a __________ presso il
garage dove c’era la sua auto. Siamo rimasti sulla strada vicino al garage e
lui mi diceva che neppure possedeva le chiavi dell’auto e che forse le stesse
si trovavano nella macchina. Anche in quel momento ha pensato di scavalcare
l’inferriata del garage per arrivare alla sua auto. Dopo un po’ mi dice di
andare a __________, dove avrebbe il suo ufficio, così mi diceva, ed io l’ho
accompagnato. Ho seguito le sue indicazioni per arrivare davanti ad un palazzo
di vetro a __________, tutto spento. Lui esterna: “E’ spento, come faccio a
entrare” e poi mi dice di tornare indietro. Ho attraversato una zona molto buia
e impervia fino a quando mi ha fatto fermare la macchina davanti a un cancello
e a una siepe. Lui è sceso e voleva scavalcare la siepe e il cancello chiedendomi
di illuminarlo con la luce dei fari dell’auto. Io l’ho fatto dandogli piena
fiducia. Poi mi ha chiesto una pila ed io gli ho detto che non l’avevo. Non ha
neppure tentato di scavalcare la siepe e il cancello perché poi mi diceva che
tentava di prendere i sentieri lì vicino. Non ha fatto neppure questo perché
poi è risalito in auto e mi ha chiesto di riportarlo nuovamente a casa. Facendo
retromarcia in una strada, ho pure danneggiato la mia automobile. In quel
momento iniziavo ad agitarmi perché avevo paura. Mi sembrava tutto molto
strano, soprattutto per come si stava comportando IM 1. Siamo scesi entrambi
dall’auto per vedere il danno e lui mi diceva che lunedì dopo avremmo potuto
portarla in garage per farla saldare. Ero intimorito nel prendere nuovamente il
volante per il danno che avevo fatto e quindi ho chiesto a IM 1 se poteva
guidare lui l’auto. IM 1 si è messo alla guida e ci ha portato a __________
dove eravamo prima, in fondo alla strada a fondo cieco. Siamo scesi entrambi dall’auto
e lui a quel punto ha messo un paio di guanti di plastica trasparenti e mi ha
preso con le sue mani afferrandomi sul davanti e dicendomi “Ti voglio uccidere,
ti voglio uccidere” per poi gettarmi a terra. Io ero terrorizzato e gli
chiedevo perché voleva uccidermi. A quel momento, quando mi trovavo a terra
disteso con una mano mi ha preso la gola e con l’altra mi ha tappato la bocca.
Io ho cercato di divincolarmi ma lui era più forte di me. Dopodiché mi ha fatto
girare, trovandomi faccia a terra. Anche in quella posizione ha continuato la
sua aggressione verso di me, spingendomi con le mani sulla schiena. Non ricordo
se mi ha dato dei calci.
Ho perso i sensi e non so quanto tempo dopo, forse circa 10
minuti, mi sono svegliato da solo trovandomi sempre in posizione distesa, a
pancia sotto, sulla strada. Lui era ancora lì vicino a me. Mi sono alzato da
solo e mi sono seduto in macchina, lato passeggero. Io ero totalmente
terrorizzato e non sono riuscito più a proferire parola, anche perché in
precedenza, quando mi picchiava, lui mi ha pure detto di avere una pistola.
ADR che nei momenti in cui mi aggrediva io pensando che lui
volesse i miei soldi continuavo ad urlare “il portafoglio, il portafoglio” e
lui mi rispondeva “no, no, ce l’hai tu”.
In effetti l’avevo lasciato a casa.
ADR che in quei frangenti io non ricordo che lui abbia da
me preteso dei soldi, ma quella era la mia sensazione, cioè voleva derubarmi
con la violenza.
Siamo arrivati a casa mia facendo il medesimo tragitto, siamo
entrati in casa e lui ha girato tutta la casa cercando il mio cellulare che
invece avevo io nella tasca dei pantaloni, o un telefono fisso. Non so dire il
motivo per cui cercasse un telefono, probabilmente aveva paura che io chiamassi
la polizia. E’ entrato a guardare in bagno, in cucina e in sala, senza toccare
nulla, continuando a chiedermi se avevo il telefono fisso. Io gli ho detto che
non ce l’avevo e lui a quel momento mi chiede la carta di credito.
Nell’immediato ho pensato di dirgli che ce l’avevo in una cassetta di
sicurezza, ma poi pensando a quello che avevo già subito e a quello che avrei
potuto ancora subire da lui, ho preferito consegnargliela. La stessa si trovava
nascosta in una custodia di un vecchio cellulare, nella sala. Mi ha pure
domandato di consegnargli la carta d’identità che io tenevo nel portafoglio.
L’ho presa e gliel’ho data. Lui ha preso sia la carta di credito che il
documento mettendoseli sulla sua persona.
ADR che quando eravamo in casa IM 1 mi ha ordinato di
consegnargli la tessera e il documento con tono aggressivo e deciso.
Ricordo all’interrogante che io mi trovavo in uno stato
confusionale per quanto avevo subito. Non ho detto e lo ricordo ora che a __________
quando ero a terra, sotto le sgrinfie di IM 1, lui mi aveva strappato con forza
gli occhiali, schiacciandoli fra le sue mani. Mostro all’interrogante come si
sono danneggiati gli occhiali e li consegno a lei.
Oltre a ciò, in seguito al suo intervento, ho perso pure un ponte
di un incisivo. Non so dire con esattezza come, non so se mi ha messo le mani
in bocca o se ho perso il dente quando ero faccia a terra.
Riprendendo i fatti, siamo usciti di casa, lui mi ha imposto di
seguirlo e io l’ho assecondato, sempre per paura. Lui si è messo alla guida ed
io vicino a lui. Ricordo anche che avevo la camicia con delle macchie di sangue
e pure i pantaloni macchiati di sangue. Indumenti che ho tuttora a casa e che
non ho lavato.
Abbiamo preso l’autostrada e siamo usciti a __________ e siamo
andati a __________ in un bancomat. Siamo scesi entrambi dalla macchina, lui mi
ha imposto di seguirlo. Davanti al bancomat mi ha detto “Preleva CHF 1000.00,
vediamo se te li da”. Lui ha messo la tessera ed io ho fatto il codice. Si è
ripreso la tessera ad ha pure preso i soldi, CHF 1000.00.
Pensavo a quel momento che tornavo a casa, ma mi sbagliavo perché
mi ha portato a __________, __________, in un postribolo. Tengo a dire che non
sono mai entrato in un night club dove ci sono le prostitute, era la prima
volta. Dall’estratto conto bancario, vedo che il posto si chiama __________. (…).
Mi ha fatto sedere in un divanetto e lui è andato da alcune
ragazze e ho visto che ha loro consegnato del denaro. Presumo avesse dei debiti
con loro. Ha comandato una bottiglia di champagne e a me ha preso una coca cola
perché non bevo alcool. Mi sono alzato nell’intento di andare in bagno, non ho
visto lo scalino e sono caduto in avanti. Fortunatamente non ho picchiato la
testa perché sono atterrato sulle mani. Sono andato in bagno e ho terminato la
mia coca cola, ricordo che erano le 05.00 del mattino. IM 1 voleva farmi bere
lo champagne ma io ho rifiutato.
ADR che nel momento in cui sono andato in bagno non ho
pensato di chiamare aiuto perché ero molto terrorizzato e perché mi ero accorto
che tutti là dentro conoscevano bene IM 1. Avevo paura di una qualche brutta
reazione da parte sua.
Siamo poi usciti dal locale e mi ha portato a casa a __________.
E’ sceso dalla macchina, ha aperto il baule e mi ha detto di entrarci. Io a
quel momento ho avuto il coraggio di scappare e lui mi ha rincorso. Mi ha
raggiunto, mi ha preso di forza e mi ha portato di nuovo verso il baule,
ordinandomi ancora di entrare. Io non sono entrato e sono rimasto immobile. Lui
ha poi dichiarato che sarebbe andato in polizia ad autodenunciarsi, mi ha detto
che avrebbe riferito in polizia che mi aveva picchiato e messo nel baule. Di
punto in bianco ha desistito dal suo intento. Poco prima ho cercato di parlarci
e gli ho detto: “Se hai bisogno di dormire, prova ad andare a chiedere
all’albergo __________ vicino a casa mia.” Ho visto che lui è entrato alla
reception mentre io ero rimasto vicino all’auto. Non ho pensato di correre in
casa perché avevo paura, la mia abitazione era comunque a circa 50 metri da lì e lui avrebbe potuto facilmente raggiungermi prima che io riuscissi ad entrare a casa.
E’ ritornato da me subito dopo dicendo che non c’era posto. E’ a quel momento
che lui mi ha imposto di entrare nel baule dicendo che poi sarebbe andato in
polizia. Ricordo molto bene pure che quando ha aperto il baule ha preso la
cesta con i panni che io avevo lasciato lì da portare in lavanderia e l’ha
messa sul sedile posteriore dell’auto.
In quel momento, improvvisamente, IM 1 ha desistito dal
perseguitarmi e si è allontanato a piedi portando con sé sia la mia carta d’identità
che la mia tessera bancaria, oltre ai soldi che già aveva prelevato e tenuto su
di sé.
Io ho preso l’auto, l’ho posteggiata a casa, sono andato a letto,
non ho messo il pigiama perché non ce la facevo e ho visto sopra di me il
soffitto che ha cominciato a girarmi. Mi sono fatto forza e coraggio e sono
andato al Pronto soccorso con l’auto.
Mi hanno trattenuto in ospedale fino a martedì scorso alle ore
16.00.
Uscito dall’ospedale, su consiglio della qui presente, ho preso
contatto con l’avvocato.”
(VI ACPR 1 27.06.2014, pagg. 2-5)
ACPR 1 aggiungeva che IM 1 era ancora in possesso della sua carta
di credito e della sua carta d’identità e che “dall’estratto conto [allegato
al verbale d’interrogatorio] ho poi visto che IM 1 ha utilizzato la
mia carta di credito per effettuare suoi pagamenti. È andato dal parrucchiere __________,
il pomeriggio del 21 giugno 2014; è pure andato in una profumeria alle ore
15.00 di quel giorno ed è pure andato alla __________ di __________ alle 21.38.
Preciso che io in quei momenti ero in ospedale” (VI ACPR 1 27.06.2014,
pag. 5).
2.8.2. Il 3 luglio 2014 la Polizia
procedeva ad interrogare __________, parrucchiere presso il salone __________
di __________. Dal suo interrogatorio emergeva che la persona che aveva pagato
con la carta Maestro di ACPR 1 il 21 giugno 2014 alle ore 14.14 era
effettivamente IM 1, loro cliente da circa un anno e unico cliente di quel
giorno, che __________ riconosceva con sicurezza in fotografia (cfr. VI __________
del 03.07.2014, AI 11 inc. 2014.6010).
2.8.3. Il 9 luglio 2014 veniva
interrogato l’imputato, il quale confermava di conoscere ACPR 1:
" Lo conosco da circa 15
anni, quando abitava a __________. Ci si vedeva al bar, ma nulla di più. Quando
sono andato ad abitare a __________, circa 10/12 anni fa, l’ho perso di vista
perché non frequentavo più il bar __________ di __________; o meglio lo vedevo
ma molto più di rado. Quando mi sono separato da mia moglie e mi sono
trasferito prima a __________ in un albergo e poi a __________, in via __________,
presso un affittacamere, nel periodo fine novembre 2013, ho ripreso a
frequentare con più regolarità il bar __________ e così ho visto più volte,
negli ultimi mesi, ACPR 1.
Ci siamo sentiti un po’ più spesso e ci vedevamo sempre presso il
medesimo bar i modo regolare; è capitato che uscivamo a cena.”
(VI 09.07.2014 pag. 2)
IM 1 confermava anche di aver trascorso la serata del 20 giugno
2014 insieme ad ACPR 1, ma contestava recisamente di averlo aggredito, rendendo
una versione totalmente diversa di come si sarebbe svolta la serata:
" Ho sentito telefonicamente ACPR
1 nel pomeriggio, lui era al lido di __________ e mi aveva chiesto se volevo
raggiungerlo per andare all’__________. Io gli ho detto che non avevo voglia di
andarci, nonostante avessi messo già a posto l’auto. Siamo rimasti d’accordo
che mi avrebbe chiamato quando rientrava per poi vederci al solito posto, al
bar __________. Così è stato. Ci siamo sentiti verso le 23.30/24.00 e poi lui
mi ha raggiunto al bar __________. Siamo rimasti lì fino alla chiusura e poi
abbiamo deciso di continuare la serata. Siamo saliti sulla sua auto; la mia era
posteggiata vicino alla posta di __________. Volevamo andare al night __________
di __________; siamo entrati e siamo subito usciti perché era piccolissimo ed
era sotto terra. Siamo usciti e siamo andati a __________ alla ricerca di un
altro night o piano bar. Ha sbagliato strada perché guidava lui e facendo
retromarcia ha picchiato l’auto contro un muro, facendo un bel danno. Gli ho
quindi chiesto se dovevo guidare io perché l’ho visto stanco e anche, secondo
me, un po’ “bevuto”. Ci siamo poi recati a __________ dove ho preso io la guida
dell’auto e gli ho chiesto dove voleva andare. Lui mi ha detto che voleva
andare a prelevare ed io sono uscita dall’autostrada a __________. Era lui che
mi guidava e mi diceva dove dovevo andare. Ci siamo recati a __________, mi ha
condotto vicino alla posta e alla banca __________. E’ sceso ed è andato a
prelevare.
ADR che io all’inizio sono rimasto in macchina e poi, non
so lui che cosa abbia fatto, è tornato verso di me dicendo di non essere
riuscito a prelevare per aver immesso il codice sbagliato che aveva scritto su
di un foglio di carta che aveva in mano. Gli ho detto di riprovare; non c’è
riuscito nuovamente e per questo mi ha chiesto di avvicinarmi a lui. Sono
andato lì, ha rimesso la tessera nel postomat e lui ha fatto il codice, io
gliel’ho dettato e lui l’ha fatto. E’ riuscito a prelevare il denaro, se non
sbaglio CHF 1000.00, che ha tenuto nel suo borsello insieme alla ricevuta del
prelevamento. In seguito ACPR 1 si è avvicinato al bancomat della __________
mentre io sono tornato in auto. Anche in quell’occasione mi ha richiamato verso
di lui dicendomi che il codice non funzionava. Gliel’ho ridettato e poi sono
subito tornato in auto. Non so se è riuscito a prelevare. Non gliel’ho chiesto.
Da lì siamo andati al discobar __________. Ho deciso io di andarci
perché era uno dei pochi posti aperti, non ricordo che ora fosse, ma era tardi.
(…)
Riprendendo i fatti di quella notte, ricordo che ci siamo
trattenuti nel locale per un po’. Io ho bevuto o un’acqua o una coca, qualcosa
di analcolico, lui anche.
ADR che ha pagato ACPR 1. Ricordo che lui ha pagato da bere
anche a una ragazza; non so cosa abbia bevuto visto che era lì con lui e non
con me. Io ero al bancone a bermi la mia acqua. Se non vado errato lui ha
pagato con la carta e poi siamo andati.
Mi ricordo che nel momento in cui ACPR 1 si è stava avvicinando al
bancone per pagare, è caduto non avendo visto il gradino. Io non l’ho visto
quando è caduto; ad un certo punto me lo sono trovato poco distante, disteso a
terra, non ricordo in che posizione l’ho visto. L’abbiamo aiutato ad alzarsi e
l’abbiamo portato in bagno, dove si è lavato, sciacquato e sistemato i capelli.
Siamo quindi usciti dal bagno, lui ha pagato e ce ne siamo andati.
Siamo tornati a __________, ero io a guidare. Gli ho chiesto se si
sentisse di guidare sino a casa e mi ha detto di sì. Gli ho chiesto come stava
e se avesse dolori e lui mi ha detto di no. Siamo arrivati vicino alla posta di
__________, dove io ho preso la mia auto e sono rientrato a casa in via __________
a __________.”
(VI IM 1 09.07.2014 pagg. 2-4)
IM 1 dichiarava che “io la notte dei fatti non ho avuto alcuna
lite con ACPR 1 e non siamo mai passati a vie di fatto tra di noi” e negava
“di aver alzato le mani su di lui, come pure di averlo minacciato e pure di
avergli sottratto del denaro, la sua carta di credito e la sua carta
d’identità” (VI 09.07.2014 pagg. 4-5).
Contestava quindi la versione dei fatti resa da ACPR 1, negando in
particolare di aver effettuato i giri a __________ e __________ di cui aveva
riferito ACPR 1, di essere stato a casa sua e di avergli stortato gli occhiali
(VI 09.07.2014 pagg. 5-6).
Ricordava però che “presso il __________ ACPR 1 non riusciva ad
effettuare il pagamento con la sua carta di credito perché l’apparecchio
marcava sempre codice errato, come capitato in precedenza in posta e in banca.
Per questo l’ho aiutato digitando il corretto codice che avevo letto sul
foglietto in possesso di ACPR 1. ADR che non so perché lui quella sera non
riuscisse a digitare il codice giusto. E’ vero che sul foglietto le cifre erano
scritte in modo molto ravvicinato e facevo fatica anch’io a leggerle”
(VI 09.07.2014 pag. 7).
Preso atto della versione integrale dei fatti resa da ACPR 1
ribadiva la sua “totale estraneità a quanto da lui riferito, sono tutte sue
invenzioni. Non gli ho mai messo le mani addosso, non l’ho mai derubato, non
l’ho mai minacciato e mai l’ho intimorito” (VI 09.07.2014
pag. 11).
A fronte della contestazione del Procuratore pubblico delle spese
effettuate con la carta di credito di ACPR 1 mentre questi era ricoverato in
ospedale, IM 1 rispondeva che “nessuno ha fatto spese, non ho io la carta di
credito” (VI 09.07.2915 pag. 11).
IM 1 dichiarava inoltre di non conoscere il parrucchiere __________
di __________ perché “vado sempre a __________ a farmi tagliare i capelli”.
Preso atto delle dichiarazioni di __________, ribadiva che “non
sono mai andato in quel posto a farmi tagliare i capelli”, ma aggiungeva
che “è vero che in quel posto ho portato e porto tuttora i miei bambini a
tagliare i capelli”, continuando tuttavia a negare “di aver utilizzato
quel giorno una carta di credito visto che non ho mai pagato il parrucchiere
con una carta di credito” (VI 09.07.2014 pagg. 11-12).
Alla contestazione del Procuratore pubblico secondo cui “risulta
che nel momento in cui mi ha contattato la polizia quel pomeriggio del
21.06.2014, io ho dichiarato che con ACPR 1 avevamo litigato per futili motivi
e che eravamo passati a vie di fatto reciproche prima di trascorrere la serata
insieme”, IM 1 rispondeva che “è vero che gli avevo detto che avevamo
avuto un diverbio ma non ho mai detto alla polizia che ci siamo picchiati a vicenda”.
Spiegava di non aver riferito prima che quella notte avevano avuto un diverbio “perché
è stata solo una discussione e nulla di più”, precisando che “abbiamo
discusso in merito a quello che lui stava facendo al __________” (VI 09.07.2014
pagg. 12-13).
Al termine dell’interrogatorio IM 1 veniva arrestato.
Con decisione dell’11 luglio 2014 il GPC ordinava la carcerazione
preventiva di IM 1 (AI 25 inc. 2014.6010), che veniva prorogata fino a quando,
il 26 novembre 2014, è passato in regime di esecuzione anticipata della pena
(AI 124 inc. 2014.6010), giungendo quindi al processo in stato di detenzione.
2.8.4. Il 15 luglio 2014 la Polizia
procedeva ad interrogare __________, direttore e responsabile del locale
notturno __________ di __________, il quale riconosceva l’imputato come colui
che il 21 giugno 2014 alle ore 03.32 aveva effettuato un pagamento con una
carta di credito per un importo di fr. 680.-, precisando che si trattava di due
bottiglie di champagne e altre bibite (birra o coca cola).
Riconosceva inoltre in fotografia anche ACPR 1, che quella sera
era in compagnia di IM 1 e che questi gli aveva presentato come il suo
avvocato.
In merito al comportamento dei due dichiarava:
" Sul comportamento tenuto
dai due ricordo che entrambi davano l’apparenza di essere ubriachi. Non ne sono
comunque certo.
Ricordo pure che ad un certo momento l’avvocato mentre si dirigeva
verso i servizi igienici è inciampato ed è caduto a terra.
ADR che nella caduta è riuscito ad evitare l’impatto al suolo
riparandosi con le mani.
ADR che non ha assolutamente battuto la testa o qualche altra
parte del corpo al suolo. È riuscito ad attutire l’impatto proteggendosi con le
mani.
Oltre a questo ricordo che tutt’e due avevano i vestiti sporchi di
sangue, tanto che una ragazza, non ricordo più chi fosse, è venuta da me
dicendomi di avere timore perché le persone erano sporche di sangue.
(…)
Tornando alle consumazioni delle bibite e dello champagne mi viene
chiesto di precisare chi abbia bevuto insieme alle ragazze.
Posso rispondere dicendo che IM 1 ha bevuto con le ragazze mentre
l’avvocato stava seduto accanto a IM 1.
Ricordo bene di aver visto alcune volte IM 1 prendere l’avvocato
per la maglietta o per le braccia dicendo di sedersi accanto a lui e di stargli
accanto.
Ho visto che questo avvocato faceva esattamente quello che IM 1
gli diceva senza opporre resistenza. Mi ha dato l’impressione di essere
spaesato o ubriaco. Non so dire con esattezza.”
(VI __________ 15.07.2014 pagg. 2-3)
Ioannone dichiarava inoltre che IM 1 era un cliente abituale del
locale __________ da circa un anno e che aveva sempre pagato in contanti grandi
consumazioni. Visto che si trattava di un cliente importante, gli aveva anche
fatto credito, per cui IM 1 era debitore di complessivi fr. 2'350.-.
Aggiungeva che la sera del 21 giugno 2014 non aveva pagato nulla
in contanti, effettuando unicamente il pagamento con la carta di credito di cui
sopra (ovvero quella di ACPR 1), ma che “la sera successiva è venuto
nuovamente nel mio locale intenzionato a saldare il conto sospeso di CHF
2'350.-- utilizzando la carta di credito in questione. Quando si è tentato di
fare il pagamento la transazione è stata rifiutata” (VI __________
15.07.2014 pag. 3).
2.8.5. In occasione
dell’interrogatorio dell’8 agosto 2014, IM 1 ammetteva di aver tenuto la carta
di credito di ACPR 1 e di avere effettuato degli acquisti con la stessa, come
pure che era stato lui (e non ACPR 1) a pagare il conto al __________ la sera
dei fatti con la carta di ACPR 1:
" Voglio dire all’interrogante
che in occasione dell’incontro con due ispettori di polizia che sono venuti in
carcere a domandarmi il codice PIN del mio cellulare, che ho loro dato, ho pure
riferito loro che era vero che avevo la carta di credito di ACPR 1 e che l’ho
usata il giorno stesso dei fatti che mi sono stati contestati, in un momento
successivo. Con quella carta ho pagato CHF 30.00 di benzina al distributore __________
di __________ o __________, sono andato dal parrucchiere __________ a __________,
come mi era stato contestato e ho acquistato un profumo a __________ al __________.
Non ho fatto altri acquisti con quella carta. Ho tentato di pagare qualcosa con
quella stessa carta, quello stesso giorno, non ricordo più che cosa, non
riuscendoci perché la carta risultava bloccata, fuori servizio o non valida. Se
non sbaglio avevo tentato di fare ancora benzina.
Voglio anche aggiungere spontaneamente che quando ci siamo recati
con il signor ACPR 1 al __________ di __________, ho effettuato io l’operazione
di pagamento delle consumazioni con la carta di credito di ACPR 1, con il
codice PIN da lui datomi e che aveva scritto su di un foglietto.
ADR che ho effettuato io il pagamento con la carta di ACPR 1
perché lui era caduto e in uscita dal bagno gli ho riferito “C’è da pagare il
conto” e lui mi ha consegnato sia la carta che il foglietto con il codice PIN.”
(VI 08.08.2014 pagg. 1-2)
Ammetteva quindi “di aver tenuto io la tessera come pure il
foglietto con il codice PIN, ma non so dire il perché. Dopo aver pagato li ho
messi in tasca e non ci ho più pensato. Qualche ora dopo, durante la giornata,
“mi sono fatto prendere” e l’ho utilizzata effettuando le sopraddette spese”.
Per contro, IM 1 dichiarava “che io non ho mai posseduto la
carta d’identità di ACPR 1 e non gliel’ho sottratta come da lui dichiarato”
(VI 08.08.2014 pag. 2).
All’imputato veniva poi mostrato il video acquisito presso la __________
di __________, relativo al tentativo di prelevamento con la carta Maestro di ACPR
1 il 21 marzo 2014 verso le ore 03.30 - successivo al prelevamento di fr.
1'000.- presso il postomat di __________ - nel quale si vede chiaramente che è IM
1 ad effettuare il tentativo di prelevamento, mentre ACPR 1 - che non indossa
gli occhiali - gli sta dietro le spalle (cfr. CD annesso al rapporto di esecuzione
del 11.08.2014, AI 60 inc. 2014.6010); IM 1 rispondeva “che non contesto
nulla di quello che ho visto, ma preciso che in seguito ho consegnato sia la
tessera che il foglietto con il PIN ad ACPR 1. È vero che ho tentato io di
prelevare, ma l’ho fatto su richiesta di ACPR 1”. Dichiarava inoltre di non
sapere dire per quale motivo al momento dell’arresto aveva dato una versione
differente e cioè che era stato ACPR 1 a tentare di effettuare il prelevamento
(VI 08.08.2014 pag. 4).
All’imputato venivano in seguito contestate le dichiarazioni di __________,
direttore e responsabile del locale notturno __________, il quale - come visto
- aveva riferito che la sera del 22 giugno 2014 IM 1 era stato nuovamente
al locale, intenzionato a saldare il conto sospeso di fr. 2'350.- utilizzando
la carta di credito con la quale aveva pagato la sera precedente; IM 1
rispondeva che quanto dichiarato da Ioannone “non è vero”, affermando
invece che “la sera del 21.06.2014 sono andato al __________ da solo, non so
cosa ho consumato e a __________ ho lasciato la mia postcard, con il codice,
per pagare il conto di quella sera. Avevo sorpassato il limite giornaliero di
spesa e per questo ho lasciato la carta e il PIN a __________ dicendogli di
farlo lui più tardi. Il giorno dopo __________ mi ha effettivamente consegnato
la carta, presumo che abbia effettuato l’operazione di pagamento” (VI
08.08.2014 pagg. 5-6).
2.8.6. Durante il confronto, sia
l’imputato che il denunciante mantenevano in sostanza la propria versione dei
fatti.
In merito alla serata del 20 giugno 2014, ACPR 1 riferiva:
" (…) a mezzanotte ho sentito
nuovamente suonare il campanello di casa e poi mi arriva un SMS sul cellulare
da parte di IM 1 che mi chiede “Dove sei”. Io non rispondo e IM 1 mi chiama al
telefono dicendomi di essere alla stazione __________ di __________ e se potevo
passare a prenderlo. Nonostante fossi a letto, considerandolo un amico, mi sono
vestito e sono andato a __________, ma lui lì non c’era, così l’ho richiamato e
lui mi ha detto di essere sotto casa mia. Al mio arrivo lui sale in auto e mi
dice di avere la sua automobile in garage e che non poteva né prendere il treno
né il taxi e quindi mi chiedeva di accompagnarlo a casa sua a __________.
Ho seguito le indicazioni di IM 1 che mi hanno portato in una
strada a fondo cieco. (…). Arrivati lì, mi dice di non trovare la chiave di
casa e quindi mi chiede di portarlo a __________ dove ci sarebbe stata la sua
auto in garage. Ho rifatto lo stesso tragitto e sono andato a __________, mi ha
fato fare due giri e poi mi dice: “Non ho le chiavi come faccio ad entrare,
devo scavalcare”. Per questo cambia idea e mi dice di accompagnarlo a __________.
Io l’ho fatto perché per me lui era un amico e l’innocenza è la cosa più
importante che c’é.
A __________ mi ha fatto prendere una strada molto buia e siamo
arrivati in un palazzo a vetri vicino al cantiere dell’__________. Ora come ora
non ricordo il motivo per cui volesse entrare in quel palazzo ad ogni modo mi
ha detto: “E’ tutto buio e non so come entrare, torniamo indietro”. Sulla
medesima strada mi ha fatto fermare davanti ad una siepe e mi ha detto: “Come
faccio a scavalcare la siepe”. Dopodiché mi ha chiesto una pila ed io ho
risposto che non ce l’avevo così mi ha chiesto di fargli luce con i fari dell’auto
e così ho fatto.
(…).
IM 1 non ha neppure provato a scavalcarla ed è risalito in auto
dicendomi di nuovo di portarlo a casa sua a __________.
In quei momenti io cominciavo ad agitarmi e ad avere paura perché
non capivo il motivo per cui IM 1 mi stesse facendo fare tutti quei giri.
ADR che quando mi ha chiesto di nuovo di andare a __________,
io non gli ho detto che c’eravamo appena stati e che lui non aveva trovato le
chiavi perché ero spaventato ed agitato. Facevo quello che lui mi diceva.
Durante le manovre con l’auto, l’ho danneggiata facendo
retromarcia e quindi ho chiesto a IM 1 di guidare. Siamo effettivamente
ritornati nella medesima strada di __________, quella a fondo cieco. IM 1 ha
raggiunto il fondo della strada, ha girato il senso di marcia della macchina ed
è sceso dall’auto. Sono sceso anch’io e a quel punto sono successi i fatti
gravi a mio danno.
A quel momento IM 1, non so da dove li ha presi, forse dalla borsa
che aveva con sé, si è infilato un paio di guanti in lattice e ha iniziato a
ripetere più volte “ti voglio uccidere, ti voglio uccidere”. Io gli chiedevo
perché e lui rispondeva semplicemente “Perché sì”. Mi ha pure detto di avere
una pistola; io non capivo il motivo per cui lui mi stesse trattando in quel
modo. A quel momento IM 1 mi ha preso di forza per gli avambracci sul davanti
gettandomi all’indietro e facendomi cadere sulla schiena. Ho sentito il colpo
alla schiena. In seguito mi ha strappato gli occhiali dal volto, li ha alzati e
li ha stritolati con una mano. Subito dopo me lo sono ritrovato addosso, con le
sue ginocchia all’altezza del costato. Con una mano mi teneva la gola e con
l’altra mi tappava la bocca. In quei momenti mi ha pure messo le sue mani in
bocca, strappandomi dei ponti che avevo. Sono svenuto e quando mi sono destato,
non so quanto tempo dopo, mi sono ritrovato sul fianco con la parte destra del
volto sull’asfalto. Quando mi sono svegliato mi sono avvinghiato ad una
ringhiera per non cadere di sotto. Al mio risveglio IM 1 era vicino a me in
piedi.
Aggiungo che quando ero in balia di IM 1 a terra, frastornato, gli
dicevo: “Il portamonete, il portamonete” pensando che lui volesse i miei soldi
e con questi termini volevo dirgli che il mio portamonete ce l’aveva lui.
ADR che ero talmente confuso per quanto capitatomi che ho
pensato che lui già possedeva il mio portamonete.
Dalla mia posizione sdraiata mi sono alzato da solo e lui mi ha
detto: “Vieni in auto”. Io non sapevo più nemmeno dov’ero, ero totalmente
terrorizzato e ho continuato a seguire quello che lui mi diceva. Quando mi
parlava in quei momenti, lo faceva con grinta e decisione e non ho pensato più
a nulla. In seguito IM 1 mi ha detto che andavamo a casa mia e siamo ritornati
da me.
ADR che quando IM 1 mi teneva con la mano alla gola non mi
ha strangolato, non stringeva forte, ma mi teneva semplicemente bloccato.
ADR che in quei frangenti IM 1 non mi ha dato né pugni né
sberle e nemmeno calci.
ADR che io indosso sempre gli occhiali, non solo per
guidare, ma sempre, in ogni momento. Dopo che me li ha rotti li ho messi in
tasca ed in seguito li ho conseganti all’interrogante.
ADR che quando mi sono destato, dopo la violenza di IM 1,
ho visto che avevo i vestiti sporchi di sangue, come pure la testa.
ADR che quella notte non ero assolutamente ubriaco, né
prima di arrivare al __________, né dopo, perché ho bevuto solo una coca-cola
in questo posto.
A domanda del Mlaw __________ a sapere in che stato si trovava IM
1 nel momento in cui ha usato violenza nei miei confronti, rispondo che a
me è sembrato strano, non lo conoscevo così e ho pensato che avesse preso
qualche medicinale forte, pesante. Io non gliel’ho chiesto perché ero
spaventato ed ero in sua balia.
A domanda del Mlaw __________ a sapere se la violenza di IM 1
nei miei confronti è stata improvvisa o meno, rispondo di sì anche se prima
ero già agitato perché IM 1 mi aveva fatto fare tutti quei giri in auto che io
non ho capito.
(…)
L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto
accaduto presso la mia abitazione dopo i fatti di __________
Io ero all’estremo delle mie forze e non vedevo l’ora che finisse
quell’incubo. Dopo aver lasciato __________ abbiamo raggiunto casa mia. Durante
il viaggio io ero intontito e sono rimasto in silenzio; per questa mia
situazione non ricordo quale fosse in quei momenti l’atteggiamento di IM 1.
Dopo che abbiamo posteggiato sotto casa lui mi ha detto: “Vengo su
nell’appartamento”. Io ho preso le chiavi dalla mia tasca e ho aperto la porta,
così come lui mi ha detto. Siamo entrati e lui è andato in camera mia, poi in
bagno, poi in sala e infine in cucina. Cercava telefoni o allarmi di qualche
cosa, in particolare voleva impedirmi di chiamare soccorsi. Mi aveva chiesto
dov’era il telefono ed io gli ho detto di non averlo, in casa non ho il
telefono fisso. Mi ha poi chiesto di dargli la carta d’identità e la tessera
del bancomat senza dirmi perché. Ho preso la tessera bancomat su di una
libreria e la carta d’identità e gliele ho date. Inizialmente avevo pensato di
dirgli che avevo il tutto in una cassetta di sicurezza ma poi, non sapendo
quale sarebbe stata la sua reazione, ho preferito assecondarlo.
Ero alla sua mercé e l’ho seguito fino all’auto.
Mi viene chiesto di precisare l’atteggiamento e i toni adottati
da IM 1 in questi momenti.
Posso dire che si è mosso in modo molto veloce andando fra le
varie stanze, mi diceva cosa fare ordinandomelo con tono alto e deciso.
(…)
L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto
accaduto nel tragitto da __________ a __________ – prelevamenti ai bancomat e
postomat
Quando abbiamo preso l’auto, era sempre IM 1 a guidare; io ero
sempre in silenzio, molto spaventato, non ho proferito parola. Ho visto IM 1
fermarsi al postomat di __________, non gliel’ho chiesto io. Dopodiché siamo
scesi e mi ha imposto di seguirlo fino all’apparecchio. IM 1 ha detto: “Meglio
andare al postomat e non al bancomat” che si trova poco distante. Ci siamo
avvicinati, lui aveva la tessera e l’ha infilata nell’apparecchio digitando il
codice. Io non capivo più nulla e in questo momento non ricordo se il codice
l’ha fatto lui o l’ho fatto io e non ricordo nemmeno come lui fosse venuto in
possesso del codice che io avevo segnato su di un foglietto di carta
all’interno del mio portamonete. IM 1 si è preso i soldi e la tessera. Io mi
sono avvicinato nel tentativo di prendere i soldi e lui li ha subito presi
dall’apparecchio e messi in tasca.
Mi viene detto che quella sera, successivamente a questo
episodio, risulta un ulteriore tentato tentativo di CHF 2000.00 presso il
bancomat situato a pochi metri dal Postomat. Mi viene chiesto se lo ricordo.
No, non me lo ricordo io in quelle circostanze ero totalmente
“sottosopra”.
(…)
Mi viene chiesto di riferire com’era l’atteggiamento di IM 1
nei miei confronti in quei frangenti.
Il solito di quella sera, deciso, aveva in mano la situazione.
(…)
Quando siamo arrivati a __________ al postomat e bancomat sono
sceso dall’auto ed ero imbambolato, con IM 1 non abbiamo assolutamente parlato
di intrattenerci con delle ragazze e di spendere tutti quei soldi. Io non avrei
mai pensato a una cosa del genere.
L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto
accaduto a __________, presso il locale notturno __________.
A quel punto ho pensato: “Adesso ha tutto, ha i soldi, ha quello
che ha voluto e quindi mi porta a casa”, ma poi ho visto che ha preso la via
per __________. Mi sono aumentate l’angoscia e l’ansia perché non sapevo dove
stavamo andando. Non ho comunque chiesto nulla e sono rimasto sempre in
silenzio.
Siamo entrati in un locale pubblico che io vedevo per la prima
volta, lui è entrato davanti a me e l’ho visto andare in fondo al locale,
parlare con il responsabile, parlare con le ragazze e poi prendere i soldi
dalla sua tasca e consegnarli alle ragazze. Se non sbaglio erano tre ragazze.
Lui si è seduto su di un divanetto e attorno a lui si sono
avvicinate tre ragazze. Io ero fermo immobile, in piedi, vicino a lui. Lui ha
preso dello champagne per le ragazze e ha chiesto anche a me di berlo, ma io
gli ho detto di no e ho preso una Coca cola. Mi sono seduto vicino alle tre
ragazze e ho visto che queste tre conoscevano bene IM 1. Mi sono reso conto che
le tre ragazze si sono accorte che avevo i vestiti sporchi di sangue perché mi
guardavano gli abiti. Non me l’hanno chiesto espressamente ma ho capito che
avevano visto. Anche in quei momenti io non ho proferito parola e sono rimasto
muto. IM 1 nel frattempo s’intratteneva con le ragazze.
Ho poi chiesto di poter andare in bagno e IM 1 mi ha detto: “vai a
lavarti la faccia”.
ADR che mi ha detto questa cosa perché secondo me ero
sporco di sangue e di terra.
Mentre mi recavo al bagno, ho inciampato su di un gradito, cadendo
sul davanti, ma non sono finito a terra perché ho arrestato la caduta con le
mani. Non avevo gli occhiali perché me li aveva rotti IM 1, in precedenza e li
avevo in tasca. Mi sono alzato da solo con le mie poche forze e sono andato in
bagno. Al rientro mi sono riavvicinato al divano dove c’era IM 1 e ho visto che
c’era una ragazza in più. Io mi sono seduto dov’ero prima, senza mai proferire
parola.
(…)
ADR che io penso che IM 1 abbia pagato le consumazioni
appena entrati; non mi ricordo che prima di lasciare il posto sia andato al
bancone a pagare.
ADR che io non ho bevuto champagne, al contrario di IM 1;
non so dire chi fra IM 1 e le ragazze abbia bevuto di più.
ADR che io l’ho sempre seguito perché dopo quanto avevo
subito ero totalmente confuso e ansioso. Era lui che guidava e aveva le chiavi
dell’auto.
ADR che non ho pensato di chiedere aiuto perché ero in uno
stato totalmente incosciente e confermo che IM 1 in quel posto sembrava essere
di casa e conosceva tutti.
ADR che all’interno del locale IM 1 mi ha trattato con
indifferenza nel senso che io ero in disparte e lui si è intrattenuto con le
ragazze, senza coinvolgermi.
(…)
Mi viene chiesto se ricordo il rimprovero di IM 1 all’interno
del __________ ed io rispondo come facevo a capire quello che mi diceva se
io ero totalmente prostrato?
Voglio aggiungere che ricordo che ad un certo momento IM 1 mi ha
preso il braccio e mi ha trascinato sul divanetto vicino a sé.
(…)
L’interrogante chiede di riferire in merito a quanto
accaduto al rientro a casa dal locale __________.
Al rientro ha posteggiato l’auto sotto casa in un posteggio in
zona blu. Io mi sono detto: “Speriamo che questa storia sia finita”. Lui era
stanco e gli ho detto di andare all’albergo __________ poco distante da casa.
Con lui siamo andati in albergo e io sono rimasto lì fuori immobile ad
aspettare se ci fosse o meno una camera.
Mi viene chiesto perché non sono scappato a casa quando lui si
è allontanato e io rispondo che non lo so, ero imbambolato.
A domanda del Mlaw __________ a sapere il motivo per cui ho
invitato IM 1 ad andare all’hotel preoccupandomi di dove lui passasse la notte,
io rispondo che forse è stato in un attimo di lucidità che ho detto questa
cosa, volevo tranquillizzarlo non sapendo cosa potesse accadere dopo.
A domanda dell’avv. RAAP 1 a sapere se ho reagito così per
paura che lui tornasse a casa mia ulteriormente, rispondo che probabilmente
ho pensato anche a questo.
Uscito dall’hotel IM 1 mi ha detto che non c’era nessuna camera
libera e ci siamo avvicinati all’auto. Lui aveva ancora le chiavi dell’auto. Mi
ha chiesto qual’era la chiave del baule e io gliel’ho mostrata. IM 1 ha aperto
il baule e mi ha detto “Tu devi entrare nel baule” ed io ho risposto “io nel
baule non entro”, ho preso coraggio e sono scappato in direzione dell’Hotel __________
senza una meta precisa. Lui mi ha raggiunto facilmente, mi ha preso il braccio
trascinandomi verso la macchina e dicendomi più volte di entrare nel baule.
Ricordo che la sera precedente avevo lasciato la cesta dei panni
nel baule e quindi IM 1 l’ha spostata mettendola sul sedile posteriore
dell’auto.
Ricordo solo ora, non l’avevo detto all’interrogante nel primo verbale,
che IM 1 a quel momento ha ricevuto una telefonata a cui ha risposto: “Arrivo
fra 10 minuti”. Potevano essere le 05.30/05.45.
A quel punto lui mi ha detto che sarebbe andato in polizia con la
mia carta d’identità autodenunciandosi per il fatto che mi aveva picchiato.
Ricordo pure che mi ha detto: “Ora vado in carcere, ricorda di
portarmi le arance” nel momento in cui si è allontanato a piedi.
Io sono andato in casa, ho posteggiato l’auto e nel momento in cui
mi sono adagiato sul letto ho visto il soffitto che girava a mille. Non so come
ho fatto, ho cercato di farmi forza e con le poche forze che mi rimanevano ho
ripreso l’auto e sono andato al pronto soccorso. In quelle condizioni non so
come ho fatto ad arrivare sano e salvo al Civico.”
(VI confronto ACPR 1/IM 1 11.08.2014, AI 59 inc. 2014.6010)
Anche IM 1 manteneva la propria versione dei fatti:
" La sera dei fatti non gli
ho suonato al campanello. Nel pomeriggio c’eravamo sentiti per telefono dandoci
appuntamento al __________ per la sera. Lui mi aveva risposto che non sapeva
quando rientrava perché era al lido ad __________ e poi voleva andare all’__________.
Se avete visto i miei tabulati telefonici avete potuto verificare
che ho cercato di chiamarlo più volte per chiedergli dov’era e se arrivava al
bar. Gli ho quindi mandato un SMS chiedendogli dov’era e lui mi ha chiamato
domandandomi dove mi trovavo. Gli ho detto che ero al __________ e che dopo
poco tempo il bar chiudeva. A quel punto mi ha detto: “Arrivo” ed io l’ho
aspettato ai posteggi della posta di __________. ACPR 1 non è entrato al __________
perché quando è arrivato il locale era già chiuso.
Mi si ricorda che nel mio precedente verbale ho dichiarato che ACPR
1 mi aveva raggiunto al bar e che eravamo rimasti fino alla chiusura. Mi viene
chiesto il motivo per cui oggi dichiaro una cosa diversa.
Perché l’ho ricordato ora, anche in base a quanto ha dichiarato ACPR
1.
(…)
A quel punto abbiamo deciso se proseguire la serata e io gli ho
suggerito se andavamo all’__________ come già capitato in precedenza e lui mi
ha detto di sì. Sono salito sulla sua macchina come passeggero e siamo andati
all’__________ di __________. Siamo entrati e senza consumare siamo usciti
perché era vuoto, le donne erano belle e poi ho visto che era cambiata la gerenza.
Siamo poi andati a __________, gli ho detto io di andare lì, ACPR 1 si è
accostato in un parcheggio privato vicino alla __________.
Mi viene chiesto il motivo per cui ACPR 1 si è fermato in quel
posto visto che ero io che gli ho detto dove andare.
Gli ho detto io di fermarci perché poi ho deciso di andare al __________.
Facendo manovra per girare la macchina l’ha danneggiata.
(…)
E’ vero che dopo il danneggiamento mi ha chiesto espressamente di
guidare la sua auto, offrendomi di pagargli parte del danno. Ho preso
l’autostrada dirigendomi verso __________; in uscita dall’autostrada gli ho
chiesto se avesse soldi perché io ne avevo pochi e lui mi ha detto: “No,
dobbiamo fermarci a prelevare”.
A Morcote non ci siamo mai andati.
(…)
ADR che nego di aver suonato alla porta di casa sua, di
avergli chiesto di venire a prendermi a __________ e poi di essere andato a __________,
poi a __________, poi a __________ e poi ancora a __________ con la scusa di
non trovare la chiave di casa.
Nego categoricamente le asserite azioni di forza, minaccia e
intimidazione da parte mia nei confronti di ACPR 1 a __________. Non l’ho
sbattuto a terra, non l’ho preso per la gola, non gli ho stortato gli occhiali,
non ho messo i guanti, non mi sono messo su di lui con le ginocchia e neppure
l’ho minacciato di ucciderlo, rispettivamente dicendogli che avevo una pistola
e neppure gli ho strappato i denti.
(…)
ADR che io non ho visto i vestiti di ACPR 1 sporchi di
sangue quella notte.
(…)
Quella sera non siamo andati a casa sua, non ho girato in casa in
cerca di un telefono non gli ho sottratto la carta di credito, neppure la carta
di identità e non gli ho imposto di seguirmi. Non sono mai stato a casa del
signor ACPR 1.
(…)
E’ vero che siamo andati a prelevare, ma è stata una libera scelta
di ACPR 1 al fronte del fatto che gli avevo detto di non avere molti soldi.
Siamo andati alla __________ di __________ dove inizialmente è lui
che ha tentato di prelevare ma non ci riusciva così mi ha chiesto aiuto. Io mi
sono avvicinato a lui, lui ha rimesso la carta ed io gli ho dettato il codice
che era scritto su di un foglietto che lui aveva nel portamonete. I soldi li ha
presi lui CHF 1000.00, ritirando pure la ricevuta.
(…)
Mi si dice che in quell’occasione è stato tentato il prelevamento
di CHF 2000.00, come risulta dalla registrazione recuperata in banca
(21.06.2014, h. 3.25), salvata nel CD della videosorveglianza acquisita e qui
allegato (doc. A allegato).
Mi si dice che dal video si vede che sono stato io che ho fatto
tutte le operazioni e che quindi ho pure richiesto l’importo di CHF 2000.00.
Io non ricordavo di aver digitato l’importo.
(…)
Contesto la versione di ACPR 1. Quando lui è uscito dall’auto al
Postomat/ Bancomat, avrebbe potuto chiedere aiuto a chiunque, scappare, gridare.
Lui sapeva bene che stavamo andando in un locale notturno, ma non sapeva quale.
Siamo entrati insieme al __________, ho scelto io due ragazze,
quelle che mi piacevano di più e le ho invitate al divano. Ho chiesto alle
ragazze cosa volevano bene e loro mi hanno detto champagne. Ho chiesto a ACPR 1
cosa volesse bere e non ricordo se mi avesse detto acqua o Coca Cola. Era
seduto sul divanetto, io e lui alle estremità e le ragazze fra di noi.
Non è vero che ACPR 1 è rimasto in silenzio e non interagiva con
le ragazze, parlava con la ragazza vicino a lui, da timido.
(…)
E’ vero che ad un certo punto ACPR 1 si è alzato per andare in
bagno ed è inciampato. Ho sentito qualcuno dei presenti dirmi: “Guarda che è
caduto il tuo amico”. Ci siamo avvicinati a lui e con le ragazze lo abbiamo
tirato su. Qualcuno mi ha passato i suoi occhiali che io ho dato a lui e lui ha
messo in tasca. Tutti gli abbiamo chiesto come stava, io ho insistito di più.
Io e una ragazza l’abbiamo portato in bagno e lui si è lavato e sistemato. Gli
ho chiesto di nuovo se stava bene, continuando ad insistere e lui mi ha detto
che andava bene ma che aveva dolori al costato.
Nel mentre siamo usciti io ho pagato con la sua carta di credito e
grazie al codice PIN che avevo trattenuto nel momento che abbiamo tentato di
prelevare alla __________. Mentre io pagavo lui era seduto su di uno sgabello e
si vedeva che non stava proprio bene.
ADR che non stava bene per il colpo che aveva preso
inciampando nel gradino.
In seguito siamo usciti e ce ne siamo andati e durante tutto il
viaggio gli chiedevo se voleva che lo portassi al pronto soccorso e lui mi
diceva di no.
(…)
ADR che ACPR 1 quella notte all’interno del locale, secondo
me, indossava gli occhiali fino a quando è caduto.
Mi si ricorda che nel verbale d’arresto ho pure dichiarato di
aver avuto un diverbio con ACPR 1 al __________. Mi si chiede conferma,
ritenuto che oggi nulla ho riferito in merito a questa presunta disputa.
Abbiamo avuto una discussione abbastanza animata sul fatto che io
volevo portarlo al pronto soccorso e lui non voleva.
Mi si dice che a verbale d’arresto ho dichiarato che la disputa
riguardava “quello che lui stava combinando con una ragazza al __________”.
In quell’occasione è stato più un rimprovero ritenuto che lui non partecipava
con la ragazza.
(…)
ADR che ad un dato momento ho tirato via dalla ragazza ACPR
1 e l’ho messo vicino a me.
ADR che l’ho preso per un braccio, non l’ho trascinato, ma
l’ho accompagnato verso di me e si è seduto al mio fianco.
(…)
Al rientro ho guidato io, ho già detto di avere insistito più
volte di volerlo portare in ospedale ma lui mi ha detto di no, abbiamo
raggiunto la __________ di __________ dove avevo posteggiato l’auto. Ho
recuperato l’auto e sono andato a dormire a __________ al __________ dove sono
rimasto fino alla domenica successiva, giorno in cui mi sono recato in Italia. (…).
ADR che non siamo andati all’hotel __________ quella notte
ed io non ci sono entrato.
Nego categoricamente il racconto del baule riferito da ACPR 1.”
(VI confronto ACPR 1/IM 1 11.08.2014, AI 59 inc. 2014.6010)
Preso atto che il pagamento al __________ era stato effettuato
alle ore 03.32, IM 1 conveniva che quanto riferito da ACPR 1, e cioè che aveva
pagato non appena erano entrati nel locale, era corretto (VI confronto ACPR 1/IM
1 11.08.2014 pag. 18).
2.8.7. Anche durante il confronto con
__________, sia quest’ultimo che IM 1 confermavano le precedenti dichiarazioni.
In particolare, Ioannone ribadiva che la sera in questione IM 1,
come pure l’“avvocato” che era con lui (ovvero ACPR 1), avevano i vestiti
sporchi di sangue e che “chi gestiva la situazione era IM 1, è lui che ha
fatto le comande. L’avvocato sin da subito mi è sembrato stordito. Non so se
fosse ubriaco o spaesato. (…). L’avvocato era imbambolato, non parlava con le
ragazze e stava lì seduto, secondo me non stava bene con la testa. Ricordo che
l’avvocato stava attaccato a IM 1, quest’ultimo lo prendeva per la maglietta e
per le braccia dicendogli di sedersi e di stare vicino a lui. Io ho pensato che
lo facesse a titolo di amicizia visto che mi è sembrato che questo avvocato non
fosse totalmente al cento per cento” (VI confronto __________ /IM 1
del 09.09.2014, pag. 4).
Dal canto suo, IM 1 dichiarava che “non è vero che avevo i
vestiti sporchi di sangue. Non è vero che ACPR 1 era sempre seduto in un
angolo, più volte ha cambiato posto sul divano. È vero che lui non interagiva
con le ragazze non so se perché non si trovasse a suo agio. Le ragazze avevano
più confidenza che me e sono state loro a decidere di prendere lo champagne.
(…). È vero che ho fatto io la comanda dello champagne, dopo aver consultato ACPR
1 in merito. (…). È vero che è capitato che vedendo che lui non si trovava a
suo agio con la ragazza ho detto ad ACPR 1: “Vieni qua, stai vicino a me”. È
possibile che l’ho accompagnato prendendolo per il braccio, ma non l’ho mai
strattonato” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 6).
__________ ribadiva anche di aver “rivisto IM 1 il giorno dopo
perché è venuto con l’intento di pagarmi il debito che aveva con il locale,
sempre a mano della medesima carta. Per finire non ce l’ha fatta perché
l’apparecchio non gli ha permesso di finalizzare l’operazione; questa è stata
rifiutata. A me ha detto: “Dammi la carta, non capisco cosa è successo con
questa carta, verifico io con la banca”. Se n’è poi andato promettendomi di
tornare a pagarmi, ma io non l’ho più rivisto. L’ho chiamato un paio di volte
telefonicamente perché possiedo il suo numero di telefono, chiedendogli di
pagare, ma nelle ultime telefonate lui non mi ha più risposto. ADR che sono
sicuro che il giorno dopo quei fatti IM 1 è venuto e mi ha consegnato la
medesima carta di credito della notte precedente; non mi ha assolutamente
consegnato una postcard” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014,
pag. 6), mentre che IM 1 ripeteva che “è vero che il giorno dopo mi sono
presentato nuovamente nel locale ed ho consegnato al qui presente la mia
postcard a me intestata con il relativo codice PIN segnato su di un foglietto
dicendogli di pur procedere al pagamento degli arretrati. Il giorno dopo l’ho
recuperata. ADR che non ho fatto io il pagamento con la postcard perché era
pomeriggio e il locale era chiuso. A lui ho detto: “Stasera prova ad effettuare
l’operazione, poi mi ridai la carta”. Quando l’ho recuperata __________ mi ha
detto che nonostante i vari tentativi non era riuscito ad effettuare
l’operazione” (VI confronto __________ /IM 1 del 09.09.2014, pag. 7).
2.8.8. Nel seguito dell’inchiesta IM
1 continuava a contestare di aver aggredito ACPR 1, ribadendo di non averlo “toccato
nemmeno con un dito” e di non saper quindi spiegare la provenienza delle
lesioni attestate nel certificato medico dell’Ospedale __________, aggiungendo
che “l’unica cosa che posso continuare a dire è che lui quella sera è caduto
all’interno del locale __________” (VI 24.09.2014 pag. 3).
Nell’ultimo verbale d’interrogatorio dichiarava che “contesto i
fatti che sono stati valutati come estorsione; è vero che ho trattenuto sulla
mia persona dopo quella sera la carta EC di ACPR 1, con la quale ho effettuato
delle spese ed ho tentato di effettuarne altre. Contesto di averlo sequestrato;
ACPR 1 mi ha pure accompagnato in albergo, così ha dichiarato lui. Ribadisco
che non l’ho toccato e neppure minacciato. Riconosco solo di averlo preso, ma
non di forza, per farlo sedere vicino a me al __________” (VI 17.12.2014
pag. 8).
2.8.9. Anche in aula IM 1 ha continuato
a contestare le accuse, riconoscendo unicamente di aver trattenuto e di aver
utilizzato la carta di credito di ACPR 1:
" Contesto di aver usato
violenza o minaccia nei confronti di ACPR 1. Contesto pure di averlo fatto
uscire di casa con l’inganno, perché avevamo un appuntamento. Contesto di
avergli fatto fare tutti questi giri nel __________. Avevamo appuntamento. Non
è vero che gli ho detto “ti voglio uccidere” e né gli ho detto di possedere una
pistola. Non gli ho strappato gli occhiali di dosso e nemmeno ho usato la forza
fisica su di lui, tappandogli la bocca e strappandogli i ponti dentali. A casa
sua non sono mai stato. Con la carta lui ha prelevato fr. 1'000.-- al postomat
ma li ha tenuti lui. Non ho preso la sua carta d’identità.
Non l’ho rapito con l’inganno perché avevamo un appuntamento.
Siamo stati al __________. Non è vero che gli ho detto di entrare nel baule.
Lui non ha tentato di scappare, era in giro con me e se avesse voluto scappare,
lo avrebbe potuto fare benissimo. Non ammetto di averlo menato e i soldi che ha
preso, li ha tenuti lui, unitamente alla carta. Confermo i pagamenti che ho fatto
con la carta di ACPR 1 il giorno dopo, per fare benzina e altre cose.
L’acquisto delle bottiglie al __________ l’ho fatto con il consenso di ACPR 1.
Dopo la carta l’ho tenuta io ed è stata trovata in mio possesso al momento
dell’arresto. Ammetto di aver fatto con la carta i pagamenti che sono indicati
nell’atto d’accusa.
La Presidente mi chiede perché ho usato questa carta
bancomat che non era mia e io rispondo che è una bella domanda, non so
rispondere cosa mi sia successo quella sera.
Non so dire nemmeno perché ho fatto acquisti e tentativi di acquisto
anche nei giorni seguenti.
A domanda della Presidente dichiaro che non so dire per
quale motivo ho tenuto la carta di credito di ACPR 1 quella sera, non ero in
me. Non so dire nemmeno perché ne ho fatto uso o tentato di farne uso nei
giorni successivi. Da quando mi sono separato ho iniziato un po’ un declino
mentale. Ci siamo separati legalmente nel mese di novembre 2013, ma le nostre
strade si erano già divise in occasione dell’ultimo sfratto dei coniugi ACPR 18
e ACPR 19. A seguito dello sfratto, mia moglie è andata a stare da sua sorella
a __________, che abita lì da parecchio tempo. Già prima della notte del
20/21.6.2014 mi ero rivolto a uno psichiatra, che mi aveva prescritto dei
medicamenti. Negli effetti collaterali non scritti di questo medicamento ci
sono aggressività e simili. Si trattava di uno psichiatra italiano che non mi
ricordo come si chiama. So che sta a __________ ma non mi ricordo il nome. Le
scatole di medicinali erano state trovate all’interno della mia vettura.
La PP mi chiede come mai parlo di aggressività come effetto
collaterale se ho dichiarato che quella sera non ero stato aggressivo con ACPR
1.
R: Prendevo il medicamento e facevo abuso di alcool. Questo
medicamento mi ha portato a essere più aggressivo. A danno di ACPR 1 non sono
stato aggressivo fisicamente, quella sera potrei essere stato aggressivo
verbalmente con ACPR 1.
La Presidente mi chiede per quale motivo ACPR 1 si doveva
inventare una storia simile.
R: Non lo so, io so solo che ACPR 1 quella sera è caduto
dentro al locale, io so solo questo. Io so che quella sera non ho toccato ACPR
1 nemmeno con un dito.
ADR: Confermo tutti i prelevamenti indicati al punto 3.1
dell’atto d’accusa.”
(VI imputato pagg. 6-7, all. 1 al V. DIB)
2.8.10. La Corte ha considerato la
versione resa da ACPR 1 disinteressata, in quanto non è emerso alcun motivo per
il quale avrebbe dovuto denunciare falsamente IM 1, che considerava un amico. Dalle
dichiarazioni di ACPR 1 emerge inoltre chiaramente che lo stesso non ha voluto
aggravare la posizione di IM 1, dal momento che ha reso talvolta anche delle
dichiarazioni a suo favore, in particolare laddove ha riferito che durante
l’aggressione IM 1 lo teneva bloccato alla gola ma che “non stringeva forte”
e che “non mi ha dato né pugni né sberle e nemmeno calci”. Ma ancora più
illuminante è, a tal riguardo, la circostanza che ACPR 1 non abbia riferito
agli inquirenti - siccome non se ne ricordava - del tentativo di prelevamento
effettuato da IM 1 con la sua carta presso il bancomat di __________, di cui
gli inquirenti hanno reperito la videoregistrazione, dove si vede chiaramente
che è IM 1 a gestire l’intera operazione.
Inoltre, la versione dei fatti di ACPR 1 risulta lineare e
costante nel tempo, oltre che circostanziata e dettagliata.
La stessa è inoltre stata confermata in più punti da riscontri
oggettivi, come per esempio le lesioni attestate nel certificato medico, il
prelevamento di fr. 1'000.- presso il postomat di __________, la circostanza
che nel filmato del bancomat di __________ ACPR 1 non indossasse gli occhiali,
i vestiti macchiati di sangue come pure gli occhiali che sono stati chiaramente
stortati manualmente e non rotti a seguito di una caduta (come emerge dalle
fotografie allegate al VI dell’imputato del 08.08.2014, AI 57 inc.
2014.6010).
La versione di ACPR 1 trova inoltre riscontro nella testimonianza
di __________, gerente del __________, il quale ha confermato - oltre al fatto
che si trovavano nel suo locale la sera dei fatti - che entrambi avevano i
vestiti sporchi di sangue e che ACPR 1 aveva un comportamento dimesso mentre
che IM 1 aveva in mano la situazione, come pure che avevano ordinato anche
champagne e che era stato IM 1 a pagare le consumazioni di quella sera.
La versione di ACPR 1 risulta poi anche confermata in parte dallo
stesso IM 1, che su taluni punti ha dovuto riconoscere, a fronte degli elementi
probatori o dei riscontri oggettivi raccolti dagli inquirenti, la correttezza
di quanto riferito da ACPR 1, in particolare:
- dopo averlo negato, a
fronte della testimonianza del parrucchiere del salone __________ - dove
inizialmente sosteneva di non essere mai stato - IM 1 ha dovuto ammettere di
essere stato presso il salone come pure di aver trattenuto la carta di credito
di ACPR 1, utilizzandola nei giorni successivi;
- dopo aver dichiarato che
era stato ACPR 1 a tentare di effettuare un secondo prelevamento presso il
bancomat della __________, a fronte dei filmati acquisiti dagli inquirenti
l’imputato ha dovuto riconoscere che invece era stato lui ad effettuare il tentativo
di prelevamento di fr. 2'000.-;
- dopo aver dichiarato che
presso il __________ aveva bevuto solo bevande analcoliche, ha dovuto
riconoscere, a fronte della testimonianza di __________, che aveva consumato
anche champagne;
- dopo avere dichiarato che
era stato ACPR 1 a pagare il conto presso il __________, rispettivamente
ricordandosi poi che lo aveva aiutato perché ACPR 1 non riusciva a digitare
correttamente il codice, a fronte della testimonianza di __________ e dell’ora
in cui era stato effettuato il pagamento, l’imputato ha per finire dovuto
ammettere che era stato lui a pagare il conto con la carta di ACPR 1 non appena
erano entrati nel locale;
- dopo aver dichiarato che
quella sera non vi era stata alcuna lite con ACPR 1, a fronte della
contestazione di quanto aveva dichiarato alla polizia (che lo aveva cercato
dopo essere stata a sua volta contattata telefonicamente da ACPR 1) ha dovuto
ammettere che vi era stato un diverbio, indicando dapprima che avevano discusso
“in merito a quello che ACPR 1 stava facendo al __________” e poi,
invece, che avevano avuto una discussione abbastanza animata “sul fatto che
io volevo portarlo al pronto soccorso e lui non voleva”.
IM 1 ha quindi raccontato molte bugie, che sono state smascherate
grazie agli elementi raccolti dagli inquirenti, per cui lo stesso - al
contrario di ACPR 1 - non risulta per la Corte affatto credibile.
In conclusione, la Corte ha ritenuto che i fatti si sono svolti
così come credibilmente riportato dalla vittima, fatta eccezione per la
circostanza - riferita da ACPR 1 - secondo cui durante l’aggressione IM 1 gli
avrebbe messo le mani in bocca strappandogli dei ponti dentali, dal momento che
su questo aspetto inizialmente ACPR 1 aveva detto di non ricordare come li
aveva persi, per cui in ossequio al principio in dubio pro reo, la Corte ha
ritenuto che la vittima ha sicuramente perso i ponti dentali a causa
dell’aggressione subita da IM 1, ma senza che risulti comprovato che questi
glieli abbia strappati infilandogli le mani in bocca.
2.8.11. In diritto, la Corte ha
qualificato l’agire di IM 1 in danno di ACPR 1 come estorsione aggravata, dal
momento che, dopo averlo malmenato e spaventato a morte, mantenendolo sotto la
minaccia (implicita) di picchiarlo ancora, l’imputato si è fatto consegnare da ACPR
1 la carta d’identità e la carta di credito, con la quale ha poi proceduto a
prelevare fr. 1'000.-, inserendo la tessera nel postomat e facendo
digitare il codice ad ACPR 1, per cui il punto 1 dell’atto d’accusa 21/2015 è
stato confermato.
La Corte ha ritenuto che l’imputato si è inoltre reso colpevole
del reato di sequestro di persona e rapimento ex art. 183 poiché, dopo averlo
malmenato malamente ed aver proceduto al prelievo di fr. 1'000.- al
postomat e al tentativo di prelievo al bancomat della __________ di __________,
ha costretto ACPR 1, scioccato e inebetito, mantenendolo costantemente sotto
controllo e privandolo della sua libertà personale, a seguirlo al locale __________,
dove si sono intrattenuti per diverso tempo, fino a quando lo ha riportato a
casa. L’affermazione di IM 1 secondo cui ACPR 1 avrebbe potuto andarsene è
palesemente fuori contesto, dal momento che sia dal filmato della __________
agli atti che dalle dichiarazioni di ACPR 1 e dalla testimonianza di __________,
risulta chiaramente lo stato di shock in cui si trovava ACPR 1, che
giustamente, dopo quello che aveva subito, temeva senz’altro ulteriori gesti
violenti da parte di IM 1 nei suoi confronti. Pertanto, anche il punto 2
dell’atto d’accusa 21/2015 ha trovato conferma.
Non occorre spendere molte parole per dire che l’imputato ha
commesso anche il reato di abuso di un impianto per l’elaborazione di dati
laddove, tra il 20 e il 29 giugno 2014, ha effettuato e tentato di effettuare
pagamenti e prelevamenti con la carta estorta ad ACPR 1, reato che lui stesso
ha per finire ammesso.
Anche il punto 3.1 e i punti da 3.1.1 a 3.1.13 dell’atto d’accusa
21/2015 hanno quindi trovato accoglimento.
2.9. Ripetuta truffa
IM 1 deve rispondere anche di una serie di truffe che avrebbe
commesso, per mestiere, su di un periodo che si estende dal giugno 2008 al
giugno 2014 (cfr. punto 4 dell’atto d’accusa 21/2015).
2.9.1. Truffa in danno di ACPR 2
2.9.1.1. Il 17 luglio 2014 ACPR 2,
vedovo dal 2008 e pensionato (ex direttore della __________ a __________), per
il tramite del suo patrocinatore denunciava IM 1 per titolo di truffa, abuso di
un impianto per l’elaborazione di dati, falsità in documenti e ogni altro reato
connesso alla fattispecie.
Il denunciante, che esponeva dettagliatamente e cronologicamente i
fatti, affermava in sostanza che “tra il mese di gennaio ed il mese di
giugno 2014 IM 1 è riuscito a carpire a ACPR 2 complessivamente CHF 90'000.00
(novantamila), inducendolo, tramite storie strappalacrime e promesse di
restituzione, a prelevare e a consegnargli importi variabili da CHF 2'000.00
a CHF 10'000.00. Importi che non ha più restituito” (denuncia 17.07.2014
pag. 2, AI 1 inc. 2014.6836).
In data 18 aprile 2014, inoltre, IM 1 avrebbe addebitato il conto __________
di ACPR 2 con una ricarica telefonica di fr. 150.- in favore della sua
utenza telefonica __________ (denuncia 17.07.2014 pag. 4 e pag. 6, AI 1 inc.
2014.6836).
ACPR 2 veniva interrogato il 25 luglio 2014 (AI 3 inc. 2014.6836)
e riferiva di aver conosciuto IM 1 per il tramite di un suo caro amico e della
di lui moglie, i quali gli avevano raccomandato di rivolgersi a IM 1 per
risolvere i problemi con il computer, essendo rimasti soddisfatti delle sue
prestazioni informatiche. ACPR 2 lo aveva quindi contattato e IM 1 gli aveva
fatto una buona impressione, anche perché gli aveva raccontato di aver studiato
informatica al politecnico di Zurigo e di essere pilota di elicotteri. Aveva
pertanto concluso con IM 1 un contratto di manutenzione del PC fisso per fr.
600.- all’anno in cui “IM 1 si impegnava a venire a casa mia ogni due mesi
ed il suo compito era quello di aggiornarmi il computer e verificare che tutto
funzionasse bene” (contratto che era stato concluso in forma scritta il
15.03.2013, cfr. AI 4 inc. 2014.6836).
Per i primi 6/7 mesi, IM 1 aveva eseguito le sue prestazioni come
da contratto.
In seguito, “verso la fine del 2013 IM 1 ha iniziato a
raccontarmi le sue vicende personali. Veniva da per visionare il computer ma in
realtà dopo si fermava di più a chiacchierare, bevevamo un caffè, ci facevamo
anche un po’ di compagnia. Ha iniziato quindi a raccontarmi del divorzio dalla
moglie che da come me ne parlava odiava, lei e i suoi genitori. Riteneva che
queste persone non gli permettevano di vedere i figli, ai quali lui teneva
moltissimo. (…). Quindi mi aveva parlato del problema che aveva con l’unico suo
conto bancario, bloccato su ordine della Pretura. A suo dire infatti sullo
stesso c’erano circa 2/3/400'000.00 franchi. Io non ho mai messo in dubbio
questo importo. Ritenevo che dalla sua formazione e in merito a quanto lui mi raccontata
ci poteva anche stare che lui avesse una somma simile di risparmi. Ricordo che
mi diceva di rammaricarsi di non aver mai separato questo conto in due, uno
privato/famigliare e l’altro professionale, dal quale poteva attingere. Su
questo suo unico conto infatti confluivano tutti i guadagni della sua attività
professionale. Essendo lo stesso bloccato, lui non aveva liquidità per vivere e
per mantenere i figli”.
ACPR 2 aggiungeva che “quando IM 1 mi raccontava i suoi
problemi con i figli che non poteva vedere perché impedito dalla ex moglie, mi
faceva una gran pena. Io gli credevo”.
Il 24 gennaio 2014 gli aveva quindi concesso un primo prestito di fr. 2'000.-:
" Se non erro si era
presentato con la scusa di aggiornarmi il computer o la stampante. Mi aveva
raccontato di aver bisogno di soldi per pagare gli alimenti ai figli.
Questa era una delle tante scuse. Ricordo che, fra le altre, c’era
anche quella di dover pagare l’AVS ai dipendenti.
(…)
Quindi io, impietosito dalla situazione di IM 1, ricordo di essere
andato in banca e di aver prelevato CHF 2'000.00.”
(VI ACPR 2 25.07.2014, pag. 4)
ACPR 2 spiegava che “da lì è iniziato tutto, lui mi raccontava
impietosendomi dei suoi problemi di lavoro e con i figli e mi chiedeva denaro.
Io gli credevo e gli consegnavo quanto richiesto, rassicurato dal fatto che mi
sarebbe stato tutto restituito entro breve. Con il senno di poi certo che non
lo rifarei ma io ero veramente fiducioso e credevo in quello che mi raccontava”
(pag. 5).
ACPR 2 affermava che “ovviamente, il denaro che io gli
consegnavo era a titolo di prestito. Infatti lui continuava a ribadirmi, a
giurarmi addirittura, che me l’avrebbe restituito la settimana successiva. Ogni
volta era la stessa cosa, ma io ci credevo, Mi dice che il problema era della
Pretura, che non decideva circa il divorzio e di conseguenza non sbloccava il
conto. Ma la decisione doveva essere imminente, visto che ogni volta mi diceva
che la settimana successiva mi avrebbe potuto restituire i soldi” (pag. 5).
A domanda dell’interrogante a sapere quando aveva iniziato a
chiedergli la restituzione dei soldi, ACPR 2 rispondeva “da subito.
All’inizio tolleravo che ritardasse un po’. Ma poi quando ho raggiunto la cifra
di circa CHF 40'000.00 prestati, gli ho chiesto in maniera più insistente di
restituirmeli. (…). Lui continuava a dirmi che la settimana successiva gli
avrebbero sbloccato, dalla Pretura, i soldi quindi me li avrebbe restituiti
entro breve. Poi ricordo che ad un certo punto mi diceva che era in attesa di
riceve un importo consistente di denaro dall’__________ in Italia”. Dopo
che IM 1 aveva sottoscritto, il 6 marzo 2014, il riconoscimento di debito
per fr. 40'000.- “mi sono sentito più tranquillo. Io dopo aver lavorato 40
anni a __________ ritengo che una firma ha la sua validità quindi la firma di IM
1 su questo foglio l’ho interpretata come riconoscimento da parte sua di
dovermi CHF 40'000.00 che mi avrebbe restituito” (pagg. 5-6).
ACPR 2 riferiva poi che ad un certo punto IM 1 gli aveva anche
parlato del progetto __________, di cui gli diceva “che era “IL” progetto
della sua vita. Lui avrebbe ottenuto il diritto esclusivo di fornire gli
allacciamenti __________ in Ticino, dove avrebbe avuto già migliaia di clienti.
Per questo aveva anche degli agganci alla __________. Infatti ricordo che un
giorno, a casa mia, con il suo telefono, IM 1 aveva contattato - così mi aveva
fatto credere, ora io metto in dubbio tale telefonata - un tale avvocato __________
responsabile della parte __________ o qualcosa del genere con l’Italia presso
la __________. In occasione di queste telefonata ricordo che IM 1 su un
foglietto, faceva dei calcoli di quanto gli avrebbe reso quell’affare e si
arrivava a delle cifre enormi. Parlava di CHF 200'000.00. Per cui, restituire i
soldi a me per lui era una bazzecola” (pag. 7).
ACPR 2 precisava che “dal momento in cui ha iniziato a
raccontarmi del progetto __________, quindi più o meno nel periodo pasquale, i
soldi che mi chiedeva gli servivano per quello. Per i figli me lo ha chiesto
più raramente” (pag. 8).
ACPR 2 riferiva poi di un’occasione in cui IM 1 gli aveva chiesto
un prestito per ottenere la restituzione dei documenti che gli erano stati
sequestrati dalla polizia in quanto era stato arrestato dopo aver messo a
soqquadro l’appartamento della ex moglie (ciò che, come visto più sopra, era
effettivamente accaduto il 13/14 maggio 2014, allorché era entrato
nell’appartamento degli ex suoceri):
" Ricordo che un pomeriggio,
verso le ore 17.00, ho ricevuto una telefonata da IM 1. Mi chiedeva se potevo
andare a prenderlo in macchina alla __________ di __________. Gli ho detto di
sì, pensavo magari che avesse problemi con l’auto. Dopo circa mezz’ora che
l’aspettavo su, è arrivato. Mi ha subito detto “ho fatto una cazzata!! Ho
passato la giornata al Farera” Io gli ho chiesto di spiegarsi meglio e lui mi
ha detto di aver trascorso la giornata in prigione perché era andato in casa
della ex moglie e, con sua grande soddisfazione perché me lo raccontava in
maniera serena e felice, aveva buttato all’aria tutto quanto c’era
nell’appartamento. Questo è quanto lui mi aveva riferito. Tuttavia gli
servivano CHF 2'000.00 per poter riavere i suoi documenti, sequestratigli dalla
Polizia. Lui mi aveva detto che doveva consegnare questi soldi all’avvocato. Io
ero scioccato di quanto mi aveva riferito, per me sono cose inconcepibili. Oltretutto
non conosco il sistema giudiziario quindi ho creduto che per riottenere i suoi
documenti gli servissero soldi. E quindi gli ho consegnato i CHF 2'000.00
da lui richiesti che ho prelevato nelle modalità di cui le volte precedenti. (…).
In mia presenza aveva chiamato qualcuno, a me ha fatto intendere fosse
l’avvocato, dicendo “li ho”, intendendo i soldi.”
(VI ACPR 2 25.07.2014 pagg. 8-9)
In un’altra occasione, nel maggio 2014, IM 1 gli aveva nuovamente
chiesto un prestito ma lui non voleva consegnargli il denaro in quanto “ho
iniziato a dubitare del dire di IM 1”; IM 1 per rassicurarlo “mi aveva
consegnato due tessere __________ dicendomi che presentandomi con queste
tessere in Banca avrei potuto ottenere il trasferimento del denaro che mi
doveva. Io gli ho subito chiesto che diavolo di tessere erano, infatti una era
oltretutto rotta. Lui mi aveva detto che era sempre in tasca quindi per questo
motivo si era rotta. Io purtroppo, ancora una volta, ci ho creduto. La sera
stessa, il 22.05.2014 alle ore 01.35, ho ricevuto un sms da IM 1 che mostro
all’interrogante la quale lo trascrive: “Salve ACPR 2, mi è venuto in mente che
non pio usare le tessere, manca il fogli del registro di commercio.” Io non ho
fatto molto caso a questo sms, sono andato comunque in Banca __________. Lì mi
era stato detto che le carte erano scadute e di andare in polizia, dopo che le
avevo raccontato il mio problema” (VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 9).
In data 17 giugno 2014 aveva visto per l’ultima volta IM 1,
occasione in cui gli aveva concesso un ulteriore prestito di fr. 2'000.-:
" La sera del 17.06.2014 IM 1
si era nuovamente presentato a casa mia. Io gli avevo detto che se non mi
restituiva i soldi io non avrei dormito dalla preoccupazione. Io cominciavo ad
avere i miei dubbi, sono stato molto male, a parte i soldi, era la rabbia di
essere stato raggirato in questo modo, da una persona della quale io mi fidavo.
Oserei dire che l’ammiravo quasi, mentre lo vedevo maneggiare il computer.
Fatto sta che io il 17 giugno non volevo più dargli soldi. Lui mi
aveva detto che avrebbe dormito davanti a casa mia, davanti alla porta del mio
appartamento.
ADR che questi ulteriori CHF 2'000.00 non ricordo più a
cosa gli servivano. Probabilmente per pagare l’iscrizione alla Camera di
commercio in Italia. Lui mi parlava di spese, tasse.
Io ero esasperato. Mi aveva in mano. Ricordo che lui mi inviava
anche degli sms “affettuosi”. Quindi, per tornare a quella sera, preso dallo
sfinimento, il gli ho dato gli ultimi CHF 2'000.00 e lui se n’è andato. Ricordo
che mi aveva detto che grazie a questi CHF 2'000.00 l’avrei aiutato ad
accelerare il processo di realizzazione del progetto __________ e quindi la
restituzione di tutto quanto gli avevo prestato.”
(VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 10)
Infine, nel corso dell’interrogatorio ACPR 2 riferiva
dell’addebito del 17 aprile 2014 di fr. 150.- a carico del suo conto __________:
" Fatto sta che io un giorno
ricevo la fattura __________ e vedo che è decisamente più alta del mio solito.
Ho chiamato __________ e non sapevano darmi spiegazioni se non che avevo
acquistato due ricariche natel per complessivi CHF 150.00. Allora ho guardato
meglio la fattura e infatti ho constatato che erano stati addebitati in data
17.04.2014 CHF 150.00 in favore del numero natel in uso a IM 1 e meglio __________.
Quindi io l’ho chiamato subito dicendogli “ma mi sta fregando??” -
preciso che ci davamo sempre del “lei” - mandandogli anche una email “di fuoco”
e lui si è scusato dicendomi che probabilmente quando era venuto da me era
rimasta registrata la mia password…io non ricordo più. Mi ha dato una
giustificazione informatica che io, date le mie conoscenze, ho preso per buona
non potendola nemmeno verificare e così “mi ha messo via”. Mi aveva rassicurato
che questi soldi, come gli altri, me li avrebbe restituiti.”
(VI ACPR 2 25.07.2014 pag. 7)
2.9.1.2. Il 28 luglio 2014 il patrocinatore
del denunciante versava agli atti - tra l’altro - la trascrizione degli sms
scambiati tra ACPR 2 e IM 1 come pure le e-mail inviate da ACPR 2 a IM 1
(AI 4 inc. 2014.6836).
Va rilevato già sin d’ora che dalla lettura delle stesse si
evincono chiaramente i toni affettuosi che IM 1 riservava a ACPR 2 (“Caro ACPR
2, grazie ancora di cuore. Un abbraccio. IM 1”; “Salve ACPR 2, ha
riposato bene? Stia tranquillo. (…). Un abbraccio IM 1”; “Carissimo ACPR
2, spero che il viaggio sia andato bene. Buone vacanze un abbraccio IM 1”;
“Carissimo ACPR 2, spero che la sua vacanza proveda (proceda?) nel migliore
dei modi, la sua partenza ha portato via il sole dal Ticino, continua a
piovere. (…). Un salutone e un forte abbraccio IM 1”; “Salve mio caro
amico ACPR 2, spero abbia fatto un buon viaggio e che abbia passato delle buone
vacanze. (…). A dopo un abbraccio IM 1”), come pure la crescente
preoccupazione di ACPR 2 - non vedendosi restituire i soldi che man mano
prestava a IM 1 - che emerge in particolare nell’ultimo e-mail spedito da ACPR
2 a IM 1 il 24 giugno 2014, che vale la pena di riportare integralmente:
" Caro IM 1,
Di fronte al suo silenzio che dura da più di una
settimana non ho resistito alla tentazione di informarmi della sua esistenza o
meno. Pensavo - ma non speravo - ev. al peggio considerando il suo stato di
salute. E non sapendo da chi informarmi mi sono rivolto al suo legale e parlato
con il sig. __________ di sua conoscenza. Questi mi ha informato di averla
incontrata e - se ho ben capito - di essere stato da lei informato che i miei
90'000 franchi erano o sono da considerare come un mio investimento nel suo
progetto __________. Ovviamente - non me ne voglia - sono caduto dalle nuvole
in quanto tutto quello che le ho anticipato si è trattato di un mio aiuto
finanziario personale staccato dal progetto __________ di cui ripetutamente -
non lo può negare - non riuscivo a capire esattamente il funzionamento (ritiro
a __________ dei dischetti della __________, istallazioni dell'apparecchio __________
presso privati per es. sua proposta di accompagnarla dai sigg. __________,
apparecchi in entrata e uscita, ecc.). E poi tutti i "primi aiuti"
iniziali furono da lei richiesti in seguito al suo divorzio (conto bloccato,
difficoltà di cash), per pagare gli alimenti ai suoi figli (telefono al tutore
dopo il ritiro di soldi in banca), per pagare i suoi impiegati (salari, AVS,
ecc.), per poter "liberarsi" della spese di giustizia in seguito al
suo soggiorno in prigione, vale a dire tante somme al di fuori del suo progetto
__________. Temo proprio che "facendomi" partecipe a mia insaputa dal
punto di vista legale del progetto __________ corro il rischio di eventualmente
subirne le conseguenze finanziarie a seconda di come lo stesso vada in porto e
abbia o meno successo come lei reiteratamente sostiene. Anche gli ultimi 2'000
franchi di martedì 17 giugno che lei promise di restituirmeli mercoledì 18 alle
12 al __________, le avrebbero permesso di finalmente incassare notevoli
ammontari dalla istallazione degli apparecchi __________. Si ricorda dove
sosteneva questa tesi? Seduto sul gradino delle scale di fronte alla mia
entrata. E al mio dire "stasera non mi lascia dormire" lei proponeva
di venire da me per togliermi tale incubo e voler dormire lei sul pianerottolo
davanti alla mia porta!!! Lei parlava di importanti entrate (fino a 200'000
franchi) con le quali lei avrebbe facilmente e il più in fretta possibile
potuto estinguere il suo debito nei miei confronti. Cosa pensare? Come le ho
già detto varie volte vorrei poter contare anche in futuro sulla sua consulenza
informatica oltre a "aggiustare" e vendere il PC di mio figlio e
vendere quello HP che comperai da lei prima del Mac di cui conosce già
l'acquirente. Mi auguro che con l'aiuto dei suoi consulenti (__________e __________)
potremo raggiungere un accordo onde evitarmi di affidare la pratica al mio
legale.
Sono altamente deluso - come non esserlo? - ma come
l'ultima volta che venne di sua spontanea volontà a casa mia, fatto che
apprezzai, sono ben disposto a riceverla di nuovo per discutere apertamente ed
in modo veritiero della sua situazione e vedere se esiste una via di
compromesso fattibile.
In vari suoi sms lei mi salutava usando la parola
"abbraccio"; si ricorda? Credo di averne
estremamente bisogno ora.
ACPR 2”
(AI 4 inc. 2014.6836)
Da questo testo traspare anche, oltre all’inquietudine di ACPR 2,
che lo stesso fino all’ultimo ha creduto alle parole di IM 1 e che fino alla
fine aveva fiducia in lui.
Va segnalato inoltre che in questo e-mail ACPR 2 fa riferimento a
diverse motivazioni che, a suo dire, IM 1 gli aveva esposto a fondamento della
richiesta di soldi, segnatamente al conto bloccato a causa del divorzio, al
pagamento degli alimenti ai figli, al pagamento di salari e AVS ai dipendenti e
alle spese di giustizia a seguito dell’arresto.
A questo proposito va rilevato che anche la telefonata che secondo
il denunciante IM 1 aveva effettuato dinanzi a lui con l’avv. __________ viene
menzionata in una delle e-mail che aveva scritto a IM 1 e più precisamente in
quella del 25 maggio 2014 alle ore 21:56, nella quale si legge che “...
Io mi riferisco alla sua lunga telefonata con il sig. __________ della __________
durante la quale secondo i suoi calcoli fatti proprio qui sul mio computer
identificava un’entrata per lei di circa 9'000 franchi al mese - se ben ricordo”
(AI 4 inc. 2014.6836).
2.9.1.3. L’imputato, interrogato in data
8 agosto 2014, non contestava di aver “stipulato un contratto di prestito
per l’importo complessivo di CHF 90'000.00 con questa persona
rilasciandogli pure un riconoscimento di debito” (VI 08.08.2014, pag. 8).
Richiesto di indicare quale motivazione aveva riferito a ACPR 2 in
merito all’utilizzo dei soldi che gli prestava, dichiarava che “all’inizio
non gli ho detto per quale motivo mi servivano i soldi, ma poi gliel’ho
riferito. In particolare gli ho spiegato il mio progetto di portare in
Svizzera, segnatamente in Ticino, un palinsesto televisivo per la lingua
italiana e meglio alcuni programmi di __________ e pure di altre emittenti. A lui
ho detto che avevo l’accordo con l’Italia, e meglio con chi mi dava le relative
autorizzazioni. Con questi ero già in accordo per il pagamento dei diritti
d’autore __________, __________, __________ e __________. In Italia ho
allestito un locale server per convertire il segnale digitale satellitare in
streaming alfine di portare alcuni programmi italiani in Ticino, che oggi non
ci sono. Queste cose le ho dette tutte anche a ACPR 2” (VI 08.08.2014 pag.
8).
IM 1 confermava di aver parlato a ACPR 2 della separazione dalla
moglie e che “è vero che alcune volte a ACPR 2 avevo detto che il denaro mi
serviva per pagare spese dei miei figli”, mentre che non gli aveva mai
riferito di avere un conto bloccato in Pretura (VI 08.08.2014 pag 9).
IM 1 confermava di aver consegnato a ACPR 2 due tessere UBS a lui
intestate “dicendogli di poter andare a prelevare denaro qualora lo trovasse
sul conto” (VI 08.08.2014 pag. 11).
Preso atto delle dichiarazioni rilasciate da ACPR 2, in merito a
quanto addotto a ACPR 2 per la richiesta dei prestiti IM 1 dichiarava che:
- “non
è vero che ho detto a ACPR 2 di avere un conto bloccato dalla Pretura”
(pag. 16);
- “non
è vero che ho detto a ACPR 2 di aver studiato informatica al politecnico di
Zurigo (…)” (pag. 16);
- “è
vero che ho detto a ACPR 2 di essere un pilota, ma di elicotteri
radiocomandati” (pag. 16);
- “non
è vero che io gli ho detto di non avere liquidità per vivere e per mantenere i
miei figli”, rispettivamente che “non è vero che gli ho detto di avere
bisogno dei soldi per pagare gli alimenti ai figli” (pag. 16);
- “non
è vero che gli ho detto che dovevo pagare l’AVS ai miei dipendenti” (pag.
16);
- “è vero che ho fatto
dei lavori per l’__________ in Svizzera, incassando l’assegno di cui non voglio
riferire l’importo, ma è molto alto” (pag. 17);
- “è vero che ho detto a ACPR
2 che avrei già migliaia di clienti per il mio progetto __________” e che
“confermo la telefonata in presenza di ACPR 2 all’avv. __________ in Italia,
responsabile dei diritti __________ a livello globale. È vero che quando ero al
telefono prendevo degli appunti in merito ai costi per la trasmissione di una
partita” (pag. 17);
- “non è vero che ho
detto a ACPR 2 in un’occasione che avevo bisogno di CHF 2000.00 per poter
riavere i documenti che mi erano stati sequestrati dalla polizia quando sono
arrestato a casa dei miei ex suoceri” (pag. 17);
- “è vero che quando mi
ha consegnato gli ultimi CHF 2000.00 io avevo detto a ACPR 2 che in questo modo
potevo terminare il mio progetto perché era stato acquistato tutti il materiale
necessario e quindi che presto avrei potuto consegnargli i soldi” (pag.
17).
IM 1 confermava inoltre che “è vero che in un’occasione ACPR 2
si è messo a piangere; lo ha fatto come partecipazione alla mia sofferenza
perché anch’io piangevo mentre gli dicevo che non riuscivo a vedere i miei
figli. A lui è venuta in mente la moglie a cui era molto legato. So che è
vedovo” (VI 08.08.2014 pag. 17).
L’imputato ammetteva di aver addebitato al conto __________ di ACPR
2 due ricariche telefoniche a favore della sua utenza telefonica, dichiarando
però che “è stato un errore. ACPR 2 sul vecchio computer aveva scaricato un
virus e __________ gli ha bloccato l’accesso ad internet. Io, tramite il mio
i-pod, ho inserito le credenziali di ACPR 2 per l’accesso __________ login per
annunciare che il computer di ACPR 2 era a posto e che si poteva riattivare
l’internet. Non ho cancellato, per errore, i dati dell’accesso di ACPR 2 sul
mio i-pod e quando ho effettuato la ricarica dati per inavvertenza l’operazione
è stata effettuata sul suo account. Ho comunque restituito questi soldi a ACPR
2” (VI 08.08.2014 pag. 11).
2.9.1.4. Il 1 settembre 2014 aveva luogo
il confronto tra il denunciante e l’imputato (VI del 01.09.2014, AI 6 inc.
2014.6961), durante il quale IM 1 - diversamente da quanto dichiarato in
precedenza - riconosceva di aver detto a ACPR 2 di aver fatto il politecnico
(VI confronto pag. 3) come pure di avergli chiesto soldi dicendogli che
gli servivano per pagare l’AVS agli operai (VI confronto pag. 10).
Per il resto, entrambi mantenevano sostanzialmente la versione dei
fatti resa in precedenza.
Durante il confronto l’interrogante contestava poi a IM 1 gli sms
scambiati con ACPR 2 e le e-mail speditegli dallo stesso, in particolare uno
stralcio dell’e-mail del 24 giugno 2014 (riportato integralmente più sopra),
facendogli prendere atto che “la versione del denunciante è provata dal
contenuto di talune mail a me indirizzate e prodotte in causa dal patrocinatore
di ACPR 2”; IM 1 rispondeva di non ricordare se avesse letto quelle e-mail,
ribadendo “di non avergli detto di avere un conto bloccato dalla Pretura,
come pure di aver chiesto denaro per liberarmi dalle “spese di giustizia”
(VI confronto pag. 10).
In merito agli altri sms ed e-mail che gli venivano contestati
dall’interrogante a dimostrazione dello “stato d’animo di forte stress
emotivo del denunciante”, IM 1 si limitava a dichiarare di non ricordare
gli stessi, rispettivamente si avvaleva della facoltà di non rispondere, ad
eccezione dell’e-mail del 24 giugno 2014, in merito alla quale dichiarava che “questa
me la ricordo, l’ho letta e non ricordo se gli ho risposto. In merito al
relativo contenuto non ho nulla da dire” (VI confronto pagg. 16-20).
Sia ACPR 2 che IM 1 erano invece concordi nel sostenere che tra di
loro vi era un rapporto di confidenza, in cui l’uno raccontava all’altro dei
propri problemi:
ACPR 2:
- “A partire da quel
momento IM 1 si presentava a casa mia anche senza essere invitato; suonava alla
porta ed io gli aprivo poi mi raccontava dei suoi asseriti problemi” (pag.
2);
- “ADR che anche io mi
sono confidato con lui, raccontandogli dei miei figli, della morte di mia
moglie e del fatto che oggi sono rimasto solo” (pag. 3);
IM 1:
- “ADR che per me ACPR 2
era un ottimo cliente e poi stavamo iniziando a legare. Lui ha iniziato a
raccontarmi delle confidenze, di quello che aveva patito con la moglie durante
il periodo della di lei malattia. Era un confidente, non proprio un amico.
Entrambi ci confidavamo a vicenda” (pag. 4);
- “vero che a ACPR 2
avevo raccontato dei miei problemi con mia moglie e del fatto che riuscivo a
vedere poco i miei figli” (pag. 7).
In merito alle ricariche telefoniche addebitate al conto __________
di ACPR 2, IM 1 ribadiva che si era trattato di un errore e - a fronte della
dichiarazione di ACPR 2 secondo cui IM 1 non gli ha mai restituito tale
l’importo - dichiarava che “io ero convinto di aver rimborsato a ACPR 2
questi soldi, ovvero CHF 150.00; non escludo però che lui abbia ragione”
(VI confronto pag. 12).
2.9.1.5. Nel verbale conclusivo del 17
dicembre 2014 IM 1 dichiarava:
" Contesto la truffa ai danni
di ACPR 2 perché ci sono i riconoscimenti di debito; il denaro glielo avrei
restituito; sui riconoscimenti di debito non erano previste scadenze. Non
contesto di aver caricato il credito telefonico della mia utenza con lo __________
login di ACPR 2; l’ho fatto per inavvertenza.
ADR che avrei restituito tutto il prestito grazie al denaro
guadagnato dal progetto __________ di cui però ribadisco non voler dare alcuna
ulteriore precisazione.”
(VI 17.12.2014 pag. 12)
2.9.1.6. Al dibattimento IM 1 in merito
all’imputazione di truffa in danno di ACPR 2 ha dichiarato di avere detto a ACPR
2 “le cose che sono indicate nell’atto d’accusa. È vero che ho detto che ho
frequentato il politecnico di Zurigo anche se non è vero. Non gli ho detto di
essere un pilota di elicotteri, gli ho detto che pilotavo elicotteri
radiocomandati. Non gli ho mai detto di avere un conto bloccato in Pretura. Gli
ho detto che i gerenti della __________ mi dovevano dei soldi per tutti i
lavori che avevo fatto, si trattava di circa almeno fr. 25'000.-- per
tutti i lavori che avevo iniziato. Non gli ho mai detto che dovevo pagare l’AVS
per i miei dipendenti, perché lui sapeva che ero solo. È vero che gli ho detto
che stavo per concludere un importante progetto e cioè il progetto __________.
È vero che all’inizio lui mi aveva proposto un prestito per aiutarmi a
sopravvivere quando siamo stati sfrattati e io e mia moglie ci siamo separati,
lei da sua sorella ed io in hotel. Mi ha dato i soldi per aiutarmi a
sopravvivere. Non l’ho mai sollecitato obbligandolo a darmi questi soldi in
tempi brevi. È vero che gli promettevo la restituzione in tempi brevi del
prestito, infatti ho firmato i riconoscimenti di debito. È vero che in
un’occasione ho fatto una telefonata con l’avv. __________ davanti a ACPR 2”
(VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).
Sulla destinazione dei soldi ricevuti in prestito da ACPR 2 per un
totale di fr. 90'000.- l’imputato ha dichiarato che “non li ho spesi tutti
al __________, sono stati utilizzati per mettere in piedi veramente un
progetto, ovvero un progetto che consisteva di poter usufruire dello stesso
servizio che hanno in Italia, e cioè di poter vedere alcuni programmi di __________,
__________, __________ e altri quali __________, da vendere qua in Svizzera. In
poche parole quello che sta facendo __________ adesso. Non ho prodotto nessun
documento relativo a questo progetto perché non ho mai voluto far sapere
all’avv. __________ dove si trovasse il materiale di questo progetto, anche se
è il mio avvocato, non voglio io. Non voglio che questo progetto venga
divulgato. __________ ce l’ho, alcuni distributori di __________ usufruiscono
delle mie tecnologie, ovvero - come mi dice la Presidente - ho installato la
videosorveglianza”, rispettivamente che “dei soldi che mi ha dato ACPR 2, io
una parte li ho dati a mia moglie, glieli davo in mano in contanti, soprattutto
nel periodo natalizio. Il resto dei soldi l’ho speso per comperare il materiale
per il progetto __________” (VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).
In merito alla persona di ACPR 2 e al loro rapporto ha dichiarato
che “era laureato in economia, lui mi ha aiutato a fare i calcoli di quelle
che erano le previsioni di incasso del progetto __________ a lungo termine. Il
signor ACPR 2 era una persona gentile, ma non era ingenuo, vista la posizione
che occupava. Era una brava persona, mi veniva incontro, mi chiedeva se mi
servisse qualcosa e come stavo. Una volta al mese bevevamo il caffè insieme,
inizialmente, poi si è stretto questo rapporto di amicizia, di confidenza,
siamo usciti anche a pranzo insieme. Io con lui mi confidavo dei problemi che
avevo a causa della separazione, del fatto che non riuscivo a pagare gli
alimenti ecc.” (VI imputato pag. 8, all. 1 al V. DIB).
2.9.1.7. Va premesso che le versioni di ACPR
2 e di IM 1 sullo svolgimento dei fatti sono sostanzialmente convergenti;
laddove invece sussistono delle divergenze tra le due versioni - segnatamente
sui motivi addotti da IM 1 a ACPR 2 a fondamento delle richieste di prestito -
la Corte ha seguito la versione del denunciante poiché lineare, costante,
circostanziata e contestualizzata e che trova inoltre riscontro nelle e-mail
che ACPR 2 ha scritto a IM 1 in tempi non sospetti, ritenuto in pari tempo che
la versione di IM 1 - come visto - non è risultata altrettanto lineare e
costante.
Così accertati i fatti, la Corte ha confermato l’imputazione di ripetuta
truffa in danno di ACPR 2 (punto 4.1 dell’atto d’accusa 21/2015). L’imputato ha
infatti sfruttato la stima e la considerazione che la vittima aveva nei suoi
confronti, il rapporto di fiducia che nel tempo aveva provveduto ad instaurare
con la stessa, così come la confidenza che aveva creato con ACPR 2 raccontandogli
le sue vicende personali e raccogliendo le confidenze di quest’ultimo;
l’imputato ha sfruttato altresì la bontà d’animo di ACPR 2 e la sua ingenuità nonché
il fatto che quest’ultimo, fidandosi di lui, non avrebbe effettuato controlli su
quanto gli riferiva, per cui ponendolo anche sotto pressione con l’urgenza
nell’ottenimento dei soldi che gli necessitavano, lo ha indotto a concedergli i
prestiti di denaro già sapendo che non glieli avrebbe mai più restituiti,
denaro che IM 1 ha utilizzato - come è stato accertato in base alle sue stesse
dichiarazioni e a quelle del gerente del __________ - sperperandolo per donne e
champagne presso il night club.
La Corte ha confermato inoltre l’imputazione di cui all’art. 147
CP in danno di ACPR 2 per l’importo di fr. 150.- (punto 3.2 dell’atto d’accusa
21/2015), non essendo affatto credibile quanto allega l’imputato e cioè che si
sia trattato di un errore, anche perché IM 1 non ha mai restituito detto
importo.
2.9.2. Truffa in danno di ACPR 9
2.9.2.1. Il 15 settembre 2014 veniva
interrogato ACPR 9, proprietario e gerente dell’__________ di __________, a
seguito della denuncia che aveva sporto nei confronti di IM 1 per il reato di
truffa commessa nel periodo dal 24 giugno 2008 al 15 marzo 2014 per un importo
complessivo di fr. 30'000.- (AI 1 inc. 2014.7589), il quale così esponeva i
Fatti
" Per quanto riguarda la
denuncia sporta contro IM 1 devo dire che la conoscenza è avvenuta all'epoca
della scuola reclute sanitario d'ospedale che io e IM 1 abbiamo svolto insieme
a __________; se non erro nel lontano 1991.
Da lì in poi ho avuto occasione di incontrarlo solamente durante
alcuni corsi di ripetizione.
Nel 2008 ho avuto modo di incontrarlo dopo che mia mamma ha saputo
che IM 1 aveva una ditta di computer e impianti satellitari. Siccome
necessitava di un impianto TV nuovo per l'__________, che a quei tempi era
ancora di proprietà dei miei genitori, è iniziata una collaborazione per la
sistemazione dell'impianto esistente.
Poi nel corso degli anni, fino a giungere ai giorni nostri, IM 1
ha svolto anche altri lavori (es. elettricista).
Sta di fatto che nel 2008 gli è stata chiesta un'offerta per
sostituire la ricezione dei canali televisivi dall'esistente via cavo __________
alla trasmissione satellitare. Quindi IM 1 ha presentato il suo progetto di
installazione di un sistema satellitare con il montaggio di parabola e decoder
che permettessero la distribuzione dei segnali televisivi in tutte le camere
dell'albergo. Da parte dei miei genitori, ma anche da parte mia che già a quel
tempo stavo riprendendo le redini dell'Hotel, è stata accettata la sua proposta
e gli è stato dato l'incarico di passare alla ricezione satellitare.
Una volta completata l'installazione, è stato disdetto il
contratto di ricezione con la __________.
IM 1 ha installato alcuni decoder in un armadio tecnico situato
sulle scale tra il secondo e il terzo piano dell'Hotel.
Anche negli anni successivi con le continue riparazioni di cui
spiegherò in questo verbale, sino ad oggi, è l'unico posto in cui l'imputato ha
messo le mani per le riparazioni e le installazioni dei suoi prodotti.
Appunto nel 2008 ha provveduto a montare due parabole sul tetto
dell'edificio specificando che una doveva ricevere le trasmissioni dal
satellite __________ mentre l’altra dal satellite __________.
Proprio in questo armadio ha installato 4 decoder che per quanto a
mia conoscenza dovevano essere l'impianto di distribuzione dei canali per le
camere dell'albergo.
Per fare questo lavoro IM 1 ha emesso una fattura datata 26.06.2008
di CHF 16'450.--.
Di questa ha ricevuto un acconto il 25.06.2008 pari a CHF
10'000.--.
Siccome il lavoro non era stato completato in tempo, e quindi ho
dovuto prolungare di un altro anno il contratto che avevo con la Cablecom, il
03.11.2008, IM 1, sempre tramite la sua ditta __________ ha emesso una fattura
nella quale si evidenzia che la somma da pagare era di CHF 16'450..-- come in
precedenza, e dedotto l'acconto già pagato di cui sopra di CHF 10'000.--, il
saldo riportato era 0.- in quanto a causa del ritardo lavori mi aveva scontato
praticamente la rimanenza di CHF 6'450.-- che era più o meno il canone di
abbonamento che avevo dovuto pagare a __________ per il prolungo del contratto.
Secondo quanto lui aveva poi indicato dopo il suo intervento e
fattura del 03.11.2008,
l'impianto satellitare da lui installato era terminato e
funzionante.
Di riflesso la ricezione tramite impianto __________ era stata
staccata.
(…)
Il 06.04.2010 ha fornito, come da fattura, 2 decoder per una
migliore ripartizione dei segnali televisivi.
Fattura di CHF 700.-- che sono stati pagati in contanti lo stesso
giorno.
Il 19.05.2010 ha ricevuto ulteriori CHF 1'950.-- per altri lavori
sull'impianto satellitare dove sarebbero stati installati dei decoder
amplificati.
Di più non so dire sennonché gli ho pagato anche quella fattura.
Il 31.05.2010 gli ho pagato CHF 200.-- come da fattura per la
sistemazione dell'impianto. Soldi che ha ricevuto in contanti.
Il 12.01.2011 ha di nuovo messo le mani nell'impianto e ha presentato
una fattura di CHF 4'300.-- di cui il 05.01.2011 aveva già ricevuto un acconto
di CHF 1'300.--.
Il 12.01.2011 ha ricevuto il saldo della fattura corrispondente a
CHF 3'000.--.
(…)
Il 03.03.2012 ho dovuto pagare CHF 350.-- per la sostituzione di 3
decoder __________ dell'impianto satellitare.
Di nuovo il 12.03.2012 ha fornito gli stessi decoder sempre per
l'importo di CHF 350.--.
Ricordo che in quest'occasione era intervenuto dicendo che i
decoder installati la settimana prima erano stati rubati da qualcuno perché
l'armadio non era chiuso con un lucchetto e quindi di facile accesso.
Sta di fatto che secondo lui i decoder erano stati rubati e quindi
ho dovuto nuovamente pagare la cifra richiesta per acquistarne di nuovi.
Il 10.06.2013 l'impianto satellitare non funzionava più e a
seguito di un nuovo intervento di IM 1 sarebbe risultato che a causa del
temporale era bruciato tutto l'impianto e quindi per la sistemazione mi sono
stati fatti pagare CHF 7'360.--. Pagato il 10.06.2013.
Di nuovo il 10.09.2013 mi ha detto che l'impianto satellitare era
saltato nuovamente ancora a causa del temporale.
Anche in questo caso ho pagato CHF 1'300.-- per la riparazione.
Il 08.11.2013 mi ha chiesto altri CHF 550.-- per la sostituzione
di un amplificatore di rete satellitare perché non funzionava correttamente
l'impianto.
Il 15.03.2014, durante la mia assenza per le vacanze, il personale
mi ha chiamato dicendo che di nuovo l'impianto TV e radio delle camere non
funzionava più. Ho quindi detto di chiamare il IM 1 per far sistemare il
guasto.
(…)
In quel caso ha ricevuto in contanti l'acconto CHF 10'000.--.
(…)
Riassumendo posso dire però che IM 1 ha tergiversato sulla
riparazione e che il padre della mia compagna nel frattempo ha segnato con un
pennarello le parti elettroniche che IM 1 si era portato appresso per far la
riparazione.
(…)
Quando __________ ha visto che le schede elettroniche sostituite
erano le stesse che aveva contrassegnato gli ha detto di andarsene e di farsi
vivo solamente quando io sarei rientrato dalle vacanze.
Da parte mia, una volta rientrato e messo al corrente dei fatti,
non avevo più intenzione di collaborare con IM 1 e non l'ho più sentito.
Anche perché le televisioni avevano ripreso a funzionare perché __________
aveva trovato dei cavi scollegati e li aveva connessi di nuovo.
Da lì l'impianto TV ha ripreso a funzionare e quindi da parte mia
ero a posto.
Tuttavia alcuni clienti mi hanno fatto notare che il segnale TV
delle loro camere era pessimo e quindi non volendo più chiamare IM 1 mi sono
rivolto alla ditta __________ di __________.
Da qui il suo intervento per la sistemazione dell'impianto.
Ho poi capito, grazie all'intervento della ditta __________, che
l'impianto satellitare che avrebbe installato __________ non è altro che una
colossale bufala e che così come si presenta non ha mai funzionato e nemmeno
poteva funzionare.
Con mia grande sorpresa e a mia insaputa, ho scoperto, sempre
grazie all'intervento della ditta __________ che verosimilmente in tutti questi
anni ho usufruito del servizio __________ che come detto sopra avevo disdetto.
Fino al momento del loro intervento ero assolutamente convinto che
la ricezione dei canali televisivi avvenisse tramite l'impianto satellitare per
il quale ho anche sborsato tutti quei soldi come da elenco qui sopra riportato
e meglio descritto nella cartelletta che viene allegata al presente verbale.
(…)
L'impianto trovato da __________ era si allacciato alla corrente
elettrica ma non forniva alcun segnale. Era completamente fasullo.
Ero totalmente all'oscuro che IM 1 mi avesse imbrogliato a questo
modo. Gli ho versato decine di migliaia di franchi per un impianto da lui
installato che non ha mai funzionato e che nemmeno poteva farlo.”
(VI ACPR 9 16.09.2014)
2.9.2.2. Sentito dagli inquirenti, __________,
tecnico radio TV, confermava il suo intervento presso l’__________ il 17 aprile
2014 e che l’impianto satellitare “era assolutamente un falso e funzionava
grazie alla trasmissione via cavo separata”, precisando che “da parte
mia ho fotografato l’impianto prima di intervenire e quindi senza toccare nulla
di quello che ho trovato” (VI __________ 03.09.2014). Le fotografie
scattate da __________ venivano allegate al suo verbale d’interrogatorio.
2.9.2.3. IM 1 durante l’inchiesta ha
dichiarato che “non contesto di aver ricevuto quel denaro indicato da ACPR 9
e l’ho ricevuto quale controprestazione per i lavori che gli ho fatto”,
precisando che “al signor ACPR 9 e all’albergo ho fornito un sistema
funzionante e tutti gli interventi da me effettuati erano necessari per il buon
funzionamento dell’impianto del tempo” (VI 24.09.2014 pag. 10; cfr. anche
VI 17.12.2014 pag. 8), ciò che ha ribadito anche al dibattimento (VI imputato
pag. 9, all. 1 al V. DIB).
In aula, quando gli sono state sottoposte le fotografie scattate
da __________ prima del suo intervento presso l’__________, IM 1 ha dichiarato
che “l’impianto delle fotografie non è quello che ho fatto io. Quello che ho
fatto io era al quarto piano. L’impianto che si vede nelle foto si trova nel
quadro elettrico, mentre che io ho installato l’impianto satellitare in un
armadio dove non c’era niente, mentre qui sulle foto vedo che ci sono le
valvole di un impianto elettrico”. Ha affermato quindi che “si sta
inventando tutto”, precisando che “non ho denunciato ACPR 9 per le sue
false affermazioni nei miei confronti. Non l’ho fatto perché sono stato
interrogato poco e non so quasi nulla di questa cosa qua” (VI imputato pag.
9, all. 1 al V. DIB).
2.9.2.4. La Corte ha ritenuto accertato
che l’impianto satellitare installato da IM 1 era fasullo e che la ricezione
dei canali TV avveniva in realtà tramite l’allacciamento __________, così come
attestato dal tecnico radio TV __________, sulla cui testimonianza non vi è
motivo di dubitare e che correttamente ha fotografato lo stato dei luoghi prima
del suo intervento.
IM 1 non è invece affatto credibile quando afferma che quello
ritratto nelle fotografie scattate da __________ non è l’impianto da lui
allestito, anche perché è solo in aula che ha dichiarato di aver installato
l’impianto al quarto piano, mentre che inchiesta non lo aveva detto nonostante
gli fossero state contestate le dichiarazioni in merito di ACPR 9 (cfr. VI IM 1
24.09.2014 pagg. 9-10).
La Corte ha quindi confermato l’imputazione di cui al punto 4.2
dell’atto d’accusa 21/2015 poiché l’imputato ha fatto credere alla vittima di
aver impiantato e mantenuto funzionante negli anni un sistema satellitare che
in realtà è risultato essere fasullo, sfruttando la fiducia che ACPR 9 aveva
nei suoi confronti quale specialista di computer e di impianti TV satellitari,
facendosi quindi pagare un importo complessivo di fr. 37'060.- (rettificato in
aula con l’accordo delle parti, cfr. pag. 3 V. DIB).
2.9.3. Truffa in danno di ACPR 10
2.9.3.1. Il 27 agosto 2014 ACPR 10 denunciava
IM 1 per truffa e appropriazione indebita, indicando che “su richiesta di IM
1 dopo una sua commovente domanda di prestito alludendo di non avere soldi per
comperare da mangiare ai figli e alla moglie gli ho dato al somma di fr.
5'000.-- in buona fede in forma di prestito che lui mi aveva garantito di
restituirmi entro la fine del mese. Soldi che a tutt’oggi mi ha restituiti solo
in parte” (denuncia 27.08.2014, AI 1 inc. 2014.8027).
2.9.3.2. IM 1 ha riconosciuto di aver
ricevuto un prestito di fr. 5'000.- da ACPR 10, in relazione al quale aveva
anche sottoscritto il riconoscimento di debito datato 9 maggio 2008, nel quale
si impegnava a restituire la somma entro il 31 maggio 2008.
In merito ai motivi indicati alla signora ACPR 10 a fondamento della
richiesta di prestito, in inchiesta IM 1 aveva dichiarato di contestare “quanto
dichiara ACPR 10 in merito al motivo del mio prestito. A lei non avevo detto
che mi servivano i soldi per “nutrire” la mia famiglia” (VI 24.09.2014 pag.
14), mentre che al dibattimento ha ammesso di aver chiesto i soldi a ACPR 10 “dicendole
che li avevo bisogno per pagare l’affitto di casa e per mantenere i figli e la
famiglia”, confermando quindi le dichiarazioni della denunciante al
riguardo. Ha aggiunto che “i soldi che mi aveva prestato li ho
utilizzati per il pagamento dell’affitto dell’appartamento a __________ e per
dar da mangiare alla mia famiglia” (VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).
Sia durante l’inchiesta che in aula IM 1 ha però dichiarato di
aver integralmente saldato il debito di fr. 5'000.-, restituendone una parte in
contanti e compensandone una parte con prestazioni professionali da lui
eseguite in favore dei coniugi __________ (VI 24.09.2014 pag. 14; VI imputato
pag. 10, all. 1 al V. DIB).
Ha precisato di essere in possesso delle relative ricevute,
dichiarando in inchiesta di non voler riferire dove si trovavano (VI 24.09.2014
pag. 14), rispettivamente in aula che le stesse erano nel - famoso - deposito
della __________ e __________ (VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).
Ha precisato inoltre che inizialmente credeva di poter restituire
il prestito nei termini pattuiti in quanto “io a quel tempo mi ero messo in
proprio, quindi pensavo di poter restituire in 21 giorni il debito, pensavo di
riuscire a farcela man mano con i lavori che facevo” (VI imputato pag.
10, all. 1 al V. DIB).
Queste dichiarazioni di IM 1 sono in contrasto con quelle di ACPR
10, che ha invece riferito che in due occasioni IM 1 aveva effettivamente
controllato i computer di casa, ma che queste prestazioni gli erano state
regolarmente remunerate, per cui il debito era rimasto invariato:
" Visto che non poteva
restituirci i soldi allora, per due volte, gli abbiamo chiesto di controllare
che il computer di casa fosse in ordine.
Malgrado ciò mi ha comunque fatto pagare le tariffe usuali che
praticava per gli interventi professionali.
Pertanto non ci ha controllato il computer per una somma
equivalente alla deduzione dell’importo dovuto, perché abbiamo pagato le
singole prestazioni.
Il prestito rimaneva esattamente tale e IM 1 non ci restituiva
assolutamente nulla.”
(VI ACPR 10 01.09.2014, pag. 4)
ACPR 10 ha dichiarato che in seguito IM 1, “messo sotto
pressione”, aveva restituito in diverse rate un importo complessivo di fr.
2'300.- (e meglio 4 rate da fr. 500.- e un importo di fr. 300.- consegnato una
volta che per caso si erano incrociati sulla strada tra __________ e __________),
per cui “verso IM 1 vantiamo ancora un credito di CHF 2'700.--” (VI
ACPR 10 01.09.2014, pagg. 4-5).
Al dibattimento la signora ACPR 10, presente in aula fra il
pubblico, ha consegnato alla Corte le ricevute in suo possesso (doc. DIB 1),
dalle quali risulta che l’imputato le ha restituito:
- il 20.08.2009 fr. 800.-;
- il 07.10.2009 fr. 1'000.-;
- l’11.02.2010 fr. 500.-;
- il 19.04.2010 fr. 500.-;
- l’11.06.2010 fr. 500.-.
Pertanto, tenuto conto dell’ulteriore importo di fr. 300.-
restituito da IM 1, l’importo rimborsato ammonta a complessivi fr. 3'600.-.
Di conseguenza, con l’accordo delle parti, il debito residuo di
fr. 2'700.- indicato al punto 4.3 dell’atto d’accusa 21/2015 è stato
corretto in fr. 1'400.- (cfr. VI imputato pag. 10, all. 1 al V. DIB).
In definitiva, quindi, ad eccezione dell’ammontare dell’importo
rimasto ad oggi scoperto, le versioni di ACPR 10 e dell’imputato sono
sostanzialmente convergenti.
2.9.3.3. La Corte ha considerato che IM
1 non risulta abbia raccontato cose non vere alla signora ACPR 10 per ottenere
il prestito, dal momento che era vero che in quel periodo non aveva soldi per
mantenere la famiglia, considerato parallelamente che non risulta dagli atti
che IM 1 abbia utilizzato detto prestito per scopi diversi da quelli allegati e
ritenuto infine ancora che non risulta comprovato che l’imputato avesse, al
momento in cui ha chiesto il prestito, l’intenzione di non restituire
integralmente il dovuto, ritenuto che ha anche restituito i due terzi di quanto
ricevuto.
Pertanto, l’imputazione di truffa di cui al punto 4.3 dell’atto
d’accusa 21/2015 non è stata confermata, anche se va rilevato che anche in
questo caso IM 1 ha accortamente fatto leva sulla generosità d’animo di ACPR 10,
senza però che la fattispecie concreti il reato di truffa, facendo difetto i
presupposti oggettivi e soggettivi dello stesso.
2.9.4. Truffa in danno di ACPR 12
2.9.4.1. Il 30 ottobre 2014 ACPR 12
denunciava IM 1 per titolo di truffa, oltre che per altre fattispecie che qui
non interessano, dal momento che in relazione alle stesse il 26 febbraio
2015 è stato emanato un decreto di abbandono (denuncia sub AI 1 inc.
2014.10287; decreto di abbandono agli atti dell’inc. 2014.6010).
ACPR 12 veniva interrogato in merito alla denuncia il 3 novembre
2014 e dichiarava:
" Inizio con il chiarire il
fatto del prestito personale (Allegato 1 della mia denuncia). IM 1 mi aveva
detto che sua sorella si trovava ricoverata in gravissime condizioni presso un
Centro Ospedaliero di __________ ed era malata di tumore in fase terminale.
Dicendo che non era assicurata per determinate cure e società, in
particolare la Rega o altre similari, mi ha chiesto un prestito urgente a
carattere personale perché doveva pagare il trasferimento dal canton __________
al canton Ticino.
Insistendo parecchio sulle condizioni di salute della sorella, mi
ha detto di trovarsi in grosse difficoltà economiche per far procedere il
trasferimento.
Infatti mi ha detto di dover anticipare questi soldi altrimenti
non sarebbe riuscito a portare in Ticino la sorella morente.
Devo dire che la richiesta di denaro me l'ha anticipata via
telefono chiedendo un incontro personale per spiegarmi meglio la situazione
famigliare.
E' qui che mi ha detto che ero praticamente l'unico che poteva
aiutarlo perché i familiari non lo erano.
L'esposizione dei fatti di IM 1 è stata talmente chiara ed
esaustiva che mi ha convinto ad andare presso la Banca __________ di __________
e prelevare CHF 5'000.-- in contanti.
(…)
Se non ricordo male gli ho consegnato i soldi un paio di giorni
dopo il prelevamento.
Prima di consegnarglieli gli ho sottoposto una dichiarazione di
prestito personale che IM 1 ha firmato di proprio pugno.
Alla dichiarazione di ricevuta è stata allegata una fotocopia
della sua carta d'identità.
Mi viene chiesto come mai sulla dichiarazione di ricevuta è stata
fatta un'aggiunta manoscritta, firmata da IM 1, in data 30.12.2009.
Rispondo che alla data prevista per la restituzione del prestito,
15.10.2009, non ho ricevuto nulla.
Dopo diverse peripezie per rintracciarlo, fra l'altro mi è stato
detto da IM 1 che era stato in prigione a causa di errori di cassa, il 30.12.2009
ci siamo incontrati di nuovo.
Non mi ha dato i soldi di ritorno ma abbiamo concordato una nuova
data per questa restituzione del prestito.
Restituzione che avrebbe dovuto avvenire il 15.03.2010.
Siccome non mi restituiva mai il prestito, ci siamo accordati su
un piano di rientro dei soldi che gli avevo prestato che consisteva nella
restituzione dell'importo a scalare dalle fatture che IM 1 avrebbe dovuto
emettere per lavori da lui prestati in mio favore.
E' cosi che, come descritto dallo stesso IM 1 sul foglio che ha
scritto a mano (Allegato 4 della mia denuncia), il prestito totale non è stato
ritornato ma, anzi mi deve ancora CHF 1'250.--.”
(VI 03.11.2014 pagg. 3-4)
Il documento sottoscritto da IM 1 il 30 settembre 2009, allegato
n. 1 alla denuncia di ACPR 12, riporta il seguente testo:
" PRESTITO
Io sottoscritto Signor IM 1 nato il IM 1
domiciliato a __________, di professione Ingegnere ETH in
Informatica dichiaro di ricevere dall’__________ la somma di CHF 5'000.00
(cinque Milla franchi svizzeri) come prestito personale.
Questa somma dovrà essere interamente restituita entro
e non oltre il 15.10.2009.
Non sono previsti interessi essendo stato concesso per
motivi famigliari della massima gravità.”
(all. 1 alla denuncia ACPR 12, AI 1 inc. 2014.10287)
Vi è poi la scritta a mano “in data del 30/12/2009, seguito a
colloquio con Sig. ACPR 12, garantisco il rimborso della somma di 5000 Fr entro
il 15/03/2010”.
2.9.4.2. Interrogato, IM 1 negava di
aver ricevuto un prestito da ACPR 12 (VI 20.11.2014 pag. 5).
Preso atto dello scritto all. 1 alla denuncia, rispondeva di
riconoscere il documento ma dichiarava che:
" (…) questo non è il
documento che io ho visto e firmato. Io ho fatto dei lavori per la società di ACPR
12 e ricevevo sempre le ore prepagate in anticipo.
ADR che la firma a fondo pagina sulla sinistra la
riconosco, è la mia. Non riconosco la scrittura a mano apposta sul documento e
neppure la firma.
Mi viene chiesto se dunque ACPR 12 ha falsificato questo
documento ed io rispondo di sì.
ADR che non è vero che io ho detto a ACPR 12 che mia
sorella si trovava in gravissime condizioni presso un centro ospedaliero di __________
ed era malata di tumore in fase terminale, chiedendogli parimenti un prestito
per il suo trasferimento da __________ in Ticino.
(…)
ADR che non è vero che io a ACPR 12 avevo chiesto di
incontrarlo per spiegargli i miei problemi familiari, sempre in vista di
chiedergli un prestito. I nostri incontri erano unicamente professionali.”
(VI 20.11.2014 pag. 6)
2.9.4.3. Anche nel successivo
interrogatorio IM 1 contestava i fatti, dichiarando:
" (…) è vero che ACPR 12 mi
ha dato del denaro quale anticipo per il mio lavoro futuro presso di lui;
trattasi del pagamento anticipato di mie future ore di lavoro; in sostanza dopo
la consegna del denaro io ho effettivamente lavorato per ACPR 12 deducendo ogni
volta il mio dovuto; oggi nessuno dei due può vantare alcunché; c’è un
contratto da me sottoscritto sul quale è indicato espressamente che ACPR 12
comperava in anticipo tot ore di manutenzione su determinati computer che
avevano.
ADR che la circostanza da lui riferita in merito al recupero di
mia sorella con la REGA è un’invenzione di ACPR 12.”
(VI 17.12.2014 pag. 9)
2.9.4.4. In aula IM 1 ha cambiato
sensibilmente versione, riconoscendo di aver sottoscritto l’allegato n. 1 alla
denuncia di ACPR 12 e di aver ricevuto da lui fr. 5'000.-, asserendo però che
l’idea di mettere la questione della sorella malata nel giustificativo era
stata di ACPR 12 e che l’importo di fr. 5'000.- lo aveva ricevuto in pagamento
di alcuni PC che gli aveva fornito:
" Il signor ACPR 12 sapeva
che mia sorella è malata di leucemia. Lo sa perché siamo in rapporti di
amicizia, dal 2002/2003. (…). Lui mi ha fatto scrivere questa cosa di mia
sorella malata morente da mettere come giustificativo nella cassa della sua
ditta, la __________. Quindi è stata una sua idea per giustificare verso gli
altri azionisti della società.
(…)
ADR: I soldi, i fr. 5'000.--, li ho presi in quanto gli ho
fornito due computer portatili usati (HP entrambi), un miniserver (sempre
dell’HP) e un PC fisso (assemblato comprando i componenti), per l’importo
complessivo di fr. 5'000.--. ACPR 12 mi ha fatto fare questo foglio di carta
per giustificare l’uscita dei soldi dalla ditta che amministrava, la __________.
Vengono sottoposte all’imputato le ricevute allegate al VI di ACPR
12 del 03.11.2014.
La Presidente mi chiede se queste fatture corrispondono ai
PC che ho fornito a ACPR 12.
R: È uno dei computer di cui ho appena riferito.
La Presidente mi chiede quindi cosa c’entra l’allestimento
di un contratto di prestito datato 30.09.2009 per un computer che è già stato
fatturato e pagato.
R: Quella fattura nella contabilità della __________ non la
troverete. ACPR 12 mi ha fatto firmare quel giustificativo perché non voleva
far vedere agli altri azionisti che aveva acquistato questi computer, perché un
computer l’aveva regalato alla segretaria e gli altri tre se li era tenuti lui.”
(VI imputato pagg. 10-11, all. 1 al V. DIB)
2.9.4.5. La Corte ha ritenuto che IM 1
non è stato per nulla lineare e costante nelle sue dichiarazioni, dal momento
che in un primo momento ha negato di aver sottoscritto il documento prodotto da
ACPR 12 (allegato n. 1 alla denuncia), arrivando a dire che era stato
falsificato dal denunciante, salvo poi ammettere di averlo effettivamente
firmato, allegando che si riferiva al pagamento di alcuni PC che aveva fornito
a ACPR 12, mentre che in inchiesta aveva dichiarato di aver ricevuto il denaro
quale anticipo per le ore di lavoro da prestare in favore di ACPR 12, senza
però essere in grado di produrre alcun giustificativo in merito. Ancora una
volta, quindi, l’imputato non è risultato credibile per la Corte. Lo stesso
neppure è credibile laddove allega che sia stato ACPR 12 a
suggerire di inserire nel documento la falsa causale di motivi famigliari gravi
- con ciò intendendo, come ha dichiarato, il trasferimento della sorella malata
-, dal momento che le dichiarazioni di ACPR 12 risultano molto più convincenti
e anche perché si tratta proprio della motivazione che IM 1 allegherà - come
vedremo - anche nell’ambito di un prestito che aveva richiesto ad un’altra
persona.
La Corte ha pertanto confermato l’imputazione di truffa per il
prestito che IM 1 ha ricevuto da ACPR 12, al quale ha raccontato falsamente di
dover provvedere al trasferimento della sorella malata dal Canton Berna al
Canton Ticino. L’inganno risulta astuto in quanto IM 1 ha sfruttato la
circostanza che ACPR 12 fosse effettivamente a conoscenza del fatto che aveva
una sorella affetta da una malattia grave e che non avrebbe pertanto eseguito
alcun controllo sulla veridicità delle sue affermazioni. L’imputato ha posto
inoltre ACPR 12 sotto pressione facendogli credere che nessun altro poteva
aiutarlo e che la sorella era morente, per cui il trasferimento era urgente ed
occorreva agire in fretta.
2.9.5. Truffa in danno di __________
2.9.5.1. Il 1 ottobre 2014 la Polizia
procedeva ad interrogare __________, che riferiva in merito al prestito di fr.
2'000.- che aveva concesso a IM 1 nel dicembre 2009, mai restituitogli:
" Ho conosciuto IM 1 nel
lontano 2009.
Appreso delle sue conoscenze informatiche l'ho incaricato di
eseguire dei lavori sul mio PC di casa.
Dopo che ha eseguito questi lavori, un giorno mi ha detto che era
appena uscito di prigione perché ingiustamente arrestato e incarcerato per aver
truffato dei clienti.
Cosa che diceva di non aver fatto assolutamente.
Nella sua esposizione dei fatti mi ha riferito che per la causa in
corso la Procura gli aveva bloccato i conti e che di riflesso non aveva più
disponibilità economica.
Quindi mi ha chiesto dei soldi perché aveva grosse difficoltà per
il sostentamento della famiglia, ed in particolare dei suoi figli.
Nell’esposizione dei fatti era talmente prostrato che mi sono
lasciato convincere dalle sue parole, che per finire ho accettato di prestargli
dei soldi siccome diceva che ne aveva assolutamente bisogno.
Ciò accadeva in concomitanza con le festività natalizie 2009 ed a IM
1 ho consegnato CHF 2'000.- in contanti sottoforma di prestito senza interessi.
Per il prestito di cui ha beneficiato ha sottoscritto una ricevuta
del debito, data 23.12.2009, nella quale riconosceva persino un tempo limite di
90 giorni per la restituzione senza interessi del capitale, ma che fino ad oggi
non ha mai onorato.
Richiamato più volte, sia per telefono che per lettera - a
restituirmi il denaro - ha sempre tergiversato o accampato le scuse più
disparate pur di non soddisfare le mie domande di restituzione.
E' così che il 10.06.2010 mi sono rivolto alla Pretura di Lugano
per denunciare i fatti di cui ero vittima di truffa.
Con sentenza del Giudice di Pace del Circolo di __________ del
20.07.2010, IM 1 è infine stato condannato al pagamento dei CHF 2'000.--.
Per questa procedura ho anche dovuto sborsare CHF 180.--.
Malgrado la sentenza, come già elencato poc'anzi, IM 1 non ha mai
estinto il suo debito e a tutt'oggi vanto ancora verso di lui questo credito.
Mi viene chiesto se dopo la ricezione di una lettera del
27.05.2010 firmata da __________ abbia mai contattato la donna per avere le
spiegazioni del caso a proposito dei contenuti della lettera. Rispondo di no.
Non ho mai preso contatto con la moglie di IM 1 e nemmeno so chi sia. Non l'ho
mai conosciuta.
Mi viene chiesto come ha potuto ottenere i soldi IM 1 e ripeto che
mi aveva detto di non avere nulla da poter dare da mangiare alla famiglia e in
special modo ai bambini perché gli erano stato bloccati i conti. Per questo mi
sono lasciato convincere.”
(VI __________ 01.10.2014, pag. 3)
__________ ha versato agli atti sia la ricevuta del 23 dicembre
2009 scritta a mano e firmata da IM 1, nella quale quest’ultimo conferma di
aver ricevuto la somma di fr. 2'000.-, sia la lettera datata 27 maggio
2010 - apparentemente, come vedremo - firmata da __________, nella quale si
legge in particolare che “mio marito ultimamente è molto preso, non è quasi
mai presente, in quanto fra il lavoro e la sorella in fin di vita all’ospedale
di Basilea per CANCRO, ha ben altri problemi a cui pensare, oltre a quanto
accadutogli” (cfr. scritto __________ del 9 settembre 2014, AI
1 inc. 2014.9090).
2.9.5.2. L’imputato non contesta di aver
ricevuto un prestito di fr. 2'000.- da __________ e ha confermato anche di
avergli chiesto il prestito dicendogli di non riuscire a provvedere al sostentamento
della sua famiglia e in particolare dei suoi figli, in quanto dopo essere stato
arrestato, la Procura gli aveva bloccato i conti e quindi non aveva più
disponibilità economica (VI 20.11.2014 pag. 8; VI imputato pag. 11, all. 1
al V. DIB).
In effetti, il prestito risale al 23 dicembre 2009, poco tempo
dopo la sua scarcerazione del 16 dicembre 2009.
Per contro, IM 1 dichiara di aver restituito l’intero importo di
fr. 2'000.- a __________ (VI 20.11.2014 pag. 8; VI 17.12.2014 pag. 9; VI
imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB) e questo dopo la sentenza del 20 luglio
2010 del Giudice di pace del circolo di __________ che lo aveva condannato a
pagare l’importo di fr. 2'000.- all’istante __________ (AI 1 inc. 2014.9090).
In aula IM 1 ha precisato - ciò che non ha stupito la Corte - che “la
ricevuta che mi sono fatto firmare quando ho restituito i soldi a __________,
si trovava nel deposito della __________ e T__________” (VI imputato
pag. 11, all. 1 al V. DIB).
Va segnalato che IM 1 ha negato di aver allestito lo scritto
27 maggio 2010 a nome di sua moglie (VI 20.11.2014 pag. 9), la quale ha
invece testimoniato “con assoluta certezza di non averlo mai visto prima
d’ora. I contenuti dello scritto mi sono assolutamente nuovi” e che “la
firma in calce al documento non è la mia” (VI 06.10.2014 pag. 2, AI 3 inc.
2014.9090), per cui la Corte ritiene accertato che sia stato proprio l’imputato
ad aver allestito lo scritto a nome della moglie, allo scopo di guadagnare
tempo per la restituzione del prestito da lui - e non dalla moglie - richiesto
a __________.
2.9.5.3. La Corte ha confermato la
truffa in danno di __________, al quale l’imputato, in prossimità del Natale
2009, ha raccontato - falsamente - di avere un conto bloccato dalla Procura
dopo essere stato in prigione e di non avere quindi il denaro per provvedere al
sostentamento dei suoi figli, come IM 1 ha ammesso.
L’imputato ha sfruttato il fatto che __________ ben difficilmente
avrebbe potuto effettuare controlli sulla veridicità delle sue affermazioni,
facendo inoltre leva sulla generosità d’animo dell’anziana vittima già sapendo
che non le avrebbe mai più restituito il prestito.
Infatti, l’allegazione di IM 1 di aver provveduto alla
restituzione dell’integralità del prestito e che la relativa ricevuta si trovava
nell’ormai noto deposito della __________ e __________, non è stata
assolutamente comprovata e per la Corte non risulta affatto credibile.
2.9.6. Truffa in danno di ACPR 13
2.9.6.1. Il 21 ottobre 2014 ACPR 13
denunciava IM 1 per i seguenti fatti:
" Conosco il Sig. IM 1 ca.
dal 2011 presentatosi come cliente alla __________ di __________, dove lavoro
da oltre 15 anni. Si trattava di un cliente normale con il quale nel tempo sono
entrato in confidenza.
- Il 1° fatto sospetto fu quando per mesi non si fece più vedere,
lasciando un debito di ca. 500-600 Fr. Venne poi a saldarlo mesi dopo con molte
insistenza da parte nostra.
Alfa Romeo: il Sig. IM 1 circolava con una Renault in cattivo
stato di marcia e in quell’ambito abbiamo avviato le trattative di vendita
dell’Alfa.
In agosto 2012, dopo che la sua Renault lo ha lasciato a piedi, si presenta con
fretta e furbizia dicendo che voleva la mia vettura subito, con urgenza.
Il contratto era pronto e l’avrebbe firmato il giorno seguente.
L’auto gli serviva subito per finire lavori in corso che gli avrebbe permesso
di pagarmi subito. Poi è sparito due volte, una, per un presunto intervento
urgente alla schiena, l’altra, quando a luglio finì in carcere. Prima di
quest’ultimo evento, in giugno 2014, si è presentato in due occasioni con viso
dimesso e atteggiamento disperato, chiedendomi aiuto finanziario urgente (Fr.
3'000 + Fr. 2'000).
- Motivo: acquisto di materiale necessario per concludere un
lavoro in corso presso __________ che gli avrebbe permesso di pagare in una
volta i sospesi, cosa che fino ad oggi non è mai avvenuta!
(…)”
(denuncia di ACPR 13 del 21 ottobre 2014, AI 1 inc. 2014.10032)
2.9.6.2. Il 28 ottobre 2014 il
denunciante veniva interrogato dalla Polizia e precisava ulteriormente i fatti
alla base della sua denuncia:
" Per quanto riguarda la
denuncia sporta contro IM 1 devo dire di averlo conosciuto in ambito professionale
nel più o meno nel 2011.
Siccome lavoro da circa 15 anni presso il negozio __________ con
sede a __________, ho avuto occasione di conoscere l'imputato quando è divenuto
cliente del negozio perché era appassionato di modellismo.
Ha iniziato a servirsi con del materiale nostro fintanto che nel
corso del 2012 ha lasciato pendente un conto di circa CHF 500.--/600.--.
Conto che ha impiegato diversi mesi a saldare dopo tante
insistenze e richiami da parte nostra.
Una volta liquidato il debito è tornato a servirsi da noi dopo
tanto tempo che non passava più in negozio, forse proprio perché aveva in
sospeso il debito.
(…)
Dopo essere tornato a servirsi da noi, non ha più lasciato debiti
o sospesi. Ha sempre pagato a contanti.
Grazie a questa conoscenza come cliente, siamo poi entrati in
amicizia.
Un giorno, sapendo che volevo vendere la mia vecchia automobile
Alfa Romeo 156 2.4 JTD Caravan di colore rosso, mi ha chiesto informazioni al
riguardo siccome a quel tempo guidava una vecchia Renault Megane di colore nero
che aveva alcuni problemi.
(…)
(…)
In realtà la trattativa è durata qualche mese, anche se non posso
dire che di trattativa si trattasse veramente. Penso che IM 1 attendesse il
momento di restare veramente a piedi prima di trovare una soluzione alternativa.
Sta di fatto che un giorno mi ha detto che la Renault l'aveva
mollato e che aveva bisogno urgentemente di un'altra auto e, se prima era una
tira e molla perché diceva di non avere la disponibilità, a quel momento le
cose sono andate più spedite e abbiamo concluso la vendita.
Abbiamo concordato una cifra di CHF 5'000.-- e non ha avuto da
ridire sul prezzo perché sapeva che l'auto era in perfetto stato di marcia ed
era appena stata collaudata con tutte le riparazioni effettuate.
(…)
(…)
Avevo pronto il contratto di vendita da fargli firmare quando mi
avrebbe consegnato i soldi visto che mi aveva promesso che avrebbe pagato subito
a contanti.
In realtà ha sempre trovato una scusa per sottrarsi alla firma del
contratto e al pagamento dell'auto.
L'ho sempre più invitato a rispettare gli accordi presi ma lui,
sebbene di tanto passava ancora in negozio, di fatto non mi ha mai pagato.
Diceva quasi sempre di essere di fretta oppure che sarebbe passato
l'indomani per liquidare la faccenda.
Ho sempre atteso pazientemente un suo gesto ma non è mai arrivato.
ADR che non ho ricevuto nemmeno un franco di acconto. IM 1
mi deve ancora la totalità dell'importo.
(…)
Ho continuato a contattarlo con diversi messaggi, anche perché era
"sparito" dalla circolazione e non si faceva più sentire.
Ai messaggi rispondeva molto raramente e sui soldi era sempre
vago.
Quando mi rispondeva era sempre con una "scusa" per
qualche problema.
Mi aveva detto di essere in cura per una polmonite, poi qualche
tempo dopo aveva risposto dicendo di essere convalescente per un'operazione
alla schiena avvenuta in Svizzera interna, ma non so dove.
Tutto questo accadeva nel periodo tra l'immatricolazione del
16.12.2013 e la primavera 2014. Fino ad oggi non ha mai pagato.
Devo anche aggiungere che durante questo periodo mi aveva chiesto
di fornirgli del materiale per illuminazione, siccome sono titolare anche di
una ditta che si occupa di impianti di illuminazione LED.
Quindi mi ha chiesto del materiale che doveva installare presso un
albergo di __________, ma non so di quale albergo si tratti.
Gli ho fornito 140 metri lineari di LED Streep, con inclusi i
trasformatori, per un importo di CHF 1760.- come da fattura allegata.
Fattura del 10 febbraio 2014.
Anche in questo caso, malgrado i ripetuti richiami, non è mai
venuto in negozio a pagare.
(…)
Comunque il materiale che gli ho fornito, e che IM 1 mi aveva
detto di dover installare a __________, non è mai stato pagato. La fattura è
tuttora aperta.
Un ultimo avvenimento riguarda la truffa su un prestito a titolo
personale che gli ho fatto.
IM 1 un giorno mi ha detto che stava facendo un lavoro importante
alla __________ che riguardava l'installazione di un sistema di sicurezza
visivo alle casse per prevenire le truffe del cambio dei soldi.
Questo incarico dell'__________ lo poteva concludere solo
acquistando del materiale di
cui al momento non poteva farlo perché gli mancavano i soldi.
Mancandogli i soldi non era quindi in grado di pagarmi
l'automobile e l'impianto
luci.
Pertanto chiudendo i lavori all'__________ sarebbe stato pagato
come da contratto e quindi mi avrebbe saldato i debiti.
Con questa motivazione mi ha chiesto CHF 3'000.-- in contanti che
gli ho dato in una sola tranche.
I soldi li ha ricevuti tra aprile e maggio 2014. Non ricordo con
esattezza.
(…)
Qualche giorno dopo aver ricevuto questi CHF 3'000.--, mi ha
chiesto un aiuto economico personale dicendomi che aveva delle difficoltà
finanziarie e gli mancano persino i soldi per far benzina.
Era talmente sul lastrico che diceva di non avere neanche i soldi
per fa la spesa per la famiglia.
Visto che si è presentato molto prostrato, abbattuto, sofferente e
con un comportamento dimesso, è riuscito a intenerirmi e a convincermi al punto
tale che gli ho concesso un prestito senza interessi di CHF 2'000.--.
(…)
Visti i due prestiti personali che è stato capace di truffarmi, ho
preparato una ricevuta unica di CHF 5'000.--.
Ricevuta datata 15.06.2014 che IM 1, sempre con qualche scusa, non
solo non è mai passato a firmarla, ma non mi ha nemmeno restituito i soldi che
gli avevo dato nel suo momento di difficoltà.
Ricordo che i due prestiti, uniti nel totale di CHF 5'000.--, in
realtà mi aveva promesso di restituirli in pochi giorni perché doveva ricevere
i soldi dalla __________ per i lavori alle casse.
Ho tentato ancora diverse volte di invitarlo a pagare tutti i suoi
debiti ma, come aveva già fatto in precedenza, o non rispondeva o trovava
qualche scusa per non passare.
Sta di fatto che dei CHF 5'000.-- dell'automobile, dei CHF 5'000.--
truffati per il prestito e dei CHF 1760.--, non mi è stato restituito nulla.”
(VI ACPR 13 28.10.2014 pagg. 3-6)
2.9.6.3. IM 1 riconosce di aver
acquistato l’auto da ACPR 13 come pure di non averla ancora pagata, in quanto
gli era stata data in prova e non avevano concordato una scadenza per il
pagamento; aveva inoltre - sempre a suo dire -, dovuto sostenere delle spese di
riparazione che andavano dedotte dal prezzo d’acquisto di fr. 5'000.- (VI
20.11.2014 pag. 2; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).
L’imputato ammette pure di aver ricevuto da ACPR 13 del materiale
elettrico, che sostiene di non aver ancora pagato perché non era completo (VI
20.11.2014 pag. 2; VI imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).
Per contro, IM 1 contesta di aver ricevuto un prestito di
complessivi fr. 5'000.- da parte di ACPR 13 (VI 20.11.2014 pag. 3; VI
imputato pag. 11, all. 1 al V. DIB).
2.9.6.4. La Corte ha ritenuto le
dichiarazioni di ACPR 13 - lineari e costanti - assolutamente credibili, considerato
inoltre che sono state per la maggior parte confermate proprio dallo stesso
imputato, che ha infatti riconosciuto sia l’acquisto dell’auto che del
materiale elettrico.
In concreto, la Corte non vede per quale motivo il denunciante si
sarebbe dovuto inventare il prestito di complessivi fr. 5'000.- concesso a IM 1,
considerato inoltre che - come visto - IM 1 aveva già chiesto ad altre persone
prestiti di denaro, indicando in particolare di averne bisogno per mantenere la
sua famiglia.
Pertanto, i fatti di cui al punto 4.6 dell’atto d’accusa, che si
fondano sulle dichiarazioni del denunciante e in parte anche su quelle
dell’imputato, risultano comprovati.
In diritto, l’imputazione di truffa in danno di ACPR 13 è stata però
solo parzialmente confermata. La Corte ha ritenuto infatti che per quanto
riguarda l’Alfa Romeo e la fornitura del materiale elettrico, IM 1 non ha raccontato
bugie al danneggiato, per cui non risulta adempiuta la fattispecie della
truffa.
Diversamente, per quel che concerne il primo prestito di fr. 3'000.-,
IM 1 ha raccontato alla vittima - contrariamente al vero, dal momento che non
vi è agli atti nemmeno un minimo riscontro oggettivo - che stava per concludere
un importante lavoro per la __________, grazie al quale avrebbe potuto pagargli
i debiti pregressi, ma che necessitava di soldi per acquistare materiale per
concludere l’incarico. L’imputato ha quindi ingannato con astuzia ACPR 13,
contando sul fatto che difficilmente avrebbe potuto eseguire i controlli circa
questo incarico che a suo dire aveva ricevuto, mettendolo inoltre sotto
pressione per il ricevimento dei soldi per poter finire i lavori,
prospettandogli la restituzione in tempi brevi ed inducendolo in tal modo a
concedergli il prestito.
Analogo il discorso va fatto per il secondo prestito di fr.
2'000.-, nella misura in cui anche in questo caso IM 1 ha ingannato ACPR 13
raccontandogli di non avere i soldi per mantenere la famiglia, sottacendogli
che in realtà i soldi avrebbero avuto ben altra destinazione, dal momento che
in quel periodo l’imputato sperperava ingenti somme di denaro presso il __________
e che in pari tempo non pagava gli alimenti per i figli (come si vedrà meglio
più sotto).
In conclusione, la Corte ha confermato l’imputazione di cui al
punto 4.6.3 dell’atto d’accusa 21/2015, mentre che ha prosciolto l’imputato dai
punti 4.6.1 e 4.6.2 dell’atto d’accusa 21/2015.
2.9.7. Aggravante del mestiere
In relazione all’imputazione di truffa, è stata confermata
l’aggravante del mestiere, in considerazione del numero di truffe commesse e della
disponibilità dimostrata dall’imputato a commetterne altre non appena gli si
presentava l’occasione giusta nonché per l’illecito profitto regolare e
sistematico che ne ha ricavato.
2.10. Reati in danno di ACPR 3
2.10.1. Il 17 luglio 2014 la ACPR 3
denunciava IM 1 in relazione a 11 ricariche telefoniche per complessivi
fr. 1'200.- addebitate sulla sua fattura __________ in favore del numero
di telefono __________ intestato all’imputato nel periodo 28 aprile - 8 luglio
2014 (AI 1 inc. 2014.6849).
Il 5 agosto 2014 veniva sentito __________, venditore presso la ACPR
3, il quale riferiva che dagli anni 2010/2011 IM 1 aveva sempre effettuato
lavori informatici per contro della ditta.
In merito ai fatti alla base della denuncia, dichiarava quanto
segue:
" Per tornare alle questioni
riguardanti l'inoltro della mia denuncia, devo dire che nel corso del mese di
maggio 2014 ho ricevuto una fattura __________, per due mesi di abbonamento - e
quindi marzo e aprile 2014 - per il collegamento natel dell'azienda __________
che riportava una cifra di CHF 412.45.
Mi sono subito allarmato perché non ho mai raggiunto questi
importi da quando ho l'abbonamento, a parte determinate condizioni, e
controllando i dettagli ho visto che c'erano due voci alla finca "Riporti
/ Pagamenti / Addebiti" riguardanti delle ricariche telefoniche per il
numero telefonico __________.
Ricariche effettuate nei giorni 28 e 29 aprile 2014 tramite il mio
numero di natel sopraccitato, ovvero __________.
Ho subito verificato a che appartenesse questo numero tramite il
mio telefono componendo il numero.
Siccome il numero era in memoria mi è subito apparso il nome del
contatto che ho identificato nel collegamento natel del IM 1.
Da parte mia non riuscivo a capire come avesse potuto addebitarmi
le spese di ricarica del suo telefono sul mio numero natel.
Ho chiamato il IM 1 e gli ho chiesto spiegazioni. Lui quasi
fregandosene, quando gli ho detto che sarei andato in polizia, mi ha risposto “fai
quello che vuoi”.
Dopodiché non ci siamo più sentiti.
Malgrado gli avessi detto che sarei andato in polizia, per finire
non ci sono andato ed ho deciso di pagare la fattura con i CHF 200.-
aggiuntivi.
La successiva fattura, sempre per due mesi di collegamento -
ovvero maggio e giugno 2014 - indicava un importo da pagare di ben CHF 901.80.
Mi sono quindi seriamente preoccupato perché non ho mai ricevuto fatture di
questo genere.
Controllando il contenuto ho poi visto che c'erano ancora, alla
voce "Riporti / Pagamenti / Addebiti" un totale di spesa di CHF 700.--.
Di nuovo compariva il numero di telefono del IM 1 quale
intestatario delle 6 ricariche telefoniche del suo numero natel __________.
Esattamente, come riportato in fattura, le ricariche sono le
seguenti:
§ 03.05.2014 CHF 200.--
§ 04.05.2014 CHF 100.--
§ 10.05.2014 CHF 100.--
§ 05.06.2014 CHF 100.--
§ 20.05.2014 CHF 100.--
§
30.06.2014
CHF 100.--
Visto questo mi sono allarmato ed ho quindi deciso di interpellare
la compagnia telefonica __________ per avere dei chiarimenti.
Devo dire che non è stato per nulla facile ricostruire nel
dettaglio cosa sia capitato e soprattutto nemmeno la __________ è stata in
grado di capire come IM 1 abbia potuto effettuare gli addebiti delle sue
ricariche telefoniche tramite il mio abbonamento natel.
Questo è tutt'oggi un mistero a cui nemmeno __________ è stata in
grado di giungere ad identificare il problema.
Ad ogni buon conto, per evitare ulteriori addebiti, che comunque
sono stati fatti sulla fattura di luglio, si è deciso di bloccare il
collegamento telefonico. Da quanto ne so __________ sta operando per capire
come sia potuto accadere quello che ho appena indicato da profano.
Nei vari colloqui che ho intrattenuto con una persona di
riferimento della compagnia __________ - Sig.ra __________ dell'__________ - è
poi risultato che sulla fattura dei due mesi futuri - luglio e agosto 2014 -
che a tutti gli effetti non è ancora stata stampata perché il periodo contabile
è ancora in corso, vi sono ulteriori tre ricariche telefoniche a beneficio di IM
1 e del suo numero di natel __________, per CHF 300.--.
Segnatamente:
§ 02.07.2014 ore 17:46
CHF 100.--
§ 06.07.2014 ore 14:53
CHF 100.--
§
08.07.2014
ore 13:58 CHF 100.--
Visto questo, dopo alcuni giorni dall'esposizione dei fatti a
loro, sono stato richiamato ed informato che da parte della compagnia non mi
sarebbero state addebitate le spese riportate qui sopra per le ricariche del
telefono IM 1. Ricariche per un totale di CHF 1'200.--.
Tuttavia, visto che l'intestatario del collegamento è l'azienda ACPR
3, mi è stato chiesto di formalizzare una denuncia alla Procura Pubblica.
Cosa che ho fatto.”
(VI __________ 05.08.2014, pagg. 4-5)
__________ riferiva inoltre di un ulteriore episodio che vedeva
coinvolto IM 1:
" Sta di fatto che, come da
fattura della __________ datata 24 aprile 2014 - che consegno
all'interrogante e viene allegata a questo verbale - ho avuto un primo problema
riguardante le installazioni informatiche.
Nel concreto IM 1 è passato nella nostra azienda ed ha effettuato
l'aggiornamento del dominio ACPR 3 perché nel frattempo era scomparso dalla
rete.
Visto questo ho chiamato IM 1 che è subito arrivato e dopo aver
verificato mi ha detto che era scaduto il contratto per lo spazio e il dominio
in rete.
Mi ha detto che ci pensava lui ad aggiornare i termini di validità
e mi ha proposto una validità di uno o due anni. Dal 24.04.2014 al 23.04.2016.
Da parte mia ho deciso per i due anni e IM 1 mi ha chiesto,
tramite la fattura in questione, l'importo di CHF 350.--.
Come indicato sulla fattura questa cifra corrisponde al rinnovo
contrattuale per due anni dello spazio e del dominio in rete.
Sta di fatto che lui mi ha presentato la fattura ed io ho pagato
subito.
Fatto questo mi ha detto che entro sera il sito sarebbe tornato di
nuovo visibile.
In realtà continuavano a passare i giorni senza che il sito
internet del garage apparisse di nuovo in rete e divenisse operativo.
Non ricordo esattamente quanti giorni, ma penso 20 / 25, senza che
accadesse nulla.
I vari tentativi di rintracciare il IM 1 sono andati vani e non
sono più riuscito a sentirlo.
Di riflesso ho quindi interpellato un conoscente per aiutarmi a
capire come mai il sito internet non tornava attivo.
Considerandi
II mio amico si è poi accorto che in realtà il pagamento della
quota di utilizzo dello spazio internet e di dominio non era ancora stata
saldata, ed è per questo motivo che il sito era ancora oscurato.
Quindi abbia provveduto a pagare la cifra richiesta di CHF 135.50,
che comprendeva - per un solo anno - CHF 15.50 per il dominio e CHF 50.-- per
lo spazio internet.
(…)
Per riassumere, in realtà per il rinnovo del dominio del nostro
garage, avrei dovuto pagare CHF 65.50 contro i CHF 350.-- che mi ha chiesto il IM
1.
e che come indicato sopra, ho pagato in contanti come dimostra la fattura
rilasciatami da IM 1 per conto della sua ditta __________.
In pratica ho versato questa somma a IM 1 ma lui non ha provveduto
a pagare il conto del dominio internet. Quindi ritengo che mi abbia truffato
per questo importo, o quanto meno se ne è impossessato senza il mio consenso.”
(VI __________ 05.08.2014 pagg. 3-4)
Le fatture __________ in questione come pure la fattura di fr.
350.
- emessa il 24 aprile 2014 dalla ditta di IM 1, la __________, a carico della
ACPR 3 per il “rinnovo nome a dominio e spazio server __________ dal
24.04.2014
al 23.04.2016” sono state versate agli atti dell’inc. 2014.6849.
2.10.2
Interrogato, in merito alle
ricariche telefoniche IM 1 in inchiesta dichiarava che “anche in questo caso
si è trattato di un errore e sono disponibile a rimborsare subito la società”,
precisando che “io non sapevo di questi fatti, non mi ero reso conto in
precedenza di aver caricato la mia tessera dati tramite __________ login di
detta società” (VI 08.08.2014 pag. 19; cfr. anche VI 24.09.2014 pag. 8 e VI
17.12.2014
pag. 8).
Anche in aula l’imputato ribadiva che “ammetto di aver eseguito
11.
ricariche telefoniche, anche in questo caso si è trattato di un errore
perché lo __________ login veniva memorizzato nel mio i-pad. L’i-pad ogni
mezzanotte fa la ricarica in maniera automatica e tiene in memoria il login di
chi è entrato per ultimo” (VI imputato pag. 7, all. 1 al V. DIB).
2.10.3
In merito all’importo di fr.
350.
- percepito da parte della ACPR 3 per il rinnovo del dominio e dello spazio
internet, IM 1 riconosceva la relativa fattura e dichiarava che “è vero che
ho incassato una fattura di CHF 350.00 per il mio lavoro; quando indico gli
importo relativi al rinnovo per i due anni è compreso il lavoro da me
effettuato, la manodopera” (VI 08.08.2014 pag. 20).
Nel verbale d’interrogatorio del 24 settembre 2014 al riguardo
dichiarava:
" Non contesto di aver
intrattenuto un rapporto professionale con __________ della ditta ACPR 3.
Preciso comunque di non essermi mai occupato del sito internet della ditta o
meglio di aver creato il dominio, ma di non aver proceduto ai successivi
rinnovi. __________ aveva un tecnico italiano che si è occupato di costruire il
sito e di procedere ai rinnovi.
Vero è che la primavera scorsa __________ mi ha chiesto di
aiutarlo per il rinnovo di questo dominio a seguito del quale ho emanato una
fattura che lui mi ha pagato cash; non contesto l’importo da lui indicato.
In pratica io mi sono limitato a prendere i soldi e a consegnarli
alla ditta __________, un’azienda italiana di cui non conosco la sede.
ADR che ho consegnato i soldi ad una persona a __________,
vicino alla dogana. Era stato lo stesso __________ ad organizzare l’incontro.
Mi viene chiesto per quale motivo __________ sarebbe passato
per il mio tramite visto che aveva il contatto diretto con la ditta __________.
Perché ero io che avevo creato il dominio e avevo tutte le
password.
ADR che non mi ricordo quando ho passato tutte le password
alla __________, poco dopo la registrazione del dominio e quindi qualche anno
fa.
Mi si dice dunque che la domanda dell’interrogante è pertinente
nella misura in cui il rinnovo del dominio è avvenuto unicamente questa
primavera. Mi si chiede nuovamente perché __________ avrebbe avuto bisogno del
mio aiuto.
Non so cosa dire. Io ho fatto solo da tramite per il passaggio del
denaro. Preciso che sono stato contattato perché il dominio era a mio nome.
ADR che è possibile che il rinnovo del sito della ACPR 3
costi CHF 65.50 all’anno senza calcolare il lavoro da me eseguito.
ADR che io della persona della __________ che si occupava
della gestione del sito avevo unicamente l’indirizzo via Skype.”
(VI IM 1 24.09.2014 pag. 7)
L’imputato precisava quindi di non aver “intascato nulla al di
fuori della manodopera equivalente alla differenza tra l’importo complessivo e
il pagamento del dominio” (VI 24.09.2014 pag. 8).
Nel verbale del 17 dicembre 2014 ribadiva che “per quanto
riguarda l’importo di CHF 350.00 presi dalla ACPR 3, preciso che con
questo denaro ho pagato la persona che ha allestito e gestisce il sito internet
della ditta. ADR che ho consegnato il denaro su luogo pubblico, a __________,
sul confine, al titolare o ad un dipendente di una ditta che ricordo si chiama __________
e si trova in Italia, non so esattamente dove, mi sembra vicino a __________.
E’ stato lo stesso signor __________ ad organizzare questo incontro” (VI
17.12.2014
pag. 8).
2.10.4
In aula l’imputato ha
dichiarato:
" R: Ribadisco quanto
già detto in inchiesta. Io avevo acquistato il sito e registrato il nome, poi
lui ha passato tutto ad un’altra persona. Quando il dominio stava per scadere,
io ho avvisato la ACPR 3 e lui ha deciso di rinnovarlo, mi ha consegnato i
soldi per rinnovarlo ma mi ha detto di consegnare tutto a questa ditta
italiana, la __________, che se ne sarebbe occupata. Questa altra ditta si
occupava del web mentre io continuavo ad occuparmi della videosorveglianza e
del sistema informatico. Aveva dato i soldi a me da consegnare ad un privato,
che su skype si chiamava __________. Io ho consegnato i soldi in dogana a __________
a questa persona, che si doveva occupare del pagamento del rinnovo del sito.
La Presidente legge il verbale d’interrogatorio di __________ del
05.08.2014
ADR: La fattura l’ho emessa perché i soldi li ho ricevuti.
Li ho stornati a quello che doveva occuparsi del rinnovo del sito internet, che
era un conoscente di __________. Non è vero che dovevo occuparmi io del
pagamento del rinnovo del sito, __________ mente.
A domanda della PP rispondo che ho rilasciato la fattura
per il rinnovo del sito perché ho incassato i soldi, per me era una ricevuta.
Poi l’altro mi ha rilasciato la sua fattura quando io gli ho dato i soldi.
Questa fattura si trovava nel deposito della __________ e __________.”
(VI imputato pag. 12, all. 1 al V. DIB)
2.10.5
In relazione alle ricariche
telefoniche addebitate alla ACPR 3, la Corte ha confermato l’imputazione di
abuso di un impianto per l’elaborazione dei dati (punto 3.3 dell’atto d’accusa
21/2015), dal momento che trattandosi di ben 11 occasioni, è del tutto
incredibile che si sia trattato di un semplice errore come allegato
dall’imputato, anche perché in base alle dichiarazioni credibili e
disinteressate di __________ - ritenuto che la ditta era già stata risarcita e
che ha sporto denuncia unicamente su richiesta della __________ - quando nel
maggio 2014 aveva ricevuto le fatture dei mesi di marzo e aprile 2014 e aveva
scoperto le ricariche telefoniche in favore dell’utenza di IM 1, lo aveva
contattato per chiedergli spiegazioni, per cui l’imputato non è affatto
credibile quando sostiene che non sapeva delle ricariche addebitate alla ACPR 3.
2.10.6
La Corte ha confermato anche
l’imputazione, di cui al punto 5.1 dell’atto d’accusa 21/2015, di
appropriazione indebita dell’importo di fr. 350.- in danno di ACPR 3 - che IM 1
ammette di aver ricevuto - sulla base delle seguenti risultanze:
- le dichiarazioni credibili
di __________, che trovano riscontro nella fattura emessa da IM 1 a nome della
sua ditta, non essendo in pari tempo credibile - come affermato da IM 1 - che
la stessa “per me era una ricevuta”;
- le dichiarazioni
incostanti di IM 1, che dichiara in un primo tempo che l’importo di
fr. 350.- comprendeva anche il lavoro da lui effettuato, la sua manodopera
(VI 08.08.2014 e VI 24.09.2014), salvo poi dichiarare di aver consegnato
l’intero importo alla persona designata da __________ per occuparsi del rinnovo
del sito internet (VI 17.12.2014 e al dibattimento);
- la circostanza che IM 1
non abbia comprovato la consegna del denaro a questa terza persona, consegna
che a suo dire sarebbe attestata da una ricevuta che si trovava nel -
famigerato - deposito della __________ e __________ ciò che per la Corte non è
assolutamente credibile.
2.11
Appropriazione indebita in
danno di ACPR 5 e ACPR 6
2.11.1
Il 14 luglio 2014 ACPR 5 e ACPR
6.
si presentavano presso la Polizia per denunciare IM 1 per truffa.
Interrogati, riferivano che il 3 luglio 2014 avevano incontrato IM 1 presso il
bar __________ di __________ - che sia i denunciante che IM 1 frequentavano
abitualmente - e questi aveva loro proposto di acquistare un PC ciascuno a fr.
250.
- il pezzo. Il giorno stesso entrambi consegnavano l’importo di fr. 250.- a
IM 1, che spediva loro un e-mail di conferma. In seguito, nonostante le loro
insistenze, IM 1 non aveva consegnato i due PC, per cui avevano deciso di
denunciarlo (cfr. VI ACPR 5 14.07.2014, AI 1 inc. 2014.6961, all. 1; VI ACPR 6
15.07
, AI 1 inc. 2014.6961, all. 2).
ACPR 6 riferiva inoltre in precedenza aveva già acquistato un PC
da IM 1 al prezzo di fr. 250.-, che IM 1 gli aveva consegnato nel mese di
giugno 2014 (VI 15.07.2014 pag. 2).
2.11.2
IM 1 non contesta di essersi
accordato con ACPR 5 e ACPR 6 per la compravendita di due PC, ma precisa che il
prezzo era di fr. 850.- il pezzo e che l’importo di fr. 250.- incassato da ACPR
5.
e ACPR 6 era solo un acconto sul prezzo totale. Dichiara inoltre di non aver
potuto consegnare i PC in quanto era stato arrestato (VI 08.08.2014 pag. 21;
VI 17.12.2014 pag. 8; VI imputato pagg. 11-12, all. 1 al V. DIB).
2.11.3
La Corte ha considerato le
dichiarazioni dei denuncianti secondo cui l’importo di fr. 250.- corrispondeva
al prezzo di ciascun PC sicuramente più credibili rispetto a quelle di IM 1,
dal momento che se si fosse invece trattato solo di un acconto, IM 1 si sarebbe
certamente premunito di indicare il prezzo intero concordato con ACPR 5 e ACPR
6.
sulla conferma che ha trasmesso loro via e-mail. Inoltre, anche la
circostanza che in precedenza ACPR 6 aveva già acquistato un PC da IM 1 al
prezzo di fr. 250.- supporta questa conclusione.
L’imputato è stato però prosciolto dall’imputazione di
appropriazione indebita di cui ai punti 5.2 e 5.3 dell’atto d’accusa 21/2015 in
quanto il versamento dell’importo di fr. 250.- da parte di ACPR 6 e ACPR 5 è
avvenuto in pagamento a IM 1 per l’acquisto di 2 computer e non si è trattato quindi di una somma affidata
ai sensi dell’art. 138 CP, per cui la fattispecie riveste unicamente carattere
civile.
2.12
Furto di benzina
In merito all’imputazione di furto di cui al punto 6.2 dell’atto
d’accusa 21/2015, la Corte ha considerato che trattandosi di un singolo
episodio - ammesso da IM 1, che ha dichiarato sia in inchiesta (VI 08.08.2014
pag. 22) che al dibattimento (VI imputato pag. 13, all. 1 al V. DIB)
di essersi dimenticato di pagare la benzina e di essere disposto a risarcire il
dovuto - non vi sono elementi a comprova del dolo di IM 1, che è pertanto stato
prosciolto.
2.13
Furto in danno di ACPR 11
2.13.1
Il 19 agosto 2014 __________,
proprietario e gerente della ACPR 11 di __________, si rivolgeva alla Polizia
cantonale denunciando - per quanto qui d’interesse - che “IM 1 è stato
ripreso dal sistema di sorveglianza della cassa mentre la apriva e rubava i
soldi. È stato invitato parecchie volte a restituire il denaro ed ha promesso
che lo avrebbe fatto ma non si è più fatto sentire e né presentato direttamente”
(formulario di denuncia del 19.08.2014, AI 1 inc. 2014.7750).
__________ veniva interrogato al riguardo in data 2 settembre 2014
e dichiarava:
" Per quanto riguarda la
denuncia sporta contro IM 1 devo dire che noi abbiamo iniziato ad avere
rapporti professionali nel corso dell'anno 2012.
Abbiamo conosciuto IM 1 dopo che ci è stato presentato da un
cliente.
A noi era stato detto che era un buon informatico ed elettricista
che avrebbe potuto aiutarci.
Infatti in quel periodo avevamo qualche problemino di informatica
ed eravamo anche intenzionati a installare un sistema di videosorveglianza
dell'area del negozio.
Di fatto la ACPR 11 gestisce una stazione di servizio carburanti a
__________ con annesso negozio / shop.
Per cautelarci avevamo quindi deciso di sorvegliare l'area esterna
e interna dello stesso shop.
IM 1 è quindi arrivato sul posto dietro nostro invito al quale
abbiamo spiegato le nostre intenzioni.
Ci ha dato diversi consigli sul materiale d'acquistare e per
installare il sistema informatico che gestisce la telecamere.
Devo dire che i lavori sono stati fatti correttamente e posso dire
allo stesso tempo che dal punto di vista informatico, sono contento.
Tuttavia, un giorno - e più precisamente il 14.11.2012 - mentre
era di passaggio al nostro distributore di benzina, mi ha visto all'opera su un
telecomando di casa che non funzionava bene.
Siccome ha capito che era guasto, si è messo a disposizione per
ripararlo.
Per la sua riparazione aveva però necessità della sua cassetta di
attrezzi di lavoro che teneva nel baule della sua automobile, parcheggiata sul
piazzale esterno del distributore.
In questa cassetta mi ha detto che c'era il saldatore e mi ha
quindi chiesto di andare a prendergliela.
Uscito dal negozio, mi sono diretto verso l'auto del IM 1 ma poi
sono tornato indietro verso il negozio.
Non ricordo più esattamente il motivo per il quale sono tornato
sui miei passi, forse la chiave della macchina, oggi non ricordo più
esattamente perché.
Dalla vetrata ho visto IM 1 che faceva delle manipolazioni nella
cassa che in quel momento era aperta.
Ho trovato particolarmente strano questo fatto ed ho quindi fatto
finta di niente e sono quindi tornato alla sua auto a prendere la cassetta.
IM 1 ha fatto la riparazione del telecomando e una volta terminato
il lavoro è partito.
Ripensando alla scena in cui l'avevo colto con le mani nella
cassa, ho quindi deciso di passare in rassegna le immagini dell'impianto di
videosorveglianza per cercare di capire cosa fosse accaduto.
E' così che ho scoperto che quando mi ha allontanato con la scusa
di prendergli gli attrezzi dalla macchina, ha aperto la cassa ed ha rubato dei
soldi contanti.
Ammetto di essere rimasto sorpreso da questo fatto perché riponevo
massima fiducia nella sua persona e nel suo lavoro che è sempre stato corretto.
Ricordo perfettamente che sono mancati CHF 700.- in contanti.
A tale scopo non sono in grado di presentare il conto cassa perché
la contabilità è già stata chiusa.
Presento comunque una dichiarazione nella quale indico il montante
che mi è
stato rubato dal IM 1.
La dichiarazione viene allegata al verbale (Allegato 1).”
(VI __________ 02.09.2014 pagg. 3-4)
Al termine dell’interrogatorio, __________ consegnava agli
interroganti la copia dei filmati dell’impianto di videosorveglianza installato
presso la ACPR 11 di __________ (cfr. CD annesso al rapporto d’inchiesta del
02.09
, AI 3 inc. 2014.7750).
2.13.2
IM 1 ha preso posizione come di
seguito in merito alla denuncia:
" E’ vero, ci sarà anche il
filmato, anzi c’è il filmato perché ho montato io il sistema di
videosorveglianza. Si è trattato di un test di cassa. Ho provato a sottrarre
del denaro dalla cassa per verificare se il sistema funzionasse correttamente.
Prendo atto che a dire del proprietario il 14.11.2012 ho
sottratto dalla cassa del negozio CHF 700.00; importo di cui mi è stata chiesta
la restituzione, ma inutilmente.
Non contesto di aver sottratto quell’importo per effettuare il
test; denaro che poi ho consegnato la proprietario.
Mi viene chiesto perché non l’ho riposto in cassa in modo tale
che anche questo ulteriore gesto venisse ripreso dalle telecamere, rispondo
che ho preferito dare i soldi al proprietario.
Mi viene mostrato il video relativo a quel giorno in cui ho
sottratto il denaro della cassa e mi si chiede di prendere posizione in merito
a quanto vedo.
Mi si fa prendere atto che nel 4° video (al sec. 00.06), in
quello in cui mi si vede dietro alla cassa, appare lampante come io apro la
cassa e sottraggo del denaro che mi metto in tasca.
Non contesto il gesto, ma va interpretato come sopraddetto.”
(VI IM 1 24.09.2014 pag. 15)
Preso atto delle dichiarazioni di __________, IM 1 le contestava e
indicava che secondo lui lo stesso dichiarava il falso perché “loro mi
devono ancora CHF 10'000.00 per delle fatture scoperte” (VI 24.09.2014 pag.
16).
Nel verbale d’interrogatorio del 17 dicembre 2014 IM 1 ribadiva
che “quella volta avevamo fatto una prova ed io avevo effettivamente
sottratto del denaro, con il benestare del proprietario che si trovava alla mia
sinistra di fianco a me, per verificare che le videocamere funzionassero” (VI
17.12.2014
pag. 9).
2.13.3
Anche in aula IM 1 ha ribadito
la stessa versione dei fatti:
" Io avevo messo in servizio
l’impianto di videosorveglianza quel giorno stesso. Di fianco a me c’erano il
fratello e il padre e io ho preso i soldi dalla cassa per fare un test. Era
necessario tirare fuori i soldi dalla cassa per controllare se effettivamente
si vedeva che c’era qualcosa in mano e che si vedeva cosa era. Io comunque non
ho preso fr. 700.--. Preciso inoltre che il computer è sotto chiave e loro
hanno la chiave, io no. Io ho preso una banconota dalla cassa, non mi ricordo
di quale importo, l’ho messa in tasca, poi mi sono girato e l’ho ridata a loro.”
(VI imputato pag. 13, all. 1 al V. DIB)
2.13.4
La Corte ha considerato che da
un lato vi sono le dichiarazioni credibili del denunciante, dal momento che
agli atti non emergono elementi per cui lo stesso dovrebbe accusare falsamente IM
1, al di fuori dell’asserzione - assolutamente inconcludente e comunque non
comprovata - di IM 1, secondo cui lo stesso dichiarerebbe il falso perché il
denunciante e suo fratello “mi devono ancora CHF 10'000.00 per delle fatture
scoperte”.
Inoltre la versione dei fatti del denunciante risulta supportata
dal filmato della videosorveglianza agli atti, nel quale si vede chiaramente IM
1.
che, proprio nel momento in cui __________ si allontana ed esce dal negozio,
preleva del denaro dalla cassa.
Dall’altro lato vi sono invece le dichiarazioni incostanti (in
inchiesta aveva ammesso di aver prelevato - per effettuare il test - fr. 700.-
dalla cassa, mentre che in aula ha contestato detto importo) e insostenibili
dell’imputato, essendo del tutto illogico che per effettuare un test sul buon
funzionamento dell’impianto di videosorveglianza, si debba prelevare concretamente
il denaro dalla cassa e per di più infilarselo in tasca, per poi riconsegnarlo
al proprietario.
Ne consegue che la Corte ha confermato l’imputazione di furto per
la somma di fr. 700.- sottratta dalla cassa registratrice in danno della ACPR
11.
(punto 6.3 dell’atto d’accusa 21/2015).
2.14
Trascuranza degli obblighi
di mantenimento
L’imputazione di
trascuranza degli obblighi di mantenimento di cui al punto 9. dell’atto
d’accusa 21/2015 per il periodo febbraio 2014 - 31 ottobre 2014 (come
rettificato al dibattimento, cfr. pag. 3 del V. DIB), non contestata dall’imputato
(cfr. VI imputato pagg. 13-14, all. 1 al V. DIB), è stata
parzialmente confermata dalla Corte e meglio per il periodo febbraio 2014 -
luglio 2014, ritenuto che IM 1 è stato arrestato il 9 luglio 2014, per cui da
questo momento non aveva più alcun reddito. Al contrario, per il periodo
febbraio 2014 - luglio 2014, IM 1 stesso ha dichiarato di aver sperperato
presso il locale __________ migliaia di franchi al mese, senza preoccuparsi di
far fronte ai suoi oneri di mantenimento.
2.15
Ripetuta guida senza
assicurazione
Pacifica e ammessa dall’imputato (VI 08.08.2014 pag. 3; VI
24.09.2014
pag. 19; VI 17.12.2014 pag. 9; VI imputato pag. 14, all. 1 al V.
DIB) l’imputazione di ripetuta guida senza assicurazione ex art. 96 cpv. 2
LCStr di cui al punto 10 dell’atto d’accusa 21/2015, è stata confermata dalla
Corte.
3.
Risarcimenti agli
accusatori privati
3.1
L’istanza di risarcimento di ACPR
14, ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15 (doc. TPC 51), che ad eccezione dell’importo
richiesto quale risarcimento di quanto sottratto, è stata riconosciuta
dall’imputato (VI imputato pag. 15, all. 1 al V. DIB), è stata accolta limitatamente
all’importo di fr. 11'000.- oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2009 per
l’importo sottratto, fr. 4'321.50 oltre interessi al 5% dal 22 dicembre
2010.
per la perizia e fr. 13'291.15 oltre interessi al 5% dal 24 agosto
2015.
per le spese legali sostenute.
3.2
La richiesta di risarcimento ribadita
dall’accusatore privato ACPR 21 in aula (VI imputato pag. 9, all. 1 al V. DIB)
è stata riconosciuta da IM 1 (VI imputato pag. 15, all. 1 al V. DIB) ed è quindi
stata accolta così come esposta per complessivi fr. 25'547.95.
3.3
L’istanza di risarcimento di ACPR
18.
e ACPR 19 (doc. TPC 53), solo parzialmente riconosciuta dall’imputato (VI
imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB), è stata accolta nella misura di
fr. 17'254.85 quale risarcimento del danno (di cui fr. 16'800.- per le
pigioni, fr. 209.85 per acqua corrente, fognatura e tasse spazzatura, fr.
45.
- per una porta del locale tecnico e fr. 200.- per spese mediche di sostegno
psicologico) e di fr. 12'834.70 per le spese legali sostenute.
Per il rimanente della loro pretesa, gli accusatori privati ACPR
18ACPR 19 sono stati rinviati al compente foro civile.
3.4
Le richieste di risarcimento
degli accusatori privati ACPR 22 e ACPR 23 - non riconosciute dall’imputato (VI
imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB) - sono state rinviate al competente
foro civile in quanto non sono state sostanziate (cfr. VI ACPR 22 06.06.2013
pag. 4; VI ACPR 23 14.06.2013 pag. 3).
3.5
La richiesta di risarcimento
di ACPR 4 (cfr. VI 16.05.2014 pag. 4; rapporto di complemento della Polizia
cantonale del 01.07.2014), riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag.
16, all. 1 al V. DIB), è stata ammessa per fr. 932.40 per il danno alla
porta.
Inoltre, è stato disposto in favore di ACPR 4 il dissequestro e la
restituzione dell’importo di fr. 1'100.- sottrattogli, mentre che sulla
rimanenza di fr. 66.15 è stato disposto il sequestro conservativo a garanzia
del pagamento di tassa e spese di giustizia.
3.6
L’istanza di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 1 (doc. TPC 57), solo in parte riconosciuta
dall’imputato (VI imputato pag. 16, all. 1 al V. DIB) è stata accolta per
complessivi fr. 6'898.05 quale risarcimento del danno, così composto:
- fr. 1'994.- per l’oculista
e gli occhiali;
- fr. 3'000.- per il dentista
e le protesi dentarie;
- fr. 100.- per il rifacimento
della carta d’identità;
- fr. 1'000.- prelevati al
bancomat;
- fr. 804.05 per le spese
effettuate con la carta di credito.
Inoltre, IM 1 viene condannato al pagamento in favore di ACPR 1 di
fr. 5'000.- per torto morale e di fr. 4'320.- per le spese legali sostenute.
Non è invece stata accolta la pretesa di risarcimento relativa ai
danni all’auto, causati dallo stesso ACPR 1 al di fuori, come accertato dalla
Corte, dei reati commessi dall’imputato.
3.7
La pretesa di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 2 (AI 134 inc. 2014.6010), integralmente riconosciuta
dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), è stata accolta per fr.
90'000.-.
3.8
Le richieste di risarcimento
degli accusatori privati ACPR 6 e ACPR 5 (VI ACPR 5 14.07.2014 pag. 3; VI ACPR
6.
15.07.2014 pag. 4), riconosciute dall’imputato (VI imputato pag. 17,
all. 1 al V. DIB), sono state accolte in virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b
CPP, per cui IM 1 viene condannato a risarcire fr. 250.- ad ognuno di loro.
3.9
L’istanza di risarcimento di ACPR
9.
di fr. 30'000.- (doc. TPC 27), contestata dall’imputato (VI imputato pag. 17,
all. 1 al V. DIB), stante la condanna dell’imputato per la relativa fattispecie
è stata accolta.
3.10
L’istanza di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 10 non ha potuto trovare accoglimento, in quanto
l’imputato è stato prosciolto dalla relativa imputazione e non ha riconosciuto
la pretesa (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).
3.11
La richiesta di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 12 (VI ACPR 12 03.11.2014 pag. 6), non
riconosciuta dall’imputato (VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB), vista la sua
condanna è stata accolta per fr. 1'250.-, pari al saldo scoperto non restituito
da IM 1.
3.12
L’istanza di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 13 (doc. TPC 44) è stata accolta per fr. 5'000.-
per il danno relativo alla truffa e fr. 1'760.- per il materiale elettrico/led
in virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b CPP, in quanto riconosciuto dall’imputato
(VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).
3.13
La richiesta di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 11 (VI __________ 02.09.2014 pag. 6) è stata
accolta per fr. 700.-, vista la condanna dell’imputato per furto.
3.14
IM 1 viene inoltre condannato
al pagamento fr. 50.05 in favore della ACPR 8 per la benzina sottratta, in
virtù dell’art. 126 cpv. 1 lett. b CPP, avendo l’imputato riconosciuto la pretesa
(VI imputato pag. 17, all. 1 al V. DIB).
3.15
In merito al contributo di
mantenimento, si segnala che la Corte non ha pronunciato la condanna al
pagamento dei contributi arretrati, essendo la stessa già contenuta nelle
decisioni del Giudice civile.
4.
Perizie psichiatriche
4.1
In data 11 luglio 2014 il
Procuratore pubblico ha conferito alla dr.ssa __________ il mandato per
l’esecuzione di una perizia psichiatrica (AI 26 inc. 2014.6010).
Con referto peritale datato 27 agosto 2014 (AI 75 inc. 2014.6010)
la perita ha concluso che IM 1 soffriva, al momento dei fatti a lui imputatati,
di una turba psichica e meglio di un disturbo di personalità narcisistico con
tratti di forte immaturità codificato - secondo il codice ICD-10 - al codice
F 60.8. La perita ha valutato che il disturbo di personalità di cui è
affetto è di media gravità e compromette il suo funzionamento relazionale e
sociale (perizia pag. 32).
La perita ha stabilito inoltre che i reati presi in considerazione
sono da mettere in relazione con la turba psichica di cui l’imputato è affetto,
ritenendo però che al momento dei fatti né la capacità di valutare il carattere
illecito della sua azione né la capacità di agire era scemata, per cui nel
compimento degli atti/reati di cui è accusato, IM 1 era pienamente capace di
valutare il carattere illecito degli atti e di agire secondo tale valutazione
(perizia pag. 33).
In merito al rischio di recidiva, la perita ha accertato che dal
punto di vista psichiatrico forense IM 1 non presenta un fondato pericolo di
commettere nuovi reati, precisando che “all’osservazione clinica attuale non
si può escludere il rischio di recidiva in futuro per i reati a lui addebitati
cioè per forma di sfruttamento economico dell’altro. La probabilità che ciò
avvenga non può essere precisata perché dipende dalle circostanze sociali ed
ambientali in cui si troverà a vivere. Al VRAG, strumento attuariale di rischio
di recidiva violento, il punteggio ottenuto situa il periziato in una teorica
categoria di rischio 4 su 9 categorie di score: nel concreto la probabilità per
il periziato di incorrere in una nuova accusa o condanna per atto violento è
pari al 17% entro 7 anni e pari al 31% entro 10 anni. Questo risultato è da
considerarsi medio-basso. Il rischio di agito è legato alla mancata
consapevolezza della propria reattività aggressiva e dei percorsi interni che
lo portano alle proprie azioni” (perizia pag. 33).
La perita ha concluso che il periziando è tuttora affetto dalla
turba psichica di cui sopra e che è necessario sottoporlo ad un trattamento
ambulatoriale psicoterapico, che dovrebbe permettere un miglioramento del
disturbo di personalità di cui è affetto con conseguente diminuzione del
rischio di commissione di nuovi reati, con la precisazione che la contemporanea
espiazione della pena non pregiudicherebbe e non ostacolerebbe il successo del
trattamento (perizia pag. 34).
4.2
Il 13 ottobre 2014, il
difensore dell’imputato ha inoltrato una serie di osservazioni e domande
supplementari all’indirizzo della perita giudiziaria (AI 105 inc. 2014.6010),
che sono state successivamente ridotte (AI 109 inc. 2014.6010) e sottoposte
alla dr.ssa __________, unitamente alla seguente richiesta di delucidazione
della Pubblica accusa:
" Nel suo referto a p. 30
riferisce di un "rischio di recidiva elevato per i reati economici come
quelli per cui è accusato" e "la probabilità per il periziato
d'incorrere in una nuova accusa o condanna per atto violento è pari al 17%
entro 7 anni e pari al 31% entro 10 anni. Questo risultato è da considerarsi
medio-basso...il rischio di agito è legato alla mancata consapevolezza della
propria reattività aggressiva e dei percorsi interni che lo portano alle
proprie azioni. In conclusione anche in futuro il periziando potrà mettere in
atto strategie usate nel passato, nessuna obbligatoriamente ma nessuna esclusa
nemmeno quella degli atti/reati per il quale è accusato, che nega".
mentre in risposta al quesito n 3.1 risponde:
" dal punto di vista
psichiatrico forense, non presenta un fondato pericolo di commettere nuovi
reati" e "all'osservazione clinica attuale non si può escludere il
rischio di recidiva in futuro per i reati a lui addebitati cioè per forma di
sfruttamento economico dell'altro. La probabilità che ciò avvenga non può
essere precisata perché dipende dalle circostanze sociali ed ambientali in cui
si troverà a vivere".
Le chiedo di volermi precisare e meglio spiegare la contraddizione
tra la risposta al quesito e quanto indicato in perizia.”
(scritto PP 23.10.2014 alla perita, AI 110 inc. 2014.6010)
Con scritto del 13 novembre 2014 (AI 115 inc. 2014.6010) la perita
giudiziaria rispondeva al quesito posto dalla Pubblica accusa:
" Non vi è contraddizione
nelle risposte da me date riguardo il rischio di recidiva. Il rischio di
recidiva tiene conto di diversi fattori che articolati insieme danno la
possibilità che avvengano gli atti/reati.
Ho distinto il rischio di recidiva per reati finanziari e il
rischio di recidiva per reati violenti.
Al quesito 3.1 ho risposto che il peritato dal punto di vista psichiatrico
forense non presenta un rischio fondato di recidiva nel senso di rischio certo
e sicuro (quindi non solo possibile).
La commissione di ulteriori reati finanziari tesi allo
sfruttamento economico dell’altro, dello stesso genere di quelli oggetto dell’inchiesta,
da parte del peritato è possibile ma non certo non presentando il periziando
coazione a ripetere (cioè una patologia in cui si riscontrano disturbi
ossessivi-compulsivi in cui in modo coatto deve ripetere gli atti/reati).
Come spiegato a p. 30 e 31 del mio referto a livello
criminogenetico per il disturbo di personalità di cui è affetto (le cui
caratteristiche sono da me state descritte a p. 20-21 del mio referto), per la
sua storia di vita, per la mancata coscienza del disturbo, per il desiderio di
indipendenza, per lo stile di vita e per le sue condizioni socio-economiche il
peritato presenta un rischio di recidiva elevato per i reati sopraindicati.
Riguardo al rischio di recidiva per reati violenti al VRAG,
strumento attuariale di rischio di recidiva, il punteggio ottenuto situa il
periziato in una teorica categoria di rischio 4 su 9 categorie di score. Vale a
dire che nel concreto la probabilità per l periziato di incorrere in una nuova
accusa o condanna per atto violento è pari al 17% entro 7 anni e pari al 31%
entro 10 anni. Questo risultato è da considerarsi medio-basso. Il periziando
manca di consapevolezza della propria reattività aggressiva e dei percorsi
interni che lo portano alle proprie azioni.”
(delucidazione scritta del 13.11.2014, AI 115 inc. 2014.6010,
pagg. 1-2)
La perita rispondeva inoltre alle domande postulate dalla Difesa,
confermando in sostanza quelle che erano le sue precedenti conclusioni (cfr.
pagg. 2-4 delucidazione scritta).
4.3
Il 19 febbraio 2015 l’avv. DUF
1.
inoltrava al Ministero pubblico la perizia psichiatrica redatta dal dr. med. __________
(AI 142 inc. 2014.6010). La stessa riporta le seguenti conclusioni:
" In conclusione, come visto
sopra, le valutazioni cliniche e diagnostiche della Dr.ssa __________ cadono di
fronte ad una valutazione approfondita e completa degli elementi in nostro
possesso e, pure, delle contraddizioni, delle lacune, delle elusioni riscontrate
nella perizia della collega.
Il quadro psicopatologico e clinico di questo soggetto appare ora
in tutta la sua tragicità.
Il periziando presenta una diagnosi di Pervesione narcisistica
caratterizzata da significati elementi megalomanici e pseudologici.
Come abbiamo visto nel paragrafo dedicato ai codici diagnostici
internazionali esistono ancora divergenze (non tanto di ordine scientifico e
psichiatrico, quanto invece legato alle politiche psichiatriche della scuole di
pensiero internazionali, soprattutto prevalenti ora nel campo della
neurobiologia radicale) nel modo di classificare le perversioni. Nulla toglie
al fatto che queste affezioni psichiatriche gravi sono ora sempre più studiate
e al centro della ricerca e dell'attenzione della comunità scientifica
internazionale. Le questioni legate alla classificazione nei manuali
diagnostici non appare quindi che di marginalissima importanza.
Ecco perché la psicopatologia assume qui, accanto alla clinica,
una componente fondamentale nella comprensione e nella valutazione di questi
soggetti ... la qual cosa non è stata sufficientemente affrontata e approfondita
dalla collega __________ la quale ha in tal modo eluso anche la questione di
fondo legata a questi reati commessi da questi soggetti. E cioè la capacità di
valutare il carattere illecito e/o di agire secondo tale valutazione.
Si può infatti dedurre, da quanto riportato nelle pagine
precedenti, che la capacità di valutare il carattere illecito nonché la
capacità di agire secondo tale valutazione fosse, al momento dei fatti,
assente; il periziando non essendo in quelle fattispecie pienamente capace di
valutare il carattere illecito degli atti e di agire secondo tale valutazione.”
(perizia dr. __________ non datata, AI 142 inc. 2014.6010, pagg.
22-23)
Il 31 marzo 2015 l’avv. DUF 1 inoltrava al Tribunale penale le
risposte del dr. __________ ai quesiti peritali (doc. TPC 13), secondo il quale
l’imputato soffriva di una turba psichica al momento di fatti e meglio di un
disturbo narcisistico di personalità, con un quadro di perversione narcisistica
caratterizzata da significativi elementi megalomanici e pseudologici. Secondo
il dr. __________, i reati di cui è responsabile l’imputato sono da mettere in
relazione con questa turba psichica e “stante il grave quadro
psicopatologico del periziando si può dedurre che la capacità di valutare il
carattere illecito nonché la capacità di agire secondo tale valutazione fosse,
al momento dei fatti, assente”.
Il dr. __________ indicava che IM 1 presentava un fondato pericolo
di commettere nuovi reati, in particolare “gli stessi commessi in
precedenza, con una probabilità che possiamo valutare come alta”.
Indicava inoltre che è tuttora affetto dalla turba psichica e che
“un trattamento ambulatoriale è possibile e auspicabile”, con la
precisazione che la contemporanea espiazione della pena “pregiudicherebbe
fortemente il successo del trattamento”.
4.4
In presenza di due perizie
che giungono a risultati divergenti, si richiamano i principi riassunti nella
sentenza della Corte di appello e di revisione penale del 16 marzo 2011, dove si
legge che il giudice non è vincolato alle conclusioni del perito e valuta
liberamente la forza probante della perizia così come fa con gli altri mezzi di
prova. Egli non può, tuttavia, scostarsi dalle risultanze di una perizia senza
motivi determinanti, senza che circostanze ben precise mettano seriamente in
dubbio la credibilità dell'esperto. In altre parole, relativamente alle
questioni specialistiche, il giudice non può prescindere dalle conclusioni
della perizia senza motivi concludenti o imperativi. Tali motivi sono dati
segnatamente quando il referto è lacunoso, contiene una contraddizione interna
evidente, poggia su premesse fattuali manifestamente false, emana da una
persona che non possiede le conoscenze specialistiche necessarie oppure emette
un’opinione manifestamente insostenibile o viziata da un’errata interpretazione
della legge. Inoltre, il giudice può distanziarsi dalla perizia se egli
apprezza in modo differente il contenuto o la forza probante di elementi sui
quali il perito si è fondato, quando le spiegazioni del perito in occasione
della sua audizione divergono dal rapporto scritto su punti essenziali, se
opinioni contrarie di altri specialisti (anche di parte) si rivelano
sufficientemente concludenti per revocare in dubbio il buon fondamento della
perizia oppure quando indizi concreti fanno vacillare la perizia o depongono
contro la sua attendibilità. Infine, il giudice può scostarsi dalla perizia che
viene smentita da una superperizia che giunge ad altre conclusioni. Secondo la
giurisprudenza, i tribunali ritrovano pieno potere decisionale quando più
perizie divergono tra loro, totalmente o parzialmente, su punti essenziali (sentenza
CARP 16.03.2011, inc. 17.2011.4, consid. 4.3.c, con i rinvii di dottrina e
giurisprudenza).
4.5
Ciò premesso, la Corte ha
seguito integralmente le conclusioni della perizia giudiziaria - che si basa
sull’esame degli atti e su quattro colloqui con il periziando - che ha valutato
essere completa, coerente, non contraddittoria e che non esorbita dalle sue
competenze.
La perizia di parte al contrario risulta poco chiara, incompleta
(non classificando, per esempio, la turba psichica attribuita a IM 1 secondo le
scale diagnostiche ICD 10 o DSM 4) e talvolta contraddittoria (segnatamente
laddove indica dapprima che IM 1 era totalmente incapace di valutare il
carattere illecito e di agire secondo tale valutazione, affermando poi invece
che IM 1 aveva una scemata capacità di grado grave), per cui non scalfisce in
modo concludente il referto peritale e non mina il buon fondamento dello
stesso.
Pertanto la Corte, sulla base della perizia giudiziaria, ha
considerato che l’imputato soffre di un disturbo di personalità narcisistico con
tratti di forte immaturità, che al momento della commissione dei fatti non
minava la capacità di valutare il carattere illecito dell’atto né di agire
secondo tale valutazione.
5.
Colpa e pena
Passando alla commisurazione della pena, la Corte ha ritenuto la
colpa di IM 1 molto grave considerata da un lato la reiterazione dei
comportamenti illeciti su di un lungo periodo di tempo e ciò nonostante le
carcerazioni preventive subite per i procedimenti aperti a suo carico, per i
quali era già stato deferito dinanzi ad una Corte delle assise; dall’altra per
la commissione di reati oggettivamente gravi di cui si è reso colpevole, avuto
riguardo in particolare all’estorsione aggravata commessa usando violenza e
minaccia contro una persona, il sequestro di persona e rapimento così come la
truffa per mestiere nonché per il concorso dei reati e per il grande numero di
persone danneggiate e il danno considerevole che ha arrecato.
La colpa dell’imputato è ancora grave per la pervicacia e la
determinazione che dimostra nel delinquere, arrivando a confezionare falsi
documenti e anche documenti ufficiali come pure per la totale assenza di scrupoli
dimostrata nel raccontare bugie su bugie e nell’approfittare dell’ingenuità e
della generosità altrui oltre che della fiducia in lui riposta, facendo della
truffa al prossimo il suo stile di vita, infischiandosene dei danni e delle
sofferenze arrecati - il pensiero va a ACPR 2 come a tanti altri -, giungendo a
tentare di ingannare la stessa autorità giudiziaria.
Di inaudita gravità l’episodio ai danni di ACPR 1, persona
sicuramente fragile, che si fidava di lui e lo considerava un amico e che senza
alcuna remora IM 1 ha spaventato a morte, oltre a causargli danni fisici e
morali, oltre a quelli patrimoniali, con un atteggiamento prepotente e
assolutamente privo di scrupoli.
IM 1 ha sempre agito a scopo di lucro, talvolta senza una reale
situazione di bisogno, dissipando ingenti somme di denaro presso il night club __________,
senza curarsi in questo caso neanche dei bisogni dei propri figli.
La sua colpa è anche grave poiché l’imputato si assume solo in
parte le sue responsabilità e spesso solo di fronte all’evidenza, dimostrando
di non aver assolutamente capito la gravità dei suoi illeciti comportamenti.
In assenza del concorso di una scemata imputabilità, l’imputato ha
deliberatamente fatto quello che aveva in mente di fare, curandosi solo dei
propri bisogni.
A suo favore la Corte ha considerato che parte dei fatti li ha
ammessi, che ha riconosciuto in parte le pretese degli accusatori privati, che
si è scusato con l’accusatore privato ACPR 21 presente in aula e il lungo
carcere preventivo sofferto.
Tutto ciò considerato e tenuto altresì conto dei proscioglimenti
pronunciati, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di
4.
anni, oltre che la multa di fr. 200.-, con l’avvertenza che in caso di
mancato pagamento la multa sarà sostituita con una pena detentiva di tre
giorni.
Come indicato dal perito psichiatrico, la Corte ha altresì
ordinato nei confronti di IM 1 il trattamento ambulatoriale giusta l’art. 63
CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.
6.
Sequestri
Con l’accordo delle parti (VI imputato pagg. 14-15, all. 1 al V.
DIB), la Corte ha disposto la confisca degli oggetti in sequestro, ad eccezione
delle due tessere __________ - che vengono dissequestrate in favore di __________
- come pure della fattura __________, dell’I-phone bianco, di tre schede
elettroniche e di due scatolette elettroniche, che vengono dissequestrati in
favore dell’imputato.
7.
Tassa di giustizia e
spese procedurali
Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr.
2'000.- e le spese procedurali (ad eccezione delle spese per la difesa
d’ufficio, di cui si dirà sotto) sono state poste a carico del condannato in
misura di 4/5, mentre che - visti i proscioglimenti pronunciati - il rimanente
di 1/5 è stato posto a carico dello Stato.
Per quanto riguarda le spese per la difesa d’ufficio, va premesso
che per le prestazioni dell’avv. DUF 1 fino al 31 dicembre 2010, le stesse sono
a carico dell’imputato e garantite dallo Stato, non essendo IM 1 stato posto al
beneficio del gratuito patrocinio.
Per quanto riguarda le prestazioni a partire dal 1 gennaio 2011,
le stesse sono invece sostenute dallo Stato, con la riserva di cui all’art. 135
cpv. 4 CPP, secondo cui l’imputato deve risarcire lo Stato non appena le sue
condizioni economiche glielo permettano.
Venendo alla tassazione delle note d’onorario dell’avv. DUF 1, la
Corte ha effettuato alcune decurtazioni, e meglio:
- al verbale di polizia del
18.11.2012
non era presente il difensore, per cui l’onorario viene stralciato;
- al verbale del 17.11.2012
era presente il praticante legale e non l’avvocato, per cui si applica la
tariffa di fr. 90.-/ora;
- il 09.09.2014 oltre al
confronto non è stato effettuato un ulteriore interrogatorio di IM 1, per cui
l’onorario esposto viene stralciato;
- l’esame della perizia
psichiatrica giudiziaria è stato ridotto da 8 ore a 4 ore;
- per le telefonate con il
perito di parte è stata riconosciuta un’ora;
- per i contatti con i
famigliari dell’imputato non possono essere ammesse più di 2 ore, ricordato che
per costante giurisprudenza nell’assistenza giudiziaria lo Stato non deve
assumersi prestazioni di sostegno morale o aiuto sociale;
- l’onorario esposto per lo
studio dell’incarto - pari a 9 giornate lavorative di 8 ore - appare eccessivo
ed è stato ridotto a 3 giornate lavorative, anche perché il difensore ha
seguito fin dall’inizio l’imputato durante l’inchiesta;
- non può essere
riconosciuto l’onorario esposto per il ritiro di documenti, trattandosi di mansioni
che possono essere svolte dal personale di segreteria;
- per la visione delle
citazioni non si giustificano più di 5 minuti per ogni citazione;
- vengono riconosciuti fr.
50.
- per l’apertura dell’incarto e fr. 50.- per la chiusura dell’incarto.
Sono state per contro aggiunte 2 ore onde tener conto della durata
effettiva del dibattimento.
Le note del difensore d’ufficio sono quindi state approvate per
complessivi fr. 2'287.60 fino al 2010 (a carico dell’imputato) e fr. 31'356.20
per le prestazioni dal 01.01.2011 (a carico dello Stato, con la riserva di cui
all’art. 135 cpv. 4 CPP).
Visti gli art. 12, 22, 30 e
segg., 40, 47, 49, 51, 63, 69, 123, 138, 139, 144, 146, 147, 156, 172ter, 173,
180, 183, 186, 217, 251 CP;
96.
cpv. 2 LCStr;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle
spese;
dichiara e pronuncia:
IM 1
1.
è autore colpevole di:
1.1
ripetuto furto
per avere,
per procacciarsi un indebito profitto e al fine di appropriarsene,
1.1.1
nel periodo 1. gennaio - 17
novembre 2009,
a __________, __________ e __________,
ripetutamente sottratto dagli esercizi pubblici ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15,
denaro contante per un valore complessivo di fr. 11'000.-- ai danni di ACPR
17, ACPR 16 e ACPR 14;
1.1.2
il 13/14 maggio 2014, a __________,
sottratto ai danni di ACPR 4 l’importo di fr. 1'100.--;
1.1.3
il 14 novembre 2012, a __________,
presso il distributore di benzina ACPR 11, sottratto ai danni della ACPR 11
l’importo di fr. 700.-- dalla cassa registratrice;
1.2
ripetuta violazione di
domicilio
1.2.1
per essersi introdotto
indebitamente e contro la volontà degli aventi diritto, al fine di perpetrare i
furti di cui al punto 1.1.1 del dispositivo, negli esercizi pubblici ivi
indicati;
1.2.2
per essersi trattenuto, dal 23
ottobre 2013 al 18 novembre 2013, nell’appartamento di __________ a __________,
di proprietà di ACPR 18, nonostante il Tribunale federale con decreto 23
ottobre 2013 non avesse concesso effetto sospensivo al ricorso da lui
presentato contro la decisione di sfratto del 29 luglio 2013 della Pretura
del Distretto di Lugano;
1.2.3
per essersi introdotto
indebitamente e contro la volontà degli aventi diritto, nell’appartamento degli
ex suoceri __________ per perpetrare il furto di cui al punto 1.1.2 del
Dispositivo
dispositivo;
1.3. ripetuta truffa, in parte
tentata e in parte qualificata
siccome commessa in parte per mestiere,
per avere,
per procacciarsi un indebito profitto,
1.3.1. nel periodo 30 gennaio 2010 -
27 maggio 2011,
ingannato e tentato d’ingannare con astuzia, in tre distinte procedure
giudiziarie, la supplente Giudice di Pace del Circolo di Lugano - Ovest,
producendo falsa documentazione quale giustificativo delle richieste tendenti
ad ottenere la condanna di ACPR 14 al pagamento in suo favore di fr. 1'300.--,
fr. 520.-- e fr. 1'440.--,
causando a ACPR 14 un danno di fr. 125.-- oltre interessi al 5% dal 9 gennaio
2010;
1.3.2. nel periodo 13 ottobre 2010 -
28 ottobre 2010,
a __________ e __________,
ingannato con astuzia gli impiegati della __________, fornendo loro falsa
documentazione ed inducendoli in tal modo a sottoscrivere il contratto di
locazione 22 ottobre 2010 in nome e per conto della ACPR 20, proprietaria
dell’immobile nel quale era ubicato l’appartamento oggetto del contratto,
causando alla stessa un danno di complessivi fr. 22'670.50;
1.3.3. nel periodo 27 gennaio 2011 -
21 marzo 2011, a __________,
tentato d’ingannare con astuzia il Tribunal d’arrondissement, producendo falsa
documentazione nell’ambito di una procedura di conciliazione tendente ad
ottenere la condanna delle società ACPR 17 e ACPR 16 al pagamento in suo favore
di fr. 54'636.--;
1.3.4. nel periodo 25 aprile 2012 -
29 maggio 2012, a __________,
ingannato con astuzia ACPR 21, fornendogli falsa documentazione ed inducendolo
in tal modo a sottoscrivere il contratto di locazione 30 aprile 2012 per
un appartamento sito nell’immobile di sua proprietà, causandogli un danno di
complessivi fr. 24'464.95;
1.3.5. nel periodo 10 aprile 2013 -
27 maggio 2013, a __________,
ingannato con astuzia ACPR 18,
fornendole falsa documentazione ed inducendola in tal modo a sottoscrivere il
contratto di locazione 25 maggio 2013 per l’abitazione unifamiliare di sua
proprietà, causandole un danno di complessivi fr. 17'009.85;
1.3.6. nel periodo gennaio 2014 -
giugno 2014, a __________,
ingannato con astuzia ACPR 2, affermando cose false ed inducendolo a
consegnargli in 20 occasioni denaro contante a titolo di prestito per un
ammontare complessivo di fr. 90'000.--, importo mai restituito;
1.3.7. nel periodo 25 giugno 2008 -
15 marzo 2014, a __________,
presso l’__________, ingannato con astuzia ACPR 9, affermando cose false,
segnatamente di aver installato e mantenuto funzionante nel tempo un sistema di
ricezione TV satellitare risultato in realtà fasullo, inducendo ACPR 9 a
corrispondergli in più occasioni l’importo complessivo di fr. 37'060.--;
1.3.8. il 30 settembre 2009, a __________
e __________,
ingannato con astuzia ACPR 12, affermando cose false ed inducendolo a
consegnargli l’importo di fr. 5'000.-- a titolo di prestito, importo solo
parzialmente restituito;
1.3.9. nel dicembre 2009, a __________,
ingannato con astuzia __________, affermando cose false ed inducendolo a
consegnargli l’importo di fr. 2'000.-- a titolo di prestito, importo mai
restituito;
1.3.10. nel periodo aprile - maggio
2014, a __________ e __________,
ingannato con astuzia ACPR 13, affermando cose false ed inducendolo a
consegnargli l’importo complessivo di fr. 5'000.-- a titolo di prestito,
importo mai restituito;
1.4. ripetuta falsità in
documenti
per avere,
per procacciarsi un indebito profitto,
formato e fatto uso di 22 documenti falsi per commettere e tentare di
commettere le truffe di cui ai punti 1.3.1, 1.3.2, 1.3.3, 1.3.4 e 1.3.5 del
dispositivo;
1.5. diffamazione
per avere,
a __________, nel periodo 25 aprile 2013 - 28 maggio 2013,
tacciando sul sito internet __________, ACPR 22 e ACPR 23 di “morti
di fame” ed accusandoli di non avergli corrisposto il dovuto per una
prestazione professionale da lui eseguita, incolpato o reso sospetti questi
ultimi di condotta disonorevole;
1.6. minaccia
per avere,
il 28 settembre 2013, a __________,
dicendo a ACPR 18 e ACPR 19 “vi spacco la testa”, incusso loro spavento
e timore;
1.7. ripetuto danneggiamento
per avere,
1.7.1. nel periodo 28/30 settembre
2013, a __________,
danneggiato la porta del locale tecnico dello stabile di proprietà di ACPR 18;
1.7.2. il 13/14 maggio 2014, a __________,
deteriorato la porta d’accesso dell’appartamento di ACPR 4 provocando un danno
quantificato in fr. 932.40.--;
1.8. estorsione aggravata
per avere,
la notte del 20/21 giugno 2014,
a __________, __________ e __________,
a scopo di indebito profitto, usando violenza e minacciandolo di un pericolo
imminente all’integrità corporale, indotto ACPR 1 a compiere atti
pregiudizievoli al proprio patrimonio, segnatamente a consegnargli la carta
d’identità e la carta bancaria e successivamente a digitare il codice PIN della
carta bancaria presso il postomat di __________, riuscendo ad appropriarsi
indebitamente dell’importo di fr. 1'000.--;
1.9. sequestro di persona e
rapimento
per avere,
la notte del 20/21 giugno 2014, a __________,
successivamente ai fatti di cui al punto precedente del dispositivo, rapito con
minaccia ACPR 1, costringendolo a seguirlo presso il locale __________ di __________,
dove l’ha tenuto indebitamente sequestrato fino a quando lo ha ricondotto a __________
presso la sua abitazione;
1.10. ripetuto abuso di un
impianto per l’elaborazione dei dati, in parte tentato e in parte di lieve
entità
per avere,
a scopo di indebito profitto,
servendosi in modo abusivo o indebito di dati,
influito e tentato di influire su un processo elettronico di trattamento o di
trasmissione di dati e provocando o tentando di provocare, per mezzo dei
risultati erronei così ottenuti, un trasferimento di attivi a danno di altri,
e meglio,
1.10.1. nel periodo 20 giugno 2014 - 29
giugno 2014,
a __________, __________, __________, __________, __________,
servendosi della carta di credito di ACPR 1, effettuato acquisti per un valore
complessivo di fr. 904.05, rispettivamente tentato di effettuare acquisti ed un
prelevamento presso un bancomat per un valore complessivo di fr. 6'364.--;
1.10.2. il 17 aprile 2014, a __________,
servendosi dell’accesso personale di __________ login di ACPR 2, ottenuto la
ricarica della propria utenza telefonica per l’importo di fr. 150.--;
1.10.3. nel periodo 28 aprile 2014 - 8
luglio 2014, ad __________,
servendosi in modo abusivo dell’accesso personale di __________ login della
società ACPR 3, ottenuto in 11 occasioni la ricarica della propria utenza
telefonica per l’importo complessivo di fr. 1'200.--;
1.11. appropriazione indebita
per essersi appropriato a scopo di indebito profitto,
nel corso della primavera/estate 2014, ad __________,
dell’importo di fr. 350.-- affidatogli dalla ditta ACPR 3 per procedere al
rinnovo del contratto per lo spazio e il dominio in internet della medesima
società;
1.12. trascuranza degli obblighi
di mantenimento
per avere,
nel periodo febbraio 2014 - luglio 2014, a __________,
omesso, benché avesse o potesse avere i mezzi per farlo, di versare all’ACPR 7,
che ha anticipato i contributi da lui dovuti in favore dei figli minorenni,
conformemente a quanto stabilito dal Pretore di Lugano, sezione 6, con
decreto del 14 gennaio 2014, per un importo complessivo di fr. 8'400.--;
1.13. ripetuta guida senza
assicurazione
per avere,
nel periodo 7 luglio 2014 - 9 luglio 2014,
a __________, __________ ed in altre località del Canton Ticino,
ripetutamente condotto l’autovettura Alfa Romeo targata __________, sapendo che
non sussisteva la prescritta assicurazione per la responsabilità civile;
e meglio come descritto negli atti d’accusa 109/2010, 58/2014 e
21/2015 e precisato nei considerandi.
2. IM 1 è prosciolto dalle
imputazioni di:
2.1. truffa di cui al punto 4.3,
4.6.1 e 4.6.2 dell’atto d’accusa 21/2015;
2.2. ripetuta appropriazione
indebita di cui ai punti 5.2 e 5.3 dell’atto d’accusa 21/2015;
2.3. furto di cui al punto 6.2
dell’atto d’accusa 21/2015;
2.4. trascuranza degli obblighi di
mantenimento di cui al punto 9 dell’atto d’accusa 21/2015 per il periodo agosto
2014 - ottobre 2014;
2.5. lesioni semplici di cui al
punto 11 dell’atto d’accusa 21/2015.
3. Di conseguenza,
IM 1 è condannato:
3.1. alla pena detentiva di 4
(quattro) anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto;
3.2. alla multa di fr. 200.--,
ritenuto che in caso di mancato pagamento, la stessa sarà sostituita con una
pena detentiva sostitutiva di 3 (tre) giorni.
4. IM 1 è inoltre condannato a
versare ai seguenti accusatori privati i seguenti importi:
4.1. in favore degli accusatori
privati ACPR 14, ACPR 17, ACPR 16 e ACPR 15, tutti rappr. dall’avv. RAAP 4, fr.
11'000.-- oltre interessi al 5% dal 18 novembre 2009 quale risarcimento del
danno, fr. 4'321.50 oltre interessi al 5% dal 22 dicembre 2010 per le
spese di perizia e fr. 13'291.15 oltre interessi del 5% dal 24 agosto 2015
per spese legali;
4.2. in favore dell’accusatore
privato ACPR 21, __________, fr. 25'547.95 quale risarcimento del danno;
4.3. in favore degli accusatori
privati ACPR 18 e ACPR 19, rappr. dall’avv. RAAP 5, fr. 17'254.85 quale
risarcimento del danno e fr. 12'834.70 per spese legali. Per il rimanente della
loro pretesa, gli accusatori privati sono rinviati al compente foro civile;
4.4. in favore dell’accusatore
privato ACPR 4, __________, fr. 932.40 quale risarcimento del danno;
4.5. in favore dell’accusatore
privato ACPR 1, rappr. dall’avv. RAAP 1, fr. 6'898.05 quale risarcimento
del danno, fr. 5'000.-- per torto morale e fr. 4'320.-- per spese legali;
4.6. in favore dell’accusatore
privato ACPR 2, rappr. dall’avv. RAAP 2, fr. 90'000.-- quale risarcimento del
danno;
4.7. in favore dell’accusatore
privato ACPR 5, __________, fr. 250.--;
4.8. in favore dell’accusatore
privato ACPR 6, __________, fr. 250.--;
4.9. in favore dell’accusatore
privato ACPR 9, rappr. dall’avv. RAAP 3, fr. 30'000.-- quale risarcimento del
danno;
4.10. in favore dell’accusatore
privato ACPR 12, __________, fr. 1'250.-- quale risarcimento del danno;
4.11. in favore dell’accusatore
privato ACPR 13, __________, fr. 5'000.-- quale risarcimento del danno e
fr. 1'760.--. Per il rimanente della sua pretesa, l’accusatore privato è
rinviato al competente foro civile;
4.12. in favore dell’accusatore
privato ACPR 8, __________, fr. 50.05;
4.13. in favore dell’accusatore
privato ACPR 11, __________, fr. 700.-- quale risarcimento del danno.
5. Le pretese di risarcimento
degli accusatori privati ACPR 22 e ACPR 23 sono rinviate al competente foro
civile.
6. L’istanza di risarcimento
dell’accusatore privato ACPR 10 è respinta.
7. È ordinato il trattamento
ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.
8. È ordinata la confisca
degli oggetti in sequestro elencati nell’atto d’accusa 21/2015, ad eccezione
di:
8.1. 2 tessere __________, da
dissequestrare in favore di __________;
8.2. fattura __________, Iphone
bianco, 3 schede elettroniche e 2 scatolette elettroniche, da dissequestrare in
favore dell’imputato.
9. È ordinato il dissequestro
e la restituzione di fr. 1'100.-- in favore dell’accusatore privato ACPR 4.
10. È ordinato il sequestro
conservativo di fr. 66.15 a garanzia del pagamento di tassa di giustizia e
spese procedurali.
11. La tassa di giustizia di fr.
2'000.-- e le spese procedurali sono a carico del condannato in ragione di 4/5;
il rimanente di 1/5 è a carico dello Stato.
12. Le spese per la difesa
d’ufficio sono a carico dell’imputato e garantite dallo Stato per le
prestazioni del difensore d’ufficio fino al 31 dicembre 2010, mentre che sono
sostenute dallo Stato per le prestazioni del difensore d’ufficio dal 1. gennaio
2011, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP.
12.1. Le note professionali
dell’avv. DUF 1 sono approvate per:
12.1.1. prestazioni fino al 31.12.2010
(a carico dell’imputato e garantite dallo Stato):
onorario fr. 2’070.00
spese fr. 56.00
IVA (7,6%) fr. 161.60
totale fr. 2'287.60
12.1.2. prestazioni dal 01.01.2011 (a
carico dello Stato):
onorario fr. 28'231.50
spese fr. 802.00
IVA (8%) fr. 2'322.70
totale fr. 31'356.20
12.2. Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 31'356.20 non appena
le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
13. Questo giudizio può essere
impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.
L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per
iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione
della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e
di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO,
6501 Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei
provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Sezione della
circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino
- Ufficio assistenza
riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
criminali
La Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese (4/5):0
Tassa di giustizia fr. 1’600.--
Inchiesta preliminare fr. 112.64
Perizia fr. 7’933.68
Multa fr. 160.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 429.44
fr. 10’235.76
============
Il rimanente è a carico dello
Stato.