80.2009.117
Procedura: obblighi di collaborazione del contribuente, sproporzione fra entrate e uscite, tassa-zione per apprezzamento, prova del conseguimento di utili in capitale
21 luglio 2010Italiano15 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
80.2009.117
Data decisione, Autorità:
21.07.2010, CDT
Titolo:
Procedura: obblighi di collaborazione del contribuente, sproporzione fra entrate e uscite, tassa-zione per apprezzamento, prova del conseguimento di utili in capitale
OBBLIGO DI COLLABORAZIONE
art. 126 LIFD
art. 130 LIFD
art. 200 LT
art. 204 LT
Incarto n.
80.2009.117
Lugano
21 luglio
2010
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del
Tribunale d'appello
composta dai giudici
Andrea Pedroli, presidente,
Stefano Bernasconi, Mauro Mini
segretario
Rocco Filippini, vicecancelliere
parti
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
CO 1
oggetto
ricorso del 14 agosto 2009 contro la decisione del 15
luglio 2009 in materia di IC e IFD 2008.
Fatti
A. RI 1,
nato nel 1936, vedovo, di professione orefice, è stato titolare dell’omonima orologeria
ed oreficeria di __________ sino alla metà del 2001, quando l’ha ceduta per
limiti d’età e per stare vicino alla moglie gravemente malata.
Nella
dichiarazione fiscale 2008, il contribuente indicava di avere vissuto con una
sola rendita AVS di fr. 19'896.–, che andava ad aggiungersi al valore locativo
della sua casa d’abitazione di __________.
B. Con lettere
del 15 maggio 2009 e del 3 giugno 2009, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona
si rivolgeva al contribuente, chiedendogli in particolare di:
·
produrre una copia del contratto leasing o della
fattura d’acquisto di una __________, immatricolata il 3 marzo 2008;
·
produrre una copia del contratto leasing o della
fattura di vendita di una __________, ritirata dalla circolazione il 13
febbraio 2008;
·
presentare osservazioni in merito al calcolo
delle entrate e delle uscite del 2008, da cui risultava un’insufficiente disponibilità
finanziaria di oltre 155'000 franchi.
In
risposta, il contribuente, rappresentato dalla __________, con lettere del 27
maggio 2009 e del 15 giugno 2009, precisava di avere pagato 73'500 franchi per la
__________, di cui allegava una copia del “Contratto d’acquisto per Occasione”,
e di avere venduto la __________ ad un cittadino germanico per l’importo a
contanti di fr. 63'000.–, di cui allegava una ricevuta manoscritta. Aggiungeva poi
di avere venduto anche una __________, per il prezzo di fr. 22'000.–, ma di non
disporre di alcuna ricevuta.
C. Notificandogli
la tassazione IC/IFD 2008, con decisione del 24 giugno 2009, l’Ufficio di tassazione
commisurava il reddito imponibile in fr. 172'000.– per l’IC ed in fr. 177'200.–
per l’IFD. L’autorità aveva in particolar modo aggiunto ai proventi dichiarati “altri
redditi” per fr. 155'000.–, spiegando nella motivazione allegata che si trattava
di “prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per
insufficienza di disponibilità finanziaria”.
D. Il
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 22 giugno 2009,
nel quale contestava di avere conseguito altri redditi oltre a quelli
dichiarati.
L’autorità
di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 15 luglio 2009,
spiegando nelle motivazioni che alle sue richieste d’informazione, il
contribuente aveva sempre risposto “in modo a dir poco evasivo”, presentando
della documentazione “in netto contrasto con quanto precedentemente asserito e
sollevante non pochi dubbi sulla correttezza dell’agire del reclamante”.
E. Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1, rappresentato dagli
avv. RA 1 e RA 2, postula nuovamente lo stralcio degli “altri redditi” per fr.
155'000.–.
Il
ricorrente argomenta anzitutto di aver potuto beneficiare di introiti per un
ammontare totale di 105'543 franchi, provenienti dalla vendita delle due
autovetture e dalla liquidazione di due sinistri (danni allo stabile di __________
ed alla mobilia domestica), che gli avrebbero permesso, unitamente ai redditi dichiarati,
di provvedere al proprio sostentamento. Sostiene poi che l’aumento dei
capitali, passati da fr. 866.– a fr. 45'609.–, considerato dall’autorità di
tassazione quale uscita nel calcolo della sua disponibilità finanziaria, non
sarebbe altro che l’eccedenza scaturita dalla realizzazione, nel corso degli
anni, della propria sostanza privata, peraltro già indebitamente tassata nella precedente
decisione di tassazione 2007.
Diritto
1. 1.1.
Nella
procedura fiscale vige la massima ufficiale e il principio inquisitorio.
L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti
fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte
le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere
in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai
contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,
Berger, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75
p. 185, p. 190). La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di
collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1
LIFD, le autorità di tassazione determinano con il contribuente le condizioni
di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al
contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una
tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in
particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione
TF 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).
1.2.
Di
principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8
CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che
l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o
aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei
fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133
Considerandi
II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
La
descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non
lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti le effettive possibilità
probatorie o comportamenti ostruzionistici (Schär, Normentheorie
und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p. 435). Una prima
eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in maniera colpevole ed
in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile ed esigibile,
nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una seconda
eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui estranei,
non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta
oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa (Zweifel, in:
Zweifel/Athanas [a cura di],
Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2. ediz. Basilea 2008, n.
29.
ad art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti). In definitiva la massima ufficiale,
e il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di collaborazione
del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva dell’onere
probatorio (Zweifel, op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD, p. 263; Althaus-Houriet, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la
loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 4 ad art. 123 LIFD, p. 1196).
2.
2.1.
Secondo
l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46
cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa
i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono
essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener
conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore
di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata
soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve
essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132
cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere
della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria
valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.
2.2
Giurisprudenza
e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi
obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili
sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, op. cit., n. 29 e 31 ad art.
130.
LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/Kaufmann,
Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 972; contra Berger,
op. cit., p. 197).
L’autorità fiscale deve
comunque agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti
in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura
del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità
contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).
3.
3.1.
Nel caso
in esame, come visto, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona ha intrapreso un
calcolo della disponibilità finanziaria del contribuente e, su questa base, ha
aggiunto ai proventi dichiarati “altri redditi” per fr. 155'000.–.
Certo,
come rettamente osservato dal ricorrente, l’autorità fiscale ha rinunciato ad
intraprendere una tassazione d’ufficio, perlomeno nel ristretto senso
contemplato dall’art. 204 cpv. 2 LT (art. 130 cpv. 2 LIFD),
omettendo di indicare nei rimedi giuridici l’esistenza dei requisiti posti dall’art.
206.
cpv. 3 LT (art. 132 cpv. 3 LIFD) e le conseguenze in caso di
inottemperanza, senza peraltro successivamente porvi rimedio. Ciò non toglie
tuttavia che la tassazione in discussione rimane pur sempre una
tassazione “ordinaria” fondata su considerazioni di verosimiglianza. Come
vedremo meglio di seguito, di fronte ad una documentazione inadeguata a
giustificare le argomentazioni del ricorrente, peraltro non sempre lineari,
l’Ufficio di tassazione non poteva fare altro che procedere ad una valutazione dei
suoi redditi, basandosi sugli stessi metodi di stima previsti dagli art. 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, quali sono i coefficienti sperimentali, l’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente
(Althaus-Houriet, op. cit.,
n. 14 ad art. 130 LIFD; decisione TF 2A.561/2005 del 22 febbraio 2006).
La
diversa natura delle due tipologie di tassazioni si ripercuote piuttosto sulle
diverse possibilità di impugnazione: se per contestare con successo una
tassazione d’ufficio in senso tecnico occorre anzitutto porre in essere gli
atti di collaborazione trascurati in precedenza (decisione TF 2A.792/2006 del
1° maggio 2007; ASA 75 p. 329), una tassazione “ordinaria” come quella in esame
può essere riesaminata liberamente, visto e considerato che l’obbligo
dell’autorità fiscale di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di
ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno.
3.2
Dal calcolo delle entrate e delle uscite del ricorrente risulta un ammanco annuale di
oltre 156'620 franchi. Il calcolo stabilito dall’autorità di tassazione è il
seguente:
Entrate
Uscite
Attivi:
Capitali
44'743
Passivi:
–
–
–
Proventi:
pensioni e rendite
19'896
redditi da titoli
291.
Oneri:
oneri assicurativi
6'602
interessi passivi
6'750
__________
73'500
spese accessorie (riscaldamento, assicurazioni,
spese auto)
12'000
minimo vitale
13'200
imposte
20'012
Totale entrate/uscite
20'187
176'807
Ammanco annuo
156'620
3.3
Il
ricorrente, da parte sua, non contesta il calcolo della sua disponibilità
finanziaria in quanto tale (fatta eccezione per l’aumento dei capitali, cfr.
punto 4.2.), ma sostiene di aver potuto beneficiare di importanti utili in
capitale, conseguiti in particolare con la realizzazione di due automobili
appartenenti alla sua sostanza privata: una __________ per l’importo a contanti
di fr. 63'000.– ed una __________ per il prezzo di
fr. 22'000.–.
Sennonché, come già
sottolineato, i suoi continui cambiamenti di versione e la lacunosa
documentazione, peraltro prodotta solo dopo numerosi solleciti, sollevano non
pochi dubbi. Dall’esame degli atti dell’incarto fiscale emerge
anzitutto che il ricorrente, invitato dall’autorità di tassazione a specificare
e documentare la vendita della __________, si è dapprima presentato personalmente
negli uffici dell’autorità, sostenendo di avere venduto l’automobile ad un
cittadino germanico ma di non possedere alcuna ricevuta, andata distrutta nell’alluvione
che ha colpito il comune di __________ durante l’estate del 2008. Pochi giorni
dopo, ovvero con lettera del 15 giugno 2009, l’allora sua rappresentante __________
allegava invece una copia di un manoscritto, dal quale risultava che la __________
era stata venduta ad un cittadino svizzero tedesco, tale __________, per il
prezzo a contanti di fr. 63'000.–. Per quanto concerne invece la vendita della __________,
non può passare inosservato il fatto che il contribuente si sia sempre limitato
ad affermare di non possedere alcuna ricevuta, salvo poi produrre dinanzi a
questa Camera una dichiarazione scritta dell’asserita acquirente, tale __________,
che stravolge le argomentazioni fin qui sostenute dallo stesso ricorrente: la
signora __________ precisa infatti di avere permutato la sua __________ con la __________,
versando inoltre al contribuente, che si era assunto l’onere di vendere la sua auto,
un conguaglio di fr. 6'000.–. Al di là del fatto che non si sa nulla dell’acquirente
della __________ (si conosce solo il prezzo di vendita di fr. 16'000.–), mal si
comprende il senso economico dell’operazione. Se lo scopo era realmente quello
di liberarsi della __________ a motivo del suo mancato utilizzo, come sostenuto
nel gravame, non si vede per quale motivo il ricorrente abbia accettato di permutare
la sua autovettura con un’altra, assumendosi comunque il rischio di una mancata
vendita.
Certo,
dalla banca dati della Sezione della circolazione risulta che la __________ è
stata effettivamente ritirata dalla circolazione il 13 febbraio 2008.
L’estratto in discussione non apporta tuttavia alcuna precisazione in merito al
nuovo titolare dell’autovettura né tanto meno al suo prezzo di vendita. Per
quanto riguarda poi la __________, dalla stessa banca dati risulta che l’autovettura
è stata ritirata dalla circolazione il 12 dicembre 2006, e non il 12 dicembre
2007.
così come sostenuto dal ricorrente e dalla signora __________.
In simili
circostanze, la sola ricevuta manoscritta di __________ e la successiva dichiarazione
scritta di __________, prodotte dopo numerosi solleciti ed in parziale
contraddizione con le argomentazioni sin lì sostenute dal contribuente, non
possono certo bastare a rovesciare la legittimità dell’apprezzamento
operato dall’Ufficio di tassazione. In questo contesto, contribuiscono
anzi ad alimentari i dubbi di questa Camera le affermazioni dello stesso
ricorrente, che dinanzi all’autorità di tassazione ha giustificato la sua mancanza
di disponibilità finanziaria spiegando, fra l’altro, di lavorare in __________
come accordatore e di avere venduto pezzi di antiquariato ad un __________ e ad
un cittadino di __________. Desta infine altre perplessità il fatto che il ricorrente,
nato nel 1936 ed al beneficio di una sola rendita AVS, abbia acquistato nel
periodo fiscale qui in esame una __________ del valore di fr. 73'000.–, ove si
pensi appena che i suoi rappresentanti sembrano giustificare i continui
cambiamenti di versione con la sua “veneranda età”.
4.
4.1.
Del tutto
infondata risulta anche la pretesa di addizionare ai proventi dichiarati le indennità
di, rispettivamente, fr. 11'411.– e fr. 9'132.– conseguite a titolo di
liquidazione dei danni che la nota alluvione del 13 luglio 2008 ha cagionato al proprio stabile di __________ ed alla mobilia domestica ivi presente. Come ben
si evince dalla documentazione prodotta dallo stesso ricorrente, la sua compagnia
d’assicurazione si è infatti assunta i costi di sgombero dei locali, di
deumidificazione e di aspirazione dell’acqua e del fango, le opere di pulizia e
da pittore, la sostituzione della lavatrice così come la liquidazione degli
oggetti irrimediabilmente danneggiati. È quindi immediatamente evidente che le
indennità in discussione non costituiscano la contropartita di un lucro
cessante (“lucrum cessans”), ma rappresentino la semplice rifusione di
perdite patrimoniali (“damnum emergens”), che in quanto tali non hanno alcun
impatto sul calcolo della disponibilità finanziaria del ricorrente.
4.2
Priva di
ogni fondamento risulta infine anche l’ultima argomentazione del ricorrente, laddove
sostiene che l’aumento dei capitali, passati in un anno da fr. 866.– a fr. 45'609.–,
non andava considerato quale uscita nel calcolo della sua disponibilità finanziaria,
ma rappresenterebbe in realtà l’utile in capitale conseguito con la realizzazione,
nel corso degli anni, della propria sostanza privata, peraltro già indebitamente
tassato a titolo di redditi d’altra fonte nella precedente procedura di tassazione
2007.
Il ricorrente sembra tuttavia dimenticare che il reddito d’altra fonte, dapprima
stimato in 120'000 franchi e poi ridotto prudenzialmente a 100'000 franchi, traeva
origine da un importante ammanco di liquidità riscontrato dall’autorità di tassazione
in relazione alle pretese ereditarie della figlia di primo letto della defunta
moglie, che aveva ceduto al contribuente la proprietà esclusiva dello stabile di
__________ in cambio di un conguaglio di 420'000 franchi. Dedotto il mutuo ipotecario
di fr. 200'000.– ed il ricorso ai mezzi finanziari depositati in banca, per un
ammontare di altri 100'000 franchi, rimaneva ancora un saldo scoperto di fr.
120'000.–, che il contribuente ha cercato di giustificare con i mezzi liquidi
che teneva in casa (fr. 50'000.– quale rimanenza della vendita del negozio di __________,
fr. 40'000.– quale indennità per errori medici e fr. 30'000.– quale ricavo
dalla vendita di due quadri) e che l’autorità di tassazione ha invece tassato
quale reddito d’altra fonte.
Al di là della
scarsa verosimiglianza della teoria del ricorrente, ciò che più conta in questa
sede è che tali mezzi sono stati in ogni caso consumati per far fronte alle pretese
ereditarie della figlia di primo letto della defunta moglie. In assenza di documentazione
contraria, l’aumento dei capitali riscontrato nel periodo fiscale qui in esame non
può quindi che essere considerato quale uscita nel calcolo della sua disponibilità
finanziaria. Decidere diversamente significherebbe subordinare l’imposizione degli
incrementi patrimoniali alle sole affermazioni dei contribuenti, creando infinite
quanto inammissibili disparità di trattamento.
5.
Alla
luce di tutto quanto precede, il ricorso è conseguentemente respinto.
Tassa di
giustizia e spese processuali sono poste a carico del ricorrente, soccombente.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e
pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Le spese
processuali consistenti:
a. nella
tassa di giustizia di fr. 800.–
b. nelle
spese di cancelleria di complessivi fr. 80.–
per un
totale di fr. 880.–
sono a
carico del ricorrente.
3. Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).
4. Intimazione
a:
-;
-;
-;
-.
Copia per
conoscenza:
- municipio
di __________.
per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: Il
segretario:
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster