72.2016.52
Tentato omicidio intenzionale: ex fidanzato condannato per aver aggredito l'ex compagna, dopo che quest'ultima lo aveva lasciato, a mano di un coltello da cucina seghettato (inferte almeno 6 coltellat
25 maggio 2016Italiano98 min
Source ti.ch
Incarto
n.
72.2016.52
25 maggio 2016/lc
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Mauro
Ermani, Presidente
GI 1, giudice
a latere
GI 2, giudice
a latere
AS 1, assessore
giurato
AS 2, assessore
giurato
AS 3, assessore
giurato
AS 4, assessore
giurato
Veronica
Lipari, vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo
pretorio, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
contro
IM 1
rappresentato dall’avv. DF 1
in carcerazione preventiva dal 21.11.2015
al 7.1.2016 (48 giorni)
in anticipata esecuzione di pena dall’8.1.2016
imputato, a
norma dell’atto d’accusa nr. 43/2016 del 24 marzo 2016, emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di
1. tentato omicidio
intenzionale
subordinatamente tentate lesioni personali gravi
per avere, a __________, in via __________, in data 21 novembre
2015, poco prima delle ore 14:00, a mano di un coltello da cucina seghettato,
intenzionalmente tentato di uccidere la ex compagna __________,
e più precisamente,
avendo __________ raggiunto l’appartamento comune, nel quale non
abitava più da qualche giorno, per recuperare alcuni oggetti personali,
avendo IM 1 seguito __________ in cucina, tentando qui un
approccio, dapprima abbracciandola ed in seguito tentando di baciarla sulla
bocca, senza riuscirci per il rifiuto della stessa,
per avere quindi deciso di colpire ripetutamente __________,
inizialmente al collo e poi in più parti del corpo, con un coltello seghettato
con lama di 8 cm ch’egli teneva in mano durante l’abbraccio, provocandole in
prevalenza delle ferite lacero-contuse,
in particolare due ferite al collo di 2,5 cm a sinistra e 2 cm a
destra in prossimità dei grossi vasi venosi e arteriosi, una ferita
all’emi-addome sinistro di 1,5 cm con apertura della fascia, una al seno
sinistro di 1,5 cm, una al quinto dito della mano destra versante dorsale con
esposizione del tendine estensore di 1,5 cm, due ferite sul mento di cui una di
1,5 cm e una al volto con perforazione della guancia sinistra di 1,5 cm, come
meglio descritto nella cartella medica e nella relazione medico-legale del 7
dicembre 2015, agli atti,
non riuscendo nel suo intento per puro caso, ritenuto che il mezzo
utilizzato, la localizzazione delle lesioni, la frequenza, il numero e
l’intensità dei colpi inferti erano idonei a cagionare a __________ danni al
corpo potenzialmente letali, subordinatamente delle lesioni più gravi di quelle
occorse (in particolare quelle al collo, al volto e all’addome);
2. contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere, a __________, __________, __________ ed in altri
indeterminati luoghi del __________, nel periodo luglio 2015 - settembre 2015, senza
essere autorizzato, consumato intenzionalmente, almeno 3 grammi di cocaina e 1
grammo di marijuana;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reati previsti: dagli art. 111 CP (in relazione con l’art.
22 CP), art. 122 cpv. 1 e 2 CP (in relazione con l’art. 22 CP) e art. 19a
LStup;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1 in
rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1.
Espletato il pubblico
dibattimento:
martedì 24.05.2016, dalle ore 09:30
alle ore 16:30;
mercoledì 25.05.2016, dalle ore 11:30
alle ore 11:45.
Sentiti: - il Procuratore pubblico,
per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
descrive la relazione sentimentale fra l’imputato e la vittima. Circa tre anni
fa, il loro rapporto si è incrinato: lei voleva un figlio, lui la teneva in
sospeso e intanto frequentava altre donne. __________ non aveva altri punti di
riferimento in Ticino se non la famiglia __________. Per quanto concerne i
fatti oggetto dell’AA, il PP si riferisce alle prime dichiarazioni rese dai
protagonisti, a suo giudizio più fresche e coerenti. __________ poco prima
delle 14 entra nell’appartamento e si avvicina a IM 1, il quale rifiuta i tre
baci come saluto. __________ va dunque a salutare brevemente il figlio di lui,
per poi recarsi in cucina. Lui la segue, l’abbraccia e poi tenta di baciarla,
ma lei si scansa. A questo punto, __________ nota che IM 1 tiene un oggetto in
mano mentre stende il suo braccio destro lungo il fianco. Lo stesso IM 1,
inizialmente, non ha saputo dire se il coltello l’avesse già stretto in mano
prima dell’abbraccio. __________ gli chiedeva cosa fosse. Lui, in risposta, la
colpiva selvaggiamente dove capitava, causandole 7-8 ferite sparse. Rinvia alla
cartella medica per i dettagli riguardanti le ferite riportate. Il medico
legale ha stabilito che la localizzazione delle lesioni vicine al collo e
all’addome potevano determinare lesioni dei grossi vasi venosi e arteriosi e
dello stomaco, e causare il decesso di una persona. I quattro capi
d’abbigliamento indossati dalla vittima sono stati tutti trapassati. Che la
gola e l’addome costituiscono zone sensibili è fatto notorio. IM 1 ha
dichiarato di aver agito sotto shock emotivo. Tuttavia, l’aver tenuto in mano
il coltello durante l’abbraccio contrasta con questa tesi. Come pure il fatto
di aver tenuto ferma la vittima con il braccio sinistro, mentre con il destro
la colpiva. Il coltello si è rotto alla fine dell’aggressione, i colpi sono
stati inferti con forza, egli si è fermato a seguito della rottura del coltello
e delle affermazioni della vittima. __________ si era resa conto che il motivo
della discussione era solo ed esclusivamente il fatto che lei l’aveva lasciato,
dunque gli diceva di voler tornare assieme per fermarlo. I due, dopo
l’aggressione, si accordavano su cosa dire ai sanitari. Giunta in ospedale, la
donna ha comunque riferito come sono andate realmente le cose. Poco dopo,
giungeva l’imputato, fermato poi dalla Polizia allertata dal personale medico.
Anche a mente del perito, la motivazione del gesto è la frustrazione per la
ferita narcisistica insopportabile dell’essere stato rifiutato dalla donna.
Egli voleva piegarla al suo volere. In merito alla sua capacità di intendere e
di volere, il perito ha spiegato che al momento dei fatti non vi era una
compromissione di nessuna delle funzioni. L’unico rincrescimento dell’imputato,
è per quello che ora gli altri pensano di lui. Il perito ha rimarcato la
necessità di un trattamento ambulatoriale, già in atto in carcere. In merito
alla posizione della vittima, mutata verso la fine del procedimento, ella ora
afferma che lui non avrebbe mai avuto l’intenzione di ucciderla. Il PP è
stranito da questo cambio di idee, tenuto conto che fino a poco tempo fa la
vittima aveva paura di IM 1 al punto tale di chiedere di essere interrogata in
un locale separato al momento del confronto. In diritto, a mente del PP, si
tratta di un tentato omicidio ed è il solo reato che entra in considerazione.
Gli estremi del dolo eventuale sono dati, IM 1 si è reso conto che avrebbe
potuto uccidere __________, egli stesso lo ha dichiarato. La giurisprudenza è
piena di casi di questo tipo. Agendo come ha fatto, egli ha coscientemente assunto
e accettato il rischio di ucciderla, il PP non esclude abbia addirittura agito
con dolo diretto. Il reato di contravvenzione alla LStup è ammesso. Per la
commisurazione della pena, egli era pienamente capace di valutare il carattere
illecito e di agire secondo questa valutazione. L’incensuratezza è un elemento
neutro. Egli ha collaborato, ma non fino in fondo, ritenuto che si è ancorato
ad una versione di comodo. La colpa di IM 1 è gravissima. I due si stavano
abbracciando, le difese della vittima erano completamente abbassate, noncurante
del fatto che il figlio avrebbe potuto assistere ad un’aggressione con un
coltello da parte del padre. A suo favore, il fatto che il tutto è durato pochi
secondi e che la vittima non si è mai trovata concretamente in pericolo di
vita. Dal profilo soggettivo, egli ha agito perché non sopportava di essere
lasciato. L’omicidio è comunque solo tentato. Tutto ciò considerato, propone
una pena detentiva di 8 anni da espiare e un trattamento ambulatoriale da
proseguire in carcere;
- l’avv. DF 1,
difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni: a mente della difesa non è corretto considerare solo le prime
dichiarazioni dell’imputato e della vittima, tralasciando tutti gli ulteriori
verbali. Chiede alla Corte di non creare in IM 1 una seconda vittima,
condannandolo ad una pena ingiusta, come pure rispetto per la vittima, per i
suoi sentimenti e per il fatto che ha deciso di perdonarlo. Sulla vita ed i
precedenti dell’imputato si è già detto, richiama la perizia della dr.ssa __________.
La storia sentimentale si è conclusa poco prima degli incresciosi fatti oggetto
dell’AA. Contesta che si tratti di tentato omicidio intenzionale, neppure per
dolo eventuale. L’AA è semplice, i colpi inferti dall’imputato alla vittima
evidentemente ci sono stati e non sono contestati. Sui fatti in quanto tali, IM
1 è stato da subito sincero. Contesta che l’imputato abbia voluto causare la
morte, come pure che il mezzo utilizzato fosse idoneo. I colpi a casaccio non erano
mirati a posizioni precise del corpo della vittima. La difesa contesta, in
quanto materialmente impossibile, che IM 1 avesse in mano il coltello prima e
nel mentre che abbracciava la vittima. Ella ad oggi si è completamente ripresa,
le lesioni non hanno lasciato conseguenze, non si è mai trovata in reale
pericolo di vita. La giurisprudenza è copiosa, cita la sentenza del TF
6B_621/2010 del 20 maggio 2011 per la nozione giuridica di dolo eventuale. A
mente della difesa, i colpi sono stati dati a casaccio e di striscio. Se avesse
voluto la morte della vittima avrebbe usato un’arma diversa e avrebbe colpito
in modo diverso. Egli sapeva cosa stava facendo, non avrebbe mai agito in tal
modo se avesse considerato che avrebbe potuto causarne la morte. Voleva riprendere
la relazione. Chiede che i fatti siano riqualificati nel reato di lesioni
semplici, ev. qualificate per l’uso dell’arma bianca. Per la commisurazione
della pena, la colpa va considerata per rapporto al reato di lesioni semplici. IM
1 è una persona corretta, ha avuto la fortuna di nascere e crescere in una
famiglia di sani principi, si trovava in una situazione particolare di stress
emotivo. Ha già scontato 6 mesi di carcere di cui 2 al Farera. La difesa chiede
anche che si consideri la turba psichica accertata dalla perita, come pure
l’atteggiamento umile e onesto di IM 1, che da subito si è sottoposto a
trattamento ambulatoriale volontario. Chiede inoltre l’applicazione delle
attenuanti specifiche della violenta commozione e del sincero pentimento.
Chiede infine che venga condannato per titolo di lesioni semplici ev.
qualificate, ad una pena detentiva di 30 mesi, di cui 24 mesi sospesi
condizionalmente.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. Curriculum vitae e
precedenti
a) La vita dell’imputato è ben
descritta nell’anamnesi indicata nella perizia psichiatrica della Dr.ssa __________,
di cui all’AI 71:
“Nato a __________, è cresciuto in Svizzera. È cittadino __________.
Frequentò l‘asilo per 3 anni, senza difficoltà di adattamento e di inserimento.
Si descrive come un bambino tranquillo, socievole e allegro. Frequentò le
scuole elementari a __________ senza difficoltà ne ripetizioni di classe.
Frequentò le scuole medie a __________ senza ripetizione di classe. Frequentò
il liceo __________ a __________ …omissis...
Non intraprese studi universitari, a sua detta, a causa della
nascita del figlio.
Iniziò a lavorare come __________.
(…) è soddisfatto dell’attività lavorativa svolta. Si sposò __________ con __________
…omissis…
La coppia si è separata
nel __________ e ha divorziato nel __________. Il rapporto con l’ex moglie è
definito ottimo.
Dal matrimonio ha avuto
un figlio __________, apparentemente sano che frequenta la __________. Il
figlio è affidato alla moglie con diritti di visita regolari al padre. Afferma
di essere un genitore molto presente (…) Nel settembre 2009 intrecciò una
relazione con __________, cittadina __________, divorziata, senza figli. La
stessa lavora come __________. La relazione è terminata a ottobre u.s. La coppia
non ha avuto figli. Ha tre amici che frequenta regolarmente da alcuni anni e, a
sua detta, molti conoscenti.
Non segnala problemi
finanziari né sociali.”
(AI 71).
L’imputato, da parte sua, ha così descritto la sua vita,
interrogato in Polizia il 21 novembre 2015:
“Sono nato a __________
ma ho sempre vissuto in Ticino. Ho frequentato le scuole dell’obbligo a __________.
Dopo le scuole ho frequentato il liceo __________. Durante gli esami ho
conosciuto la madre di mio figlio __________. La nostra relazione è durata __________
anni …omissis…
Nel __________ ho
divorziato con mia moglie __________. Mio figlio lo vedevo comunque spesso e
abbiamo tutt’ora un bel rapporto.”
(allegato al verbale di arresto provvisorio AI 3)
Al dibattimento del 24 maggio 2016, ha poi aggiunto le seguenti
precisazioni:
“(…) la società di mia
madre si occupa di __________ …omissis…”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
Con riferimento al suo stato civile e patrimoniale, riempiendo
l’apposito formulario fornito dalla Polizia al momento del suo fermo, egli ha
dichiarato di conseguire un reddito pari a CHF 4'500.- netti mensili e di
essere proprietario di un veicolo __________ del valore d’acquisto di CHF
90'000.-.
b) Dall’estratto del casellario
giudiziale risulta un unico precedente penale datato 1° ottobre 2012, per
titolo di infrazione grave alle norme della circolazione stradale, per il quale
IM 1 è stato condannato ad una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere a 110
CHF l’una, sospese condizionalmente per un periodo di prova di anni 3, e ad una
multa di CHF 1'000.- (AI 2).
A carico di IM 1, risulta inoltre un ulteriore DAC per
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti ripetuta, per avere consumato senza
essere autorizzato, nel periodo gennaio 2013 – marzo 2014, almeno 32 grammi di
cocaina, per il quale è stato condannato al pagamento di una multa pari a CHF
200.-.
Con riferimento ai suoi precedenti penali, l’imputato ha così
preso posizione nel corso del dibattimento:
“(…) Confermo i
miei precedenti penali. Non mi considero un tossicodipendente. Consumavo
cocaina occasionalmente, frequentavo una coppia di amici che consumava, e a
volte, piuttosto che andare in palestra o a fare sport, ci ritrovavamo per
questo. Andavamo assieme a comprarla.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
2. La relazione con la
vittima
2.1. L’imputato,
interrogato in Polizia il 21 novembre 2015, ha descritto la sua relazione con
la vittima __________, iniziata nel 2009, come un legame forte e coinvolgente
che li portò sin da subito a convivere, ma che, con il passare del tempo, andò poi
sgretolandosi a causa del subentro della “routine” dovuto dalla convivenza,
fino alla rottura nel 2015, avvenuta per questioni di gelosia:
“Al mese di __________
2009 ho conosciuto __________, dopo poco tempo abbiamo cominciato a convivere a
__________. Dopo esserci trasferiti a __________ … omissis…
Io con __________
occupiamo l’attico dell’abitazione dei _____________. Mio figlio ogni mercoledì
sera e alcuni week end sta da noi.
L’agente interrogante
mi chiede di descrivere la nostra relazione, di me e __________. Avevo la
classica relazione che si ha dopo aver passato diversi anni con la propria
compagna. Ci volevamo bene e c’era anche del sentimento. A volte c’erano delle
incomprensioni come in tutte le coppie. Eravamo però molto legati.
Nel mese di ottobre
2015 sono andato a pescare in __________ con il gruppo __________.
Durante il viaggio
scattavo una normale foto con una barista, __________ con icloud riusciva a
vedere la foto da casa. __________ si incazzava da morire, al mio ritorno vi
era una situazione fredda; non vi era più la comunicazione di una volta. Da
quel episodio, lei non vi era più, usciva la sera con amici e il nostro
rapporto cominciava a spegnersi causato da quel fatto, il viaggio in __________
e dalle foto. (…) sostanzialmente vivevamo separati in casa. Non sapevo dove
andava e a che ora tornava, la stessa stava cercando una sistemazione. (…) Da
martedì __________ dorme da una sua amica a __________, in una occasione, giovedì
ci siamo visti al lavoro per delle faccende sempre di lavoro.”
(allegato 1 ad AI 3).
2.2. La
relazione appariva comunque già problematica da tempo per entrambi, l’episodio
in __________ non essendo che la goccia che fece traboccare il vaso. Queste le
dichiarazioni dell’imputato:
-
“Nell’ultimo anno entrambi ci siamo allontanati. (…) __________
voleva a tutti i costi sposarmi ed avere un figlio (…) io uscivo già da un
matrimonio complicato, (…) non riuscivo a vedere ancora insieme a __________ la
possibilità di una vita insieme (…) non ero ancora pronto (…) __________ a me
non sembrava una donna di casa (…) non vedevo in __________ una moglie ed una
madre. (…) queste cose non gliele ho mai dette per paura di ferirla (…)
Frequentandoci anche sul posto di lavoro mi sono reso conto che la vita di
coppia ne ha risentito. (…)”
(AI 9),
-
“(…) le cose non andavano più bene, nel senso che il nostro
rapporto si era “raffreddato”. Vivevamo nella routine. La vita di coppia la
portavamo avanti, uscivamo anche con degli amici. Il fatto che __________
avesse percepito che non volevo sposarla ci ha allontanato.”
(AI 61),
-
“Quando ha conosciuto __________?
Il __________ 2009, avevo divorziato
da poco. Confermo che con lei è nata una relazione molto forte sin dall’inizio.
Ci siamo amati molto sin dall’inizio sostenendoci nel bene e nel male, tra alti
e bassi. Abbiamo convissuto sin da subito e abbiamo traslocato a __________.
Desideravamo creare una nostra famiglia, ma poi purtroppo mi sono accorto, con
il tempo, che non ero pronto ad avere un altro figlio.
ADR che è capitato nel corso
della nostra storia che io avessi una relazione con un’altra donna, tre anni
dopo l’inizio della storia con __________. Non ho avuto nessun altro flirt, mi
è capitato forse una volta di andare con un’altra.”
(allegato 1 al
verbale del dibattimento).
2.3. Della
stessa opinione la vittima. Così ha riferito:
-
“La nostra relazione s’incrinava seriamente circa tre anni or
sono, a causa di un tradimento di IM 1. Da allora le cose non sono andate molto
bene. Posso dire che andavamo ancora d’accordo, c’era dell’affetto, ma nessuno
dei due era particolarmente felice, soprattutto negli ultimi due anni.”
(AI 5).
-
“Ho perso la fiducia in IM 1. Ho pensato comunque di perdonarlo
perché lo amavo. Ricordo che queste relazione è durata all’incirca un mese, se
non sbaglio si chiama __________ e so che fa __________. L’ho perdonato e
abbiamo continuato a vivere insieme. Tuttavia dentro di me sentivo che qualcosa
era cambiato, nel senso che non avevo più completa fiducia in lui. (…) La
nostra relazione si era “raffreddata”, stavamo insieme per abitudine (…) non
eravamo più innamorati. (…) è subentrata una sorta di “routine”. In quel
periodo io volevo creare una famiglia ed avere un figlio. IM 1 invece non voleva
più avere figli. (…)”
(AI 38).
2.4. Per
quanto riguarda il dettaglio dell’episodio avvenuto in __________, all’origine
della rottura definitiva del loro rapporto, i due riportano ognuno la propria
versione dei fatti. Così l’imputato:
“Cosa successe nel
corso del suo viaggio in __________?
Ogni anno, la banca per
cui lavoro organizza un viaggio. Ci siamo ritrovati tra colleghi a __________ e
siamo andati in __________ per quattro giorni. Una sera, eravamo in un
ristorante, un po’ brilli. Io scattai una foto con una ragazza, una foto al bar
normalissima, uno vicino all’altro. Dopo aver scattato questa foto la mandai al
ristorante via e-mail. __________, da casa, vide la foto. Io ero ancora in __________.
Lei si arrabbiò. Al mio rientro, parlammo, si aspettava un segnale forte da
parte mia, perché si sentiva ferita. In un primo momento io non reagii, mi
sentivo in colpa.
ADR che è stato
questo evento che ha fatto naufragare la nostra storia. Il nostro rapporto si è
raffreddato. __________.
Lei
era d’accordo a separarsi da __________?
Inizialmente ne abbiamo parlato
tanto, poi siamo giunti alla conclusione che la cosa migliore da fare era
allontanarci. Quando lei è andata via, non so per quale ragione, ho cominciato
a sentire un senso di abbandono.”
(allegato 1 al
verbale del dibattimento).
Invece, secondo la vittima, non si trattò unicamente di una foto:
“(…) ho scoperto che IM 1 messaggiava con una ragazza __________ (ricevevo
anch’io i messaggi che IM 1 riceveva tramite icloud). Ricordo alcuni messaggi
in inglese dove lui chiedeva al gestore del ristorante se poteva avere il
numero di telefono di questa ragazza (che lavorava in quel ristorante) che lui
definiva “la più bella del mondo”. Da quel momento mi sono arrabbiata
maggiormente. Ho poi visto che si sono anche scritti. Ho telefonato a questa
donna e le ho pure inviato delle fotografie che mi ritraevano insieme a IM 1.
Questo l’ho fatto per dimostrarle che lui non era libero. Da quel momento
ricordo che poi non si sono più né sentiti né visti, anche IM 1 me l’ha
confermato. Questa è stata la tipica goccia che ha fatto “traboccare il vaso”.”
(AI 38).
Poco importa, fatto sta che a seguito di questo episodio, avvenuto
nell’ottobre del 2015, i due decisero di prendere le distanze uno dall’altro. Non
risulta che avessero più rapporti intimi e la situazione era diventata assai
difficile da sopportare per l’imputato, come da lui riferito in perizia:
“La nostra relazione è finita lì. Quando __________ mi ha detto
che il cuore si era raffreddato nei miei confronti, è stato come un boomerang e
ho visto tutto crollare. Ero caduto in uno sconforto. Ho cercato di recuperare,
non credevo a questa sua decisione, non volevo perdere quel bello che c’è
stato. (…) Abbiamo continuato ad abitare assieme per un mese come fratello e
sorella poi stando in casa uno con l’altro a me era tornato il desiderio di
trovare una soluzione alternativa. Lei diceva di volersi cercare un
appartamento e io le avevo chiesto di cercarlo in fretta. Lei entrava, usciva e
rientrava a mezzanotte o all’una. Io soffrivo.”
(AI 71).
3. Le circostanze
dell’arresto
IM 1 è stato arrestato il 21 novembre 2015 presso l’Ospedale __________.
Dal rapporto di arresto AI 3 si apprende che:
“(…) alle ore 14:14, veniva richiesto il nostro intervento presso
l’Ospedale __________. Presso il nosocomio si era presentata una donna,
identificata in __________ nata il __________, la quale presentava diverse
ferite da arma da taglio. Alcuni minuti dopo si presentava presso il pronto
soccorso dell’Ospedale l’ex compagno e convivente della donna, identificato
nell’imputato IM 1. (…) da martedì scorso la donna si era allontanata da casa
andando a soggiornare da un’amica a __________.
Quest’oggi la donna raggiungeva l’appartamento di IM 1 per
prendere alcune cose. La coppia si portava in cucina, luogo dove IM 1 cercava
di baciarla.
La __________ respingeva
il bacio, e con tale gesto scatenava l’ira dell’uomo. Quest’ultimo prendeva un
coltello che si trovava appoggiato sulla cantinetta dei vini, e brandendolo con
la mano destra cominciava a colpire più volte l’ex compagna. Questa cercava di
fermare il braccio di lui, fattispecie per il quale lo graffiava.
Al termine della lite
la donna si allontanava dall’appartamento e, con la sua autovettura,
raggiungeva l’ospedale (…) Secondo le dichiarazioni di IM 1, e come
suggeritogli dalla __________, l’idea era di mentire al personale medico su
quanto realmente accaduto, asserendo che le ferite erano state inferte da una
terza persona.
Circa la dinamica della
lite, come pure sul motivo per la quale essa ne scaturiva, IM 1 non è stato
particolarmente chiaro: giustificava il suo gesto a seguito di uno shock
emotivo.
Nell’appartamento al momento
dei fatti vi era pure il figlio di IM 1, il giovane __________ nato il __________.
Fortunatamente egli non aveva modo di assistere alla lite. (…)”
(AI 3).
Interessante, per comprendere la dinamica del momento dell’arresto
dell’imputato, il rapporto d’intervento della Polizia della Città di __________,
la prima in ordine di tempo ad intervenire presso il nosocomio, sempre del 21
novembre 2015, la quale raccontava il motivo per cui fu contattata dal
personale dello stesso, dopo che IM 1 dava in escandescenza tentando di forzare
le porte del Pronto soccorso, per raggiungere la __________:
“(…) veniva richiesto il nostro intervento presso il PS del
nosocomio in quanto era in corso un’aggressione. (…) In sostanza pochi istanti
prima del nostro arrivo si presentava presso lo sportello del PS la sig/ra __________,
sanguinante e con evidenti tagli di grave entità sul viso e altre parti del
corpo, con molta probabilità causati da arma bianca, immediatamente veniva
presa a carico dal personale medico (…) In successione, sempre allo sportello
giungeva il compagno della stessa, il sig. IM 1, il medesimo noncurante delle
prassi ospedaliere sull’identificazione persona, usando la forza tentava di
sfondare la porta automatica onde accedere all’interno del PS dove pochi
istanti prima era stata trasportata la compagna.
In tale frangente il
personale medico in loco si apprestava immediatamente ad avvisare i nostri
servizi. Giunti sul posto (…) la sig/ra __________ (…) asseriva che ad averle
provocato tali ferite era stato il suo compagno sig. IM 1.
Tale informazione
veniva subito trasmessa al sgt. __________ il quale comunicava di aver visto un
personaggio pochi istanti prima del nostro ingresso, il tale si aggirava con
fare sospetto nella sala di attesa, confermato inoltre dagli infermieri
presenti in loco al momento dei fatti che si trattava della persona che tentava
di forzare in precedenza la porta automatica.
Da parte nostra
procedevamo subito al fermo del sig. IM 1 che avveniva all’esterno del PS nei
paraggi della sua vettura. (…) dichiarava che verso le ore 13.30 odierne si
trovava a casa per svolgere delle abituali faccende domestiche, fintanto che
rincasava la sig/ra __________ uscita in precedenza con delle amiche.
Una volta rincasata
aveva modo di notare che la sua compagna riportava evidenti tagli su tutto il
corpo, spaventato dalla situazione, accompagnava la stessa presso il PS __________,
senza farle particolari domande.
In seguito il personale
medico procedeva con il porre precise domande alla sig/ra __________ la quale
raccontava la reale dinamica dei fatti (…) Messo alle strette il sig. IM 1
ammetteva il tutto raccontando anch’esso la reale dinamica dei fatti, che
combaciava perfettamente con la versione della convivente, in seguito veniva
ammanettato e tradotto dai colleghi PolCant (…)”
(allegato 20 ad AI 88).
4. I fatti
4.1. I giorni precedenti ai
Fatti
4.1.1. Le dichiarazioni agli atti
Dopo l’episodio avvenuto in __________ nel corso del mese di
ottobre 2015, la relazione sentimentale fra IM 1 e la __________ divenne sempre
più problematica, fino alla rottura che portò la donna a lasciare il domicilio
comune per trasferirsi da un’amica. Non è chiaro se questo avveniva martedì 10
novembre 2015 (come riferito dall’amica), o il 17 novembre 2015 (come riferito
dalla vittima), ma poco importa.
Interrogata dalla Polizia il 27 novembre 2015, __________, l’amica
di __________ che la ospitò dopo che lei lasciò il domicilio dell’imputato, ha
riportato così quanto avvenuto i giorni prima dei fatti, secondo quanto
raccontatole dalla vittima:
“(…) nella mattina di martedì 10.11.2015 __________ mi ha
telefonato dicendomi che IM 1 l’aveva buttata fuori di casa e che quella notte
aveva dormito in ufficio. Durante la telefonata le avevo detto che l’avrei
ospitata e che non doveva preoccuparsi. Preciso che sono stata io a proporre a __________
di ospitarla a casa mia. Devo dire che nella telefonata mi sembrava disperata
perché non sapeva che cosa fare e dove andare. Ricordo che a mezzogiorno di
quel giorno ci eravamo poi incontrate alla __________ di __________ dove
lavoro. Era passata per prendere le chiavi del mio appartamento. __________ mi
aveva detto che avrebbe cominciato a portare le sue cose durante la pausa
pranzo (…) Durante la serata __________ mi ha raccontato quello che era
successo e meglio che non se lo aspettava siccome loro erano separati in casa
da circa un mese e avevano un accordo che lei poteva stare lì fino a quando
trovava una sistemazione.
Mi ha riferito che nei giorni precedenti, non so bene se fosse
stata la domenica oppure il lunedì, IM 1 le aveva detto che non poteva andare
avanti con questa situazione e che stava male. Per quanto ne so io è stato
quindi lui a chiederle di lasciare l’appartamento.
(…) __________ viveva a casa mia dal 10.11.2015. Con sé aveva
portato una piccola parte dei suoi effetti personali e il gatto. Lei aveva
ancora dei contatti con IM 1. So che lui le continuava a dire di andare
nell’appartamento per prendere le sue cose. Lei lavorava e quindi gli aveva
detto che sarebbe passata nel fine settimana per prendere tutto.”
(AI 28).
Con riferimento al periodo in cui la donna lasciava casa sua fino
ai fatti, l’imputato ha dichiarato di non aver più avuto contatti, se non in
un’occasione, per questioni di lavoro (interrogatorio del 21 novembre 2015
dinanzi alla Polizia).
La vittima invece, ha dichiarato di essersi accordata con
l’imputato che sarebbe potuta rimanere a casa sua fintanto che avesse trovato
un’altra abitazione. Durante quel periodo, affermava di essersi impegnata il
più possibile per far sì che il distacco avvenisse pacificamente, e di aver
visto IM 1 particolarmente sofferente a causa della situazione, sennonché
l’uomo, il 16 novembre 2015, le chiese di andarsene, indipendentemente dal
fatto se avesse o meno trovato un’altra sistemazione fissa o meno:
“Quando è rientrato (se non erro era la fine di ottobre 2015) io
gli ho detto che probabilmente percorrevamo due binari diversi perché lui
voleva divertirsi con altre donne. Gli ho detto che volevo staccarmi da lui e
non più vivere insieme a lui. In quel momento l’ho lasciato, ma nello stesso
tempo non volevo accelerare troppo questo distacco per non fargli troppo male.
(…) Gli volevo comunque bene (…) Voglio bene a suo figlio e sono affezionata
alla sua famiglia. Volevo che il rapporto si spegnesse nel modo meno brusco
possibile e volevo che rimanessimo amici.
(…) Nel frattempo cercavo casa, sebbene vivessimo insieme nello
stesso appartamento. (…) lo vedevo sofferente perché a mio modo di vedere IM 1
si è reso conto di quello che avrebbe perso. Io invece ero esaurita e volevo
mettere fine a questa storia e ritrovare me stessa. (…)
Qualche giorno prima dell’accoltellamento (tra il 16 e il
21.11.2015) al lavoro abbiamo tranquillamente parlato e nulla faceva presagire
che potesse aggredirmi. (…) entrambi abbiamo concordato che quella era una
decisione giusta anche se drastica.”
(AI 38).
“(…) decidevamo comunque di continuare a vivere insieme nello
stesso appartamento, dormendo però in stanze separate. Detta scelta si rivelava
difficile, soprattutto per IM 1 perché avevo l’impressione che lui ne soffrisse
molto, mentre io ero ben più determinata. Nel frattempo io stavo cercando una
nuova abitazione. Avevamo comunque modo di passare diverse serate insieme
parlando di noi. Pensavo che IM 1 la stesse prendendo bene.
Lunedì 16.11.2015 IM 1 mi scriveva un messaggio dicendomi che la
situazione così non poteva andare avanti e mi invitava a prendere le mie cose
ed andarmene.
Io così facevo, prendevo alcuni effetti personali, la mia gatta, e
il giorno seguente andavo da un’amica a __________ (…) __________, di __________
(…)”
(AI 5).
L’imputato, confrontato con queste dichiarazioni, ha preso così
posizione, confermando di essere stato lui a chiedere alla donna di andarsene:
“Passavamo delle serate insieme a parlare di noi. __________ mi
diceva anche che non sopportava più la mia presenza perché le avrei creato una
sorta di “allergia”. In quel momento le ho chiesto di trovarsi una sistemazione
da qualche altra parte. __________ mi ha detto che questa era una decisione
corretta da prendere. (…)”
(AI 9).
4.1.2. Gli sms ritrovati sul
cellulare dell’imputato
Agli atti è presente una copia del contenuto del telefono
cellulare in uso all’imputato (allegata al rapporto d’inchiesta di Polizia
giudiziaria), dalla quale, fra diversi messaggi degni di nota fra lo stesso imputato
e la __________, ma non solo (vedasi diversi sms scambiati in questo periodo
temporale fra di lui e verosimilmente dei suoi amici, con i quali condivideva
gli sms da spedire alla vittima chiedendo consigli in merito), è possibile
estrarre in particolare quelli scambiati con la vittima il 17 novembre
2015, ovvero il giorno seguente a quello in cui lui le chiese di andarsene:
Alle ore 20:29 – Da IM 1 a __________:
“Volevo avvisarti che domani mattina verserò sul tuo conto la differenza
di quanto giustamente ti spetta per non poter usufruire dei metà mese di
affitto. Essere arrivati a questa decisone grave ma ormai inevitabile è una
logica conseguenza di quanto è scaturito nel fine settimana e delle convinzioni
che in quelle ore ho maturato.
Da un mese circa vivevamo sotto lo stesso tetto come due estranei,
pronti tuttavia ad aiutarci, ed io avrei ancora cercato di sopportare la tua
indifferenza in attesa che l'orizzonte si schiarisse per entrambi.
Ma alla fine, mio malgrado, ho dovuto arrendermi all'evidenza dei
fatti che non mi ha lasciato altra via che quella di compiere questo passo.
Quando mi hai espresso il tuo disprezzo, sentendomi dire che la
mia presenza ti dava fastidio provocandoti allergia, ho realizzato che questa situazione
era durata anche fin troppo e che anche io avevo pieno diritto di fare quanto è
nelle mie possibilità per mettermi questa storia alle spalle, guarire al più
presto e tornare ad essere un uomo felice. Tutto questo senza dover subire il
peso del tuo dito puntato contro per colpevolizzarmi. Non posso accettare
queste accuse come pure respingo al mittente le accuse di scarsa onorabilità
che avrei avuto in questa circostanza: non può farti infatti onore il
comportamento di assoluta mancanza di rispetto che hai tenuto in questo
periodo, sera dopo sera, totalmente e colpevolemente assente ed incurante di
una situazione delicata e di una persona che per anni, pur con le proprie
lacune e difetti, ti ha dedicato il meglio di sé stesso.
Al di là di quelle che sono le tue rivendicazioni, guardo in
faccia la realtà, e vorrei infine che comprendessi che questo stato di fatto
era diventato ormai solo un'opportunità fasulla e comoda che esigeva di essere
interrotta in fretta prima che si trascinasse in un qualcosa di ancora più
meschino.”
Alle ore 22:01 – Da __________ a IM 1:
“Grazie mille x tutto e x il tuo messaggio. Stai tranquillo, ho
capito le tue ragioni e non ti portò rancore. Non mai messo in dubbio quello
che hai fato x me in questi anni e non lo scorderò mai”
Alle ore 22:19 – Da __________ a IM 1:
“Mi dispiace tanto x come sono andate le cose e vorrei solo che
siamo tutti felici e sereni, ma so che ci vorrà del tempo. Non ti ho mai
puntato il dito contro e non ti giudico. Semplicemente ogni uno di noi ha il
proprio percorso nella vita e la consapevolezza interiore del quale esso sia.
Ci siamo dati tanto Amore, ma un certo punto Amore e scomparso e non ci sono
spiegazioni o colpe x questo. E successo e basta. Spero che riusciamo un giorno
ad essere buoni amici e volerci bene. Buona notte”
Alle ore 22:56 – Da IM 1 a __________:
“...grazie per ciò che hai scritto. col tempo capiremo tante
cose...purtroppo il nostro Grande Amore è svanito e come dici non possiamo
darci colpe... è successo...la cosa più importante ora è ritrovarci per il
nostro bene interiore...perché tutta l'energia che questa situazione porterà
dentro le nostre anime farà di noi persone ancora più migliori e daremo il
meglio per far si che non ci conduce a fare gli stessi errori in futuro...solo
il tempo ci aiuterà ed avremo una maggiore consapevolezza e serenità ...notte”
Alle ore 23:39 – Da IM 1 a __________:
“...solo e soprattutto stanno lontano uno dall'altro capiremo e
staremo meglio prima...”
Il 19 novembre 2015, l’imputato ebbe inoltre uno scambio di
sms con un’amica, tale __________, conosciuta in palestra, come dichiarato
dall’imputato il giorno del dibattimento, e con la quale si era visto in
qualche occasione, apparentemente anch’ella lasciatasi da poco con il suo
compagno, dal seguente contenuto:
Alle ore 22:26 – Da __________ a IM 1:
“Domani deve venire a prendersi le sue cose”
Alle ore 22:27 – Da IM 1 a __________:
“Mettile già fuori dalla porta… sabato pure la mia ex viene ma io
non voglio vederla”
“Quindi uscirò di casa quando arriva”
“Mi dà fastidio”
Alle ore 22:27 – Da __________ a IM 1:
“Io ho il garage ancora pieno di roba sua”
Alle ore 22:28 – Da IM 1 a __________:
“Vedrai che appena te ne sarai liberata starai molto meglio”
4.2. Il giorno dei fatti - 21
novembre 2015 - prima dell’incontro
Imputato e vittima concordano sul fatto che i due si erano
accordati nel senso che la donna si sarebbe recata a casa del primo per
ritirare i suoi effetti personali nel pomeriggio. La vittima in particolare ha
affermato:
“Venerdì sera chiamavo IM 1 e gli domandavo se potevo passare a
prendere altri miei effetti personali, oltre che a lasciargli le chiavi della
buca lettere. Lui mi domandava quando sarei passata e io rispondevo nel primo
pomeriggio di sabato. Lui mi rispondeva che andava bene, e aggiungeva che non
sapeva se lui ci sarebbe stato. Infatti IM 1 la giornata di sabato l’avrebbe
passata con suo figlio (…)”
(AI 5).
Alle 13:36 di quel giorno, risulta un sms inviato da IM 1 alla __________,
dal contenuto: “Sono qua ho bisogno di vederti…”. Confrontato con
questo messaggio, al dibattimento, l’imputato ha dichiarato di non averne
memoria (allegato 1 al verbale del dibattimento). Dall’esame del telefono
cellulare di IM 1, non risulta alcuna risposta a questo sms, ma essendo che
alle 13:59 (come si vedrà di seguito), la donna risultava essere già uscita da
casa sua, ella vi è verosimilmente giunta qualche minuto dopo.
Al dibattimento, interrogato in merito a questo sms in
particolare, l’imputato ha dichiarato di essersi sentito molto scosso e che il
suo scopo quel giorno era, sostanzialmente, quello di riconquistarla:
“Alle 13.36 però risulta un sms da parte sua a __________ ove
le diceva di aver bisogno di vederla, pochi minuti prima che lei arrivasse a casa.
Dal momento in cui ci siamo lasciati martedì, ho sofferto molto
per l’allontanamento. Quel giorno, era come se volessi chiederle di ricostruire
il nostro rapporto.
ADR confermo che in quei momenti mi sentivo ferito, ero
ancora molto innamorato, ed avevo la speranza di poter convincere __________ a
ricostruire il nostro rapporto.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
Già a questo stadio si può trarre una prima conclusione, e meglio
che l’intenzione della donna era, quel giorno, di ritirare i suoi effetti
personali, mentre l’uomo, ferito nel proprio io, voleva riprendere la
relazione.
4.3. L’arrivo di __________ a
casa di IM 1 e l’accoltellamento
In merito a cosa accadde a questo punto della storia, agli atti
sono presenti dichiarazioni contraddittorie e contrastanti tra le parti
coinvolte.
4.3.1. Le dichiarazioni della
vittima
Sentita in Polizia il giorno seguente ai fatti, la donna ha
raccontato così, nel corso del suo primo interrogatorio, quanto accaduto quel
giorno a casa di __________:
“Sabato raggiungevo l’appartamento poco prima delle 14:00, e
potevo notare che la macchina di IM 1 era a casa.
Salita nell’appartamento avevo modo di salutare IM 1, che però
rifiutava i tre baci. Gli chiedevo dove era __________, che si trovava nella
sua camera, e lo salutavo. Lui stava giocando all’Ipad. Richiudevo la porta
della stanza di __________ per lasciarlo tranquillo.
Di seguito mi recavo in cucina per vedere se avevo qualcosa da
prendere. Sull’uscio della cucina IM 1 mi veniva incontro e mi abbracciava
molto stretto. Io gli domandavo come stava e lui non mi rispondeva nulla,
continuando a stringermi con le braccia.
Avevo modo di notare che nella mano destra teneva qualcosa, ma non
riuscivo a vedere di cosa si trattasse.
(…) durante l’abbraccio, non ho visto IM 1 allungare il braccio o
la mano. (…) Posso pensare che avesse già avuto l’oggetto in mano o in tasca al
momento dell’abbraccio.
Io, se ricordo bene, gli domandavo cosa avesse in mano. Lui, senza
nulla dire cominciava a colpirmi: con il braccio sinistro mi teneva e con la
mano destra mi colpiva. Io cercavo di liberarmi dalla presa e cercavo anche di
parare i colpi. Ricordo che urlavo chiedendogli cosa stesse facendo e cercando
aiuto.
Non sapendo più cosa fare, pensando che stessi per morire,
decidevo di mentirgli e lo informavo che ero tornata da lui per ricominciare la
relazione.
A queste parole lui si fermava e mi domandava se lo amavo ancora.
Io gli rispondevo affermativamente e gli dicevo che dovevo assolutamente andare
in ospedale. Pertanto prendevo la mia borsa e salivo a bordo della mia vettura __________.
Ricordo che IM 1 voleva venire con me, ma io gli dicevo di pensare al bambino e
poi di raggiungermi in un secondo momento all’ospedale.
Lui mi domandava che cosa avremmo detto una volta in pronto
soccorso e io gli rispondevo che avrei detto che ero stata aggradita da qualcun
altro.
Entrata in pronto soccorso chiedevo immediatamente aiuto e in un
secondo momento mi veniva chiesto cosa fosse successo. Io spiegavo che il mio
ex compagno mi aveva aggredito. Nel frattempo avevo modo di prendere atto che IM
1 era arrivato al pronto soccorso ed era stato fermato.
Vorrei precisare che durante il tragitto verso l’ospedale avevo
modo di chiamare la mamma di IM 1, __________, alla quale dicevo che il figlio
mi aveva pugnalato. Le dicevo pure che stavo andando al pronto soccorso di __________.
(…) IM 1 non è una persona aggressiva (…) mai avrei immaginato che sarebbe
potuto accadere un fatto simile. (…) non sono in grado di dire quale sia il
coltello da lui utilizzato, io ricordo unicamente il suo pugno. (…) circa
l’abbraccio posso dire che era particolarmente soffocante. Io cercavo di
staccarmi da lui, ma lui cominciava la sua aggressione. (…) ricordo di aver
respinto il tentativo di un bacio da parte di IM 1. (…) è mia intenzione
sporgere querela/denuncia nei confronti di IM 1, anche per i titoli di reato di
lesioni semplici e vie di fatto, inoltre mi costituisco accusatrice privata.”
(AI 5).
Interrogata dal PP PP 1 il 4 dicembre 2015 (AI 38), la donna ha
esposto nuovamente la sua versione dei fatti:
“Il mattino mi sono recata dal parrucchiere e verso le 14.00 mi
sono recata a __________. Ero tranquilla. Sono entrata in casa, la porta era
aperta, l’ho salutato, ho visto che era vicino al divano, non ricordo se stesse
appoggiando qualcosa sulla botte. Sono andata verso di lui per dargli “tre
baci”. Lui si è tirato indietro con il busto, facendomi capire che non voleva i
tre baci. Lui mi ha detto: “Cosa fai?”, io gli ho risposto che era un modo per
salutarlo.
Il PP mi chiede se normalmente io e IM 1 ci salutavamo dandoci
i tre baci.
No, ma visto che era qualche giorno che non lo vedevo ho pensato
di dargli questi tre baci, volevo essere gentile, fargli capire che non ero
scocciata della situazione.
Mi sono recata in cucina, ma sono subito uscita chiedendogli nel
contempo dove fosse __________. Lui mi ha risposto che il figlio era in camera,
gli ho chiesto se potevo andare a salutarlo e insieme siamo andati in camera
sua. Ricordo che __________ giocava con l’Ipad, mi ha salutato ed io ho fatto
lo stesso. Voglio precisare che siamo leggermente entrati in camera in quanto
la camera è piccola. Siamo usciti ma non ricordo in questo momento se siamo
stati noi a chiudere la porta o il bambino.
Il PP mi dice che durante il verbale di polizia ho dichiarato
di avere chiuso la porta della stanza di __________.
Chiedo scusa ma in questo momento non ricordo bene chi abbia
chiuso la porta. Ricordo di essere tornata in cucina per probabilmente verificare
se non avessi dimenticato qualche cosa di mio. A dire il vero sono rientrata in
cucina senza un certo motivo, forse inconsciamente per verificare se non avessi
dimenticato nulla. Lui è entrato in cucina subito dietro di me. Non sono stata
io a chiedergli di venire in cucina con me. Io mi sono fermata tra il tavolo e
il frigo dei vini, mi sono girata verso di lui e IM 1 mi ha abbracciata
(praticamente eravamo vicinissimi) subito dopo.
Mi viene chiesto se confermo che è stato IM 1 a venirmi
incontro in cucina abbracciandomi “molto stretto”. Mi viene inoltre chiesto di
spiegare com’era questo abbraccio.
Ricordo che mentre mi abbracciava ha tentato di baciarmi in bocca,
ma io mi sono tirata indietro. Non ci siamo staccati completamente, nel senso
che lui mi stringeva ancora a sé. Durante la prima fase anche io l’ho
abbracciato perché pensavo che stesse male e avesse bisogno di un abbraccio. È
in quel momento che ha tentato di baciarmi. Come ho già detto, ho tentato di
staccarmi da lui, ricordo di avergli detto una cosa del genere “no dai, …”. Ho
notato che IM 1 era agitato (“tremolante”), mi sono quindi lasciata abbracciare
una seconda volta e anch’io l’ho abbracciato chiedendogli se stesse bene. (…)
In realtà non ci siamo staccati completamente, non è corretto parlare di primo
e secondo abbraccio, in realtà è stato un susseguirsi di situazioni collegate.
(…) L’abbraccio è diventato soffocante dopo che gli ho chiesto se stesse bene,
più precisamente durante la seconda fase dell’abbraccio. Era come se non volesse
lasciarmi andare. (…)
Mi viene chiesto se confermo che l’oggetto che l’imputato
teneva nella mano destra (il coltello) l’aveva già con sé quando si è
avvicinato verso di me per stringermi e se confermo di avergli chiesto cosa
tenesse in mano (…)
Voglio precisare che quando ci siamo abbracciati non ho notato se IM
1 tenesse un oggetto in mano. Mi sono accorta di questo oggetto solo quando si
è staccato da me notando il suo braccio stendersi lungo il fianco. Non sono
sicura se quell’oggetto già lo tenesse in mano. Ribadisco, come ho già
dichiarato, di non avere visto se quell’oggetto fosse un coltello o meno (…)
Non ho notato IM 1 allungare il braccio per afferrare un ipotetico coltello.
(…) Quando ho notato il suo braccio stendersi ricordo di aver chiesto a IM 1
cosa tenesse in mano e in quel momento lui ha cominciato a colpirmi. In quel
momento mi sono pure accorta che l’oggetto che teneva in mano era un coltello.
Non credevo a quello che stava succedendo. Ricordo di avergli urlato “cosa stai
facendo?”. Gridavo “aiuto”. (…) arrivavano coltellate da tutte le parti;
tentavo di proteggermi con le braccia e con le mani. Non ricordo se mi colpiva
dall’alto verso il basso o dal basso verso l’alto, di fianco, ecc. So solo che
ad un certo punto mi sono resa conto che rischiavo di morire, quando ho
realizzato che mi stava colpendo con un coltello. Ho avuto veramente paura di
morire. Perché non era lui in quel momento (…) con la mano sinistra mi teneva e
con la mano destra mi colpiva. (…)
Mentre mi colpiva con il coltello ho pensato di dirgli di
essere “tornata da lui per ricominciare la relazione”. Mi viene chiesto perché
ho pensato che dicendogli quella frase egli avrebbe smesso di colpirmi.
Gli ho detto questa frase per farlo smettere, ho pensato che
dicendogli questo si sarebbe calmato. È la prima cosa che mi è venuta in mente
per farlo smettere. Volevo salvarmi, per cui ho pensato che, dato che IM 1 era
ancora innamorato di me, dicendogli che saremmo rimasti insieme lo avrebbe
calmato.
(…) Dopo che gli ho detto che saremmo potuti tornare insieme, IM 1
si è immediatamente fermato, ha smesso di colpirmi. Ora ricordo che forse
quando gli ho detto quella frase l’ho anche spinto, allontanandolo da me.
Ricordo che lui mi ha risposto “È vero?” o qualcosa del genere. Gli ho risposto
di sì. Non sono sicura delle parole esatte da me pronunciate, ma credo di
avergli detto che dovevo andare al Pronto soccorso.”
(AI 38).
4.3.2. Le dichiarazioni
dell’imputato, il verbale di confronto e la ricostruzione fotografica
Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi alla Polizia il 21
novembre 2015, IM 1 ha rilasciato una prima versione dei fatti che, come si
vedrà di seguito, poco collima con quanto realmente è accaduto.
In particolare, nel suo primo verbale egli ha sostenuto di aver
accolto la donna freddamente e poi di essersi ritrovati entrambi in cucina, ove
tentava di baciarla. La donna rifiutava questa particolare attenzione,
scatenando nell’uomo uno “shock emotivo” che l’avrebbe spinto ad afferrare un
coltello e a scagliarlo contro il torace della __________, non colpendola, in
quanto ella, aggrappandosi al suo braccio destro, lo avrebbe sbilanciato in
modo tale da ferirsi, non si sa bene come, al collo. Niente di più:
“Oggi pomeriggio, ho passato la giornata con mio figlio, l’ho
portato in giro e a tagliare i capelli. Successivamente tornavamo a casa (…)
Verso le 13.55 giungeva __________, sapevo che sarebbe passata ma non sapevo a
che ora.
ADR: che è in possesso delle chiavi di casa, a casa c’è ancora
tutta la sua roba.
Appena arrivata a casa ci siamo salutati, io ero molto freddo, gli
dicevo di fare in fretta e di prendere le sue cose che gli servivano e di
andare. Io e lei andavamo in cucina, nell’entrare ci abbracciavamo, io volevo
darle un bacio sulla guancia per poi baciarla sulla bocca. Da parte sua
resistiva spostando il busto, a quel punto li ho avuto uno shock emotivo: ho
afferrato un coltello da cucina che era appoggiato sul frigorifero del vino, ho
praticamente allungato la mano destra per prenderlo.
Impugnandolo con quella mano, quindi il mio lato forte. Una volta
preso il coltello, sono andato in confusione con la testa, l’ho scagliato
contro il suo torace, lei a quel punto si è aggrappata al mio braccio destro,
in prossimità del mio polso e così facendo ci siamo sbilanciati. Lei si
abbassava verso il basso, è possibile che in questo frangente si sia ferita al
collo con il coltello.
Lei dopo questo fatto mi diceva, “ma cosa sta succedendo, ma
perché hai creato questa situazione”. Lei inoltre mi diceva che stava perdendo
sangue, che voleva andare in ospedale.”
(allegato al rapporto d’arresto provvisorio AI 3).
La seconda versione dei fatti rilasciata dall’imputato dinanzi al PP
1 il giorno seguente, 22 novembre 2015, dovette per forza di cosa essere
adattata, poiché egli veniva confrontato con le prime dichiarazioni rese dalla
vittima, il cui racconto poco si confaceva con quanto da lui invece dichiarato di
prima battuta alla Polizia. L’imputato ha dichiarato in particolare che, prima
di abbracciare la donna, già teneva in mano il coltello, sebbene non avesse
intenzione di colpirla a quel momento; che, alla fine dell’aggressione, la lama
del coltello si staccò dal manico, senza che egli riuscisse a capire
precisamente come questo fosse avvenuto; e che, al momento in cui la donna gli
chiedeva di smettere di colpirlo, egli già si fermò (di sua sponte), resosi
conto della gravità di quanto stava facendo:
“(…) Il PP mi chiede se tenevo il coltello in mano prima di
abbracciare __________.
Sinceramente non me lo ricordo.
Il PP mi dice che __________ non ha visto allungare il mio
braccio per prendere il coltello, ma ha notato che già tenevo in mano qualcosa
(il coltello).
Quando lei è entrata in cucina il coltello era appoggiato sul
frigorifero. Quando ci siamo abbracciati il coltello già lo tenevo in mano. In
quel momento però non era mia intenzione colpirla.
Il PP mi chiede allora come mai ho preso il coltello che era
poco prima appoggiato sul frigorifero.
Ero confuso (l’imputato piange) Mi è venuto in mente l’ultimo mese
di sofferenza trascorso insieme. Preso da un raptus improvviso l’ho colpita con
il coltello che tenevo in mano.
Mi viene chiesto quando si è rotto il coltello, quando il
manico si è staccato dalla lama.
Si è rotto durante l’aggressione.
Il PP mi chiede se si è rotto all’inizio dell’aggressione
oppure alla fine.
Si è rotto alla fine dell’aggressione.
Il PP mi chiede qual è stato il motivo per il quale mi sono
fermato.
Mentre colpivo __________ mi sono accorto della gravità del mio
gesto e quindi mi sono fermato.
Il PP mi dice che molto verosimilmente mi sono fermato perché
la lama si è rotta.
Mi sono accorto che stavo esagerando. Non è come pensa il PP. In
casa era presente mio figlio per cui non mi sarei mai sognato di uccidere __________
mentre mio figlio era in casa.
L’interrogante mi dice che molto verosimilmente la forza che ho
impiegato per colpire __________ e la resistenza che la lama ha incontrato
molto verosimilmente un osso della vittima ha determinato la rottura del coltello.
Mi viene chiesto di prendere posizione in merito.
Non saprei dire per quale motivo il coltello si sia rotto.
Il PP mi chiede se __________ per farmi smettere mi ha detto
che mi amava ancora e che era venuta da me per ricominciare la nostra
relazione.
Sottovoce mi ha detto che “c’era ancora dell’amore” e di “non
creare una situazione del genere”.
Il PP mi chiede di spiegare meglio questa mia affermazione.
In sostanza mi ha chiesto di smettere di colpirla.
A domanda dell’avv. __________ rispondo che le frasi di __________
sono state pronunciate quando avevo già smesso di colpirla.
Il PP mi dice che le dichiarazioni di __________ dicono
tutt’altro, nel senso che ha pronunciato quella frase per farmi smettere.
Non è così, ricordo che avevo già smesso di colpirla. (…) rispondo
che non ho mai avuto l’intenzione di uccidere __________ e di non avere mai
preso in considerazione questa ipotesi.”
(AI 9).
Nel corso del verbale di audizione dinanzi al GPC del 23 novembre
2015, l’imputato ebbe modo di apportare ulteriori precisazioni alle sue
dichiarazioni con riferimento al momento in cui prese in mano il coltello:
“(…) Dapprima IM 1 intende formulare delle precisazioni in
relazione al verbale PP del 22.11.2015 le stesse riguardano il fatto che al
momento in cui è entrato in cucina non teneva assolutamente in mano nessun arma
di nessun genere. Solo al momento in cui c’è stato l’avvicinamento ed ho capito
che lei rifiutava ogni ulteriore contatto allora mi ha preso questo shock
emotivo ed ho afferrato il coltello come ho già avuto modo di indicare nei
precedenti verbali.”
(AI 16).
Agli atti, in ordine cronologico, figura a questo punto
dell’inchiesta il verbale di confronto tra vittima e imputato, del 23
dicembre 2015, ove entrambi venivano confrontati con la versione dell’altro
(AI 61).
Entrambi non fornivano indicazioni utili in merito a chi avesse
chiuso la porta della camera dove era presente il figlio __________, non
ricordando questo dettaglio, l’imputato comunque precisava:
“(…) Ricordo che entrambi siamo entrati nella stanza di __________
ma non ricordo chi dei due è uscito dalla stanza per primo e rispettivamente
chi abbia chiuso la porta”
(AI 61).
Con riferimento all’arrivo in cucina dei due e all’abbraccio che
si scambiarono, la donna si è limitata a confermare le sue precedenti
dichiarazioni, e IM 1, da parte sua, non le ha contestate, precisando comunque
di non essersi reso conto che l’abbraccio fosse stato così soffocante come da lei
descritto, e che in quel momento si trovava in stato di shock. Anche in merito
a sapere il momento in cui IM 1 prendeva l’arma in mano, la __________ si è
limitata a confermare le precedenti dichiarazioni che le venivano sottoposte. Egli,
invece, ha affermato:
“In merito a quanto dichiarato da __________ rispondo che non
ricordo se lei mi abbia detto “che cosa stai facendo?”. Ribadisco che quando ci
siamo abbracciati il coltello non lo tenevo in mano. Non ricordo altri
dettagli. (…)
In merito al coltello durante il VPP del 22.11.2015 ho dichiarato
quanto segue:
“(…) Quando lei è entrata in cucina il
coltello era appoggiato sul frigorifero. Quando ci siamo abbracciati il
coltello già lo tenevo in mano. In quel momento però non era mia intenzione
colpirla. (…)”
Ora, questo comportamento contrasta con l’asserito shock
emotivo (raptus). Stando alle mie dichiarazioni, quando ho preso il coltello
non stavo abbracciando __________, mi sono recato verso di lei con il coltello
in mano. Quindi, ho deciso di accoltellarla prima di abbracciarla, prima del
mio tentativo di baciarla e prima del suo rifiuto. Curioso è pure il fatto che
sul frigorifero dei vini vi fosse appoggiato anche un martello. Mi viene
chiesto di prendere posizione in merito.
Il martello era appoggiato lì perché avevo appena tolto le
fotografie dalla parete, con la parte appuntita del martello facevo leva sul
chiodo per toglierlo. Su quel frigorifero appoggiavamo sempre molti oggetti.
Quando ho abbracciato __________ non tenevo in mano il coltello, lo giuro su
mio figlio. Non ho più nulla da aggiungere.
Il PP mi chiede cosa ho pensato quando ho impugnato il
coltello.
Mi sentivo frustrato dal rifiuto di __________ di baciarmi. Questo
bacio per me era molto importante. Aveva un significato enorme. In quel momento
non ho pensato a nulla.”
(AI 61).
Veniva dunque affrontata la questione relativa al momento in cui
la donna decise di affermare di voler tornare con lui pur di farlo smettere di
colpirla, sottoponendo ad entrambi le precedenti dichiarazioni rese dalla
stessa in tal senso. IM 1 da parte sua ha contestato questa versione dei fatti,
ribadendo di aver già smesso di colpirla, nel momento in cui vide del sangue. Ha
aggiunto poi un dettaglio in merito alla rottura del coltello contrastante
rispetto alle sue precedenti dichiarazioni: se, nel precedente verbale, egli
aveva affermato che il coltello si ruppe alla fine dell’aggressione senza un
motivo particolare, (“Non saprei dire per quale motivo”), in questo
verbale ha invece dichiarato che l’arma si ruppe in un modo ben preciso, ovvero
cadendo per terra:
“In merito a quanto dichiarato da __________ rispondo che la mia
reazione nei suoi confronti si è interrotta prima che mi dicesse quella frase
(che era tornata da me per ricominciare la nostra relazione). È in quel momento
che abbiamo incominciato a parlare. Ho smesso di colpirla quando l’ho vista
ferita. Il coltello si è inoltre rotto quando è caduto per terra sulla soglia
della porta della cucina (l’accesso alla cucina è delimitato da un passante in
ferro).
Il PP mi dice che ho dichiarato che il coltello si è rotto
durante l’aggressione quando il manico si è staccato dalla lama (VPP 22.11.2015
pag. 5 righe 35/40). Mi viene chiesto di prendere posizione.
Per me era sottinteso che il coltello si è rotto alla fine
dell’aggressione. Era questo che intendevo.”
(AI 61).
La donna ha così preso posizione in merito a queste ultime
dichiarazioni dell’imputato:
“In merito a quanto appena dichiarato da IM 1 (…) rispondo che
ricordo (nel senso che io l’ho vissuta così) che l’azione di IM 1 si è
interrotta dopo che l’ho spinto dicendogli quella frase. Del coltello non ho
nessun ricordo.
IM 1
(…) non ricordo di essere stato allontanato con una spinta da __________.
Non ricordo bene la dinamica della caduta del coltello.”
(AI 61).
La lama del coltello (e non il manico, il quale non è mai stato
reperito), è stata ritrovata dagli inquirenti all’interno dell’automobile di IM
1, infilata tra il sedile del passeggero ed il vano centrale porta oggetti. A
questo proposito, l’avv. __________ (patrocinatore della __________), poneva le
seguenti domande all’imputato:
“A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere come mai
ho nascosto la lama del coltello nell’auto rispondo che non ho mai voluto
nascondere la lama nella mia auto.
A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se sono
stato io a nascondere la lama nella mia auto rispondo che non ho nascosto
la lama in auto. Nella fretta ho appoggiato la lama per terra davanti al sedile
passeggero, durante il viaggio la lama si è spostata sotto al sedile passeggero.
Voglio sottolineare che andavo a velocità sostenuta per raggiungere l’ospedale.
Il PP mi dice che la lama è stata trovata tra il sedile del
passeggero ed il vano centrale portaoggetti. (viene mostrata all’imputato la
documentazione fotografica (…) Mi viene chiesto di prendere posizione.
Dichiaro che l’indicazione e la posizione della lama indicata
nella fotografia no. 32 corrisponde a dove ho posto la lama del coltello. (…)
ho portato la lama con me perché non volevo che mio figlio la vedesse in cucina.
A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere dove ho
messo il manico del coltello rispondo che non lo so.
A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere dove ho
trovato la lama rispondo che era per terra, appena fuori dalla cucina, nei pressi
della soglia.
A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se ho
cercato il manico del coltello rispondo che non l’ho cercato. Non so dove
sia.
Il PP mi chiede dove potrebbe
trovarsi il manico del coltello.
Non ne ho idea di dove sia, ero sotto
shock per cui non ricordo nulla.
A domanda dell’avv. __________ a IM 1 intesa a sapere se
secondo me il manico è ancora in casa rispondo che non lo so.
A domanda dell’avv. __________ a __________ intesa a sapere se
attualmente ha paura di IM 1 rispondo che dopo un atto del genere un po’ di
paura c’è. Ho paura di un’altra aggressione. (…) è normale avere paura.
A domanda dell’avv. DF 1 a __________ volta a sapere se in
riferimento a queste mie ultime risposte ritengo pensabile che IM 1 possa
commettere ancora atti quali quelli commessi nei miei confronti il 21 novembre
2015 rispondo che spero tanto di no. Spero che ci sia la possibilità di
impedire a IM 1 di avvicinarsi a me.”
(AI 61).
Il 26 gennaio 2016 il magistrato inquirente procedeva ad una ricostruzione
fotografica dell’accaduto presso l’appartamento dell’imputato, presente, pure
la vittima. La documentazione fotografica ripercorre attimo dopo attimo di
quella giornata, dapprima secondo la versione di IM 1, e poi secondo quella di __________,
entrambi presenti negli scatti alternandosi con la presenza di comparse (AI
89). Interessanti in questo accertamento sono in particolare le dichiarazioni
dell’imputato, in quanto egli ha aggiunto dettagli non di poco conto in merito
alla sequenza dei colpi e al tipo di essi:
“(…) Presa del coltello
Ho visto il coltello sopra il frigorifero delle bottiglie del vino
e preso da un raptus improvviso l’ho afferrato con la mano destra. __________
era attaccata a me, non credo che guardasse verso il frigorifero delle
bottiglie. (…)
Primo colpo inferto
Con la mano destra impugnavo il coltello, ho colpito __________ al
collo sulla parte sinistra, con un colpo inferto di striscio. Con la mano
sinistra le tenevo il fianco.
Sequenza dei colpi inferti
Non ricordo con esattezza la sequenza dei colpi inferti. Ad un
certo punto mi ricordo comunque di averla ferita a livello della clavicola
destra colpendola con un fendente di striscio.
Ferita all’addome
Ad un certo punto, non ricordo con quale modalità, ma visto che ci
trovavamo a stretto contatto, ho ferito __________ all’addome sempre impugnando
il coltello con la mano destra. Questo mentre ci stavamo spostando verso la
porta. (…)
Caduta coltello
Durante la colluttazione ci siamo spostati verso la soglia della
cucina e in quel frangente ho lasciato cadere a terra il coltello. Ricordo che
poco dopo mi sono accorto che il coltello si era rotto. (…) la lama si è
staccata dall’impugnatura.”
(AI 89).
La __________ da parte sua, nel corso della ricostruzione
fotografica ha apportato le seguenti precisazioni al suo racconto, senza nulla
modificare nella sostanza:
“Accesso in cucina
Una volta entrati in cucina ci siamo trovati faccia a faccia (…)
ci siamo abbracciati, voglio precisare che IM 1 mi ha abbracciata ed io ho ricambiato
l’abbraccio. Ricordo di aver chiesto ad IM 1 come stesse, ero pure consapevole
del fatto che in quel periodo IM 1 non stava bene. Ricordo IM 1 agitato ed
emozionato per la mia presenza. (…) ha tentato di baciarmi sulla bocca ma io mi
sono scansata (…) ci siamo quindi ristretti nuovamente in un abbraccio. (…)
Distacco parziale
Mi sono girata verso sinistra in direzione del tavolo. In quel
momento ricordo di avere notato che IM 1 teneva il pugno chiuso come se tenesse
qualcosa in mano. Gli ho chiesto che cosa tenesse in mano. IM 1 non mi ha dato
nessuna risposta.
Colpi inferti
Ricordo che IM 1 teneva la sua mano sinistra sulla mia schiena,
non era una stretta, nel senso che non mi teneva bloccata, ma vi era comunque
un contatto fisico tra noi. Non ricordo la sequenza precisa dei colpi che ho
ricevuto, in particolare non ricordo dove sono stata ferita con il primo
fendente. Mi sono accorta di essere stata ferita con “qualcosa di contundente e
tagliente”. Ripensandoci non escludo che il primo colpo me lo abbia inferto al
collo. Sebbene mi sono accorta di essere stata colpita con un oggetto
contundente, preciso che non ho mai visto il coltello durante l’aggressione (…)
Autodifesa
Quando ho realizzato ciò che mi stava accadendo (ossia che venivo
colpita con un oggetto tagliente) ho tentato di parare i colpi come gesto di
autodifesa mettendo le mani avanti. Ricordo di essere stata colpita in modo
disordinato. (…) Posso immaginare di essere stata ferita con un coltello.
Ricordo che urlavo. Credo anche di aver cercato di allontanare IM 1
spingendolo.
Fine dell’aggressione
Mi sono messa ad urlare, gli ho anche detto “ti amo”, eravamo
scioccati entrambi (…). Ricordo di avergli detto che necessitavo di cure in
ospedale.”
(AI 89).
Infine, il 26 febbraio 2016 l’imputato è stato sottoposto a verbale
finale il dal PP 1, il quale ha esposto, riassumendoli, gli elementi a suo
carico:
“Dopo i verbali di ricostruzione del 12 gennaio 2016 (…) la
dinamica dell’aggressione può essere riassunta come segue.
I primi colpi li ho inferti a __________
al collo (cfr. fase 9 VPP di ricostruzione del 12.01.2016 pag. 2), poi a
livello della clavicola destra (cfr. fase 10 VPP (…) ) ed ad un certo momento
l’ho colpita all’addome (fase 11 (…)). Non è chiaro per contro la sequenza dei colpi
che ho inferto a __________ (…) nelle altre parti del corpo e se sono stati
inferti tra il primo fendente al collo e quello all’addome. Mi viene chiesto di
prendere posizione in merito.
Ribadisco che faccio fatica a ricordare
la sequenza dei colpi. Sicuramente il primo colpo è stato inferto nella parte
alta del corpo però non escludo che il primo sia stato inferto al collo (di
striscio). Durante il movimento orizzontale del colpo inferto è probabile che
io abbia anche, subito dopo, colpito la clavicola destra di __________. (…) È
possibile che uno dei colpi che abbia raggiunto il mento abbia poi proseguito
la traiettoria fino a colpire la clavicola destra. Non ricordo quando l’ho
colpita alla mano. Non ricordo nemmeno in quale fase della colluttazione ho
colpito il seno.
In merito al coltello, dalle
dichiarazioni di __________ sembrerebbe che io avessi già con me (in mano),
quindi prima dell’abbraccio, in quanto la donna ha dichiarato di non avermi
visto allungare il braccio. (…) Io stesso ho dichiarato di aver tenuto il
coltello in mano durante l’abbraccio (VPP del 22.11.2015 (…)). Poi durante il
verbale di confronto ho dichiarato che il coltello quando l’ho abbracciata non
lo tenevo in mano (…) Mi viene chiesto di prendere posizione.
Non tenevo il coltello in mano durante
l’abbraccio. Essendo stati entrambi vicini al frigorifero dei vini non era
necessario un movimento di allungamento del braccio particolare. (…) Quando ho
tentato di baciarla, ritengo che __________ non potesse vedere il mio braccio destro
allungarsi verso il frigorifero, in quanto il coltello appoggiato sul
frigorifero rispetto a __________ era posto dietro al suo corpo.
(…) In merito al motivo per cui dopo
diversi fendenti con il coltello ho smesso di colpire (…) dalle mie prime dichiarazioni
emerge che ho smesso di colpirla perché il coltello si è rotto (o perlomeno
questo era uno dei motivi indicati). Poi durante il verbale di confronto ho
dichiarato che il coltello si è rotto cadendo per terra, non mentre la colpivo
(…) __________ (…) ha per contro dichiarato che ho smesso di colpirla quando mi
ha detto che voleva tornare insieme a me. (…) Mi viene chiesto di prendere
posizione (…)
Ribadisco che il coltello si è rotto
quando è caduto per terra. Quando ho visto __________ sanguinare ho
immediatamente lasciato cadere il coltello a terra. Mi sono subito interessato
alle condizioni di __________. Ricordo che mi ha detto quella frase quando
avevo già smesso di colpirla.
Il PP mi dice che un coltello come
quello utilizzato per colpire __________ difficilmente si rompe semplicemente
cadendo a terra. (…) Da tanti anni possedevo quel coltello per cui credo
che fosse già di suo “allentato”. Per quello cadendo si è rotto. Capisco le
perplessità del PP ma confermo che il coltello si è rotto cadendo a terra.
Ribadisco che non era mia intenzione
uccidere __________. Non so cosa mi è preso in quel momento. Sono sincero, non
riesco a capire cosa mi è successo. Sono così dispiaciuto e addolorato per il
danno arrecato a __________ che faccio fatica ad accettare quello che ho
fatto.”
(AI 100).
Al dibattimento, l’imputato è stato nuovamente interrogato in
merito a come si svolsero i fatti quel giorno. Con riferimento al momento in
cui __________ giunse a casa sua e lo salutò, egli ha dichiarato di non aver
capito il tipo di saluto (ovvero, i tre baci):
“Io mi sentivo a terra in quel periodo, quando lei è arrivata a
casa ha tentato di venirmi incontro e darmi tre baci, come si fa, come
indicatomi dal Presidente, tra due persone che non hanno una relazione. Questo
saluto, sul momento, non l’ho capito, non mi aspettavo un abbraccio da parte di
__________, non mi aspettavo nulla.”
Ha proseguito poi il suo racconto di quegli istanti, ribadendo
ancora una volta di non riuscire a capire per quale motivo aveva reagito in
quel modo a seguito del rifiuto di lei di baciarlo:
“In seguito __________ è andata in cucina, la porta era aperta, ed
io l’ho seguita, senza particolari motivi, l’intenzione era quella di parlare
per vedere quali fossero gli oggetti che lei voleva prendere. Entrati in
cucina, ci siamo guardati, si è girata, ho cercato un abbraccio da parte sua.
Ci siamo abbracciati, ho tentato di baciarla, e ancora oggi non riesco a capire
perché ho reagito al rifiuto di questo bacio, colpendola con il coltello che si
trovava lì sul porta vino.
(…) ADR che sono consapevole che il fatto che io non sappia
spiegare il motivo della mia reazione è un problema, per questo sono molto
contento di intraprendere una terapia in carcere che mi aiuterà a capire.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
4.3.3. Altre dichiarazioni
Interrogata dalla Polizia il 27 novembre 2015, __________, l’amica
presso cui soggiornava la vittima, ha riferito di aver sentito telefonicamente la
__________ il giorno dei fatti alle ore 16.00, e di averla poi vista al suo
rientro a casa sua avvenuto il lunedì dopo nel pomeriggio. Agli agenti
interroganti ha dunque raccontato quanto riportatole dall’amica, confermandone
la versione:
“Quando è arrivata a casa mi ha raccontato quanto accaduto e
meglio che sabato era andata a __________ con l’intenzione di prendere i suoi
effetti personali che le mancavano e qualche vestito pesante. __________ Aveva
le chiavi dell’appartamento. Arrivata nell’appartamento ha visto IM 1, lo ha
salutato. È andata a salutare il figlio di IM 1 che si chiama __________ ma che
io non conosco. Il figlio si trovava nella sua camera. __________ è andata in
cucina dove IM 1 ha cercato di darle un bacio e lei gli ha detto “che cosa stai
facendo?”. Lei mi ha detto che IM 1 le sembrava strano ma non ha saputo
descrivere meglio questa “stranezza”. Li __________ l’ha accoltellata sino a
quando, tra mille pensieri, lei ha cercato di calmarlo dicendogli “che gli
voleva bene e che era tornata per stare assieme a lui”. In seguito era riuscita
a uscire dall’appartamento, a prendere la sua automobile e ad andare al Pronto
Soccorso dell’Ospedale __________.”
(AI 28).
__________, ex moglie dell’imputato e madre del figlio __________,
ha riportato così, sentita in Polizia il 27 novembre 2015, quanto raccontatole
dal figlioletto a seguito dei fatti, aggiungendo un dettaglio interessante in
merito a chi avesse chiuso la porta della camera del ragazzo:
“(…) Nella giornata di sabato 25.11.2015 (…) La sera, dopo cena
(…) __________ mi ha detto che al mattino IM 1 lo aveva portato dal
parrucchiere. Nel primo pomeriggio nell’appartamento è arrivata __________. IM
1 ha chiuso la porta della stanza di __________ dicendo di stare dentro perché
dovevano discutere. In seguito ha sentito IM 1 e __________ andare in cucina
dove ha sentito IM 1 dire una frase del tipo che “chiedeva troppo”. In seguito
ha sentito un urlo e poi ha sentito IM 1 e __________ uscire di casa. __________
è quindi uscito dalla sua camera ed è andato in cucina dove ha visto 2
macchiette di sangue per terra. (…) come quando si “grattuggia il ginocchio”.
(…)”
(allegato 8 ad AI 88).
4.4. La perdita del coltello e
l’arrivo in ospedale
__________ così ha raccontato al PP 1 il 4 dicembre 2015
quanto avvenne dopo essere stata ferita da IM 1, e come raggiunse il nosocomio
di __________ quel giorno:
“Ricordo di essermi precipitata fuori dall’appartamento, scendevo
di corsa le scale, IM 1 era dietro di me in quanto voleva accompagnarmi
all’ospedale. Ricordo di avergli detto che avrei preso la mia auto e che era
meglio che lui restasse con il figlio e che mi poteva raggiungere in un secondo
tempo.
Ho parcheggiato presso il Pronto soccorso dell’Ospedale __________.
Non so quando IM 1 mi ha raggiunto in ospedale. In ospedale ho detto ai medici
che a colpirmi è stato il mio ex compagno.
Quand’eravamo ancora a __________, mentre raggiungevamo l’automobile,
IM 1 mi ha chiesto cosa avremmo detto ai medici dell’ospedale. L’ho
tranquillizzato dicendogli che avrei detto di essere stata aggredita da una
terza persona. Avrei detto qualsiasi cosa pur di andarmene da __________. (…)
quando sono stata dimessa dall’ospedale è venuto a prendermi il padre di IM 1
(…)
L’interrogante mi chiede quando IM 1 mi ha confidato di aver
pensato in più occasioni, in passato, al suicidio, e se mi ha confidato il
motivo di quei pensieri.
Voglio precisare che questa cosa IM 1 me l’ha detta nel corso
dell’ultimo mese, presumo che stesse soffrendo per la nostra situazione. Il
giorno dopo IM 1 mi ha detto di non preoccuparmi perché quello che mi aveva
detto lo ha detto solo perché in quel momento era agitato, di fatto ha voluto
tranquillizzarmi. (…)
Sono dispiaciuta per questa situazione (la vittima piange), non
vorrei che IM 1 passasse tutta la vita in prigione.”
(AI 38).
Nel verbale di ricostruzione della vittima del 12 gennaio 2016, la
__________ ha confermato tutto quanto già precedentemente dichiarato al PP, e ha
apportato qualche dettaglio supplementare al suo racconto, come il fatto di
essersi allontanata velocemente dalla cucina in quanto stava perdendo molto
sangue:
“(…) FASE 13 Fine dell’aggressione
Mi sono messa ad urlare, gli ho anche detto “ti amo”, eravamo
scioccati entrambi da quanto successo. Ricordo di avergli detto che necessitavo
di cure in ospedale.
FASE 14 Uscita dalla cucina
Sono uscita di corsa dalla cucina perché perdevo sangue. Non
ricordo se gli ho urlato di portarmi in ospedale. Ricordo che avevo tutti gli
abiti sporchi di sangue. IM 1 mi ha seguito.”
(AI 73).
Dalla ricostruzione fotografica 26 gennaio 2016, emergono le
dichiarazioni dell’imputato in merito a cosa fece nel momento in cui __________
si recava in ospedale, argomento questo da lui non ancora affrontato nel
dettaglio nel corso dell’interrogatorio. Tornato in casa, su richiesta della
vittima di badare al figlio, egli si attivò per pulire il pavimento dalle
tracce di sangue e recuperare l’arma del crimine composta da lama e manico
staccati, portandoseli seco nel mentre correva verso la macchina e, così
facendo, perdendo il manico non si sa bene dove, per poi salire in auto e
raggiungere la __________ all’ospedale:
“Accompagnamento all’auto
Ho accompagnato __________ lungo il viale d’accesso verso la sua
auto.
Ritorno verso lo stabile
Ho ripercorso il vialetto di corsa da solo e sono salito nel mio
appartamento.
Ritorno in appartamento
Sono rientrato nell’appartamento e mi sono diretto verso la soglia
della cucina.
Pulizia del sangue
Notando delle tracce di sangue sul pavimento sono entrato in
cucina per prendere della carta scottex per pulirle, questo sapendo che in
camera c’era sempre mio figlio __________. Ho pulito le tracce di sangue per
evitare che mio figlio le vedesse.
Recuper coltello
Nella fase di pulizia delle tracce di sangue ho recuperato sia la
lama che l’impugnatura del coltello.
Eliminazione scottex
Mentre impugnavo sia la lama che l’impugnatura del coltello sono
andato in bagno ed ho gettato la carta scottex sporca di sangue nel WC.
Avviso al figlio
Sono quindi entrato nella stanza di mio figlio che stava giocando
alla play station e l’ho avvisato che mi stavo recando in ospedale poiché __________
si era fatta male. Preciso che avevo sempre con me sia la lama che
l’impugnatura del coltello.
Uscita dall’appartamento con il coltello
Sono uscito da solo dall’appartamento sempre con la lama e
l’impugnatura del coltello in mano.
Perdita dell’impugnatura
Sono corso come un pazzo verso il vialetto d’entrata dove si
trovava posteggiata la mia autovettura __________ e in quel frangente ricordo
di aver perso l’impugnatura del coltello.
Salita in auto verso l’ospedale
Sono salito in auto ed ho appoggiato la lama del coltello sul
tappetino del passeggero anteriore, più precisamente tra il sedile ed il vano
portaoggetti centrale.”
Al dibattimento, a domanda di sapere dove avesse appoggiato la
lama del coltello una volta salito sull’auto, stavolta egli ha risposto di non
sapere dove l’avesse appoggiata, menzionando poi la possibilità del sedile
posteriore:
“Nella sua auto, sotto il tappetino del passeggero, è stata rinvenuta
solo la lama. Dove l’aveva appoggiata?
Non mi ricordo dove l’ho appoggiata. Non so se l’avevo messa sopra
il sedile posteriore, fatto sta che poi, avendo guidato veloce, la lama si sarà
spostata da qualche parte e sarà caduta sotto il sedile.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
A questo punto gli è stato chiesto di spiegare come si svolse il
suo arrivo presso il PS dell’Ospedale di __________. A questa domanda egli è
parso sorpreso dal contenuto del rapporto della Polizia comunale di __________
di cui sopra già si è detto (v. circostanze dell’arresto), e ha negato in
particolare di aver tentato di forzare la porta:
“Cosa succedeva una volta giunto in ospedale?
Mi sono accorto fin da subito che __________ era stata ammessa al
PS per essere curata. Si trovava già dentro in visita ed io, arrivato, chiesi
subito di lei, volevo assicurarmi che stesse bene, ero molto preoccupato.
Per quale motivo era preoccupato?
Ero molto preoccupato per la sua salute, nel modo più assoluto.
ADR che in ospedale non ho avuto una discussione con
nessuno.
Il Presidente legge il rapporto della Polizia comunale, ove
risulta che i sanitari chiamavano gli agenti in quanto “era in corso
un’aggressione”, affermando che, dopo essersi presentata la sig.ra __________,
giungeva sul posto lei che, noncurante delle prassi ospedaliere
sull’identificazione delle persone, usando la forza, tentava di sfondare la
porta automatica per accedere all’interno del PS. Il suo comportamento è dunque
stato tale da spingere i sanitari a chiamare la Polizia comunale.
Non ho mai cercato di sfondare una porta. Ero talmente sotto
shock.
Sempre dallo stesso rapporto di Polizia, risulta che la vittima
asseriva sin da subito di essere stata ferita dal suo compagno, ovvero lei.
Raggiunto dagli agenti che procedevano al suo fermo, lei veniva fatto
accomodare nella sala colloqui del PS per spiegare la dinamica dei fatti. Da
parte sua dichiarava di essersi trovato in casa, nel momento in cui __________
rincasava, dopo essere stata fuori con amiche, già ferita da terzi. Questa è la
prima versione da lei raccontata in Polizia.
Mi sono limitato a riferire quanto ci eravamo accordati di dire.
Io comunque volevo semplicemente starle vicino. La Polizia era già presente in
ospedale.
La Polizia comunale non era già presente, è stata chiamata dai
sanitari a seguito del suo comportamento.
ADR che __________ è andata da sola in ospedale perché lei
voleva andare da sola, era sotto shock. Io non volevo lasciarla andare da sola,
ma ha insistito.
L’entrata in PS di __________ è stata registrata alle ore
14.27.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
Gli è stato dunque sottoposto l’ultimo sms da lui scritto alla
vittima, dopo averla aggredita e prima di raggiungerla all’Ospedale, dal
seguente tenore:
“Prima di partire per raggiungere __________ al PS, lei ha
mandato un ulteriore sms a “__________”, è corretto?
Sì, le chiedevo come stava, e le dicevo che l’amavo alla follia.
Il Presidente legge il contenuto dell’sms: “Amore ti amo alla
follia… perdonami…”.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
Ed infine, egli ha affermato di non essersi reso conto della
possibilità di colpire delle zone del corpo sensibili, e di essersi limitato ad
afferrare il primo (e unico) coltello che si trovava sul frigo delle bottiglie:
“Nel corso dei diversi verbali, lei si è sempre concentrato sul
voler affermare di non aver mai avuto intenzione di uccidere __________. È
consapevole di cosa può succedere colpendo una persona con un coltello ad
altezza di un’arteria?
Non mi sono reso conto della gravità della zona colpita, non sono
un medico.
Il PP a domanda non sa specificare la marca del coltello, non
essendo indicato sulla lama. L’imputato ha comunque affermato di averlo
acquistato all’Ikea. Il medico legale ha ipotizzato che la resistenza
incontrata dal coltello, a causa degli indumenti e/o dell’osso a livello della
clavicola, può aver provocato la rottura della lama. Il coltello risulta
comunque molto affilato, di buona fattura.
Essendo un grande amante della cucina, avevo diversi coltelli in
cucina. Ho usato quello perché si trovava in quel posto in quel momento, non
sono andato a cercarlo appositamente. Speravo che non ci fosse nulla per farle
del male.”
(allegato 1 al verbale del dibattimento).
4.5.
In esito a quanto sin qui esposto si può pertanto concludere che l’imputato,
dopo essergli stato rifiutato un approccio più intimo (bacio sulla bocca), ha
preso il coltello che si trovava sul mobiletto della cucina e ha pugnalato
ripetutamente la vittima, “colpevole” appunto di voler definitivamente troncare
la relazione, azione poi interrotta al momento in cui la donna gli ha espresso
di voler tornare assieme a lui. In seguito, visto la necessità che la vittima
fosse medicata, ha concordato con lei la versione da riferire all’ospedale, e
meglio che è stata ferita da terzi, prima di giungere all’appartamento, tant’è
che, al primo intervento degli agenti della Polizia comunale, chiamati dai
sanitari perché lui voleva a tutti i costi essere presente con la vittima, in dispregio
delle procedure, ha raccontato proprio questa versione.
5. Le ferite riportate
dalla vittima e la sua posizione processuale
5.1. Agli
atti figura il certificato medico rilasciato dall’Ospedale __________ il giorno
dei fatti, il quale fa stato del seguente status locale:
“Emodinamicamente stabile. Apiretica. Lucida e collaborante.
Addome molle e trattabile, presenza di ferita da taglio all’emiaddome sinistro
lunga circa 2.5cm. Ferita da taglio a livello della superficie dorsale del V
dito mano destra, con esposizione del tendine estensore. Non deficit senso
motori distali. Presenza di ferita da taglio al collo a sinistra di circa 2.5
cm e altra a destra di circa 2cm. Ferita da taglio al mento a lembo di circa
1+1.5 cm. Ferita da taglio alla guancia sinistra con perforazione della stessa
fino alla mucosa interna.
In PS esplorazione e
sutura delle ferite. All’esplorazione della ferita addominale si reperta
apertura della fascia, motivo per cui si pone indicazione a laparoscopia
diagnostica.”
(allegato 19 al rapporto d’inchiesta di Polizia giudiziaria).
5.2. La
perizia medico legale sulle lesioni subite da __________ del 7 dicembre 2015 ad
opera della Dr.ssa __________ risponde ai seguenti quesiti:
“
- Accerti
il perito sulla base delle fotografie scattate in data 21 novembre 2015, nonché
sulla base di un’eventuale visita medica sulla persona di __________, la natura
delle ferite riscontrate su predetta vittima in particolare;
- Descrivere
accuratamente le lesioni riportate da __________;
- Descrivere
le probabili modalità d’esecuzione dell’azione dell’autore, indicando anche la
forza impiegata per procurare le constatate lesioni;
- Esprimersi
sul genere di arma (coltello) utilizzato dall’autore per provocare le
constatate lesioni;
- Esprimersi
sul potenziale letale delle constatate lesioni”
(AI 41),
esponendo le considerazioni che seguono:
“L'esame delle fotografie scattate sulla Sig.ra __________ ha
permesso di rilevare la presenza delle seguenti lesioni:
-
In regione geniena sinistra ferita lineare della lunghezza di
circa 1,5cm, suturata con 2 punti staccati, diretta all'incirca parallelamente
al piano sagittale. Dalla cartella clinica si apprende che la lesione
interessava la guancia a tutto spessore.
-
Sulla superficie cutanea del labbro inferiore, nella porzione
sinistra, ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 2 punti
staccati, diretta parallelamente al piano sagittale.
-
Al passaggio tra la regione latero-cervicale destra e la regione
sovraclaveare, lineare lesione di cute e sottocute, a margini netti e regolari,
della lunghezza di circa 2cm, diretta cranio-caudalmente e inclinata di circa
450 latero-medialmente rispetto al piano sagittale; angoli non valutabili. Poco
cranialmente al margine superiore di quest'ultima ferita si diparte una lesione
escoriativa, lineare, della lunghezza di circa 4cm, diretta caudo-cranialmente
e latero-medialmente.
-
Al terzo medio della regione sovraclaveare sinistra, ferita
lineare della lunghezza di circa 2cm, suturata con 3 punti staccati, diretta
cranio-caudalmente e inclinata di circa 45° latero-medialmente rispetto al
piano sagittale.
-
In regione mammaria sinistra, subito cranialmente al capezzolo,
ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 2 punt staccati,
diretta cranio-caudalmente e inclinata di circa 45° latero-medialmente rispetto
al piano sagittale.
-
In regione addominale, al passaggio tra l'ipocondrio sinistro e
il fianco sinistro, ferita lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con
3 punti staccati, diretta crania-caudalmente e inclinata di circa 45°
latero-medialmente rispetto al piano sagittale. Dalla cartella clinica si
apprende che la lesione interessava la fascia addominale a tutto spessore, per
cui si è proceduto a laparoscopia esplorativa che non ha evidenziato lesioni
degli organi endoaddominali.
-
Al V dito della mano destra, sulla superficie laterale, ferita
lineare della lunghezza di circa 1,5cm, suturata con 3 punti staccati, diretta
all'incirca perpendicolarmente all'asse maggiore del dito. Dalla cartella
clinica si apprende che la lesione ha determinato l'esposizione del tendine
estensore, senza lederlo.
-
Frattura dell'unghia del III dito della mano destra.
Gli indumenti indossati: giacca in pelle, camicia in jeans e
canottiera nera, presentano consensuali lacerazioni del tessuto in
corrispondenza delle ferite riportate al tronco.
Fatta eccezione per la ferita presente alla base destra del collo,
tutte le altre risultano suturate non potendo valutarne correttamente i margini
e gli angoli; le immagini scattate prima delle cure mediche non aiutano nella
valutazione delle lesioni essendo esse non a fuoco e i margini e gli angoli
delle ferite ricoperti da sangue. L'unica ferita non suturata presenta margini
regolari e angoli non ben valutabili per presenza di sangue fluido: le
caratteristiche dei margini indicano trattarsi di una lesione da punta e taglio
prodotta con un coltello, non potendomi però esprimere se a lama liscia o
seghettata.
Sebbene tutte le altre lesioni siano suturate, la loro descrizione
presente in cartella clinica, i pochi dati desumibili dalle fotografie scattate
dal personale sanitario (di scarsa risoluzione), la conformazione perfettamente
lineare dopo sutura, sembrano indicare trattarsi tutte di lesioni da punta e
taglio.
La lesione escoriativa presente in regione latero-cervicale
destra, sebbene non specifica e non di univoca interpretazione, potrebbe essere
stata prodotta dallo scorrimento di una punta sul collo.
Dunque le lesioni riscontrate appaiono compatibili per essere
state prodotte da un oggetto da punta e taglio (un coltello) a lama non
valutabile (liscia o seghettata).
Per quanto riguarda la dinamica di produzione delle lesioni e la
forza utilizzata nel produrle, tali dati non possono essere desunti dalla visione
delle lesioni e dalla documentazione in atti. Infatti anche un colpo inferto
con molta forza può determinare lesioni superficiali se, ad esempio per un
movimento di evitamento della vittima, il colpo agisce tangenzialmente, ovvero
non riesce a penetrare nel corpo completamente.
Nel caso in oggetto gli indumenti indossati dalla vittima (giacca
in pelle, camicia in jeans e canottiera) hanno costituito una barriera di
protezione riducendo gli esiti e la profondità delle lesioni inferte in regione
sovraclaveare sinistra, al seno e in addome (zone in cui gli indumenti
presentano lacerazioni trapassanti e corrispondenti alle lesioni individuate
sul corpo della donna).
Nel caso in oggetto i colpi hanno interessato unicamente tessuti
molli che non necessitano di forza eccessiva per essere penetrati, una volta
vinta la resistenza della cute. Non è possibile sapere quanto effettivamente la
lama sia penetrata all'interno del corpo; viene infatti indicata, in cartella
clinica, l'effettuazione di esplorazione delle ferite senza una stima del loro
percorso intracorporeo (una eventuale visita effettuata dopo la sutura delle
ferite non consente più tale valutazione).
Per quanto riguarda la ferita alla guancia, che dalla
documentazione medica risulta trapassarla a tutto spessore, la lama potrebbe
essere penetrata all'interno della cavità orale anche per diversi centimetri
senza cagionare alcuna lesione, trattandosi di una cavità parzialmente vuota.
Anche per la lesione addominale non può essere valutata la
lunghezza del tramite intracorporeo. Lo spessore della parete addominale è
ampiamente incostante da soggetto a soggetto (può variare da 1 cm nei soggetti
cachettici fino a 20cm e oltre negli obesi) e una visita non permette la
misurazione dello spessore della parete addominale. Inoltre, une volta superata
la parete addominale, un mezzo lesivo può penetrare anche per diversi
centimetri nella cavità addominale senza ledere alcun organo.
Dunque, nel caso in esame, la forza e la profondità dei colpi
inferti non può essere valutata sulla scorta delle lesioni riscontrate.
Le lesioni appaiono tutte localizzate sulla parte anteriore del
corpo, ciò indica che, verosimilmente, vittima e aggressore si trovavano
all'incirca l'una di fronte all'altro. Non è possibile stabilire la direzione
con cui i colpi sono stati inferti (non nota traiettorie intracorporee, non
valutabili eventuali codette).
La lesione al V dito della mano destra, per localizzazione, appare
compatibile per essere stata prodotta in un tentativo di difesa. Non sono
peraltro presenti ulteriori lesioni da difesa in distretti anatomici tipici
(avambracci e palmi delle mani).
Certamente la localizzazione delle lesioni, in particolare
quelle presenti tra il collo e le regioni sovraclaveari, bilateralmente, in
relazione al probabile mezzo lesivo utilizzato, arma da punta e taglio,
potevano determinare lesioni dei grossi vasi venosi e arteriosi che decorrono
in tali distretti anatomici in posizione relativamente superficiale e non
protetta da strutture ossee (quindi lesionabili anche con colpi inferti con
forza modesta). La lesione di questi grossi vasi (vena giugulare e arteria
carotide) può determinare, nel volgere di pochi minuti, uno shock emorragico e
il decesso di una persona.
Dunque sia lo strumento utilizzato (arma da punta e taglio) sia le
zone lese (regioni del collo), erano idonee a cagionare lesioni assai più gravi
e anche il decesso della donna.
Anche la lesione inferta in regione addominale poteva determinare
lesioni molto più gravi, non avendo determinato, solo casualmente, lesioni di
organi addominali (stomaco, anse intestinali). Una eventuale perforazione
gastrite o enterica sarebbe stata potenzialmente letale solo in assenza di un
idoneo trattamento medico; infatti l'effettuazione di idonee terapie mediche e
chirurgiche avrebbe comunque determinato una guarigione pressoché completa
della lesione nell'arco di qualche settimana.
Le lesioni cagionate nel corso dell'aggressione hanno quindi
determinato, unicamente, lesione dei tessuti molli cutanei e sottocutanei e
andranno incontro ad una restitutio ad integrum in assenza di deficit
funzionali, nell'arco di circa qualche settimana, se non insorgeranno
complicazioni di sorte (ad esempio infezioni).
Allo stato attuale non si prevedono danni funzionali permanenti.
Le ferite inferte al volto, a seconda dell'evoluzione dei processi di
cicatrizzazione (ad oggi non ipotizzabili) potrebbero ipoteticamente andare
incontro a formazione di cicatrici cheloidi alterando la usuale morfologia del
volto (fino a determinarne uno sfregio).
La vittima non si è mai trovata in reale pericolo di vita. Anche
in caso di mancata assistenza medica non vi sarebbe mai stato un pericolo di
vita. Le ferite avrebbero unicamente necessitato, in assenza di suture, di
maggior tempo per arrestare il sanguinamento e per giungere ad una loro
consolidazione.”
(AI 41).
5.3. Agli
atti risulta inoltre un certificato medico 1° marzo 2016 del Dr. __________ di __________
che attesta che “le ferite riportate dalla sopraccitata paziente sono completamente
guarite e ben cicatrizzate. Rimane una minima cicatrice visibile a occhio nudo
in sede mentoniera, le altre sono quasi invisibili”, con tanto di
fotografie allegate (AI 102).
5.4. Con
scritto 26 gennaio 2016, dopo essere stata sentita una volta in Polizia e due
volte dal PP nel corso dell’inchiesta, la vittima ha comunicato al PP di non
voler più rivestire la qualità di accusatrice privata nel procedimento, e di
ritirare dunque la stessa, come pure la denuncia per lesioni semplici nei
confronti di IM 1. In particolare, ella ha scritto (contraddicendo le sue
precedenti dichiarazioni in atti) di non essersi mai sentita in vero pericolo
di morte, come pure di non pensare che l’imputato avesse mai voluto ucciderla,
e neppure considerare una simile eventualità. Semplicemente, secondo la donna, IM
1 in quei momenti non era in sé (allegato 17 al rapporto d’inchiesta di Polizia
giudiziaria).
A seguito di questo scritto, la donna è stata nuovamente sentita
dal PP in data 2 febbraio 2016, interrogatorio durante il quale le sono state
sottoposte nuovamente le sue precedenti dichiarazioni, chiedendole se volesse a
questo punto apportare modifiche. La donna ha confermato tutto quanto
precedentemente dichiarato, tenendo unicamente a ribadire il fatto che IM 1 non
avrebbe avuto la volontà di ucciderla. Interessante un particolare, giustamente
rimarcato dal PP nel corso di questo verbale, ovvero la coincidenza del cambio
di posizione processuale della donna con il suo ritorno alle dipendenze della __________,
la cui titolare è la madre dell’imputato, ove ella risulta a tutt’oggi
impiegata:
“(…) a mio modo di vedere non voleva uccidermi. (…) Ero
incredula. Se avesse voluto uccidermi avrebbe potuto colpirmi con un colpo
secco alla gola.
Il PP non può non rilevare l’accurata scelta di alcune delle
parole usate nello scritto del 26 gennaio 2016, dal chiaro tenore giuridico. Mi
viene chiesto se qualcuno mi ha aiutata a redigere tale scritto.
Mi sono studiata il codice penale per diversi giorni, ho letto i
verbali resi dalle parti.
Mi viene chiesto da quando ho ripreso a lavorare.
Se non ricordo male ho ripreso a lavorare presso la __________ da
inizio gennaio 2016 (non ricordo se il 7 o l’8 gennaio, mi sembra di avere
iniziato al 50%). Adesso lavoro al 100%.
(…) Confermo che IM 1 non era in sé. Per me non sapeva che cosa
stesse facendo. IM 1 che conoscevo io non mi avrebbe mai fatto una cosa del
genere. (…) Ho riflettuto veramente a lungo, e con tutto quello che IM 1 sta
passando sono sicura che non mi farebbe più una cosa del genere. Visto lo
“scatto” di IM 1 ritengo che nemmeno lui sappia perché ha reagito in questo
modo. (…)
Ribadisco il contenuto del mio scritto 26 gennaio 2016 e chiedo di
non più figurare come accusatrice privata. Ritiro inoltre la mia querela per
titolo di lesioni semplici. Mi dispiace molto per l’avv. __________, che
ritengo essersi comportato alla perfezione e di avermi tutelata in modo idoneo.
L’avv. __________ non c’entra con la mia decisione che ho preso in modo del
tutto autonomo.”
(AI 82).
Con scritto 4 febbraio 2016, la vittima ha ribadito all’indirizzo
del PP di “rinunciare all’azione penale e all’azione civile nei confronti di
IM 1.” (AI 85), e così è stato.
6. La perizia psichiatrica
IM 1 è stato peritato dalla dr.ssa __________. Nel suo referto 11
gennaio 2016, la stessa ha evidenziato una turba psichica, ovvero un disturbo
della personalità narcisistico associato ad una sindrome di dipendenza da
cocaina e ad un uso dannoso di cannabinoidi.
A mente della perita, i reati presi in considerazione sono da
mettere in relazione con la turba psichica di cui è affetto IM 1, e, al momento
dei fatti, la capacità di valutare il carattere illecito della sua azione e la
capacità di agire non erano scemate. Inoltre, egli non presenta, sempre
secondo la perita, un fondato pericolo di commettere nuovi reati. La stessa ha
infine indicato il trattamento ambulatoriale quale percorso terapeutico
adeguato da seguire per evitare la commissione di nuovi reati in connessione
con la turba psichica da lui presentata (AI 71).
7. Dell’accusa di
contravvenzione alla LF sugli stupefacenti
IM 1 ha ammesso sin da subito di consumare occasionalmente
cocaina. Così ha dichiarato nel corso del verbale finale:
“Consumavo occasionalmente cocaina con degli amici a __________ ed
in altre indeterminati luoghi del __________, tra cui presso il domicilio
privato di alcuni amici. Dopo il decreto d’accusa dell’11 settembre 2014 ho
smesso di consumare cocaina per un certo periodo.
Ho consumato ancora cocaina occasionalmente trascorso questo
periodo, dal mese di luglio 2015 fino a settembre 2015 (sarà successo al
massimo 3 volte). Erano delle bolas di approssimativamente grammi 1 cadauna.
(…) girava anche della marijuana. Ne avrò fumata, sempre nel periodo luglio 2015
/ settembre 2015, circa in tre occasioni, per complessivi grammi 1.”
(AI 100).
Gli elementi della contravvenzione essendo realizzati e l’imputato
reo confesso, la Corte ha confermato questa imputazione.
8. Dell’accusa di tentato
omicidio intenzionale
a) Per l’art. 111 CP, si rende
autore colpevole di omicidio chiunque intenzionalmente uccide una persona.
L’art. 22 prevede che si rende colpevole di tentativo colui che,
avendo cominciato l’esecuzione di un crimine o di un delitto, non compie o
compie senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla
consumazione del reato.
b) Il legislatore ha
definito le nozioni di intenzionalità all’art. 12 cpv. 2 CP: commette con
intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente.
A tal fine, basta che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se
ne accolli il rischio (art. 12 cpv. 2 CP).
La seconda frase dell'art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di
dolo eventuale (STF 6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2; DTF 133 IV 9
consid. 4), che sussiste laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il
reato si produca e, cionondimeno, agisce, accettando, così, l'evento nel caso
in cui si realizzasse. In sintesi, agendo nella consapevolezza della gravità del
rischio, l’autore accetta che l’evento si realizzi pur non desiderandolo (STF
6B_621/2010 del 20 maggio 2011 consid. 5.2 che conferma la sentenza CCRP
17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3; STF 6B_458/2009 del 9 dicembre 2010
consid. 5.1.1;6B_996/2009 del 15 marzo 2010 consid. 1.1;6B_656/2009 dell’11
marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 152 consid. 2.3.2 pag. 156; 134 IV 26
consid. 3.2.2 pag. 28; 133 IV 9 consid. 4.1 pag. 16; 131 IV 1 consid. 2.2 e
rinvii; 125 IV 242 consid. 3c con riferimenti pag. 251; 121 IV 249 consid. 3a
pag. 253; sentenza CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.b;
sentenza CCRP 17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6).
c) Ritenuto
come, di regola, la volontà dell’interessato possa essere dedotta, in mancanza
di confessioni, da indizi esteriori e regole di esperienza, il giudice può
desumere il dolo eventuale dell'autore da ciò che questi sapeva, laddove la
possibilità che l'evento si produca era tale da imporsi all'autore, di modo che
si possa ragionevolmente ammettere che lo abbia accettato (DTF 133 IV 222
consid. 5.3; 130 IV 58 consid. 8.4; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno 2010
consid. 4.3.c). Tra gli elementi esteriori, da cui è possibile dedurre che
l'agente ha accettato l'evento illecito nel caso in cui si produca, figurano in
particolare la gravità della violazione del dovere di diligenza e la
probabilità, nota all'autore, della realizzazione del rischio (DTF 135 IV 12
consid. 2.3.2 e 2.3.3). Quanto più grave è tale violazione e quanto più alta è
la probabilità che tale rischio si realizzi - alla luce delle circostanze
concrete e dell’esperienza della vita - tanto più fondata risulterà la
conclusione che, malgrado i suoi dinieghi, l’autore aveva accettato l’ipotesi
che l’evento dannoso si realizzasse (STF 6B_662/2011 del 19 luglio 2012 consid.
4.1;6B_806/2011 del 16 luglio 2012 consid. 2.1;6B_782/2010 del 23 giugno 2011
consid. 3.2.1;6B_621/2010 del 20 maggio 2011 che conferma la sentenza CCRP
17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c; STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010
consid. 1.2; DTF 135 IV 12 consid. 2.3.3; 134 IV 26 consid. 3.2.2 e rinvii; 133
IV 1 consid. 4.1).
La probabilità deve essere di un grado elevato poiché il dolo
eventuale non può essere ammesso con leggerezza (STF 6B_519/2007 del 29 gennaio
2008 consid. 3.1 e citazioni; DTF 133 IV 9 consid. 4.2.5; sentenza CCRP
17.2009.59 del 9 giugno 2010 consid. 4.3.c).
Altri elementi esteriori rivelatori possono essere il movente
dell'autore e il modo nel quale egli ha agito (STF 6B_996/2009 del 15 marzo 2010
consid. 1.2;6B_656/2009 dell’11 marzo 2010 consid. 5.2; DTF 135 IV 12 consid.
2.3.3.; 133 IV 1 consid. 4.6; 130 IV 58 consid. 8.4; 125 IV 242 consid. 3c;
sentenza CARP 17.2011.16 del 1. settembre 2011 consid. 10.3.d; sentenza CCRP
17.2010.1 del 21 aprile 2010 consid. 2.6; sentenza CCRP 17.2009.59 del 9 giugno
2010 consid. 4.3.c).
d) Per quanto concerne i fatti,
la Corte ha accertato quanto segue. All’origine vi è un rapporto di coppia, che
va, come spesso accade, in crisi, irrilevante essendo comunque indicare le
rispettive responsabilità. Fatto è che questa crisi si acuisce nell’autunno
2015, allorquando __________ scopre che l’imputato, durante un suo viaggio in __________,
avrebbe flirtato con una cameriera. Anche qui poco importa sapere cosa esattamente
sarebbe successo, certo è che da lì in avanti i due decidono, dopo un breve
periodo travagliato, di separarsi. Entrambi hanno dichiarato che dal rientro
dalla __________ non hanno più avuto rapporti intimi, mentre che in precedenza,
avevano, da questo punto di vista, un’ottima intesa.
È lo stesso imputato a dire che egli non sopportava di vivere
sotto lo stesso tetto con la vittima come fossero fratello e sorella.
Si giunge a pochi giorni prima dei fatti, allorquando è proprio
l’imputato a pretendere che la donna lasci al più presto l’appartamento, non
sopportando più la situazione ed il clima creatosi, tanto che la stessa si è
recata presso un’amica, non avendo altra sistemazione.
Si giunge così al giorno dei fatti, preceduti da un sms
dell’imputato che esprime il proprio desiderio di incontrare la vittima,
vittima che gli aveva preannunciato che sarebbe passata a riprendersi i suoi
oggetti personali. Giunta nell’appartamento lo saluta, non già come il suo
compagno, ma come un “fratello o una sorella”, offrendogli la guancia, e questo
indispettisce l’imputato. Fatto sta che, giunti in cucina, egli abbraccia con
veemenza la donna e prova ad avere un approccio più intimo, tentando di
baciarla sulla bocca. È a questo rifiuto, che egli agisce inferendo più colpi
di coltello alla vittima, fermandosi soltanto, come emerge da più elementi agli
atti e illustrato nei considerandi precedenti, allorquando la donna gli dice di
amarlo e che sarebbero potuti tornare assieme.
Di tutta evidenza, come
anche da lui stesso dichiarato, quel giorno egli voleva tornare con la donna.
Così non è stato e, al di lei rifiuto, l’ha colpita violentemente con il
coltello, finché ella non gli ha detto che sarebbe tornata con lui. In seguito,
vista la situazione, in particolare il sangue e le ferite, l’imputato ha
accompagnato __________ verso l’auto, preoccupandosi di concordare una versione
plausibile da riferire ai sanitari, e meglio che la donna sarebbe stata ferita
da terzi e che lui l’avrebbe accompagnata subito all’ospedale. Una volta
concordata tale versione, egli non ha accompagnato la donna in ospedale, ma è
rientrato in casa a pulire le tracce di sangue e, quindi, le prove che
l’aggressione è avvenuta lì.
La Corte non ha creduto alla preoccupazione di IM 1 per il figlio,
già solo per il fatto che la donna l’ha aggredita in casa quando egli era in camera
sua, e poi è uscito di casa per concordare la versione da fornire ai sanitari,
lasciandolo solo nell’appartamento. Soltanto una volta assicuratosi che la
compagna avrebbe raccontato che non era stato lui ad aggredirla, è rientrato in
casa a nascondere le tracce.
Fatto ciò è nuovamente ripartito e, prima di precipitarsi in ospedale,
le ha inviato un sms d’amore, chiedendole di perdonarlo.
Giunto in ospedale, ha litigato con il personale sanitario perché
voleva a tutti i costi stare con la donna, non già per assicurarsi delle sue
condizioni di salute, quanto piuttosto per mantenere il controllo della
situazione. Queste sue intemperanze hanno fin indotto il personale del nosocomio
a chiamare addirittura la Polizia comunale, alla quale ha poi immediatamente
riferito, non già quello che è successo, ma la versione concordata con la
compagna. Questi sono i fatti e altre spiegazioni non ve ne sono.
Quanto alla qualifica giuridica, va innanzitutto constatato che
alla donna sono state inferte più ferite da arma da taglio, arma potenzialmente
propria anche ad uccidere, come riferito dalla perizia medico-legale in atti,
nella parte anteriore del corpo. In particolare, acquistano rilevanza le ferite
al collo e all’addome, ossia alle parti dove, notoriamente, passano vasi
sanguigni importanti la cui rescissione provoca il decesso di una persona. La
giurisprudenza, estremamente ampia e costante (v. consid. 8 let. c), ha
stabilito che più è violato il dovere di diligenza, più ci si avvicina al dolo.
In altri termini, colpendo nella zona del corpo dove vi sono organi vitali,
anche senza una mira diretta, la vittima con un’arma propria ad uccidere,
l’autore si assume il rischio di un esito letale. In particolare, il collo,
l’addome, la parte alta della schiena e l’inguine sono zone notoriamente
delicate che determinano il dolo dell’autore. In queste condizioni, la Corte ha
ritenuto che colpendo la vittima in quel modo e a più riprese, IM 1 ha assunto
il consapevole rischio di poterla uccidere, e che soltanto il caso e
l’intervento attivo della stessa a bloccare la furia dell’uomo, non hanno
determinato tale risultato. Tutto ciò considerato, egli ha certamente agito
almeno per dolo eventuale di livello alto, molto prossimo al dolo diretto, per
il numero di colpi inferti, le zone colpite e la determinazione dell’agire. Con
il che, l’accusa di tentato omicidio intenzionale è stata confermata.
9. Della commisurazione
della pena
Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa
dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali
dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2
dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di
lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la
reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto
conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore
aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP
stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della
colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la
giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da
considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate
all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo
oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico
offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che
la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con
le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF
129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive
Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai
motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che
l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la
libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità
nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.
2a; STF 6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione
alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e
meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio
situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da
giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del
21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del
codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,
FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve
indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei
limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato
dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV
55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena
ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua
vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della
situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione
professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto
e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà
sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF
6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF
6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato
che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere
sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà
presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice
penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,
pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008 del
14 ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2).
La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di
pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV
73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale
permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in
ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008
del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid.
Considerandi
2.
; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e riferimenti;
Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und
Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
La
colpa di IM 1 è stata considerata grave, per il numero di colpi inferti, per i
motivi per cui ha agito, per l’organizzazione del dopo e, per finire, per il
fatto che di alternative ne aveva, poteva fermarsi e non si è fermato finché
non aveva, dal suo punto di vista, raggiunto il suo scopo, ovvero riallacciare
la relazione con la donna, incurante della libertà di autodeterminarsi della stessa.
Egli
ha agito in maniera perfettamente cosciente, come indicato dalla perita. La
Corte ha cercato delle attenuanti, ma, al di là dell’autentica sofferenza per
sé per la sua attuale situazione di detenuto, non ne ha trovate.
In
questo senso, determinante diventa il discrimine tra il dolo diretto ed il dolo
eventuale. Una pena di 8 anni, così come proposta dal Procuratore pubblico,
sarebbe stata adeguata se si fosse ritenuto il dolo diretto pieno, e se le
ferite riportate avessero determinato un conclamato pericolo per la vita della
vittima, rispettivamente se le ferite non fossero guarite con una restitutio ad
integrum. D’altra parte però, va considerato che, se la vittima non è morta, è
solo grazie alla prontezza della sua reazione, non già dal punto di vista
fisico, quanto piuttosto per l’azzeccata comunicazione che sarebbe tornata con
lui. Diversamente IM 1 non si sarebbe fermato. La Corte ha comunque ritenuto un
dolo eventuale molto vicino al dolo diretto, sicché la distinzione si rivela
finanche di portata meramente accademica. IM 1 ha agito per puro egoismo, con
determinazione, inferendo diversi colpi all’altezza del collo e del busto della
vittima, noncurante di dove stesse colpendo, e desistendo unicamente grazie
all’intervento della donna che, spinta dalla disperazione, gli urlava di
amarlo, pur di farlo cessare di colpirla.
Detto che i paragoni con altri casi sono sempre abbastanza
problematici, la Corte ha comunque gettato uno sguardo sulla più recente
giurisprudenza cantonale riferita al reato di tentato omicidio intenzionale con
l’uso di un coltello ed è che: con sentenza 14 giugno 2016 (17.2016.115), la
CARP ha condannato un imputato ad una pena detentiva di 3 anni e 6 mesi, per tentato
omicidio intenzionale per dolo diretto, per avere colpito con un unico
colpo in zona periscapolare la moglie, a mano di un coltello fornito di una
lama lunga 20 cm, per poi desistere spontaneamente dal suo intento omicida; con
sentenza 13 maggio 2014 (17.2014.18), la stessa CARP ha condannato ad una pena
detentiva di 4 anni e 6 mesi un uomo di giovane età per tentato omicidio
intenzionale per dolo eventuale, per avere colpito un altro uomo con un
coltellino militare ad altezza dell’inguine a seguito di una lite, beneficiando
in questo caso di alcune attenuanti specifiche, tra le quali il fatto di essere
sotto l’effetto dell’alcool al momento dei fatti, la giovane età, il passato
particolarmente difficile, una buona collaborazione ed il buon comportamento
tenuto in carcere; con sentenza 5 novembre 2012 (17.2012.78), sempre la CARP ha
condannato un imputato ad una detentiva di 5 anni per tentato omicidio
intenzionale per aver inferto quattro colpi di coltello alla cieca nella parte
alta del corpo (testa, torace e schiena), di cui l’ultimo, dopo aver prima rincorso
la vittima.
Nel caso di specie le coltellate inferte sono numericamente molto
superiori (almeno 6) e l’imputato ha pure cercato di vincere la resistenza
della vittima che si è difesa (v. ferita al dito della mano destra), fino a
raggiungere il suo scopo e meglio farla tornare con lui. Anche il comportamento
dopo i fatti, volto a preservare unicamente sé stesso (e sottrarsi alle sue
responsabilità) fino dare in escandescenza davanti ai sanitari dell’ospedale,
costretti a chiamare la Polizia, dimostra un egoismo che non ha da essere
ulteriormente motivato.
Visto tutto quanto sopra, la Corte ha ritenuto, nel solco di
questa giurisprudenza, che adeguata a IM 1 è una pena detentiva di 5 anni e 6
mesi, assortita da un trattamento ambulatoriale, non senza rilevare come la
strada sia ancora lunga, poiché l’imputato non ha ancora elaborato i motivi che
lo hanno spinto ad agire e la sua sofferenza è a tutt’oggi riferita
esclusivamente a sé stesso, al danno arrecato alla propria immagine, e non
tanto per quanto è successo e per il grave pericolo che ha creato alla vita di
una persona.
Trattandosi
di concorso con una contravvenzione è pure stata inflitta una multa di CHF
100.
-.
Visti gli art. 12, 22, 40, 42,
47, 49, 51, 69, 111, 122 CP; 19a LStup;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle
spese;
dichiara e pronuncia:
IM 1
1.
è autore colpevole di:
1.1
tentato omicidio
intenzionale
per avere,
a __________, in via __________, in data 21 novembre 2015, poco
prima delle ore 14:00, a mano di un coltello da cucina seghettato,
intenzionalmente tentato di uccidere la ex compagna __________;
1.2
contravvenzione alla LF
sugli stupefacenti
per avere,
a __________, __________, __________ ed in altri indeterminati
luoghi del __________, nel periodo luglio 2015 - settembre 2015, senza essere
autorizzato, consumato intenzionalmente, almeno 3 grammi di cocaina e 1 grammo
di marijuana;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.
2.
Di conseguenza,
IM 1 è condannato
2.1
alla pena detentiva di 5
(cinque) anni e 6 (sei) mesi,
da dedursi il carcere preventivo sofferto;
2.2
alla multa di CHF 100.-, la
quale in caso di mancato pagamento sarà commutata in una pena detentiva
sostitutiva pari a giorni 1 (uno).
3.
È ordinato un trattamento
ambulatoriale ex. art. 63 CP da effettuare già in corso di espiazione della
pena detentiva.
4.
È ordinata la confisca di
tutto quanto in sequestro.
5.
La tassa di giustizia di
fr. 3'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
6.
Questo giudizio può essere
impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale.
L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per
iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione
della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e
di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO,
6501.
Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei provvedimenti
coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Sezione della
circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino
- Sezione della Popolazione,
ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona
- Dipartimento sanità e
socialità, Residenza governativa, 6501 Bellinzona
- Ufficio centrale svizzero
di Polizia, sezione stupefacenti, 3003 Berna
- Ufficio assistenza
riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
criminali
Il Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 3'000.--
Inchiesta preliminare fr. 4'287.20
Perizie fr. 10'828.50
Multa fr. 100.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 129.90
fr. 18'345.60
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