80.2014.68
Deduzioni: spese professionali, trasporto dal domicilio al luogo di lavoro, segretario comunale che lavora a 1 km dal domicilio, non diritto alla deduzione per l’uso del veicolo privato
26 novembre 2014Italiano20 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
80.2014.68
Data decisione, Autorità:
26.11.2014, CDT
Titolo:
Deduzioni: spese professionali, trasporto dal domicilio al luogo di lavoro, segretario comunale che lavora a 1 km dal domicilio, non diritto alla deduzione per l’uso del veicolo privato
ATTIVITÀ LUCRATIVA DIPENDENTE
art. 26 cpv. 1 let. a LIFD
art. 25 cpv. 1 let. a LT
Incarti n.
80.2014.68
80.2014.69
Lugano
26 novembre
2014
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
La Camera di diritto tributario del
Tribunale d'appello
composta dai giudici
Andrea Pedroli, presidente,
Stefano Bernasconi, Mauro Mini
segretario
Antonio Saredo-Parodi
parti
RI 1
RI 2
contro
RS 1
oggetto
ricorso del 10 marzo 2014 contro la decisione del 12
febbraio 2014 in materia di IC e IFD 2012.
Fatti
A. Nel
periodo fiscale 2012, RI 1 svolgeva l’attività di segretario comunale nel
proprio comune di residenza. Il figlio __________, studente di medicina
all’Università di __________, dopo aver lavorato nei mesi di luglio e agosto
presso il __________ di __________ (senza retribuzione), in seguito aveva
percepito uno stipendio di fr. 5'994.- quale membro delle truppe sanitarie assolvendo
la scuola ufficiali a __________. Nei mesi di novembre e dicembre, effettuava uno
stage presso l’Ospedale __________ di __________ percependo uno stipendio
mensile di 800.- franchi lordi. Il 12 dicembre 2012 __________ contraeva
matrimonio.
B. Nella
dichiarazione fiscale 2012, i coniugi RI 1 e RI 2 chiedevano la deduzione per
figli a carico di fr. 11'100.- e quella per figli agli studi di fr. 13'400.-,
in relazione al mantenimento del figlio __________, studente di medicina
all’università di Zurigo. Chiedeva inoltre, a titolo di deduzione
professionale, la deduzione per veicolo privato per un ammontare di 1'232.– franchi.
Notificando
loro la decisione di tassazione IC/IFD 2012, con decisione del 30 ottobre 2013,
l’RS 1 commisurava il reddito imponibile in fr. 92'000.- per l’IC e in fr.
95'600.- per l’IFD. A titolo di spese professionali, l’autorità di tassazione
negava la deduzione per il veicolo privato, con la motivazione “luogo di lavoro
uguale a luogo di domicilio”. Erano negate anche le deduzioni per figli a
carico e per figli agli studi, poiché l’autorità riteneva che __________ avesse
a disposizione sufficienti proventi per far fronte al proprio sostentamento
personale.
C. Il
contribuente impugnava la suddetta decisione, con reclamo del 25 novembre 2013.
Per quanto concerne la deduzione negata per l’utilizzo del veicolo privato, dopo
aver riconosciuto di essere residente e dipendente del comune di__________, il
contribuente sosteneva che la particolare attività legata alla sua funzione gli
imponeva di recarsi al lavoro con l’automobile, che gli era necessaria per
sopralluoghi, incontri con ditte, artigiani, fornitori, persone, ecc. Inoltre,
i suoi orari di lavoro erano irregolari e spesso la sua presenza era richiesta
anche di sera (sedute dell’Esecutivo, del Legislativo, di Commissione o altro).
Il reclamante
lamentava poi le mancate deduzioni per figli a carico ed agli studi; essendo
suo figlio regolarmente iscritto alla facoltà di medicina e svolgendo degli stages
obbligatori quale candidato medico.
D. Con
scritto del 3 dicembre 2013, l’Ufficio di tassazione attribuiva ai contribuenti
un termine (fino al 7 gennaio 2014) per produrre una dichiarazione del
municipio di __________ indicante l’obbligo di uso costante del veicolo privato
per ragioni di servizio e l’indicazione dei costi rifusi per il periodo fiscale
2012. Erano richiesti pure l’attestato di frequenza dell’università di __________
ed una copia del contratto dello stage svolto dal figlio presso l’Ospedale __________
di __________.
L’autorità
di tassazione informava i reclamanti che, in caso di mancato adempimento alla
richiesta, la decisione sarebbe stata la seguente:
Nel caso considerato il tragitto domicilio
luogo di lavoro (da porta a porta) è di 1 Km (fonte www.tcs.ch) e
considerata la mancata comprova circa la necessità dell’utilizzo del veicolo
privato per ragioni professionali riconfermando il diniego della deduzione per spese
di trasporto accertata l’esiguità della distanza tra domicilio e luogo di
lavoro percorribile a piedi in circa 15 minuti e considerate le osservazioni
presentate circa la situazione del figlio __________ riconoscendo per imposta
cantonale e federale la deduzione per figlio a carico e riconfermando il
diniego della deduzione cantonale per figlio agli studi constatata la
situazione quale stagista remunerato al 31.12.2012 in applicazione degli art.
34 lett. c L. tributaria e art. 11 cpv. 2 D. esecutivo concernente
l’imposizione delle persone fisiche valido per il periodo fiscale 2012.
Il 4
gennaio 2014, il contribuente produceva i documenti riguardanti il figlio,
mentre si rifiutava di produrre quelli richiesti per la deduzione per l’uso del
veicolo privato, poiché sosteneva si trattasse di “un’ingiustizia” divenuta per
lui una “questione di principio”. A suo avviso la pretesa dell’autorità fiscale
era in contrasto con svariati principi fondamentali del diritto: parità di
trattamento (tale documento non era stato richiesto a nessun altro dipendente
del comune di Caslano); proporzionalità (l’amministrazione dovrebbe agire
scegliendo le “modalità che meno gravano sul destinatario dell’atto”); buona
fede (senza nessuna ragione apparente, venivano messe in dubbio le motivazioni
a sostegno della sua richiesta); diritto consuetudinario (per 25 anni era stata
concessa la deduzione); certezza del diritto (senza l’introduzione di una
modifica legislativa, gli era stata negata una deduzione, in altri casi simili
tuttora ammessa); diritto di essere sentito da parte dell’autorità fiscale (per
non averlo convocato).
E. Con
decisione del 12 febbraio 2014 l’Ufficio di tassazione accoglieva parzialmente
il reclamo, ammettendo la deduzione per figli a carico (fr. 6'500.- per l’IFD e
fr 11'100.-). Il diniego della deduzione per figli agli studi era mantenuto,
“in presenza di retribuzione o indennità allo studente”. Neppure era
riconosciuta la deduzione per l’uso del veicolo privato, poiché il contribuente
rifiutava di produrre l’attestazione del datore di lavoro, violando il
principio giurisprudenziale, derivante dall’art. 8 CC, secondo cui spetta al
contribuente apportare la prova dei fatti che concorrono a diminuire o
escludere il debito verso l’erario.
F. Con
tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, i coniugi RI 1 e RI 2
postulano nuovamente la deduzione delle spese di trasporto (fr. 1'232.–) e la deduzione
per figli agli studi (fr. 13'400.–). I ricorrenti lamentano di non essere stati
convocati dall’Ufficio di tassazione e rimandano alle argomentazioni dello
scritto del 4 gennaio 2014.
G. Nelle
sue osservazioni, l’Ufficio di tassazione, sottolinea che, dal punto di vista
procedurale e quindi per quanto concerne il diritto di essere sentito, né la LT né la LIFD attribuiscono al contribuente il diritto di essere convocato e sentito
personalmente, né la giurisprudenza del Tribunale federale riconosce un tale
diritto.
Per
ciò che riguarda la deduzione per l’uso del veicolo privato, l’autorità di
tassazione continua a confermarne il diniego in ragione della corta distanza
(di 1 km) che separa il domicilio del contribuente dal suo luogo di lavoro. La
deduzione potrebbe essere ammessa per le trasferte legate alla funzione di
segretario comunale del ricorrente, ma, considerato il rifiuto di produrre
un’attestazione del datore di lavoro, neppure tale deduzione può essere
ammessa.
Infine l’autorità
fiscale propone di concedere la deduzione per figli agli studi.
Diritto
1. 1.1.
Deve
dapprima essere esaminata la censura formale sollevata dai ricorrenti in merito
alla pretesa violazione del loro diritto di essere sentiti. Infatti, il diritto
di essere sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione
implica di regola l'annullamento della decisione impugnata a prescindere dalle
possibilità di successo nel merito (DTF 132 V 287 consid. 5.1, 127 V 431
consid. 3d/aa).
Gli insorgenti
lamentano il fatto che l’Ufficio di tassazione non abbia dato seguito alla loro
richiesta di essere convocati prima della decisione.
1.2.
Circa lo
svolgimento della procedura di reclamo ed i diritti che spettano al reclamante,
gli articoli 207 cpv. 1 LT e 134 cpv. 1 LIFD si limitano ad attribuire
all’autorità di tassazione le medesime facoltà che le spettano in sede di
tassazione.
Gli
articoli 208 cpv. 1 LT e 135 cpv. 1 LIFD stabiliscono quindi che l’autorità di
tassazione prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta e
che essa può determinare nuovamente tutti gli elementi imponibili e, sentito il
contribuente, modificare la tassazione anche a svantaggio del medesimo.
Né la
legge tributaria cantonale né la legge federale sull’imposta federale diretta attribuiscono
dunque al contribuente il diritto di essere convocato e sentito personalmente prima
di una decisione su reclamo.
Né una
simile garanzia discende dall’art. 29 cpv. 2 Cost. fed., poiché secondo il Tribunale
federale la garanzia costituzionale del diritto di essere sentito in un procedimento
amministrativo non implica il diritto di essere sentito oralmente (DTF 122 I
464 consid. 4c e giurisprudenza citata).
Come ha
ricordato in una sentenza il Tribunale federale, ciò vale in modo particolare
nell’ambito di procedimenti di massa, estesi alla totalità dei cittadini, come
le procedure di tassazione per le imposte dirette (cfr. pure l’art. 126 cpv. 2
LIFD secondo cui [solo] l’autorità di tassazione può esigere che siano fornite
informazioni anche oralmente; sentenza del 14 dicembre 2006 n.2A.438/2006
consid. 3.2).
1.3.
Ne
consegue che la mancata convocazione dei contribuenti da parte dell’autorità
fiscale non costituisce una violazione del loro diritto di essere sentiti e che
pertanto non vi è ragione di annullare la decisione impugnata.
Considerandi
2.
2.1.
Sia
secondo l'art. 25 cpv. 1 LT sia secondo l'art. 26 cpv. 1 LIFD le spese professionali deducibili sono:
a) le
spese di trasporto necessarie dal domicilio al luogo di lavoro;
b) le
spese supplementari necessarie per pasti fuori domicilio o in caso di lavoro a
turni;
c) le
altre spese necessarie per l'esercizio della professione;
d) le
spese inerenti al perfezionamento e alla riqualificazione connessi con l'esercizio dell'attività professionale.
Tra gli
altri costi e spese che non possono essere dedotti rientrano in particolare le
spese di formazione professionale (art. 33 lett. b LT; art. 34 lett. b
LIFD).
Per le spese professionali secondo il cpv. 1 lettere a-c dell'art. 25 LT
sono stabilite deduzioni complessive entro i limiti fissati dal Consiglio di Stato.
2.2
Secondo
l'art. 4 cpv. 1 del decreto esecutivo del
21.
dicembre 2011 concernente l'imposizione delle persone fisiche, valido per il
periodo fiscale 2012, sono considerate spese di trasporto quelle
causate al contribuente per trasferirsi dal
luogo di domicilio a quello in cui lavora.
Le
relative deduzioni sono stabilite come segue:
a) per l’ uso di mezzi di
trasporto pubblici: la spesa effettiva;
b)
[…]
c) per l’uso di una
motocicletta o di un’automobile privata: le spese del mezzo pubblico disponibile.
Eccezionalmente, se nessun mezzo pubblico è a disposizione o se il contribuente non può servirsene
(es. infermità, distanza notevole dalla più vicina fermata, orario sfavorevole, ecc.) è ammessa una deduzione fino a 40 cts. il km per le motociclette con targa
di controllo su fondo bianco e 70 cts. il km per le automobili (limitatamente a
percorrenze fino a 15'000 km) rispettivamente 65 cts. il km (per la parte di
percorrenza che eccede i 15'000 km; cfr. art. 4 cpv. 2 del Decreto esecutivo citato).
Anche per
l’IFD è deducibile la spesa effettiva del mezzo pubblico per il trasporto dal
luogo di domicilio a quello di lavoro (art. 5 cpv. 1 Ordinanza sulla deduzione delle spese professionali delle persone esercitanti un’attività lucrativa dipendente, del
10.
febbraio 1993). Lo stesso vale in caso d’uso di un veicolo privato (art. 5
cpv. 2 Ordinanza del 10 febbraio 1993), a meno che non sia disponibile un mezzo
di trasporto pubblico o non sia ragionevole pretendere che il contribuente ne
faccia uso. In tal caso possono essere dedotte le spese effettive secondo
l’appendice dell’ordinanza, che viene periodicamente aggiornata. La deduzione chilometrica per il viaggio di andata e ritorno a mezzogiorno è limitata alla deduzione massima accordata per i pasti fuori casa (art. 5 cpv. 3 2a frase Ordinanza del
10.
febbraio 1993).
3.
3.1.
Nel caso
in esame, l’autorità fiscale ha negato la deduzione delle spese di trasporto
del ricorrente, argomentando che, da un lato, la distanza fra il domicilio e il
luogo di lavoro è irrisoria e, dall’altro, che il contribuente non ha provato
di aver bisogno del veicolo privato per trasferte di lavoro.
3.2
Secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale, le spese di trasporto con un veicolo
privato sono considerate necessarie per l’acquisizione del reddito solo se non
si può ragionevolmente pretendere dal contribuente che si serva di un mezzo
pubblico. Ciò si verifica in particolare se l’interessato è infermo o cagionevole,
se la fermata del mezzo pubblico è molto distante dal domicilio o dal luogo di
lavoro oppure se l’attività lucrativa inizia o termina ad orari incompatibili
con l’orario dei mezzi di trasporto pubblici o ancora se il contribuente
dipende da un veicolo per l’esercizio della professione (cfr. p. es. la sentenza
del 9 luglio 2012 n.2C_807/2011, in RF 67/2012
p. 677, consid. 2.3.1 e giurisprudenza citata). A queste condizioni, l’uso
del mezzo privato appare necessario e i relativi costi sono pertanto
deducibili. Se per contro non sono adempiuti tali criteri, i costi che eccedono
quelli per l’uso del mezzo pubblico costituiscono spese per il mantenimento personale, non deducibili (Koller, Die Verfassungsmässigkeit einer Beschränkung des Fahrkostenabzuges bei
der direkten Bundessteuer, in ASA 80 p. 761 ss., in particolare p. 782 s., con
riferimento alla sentenza del Tribunale federale del 12 maggio 2003 n.
2P.254/2002, consid. 4.2).
3.3
Come
esposto in narrativa, RI 1, domiciliato a __________ in Via __________, lavora
quale segretario comunale in via __________, ad un chilometro dal proprio
domicilio. Il ricorrente ha la possibilità di recarsi al luogo di lavoro a
piedi, impiegando circa 10/15 minuti.
Appare
evidente che l’uso dell’auto privata per recarsi sul posto di lavoro non sia
giustificato. La scelta del ricorrente lavoratore di spostarsi con il mezzo
privato sarebbe senz’altro comprensibile se il criterio determinante fosse
quello della comodità; non lo è invece alla luce delle considerazioni che
precedono, fondate sul criterio dell’idoneità. Il fatto che non vi siano mezzi
di trasporto pubblici a disposizione del contribuente non ha nessun peso sulla
decisione di rifiutare di dedurre i costi per l’uso dell’automobile privata,
che si fonda esclusivamente sulla brevità del tragitto quotidiano.
3.4
Come già
accennato, una delle eccezioni previste dalla giurisprudenza del Tribunale
federale per ammettere la necessità per il lavoratore dipendente di servirsi
del veicolo privato è costiuita dal caso in cui è obbligato ad utilizzare il
suo veicolo per delle trasferte professionali, per esempio dalla sede
principale del suo datore di lavoro ad una delle succursali. Il fatto che il
datore di lavoro gli debba versare dei rimborsi secondo l’art. 327b CO è
irrilevante (sentenze del Tribunale federale n.2P.254/2002 del 12 maggio 2003, in StE 2003 B 22.3 n. 76 consid. 3.3;2A.502/1995 del 21 maggio 1997 consid. 2a/cc; NStP
49/1995 p. 81 consid. 2; inoltre: Eckert,
in: Yersin/Noël [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct,
Basilea, 2008, n. 30 ad art. 26 LIFD, p. 445; Agner/Digeronimo/Neuhaus/Steinmann,
Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer – Ergänzungsband, Zurigo,
2000, n. 2a ad art. 26 LIFD, p. 109).
Per
questo motivo l’Ufficio di tassazione richiedeva al contribuente, in data 9
dicembre 2013, ulteriori documenti, tra cui una dichiarazione del datore di
lavoro che attestasse l’utilizzo del veicolo privato per trasferte a partire
dal luogo di lavoro. Il ricorrente si è tuttavia rifiutato di produrre il
documento richiestogli.
3.5
Di
principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8
CC, l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a
dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano il carico fiscale, mentre
è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere
o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p.
493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
Non
avendo presentato il giustificativo richiesto dall’autorità fiscale, il
ricorrente ha violato i propri obblighi procedurali.
In tale
contesto, non ha alcun rilievo la circostanza che l’autorità fiscale abbia
riconosciuto la deduzione litigiosa nei periodi fiscali precedenti. A
quest’ultimo riguardo, la costante giurisprudenza del Tribunale federale ha
escluso che un ricorrente possa pretendere di ottenere un trattamento più
favorevole appellandosi al principio della buona fede (art. 9 Cost.). In
effetti il diritto tributario è particolarmente marcato dal principio della
legalità, di modo che le regole della buona fede hanno solo una portata
limitata, soprattutto se si trovano in conflitto proprio con l'esigenza di legalità
(DTF 131 II 627 consid. 6.1; 118 Ib 312 consid. 3b). In virtù di tale esigenza,
l'autorità di tassazione è tenuta ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni
periodo fiscale conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue
eventuali decisioni adottate precedentemente su questioni analoghe. Le
decisioni di tassazione non implicano pertanto di principio alcuna
assicurazione per notifiche ulteriori (cfr. sentenza del 2C_260/2008 6 agosto 2008, in RtiD I-2009 n. 20t, consid. 4.2; sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in RtiD II-2005 n. 10t, consid. 6.3; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in RDAT II-2003 n. 15t, consid. 5.3; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69 pag.
793, consid. 2).
3.6
Le
innumerevoli violazioni dei principi del diritto invocate dal contribuente
nella lettera del 4 gennaio 2014 non sono pertinenti.
Già si è
detto della pretesa violazione del diritto di essere sentito (v. supra,
consid. 1) e di quello della buona fede (v. supra, consid. 3.5).
Quanto
alla parità di trattamento, non si vede come possa essere violata
dall’eventuale mancata richiesta dello stesso documento ad altri dipendenti del
comune di __________. È del tutto plausibile che, ammesso che vi siano altri
funzionari del comune che risiedono nelle vicinanze degli uffici comunali,
abbiano rinunciato a chiedere la deduzione litigiosa.
Del tutto
fuori luogo è poi la censura relativa alla violazione del diritto consuetudinario.
La questione sollevata dall’insorgente in tale contesto è peraltro già stata esaminata
in relazione al principio della buona fede.
Non si
comprende infine come si possa ravvisare una violazione del principio della certezza
del diritto nella circostanza che, senza l’introduzione di una modifica legislativa,
al contribuente sia stata negata una deduzione, in altri casi simili tuttora ammessa.
Ancora una volta, la censura sembra confondersi con quella che si riferisce al
principio della buona fede.
Né il
ricorrente spiega perché ritenga che la decisione contestata sia in contrasto
con il principio di proporzionalità.
3.7
Si impone
pertanto la conclusione che, non essendo stata prodotta l’attestazione del
datore di lavoro, la deduzione delle spese per lo spostamento quotidiano tra il
domicilio ed il luogo di lavoro non possa essere riconosciuta neppure
fondandosi sul presupposto che l’automobile gli fosse necessaria per delle
trasferte professionali.
3.8
Va
inoltre sottolineato che il contribuente fa valere una deduzione di fr. 1'232.-
per l’uso della vettura privata. Per aver diritto ad una tale deduzione il
ricorrente dovrebbe percorrere annualmente 1760 chilometri per recarsi al luogo di lavoro. Considerata l’esigua distanza tra domicilio e la sede
del suo ufficio, non si capisce come possa giungere ad una tale deduzione.
Nella misura in cui il
ricorrente avesse incluso nel calcolo dei chilometri percorsi anche le pretese
trasferte impostegli dal datore di lavoro, va ricordato che il
codice delle obbligazioni prevede che il datore di lavoro debba rimborsare al
lavoratore tutte le spese rese necessarie dall'esecuzione del lavoro (art. 327a
CO). Lo stesso codice stabilisce, a tale proposito, che se il lavoratore,
d’intesa con il datore di lavoro, si serve per il suo lavoro di un veicolo a
motore, ha diritto al rimborso delle spese correnti d’esercizio e di
manutenzione, nella misura in cui il veicolo è adoperato per il lavoro (art.
327b cpv. 1 CO). Se è lo stesso lavoratore a mettere a disposizione il
veicolo a motore, gli devono essere rimborsati anche le tasse pubbliche sul
veicolo, i premi dell’assicurazione per la responsabilità civile e un’equa indennità
per l’ usura del veicolo, sempre nella misura in cui questo è adoperato per il
lavoro (art. 327b cpv. 2 CO; RDAT I-1996 n. 3t).
4.
4.1.
L’Ufficio circondariale di
tassazione propone, nelle proprie osservazioni, di accogliere
la richiesta riguardante la deduzione per figlio agli studi in materia di IC. È
quindi necessario analizzare il problema del rapporto fra l’effetto devolutivo
del ricorso e la possibilità che l’autorità fiscale modifichi nondimeno la
decisione contro cui è stato interposto ricorso.
4.2
Questo
problema è stato recentemente analizzato da questa Camera (cfr. decisione CDT
n. 80.2014.179/180 dell’8 settembre 2014).
Sebbene
l’art. 58 della Legge federale del 20 dicembre 1968 sulla procedura amministrativa
(PA; RS 172.021), non sia in sé applicabile nella procedura cantonale di
ricorso, la Camera di diritto tributario ha ritenuto che sia possibile
ispirarsi alla stessa disposizione per consentire all’autorità di tassazione di
riesaminare una propria decisione dopo che la stessa è stata impugnata dal
contribuente. Lo stesso Tribunale federale non esclude che, in mancanza di
disposizioni contrarie della procedura cantonale, si possano applicare a titolo
sussidiario le norme della PA.
L’art. 58
PA consente all’autorità inferiore, fino all'invio della sua risposta, di riesaminare
la decisione impugnata (cpv. 1); in tal caso, essa notifica immediatamente una
nuova decisione alle parti e la comunica all'autorità di ricorso (cpv. 2);
quest’ultima, di conseguenza, continua la trattazione del ricorso in quanto non
sia divenuto senza oggetto per effetto di una nuova decisione (cpv. 3 prima
frase).
La
CDT ha anche ricordato che, in una recente sentenza, il Tribunale federale ha
stabilito che una disciplina cantonale analoga a quella prevista dall’art. 58
PA non è contraria alle esigenze procedurali previste dalla LIFD (sentenza del
28.
agosto 2012 n.2C_653/2012, consid. 4.2).
Inoltre,
la stessa Camera di diritto tributario, conformandosi alla giurisprudenza del
Tribunale federale, aveva già ripetutamente riconosciuto il diritto, per
l’autorità di tassazione, di ritornare su una decisione incontestata
fintantoché il termine d’impugnazione non sia scaduto (cfr. p. es. CDT n.
80.2013
/207 del 27 gennaio 2014).
4.3
Tornando alla
fattispecie in discussione, entro il termine per presentare le proprie
osservazioni la Divisione delle contribuzioni ha proposto l’accoglimento di
questo punto sollevato nel ricorso. Il descritto modo di procedere è stato
evidentemente suggerito dalla prassi fino a quel momento in vigore, la quale riteneva
che l’effetto devolutivo del ricorso non potesse essere attenuato dalla
facoltà, per l’autorità di tassazione, di riesaminare la decisione impugnata.
Alla luce
delle considerazioni che precedono, la presa di posizione dell’autorità fiscale
può essere interpretata come la notificazione di una nuova decisione, che accoglie
le richieste del contribuente.
Di
conseguenza, su questo presupposto, il ricorso, su questo punto, si rivela
privo d’oggetto. L’Ufficio di tassazione provvederà comunque a notificare alla
ricorrente una nuova decisione.
5.
Il
ricorso in materia di IFD è pertanto respinto. Quello che concerne l’imposta
cantonale è invece parzialmente privo d’oggetto, nella misura in cui concerne
la deduzione per figli agli studi.
La tassa
di giustizia e le spese processuali sono attribuite ai ricorrenti in proporzione
alla loro soccombenza.
Dispositivo
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e
pronuncia
1. 1.1. Il
ricorso in materia di imposta federale diretta è respinto.
1.2. Il
ricorso in materia di imposta cantonale è respinto, nella misura in cui
concerne la deduzione delle spese di trasporto.
1.3. Il
ricorso in materia di imposta cantonale è privo d’oggetto, nella misura
in cui concerne la deduzione per figli agli studi.
2. Le spese
processuali consistenti:
a. nella
tassa di giustizia di fr. 500.–
b. nelle
spese di cancelleria di complessivi fr. 100.–
per un
totale di fr. 600.–
sono a
carico dei ricorrenti nella misura di un mezzo (fr. 300.–).
3. Contro il
presente giudizio è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale
federale in Losanna, entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss.
LTF).
4. Intimazione
a:
Copia per
conoscenza:
- municipio
di Caslano
per la Camera di diritto
tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: Il
segretario:
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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