Lexipedia

Decisione

80.2016.172

Procedura: tassazione d’ufficio, calcolo delle entrate e delle uscite comprensivo della convivente, attribuzione dell’ammanco al solo contribuente, annullamento della decisione

13 luglio 2017Italiano17 min

Source ti.ch

Fatti

A. RI 1 esercita

un’attività in proprio (svolge lavori su chiamata di tipo artigianale) a __________

(__________), Comune in cui è domiciliato. Forma un’unica economia domestica

insieme a __________, impiegata dell’Albergo __________ di __________.

Nel periodo fiscale 2015

il contribuente ha dichiarato un reddito dell’attività lucrativa indipendente

di fr. 22'101.–.

B. Notificandogli la

tassazione IC/IFD 2015, con decisione datata 20.4.2016, l’RS 1 ha commisurato

il reddito dell’attività indipendente del contribuente in fr. 34'000.–, motivando

così l’aumento rispetto a quanto dichiarato: “Valori

stabiliti per apprezzamento in mancanza di documentazione precisa e completa e

per insufficienza di disponibilità finanziaria”.

C. Il contribuente ha

impugnato la suddetta decisione, con reclamo del 20.4.2016, argomentando che i

dati da lui forniti erano “corretti e rispecchia[va]no la realtà”.

Il 3 maggio 2016,

l’autorità fiscale si è rivolta al reclamante, invitandolo a trasmetterle i

bilanci d’apertura e di chiusura e i conti d’esercizio dettagliati, oltre ad osservazioni

in merito al calcolo delle entrate e delle uscite per il periodo fiscale 2015,

“allestito con i soli dati del contribuente, nonostante lo stesso conviva,

giacché anche la disponibilità finanziaria della convivente è insufficiente”.

Il 4 maggio 2016 il

reclamante ha presentato fotocopie del “libro di cassa”, redatto manualmente, e

un estratto del conto postale. Ha inoltre preso posizione sul calcolo delle

entrate e delle uscite, proponendo un proprio calcolo, comprensivo anche della

situazione della convivente, dal quale risulta una disponibilità mensile di

oltre 1'000 franchi.

D. L’Ufficio di

tassazione ha respinto il reclamo del contribuente, con decisione del 22 giugno

2016, nella quale ha sostenuto che, “analizzato

quanto inviato dal contribuente… considerato che lo stesso convive e che il

dispendio anche con i dati della convivente è al di sotto dei minimi

d’esistenza”, la “ripresa per

apprezzamento quale reddito d’attività indipendente per insufficienza di

disponibilità finanziaria” doveva essere confermata.

E. Con tempestivo

ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 censura nuovamente la

commisurazione del reddito dell’attività indipendente, intrapresa dall’Ufficio

di tassazione, e contesta di aver ricevuto da quest’ultimo il calcolo delle

entrate e delle uscite. Osserva che il suo reddito è sempre stato delle stesse

proporzioni ed è sempre stato accettato dall’autorità fiscale. Ritiene che la

tassazione impugnata si basi su un “apprezzamento” personale del funzionario

che ha adottato la decisione di tassazione. Precisa di non avere telefoni

cellulari e computer, di non andare in vacanza ed al ristorante, di non

praticare sport o hobby costosi e di avere uno stile di vita semplice, insieme

alla sua compagna.

F. All’udienza del 9

marzo 2017, le parti si sono riconfermate nelle rispettive posizioni. L’Ufficio

di tassazione ha proposto comunque di diminuire i redditi di fr. 6'000.-

tenendo in considerazione la particolarità del caso. Per sua parte, RI 1 insiste

nel voler essere imposto sulla base dei redditi da lui dichiarati.

Diritto

1. 1.1.

Secondo l’art. 204 cpv. 2

LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID,

l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una

valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa

i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere

accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di

coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita

del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il

motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e

indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per

cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità

dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato

provare che la stessa è manifestamente inesatta (sentenza TF 2C_419/2010 del

13.10.2010, consid. 2.1.).

1.2.

Giurisprudenza e dottrina

tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo

laddove il contribuen-te, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi

procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua

situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF 2A.426/2004

del 23 novembre 2004; TF 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a cura

di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, Vol. I/2b, 2ª

ediz. Basilea 2008, n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 342 ss.; Richner/Frei/ Kaufmann/Meuter,

Handkommentar zum DBG, Zurigo 2009, 2ª ediz., n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 1123).

L’autorità

fiscale deve agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo co-scienza professionale,

conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere

tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare

eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente

deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più

vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD).

Considerandi

2.

Nella fattispecie,

come visto, l’UT si è discostato dalla dichia-razione presentata dal ricorrente

ed ha rivalutato il suo reddito, ritenendo che quello da lui dichiarato fosse

nettamente al di sotto dei minimi d’esistenza agli effetti del diritto

esecutivo. Nella decisione su reclamo veniva in particolare ritenuto: “Analizzato quanto inviato dal contribuente in risposta

alla nostra richiesta di documentazione, considerato che lo stesso convive e

che il dispendio anche con i dati della convivente è al di sotto dei minimi

d’esistenza, si procede a respingere il reclamo riconfermando la ripresa per

apprezzamento quale reddito d’attività indipendente per insufficienza di

disponibilità finanziaria”. In sostanza l’UT ha ritenuto che la

disponibilità per il 2015 fosse al di sotto dei minimi di esistenza e fosse

quindi giustificato aggiungere altri redditi.

Pur ritenendo che la

dichiarazione presentata dal contribuente non fosse corretta, l’autorità ha

rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto

dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte

del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3

LIFD). Con decisione del 20.4.2016 ha infatti notificato a RI 1 una tassazione

ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio,

nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha

stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione

d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli

elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative

all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n.

2A.561/2005 consid. 3).

3.

3.1.

Sono imponibili tutti i

proventi dall’esercizio di un’impresa, commerciale, industriale, artigianale,

agricola o forestale, da una libera professione e da ogni altra attività

lucrativa indipendente (art. 18 cpv. 1 LIFD; art. 17 cpv. 1 LT). L’art. 58 LIFD

(v. art. 67 LT) si applica per analogia ai contribuenti che tengono una contabilità

in buona e debita forma (art. 18 cpv. 3 LIFD; art. 17 cpv. 3 LT). In

conseguenza, il reddito imponibile dell’indipendente che è astretto a tenere

una contabilità (art. 934 CO) risulta dal saldo del conto economico,

conformemente al principio dell’autorevolezza del bilancio commerciale

istituito dall’art. 58 LIFD (v. art. 67 LT). Secondo tale principio, l’utile

imponibile delle persone fisiche e giuridiche si basa sull’utile che risulta

dal conto economico stabilito secondo le regole del diritto commerciale. I

conti stabiliti conformemente alle regole del diritto commerciale vincolano le

autorità fiscali a meno che il diritto fiscale non preveda delle regole di

correzione particolari. L’autorevolezza del bilancio commerciale viene a cadere

quando norme imperative del diritto commerciale sono violate oppure norme

fiscali di correzione lo esigono (sentenza TF 2C_419/2010 del 13.10.2010, consid.

3.1

).

3.2

Di principio ci si può

fondare sulla contabilità del contribuente unicamente nel caso in cui

l’esattezza dei dati inseriti è garantita. Ciò non è il caso in due ipotesi:

dapprima quando i libri contabili non sono tenuti regolarmente dal punto di

vista formale, ma anche quando è manifesto che i risultati contabilizzati non

concordano con lo stato reale dei fatti, sia perché vi è divergenza tra questi

risultati e l’evoluzione della sostanza del contribuente oppure il suo tenore

di vita, sia perché vi è una divergenza tra questi risultati e quelli che,

secondo l’esperienza, sono ottenuti nel settore della professione in questione,

senza che circostanze speciali spieghino queste differenze (sentenza TF

2C_419/2010 del 13.10.2010 consid. 3.2.).

4.

4.1.

Secondo gli articoli 125

cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, nella versione in vigore nel periodo fiscale

litigioso, le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e

le persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione i conti annuali

firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale oppure, in mancanza

di una contabilità conforme all’uso commerciale, le distinte degli attivi e dei

passivi, delle entrate e uscite, come anche degli apporti e dei prelevamenti

privati.

L’obbligo di allegare le

“distinte” vale per i contribuenti che non tengono una contabilità commerciale,

non essendovi tenuti. Non autorizza cioè i contribuenti che, pur essendovi

obbligati, non tengono una contabilità o che rifiutano di produrla, ad

adempiere i loro obblighi procedurali allegando alla loro dichiarazione le distinte

(Zweifel, in: Zweifel/Athanas [a

cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, Basilea/Ginevra/Monaco

2000, vol. I/2b, n. 28 ad art. 125 LIFD, pp. 259-260).

Se tali principi non sono

rispettati ed il conto economico non corrisponde all’utile reale, il risultato

deve essere corretto sia a favore sia a sfavore del contribuente (sentenza TF

2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1).

4.2

L’art. 125 cpv. 2 LIFD non

precisa ciò che bisogna intendere per “stato degli attivi e dei passivi,

stabilito in base alle entrate e alle spese come anche dei prelievi e apporti

privati”. Le esigenze a cui devono rispondere questi conti, dipendono dal caso

di specie, in particolare dal tipo di attività e dall’ampiezza di quest’ultima.

In ogni caso, essi devono essere allestiti in maniera tale da far risultare in

modo completo ed affidabile il reddito e la sostanza legati all’attività

lucrativa indipendente e poter essere controllati in condizioni ragionevoli da parte

delle autorità fiscali. Ad ogni modo non spetta alle autorità fiscali

ristabilire la contabilità manchevole allestita dal contribuente (sentenza TF

2C_618/2015 del 29.2.2016 consid. 4.1.; sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013,

consid. 3.1.; RDAF 2007 II 252 consid. 4.1).

Secondo il principio di

cui all’art. 8 CC, applicabile anche in ambito fiscale, spetta a colui che vuol

far valere l’esistenza di un fatto proprio ad estinguere oppure a diminuire il

proprio debito fiscale l’onere di apportarne la prova e sopportare le conseguenze

dell’insuccesso di quest’ultima (sentenza TF 2C_549/2012 del 16.5.2013, consid.

3.

; DTF 121 II 257 consid. 4c/aa p. 266; RDAF 2009 II p. 560; sentenza TF

2C_199/2009 consid. 3.1).

5.

5.1.

Ora, nel caso di specie,

l’UT ha invitato il ricorrente, con scritto 3.5.2016 a voler trasmettere i

bilanci di “apertura e di chiusura e conti d’esercizio dettagliati relativi

all’anno 2015”. Lo stesso ha prodotto unicamente il libro di cassa della sua

attività indipendente.

Il libro di cassa non

corrisponde tuttavia a ciò che viene esatto dalla legge e dalla giurisprudenza

per comprovare l’utile derivante dalla sua attività indipendente: RI 1 non ha

infatti presentato le distinte degli attivi e dei passivi, delle entrate e uscite,

come anche degli apporti e dei prelevamenti privati.

Si tratta di valutare se

il fisco abbia agito “pflichtgemäss” nel valutare gli elementi

imponibili, discostandosi da quelli dichiarati dal ricorrente.

5.2

Dagli atti si evince che RI

1.

ha iniziato la propria convivenza con __________ a __________ nel mese di

giugno del 2014.

L’utile dichiarato da RI 1

derivante dalla sua attività indipendente tra il 2009 ed il 2015 (accertato

dalle autorità fiscali sino al 2014) è stato il seguente:

2009: fr. 19'469.-;

2010: fr. 22'580.-;

2011: fr. 23'180.-;

2012: fr. 21'205.-;

2013: fr. 22'094.-;

2014: fr. 22'785.-;

2015: fr. 22'101.-

(dichiarato), fr. 34'000.- (accertato).

5.3

Il ricorrente ha preso

posizione in merito al calcolo uscite/ entrate 2015 allestito da parte dell’UT

indicando le sue spese fisse e quelle della sua convivente, __________.

Egli ha fatto valere esborsi

mensili per fr. 161.- (fr. 16.- telefono; fr. 44.- elettricità; fr. 46.- acqua;

fr. 15.- tassa circolazione e assicurazione; fr. 16.- tassa rifiuti). Sulla

base di una disponibilità di fr. 745.-, indica una rimanenza di fr. 584.-.

In merito alla concubina __________,

l’insorgente indicava le spese di quest’ultima in complessivi fr. 98.-

mensili (fr. 22.- di tassa di circolazione; fr. 63.- di assicurazione; fr. 13.-

Billag), una disponibilità di fr. 452.-.

Secondo i calcoli

effettuati da RI 1 essi avrebbero avuto, nel 2015, una disponibilità mensile

per poter vivere di fr. 1'036.-.

5.4

5.4.1

Per il 2015 si ha anche

che al 31.12.2015 i suoi averi presso il conto __________ erano di fr.

27'676.65.-, mentre che al 1°.1.2015 erano di fr. 23'294.-: vi è stato quindi

un incremento di fr. 4'382.65. Non avendo dichiarato di aver ricevuto donazioni,

successioni per quel periodo fiscale, si deve pertanto partire dall’assunto che

il contribuente li abbia risparmiati dai suoi redditi.

Va peraltro rilevato che

l’UT nel proprio calcolo della disponibilità ha indicato uscite per fr.

7'377.-, a titolo di differenza degli attivi indicati dal ricorrente al

1.1.2015

ed al 31.12.2015. Invero l’incremento del conto sarebbe unicamente stato

di fr. 4'382.65.

5.4.2

Volendo riferirsi alla

tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo

secondo l’art. 93 LEF (http://www4.ti.ch/poteri/giudiziario/giustizia-civile/tabella-dei-minimi-desistenza/),

il minimo vitale del qui insorgente potrebbe essere calcolato come segue (anche

in considerazione del fatto che non paga la cassa malati, percependo egli un

sussidio):

importo base mensile fr.

850.

- (fr. 1'700.-/2);

canone di locazione: fr.

412.50

(fr. 4'950.-/12);

oneri

sociali (AVS/AI/IPG): almeno fr. 83.- (cfr. anche https://www.ahv-iv.ch/it/Opuscoli-Moduli/Opuscoli-informativi/Contributi-AVS-AI-IPG-AD);

minimo d’esistenza: fr.

1'345.50 (per dodici mensilità fr. 16'146).

5.4.3

Volendo quindi riprendere il

calcolo uscite/entrate operato dall’UT (e modificando l’uscita legata

all’aumento della sostanza di fr. 4'382.65), e quindi sottraendo al reddito

dichiarato di fr. 22'101.- di RI 1, fr. 16'146.- (minimo esistenziale) e quanto

da lui risparmiato durante il periodo fiscale qui d’interesse, ossia fr.

4'382.-, ne consegue una rimanenza annua di fr. 1'573.- (ossia di fr. 131.- al

mese).

Guardando pertanto le

entrate mensili di RI 1, e commisurate (teoricamente) le sue uscite, ne

risulterebbe una copertura dei costi.

5.5

5.5.1

Va ricordato come nella

procedura fiscale l’onere della prova sia ripartito nel senso che l’autorità

fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano

l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che

estinguono o diminuiscono il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II

257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).

Il contribuente deve

provare l’esattezza della sua dichiarazione d’imposta e delle sue ulteriori

spiegazioni. Al contribuente non si può per contro chiedere di provare un fatto

negativo, per esempio di avere altri redditi per rapporto a quelli dichiarati.

Spetta infatti all’autorità fiscale apportare la prova degli elementi imponibili

che non sono stati annunciati (sentenza TF 2C_1201/2013 del 13.5.2013, consid.

4.6

; Althaus –Houriet,

Commentaire romand LIFD [a cura di Noël/Aubry Girardin], 2a. ed., Basilea 2017,

n. 13 ad art. 130 LIFD). Se le prove raccolte dall’autorità fiscale apportano

sufficienti indizi che rivelano l’esistenza di elementi imponibili, appartiene

nuovamente al contribuente apportare la prova dell’esattezza delle sue

allegazioni e di supportare l’onere della prova del fatto che giustifica

l’esonero dell’imponibilità (sentenza TF 2C_937/2013 del 6.6.2013; Althaus –Houriet, Commentaire romand

LIFD [a cura di Noël/Aubry Girardin], op. cit., n. 13 ad art. 130 LIFD).

5.5.2

Secondo la giurisprudenza,

peraltro, l’autorità fiscale, quando procede alla stima coscienziosa, non è

obbligata, nelle valutazioni imposte dalla condotta del contribuente, a

scegliere, in caso di dubbio, la soluzione più favorevole a quest’ultimo: si

deve impedire che il contribuente che si è preoccupato di presentare gli

elementi della tassazione in modo tale che possano essere sottoposti a verifica

debba pagare più imposte di quello che rende impossibile una simile verifica

per motivi che sono a lui imputabili (RDAF 2003 II 581 consid. 4.1; ASA 58 p.

670.

consid. 3b).

5.6

5.6.1

Nel caso che qui ci

occupa, se è vero da un lato che il qui ricorrente non ha presentato la

dichiarazione fiscale corredata dai giustificativi così come esatto dagli art. 125

cpv. 2 LIFD e 199 cpv. 2 LT, nondimeno ha trasmesso il libro di cassa, dal

quale si può evincere la sua attività (entrate/uscite), ed anche l’estratto

conto completo del suo conto __________ dal 1°.1.2015 al 31.12.2015.

5.6.2

Tuttavia è pur vero che,

se si prende anche in considerazione la situazione della convivente

nell’economia domestica, e si fanno i calcoli del dispendio tenendo anche in conto

i redditi di quest’ultima esiste un ammanco: non si raggiunge la soglia del

minimo vitale, come rilevato dall’UT.

Vi è però da chiedersi se

l’ammanco possa essere attribuito esclusivamente al qui ricorrente, che ha

un’attività indipendente. Va infatti ricordato che i concubini, a differenza

delle coppie coniugate, sono tassati sempre individualmente. I loro redditi non

sono cumulati (cfr. Circolare n. 30 del 21.12.2010 “Imposizione dei coniugi e

della famiglia secondo la legge federale sull’imposta federale diretta (LIFD),

p. 4; L’imposizione della famiglia, Informazioni fiscali edite dalla Conferenza

svizzera delle imposte, agosto 2015, p.8).

A ben vedere, la

convivente, che per il 2015 è stata impiegata unicamente parzialmente, ha

percepito un reddito esiguo ma è riuscita ad incrementare di una somma comunque

significativa i suoi risparmi (se paragonata ai redditi da lei percepiti). Va anche

detto che la convivente sino al 2013 svolgeva un’attività dipendente con un

reddito ben superiore a quello dichiarato nel 2015.

5.6.3

Di fatto, l’aggiunta dei

redditi deriva dalla convivenza con __________ e dalla situazione entrate /

uscite calcolata in base al concubinato. In concreto non è dato a sapere se ed

in che misura __________ provveda al mantenimento della sua convivente e se ed

in che misura i suoi redditi debbano profittare a __________ e di riflesso

incidere sugli esborsi mensili del qui insorgente.

5.7

In simili circostanze gli

atti all’incarto non sono sufficienti per potersi determinare circa la

valutazione operata dall’UT che ha ripreso redditi aziendali unicamente nella

partita fiscale del qui ricorrente sulla base del dispendio dell’economia domestica

formata da __________ e da __________. Come già visto prima, i redditi

dichiarati dal ricorrente sono in linea con quelli dei periodi fiscali

precedenti.

Si giustifica pertanto

l’annullamento della decisione impugnata, affinché l’UT provveda ad effettuare

ulteriori accertamenti ed ad esaminare in maniera più approfondita la

situazione del contribuente alla luce anche degli elementi imponibili

dichiarati dalla convivente.

6.

Il ricorso è evaso

ai sensi dei considerandi. La decisione su reclamo del 22 giugno 2016 in

materia di IC e IFD 2015 è annullata e gli atti sono ritornati all’UT affinché

provveda ad emanare una nuova decisione.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è evaso ai

sensi dei considerandi.

§ La decisione su reclamo del

22 giugno 2016 in materia di IC e IFD 2015 è annullata e gli atti sono

ritornati all’UT affinché provveda ad emanare una nuova decisione.

2. Non si prelevano né tassa

di giustizia né spese processuali.

3. Contro il presente giudizio

è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale in Losanna,

entro 30 giorni (art. 146 LIFD; art. 73 LAID; art. 82 ss LTF).

4. Intimazione a:

-;

-;

-;

-.

Copia per conoscenza:

-

municipio di __________.

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: La segretaria: