72.2017.119
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5 marzo 2018Italiano210 min
Source ti.ch
Incarto
n.
72.2017.119
Lugano,
5 marzo 2018/ns
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Mauro
Ermani, Presidente
GI 1, giudice
a latere
GI 2, giudice
a latere
__________,
assessore giurato
__________,
assessore giurato
__________,
assessore giurato
__________,
assessore giurato
Veronica
Lipari, vicecancelliera
sedente nell’aula penale maggiore di questo
palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatore privato
ACPR 1,
patrocinato dall’avv. RAAP 1
contro
IM 1,
rappresentato dall’avv. DF 1
in carcerazione preventiva dal 12.04.2017
al 23.05.2017 (42 giorni)
in esecuzione anticipata della
pena dal 24.05.2017
imputato, a
norma dell’atto d’accusa 100/2017 del 27.06.2017 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di
coazione sessuale (ripetuta)
per avere,
a __________ e a __________,
nel periodo compreso tra gennaio 2016 e il 16 febbraio 2017
ripetutamente costretto una persona a subire atti analoghi alla
congiunzione carnale e altri atti sessuali, segnatamente usando violenza,
esercitando pressioni psicologiche su di lei,
e meglio
rivestendo a partire dal 10 maggio 2012 il ruolo di curatore
generale di ACPR 1,
ottenendo quindi negli anni grazie alla posizione da lui
ricoperta, la stima e la fiducia di ACPR 1, donna psicologicamente fragile, con
diagnosi di persona dipendente, depressione e un lieve ritardo mentale, già
ricoverata più volte in cliniche specializzate a seguito di tentamen suicidali
(non da ultimo nel corso del mese di novembre 2015), persona quindi dipendente
da lui per ogni cosa della vita, sia amministrativa che non,
per la quale lui era diventato una delle figure più importanti;
comportandosi quindi a partire dal mese di gennaio 2016 in maniera
maggiormente amichevole dicendole “adesso ci conosciamo già da un po’ di
tempo e possiamo darci del tu”, intensificando le visite al domicilio e la
sua permanenza, soffermandosi anche a bere il caffè,
e quindi
in data 18 gennaio 2016, nel corso di una visita al domicilio
dicendole che aveva “i muscoli duri” e mettendole quindi “mani sotto
Fatti
i vestiti” e massaggiandole le spalle, nonostante la donna apparisse rigida
e intimorita,
e ancora, in data 25.02.2017, imponendole di recarsi al proprio
domicilio, in quanto lui si era infortunato, e quindi baciandola sulla bocca
con la lingua nonostante lei non volesse,
e, sincerandosi ogni volta che andava a casa sua che fosse sola e avvertendola
prima di arrivare che “doveva avere un po’ di tempo per lui,”
quindi nel corso degli incontri al di lei domicilio, imponendole
di chiudere la porta a chiave, allontanando parimenti in almeno due occasioni
il fidanzato, quando era presente,
intimorendola dicendole in merito alla presenza del
compagno/fidanzato in casa, che vi era la possibilità di avere problemi con il
permesso “ti mandano via in __________” (permesso che non le era stato
effettivamente ancora rinnovato),
sedendosi quindi sul divano, avvicinandosi a lei, abbracciandola,
baciandola sulla bocca e leccandola sui seni sino a toccarla in vagina,
nonostante lei gli avesse ripetutamente spostata la mano,
imponendole inoltre di non dire niente alla dottoressa,
e quindi,
presso il di lei domicilio, sul divano,
dopo essersi avvicinato a lei,
- in data 04.03.2016
baciandola con la lingua e toccandola e leccandola sui seni,
- in data 31.03.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 21.04.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 23.06.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 04.07.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 20.07.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data16.08.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 26.08.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 15.09.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 27.10.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 13.12.2016
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 23.01.2017
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
- in data 16.02.2017
toccandola e leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua, e
penetrandola vaginalmente con le dita,
nonché nelle date
summenzionate in due occasioni, tenendole la testa, e facendosi praticare un
rapporto orale e in talune occasioni leccandola parimenti in vagina,
costretto in tal modo ACPR
1, a subire più atti sessuali, e atti simili alla congiunzione carnale;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo
indicate;
reato previsto: dagli art. 189 cpv. 1 CP;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1,
in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore di fiducia, avv. DF 1;
- l’avv. RAAP 1,
patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.
Espletato il pubblico
dibattimento:
venerdì 2 marzo 2018, dalle ore 09:40
alle ore 18:30,
lunedì 5 marzo 2018, dalle ore
17:05 alle ore 17:25.
Evase le seguenti
questioni: Verbale del dibattimento
Il Presidente chiede alle parti
se hanno ricevuto e preso conoscenza dell’atto d’accusa (più l’accusa
subordinata formulata dalla PP, doc. TPC 41 e le correzioni di cui al verbale
di udienza preliminare, doc. TPC 3). Le parti rispondono affermativamente.
Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il
quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
IM 1 è ritenuto dai più una persona integerrima, affidabile ed un
ottimo professionista. …OMISSIS... Una persona, a mente dell’accusa,
insospettabile. ACPR 1, la vittima, paziente psichiatrica, come purtroppo è lei
stessa a definirsi, soffre di un disturbo di personalità, è depressa, con un
ritardo mentale: una persona definita, quindi, dipendente. Ma, prima di tutto
ciò, è una donna, che purtroppo è stata abusata già più volte, tanto che la sua
stessa figlia è il frutto di una violenza. Si tratta di una persona da anni
tormentata, suscettibile e fragile. Una donna, come riferisce IM 1, che è
capace di andare nel pallone semplicemente per il dover fornire delle risposte
al funzionario del controllo abitanti per il rinnovo del suo permesso. In
passato, ACPR 1 ha subito diversi ricoveri presso strutture psichiatriche,
l’ultimo a fine del 2015. I primi approcci con l’imputato risalgono ad inizio
gennaio 2016. La PP ripercorre l’inizio della relazione curatore/pupilla nel
2012, fu lo Stato a contattare IM 1 e ad assegnargli il mandato di proteggere ACPR
1. Quest’ultima, fin dal primo approccio del IM 1, nel quale egli le praticò un
massaggio alle spalle, cercò aiuto rivolgendosi a diverse persone, invano.
Rilegge le dichiarazioni della vittima e rimarca la sua sofferenza per il fatto
di non essere stata creduta dal personale del __________, come pure dalla sua
psichiatra o dall’infermiera curante. Questi l’hanno lasciata in balia degli
impulsi di terzi, affermando che, per fare un esempio, avrebbero creduto alla
richiesta di aiuto se fosse stata fatta in un contesto formale, e non se fatta
in un momento di pausa dal lavoro. Questa storia, benché brutta, ha permesso di
dare credibilità alla vittima, perché è stato dimostrato che lei effettivamente
questi aiuti li ha chiesti, anche se poi sono stati mal interpretati. ACPR 1 ha
raccontato della paura che ha provato in quegli istanti, tanto da non riuscire
a reagire. La spontaneità del racconto di ACPR 1, la paura che traspare, la
convinzione che lei stessa dice di essere psichiatrica e perciò di non essere
creduta, sono indizianti della sua credibilità. Chi mente, non dice queste
cose, non si butta giù, anzi, di solito nel mentire ci si rende sempre più
brillanti. ACPR 1, nel suo racconto, ha affermato di aver tolto la mano del IM
1, e, a domanda di sapere se avesse mai chiaramente pronunciato un “no”, ella
ha ammesso di non averlo mai fatto per paura. Questa tipologia di vittima può
difendersi solo in questo modo. A domanda “ma lui ha capito che tu non volevi?”
ACPR 1 ha risposto, onestamente, di non saperlo dire. Questo non infierire
sull’imputato, a mente della pubblica accusa, è un indizio pacifico di
credibilità. La paura provata è reale e oggettivata dalle cartelle mediche agli
atti. Lo stesso IM 1 ammette che già solo il semplice dover compilare un
formulario la manda in panico. Come si può sentire una simile donna di fronte
al curatore che cambia atteggiamento nei suoi confronti e abusa di lei? Rilegge
le dichiarazioni di ACPR 1 circa l’episodio in cui si è recata a casa
dell’imputato: ansia e paura sono il filo conduttore del suo interrogatorio. Ad
ogni pagina si legge la parola “paura”. Si chiede perché ACPR 1, quando riporta
il suo non volere, dovrebbe mentire. La vittima, è noto, ha avuto diverse
relazioni sentimentali nel corso della sua vita. Questo deriva anche dal suo
stesso disturbo che la fa inciampare in persone sbagliate. Ma ACPR 1 non ha mai
avuto problemi a dire ad un curante o ad un’infermiera se frequentava un uomo o
meno. È tutto riportato nella sua cartella clinica. Perché dunque mentire su IM
1? Fosse stata tanto felice, come lui la descrive, perché non ha semplicemente
serbato il segreto? Quello che dice ACPR 1 è lineare, spontaneo e credibile. ACPR
1 aveva paura di non poter più rimanere in Svizzera, credeva che tutto ciò dipendesse
da lui. La PP nell’incarto della Sezione stranieri ha trovato che è stata
proprio quest’ultima Sezione ad invitare ACPR 1 e IM 1 a recarsi da loro, come
pure un sollecito indirizzato a IM 1 per produrre della documentazione. Ciò a
conferma del fatto che ACPR 1 non sta mentendo. IM 1 ha ammesso inizialmente di
aver percepito che ACPR 1 si irrigidiva al contatto, che lui le chiedeva di
restare da soli, che lei aveva tentato di togliere la di lui mano come pure che
la donna non aveva le capacità di opporsi oltre, più volte. L’imputato al
verbale di confronto, come oggi in aula, ha ritrattato la sua versione, senza
riuscire a fornire una motivazione plausibile a questa ritrattazione. Quello
che lui ha ammesso in inchiesta, rispecchia il dire credibile della vittima.
Come giustamente già contestato in aula, se lui era pronto ad ammettere ogni
cosa, come dichiara oggi, in preda alla confusione, perché allora non ha
ammesso integralmente la versione della vittima (v. numero di rapporti orali e
questione permesso di soggiorno), come pure per quale ragione non ha ammesso
anche i fatti di cui la __________, altra pupilla, lo ha accusato? Per il reato
di coazione sessuale, dottrina e giurisprudenza hanno ampiamente precisato che
il solo sfruttare una situazione di dipendenza non è sufficiente per fondare
una coercizione. Lo stato coercitivo deve essere creato. Dunque, nel caso di
specie, dobbiamo stabilire se IM 1 ha sfruttato o se a creato.
A mente della PP, egli lo ha creato allo scopo di trovare rivalsa
rispetto alle accuse rivoltegli dalla moglie, che lo tacciava di vecchio,
fallito e tirchio. Lui ha visto in ACPR 1 quella persona dolce che avrebbe
potuto dargli la conferma che non era così. Egli ha dapprima tastato il
terreno, e, benché avesse visto che non era fertile, perché si era irrigidita,
ha raddoppiato le visite, falsificando i rapporti e scrivendo che ciò avveniva
su richiesta di lei. Le imponeva di essere a casa da sola, e se non era da sola
è arrivato anche ad usare la sua autorità per far sì che lo fosse, cacciando di
casa il compagno della vittima. È diventato più insistente nel chiamare al
telefono, rendendola ancora più dipendente. Ha circoscritto il suo campo
d’azione, ha messo dei paletti a ACPR 1 ben precisi. IM 1, che conosceva il suo
vissuto, l’ha traumatizzata, l’ha costretta ad andare a casa sua, a baciarlo,
benché avesse percepito che non voleva, acutizzando la questione del permesso.
Alla fine, bastava poco con lei. Il 4 marzo 2016 iniziarono gli atti sessuali
più gravi. IM 1 sapeva bene cosa provava ACPR 1 e ne coglieva chiaramente la
rigidità. Questo stato di ansia lo si nota anche dalla videoregistrazione del
verbale di confronto, ben diverso dalla videoregistrazione del primo verbale
della vittima. Tornando ai fatti, ACPR 1 ha opposto quell’unica resistenza che
le era possibile. Cita la sentenza del TF 133 IV 49, il non fermarsi di IM 1
quando lei gli spostava la mano rappresenta un ulteriore atto coercitivo. Si
tratta dunque di coazione sessuale, secondo la PP, e non semplicemente di sfruttamento
dello stato di bisogno. La vittima ha tentato di opporsi, ma le pressioni
psicologiche l’hanno resa inetta a resistere. Sulla commisurazione della pena,
rileva che il curatore è una figura importante, istituzionale, rappresenta la
protezione che lo Stato offre a chi è particolarmente bisognoso. Questa persona
diventa un appoggio, una guida, un aiuto. IM 1 ha tradito tutto ciò. Ma non
perché ha accondisceso ad un bacio voluto dalla vittima, come da lui oggi
asserito. Egli, sospettando la denuncia, l’ha ancora assillata, perché sperava
semplicemente che, sentendolo, la vittima non avrebbe deposto. IM 1 l’ha
tradita con gli atti abusanti prima, e poi ancora in audizione, dicendole di
come lei volesse e di come lei godesse. La PP rileva comunque che un orgasmo
non necessariamente dimostra passione, può anche essere semplicemente un atto
meccanico. IM 1 l’ha inoltre tradita rinfacciandole quanto lui avesse fatto per
lei. Ha agito per motivi prettamente egoistici, prima, durante e dopo i fatti.
Ritrattando a confronto, ha anche vanificato tutte quelle riduzioni di pena che
un’ampia collaborazione avrebbe potuto comportare. Oggi, parlare ancora della
vittima che voleva, e che provava piacere, colpevolizzandola, non lascia spazio
a grandi pentimenti, al di là della disponibilità a risarcire. Ricordato che i
rapporti orali sono anche parificati alla violenza carnale, le penetrazioni con
le dita sono pure atti molto invasivi. Considerati poi il lungo lasso di tempo
(più di un anno), la paura causata alla vittima e l’atteggiamento odierno, per IM
1, chiede una pena detentiva di 4 anni e 8 mesi;
§ l’avv.
RAAP 1, rappresentante dell’accusatrice privata ACPR 1, il quale formula e
motiva le seguenti conclusioni:
ACPR 1 è una signora di __________ anni, sfortunata e ammalata.
Sfortunata perché nella sua vita ha vissuto tutta una serie di disgrazie che
hanno seriamente minato il suo equilibrio psichico. Malata, poiché affetta, tra
l’altro, da disturbo di personalità dipendente e debolezza cognitiva al limite
del ritardo mentale, tanto da essere ritenuta invalida al 100%. Ha avuto una
vita travagliata che l’ha portata a tentare il suicidio più volte, ed è stata
ricoverata e sottoposta a cure farmacologiche importanti. ACPR 1 soffre di
gravi crisi di ansia e angoscia, che tiene sotto controllo con l’assunzione di
psicofarmaci. Ha difficoltà relazionali, soprattutto con gli uomini, e ha
pochissimi punti fermi nella vita: la figlia e la psichiatra che l’ha ora in
cura. In passato, tra questi punti fermi, c’era pure il signor IM 1. Nella
quotidianità, egli era una persona deputata ad aiutarla a risolvere i suoi
problemi, figura importante nella sua vita. IM 1, oltre ad essere perfettamente
cosciente di tutto ciò, era anche consapevole dell’importanza che rivestiva
agli occhi della pupilla. Cita le sue dichiarazioni ad AI 22. A precisa domanda
di indicare i problemi psichici di ACPR 1, IM 1 ha elencato instabilità
emotiva, tendenza a depressione e instabilità affettiva. Ha poi riconosciuto
che la sua pupilla si fidava di lui, lo stimava e lo considerava una persona
importante e buona. IM 1, almeno fino al verbale finale, ha in sostanza ammesso
di avere commesso gli atti sessuali indicati nell’AA con le aggiunte precisate
in udienza preliminare. Contestava solo un rapporto orale di ACPR 1 su di lui,
e un cunnilinguo. L’imputato non solo ha ammesso i fatti, ma anche alcune
circostanze rilevanti che configurano la coazione sessuale. Egli ha confermato
il suo atteggiamento insistente nella ricerca degli atti sessuali, il fatto che
ACPR 1 manifestasse paura di lui e che spesso cercava scuse per evitare che lui
andasse a casa. Ha confermato che le faceva chiudere la porta a chiave, e che
allontanava il compagno dall’appartamento per agire indisturbato negli atti
sessuali. Ha confermato che ACPR 1 ha tentato di togliergli la mano e che lui,
nonostante ciò, l’aveva rimessa più di una volta. Ha confermato che le aveva
chiesto espressamente di mantenere il segreto, come pure il fatto che ACPR 1
“poteva aver frainteso” quando le raccontava che il rinnovo del permesso era
sospeso, e che non bisognava fare nulla perché, se no, l’avrebbero mandata via.
Sono tutti elementi importanti che fondano la distinzione tra la coazione
sessuale e lo sfruttamento dello stato di bisogno. Per le pressioni psicologiche
in ambito di coazione sessuale, cita la giurisprudenza del TF, e rileva che IM
1, superiore intellettualmente e cognitivamente, sapeva che ACPR 1 viveva
nell’ansia di vivere, che aveva dei trascorsi difficili e che era difficile
crederle, essendo una paziente psichiatrica. IM 1 ha sfruttato questi elementi,
andando poi decisamente oltre. Ha insistito nella ricerca degli atti sessuali
mettendola sotto pressione, chiedendole insistentemente di avere tempo per lui,
allontanando il compagno dall’appartamento, parlandole del rilascio del
permesso che non bisognava sollecitare, imponendole di non rivelare nulla a
nessuno di quello che stava succedendo e imponendosi anche fisicamente,
rimettendo le mani quando lei gliele toglieva. La metteva fisicamente in un
angolo del divano, confinandola nell’appartamento e chiedendo di verificare se
la porta fosse chiusa a chiave. Questi comportamenti, per la maggior parte, non
per forza devono provenire da una persona che è curatore per risultare
coercitivi. Una qualsiasi persona che vuole costringere qualcuno a subire
rapporti sessuali si comporterebbe in questo modo. Il fatto che egli fosse il
curatore, sarà dunque da considerare come un’aggravante nella commisurazione
della pena, tenuto conto che nei fatti, IM 1 ha agito come un qualsiasi
predatore sessuale e non si è dunque limitato a sfruttare la sua posizione. Con
riferimento alla patologia di ACPR 1, ovvero il disturbo di personalità
dipendente, rileva che ella non è solo un pupazzetto che si comporta da automa,
ha dei desideri propri che esprime, comprende quello che vuole e quello che non
vuole, anche se fa più fatica degli altri ad esprimerlo. ACPR 1 si irrigidiva
quando IM 1 la toccava, gli toglieva la mano, lo allontanava e inventava delle
scuse per cercare di evitare le visite e per starci il minor tempo possibile.
Queste sono manifestazioni chiare di dissenso per quello che le stava
succedendo. ACPR 1, nei suoi limiti, è riuscita a dimostrare che non voleva gli
atti sessuali, e IM 1, prima dell’atto d’accusa, ha dichiarato di aver
percepito queste resistenze. Da ciò, la convinzione che IM 1 ha adempiuto tutti
gli elementi oggettivi della coazione sessuale. Esclude la commissione del
reato subordinato. Soggettivamente, dopo l’AA c’è stato un “ribaltone”. IM 1 ha
dimostrato un cambiamento radicale ed è passato, da una chiara e più volte
ribadita consapevolezza di coazione, alla contestazione nuda e cruda di aver
commesso un reato qualsiasi. Ripercorre le sue dichiarazioni al verbale di
arresto dinanzi al PP, mantenute poi fino a verbale finale. Da simili
dichiarazioni, inequivocabili e che non sono soggette a nessun tipo di
interpretazione, siamo passati a risposte del tenore del verbale di confronto
doc. TPC 23, in cui egli ha sostenuto che ACPR 1 aveva sempre piacere ai
toccamenti, che non aveva mai tolto la mano, che sospirava e che avrebbe pure
avuto due orgasmi. La responsabilizza, imputandole una chiara forma di
seduzione. Oggi abbiamo sentito che lui non avrebbe mai esercitato pressioni,
che ACPR 1 avrebbe sempre contraccambiato i suoi baci, che era in grado di dire
di no se l’avesse voluto. La patrocinatrice fatica a capire come si possa
cambiare così radicalmente le proprie dichiarazioni. IM 1 è stato sentito tre
volte sull'arco di due mesi, aveva tutto il tempo per riprendersi dalla
confusione, dallo choc e dall’arresto. Ha un QI nella norma, in corso
d’inchiesta ha dimostrato di comprendere la portata di quello che stava
dicendo, si è ripetutamente espresso con convinzione in merito alla percezione
che aveva avuto dei sentimenti di ACPR 1. IM 1, quando voleva dire di sì e
voleva ammettere l’ha fatto, e, quando voleva negare, ha negato, senza troppi
mezzi termini. Non pareva per niente confuso, non aveva bisogno come oggi di un
promemoria scritto per rispondere alle domande, rispondeva di getto pensando a
quello che stava dicendo. Il drastico cambiamento di rotta, oltre a non essere
supportato da nessun elemento oggettivo, pare proprio volto ad annullare
completamente la propria responsabilità. Per l’avv. RAAP 1 non ci riesce
proprio, si vede che lui non è a suo agio con questa sua ultima versione. Al di
là degli appunti per trovare le risposte alle domande del Presidente, IM 1 si
incarta, si ripete, evita di rispondere direttamente, non risulta credibile. Non
capisce perché ha deciso per il ribaltone, forse per le pressioni della moglie
o della società. Forse per preservare la sua immagine. Ciò non toglie che, così
facendo, non fa un favore a sé stesso, ma soprattutto fa un torto a ACPR 1, la
quale si è sempre espressa con linearità per quanto possibile, visti i suoi
limiti cognitivi. ACPR 1 che non ha mai infierito sull’imputato. Secondo l’avv.
RAAP 1 la versione di ACPR 1 è credibile anche sul numero di rapporti orali. In
aggiunta, come motivo a delinquere, il clima ostile che IM 1 aveva a casa
comunque non lo giustifica. La colpa dell’imputato è grave perché egli ha agito
nella sua funzione di curatore, nei confronti di una vittima che doveva
proteggere e che sapeva avere delle evidenti difficoltà psichiatriche. Ha agito
senza particolari scrupoli per soddisfacimento personale. ACPR 1, oltre a non
essere stata creduta, non avrà nemmeno la soddisfazione di avere un imputato
che ammette le proprie responsabilità. Anche questo aspetto non depone a favore
dell’imputato e va considerato nella commisurazione della pena. Va riconosciuto
che IM 1 ha comunque pagato fr. 5'000.- per il torto morale di ACPR 1. Si
associa alla richiesta di pena della PP e chiede la condanna per titolo di
coazione sessuale ripetuta. Chiede infine la tassazione della sua nota
d’onorario e che la stessa sia posta a carico dell’imputato.
Il Presidente sospende il pubblico dibattimento per una pausa alle
16.10.
Il Presidente riapre il pubblico dibattimento alle ore 16.50;
§ l’avv.
DF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti
conclusioni:
si tratta di un incarto delicato, sia per i reati contestati, sia
per la situazione che si è venuta a creare nel corso delle indagini, in
particolare per l’avvenuto cambio di difensore e di versione dell’imputato. La
difesa sottolinea che questo non sarà un processo al precedente difensore, né
alla vittima. IM 1 non è qui oggi per negare ogni sua responsabilità. Chiede
però che venga condannato per il reato che ha commesso, ovvero lo sfruttamento
dello stato di bisogno, e che sia inflitta una pena giusta. Descrive la vita
dell’imputato. …OMISSIS... Ripercorre il suo CV agli atti. Una volta in
pensione nel 2014, egli ha continuato a seguire qualche pupillo come curatore.
Il difensore rileva che, da quando ha accettato il mandato, è stata contattata
da diverse persone che conoscono il IM 1 e che volevano esprimere la loro
vicinanza, attestazioni di stima ed incredulità per quanto accaduto. La
reazione del dr. __________ agli occhi del perito non era spiegabile, ma è
stata la stessa di chiunque lo conosce bene. A questo proposito, fa riferimento
alle lettere (doc. dib. 3) che ha prodotto, scritte dai vicini conoscenti
dell’imputato. Venendo all’inchiesta e, soprattutto, al cambio di versione,
ripercorre il verbale di polizia del giorno del fermo. IM 1 ha fatto una serie
di dichiarazioni, ammettendo fin da subito che quanto era successo non era
corretto, ma sostenendo che la vittima traeva piacere da questi incontri, che
era sempre sorridente e che ci teneva ad avere una relazione affettiva con lui.
Queste affermazioni si ritrovano poi in perizia, ove il perito ha rilevato come
IM 1 cercasse proprio una relazione di tipo affettiva dalla vittima, e non ha
mai avuto l’impressione di imporre nulla, essendo lei disponibile e pure
fortemente partecipativa. IM 1 non ha vissuto bene questa situazione, che era
diventata una sorta di dipendenza. Ammette comunque di essere stato sempre lui
ad aver preso l’iniziativa. È vero che dopo il suo primo verbale ha cambiato
versione, per poi ricambiarla a verbale di confronto ritornando sulle sue prime
dichiarazioni. Il procedimento per titolo di coazione è dunque indiziario. IM 1,
sin dall’inizio, ha affermato di essere stato informato dal suo precedente difensore
del fatto che avrebbe rischiato una pena detentiva parzialmente sospesa. A
riprova di ciò, la richiesta di rito abbreviato in atti, poi rifiutata dalla
PP. Per ottenere una simile pena, era necessario che la versione dell’imputato
non differisse da quella della vittima, e per questo motivo egli ha adattato le
sue dichiarazioni. Subentrata la difesa di fiducia, si è reso conto di voler
dire la verità rispetto a quanto precedentemente dichiarato. Bisogna tenere
conto, secondo il difensore, che IM 1 è un professionista e ha un’alta
considerazione di sé stesso. Nella vita ha fatto tanto, guadagnandosi la stima
di tutti. Il dr. __________ stesso, che lo conosce da tempo, non è riuscito a
comprendere come l’imputato abbia potuto essere accusato di un simile reato,
tanto da spingersi ad effettuare un esame che non avrebbe dovuto fare. Le
perizia in atti nega un disturbo della personalità, ma rileva tratti
narcisistici che lo hanno portato ad avere un discreto successo (persona
ambiziosa che si è dedicata alla carriera e alla politica). Quanto è accaduto
ha avuto un impatto devastante sulla sua vita: in quel momento ha sentito di
aver perso, in un attimo, tutto quello che aveva costruito, provando perciò un
forte sentimento di vergogna e paura, per la sua famiglia e per suo figlio.
Tutto questo ha portato IM 1 a lasciarsi completamente andare nelle
dichiarazioni, con l’unico scopo di far finire il tutto al più presto. Il
perito percepisce che l’imputato appare sinceramente dispiaciuto per la
vittima, ma comunque non si sente di averla costretta a fare alcunché. Ed è
così che questi due fattori, ovvero, una pena prospettata di massimo 3 anni
parzialmente sospesi, e la vergogna ed i sensi di colpa per quanto commesso, lo
hanno portato ad ammettere tutto, anche ciò che, in realtà, non era vero. Cita
le condizioni per tenere conto di una confessione come pure di una
ritrattazione secondo il nostro ordinamento. Il giudice deve procedere secondo
il suo libero apprezzamento e tenere conto delle circostanze. La sentenza della
CARP che oggi ha fatto sì che ci siano gli assessori giurati, tratta anche
della ritrattazione, ne legge un estratto. La prospettiva di una liberazione è
un fatto atto ad intralciare la libera volontà dell’imputato e le sue
dichiarazioni. IM 1 contesta il reato di coazione e ogni uso di violenza,
quand’anche psicologica. La versione iniziale di IM 1 è quella vera, e pure
quella finale. Gli altri verbali, resi nel mezzo, sono tre e non sono
attendibili, salvo per alcuni passaggi ove IM 1 fa riemergere la verità. Ad
esempio, egli ha dichiarato di aver “approfittato di disponibilità di ACPR 1 ai
contatti sessuali”, come pure il fatto che lei non ha palesato un rifiuto con
uno spintone, né gli ha detto di allontanarsi. Quello che lui ha dunque
percepito, è che lei “avesse un gran piacere”. IM 1 ha anche dichiarato che
“adesso comprendo che ai tempi il suo continuare era una coazione”. Dicendo
“adesso”, esclude la sua consapevolezza di quel momento. Egli ha anche
dichiarato di aver avuto bisogno di sentire qualcuno di dolce vicino, e che ACPR
1 era disponibile, o perlomeno questa era la sua impressione. Le dichiarazioni
di IM 1 non sono del tutto lineari in questi verbali, e questo proprio per il
fatto che egli ha adattato le stesse per ottenere una pena più favorevole. A
mente della difesa, si percepisce leggendo i verbali che egli è combattuto tra
quella versione e la strategia difensiva concordata. Oggi, la versione che deve
essere ritenuta è quella che l’imputato ha reso davanti alla Polizia e che ha ribadito
a confronto e in aula. Il desiderio nei confronti di ACPR 1 è nato in un
contesto ben specifico e dopo una frase che la vittima gli avrebbe detto. La
versione della vittima però è un’altra. Cita gli elementi da verificare per
valutarne la credibilità. Prima di analizzare le versioni rese dalla vittima, è
necessario che questa venga inquadrata dal punto di vista caratteriale e
psicologico. ACPR 1 è nata nel __________ e agli atti vi è abbondante
documentazione medica sulla sua situazione di salute, in particolare mentale.
Ci sono degli elementi che secondo la difesa sono di particolare rilevanza:
dagli atti emerge come ACPR 1 ha spesso attuato comportamenti estremi per
attirare l’attenzione su di sé. Cita a questo proposito i rapporti della
clinica ____, dai quali emerge che per ACPR 1 la sessualità viene usata come
antidepressivo. Ella inoltre ha vissuto alcune circostanze promiscue durante un
ricovero nel marzo del 2010, tanto che è stato necessario spostarla di reparto.
La donna ha raccontato che a 13 anni avrebbe subito un abuso da un amico del
padre, poi ne avrebbe subito un altro dal padre stesso, a 15 anni una violenza
sessuale da un ragazzo, e ancora un’altra violenza da uno sconosciuto, dal
quale rimase poi incinta. Presenta una personalità molto dipendente dagli
altri, che si abbandona alle emozioni e alle sensazioni, tanto da non percepire
in modo adeguato la realtà esterna. Anche il tentativo di suicidio del 2015,
sarebbe avvenuto a causa della fine di una relazione sentimentale. La vittima è
talvolta disinibita sul piano sessuale, rischiando di mettersi in pericolo e di
cacciarsi in situazioni dove non è poi più in grado di difendersi. Il fatto che
ACPR 1 ceda occasionalmente al consumo di stupefacenti, non aiuta questa
situazione. La difesa rimarca poi che per dei presunti abusi denunciati, ad
opera del custode del palazzo, è stato emesso un decreto di abbandono, in
quanto l’uomo ha sostenuto che il rapporto fra i due fu consenziente, con tanto
di testimone che ha incontrato la vittima negli istanti seguenti. Questo
decreto di abbandono è cresciuto in giudicato, e il fatto fa nascere dei dubbi
sull’attendibilità di quanto afferma ACPR 1. Delle due l’una: o la vittima
mente, o afferma il vero ma non è in grado di elaborare quanto accaduto e,
inconsapevolmente, fornisce un’interpretazione non conforme alla realtà. La
difesa sostiene questa seconda ipotesi. Anche le dichiarazioni del personale
del __________, della sua psichiatra di allora e dell’infermiera curante si
scontrano con le dichiarazioni di ACPR 1, la quale ha raccontato di aver loro
descritto il massaggio sotto i vestiti come pure il bacio datogli
dall’imputato. Nessuno di questi testi ha riportato questa versione dei fatti,
dunque, ancora una volta, la percezione della vittima si scontra con quella che
è la realtà. La dr.ssa __________ è stata inoltre sentita anche a confronto, e
ha confermato che ACPR 1 non avrebbe mai fatto parola in merito agli
atteggiamenti del curatore. La spiegazione del perché la vittima sostiene
altro, non incombe alla difesa. La psichiatra è stata sentita come testimone e
dagli atti non emergono procedimenti né segnalazioni nei suoi confronti.
Ripercorre la versione della vittima nel corso del suo primo interrogatorio. La
donna ha affermato di non aver mai espresso chiaramente la parola “no”, come
pure di non essersi resa conto del fatto a sapere se IM 1 avesse capito o meno
che lei non era consenziente. La difesa si chiede come si possa sostenere la
coazione, non essendo stata la vittima nemmeno consapevole del fatto che
l’imputato sapesse o meno di stare esercitando delle pressioni. Il suo racconto
è in totale contraddizione con il reato di coazione. Anche l’imposizione del
silenzio sarebbe un elemento della costrizione, ma IM 1 ha ben spiegato il
perché avesse chiesto alla donna di non parlarne con il suo compagno. A domanda
di sapere se lui le avesse chiesto di non parlarne anche con i medici, lei ha
risposto di non ricordare, il che lo esclude. Sui singoli episodi l’AA si basa
sulle dichiarazioni e indicazioni dello stesso imputato. Sulla questione dei
rapporti orali invece, IM 1 non è stato creduto e nell’AA figura la versione
della vittima, la quale è comunque meno credibile. In diritto, i reati
ipotizzati sono due e posti in subordine, l’art. 193 CP prevede una comminatoria
di pena massima di 3 anni o una pena pecuniaria. Ne descrive gli elementi. In
caso di legame di dipendenza, è necessario che questo limiti considerevolmente
la libertà di decisione della vittima, e che l’autore lo sfrutti per ottenere
degli atti sessuali. Si trova nel mezzo tra l’assenza di consenso, ed il
consenso. L’autore deve utilizzare in maniera consapevole questa incapacità di
decidersi della vittima, e trarre profitto dalla sua mancanza di lucidità. Cita
poi l’art. 189 CP, coazione sessuale, il quale prevede una comminatoria di pena
fino a 10 anni. Cita gli elementi del reato. IM 1 contesta questo reato, e nega
di aver mai usato violenza psicologica nei confronti di ACPR 1. Per ammettere
questo reato, è necessaria una certa intensità come pure il fatto che la
vittima opponga resistenza. Nel caso di specie, ACPR 1 è un’adulta con una
figlia ed un matrimonio alle spalle, certamente capace di opporre resistenza. È
vero che ha avuto diversi problemi nel corso della sua vita, ma ciò non toglie che
è in grado di determinarsi. Secondo la giurisprudenza, per ammettere coazione
lo sfruttamento generico di un rapporto di dipendenza non è sufficiente.
L’autore deve essere consapevole del fatto che la vittima si trova in uno stato
senza via d’uscita, in caso contrario è il reato di cui all’art. 193 CP ad
essere realizzato. La coercizione deve essere comprovata. La difesa ha già
spiegato il motivo per cui la vittima non sarebbe credibile, come pure qual è
la posizione dell’imputato ed il motivo del cambio di versione. In via
subordinata, qualora la Corte dovesse considerare le dichiarazioni della
vittima veritiere, a mente della difesa comunque non emergono elementi
costituitivi del reato di coazione, in quanto non emerge lo stato di
costrizione. IM 1 ha dato delle spiegazioni logiche al perché chiudeva la
porta, egli semplicemente si sincerava che fossero da soli in un momento di
intimità. Secondo la difesa questi elementi non possono essere quelli che
giustificano il reato di coazione. La questione del permesso di soggiorno, che
l’accusa sostiene essere stato un argomento di pressione, oggi è stata
chiarita. La vittima era perfettamente consapevole che la decisione sul
permesso non competeva al IM 1. Nulla nell’incarto prova che questa questione
sarebbe stata usata dal IM 1 come mezzo di pressione. In quel periodo emerge
che la vittima frequentava delle persone poco raccomandabili e che faceva uso
di sostanze stupefacenti. La vittima ha subìto anche una condanna ad una pena
detentiva di 12 mesi sospesa, che poteva effettivamente essere un problema in
caso di un ulteriore reato, per il rinnovo del permesso. Questo era il motivo
per cui IM 1 si preoccupava per la vittima facendo varie raccomandazioni, e non
per ottenere favori di tipo sessuale. Stesso discorso vale per il consiglio
dato da IM 1 al compagno di ACPR 1 di non soggiornare presso l’abitazione della
donna, così da evitare eventuali problemi con la rendita d’invalidità e
l’assistenza. La domanda, sempre al compagno, di lasciarli da soli, era volta a
poter rimanere con ACPR 1 per discutere delle sue questioni economiche che non
era il caso di trattare davanti al compagno di turno. IM 1 ha affermato di non
aver concepito che ACPR 1 non fosse consenziente, e anche il perito conferma
che egli non ha percepito un’eventuale violenza nei confronti della vittima. IM
1 ha sbagliato, ha ammesso e ammette di avere in qualche modo sfruttato un
legame di dipendenza con la vittima. Ammette che in realtà era consapevole che
non vi era un consenso totalmente libero, e di aver commesso il reato di
sfruttamento dello stato di bisogno per dolo eventuale. Nella commisurazione
della pena, la difesa non può non confrontarsi con la recente sentenza della
CARP del 21.7.17. Considera che il caso che qui ci occupa è totalmente diverso
e non può essere paragonato. In quel caso, l’autore ha agito su di persona
inerme con mobilità ridotta, che provava sofferenza psicologica (tratti
infantili) e fisica. Il motivo del reato, secondo la perizia non è legato, nel
nostro caso, ad aspetti sessuali, ma ad aspetti affettivi dovuti
all’allontanamento della moglie che hanno portato l’imputato a ricercare un
simile legame con la vittima. Non si è trattato, come dice la CARP, di un
movente completamente egoistico per dare sfogo ad impulsi sessuali. Inoltre, in
una sentenza ancora più recente la CARP si è già discostata da quanto sostenuto
in quella precedente, confermando una pena detentiva di 7 anni e mezzo per un
nonno che ha abusato ripetutamente della propria nipotina in oltre 80 episodi.
Ciò comprova che l’intenzione della CARP non è quella di alzare la media delle
pene per i reati sessuali. Per il nostro caso, i fatti sono ammessi. IM 1
avrebbe potuto negare tutto, invece ha descritto nei dettagli ogni singolo
episodio e si è assunto le sue responsabilità. Ha inoltre espresso il suo
dispiacere sincero nei confronti della vittima, si è scusato e l’ha risarcita. IM
1 è un uomo che per una vita si è comportato in maniera impeccabile, ha fatto
del bene a tante persone, si è impegnato nel sociale e nel volontariato. Ha
sofferto parecchio per la perdita di un figlio. Già solo a livello di immagine
ha pagato a caro prezzo quanto fatto. Chiede di considerare la stigmatizzazione
sociale vista la natura del reato che ha commesso. È una persona di __________
con un figlio ancora piccolo, che ogni settimana si reca in carcere per fare i
compiti con suo padre. La moglie ha problemi di salute, e si è ritrovata sola
ad occuparsi del bambino. La difesa considera che in ogni caso, quale che sia
il reato ritenuto dalla Corte, l’imputato deve essere condannato ad una pena
massima di tre anni. Se la Corte dovesse confermare il reato di cui all’art.
193 CP, chiede una pena ancora inferiore, considerati i fattori di riduzione
appena elencati. Se la pena dovesse essere inferiore ai due anni, chiede che la
stessa sia integralmente sospesa condizionalmente. Se dovesse essere di tre
anni, chiede che sia parzialmente sospesa. IM 1 non ha precedenti penali e la
prognosi è positiva. La perizia spiega bene le circostanze in cui si sono
svolti i fatti. La situazione era molto specifica, il rischio di recidiva è
basso e si riferisce comunque a situazioni simili, che non si ripeteranno
essendo che IM 1 è in pensione e non avendo intenzione di lavorare in futuro.
Egli intende comunque sottoporsi ad una terapia che diminuirà ulteriormente il
rischio di recidiva già basso, rendendolo nullo. IM 1 ha accettato la
separazione dalla moglie, ora intrattiene un nuovo legame affettivo e questa
persona ha dichiarato di essere disponibile ad accoglierlo a casa sua, una
volta scarcerato. L’imputato deve essere condannato ad una pena che permetta la
sua scarcerazione. Chiede quindi una pena equa e giusta. Chiede infine il
dissequestro di tutto quanto elencato nell’atto d’accusa. Non si oppone ad un
divieto di contattare la vittima come norma di condotta;
§ il
Procuratore pubblico, in replica non si oppone alla richiesta di
dissequestro degli oggetti indicati nell’AA, con la precisazione che sarebbe il
caso di cancellare il numero di telefono della vittima dal telefono cellulare.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. CURRICULUM
VITAE
1.1. IM 1
Nel verbale d’arresto esperito dalla Polizia cantonale, l’imputato
ha descritto così la sua vita:
“…OMISSIS…”
(allegato 1 ad AI 18).
In seguito ha precisato, nel corso del verbale della persona
arrestata dinanzi alla PP il 13 aprile 2017:
“...OMISSIS…”
(AI 22).
…OMISSIS…
“…OMISSIS…”
(AI 22).
…OMISSIS…
Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 ha precisato,
aggiornando la sua situazione personale:
“…OMISSIS…”
(AI 70).
Per poi concludere il quadro sulla sua vita al dibattimento:
“…OMISSIS…”
Il Presidente
ripercorre la vita famigliare dell’imputato …OMISSIS…
ADR …OMISSIS…
Come sono i rapporti
con la sua attuale moglie?
Siamo separati e c’è
una convenzione di separazione. Abbiamo un figlio di __________ che vedo tutte
le settimane, compatibilmente con i regolamenti carcerari. Mia moglie viene
assieme a mio figlio e ci sono concessi dei colloqui liberi, almeno una volta
alla settimana.
Prima dei fatti
descritti nell’AA, com’erano i rapporti con la sua attuale moglie?
Era da oltre due anni
che i nostri rapporti si erano incrinati, pur vivendo sempre in un regime di
massimo rispetto reciproco. Già da tempo stavamo meditando l’idea di separarci,
almeno un anno e mezzo prima del mio arresto, quindi stimo nel 2015. Avevamo
già discusso a quei tempi dell’ipotesi della separazione, però vivevamo una
situazione un po’ altalenante, in quanto vi erano dei periodi, ad esempio
durante le vacanze, dove le cose andavano bene. Alla fine però abbiamo deciso
di separarci, anche per il bene di nostro figlio. Questo avveniva nell’autunno
del 2015.
Chi ha parlato per
primo di separazione?
Mia moglie.”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale).
1.2. La
vittima, ACPR 1
Nata il __________, cittadina __________ domiciliata a __________,
è a beneficio di una rendita AI e relative prestazioni complementari.
Agli atti sono presenti diversi dossier di varie autorità (ARP,
AI) e cartelle mediche che attestano il trascorso della vittima, accuratamente
riassunte dalla PP nel corso del verbale finale 16 giugno 2017 dell’imputato, di
seguito riportato:
" SULLA
PERSONA DI ACPR 1 in particolare sulla sua fragilità
…OMISSIS…”
Da notare come anche in corso d’inchiesta la ACPR 1 abbia
avuto un ulteriore crollo emotivo, come attestato dallo scritto 2 maggio 2017
della dr.ssa __________, la quale ha riportato, nella richiesta di ricovero
indirizzata alla __________, che:
" Ad oggi il
ricovero si rende necessario per la presenza di un crollo depressivo secondario
ad un quadro post-traumatico di molestie, per le quali è in atto un’azione
giudiziaria. La paziente lamenta stato depressivo grave con insonnia generale,
astenia, ansia, paure/fobie, pensieri intrusivi, flashback e pensieri
autolesivi.
Al momento poi la signora vive un momento di alto
conflitto con il compagno __________, che sta vivendo un periodo di disagio
psichico molto grave, per il quale diviene aggressivo verbalmente e minaccioso,
dubbia la presenza di aggressività fisica verso oggetti/persone.
In data odierna la paziente, che seguo da settembre
2016, si è presentata presso il mio studio senza appuntamento chiedendo aiuto.
Si è convenuto per il ricovero.”
(allegato A ad AI 61).
Considerandi
2.
PRECEDENTI
PENALI
IM 1 è incensurato in Svizzera (estratto del
casellario giudiziale - AI 3).
ACPR 1 ha invece un precedente penale per titolo di
contraffazione di monete, messa in circolazione di monete false e truffa (fatti
del maggio/novembre 2009), per la quale è stata condannata ad una pena
detentiva di 12 mesi sospesi condizionalmente per 2 anni, con sentenza
29.5.2013
della Corte delle assise correzionali di __________ (AI 8, procedura
abbreviata).
3.
FATTI E MOTIVI A
DELINQUERE
3.1
L’avvio dell’inchiesta
L’inchiesta ha preso avvio a seguito della segnalazione da parte
della Dr.ssa in psichiatria e psicoterapia __________ di __________, la quale,
in data 24 marzo 2017, ha così scritto all’attenzione della PP PP 1:
"
(…) In data 14.03.2017 la mia paziente signora ACPR 1, nata il __________,
residente a __________, mi ha raccontato di subire molestie e vessazioni da
parte del proprio curatore Sig. IM 1. (…) da circa un anno, quest’uomo, in
coincidenza con un suo infortunio, in un primo tempo le procurava massaggi alle
spalle sotto gli abiti e baci in bocca con la lingua. Poi l’avrebbe obbligata a
spogliarsi, quindi la toccava e si faceva toccare nelle parti intime, fino ad
arrivare a farsi masturbare e chiedere e procurare sesso orale. (…)
prevalentemente a casa della paziente, ma in qualche caso anche a casa
dell’uomo. (…) una volta che avrebbe chiesto perentoriamente al compagno della
paziente di lasciarli soli. (…) più volte lui le avrebbe proposto di “fare
l’amore”, ma la signora è sempre riuscita ad evitare di stare con lui troppo
tempo. Mi ha raccontato poi di problemi economici, non riuscirebbe a capire
come sia possibile che lei non abbia più soldi, vista la vita parca che
condurrebbe. Sembra che lui le abbia fatto firmare delle carte comprendendone
il contenuto e chiedendole “ti fidi di me?”. (…) La signora ACPR 1 ha riferito
di aver cercato di raccontare gli accadimenti già un anno fa, quando erano
all’inizio, ma non sarebbe stata creduta. (…) la paziente ha struttura
caratteriale fragile, con importanti difficoltà relazionali soprattutto con gli
uomini. Nella sua vita purtroppo si annoverano diverse violenze. (…) non mi ha
dato modo di pensare che potesse utilizzare la menzogna o la simulazione. (…)
dopo il racconto abbiamo convenuto nel consigliare alla paziente di cercare di
evitare il signor IM 1. Poi ho proposto un incontro con i parenti, avvenuto in
data 21.03.2017 e ci siamo presi il tempo per capire quale potesse essere la
procedura migliore da proporre. (…) la paziente si rende disponibile ai passi
che Lei riterrà opportuni, chiede però che possa essere presente o la scrivente
o la signora __________ (ndr. collaboratrice __________ presente all’incontro
in cui la paziente raccontò gli abusi).”
(AI 1).
A seguito di detta segnalazione, su mandato della PP PP 1, il 31
marzo 2017 la Polizia cantonale ha proceduto alla verbalizzazione
videoregistrata della ACPR 1, alla presenza della psichiatra __________ quale
persona di fiducia (AI 2, trascrizione AI 9).
3.1.1
L’interrogatorio
della ACPR 1 (31.3.17)
Si tratta del primo ed unico verbale d’interrogatorio della
vittima prima dell’emissione dell’AA (di seguito ella è stata ricoverata a
causa di un crollo emotivo), e figura agli atti sotto forma di
videoregistrazione. Dalla trascrizione della stessa, emergono le seguenti
dichiarazioni:
"
I …e se tu sei pronta a parlare io sono altrettanto pronta ad
ascoltarti.
V Ok, allora comincio. Allora ho il tutore più o meno da cinque
o sei anni.
I Mmm.
V (…) da un
anno indietro, più di un anno indietro, (…) fine gennaio, inizio febbraio lui è
venuto a casa mia e mi ha detto “adesso ci conosciamo già da tanto tempo, ci
possiamo dare del tu” e mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato
qua (indica le spalle). Io ho preso paura, (…) sono andata a raccontarlo al
lavoro, che lo conoscono benissimo, alla mia responsabile. (…) ha detto “vai
dalla direttrice (…)”, io sono andata e loro hanno detto “ma no, il signor IM 1
è bravo”, non mi hanno creduto, “è bravo, è un segno di affetto”, (…) dopo lui
si è fatto male a un piede a sciare e mi faceva andare a casa sua a visitarlo e
lì mi ha baciato con la lingua e lì ho parlato con la mia infermiera, la mia
altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un bacio d’affetto”, eh,
“lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da tanto, è bravissimo,
(…)nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo. Adesso ho conosciuto la
dottoressa a settembre (…) ho avuto il coraggio di dire tutta la verità, che è
da un anno che lui praticamente tutte le settimane passava da me e mi baciava,
mi faceva spogliare, mi leccava nelle, nei seni e nella vagina, mi faceva
toccare i suoi organi sessuali e mi diceva sempre “devi avere un po’ di tempo
per me” e a casa dovevo sempre essere da sola, una volta c’era il mio fidanzato
e l’ha cacciato fuori casa perché diceva che dovevo essere da sola, (…) provava
a fare sesso con me e io dicevo sempre “c’è la mia figlia che sta arrivando,
c’è la mia amica che sta arrivando, c’è il mio fidanzato che sta arrivando”,
(…) però aveva sempre la paura di lui perché per prima non mi hanno creduto e
secondo sono una psichiatrica, prendo psicofarmaci e sono ammalata, e lui è il
mio tutore, allora ho preso paura di lui, perché lui è quello che comanda nella
mia vita.
(…) al
sesso non abbiamo mai fatto, però tutto il resto me l’ha, me l’ha fatto fare.
(…)adesso lui mi chiama dal mattino alla sera, ho il terrore di trovarlo, non
so, può farmi qualcosa, ho paura perché è più facile credere a lui che è il mio
tutore che a me che sono un’ammalata, (…) È stata la dottoressa che mi ha, mi
ha aiutato veramente, che ha creduto in me (…) E lui da quasi tre settimane che
non mi sente ed è disperato, chiama mia figlia, lascia messaggi, chiama me,
lascia messaggi.
I Che tipo
di messaggi, ACPR 1?
V “Chiamami
per favore urgentemente”.
I Ce li hai
questi messaggi?
V Sì.
I Ok,
sempre la stessa frase?
V Sì, o
“chiamami, ho bisogno di parlare con te”, alla mia figlia ha lasciato “è
successo qualcosa? Voglio sentire la mamma”, però neanche mia figlia gli
risponde, non gli rispondiamo più.
(ndr. due fra gli sms in questione agli atti: …OMISSIS…)
I Da tre
settimane?
V Più o meno
sì.
I Quindi
l’ultima volta che…
V Ultima
volta che è stato a casa mia c’era il mio fidanzato con me.
I Ah, ok.
V Non mi ha
toccato.
I Quindi ti
ricordi quando è stata l’ultima volta? (…)
V Più di un
mese fa. (…) metà febbraio. (…)
V Sì, perché
lui si è fatto male a febbraio al piede, ma prima mi aveva già fatto i
massaggini a casa mia prima di farsi del male e dopo (…) mi faceva andare per
fare la visita e mi sbaciucchiava e io tutta impaurita, ho proprio l’ansia, lo
lasciavo fare.
I (…) come
si chiama questa persona?
V IM 1.(…)
E poi mi, mi, mi diceva, perché io non ho il permesso da, da sette anni, e a
rinnovare e lui non si è mai mosso, diceva sempre “ah, non dobbiamo chiamare,
non dobbiamo fare niente”, ah lui “magari ti mandano via a __________”, mi
diceva così, “se c’è qua tuo fidanzato ti mandano via __________, devi stare da
sola”, e del permesso, gli chiedevo sempre “il permesso” e “ah, io non chiamo
più, non chiamo più perché sennò ti mandano via” e sono, il mio ex marito c’ha
il permesso già da tanto, io sono ancora senza permesso perché lui non si
muove, non so perché non si è voluto muovere, o per tenermi lì ferma o…
I Quindi praticamente
tu non, non hai un permesso?
V No. (…).
Essendo già violentata da piccola, non sono stata una o due volte, sono stata
violentata spesso, ho già il trauma, lui avvicinandosi sono rimasta proprio
bloccata, perché mi blocco, impaurita. (…)
I Quindi
lui veniva da te una volta la settimana?
V Più o meno
sì.
I Manteneva
sempre lo stesso giorno? Ti chiamava prima?
V Mi
chiamava, mi chiamava… (…) prima mi diceva “tra dieci minuti sono a casa tua”.
I E se tu
gli dicevi, non so, anche pure inventando “guarda che c’è il mio fidanzato”.
V A dopo lui
arrivava e se c’era lui lo mandava via.
I Dicendogli
cosa?
V “Vada,
vada, vada, vada, vada via”.
I (…) Tu
sei fidanzata con questo ragazzo da tanto tempo?
V Da un
anno. (…) ha cominciato prima di io essere fidanzata, quando sono stata
fidanzata ha peggiorato. (…) sembra che era geloso (…) diceva sempre “non può
stare qua, ehm, deve stare a casa sua, te devi stare qua da sola” e io ho detto
“siamo fidanzati, siamo insieme durante la settimana”, “non può, al massimo due
giorni alla settimana”. Io ho voluto, la dottoressa mi ha detto che non è così,
che può stare con me e lui lo cacciava via di casa. (…) Inventavo sempre
qualcosa, perché lui, la sua intenzione era di portarmi a letto. (…)
I Te l’ha
mai chiesto?
V Sì.
I Che tipo
di rapporti avrebbe voluto lui con te?
V Sesso.
I Sesso, un
sesso particolare o un sesso tradizionale?
V Non lo so,
quello non lo so spiegare, però lui parlava di sesso.
I Quindi
comunque tu la prima volta, eh, malgrado il blocco della paura, riesci a
comunque a parlare con mi hai detto il tuo direttore e la tua direttrice, che
sono?
V Sì e la
mia responsabile.(…) prima lavoravo in __________ e c’era la __________ che era
la mia responsabile.(…) E’ l’unica che c’è.
I Ah, c’è
ancora adesso?
V Sì.
I In __________,
ma dov’è questo…?
V __________,
__________. (…) E ho parlato con __________ (…) e lei mi ha detto “ma no,
questo non è normale, vai a parlare con la direttrice che è __________ e il
signor __________” che è __________, è il direttore, però è tanto amico di lui.
I Allora __________
e __________ di cognome come fanno?
V __________
e __________ non lo so. (…) sono i direttori. (…)
I E loro ti
dicono “non è possibile”.
V No, “lui è
bravo”.
I E’
bravo.(…)
I Ah, ok.
Ehm, la tua casa quanti locali ha in tutto?
V Due e
mezzo.
I Due e
mezzo, quante camera ha?
V Una.
I Una, e lì
che si?
V No, nel
divano.
I In
salotto?
V In
salotto. (…)
I Lui lo
sapeva che tu avevi subito delle violenze?
V Sì.
I Ecco,
quindi succede che lui va a sciare e si rompe un piede.
V Sì. (…) Mi
fa andare a casa sua.
I …ti va
andare a casa sua, dove la prima volta…
V Mi ha
baciato.
I …ti ha,
ti ha baciato con la bocca. Questo è avvenuto dove questo fatto, all’interno
della casa di lui?
V Lui era in
corridoio in una sedia con le, le rotelle, sedia di ufficio e c’era tipo una
scrivania lì vicino alla cucina in corridoio, era lì e poi mi ha preso e mi ha
baciato e poi mi ha detto “ti piace, né?”.
I Ma si è
alzato?
V Sì. (…)
lui non poteva uscire, pensavo magari farà andare tutti da lui, però tutte le
settimane quasi.(…)
I Perché
usi gli psicofarmaci, ACPR 1?
V Perché ho
tentato il suicidio più di una volta per via del mio matrimonio.
I Non è
andato bene?
V No, il mio
ex mi faceva proprio del male, nel senso parole e alla fine ho tentato tre o
quattro volte il suicidio con le pastiglie, mi ha trovato mia figlia, mi ha
salvato mia figlia la vita, mio fratello, ultima volta c’era anche il signor IM
1.
che mio fratello voleva buttare la porta giù, lui non voleva lasciare, poi
hanno rotto il vetro sopra, ha saltato da lì, ero svenuta, avevo picchiato la
testa io, c’era una ferita così grande nella testa.
I Questo è
successo tanto tempo fa?
V Sì.
I Anni?
V No, no,
no, un anno fa, un anno o due anni fa. (…)
I Ok, cosa
prendi?
V Seroquel,
Valium, Entumina.
I Entumina
prendi?
V Sì,
Fluctine, Pantozol. (…)Ho la paura di lui, ho il terrore di lui di vederlo, di,
anche da lontano quello sì, squilla il telefono, salto, picchiano alla porta,
salto. Lui mi viene, il mio fidanzato se viene vicino di me io salto spaventata
perché non, con l’ansia spaventata.(…)
I (…) Tu
gliel’hai detto qualche volta che non volevi?
V Toglievo
la mano e lui…
I Ma il
“no”, non gliel’hai detto il “no”?
V No, no, la
paura non mi ha lasciato, e io dicevo toglievo la mano e “guarda che arriva il
mio fidanzato”, lui insisteva e io ho detto “eh, oramai” lui continuava a
insistere.
I Lui ha
capito che tu non volevi? Che tu non apprezzavi quello che lui stava facendo?
V Non lo so,
non lo so che cosa pensava lui. (…)
V Non l’ho
più visto, non ho più risposto al telefono, non l’ho più visto.
I Ho capito
ed è lì che comunque lui a…
V Eh sì, a
essere preoccupato e ha incominciato a…
I …preoccuparsi.
V Sì, poi mi
diceva sempre “non dire niente alla dottoressa, è un segreto nostro, non dire
niente al tuo fidanzato perché sennò mi spacca la faccia, non dire niente, è un
segreto nostro” (…)
I Ti
toccava…
V Con le
dita.
I Ma ti
toccava con le dita esternamente o anche?
V Dentro.
I Dentro.
V Sì.
I E prima
mi hai detto che ti face…, ti leccava anche la parte intima?
V Sì, è
capitato.
I E lui? E
tu cosa hai dovuto fare a lui?
V Lo stesso.
I Cambia,
cambia un po’ la conformazione dell’organo, fammi, capiamoci bene.
V Mi faceva
succhiarlo.
I Ah, ok.
V Due volte
è capitato.
I Ah, non
tutte le settimane come dicevi?
V No, di
succhiarlo due volte, era toccarmi mi toccava sempre, appena ero da sola, mi
toccava sempre.
I Come lo
chiami l’organo genitale maschile tu?
V Pene.
I Pene, tu
con il suo pene, oltre che a succhiarglielo due volte, cosa hai dovuto, hai
dovuto fare qualcosa d’altro?
V No.
I Gli hai
dovuto, non so, toccare?
V A parte
con la bocca, lui mi teneva la testa anche.
I Ti teneva
anche la testa, però mai hai dovuto toccarlo? Come faceva lui a, a eccitarsi?
V Eh,
cominciava a toccare me.
I E si
eccitava con quello?
V Sì.(…)
I E’
necessario, quindi mi hai detto appunto, da gennaio fino a tre settimane fa sia
a casa sua che dopo quando è guarito ancora a casa tua, una volta la settimana,
non su invito, ma telefonava lui, veniva su…
V “Fra dieci
minuti sono da te”, a volte gli dicevo “ma io non sono a casa”, “allora domani
ci vediamo però mi raccomando tranquilla”, quando mi diceva tranquilla, voleva
dire che mi voleva vedere da sola, (…)
I Quindi
due volte hai dovuto, vero che ti teneva per la testa…
V Per la
testa.
I …hai
dovuto prenderlo in bocca. Ti ricordi se in quelle due volte lui è, ha
eiaculato?
V No, no.(…)
I Ma non in
bocca, ma magari fuori?
V Fuori boh,
non so.
I Lui aveva
l’erezione?
V Sì.
I Quindi
comunque ti metteva dentro le mani nei pantaloni, ma spogliarsi, lui si
spogliava?
V Apriva i
pantaloni.
I E basta?
V Sì, tirava
un po’ giù.
I Sempre
sul divano?
V Sul
divano. (…) mi diceva “non vedo l’ora di andare nel tuo lettone con te, però è
un segreto nostro, eh, non dire alla dottoressa, non dire al tuo fidanzato, non
dire a nessuno, è un segreto nostro”, mi diceva sempre.(…)
I Quindi
due volte l’hai preso in bocca e lui invece tutte le volte ti toccava sotto i
vestiti, il seno, la…
V La vagina.
I …la
vagina, ti metteva…
V Le dita.
I …le dita,
immagino che quando ti toccava, parli di una, una masturbazione?
V Sì, io non
mi, non sentivo nessuno piacere.(…)
I E lui ti
ha chiesto più volte di avere rapporti sessuali e tu hai preso un sacco di…
V Scuse.
I …scuse,
me le hai raccontate prima “sta arrivando mia figlia, sta arrivando il mio
compagno, eccetera, eccetera” e allora lui…
V Lui si
fermava lì.
I Si
fermava lì.
V Ah, mi
controllava sempre se avevo la porta a chiave, chiusa a chiave con le chiavi
dietro.
I Lui
controllava?
V Controllava
perché aveva paura che il mio fidanzato arrivasse all’improvviso, aveva una
paura di lui, ha detto “mi spacca la faccia se ci becca così”, (…)
I Ok, oltre
a quelli che abbiamo già detto, questa situazione la conosce chi?
V Mio, mio
fidanzato, la dottoressa, mia figlia.
I La
dottoressa quale?
V __________.
I Sì, tua
figlia?
V Mia figlia
e basta e il dr. __________.
I Ok.
V E la, la __________,
la, la infermiera del ____, la, la __________ che è l’infermiera della
dottoressa?
I Di lei?
V Sì,
praticamente i dottori e la famiglia più…
I Ok.(…)
I Sì,
quando tu dici che hai dovuto prenderlo in bocca, mi puoi spiegare come andava,
cioè, te lo chiedeva?
V No, si
sbottonava…(…)e dopo mi prendeva la testa e mi faceva fare avanti e in…
I Ma tu,
sì, tu eri?
V Ero seduta
a fianco. (…) dato c’abbiamo nel divano un portacenere così, sai quelli del bar
che si schiaccia. (…) Lo spostava sempre per stare vicino a me.
I Ok,
quindi la testa e, la teneva, ti teneva la testa per tutto il tempo?
V Sì.
I (…)
all’inizio hai detto che lui ti faceva spogliare.
V Eh, mi, mi
tirava su, slacciava il reggiseno, mi, mi sbottonava, tirava giù, faceva lui.
I Ok, ma
spogliata proprio tutta?
V Nuda,
nuda, no. (…)
I E lui
anche?
V Lui anche.
I Baciarti
con la lingua, è successo una volta sola o più volte?
V No,
sempre.(…)
…OMISSIS…”
(AI 9).
3.1.2
Dichiarazioni
di compagno e figlia della ACPR 1
Il 4 e 5 aprile 2017 la Polizia ha proceduto a verbalizzare __________
e __________, rispettivamente compagno e figlia della vittima.
__________ ha dichiarato di frequentare la ACPR 1 dal
febbraio 2016, e di essere stato sin da subito a conoscenza del fatto che la
donna avesse quale curatore generale il sig. IM 1. Già durante i primi giorni
della loro relazione, la ACPR 1 gli avrebbe riportato di un episodio a sfondo
sessuale avvenuto con l’imputato:
"
(…) il signor IM 1, le aveva chiesto “com’è baciare con il
piercing?” lei aveva un piercing sulla lingua che poi io le ho fatto togliere…e
poi senza dirle niente gli aveva infilato la lingua in bocca e l’aveva baciata
con la lingua. (…) ACPR 1 mi aveva detto di aver raccontato questa cosa del
bacio alla sua psicologa, non so il nome, alla sua infermiera __________ e
anche a sua figlia __________, ma che nessuno le aveva creduto.
Io ero rimasto molto scioccato e arrabbiato (…) volevo prenderlo
sul fatto. (…) gli avrei fatto un culo così…scusi l’espressione. (…) mi aveva
detto che la volta prima le aveva fatto un massaggio alle spalle sotto alla
maglietta e la volta successiva vi era stato questo bacio con la lingua. (…)
stava male, era…impaurita (…) La prima volta che l’ho incontrato di persona, mi
era sembrato una persona gentilissima (…) mi aveva detto che io non potevo
restare lì con ACPR 1 per più di due giorni alla settimana (…) per via del
permesso di soggiorno e del fatto che ognuno ha il suo appartamento. Lui è
quello che sa le leggi…quindi non abbiamo chiesto altro. (…) stavamo comunque
sempre insieme (…) senza dirlo a lui. (…) si è sempre comportato in maniera
gentile con me (…) Un giorno, forse due mesi dopo che mi ero messo con ACPR 1
(…) avevo deciso di salire perché ci stava mettendo troppo tempo (…) ho provato
ad aprire ma era chiusa a chiave (…) ci hanno messo un po’ ad aprire… (…) un
paio di minuti (…) non ho notato niente di strano (…) ho “sgridato” ACPR 1
dicendole che se lasciava la chiave nella porta e chiudeva a chiave, come
facevo a prenderlo sul fatto e a proteggerla? (…)
In un’altra circostanza, sempre dopo aver controllato da sotto,
(…) quando IM 1 arrivava e quando andava via, sono subito salito (…) L’avevo
trovata come se aveva appena visto un fantasma. (…) bianca…spaventatissima. Le
ho chiesto cosa le era successo e lei mi aveva detto che non stava tanto bene.
(…) Le ho chiesto arrabbiato “ti tocca? Ti fa qualcosa?” (…) mi ha giurato di
no sulla testa di sua figlia. (…) mi sono tranquillizzato un pochino… (…) Le
volte successive vedevo sempre di essere presente in casa di ACPR 1 (…) Finché
un giorno, io ero lì con lei, (…) lui aveva parlato un po’ con me chiedendomi
(…) come stavo (…) e poi ad un certo momento aveva cambiato tono e mi aveva
detto “devo parlare un po’ con la ACPR 1 da solo, esca” poi mi ha fatto segno
con la mano in direzione della porta…con un tono…quasi con cattiveria e mi ha
detto ancora “esca, esca!” Io non ho detto niente, è lui che comanda, è lui il
tutore, cosa potevo dire? Allora sono uscito. (…) Quando sono tornato su, non
ho notato niente di strano e ACPR 1 mi aveva detto che era tutto a posto. Da
quel giorno (…) ho evitato di farmi trovare ancora in casa, perché non volevo
che IM 1 mi buttasse fuori (…) Però ACPR 1 mi continuava a dire “stai qui, stai
qui con me” era strana…io non capivo niente (…) vi erano delle volte che per
restare comunque in casa (…) stavo in camera da letto fingendomi malato. (…) non
mi fidavo (…) Lui immancabilmente arrivava quando io non ero in casa.
(…) ho saputo cosa le era successo in un’occasione in cui ACPR 1
era andata dalla sua psicologa (…) io e sua figlia __________, dovevamo andare
con lei dalla psicologa (…) le ho chiesto cosa stava succedendo e poi le ho
detto “è il IM 1?” poi io le ho detto “cos’è successo? Ti ha molestata ancora”
e lei mi ha risposto di sì e che era tutto l’anno che la molestava. Lì per me è
stata la devastazione, mi è caduto addosso tutto (…) sono tre settimane che
sono in aria. Io ero lì solo per proteggerla e non mi ha detto niente. (…)
aveva paura (…) che andavo a picchiarlo e finivo in prigione. (…) mi ha giurato
sulla figlia e il fratello, che erano lì con noi, che IM 1 l’aveva solo toccata
sotto i vestiti, baciata con la lingua e toccata nelle zone intime con la mano.
(…) a lei non piaceva (…) le ho anche detto (…) che se fosse successo altro tra
lei e IM 1, io me ne sarei andato (…) ho perso 10 kg in tre settimane (…) Dal
momento che io ho saputo lei ha iniziato a manifestare questo terrore nei
confronti di IM 1. (…) una sera (…) abbiamo fatto un brindisi ad una nuova vita
(…) che mi aveva raccontato tutta la verità (…) ha iniziato a sentirsi che le
girava la testa (…) e mi ha raccontato tutto (…) c’era stato del sesso orale
reciproco (…) ma non si era mai arrivati ad un rapporto completo. Io le ho
chiesto se lei voleva e mi aveva detto di no, che era lui che le prendeva la
testa e la obbligava, lei mi ha detto che ha sempre fatto il gesto di togliere
la mano…aveva paura di reagire. (…) sono impazzito (…) le ho sputato in faccia
(…) non volevo più saperne di lei (…) pian pianino mi hanno convinto (…) per
farmi capire che era davvero la psicologa che le aveva detto di non raccontarmi
i dettagli (…) ci siamo chiariti. Le ho chiesto scusa per il mio gesto (…) è
tornata a stare da me.”
(AI 18).
__________ (__________, __________), dopo aver brevemente
raccontato la sua situazione personale, ovvero di vivere con __________, e di
essere ben consapevole della depressione di cui soffre la madre da anni,
compresi gli episodi suicidali, ha riferito, per quanto di sua conoscenza, ciò
che sarebbe avvenuto tra IM 1 e la madre:
"
(…) Ultimamente ricordo che accadeva anche che la chiamava 10
minuti prima e le diceva “guarda passo da te”. (…) mia mamma gli aveva risposto
di non venire perché doveva uscire con me. Questa non era la verità, non
dovevamo uscire (…) negli ultimi due mesi circa, voleva passare da mia mamma
tutte le settimane. (…) Ai tempi, quando gli avevo chiesto aiuto perché la
mamma stava male, la vedeva sì e no un paio di volte al mese. Ora che sta
meglio la vuole vedere tutte le settimane? A me sembrava una cosa un po’
stupida e senza senso. (…) mi è venuto in mente di chiedere alla mamma di farsi
dare da IM 1 la fatturazione delle sue visite. (…) vengono detratte da quello
che la mamma percepisce dall’AI (…) è lui che gestisce i soldi (…) Mia mamma
però non gliel’ha mai chiesto (…) penso che fosse per paura che non chiedeva.
(…)
L’anno scorso, non so se prima o dopo l’estate, mia mamma mi aveva
raccontato che lui aveva provato a baciarla. Io non sapendo cosa fare l’avevo
indirizzata verso la sua psicologa e la sua infermiera di riferimento. Loro
erano le persone che potevano aiutarla (…) Non ricordo il nome (…) Ne ha
cambiate diverse (…) L’infermiera invece è __________ (…) mi aveva detto che lo
avrebbe fatto. Io in seguito non ho sentito più niente al riguardo e pensavo
che la questione fosse risolta (…) Due settimane fa circa, la mamma era andata
dalla sua psicologa, quando è uscita mi ha telefonato dicendomi che voleva
parlarmi di una cosa grave che le era capitata. Voleva parlare con me e con mio
zio __________ (…) ha iniziato a raccontarci cosa era successa. Ci ha detto che
IM 1 l’aveva baciata, le aveva fatto i massaggi e che l’aveva toccata. Non ha
aggiunto altri dettagli. (…) era molto a disagio (…) aveva paura di lui e aveva
anche paura di non essere creduta. (…) ero talmente scioccata (…) era presente
anche il suo moroso __________ (…) ha reagito non molto bene alla cosa (…) ci
aveva poi spiegato che (…) la dottoressa __________ (…) l’avrebbe aiutata (…)
per denunciare i fatti (…) ho poi capito allora il perché del suo comportamento
degli ultimi mesi. (…) non è facile gestire le emozioni che emergono da una
cosa del genere. (…) inizierò anch’io ad essere seguita da una psicologa (…)
Per quanto riguarda IM 1, è da quando la mamma ci ha raccontato i fatti che non
lo vuole più sentire e vedere. So però che continua a telefonarle. Da allora
chiama anche me quasi tutti i giorni, tre volte almeno, solo oggi non ha
chiamato. (…)”
(AI 18).
3.2
Circostanze
dell’arresto (12.04.2017)
Con mandato di accompagnamento coattivo del 10 aprile 2017, la PP PP
1.
ha ordinato alla Polizia di procedere all’interrogatorio di IM 1 in veste di
imputato per i reati di coazione sessuale, atti sessuali con persone incapaci
di discernimento o inette a resistere e sfruttamento dello stato di bisogno, il
12.
aprile 2017 (AI 12). Dal rapporto di arresto provvisorio (AI 18), emerge
che:
"
IM 1 è stato interrogato ed ha fornito una parziale ammissione
dei fatti. Ammetteva di aver baciato con la lingua la sua pupilla, di averla
toccata al seno e masturbata in vagina, nonché ammetteva di aver ricevuto un
coito orale. L’imputato non ha saputo spiegare il suo agito. A suo modo ha
cercato di sostenere di aver voluto rispondere al bisogno di affetto della
donna o, è il caso del coito orale, ha scaricato ogni responsabilità cercando
di sostenere come fosse la donna ad aver voluto praticare questo atto
sessuale.”
Allegato al rapporto di arresto figura il primo verbale di Polizia
dell’imputato, che così descrive le circostanze dell’arresto:
"
Alle ore 07:45 circa, gli interroganti (…) hanno eseguito il mio
fermo sulla strada cantonale in territorio di __________ (…) mi sono stati
mostrati gli ordini subito ho identificato in ACPR 1 (…) il motivo del mio
fermo. Arrivati al mio domicilio vi era unicamente mia moglie (…) A mia moglie
ho subito spiegato che la Polizia si trovava in casa nostra perché vi era stato
un problema con una mia curatelata, ACPR 1. A mia moglie ho anche spiegato che
con questa donna vi erano state delle coccole e dei baci. (…) è stata eseguita
la perquisizione degli spazi (…) la mia abitazione e le mie automobili (…) è
stato attivato, quale difensore d’ufficio, il qui presente avv. __________.”
(allegato 1 ad AI 18).
3.3
Le
dichiarazioni dell’imputato
3.3.1
Rapporto
tra IM 1 e ACPR 1
IM 1, interrogato per la prima volta dinanzi al magistrato
inquirente il giorno seguente al suo arresto (13 aprile 2017), ha così
descritto come nacque il suo rapporto con la ACPR 1, la conoscenza da parte sua
dei trascorsi della donna, come pure la personalità di quest’ultima secondo il
suo parere:
" (…) non la conoscevo prima di assumere il mandato.
(…) con risoluzione del 10 maggio 2012 della (…)
ARP __________ di __________, (…) sono stato nominato curatore generale di ACPR
1.
Mi viene quindi chiesto di descriverne i motivi (…)
R.: si trattava di una persona con difficoltà di
amministrarsi, (…) bollette e quant’altro, poi di problemi di relazione
soprattutto dovuti ai rapporti che aveva con l’ex marito che (…) l’avevano
portata ad una condanna per monete false. Io l’avevo accompagnata ai verbali e
(…) seguita (…) della procedura di divorzio con il marito.
ADR che io penso che la
decisione di nominare un curatore per ACPR 1 fosse causato da un ricovero per
uno scompenso psichico (…)
La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 era reduce
da un ricovero presso la clinica di __________ a seguito di un episodio di
abuso da parte del custode del Palazzo.
R.: ora che me lo dice la verbalizzante
effettivamente ricordo. (…) si trattava di qualcosa che era successo in
lavanderia, ACPR 1 mi aveva raccontato che era stata costretta a subire un
rapporto da quest’uomo. (…)
Questo episodio ACPR 1 me l’aveva raccontato poco
dopo la mia nomina. (…) mi appariva sofferente. Non so se abbia avuto un
seguito penale. (…) non avevo motivi per non credere che fosse accaduto. Mi
sembrava sincera, non era delirante.
(…) io ero stato contattato dall’ARP per la nomina.
Mi era stato spiegato che era una persona che aveva bisogno di essere seguita
in modo assiduo, che non aveva avuto un sostegno in precedenza. Mi avevano
spiegato che vi era un problema psichico, di tipo depressivo. (…)
La verbalizzante mi fa prendere atto che ACPR 1
era stata ricoverata nel 2007 per un tentato suicidio.
R.: non lo sapevo, mi ricordo solo che in occasione
di quando sono intervenuto con il fratello nel 2015 a casa sua, mi aveva
spiegato che assolutamente avrebbe dovuto essere ricoverata (…)
La verbalizzante mi fa prendere atto che anche in
quell’occasione vi era stato un problema che l’aveva portata a tentare il
suicidio, in relazione ai problemi di coppia che aveva con il marito.
R.. ne prendo atto.
ADR che io ero al
corrente dei problemi fra ACPR 1 con il marito. Secondo me ACPR 1 era succube
del marito, lui era proprio “un padre e padrone”. Lei dipendeva da lui. (…) si
attacca molto facilmente alle persone. Questo l’ho constatato già solo da
quando l’ho seguita vedendo che ha avuto tre o quattro compagni, affezionandosi
molto con poi esiti negativi. (…)
La rete intorno a ACPR 1 era composta da
un’infermiera dello __________ e da una psichiatra e poi da me. Vi erano dei
contatti tra di noi. Non vi erano riunioni con l’ARP, riceveva i miei rapporti.
Gli incontri con la rete, quindi tra me e la
psichiatra e l’infermiera, avvenivano personalmente circa ogni tre mesi.
Avvenivano a __________, presso l’__________. Eventuali comunicazioni o segnalazioni
che riguardassero ACPR 1, non avvenivano via e-mail, ma piuttosto
telefonicamente. (…)
Mi viene chiesto di precisare a quanto ammontava
lo spillatico mensile e se ci sono mai stati problemi finanziari.
R.: ACPR 1 aveva CHF 1'000.- al mese che riceveva
tutti. Non ci sono mai stati problemi finanziari. Riuscivo a gestire bene le
sue entrate, per cui anche se mi chiedeva qualche extra come andare in __________
o andare dal parrucchiere potevo concederglielo. (…) non ha risparmi. (…)
Mi viene chiesto se ci sono stati dei cambiamenti
tra prima e dopo il mio pensionamento nella modalità in cui strutturavo gli
incontri.
R.: rispondo che a parte il fatto che non avevo più
l’ufficio e che quindi mi dovevo recare al domicilio, le modalità erano le
stesse.
Mi viene chiesto quando ho iniziato a recarmi a
casa di ACPR 1 (…)
R.: reputo di aver iniziato a recarmi al domicilio
di ACPR 1 a partire dal mio pensionamento.
Mi viene chiesto di descrivere ACPR 1.
R.: è una persona che alterna momenti di sofferenza
a momenti in cui è sorridente, quasi solare quando sta bene. È una persona
gentilissima, non ha un vocabolario scurrile. Forse la caratteristica
principale di ACPR 1 è la gentilezza.
ADR che quando ACPR 1
cade in depressione, cosa che ho già notato, si chiude a riccio. Diventa più
rallentata nei movimenti, diventa taciturna bisogna tirarle fuori le cose con
le pinze. Altrimenti, è loquace, anche se non è una chiacchierona. Parla
volentieri soprattutto delle cose che le interessano, per esempio la cucina
perché le piace cucinare, oppure delle vacanze. Mi parla volentieri della
figlia che finalmente ha un lavoro.
(…) ADR che sono al corrente e me ne sono
accorto che ACPR 1 ha un lieve ritardo mentale. Si vede.
(…) ADR che posso dire che un’altra
caratteristica di ACPR 1 è l’aver bisogno dell’affetto delle persone, come una
spugna che assorbe. E questo lo fa per sentirsi bene, almeno questa è la mia
interpretazione, ACPR 1 ha soddisfazione se vede che viene considerata, che ci
si preoccupa per lei e che si condividono con lei le cose, che ci si interessa
a lei.
Mi viene chiesto se ACPR 1 quando non sta bene ed
è depressa, se va in panico e ha paura, e io rispondo di
sì, è una di quelle persone che ha paura di tutto. Nel quotidiano, può andare
in panico a dipendenze delle cose che deve affrontare e di come sta.(…) ADR
che quando anche sta bene, se succede qualcosa nella quotidianità che la
tocca da vicino e che non è una bagatella, va in panico. (…)
escludendo il disgraziato periodo, credo che ACPR 1
mi stimasse e si fidasse specialmente di me. Mi considerava una persona
importante e buona, e che l’ho aiutata. Io ritengo oltretutto che ACPR 1 non mi
vuole male. (…) ho approfittato di una disponibilità di ACPR 1 nei contatti
sessuali. ADR che con disponibilità intendo che ACPR 1 non mi ha palesato un
rifiuto con uno spintone, dicendo semplicemente allontanati. Mi viene
chiesto se penso che ACPR 1 con la sua situazione e che ho descritto prima,
fosse in grado di palesare un rifiuto di fronte a me, e io rispondo che la
verbalizzante ha ragione. Probabilmente è vero che ACPR 1 non era in grado di
opporsi fermamente, però quello che io percepivo è che lei avesse un gran
piacere.”
(AI 22).
Agli atti figurano inoltre le copie dei rapporti morali (breve
descrizione della vita della pupilla, es. soggiorno, salute, assistenza,
finanze, obiettivi ecc.) redatti da IM 1 quale curatore di ACPR 1 per gli anni
2014, 2015 e 2016 (AI 23), all’attenzione dell’ARP, che li ha approvati.
Nel corso del verbale finale 16 giugno 2017, la PP, dopo aver ripercorso
nel dettaglio la vita della ACPR 1, riassumendo i vari ricoveri e problematiche
psichiche con tutte le relative sofferenze (v. pt. 1.2. CV ACPR 1), ha chiesto
all’imputato di prendere posizione in merito a quanto sapesse di tutto ciò.
Così il IM 1:
" E mi viene
quindi chiesto se confermo che ero al corrente dei ricoveri patiti dalla
vittima e le motivazioni.
R.: si lo confermo.
(…) sapevo quand’anche non tutto nel dettaglio,
delle sofferenze di ACPR 1, delle sue patologie. Concordo con quello che viene
riportato, ero anche al corrente che prendeva medicamenti e sono molto
dispiaciuto per il mio agire, proprio vista la mia situazione.
(…) Rispettivamente, mi vengono ricordate le mie
ammissioni in merito allo stato psichico e di fragilità di ACPR 1, e al suo
passato di persona abusata, verbale MP di data 13 aprile 2017, AI 22:(…)
R.: confermo le mie precedenti dichiarazioni. Confermo anche che ACPR
1.
spesso aveva paura rispettivamente andava in confusione anche su cose che in
realtà avrebbe potuto risolvere da sola.”
(AI 70).
3.3.2
Del reato di coazione
sessuale
Di seguito sono riportate le dichiarazioni dell’imputato, in primo
luogo in generale sugli atti sessuali praticati con la ACPR 1 e sulle sue
emozioni, ed in secondo luogo i singoli episodi rimproverati a IM 1, così come
poi riportati nell’AA.
a) In
generale
L’imputato, come riportato dalla Polizia, ha da subito
parzialmente ammesso i fatti. Di seguito le sue primissime dichiarazioni, ove
ha descritto in maniera generale i contatti di natura sessuale avuti con la ACPR
1, cominciati nel periodo in cui egli si infortunò sciando e la vide a casa
sua, essendo impossibilitato a recarsi da lei come al solito, affermando di
aver agito in tal modo e nel tempo senza un motivo particolare, di aver sempre
percepito del piacere da parte della donna e di aver ricevuto un unico rapporto
orale, e non due, come dichiarato da ACPR 1, su volontà della stessa, la quale
in quell’occasione avrebbe affermato, guardando il suo pene, “adesso questo
deve entrare nella mia bocca”, e negando di avergliene compiuti a sua volta
(dichiarazione, quest’ultima, poi, ritrattata):
"
(…) __________ ho avuto un grave incidente sciando, __________.
(…) per altre 7 settimane praticamente non potevo spostarmi se non per piccoli
passi (…) ACPR 1 si è mostrata molto preoccupata (…) le ho detto che se voleva
vedermi poteva passare a casa mia. (…) verso il 20 di febbraio (…) ci siamo
scambiati un bacio con la lingua. Ho abbracciato io ACPR 1 e poi ci siamo
baciati, senza nessuna forzatura. Ci siamo poi lasciati, ACPR 1 era poi partita
sorridendo, augurandomi di guarire (…) sono stato io ad abbracciarla e
baciarla. Ho preso io l’iniziativa (…) dopo quell’episodio io l’avrò rivista
(…) in aprile 2016 o lì attorno . (…) al suo domicilio (…) Da lì si sono
verificati diversi episodi dove dopo aver discusso di questioni relative ai
suoi bisogni, dopo magari aver bevuto un caffè, io…sentite io vi racconto
quello che è successo…
è successo che io circa una volta al mese invitavo ACPR 1…l’abbracciavo
e poi passavo a dei palpeggiamenti senza però mai arrivare ad un rapporto
completo. Solo una volta ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. Devo dire
che pur vergognandomi e sentendomi in colpa, tenuto conto della mia
professione, dei miei studi, del fatto di essere una persona conosciuta e
apprezzata, ribadisco che non vi è mai stata violenza, coercizione, ricatti…non
è che dicevo se non vuoi non ti do i soldi del mese…ci mancherebbe. Perché sia
capitato ancora oggi faccio fatica a spiegarmelo, (…) non ho mai avuto alcun
tipo di comportamento scorretto (…) nella mia attività, sia lavorativa che
privata. Io non ho più importunato ACPR 1 e stavo già meditando di lasciare
l’incarico perché…comunque non è corretto quello che è capitato, anche se devo
sottolineare, che da parte di ACPR 1 vi fosse un piacere a questi incontri…era
sempre sorridente con me, non ha mai pianto, mi accoglieva volentieri a casa…
c’è sempre stato rispetto in questo senso. (…) mi sembrava che lei ci
tenesse…ecco (…) ad avere un’intimità, una relazione affettiva con me. Se lei
mi avesse detto “no cosa fai?!” io…avrei smesso. (…) mi vergogno profondamente
(…) So che era sbagliato. (…) Succedeva circa una volta al mese. La seconda
volta che è successo qualcosa è stato nell’incontro di aprile (…) l’ultima
volta che è successo qualcosa penso fosse febbraio 2017. (…) Di regola ci si
sentiva telefonicamente e si stabiliva l’eventuale incontro. (…) posso aver
fatto al massimo due incontri al mese.
Mi viene chiesto di spiegare i toccamenti ed i contatti
sessuali (…) Baci con la lingua…specialmente baci. Poi carezze al seno e
nella sua parte intima, il tutto senza penetrazione (pene/vagina). Ripeto solo
in un caso ACPR 1 ha voluto farmi un rapporto orale. ACPR 1 me lo aveva chiesto
espressamente. Al di là di tutto ciò che è sbagliato, ho sempre avuto
l’impressione che ACPR 1 volesse questo tipo di relazione che io non ho mai
imposto (…) i toccamenti e le carezze al seno e alla vagina avvenivano sotto ai
vestiti. (…)
Mi viene chiesto di spiegare un episodio che ricordo
dall’inizio alla fine.
Allora io sono arrivato da lei, lei mi ha accolto come sempre,
sorridente, mi ha consegnato la fattura del telefono e la rata
dell’assicurazione auto, che la pago ogni tre mesi. Dopo di che mi ha offerto
il caffè, che abbiamo bevuto sul divano di casa sua. Io l’ho avvicinata, le ho
messo la mano sulla spalla, l’ho abbracciata. Lei si è subito avvicinata per
farsi baciare e dopo diversi baci le ho abbassato la cerniera della tuta, era
una tuta intera, le ho accarezzato i seni ed in fine la vagina senza spogliarla
completamente. ACPR 1 mi baciava i modo sempre più appassionato… (…) non aveva
il reggiseno in quell’occasione (…) era più che disponibile e questo
probabilmente è quello che mi ha fregato ancora di più. (…) dopo i toccamenti
abbiamo smesso e poi io me ne sono andato. Il tutto, inteso contatti sessuali,
saranno durati un 10 minuti.
Mi viene chiesto se oltre ai toccamenti vi sono stati dei
leccamenti.
Da parte mia? No, assolutamente no. Baci, carezze ma non
leccamenti. (…) l’episodio appena descritto lo colloco dopo le vacanze estive,
quindi da settembre 2016 in poi. (…) Ci sono i baci con la lingua e poi in
alcune occasioni le ho baciato il seno. Non l’ho mai baciata altrove. (…)
Quando eravamo soli succedeva sempre. Vorrei dire che non andavo da lei solo
per questo, alcune volte non è successo niente (…) Ho sbagliato a dire così, è
anche successo di essere soli e non fare niente. (…) se devo fare una stima
delle volte in cui è successo (…) almeno una decina di volte. (…)
Mi viene chiesto di spiegare l’episodio in cui vi è stata la
richiesta di ACPR 1 di farmi un rapporto orale.
Allora era in occasione di questi incontri (…) ACPR 1 mi ha messo
una mano sul pene e mi ha detto “adesso questo deve entrare nella mia bocca” e
poi mi ha detto che lei è golosa dello sperma. La storia della golosità dello
sperma era già uscita quando la psichiatra dottoressa __________, le aveva
detto di aver scoperto il suo consumo di cocaina. ACPR 1 lì aveva chiesto sia
alla dottoressa che poi in seguito a me…mi diceva…”mi fanno gli esami ma io so
che non ho consumato cocaina, non è che può risultare anche dallo sperma?” io
le ho chiesto perché mi diceva questo e lei mi rispondeva che aveva dei
rapporti con un consumatore. Di fatto non le avevo saputo rispondere. ACPR 1 è
una persona che…adesso no, ha una relazione stabile, ma prima aveva molte
relazioni occasionali. (…) Eravamo sul divano, dopo i toccamenti e i baci ACPR
1.
mi ha abbassato i pantaloni e le mutande e mi ha preso il pene in mano. Poi
mi ha detto quello che ho detto poco fa e poi ha messo il mio pene in bocca.
Eravamo seduti, io non ho fatto niente e l’ho lasciata fare. Io ho avuto
un’eiaculazione nella bocca di ACPR 1. Non è successo nient’altro dopo. Abbiamo
bevuto un altro caffè e poi io me ne sono andato (…) questo episodio io lo
metto a maggio 2016 (…) prima delle vacanze estive. (…) non volevo arrivare a
tanto…non ho mai voluto avere un rapporto sessuale completo con ACPR 1. (…)
Quando io prendevo l’ascensore e scendevo __________ dove abitava…stavo male…ma
era diventata come…non una dipendenza ma una sorta di attrazione… però poi
stavo male, poi ovviamente stavo ancora più male quando arrivavo a casa e
vedevo moglie e figlio…figlio che adora suo padre.
(…) ACPR 1 la toccavo in vagina con le dita, come mi dicono gli
interroganti, ammetto che la masturbavo. (…) ACPR 1 ha parlato di due
episodi di sesso orale da lei praticati a me (…) No. È successo una volta
sola (…) ACPR 1 non ha mai approfittato di questa situazione, ad esempio
dicendomi “dammi dei soldi in più”. (…) Ho sempre preso io l’iniziativa. (…) Mi
viene chiesto se ho raggiunto l’orgasmo anche in altre occasioni, oltre a
quella già riferita. No. Mi viene chiesto come mi soddisfacevo
sessualmente. Non mi soddisfacevo… probabilmente avevo anche un freno
interiore…come detto dopo non è che mi sentivo bene.
(…) Mi viene chiesto se è capitato che ACPR 1 mi dicesse,
mentre ero da lei, che aspettava qualcuno in visita.
Mhh… no magari mi diceva che il suo compagno era andato fuori a
fare la spesa. A volte lui era in casa (…) Mi è successo anche di dire a questo
compagno di uscire un attimo di casa perché dovevo parlare con lei della
contabilità. (…) Avevo detto anche a questo uomo di non stabilirsi 7 giorni su
7.
a casa di ACPR 1 per non creare ulteriori problemi per via di questo permesso
B pendente. In sostanza gli dicevo di non stare sempre lì perché sarebbe stato
fuori posto rispetto agli enti che danno ad entrambi le rendite. Lui è in
assistenza.
Mi viene chiesto se nel lasso di tempo, mezz’ora/un’ora, in cui
restavo da ACPR 1 erano compresi gli atti sessuali.
Sì. Sostanzialmente poi il tempo (…) lo fatturavo alla ARP.
D’intesa con il mio avvocato dico sin da subito che è mia intenzione rinunciare
a malincuore a tutti i mandati e per quel che concerne ACPR 1 rinuncio alla
mercede per il 2017.
(…) Mi viene chiesto se so quali medicamenti prende (…) Ah
non lo so. So che ne prende (…) fatti dallo psicosociale (…) Mi viene
chiesto se ACPR 1 ha avuto altri problemi (…) abusi sessuali. Lei mi ha
sempre detto che era stata abusata quando è rimasta incinta della figlia (…) Mi
viene chiesto se sono al corrente di avvenimenti in cui ACPR 1 ha cercato di
farsi del male. L’unico che si può presupporre è quando abbiamo forzato la
porta del suo appartamento. (…)
Mi viene chiesto se non ho mai avuto paura che ACPR 1 potesse
raccontare questa cosa a qualcuno. Sì, ho avuto paura tant’è che a ACPR 1 avevo
detto che la cosa doveva restare segreta tra di noi. È anche per questo che
volevo interrompere tutta questa storia e quindi lasciare il mandato.
Mi viene chiesto per quale motivo, secondo me, ACPR 1 ha
raccontato questa cosa.
Ci sono più varianti. Una è che si sia consolidata la relazione
con il suo compagno, che a dire di lei è super geloso. Una seconda
interpretazione è che anche a lei non andava più questa cosa e si è sfogata con
la sua psichiatra. Dico così perché secondo me, secondo una mia sensazione lei
si è sicuramente confidata con la psichiatra. Quando poi ho telefonato alla
dottoressa __________ e mi ha detto che non voleva essere disturbata ho pensato
che vi fosse un problema di questo tipo. Sono convinto che ACPR 1 non mi voglia
del male ne…perché a di là di questo increscioso periodo, modestamente credo di
aver dato un buon aiuto, supporto e sostegno a questa donna. (…)
…OMISSIS…”
(allegato 1 ad AI 18).
A fine verbale l’imputato è stato dunque confrontato con le prime
risultanze dell’inchiesta, in particolare con le dichiarazioni della ACPR 1:
"
Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di
essere stata da me toccata sul seno e nelle parti intime (…)
Sì corrisponde al vero (…) ha dichiarato
di essere stata da me leccata nelle parti intime (…) Assolutamente no. (…) di
avermi dovuto toccare nelle parti intime (…) No…ha voluto. (…) di essere
stata costretta ad effettuarmi un rapporto orale in due occasioni (…) No.
C’è stato un unico rapporto orale così come già descritto, senza nessuna
costrizione da parte mia. Ho detto che non voglio raccontare frottole ma non
posso prendermi nemmeno accuse che non sono veritiere. (…) ho sempre preso io
l’iniziativa salvo per rispetto al rapporto orale praticatomi da ACPR 1 e
meglio in quest’occasione è stata lei a volerlo fare.
(…) Mi viene chiesto se ho altro da
aggiungere.
Se si può aggiungere posso dire
che…sgomento per quello che è successo e mi dispiace…mi dispiace per la mia
famiglia e per la mia persona perché in 40 anni di lavoro sociale, non ho mai
avuto problemi con la giustizia o chicchessia. Evidentemente da subito rinuncio
a tutti i mandati che sono in essere anche se a malincuore, specialmente per
quelle persone che hanno un buon rapporto con il sottoscritto e confidano nel
mio operato (…) Sono veramente amareggiato, ma questa incresciosa situazione mi
permette di liberarmi da un peso che non riuscivo più a sopportare. Infatti
volendo diminuire anche un po’ la mia attività avevo già pensato di chiedere di
rinunciare ad un paio di mandati compreso (…) ACPR 1.”
(allegato 1 ad AI 18).
Nel corso del suo verbale d’arresto dinanzi la PP PP 1 il 13
aprile 2017, IM 1 ha potuto ripercorrere i fatti già sopra descritti,
apportando ulteriori precisazioni. In particolare, con riferimento al primo
episodio in cui egli la approcciò, chiedendole di poterle fare un massaggio per
alleviare il mal di schiena, egli ha ammesso essersi trattato di un test, nella
speranza di poter soddisfare la voglia sessuale in lui scatenatasi mesi prima, da
una domanda posta dalla donna, volta a sapere se fosse possibile risultare positivi
al consumo di cocaina ingerendo dello sperma di un consumatore. IM 1 avrebbe
risposto di non sapere, e, chiedendole il motivo di tale dubbio, ella avrebbe
risposto di essere “golosa di sperma”, suscitando il desiderio
dell’imputato:
"
(…) Mi viene chiesto perché le ho fatto il massaggio, cosa
volevo testare e io rispondo che volevo testare la reazione di ACPR 1, per
vedere se accettava questo tipo di cose. (…) ACPR 1 era rigida. Lo era già
prima, ma quando mi sono avvicinato si è irrigidita di più. (…) Mi viene
chiesto se confermo che ACPR 1 non mi aveva detto che aveva male alla schiena,
e io rispondo che effettivamente non me l’aveva detto. (…) il fatto di
irrigidirsi di più cosa significava (…) significava che non le andava
questo mio trattamento. (…) è successo a gennaio 2016. Mi viene ricordato
come ACPR 1 era stata da poco dimessa dalla clinica per un tentato suicidio e
quindi certamente era ben più fragile e bisognosa di quanto già normalmente. (…)
Non so spiegare perché ho agito così su una persona che sapevo perfettamente
che cosa aveva passato (…) in quel momento avevo una voglia sessuale verso ACPR
1, perché da quello che mi aveva raccontato penso fosse una donna passionale.
(…) l’avevo dedotto da quando lei mi aveva chiesto in rapporto alla sua
positività alla cocaina, se era possibile che potesse derivare dall’ingestione
di sperma. Io le avevo detto che non lo sapevo chiedendole il perché mi diceva
questo. Lei mi aveva risposto che era golosa di sperma.
ADR che questa frase ha iniziato a suscitare in me un
desiderio di come potesse essere un contatto tra me e questa donna. Era il
periodo in cui ACPR 1 andava dalla Dott. __________. Questa idea mi frullava
per la testa quindi prima del suo ricovero a __________, dunque da diversi
mesi.”
(AI 22).
Descrivendo il successivo incontro a casa sua, a seguito
dell’infortunio, ove vi fu il primo bacio, IM 1 ha dichiarato:
"
(…) Avevo notato che lei aveva un piercing sulla lingua e mi
ricordo di averle detto “non mi è mai capitato di baciare una persona con un
piercing con la lingua”. Mi sono poi avvicinato e l’ho baciata. ACPR 1 era
stupita, abbiamo poi parlato ancora un attimo e poi è andata. (…) non si
aspettava questo mio gesto e che probabilmente si è impaurita. Io avevo
percepito che ACPR 1 si era irrigidita, ho percepito che c’era qualcosa che non
andava ed è per questo che ho smesso. (…)
La verbalizzante mi chiede come mai ieri sera ho risposto che ACPR
1.
era sorridente, e io rispondo che ieri non riuscivo ancora a buttar fuori
la verità. (…) quando l’ho baciata non aveva il sorriso.”
(AI 22).
Alla contestazione in cui egli sarebbe di seguito passato quasi
settimanalmente dalla donna per toccarla in vagina con le dita, masturbandola,
leccandola e chiedendole di toccarlo, egli precisava che il tutto non avveniva
ogni settimana, come dichiarato dalla ACPR 1, ma piuttosto due volte al mese.
Ammetteva poi, dopo una prima reticenza, di averle fatto a sua volta un
rapporto orale, e ridescriveva l’episodio in cui l’aveva invece ricevuto:
"
(…) io segnavo sempre tutto, anche le visite finalizzate alle
prestazioni sessuali con ACPR 1. (…) non tutte le volte succedeva qualcosa. A
volte perché ero di fretta, a volte perché mi fermavo. (…) rientrando a casa mi
veniva il pensiero che dovevo smettere, ma poi quando tornavo a casa di ACPR 1
mi riprendeva la voglia. Non era ACPR 1 a provocarmi. (…) Ammetto di averle
baciato i seni, ma non ricordo di aver mai leccato ACPR 1 sulla vagina. (…)
avevo la fantasia di avere un rapporto orale, di farlo per stuzzicarla e poi
riceverlo. Mi viene chiesto se quindi io ho leccato ACPR 1 e io rispondo effettivamente
sì, l’ho leccata una volta.
Mi viene chiesto se ACPR 1 ha praticato dei rapporti orali a
me, e io rispondo che mi ricordo benissimo di un rapporto orale. Dopo vari
palpeggiamenti, ACPR 1 tenendomi il membro mi ha detto “questo deve entrare
nella mia bocca”. Adesso non so se la frase era un’affermazione oppure era una
domanda. Eravamo sul divano e mi ricordo che lei era sdraiata mentre me lo
praticava. Onestamente di un secondo rapporto orale io non me lo ricordo. (…) è
corretto che mi sarebbe piaciuto andare nel “lettone” con lei (…) È pure
corretto che io le avevo detto di non dire niente perché era un segreto nostro.
(…) volevo fare sesso. Non l’ho fatto perché nella vita ci sono dei blocchi (…)
avevo un blocco che non deriva dal fatto che avevo paura di essere scoperto, né
che ho difficoltà con l’erezione. (…) mi sarei preso una pastiglia. (…)
confermo di aver eiaculato nella bocca di ACPR 1, sono sicuro. (…) è corretto
(…) che volevo la porta chiusa a chiave (…) che ACPR 1 mi diceva che sarebbe
arrivata sua figlia o il suo compagno e io mi fermavo (…) avevo paura che
arrivasse qualcuno (…).
(…) voglio dire che ACPR 1 non aveva desiderio di fare questo
rapporto orale. È vero che io le tenevo la testa, era per incitarla e perché
trattenere la testa di una donna nel mentre mi viene praticato un rapporto
orale mi procura più eccitazione. (…) ACPR 1 (…) ha inghiottito. (…) Mi
viene chiesto se ACPR 1 mi baciava in maniera appassionata e io rispondo che partecipava
a questo bacio. I baci duravano anche 10 minuti. È chiaro che adesso mi rendo
conto che il suo continuare era in realtà una costrizione, non potendo dire
basta e non potendo tirarsi indietro per il ruolo che avevo io. (…) è corretto
che i baci con la lingua avvenivano tutte le volte che eravamo soli. Anche i
toccamenti capitavano quasi sempre (…) certamente due volte al mese (…) È
corretto che lei mi toglieva la mano, e io invece gliela rimettevo. (…) è vero
che ACPR 1 è andata a __________, me lo ha detto la sua psichiatra. Capisco che
aveva paura.”
(AI 22).
Confrontato con le dichiarazioni della ACPR 1 ove ha descritto
l’episodio in cui egli avrebbe cacciato di casa il suo compagno, IM 1 ha
dichiarato:
"
è vero che avevo fatto un po’ di tutto affinché vi fossero dei
momenti di solitudine con ACPR 1. Non è però vero che io avevo cacciato __________
così (…) capisco che ACPR 1 potesse capire che tutto questo potesse dipendere
da me e che io potessi avere un potere in questo senso. Ma preciso che non ho
mai impiegato la questione del Controllo abitanti per far si che ACPR 1
allontanasse il compagno. (…) ACPR 1 non era in grado di dirmi di no, vista la
dipendenza verso di me, aveva paura e io le ho fatto anche pressione, dicendole
che “era un segreto tra di noi e che non doveva trapelare niente”. (…) ACPR 1
ha tentato di togliere la mia mano un paio di volte, ma poi però gliel’avevo
rimessa. (…) non mi ha mai masturbato, mi ha sfiorato però il pene perché io le
avevo preso la mano. (…) sono dispiaciuto di aver fatto questo male a ACPR 1,
alla mia famiglia, a mio figlio e anche a me stesso.”
(AI 22).
Nel corso del successivo verbale 27 aprile 2017, la
PP ha approfondito i sentimenti provati da IM 1 a quella data come pure tentato
di far luce sul motivo che lo spinse ad abusare della ACPR 1, proponendo una
serie di contestazioni inerenti al suo rapporto con la moglie o alle sue
abitudini sessuali. Ancora in quest’occasione, come in quelle
precedenti, l’imputato è sembrato più dispiaciuto per sé stesso, per la sua
reputazione e la sua famiglia, che per la vittima:
“(…) ho riflettuto molto in questi giorni (…) al
male che ho fatto a mio figlio __________, (…) a me stesso, a ACPR 1. (…) Ho
incontrato il suo collega __________ in corridoio, persona che conoscevo e di
cui avevo la stima e mi ha fatto male vederlo sapendo che lui abbia saputo
quello che ho fatto (…) il mio matrimonio da fine 2015 era in crisi. Spesso mia
moglie mi ha detto che non ero più l’uomo di prima, che non ero più brillante,
che ero un pidocchio, che non volevo spendere. Io sono una persona che ricorda
quanto mi riportava mio padre che quando camminava per Viale __________ voleva
togliersi il cappello per salutare le persone e non per metterselo davanti al
volto per la vergogna dei debiti. Mia moglie in questo ultimo periodo mi ha
aggredito in maniera pesante (…) termini forti (…) fallito (…) pidocchio (…)
vecchio stronzo. Queste frasi mi facevano stare malissimo (…) cattiveria
peggiore che mi ha detto, è stata quando mi ha detto che l’unica cosa buona che
ha fatto con me era nostro figlio __________ (…) di non credere che io avrei
potuto tornare a casa e a vivere con lei e nostro figlio. (…) L’uomo che ero
sul lavoro non riuscivo ad esserlo in casa (…) non ne ho mai parlato neanche
con i miei amici (…)
La verbalizzante mi contesta che probabilmente io
quando entravo a casa di ACPR 1, non stavo così male e che la spinta motrice di
andare verso ACPR 1 era di dimostrare a me stesso che io ero un uomo e non un
vecchio e io rispondo che è corretto.
Mi viene contestato che ACPR 1 non mi avrebbe mai
detto che io ero un fallito, e io rispondo che
effettivamente non me l’avrebbe mai detto. ACPR 1 era affettuosa, dolce, cosa
che non era più mia moglie.
La verbalizzante mi ricorda come sostanzialmente
io abbia dichiarato che mi era gradito come atto sessuale il rapporto orale su
di me e come questo atto, cosa anche confermata da mia moglie, non era da
quest’ultima più praticato. Mi ricorda la vergogna e la paura e la difficoltà
di ACPR 1 nel riferire quanto da lei subito, sintomatica la circostanza che ACPR
1.
non abbia parlato di aver ingoiato lo sperma. Mi invita quindi a riflettere
sulla circostanza se siano successi in più occasioni questi rapporti orali o
ancora un rapporto completo e non solo l’espressione del desiderio del
medesimo.
R.: sinceramente io ribadisco che ricordo un solo
rapporto orale, non ho ricordi di un secondo. Come ho già dichiarato mi sono
frenato e non sono arrivato al rapporto completo, anche perché probabilmente
l’avrei ottenuto. (…)”
(AI 48).
La PP PP 1 ha poi sottoposto a IM 1 una tabella
excel riportante le telefonate in entrata ed in uscita dal suo telefono
cellulare, rimarcando come la meno recente indicata fosse datata 31.3.2017 alla
ACPR 1 (chiamata persa), e la successiva risultasse solo l’11.4.2017, giorno
precedente al suo arresto. A domanda di sapere per quale motivo in questo
intervallo di tempo non risultassero ulteriori telefonate sul suo cellulare, IM
1.
ha risposto:
" perché abitualmente
faccio pulizia del cellulare, lo faccio anche dal computer. (…) cancello gli
SMS che non mi servono più, per esempio quelli di lavoro, fra i quali ci sono
anche quelli di ACPR 1. Alcuni dovrebbero figurare ancora, altri li ho
cancellati.”
(AI 48).
Su insistenza della magistrata, la quale ha elencato
i diversi contatti telefonici riportatile dalla vittima, dalla figlia e dalla
psichiatra, IM 1, inizialmente titubante come sopra, ha finalmente ammesso il
vero motivo per cui aveva proceduto alla “pulizia” del suo cellulare:
" (…) avevo
capito che il cerchio si stava chiudendo. (…) volevo chiedere a ACPR 1 cosa
stava succedendo. Se le avessi parlato, le avrei chiesto di perdonarmi e di
scusarmi. Io volevo chiederle scusa. (…) è chiaro che io chiamavo ACPR 1 perché
volevo delle conferme. Io avevo paura che tutto capitasse quando ero in
clinica. Ha ragione la verbalizzante che allora avrei dovuto costituirmi, ma
non l’ho fatto.
ADR che le chiamate a ACPR 1 erano finalizzate ad
avere la conferma che fosse stata inoltrata una denuncia nei miei confronti,
anche se l’avevo comunque già capito dall’ultima chiamata della dottoressa. Io
volevo scusarmi con ACPR 1.”
(AI 48).
Di nuovo sentito il 23 maggio 2017, prima di
contestualizzare i singoli episodi, sui motivi e sui sentimenti da lui provati
nel corso di quel periodo, IM 1 ha riferito:
" (…) ACPR 1
aveva ancora delle problematiche, lei era molto in ansia per il permesso.
Mi viene contestato che la problematica del
permesso vi era già prima del 2016, e io rispondo che nel 2016 ACPR 1 era più
in ansia.
La verbalizzante mi contesta che se volevo così
bene a ACPR 1, non mi sarei comportato in questo modo e l’avrei protetta, e io
rispondo che la verbalizzante ha ragione. Io avevo
come il bisogno di sentire qualcuno dolce che puoi abbracciare, circostanza che
mi era venuta a mancare a casa.
La verbalizzante mi contesta che io sono andato
oltre con ACPR 1, spingendomi ad atti sessuali verso di lei e io rispondo che le cose sono precipitate. Concordo con la verbalizzante che era
anche questione di sesso, anche perché ACPR 1 era disponibile.
La verbalizzante mi ricorda che ACPR 1 mi
toglieva la mano quando la toccavo, cosa che significa che lei non era
“disponibile” e io rispondo che era una mia
impressione. Mi sembrava che poi fosse arrendevole. Non mi sentivo il
violentatore di turno.
La verbalizzante mi ricorda che non
necessariamente bisogna usare violenza per esercitare coercizione verso una
persona a maggior ragione se questa persona ha problemi psichici, è fragile,
non è in grado di badare a sé stessa, tanto che doveva essere seguita da
un’infermiera, da uno psichiatra e da un curatore generale, persona che aveva
tentato più volte il suicidio, tanto è che le dosi dei medicamenti non venivano
lasciate a sua disposizione, ma erano preparate in dosette che venivano
ritirate, persona che come mi è stato già contestato nel verbale dell’arresto,
aveva paura di me, la mia attitudine l’aveva bloccata e che aveva tentato di
togliermi la mano, ma io ogni volta la rimettevo.
R.: mi vergogno nel modo più incredibile, tenuto
conto non solo del mio ruolo ma anche delle mie competenze professionali. ADR
che convengo con la verbalizzante che con ACPR 1 ho esercitato una
pressione. Dico alla verbalizzante che tutto è iniziato dalla questione che ACPR
1.
era golosa di sperma.
La verbalizzante mi fa prendere atto che questo
non ha nulla a che vedere con la dolcezza di cui ho riferito poc’anzi e che la
mia risposta denota unicamente il mio bisogno di soddisfacimento sessuale. R.: è vero, ma non riesco a spiegarmi. Concordo con quello che dice la
Procuratrice, ma io ho ancora oggi un sentimento buono verso ACPR 1, nel senso
che mi dispiace tutto quello che le è capitato e quello che ho fatto io. In
questo senso.
La verbalizzante mi contesta che io prima avevo
parlato di dolcezza e di bisogno di affetto e che solo dopo è nato l’impulso
sessuale, mentre io ora dico che tutto è iniziato dal fatto che ACPR 1 è golosa
di sperma. R.: provo a spiegarmi. Già prima ero legato
a ACPR 1, nel senso che ero legato a lei per il suo bisogno di appoggio e di
essere rassicurata. E poi è nato l’impulso sessuale nei suoi confronti.
Mi viene chiesto come ho pensato di tradurre
questo impulso sessuale nei confronti di ACPR 1. R.:
ho iniziato a toccarla, a baciarla. (…)dapprima ho iniziato dicendole che ci
conoscevamo da tanti anni e che potevano darci del “tu”. Poi la seconda volta
che l’ho vista, ho iniziato ad abbracciarla e a baciarla. In quei momenti non
ho sentito una grossa resistenza, sono sincero al 100%.
Mi viene chiesto quando ho iniziato a sentire una
resistenza di ACPR 1. R.: quando cercava di trovare
delle scuse per non vederci o per vederci solo lo stretto indispensabile.
Mi vengono contestate le mie dichiarazioni in
occasione del verbale di arresto (pag. 21): (…) R.: confermo le mie
precedenti dichiarazioni. Voglio dire che non ho valutato correttamente le sue
resistenze. Nel senso che mi ero accorto che ACPR 1 era resistente, quindi
confermo quanto ho dichiarato nel verbale di arresto, ma non volevo vederle, le
ho prese alla leggera.
Voglio dire alla verbalizzante che mi dispiace per
quello che è successo per la mia immagine, per la mia famiglia e per ACPR 1.
La verbalizzante mi dice che in realtà la mia
immagine dovrebbe venire in secondo piano, e prima dovrei preoccuparmi di mio
figlio e rispettivamente in secondo luogo della vittima.
R.: ha ragione la verbalizzante.
Il verbale viene sospeso alle ore 15:27 per
permettermi di conferire con il mio difensore. Il verbale viene ripreso alle
ore 15:37.
R.: mi scuso, sono andato un po’ in tilt. Ribadisco
che è nato tutto dal primo giorno con il massaggio e avevo percepito che ACPR 1
era resistente. Ciò malgrado la volta successiva l’ho baciata sulla bocca con
la lingua, e questo è capitato a casa mia.
ADR che con il massaggio
io ho toccato le spalle fino alle scapole. Mi sono soffermato 5 minuti nel
massaggiare. Questo massaggio era piacevole per me, in me si è risvegliata
un’attenzione di tipo sessuale.
Mi viene chiesto perché quel giorno non sono
andato oltre, e io rispondo che non lo so, forse
perché al momento bastava così. Poi come detto, avevo i miei freni. Di seguito,
io ho poi proposto a ACPR 1 di vederci a casa mia. Ho notato che ACPR 1 aveva
un piercing sulla lingua e io le avevo chiesto com’era baciare con un piercing.
Da lì c’è stato il primo bacio e la situazione è andata a cascata.
La verbalizzante mi contesta che nelle schede
mercede io non ho marcato quando mi incontravo con ACPR 1 a casa mia, e io
rispondo che questo incontro lo situo a febbraio o a
inizio marzo. Mi viene chiesto perché non ho annotato che l’incontro è
avvenuto a casa mia, e io rispondo che evidentemente non l’ho annotato
perché non era il caso che l’incontro avvenisse a casa mia. (…)
Mi viene chiesto cosa è successo dopo.
R.: dopo un paio di volte di baci e carezze, ci sono
stati i toccamenti sulle parti intime al domicilio di ACPR 1. Per intenderci io
toccavo la vagina di ACPR 1, sotto le mutande, a pelle nuda, e infilavo le dite
all’interno qualche volta. (…) preciso che quando ACPR 1 era indisposta, non
vi erano i toccamenti sulla sua vagina. Preciso anche che se io toccavo la
vagina di ACPR 1 sotto le mutande, infilavo anche le dita dentro.
ADR che credo che ACPR 1
mi abbia toccato solo in poche occasioni perché io avevo problemi di erezione e
quindi non glielo chiedevo. In sostanza, anche quando io toccavo ACPR 1 io mi
eccitavo ma il mio pene rimaneva un po’ molle. Non era completamente in
erezione.
Mi viene chiesto con che frequenza avvenivano
tutti questi toccamenti.
R.: non accadevano tutte le volte che vedevo ACPR 1,
o perché c’era qualcuno in casa, o perché era indisposta, o perché io in quel
momento non volevo, o meglio mi trattenevo. ADR che capitava quindi
sicuramente una volta al mese. (…) io assicuro che ci sono state delle volte in
cui anche quando mi trovavo da solo con ACPR 1 e non è successo niente. ADR
che comunque le volte che mi trattenevo erano poche.
Mi viene chiesto quale è stata la reazione di ACPR
1.
quando l’ho toccata nelle parti intime, e io rispondo che la prima volta ha tentato di togliere la mano e io l’avevo rimessa.
Le altre volte lei era troppo spaventata per una qualche reazione.
Mi viene chiesto quanto è durata la masturbazione
che io ho fatto a ACPR 1 con le dita. R.: un paio di
minuti.
Mi viene chiesto se ho toccato i seni di ACPR 1. R.: si. Io andavo a toccare il seno nudo, spesso lei arrivava in
pigiama e non aveva niente sotto. ADR che quindi per riassumere, quando
succedevano gli atti sessuali con ACPR 1, succedeva sempre che io la baciavo
con la lingua, le toccavo i seni e poi la masturbavo con le dita dentro la
vagina.
Mi viene chiesto di precisare i rapporti orali. R.: io mi ricordo che ad un certo punto ACPR 1 aveva in mano il mio
pene mezzo rigido, e ha detto “adesso questo deve andare nella mia bocca” e poi
c’è stato il rapporto orale.
Mi viene chiesto se ACPR 1 si è mai dimostrata
disinvolta nei rapporti. R.: rispondo di no.
Mi viene contestato quindi fatto prendere atto
che appare assai inverosimile che se ACPR 1 ha mantenuto le resistenze,
rispettivamente la paura così come espressa in audizione e già contestatemi che
esordisca con una volontà da parte di ACPR 1 di praticarmi un rapporto orale. R.: io mi ricordo di questa frase, che era formulata in senso
interrogativo.
Mi viene chiesto se sono sicuro di aver eiaculato
nella bocca di ACPR 1. R.: sono sicuro, credo di aver
eiaculato quasi subito. Non ho dovuto aiutarmi per eiaculare. ADR che il
fatto di eiaculare in bocca di ACPR 1 era voluto, io non ho spostato il pene
quando stavo per venire. ADR che con mia moglie è successo solo
raramente che ci fossero rapporti orali, e di queste rare volte, occorreva
ancora più di rado che io eiaculassi nella sua bocca.
Mi viene chiesto come ha reagito ACPR 1. R.: rispondo che ACPR 1 ha ingoiato. Io sono andato in bagno a pulirmi,
il rapporto orale è avvenuto sul divano. Eravamo allungati / sdraiati sul
divano, lei si è abbassata e io le ho tenuto la testa. Per me era un momento
piacevole.
Mi viene chiesto se ACPR 1 ha detto qualcosa dopo
che io ho eiaculato nella sua bocca. R.: no non ha
detto niente. Io dopo sono andato in bagno e ACPR 1 è rimasta lì.
La verbalizzante mi contesta che i rapporti orali
sono due. R.: non mi ricordo di questo secondo
rapporto. Ribadisco che io non me lo ricordo.
MLaw __________ mi fa presente che unitamente
all’Avv. RAAP 1 hanno incontrato la cliente e a precisa domanda ACPR 1 ha
ribadito che non è mai successo che io ho eiaculato nella sua bocca. Mentre ha
ribadito che i rapporti orali sono stati due e che non avrebbe mai proferito la
frase “adesso questo deve andare nella mia bocca”, né sotto forma di domanda,
né sottoforma di esclamazione.
R.: ne prendo atto. Ribadisco che la frase da ACPR 1
io l’ho sentita veramente, non l’ho sognata.
MLaw __________ mi fa inoltre presente che ACPR 1
a domanda dell’Avv. RAAP 1 ha risposto di non essere golosa di sperma, neppure
con il suo compagno.
R.: io ribadisco che ACPR 1 mi aveva detto che era
golosa di sperma. Io questa cosa l’ho saputa quando c’è stato il problema di
cocaina con __________ e mi ricordo che la dottoressa __________ aveva
minacciato di ricoverarla __________ perché era risultata positiva, questo a
marzo. È da lì che è uscita la storia, al telefono, dove ACPR 1 mi ha chiesto “non
è che la cocaina può essere in altri liquidi?”. ACPR 1 doveva recarsi ancora
dalla Dott. __________ che aveva minacciato un suo ricovero, e ACPR 1 mi aveva
chiesto “cosa può far sì che le mie urine sono positive anche se non ho usato?
Può essere lo sperma?”, e da lì è saltata fuori la golosità. ACPR 1 mi ha detto
che aveva avuto un rapporto orale con questo consumatore di coca e questo può
aver causato la positività alla cocaina. Questo accadeva credo in primavera.
La verbalizzante mi contesta come la positività
alla cocaina risalga invero a fine febbraio/ marzo 2016 come riporto d’altronde
nella mercede quindi quando io avevo già iniziato a gennaio 2016 con gli abusi
sessuali. Mi contesta anche come sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la
sua positività alla cocaina, unicamente alla Dottoressa, circostanza che è
avvalorata anche dalla cartella del __________:
Dr. __________ (nota 17.03.2016) “riferisce una
serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da parte
degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo passerebbero la
positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità delle sue
ipotesi”.
R.: io ribadisco che questa cosa me l’ha riferita ACPR
1.
direttamente, non la Dottoressa. Di questo io sono sicuro.
Mi viene fatto prendere atto che il giorno
dell’annotazione io prima sento telefonicamente la Dott. __________, e poi vedo
ACPR 1.
R.: io ripeto che questa cosa me l’ha riferita ACPR
1.
al telefono, non la Dottoressa.
Mi viene chiesto perché allora non l’ho
trascritto nella mercede, né nella nota del 12 marzo, 14 marzo, né ancora del
17.
marzo successiva all’incontro con la Dott. __________ anche perché questa
cosa doveva preoccuparmi visto il rapporto promiscuo con terzi.
R.: non so perché non l’ho marcato nella scheda
mercede che io consideravo il comportamento promiscuo con terzi nocivo per ACPR
1.
La verbalizzante mi contesta quindi che questa
frase proferita da ACPR 1 che era golosa di sperma, non è assolutamente
credibile e peraltro smentita dai riscontri oggettivi di cui sopra, fra cui il
fatto che temporalmente la questione della positività della cocaina è successa
dopo che io avevo già iniziato gli abusi sessuali.
R.: io sono convinto che ACPR 1 mi ha fatto questa
domanda, ossia se ingerire lo sperma dava la positività alla cocaina. A questo
punto non posso però escludere che siano stati dei terzi (__________) a
dirmelo.
Mi viene chiesto quanto nel complesso duravano
gli incontri con atti sessuali.
R.: convengo con la verbalizzante che c’erano delle
visite dove non c’era la necessità di vedere ACPR 1, ma io la vedevo per
compiere gli atti sessuali. Voglio anche dire che gli atti sessuali saranno
durati secondo me dai 15 ai 20 minuti.”
(AI 61).
b) I singoli episodi
Nel corso dei due ultimi verbali d’interrogatorio, la PP PP 1, a
mano dei documenti componenti l’incarto della ARP allestiti dal IM 1 per
giustificare il suo lavoro di curatore, ha ripercorso incontro per incontro
avvenuto con la vittima, chiedendo all’imputato di voler specificare se vi
fossero stati contatti di natura sessuale e, se sì, di che tipo. Così nel
verbale 23 maggio 2017:
“…OMISSIS…”
E, infine, nel verbale finale 16 giugno 2017, IM 1 si
è limitato a riconfermare tutte le risultanze dell’inchiesta e le sue precedenti
dichiarazioni, affermando ancora, a seguito delle precisazioni della PP, che:
" La
verbalizzante mi dice tuttavia che ACPR 1 in audizione ha precisato che
l’ultima volta in cui ci siamo visti non era successo niente.
R.: rispondo che ripensandoci effettivamente ACPR 1
ha ragione.
ADR che la seconda volta che avevo cacciato il suo
ragazzo non era l’08 marzo, ma il 16 febbraio quando le ho sottoposto per
approvazione il rendiconto e il rapporto morale. (…) confermo che io ero
diventato insistente, che ACPR 1 aveva paura e che spesso cercava delle scuse
per fare in modo che io non andassi da lei. (…) confermo che ACPR 1 aveva
tentato di togliermi la mano più di una volta (…) è vero che le avevo detto di
non dire niente a nessuno (…) è vero che le avevo detto che mi sarebbe piaciuto
andare “nel lettone” (…)
Benché sia stata smentita dalla circostanza
stessa che ACPR 1 sia stata trovata positiva alla cocaina, dopo che gli atti
erano già iniziati ovvero la positività alla cocaina risalga invero a fine febbraio/
marzo 2016 come riporto d’altronde nella mercede quindi quando io avevo già
iniziato a gennaio 2016 con gli abusi sessuali. Mi contesta anche come
sembrerebbe che ACPR 1 avrebbe giustificato la sua positività alla cocaina,
unicamente alla Dottoressa, circostanza che è avvalorata anche dalla cartella
del __________:
Dr. __________ (nota 17.03.2016):
“riferisce
una serie di giustificazioni non credibili sulla presunta contaminazione da
parte degli amico che invece utilizzano sostanze ed in qualche modo
passerebbero la positività, la confrontiamo con l’infermiera sull’impossibilità
delle sue ipotesi”.
Tuttavia non viene mai fatta menzione sulla
golosità dello sperma.
R.: confermo che non poteva essere quella la
motivazione, anche perché come mi viene contestato gli atti sono successi
prima.
Voglio aggiungere che mi dispiace tremendamente per ACPR
1, soprattutto adesso che ha avuto un altro ricovero. Mi dispiace tantissimo,
anch’io non so darmi una spiegazione di quello che ho fatto. Sto parlando con il
Dott. __________ sta valutando di fare una tac cerebrale, perché pensa che vi
sia un legame legato all’impotenza e al fatto che sono in andropausa.
La verbalizzante mi dice che comunque anche a
fronte di queste problematiche di impotenza e andropausa, vi sono anche altre
alternative che abusare della mia pupilla.
R.: concordo con quello che dice la verbalizzante.
Voglio comunque aggiungere che adesso vorrei poter
riabbracciare presto mio figlio. …OMISSIS...
L’avv. __________ aggiunge che è stato fatto un
versamento di CHF 5'000.- a valere come torto morale, cosi come concordato con
la patrocinatrice di ACPR 1.
Unitamente al mio difensore, chiedo di procedere con
rito abbreviato e viene consegnato uno scritto in tal senso.”
(AI 70).
Da notare come l’allora difensore avv. __________ ha
in seguito proceduto in data 16 giugno 2017 alla richiesta formale di rito
abbreviato, a condizione che la pena proposta fosse contenuta nei 36 mesi e
parzialmente sospesa (AI 71). Richiesta poi respinta dalla PP con scritto 26
giugno 2017 (AI 80).
Agli atti figura, poi, la conferma da parte
dell’avv. RAAP 1 dell’avvenuto accordo fra le parti e del pagamento di un torto
morale di CHF 5'000.- da parte di IM 1, con conseguente ritiro della
costituzione di accusatore privato civile della ACPR 1 “ritenendosi tacitata
per tutte le pretese civili connesse ai fatti imputati a IM 1”, la quale
permaneva comunque accusatrice privata penale (AI 77). Il giorno seguente,
l’avv. RAAP 1 ha trasmesso alla PP la sua nota d’onorario per le prestazioni
del suo studio in relazione al procedimento penale (AI 79, decisione di
gratuito patrocinio AI 7).
3.4
Interrogatori PIF
(operatori sociali)
Secondo le dichiarazioni della ACPR 1, quando subì i primi abusi,
ovvero il massaggio alle spalle sotto i vestiti ed il primo bacio con la
lingua, tentò di parlarne con alcuni operatori nella speranza di trovare aiuto,
invano, poiché questi non le credettero, affermando che il IM 1 fosse, sempre
secondo le sue dichiarazioni, una “brava persona”. La Polizia ha dunque
proceduto all’audizione di queste persone, le quali, in linea generale, hanno riferito
di aver sentito la donna lamentarsi di alcuni comportamenti, con particolare
riferimento al massaggio alla schiena e a un bacio, dai più descritto come “di
saluto”, sottovalutando comunque il tutto e portandola a pensare di non essere
stata creduta (AI 65 rapporto di polizia).
3.4.1
__________ (responsabile
del __________)
Interrogato il 28 aprile 2017, la Polizia riassumendo il suo
verbale, ha riportato nel proprio rapporto:
"
Dal suo verbale emerge come non sia stata data la giusta
importanza a quanto riferitogli da ACPR 1 (…) __________, avendo ricevuto a suo
dire, informazione in un momento informale, ha interpretato le parole della
donna, come uno sfogo personale. Preso atto delle sue dichiarazioni, ha
rammentato che lei probabilmente gli aveva parlato del massaggio, ma come detto
ha sottovalutato la segnalazione, portandola a non sentirsi creduta. __________
non ha un rapporto di amicizia con IM 1, la loro interazione era legata
unicamente a questioni professionali concernenti l’attività lavorativa di ACPR
1.
(…) presso il __________”
(AI 65).
Tra le dichiarazioni utili all’inchiesta, egli ha affermato:
"
(…) ho conosciuto IM 1 circa 30 anni fa. (…) Dopo non ho più
avuto occasione di incontrarlo professionalmente. L’ho poi rivisto per
questioni lavorative quando mi aveva proposto l’assunzione di ACPR 1 al __________
(…) settembre 2015 se non sbaglio. (…) Ho avuto la percezione (…) che ACPR 1
fosse una persona fragile e l’inserimento in struttura protetta era fatto con
lo scopo di farla uscire un po’ dallo stato di isolamento in cui si trovava.
Questo mi era stato detto da IM 1. (…) l’ho inserita a lavorare nel __________.
(…) Ha lavorato per un periodo abbastanza corto, direi un mesetto, non mi
ricordo le date, e poi è stata ricoverata per un periodo abbastanza lungo, più
di un mese (…) non so i motivi (…) è poi tornata (…) gennaio del 2016, non sono
certo, (…) al __________ (…) ha però anche fatto diversi periodi di assenza,
senza motivi precisi. (…) ha poi avuto dei problemi fisici dati da un’unghia
incarnata del piede che le procuravano difficoltà nel camminare (…) le ho
proposto di cambiare reparto di lavoro e di andare in ____ (…) ha accettato (…)
con grande felicità (…) Poi è stata operata (…) c’è stato un lungo periodo di
assenza (…) ha poi cominciato a lavorare in ____, poteva essere settembre 2016
e l’ho vista bene (…) Questo ha funzionato fino a penso…febbraio o inizio marzo
di quest’anno. Lei poi non è più venuta a lavorare e contrariamente al solito
non aveva nemmeno telefonato per avvisarci. Ho poi ricevuto una telefonata dal __________,
mi avevano detto che ci sarebbe stata un’assenza di lunga durata, ma non mi è
stato detto per quale motivo (…) Ho preso contatto con IM 1 per capire qualcosa
in più, ma anche lui era all’oscuro (…) ACPR 1 (…) non mi ha mai risposto al
telefono. (…). Con IM 1 non vi era un rapporto di amicizia, non è una persona
che ho mai frequentato (…) solamente per la curatela di ACPR 1. (…) ACPR 1 (…)
è una signora molto discreta, quando sta bene è una persona molto affidabile.
Non è mai stata aggressiva o altro, non ha mai creato problemi (…) è una
persona fragile con una forte emotività. Poteva capitare di vederla piangere.
(…) Mi ha parlato una volta, in modo informale, di avere dei problemi con il
suo curatore IM 1. Mi aveva detto che lui le stava troppo vicino, che la
annoiava, che veniva troppo spesso a casa sua. Poteva essere ancora nel 2016.
Quando dico informale dico così…fumando una sigaretta, non mi aveva chiesto un
colloquio, mi aveva riferito questo in un momento di pausa dal lavoro. Quello
che mi aveva detto ACPR 1 lo avevo preso come un momento di disaccordo per
questioni amministrative tra pupilla e curatore, come spesso accade tra pupilli
e curatori e poi come ho detto in principio verbale, per me deontologicamente
non è possibile che un curatore si avvicini in altro modo alla sua pupilla. Se
lei mi avesse chiesto un colloquio formale avrei preso la questione molto più
sul serio cercando… anche se molto delicato…da parte nostra che dobbiamo
accogliere senza fare l’inchiesta…avrei dovuto accogliere senza inquinare la
sua deposizione e sicuramente avrei segnalato alla direzione della __________
(…) Se l’utente mi dice una cosa in un momento di pausa io lo prendo come uno
sfogo personale. Se invece mi viene detto durante un incontro formale, la cosa
cambia. (…) con il senno di poi e facendomi un’autocritica, posso dire che
sicuramente non ho preso abbastanza seriamente la questione all’epoca. (…) non
ho chiesto a ACPR 1 cosa intendeva con mi sta troppo addosso ecc. Non le ho
fatto alcuna domanda. (…) Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha
dichiarato (…) “__________, è il direttore, però è tanto amico di lui (…)
mi ha messo le mani sotto i vestiti e mi ha massaggiato (…) io sono andata e
loro hanno detto “ma no, il signor IM 1 è bravo”, non mi hanno creduto, “è
bravo, è un segno di affetto”, di qua e di là” (…) Mi viene chiesto di
prendere posizione in merito. (…) non ho un rapporto di amicizia con il IM
1.
Questa è una interpretazione di ACPR 1. Magari lei ha interpretato
questo perché con IM 1 ci diamo del tu. Ora che me ne parla… sì probabilmente
del massaggio me ne ha parlato. Lei può quindi essersi sentita non creduta
perché non ho dato il giusto peso alle sue parole. Per quanto riguarda dire “è
bravo, è un segno di affetto” queste non sono parole mie. Non avrei mai
utilizzato il termine è un segno di affetto perché ritengo che qualsiasi
operatore sociale debba mantenere una distanza terapeutica dalle persone che
segue. (…) Come detto ho sicuramente fatto un errore professionale e ho
sottovalutato la situazione (…)”
(allegato 3 ad AI 65).
3.4.2
__________
(educatrice responsabile al __________)
Interrogata il 2 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue
dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:
"
A suo dire ACPR 1, tra gennaio e marzo 2016, durante una pausa
lavorativa in cui si trovavano entrambe a fumare una sigaretta le ha parlato,
di un’eccessiva presenza di IM 1 presso la sua abitazione, del voler sempre
bere il caffè a casa sua e di un’occasione in cui lui le aveva portato una
crema per il mal di schiena. L’educatrice dichiara di essersi poi recata
immediatamente dal responsabile __________ per informarlo e di essersi quindi
trovati tutti per discuterne. Non ha ricordi in riferimento alle dichiarazioni
rese da inerenti il massaggio ricevuto alle spalle sotto i vestiti da parte
del curatore. Anche lei dice che probabilmente hanno minimizzato la situazione
e non vi hanno dato seguito. ACPR 1 le era sembrata sì preoccupata per la
questione ma non aveva esternato particolari emozioni.”
(AI 65).
In particolare, la __________ ha dichiarato:
"
ACPR 1 aveva parlato con __________ dei suoi problemi con IM 1 e __________
le aveva detto di venire a parlarne con me o con __________, essendo noi le
figure educative. Cosa che lei ha fatto in maniera informale. Mi ricordo che
stavamo fumando una sigaretta. Inizialmente ricordo che eravamo solo io e lei
se non sbaglio. (…) mi aveva detto che era un po’ strano che IM 1 volesse
sempre andare a casa sua, che compariva spesso per vedere come andava e che le
chiedeva di preparargli il caffè. Mi ricordo che mi aveva detto anche di una
volta in cui lui le aveva portato una crema per il mal di schiena. Era molto
presente in queste cose… Io le ho detto che ne avrei parlato con il
responsabile __________ e che ci saremmo trovati tutti per discuterne. (…) ci
siamo trovati io, lui e ACPR 1 nel suo ufficio per parlare di questa cosa. Così
come per parlare delle problematiche che aveva con __________ e poi anche (…)
delle numerose assenze (…) abbiamo parlato di IM 1 che andava spesso a casa
sua. Le abbiamo detto che non era obbligata ad aprirgli perché sappiamo che i
curatori devono avvisare prima di presentarsi a casa e poi che poteva comunque
dirgli che aveva altro da fare. Rispetto a IM 1 il discorso era finito lì, ACPR
1.
aveva forse detto qualcosa del tipo “va bene ci proverò”. (…) se non sbaglio
avevamo chiesto a ACPR 1 se potevamo parlarne anche con la sua dottoressa e lei
aveva detto che andava bene. Questa è avvenuta un paio di settimane dopo (…)
non è stata fatta apposta per parlare della questione IM 1 ma più in generale
per parlare delle problematiche di ACPR 1 rispetto al lavoro (…) non ricordo se
le avessimo parlato anche della storia di IM 1 ma penso di sì. (…) è stata
messa in manutenzione, si occupava di __________. Lì sembrava contenta. Non ha
mai più parlato delle problematiche con IM 1. Mi viene fatto prendere atto
che ACPR 1 (…) ha dichiarato (…) “mi ha messo le mani sotto i vestiti” (…) Mi
viene chiesto di prendere posizione in merito. Sinceramente a me del fatto
che ha messo le mani sotto ai vestiti mi è nuova… questa proprio non me l’ha
detta (…) Probabilmente abbiamo minimizzato un po’ la situazione, proprio
perché comunque lei mi ha raccontato che IM 1 andava a bere il caffè e che le
aveva portato una crema. Sinceramente non pensavo che poi l’avesse massaggiata.
(…) È possibile che ACPR 1 non si sia sentita creduta perché poi, oltre
parlarne con la sua dottoressa, non abbiamo fatto. (…) Le testuali parole “IM 1
è bravo, è un segno d’affetto” non le ricordo. Probabilmente le era stato detto
che essendo il suo curatore, poteva essere un curatore premuroso nel senso che
ci teneva a lei come pupilla. (…) dopo quanto ci aveva detto ACPR 1, io e __________
ne avevamo parlato in modo informale, chiedendoci quanto potesse essere reale la
situazione, o quanto poteva essere una ricerca di attenzione da parte di ACPR 1,
visto che questo suo modo di fare del cercare attenzioni era supportato anche
dalla sua dottoressa. (…) non abbiamo più dato seguito alla cosa (…) non ne ho
parlato con altre persone (…) nemmeno con IM 1 è stato affrontato l’argomento.
(…)”
(allegato 4 ad AI 65).
3.4.3
__________
(cuoca al __________)
Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue
dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:
"
Rammenta un’occasione in cui ACPR 1, mentre si trovavano nel __________
a lavorare, le aveva raccontato che IM 1 si era proposto di farle un massaggio
alle spalle ma lei non aveva accettato. Vedendola comunque turbata, perplessa e
con un disagio emotivo, poiché a suo dire non sapeva come interpretare il gesto
del curatore, le aveva consigliato di parlarne con il responsabile __________.
La cuoca si era poi sincerata in un secondo tempo con quest’ultimo che la
dipendente fosse andata a parlargli dei suoi problemi, ricevendo risposta
positiva. Preso atto delle parole di ACPR 1 (…) ha dichiarato di non ricordare
il dettaglio del massaggiare le spalle sotto ai vestiti.”
(AI 65).
Dal suo interrogatorio:
"
(…) una volta ACPR 1 mi aveva raccontato che IM 1 le aveva
proposto di farle un massaggio sulle spalle (…) era un po’ turbata, ed il le
avevo detto di parlarne con il responsabile (…) se mi ricordo bene lei mi aveva
detto “non so se è una cosa giusta oppure no”. (…) A loro avevo chiesto se ACPR
1.
era andata a parlare con loro del comportamento del suo curatore. Loro mi
avevano detto di sì, ma come sempre accade non mi hanno raccontato i dettagli.
Alla fine non è competenza mia (…) io sono cuoca, non sono né assistente
sociale, né educatrice, né psicologa. (…) questa cosa del massaggio. Non
ricordo le esatte parole (…) se ricordo bene, lui le aveva proposto il
massaggio ma lei non se l’era fatto fare. (…) È difficile accusare subito una
persona con quelle poche cose che sapevo io. Ho anche pensato che magari lei
potesse avere mal di spalle ed una persona gentilmente si era proposta di farle
un massaggio. Come detto, la cosa che mi aveva colpita era il suo disagio per
questa cosa. Io ho percepito il suo disagio emotivo e più che indirizzarla a
chi di dovere non potevo fare. (…) Io del discorso che le ha messo le mani
sotto ai vestiti non mi ricordo (…) se mi avesse raccontato del dettaglio del
sotto ai vestiti, me lo ricorderei (…) abbastanza grave. (…) avevo delegato a
loro. Io ricordo che la cosa era stata abbastanza sdrammatizzata, nel senso che
non si è cercato di creare ancora più disagio. Penso che siamo stati un po’
tutti a sdrammatizzare.”
(allegato 8 ad AI 65).
3.4.4
__________
(infermiera __________)
Interrogata il 4 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue
dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:
"
Riferisce che, verosimilmente durante la primavera del 2016
mentre si trovavano al __________, ACPR 1 le ha raccontato di essere stata
baciata dal suo curatore. Dice di aver contestualizzato con lei cosa intendesse
dire ed era emerso come questo bacio fosse un bacio di saluto datole sulla
guancia. Per questo motivo, non vedendo nulla di negativo in questo gesto, non
ha riportato il fatto nella cartella clinica di ACPR 1. Ha condiviso unicamente
l’informazione con la dottoressa __________ la quale era del suo stesso avviso.
Sono state contestate le dichiarazioni rese da ACPR 1 durante il suo verbale
video filmato. Ha negato di aver ricevuto l’informazione del bacio con la
lingua, poiché altrimenti avrebbe dato un seguito differente alla questione
denunciando i fatti. Non ricorda del massaggio.”
(AI 65).
Dal suo interrogatorio:
"
(…) circa un annetto fa, lei…come si dice…aveva riportato…mentre
preparavo il suo blister…che il curatore….l’aveva baciata. Quando però ho
contestualizzato con ACPR 1 cosa intendesse e ho chiesto in questo caso lo
specifico dell’atto, lei ha riferito che era un bacio di saluto. Nel senso che
il bacio di saluto regolarmente lo da anche a me, ACPR 1 è una persona molto
affettiva. (…) intendo dire un bacio sulla guancia mentre ci si saluta. (…) le
avevo detto che se le dava fastidio avrebbe potuto dire al curatore che non
voleva. (…) non ho visto in questa cosa un fatto grave da riportare in
cartella. Era un bacio di saluto. (…) ho condiviso l’informazione con il medico
di ACPR 1. La dottoressa __________ e anche lei era del mio stesso parere, nel
senso che anche lei non ci ha visto niente di che in questa cosa. Poi ACPR 1
non ne ha più parlato. (…) ACPR 1 non ha mai parlato né di baci con la lingua
né di mano sotto ai vestiti. Con me aveva contestualizzato un bacio di saluto.
Se mi avesse riferito di un bacio con la lingua mi sarei allertata
diversamente. Così come “lui è bravo” e altro, non viene da me. (…) quello che
dice ACPR 1 non corrisponde alla realtà (…) Io del massaggio onestamente non mi
ricordo, scusate. (…)”
(allegato 5 ad AI 65).
3.4.5
__________
(psichiatra)
Interrogata il 5 maggio 2017, la Polizia ha così riassunto le sue
dichiarazioni nel rapporto d’inchiesta:
"
Dichiara di non aver ricevuto confidenze dirette da parte di ACPR
1.
ma di aver saputo dall’infermiera __________ del bacio di saluto. Riporta che
l’infermiera aveva chiarito la situazione con la paziente e le aveva anche
detto che se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come troppo
invadente, l’avrebbero aiutata a comunicarlo al curatore. La questione si era
poi conclusa lì. Anche a lei sono state contestate le dichiarazioni rese dalla
sua ex paziente. __________ negava di aver anche solo parlato direttamente con
lei della questione del bacio, così come non le ha mai fatto capire di vivere
una situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se
avesse saputo di un bacio così come non le ha mai fatto capire di vivere una
situazione di disagio in riferimento a IM 1. Anche __________ dice che se
avesse saputo di un bacio con la lingua avrebbe reagito diversamente”
(AI 65).
Dal suo verbale d’interrogatorio emerge che la psichiatra si era
vista pochi giorni prima con l’infermiera __________, per una rinfrescata di
memoria in merito ai momenti in cui ACPR 1 cercò di raccontare loro del suo
rapporto non proprio usuale con il suo curatore:
"
Sapevo che c’era stata questa denuncia. Ne ho sentito parlare una
mattina che mi trovavo al lavoro presso la sede del __________ di __________.
(…) non so dire da dove sia arrivata la notizia. (…) quello che ho appreso io è
che c’era stata una denuncia da parte della ACPR 1 nei confronti del suo
curatore (…) sospetto di molestia (…) sono rimasta meravigliata (…) Mi viene
chiesto se io ho poi parlato in seguito di questa denuncia con qualcuno. Ma
allora lì al servizio a __________ no. Questa settimana, martedì 02.05.2017 ho
visto a pranzo l’infermiera __________, lei seguiva ACPR 1 presso il __________
di __________ con me (…) Durante il pranzo ne abbiamo parlato…eravamo state
entrambe convocate dalla polizia e quindi ne abbiamo discusso. (…) abbiamo
parlato del fatto che eravamo rimaste entrambe scioccate dall’accaduto, eravamo
tutte e due incredule (…) avevamo parlato poi in generale degli incontri avuti
con il IM 1 e con la ACPR 1 e quindi in generale di com’era stata la presa a
carico da parte nostra del servizio.
(…) IM 1 l’ho conosciuto mentre lavoravo al __________ di __________
poiché lui era il curatore di ACPR 1 (…) ho lavorato al __________ dal primo di
ottobre del 2015 ed ho terminato il 31.10.2016. (…) i miei contatti con IM 1
erano prettamente professionali e legati unicamente alla ACPR 1 (…) IM 1 era
attento e presente nei suoi confronti, mi sembrava una persona professionale,
con un atteggiamento neutro come tutti noi. (…) Non ho più avuto modo di
seguire la ACPR 1 come paziente dal 31.10.2016, quando ho terminato presso il __________
di __________. Al mio posto era subentrata la dottoressa __________ dello
studio __________ di __________, poiché la ACPR 1, già verso il termine del mio
periodo di formazione al __________, aveva manifestato la volontà di essere
seguita da un privato. (…) I miei incontri con lei erano abbastanza regolari.
(…) veniva a ritirare “la dosette” dei medicamenti, ovvero il blister (…) erano
più che altro colloqui di sostegno, di gestione e di controllo della terapia
farmacologica. Non erano incontri di psicoterapia in senso stretto. ACPR 1 ha
un disturbo di personalità e un ritardo mentale lieve se non ricordo male. Mi
sembra che il suo disturbo fosse un disturbo di personalità dipendente. (…) i
pazienti affetti (…) hanno un senso di sé inadeguato e insicuro per cui sono
portati ad attaccarsi in maniera quasi morbosa agli altri, come se avessero
sempre bisogno dell’approvazione e del sostegno di qualcuno. (…) ACPR 1 è una
persona fragile, influenzabile e anche infantile nelle sue modalità di
relazione in generale. (…) tendeva a fare amicizia molto facilmente e a
lasciarsi trascinare da amicizie che per lei non erano sicure, persone poco
raccomandabili. (…) Di ACPR 1 si può dire anche che è una persona un po’
“difficile da gestire” perché a volte raccontava le cose a metà e bisognava
capire cosa stava combinando e chi stava frequentando. Magari ti diceva un
pezzo di una cosa durante un colloquio e poi durante il colloquio successivo
diceva un altro pezzo, poi però magari cambiava un po’ versione (…) soprattutto
per quello che riguardava le sue relazioni sentimentali. (…)
Mi viene chiesto se ACPR 1 (…) mi ha mai raccontato di aver
avuto problemi con il suo curatore IM 1 (…)
A me no. Con me non ha mai fatto parola di problemi di gestione o
relazione con il CURATORE. Allora l’unico episodio che ricordo io è stato
quando l’infermiera __________, durante un passaggio di consegne, mi aveva
raccontato che ACPR 1 le aveva riferito di un abbraccio o forse un bacio con il
curatore. Che questa cosa era stata contestualizzata con ACPR 1 e che lei aveva
detto che si stavano salutando (…) Questo è quello che la paziente aveva
riportato all’infermiera. __________ aveva chiesto a ACPR 1 di spiegare cosa
voleva dire con bacio e abbraccio e lei le ha risposto che si stavano
salutando. (…) se la cosa le avesse dato fastidio o l’avesse percepita come
troppo invadente, noi l’avremmo aiutata eventualmente facendo un colloquio
insieme per aiutarla nella comunicazione con il curatore. La cosa era finita
lì, non c’è stato un seguito. Con me ACPR 1 non ha mai fatto alcun cenno in
merito. (…) non ho approfondito la questione con ACPR 1 personalmente (…)
perché non ho francamente dato nessun peso alla cosa e lei non me ne ha mi
parlato. (…)
Mi viene fatto prendere atto che ACPR 1 (…) ha dichiarato di
avermi raccontato di aver avuto dei problemi con il suo curatore IM 1. Mi viene
chiesto di prendere posizione in merito.
No, con me non ne ha parlato.
ACPR 1 (…) ha dichiarato (…): “(…) ho parlato con la mia
infermiera, la mia altra psichiatra e non mi hanno creduto neanche lì “è un
bacio d’affetto”, eh, “lui è bravissimo, il signor IM 1, lo conosciamo da
tanto, è bravissimo, non sarebbe, non farebbe mai una cosa del genere”,
praticamente nessuno mi ha creduto, sono rimasta malissimo.” Mi viene
chiesto di prendere posizione in merito.
No. Queste cose non le ha mai assolutamente riferite a me
personalmente altrimenti me lo ricorderei. Non sapevo neanche che ACPR 1
andasse a casa del curatore.
Sempre a riguardo di quanto riferito a me ed all’infermiera
presso il __________ ACPR 1 ha riferito: “A loro avevi detto che era un
bacio con la lingua? Sì. Non hanno fatto niente e io sono rimasta zitta fino
che ho trovato la dottoressa __________” Mi viene chiesto di prendere
posizione in merito.
Assolutamente no, un bacio con la lingua non è un bacio di saluto.
Anche dei commenti o dei giudizi di valore per quanto riguarda me, cioè andare
a dire cose così ad una paziente sul suo curatore, io quando svolgo io mio
lavoro me ne astengo. Io non ho mai detto delle cose così a ACPR 1. (…) ci
sarei andata a fondo (…) Non ricordo di aver mai parlato con gli operatori
del __________ in merito a possibili problematiche che ACPR 1 aveva con IM 1
Mi viene chiesto se la questione invece non è stata
semplicemente presa un po’ alla leggera (…) No su una cosa del genere direi
di no, almeno per quel che mi riguarda.
Mi viene chiesto se con l’infermiera __________ è stata
concordata una versione dei fatti da fornire in polizia, poiché saputo della
denuncia penale in corso, e sapendo di sottostare all’obbligo di segnalazione
sancito dall’articolo 68 della legge sanitaria, abbiamo pensato che potevano
esserci delle conseguenze anche per noi. No, assolutamente no.
(…) quanto riferito in merito ai fatti da ACPR 1 su quanto
capitatole è stato accertato e quindi non riesce a capire per quale motivo ACPR
1.
abbia dovuto inventarsi il fatto di aver riferito a più persone le cose ma di
non essere stata creduta. Una risposta in tal senso non sono in grado di
darla, non lo so.”
(allegato 7 ad AI 65).
Esperiti gli interrogatori di cui sopra e conclusa l’istruzione, La
PP PP 1 ha infine emesso l’atto d’accusa nei confronti di IM 1 secondo la
procedura ordinaria in data 28 giugno 2017 (doc. TPC 1), per titolo di coazione
sessuale (ripetuta), deferendolo dinanzi ad una Corte criminale senza la
presenza degli assessori giurati (competenza massima di pena: cinque anni).
3.5
Atti seguenti l’emanazione
dell’AA - La ritrattazione dell’imputato
A seguito dell’esame preliminare ex art. 329 CPP, il Presidente
della Corte ha convocato le parti ad un’udienza preliminare che si è tenuta il
20.
settembre 2017, così da chiarire alcune questioni emerse da detta prima analisi
e permettere loro di prendere posizione in merito. In particolare, alle parti è
stato prospettato il cambio di deferimento dinanzi ad una Corte criminale con
la presenza degli assessori giurati, alla luce della giurisprudenza della CARP
21.7
, in re M. D., nella quale l’imputato era stato condannato ad una pena
detentiva di 4 anni e 6 mesi, per aver commesso un unico atto di coazione
sessuale nei confronti della vittima. Inoltre, con il consenso di tutte le
parti, essendo l’imputato su quei punti e a quel momento reo confesso, sono
stati aggiunti due episodi di coazione sessuale, assenti nell’atto d’accusa a
causa di una svista (per i dettagli v. doc. TPC 3). Si è poi discusso della
necessità dell’esperimento di un verbale di confronto tra vittima ed imputato,
non essendo stato possibile in corso d’inchiesta a causa dei problemi di salute
della ACPR 1, con retrocessione della direzione del procedimento su questo
punto alla PP PP 1, così da permetterle di procedere in tal senso. Ancora,
l’avv. RAAP 1 ha precisato di avere, contrariamente a quanto da lei
precedentemente scritto all’attenzione del magistrato inquirente, ancora delle
pretese civili nei confronti dell’imputato, in particolare per quanto concerne
la rifusione delle spese legali della sua assistita. Infine, il Presidente ha
prospettato alle parti la necessità di procedere ad una perizia psichiatrica
dell’imputato, assente agli atti, per poter in particolare valutare il rischio
di recidiva, trattandosi di reati contro l’integrità sessuale. Le parti hanno
preso atto di quanto sopra e hanno potuto esprimersi in merito in corso
d’udienza.
Con scritto del 29 settembre 2017, l’avv. __________ ha chiesto
alla PP di procedere ad un interrogatorio di confronto tra il suo difeso e la
dr.ssa __________, affinché alla stessa potesse essere riformulata la domanda a
sapere se la ACPR 1 le avesse parlato in passato di rapporti orali con
conseguente positività alla cocaina nei controlli tossicologici (doc. TPC 6). Questo
interrogatorio è stato poi fissato dalla PP PP 1 il 2 ottobre 2017 per il 6
ottobre 2017 (doc. TPC 7).
Nel frattempo, il 5 ottobre 2017 si è notificata alla Corte l’avv.
DF 1 quale difensore di fiducia di IM 1, al posto del difensore d’ufficio avv. __________
(doc. TPC 9), producendo l’apposita procura e chiedendo alla PP di voler
rinviare gli interrogatori previsti, così da poter prendere conoscenza del
dossier e permettere l’esercizio dei diritti della difesa (doc. TPC 10). Con
scritto 17 ottobre 2017 (doc. TPC 17), l’avv. DF 1 ha prodotto un referto del
dr. __________, il quale, dopo aver proceduto ad una risonanza magnetica
cerebrale dell’imputato che si trovava in carcere, ne spiegava i motivi,
ovvero:
"
è stata fatta poiché è sorta spontanea la diagnosi differenziale,
visto il cambiamento comportamentale dopo il pensionamento, in un uomo che è
sempre stato integerrimo, con l’apparizione di un tumore o di un’atrofia
cerebrale.”,
affermazione, questa, che, a mente del difensore, non avrebbe
potuto essere sorvolata e necessitava un approfondimento medico nell’ambito
della perizia psichiatrica prevista, la quale non avrebbe dovuto quindi
limitarsi ad un’analisi circa il rischio di recidiva (doc. TPC 17).
Nel frattempo, la PP PP 1 ha provveduto ad esperire i due verbali
di confronto.
Dal verbale 18 ottobre 2018 con la dr.ssa __________, è emerso,
sostanzialmente, che la stessa non ricordava se la ACPR 1 avesse mai
giustificato la sua positività alla cocaina con il contatto con lo sperma di un
consumatore, comunque non escludendolo (“può darsi che abbia detto anche
questo, ma non ho un ricordo specifico”), affermando di ricordare solo che
la paziente le aveva parlato di un bacio a qualcuno che era consumatore. Negava
“assolutamente” invece il fatto di aver mai parlato con IM 1 sulla
questione che ACPR 1 fosse “golosa di sperma”, malgrado IM 1
espressamente raccontava di avergliene parlato al telefono, la dottoressa
limitandosi a dire, in merito a questa telefonata: “è possibile che sia
avvenuta, non ricordo il contenuto della stessa.” (doc. TPC 19).
Il verbale di confronto con la vittima merita invece di essere qui
integralmente riportato, essendo che l’imputato, coadiuvato dal suo nuovo
difensore di fiducia, ha ritrattato le sue precedenti dichiarazioni,
contestando, fondamentalmente, di aver mai commesso atti che potessero essere
sussunti nel reato di coazione sessuale. Così il verbale:
“Sigle di
identificazione:
I: PP 1 (Procuratrice Pubblica)
V: ACPR 1
A: IM 1
D: DF 1 (avvocato difensore IM 1)
G: RAAP 1 (patrocinatrice)
F: __________ (dottoressa)
0:00:33 Inizio confronto.
I Allora,
innanzitutto ricordo a IM 1 il suo diritto di rifiutarsi di rispondere e di non
collaborare, e che ogni sua dichiarazione potrà essere utilizzata come mezzo di
prova. (Incomprensibile)
A Si.
I Questo è
un confronto quindi lei parlerà quando glielo dico io e non... ed
eviterà
di intervenire quando sta parlando la signora ACPR 1, d'accordo?
A Si.
I Eviterà
pure espressioni inopportune e quant'altro, ma questo non ho dubbi, quindi..,
però lo devo comunque ricordare. E a ACPR 1 devo solo dirle due cose, che deve
rispondere alla domanda che faccio e sostanzialmente dire la verità.
V Certo.
I Ok. E se
io ti facessi... posso darti del tu?
V Certo.
I Se io ti
facessi delle domande sulla tua sfera intima tu puoi comunque dirmi che
preferisci non rispondere.
V Ok.
I Per forza
di cose oggi dovremo ancora un po' parlare della sfera intima.
V Va bene.
I D'accordo?
Ma se ritieni che le mie domande sono troppo mi dici "preferisco non
rispondere".
V Va bene.
I Va bene.
Allora ACPR 1, te la senti di raccontarmi ancora cos'era successo?
V Si.
I Si. Ci
proviamo?
V Proviamo.
I Ok.
Allora ti ascolto.
G Comincia
dagli inizi, cosa è successo all'inizio.
V È successo
che il signor IM 1 si è amma... si è fatto male alla gamba e non poteva venire
a casa mia e mi ha invitato a casa sua. E lì è successo...ah, no... prima di
quello lui veniva a farmi dei massaggini sotto i vestiti a casa mia e dopo a
casa sua mi ha dato un bacio con la lingua e dopo veniva spesso a casa mia una
volta a settimana più o meno...
G Mmm, mmm.
Vai avanti.
V Un giorno
è successo cede cose.
G Racconta le
cose che sono successe.
V È successo
che eh... lui mi toccava, mi baciava, mi spogliava...
G Ti toccava
dove?
V Mi toccava
nelle parti intime.
G E cosa ti
faceva nelle parti intime?
V Mi leccava
e mi faceva fare anche a lui.
G Cosa ti
faceva fare?
V Come posso
dirlo?
G Dillo con
le tue parole.
V Mi faceva
succhiare il pene.
G Quante
volte è successo?
V Due volte
è successo.
G Mentre ti
toccava la vagina quante volte?
V Con la
lingua mi ha toccato nella vagina due volte.
G Per quanto
tempo è continuato?
V Per un
anno, più o meno un anno.
I Scusa ACPR
1, hai detto che ti toccava oltre che con la lingua con cosa ti toccava la
vagina?
V Con le
mani.
I Con le
mani e puoi spiegarmi come ti toccava con le mani?
V Mi metteva
le dita dentro la vagina.
I Ho
capito. E come ti sentivi tu in quei momenti?
V Male,
paura.
I Avevi
paura?
V Si.
I Mmm, mmm.
Allora, signor IM 1, ha sentito cosa ha detto.
A Si.
I Ha
ribadito più o meno brevemente quello che aveva raccontato la ACPR 1 ampiamente
nella prima audizione, quindi rimaniamo che la ACPR 1 ha detto che sono due
volte i rapporti orali e due volte che c'è stato questo rapporto con la lingua
che lei ha usato la lingua su di lei. È a posto __________? Ok, vuole prendere
posizione?
A Si, prima
di tutto buongiorno ACPR 1, io ribadisco che questo è successo una sola volta.
I Mmm. E
quando sarebbe successa questa volta? Che periodo?
A Penso
indicativamente il mese di maggio, però non ne ho la certezza.
I Ma come
può dirmi che è il mese di maggio? Perché?
A Perché non
era la prima volta che avevo un approccio con ACPR 1, non è successo la prima
volta, per quello dico indicativamente secondo me era attorno al mese di maggio
e prima delle vacanze che ACPR 1 ha fatto in __________.
I Mmm, mmm.
Prima delle vacanze.
A Prima
delle sue vacanze.
I E poi
invece l'altra cosa? ACPR 1 ribadisce che sono state due volte.
A No, assolutamente
io l'ho fatto una sole volta per un attimo anche soltanto.
I E nel
tempo quand'è?
A Ma li
sempre.
I Si, si,
ma la stessa volta di quando si è fatto fare un rapporto orale?
A Mi sembra
proprio...
I O una
volta successivo o una volta prima?
A Non è
stato quando c'è stato un rapporto orale deve essere stato la volta successiva,
però non...
I Prima o
dopo le vacanze di ACPR 1 dell'estate?
A Prima.
I Prima.
A Prima, si.
I Mmm, mmm.
E cosa è successo la volta del rapporto orale, di quando per usare le parole di
ACPR 1 che così mi capisce eh... gliel'ha succhiato, cosa è successo d'altro?
Oltre ad aver avuto questo rapporto orale cosa ha fatto lei?
A Eh... io
le tenevo la testa e le accarezzavo la testa, non ho usato nessuna violenza in
quel momento e anche perché era una situazione piacevole.
I Piacevole?
A Si.
I Per chi?
Per lei o per ACPR 1?
A Io avevo
l'impressione per tutti e due.
I Per tutti
e due perché? Si spieghi.
A Perché io
ho sempre avuto l'impressione che ACPR 1 avesse un
(incomprensibile)
e questo... io volevo bene a ACPR 1...
I No, ma
continui...
A No,
aspetti... ma...
I (Incomprensibile)
piacere, poi?
A Io volevo
bene a ACPR 1 e già le prime volte, i primi baci, avevo l'impressione che ACPR
1.
avesse anche lei un'affettività nei miei confronti, perché non mi ha mai
allontanato, non mi ha mai detto "no", per esempio che questo mi
avrebbe fatto evidentemente...
I Certo.
A ... subito
desistere.
I Mmm, mmm.
E poi cos'altro le avrebbe detto allora.., per rapporto a questo... non.., la
mia domanda era il rapporto orale come è finito.
A È finito
che io ho eiaculato nella bocca di ACPR 1, poi...
I Ma...
A ... posso
finire?
I Eh...
aspetti perché... lo deve spegnere.
D Si, scusi.
G Possiamo
chiedere al signor IM 1 di alzare un po' la voce? Che facciamo fatica a
sentire.
I Se può
alzare la voce...
A Si.
I Allora,
lei ha detto che ha eiaculato nella bocca di ACPR 1.
A Si
I Eh... ma
signor IM 1, lei per intenderci, mi scuso la domanda, ma ormai siamo in questo
campo, quando eiacula...
A Si.
I Eiacula
in maniera normale, abbondante? Per...
A Secondo me
normale.
I Normale?
A Si, si.
I E ha
eiaculato in bocca.
A Si
I Ok.
A Questo
sicuro al 100 per 100.
I Cento per
cento.
A Si, senza
ombra di dubbio.
I E perché
non si sarebbe più... successo un'altra volta?
A Perché
non.., non è successo semplicemente anche io avevo tutto sommato i miei freni,
ma forse posso aggiungere ancora una cosa? Se mi permette.
I Certo.
A Alla fine
del rapporto orale abbiamo chiacchierato un attimo, abbiamo bevuto ancora...
abbiamo bevuto ancora un caffè.
I Mmm, mmm.
A Poi io mi
sono alzato per lasciare la casa di ACPR 1.
I Si
A E ACPR 1 è
venuta verso di me, mi ha messo le braccia al collo e mi ha baciato.
I Mmm, mmm.
Ho capita. Ok. E le... perché di questo rapporto orale? Cera una motivazione?
Chi ha avuto l'iniziativa?
A Allora, io
ero attratto dall'idea del rapporto orale, sulla scorta... sulla
scorta di
quanto ACPR 1 mi aveva dichiarato, quando c'era stato il problema della
positività alla cocaina. Eh... ACPR 1 mi aveva telefonato dicendomi ancora una
volta "mi hanno trovata positiva", ma io non ho fatto uso.
I Mmm, mmm.
A Non pensa
che magari questo sia legato allo sperma? Io non avevo proprio idea di che
risposta darmi, sembrava comunque una cosa strana, astrusa e ho chiesto
"ma perché ACPR 1?" eh... mi ha detto "perché io sono “golosa di
sperma".
I Mmm, mmm.
A II giorno
medesimo, o il giorno dopo ho chiamato la sua dottoressa
spiegando
la situazione, perché la dottoressa poi mi aveva già interpellato dicendomi
"c'è ancora una positività" e ACPR 1 era molto angosciata e
preoccupata, perché la dottoressa le avrebbe detto "se ti trovo ancora
positiva ti faccio ricoverare". Ok?
I Mmm, mmm.
A Quando io
ho detto la storia della golo.., dello sperma alla dottoressa questa si è fatta
una risata e poi ha detto "ma no, è una cosa impossibile".
I Ok.
Quindi l'ha detto anche alla dottoressa...
A Certo.
I ... della
storia della golosità?
A Non della
golo.., dello sperma.
I No, prima
me ha detto che ha detto...
A Si
I ...
quando ho detto della storia della golosità dello sperma, si è messa a ridere.
Va bene, su questo punto semmai dopo la ACPR 1 riesce a rispondere a tutto.
A Si.
I Allora, ACPR
1, hai sentito? Il signor IM 1 dice che i rapporti... quel succhiare è successo
solo una volta...
V Due.
I Ok, hai
già risposto. E la... e ha detto che tu avevi piacere a questa cosa...
V No,
assolutamente.
I ... come
a tutte le altre cose, che ti faceva piacere...
V No.
G Aspetta.
I e ha aggiunto
che tu gli avevi parlato quando eri positiva alla cocaina del fatto che potesse
essere passato questa... la cocaina potesse essere passata tramite sperma.
V Quello ho
parlato con la dottoressa e con la infermiera di riferimento.
I Allora
cos'è che hai parlato con la dottoressa? Allora, andiamo per gradi. Allora
quella volta che c'è stato quel rapporto col pene, che gliel'hai succhiato.
V Si.
I Riesci a
descrivermi come ha fatto lui per farlo succhiare? Ti ricordi?
V E si è
aperto la cerniera, ha messo il pene di fuori e mi ha messo le mani nella testa
e mi ha... ha fatto succhiarlo e però non ha eiaculato.
I Non ha
eiaculato.
V No.
I Se ti
ricordi non ha eiaculato nella tua bocca o non ha eiaculato proprio?
V Non nella
mia bocca sicuramente no.
G E fuori?
I Non ho
sentito scusa.
V Non ho
visto niente.
G Non ha
sentito ripeti.
V Nella mia
bocca no e fuori non... non ha fatto niente neanche.
I Ok. ACPR
1.
le altre volte che dicevi che ti toccava.
V Si
I Mmm. Lui
ha mai eiaculato toccandosi da solo?
V No.
I No, ok.
V No.
I ACPR 1 tu
riesci a dirmi più o meno, ma sul veramente più o meno quando può essere
capitato quelle due... quei due rapporti dove tu hai dovuto prendergli il pene
con la bocca?
(Incomprensibile)
I Riesci a
situarlo un po' nel tempo?
V Con la
testa che ho non me li ricordo.
I Non
riesci.
G Ti
ricordi...
I Ma se ti
dicessi prima o dopo le vacanze estive...
V No, non me
li ricordo.
G Faceva
caldo o faceva freddo fuori?
V Non mi
ricordo, perché la mia testa con le pastiglie...
I No,
capisco, è anche passato del tempo. Magari ti ricordi forse se era già tante
volte che succedevano queste cose quando eh... hai fatto il rapporto orale?
V Si.
I Quando
hai preso il pene in bocca?
V Si.
I Era
passato... era già successo altre volte?
V Un po' di
tempo.
I Un po' di
tempo, ho capito. E poi mi hai detto... ok. Per arrivare alla
questione
di quando sei stata trovata positiva alla cocaina, va bene?
V Si.
I II signor
IM 1 dice che mi ha telefonato e mi ha chiesto "possibile che passi dallo
sperma?" aggiungendo "io sono golosa di sperma".
V No, non ho
mai detto quello e ho parlato con la dottoressa e con l'infermiera.
I E cosa
hai detto alla dottoressa e all'infermiera se ti ricordi?
V Che avevo
inghiottito lo sperma del mio fidanzato... ex fidanzato e che lui usava droghe
e se era possibile passare tramite quello.
I Ho
capito, quindi l'avevi detto a loro?
V Si, ho
fatto... l'ho chiesto a loro.
I Ok. E al
signor IM 1 non l'avevi detto?
V No.
I No. Alla
dottoressa hai mai detto, adesso mi dispiace anche chiedere questa cosa, che tu
fossi golosa di sperma e ti piacesse... e ti piacesse comunque il rapporto
orale col tuo fidanzato?
V No.
I Cioè hai
mai parlato delle tue cose intime?
V No, mai
detto.
I Mai
detto?
V No.
I Quindi
non hai mai detto alla dottoressa se ti piaceva fare una cosa col tuo fidanzato
o farne un'altra?
V Non avevo
la confidenza.
I Ok. E
all'infermiera?
V All'infermiera
neanche, no non ho mai...
I Neanche.
Lo diresti a qualcuno ACPR 1 quello che ti piace o non ti piace fare
nell'intimità?
V No.
I Sapresti
dirmi... perché non lo diresti?
V Vergogna.
I Per
vergogna ok. Il signor IM 1 dice poi che non è vero che sono due volte che ti
ha leccato la vagina.
V Non è
vero.
I Non è
vero. Perché non è vero ACPR 1?
V Perché
sono state due.
I Sono
state due e anche lì ti... riesci a ricordare se era prima, dopo questi
rapporti orali?
V Non mi
ricordo.
I Non ti
ricordi.
G Più o meno?
I Riesci
magari a spiegarmi...
V Mmm...
I Cosa?
G No,
chiedevo se era più o meno nello stesso periodo in cui sono avvenuti i rapporti
orali.
V Più o
meno, penso, non me lo ricordo bene.
G Mmm, mmm.
I Ok. ACPR 1 il signor IM 1 ha appena detto che dopo che
c'è stato uno, di quelli che tu dici due rapporti orali, avete bevuto il caffè
e poi tu l'hai abbracciato.
V No,
assolutamente no.
I Però il
caffè glielo offrivi, giusto?
V Si, si
sempre.
I Sempre.
Glielo offrivi anche quando c'erano i rapporti orali? Cioè scusa i rapporti in
genere, scusami i rapporti... quando c'erano queste cose?
V Io
l'offrivo quando arrivava a casa.
I Appena
arrivava?
V Si.
I Ho
capito, beveva il caffè.
V Si.
I E
un'altra cosa ACPR 1 per la seconda volta che è avvenuto quel rapporto che tu
hai dovuto prendere il pene in bocca.
V Si
I Eh... mi
puoi descrivere come è successo? Se ti ricordi.
V La stessa
cosa.
I La stessa
cosa quindi?
V Mi ha...
ha aperto la cerniera, ha tolto il pene di fuori, ha messo le mani nella testa
e mi ha fatto succhiarlo.
I Ok. E
dov'è che eravate?
V A casa
mia.
I Si. E
dove a casa tua?
V Via __________.
I In quale
locale di casa?
V Salotto.
I In
salotto.
G Dove?
V Nel
divano.
I Ok. Tutte
e due le volte? Dove eravate?
V Nel
divano.
I Tutte e
due?
V Si.
I Lo so che
è difficile, anche perché probabilmente non sarei capace
neppure
io e nessuno qui presente a dire... tu puoi imma... ricordare di che cosa
avevate parlato prima, se avevate parlato di qualcosa, di una tua
preoccupazione in quel momento?
V No, non mi
ricordo.
I Non ti
ricordi. E magari mi sai dire però se c'era già o non c'era già quello... __________
quando erano successe...
V Si, dopo
si c'era già __________.
I Quando è
successo i due rapporti orali c'era già __________ quindi.
V Si.
I Ok.
V Però mi
diceva di non dire niente a lui se no...
G Di... ecco,
vuole aggiungere qualcosa, dillo pure.
V Che lui mi
diceva sempre di non dire niente a __________, se no mi tagliava la testa e mi
buttava giù dal balcone.
I E poi a
qualcun altro non dovevi dire niente?
V Scusi?
I Ad altre
persone non dovevi dirlo?
V Altre
persone... no...
G Il signor IM
1.
ti ha detto di non dire queste cose a chi? All'__________ e poi anche a
qualcun altro?
V Nel
momento non mi ha detto nient'altro.
G In quel
momento
V Si.
G E negli
altri momenti?
V Non mi
ricordo che mi ha parlato della dottoressa e della infermiera, non mi ricordo.
G Mmm, mmm.
I Perché
l'altra volta avevi detto e così l'ha confermato anche il signor IM 1, di non
dire niente alla dottoressa.
V Si, può
darsi però non mi ricordo in questo momento.
I Non ti
ricordi, va bene. Ehm...
V Ah... dottoressa
lei, si è vero, dottoressa... però la dottoressa __________.
I Ho
capito. Signor IM 1, è un po' diverso.
V È vero.
I Ha
sentito che è diverso?
A Si.
I Quindi?
A Io
ribadisco, scusi devo parlare più forte.
I Si,
certo.
A Ribadisco
la mia posizione, c'è stato un solo rapporto e io non ho fatto nessuna
costrizione. Ripeto io per ACPR 1 avevo un forte legame affettivo ancora oggi
ce l'ho e mi dispiace moltissimo vedere che non sta bene, moltissimo mi
dispiace.
I E signor IM
1.
allora devo capire che ACPR 1 aveva sempre piacere ai suoi toccamenti?
A Io ho
questa impressione.
I Ok. Che
non è quello che ha detto nel corso d'inchiesta. A Certo.
I Lo sa che
è quello che non ha detto?
A Lo so, ma
sa ho avuto tempo...
I Di
riflettere.
A ... di
riflettere, di ripensarci, sto vivendo una situazione (incomprensibile)
I Quindi ACPR
1.
.. no, no, no... dopo... ACPR 1 aveva piacere, quindi ogni volta ha avuto
piacere.
A Ho questa
impressione.
I Lei ha
questa impressione, d'accordo. E allora è corretto quello che lei aveva
dichiarato per il rapporta orale, che così prendiamo... le faccio prendere
posizione a ACPR 1, lei aveva detto... mi chiede... prima del rapporto orale
che è successo così, adesso verbale di tanti mesi fa...
A Si.
I ...
primo, dodici aprile.
A Si.
I Adesso
questo deve entrare nella mia bocca e poi mi ha detto che lei è golosa dello
sperma.
A Si.
I Quindi è
successo così?
A Certo.
I ACPR 1
hai capito cosa dice?
V Non è
vero.
I Non è
vero?
V No,
assolutamente.
I Come ti
sentivi.., lui ha detto che avevi piacere tutte le volte che ti toccava.
V No, non è
vero.
I E che non
gli hai mai fatto capire che non volevi.
V No, ogni
tanto gli toglievo le mani, per() lui ricominciava da... cominciava a toccarmi
lo stesso.
I Ok. E poi
tu avevi piacere di rimanere a casa da sola con lui?
V No, avevo
sempre l'ansia.
I Mmm. E?
Davi delle scuse per non vederlo?
V A volte
si.
I Tipo?
G Quali?
I Quali?
V Non ero in
zona, che ero dai miei, quelle scuse
I Ok, ho
capito. Allora IM 1 non è...
G (Incomprensibile)
ridurre il tempo di stare con lui?
V Si...
G Che cosa
raccontavi?
I Avvocato RAAP
1.
non sentiamo tantissimo.
G Come?
I Non
sentiamo tantissimo quando parla la ACPR 1, almeno io sento ma l'avvocato DF 1
poco.
F Non ho
sentito quando (incomprensibile).
G Parla a
voce più alta. Che cosa raccontavi per evitare di stare insieme a lui
o...Raccontavo che stavo a casa dei miei figli una settimana o andavo a _____
dal mio fidanzato.
G Ho capito,
ma quando lui era li?
V II mio
fidanzato?
G No, quando
il signor IM 1 era lì da te tu raccontavi qualche cosa, per cercare di ridurre
di accorciare il tempo?
V Non... non
ha mai chiesto niente.
G Non ti ha
mai chiesto, ma tu raccontavi che arrivava il tuo fidanzato?
V Si.
G Ecco,
spiega bene questo.
V SI, quello
dicevo sempre che stava per arrivare mia figlia o sta per arrivare un'amica o
sta per arrivare il mio fidanzato per fare che lui non mi facesse niente,
quello.
G Si, quello.
I Signor IM
1, ha sentito che la ACPR 1 ha dichiarato che cercava di toglierli la mano e
lei la rimetteva. E vero o non è vero?
A Non è
vero.
I Non è
vero. Perché mi ha detto che era vero per tutta l'inchiesta?
A Perché non
capivo più niente, ero in una situazione che oggi le posso dire che avrei...
I Tutto
quello che ha detto...
A No, non
quello, avrei sottoscritto qualsiasi cosa pur di chiudere.
I Dopo
mesi... dopo mesi e mesi che passavano le cose?
A Si
I Ho
capito.
A Dopo notti
insonne.
I Va bene
signor IM 1. Allora faccio cada straccia di tutto quello che lei mi ha
dichiarato, giusto? Quindi ACPR 1...
A No, carta
straccia...
I Eh...
beh... certo carta straccia, ACPR 1 aveva piacere, le ha detto la frase che era
golosa dello sperma e quando la toccava cosa le diceva allora ACPR 1? Nel
mentre la toccava, visto che aveva piacere, ACPR 1 cosa diceva?
A Allora
nell'occasione del rapporto...
I No, no
quello l'abbiamo già detto.
A No, ma
aspetti.
I No, ma la
domanda quando lei la toccava con le dita in vagina.
A Si.
I Visto che
aveva piacere.
A Si.
I ACPR 1
cosa diceva?
A Allora
sospirava e in un'occasione, scusate, neh?
I Ma dica.
A Ha detto
per due volte "vengo vengo" e ha avuto due orgasmi.
I Ho
capito. Poi cos'altro è successo? Che dimostrasse il suo piacere?
A II fatto
che non mi abbia mai detto di no, cosa che mi avrebbe fatto desistere
immediatamente.
I Ho
capito.
A È chiaro
che io probabilmente ho interpretato anche male, eh? Questo sia chiaro, eh?
I Va bene.
A Non volevo
dire che adesso quello che dico è una cosa assoluta.
I No, ma
una che ha due orgasmi e sospiri non ha interpretato male.
A (Incomprensibile)
I Una che
dice voglio.., sono golosa dello sperma...
A Si.
I Mettimelo
dentro c'è poco da interpretare male, così no?
A Si. Certo.
I Insomma
signor IM 1?
A Si, certo.
I Dopo per
carità non capisco perché mi ha detto esattamente il contrario, ma fa niente. ACPR
1.
hai capito? Lui dice che... ha capito che tu avevi piacere, perché insomma
eri partecipe in questi rapporti.
V No,
assolutamente no, avevo paura.
I Ok.
Riesci... l'hai già fatto, perché l'hai già fatto nel corso della prima volta
che hai visto il commissario.., la signora... la __________, ti ricordi?
V Si
I Hai
spiegato già bene a lei come... come ti sentivi, oggi riesci a ripetermi più o
meno come ti sentivi in quel momento oltre che avevi paura?
V Ma avevo
paura di lui, perché lui era il mio curatore generale e avevo paura che facesse
qualcosa.
I Mmm, mmm.
E tu avevi detto che avevi paura di non essere creduta.
V Anche.
I Perché
avevi paura di non essere creduta?
V Perché lui
è il signor IM 1 e io sono una psichiatrica.
I E tu sei
una psichiatrica. Tu avevi detto a qualcuno quello che succedeva col signor IM
1?
V No, ho
provato a dire all'inizio come ho detto per?) non sono stata creduta.
I Però non
sei stata creduta. A chi hai provato a dirlo?
V Al datore
di lavoro, al signore... come si chiama? __________.
I Mmm, mmm.
V E alla __________
quando mi aveva toccato per la prima volta a fare i
massaggini
e loro mi hanno detto "ma no dai è un segno di amicizia di qua e di
là". Quando mi ha dato n bacio con la lingua ho parlato con l'infermiere e
con la dottoressa e anche loro mi hanno detto la stessa cosa "ma no, non
pensare così del signor IM 1... lui non è così di qua e di là".
G Posso fare
una domanda procuratrice?
I Si avvocato.
G Allora, hai
sentito che il signor IM 1 dice che quando ti toccava con le dita la vagina tu
hai detto in due occasioni "vengo vengo".
V No.
G E hai
raggiunto l'orgasmo, quindi hai provato piacere.
V No.
G È vero o
non è vero?
V No.
G Hai mai raggiunto
l'orgasmo...
V No.
G ... quando
ti toccava il signor IM 1?
V No.
G No.
V No.
G Non provavi
neanche un po' di piacere?
V No,
assolutamente no.
I Che è
quello che avevi già detto la volta scorsa, del fatto che non provavi piacere.
Bene, io penso che... vuole aggiungere qualcosa d'altro signor IM 1? Calcolato
che quindi contesta che la ACPR 1 avesse avuto... dimostrato in qualsiasi
maniera che non gradisse quello che lei stava facendo, vuole raggiungere altro,
visto che questo è il confronto e non penso che si ripeterà più una terza
volta.
A Posso
parlare direttamente a ACPR 1?
I No, parla
a me.
A No, ma nel
senso... si, che mi sente, certo.
I Lei la
sente, quindi...
A Si.
I Qualcosa
sui fatti.
A Mmm...
I Vuole
dire altro oltre che lei... che ACPR 1 era d'accordo...
A No, sui
fatti non ho niente da aggiungere.
I Mmm, mmm.
A Rispetto a
quello che ho detto oggi. Vorrei solo aggiungere perché questo ACPR 1 può
confermarlo che mi sono sempre impegnato nei suoi confronti, specialmente per quanto
concerne la... il procedimento penale che ha avuto che era veramente in crisi,
io l'ho sostenuta, l'ho accompagnata al processo.
I Sappiamo
che aveva un procedimento penale la ACPR 1, non c'è bisogno...
A Si
I Si, l'ha
accompagnata a verbali.
A Si
I E quindi
ha potuto sentire bene che medicamenti prendeva, la sofferenza che ha avuto.
A Si.
I Era a
verbale, si ricorda?
A Si. L'ho
aiutata, l'ho sostenuta.
I Ha
anche... sapeva anche che era stata abusata, giusto?
A Me l'ha
raccontato lei, si.
I Certo,
che è stata abusata quando ha dovuto avere la figlia, giusto?
A La figlia
(incomprensibile).
I Gliel'aveva
raccontato?
A Si
I Come le
aveva raccontato che era stata abusata in lavanderia.
A A suo dire
dal custode del palazzo dove abitava.
I Certo.
A Si. Che
non...
I E anche
lì mi aveva detto che la ACPR 1 era sofferente, giusto?
A Si.
I Questo è
corretto?
A Questo è
corretto, certo, certo.
I Mmm.
Quindi non era sofferente... non l'ha aiutata solo... anche... l'aiutava anche
lì quando stava male che era sofferente.
A Io ho
sempre cercato di sostenerla nel limite delle mie competenze
professionali,
l'ho... ho fatto una gestione amministrativa oculata, ho sempre fatto si che ACPR
1.
potesse alla fine avere anche una macchina, che potesse sempre fare le
vacanze ecco, le ho risolto i debiti che aveva con l'avvocato che l'aveva
seguita durante il divorzio.
I Bene.
A Da questo
punto di vista...
I Lei ha
dato tanto.
A Ho dato il
giusto che deve dare un curatore rispetto a un pupillo.
I Bravissimo.
A Si
I E
quello.., e quelle cose in più? Che sono iniziate a gennaio? Come le mettiamo
allora? ACPR 1... li dica a ACPR 1 allora come mettiamo quello che è successo
da gennaio in avanti per un anno...
A Si
I Per cui ACPR
1.
dice... l'ha sentito ora.
A Certo.
I Ha avuto
paura e non voleva.
A Ripeto io
mi ero veramente affezionato, avevo un grosso affetto per ACPR 1 che si è
trasformato anche in questo desiderio di tipo fisico, che per fortuna non è mai
andato oltre perché non lo volevo di sicuro. L'ho anche dichiarato che volevo
smettere, è chiaro che adesso qui non ci sono le prove ma stavo lasciando dei
casi e avrei lasciato anche ACPR 1 perché chiaramente questa situazione non
poteva più andare avanti.
I Lei ha
detto che non è andato oltre...
A Posso
terminare anche dicendo...
I No,
scusi... lei ha detto che non è andato oltre, perché ACPR 1 voleva andare
oltre?
A Non lo so,
io comunque no, ma penso neanche ACPR 1.
I Pensa...
A Io
comunque no.
I E una
cosa che mi sfugge, visto che ACPR 1 era golosa di questo sperma.
A Si
I Giusto?
A Si
I E vista
che con sua moglie i rapporti orali era ormai anni che non gliene faceva più.
A Si.
I E a lei
piacevano.
A Si.
I Perché
non si sono ripetuti visto che ACPR 1 era golosa di sperma?
A Io non
l'ho più chiesto.
I Ma non
aveva chiesto, è ACPR 1 che ha detto...
A No, ma
io...
I ...(incomprensibile)
nella mia bocca.
A ... non...
io non l'ho più chiesto una seconda volta.
I No, ma
capisce lei non l'ha chiesto la prima, lei ha detto che ACPR 1...
A Certo.
I ...
semplicemente ha detto questo deve entrare nella mia bocca...
A Si,
esatto.
I ...
perché sono golosa di sperma.
A Lo
ribadisco.
I Se così è
che ACPR 1 aveva così voglia di...
A Si.
I …sperma,
perché non è successo tutte le volte?
A Non lo so.
I Non lo
sa.
A Non lo so.
I Ha
domande avvocato DF 1? Me le faccia vedere prima che vengano formulate se caso.
F No, penso
che...
A Posso
chiedere io una cosa che non centra niente...
I Non
adesso a confronto, se è una cosa che non centra...
F Riguarda
il confronto?
I Se è una
cosa che non riguarda il confronto no.
A Se si è
risolto il problema del permesso che tanto angosciava ACPR 1.
I Non la
riguarda signor IM 1.
A Va bene.
Perché è una cosa che ci ho messo del mio per quello, va bene.
I Non penso
che le riguardi sapere cosa adesso, cioè sta affrontando ACPR 1.
A Certo.
I Capisce?
A No, no
capisco.
I Non ci
sono domande?
F No. No.
I Avvocato RAAP
1?
G No, per me
è tutto.
I ACPR 1
vuoi aggiungere qualcosa? Non devi, se vuoi solo.
V Che mi
ricordi no.
I Ok,
perfetto, allora dire che è terminato così, sono le tre meno cinque, vi chiedo
solo di fermarvi cinque minuti per firmare il verbale.
0:06:47
Confronto terminato.”
(doc. TPC 23).
A seguito di detto interrogatorio, dopo aver dato la possibilità
alle parti di esprimersi in merito alla richiesta della difesa di procedere ad
una perizia psichiatrica completa dell’imputato (doc. TPC 20 e 21), il
Presidente della Corte ha incaricato il dr. __________ di esperire una perizia
psichiatrica completa, proponendo i quesiti di rito (doc. TPC 22, 26). La
perizia (doc. TPC 28) ha concluso per una diagnosi al momento del reato
(identica alla diagnosi attuale) di “sindrome di disadattamento con reazione
depressiva prolungata (ICD-10:F43.21) – Tratti di personalità narcisistici”,
stabilendo una piena capacità di intendere e di volere al momento dei fatti ed
un rischio di recidiva per i medesimi reati di livello basso, consigliando la
pronuncia di un trattamento ambulatoriale (psicoterapia a cadenza settimanale).
Da notare che IM 1, già dinanzi al perito psichiatrico (v. pagg. 12-13 della
perizia in particolare), ha cambiato versione rispetto a quanto precedentemente
indicato alla PP, negando in parte le sue responsabilità in particolare con riferimento
ai mezzi di pressione che avrebbe esercitato sulla donna, descrivendola al
contrario come sempre consenziente e appagata da tali approcci.
Con scritto 26 febbraio 2018 (doc. TPC 41), la PP ha formulato
l’accusa di sfruttamento dello stato di bisogno in subordine al reato di
coazione sessuale, così da consentire alla Corte un più ampio ventaglio
giuridico. Le parti sono state dunque convocate per il dibattimento che si è
tenuto i giorni 2-5 marzo 2018.
3.6
Al dibattimento
In aula l’imputato è stato nuovamente interrogato sui fatti e ha,
in sostanza, confermato quanto già riportato al perito dr. __________, circa
l’assenza di costrizione da parte sua sulla vittima ed il piacere di lei a
ricevere questo tipo di attenzioni, sostenendo, così interrogato dal
Presidente, di essersi sentito confuso in corso d’inchiesta, e di aver ammesso
ogni contestazione fattagli dalla PP al solo scopo di “punirsi” per quanto
fatto e ottenere in tal modo il maggior sconto di pena possibile. Così, IM 1 in
aula:
"
Lei ha dichiarato di aver vissuto il momento del suo arresto
come una liberazione. È corretto?
Sì. In quel momento mi trovavo per strada, mi stavo recando in
Posta presso la mia casella postale. Non avevo mai parlato con nessuno di
quanto avevo commesso, ad oggi posso dire che non l’ho fatto stupidamente,
avrei dovuto, (…) ero cosciente che i miei comportamenti non facevano parte
della correttezza del rapporto tra un curatore ed una curatelata, sentivo un
peso.
Quando ha iniziato a sentire questo peso?
Ho avuto questo sensazione di peso dopo 3-4 volte che capitavano
gli episodi. Se da una parte agire in questo modo era più forte di me, avevo
comunque un legame affettivo con ACPR 1 e vivevo un momento di bisogno
d’affetto, dall’altra la situazione era un grande peso. Sapevo che avrei dovuto
interrompere il rapporto con ACPR 1, ero cosciente che ero andato oltre ai miei
doveri professionali.
Ma il peso che lei sentiva, a cosa era dovuto?
Era un peso da cui non riuscivo a liberarmi, avevo approfittato di
una persona con le difficoltà che conosciamo. Sono d’accordo con il Presidente
che, per togliermi questo peso, avrei semplicemente dovuto rinunciare al
mandato.
Per quale motivo invece ha continuato, e non ha cercato aiuto?
Non ho avuto il coraggio di farlo.
Cosa temeva in particolare?
Avevo paura dell’effetto che tutto ciò avrebbe provocato sulla mia
famiglia, sul mio entourage, sulla mia persona e sulla mia autostima. Quando si
parlava di pensieri suicidali era in questo senso, non sopportavo questo tonfo,
in una vita intera dove non avevo mai fatto niente di male, nemmeno una volta.
Temevo le conseguenze sulla mia immagine. (…)
Con riferimento ai fatti descritti nell’AA per titolo di
coazione sessuale sub. sfruttamento dello stato di bisogno, al netto del numero
dei cunnilingui e delle fellatio, che siano uno o due come dichiarato da lei o
dalla vittima, i fatti indicati nell’AA sono riconosciuti, così come descritti?
I fatti, sì. Dunque gli episodi e le date, ricostruiti dalla PP
secondo le mie dichiarazioni, sono corretti e sono avvenuti. (…)
Cos’ha scatenato la voglia da parte sua di avere un approccio
sessuale con la sua pupilla?
Mi sono affezionato moltissimo a questa donna. Ci siamo dati del
“lei” per molto tempo, e poi alternativamente del “tu” e del “lei”. Mi sono
occupato in modo molto intenso delle sue problematiche, ad esempio la
situazione per lei pesantissima del processo che ha subìto per la questione
della messa in circolazione di monete false con il marito (processo tenuto
quando io già ero curatore). Le sue difficoltà relazionali e le sue
frequentazioni mi preoccupavano. (…) in quel periodo mi preoccupava molto anche
la questione del rinnovo o meno del permesso di ACPR 1. Questa era anche una
grande fonte di ansia per ACPR 1 stessa e per i suoi famigliari.
L’avv. RAAP 1 precisa che questa questione è tutt’ora in
sospeso.
Io ero molto preoccupato perché i suoi affetti e tutte le sue
conoscenze erano qui in Ticino. Mi sono quindi attivato e ho parlato con la
segretaria dell’ufficio permessi. Questa mi disse di non fare niente, in quanto
l’incarto si trovava sul tavolo del direttore (non so dire se dell’Ufficio o
del Dipartimento). Non a caso, trascorsi un paio di mesi, ACPR 1 fu convocata
all’ufficio degli stranieri di __________, dove l’ho accompagnata
personalmente. Ho compilato io i formulari richiesti più una dichiarazione, in
cui diceva che tutti i suoi interessi e famigliari erano qui in Ticino. Da lì
via, io non ho più saputo niente. Vero è, che, come curatore, se ci fossero state
delle novità, sarei stato informato. Questa situazione di stallo del permesso
bloccava tutta un’altra serie di cose, ad esempio il cambio di alloggio in una
zona migliore.
(…) Lei in atti ha espresso anche un’altra preoccupazione,
oltre a questa del permesso, in merito alle frequentazioni di ACPR 1, legate o
meno al mondo del traffico di stupefacenti.
Sì, è corretto, ho cercato di metterla in guardia circa le persone
che frequentava, a maggior ragione visto che la sua procedura per il permesso
era in stallo.
ADR che sì, io ero al corrente dei precedenti abusi
sessuali subìti da ACPR 1, (…). È dunque vero, come mi dice il Presidente, che
ero preoccupato delle frequentazioni di ACPR 1, persona che reputo facilmente
influenzabile, in quanto avrebbero potuto compromettere il rinnovo del
permesso. La mettevo in guardia, ad esempio, da un vicino di casa che pensavo
spacciasse droga. (…)
Tornando a come nacque l’attrazione fisica verso ACPR 1, cosa
l’ha fatta passare all’atto?
La seduttività di questa persona, [ndr.
l’imputato prende degli appunti da una mappetta], chiedo scusa, mi sono
preparato qualche appunto perché sono confuso. L’affetto che provavo per lei,
il suo comportamento seduttivo nei miei confronti, mi ha fatto perdere il
controllo della ragione che avrei dovuto, ovviamente, avere. Poi c’è stata una
questione, non ammessa dalla dr.ssa __________, legata alla confessione della
vittima quando mi disse che lei era “golosa di sperma”. Vi era stato uno
screening ove ACPR 1 era risultata positiva alla cocaina. Questo esame avrebbe
dovuto essere ripetuto, e se positivo, ACPR 1 sarebbe stata ricoverata. ACPR 1
mi disse di non aver fatto uso assolutamente di sostanze, mi chiese se era
possibile che la positività fosse dovuta al fatto di aver ingerito dello
sperma. Io le risposi di non sapere, ho dunque chiesto alla dottoressa se fosse
possibile. Quest’ultima alla mia domanda, per telefono, reagì ridendo. È chiaro
che questa confessione di ACPR 1 ha fatto poi nascere in me certi pensieri.
Lei ha dichiarato, in corso d’inchiesta, che prima del
massaggio, avvenuto a gennaio 2016, l’attrazione fisica per ACPR 1 era già
nata, è corretto?
Oggi, a ragion veduta, voglio dire che io ho fatto questo
massaggio perché l’ho vista irrigidita. Non c’era niente di erotico in
quell’occasione, tanto che io le avevo portato pure un prodotto biologico da
spalmare sulla parte rigida. A quel tempo ero affezionato a lei, ma non ero
pronto a passare ad un atto.
Ma era attratto da ACPR 1, o no?
Sì, ne ero attratto.
Nel verbale 16.6.17 (AI 70), la PP le ha fatto notare che il
problema della positività della cocaina emergeva a febbraio/marzo 2016, dunque
dopo che lei avrebbe sviluppato un’attrazione per ACPR 1, con il che questo
evento non può essere l’origine scatenante delle fantasie a sfondo sessuale.
Lei ha risposto di confermare che questa non poteva essere la motivazione
scatenante, essendo avvenuta a seguito di quel periodo.
Questa dichiarazione di ACPR 1 circa l’ingerire lo sperma può
essere dunque considerata come un evento che ha alimentato un fuoco che già si
era acceso in precedenza? Anche perché l’episodio della fellatio è stato da lei
situato nel maggio 2016, il che potrebbe vestire anche una certa coerenza circa
la consecutio temporis (informazione ricevuta a marzo, passato all’atto a
maggio).
Sì.
Il secondo rapporto orale, fatto da lei su ACPR 1, lei lo ha
situato la volta dopo il rapporto orale da lei ricevuto. Ha poi dichiarato di
non aver ripetuto rapporti orali su ACPR 1 per una questione di mancanza di
igiene.
A dire il vero la questione dell’igiene io non l’ho mai detta, è
stata una cosa detta dalla PP come ipotesi, che io ho poi seguito. Io non ho
rifatto dei rapporti orali su ACPR 1, perché non me ne andava.
Con riferimento al numero di rapporti orali, non vi è
convergenza tra le sue dichiarazioni e quelle di ACPR 1. Lei riporta di un solo
rapporto orale ricevuto, completo con eiaculazione all’interno della bocca di ACPR
1.
Quest’ultima invece riporta di due rapporti orali, senza eiaculazione. Il
Presidente rileva che praticamente questa informazione ha poca portata pratica,
essendo che l’imputato riporta un singolo evento più invasivo, e la vittima due
eventi meno invasivi, con il che le due versioni pesano sostanzialmente allo
stesso modo.
Ad oggi agli atti si trovano anche le sue ultime dichiarazioni
e la perizia psichiatrica, prove raccolte a seguito dell’AA, le quali stridono
con quelle precedenti in atti. A pagg. 12-13 della perizia in particolare, si
riporta una sua versione ben differente da quella precedentemente rilasciata.
Ad oggi, qual è la sua versione dei fatti?
Ripeto, io mi sono affezionato a questa donna, molto. In più, ho
sempre avuto l’impressione che questo affetto fosse ricambiato. Già al momento
dell’arresto, avevo descritto ACPR 1 come una persona molto affettiva e
passionale. Non ho mai avvertito un messaggio del tipo “allontanati” o
“lasciami in pace”, cosa che mi avrebbe evidentemente portato ad interrompere
tutto. In tutta sincerità, non ho mai esercitato pressioni su questa persona,
affinché fosse accondiscendente nei miei confronti. Ella ha sempre
contraccambiato i miei baci, era in grado di dire di no, che non li voleva. E
questo lo dice anche l’infermiera. Se mi avesse respinto mi sarei sicuramente
fermato.
Questa tesi non è quella che emerge da diverse sue
dichiarazioni fatte in corso d’istruttoria.
È corretto, a quei tempi ero confuso e mal consigliato.
Fino all’udienza preliminare lei era patrocinato da un avvocato
d’ufficio, per poi cambiare e assumere un difensore di fiducia. Il Presidente
precisa che nessuno le vuole imputare di aver cambiato versione per ragioni di
comodo, ma comunque ci si chiede quale sia la ragione che oggi la spinge a
fornire una diversa versione dei fatti.
Vorrei contestualizzare le cose [ndr.
l’imputato prende i suoi appunti]. Già in occasione del primo
interrogatorio dinanzi al PP (mio secondo interrogatorio, giorno seguente al
mio arresto), il mio precedente legale mi comunicò che al massimo avrei subìto
una pena detentiva di tre anni, sospesi, con una carcerazione effettiva di sei
mesi. Ricordo bene che il mio difensore di allora, aveva con sé un foglio di
appunti, e scrisse la data della mia possibile scarcerazione all’11 ottobre
2017.
Mi disse che dovevo collaborare. Io stavo malissimo, dunque non mi sono
difeso, non volevo infierire sulla vittima. Non ho fatto emergere la verità,
ero confuso e depresso. Avevo ed ho tuttora un senso di colpa, perché sono
venuto meno ai miei doveri professionali. Ho accettato stupidamente ciò che
veniva fatto emergere, senza provare a controbattere. Mi vergognavo verso i
miei cari e verso me stesso, verso ACPR 1. La mia immagine di persona
integerrima crollava, era distrutta. Accettare stupidamente qualsiasi accusa,
era per me una sorte di punizione. In quei momenti, qualsiasi cosa mi fosse
stata imputata, avrei detto di sì.
Che l’avvocato, ad un certo punto dell’inchiesta, si esprima e
parli con il cliente del rischio processuale e della possibile pena prevista, è
un dovere della difesa. Il Presidente rileva comunque di fare fatica a
capire come si possa, un giorno dopo il suo arresto, arrivare a fare una simile
previsione, anche perché l’inchiesta era tutt’altro che finita, e gli abusi
potevano anche aumentare, come pure il numero delle vittime. Un simile
comportamento da parte di un difensore è dunque da considerarsi come un
azzardo, qualcosa che non si fa. A fine inchiesta, il 16.6.17, il suo difensore
d’ufficio ha formulato una richiesta di rito abbreviato, proponendo una pena di
tre anni di cui sei mesi da espiare.
Io le confermo che l’avvocato mi ha fatto questa previsione il
giorno dopo il mio arresto, ne sono troppo sicuro per non dire una cosa del
genere.
Dagli atti questo non emerge.
Nel verbale 23.5.17, ove i fatti vengono ricostruiti sulla base
delle sue dichiarazioni, come poi emergono nell’AA, lei ha dato delle
spiegazioni con riferimento ai rapporti di visita da lei redatti, fornendo
diverse dichiarazioni e affermando di averne modificato il contenuto così da
giustificare le sue visite più frequenti.
D’abitudine, quando redigeva le note in merito alle sue visite
ai suoi curatelati?
Al massimo un giorno dopo. Nel caso di ACPR 1 a memoria dico che
non mi è mai capitato di modificare i rendiconti delle mie visite
successivamente. Li scrivevo dunque quasi subito per poi non più modificarli.
Il Presidente dà lettura della nota di IM 1 circa la sua visita
16.1.16
(giorno del massaggio). In particolare, lei ha indicato la volontà di ACPR
1.
di aumentare il numero di visite a due alla settimana. A questa
contestazione, lei ha dichiarato di aver aggiunto quest’ultima frase “ad arte”
per giustificare i suoi incontri, per “mettere le mani avanti”. Conferma queste
dichiarazioni?
Io le ripeto quanto ho detto prima, a quel punto dell’inchiesta
qualsiasi cosa mi fosse stata chiesta l’avrei confermata.
Ma non è così che è andata, vi sono state comunque delle
contestazioni da parte dell’accusa da lei non ammesse, ad esempio il numero
delle fellatio, come pure la minaccia circa il permesso per fare pressione su ACPR
1.
Dunque non è sostenibile che in quella fase, confuso e mal consigliato come
da lei sostenuto, lei avrebbe confessato qualsiasi cosa.
Io ero disperato, non ce la facevo a combattere, era più forte di
me.
L’istruttoria si basa comunque sulle sue dichiarazioni, e non
su quelle di ACPR 1. Lei afferma oggi che in quei momenti avrebbe confessato
qualunque cosa. Ma questo non è ciò che emerge dagli atti: sul numero di
fellatio e di cunnilingui ha resistito, come pure sulla questione della minaccia
del permesso, fatti da lei sempre contestati. Dunque non è sostenibile che lei
avrebbe ammesso n’importe quoi, non pareva essere dunque totalmente
incapace di resistere alle contestazioni e ai mal consigli del suo legale.
La perizia psichiatrica è il primo atto che raccoglie
formalmente la sua versione di oggi. Questa è stata chiesta dal suo nuovo
difensore ed accolta dalla Corte. La disfunzione che era stata ipotizzata dal
dr. __________, poi smentita e categoricamente esclusa dalla perizia, potrebbe aver
avuto un ruolo nel suo cambio di versione?
Quando ho saputo che il mio comportamento avrebbe potuto essere
stato causato da una disfunzione è stato un sollievo, certo. Ma poi è stato
accertata l’assenza di un simile problema. È vero che da questo fatto ho
inizialmente tratto delle illusioni, come indicatomi dal Presidente. Mi ha
anche dato delle preoccupazioni, perché comunque __________ mi disse che
avrebbe potuto esserci un aneurisma o dei problemi cerebrali.
Il 20.9.17 si è tenuta l’udienza preliminare, nel corso della
quale il Tribunale ha preso atto di una sentenza della CARP del 21.7.17 sul
reato di coazione sessuale(…) il Presidente, confrontato con questa sentenza,
ha ritenuto di dover convocare, per il caso di specie, impregiudicato l’esito del
procedimento, una Corte delle assise criminali con la presenza degli assessori
giurati. Questo fatto l’ha spaventata?
Mah, il mio precedente difensore mi ha parlato di questo
cambiamento, dovuto appunto a quella sentenza. Ricordo bene che mi disse che comunque
la nostra tesi difensiva sarebbe rimasta uguale. Non mi aveva dunque detto che,
a causa di questo cambiamento, mi sarei dovuto aspettare chissà quale batosta.
(…)Dunque, perché lei ha deciso di cambiare avvocato?
Avevo un avvocato che era difficilissimo da rintracciare, non
riuscivo mai a trovarla per telefono. Mi sentivo come abbandonato, come se
tutto fosse banalizzato. Della serie “non si preoccupi”. E devo dire che poi,
la scelta di avere un difensore di fiducia, è scaturita da mia moglie. È lei
che in occasione di una visita, ha detto “adesso basta”, dopo averne parlato
con __________ che pure è avvocato, e io ho acconsentito. Io non avevo voluto
prendere un difensore di fiducia inizialmente visto la pena che mi era stata
prospettata. Inoltre non volevo far pesare su mio figlio e sui suoi progetti di
studio delle ulteriori spese. Mi sono sentito abbandonato.
(…) Il Presidente rilegge le dichiarazioni dell’imputato nel
verbale 13.4.17, circa il momento del massaggio. Lei ha dichiarato che ACPR 1,
al momento del massaggio, si era irrigidita di più. Oggi conferma o smentisce
questa dichiarazione?
Smentisco, non si è irrigidita di più. Non confermo nemmeno il
fatto che in quel momento avrei avuto una voglia sessuale verso ACPR 1.
Il Presidente continua nella lettura, dove lei ha descritto
l’episodio del racconto del fatto che lei avesse ingerito dello sperma, come
pure il momento del primo bacio e del piercing alla lingua. In quell’occasione,
ha descritto la donna come rigida ed impaurita.
Non confermo queste dichiarazioni. Quando ho affermato la stupida
frase che non avevo mai baciato una persona con un piercing, ACPR 1 mi aveva
risposto “basta provare”, al che mi sono avvicinato e l’ho baciata. Non si è
impaurita, dopodiché è rimasta ancora un attimo da me e poi è rientrata
tranquillamente al suo domicilio.
ADR che ho dichiarato che ACPR 1 “non aveva il sorriso”. In
quell’interrogatorio io ero pressato dal fuoco della PP, che giustamente faceva
il suo lavoro. Io non ce la facevo a controbattere, stavo talmente male che
accettavo tutto.
La PP chiede la parola e chiede all’imputato quante volte nel
corso di quel verbale gli aveva chiesto se fosse davvero certo delle sue
dichiarazioni, per evitare poi che le ritrattasse in futuro, in quanto era
reduce di un caso di ritrattazione in un altro incarto.
Confermo che questo mi era stato detto diverse volte. Come precisa
il Presidente, io non sto affermando che la PP mi avrebbe estorto chissà quale
dichiarazione, non sono stato costretto. Sono stato consigliato però di farlo,
addirittura il mio precedente avvocato il 23.5.17 ha chiesto una sospensione,
siamo andati nella saletta “acquario” e mi ha consigliato di confermare tutte
le dichiarazioni della vittima, per non compromettere la strategia difensiva,
che mi avrebbe permesso di arrivare ad una pena detentiva di tre anni
parzialmente sospesi.
(…)Il Presidente rilegge le sue dichiarazioni al verbale di cui
all’AI 22 dove ha descritto in particolare il rapporto orale da lei ricevuto da
ACPR 1. In quel locale era presente la PP, la sua avvocata d’ufficio, un
segretario e la rappresentante dell’__________. L’affermazione circa il fatto
che lei teneva la testa di ACPR 1 nel corso del rapporto orale, in quanto ciò
le provocava piacere, risulta chiaro essere stata sua.
Non ho detto infatti il contrario.
Una simile frase, moralmente parlando, descrive un tipico
comportamento che rileva della sessualità maschile. Com’è arrivato a farsi
praticare il rapporto orale da ACPR 1?
È stata una sua esplicita richiesta, di ACPR 1.
Le sue dichiarazioni di quel verbale non paiono confuse, come
da lei oggi sostenuto. Tanto che lei appunto non ha accettato tutto quanto
sostenuto da ACPR 1.
Non erano frasi confuse, ma devono essere viste come una strategia
difensiva volta ad assecondare tutto quanto ACPR 1 aveva detto.
ADR che concordo con il Presidente che la frase circa il
fatto che io tenevo la testa di ACPR 1 perché mi procurava più piacere è mia e
non lo nego. È comunque stata lei a proporlo.
Lei ha dichiarato che aveva fatto un po’ di tutto per rimanere
sola con ACPR 1. Ha poi negato di aver usato la questione del permesso per fare
pressioni su ACPR 1. Per quale ragione, visto che la sua strategia era quella
di assecondare la vittima, non ha ammesso anche questo fatto?
Io non ho mai usato la storia del permesso per spingerla a fare
niente.
Sì, ma lei si dichiara a quel momento confuso, sotto choc, e
disposto ad ammettere qualsiasi cosa pur di ottenere la pena indicatale dal sua
difensore. Su questo punto però, lei ha resistito. Concorda?
Sì.
Lei ha affermato che ACPR 1 avrebbe detto “adesso questo deve
finire nella mia bocca”, dando infine atto del fatto che la donna l’avrebbe
detto in modo interrogativo. Il Presidente dà lettura delle sue precedenti dichiarazioni
a questo proposito. Lei ha inserito il concetto della formulazione di questa
frase in modo interrogativo di sua sponte. Anche sulla questione del numero di
rapporti orali, lei ha mantenuto, fino al verbale finale, la sua versione di un
rapporto orale fatto e un rapporto orale ricevuto. Quanto da lei poi sostenuto
a verbale finale, invece, dove ha ammesso poter essersi trattato di due
rapporti orali come riferito da ACPR 1, si nota chiaramente trattarsi di
dichiarazioni con chiari fini processuali. Trattasi comunque di un suo diritto,
quello di fare ammissioni a scopi processuali, considerata oltretutto la
possibilità di procedere con rito abbreviato.
In seguito, lei avrebbe dichiarato in corso d’inchiesta di aver
chiesto a ACPR 1 di mantenere il segreto su quanto avvenuto tra di voi. È vero?
Sì, ero molto preoccupato, dalla mia posizione, in quanto c’era
questo nuovo fidanzato, il __________, che aveva un atteggiamento ossessivo nei
confronti di ACPR 1, tanto che lei stava pensando di troncare la relazione. (…)
mi preoccupavo per ACPR 1, avevo paura che potesse farle del male.
(…) AD confermo che io mi recavo da lei per motivi di
lavoro, non ho mai dimenticato i miei doveri di curatore, ma anche perché la
consideravo come una mia amante.
Lei voleva bene ed era attratto da questa donna, non le dava
fastidio che questa avesse dei rapporti con un altro uomo?
Non poteva avere rapporti con questo uomo, egli aveva un problema
al pene che gli impediva di avere rapporti. Almeno, questo è quanto mi aveva
riportato ACPR 1.
Anche nei suoi rapporti con ACPR 1 risulta, salvo la fellatio,
che era lei a praticare atti sessuali su ACPR 1. Anche __________ dunque poteva
comportarsi allo stesso modo, questo non le dava fastidio?
No.
Lei ha cancellato tutte le tracce della sua relazione con ACPR
1, prima di essere arrestato. È corretto?
No, io ho fatto la pulizia che facevo abitualmente sul mio
cellulare.
Queste sono state le sue prime dichiarazioni, in seguito però
ne ha date altre ammettendo di aver agito in tal modo per nascondere le tracce,
oggi torna invece dunque sulle prime dichiarazioni. Il cancellare le prove,
facendo un discorso generale, è il tipico comportamento di chi sa che deve
nascondere qualcosa.
Io ho spiegato perché ho cercato ACPR 1 in quei giorni, era
arrivato uno scritto dal __________ e dovevo consegnarglielo.
Questo però non è l’atteggiamento di persona confusa e mal
consigliata, che ammetterebbe qualsiasi cosa, che lei ha descritto poco fa.
Io avrei ammesso qualsiasi cosa, ma fino ad un certo punto.
(…) Lei ha dichiarato di aver approfittato della disponibilità
di ACPR 1, come pure che lei non sarebbe stata in grado di palesare un rifiuto
ed opporsi fermamente, e che lei aveva comunque percepito un “gran piacere”.
Nel verbale dopo l’AA di confronto, lei ha parlato anche di orgasmo di ACPR 1,
fatto questo mai riportato in precedenza. Da cosa ha dedotto che ACPR 1 avrebbe
avuto degli orgasmi?
Lei me l’ha detto in quell’occasione, ha detto “vengo, vengo”.
Di questo non ha mai fatto menzione nei suoi precedenti
verbali.
In tutta questa vicenda, perché lei pensa di essere finito in
prigione?
Perché c’è stata una denuncia. Io ho approfittato di una
disponibilità di una persona che era dipendente da me, io ero il curatore
generale, è una cosa inammissibile.
Di per sé, a mente del TF, il solo fatto di avere rapporti tra
curatore e curatelato (situazione di dipendenza) non basta per configurare una
coazione, e ciò lo ha detto smentendo e modificando una giurisprudenza fino ad
allora consolidata. Lei afferma che la ACPR 1 lo voleva, ha preso lei
l’iniziativa, le ha chiesto di mettere il suo pene in bocca e ha provato
piacere, dunque lei cosa pensa di aver fatto di sbagliato tanto da finire in
carcere?
Io ero il suo curatore, queste cose non dovevano assolutamente
accadere, ed è un giudizio professionale, non morale. La ACPR 1 mi ha
denunciato dicendo che io avevo abusato di lei.
Lei ha, o non ha abusato di ACPR 1?
Chiaro che ho approfittato di una mia posizione, per avere una
relazione con questa donna. Come mi dice il Presidente, per avere una relazione
di tipo sessuale con questa donna.
La ACPR 1 voleva, o non voleva questa relazione?
Io ho avuto l’impressione, specialmente le prime volte, che lei
partecipasse e le andasse bene. Non posso dire che non ho approfittato di
niente, mentirei sapendo di mentire.
Questo è il suo ragionamento. Lei che è benvoluto da tutti e
che ha un’ottima reputazione, con un figlio di __________ anni, era disposto ad
accettare una condanna a tre anni, per una relazione sessuale con una persona
che lei giudica consenziente e pure appagata, non avendola nemmeno mai
costretta. Così come da lei descritta, è una relazione moralmente discutibile,
così come tra un allievo e un docente, o come un medico (non psichiatrico) e un
paziente, sicuramente moralmente discutibili, ma non illegali. Di cosa quindi
lei avrebbe approfittato, se ACPR 1 era consenziente e anche appagata, tanto da
chiedere lei di potergli praticare un rapporto orale?
È chiaro che io ho approfittato del mio ruolo per ottenere questi
contatti, io non ci stavo bene, sapevo benissimo che non doveva capitare una
cosa del genere. Si tratta di un mio codice deontologico, la mia coscienza. È
una cosa più forte di me ma che mi faceva stare molto male.
ADR che non so dire se questo potrebbe comportare una pena
di tre anni. Posso però dire che pur di arrivare ad una simile pena ho
affermato anche delle cose non vere.
(…)
In relazione alla sentenza di cui abbiamo parlato prima, le è
stata prospettata una pena con riguardo al suo rischio processuale?
Il mio precedente difensore mi disse che non sarebbe cambiato
niente. Io personalmente, saputo che ci sarebbero stati gli assessori giurati,
ho pensato che la pena sarebbe potuta essere superiore ai tre anni che mi erano
stati prospettati. (…)
Il Presidente ripercorre le conclusioni della perizia
psichiatrica. Lei è disposto a sottoporsi al trattamento ambulatoriale?
Certo.
D PP: qual è la sua posizione in merito alla pressione fatta a ACPR
1.
dicendole di mantenere il segreto sugli atti commessi? Conferma di aver detto
alla vittima di non dire niente a nessuno, al moroso e al personale curante?
L’ho detto in particolare con riferimento al moroso, essendo che
lui la controllava in modo ossessivo. Non che lui avesse fatto minacce dirette
al sottoscritto, anzi, con me era sempre cordiale. Le avevo detto di non dire
niente a nessuno, in generale.
D PP: conferma di aver chiuso la porta di casa a chiave durante
gli atti?
Io non ho mai chiuso la porta a chiave, chiedevo a ACPR 1 di
verificare che fosse chiusa a chiave. Comunque, da quando l’ho conosciuta, ACPR
1.
era sempre chiusa a chiave in casa in quanto temeva sempre l’arrivo di
persone non gradite. Il mio era dunque un controllo ulteriore, ma lei comunque
la chiudeva sempre.
Il fatto di chiudere la porta a chiave, era finalizzato al
fatto di proteggere la vostra privacy in quel momento?
Sì, era una verifica ulteriore che io chiedevo di fare per
mantenere la nostra privacy.
D PP: la chiave della porta rimaneva nella toppa, o veniva
tolta?
Rimaneva sempre nella toppa. Ricordo questo perché
nell’episodio in cui ACPR 1 era stata trovata priva di sensi a casa, lei aveva
chiuso la porta lasciando dentro le chiavi, e avevano dovuto forzare la parte
di sopra in vetro per poter entrare.
D PP: con riferimento al rapporto per la mercede 25.3.15, le
viene chiesto se allora ACPR 1 ha disatteso il suo consiglio di non più
chiudere la porta di casa, lasciando inserita la chiave, visto che scriveva
“visita a domicilio, sta meglio, e si è resa conto che non può più chiudere la
porta di casa lasciando dentro la chiave”.
Successivamente, quando c’ero io la chiave rimaneva dentro la
toppa. Poi, per le altre occasioni, spero che seguisse il mio consiglio di
toglierla.
D avv. DF 1: può spiegare le “almeno due volte” nelle quali lei
ha allontanato il compagno di ACPR 1 dalla casa, ed il motivo?
L’ho allontanato perché dovevo discutere con ACPR 1 questioni che
riguardavano l’amministrazione, l’approvazione dei conti e del rendiconto. Non
mi sembrava il caso che lui fosse presente.
ADR che non so dire se in quelle occasioni era poi anche
successo qualcosa di sessuale. Ad ogni modo l’allontanamento non era
finalizzato a questo, ma solo a poter discutere delle questioni finanziarie con
ACPR 1.
Il Presidente rilegge le dichiarazioni in corso d’inchiesta
nelle quali lei ha ammesso di aver mandato fuori di casa il compagno di ACPR 1,
così da poter restare solo con lei.
Ripeto, è vero che l’ho fatto uscire ma l’obiettivo era quello di
poter discutere con ACPR 1 delle sue questioni amministrative.
D avv. DF 1: può precisare la questione del fatto che lei aveva
consigliato a ACPR 1 di non far soggiornare il suo compagno a casa sua?
Sì, le avevo detto che lui non poteva stare da lei 7 giorni su 7,
in quanto, qualora avessero fatto dei controlli, avrebbero potuto esserci dei
problemi sia per il permesso, sia per il calcolo delle prestazioni
complementari di ACPR 1, e dell’assistenza di lui. Io rischiavo di farmi
complice di una situazione non molto chiara a livello amministrativo.
(…) ADR che io e mia moglie siamo indecisi se vendere la
casa o se farla ritirare a lei. Io in ogni caso dovrei trarre un utile da
questa operazione. Farò dunque fronte alle spese causate dal fatto di essere
qui. Se dovesse avanzare qualcosa, lo dedicherò a mio figlio. Confermo dunque
di essere disposto a risarcire il danno da me causato, ivi comprese le spese
generate dalla tassazione della nota professionale del mio precedente difensore
d’ufficio. (…)”
(verbale d’interrogatorio dibattimentale).
4.
DIRITTO
E CONVINCIMENTO DELLA CORTE
4.1
Dei
reati di coazione sessuale e sfruttamento dello stato di bisogno
4.1.1
Secondo
l’art. 189 cpv. 1 CP si rende autore colpevole di coazione sessuale chiunque
costringe una persona a subire un atto analogo alla congiunzione carnale o un
altro atto sessuale, segnatamente usando minaccia o violenza, esercitando su di
lei pressioni psicologiche o rendendola inetta a resistere. Presupposto
del reato – che protegge il diritto
alla libera determinazione in ambito sessuale (DTF 131 IV 169; DTF 124 IV 157;
122.
IV 100; 119 IV 310) – è un atto coercitivo con cui l’autore induce la
vittima a subire o a commettere (DTF 127 IV 203) un atto di natura sessuale.
Il comportamento represso
dall'art. 189 CP consiste nell'uso della costrizione per indurre una persona,
che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale (DTF 119 IV 311). Deve,
inoltre, sussistere un rapporto di causalità tra l'uso di costrizione e l'atto
sessuale: la vittima subisce o compie un atto sessuale a causa della
costrizione imposta. La vittima deve essere messa in una situazione in cui
l'atto sessuale può essere compiuto andando oltre il suo rifiuto, ritenuto che
è necessario che la sottomissione della vittima sia comprensibile, in ragione
delle circostanze del caso concreto (DTF 122 IV 101).
Tra i mezzi coercitivi il
legislatore ha annoverato, in un elenco non esaustivo, la minaccia, la
violenza, l'esercizio di pressioni psicologiche e il rendere la vittima inetta
a resistere in altro modo.
Per violenza va inteso il ricorso a una forza fisica più intensa
di quella necessaria per il compimento di un atto nelle circostanze ordinarie
della vita (DTF 87 IV 69), ritenuto tuttavia che non è necessario il ricorso a
forme qualificate di violenza ed è, in particolare, sufficiente che l'autore
trattenga la vittima grazie alla propria superiorità fisica (DTF 122 IV 100;
Jenny/Schuhbart/Albrecht, Kommentar zum schweizerischen Strafgesetzbuch, Berna
1997, art. 189 n. 16).
Per minaccia bisogna intendere che l'autore, a parole o con il suo
comportamento, induce la vittima a temere un serio pregiudizio per farla cedere
(DTF 122 IV 100; Rehberg/Schmid, Strafrecht III, 6. ed., Zurigo 1994, p. 378;
Stratenwerth, Schweiz. Strafrecht, Bes. Teil I, 5. ed., Berna 1995, p. 158 n.
7).
L’art. 189 protegge anche quelle vittime che, a seguito
dell’effetto sorpresa (“Uberraschungseffekt”), di spavento (“Erschrecken”),
sbalordimento (”Verblüffung”) o a causa del trovarsi in una via senza uscita,
non oppongono resistenza (DTF 128 IV 106 consid. 3a/aa).
Con l’introduzione della nozione di ”esercizio di pressioni
psicologiche” quale atto di natura coercitiva, il legislatore ha voluto
estendere il reato di coazione sessuale anche a quei casi in cui la vittima si
trova in una situazione di impotenza creata dall’autore anche senza l’uso della
forza fisica o della violenza (DTF 124 IV 154).
In particolare, l’inferiorità cognitiva e la dipendenza emotiva e
sociale possono - soprattutto nei bambini o negli adolescenti - generare una
pressione psichica straordinaria e, quindi, una sottomissione paragonabile a
quella ottenuta con la coazione fisica e, come questa, tale da renderli
incapaci di opporsi ad atti sessuali non desiderati. La giurisprudenza del
Tribunale federale definisce violenza strutturale questa forma di coazione di
natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione dei legami
sociali (DTF non pubblicata del 23.4.2009 [6B.646/2008] consid. 3.1.; DTF non
pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; DTF non pubblicata del
8.2.2007
[6P.161/2006] consid. 6.1; DTF non pubblicata del 10.8.2006
[6P.94/2006] consid. 9.1.; DTF non pubblicata del 12.11.2005 [6P.111/2005],
consid. 10.1; DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1.; DTF
131.
IV 107; DTF 128 IV 97, DTF 124 IV 154).
Il giudice deve applicare l’art. 189 CP se l’autore ha contribuito
fattivamente - adottando dei comportamenti che eccedano il semplice
approfittare di una situazione già presente e che per loro natura rappresentano
una strumentalizzazione attiva dei legami sociali - a porre soggettivamente la
vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di
atti sessuali non desiderati (DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006]
consid. 7.1; DTF 128 IV 106).
La coazione di natura psichica deve essere il risultato di una
situazione creata dall’autore. Non va, pertanto, confuso l’esercizio di una
“violenza strutturale” con il semplice approfittare di relazioni private o sociali
preesistenti (DTF non pubblicata del 24.6.2005 [6P.63/2005] consid. 7.1).
L’autore deve creare concretamente e fattivamente una situazione
di costrizione, strumentalizzando in modo attivo (“tatsituative
Zwangssituation”) ai propri fini i legami sociali (DTF non pubblicata del
20.2.2007
[6P.200/2006] consid. 7.1.).
La nozione di violenza strutturale è stata, in questo senso,
precisata dal Tribunale federale in DTF 131 IV 107 in risposta, anche, alle
critiche della dottrina che riteneva contraria alla ratio legis l’automatica
applicazione dell’art. 189 CP a qualsiasi atto sessuale compiuto da una persona
legata alla vittima (in genere, bambino o adolescente) da rapporti affettivi o
sociali, (Jenny, Die strafrechtliche Rechtsprechung des Bundesgerichts im Jahre
2000, in: ZBJV 139/2003 S. 375 f., Die strafrechtliche Rechtsprechung des
Bundesgerichts im Jahre 2002, in: ZBJV 140/2004 S. 726 ff.; anche Philipp
Maier, Basler Kommentar, Strafrecht II, 3. ed., Basilea 2013, ad art. 189 n. 11
segg.; anche Günter Stratenwerth/Guido Jenny, Schweizerisches Strafrecht,
Besonderer Teil II, 6. edizione, pag. 167).
L’alta Corte ha, così, precisato che, per la realizzazione del
reato di coazione sessuale tramite una pressione psichica, l’autore deve creare
- utilizzando le relazioni sociali come mezzo di pressione (e non limitandosi
ad approfittarne) - una situazione di coercizione per ottenere i favori
sessuali da parte della vittima. Pertanto, le considerazioni secondo cui la
subordinazione cognitiva e la dipendenza emotiva e sociale possono produrre una
pressione psichica sviluppate nelle sue precedenti sentenze devono essere
interpretate nel senso che può essere ammessa la coazione soltanto quando
l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale comportante una
forma di dipendenza in un mezzo di costrizione per raggiungere i suoi scopi
(DTF non pubblicata del 20.2.2007 [6P.200/2006] consid. 7.1; cfr. anche DTF 131
IV 107).
Il mezzo coercitivo messo in atto dall’autore deve essere
suscettibile con riferimento alle particolari circostanze concrete – di creare
nella vittima uno stato di coercizione di un’intensità tale da limitarne la
libertà sessuale. In altre parole, la sottomissione della vittima deve essere
comprensibile. Non ogni tipo di pressione e non ogni comportamento che conduca
ad un atto sessuale non desiderato deve essere qualificato di coazione sessuale
(DTF 131 IV 170 consid. 3.1. e riferimenti):
l’effetto prodotto sulla vittima deve essere grave (DTF 128 IV 97; DTF 131 IV
107) e raggiungere l’intensità di un atto di violenza o di minaccia (DTF 128 IV
97.
consid. 3a; DTF 131 IV 167, consid. 3.1. e riferimenti; DTF 126 IV
124).
Soggettivamente, affinché il
reato di coazione sessuale sia realizzato, è necessaria l’intenzione, anche
soltanto nella forma del dolo eventuale. L’autore deve, quindi, sapere che la
vittima non è consenziente o per lo meno accettarne l’eventualità e deve
volere, o per lo meno accettare, che il suo consenso dipenda dal mezzo
coercitivo utilizzato (STF 6S.121/2003, dell'11 giugno 2003 consid. 1.1;
sentenza CARP 17.2012.193 del 27 aprile 2013 consid. 32).
4.1.2
Giusta l’art.
193.
cpv. 1 CP, chiunque determina una persona a compiere o a subire un atto
sessuale, sfruttandone lo stato di bisogno o profittando di rapporti di lavoro
o comunque di dipendenza, è punito con una pena detentiva sino a tre anni o con
una pena pecuniaria. La disposizione, che ha lo scopo di proteggere la libera
autodeterminazione sessuale (DTF 131 IV 114 consid. 1), si applica ai casi in
cui, sebbene la vittima abbia dato il suo consenso ad un atto sessuale, tale
consenso è motivato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui essa si trova
e si ravvisa, quindi, una certa inibizione del suo libero arbitrio. Ci si
situa, di conseguenza, in una zona che va tra l’assenza di consenso (art. 189 e
190.
CP) e il libero consenso (che esclude qualsiasi infrazione). Il consenso è,
dunque, viziato dallo stato di bisogno o di dipendenza in cui si trova la
vittima, stato di cui l’autore approfitta (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006
consid. 5; STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid. 3.1).
La vittima deve trovarsi, perché l’infrazione sia
realizzata, in un rapporto di dipendenza nei confronti dell’autore o in uno
stato di bisogno (STF 6P.4/2006 del 31 ottobre 2006 consid. 5; STF 6S.117/2006
del 9 giugno 2006 consid. 3.1). Tale stato deve limitare in modo considerevole
la facoltà della vittima di determinarsi liberamente (STF 6S.117/2006 del 9
giugno 2006 consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1; Trechsel/Bertossa, in
Trechsel/Pieth [ed.], Schweizerisches Strafgesetzbuch Praxiskommentar, 2a ed.
2013, n. 2 ad art. 193 CP).
Un rapporto di dipendenza si fonda, di regola, su un
particolare rapporto di fiducia e, in ogni caso, su un rapporto di potere
pronunciato e sbilanciato a favore dell’autore (ausgeprägtes Machtgefälle), che
ha un ruolo dominante e può avvalersi dell’ascendente che tale ruolo gli
conferisce (DTF 131 IV 114 consid. 1). Un rapporto di dipendenza può venire a
crearsi a seguito di un rapporto di lavoro o di qualsiasi altro rapporto atto a
favorire l’instaurarsi di una dipendenza, come può esserlo quello che
intercorre fra la vittima tossicodipendente e il suo fornitore di droga o fra
la vittima e colui che le fornisce i mezzi di sussistenza (STF 6S.117/2006 del
9.
giugno 2006 consid. 3.1). Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale,
il solo rapporto terapeutico intercorrente tra psicoterapeuta e paziente può,
in molti casi, essere sufficiente a fondare un rapporto di dipendenza. Non si
può più concludere, tuttavia, – come faceva la giurisprudenza sul precedente
art. 197 aCP – che, in ogni caso e necessariamente, fra paziente e
psicoterapeuta si stabilisca, in ragione del solo rapporto terapeutico, un
rapporto di dipendenza (DTF 131 IV 114 consid. 1 con riferimenti a DTF 128 IV
106.
consid. 3b e DTF 124 IV 13 consid. 2c).
La questione a sapere se esista un rapporto di
dipendenza ai sensi dell’art. 193 CP e se la capacità di determinarsi
liberamente della vittima ne sia considerevolmente limitata va esaminata alla
luce delle circostanze del caso concreto (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006
consid. 3.1; DTF 131 IV 114 consid. 1). Tale stato o rapporto può esistere
oggettivamente, ma anche solo soggettivamente, ossia nelle rappresentazioni
proprie della vittima e dell’autore (STF 6S.117/2006 del 9 giugno 2006 consid.
3.
; DTF 131 IV 114 consid. 1). È sufficiente, quindi, che la vittima sia
convinta di trovarsi in una situazione di dipendenza, che questa sua
rappresentazione la limiti effettivamente nella sua libertà di determinarsi e
che, dal canto suo, l’autore sia consapevole della situazione in cui la vittima
si trova (DTF 91 IV 161 consid. 1).
Ulteriore presupposto dell’infrazione è che l’autore
sfrutti il rapporto di dipendenza che si è creato con la vittima. Tale stato
deve, dunque, essere in un rapporto causale con il consenso della vittima
all’atto sessuale compiuto o subito da essa (DTF 131 IV 114 consid. 1; Andreas
Donatsch, Strafrecht III, 10a ed. 2013, pag. 527; cfr. Philipp Maier, op. cit.,
n. 14 ad art. 193 CP e Trechsel/Bertossa, op. cit., n. 3 ad art. 193 CP i quali
parlano di Motivationszusammenhang tra lo stato della vittima e l’atto
sessuale). Lo sfruttamento implica che la vittima, in realtà, non voglia
compiere o subire gli atti sessuali e che essa superi le sue resistenze interne
per dare il suo consenso soltanto perché si trova sotto l’influsso della
posizione di autorità dell’autore (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvio a STF
6S.219/2004 del 1° settembre 2004 consid. 5.1.2). In altre parole, occorre determinare
se la vittima abbia acconsentito solo a causa dello stato di bisogno o del
rapporto di dipendenza, o se avrebbe comunque dato il suo consenso anche in
assenza di una tale situazione (nel qual caso l’infrazione non sarebbe
realizzata). In particolare, l’infrazione non è realizzata se la persona in
questione ha liberamente acconsentito per altri motivi, indipendentemente dal
suo stato di bisogno o di dipendenza, o se è lei stessa ad aver preso
l’iniziativa (DTF 131 IV 114 consid. 1 con rinvii spec. a STF 6S.82/2003 del 17
aprile 2003 consid. 2 e DTF 124 IV 13 consid. 2c/cc).
Dal profilo soggettivo, si tratta di un’infrazione
intenzionale, punibile anche per dolo eventuale. L’autore deve essere
consapevole della dipendenza della vittima. Egli deve, quindi, per lo meno
contare con il fatto che la vittima acconsenta agli atti sessuali soltanto a
causa di tale stato (DTF 131 IV 114 consid. 1; Philipp
Maier, op. cit., n. 20 ad art. 193 CP; Andreas Donatsch, Strafrecht III, 10a
ed. 2013, pag. 528 seg.).
4.1.3
La
questione determinante, in questo procedimento, è quella di sapere se
l’imputato ha commesso il reato di coazione sessuale ai sensi dell’art. 189 CP,
oppure di sfruttamento dello stato di bisogno ai sensi dell’art. 193 CP. La
differenza è sostanziale, già solo per il fatto che la comminatoria di pena per
il reato di coazione sessuale è di 10 anni, 15 in caso di reato ripetuto,
mentre per l’art. 193 CP è di 3 anni, 4 e mezzo in caso di reato ripetuto.
Si rende colpevole di coazione sessuale chi crea una situazione di
coercizione, mentre si rende colpevole di sfruttamento dello stato di bisogno,
chi, semplicemente, la sfrutta. La giurisprudenza sopra citata ha avuto modo di
stabilire che presupposto del reato di coazione sessuale è un atto coercitivo
con cui l’autore induce la vittima a subire o a commettere un atto di natura
sessuale. Represso è quindi l’uso della costrizione per indurre una persona,
che non vuole, a compiere o a subire un atto sessuale. La vittima deve essere
messa in una situazione in cui l’atto sessuale può essere compiuto andando
oltre il suo rifiuto. Tra i mezzi coercitivi, si annoverano la minaccia, la
violenza e l’esercizio di pressioni psicologiche, che rendono la vittima inetta
a resistere. In particolare, per quello che qui interessa, va detto che
l’esercizio di pressioni psicologiche va ammesso allorquando si verificano
situazioni di impotenza create dall’autore anche senza l’uso della forza fisica
o della violenza. Il Tribunale federale, ha già avuto modo di stabilire che l’inferiorità
cognitiva e la dipendenza emotiva o sociale possono, in specie su minori,
generare pressioni straordinarie, paragonabili alla vittima di violenze
fisiche. In questo senso, è definita la violenza strutturale come forma di
coazione di natura psichica esercitata dall’autore con la strumentalizzazione
dei legami sociali (DTF 131 IV 107; 128 IV 97, 124 IV; STF 6B.646/2008 del 23
aprile 2009, consid. 3.1.;6P.200/2006 del 20 febbraio 2007, consid. 7.1;
6P.161/2006 dell’8 febbraio 2007 consid. 6.1;6P.94/2006 del 10 agosto 2006,
consid. 9.1.;6P.111/2005 del 12 novembre 2005, consid. 10.1;6P.63/2005 del 24
giugno 2005, consid. 7.1). In tal caso l’autore deve aver contribuito
fattivamente, adottando comportamenti che eccedano il semplice approfittare di
una situazione già presente, che per loro natura rappresentano una
strumentalizzazione attiva dei legami sociali, a porre soggettivamente la
vittima in una condizione che la rende incapace di opporsi alla richiesta di
atti sessuali non desiderati. Come detto, ed è questo che differenzia le due
norme citate, la coazione di natura psichica deve essere il risultato di una
situazione creata dall’autore, e non semplicemente l’approfittare di tale
situazione creatasi da terzi. Sempre il Tribunale federale, ammette la coazione
nel caso in cui l’autore trasforma un particolare tipo di relazione sociale
comportante una forma di dipendenza, in un mezzo di costrizione per raggiungere
i suoi scopi. Per il resto, il mezzo coercitivo deve essere atto a creare nella
vittima uno stato di coercizione psicologica di intensità tale da essere idoneo
a limitare la libertà sessuale della vittima. Soggettivamente, l’autore deve
sapere che la vittima non è consenziente, o per lo meno, accettarne
l’eventualità che il suo consenso dipenda dal mezzo coercitivo utilizzato. Perché
possa essere ritenuta una coazione psicologica, non basta il semplice
accertamento secondo cui autore e vittima sono legati da un determinato e
preesistente rapporto affettivo o sociale.
4.1.4
Per rispondere a tale quesito,
la Corte si è innanzitutto dipartita dagli elementi certi, incontestabilmente
noti all’autore, e meglio della situazione personale e sanitaria della vittima,
la cui diagnosi di persona ansiosa, con sindrome di dipendenza e con un deficit
cognitivo, gli era perfettamente nota sin dalla sua designazione quale curatore
generale. Egli sapeva, inoltre, che la di lei figlia era il frutto di una
violenza carnale, che la vittima lamentava di essere stata ulteriormente
abusata da un custode ma non creduta, e quindi che si trattava di una persona
fragile, che necessita di aiuto e che spesso ha dovuto essere ricoverata in
clinica ____. Questi fatti oggettivi non possono seriamente essere revocati in
dubbio.
4.1.5
Detto che, in generale, nei
reati di natura sessuale, laddove spesso le versioni dell’autore e della
vittima divergono su più punti importanti, la giurisprudenza ha stabilito che
occorre di regola esperire un esame di credibilità delle dichiarazioni, in
particolare della vittima, per verificarne la costanza, la linearità e la
logica, gli atti ci consegnano sostanzialmente due versioni da parte
dell’imputato: una, contenuta in almeno tre verbali resi davanti alla PP, in
cui egli dà atto di aver ripetutamente costretto la vittima a subire e a fare
degli atti sessuali che lei non voleva, e, la seconda, a partire dal verbale di
confronto esperito dopo l’emissione dell’atto d’accusa, in cui dà atto
unicamente di averne un po’ approfittato, sostenendo che si sarebbe trattato di
atti che comunque la vittima gradiva. Versione, poi, sostanzialmente ribadita
in aula. Egli ha spiegato che questo cambio di versione sarebbe dovuto ad uno
stato di confusione, rispettivamente a cattivi consigli strategici che gli
sarebbero stati imposti dal precedente patrocinatore. La Corte non ha creduto a
questa versione:
a) innanzitutto perché nel
riferire delle circostanze che gli sono state contestate, l’imputato non si è
limitato ad accettare la versione della vittima, ma vi ha aggiunto particolari
suoi, come ad esempio l’eiaculazione in bocca, peraltro contestata da ACPR 1; a
ciò aggiungasi che, contrariamente a quanto riferito dall’imputato, egli non
ha, in quei verbali, ammesso tutto quanto gli veniva proposto, pur di
assecondare la vittima e ottenere, quindi, uno sconto di pena; ma ha ribadito
che il numero delle fellatio era uno solo, che il cunnilinguo era pure uno solo
e ha sempre contestato di aver fatto pressioni sulla vittima per la questione
del permesso di dimora. Ora, una persona che avrebbe ammesso qualsiasi cosa per
strategia processuale, non si vede perché avrebbe dovuto mantenere delle
contestazioni comunque non irrilevanti. In realtà egli ha pacificamente ammesso
che non solo approfittava della situazione, ma creava delle situazioni in cui
la vittima non avrebbe potuto opporsi;
b) in concreto egli ha ammesso
che, ad un certo punto, ha iniziato a nutrire, nei confronti della vittima,
delle pulsioni sessuali, e ha provato, con il massaggio del 18 gennaio 2016,
quali reazioni avesse la donna. Egli ha riferito che la vittima si è
irrigidita, e che, in seguito, pur non opponendosi fermamente, ha comunque
cercato di togliergli le mani di dosso nei successivi approcci sessuali. Il
tutto ancora prima dell’asserita confidenza circa la particolare predilezione
della donna, diciamo così, per i rapporti orali, già solo per il fatto che
questa circostanza, legata a una presunta positività alla cocaina, è emersa
solo dopo che gli approcci sessuali di IM 1 erano iniziati;
c) a ciò aggiungasino le
insistenze del IM 1 nell’avere questi approcci sessuali, nel creare situazioni
propizie, come invitare il compagno a stare lontano, al precostituire il
proprio alibi, alterando i rapporti di visita, fino a insistere nel contattare
la donna dopo che questa aveva parlato, salvo poi cancellare le telefonate;
d) per la Corte è del tutto
insostenibile che la donna abbia gradito questi approcci sessuali e che ne
abbia anche espresso compiacimento. In realtà la vittima, pur con i limiti
posti dalle sue condizioni personali, ne ha invece parlato, lamentandosene, sia
con il personale del __________, sia con il personale curante. A quest’ultimo
proposito, basti evidenziare che, al di là delle poco credibili giustificazioni
fornite dalla dottoressa __________, certo è che l’infermiera le ha riferito
che la donna le aveva parlato, perlomeno, di un bacio. Ora, se fosse stato
chiaro ed evidente che doveva essere un bacio di saluto, non vi sarebbe ragione
per riferirne alla stessa dottoressa. Se, quindi, ACPR 1, di bacio ha parlato,
era evidentemente perché non lo aveva gradito, e, se non lo aveva gradito, non
può che essere perché lo abbia interpretato quantomeno come un approccio
sessuale. Ma tant’è. Resta che la donna, in tempi non sospetti, si è più volte
lamentata di approcci che riteneva inadeguati da parte del suo curatore;
e) tornando al perché delle
ammissioni, poi ritrattate dall’imputato, la Corte non ha creduto al fatto che,
già in occasione delle prime ammissioni, gli possa essere stata prospettata una
ben determinata pena. In effetti, queste ammissioni sono state fatte il giorno
dopo il suo arresto, con ancora tutta l’inchiesta agli albori, con pendenti
accertamenti riferiti a eventualità legate a possibili abusi anche nei
confronti di altri curatelati, di guisa che per nessuna ragione, qualsiasi
addetto ai lavori ragionevole avrebbe, già a quel momento, potuto anche
soltanto formulare un’ipotesi di pena;
f) d’altronde, l’ipotesi di un
procedimento abbreviato si è concretizzata solo in concomitanza con l’ultimo
verbale, quello finale, e non in relazione ai precedenti, laddove, come detto,
l’imputato ha, con dovizia di particolari (si pensi solo ai riferimenti
circostanziati ai fatti, in relazione ai rapporti di visita) esposto i fatti
così come si sono svolti. In realtà il cambio di versione è coinciso con la
comunicazione della direzione del procedimento, di cui al verbale d’udienza
preliminare del 20 settembre 2017, laddove il rischio processuale è diventato
maggiore, rispetto a quanto prospettato nell’atto d’accusa stesso. Ciò basta
per considerare questo cambio di versione una semplice modifica della strategia
processuale, che non mette minimamente in discussione il contenuto delle
precedenti ammissioni.
Così stando le cose, non appare più assolutamente necessario esperire
un approfondito esame di credibilità delle dichiarazioni della vittima,
risultando già, di tutta evidenza, credibili, le ammissioni dello stesso
imputato.
4.1.6
In esito a quanto suesposto,
la Corte ha quindi ritenuto che l’imputato ha esercitato indebite pressioni
sulla vittima per costringerla ad avere, rispettivamente a compiere, degli atti
sessuali, il che configura il reato di coazione sessuale ripetuta, così come
prospettato dalla PP nell’atto d’accusa, e non di sfruttamento dello stato di
bisogno. Sulle divergenze del numero dei rapporti orali, stante la credibile
versione fornita dall’imputato, la Corte ha ritenuto di seguire la di lui
versione, quantificandoli pertanto in una fellatio con eiaculazione in bocca, e
in un cunnilinguo.
5.
Commisurazione
della pena
IM 1 risponde di coazione sessuale ripetuta. Giusta l’art. 189
cpv. 1 CP, chi si rende autore colpevole di coazione sessuale è punito con una
pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria.
5.1
Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il
giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita
anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la
pena avrà sulla sua vita. Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa
è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene
giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli
obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne,
secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o
la lesione.
Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP
stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della
colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica
la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da
considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate
all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal
profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene
giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten),
elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto
designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di
esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno poi considerati dal profilo soggettivo (subjektive
Tatkomponenten) i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai
motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che
l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la
libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità
nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.
2a; STF 6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione
alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e
meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio
situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da
giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del
21.
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del
codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,
FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato, il giudice deve
indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei
limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato
dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV
55.
consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena
ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore, ovvero della sua
vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della
situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione
professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto
e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà
sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF
6B_1092/2009,6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF
6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato
che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere
sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà
presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21
settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice
penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,
pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008 del
14.
ottobre 2008, consid. 3.2; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid. 2.2).
La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di
pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV
73.
consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale
permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in
ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008,6B_81/2008,6B_90/2008
del 14 ottobre 2008, consid. 3.2.; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008, consid.
2.
; STF 6B_14/2007 del 17 aprile 2007, consid. 5.2 e
riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II,
Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
5.2
La Corte ha dato un’occhiata
alle più recenti sentenze cantonali e del Tribunale federale in materia di
coazione sessuale, e ha ritenuto di non applicare i criteri di particolare
severità espressi dalla CARP nella citata sentenza menzionata in occasione
dell’udienza preliminare (CARP 21.7.2017, in re M. D), anche perché appare
piuttosto essere un caso (ancora) isolato, per il quale una persona che aveva
la cura di una vittima con deficit fisici e mentali, aveva compiuto un solo
atto sessuale, quantunque assimilabile, secondo quella sentenza, ad un rapporto
completo.
5.3
Ciò detto, la colpa
dell’imputato non ha da essere considerata né lieve, né banale. Se è vero che
la coazione esercitata non è stata di particolare intensità, come ricordato
anche da una recentissima sentenza del Tribunale federale, un rapporto orale
completo, di per sé, ha da essere paragonato ad un rapporto sessuale completo.
Qualifica, nel caso di IM 1, in misura significativa, la sua colpa, il fatto
che egli ha agito a danno di una persona che, a causa della sua malattia, era
comunque parzialmente compromessa nelle sue facoltà mentali, tanto da soffrire
di un deficit cognitivo, per la quale egli era stato incaricato di tutelare gli
interessi. In questo senso anche la sua funzione di curatore generale ne
aggrava le responsabilità. Oltre a ciò va considerata la sofferenza causata
alla vittima, per aver dovuto vivere ripetutamente approcci sessuali non
desiderati.
Quanto al movente, va ancora rilevato che l’imputato ha insistentemente
abusato della vittima per meri fini egoistici, fino a far prefigurare, nei
rapporti di visita, che in realtà sarebbe stata la vittima a volerlo più volte
vedere. Da ultimo, va considerata l’aggravante della ripetitività degli atti,
oltre che, come visto, la loro particolare invasività, riferita ai due rapporti
orali accertati.
Ne discende che, astrazion fatta di quanto segue, si
giustificherebbe una pena detentiva attorno ai 5 anni.
5.4
La giurisprudenza impone di
considerare pure i fattori legati all’autore. In questo senso la Corte a favore
di IM 1 ha considerato:
- non già l’incensuratezza,
che è fattore neutro nella commisurazione della pena, ma la buona reputazione,
di persona apprezzata dalla società, dal passato professionale impeccabile e
dall’impegno sociale a favore della collettività, sicuramente apprezzato come
particolarmente meritevole;
- in questo senso, la
riprovevolezza sociale costituisce un motivo di sofferenza particolare, e di
questo, lo stesso imputato, ha dato prova, allorquando si è più volte espresso
a proposito della propria immagine e di quella della sua famiglia;
- ad ulteriore attenuazione
della colpa, la Corte ha ritenuto che l’imputato ha accettato la detenzione,
comportandosi in maniera corretta, e ha, ancorché, per motivi essenzialmente strategici,
parzialmente risarcito la vittima. Si tratta di un comportamento che non
configura, di tutta evidenza, un sincero pentimento in senso tecnico, ma la
Corte ne ha tenuto conto ad attenuazione della colpa;
- quanto al comportamento
processuale, la Corte dà atto che l’odierno giudizio è fondato sulle
ammissioni, ritenute credibili, dello stesso imputato, senza le quali
l’accertamento dei fatti sarebbe stato più difficile. Tuttavia, tale
comportamento non può essere ulteriormente premiato per il fatto che, poi, per
finire, posto di fronte alle conseguenze, in termini sanzionatori, di tali sue
ammissioni, le ha ritrattate, facendo prevalere l’aspetto opportunistico;
- infine, a favore di IM 1,
la Corte ha considerato la sua età avanzata, le sofferenze legate anche a
quelle dei suoi famigliari, il buon comportamento tenuto durante la detenzione,
nonché il basso rischio di recidiva accertato in perizia.
Tutto ciò ben ponderato, in linea con la prassi giurisprudenziale
dei nostri tribunali, la Corte ha ritenuto equa la condanna di IM 1 ad una pena
detentiva di 4 anni, assortita da un trattamento ambulatoriale da eseguirsi in
espiazione della pena, così come indicato dal perito dott. __________ nel suo
referto:
"
Per il disturbo del periziando (sindrome da disadattamento) e per
la problematica personologica (tratti narcisistici di personalità) esistono
trattamenti ambulatoriali per ridurre il rischio di recidiva. Devono fare parte
della terapia l’aumento della consapevolezza dei tratti narcisistici, l’aumento
dell’empatia con la vittima, il riconoscimento delle dinamica del delitto, lo
sviluppo di strategie adeguate per confrontarsi con situazioni personali
difficili invece di cercare soluzioni inadeguate come ha fatto nel caso
specifico (per esempio accettare la separazione, l’invecchiamento, la perdita
di potere e attività invece di abusare di una persona da lui dipendente).
Di conseguenza per il periziando è indicata
una terapia ambulatoriale. Una tale presa a carico deve essere effettuata da un
medico con buone competenze nell’ambito della psichiatria forense. (…) Esiste
un trattamento ambulatoriale sia per la sindrome di disadattamento che per gli
aspetti personologici nella forma di una psicoterapia forense con una frequenza
settimanale presso uno psichiatra o psicoterapeuta con esperienza in
psichiatria forense oppure un terapeuta disposto a farsi supervisionare da uno
specialista in psichiatria forense (…) Non è necessario un trattamento
stazionario, è sufficiente che il peritando si sottoponga settimanalmente a un
colloquio psicoterapeutico. (…) La contemporanea espiazione della pena
pregiudicherebbe o ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento?
No.”
(doc. TPC 28).
Per quanto concerne le richieste di risarcimento dell’accusatrice
privata, le stesse sono state accolte così come presentate.
6.
SEQUESTRI, TASSA DI
GIUSTIZIA E SPESE PROCEDURALI
6.1
Per quel che concerne gli
oggetti sequestrati è ordinato il dissequestro di tutto quanto in sequestro.
6.2
Con riferimento alle note
professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1, giusta l’art. 135 cpv. 1
CPP il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della
Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedimento. Secondo l’art. 4
cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di
assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (in seguito:
Regolamento Tpu), l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza
giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di
fr. 180.- l’ora (cfr. DTF 132 I 201 consid. 8.5. - 8.7.; STF 1P.161/2006 del 25
settembre 2006 consid. 3.2.).
La retribuzione del patrocinatore va fissata in considerazione del
tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno difensivo e della
qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali, del numero
degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore d’ufficio ha
partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art.
21.
cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009,
consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti,
in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575;
Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed.,
Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).
In applicazione del principio generalmente riconosciuto secondo
cui va retribuito il tempo corrispondente ad una regolare, ordinata e ragionevole
conduzione del mandato, non è determinante il tempo effettivamente impiegato
ma, invece, il dispendio di un patrocinatore mediamente diligente e
sperimentato nel diritto penale nella trattazione di un mandato di analoga
complessità (per il Ticino, vedi Consiglio di Moderazione 19 novembre 1996,
pag. 4, in re avv. B.; cfr., per un altro ambito, CARP del 18 maggio 2011, inc.
17.2011
, consid. 3.3; CRP del 29 dicembre 2010, inc. 60.2010.218).
Le note professionali dell’avv. __________ e dell’avv. RAAP 1,
ritenute idonee ad un dispendio di un patrocinatore mediamente diligente in una
simile causa penale, sono state dunque approvate così come presentate, per un
totale di CHF 11’703.10 la prima e CHF 11’286.75 la seconda, quest’ultima
comprensiva del dibattimento.
6.3
Tassa di giustizia e spese
processuali sono a carico del condannato.
visti gli art.: 12, 40, 47, 51,
69, 189, 193 CP;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara
e pronuncia:
IM 1
1.
è autore colpevole di:
coazione sessuale
per avere,
a __________ e a __________,
nel periodo compreso tra febbraio 2016 e il 16 febbraio 2017,
rivestendo il ruolo di curatore generale di ACPR 1, ed esercitando pressioni
psicologiche su di lei, costretto la stessa a subire atti analoghi alla congiunzione
carnale e altri atti sessuali, in almeno 16 episodi, nei quali:
- in un’occasione baciandola
sulla bocca con la lingua,
- in un’altra baciandola con
la lingua e toccandola e leccandola sui seni,
- in 14 toccandola e
leccandola sui seni, baciandola sulla bocca con la lingua e penetrandola
vaginalmente con le dita,
nelle quali, in un’occasione facendosi praticare un rapporto orale
e, in un’altra, leccandole la vagina,
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.
2.
Di conseguenza,
IM 1 è condannato
alla pena detentiva di 4 (quattro) anni, da dedursi il carcere
preventivo sofferto.
3.
IM 1 è inoltre condannato a
versare all’accusatrice privata ACPR 1 fr. 11’286.75 a titolo di risarcimento
danni per spese legali, da devolvere allo Stato del Cantone Ticino in quanto
beneficiaria di gratuito patrocinio (v. pt. 7.2).
4.
È ordinato il trattamento
ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.
5.
È ordinato il dissequestro
di tutto quanto in sequestro.
6.
La tassa di giustizia di
fr. 5'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
7.
Le spese per la difesa
d’ufficio e per il gratuito patrocinio dell’accusatore privato sono sostenute
dallo Stato.
7.1
La nota professionale
dell’avv. __________ è approvata per:
onorario fr. 11'422.00
spese fr. 281.10
totale fr. 11'703.10
7.2
Le note professionali
dell’avv. RAAP 1 sono approvate per:
onorario fr. 10'260.00
spese fr. 201.90
IVA (8% - 7.7%) fr. 824.85
totale fr. 11'286.75
7.3
Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 22’989.85 (art. 135
cpv. 4 e art. 426 cpv. 4 CPP).
Intimazione a: -
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO,
6501.
Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei
provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Ufficio assistenza
riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
criminali
Il Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 5'000.--
Inchiesta preliminare fr. 300.--
Perizia fr. 7'700.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 198.45
fr. 13'198.45
============