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Decisione

72.2020.166

Cagionato intenzionalmente 6 incendi e tentato di cagionarne un 7°, derivando dagli stessi danno alla cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica, nonché ripetutamente condotto l’auto in stato di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue. Ordinato un trattamento stazionario

29 settembre 2020Italiano86 min

Una volta l'ho rianimata. Abitava ancora a __________ ed io avevo 20 anni circa. L'ho trovata nella

Source ti.ch

Incarto

n.

72.2020.166

Lugano,

29 settembre 2020/

sg

Sentenza

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La Corte delle assise criminali

composta da:

giudice Mauro Ermani, Presidente

GI 1, giudice a latere

GI 2, giudice a latere

Sara Lavizzari, cancelliera

sedente nell’aula penale di questo Palazzo

di giustizia, per giudicare

Nella causa penale

Ministero pubblico

e in qualità di accusatore privato:

ACPR 1

contro IM 1,

rappresentato dall’avv. DUF 1

in carcerazione preventiva dal 14

aprile 2020 al 9 luglio 2020 (87 giorni);

posta in esecuzione anticipata

della pena/misura dal 10 luglio 2020;

imputato, a

norma dell’atto d’accusa nr. 167/2020 del 25.8.2020 emanato dal Procuratore

pubblico PP 1, di

1. ripetuto

incendio intenzionale, in parte tentato

per avere,

nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il

12.04.2020,

a __________ in zona __________ e a __________ in

zona __________,

cagionato intenzionalmente sei incendi e tentato di

cagionarne un settimo, derivando dagli stessi danno alla cosa altrui o pericolo

per la incolumità pubblica,

segnatamente per avere,

1.1. in data

24.02.2016 verso le ore 17:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile predetta zona

boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi,

incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, abbandonando quindi

il luogo,

cagionato in questo modo intenzionalmente un

incendio sviluppatosi su una superficie di circa 3'000 mq dal quale è derivato

un danno (ammontare del danno non meglio quantificato) alla proprietà del __________

(fondo nr. __________ RFD __________) e un pericolo per la incolumità pubblica,

rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domare l’incendio;

1.2. in data

30.10.2017 verso le ore 22:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile predetta zona

boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi,

incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, per spostarsi poco

dopo con l’automobile di qualche metro, indi ripetendo la medesima procedura di

accensione di un fuoco una seconda volta e ancora una terza volta sempre poco

distante, abbandonando quindi i luoghi,

cagionato in questo modo intenzionalmente un

incendio sviluppatosi su una superficie di circa 7'000 mq dal quale è derivato

un danno (ammontare del danno non meglio quantificato) alle proprietà di __________

(fondo nr. __________ RFD __________), __________ (fondo nr. __________ RFD __________),

__________ e __________ (fondo nr. __________ RFD __________), Comune __________

(fondo nr. __________ RFD __________) e __________ (fondo nr. __________ RFD __________)

e un pericolo per la incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento

del Corpo pompieri per domare l’incendio;

1.3. in data

02.12.2017 verso le ore 06:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile predetta zona

boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi,

incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, per spostarsi poco

dopo con l’automobile di qualche metro, indi ripetendo la medesima procedura di

accensione di un fuoco una seconda volta e ancora una terza volta sempre poco

distante, abbandonando quindi i luoghi,

cagionato in questo modo intenzionalmente un

incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20'000 mq dal quale è derivato

un danno alla proprietà altrui e un pericolo per la incolumità pubblica,

rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per domarlo;

1.4. in un

imprecisato giorno nel periodo compreso tra la fine del mese di agosto 2018 e

l’inizio del mese di ottobre 2018,

a __________ in Via __________,

dopo avere raggiunto a piedi il giardino

dell’abitazione secondaria di __________,

lì incendiando con l’ausilio dell’accendino una palma

sita nel giardino dell’abitazione (a ridosso della strada), abbandonando poi il

luogo malgrado sapesse che il fuoco si sarebbe potuto propagare alla

vegetazione circostante e all’abitazione adiacente,

cagionato in questo modo intenzionalmente un incendio

dal quale è derivato un danno alla cosa altrui e meglio alla palma di __________

(ammontare del danno non meglio quantificato) e un potenziale pericolo per la

incolumità pubblica;

1.5. in data

29.02.2020 verso le ore 02:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile la zona boschiva

al termine della via, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando ai piedi di una

pianta foglie e rami secchi, incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un

accendino, abbandonando quindi il luogo,

tentato così intenzionalmente di cagionare un

incendio, ritenuto che lo stesso non si è sviluppato, dal quale avrebbe potuto

derivare un danno alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la incolumità

pubblica;

1.6. in data

20.03.2020 verso le ore 03:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile predetta zona

boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi,

incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, ripetendo poco dopo

la medesima procedura qualche metro più in là, abbandonando quindi il luogo,

cagionato in questo modo intenzionalmente un

incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20 mq dal quale è derivato un

danno (non meglio quantificato) alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la

incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per

domarlo;

1.7. in data

12.04.2020 verso le ore 05:00,

a __________ in zona __________,

dopo avere raggiunto in automobile predetta zona

boschiva, e successivamente essersi addentrata a piedi nel bosco,

lì raccogliendo e ammucchiando foglie e rami secchi,

incendiando poi gli stessi con l’ausilio di un accendino, ripetendo poco dopo

la medesima procedura qualche metro più in là, abbandonando quindi il luogo,

cagionato in questo modo intenzionalmente un

incendio sviluppatosi su una superficie di circa 20 mq dal quale è derivato un

danno (non meglio quantificato) alla proprietà del ACPR 1 e un pericolo per la

incolumità pubblica, rendendosi necessario l’intervento del Corpo pompieri per

domarlo;

fatti avvenuti: nelle

indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto:

dall’art. 221 cpv. 1 CP in combinazione con l’art. 22 cpv. 1 CP limitatamente

al punto 1.5;

2. ripetuta

guida in stato di inattitudine

per avere,

nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il

12.04.2020,

sulle tratte stradali __________ – __________, __________

– __________, __________ – __________ – __________, in territorio di __________

e in territorio di __________,

ripetutamente condotto un veicolo a motore in stato

di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue

rispettivamente in stato di inattitudine alla guida per altri motivi,

e meglio per avere,

2.1. il 24.02.2016,

sulla tratta stradale __________ – __________,

condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________

dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione

teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.4 g/kg e 2 g/kg, nonché sotto il

concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e

Tranxilium);

2.2. il 30.10.2017,

sulla tratta stradale __________ – __________,

condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________

dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione

teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.6 g/kg e 2.29 g/kg, nonché sotto il

concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e

Tranxilium);

2.3. il 02.12.2017,

sulla tratta stradale __________ – __________,

condotto l’automobile Ford Fusion targata TI __________

dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una concentrazione

teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.6 g/kg e 2.29 g/kg, nonché sotto il

concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e

Tranxilium);

2.4. in imprecisata

data nel mese di novembre 2018,

in territorio di __________,

condotto per un centinaio di metri l’automobile

Mitsubishi Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.7 l di

prosecco e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa

tra 0.81 g/kg e 1.17 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di

antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);

2.5. il 04.12.2019,

sulla tratta stradale __________ – __________,

condotto l’automobile Mitsubishi Space Star targata

TI __________ dopo avere bevuto almeno 1 l di vino rosso e quindi con una

concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 1.31 g/kg e 1.89 g/kg,

nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e benzodiazepine

(Deroxat, Trittico e Tranxilium);

2.6. il 29.02.2020,

sulle tratte stradali __________ – __________ e __________

- __________,

condotto l’automobile Mitsubishi Space Star targata

TI __________ dopo avere bevuto almeno 2 dl di prosecco, 5 dl di vino rosso, 1

cl di cognac, ai quali si aggiungono per l’ultima tratta 2 cocktails di Mojito

e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa tra 0.84

g/kg e 1.64 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di antidepressivi e

benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);

2.7. il 20.03.2020,

in territorio di __________,

condotto per circa 800 m l’automobile Mitsubishi

Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.75 l di prosecco o

vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa

tra 0.81 g/kg e 1.18 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di

antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);

2.8. il 12.04.2020,

in territorio di __________,

condotto per circa 1’600 m l’automobile Mitsubishi

Space Star targata TI __________ dopo avere bevuto almeno 0.75 l di prosecco o

vino rosso e quindi con una concentrazione teorica di alcol nel sangue compresa

tra 0.81 g/kg e 1.18 g/kg, nonché sotto il concomitante influsso di

antidepressivi e benzodiazepine (Deroxat, Trittico e Tranxilium);

fatti avvenuti: nelle

indicate circostanze di tempo e di luogo;

reato previsto:

dall’art. 91 cpv. 2 lett. a, b LCStr in combinazione con l’art. 2 lett. a

dell’Ordinanza dell’Assemblea federale concernente i valori limite di alcolemia

nella circolazione stradale;

Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1,

in rappresentanza del Ministero Pubblico;

- l’imputata IM 1, assistita

dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1.

Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 14:19 alle ore 17:05.

Evase le seguenti

questioni: Verbale del dibattomento

Il Presidente rileva che al

punto 2.5. dell’atto d’accusa vi è un errore di data, essendo la guida di

inattitudine rimproverata all’imputata stata commessa evidentemente il

04.12.2018 e non il 04.12.219.

La PP lo conferma.

Sentiti: - il Procuratore

pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti

conclusioni:

l’avete letto negli atti e sentito oggi in aula, l’imputata

riconosce i fatti. Rileva che per quanto attiene agli incendi si tratta di

incendi boschivi, che fortunatamente non hanno coinvolto persone o cose anche

se nel caos dell’incendio della palma, il motivo per cui è stato appiccato il

fuoco desta qualche preoccupazione. Osserva che l’alcol nella vita della

signora IM 1 è stata purtroppo una costante, che lei però ha sempre

minimizzato, come rilevato anche dal perito. Questo problema di dipendenza

dall’alcol, unito al disturbo borderline, sta all’origine dei comportamenti

dell’imputata. Gli incendi hanno avuto inizio dopo che il marito si è ammalato

e si sono intensificati dopo il suo decesso e quello della madre perché

incendiando IM 1 evacuava la sua rabbia. La PP rileva che è vero che la vita

dell’imputata non è stata tutta rosa e fiori, ma questo non può assolutamente

giustificare i suoi agiti, né gli incendi, né la guida in stato di

inattitudine. L’imputata ha ammesso di aver guidato in stati pietosi,

ritenendosi fortunata di non aver mai causato incidenti.

Per la PP i fatti sono chiari e anche la loro qualifica giuridica

di incendio intenzionale e guida in stato di inattitudine non pone problemi. Per

quanto attiene alla commisurazione della pena rileva che la colpa di IM 1 è

oggettivamente di grado medio-grave, avendo ella causato un pericolo per

l’incolumità pubblica. La sua colpa è grave anche soggettivamente, poiché ha

agito per motivi egoistici. Non sta bene e così appicca gli incendi per

sentirsi meglio, deve raggiungere una determinata località in auto e si mette

alla guida in stati pietosi. La speranza è che abbia compreso finalmente di

necessitare di aiuto, per non ricommettere i medesimi errori e per non finire

di nuovo in carcere.

Tenuto conto della lieve scemata l’incapacità di agire, del

concorso di reati, della collaborazione prestata e del vissuto non facile, la

PP chiede la condanna di IM 1 alla pena detentiva di tre anni e sei mesi,

dedotto il carcere preventivo sofferto, e che venga ordinato un trattamento

stazionario così come indicato dal perito. Non si oppone a che la pena venga

sospesa per l’esecuzione del trattamento;

- l’avv. DUF 1,

difensore dell’imputata IM 1, la quale formula e motiva le seguenti

conclusioni:

rileva che IM 1 non ha avuto una vita semplice, e in proposito, a

quanto già ricordato oggi in aula, vanno aggiunti i due tentativi di suicidio

messi in atto, che l’hanno poi portata ai ricoveri psichiatrici che sono

iniziati 30 anni fa e oggi non siamo ancora alla fine.

Osserva che i problemi di IM 1 con l’alcol durano da più di trent’anni

e iniziano con la morte della sorella e che, comunque, gli incendi avvengono in

periodi molto complicati della sua vita. Spiega che non vuole con questo

giustificarli, ma letti assieme alla perizia, possono essere compresi. Il primo

incendio avviene quando il marito __________ è ancora in vita. In quel periodo IM

1 è ricaduta nel consumo di alcol poiché non reggeva la pressione di sapere che

tutto quello che avrebbe fatto non sarebbe bastato a salvarlo e a tenerselo

vicino. Il secondo e il terzo incendio sono più facili da capire. Si situano

vicini alla morte del marito e della madre. Si sente sola, persa, fa ancora

abuso di alcol e in questo contesto appicca i due incendi. In seguito, nella

speranza di poter stare meglio, IM 1 decide di trasferirsi a __________, vicino

alle figlie. Ma non basta e il problema dell’alcol è sempre presente. In questo

periodo si situa l’incendio peggiore, quello della palma.

In seguito sembra stare un po’ meglio, si trova un’occupazione

come volontaria, si sente utile e occupa le giornate. Dopo alcuni mesi di

lavoro, inizia qualche screzio con i colleghi a causa del consumo di alcol che

la porta ad esser sopra le righe e a sentirsi costantemente vittima. Così,

prosegue la difesa, arriviamo alla sera della cena della __________, quando si

sente emarginata dai colleghi, si arrabbia e beve molto, recandosi poi nel

bosco dove tenta nuovamente di appiccare il fuoco. Segue poi il periodo del

lock down, che è stato molto duro per lei. Si ritrova a casa in isolamento

forzato, a pensare al passato, alle persone che ha perso, alla relazione

conflittuale con le figlie. Il 20 marzo 2020, per spegnere il cervello, compera

del prosecco e dopo aver bevuto appicca un incendio, presa dalla solita rabbia

incontrollabile. La situazione peggiora poi per IM 1 nel periodo di Pasqua,

quando si sente particolarmente sola perché non può vedere figlie e nipotini.

Decide dunque di ubriacarsi e causa l’ultimo incendio quando, tornando a casa,

si imbatte nel vicino di casa. Rispetto ai primi incendi quando si limitava a

tornare a casa e andare a dormire, qui IM 1 si preoccupa di chiamare i

soccorsi. Lo fa perché voleva attirare l’attenzione a aveva bisogno d’aiuto.

Spiega, poi, che dopo l’arresto, IM 1 confessa subito di essere

l’autrice dei due incendi e, dopo qualche tempo, ammette anche i precedenti,

anche se per lei non è semplice spiegare questi episodi.

Passa poi a parlare della perizia, rilevando che per il perito IM

1 presenta due disturbi: uno di tipo borderline e l’altro è la dipendenza da

alcol. Sottolinea che i reati sono in connessione con questi disturbi. In

sostanza IM 1 beve per sedare la sua rabbia e questo la porta a commettere atti

impulsivi. Per la difesa si tratta di un quadro drammatico, che dura da anni.

Oggi IM 1 ha preso coscienza di questo, è consapevole di essere malata, che c’è

molto da fare e che siamo solo all’inizio. Per questo la principale sanzione in

questo procedimento deve essere una misura, una pena non sarebbe sufficiente.

Il trattamento deve essere stazionario.

Per quanto riguarda la pena, la difesa non si dilunga perché

quello che conta è la misura. Chiede unicamente alla Corte di tenere conto del

fatto che IM 1 ha confessato i reati, che queste ammissioni sono state

fondamentali per l’inchiesta, che si è resa conto della gravità degli atti

commessi, del fatto che le conseguenze dei suoi atti non sono state importanti nonché

della sua vita anteriore, caratterizzata da eventi traumatici, lutti, ricoveri

e da una dipendenza da alcol che dura da molti anni.

Chiede, pertanto, che la pena detentiva sia contenuta in 18 mesi e

sospesa per permettere l’esecuzione della misura stazionaria.

Considerato, in fatto ed in diritto

1. Vita e precedenti penali

dell’imputata

1.1.

IM 1 è nata il …OMISSIS... Già nel corso dell’estate

avrebbe però fatto rientro a casa a causa dell’improvvisa morte del padre per

un __________, evento che l’avrebbe sconvolta e avrebbe segnato le sue scelte

successive, così come annotato anche dal perito:

"

A proposito di questo lutto, la perizianda sostiene di essere

rimasta scioccata, perché si trovava lontana, a __________, quando ha ricevuto

la comunicazione improvvisa e non ha potuto in alcuna maniera rivedere il

padre. Rientrata in Ticino per i funerali, non ha più voluto tornare a __________,

per non lasciare la mamma da sola. (…) Sostiene comunque di non aver mai

superato il lutto per la morte del padre, che l’ha colta così alla sprovvista”

(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 6)

Successivamente, complici anche le difficoltà economiche della

famiglia, …OMISSIS...

Dal matrimonio sono nate __________ figlie:

“…OMISSIS…”

(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 5).

1.2.

Secondo le sue dichiarazioni, dopo l’arrivo della prima figlia, IM

1 avrebbe lasciato il proprio lavoro presso la __________ per dedicarsi solo

alla famiglia. In quel periodo, in particolare dopo la nascita della

secondogenita __________, sarebbero iniziati i problemi di depressione; è

infatti al __________ che risale la prima terapia presso lo psichiatra __________

e il primo ricovero presso la clinica __________ (__________) a causa del

carico di lavoro dovuto alla gestione delle __________ figlie (perizia

psichiatrica, AI 99, pag. 8). A questo ricovero ne avrebbe poi fatto seguito un

secondo nel __________ dopo la nascita dell’ultima figlia per una depressione

post-partum (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 8).

Dal profilo psichico, la situazione di IM 1 si sarebbe aggravata a

partire dal __________ in seguito alla morte della sorella __________ – a cui

era molto legata - per ____________ e all’incrinarsi dei rapporti con il

marito, che fino a quel momento erano rimasti eccellenti. Sempre nel __________

il marito avrebbe infatti deciso di aprire una __________, coinvolgendo la

moglie nella gestione dell’attività, ciò che avrebbe creato numerosi conflitti

all’interno della coppia. In quegli anni sarebbero iniziati gli eccessi con

l’alcol, che l’hanno portata a farsi seguire dalla dr.ssa __________ e a un

secondo ricovero per depressione all’ospedale di __________ (perizia

psichiatrica, AI 99, pag. 9). Anche le figlie hanno riferito di ricordare gli

eccessivi consumi di alcol della madre fin dagli anni della loro infanzia. La

figlia più piccola ha così riassunto i suoi ricordi della madre che beveva:

" Da

quando ho memoria io, lei ha sempre avuto problemi con l'alcool, da quando ero piccolina. Ho un ricordo di un suo ricovero al __________ di __________ quando io

avevo circa 6 anni. Non so se fosse

solo per alcol o anche per depressione, all'epoca le avevano già prescritto l'ANTABUS. Noi abitavamo a __________. Non

mi ricordo della mamma che beveva in

casa nostra ma lei andava al bar.

Andava da sola anche se a volte portava anche me.

Mi ricordo una volta che io e la mamma

abbiamo fatto la discesa da __________ fino a __________, lei

si è fermata penso a tutti i bar.

(…)

Mi si chiede quante volte tornava a

casa ubriaca e rispondo che io non ricordo se avveniva più volte alla settimana o se

avveniva ogni volta che usciva, ricordo che è capitato che dovevamo andare a cercarla, questo accadeva quando vivevamo

a __________ e dovevamo cercarla per tutta la __________

sino a __________. Mi ricordo

anche che con __________ sono

andata a cercarla sino a __________.

Mi si chiede perché andavamo a

cercarla e rispondo che lo facevamo perché sapevamo che guidava in stati pietosi, e che era in giro in stati pietosi, non so se andavamo a salvarla. Era sempre sera quando andavamo a cercarla.

(…)

Mi ricordo che quando siamo andati a stare di casa a __________

il papà poteva vedere la localizzazione della mamma

tramite il trova iPhone, lui si connetteva dall'iPad della mamma e vedeva dove

si trovava l’iPhone, non ricordo se

andava a prenderla o se

verificava unicamente dove fosse. La cercava perché la mamma quando si comportava così diventava un'altra persona, non era né mamma né moglie, ma

spariva e non rispondeva più. Quando lui controllava, lei era al bar.

(…)

Voglio precisare inoltre che non capitava

tutto l'anno, ma lei aveva dei periodi dove peggiorava”

(VI __________ 11.05.2020, pagg. 3-4).

Anche __________ ha confermato il dire della sorellina:

"

il mio ricordo della

mamma ubriaca parte quando io avevo 13 anni, non so se prima lo nascondeva, se non ci facevo caso io, penso che lo faceva fuori casa,

ma il primo brutto ricordo è a quell'età.

(…)

Tra i 17 e 18 anni

ho cominciato a vederla ubriaca in

modo pesante, potevo vederla di più perché abbiamo

iniziato a lavorare insieme __________.

Preciso che dalla fine delle medie io sono stata quasi sempre via da casa. Sentivo i

colleghi __________ parlare degli atteggiamenti della mamma, che beveva, loro dicevano che beveva anche in servizio, e poi una volta finito

il lavoro si fermava a bere rientrando tardi a casa.

(…)

Non so dove mettere a

livello temporale questo ricordo, ma ero alle medie o anche prima. Ricordo che andavo a piedi da

casa nostra a __________ fino al __________, dove lavorava a cercarla perché non era rientrata a casa e non rispondeva al telefono. La trovavo in uno stato pietoso, anche a terra

o che cadeva dalla sedia. In quelle occasioni la prendevo per mano e la riportavo a casa, lei piangeva e chiedeva scusa. Ero arrabbiata, in imbarazzo per lei, se vedevo

qualcuno che la derideva o trattava

male la difendevo, cercavo di proteggerla. Lei non si è mai resa conto di

quello che stavo facendo. Passata la sbronza tutto

rientrava nella normalità, lei non ne parlava ed io

nemmeno fino al prossimo episodio.

(…)

Quando ho avuto la patente ho cominciato ad andare a cercarla in auto, perché lei si spostava nei bar tra __________ e __________. E avvenuto infinite volte, non so nemmeno quantificarlo. Non

era una cosa giornaliera, ma sicuramente più volte al mese, il suo è un alcolismo strano non

deve bere tutti i giorni ma quando beve non smette finché non striscia.

(…)

ADR che mi è capitato di vedere mia mamma star male per l'alcool, più volte, lei viveva col papà e __________ a __________ ed io andavo a

recuperarla nei bar e la

riportavo a casa,

in

quelle occasioni se non già in

macchina giunti a casa vomitava. È successo sicuramente più di una ventina di volte. La maggior parte delle volte la

recuperavo presso i soliti bar che erano il __________, il __________, il __________ a __________, alla __________ a __________, alle __________,

ai __________. L'ho recuperata al bar __________ a __________, ed un'unica volta sono andata fino a __________, una volta in cui

vivevo a __________, avevo tra

Fatti

i 22 e 24 anni, poco prima del suo ricovero a __________.

(…)

Oltre al vomitare ho assistito al fatto che si urinasse o defecasse addosso.

Una volta l'ho rianimata. Abitava ancora a __________ ed io avevo 20 anni circa. L'ho trovata nella

vasca da bagno, stava annegando. Probabilmente era

talmente ubriaca che col caldo dell'acqua è svenuta.

L'ho trovata sott'acqua, l'ho tirata fuori dalla vasca ed ho dovuto farle il

massaggio cardiaco”

(VI __________ 12.05.2020, pagg. 2-5).

Nello stesso modo si è espressa anche la figlia __________:

“Non so più dire

che età avessi quando mi sono accorta che c'era un problema.

Ricardo che bisognava andare al bar a

recuperarla. lo l'ho fatto più volte, mi ricordo che andavo

col motorino fino ai bar dove c'era la mamma e le portavo via le chiavi dell'auto. lo mi presentavo e portavo via le chiavi, lei non mi ascoltava

quando era in quegli stati. In

pratica lei usciva dicendo che andava

a bare il caffè a volte tornava normalmente e

altre volte dopo 3 ore non rientrava e quindi si

cominciava a chiamarla, direttamente nei ristoranti sui

telefoni fissi perché il natel non c'era ancora. Quando

trovavo il bar dov'era me la

facevo passare, si capiva subito se era in uno stato pietoso, lo si capiva da come parlava. Quindi

partivo col motorino e andavo a

portarle via le chiavi dell'auto. II

suo bere è sempre stato strano, lei non beveva tutti i

giorni anche se qualche periodo di

ubriachezza quotidiana c'è stato, in generale invece si

prendeva due ciocche al mese ma le prendeva da stare male. Quando le portavo via le chiavi o la portava a casa qualcuno oppure il papa andava a prenderla se diventava troppo tardi.

Quando ho iniziato a guidare andavo in auto.

ADR che sono andata a cercarla

sicuramente più di 10 volte, magari meno di 20 volte. lo poi sono anche uscita di

casa a __________ anni, andando a

vivere __________, sempre a __________.

(…)

ADR che l'ho vista tante volte

vomitare per l'alcool addirittura

trovarla in mezzo al suo vomito e nemmeno si era resa

conta di aver vomitato”

(VI __________ 15.05.2020, AI 59, pagg. 2-3).

1.3.

Vista la disarmonia creatasi con il marito, IM 1 avrebbe negli

anni ridotto la sua presenza in azienda, incrementando il lavoro quale __________

iniziato già dopo il loro trasferimento a __________ nel __________ (perizia

psichiatrica, AI 99, pag. 7) e lavorando anche come __________ al __________

sito nel medesimo Comune. Nel __________ avrebbe però accettato di assistere

nuovamente il marito nel nuovo progetto imprenditoriale della __________, __________.

Negli anni successivi, così come riferito dal perito, IM 1 avrebbe alternato

periodi in cui non toccava alcol, a periodi duranti i quali vi era un utilizzo

quotidiano di etile in quantità modiche, ad episodi di forte ubriacatura

(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9). Vi sarebbero stati, inoltre, due

ulteriori ricoveri presso l’ospedale di __________, sempre per scompensi

depressivi e abuso etilico, di cui l’ultimo nel 2004. In seguito a questo

ricovero le sarebbe stata prescritta una terapia con Antabuse e Anafranil, poi

interrotta volontariamente dopo un anno perché “sentiva di aver risolto il

problema” (perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9). Invece, anche negli a

venire, IM 1 avrebbe avuto diverse ricadute nel consumo di alcol (tanto da

venir sospesa quale __________ a causa di abusi etilici), senza però più

ipotizzare di prendere un farmaco avversivo come l’Antabuse o avviare una presa

a carico ambulatoriale. In quegli anni (2003-2004) IM 1 avrebbe anche avuto una

relazione extraconiugale con un __________, l’unica da lei ammessa nonostante i

sospetti delle figlie circa altri flirt da lei avuti nel corso degli anni:

"

Ho avuto una relazione con __________, ex __________. Lui era

dapprima un amico e quando l’ho portato in casa mia era un amico, non c’era

niente tra di noi. Col tempo ci siamo innamorati. Ma io amavo entrambi. Amavo __________

e anche mio marito. La relazione vera e propria è andata avanti per circa tre

mesi e poi l’ho lasciato perché avevo deciso di voler stare con __________ e

con le mie figlie”

(PS 14.05.2020, AI 57, pag. 6).

1.4.

Anche negli anni successivi la situazione di IM 1 non è

migliorata. Così come indicato in perizia:

“nel 2009 è avvenuto il suo primo ricovero

presso la Clinica __________, allorquando era stata

recuperata dalla polizia __________, dopo aver espresso delle idee suicidarie.

All'epoca era stata diagnosticata una sindrome di

dipendenza da alcool nel contesto di un disturbo di personalità emotivamente instabile di

tipo borderline.

Dopo il ricovero a __________ la terapia antidepressiva sarebbe stata modificata, con introduzione di Deroxat. Per contenere l'ansia le sarebbero

stati prescritti anche degli ansiolitici di tipo

benzodiazepinico. Per un certo periodo avrebbe assunto

anche Trittico, più che altro per favorire il riposo

notturno”

(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9).

A quel tentativo di suicidio ne sarebbe poi seguito un altro a

distanza di un anno, il 15.10.2010 (“ho assunto dei medicamenti, quelli che

avevo in casa. Mi hanno trovato priva di sensi, è intervenuta la REGA e sono

stata ricoverata”, PS 14.04.2020, pag. 4). Nei mesi precedenti IM 1 avrebbe

scoperto una relazione extraconiugale avuta dal marito __________, ciò che

l’aveva a suo dire sconvolta (PS 14.05.2020, AI 57, pag. 5).

1.5.

Sempre secondo le dichiarazioni di IM 1, tra il 2011 e il 2013 …OMISSIS…,

causando diversi problemi economici alla ditta e portando la famiglia, che già

non versava in una situazione finanziaria facile, a perdere la casa di

proprietà di __________ nel __________ e a trasferirsi dunque a __________

(perizia psichiatrica, AI 99, pagg. 7 e 9).

Nel 2015 al marito __________ sarebbe stato diagnosticato __________

e, da quel momento, IM 1 si sarebbe dedicata unicamente alla sua cura,

abbandonando qualsiasi attività e lasciando fallire la ditta. Insieme al marito

si sarebbe dunque trasferita a __________ (avviando una presa a carico presso

il dr. __________), dove sarebbe rimasta fino alla morte del coniuge nel __________.

In seguito IM 1 si sarebbe dedicata alle cure della madre, malata di __________

e deceduta poco dopo (__________ dello stesso anno). Nel __________, rimasta

sola, si sarebbe trasferita a __________ per stare più vicina alle figlie ed

occuparsi dei nipotini. All’inizio avrebbe trascorso un periodo senza consumare

alcol ma, poi, sarebbe ricaduta negli abusi e si sarebbero reso necessario un

ulteriore ricovero presso il reparto di psichiatria dell’Ospedale __________

nel dicembre 2018, dove sarebbe rimasta ricoverata diversi mesi:

" In

quest'ultimo ambiente ospedaliero è stata formulata la

diagnosi di sindrome depressiva ricorrente e di uso dannoso di alcool, mentre non è stata ripresa la diagnosi di disturbo della personalità borderline.

La perizianda ha qui conosciuto il Dr. __________ e la psicologa __________,

i quali sono diventati, dopo la dimissione del maggio 2019, i terapeuti

ambulatoriali di riferimento. I farmaci assunti

consistevano a suo dire in

Deroxat, Trittico e Xanax”

(perizia psichiatrica, AI 99, pag. 9).

Dopo la sua dimissione dall’Ospedale, nel marzo 2019, IM 1 avrebbe

trascorso un periodo tranquillo, che, grazie all’attività di volontariato

iniziata presso la __________ di __________ nel __________, le avrebbe regalato

anche delle belle soddisfazioni. La situazione sarebbe sarebbe poi nuovamente

precipitata durante i mesi di lock down nella primavera del 2020, quando

l’attività alla __________ sarebbe stata interrotta e non le sarebbe più stato

possibile vedere i nipotini, in particolare __________ (VI __________

24.04.2020, AI 38, pag. 10; verbale di interrogatorio dell’imputata, pag. 4).

1.6.

Dal profilo finanziario, IM 1 ha dichiarato di percepire fr.

2'500.- mensili “che mi vengono versati dalla vedovanza, dalla complementare

e dalla LPP” e di sostenere spese pari a fr. 888.- di affitto e fr. 160.-

per televisione e internet (PP 09.07.2020, AI 89, pag. 2). Inoltre,

dall’estratto UEF agli atti, risultano a suo carico attestati di carenza beni

per un totale di fr. 35'778.80 e procedure esecutive in opposizione per fr.

773.10 (AI 82).

2.

Al momento del suo fermo IM 1 assumeva i seguenti farmaci:

"

Derotax 20 mg 2-0-0-0;

Xanax 0.5 mg 2-2-2

Trittico 50 mg 1-0-0.

Trittico 100 mg 0-0-2

La terapia farmacologica è rimasta invariata.

3.

IM 1 è incensurata (AI 5).

In seguito ai fatti l’imputata ha riconsegnato spontaneamente la

licenza di condurre, che le è poi stata ritirata a tempo indeterminato (AI 89,

pag. 7).

4. Inchiesta e accertamento

dei fatti

4.1.

Il 12 aprile 2020, attorno alle ore 5.00 del mattino, __________

ha allertato i pompieri di __________ per segnalare la presenza di un incendio

nel bosco sito vicino alla sua abitazione di via __________ a __________.

Interrogato dalla polizia egli ha riferito:

" La

mattina del 12.04.2020 era sveglio ed ho sentito

un'auto transitare davanti a casa mia.

Ho guardato. Era l'auto di mio cugino __________, __________ e alla guida

c'era la sua inquilina che ora so chiamarsi IM 1. È

vero che l'ho vista fermare il veicolo proprio di

fronte alla stanza dove dormo. Avevo la finestra aperta

ed ho potuto vedere per bene che lei

aveva parcheggiato sotto la sosta, era scesa dal veicolo e guardava in alto in

direzione del bosco. lo stimo che la

donna sia rimasta sul posto 5 minuti. È una

stima, è rimasta diverso tempo. Io mentre lei era lì ferma sono anche andato alla

toilette. E quando sono tornato era ancora lì. Si

spostava e guardava verso l'alto. Io ho guardato nel

bosco e non c'era niente. Non

c'era nemmeno puzza di fumo.

La situazione mi pareva sospetta ed ho

continuato ad osservare. Ad un

certo punto la donna è salita sul veicolo ed è partita.

lo ho deciso di guardare dove stesse andando. Sono sicuro al 100% che la donna con il veicolo è salita fino alla

fine della strada, dove si sono verificati gli incendi. Ne sono sicuro

perché se avesse posteggiato a

casa sua lo avrei visto, e poi sono sicuro che il veicolo è arrivato proprio

nella zona degli incendi perché ho visto le luci che si

spegnevano. Premetto che il veicolo circolava solo con le

luci davanti accese.

Sono sicuro che lei

è salita verso il bosco perché io a

quel punto ero preoccupato. C'era già stato un incendio tempo

prima. Ho quindi preso una pila ed ho iniziato ad

illuminare verso il bosco, cercando di

far desistere la persona. Ho fatto luce sia

dalla mia stanza ma sono poi uscito anche sulla terrazza

perché da li vedevo.

Sono tornato in stanza

con l'intento di continuare ad

osservare, perché avevo dubbio che potesse appiccare l'incendio. Ho voluto vedere se partiva la macchina ma dopo poco ho visto

una fiammata, ho visto il fuoco. Ho visto poi accendersi i fari dell'auto, e l'auto ripartire e

scendere. Ho visto l'auto scendere,

transitare di nuovo davanti a

casa mia, girare e risalire la Via __________. lo in quel momento sono andato di corsa a cercare le chiavi della mia auto e

sono uscito per seguirla.

(…)

Quando sono uscito con l'auto e sono

transitato davanti al parcheggio di __________

e __________ il veicolo con la IM 1 era sul posto, e la donna stava

proprio scendendo dal veicolo. Abbiamo parlato. Lei mi diceva "sento puzza di

fumo" ma di puzza non se

ne sentiva... Lei mi ha chiesto se poteva venire con me a vedere

casa stava succedendo. Appena è salita sulla mia auto

ho sentito che puzzava di fumo”

(VI __________ 23.04.2020, AI 31, pagg. 2-3).

4.2.

Sul posto sono giunti i pompieri della Sezione di __________. Nel

rapporto relativo al loro intervento di quel giorno si legge:

"

richiesto intervento per incendio boschivo nello stesso luogo

dove siamo intervenuti in data 20.03.2020. provveduto a spegnere con il modulo

alta pressione la zona interessata facendo la spola verso l’autobotte in quanto

la strada non consentiva l’accesso ai mezzi pesanti. Coperto la zona con

schiuma pesante essendo il terreno sconnesso. Si fa notare che l’origine del

fuoco è molto probabilmente dolosa”

(allegato 31 al rapporto d’inchiesta, AI 87).

Agli agenti della polizia comunale pure giunti sul posto i

pompieri riferivano che erano già intervenuti in loco il 20.03.2020 e che “spegnendo

un incendio di piccole dimensioni, si sono accorti che vi era una zona bruciata

nei pressi, ma che era fredda, e che vi era quindi stato un altro principio di

incendio” (rapporto d’inchiesta, AI 87, pag. 7).

Dopo aver appreso dell’accaduto, la PP spiccava un mandato di

accompagnamento coattivo a nome di IM 1 che, per finire, veniva rintracciata a __________,

fuori dallo studio del suo psichiatra curante dr. med. __________, e portata

presso gli uffici della polizia cantonale per essere interrogata. Al termine

dell’interrogatorio, nel corso del quale ammetteva di essere l’autrice degli

incendi appiccati il 20.03.2020 e quel giorno, lo psichiatra di picchetto dr.

med. __________ la dichiarava carcerabile (allegato A al verbale di

interrogatorio del 14.02.2020, AI 4) e, pertanto, l’imputata veniva posta in

carcerazione preventiva. Dal 10.07.2020 veniva posta in esecuzione anticipata

della pena presso il carcere La Stampa (AI 90), dove si trova attualemente.

Dall’inchiesta penale scaturita dal fermo di IM 1 è emerso che la

stessa non è stata l’autrice unicamente dei due incendi di cui si è detto. Ella,

dopo qualche reticenza, ha per finire ammesso di aver appiccato, tra il 2016 e

il 2020, altri cinque incendi, di cui tre a __________ (quando ancora risiedeva

in quel Comune) e due a __________, così come indicato nell’AA, e di essersi

recata sul posto degli incendi (ad eccezione dell’episodio dell’agosto-ottobre

2018) a bordo di una vettura in evidente stato di inattitudine. Ha, infatti,

ammesso di aver appiccato gli incendi sempre con le stesse modalità (“raccoglievo

sempre foglie e rami secchi e poi gli davo fuoco”, PP 09.07.2020, AI 89,

pag. 3), mentre era sotto l’influsso di alcol ed in condizioni psicologiche “molto

precarie” (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 2).

In generale, ha ricondotto i motivi che l’hanno portata ad

appiccare gli incendi al fatto di essere stata triste, arrabbiata e ubriaca:

"

con lo psichiatra ho parlato degli incendi che mi ricordo e di

quello che provavo. Provavo tristezza, rabbia. Mi ha chiesto se da casa parto

con l’intento di andare e bruciare e gli ho risposto di sì, che quando lo

decido però sono già ubriaca. È sempre così. Devo essere ubriaca per appiccare

l’incendio, da sana non ho mai fatto una cosa del genere. Mi si chiede come mi

sento quando accendo il fuoco, se provo soddisfazione e rispondo che non c’è

una parola per dire come mi sentivo, è come se lo fai per rabbia, mi si chiede

se mi sentivo sfogata, rispondo che è un miscuglio di emozioni anche dopo aver

acceso il fuoco mi restavano sia la rabbia che la tristezza. Non ero

soddisfatta”

(PS 14.05.2020, AI 57, pag. 2).

Ancora in aula, così interrogata dal Presidente, ha confermato

che:

"

l’alcol mi aiuta nel senso che un bicchiere di vino mi aiuta un

attimo, poi si passa a due, poi a tre e si ha un’escalation. Bevo per non

pensare.

ADR che quando inizio a bere, se voglio ubriacarmi, è perché non

voglio pensare. Il motore che mi fa abusare dell’alcol è la rabbia,

l’impotenza. La rabbia viene da me stessa, per non essere capita come vorrei.

Al Presidente che mi chiede cosa erano quegli incendi per me,

rispondo che io ero arrabbiatissima”

(verbale di interrogatorio dell’imputata, pag. 2).

5. In particolare

l’inchiesta penale ha permesso, dunque, di accertare quanto segue.

5.1. Incendio del 24.02.2016

5.1.1.

In occasione del verbale del 7 maggio 2020, IM 1 ha ammesso che il

pomeriggio del 24.02.2016 si è recata con la sua vettura d’allora (__________)

al Grotto __________ di __________ e si è ubriacata bevendo del vino rosso

(almeno 10 bicchieri da 1 dl l’uno, PP 09.07.2020, AI 89, pag. 3). Poi,

tornando a casa, sempre alla guida __________ ha imboccato la strada che porta

a __________ e, così come risulta dal rapporto di costatazione del 22.03.2016

della polizia cantonale relativo a quell’incendio (AI 1), ha appiccato un

incendio in località __________, una zona boschiva, bruciando una superficie di

terreno di circa 3000 mq. Il rapporto riferisce che “l’incendio si è

sviluppato in una zona boschiva ed erbosa lontana dall’abitato e dai monti,

nessun pericolo e/o danni per persone, cose o strutture” (AI 1, inc.

2385.2016). Per appiccare l’incendio l’imputata ha detto di aver usato

unicamente un accendino (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 3).

Sui motivi che l’hanno spinta quel giorno ad assumere un

comportamento così pericoloso, IM 1 ha dichiarato:

"

Ero a __________, mi ero trasferita con mio marito quando si è

ammalato. Per me è stato un periodo molto duro (…). Io quando __________ era

malato bevevo, non regolarmente, ma mi ricordo degli episodi in cui ho

volontariamente deciso di ubriacarmi, probabilmente per evadere, per

dimenticare o anche per cercare di trovare il coraggio per buttare fuori con

lui tutto quello che non avevo il coraggio di dirgli.

(…)

Non so quando mi viene in mente di accendere il fuoco, non so se è

stato partendo dal grotto o quando sono arrivata in zona __________, ero

arrabbiata e triste lo ero spesso e volentieri, avevo una facciata che

dimostrava che tutto andava bene ma dentro di me stavo male. Ogni giorno che

passava era un giorno in meno con __________”

(PS 07.05.2020, AI 47, pagg. 3-4).

In occasione del suo verbale di interrogatorio finale ha poi

precisato:

"

In occasione del primo incendio, quando sono uscita dal grotto rincasando ho imboccato la strada di __________ senza nessun

motivo, o forse perché quel Iuogo mi

rievocava piacevoli ricordi relativi alla mia infanzia.

Ricordo di essermi fermata, di

essere scesa dall'auto e di essermi seduta in terra a qualche decina di metri dall'auto,

ero nel bosco. Li ho

iniziato a pensare alla mia vita e mi è montata la rabbia. Ero arrabbiata perché mio marito quel

weekend era andato a fare un

giro in moto con un amico ma io

avevo il sospetto che invece mi

stesse tradendo, ero delusa dal suo comportamento e poi

ero comunque arrabbiata per la malattia di mio marito. E quindi ho ammucchiato un po' di

foglie secche e rametti e con un

accendino gli ho dato fuoco. Se non sbaglio quella volta ho acceso il fuoco solo

in un punto”

(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 3).

5.1.2.

L’imputata ha anche precisato di non essersi preoccupata, dopo

aver appiccato l’incendio, delle sorti dello stesso, ma di essere semplicemente

rimontata in macchina e ritornata a casa, disinteressandosene:

"

Io non ho voluto sapere nulla dell’incendio, non ho guardato

l’intervento dei pompieri, non ho guardato la stampa, non volevo saperne

niente, forse volevo dimenticarmene. Quando sei così bevuta, quando ti riprendi

ti chiedi se è successo davvero, non volevo crederci. Una volta risvegliata la

mattina rientravo nel mio compito di moglie e casalinga e non guardavo più a

quel che era successo”

(PS 07.05.2020, AI 47, pag. 4).

Durante l’inchiesta ha sostenuto che, in generale, non le ne è mai

importato delle sorti degli incendi da lei appiccati:

" ADR che tutte le volte che ho

appiccato i fuochi appena vedevo le prime fiamme mi voltavo e me ne

andavo, scappavo proprio, incurante dell'evolversi

dell'incendio. Ero consapevole che si sarebbe potuto

propagare ma in quei momenti non mi importava nulla, ora con il senno di poi mi

rendo conto che sono stata fortunata che nessuno si è fatto male”

(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 6).

5.2. Incendi del 30.10.2017 e

del 02.12.2017

Sempre in occasione del verbale del 7 maggio 2020, IM 1 ha ammesso

di essere la responsabile anche degli incendi del 30.10.2017 (in __________ a __________)

e del 02.12.2017 (in __________ sempre a __________). Secondo le sue

dichiarazioni, in entrambe le occasioni, si era recata dapprima al Grotto __________

a __________ (sempre con la sua __________), dove aveva bevuto almeno una

bottiglia intera di vino, e di rientro a casa (è capitato che si fermasse al

Grotto con la proprietaria anche oltre l’orario di chiusura, anche fino alle

4.00 del mattino) si è fermata con la sua macchina sempre in zona __________ e

ha appiccato gli incendi, accendendo – dopo aver raggruppato fogliame e

legnetti - il fuoco in più punti con un accendino:

" ho incendiato con l'ausilio di un accendino delle

foglie e rametti secchi in più punti, ricordo che

scendevo dall'auto, incendiavo un po' di

foglie e rametti, poi con l'auto mi spostavo più avanti e rifacevo la stessa

cosa, se non ricordo male ho

acceso quattro distinti fuochi”

(PP 09.07.2020, AI 89, pag. 4).

L’incendio del 30.10.2017 si è poi propagato per un’area di 7000

mq e secondo il rapporto d’inchiesta della polizia cantonale del 15.12.2017:

"

era stato appiccato in 4 zone differenti, distanti pochi metri

l’una dall’altra. Il fuoco era stato acceso lungo il perimetro della

carreggiata che attraversa il bosco. (…).

Dopo diverse ore i pompieri riuscivano a spegnere il fuoco e

mettere in sicurezza l’intera area che a causa delle fiamme era andata

completamente distrutta. Il sedime era composto unicamente da alberi”

(AI 1, inc. 1501.2017).

L’incendio del 02.12.2017 è invece stato appiccato in due zone

differenti (cfr. rapporto d’intervento, allegato 29 al rapporto d’inchiesta, AI

86) e ha bruciato circa 20'000 mq di bosco.

L’imputata ha spiegato di aver così agito perché in quel periodo

era completamente a terra a causa della morte del marito e della madre,

avvenute entrambe solo __________ (PS 07.05.2020, AI 47, pag. 4). Anche questa

volta l’imputata si è disinteressata delle sorti degli incendi e, rientrata a

casa con la sua vettura, è poi andata tranquillamente a dormire.

5.3. Incendio appiccato nel

periodo fine agosto – inizio ottobre 2018

5.3.1.

In occasione del verbale del 2 giugno 2020, l’imputata ha

raccontato di aver dato fuoco con l’accendino ad una palma nel giardino di una

casa vicino alla sua, di proprietà di svizzeri tedeschi. A differenza delle

altre volte, in quest’occasione era sì ubriaca (aveva bevuto almeno una

bottiglia di prosecco o di vino rosso poiché, come da lei stessa spiegato, una

volta trasferitasi a __________ aveva ripreso a bere causa dei problemi che

erano riaffiorati con le figlie, PS 07.05.2020, AI 47, pag. 7; PP 09.07.2020,

AI 89, pag. 5), ma sarebbe stata mossa dalla rabbia/antipatia nei confronti di

queste persone che, a suo dire, oltre ad essere maleducate, non la

consideravano e non si degnavano nemmeno di salutarla:

"

mi ero trasferita a __________ da poco, ricordo che era estate,

era il 2018 ed era sera o comunque era già buio. Sono uscita di casa a piedi e

mi sono diretta verso il bosco. Strada facendo vi erano delle palme nel

giardino di un rustico, io mi sono fermata e ho dato fuoco a una di queste.

(…)

… io i proprietari del rustico non li conosco di persona ma son

persone diciamo un po’ particolari.

ADR che intendo dire che sono svizzeri tedeschi che quando vengono

qui in vacanza fanno quello che vogliono, parcheggiano l’auto dove non si può e

salutano solo chi gli pare. Per farle un esempio se passavo con la __________

davanti al loro rustico mi salutavano, se invece passavo da sola non mi

salutavano neanche. Questo loro comportamento mi feriva, mi sentivo non

considerata, come se neppure mi vedessero.

Ecco perché una sera passando davanti al loro rustico mi è salita

la rabbia e mi sono detta gli incendi la palma e che vadano a cagare.

Sinceramente non penso di essere uscita di casa con l’intenzione di voler

andare ad incendiare qualche cosa visto che sono uscita a piedi e non in auto

come le altre volte. Mi sento però di dire che sicuramente avevo bevuto anche

quella sera perché quando non bevo non appicco incendi”

(PP 02.06.2020, AI 71, pagg. 2-3).

In occasione di un successivo interrogatorio ha poi ribadito:

" Mi viene detto che

secondo la __________ non vi sarebbero mai stati problemi tra noi, mi si

chiede di prendere posizione.

Rispondo che tra di noi

non ci sono stati effettivamente dei problemi nei suoi confronti vi era da parte mia

unicamente un'antipatia.

Mi si dice che secondo la __________ allorquando ci si

incontrava ci si salutava.

Mi si chiede di prendere

posizione e rispondo che quando ero in compagnia della

__________ mi salutava, ma

quando ci incontravamo da sole non mi sembra che __________ mi salutasse.

Mi viene fatto notare che mi sono trasferita a __________ nel luglio-agosto 2018, e che quindi conoscevo la __________ da pochissimo tempo

quando ho deciso di bruciarle la palma siccome "non mi

salutava". Gli interroganti sottolineano come

questo comportamento sia preoccupante, alla luce del

fatto che gli

asseriti problemi con la __________ erano solo da parte mia, visto che __________ non ha notato alcun problema tra noi.

Rispondo messa giù cosi sembra brutta, ma a me

sembravano arroganti. Loro sono i primi ad arrivare qua in Ticino quando vi era il COVID. Trovo che siano persone che fanno quello che

vogliono”

(PS 09.06.2020, AI 77, pag. 5),

Anche in quell’occasione, una volta appiccato il fuoco, IM 1 si è

allontanata, rientrando verso casa e disinteressandosi delle sorti

dell’incendio (PP 02.06.2020, AI 71, pag. 3).

5.3.2.

Interrogata l’8 giugno 2020, la proprietaria del rustico ha

confermato di aver trovato, al suo rientro in Ticino nel mese di ottobre 2018,

una palma in parte bruciata nel tronco e nelle foglie. Sui suoi rapporti con

l’imputata, ha detto di conoscerla di vista e di non aver “mai avuto niente

a che fare con lei, sapevo che abitava sopra __________ e __________, è stata __________

a dirmi che avevano questa nuova inquilina. Non ho mai parlato con IM 1. Mi

viene chiesto se ci salutavano e rispondo di sì, quando ci si incrociava e ci

si salutava, ma senza scambiare parole. Mi viene chiesto se io o il mio

compagno abbiamo mai avuto problemi con IM 1 e rispondo di no.

(…)

Io non so esattamente quando è successo, perché non veniamo

sempre in Ticino. Io l’ho visto ad inizio ottobre 2018 ma poteva essere

accaduto anche nelle 2/4 settimane prima. Potrebbe essere avvenuto tra la fine

di agosto 2018 e la fine di settembre 2018”

(VI __________ 08.06.2020, AI 75, pagg. 1-2).

5.4. Incendio del 29.02.2020

5.4.1.

In occasione del medesimo interrogatorio del 2 giugno 2020,

l’imputata ha, per finire, ammesso di aver appiccato un incendio anche il

29.02.2020 in zona __________ a __________, dopo una serata trascorsa con i

colleghi durante la quale aveva bevuto troppo (a suo dire almeno un litro di

vino tra prosecco e rosso e 1 bicchiere di cognac al ristorante __________ e,

poi, 2 Mojiito al bar __________ di __________, da lei raggiunto a bordo della

vettura __________ di proprietà del signor __________) e si era sentita messa

da parte (“avevo l’impressione che per buona parte dei presenti che io ci

fossi o no non gli cambiava nulla. Avevo l’impressione che avrebbero anche

fatto a meno di me”, PP 02.06.2020, AI 71, pag. 3). In particolare si era

sentita arrabbiata con due colleghi:

" lo ho un'antipatia nei

confronti di __________, che credo sia reciproca. Secondo me lui non era nel posto giusto professionalmente. Sempre secondo

il mio punto di vista, è stato il comportamento di __________ a far

sì che __________ si allontanasse da

me. lo con lui sono arrabbiata, anche adesso.

Da quando vi era __________, la __________ era

imbarazzata a stare in mia compagnia.

La sera della cena mi sono sentita non voluta da

parte dei presenti, e quando sono andata a casa non avevo il sentimento di aver

passato una bella serata. Mi sentivo arrabbiata.

lo ho cercato in ogni modo di farmi piacere __________. Mi dava fastidio che si lamentasse di me come con __________ e che dicesse

che io non gli ubbidivo. lo non

l'ho mai ritenuto il sostituto di __________,

anche se sulla carta lo é. È logico che sia lui a dare gli

ordini quando __________ è assente, ma sembrava di essere all'asilo. È appena uscito da scuola, arrivava da

un contesto differente dal nostro. Ho

fatto fatica ad accettarlo e ci ho provato fino alla fine. Tra noi ci sono state alcune

discussioni, anche dinanzi a __________.

Mi viene chiesto il motivo del

quale sono arrabbiata con __________.

(ndr l'imputato resta in silenzio a pensare)

Rispondo che il motivo è in quanto mi ha "portato via" la __________,

che reputavo amica”

(PS 09.06.2020, AI 77, pag. 6)

Con questo stato d’animo, una volta rientrata a __________,

ubriaca, alla guida della vettura di __________, IM 1 ha detto di essere andata

nel bosco vicino a casa e di aver:

"

raggiunto il parcheggio a ridosso del bosco, ho parcheggiato

l’auto in modo da essere pronta a partire. Ho attraversato la strada sterrata

lì presente, ho camminato per 20 metri nel bosco, prima che la strada si

restringesse ho svoltato a sinistra e poi ho appiccato il fuoco ai piedi di una

pianta.

ADR che ho utilizzato l’accendino che avevo con me, ho raccolto un

po’ di foglie secche, le ho incendiate in più punti e me ne sono andata a casa.

In questo momento ricordo anche che giunta a casa ho subito preso le pastiglie

per dormire. Ricordo anche un’altra cosa, appena ho parcheggiato l’auto fuori

casa ho mandato il messaggio a __________”

(PP 02.06.2020, AI 71, pag. 4).

L’incendio non si è, però, sviluppato e sono bruciati unicamente

le foglie e i rami secchi a cui l’imputata ha dato fuoco, senza che si rendesse

necessario l’intervento dei pompieri.

5.4.2.

Una delle colleghe dell’imputata alla __________, interrogata

dalla polizia, ha confermato che quella sera IM 1 aveva effettivamente bevuto

troppo ed era rientrata a casa ubriaca:

"

quella sera abbiamo festeggiato la fine del servizio di __________,

__________. (…) all’aperitivo ha bevuto vino bianco sicuramente più di uno, poi

a cena il vino rosso e poi due bicchieri di super alcolico (…)

Abbiamo lasciato il ristorante tutti assieme. Era circa

mezzanotte, forse un attimo prima. (…) io IM 1, __________ e __________ siamo

andati a __________. Non volevamo che venisse, abbiamo cercato di convincerla

ad andare a casa (…) ci siamo trovati al Bar __________, siamo entrati noi 4.

Siamo rimasti una mezz’oretta. Lei ha bevuto un Mojito, mi pare solo quello. La

vedevamo un po’ alticcia (…) quando il __________ ha chiuso, siamo usciti e

l’abbiamo convinta a tornare a casa. (…) Le abbiamo chiesto se se la sentiva di

guidare fino a casa e lei ha detto di sì. Quando è arrivata a casa mi ha

scritto un messaggio Whatsapp”

(VI __________ 28.04.2020, AI 42, pagg. 6-7).

5.5. Incendi del 20.03.2020 e

del 12.04.2020

5.5.1.

L’incendio del 12 aprile 2020 a __________ è stato quello che ha

determinato il fermo dell’imputata che, fin dal suo primo interrogatorio, ha

ammesso di esserne l’autrice, così come di essere la responsabile anche

dell’incendio avvenuto nella medesima zona boschiva qualche settimana prima

(più precisamente il 20.03.2020) e per il quale erano pure intervenuti i

pompieri.

Sulla dinamica e sulle ragioni che l’hanno spinta ad appiccare

l’incendio del 20.03.2020 IM 1 si è così espressa:

" Avevo bevuto, non sono riuscita ad

andare a dormire, ero a casa da sola ed ho bevuto da

sola. Ho bevuto prosecco. Ero andata io a fare la spesa e ne

ho comprata una bottiglia. L'ho bevuta tutta. Mi

sentivo sia triste che arrabbiata, era un mix, non so spiegare se fossi più triste o più arrabbiata. Ero arrabbiata con me

stessa. Perché avevo bevuto. Pensavo che

la mia vita era ingiusta. È stata dura, difficile, mi

sentivo sola già di mio, questo isolamento forzato mi ha fatto passare ancora più tempo con me stessa e questo mi ha portato a ripensare a mio marito, al periodo della malattia, in quei momenti così

difficili volevo solo smettere di

pensare. Ho deciso che il prosecco

poteva annebbiarmi questi pensieri.

(…)

lo sono andata con l'auto

di __________ nella strada sopra a casa mia. Ho parcheggiato sullo sterrato. Si

tratta di una strada senza uscita. Avevo portato con me gli accendi fuoco da casa, si tratta

di pezzi di paglia che si usano

per accendere il camino e che avevo a casa mia.

Ne ho presi un qualcuno, non so dire quanti,

sicuramente meno di 10 ma non so dire quanti. Quando ho

parcheggiato ho cercato un posto dove accendere il

fuoco, non so se avevo una luce con me

o se la luce della luna era

abbastanza. Ricordo che avevo parcheggiato l'auto in

retromarcia, ovvero con il posteriore

verso gli alberi, non ho spento

le luci dell'auto, ci vedevo. Ho provato ad accendere in diversi punti. Non so dire in quanti punti, però ho provato ad accendere un paio di volte il

fuoco, mi pare a qualche metro di

distanza l'uno dall'altro. Ad un certo punto, quando ho

visto che questi accendi fuoco avevano preso fuoco, me

ne sono andata. Io del fuoco ho anche paura. Sono tornata a casa e sono andata in stanza. Non sono rimasta a

guardare. Non ho dormito, ero sul divano ed ho visto le luci blu dei pompieri. E poi

vedevo le pile che andavano avanti e indietro.

(…)

Gli accendi fuoco li avevo già a casa. Li ho usati solo la prima volta, e poi non ne avevo più. Avevo portato con me la scatola che ho abbandonato nei pressi. Mi ricordo

che avevo ancora con me la scatola quando sono tornata a casa, ho parcheggiato,

ho imboccato a piedi la

stradina di fronte al mio

parcheggio, sono salita sin dopo la

curva e poi ho lasciato la

scatola sul posto. L'ho rotta a metà e gli ho dato

fuoco. Me ne sono andata. Mi si chiede

se il fuoco era acceso o spento quando me ne sono andata e rispondo che è stato veloce, ho fatto la scatola a pezzettini, un paio di pezzi e poi ho dato fuoco al cartone. Non ricordo se vi fossero ancora dei accendi fuoco all'interno. Forse vi era qualche paglia di residuo all'interno. Come ha preso fuoco me ne sono

andata. Mi sono girata a guardare mentre andavo via, ho visto una fiamma piccola ero sicura che si sarebbe

spenta. lo volevo solo eliminare la

scatola in quel momento.

Io non sapevo come fosse la situazione sopra, dove avevo appiccato

l’incendio.

Sentivo puzza di fumo ma

non vedevo se c'era fuoco o no,

era anche impossibile da vedere da dove mi trovavo io.

Dopo che sono arrivati i pompieri, sono uscita. Ho suonato

il campanello ai __________ svegliandoli. A questo

punto non sono sicura che i

pompieri erano già arrivati quando ho svegliato i __________,

forse passavano i pompieri mentre io andavo a chiamare

i __________.

(…)

ADR che non sono mai

salita fino a dove c'erano i pompieri.

Ad un certo punto, non so a che

ora, sono rientrata a casa, mi pare fosse ancora buio. Non ho preso le

pastiglie e sono andata a dormire. Non ho dormito un

granché.

(…)

Con i vicini ne

abbiamo parlato, soprattutto con __________

e __________. lo non dicevo

niente di che, ero evasiva con

loro. Non mi pare

di averne parlato con le mie

figlie, ci siamo viste pochissimo, loro lavoravano molto"

(PS 14.04.2020, allegato al rapporto d’arresto, AI

4, pagg. 4-6).

__________ ha confermato di essere stato avvertito

dell’incendio dall’imputata quella notte :

" il 20 marzo

2020, alla mattina alle 0300, IM 1 ha suonato il campanello di casa nostra,

quando stavamo dormendo, ci riferiva che vi era odore di fumo che si sentiva

bene. Sono uscito ed effettivamente ho sentito anche io l’odore e pensavo che

erano i vicini che avevano acceso il camino. Ho visto un paio di auto salire

sulla strada dietro casa mia, quella che raggiunge la zona __________, di conseguenza

mi sono rimesso a letto"

(VI __________ 14.04.2020, allegato 13 al rapporto

d’inchiesta, AI 86).

Anche la moglie __________ ha sostanzialmente

confermato quanto detto dal marito :

" in data 20

marzo 2020, la mattina alle 0300, la nostra inquilina IM 1, che abita

nell’appartamento sopra al nostro, ci ha svegliato suonando il campanello. Mi

riferiva che in zona __________ vi era del fuoco in quanto vi erano già

presenti i pompieri. Mi riferiva che è stata svegliata dall’odore del fumo e

dall’arrivo dei mezzi di primo intervento. Ha specificato di aver sentito

l’odore in quanto dorme con le finestre aperte. Ho visto che i pompieri stavano

lavorando e quindi mi sono rimessa a dormire"

(VI __________ 14.02.2020, allegato 14 al rapporto

d’inchiesta, AI 86).

5.5.2.

Così come riportato dai pompieri di __________

intervenuti sul posto, il predetto incendio – di vegetazione a ridosso del

bosco – ha raggiunto un’area di circa 20 metri quadrati (allegato 30 al rapporto

d’inchiesta, AI 86).

5.5.3.

Per quanto attiene all’incendio del 12.04.2020, IM 1 ha riferito

di aver agito con le stesse modalità di qualche settimana addietro, e meglio di

aver bevuto una bottiglia di prosecco o di vino rosso (cfr. allegato 11 al

rapporto d’inchiesta di polizia giudiziaria, AI 86) e di aver poi deciso di

uscire, con l’intenzione di recarsi con la macchina di __________ nello stesso

posto in cui già aveva appiccato il fuoco il 20.03.2020 per nuovamente

incendiare alcune sterpaglie:

"

Avevo solo le sigarette e l’accendino. Non avevo più

accendifuoco. Volevo però accendere il fuoco. Ho parcheggiato di nuovo in

retromarcia, di modo che la macchina fosse girata pronta per scendere verso

casa. Non mi pare che avessi il natel, credo di aver fatto luce con

l’accendino. Non sono in grado di dire se ho acceso solo una volta o più volte.

(…) Mi ricordo che avevo paura, avevo molta paura, sia perché avevo paura che

non sarei riuscita a farla franca di nuovo, anzi no, è sbagliato dire così.

Avevo paura perché non avevo possibilità di spegnere il fuoco se si fosse

acceso. Si è acceso il sottobosco, non fiamme alte, erano come delle fiamme

basse sul terreno, ho avuto paura, non potevo tornare indietro, non avevo il

natel, sono tornata verso casa”

(PS 14.04.2020, allegato al rapporto di arresto, AI 4, pag. 7).

A differenza delle altre volte, l’imputata non è rientrata subito

a casa disinteressandosi delle sorti dell’incendio, ma si è fermata con la

vettura poco al di sotto del bosco, preoccupata, per verificarne l’andamento,

per poi avviarsi verso casa. A suo dire, una volta arrivata a casa, avrebbe

incontrato __________ e – così come anche da lui raccontato - si sarebbe recata

con lui sul posto dell’incendio. __________ avrebbe anche provveduto a chiamare

i pompieri:

"

Mi sono fermata accanto ad una sosta di fronte a casa dell’__________.

Volevo vedere se le fiamme partivano alte, in tal modo avrei chiamato i

pompieri, ma non vedevo nulla e non sentivo nulla. Sentivo un po’ di odore ma

non capivo se ero io o l’incendio. Ho deciso allora di andare a casa. (…) E poi

è arrivato __________ con la sua auto e si è fermato mentre io stavo uscendo

dalla stessa. Mi ha chiesto se potevo salire con lui a vedere perché sentiva

odore di bruciato. Siamo andati sul posto e poi non ricordo se lo ha fatto lì o

se è andato a casa, ma è stato lui a chiamare i pompieri. Il mio stato emotivo

era di agitazione totale.

(…)

Quando __________ ed io siamo saliti in zona incendio abbiamo

visto che c’erano ancora fiamme. (…)

Sono scesa con __________, sono andata con lui al __________ ad

attendere i pompieri, sempre in auto con lui. Quando stavano arrivando gli

abbiamo mostrato la strada e siamo tornati quindi sul posto. Mentre loro

spegnevano siamo scesi verso casa”

(PS 14.04.2020, allegato al rapporto d’arresto, AI 4, pagg. 7-8).

5.5.4.

Anche in questo caso l’incendio si è sviluppato su una superficie

di 20 mq di bosco (allegato 31 al rapporto d’inchiesta, AI 86).

5.6. Tragitti in macchina di

novembre 2018 e del 4 dicembre 2018

5.6.1.

Come visto nei considerandi precedenti, l’imputata ha ammesso che

tutte le volte che ha appiccato degli incendi, ad eccezione di quello alla

palma, si è recata sul posto guidando nonostante fosse pesantemente ubriaca (e

avesse assunto farmaci antidepressivi), rischiando di causare un incidente e di

mettere in pericolo sé stessa e gli altri utenti della strada (PP 02.06.2020,

AI 71, pag. 5; PP 09.07.2020, AI 89, pag. 6).

Ma non solo. IM 1 ha ammesso anche di aver condotto in altre due

occasioni la __________ di __________ sotto l’influsso di ingenti quantità di

alcol (associato a medicinali), e meglio:

" Nel verbale

d'interrogatorio di __________ del 12.05.2020 a pagina 4 riga 41 è stato indicato:

" La sera

prima del suo ricovero a __________

si è presentata a casa mia ubriaca dicendo che voleva

vedere __________, puzzava d'alcool e. __________

gliel'ha detto, ho dovuto accompagnarla fuori casa non

volevo che vedesse mio figlio in quelle condizioni,

voleva prendere l'auto e andare a __________ da __________, diceva cose senza senso, quando beve fa così, dice cose pesanti tipo "sei una madre di merda" "devi vergognarti"

poi parla del mio ex

marito, della nostra storia e del nostro matrimonio.

Quando fa così il giorno dopo nega,

non si ricorda.

Quelle sera visto che voleva andare a __________ dal fratello le ho

detto che non poteva guidare e che avrei chiamato la Polizia, barcollante, mi ha promesso di andare a casa e invece ha guidato fino dallo zio a __________,

che avevamo chiamato nel frattempo. È con lui che il

giorno dopo è andata dal dottore e poi

si è ricoverata."

Mi viene chiesto di prendere

posizione in merito e rispondo che quanto asserito

da __________ corrisponde al vero, lo sono stata

ricoverata, dopo la visita dal __________, pressa la clinica __________ in data 05.12.2018. Quindi possibile che il giorno che ho

guidato da __________ a __________ da mio fratello era il giorno 4.12.2018.

(…)

Mi viene chiesto di quantificare

l'alcol bevuto il giorno 04.12.2018 e rispondo di aver bevuto tanto, almeno una bottiglia da 7dI di vino l'avevo bevuta.

Mi viene chiesto

di indicare il giorno, l'ora, il percorso effettuato ed i dati del veicolo

a me in uso in quel momento.

Rispondo che il giorno è quello indicato e penso che sono arrivata da __________ ad inizio serata. Il veicolo che guidavo era quello del __________,

la __________ targata TI__________. Il percorso da me fatto è stato quello diretto fino a __________, __________, __________, __________, entrata autostrada a __________

fino uscita __________ e poi in cantonale fino al domicilio di mio

fratello. Alla domanda di cosa ricordo del tragitto so indicare solamente che sono

arrivata dal __________ per la strada che faccio

sempre, non ricordo le

condizioni generali del tragitto percorso.

Nel verbale d'interrogatorio di __________ del 11.052020 a pagina 5 riga 13 è stato indicato:

"Adesso che ne parlo questa cosa è avvenuta un'altra volta,

perché in una circostanza medesima lei

è arrivata a casa mia, guidando per

100 metri in condizioni pietose, è inciampata

sulla porta di casa mia e non è più riuscita a rialzarsi, li si è

arrabbiata e voleva tornare a __________

o addirittura dallo zio ma sono riuscita a 'sottrarle le chiavi. Non ricordo la data esatta ma mi pare fosse due settimane prima del ricovero a __________."

Mi viene chiesto di prendere

posizione in merito e rispondo che ricordo quest'avvenimento,

quello asserito da __________ è la verità. Non riesco a ricordare da dove arrivavo, presumo di essere

stata al Bar __________ visto

che la __________ ha asserito che ho guidato 100m, ma io non ricordo dove ero stata.

Mi viene chiesto di indicare

quanto alcol avevo bevuto e rispondo che è possibile che abbia bevuto più di una bottiglia di vino.

Bisogna tenere in considerazione che prendo gli

psicofarmaci alla mattina e a mezzogiorno, quindi possono

aver influito sullo stato. Sicuramente una bottiglia di vino

è stata bevuta, non penso di più.

(…)

ln merito al periodo

è verosimile che si trattava di due settimane prima del ricovero a __________, quindi può essere accaduto nel novembre 2018”

(PS 09.06.2020, AI 77, pagg. 3-4).

6. Diritto

6.1.

Giusta l’art. 221 cpv. 1 CP si rende colpevole di incendio

chiunque cagiona intenzionalmente un incendio, se dal fatto deriva danno alla

cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica.

6.2.

Il Foglio federale del 1918 definiva l’”incendio” come fuoco che

ha preso un certo sviluppo in modo da sottrarsi al potere di colui che l’ha

cagionato; egli non può più dominare l’elemento distruttore e non può dirsi

dove i suoi effetti cesseranno. (...). Il delitto non è quindi consumato col

fatto di appiccare il fuoco ma solo da quando si verifica il pericolo di

propagazione (FF 1918 I 51/52).

L’elemento oggettivo del reato è quindi realizzato laddove il

fuoco abbia assunto proporzioni tali da non poter più essere dominato. Detta

condizione è adempiuta anche in caso di combustione lenta (come quella di

tessuti, coperte di lana, materassi ecc.), sempre che la sua ampiezza non

permetta più all’agente di tenerla sotto controllo. Costituisce “incendio” ai

sensi di questa disposizione un fuoco da cui si sprigiona un fumo intenso, che

causa un danno e di cui l’agente ha perso il controllo (DTF 105 IV 127). È

“incendio” ai sensi dell’art. 221 CP l’atto di infiammare uno straccio imbevuto

di benzina all’interno di un’auto poiché sussiste il pericolo di esplosione a

causa della presenza del serbatoio (DTF 85 IV 224, 228). Lo stesso non vale per

colui che brucia nella cantina di un’abitazione della carta da giornale ed

altro materiale infiammabile (legno di scarto, ecc.) senza un estintore, e dopo

aver percepito l’odore di bruciato torna sul luogo dell’accensione e riesce ad

estinguerlo da solo (Kriminalkammer TG, 21.11.1955, SJZ 1957, 44 nr. 22). Colui

che sfonda il vetro/specchio di una cassetta del radar e vi getta tre sacchi di

plastica riempiti di benzina e appicca il fuoco non causa un “incendio” ai

sensi dell’art. 221 CP poiché il fuoco, anche se deve essere estinto grazie

all’uso di un estintore a schiuma da parte della polizia, non aveva però

un’intensità tale da propagarsi senza controllo (OGer LU, 25.11.1993, LGVE 1994

I 80 n. 59). Lo stesso vale per colui che appicca il fuoco ad una moto che dopo

una fiamma a dardo ed una piccola esplosione produce qualche fiamma che

l’autore riesce a spegnere da solo con del fogliame bagnato (OGer LU, 1.3.1998,

LGVE 1988 I, 88, n. 48).

6.3.

L’incendio intenzionale è un’infrazione di risultato. Pertanto,

affinché il reato di incendio intenzionale sia oggettivamente realizzato, non è

sufficiente che l’autore abbia causato un incendio. È altresì necessario che

l’autore abbia causato un danno alla cosa altrui oppure che l’incendio abbia

causato un pericolo per l’incolumità pubblica (DTF 105 IV 127; STF 23.8.2001,

in re 6S.309/2001; DTF 117 IV 285).

Per danno alla cosa altrui si intende il danno patrimoniale

causato ad un terzo quale diretta conseguenza dei danneggiamenti subiti dalla

cosa incendiata.

La nozione di pericolo per l’incolumità pubblica comporta, invece,

una messa in pericolo in senso lato di qualsiasi bene giuridico protetto e non

solo dell’essere umano (6S.309/2001; DTF 117 IV 285). Infatti, secondo il

Tribunale federale, la nozione di pericolo di cui al cpv. 1 dell’art. 221 CP

non include anche quello per le persone. In questo caso va applicata

l’aggravante dell’art. 221 cpv. 2 CP il cui bene giuridico protetto è appunto

la vita e l’integrità corporale delle persone (DTF 123 IV 128; 124 IV 97).

Vi è pericolo per l’integrità pubblica quando esiste il pericolo

di propagazione delle fiamme ovvero quando, per esempio, l’autore, nella

speranza di ottenere delle prestazioni assicurative, appicca il fuoco al suo

hangar sito in una zona industriale in un'ora in cui non vi sono persone,

sapendo che l’incendio rischia di propagarsi ad un deposito vicino di sostanze

infiammabili ciò che ne renderebbe difficile lo spegnimento e potrebbe

raggiungere una grossa estensione.

Il comportamento dell’autore deve, inoltre, essere la causa

naturale ed adeguata dell’incendio (Corboz, Les infractions principales II, ad

221, n. 13).

6.4.

Affinché il reato di incendio intenzionale di cui all’art. 221

cpv. 1 CP sia soggettivamente realizzato, è necessario, per lo meno nella forma

del dolo eventuale, che l’agente abbia intenzionalmente provocato una

situazione comportante un pericolo a lui noto e che egli, quindi, lo abbia

voluto (DTF 105 IV 39, 105 IV 127), ovvero che egli abbia inteso causare un

incendio sapendo che tale incendio avrebbe creato un danno alla cosa altrui

oppure un pericolo per l’incolumità pubblica (Roelli/Fleischanderl, Basler

Kommentar II, ad art. 221 n. 15).

Se l’autore ha voluto, per lo meno nella forma del dolo eventuale,

causare un incendio ai sensi dell’art. 221 CP, ma il fuoco non ha assunto

quell’ampiezza tale da non rendere più possibile per l’autore stesso lo

spegnimento del fuoco, l’infrazione è realizzata nella forma del tentativo

(art. 21-23 CP) (DTF 117 IV 285; DTF 115 IV 223) anche se ha cagionato dei

danni alla cosa altrui (Stratenwerth, BT II ad §28 n 9).

6.5.

Ai sensi dell’art. 91 cpv. 1 della Legge federale sulla

circolazione stradale (LCStr) è colpevole di guida in stato di inattitudine

chiunque conduce un veicolo a motore in stato di ebrietà. Il capoverso 2 della

medesima norma stabilisce che si tratta di un caso grave quando è rilevata una

concentrazione qualificata di alcol nel sangue.

In applicazione dell’art. 55 cpv. 6 LCStr, l’Assemblea federale ha

stabilito che un conducente è considerato in ogni caso inabile alla guida per

influsso alcolico (ebrietà) se presenta una concentrazione di alcol nel sangue

dello 0,5 per mille o una concentrazione di alcol nell’alito pari o superiore a

0,25 milligrammi per litro di aria espirata (art. 1 dell’Ordinanza

dell’Assemblea federale concernente i valori limite di alcolemia nella

circolazione stradale, RS 741.13). Il capoverso 2 specifica che è considerata

qualificata una concentrazione di alcol nel sangue dello 0.8 per mille o più

oppure una concentrazione di alcol nell’alito pari o superiore a 0,4

milligrammi per litro di aria espirata.

Dal profilo soggettivo il reato di guida in stato di inattitudine

non presuppone l’intenzione e può essere commesso anche per negligenza (art.

100 cpv. 1 LCStr).

7.

Per la Corte non vi sono dubbi sul fatto che l’agire di IM 1

configura i reati di ripetuto incendio intenzionale, in parte tentato, e di ripetuta

guida in stato di inattitudine reati che, del resto, nemmeno l’imputata ha

contestato di aver commesso.

7.1.

Per quanto riguarda il reato di incendio intenzionale l’imputata

ha, infatti, in ben 5 occasioni, appiccato il fuoco a foglie e rami secchi, in

più punti, nei pressi del bosco, abbandonando – pur essendo consapevole della

pericolosità di quanto fatto e dei danni che tale agire poteva provocare - il

luogo dopo che l’incendio aveva iniziato a propagarsi, costringendo i pompieri

ad intervenire e causando un danno ai proprietari dei terreni interessati,

oltre che un evidente pericolo per l’incolumità pubblica. Non occorre

dilungarsi per spiegare la pericolosità di un incendio appiccato ai margini del

bosco in un periodo (come è stato il caso per tutti gli incendi appiccati

dall’imputata) in cui è in vigore il divieto di accendere fuochi all’aperto e

il fuoco ha, dunque, ancora maggiori probabilità di estendersi velocemente su

grandi superfici e di divenire di difficile controllo. Basti ad esempio pensare

che, se in occasione del primo incendio il provvidenziale intervento dei

pompieri ha permesso di limitare i danni all’area boschiva interessata, così

non è stato in occasione del secondo, appiccato nei boschi sopra __________ il

20 ottobre 2017, quando i pompieri hanno impiegato diverse ore per spegnere il

fuoco e mettere in sicurezza l’area, che era andata interamente distrutta (AI

1, inc. 11501.2017), e del terzo (il 02.12.2017), quando il fuoco ha raggiunto

una superficie di ben 20'000 mq, rendendo necessari, in entrambi i casi, dei

lavori non solo di pulizia e di messa in sicurezza dell’area, ma anche di

bonifica. Soltanto in un’occasione, quella dell’incendio del 29 febbraio 2020,

il fuoco appiccato dall’imputata si è esaurito autonomamente, senza che si

rendesse necessario l’intervento dei pompieri, episodio che configura,

pertanto, unicamente un tentativo di incendio intenzionale. Va però detto che

anche in quest’occasione, così come per tutte le altre (ad eccezione

dell’ultimo incendio del 12 aprile 2020, quando si è fermata ad osservare il

bosco), IM 1 si è allontanata dai luoghi incendiati disinteressandosi delle

sorti che potessero avere seppur, come detto, riconoscendone la pericolosità.

Infine, anche il fuoco appiccato alla palma della signora __________

configura pacificamente il reato di incendio intenzionale, ritenuto che lo

stesso avrebbe potuto facilmente raggiungere anche le altre piante del giardino

e, addirittura, l’abitazione.

7.2.

In merito alla guida in stato di inattitudine, determinante per

poter ritenere adempiuto il reato di cui all’art. 91 cpv. 1 e 2 LCStr è

l’accertamento sullo stato di inattitudine del conducente alla guida di un

veicolo.

Grazie alla perizia allestita dallo IACT __________ è stato

possibile calcolare, sulla scorta della tipologia e della quantità di alcol

ingerito e del peso corporeo dell’imputata, la sua etanolemia teorica al

momento in cui si è messa alla guida prima degli incendi e nelle due occasioni

risalenti ai mesi di novembre – dicembre 2018 (AI 93). I risultati ottenuti

hanno permesso di pacificamente accertare che in tutti gli episodi di guida

considerati (e meglio il 24.02.2016, 30.10.2017, 02.12.2017, nel mese di

novembre 2018, il 04.12.2018, il 29.02.2020, il 20.03.2020 e il 12.04.2020)

l’imputata aveva un’etanolemia che realizza gli elementi costitutivi oggettivi

del reato di cui all’art. 91 cpv. 2 LCStr (forma qualificata).

Non vi sono nemmeno dubbi che, in concreto, il reato di ripetuta

guida in stato di inattitudine è realizzato anche dal profilo soggettivo,

avendo l’imputata agito intenzionalmente, almeno per dolo eventuale.

Ne discende che IM 1 va dichiarata autrice colpevole di ripetuta

guida in stato di inattitudine ai sensi dell’art. 91 cpv. 2 LCStr, così come

dettagliatamente descritto al punto 2 dell’atto d’accusa.

8. Perizia psichiatrica

8.1.

In corso d’inchiesta IM 1 è stata sottoposta a perizia

psichiatrica e quale perito è stato nominato il dr. med. __________. Il medico

ha allestito il suo rapporto all’attenzione del Ministero pubblico dopo aver,

in particolare, analizzato l’incarto penale ed effettuato 3 colloqui con la

perizianda (della durata di 2 ore e 15, 2 ore e 1 ora ciascuno), un colloquio

con la psichiatra curante presso le Strutture carcerarie e uno con lo

psichiatra curante prima dei fatti e un esame psicologico (AI 99, pagg. 1-2).

8.2.

Dall’esame di tutti questi elementi è emerso che IM 1 soffre di

disturbo borderline di personalità (DSM-V: 301.83) e di sindrome di dipendenza

da alcool, uso episodico (dipsomania pregressa, ICD-10: F10.26).

A mente del perito il disturbo di personalità borderline di cui

soffre la perizianda non è di particolare gravità, pur essendo presenti la

maggiorparte degli elementi che caratterizzano la diagnosi di malattia,

segnatamente:

- il timore di un reale o

immaginario abbandono, che nella perizianda resta una percezione

prevalentemente soggettiva radicatasi durante l’infanzia;

- un pattern di relazioni

interpersonali instabili e intense, che in IM 1 non risulta però

particolarmente marcato, ma mostra comunque alternanza e dualità sia nel

rapporto da lei avuto con il marito (da lei definito idilliaco, ma che le

figlie hanno descritto come fortemente conflittuale), che in quello con le

figlie (la cui vicinanza è considerata vitale, essenziale, irrinunciabile, ma

comunque fonte di grande oppressione);

- alterazione dell’identità,

nel caso della perizianda emersa in particolare in occasione dell’ultimo

colloquio peritale, laddove vi è stato un capovolgimento su tutti i fronti sia

nella considerazione da lei avuta di procuratore pubblico e giudice (che non sono

più “narrati come coloro che hanno il dovere di comprendere la verità, ma

come individui motivati da spiccati intenti umanitari, che hanno l’unico scopo

di venirle incontro, di aiutarla a stare meglio”), sia nella percezione di

sé stessa (se all’inizio tendeva a essere sfuggente, è poi divenuta

ipercollaborante, fustigandosi come se fosse stata una persona spregevole ed

irresponsabile);

- impulsività in almeno due

aree che sono potenzialmente dannose per il soggetto e, dunque, nel caso della

perizianda, il suo consumo frequente e pluriennale di ingenti quantità di alcol

e i suoi ripetuti episodi di guida in stato di inattitudine, anche con le

figlie a bordo della vettura;

- ricorrenti comportamenti,

gesti o minacce suicidari o comportamento automutilante, che nella perizianda

ha preso la forma, al netto dei due tentativi di suicidio del 2009 e del 2010,

di un comportamento autodistruttivo, come quello di partire alla volta dei bar,

in preda a turbamenti affettivi, per ubriacarsi pesantemente;

- instabilità affettiva

dovuta a una marcata reattività dell’umore, che nella perizianda si è tradotta

in una vera e propria oscillazione dei suoi stati emozionali a dipendenza degli

eventi interpersonali;

- sentimenti cronici di

vuoto che nella perizianda hanno fatto sì che ella abbia un bisogno gigantesco

di relazioni interpersonali, pur soffrendo per la frustrazione che ogni

rapporto umano inevitabilmente comporta e che lei fatica a tollerare;

- rabbia inappropriata,

intensa, o difficoltà a controllare la rabbia, laddove per IM 1 “quello di

appiccare il fuoco è sempre stato un modo per evacuare la sua rabbia”, per

evacuare un rancore non elaborabile mentalmente. (AI 99, pagg. 18-23).

In relazione a quest’ultimo aspetto, il perito ha poi sottolineato

come:

"

l'effetto facilitante, connesso all'abuso di

alcool, è stato sempre fondamentale rispetto alla decisione di

passaggio all'atto.

(…)

A tal proposito vi è una relazione

circolare tra la rabbia e il consumo

di bevande alcoliche. La collera abbandonica può

cominciare a turbare profondamente lo stato emotivo

della perizianda la quale, per

sedare il suo tumulto interiore, ricorre secondariamente al

consumo incongruo di bevande al­coliche.

D'altro canto, l'alcool

facilita il passaggio all'atto impulsivo, favorisce l'evacuazione della rabbia in maniera aggressiva ed eclatante contro

la realtà esterna, determina una maggiore profondità dei sensi di colpa e dei vissuti depressivi dopo che è stato compiuto

un agito. Ha quindi anche un effetto patogenetico

primario”

(AI 99, pag. 24).

Per il dr. __________, dunque:

"

la sindrome di dipendenza da bevande alcoliche ormai da molti

anni si intrinseca con il disturbo di personalità soggiacente e ne aggrava le

manifestazioni psicopatologiche, predisponendo la perizianda a dei passaggi

all’atto particolarmente gravi, che sono stati una modalità apparentemente

insensata per evacuare una rabbia interna non elaborabile” (AI 99, pag. 24). A

mente del perito esiste una relazione circolare tra l’alcolismo e le

alterazioni emotive di cui soffre IM 1, nel senso che “in assenza di alcol, la

perizianda può mostrare delle anomalie caratteriali che sono connesse al

disturbo borderline di personalità, ma esse non debordano dall’alveo delle

regole civili. L’alcool ha invece mostrato di avere il potere di spingere

l’azione della signora nella direzione di illeciti gravi, come quello di

appiccare ripetutamente degli incendi o di guidare in stato di ebbrezza”

(AI 99, pag. 25).

8.3.

Il perito psichiatrico non ha avuto dubbi nel ritenere che i reati

di cui IM 1 si è resa colpevole siano da mettere in relazione con i disturbi

psicotici di cui soffre. Sulla valutazione della sua imputabilità a livello

penale, si è così espresso:

"

il procedere della perizianda è stato sempre straordinariamente

costante, strutturato, mai bizzarro. In ogni caso ella

identificava accuratamente le parti di

bosco da incendiare e le fasce orarie

per farlo senza essere sorpresa, mostrandosi cosciente che stava per commettere un reato.

Prima beveva alcolici,

per sedare la sua frustrazione interna, dovuta ad accadimenti che l'avevano delusa o depressa. Poi, in preda al desiderio di evacuare la propria rabbia,

decideva di andare ad appiccare

il fuoco.

Spesso giungeva sul luogo del reato

guidando adeguatamente, per quanto illecitamente, la propria autovettura. Appiccava il fuoco sempre con strumenti idonei e talvolta in

più posti differenti, per garantirsi una maggiore

probabilità di riuscita nel proprio intento.

Verificato l'innesco dell'incendio, scappava immediatamente per non essere identificata e, nell'ultimo caso, si

comportava con gli altri in

maniera tale da non lasciare

trapelare nulla circa il crimine commesso.

Giunta al domicilio, spesso si metteva a dormire, consapevole di quello che

aveva appena fatto. Il giorno dopo tale consapevolezza

era altrettanto presente. Dentro di lei cominciavano a sorgere colpa e paura, unite alla determinazione di non rivelare questo segreto e al

proposito di non farlo più.

(…)

Da quanto sopra esposto,

non derivano dei limiti rispetto alla capacità della perizianda di valutare il carattere illecito delle sue

azioni criminali. Un limite, seppur lieve, può essere invece riconosciuto per la sua capacità di agire secondo tale valutazione.

In tal senso intravedo un'interferenza

degli stati di intossicazione acuta nella gestione

della pulsione aggressiva, la cui espressione è stata

sicuramente facilitata e potenziata dall'alcol, posto che la

perizianda, a causa del

disturbo borderline di personalità, presenta una

propensione innata ad evacuare la

rabbia attraverso comportamenti aggressivi e agiti pericolosi.

Il limite è soltanto lieve perché, in

condizioni normali, l'aggressività della perizianda non

esce mai dall'alveo del corretto vivere civile, posto

che il disturbo borderline di personalità, seppur

presente, non è particolarmente grave

e consente una soddisfacente integrazione sociale, con

comportamenti tutto sommato adeguati”

(AI 99, pagg. 29-30).

Questa Corte fa propria la conclusione del perito – peraltro non

contestata dalla difesa – e accerta pertanto che IM 1 aveva la capacità di

intendere al momento dei fatti, mentre era diminuita di grado leggero la sua

capacità di agire (art. 19 cpv. 2 CP).

Delle conclusioni del perito sul rischio di recidiva e sulla

misura terapeutica da adottare si dirà, invece, più avanti.

9. Commisurazione della

pena

9.1.

Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa

dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali

dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.

Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata

secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso,

secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti

nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la

possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la

lesione.

9.2.

L’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata

essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).

In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la

giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da

considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate

all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo

oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico

offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che

la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con

le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF

129 IV 6 consid. 6.1).

Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (subjektive

Tatkomponenten), i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai

motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che

l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la

libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità

nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid.

2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010, consid. 2.1). In relazione

alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e

meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio

situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da

giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del

21 settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del

codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile,

FF 1999, pag. 1745; STF 12.03.2008 inc. 6B_370/2007 consid. 2.2).

9.3.

Determinata, così, la colpa globale dell’imputato

(Gesamtverschulden), il giudice deve

indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi,

determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata.

Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 CP in fine e precisato dal

TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere

ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati

all’autore (Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti

giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di

salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva,

ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale

così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid.

5.7; 129 IV 6 consid 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010

consid. 2.2.2; cfr. anche

STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).

Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato

che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere

sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà

presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21

settembre 1998 concernente la modifica del codice penale svizzero e del codice

penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999,

pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del

14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La

legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di

pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV

73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale

permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in

ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008,

6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008

consid. 2.2; 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e riferimenti;

Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und

Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).

9.4.

Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, quando per uno o più reati risultano

adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il

giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave

aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il

massimo della pena comminata ed è, in ogni modo, vincolato al massimo legale

del genere di pena.

9.5.

Giusta l’art. 221 cpv. 1 CP chi si rende colpevole di incendio

intenzionale è punito con la pena detentiva non inferiore a un anno. L’art. 91

cpv. 2 LCStr dispone, invece, che chi guida un veicolo a motore con una

concentrazione di alcol qualificata nel sangue è punito con una pena detentiva

sino a tre anni o con una pena pecuniaria.

9.6. L’incendio e un reato

grave tanto che la legge impone una pena minima di un anno. È grave per il

pericolo che crea per l’incolumità delle persone e per i danni che ne possono

derivare.

Dal profilo oggettivo la colpa di IM 1 è medio-grave, poiché è

vero che in più occasioni si è recata sui luoghi in cui ha appiccato gli

incendi alla guida di un veicolo a motore nonostante avesse bevuto ingenti

quantità di alcol e che si è poi allontanata disinteressandosi delle loro sorti

degli incendi e del pericolo che il fuoco poteva rappresentare per l’incolumità

pubblica, ma d’altro canto va anche considerato che le conseguenze del suo

agire sono state, tutto sommato, contenute. Grave è invece la colpa soggettiva

dell’imputata, che nonostante la regolare presa a carico psichiatrica nei

periodi in cui ha commesso gli illeciti, non solo non ha mai chiesto maggiore

aiuto al terapeuta per gestire in altro modo la rabbia che la spingeva ad

appiccare il fuoco, ma non ha nemmeno mai menzionato quanto l’abuso di alcol la

spingeva a fare. Di concrete possibilità per chiedere aiuto l’imputata, dunque,

ne aveva, ma ha preferito annegare la sua rabbia nell’alcol per poi mettersi al

volante e raggiungere il bosco, dando fuoco alla sterpaglia. Del resto, ad

aggravare ulteriormente la sua colpa, vi è il fatto che non tutti gli incendi

di cui si è macchiata sono stati urla di aiuto, ritenuto come nel caso

dell’incendio alla palma vi fosse una chiara componente vendicativa.

A suo favore vanno, invece considerati, il suo vissuto difficile,

la collaborazione prestata durante l’inchiesta (che ha permesso di collegarla

ad incendi dolosi commessi nelle zone di sua residenza) e la volontà chiaramente

espressa di finalmente intraprendere un percorso terapeutico serio. Pertanto,

tutto ben ponderato, tenuto conto del concorso di reati, della scemata

imputabilità di grado leggero accertata dal perito, la Corte ha ritenuto

adeguata alla colpa di IM 1 una pena detentiva di quattro anni.

10. Misura ex art. 59 cpv. 2

CP

10.1.

Per l’art. 56 cpv. 1 CP, il giudice deve ordinare delle misure

terapeutiche qualora la pena inflitta non sia, da sola, atta a impedire il

rischio che l’autore commetta altri reati (a), se sussiste un bisogno di

trattamento dell’autore o la sicurezza pubblica lo esige (b) e se le condizioni

previste negli articoli 59-61, 63 o 64 sono adempiute (c).

Il secondo capoverso dell’art. 56 CP sancisce il principio della

proporzionalità della misura che può essere pronunciata solo se la connessa

ingerenza nei diritti della personalità dell’autore non sia sproporzionata

rispetto alla probabilità e gravità di nuovi reati. Come indicato nel testo del

Messaggio concernente la modifica del Codice penale svizzero (FF 1999 86):

"

il giudice può quindi ordinare la misura soltanto qualora

l’ingerenza nei diritti della personalità dell’interessato non appaia

sproporzionata rispetto al bisogno che questi sia sottoposto a un trattamento,

nonché rispetto alla probabilità che egli compia nuovi reati e alla loro

gravità”.

Vi è, poi, l’art. 56a CP che introduce, per tutto il diritto delle

misure, il principio della sussidiarietà, secondo cui, se più misure si

rivelano ugualmente adeguate, ma una sola è necessaria, il giudice ordina

quella meno gravosa per l’autore (DTF 125 IV 118 consid. 5e).

Per ordinare una delle misure previste agli art. 59- 61, 63 e 64

CP (così come in caso di cambiamento di misure ai sensi dell’art. 65 CP), il

giudice deve fondarsi su una perizia. Il perito deve determinarsi sulla

necessità e sulle possibilità di successo della misura, sulla probabilità che

l’autore commetta nuove infrazioni e sulla loro natura e, infine, sulla

possibilità di far eseguire la misura (art. 56 cpv. 3 lett. a-c CP).

Ai sensi dell’art. 59 cpv. 1 CP, se l’autore è affetto da grave

turba psichica, il giudice può ordinare un trattamento stazionario qualora:

l’autore abbia commesso un crimine o un delitto in connessione con questa turba

(lett. a) e vi sia da attendersi che in tal modo si potrà evitare il rischio

che l’autore commetta nuovi reati in connessione con questa sua turba (lett.

b). Il cpv. 2 dispone che il trattamento stazionario si svolge in un’appropriata

istituzione psichiatrica per l’esecuzione delle misure e il cpv. 3 precisa che

fintanto che sussiste il pericolo che l’autore si dia alla fuga o commetta

nuovi reati, il trattamento si svolge in un’istituzione chiusa.

La pronuncia di una misura terapeutica stazionaria per il

trattamento di turbe psichiche presuppone, dunque, la realizzazione delle

seguenti condizioni:

- l’autore deve aver

commesso un crimine o un delitto;

- l’autore deve essere

affetto da una grave turba psichica. La questione a sapere se un’anomalia

mentale rappresenta una turba psichica ai sensi dell’art. 59 CP rientra nel

potere di apprezzamento del giudice che – fondandosi sulle conclusioni della

perizia – deve poi attribuire una rilevanza giuridica alla diagnosi

(Queloz/Munyankindi, in: Commentaire romand, Code pénal I, n. 4-7 ad art. 59

CP; Heer, in BSK, Strafrecht I, n. 9 ad art. 59 CP). In questo senso va

precisato che non tutte le anomalie mentali rappresentano una grave turba

psichica dal punto di vista giuridico, ma soltanto quelle che sono di una certa

gravità (Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2.

ed, n. 4 ad art. 59 CP; Heer/Habermeyer, in BSK, op. cit., n. 21 ad art. 59

CP);

- deve esserci una

connessione tra la turba psichica di cui soffre l’autore e l’atto penalmente

reprensibile;

- l’autore deve essere

pericoloso, nel senso che deve esserci un alto rischio che egli commetta nuovi

reati. L’autore deve rappresentare un pericolo per la collettività, intesa come

gruppo di persone o anche come singolo individuo, in quanto rappresentante

della collettività intera. La misura deve rivestire, infatti, una funzione non

solo terapeutica ma anche preventiva, nel senso di meglio proteggere la

sicurezza pubblica, evitando così che vi sia recidiva non grazie ad una pena,

ma grazie ad un trattamento terapeutico (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire

romand, op. cit., n. 15-17 ad art. 59 CP, Heer, in BSK, op. cit., n. 54 ad art.

59 CP). Nella valutazione della pericolosità dell’autore va considerato, da un

lato, che più i beni minacciati sono importanti (ad esempio la vita e

l’integrità corporale), più è facile ammettere che l’autore è pericoloso (Heer,

in BSK, op. cit., n. 50 ad art. 59 CP) e, dall’altro, che più la misura incide

sulla libertà dell’autore, più la sua pericolosità deve essere ammessa

restrittivamente, con riserbo (Heer, in BSK, op. cit., n. 51 ad art. 59 CP). In

ogni caso il rischio di recidiva deve esser presente al momento della pronuncia

della misura (Heer, in BSK, op. cit., n. 56 ad art. 59 CP);

- la misura terapeutica deve

essere idonea, ciò che presuppone, in particolare, che l’autore deve essere

curabile. Sul consenso dell’autore a sottoporsi al trattamento terapeutico non

bisogna però essere troppo rigidi. Spesso il rifiuto della terapia è insito

nella malattia e lo scopo iniziale del trattamento è proprio quello di far

accettare la terapia al malato, ciò che ha esito positivo anche in caso di

trattamenti stazionari (STF del 22.03.2010, inc. 6B_52/2010, consid. 3.3 e del

13.07.2010, inc. 6B_373/2010, consid. 5.5.). È sufficiente, dunque, che

l’autore sia, almeno un minimo, motivabile.

10.2.

Sul rischio di recidiva il perito dr. med. __________ ha indicato

che IM 1 presenta un rischio di commettere dei reati analoghi a quelli imputati

di grado medio (AI 99, pag. 32). Egli ha spiegato che:

"

li solo effetto deterrente della pena, in presenza di un alcolismo pluriennale

radicato, unito al disturbo della personalità

soggiacente, non sarebbe sufficiente

per contrastare in maniera durevole il rischio di recidiva.

Per la relazione circolare sopra

descritta, che sussiste tra alcolismo e alterazioni emotive,

se la dipendenza da alcool non

fosse trattata, col passare del

tempo essa aggraverebbe sempre più i tratti disfunzionali della

personalità, conducendo a un rischio consistente di commettere qualche altro atto illecito.

La futura pericolosità sociale della

perizianda dipende quindi, in misura pressoché

esclusiva, dalla possibilità di trattare efficacemente la sua dipendenza da alcool”

(AI 57, pag. 44).

10.3.

Quale trattamento adeguato per intervenire sui disturbi di cui soffre

l’imputata e contenere il suddetto rischio, il perito ha indicato un

trattamento stazionario che garantisca una presa a carico mirata per

l’alcolismo ma garantisca anche un supporto psichiatrico per il disturbo di

personalità di cui IM 1 soffre. Il dr. Med. __________ ha chiarito che il

collocamento in una struttura chiusa non è indispensabile “perché sarà

l’assetto terapeutico comunitario che, con la collaborazione della perizianda,

esplicherà la funzione di contenimento necessaria, individuando nel Centro __________

di __________ la struttura più idonea al collocamento dell’imputata:

" Si

dovrà pianificare tuttavia un percorso residenziale in

una struttura specializzata, posto che l'approccio ambulatoriale non sarebbe abbastanza intenso e rischierebbe di soccombere dinnanzi ai tentativi di

manipolazione della signora.

L'approccio terapeutico stazionario avrebbe inoltre il vantaggio di dare struttura alla perizianda, di

inserirla in un chiaro contesto di

vita comunitario, ben scandito nelle occupazioni

quotidiane e con delle norme esterne da rispettare.

Tutto questo sarebbe benefico per la signora, che ha bisogno di una cornice solida ache contenga

le sue angosce, di rapporti umani con funzione di rispecchiamento, di un

confronto intenso e quotidiano”

(AI 99, pagg. 25-26).

Il perito ha poi precisato che “la contemporanea espiazione

della pena ritarderebbe il raggiungimento degli obiettivi terapeutici” (AI

99, pag. 33)

10.4.

In concreto la Corte ha condiviso l’opinione del perito dr. med. __________

e ha sospeso la pena detentiva per dar luogo ad un trattamento stazionario ex

art. 59 cpv. 2 CP. A mente della Corte si tratterà di un percorso lungo, il cui

scopo sarà quello di garantire un’adeguata presa a carico della sindrome di

alcolismo, ma anche del disturbo borderline di cui l’imputata soffre. Non

spetta a questa Corte (ma al GPC agente quale GIAP ex. art. 10 let h cpv. 2

LPEM) dire se il trattamento dovrà essere eseguito presso il Centro __________

di __________ o in un altro istituto, però ciò che è certo è che, da un lato,

deve trattarsi di una struttura che sia in grado di assicurare un trattamento

ben strutturato e, dall’altro, che il trattamento – se non già iniziato - dovrà

essere avviato al più presto poiché fino a che l’imputata resterà in carcere, si

rimarrà ai piedi della scala, di guisa che un suo trasferimento in una

struttura adeguata appure del tutto prioritario.

11. Nota d’onorario

Quanto alle note professionali del difensore, giusta l’art. 4 del

Regolamento cantonale sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di

assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili del 19 dicembre

2007, l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è

calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di 180.-- l’ora.

Quelle presentate dal difensore sono parse sicuramente adeguate alla

complessità della vertenza.

Le note professionali dell’avv. DUF 1 sono state dunque approvate

per fr. 14'847.-, importo che la condannata è tenuta a rimborsare allo Stato

del Cantone Ticino l’importo non appena le sue condizioni economiche glielo

permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

12. Tasse e spese

La tassa di giustizia di fr. 1’500.- e le spese procedurali sono a

carico della condannata.

visti gli art.: 19

cpv. 2, 22 cpv. 1, 40, 47, 49, 51, 57, 59 cpv. 2, 221 cpv. 1 CP;

91

cpv. 2 LCStr

135 e 422 e

segg. CPP e 22 TG sulle spese;

dichiara

e pronuncia:

IM 1

1. è autore colpevole di:

1.1. ripetuto incendio

intenzionale, in parte tentato

per avere, nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il 12.04.2020,

a __________ in

zona __________ e a __________ in zona __________,

cagionato

intenzionalmente sei incendi e tentato di cagionarne un settimo, derivando

dagli stessi danno alla cosa altrui o pericolo per l’incolumità pubblica;

1.2. ripetuta guida in stato di

inattitudine

per avere, nel periodo compreso tra il 24.02.2016 e il 12.04.2020,

sulle tratte stradali __________ – __________, __________

– __________, __________ – __________ – __________, in territorio di __________

e in territorio di __________,

ripetutamente condotto un veicolo a motore in stato

di ebrietà con una concentrazione qualificata di alcol nel sangue,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei

considerandi.

Considerandi

2.

Di conseguenza, avendo

agito in stato di scemata imputabilità limitatamente ai reati di cui al punto

1.1., IM 1 è condannata alla pena detentiva di 4 (quattro) anni, da dedursi il

carcere preventivo sofferto.

3.

È ordinato, giusta l’art. 59

cpv.1 e 2 CP, il trattamento stazionario di IM 1 presso una struttura

specializzata per la cura dell’alcolismo che garantisca pure una presa a carico

pischiatrica;

§ L’esecuzione della pena

detentiva di cui al punto 2 del presente dispositivo è sospesa giusta l’art. 57

CP per dare luogo alla misura del trattamento stazionario di cui sopra.

4.

La tassa di giustizia di fr.

1'500.- e le spese sono a carico dell’imputata.

5.

Le spese per la difesa

d’ufficio sono sostenute dallo Stato.

5.1

Le note professionali

dell’avv. DUF 1 sono approvate per:

onorario fr. 13’730.-

spese fr. 1'117.-

totale fr. 14'847.-

5.2

La condannata è tenuta a

rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 14’847.- non appena

le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

Intimazione a: -

Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, Servizi

centrali, Viale Officina 10, 6500 Bellinzona

- Ministero Pubblico, SERCO,

6501.

Bellinzona

- Ufficio dei Giudice dei

provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

- Sezione della

circolazione, ufficio giuridico, 6528 Camorino

- Ufficio assistenza

riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano

- Direzione del carcere

penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

Per la Corte delle assise

criminali

Il Presidente La

cancelliera

Distinta spese:

Tassa di giustizia fr. 1'500.--

Inchiesta preliminare fr. 985.75

Perizia fr. 12'120.--

Altri disborsi (postali, tel.,

ecc.) fr. 121.20

fr. 14'726.95

===========