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Decisione

80.2010.83

Reddito della sostanza mobiliare: distribuzione dissimulata di utile, cessione di provvigioni fra società sorelle, teoria del triangolo, attribuzione dei ricavi all'azionista

15 febbraio 2012Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

A. Nella

dichiarazione fiscale 2006, RI 1 indicava di aver conseguito, oltre ad una rendita

dell’AVS/AI di fr. 25'800.– ed a proventi immobiliari per complessivi fr.

1'605'681.–, un reddito dell’attività lucrativa dipendente di fr. 10'000.–.

Notificandogli

la tassazione IC/IFD 2006, con decisione del 24 marzo 2010, l’Ufficio di

tassazione di Locarno commisurava il reddito imponibile per l’IC in fr.

123'100.– e quello determinante per l’aliquota in fr. 533'500.–; il reddito

imponibile per l’IFD ammontava per contro a fr. 536'200.–. Rispetto alla

dichiarazione, l’autorità fiscale aveva in particolare aggiunto “altri redditi

della sostanza mobiliare” per fr. 114'000.–. L’importo era costituito dalle

provvigioni incassate nel 2006 dalla __________ SA.

B. Il

contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 12 aprile 2010, contestando

la ripresa nella partita fiscale personale delle provvigioni spettanti alla

società __________ SA. Quest’ultima sarebbe stata attiva da quindici anni e

l’autorità fiscale avrebbe sempre riconosciuto i proventi da essa dichiarati,

come pure gli stipendi da essa versati al reclamante. Del resto, le perdite

subite dalla società non sarebbero state messe in discussione dall’Ufficio di

tassazione competente.

L’autorità

fiscale respingeva il reclamo, con decisione del 20 maggio 2010, nella quale

proponeva in particolare le seguenti considerazioni:

La __________

era stata costituita nel 1991 dal contribuente, si è sempre occupata di

transazioni immobiliari e nei ricavi figuravano quindi le provvigioni. L’unica

persona attiva nella società è sempre stato il signor RI 1 che a partire dal 1992 ha prelevato annualmente un salario lordo di fr. 54'000.–, questo anche negli anni dove la

società non registrava nessuna entrata, poi a partire dal 2003 non viene più

prelevato nessun stipendio. A partire da questo momento la società può essere

considerata inattiva e a conferma di ciò vi è pure il fatto che a partire dal

2004 non viene più registrato nemmeno il costo affitto.

Pertanto

considerata l’inattività della società anonima, l’ufficio di tassazione ritiene

che la decisione del contribuente di accreditare le provvigioni a lui personalmente

dovute e frutto delle sue conoscenze personali, sia unicamente dettata dal

fatto che così facendo si realizza un risparmio d’imposta.

Infatti

il loro accredito nei conti della SA non determina nessuna imposizione

effettiva in capo a quest’ultima poiché questi redditi vengono compensati dalle

perdite riportate degli anni precedenti. Il fatto che già in passato la __________

SA avesse incassato delle provvigioni, a fronte delle quali era prelevato uno

stipendio da parte del signor RI 1, non giustifica ora la registrazione di

provvigioni per “compensare le perdite riportate” come è stato chiaramente

specificato nella lettera di reclamo.

C. Con

tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 postula nuovamente

lo stralcio delle provvigioni fatturate dalla __________. L’insorgente rileva

che le perdite sono in gran parte riconducibili allo stipendio pagatogli dalla

società fino al 2003, che l’autorità fiscale ha sempre assoggettato all’imposta

nella sua partita fiscale personale. Lamenta inoltre che l’Ufficio competente

avrebbe già assoggettato all’imposta presso la società le controverse

provvigioni, sicché le stesse sarebbero sottoposte ad una doppia imposizione in

contrasto con la legge.

Diritto

1. 1.1.

L’Ufficio

di tassazione ha aggiunto ai redditi dichiarati dal contribuente “altri redditi

della sostanza mobiliare” per fr. 114'000.–, importo che corrisponde alle

provvigioni dichiarate nel 2006 dalla __________ SA. In considerazione del

fatto che, nel periodo fiscale in discussione, quest’ultima società non aveva

più alcun dipendente né locali a disposizione per il proprio ufficio,

l’autorità fiscale ha attribuito le provvigioni menzionate al contribuente. A

suo avviso, l’unica ragione per cui i pagamenti in questione erano stati

inseriti nel conto economico della __________ SA andava ricercato nella

circostanza che quest’ultima aveva delle perdite riportate, che le permettevano

di compensare l’utile che ne risultava.

1.2.

Una prima

constatazione si impone. Delle tre provvigioni litigiose, le due più importanti

(l’una di fr. 80'000.– e l’altra di fr. 25'000.–) risultano essere state

incassate dalla __________ AG di __________ (__________), una società dello

stesso RI 1. Più precisamente:

·

la fattura del 6 settembre 2006 (fr. 25'000.–) è

indirizzata alla __________ AG e l’accredito dell’8 settembre 2006 proviene

dalla stessa società;

·

la fattura del 3 ottobre 2006 (fr. 80'000.–) è

indirizzata a __________, __________, ma l’accredito del 12 ottobre 2006

proviene ancora dalla __________ AG;

·

la fattura del 13 novembre 2006 (fr. 9'000.–) è

indirizzata a __________, ma l’accredito del 20 novembre 2006 proviene dalla __________

AG.

Invitato

dalla Camera di diritto tributario a fornire spiegazioni a tale riguardo,

l’insorgente ha osservato che le mediazioni fatturate sono state effettivamente

da lui concluse “per conto della __________ SA”, ma che “in certi casi, per

motivi pratici, il Sig. RI 1, rispettivamente la __________ SA, non avendo

personale amministrativo, ha fatto capo ai servizi della __________ AG”.

Per

quanto concerne poi la fattura più importante, il ricorrente ha così spiegato

la circostanza che la fattura di fr. 80'000.– sia stata indirizzata a __________,

mentre il versamento corrispondente è stato intrapreso dalla __________ AG:

quest’ultima avrebbe incassato la provvigione di fr. 150'000.– dalla cliente,

ma ne avrebbe poi riversato una parte (fr. 80'000.–) alla __________ SA, avendo

“in tale occasione… agito solo fiduciariamente”.

A

proposito della terza fattura, l’insorgente ha affermato che “la __________ AG __________

è l’amministratrice degli immobili siti in __________ a __________, di

proprietà del Sig. __________ e per tale motivo hanno proceduto direttamente al

versamento”.

1.3.

Le

constatazioni che precedono sono già sufficienti per concludere che non è certo

la __________ SA il soggetto cui deve essere attribuita la titolarità dei

ricavi di cui si discute.

Secondo

la giurisprudenza, le autorità fiscali hanno il diritto di attribuire rapporti

e negozi giuridici, fino a prova contraria, alla persona al cui nome si

riferiscono. Un contratto concluso nel proprio nome, secondo il corso ordinario

delle cose, viene anche stipulato per conto proprio. Se eccezionalmente vi è un

rapporto fiduciario, secondo le regole generali sulla prova, trattandosi di un

elemento che riduce il carico fiscale, l’onere della prova è a carico del

contribuente. La pretesa che un contratto concluso in nome proprio sia stato

stipulato a titolo fiduciario per conto di un terzo deve essere ignorata, se il

rapporto fiduciario non è stato comprovato in modo ineccepibile (ASA 68 p. 746

consid. 3a; ASA 49 p. 211 consid. 1a).

Le

provvigioni inserite nel conto economico della __________ SA sono attribuibili

chiaramente alla __________ AG, almeno nella misura di fr. 105'000.–. È

quest’ultima infatti che ha incassato le commissioni dei clienti, peraltro

riferite tutte ad immobili situati nella regione di __________ (__________, __________

e __________). Proprio perché, come sottolineato anche dallo stesso ricorrente

nella sua risposta del 25 luglio 2011 alla Camera, la __________ SA non aveva

“personale amministrativo”, la stessa non poteva evidentemente svolgere alcuna

attività.

Come

indicato dallo stesso ricorrente e come del resto risulta dai conti della __________

SA, quest’ultima non ha più avuto ricavi dal periodo fiscale 2002. Inoltre,

nello stesso anno ha pagato per l’ultima volta costi per il personale, e precisamente

lo stipendio al contribuente. Nel 2003 ha tuttavia pagato ancora l’affitto per il proprio ufficio, ma anche questo costo è venuto meno nel 2004. I suoi

attivi erano praticamente ridotti a mobili d’ufficio e ad un veicolo, per un valore

contabile complessivo di circa 14'000 franchi nel 2006.

Ebbene,

se nel periodo fiscale 2006 non disponeva né di uffici propri né di personale,

non si vede come avrebbe potuto fatturare prestazioni professionali per oltre

100'000 franchi.

La pretesa del

contribuente, che la società zurighese abbia agito a titolo fiduciario,

peraltro avanzata per la prima volta nella stessa lettera, non può essere

seriamente considerata. Ciò non solo in considerazione del fatto che nessuna

prova dell’esistenza di un contratto fiduciario è stata portata, ma soprattutto

alla luce della circostanza che la società ticinese era da tempo inattiva.

Considerandi

2.

2.1.

In base a quanto

accertato, la __________ AG ha versato alla __________ SA 105'000 franchi. Proprio

perché la seconda società era ormai inattiva da tempo, la prestazione erogatale

dalla prima appare ingiustificata dal punto di vista commerciale.

2.2

Gli

articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all'imposta

sull'utile delle persone giuridiche, che

1.

Costituiscono utile netto imponibile:

a.

il saldo del conto

profitti e perdite, epurato dal riporto dell'anno precedente;

b.

tutti i prelevamenti

fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati

alla copertura di spese riconosciute dall'uso commerciale, in particolare:

- ...[omissis]...

- le

distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non

giustificate dall'uso commerciale.

Quanto

all'imposizione delle persone fisiche, gli articoli 20 cpv. 1 LT e 19 cpv. 1

LIFD prevedono da parte loro che

1.

Sono imponibili i redditi da sostanza

mobiliare, segnatamente:

c. i

dividendi, le quote di utili, le eccedenze di liquidazione come pure le prestazioni valutabili in denaro provenienti da partecipazioni di qualsiasi genere (comprese le azioni gratuite, gli aumenti gratuiti del valore nominale, ecc.).

2.3

La

dottrina ha così riassunto la nozione di "distribuzione dissimulata di

utili" che si può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale

(cfr. Cagianut/Höhn, Unternehmungssteuerrecht,

Berna 1986, p. 398 s.; Höhn/Waldburger,

Steuerrecht, 8a ediz., vol. I, Berna 1997, n. 82 al § 18, p. 456 s.;

Oberson, Droit fiscal suisse, Basilea/Francoforte

1998, n. 28 al § 10, p. 172; inoltre CDT n. 80.2000.00031 del 2 maggio 2000, in RDAT II-2000 n. 8t):

·

una prestazione da parte della società, senza

una corrispondente controprestazione;

·

il fatto che la prestazione si traduca in un

vantaggio per l'azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe

stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;

·

il fatto che il menzionato carattere della

prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia

riconoscibile da parte degli organi societari.

2.4

Secondo

la cosiddetta teoria del triangolo, proposta dalla dottrina e fatta propria anche

dal Tribunale federale, nell’ambito dell’imposta sul reddito una prestazione

valutabile in denaro può pervenire ad una “persona vicina” solo attraverso lo

stesso azionista. Ne consegue che una simile prestazione a favore di una

persona vicina deve essere imposta presso l’azionista (cfr. p. es. ASA 66 p.

458.

consid. 4a; ASA 63 p. 145 consid. 4a; Locher, Kommentar zum DBG, vol. II,

Therwil/Basilea 2004, n. 129 ad art. 58 LIFD).

In linea di principio, la teoria del triangolo si applica anche nel

caso di distribuzioni mascherate di utile fra società sorelle. Il vantaggio

passa in tal caso direttamente da una società all’altra, mentre gli azionisti

vengono coinvolti solo indirettamente. Le prestazioni alle società sorelle

costituiscono tuttavia distribuzioni dissimulate di utile agli azionisti e

apporti mascherati di capitale degli azionisti alla società beneficiaria (cfr.

le sentenze del Tribunale federale n.2A.73/2005 del 2 agosto

2005, consid. 2.2.2; n.2P.152/1998 del 28 giugno 2000,

consid. 5d; Locher, op.

cit., n. 128 ad art. 58 LIFD; Bernardoni/Bortolotto,

La fiscalità dell’azienda nel nuovo diritto federale e cantonale ticinese, Mendrisio

2010, pp. 448-449).

2.5

Applicando alla

fattispecie i principi appena ricordati, non vi è alcun dubbio che la __________

AG abbia fatto una prestazione alla sorella __________ SA, la quale, da parte

sua, non ha potuto offrire alcuna controprestazione. Infatti, la società ticinese

era da tempo inattiva e certamente non aveva i mezzi per prestare i propri

servizi alla sorella __________, meno che mai in relazione ad immobili situati

nel Canton __________. Ne consegue che si è trattato di una distribuzione

mascherata di utile fra società sorelle, che secondo la giurisprudenza

giustifica l’imposizione della prestazione presso l’azionista.

D’altronde, è lo stesso

ricorrente che riconosce di aver voluto compensare le perdite riportate dalla __________

SA.

2.6

Anche

volendo considerare la prestazione alla __________ SA come un risanamento di

quest’ultima da parte della __________ AG, le conclusioni non muterebbero.

Prestazioni di risanamento

nei rapporti fra società sorelle sono infatti ammesse fiscalmente nella misura

in cui avvengono “at arm’s lenght”, cioè alle stesse condizioni che sarebbero

state concesse a terzi estranei al gruppo (cfr. p. es. la sentenza del Tribunale

amministrativo del Canton Zurigo del 22 novembre 2000, in StE 2001 B 24.4 n. 60 = RDAF 2002 II p. 73).

Non occorre dimostrare

che, se la __________ SA non fosse appartenuta allo stesso ricorrente, non

avrebbe mai beneficiato delle prestazioni della __________ AG.

2.7

La stessa

conclusione si estende anche all’ulteriore importo di fr. 9'000.–, che, a differenza

dei due più importanti (per complessivi fr. 105'000.–), sono stati direttamente

versati dal cliente alla __________ SA, cioè senza passare dai conti della società

sorella __________.

Quali

prestazioni valutabili in denaro, qualificate pure come distribuzioni dissimulate di utili (DTF 131 II 593 consid. 5.1), valgono infatti anche le rinunce a

determinati proventi in favore dell'azionista o di una persona a lui vicina,

con una corrispondente riduzione, presso la società, dell'utile esposto nel conto

economico. Questa forma di prestazione valutabile in denaro viene definita con

la nozione di prelevamento anticipato dell'utile (Gewinnvorwegnahme;

cfr. Bernardoni/Bortolotto,

op.cit., p. 432 ss.). Essa

sussiste per l'appunto quando la società non rivendica alcun diritto su introiti

di sua competenza, che vengono così incassati direttamente dall'azionista, rispettivamente quando quest'ultimo non fornisce la controprestazione che la società

esigerebbe da un terzo (sentenza del Tribunale federale 2A.204/2006 del 22

giugno 2007, consid. 6; sentenza 2A.263/2003 del 19 novembre 2003, in: ASA 74

pag. 660, consid. 2.2; sentenza 2A.602/2002 del 23 luglio 2003, consid. 2, con

riferimenti).

3.

Il

ricorso è conseguentemente respinto. Tassa di giustizia e spese processuali

sono a carico del ricorrente, soccombente

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e

pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le spese

processuali consistenti:

a. nella

tassa di giustizia di fr. 3’000.–

b. nelle

spese di cancelleria di complessivi fr. 100.–

per un

totale di fr. 3’100.–

sono a

carico del ricorrente.

3. Contro il

presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale

federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.

LTF).

4. Intimazione

a:

-;

-;

-;

-.

Copia per

conoscenza:

- municipio

di.

per la Camera di diritto

tributario del Tribunale d’appello

Il presidente: Il

segretario:

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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