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Decisione

80.2015.210

Deduzioni sociali: figli a carico, genitori tassati separatamente con autorità parentale congiunta e senza alimenti, ripartizione della deduzione per metà, genitori conviventi non coniugati

13 luglio 2016Italiano13 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1, divorziato,

vive in comunione domestica con __________, nubile, e con la loro figlia

minorenne __________, nata il __________. I genitori esercitano congiuntamente

l’autorità parentale sulla figlia.

Nella dichiarazione

d’imposta 2013, RI 1 ha in particolare chiesto la deduzione per figli a carico

di fr. 11'100.– per l’imposta cantonale.

B. Notificando al

contribuente la tassazione IC/IFD 2013, con decisione dell’8 ottobre 2014, l’RS

1 ha commisurato il reddito imponibile per l’IC in fr. 109'400.– e per l’IFD in

fr. 112'500.–. L’autorità fiscale ha in particolare riconosciuto la deduzione

per figli a carico solo nella misura del 50%, segnatamente fr. 5'550.– per l’IC

e fr. 3'250.– per l’IFD. Nella motivazione ha indicato di aver tenuto conto

della situazione al 31 dicembre 2013.

C. Il contribuente, per

il tramite del suo rappresentante, ha impugnato la suddetta decisione con

reclamo del 21 ottobre 2014, postulando l’ammissione integrale delle deduzioni

sociali riguardanti la figlia. Ha sostenuto di essere il “maggior portatore di

reddito”, motivo per il quale aveva domandato le “deduzioni complete per la

figlia convivente nata il __________”. Ha inoltre evidenziato che la madre non avrebbe

ottenuto alcuna deduzione per la figlia, chiedendo parimenti di essere sentito.

D. L’RS 1 con decisione

su reclamo del 23 settembre 2015, ha respinto la richiesta del contribuente riguardo

alla deduzione per figli a carico, riconfermando per l’IC la metà della deduzione

(fr. 5'550.–) e commisurando il reddito imponibile in fr. 106'600.– (avendo

rettificato la deduzione per le spese di cura prestata da terzi per figlio). La

decisione si fonda sulle seguenti motivazioni:

Con lettera del 21.10.2014 viene contestata la

tassazione 2013 nei termini di legge. Nel merito viene richiesta la deduzione

integrale delle deduzioni sociali per la figlia __________. In sede di audizione

è stato sentito il rappresentante del contribuente il quale si riconferma nel

reclamo richiedendo una decisione formale.

Conformemente

alle disposizioni previste dagli art. 34 cpv. 1 lett. a LT e art. 213 cpv. 1

lett. a LIFD e dalla circolare No. 30 AFC sull’imposizione dei coniugi e della

famiglia, nel caso di genitori non coniugati in comunione domestica, con figli

minorenni in comune, con autorità parentale congiunta, senza alimenti, ogni

genitori beneficia della metà della deduzione per figli a carico, la metà dei

premi assicurativi fino all’importo massimo previsto dagli art. 32 cpv. 1 lett.

g) LT e 212 cpv. 1 LIFD e le spese per la cura dei figli fino agli importi

massimi previsti.

In

considerazione di quanto sopra vengono riconfermate la deduzione per figli a

carico e oneri assicurativi mentre la deduzione per cura prestata ai figli viene

rettificata in fr. 5'500.–.

Per l’IFD il reddito

imponibile è stato rettificato in fr. 113'000.–. Per quanto concerne la

deduzione per figli è stata riconfermata la deduzione nella misura della metà (pari

a fr. 3'250.–), con la medesima motivazione di cui sopra.

E. Con tempestivo

ricorso RI 1, sempre per il tramite del suo rappresentante, ripropone la

richiesta di deduzione per figli a carico nella misura del 100% per la figlia __________,

richiamando nelle proprie conclusioni la circolare n. 18/2009 del luglio 2009

della Divisione delle contribuzioni e la sentenza del 30 marzo 2015 (inc. __________)

emanata dalla Camera di diritto tributario (la cui applicazione, a suo dire,

sarebbe stata negata dall’autorità fiscale nonostante contenga una fattispecie

identica al caso in esame in violazione del diritto di essere sentito). Sostiene

in particolare di aver postulato la deduzione dell’intero importo di fr.

11'100.–, poiché egli provvede quasi esclusivamente al sostentamento della figlia.

Per questo motivo, nella dichiarazione IC 2013, la sua compagna (madre di __________)

non avrebbe domandato alcuna deduzione per figli a carico. Quest’ultima,

inoltre, sarebbe già stata tassata separatamente, dalla stessa autorità

fiscale, senza però concedere, d’ufficio, la metà restante della deduzione (fr.

5'550.–) che spetterebbe al nucleo famigliare. La relativa decisione sarebbe

nel frattempo passata in giudicato. Non capisce per quale motivo l’autorità

fiscale non abbia messo a confronto entrambe le dichiarazioni fiscali, sapendo

che la sua compagna ha una figlia, circostanza che emerge dalla dichiarazione

fiscale 2012.

F. Con le proprie

osservazioni del 23 ottobre 2015 l’RS 1 chiede in estrema sintesi la reiezione

del gravame, affermando in particolare che in casu i presupposti di cui

all’art. 34 cpv. 1 lett. a in fine LT rispettivamente di cui

all’art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD sarebbero adempiuti, apportando

dettagliate motivazioni in merito.

Diritto

I. Imposta federale

diretta (IFD)

1. 1.1.

Secondo l’art. 213 cpv. 1

lett. a LIFD, in vigore dal 2011 (che dal 1° gennaio 2014 è divenuto

l’art. 35 cpv. 1 lett. a LIFD), sono dedotti dal reddito netto, per ogni

figlio minorenne, a tirocinio o agli studi, al cui sostentamento il

contribuente provvede, 6’500.– franchi; se i genitori sono tassati

separatamente e se il figlio sottostà all’autorità parentale in comune e non

sono versati alimenti secondo l’art. 33 cpv. 1 lett. c LIFD, anche la

deduzione per i figli è ripartita per metà.

Le deduzioni sociali sono

stabilite secondo la situazione alla fine del periodo fiscale o

dell’assoggettamento (art. 213 cpv. 2 LIFD).

1.2.

Per la circolare

n. 30 del 21 dicembre 2010 dell’Amministrazione federale delle contribuzioni (“Imposizione

dei coniugi e della famiglia secondo la legge federale sull’imposta federale

diretta [LIFD]”) – entrata in

vigore il 1° gennaio 2011 – nel caso

di genitori non coniugati, che vivono in comunione domestica, con un figlio

minorenne in comune sul quale esercitano congiuntamente l’autorità parentale e che

non versano contributi di sostentamento a favore del figlio secondo l’art. 33

cpv. 1 lett. c LIFD, ciascun genitore può far valere la metà della

deduzione per i figli (cfr. circolare cit., consid. 14.8 e 14.8.1, p. 35).

Al genitore che provvede

in modo essenziale al mantenimento del figlio – di regola il genitore che

percepisce il reddito più alto – viene accordata la tariffa per i genitori.

L’altro genitore viene, per contro, tassato secondo la tariffa base (cfr. circolare

cit., consid. 14.8.2, p. 36).

1.3.

Nel periodo fiscale in

questione, RI 1, divorziato, viveva in comunione domestica con la sua compagna __________,

nubile, e la figlia minorenne __________, nata dalla loro unione il __________.

Dalla risoluzione n. __________ del 12 luglio 2012 emanata dall’allora CTR __________

risulta in particolare che i genitori esercitano congiuntamente l’autorità

parentale sulla figlia. Gli stessi hanno inoltre pattuito che, in caso di

convivenza, non deve essere versato direttamente un contributo di mantenimento

da parte del padre in favore della figlia: solo in caso di scioglimento

dell’economia domestica, il padre diventa debitore di un contributo alimentare

mensile, suscettibile di essere qualificato come contributo di mantenimento ai

sensi dell’art. 33 cpv. 1 lett. c LIFD. È infine pacifico che per il

periodo fiscale litigioso – in cui entrambi i genitori hanno esercitato

un’attività lavorativa e conseguito un reddito imponibile (per quanto concerne l’IC

2013, per la madre il reddito imponibile è stato accertato in fr. 59'900.–,

mentre per il padre in fr. 106'600.–) – RI 1 e __________ siano tassati

separatamente.

Ne discende che, conformemente

all’art. 213 cpv. 1 lett. a LIFD (in vigore nel 2013) e alla summenzionata

circolare, l’RS 1 ha riconosciuto all’insorgente la deduzione per figli a

carico di fr. 3'250.–, vale a dire nella misura del 50%.

1.4.

Il ricorso in materia d’imposta

federale diretta è pertanto respinto.

Considerandi

II. Imposta cantonale

2.

2.1.

Le deduzioni sociali non

sono soggette all’obbligo di armonizzazione intercantonale e non sono quindi

disciplinate dalla legge federale (art. 9 cpv. 4 LAID).

Per l’art. 34 cpv. 1 lett.

a LT, sono dedotti dal reddito netto per ogni figlio minorenne, a tirocinio

o agli studi fino al ventottesimo anno di età, al cui sostentamento il

contribuente provvede, 11’100.– franchi.

Dal 1° gennaio 2012 pure

nella legge cantonale è stata inserita la precisazione secondo cui, se i

genitori sono tassati separatamente e se il figlio sottostà all’autorità

parentale in comune e non sono versati alimenti secondo l’art. 32 cpv. 1 lett. c

LT, anche la deduzione per i figli è ripartita per metà. Trattasi dunque di una

nuova base legale cantonale che prevale sui principi enunciati nella circolare

n. 18 del luglio 2009 della Divisione delle contribuzioni (“Imposizione

della famiglia”) in vigore in precedenza.

Per figli a

carico si intendono i figli minorenni (che, al 31 dicembre del periodo fiscale

interessato non hanno ancora diciotto anni) e quelli a tirocinio o agli studi

fino al ventottesimo anno di età al cui sostentamento il contribuente provvede.

2.2

Tornando al caso in esame,

anche per l’IC 2013, l’autorità fiscale ha correttamente accordato

all’insorgente la metà della deduzione per figli nella misura del 50% (fr.

5'550.–), in applicazione dell’art. 32 cpv. 2 lett. c in fine LT, trattandosi

di una deduzione analoga all’imposta federale diretta, come visto poc’anzi, che

prevede però un ammontare deducibile maggiore.

2.3

Il ricorrente lamenta che

l’autorità fiscale non abbia preso in considerazione la sentenza del 30 marzo

2015.

(inc. __________) di questa Camera, che aveva applicato la Circolare n. 18

del luglio 2009 della Divisione delle contribuzioni (“Imposizione della famiglia”),

e che sia incorsa in tal modo in una violazione del diritto di essere sentito.

La sentenza in discussione

concerneva esclusivamente l’imposta cantonale e non erano pertanto stati

esaminati i presupposti per il riconoscimento della deduzione per figli a

carico ai fini dell’imposta federale diretta, alla luce in particolar modo

della Circolare n. 30 del 21 dicembre 2010 dell’Amministrazione federale delle

contribuzioni.

Inoltre, la fattispecie

differiva in modo evidente e sostanziale da quella che qui si esamina. La

deduzione per figli era stata integralmente riconosciuta al padre, quale unico

apportatore di reddito della famiglia, poiché la madre della figlia minorenne

non aveva alcun reddito imponibile. Nel caso ora in esame, per contro, entrambi

i genitori hanno conseguito un reddito imponibile nel periodo fiscale litigioso

(cfr., al proposito, i relativi incarti fiscali agli atti). Già per questo

motivo, in casu non si giustifica l’applicazione della citata sentenza,

senza che ci si debba interrogare circa la conformità di quest’ultima con la

nuova versione dell’art. 32 cpv. 1 lett. c LT, entrata in vigore il 1°

gennaio 2012, che prevede la ripartizione per metà della deduzione per figli se

i genitori sono tassati separatamente e se il figlio sottostà all’autorità

parentale in comune.

2.4

2.4.1

L’insorgente rileva altresì

che la sua compagna, madre di __________, nella propria dichiarazione d’imposta

2013.

non aveva postulato alcuna deduzione per figli a carico, avendo egli

stesso richiesto la deduzione dell’intero ammontare per il medesimo periodo

fiscale. La relativa decisione del 23 luglio 2014 in materia di IC/IFD 2013

riguardante __________ è nel frattempo passata in giudicato, senza che

l’Ufficio di tassazione abbia ammesso d’ufficio la deduzione dell’altra metà

che le spetterebbe e senza che abbia messo a confronto entrambe le dichiarazioni

fiscali (in considerazione anche del fatto che per il periodo fiscale precedente

è la madre che ha domandato e ottenuto l’intera deduzione per figli a carico).

2.4.2

Ammettere che un

contribuente abbia diritto ad una deduzione per il fatto che la stessa non è

stata richiesta dal contribuente cui spetta secondo la legge significherebbe consentire

ai cittadini di disciplinare con accordi privati l’applicazione dei criteri di

calcolo dell’imposta, in totale spregio del principio di legalità. Infatti, in

nessun caso, convenzioni di diritto privato possono incidere sui rapporti giuridici

di imposta. Un eventuale accordo sul pagamento delle imposte potrà essere fatto

valere nei rapporti diretti fra i singoli soggetti di diritto privato, ma non sarà

certo opponibile all’autorità fiscale, la quale potrà sempre fondare le proprie

pretese su di una “obligatio ex lege” (cfr. RDAT II-1993 n. 29t e giurisprudenza

citata; inoltre Blumenstein/Locher,

System des schweizerischen Steuerrechts, 7a ediz., Zurigo 2016 p. 17).

2.4.3

Né, d’altra parte, l’Ufficio

di tassazione è vincolato dalla decisione di tassazione adottata per il periodo

fiscale precedente.

Va al proposito ricordato

che la costante giurisprudenza del Tribunale federale ha escluso che un

ricorrente possa pretendere di ottenere un trattamento più favorevole

appellandosi al principio della buona fede (art. 9 Cost.). In effetti, il

diritto tributario è marcato dal principio della legalità, di modo che le

regole della buona fede hanno solo una portata limitata, soprattutto se si trovano

in conflitto proprio con l’esigenza di legalità (DTF 131 II 627 consid. 6.1;

118.

Ib 312 consid. 3b). In virtù di tale esigenza, l’autorità di tassazione è

tenuta ad apprezzare gli elementi imponibili di ogni periodo fiscale

conformemente alla legge e senza essere vincolata da sue eventuali decisioni

adottate precedentemente su questioni analoghe. Le decisioni di tassazione non

implicano pertanto di principio alcuna assicurazione per notifiche ulteriori

(cfr. sentenza 2C_260/2008 del 6 agosto 2008, in RtiD I-2009 n. 20t, consid.

4.

; sentenza 2P.250/2004 del 13 giugno 2005, in RtiD II-2005 n. 10t, consid.

6.

; sentenza 2P.173/2002 del 7 febbraio 2003, in RDAT II-2003 n. 15t, consid.

5.

; sentenza 2A.62/1997 del 3 maggio 1999, in: ASA 69 p. 793, consid. 2).

Non assume pertanto alcuna

rilevanza la circostanza secondo la quale nel periodo fiscale 2012, l’autorità

fiscale abbia riconosciuto a __________ la deduzione per figli a carico nella

misura del 100% e l’insorgente non abbia postulato alcuna deduzione in merito

(cfr. decisione 10 luglio 2013 IC 2012 riguardante RI 1).

2.5

Il ricorso in materia d’imposta

cantonale diretta è conseguentemente respinto.

3.

Tenuto conto di

tutto quanto sopra esposto, per il periodo fiscale litigioso, a ragione

l’autorità fiscale ha riconosciuto all’insorgente la deduzione per figli a carico

soltanto nella misura della metà [per l’IFD in applicazione dell’art. all’art.

213.

cpv. 1 lett. a LIFD (in vigore nel periodo fiscale litigioso)

rispettivamente per l’IC in applicazione dell’art. 32 cpv. 2 lett. c in fine

LT]. Le decisioni impugnate vanno pertanto condivise.

4.

Visto l’esito del

ricorso, la tassa di giustizia e le spese processuali sono a carico del

ricorrente, soccombente.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese processuali

consistenti:

a. nella tassa di

giustizia di fr. 400.–

b. nelle spese di

cancelleria di complessivi fr. 80.–

per un totale di fr. 480.–

sono a carico del

ricorrente.

3. Contro il presente giudizio

è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,

entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss. LTF).

4. Intimazione a:

Copia per conoscenza:

-

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: La

segretaria: