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Decisione

72.2016.52

Tentato omicidio intenzionale: ex fidanzato condannato per aver aggredito l'ex compagna, dopo che quest'ultima lo aveva lasciato, a mano di un coltello da cucina seghettato (inferte almeno 6 coltellat

25 maggio 2016Italiano98 min

Source ti.ch

Fatti

4.1.1. Le dichiarazioni agli atti

Dopo l’episodio avvenuto in __________ nel corso del mese di

ottobre 2015, la relazione sentimentale fra IM 1 e la __________ divenne sempre

più problematica, fino alla rottura che portò la donna a lasciare il domicilio

comune per trasferirsi da un’amica. Non è chiaro se questo avveniva martedì 10

novembre 2015 (come riferito dall’amica), o il 17 novembre 2015 (come riferito

dalla vittima), ma poco importa.

Interrogata dalla Polizia il 27 novembre 2015, __________, l’amica

di __________ che la ospitò dopo che lei lasciò il domicilio dell’imputato, ha

riportato così quanto avvenuto i giorni prima dei fatti, secondo quanto

raccontatole dalla vittima:

“(…) nella mattina di martedì 10.11.2015 __________ mi ha

telefonato dicendomi che IM 1 l’aveva buttata fuori di casa e che quella notte

aveva dormito in ufficio. Durante la telefonata le avevo detto che l’avrei

ospitata e che non doveva preoccuparsi. Preciso che sono stata io a proporre a __________

di ospitarla a casa mia. Devo dire che nella telefonata mi sembrava disperata

perché non sapeva che cosa fare e dove andare. Ricordo che a mezzogiorno di

quel giorno ci eravamo poi incontrate alla __________ di __________ dove

lavoro. Era passata per prendere le chiavi del mio appartamento. __________ mi

aveva detto che avrebbe cominciato a portare le sue cose durante la pausa

pranzo (…) Durante la serata __________ mi ha raccontato quello che era

successo e meglio che non se lo aspettava siccome loro erano separati in casa

da circa un mese e avevano un accordo che lei poteva stare lì fino a quando

trovava una sistemazione.

Mi ha riferito che nei giorni precedenti, non so bene se fosse

stata la domenica oppure il lunedì, IM 1 le aveva detto che non poteva andare

avanti con questa situazione e che stava male. Per quanto ne so io è stato

quindi lui a chiederle di lasciare l’appartamento.

(…) __________ viveva a casa mia dal 10.11.2015. Con sé aveva

portato una piccola parte dei suoi effetti personali e il gatto. Lei aveva

ancora dei contatti con IM 1. So che lui le continuava a dire di andare

nell’appartamento per prendere le sue cose. Lei lavorava e quindi gli aveva

detto che sarebbe passata nel fine settimana per prendere tutto.”

(AI 28).

Con riferimento al periodo in cui la donna lasciava casa sua fino

ai fatti, l’imputato ha dichiarato di non aver più avuto contatti, se non in

un’occasione, per questioni di lavoro (interrogatorio del 21 novembre 2015

dinanzi alla Polizia).

La vittima invece, ha dichiarato di essersi accordata con

l’imputato che sarebbe potuta rimanere a casa sua fintanto che avesse trovato

un’altra abitazione. Durante quel periodo, affermava di essersi impegnata il

più possibile per far sì che il distacco avvenisse pacificamente, e di aver

visto IM 1 particolarmente sofferente a causa della situazione, sennonché

l’uomo, il 16 novembre 2015, le chiese di andarsene, indipendentemente dal

fatto se avesse o meno trovato un’altra sistemazione fissa o meno:

“Quando è rientrato (se non erro era la fine di ottobre 2015) io

gli ho detto che probabilmente percorrevamo due binari diversi perché lui

voleva divertirsi con altre donne. Gli ho detto che volevo staccarmi da lui e

non più vivere insieme a lui. In quel momento l’ho lasciato, ma nello stesso

tempo non volevo accelerare troppo questo distacco per non fargli troppo male.

(…) Gli volevo comunque bene (…) Voglio bene a suo figlio e sono affezionata

alla sua famiglia. Volevo che il rapporto si spegnesse nel modo meno brusco

possibile e volevo che rimanessimo amici.

(…) Nel frattempo cercavo casa, sebbene vivessimo insieme nello

stesso appartamento. (…) lo vedevo sofferente perché a mio modo di vedere IM 1

si è reso conto di quello che avrebbe perso. Io invece ero esaurita e volevo

mettere fine a questa storia e ritrovare me stessa. (…)

Qualche giorno prima dell’accoltellamento (tra il 16 e il

21.11.2015) al lavoro abbiamo tranquillamente parlato e nulla faceva presagire

che potesse aggredirmi. (…) entrambi abbiamo concordato che quella era una

decisione giusta anche se drastica.”

(AI 38).

“(…) decidevamo comunque di continuare a vivere insieme nello

stesso appartamento, dormendo però in stanze separate. Detta scelta si rivelava

difficile, soprattutto per IM 1 perché avevo l’impressione che lui ne soffrisse

molto, mentre io ero ben più determinata. Nel frattempo io stavo cercando una

nuova abitazione. Avevamo comunque modo di passare diverse serate insieme

parlando di noi. Pensavo che IM 1 la stesse prendendo bene.

Lunedì 16.11.2015 IM 1 mi scriveva un messaggio dicendomi che la

situazione così non poteva andare avanti e mi invitava a prendere le mie cose

ed andarmene.

Io così facevo, prendevo alcuni effetti personali, la mia gatta, e

il giorno seguente andavo da un’amica a __________ (…) __________, di __________

(…)”

(AI 5).

L’imputato, confrontato con queste dichiarazioni, ha preso così

posizione, confermando di essere stato lui a chiedere alla donna di andarsene:

“Passavamo delle serate insieme a parlare di noi. __________ mi

diceva anche che non sopportava più la mia presenza perché le avrei creato una

sorta di “allergia”. In quel momento le ho chiesto di trovarsi una sistemazione

da qualche altra parte. __________ mi ha detto che questa era una decisione

corretta da prendere. (…)”

(AI 9).

4.1.2. Gli sms ritrovati sul

cellulare dell’imputato

Agli atti è presente una copia del contenuto del telefono

cellulare in uso all’imputato (allegata al rapporto d’inchiesta di Polizia

giudiziaria), dalla quale, fra diversi messaggi degni di nota fra lo stesso imputato

e la __________, ma non solo (vedasi diversi sms scambiati in questo periodo

temporale fra di lui e verosimilmente dei suoi amici, con i quali condivideva

gli sms da spedire alla vittima chiedendo consigli in merito), è possibile

estrarre in particolare quelli scambiati con la vittima il 17 novembre

2015, ovvero il giorno seguente a quello in cui lui le chiese di andarsene:

Alle ore 20:29 – Da IM 1 a __________:

“Volevo avvisarti che domani mattina verserò sul tuo conto la differenza

di quanto giustamente ti spetta per non poter usufruire dei metà mese di

affitto. Essere arrivati a questa decisone grave ma ormai inevitabile è una

logica conseguenza di quanto è scaturito nel fine settimana e delle convinzioni

che in quelle ore ho maturato.

Da un mese circa vivevamo sotto lo stesso tetto come due estranei,

pronti tuttavia ad aiutarci, ed io avrei ancora cercato di sopportare la tua

indifferenza in attesa che l'orizzonte si schiarisse per entrambi.

Ma alla fine, mio malgrado, ho dovuto arrendermi all'evidenza dei

fatti che non mi ha lasciato altra via che quella di compiere questo passo.

Quando mi hai espresso il tuo disprezzo, sentendomi dire che la

mia presenza ti dava fastidio provocandoti allergia, ho realizzato che questa situazione

era durata anche fin troppo e che anche io avevo pieno diritto di fare quanto è

nelle mie possibilità per mettermi questa storia alle spalle, guarire al più

presto e tornare ad essere un uomo felice. Tutto questo senza dover subire il

peso del tuo dito puntato contro per colpevolizzarmi. Non posso accettare

queste accuse come pure respingo al mittente le accuse di scarsa onorabilità

che avrei avuto in questa circostanza: non può farti infatti onore il

comportamento di assoluta mancanza di rispetto che hai tenuto in questo

periodo, sera dopo sera, totalmente e colpevolemente assente ed incurante di

una situazione delicata e di una persona che per anni, pur con le proprie

lacune e difetti, ti ha dedicato il meglio di sé stesso.

Al di là di quelle che sono le tue rivendicazioni, guardo in

faccia la realtà, e vorrei infine che comprendessi che questo stato di fatto

era diventato ormai solo un'opportunità fasulla e comoda che esigeva di essere

interrotta in fretta prima che si trascinasse in un qualcosa di ancora più

meschino.”

Alle ore 22:01 – Da __________ a IM 1:

“Grazie mille x tutto e x il tuo messaggio. Stai tranquillo, ho

capito le tue ragioni e non ti portò rancore. Non mai messo in dubbio quello

che hai fato x me in questi anni e non lo scorderò mai”

Alle ore 22:19 – Da __________ a IM 1:

“Mi dispiace tanto x come sono andate le cose e vorrei solo che

siamo tutti felici e sereni, ma so che ci vorrà del tempo. Non ti ho mai

puntato il dito contro e non ti giudico. Semplicemente ogni uno di noi ha il

proprio percorso nella vita e la consapevolezza interiore del quale esso sia.

Ci siamo dati tanto Amore, ma un certo punto Amore e scomparso e non ci sono

spiegazioni o colpe x questo. E successo e basta. Spero che riusciamo un giorno

ad essere buoni amici e volerci bene. Buona notte”

Alle ore 22:56 – Da IM 1 a __________:

“...grazie per ciò che hai scritto. col tempo capiremo tante

cose...purtroppo il nostro Grande Amore è svanito e come dici non possiamo

darci colpe... è successo...la cosa più importante ora è ritrovarci per il

nostro bene interiore...perché tutta l'energia che questa situazione porterà

dentro le nostre anime farà di noi persone ancora più migliori e daremo il

meglio per far si che non ci conduce a fare gli stessi errori in futuro...solo

il tempo ci aiuterà ed avremo una maggiore consapevolezza e serenità ...notte”

Alle ore 23:39 – Da IM 1 a __________:

“...solo e soprattutto stanno lontano uno dall'altro capiremo e

staremo meglio prima...”

Il 19 novembre 2015, l’imputato ebbe inoltre uno scambio di

sms con un’amica, tale __________, conosciuta in palestra, come dichiarato

dall’imputato il giorno del dibattimento, e con la quale si era visto in

qualche occasione, apparentemente anch’ella lasciatasi da poco con il suo

compagno, dal seguente contenuto:

Alle ore 22:26 – Da __________ a IM 1:

“Domani deve venire a prendersi le sue cose”

Alle ore 22:27 – Da IM 1 a __________:

“Mettile già fuori dalla porta… sabato pure la mia ex viene ma io

non voglio vederla”

“Quindi uscirò di casa quando arriva”

“Mi dà fastidio”

Alle ore 22:27 – Da __________ a IM 1:

“Io ho il garage ancora pieno di roba sua”

Alle ore 22:28 – Da IM 1 a __________:

“Vedrai che appena te ne sarai liberata starai molto meglio”

4.2. Il giorno dei fatti - 21

novembre 2015 - prima dell’incontro

Imputato e vittima concordano sul fatto che i due si erano

accordati nel senso che la donna si sarebbe recata a casa del primo per

ritirare i suoi effetti personali nel pomeriggio. La vittima in particolare ha

affermato:

“Venerdì sera chiamavo IM 1 e gli domandavo se potevo passare a

prendere altri miei effetti personali, oltre che a lasciargli le chiavi della

buca lettere. Lui mi domandava quando sarei passata e io rispondevo nel primo

pomeriggio di sabato. Lui mi rispondeva che andava bene, e aggiungeva che non

sapeva se lui ci sarebbe stato. Infatti IM 1 la giornata di sabato l’avrebbe

passata con suo figlio (…)”

(AI 5).

Alle 13:36 di quel giorno, risulta un sms inviato da IM 1 alla __________,

dal contenuto: “Sono qua ho bisogno di vederti…”. Confrontato con

questo messaggio, al dibattimento, l’imputato ha dichiarato di non averne

memoria (allegato 1 al verbale del dibattimento). Dall’esame del telefono

cellulare di IM 1, non risulta alcuna risposta a questo sms, ma essendo che

alle 13:59 (come si vedrà di seguito), la donna risultava essere già uscita da

casa sua, ella vi è verosimilmente giunta qualche minuto dopo.

Al dibattimento, interrogato in merito a questo sms in

particolare, l’imputato ha dichiarato di essersi sentito molto scosso e che il

suo scopo quel giorno era, sostanzialmente, quello di riconquistarla:

“Alle 13.36 però risulta un sms da parte sua a __________ ove

le diceva di aver bisogno di vederla, pochi minuti prima che lei arrivasse a casa.

Dal momento in cui ci siamo lasciati martedì, ho sofferto molto

per l’allontanamento. Quel giorno, era come se volessi chiederle di ricostruire

il nostro rapporto.

ADR confermo che in quei momenti mi sentivo ferito, ero

ancora molto innamorato, ed avevo la speranza di poter convincere __________ a

ricostruire il nostro rapporto.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

Già a questo stadio si può trarre una prima conclusione, e meglio

che l’intenzione della donna era, quel giorno, di ritirare i suoi effetti

personali, mentre l’uomo, ferito nel proprio io, voleva riprendere la

relazione.

4.3. L’arrivo di __________ a

casa di IM 1 e l’accoltellamento

In merito a cosa accadde a questo punto della storia, agli atti

sono presenti dichiarazioni contraddittorie e contrastanti tra le parti

coinvolte.

4.3.1. Le dichiarazioni della

vittima

Sentita in Polizia il giorno seguente ai fatti, la donna ha

raccontato così, nel corso del suo primo interrogatorio, quanto accaduto quel

giorno a casa di __________:

“Sabato raggiungevo l’appartamento poco prima delle 14:00, e

potevo notare che la macchina di IM 1 era a casa.

Salita nell’appartamento avevo modo di salutare IM 1, che però

rifiutava i tre baci. Gli chiedevo dove era __________, che si trovava nella

sua camera, e lo salutavo. Lui stava giocando all’Ipad. Richiudevo la porta

della stanza di __________ per lasciarlo tranquillo.

Di seguito mi recavo in cucina per vedere se avevo qualcosa da

prendere. Sull’uscio della cucina IM 1 mi veniva incontro e mi abbracciava

molto stretto. Io gli domandavo come stava e lui non mi rispondeva nulla,

continuando a stringermi con le braccia.

Avevo modo di notare che nella mano destra teneva qualcosa, ma non

riuscivo a vedere di cosa si trattasse.

(…) durante l’abbraccio, non ho visto IM 1 allungare il braccio o

la mano. (…) Posso pensare che avesse già avuto l’oggetto in mano o in tasca al

momento dell’abbraccio.

Io, se ricordo bene, gli domandavo cosa avesse in mano. Lui, senza

nulla dire cominciava a colpirmi: con il braccio sinistro mi teneva e con la

mano destra mi colpiva. Io cercavo di liberarmi dalla presa e cercavo anche di

parare i colpi. Ricordo che urlavo chiedendogli cosa stesse facendo e cercando

aiuto.

Non sapendo più cosa fare, pensando che stessi per morire,

decidevo di mentirgli e lo informavo che ero tornata da lui per ricominciare la

relazione.

A queste parole lui si fermava e mi domandava se lo amavo ancora.

Io gli rispondevo affermativamente e gli dicevo che dovevo assolutamente andare

in ospedale. Pertanto prendevo la mia borsa e salivo a bordo della mia vettura __________.

Ricordo che IM 1 voleva venire con me, ma io gli dicevo di pensare al bambino e

poi di raggiungermi in un secondo momento all’ospedale.

Lui mi domandava che cosa avremmo detto una volta in pronto

soccorso e io gli rispondevo che avrei detto che ero stata aggradita da qualcun

altro.

Entrata in pronto soccorso chiedevo immediatamente aiuto e in un

secondo momento mi veniva chiesto cosa fosse successo. Io spiegavo che il mio

ex compagno mi aveva aggredito. Nel frattempo avevo modo di prendere atto che IM

1 era arrivato al pronto soccorso ed era stato fermato.

Vorrei precisare che durante il tragitto verso l’ospedale avevo

modo di chiamare la mamma di IM 1, __________, alla quale dicevo che il figlio

mi aveva pugnalato. Le dicevo pure che stavo andando al pronto soccorso di __________.

(…) IM 1 non è una persona aggressiva (…) mai avrei immaginato che sarebbe

potuto accadere un fatto simile. (…) non sono in grado di dire quale sia il

coltello da lui utilizzato, io ricordo unicamente il suo pugno. (…) circa

l’abbraccio posso dire che era particolarmente soffocante. Io cercavo di

staccarmi da lui, ma lui cominciava la sua aggressione. (…) ricordo di aver

respinto il tentativo di un bacio da parte di IM 1. (…) è mia intenzione

sporgere querela/denuncia nei confronti di IM 1, anche per i titoli di reato di

lesioni semplici e vie di fatto, inoltre mi costituisco accusatrice privata.”

(AI 5).

Interrogata dal PP PP 1 il 4 dicembre 2015 (AI 38), la donna ha

esposto nuovamente la sua versione dei fatti:

“Il mattino mi sono recata dal parrucchiere e verso le 14.00 mi

sono recata a __________. Ero tranquilla. Sono entrata in casa, la porta era

aperta, l’ho salutato, ho visto che era vicino al divano, non ricordo se stesse

appoggiando qualcosa sulla botte. Sono andata verso di lui per dargli “tre

baci”. Lui si è tirato indietro con il busto, facendomi capire che non voleva i

tre baci. Lui mi ha detto: “Cosa fai?”, io gli ho risposto che era un modo per

salutarlo.

Il PP mi chiede se normalmente io e IM 1 ci salutavamo dandoci

i tre baci.

No, ma visto che era qualche giorno che non lo vedevo ho pensato

di dargli questi tre baci, volevo essere gentile, fargli capire che non ero

scocciata della situazione.

Mi sono recata in cucina, ma sono subito uscita chiedendogli nel

contempo dove fosse __________. Lui mi ha risposto che il figlio era in camera,

gli ho chiesto se potevo andare a salutarlo e insieme siamo andati in camera

sua. Ricordo che __________ giocava con l’Ipad, mi ha salutato ed io ho fatto

lo stesso. Voglio precisare che siamo leggermente entrati in camera in quanto

la camera è piccola. Siamo usciti ma non ricordo in questo momento se siamo

stati noi a chiudere la porta o il bambino.

Il PP mi dice che durante il verbale di polizia ho dichiarato

di avere chiuso la porta della stanza di __________.

Chiedo scusa ma in questo momento non ricordo bene chi abbia

chiuso la porta. Ricordo di essere tornata in cucina per probabilmente verificare

se non avessi dimenticato qualche cosa di mio. A dire il vero sono rientrata in

cucina senza un certo motivo, forse inconsciamente per verificare se non avessi

dimenticato nulla. Lui è entrato in cucina subito dietro di me. Non sono stata

io a chiedergli di venire in cucina con me. Io mi sono fermata tra il tavolo e

il frigo dei vini, mi sono girata verso di lui e IM 1 mi ha abbracciata

(praticamente eravamo vicinissimi) subito dopo.

Mi viene chiesto se confermo che è stato IM 1 a venirmi

incontro in cucina abbracciandomi “molto stretto”. Mi viene inoltre chiesto di

spiegare com’era questo abbraccio.

Ricordo che mentre mi abbracciava ha tentato di baciarmi in bocca,

ma io mi sono tirata indietro. Non ci siamo staccati completamente, nel senso

che lui mi stringeva ancora a sé. Durante la prima fase anche io l’ho

abbracciato perché pensavo che stesse male e avesse bisogno di un abbraccio. È

in quel momento che ha tentato di baciarmi. Come ho già detto, ho tentato di

staccarmi da lui, ricordo di avergli detto una cosa del genere “no dai, …”. Ho

notato che IM 1 era agitato (“tremolante”), mi sono quindi lasciata abbracciare

una seconda volta e anch’io l’ho abbracciato chiedendogli se stesse bene. (…)

In realtà non ci siamo staccati completamente, non è corretto parlare di primo

e secondo abbraccio, in realtà è stato un susseguirsi di situazioni collegate.

(…) L’abbraccio è diventato soffocante dopo che gli ho chiesto se stesse bene,

più precisamente durante la seconda fase dell’abbraccio. Era come se non volesse

lasciarmi andare. (…)

Mi viene chiesto se confermo che l’oggetto che l’imputato

teneva nella mano destra (il coltello) l’aveva già con sé quando si è

avvicinato verso di me per stringermi e se confermo di avergli chiesto cosa

tenesse in mano (…)

Voglio precisare che quando ci siamo abbracciati non ho notato se IM

1 tenesse un oggetto in mano. Mi sono accorta di questo oggetto solo quando si

è staccato da me notando il suo braccio stendersi lungo il fianco. Non sono

sicura se quell’oggetto già lo tenesse in mano. Ribadisco, come ho già

dichiarato, di non avere visto se quell’oggetto fosse un coltello o meno (…)

Non ho notato IM 1 allungare il braccio per afferrare un ipotetico coltello.

(…) Quando ho notato il suo braccio stendersi ricordo di aver chiesto a IM 1

cosa tenesse in mano e in quel momento lui ha cominciato a colpirmi. In quel

momento mi sono pure accorta che l’oggetto che teneva in mano era un coltello.

Non credevo a quello che stava succedendo. Ricordo di avergli urlato “cosa stai

facendo?”. Gridavo “aiuto”. (…) arrivavano coltellate da tutte le parti;

tentavo di proteggermi con le braccia e con le mani. Non ricordo se mi colpiva

dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, di fianco, ecc. So solo che

ad un certo punto mi sono resa conto che rischiavo di morire, quando ho

realizzato che mi stava colpendo con un coltello. Ho avuto veramente paura di

morire. Perché non era lui in quel momento (…) con la mano sinistra mi teneva e

con la mano destra mi colpiva. (…)

Mentre mi colpiva con il coltello ho pensato di dirgli di

essere “tornata da lui per ricominciare la relazione”. Mi viene chiesto perché

ho pensato che dicendogli quella frase egli avrebbe smesso di colpirmi.

Gli ho detto questa frase per farlo smettere, ho pensato che

dicendogli questo si sarebbe calmato. È la prima cosa che mi è venuta in mente

per farlo smettere. Volevo salvarmi, per cui ho pensato che, dato che IM 1 era

ancora innamorato di me, dicendogli che saremmo rimasti insieme lo avrebbe

calmato.

(…) Dopo che gli ho detto che saremmo potuti tornare insieme, IM 1

si è immediatamente fermato, ha smesso di colpirmi. Ora ricordo che forse

quando gli ho detto quella frase l’ho anche spinto, allontanandolo da me.

Ricordo che lui mi ha risposto “È vero?” o qualcosa del genere. Gli ho risposto

di sì. Non sono sicura delle parole esatte da me pronunciate, ma credo di

avergli detto che dovevo andare al Pronto soccorso.”

(AI 38).

4.3.2. Le dichiarazioni

dell’imputato, il verbale di confronto e la ricostruzione fotografica

Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi alla Polizia il 21

novembre 2015, IM 1 ha rilasciato una prima versione dei fatti che, come si

vedrà di seguito, poco collima con quanto realmente è accaduto.

In particolare, nel suo primo verbale egli ha sostenuto di aver

accolto la donna freddamente e poi di essersi ritrovati entrambi in cucina, ove

tentava di baciarla. La donna rifiutava questa particolare attenzione,

scatenando nell’uomo uno “shock emotivo” che l’avrebbe spinto ad afferrare un

coltello e a scagliarlo contro il torace della __________, non colpendola, in

quanto ella, aggrappandosi al suo braccio destro, lo avrebbe sbilanciato in

modo tale da ferirsi, non si sa bene come, al collo. Niente di più:

“Oggi pomeriggio, ho passato la giornata con mio figlio, l’ho

portato in giro e a tagliare i capelli. Successivamente tornavamo a casa (…)

Verso le 13.55 giungeva __________, sapevo che sarebbe passata ma non sapevo a

che ora.

ADR: che è in possesso delle chiavi di casa, a casa c’è ancora

tutta la sua roba.

Appena arrivata a casa ci siamo salutati, io ero molto freddo, gli

dicevo di fare in fretta e di prendere le sue cose che gli servivano e di

andare. Io e lei andavamo in cucina, nell’entrare ci abbracciavamo, io volevo

darle un bacio sulla guancia per poi baciarla sulla bocca. Da parte sua

resistiva spostando il busto, a quel punto li ho avuto uno shock emotivo: ho

afferrato un coltello da cucina che era appoggiato sul frigorifero del vino, ho

praticamente allungato la mano destra per prenderlo.

Impugnandolo con quella mano, quindi il mio lato forte. Una volta

preso il coltello, sono andato in confusione con la testa, l’ho scagliato

contro il suo torace, lei a quel punto si è aggrappata al mio braccio destro,

in prossimità del mio polso e così facendo ci siamo sbilanciati. Lei si

abbassava verso il basso, è possibile che in questo frangente si sia ferita al

collo con il coltello.

Lei dopo questo fatto mi diceva, “ma cosa sta succedendo, ma

perché hai creato questa situazione”. Lei inoltre mi diceva che stava perdendo

sangue, che voleva andare in ospedale.”

(allegato al rapporto d’arresto provvisorio AI 3).

La seconda versione dei fatti rilasciata dall’imputato dinanzi al PP

1 il giorno seguente, 22 novembre 2015, dovette per forza di cosa essere

adattata, poiché egli veniva confrontato con le prime dichiarazioni rese dalla

vittima, il cui racconto poco si confaceva con quanto da lui invece dichiarato di

prima battuta alla Polizia. L’imputato ha dichiarato in particolare che, prima

di abbracciare la donna, già teneva in mano il coltello, sebbene non avesse

intenzione di colpirla a quel momento; che, alla fine dell’aggressione, la lama

del coltello si staccò dal manico, senza che egli riuscisse a capire

precisamente come questo fosse avvenuto; e che, al momento in cui la donna gli

chiedeva di smettere di colpirlo, egli già si fermò (di sua sponte), resosi

conto della gravità di quanto stava facendo:

“(…) Il PP mi chiede se tenevo il coltello in mano prima di

abbracciare __________.

Sinceramente non me lo ricordo.

Il PP mi dice che __________ non ha visto allungare il mio

braccio per prendere il coltello, ma ha notato che già tenevo in mano qualcosa

(il coltello).

Quando lei è entrata in cucina il coltello era appoggiato sul

frigorifero. Quando ci siamo abbracciati il coltello già lo tenevo in mano. In

quel momento però non era mia intenzione colpirla.

Il PP mi chiede allora come mai ho preso il coltello che era

poco prima appoggiato sul frigorifero.

Ero confuso (l’imputato piange) Mi è venuto in mente l’ultimo mese

di sofferenza trascorso insieme. Preso da un raptus improvviso l’ho colpita con

il coltello che tenevo in mano.

Mi viene chiesto quando si è rotto il coltello, quando il

manico si è staccato dalla lama.

Si è rotto durante l’aggressione.

Il PP mi chiede se si è rotto all’inizio dell’aggressione

oppure alla fine.

Si è rotto alla fine dell’aggressione.

Il PP mi chiede qual è stato il motivo per il quale mi sono

fermato.

Mentre colpivo __________ mi sono accorto della gravità del mio

gesto e quindi mi sono fermato.

Il PP mi dice che molto verosimilmente mi sono fermato perché

la lama si è rotta.

Mi sono accorto che stavo esagerando. Non è come pensa il PP. In

casa era presente mio figlio per cui non mi sarei mai sognato di uccidere __________

mentre mio figlio era in casa.

L’interrogante mi dice che molto verosimilmente la forza che ho

impiegato per colpire __________ e la resistenza che la lama ha incontrato

molto verosimilmente un osso della vittima ha determinato la rottura del coltello.

Mi viene chiesto di prendere posizione in merito.

Non saprei dire per quale motivo il coltello si sia rotto.

Il PP mi chiede se __________ per farmi smettere mi ha detto

che mi amava ancora e che era venuta da me per ricominciare la nostra

relazione.

Sottovoce mi ha detto che “c’era ancora dell’amore” e di “non

creare una situazione del genere”.

Il PP mi chiede di spiegare meglio questa mia affermazione.

In sostanza mi ha chiesto di smettere di colpirla.

A domanda dell’avv. __________ rispondo che le frasi di __________

sono state pronunciate quando avevo già smesso di colpirla.

Il PP mi dice che le dichiarazioni di __________ dicono

tutt’altro, nel senso che ha pronunciato quella frase per farmi smettere.

Non è così, ricordo che avevo già smesso di colpirla. (…) rispondo

che non ho mai avuto l’intenzione di uccidere __________ e di non avere mai

preso in considerazione questa ipotesi.”

(AI 9).

Nel corso del verbale di audizione dinanzi al GPC del 23 novembre

2015, l’imputato ebbe modo di apportare ulteriori precisazioni alle sue

dichiarazioni con riferimento al momento in cui prese in mano il coltello:

“(…) Dapprima IM 1 intende formulare delle precisazioni in

relazione al verbale PP del 22.11.2015 le stesse riguardano il fatto che al

momento in cui è entrato in cucina non teneva assolutamente in mano nessun arma

di nessun genere. Solo al momento in cui c’è stato l’avvicinamento ed ho capito

che lei rifiutava ogni ulteriore contatto allora mi ha preso questo shock

emotivo ed ho afferrato il coltello come ho già avuto modo di indicare nei

precedenti verbali.”

(AI 16).

Agli atti, in ordine cronologico, figura a questo punto

dell’inchiesta il verbale di confronto tra vittima e imputato, del 23

dicembre 2015, ove entrambi venivano confrontati con la versione dell’altro

(AI 61).

Entrambi non fornivano indicazioni utili in merito a chi avesse

chiuso la porta della camera dove era presente il figlio __________, non

ricordando questo dettaglio, l’imputato comunque precisava:

“(…) Ricordo che entrambi siamo entrati nella stanza di __________

ma non ricordo chi dei due è uscito dalla stanza per primo e rispettivamente

chi abbia chiuso la porta”

(AI 61).

Con riferimento all’arrivo in cucina dei due e all’abbraccio che

si scambiarono, la donna si è limitata a confermare le sue precedenti

dichiarazioni, e IM 1, da parte sua, non le ha contestate, precisando comunque

di non essersi reso conto che l’abbraccio fosse stato così soffocante come da lei

descritto, e che in quel momento si trovava in stato di shock. Anche in merito

a sapere il momento in cui IM 1 prendeva l’arma in mano, la __________ si è

limitata a confermare le precedenti dichiarazioni che le venivano sottoposte. Egli,

invece, ha affermato:

“In merito a quanto dichiarato da __________ rispondo che non

ricordo se lei mi abbia detto “che cosa stai facendo?”. Ribadisco che quando ci

siamo abbracciati il coltello non lo tenevo in mano. Non ricordo altri

dettagli. (…)

In merito al coltello durante il VPP del 22.11.2015 ho dichiarato

quanto segue:

“(…) Quando lei è entrata in cucina il

coltello era appoggiato sul frigorifero. Quando ci siamo abbracciati il

coltello già lo tenevo in mano. In quel momento però non era mia intenzione

colpirla. (…)”

Ora, questo comportamento contrasta con l’asserito shock

emotivo (raptus). Stando alle mie dichiarazioni, quando ho preso il coltello

non stavo abbracciando __________, mi sono recato verso di lei con il coltello

in mano. Quindi, ho deciso di accoltellarla prima di abbracciarla, prima del

mio tentativo di baciarla e prima del suo rifiuto. Curioso è pure il fatto che

sul frigorifero dei vini vi fosse appoggiato anche un martello. Mi viene

chiesto di prendere posizione in merito.

Il martello era appoggiato lì perché avevo appena tolto le

fotografie dalla parete, con la parte appuntita del martello facevo leva sul

chiodo per toglierlo. Su quel frigorifero appoggiavamo sempre molti oggetti.

Quando ho abbracciato __________ non tenevo in mano il coltello, lo giuro su

mio figlio. Non ho più nulla da aggiungere.

Il PP mi chiede cosa ho pensato quando ho impugnato il

coltello.

Mi sentivo frustrato dal rifiuto di __________ di baciarmi. Questo

bacio per me era molto importante. Aveva un significato enorme. In quel momento

non ho pensato a nulla.”

(AI 61).

Veniva dunque affrontata la questione relativa al momento in cui

la donna decise di affermare di voler tornare con lui pur di farlo smettere di

colpirla, sottoponendo ad entrambi le precedenti dichiarazioni rese dalla

stessa in tal senso. IM 1 da parte sua ha contestato questa versione dei fatti,

ribadendo di aver già smesso di colpirla, nel momento in cui vide del sangue. Ha

aggiunto poi un dettaglio in merito alla rottura del coltello contrastante

rispetto alle sue precedenti dichiarazioni: se, nel precedente verbale, egli

aveva affermato che il coltello si ruppe alla fine dell’aggressione senza un

motivo particolare, (“Non saprei dire per quale motivo”), in questo

verbale ha invece dichiarato che l’arma si ruppe in un modo ben preciso, ovvero

cadendo per terra:

“In merito a quanto dichiarato da __________ rispondo che la mia

reazione nei suoi confronti si è interrotta prima che mi dicesse quella frase

(che era tornata da me per ricominciare la nostra relazione). È in quel momento

che abbiamo incominciato a parlare. Ho smesso di colpirla quando l’ho vista

ferita. Il coltello si è inoltre rotto quando è caduto per terra sulla soglia

della porta della cucina (l’accesso alla cucina è delimitato da un passante in

ferro).

Il PP mi dice che ho dichiarato che il coltello si è rotto

durante l’aggressione quando il manico si è staccato dalla lama (VPP 22.11.2015

pag. 5 righe 35/40). Mi viene chiesto di prendere posizione.

Per me era sottinteso che il coltello si è rotto alla fine

dell’aggressione. Era questo che intendevo.”

(AI 61).

La donna ha così preso posizione in merito a queste ultime

dichiarazioni dell’imputato:

“In merito a quanto appena dichiarato da IM 1 (…) rispondo che

ricordo (nel senso che io l’ho vissuta così) che l’azione di IM 1 si è

interrotta dopo che l’ho spinto dicendogli quella frase. Del coltello non ho

nessun ricordo.

IM 1

(…) non ricordo di essere stato allontanato con una spinta da __________.

Non ricordo bene la dinamica della caduta del coltello.”

(AI 61).

La lama del coltello (e non il manico, il quale non è mai stato

reperito), è stata ritrovata dagli inquirenti all’interno dell’automobile di IM

1, infilata tra il sedile del passeggero ed il vano centrale porta oggetti. A

questo proposito, l’avv. __________ (patrocinatore della __________), poneva le

seguenti domande all’imputato:

“A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere come mai

ho nascosto la lama del coltello nell’auto rispondo che non ho mai voluto

nascondere la lama nella mia auto.

A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se sono

stato io a nascondere la lama nella mia auto rispondo che non ho nascosto

la lama in auto. Nella fretta ho appoggiato la lama per terra davanti al sedile

passeggero, durante il viaggio la lama si è spostata sotto al sedile passeggero.

Voglio sottolineare che andavo a velocità sostenuta per raggiungere l’ospedale.

Il PP mi dice che la lama è stata trovata tra il sedile del

passeggero ed il vano centrale portaoggetti. (viene mostrata all’imputato la

documentazione fotografica (…) Mi viene chiesto di prendere posizione.

Dichiaro che l’indicazione e la posizione della lama indicata

nella fotografia no. 32 corrisponde a dove ho posto la lama del coltello. (…)

ho portato la lama con me perché non volevo che mio figlio la vedesse in cucina.

A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere dove ho

messo il manico del coltello rispondo che non lo so.

A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere dove ho

trovato la lama rispondo che era per terra, appena fuori dalla cucina, nei pressi

della soglia.

A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se ho

cercato il manico del coltello rispondo che non l’ho cercato. Non so dove

sia.

Il PP mi chiede dove potrebbe

trovarsi il manico del coltello.

Non ne ho idea di dove sia, ero sotto

shock per cui non ricordo nulla.

A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se

secondo me il manico è ancora in casa rispondo che non lo so.

A domanda dell’avv. __________ a __________ intesa a sapere se

attualmente ha paura di IM 1 rispondo che dopo un atto del genere un po’ di

paura c’è. Ho paura di un’altra aggressione. (…) è normale avere paura.

A domanda dell’avv. DF 1 a __________ volta a sapere se in

riferimento a queste mie ultime risposte ritengo pensabile che IM 1 possa

commettere ancora atti quali quelli commessi nei miei confronti il 21 novembre

2015 rispondo che spero tanto di no. Spero che ci sia la possibilità di

impedire a IM 1 di avvicinarsi a me.”

(AI 61).

Il 26 gennaio 2016 il magistrato inquirente procedeva ad una ricostruzione

fotografica dell’accaduto presso l’appartamento dell’imputato, presente, pure

la vittima. La documentazione fotografica ripercorre attimo dopo attimo di

quella giornata, dapprima secondo la versione di IM 1, e poi secondo quella di __________,

entrambi presenti negli scatti alternandosi con la presenza di comparse (AI

89). Interessanti in questo accertamento sono in particolare le dichiarazioni

dell’imputato, in quanto egli ha aggiunto dettagli non di poco conto in merito

alla sequenza dei colpi e al tipo di essi:

“(…) Presa del coltello

Ho visto il coltello sopra il frigorifero delle bottiglie del vino

e preso da un raptus improvviso l’ho afferrato con la mano destra. __________

era attaccata a me, non credo che guardasse verso il frigorifero delle

bottiglie. (…)

Primo colpo inferto

Con la mano destra impugnavo il coltello, ho colpito __________ al

collo sulla parte sinistra, con un colpo inferto di striscio. Con la mano

sinistra le tenevo il fianco.

Sequenza dei colpi inferti

Non ricordo con esattezza la sequenza dei colpi inferti. Ad un

certo punto mi ricordo comunque di averla ferita a livello della clavicola

destra colpendola con un fendente di striscio.

Ferita all’addome

Ad un certo punto, non ricordo con quale modalità, ma visto che ci

trovavamo a stretto contatto, ho ferito __________ all’addome sempre impugnando

il coltello con la mano destra. Questo mentre ci stavamo spostando verso la

porta. (…)

Caduta coltello

Durante la colluttazione ci siamo spostati verso la soglia della

cucina e in quel frangente ho lasciato cadere a terra il coltello. Ricordo che

poco dopo mi sono accorto che il coltello si era rotto. (…) la lama si è

staccata dall’impugnatura.”

(AI 89).

La __________ da parte sua, nel corso della ricostruzione

fotografica ha apportato le seguenti precisazioni al suo racconto, senza nulla

modificare nella sostanza:

“Accesso in cucina

Una volta entrati in cucina ci siamo trovati faccia a faccia (…)

ci siamo abbracciati, voglio precisare che IM 1 mi ha abbracciata ed io ho ricambiato

l’abbraccio. Ricordo di aver chiesto ad IM 1 come stesse, ero pure consapevole

del fatto che in quel periodo IM 1 non stava bene. Ricordo IM 1 agitato ed

emozionato per la mia presenza. (…) ha tentato di baciarmi sulla bocca ma io mi

sono scansata (…) ci siamo quindi ristretti nuovamente in un abbraccio. (…)

Distacco parziale

Mi sono girata verso sinistra in direzione del tavolo. In quel

momento ricordo di avere notato che IM 1 teneva il pugno chiuso come se tenesse

qualcosa in mano. Gli ho chiesto che cosa tenesse in mano. IM 1 non mi ha dato

nessuna risposta.

Colpi inferti

Ricordo che IM 1 teneva la sua mano sinistra sulla mia schiena,

non era una stretta, nel senso che non mi teneva bloccata, ma vi era comunque

un contatto fisico tra noi. Non ricordo la sequenza precisa dei colpi che ho

ricevuto, in particolare non ricordo dove sono stata ferita con il primo

fendente. Mi sono accorta di essere stata ferita con “qualcosa di contundente e

tagliente”. Ripensandoci non escludo che il primo colpo me lo abbia inferto al

collo. Sebbene mi sono accorta di essere stata colpita con un oggetto

contundente, preciso che non ho mai visto il coltello durante l’aggressione (…)

Autodifesa

Quando ho realizzato ciò che mi stava accadendo (ossia che venivo

colpita con un oggetto tagliente) ho tentato di parare i colpi come gesto di

autodifesa mettendo le mani avanti. Ricordo di essere stata colpita in modo

disordinato. (…) Posso immaginare di essere stata ferita con un coltello.

Ricordo che urlavo. Credo anche di aver cercato di allontanare IM 1

spingendolo.

Fine dell’aggressione

Mi sono messa ad urlare, gli ho anche detto “ti amo”, eravamo

scioccati entrambi (…). Ricordo di avergli detto che necessitavo di cure in

ospedale.”

(AI 89).

Infine, il 26 febbraio 2016 l’imputato è stato sottoposto a verbale

finale il dal PP 1, il quale ha esposto, riassumendoli, gli elementi a suo

carico:

“Dopo i verbali di ricostruzione del 12 gennaio 2016 (…) la

dinamica dell’aggressione può essere riassunta come segue.

I primi colpi li ho inferti a __________

al collo (cfr. fase 9 VPP di ricostruzione del 12.01.2016 pag. 2), poi a

livello della clavicola destra (cfr. fase 10 VPP (…) ) ed ad un certo momento

l’ho colpita all’addome (fase 11 (…)). Non è chiaro per contro la sequenza dei colpi

che ho inferto a __________ (…) nelle altre parti del corpo e se sono stati

inferti tra il primo fendente al collo e quello all’addome. Mi viene chiesto di

prendere posizione in merito.

Ribadisco che faccio fatica a ricordare

la sequenza dei colpi. Sicuramente il primo colpo è stato inferto nella parte

alta del corpo però non escludo che il primo sia stato inferto al collo (di

striscio). Durante il movimento orizzontale del colpo inferto è probabile che

io abbia anche, subito dopo, colpito la clavicola destra di __________. (…) È

possibile che uno dei colpi che abbia raggiunto il mento abbia poi proseguito

la traiettoria fino a colpire la clavicola destra. Non ricordo quando l’ho

colpita alla mano. Non ricordo nemmeno in quale fase della colluttazione ho

colpito il seno.

In merito al coltello, dalle

dichiarazioni di __________ sembrerebbe che io avessi già con me (in mano),

quindi prima dell’abbraccio, in quanto la donna ha dichiarato di non avermi

visto allungare il braccio. (…) Io stesso ho dichiarato di aver tenuto il

coltello in mano durante l’abbraccio (VPP del 22.11.2015 (…)). Poi durante il

verbale di confronto ho dichiarato che il coltello quando l’ho abbracciata non

lo tenevo in mano (…) Mi viene chiesto di prendere posizione.

Non tenevo il coltello in mano durante

l’abbraccio. Essendo stati entrambi vicini al frigorifero dei vini non era

necessario un movimento di allungamento del braccio particolare. (…) Quando ho

tentato di baciarla, ritengo che __________ non potesse vedere il mio braccio destro

allungarsi verso il frigorifero, in quanto il coltello appoggiato sul

frigorifero rispetto a __________ era posto dietro al suo corpo.

(…) In merito al motivo per cui dopo

diversi fendenti con il coltello ho smesso di colpire (…) dalle mie prime dichiarazioni

emerge che ho smesso di colpirla perché il coltello si è rotto (o perlomeno

questo era uno dei motivi indicati). Poi durante il verbale di confronto ho

dichiarato che il coltello si è rotto cadendo per terra, non mentre la colpivo

(…) __________ (…) ha per contro dichiarato che ho smesso di colpirla quando mi

ha detto che voleva tornare insieme a me. (…) Mi viene chiesto di prendere

posizione (…)

Ribadisco che il coltello si è rotto

quando è caduto per terra. Quando ho visto __________ sanguinare ho

immediatamente lasciato cadere il coltello a terra. Mi sono subito interessato

alle condizioni di __________. Ricordo che mi ha detto quella frase quando

avevo già smesso di colpirla.

Il PP mi dice che un coltello come

quello utilizzato per colpire __________ difficilmente si rompe semplicemente

cadendo a terra. (…) Da tanti anni possedevo quel coltello per cui credo

che fosse già di suo “allentato”. Per quello cadendo si è rotto. Capisco le

perplessità del PP ma confermo che il coltello si è rotto cadendo a terra.

Ribadisco che non era mia intenzione

uccidere __________. Non so cosa mi è preso in quel momento. Sono sincero, non

riesco a capire cosa mi è successo. Sono così dispiaciuto e addolorato per il

danno arrecato a __________ che faccio fatica ad accettare quello che ho

fatto.”

(AI 100).

Al dibattimento, l’imputato è stato nuovamente interrogato in

merito a come si svolsero i fatti quel giorno. Con riferimento al momento in

cui __________ giunse a casa sua e lo salutò, egli ha dichiarato di non aver

capito il tipo di saluto (ovvero, i tre baci):

“Io mi sentivo a terra in quel periodo, quando lei è arrivata a

casa ha tentato di venirmi incontro e darmi tre baci, come si fa, come

indicatomi dal Presidente, tra due persone che non hanno una relazione. Questo

saluto, sul momento, non l’ho capito, non mi aspettavo un abbraccio da parte di

__________, non mi aspettavo nulla.”

Ha proseguito poi il suo racconto di quegli istanti, ribadendo

ancora una volta di non riuscire a capire per quale motivo aveva reagito in

quel modo a seguito del rifiuto di lei di baciarlo:

“In seguito __________ è andata in cucina, la porta era aperta, ed

io l’ho seguita, senza particolari motivi, l’intenzione era quella di parlare

per vedere quali fossero gli oggetti che lei voleva prendere. Entrati in

cucina, ci siamo guardati, si è girata, ho cercato un abbraccio da parte sua.

Ci siamo abbracciati, ho tentato di baciarla, e ancora oggi non riesco a capire

perché ho reagito al rifiuto di questo bacio, colpendola con il coltello che si

trovava lì sul porta vino.

(…) ADR che sono consapevole che il fatto che io non sappia

spiegare il motivo della mia reazione è un problema, per questo sono molto

contento di intraprendere una terapia in carcere che mi aiuterà a capire.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

4.3.3. Altre dichiarazioni

Interrogata dalla Polizia il 27 novembre 2015, __________, l’amica

presso cui soggiornava la vittima, ha riferito di aver sentito telefonicamente la

__________ il giorno dei fatti alle ore 16.00, e di averla poi vista al suo

rientro a casa sua avvenuto il lunedì dopo nel pomeriggio. Agli agenti

interroganti ha dunque raccontato quanto riportatole dall’amica, confermandone

la versione:

“Quando è arrivata a casa mi ha raccontato quanto accaduto e

meglio che sabato era andata a __________ con l’intenzione di prendere i suoi

effetti personali che le mancavano e qualche vestito pesante. __________ Aveva

le chiavi dell’appartamento. Arrivata nell’appartamento ha visto IM 1, lo ha

salutato. È andata a salutare il figlio di IM 1 che si chiama __________ ma che

io non conosco. Il figlio si trovava nella sua camera. __________ è andata in

cucina dove IM 1 ha cercato di darle un bacio e lei gli ha detto “che cosa stai

facendo?”. Lei mi ha detto che IM 1 le sembrava strano ma non ha saputo

descrivere meglio questa “stranezza”. Li __________ l’ha accoltellata sino a

quando, tra mille pensieri, lei ha cercato di calmarlo dicendogli “che gli

voleva bene e che era tornata per stare assieme a lui”. In seguito era riuscita

a uscire dall’appartamento, a prendere la sua automobile e ad andare al Pronto

Soccorso dell’Ospedale __________.”

(AI 28).

__________, ex moglie dell’imputato e madre del figlio __________,

ha riportato così, sentita in Polizia il 27 novembre 2015, quanto raccontatole

dal figlioletto a seguito dei fatti, aggiungendo un dettaglio interessante in

merito a chi avesse chiuso la porta della camera del ragazzo:

“(…) Nella giornata di sabato 25.11.2015 (…) La sera, dopo cena

(…) __________ mi ha detto che al mattino IM 1 lo aveva portato dal

parrucchiere. Nel primo pomeriggio nell’appartamento è arrivata __________. IM

1 ha chiuso la porta della stanza di __________ dicendo di stare dentro perché

dovevano discutere. In seguito ha sentito IM 1 e __________ andare in cucina

dove ha sentito IM 1 dire una frase del tipo che “chiedeva troppo”. In seguito

ha sentito un urlo e poi ha sentito IM 1 e __________ uscire di casa. __________

è quindi uscito dalla sua camera ed è andato in cucina dove ha visto 2

macchiette di sangue per terra. (…) come quando si “grattuggia il ginocchio”.

(…)”

(allegato 8 ad AI 88).

4.4. La perdita del coltello e

l’arrivo in ospedale

__________ così ha raccontato al PP 1 il 4 dicembre 2015

quanto avvenne dopo essere stata ferita da IM 1, e come raggiunse il nosocomio

di __________ quel giorno:

“Ricordo di essermi precipitata fuori dall’appartamento, scendevo

di corsa le scale, IM 1 era dietro di me in quanto voleva accompagnarmi

all’ospedale. Ricordo di avergli detto che avrei preso la mia auto e che era

meglio che lui restasse con il figlio e che mi poteva raggiungere in un secondo

tempo.

Ho parcheggiato presso il Pronto soccorso dell’Ospedale __________.

Non so quando IM 1 mi ha raggiunto in ospedale. In ospedale ho detto ai medici

che a colpirmi è stato il mio ex compagno.

Quand’eravamo ancora a __________, mentre raggiungevamo l’automobile,

IM 1 mi ha chiesto cosa avremmo detto ai medici dell’ospedale. L’ho

tranquillizzato dicendogli che avrei detto di essere stata aggredita da una

terza persona. Avrei detto qualsiasi cosa pur di andarmene da __________. (…)

quando sono stata dimessa dall’ospedale è venuto a prendermi il padre di IM 1

(…)

L’interrogante mi chiede quando IM 1 mi ha confidato di aver

pensato in più occasioni, in passato, al suicidio, e se mi ha confidato il

motivo di quei pensieri.

Voglio precisare che questa cosa IM 1 me l’ha detta nel corso

dell’ultimo mese, presumo che stesse soffrendo per la nostra situazione. Il

giorno dopo IM 1 mi ha detto di non preoccuparmi perché quello che mi aveva

detto lo ha detto solo perché in quel momento era agitato, di fatto ha voluto

tranquillizzarmi. (…)

Sono dispiaciuta per questa situazione (la vittima piange), non

vorrei che IM 1 passasse tutta la vita in prigione.”

(AI 38).

Nel verbale di ricostruzione della vittima del 12 gennaio 2016, la

__________ ha confermato tutto quanto già precedentemente dichiarato al PP, e ha

apportato qualche dettaglio supplementare al suo racconto, come il fatto di

essersi allontanata velocemente dalla cucina in quanto stava perdendo molto

sangue:

“(…) FASE 13 Fine dell’aggressione

Mi sono messa ad urlare, gli ho anche detto “ti amo”, eravamo

scioccati entrambi da quanto successo. Ricordo di avergli detto che necessitavo

di cure in ospedale.

FASE 14 Uscita dalla cucina

Sono uscita di corsa dalla cucina perché perdevo sangue. Non

ricordo se gli ho urlato di portarmi in ospedale. Ricordo che avevo tutti gli

abiti sporchi di sangue. IM 1 mi ha seguito.”

(AI 73).

Dalla ricostruzione fotografica 26 gennaio 2016, emergono le

dichiarazioni dell’imputato in merito a cosa fece nel momento in cui __________

si recava in ospedale, argomento questo da lui non ancora affrontato nel

dettaglio nel corso dell’interrogatorio. Tornato in casa, su richiesta della

vittima di badare al figlio, egli si attivò per pulire il pavimento dalle

tracce di sangue e recuperare l’arma del crimine composta da lama e manico

staccati, portandoseli seco nel mentre correva verso la macchina e, così

facendo, perdendo il manico non si sa bene dove, per poi salire in auto e

raggiungere la __________ all’ospedale:

“Accompagnamento all’auto

Ho accompagnato __________ lungo il viale d’accesso verso la sua

auto.

Ritorno verso lo stabile

Ho ripercorso il vialetto di corsa da solo e sono salito nel mio

appartamento.

Ritorno in appartamento

Sono rientrato nell’appartamento e mi sono diretto verso la soglia

della cucina.

Pulizia del sangue

Notando delle tracce di sangue sul pavimento sono entrato in

cucina per prendere della carta scottex per pulirle, questo sapendo che in

camera c’era sempre mio figlio __________. Ho pulito le tracce di sangue per

evitare che mio figlio le vedesse.

Recuper coltello

Nella fase di pulizia delle tracce di sangue ho recuperato sia la

lama che l’impugnatura del coltello.

Eliminazione scottex

Mentre impugnavo sia la lama che l’impugnatura del coltello sono

andato in bagno ed ho gettato la carta scottex sporca di sangue nel WC.

Avviso al figlio

Sono quindi entrato nella stanza di mio figlio che stava giocando

alla play station e l’ho avvisato che mi stavo recando in ospedale poiché __________

si era fatta male. Preciso che avevo sempre con me sia la lama che

l’impugnatura del coltello.

Uscita dall’appartamento con il coltello

Sono uscito da solo dall’appartamento sempre con la lama e

l’impugnatura del coltello in mano.

Perdita dell’impugnatura

Sono corso come un pazzo verso il vialetto d’entrata dove si

trovava posteggiata la mia autovettura __________ e in quel frangente ricordo

di aver perso l’impugnatura del coltello.

Salita in auto verso l’ospedale

Sono salito in auto ed ho appoggiato la lama del coltello sul

tappetino del passeggero anteriore, più precisamente tra il sedile ed il vano

portaoggetti centrale.”

Al dibattimento, a domanda di sapere dove avesse appoggiato la

lama del coltello una volta salito sull’auto, stavolta egli ha risposto di non

sapere dove l’avesse appoggiata, menzionando poi la possibilità del sedile

posteriore:

“Nella sua auto, sotto il tappetino del passeggero, è stata rinvenuta

solo la lama. Dove l’aveva appoggiata?

Non mi ricordo dove l’ho appoggiata. Non so se l’avevo messa sopra

il sedile posteriore, fatto sta che poi, avendo guidato veloce, la lama si sarà

spostata da qualche parte e sarà caduta sotto il sedile.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

A questo punto gli è stato chiesto di spiegare come si svolse il

suo arrivo presso il PS dell’Ospedale di __________. A questa domanda egli è

parso sorpreso dal contenuto del rapporto della Polizia comunale di __________

di cui sopra già si è detto (v. circostanze dell’arresto), e ha negato in

particolare di aver tentato di forzare la porta:

“Cosa succedeva una volta giunto in ospedale?

Mi sono accorto fin da subito che __________ era stata ammessa al

PS per essere curata. Si trovava già dentro in visita ed io, arrivato, chiesi

subito di lei, volevo assicurarmi che stesse bene, ero molto preoccupato.

Per quale motivo era preoccupato?

Ero molto preoccupato per la sua salute, nel modo più assoluto.

ADR che in ospedale non ho avuto una discussione con

nessuno.

Il Presidente legge il rapporto della Polizia comunale, ove

risulta che i sanitari chiamavano gli agenti in quanto “era in corso

un’aggressione”, affermando che, dopo essersi presentata la sig.ra __________,

giungeva sul posto lei che, noncurante delle prassi ospedaliere

sull’identificazione delle persone, usando la forza, tentava di sfondare la

porta automatica per accedere all’interno del PS. Il suo comportamento è dunque

stato tale da spingere i sanitari a chiamare la Polizia comunale.

Non ho mai cercato di sfondare una porta. Ero talmente sotto

shock.

Sempre dallo stesso rapporto di Polizia, risulta che la vittima

asseriva sin da subito di essere stata ferita dal suo compagno, ovvero lei.

Raggiunto dagli agenti che procedevano al suo fermo, lei veniva fatto

accomodare nella sala colloqui del PS per spiegare la dinamica dei fatti. Da

parte sua dichiarava di essersi trovato in casa, nel momento in cui __________

rincasava, dopo essere stata fuori con amiche, già ferita da terzi. Questa è la

prima versione da lei raccontata in Polizia.

Mi sono limitato a riferire quanto ci eravamo accordati di dire.

Io comunque volevo semplicemente starle vicino. La Polizia era già presente in

ospedale.

La Polizia comunale non era già presente, è stata chiamata dai

sanitari a seguito del suo comportamento.

ADR che __________ è andata da sola in ospedale perché lei

voleva andare da sola, era sotto shock. Io non volevo lasciarla andare da sola,

ma ha insistito.

L’entrata in PS di __________ è stata registrata alle ore

14.27.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

Gli è stato dunque sottoposto l’ultimo sms da lui scritto alla

vittima, dopo averla aggredita e prima di raggiungerla all’Ospedale, dal

seguente tenore:

“Prima di partire per raggiungere __________ al PS, lei ha

mandato un ulteriore sms a “__________”, è corretto?

Sì, le chiedevo come stava, e le dicevo che l’amavo alla follia.

Il Presidente legge il contenuto dell’sms: “Amore ti amo alla

follia… perdonami…”.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

Ed infine, egli ha affermato di non essersi reso conto della

possibilità di colpire delle zone del corpo sensibili, e di essersi limitato ad

afferrare il primo (e unico) coltello che si trovava sul frigo delle bottiglie:

“Nel corso dei diversi verbali, lei si è sempre concentrato sul

voler affermare di non aver mai avuto intenzione di uccidere __________. È

consapevole di cosa può succedere colpendo una persona con un coltello ad

altezza di un’arteria?

Non mi sono reso conto della gravità della zona colpita, non sono

un medico.

Il PP a domanda non sa specificare la marca del coltello, non

essendo indicato sulla lama. L’imputato ha comunque affermato di averlo

acquistato all’Ikea. Il medico legale ha ipotizzato che la resistenza

incontrata dal coltello, a causa degli indumenti e/o dell’osso a livello della

clavicola, può aver provocato la rottura della lama. Il coltello risulta

comunque molto affilato, di buona fattura.

Essendo un grande amante della cucina, avevo diversi coltelli in

cucina. Ho usato quello perché si trovava in quel posto in quel momento, non

sono andato a cercarlo appositamente. Speravo che non ci fosse nulla per farle

del male.”

(allegato 1 al verbale del dibattimento).

4.5.

In esito a quanto sin qui esposto si può pertanto concludere che l’imputato,

dopo essergli stato rifiutato un approccio più intimo (bacio sulla bocca), ha

preso il coltello che si trovava sul mobiletto della cucina e ha pugnalato

ripetutamente la vittima, “colpevole” appunto di voler definitivamente troncare

la relazione, azione poi interrotta al momento in cui la donna gli ha espresso

di voler tornare assieme a lui. In seguito, visto la necessità che la vittima

fosse medicata, ha concordato con lei la versione da riferire all’ospedale, e

meglio che è stata ferita da terzi, prima di giungere all’appartamento, tant’è

che, al primo intervento degli agenti della Polizia comunale, chiamati dai

sanitari perché lui voleva a tutti i costi essere presente con la vittima, in dispregio

delle procedure, ha raccontato proprio questa versione.

5. Le ferite riportate

dalla vittima e la sua posizione processuale

5.1. Agli

atti figura il certificato medico rilasciato dall’Ospedale __________ il giorno

dei fatti, il quale fa stato del seguente status locale:

“Emodinamicamente stabile. Apiretica. Lucida e collaborante.

Addome molle e trattabile, presenza di ferita da taglio all’emiaddome sinistro

lunga circa 2.5cm. Ferita da taglio a livello della superficie dorsale del V

dito mano destra, con esposizione del tendine estensore. Non deficit senso

motori distali. Presenza di ferita da taglio al collo a sinistra di circa 2.5

cm e altra a destra di circa 2cm. Ferita da taglio al mento a lembo di circa

1+1.5 cm. Ferita da taglio alla guancia sinistra con perforazione della stessa

fino alla mucosa interna.

In PS esplorazione e

sutura delle ferite. All’esplorazione della ferita addominale si reperta

apertura della fascia, motivo per cui si pone indicazione a laparoscopia

diagnostica.”

(allegato 19 al rapporto d’inchiesta di Polizia giudiziaria).

5.2. La

perizia medico legale sulle lesioni subite da __________ del 7 dicembre 2015 ad

opera della Dr.ssa __________ risponde ai seguenti quesiti:

- Accerti

il perito sulla base delle fotografie scattate in data 21 novembre 2015, nonché

sulla base di un’eventuale visita medica sulla persona di __________, la natura

delle ferite riscontrate su predetta vittima in particolare;

- Descrivere

accuratamente le lesioni riportate da __________;

- Descrivere

le probabili modalità d’esecuzione dell’azione dell’autore, indicando anche la

forza impiegata per procurare le constatate lesioni;

- Esprimersi

sul genere di arma (coltello) utilizzato dall’autore per provocare le

constatate lesioni;

- Esprimersi

sul potenziale letale delle constatate lesioni”

(AI 41),

esponendo le considerazioni che seguono:

“L'esame delle fotografie scattate sulla Sig.ra __________ ha

permesso di rilevare la presenza delle seguenti lesioni:

-

In regione geniena sinistra ferita lineare della lunghezza di

circa 1,5cm, suturata con 2 punti staccati, diretta all'incirca parallelamente

al piano sagittale. Dalla cartella clinica si apprende che la lesione

interessava la guancia a tutto spessore.

-

Sulla superficie cutanea del labbro inferiore, nella porzione

sinistra, ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 2 punti

staccati, diretta parallelamente al piano sagittale.

-

Al passaggio tra la regione latero-cervicale destra e la regione

sovraclaveare, lineare lesione di cute e sottocute, a margini netti e regolari,

della lunghezza di circa 2cm, diretta cranio-caudalmente e inclinata di circa

450 latero-medialmente rispetto al piano sagittale; angoli non valutabili. Poco

cranialmente al margine superiore di quest'ultima ferita si diparte una lesione

escoriativa, lineare, della lunghezza di circa 4cm, diretta caudo-cranialmente

e latero-medialmente.

-

Al terzo medio della regione sovraclaveare sinistra, ferita

lineare della lunghezza di circa 2cm, suturata con 3 punti staccati, diretta

cranio-caudalmente e inclinata di circa 45° latero-medialmente rispetto al

piano sagittale.

-

In regione mammaria sinistra, subito cranialmente al capezzolo,

ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 2 punt staccati,

diretta cranio-caudalmente e inclinata di circa 45° latero-medialmente rispetto

al piano sagittale.

-

In regione addominale, al passaggio tra l'ipocondrio sinistro e

il fianco sinistro, ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con

3 punti staccati, diretta crania-caudalmente e inclinata di circa 45°

latero-medialmente rispetto al piano sagittale. Dalla cartella clinica si

apprende che la lesione interessava la fascia addominale a tutto spessore, per

cui si è proceduto a laparoscopia esplorativa che non ha evidenziato lesioni

degli organi endoaddominali.

-

Al V dito della mano destra, sulla superficie laterale, ferita

lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 3 punti staccati, diretta

all'incirca perpendicolarmente all'asse maggiore del dito. Dalla cartella

clinica si apprende che la lesione ha determinato l'esposizione del tendine

estensore, senza lederlo.

-

Frattura dell'unghia del III dito della mano destra.

Gli indumenti indossati: giacca in pelle, camicia in jeans e

canottiera nera, presentano consensuali lacerazioni del tessuto in

corrispondenza delle ferite riportate al tronco.

Fatta eccezione per la ferita presente alla base destra del collo,

tutte le altre risultano suturate non potendo valutarne correttamente i margini

e gli angoli; le immagini scattate prima delle cure mediche non aiutano nella

valutazione delle lesioni essendo esse non a fuoco e i margini e gli angoli

delle ferite ricoperti da sangue. L'unica ferita non suturata presenta margini

regolari e angoli non ben valutabili per presenza di sangue fluido: le

caratteristiche dei margini indicano trattarsi di una lesione da punta e taglio

prodotta con un coltello, non potendomi però esprimere se a lama liscia o

seghettata.

Sebbene tutte le altre lesioni siano suturate, la loro descrizione

presente in cartella clinica, i pochi dati desumibili dalle fotografie scattate

dal personale sanitario (di scarsa risoluzione), la conformazione perfettamente

lineare dopo sutura, sembrano indicare trattarsi tutte di lesioni da punta e

taglio.

La lesione escoriativa presente in regione latero-cervicale

destra, sebbene non specifica e non di univoca interpretazione, potrebbe essere

stata prodotta dallo scorrimento di una punta sul collo.

Dunque le lesioni riscontrate appaiono compatibili per essere

state prodotte da un oggetto da punta e taglio (un coltello) a lama non

valutabile (liscia o seghettata).

Per quanto riguarda la dinamica di produzione delle lesioni e la

forza utilizzata nel produrle, tali dati non possono essere desunti dalla visione

delle lesioni e dalla documentazione in atti. Infatti anche un colpo inferto

con molta forza può determinare lesioni superficiali se, ad esempio per un

movimento di evitamento della vittima, il colpo agisce tangenzialmente, ovvero

non riesce a penetrare nel corpo completamente.

Nel caso in oggetto gli indumenti indossati dalla vittima (giacca

in pelle, camicia in jeans e canottiera) hanno costituito una barriera di

protezione riducendo gli esiti e la profondità delle lesioni inferte in regione

sovraclaveare sinistra, al seno e in addome (zone in cui gli indumenti

presentano lacerazioni trapassanti e corrispondenti alle lesioni individuate

sul corpo della donna).

Nel caso in oggetto i colpi hanno interessato unicamente tessuti

molli che non necessitano di forza eccessiva per essere penetrati, una volta

vinta la resistenza della cute. Non è possibile sapere quanto effettivamente la

lama sia penetrata all'interno del corpo; viene infatti indicata, in cartella

clinica, l'effettuazione di esplorazione delle ferite senza una stima del loro

percorso intracorporeo (una eventuale visita effettuata dopo la sutura delle

ferite non consente più tale valutazione).

Per quanto riguarda la ferita alla guancia, che dalla

documentazione medica risulta trapassarla a tutto spessore, la lama potrebbe

essere penetrata all'interno della cavità orale anche per diversi centimetri

senza cagionare alcuna lesione, trattandosi di una cavità parzialmente vuota.

Anche per la lesione addominale non può essere valutata la

lunghezza del tramite intracorporeo. Lo spessore della parete addominale è

ampiamente incostante da soggetto a soggetto (può variare da 1 cm nei soggetti

cachettici fino a 20cm e oltre negli obesi) e una visita non permette la

misurazione dello spessore della parete addominale. Inoltre, une volta superata

la parete addominale, un mezzo lesivo può penetrare anche per diversi

centimetri nella cavità addominale senza ledere alcun organo.

Dunque, nel caso in esame, la forza e la profondità dei colpi

inferti non può essere valutata sulla scorta delle lesioni riscontrate.

Le lesioni appaiono tutte localizzate sulla parte anteriore del

corpo, ciò indica che, verosimilmente, vittima e aggressore si trovavano

all'incirca l'una di fronte all'altro. Non è possibile stabilire la direzione

con cui i colpi sono stati inferti (non nota traiettorie intracorporee, non

valutabili eventuali codette).

La lesione al V dito della mano destra, per localizzazione, appare

compatibile per essere stata prodotta in un tentativo di difesa. Non sono

peraltro presenti ulteriori lesioni da difesa in distretti anatomici tipici

(avambracci e palmi delle mani).

Certamente la localizzazione delle lesioni, in particolare

quelle presenti tra il collo e le regioni sovraclaveari, bilateralmente, in

relazione al probabile mezzo lesivo utilizzato, arma da punta e taglio,

potevano determinare lesioni dei grossi vasi venosi e arteriosi che decorrono

in tali distretti anatomici in posizione relativamente superficiale e non

protetta da strutture ossee (quindi lesionabili anche con colpi inferti con

forza modesta). La lesione di questi grossi vasi (vena giugulare e arteria

carotide) può determinare, nel volgere di pochi minuti, uno shock emorragico e

il decesso di una persona.

Dunque sia lo strumento utilizzato (arma da punta e taglio) sia le

zone lese (regioni del collo), erano idonee a cagionare lesioni assai più gravi

e anche il decesso della donna.

Anche la lesione inferta in regione addominale poteva determinare

lesioni molto più gravi, non avendo determinato, solo casualmente, lesioni di

organi addominali (stomaco, anse intestinali). Una eventuale perforazione

gastrite o enterica sarebbe stata potenzialmente letale solo in assenza di un

idoneo trattamento medico; infatti l'effettuazione di idonee terapie mediche e

chirurgiche avrebbe comunque determinato una guarigione pressoché completa

della lesione nell'arco di qualche settimana.

Le lesioni cagionate nel corso dell'aggressione hanno quindi

determinato, unicamente, lesione dei tessuti molli cutanei e sottocutanei e

andranno incontro ad una restitutio ad integrum in assenza di deficit

funzionali, nell'arco di circa qualche settimana, se non insorgeranno

complicazioni di sorte (ad esempio infezioni).

Allo stato attuale non si prevedono danni funzionali permanenti.

Le ferite inferte al volto, a seconda dell'evoluzione dei processi di

cicatrizzazione (ad oggi non ipotizzabili) potrebbero ipoteticamente andare

incontro a formazione di cicatrici cheloidi alterando la usuale morfologia del

volto (fino a determinarne uno sfregio).

La vittima non si è mai trovata in reale pericolo di vita. Anche

in caso di mancata assistenza medica non vi sarebbe mai stato un pericolo di

vita. Le ferite avrebbero unicamente necessitato, in assenza di suture, di

maggior tempo per arrestare il sanguinamento e per giungere ad una loro

consolidazione.”

(AI 41).

5.3. Agli

atti risulta inoltre un certificato medico 1° marzo 2016 del Dr. __________ di __________

che attesta che “le ferite riportate dalla sopraccitata paziente sono completamente

guarite e ben cicatrizzate. Rimane una minima cicatrice visibile a occhio nudo

in sede mentoniera, le altre sono quasi invisibili”, con tanto di

fotografie allegate (AI 102).

5.4. Con

scritto 26 gennaio 2016, dopo essere stata sentita una volta in Polizia e due

volte dal PP nel corso dell’inchiesta, la vittima ha comunicato al PP di non

voler più rivestire la qualità di accusatrice privata nel procedimento, e di

ritirare dunque la stessa, come pure la denuncia per lesioni semplici nei

confronti di IM 1. In particolare, ella ha scritto (contraddicendo le sue

precedenti dichiarazioni in atti) di non essersi mai sentita in vero pericolo

di morte, come pure di non pensare che l’imputato avesse mai voluto ucciderla,

e neppure considerare una simile eventualità. Semplicemente, secondo la donna, IM

1 in quei momenti non era in sé (allegato 17 al rapporto d’inchiesta di Polizia

giudiziaria).

A seguito di questo scritto, la donna è stata nuovamente sentita

dal PP in data 2 febbraio 2016, interrogatorio durante il quale le sono state

sottoposte nuovamente le sue precedenti dichiarazioni, chiedendole se volesse a

questo punto apportare modifiche. La donna ha confermato tutto quanto

precedentemente dichiarato, tenendo unicamente a ribadire il fatto che IM 1 non

avrebbe avuto la volontà di ucciderla. Interessante un particolare, giustamente

rimarcato dal PP nel corso di questo verbale, ovvero la coincidenza del cambio

di posizione processuale della donna con il suo ritorno alle dipendenze della __________,

la cui titolare è la madre dell’imputato, ove ella risulta a tutt’oggi

impiegata:

“(…) a mio modo di vedere non voleva uccidermi. (…) Ero

incredula. Se avesse voluto uccidermi avrebbe potuto colpirmi con un colpo

secco alla gola.

Il PP non può non rilevare l’accurata scelta di alcune delle

parole usate nello scritto del 26 gennaio 2016, dal chiaro tenore giuridico. Mi

viene chiesto se qualcuno mi ha aiutata a redigere tale scritto.

Mi sono studiata il codice penale per diversi giorni, ho letto i

verbali resi dalle parti.

Mi viene chiesto da quando ho ripreso a lavorare.

Se non ricordo male ho ripreso a lavorare presso la __________ da

inizio gennaio 2016 (non ricordo se il 7 o l’8 gennaio, mi sembra di avere

iniziato al 50%). Adesso lavoro al 100%.

(…) Confermo che IM 1 non era in sé. Per me non sapeva che cosa

stesse facendo. IM 1 che conoscevo io non mi avrebbe mai fatto una cosa del

genere. (…) Ho riflettuto veramente a lungo, e con tutto quello che IM 1 sta

passando sono sicura che non mi farebbe più una cosa del genere. Visto lo

“scatto” di IM 1 ritengo che nemmeno lui sappia perché ha reagito in questo

modo. (…)

Ribadisco il contenuto del mio scritto 26 gennaio 2016 e chiedo di

non più figurare come accusatrice privata. Ritiro inoltre la mia querela per

titolo di lesioni semplici. Mi dispiace molto per l’avv. __________, che

ritengo essersi comportato alla perfezione e di avermi tutelata in modo idoneo.

L’avv. __________ non c’entra con la mia decisione che ho preso in modo del

tutto autonomo.”

(AI 82).

Con scritto 4 febbraio 2016, la vittima ha ribadito all’indirizzo

del PP di “rinunciare all’azione penale e all’azione civile nei confronti di

IM 1.” (AI 85), e così è stato.

6. La perizia psichiatrica

IM 1 è stato peritato dalla dr.ssa __________. Nel suo referto 11

gennaio 2016, la stessa ha evidenziato una turba psichica, ovvero un disturbo

della personalità narcisistico associato ad una sindrome di dipendenza da

cocaina e ad un uso dannoso di cannabinoidi.

A mente della perita, i reati presi in considerazione sono da

mettere in relazione con la turba psichica di cui è affetto IM 1, e, al momento

dei fatti, la capacità di valutare il carattere illecito della sua azione e la

capacità di agire non erano scemate. Inoltre, egli non presenta, sempre

secondo la perita, un fondato pericolo di commettere nuovi reati. La stessa ha

infine indicato il trattamento ambulatoriale quale percorso terapeutico

adeguato da seguire per evitare la commissione di nuovi reati in connessione

con la turba psichica da lui presentata (AI 71).

7. Dell’accusa di

contravvenzione alla LF sugli stupefacenti

IM 1 ha ammesso sin da subito di consumare occasionalmente

cocaina. Così ha dichiarato nel corso del verbale finale:

“Consumavo occasionalmente cocaina con degli amici a __________ ed

in altre indeterminati luoghi del __________, tra cui presso il domicilio

privato di alcuni amici. Dopo il decreto d’accusa dell’11 settembre 2014 ho

smesso di consumare cocaina per un certo periodo.

Ho consumato ancora cocaina occasionalmente trascorso questo

periodo, dal mese di luglio 2015 fino a settembre 2015 (sarà successo al

massimo 3 volte). Erano delle bolas di approssimativamente grammi 1 cadauna.

(…) girava anche della marijuana. Ne avrò fumata, sempre nel periodo luglio 2015

/ settembre 2015, circa in tre occasioni, per complessivi grammi 1.”

(AI 100).

Gli elementi della contravvenzione essendo realizzati e l’imputato

reo confesso, la Corte ha confermato questa imputazione.

8. Dell’accusa di tentato

omicidio intenzionale

a) Per l’art. 111 CP, si rende

autore colpevole di omicidio chiunque intenzionalmente uccide una persona.

L’art. 22 prevede che si rende colpevole di tentativo colui che,

avendo cominciato l’esecuzione di un crimine o di un delitto, non compie o

compie senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla

consumazione del reato.

b) Il legislatore ha

definito le nozioni di intenzionalità all’art. 12 cpv. 2 CP: commette con

intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente.

A tal fine, basta che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se

ne accolli il rischio (art. 12 cpv. 2 CP).

La seconda frase dell'art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di

dolo eventuale (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2; DTF 133 IV 9

consid. 4), che sussiste laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il

reato si produca e, cionondimeno, agisce, accettando, così, l'evento nel caso

in cui si realizzasse. In sintesi, agendo nella consapevolezza della gravità del

rischio, l’autore accetta che l’evento si realizzi pur non desiderandolo (STF

6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP

17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3; STF 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010

consid. 5.1.1;6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.1;6B_656/2009 dell’11

marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 152 consid. 2.3.2 pag. 156; 134 IV 26

consid. 3.2.2 pag. 28; 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16; 131 IV 1 consid. 2.2 e

rinvii; 125 IV 242 consid. 3c con riferimenti pag. 251; 121 IV 249 consid. 3a

pag. 253; sentenza CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.b;

sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6).

c) Ritenuto

come, di regola, la volontà dell’interessato possa essere dedotta, in mancanza

di confessioni, da indizi esteriori e regole di esperienza, il giudice può

desumere il dolo eventuale dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove la

possibilità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che

si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 133 IV 222

consid. 5.3; 130 IV 58 consid. 8.4; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010

consid. 4.3.c). Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che

l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso in cui si produca, figurano in

particolare la gravità della violazione del dovere di diligenza e la

probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio (DTF 135 IV 12

consid. 2.3.2 e 2.3.3). Quanto più grave è tale violazione e quanto più alta è

la probabilità che tale rischio si realizzi - alla luce delle circostanze

concrete e dell’esperienza della vita - tanto più fondata risulterà la

conclusione che, malgrado i suoi dinieghi, l’autore aveva accettato l’ipotesi

che l’evento dannoso si realizzasse (STF 6B_662/2011 del 19 luglio 2012 consid.

4.1;6B_806/2011 del 16 luglio 2012 consid. 2.1;6B_782/2010 del 23 giugno 2011

consid. 3.2.1;6B_621/2010 del 20 maggio 2011 che conferma la sentenza CCRP

17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c; STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010

consid. 1.2; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3; 134 IV 26 consid. 3.2.2 e rinvii; 133

IV 1 consid. 4.1).

La probabilità deve essere di un grado elevato poiché il dolo

eventuale non può essere ammesso con leggerezza (STF 6B_519/2007 del 29 gennaio

2008 consid. 3.1 e citazioni; DTF 133 IV 9 consid. 4.2.5; sentenza CCRP

17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c).

Altri elementi esteriori rivelatori possono essere il movente

dell'autore e il modo nel quale egli ha agito (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010

consid. 1.2;6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 12 consid.

2.3.3.; 133 IV 1 consid. 4.6; 130 IV 58 consid. 8.4; 125 IV 242 consid. 3c;

sentenza CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.d; sentenza CCRP

17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno

2010 consid. 4.3.c).

d) Per quanto concerne i fatti,

la Corte ha accertato quanto segue. All’origine vi è un rapporto di coppia, che

va, come spesso accade, in crisi, irrilevante essendo comunque indicare le

rispettive responsabilità. Fatto è che questa crisi si acuisce nell’autunno

2015, allorquando __________ scopre che l’imputato, durante un suo viaggio in __________,

avrebbe flirtato con una cameriera. Anche qui poco importa sapere cosa esattamente

sarebbe successo, certo è che da lì in avanti i due decidono, dopo un breve

periodo travagliato, di separarsi. Entrambi hanno dichiarato che dal rientro

dalla __________ non hanno più avuto rapporti intimi, mentre che in precedenza,

avevano, da questo punto di vista, un’ottima intesa.

È lo stesso imputato a dire che egli non sopportava di vivere

sotto lo stesso tetto con la vittima come fossero fratello e sorella.

Si giunge a pochi giorni prima dei fatti, allorquando è proprio

l’imputato a pretendere che la donna lasci al più presto l’appartamento, non

sopportando più la situazione ed il clima creatosi, tanto che la stessa si è

recata presso un’amica, non avendo altra sistemazione.

Si giunge così al giorno dei fatti, preceduti da un sms

dell’imputato che esprime il proprio desiderio di incontrare la vittima,

vittima che gli aveva preannunciato che sarebbe passata a riprendersi i suoi

oggetti personali. Giunta nell’appartamento lo saluta, non già come il suo

compagno, ma come un “fratello o una sorella”, offrendogli la guancia, e questo

indispettisce l’imputato. Fatto sta che, giunti in cucina, egli abbraccia con

veemenza la donna e prova ad avere un approccio più intimo, tentando di

baciarla sulla bocca. È a questo rifiuto, che egli agisce inferendo più colpi

di coltello alla vittima, fermandosi soltanto, come emerge da più elementi agli

atti e illustrato nei considerandi precedenti, allorquando la donna gli dice di

amarlo e che sarebbero potuti tornare assieme.

Di tutta evidenza, come

anche da lui stesso dichiarato, quel giorno egli voleva tornare con la donna.

Così non è stato e, al di lei rifiuto, l’ha colpita violentemente con il

coltello, finché ella non gli ha detto che sarebbe tornata con lui. In seguito,

vista la situazione, in particolare il sangue e le ferite, l’imputato ha

accompagnato __________ verso l’auto, preoccupandosi di concordare una versione

plausibile da riferire ai sanitari, e meglio che la donna sarebbe stata ferita

da terzi e che lui l’avrebbe accompagnata subito all’ospedale. Una volta

concordata tale versione, egli non ha accompagnato la donna in ospedale, ma è

rientrato in casa a pulire le tracce di sangue e, quindi, le prove che

l’aggressione è avvenuta lì.

La Corte non ha creduto alla preoccupazione di IM 1 per il figlio,

già solo per il fatto che la donna l’ha aggredita in casa quando egli era in camera

sua, e poi è uscito di casa per concordare la versione da fornire ai sanitari,

lasciandolo solo nell’appartamento. Soltanto una volta assicuratosi che la

compagna avrebbe raccontato che non era stato lui ad aggredirla, è rientrato in

casa a nascondere le tracce.

Fatto ciò è nuovamente ripartito e, prima di precipitarsi in ospedale,

le ha inviato un sms d’amore, chiedendole di perdonarlo.

Giunto in ospedale, ha litigato con il personale sanitario perché

voleva a tutti i costi stare con la donna, non già per assicurarsi delle sue

condizioni di salute, quanto piuttosto per mantenere il controllo della

situazione. Queste sue intemperanze hanno fin indotto il personale del nosocomio

a chiamare addirittura la Polizia comunale, alla quale ha poi immediatamente

riferito, non già quello che è successo, ma la versione concordata con la

compagna. Questi sono i fatti e altre spiegazioni non ve ne sono.

Quanto alla qualifica giuridica, va innanzitutto constatato che

alla donna sono state inferte più ferite da arma da taglio, arma potenzialmente

propria anche ad uccidere, come riferito dalla perizia medico-legale in atti,

nella parte anteriore del corpo. In particolare, acquistano rilevanza le ferite

al collo e all’addome, ossia alle parti dove, notoriamente, passano vasi

sanguigni importanti la cui rescissione provoca il decesso di una persona. La

giurisprudenza, estremamente ampia e costante (v. consid. 8 let. c), ha

stabilito che più è violato il dovere di diligenza, più ci si avvicina al dolo.

In altri termini, colpendo nella zona del corpo dove vi sono organi vitali,

anche senza una mira diretta, la vittima con un’arma propria ad uccidere,

l’autore si assume il rischio di un esito letale. In particolare, il collo,

l’addome, la parte alta della schiena e l’inguine sono zone notoriamente

delicate che determinano il dolo dell’autore. In queste condizioni, la Corte ha

ritenuto che colpendo la vittima in quel modo e a più riprese, IM 1 ha assunto

il consapevole rischio di poterla uccidere, e che soltanto il caso e

l’intervento attivo della stessa a bloccare la furia dell’uomo, non hanno

determinato tale risultato. Tutto ciò considerato, egli ha certamente agito

almeno per dolo eventuale di livello alto, molto prossimo al dolo diretto, per

il numero di colpi inferti, le zone colpite e la determinazione dell’agire. Con

il che, l’accusa di tentato omicidio intenzionale è stata confermata.

9. Della commisurazione

della pena

Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa

dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali

dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2

dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di

lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la

reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto

conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore

aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.

Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP

stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della

colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la

giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da

considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate

all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo

oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico

offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che

la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con

le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF

129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive

Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai

motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che

l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la

libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità

nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.

2a; STF 6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione

alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e

meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio

situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da

giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del

21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del

codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,

FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve

indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei

limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato

dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV

55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena

ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua

vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della

situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione

professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto

e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà

sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF

6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF

6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato

che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere

sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà

presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice

penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,

pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008 del

14 ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2).

La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di

pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV

73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale

permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in

ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008

del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid.

Considerandi

2.

; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e riferimenti;

Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und

Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

La

colpa di IM 1 è stata considerata grave, per il numero di colpi inferti, per i

motivi per cui ha agito, per l’organizzazione del dopo e, per finire, per il

fatto che di alternative ne aveva, poteva fermarsi e non si è fermato finché

non aveva, dal suo punto di vista, raggiunto il suo scopo, ovvero riallacciare

la relazione con la donna, incurante della libertà di autodeterminarsi della stessa.

Egli

ha agito in maniera perfettamente cosciente, come indicato dalla perita. La

Corte ha cercato delle attenuanti, ma, al di là dell’autentica sofferenza per

sé per la sua attuale situazione di detenuto, non ne ha trovate.

In

questo senso, determinante diventa il discrimine tra il dolo diretto ed il dolo

eventuale. Una pena di 8 anni, così come proposta dal Procuratore pubblico,

sarebbe stata adeguata se si fosse ritenuto il dolo diretto pieno, e se le

ferite riportate avessero determinato un conclamato pericolo per la vita della

vittima, rispettivamente se le ferite non fossero guarite con una restitutio ad

integrum. D’altra parte però, va considerato che, se la vittima non è morta, è

solo grazie alla prontezza della sua reazione, non già dal punto di vista

fisico, quanto piuttosto per l’azzeccata comunicazione che sarebbe tornata con

lui. Diversamente IM 1 non si sarebbe fermato. La Corte ha comunque ritenuto un

dolo eventuale molto vicino al dolo diretto, sicché la distinzione si rivela

finanche di portata meramente accademica. IM 1 ha agito per puro egoismo, con

determinazione, inferendo diversi colpi all’altezza del collo e del busto della

vittima, noncurante di dove stesse colpendo, e desistendo unicamente grazie

all’intervento della donna che, spinta dalla disperazione, gli urlava di

amarlo, pur di farlo cessare di colpirla.

Detto che i paragoni con altri casi sono sempre abbastanza

problematici, la Corte ha comunque gettato uno sguardo sulla più recente

giurisprudenza cantonale riferita al reato di tentato omicidio intenzionale con

l’uso di un coltello ed è che: con sentenza 14 giugno 2016 (17.2016.115), la

CARP ha condannato un imputato ad una pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, per tentato

omicidio intenzionale per dolo diretto, per avere colpito con un unico

colpo in zona periscapolare la moglie, a mano di un coltello fornito di una

lama lunga 20 cm, per poi desistere spontaneamente dal suo intento omicida; con

sentenza 13 maggio 2014 (17.2014.18), la stessa CARP ha condannato ad una pena

detentiva di 4 anni e 6 mesi un uomo di giovane età per tentato omicidio

intenzionale per dolo eventuale, per avere colpito un altro uomo con un

coltellino militare ad altezza dell’inguine a seguito di una lite, beneficiando

in questo caso di alcune attenuanti specifiche, tra le quali il fatto di essere

sotto l’effetto dell’alcool al momento dei fatti, la giovane età, il passato

particolarmente difficile, una buona collaborazione ed il buon comportamento

tenuto in carcere; con sentenza 5 novembre 2012 (17.2012.78), sempre la CARP ha

condannato un imputato ad una detentiva di 5 anni per tentato omicidio

intenzionale per aver inferto quattro colpi di coltello alla cieca nella parte

alta del corpo (testa, torace e schiena), di cui l’ultimo, dopo aver prima rincorso

la vittima.

Nel caso di specie le coltellate inferte sono numericamente molto

superiori (almeno 6) e l’imputato ha pure cercato di vincere la resistenza

della vittima che si è difesa (v. ferita al dito della mano destra), fino a

raggiungere il suo scopo e meglio farla tornare con lui. Anche il comportamento

dopo i fatti, volto a preservare unicamente sé stesso (e sottrarsi alle sue

responsabilità) fino dare in escandescenza davanti ai sanitari dell’ospedale,

costretti a chiamare la Polizia, dimostra un egoismo che non ha da essere

ulteriormente motivato.

Visto tutto quanto sopra, la Corte ha ritenuto, nel solco di

questa giurisprudenza, che adeguata a IM 1 è una pena detentiva di 5 anni e 6

mesi, assortita da un trattamento ambulatoriale, non senza rilevare come la

strada sia ancora lunga, poiché l’imputato non ha ancora elaborato i motivi che

lo hanno spinto ad agire e la sua sofferenza è a tutt’oggi riferita

esclusivamente a sé stesso, al danno arrecato alla propria immagine, e non

tanto per quanto è successo e per il grave pericolo che ha creato alla vita di

una persona.

Trattandosi

di concorso con una contravvenzione è pure stata inflitta una multa di CHF

100.

-.

Visti gli art. 12, 22, 40, 42,

47, 49, 51, 69, 111, 122 CP; 19a LStup;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle

spese;

dichiara e pronuncia:

IM 1

1.

è autore colpevole di:

1.1

tentato omicidio

intenzionale

per avere,

a __________, in via __________, in data 21 novembre 2015, poco

prima delle ore 14:00, a mano di un coltello da cucina seghettato,

intenzionalmente tentato di uccidere la ex compagna __________;

1.2

contravvenzione alla LF

sugli stupefacenti

per avere,

a __________, __________, __________ ed in altri indeterminati

luoghi del __________, nel periodo luglio 2015 - settembre 2015, senza essere

autorizzato, consumato intenzionalmente, almeno 3 grammi di cocaina e 1 grammo

di marijuana;

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei

considerandi.

2.

Di conseguenza,

IM 1 è condannato

2.1

alla pena detentiva di 5

(cinque) anni e 6 (sei) mesi,

da dedursi il carcere preventivo sofferto;

2.2

alla multa di CHF 100.-, la

quale in caso di mancato pagamento sarà commutata in una pena detentiva

sostitutiva pari a giorni 1 (uno).

3.

È ordinato un trattamento

ambulatoriale ex. art. 63 CP da effettuare già in corso di espiazione della

pena detentiva.

4.

È ordinata la confisca di

tutto quanto in sequestro.

5.

La tassa di giustizia di

fr. 3'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

6.

Questo giudizio può essere

impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.

L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per

iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione

della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e

di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC

(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

- Ministero Pubblico, SERCO,

6501.

Bellinzona

- Ufficio dei Giudice dei provvedimenti

coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

- Sezione della

circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino

- Sezione della Popolazione,

ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona

- Dipartimento sanità e

socialità, Residenza governativa, 6501 Bellinzona

- Ufficio centrale svizzero

di Polizia, sezione stupefacenti, 3003 Berna

- Ufficio assistenza

riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

- Direzione del carcere

penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise

criminali

Il Presidente La

vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 3'000.--

Inchiesta preliminare fr. 4'287.20

Perizie fr. 10'828.50

Multa fr. 100.--

Altri disborsi (postali, tel.,

ecc.) fr. 129.90

fr. 18'345.60

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