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72.2017.119

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

5 marzo 2018Italiano210 min

Source ti.ch

Fatti

i vestiti” e massaggiandole le spalle, nonostante la donna apparisse rigida

e intimorita,

e ancora, in data 25.02.2017, imponendole di recarsi al proprio

domicilio, in quanto lui si era infortunato, e quindi baciandola sulla bocca

con la lingua nonostante lei non volesse,

e, sincerandosi ogni volta che andava a casa sua che fosse sola e avvertendola

prima di arrivare che “doveva avere un po’ di tempo per lui,”

quindi nel corso degli incontri al di lei domicilio, imponendole

di chiudere la porta a chiave, allontanando parimenti in almeno due occasioni

il fidanzato, quando era presente,

intimorendola dicendole in merito alla presenza del

compagno/fidanzato in casa, che vi era la possibilità di avere problemi con il

permesso “ti mandano via in __________” (permesso che non le era stato

effettivamente ancora rinnovato),

sedendosi quindi sul divano, avvicinandosi a lei, abbracciandola,

baciandola sulla bocca e leccandola sui seni sino a toccarla in vagina,

nonostante lei gli avesse ripetutamente spostata la mano,

imponendole inoltre di non dire niente alla dottoressa,

e quindi,

presso il di lei domicilio, sul divano,

dopo essersi avvicinato a lei,

- in data 04.03.2016

baciandola con la lingua e toccandola e leccandola sui seni,

- in data 31.03.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 21.04.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 23.06.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 04.07.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 20.07.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data16.08.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 26.08.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 15.09.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 27.10.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 13.12.2016

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 23.01.2017

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

- in data 16.02.2017

toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e

penetrandola vaginalmente con le dita,

nonché nelle date

summenzionate in due occasioni, tenendole la testa, e facendosi praticare un

rapporto orale e in talune occasioni leccandola parimenti in vagina,

costretto in tal modo ACPR

1, a subire più atti sessuali, e atti simili alla congiunzione carnale;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo

indicate;

reato previsto: dagli art. 189 cpv. 1 CP;

Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1,

in rappresentanza del Ministero Pubblico;

- l’imputato IM 1, assistito

dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1;

- l’avv. RAAP 1,

patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.

Espletato il pubblico

dibattimento:

venerdì 2 marzo 2018, dalle ore 09:40

alle ore 18:30,

lunedì 5 marzo 2018, dalle ore

17:05 alle ore 17:25.

Evase le seguenti

questioni: Verbale del dibattimento

Il Presidente chiede alle parti

se hanno ricevuto e preso conoscenza dell’atto d’accusa (più l’accusa

subordinata formulata dalla PP, doc. TPC 41 e le correzioni di cui al verbale

di udienza preliminare, doc. TPC 3). Le parti rispondono affermativamente.

Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il

quale formula e motiva le seguenti conclusioni:

IM 1 è ritenuto dai più una persona integerrima, affidabile ed un

ottimo professionista. …OMISSIS... Una persona, a mente dell’accusa,

insospettabile. ACPR 1, la vittima, paziente psichiatrica, come purtroppo è lei

stessa a definirsi, soffre di un disturbo di personalità, è depressa, con un

ritardo mentale: una persona definita, quindi, dipendente. Ma, prima di tutto

ciò, è una donna, che purtroppo è stata abusata già più volte, tanto che la sua

stessa figlia è il frutto di una violenza. Si tratta di una persona da anni

tormentata, suscettibile e fragile. Una donna, come riferisce IM 1, che è

capace di andare nel pallone semplicemente per il dover fornire delle risposte

al funzionario del controllo abitanti per il rinnovo del suo permesso. In

passato, ACPR 1 ha subito diversi ricoveri presso strutture psichiatriche,

l’ultimo a fine del 2015. I primi approcci con l’imputato risalgono ad inizio

gennaio 2016. La PP ripercorre l’inizio della relazione curatore/pupilla nel

2012, fu lo Stato a contattare IM 1 e ad assegnargli il mandato di proteggere ACPR

1. Quest’ultima, fin dal primo approccio del IM 1, nel quale egli le praticò un

massaggio alle spalle, cercò aiuto rivolgendosi a diverse persone, invano.

Rilegge le dichiarazioni della vittima e rimarca la sua sofferenza per il fatto

di non essere stata creduta dal personale del __________, come pure dalla sua

psichiatra o dall’infermiera curante. Questi l’hanno lasciata in balia degli

impulsi di terzi, affermando che, per fare un esempio, avrebbero creduto alla

richiesta di aiuto se fosse stata fatta in un contesto formale, e non se fatta

in un momento di pausa dal lavoro. Questa storia, benché brutta, ha permesso di

dare credibilità alla vittima, perché è stato dimostrato che lei effettivamente

questi aiuti li ha chiesti, anche se poi sono stati mal interpretati. ACPR 1 ha

raccontato della paura che ha provato in quegli istanti, tanto da non riuscire

a reagire. La spontaneità del racconto di ACPR 1, la paura che traspare, la

convinzione che lei stessa dice di essere psichiatrica e perciò di non essere

creduta, sono indizianti della sua credibilità. Chi mente, non dice queste

cose, non si butta giù, anzi, di solito nel mentire ci si rende sempre più

brillanti. ACPR 1, nel suo racconto, ha affermato di aver tolto la mano del IM

1, e, a domanda di sapere se avesse mai chiaramente pronunciato un “no”, ella

ha ammesso di non averlo mai fatto per paura. Questa tipologia di vittima può

difendersi solo in questo modo. A domanda “ma lui ha capito che tu non volevi?”

ACPR 1 ha risposto, onestamente, di non saperlo dire. Questo non infierire

sull’imputato, a mente della pubblica accusa, è un indizio pacifico di

credibilità. La paura provata è reale e oggettivata dalle cartelle mediche agli

atti. Lo stesso IM 1 ammette che già solo il semplice dover compilare un

formulario la manda in panico. Come si può sentire una simile donna di fronte

al curatore che cambia atteggiamento nei suoi confronti e abusa di lei? Rilegge

le dichiarazioni di ACPR 1 circa l’episodio in cui si è recata a casa

dell’imputato: ansia e paura sono il filo conduttore del suo interrogatorio. Ad

ogni pagina si legge la parola “paura”. Si chiede perché ACPR 1, quando riporta

il suo non volere, dovrebbe mentire. La vittima, è noto, ha avuto diverse

relazioni sentimentali nel corso della sua vita. Questo deriva anche dal suo

stesso disturbo che la fa inciampare in persone sbagliate. Ma ACPR 1 non ha mai

avuto problemi a dire ad un curante o ad un’infermiera se frequentava un uomo o

meno. È tutto riportato nella sua cartella clinica. Perché dunque mentire su IM

1? Fosse stata tanto felice, come lui la descrive, perché non ha semplicemente

serbato il segreto? Quello che dice ACPR 1 è lineare, spontaneo e credibile. ACPR

1 aveva paura di non poter più rimanere in Svizzera, credeva che tutto ciò dipendesse

da lui. La PP nell’incarto della Sezione stranieri ha trovato che è stata

proprio quest’ultima Sezione ad invitare ACPR 1 e IM 1 a recarsi da loro, come

pure un sollecito indirizzato a IM 1 per produrre della documentazione. Ciò a

conferma del fatto che ACPR 1 non sta mentendo. IM 1 ha ammesso inizialmente di

aver percepito che ACPR 1 si irrigidiva al contatto, che lui le chiedeva di

restare da soli, che lei aveva tentato di togliere la di lui mano come pure che

la donna non aveva le capacità di opporsi oltre, più volte. L’imputato al

verbale di confronto, come oggi in aula, ha ritrattato la sua versione, senza

riuscire a fornire una motivazione plausibile a questa ritrattazione. Quello

che lui ha ammesso in inchiesta, rispecchia il dire credibile della vittima.

Come giustamente già contestato in aula, se lui era pronto ad ammettere ogni

cosa, come dichiara oggi, in preda alla confusione, perché allora non ha

ammesso integralmente la versione della vittima (v. numero di rapporti orali e

questione permesso di soggiorno), come pure per quale ragione non ha ammesso

anche i fatti di cui la __________, altra pupilla, lo ha accusato? Per il reato

di coazione sessuale, dottrina e giurisprudenza hanno ampiamente precisato che

il solo sfruttare una situazione di dipendenza non è sufficiente per fondare

una coercizione. Lo stato coercitivo deve essere creato. Dunque, nel caso di

specie, dobbiamo stabilire se IM 1 ha sfruttato o se a creato.

A mente della PP, egli lo ha creato allo scopo di trovare rivalsa

rispetto alle accuse rivoltegli dalla moglie, che lo tacciava di vecchio,

fallito e tirchio. Lui ha visto in ACPR 1 quella persona dolce che avrebbe

potuto dargli la conferma che non era così. Egli ha dapprima tastato il

terreno, e, benché avesse visto che non era fertile, perché si era irrigidita,

ha raddoppiato le visite, falsificando i rapporti e scrivendo che ciò avveniva

su richiesta di lei. Le imponeva di essere a casa da sola, e se non era da sola

è arrivato anche ad usare la sua autorità per far sì che lo fosse, cacciando di

casa il compagno della vittima. È diventato più insistente nel chiamare al

telefono, rendendola ancora più dipendente. Ha circoscritto il suo campo

d’azione, ha messo dei paletti a ACPR 1 ben precisi. IM 1, che conosceva il suo

vissuto, l’ha traumatizzata, l’ha costretta ad andare a casa sua, a baciarlo,

benché avesse percepito che non voleva, acutizzando la questione del permesso.

Alla fine, bastava poco con lei. Il 4 marzo 2016 iniziarono gli atti sessuali

più gravi. IM 1 sapeva bene cosa provava ACPR 1 e ne coglieva chiaramente la

rigidità. Questo stato di ansia lo si nota anche dalla videoregistrazione del

verbale di confronto, ben diverso dalla videoregistrazione del primo verbale

della vittima. Tornando ai fatti, ACPR 1 ha opposto quell’unica resistenza che

le era possibile. Cita la sentenza del TF 133 IV 49, il non fermarsi di IM 1

quando lei gli spostava la mano rappresenta un ulteriore atto coercitivo. Si

tratta dunque di coazione sessuale, secondo la PP, e non semplicemente di sfruttamento

dello stato di bisogno. La vittima ha tentato di opporsi, ma le pressioni

psicologiche l’hanno resa inetta a resistere. Sulla commisurazione della pena,

rileva che il curatore è una figura importante, istituzionale, rappresenta la

protezione che lo Stato offre a chi è particolarmente bisognoso. Questa persona

diventa un appoggio, una guida, un aiuto. IM 1 ha tradito tutto ciò. Ma non

perché ha accondisceso ad un bacio voluto dalla vittima, come da lui oggi

asserito. Egli, sospettando la denuncia, l’ha ancora assillata, perché sperava

semplicemente che, sentendolo, la vittima non avrebbe deposto. IM 1 l’ha

tradita con gli atti abusanti prima, e poi ancora in audizione, dicendole di

come lei volesse e di come lei godesse. La PP rileva comunque che un orgasmo

non necessariamente dimostra passione, può anche essere semplicemente un atto

meccanico. IM 1 l’ha inoltre tradita rinfacciandole quanto lui avesse fatto per

lei. Ha agito per motivi prettamente egoistici, prima, durante e dopo i fatti.

Ritrattando a confronto, ha anche vanificato tutte quelle riduzioni di pena che

un’ampia collaborazione avrebbe potuto comportare. Oggi, parlare ancora della

vittima che voleva, e che provava piacere, colpevolizzandola, non lascia spazio

a grandi pentimenti, al di là della disponibilità a risarcire. Ricordato che i

rapporti orali sono anche parificati alla violenza carnale, le penetrazioni con

le dita sono pure atti molto invasivi. Considerati poi il lungo lasso di tempo

(più di un anno), la paura causata alla vittima e l’atteggiamento odierno, per IM

1, chiede una pena detentiva di 4 anni e 8 mesi;

§ l’avv.

RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e

motiva le seguenti conclusioni:

ACPR 1 è una signora di __________ anni, sfortunata e ammalata.

Sfortunata perché nella sua vita ha vissuto tutta una serie di disgrazie che

hanno seriamente minato il suo equilibrio psichico. Malata, poiché affetta, tra

l’altro, da disturbo di personalità dipendente e debolezza cognitiva al limite

del ritardo mentale, tanto da essere ritenuta invalida al 100%. Ha avuto una

vita travagliata che l’ha portata a tentare il suicidio più volte, ed è stata

ricoverata e sottoposta a cure farmacologiche importanti. ACPR 1 soffre di

gravi crisi di ansia e angoscia, che tiene sotto controllo con l’assunzione di

psicofarmaci. Ha difficoltà relazionali, soprattutto con gli uomini, e ha

pochissimi punti fermi nella vita: la figlia e la psichiatra che l’ha ora in

cura. In passato, tra questi punti fermi, c’era pure il signor IM 1. Nella

quotidianità, egli era una persona deputata ad aiutarla a risolvere i suoi

problemi, figura importante nella sua vita. IM 1, oltre ad essere perfettamente

cosciente di tutto ciò, era anche consapevole dell’importanza che rivestiva

agli occhi della pupilla. Cita le sue dichiarazioni ad AI 22. A precisa domanda

di indicare i problemi psichici di ACPR 1, IM 1 ha elencato instabilità

emotiva, tendenza a depressione e instabilità affettiva. Ha poi riconosciuto

che la sua pupilla si fidava di lui, lo stimava e lo considerava una persona

importante e buona. IM 1, almeno fino al verbale finale, ha in sostanza ammesso

di avere commesso gli atti sessuali indicati nell’AA con le aggiunte precisate

in udienza preliminare. Contestava solo un rapporto orale di ACPR 1 su di lui,

e un cunnilinguo. L’imputato non solo ha ammesso i fatti, ma anche alcune

circostanze rilevanti che configurano la coazione sessuale. Egli ha confermato

il suo atteggiamento insistente nella ricerca degli atti sessuali, il fatto che

ACPR 1 manifestasse paura di lui e che spesso cercava scuse per evitare che lui

andasse a casa. Ha confermato che le faceva chiudere la porta a chiave, e che

allontanava il compagno dall’appartamento per agire indisturbato negli atti

sessuali. Ha confermato che ACPR 1 ha tentato di togliergli la mano e che lui,

nonostante ciò, l’aveva rimessa più di una volta. Ha confermato che le aveva

chiesto espressamente di mantenere il segreto, come pure il fatto che ACPR 1

“poteva aver frainteso” quando le raccontava che il rinnovo del permesso era

sospeso, e che non bisognava fare nulla perché, se no, l’avrebbero mandata via.

Sono tutti elementi importanti che fondano la distinzione tra la coazione

sessuale e lo sfruttamento dello stato di bisogno. Per le pressioni psicologiche

in ambito di coazione sessuale, cita la giurisprudenza del TF, e rileva che IM

1, superiore intellettualmente e cognitivamente, sapeva che ACPR 1 viveva

nell’ansia di vivere, che aveva dei trascorsi difficili e che era difficile

crederle, essendo una paziente psichiatrica. IM 1 ha sfruttato questi elementi,

andando poi decisamente oltre. Ha insistito nella ricerca degli atti sessuali

mettendola sotto pressione, chiedendole insistentemente di avere tempo per lui,

allontanando il compagno dall’appartamento, parlandole del rilascio del

permesso che non bisognava sollecitare, imponendole di non rivelare nulla a

nessuno di quello che stava succedendo e imponendosi anche fisicamente,

rimettendo le mani quando lei gliele toglieva. La metteva fisicamente in un

angolo del divano, confinandola nell’appartamento e chiedendo di verificare se

la porta fosse chiusa a chiave. Questi comportamenti, per la maggior parte, non

per forza devono provenire da una persona che è curatore per risultare

coercitivi. Una qualsiasi persona che vuole costringere qualcuno a subire

rapporti sessuali si comporterebbe in questo modo. Il fatto che egli fosse il

curatore, sarà dunque da considerare come un’aggravante nella commisurazione

della pena, tenuto conto che nei fatti, IM 1 ha agito come un qualsiasi

predatore sessuale e non si è dunque limitato a sfruttare la sua posizione. Con

riferimento alla patologia di ACPR 1, ovvero il disturbo di personalità

dipendente, rileva che ella non è solo un pupazzetto che si comporta da automa,

ha dei desideri propri che esprime, comprende quello che vuole e quello che non

vuole, anche se fa più fatica degli altri ad esprimerlo. ACPR 1 si irrigidiva

quando IM 1 la toccava, gli toglieva la mano, lo allontanava e inventava delle

scuse per cercare di evitare le visite e per starci il minor tempo possibile.

Queste sono manifestazioni chiare di dissenso per quello che le stava

succedendo. ACPR 1, nei suoi limiti, è riuscita a dimostrare che non voleva gli

atti sessuali, e IM 1, prima dell’atto d’accusa, ha dichiarato di aver

percepito queste resistenze. Da ciò, la convinzione che IM 1 ha adempiuto tutti

gli elementi oggettivi della coazione sessuale. Esclude la commissione del

reato subordinato. Soggettivamente, dopo l’AA c’è stato un “ribaltone”. IM 1 ha

dimostrato un cambiamento radicale ed è passato, da una chiara e più volte

ribadita consapevolezza di coazione, alla contestazione nuda e cruda di aver

commesso un reato qualsiasi. Ripercorre le sue dichiarazioni al verbale di

arresto dinanzi al PP, mantenute poi fino a verbale finale. Da simili

dichiarazioni, inequivocabili e che non sono soggette a nessun tipo di

interpretazione, siamo passati a risposte del tenore del verbale di confronto

doc. TPC 23, in cui egli ha sostenuto che ACPR 1 aveva sempre piacere ai

toccamenti, che non aveva mai tolto la mano, che sospirava e che avrebbe pure

avuto due orgasmi. La responsabilizza, imputandole una chiara forma di

seduzione. Oggi abbiamo sentito che lui non avrebbe mai esercitato pressioni,

che ACPR 1 avrebbe sempre contraccambiato i suoi baci, che era in grado di dire

di no se l’avesse voluto. La patrocinatrice fatica a capire come si possa

cambiare così radicalmente le proprie dichiarazioni. IM 1 è stato sentito tre

volte sull'arco di due mesi, aveva tutto il tempo per riprendersi dalla

confusione, dallo choc e dall’arresto. Ha un QI nella norma, in corso

d’inchiesta ha dimostrato di comprendere la portata di quello che stava

dicendo, si è ripetutamente espresso con convinzione in merito alla percezione

che aveva avuto dei sentimenti di ACPR 1. IM 1, quando voleva dire di sì e

voleva ammettere l’ha fatto, e, quando voleva negare, ha negato, senza troppi

mezzi termini. Non pareva per niente confuso, non aveva bisogno come oggi di un

promemoria scritto per rispondere alle domande, rispondeva di getto pensando a

quello che stava dicendo. Il drastico cambiamento di rotta, oltre a non essere

supportato da nessun elemento oggettivo, pare proprio volto ad annullare

completamente la propria responsabilità. Per l’avv. RAAP 1 non ci riesce

proprio, si vede che lui non è a suo agio con questa sua ultima versione. Al di

là degli appunti per trovare le risposte alle domande del Presidente, IM 1 si

incarta, si ripete, evita di rispondere direttamente, non risulta credibile. Non

capisce perché ha deciso per il ribaltone, forse per le pressioni della moglie

o della società. Forse per preservare la sua immagine. Ciò non toglie che, così

facendo, non fa un favore a sé stesso, ma soprattutto fa un torto a ACPR 1, la

quale si è sempre espressa con linearità per quanto possibile, visti i suoi

limiti cognitivi. ACPR 1 che non ha mai infierito sull’imputato. Secondo l’avv.

RAAP 1 la versione di ACPR 1 è credibile anche sul numero di rapporti orali. In

aggiunta, come motivo a delinquere, il clima ostile che IM 1 aveva a casa

comunque non lo giustifica. La colpa dell’imputato è grave perché egli ha agito

nella sua funzione di curatore, nei confronti di una vittima che doveva

proteggere e che sapeva avere delle evidenti difficoltà psichiatriche. Ha agito

senza particolari scrupoli per soddisfacimento personale. ACPR 1, oltre a non

essere stata creduta, non avrà nemmeno la soddisfazione di avere un imputato

che ammette le proprie responsabilità. Anche questo aspetto non depone a favore

dell’imputato e va considerato nella commisurazione della pena. Va riconosciuto

che IM 1 ha comunque pagato fr. 5'000.- per il torto morale di ACPR 1. Si

associa alla richiesta di pena della PP e chiede la condanna per titolo di

coazione sessuale ripetuta. Chiede infine la tassazione della sua nota

d’onorario e che la stessa sia posta a carico dell’imputato.

Il Presidente sospende il pubblico dibattimento per una pausa alle

16.10.

Il Presidente riapre il pubblico dibattimento alle ore 16.50;

§ l’avv.

DF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti

conclusioni:

si tratta di un incarto delicato, sia per i reati contestati, sia

per la situazione che si è venuta a creare nel corso delle indagini, in

particolare per l’avvenuto cambio di difensore e di versione dell’imputato. La

difesa sottolinea che questo non sarà un processo al precedente difensore, né

alla vittima. IM 1 non è qui oggi per negare ogni sua responsabilità. Chiede

però che venga condannato per il reato che ha commesso, ovvero lo sfruttamento

dello stato di bisogno, e che sia inflitta una pena giusta. Descrive la vita

dell’imputato. …OMISSIS... Ripercorre il suo CV agli atti. Una volta in

pensione nel 2014, egli ha continuato a seguire qualche pupillo come curatore.

Il difensore rileva che, da quando ha accettato il mandato, è stata contattata

da diverse persone che conoscono il IM 1 e che volevano esprimere la loro

vicinanza, attestazioni di stima ed incredulità per quanto accaduto. La

reazione del dr. __________ agli occhi del perito non era spiegabile, ma è

stata la stessa di chiunque lo conosce bene. A questo proposito, fa riferimento

alle lettere (doc. dib. 3) che ha prodotto, scritte dai vicini conoscenti

dell’imputato. Venendo all’inchiesta e, soprattutto, al cambio di versione,

ripercorre il verbale di polizia del giorno del fermo. IM 1 ha fatto una serie

di dichiarazioni, ammettendo fin da subito che quanto era successo non era

corretto, ma sostenendo che la vittima traeva piacere da questi incontri, che

era sempre sorridente e che ci teneva ad avere una relazione affettiva con lui.

Queste affermazioni si ritrovano poi in perizia, ove il perito ha rilevato come

IM 1 cercasse proprio una relazione di tipo affettiva dalla vittima, e non ha

mai avuto l’impressione di imporre nulla, essendo lei disponibile e pure

fortemente partecipativa. IM 1 non ha vissuto bene questa situazione, che era

diventata una sorta di dipendenza. Ammette comunque di essere stato sempre lui

ad aver preso l’iniziativa. È vero che dopo il suo primo verbale ha cambiato

versione, per poi ricambiarla a verbale di confronto ritornando sulle sue prime

dichiarazioni. Il procedimento per titolo di coazione è dunque indiziario. IM 1,

sin dall’inizio, ha affermato di essere stato informato dal suo precedente difensore

del fatto che avrebbe rischiato una pena detentiva parzialmente sospesa. A

riprova di ciò, la richiesta di rito abbreviato in atti, poi rifiutata dalla

PP. Per ottenere una simile pena, era necessario che la versione dell’imputato

non differisse da quella della vittima, e per questo motivo egli ha adattato le

sue dichiarazioni. Subentrata la difesa di fiducia, si è reso conto di voler

dire la verità rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Bisogna tenere

conto, secondo il difensore, che IM 1 è un professionista e ha un’alta

considerazione di sé stesso. Nella vita ha fatto tanto, guadagnandosi la stima

di tutti. Il dr. __________ stesso, che lo conosce da tempo, non è riuscito a

comprendere come l’imputato abbia potuto essere accusato di un simile reato,

tanto da spingersi ad effettuare un esame che non avrebbe dovuto fare. Le

perizia in atti nega un disturbo della personalità, ma rileva tratti

narcisistici che lo hanno portato ad avere un discreto successo (persona

ambiziosa che si è dedicata alla carriera e alla politica). Quanto è accaduto

ha avuto un impatto devastante sulla sua vita: in quel momento ha sentito di

aver perso, in un attimo, tutto quello che aveva costruito, provando perciò un

forte sentimento di vergogna e paura, per la sua famiglia e per suo figlio.

Tutto questo ha portato IM 1 a lasciarsi completamente andare nelle

dichiarazioni, con l’unico scopo di far finire il tutto al più presto. Il

perito percepisce che l’imputato appare sinceramente dispiaciuto per la

vittima, ma comunque non si sente di averla costretta a fare alcunché. Ed è

così che questi due fattori, ovvero, una pena prospettata di massimo 3 anni

parzialmente sospesi, e la vergogna ed i sensi di colpa per quanto commesso, lo

hanno portato ad ammettere tutto, anche ciò che, in realtà, non era vero. Cita

le condizioni per tenere conto di una confessione come pure di una

ritrattazione secondo il nostro ordinamento. Il giudice deve procedere secondo

il suo libero apprezzamento e tenere conto delle circostanze. La sentenza della

CARP che oggi ha fatto sì che ci siano gli assessori giurati, tratta anche

della ritrattazione, ne legge un estratto. La prospettiva di una liberazione è

un fatto atto ad intralciare la libera volontà dell’imputato e le sue

dichiarazioni. IM 1 contesta il reato di coazione e ogni uso di violenza,

quand’anche psicologica. La versione iniziale di IM 1 è quella vera, e pure

quella finale. Gli altri verbali, resi nel mezzo, sono tre e non sono

attendibili, salvo per alcuni passaggi ove IM 1 fa riemergere la verità. Ad

esempio, egli ha dichiarato di aver “approfittato di disponibilità di ACPR 1 ai

contatti sessuali”, come pure il fatto che lei non ha palesato un rifiuto con

uno spintone, né gli ha detto di allontanarsi. Quello che lui ha dunque

percepito, è che lei “avesse un gran piacere”. IM 1 ha anche dichiarato che

“adesso comprendo che ai tempi il suo continuare era una coazione”. Dicendo

“adesso”, esclude la sua consapevolezza di quel momento. Egli ha anche

dichiarato di aver avuto bisogno di sentire qualcuno di dolce vicino, e che ACPR

1 era disponibile, o perlomeno questa era la sua impressione. Le dichiarazioni

di IM 1 non sono del tutto lineari in questi verbali, e questo proprio per il

fatto che egli ha adattato le stesse per ottenere una pena più favorevole. A

mente della difesa, si percepisce leggendo i verbali che egli è combattuto tra

quella versione e la strategia difensiva concordata. Oggi, la versione che deve

essere ritenuta è quella che l’imputato ha reso davanti alla Polizia e che ha ribadito

a confronto e in aula. Il desiderio nei confronti di ACPR 1 è nato in un

contesto ben specifico e dopo una frase che la vittima gli avrebbe detto. La

versione della vittima però è un’altra. Cita gli elementi da verificare per

valutarne la credibilità. Prima di analizzare le versioni rese dalla vittima, è

necessario che questa venga inquadrata dal punto di vista caratteriale e

psicologico. ACPR 1 è nata nel __________ e agli atti vi è abbondante

documentazione medica sulla sua situazione di salute, in particolare mentale.

Ci sono degli elementi che secondo la difesa sono di particolare rilevanza:

dagli atti emerge come ACPR 1 ha spesso attuato comportamenti estremi per

attirare l’attenzione su di sé. Cita a questo proposito i rapporti della

clinica ____, dai quali emerge che per ACPR 1 la sessualità viene usata come

antidepressivo. Ella inoltre ha vissuto alcune circostanze promiscue durante un

ricovero nel marzo del 2010, tanto che è stato necessario spostarla di reparto.

La donna ha raccontato che a 13 anni avrebbe subito un abuso da un amico del

padre, poi ne avrebbe subito un altro dal padre stesso, a 15 anni una violenza

sessuale da un ragazzo, e ancora un’altra violenza da uno sconosciuto, dal

quale rimase poi incinta. Presenta una personalità molto dipendente dagli

altri, che si abbandona alle emozioni e alle sensazioni, tanto da non percepire

in modo adeguato la realtà esterna. Anche il tentativo di suicidio del 2015,

sarebbe avvenuto a causa della fine di una relazione sentimentale. La vittima è

talvolta disinibita sul piano sessuale, rischiando di mettersi in pericolo e di

cacciarsi in situazioni dove non è poi più in grado di difendersi. Il fatto che

ACPR 1 ceda occasionalmente al consumo di stupefacenti, non aiuta questa

situazione. La difesa rimarca poi che per dei presunti abusi denunciati, ad

opera del custode del palazzo, è stato emesso un decreto di abbandono, in

quanto l’uomo ha sostenuto che il rapporto fra i due fu consenziente, con tanto

di testimone che ha incontrato la vittima negli istanti seguenti. Questo

decreto di abbandono è cresciuto in giudicato, e il fatto fa nascere dei dubbi

sull’attendibilità di quanto afferma ACPR 1. Delle due l’una: o la vittima

mente, o afferma il vero ma non è in grado di elaborare quanto accaduto e,

inconsapevolmente, fornisce un’interpretazione non conforme alla realtà. La

difesa sostiene questa seconda ipotesi. Anche le dichiarazioni del personale

del __________, della sua psichiatra di allora e dell’infermiera curante si

scontrano con le dichiarazioni di ACPR 1, la quale ha raccontato di aver loro

descritto il massaggio sotto i vestiti come pure il bacio datogli

dall’imputato. Nessuno di questi testi ha riportato questa versione dei fatti,

dunque, ancora una volta, la percezione della vittima si scontra con quella che

è la realtà. La dr.ssa __________ è stata inoltre sentita anche a confronto, e

ha confermato che ACPR 1 non avrebbe mai fatto parola in merito agli

atteggiamenti del curatore. La spiegazione del perché la vittima sostiene

altro, non incombe alla difesa. La psichiatra è stata sentita come testimone e

dagli atti non emergono procedimenti né segnalazioni nei suoi confronti.

Ripercorre la versione della vittima nel corso del suo primo interrogatorio. La

donna ha affermato di non aver mai espresso chiaramente la parola “no”, come

pure di non essersi resa conto del fatto a sapere se IM 1 avesse capito o meno

che lei non era consenziente. La difesa si chiede come si possa sostenere la

coazione, non essendo stata la vittima nemmeno consapevole del fatto che

l’imputato sapesse o meno di stare esercitando delle pressioni. Il suo racconto

è in totale contraddizione con il reato di coazione. Anche l’imposizione del

silenzio sarebbe un elemento della costrizione, ma IM 1 ha ben spiegato il

perché avesse chiesto alla donna di non parlarne con il suo compagno. A domanda

di sapere se lui le avesse chiesto di non parlarne anche con i medici, lei ha

risposto di non ricordare, il che lo esclude. Sui singoli episodi l’AA si basa

sulle dichiarazioni e indicazioni dello stesso imputato. Sulla questione dei

rapporti orali invece, IM 1 non è stato creduto e nell’AA figura la versione

della vittima, la quale è comunque meno credibile. In diritto, i reati

ipotizzati sono due e posti in subordine, l’art. 193 CP prevede una comminatoria

di pena massima di 3 anni o una pena pecuniaria. Ne descrive gli elementi. In

caso di legame di dipendenza, è necessario che questo limiti considerevolmente

la libertà di decisione della vittima, e che l’autore lo sfrutti per ottenere

degli atti sessuali. Si trova nel mezzo tra l’assenza di consenso, ed il

consenso. L’autore deve utilizzare in maniera consapevole questa incapacità di

decidersi della vittima, e trarre profitto dalla sua mancanza di lucidità. Cita

poi l’art. 189 CP, coazione sessuale, il quale prevede una comminatoria di pena

fino a 10 anni. Cita gli elementi del reato. IM 1 contesta questo reato, e nega

di aver mai usato violenza psicologica nei confronti di ACPR 1. Per ammettere

questo reato, è necessaria una certa intensità come pure il fatto che la

vittima opponga resistenza. Nel caso di specie, ACPR 1 è un’adulta con una

figlia ed un matrimonio alle spalle, certamente capace di opporre resistenza. È

vero che ha avuto diversi problemi nel corso della sua vita, ma ciò non toglie che

è in grado di determinarsi. Secondo la giurisprudenza, per ammettere coazione

lo sfruttamento generico di un rapporto di dipendenza non è sufficiente.

L’autore deve essere consapevole del fatto che la vittima si trova in uno stato

senza via d’uscita, in caso contrario è il reato di cui all’art. 193 CP ad

essere realizzato. La coercizione deve essere comprovata. La difesa ha già

spiegato il motivo per cui la vittima non sarebbe credibile, come pure qual è

la posizione dell’imputato ed il motivo del cambio di versione. In via

subordinata, qualora la Corte dovesse considerare le dichiarazioni della

vittima veritiere, a mente della difesa comunque non emergono elementi

costituitivi del reato di coazione, in quanto non emerge lo stato di

costrizione. IM 1 ha dato delle spiegazioni logiche al perché chiudeva la

porta, egli semplicemente si sincerava che fossero da soli in un momento di

intimità. Secondo la difesa questi elementi non possono essere quelli che

giustificano il reato di coazione. La questione del permesso di soggiorno, che

l’accusa sostiene essere stato un argomento di pressione, oggi è stata

chiarita. La vittima era perfettamente consapevole che la decisione sul

permesso non competeva al IM 1. Nulla nell’incarto prova che questa questione

sarebbe stata usata dal IM 1 come mezzo di pressione. In quel periodo emerge

che la vittima frequentava delle persone poco raccomandabili e che faceva uso

di sostanze stupefacenti. La vittima ha subìto anche una condanna ad una pena

detentiva di 12 mesi sospesa, che poteva effettivamente essere un problema in

caso di un ulteriore reato, per il rinnovo del permesso. Questo era il motivo

per cui IM 1 si preoccupava per la vittima facendo varie raccomandazioni, e non

per ottenere favori di tipo sessuale. Stesso discorso vale per il consiglio

dato da IM 1 al compagno di ACPR 1 di non soggiornare presso l’abitazione della

donna, così da evitare eventuali problemi con la rendita d’invalidità e

l’assistenza. La domanda, sempre al compagno, di lasciarli da soli, era volta a

poter rimanere con ACPR 1 per discutere delle sue questioni economiche che non

era il caso di trattare davanti al compagno di turno. IM 1 ha affermato di non

aver concepito che ACPR 1 non fosse consenziente, e anche il perito conferma

che egli non ha percepito un’eventuale violenza nei confronti della vittima. IM

1 ha sbagliato, ha ammesso e ammette di avere in qualche modo sfruttato un

legame di dipendenza con la vittima. Ammette che in realtà era consapevole che

non vi era un consenso totalmente libero, e di aver commesso il reato di

sfruttamento dello stato di bisogno per dolo eventuale. Nella commisurazione

della pena, la difesa non può non confrontarsi con la recente sentenza della

CARP del 21.7.17. Considera che il caso che qui ci occupa è totalmente diverso

e non può essere paragonato. In quel caso, l’autore ha agito su di persona

inerme con mobilità ridotta, che provava sofferenza psicologica (tratti

infantili) e fisica. Il motivo del reato, secondo la perizia non è legato, nel

nostro caso, ad aspetti sessuali, ma ad aspetti affettivi dovuti

all’allontanamento della moglie che hanno portato l’imputato a ricercare un

simile legame con la vittima. Non si è trattato, come dice la CARP, di un

movente completamente egoistico per dare sfogo ad impulsi sessuali. Inoltre, in

una sentenza ancora più recente la CARP si è già discostata da quanto sostenuto

in quella precedente, confermando una pena detentiva di 7 anni e mezzo per un

nonno che ha abusato ripetutamente della propria nipotina in oltre 80 episodi.

Ciò comprova che l’intenzione della CARP non è quella di alzare la media delle

pene per i reati sessuali. Per il nostro caso, i fatti sono ammessi. IM 1

avrebbe potuto negare tutto, invece ha descritto nei dettagli ogni singolo

episodio e si è assunto le sue responsabilità. Ha inoltre espresso il suo

dispiacere sincero nei confronti della vittima, si è scusato e l’ha risarcita. IM

1 è un uomo che per una vita si è comportato in maniera impeccabile, ha fatto

del bene a tante persone, si è impegnato nel sociale e nel volontariato. Ha

sofferto parecchio per la perdita di un figlio. Già solo a livello di immagine

ha pagato a caro prezzo quanto fatto. Chiede di considerare la stigmatizzazione

sociale vista la natura del reato che ha commesso. È una persona di __________

con un figlio ancora piccolo, che ogni settimana si reca in carcere per fare i

compiti con suo padre. La moglie ha problemi di salute, e si è ritrovata sola

ad occuparsi del bambino. La difesa considera che in ogni caso, quale che sia

il reato ritenuto dalla Corte, l’imputato deve essere condannato ad una pena

massima di tre anni. Se la Corte dovesse confermare il reato di cui all’art.

193 CP, chiede una pena ancora inferiore, considerati i fattori di riduzione

appena elencati. Se la pena dovesse essere inferiore ai due anni, chiede che la

stessa sia integralmente sospesa condizionalmente. Se dovesse essere di tre

anni, chiede che sia parzialmente sospesa. IM 1 non ha precedenti penali e la

prognosi è positiva. La perizia spiega bene le circostanze in cui si sono

svolti i fatti. La situazione era molto specifica, il rischio di recidiva è

basso e si riferisce comunque a situazioni simili, che non si ripeteranno

essendo che IM 1 è in pensione e non avendo intenzione di lavorare in futuro.

Egli intende comunque sottoporsi ad una terapia che diminuirà ulteriormente il

rischio di recidiva già basso, rendendolo nullo. IM 1 ha accettato la

separazione dalla moglie, ora intrattiene un nuovo legame affettivo e questa

persona ha dichiarato di essere disponibile ad accoglierlo a casa sua, una

volta scarcerato. L’imputato deve essere condannato ad una pena che permetta la

sua scarcerazione. Chiede quindi una pena equa e giusta. Chiede infine il

dissequestro di tutto quanto elencato nell’atto d’accusa. Non si oppone ad un

divieto di contattare la vittima come norma di condotta;

§ il

Procuratore pubblico, in replica non si oppone alla richiesta di

dissequestro degli oggetti indicati nell’AA, con la precisazione che sarebbe il

caso di cancellare il numero di telefono della vittima dal telefono cellulare.

Considerato, in fatto ed in diritto

1. CURRICULUM

VITAE

1.1. IM 1

Nel verbale d’arresto esperito dalla Polizia cantonale, l’imputato

ha descritto così la sua vita:

“…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

In seguito ha precisato, nel corso del verbale della persona

arrestata dinanzi alla PP il 13 aprile 2017:

“...OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

“…OMISSIS…”

(AI 22).

…OMISSIS…

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 ha precisato,

aggiornando la sua situazione personale:

“…OMISSIS…”

(AI 70).

Per poi concludere il quadro sulla sua vita al dibattimento:

“…OMISSIS…”

Il Presidente

ripercorre la vita famigliare dell’imputato …OMISSIS…

ADR …OMISSIS…

Come sono i rapporti

con la sua attuale moglie?

Siamo separati e c’è

una convenzione di separazione. Abbiamo un figlio di __________ che vedo tutte

le settimane, compatibilmente con i regolamenti carcerari. Mia moglie viene

assieme a mio figlio e ci sono concessi dei colloqui liberi, almeno una volta

alla settimana.

Prima dei fatti

descritti nell’AA, com’erano i rapporti con la sua attuale moglie?

Era da oltre due anni

che i nostri rapporti si erano incrinati, pur vivendo sempre in un regime di

massimo rispetto reciproco. Già da tempo stavamo meditando l’idea di separarci,

almeno un anno e mezzo prima del mio arresto, quindi stimo nel 2015. Avevamo

già discusso a quei tempi dell’ipotesi della separazione, però vivevamo una

situazione un po’ altalenante, in quanto vi erano dei periodi, ad esempio

durante le vacanze, dove le cose andavano bene. Alla fine però abbiamo deciso

di separarci, anche per il bene di nostro figlio. Questo avveniva nell’autunno

del 2015.

Chi ha parlato per

primo di separazione?

Mia moglie.”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

1.2. La

vittima, ACPR 1

Nata il __________, cittadina __________ domiciliata a __________,

è a beneficio di una rendita AI e relative prestazioni complementari.

Agli atti sono presenti diversi dossier di varie autorità (ARP,

AI) e cartelle mediche che attestano il trascorso della vittima, accuratamente

riassunte dalla PP nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 dell’imputato, di

seguito riportato:

" SULLA

PERSONA DI ACPR 1 in particolare sulla sua fragilità

…OMISSIS…”

Da notare come anche in corso d’inchiesta la ACPR 1 abbia

avuto un ulteriore crollo emotivo, come attestato dallo scritto 2 maggio 2017

della dr.ssa __________, la quale ha riportato, nella richiesta di ricovero

indirizzata alla __________, che:

" Ad oggi il

ricovero si rende necessario per la presenza di un crollo depressivo secondario

ad un quadro post-traumatico di molestie, per le quali è in atto un’azione

giudiziaria. La paziente lamenta stato depressivo grave con insonnia generale,

astenia, ansia, paure/fobie, pensieri intrusivi, flashback e pensieri

autolesivi.

Al momento poi la signora vive un momento di alto

conflitto con il compagno __________, che sta vivendo un periodo di disagio

psichico molto grave, per il quale diviene aggressivo verbalmente e minaccioso,

dubbia la presenza di aggressività fisica verso oggetti/persone.

In data odierna la paziente, che seguo da settembre

2016, si è presentata presso il mio studio senza appuntamento chiedendo aiuto.

Si è convenuto per il ricovero.”

(allegato A ad AI 61).

Considerandi

2.

PRECEDENTI

PENALI

IM 1 è incensurato in Svizzera (estratto del

casellario giudiziale - AI 3).

ACPR 1 ha invece un precedente penale per titolo di

contraffazione di monete, messa in circolazione di monete false e truffa (fatti

del maggio/novembre 2009), per la quale è stata condannata ad una pena

detentiva di 12 mesi sospesi condizionalmente per 2 anni, con sentenza

29.5.2013

della Corte delle assise correzionali di __________ (AI 8, procedura

abbreviata).

3.

FATTI E MOTIVI A

DELINQUERE

3.1

L’avvio dell’inchiesta

L’inchiesta ha preso avvio a seguito della segnalazione da parte

della Dr.ssa in psichiatria e psicoterapia __________ di __________, la quale,

in data 24 marzo 2017, ha così scritto all’attenzione della PP PP 1:

"

(…) In data 14.03.2017 la mia paziente signora ACPR 1, nata il __________,

residente a __________, mi ha raccontato di subire molestie e vessazioni da

parte del proprio curatore Sig. IM 1. (…) da circa un anno, quest’uomo, in

coincidenza con un suo infortunio, in un primo tempo le procurava massaggi alle

spalle sotto gli abiti e baci in bocca con la lingua. Poi l’avrebbe obbligata a

spogliarsi, quindi la toccava e si faceva toccare nelle parti intime, fino ad

arrivare a farsi masturbare e chiedere e procurare sesso orale. (…)

prevalentemente a casa della paziente, ma in qualche caso anche a casa

dell’uomo. (…) una volta che avrebbe chiesto perentoriamente al compagno della

paziente di lasciarli soli. (…) più volte lui le avrebbe proposto di “fare

l’amore”, ma la signora è sempre riuscita ad evitare di stare con lui troppo

tempo. Mi ha raccontato poi di problemi economici, non riuscirebbe a capire

come sia possibile che lei non abbia più soldi, vista la vita parca che

condurrebbe. Sembra che lui le abbia fatto firmare delle carte comprendendone

il contenuto e chiedendole “ti fidi di me?”. (…) La signora ACPR 1 ha riferito

di aver cercato di raccontare gli accadimenti già un anno fa, quando erano

all’inizio, ma non sarebbe stata creduta. (…) la paziente ha struttura

caratteriale fragile, con importanti difficoltà relazionali soprattutto con gli

uomini. Nella sua vita purtroppo si annoverano diverse violenze. (…) non mi ha

dato modo di pensare che potesse utilizzare la menzogna o la simulazione. (…)

dopo il racconto abbiamo convenuto nel consigliare alla paziente di cercare di

evitare il signor IM 1. Poi ho proposto un incontro con i parenti, avvenuto in

data 21.03.2017 e ci siamo presi il tempo per capire quale potesse essere la

procedura migliore da proporre. (…) la paziente si rende disponibile ai passi

che Lei riterrà opportuni, chiede però che possa essere presente o la scrivente

o la signora __________ (ndr. collaboratrice __________ presente all’incontro

in cui la paziente raccontò gli abusi).”

(AI 1).

A seguito di detta segnalazione, su mandato della PP PP 1, il 31

marzo 2017 la Polizia cantonale ha proceduto alla verbalizzazione

videoregistrata della ACPR 1, alla presenza della psichiatra __________ quale

persona di fiducia (AI 2, trascrizione AI 9).

3.1.1

L’interrogatorio

della ACPR 1 (31.3.17)

Si tratta del primo ed unico verbale d’interrogatorio della

vittima prima dell’emissione dell’AA (di seguito ella è stata ricoverata a

causa di un crollo emotivo), e figura agli atti sotto forma di

videoregistrazione. Dalla trascrizione della stessa, emergono le seguenti

dichiarazioni:

"

I …e se tu sei pronta a parlare io sono altrettanto pronta ad

ascoltarti.

V Ok, allora comincio. Allora ho il tutore più o meno da cinque

o sei anni.

I Mmm.

V (…) da un

anno indietro, più di un anno indietro, (…) fine gennaio, inizio febbraio lui è

venuto a casa mia e mi ha detto “adesso ci conosciamo già da tanto tempo, ci

possiamo dare del tu” e mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato

qua (indica le spalle). Io ho preso paura, (…) sono andata a raccontarlo al

lavoro, che lo conoscono benissimo, alla mia responsabile. (…) ha detto “vai

dalla direttrice (…)”, io sono andata e loro hanno detto “ma no, il signor IM 1

è bravo”, non mi hanno creduto, “è bravo, è un segno di affetto”, (…) dopo lui

si è fatto male a un piede a sciare e mi faceva andare a casa sua a visitarlo e

lì mi ha baciato con la lingua e lì ho parlato con la mia infermiera, la mia

altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un bacio d’affetto”, eh,

“lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da tanto, è bravissimo,

(…)nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo. Adesso ho conosciuto la

dottoressa a settembre (…) ho avuto il coraggio di dire tutta la verità, che è

da un anno che lui praticamente tutte le settimane passava da me e mi baciava,

mi faceva spogliare, mi leccava nelle, nei seni e nella vagina, mi faceva

toccare i suoi organi sessuali e mi diceva sempre “devi avere un po’ di tempo

per me” e a casa dovevo sempre essere da sola, una volta c’era il mio fidanzato

e l’ha cacciato fuori casa perché diceva che dovevo essere da sola, (…) provava

a fare sesso con me e io dicevo sempre “c’è la mia figlia che sta arrivando,

c’è la mia amica che sta arrivando, c’è il mio fidanzato che sta arrivando”,

(…) però aveva sempre la paura di lui perché per prima non mi hanno creduto e

secondo sono una psichiatrica, prendo psicofarmaci e sono ammalata, e lui è il

mio tutore, allora ho preso paura di lui, perché lui è quello che comanda nella

mia vita.

(…) al

sesso non abbiamo mai fatto, però tutto il resto me l’ha, me l’ha fatto fare.

(…)adesso lui mi chiama dal mattino alla sera, ho il terrore di trovarlo, non

so, può farmi qualcosa, ho paura perché è più facile credere a lui che è il mio

tutore che a me che sono un’ammalata, (…) È stata la dottoressa che mi ha, mi

ha aiutato veramente, che ha creduto in me (…) E lui da quasi tre settimane che

non mi sente ed è disperato, chiama mia figlia, lascia messaggi, chiama me,

lascia messaggi.

I Che tipo

di messaggi, ACPR 1?

V “Chiamami

per favore urgentemente”.

I Ce li hai

questi messaggi?

V Sì.

I Ok,

sempre la stessa frase?

V Sì, o

“chiamami, ho bisogno di parlare con te”, alla mia figlia ha lasciato “è

successo qualcosa? Voglio sentire la mamma”, però neanche mia figlia gli

risponde, non gli rispondiamo più.

(ndr. due fra gli sms in questione agli atti: …OMISSIS…)

I Da tre

settimane?

V Più o meno

sì.

I Quindi

l’ultima volta che…

V Ultima

volta che è stato a casa mia c’era il mio fidanzato con me.

I Ah, ok.

V Non mi ha

toccato.

I Quindi ti

ricordi quando è stata l’ultima volta? (…)

V Più di un

mese fa. (…) metà febbraio. (…)

V Sì, perché

lui si è fatto male a febbraio al piede, ma prima mi aveva già fatto i

massaggini a casa mia prima di farsi del male e dopo (…) mi faceva andare per

fare la visita e mi sbaciucchiava e io tutta impaurita, ho proprio l’ansia, lo

lasciavo fare.

I (…) come

si chiama questa persona?

V IM 1.(…)

E poi mi, mi, mi diceva, perché io non ho il permesso da, da sette anni, e a

rinnovare e lui non si è mai mosso, diceva sempre “ah, non dobbiamo chiamare,

non dobbiamo fare niente”, ah lui “magari ti mandano via a __________”, mi

diceva così, “se c’è qua tuo fidanzato ti mandano via __________, devi stare da

sola”, e del permesso, gli chiedevo sempre “il permesso” e “ah, io non chiamo

più, non chiamo più perché sennò ti mandano via” e sono, il mio ex marito c’ha

il permesso già da tanto, io sono ancora senza permesso perché lui non si

muove, non so perché non si è voluto muovere, o per tenermi lì ferma o…

I Quindi praticamente

tu non, non hai un permesso?

V No. (…).

Essendo già violentata da piccola, non sono stata una o due volte, sono stata

violentata spesso, ho già il trauma, lui avvicinandosi sono rimasta proprio

bloccata, perché mi blocco, impaurita. (…)

I Quindi

lui veniva da te una volta la settimana?

V Più o meno

sì.

I Manteneva

sempre lo stesso giorno? Ti chiamava prima?

V Mi

chiamava, mi chiamava… (…) prima mi diceva “tra dieci minuti sono a casa tua”.

I E se tu

gli dicevi, non so, anche pure inventando “guarda che c’è il mio fidanzato”.

V A dopo lui

arrivava e se c’era lui lo mandava via.

I Dicendogli

cosa?

V “Vada,

vada, vada, vada, vada via”.

I (…) Tu

sei fidanzata con questo ragazzo da tanto tempo?

V Da un

anno. (…) ha cominciato prima di io essere fidanzata, quando sono stata

fidanzata ha peggiorato. (…) sembra che era geloso (…) diceva sempre “non può

stare qua, ehm, deve stare a casa sua, te devi stare qua da sola” e io ho detto

“siamo fidanzati, siamo insieme durante la settimana”, “non può, al massimo due

giorni alla settimana”. Io ho voluto, la dottoressa mi ha detto che non è così,

che può stare con me e lui lo cacciava via di casa. (…) Inventavo sempre

qualcosa, perché lui, la sua intenzione era di portarmi a letto. (…)

I Te l’ha

mai chiesto?

V Sì.

I Che tipo

di rapporti avrebbe voluto lui con te?

V Sesso.

I Sesso, un

sesso particolare o un sesso tradizionale?

V Non lo so,

quello non lo so spiegare, però lui parlava di sesso.

I Quindi

comunque tu la prima volta, eh, malgrado il blocco della paura, riesci a

comunque a parlare con mi hai detto il tuo direttore e la tua direttrice, che

sono?

V Sì e la

mia responsabile.(…) prima lavoravo in __________ e c’era la __________ che era

la mia responsabile.(…) E’ l’unica che c’è.

I Ah, c’è

ancora adesso?

V Sì.

I In __________,

ma dov’è questo…?

V __________,

__________. (…) E ho parlato con __________ (…) e lei mi ha detto “ma no,

questo non è normale, vai a parlare con la direttrice che è __________ e il

signor __________” che è __________, è il direttore, però è tanto amico di lui.

I Allora __________

e __________ di cognome come fanno?

V __________

e __________ non lo so. (…) sono i direttori. (…)

I E loro ti

dicono “non è possibile”.

V No, “lui è

bravo”.

I E’

bravo.(…)

I Ah, ok.

Ehm, la tua casa quanti locali ha in tutto?

V Due e

mezzo.

I Due e

mezzo, quante camera ha?

V Una.

I Una, e lì

che si?

V No, nel

divano.

I In

salotto?

V In

salotto. (…)

I Lui lo

sapeva che tu avevi subito delle violenze?

V Sì.

I Ecco,

quindi succede che lui va a sciare e si rompe un piede.

V Sì. (…) Mi

fa andare a casa sua.

I …ti va

andare a casa sua, dove la prima volta…

V Mi ha

baciato.

I …ti ha,

ti ha baciato con la bocca. Questo è avvenuto dove questo fatto, all’interno

della casa di lui?

V Lui era in

corridoio in una sedia con le, le rotelle, sedia di ufficio e c’era tipo una

scrivania lì vicino alla cucina in corridoio, era lì e poi mi ha preso e mi ha

baciato e poi mi ha detto “ti piace, né?”.

I Ma si è

alzato?

V Sì. (…)

lui non poteva uscire, pensavo magari farà andare tutti da lui, però tutte le

settimane quasi.(…)

I Perché

usi gli psicofarmaci, ACPR 1?

V Perché ho

tentato il suicidio più di una volta per via del mio matrimonio.

I Non è

andato bene?

V No, il mio

ex mi faceva proprio del male, nel senso parole e alla fine ho tentato tre o

quattro volte il suicidio con le pastiglie, mi ha trovato mia figlia, mi ha

salvato mia figlia la vita, mio fratello, ultima volta c’era anche il signor IM

1.

che mio fratello voleva buttare la porta giù, lui non voleva lasciare, poi

hanno rotto il vetro sopra, ha saltato da lì, ero svenuta, avevo picchiato la

testa io, c’era una ferita così grande nella testa.

I Questo è

successo tanto tempo fa?

V Sì.

I Anni?

V No, no,

no, un anno fa, un anno o due anni fa. (…)

I Ok, cosa

prendi?

V Seroquel,

Valium, Entumina.

I Entumina

prendi?

V Sì,

Fluctine, Pantozol. (…)Ho la paura di lui, ho il terrore di lui di vederlo, di,

anche da lontano quello sì, squilla il telefono, salto, picchiano alla porta,

salto. Lui mi viene, il mio fidanzato se viene vicino di me io salto spaventata

perché non, con l’ansia spaventata.(…)

I (…) Tu

gliel’hai detto qualche volta che non volevi?

V Toglievo

la mano e lui…

I Ma il

“no”, non gliel’hai detto il “no”?

V No, no, la

paura non mi ha lasciato, e io dicevo toglievo la mano e “guarda che arriva il

mio fidanzato”, lui insisteva e io ho detto “eh, oramai” lui continuava a

insistere.

I Lui ha

capito che tu non volevi? Che tu non apprezzavi quello che lui stava facendo?

V Non lo so,

non lo so che cosa pensava lui. (…)

V Non l’ho

più visto, non ho più risposto al telefono, non l’ho più visto.

I Ho capito

ed è lì che comunque lui a…

V Eh sì, a

essere preoccupato e ha incominciato a…

I …preoccuparsi.

V Sì, poi mi

diceva sempre “non dire niente alla dottoressa, è un segreto nostro, non dire

niente al tuo fidanzato perché sennò mi spacca la faccia, non dire niente, è un

segreto nostro” (…)

I Ti

toccava…

V Con le

dita.

I Ma ti

toccava con le dita esternamente o anche?

V Dentro.

I Dentro.

V Sì.

I E prima

mi hai detto che ti face…, ti leccava anche la parte intima?

V Sì, è

capitato.

I E lui? E

tu cosa hai dovuto fare a lui?

V Lo stesso.

I Cambia,

cambia un po’ la conformazione dell’organo, fammi, capiamoci bene.

V Mi faceva

succhiarlo.

I Ah, ok.

V Due volte

è capitato.

I Ah, non

tutte le settimane come dicevi?

V No, di

succhiarlo due volte, era toccarmi mi toccava sempre, appena ero da sola, mi

toccava sempre.

I Come lo

chiami l’organo genitale maschile tu?

V Pene.

I Pene, tu

con il suo pene, oltre che a succhiarglielo due volte, cosa hai dovuto, hai

dovuto fare qualcosa d’altro?

V No.

I Gli hai

dovuto, non so, toccare?

V A parte

con la bocca, lui mi teneva la testa anche.

I Ti teneva

anche la testa, però mai hai dovuto toccarlo? Come faceva lui a, a eccitarsi?

V Eh,

cominciava a toccare me.

I E si

eccitava con quello?

V Sì.(…)

I E’

necessario, quindi mi hai detto appunto, da gennaio fino a tre settimane fa sia

a casa sua che dopo quando è guarito ancora a casa tua, una volta la settimana,

non su invito, ma telefonava lui, veniva su…

V “Fra dieci

minuti sono da te”, a volte gli dicevo “ma io non sono a casa”, “allora domani

ci vediamo però mi raccomando tranquilla”, quando mi diceva tranquilla, voleva

dire che mi voleva vedere da sola, (…)

I Quindi

due volte hai dovuto, vero che ti teneva per la testa…

V Per la

testa.

I …hai

dovuto prenderlo in bocca. Ti ricordi se in quelle due volte lui è, ha

eiaculato?

V No, no.(…)

I Ma non in

bocca, ma magari fuori?

V Fuori boh,

non so.

I Lui aveva

l’erezione?

V Sì.

I Quindi

comunque ti metteva dentro le mani nei pantaloni, ma spogliarsi, lui si

spogliava?

V Apriva i

pantaloni.

I E basta?

V Sì, tirava

un po’ giù.

I Sempre

sul divano?

V Sul

divano. (…) mi diceva “non vedo l’ora di andare nel tuo lettone con te, però è

un segreto nostro, eh, non dire alla dottoressa, non dire al tuo fidanzato, non

dire a nessuno, è un segreto nostro”, mi diceva sempre.(…)

I Quindi

due volte l’hai preso in bocca e lui invece tutte le volte ti toccava sotto i

vestiti, il seno, la…

V La vagina.

I …la

vagina, ti metteva…

V Le dita.

I …le dita,

immagino che quando ti toccava, parli di una, una masturbazione?

V Sì, io non

mi, non sentivo nessuno piacere.(…)

I E lui ti

ha chiesto più volte di avere rapporti sessuali e tu hai preso un sacco di…

V Scuse.

I …scuse,

me le hai raccontate prima “sta arrivando mia figlia, sta arrivando il mio

compagno, eccetera, eccetera” e allora lui…

V Lui si

fermava lì.

I Si

fermava lì.

V Ah, mi

controllava sempre se avevo la porta a chiave, chiusa a chiave con le chiavi

dietro.

I Lui

controllava?

V Controllava

perché aveva paura che il mio fidanzato arrivasse all’improvviso, aveva una

paura di lui, ha detto “mi spacca la faccia se ci becca così”, (…)

I Ok, oltre

a quelli che abbiamo già detto, questa situazione la conosce chi?

V Mio, mio

fidanzato, la dottoressa, mia figlia.

I La

dottoressa quale?

V __________.

I Sì, tua

figlia?

V Mia figlia

e basta e il dr. __________.

I Ok.

V E la, la __________,

la, la infermiera del ____, la, la __________ che è l’infermiera della

dottoressa?

I Di lei?

V Sì,

praticamente i dottori e la famiglia più…

I Ok.(…)

I Sì,

quando tu dici che hai dovuto prenderlo in bocca, mi puoi spiegare come andava,

cioè, te lo chiedeva?

V No, si

sbottonava…(…)e dopo mi prendeva la testa e mi faceva fare avanti e in…

I Ma tu,

sì, tu eri?

V Ero seduta

a fianco. (…) dato c’abbiamo nel divano un portacenere così, sai quelli del bar

che si schiaccia. (…) Lo spostava sempre per stare vicino a me.

I Ok,

quindi la testa e, la teneva, ti teneva la testa per tutto il tempo?

V Sì.

I (…)

all’inizio hai detto che lui ti faceva spogliare.

V Eh, mi, mi

tirava su, slacciava il reggiseno, mi, mi sbottonava, tirava giù, faceva lui.

I Ok, ma

spogliata proprio tutta?

V Nuda,

nuda, no. (…)

I E lui

anche?

V Lui anche.

I Baciarti

con la lingua, è successo una volta sola o più volte?

V No,

sempre.(…)

…OMISSIS…”

(AI 9).

3.1.2

Dichiarazioni

di compagno e figlia della ACPR 1

Il 4 e 5 aprile 2017 la Polizia ha proceduto a verbalizzare __________

e __________, rispettivamente compagno e figlia della vittima.

__________ ha dichiarato di frequentare la ACPR 1 dal

febbraio 2016, e di essere stato sin da subito a conoscenza del fatto che la

donna avesse quale curatore generale il sig. IM 1. Già durante i primi giorni

della loro relazione, la ACPR 1 gli avrebbe riportato di un episodio a sfondo

sessuale avvenuto con l’imputato:

"

(…) il signor IM 1, le aveva chiesto “com’è baciare con il

piercing?” lei aveva un piercing sulla lingua che poi io le ho fatto togliere…e

poi senza dirle niente gli aveva infilato la lingua in bocca e l’aveva baciata

con la lingua. (…) ACPR 1 mi aveva detto di aver raccontato questa cosa del

bacio alla sua psicologa, non so il nome, alla sua infermiera __________ e

anche a sua figlia __________, ma che nessuno le aveva creduto.

Io ero rimasto molto scioccato e arrabbiato (…) volevo prenderlo

sul fatto. (…) gli avrei fatto un culo così…scusi l’espressione. (…) mi aveva

detto che la volta prima le aveva fatto un massaggio alle spalle sotto alla

maglietta e la volta successiva vi era stato questo bacio con la lingua. (…)

stava male, era…impaurita (…) La prima volta che l’ho incontrato di persona, mi

era sembrato una persona gentilissima (…) mi aveva detto che io non potevo

restare lì con ACPR 1 per più di due giorni alla settimana (…) per via del

permesso di soggiorno e del fatto che ognuno ha il suo appartamento. Lui è

quello che sa le leggi…quindi non abbiamo chiesto altro. (…) stavamo comunque

sempre insieme (…) senza dirlo a lui. (…) si è sempre comportato in maniera

gentile con me (…) Un giorno, forse due mesi dopo che mi ero messo con ACPR 1

(…) avevo deciso di salire perché ci stava mettendo troppo tempo (…) ho provato

ad aprire ma era chiusa a chiave (…) ci hanno messo un po’ ad aprire… (…) un

paio di minuti (…) non ho notato niente di strano (…) ho “sgridato” ACPR 1

dicendole che se lasciava la chiave nella porta e chiudeva a chiave, come

facevo a prenderlo sul fatto e a proteggerla? (…)

In un’altra circostanza, sempre dopo aver controllato da sotto,

(…) quando IM 1 arrivava e quando andava via, sono subito salito (…) L’avevo

trovata come se aveva appena visto un fantasma. (…) bianca…spaventatissima. Le

ho chiesto cosa le era successo e lei mi aveva detto che non stava tanto bene.

(…) Le ho chiesto arrabbiato “ti tocca? Ti fa qualcosa?” (…) mi ha giurato di

no sulla testa di sua figlia. (…) mi sono tranquillizzato un pochino… (…) Le

volte successive vedevo sempre di essere presente in casa di ACPR 1 (…) Finché

un giorno, io ero lì con lei, (…) lui aveva parlato un po’ con me chiedendomi

(…) come stavo (…) e poi ad un certo momento aveva cambiato tono e mi aveva

detto “devo parlare un po’ con la ACPR 1 da solo, esca” poi mi ha fatto segno

con la mano in direzione della porta…con un tono…quasi con cattiveria e mi ha

detto ancora “esca, esca!” Io non ho detto niente, è lui che comanda, è lui il

tutore, cosa potevo dire? Allora sono uscito. (…) Quando sono tornato su, non

ho notato niente di strano e ACPR 1 mi aveva detto che era tutto a posto. Da

quel giorno (…) ho evitato di farmi trovare ancora in casa, perché non volevo

che IM 1 mi buttasse fuori (…) Però ACPR 1 mi continuava a dire “stai qui, stai

qui con me” era strana…io non capivo niente (…) vi erano delle volte che per

restare comunque in casa (…) stavo in camera da letto fingendomi malato. (…) non

mi fidavo (…) Lui immancabilmente arrivava quando io non ero in casa.

(…) ho saputo cosa le era successo in un’occasione in cui ACPR 1

era andata dalla sua psicologa (…) io e sua figlia __________, dovevamo andare

con lei dalla psicologa (…) le ho chiesto cosa stava succedendo e poi le ho

detto “è il IM 1?” poi io le ho detto “cos’è successo? Ti ha molestata ancora”

e lei mi ha risposto di sì e che era tutto l’anno che la molestava. Lì per me è

stata la devastazione, mi è caduto addosso tutto (…) sono tre settimane che

sono in aria. Io ero lì solo per proteggerla e non mi ha detto niente. (…)

aveva paura (…) che andavo a picchiarlo e finivo in prigione. (…) mi ha giurato

sulla figlia e il fratello, che erano lì con noi, che IM 1 l’aveva solo toccata

sotto i vestiti, baciata con la lingua e toccata nelle zone intime con la mano.

(…) a lei non piaceva (…) le ho anche detto (…) che se fosse successo altro tra

lei e IM 1, io me ne sarei andato (…) ho perso 10 kg in tre settimane (…) Dal

momento che io ho saputo lei ha iniziato a manifestare questo terrore nei

confronti di IM 1. (…) una sera (…) abbiamo fatto un brindisi ad una nuova vita

(…) che mi aveva raccontato tutta la verità (…) ha iniziato a sentirsi che le

girava la testa (…) e mi ha raccontato tutto (…) c’era stato del sesso orale

reciproco (…) ma non si era mai arrivati ad un rapporto completo. Io le ho

chiesto se lei voleva e mi aveva detto di no, che era lui che le prendeva la

testa e la obbligava, lei mi ha detto che ha sempre fatto il gesto di togliere

la mano…aveva paura di reagire. (…) sono impazzito (…) le ho sputato in faccia

(…) non volevo più saperne di lei (…) pian pianino mi hanno convinto (…) per

farmi capire che era davvero la psicologa che le aveva detto di non raccontarmi

i dettagli (…) ci siamo chiariti. Le ho chiesto scusa per il mio gesto (…) è

tornata a stare da me.”

(AI 18).

__________ (__________, __________), dopo aver brevemente

raccontato la sua situazione personale, ovvero di vivere con __________, e di

essere ben consapevole della depressione di cui soffre la madre da anni,

compresi gli episodi suicidali, ha riferito, per quanto di sua conoscenza, ciò

che sarebbe avvenuto tra IM 1 e la madre:

"

(…) Ultimamente ricordo che accadeva anche che la chiamava 10

minuti prima e le diceva “guarda passo da te”. (…) mia mamma gli aveva risposto

di non venire perché doveva uscire con me. Questa non era la verità, non

dovevamo uscire (…) negli ultimi due mesi circa, voleva passare da mia mamma

tutte le settimane. (…) Ai tempi, quando gli avevo chiesto aiuto perché la

mamma stava male, la vedeva sì e no un paio di volte al mese. Ora che sta

meglio la vuole vedere tutte le settimane? A me sembrava una cosa un po’

stupida e senza senso. (…) mi è venuto in mente di chiedere alla mamma di farsi

dare da IM 1 la fatturazione delle sue visite. (…) vengono detratte da quello

che la mamma percepisce dall’AI (…) è lui che gestisce i soldi (…) Mia mamma

però non gliel’ha mai chiesto (…) penso che fosse per paura che non chiedeva.

(…)

L’anno scorso, non so se prima o dopo l’estate, mia mamma mi aveva

raccontato che lui aveva provato a baciarla. Io non sapendo cosa fare l’avevo

indirizzata verso la sua psicologa e la sua infermiera di riferimento. Loro

erano le persone che potevano aiutarla (…) Non ricordo il nome (…) Ne ha

cambiate diverse (…) L’infermiera invece è __________ (…) mi aveva detto che lo

avrebbe fatto. Io in seguito non ho sentito più niente al riguardo e pensavo

che la questione fosse risolta (…) Due settimane fa circa, la mamma era andata

dalla sua psicologa, quando è uscita mi ha telefonato dicendomi che voleva

parlarmi di una cosa grave che le era capitata. Voleva parlare con me e con mio

zio __________ (…) ha iniziato a raccontarci cosa era successa. Ci ha detto che

IM 1 l’aveva baciata, le aveva fatto i massaggi e che l’aveva toccata. Non ha

aggiunto altri dettagli. (…) era molto a disagio (…) aveva paura di lui e aveva

anche paura di non essere creduta. (…) ero talmente scioccata (…) era presente

anche il suo moroso __________ (…) ha reagito non molto bene alla cosa (…) ci

aveva poi spiegato che (…) la dottoressa __________ (…) l’avrebbe aiutata (…)

per denunciare i fatti (…) ho poi capito allora il perché del suo comportamento

degli ultimi mesi. (…) non è facile gestire le emozioni che emergono da una

cosa del genere. (…) inizierò anch’io ad essere seguita da una psicologa (…)

Per quanto riguarda IM 1, è da quando la mamma ci ha raccontato i fatti che non

lo vuole più sentire e vedere. So però che continua a telefonarle. Da allora

chiama anche me quasi tutti i giorni, tre volte almeno, solo oggi non ha

chiamato. (…)”

(AI 18).

3.2

Circostanze

dell’arresto (12.04.2017)

Con mandato di accompagnamento coattivo del 10 aprile 2017, la PP PP

1.

ha ordinato alla Polizia di procedere all’interrogatorio di IM 1 in veste di

imputato per i reati di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci

di discernimento o inette a resistere e sfruttamento dello stato di bisogno, il

12.

aprile 2017 (AI 12). Dal rapporto di arresto provvisorio (AI 18), emerge

che:

"

IM 1 è stato interrogato ed ha fornito una parziale ammissione

dei fatti. Ammetteva di aver baciato con la lingua la sua pupilla, di averla

toccata al seno e masturbata in vagina, nonché ammetteva di aver ricevuto un

coito orale. L’imputato non ha saputo spiegare il suo agito. A suo modo ha

cercato di sostenere di aver voluto rispondere al bisogno di affetto della

donna o, è il caso del coito orale, ha scaricato ogni responsabilità cercando

di sostenere come fosse la donna ad aver voluto praticare questo atto

sessuale.”

Allegato al rapporto di arresto figura il primo verbale di Polizia

dell’imputato, che così descrive le circostanze dell’arresto:

"

Alle ore 07:45 circa, gli interroganti (…) hanno eseguito il mio

fermo sulla strada cantonale in territorio di __________ (…) mi sono stati

mostrati gli ordini subito ho identificato in ACPR 1 (…) il motivo del mio

fermo. Arrivati al mio domicilio vi era unicamente mia moglie (…) A mia moglie

ho subito spiegato che la Polizia si trovava in casa nostra perché vi era stato

un problema con una mia curatelata, ACPR 1. A mia moglie ho anche spiegato che

con questa donna vi erano state delle coccole e dei baci. (…) è stata eseguita

la perquisizione degli spazi (…) la mia abitazione e le mie automobili (…) è

stato attivato, quale difensore d’ufficio, il qui presente avv. __________.”

(allegato 1 ad AI 18).

3.3

Le

dichiarazioni dell’imputato

3.3.1

Rapporto

tra IM 1 e ACPR 1

IM 1, interrogato per la prima volta dinanzi al magistrato

inquirente il giorno seguente al suo arresto (13 aprile 2017), ha così

descritto come nacque il suo rapporto con la ACPR 1, la conoscenza da parte sua

dei trascorsi della donna, come pure la personalità di quest’ultima secondo il

suo parere:

" (…) non la conoscevo prima di assumere il mandato.

(…) con risoluzione del 10 maggio 2012 della (…)

ARP __________ di __________, (…) sono stato nominato curatore generale di ACPR

1.

Mi viene quindi chiesto di descriverne i motivi (…)

R.: si trattava di una persona con difficoltà di

amministrarsi, (…) bollette e quant’altro, poi di problemi di relazione

soprattutto dovuti ai rapporti che aveva con l’ex marito che (…) l’avevano

portata ad una condanna per monete false. Io l’avevo accompagnata ai verbali e

(…) seguita (…) della procedura di divorzio con il marito.

ADR che io penso che la

decisione di nominare un curatore per ACPR 1 fosse causato da un ricovero per

uno scompenso psichico (…)

La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 era reduce

da un ricovero presso la clinica di __________ a seguito di un episodio di

abuso da parte del custode del Palazzo.

R.: ora che me lo dice la verbalizzante

effettivamente ricordo. (…) si trattava di qualcosa che era successo in

lavanderia, ACPR 1 mi aveva raccontato che era stata costretta a subire un

rapporto da quest’uomo. (…)

Questo episodio ACPR 1 me l’aveva raccontato poco

dopo la mia nomina. (…) mi appariva sofferente. Non so se abbia avuto un

seguito penale. (…) non avevo motivi per non credere che fosse accaduto. Mi

sembrava sincera, non era delirante.

(…) io ero stato contattato dall’ARP per la nomina.

Mi era stato spiegato che era una persona che aveva bisogno di essere seguita

in modo assiduo, che non aveva avuto un sostegno in precedenza. Mi avevano

spiegato che vi era un problema psichico, di tipo depressivo. (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che ACPR 1

era stata ricoverata nel 2007 per un tentato suicidio.

R.: non lo sapevo, mi ricordo solo che in occasione

di quando sono intervenuto con il fratello nel 2015 a casa sua, mi aveva

spiegato che assolutamente avrebbe dovuto essere ricoverata (…)

La verbalizzante mi fa prendere atto che anche in

quell’occasione vi era stato un problema che l’aveva portata a tentare il

suicidio, in relazione ai problemi di coppia che aveva con il marito.

R.. ne prendo atto.

ADR che io ero al

corrente dei problemi fra ACPR 1 con il marito. Secondo me ACPR 1 era succube

del marito, lui era proprio “un padre e padrone”. Lei dipendeva da lui. (…) si

attacca molto facilmente alle persone. Questo l’ho constatato già solo da

quando l’ho seguita vedendo che ha avuto tre o quattro compagni, affezionandosi

molto con poi esiti negativi. (…)

La rete intorno a ACPR 1 era composta da

un’infermiera dello __________ e da una psichiatra e poi da me. Vi erano dei

contatti tra di noi. Non vi erano riunioni con l’ARP, riceveva i miei rapporti.

Gli incontri con la rete, quindi tra me e la

psichiatra e l’infermiera, avvenivano personalmente circa ogni tre mesi.

Avvenivano a __________, presso l’__________. Eventuali comunicazioni o segnalazioni

che riguardassero ACPR 1, non avvenivano via e-mail, ma piuttosto

telefonicamente. (…)

Mi viene chiesto di precisare a quanto ammontava

lo spillatico mensile e se ci sono mai stati problemi finanziari.

R.: ACPR 1 aveva CHF 1'000.- al mese che riceveva

tutti. Non ci sono mai stati problemi finanziari. Riuscivo a gestire bene le

sue entrate, per cui anche se mi chiedeva qualche extra come andare in __________

o andare dal parrucchiere potevo concederglielo. (…) non ha risparmi. (…)

Mi viene chiesto se ci sono stati dei cambiamenti

tra prima e dopo il mio pensionamento nella modalità in cui strutturavo gli

incontri.

R.: rispondo che a parte il fatto che non avevo più

l’ufficio e che quindi mi dovevo recare al domicilio, le modalità erano le

stesse.

Mi viene chiesto quando ho iniziato a recarmi a

casa di ACPR 1 (…)

R.: reputo di aver iniziato a recarmi al domicilio

di ACPR 1 a partire dal mio pensionamento.

Mi viene chiesto di descrivere ACPR 1.

R.: è una persona che alterna momenti di sofferenza

a momenti in cui è sorridente, quasi solare quando sta bene. È una persona

gentilissima, non ha un vocabolario scurrile. Forse la caratteristica

principale di ACPR 1 è la gentilezza.

ADR che quando ACPR 1

cade in depressione, cosa che ho già notato, si chiude a riccio. Diventa più

rallentata nei movimenti, diventa taciturna bisogna tirarle fuori le cose con

le pinze. Altrimenti, è loquace, anche se non è una chiacchierona. Parla

volentieri soprattutto delle cose che le interessano, per esempio la cucina

perché le piace cucinare, oppure delle vacanze. Mi parla volentieri della

figlia che finalmente ha un lavoro.

(…) ADR che sono al corrente e me ne sono

accorto che ACPR 1 ha un lieve ritardo mentale. Si vede.

(…) ADR che posso dire che un’altra

caratteristica di ACPR 1 è l’aver bisogno dell’affetto delle persone, come una

spugna che assorbe. E questo lo fa per sentirsi bene, almeno questa è la mia

interpretazione, ACPR 1 ha soddisfazione se vede che viene considerata, che ci

si preoccupa per lei e che si condividono con lei le cose, che ci si interessa

a lei.

Mi viene chiesto se ACPR 1 quando non sta bene ed

è depressa, se va in panico e ha paura, e io rispondo di

sì, è una di quelle persone che ha paura di tutto. Nel quotidiano, può andare

in panico a dipendenze delle cose che deve affrontare e di come sta.(…) ADR

che quando anche sta bene, se succede qualcosa nella quotidianità che la

tocca da vicino e che non è una bagatella, va in panico. (…)

escludendo il disgraziato periodo, credo che ACPR 1

mi stimasse e si fidasse specialmente di me. Mi considerava una persona

importante e buona, e che l’ho aiutata. Io ritengo oltretutto che ACPR 1 non mi

vuole male. (…) ho approfittato di una disponibilità di ACPR 1 nei contatti

sessuali. ADR che con disponibilità intendo che ACPR 1 non mi ha palesato un

rifiuto con uno spintone, dicendo semplicemente allontanati. Mi viene

chiesto se penso che ACPR 1 con la sua situazione e che ho descritto prima,

fosse in grado di palesare un rifiuto di fronte a me, e io rispondo che la

verbalizzante ha ragione. Probabilmente è vero che ACPR 1 non era in grado di

opporsi fermamente, però quello che io percepivo è che lei avesse un gran

piacere.”

(AI 22).

Agli atti figurano inoltre le copie dei rapporti morali (breve

descrizione della vita della pupilla, es. soggiorno, salute, assistenza,

finanze, obiettivi ecc.) redatti da IM 1 quale curatore di ACPR 1 per gli anni

2014, 2015 e 2016 (AI 23), all’attenzione dell’ARP, che li ha approvati.

Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017, la PP, dopo aver ripercorso

nel dettaglio la vita della ACPR 1, riassumendo i vari ricoveri e problematiche

psichiche con tutte le relative sofferenze (v. pt. 1.2. CV ACPR 1), ha chiesto

all’imputato di prendere posizione in merito a quanto sapesse di tutto ciò.

Così il IM 1:

" E mi viene

quindi chiesto se confermo che ero al corrente dei ricoveri patiti dalla

vittima e le motivazioni.

R.: si lo confermo.

(…) sapevo quand’anche non tutto nel dettaglio,

delle sofferenze di ACPR 1, delle sue patologie. Concordo con quello che viene

riportato, ero anche al corrente che prendeva medicamenti e sono molto

dispiaciuto per il mio agire, proprio vista la mia situazione.

(…) Rispettivamente, mi vengono ricordate le mie

ammissioni in merito allo stato psichico e di fragilità di ACPR 1, e al suo

passato di persona abusata, verbale MP di data 13 aprile 2017, AI 22:(…)

R.: confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo anche che ACPR

1.

spesso aveva paura rispettivamente andava in confusione anche su cose che in

realtà avrebbe potuto risolvere da sola.”

(AI 70).

3.3.2

Del reato di coazione

sessuale

Di seguito sono riportate le dichiarazioni dell’imputato, in primo

luogo in generale sugli atti sessuali praticati con la ACPR 1 e sulle sue

emozioni, ed in secondo luogo i singoli episodi rimproverati a IM 1, così come

poi riportati nell’AA.

a) In

generale

L’imputato, come riportato dalla Polizia, ha da subito

parzialmente ammesso i fatti. Di seguito le sue primissime dichiarazioni, ove

ha descritto in maniera generale i contatti di natura sessuale avuti con la ACPR

1, cominciati nel periodo in cui egli si infortunò sciando e la vide a casa

sua, essendo impossibilitato a recarsi da lei come al solito, affermando di

aver agito in tal modo e nel tempo senza un motivo particolare, di aver sempre

percepito del piacere da parte della donna e di aver ricevuto un unico rapporto

orale, e non due, come dichiarato da ACPR 1, su volontà della stessa, la quale

in quell’occasione avrebbe affermato, guardando il suo pene, “adesso questo

deve entrare nella mia bocca”, e negando di avergliene compiuti a sua volta

(dichiarazione, quest’ultima, poi, ritrattata):

"

(…) __________ ho avuto un grave incidente sciando, __________.

(…) per altre 7 settimane praticamente non potevo spostarmi se non per piccoli

passi (…) ACPR 1 si è mostrata molto preoccupata (…) le ho detto che se voleva

vedermi poteva passare a casa mia. (…) verso il 20 di febbraio (…) ci siamo

scambiati un bacio con la lingua. Ho abbracciato io ACPR 1 e poi ci siamo

baciati, senza nessuna forzatura. Ci siamo poi lasciati, ACPR 1 era poi partita

sorridendo, augurandomi di guarire (…) sono stato io ad abbracciarla e

baciarla. Ho preso io l’iniziativa (…) dopo quell’episodio io l’avrò rivista

(…) in aprile 2016 o lì attorno . (…) al suo domicilio (…) Da lì si sono

verificati diversi episodi dove dopo aver discusso di questioni relative ai

suoi bisogni, dopo magari aver bevuto un caffè, io…sentite io vi racconto

quello che è successo…

è successo che io circa una volta al mese invitavo ACPR 1…l’abbracciavo

e poi passavo a dei palpeggiamenti senza però mai arrivare ad un rapporto

completo. Solo una volta ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. Devo dire

che pur vergognandomi e sentendomi in colpa, tenuto conto della mia

professione, dei miei studi, del fatto di essere una persona conosciuta e

apprezzata, ribadisco che non vi è mai stata violenza, coercizione, ricatti…non

è che dicevo se non vuoi non ti do i soldi del mese…ci mancherebbe. Perché sia

capitato ancora oggi faccio fatica a spiegarmelo, (…) non ho mai avuto alcun

tipo di comportamento scorretto (…) nella mia attività, sia lavorativa che

privata. Io non ho più importunato ACPR 1 e stavo già meditando di lasciare

l’incarico perché…comunque non è corretto quello che è capitato, anche se devo

sottolineare, che da parte di ACPR 1 vi fosse un piacere a questi incontri…era

sempre sorridente con me, non ha mai pianto, mi accoglieva volentieri a casa…

c’è sempre stato rispetto in questo senso. (…) mi sembrava che lei ci

tenesse…ecco (…) ad avere un’intimità, una relazione affettiva con me. Se lei

mi avesse detto “no cosa fai?!” io…avrei smesso. (…) mi vergogno profondamente

(…) So che era sbagliato. (…) Succedeva circa una volta al mese. La seconda

volta che è successo qualcosa è stato nell’incontro di aprile (…) l’ultima

volta che è successo qualcosa penso fosse febbraio 2017. (…) Di regola ci si

sentiva telefonicamente e si stabiliva l’eventuale incontro. (…) posso aver

fatto al massimo due incontri al mese.

Mi viene chiesto di spiegare i toccamenti ed i contatti

sessuali (…) Baci con la lingua…specialmente baci. Poi carezze al seno e

nella sua parte intima, il tutto senza penetrazione (pene/vagina). Ripeto solo

in un caso ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. ACPR 1 me lo aveva chiesto

espressamente. Al di là di tutto ciò che è sbagliato, ho sempre avuto

l’impressione che ACPR 1 volesse questo tipo di relazione che io non ho mai

imposto (…) i toccamenti e le carezze al seno e alla vagina avvenivano sotto ai

vestiti. (…)

Mi viene chiesto di spiegare un episodio che ricordo

dall’inizio alla fine.

Allora io sono arrivato da lei, lei mi ha accolto come sempre,

sorridente, mi ha consegnato la fattura del telefono e la rata

dell’assicurazione auto, che la pago ogni tre mesi. Dopo di che mi ha offerto

il caffè, che abbiamo bevuto sul divano di casa sua. Io l’ho avvicinata, le ho

messo la mano sulla spalla, l’ho abbracciata. Lei si è subito avvicinata per

farsi baciare e dopo diversi baci le ho abbassato la cerniera della tuta, era

una tuta intera, le ho accarezzato i seni ed in fine la vagina senza spogliarla

completamente. ACPR 1 mi baciava i modo sempre più appassionato… (…) non aveva

il reggiseno in quell’occasione (…) era più che disponibile e questo

probabilmente è quello che mi ha fregato ancora di più. (…) dopo i toccamenti

abbiamo smesso e poi io me ne sono andato. Il tutto, inteso contatti sessuali,

saranno durati un 10 minuti.

Mi viene chiesto se oltre ai toccamenti vi sono stati dei

leccamenti.

Da parte mia? No, assolutamente no. Baci, carezze ma non

leccamenti. (…) l’episodio appena descritto lo colloco dopo le vacanze estive,

quindi da settembre 2016 in poi. (…) Ci sono i baci con la lingua e poi in

alcune occasioni le ho baciato il seno. Non l’ho mai baciata altrove. (…)

Quando eravamo soli succedeva sempre. Vorrei dire che non andavo da lei solo

per questo, alcune volte non è successo niente (…) Ho sbagliato a dire così, è

anche successo di essere soli e non fare niente. (…) se devo fare una stima

delle volte in cui è successo (…) almeno una decina di volte. (…)

Mi viene chiesto di spiegare l’episodio in cui vi è stata la

richiesta di ACPR 1 di farmi un rapporto orale.

Allora era in occasione di questi incontri (…) ACPR 1 mi ha messo

una mano sul pene e mi ha detto “adesso questo deve entrare nella mia bocca” e

poi mi ha detto che lei è golosa dello sperma. La storia della golosità dello

sperma era già uscita quando la psichiatra dottoressa __________, le aveva

detto di aver scoperto il suo consumo di cocaina. ACPR 1 lì aveva chiesto sia

alla dottoressa che poi in seguito a me…mi diceva…”mi fanno gli esami ma io so

che non ho consumato cocaina, non è che può risultare anche dallo sperma?” io

le ho chiesto perché mi diceva questo e lei mi rispondeva che aveva dei

rapporti con un consumatore. Di fatto non le avevo saputo rispondere. ACPR 1 è

una persona che…adesso no, ha una relazione stabile, ma prima aveva molte

relazioni occasionali. (…) Eravamo sul divano, dopo i toccamenti e i baci ACPR

1.

mi ha abbassato i pantaloni e le mutande e mi ha preso il pene in mano. Poi

mi ha detto quello che ho detto poco fa e poi ha messo il mio pene in bocca.

Eravamo seduti, io non ho fatto niente e l’ho lasciata fare. Io ho avuto

un’eiaculazione nella bocca di ACPR 1. Non è successo nient’altro dopo. Abbiamo

bevuto un altro caffè e poi io me ne sono andato (…) questo episodio io lo

metto a maggio 2016 (…) prima delle vacanze estive. (…) non volevo arrivare a

tanto…non ho mai voluto avere un rapporto sessuale completo con ACPR 1. (…)

Quando io prendevo l’ascensore e scendevo __________ dove abitava…stavo male…ma

era diventata come…non una dipendenza ma una sorta di attrazione… però poi

stavo male, poi ovviamente stavo ancora più male quando arrivavo a casa e

vedevo moglie e figlio…figlio che adora suo padre.

(…) ACPR 1 la toccavo in vagina con le dita, come mi dicono gli

interroganti, ammetto che la masturbavo. (…) ACPR 1 ha parlato di due

episodi di sesso orale da lei praticati a me (…) No. È successo una volta

sola (…) ACPR 1 non ha mai approfittato di questa situazione, ad esempio

dicendomi “dammi dei soldi in più”. (…) Ho sempre preso io l’iniziativa. (…) Mi

viene chiesto se ho raggiunto l’orgasmo anche in altre occasioni, oltre a

quella già riferita. No. Mi viene chiesto come mi soddisfacevo

sessualmente. Non mi soddisfacevo… probabilmente avevo anche un freno

interiore…come detto dopo non è che mi sentivo bene.

(…) Mi viene chiesto se è capitato che ACPR 1 mi dicesse,

mentre ero da lei, che aspettava qualcuno in visita.

Mhh… no magari mi diceva che il suo compagno era andato fuori a

fare la spesa. A volte lui era in casa (…) Mi è successo anche di dire a questo

compagno di uscire un attimo di casa perché dovevo parlare con lei della

contabilità. (…) Avevo detto anche a questo uomo di non stabilirsi 7 giorni su

7.

a casa di ACPR 1 per non creare ulteriori problemi per via di questo permesso

B pendente. In sostanza gli dicevo di non stare sempre lì perché sarebbe stato

fuori posto rispetto agli enti che danno ad entrambi le rendite. Lui è in

assistenza.

Mi viene chiesto se nel lasso di tempo, mezz’ora/un’ora, in cui

restavo da ACPR 1 erano compresi gli atti sessuali.

Sì. Sostanzialmente poi il tempo (…) lo fatturavo alla ARP.

D’intesa con il mio avvocato dico sin da subito che è mia intenzione rinunciare

a malincuore a tutti i mandati e per quel che concerne ACPR 1 rinuncio alla

mercede per il 2017.

(…) Mi viene chiesto se so quali medicamenti prende (…) Ah

non lo so. So che ne prende (…) fatti dallo psicosociale (…) Mi viene

chiesto se ACPR 1 ha avuto altri problemi (…) abusi sessuali. Lei mi ha

sempre detto che era stata abusata quando è rimasta incinta della figlia (…) Mi

viene chiesto se sono al corrente di avvenimenti in cui ACPR 1 ha cercato di

farsi del male. L’unico che si può presupporre è quando abbiamo forzato la

porta del suo appartamento. (…)

Mi viene chiesto se non ho mai avuto paura che ACPR 1 potesse

raccontare questa cosa a qualcuno. Sì, ho avuto paura tant’è che a ACPR 1 avevo

detto che la cosa doveva restare segreta tra di noi. È anche per questo che

volevo interrompere tutta questa storia e quindi lasciare il mandato.

Mi viene chiesto per quale motivo, secondo me, ACPR 1 ha

raccontato questa cosa.

Ci sono più varianti. Una è che si sia consolidata la relazione

con il suo compagno, che a dire di lei è super geloso. Una seconda

interpretazione è che anche a lei non andava più questa cosa e si è sfogata con

la sua psichiatra. Dico così perché secondo me, secondo una mia sensazione lei

si è sicuramente confidata con la psichiatra. Quando poi ho telefonato alla

dottoressa __________ e mi ha detto che non voleva essere disturbata ho pensato

che vi fosse un problema di questo tipo. Sono convinto che ACPR 1 non mi voglia

del male ne…perché a di là di questo increscioso periodo, modestamente credo di

aver dato un buon aiuto, supporto e sostegno a questa donna. (…)

…OMISSIS…”

(allegato 1 ad AI 18).

A fine verbale l’imputato è stato dunque confrontato con le prime

risultanze dell’inchiesta, in particolare con le dichiarazioni della ACPR 1:

"

Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di

essere stata da me toccata sul seno e nelle parti intime (…)

Sì corrisponde al vero (…) ha dichiarato

di essere stata da me leccata nelle parti intime (…) Assolutamente no. (…) di

avermi dovuto toccare nelle parti intime (…) No…ha voluto. (…) di essere

stata costretta ad effettuarmi un rapporto orale in due occasioni (…) No.

C’è stato un unico rapporto orale così come già descritto, senza nessuna

costrizione da parte mia. Ho detto che non voglio raccontare frottole ma non

posso prendermi nemmeno accuse che non sono veritiere. (…) ho sempre preso io

l’iniziativa salvo per rispetto al rapporto orale praticatomi da ACPR 1 e

meglio in quest’occasione è stata lei a volerlo fare.

(…) Mi viene chiesto se ho altro da

aggiungere.

Se si può aggiungere posso dire

che…sgomento per quello che è successo e mi dispiace…mi dispiace per la mia

famiglia e per la mia persona perché in 40 anni di lavoro sociale, non ho mai

avuto problemi con la giustizia o chicchessia. Evidentemente da subito rinuncio

a tutti i mandati che sono in essere anche se a malincuore, specialmente per

quelle persone che hanno un buon rapporto con il sottoscritto e confidano nel

mio operato (…) Sono veramente amareggiato, ma questa incresciosa situazione mi

permette di liberarmi da un peso che non riuscivo più a sopportare. Infatti

volendo diminuire anche un po’ la mia attività avevo già pensato di chiedere di

rinunciare ad un paio di mandati compreso (…) ACPR 1.”

(allegato 1 ad AI 18).

Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi la PP PP 1 il 13

aprile 2017, IM 1 ha potuto ripercorrere i fatti già sopra descritti,

apportando ulteriori precisazioni. In particolare, con riferimento al primo

episodio in cui egli la approcciò, chiedendole di poterle fare un massaggio per

alleviare il mal di schiena, egli ha ammesso essersi trattato di un test, nella

speranza di poter soddisfare la voglia sessuale in lui scatenatasi mesi prima, da

una domanda posta dalla donna, volta a sapere se fosse possibile risultare positivi

al consumo di cocaina ingerendo dello sperma di un consumatore. IM 1 avrebbe

risposto di non sapere, e, chiedendole il motivo di tale dubbio, ella avrebbe

risposto di essere “golosa di sperma”, suscitando il desiderio

dell’imputato:

"

(…) Mi viene chiesto perché le ho fatto il massaggio, cosa

volevo testare e io rispondo che volevo testare la reazione di ACPR 1, per

vedere se accettava questo tipo di cose. (…) ACPR 1 era rigida. Lo era già

prima, ma quando mi sono avvicinato si è irrigidita di più. (…) Mi viene

chiesto se confermo che ACPR 1 non mi aveva detto che aveva male alla schiena,

e io rispondo che effettivamente non me l’aveva detto. (…) il fatto di

irrigidirsi di più cosa significava (…) significava che non le andava

questo mio trattamento. (…) è successo a gennaio 2016. Mi viene ricordato

come ACPR 1 era stata da poco dimessa dalla clinica per un tentato suicidio e

quindi certamente era ben più fragile e bisognosa di quanto già normalmente. (…)

Non so spiegare perché ho agito così su una persona che sapevo perfettamente

che cosa aveva passato (…) in quel momento avevo una voglia sessuale verso ACPR

1, perché da quello che mi aveva raccontato penso fosse una donna passionale.

(…) l’avevo dedotto da quando lei mi aveva chiesto in rapporto alla sua

positività alla cocaina, se era possibile che potesse derivare dall’ingestione

di sperma. Io le avevo detto che non lo sapevo chiedendole il perché mi diceva

questo. Lei mi aveva risposto che era golosa di sperma.

ADR che questa frase ha iniziato a suscitare in me un

desiderio di come potesse essere un contatto tra me e questa donna. Era il

periodo in cui ACPR 1 andava dalla Dott. __________. Questa idea mi frullava

per la testa quindi prima del suo ricovero a __________, dunque da diversi

mesi.”

(AI 22).

Descrivendo il successivo incontro a casa sua, a seguito

dell’infortunio, ove vi fu il primo bacio, IM 1 ha dichiarato:

"

(…) Avevo notato che lei aveva un piercing sulla lingua e mi

ricordo di averle detto “non mi è mai capitato di baciare una persona con un

piercing con la lingua”. Mi sono poi avvicinato e l’ho baciata. ACPR 1 era

stupita, abbiamo poi parlato ancora un attimo e poi è andata. (…) non si

aspettava questo mio gesto e che probabilmente si è impaurita. Io avevo

percepito che ACPR 1 si era irrigidita, ho percepito che c’era qualcosa che non

andava ed è per questo che ho smesso. (…)

La verbalizzante mi chiede come mai ieri sera ho risposto che ACPR

1.

era sorridente, e io rispondo che ieri non riuscivo ancora a buttar fuori

la verità. (…) quando l’ho baciata non aveva il sorriso.”

(AI 22).

Alla contestazione in cui egli sarebbe di seguito passato quasi

settimanalmente dalla donna per toccarla in vagina con le dita, masturbandola,

leccandola e chiedendole di toccarlo, egli precisava che il tutto non avveniva

ogni settimana, come dichiarato dalla ACPR 1, ma piuttosto due volte al mese.

Ammetteva poi, dopo una prima reticenza, di averle fatto a sua volta un

rapporto orale, e ridescriveva l’episodio in cui l’aveva invece ricevuto:

"

(…) io segnavo sempre tutto, anche le visite finalizzate alle

prestazioni sessuali con ACPR 1. (…) non tutte le volte succedeva qualcosa. A

volte perché ero di fretta, a volte perché mi fermavo. (…) rientrando a casa mi

veniva il pensiero che dovevo smettere, ma poi quando tornavo a casa di ACPR 1

mi riprendeva la voglia. Non era ACPR 1 a provocarmi. (…) Ammetto di averle

baciato i seni, ma non ricordo di aver mai leccato ACPR 1 sulla vagina. (…)

avevo la fantasia di avere un rapporto orale, di farlo per stuzzicarla e poi

riceverlo. Mi viene chiesto se quindi io ho leccato ACPR 1 e io rispondo effettivamente

sì, l’ho leccata una volta.

Mi viene chiesto se ACPR 1 ha praticato dei rapporti orali a

me, e io rispondo che mi ricordo benissimo di un rapporto orale. Dopo vari

palpeggiamenti, ACPR 1 tenendomi il membro mi ha detto “questo deve entrare

nella mia bocca”. Adesso non so se la frase era un’affermazione oppure era una

domanda. Eravamo sul divano e mi ricordo che lei era sdraiata mentre me lo

praticava. Onestamente di un secondo rapporto orale io non me lo ricordo. (…) è

corretto che mi sarebbe piaciuto andare nel “lettone” con lei (…) È pure

corretto che io le avevo detto di non dire niente perché era un segreto nostro.

(…) volevo fare sesso. Non l’ho fatto perché nella vita ci sono dei blocchi (…)

avevo un blocco che non deriva dal fatto che avevo paura di essere scoperto, né

che ho difficoltà con l’erezione. (…) mi sarei preso una pastiglia. (…)

confermo di aver eiaculato nella bocca di ACPR 1, sono sicuro. (…) è corretto

(…) che volevo la porta chiusa a chiave (…) che ACPR 1 mi diceva che sarebbe

arrivata sua figlia o il suo compagno e io mi fermavo (…) avevo paura che

arrivasse qualcuno (…).

(…) voglio dire che ACPR 1 non aveva desiderio di fare questo

rapporto orale. È vero che io le tenevo la testa, era per incitarla e perché

trattenere la testa di una donna nel mentre mi viene praticato un rapporto

orale mi procura più eccitazione. (…) ACPR 1 (…) ha inghiottito. (…) Mi

viene chiesto se ACPR 1 mi baciava in maniera appassionata e io rispondo che partecipava

a questo bacio. I baci duravano anche 10 minuti. È chiaro che adesso mi rendo

conto che il suo continuare era in realtà una costrizione, non potendo dire

basta e non potendo tirarsi indietro per il ruolo che avevo io. (…) è corretto

che i baci con la lingua avvenivano tutte le volte che eravamo soli. Anche i

toccamenti capitavano quasi sempre (…) certamente due volte al mese (…) È

corretto che lei mi toglieva la mano, e io invece gliela rimettevo. (…) è vero

che ACPR 1 è andata a __________, me lo ha detto la sua psichiatra. Capisco che

aveva paura.”

(AI 22).

Confrontato con le dichiarazioni della ACPR 1 ove ha descritto

l’episodio in cui egli avrebbe cacciato di casa il suo compagno, IM 1 ha

dichiarato:

"

è vero che avevo fatto un po’ di tutto affinché vi fossero dei

momenti di solitudine con ACPR 1. Non è però vero che io avevo cacciato __________

così (…) capisco che ACPR 1 potesse capire che tutto questo potesse dipendere

da me e che io potessi avere un potere in questo senso. Ma preciso che non ho

mai impiegato la questione del Controllo abitanti per far si che ACPR 1

allontanasse il compagno. (…) ACPR 1 non era in grado di dirmi di no, vista la

dipendenza verso di me, aveva paura e io le ho fatto anche pressione, dicendole

che “era un segreto tra di noi e che non doveva trapelare niente”. (…) ACPR 1

ha tentato di togliere la mia mano un paio di volte, ma poi però gliel’avevo

rimessa. (…) non mi ha mai masturbato, mi ha sfiorato però il pene perché io le

avevo preso la mano. (…) sono dispiaciuto di aver fatto questo male a ACPR 1,

alla mia famiglia, a mio figlio e anche a me stesso.”

(AI 22).

Nel corso del successivo verbale 27 aprile 2017, la

PP ha approfondito i sentimenti provati da IM 1 a quella data come pure tentato

di far luce sul motivo che lo spinse ad abusare della ACPR 1, proponendo una

serie di contestazioni inerenti al suo rapporto con la moglie o alle sue

abitudini sessuali. Ancora in quest’occasione, come in quelle

precedenti, l’imputato è sembrato più dispiaciuto per sé stesso, per la sua

reputazione e la sua famiglia, che per la vittima:

“(…) ho riflettuto molto in questi giorni (…) al

male che ho fatto a mio figlio __________, (…) a me stesso, a ACPR 1. (…) Ho

incontrato il suo collega __________ in corridoio, persona che conoscevo e di

cui avevo la stima e mi ha fatto male vederlo sapendo che lui abbia saputo

quello che ho fatto (…) il mio matrimonio da fine 2015 era in crisi. Spesso mia

moglie mi ha detto che non ero più l’uomo di prima, che non ero più brillante,

che ero un pidocchio, che non volevo spendere. Io sono una persona che ricorda

quanto mi riportava mio padre che quando camminava per Viale __________ voleva

togliersi il cappello per salutare le persone e non per metterselo davanti al

volto per la vergogna dei debiti. Mia moglie in questo ultimo periodo mi ha

aggredito in maniera pesante (…) termini forti (…) fallito (…) pidocchio (…)

vecchio stronzo. Queste frasi mi facevano stare malissimo (…) cattiveria

peggiore che mi ha detto, è stata quando mi ha detto che l’unica cosa buona che

ha fatto con me era nostro figlio __________ (…) di non credere che io avrei

potuto tornare a casa e a vivere con lei e nostro figlio. (…) L’uomo che ero

sul lavoro non riuscivo ad esserlo in casa (…) non ne ho mai parlato neanche

con i miei amici (…)

La verbalizzante mi contesta che probabilmente io

quando entravo a casa di ACPR 1, non stavo così male e che la spinta motrice di

andare verso ACPR 1 era di dimostrare a me stesso che io ero un uomo e non un

vecchio e io rispondo che è corretto.

Mi viene contestato che ACPR 1 non mi avrebbe mai

detto che io ero un fallito, e io rispondo che

effettivamente non me l’avrebbe mai detto. ACPR 1 era affettuosa, dolce, cosa

che non era più mia moglie.

La verbalizzante mi ricorda come sostanzialmente

io abbia dichiarato che mi era gradito come atto sessuale il rapporto orale su

di me e come questo atto, cosa anche confermata da mia moglie, non era da

quest’ultima più praticato. Mi ricorda la vergogna e la paura e la difficoltà

di ACPR 1 nel riferire quanto da lei subito, sintomatica la circostanza che ACPR

1.

non abbia parlato di aver ingoiato lo sperma. Mi invita quindi a riflettere

sulla circostanza se siano successi in più occasioni questi rapporti orali o

ancora un rapporto completo e non solo l’espressione del desiderio del

medesimo.

R.: sinceramente io ribadisco che ricordo un solo

rapporto orale, non ho ricordi di un secondo. Come ho già dichiarato mi sono

frenato e non sono arrivato al rapporto completo, anche perché probabilmente

l’avrei ottenuto. (…)”

(AI 48).

La PP PP 1 ha poi sottoposto a IM 1 una tabella

excel riportante le telefonate in entrata ed in uscita dal suo telefono

cellulare, rimarcando come la meno recente indicata fosse datata 31.3.2017 alla

ACPR 1 (chiamata persa), e la successiva risultasse solo l’11.4.2017, giorno

precedente al suo arresto. A domanda di sapere per quale motivo in questo

intervallo di tempo non risultassero ulteriori telefonate sul suo cellulare, IM

1.

ha risposto:

" perché abitualmente

faccio pulizia del cellulare, lo faccio anche dal computer. (…) cancello gli

SMS che non mi servono più, per esempio quelli di lavoro, fra i quali ci sono

anche quelli di ACPR 1. Alcuni dovrebbero figurare ancora, altri li ho

cancellati.”

(AI 48).

Su insistenza della magistrata, la quale ha elencato

i diversi contatti telefonici riportatile dalla vittima, dalla figlia e dalla

psichiatra, IM 1, inizialmente titubante come sopra, ha finalmente ammesso il

vero motivo per cui aveva proceduto alla “pulizia” del suo cellulare:

" (…) avevo

capito che il cerchio si stava chiudendo. (…) volevo chiedere a ACPR 1 cosa

stava succedendo. Se le avessi parlato, le avrei chiesto di perdonarmi e di

scusarmi. Io volevo chiederle scusa. (…) è chiaro che io chiamavo ACPR 1 perché

volevo delle conferme. Io avevo paura che tutto capitasse quando ero in

clinica. Ha ragione la verbalizzante che allora avrei dovuto costituirmi, ma

non l’ho fatto.

ADR che le chiamate a ACPR 1 erano finalizzate ad

avere la conferma che fosse stata inoltrata una denuncia nei miei confronti,

anche se l’avevo comunque già capito dall’ultima chiamata della dottoressa. Io

volevo scusarmi con ACPR 1.”

(AI 48).

Di nuovo sentito il 23 maggio 2017, prima di

contestualizzare i singoli episodi, sui motivi e sui sentimenti da lui provati

nel corso di quel periodo, IM 1 ha riferito:

" (…) ACPR 1

aveva ancora delle problematiche, lei era molto in ansia per il permesso.

Mi viene contestato che la problematica del

permesso vi era già prima del 2016, e io rispondo che nel 2016 ACPR 1 era più

in ansia.

La verbalizzante mi contesta che se volevo così

bene a ACPR 1, non mi sarei comportato in questo modo e l’avrei protetta, e io

rispondo che la verbalizzante ha ragione. Io avevo

come il bisogno di sentire qualcuno dolce che puoi abbracciare, circostanza che

mi era venuta a mancare a casa.

La verbalizzante mi contesta che io sono andato

oltre con ACPR 1, spingendomi ad atti sessuali verso di lei e io rispondo che le cose sono precipitate. Concordo con la verbalizzante che era

anche questione di sesso, anche perché ACPR 1 era disponibile.

La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 mi

toglieva la mano quando la toccavo, cosa che significa che lei non era

“disponibile” e io rispondo che era una mia

impressione. Mi sembrava che poi fosse arrendevole. Non mi sentivo il

violentatore di turno.

La verbalizzante mi ricorda che non

necessariamente bisogna usare violenza per esercitare coercizione verso una

persona a maggior ragione se questa persona ha problemi psichici, è fragile,

non è in grado di badare a sé stessa, tanto che doveva essere seguita da

un’infermiera, da uno psichiatra e da un curatore generale, persona che aveva

tentato più volte il suicidio, tanto è che le dosi dei medicamenti non venivano

lasciate a sua disposizione, ma erano preparate in dosette che venivano

ritirate, persona che come mi è stato già contestato nel verbale dell’arresto,

aveva paura di me, la mia attitudine l’aveva bloccata e che aveva tentato di

togliermi la mano, ma io ogni volta la rimettevo.

R.: mi vergogno nel modo più incredibile, tenuto

conto non solo del mio ruolo ma anche delle mie competenze professionali. ADR

che convengo con la verbalizzante che con ACPR 1 ho esercitato una

pressione. Dico alla verbalizzante che tutto è iniziato dalla questione che ACPR

1.

era golosa di sperma.

La verbalizzante mi fa prendere atto che questo

non ha nulla a che vedere con la dolcezza di cui ho riferito poc’anzi e che la

mia risposta denota unicamente il mio bisogno di soddisfacimento sessuale. R.: è vero, ma non riesco a spiegarmi. Concordo con quello che dice la

Procuratrice, ma io ho ancora oggi un sentimento buono verso ACPR 1, nel senso

che mi dispiace tutto quello che le è capitato e quello che ho fatto io. In

questo senso.

La verbalizzante mi contesta che io prima avevo

parlato di dolcezza e di bisogno di affetto e che solo dopo è nato l’impulso

sessuale, mentre io ora dico che tutto è iniziato dal fatto che ACPR 1 è golosa

di sperma. R.: provo a spiegarmi. Già prima ero legato

a ACPR 1, nel senso che ero legato a lei per il suo bisogno di appoggio e di

essere rassicurata. E poi è nato l’impulso sessuale nei suoi confronti.

Mi viene chiesto come ho pensato di tradurre

questo impulso sessuale nei confronti di ACPR 1. R.:

ho iniziato a toccarla, a baciarla. (…)dapprima ho iniziato dicendole che ci

conoscevamo da tanti anni e che potevano darci del “tu”. Poi la seconda volta

che l’ho vista, ho iniziato ad abbracciarla e a baciarla. In quei momenti non

ho sentito una grossa resistenza, sono sincero al 100%.

Mi viene chiesto quando ho iniziato a sentire una

resistenza di ACPR 1. R.: quando cercava di trovare

delle scuse per non vederci o per vederci solo lo stretto indispensabile.

Mi vengono contestate le mie dichiarazioni in

occasione del verbale di arresto (pag. 21): (…) R.: confermo le mie

precedenti dichiarazioni. Voglio dire che non ho valutato correttamente le sue

resistenze. Nel senso che mi ero accorto che ACPR 1 era resistente, quindi

confermo quanto ho dichiarato nel verbale di arresto, ma non volevo vederle, le

ho prese alla leggera.

Voglio dire alla verbalizzante che mi dispiace per

quello che è successo per la mia immagine, per la mia famiglia e per ACPR 1.

La verbalizzante mi dice che in realtà la mia

immagine dovrebbe venire in secondo piano, e prima dovrei preoccuparmi di mio

figlio e rispettivamente in secondo luogo della vittima.

R.: ha ragione la verbalizzante.

Il verbale viene sospeso alle ore 15:27 per

permettermi di conferire con il mio difensore. Il verbale viene ripreso alle

ore 15:37.

R.: mi scuso, sono andato un po’ in tilt. Ribadisco

che è nato tutto dal primo giorno con il massaggio e avevo percepito che ACPR 1

era resistente. Ciò malgrado la volta successiva l’ho baciata sulla bocca con

la lingua, e questo è capitato a casa mia.

ADR che con il massaggio

io ho toccato le spalle fino alle scapole. Mi sono soffermato 5 minuti nel

massaggiare. Questo massaggio era piacevole per me, in me si è risvegliata

un’attenzione di tipo sessuale.

Mi viene chiesto perché quel giorno non sono

andato oltre, e io rispondo che non lo so, forse

perché al momento bastava così. Poi come detto, avevo i miei freni. Di seguito,

io ho poi proposto a ACPR 1 di vederci a casa mia. Ho notato che ACPR 1 aveva

un piercing sulla lingua e io le avevo chiesto com’era baciare con un piercing.

Da lì c’è stato il primo bacio e la situazione è andata a cascata.

La verbalizzante mi contesta che nelle schede

mercede io non ho marcato quando mi incontravo con ACPR 1 a casa mia, e io

rispondo che questo incontro lo situo a febbraio o a

inizio marzo. Mi viene chiesto perché non ho annotato che l’incontro è

avvenuto a casa mia, e io rispondo che evidentemente non l’ho annotato

perché non era il caso che l’incontro avvenisse a casa mia. (…)

Mi viene chiesto cosa è successo dopo.

R.: dopo un paio di volte di baci e carezze, ci sono

stati i toccamenti sulle parti intime al domicilio di ACPR 1. Per intenderci io

toccavo la vagina di ACPR 1, sotto le mutande, a pelle nuda, e infilavo le dite

all’interno qualche volta. (…) preciso che quando ACPR 1 era indisposta, non

vi erano i toccamenti sulla sua vagina. Preciso anche che se io toccavo la

vagina di ACPR 1 sotto le mutande, infilavo anche le dita dentro.

ADR che credo che ACPR 1

mi abbia toccato solo in poche occasioni perché io avevo problemi di erezione e

quindi non glielo chiedevo. In sostanza, anche quando io toccavo ACPR 1 io mi

eccitavo ma il mio pene rimaneva un po’ molle. Non era completamente in

erezione.

Mi viene chiesto con che frequenza avvenivano

tutti questi toccamenti.

R.: non accadevano tutte le volte che vedevo ACPR 1,

o perché c’era qualcuno in casa, o perché era indisposta, o perché io in quel

momento non volevo, o meglio mi trattenevo. ADR che capitava quindi

sicuramente una volta al mese. (…) io assicuro che ci sono state delle volte in

cui anche quando mi trovavo da solo con ACPR 1 e non è successo niente. ADR

che comunque le volte che mi trattenevo erano poche.

Mi viene chiesto quale è stata la reazione di ACPR

1.

quando l’ho toccata nelle parti intime, e io rispondo che la prima volta ha tentato di togliere la mano e io l’avevo rimessa.

Le altre volte lei era troppo spaventata per una qualche reazione.

Mi viene chiesto quanto è durata la masturbazione

che io ho fatto a ACPR 1 con le dita. R.: un paio di

minuti.

Mi viene chiesto se ho toccato i seni di ACPR 1. R.: si. Io andavo a toccare il seno nudo, spesso lei arrivava in

pigiama e non aveva niente sotto. ADR che quindi per riassumere, quando

succedevano gli atti sessuali con ACPR 1, succedeva sempre che io la baciavo

con la lingua, le toccavo i seni e poi la masturbavo con le dita dentro la

vagina.

Mi viene chiesto di precisare i rapporti orali. R.: io mi ricordo che ad un certo punto ACPR 1 aveva in mano il mio

pene mezzo rigido, e ha detto “adesso questo deve andare nella mia bocca” e poi

c’è stato il rapporto orale.

Mi viene chiesto se ACPR 1 si è mai dimostrata

disinvolta nei rapporti. R.: rispondo di no.

Mi viene contestato quindi fatto prendere atto

che appare assai inverosimile che se ACPR 1 ha mantenuto le resistenze,

rispettivamente la paura così come espressa in audizione e già contestatemi che

esordisca con una volontà da parte di ACPR 1 di praticarmi un rapporto orale. R.: io mi ricordo di questa frase, che era formulata in senso

interrogativo.

Mi viene chiesto se sono sicuro di aver eiaculato

nella bocca di ACPR 1. R.: sono sicuro, credo di aver

eiaculato quasi subito. Non ho dovuto aiutarmi per eiaculare. ADR che il

fatto di eiaculare in bocca di ACPR 1 era voluto, io non ho spostato il pene

quando stavo per venire. ADR che con mia moglie è successo solo

raramente che ci fossero rapporti orali, e di queste rare volte, occorreva

ancora più di rado che io eiaculassi nella sua bocca.

Mi viene chiesto come ha reagito ACPR 1. R.: rispondo che ACPR 1 ha ingoiato. Io sono andato in bagno a pulirmi,

il rapporto orale è avvenuto sul divano. Eravamo allungati / sdraiati sul

divano, lei si è abbassata e io le ho tenuto la testa. Per me era un momento

piacevole.

Mi viene chiesto se ACPR 1 ha detto qualcosa dopo

che io ho eiaculato nella sua bocca. R.: no non ha

detto niente. Io dopo sono andato in bagno e ACPR 1 è rimasta lì.

La verbalizzante mi contesta che i rapporti orali

sono due. R.: non mi ricordo di questo secondo

rapporto. Ribadisco che io non me lo ricordo.

MLaw __________ mi fa presente che unitamente

all’Avv. RAAP 1 hanno incontrato la cliente e a precisa domanda ACPR 1 ha

ribadito che non è mai successo che io ho eiaculato nella sua bocca. Mentre ha

ribadito che i rapporti orali sono stati due e che non avrebbe mai proferito la

frase “adesso questo deve andare nella mia bocca”, né sotto forma di domanda,

né sottoforma di esclamazione.

R.: ne prendo atto. Ribadisco che la frase da ACPR 1

io l’ho sentita veramente, non l’ho sognata.

MLaw __________ mi fa inoltre presente che ACPR 1

a domanda dell’Avv. RAAP 1 ha risposto di non essere golosa di sperma, neppure

con il suo compagno.

R.: io ribadisco che ACPR 1 mi aveva detto che era

golosa di sperma. Io questa cosa l’ho saputa quando c’è stato il problema di

cocaina con __________ e mi ricordo che la dottoressa __________ aveva

minacciato di ricoverarla __________ perché era risultata positiva, questo a

marzo. È da lì che è uscita la storia, al telefono, dove ACPR 1 mi ha chiesto “non

è che la cocaina può essere in altri liquidi?”. ACPR 1 doveva recarsi ancora

dalla Dott. __________ che aveva minacciato un suo ricovero, e ACPR 1 mi aveva

chiesto “cosa può far sì che le mie urine sono positive anche se non ho usato?

Può essere lo sperma?”, e da lì è saltata fuori la golosità. ACPR 1 mi ha detto

che aveva avuto un rapporto orale con questo consumatore di coca e questo può

aver causato la positività alla cocaina. Questo accadeva credo in primavera.

La verbalizzante mi contesta come la positività

alla cocaina risalga invero a fine febbraio/ marzo 2016 come riporto d’altronde

nella mercede quindi quando io avevo già iniziato a gennaio 2016 con gli abusi

sessuali. Mi contesta anche come sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la

sua positività alla cocaina, unicamente alla Dottoressa, circostanza che è

avvalorata anche dalla cartella del __________:

Dr. __________ (nota 17.03.2016) “riferisce una

serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da parte

degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo passerebbero la

positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità delle sue

ipotesi”.

R.: io ribadisco che questa cosa me l’ha riferita ACPR

1.

direttamente, non la Dottoressa. Di questo io sono sicuro.

Mi viene fatto prendere atto che il giorno

dell’annotazione io prima sento telefonicamente la Dott. __________, e poi vedo

ACPR 1.

R.: io ripeto che questa cosa me l’ha riferita ACPR

1.

al telefono, non la Dottoressa.

Mi viene chiesto perché allora non l’ho

trascritto nella mercede, né nella nota del 12 marzo, 14 marzo, né ancora del

17.

marzo successiva all’incontro con la Dott. __________ anche perché questa

cosa doveva preoccuparmi visto il rapporto promiscuo con terzi.

R.: non so perché non l’ho marcato nella scheda

mercede che io consideravo il comportamento promiscuo con terzi nocivo per ACPR

1.

La verbalizzante mi contesta quindi che questa

frase proferita da ACPR 1 che era golosa di sperma, non è assolutamente

credibile e peraltro smentita dai riscontri oggettivi di cui sopra, fra cui il

fatto che temporalmente la questione della positività della cocaina è successa

dopo che io avevo già iniziato gli abusi sessuali.

R.: io sono convinto che ACPR 1 mi ha fatto questa

domanda, ossia se ingerire lo sperma dava la positività alla cocaina. A questo

punto non posso però escludere che siano stati dei terzi (__________) a

dirmelo.

Mi viene chiesto quanto nel complesso duravano

gli incontri con atti sessuali.

R.: convengo con la verbalizzante che c’erano delle

visite dove non c’era la necessità di vedere ACPR 1, ma io la vedevo per

compiere gli atti sessuali. Voglio anche dire che gli atti sessuali saranno

durati secondo me dai 15 ai 20 minuti.”

(AI 61).

b) I singoli episodi

Nel corso dei due ultimi verbali d’interrogatorio, la PP PP 1, a

mano dei documenti componenti l’incarto della ARP allestiti dal IM 1 per

giustificare il suo lavoro di curatore, ha ripercorso incontro per incontro

avvenuto con la vittima, chiedendo all’imputato di voler specificare se vi

fossero stati contatti di natura sessuale e, se sì, di che tipo. Così nel

verbale 23 maggio 2017:

“…OMISSIS…”

E, infine, nel verbale finale 16 giugno 2017, IM 1 si

è limitato a riconfermare tutte le risultanze dell’inchiesta e le sue precedenti

dichiarazioni, affermando ancora, a seguito delle precisazioni della PP, che:

" La

verbalizzante mi dice tuttavia che ACPR 1 in audizione ha precisato che

l’ultima volta in cui ci siamo visti non era successo niente.

R.: rispondo che ripensandoci effettivamente ACPR 1

ha ragione.

ADR che la seconda volta che avevo cacciato il suo

ragazzo non era l’08 marzo, ma il 16 febbraio quando le ho sottoposto per

approvazione il rendiconto e il rapporto morale. (…) confermo che io ero

diventato insistente, che ACPR 1 aveva paura e che spesso cercava delle scuse

per fare in modo che io non andassi da lei. (…) confermo che ACPR 1 aveva

tentato di togliermi la mano più di una volta (…) è vero che le avevo detto di

non dire niente a nessuno (…) è vero che le avevo detto che mi sarebbe piaciuto

andare “nel lettone” (…)

Benché sia stata smentita dalla circostanza

stessa che ACPR 1 sia stata trovata positiva alla cocaina, dopo che gli atti

erano già iniziati ovvero la positività alla cocaina risalga invero a fine febbraio/

marzo 2016 come riporto d’altronde nella mercede quindi quando io avevo già

iniziato a gennaio 2016 con gli abusi sessuali. Mi contesta anche come

sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la sua positività alla cocaina,

unicamente alla Dottoressa, circostanza che è avvalorata anche dalla cartella

del __________:

Dr. __________ (nota 17.03.2016):

“riferisce

una serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da

parte degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo

passerebbero la positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità

delle sue ipotesi”.

Tuttavia non viene mai fatta menzione sulla

golosità dello sperma.

R.: confermo che non poteva essere quella la

motivazione, anche perché come mi viene contestato gli atti sono successi

prima.

Voglio aggiungere che mi dispiace tremendamente per ACPR

1, soprattutto adesso che ha avuto un altro ricovero. Mi dispiace tantissimo,

anch’io non so darmi una spiegazione di quello che ho fatto. Sto parlando con il

Dott. __________ sta valutando di fare una tac cerebrale, perché pensa che vi

sia un legame legato all’impotenza e al fatto che sono in andropausa.

La verbalizzante mi dice che comunque anche a

fronte di queste problematiche di impotenza e andropausa, vi sono anche altre

alternative che abusare della mia pupilla.

R.: concordo con quello che dice la verbalizzante.

Voglio comunque aggiungere che adesso vorrei poter

riabbracciare presto mio figlio. …OMISSIS...

L’avv. __________ aggiunge che è stato fatto un

versamento di CHF 5'000.- a valere come torto morale, cosi come concordato con

la patrocinatrice di ACPR 1.

Unitamente al mio difensore, chiedo di procedere con

rito abbreviato e viene consegnato uno scritto in tal senso.”

(AI 70).

Da notare come l’allora difensore avv. __________ ha

in seguito proceduto in data 16 giugno 2017 alla richiesta formale di rito

abbreviato, a condizione che la pena proposta fosse contenuta nei 36 mesi e

parzialmente sospesa (AI 71). Richiesta poi respinta dalla PP con scritto 26

giugno 2017 (AI 80).

Agli atti figura, poi, la conferma da parte

dell’avv. RAAP 1 dell’avvenuto accordo fra le parti e del pagamento di un torto

morale di CHF 5'000.- da parte di IM 1, con conseguente ritiro della

costituzione di accusatore privato civile della ACPR 1 “ritenendosi tacitata

per tutte le pretese civili connesse ai fatti imputati a IM 1”, la quale

permaneva comunque accusatrice privata penale (AI 77). Il giorno seguente,

l’avv. RAAP 1 ha trasmesso alla PP la sua nota d’onorario per le prestazioni

del suo studio in relazione al procedimento penale (AI 79, decisione di

gratuito patrocinio AI 7).

3.4

Interrogatori PIF

(operatori sociali)

Secondo le dichiarazioni della ACPR 1, quando subì i primi abusi,

ovvero il massaggio alle spalle sotto i vestiti ed il primo bacio con la

lingua, tentò di parlarne con alcuni operatori nella speranza di trovare aiuto,

invano, poiché questi non le credettero, affermando che il IM 1 fosse, sempre

secondo le sue dichiarazioni, una “brava persona”. La Polizia ha dunque

proceduto all’audizione di queste persone, le quali, in linea generale, hanno riferito

di aver sentito la donna lamentarsi di alcuni comportamenti, con particolare

riferimento al massaggio alla schiena e a un bacio, dai più descritto come “di

saluto”, sottovalutando comunque il tutto e portandola a pensare di non essere

stata creduta (AI 65 rapporto di polizia).

3.4.1

__________ (responsabile

del __________)

Interrogato il 28 aprile 2017, la Polizia riassumendo il suo

verbale, ha riportato nel proprio rapporto:

"

Dal suo verbale emerge come non sia stata data la giusta

importanza a quanto riferitogli da ACPR 1 (…) __________, avendo ricevuto a suo

dire, informazione in un momento informale, ha interpretato le parole della

donna, come uno sfogo personale. Preso atto delle sue dichiarazioni, ha

rammentato che lei probabilmente gli aveva parlato del massaggio, ma come detto

ha sottovalutato la segnalazione, portandola a non sentirsi creduta. __________

non ha un rapporto di amicizia con IM 1, la loro interazione era legata

unicamente a questioni professionali concernenti l’attività lavorativa di ACPR

1.

(…) presso il __________”

(AI 65).

Tra le dichiarazioni utili all’inchiesta, egli ha affermato:

"

(…) ho conosciuto IM 1 circa 30 anni fa. (…) Dopo non ho più

avuto occasione di incontrarlo professionalmente. L’ho poi rivisto per

questioni lavorative quando mi aveva proposto l’assunzione di ACPR 1 al __________

(…) settembre 2015 se non sbaglio. (…) Ho avuto la percezione (…) che ACPR 1

fosse una persona fragile e l’inserimento in struttura protetta era fatto con

lo scopo di farla uscire un po’ dallo stato di isolamento in cui si trovava.

Questo mi era stato detto da IM 1. (…) l’ho inserita a lavorare nel __________.

(…) Ha lavorato per un periodo abbastanza corto, direi un mesetto, non mi

ricordo le date, e poi è stata ricoverata per un periodo abbastanza lungo, più

di un mese (…) non so i motivi (…) è poi tornata (…) gennaio del 2016, non sono

certo, (…) al __________ (…) ha però anche fatto diversi periodi di assenza,

senza motivi precisi. (…) ha poi avuto dei problemi fisici dati da un’unghia

incarnata del piede che le procuravano difficoltà nel camminare (…) le ho

proposto di cambiare reparto di lavoro e di andare in ____ (…) ha accettato (…)

con grande felicità (…) Poi è stata operata (…) c’è stato un lungo periodo di

assenza (…) ha poi cominciato a lavorare in ____, poteva essere settembre 2016

e l’ho vista bene (…) Questo ha funzionato fino a penso…febbraio o inizio marzo

di quest’anno. Lei poi non è più venuta a lavorare e contrariamente al solito

non aveva nemmeno telefonato per avvisarci. Ho poi ricevuto una telefonata dal __________,

mi avevano detto che ci sarebbe stata un’assenza di lunga durata, ma non mi è

stato detto per quale motivo (…) Ho preso contatto con IM 1 per capire qualcosa

in più, ma anche lui era all’oscuro (…) ACPR 1 (…) non mi ha mai risposto al

telefono. (…). Con IM 1 non vi era un rapporto di amicizia, non è una persona

che ho mai frequentato (…) solamente per la curatela di ACPR 1. (…) ACPR 1 (…)

è una signora molto discreta, quando sta bene è una persona molto affidabile.

Non è mai stata aggressiva o altro, non ha mai creato problemi (…) è una

persona fragile con una forte emotività. Poteva capitare di vederla piangere.

(…) Mi ha parlato una volta, in modo informale, di avere dei problemi con il

suo curatore IM 1. Mi aveva detto che lui le stava troppo vicino, che la

annoiava, che veniva troppo spesso a casa sua. Poteva essere ancora nel 2016.

Quando dico informale dico così…fumando una sigaretta, non mi aveva chiesto un

colloquio, mi aveva riferito questo in un momento di pausa dal lavoro. Quello

che mi aveva detto ACPR 1 lo avevo preso come un momento di disaccordo per

questioni amministrative tra pupilla e curatore, come spesso accade tra pupilli

e curatori e poi come ho detto in principio verbale, per me deontologicamente

non è possibile che un curatore si avvicini in altro modo alla sua pupilla. Se

lei mi avesse chiesto un colloquio formale avrei preso la questione molto più

sul serio cercando… anche se molto delicato…da parte nostra che dobbiamo

accogliere senza fare l’inchiesta…avrei dovuto accogliere senza inquinare la

sua deposizione e sicuramente avrei segnalato alla direzione della __________

(…) Se l’utente mi dice una cosa in un momento di pausa io lo prendo come uno

sfogo personale. Se invece mi viene detto durante un incontro formale, la cosa

cambia. (…) con il senno di poi e facendomi un’autocritica, posso dire che

sicuramente non ho preso abbastanza seriamente la questione all’epoca. (…) non

ho chiesto a ACPR 1 cosa intendeva con mi sta troppo addosso ecc. Non le ho

fatto alcuna domanda. (…) Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha

dichiarato (…) “__________, è il direttore, però è tanto amico di lui (…)

mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato (…) io sono andata e

loro hanno detto “ma no, il signor IM 1 è bravo”, non mi hanno creduto, “è

bravo, è un segno di affetto”, di qua e di là” (…) Mi viene chiesto di

prendere posizione in merito. (…) non ho un rapporto di amicizia con il IM

1.

Questa è una interpretazione di ACPR 1. Magari lei ha interpretato

questo perché con IM 1 ci diamo del tu. Ora che me ne parla… sì probabilmente

del massaggio me ne ha parlato. Lei può quindi essersi sentita non creduta

perché non ho dato il giusto peso alle sue parole. Per quanto riguarda dire “è

bravo, è un segno di affetto” queste non sono parole mie. Non avrei mai

utilizzato il termine è un segno di affetto perché ritengo che qualsiasi

operatore sociale debba mantenere una distanza terapeutica dalle persone che

segue. (…) Come detto ho sicuramente fatto un errore professionale e ho

sottovalutato la situazione (…)”

(allegato 3 ad AI 65).

3.4.2

__________

(educatrice responsabile al __________)

Interrogata il 2 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue

dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

"

A suo dire ACPR 1, tra gennaio e marzo 2016, durante una pausa

lavorativa in cui si trovavano entrambe a fumare una sigaretta le ha parlato,

di un’eccessiva presenza di IM 1 presso la sua abitazione, del voler sempre

bere il caffè a casa sua e di un’occasione in cui lui le aveva portato una

crema per il mal di schiena. L’educatrice dichiara di essersi poi recata

immediatamente dal responsabile __________ per informarlo e di essersi quindi

trovati tutti per discuterne. Non ha ricordi in riferimento alle dichiarazioni

rese da inerenti il massaggio ricevuto alle spalle sotto i vestiti da parte

del curatore. Anche lei dice che probabilmente hanno minimizzato la situazione

e non vi hanno dato seguito. ACPR 1 le era sembrata sì preoccupata per la

questione ma non aveva esternato particolari emozioni.”

(AI 65).

In particolare, la __________ ha dichiarato:

"

ACPR 1 aveva parlato con __________ dei suoi problemi con IM 1 e __________

le aveva detto di venire a parlarne con me o con __________, essendo noi le

figure educative. Cosa che lei ha fatto in maniera informale. Mi ricordo che

stavamo fumando una sigaretta. Inizialmente ricordo che eravamo solo io e lei

se non sbaglio. (…) mi aveva detto che era un po’ strano che IM 1 volesse

sempre andare a casa sua, che compariva spesso per vedere come andava e che le

chiedeva di preparargli il caffè. Mi ricordo che mi aveva detto anche di una

volta in cui lui le aveva portato una crema per il mal di schiena. Era molto

presente in queste cose… Io le ho detto che ne avrei parlato con il

responsabile __________ e che ci saremmo trovati tutti per discuterne. (…) ci

siamo trovati io, lui e ACPR 1 nel suo ufficio per parlare di questa cosa. Così

come per parlare delle problematiche che aveva con __________ e poi anche (…)

delle numerose assenze (…) abbiamo parlato di IM 1 che andava spesso a casa

sua. Le abbiamo detto che non era obbligata ad aprirgli perché sappiamo che i

curatori devono avvisare prima di presentarsi a casa e poi che poteva comunque

dirgli che aveva altro da fare. Rispetto a IM 1 il discorso era finito lì, ACPR

1.

aveva forse detto qualcosa del tipo “va bene ci proverò”. (…) se non sbaglio

avevamo chiesto a ACPR 1 se potevamo parlarne anche con la sua dottoressa e lei

aveva detto che andava bene. Questa è avvenuta un paio di settimane dopo (…)

non è stata fatta apposta per parlare della questione IM 1 ma più in generale

per parlare delle problematiche di ACPR 1 rispetto al lavoro (…) non ricordo se

le avessimo parlato anche della storia di IM 1 ma penso di sì. (…) è stata

messa in manutenzione, si occupava di __________. Lì sembrava contenta. Non ha

mai più parlato delle problematiche con IM 1. Mi viene fatto prendere atto

che ACPR 1 (…) ha dichiarato (…) “mi ha messo le mani sotto i vestiti” (…) Mi

viene chiesto di prendere posizione in merito. Sinceramente a me del fatto

che ha messo le mani sotto ai vestiti mi è nuova… questa proprio non me l’ha

detta (…) Probabilmente abbiamo minimizzato un po’ la situazione, proprio

perché comunque lei mi ha raccontato che IM 1 andava a bere il caffè e che le

aveva portato una crema. Sinceramente non pensavo che poi l’avesse massaggiata.

(…) È possibile che ACPR 1 non si sia sentita creduta perché poi, oltre

parlarne con la sua dottoressa, non abbiamo fatto. (…) Le testuali parole “IM 1

è bravo, è un segno d’affetto” non le ricordo. Probabilmente le era stato detto

che essendo il suo curatore, poteva essere un curatore premuroso nel senso che

ci teneva a lei come pupilla. (…) dopo quanto ci aveva detto ACPR 1, io e __________

ne avevamo parlato in modo informale, chiedendoci quanto potesse essere reale la

situazione, o quanto poteva essere una ricerca di attenzione da parte di ACPR 1,

visto che questo suo modo di fare del cercare attenzioni era supportato anche

dalla sua dottoressa. (…) non abbiamo più dato seguito alla cosa (…) non ne ho

parlato con altre persone (…) nemmeno con IM 1 è stato affrontato l’argomento.

(…)”

(allegato 4 ad AI 65).

3.4.3

__________

(cuoca al __________)

Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue

dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

"

Rammenta un’occasione in cui ACPR 1, mentre si trovavano nel __________

a lavorare, le aveva raccontato che IM 1 si era proposto di farle un massaggio

alle spalle ma lei non aveva accettato. Vedendola comunque turbata, perplessa e

con un disagio emotivo, poiché a suo dire non sapeva come interpretare il gesto

del curatore, le aveva consigliato di parlarne con il responsabile __________.

La cuoca si era poi sincerata in un secondo tempo con quest’ultimo che la

dipendente fosse andata a parlargli dei suoi problemi, ricevendo risposta

positiva. Preso atto delle parole di ACPR 1 (…) ha dichiarato di non ricordare

il dettaglio del massaggiare le spalle sotto ai vestiti.”

(AI 65).

Dal suo interrogatorio:

"

(…) una volta ACPR 1 mi aveva raccontato che IM 1 le aveva

proposto di farle un massaggio sulle spalle (…) era un po’ turbata, ed il le

avevo detto di parlarne con il responsabile (…) se mi ricordo bene lei mi aveva

detto “non so se è una cosa giusta oppure no”. (…) A loro avevo chiesto se ACPR

1.

era andata a parlare con loro del comportamento del suo curatore. Loro mi

avevano detto di sì, ma come sempre accade non mi hanno raccontato i dettagli.

Alla fine non è competenza mia (…) io sono cuoca, non sono né assistente

sociale, né educatrice, né psicologa. (…) questa cosa del massaggio. Non

ricordo le esatte parole (…) se ricordo bene, lui le aveva proposto il

massaggio ma lei non se l’era fatto fare. (…) È difficile accusare subito una

persona con quelle poche cose che sapevo io. Ho anche pensato che magari lei

potesse avere mal di spalle ed una persona gentilmente si era proposta di farle

un massaggio. Come detto, la cosa che mi aveva colpita era il suo disagio per

questa cosa. Io ho percepito il suo disagio emotivo e più che indirizzarla a

chi di dovere non potevo fare. (…) Io del discorso che le ha messo le mani

sotto ai vestiti non mi ricordo (…) se mi avesse raccontato del dettaglio del

sotto ai vestiti, me lo ricorderei (…) abbastanza grave. (…) avevo delegato a

loro. Io ricordo che la cosa era stata abbastanza sdrammatizzata, nel senso che

non si è cercato di creare ancora più disagio. Penso che siamo stati un po’

tutti a sdrammatizzare.”

(allegato 8 ad AI 65).

3.4.4

__________

(infermiera __________)

Interrogata il 4 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue

dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

"

Riferisce che, verosimilmente durante la primavera del 2016

mentre si trovavano al __________, ACPR 1 le ha raccontato di essere stata

baciata dal suo curatore. Dice di aver contestualizzato con lei cosa intendesse

dire ed era emerso come questo bacio fosse un bacio di saluto datole sulla

guancia. Per questo motivo, non vedendo nulla di negativo in questo gesto, non

ha riportato il fatto nella cartella clinica di ACPR 1. Ha condiviso unicamente

l’informazione con la dottoressa __________ la quale era del suo stesso avviso.

Sono state contestate le dichiarazioni rese da ACPR 1 durante il suo verbale

video filmato. Ha negato di aver ricevuto l’informazione del bacio con la

lingua, poiché altrimenti avrebbe dato un seguito differente alla questione

denunciando i fatti. Non ricorda del massaggio.”

(AI 65).

Dal suo interrogatorio:

"

(…) circa un annetto fa, lei…come si dice…aveva riportato…mentre

preparavo il suo blister…che il curatore….l’aveva baciata. Quando però ho

contestualizzato con ACPR 1 cosa intendesse e ho chiesto in questo caso lo

specifico dell’atto, lei ha riferito che era un bacio di saluto. Nel senso che

il bacio di saluto regolarmente lo da anche a me, ACPR 1 è una persona molto

affettiva. (…) intendo dire un bacio sulla guancia mentre ci si saluta. (…) le

avevo detto che se le dava fastidio avrebbe potuto dire al curatore che non

voleva. (…) non ho visto in questa cosa un fatto grave da riportare in

cartella. Era un bacio di saluto. (…) ho condiviso l’informazione con il medico

di ACPR 1. La dottoressa __________ e anche lei era del mio stesso parere, nel

senso che anche lei non ci ha visto niente di che in questa cosa. Poi ACPR 1

non ne ha più parlato. (…) ACPR 1 non ha mai parlato né di baci con la lingua

né di mano sotto ai vestiti. Con me aveva contestualizzato un bacio di saluto.

Se mi avesse riferito di un bacio con la lingua mi sarei allertata

diversamente. Così come “lui è bravo” e altro, non viene da me. (…) quello che

dice ACPR 1 non corrisponde alla realtà (…) Io del massaggio onestamente non mi

ricordo, scusate. (…)”

(allegato 5 ad AI 65).

3.4.5

__________

(psichiatra)

Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue

dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:

"

Dichiara di non aver ricevuto confidenze dirette da parte di ACPR

1.

ma di aver saputo dall’infermiera __________ del bacio di saluto. Riporta che

l’infermiera aveva chiarito la situazione con la paziente e le aveva anche

detto che se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come troppo

invadente, l’avrebbero aiutata a comunicarlo al curatore. La questione si era

poi conclusa lì. Anche a lei sono state contestate le dichiarazioni rese dalla

sua ex paziente. __________ negava di aver anche solo parlato direttamente con

lei della questione del bacio, così come non le ha mai fatto capire di vivere

una situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se

avesse saputo di un bacio così come non le ha mai fatto capire di vivere una

situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se

avesse saputo di un bacio con la lingua avrebbe reagito diversamente”

(AI 65).

Dal suo verbale d’interrogatorio emerge che la psichiatra si era

vista pochi giorni prima con l’infermiera __________, per una rinfrescata di

memoria in merito ai momenti in cui ACPR 1 cercò di raccontare loro del suo

rapporto non proprio usuale con il suo curatore:

"

Sapevo che c’era stata questa denuncia. Ne ho sentito parlare una

mattina che mi trovavo al lavoro presso la sede del __________ di __________.

(…) non so dire da dove sia arrivata la notizia. (…) quello che ho appreso io è

che c’era stata una denuncia da parte della ACPR 1 nei confronti del suo

curatore (…) sospetto di molestia (…) sono rimasta meravigliata (…) Mi viene

chiesto se io ho poi parlato in seguito di questa denuncia con qualcuno. Ma

allora lì al servizio a __________ no. Questa settimana, martedì 02.05.2017 ho

visto a pranzo l’infermiera __________, lei seguiva ACPR 1 presso il __________

di __________ con me (…) Durante il pranzo ne abbiamo parlato…eravamo state

entrambe convocate dalla polizia e quindi ne abbiamo discusso. (…) abbiamo

parlato del fatto che eravamo rimaste entrambe scioccate dall’accaduto, eravamo

tutte e due incredule (…) avevamo parlato poi in generale degli incontri avuti

con il IM 1 e con la ACPR 1 e quindi in generale di com’era stata la presa a

carico da parte nostra del servizio.

(…) IM 1 l’ho conosciuto mentre lavoravo al __________ di __________

poiché lui era il curatore di ACPR 1 (…) ho lavorato al __________ dal primo di

ottobre del 2015 ed ho terminato il 31.10.2016. (…) i miei contatti con IM 1

erano prettamente professionali e legati unicamente alla ACPR 1 (…) IM 1 era

attento e presente nei suoi confronti, mi sembrava una persona professionale,

con un atteggiamento neutro come tutti noi. (…) Non ho più avuto modo di

seguire la ACPR 1 come paziente dal 31.10.2016, quando ho terminato presso il __________

di __________. Al mio posto era subentrata la dottoressa __________ dello

studio __________ di __________, poiché la ACPR 1, già verso il termine del mio

periodo di formazione al __________, aveva manifestato la volontà di essere

seguita da un privato. (…) I miei incontri con lei erano abbastanza regolari.

(…) veniva a ritirare “la dosette” dei medicamenti, ovvero il blister (…) erano

più che altro colloqui di sostegno, di gestione e di controllo della terapia

farmacologica. Non erano incontri di psicoterapia in senso stretto. ACPR 1 ha

un disturbo di personalità e un ritardo mentale lieve se non ricordo male. Mi

sembra che il suo disturbo fosse un disturbo di personalità dipendente. (…) i

pazienti affetti (…) hanno un senso di sé inadeguato e insicuro per cui sono

portati ad attaccarsi in maniera quasi morbosa agli altri, come se avessero

sempre bisogno dell’approvazione e del sostegno di qualcuno. (…) ACPR 1 è una

persona fragile, influenzabile e anche infantile nelle sue modalità di

relazione in generale. (…) tendeva a fare amicizia molto facilmente e a

lasciarsi trascinare da amicizie che per lei non erano sicure, persone poco

raccomandabili. (…) Di ACPR 1 si può dire anche che è una persona un po’

“difficile da gestire” perché a volte raccontava le cose a metà e bisognava

capire cosa stava combinando e chi stava frequentando. Magari ti diceva un

pezzo di una cosa durante un colloquio e poi durante il colloquio successivo

diceva un altro pezzo, poi però magari cambiava un po’ versione (…) soprattutto

per quello che riguardava le sue relazioni sentimentali. (…)

Mi viene chiesto se ACPR 1 (…) mi ha mai raccontato di aver

avuto problemi con il suo curatore IM 1 (…)

A me no. Con me non ha mai fatto parola di problemi di gestione o

relazione con il CURATORE. Allora l’unico episodio che ricordo io è stato

quando l’infermiera __________, durante un passaggio di consegne, mi aveva

raccontato che ACPR 1 le aveva riferito di un abbraccio o forse un bacio con il

curatore. Che questa cosa era stata contestualizzata con ACPR 1 e che lei aveva

detto che si stavano salutando (…) Questo è quello che la paziente aveva

riportato all’infermiera. __________ aveva chiesto a ACPR 1 di spiegare cosa

voleva dire con bacio e abbraccio e lei le ha risposto che si stavano

salutando. (…) se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come

troppo invadente, noi l’avremmo aiutata eventualmente facendo un colloquio

insieme per aiutarla nella comunicazione con il curatore. La cosa era finita

lì, non c’è stato un seguito. Con me ACPR 1 non ha mai fatto alcun cenno in

merito. (…) non ho approfondito la questione con ACPR 1 personalmente (…)

perché non ho francamente dato nessun peso alla cosa e lei non me ne ha mi

parlato. (…)

Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di

avermi raccontato di aver avuto dei problemi con il suo curatore IM 1. Mi viene

chiesto di prendere posizione in merito.

No, con me non ne ha parlato.

ACPR 1 (…) ha dichiarato (…): “(…) ho parlato con la mia

infermiera, la mia altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un

bacio d’affetto”, eh, “lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da

tanto, è bravissimo, non sarebbe, non farebbe mai una cosa del genere”,

praticamente nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo.” Mi viene

chiesto di prendere posizione in merito.

No. Queste cose non le ha mai assolutamente riferite a me

personalmente altrimenti me lo ricorderei. Non sapevo neanche che ACPR 1

andasse a casa del curatore.

Sempre a riguardo di quanto riferito a me ed all’infermiera

presso il __________ ACPR 1 ha riferito: “A loro avevi detto che era un

bacio con la lingua? Sì. Non hanno fatto niente e io sono rimasta zitta fino

che ho trovato la dottoressa __________” Mi viene chiesto di prendere

posizione in merito.

Assolutamente no, un bacio con la lingua non è un bacio di saluto.

Anche dei commenti o dei giudizi di valore per quanto riguarda me, cioè andare

a dire cose così ad una paziente sul suo curatore, io quando svolgo io mio

lavoro me ne astengo. Io non ho mai detto delle cose così a ACPR 1. (…) ci

sarei andata a fondo (…) Non ricordo di aver mai parlato con gli operatori

del __________ in merito a possibili problematiche che ACPR 1 aveva con IM 1

Mi viene chiesto se la questione invece non è stata

semplicemente presa un po’ alla leggera (…) No su una cosa del genere direi

di no, almeno per quel che mi riguarda.

Mi viene chiesto se con l’infermiera __________ è stata

concordata una versione dei fatti da fornire in polizia, poiché saputo della

denuncia penale in corso, e sapendo di sottostare all’obbligo di segnalazione

sancito dall’articolo 68 della legge sanitaria, abbiamo pensato che potevano

esserci delle conseguenze anche per noi. No, assolutamente no.

(…) quanto riferito in merito ai fatti da ACPR 1 su quanto

capitatole è stato accertato e quindi non riesce a capire per quale motivo ACPR

1.

abbia dovuto inventarsi il fatto di aver riferito a più persone le cose ma di

non essere stata creduta. Una risposta in tal senso non sono in grado di

darla, non lo so.”

(allegato 7 ad AI 65).

Esperiti gli interrogatori di cui sopra e conclusa l’istruzione, La

PP PP 1 ha infine emesso l’atto d’accusa nei confronti di IM 1 secondo la

procedura ordinaria in data 28 giugno 2017 (doc. TPC 1), per titolo di coazione

sessuale (ripetuta), deferendolo dinanzi ad una Corte criminale senza la

presenza degli assessori giurati (competenza massima di pena: cinque anni).

3.5

Atti seguenti l’emanazione

dell’AA - La ritrattazione dell’imputato

A seguito dell’esame preliminare ex art. 329 CPP, il Presidente

della Corte ha convocato le parti ad un’udienza preliminare che si è tenuta il

20.

settembre 2017, così da chiarire alcune questioni emerse da detta prima analisi

e permettere loro di prendere posizione in merito. In particolare, alle parti è

stato prospettato il cambio di deferimento dinanzi ad una Corte criminale con

la presenza degli assessori giurati, alla luce della giurisprudenza della CARP

21.7

, in re M. D., nella quale l’imputato era stato condannato ad una pena

detentiva di 4 anni e 6 mesi, per aver commesso un unico atto di coazione

sessuale nei confronti della vittima. Inoltre, con il consenso di tutte le

parti, essendo l’imputato su quei punti e a quel momento reo confesso, sono

stati aggiunti due episodi di coazione sessuale, assenti nell’atto d’accusa a

causa di una svista (per i dettagli v. doc. TPC 3). Si è poi discusso della

necessità dell’esperimento di un verbale di confronto tra vittima ed imputato,

non essendo stato possibile in corso d’inchiesta a causa dei problemi di salute

della ACPR 1, con retrocessione della direzione del procedimento su questo

punto alla PP PP 1, così da permetterle di procedere in tal senso. Ancora,

l’avv. RAAP 1 ha precisato di avere, contrariamente a quanto da lei

precedentemente scritto all’attenzione del magistrato inquirente, ancora delle

pretese civili nei confronti dell’imputato, in particolare per quanto concerne

la rifusione delle spese legali della sua assistita. Infine, il Presidente ha

prospettato alle parti la necessità di procedere ad una perizia psichiatrica

dell’imputato, assente agli atti, per poter in particolare valutare il rischio

di recidiva, trattandosi di reati contro l’integrità sessuale. Le parti hanno

preso atto di quanto sopra e hanno potuto esprimersi in merito in corso

d’udienza.

Con scritto del 29 settembre 2017, l’avv. __________ ha chiesto

alla PP di procedere ad un interrogatorio di confronto tra il suo difeso e la

dr.ssa __________, affinché alla stessa potesse essere riformulata la domanda a

sapere se la ACPR 1 le avesse parlato in passato di rapporti orali con

conseguente positività alla cocaina nei controlli tossicologici (doc. TPC 6). Questo

interrogatorio è stato poi fissato dalla PP PP 1 il 2 ottobre 2017 per il 6

ottobre 2017 (doc. TPC 7).

Nel frattempo, il 5 ottobre 2017 si è notificata alla Corte l’avv.

DF 1 quale difensore di fiducia di IM 1, al posto del difensore d’ufficio avv. __________

(doc. TPC 9), producendo l’apposita procura e chiedendo alla PP di voler

rinviare gli interrogatori previsti, così da poter prendere conoscenza del

dossier e permettere l’esercizio dei diritti della difesa (doc. TPC 10). Con

scritto 17 ottobre 2017 (doc. TPC 17), l’avv. DF 1 ha prodotto un referto del

dr. __________, il quale, dopo aver proceduto ad una risonanza magnetica

cerebrale dell’imputato che si trovava in carcere, ne spiegava i motivi,

ovvero:

"

è stata fatta poiché è sorta spontanea la diagnosi differenziale,

visto il cambiamento comportamentale dopo il pensionamento, in un uomo che è

sempre stato integerrimo, con l’apparizione di un tumore o di un’atrofia

cerebrale.”,

affermazione, questa, che, a mente del difensore, non avrebbe

potuto essere sorvolata e necessitava un approfondimento medico nell’ambito

della perizia psichiatrica prevista, la quale non avrebbe dovuto quindi

limitarsi ad un’analisi circa il rischio di recidiva (doc. TPC 17).

Nel frattempo, la PP PP 1 ha provveduto ad esperire i due verbali

di confronto.

Dal verbale 18 ottobre 2018 con la dr.ssa __________, è emerso,

sostanzialmente, che la stessa non ricordava se la ACPR 1 avesse mai

giustificato la sua positività alla cocaina con il contatto con lo sperma di un

consumatore, comunque non escludendolo (“può darsi che abbia detto anche

questo, ma non ho un ricordo specifico”), affermando di ricordare solo che

la paziente le aveva parlato di un bacio a qualcuno che era consumatore. Negava

“assolutamente” invece il fatto di aver mai parlato con IM 1 sulla

questione che ACPR 1 fosse “golosa di sperma”, malgrado IM 1

espressamente raccontava di avergliene parlato al telefono, la dottoressa

limitandosi a dire, in merito a questa telefonata: “è possibile che sia

avvenuta, non ricordo il contenuto della stessa.” (doc. TPC 19).

Il verbale di confronto con la vittima merita invece di essere qui

integralmente riportato, essendo che l’imputato, coadiuvato dal suo nuovo

difensore di fiducia, ha ritrattato le sue precedenti dichiarazioni,

contestando, fondamentalmente, di aver mai commesso atti che potessero essere

sussunti nel reato di coazione sessuale. Così il verbale:

“Sigle di

identificazione:

I: PP 1 (Procuratrice Pubblica)

V: ACPR 1

A: IM 1

D: DF 1 (avvocato difensore IM 1)

G: RAAP 1 (patrocinatrice)

F: __________ (dottoressa)

0:00:33 Inizio confronto.

I Allora,

innanzitutto ricordo a IM 1 il suo diritto di rifiutarsi di rispondere e di non

collaborare, e che ogni sua dichiarazione potrà essere utilizzata come mezzo di

prova. (Incomprensibile)

A Si.

I Questo è

un confronto quindi lei parlerà quando glielo dico io e non... ed

eviterà

di intervenire quando sta parlando la signora ACPR 1, d'accordo?

A Si.

I Eviterà

pure espressioni inopportune e quant'altro, ma questo non ho dubbi, quindi..,

però lo devo comunque ricordare. E a ACPR 1 devo solo dirle due cose, che deve

rispondere alla domanda che faccio e sostanzialmente dire la verità.

V Certo.

I Ok. E se

io ti facessi... posso darti del tu?

V Certo.

I Se io ti

facessi delle domande sulla tua sfera intima tu puoi comunque dirmi che

preferisci non rispondere.

V Ok.

I Per forza

di cose oggi dovremo ancora un po' parlare della sfera intima.

V Va bene.

I D'accordo?

Ma se ritieni che le mie domande sono troppo mi dici "preferisco non

rispondere".

V Va bene.

I Va bene.

Allora ACPR 1, te la senti di raccontarmi ancora cos'era successo?

V Si.

I Si. Ci

proviamo?

V Proviamo.

I Ok.

Allora ti ascolto.

G Comincia

dagli inizi, cosa è successo all'inizio.

V È successo

che il signor IM 1 si è amma... si è fatto male alla gamba e non poteva venire

a casa mia e mi ha invitato a casa sua. E lì è successo...ah, no... prima di

quello lui veniva a farmi dei massaggini sotto i vestiti a casa mia e dopo a

casa sua mi ha dato un bacio con la lingua e dopo veniva spesso a casa mia una

volta a settimana più o meno...

G Mmm, mmm.

Vai avanti.

V Un giorno

è successo cede cose.

G Racconta le

cose che sono successe.

V È successo

che eh... lui mi toccava, mi baciava, mi spogliava...

G Ti toccava

dove?

V Mi toccava

nelle parti intime.

G E cosa ti

faceva nelle parti intime?

V Mi leccava

e mi faceva fare anche a lui.

G Cosa ti

faceva fare?

V Come posso

dirlo?

G Dillo con

le tue parole.

V Mi faceva

succhiare il pene.

G Quante

volte è successo?

V Due volte

è successo.

G Mentre ti

toccava la vagina quante volte?

V Con la

lingua mi ha toccato nella vagina due volte.

G Per quanto

tempo è continuato?

V Per un

anno, più o meno un anno.

I Scusa ACPR

1, hai detto che ti toccava oltre che con la lingua con cosa ti toccava la

vagina?

V Con le

mani.

I Con le

mani e puoi spiegarmi come ti toccava con le mani?

V Mi metteva

le dita dentro la vagina.

I Ho

capito. E come ti sentivi tu in quei momenti?

V Male,

paura.

I Avevi

paura?

V Si.

I Mmm, mmm.

Allora, signor IM 1, ha sentito cosa ha detto.

A Si.

I Ha

ribadito più o meno brevemente quello che aveva raccontato la ACPR 1 ampiamente

nella prima audizione, quindi rimaniamo che la ACPR 1 ha detto che sono due

volte i rapporti orali e due volte che c'è stato questo rapporto con la lingua

che lei ha usato la lingua su di lei. È a posto __________? Ok, vuole prendere

posizione?

A Si, prima

di tutto buongiorno ACPR 1, io ribadisco che questo è successo una sola volta.

I Mmm. E

quando sarebbe successa questa volta? Che periodo?

A Penso

indicativamente il mese di maggio, però non ne ho la certezza.

I Ma come

può dirmi che è il mese di maggio? Perché?

A Perché non

era la prima volta che avevo un approccio con ACPR 1, non è successo la prima

volta, per quello dico indicativamente secondo me era attorno al mese di maggio

e prima delle vacanze che ACPR 1 ha fatto in __________.

I Mmm, mmm.

Prima delle vacanze.

A Prima

delle sue vacanze.

I E poi

invece l'altra cosa? ACPR 1 ribadisce che sono state due volte.

A No, assolutamente

io l'ho fatto una sole volta per un attimo anche soltanto.

I E nel

tempo quand'è?

A Ma li

sempre.

I Si, si,

ma la stessa volta di quando si è fatto fare un rapporto orale?

A Mi sembra

proprio...

I O una

volta successivo o una volta prima?

A Non è

stato quando c'è stato un rapporto orale deve essere stato la volta successiva,

però non...

I Prima o

dopo le vacanze di ACPR 1 dell'estate?

A Prima.

I Prima.

A Prima, si.

I Mmm, mmm.

E cosa è successo la volta del rapporto orale, di quando per usare le parole di

ACPR 1 che così mi capisce eh... gliel'ha succhiato, cosa è successo d'altro?

Oltre ad aver avuto questo rapporto orale cosa ha fatto lei?

A Eh... io

le tenevo la testa e le accarezzavo la testa, non ho usato nessuna violenza in

quel momento e anche perché era una situazione piacevole.

I Piacevole?

A Si.

I Per chi?

Per lei o per ACPR 1?

A Io avevo

l'impressione per tutti e due.

I Per tutti

e due perché? Si spieghi.

A Perché io

ho sempre avuto l'impressione che ACPR 1 avesse un

(incomprensibile)

e questo... io volevo bene a ACPR 1...

I No, ma

continui...

A No,

aspetti... ma...

I (Incomprensibile)

piacere, poi?

A Io volevo

bene a ACPR 1 e già le prime volte, i primi baci, avevo l'impressione che ACPR

1.

avesse anche lei un'affettività nei miei confronti, perché non mi ha mai

allontanato, non mi ha mai detto "no", per esempio che questo mi

avrebbe fatto evidentemente...

I Certo.

A ... subito

desistere.

I Mmm, mmm.

E poi cos'altro le avrebbe detto allora.., per rapporto a questo... non.., la

mia domanda era il rapporto orale come è finito.

A È finito

che io ho eiaculato nella bocca di ACPR 1, poi...

I Ma...

A ... posso

finire?

I Eh...

aspetti perché... lo deve spegnere.

D Si, scusi.

G Possiamo

chiedere al signor IM 1 di alzare un po' la voce? Che facciamo fatica a

sentire.

I Se può

alzare la voce...

A Si.

I Allora,

lei ha detto che ha eiaculato nella bocca di ACPR 1.

A Si

I Eh... ma

signor IM 1, lei per intenderci, mi scuso la domanda, ma ormai siamo in questo

campo, quando eiacula...

A Si.

I Eiacula

in maniera normale, abbondante? Per...

A Secondo me

normale.

I Normale?

A Si, si.

I E ha

eiaculato in bocca.

A Si

I Ok.

A Questo

sicuro al 100 per 100.

I Cento per

cento.

A Si, senza

ombra di dubbio.

I E perché

non si sarebbe più... successo un'altra volta?

A Perché

non.., non è successo semplicemente anche io avevo tutto sommato i miei freni,

ma forse posso aggiungere ancora una cosa? Se mi permette.

I Certo.

A Alla fine

del rapporto orale abbiamo chiacchierato un attimo, abbiamo bevuto ancora...

abbiamo bevuto ancora un caffè.

I Mmm, mmm.

A Poi io mi

sono alzato per lasciare la casa di ACPR 1.

I Si

A E ACPR 1 è

venuta verso di me, mi ha messo le braccia al collo e mi ha baciato.

I Mmm, mmm.

Ho capita. Ok. E le... perché di questo rapporto orale? Cera una motivazione?

Chi ha avuto l'iniziativa?

A Allora, io

ero attratto dall'idea del rapporto orale, sulla scorta... sulla

scorta di

quanto ACPR 1 mi aveva dichiarato, quando c'era stato il problema della

positività alla cocaina. Eh... ACPR 1 mi aveva telefonato dicendomi ancora una

volta "mi hanno trovata positiva", ma io non ho fatto uso.

I Mmm, mmm.

A Non pensa

che magari questo sia legato allo sperma? Io non avevo proprio idea di che

risposta darmi, sembrava comunque una cosa strana, astrusa e ho chiesto

"ma perché ACPR 1?" eh... mi ha detto "perché io sono “golosa di

sperma".

I Mmm, mmm.

A II giorno

medesimo, o il giorno dopo ho chiamato la sua dottoressa

spiegando

la situazione, perché la dottoressa poi mi aveva già interpellato dicendomi

"c'è ancora una positività" e ACPR 1 era molto angosciata e

preoccupata, perché la dottoressa le avrebbe detto "se ti trovo ancora

positiva ti faccio ricoverare". Ok?

I Mmm, mmm.

A Quando io

ho detto la storia della golo.., dello sperma alla dottoressa questa si è fatta

una risata e poi ha detto "ma no, è una cosa impossibile".

I Ok.

Quindi l'ha detto anche alla dottoressa...

A Certo.

I ... della

storia della golosità?

A Non della

golo.., dello sperma.

I No, prima

me ha detto che ha detto...

A Si

I ...

quando ho detto della storia della golosità dello sperma, si è messa a ridere.

Va bene, su questo punto semmai dopo la ACPR 1 riesce a rispondere a tutto.

A Si.

I Allora, ACPR

1, hai sentito? Il signor IM 1 dice che i rapporti... quel succhiare è successo

solo una volta...

V Due.

I Ok, hai

già risposto. E la... e ha detto che tu avevi piacere a questa cosa...

V No,

assolutamente.

I ... come

a tutte le altre cose, che ti faceva piacere...

V No.

G Aspetta.

I e ha aggiunto

che tu gli avevi parlato quando eri positiva alla cocaina del fatto che potesse

essere passato questa... la cocaina potesse essere passata tramite sperma.

V Quello ho

parlato con la dottoressa e con la infermiera di riferimento.

I Allora

cos'è che hai parlato con la dottoressa? Allora, andiamo per gradi. Allora

quella volta che c'è stato quel rapporto col pene, che gliel'hai succhiato.

V Si.

I Riesci a

descrivermi come ha fatto lui per farlo succhiare? Ti ricordi?

V E si è

aperto la cerniera, ha messo il pene di fuori e mi ha messo le mani nella testa

e mi ha... ha fatto succhiarlo e però non ha eiaculato.

I Non ha

eiaculato.

V No.

I Se ti

ricordi non ha eiaculato nella tua bocca o non ha eiaculato proprio?

V Non nella

mia bocca sicuramente no.

G E fuori?

I Non ho

sentito scusa.

V Non ho

visto niente.

G Non ha

sentito ripeti.

V Nella mia

bocca no e fuori non... non ha fatto niente neanche.

I Ok. ACPR

1.

le altre volte che dicevi che ti toccava.

V Si

I Mmm. Lui

ha mai eiaculato toccandosi da solo?

V No.

I No, ok.

V No.

I ACPR 1 tu

riesci a dirmi più o meno, ma sul veramente più o meno quando può essere

capitato quelle due... quei due rapporti dove tu hai dovuto prendergli il pene

con la bocca?

(Incomprensibile)

I Riesci a

situarlo un po' nel tempo?

V Con la

testa che ho non me li ricordo.

I Non

riesci.

G Ti

ricordi...

I Ma se ti

dicessi prima o dopo le vacanze estive...

V No, non me

li ricordo.

G Faceva

caldo o faceva freddo fuori?

V Non mi

ricordo, perché la mia testa con le pastiglie...

I No,

capisco, è anche passato del tempo. Magari ti ricordi forse se era già tante

volte che succedevano queste cose quando eh... hai fatto il rapporto orale?

V Si.

I Quando

hai preso il pene in bocca?

V Si.

I Era

passato... era già successo altre volte?

V Un po' di

tempo.

I Un po' di

tempo, ho capito. E poi mi hai detto... ok. Per arrivare alla

questione

di quando sei stata trovata positiva alla cocaina, va bene?

V Si.

I II signor

IM 1 dice che mi ha telefonato e mi ha chiesto "possibile che passi dallo

sperma?" aggiungendo "io sono golosa di sperma".

V No, non ho

mai detto quello e ho parlato con la dottoressa e con l'infermiera.

I E cosa

hai detto alla dottoressa e all'infermiera se ti ricordi?

V Che avevo

inghiottito lo sperma del mio fidanzato... ex fidanzato e che lui usava droghe

e se era possibile passare tramite quello.

I Ho

capito, quindi l'avevi detto a loro?

V Si, ho

fatto... l'ho chiesto a loro.

I Ok. E al

signor IM 1 non l'avevi detto?

V No.

I No. Alla

dottoressa hai mai detto, adesso mi dispiace anche chiedere questa cosa, che tu

fossi golosa di sperma e ti piacesse... e ti piacesse comunque il rapporto

orale col tuo fidanzato?

V No.

I Cioè hai

mai parlato delle tue cose intime?

V No, mai

detto.

I Mai

detto?

V No.

I Quindi

non hai mai detto alla dottoressa se ti piaceva fare una cosa col tuo fidanzato

o farne un'altra?

V Non avevo

la confidenza.

I Ok. E

all'infermiera?

V All'infermiera

neanche, no non ho mai...

I Neanche.

Lo diresti a qualcuno ACPR 1 quello che ti piace o non ti piace fare

nell'intimità?

V No.

I Sapresti

dirmi... perché non lo diresti?

V Vergogna.

I Per

vergogna ok. Il signor IM 1 dice poi che non è vero che sono due volte che ti

ha leccato la vagina.

V Non è

vero.

I Non è

vero. Perché non è vero ACPR 1?

V Perché

sono state due.

I Sono

state due e anche lì ti... riesci a ricordare se era prima, dopo questi

rapporti orali?

V Non mi

ricordo.

I Non ti

ricordi.

G Più o meno?

I Riesci

magari a spiegarmi...

V Mmm...

I Cosa?

G No,

chiedevo se era più o meno nello stesso periodo in cui sono avvenuti i rapporti

orali.

V Più o

meno, penso, non me lo ricordo bene.

G Mmm, mmm.

I Ok. ACPR 1 il signor IM 1 ha appena detto che dopo che

c'è stato uno, di quelli che tu dici due rapporti orali, avete bevuto il caffè

e poi tu l'hai abbracciato.

V No,

assolutamente no.

I Però il

caffè glielo offrivi, giusto?

V Si, si

sempre.

I Sempre.

Glielo offrivi anche quando c'erano i rapporti orali? Cioè scusa i rapporti in

genere, scusami i rapporti... quando c'erano queste cose?

V Io

l'offrivo quando arrivava a casa.

I Appena

arrivava?

V Si.

I Ho

capito, beveva il caffè.

V Si.

I E

un'altra cosa ACPR 1 per la seconda volta che è avvenuto quel rapporto che tu

hai dovuto prendere il pene in bocca.

V Si

I Eh... mi

puoi descrivere come è successo? Se ti ricordi.

V La stessa

cosa.

I La stessa

cosa quindi?

V Mi ha...

ha aperto la cerniera, ha tolto il pene di fuori, ha messo le mani nella testa

e mi ha fatto succhiarlo.

I Ok. E

dov'è che eravate?

V A casa

mia.

I Si. E

dove a casa tua?

V Via __________.

I In quale

locale di casa?

V Salotto.

I In

salotto.

G Dove?

V Nel

divano.

I Ok. Tutte

e due le volte? Dove eravate?

V Nel

divano.

I Tutte e

due?

V Si.

I Lo so che

è difficile, anche perché probabilmente non sarei capace

neppure

io e nessuno qui presente a dire... tu puoi imma... ricordare di che cosa

avevate parlato prima, se avevate parlato di qualcosa, di una tua

preoccupazione in quel momento?

V No, non mi

ricordo.

I Non ti

ricordi. E magari mi sai dire però se c'era già o non c'era già quello... __________

quando erano successe...

V Si, dopo

si c'era già __________.

I Quando è

successo i due rapporti orali c'era già __________ quindi.

V Si.

I Ok.

V Però mi

diceva di non dire niente a lui se no...

G Di... ecco,

vuole aggiungere qualcosa, dillo pure.

V Che lui mi

diceva sempre di non dire niente a __________, se no mi tagliava la testa e mi

buttava giù dal balcone.

I E poi a

qualcun altro non dovevi dire niente?

V Scusi?

I Ad altre

persone non dovevi dirlo?

V Altre

persone... no...

G Il signor IM

1.

ti ha detto di non dire queste cose a chi? All'__________ e poi anche a

qualcun altro?

V Nel

momento non mi ha detto nient'altro.

G In quel

momento

V Si.

G E negli

altri momenti?

V Non mi

ricordo che mi ha parlato della dottoressa e della infermiera, non mi ricordo.

G Mmm, mmm.

I Perché

l'altra volta avevi detto e così l'ha confermato anche il signor IM 1, di non

dire niente alla dottoressa.

V Si, può

darsi però non mi ricordo in questo momento.

I Non ti

ricordi, va bene. Ehm...

V Ah... dottoressa

lei, si è vero, dottoressa... però la dottoressa __________.

I Ho

capito. Signor IM 1, è un po' diverso.

V È vero.

I Ha

sentito che è diverso?

A Si.

I Quindi?

A Io

ribadisco, scusi devo parlare più forte.

I Si,

certo.

A Ribadisco

la mia posizione, c'è stato un solo rapporto e io non ho fatto nessuna

costrizione. Ripeto io per ACPR 1 avevo un forte legame affettivo ancora oggi

ce l'ho e mi dispiace moltissimo vedere che non sta bene, moltissimo mi

dispiace.

I E signor IM

1.

allora devo capire che ACPR 1 aveva sempre piacere ai suoi toccamenti?

A Io ho

questa impressione.

I Ok. Che

non è quello che ha detto nel corso d'inchiesta. A Certo.

I Lo sa che

è quello che non ha detto?

A Lo so, ma

sa ho avuto tempo...

I Di

riflettere.

A ... di

riflettere, di ripensarci, sto vivendo una situazione (incomprensibile)

I Quindi ACPR

1.

.. no, no, no... dopo... ACPR 1 aveva piacere, quindi ogni volta ha avuto

piacere.

A Ho questa

impressione.

I Lei ha

questa impressione, d'accordo. E allora è corretto quello che lei aveva

dichiarato per il rapporta orale, che così prendiamo... le faccio prendere

posizione a ACPR 1, lei aveva detto... mi chiede... prima del rapporto orale

che è successo così, adesso verbale di tanti mesi fa...

A Si.

I ...

primo, dodici aprile.

A Si.

I Adesso

questo deve entrare nella mia bocca e poi mi ha detto che lei è golosa dello

sperma.

A Si.

I Quindi è

successo così?

A Certo.

I ACPR 1

hai capito cosa dice?

V Non è

vero.

I Non è

vero?

V No,

assolutamente.

I Come ti

sentivi.., lui ha detto che avevi piacere tutte le volte che ti toccava.

V No, non è

vero.

I E che non

gli hai mai fatto capire che non volevi.

V No, ogni

tanto gli toglievo le mani, per() lui ricominciava da... cominciava a toccarmi

lo stesso.

I Ok. E poi

tu avevi piacere di rimanere a casa da sola con lui?

V No, avevo

sempre l'ansia.

I Mmm. E?

Davi delle scuse per non vederlo?

V A volte

si.

I Tipo?

G Quali?

I Quali?

V Non ero in

zona, che ero dai miei, quelle scuse

I Ok, ho

capito. Allora IM 1 non è...

G (Incomprensibile)

ridurre il tempo di stare con lui?

V Si...

G Che cosa

raccontavi?

I Avvocato RAAP

1.

non sentiamo tantissimo.

G Come?

I Non

sentiamo tantissimo quando parla la ACPR 1, almeno io sento ma l'avvocato DF 1

poco.

F Non ho

sentito quando (incomprensibile).

G Parla a

voce più alta. Che cosa raccontavi per evitare di stare insieme a lui

o...Raccontavo che stavo a casa dei miei figli una settimana o andavo a _____

dal mio fidanzato.

G Ho capito,

ma quando lui era li?

V II mio

fidanzato?

G No, quando

il signor IM 1 era lì da te tu raccontavi qualche cosa, per cercare di ridurre

di accorciare il tempo?

V Non... non

ha mai chiesto niente.

G Non ti ha

mai chiesto, ma tu raccontavi che arrivava il tuo fidanzato?

V Si.

G Ecco,

spiega bene questo.

V SI, quello

dicevo sempre che stava per arrivare mia figlia o sta per arrivare un'amica o

sta per arrivare il mio fidanzato per fare che lui non mi facesse niente,

quello.

G Si, quello.

I Signor IM

1, ha sentito che la ACPR 1 ha dichiarato che cercava di toglierli la mano e

lei la rimetteva. E vero o non è vero?

A Non è

vero.

I Non è

vero. Perché mi ha detto che era vero per tutta l'inchiesta?

A Perché non

capivo più niente, ero in una situazione che oggi le posso dire che avrei...

I Tutto

quello che ha detto...

A No, non

quello, avrei sottoscritto qualsiasi cosa pur di chiudere.

I Dopo

mesi... dopo mesi e mesi che passavano le cose?

A Si

I Ho

capito.

A Dopo notti

insonne.

I Va bene

signor IM 1. Allora faccio cada straccia di tutto quello che lei mi ha

dichiarato, giusto? Quindi ACPR 1...

A No, carta

straccia...

I Eh...

beh... certo carta straccia, ACPR 1 aveva piacere, le ha detto la frase che era

golosa dello sperma e quando la toccava cosa le diceva allora ACPR 1? Nel

mentre la toccava, visto che aveva piacere, ACPR 1 cosa diceva?

A Allora

nell'occasione del rapporto...

I No, no

quello l'abbiamo già detto.

A No, ma

aspetti.

I No, ma la

domanda quando lei la toccava con le dita in vagina.

A Si.

I Visto che

aveva piacere.

A Si.

I ACPR 1

cosa diceva?

A Allora

sospirava e in un'occasione, scusate, neh?

I Ma dica.

A Ha detto

per due volte "vengo vengo" e ha avuto due orgasmi.

I Ho

capito. Poi cos'altro è successo? Che dimostrasse il suo piacere?

A II fatto

che non mi abbia mai detto di no, cosa che mi avrebbe fatto desistere

immediatamente.

I Ho

capito.

A È chiaro

che io probabilmente ho interpretato anche male, eh? Questo sia chiaro, eh?

I Va bene.

A Non volevo

dire che adesso quello che dico è una cosa assoluta.

I No, ma

una che ha due orgasmi e sospiri non ha interpretato male.

A (Incomprensibile)

I Una che

dice voglio.., sono golosa dello sperma...

A Si.

I Mettimelo

dentro c'è poco da interpretare male, così no?

A Si. Certo.

I Insomma

signor IM 1?

A Si, certo.

I Dopo per

carità non capisco perché mi ha detto esattamente il contrario, ma fa niente. ACPR

1.

hai capito? Lui dice che... ha capito che tu avevi piacere, perché insomma

eri partecipe in questi rapporti.

V No,

assolutamente no, avevo paura.

I Ok.

Riesci... l'hai già fatto, perché l'hai già fatto nel corso della prima volta

che hai visto il commissario.., la signora... la __________, ti ricordi?

V Si

I Hai

spiegato già bene a lei come... come ti sentivi, oggi riesci a ripetermi più o

meno come ti sentivi in quel momento oltre che avevi paura?

V Ma avevo

paura di lui, perché lui era il mio curatore generale e avevo paura che facesse

qualcosa.

I Mmm, mmm.

E tu avevi detto che avevi paura di non essere creduta.

V Anche.

I Perché

avevi paura di non essere creduta?

V Perché lui

è il signor IM 1 e io sono una psichiatrica.

I E tu sei

una psichiatrica. Tu avevi detto a qualcuno quello che succedeva col signor IM

1?

V No, ho

provato a dire all'inizio come ho detto per?) non sono stata creduta.

I Però non

sei stata creduta. A chi hai provato a dirlo?

V Al datore

di lavoro, al signore... come si chiama? __________.

I Mmm, mmm.

V E alla __________

quando mi aveva toccato per la prima volta a fare i

massaggini

e loro mi hanno detto "ma no dai è un segno di amicizia di qua e di

là". Quando mi ha dato n bacio con la lingua ho parlato con l'infermiere e

con la dottoressa e anche loro mi hanno detto la stessa cosa "ma no, non

pensare così del signor IM 1... lui non è così di qua e di là".

G Posso fare

una domanda procuratrice?

I Si avvocato.

G Allora, hai

sentito che il signor IM 1 dice che quando ti toccava con le dita la vagina tu

hai detto in due occasioni "vengo vengo".

V No.

G E hai

raggiunto l'orgasmo, quindi hai provato piacere.

V No.

G È vero o

non è vero?

V No.

G Hai mai raggiunto

l'orgasmo...

V No.

G ... quando

ti toccava il signor IM 1?

V No.

G No.

V No.

G Non provavi

neanche un po' di piacere?

V No,

assolutamente no.

I Che è

quello che avevi già detto la volta scorsa, del fatto che non provavi piacere.

Bene, io penso che... vuole aggiungere qualcosa d'altro signor IM 1? Calcolato

che quindi contesta che la ACPR 1 avesse avuto... dimostrato in qualsiasi

maniera che non gradisse quello che lei stava facendo, vuole raggiungere altro,

visto che questo è il confronto e non penso che si ripeterà più una terza

volta.

A Posso

parlare direttamente a ACPR 1?

I No, parla

a me.

A No, ma nel

senso... si, che mi sente, certo.

I Lei la

sente, quindi...

A Si.

I Qualcosa

sui fatti.

A Mmm...

I Vuole

dire altro oltre che lei... che ACPR 1 era d'accordo...

A No, sui

fatti non ho niente da aggiungere.

I Mmm, mmm.

A Rispetto a

quello che ho detto oggi. Vorrei solo aggiungere perché questo ACPR 1 può

confermarlo che mi sono sempre impegnato nei suoi confronti, specialmente per quanto

concerne la... il procedimento penale che ha avuto che era veramente in crisi,

io l'ho sostenuta, l'ho accompagnata al processo.

I Sappiamo

che aveva un procedimento penale la ACPR 1, non c'è bisogno...

A Si

I Si, l'ha

accompagnata a verbali.

A Si

I E quindi

ha potuto sentire bene che medicamenti prendeva, la sofferenza che ha avuto.

A Si.

I Era a

verbale, si ricorda?

A Si. L'ho

aiutata, l'ho sostenuta.

I Ha

anche... sapeva anche che era stata abusata, giusto?

A Me l'ha

raccontato lei, si.

I Certo,

che è stata abusata quando ha dovuto avere la figlia, giusto?

A La figlia

(incomprensibile).

I Gliel'aveva

raccontato?

A Si

I Come le

aveva raccontato che era stata abusata in lavanderia.

A A suo dire

dal custode del palazzo dove abitava.

I Certo.

A Si. Che

non...

I E anche

lì mi aveva detto che la ACPR 1 era sofferente, giusto?

A Si.

I Questo è

corretto?

A Questo è

corretto, certo, certo.

I Mmm.

Quindi non era sofferente... non l'ha aiutata solo... anche... l'aiutava anche

lì quando stava male che era sofferente.

A Io ho

sempre cercato di sostenerla nel limite delle mie competenze

professionali,

l'ho... ho fatto una gestione amministrativa oculata, ho sempre fatto si che ACPR

1.

potesse alla fine avere anche una macchina, che potesse sempre fare le

vacanze ecco, le ho risolto i debiti che aveva con l'avvocato che l'aveva

seguita durante il divorzio.

I Bene.

A Da questo

punto di vista...

I Lei ha

dato tanto.

A Ho dato il

giusto che deve dare un curatore rispetto a un pupillo.

I Bravissimo.

A Si

I E

quello.., e quelle cose in più? Che sono iniziate a gennaio? Come le mettiamo

allora? ACPR 1... li dica a ACPR 1 allora come mettiamo quello che è successo

da gennaio in avanti per un anno...

A Si

I Per cui ACPR

1.

dice... l'ha sentito ora.

A Certo.

I Ha avuto

paura e non voleva.

A Ripeto io

mi ero veramente affezionato, avevo un grosso affetto per ACPR 1 che si è

trasformato anche in questo desiderio di tipo fisico, che per fortuna non è mai

andato oltre perché non lo volevo di sicuro. L'ho anche dichiarato che volevo

smettere, è chiaro che adesso qui non ci sono le prove ma stavo lasciando dei

casi e avrei lasciato anche ACPR 1 perché chiaramente questa situazione non

poteva più andare avanti.

I Lei ha

detto che non è andato oltre...

A Posso

terminare anche dicendo...

I No,

scusi... lei ha detto che non è andato oltre, perché ACPR 1 voleva andare

oltre?

A Non lo so,

io comunque no, ma penso neanche ACPR 1.

I Pensa...

A Io

comunque no.

I E una

cosa che mi sfugge, visto che ACPR 1 era golosa di questo sperma.

A Si

I Giusto?

A Si

I E vista

che con sua moglie i rapporti orali era ormai anni che non gliene faceva più.

A Si.

I E a lei

piacevano.

A Si.

I Perché

non si sono ripetuti visto che ACPR 1 era golosa di sperma?

A Io non

l'ho più chiesto.

I Ma non

aveva chiesto, è ACPR 1 che ha detto...

A No, ma

io...

I ...(incomprensibile)

nella mia bocca.

A ... non...

io non l'ho più chiesto una seconda volta.

I No, ma

capisce lei non l'ha chiesto la prima, lei ha detto che ACPR 1...

A Certo.

I ...

semplicemente ha detto questo deve entrare nella mia bocca...

A Si,

esatto.

I ...

perché sono golosa di sperma.

A Lo

ribadisco.

I Se così è

che ACPR 1 aveva così voglia di...

A Si.

I …sperma,

perché non è successo tutte le volte?

A Non lo so.

I Non lo

sa.

A Non lo so.

I Ha

domande avvocato DF 1? Me le faccia vedere prima che vengano formulate se caso.

F No, penso

che...

A Posso

chiedere io una cosa che non centra niente...

I Non

adesso a confronto, se è una cosa che non centra...

F Riguarda

il confronto?

I Se è una

cosa che non riguarda il confronto no.

A Se si è

risolto il problema del permesso che tanto angosciava ACPR 1.

I Non la

riguarda signor IM 1.

A Va bene.

Perché è una cosa che ci ho messo del mio per quello, va bene.

I Non penso

che le riguardi sapere cosa adesso, cioè sta affrontando ACPR 1.

A Certo.

I Capisce?

A No, no

capisco.

I Non ci

sono domande?

F No. No.

I Avvocato RAAP

1?

G No, per me

è tutto.

I ACPR 1

vuoi aggiungere qualcosa? Non devi, se vuoi solo.

V Che mi

ricordi no.

I Ok,

perfetto, allora dire che è terminato così, sono le tre meno cinque, vi chiedo

solo di fermarvi cinque minuti per firmare il verbale.

0:06:47

Confronto terminato.”

(doc. TPC 23).

A seguito di detto interrogatorio, dopo aver dato la possibilità

alle parti di esprimersi in merito alla richiesta della difesa di procedere ad

una perizia psichiatrica completa dell’imputato (doc. TPC 20 e 21), il

Presidente della Corte ha incaricato il dr. __________ di esperire una perizia

psichiatrica completa, proponendo i quesiti di rito (doc. TPC 22, 26). La

perizia (doc. TPC 28) ha concluso per una diagnosi al momento del reato

(identica alla diagnosi attuale) di “sindrome di disadattamento con reazione

depressiva prolungata (ICD-10:F43.21) – Tratti di personalità narcisistici”,

stabilendo una piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti ed

un rischio di recidiva per i medesimi reati di livello basso, consigliando la

pronuncia di un trattamento ambulatoriale (psicoterapia a cadenza settimanale).

Da notare che IM 1, già dinanzi al perito psichiatrico (v. pagg. 12-13 della

perizia in particolare), ha cambiato versione rispetto a quanto precedentemente

indicato alla PP, negando in parte le sue responsabilità in particolare con riferimento

ai mezzi di pressione che avrebbe esercitato sulla donna, descrivendola al

contrario come sempre consenziente e appagata da tali approcci.

Con scritto 26 febbraio 2018 (doc. TPC 41), la PP ha formulato

l’accusa di sfruttamento dello stato di bisogno in subordine al reato di

coazione sessuale, così da consentire alla Corte un più ampio ventaglio

giuridico. Le parti sono state dunque convocate per il dibattimento che si è

tenuto i giorni 2-5 marzo 2018.

3.6

Al dibattimento

In aula l’imputato è stato nuovamente interrogato sui fatti e ha,

in sostanza, confermato quanto già riportato al perito dr. __________, circa

l’assenza di costrizione da parte sua sulla vittima ed il piacere di lei a

ricevere questo tipo di attenzioni, sostenendo, così interrogato dal

Presidente, di essersi sentito confuso in corso d’inchiesta, e di aver ammesso

ogni contestazione fattagli dalla PP al solo scopo di “punirsi” per quanto

fatto e ottenere in tal modo il maggior sconto di pena possibile. Così, IM 1 in

aula:

"

Lei ha dichiarato di aver vissuto il momento del suo arresto

come una liberazione. È corretto?

Sì. In quel momento mi trovavo per strada, mi stavo recando in

Posta presso la mia casella postale. Non avevo mai parlato con nessuno di

quanto avevo commesso, ad oggi posso dire che non l’ho fatto stupidamente,

avrei dovuto, (…) ero cosciente che i miei comportamenti non facevano parte

della correttezza del rapporto tra un curatore ed una curatelata, sentivo un

peso.

Quando ha iniziato a sentire questo peso?

Ho avuto questo sensazione di peso dopo 3-4 volte che capitavano

gli episodi. Se da una parte agire in questo modo era più forte di me, avevo

comunque un legame affettivo con ACPR 1 e vivevo un momento di bisogno

d’affetto, dall’altra la situazione era un grande peso. Sapevo che avrei dovuto

interrompere il rapporto con ACPR 1, ero cosciente che ero andato oltre ai miei

doveri professionali.

Ma il peso che lei sentiva, a cosa era dovuto?

Era un peso da cui non riuscivo a liberarmi, avevo approfittato di

una persona con le difficoltà che conosciamo. Sono d’accordo con il Presidente

che, per togliermi questo peso, avrei semplicemente dovuto rinunciare al

mandato.

Per quale motivo invece ha continuato, e non ha cercato aiuto?

Non ho avuto il coraggio di farlo.

Cosa temeva in particolare?

Avevo paura dell’effetto che tutto ciò avrebbe provocato sulla mia

famiglia, sul mio entourage, sulla mia persona e sulla mia autostima. Quando si

parlava di pensieri suicidali era in questo senso, non sopportavo questo tonfo,

in una vita intera dove non avevo mai fatto niente di male, nemmeno una volta.

Temevo le conseguenze sulla mia immagine. (…)

Con riferimento ai fatti descritti nell’AA per titolo di

coazione sessuale sub. sfruttamento dello stato di bisogno, al netto del numero

dei cunnilingui e delle fellatio, che siano uno o due come dichiarato da lei o

dalla vittima, i fatti indicati nell’AA sono riconosciuti, così come descritti?

I fatti, sì. Dunque gli episodi e le date, ricostruiti dalla PP

secondo le mie dichiarazioni, sono corretti e sono avvenuti. (…)

Cos’ha scatenato la voglia da parte sua di avere un approccio

sessuale con la sua pupilla?

Mi sono affezionato moltissimo a questa donna. Ci siamo dati del

“lei” per molto tempo, e poi alternativamente del “tu” e del “lei”. Mi sono

occupato in modo molto intenso delle sue problematiche, ad esempio la

situazione per lei pesantissima del processo che ha subìto per la questione

della messa in circolazione di monete false con il marito (processo tenuto

quando io già ero curatore). Le sue difficoltà relazionali e le sue

frequentazioni mi preoccupavano. (…) in quel periodo mi preoccupava molto anche

la questione del rinnovo o meno del permesso di ACPR 1. Questa era anche una

grande fonte di ansia per ACPR 1 stessa e per i suoi famigliari.

L’avv. RAAP 1 precisa che questa questione è tutt’ora in

sospeso.

Io ero molto preoccupato perché i suoi affetti e tutte le sue

conoscenze erano qui in Ticino. Mi sono quindi attivato e ho parlato con la

segretaria dell’ufficio permessi. Questa mi disse di non fare niente, in quanto

l’incarto si trovava sul tavolo del direttore (non so dire se dell’Ufficio o

del Dipartimento). Non a caso, trascorsi un paio di mesi, ACPR 1 fu convocata

all’ufficio degli stranieri di __________, dove l’ho accompagnata

personalmente. Ho compilato io i formulari richiesti più una dichiarazione, in

cui diceva che tutti i suoi interessi e famigliari erano qui in Ticino. Da lì

via, io non ho più saputo niente. Vero è, che, come curatore, se ci fossero state

delle novità, sarei stato informato. Questa situazione di stallo del permesso

bloccava tutta un’altra serie di cose, ad esempio il cambio di alloggio in una

zona migliore.

(…) Lei in atti ha espresso anche un’altra preoccupazione,

oltre a questa del permesso, in merito alle frequentazioni di ACPR 1, legate o

meno al mondo del traffico di stupefacenti.

Sì, è corretto, ho cercato di metterla in guardia circa le persone

che frequentava, a maggior ragione visto che la sua procedura per il permesso

era in stallo.

ADR che sì, io ero al corrente dei precedenti abusi

sessuali subìti da ACPR 1, (…). È dunque vero, come mi dice il Presidente, che

ero preoccupato delle frequentazioni di ACPR 1, persona che reputo facilmente

influenzabile, in quanto avrebbero potuto compromettere il rinnovo del

permesso. La mettevo in guardia, ad esempio, da un vicino di casa che pensavo

spacciasse droga. (…)

Tornando a come nacque l’attrazione fisica verso ACPR 1, cosa

l’ha fatta passare all’atto?

La seduttività di questa persona, [ndr.

l’imputato prende degli appunti da una mappetta], chiedo scusa, mi sono

preparato qualche appunto perché sono confuso. L’affetto che provavo per lei,

il suo comportamento seduttivo nei miei confronti, mi ha fatto perdere il

controllo della ragione che avrei dovuto, ovviamente, avere. Poi c’è stata una

questione, non ammessa dalla dr.ssa __________, legata alla confessione della

vittima quando mi disse che lei era “golosa di sperma”. Vi era stato uno

screening ove ACPR 1 era risultata positiva alla cocaina. Questo esame avrebbe

dovuto essere ripetuto, e se positivo, ACPR 1 sarebbe stata ricoverata. ACPR 1

mi disse di non aver fatto uso assolutamente di sostanze, mi chiese se era

possibile che la positività fosse dovuta al fatto di aver ingerito dello

sperma. Io le risposi di non sapere, ho dunque chiesto alla dottoressa se fosse

possibile. Quest’ultima alla mia domanda, per telefono, reagì ridendo. È chiaro

che questa confessione di ACPR 1 ha fatto poi nascere in me certi pensieri.

Lei ha dichiarato, in corso d’inchiesta, che prima del

massaggio, avvenuto a gennaio 2016, l’attrazione fisica per ACPR 1 era già

nata, è corretto?

Oggi, a ragion veduta, voglio dire che io ho fatto questo

massaggio perché l’ho vista irrigidita. Non c’era niente di erotico in

quell’occasione, tanto che io le avevo portato pure un prodotto biologico da

spalmare sulla parte rigida. A quel tempo ero affezionato a lei, ma non ero

pronto a passare ad un atto.

Ma era attratto da ACPR 1, o no?

Sì, ne ero attratto.

Nel verbale 16.6.17 (AI 70), la PP le ha fatto notare che il

problema della positività della cocaina emergeva a febbraio/marzo 2016, dunque

dopo che lei avrebbe sviluppato un’attrazione per ACPR 1, con il che questo

evento non può essere l’origine scatenante delle fantasie a sfondo sessuale.

Lei ha risposto di confermare che questa non poteva essere la motivazione

scatenante, essendo avvenuta a seguito di quel periodo.

Questa dichiarazione di ACPR 1 circa l’ingerire lo sperma può

essere dunque considerata come un evento che ha alimentato un fuoco che già si

era acceso in precedenza? Anche perché l’episodio della fellatio è stato da lei

situato nel maggio 2016, il che potrebbe vestire anche una certa coerenza circa

la consecutio temporis (informazione ricevuta a marzo, passato all’atto a

maggio).

Sì.

Il secondo rapporto orale, fatto da lei su ACPR 1, lei lo ha

situato la volta dopo il rapporto orale da lei ricevuto. Ha poi dichiarato di

non aver ripetuto rapporti orali su ACPR 1 per una questione di mancanza di

igiene.

A dire il vero la questione dell’igiene io non l’ho mai detta, è

stata una cosa detta dalla PP come ipotesi, che io ho poi seguito. Io non ho

rifatto dei rapporti orali su ACPR 1, perché non me ne andava.

Con riferimento al numero di rapporti orali, non vi è

convergenza tra le sue dichiarazioni e quelle di ACPR 1. Lei riporta di un solo

rapporto orale ricevuto, completo con eiaculazione all’interno della bocca di ACPR

1.

Quest’ultima invece riporta di due rapporti orali, senza eiaculazione. Il

Presidente rileva che praticamente questa informazione ha poca portata pratica,

essendo che l’imputato riporta un singolo evento più invasivo, e la vittima due

eventi meno invasivi, con il che le due versioni pesano sostanzialmente allo

stesso modo.

Ad oggi agli atti si trovano anche le sue ultime dichiarazioni

e la perizia psichiatrica, prove raccolte a seguito dell’AA, le quali stridono

con quelle precedenti in atti. A pagg. 12-13 della perizia in particolare, si

riporta una sua versione ben differente da quella precedentemente rilasciata.

Ad oggi, qual è la sua versione dei fatti?

Ripeto, io mi sono affezionato a questa donna, molto. In più, ho

sempre avuto l’impressione che questo affetto fosse ricambiato. Già al momento

dell’arresto, avevo descritto ACPR 1 come una persona molto affettiva e

passionale. Non ho mai avvertito un messaggio del tipo “allontanati” o

“lasciami in pace”, cosa che mi avrebbe evidentemente portato ad interrompere

tutto. In tutta sincerità, non ho mai esercitato pressioni su questa persona,

affinché fosse accondiscendente nei miei confronti. Ella ha sempre

contraccambiato i miei baci, era in grado di dire di no, che non li voleva. E

questo lo dice anche l’infermiera. Se mi avesse respinto mi sarei sicuramente

fermato.

Questa tesi non è quella che emerge da diverse sue

dichiarazioni fatte in corso d’istruttoria.

È corretto, a quei tempi ero confuso e mal consigliato.

Fino all’udienza preliminare lei era patrocinato da un avvocato

d’ufficio, per poi cambiare e assumere un difensore di fiducia. Il Presidente

precisa che nessuno le vuole imputare di aver cambiato versione per ragioni di

comodo, ma comunque ci si chiede quale sia la ragione che oggi la spinge a

fornire una diversa versione dei fatti.

Vorrei contestualizzare le cose [ndr.

l’imputato prende i suoi appunti]. Già in occasione del primo

interrogatorio dinanzi al PP (mio secondo interrogatorio, giorno seguente al

mio arresto), il mio precedente legale mi comunicò che al massimo avrei subìto

una pena detentiva di tre anni, sospesi, con una carcerazione effettiva di sei

mesi. Ricordo bene che il mio difensore di allora, aveva con sé un foglio di

appunti, e scrisse la data della mia possibile scarcerazione all’11 ottobre

2017.

Mi disse che dovevo collaborare. Io stavo malissimo, dunque non mi sono

difeso, non volevo infierire sulla vittima. Non ho fatto emergere la verità,

ero confuso e depresso. Avevo ed ho tuttora un senso di colpa, perché sono

venuto meno ai miei doveri professionali. Ho accettato stupidamente ciò che

veniva fatto emergere, senza provare a controbattere. Mi vergognavo verso i

miei cari e verso me stesso, verso ACPR 1. La mia immagine di persona

integerrima crollava, era distrutta. Accettare stupidamente qualsiasi accusa,

era per me una sorte di punizione. In quei momenti, qualsiasi cosa mi fosse

stata imputata, avrei detto di sì.

Che l’avvocato, ad un certo punto dell’inchiesta, si esprima e

parli con il cliente del rischio processuale e della possibile pena prevista, è

un dovere della difesa. Il Presidente rileva comunque di fare fatica a

capire come si possa, un giorno dopo il suo arresto, arrivare a fare una simile

previsione, anche perché l’inchiesta era tutt’altro che finita, e gli abusi

potevano anche aumentare, come pure il numero delle vittime. Un simile

comportamento da parte di un difensore è dunque da considerarsi come un

azzardo, qualcosa che non si fa. A fine inchiesta, il 16.6.17, il suo difensore

d’ufficio ha formulato una richiesta di rito abbreviato, proponendo una pena di

tre anni di cui sei mesi da espiare.

Io le confermo che l’avvocato mi ha fatto questa previsione il

giorno dopo il mio arresto, ne sono troppo sicuro per non dire una cosa del

genere.

Dagli atti questo non emerge.

Nel verbale 23.5.17, ove i fatti vengono ricostruiti sulla base

delle sue dichiarazioni, come poi emergono nell’AA, lei ha dato delle

spiegazioni con riferimento ai rapporti di visita da lei redatti, fornendo

diverse dichiarazioni e affermando di averne modificato il contenuto così da

giustificare le sue visite più frequenti.

D’abitudine, quando redigeva le note in merito alle sue visite

ai suoi curatelati?

Al massimo un giorno dopo. Nel caso di ACPR 1 a memoria dico che

non mi è mai capitato di modificare i rendiconti delle mie visite

successivamente. Li scrivevo dunque quasi subito per poi non più modificarli.

Il Presidente dà lettura della nota di IM 1 circa la sua visita

16.1.16

(giorno del massaggio). In particolare, lei ha indicato la volontà di ACPR

1.

di aumentare il numero di visite a due alla settimana. A questa

contestazione, lei ha dichiarato di aver aggiunto quest’ultima frase “ad arte”

per giustificare i suoi incontri, per “mettere le mani avanti”. Conferma queste

dichiarazioni?

Io le ripeto quanto ho detto prima, a quel punto dell’inchiesta

qualsiasi cosa mi fosse stata chiesta l’avrei confermata.

Ma non è così che è andata, vi sono state comunque delle

contestazioni da parte dell’accusa da lei non ammesse, ad esempio il numero

delle fellatio, come pure la minaccia circa il permesso per fare pressione su ACPR

1.

Dunque non è sostenibile che in quella fase, confuso e mal consigliato come

da lei sostenuto, lei avrebbe confessato qualsiasi cosa.

Io ero disperato, non ce la facevo a combattere, era più forte di

me.

L’istruttoria si basa comunque sulle sue dichiarazioni, e non

su quelle di ACPR 1. Lei afferma oggi che in quei momenti avrebbe confessato

qualunque cosa. Ma questo non è ciò che emerge dagli atti: sul numero di

fellatio e di cunnilingui ha resistito, come pure sulla questione della minaccia

del permesso, fatti da lei sempre contestati. Dunque non è sostenibile che lei

avrebbe ammesso n’importe quoi, non pareva essere dunque totalmente

incapace di resistere alle contestazioni e ai mal consigli del suo legale.

La perizia psichiatrica è il primo atto che raccoglie

formalmente la sua versione di oggi. Questa è stata chiesta dal suo nuovo

difensore ed accolta dalla Corte. La disfunzione che era stata ipotizzata dal

dr. __________, poi smentita e categoricamente esclusa dalla perizia, potrebbe aver

avuto un ruolo nel suo cambio di versione?

Quando ho saputo che il mio comportamento avrebbe potuto essere

stato causato da una disfunzione è stato un sollievo, certo. Ma poi è stato

accertata l’assenza di un simile problema. È vero che da questo fatto ho

inizialmente tratto delle illusioni, come indicatomi dal Presidente. Mi ha

anche dato delle preoccupazioni, perché comunque __________ mi disse che

avrebbe potuto esserci un aneurisma o dei problemi cerebrali.

Il 20.9.17 si è tenuta l’udienza preliminare, nel corso della

quale il Tribunale ha preso atto di una sentenza della CARP del 21.7.17 sul

reato di coazione sessuale(…) il Presidente, confrontato con questa sentenza,

ha ritenuto di dover convocare, per il caso di specie, impregiudicato l’esito del

procedimento, una Corte delle assise criminali con la presenza degli assessori

giurati. Questo fatto l’ha spaventata?

Mah, il mio precedente difensore mi ha parlato di questo

cambiamento, dovuto appunto a quella sentenza. Ricordo bene che mi disse che comunque

la nostra tesi difensiva sarebbe rimasta uguale. Non mi aveva dunque detto che,

a causa di questo cambiamento, mi sarei dovuto aspettare chissà quale batosta.

(…)Dunque, perché lei ha deciso di cambiare avvocato?

Avevo un avvocato che era difficilissimo da rintracciare, non

riuscivo mai a trovarla per telefono. Mi sentivo come abbandonato, come se

tutto fosse banalizzato. Della serie “non si preoccupi”. E devo dire che poi,

la scelta di avere un difensore di fiducia, è scaturita da mia moglie. È lei

che in occasione di una visita, ha detto “adesso basta”, dopo averne parlato

con __________ che pure è avvocato, e io ho acconsentito. Io non avevo voluto

prendere un difensore di fiducia inizialmente visto la pena che mi era stata

prospettata. Inoltre non volevo far pesare su mio figlio e sui suoi progetti di

studio delle ulteriori spese. Mi sono sentito abbandonato.

(…) Il Presidente rilegge le dichiarazioni dell’imputato nel

verbale 13.4.17, circa il momento del massaggio. Lei ha dichiarato che ACPR 1,

al momento del massaggio, si era irrigidita di più. Oggi conferma o smentisce

questa dichiarazione?

Smentisco, non si è irrigidita di più. Non confermo nemmeno il

fatto che in quel momento avrei avuto una voglia sessuale verso ACPR 1.

Il Presidente continua nella lettura, dove lei ha descritto

l’episodio del racconto del fatto che lei avesse ingerito dello sperma, come

pure il momento del primo bacio e del piercing alla lingua. In quell’occasione,

ha descritto la donna come rigida ed impaurita.

Non confermo queste dichiarazioni. Quando ho affermato la stupida

frase che non avevo mai baciato una persona con un piercing, ACPR 1 mi aveva

risposto “basta provare”, al che mi sono avvicinato e l’ho baciata. Non si è

impaurita, dopodiché è rimasta ancora un attimo da me e poi è rientrata

tranquillamente al suo domicilio.

ADR che ho dichiarato che ACPR 1 “non aveva il sorriso”. In

quell’interrogatorio io ero pressato dal fuoco della PP, che giustamente faceva

il suo lavoro. Io non ce la facevo a controbattere, stavo talmente male che

accettavo tutto.

La PP chiede la parola e chiede all’imputato quante volte nel

corso di quel verbale gli aveva chiesto se fosse davvero certo delle sue

dichiarazioni, per evitare poi che le ritrattasse in futuro, in quanto era

reduce di un caso di ritrattazione in un altro incarto.

Confermo che questo mi era stato detto diverse volte. Come precisa

il Presidente, io non sto affermando che la PP mi avrebbe estorto chissà quale

dichiarazione, non sono stato costretto. Sono stato consigliato però di farlo,

addirittura il mio precedente avvocato il 23.5.17 ha chiesto una sospensione,

siamo andati nella saletta “acquario” e mi ha consigliato di confermare tutte

le dichiarazioni della vittima, per non compromettere la strategia difensiva,

che mi avrebbe permesso di arrivare ad una pena detentiva di tre anni

parzialmente sospesi.

(…)Il Presidente rilegge le sue dichiarazioni al verbale di cui

all’AI 22 dove ha descritto in particolare il rapporto orale da lei ricevuto da

ACPR 1. In quel locale era presente la PP, la sua avvocata d’ufficio, un

segretario e la rappresentante dell’__________. L’affermazione circa il fatto

che lei teneva la testa di ACPR 1 nel corso del rapporto orale, in quanto ciò

le provocava piacere, risulta chiaro essere stata sua.

Non ho detto infatti il contrario.

Una simile frase, moralmente parlando, descrive un tipico

comportamento che rileva della sessualità maschile. Com’è arrivato a farsi

praticare il rapporto orale da ACPR 1?

È stata una sua esplicita richiesta, di ACPR 1.

Le sue dichiarazioni di quel verbale non paiono confuse, come

da lei oggi sostenuto. Tanto che lei appunto non ha accettato tutto quanto

sostenuto da ACPR 1.

Non erano frasi confuse, ma devono essere viste come una strategia

difensiva volta ad assecondare tutto quanto ACPR 1 aveva detto.

ADR che concordo con il Presidente che la frase circa il

fatto che io tenevo la testa di ACPR 1 perché mi procurava più piacere è mia e

non lo nego. È comunque stata lei a proporlo.

Lei ha dichiarato che aveva fatto un po’ di tutto per rimanere

sola con ACPR 1. Ha poi negato di aver usato la questione del permesso per fare

pressioni su ACPR 1. Per quale ragione, visto che la sua strategia era quella

di assecondare la vittima, non ha ammesso anche questo fatto?

Io non ho mai usato la storia del permesso per spingerla a fare

niente.

Sì, ma lei si dichiara a quel momento confuso, sotto choc, e

disposto ad ammettere qualsiasi cosa pur di ottenere la pena indicatale dal sua

difensore. Su questo punto però, lei ha resistito. Concorda?

Sì.

Lei ha affermato che ACPR 1 avrebbe detto “adesso questo deve

finire nella mia bocca”, dando infine atto del fatto che la donna l’avrebbe

detto in modo interrogativo. Il Presidente dà lettura delle sue precedenti dichiarazioni

a questo proposito. Lei ha inserito il concetto della formulazione di questa

frase in modo interrogativo di sua sponte. Anche sulla questione del numero di

rapporti orali, lei ha mantenuto, fino al verbale finale, la sua versione di un

rapporto orale fatto e un rapporto orale ricevuto. Quanto da lei poi sostenuto

a verbale finale, invece, dove ha ammesso poter essersi trattato di due

rapporti orali come riferito da ACPR 1, si nota chiaramente trattarsi di

dichiarazioni con chiari fini processuali. Trattasi comunque di un suo diritto,

quello di fare ammissioni a scopi processuali, considerata oltretutto la

possibilità di procedere con rito abbreviato.

In seguito, lei avrebbe dichiarato in corso d’inchiesta di aver

chiesto a ACPR 1 di mantenere il segreto su quanto avvenuto tra di voi. È vero?

Sì, ero molto preoccupato, dalla mia posizione, in quanto c’era

questo nuovo fidanzato, il __________, che aveva un atteggiamento ossessivo nei

confronti di ACPR 1, tanto che lei stava pensando di troncare la relazione. (…)

mi preoccupavo per ACPR 1, avevo paura che potesse farle del male.

(…) AD confermo che io mi recavo da lei per motivi di

lavoro, non ho mai dimenticato i miei doveri di curatore, ma anche perché la

consideravo come una mia amante.

Lei voleva bene ed era attratto da questa donna, non le dava

fastidio che questa avesse dei rapporti con un altro uomo?

Non poteva avere rapporti con questo uomo, egli aveva un problema

al pene che gli impediva di avere rapporti. Almeno, questo è quanto mi aveva

riportato ACPR 1.

Anche nei suoi rapporti con ACPR 1 risulta, salvo la fellatio,

che era lei a praticare atti sessuali su ACPR 1. Anche __________ dunque poteva

comportarsi allo stesso modo, questo non le dava fastidio?

No.

Lei ha cancellato tutte le tracce della sua relazione con ACPR

1, prima di essere arrestato. È corretto?

No, io ho fatto la pulizia che facevo abitualmente sul mio

cellulare.

Queste sono state le sue prime dichiarazioni, in seguito però

ne ha date altre ammettendo di aver agito in tal modo per nascondere le tracce,

oggi torna invece dunque sulle prime dichiarazioni. Il cancellare le prove,

facendo un discorso generale, è il tipico comportamento di chi sa che deve

nascondere qualcosa.

Io ho spiegato perché ho cercato ACPR 1 in quei giorni, era

arrivato uno scritto dal __________ e dovevo consegnarglielo.

Questo però non è l’atteggiamento di persona confusa e mal

consigliata, che ammetterebbe qualsiasi cosa, che lei ha descritto poco fa.

Io avrei ammesso qualsiasi cosa, ma fino ad un certo punto.

(…) Lei ha dichiarato di aver approfittato della disponibilità

di ACPR 1, come pure che lei non sarebbe stata in grado di palesare un rifiuto

ed opporsi fermamente, e che lei aveva comunque percepito un “gran piacere”.

Nel verbale dopo l’AA di confronto, lei ha parlato anche di orgasmo di ACPR 1,

fatto questo mai riportato in precedenza. Da cosa ha dedotto che ACPR 1 avrebbe

avuto degli orgasmi?

Lei me l’ha detto in quell’occasione, ha detto “vengo, vengo”.

Di questo non ha mai fatto menzione nei suoi precedenti

verbali.

In tutta questa vicenda, perché lei pensa di essere finito in

prigione?

Perché c’è stata una denuncia. Io ho approfittato di una

disponibilità di una persona che era dipendente da me, io ero il curatore

generale, è una cosa inammissibile.

Di per sé, a mente del TF, il solo fatto di avere rapporti tra

curatore e curatelato (situazione di dipendenza) non basta per configurare una

coazione, e ciò lo ha detto smentendo e modificando una giurisprudenza fino ad

allora consolidata. Lei afferma che la ACPR 1 lo voleva, ha preso lei

l’iniziativa, le ha chiesto di mettere il suo pene in bocca e ha provato

piacere, dunque lei cosa pensa di aver fatto di sbagliato tanto da finire in

carcere?

Io ero il suo curatore, queste cose non dovevano assolutamente

accadere, ed è un giudizio professionale, non morale. La ACPR 1 mi ha

denunciato dicendo che io avevo abusato di lei.

Lei ha, o non ha abusato di ACPR 1?

Chiaro che ho approfittato di una mia posizione, per avere una

relazione con questa donna. Come mi dice il Presidente, per avere una relazione

di tipo sessuale con questa donna.

La ACPR 1 voleva, o non voleva questa relazione?

Io ho avuto l’impressione, specialmente le prime volte, che lei

partecipasse e le andasse bene. Non posso dire che non ho approfittato di

niente, mentirei sapendo di mentire.

Questo è il suo ragionamento. Lei che è benvoluto da tutti e

che ha un’ottima reputazione, con un figlio di __________ anni, era disposto ad

accettare una condanna a tre anni, per una relazione sessuale con una persona

che lei giudica consenziente e pure appagata, non avendola nemmeno mai

costretta. Così come da lei descritta, è una relazione moralmente discutibile,

così come tra un allievo e un docente, o come un medico (non psichiatrico) e un

paziente, sicuramente moralmente discutibili, ma non illegali. Di cosa quindi

lei avrebbe approfittato, se ACPR 1 era consenziente e anche appagata, tanto da

chiedere lei di potergli praticare un rapporto orale?

È chiaro che io ho approfittato del mio ruolo per ottenere questi

contatti, io non ci stavo bene, sapevo benissimo che non doveva capitare una

cosa del genere. Si tratta di un mio codice deontologico, la mia coscienza. È

una cosa più forte di me ma che mi faceva stare molto male.

ADR che non so dire se questo potrebbe comportare una pena

di tre anni. Posso però dire che pur di arrivare ad una simile pena ho

affermato anche delle cose non vere.

(…)

In relazione alla sentenza di cui abbiamo parlato prima, le è

stata prospettata una pena con riguardo al suo rischio processuale?

Il mio precedente difensore mi disse che non sarebbe cambiato

niente. Io personalmente, saputo che ci sarebbero stati gli assessori giurati,

ho pensato che la pena sarebbe potuta essere superiore ai tre anni che mi erano

stati prospettati. (…)

Il Presidente ripercorre le conclusioni della perizia

psichiatrica. Lei è disposto a sottoporsi al trattamento ambulatoriale?

Certo.

D PP: qual è la sua posizione in merito alla pressione fatta a ACPR

1.

dicendole di mantenere il segreto sugli atti commessi? Conferma di aver detto

alla vittima di non dire niente a nessuno, al moroso e al personale curante?

L’ho detto in particolare con riferimento al moroso, essendo che

lui la controllava in modo ossessivo. Non che lui avesse fatto minacce dirette

al sottoscritto, anzi, con me era sempre cordiale. Le avevo detto di non dire

niente a nessuno, in generale.

D PP: conferma di aver chiuso la porta di casa a chiave durante

gli atti?

Io non ho mai chiuso la porta a chiave, chiedevo a ACPR 1 di

verificare che fosse chiusa a chiave. Comunque, da quando l’ho conosciuta, ACPR

1.

era sempre chiusa a chiave in casa in quanto temeva sempre l’arrivo di

persone non gradite. Il mio era dunque un controllo ulteriore, ma lei comunque

la chiudeva sempre.

Il fatto di chiudere la porta a chiave, era finalizzato al

fatto di proteggere la vostra privacy in quel momento?

Sì, era una verifica ulteriore che io chiedevo di fare per

mantenere la nostra privacy.

D PP: la chiave della porta rimaneva nella toppa, o veniva

tolta?

Rimaneva sempre nella toppa. Ricordo questo perché

nell’episodio in cui ACPR 1 era stata trovata priva di sensi a casa, lei aveva

chiuso la porta lasciando dentro le chiavi, e avevano dovuto forzare la parte

di sopra in vetro per poter entrare.

D PP: con riferimento al rapporto per la mercede 25.3.15, le

viene chiesto se allora ACPR 1 ha disatteso il suo consiglio di non più

chiudere la porta di casa, lasciando inserita la chiave, visto che scriveva

“visita a domicilio, sta meglio, e si è resa conto che non può più chiudere la

porta di casa lasciando dentro la chiave”.

Successivamente, quando c’ero io la chiave rimaneva dentro la

toppa. Poi, per le altre occasioni, spero che seguisse il mio consiglio di

toglierla.

D avv. DF 1: può spiegare le “almeno due volte” nelle quali lei

ha allontanato il compagno di ACPR 1 dalla casa, ed il motivo?

L’ho allontanato perché dovevo discutere con ACPR 1 questioni che

riguardavano l’amministrazione, l’approvazione dei conti e del rendiconto. Non

mi sembrava il caso che lui fosse presente.

ADR che non so dire se in quelle occasioni era poi anche

successo qualcosa di sessuale. Ad ogni modo l’allontanamento non era

finalizzato a questo, ma solo a poter discutere delle questioni finanziarie con

ACPR 1.

Il Presidente rilegge le dichiarazioni in corso d’inchiesta

nelle quali lei ha ammesso di aver mandato fuori di casa il compagno di ACPR 1,

così da poter restare solo con lei.

Ripeto, è vero che l’ho fatto uscire ma l’obiettivo era quello di

poter discutere con ACPR 1 delle sue questioni amministrative.

D avv. DF 1: può precisare la questione del fatto che lei aveva

consigliato a ACPR 1 di non far soggiornare il suo compagno a casa sua?

Sì, le avevo detto che lui non poteva stare da lei 7 giorni su 7,

in quanto, qualora avessero fatto dei controlli, avrebbero potuto esserci dei

problemi sia per il permesso, sia per il calcolo delle prestazioni

complementari di ACPR 1, e dell’assistenza di lui. Io rischiavo di farmi

complice di una situazione non molto chiara a livello amministrativo.

(…) ADR che io e mia moglie siamo indecisi se vendere la

casa o se farla ritirare a lei. Io in ogni caso dovrei trarre un utile da

questa operazione. Farò dunque fronte alle spese causate dal fatto di essere

qui. Se dovesse avanzare qualcosa, lo dedicherò a mio figlio. Confermo dunque

di essere disposto a risarcire il danno da me causato, ivi comprese le spese

generate dalla tassazione della nota professionale del mio precedente difensore

d’ufficio. (…)”

(verbale d’interrogatorio dibattimentale).

4.

DIRITTO

E CONVINCIMENTO DELLA CORTE

4.1

Dei

reati di coazione sessuale e sfruttamento dello stato di bisogno

4.1.1

Secondo

l’art. 189 cpv. 1 CP si rende autore colpevole di coazione sessuale chiunque

costringe una persona a subire un atto analogo alla congiunzione carnale o un

altro atto sessuale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando su di

lei pressioni psicologiche o rendendola inetta a resistere. Presupposto

del reato – che protegge il diritto

alla libera determinazione in ambito sessuale (DTF 131 IV 169; DTF 124 IV 157;

122.

IV 100; 119 IV 310) – è un atto coercitivo con cui l’autore induce la

vittima a subire o a commettere (DTF 127 IV 203) un atto di natura sessuale.

Il comportamento represso

dall'art. 189 CP consiste nell'uso della costrizione per indurre una persona,

che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale (DTF 119 IV 311). Deve,

inoltre, sussistere un rapporto di causalità tra l'uso di costrizione e l'atto

sessuale: la vittima subisce o compie un atto sessuale a causa della

costrizione imposta. La vittima deve essere messa in una situazione in cui

l'atto sessuale può essere compiuto andando oltre il suo rifiuto, ritenuto che

è necessario che la sottomissione della vittima sia comprensibile, in ragione

delle circostanze del caso concreto (DTF 122 IV 101).

Tra i mezzi coercitivi il

legislatore ha annoverato, in un elenco non esaustivo, la minaccia, la

violenza, l'esercizio di pressioni psicologiche e il rendere la vittima inetta

a resistere in altro modo.

Per violenza va inteso il ricorso a una forza fisica più intensa

di quella necessaria per il compimento di un atto nelle circostanze ordinarie

della vita (DTF 87 IV 69), ritenuto tuttavia che non è necessario il ricorso a

forme qualificate di violenza ed è, in particolare, sufficiente che l'autore

trattenga la vittima grazie alla propria superiorità fisica (DTF 122 IV 100;

Jenny/Schuhbart/Albrecht, Kommentar zum schweizerischen Strafgesetzbuch, Berna

1997, art. 189 n. 16).

Per minaccia bisogna intendere che l'autore, a parole o con il suo

comportamento, induce la vittima a temere un serio pregiudizio per farla cedere

(DTF 122 IV 100; Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 6. ed., Zurigo 1994, p. 378;

Stratenwerth, Schweiz. Strafrecht, Bes. Teil I, 5. ed., Berna 1995, p. 158 n.

7).

L’art. 189 protegge anche quelle vittime che, a seguito

dell’effetto sorpresa (“Uberraschungseffekt”), di spavento (“Erschrecken”),

sbalordimento (”Verblüffung”) o a causa del trovarsi in una via senza uscita,

non oppongono resistenza (DTF 128 IV 106 consid. 3a/aa).

Con l’introduzione della nozione di ”esercizio di pressioni

psicologiche” quale atto di natura coercitiva, il legislatore ha voluto

estendere il reato di coazione sessuale anche a quei casi in cui la vittima si

trova in una situazione di impotenza creata dall’autore anche senza l’uso della

forza fisica o della violenza (DTF 124 IV 154).

In particolare, l’inferiorità cognitiva e la dipendenza emotiva e

sociale possono - soprattutto nei bambini o negli adolescenti - generare una

pressione psichica straordinaria e, quindi, una sottomissione paragonabile a

quella ottenuta con la coazione fisica e, come questa, tale da renderli

incapaci di opporsi ad atti sessuali non desiderati. La giurisprudenza del

Tribunale federale definisce violenza strutturale questa forma di coazione di

natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione dei legami

sociali (DTF non pubblicata del 23.4.2009 [6B.646/2008] consid. 3.1.; DTF non

pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; DTF non pubblicata del

8.2.2007

[6P.161/2006] consid. 6.1; DTF non pubblicata del 10.8.2006

[6P.94/2006] consid. 9.1.; DTF non pubblicata del 12.11.2005 [6P.111/2005],

consid. 10.1; DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1.; DTF

131.

IV 107; DTF 128 IV 97, DTF 124 IV 154).

Il giudice deve applicare l’art. 189 CP se l’autore ha contribuito

fattivamente - adottando dei comportamenti che eccedano il semplice

approfittare di una situazione già presente e che per loro natura rappresentano

una strumentalizzazione attiva dei legami sociali - a porre soggettivamente la

vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di

atti sessuali non desiderati (DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006]

consid. 7.1; DTF 128 IV 106).

La coazione di natura psichica deve essere il risultato di una

situazione creata dall’autore. Non va, pertanto, confuso l’esercizio di una

“violenza strutturale” con il semplice approfittare di relazioni private o sociali

preesistenti (DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1).

L’autore deve creare concretamente e fattivamente una situazione

di costrizione, strumentalizzando in modo attivo (“tatsituative

Zwangssituation”) ai propri fini i legami sociali (DTF non pubblicata del

20.2.2007

[6P.200/2006] consid. 7.1.).

La nozione di violenza strutturale è stata, in questo senso,

precisata dal Tribunale federale in DTF 131 IV 107 in risposta, anche, alle

critiche della dottrina che riteneva contraria alla ratio legis l’automatica

applicazione dell’art. 189 CP a qualsiasi atto sessuale compiuto da una persona

legata alla vittima (in genere, bambino o adolescente) da rapporti affettivi o

sociali, (Jenny, Die strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre

2000, in: ZBJV 139/2003 S. 375 f., Die strafrechtliche Rechtsprechung des

Bundesgerichts im Jahre 2002, in: ZBJV 140/2004 S. 726 ff.; anche Philipp

Maier, Basler Kommentar, Strafrecht II, 3. ed., Basilea 2013, ad art. 189 n. 11

segg.; anche Günter Stratenwerth/Guido Jenny, Schweizerisches Strafrecht,

Besonderer Teil II, 6. edizione, pag. 167).

L’alta Corte ha, così, precisato che, per la realizzazione del

reato di coazione sessuale tramite una pressione psichica, l’autore deve creare

- utilizzando le relazioni sociali come mezzo di pressione (e non limitandosi

ad approfittarne) - una situazione di coercizione per ottenere i favori

sessuali da parte della vittima. Pertanto, le considerazioni secondo cui la

subordinazione cognitiva e la dipendenza emotiva e sociale possono produrre una

pressione psichica sviluppate nelle sue precedenti sentenze devono essere

interpretate nel senso che può essere ammessa la coazione soltanto quando

l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale comportante una

forma di dipendenza in un mezzo di costrizione per raggiungere i suoi scopi

(DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; cfr. anche DTF 131

IV 107).

Il mezzo coercitivo messo in atto dall’autore deve essere

suscettibile con riferimento alle particolari circostanze concrete – di creare

nella vittima uno stato di coercizione di un’intensità tale da limitarne la

libertà sessuale. In altre parole, la sottomissione della vittima deve essere

comprensibile. Non ogni tipo di pressione e non ogni comportamento che conduca

ad un atto sessuale non desiderato deve essere qualificato di coazione sessuale

(DTF 131 IV 170 consid. 3.1. e riferimenti):

l’effetto prodotto sulla vittima deve essere grave (DTF 128 IV 97; DTF 131 IV

107) e raggiungere l’intensità di un atto di violenza o di minaccia (DTF 128 IV

97.

consid. 3a; DTF 131 IV 167, consid. 3.1. e riferimenti; DTF 126 IV

124).

Soggettivamente, affinché il

reato di coazione sessuale sia realizzato, è necessaria l’intenzione, anche

soltanto nella forma del dolo eventuale. L’autore deve, quindi, sapere che la

vittima non è consenziente o per lo meno accettarne l’eventualità e deve

volere, o per lo meno accettare, che il suo consenso dipenda dal mezzo

coercitivo utilizzato (STF 6S.121/2003, dell'11 giugno 2003 consid. 1.1;

sentenza CARP 17.2012.193 del 27 aprile 2013 consid. 32).

4.1.2

Giusta l’art.

193.

cpv. 1 CP, chiunque determina una persona a compiere o a subire un atto

sessuale, sfruttandone lo stato di bisogno o profittando di rapporti di lavoro

o comunque di dipendenza, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con

una pena pecuniaria. La disposizione, che ha lo scopo di proteggere la libera

autodeterminazione sessuale (DTF 131 IV 114 consid. 1), si applica ai casi in

cui, sebbene la vittima abbia dato il suo consenso ad un atto sessuale, tale

consenso è motivato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui essa si trova

e si ravvisa, quindi, una certa inibizione del suo libero arbitrio. Ci si

situa, di conseguenza, in una zona che va tra l’assenza di consenso (art. 189 e

190.

CP) e il libero consenso (che esclude qualsiasi infrazione). Il consenso è,

dunque, viziato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui si trova la

vittima, stato di cui l’autore approfitta (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006

consid. 5; STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1).

La vittima deve trovarsi, perché l’infrazione sia

realizzata, in un rapporto di dipendenza nei confronti dell’autore o in uno

stato di bisogno (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006 consid. 5; STF 6S.117/2006

del 9 giugno 2006 consid. 3.1). Tale stato deve limitare in modo considerevole

la facoltà della vittima di determinarsi liberamente (STF 6S.117/2006 del 9

giugno 2006 consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1; Trechsel/Bertossa, in

Trechsel/Pieth [ed.], Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, 2a ed.

2013, n. 2 ad art. 193 CP).

Un rapporto di dipendenza si fonda, di regola, su un

particolare rapporto di fiducia e, in ogni caso, su un rapporto di potere

pronunciato e sbilanciato a favore dell’autore (ausgeprägtes Machtgefälle), che

ha un ruolo dominante e può avvalersi dell’ascendente che tale ruolo gli

conferisce (DTF 131 IV 114 consid. 1). Un rapporto di dipendenza può venire a

crearsi a seguito di un rapporto di lavoro o di qualsiasi altro rapporto atto a

favorire l’instaurarsi di una dipendenza, come può esserlo quello che

intercorre fra la vittima tossicodipendente e il suo fornitore di droga o fra

la vittima e colui che le fornisce i mezzi di sussistenza (STF 6S.117/2006 del

9.

giugno 2006 consid. 3.1). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,

il solo rapporto terapeutico intercorrente tra psicoterapeuta e paziente può,

in molti casi, essere sufficiente a fondare un rapporto di dipendenza. Non si

può più concludere, tuttavia, – come faceva la giurisprudenza sul precedente

art. 197 aCP – che, in ogni caso e necessariamente, fra paziente e

psicoterapeuta si stabilisca, in ragione del solo rapporto terapeutico, un

rapporto di dipendenza (DTF 131 IV 114 consid. 1 con riferimenti a DTF 128 IV

106.

consid. 3b e DTF 124 IV 13 consid. 2c).

La questione a sapere se esista un rapporto di

dipendenza ai sensi dell’art. 193 CP e se la capacità di determinarsi

liberamente della vittima ne sia considerevolmente limitata va esaminata alla

luce delle circostanze del caso concreto (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006

consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1). Tale stato o rapporto può esistere

oggettivamente, ma anche solo soggettivamente, ossia nelle rappresentazioni

proprie della vittima e dell’autore (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid.

3.

; DTF 131 IV 114 consid. 1). È sufficiente, quindi, che la vittima sia

convinta di trovarsi in una situazione di dipendenza, che questa sua

rappresentazione la limiti effettivamente nella sua libertà di determinarsi e

che, dal canto suo, l’autore sia consapevole della situazione in cui la vittima

si trova (DTF 91 IV 161 consid. 1).

Ulteriore presupposto dell’infrazione è che l’autore

sfrutti il rapporto di dipendenza che si è creato con la vittima. Tale stato

deve, dunque, essere in un rapporto causale con il consenso della vittima

all’atto sessuale compiuto o subito da essa (DTF 131 IV 114 consid. 1; Andreas

Donatsch, Strafrecht III, 10a ed. 2013, pag. 527; cfr. Philipp Maier, op. cit.,

n. 14 ad art. 193 CP e Trechsel/Bertossa, op. cit., n. 3 ad art. 193 CP i quali

parlano di Motivationszusammenhang tra lo stato della vittima e l’atto

sessuale). Lo sfruttamento implica che la vittima, in realtà, non voglia

compiere o subire gli atti sessuali e che essa superi le sue resistenze interne

per dare il suo consenso soltanto perché si trova sotto l’influsso della

posizione di autorità dell’autore (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvio a STF

6S.219/2004 del 1° settembre 2004 consid. 5.1.2). In altre parole, occorre determinare

se la vittima abbia acconsentito solo a causa dello stato di bisogno o del

rapporto di dipendenza, o se avrebbe comunque dato il suo consenso anche in

assenza di una tale situazione (nel qual caso l’infrazione non sarebbe

realizzata). In particolare, l’infrazione non è realizzata se la persona in

questione ha liberamente acconsentito per altri motivi, indipendentemente dal

suo stato di bisogno o di dipendenza, o se è lei stessa ad aver preso

l’iniziativa (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvii spec. a STF 6S.82/2003 del 17

aprile 2003 consid. 2 e DTF 124 IV 13 consid. 2c/cc).

Dal profilo soggettivo, si tratta di un’infrazione

intenzionale, punibile anche per dolo eventuale. L’autore deve essere

consapevole della dipendenza della vittima. Egli deve, quindi, per lo meno

contare con il fatto che la vittima acconsenta agli atti sessuali soltanto a

causa di tale stato (DTF 131 IV 114 consid. 1; Philipp

Maier, op. cit., n. 20 ad art. 193 CP; Andreas Donatsch, Strafrecht III, 10a

ed. 2013, pag. 528 seg.).

4.1.3

La

questione determinante, in questo procedimento, è quella di sapere se

l’imputato ha commesso il reato di coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 CP,

oppure di sfruttamento dello stato di bisogno ai sensi dell’art. 193 CP. La

differenza è sostanziale, già solo per il fatto che la comminatoria di pena per

il reato di coazione sessuale è di 10 anni, 15 in caso di reato ripetuto,

mentre per l’art. 193 CP è di 3 anni, 4 e mezzo in caso di reato ripetuto.

Si rende colpevole di coazione sessuale chi crea una situazione di

coercizione, mentre si rende colpevole di sfruttamento dello stato di bisogno,

chi, semplicemente, la sfrutta. La giurisprudenza sopra citata ha avuto modo di

stabilire che presupposto del reato di coazione sessuale è un atto coercitivo

con cui l’autore induce la vittima a subire o a commettere un atto di natura

sessuale. Represso è quindi l’uso della costrizione per indurre una persona,

che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale. La vittima deve essere

messa in una situazione in cui l’atto sessuale può essere compiuto andando

oltre il suo rifiuto. Tra i mezzi coercitivi, si annoverano la minaccia, la

violenza e l’esercizio di pressioni psicologiche, che rendono la vittima inetta

a resistere. In particolare, per quello che qui interessa, va detto che

l’esercizio di pressioni psicologiche va ammesso allorquando si verificano

situazioni di impotenza create dall’autore anche senza l’uso della forza fisica

o della violenza. Il Tribunale federale, ha già avuto modo di stabilire che l’inferiorità

cognitiva e la dipendenza emotiva o sociale possono, in specie su minori,

generare pressioni straordinarie, paragonabili alla vittima di violenze

fisiche. In questo senso, è definita la violenza strutturale come forma di

coazione di natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione

dei legami sociali (DTF 131 IV 107; 128 IV 97, 124 IV; STF 6B.646/2008 del 23

aprile 2009, consid. 3.1.;6P.200/2006 del 20 febbraio 2007, consid. 7.1;

6P.161/2006 dell’8 febbraio 2007 consid. 6.1;6P.94/2006 del 10 agosto 2006,

consid. 9.1.;6P.111/2005 del 12 novembre 2005, consid. 10.1;6P.63/2005 del 24

giugno 2005, consid. 7.1). In tal caso l’autore deve aver contribuito

fattivamente, adottando comportamenti che eccedano il semplice approfittare di

una situazione già presente, che per loro natura rappresentano una

strumentalizzazione attiva dei legami sociali, a porre soggettivamente la

vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di

atti sessuali non desiderati. Come detto, ed è questo che differenzia le due

norme citate, la coazione di natura psichica deve essere il risultato di una

situazione creata dall’autore, e non semplicemente l’approfittare di tale

situazione creatasi da terzi. Sempre il Tribunale federale, ammette la coazione

nel caso in cui l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale

comportante una forma di dipendenza, in un mezzo di costrizione per raggiungere

i suoi scopi. Per il resto, il mezzo coercitivo deve essere atto a creare nella

vittima uno stato di coercizione psicologica di intensità tale da essere idoneo

a limitare la libertà sessuale della vittima. Soggettivamente, l’autore deve

sapere che la vittima non è consenziente, o per lo meno, accettarne

l’eventualità che il suo consenso dipenda dal mezzo coercitivo utilizzato. Perché

possa essere ritenuta una coazione psicologica, non basta il semplice

accertamento secondo cui autore e vittima sono legati da un determinato e

preesistente rapporto affettivo o sociale.

4.1.4

Per rispondere a tale quesito,

la Corte si è innanzitutto dipartita dagli elementi certi, incontestabilmente

noti all’autore, e meglio della situazione personale e sanitaria della vittima,

la cui diagnosi di persona ansiosa, con sindrome di dipendenza e con un deficit

cognitivo, gli era perfettamente nota sin dalla sua designazione quale curatore

generale. Egli sapeva, inoltre, che la di lei figlia era il frutto di una

violenza carnale, che la vittima lamentava di essere stata ulteriormente

abusata da un custode ma non creduta, e quindi che si trattava di una persona

fragile, che necessita di aiuto e che spesso ha dovuto essere ricoverata in

clinica ____. Questi fatti oggettivi non possono seriamente essere revocati in

dubbio.

4.1.5

Detto che, in generale, nei

reati di natura sessuale, laddove spesso le versioni dell’autore e della

vittima divergono su più punti importanti, la giurisprudenza ha stabilito che

occorre di regola esperire un esame di credibilità delle dichiarazioni, in

particolare della vittima, per verificarne la costanza, la linearità e la

logica, gli atti ci consegnano sostanzialmente due versioni da parte

dell’imputato: una, contenuta in almeno tre verbali resi davanti alla PP, in

cui egli dà atto di aver ripetutamente costretto la vittima a subire e a fare

degli atti sessuali che lei non voleva, e, la seconda, a partire dal verbale di

confronto esperito dopo l’emissione dell’atto d’accusa, in cui dà atto

unicamente di averne un po’ approfittato, sostenendo che si sarebbe trattato di

atti che comunque la vittima gradiva. Versione, poi, sostanzialmente ribadita

in aula. Egli ha spiegato che questo cambio di versione sarebbe dovuto ad uno

stato di confusione, rispettivamente a cattivi consigli strategici che gli

sarebbero stati imposti dal precedente patrocinatore. La Corte non ha creduto a

questa versione:

a) innanzitutto perché nel

riferire delle circostanze che gli sono state contestate, l’imputato non si è

limitato ad accettare la versione della vittima, ma vi ha aggiunto particolari

suoi, come ad esempio l’eiaculazione in bocca, peraltro contestata da ACPR 1; a

ciò aggiungasi che, contrariamente a quanto riferito dall’imputato, egli non

ha, in quei verbali, ammesso tutto quanto gli veniva proposto, pur di

assecondare la vittima e ottenere, quindi, uno sconto di pena; ma ha ribadito

che il numero delle fellatio era uno solo, che il cunnilinguo era pure uno solo

e ha sempre contestato di aver fatto pressioni sulla vittima per la questione

del permesso di dimora. Ora, una persona che avrebbe ammesso qualsiasi cosa per

strategia processuale, non si vede perché avrebbe dovuto mantenere delle

contestazioni comunque non irrilevanti. In realtà egli ha pacificamente ammesso

che non solo approfittava della situazione, ma creava delle situazioni in cui

la vittima non avrebbe potuto opporsi;

b) in concreto egli ha ammesso

che, ad un certo punto, ha iniziato a nutrire, nei confronti della vittima,

delle pulsioni sessuali, e ha provato, con il massaggio del 18 gennaio 2016,

quali reazioni avesse la donna. Egli ha riferito che la vittima si è

irrigidita, e che, in seguito, pur non opponendosi fermamente, ha comunque

cercato di togliergli le mani di dosso nei successivi approcci sessuali. Il

tutto ancora prima dell’asserita confidenza circa la particolare predilezione

della donna, diciamo così, per i rapporti orali, già solo per il fatto che

questa circostanza, legata a una presunta positività alla cocaina, è emersa

solo dopo che gli approcci sessuali di IM 1 erano iniziati;

c) a ciò aggiungasino le

insistenze del IM 1 nell’avere questi approcci sessuali, nel creare situazioni

propizie, come invitare il compagno a stare lontano, al precostituire il

proprio alibi, alterando i rapporti di visita, fino a insistere nel contattare

la donna dopo che questa aveva parlato, salvo poi cancellare le telefonate;

d) per la Corte è del tutto

insostenibile che la donna abbia gradito questi approcci sessuali e che ne

abbia anche espresso compiacimento. In realtà la vittima, pur con i limiti

posti dalle sue condizioni personali, ne ha invece parlato, lamentandosene, sia

con il personale del __________, sia con il personale curante. A quest’ultimo

proposito, basti evidenziare che, al di là delle poco credibili giustificazioni

fornite dalla dottoressa __________, certo è che l’infermiera le ha riferito

che la donna le aveva parlato, perlomeno, di un bacio. Ora, se fosse stato

chiaro ed evidente che doveva essere un bacio di saluto, non vi sarebbe ragione

per riferirne alla stessa dottoressa. Se, quindi, ACPR 1, di bacio ha parlato,

era evidentemente perché non lo aveva gradito, e, se non lo aveva gradito, non

può che essere perché lo abbia interpretato quantomeno come un approccio

sessuale. Ma tant’è. Resta che la donna, in tempi non sospetti, si è più volte

lamentata di approcci che riteneva inadeguati da parte del suo curatore;

e) tornando al perché delle

ammissioni, poi ritrattate dall’imputato, la Corte non ha creduto al fatto che,

già in occasione delle prime ammissioni, gli possa essere stata prospettata una

ben determinata pena. In effetti, queste ammissioni sono state fatte il giorno

dopo il suo arresto, con ancora tutta l’inchiesta agli albori, con pendenti

accertamenti riferiti a eventualità legate a possibili abusi anche nei

confronti di altri curatelati, di guisa che per nessuna ragione, qualsiasi

addetto ai lavori ragionevole avrebbe, già a quel momento, potuto anche

soltanto formulare un’ipotesi di pena;

f) d’altronde, l’ipotesi di un

procedimento abbreviato si è concretizzata solo in concomitanza con l’ultimo

verbale, quello finale, e non in relazione ai precedenti, laddove, come detto,

l’imputato ha, con dovizia di particolari (si pensi solo ai riferimenti

circostanziati ai fatti, in relazione ai rapporti di visita) esposto i fatti

così come si sono svolti. In realtà il cambio di versione è coinciso con la

comunicazione della direzione del procedimento, di cui al verbale d’udienza

preliminare del 20 settembre 2017, laddove il rischio processuale è diventato

maggiore, rispetto a quanto prospettato nell’atto d’accusa stesso. Ciò basta

per considerare questo cambio di versione una semplice modifica della strategia

processuale, che non mette minimamente in discussione il contenuto delle

precedenti ammissioni.

Così stando le cose, non appare più assolutamente necessario esperire

un approfondito esame di credibilità delle dichiarazioni della vittima,

risultando già, di tutta evidenza, credibili, le ammissioni dello stesso

imputato.

4.1.6

In esito a quanto suesposto,

la Corte ha quindi ritenuto che l’imputato ha esercitato indebite pressioni

sulla vittima per costringerla ad avere, rispettivamente a compiere, degli atti

sessuali, il che configura il reato di coazione sessuale ripetuta, così come

prospettato dalla PP nell’atto d’accusa, e non di sfruttamento dello stato di

bisogno. Sulle divergenze del numero dei rapporti orali, stante la credibile

versione fornita dall’imputato, la Corte ha ritenuto di seguire la di lui

versione, quantificandoli pertanto in una fellatio con eiaculazione in bocca, e

in un cunnilinguo.

5.

Commisurazione

della pena

IM 1 risponde di coazione sessuale ripetuta. Giusta l’art. 189

cpv. 1 CP, chi si rende autore colpevole di coazione sessuale è punito con una

pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria.

5.1

Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il

giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita

anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la

pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa

è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene

giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli

obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne,

secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o

la lesione.

Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP

stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della

colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica

la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da

considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate

all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal

profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene

giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten),

elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto

designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di

esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive

Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai

motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che

l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la

libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità

nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.

2a; STF 6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione

alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e

meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio

situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da

giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del

21.

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del

codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,

FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve

indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei

limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato

dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV

55.

consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena

ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua

vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della

situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione

professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto

e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà

sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF

6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF

6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato

che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere

sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà

presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice

penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,

pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008 del

14.

ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2).

La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di

pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV

73.

consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale

permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in

ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008

del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid.

2.

; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e

riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II,

Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

5.2

La Corte ha dato un’occhiata

alle più recenti sentenze cantonali e del Tribunale federale in materia di

coazione sessuale, e ha ritenuto di non applicare i criteri di particolare

severità espressi dalla CARP nella citata sentenza menzionata in occasione

dell’udienza preliminare (CARP 21.7.2017, in re M. D), anche perché appare

piuttosto essere un caso (ancora) isolato, per il quale una persona che aveva

la cura di una vittima con deficit fisici e mentali, aveva compiuto un solo

atto sessuale, quantunque assimilabile, secondo quella sentenza, ad un rapporto

completo.

5.3

Ciò detto, la colpa

dell’imputato non ha da essere considerata né lieve, né banale. Se è vero che

la coazione esercitata non è stata di particolare intensità, come ricordato

anche da una recentissima sentenza del Tribunale federale, un rapporto orale

completo, di per sé, ha da essere paragonato ad un rapporto sessuale completo.

Qualifica, nel caso di IM 1, in misura significativa, la sua colpa, il fatto

che egli ha agito a danno di una persona che, a causa della sua malattia, era

comunque parzialmente compromessa nelle sue facoltà mentali, tanto da soffrire

di un deficit cognitivo, per la quale egli era stato incaricato di tutelare gli

interessi. In questo senso anche la sua funzione di curatore generale ne

aggrava le responsabilità. Oltre a ciò va considerata la sofferenza causata

alla vittima, per aver dovuto vivere ripetutamente approcci sessuali non

desiderati.

Quanto al movente, va ancora rilevato che l’imputato ha insistentemente

abusato della vittima per meri fini egoistici, fino a far prefigurare, nei

rapporti di visita, che in realtà sarebbe stata la vittima a volerlo più volte

vedere. Da ultimo, va considerata l’aggravante della ripetitività degli atti,

oltre che, come visto, la loro particolare invasività, riferita ai due rapporti

orali accertati.

Ne discende che, astrazion fatta di quanto segue, si

giustificherebbe una pena detentiva attorno ai 5 anni.

5.4

La giurisprudenza impone di

considerare pure i fattori legati all’autore. In questo senso la Corte a favore

di IM 1 ha considerato:

- non già l’incensuratezza,

che è fattore neutro nella commisurazione della pena, ma la buona reputazione,

di persona apprezzata dalla società, dal passato professionale impeccabile e

dall’impegno sociale a favore della collettività, sicuramente apprezzato come

particolarmente meritevole;

- in questo senso, la

riprovevolezza sociale costituisce un motivo di sofferenza particolare, e di

questo, lo stesso imputato, ha dato prova, allorquando si è più volte espresso

a proposito della propria immagine e di quella della sua famiglia;

- ad ulteriore attenuazione

della colpa, la Corte ha ritenuto che l’imputato ha accettato la detenzione,

comportandosi in maniera corretta, e ha, ancorché, per motivi essenzialmente strategici,

parzialmente risarcito la vittima. Si tratta di un comportamento che non

configura, di tutta evidenza, un sincero pentimento in senso tecnico, ma la

Corte ne ha tenuto conto ad attenuazione della colpa;

- quanto al comportamento

processuale, la Corte dà atto che l’odierno giudizio è fondato sulle

ammissioni, ritenute credibili, dello stesso imputato, senza le quali

l’accertamento dei fatti sarebbe stato più difficile. Tuttavia, tale

comportamento non può essere ulteriormente premiato per il fatto che, poi, per

finire, posto di fronte alle conseguenze, in termini sanzionatori, di tali sue

ammissioni, le ha ritrattate, facendo prevalere l’aspetto opportunistico;

- infine, a favore di IM 1,

la Corte ha considerato la sua età avanzata, le sofferenze legate anche a

quelle dei suoi famigliari, il buon comportamento tenuto durante la detenzione,

nonché il basso rischio di recidiva accertato in perizia.

Tutto ciò ben ponderato, in linea con la prassi giurisprudenziale

dei nostri tribunali, la Corte ha ritenuto equa la condanna di IM 1 ad una pena

detentiva di 4 anni, assortita da un trattamento ambulatoriale da eseguirsi in

espiazione della pena, così come indicato dal perito dott. __________ nel suo

referto:

"

Per il disturbo del periziando (sindrome da disadattamento) e per

la problematica personologica (tratti narcisistici di personalità) esistono

trattamenti ambulatoriali per ridurre il rischio di recidiva. Devono fare parte

della terapia l’aumento della consapevolezza dei tratti narcisistici, l’aumento

dell’empatia con la vittima, il riconoscimento delle dinamica del delitto, lo

sviluppo di strategie adeguate per confrontarsi con situazioni personali

difficili invece di cercare soluzioni inadeguate come ha fatto nel caso

specifico (per esempio accettare la separazione, l’invecchiamento, la perdita

di potere e attività invece di abusare di una persona da lui dipendente).

Di conseguenza per il periziando è indicata

una terapia ambulatoriale. Una tale presa a carico deve essere effettuata da un

medico con buone competenze nell’ambito della psichiatria forense. (…) Esiste

un trattamento ambulatoriale sia per la sindrome di disadattamento che per gli

aspetti personologici nella forma di una psicoterapia forense con una frequenza

settimanale presso uno psichiatra o psicoterapeuta con esperienza in

psichiatria forense oppure un terapeuta disposto a farsi supervisionare da uno

specialista in psichiatria forense (…) Non è necessario un trattamento

stazionario, è sufficiente che il peritando si sottoponga settimanalmente a un

colloquio psicoterapeutico. (…) La contemporanea espiazione della pena

pregiudicherebbe o ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento?

No.”

(doc. TPC 28).

Per quanto concerne le richieste di risarcimento dell’accusatrice

privata, le stesse sono state accolte così come presentate.

6.

SEQUESTRI, TASSA DI

GIUSTIZIA E SPESE PROCEDURALI

6.1

Per quel che concerne gli

oggetti sequestrati è ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro.

6.2

Con riferimento alle note

professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1, giusta l’art. 135 cpv. 1

CPP il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della

Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedimento. Secondo l’art. 4

cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di

assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (in seguito:

Regolamento Tpu), l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza

giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di

fr. 180.- l’ora (cfr. DTF 132 I 201 consid. 8.5. - 8.7.; STF 1P.161/2006 del 25

settembre 2006 consid. 3.2.).

La retribuzione del patrocinatore va fissata in considerazione del

tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno difensivo e della

qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali, del numero

degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore d’ufficio ha

partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art.

21.

cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009,

consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti,

in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575;

Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed.,

Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).

In applicazione del principio generalmente riconosciuto secondo

cui va retribuito il tempo corrispondente ad una regolare, ordinata e ragionevole

conduzione del mandato, non è determinante il tempo effettivamente impiegato

ma, invece, il dispendio di un patrocinatore mediamente diligente e

sperimentato nel diritto penale nella trattazione di un mandato di analoga

complessità (per il Ticino, vedi Consiglio di Moderazione 19 novembre 1996,

pag. 4, in re avv. B.; cfr., per un altro ambito, CARP del 18 maggio 2011, inc.

17.2011

, consid. 3.3; CRP del 29 dicembre 2010, inc. 60.2010.218).

Le note professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1,

ritenute idonee ad un dispendio di un patrocinatore mediamente diligente in una

simile causa penale, sono state dunque approvate così come presentate, per un

totale di CHF 11’703.10 la prima e CHF 11’286.75 la seconda, quest’ultima

comprensiva del dibattimento.

6.3

Tassa di giustizia e spese

processuali sono a carico del condannato.

visti gli art.: 12, 40, 47, 51,

69, 189, 193 CP;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara

e pronuncia:

IM 1

1.

è autore colpevole di:

coazione sessuale

per avere,

a __________ e a __________,

nel periodo compreso tra febbraio 2016 e il 16 febbraio 2017,

rivestendo il ruolo di curatore generale di ACPR 1, ed esercitando pressioni

psicologiche su di lei, costretto la stessa a subire atti analoghi alla congiunzione

carnale e altri atti sessuali, in almeno 16 episodi, nei quali:

- in un’occasione baciandola

sulla bocca con la lingua,

- in un’altra baciandola con

la lingua e toccandola e leccandola sui seni,

- in 14 toccandola e

leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua e penetrandola

vaginalmente con le dita,

nelle quali, in un’occasione facendosi praticare un rapporto orale

e, in un’altra, leccandole la vagina,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei

considerandi.

2.

Di conseguenza,

IM 1 è condannato

alla pena detentiva di 4 (quattro) anni, da dedursi il carcere

preventivo sofferto.

3.

IM 1 è inoltre condannato a

versare all’accusatrice privata ACPR 1 fr. 11’286.75 a titolo di risarcimento

danni per spese legali, da devolvere allo Stato del Cantone Ticino in quanto

beneficiaria di gratuito patrocinio (v. pt. 7.2).

4.

È ordinato il trattamento

ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.

5.

È ordinato il dissequestro

di tutto quanto in sequestro.

6.

La tassa di giustizia di

fr. 5'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.

7.

Le spese per la difesa

d’ufficio e per il gratuito patrocinio dell’accusatore privato sono sostenute

dallo Stato.

7.1

La nota professionale

dell’avv. __________ è approvata per:

onorario fr. 11'422.00

spese fr. 281.10

totale fr. 11'703.10

7.2

Le note professionali

dell’avv. RAAP 1 sono approvate per:

onorario fr. 10'260.00

spese fr. 201.90

IVA (8% - 7.7%) fr. 824.85

totale fr. 11'286.75

7.3

Il condannato è tenuto a

rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 22’989.85 (art. 135

cpv. 4 e art. 426 cpv. 4 CPP).

Intimazione a: -

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC

(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

- Ministero Pubblico, SERCO,

6501.

Bellinzona

- Ufficio dei Giudice dei

provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

- Ufficio assistenza

riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

- Direzione del carcere

penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise

criminali

Il Presidente La

vicecancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 5'000.--

Inchiesta preliminare fr. 300.--

Perizia fr. 7'700.--

Altri disborsi (postali, tel.,

ecc.) fr. 198.45

fr. 13'198.45

============