80.2014.315
Reddito dell’attività lucrativa indipendente: contabilità di un esercizio pubblico, ricostruzione dell’utile in base ai coefficienti di utile medio, contestazione dell’utile dalla vendita di tabacchi
20 marzo 2017Italiano21 min
Source ti.ch
Incarti n.
80.2014.315
80.2014.316
Lugano
20 marzo 2017
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del Tribunale
d'appello
composta dai giudici
Andrea
Pedroli, presidente,
Mauro Mini, Raffaele Guffi
segretaria
Sabrina
Piemontesi, vicecancelliera
parti
RI
1
rappr.
da: RA 1
contro
RS
1
oggetto
ricorso
del 5 dicembre 2014 contro la decisione del 5 novembre 2014 in materia di IC/IFD
2011.
Fatti
A. Con decisione del
24.4.2013 l’Ufficio tassazione di __________ (di seguito UT) commisurava il
reddito imponibile diRI 1, di professione esercente, per l’IC 2011 in fr.
121'500.- (determinante per l’aliquota in fr. 121'500.-), e per l’IFD 2011 in
fr. 126'300.- (determinante per l’aliquota in fr. 126'300.-).
In particolare l’UT
accertava un reddito da attività indipendente di fr. 130'000.- a fronte di
dichiarati fr. 63'228.-. A motivazione della modifica veniva indicato:
“Valori rettificati sulla base degli elementi noti all’autorità fiscale,
delle indicazioni fornite dal contribuente o dei coefficienti d’utile medio
validi per aziende del ramo e facenti parte della realtà locale”.
B. Con reclamo
22/23.5.2013 il contribuente, per il tramite della fiduciaria __________ SA,
insorgeva avverso la decisione di tassazione. In particolare contestava
l’aggiunta dei redditi operata da parte dell’autorità fiscale, con conseguente
modifica dai fr. 63'000.- dichiarati ai fr. 130'000.- accertati. Tale aggiunta
sarebbe confutabile tramite la contabilità organica e completa allestita
dall’insorgente, la quale avrebbe evidenziato il risultato economico
dichiarato. In particolare il reclamante indicava: “L’interpretazione da parte di codesta lodevole Autorità fiscale circa
l’applicazione di parametri normali di utile lordo non può essere una motivazione
adeguata per un simile scostamento dal risultato, di fatto tassato per libero
apprezzamento. I margini di utile lordo applicati dal contribuente risultano
dal riepilogo allegato alla presente e circa il 50% degli acquisti di tabacchi
è destinato a terzi, senza alcun ricarico di margine. Allegato al gravame vi
era la “ricostruzione controllo cifra d’affari”.
Con scritto integrativo al
reclamo del 30.9/1.10.2013 RI 1 trasmetteva ulteriore documentazione a comprova
della correttezza dei margini di utile applicati presso l’esercizio pubblico.
C. Con richiesta
d’informazioni del 19.9.2014, inviata per posta A Plus, l’UT chiedeva al
contribuente di presentare, entro il 6.10.2014: - copia della nota di credito
n. __________ di fr. 5'400 relativa all’impegno di acquisto del febbraio 2011
con la “__________”; - giustificativi relativi all’acquisto di sigarette da
parte del Grotto __________; - la comprova mediante scheda contabile della
contabilizzazione delle due richieste precedenti; - dettaglio della scheda
contabile “1020” (contropartita al conto “__________”).
D. Il 5.11.2014 l’UT
emetteva la decisione su reclamo per l’IC/IFD 2011. La motivazione era la
seguente:
“Ci preme osservare che il fatto che il contribuente non sia stato
convocato dall’Ufficio tassazione per discutere il reclamo non costituisce una
violazione del suo diritto di essere sentito. In effetti si rileva che circa lo
svolgimento della procedura di reclamo ed i diritti che spettano al reclamante,
gli art. 207 cpv. 1 LT e 134 cpv. 1 LIFD si limitano ad attribuire all’autorità
di tassazione le medesime facoltà che le spettano in sede di tassazione. Gli
articoli cpv. 1 e 135 cpv. 1 LIFD stabiliscono quindi che l’autorità di
tassazione prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta e
che essa può determinare nuovamente tutti gli elementi imponibili e, sentito il
contribuente, modificare la tassazione anche a svantaggio del medesimo. Ne
discende che né la legge tributaria cantonale né la legge federale sull’imposta
federale diretta attribuiscono dunque al contribuente il diritto di essere
convocato e sentito personalmente prima di una decisione su reclamo. Il diritto
di essere sentito, diritto che pur essendo garantito dall’art. 20 cpv. 2 della
Costituzione federale, non significa quindi il diritto di essere convocato. Nel
caso specifico, non avendo il contribuente dato seguito alla richiesta di
documentazione del 19.09.2014 (inviata per posta A – PLUS) per l’evasione del
reclamo inoltrato il 22.5.2014, l’autorità fiscale non può che confermare la
decisione di tassazione intimata in data 24.04.2014”.
E. Con scritto
6/7.11.2014, RI 1, per il tramite di __________ SA, precisava di aver cessato
definitivamente la propria attività lavorativa il 30.6.2014. Per quanto riguardava
le informazioni richieste, il contribuente precisava che la “__________” non
gli aveva concesso alcuna nota di credito, ma un prestito di fr. 5'400.- in
data 18.2.2011, regolarmente esposto a bilancio nei passivi. L’ammortamento di
tale prestito avveniva tramite una maggiorazione del prezzo di acquisto del
caffè. Per quanto atteneva al __________, il reclamante spiegava di svolgere un
servizio gratuito in favore di tale esercizio pubblico acquistando direttamente
le sigarette dalla ditta __________. Le stesse venivano pagate a contanti e il
contribuente registrava tale importo nelle entrate lo stesso giorno che
incassava tale cifra. Quanto pagato dal __________ veniva registrato
giornalmente (oppure il giorno successivo) in coincidenza con la data di
pagamento e tale cifra faceva parte integrante dell’incasso di quel giorno. Le
fatture della __________ venivano in seguito pagate tramite versamento bancario,
come si poteva evincere dall’allegato estratto conto “__________”.
F. L’UT si rivolgeva a RI
1 il 7.11.2014 chiedendo se la risposta 6/7.11.2014 dovesse essere intesa quale
ricorso contro la decisione su reclamo. Il ricorrente rispondeva precisando di
avere interposto nel frattempo ricorso alla Camera di diritto tributario.
G. Con tempestivo ricorso
5/9.12.2014 RI 1 insorge, rappresentato dalla __________ SA, alla Camera di
diritto tributario avverso la decisione su reclamo dell’UT. Dapprima spiega di
aver gestito il __________ a __________, locale di Paese, con 26 posti a sedere
e con una redditività già elevata – da conto economico risulterebbe per il 2011
un utile di circa fr. 63'000.- -. Il reddito imponibile di fr. 130'000.-,
accertato da parte delle autorità fiscali, sarebbe sproporzionato per rapporto
all’attività svolta dal contribuente. L’insorgente indica anche di aver collaborato
con l’UT, avendo dato seguito ad uno scritto di richiesta di informazioni del
13.11.2012 e fornito le spiegazioni richieste riguardo ai margini di utile
lordo ed anche in riferimento alla consegna dei tabacchi al Grotto __________.
Il contribuente dichiara di aver funto da depositario della merce, che veniva
poi messa a disposizione di terzi per la successiva rivendita. Egli asserisce
inoltre di aver dato delle delucidazioni esaustive legate all’acquisto di caffè
presso la __________ [ammortamento del finanziamento ricevuto]. La decisione su
reclamo viene censurata in quanto non tiene in considerazione la realtà economica,
nonché la documentazione da lui prodotta a sostegno della sua situazione finanziaria.
Secondo il ricorrente la decisione violerebbe l’art. 204 LTRI 1 sarebbe dotato
– per la sua attività – di una contabilità completa e metodica, la quale
avrebbe evidenziato un reddito netto da conto economico di fr. 63'228.-. Il
contribuente lamenta inoltre la violazione del diritto di essere sentito: tale
diritto sarebbe stato calpestato denotando un atteggiamento di improvvisa
fretta nel voler confermare la precedente decisione.
H. Con osservazioni al
gravame 15.12.2014 l’UT postula la reiezione del gravame e precisa che la
questione legata ai margini di utile lordo sia tutt’altro che risolta, anche
con la presentazione – oltre al termine impartito – di documentazione.
L’autorità fiscale indica come la tabella presentata a comprova della
correttezza dei margini di utile lordo dell’esercizio pubblico non sia esatta:
“Dagli acquisti dei “Tabacchi” contabilizzati a
conto economico veniva defalcata la quota (50%) destinata a terzi, in quanto
sulla medesima operazione non veniva realizzato alcun utile. Con tale
operazione la cifra d’affari dichiarata (fr. 475'738.-) risultava in linea con
la cifra d’affari ricostruita (fr. 477'542.-). Il problema relativo
all’attendibilità dei dati presentati sarebbe comunque riemerso con lo scritto
del 06.11.2014 (...), dove il rappresentante, in risposta alla richiesta del
19.09.2014, indicava che gli importi incassati in contanti dal gerente del
grotto __________ erano regolarmente registrati in contabilità (...) e di
riflesso erano inclusi anche nei ricavi indicati nella tabella presentata il
22.05.2013. Riprendendo la tabella presentata dal rappresentante a sostegno dei
dati dichiarati, ma apportando le modifiche come da scritto del 06.11.2014, la
mancanza di cifra d’affari appare evidente il che dimostra nuovamente
l’inattendibilità della cifra d’affari dichiarata per rapporto ai margini di
utile lordo”.
I. Con scritto
7/8.6.2016 RI 1, tramite la sua rappresentante, conferma a seguito di
richiesta, la rinuncia all’audizione in relazione al ricorso.
Diritto
1. 1.1.
Secondo l’art. 204 cpv. 2
LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID,
l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una
valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa
i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere
accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di
coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita
del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il
motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e
indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per
cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità
dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato
provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del
13.10.2010, consid. 2.1.).
1.2.
Giurisprudenza e dottrina
tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo
laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi
procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua
situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004
del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura
di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª ediz. Basilea
2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/
Kaufmann/Meuter, Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2ª ediz., n. 26 ad
art. 130 LIFD, p. 1123).
L’autorità fiscale deve
agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo co-scienza professionale,
conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere
tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di
evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente
deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più
vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).
Considerandi
2.
Nella fattispecie,
come visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dal
ricorrente, e dal conto economico alle-gato, ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo
una cifra d’affari e quindi anche un utile d’esercizio, legato alla sua attività
indipendente, diverso da quello dichiarato da RI 1.
Pur ritenendo che la
dichiarazione presentata dal contribuente non fosse corretta, l’autorità ha
rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto
dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte
del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3
LIFD). Con decisione del 24.4.2013 ha infatti notificato a RI 1 una tassazione
ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio,
nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha
stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione
d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli
elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative
all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n.
2A.561/2005 consid. 3).
3.
3.1.
Sono imponibili tutti i
proventi dall’esercizio di un’impresa, commerciale, industriale, artigianale,
agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività
lucrativa indipendente (art. 18 cpv. 1 LIFD; art. 17 cpv. 1 LT). L’art. 58 LIFD
(v. art. 67 LT) si applica per analogia ai contribuenti che tengono una contabilità
in buona e debita forma (art. 18 cpv. 3 LIFD; art. 17 cpv. 3 LT). In
conseguenza, il reddito imponibile dell’indipendente che è astretto a tenere
una contabilità (art. 934 CO) risulta dal saldo del conto economico,
conformemente al principio dell’autorevolezza del bilancio commerciale
istituito dall’art. 58 LIFD (v. art. 67 LT). Secondo tale principio, l’utile
imponibile delle persone fisiche e giuridiche si basa sull’utile che risulta
dal conto economico stabilito secondo le regole del diritto commerciale. I
conti stabiliti conformemente alle regole del diritto commerciale vincolano le
autorità fiscali a meno che il diritto fiscale non preveda delle regole di
correzione particolari. L’autorevolezza del bilancio commerciale viene a cadere
quando norme imperative del diritto commerciale sono violate oppure norme
fiscali di correzione lo esigono (sentenza TF 2C_419/2010 del 13.10.2010, consid.
3.1
).
3.2
Di principio ci si può
fondare sulla contabilità del contribuente unicamente nel caso in cui l’esattezza
dei dati inseriti è garantita. Ciò non è il caso in due ipotesi: dapprima
quando i libri contabili non sono tenuti regolarmente dal punto di vista
formale, ma anche quando è manifesto che i risultati contabilizzati non concordano
con lo stato reale dei fatti, sia perché vi è divergenza tra questi risultati e
l’evoluzione della sostanza del contribuente oppure il suo tenore di vita, sia
perché vi è una divergenza tra questi risultati e quelli che, secondo
l’esperienza, sono ottenuti nel settore della professione in questione, senza
che circostanze speciali spieghino queste differenze (sentenza TF 2C_419/2010
del 13.10.2010 consid. 3.2.).
4.
4.1.
Secondo gli articoli 125
cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, nella versione in vigore nel periodo fiscale litigioso,
le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e le persone
giuridiche devono allegare alla dichiarazione i conti annuali firmati (bilanci
e conti profitti e perdite) del periodo fiscale oppure, in mancanza di una
contabilità conforme all’uso commerciale, le distinte degli attivi e dei passivi,
delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.
L’obbligo di allegare le
“distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità commerciale,
non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi
obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad
adempiere i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte
(Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a
cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco
2000, vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, pp. 259-260).
Se tali principi non sono
rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato
deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza TF
2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1).
4.2
L’art. 125 cpv. 2 LIFD non
precisa ciò che bisogna intendere per “stato degli attivi e dei passivi,
stabilito in base alle entrate e alle spese come anche dei prelievi e apporti
privati”. Le esigenze a cui devono rispondere questi conti, dipendono dal caso
di specie, in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima.
In ogni caso, essi devono essere allestiti di maniera tale da far risultare in
modo completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività
lucrativa indipendente e poter essere controllati in condizioni ragionevoli da
parte delle autorità fiscali. Ad ogni modo non spetta alle autorità fiscali ristabilire
la contabilità manchevole allestita dal contribuente (sentenza TF 2C_618/2015
del 29.2.2016 consid. 4.1.; sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid. 3.1.;
RDAF 2007 II 252 consid. 4.1).
Secondo il principio di
cui all’art. 8 CC, applicabile anche in ambito fiscale, spetta a colui che vuol
far valere l’esistenza di un fatto proprio ad estinguere oppure a diminuire il
proprio debito fiscale l’onere di apportarne la prova e sopportare le conseguenze
dell’insuccesso di quest’ultima (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid.
3.
; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa p. 266; RDAF 2009 II p. 560; sentenza TF
2C_199/2009 consid. 3.1).
5.
5.1.
Il contribuente contesta
l’aggiunta di altri redditi, per un totale di fr. 130'000.- nella sua
dichiarazione fiscale IC/IFD 2011.
Egli ritiene di aver
compiutamente comprovato il suo reddito per il 2011, pari a fr. 63'228.- risultante
dal conto economico allegato alla dichiarazione di tassazione.
RI 1 ha accluso alla
propria dichiarazione fiscale il conto annuale per il 2011 comprensivo di
bilancio, conto economico e conto patrimoniale.
5.2
5.2.1
L’UT ha proceduto ad
un’analisi del conto economico, dopo aver richiesto al contribuente di voler
produrre, con un primo scritto 13.11.2012, la composizione dettagliata del
conto “ricavi d’esercizio”, il margine di utile sui tabacchi e documentazione
bancaria.
5.2.2
Sulla base dei dati
all’incarto, l’UT ha emanato la decisione di tassazione discostandosi dai dati
dichiarati dal contribuente. In particolar modo l’autorità fiscale ha
modificato determinati margini di utile, adattandoli ai coefficienti d’utile
medio validi per aziende del ramo e facenti parte della realtà locale,
aumentando così la cifra d’affari a fr. 568'839.-, con una differenza di fr.
93'101.- per rapporto a quella indicata, ossia fr. 475'738.-.
Secondo il fisco la cifra
d’affari raggiunta dal contribuente nel 2011 si attestava a fr. 568'839.-.
L’utile netto veniva calcolato in fr. 156'329.-, cifra poi prudenzialmente
ridotta da parte del fisco a fr. 130'000.- ed inserita quale reddito da
attività indipendente nella decisione di tassazione.
5.3
5.3.1
Nell’ambito della
procedura di reclamo il contribuente ha indicato di essere dotato di una
contabilità “organica, completa e metodica” la quale avrebbe evidenziato il
risultato economico dichiarato. Veniva in particolare indicato, sulla scorta di
una tabella ricapitolativa intitolata “Ricostruzione controllo cifra d’affari”:
“(...) I margini di utile lordo applicati dal
contribuente risultano dal riepilogo allegato alla presente e circa il 50%
degli acquisti di tabacchi è stato destinato a terzi, senza alcun ricarico di
margine”. Dalla tabella in questione si potevano – a dire del
contribuente - verificare i margini di utile applicati e il calcolo della cifra
d’affari.
vino
31'193.15 (32%)
birre e minerali
32'301.75 (32%)
liquori
11'197.30 (30%)
cucina
14'926.25 (45%)
caffè
14'020.15 (10%)
tabacchi
61'582.95 (90%)
totali
165'221.55 (34.60%)
cifra d'affari
475'738.40 (65.27%)
5.3.2
Con successivo scritto
6.11.2014
(giunto dopo il termine impartito dall’autorità e quando la decisione
su reclamo era stata già intimata), il ricorrente, in merito al margine di
utile lordo sui tabacchi, spiegava di effettuare un servizio gratuito al __________
acquistando direttamente le sigarette dalla ditta __________ (sorta di
deposito), fornendo poi a tale esercizio pubblico le sigarette in coincidenza
con l’emissione della fattura. Le fatture venivano pagate a contanti e il contribuente
registrava l’importo nelle entrate lo stesso giorno che incassava tale cifra.
Per comprovare questo
passaggio, RI 1 allegava le fatture della ditta __________ [grossista
specializzato], intestate a “RI 1, __________”. Venivano cerchiate le date ed a
mano apposta la dicitura “pagato”, accompagnata da due firme [dalle quali non
riesce ad ogni modo a risalire all’autore]. Veniva anche prodotto il libro di
cassa dell’8.4.2011, dal quale – a dire del contribuente - si evinceva la registrazione
dell’incasso relativo al pagamento delle sigarette da parte del __________
avvenuto il medesimo giorno.
5.4
L’UT censura
l’attendibilità dello schema relativo alla ricostruzione della cifra d’affari:
dallo scritto del 6.11.2014 del ricorrente emergeva che gli incassi – ivi
compresi i pagamenti delle sigarette pervenuti da parte del __________ – venivano
inseriti nella contabilità.
In particolare il fisco
ritiene che per l’ottenimento della cifra di affari indicata dal contribuente,
egli abbia omesso di inserire il dato completo relativo ai “tabacchi”,
nonostante egli abbia asserito di aver registrato ogni pagamento.
6.
6.1.
Come visto in precedenza,
l’onere della prova in merito all’affidabilità ed alla correttezza dello stato
degli attivi e dei passivi incombe al contribuente. In particolare i dati
contabili
devono essere allestiti in
modo tale da far risultare in modo completo ed affidabile il reddito e la
sostanza legati all’attività lucrativa indipendente e poter essere controllati
in condizioni ragionevoli da parte delle autorità fiscali. Ad ogni modo non
spetta alle autorità fiscali ristabilire la contabilità difettosa allestita dal
contribuente (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid. 3.1.; RDAF 2007 II
252.
consid. 4.1; sentenza TF 2C_295/2006).
6.2
Dai documenti agli atti
emerge come RI 1 sia stato invitato con richiesta di documentazione del
13.11
, poi del 19.9.2014 a voler produrre i documenti giustificativi,
controfirmati da parte della persona che ha beneficiato del servizio di distribuzione
e di deposito delle sigarette.
Ora, i documenti prodotti,
ossia le fatture della ditta __________ peraltro intestate a RI 1, __________,
con dicitura a mano e firma illeggibile non comprovano affatto un pagamento da
parte del __________. Stessa sorte anche per il documento di registrazione di
cassa, che non prova che vi sia stato un pagamento da parte di chicchessia del __________.
6.3
6.3.1
Se si confronta il conto
economico allestito dal contribuente con la “ricostruzione controllo cifra
d’affari” – sempre preparata da RI 1 - si può notare una divergenza già per
quanto attiene al “costo merci”.
In effetti i tabacchi
vengono inseriti, nel conto economico – al fine di calcolare la cifra d’affari
– al costo di fr. 123'165.85.
Invece nella tabella
relativa alla “ricostruzione controllo cifra d’affari” i tabacchi non vengono
ritenuti al loro costo di acquisto integrale [contrariamente a quanto viene
riportato dal conto economico], ma vengono inseriti nella misura della metà
(poiché gli altri sarebbero destinati al __________ senza che venga applicato alcun
margine di utile).
Ne
consegue che inserendo i tabacchi al loro costo di acquisto integrale – poiché
come indicato dal ricorrente il ricavo dei tabacchi venduti al __________ veniva
comunque registrato nella sua contabilità – si ha una cifra d’affari più elevata
di quella indicata da parte del ricorrente e di riflesso anche un utile
superiore a quello da lui indicato di fr. 63'228.-.
In particolare, la cifra
d’affari ricostruita da parte del ricorrente non tiene conto dell’integralità
del prezzo dei tabacchi. Ai fr. 477'542.35 da lui indicati bisognerebbe ancora
aggiungere - almeno – la somma di fr. 68'425.50 dei tabacchi, per una cifra
d’affari di complessivi fr. 545'967.85.
Tale somma è ben diversa
da quella risultante dal conto economico di fr. 475'738.40. Ne discende una
differenza di fr. 70'229.45.
6.3.2
Ora se si somma l’utile
dichiarato da RI 1, pari a fr. 63'228.- ai fr. 70'229.45, si arriva ad un utile
di fr. 133'457.45.
Va evidenziato come i
margini di utile presi in considerazione dall’UT collimano praticamente con
quelli indicati dal contribuente per ricostruire la cifra d’affari. Grossa
divergenza sussiste invece in merito ai tabacchi.
Come visto, il ricorrente
non è riuscito a comprovare la tesi della cessione dei tabacchi al __________.
Non vi è infatti alcun giustificativo che possa suffragare la vendita al prezzo
di acquisto.
Ad ogni modo, anche se la
vendita fosse avvenuta al prezzo di acquisto, i calcoli, relativamente ai
tabacchi non risulterebbero corretti (inserimento nella cifra d’affari
unicamente della metà dei medesimi): in effetti, se così fosse stato, nel bilancio
finale per il 2011 si sarebbe dovuto trovare il corrispettivo di questa merce.
6.4
Ne risulta che neppure con
i documenti e le informazioni date dal ricorrente, si può considerare che la
contabilità possa avere un carattere probante.
Ne discende come la
contabilità presentata da parte del contribuente presenta delle evidenti lacune
che hanno imposto sia all’Ufficio di tassazione, sia a questa Camera di
discostarsi da quanto dichiarato da parte del contribuente.
Come visto, il fisco ha
comprovato il suo accertamento del reddito da attività indipendente di RI 1: i
margini di utile lordo non differiscono, se non in misura trascurabile,
rispetto a quelli indicati dall’insorgente; nella cifra d’affari manca, come
rettamente indicato dall’UT, parte dei ricavi della vendita dei tabacchi.
Come visto, la differenza
tra le due posizioni, contribuente e fisco, si palesa invece per quanto attiene
ai “tabacchi”.
Il contribuente, non è
tuttavia riuscito a comprovare la sua tesi: nella ricostruzione della cifra
d’affari, omette d’inserire l’integralità della somma relativa ai tabacchi,
diversamente da quanto risulta dal conto economico. Neppure dal bilancio
risulta che al 31.12.2011 vi fossero ancora attivi corrispondenti al valore
della metà del prezzo di acquisto.
7.
La decisione su reclamo
dell’UT per l’IC/IFD 2011 merita pertanto tutela. Il ricorso è respinto. La
tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese processuali
consistenti:
a. nella tassa di
giustizia di fr. 600.–
b. nelle spese di
cancelleria di complessivi fr. 100.–
per un totale di fr. 700.–
sono a carico del
ricorrente.
3. Contro il presente giudizio
è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,
entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).
4. Intimazione a:
-
(per sé e per RI 1);
-;
-;
-,.
Copia per conoscenza:
-
municipio di __________.
per la Camera di diritto tributario del Tribunale
d’appello
Il
presidente: La segretaria: