72.2016.220
Tentata rapina: autore colpevole di aver tentato di commettere un furto ai danni di una gioielleria, usando violenza nei confronti delle venditrici e minacciandole di un pericolo imminente alla vita o
13 marzo 2017Italiano9 min
Source ti.ch
Incarto n.
72.2016.220
Lugano,
13 marzo 2017/bm
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone Ticino
La Corte
delle assise correzionali di Locarno
composta da:
giudice Rosa Item, Presidente
Anna Grümann, vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo
di giustizia, per giudicare
nella causa penale Ministero Pubblico
contro
IM 1
rappresentato dall’avv. DUF 1
in carcerazione preventiva dal
giorno 10 settembre 2016 al giorno 15 novembre 2016 (in totale 67 giorni),
posto in esecuzione anticipata
della pena dal giorno 16 novembre 2016);
imputato, a norma dell'atto
d'accusa 188/2016 del 15.12.2016, emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di
1. rapina, tentata
per
avere,
il
10 settembre 2016, a __________,
in correità con i cittadini __________ __________ (__________), __________
(__________) e altre tre persone non identificate e denominate il __________,
il __________ e __________, tutte latitanti,
allo scopo di appropriarsi e di procacciare a sé stesso o ad altri
un indebito profitto,
nell’intento di usare violenza contro le venditrici __________ e __________,
minacciandole, con una replica di un’arma da fuoco modello SIG __________ e con
una bomboletta di spray al pepe di marca Pepper-Jet TV 1000 Original, di un
pericolo imminente alla vita e all’integrità corporale e rendendole incapace di
opporre resistenza,
tentato di commettere un furto di oggetti preziosi e di valori ai
danni della gioielleria __________ in Piazza __________,
e meglio per avere,
partendo, IM 1, __________ e __________, il __________, il __________
e __________ da __________ (LT) il 5 settembre 2016 a bordo di una autovettura
di marca Jeep Cherokee di colore grigio e a bordo di una Citroen C5 di colore
grigio,
giungendo il 07 settembre 2016 a __________ (I) e soggiornando dal
08 settembre al 10 settembre 2016 a __________ (I),
ricevendo, IM 1, __________ e __________, a __________ (I) le
istruzioni dal __________ e dal __________, i quali li
informavano che la rapina doveva essere eseguita il 10 settembre 2016 ai danni
della gioielleria __________ in Piazza __________,
ed essendosi, quindi, ripartiti i ruoli tra di loro, secondo cui
avrebbero dovuto:
▪ IM 1, __________ e __________,
giungere ad __________, da __________, in sella a tre biciclette, indossando
doppi vestiti e un cappello,
▪ IM 1 e __________,
entrare per primi nella gioielleria impedendo l’azionamento da parte loro
dell’allarme collegato alla Centrale di Polizia, distraendo le commesse,
▪ __________, entrare,
pochi secondi dopo IM 1 e __________, nella gioielleria, portando seco una
borsa nera al cui interno vi era uno zaino, il materiale per legare le due
commesse, oltre a dei guanti da indossare per non lasciare tracce biologiche e
impronte,
▪ IM 1, __________ e __________,
legare le commesse, previa consegna delle chiavi delle vetrine della
gioielleria e della cassaforte, sotto minaccia di una replica di un’arma da
fuoco modello SIG __________ e di una bomboletta di spray al pepe di marca
Pepper-Jet TV 1000 Original,
▪ IM 1, __________ e __________,
appropriarsi di tutti gli oggetti preziosi e dei valori mettendoli nello zaino,
▪ __________, uscire
per primo dalla gioielleria con lo zaino, consegnandolo a __________, che lo
attendeva all’esterno del negozio, e IM 1 e __________ uscire per secondi dalla
gioielleria,
▪ IM 1, __________ e __________,
cambiarsi di abito, togliersi il cappello, facendo perdere le proprie tracce,
raggiungendo __________ a bordo delle biciclette, per poi prendere ognuno un
taxi diverso, facendosi portare fino alla stazione ferroviaria di __________
dove __________ li avrebbe riaccompagnati in Italia,
raggiunto, IM 1, __________ e __________, il 10 settembre 2016, __________,
come pianificato, previa esecuzione di sopralluoghi,
fatto ingresso, IM 1 e __________ nella predetta gioielleria alle
ore 12.40.15, muniti rispettivamente di una bomboletta di spray al pepe di
marca Pepper-Jet TV 1000 Original e di una replica di un’arma da fuoco modello
SIG __________,
distratto, __________, una commessa chiedendole di mostrargli dei
gioielli, essendo l’altra commessa occupata con dei clienti,
non portando tuttavia a termine la rapina,
a causa del mancato ingresso di __________ nella gioielleria, come
pianificato, e a causa della contestuale pronta reazione delle due venditrici,
le quali, insospettite, con il pretesto di mostrare dei gioielli a __________
esposti nelle vetrine esterne della gioielleria ed invitando IM 1 a raggiungere
__________ fuori dal negozio, facevano uscire IM 1 e __________ dalla
gioielleria, azionando, quindi, l’allarme collegato alla centrale di Polizia e
impedivano, così, il loro ingresso nella gioielleria mentre si accingevano a
rientrarvi, fino all’arrivo della Polizia che li arrestava;
fatti avvenuti: nelle
circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art.
Fatti
140 cifra 1 cpv. 1 CP in combinazione con l’art. 22 CP;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1, in
rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 1;
- in qualità di interprete
per la lingua __________, __________.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:30
alle ore 12:10.
Sentiti: - il Procuratore
pubblico, il quale sottolinea che l’imputato non è credibile quando afferma
che pensava di venire in Svizzera a fare un lavoro onesto, non avendo reso
dichiarazioni lineari in merito ed essendo le stesse comunque smentite da __________
L’imputato non può essere creduto nemmeno quando afferma che aveva deciso di
non commettere la rapina, dal momento che lui e __________ sono entrati nella
gioielleria muniti di spray al pepe e pistola giocattolo e conformemente al
piano avevano iniziato a distrarre le commesse, le quali però si sono accorte
di quanto stava accadendo e sono riuscite a sventare la rapina. Chiede quindi
la conferma dell’atto d’accusa sia in fatto che in diritto. Per quanto concerne
la colpa dell’imputato, evidenzia che ha percorso migliaia di chilometri per
venire in terra straniera a delinquere, che ha agito per scopo di lucro e in
modo professionale, secondo un piano ben studiato e con una ripartizione dei
ruoli coordinata. Sottolinea poi che si tratta di un delinquente recidivo che
ha precedenti specifici, quasi un delinquente abituale. Ha fornito qualche
elemento utile all’inchiesta ma non si è assunto fino in fondo le proprie
responsabilità. In carcere non ha tenuto un comportamento esemplare. Tenuto
infine conto del fatto che dovrà scontare la pena lontano da casa, propone la
condanna dell’imputato alla pena detentiva di 2 anni, che sono interamente da
espiare, essendo la prognosi nefasta. Chiede inoltre il sequestro conservativo
degli oggetti sequestrati;
- l’avv. DUF 1,
difensore dell’imputato, il quale sottolinea che in prima battuta al suo
assistito - che era appena uscito di carcere, non aveva né un lavoro né un
posto dove andare - era stato prospettato un lavoro onesto, come confermato anche
da __________ Solo in Italia i capi gli hanno svelato il reale scopo del
viaggio, ma a questo punto era impossibile per il suo patrocinato tirarsi
indietro, per il timore di subire ritorsioni. Mette poi in evidenza che il suo
patrocinato e gli altri autori materiali della rapina erano delle semplici
pedine nelle mani dei capi. Sottolinea che anche __________ conferma che il suo
assistito voleva tirarsi indietro e che sicuramente aveva ricevuto delle
minacce. Il suo patrocinato e __________ si erano quindi messi d’accordo di non
fare la rapina, ma di giocare il loro ruolo, sapendo di essere sorvegliati dai
capi, ai quali avrebbero riferito che le commesse erano troppo vicine al
pulsante dell’allarme, per cui non era stato possibile eseguire la rapina. Infatti,
una volta entrati nella gioielleria, IM 1 e __________ non mettono a terra le
commesse, come era previsto, a dimostrazione del fatto che non volevano fare la
rapina. Dal momento che nulla impediva loro di entrare in azione, il suo
patrocinato e __________ hanno spontaneamente desistito dal portare a termine
il colpo. In conclusione, chiede che il suo assistito venga esonerato da ogni
pena ex art. 23 CP. Sottolinea inoltre che IM 1 ha collaborato in maniera
fattiva all’inchiesta (anche se riconosce che la collaborazione non è stata
immediata), ciò che non è stato facile per lui, avendo a che fare con una
organizzazione criminale ben organizzata, per cui certamente rischia delle
conseguenze. Subordinatamente chiede una massiccia riduzione della pena proposta,
tenuto conto della collaborazione prestata e della situazione personale del suo
assistito.
Preso atto che le
parti non hanno richiesto, nel termine di legge, la motivazione scritta della
sentenza, per cui sono date le condizioni stabilite dall’art. 82 CPP;
visti gli art. 12, 22, 40, 47,
51, 69, 140 cifra 1 CP;
82, 135, 422 e segg. CPP e 22 TG
sulle spese;
dichiara e pronuncia:
IM 1
1. è autore colpevole di:
tentata rapina
per avere,
il 10 settembre 2016, ad __________,
in correità con i cittadini __________ __________ e __________ nonché con altre
tre persone non identificate (denominate “il __________”, “il __________”
e “__________”),
tentato di commettere un furto ai danni della gioielleria __________, usando
violenza nei confronti delle venditrici __________ e __________ e minacciandole
di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale con una replica di
un’arma da fuoco e con una bomboletta di spray al pepe,
non portando a termine il colpo a causa della pronta reazione delle due
venditrici, del mancato ingresso di __________ nella gioielleria e dell’arresto
da parte della Polizia,
e meglio come descritto nell’atto
d’accusa.
Considerandi
2.
Di conseguenza,
IM 1 è condannato alla pena detentiva di 24 (ventiquattro) mesi, da
dedursi il carcere preventivo sofferto.
3.
È ordinata la confisca dei
seguenti oggetti in sequestro:
- cellulare Nokia nero (__________,
rep. n. 50583);
- carta Sim (__________,
rep. n. 50584).
4.
È mantenuto il sequestro
conservativo in quanto mezzi di prova sui seguenti oggetti in sequestro:
- camicia da uomo azzurra
(rep. n. 50585);
- paio di pantaloni
grigio/neri (rep. n. 50586;
- bicicletta marca Mondia,
colore bianca e grigia (n. telaio 000057, rep. n. 50587).
5.
La tassa di giustizia di
fr. 500.-- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
6.
Le
spese per la difesa d’ufficio sono sostenute dallo Stato.
6.1
La nota professionale 8 marzo
2017.
dell’avv. DUF 1 è approvata per:
onorario (fr. 250.--/h) fr. 4'000.00
onorario (fr. 180.--/h) fr. 9'983.00
spese fr. 940.00
IVA (8%) fr. 1'193.85
totale fr. 16'116.85
6.2
Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 16’116.85 non appena
le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
Intimazione a:
Comunicazione a: - Comando
della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500
Bellinzona
- Ministero
Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona
- Ufficio
dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Sezione
della Popolazione, ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501
Bellinzona
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
correzionali
La Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 500.--
Inchiesta preliminare fr. 20'277.--
Traduzioni fr. 8715.35
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 66.75
fr. 29'559.10
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