72.2020.59
Autore, penalmente incapace, del reato di tentato omicidio: accoglimento dell’istanza chiedente l’ottenimento di una misura terapeutica stazionaria
20 ottobre 2020Italiano158 min
del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine
Source ti.ch
Incarto
n.
72.2020.59
Lugano,
20 ottobre 2020/sg
Sentenza
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Corte delle assise criminali
composta da:
giudice Mauro Ermani, Presidente
GI 1, giudice a latere
GI 2, giudice a latere
Sara Lavizzari, cancelliera
sedente nell’aula penale di questo Palazzo
di Giustizia, per giudicare
Nella causa penale
Ministero pubblico
e in qualità di accusatore privato:
ACPR 1
Patrocinato dall’avv. RAAP 1
contro IM 1,
rappresentato dall’avv. DUF 1
in carcerazione preventiva dal 25 febbraio 2019 al 6 maggio 2019
(71 giorni);
in anticipata esecuzione di pena/misura dal 7 maggio 2019;
e meglio come
all’istanza per l’ottenimento di una misura ai sensi degli art. 374 segg. CPP,
nr. 62/2020 del 13.3.2020, emanata dal Procuratore pubblico PP 1, dal seguente
contenuto
1. Verso
le ore 03:30/03:40 di lunedì 25 febbraio 2019 sia la Centrale di allarme e
coordinamento sanitario Ticino soccorso 144 che la Polizia cantonale sono stati
allertati dalla signora __________, rispettivamente dal figlio minore __________.
Entrambi hanno riferito che presso il loro domicilio era in atto un’aggressione
da parte di IM 1 (figlio, rispettivamente fratello) nei confronti di ACPR 1
(marito, rispettivamente padre dell’aggressore).
Verso le ore 03.59, la Polizia è giunta a __________
presso il domicilio della famiglia __________.
La prima pattuglia intervenuta ha potuto costatare
che l’imputato IM 1 era intento a serrare il braccio destro attorno al collo
del padre ACPR 1 soffocandolo, urlando nel contempo “è il male, deve morire”;
gli agenti hanno inoltre costato che la vittima presentava diverse ferite da
taglio in varie parti del corpo, in particolare in zona dorsale.
2. Le
ferite inferte a ACPR 1 ne hanno messo in pericolo la vita. Quest’ultimo è
stato trasportato d’urgenza presso l’Ospedale __________ e sottoposto ad intervento
chirurgico di toracotomia. Durante l’intervento la vittima ha subìto un arresto
cardiaco causato dal concomitante shock emorragico. Prontamente rianimato, al
termine dell’intervento le condizioni cliniche si sono stabilizzate.
Al proposito il medico legale Dr.ssa __________ ha
stabilito che:
“(…)
Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un
emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia
e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente di
posizionamento di drenaggio toracico] per lesione della parete toracica a tutto
spessore, fino ad interessare le pleure (senza però lesionare il parenchima
polmonare]. All'emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale ha
determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000mL] con sviluppo di shock
emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie
e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo
ripristino di parametri vitali stabili.
Dunque l'uomo, in seguito alle lesioni subite, si è trovato
in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza medica immediata,
sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto sviluppatosi.
(…)
Per quanto riguarda il mezzo lesivo utilizzato, alcune delle
lesioni (in particolare quelle al dorso) sono state prodotte con uno strumento
da punta e taglio (coltello) a lama liscia, monotagliente. Non si può escludere
che la lesione B e le altre lesioni superficiali siano state
prodotte anche un mezzo lesivo differente, ovvero una lama
seghettata. Le dimensioni del mezzo/i lesivi non possono essere valutate sulla
scorta delle lesioni riportate dall'uomo. Non sono state riscontrate evidenti
lesioni da taglio alle mani o agli arti superiori ad
indicare che l'uomo si sia difeso dall'aggressione perpetrata
ai suoi danni con un 'arma da punta e taglio.
(…)”. (cfr. relazione
medico legale dell’11 giugno 2019; AI 144).
3. La
malattia dell’imputato e gli eventi oggetto del presente procedimento penale
possono essere a grandi linee riassunti come segue (cfr. anche perizia Dott. __________
del 27 maggio 2019; AI 140).
3.1. Dagli
atti emerge che gli esordi della malattia di IM 1 si situano verso la fine del mese di settembre 2017/inizio ottobre 2017. Per
la prima volta si è presentata una sintomatologia psicotica, sotto forma di “dispercezioni
uditive” (sentiva delle “voci denigratorie per la sua presunta
omosessualità), di “comportamenti bizzarri” e di “ideazione
delirante a trama persecutorio e d’onnipotenza” (perizia, pag. 23). Egli è quindi stato ricoverato dal 9 all’11 ottobre 2017 in
regime coatto presso il reparto “esordi psicotici”
della Clinica __________, dove è stata formulata la diagnosi di “Sindrome
psicotica acuta senza sintomi schizofrenici”. Alla dimissione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________, seguito dalla Dr.ssa __________.
3.2. Il secondo ricovero coatto (degenza presso la __________ di __________
dal 20 ottobre 2017 al 14 dicembre 2017) si è reso necessario a causa della “presenza
di uno scompenso acuto con delirio di onnipotenza”, ed è stata posta la
diagnosi di “Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici”. Anche
in quest’occasione IM 1 è stato agganciato all’SPS di __________.
Nel marzo 2018 la terapia a base di Risperidone è stata sostituita con 10 mg al
giorno di Abilify.
Il perito ha riferito di una presa a carico difficile da parte
della dr.ssa __________, durante la quale IM 1 si è comportato a tratti in modo
oppositivo, a volte non presentandosi agli appuntamenti, chiedendo addirittura
alla dr.ssa __________ la sospensione della terapia farmacologica, sospensione
che egli ha messo in atto dalla fine del mese di dicembre 2018 spiegando che “con il nuovo medicamento sono stato talmente bene che sono scivolato nella
convinzione di non essere malato e che era colpa del Risperidone se ero stato
male” (VPP del 19 febbraio 2020, pag. 4 righe 38-39).
3.3. Dalla perizia emerge che la condizione in cui IM 1
si è trovato il 25 febbraio 2019 è da
contestualizzare in uno stato delirante che perdurava da diversi giorni (ad
esempio si è riscontrato un calo del rendimento scolastico con assenze alle
lezioni, oltre alla testimonianza degli amici su farneticazioni e deliri a cui
hanno assistito):
“(…)
Disponiamo di molte dichiarazioni, dei familiari, degli amici,
ma anche del peritando stesso, che dopo un periodo di buon compenso psichico,
che durò quasi tutto l’anno 2018, ha sospeso la terapia, con la conseguenza
della riacutizzazione della malattia.
Possiamo così descrivere un’evoluzione “coerente” nel tempo,
della malattia e anche del delirio, che già nel 2017 era caratterizzato da temi
di superiorità e vicinanza a dio, e che poi portò ai fatti del 25.02.2019.
Dopo aver sospeso la terapia farmacologica prescritta dalla
Dr.ssa __________, il peritando man mano è scivolato in uno stato delirante,
che “cresceva” a partire dall’inizio di febbraio, ben dimostrato dagli amici
che poco prima dei fatti sentivano il peritando “farneticare sull’onnipotenza,
delirava di essere un essere superiore “e ““io sono dio, chi sono io, esistere,
non devo esistere. Ha fatto cose così per ore”. La madre nella notte ha sentito
parole simili e il fratello __________ dice nel verbale che diceva lui era Dio,
lui era la giustizia, che nessuno poteva fermarlo”.
(…)” (cfr. perizia pag. 25-26).
3.4. I fatti
del 25 febbraio 2019, sebbene con poche ma comprensibili incongruenze nelle
versioni fornite dai protagonisti, possono essere riassunti come segue.
Verso le ore 01:30, IM 1, che
si trovava in camera sua, si era agitato e piangeva. ACPR 1, allertato dalla
moglie, si è recato dal figlio per calmarlo.
Verso le ore 02.30, IM 1 ha iniziato ad urlare
pronunciando alcune frasi sconclusionate, tra le quali “Io sono Dio, io sono
un sovrano assoluto”. Suo padre ha tentato di fargli prendere un
calmante/sonnifero, senza riuscirci. Lo ha comunque calmato facendolo coricare
nel letto tra lui e sua moglie. Poco dopo IM 1 è ritornato da solo in camera
sua.
Verso le ore 03.15 i coniugi __________ sono di
nuovo stati svegliati da IM 1, il quale ha acceso le luci di casa e con il
telefono cellulare (funzione torcia) illuminava armadi e cassetti, alla ricerca
di nemici, “per difendersi da un agguato che pensava ci sarebbe stato a
breve” (VPP di __________ del 17.04.2019, pag. 4). Si è quindi recato nella stanza di suo fratello minore __________,
lo ha preso in braccio dicendogli “vieni con me che ti devo salvare”.
Non senza difficoltà i genitori sono riusciti a fargli rimettere il fratellino
a letto e a farlo uscire dalla stanza.
Dopo che __________ ha chiuso a
chiave la porta del figlio minore togliendo la chiave dalla toppa, IM 1 ha iniziato a prendere a calci e a pugni la porta, costringendo ACPR 1
a condurlo verso il soggiorno.
In soggiorno IM 1 ha iniziato a colpire suo padre
con dei pugni al volto, facendolo pure cadere a terra sul pavimento e
prendendolo a calci. Nel frattempo __________ ha nascosto la chiave della
camera di __________ in cucina, dove IM 1 l’ha raggiunta mettendola all’angolo.
Quest’ultima, che ha dichiarato di non avere avuto paura di essere colpita, ha
tentato di calmarlo appoggiandogli una mano sul petto. Nel frattempo ACPR 1 si
era rialzato esortando sua moglie a scappare e a chiamare i soccorsi.
L’operatrice al telefono le ha detto di non rientrare in casa.
In soggiorno IM 1 ha quindi colpito di nuovo suo
padre con almeno un pugno al costato sinistro, poi lo ha afferrato da tergo
cingendogli il collo con il braccio, trascinandolo verso la cucina, locale dove
lo stesso ACPR 1, stando alle sue dichiarazioni, voleva raggiungere per
chiuderci dentro il figlio.
In cucina, IM 1 ha dapprima cinto da tergo il collo
del padre ed in seguito con un coltello a lama seghettata lo ha ferito al mento
e colpito con la punta al fianco destro. Dopo essere caduto al suolo, ACPR 1 è
stato colpito almeno due volte alla schiena con un coltello, non senza ricevere
almeno un calcio al fianco. Convinto di avere ucciso il padre, IM 1 è uscito
dalla cucina dirigendosi verso la cameretta del fratello minore prendendola a
calci e pugni urlando “ho ucciso il diavolo”.
__________ nel frattempo ha avuto la prontezza di
chiamare la Polizia con il proprio cellulare.
IM 1 è quindi ritornato in cucina colpendo di nuovo
più volte suo padre con un coltello. Egli si è quindi diretto verso il bancone
della cucina munendosi di altri due coltelli. Vedendolo manipolare i coltelli
dal riflesso sulla portafinestra, ACPR 1, temendo di essere nuovamente colpito,
si è rialzato cercando di raggiungere la porta principale. IM 1 è tuttavia
riuscito a raggiungerlo e a cingerlo di nuovo al collo da dietro. Pochi istanti
dopo sono intervenuti i primi agenti di Polizia, i quali mentre erano intenti a
staccare l’imputato dal padre, lo hanno sentito dire “è il male, deve
morire”.
4. Dopo un primo referto peritale del 23 aprile 2019 (AI 116), e un primo
verbale di delucidazione del 3 maggio 2019 (AI 124), in data 27 maggio 2019 il
dott. __________ ha trasmesso la perizia definitiva (AI 140).
4.1. Il
perito ha ricostruito la situazione psicologica e personale in cui si è trovato
l’imputato durante gli avvenimenti del 25 febbraio 2019, in particolare
precisando che al momento dei fatti IM 1 soffriva di una schizofrenia
paranoide:
“(…)
Circa sei ore dopo i fatti lo psichiatra di servizio ha
riscontrato il delirio e scritto che “non è possibile introdurre nel dialogo
altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è completamente immerso,
quasi controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé”.
Qui si nota bene, come ha dichiarato anche il Dr. __________,
la rigidità psicologica, l’immodificabilità e la fede del tutto acritica nei
propri convincimenti.
L’atto del peritando era sostenuto dal delirio di onnipotenza e
il passaggio all’atto è stato caratterizzato da un comportamento bizzarro,
incoerente e non pianificato. Il peritando, in altre parole ha agito sotto il
“controllo di una volontà altro da sé.
L’atto è stato commesso in una fase acuta della sua malattia,
la “schizofrenia paranoide”, cioè il peritando si trovava “dentro” il suo
delirio megalomanico, “ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal contenuto patologico, ma
il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri”.
(Ugo Fornari, Trattato di psichiatria forense, UTET 2008)
Il peritando in questo momento era convinto di dover uccidere
il male, atto che solo lui (un essere divino o superiore) era in grado di
compiere. Era fermamente convinto di fare “del bene”.
Il peritando, la mattina del 25 Febbario 2019, verso le ore
3.30 ha aggredito il padre, prima con pugni e calci, poi con il coltello e
inferto molteplice ferite, fino al punto di credere che fosse morto. Il fatto
di crederlo morto era probabilmente il motivo per cui non ha inferto altre
coltellate (con sicurezza è impossibile dirlo) e non un momento di lucidità,
visto il riscontro dello psichiatra Dr. __________, che lo ha visitato dopo e
ancora costatato la “completa immersione” nel delirio.
Tutta la documentazione, le varie testimonianze e la
valutazione clinica dimostrano la presenza del delirio durante l’atto ed è
quello il motivo dell’accoltellamento del padre, nel quale si “situava” il
male, anzi che impersonava il male che il peritando “doveva” combattere.
Il peritando era convinto di dover estinguere il male, in
questo momento non si trattava del padre, in altre parole non “vedeva” nel
padre il suo genitore. Questo per chiarire che ritengo impossibile che il
peritando possa aver sfogato con questo atto il suo odio contro il padre, anche
se è noto che “con
elevata frequenza sono esposti al rischio di aggressioni i familiari e chi vive
a contatto con il soggetto; ma talvolta sono oggetto di violenze anche persone
del tutto estranee” e che “l’acting-out avviene sempre contro le
persone, specialmente della famiglia” (Fornari 2008).
(…)
Rifacendomi alle considerazioni sopra esposte
rispondo sinteticamente che il peritando soffre (e soffriva anche al momento
dei fatti) di una schizofrenia paranoide (ICD-10, F 20.0),
caratterizzata da delirio di megalomania e di persecuzione, allucinazioni
uditive e, meno preminente, durante un certo periodo prima dei fatti, di
sintomi negativi, quali appiattimento affettivo e ritiro sociale.
Il peritando ha agito nella completa “immersione”
nel delirio, non riconoscendo l’errore della sua percezione e di conseguenza,
dei suoi atti.
(…)”
(cfr. perizia pag. 26-27).
4.2. Per quanto attiene all’incapacità o scemata imputabilità, egli ha spiegato che i reati commessi da IM 1 sono da mettere in
relazione con la turba psichica di cui soffriva e soffre, concludendo per una totale
incapacità di valutare il carattere illecito o di agire secondo tale
valutazione:
“(…)
Fatti
I reati commessi sono in relazione con il
disturbo dello stato psichico precedentemente descritto. Essi ne sono, per così
dire, il prodotto. Lo scompenso acuto della psicosi, cioè il delirio in cui era
“immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta
della realtà. Il controllo della coscienza era intensamente e globalmente
compromesso.
(…)” (cfr.
perizia pag. 28).
4.3. Il perito ha precisato che esiste un rischio di recidiva se IM 1
non assume la terapia farmacologica che “impedisce” l’insorgere del
delirio. In altre parole, sotto l’effetto del farmaco antipsicotico il
delirio non si sviluppa, e il rischio che egli commetta nuovi reati non
sussiste. Il perito ha spiegato che IM 1 necessita di una terapia farmacologica
a lungo termine, eventualmente a vita. L’esperto, in merito all’importanza
dell’assunzione dei farmaci, ha precisato:
“(…)
Malgrado la lucidità con la quale oggi argomenta e riferisce di
aver compreso la necessità di una terapia farmacologica, il peritando a mio
avviso ha bisogno di un lungo periodo di “educazione” per sviluppare una
profonda coscienza di malattia, che non è caratterizzato solo dal delirio e/o
dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè
del vissuto affettivo. Solo dopo un adeguato periodo di educazione, che alla fine
gli permette di accettare una terapia farmacologica malgrado la presenza di
effetti collaterali e di “limitazioni”, p.es. nella vita relazionale.
(…)
I reati che il peritando potrebbe commettere in
futuro non sono facili da indicare, in quanto dipendono dal tipo di delirio, ma
ritengo sia lecito ipotizzare anche nel caso di futuri episodi psicotici, che
si tratti deliri di onnipotenza e di persecuzione, come già in passato, con la
“necessità” da parte del peritando di combattere il male. Si potrebbe trattare
allora di reati di violenza, più facilmente nell’ambito familiare, ma non solo.
(…)”
(cfr. perizia pag. 29-30).
4.4. Il
perito, durante il verbale del 3 maggio 2019 (AI 124, pag. 6), ha ribadito
l’importanza dell’assunzione della terapia farmacologica:
“(…)
IM 1 ha una conclamata grave malattia
psichiatrica, seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica.
Dico questo perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla
__________. Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel
caso di una terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione
intramuscolare). Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in
quanto così facendo il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al
personale. Dico questo perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui
assuma con certezza il farmaco, è escluso.
Ad ogni modo posso prendere contatto con la
struttura e discutere questo tipo di terapia.
Voglio sottolineare che oltre all’aspetto
farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua
malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura
specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni.
(…)”.
4.5. Per
quanto concerne la misura che si deve prevedere per IM 1, il Perito ha spiegato che per curare la sua patologia è necessaria una misura
terapeutica stazionaria, affinché egli venga educato ad accettare la
malattia stessa e la terapia farmacologica:
“(…)
La gravità dei reati, la malattia stessa, il recente esordio
della malattia e l’ambivalenza che traspare dai colloqui, riguardo
l’accettazione della grave malattia e della terapia farmacologica, a mio avviso
rendono necessaria una misura terapeutica stazionaria.
L’esperienza del difficile percorso terapeutico ambulatoriale,
un anno in cui il peritando non è riuscito a creare un legame terapeutico con
la curante, mostrandosi “oppositivo al dialogo e senza possibilità di scambio”,
percorso che nemmeno sei mesi fa è sfociato in un abbandono della presa a
carico psichiatrica e della terapia farmacologica, “negando di aver avuto
problemi di salute”, rende infatti necessario una cura stazionaria, atta ad
“educare” il peritando ad accettare la malattia stessa e la terapia farmacologica.
Malgrado le dichiarazioni da parte del peritando, ma anche dei
familiari, che egli ha compreso bene la natura della malattia e la necessità di
una terapia farmacologica a lungo termine, si nota comunque una certa
resistenza contro la terapia farmacologica, inizialmente accettava una terapia
depot, cioè l’iniezione muscolare della terapia per la durata di un mese, che
assicura la compliance, poi diventava sempre più resistente nei confronti della
terapia. Un altro indizio, meno forte sicuramente, è la sua convinzione di aver
assunto e di aver bisogno solamente 5 mg di Abilify, mentre nella
documentazione medica è documentato il dosaggio di 10 mg di Abilify al giorno.
Ritengo allora necessario un trattamento stazionario per un
periodo di educazione adeguato, sostituito in seguito da un trattamento
ambulatoriale.
La terapia farmacologica ritengo debba essere di tipo depot,
almeno inizialmente, anche per dare una certa sicurezza agli curanti ed
educatori dell’istituto di cura.
La terapia depot del farmaco Abilify, l’Abilify Maintena®, non
presenta effetti collaterali diversi dalla terapia per bocca.
(…)
È sicuramente da attendersi un miglioramento grazie alla
terapia educativa e farmacologica, e, di conseguenza, del rischio di commettere
altri reati.
Ritengo che, inizialmente, per un periodo non inferiore di due
anni, è necessario una terapia stazionaria, dopo, a dipendenza dell’evoluzione
della malattia, è possibile il proseguimento a base ambulatoriale.
(…)
Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani
delinquenti affetti da grave malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere
la “__________” di __________, che cura persone con malattie psichiche e si
occupa soprattutto del loro reinserimento sociale e professionale.
L’istituzione accetta misure terapeutiche stazionarie Art. 59.
Il trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di
psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ____. Si tratta di un
foyer, non è un carcere, il posto è chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Si
tratta di una struttura terapeutica, in cui, al posto delle “sbarre” esiste un
accompagnamento molto intenso da parte di educatori specializzati.
Se il peritando é trattato adeguatamente ritengo che il rischio
di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati é molto contenuto, per cui il
livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Il possibile aumento
graduale della libertà durante il percorso terapeutico sarà possibile solo dopo
discussione e accordo con il responsabile del caso del Patronato.
Questo foyer possiede due requisiti importanti, da una parte si
occupa del trattamento psichiatrico e dell’indispensabile “educazione”, d’altra
parte di una formazione professionale, che il giovane ha bisogno.
Il collocamento deve essere organizzato dall’ufficio del
Patronato del cantone Ticino e probabilmente non può avvenire immediatamente,
ma la terapia farmacologica e dei colloqui di sostegno psicologico, nel
frattempo, possono essere effettuati in carcere.
(…)
Il trattamento educativo, che reputo la parte più
importante della terapia, non può essere eseguito in carcere, in carcere può
essere eseguito solamente la terapia farmacologica, che raccomando di
modificare.
Al momento dell’ultima vista peritale, il 09
maggio 2019, il peritando riceveva ancora l’Haldol come neurolettico, buona
scelta per trattare lo scompenso acuta, ma a lungo andare proibitivo a causa
dei suoi effetti secondari e perché si è fatto una buona esperienza terapeutica
con un antipsicotico “moderno”, cioè l’Abilify.
(…)” (cfr. perizia
pag. 31-33).
5. Interrogato
in data 13 novembre 2019 (AI 175), il perito ha ribadito l’adeguatezza della
struttura presso la quale l’imputato è stato anticipatamente collocato (pag.2):
“(…)
La struttura scelta è quella adeguata, mi
confortano i rapporti pervenuti. Ero comunque persuaso dell’adeguatezza della
struttura dopo avere conferito in particolare con la signora __________. La
misura che ho pensato è quella, evidentemente, ai sensi dell’art. 59 cpv. 2 CP.
Non ho più avuto contatto con il patronato dopo il collocamento di IM 1, come
ho detto però mi confortano i rapporti pervenuti.
(…)”.
Dopo avere consultato i rapporti giunti dai curanti
presso le strutture di __________, il perito ha rilevato che “anche presso
l’istituto dove è collocato c’è stato un episodio di scompenso psicotico”,
comunicato dall’imputato stesso ai curanti in merito alla malattia
dell’imputato (AI 175 pag. 3):
“(…)
Innanzitutto questo ci indica che lui è ancora
malato, però questo ci indica pure che lui ha stabilito un buon rapporto
terapeutico. È normale che il paziente parli della sua sintomatologia con il
suo curante, sarebbe preoccupante se IM 1 non lo facesse. In ogni modo ritengo
che egli debba rimanere presso questa struttura ancora per parecchio tempo. Da
questo scritto emerge comunque che i curanti sono ancora prudenti
sull’evoluzione della terapia e anzi indicano di non avere ancora potuto
affrontare tutte le tematiche che si sono prefissi.
IM 1 anche quando era ancora in Ticino spingeva
molto verso la ripresa della scuola, anche presso la struttura di __________ ha
mantenuto lo stesso comportamento manifestando comunque entusiasmo per
l’impostazione che è stata stabilita, ho rilevato che questo entusiasmo
traspare anche dai responsabili della struttura, però non posso che notare la
fragilità del ragazzo dopo la comparsa di un episodio psicotico.
Vorrei precisare che questi referti sono molto
scarni. Si dovrebbe chiedere ai terapeuti di __________ un rapporto
particolareggiato, dove si dovrebbe chiarire quale tipo di psicoterapia viene
svolta, come è l’andamento della terapia farmacologica riguardo i dosaggi,
bisognerebbe sapere come IM 1 si comporta all’interno della struttura.
Bisognerebbe sapere anche quando è sopraggiunto lo scompenso psicotico di cui
ci è stato riferito e in che cosa è consistito (qual’è stata la sintomatolgia
psicotica).
(…)”.
Su richiesta dello scrivente e per il tramite
dell’Ufficio di Patronato del Cantone Ticino (AI 176, 181 e 183), in dato 17
dicembre 2019, il __________ – __________ (AI 185) ha spiegato che:
“(…)
Comme nous l'avons discuté lors de notre réunion
de réseau au __________ en date du 4 décembre 2019, et ce malgré l'excellente compliance et observance présentées par
IM 1 quant à
la prise de ses neuroleptiques dans le cadre de sa prise en charge éducative au
foyer, nous avons cependant clairement recommandé à ce qu'une forme dépôt
puisse être privilégiée.
En effet, les
guidelines psychiatriques concernant le traitement
des états psychotiques auprès des jeunes adultes recommandent cette forme
galénique, en première intention, ceci afin de stabiliser au mieux le taux
sanguin de neuroleptiques et par là une stabilité psychique.
Dans cette perspective, le recours à cette voie
galénique permettrait vraisemblablement aussi de stabiliser l'état psychique
de
IM 1 et d'éviter, nous l'espérons, la
résurgence d'une symptomatologie psychotique, ne serait-ce que minime, comme
cela a été le cas durant les semaines précédentes, avec la réapparition de
phénomènes hallucinatoires auditifs. A relever que
IM 1 s'était montré tout à fait honnête en
les signalant rapidement à l'équipe éducative.
Par ailleurs, le recours à cette forme galénique
permettrait également de protéger Monsieur contre une éventuelle
déstabilisation de son état psychique, lorsqu'il serait amené à faire face à
des facteurs de stress plus importants l'année prochaine, à savoir la
perspective de son jugement, l'éventualité de pouvoir revoir son père d'ici
quelques mois, ainsi que l'important projet de réhabilitation visant son retour
à une scolarisation normale.
Dans ce but, nous avons annoncé au patient qu'il
ferait l'objet désormais d'un monitoring de son taux de neuroleptiques
régulier, soumis au laboratoire des neurosciences de l'Hôpital de __________,
et que l'injection dépôt serait administrée par notre infirmier psychiatrique ____
spécialisé,
__________, qui connait déjà bien
IM 1 pour
l'avoir rencontré dans le cadre d'entretiens réguliers au CPF.
Par ailleurs, le psychiatre-psychothérapeute
traitant sera désormais __________, qui le verra également à raison d'un
entretien psychiatrique toutes les trois semaines.
(…)”.
Con scritto del 13 gennaio 2020 (AI 187) il perito
ha sostanzialmente avallato quanto previsto dai curanti di __________:
“(…)
Riguardo la prima parte del rapporto, ossia la
questione della proposta della forma galenica quale dépot
dell’antipsicotico, posso essere solo d’accordo, in quanto auspicato dal
sottoscritto già nella perizia del 27.05.2019 (vedi p.31). Per quanto riguarda
il seguito, ritengo, come già espresso in uno scritto precedente, necessario un
seguito settimanale, in particolare tenendo conto della sua giovane età, mentre
le visite psichiatriche o la supervisione farmacologica necessitano una
frequenza minore, cioè mensile.
(…)”.
6. Giusta l’art. 19 CP non è punibile colui che al momento del fatto
non era capace di valutarne il carattere illecito o di agire secondo tale
valutazione.
L’incapacità di cui all’art. 19 CP, può essere
dettata da malattia mentale (psicosi, in particolare paralisi cerebrale,
intossicazione da alcool/droghe, demenza senile, schizofrenia, sindrome
maniaco-depressiva, crisi epilettiche, ecc.), deficienza mentale (debilità,
imbecillità, idiozia, oligofrenia, ecc.) oppure da seri disturbi della
coscienza derivanti da intossicazioni, ipnosi, epilessia, ecc.
Nel caso di specie, il referto peritale rassegnato
dal Dott. __________ attesta, in maniera inequivocabile, sia l’incapacità
totale dell’imputato ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 CP, sia la necessità di
collocarlo presso una struttura specializzata ai sensi dell’art. 59 CP,
individuata dall’esperto nella __________” di __________. IM
1 dal 27
maggio 2019 è stato posto in anticipata esecuzione di misura.
Gli accertamenti sinora eseguiti dimostrano che la
presa a carico presso la struttura di __________ sta dando risposte positive,
pure il perito è confortato dalle spiegazioni dei terapeuti che lo stanno
seguendo.
7. Alla
luce di quanto precede, richiamato l’art. 374 CP, lo scrivente Procuratore
Pubblico postula pertanto che nei confronti di IM 1 codesta lodevole Corte
delle assise criminali ordini e pronunci la misura terapeutica stazionaria
ai sensi dell’art. 59 CP e meglio che gli venga fatto ordine di proseguire
il trattamento stazionario al quale egli è già attualmente sottoposto.
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1,
in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito
dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;
- l’avv. RAAP 1,
patrocinatore d’ufficio (GP) dell’accusatore privato ACPR 1.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:38 alle ore 11:30.
Il PP si
riconferma nella sua istanza, mentre l’imputato conferma la sua volontà di
voler proseguire il percorso presso il __________.
L’avv. RAAP 1,
patrocinatore dell’AP, si associa all’istanza del PP.
Il difensore
rileva che il Presidente ha precisato oggi che è andata bene in questo caso, ma
è andata bene, afferma, perché vi è stato coraggio: sia da parte del perito,
sia da parte del PP, sia da parte dei terapeuti.
L’avv. RAAP 1
aggiunge che anche la famiglia ha avuto coraggio.
Considerato, in fatto ed in diritto
I. Vita e precedenti
penali
1.1.
IM 1 …OMISSIS…
Egli ha dichiarato di aver svolto, parallelamente agli studi e, in
particolare, durante il periodo estivo, diversi stages:
“…OMISSIS”
(perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).
Egli avrebbe poi interrotto queste attività nel 2018 a causa degli
impegni scolastici.
1.2.
Secondo le sue dichiarazioni, IM 1 avrebbe avuto con i genitori un
rapporto normale, anche se caratterizzato da qualche conflitto e da mancanza di
stima, avendoli egli sempre reputati “stupidi perché non mi hanno educato
come avrei voluto. Non mi hanno dato un’istruzione adeguata. La mia cultura
personale ho dovuto farmela da solo, non me l’hanno data i miei genitori”
(PP 04.03.2019, AI 45, pag. 5). In particolare per il padre egli avrebbe avuto
poco rispetto, soprattutto dopo il di lui tentativo di suicidio del 2016,
ritenendolo una persona incapace di insegnargli alcunché, culturalmente non in
sintonia con lui (“non mi rispecchiavo nella cultura __________ di mio padre”,
PP 18.04.2019, AI 110, pag. 4) e che, anche a detta della madre, preferiva
tenere a distanza dal suo ambiente scolastico e calcistico (PS __________
01.03.2019, AI 38, pag. 3). Per la madre, _____ e di maggior cultura, nutriva
maggiore rispetto ma in generale, egli preferiva trascorrere il suo tempo
libero fuori casa, per non doverlo condividere con i genitori. A dire di tutti IM
1 avrebbe invece sempre avuto un buon rapporto con il fratello __________, di
sei anni più piccolo di lui, per il quale ha sempre voluto essere un idolo, al
quale ha insegnato a giocare a ____ e verso cui è sempre stato protettivo
(perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16).
1.3.
Dal profilo delle relazioni personali, dalla perizia risulta che
egli si sarebbe infatuato di tanto in tanto di qualche ragazza, ma senza aver
mai avuto una relazione sentimentale e questo perché sarebbe sempre in attesa
di trovare la ragazza giusta, avendo per lui la relazione tra un uomo e una
donna un valore particolare (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9). Si reputerebbe però
una persona popolare, molto attiva in ambito giovanile e avrebbe dunque diversi
conoscenti, ma i suoi veri amici sarebbero solo tre. Questi amici e conoscenti
- con cui avrebbe trascorso gran parte del suo tempo libero presso un locale
situato sopra il __________ a __________ (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 9) –
l’hanno così descritto in corso d’inchiesta:
" Pensieroso di
sicuro. Una persona tranquilla. Non ha mai avuto scatti di ira o roba del
genere. Se c’era da perdere tempo era con noi. Gli piace tanto parlare
piuttosto che perdersi davanti ad un film. Lui era uno che parlava dei problemi
di questo mondo, dell’ignoranza presente a livello globale. Era molto
filosofico, parlava di pensiero dicendo che la gente dovrebbe evolversi ed aprire
la propria mente. Vi erano dei momenti dove io o noi volevamo guardare un film
o fare altro o parlare di altro mentre lui era sempre “puntato” su questi
discorsi seri.
È sempre stata una persona molto socievole e
sociale. Voleva parlare con la gente. È sicuramente una persona educata e molto
intelligente, anche a livello di lessico era molto avanti, sicuramente molto
più di me. Per capire certi suoi concetti facevo fatica, non capivo cosa diceva
o dove voleva arrivare.
(…)
Quello che mi sento di poter dire è che IM 1 ha
detto e fatto capire più volte che stava meglio fuori casa che a casa sua.
Preferiva stare in giro con i suoi amici che stare a casa con i suoi genitori.
Io non so bene, non l’ho mai capito, che rapporto
avesse IM 1 con i suoi genitori. IM 1 diceva che non considerava suo padre, non
lo considerava nemmeno un essere umano. Lo disdegnava. Io non so se IM 1
volesse bene a suo padre ed a sua madre. Lui aveva i suoi credo e i suoi
genitori non lo ascoltavano, non lo assecondavano. Lui per questo li
disprezzava, li ha rinnegati si può dire.
Diceva che suo padre era un ignorante, uno stupido,
che non ragionava. Mentre sua madre, che è __________, che è più acculturata,
la apprezzava di più, per rapporto al padre”
(VI __________ 07.03.2019, AI 61, pagg. 2-3);
" Se dovessi
descrivere IM 1 direi che è una persona gentile, corretta, disponibile,
affidabile. Potrei dire che era una tomba, ci si poteva fidare a confidare a
lui un segreto. Intelligente e molto riflessivo. Una persona pacifica e
tranquilla.
Questo per quanto riguarda gli aggettivi al
positivo. Per quanto invece riguarda il suo aspetto negativo o peggiore posso
dire che è un ragazzo testardo, forse troppo sicuro di se in talune occasioni
tanto da non dare molto peso alle opinioni degli altri.
Potrei dire che è una persona goffa, non
esageratamente ma una “goffaggine” comune.. è pigro e forse per questo motivo
non andava bene a scuola.
(…)
È una persona molto introversa. Con me si confidava
abbastanza ma senza mai scendere nei dettagli, era un confidarsi molto
superficiale. Penso di poter dire che tra me, __________ e __________ io ero
quello che per lui era “più amico”.
Quello che sicuramente lo conosce da più tempo.
Con me parlava forse un po’ di più che con altri,
con me riusciva a confidarsi anche di cose meno superficiali. Di quelle, delle
cose superficiali, ne parlava con gli amici, dello sport per esempio, delle
ragazze, della scuola. Di cose più personali ne parlava con me.
Parlando di antipatie devo dire che IM 1 non aveva
un atteggiamento negativo verso le persone che gli stavano antipatiche.
Semplicemente le evitava, le ignorava.
(…)
So che IM 1, e questo me lo ha detto lui
personalmente, è molto selettivo. La ragazza per lui deve essere sì carina e
simpatica ma soprattutto, mi ha detto, devono trovarsi a livello mentale. Deve
essere in linea con lui. Per questo non trova una ragazza, per questo
attualmente non ha una compagna, non trova quella giusta”
(VI __________ 08.03.2019, AI 62, pagg. 2 e 5);
“Da parte mia lo conosco con il soprannome __________,
soprannome che gli abbiamo dato.
(…)
__________ è una persona buona come il pane. È un
ragazzo che quando lo conosci e lo vedi ti porta felicità e benessere perché è
sempre positivo e che guarda sempre avanti. È uno che cerca sempre di toglierti
i malumori o brutti pensieri.
È una persona che nel tempo libero gli piace
discutere di cose profonde e spirituali (la vita, il senso di tutto quello che
ci circonda, ecc. ).
Non è una persona che parlava molto però dei suoi
problemi.
È sempre il primo che faceva proposte di attività
sportive, in effetti era amministratore di diversi gruppi (sportive e per
feste). Gli piaceva fare qualche cosa di nuovo, per quello era sempre uno che
proponeva diverse attività.
È anche una persona molto generosa. Un esempio della
sua generosità è il fatto che lui era disposto ad offrirti metà del suo pasto
pur essendo magari un estraneo, anche se andavi a chiedergli ma essendo appunto
che lui è generoso te lo offriva comunque. Non diceva mai di no. Per via di
questo c’eran anche però delle persone che ne approfittavano di questa sua
generosità pur essendo che lui finanziariamente non disponesse di molti soldi.
(…)
So che __________ non provava molto amore per i suoi
genitori per via del ricovero che aveva subito nel 2017 visto che appunto aveva
anche saltato un anno di liceo a causa di ciò. Questa cosa però l’ho saputa da
terze persone non direttamente da lui e questo però mi sorprendeva un po’
perché era come se fosse un’altra persona quando era con i genitori, o meglio
sicuramente non era come si comportava con noi perché in nostra presenza era
sempre buono come il pane, mentre con i suoi genitori rispondeva”
(VI __________ 08.03.2019, AI 63, pagg. 1-3);
“Se dovessi descrivere IM 1 direi che è un ragazzo
vivace, con un piacere a conoscere nuova gente. Sicuramente un ragazzo
simpatico e creativo. Non so se è un punto debole o meno ma le volte che si
affrontava una discussione lui argomentava sino all’eccesso pur di avere o di
ottenere ragione. Non è mai stata una persona aggressiva o litigiosa. Anche
nelle discussioni si poteva parlare con lui, non si degenerava mai nella lite.
Non è mai stato arrogante o aggressivo.
È un ragazzo che propone spesso attività al gruppo,
sia attività serali che giornaliere, era un trascinatore, un leader. Tutto
questo io l’ho notato negli ultimi due anni, dal 2017 via. Lui era uno che
trascinava il gruppo, era uno di quelli che chiedeva e diceva di “fare” e non
di aspettare o di stare semplicemente sul divano.
So che al liceo quest’anno è entrato nella
commissione dell’autogestione”
(VI __________ 15.03.2019, AI 68, pagg. 2 e 3);
" IM 1 è sempre
stata una brava persona, sempre stato caritatevole, all’interno della compagnia
aiutava chiunque glielo chiedeva. Invogliava gli altri a fare sport,
specialmente ____. So che lui è _________________.
Era molto intraprendente e spesso era lui che proponeva
delle attività che non sempre noi seguivamo”
(VI __________ 18.03.2019, AI 75, pag. 2);
" Se dovessi
descrivere IM 1 direi che è un ragazzo intelligente, responsabile e
propositivo. Un ragazzo simpatico e di compagnia. Dall’altra parte, opposto al
“propositivo” direi che ogni tanto era insistente, senza comunque esagerare,
nell’esprimere e sostenere le proprie idee.
Dovessi trovare qualche altro difetto, a fatica,
direi che era incapace, non so se per volontà o per incapacità vera e propria,
di percepire l’umore delle persone e quindi, per farvi un esempio, quando
iniziava a parlare ed a fare i suoi discorsi con qualcuno non si accorgeva che
il suo interlocutore non aveva alcuna voglia di stare lì ad ascoltarlo o
assecondarlo.
Non era ossessivo, non era nemmeno insistente,
semplicemente continuava a parlare ignaro del fatto che dall’altra parte non vi
fosse il minimo interesse”
(VI __________ 02.04.2019, AI 79, pag. 2).
1.4.
Dai dati anamnestici raccolti in perizia risulta che IM 1 avrebbe
iniziato a consumare sporadicamente cannabis insieme agli amici in seguito al
tentativo di suicidio del padre, ma che non ne avrebbe comunque mai consumata
in grande quantità (perizia psichiatrica, AI 140, pag. 16). Secondo le sue
dichiarazioni ne avrebbe consumata nella misura di due canne a settimana su un
periodo di 9 mesi compresi tra il maggio 2017 e febbraio 2018, quando avrebbe
poi iniziato a fumare la canapa legale poiché più facile da reperire (PS
16.04.2019, AI 106, pag. 2).
1.5.
Dal profilo della presa a carico, dopo la comparsa dei primi
sintomi della malattia nel settembre/ottobre 2017 con dispercezioni uditive in
forma di “voci denigratorie per la sua presunta omosessualità”, il
9.10.2017 IM 1 è stato ricoverato una prima volta, su ordine medico, presso la __________
di __________ e gli è stata diagnosticata una sindrome psicotica acuta senza
sintomi schizofrenici:
"
trattasi di giovane paziente al primo contatto con la
psichiatria, che la sera dell’ammissione veniva accompagnato in PS dalla madre,
preoccupata dal fatto che il figlio, da circa una settimana, avesse un problema
di insonnia e riferisse dispercezioni uditive (descritte come voci che lo
denigrano per la sua presunta omosessualità). Vi sarebbero stati anche episodi
di aggressività verbale ed atteggiamento sospettoso. Veniva valutato dalla
Dr.ssa med. __________, psichiatra di picchetto territoriale, la quale,
nell’ipotesi di un quadro di scompenso psicotico, dava indicazione per un
ricovero presso di noi su rodine medico, in quanto il paziente non accettava la
proposta di un ricovero”
(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).
Il decorso clinico del suo primo ricovero viene così descritto:
" Il giorno
successivo all'ammissione il paziente effettuava un colloquio con i medici di reparto in cui appariva
collaborante e adeguato nei confronti dell'interlocutore, lucido, vigile,
orientato nei classici domini. Eloquio normofonico e normotrasmesso, esprimeva con chiarezza gli eventi che lo avevano
condotto al ricovero e chiedeva un
aiuto psicoterapeutico. Riferiva da circa una settimana presenza di voci e percezione
di intrusività del pensiero da parte di
compagni di classe e amici
rispetto a temi quali una sua
presunta omosessualità. Non
manifestava etero o auto
aggressività, né discontrollo degli impulsi, né ideazione o progettualità
anticonservativa. Manifestava inoltre una buona critica
di malattia.
Successivamente il paziente si allontanava dalla
clinica, lo contattavamo telefonicamente e dato il rifiuto a rientrare in reparto, concordavamo un colloquio con il paziente e i genitori in data 11.10.2017.
Durante il colloquio il paziente chiedeva di poter essere dimesso e di rientrare al domicilio sostenendo di
voler proseguire una presa a
carico territoriale presso il __________ di __________ e accettando l'assunzione di una terapia farmacologica con Risperidone 2 mg.
Dal punto di vista medico, si riteneva indicata la prosecuzione del ricovero per permettere
l'osservazione clinica, tuttavia data la volontà di proseguire una
presa a carico territoriale e non ravvedendo profili
di rischio acuto si accoglieva la richiesta di dimissione.
Proseguirà la presa a carico
specialistica presso il __________ di __________ con appuntamento previsto per
il 12.10.2017 alle ore 13.30 con la Dr.ssa med. __________”
(lettera d’uscita del 17.10.2017, AI 49).
Dopo la dimissione dalla __________, IM 1 ha sospeso
autonomamente la terapia farmacologica impostata, ciò che ha determinato la
ricomparsa di sintomi deliranti e un secondo ricovero presso la __________,
sempre su ordine medico, il 20.10.2017, in seguito ad uno scompenso psicotico
acuto con delirio di onnipotenza. All’ammissione egli presentava:
" ideazione
delirante megalomanica e persecutoria. Il paziente riferiva che per uscire da una depressione causatagli da
difficoltà relazionali intrafamiliari, avrebbe reagito ponendosi in uno stato di superiorità caratterizzato da onnipotenza e vicinanza a Dio. Negava dispercezioni sensoriali ma erano presenti pose
di ascolto. Non si rilevava la presenza di ideazione suicidale, negati antecedenti
autolesivi, riferita familiarità per tentamen. Non
eteroaggressività, non reattività
o discontrollo degli impulsi. Critica di malattia assente. Riferito uso di cannabinoidi minimo, negato utilizzo di altre sostanze psicoattive”
(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).
IM 1 è poi stato dimesso il 14.12.2017 con la
diagnosi di sindrome psicotica acuta polimorfa con sintomi schizofrenici, per
la cui cura è stata prescritta una terapia con Risperidone e degli incontri
regolari con la dr.ssa __________ del __________ di __________
(lettera d’uscita del 08.01.2018, AI 49):
" Dal punto di vista della farmacoterapia, è stata reimpostata la terapia neurolettica con Risperidone che il paziente nonostante una compliance inizialmente altalenante, ha poi assunto costantemente e con beneficio in termini di diminuzione della sintomatologia produttiva.
Nel corso della degenza in clinica è
stata effettuata una presa a
carico medica e psicologica, con
dei colloqui individuali volti a supportare il paziente, a lavorare sulla consapevolezza di malattia e ad approfondire il quadro
psicopatologico. A questo
proposito sono stati effettuati anche degli interventi psicoeducativi di gruppo con l'obiettivo di approfondire
sintomi della psicosi e a sensibilizzare il paziente sugli effetti del consumo di THC.
Il paziente si è mostrato adeguato nella relazione e
complessivamente collaborante,
malgrado fosse inizialmente
sospettoso, diffidente e interpretativo nei confronti dell'interlocutore. Nel corso del ricovero la scarsa accessibilità
ai vissuti psicopatologici è andata diminuendo, incontrando
da parte del paziente una maggiore
apertura alla relazione. Nel corso dei colloqui, il paziente ha gradualmente
condiviso con maggiore
collaborazione e fiducia i propri pensieri e vissuti relativi alla sua attuale condizione e alla sua storia, consentendo
un maggiore accesso ai vissuti psicopatologici. Le difficoltà, che il paziente
riferiva talvolta di incontrare, sono state infine riconosciute dallo stesso come
"stanchezza del
pensiero" (cioè delle difficoltà a mantenere una conversazione e difficoltà
d'espressione) e come "pensieri invadenti" (relativi a preoccupazioni soprattutto scolastiche di rendimento), provocandogli sofferenza e
sentimenti d'auto-svalutazione. Il paziente ha quindi potuto riconoscersi un disagio causato da queste
fragilità, dimostrando una maggiore consapevolezza di questi aspetti di
malattia.
(…)
La presa a carico psicologica
ha permesso d'ipotizzare una diagnosi strutturale di personalità nella direzione dell'area
psicotica. Dall'osservazione clinica effettuata durante l'attuale ricovero, si sono
osservate perturbazioni del
contenuto del pensiero talvolta di trama delirante, che
risulta essere molto concreto, organizzato sul piano formale ma solo
parzialmente sul contenuto, con un esame di realtà che
appare relativamente conservato. Il
meccanismo di difesa centrale sembra essere la creazione di una
neo-realtà in risposta al conflitto pulsionale, e al conflitto tra l'Ideale e la realtà e tra l'Ideale e le pulsionalità libidiche e aggressive.
(…)
Con la stabilizzazione del quadro psichico ed il buon esito dei congedi
effettuati presso il domicilio, sono state concordate le dimissioni in data 14.12.2017”
(lettera d’uscita 08.01.2018, AI 49).
Una volta dimesso, IM 1 ha seguito la terapia
regolarmente per qualche tempo, anche se la presa a carico si è rilevata fin
dal principio difficile per la sua scarsa propensione al dialogo. Attorno alla
fine di dicembre 2018 egli ha poi interrotto, contro ogni parere medico, sia la
cura farmacologica (nel frattempo sostituita con Abilify a far tempo da marzo
2018), che gli incontri con la terapeuta dr.ssa __________, sostenendo
che non gli servissero e che nessuno gli avesse spiegato la loro utilità (PP
04.03.2019, AI 45, pag. 5) e che era guarito (PP 30.04.2019, AI 119, pag. 7) ed
inoltre perché “sentivo il farmaco come qualcosa che mi limitava, mi
mancavano le voci” (verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 2). La situazione è così precipitata a partire dal mese di febbraio 2019,
quando IM 1 ha iniziato ad avere un calo nel rendimento scolastico, ad apparire
depresso, a ritirarsi dalla vita sociale, a non mangiare e a non dormire, tanto
da spingere la madre a prendere direttamente contatto con la dr.ssa __________,
la quale avrebbe ribadito l’importanza dell’assunzione della terapia
farmacologica e fissato un colloquio al domicilio per il 25.02.2019. Nei giorni
successivi i genitori hanno tentato di fargli ristabilire la cura, riuscendovi
solo parzialmente, e la situazione è pertanto peggiorata fino ad arrivare ai
fatti oggetto del presente procedimento penale.
In seguito all’accaduto egli è stato inizialmente preso a carico
dalla __________ di __________ dal 25 febbraio al 3 aprile 2019 – ricovero al
termine del quale gli è stata diagnosticata una schizofrenia paranoide (AI 135)
- poi è stato posto in carcerazione preventiva e trasferito al carcere
giudiziario della Farera.
La dr.ssa __________, psichiatra presso le Strutture carcerarie
cantonali, ha riferito che dopo un primo momento difficile, le condizioni
psichiche di IM 1 si sono poi stabilizzate:
"
non si evidenziano segni o sintomi di scompensi acuti in atto. Il
tono dell’umore risulta buono, nonostante la condizione di provazione della
libertà. Partecipa ai colloqui con la sottoscritta in modo adeguato e
collaborante. Attualmente beneficia di una farmacoterapia che assume
regolarmente e di colloqui sia psichiatrici che infermieristici a cadenza
regolare. Dal punto di vista psichiatrico non vi sono controindicazioni ad una
esecuzione anticipata della misura presso la nostra struttura carceraria, in
attesa che si possa concretizzare il progetto di trasferimento in una struttura
più idonea”
(relazione clinica del 06.05.2020, AI 128).
In aula IM 1 ha precisato che il primo periodo alla __________ “è
stato difficile perché mi sentivo incapace di capire cosa stava succedendo,
volevo tornare alla mia vita, alla scuola e dimenticare la malattia. Con il
tempo ho iniziato a comprendere che la malattia era reale ed era lì. Alla
Farera è stato ancora più difficile, pensavo di essere arrivato al culmine
della tristezza e della delusione, ho pianto molto” (verbale di interrogatorio
dell’imputato, pag. 3).
Dal 7 maggio 2019 è passato in anticipata esecuzione della misura
(AI 129) e dal 27 maggio 2019 è stato trasferito presso il __________ di __________,
così come suggerito dal perito dr. __________ nel suo rapporto preliminare del
23 aprile 2019:
"
… il peritando a mio avviso ha bisogno di un lungo periodo di
“educazione” per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è
caratterizzata solo dal delirio e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma
anche da una emotività disturbata, cioè del vissuto affettivo. Solo dopo un
adeguato periodo di educazione, che alla fine gli permette di accettare una
terapia malgrado gli effetti collaterali e le limitazioni, p.es. nella vita
relazionale. Il Ticino non dispone di una struttura adatta per giovani
delinquenti affetti da malattia psichica. Un posto adatto potrebbe essere la “__________”
di __________, che cura persone con malattie psichiche e si occupa soprattutto
del loro reinserimento sociale e professionale. L’istituzione accetta misure
terapeutiche stazionarie Art. 59. Il trattamento psichiatrico è effettuato dal
servizio di psichiatria forense della vicina clinica psichiatrica ______. Si
tratta di un foyer, non è un carcere, è un posto chiuso, ma non sorvegliato da
guardie. Se il peritando è trattato adeguatamente ritengo che il rischio di
fuga e il pericolo di commettere nuovi reati è molto contenuto, per cui il
livello di sicurezza di questa struttura è sufficiente. Questo foyer possiede
due requisiti importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e
dell’indispensabile “educazione”, d’altra parte di una formazione
professionale, che il giovane ha bisogno”
(AI 116, pag. 4).
Interrogato il 3 maggio 2019 in merito al rapporto intermedio da
lui redatto, il dr. __________ ha precisato:
“Il PP mi chiede se la
struttura proposta garantisce un livello di sicurezza sufficiente.
IM 1 ha una conclamata grave malattia psichiatrica,
seppur attualmente compensata grazie alla terapia farmacologica. Dico questo
perché l’ho potuto constatare di persona durante le mie visite alla __________.
Ritengo che il livello di sicurezza è sufficiente soprattutto nel caso di una
terapia antipsicotica adeguata di tipo depot (somministrazione intramuscolare).
Questo tipo di terapia credo sia attuato dalla struttura in quanto così facendo
il paziente diventa gestibile e dà maggiore sicurezza al personale. Dico questo
perché il rischio di un viraggio delirante, qualora lui assuma con certezza il
farmaco, è escluso.
Ad ogni modo posso prendere contatto con la
struttura e discutere questo tipo di terapia.
Voglio sottolineare che oltre all’aspetto
farmacologico, di primaria importanza è l’aspetto educativo riguardo la sua
malattia, che deve essere eseguita per un certo periodo presso una struttura
specializzata. Verosimilmente ipotizzo per non meno di due anni”
(VI __________ 03.05.2019, AI 124, pag. 6).
Nel rapporto del 25 settembre 2019 del __________ si legge:
" Depuis son
admission début juin 2019, IM 1 démontre un comportement adéquat et très adapté
tant au sein du foyer qu'au sein de l'atelier ____ où son implication nous
apporte entière satisfaction. IM 1 démontre d'excellentes compétences
intellectuelles et cognitives dans les domaines observés jusqu'ici, il possède
de nombreux savoirs qu'il sait utiliser et exprimer de manière appropriée.
IM 1 s'implique volontiers et répond favorablement à
nos exigences; il se montre très respectueux tant des personnes que des règles,
il se montre généralement très agréable et de bonne humeur, souriant et drôle,
dynamique, serviable, aimable, chaleureux, poli, honnête. IM 1 communique
volontiers et il aime évoluer parmi les autres personnes avec qui il favorise
la meilleure communication possible.
IM 1 formule passablement de demandes d'aide envers
l'équipe éducative comme la possibilité de parler et d'échanger sur sa
situation afin de comprendre les événements et de pouvoir avancer avec plus de
confiance.
Les aspects positifs tels que mentionnés ci-dessus
se veulent bien encourageants sans pour autant nier l'existence de certaines
difficultés également observées. En effet et ce malgré les apparences, IM 1
souffre de son placement et de sa condition actuelle qui l'empêche de vivre
comme il le souhaite en lien avec ses projets et ses besoins d'évolution, de
mouvement et de dynamisme vers une vie aussi normale que possible.
Dans un même temps, IM 1 se montre conscient de sa
problématique et de sa maladie, il exprime une grande volonté de travailler sur
lui-même, il se donne les moyens de gérer au mieux ses difficultés liés surtout
à ses émotions et à sa culpabilité. En effet il ressent passablement de
tristesse, de stess et d'angoisse liés à ses traumatismes, sa décompensation et
son agression à l'encontre de son père, sa maladie et son avenir.
Dès le début du mois de juillet 2019 et avec
l'autorisation de la justice tessinoise, IM 1 a appelé son père pour une
reprise de contact, depuis ils se téléphonent plusieurs fois/semaines avec une
communication positive. Cette démarche était très importante pour IM 1 qui
avait fondamentalement besoin de renouer avec son papa.
Dès la mi-août 2019, IM 1 a débuté un suivi
psychothérapeutique chez la __________ ainsi que chez
Mr __________ du centre ____, ce suivi thérapeutique est
très important pour IM 1 qui exprime une grande volonté d'introspection.
IM 1 a de nombreux centres d'intérêts, il
souhaiterait reprendre dans l'immédiat le foot et dès janvier 2020 les études
au collège. C'est dans cette perspective qu'il s'investi depuis mi-juin 2019 dans les cours de français, les progrès sont déjà
significatifs et prometteurs.
Notre mandat, selon le service placeur, est de
permettre à IM 1 de réapprendre à vivre en gérant au mieux sa maladie, lui
permettre de réinvestir sa vie dans un contexte plus ouvert. Vu son potentiel,
sa motivation et son investissement, nous souhaitons accompagner IM 1 dans ses
besoins et la mise en place de ses projets ; pour cela IM 1 devrait bénéficier
d'un cadre plus ouvert, afin de se reconstruire personnellement et socialement”
(AI 167).
Con rapporto di data 7 ottobre 2019 le dr.sse __________
e __________ del __________ di __________ che hanno preso a carico IM 1 dopo il
suo trasferimento nel Cantone romando hanno precisato:
" IM 1 est demandeur d'une prise en charge intensive. Il vient régulièrement
aux entretiens fixés pendant lesquels il se montre très collaborant et accepte
très volontiers de se soumettre à cette thérapie. L'alliance thérapeutique peut
donc être qualifiée de bonne.
Un traitement médicamenteux est prescrit par nos
soins. Nous avons récemment augmenté la posologie de ce traitement récemment,
suite à la réapparition d'une symptomatologie psychotique, survenue à une
reprise.
Les objectifs du suivi thérapeutique chez IM 1 consistent en
l'évaluation de son état psychique lors de chaque entretien. Compte tenu que la
mesure installée très récemment et surtout avant jugement, nous n'avons pas,
pour le moment, effectué une thérapie orientée sur les délits.
Les thèmes abordés à ce jour ont essentiellement été
son vécu par rapport à l'enfance, sa situation familiale et relationnelle ainsi
que la gestion de la situation juridique.
Parallèlement, un travail est en cours sur les
signes avant-coureurs d'une décompensation psychique, les facteurs pouvant
favoriser la survenue de ladite décompensation, ainsi qu'une information sur la
pathologie dont souffre le patient”
(AI 169).
Lo stesso IM 1 in aula ha descritto positivamente il
suo percorso al Foyer, dove la sua giornata inizia “la mattina con lo
studio on line, tra le 9 e le 12. Ho ripreso __________. Studio in francese e
tratto __________. Dopo la pausa pranzo ho diversi appuntamenti: con
l’infermiere psichiatrico, la fisioterapia, lo studio del francese (tra le
13.30 e le 15.00). Può succedere che io riceva delle visite da parte di amici
autorizzati dal Patronato. Lavoro anche il 20% in __________” (verbale di
interrogatorio dell’imputato, pag. 4).
Ha però anche precisato di vedersi, in un futuro non definito, “con
un passo fuori dal Foyer”:
"
Perché per quanto possa essere un posto di sostegno e aiuto
costante c’è anche tanta negatività a causa degli ospiti che lo frequentano, e
io questa negatività la sento e con il tempo ho paura che possa percepirla
anche io stesso, che invece sono positivo e vedo il futuro roseo, con la
malattia sotto controllo.
ADR che non mi faccio tempistiche, parlo di futuro, non so
quando sarà. A differenza del Foyer, fuori posso scegliere io le persone da
frequentare e quindi proteggermi di più da quelle negative.
D: Lei si vede a svolgere quale professione?
R: mi piacciono tante cose, nello studio sono in bilico tra
__________ e __________. In base al rendimento sceglierò la mia strada. Mi sto
ancora un po’ sperimentando.
(…)
L’avv. RAAP 1 chiede all’imputato di precisare cosa intende per
negatività all’interno del Foyer. Chiede all’’imputato se si vede come una
mosca bianca lì dentro?
R: c’è una differenza tra me e gli altri, per questioni di età
(per la maggior parte e sopra i 35-40 anni) e di vissuto. Anche all’interno del
Foyer ci sono momenti belli, ma ci sono tante persone abbandonate a sé stesse.
Io faccio di tutto per proporre animazioni e organizzare cose da fare assieme
per aiutarli.
ADR che io non mi sento un punto di riferimento, ma una persona
energetica, che vuole mettere a disposizione le proprie energie positive agli
altri”
(verbale di interrogatorio dell’imputato, pag. 5).
1.6.
Alla luce del suo stato di salute psichico e
all’incapacità per la famiglia di far fronte unicamente con i propri mezzi alla
situazione, il 15 settembre 2020 IM 1 ha inoltrato una domanda di prestazioni
AI all’Istituto delle assicurazioni sociali (doc. TPC 12). Domanda che,
attualmente, è ancora pendente.
1.7.
IM 1 non è incensurato. Egli è stato condannato con decreto
d’accusa del 15.10.2018 ad una pena pecuniaria, sospesa condizionalmente per un
periodo di prova di tre anni, di 45 aliquote giornaliere di fr. 100.- cadauna
per guida senza licenza di condurre (AI 42).
Considerandi
II. Inchiesta
2.1
La notte tra il 24 e il 25 febbraio 2019, attorno alle ore 3.30 la
signora IM 1 richiedeva l’intervento di un’ambulanza presso l’appartamento
della famiglia sito in Via __________ a __________ poiché il figlio maggiore IM
1.
era in preda ad uno scompenso psicotico e aveva aggredito il padre. La donna,
con toni agitati, chiedeva pertanto l’intervento dei Soccorsi (AI 50).
Dall’ascolto della telefonata traspare la sua preoccupazione sia per la salute
del marito, che per quella del figlio.
Sentito dalla donna quanto stava accadendo, la Centrale del 144 le
consigliava di attendere i soccorsi all’esterno dell’abitazione e allertava
anche la polizia cantonale, che inviava immediatamente una pattuglia sul posto.
Nel frattempo anche il figlio minore __________, che pure si trovava
all’interno dell’abitazione, chiamava il 117 per chiedere aiuto (AI 60).
Sul posto arrivava per prima una pattuglia della polizia
cantonale, a cui giungevano poi in supporto una seconda pattuglia della
cantonale e una pattuglia della polizia comunale di __________. Giunti in loco
i primi due agenti della polizia individuavano lo stabile e si portavano al suo
ingresso. Nel rapporto di segnalazione redatto dal capoturno sgt. __________ si
legge:
"
una volta all’interno, da subito si potevano udire forti grida
provenire dai piani alti del palazzo. Raggiunto il pianerottolo del terzo piano
si identificava l’appartamento oggetto dell’intervento, da quale si poteva
notare la porta socchiusa. Dall’interno scorgevo le sagome di due persone.
Prima di riuscire ad entrare nell’abitazione per fare un apprezzamento migliore
della situazione, la porta veniva sbattuta con violenza e chiusa davanti a noi.
Udendo le forti grida confuse, per stato di necessità, si decideva di entrare
nell’appartamento. Aperta la porta si potevano notare due persone in contatto
tra loro, identificate inseguito nel IM 1 (primogenito) e ACPR 1 (padre), dove
il giovane stava visibilmente soffocando il padre con una presa serrata al
collo (braccio destro attorno al collo e braccio sinistro per serrare la
presa). Alla nostra vista il giovane indietreggiava di qualche passo urlando “è
il male, deve morire” cadendo poi sulla schiena senza mai lasciare la stretta
al collo. Da parte nostra, vedendo che ACPR 1 respirava con affanno e che
sgranava gli occhi, verosimilmente per la mancanza di ossigeno, si interveniva
in modo deciso afferrando il ragazzo e ammanettandolo.
Si fa notare che, mentre i due si trovavano al suolo (figlio sotto
e padre sopra), questi ripetutamente urlava che il padre era il male e per
questo doveva morire. Dopo averlo neutralizzato, il gend. __________
sorvegliava l’autore, mentre il sottoscritto si portava dalla vittima per
sincerarsi sulle sue condizioni, apparse subito serie. Con molta difficoltà ACPR
1.
sussurrava che il figlio lo aveva accoltellato. Infatti lo stesso perdeva
molto sangue, faticava a respirare e per questo si chiedeva un intervento più
celere dell’ambulanza.
(…)
Cessata l’azione, dalla camera in fondo al corridoio d’entrata, si
sentiva il pianto e le lamentele di un bambino, risultato essere poi il
secondogenito __________. Lo stesso, urlando alla sua camera, diceva di essere
stato chiuso a chiave in camera dalla madre per evitare che il fratello
maggiore entrasse.
Nel contempo giungeva la pattuglia __________, con i colleghi gend
__________ e gend __________.
Agli stessi chiedevo dapprima di fare una verifica dei locali per
scongiurare la presenza di altre persone o feriti e poi di accertare le
condizioni del minore. Per questo ordinavo l’abbattimento della porta della sua
camera, essendo chiusa a chiave, nel tentativo di entrare e prendere coscienza
delle sue reali condizioni di salute”
(rapporto di segnalazione 25.02.2019, AI 46, pagg.2-3).
Mentre i due agenti della cantonale si recavano all’interno
dell’appartamento, i colleghi della comunale prendevano a carico la signora __________,
palesemente scossa ed intimorita da quanto accaduto.
Sul posto giungeva poi l’ambulanza e i soccorritori dapprima
prestavano i primi soccorsi a ACPR 1 e, poi, provvedevano a sedare IM 1, che
fino a qual momento era stato trattenuto a terra ammanettato.
Padre e figlio venivano entrambi trasportati presso il Pronto
Soccorso dell’Ospedale __________ di __________.
2.2
Ad IM 1 venivano diagnosticati:
- scompenso psicotico;
- lesione del tendine
flessore profondo del V dito della mano sinistra (lettera di dimissione del
25.02.2019, AI 29). Presso il nosocomio veniva sottoposto a valutazione
psichiatrica dal dr. __________ che riferiva:
" alla visita si presenta
vigile, globalmente orientato nello spazio e nel tempo. Mantiene il contatto
visivo con l’interlocutore, non si evidenziano alterazioni a livello
dell’attenzione e della concentrazione. (…) Risponde alla domande poste in modo
comprensibile e chiaro, l’eloquio, soprattutto nella seconda parte della
visita, è fluente e ricco anche dal punto di vista della scelta dei vocaboli. Il contenuto del pensiero
è di natura delirante, improntato a tematiche ontologiche di male assoluto e di dovere (da parte sua nello specifico), di opporsi ed uccidere questo male; il padre sarebbe stato
l'ospite di questa malignità
assoluta, obbediente, in qualche
modo, al volere di Ade. Il genitore viene riconosciuto come "geneticamente" genitore, ma quasi totalmente trasfigurato in un'incarnazione da eliminare. Al momento non è in grado di collegare affettivamente sè stesso alla propria cerchia familiare,
passibile di dover essere eliminata qualora il
male fosse presente anche II. Di qui sposta la possibilità
che anche in lui possa risiedere
l'invio di Ade, ma questo viene connotato in termini grandiosi,
quasi onnipotenti. Interrogato direttamente sul gesto
compiuto e sulle conseguenze di
questo, non è possibile introdurre
nel dialogo altri elementi che esulino dal mondo psicotico in cui è
completamente immerso, quasi
controllato interamente da una volontà/dovere altro da sé.
Non si può escludere che l'aggressività, agita ora in senso eterodiretto, possa trovare anche in se stesso un bersaglio, vista l'incongruità identica e la logica bizzarra del pensiero. L'umore, da indagare nel tempo, non sembra mostrare significative alterazioni nelle due
polarità (da indagare i riferiti spunti megalomanici).
Non si evidenzia una disforia significativa.
(…)
… visto lo scompenso psicotico in cui si trova il Sig. IM 1, è indicato un invio presso le camere securizzate della __________, non essendo idonea, al
momento, una collocazione in altra
struttura. Questo, in assenza di controindicazioni internistiche.
Verbalizzabilità: al momento, per
l'alterazione significative
dell'esame di realtà, non è verbalizzabile
(lettera di dimissione del 25.02.2019, AI 5, pag. 1).
Si disponeva, quindi, un ricovero coatto presso la __________ di __________,
dove IM 1 veniva trasferito il giorno stesso e l’organizzazione a breve di un intervento
chirurgico di riparazione tendinea presso l’__________. Il suo status psichico
all’arrivo in clinica veniva così descritto:
"
curato in aspetto e igiene, vigile e lucido, non segni di
intossicazione acuta da sostanze. Si mostrava adeguato, complessivamente
collaborante anche se sospettoso, diffidente, interpretativo, parzialmente
accessibile nei vissuti. Eloquio spontaneo, nessi associativi mantenuti,
latenza di risposta elevata. Tono dell’umore subdeflesso con affettività
sintona, mimica e gestica mobili. Presente ideazione delirante megalomanica e
persecutoria. Il paziente riferiva di combattere il male nel buio e nel padre.
Negava dispercezioni sensoriali. Non si rilevava la presenza di ideazione
suicidale, negati antecedenti autolesivi, riferita familiarità per tentamen.
Non eteroaggressività, non reattività o discontrollo degli impulsi.”
(cartella clinica, AI 155).
Le analisi del sangue sono risultate negative sia per l’etanolo
che per il THC (AI 156). Sul suo consumo di cannabis IM 1 si è così espresso:
"
mi viene chiesto se faccio uso di sostanze stupefacenti e da
parte mia rispondo che saltuariamente facevo uso di marjiuana per fumata. In
pratica mi facevo due canne a settimana, e nemmeno sempre perché non sempre la
trovavo. Solitamente compravo 20 franchi, corrispondenti ad un paio di grammi,
questo mi duravano due settimane ed a volte di più. Voglio però dire che
nell’ultimo anno, ovvero da febbraio dell’anno scorso, 2018, ho iniziato a
fumare la canapa legale, quella con meno di 1% di THC, in quanto era più facile
da reperire.
Nel periodo precedente, quindi nei 9 mesi compresi tra il mio
diciottesimo compleanno ed il mese di __________ del 2018, credo di aver
consumato un massimo di 30 grammi di marijuana”
(PS 16.04.2019, AI 106, pag. 2).
2.3
Giunto al PS ACPR 1 veniva operato d’urgenza al torace
(toracotomia destra) in seguito alle ferite da taglio riportate. Durante
l’intervento egli subiva un arresto cardiaco per il concomitante shock
emorragico, ma veniva prontamente rianimato e le sue condizioni cliniche
risultavano stabili al termine dell’intervento. La relazione medico legale
preliminare del 5 marzo 2019 della dr.ssa __________ riferisce:
"
Alla visita si evidenziano le seguenti lesioni recenti (…):
- in regione
fronto-temporale destra ferita lineare della lunghezza
di circa 9cm;
- in regione mandibolare
sinistra, ferita di cute e
sottocute suturata a margini apparentemente netti e regolari;
- alla spalla sinistra, sulla faccia
antero-superiore, ferita cutanea a
margini netti regolari;
- al collo in regione posteriore sinistra superficiale
ferita cutanea lineare;
- al dorso, in regione scapolare destra, ferita cutanea
suturata a margini apparentemente netti e regolari;
- al dorso, in regione scapolare sinistra, ferita cutanea
suturata a margini apparentemente netti e regolari;
- al dorso, nella parte
inferiore della regione toracica sinistra erano presenti ulteriori 3 piccole ferite cutanee suturate con
punti staccati.
(…)
Sul corpo del Sig. ACPR 1 (__________enne) sono state evidenziate
molteplici ferite penetranti della cute (3 ferite da taglio e 6 ferite da punta
e taglio), suturate con punti staccati, e molteplici lesioni chirurgiche (1
ampia toracotomia destra, due accessi per drenaggio toracico a destra lmente
prodotte con strumento da punta e taglio sono state nel compe 1 accesso per
drenaggio toracico a sinistra). Le lesioni obiettivate potenzialesso 8 (alcune
superficiali e altre più profonde), ma gli atti chirurgici eseguiti
(toracotomia e posizionamento di drenaggi) possono aver celato altre ferite
penetranti.
Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un
emotorace (che a destra ha necessitato di intervento chirurgico di toracotomia,
mentre a sinistra unicamente di drenaggio toracico) per lesione della parete
toracica a tutto spessore, fino ad interessamento della pleure (non è stato
lesionato il parenchima polmonare)”
(AI 47, pag. 4).
Con relazione medico legale dell’11 giugno 2019 la dr.ssa __________
ha poi precisato:
"
Le lesioni penetranti hanno determinato, bilateralmente, un
emotorace (che ha destra ha necessitato di un intervento chirurgico di
toracotomia e posizionamento di drenaggi toracici, mentre a sinistra unicamente
di posizionamento di drenaggio toracico) per lesione della parete toracica a
tutto spessore, fino ad interessare la pleure (senza però lesionare la
parenchima polmonare). All’emitorace destro, la lesione di un vaso intercostale
ha determinato un cospicuo sanguinamento (circa 2000 ml) con sviluppo di shock
emorragico acuto e breve arresto cardiaco che ha richiesto manovre rianimatorie
e somministrazione di numerosi fluidi e derivati del sangue, con successivo
ripristino di parametri vitali stabili. Dunque l’uomo, in seguito alle lesioni
subite, si è trovato in imminente pericolo di morte e, in assenza di assistenza
medica immediata, sarebbe deceduto per il grave shock emorragico acuto
sviluppatosi. Le lesioni inferte non hanno interessato il parenchima polmonare
(evento che avrebbe quasi certamente portato a morte in breve tempo per massivo
shock emorragico e concomitante insufficienza polmonare)”
(AI 144, pag. 14).
Anche il dr. med. __________, medico consulente __________, ha poi
confermato che le caratteristiche emerse durante l’esame da lui eseguito sul
corpo di ACPR 1 sono “compatibili con lesioni inferte da tergo, in sede
toracica posteriore, con strumento tipo punta e taglio” (AI 143).
2.4
La polizia scientifica provvedeva nel frattempo ad assicurare le
tracce rinvenute all’interno dell’appartamento, in particolare le tracce di
sangue presenti soprattutto in cucina, nel soggiorno e nella zona d’entrata
(rapporto della polizia scientifica allegato al rapporto d’inchiesta, AI 156).
Il rapporto indica che in cucina erano presenti:
- varie tracce di liquido
ematico, soprattutto sul pavimento, dove sono stati rinvenuti in particolare “tracce
di forma circolare, indicanti un gocciolamento dall’alto, perpendicolare al
suolo”, la cui analisi ha evidenziato il profilo genetico dell’imputato,
oltre che “un grosso imbrattamento davanti alla porta finestra della cucina”
appartenente alla vittima e dovuto al fatto che questa è rimasta distesa al
suolo in quella zona;
- tre coltelli sporchi di
liquido ematico. Un coltello da cucina orientale, alveolato, a lama liscia che
presentava delle tracce di sangue appartenente alla vittima, un coltello a lama
seghettata con manico di legno su cui sono state rilevate tracce di sangue sia
della vittima che dell’imputato, un terzo coltello a lama liscia le cui tracce
non lasciano supporre che sia stato utilizzato durante la colluttazione, ma che
sia piuttosto rimasto contaminato mentre si trovava al suolo (rapporto di
Polizia scientifica, pagg. 3-5).
Nell’atrio d’entrata, la polizia scientifica ha pure rivenuto
varie tracce di liquido ematico: “il grosso imbrattamento, al suolo e sullo
spigolo in prossimità del soggiorno, è stato lasciato dalla vittima prima di
essere evacuata dai sanitari. Sulla maniglia interna e sulla facciata della
porta ed il muto, erano presenti varie tracce di liquido ematico. La
conformazione delle tracce sulla facciata interna della porta, lascerebbe
presupporre che una persona con vestiti intrisi di liquido ematico sia finita a
contatto con la porta, mentre tentava di aprirla tirandola verso di sé”
(rapporto di Polizia scientifica, pag. 6).
Infine, per quanto riguarda gli accertamenti sui vestiti della
vittima, va rilevato che la maglietta che indossava era “completamente
intrisa di liquido ematico. Sulla parte anteriore sono state evidenziate due
lacerazioni nel tessuto, mentre su quella posteriore le lacerazioni sono
cinque, oltre ad un danno al tessuto del colletto che ne ha intaccato
unicamente uno strato (danno non perforante). Tutte le lacerazioni del tessuto riscontrate sulla parte
posteriore della maglietta hanno dei bordi netti e ben definiti e sono quindi,
verosimilmente, riconducibili ad un'arma da taglio a lama liscia usata di punta. Due
lacerazioni hanno dei bordi irregolari e sfilacciati: una si trova vicino al colletto sulla parte anteriore
sinistra della maglietta. Potrebbe essere stata causata con il coltello a lama seghettata, che ha strappato il tessuto” (rapporto della Polizia scientifica, pagg. 7-8).
3.
Preso atto dell’accaduto, il PP apriva un procedimento penale nei
confronti di IM 1 per i reati di tentato omicidio intenzionale,
subordinatamente lesioni gravi / semplici e dava mandato al dr. med. __________
di allestire una perizia psichiatrica (AI 26). Incaricava, poi, la polizia di
interrogare, in particolare, la madre, il fratello e il padre dell’imputato,
vittima dell’aggressione. IM 1 poteva essere interrogato solo il 4 marzo 2019,
poiché ritenuto non verbalizzabile prima di quella data.
3.1
Interrogata dalla polizia immediatamente dopo i fatti, la signora __________,
madre dell’imputato, dopo aver ripercorso la comparsa della malattia e il
successivo percorso terapeutico seguito dal figlio di cui già si è detto, ha
raccontato che quella notte IM 1 era agitato, si aggirava per casa pronunciando
frasi sconclusionate (“io sono Dio, io sono un sovrano assoluto”) e che
per ben due volte lei e il marito erano però riusciti a calmarlo, facendolo
tornare a letto:
" La sera del
24.02.2019
alle ore 22:30 circa, mi coricavo nella camera matrimoniale. Mio
marito stava guardando la televisione in salotto mentre i figli si trovavano
nelle rispettive stanze. Alle ore 02:30 circa, udivo mio figlio IM 1 esternare
alcune frasi sconclusionate, e meglio:
" Io sono Dio,
io sono un sovrano assoluto”.
Ha continuato per una ventina di minuti. Visto ciò
chiedevo a mio marito di somministrargli una compressa di “Dalm dorm”
(tranquillante – sonnifero). ACPR 1 si alzava ma IM 1 rifiutava la terapia.
Dopo averlo calmato si ricoricava. Trascorso ancora un po’ di tempo, IM 1
iniziava ad urlare nuovamente. Il papà ritornava in camera e gli somministrava
la pastiglia, farmaco poi sputato. Poiché il figlio si era tranquillizzato
ritornava a letto. Non sono in grado di precisare con esattezza il frangente,
ma durante i citati avvenimenti IM 1 si coricava fra me e mio marito
abbracciandoci e dicendo:
" “Siete due
idioti ma vi voglio bene”
(VI 25.02.2019, pag. 3).
Secondo la madre, alle ore 3.15 circa, IM 1 usciva nuovamente
dalla sua stanza, accendendo le luci e utilizzando il suo telefono cellulare a
mo’ di pila, come se stesse cercando qualcosa. All’ennesimo tentativo dei
genitori di calmarlo, egli si precipitava dapprima nella stanza del fratello
minore __________, svegliandolo e prendendolo di peso per portarlo via con lui
(“a un certo punto ha preso in braccio il fratellino dicendogli “vieni con
me che ti devo salvare””, VI 01.03.2019, AI 38, pag. 2) e, poi, dopo che i
genitori erano riusciti a rimettere __________ a letto e a far ritornare IM 1
in soggiorno, quest’ultimo reagiva con “un’aggressività fuori dal normale”
dalla madre così descritta:
" IM 1 iniziava
a colpire in maniera violenta con pugni e calci il padre facendolo rovinare al
suolo. Da parte mia, al fine di garantire sicurezza al figlio minore, lo
chiudevo a chiave nella propria camera da letto nascondendola in luogo sicuro.
Per farlo mi recavo in cucina e la riponevo nell’armadio sopra il frigorifero.
Vedendomi, IM 1 mi seguiva probabilmente con l’intenzione di riservarmi lo
stesso trattamento subito dal padre. Ricordo che dopo le percosse mio marito
giaceva al suolo, davanti al tavolo della sala, senza muoversi. Una volta
raggiunta da IM 1, in cucina, mi metteva all’angolo. Istintivamente, poiché
avevo intuito che la sua intenzione era quella di aggredirmi, preciso che aveva
le braccia alzate, gli appoggiavo la mano sul petto così da garantirmi la
distanza e per tentare di calmarlo. Gli dicevo nuovamente di accompagnarmi
fuori a prendere un po’ d’aria. Nel frattempo mio marito si alzava dal suolo e
si frapponeva tra me e IM 1. Da qui continuavano le percosse contro il padre
con pugni e calci. Subito prendevo il telefono di casa e scendevo al
pianerottolo del piano inferiore allertando così l’ambulanza la quale mi
consigliava di non rientrare al domicilio sino al giungere dei soccorsi. (…)
Mentre aspettavo di sotto udivo provenire dal nostro
appartamento rumori di oggetti che si infrangevano, tipo vetro o piatti, e
rumori metallici. Ricordo che mio marito urlava tantissimo. Erano urla di una
persona che subiva qualche cosa, non di rabbia”
(VI 25.02.2019, pagg. 3-4).
3.2
Il 27.02.2019 gli inquirenti hanno sentito anche il fratello __________,
che ha raccontato di come, durante la settimana precedente ai fatti, IM 1 aveva
iniziato nuovamente ad avere dei comportamenti simili a quelli che aveva prima
del suo ricovero presso la __________ l’anno precedente: aveva strane idee in
mente, diceva che lui era Dio, che incarnava la giustizia e che nessuno poteva
fermarlo (AI 86, pag. 6). Ha poi riferito che quella sera IM 1 è arrivato in
camera sua mentre stava dormendo e, con il telefono cellulare in mano a mo’ di
pila, l’ha preso in braccio dicendogli che lo voleva portare via dai genitori,
dal male (AI 86, pag. 4). Ha precisato che non era la prima volta che IM 1
diceva che i genitori rappresentavano il male, che la madre era Satana, ma che
però si era sempre fermato alle parole, dicendogli che, comunque, lui non lo
doveva seguire in queste sue idee sbagliate e che se stava bene con i loro
genitori era giusto così (AI 86, pag. 6). __________ ha riferito che quella
sera i genitori sono poi riusciti a dissuadere IM 1 dal suo intento ed a
rimettere lui a letto ma che, poco dopo, ha sentito delle urla provenire dal
soggiorno e allora la madre, preoccupata per quello che poteva accadere, l’ha
chiuso in camera sua a chiave. A quel punto IM 1 si è arrabbiato, ha urlato e
provato a sfondare la porta della stanza, ma il padre gli ha intimato di
smetterla, mettendosi tra lui e la porta:
"
mio papà si è messo in mezzo e gli ha detto di smettere e così,
non so cos’hanno detto. E mio fratello è uscito in balcone. Ha aperto il
balcone e ha detto: “volete metterla così”, probabilmente voleva, cioè tipo
suicida credo. E poi mia mamma gli ha detto: “calma, calma, non c’è bisogno,
calma”. È rientrato, poi è andato là il mio papà e l’ha colpito, credo con un
pugno. Poi mio padre ha detto a mia mamma di scappare, mia mamma ha preso il
telefono è scappata”
(AI 86, pag. 4).
__________ ha raccontato di aver poi sentito dalla sua stanza che IM
1.
apriva il cassetto dei coltelli in cucina e che colpiva di nuovo il padre:
"
Ha aperto il cassetto dei coltelli che si sente un po’ tipo il
rumore delle lame così e ha colpito di nuovo il mio papà. Poi si è avvicinato
alla mia stanza e ha detto che ha dovuto ucciderlo (…). Poi dopo due minuti di
silenzio ho sentito mio papà che è riuscito comunque a dirmi di chiamare la
polizia”
(AI 86, pag. 4).
3.3
Il 4 marzo 2019 è stato interrogato anche ACPR 1, padre
dell’imputato, che - dopo aver ripercorso, come la moglie, l’esordio della
malattia del figlio – ha descritto la ricomparsa dei sintomi della malattia
psichiatrica a causa dell’interruzione della terapia farmacologica:
" Da dicembre IM
1, di sua iniziativa, ha interrotto la cura. Informata, la dottoressa __________,
ha detto che sarebbe stato più opportuno che IM 1 proseguisse con la cura, ma
senza la sua collaborazione, vista la sua forza fisica, per noi genitori era
impossibile dargli le pastiglie con la forza. O le prendeva da solo, o si
faceva opera di convincimento ogni volta, o era inutile.
(…)
All’inizio stava bene ma poi con il tempo si poteva
notare che stava accumulando nervosismo, rabbia, il tutto in quanto non
prendeva le pastiglie che gli erano state prescritte”
(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3).
Il padre ha spiegato che i giorni prima dei fatti IM 1 aveva
dormito poco e trascorso diverso tempo fuori casa:
" Mio figlio
era uscito sabato sera ed era andato a __________ con degli amici facendo poi
rientro unicamente domenica mattina verso le 0930 circa molto stanco.
Io l’ho lasciato dormire in quanto era diverso tempo
che lui era rimasto sveglio. Quando lui era a dormire ho chiuso a chiave
l’appartamento dove viviamo per sicurezza in modo che IM 1, non potesse uscire
di casa.
Abbiamo fatto pranzo tutti assieme, verso le ore
1100.
circa. Abbiamo mangiato presto in quanto __________ doveva andare a
giocare a _____ a __________ (I).
IM 1 dopo pranzo voleva uscire ma io gli dicevo che
doveva dormire e a quel punto si arrabbiava un po’.
IM 1 riusciva però a trovare le chiavi di mia moglie
e usciva quindi di casa verso le 1130.
__________ è stato accompagnato a __________ da un
compagno della squadra, io e mia moglie siamo rimasti a casa, mentre appunto IM
1.
è uscito per andare a far carnevale a __________.
(…)
IM 1 è stato il primo a rientrare a casa perché era
stanco in effetti è andato a riposarsi. Successivamente è rientrato __________
che mi ha detto di aver giocato bene.
Ho cucinato gnocchi panna prosciutto per i figli, io
non ho mangiato, mentre mia moglie ha bevuto unicamente un the. Erano circa le
1930.
e mi ricordo che unicamente __________ ha mangiato. IM 1 è rimasto in
camera sua e nonostante l’avessi chiamato non è venuto a tavola”
(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 3 e 4).
ACPR 1 ha, poi, raccontato che la sera dei
fatti IM 1 era agitato, parlava da solo e urlava parole per lo più
incomprensibili, tanto da costringerlo ad intervenire per ben due volte per
tentare di calmarlo:
" Una volta che
mi trovavo a letto, mia moglie mi faceva notare, che IM 1 stava parlando da
solo, era sveglio nel suo letto e vociferava qualche cosa e piangeva. Non ho
capito che cosa dicesse.
L’ho raggiunto in camera sua, gli dicevo di stare
tranquillo perché c’era gente che doveva dormire e facevo poi ritorno in camera
mia. Mi sono riaddormentato e dopo un tempo che ritengo di quantificare in
mezz’ora ho sentito IM 1 che parlava a voce più alta e gridava come un pazzo.
Sono tornato in camera sua e l’ho visto seduto/semisdraiato sul suo letto.
Stava urlando delle parole che io non capivo, le
pronunciava in modo troppo veloce ma non so cosa stava pronunciando. Le parole
che mi ricordo sono “pianeta”, “dio” e “forte”. Quello che ho immediatamente
pensato è che stava ricominciando tutto da capo come nel 2017 quando IM 1 era
stato male ed era stato ricoverato in clinica a __________.
Gli dicevo nuovamente di smetterla, lui mi chiedeva
scusa e si calmava, io rientravo in camera mia e mi mettevo a letto.
Dopo pochissimo IM 1 è entrato in camera nostra, io
ero ancora in piedi e mi abbracciato in modo molto forte, un abbraccio che io
descrivo come affettuoso, non per farmi male. Io gli ho accarezzato la testa e
l’ho abbracciato a mia volta.
Ha girato intorno al letto e ha fatto lo stesso con
mia moglie abbracciandola con molta forza, mia moglie era seduta sul bordo del
letto accanto a nostro figlio. Io ho quindi invitato IM 1 a sdraiarsi in mezzo
a noi due e così abbiamo fatto.
(…)
Lui è rimasto tranquillo circa 10 minuti e ha
chiesto scusa. Non mi ricordo che avesse detto qualche cosa d’altro. Essendo
che tutti e 3 eravamo svegli, verso le 02.30, mia moglie gli diceva di prendere
le pastiglie per dormire. A quel punto IM 1 si alzava arrabbiandosi e tornava
in camera”
(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 4-5).
Il padre ha poi raccontato che IM 1 è rimasto in camera sua fino
alle 3.30, quando si è alzato ed ha iniziato a girare per l’appartamento con il
telefono in mano e la torcia accesa, accendendo tutte le luci e ripetendo che
c’era qualcuno in casa. Secondo il racconto del padre egli si sarebbe poi
diretto verso la camera del fratello, svegliandolo e prendendolo in braccio:
" Successivamente
è andato in camera di __________, ha acceso la luce, e si è avvicinato a suo
fratello che stava dormendo prendendolo in braccio, stile abbracciandolo con lo
scopo di portarlo con sé. Nel mentre farneticava dicendo “fantasma, paura”. In
pratica si stava muovendo in camera da letto e tra le sue braccia aveva __________.
Io li ho raggiunti e ho detto a IM 1 di lasciarlo in pace perché __________
doveva alzarsi presto.
IM 1 teneva ancora tra le sue braccia __________ che
gli chiedeva di lasciarlo in pace. Vorrei precisare che IM 1 guardava male me
come pure mia moglie. Io con l‘aiuto di mia moglie ho tolto dalle braccia di __________,
io ho spinto IM 1 fuori dalla camera e mia moglie ha chiuso a chiave la camera
da letto di __________ per fare in modo che IM 1 non potesse più accedervi.
IM 1, nonostante la porta fosse chiusa a chiave,
tentava di aprirla sia dalla maniglia, come pure dando dei forti colpi (calci e
pugni) alla porta. Infatti nella porta è rimasto un vistoso buco”
(VI 04.03.2019, AI 44, pag. 5).
ACPR 1 ha poi così descritto l’aggressione subita dal figlio nei
momenti successivi:
" Ci siamo poi
trovati faccia a faccia e gli ho chiesto quali fossero le sue intenzioni, cosa
volesse fare. IM 1 era molto agitato e per tutta risposta mi ha colpito con dei
pugni al viso, ne ricordo almeno due, pugni che mi hanno fatto cadere a terra.
(…)
Quando mi trovavo a terra, su un fianco, IM 1 mi ha
dato un forte calcio nella zona dell’addome ed io ho urlato a mia moglie __________
di scappare e di chiamare aiuto.
Lei è uscita dall’appartamento con il telefono. Io
mi sono alzato e ho potuto notare che stavo sanguinando dalla fronte. Ho guardato
mio figlio negli occhi e non l’ho riconosciuto nel senso che era fuori di
senno.
Aveva gli occhi spalancati, i denti stretti, le mani
chiuse a pugno e diceva “solo questo sangue”. Mi ha preso per il collo con una
morsa da dietro e mi ha trascinato in cucina. Qui io ho cercato qualche cosa
per difendermi, un’oggetto che volevo usare contro mio figlio, qualche cosa
stile un mestolo. Ho preso qualche cosa di legno, o con un manico di legno, e
quello che ricordo è che o la sua o la mia mano tenevano questo oggetto e lo
stesso è stato avvicinato al mio collo. Io cercavo di fare resistenza per
allontanare questo oggetto dal mio collo ma nonostante questo oggi ho una
ferita al collo sul lato destro.
ADR che l’oggetto tenuto in mano che mi ha ferito al
collo poteva essere un coltello di piccole dimensioni tipo quello che si usa
per pelare le patate, con la lama seghettata.
Mi ricordo che non riuscivo a respirare per via
della presa al collo.
Successivamente sono stato colpito alla schiena da
più coltellate ma non so dire se queste mi sono state date quando io ero in
piedi o quando ero sdraiato a terra.
Sentivo mio figlio __________ che dalla sua stanza
urlava il mio nome, inteso come “papà”. Mi chiedeva cosa stava succedendo e di
rispondere alle sue urla, mi chiedeva cosa stesse facendomi IM 1. Io non sono
stato in grado di rispondergli.
Non mi ricordo bene ma mi sembra che __________
abbia chiesto anche a IM 1 cosa mi stesse facendo. Lui ha risposto che aveva
ammazzato il diavolo. __________ cercava di parlare con IM 1 dicendogli che non
era giusto quello che stava facendo e quello che aveva fatto.
Mentre mi trovavo sdraiato sul pavimento della
cucina, con il viso rivolto verso la portafinestra del balcone, ho sentito che IM
1.
ha preso un cassetto della cucina e lo ha riposto sul piano di lavoro.
Guardando nel riflesso della finestra ho visto che IM 1 aveva preso un coltello
di grandi dimensioni, tipo da carne, ed è stato a quel punto che io ho temuto
il peggio. Visto lo stato di mio figlio IM 1 e la presenza di questo coltello
ho creduto potesse andare ad uccidere __________.
Io mi sono quindi alzato e diretto verso la porta
d’entrata dell’appartamento uscendo dalla cucina e passando tra il tavolo e il
divano in soggiorno. Quando mi sono trovato davanti alla porta
dell’appartamento ho aperto con la chiave e la maniglia. Ho quindi urlato aiuto
ed ho chiesto ad alta voce a __________ di chiamare la polizia. Fuori dalla
porta, quando io sono riuscito ad aprirla per un piccolo momento, ho potuto
constatare che non c’era nessuno.
A quel punto __________ ha potuto capire che io ero
ancora vivo visto che gli avevo risposto chiedendo il suo aiuto.
Quando mi trovavo davanti alla porta sono stato
raggiunto da IM 1 ed io ho sentito ancora un forte dolore alla schiena. Non so
se IM 1 mi abbia colpito ancora con un coltello o con quale altra arma. Non so
se abbia usato il coltello grande che ho visto nella sua mano in cucina.
Di quello che è successo nei secondi successivi non
mi ricordo nulla”
(VI 04.03.2019, AI 44, pagg. 5-6).
3.4
Il medesimo giorno il PP ha interrogato anche l’imputato, ritenuto
verbalizzabile dal dr. med. __________, medico psichiatra presso la __________
(AI 43).
Egli ha raccontato che la notte del 25 febbraio 2019 ha avuto la
sensazione che “il male fosse presente nel mio appartamento” e di aver “visto
nel buio il male” (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3) e, per questo motivo, si è
alzato dal letto, ha impugnato il telefono cellulare con la torcia accesa e ha
acceso tutte le luci di casa, dirigendosi verso la camera da letto del fratello
__________, poiché era convinto che il male fosse lì e che __________ dovesse
essere salvato. Raggiunto il fratello avrebbe dunque cercato di svegliarlo,
abbracciandolo e sollevandolo dal letto per portarlo con sé e tenerlo al
sicuro, ma i genitori gliel’avrebbero impedito, convincendolo ad uscire dalla
stanza e a lasciarlo dormire (PP 04.03.2019, AI 45, pag. 3). A quel punto i
genitori avrebbero chiuso la porta della stanza del fratello a chiave e lui
avrebbe tentato di sfondarla con calci e pugni, dicendo ai genitori che erano
due diavoli poiché, impedendogli di salvare __________, per lui impersonavano
il male (PP 04.03.2019, AI 45, pagg. 4 e 6). Al tentativo del padre di
fermarlo, convito che volesse aggredirlo, IM 1 ha ammesso di averlo colpito
dapprima con un pugno facendolo cadere a terra e, poi, con un calcio e, successivamente
di aver lottato con lui impugnando un coltello e tentando di strozzarlo:
" Ho tentato di
sfondare la porta della camera di mio fratello quando ancora nell’appartamento
c’era mia madre. Mio padre mi ha strattonato e io l’ho colpito con un pugno e un
calcio quando lui era per terra. Non mi ricordo se mia madre fosse ancora
presente.
So che ad un certo punto ho preso un coltello in
cucina per difendermi da mio padre quando ormai ci trovavamo in lotta.
ADR che mio padre non
aveva un coltello in mano e nemmeno avevo visto se ne avesse preso uno.
Quello che è successo tra questi due avvenimenti non
me lo ricordo, ma l’ultima cosa che mi ricordo è quella che io cercavo di
strozzarlo mentre giungeva la polizia.
ADR che non sono sicuro
di aver visto sangue. Ora che ci penso ricordo di aver visto del sangue. Pure
io stavo sanguinando dalla mano e mi ricordo che anche mio padre stava
sanguinando.
Ho dei ricordi di strisce di sangue, di gocce, e del
sangue dove è avvenuta la lotta, ossia vicino alla portafinestra della cucina.
Mi ricordo del sangue ma non so dire quanto.
ADR che ricordo che mio
padre stava sanguinando ma non so riferire da quale parte del corpo.
Ricordo che mio fratello urlava aiuto e mi chiedeva
cosa fosse successo. Ricordo di avere detto a mio fratello di aver ucciso mio
padre. Lui mi chiedeva anche il perché lo avessi fatto, gli ho risposto di
averlo fatto per il bene della giustizia”
(PP 04.03.2019, AI 45, pag. 4).
Sul perché egli abbia agito così quella notte, IM 1 ha così
risposto:
" Ho fatto
questo perché ci sono due spiegazioni. La prima “plausibile” è che io ho avuto
un raptus non controllabile, nel senso che non riesco a darmi una spiegazione
di quello che ho fatto, in quanto io sono una persona a cui piace aiutare le
persone. La spiegazione “non plausibile” acquista senso, cioè quella che mi ha
visto combattere contro il male. Non ha comunque senso parlare del bene e del
male in questa vita.
In quel preciso istante io ero convinto di fare del
bene, ma il male che stavo facendo era un modo per rinchiudere il male in un
gesto sbagliato, che mi ha portato ad essere incarcerato. Quel gesto lo prendo
per “estinguere” il male per l’eternità. Questa era la visione che avevo in
quel momento.
Io pensavo che il male era nel gesto stesso che io facevo
nei confronti di mio padre.
(…)
Il PP mi chiede come mai ho agito in quel modo
contro mio padre.
Semplicemente era l’unica persona che era lì. È il
caso che ha scelto questa situazione. Non ero padrone di quello che stavo
compiendo. Era il male stesso.
Non ho scelto di prendermela con mio padre, è
accaduto. Non so darmi una spiegazione, non ne ho idea, è il caso.
Io provo amore per le donne, non avrei mai potuto
colpire mia madre.
In quel momento l’unico modo per estinguere il male,
era quello di compiere un gesto “maligno”. Faccio fatica ad esprimermi.
(…)
Ho preso il “concetto” del male che era rinchiuso in
me e volevo estinguere il male dall’esistenza. Il male era concentrato nella
situazione che comprendeva pure mio padre. Il male ha agito e basta, io non ho
scelto di fare del male.
Il gesto di colpire mio padre è venuto da sé, non
l’ho controllato, è come se il gesto che stavo compiendo fosse il male. Credo
che sia stato il male a farmi compiere il gesto.
In quel momento credevo di essere “la giustizia una
volta rinchiuso il male al mio interno”.
(…)
Quando mio padre si è rialzato ho temuto che il male
potesse uccidermi, quando lottavo contro di lui ho temuto di non riuscire ad
eliminare il male.
Ho pensato senza dirlo che il “male incarnato nel
gesto commesso venisse rinchiuso al mio interno, dentro di me, e quindi forte
del fatto di essere buone fossi capace di vincere il male per sempre”
(PP 04.03.2019, AI 45, pagg. 3-4)
Infine egli ha definito orrendo quanto fatto al padre e ammesso di
aver bisogno di aiuto, precisando però di sapere, d’altra parte, di “essere
solido e di essere in grado di poterlo fare da solo” (PP 04.03.2019, AI 45,
pag. 10).
3.5
Interrogati nuovamente e messi a confronto con le dichiarazioni
del figlio che, ad eccezione di alcuni dettagli, collimano con quanto da loro
dichiarato, la madre e il padre hanno sostanzialmente ribadito la loro versione
dell’accaduto.
__________ ha unicamente confermato che, contrariamente a quanto
da lei dichiarato in precedenza, prima di essere attaccato, “mio marito ACPR
1.
non si è frapposto tra me e lui, per separarci o per difenderci, ma tra IM 1
e la camera del fratellino __________” (VI 03.04.2019, AI 87, pag. 5), così
come raccontato sia dal marito che da IM 1 stesso:
" Io stavo andando
a prendere il telefono, costeggiando la porta finestra del balcone e
dirigendomi verso il telefono che si trova nei pressi della televisione. Quindi
uscendo dalla cucina “svoltavo” a sinistra tra divano e porta finestra. Dietro
di me IM 1 è uscito dalla cucina prendendo la direzione delle camere da letto,
quindi “uscendo dritto dalla cucina” e passando tra il divano e il tavolo. In
questa occasione mio marito ACPR 1 si è frapposto tra IM 1 e le camere da letto
o meglio la camera da letto di __________ verso la quale mio marito aveva
presupposto IM 1 si stesse dirigendo.
ADR che anche io, come
mio marito, ho ritenuto che uscendo dalla cucina IM 1 stesse andando di nuovo
in camera dal fratellino. Infatti egli si stava ancora “guardando in giro” come
uno in uno stato di guerra. Aveva ancora allucinazioni o meglio si comportava
come se le avesse. Si guardava in giro, si guardava alle spalle. Sembrava, per
quello che ho percepito e visto io, che si stesse guardando in giro come fosse
sulla difensiva, come se avesse paura di essere attaccato da qualcuno o da
qualcosa. Dietro di lui però non c’era nessuno infatti il padre era davanti a
lui ed io ero alla sua sinistra, oltre il divano.
(…)
D: Quando, in soggiorno, suo marito ACPR 1 si è
frapposto tra IM 1 e le stanze, è ricominciata la violenza? Suo figlio ha
nuovamente colpito suo marito?
R: Non lo so dire. Io l’ultima immagine che ho è
quella di mio marito che si pone davanti a IM 1 impedendogli di raggiungere la
stanza di __________. Immediatamente dopo quel momento io sono uscita di casa,
con in mano il telefono, e sono corsa in giardino dove ho composto il 144 ed ho
chiamato i soccorsi”
(VI 03.04.2019, AI 87, pag. 3)
Al PP __________ ha poi fornito maggiori dettagli su quanto accaduto
in quei momenti:
" Mio marito è
intervenuto quando IM 1 ha tentato di aprire la porta della camera di __________.
Mio marito ha allontanato dalla porta IM 1 sospingendolo un po’, non in maniera
direttiva, ma con una modalità di accompagnamento. Mentre IM 1 e mio marito
erano uno di fronte all’altro vicino al tavolo grande della sala da pranzo, io
stavo andando verso la porta d’uscita con il telefono in mano e quindi vedevo
solo con la coda dell’occhio quello che stava succedendo. Ho visto però bene il
primo pugno in faccia inferto da IM 1 a mio marito, questo è successo quando
mio marito si è messo di fronte a lui per bloccargli il passaggio verso la
stanza di __________. Dopo che ha ricevuto il pugno in faccia mio marito è
caduto per terra in quanto ha perso l’equilibrio, si è rialzato immediatamente
e credo che la sua intenzione fosse quella di difendersi. Con la coda
dell’occhio ho visto uno o più pugni inferti da IM 1 al padre, non ho visto
bene se questi pugni sono stati inferti al volto o in altre parti del corpo,
ricordo che mio marito è caduto a terra e ho un vago ricordo di un calcio
inferto a mio marito da IM 1, non saprei dire se questo è avvenuto prima che
cadesse o quando era già a terra”
(PP 17.04.2019, AI 109, pag. 6).
Con il padre ACPR 1 gli inquirenti hanno invece proceduto ad una
vera e propria ricostruzione dell’accaduto nell’appartamento della famiglia a __________.
In quell’occasione egli ha così descritto le diverse fasi che hanno scandito
quanto successo quella sera:
"
1.
Verso le ore 01:30 mi trovavo a letto con mia moglie. Mia
moglie mi ha
svegliato perché sentiva mio figlio IM
1.
piangere. Mi sono alzato dal letto e sono andato verso la camera di mio
figlio IM 1 per calmarlo accarezzandolo. Dopo averlo calmato sono ritornato a
letto e ho tranquillizzato mia moglie dicendole che tutto andava bene.
2.
Verso
le 02:30 mia moglie mi ha svegliato perché IM 1 urlava dalla sua stanza e
parlava da solo, urlava e non capivo quello che diceva; poi sono andato a
prenderlo in stanza accompagnandolo nella nostra facendolo sdraiare nel letto
tra mia moglie e me. Mia moglie ha detto a mio figlio di prendere le pastiglie
perché non dormiva da 30 ore circa, ma non le voleva prendere, però era
tranquillo ed è tornato nella sua stanza da solo. Io mi sono riaddormentato.
3.
Verso le ore 03:30 IM 1 è apparso nella nostra camera, aveva acceso
tutte le luci di casa ed ha iniziato a girare per l’appartamento con il
telefono in modalità pila. Mia moglie era sveglia, io mi sono alzato per
seguire mio figlio che è andato verso la camera di __________.
4.
IM 1 va in
camera di __________ e io lo seguo. IM 1 va verso __________ che è sdraiato sul
letto e lo prende in braccio alzandolo dal letto portandolo verso la porta
della camera. Io gli dicevo di lasciarlo stare, gli allargavo le braccia per
indurlo a lasciare il fratello.
5.
Ricordo di
avere detto a mia moglie di chiudere la porta della camera di __________. Non
ricordo se ho anche aggiunto di chiuderla a chiave. Mia moglie ha preso la
chiave della camera e mio figlio ha iniziato a dare pugni e calci alla porta,
urlava di aprirla.
6.
Mia moglie si
è diretta in cucina con la chiave. Io ero con mio figlio vicino
all’interruttore della luce, di fianco al tavolo. Io ho spento la luce cercando
di calmare mio figlio, ma lui mi ha subito urlato di riaccenderla ed io,
nuovamente cercando di tranquillizzarlo, ho riacceso subito la luce. Come mi ha
visto il volto illuminato dalla luce, mi ha tirato un pugno sulla mascella e
subito dopo un secondo pugno sull’arcata sopraciliare. Io sono caduto a terra e
forse ho ricevuto anche un calcio.
7.
Mia moglie
era in cucina e IM 1 l’ha raggiunta. Io nel frattempo mi ero rialzato e mi
sembra di ricordare di essermi diretto vicino alla soglia della porta della
cucina. Ho visto che mio figlio l’ha raggiunta ed ha alzato il pugno come per
colpirla. Mio figlio chiedeva la chiave mentre mia moglie cercava di calmarlo
accarezzandolo.
8.
Io, a
memoria, mi sono diretto verso la televisione e ho detto a mia moglie di
prendere il telefono, chiamare i soccorsi e scappare via, verosimilmente mia
moglie è passata dietro di me. Successivamente mi sono accorto che perdevo
sangue.
9.
Dopo aver
detto a mio figlio che il suo papà sanguinava, e dopo che egli mi ha risposto
“solo questo sangue”, IM 1 mi si avvicinava e mi colpiva con (almeno) un pugno
al costato sinistro. Poi mi afferrava di spalle il collo cingendomelo con il
suo braccio sinistro e trascinandomi/tirandomi verso la cucina. Oggi ricordo
quello che ho riferito qui.
10.
Mi sono
parzialmente liberato dalla presa di mio figlio, nel senso che mi dirigevo
verso la cucina per scappare cercando di allontanare il braccio di mio figlio
dal mio collo, ma restando comunque parzialmente agganciato da lui. Il mio
intento era di arrivare in cucina con mio figlio, liberarmi dalla sua presa e
chiuderlo nella cucina stessa.
11.
Siamo arrivati
in cucina, mi sono piegato verso il basso, ho aperto un cassetto sotto il frigo
per prendere un oggetto per difendermi, ma non sono riuscito ad afferrare
nulla. In seguito ho aperto un secondo cassetto, sotto il microonde, cercando
di afferrare un altro oggetto (penso un pelapatate) senza riuscirci. Lui mi
stringeva forte al collo, al punto che non riuscivo a respirare. Credo che IM 1
stava cercando di afferrare qualcosa, ma non potevo vederlo perché avevo il
capo piegato all’indietro dal braccio di IM 1, il mio sguardo quindi era
rivolto verso il soffitto.
12.
Ho
tentato di allontanare questo oggetto dal mio collo e in quel momento lui mi ha
tagliato il mento. A quel punto non ce l’ho più fatta ad allontanare il braccio
di IM 1 e ho lasciato la presa. Ricordo di aver visto il manico in legno
del coltello ma non sono in grado di riferire sulle dimensioni dello stesso.
13.
Rivivendo di
persona e nei luoghi la situazione, ricordo ora di essere stato colpito anche
due volte al fianco destro con il coltello. Il coltello usato per colpirmi al
fianco non l’ho visto.
14.
Dopo essere
stato colpito al fianco con il coltello, ricordo di essere caduto al suolo con
la pancia rivolta al pavimento e il mio viso verso la porta finestra. A terra
sono stato colpito un paio di volte con un coltello. Ricordo pure
di avere ricevuto un calcio al fianco. Mio figlio è uscito dalla cucina
e presumo si sia diretto davanti alla porta della stanza di __________ in
quanto ho sentito che la colpiva con calci e pugni dicendo al fratello “ho ucciso
il diavolo”. Ho sentito __________ dire ad IM 1 “Ma cosa hai fatto? Non
ammazzare mio papà”. Dopo ho sentito IM 1 ritornare in cucina, io ero rimasto
sdraiato a terra, e ho sentito delle nuove coltellate, due o tre.
15.
Ad un certo
punto ho visto riflesso nel vetro della porta finestra mio figlio maneggiare
con due coltelli, con la punta rivolta verso il bancone. Ricordo che la luce
della cappa era accesa. Ricordo pure che mio figlio era di spalle rispetto a
me. Ho temuto quindi che con quei coltelli tornasse a colpirmi. Mi sono quindi
alzato per scappare dalla cucina.
16.
Sono uscito
dalla cucina, raggiungendo il soggiorno arrivando all’altezza del televisore.
Mio figlio è passato dietro al divano per tagliarmi la strada, nel senso che
cercava di impedirmi di raggiungere l’uscita di casa. Vedendolo che si
apprestava a bloccarmi la fuga, io ho invertito il senso di corsa passando
dietro il divano marrone, girando attorno alla colonna in direzione
dell’uscita. Nel frattempo gridavo a mio figlio __________ di chiamare
l’ambulanza e la Polizia. IM 1 mi ha rincorso passando anche lui dietro il
divano marrone.
17.
IM 1 mi ha
seguito mentre io tentavo di raggiungere la porta dell’uscita. Ho aperto la
porta, ma immediatamente mio figlio mi ha raggiunto chiudendola e afferrandomi,
cingendomi con il braccio al collo. Mi sono accasciato, sempre tenuto per il
collo, e in quel momento è arrivata la Polizia” (PP 29.04.2019, AI 118, pagg.
2-4).
3.6
Durante i verbali successivi l’imputato ha sostanzialmente
confermato le dichiarazioni del padre, affermando – in relazione a buona parte
delle fasi dell’accaduto - di non ricordare o di averne soltanto dei ricordi
confusi. Interrogato su quanto avvenuto nei giorni precedenti il 25 febbraio
2019, IM 1 ha fornito dei racconti parziali, dimostrando di non avere dei
ricordi nitidi nemmeno di quei momenti:
" Probabilmente
venerdì 22 sono uscito di casa nel tardo pomeriggio e sono andato al locale a __________.
Ero solo. Ho viaggiato da solo sia con il Bus che con il treno.
ADR che per accedere al locale non ho la
chiave con me, al locale vi è una scatoletta con un codice, una password,
all’interno del quale c’è la chiave per accedere.
Sono rimasto al locale
la sera di venerdì ma non ricordo con chi o fino a che ora. So per certo che
sono rientrato a casa a dormire.
Sabato mattina,
23.02.2019, mi sono svegliato a casa mia. Non so sino a che ora ho dormito. So
per certo che ho studiato.
Se non ricordo male ho
mangiato a casa. Solitamente mangio con mio fratello ma non so se quel sabato
lui ci fosse o meno perché forse era assente per una partita di ____.
Comunque a pranzo ero a
casa. Sono uscito nel pomeriggio di sabato per andare ancora al locale a __________.
Sono rimasto al locale
tutto il tardo pomeriggio, la sera e la notte.
Ho dormito al locale.
ADR che non ricordo se
qualcuno abbia dormito al locale con me.
ADR che al locale ho trascorso la serata
ascoltando musica e guardando Netflix. Mi ricordo che ad inizio serata al
locale vi era qualche amico, quelli che si preparavano per andare al carnevale
a __________, rammento __________, __________ ma non ne sono sicuro, __________,
c’era un po’ di gente, questo lo ricordo, ma non ricordo bene chi ci fosse.
Quando loro sono
usciti per andare a festeggiare il carnevale io sono rimasto al locale ed ho un
vuoto di memoria, non rammento se qualcuno è rimasto con me o meno.
Sono quasi certo di
essere rimasto da solo anche perché oltre al carnevale c’era un concerto a __________
e diversi miei amici erano andati.
ADR che la domenica mattina mi sono
svegliato piuttosto presto e me ne sono andato a casa. Sono rientrato a __________
con il treno e con il bus, da solo.
D: Si
ricorda a che ora è andato a dormire e se ha dormito abbondantemente o se ha
dormito solo poco tempo?
R: Ricordo
che in quei giorni dormivo molto male, facevo fatica a prendere sonno tanto che
mi capitava di chiedere delle pastiglie per dormire a mio papà.
Forse sono rimasto in
piedi gran parte della notte a pensare, a guardare la televisione su Netflix,
ad ascoltare musica. Forse mi sono addormentato verso le 04:00 e verso le ore
06:00 o poco dopo mi sono alzato, sono uscito e sono rientrato a __________.
D: Quando
lei si è svegliato ed ha lasciato il locale c’era qualcuno oltre a lei?
R: Non
lo ricordo. Sinceramente non ho nemmeno l’immagine di me che lascio il locale.
Non riesco proprio a ricordare cosa io abbia fatto dal momento che mi sono
svegliato e che sono uscito. So che ho dormito poco e male e che al mattino
presto sono rientrato a casa. Di più non ricordo.
La domenica l’ho
trascorsa a casa mia, a __________. La mia famiglia se non ricordo male era
presente in casa. Forse mio fratello era via per il ____ e forse anche mio
padre è uscito di casa con lui.
Non ricordo se abbiamo
mangiato insieme o chi abbia cucinato. Non ricordo proprio nulla. Ho un
impressionante vuoto di memoria. Tutti i miei ricordi sono relativi ai fatti
brutti della notte di domenica su lunedì. Tutto quanto successo prima è
semplicemente un vago ricordo, un insieme di piccole informazioni ma nulla di
più.
So per certo che domenica sera sono uscito a vedere il tramonto. Quello lo
ricordo bene.
Ho attraversato il
ponte di metallo bianco posto su Via __________, in pratica un ponte che
collega il quartiere di Via __________ ad uno stabile posto dall’altro lato
della Via __________.
Li c’è una terrazza
molto piacevole dalla quale ho guardato il tramonto.
Prendo atto che
secondo il portale internet
il sole in data 24.02.2019 è tramontato alle ore 17:59.
D: Erano quindi circa le 18:00 quando lei è uscito
a guardare il tramonto?
R: Forse
era un po’ dopo. Era forse dopo cena. Solitamente ceno tra le 19:00 e le 20:00
ma è variabile. Forse quando sono uscito sulla terrazza sopra il “Bar __________”
(n.d.v. Via __________, __________) era già un po’ scuro. Mi ricordo di aver
guardato le luci della città, guardavo __________, __________, __________.
D: Quanto
tempo è rimasto sulla terrazza del “Bar __________” a guardare il cielo e le
luci?
R: Parecchio
tempo. Davvero tanto. Forse tre ore. Sono rientrato a casa forse tra le 23:00 e
la mezzanotte.
Rientrato a casa sono
andato immediatamente a dormire. Quello che è successo dopo ormai è noto, lo
sapete… purtroppo”
(PS 16.04.2019, AI 106, pagg.4-5).
Sulle sue azioni di quella sera, ha detto di esserne scioccato, di
soffrirne e di provarne vergogna, perché mai avrebbe pensato di essere capace
di fare del male a qualcuno. Ha aggiunto di essere terrorizzato all’idea che
ciò possa ripetersi, motivo per cui non interromperà più la cura farmacologica
prescrittagli dai medici (PP 30.04.2019, AI 119, pag. 7). Ancora in aula si è
espresso in questi stessi termini (verbale di interrogatorio dell’imputato,
pagg. 3-4).
4.
Gli amici dell’imputato che, come visto, sono stati sentiti in
corso d’inchiesta, hanno così descritto il suo comportamento dall’esordio della
malattia e, più precisamente, nei giorni che hanno preceduto i fatti:
" Da parte mia
lo conosco con il soprannome __________, soprannome che gli abbiamo dato. __________
lo conosco da circa 4 anni e l’avevo conosciuto ad una festa.
Poi essendo che il suo ex gruppo di amici di __________
con il quale usciva l’aveva “abbandonato/escluso” abbiamo deciso, con il nostro
gruppo di amici, di stargli vicino. Così facendo abbiamo avuto l’occasione di
conoscerlo meglio ed in maniera approfondita. Da quel momento in poi avevamo
quindi dei rapporti quotidiani.
ADR che è da circa l’ultimo anno che ho contatti
quotidiano con lui, ossia da dopo che è stato ricoverato a __________ presso il
__________ e se non sbaglio è stato nel 2017/2018.
(…)
D: Lei
era al corrente del motivo per cui IM 1 era stato ricoverato nel 2017?
R: Non
me l’ha mai detto lui personalmente, ma mi è stato detto che soffriva di
malattia mentali tra cui schizofrenia e depressione. Per tale motivo i suoi
genitori gli avevano precluso un anno di liceo e per tale motivo l’avevano
ricoverato. Quando l’abbiamo conosciuto noi era già uscito dalla clinica.
(…)
D: IM
1.
ha mai parlato del bene, del male, dell’incarnazione del male o del bene,
della giustizia o del fare giustizia?
R: Si, facevano parte del suo repertorio di
argomenti.
A tal proposito vorrei
segnalare che circa 7-10 giorni prima della fatidica notte, __________ iniziava
ad essere un po’ strano o meglio lui rimaneva sempre nel locale in un angolo a
guardare il vuoto, non si univa a noi che magari volevamo uscire per andare da
qualche parte. Era diventato praticamente l’opposto di com’era in precedenza,
perché era sempre il primo attivo, che proponeva, sempre dentro alle
discussioni, mentre in questo periodo era diventato apatico.
Anche se gli si
chiedeva qualche cosa lui non reagiva o rispondeva in malo modo.
Questo suo
comportamento è andato peggiorando di giorno in giorno.
Se non sbaglio, il
venerdì sera, ossia il 22.02.2019, c’erano diverse persone anche fuori dal
nostro normale gruppo. Abbiamo fatto aperitivo e poi eravamo intenzionati a
recarci al carnevale di __________.
Pur essendo che c’era
molta gente e quindi un po’ di “casino”, __________ rimaneva sempre li in
disparte, in qualche occasione ha anche urlava anche cose stile “non è
possibile”. A pure picchiato dei pugni sul tavolo senza apparente motivo.
Mi ricordo anche che __________
(__________) unitamente a __________ (__________) dopo aver fatto la serata di
carnevale sono rientrati al locale. Li hanno trovato ancora __________ che
urlava da solo cose “senza senso”. Sembrava che stesse facendo dei discorsi da
solo.
La sera successiva, se
non sbaglio quindi il sabato sera 23.02.2019, c’era un altro amico __________ (__________)
al locale che stava guardando un film e studiando. __________ che si trovava
anche lui nel locale camminava da solo ed un certo punto si era inginocchiato
per terra urlando “io sono dio, chi sono io, devo esistere, non devo esistere”.
Ha fatto cose così per diverse ore”
(VI __________ 08.03.2019, AI 63, pagg. 2-4).
" io conosco IM
1, uso chiamarlo così, da due anni a questa parte ovvero da quando è uscito dal
ricovero in clinica psichiatrica del 2017. Prima so che girava con dei ragazzi
di __________ ma poi, dopo il suo ricovero, durato circa un mese, siamo in zona
__________ quindi metà novembre 2017, ha reputato che i suoi vecchi amici non
gli andavano più ed ha iniziato a frequentare me e la mia compagnia.
Lui conosceva già alcuni ragazzi, miei amici, del
liceo di __________, così facendo è entrato in compagnia. Ci disse che
riconosceva in noi la “vera amicizia” e per tale motivo abbiamo iniziato a
girare insieme.
D: Lei era al corrente del motivo per cui IM 1 era
stato ricoverato nel 2017?
R: Il motivo preciso non lo so dire. So, ma sono
voci che mi sono arrivate, che gli avevano diagnosticato una schizofrenia.
Nemmeno lui è mai stato molto chiaro sul motivo della sua permanenza in
clinica. Non rammento cosa mi aveva risposto quando gli ho chiesto. Mi ricordo
che mi ha detto che i suoi genitori avevano chiamato la Polizia e quelli
dell’Ospedale Psichiatrico e che era stato prelevato di forza e portato in
clinica a __________.
(…)
Quando ha cominciato a girare con noi era
pensieroso, parlava magari anche da solo, mi diceva che gli piaceva la sua
voce. Parlava a voce alta da solo. Nell’ultima settimana prima del fatto si
isolava un po’ di più, Magari invece che stare nel soggiorno del locale di __________
con noi a guardare un film andava in stanza a pensare, a parlare da solo. Io ho
pensato che era un po’ in una fase così…come quando lo abbiamo conosciuto, più
pensieroso, mai avrei pensato che sarebbe stato capace di arrivare a fare quello
che ha fatto. Non dava retta alle nostre parole, non rispondeva alle nostre
domande. Non posso dire che era nervoso o stressato. Parlava più da solo che
con noi. Si isolava.
Ho pensato stesse tornando un po’ al suo stato di
due anni fa”
(VI __________ 07.03.2019, AI 61, pagg. 1 e 4).
" L’ho
conosciuto ai tempi delle elementari, frequentavamo entrambi le scuole di __________.
Sapevo che era un ragazzo della scuola ma non lo frequentavo. Siamo anche
andati presso lo stesso istituto di scuola media a __________ e verso la 3°
media abbiamo iniziato a frequentarci e diventare amici.
In 1° liceo siamo finiti in classe insieme e da lì
abbiamo sviluppato un rapporto ancora più stretto.
(…)
IM 1 ha mai parlato del bene, del male,
dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?
R: Si,
rammento discorsi di questo genere. Soprattutto immediatamente dopo la sua
uscita dalla clinica psichiatrica. Mi diceva di sentire delle voci, non ho mai
approfondito con lui di quali voci si trattasse, se voci di uomo, di donna, o
ancora cosa gli dicessero queste voci.
Mi diceva che vi erano
tre gruppi di entità, i demoni, gli angeli e gli umani. A me questi suoi
discorsi molto astratti e filosofici piacevano e stavo con piacere ad
ascoltarlo. Non so dire dove lui si situasse, in quale di questi tre gruppi.
Gli angeli erano considerati come “da ascoltare”, gli umani erano piuttosto
neutrali, i demoni erano da temere e da rispettare, non per forza per la loro
pericolosità ma forse più per la figura rappresentata.
Questi discorsi li
faceva in ogni momento, sia che fosse sobrio sia che avesse bevuto qualche
cosa. Si accentuavano magari dopo che aveva fumato una canna, sto parlando di
marijuana. Dopo aver fumato i suoi discorsi erano più approfonditi, più lunghi.
Quando voleva spiegarti
qualche cosa faceva quello che in buon dialetto si chiama “il giro della torta”
per poi arrivare alla conclusione e parlare del concetto, del bene o del male,
della giustizia, della felicità, di qualsiasi cosa volesse parlare o spiegare
il suo punto di vista faceva questi voli, questi “trip di viaggio”.
(…)
D: Negli
ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1?
R: Nell’ultima
settimana. Era molto più serio, come se qualche cosa lo turbasse: Era evidente
e gli ho chiesto cosa ci fosse che non andava. Lui mi ha risposto “niente” come
per dire “non rompermi le balle, lasciami in pace”. Questo è l’ultima volta che
ci ho parlato insieme. Poi non sono più uscito, dovevo studiare. Al week end ho
poi saputo di quello che è successo.
Quella
è stata l’ultima volta che l’ho visto, eravamo a scuola, era metà settimana”
(VI __________ 08.03.2019, AI 62, pagg. 2, 4 e 5).
" Inizialmente
non ho notato aspetti negativi di IM 1 poi negli anni ho imparato a conoscerlo
maggiormente e qualche cosa è emerso. Mi ricordo per esempio la prima volta che
è nato tutto, ovvero ottobre 2017. Eravamo ad una festa ed abbiamo trovato IM 1
nei parcheggi __________ a __________, era notte, e lui parlava da solo,
rivolto con il volto al bosco. Era un comportamento strano che io non avevo mai
notato prima, non so se qualche cosa in passato era già successo, questo lo
ignoro, per me era la prima volta che lo vedevo così e questo mi ha dato da
pensare.
Ricordo che parlando verso il bosco lui si rivolgeva
a delle “sue amiche” dicendo “non guardatemi” o qualche cosa del genere. Io
provavo a parlare con lui, so per certo che mi sentiva, ma non mi rispondeva.
Non so dire se si fosse fatto una canna, potrei dire di si ma non ne ho alcuna
certezza. Lui era assorto in questo suo discorso con queste sue amiche,
ovviamente immaginarie dato che non c’era nessuno. Io, e i miei amici con me,
ci domandavamo cosa stesse facendo ma nessuno aveva una risposa. Siamo rimasti
li da parte a lui e siamo rimasti fino alla fine della festa (organizzata da
noi) e quello che so è che qualcuno lo ha accompagnato a casa, non so chi.
Quello che è certo è che non rappresentava un pericolo né per sé né per altri.
Non ha mai manifestato, in questo suo rivolgersi
alle sue amiche immaginarie, violenza o pericolo. Magari dal tono di voce si
poteva capire che c’era una lieve alterazione, che si stava arrabbiando, ma
nulla di che.
Quella sera, ma questo mi è stato riferito da un
partecipante alla festa, IM 1 si era dichiarato ad una ragazza ed aveva
ricevuto un rifiuto. Forse il motivo di questo suo comportamento poteva essere
ricercato in questo episodio, ma è solo un mio pensiero.
D: In passato quando è stato ricoverato IM 1 in
clinica? E perché?
R: Si, mi sembra sia stato ricoverato proprio il
week end successivo alla serata appena descritta. Il perché vero e proprio non
lo saprei dire. Non ho mai chiesto, anche perché non li conosco, ai suoi
genitori cosa fosse successo e perché fosse stato ricoverato. So che aveva
problemi anche con i suoi familiari. Io so che il padre una volta aveva abusato
di medicine, mi sembra questo me lo avesse detto lo stesso IM 1. Non so se
questo fatto abbia avuto ripercussioni o altro a IM 1. Forse del dispiacere. Se
non erro il padre è stato ricoverato per questo abuso.
Non ricordo quanto tempo esattamente è stato
ricoverato in clinica, se non erro qualche mese.
Io non so se dopo la festa, quindi dopo questo suo
“vaneggiare” davanti al bosco, ci sia stata una escalation o se ci siano stati
altri problemi a casa. Nessuno mi ha mai detto nulla in merito.
(…)
D: IM 1 ha mai parlato del bene, del male,
dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?
R: Si. Ho sentito più e più volte discorsi
improntati su queste tematiche, non solo con me ma con tutti. Erano discorsi
molto filosofici, molto universali, non specifici ad una o l’altra persona.
ADR che non ricordo i
discorsi nello specifico, non rammento le parole o i concetti. C’era del bene,
del male, sicuramente parlava di Dio, dell’onnipotente. Mi sembra che dicesse
che lui era Dio. Non ricordo dell’inferno o di Ade Dio degli Inferi così come
mi chiede l’agente interrogante.
(…)
D: Negli ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei
ha notato un cambiamento in IM 1, inteso come l’ultimo mese?
R: Si. Dopo i fatti raccontati ad inizio verbale e
quindi dopo la sua uscita dalla clinica psichiatrica, IM 1 non aveva più fatto
“nulla di strano”. Ultimamente invece aveva ripreso a parlare da solo. Non è
che “diceva qualche cosa”, era più un “muovere la bocca”. Spesso andava in giro
da solo. Capitava di vederlo parlare da solo, muovere la bocca come per dire
qualche cosa ma non si sentiva nulla, parlava tra se e se.
Ha ricominciato anche con i suoi discorsi molto
filosofici, discorsi con linguaggi molto ricercati, discorsi molto ampi, molto
astratti. IM 1 poi amava imparare parole nuove ed usarle nei suoi discorsi, a
volte anche a sproposito dato che la parola non era pertinente nel discorso
espresso.
D: Il week end precedente ai fatti, 23/24.02.2019,
sa cosa ha fatto IM 1 o dove lo ha trascorso?
R: Non so dove abbia trascorso il week end. Io ho
passato entrambe le serate, quindi sia venerdì sera che sabato sera, al
carnevale di __________. La sera del 23.02.2019 io sono tornato con un mio
amico verso le 03:30, quindi domenica mattina, al locale a __________. Il
locale era aperto. All’interno c’era IM 1, da solo, che camminava avanti ed in
dietro, parlava da solo e faceva discorsi suoi. Filosofici. Non l’ho nemmeno
ascoltato. Parlava a voce normale ed a sprazzi alzava i toni, soprattutto verso
la fine delle frasi. Erano discorsi sugli Dei. Una cosa che ricordo bene è che
ha detto “tutte le donne dovevano amare lui” non so su cosa fondasse questo ma
immagino che il tutto sia relazionabile a questo suo pensiero di sentirsi o
essere un Dio. Non ho assistito ad alcun atto di violenza, camminava e parlava.
Non picchiava pugni non picchiava la testa. No fumava droghe. Non stava bevendo
alcool.
D: Quando voi siete entrati nel locale lui come ha
reagito?
R: Nessuna reazione. Ha continuato nel suo fare. Io
l’ho salutato ma non ha nemmeno risposto. Era proprio assorto nei suoi discorsi
e nei suoi pensieri. Però sentiva perché io gli ho chiesto di non urlare dato
che sopra c’era un vicino e non volevo problemi.
Quando gli ho detto così lui si è rivolto a me
dicendomi “non ti permettere, umano”. Sono sicuro di questa frase. Non rammento
se abbia aggiunto altro o meno. Rispondendomi, io mi trovavo davanti a lui,
potrei dire che la mimica facciale non era da creare timore, ma il tono, le
parole e la voce, quelle erano più “aggressive”.
Il tutto è durato una decina di minuti. Io me ne
sono andato mentre il mio amico che era arrivato con me, __________, è rimasto
li ed ha dormito al locale.
Quando io me ne sono andato IM 1 è rimasto li. So
che poi successivamente sono arrivati anche altri ragazzi del locale, __________
se non erro.
Uscendo io ho chiesto a __________ se si fidava a
restare lì da solo al locale con IM 1 e lui mi ha risposto di si”
(VI __________ 15.03.2019, AI 68, pagg. 4-6).
" sono al
corrente che IM 1 era stato ricoverato in clinica psichiatrica, circa un anno e
mezzo o due fa. Da quanto ne so ha avuto una crisi durante una festa e poi è
stato ricoverato in clinica. A quei tempi lo conoscevo solo di vista e non so
precisare di più.
(…)
D: IM 1 ha mai parlato del bene, del male,
dell’incarnazione del male o del bene, della giustizia o del fare giustizia?
R: Ricordo che è da quando lo conosco che fa
discorsi molto filosofici, parlando del bene e del male, di come si dovrebbe
salvare il mondo, dando la colpa al “sistema”. Non ha mai parlato di fare
giustizia o far del male a qualcuno per “mettere a posto il mondo”.
Non ricordo i discorsi nello specifico, non rammento
le parole o i concetti. C’era del bene, del male, qualcosa di superiore e cose
del genere.
Non ho mai sentito che lui avesse detto di essere
Dio, ma in certi momenti lui si considerava una persona superiore all’uomo.
Questi discorsi li ha iniziati circa un mese o due fa.
A volte, quando entrava in questi discorsi, sembrava
un’altra persona.
(…)
D: Negli ultimi tempi, intendo nell’ultimo mese, lei
ha notato un cambiamento in IM 1?
R: Sì, all’inizio IM 1 faceva discorsi filosofici,
seppur utopici, ma non insensati. Nell’ultimo mese faceva molti più discorsi,
sempre utopici, ma senza possibilità di realizzazione.
Nelle ultime settimane, ai discorsi idealistici e
utopici, mescolava però concetti e pensieri improponibili, ma mai in relazione
a suoi interventi in prima persona a “mettere a posto le cose”. Posso precisare
che mentre parlava, e arrivava ai discorsi improponibili, cambiava anche il
tono di voce e sembrava una persona totalmente differente.
D: Il week end precedente ai fatti, ossia quello del
23/24.02.2019, sa cosa ha fatto IM 1 e dove lo ha trascorso?
R: La sera di sabato su domenica io non ero presente
al locale, ma mi è stato detto, da atri frequentatori, che IM 1 era presente.
IM 1, al locale, io l’ho visto domenica pomeriggio.
Io sono giunto al locale tra le ore 12.00 e le 13.00 e IM 1 era già presente.
Era solo all’interno.
Io inizialmente ho cercato di colloquiare con lui,
ma lui non mi ha risposto cambiando stanza.
Ho così studiato cose di scuola per una mezz’ora,
per poi iniziare a guardare un film alla televisione.
Sono poi arrivati altri due frequentatori del
locale, se ben ricordo __________ verso le ore 13.30 / 14.00, che pure lui ha
cercato di colloquiare con IM 1 ma con effetto negativo.
È poi arrivato __________, non ricordo l’ora. Anche
lui ha cercato di interagire con IM 1, ma quest’ultimo non rispondeva.
Verso le ore 17.00 ho lasciato il locale, nel mentre
stava sopraggiungendo __________.
IM 1 era rimasto nel locale assieme a __________ e __________.
Non ricordo se __________ è rimasto oppure se ne è andato” (VI __________
18.03.2019, AI 75, pagg. 2-4).
" D: Negli
ultimi tempi, inteso nell’ultimo mese, lei ha notato un cambiamento in IM 1,
inteso come l’ultimo mese?
R: Si, in quel periodo era più silenzioso, più secco
nelle risposte, più freddo. Ho assistito a situazioni dove per sciocchezze IM 1
se l’è presa, cose che in passato mai avrebbe fatto.
D: Il week end precedente ai fatti, 23-24.02.2019,
lei è in grado di riferire cosa abbia fatto IM 1 o dove abbia trascorso il suo
tempo?
R: Non rammento se l’ho visto anche nel “pre-serata”
di sabato 23 febbraio. Io dopo il “pre-serata” sono andato al carnevale a __________.
IM 1 non è venuto. Quello che è certo è che io sono tornato dal carnevale al
locale verso le 03:00 e IM 1 era presente. IM 1 era sveglio. Eravamo io e __________.
Lui ha preso la moto ed è tornato a casa io ho invece trascorso la notte al
locale.
Quando io sono entrato nel locale ho visto IM 1 che
camminava avanti ed indietro e parlava da solo. Inizialmente parlava con tono
normale ma ogni tanto alzava la voce, sino ad urlare. Io e __________, che è
rimasto li con me per una mezz’oretta, gli abbiamo detto di smettere di urlare
che i vicini recentemente si erano lamentati del rumore. IM 1 o non ci
rispondeva o ci rispondeva male.
Lui farneticava sull’onnipotenza, delirava di essere
un essere superiore e quando gli abbiamo detto di stare zitto o di non urlare IM
1.
si è rivolto a __________ dicendogli “STAI ZITTO STUPIDO MORTALE” o qualche
cosa del genere.
Sia io che __________ non eravamo tranquilli. Non
dico che abbiamo avuto paura ma non eravamo a nostro agio. __________ poi se ne
è andato ed io sono rimasto da solo con IM 1.
Rimasti soli io mi sono messo sul divano e IM 1 era
nella stanza accanto. Se prima il tono era normale con dei picchi di urla
successivamente, quando siamo rimasti soli, IM 1 urlava e basta.
Urlava frasi del genere “SONO IL TITANO”,
farneticava di essere un Dio e parlava con un gruppo di suoi simili. Per lo più
osannava la loro perfezione, sua e dei suoi simili. Io non lo vedevo, lo
sentivo e basta. Sentivo che camminava ma non era un passo pesante, sforzato.
D: Quando siete entrati nel locale lui come ha reagito?
R: Lui era solo nella stanza quando noi siamo
arrivati. Se non erro ci ha totalmente ignorato”
(VI __________ 02.04.2019, AI 79, pag. 5).
Perizia
5.
In corso d’inchiesta IM 1 è stato sottoposto a perizia
psichiatrica e quale perito è stato nominato il dottor __________, psichiatra e
psicoterapeuta FMH. Il perito ha allestito il suo rapporto all’attenzione del
Ministero pubblico dopo aver analizzato l’incarto penale ed effettuato 3
colloqui con il peritando (della durata di 210, 185 e 145 minuti, AI 140, pag.
4), un colloquio con il dr. __________, caposervizio della __________, e un
colloquio con la madre e la zia del peritando (AI 140, pag. 4).
5.1
Dall’esame di tutti questi elementi è emerso che IM 1 soffre di
schizofrenia paranoide (F20.0, ICD-10) e utilizzo dannoso di cannabinoide
(F12.1, ICD - 10).
Il perito riferisce che, secondo i dati da lui raccolti, la
sintomatologia psicotica è apparsa, a ciel sereno (fino a quel momento il suo
sviluppo era stato normale), verso fine settembre – inizio ottobre 2017, quando
IM 1 ha iniziato ad avere delle “dispercezioni uditive, comportamenti
bizzarri e di ideazione delirante a trama persecutorio o d’onnipotenza” (AI
140, pag. 23) che hanno portato ai primi due ricoveri coatti presso la __________:
" Il peritando
stesso descrive un'infanzia "felice", non gli è "mancato niente", ma il rapporto con entrambi
i genitori è definito come difficoltoso, nei confronti
del padre ha
sempre avuto un certo comportamento di rifiuto, peggiorato ulteriormente durante gli ultimi anni, mentre il
rapporto con la madre, che stima di più rispetto al padre, è caratterizzato come altalenante e instabile.
Fino all'esordio della malattia è stato __________ per cinque
anni e l'allenatore descrive il peritando, che vedeva tutti i sabato, come un "bravo ragazzo, tranquillo e
educato", della sua malattia avrebbe saputo solo dopo l'accoltellamento del padre.
Nemmeno il grave tentativo di suicidio del padre, che il peritando ha trovato "morente" e dalla madre
individuato come "causa" dell'insano gesto perpetrato dal padre", sembra aver avuto delle
conseguenze immediate e "visibili", a parte un aumento dei conflitti tra loro due e l'inizio dell'uso sporadico di cannabis. Fino all'esordio della malattia possiamo descrivere allora uno
sviluppo piuttosto normale, si tratta di un ragazzo sensibile, fragile, come riferisce la madre, con una carriera scolastica fino al liceo senza grandi particolarità. Il
peritando viene definito un ragazzo timido e particolarmente riservato, che più
avanti è diventato una persona
socievole, con "capacità
relazionali buone nella scuola media". Al liceo invece si notano delle difficoltà maggiori, soprattutto per un ragazzo con un buon livello intellettivo, ancora prima dell'esordio della malattia deve ripetere la
prima classe del liceo.
Infatti, l'esordio psicotico
in autunno 2017 arriva per tutti "a ciel sereno".
In settembre 2017 degli amici del peritando hanno chiamato i suoi genitori, con
la richiesta di venirlo a prendere, in quanto in una "crisi delirante" continuava a urlare "io sono un dio, sono un sovrano assoluto”. Poco prima,
riferisce la madre, il figlio avrebbe avuto un breve periodo in cui parlava con
la TV.
(…)
Sia il peritando, sia i familiari descrivono tra
metà/fine settembre 2017 e il
primo ricovero, avvenuto il 09.10.2017, altri comportamenti "strani", in un'occasione urlava dal
balcone di casa di "non essere un omossessuale",
sentiva delle voci che lo "accusavano di essere omosessuale" ed è stato sentito
dire "smettetela di darmi fastidio, decido io che cosa fare". Il primo ricovero è stato avvenuto in regime coatto, dopo che il peritando è stato condotto dalla madre al PS dell'__________, perché "da una
settimana avesse problemi di
insonnia e riferisse dispercezioni uditive". La
prima degenza, il peritando è stato ricoverato presso il
reparto "esordi psicotici" della __________, si conclude dopo pochi giorni con la
diagnosi "Sindrome psicotica acuta senza sintomi schizofrenici'. Il giorno
dopo il ricovero il peritando si è allontanato dalla clinica e ha fatto rientro insieme ai genitori l'11.10.2017, giorno
in cui fu poi
dimesso su richiesta propria. Egli
è stato agganciato all'__________ di __________ e il giorno dopo la dimissione è stato condotto il primo
colloquio ambulatoriale con la
Dr.ssa __________.
Il 20.10.2017 il peritando è stato ricoverato nuovamente, sempre in regime coatto, in seguito all'allerta dei soccorritori del __________ da parte dei genitori, a
causa delle "presenza di uno
scompenso acuto con delirio di onnipotenza".
Il secondo ricovero si è concluso il 14.12.2017 con la diagnosi "Sindrome
psicotica acuta con sintomi
schizofrenici' e di nuovo il
paziente è stato agganciato all'__________ di __________”
(AI 140, pagg. 16-17).
Per il perito, dunque: “già in autunno 2017 sono stati
osservati sintomi schizofrenici, ma la diagnosi di “schizofrenia paranoide”,
oggi accertata, non è stata ancora posta, non essendo passato un tempo congruo
di “osservazione clinica” (AI 140, pag. 24).
Il perito riferisce, poi, che dopo la dimissione dal secondo
ricovero e dopo l’inizio dell’assunzione di Abilify, IM 1 ha vissuto un periodo
di buon compenso psichico durato per quasi tutto il 2018 e questo sebbene la “relazione
terapeutica con la psichiatra è invece sempre stata difficile, spesso non si
presenta ai colloqui, si mostra molto difeso, oppositivo al dialogo e alla
relazione” (AI 140, pag. 24). Verso la fine del mese di dicembre 2018 il
peritando avrebbe poi sospeso l’assunzione del farmaco e interrotto i colloqui
con la curante e, dall’inizio di febbraio 2019, sarebbero stati osservati i
primi segni di difficoltà, osservati dai famigliari, dalla scuola e anche dagli
amici:
" Dopo aver sospeso la terapia farmacologica prescritta dalla Dr.ssa __________, il peritando man mano è scivolato
in uno stato delirante, che "cresceva" a partire dall'inizio
di febbraio, ben dimostrato dagli amici che poco prima dei fatti sentivano il peritando " farneticare sull'onnipotenza,
delirava di essere un essere
superiore " e "io sono dio, chi sono io, esistere, non
devo esistere. Ha fatto cose così per ore". La madre nella notte ha sentito parole simili e il fratello __________ dice nel verbale che "diceva lui era Dio, lui era la
giustizia, che nessuno poteva fermarlo"
(AI 140, pagg. 25-26).
Per il perito, dunque, la malattia e il delirio del peritando
hanno avuto un’evoluzione coerente nel tempo e sono sempre stati caratterizzati
da temi di superiorità e di vicinanza a Dio, fino a portare ai fatti del 25
febbraio 2019 (AI 140, pag. 25).
Fatti che, per il perito, sono stati commessi da IM 1 mentre era
in preda ad uno “scompenso acuto della piscosi” e che, pertanto, “il delirio
in cui era “immerso” durante l’atto, non permetteva al peritando una “lettura”
corretta della realtà” e “il controllo della coscienza era intensamente
e globalmente compromesso” (AI 140, pag. 28). In particolare il dr. __________
ha spiegato che:
" L’atto del peritando era sostenuto
dal delirio di onnipotenza e il passaggio
all'atto è stato caratterizzato da un
comportamento bizzarro, incoerente e non pianificato. Il peritando, in altre parole ha agito sotto il
"controllo di una volontà
altro da sé".
L'atto è stato commesso in una fase acuta della sua
malattia, la "schizofrenia
paranoide", cioè il peritando si trovava "dentro" il suo delirio megalomanico, "ovvero un insieme di idee incorreggibili e dal
contenuto patologico, ma il soggetto non riconosce il contenuto morboso ma ritiene che siano veritieri'. (Ugo Fornari, Trattato di
psichiatria forense, UTET 2008)
Il peritando in questo momento era convinto di dover uccidere il male, atto che solo lui (un essere divino o superiore) era in grado di compiere. Era fermamente convinto di fare "del bene"
Il peritando, la mattina del 25 Febbraio 2019, verso le ore 3.30 ha aggredito il padre, prima con pugni e calci, poi con il coltello e inferto
molteplice ferite, fino al punto di credere che fosse morto. Il fatto di crederlo morto era probabilmente il motivo per cui non ha inferto altre
coltellate (con sicurezza è
impossibile dirlo) e non un momento di lucidità,
visto il riscontro dello psichiatra Dr. __________, che lo ha visitato dopo e ancora costatato la "completa immersione" nel
delirio.
Tutta la documentazione, le varie
testimonianze e la valutazione
clinica dimostrano la presenza del delirio durante l'atto ed è quello il
motivo dell'accoltellamento del padre, nel quale si "situava" il male, anzi che impersonava il male che il peritando "doveva" combattere.
Il peritando era convinto di dover
estinguere il male, in questo
momento non si trattava del padre, in altre
parole non "vedeva" nel
padre il suo genitore. Questo per chiarire che ritengo impossibile che il peritando possa aver sfogato con questo atto il suo odio contro il padre“ (AI
140, pag. 26).
In altre parole “lui voleva uccidere il male, non il padre in
quanto tale, lo voleva uccidere solo perché rappresentava il male. (…) In quel
momento IM 1 non riconosceva il genitore, vedeva solo il male in quella
persona, male che doveva essere eliminato”
(verbale di interrogatorio del perito, AI 124, pag. 4).
Confrontato con le conclusioni del perito sull’esordio e
l’evoluzione della malattia di cui soffre, IM 1 ha precisato:
" Il PP mi
dice che il perito ha situato gli esordi della mia malattia verso la fine del
mese di settembre 2017/inizio ottobre 2017. Durante la prima degenza presso il reparto
“esordi psicotici” della __________ avvenuto in regime coatto è stata formulata una prima diagnosi di “Sindrome psicotica
acuta senza sintomi schizofrenici”.
Malgrado i medici delle Clinica ritenessero indicata la
prosecuzione del ricovero ho deciso di tornare a casa. Sono comunque stato
agganciato all’__________ di __________, seguito dalla Dr.ssa __________. Mi
viene chiesto come mai non ho ritenuto necessario restare ancora in Clinica.
All’epoca non ero del tutto cosciente della mia
malattia, la percezione della mia malattia era differente. All’inizio hanno insistito
un po’ perché restassi ma poi hanno ritenuto che potevo tornare a casa.
ADR che inizialmente ho
cercato di aprirmi con la dr.ssa __________ ma non ho avuto riscontri positivi
quindi ho smesso di dialogare con lei. A memoria penso che i primi incontri
fossero stabiliti una volta alla settimana, successivamente sono stati fissati
una volta al mese. Mi presentavo da lei per prendere la prescrizione
farmacologica.
Mi viene detto che durante il secondo ricovero
coatto (degenza presso la __________ di __________ dal 20 ottobre 2017 al 14
dicembre 2017), resosi necessario a causa della “presenza di uno
scompenso acuto con delirio di onnipotenza”, è stata posta la diagnosi di
“Sindrome psicotica acuta con sintomi schizofrenici”. Anche in quest’occasione
sono stato agganciato all’__________ di __________. La dr.ssa __________ ha
riferito di una presa a carico difficile. Il PP mi chiede come mai mi sono
comportato a tratti in modo oppositivo, a volte non presentandomi agli
appuntamenti e chiedendo addirittura alla dr.__________ la sospensione della
terapia farmacologica.
Confermo che è stato difficile dialogare con la
dr.ssa __________ ed instaurare un rapporto terapeutico con lei. È vero che ero
refrattario all’assunzione dei medicamenti. La dr.ssa non è riuscita a rendermi
consapevole della malattia nonostante i chiari sintomi della stessa, comunque
riconosco di essere stato pure io poco collaborativo. Ero malato e credo che
vivessi il tutto come una persecuzione psicologica.
(…)
Il PP mi dice che poi nel marzo 2018 la terapia a base di
Risperidone è stata sostituita con 10 mg al giorno di Abilify. Mi viene chiesto
perché si é proceduto con la sostituzione del Risperidone.
Il Risperidone mi “annientava” fisicamente, dormivo
10/15 ore al giorno. A scuola facevo fatica a concentrarmi e appena tornavo a
casa andavo a dormire.
ADR che ho preso il
Risperidone per qualche mese.
ADR che anche i mei
genitori si erano accorti degli effetti collaterali del Risperidone, non
ricordo di preciso cosa mi avevano detto perché ero confuso in quel periodo,
proprio a causa di questo farmaco.
Con il cambiamento del farmaco ho ritrovato le
energie, ho ripreso a giocare a __________ e a scuola andavo meglio anche se
non sono riuscito a passare la classe per il periodo di assenza e causa degli
effetti del primo medicamento.
Con il nuovo medicamento sono stato talmente bene
che sono scivolato nella convinzione di non essere malato e che era colpa del
Risperidone se ero stato male.
Tuttavia ho sospeso l’assunzione del farmaco Abilify,
nonostante la dr.ssa __________ abbia osservato un soddisfacente compenso
sintomatologico e comportamentale, farmaco che ho assunto regolarmente
perlomeno fino al mese di dicembre 2018. Mi viene chiesto di spiegare come mai
ho sospeso l’assunzione del farmaco Abilify da gennaio 2019.
L’ho sospeso perché fino a quel momento non mi ritenevo malato. Ho
preso il medicamento da marzo fino a dicembre 2018 perché altrimenti mi
avrebbero ricoverato ancora alla __________, questo perché i miei genitori se
non avessi assunto il farmaco mi avrebbero fatto ricoverare alla __________.
A domanda dell’avvocato RAAP 1 rispondo che memore del
precedente ricovero coatto che era stato voluto dai miei genitori io avevo
considerato concreta la possibilità che succedesse nuovamente e quindi,
malgrado fossi maggiorenne, non avevo ritenuto che bastasse un mio rifiuto per
impedire il ricovero coatto.
Prima ero arrabbiato con i miei genitori,
soprattutto con mia madre, perché avevano deciso di farmi ricoverare; oggi mi
rendo conto che quello che hanno fatto è stato per il mio bene.
Dalla perizia emerge inoltre che lo stato in cui
mi sono trovato il 25 febbraio 2019 è da contestualizzare in uno stato
delirante che perdurava da diversi giorni (il perito indica come esempio il
calo del mio rendimento scolastico e le testimonianze dei miei amici sulle mie
farneticazioni e deliri). Mi viene chiesto se ho memoria di come mi sentivo
7-10 giorni prima dei fatti del 25 febbraio 2019.
Mi ricordo vagamente di quel periodo. Quando la
malattia si è manifestata l’ho percepita come qualcosa di positivo, nel senso
che ho vissuto la malattia come ricevere dei poteri sovrannaturali. Ho anche
dei ricordi dove io mi trovavo sull’autobus e sentivo delle voci, ero felice di
questo perché pensavo di avere dei poteri. Questi ricordi sono più delle
sensazioni che un reale ricordo.
A domanda dell’avvocato RAAP 1 rispondo che queste
sensazioni erano molto intense e che quindi le ho ricordate più o meno
ininterrottamente, ricordo quasi perfettamente il delirio che ho avuto nel suo
complesso.
ADR che era da una settimana che avevo queste sensazioni,
le ho maggiormente sentite soprattutto tra il 24 e il 25 febbraio 2019. Il
ricordo del delirio del 24 febbraio 2019 è quello che mi è rimasto maggiormente
impresso.
Di queste sensazioni ne ho parlato a lungo anche con
i mei terapeuti a __________. Dall’inizio del mio ricovero presso la struttura
di __________ abbiamo lavorato sulla prevenzione dei sintomi della malattia. Mi
hanno insegnato a riconoscere i momenti di inizio di scompenso. In particolare,
nel mio caso, questi scompensi iniziano con il sentire delle voci e il seguente
sentimento di onnipotenza. Anche la sensazione di essere osservato
costantemente è un campanello di allarme”
(PP 19.02.2020, AI 193, pagg. 3-5).
5.2
In sintesi, dunque, per il dr. __________
"
il peritando soffre (e soffriva anche al momento dei fatti) di
una schizofrenia paranoide (ICD-10, F 20.0), caratterizzata da delirio di
megalomania e di persecuzione, allucinazioni uditive e, meno preminente,
durante un certo periodo prima dei fatti, di sintomi negativi, quali
appiattimento affettivo e ritiro sociale. Il peritando ha agito nella completa “immersione”
nel delirio, non riconoscendo l’errore della sua percezione e di conseguenza
dei suoi atti” (AI 140, pag. 27).
Delle conclusioni del perito sull’imputabilità di IM 1, sul
rischio di recidiva e sulle misure terapeutiche da adottare si dirà più avanti.
III. Accertamento dei fatti:
6.1
È opportuno, innanzitutto, inquadrare il contesto in cui si sono
svolti i fatti imputati a IM 1, ripercorrendo – sulla scorta delle
dichiarazioni dei famigliari, degli amici e dell’imputato stesso che,
sostanzialmente, collimano - quanto accaduto il week end del 23 e 24 febbraio
2019.
Dopo aver interrotto la regolare assunzione di farmaci nel mese di
dicembre 2018, nelle settimane precedenti i fatti IM 1 aveva ripreso ad
isolarsi, a parlare da solo e a farneticare sul bene, il male e Dio. I suoi
discorsi filosofici sulle predette tematiche – da lui proposti agli amici anche
nei periodi in cui stava bene – erano divenuti insensati e assurdi ed erano
spesso accompagnati da un cambio di tono e di voce.
Sabato 23 febbraio 2019 IM 1 si è svegliato e ha pranzato a casa
con la famiglia, per poi uscire nel primo pomeriggio e raggiungere il locale di
__________ che condivideva con il suo gruppo di amici. Lì ha trascorso il
pomeriggio e la serata ascoltando musica e guardando la tv, isolandosi dagli
altri e a tratti parlando da solo. Anche quando tutti gli amici presenti sono
usciti per andare a festeggiare il Carnevale a __________, IM 1 è rimasto al
locale, dove si è trattenuto per tutta la notte. Egli afferma di non avere
ricordi su quanto accaduto in quelle ore, ma ciò che è certo è che quando,
verso le 3.30 di notte, __________ e __________ sono rientrati al locale, hanno
trovato IM 1 che camminava avanti e indietro, parlando da solo, senza nemmeno
reagire al saluto degli amici. Quando gli è stato chiesto di abbassare la voce
per non disturbare i vicini, egli ha risposto vaneggiando (“non ti
permettere umano”, “stai zitto stupido mortale”). IM 1 ha continuato a
camminare per la stanza parlando e urlando da solo, per poi addormentarsi per
un paio d’ore circa. La domenica mattina 24 febbraio, quando si è svegliato, ha
fatto rientro a casa ed è andato a dormire, per poi svegliarsi e pranzare con
la famiglia attorno alle 11.00. Contrariamente a quanto da lui affermato, IM 1
è poi nuovamente uscito di casa nel pomeriggio per raggiungere il locale di __________,
così come confermato sia dal padre che da __________, che è pure arrivato al
locale nel pomeriggio insieme ad altri amici. IM 1 ha trascorso lì il
pomeriggio, ignorando i presenti e senza interagire con nessuno. Così come
dichiarato dal padre, IM 1 ha poi fatto rientro a casa e si è chiuso in camera
sua, senza raggiungere la famiglia nemmeno per la cena.
6.2
Per poter ricostruire quanto accaduto in seguito occorre riferirsi
alle dichiarazioni delle persone coinvolte, ai riscontri oggettivi raccolti sul
posto e agli accertamenti medici eseguiti dopo l’accaduto. In proposito va
rilevato che le versioni dei famigliari sono nel loro complesso attendibili,
poiché – al netto di alcune imprecisioni dovute sia alla concitazione sia allo
shock vissuti in quei momenti - sono concordi, lineari e aderenti sia agli elementi
oggettivi in atti (in particolare alle lesioni accertate dai medici e alle
tracce rinvenute nell’appartamento e sulle armi da taglio utilizzate), che alle
dichiarazioni rilasciate IM 1 sugli elementi di cui egli ha un ricordo. Del
resto lo stesso IM 1 ha detto di aver ricordi perlopiù confusi su quanto
accaduto in quei momenti e ha sostanzialmente confermato le dichiarazioni del
padre anche su quanto da lui non ricordato.
Per questa Corte, dunque, i fatti accaduti la mattina del 25
febbraio 2019 possono essere così riassunti:
- dopo cena IM 1 si aggirava
per l’appartamento con fare agitato, entrando ed uscendo ripetutamente dalla
sua stanza e ridendo da solo;
- verso la 1.30 la madre,
dal letto, ha sentito IM 1 urlare frasi sconclusionate (“io sono Dio, io
sono un sovrano assoluto”) e ha allora svegliato il marito, che ha
raggiunto il figlio in camera sua e l’ha calmato. Una mezz’ora più tardi, IM 1
urlava nuovamente e di nuovo il padre lo ha esortato a smettere, riuscendo a
calmarlo. Poco dopo IM 1 ha raggiunto, nella camera matrimoniale, i genitori
che, per calmarlo, lo facevano sdraiare in mezzo a loro. Dopo circa 10 minuti
egli è tornato in camera sua (VI __________ 25.02.2019, pag. 3; VI ACPR 1
04.03.2019, AI 44, pag. 5; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 2);
- verso le 3.30 IM 1 è
nuovamente uscito dalla sua stanza, accendendo tutte le luci e portando con sé
il suo cellulare a mo’ di pila. Si aggirava per l’appartamento con fare
guardingo, come se stesse cercando qualcosa. Era convinto, così come da lui
dichiarato, che il male fosse presente nell’appartamento. I genitori hanno
allora nuovamente tentato di calmarlo, ma lui si è precipitato verso la stanza
del fratellino __________, svegliandolo e sollevandolo di peso per portarlo con
sé, sostenendo che dovesse salvarlo dal male e metterlo al sicuro (PP
04.03.2019, AI 45, pag. 3; VI __________ 01.03.2019, AI 38, pag. 2; VI ACPR 1
04.03.2019, AI 44, pag. 5; AI 86, pag. 4; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag.
3);
- i genitori sono poi riusciti
a far riporre a IM 1 il fratellino sul letto e a farlo uscire dalla stanza. A
quel punto la madre ha chiuso la porta della stanza di __________ a chiave;
- IM 1 si è arrabbiato e ha
iniziato a tirare calci e pugni alla porta, tentando di sfondarla (cfr.
documentazione fotografica allegata all’AI 156, foto 45). Il padre è allora
intervenuto, frapponendosi tra IM 1 e la porta. (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44,
pag. 5). A quel punto IM 1 ha aggredito il padre, colpendolo con un due pugni
in faccia che lo hanno fatto cadere a terra (PP __________ 17.04.2019, AI 109,
pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 3). Poi, mentre era a terra, IM 1 ha
colpito il padre con un calcio al fianco (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5);
- IM 1 ha poi raggiunto la
madre in cucina e il padre – che sanguinava ma che nel frattempo era riuscito
ad alzarsi da terra - le ha urlato di chiamare aiuto. La signora __________ ha
quindi preso il telefono ed è uscita di casa per chiamare i soccorsi (PP __________
17.04.2019, AI 109, pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 3);
- a quel punto IM 1, con gli
occhi spalancati, ha colpito nuovamente il padre con un pugno e l’ha afferrato
per il collo da tergo, trascinandolo in cucina (PP __________ 17.04.2019, AI
109, pag. 6; VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118,
pag. 4);
- lì il padre ha cercato invano
di allontanare il braccio di IM 1 dal suo collo e di afferrare qualcosa per difendersi
e liberarsi dalla presa. Ha sentito che anche IM 1 stava cercando di afferrare
qualcosa, ma senza vedere, poiché il suo sguardo era rivolto verso il soffitto
(PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 4). Il padre ha poi tentato di allontanare
dal suo collo il coltello afferrato da IM 1, procurandosi una ferita da taglio
al mento (relazione medico legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 7;
documentazione fotografica allegata al rapporto di polizia, AI 156; rapporto
della Polizia scientifica, pag. 8), ma è poi stato costretto a lasciare la
presa. A quel punto è stato colpito da più coltellate e si è accasciato a terra
con la pancia rivolta verso il pavimento (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag.
5-6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 4; relazione medico legale
dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13);
- mentre era a terra, il
padre è stato raggiunto da altre due coltellate (relazione medico legale
dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13; documentazione fotografica allegata al
rapporto d’inchiesta, AI 156). IM 1 si è poi diretto verso la stanza di __________,
prendendola nuovamente a calci e pugni e gridando al fratello di aver ucciso il
diavolo (PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 2; AI 86, pag. 4; PP 04.03.2019, AI
45, pag. 4);
- IM 1 è poi tornato in
cucina e ha nuovamente colpito il padre con il coltello (relazione medico
legale dell’11.06.2019, AI 144, pag. 13). Il padre ha poi visto IM 1 nel
riflesso della porta finestra che stava prendendo un coltello di grandi
dimensioni e si è allora alzato in piedi per scappare, temendo il peggio. Ha
raggiunto la porta d’entrata, l’ha aperta e ha chiamato aiuto, chiedendo anche
a __________ di chiamare la polizia (VI ACPR 1 04.03.2019, AI 44, pag. 5-6; Ai
86, pag. 4; rapporto della Polizia scientifica, pag. 6 e 8);
- IM 1 ha raggiunto il padre
davanti alla porta d’entrata, l’ha chiusa e ha afferrato il padre per il collo.
In quel momento è arrivata la polizia (chiamata in precedenza dalla madre) e,
alla vista degli agenti, IM 1 ha fatto qualche passo indietro, urlando “è il
male, deve morire”, per poi cadere a terra sulla schiena, senza però mai
lasciare la presa al collo del padre. Vedendo che questi era sofferente, gli
agenti di polizia sono poi intervenuti, afferrando IM 1 e ammanettandolo (VI ACPR
1.
04.03.2019, AI 44, pag. 6; PP ACPR 1 29.04.2019, AI 118, pag. 6; rapporto di
segnalazione 25.02.2019, AI 46).
6.3
Detto di come si sono svolti i fatti, questa Corte non ha dubbi
sul fatto che l’agire di IM 1 configuri il reato di tentato omicidio. Non vi
sono, infatti, dubbi che quel giorno egli ha aggredito il padre, colpendolo con
pugni e calci, afferrandolo per il collo e accoltellandolo ben 7 volte, con
l’intento di ucciderlo, poiché convinto che egli incarnasse il male. Egli non
solo l’ha affermato, così come confermato da famigliari e poliziotti, durante
l’attacco di quel pomeriggio, ma l’ha raccontato anche in occasione dei suoi
verbali successivi, quando ha sempre spiegato di aver aggredito il padre per
eliminare il male e di averlo voluto uccidere per fare giustizia.
Ricordata la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui, ai
fini dell’accertamento dell’intenzionalità del gesto, è del tutto irrilevante
la questione a sapere se la vittima sia stata oggettivamente in pericolo di
vita (al riguardo, si ricorda il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire
che “la nature de la lésion subie par l’intimé et sa qualification juridique
est sans pertinence pour juger si le recourant s’est rendu coupable de
tentative de meurtre. Il n’était ainsi même pas nécessaire que
l’intimé soit blessé pour qu’une tentative de meurtre soit retenue dans la
mesure où la condition subjective de l’infraction était remplie.”, STF del 10
luglio 2012 inc. 6B_246/2012 consid. 1.3, principio confermato in STF
6B_1106/2017, consid. 3.2), che l’agire dell’imputato configura, senz’altro, il
reato di tentato omicidio.
D’altro canto, quand’anche si volesse escludere l’ipotesi
principale di tentato omicidio, nulla muta ai fini del presente giudizio poiché
i fatti costituiscono, sia che sia, delle lesioni aggravate, ossia un delitto,
ciò che è sufficiente per l’applicazione dell’art. 59 CP.
IV. Imputabilità
7.
Il perito dr. __________ ha ritenuto che l’aggressione al padre da
parte di IM 1 è da mettere in relazione con la malattia psicotica (schizofrenia
paranoide) di cui quest’ultimo soffre. Egli ha pertanto concluso che il
peritando era totalmente incapace di valutare il carattere illecito dei suoi
atti e di agire secondo tale valutazione:
"
i reati commessi sono in relazione con il disturbo dello stato
psichico precedentemente descritto. Essi ne sono, per così dire, il prodotto.
Lo scompenso acuto della psicosi, cioè il delirio in cui era “immerso” durante
l’atto, non permetteva al peritando una “lettura” corretta della realtà. Il
controllo della coscienza era intensamente e globalmente compromesso”
(AI 69, pag. 16).
Questa Corte fa propria la conclusione del perito – peraltro non
contestata dalla difesa – e accerta che IM 1 non era penalmente responsabile
nel momento in cui ha commesso i fatti di cui si è reso colpevole (art. 19 cpv.
1.
CP).
V. Adozione di una misura ex
art. 374 cpv. 1 CPP
8.1
All’autore penalmente incapace ai sensi dell’art. 19 cpv. 1 CP
che, di conseguenza, non può essere punito, ma che ha bisogno di una misura, si
applica la procedura ex art. 374 e 375 CP Si tratta dei casi in cui, già nel
corso della procedura preliminare, è stato possibile accertare l’incapacità
penale, per cui non può essere promossa l’accusa (Messaggio 1207;
Schwarzenegger in: Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur schweizerischen
StPO, 2a ed. 2014, n. 1 ad art. 374 CPP, pag. 2173; Bernasconi in: Codice
svizzero di procedura penale, Commentario, 2010, n. 1 ad art. 374 CPP, pag.
691; Maryam Massrouri in: Commentaire romand, Code de procédure pénale suisse,
2011, n. 5 ad art. 374 CPP, pag. 1683).
La citata procedura presuppone che l’incapacità penale dell’autore
(che deve essere totale, art. 19 cpv. 1 CP) sia stata accertata, che egli non
possa essere punito per i motivi di cui all’art. 19 cpv. 4 CP (actio libera in
causa) o all’art. 263 (atti commessi in stato d’irresponsabilità colposa) e che
una misura sia necessaria (Felix Bommer in: Basler Kommentar, Schweizerische
Strafprozessordnung, 2a ed. 2014, n. 5 ad art. 374 CPP, pag. 2868).
L’incapacità penale e la necessità di una misura devono fondarsi su una perizia
(Maryam Massrouri, op. cit., n. 4 ad art. 374 CPP, pag. 1683; Felix Bommer, op.
cit., n. 8 ad art. 374 CPP, pag. 2868 e 2869; Schwarzenegger, op. cit., n. 4 ad
art. 374 CPP, pag. 2174; Bernasconi, op. cit., n. 2 ad art. 374 CPP, pag. 691).
Se sono dati i presupposti, il pubblico ministero propone per
scritto al tribunale di primo grado una misura di cui agli articoli 59-61, 63,
64, 67, 67b o 67e CP (art. 374 cpv. 1 CP) senza, quindi, abbandonare il
procedimento (Messaggio 1207; Schwarzenegger, op. cit., n. 5 ad art. 374 CPP,
pag. 2175; Maryam Massrouri, op. cit., n. 7 ad art. 374 CPP, pag. 1684).
Se ritiene che la reità e l’incapacità penale siano provate e che
la misura sia necessaria, il giudice dispone la misura proposta o altre misure
e decide sulle pretese civili (art. 375 cpv. 1 CPP).
8.2
Una misura può essere pronunciata solo se sussiste un bisogno di
trattamento dell’autore o se la sicurezza pubblica lo esige, rispettivamente se
le condizioni di cui agli articoli 59-61, 63 o 64 sono adempiute (art. 56 cpv.
1.
CP).
Se l’autore è affetto da una grave turba psichica, il giudice può
ordinare un trattamento stazionario, se l’autore ha commesso un crimine o un
delitto in connessione con questa sua turba e se vi è da attendersi che, in tal
modo, si potrà evitare che l’autore commetta nuovi reati ad essa legati (art.
59.
cpv. 1 CP).
Tutte le misure soggiacciono al principio della sussidiarietà
(Basler Kommentar, op. cit., ad art. 56 CP, n. 30, pag. 1088 e ad 64, n.8, pag.
1314): fra le diverse misure a disposizione, occorre ordinare quella che, pur
apparendo efficace, è la meno incisiva.
8.3
La pronuncia di una misura terapeutica stazionaria
per il trattamento di turbe psichiche presuppone la realizzazione delle
seguenti condizioni:
- l’autore
deve aver commesso un crimine o un delitto;
- l’autore
deve essere affetto da una grave turba psichica. La questione a sapere se
un’anomalia mentale rappresenta una turba psichica ai sensi dell’art. 59 CP
rientra nel potere di apprezzamento del giudice che – fondandosi sulle
conclusioni della perizia – deve poi attribuire una rilevanza giuridica alla
diagnosi (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire romand, Code pénal I, n. 4-7 ad
art. 59 CP; Heer, in BSK, Strafrecht I, n. 9 ad art. 59 CP). In questo senso va
precisato che non tutte le anomalie mentali rappresentano una grave turba
psichica dal punto di vista giuridico, ma soltanto quelle che sono di una certa
gravità (Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2. ed,
n. 4 ad art. 59 CP; Heer/Habermeyer, in BSK, op. cit., n. 21 ad art. 59 CP);
- deve esserci
una connessione tra la turba psichica di cui soffre l’autore e l’atto
penalmente reprensibile;
- l’autore
deve essere pericoloso, nel senso che deve esserci un alto rischio che egli
commetta nuovi reati. L’autore deve rappresentare un pericolo per la
collettività, intesa come gruppo di persone o anche come singolo individuo, in
quanto rappresentante della collettività intera. La misura deve rivestire,
infatti, una funzione non solo terapeutica ma anche preventiva, nel senso di meglio
proteggere la sicurezza pubblica, evitando così che vi sia recidiva non grazie
ad una pena, ma grazie ad un trattamento terapeutico (Queloz/Munyankindi, in:
Commentaire romand, op. cit., n. 15-17 ad art. 59 CP, Heer, in BSK, op. cit.,
n. 54 ad art. 59 CP). Nella valutazione della pericolosità dell’autore va
considerato, da un lato, che più i beni minacciati sono importanti (ad esempio
la vita e l’integrità corporale), più è facile ammettere che l’autore è
pericoloso (Heer, in BSK, op. cit., n. 50 ad art. 59 CP) e, dall’altro, che più
la misura incide sulla libertà dell’autore, più la sua pericolosità deve essere
ammessa restrittivamente, con riserbo (Heer, in BSK, op. cit., n. 51 ad art. 59
CP). In ogni caso il rischio di recidiva deve esser presente al momento della
pronuncia della misura (Heer, in BSK, op. cit., n. 56 ad art. 59 CP);
- la misura
terapeutica deve essere idonea, ciò che presuppone, in particolare, che
l’autore deve essere curabile. Sul consenso dell’autore a sottoporsi al
trattamento terapeutico non bisogna però essere troppo rigidi. Spesso il
rifiuto della terapia è insito nella malattia e lo scopo iniziale del
trattamento è proprio quello di far accettare la terapia al malato, ciò che ha
esito positivo anche in caso di trattamenti stazionari (STF del 22.03.2010,
inc. 6B_52/2010, consid. 3.3 e del 13.07.2010, inc. 6B_373/2010, consid. 5.5.).
È sufficiente, dunque, che l’autore sia, almeno un minimo, motivabile.
Il trattamento stazionario va eseguito in
un’istituzione chiusa (art. 59 cpv. 3 CP) quando vi è un pericolo di fuga (il
condannato ha la ferma e duratura intenzione di scappare) o un rischio di
recidiva che deve essere concreto e altamente probabile. Solo una grave
minaccia per l’ordine e la sicurezza può giustificare l’esecuzione del
trattamento in un’istituzione chiusa (Queloz/Munyankindi, in: Commentaire
romand, op. cit., n. 28-29, ad art. 59 CP).
8.4
Il dr. __________ ha così descritto lo stato psichico di IM 1
durante i colloqui avuti con lui nell’ambito dell’elaborazione della perizia
psichiatrica:
" I contenuti del pensiero sono privi di spunti
patologici, non si nota presenza di delirio. Il peritando durante i colloqui riesce bene a distanziarsi dai deliri megalomanici e in particolare durante il
secondo e terzo colloquio mostra critica di malattia. I deliri che ha
verbalizzato e che lo "hanno portato ad accoltellare il padre", sono riconosciuti come pensieri errati.
Durante i colloqui non sono stati osservati
allucinazioni e/o dispercezioni di
alcun tipo, ma il peritando riferisce di
aver più volte in passato sentito delle voci,
p.es. voci di amici che lo
"accusavano di essere
omosessuale"
A volte il pensiero del peritando
presenta delle digressioni,
esprimendo il suo bisogno di giustificare il suo punto di vista, senza
che l'aspetto raggiunga livelli patologici.
La concentrazione e
l'attenzione durante i colloqui
sembra nella norma, solo in
seguito al primo colloquio si nota un certo calo di concentrazione
dopo un’ora e
mezzo di colloquio. Si mostrava adeguato e
collaborante, anche se nel primo colloquio ancora un
po' sospettoso e diffidente, mentre nei colloqui seguenti
sembrava più critico riguardo la
sua difficoltà di sapersi fidare dell'altro.
Il tono dell'umore, soprattutto durante l'ultimo colloquio presso la "Farera" presenta una leggera nota depressiva, ma non si riscontrano elementi caratteristici di una depressione endogena, ma una certa rassegnazione e pessimismo,
riguardo il suo futuro, in particolare riguardo la possibile discontinuità del percorso scolastico. Nello stesso momento
esprime nei primi colloqui però un
certo ottimismo di poter tornare a casa e di riprendere la scuola, mentre durante
l'ultimo colloquio si mostra più
consapevole della gravità del suo atto e delle necessarie
conseguenze.
Durante il primo colloquio si nota ancora una certa anaffettività, si mostra più preoccupato
per la continuità dello studio, che per il padre e il proprio gesto. Durante gli altri colloqui
si rileva una "risposta" emozionale congrua.
Malgrado il peritando durante il secondo
e terzo colloquio mostrava coscienza di malattia e anche delle buone
"risposte" emotive, congrue ai contenuti del colloquio, in particolare riguardo i fatti del 25 febbraio 2019, si nota comunque una certa ambivalenza, che si manifesta nella
compliance farmacologica, da una parte egli accetta la terapia farmacologica, la ritiene necessaria e giusta, cioè
consapevole del bisogno, ma d'altra parte non è disposto di "andare fino in
fondo", di accettare una
terapia depot, almeno con delle grosse riserve,
convinto oggi che una misura del
genere non è necessaria, avendo lui "compreso la sua malattia" e di conseguenza "non c'è
più rischio di sospendere la terapia
farmacologica". Durante i
colloqui non sono mai emersi indizi di
eteroaggressività o suicidalità”
(AI 140, pag. 22).
Alla domanda a sapere se vi fosse, dal punto di vista psichiatrico
forense, un fondato pericolo che IM 1 commetta nuovi reati, il dr. __________
si è così espresso:
" Si, se il peritando non assume la terapia farmacologica che "impedisce" l'insorgere del delirio. In caso di un nuovo stato
delirante è possibile che commetta altri reati.
Il rischio di recidiva è direttamente legato alla malattia, o meglio, alla terapia farmacologica, che
"contiene" il delirio, il quale esacerba dopo
la sospensione del farmaco. In altre parole, sotto l'effetto del farmaco antipsicotico il delirio non si sviluppa, e il rischio di nuovi reati non sussiste.
Il peritando necessita una terapia farmacologica a lungo termine, eventualmente a vita, che naturalmente ha i suoi effetti collaterali, uno dei motivi per cui il peritando
ha sospeso l'assunzione.
(…)
Malgrado la lucidità con la quale oggi argomenta e riferisce di aver compreso la
necessità di una terapia
farmacologica, il peritando a mio
avviso ha bisogno di un lungo periodo di "educazione" per sviluppare una profonda coscienza di malattia, che non è
caratterizzata solo dal delirio
e/o dalle allucinazioni uditive (voci), ma anche da una emotività disturbata, cioè dal vissuto affettivo”
(AI 140, pag. 29).
Il dr. __________ ha inoltre precisato che “l’uso di cannabis
favorisce l’insorgere di una schizofrenia in persone a ciò vulnerabili. IM 1 in
futuro non dovrebbe più fumare cannabis, nel caso in cui lo facesse potrebbe
peggiorare il quadro clinico, nonostante la terapia. Malgrado la farmacologia
assunta l’uso di cannabis potrebbe favorire la ricomparsa di una sintomatologia
psicotica” (verbale di interrogatorio del perito, AI 175, pagg. 4-5).
8.5
Quale trattamento adeguato per intervenire sulla malattia di cui
soffre l’imputato e contenere il suddetto rischio, il perito ha dunque indicato
una misura terapeutica stazionaria, atta ad educare il peritando ad accettare
la malattia stessa e la terapia farmacologica, e non ritenendo invece adeguato
a tal fine un trattamento ambulatoriale, vista anche la fallimentare esperienza
passata (140, pag. 31). Infatti per il perito “malgrado le dichiarazioni da
parte del peritando, ma anche dei familiari, che egli ha compreso bene la
natura della malattia e la necessità di una terapia farmacologia a lungo
termine, si nota comunque una certa resistenza contro la terapia farmacologica,
inizialmente accettava una terapia depot, cioè l’iniezione muscolare della
terapia per la durata di un mese, che assicura la compliance, poi diventava
sempre più resistente nei confronti della terapia. (…) Ritengo allora
necessario un trattamento stazionario per un periodo di educazione adeguato,
sostituito in seguito da un trattamento ambulatoriale” (AI 140, pag. 31).
Trattamento stazionario che, prosegue il perito, il periziando ha accettato,
anche qualora questo dovesse comportare il suo trasferimento in un altro
cantone. Il dr. __________ ha comunque precisato che “anche un trattamento
stazionario ordinato contro la sua volontà avrebbe una buona possibilità di
successo” (AI 140, pag. 32).
Quale struttura adatta per il fine sopra descritto, dopo aver
riconosciuto che in Ticino non vi sono strutture simili, il perito ha indicato
la __________ di __________, dove l’imputato è poi effettivamente stato
trasferito a far tempo dal 27 maggio 2019. Lì, a mente del perito:
" Il
trattamento psichiatrico è effettuato dal servizio di psichiatria
forense della vicina __________. Si tratta di un foyer, non è un carcere, il posto è chiuso, ma non sorvegliato da guardie. Si tratta di una struttura terapeutica, in cui, al posto delle
"sbarre" esiste un accompagnamento molto intenso da parte di educatori specializzati.
Se il peritando é trattato adeguatamente ritengo che il
rischio di fuga e il pericolo di commettere nuovi reati é molto contenuto, per cui il livello di
sicurezza di questa struttura è
sufficiente. (…)
Questo foyer possiede due requisiti
importanti, da una parte si occupa del trattamento psichiatrico e dell'indispensabile "educazione",
d'altra parte di una formazione
professionale, che il giovane ha
bisogno”
(AI 140, pag. 32).
Per il dr. __________, infatti: “il trattamento
educativo, che reputo la parte più importante, non può essere eseguito in
carcere” e, pertanto, la contemporanea espiazione della pena
pregiudicherebbe e ostacolerebbe fortemente il successo del trattamento (AI
140, pag. 32).
Interrogato il 13.11.2019 dal PP sull’adeguatezza
del __________ quale istituzione per la presa a carico di IM 1, il perito ha
confermato quanto espresso in precedenza, precisando, però, che era prematuro e
non entrava in considerazione, in quel momento, la concessione di maggiori
libertà all’imputato (verbale di interrogatorio del perito, AI 175, pag. 3).
Inoltre il dr. __________ ha aggiunto di ritenere importante che
la terapia farmacologica sia eseguita in depot; eventualità che IM 1 ha
per finire accettato non senza qualche reticenza. In data 19.02.2020 egli
scriveva infatti al PP che “durante l’interrogatorio del 19 febbraio non
sono riuscito ad esprimere serenamente quanto avevo discusso in precedenza con
i miei genitori e la decisione che avevo preso su consiglio del nostro
psichiatra di famiglia, __________, in __________, in quanto ero sopraffatto da
una forte pressione emotiva. Su consiglio del nostro psichiatra di famiglia e
sostenuto dai miei genitori, ho deciso che per il momento non farò il depot, mi
prendo un periodo di riflessione (…). Il Dott. __________ sostiene che nel
depot gli effetti collaterali sono potenziati, e che i danni si vedono a
scoppio ritardato, inoltre visto il mio attuale sovrappeso di 30 chili, vista
la mia consapevolezza di malattia, vista la mia forte volontà di impegnarmi in
una relazione terapeutica, non sussiste al momento alcuna necessità ed è anche
di per sé sconsigliato. Abbiamo inoltre rilevato che la Dott. __________ ha
deciso d’ufficio il depot senza instaurare nessuna relazione terapeutica:
infatti l’ho vista 70 minuti in due mesi, e si continua come al solito a
delegare all’infermiere psichiatrico (a parte le 5 settimane di terapia con la
Dott. __________ con cui mi ero trovato bene” (AI 196).
Il 6 marzo 2020 IM 1 riveniva sulla sua decisione, affermando che
“pur manifestando più di una reticenza in merito al sistema depot, confermo che
mi atterrò scrupolosamente alle indicazioni in questo senso da parte del
personale sanitario curante che mi ha in cura” (AI 198).
A proposito della possibilità si assumere la terapia farmacologica
in depot in aula IM 1 si è così espresso:
"
Al Presidente che mi chiede perché ho fatto fatica ad accettare
il depot del farmaco, rispondo che non è vero, vorrei che questa modalità fosse
inserita quando il mio quadro sarà più aperto e servirà anche per rassicurare
gli altri che io prenda le medicine. Al Foyer controllano già che io prendo i
farmaci, lo fanno tutte le sere, con me come con tutti i residenti.
(…)
Il difensore, sulla questione del depot, rileva che se ne è
discusso molto durante la procedura e che IM 1 voleva sapere cosa questo
comportasse, perché vi è una fase iniziale in cui la somministrazione di
farmaco è elevata. Ha chiesto determinate informazioni, che ha ricevuto e per
cui oggi non è contrario al depot. Finché è al Foyer si chiede se sia
necessario, poi in futuro lo vede come una speranza per poter essere autonomo.
ADR rispondo di aver bisogno di affidarmi ai terapeuti
anche sulla scelta concernente il depot”
(verbale di interrogatorio dell’imputato, pagg. 3 e 5).
8.7
Il 3 luglio 2020 il Foyer __________ ha allestito un primo
bilancio annuale sulla permanenza di IM 1 presso la loro struttura,
illustrandone gli avvenimenti salienti, lo stato di salute, le mansioni e le
problematiche insorte presso il Foyer, così come gli auspici futuri (doc. TPC
2):
" juillet 2019:
IM 1 reprend contact par téléphone avec son père suite aux autorisations
données, IM 1 est heureux d'avoir pu reparler avec lui car il n'en n'avait plus
eu l'occasion depuis l'incident de 2019. Depuis, les discussions téléphoniques
sont régulières et cordiales, IM 1 est très satisfait de cette possibilité de contact.
(…)
Août 2019: La Dresse __________ avait débuté les
premiers entretiens psychiatriques-psychothérapeutiques en collaboration avec __________.
(…)
Par la suite c'est la Dresse __________ qui a repris
le suivi toujours en collaboration avec __________; les entretiens
hebdomadaires apportent grande satisfaction à IM 1 même si ceux-ci exigent
souvent un implication conséquente. IM 1 exprime le souhait de collaborer afin
de progresser dans la connaissance et la gestion de sa maladie.
(…)
Octobre 2019: IM 1 nous a signalé spontanément avoir
entendu « des voix » au moment de se coucher. Selon ses propos, une voix
ressemblant à celle de sa mère l'aurait appelé une seule fois. IM 1 se dit
surpris d'autant plus qu'il estime vivre un quotidien au foyer sans stress et
sans problème particulier. Cette situation a été reprise rapidement avec la
Dresse __________ lors de leur entretien au terme duquel ils ont décidé
d’augmenter la médication en doublant le dosage de l'Abilify; aujourd'hui IM 1
reçoit toujours ce même dosage de 20mg/jour et sa situation reste stable.
Octobre 2019: IM 1 a été vu en recadrage concernant
les propos tenus à certains résidants selon lesquels il aurait eu une relation
sexuelle avec une veilleuse du __________ en relatant d'innombrables détails. IM
1.
avait choisi de tester leur confiance par cette mise à l'épreuve; il a
inventé une histoire "violentante" afin de vérifier leur capacité à
tenir un secret. Après discussion, IM 1 a compris notre reproche et le fait
qu'il ne peut pas tester les autres ou les mettre sous pression avec des
secrets à tenir ou d'autres moyens malsain et inacceptables. IM 1 s'excusera de
son attitude.
(…)
Mai 2020: IM 1 est heureux, il a enfin obtenu le
droit de s'inscrire pour sa maturité fédérale et de débuter les cours par
correspondance dès le ler juin 2020. Son taux d'activité en __________ a été
réduit et correspond à environ 20 %réparti sur 2 week-ends/mois. En contre
partie IM 1 doit respecter un temps d'étude hebdomadaire durant la semaine de
09h00 à 11h30 et de 13h00 à 17h00. Les premières observations montrent qu'il
s'implique avec beaucoup d'énergie et de motivation. Depuis, son moral s'est
nettement amélioré puisqu'il a enfin l'occasion de se réaliser, de stimuler son
intellect, de s'épanouir dans la réactivation de ses capacités mentales.
(…)
Voilà plus d'un an que IM 1 est arrivé au __________,
il a rapidement trouvé les repères nécessaires pour s'intégrer dans notre
quotidien et y prendre sa place qu'il occupe avec justesse malgré une
personnalité forte. Les qualités de IM 1 sont nombreuses, il se montre
agréable, souriant, courtois, aimable, généreux, communicatif, serviable,
dynamique. IM 1 aime proposer des activités divertissantes qui stimulent le
groupe et favorise les rencontres et les échanges, c'est une personnalité qui
assemble volontiers les personnes qu'il considère avec ouverture, bienveillance
et respect; il reconnaît les besoins et envies des autres et aime y répondre,
aime faire plaisir.
(…)
IM 1 est un jeune homme dynamique qui revendique et
formule beaucoup de demandes sans pour autant trouver satisfaction; dans
certains cas il doit se montrer très patient, il gère plutôt bien ses
frustrations. Cependant, les idées qu'il amène parfois avec insistance et/ou
détermination ne sont pas toujours bien perçues par l'entourage professionnel
qui ne parvient pas à traiter aisément toutes les questions.
IM 1 exprime le souhait de pouvoir évoluer plus vite
et plus librement, bien qu'il accepte son placement au foyer, il souffre des
limitations imposées par le contexte actuel.
(…)
La Dresse __________ confirme que les entretiens
psychiatriques et thérapeutiques sont réguliers et que IM 1 vit une évolution
stable sans perte de lien avec la réalité. La surveillance et le suivi du
dosage médicamenteux restent d'actualité. Elle aborde aussi la question des
études de IM 1, la maturité fédérale reste une tâche conséquente, elle insiste
pour que les travaux demandés soient rendus régulièrement et que les délais
soient anticipés afin de planifier de manière confortable l'entier du processus
avec la bonne gestion du stress que cela implique. IM 1 devra marquer une pause
"mental" en octobre ainsi qu'a Noël, afin de se préserver et
maintenir sa bonne stabilité psychique.
__________ relève le bon
déroulement des séances hebdomadaires qui exigent effectivement passablement
d'engagement pour IM 1 avec qui des sujets profonds et émotionnels sont
abordés. Le suivi est à considérer comme un processus à maintenir sur le long
terme et il encourage IM 1 à poursuivre sur cette même ligne positive, lI
soulève que la collaboration est agréable.
La question du père est une nouvelle fois abordée
comme lors de la dernière rencontre. IM 1 exprime son besoin de se rapprocher
de lui. Il souhaite, lorsque le moment sera venu, le rencontrer en présence de
sa mère qui reste un figure fondamentale et soutenante car ce moment n'est pas
évident à vivre. La Dresse __________ exprime ses craintes et ses
interrogations face à cette rencontre, elle souhaite rester prudente tant face
aux questions légales liées à la procédure judiciaire en cours qu'aux questions
liées à la stabilité psychique de IM 1. Elle préconise la prudence et le
respect des différentes étapes.
(…)
De son côté IM 1 se dit content de son placement au __________,
il reconnaît avoir de la chance par rapport à sa situation. Il souhaite
poursuivre progressivement son évolution et récolter les fruits de son travail
avec la patience que cela nécessite”
(doc. TPC 2).
Il 5 agosto 2020 IM 1 ha potuto beneficiare di una prima gita
accompagnata all’esterno del Foyer; egli si è recato con un educatore e un
infermiere psichiatrico a __________ per una visita al museo __________. Così
come riferito nel rapporto del 21.08.2020 l’uscita ha avuto esito positivo:
"
D’une manièere générale la conduite s’est très bien déroulée.
Monsieur IM 1 a démontré un comportament adapté, globalment autonome, une
gestion des relations interpersonelles et des émotions correctes, une absence
de symptomatologie floride objectivabile, une absence de transgression des
règles et un bon respect du programme”
(doc. TPC 11, pag. 2).
A proposito della sua situazione attuale, in aula IM 1 si è così
espresso:
"
Il Presidente riassume le conclusioni del perito.
ADR che non sentivo solo delle voci, avevo un insieme di
deliri, anche uditivi, che mi ha fatto perdere la percezione della realtà.
D: Perché parla al passato?
R: perché a quel tempo non sapevo cosa fosse la malattia,
ora lo so ma allora non lo sapevo.
D: Ma questi incitamenti profondi ad essere Dio e a fare
giustizia e a commettere dunque anche degli atti violenti, non ci sono più?
R: al momento no, perché prevengo la malattia con i farmaci
e con la psicoterapia, con il sostengo della mia famiglia e dei miei amici che
mi sono vicini.
Il Presidente legge uno stralcio della perizia (pagg. 25-26).
D: Che cos’è che, dunque, ha portato ai fatti in
discussione oggi?
R: un fattore fondamentale è stata la mancanza di
conoscenza della malattia, che mi ha fatto smettere di prendere i medicamenti.
Il Presidente rileva che è proprio questo il punto, che ho smesso
di prendere i medicamenti.
R: ne sono consapevole, ma all’epoca non lo ero. Sono stato
preso in ostaggio dalla malattia una volta e ne ho profondamente paura.
(…)
Al Presidente che mi chiede cosa è previsto nelle prossime
settimane come progresso ulteriore, rispondo che a livello psichiatrico ho
imparato a essere più consapevole e a sapere quali sono i segnali che devo
cogliere per prevenirla.
ADR che nel mese di ottobre dell’anno scorso ho avuto un
episodio della malattia, era tardi e ho sentito mia madre chiamarmi. Mi sono
spaventato, avevo paura che poteva ancora succedere, che potevo ancora sentire
delle voci ed è effettivamente successo. Ho subito avvertito l’infermiere
psichiatrico.
D: quale è stata la conseguenza?
R: ho dovuto diminuire lo stress e aumentare il
medicamento, che tuttora persiste.
Il Presidente rileva che hanno raddoppiato la dose.
R: ho paura di quello che potrebbe succedere se non dovessi
prendere i medicamenti. E non ho intenzione di smettere di prenderli. Prima il
potere del delirio mi faceva stare bene e non lo percepivo come una malattia.
ADR che ho percepito che si trattava di malattia grazie ai
fatti gravi accaduti, che hanno fatto male alle persone che amo. Il discorso di
prendere il medicamento l’ho affrontato con gli psichiatri e la risposta del
perché ho smesso di prenderlo è perché non ero consapevole della malattia. Ora
lo so che c’è, la temo e so che devo conviverci” (verbale di interrogatorio
dell’imputato, pagg. 3-4).
8.8
In concreto non vi sono dubbi sul fatto che IM 1 soffre di una
grave turba psichica. Il perito giudiziario gli ha, infatti, diagnosticato una schizofrenia
paranoide, che lui stesso definisce una grave malattia psichiatrica e da questa
diagnosi, come già detto, non vi è motivo di discostarsi. Altrettanto pacifico
è che IM 1 ha commesso perlomeno un delitto e che questo è in connessione con
la turba psichiatrica di cui soffre (cfr. perizia psichiatrica). Per curare la
turba psichica di IM 1, il perito ha indicato come necessaria una misura
terapeutica stazionaria atta ad educare il peritando ad accettare la malattia
stessa e la terapia farmacologica e quale istituto adatto a tale fine ha individuato
il Foyer __________ di __________, dove IM 1 si trova già a far tempo dal 27
maggio 2019. Questa Corte condivide e si allinea alle precitate conclusioni del
perito, ritenuto che anche in aula IM 1 ha dimostrato di avere acquisito una
certa consapevolezza della sua malattia e della necessità di una terapia
farmacologica a lungo termine per controllarne i sintomi. Ha infatti affermato
di essere consapevole dell’importanza di assumere i farmaci che gli vengono
prescritti per non tornare ad essere ostaggio della malattia, di cui ha
affermato di aver oggi paura (“ho paura di quello che potrebbe succedere se non
dovessi prendere i medicamenti”, verbale di interrogatorio dell’imputato, pag.
4), dimostrando parimenti di essere in grado di reagire adeguatamente
all’insorgere della sintomatologia a lui nota, così come fatto a ottobre 2019.
Questa coscienza di malattia e la conseguente buona adesione alla
terapia farmacologica – che ancora in aula egli si è detto per finire disposto
ad assumere anche in depot - permettono di escludere la presenza di un rischio
di recidiva qualificato e di concludere dunque, in armonia con quanto affermato
dal perito, per la pronuncia di una terapia stazionaria in ambito aperto ex art.
59.
cpv. 2 CP, da eseguirsi, fatte salve le competenze del GPC, presso il Foyer __________
di __________, dove IM 1 si trova già collocato con soddisfazione di tutte le
parti coinvolte.
9.
Sequestri
A crescita in giudicato integrale della presente è ordinata la
confisca di un coltello da cucina (Reperto nr. 71368), un
coltello a lama seghettata (Reperto nr. 71369) e un coltello a lama liscia
(Reperto nr. 71371) mentre, in applicazione dell’art. 192 cpv. 1 CPP, è
ordinato il mantenimento agli atti degli altri oggetti sotto sequestro.
10.
Tassazione della nota
d’onorario del difensore d’ufficio
Quanto alla nota professionale del difensore e del patrocinatore
dell’AP, giusta l’art. 4 del Regolamento cantonale sulla tariffa per i casi di
patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle
ripetibili del 19 dicembre 2007, l’onorario dell’avvocato che opera in regime
di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base
della tariffa di 180.-- l’ora e la sua retribuzione va fissata in
considerazione del tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno
e della qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali,
del numero degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore ha
partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art.
21.
cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009,
consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti,
in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575;
Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed.,
Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).
La nota professionale dell’avv. DUF 1 è parsa sicuramente adeguata
alla complessità della vertenza, ad eccezione dei 380 minuti esposti per
comunicazioni e colloqui con la famiglia dell’imputato, che sono parsi eccessivi
e sono stati stralciati. È stata dunque approvata per fr. 21'405.50 comprensivi
di onorario, spese, trasferte e IVA.
Lo stesso dicasi per la nota professionale dell’avv. RAAP 1, che è
stata approvata così come esposta ad eccezione dei 130 minuti esposti per le
comunicazioni con la famiglia e al tempo del dibattimento che è stato adeguato
alle due ore effettive, per un totale di fr. 11'256.60.
11.
Tasse e spese
La tassa di giustizia e le spese procedurali sono a carico di IM 1.
visti gli art.: 19, 22, 56, 59, 69 e 111 CP;
122, 135, 136, 192, 374 e
segg., 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara
e pronuncia:
1.
L’istanza del 13 marzo 2020
del Procuratore pubblico PP 1 chiedente l’ottenimento di una misura ai sensi
dell’art. 59 CP nei confronti di IM 1 è accolta.
2.
A norma dell’art. 374 CPP, è
ordinata la misura del trattamento stazionario ex art. 59 cpv. 2 CP.
3.
Il procedimento penale di
cui all’Inc. 72.2020.59 è evaso.
4.
A crescita in giudicato
integrale della presente è ordinata la confisca di:
- un coltello da
cucina (Reperto nr. 71368);
- un coltello a
lama seghettata (Reperto nr. 71369);
- un coltello a
lama liscia (Reperto nr. 71371);
5.
In applicazione dell’art.
192.
cpv. 1 CPP, è ordinato il mantenimento agli atti dei seguenti reperti
probatori:
- nove pagine di
giornale (Reperto nr. 71370);
- una maglia a
maniche lunghe (Reperto nr. 71374);
- un paio di
pantaloni corti (Reperto nr. 71375);
- un paio di
mutande (Reperto nr. 71376);
- un paio di calze
(Reperto nr. 71377);
- una parte di maglietta (Reperto nr. 71372);
- una parte di maglietta (Reperto nr. 71373),
- un paio di mutande (Reperto nr. 71378).
6.
La tassa di giustizia di
fr. 1'500.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
7.
Le spese per la difesa d’ufficio
sono sostenute dallo Stato.
7.1
La nota professionale dell’avv. DUF
1.
è approvata per:
onorario fr. 18’525.00
spese fr. 926.25
trasferte fr. 423.90
IVA (7,7%) fr. 1'530.35
totale fr. 21'405.50
7.2
Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 21'405.50 non appena
le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
8.
Le spese per il gratuito
patrocinio dell’accusatore privato sono sostenute dallo Stato.
8.1
La nota professionale dell’avv.
RAAP 1 è approvata per:
onorario fr. 9’840.00
spese fr. 611.80
IVA (7,7%) fr. 804.80
totale fr. 11'256.60
8.2
Il condannato è tenuto a
rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 11'256.60 non appena
le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 138 cpv. 1 e 135 cpv. 4
CPP).
Intimazione a: -
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, Servizi
centrali, Viale Officina 10, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO,
6501.
Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei provvedimenti
coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Sezione della Popolazione,
ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona
- Ufficio assistenza
riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
- Direzione del carcere
penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise
criminali
Il Presidente La
cancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'500.--
Inchiesta preliminare fr. 18'758.--
Perizia fr. 14'083.35
Trascrizioni fr. 225.--
Altri disborsi (postali, tel.,
ecc.) fr. 131.80
fr. 34'698.15
===========