72.2017.98
Tentativi di rapina, autonomia del tentativo, desistenza spontanea
6 settembre 2017Italiano36 min
Source ti.ch
Incarto
n.
72.2017.98
Lugano,
6 settembre 2017/sg
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Rosa
Item, Presidente
Renata Loss
Campana, giudice a latere
Giorgio Carlo
Bernasconi, giudice a latere
Letizia
Vezzoni, vicecancelliera
sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale
Ministero pubblico
contro
IM 1
rappresentato dall’avv. DUF 1
attualmente in espiazione della pena in sezione chiusa
sino al 24 giugno 2018, come da decisione del Giudice dei provvedimenti
coercitivi di data 28 marzo 2017, a seguito della sentenza di condanna della
Corte delle assise criminali di data 15 giugno 2016, cresciuta in giudicato
imputato, a
norma dell’atto d’accusa nr. 79/2017 del 18.05.2017 emanato dal Procuratore
pubblico PP 1, di
1. tentata
rapina, ripetuta
per avere,
agendo in correità con il cittadino lituano __________,
e con altre quattro persone denominate il __________, il __________, __________
e __________, non meglio identificate, tutti latitanti,
a __________ l’08 dicembre 2014 e a __________ nel
periodo dal 09 dicembre 2014 al 14 dicembre 2014,
ai danni della gioielleria __________, __________, __________
e ai danni __________ __________, __________,
dopo avere __________, su incarico di __________,
reclutato in _____ IM 1, __________, il __________, il __________ per poi
trasportarli, al più tardi il 7 dicembre 2014, a bordo di una macchina, in un
non meglio precisato alloggio a __________,
tentato, in due occasioni, ripartendosi i vari ruoli
tra di loro, di commettere un furto usando violenza contro una persona, e
meglio contro le commesse delle predette gioielleria e orologeria,
minacciandole di un pericolo imminente alla vita e all’integrità corporale e
rendendole incapaci di opporre resistenza,
e meglio,
1.1. dopo
avere __________ e __________ indicato ai correi, la gioielleria __________ in __________
a __________, quale obiettivo di rapina, partendo l’8 dicembre 2014 da __________
in direzione di __________, giungendovi muniti di una replica di pistola di
marca TAURUS di colore nero in plastica, di uno spay al pepe di marca American
Style Nato Original, di nastro adesivo, di guanti, di berretti, nonché di
abbigliamento da abbandonare sul luogo al momento della fuga, avendo __________
e __________ mostrato ai correi la gioielleria __________ in __________ a __________,
le vie di fuga e il luogo in cui lasciare i vestiti e gli oggetti utilizzati
per la rapina e meglio un sottopassaggio in __________ nei pressi del __________
e della __________ di __________,
__________ e IM 1, pronti per entrare nella
gioielleria, rendendosi conto che la via di fuga sarebbe stata difficoltosa,
per paura di essere arrestati rifiutatisi di eseguire la rapina,
rapina che veniva comunque eseguita lo stesso giorno
da __________ e __________ e materialmente dal __________ e dal __________, non
riuscendo tuttavia, questi ultimi, a sottrarre della refurtiva, allontanandosi
a piedi e disfacendosi dei predetti oggetti e indumenti che venivano ritrovati
e sequestrati in __________ a __________,
1.2. dopo
avere __________ e __________ indicato ai correi, __________ a __________ quale
obiettivo di rapina, partendo, in un giorno compreso tra il 09 dicembre 2014 e
il 13 dicembre 2014 dalla stazione __________ in direzione di __________,
giuntivi, muniti, tra l’altro, di una replica di pistola semiautomatica di
marca Mauser di colore nero in metallo, di uno spray al pepe di marca Sabre
Red, di nastro adesivo, di un piede di porco, di un martello, di guanti, di
berretti, nonché di abbigliamento da abbandonare sul luogo al momento della
fuga, avendo __________ e __________ mostrato ai correi __________ in __________,
le vie di fuga su Via __________ e su Via __________, le biciclette posteggiate
da utilizzare per la fuga, nonché la strada da percorrere per raggiungere la
stazione FFS di __________ da dove avrebbero dovuto prendere il treno per fare
rientro a __________,
__________ e IM 1, resisi conto che la via di fuga
sarebbe stata difficoltosa, per paura di essere arrestati, rifiutatisi di
eseguire la rapina,
obbligando i correi a rinunciare alla commissione
della stessa e a tornare a __________, rapina che venne, poi, eseguita a
distanza di più giorni e meglio il 15 dicembre 2014;
fatti avvenuti: nelle
circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto:
dall’art. 140 cifra 1 cpv. 1 CP in relazione con l’art. 22 CP;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP
1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1
- in qualità di interprete
per la lingua lituana, J.C..
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:30 alle ore
15:15.
Evase le seguenti
questioni: Verbale del dibattimento:
Preliminarmente, la Presidente
chiede al Procuratore pubblico di spiegare i motivi per cui __________ è stata
riconosciuta la qualità di parte quale accusatore privato, rispettivamente alla
__________ di vittima.
Fatti
Il Procuratore pubblico indica
che, trattandosi di un tentativo di rapina, concorda sul fatto che __________ e
__________ non vengano considerati quale accusatore privato, rispettivamente
vittima.
DUF 1 evidenzia come a fronte
dello scritto pervenuto ieri, doc. TPC 20, anche __________ non deve più essere
considerata accusatrice privata. Il Procuratore concorda.
Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria,
il quale esordisce chiedendo la conferma in fatto e in diritto dell’AA.
Ripercorre poi le circostanze della tentata rapina a __________, illustrando
gli elementi oggettivi a comprova dell’episodio (comunque ammesso da IM 1) ed
indicando a supporto del fatto che sia stato raggiunto lo stadio del tentativo,
la circostanza per cui gli autori già disponevano del materiale necessario,
avevano svolto dei sopralluoghi, era stata mostrata loro la via di fuga. IM 1 e
__________ stavano unicamente attendendo il segnale per entrare in gioielleria
e raggiungere i correi; non hanno però portato a termine il piano previsto,
allontanandosi in altra direzione. IM 1 ha detto che si erano fatti prendere
dal panico e della paura; __________ ha dichiarato che avevano avuto paura di
non essere in grado di eseguire quanto loro richiesto. I medesimi sentimenti
sono stati espressi per l’episodio di __________. Va considerato che la paura
di IM 1 aveva quale origine la conformazione dei luoghi, le vie di fuga non
sicure e dunque la paura di essere presi. Tale paura è dunque sorta nel momento
in cui gli autori hanno visto i luoghi e non si può dunque ritenere che abbia
origine interna; prova ne è che dopo il primo tentativo di __________, IM 1 ha
chiesto se non si poteva fare la rapina di notte, in circostanze più sicure. Vi
è dunque una volontà integra e mantenuta di commettere il reato, ma con
modalità più sicure.
Il Procuratore prosegue passando all’episodio di __________,
ripercorrendo le dichiarazioni di IM 1 fornite nel verbale di interrogatorio
11.04.2017. IM 1 ha dichiarato di aver avuto paura, che il piano non gli
piaceva, che non vi erano vie di fuga; le dichiarazioni di __________ vanno
nella medesima direzione. Sottolinea che le dichiarazioni di IM 1 e __________
perdono di linearità e di corrispondenza unicamente sul tema
minacce e pressioni dei correi dopo i due episodi tentati (momento
in cui sono state proferite, chi le ha proferite); in questo modo tentano di
ridurre le loro responsabilità, dichiarando che sono stati costretti a
delinquere ciò che però contrasta con i precedenti e i lunghi anni di carcere
scontati. Questo per dire che nessuno li minacciò di qualcosa che non volevano
fare; quello che volevano erano condizioni di lavoro più sicure.
Prosegue indicando le condizioni di applicazione dell’art. 23 CP,
puntualizzando che la desistenza non deve essere dettata da ragioni esterne,
come nel caso concreto, visto che IM 1 ha rinunciato solo perché non vi erano
le vie di fuga adeguate; ritiene pertanto che la desistenza non vada
riconosciuta. Vi è poi la questione a sapere se il tentativo di __________ può
considerarsi assorbito dalla rapina poi consumata; la risposta è negativa
ritenuto che le due azioni sono originate da due volontà criminali distinte.
Affinché vi sia assorbimento, la soglia del tentativo deve essere quanto più
vicina alla realizzazione del reato, sia per luogo che per tempo (DTF 131 IV
100 consid. 8.2): in concreto, sia il ritorno a __________ degli autori che il
passare del week-end non permettono di ritenere che vi sia questa unità. Le
modalità di commissione sono poi state adattate e perfezionate rispetto al
primo sopralluogo (p. es. numero di biciclette, baracca per cambiarsi
inizialmente non prevista).
Quanto alla commisurazione della pena, ripercorre le
considerazioni già espresse nel primo giudizio a carico di IM 1 e, in merito
all’atteggiamento processuale dell’imputato, evidenzia come quest’ultimo abbia
riconosciuto i fatti concernenti i tentativi, ma non assuma le sue
responsabilità ritenendo di non aver fatto nulla.
Chiede dunque che l’imputato venga condannato a una pena detentiva
di 9 mesi, totalmente aggiuntiva alla pena detentiva di tre anni pronunciata il
15.06.2016. Per quanto in sequestro, chiede il sequestro conservativo ritenuto
come si tratti di mezzi di prova.
§ l’avv.
DUF 1, difensore dell’imputato, il quale esordisce indicando che la tesi della
pubblica accusa è debole e che ai fatti in esame può essere data una diversa
chiave di lettura. Prosegue indicando come non sia chiaro per quale motivo nel
primo procedimento fossero stati indicati gli atti preparatori per fatti che
oggi vengono invece qualificati quali tentativi. Per l’episodio di __________, IM
1 si è recato dove gli è stato detto di andare e unicamente quando gli è stato
spiegato il piano, già sul posto, è andato in panico. La difesa non intravede
circostanze esterne che abbiano influito sulla volontà dell’imputato: non è
infatti successo nulla che potesse essere letto come circostanza esterna e/o
imprevedibile. Un criminale incallito non si comporta così, va dritto
all’obiettivo e non si pone problemi; certamente non va in panico. Per questo
episodio, si tratta di un chiaro caso di desistenza, che deve portare
all’esenzione da pena.
Per __________ la situazione è parzialmente diversa, nella misura
in cui se vi è un’unica volontà delittuosa, non si può considerare un tentativo
e poi, cumulativamente, un reato consumato. Il fatto che tra il tentativo e la
rapina sia trascorso il week end è unicamente dovuto al fatto che le
gioiellerie erano chiuse. L’unità temporale e spaziale, nel caso concreto,
rende il tentativo e la rapina del 15.12.2014 un tutt’uno che non permette di
scindere le due fattispecie; il tentativo imputato era l’inizio di quanto poi
conclusosi il 15.12.2014. Comunque, anche se si volesse dare un’altra lettura
ai fatti, ritenendo dato il tentativo, si tratterebbe comunque di un altro
chiaro caso di desistenza che deve portare all’esenzione da pena.
Precisa come venga chiesta l’esenzione da ogni pena nella misura
in cui i tre anni di detenzione già inflitti sono sufficienti per punire IM 1
per quanto compiuto nel suo insieme. Evidenzia come non sia stata accordata la
liberazione ai 2/3 della pena e che l’imputato ha scontato quasi due anni e
mezzo di carcere, motivo per cui una pena supplementare non avrebbe senso. Il
fatto che IM 1 abbia un posto dove andare a vivere, un contratto di lavoro e
qualche problema di salute, devono far propendere per un proscioglimento da
ogni accusa e per un’esenzione da qualsiasi pena.
Considerato, in fatto ed in diritto
- che con sentenza 15
giugno 2016 della Corte delle assise criminali (inc. 72.2016.34 del 15.06.2016,
AI 121), IM 1 è stato condannato alla pena detentiva di 3 anni, dedotto il
carcere preventivo sofferto, per titolo di rapina per avere, a __________, il
15 dicembre 2014, in correità con __________ e altre quattro persone non
identificate e denominate “__________”, “__________”, “__________” e “__________”,
commesso un furto in danno __________, minacciando la titolare __________ con
una pistola e usando violenza nei suoi confronti, segnatamente obbligandola a
sdraiarsi e bloccandola a terra, mettendole una mano sulla bocca per impedirle
di urlare e spruzzandole dello spray al pepe in viso, sottraendo sette orologi
di marca Vacheron Constantin per un valore complessivo denunciato di fr.
97'075.95;
- che
con sentenza 18 gennaio 2017 (AI 134), cresciuta in giudicato, la Corte d’appello
e di revisione penale ha respinto il gravame presentato da IM 1, confermando la
sua condanna a tre anni di pena detentiva per rapina, precisando comunque che
la pistola utilizzata per minacciare la titolare dell’__________ era finta;
- che
nell’ambito di detto precedente procedimento penale, erano stati imputati a IM
1 anche due ulteriori episodi - il primo riferito a fatti avvenuti l’8 dicembre
2014 a __________, il secondo a fatti avvenuti a __________ nei giorni
precedenti la rapina poi posta in atto - per i quali la Corte aveva ritenuto di
non poter entrare nel merito considerato come l’imputato fosse stato estradato
in Svizzera sulla base di un ordine di arresto internazionale che non
comprendeva le due fattispecie in questione (perché emerse successivamente),
rispettivamente ritenuto che al giorno del dibattimento per le stesse non era
ancora stata chiesta / concessa l’estensione dell’estrazione; per questi
motivi, in virtù del principio di specialità ex art. 14 della Convenzione
europea di estradizione, la Corte aveva rinviato – limitatamente a tali episodi
- il procedimento penale al Ministero pubblico per quanto di sua competenza;
- che
essendo nel frattempo pervenuto l’accordo delle Autorità __________
all’estensione dell’estradizione (AI 147), con l’atto di accusa 79 / 2017 del
18 maggio 2017 qui in esame, il Procuratore pubblico ha promosso l’accusa nei
confronti di IM 1 per ripetuta tentata rapina, con riferimento ai due episodi
che non era stato possibile giudicare nell’ambito del primo procedimento;
- che per quanto concerne la
vita anteriore e la situazione finanziaria di IM 1, ritenuto come l’imputato
stia espiando la precedente condanna, si può certamente richiamare quanto
esposto ai consid. 1.1 e 1.2 della sentenza 15.06.2016 (AI 121), e meglio:
“1.1
IM 1, cittadino __________ nato il __________, in merito alla sua vita ha
riferito:
(…) sono nato a __________ e sono
cresciuto a __________. Mia mamma lavora al mercato in qualità di venditrice di
borse italiane mentre mio papà lavora nell’edilizia. Fino a quando sono stato
carcerato, mia madre faceva la casalinga. Non so dire se dopo il 06.11.2007 le
abbia lavorato. A D del PP rispondo che quando ero in carcere vedevo i miei
genitori, ma non parlavamo di tutto. Mio padre ha sempre lavorato
nell’edilizia. Ho una sorella minore e lei vive con mia madre e ad oggi so che
studia. Lei ha oggi 14 anni. Io ho frequentato 10 anni di scuola obbligatoria e
poi ho frequentato due anni di liceo con indirizzo generico per ottenere un
diploma che mi permettesse di intraprendere studi superiori. Per essere preciso
io gli ultimi due anni di scuola li ho frequentati all’interno del carcere
minorile ed è qui che ho conseguito questo diploma. Sempre in carcere ho anche
frequentato corsi di informatica e mi hanno rilasciato dei certificati di
frequenza. È vero che dall’età di 9 anni io frequentavo la scuola sportiva e
giocavo a calcio con l’intenzione di diventare professionista ma sono poi stato
poi incarcerato. È mia intenzione quando verrò scarcerato attivarmi per
diventare allenatore di calcio. A D del PP rispondo che gli anni di carcere non
mi sono serviti molto e sicuramente ho conosciuto le persone sbagliate come __________.
Oggi ho capito che ho perso tanti anni in prigione e non voglio trascorrere la
mia vita in carcere.”
(VI PP 22.02.2016 ore 14.00 pag. 3; dichiarazioni
confermate in aula: VI imputato pag. 1, all. 2 al V. DIB.)
Durante l’inchiesta indicava inoltre di essersi
“sposato e nel frattempo divorziato in __________ ma non ho figli e quindi non
devo pagare alcun alimento” (VI PP 09.09.2015 pag. 3).In occasione del verbale
del 22 febbraio 2016 (ore 14.00) dichiarava ancora che “dopo i fatti di questo
procedimento confermo che per due mesi ho lavorato a __________ per due mesi
come scafalista. Dopo di che sono tornato a casa in __________ per tornare
successivamente a __________ e tentare di trovare un lavoro. Ho quindi lavorato
in un albergo e meglio presso __________ di __________ e poi mi sono licenziato
perché il lavoro non mi piaceva e sono quindi stato arrestato” (VI PP
22.02.2016 ore 14.00 pag. 4).
1.2.
In merito alla sua situazione finanziaria, durante l’inchiesta l’imputato
precisava di vivere “grazie ai soldi che mi davano mensilmente i miei genitori.
Loro non mi davano un importo fisso. Quando avevo bisogno di soldi loro me li
davano. A D del PP rispondo che mio papà grazie al suo lavoro in __________
guadagna bene e quindi mi dava lui i soldi. A D del PP rispondo che io
non pensavo di essere arrestato e quindi non ho pensato che dovevo ricordarmi
di quanto e quando mi davano i miei genitori ogni mese. Quando avevo bisogno
dei soldi li chiedevo e loro me li davano. Io non ho mai dovuto rubare per
mantenermi” (VI PP 09.09.2015 pag. 3).”
dichiarazioni
queste riconfermate al dibattimento (VI imputato, p. 1, all. 1 V. DIB.) dove
l’imputato ha anche aggiunto che pagato il conto con la giustizia “voglio
andare a lavorare, ho un posto di lavoro e un contratto. Desidero poi andare
all’università a __________, in __________, dove c’è la mia famiglia.” (VI imputato, p. 2, all. 1 V. DIB.);
- che anche in merito ai
precedenti penali si può fare riferimento a quanto indicato nella sentenza
15.06.2016 (AI 121), e meglio al consid. 2:
“2.1. In merito ai suoi precedenti penali, IM 1
dichiarava che oltre alla questione dell’incidente stradale in cui era morta
una persona, all’età di 14 anni era rimasto coinvolto in una rissa e questo a __________
e che oltre a questi, di non aver “mai avuto procedimenti penali a mio carico
in nessuna parte del mondo” (VI PP 09.09.2015 pag. 3).
2.2.
Dall’estratto del casellario giudiziale lituano e dalle sentenze emesse a suo
carico acquisite agli atti, risulta invece che l’accusato ha subito qualche
condanna in più; segnatamente risulta che lo stesso - come da lui poi
confermato (VI PP 22.02.2016 pagg. 2-3; VI imputato pag. 1, all. 2 al V. DIB.)
- è stato condannato:
- il
10 aprile 2006 a __________ (all’età di 16 anni) alla pena di 6 mesi di
reclusione, sospesa per 2 anni, assortita da un provvedimento educativo
consistente nel rimanere a casa dalle 21.00 alle 06.00 e di continuare gli
studi, per titolo di rapina per essersi appropriato, usando violenza fisica
contro la vittima, di un cellulare __________ con la relativa scheda sim;
- il
12 giugno 2008 a __________ (all’età di 18 anni) alla pena di 3 anni e 5 mesi
di reclusione da scontare in un carcere minorile per titolo di rapina commessa
il 16 agosto 2007, lesioni gravi commesse il 14 settembre 2007 e lesioni
semplici commesse il 31 ottobre 2007;
- l’8
agosto 2008 a __________ (all’età di 19 anni) alla pena di 6 mesi di
reclusione per lesioni semplici commesse il 28 luglio 2008 in carcere, che -
tenuto conto del residuo di pena da scontare - decretava la reclusione a
partire dalla sentenza di altri 2 anni e 10 mesi da scontare in carcere
minorile;
- il
10 dicembre 2008 a __________ (all’età di 20 anni) alla pena (rivista in
appello) di 5 anni e 9 mesi per infrazione alle norme della circolazione e
omissione di soccorso nell’ambito di un incidente stradale avvenuto il 24
giugno 2007;
- il
27 gennaio 2010 a __________ (all’età di 21 anni) alla pena di 1 anno e 6
mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale, per avere, in data 11
gennaio 2010, all’interno del carcere minorile, colpito un agente impedendogli
di compiere le sue funzioni, ritenuta la circostanza che lo indica quale
“delinquente abituale”.
La
pena definitiva alla quale l’accusato è stato condannato con l’ultima sentenza
risulta pertanto di 7 anni di reclusione, decorrenti a far tempo dal 6 novembre
2007; pertanto, dall’età di 18 anni e meglio dal 6 novembre 2007 e fino al 6
novembre 2014, IM 1 è rimasto in carcere (VI PP 22.02.2016 pagg. 2-3; AI 94).
2.3.
L’imputato è invece incensurato in Svizzera (AI 37.1), in Inghilterra (AI 43) e
in Germania (AI 61).”
ritenuto che, caduta l’incensuratezza in Svizzera a fronte della citata
sentenza 15.06.2016, gli altri accertamenti permangono validi;
- che in merito al tentativo
di rapina commesso in danno della gioielleria __________ a __________, l’8
dicembre 2014, l’imputato ha negato per buona parte dell’inchiesta ogni suo
coinvolgimento, questo nonostante l’Autorità inquirente gli sottoponesse man
mano gli elementi indizianti a suo carico, elementi che permettevano di
collocare in modo certo due degli autori della rapina di __________ sui luoghi
del tentativo di rapina di __________, come ad esempio il riscontro tra due
profili DNA rinvenuti a __________ (in particolare su una bomboletta spray, su
un paio di occhiali e su una pistola) e due profili DNA rinvenuti all’interno
di due cuffie usate per il tentativo di rapina di __________ (AI 69, 71),
rispettivamente il confronto delle immagini delle videosorveglianze dei due
luoghi colpiti da cui si evince che le persone che per prime entrano nelle due gioiellerie
sono le medesime (“__________” e il “__________”);
- che IM 1 ha ammesso i
fatti di __________ unicamente quando è venuto a conoscenza dell’avvenuto
arresto e dell’estradizione in Svizzera del correo __________, fatto che l’ha condotto
a dichiarare:
“Il PP mi chiede se ho delle dichiarazioni spontanee
da rendere e dichiaro che vorrei riconoscere l’episodio di __________. Vorrei
che tutto finisca il più velocemente possibile. Vorrei non avere più pendenze a
mio carico e pertanto vorrei dire tutta la verità.
Sono stato a __________, però non ho commesso nessun
reato perché io e __________ abbiamo rinunciato di commettere la rapina poiché
era la prima volta per noi e abbiamo avuto paura. Ci siamo spaventati e ci
abbiamo ripensato. Non ricordo bene tutti gli episodi di quella giornata ma
tenterò di ricordare quello che è importante. Confermo che dopo questo episodio
di __________, siamo stati a __________ una prima volta dove anche qui io e __________
ci siamo spaventati e tutti siamo tornati a __________. La rapina di __________
del 15.12.2014 per la quale sono stato già condannato l’ho commessa perché non
avevo / avevamo scelta visto che avevano minacciato me e __________.
lo e __________ siamo partiti da __________ in macchina con __________, sapendo che dovevamo andare a __________ e che lo scopo del viaggio era di
commettere furti nelle automobili. Da quello
che avevo capito questi furti dovevano essere commessi in Germania. Nel corso del viaggio abbiamo caricato in macchina
anche il __________ e
il __________ in una località della __________. Non so dire in quale
località perché era una piccola cittadina. Siamo giunti a __________,
senza fermarci in nessun'altra città, dopo circa due giorni di
viaggio in macchina. Giunti a __________
siamo andati in un
albergo. lo e __________ alloggiavamo in
una stanza e il __________
e il __________ in un'altra che era situata in un altro piano. Dopo due notti trascorse in questo albergo, __________ ci
informò che avremmo dovuto partecipare a
una rapina. Non ci parlò di
più rapine, ma di una sola. Ci disse che avremmo dovuto
prendere gli orologi dalle vetrine. Ci informò che la
rapina era da commettere in Svizzera ma non precisò in
quale città.
L'8.12.2014 alle prime ore del mattino, potevano essere le 04.00 o 0500 io, __________, il __________, il __________ e __________ ci
siamo recati alla stazione Centrale di
Milano. __________ ci ha lasciato momentaneamente in stazione per andare a prendere __________. __________ ha poi acquistato i biglietti e ce
li ha consegnati unitamente a euro 50.00 per poter
poi fare rientro a Milano dopo la
rapina. Siamo arrivati a __________ dopo
circa due ore di viaggio ed era ancora mattina presto. lo e __________ dovevamo entrare a prendere gli orologi dalle vetrine, il ___ e il ____ dovevano
distrarre la commessa. Non
sapevamo quante commesse ci sarebbero state, ma __________
aveva detto che forse erano due. lo e __________
dovevamo rompere delle vetrine a forma di colonna all'interno della gioielleria. ll
PP mi sottopone le
immagini della gioielleria di __________ (doc. 1)
e dichiaro che le vetrine a
colonna raffigurate sono quelle che dovevamo infrangere poiché in occasione del
sopralluogo ci era stato detto che le vetrine
si trovavano sulla destra
rispetto all'entrata. Anche in questo caso io e __________ dovevamo camuffarci e cambiare abito, lo ero
vestito con due strati di
abiti. Pure le scarpe dovevano essere cambiate. Anticipo che prima di lasciare __________ io non mi ero cambiato d'abito e avevo lasciato a __________ le mie scarpe, quelle con le quali ero giunto
a __________.
Giunti a __________, ci
siamo diretti verso la città vecchia. In prima battuta ci hanno fatto vedere il
sottopassaggio dove avremmo poi dovuto cambiarci e dove abbiamo lasciato gli abiti e gli strumenti per la rapina. Questo posto era
proprio in prossimità dell'inizio del ponte in legno. II PP mi sottopone la
fotografia (doc 2) e riconosco il
vicolo di cui
ho parlato. Abbiamo poi attraversato il ponte in
legno. Siamo giunti nella città vecchia e ci hanno fatto vedere la gioielleria
da colpire. Siamo poi
tornati indietro, ci hanno detto che la via di fuga avrebbe comportato l'attraversamento del ponte poiché
dissero che era l'unica via di fuga possibile. Abbiamo aspettato il
segnale per agire nel sottopassaggio. Qui mi sono cambiato le scarpe
e camuffato con delle sciarpe. Una volta arrivato
il segnale da __________
a gruppi di due ci
siamo mossi verso la città vecchia. Giunti nella vecchia città __________
era posizionato in
una stradina laterale della __________ dove gli avremmo dovuto portare i gioielli una volta rubati. Il __________ e il __________ sono entrati nella gioielleria. lo e __________ dovevamo entrare dopo 15
secondi, ma ci siamo fatti prendere dal panico, non siamo entrati, siamo
scappati nella direzione contraria e meglio in direzione della stazione. Non
siamo passati per il sottopassaggio e non ci siamo più cambiati.
Alla stazione abbiano avuto difficoltà nel comprare il
biglietto e solo grazie ad
una ragazza ci siamo riusciti. Nel mentre che compravamo il
biglietto abbia intravisto il __________ e il __________. Non abbiamo parlato
con loro e siamo saliti
sul treno senza attendere o realizzare che il __________ il __________ avessero potuto prendere lo
stesso treno. Tornati in
albergo, __________ e __________ erano arrabbiati con noi
perché non avevamo fatto quello
che dovevamo. Non ci
hanno minacciato in questo caso ma
hanno bestemmiato ed erano arrabbiati con noi. Il
primo viaggio a __________ per commettere la
rapina ai danni della __________ è avvenuto o giovedì o
venerdì. Per il
resto mi riconfermo nelle mie precedenti dichiarazioni. A D del PP rispondo che la prima volta che siamo stati minacciati è
stato quando ci siamo rifiutati di commettere la
rapina a __________ A D del PP rispondo che se
è stata organizzata la rapina di __________ è
perché quella di __________ non aveva fruttato il
bottino che avrebbe dovuto. Se fosse andata in porto non ci
sarebbe stata quella di __________.
Ci dissero che non potevamo tornare a casa a mani vuote.
Il PP
mi informa che
dall'esame del DNA di
tutti gli oggetti e
indumenti sequestrati
il giorno della tentata rapina a __________ è emerso
il mio DNA in una scarpa all'interno
di uno zaino
abbandonato dagli autori materiali della
rapina in un
vicolo all'imbocco del ponte di legno
R: Ne prendo atto. Si tratta
della mia scarpa, quella con la quale
sono arrivato a __________”
(VI PP 31.05.2016, pp. 2-4, AI 115);
- che
l’imputato ha sostanzialmente confermato le sue dichiarazioni sia in occasione
di un successivo verbale innanzi al Procuratore pubblico (VI PP 11.04.2017, pp.
2-3, AI 155) che in aula (VI imputato, p. 2, all. 1 V. DIB.); oltre a ciò vi è
che lo svolgimento dei fatti è confermato dalle dichiarazioni rese dal correo __________
(VI 18.08.2016, p. 7, AI 113), rispettivamente dal ritrovamento poco distante
dalla gioielleria di __________ di indumenti che sarebbero dovuti servire per
la fuga tra cui una scarpa nella quale è stato rinvenuto il DNA di IM 1 (AI
111);
- che per quanto concerne
invece il tentativo di rapina ai danni __________, commesso tra il 9 e il 13
dicembre 2014, lo stesso è invece emerso sin dalle (quasi) prime dichiarazioni rese
dall’imputato medesimo (VI PP 17.09.2015, pp. 6-7, AI 53), ripetute in corso
d’inchiesta (VI PP 22.10.2016, p. 3, AI 76; VI PP 11.04.2017, pp. 4-6, AI 155) e
ribadite in aula (VI imputato, p. 3, all. 1 V.DIB), stante le quali:
“Tornando ai fatti successivi, dichiaro che il primo
viaggio a __________ per commettere la rapina ai danni __________ è avvenuto il
giovedì o il venerdì successivo al lunedì 08.12.2014. […omissis…] La rapina di __________
è stata organizzata perché quella di __________ non aveva fruttato il bottino
sperato.
La
sera precedente __________ ci ha fatto scegliere i vestiti e altri indumenti
che avremmo indossato durante la rapina. Ci mostrò dei vestiti e meglio, delle scarpe,
delle giacche, sciarpe, occhiali, guanti, felpe e due berrette / cappelli, uno
di colore blu con visiera (che è stata presa da __________) ed una berretta di
colore nero che ho preso io. I vestiti e gli accessori da noi scelti sono stati
presi da __________ e a noi consegnati solo una volta che siamo arrivati a __________.
Solo a __________ il __________ ha consegnato a me e a __________ il piede di
porco. Era, infatti, importante che durante il viaggio noi risultassimo puliti.
Correggo così le mie precedenti dichiarazioni.
La mattina seguente siamo andati alla Stazione __________
io, __________, __________, __________, il __________ e il __________. __________
ha portato con sé i biglietti del treno e ce li ha distribuiti, inoltre a
ciascuno di noi ha consegnato una banconota da 50 euro. Abbiamo preso lo stesso
treno ma abbiamo fatto il viaggio per __________ in carrozze diverse.
Una volta arrivati a __________, era mattina presto,
ci siamo allontanati dalla stazione a piedi, camminando forse per circa 15
minuti e ci siamo fermati in un grande parcheggio, quello dove erano
parcheggiate le bici. Non ci hanno fatto vedere subito __________. __________
ci disse quello che dovevamo fare. Io e __________ dovevamo sempre entrare dopo
il __________ e il __________, rubare gli orologi e scappare. __________ ci
mostrò le bici già parcheggiate nel posteggio. Il parcheggio delle biciclette
era dietro al negozio, c’era un grande parcheggio per automobile e su di un
lato c’erano parcheggiate le biciclette. __________ prima ci ha mostrato la via
di fuga a bordo delle bici, lui davanti e __________ ed io lo seguivamo. Ci
disse che dovevamo tornare a __________. Non dovevamo prendere il treno a __________,
meglio se andavamo alla Stazione di __________. In ogni caso ci dosse che per
il ritorno a __________ ci dovevamo pensare noi con i soldi che ci aveva dato
lui. Dopo siamo tornati al posteggio. __________ ha quindi mostrato dapprima al
__________ e al __________ __________ e poi l’ha fatto anche con me e __________.
A noi ha mostrato anche la vetrina dalla quale rubare gli orologi. Ritornando
al posteggio alla presenza di tutti, io e __________ abbiamo detto loro che non
avremmo fatto la rapina. Non ci eravamo ancora cambiati. Preciso che non ci era
stato mostrato il luogo in cui avremmo dovuto cambiarci, quello che ci dissero
era che avremmo dovuto trovarlo noi. Quest’idea del colpo né a me né a __________
era piaciuta e meglio non c’era piaciuto il luogo, io avevo paura di commettere
questo colpo,. Che mi avrebbero preso ed arrestato e messo in prigione. __________
temeva perché quello era un posto da cui era difficile scappare. Io avevo paura
perché era la prima volta che stavo per commettere questo genere di rapina.
Preciso che fu a __________, al rientro da __________, che chiesi __________ se
si poteva fare il colpo di notte così da evitare la gente, sia quella presente
per la città che quella in negozio. __________ mi disse che gli orologi vengono
messi via. Non era comunque __________ che aveva il potere di decidere cosa
fare” (VI PP 11.04.2017, pp. 5-6, AI 155);
- che le dichiarazioni dell’imputato
sono confermate dal correo __________ (VI PG 19.07.2016, pp. 4-5, AI 108, così
come VI PP 15.07.2016, p. 8, AI 107), che sui motivi per cui si sono rifiutati
di fare il colpo ha dichiarato:
“Quando siamo arrivati a __________, siamo rimasti solo
poco tempo perché abbiamo rifiutato subito di fare la rapina. Secondo noi non
vi era la via di fuga ed io dicevo a __________ che non avevamo la vita di
fuga. Io gli dicevo che non la volevo fare perché non avevo la via di fuga.
[…omissis…] a domanda dell’avvocato rispondo che non volevamo comunque farla,
indipendentemente dalla questione della via di fuga.”
(VI
PG 19.07.2016, pp. 4-5, AI 108);
- che la Corte, sulla base
delle risultanze d’inchiesta, delle dichiarazioni dell’imputato e del correo __________,
delle videosorveglianze e di tutto il materiale probatorio agli atti, ha
confermato l’atto d’accusa in punto alla sussistenza dei tentativi di
commettere una rapina sia per i fatti di __________ che di __________,
riconoscendo – come chiesto dalla difesa - che l’imputato ha desistito dal
consumare il reato iniziato;
- che in merito alla
rapina alla __________, la Corte ha considerato che l’imputato - che per finire
ha ammesso di aver preso parte alla rapina - ha riferito che al momento di
entrare in gioielleria, dopo che già vi erano entrati “__________” e “__________”,
come da piano stabilito, lui e __________ non sono entrati a loro volta nella gioielleria,
come previsto, ma sono scappati nella direzione opposta; ne discende che -
indiscutibilmente - l’esecuzione del piano dettagliato previsto, con la precisa
ripartizione dei ruoli per rapinare la gioielleria __________, era già cominciata,
vero è che i due correi “__________” ed “__________” erano già entrati nella
gioielleria e hanno comunque eseguito quanto era previsto per portare a termine
il piano criminoso, che non è poi riuscito per cause indipendenti dalla loro
volontà;
- che affinché possa essere
riconosciuta la desistenza ex art. 23 CP, l’autore deve aver spontaneamente
desistito dal consumare un reato iniziato; per poter definire il carattere
“spontaneo”, determinante è che dal punto di vista soggettivo l’autore avesse
ancora la scelta tra l’interrompere o il proseguire la commissione del reato,
ritenuto come i motivi (onorevoli o meno) non abbiano un peso particolare in
tale valutazione (Niggli M. / Maeder S.,
in Basler Kommentar, Strafrecht I, 2013, n. 9 segg. ad art. 23), fermo
restando che le circostanze esterne non devono essere tali da annullare la
libertà di scelta dell’autore;
- che la Corte ha ritenuto
che l’imputato nel momento in cui ha deciso di non entrare in gioielleria aveva
soggettivamente ancora la scelta tra continuare o rinunciare al piano; ne
discende che ha desistito spontaneamente dal proseguire nella commissione del
colpo e poco importa che analoga decisione sia stata presa allo stesso tempo
anche da __________. Pertanto l’imputato è stato riconosciuto autore colpevole
del tentativo di rapina alla __________ a __________, dal quale ha desistito
spontaneamente, ciò di cui la Corte ha tenuto conto nell’ambito della
commisurazione della pena;
- che in merito all’episodio
relativo __________ a __________, la Corte ha considerato che tra il 9 ed il 13
dicembre 2014, l’imputato ed i correi si trovavano a __________, erano partiti
da __________ alla volta del Ticino con il treno, viaggiando in carrozze
separate, erano arrivati al mattino presto per commettere la rapina, l’obiettivo
era stato deciso ed avevano preso visione dei luoghi, si erano avvicinati __________
che era ancora chiusa ed era stata individuata anche la vetrina (che era stata
mostrata loro) dalla quale rubare gli orologi, le bici da usare per la fuga
erano pronte nel parcheggio dietro __________, la via di fuga era stata
individuata e percorsa a titolo di prova, l’imputato era in possesso dei
vestiti con cui cambiarsi dopo la rapina e, con il correo __________, del piede
di porco per lo scasso delle vetrine così come anche del denaro necessario per
acquistare i biglietti del treno per rientrare a __________ partendo dalla
stazione di __________;
- che sulla base di tali
risultanze la Corte ha ritenuto che l’esecuzione del piano dettagliato per
rapinare __________ era cominciata e non è stata portata a termine solo a causa
del rifiuto manifestato dall’imputato e dal correo __________, motivo per cui
la Corte ha accertato la sussistenza del tentativo di rapina. Questo tentativo
di rapina è - a giudizio della Corte - del tutto autonomo e non può ritenersi
assorbito dalla rapina consumata il 15 dicembre 2014, anche se l’obiettivo è lo
stesso, in quanto non vi è alcuna unità temporale con la rapina consumata a
distanza di almeno 2 o 3 giorni. Inoltre, in concreto vi è anche che la successiva
decisione di fare la rapina del 15 dicembre 2014 - stante la versione
dell’imputato - è nata dopo essere rientrati a __________ e a seguito delle
discussioni avute con l’organizzazione, a seguito delle quali IM 1 ha cambiato
idea e ha deciso di commettere la rapina. A mente della Corte si tratta di una
nuova determinazione volitiva nata dopo il tentativo, con la quale IM 1 ha
creato le premesse per una nuova azione criminosa che si è concretizzata nella
rapina messa a segno il 15 dicembre 2014. Ne discende che essendo assistito da
due determinazioni volitive diverse ed opposte, una volta in più il tentativo
di rapina non può considerarsi assorbito dalla rapina del 15 dicembre 2014, ma si
tratta di un’azione indipendente ed autonoma con connotazioni giuridiche
proprie, punibile in modo autonomo benché l’obiettivo e le modalità di
esecuzione fossero i medesimi, ciò di cui la Corte ha tenuto evidentemente
conto nell’ambito della commisurazione della pena;
- che anche per l’episodio di
______, la Corte ha ritenuto che l’imputato ha desistito spontaneamente dal
portare a termine la consumazione del reato, ritenuto che nel momento in cui ha
deciso di non continuare con il piano prestabilito, aveva soggettivamente
ancora la scelta tra continuare e rinunciare al piano. Desistenza che non viene
meno a fronte dell’alternativa proposta dall’imputato di commettere un furto e
non una rapina nella misura in cui alcuni autori ritengono che la desistenza
non viene comunque meno anche se l’autore decide di perpetrare un’infrazione
simile in circostanze diverse (Petit Commentaire – Droit pénal, 2012, n.
5 ad art. 23 e riferimenti ivi citati);
- che,
passando alla commisurazione della pena, la Corte ha ritenuto oggettivamente e
soggettivamente grave la colpa dell’imputato che ha percorso migliaia di
chilometri per venire qui in Svizzera a delinquere, che ha agito a fine di
lucro prendendo di mira oggetti di lusso in base a un piano ben studiato dove
erano previste ed individuate le vie di fuga così come l’uso di biciclette per
assicurarsi una fuga veloce, l’uso dei guanti, di strumenti per infrangere le
vetrine, così come l’uso di vestiti indossati appositamente per commettere la
rapina con il cambio dopo la perpetrazione del colpo e con una precisa
spartizione dei ruoli; la Corte ha considerato inoltre che IM 1 non è nuovo
alla commissione di reati avendone commessi fin da minorenne, che ha delinquito
mentre era in carcere in __________ e, soprattutto, che ha ricominciato a
distanza di un solo mese dalla sua scarcerazione (dopo aver scontato una pena
complessiva di 7 anni) a dimostrazione che la lunga carcerazione subita non era
servita a farlo desistere dal commettere di nuovo ulteriori reati;
- che,
a suo favore la Corte ha considerato che, per finire, l’imputato ha
riconosciuto di aver preso parte al tentativo di rapina di __________, così
come aveva già ammesso quello di __________; la Corte ha tenuto altresì conto
del suo ruolo di semplice esecutore;
- che tutto ciò considerato,
la Corte, tenuto inoltre conto dell’attenuante dovuta alla desistenza
riconosciuta sia per la rapina di __________ che per quella di __________ così
come anche del fatto che l’obiettivo del tentativo e della rapina consumata a __________
era lo stesso e considerato altresì che si tratta di una pena interamente
aggiuntiva a quella di 3 anni alla quale è stato condannato con sentenza 15
giugno 2016, ex art. 49 cpv. 2 CP, ha ritenuto adeguata alla colpa
dell’accusato, la pena di 5 mesi di pena detentiva da espiare, a valere quale
pena interamente aggiuntiva a quella di 3 anni che gli è stata inflitta il 15
giugno 2016;
- che per quanto concerne i
sequestri e le confische, è stato disposto il sequestro conservativo di tutto
quanto in sequestro ed indicato nell’AA in quanto mezzi di prova;
- che la tassa di giustizia
di fr. 1'000.- e le spese procedurali sono poste a carico del condannato;
- che le spese per la difesa
d’ufficio sono sostenute dallo Stato, riservato l’art. 135 cpv. 4 CPP. La nota
d’onorario dell’avv. DUF 1 è approvata per complessivi fr. 6'874.20, di cui fr.
5'670.00 di onorari, fr. 695.00 di spese, oltre ad IVA.
visti gli art.: 12, 22 cpv. 1, 23, 40, 47, 49, 51, 69, 140 cifra 1 cpv. 1 CP;
135, 263 cpv. 1, 267, 422 e segg.
CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara
e pronuncia:
1. IM 1
è autore colpevole di
ripetuta tentata rapina
per avere,
1.1. a __________, in data 8
dicembre 2014,
in correità con __________ e altre quattro persone non meglio
identificate e denominate “__________”, “__________”, “__________” e “__________”,
tentato di
commettere una rapina ai danni della gioielleria __________,
desistendo poi spontaneamente dal consumare il reato iniziato;
1.2. a __________, nel periodo 9 -
13 dicembre 2014,
in correità con __________ e altre quattro persone non meglio
identificate e denominate “__________”, “__________”, “__________” e “__________”,
tentato di
commettere una rapina ai danni __________,
desistendo
poi spontaneamente dal consumare il reato iniziato;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei
considerandi.
Considerandi
2.
Di conseguenza,
trattandosi di pena totalmente aggiuntiva alla pena detentiva di 3
(tre) anni pronunciata nei suoi confronti dalla Corte delle assise criminali
con sentenza 15.06.2016,
IM 1 è condannato alla pena detentiva di 5 (cinque) mesi,
da dedursi il carcere preventivo sofferto.
3.
E’ ordinato il sequestro
conservativo in quanto mezzi di prova degli oggetti in sequestro elencati
nell’atto di accusa.
4.
La tassa di giustizia di
fr. 1'000.00 e le spese procedurali sono a carico del condannato.
5.
Le spese per la difesa
d’ufficio sono sostenute dallo Stato.
5.1
La nota professionale
dell’avv. DUF 1 è approvata per:
onorario fr. 5'670.00
spese fr. 695.00
IVA (8%) fr. 509.20
totale fr. 6'874.20
5.2
Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 6'874.20 non appena
le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
Intimazione a:
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC
(Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO,
6501.
Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei
provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Sezione della Popolazione,
ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
criminali
La Presidente La
vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'000.--
Inchiesta preliminare fr. 1'111.--
Traduzioni fr. 1'150.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 142.95
fr. 6'403.95
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