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Decisione

80.2009.117

Procedura: obblighi di collaborazione del contribuente, sproporzione fra entrate e uscite, tassa-zione per apprezzamento, prova del conseguimento di utili in capitale

21 luglio 2010Italiano15 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1,

nato nel 1936, vedovo, di professione orefice, è stato titolare dell’omonima orologeria

ed oreficeria di __________ sino alla metà del 2001, quando l’ha ceduta per

limiti d’età e per stare vicino alla moglie gravemente malata.

Nella

dichiarazione fiscale 2008, il contribuente indicava di avere vissuto con una

sola rendita AVS di fr. 19'896.–, che andava ad aggiungersi al valore locativo

della sua casa d’abitazione di __________.

B. Con lettere

del 15 maggio 2009 e del 3 giugno 2009, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona

si rivolgeva al contribuente, chiedendogli in particolare di:

·

produrre una copia del contratto leasing o della

fattura d’acquisto di una __________, immatricolata il 3 marzo 2008;

·

produrre una copia del contratto leasing o della

fattura di vendita di una __________, ritirata dalla circolazione il 13

febbraio 2008;

·

presentare osservazioni in merito al calcolo

delle entrate e delle uscite del 2008, da cui risultava un’insufficiente disponibilità

finanziaria di oltre 155'000 franchi.

In

risposta, il contribuente, rappresentato dalla __________, con lettere del 27

maggio 2009 e del 15 giugno 2009, precisava di avere pagato 73'500 franchi per la

__________, di cui allegava una copia del “Contratto d’acquisto per Occasione”,

e di avere venduto la __________ ad un cittadino germanico per l’importo a

contanti di fr. 63'000.–, di cui allegava una ricevuta manoscritta. Aggiungeva poi

di avere venduto anche una __________, per il prezzo di fr. 22'000.–, ma di non

disporre di alcuna ricevuta.

C. Notificandogli

la tassazione IC/IFD 2008, con decisione del 24 giugno 2009, l’Ufficio di tassazione

commisurava il reddito imponibile in fr. 172'000.– per l’IC ed in fr. 177'200.–

per l’IFD. L’autorità aveva in particolar modo aggiunto ai proventi dichiarati “altri

redditi” per fr. 155'000.–, spiegando nella motivazione allegata che si trattava

di “prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per

insufficienza di disponibilità finanziaria”.

D. Il

contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 22 giugno 2009,

nel quale contestava di avere conseguito altri redditi oltre a quelli

dichiarati.

L’autorità

di tassazione respingeva il reclamo, con decisione del 15 luglio 2009,

spiegando nelle motivazioni che alle sue richieste d’informazione, il

contribuente aveva sempre risposto “in modo a dir poco evasivo”, presentando

della documentazione “in netto contrasto con quanto precedentemente asserito e

sollevante non pochi dubbi sulla correttezza dell’agire del reclamante”.

E. Con

tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1, rappresentato dagli

avv. RA 1 e RA 2, postula nuovamente lo stralcio degli “altri redditi” per fr.

155'000.–.

Il

ricorrente argomenta anzitutto di aver potuto beneficiare di introiti per un

ammontare totale di 105'543 franchi, provenienti dalla vendita delle due

autovetture e dalla liquidazione di due sinistri (danni allo stabile di __________

ed alla mobilia domestica), che gli avrebbero permesso, unitamente ai redditi dichiarati,

di provvedere al proprio sostentamento. Sostiene poi che l’aumento dei

capitali, passati da fr. 866.– a fr. 45'609.–, considerato dall’autorità di

tassazione quale uscita nel calcolo della sua disponibilità finanziaria, non

sarebbe altro che l’eccedenza scaturita dalla realizzazione, nel corso degli

anni, della propria sostanza privata, peraltro già indebitamente tassata nella precedente

decisione di tassazione 2007.

Diritto

1. 1.1.

Nella

procedura fiscale vige la massima ufficiale e il principio inquisitorio.

L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti

fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte

le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere

in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai

contribuenti (decisione TF 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito,

Berger, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75

p. 185, p. 190). La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di

collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1

LIFD, le autorità di tassazione determinano con il contribuente le condizioni

di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al

contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una

tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in

particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione

TF 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006, in: StR 61 p. 442).

1.2.

Di

principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8

CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che

l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o

aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei

fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133

Considerandi

II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

La

descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non

lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti le effettive possibilità

probatorie o comportamenti ostruzionistici (Schär, Normentheorie

und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p. 435). Una prima

eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in maniera colpevole ed

in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile ed esigibile,

nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una seconda

eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui estranei,

non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta

oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa (Zweifel, in:

Zweifel/Athanas [a cura di],

Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2. ediz. Basilea 2008, n.

29.

ad art. 130 LIFD, p. 342 e riferimenti). In definitiva la massima ufficiale,

e il principio inquisitorio trovano i loro limiti nel dovere di collaborazione

del contribuente, indipendentemente dalla ripartizione oggettiva dell’onere

probatorio (Zweifel, op. cit., n. 3 ad art. 123 LIFD, p. 263; Althaus-Houriet, in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la

loi sur l’impôt fédéral direct, Basilea 2008, n. 4 ad art. 123 LIFD, p. 1196).

2.

2.1.

Secondo

l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46

cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa

i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono

essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener

conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore

di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata

soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve

essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132

cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere

della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria

valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.

2.2

Giurisprudenza

e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi

obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili

sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, op. cit., n. 29 e 31 ad art.

130.

LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/Kaufmann,

Handkommentar zum DBG, Zurigo 2003, n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 972; contra Berger,

op. cit., p. 197).

L’autorità fiscale deve

comunque agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti

in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura

del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità

contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).

3.

3.1.

Nel caso

in esame, come visto, l’Ufficio di tassazione di Bellinzona ha intrapreso un

calcolo della disponibilità finanziaria del contribuente e, su questa base, ha

aggiunto ai proventi dichiarati “altri redditi” per fr. 155'000.–.

Certo,

come rettamente osservato dal ricorrente, l’autorità fiscale ha rinunciato ad

intraprendere una tassazione d’ufficio, perlomeno nel ristretto senso

contemplato dall’art. 204 cpv. 2 LT (art. 130 cpv. 2 LIFD),

omettendo di indicare nei rimedi giuridici l’esistenza dei requisiti posti dall’art.

206.

cpv. 3 LT (art. 132 cpv. 3 LIFD) e le conseguenze in caso di

inottemperanza, senza peraltro successivamente porvi rimedio. Ciò non toglie

tuttavia che la tassazione in discussione rimane pur sempre una

tassazione “ordinaria” fondata su considerazioni di verosimiglianza. Come

vedremo meglio di seguito, di fronte ad una documentazione inadeguata a

giustificare le argomentazioni del ricorrente, peraltro non sempre lineari,

l’Ufficio di tassazione non poteva fare altro che procedere ad una valutazione dei

suoi redditi, basandosi sugli stessi metodi di stima previsti dagli art. 204 cpv. 2 LT e 130 cpv. 2 LIFD, quali sono i coefficienti sperimentali, l’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente

(Althaus-Houriet, op. cit.,

n. 14 ad art. 130 LIFD; decisione TF 2A.561/2005 del 22 febbraio 2006).

La

diversa natura delle due tipologie di tassazioni si ripercuote piuttosto sulle

diverse possibilità di impugnazione: se per contestare con successo una

tassazione d’ufficio in senso tecnico occorre anzitutto porre in essere gli

atti di collaborazione trascurati in precedenza (decisione TF 2A.792/2006 del

1° maggio 2007; ASA 75 p. 329), una tassazione “ordinaria” come quella in esame

può essere riesaminata liberamente, visto e considerato che l’obbligo

dell’autorità fiscale di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di

ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno.

3.2

Dal calcolo delle entrate e delle uscite del ricorrente risulta un ammanco annuale di

oltre 156'620 franchi. Il calcolo stabilito dall’autorità di tassazione è il

seguente:

Entrate

Uscite

Attivi:

Capitali

44'743

Passivi:

Proventi:

pensioni e rendite

19'896

redditi da titoli

291.

Oneri:

oneri assicurativi

6'602

interessi passivi

6'750

__________

73'500

spese accessorie (riscaldamento, assicurazioni,

spese auto)

12'000

minimo vitale

13'200

imposte

20'012

Totale entrate/uscite

20'187

176'807

Ammanco annuo

156'620

3.3

Il

ricorrente, da parte sua, non contesta il calcolo della sua disponibilità

finanziaria in quanto tale (fatta eccezione per l’aumento dei capitali, cfr.

punto 4.2.), ma sostiene di aver potuto beneficiare di importanti utili in

capitale, conseguiti in particolare con la realizzazione di due automobili

appartenenti alla sua sostanza privata: una __________ per l’importo a contanti

di fr. 63'000.– ed una __________ per il prezzo di

fr. 22'000.–.

Sennonché, come già

sottolineato, i suoi continui cambiamenti di versione e la lacunosa

documentazione, peraltro prodotta solo dopo numerosi solleciti, sollevano non

pochi dubbi. Dall’esame degli atti dell’incarto fiscale emerge

anzitutto che il ricorrente, invitato dall’autorità di tassazione a specificare

e documentare la vendita della __________, si è dapprima presentato personalmente

negli uffici dell’autorità, sostenendo di avere venduto l’automobile ad un

cittadino germanico ma di non possedere alcuna ricevuta, andata distrutta nell’alluvione

che ha colpito il comune di __________ durante l’estate del 2008. Pochi giorni

dopo, ovvero con lettera del 15 giugno 2009, l’allora sua rappresentante __________

allegava invece una copia di un manoscritto, dal quale risultava che la __________

era stata venduta ad un cittadino svizzero tedesco, tale __________, per il

prezzo a contanti di fr. 63'000.–. Per quanto concerne invece la vendita della __________,

non può passare inosservato il fatto che il contribuente si sia sempre limitato

ad affermare di non possedere alcuna ricevuta, salvo poi produrre dinanzi a

questa Camera una dichiarazione scritta dell’asserita acquirente, tale __________,

che stravolge le argomentazioni fin qui sostenute dallo stesso ricorrente: la

signora __________ precisa infatti di avere permutato la sua __________ con la __________,

versando inoltre al contribuente, che si era assunto l’onere di vendere la sua auto,

un conguaglio di fr. 6'000.–. Al di là del fatto che non si sa nulla dell’acquirente

della __________ (si conosce solo il prezzo di vendita di fr. 16'000.–), mal si

comprende il senso economico dell’operazione. Se lo scopo era realmente quello

di liberarsi della __________ a motivo del suo mancato utilizzo, come sostenuto

nel gravame, non si vede per quale motivo il ricorrente abbia accettato di permutare

la sua autovettura con un’altra, assumendosi comunque il rischio di una mancata

vendita.

Certo,

dalla banca dati della Sezione della circolazione risulta che la __________ è

stata effettivamente ritirata dalla circolazione il 13 febbraio 2008.

L’estratto in discussione non apporta tuttavia alcuna precisazione in merito al

nuovo titolare dell’autovettura né tanto meno al suo prezzo di vendita. Per

quanto riguarda poi la __________, dalla stessa banca dati risulta che l’autovettura

è stata ritirata dalla circolazione il 12 dicembre 2006, e non il 12 dicembre

2007.

così come sostenuto dal ricorrente e dalla signora __________.

In simili

circostanze, la sola ricevuta manoscritta di __________ e la successiva dichiarazione

scritta di __________, prodotte dopo numerosi solleciti ed in parziale

contraddizione con le argomentazioni sin lì sostenute dal contribuente, non

possono certo bastare a rovesciare la legittimità dell’apprezzamento

operato dall’Ufficio di tassazione. In questo contesto, contribuiscono

anzi ad alimentari i dubbi di questa Camera le affermazioni dello stesso

ricorrente, che dinanzi all’autorità di tassazione ha giustificato la sua mancanza

di disponibilità finanziaria spiegando, fra l’altro, di lavorare in __________

come accordatore e di avere venduto pezzi di antiquariato ad un __________ e ad

un cittadino di __________. Desta infine altre perplessità il fatto che il ricorrente,

nato nel 1936 ed al beneficio di una sola rendita AVS, abbia acquistato nel

periodo fiscale qui in esame una __________ del valore di fr. 73'000.–, ove si

pensi appena che i suoi rappresentanti sembrano giustificare i continui

cambiamenti di versione con la sua “veneranda età”.

4.

4.1.

Del tutto

infondata risulta anche la pretesa di addizionare ai proventi dichiarati le indennità

di, rispettivamente, fr. 11'411.– e fr. 9'132.– conseguite a titolo di

liquidazione dei danni che la nota alluvione del 13 luglio 2008 ha cagionato al proprio stabile di __________ ed alla mobilia domestica ivi presente. Come ben

si evince dalla documentazione prodotta dallo stesso ricorrente, la sua compagnia

d’assicurazione si è infatti assunta i costi di sgombero dei locali, di

deumidificazione e di aspirazione dell’acqua e del fango, le opere di pulizia e

da pittore, la sostituzione della lavatrice così come la liquidazione degli

oggetti irrimediabilmente danneggiati. È quindi immediatamente evidente che le

indennità in discussione non costituiscano la contropartita di un lucro

cessante (“lucrum cessans”), ma rappresentino la semplice rifusione di

perdite patrimoniali (“damnum emergens”), che in quanto tali non hanno alcun

impatto sul calcolo della disponibilità finanziaria del ricorrente.

4.2

Priva di

ogni fondamento risulta infine anche l’ultima argomentazione del ricorrente, laddove

sostiene che l’aumento dei capitali, passati in un anno da fr. 866.– a fr. 45'609.–,

non andava considerato quale uscita nel calcolo della sua disponibilità finanziaria,

ma rappresenterebbe in realtà l’utile in capitale conseguito con la realizzazione,

nel corso degli anni, della propria sostanza privata, peraltro già indebitamente

tassato a titolo di redditi d’altra fonte nella precedente procedura di tassazione

2007.

Il ricorrente sembra tuttavia dimenticare che il reddito d’altra fonte, dapprima

stimato in 120'000 franchi e poi ridotto prudenzialmente a 100'000 franchi, traeva

origine da un importante ammanco di liquidità riscontrato dall’autorità di tassazione

in relazione alle pretese ereditarie della figlia di primo letto della defunta

moglie, che aveva ceduto al contribuente la proprietà esclusiva dello stabile di

__________ in cambio di un conguaglio di 420'000 franchi. Dedotto il mutuo ipotecario

di fr. 200'000.– ed il ricorso ai mezzi finanziari depositati in banca, per un

ammontare di altri 100'000 franchi, rimaneva ancora un saldo scoperto di fr.

120'000.–, che il contribuente ha cercato di giustificare con i mezzi liquidi

che teneva in casa (fr. 50'000.– quale rimanenza della vendita del negozio di __________,

fr. 40'000.– quale indennità per errori medici e fr. 30'000.– quale ricavo

dalla vendita di due quadri) e che l’autorità di tassazione ha invece tassato

quale reddito d’altra fonte.

Al di là della

scarsa verosimiglianza della teoria del ricorrente, ciò che più conta in questa

sede è che tali mezzi sono stati in ogni caso consumati per far fronte alle pretese

ereditarie della figlia di primo letto della defunta moglie. In assenza di documentazione

contraria, l’aumento dei capitali riscontrato nel periodo fiscale qui in esame non

può quindi che essere considerato quale uscita nel calcolo della sua disponibilità

finanziaria. Decidere diversamente significherebbe subordinare l’imposizione degli

incrementi patrimoniali alle sole affermazioni dei contribuenti, creando infinite

quanto inammissibili disparità di trattamento.

5.

Alla

luce di tutto quanto precede, il ricorso è conseguentemente respinto.

Tassa di

giustizia e spese processuali sono poste a carico del ricorrente, soccombente.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e

pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le spese

processuali consistenti:

a. nella

tassa di giustizia di fr. 800.–

b. nelle

spese di cancelleria di complessivi fr. 80.–

per un

totale di fr. 880.–

sono a

carico del ricorrente.

3. Contro il

presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.

LTF).

4. Intimazione

a:

-;

-;

-;

-.

Copia per

conoscenza:

- municipio

di __________.

per la Camera di diritto

tributario del Tribunale d’appello

Il presidente: Il

segretario:

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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