80.2005.134
Imposta sugli utili immobiliari: commerciante professionale immobili: non deduzione interessi passivi, doppia imposizione intercantonale
15 gennaio 2008Italiano13 min
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Numero d'incarto:
80.2005.134
Data decisione, Autorità:
15.01.2008, CDT
Titolo:
Imposta sugli utili immobiliari: commerciante professionale immobili: non deduzione interessi passivi, doppia imposizione intercantonale
DIVIETO COSTITUZIONALE DELLA DOPPIA IMPOSIZIONE
UTILE IMMOBILIARE
art. 127 cpv. 3 COST
Incarto n.
80.2005.134
Lugano
15 gennaio
2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello
composta dai giudici
Andrea Pedroli, presidente,
Stefano Bernasconi, Mauro Mini
segretario
Fiorenzo Gianinazzi
parti
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
RS 1
oggetto
ricorso del 16 agosto 2005 contro la decisione del 25 settembre 2003 in materia di imposta sugli
utili immobiliari.
Fatti
A. La RI
1 è una società anonima con sede a __________ (SO), il cui scopo sociale è
l'acquisto, la vendita, l'amministrazione, la mediazione di
immobili. Essa è stata limitatamente imponibile nel Canton Ticino, quale
proprietaria di sostanza immobiliare a __________.
B. Con
atto pubblico del 18 luglio 2002,
iscritto a Registro fondiario
il 30 dicembre 2002, la RI 1 vendeva a __________ e alla __________, che
acquistavano in comproprietà in parti uguali, le part. n. __________ e __________
RFD __________ __________, al prezzo di fr. 500'000.–.
L'Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (UTPG), con decisione del 23 aprile 2003, notificava alla
venditrice la tassazione
dell'imposta sugli utili immobiliari, commisurando l'utile imponibile in fr.
160'000.–, pari alla differenza fra il ricavo ed il prezzo di acquisto (fr.
340'000.–), e l'imposta in fr. 11'200.–.
C. La
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 19 maggio 2003, argomentando che l'operazione immobiliare di __________ aveva comportato una perdita.
Applicando la giurisprudenza del Tribunale federale in materia di doppia imposizione intercantonale, infatti, si doveva
riconoscere la deduzione di
tutti gli interessi passivi pagati, nella misura in cui gli stessi eccedevano
il valore venale dell'immobile.
Con decisione del 25 settembre 2003, l'Ufficio di tassazione accoglieva parzialmente il reclamo, ammettendo la deduzione delle spese di acquisto (fr. 2'316.-)
e di miglioria (fr. 4'275.-).
Quanto agli interessi passivi, ne negava per contro la deduzione a titolo di costi di investimento,
argomentando che si trattava di interessi relativi al credito servito
all'acquisto del terreno e non alla costruzione.
D. Con
sentenza del 10 maggio 2004, la
Camera di diritto tributario
respingeva un ricorso, con il quale la contribuente aveva chiesto il
riconoscimento della perdita subita con l'operazione immobiliare di __________, spiegando di avere attivato gli interessi,
pagati sul mutuo servito all'acquisto del terreno, fino a raggiungere il valore
venale di fr. 500'000.-. Riconosciuto che la ricorrente era indubbiamente una
società immobiliare, la Camera aveva per contro ritenuto che non potesse essere
qualificata commerciante professionale di immobili.
E. Il
Tribunale federale ha annullato la sentenza della Camera di diritto tributario, con sentenza del 16 agosto 2005, rinviando
gli atti all’autorità cantonale “affinché proceda ai necessari accertamenti per
risolvere i quesiti giuridici rimasti inevasi”. Ammesso che le attività della ricorrente erano state alquanto limitate, l’Alta
Corte ha osservato tuttavia che non dev'essere trascurato il fatto che essa “ha
partecipato e partecipa tuttora ad un consorzio nel Cantone di __________ e che è stata proprietaria di immobili in
__________”. Riguardo al consorzio, ha rilevato che agli atti non figurava “nessuna informazione precisa, segnatamente sugli affari
realizzati e sulla partecipazione
della ricorrente”. Per quanto concerne i fondi ticinesi, anche se gli stessi erano
stati acquistati nel 1989 e riveduti nel 2002, ossia 13 anni dopo, senza che la
ricorrente avesse apparentemente intrapreso nel frattempo attività particolari
per valorizzarli, ha sottolineato che non era contestato che il loro acquisto era
stato finanziato nella misura dell'80% (fr. 272'000.-- su fr. 340'000.--)
con un mutuo bancario, ricorrendo
cioè in maniera rilevante a mezzi
di terzi. Dalla circostanza che i citati fondi non erano edificati si poteva
inoltre dedurre che essi non davano nessun reddito che potesse compensare le
spese e gli interessi. Il Tribunale federale ha quindi ritenuto verosimile che
dall'inizio la ricorrente sperasse
di conseguire un profitto al momento della vendita, ciò che escludeva che i
terreni in questione costituissero
un investimento di capitale. Essa aveva poi attivato tutti gli interessi
passivi, comportandosi in tal maniera come un commerciante d'immobili e rinunciando
d’altra parte a dedurli nell'ambito della sua tassazione ordinaria.
Secondo
l’Alta Corte, si trattava comunque di “un caso limite”, in cui l’accertamento incompleto
dei fatti non consentiva “di risolvere definitivamente le questioni di diritto litigiose”.
Diritto
1. 1.1.
Dopo la
sentenza con cui è stata annullata la decisione cantonale, il Tribunale federale ha mutato la propria
giurisprudenza in merito alla ripartizione degli interessi passivi nel caso dei commercianti professionali d’immobili.
Con
sentenza del 3 novembre 2006 (DTF 133 I 19 = RDAF 2006 II 524; cfr. anche Blöchliger, Der Schuldzinsensabzug bei
Liegenschaftenhändler im interkantonalen Verhältnis, in RF 2007 pp. 882-887),
l’Alta Corte ha infatti stabilito che gli interessi passivi devono essere
ripartiti in base al sistema delle quote, in proporzione agli attivi privati e commerciali.
1.2.
Il
Tribunale federale ha dapprima ricordato che la sua giurisprudenza in vigore
fino a quel momento conosceva due metodi di ripartizione degli interessi passivi: la ripartizione per oggetto e quella per quote.
In linea
di principio, si applica il
metodo della ripartizione per
quote, cioè in proporzione agli attivi localizzati. Per attivi si
intende in tale contesto l’insieme degli attivi commerciali e privati,
mobiliari e immobiliari. Gli interessi passivi vengono dedotti dunque in primo
luogo dai redditi della sostanza. Nella misura in cui la parte degli interessi
passivi (attribuiti in funzione
della situazione degli attivi)
oltrepassa il reddito della sostanza di un cantone, tale eccedenza deve essere
assunta dagli altri cantoni che ancora dispongono di un reddito della sostanza
netto. Se poi la totalità degli interessi passivi oltrepassa il reddito della
sostanza, l’eccedenza deve essere dedotta dagli altri redditi (DTF 133 I 19 =
RDAF 2006 II 524 consid. 5.1).
Fra le
eccezioni all’applicazione di questo metodo, rientrano in
particolar modo i commercianti di immobili a titolo professionale. Per questi contribuenti, gli
interessi passivi devono essere ripartiti in base agli oggetti; se non vi è un
reddito, essi sono “attivati” come costi di investimento, in modo tale da poter
essere dedotti solo nel cantone di situazione dell’immobile. Ciò implica che il cantone di sede o gli altri cantoni
di situazione degli immobili
non devono assumersi le eccedenze di costi determinate dal fatto che i costi di
acquisizione del reddito e gli
interessi passivi oltrepassano il reddito (corrente). In altri termini, il
Tribunale federale ha privilegiato la compensazione delle eccedenze di perdita nel tempo piuttosto che la compensazione delle perdite nel cantone di sede o
negli altri cantoni dove sorgono altri immobili (DTF 133 I 19 = RDAF 2006 II
524 consid. 5.2) .
1.3.
Fatta
questa premessa, il Tribunale federale si è domandato se la disciplina particolare
applicabile ai commercianti professionali di immobili in materia di interessi passivi fosse ancora
giustificata. Ha allora osservato che il sistema consistente nell’attribuzio-ne degli interessi passivi al cantone di
situazione dell’immobile, a prescindere
dal fatto che gli interessi siano deducibili da un reddito in tale cantone, è
appropriato quando ci si trova in un periodo caratterizzato da un mercato immobiliare durevolmente redditizio. Dal punto di vista economico, infatti,
tale sistema implica un riporto o una compensazione nel tempo della deduzione, poiché gli interessi passivi sono pagati durante parecchi anni,
prima di poter essere ammessi in deduzione.
L’evoluzione del mercato immobiliare negli anni
novanta ha tuttavia dimostrato che il prezzo degli immobili può regredire durevolmente,
con la conseguenza che non ci si può più aspettare che gli interessi passivi
“attivati” possano in ogni caso essere recuperati al momento della vendita
dell’immobile. Al contrario,
questo sistema può comportare una perdita definitiva nella misura in cui il
contribuente, che non può dedurre in un momento successivo tutti o parte degli
interessi passivi che ha pagato, sarà imposto durante gli anni in questione su un reddito in definitiva più
elevato di quello che avrà realizzato. Alla luce di queste considerazioni, il Tribunale federale ha ritenuto
necessario riesaminare la
preferenza data alla deduzione
degli interessi passivi nel tempo piuttosto che ad una deduzione immediata di questi stessi interessi
con un’eventuale attribuzione
ad altri cantoni; tale riesame è apparso particolarmente giustificato, per il
fatto che la recente giurisprudenza aveva proprio per scopo quello di evitare perdite di ripartizione (DTF 133 I 19 = RDAF 2006 II 524
consid. 6.1, con riferimento a DTF 131 I 285 consid. 3.5 e 132 I 220 consid.
4.4).
1.4.
Per tener
conto della capacità contributiva del contribuente (art. 127 cpv. 2 Cost.) e
garantire in particolar modo che la totalità degli interessi passivi sia
dedotta nei rapporti intercantonali, il Tribunale federale ha concluso che era
necessario modificare la
disciplina particolare concernente la deduzione degli interessi passivi per i commercianti professionali di immobili. Ha ritenuto che una
soluzione equa e praticabile
consistesse nell’estendere l’applicazione del sistema generale di deduzione degli interessi passivi per quote, in proporzione agli attivi, all’insieme degli interessi
passivi, compresi cioè quelli
concernenti gli attivi commerciali dei commercianti professionali d’immobili. Ciò implica che gli
interessi passivi possano essere ripartiti conformemente alla regola generale:
nella misura in cui la parte di interessi passivi attribuita in funzione degli attivi localizzati oltrepassa il
reddito della sostanza del cantone di situazione dell’immobile, deve essere assunta da un reddito della sostanza
netto negli altri cantoni; se non ci fosse un reddito netto, allora l’eccedenza
dovrebbe essere dedotta dagli altri redditi del contribuente.
Un altro
vantaggio di tale metodo, oltre
alla facile applicazione,
consisterebbe, secondo l’Alta Corte, nella possibilità di evitare “l’attivazione” degli interessi passivi, con l’ulteriore conseguenza indiretta di evitare pure
il pericolo di una contabilizzazione illegale: secondo la legge, il valore di tutti gli elementi
dell’attivo non può figurare ad un importo che oltrepassa quello che essi rappresentano
per l’impresa alla data del bilancio (art. 960 cpv. 2 CO; per le società anonime: art. 665 [valutazione dell’attivo fisso] e art. 670
[rivalutazione, in particolare
degli immobili]). Per il fatto che il bilancio commerciale è vincolante anche per il bilancio fiscale, le disposizioni contabili imperative del diritto
commerciale sono applicabili anche nel diritto tributario (DTF 132 I 175 consid. 2.2 e riferimenti citati). “Attivando” gli
interessi passivi, si attribuisce contabilmente all’immobile un valore
supplementare rispetto al suo valore contabile. Se tuttavia, a causa
dell’evoluzione negativa del
mercato immobiliare, il valore dell’immobile non copre più gli interessi
passivi “attivati”, ciò implica una violazione delle norme
legali sulla valutazione
massima degli attivi. Si tratta dunque di un ulteriore argomento a favore dell’abbandono della giurisprudenza
precedente, a favore della deduzione degli interessi passivi dei commercianti professionali di immobili secondo il metodo proporzionale (DTF 133 I 19 = RDAF 2006 II 524
consid. 6.3).
Considerandi
2.
2.1.
Come
detto in narrativa, il Tribunale federale, basandosi ancora sulla propria precedente
giurisprudenza, ha ritenuto che quello della società ricorrente fosse “un caso
limite” e che fossero pertanto necessari ulteriori accertamenti, per chiarire se si tratti di un contribuente che
esercita il commercio di
immobili a titolo professionale.
La
sopravvenuta modifica della giurisprudenza rende evidentemente superflui gli accertamenti
in questione, per il fatto che
il Tribunale federale ha abbandonato la disciplina particolare concernente la
deduzione degli interessi
passivi per i commercianti professionali di immobili. Non occorre cioè stabilire se la società ricorrente sia commerciante professionale di immobili, essendo in ogni caso
applicabile il metodo proporzionale
per la ripartizione degli
interessi passivi.
2.2
Nell’ambito
dell’istruzione del ricorso,
dopo il rinvio degli atti dal
Tribunale federale, questa Camera ha chiesto all’Ufficio di tassazione delle
persone giuridiche del Canton __________ di inviarle gli atti relativi alla
tassazione della ricorrente nel
Cantone di sede.
Dalla
documentazione in questione, risulta che in tutti i periodi fiscali tra l’acquisto della proprietà
immobiliare di __________ – momento in cui ha avuto inizio l’imponibilità nel Canton Ticino – e la
sua vendita la contribuente ha sempre subito perdite. Negli ultimi due periodi fiscali (2001 e 2002), tuttavia, come
ha sottolineato l’UTPG nelle sue osservazioni del 26 novembre 2007, l’autorità fiscale del Canton __________ ha
intrapreso una ripartizione
proporzionale degli interessi
passivi e non una ripartizione
per oggetto.
Queste
considerazioni hanno un certo
rilievo, nonostante il fatto che, come detto, la nuova giurisprudenza abbia
reso superflua la verifica del carattere di commerciante professionale d’immobili del contribuente. Infatti,
permettono di evitare un’obiezione che potrebbe essere fatta dalla ricorrente, che sostiene di avere
“attivato” gli interessi passivi negli anni in cui è stata proprietaria
dell’immobile di __________, proprio in vista della possibilità di dedurli dall’utile immobiliare al
momento della vendita. Proprio
la circostanza che la contribuente non abbia mai conseguito alcun utile
imponibile impone infatti di concludere che la scelta di rinunciare a mettere
gli interessi passivi a carico del conto economico ed a preferire la loro
iscrizione a bilancio non ha avuto alcuna conseguenza fiscale.
La rinuncia a dedurli dall’utile corrente dei rispettivi esercizi non ha cioè comportato un aumento dell’utile
imponibile e quindi dell’imposta pagata in quegli anni. Ancor più significativa
è la circostanza che, arrivato a fr. 500'000.– il valore della
proprietà immobiliare di __________, proprio grazie alla “attivazione” degli interessi passivi, nel 2001 la contribuente ha cominciato
a metterli a carico del conto economico. E, a partire da tale momento,
l’autorità di tassazione del
Cantone di sede ha intrapreso la ripartizione proporzionale
degli interessi passivi. Proprio per fr. 500'000.– sarebbe poi stata venduta la proprietà in questione, nel corso del 2002.
2.3
L’applicazione della nuova giurisprudenza del
Tribunale federale alla fattispecie in esame non reca pertanto alcun pregiudizio alla ricorrente, che non è mai stata assoggettata
all’imposta quale commerciante professionale d’immobili ed alla quale non è conseguentemente mai stata
applicata l’ormai abrogata disciplina speciale della ripartizione degli interessi passivi.
3.
Il
ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali
sono a carico della ricorrente, soccombente.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese l’art. 231 LT
dichiara e
pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Le spese
processuali consistenti:
a. nella
tassa di giustizia di fr. 1’000.–
b. nelle
spese di cancelleria di complessivi fr. 80.–
per un
totale di fr. 1’080.–
sono a
carico della ricorrente.
3. Contro il
presente giudizio è dato
ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna, entro
30 giorni (art. 73 LAID; art.
82 ss. LTF).
4. Intimazione
a:
-;
-;
-.
Copia per
conoscenza:
- municipio di.
terzi implicati
PI 1
per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: Il
segretario:
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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