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Decisione

80.2016.288

Imposta sulla sostanza: valutazione titoli non quotati, cessione di quote fra terzi indipendenti poco più di un anno prima, successiva modifica della situazione economica, non riferimento a valore di mercato

4 marzo 2020Italiano31 min

coniugati, nel periodo fiscale 2013 erano alle dipendenze della società __________

Source ti.ch

Incarti n.

80.2016.288

80.2016.289

Lugano

4 marzo 2020

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

La Camera di diritto tributario del Tribunale

d'appello

composta dai giudici

Andrea

Pedroli, presidente,

Mauro Mini, Raffaele

Guffi

segretaria

Sabrina

Piemontesi - Gianola, vicecancelliera

parti

RI 1

RI 2 (

entrambi

rappr. da: RA 1

contro

RS

1

oggetto

ricorso

del 1° dicembre 2016 contro la decisione del 2 novembre 2016 in materia di IC

e IFD 2013.

Fatti

Fatti

A. RI 1 e RI 2,

coniugati, nel periodo fiscale 2013 erano alle dipendenze della società __________

(attiva nella fabbricazione ed il commercio di quadranti d’orologio, cfr. www.zefix.ch,

sito consultato il 20.1.2020), della quale detenevano 49 azioni, da loro

dichiarate al valore nominale di fr. 1'000.- cadauna. Sino al 19.12.2012 - data

della vendita del 51% del pacchetto azionario alla __________ - RI 1 deteneva

l’intero pacchetto azionario della società.

Nella dichiarazione

fiscale 2013, datata 31.3.2015 e trasmessa all’UT il 20.4.2015, indicavano un

reddito imponibile complessivo di fr. 56'741.- ed una sostanza imponibile

complessiva di fr. 1'370'788.-.

B. Con decisione di

tassazione del 12.5.2015, l’Ufficio di tassazione di __________ (di seguito UT)

commisurava per l’IC, il reddito imponibile in fr. 278'800.- (determinante per

l’aliquota in fr. 286'400.-) e la sostanza imponibile in fr. 7'941'000.- (in

fr. 8'226'000.- quella determinante per l’aliquota). Tra le modifiche intraprese

da parte dell’autorità fiscale, rispetto alla dichiarazione, nei redditi vi era

una ripresa di vantaggi economici pari a fr. 10'000.- nell’ambito della

gestione della __________. Nel calcolo dell’imposta sulla sostanza, l’autorità

fiscale aveva aumentato il valore dei “Titoli e capitali da fr. 2'748'102.- a

fr. 9'495'402.- indicando, come motivazione: “Valore

imponibile delle azioni __________ rettificato in fr. 6'796'300.-“.

C. Con reclamo

9/11.6.2015 RI 1 insorgevano contro la decisione di tassazione IC/IFD 2013,

rappresentati da __________. Gli insorgenti censuravano la ripresa nei redditi

dei vantaggi economici derivanti dalla __________ nonché la valutazione delle

azioni di questa società. Per quanto riguardava, in particolare, la stima del

valore delle azioni della __________, il calcolo intrapreso dall’autorità fiscale

era definito “chimerico”, in ragione del fatto che i coniugi RI 1 detenevano il

pacchetto azionario di minoranza. I reclamanti indicavano anche: “Per la

vendita del 51% del pacchetto azionario come a vostra conoscenza hanno

incassato fr. 1'800'000.-, al limite per l’anno 2013, si potrebbe utilizzare

questa base”.

D. Il 27.6.2016, in

risposta ad una richiesta di precisazioni rivolta dall’UT ai contribuenti, __________

forniva degli elementi aggiuntivi al reclamo.

Secondo i contribuenti,

valore delle azioni della __________, stabilito in fr. 6'796'300.- per la quota

di minoranza, sarebbe stato il frutto di un calcolo “teorico”, che non teneva

in considerazione nessuna delle realtà che avevano condotto alla determinazione

del valore della società e ciò con riferimento alla vendita di azioni avvenuta

pochi mesi prima. A loro avviso, non sarebbe stato necessario riferirsi alla

Circolare n. 28, ritenuto come nel caso di specie pochi mesi prima vi fosse

stata una vendita di azioni ed era quindi possibile “fondarsi sul valore di

mercato constatato, venendo meno la giustificazione di dover ricorrere alla

stima del valore intrinseco delle azioni”.

Gli insorgenti definivano

inoltre “anomalo” il risultato conseguito dalla società nel 2013, in quanto si scostava

considerevolmente da quello sia del 2012 che del 2014.

Secondo i reclamanti, la

vendita del 51% del pacchetto azionario al prezzo di fr. 1'800'000.- era stata

preceduta da un’analisi approfondita della situazione patrimoniale e reddituale

dell’azienda da parte degli acquirenti. Il valore pattuito doveva pertanto “essere

assimilato e considerato a tutti gli effetti una vera e propria «quotazione»”.

In considerazione del

fatto che detenevano una partecipazione minoritaria nella __________ e che non

esercitavano alcuna influenza determinante nella società, ritenevano

giustificata una riduzione del valore del pacchetto azionario del 30%.

E. Il 30.6.2016 l’UT si

rivolgeva all’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche (di seguito UTPG)

sottoponendo la questione del valore delle azioni della __________. Con scritto

del 5.9.2016, l’UTPG trasmetteva al Consiglio di amministrazione della __________

(nel quale al tempo RI 1 sedeva in veste di delegato, con diritto di firma

individuale) una “valutazione dei titoli non quotati per l’imposta sulla

sostanza al 31.12.2013”. Secondo la stima effettuata dall’UTPG, il singolo

valore di un’azione della __________ al 31.12.2013 era pari a fr. 138'100.-. Il

risultato era stato ottenuto applicando il “Modello 1 secondo CM 7 e 8 (motivo:

valore standard Cantone)”.

F. Con decisione del

2.11.2016, l’UT accoglieva il reclamo limitatamente alla ripresa dei vantaggi provenienti

dalla __________ per fr. 10'000.-. Per quanto concerneva invece la

determinazione del valore dei titoli della __________, l’autorità fiscale

riteneva corretta la stima di fr. 138'100.- per azione, così come calcolato

dall’UTPG. In particolare l’autorità fiscale indicava che la valutazione era

stata effettuata sulla base della Circolare CSI n. 28 del 28 agosto 2008

concernente la stima dei titoli non quotati.

Nel merito della richiesta

dei contribuenti, di stimare il valore delle azioni sulla base della

compravendita intervenuta con la __________, secondo l’UT la data del contratto

di vendita era di molto antecedente alla valutazione della sostanza, tanto più

che il prezzo di vendita era stato fissato sulla base delle risultanze del

bilancio al 31.12.2011. Secondo le stesse Istruzioni (art. 2 cpv. 5), inoltre, ci

si poteva basare sul prezzo di vendita effettivo solo “aussi longtemps que

la situation économique de la société n’aura pas considérablement changé”. Nel

caso della __________, la cifra d’affari era aumentata considerevolmente tra il

2011 e il 2012 (+ 50.8%) e tra il 2012 e il 2013 (+ 34.8%). Anche l’utile netto

aveva seguito la medesima evoluzione. Motivo per il quale, per determinare il

valore venale delle azioni della __________, bisognava, secondo l’UT applicare

la Circolare 28, secondo cui “la valeur vénale correspond à la valeur

intrinsèque et se détermine en règle générale d’après les règles d’estimation

des présentes Instructions”.

Per le società operative

quali la __________, le Istruzoni imponevano il metodo di calcolo misto, che

pondera due volte il valore di reddito ed una volta il valore di sostanza.

Da ultimo, in merito alla

possibilità per i detentori di quote minoritarie di beneficiare di una

riduzione forfettaria del 30% sul valore delle azioni, l’UT specificava come

tale riduzione non fosse ammessa quando la società distribuisce un dividendo

adeguato, come nel caso di specie.

G. Con ricorso del 1.12.2016,

i coniugi RI 1, sempre per il tramite di __________, contestano la decisione su

reclamo. Ribadiscono di aver venduto il 51% delle azioni della __________, a

fine dicembre 2012, alla __________), che da tempo era il principale cliente

della società ticinese (nel 2010 e nel 2011 il 97% della cifra d’affari della __________

era stata realizzata con il cliente in questione). Il contratto di

compravendita, come già indicato in sede di reclamo, prevedeva un prezzo di fr.

1'800'000.- per l’acquisto del 51% delle azioni. Le parti avevano anche

sottoscritto un patto parasociale, secondo cui il trasferimento del residuo 49%

delle azioni avrebbe dovuto essere effettuato tra il 1.1.2019 ed il 31.12.2020.

Secondo il contratto parasociale, __________ avrebbe avuto l’obbligo di

acquistare tramite diritto di opzione put concesso a RI 1 il 49% delle azioni

di __________ e, nel contempo, il contribuente avrebbe avuto l’obbligo di

vendere tramite opzione call concessa a __________ la totalità delle azioni

ancora in suo possesso. Il prezzo avrebbe dovuto essere stabilito come segue:

patrimonio netto al 31.12.2018 + EBIT medio dei tre esercizi fiscali

precedenti. Ad ogni modo, il prezzo non avrebbe potuto essere inferiore a fr.

1'400'000.-.

Gli insorgenti contestano

l’applicazione alla fattispecie della Circolare n. 28, ma ritengono che

“l’accettazione della valutazione fiscale di tali azioni come da circolare 28

implic[hi] una passività a carico del sig. __________ in data 31.12.2013”,

proprio perché i venditori hanno concesso agli acquirenti un’opzione call.

Chiedono subordinatamente

che venga riconosciuta la riduzione forfettaria del 30% per le partecipazioni

minoritarie (il valore del 49% di __________ dovrebbe pertanto essere fissato,

ai fini dell’imposta sulla sostanza al 31.12.2013 in fr. 4'736'830.-).

H. Nelle sue

osservazioni del 12.12.2016, l’UT si riconferma nella decisione dedotta in

giudizio e precisa che i patti parasociali tra azionisti non hanno alcuna

influenza sul valore intrinseco della società e quindi sul valore delle azioni

ai fini dell’imposta sulla sostanza.

Con replica del

2.1.2017 i ricorrenti ritengono per contro che si debba tenere in

considerazione il patto parasociale ed il diritto di opzione, in quanto, per

valutare il valore della sostanza, si applica l’art. 47 LT, secondo il quale

oggetto dell’imposta è la sostanza netta.

I. Con scritto

23.1.2020, la Camera ha chiesto all’UTPG di trasmettere la valutazione dei

titoli della __________ al 31.12.2012 e copia degli incarti fiscali e delle

relative decisioni dal 2011 ad oggi. Ai ricorrenti, è stata invece richiesta copia

del contratto di compravendita della rimanente parte delle azioni di __________.

Il 27/28.1.2020

l’UTPG ha inviato gli incarti fiscali richiesti relativi alla __________ come

pure la “Valutazione dei titoli non quotati per l’imposta sulla sostanza al

31.12.2012”, secondo la quale il valore fiscale di un’azione era pari a fr.

70'400.-.

Con missiva 11/12.2.2020 __________

ha trasmesso copia del contratto di vendita del 28.11.2017, con cui RI 1 ha

venduto, al prezzo di fr. 2'375'000.-, le rimanenti 49 azioni al portatore del

valore di nominali fr. 1'000.- cadauna della __________ alla __________

(società alla quale la __________ si era fusa, il 26.6.2013; ndr. la __________

f ).

Diritto

1. Il ricorso

deve preliminarmente essere dichiarato irricevibile in quanto presentato in

materia di IFD: l’oggetto del contendere è l’imposta sulla sostanza delle

persone fisiche, imposta non prelevata a livello federale. Motivo per cui, in

quanto presentato anche per l’IFD il ricorso è irricevibile.

Considerandi

2.

2.1.

Regolata dagli art. 13 e

14.

LAID, l’imposta sulla sostanza delle persone fisiche ha per oggetto la

sostanza netta totale (art. 13 cpv. 1 LAID), che si determina secondo le regole

di stima previste dall’art. 14 LAID. Giusta l’art. 14 cpv. 1 LAID, la sostanza

è stimata al suo valore venale; il valore di reddito può essere preso in

considerazione in modo appropriato. La LAID non prescrive un metodo di

valutazione preciso. In questo contesto, i Cantoni dispongono pertanto di un

importante spazio di manovra: sia nella scelta del metodo di calcolo

applicabile per determinare il valore venale stesso che per definire, visto il

carattere potestativo dell’art. 14 cpv. 1 seconda frase LAID, in che misura

occorra considerare anche il valore di reddito (sentenza 2C_826/2015 del 5

gennaio 2017 consid. 4.1.).

2.2

Secondo la Legge

tributaria ticinese (LT; RL 10.2.1.1), nella versione applicabile alla

fattispecie, l’imposta sulla sostanza ha per oggetto la sostanza netta totale

(art. 40 cpv. 1 LT). Sono imponibili tutti gli attivi mobiliari e immobiliari

(art. 41 cpv. 1 LT). La sostanza è valutata al suo valore venale, riservate le

disposizioni specifiche (art. 41 cpv. 2 LT). Le azioni, partecipazioni a

società cooperative ed altri diritti di partecipazione non regolarmente oggetto

di transazione, sono valutati tenendo conto del loro valore di reddito e del

loro valore intrinseco (art. 45 cpv. 2 LT).

2.3

La Circolare n. 28, che

contiene le istruzioni riguardo alla stima dei titoli non quotati in vista

dell’imposta sulla sostanza, è edita dalla Conferenza svizzera delle imposte,

che raggruppa le amministrazioni fiscali cantonali e l’Amministrazione federale

delle contribuzioni. Essa è stata oggetto di molteplici edizioni, l’ultima

delle quali è datata 28 agosto 2008. In base alla giurisprudenza resa dopo

l’entrata in vigore della LAID, prevedendo delle regole unificate di stima dei

titoli non quotati in un ambito nel quale i Cantoni hanno un ampio potere di

apprezzamento, le menzionate istruzioni sono uno strumento di armonizzazione

orizzontale, che concretizza l’art. 14 cpv. 1 LAID (sentenze 2C_826/2015 del 5

gennaio 2017 consid. 4.1.; 2C_583/2013 del 23 dicembre 2013 consid. 3.1.3;

2C_952/2010 del 29 marzo 2011 consid. 2.1.; 2C_800/2008 del 12 giugno 2009

consid. 5.2., Dzamko-Locher/Teuscher,

in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar StHG, 3a ediz., Basilea

2016, n. 11 ad art. 14 LAID). Nel merito, la giurisprudenza precisa

inoltre che queste istruzioni prendono in considerazione gli elementi

determinanti per la valutazione dei titoli non quotati e sono appropriate per

stimare le società in vista dell’imposizione dei loro azionisti (sentenza

2C_826/2015 del 5 gennaio 2017 consid. 4.3.; 2C_583/2013 del 23 dicembre 2013

consid. 3.1.3 e 2C_504/2009 del 15 aprile 2010 consid. 3.3.). In via di

principio, è quindi corretto riferirsi a tale Circolare per la valutazione dei

titoli non quotati (sentenze 2C_1173/2016 del 22.5.2017, 2C_11/2017 dell’11

gennaio 2017 consid. 5.1. e 2C_826/2015 del 5 gennaio 2017 consid. 4.3.;

sentenza 2C_328/2019 del 16.9.2019).

3.

3.1.

3.1.1

Oggetto del ricorso è

l’applicabilità o meno delle Istruzioni emanate dalla Conferenza svizzera delle

imposte concernente la valutazione dei titoli non quotati (Circolare 28 del 28

agosto 2008) in merito alla società __________. In sostanza i ricorrenti

ritengono che, vista l’esistenza di un contratto di compravendita del 51% delle

azioni stipulato il 19.12.2012, si debba prendere come riferimento il prezzo di

fr. 1'800'000.- corrisposto dalla __________, nell’ambito di una vendita tra

terzi indipendenti.

3.1.2

Di

avviso contrario l’UT secondo cui due sarebbero le ragioni che si oppongono a

prendere come riferimento il prezzo relativo al trasferimento del 51% del

pacchetto azionario di __________. Una è legata al lasso di tempo intercorso

tra la vendita e la data determinante per la valutazione (e meglio il

31.12.2013). Infatti, secondo l’autorità fiscale: “Nel

caso in esame la data del contratto è parecchio antecedente alla data

determinante (più di un anno), senza dimenticare che il prezzo di vendita è

stato fissato sulla base delle risultanze del bilancio al 31.12.2011 (quindi

addirittura due anni prima della data determinante)”.

Inoltre, sempre secondo

l’UT, per poter prendere come valore determinante il prezzo reale di

trasferimento può essere mantenuto come riferimento a patto che la situazione

economica della società non sia considerevolmente modificata. In questo senso,

il fisco precisava, sempre basandosi sulle citate Istruzioni alla Circolare n.

28:

“Per l’applicazione di questa direttiva i parametri

indicati dal Commentario, sia dal profilo pratico che della giurisprudenza,

sono alquanto chiari: determinante per conoscere se la situazione economica di

una società si sia modificata o meno, sono le variazioni della cifra d’affari e

dell’utile netto. Il

Commentario, a titolo di esempio, indica che: « Une augmentation du

chiffre d’affaires de 8% avec, dans le même temps, une augmentation du bénéfice

net à hauteur de 107%, représente un changement essentiel. Dans un tel cas, le

prix du trasfert, qui avait été payé il y a plus de deux ans entre tiers

indépendants, n’est alors plus applicable ». Nel caso della __________ la cifra d’affari è

aumentata considerevolmente tra il 2011 e il 2012 (+ 50.8%) e tra il 2012 e il

2013.

(+ 34.8%); anche l’utile netto segue la stessa evoluzione: aumento del

471.0% tra il 2011 ed il 2012 e dell’89% tra il 2012 e il 2013”.

3.1.3

Si tratta pertanto

preliminarmente di verificare se l’UT ha correttamente ritenuto che, nel caso

di specie non si dovesse far capo, per la valutazione dei titoli di __________,

al prezzo di trasferimento pattuito tra i contribuenti e la __________.

3.2

Le già evocate istruzioni

della Conferenza fiscale svizzera stabiliscono che, per i titoli non quotati

per i quali non è noto alcun corso, il valore venale si determina in base alle

regole di valutazione previste dalle istruzioni stesse. Si può derogare all’applicazione

delle disposizioni contenute nella Circolare n. 28, nel caso in cui vi è una

migliore conoscenza del valore di mercato oppure le circostanze del caso

concreto lo impongono (cfr. sentenze TF 2C_1168/2013 consid. 3.5. e 3.6. del

30.6.2014, 2C_309/2013 del 18.9.2013 consid. 3.6.).

Nelle Istruzioni viene anche

precisato che, se tali titoli sono stati oggetto di una cessione importante fra

terzi indipendenti, il valore venale corrisponde allora al prezzo di acquisto.

Tale valore sarà mantenuto fintantoché la situazione economica della società

non sarà cambiata in modo rilevante. La stessa regola vale per i prezzi pagati

dagli investitori per ragioni di finanziamento o in occasione di un aumento di

capitale (cfr. Istruzioni citate, n. 2).

In altri termini, in linea

di principio l’imposizione dei titoli non quotati si fonda sul valore

intrinseco delle azioni, cioè la valutazione non viene intrapresa dall’esterno

(sul mercato), ma il valore delle azioni viene fatto corrispondere alla

rispettiva quota del valore dell’impresa. Nei rari casi in cui poco prima o

poco dopo il giorno determinante vi è stata una cessione tra terzi

indipendenti, si può rinunciare a basarsi sul valore intrinseco, poiché si

conosce proprio il valore venale dei titoli (Sramek,

in: Klöti-Weber/Siegrist/ Weber, Kommentar zum Aargauer Steuergesetz, 4a

ediz., Muri-Berna 2015, n. 11 ad § 50, p. 824).

La condizione perché possa

essere impiegato il valore della transazione intervenuta è tuttavia che si

tratti effettivamente di un valore di mercato e che la libera formazione del

prezzo non sia stata influenzata da altre circostanze, nei rapporti fra le

parti contraenti (cfr. la sentenza del Tribunale amministrativo del Canton

Zurigo del 14 maggio 2008 n. SB.2007.00097, in StE 2009 B 52.42 n. 5, consid.

2.4).

Questa Camera ha già avuto

occasione di decidere che un contribuente, che nel mese di aprile dell’anno

seguente il periodo fiscale determinante ha venduto le proprie azioni ad un

prezzo nettamente superiore al valore intrinseco precedentemente determinato

dall’autorità fiscale, non può contestare l’applicazione del valore di mercato,

ai fini del calcolo dell’imposta sulla sostanza, tanto più che nel contratto di

compravendita le parti si riferivano proprio al valore alla fine del periodo

fiscale (sentenza CDT n. 80.2008.54 del 6 dicembre 2010, in RtiD I-2011 n.

11t). In un altro caso, ricordato che ci si può discostare dal valore calcolato

dall’autorità fiscale se si è verificata in prossimità del giorno determinante

una cessione fra terzi indipendenti, questa Corte ha escluso che basti, a tal

fine, un trasferimento di quote fra azionisti; nel caso concreto, era avvenuta

nell’ambito di una divisione ereditaria (sentenza CDT n. 80.2012.127 del 6

febbraio 2013, in RtiD II-2013 n. 9t).

3.3

3.3.1

Emerge dalla

giurisprudenza e dalle Istruzioni (Circolare n. 28) che queste ultime non

vengono applicate nel caso in cui il valore venale dei titoli può essere

determinato tramite un trasferimento rappresentativo oppure sostanziale tra terzi.

La transazione può essere posteriore alla data determinante. Il Tribunale

federale ha applicato tale principio per delle transazioni realizzate sino a

sette mesi dopo la data determinante (sentenze TF 2C_1082/2013 e 2C_1083/2013

del 14.1.2015 consid. 5.3.2.; 2C_504/2009 del 15.4.2010; 2A_590/2002 del

22.5.2003).

3.3.2

Nel Commentario 2019 alle

Istruzioni concernenti la valutazione dei titoli non quotati (cfr. sito

internet https://www.steuerkonferenz.ch/downloads/Dokumente/Kreisschreiben/KS28_Kommentar_2019_V20191213_FR_20200210.pdf,

consultato il 24.2.2020), viene fatto il punto della situazione – a livello

giurisprudenziale – in relazione alla cifra 2 punto 5, secondo la quale nel

caso in cui i titoli di società non quotate in borsa e delle quali non si

conosce alcuna valutazione, sono stati oggetto di un trasferimento sostanziale

degli stessi tra terzi indipendenti, allora il valore venale da prendere in

considerazione corrisponde al prezzo di acquisto. Si può derogare a tale

principio in casi particolari ove ciò è giustificato dall’analisi dell’insieme

delle circostanze determinanti. Il valore così determinato sarà mantenuto sino

a che la situazione economica della società non viene considerevolmente

modificata.

Nel commentario si

spiegano i concetti di “trasferimento sostanziale”, di “cambiamento considerevole

della situazione economica”, di “titoli regolarmente negoziati”, di

“trasferimento tra terzi indipendenti”, di “presa in considerazione del prezzo

fissato nell’ambito di una transazione anteriore oppure posteriore alla data

determinante”.

3.4

3.4.1

Come

già ricordato in precedenza, l’autorità fiscale ritiene che il prezzo del 51%

del pacchetto azionario, venduto il 19.12.2012 a fr. 1'800'000.- non possa

essere preso in considerazione, a motivo che, dal trasferimento in questione

alla data determinante, e meglio il 31.12.2013, sia passato un lasso di tempo

eccessivo.

3.4.2

Nel Commentario 2019 si

può leggere, a pagina 6 della versione francese, che né la Circolare n. 28, né

la giurisprudenza del Tribunale federale hanno precisato cosa si debba

intendere per tempo massimo da ritenere tra la data determinante per la

valutazione del valore dei titoli e la data della vendita. Tale lacuna non

permette ad ogni modo di poter concludere che il lasso di tempo possa essere

illimitato e ciò in considerazione del fatto che il passaggio di un lungo

periodo di tempo comporta, in regola generale, una modifica sostanziale della

situazione economia di un’impresa come pure del contesto economico. Per ragioni

sistematiche è parso dunque opportuno fissare un termine massimo e considerare

che le vendite di titoli che vengono operate all’infuori di tale lasso di tempo

– stabilito in 1 anno - non devono essere prese in considerazione, e ciò senza

esaminarne i dettagli.

Nelle Istruzioni si cita,

a sostegno di tale termine, una sentenza del Tribunale amministrativo del

Canton Zurigo (SB.2017.00116 del 21.2.2018), nella quale i giudici zurighesi

hanno considerato che il periodo di 15 mesi tra la data determinante e la

vendita della partecipazione fosse un lasso di tempo troppo lungo, mentre

sarebbe stato adeguato uno di 12 mesi (cfr. sentenza citata consid. 3.1.3).

3.4.3

Nel caso in esame, si può

lasciare aperta la questione se sia eccessivo il lasso di tempo intercorso tra

la vendita effettuata il 19.12.2012 e la data determinante, ovvero 31.12.2013 –

invero di pochi giorni superiore all’anno – poiché nel caso concreto, come si

dirà di seguito, è intervenuta una modifica nella situazione economica della

società, tale per cui il prezzo pattuito il 19.12.2012 non può più essere preso

in considerazione.

3.5

3.5.1

Come visto, l’altro motivo

per il quale l’autorità fiscale ha ritenuto che non sia più determinante il

prezzo di vendita pagato è il fatto che, dalla vendita del 19.12.2012, la

situazione economica della __________ è notevolmente mutata. Vi sarebbe stato

un incremento sia dell’utile sia della cifra d’affari. In particolar modo, il

fisco ha citato l’esempio esposto nella Circolare n. 28, nella quale si ritiene

che l’aumento della cifra d’affari dell’8%, con, allo stesso tempo un aumento

dell’utile del 107%, rappresenti una modifica essenziale della situazione

economica della società. Nella decisione su reclamo, l’autorità fiscale sostanzia,

dati alla mano, la modifica sostanziale della cifra d’affari e dell’utile tra

il 2011 ed il 2012, come anche tra il 2012 ed il 2013 di __________.

Occorre pertanto comparare

i dati di bilancio del 2012 (anno della vendita di una parte del pacchetto

azionario) e del 2013.

3.5.2

Paragone cifra d’affari

2012.

– 2013

Dal conto economico del

2012.

emerge come i ricavi da forniture e prestazioni erano stati di fr. 6'516'794.-.

Dai dati del 2013, i ricavi erano di fr. 8'786'556.-. Nel 2013 si ha pertanto

un aumento della cifra d’affari del 34.8 %, come rettamente accertato da parte

dell’autorità fiscale.

3.5.3

Paragone utile

d’esercizio 2012 - 2013

Dal conto economico del

2012, si evince come l’utile d’esercizio sia stato indicato in fr. 966'269.-.

Nel 2013 l’utile era stato di fr. 1'827'228.-. Nel 2013 si ha pertanto un

aumento dell’utile, secondo i dati di bilancio dell’89.1%.

3.5.4

Si deve pertanto

concludere come sia intervenuta, nel 2013, un’importante modifica della

situazione economica della __________ – molto verosimilmente condizionata anche

all’acquisto del pacchetto azionario da parte di una società legata al marchio __________

(cfr. articolo tratto dal quotidiano online la __________ del 3, consultato il

22.1.2020) -, tale per cui, come giustamente rilevato dall’UT non si poteva più

prendere quale riferimento, per la valutazione da compiere il 31.12.2013, il

prezzo pattuito il 19.12.2012 per la vendita del 51% delle azioni della

società.

4.

4.1.

Si tratta infine di

verificare se la valutazione dei titoli al 31.12.2013 sia stata effettuata

correttamente da parte dell’autorità fiscale che ha applicato la Circolare n.

28.

I ricorrenti ritengono in

sostanza che, seguendo quanto indicato dalla precitata Circolare, dovrebbero

poter far valere, nella sostanza, una passività di fr. 5'048'521.-. Per motivare

questa richiesta ricorsuale si appoggiano al patto parasociale concluso con la

controparte.

In particolar modo, nel

ricorso specificano che l’accettazione della valutazione fiscale eseguita in

applicazione della Circolare 28 implicherebbe una “passività a carico del

sig. RI 1 in data 31.12.2013. (…) L’Ufficio di tassazione considera un valore

venale per azione di __________ di CHF 138'100, per un valore totale imponibile

in capo al sig. RI 1 di CHF 6'766'900.-. Tuttavia il sig. RI 1 si è impegnato

concedendo un’opzione call a cedere il restante 49% ad un prezzo prefissato

come segue: Patrimonio netto a 31.12.2018 + EBIT medio dei tre esercizi fiscali

precedenti. In base al metodo di valutazione definito nell’accordo parasociale

risulta al 31.12.2013 un valore del 49% delle azioni di CHF 1'718'378.-“.

Secondo i ricorrenti, la

concessione di un’opzione call (che avrebbe potuto essere esercitata dalla

società __________ nel caso in cui al 31.12.2018 il valore venale del 49% di __________

fosse stato superiore rispetto al valore determinato dalla formula contenuta

nel contratto) corrisponderebbe ad una passività al 31.12.2013 di CHF

5'048'521.-, pari alla “(…) differenza tra la valutazione fiscale del 49% di

__________ di CHF 6'766'900.- e l’obbligo di vendere in base all’opzione call

ceduta a CHF 1'718'378.- calcolati in base alla formula prevista nel

contratto”. Motivo per il quale, gli insorgenti ritengono che l’importo di

fr. 5'048'521.- debba essere dedotto dalla sostanza.

4.2

Patto parasociale del

19.12.2012

4.2.1

Ora, come correttamente

rilevato altresì dall’UT in sede di osservazioni al ricorso, facendo

riferimento alla Circolare n. 28, i patti parasociali fra azionisti non hanno

alcuna influenza sul valore intrinseco della società e quindi sul valore delle

azioni ai fini dell’imposta sulla sostanza.

Al punto 2 capoverso 4

delle Istruzioni viene infatti esplicitamente indicato come, per i titoli non

quotati per i quali non si conosce alcun corso, il valore venale corrisponde al

valore intrinseco e si determina secondo le regole di stima delle Istruzioni. I

contratti di diritto privato, come ad esempio i patti parasociali, che

restringono la trasmissibilità dei titoli, non hanno alcuna influenza sulla

valutazione dei titoli.

Pure nel Commentario alla

Circolare n. 28, nella sua versione 2019, viene ribadito il concetto e viene menzionata

della giurisprudenza cantonale in merito, che illustra i motivi per i quali non

devono essere presi in considerazione (tra i quali pure quello che tali patti

parasociali possono essere sciolti in qualsiasi momento mediante un accordo

corrispondente). Nel Commentario si indica che prescindere dai patti

parasociali per la valutazione dei titoli è corretto dal punto di vista legale.

Questa conclusione viene pure basata su una sentenza del Tribunale di ricorso

fiscale (Steuerrekursgericht) del Canton Zurigo (ST.2015.35 del

21.10.2015), nella quale i giudici zurighesi hanno respinto la richiesta degli

azionisti di valutare i titoli secondo quanto stabilito nel patto parasociale, argomentando

che in tali accordi non viene preso in considerazione il valore intrinseco

della società (consid. 2 d bb).

4.2.2

Come già ricordato in

precedenza, questa Camera non vede motivo di scostarsi dalla Circolare n. 28 e

dal relativo Commentario, ritenuto come il Tribunale federale, nella propria

giurisprudenza (cfr. sentenza TF 2C_309/2013 del 18.9.2013, consid. 3.5.) ha

indicato che è corretto riferirsi alle Circolari, a condizione che queste

contengano una concretizzazione convincente delle normative legali. Tale

situazione esiste in ambito di valutazione fiscale, motivo per il quale il

Tribunale federale, nella sua prassi, si riferisce nelle proprie valutazioni

alla Circolare n. 28, quantomeno in ambito di imposizione delle persone fisiche

(cfr. anche sentenze 2C_881/2008 del 24.6.2010 consid. 2.3.; 2C_504/2009 del

15.4.2010

consid. 3.3.).

Ne discende pertanto come

non possa essere seguita la tesi dei ricorrenti che chiedono di dedurre una

“passività” sulla sostanza al 31.12.2013, ritenuto che nella Circolare viene

espressamente indicato che nella valutazione dei titoli non ci si deve riferire

ai patti parasociali ed agli accordi di acquisto/vendita stipulati tra gli

azionisti a dipendenza dell’andamento economico della società.

4.3

Correttezza della

valutazione dei titoli effettuata dall’UT sulla base della Circolare 28.

4.3.1

I ricorrenti non censurano

di per sé il metodo di valutazione seguito da parte dell’autorità fiscale per

la determinazione del valore dei titoli.

Dalla disamina della

valutazione della __________ effettuata da parte dell’UTPG emerge che è stato

applicato il “modello 1 secondo CM 7 e 8 (motivo: valore standard Cantone)”.

4.3.2

Secondo la nota marginale

nr. 7 della Circolare 28 delle Istruzioni emanate dalla Conferenza svizzera

delle imposte, i conti annuali servono come base per stabilire il valore di reddito.

Per determinare il valore di reddito, vi sono a disposizione due modelli:

·

Modello 1: I conti annuali (n) e (n-1) servono da base per il

calcolo;

·

Modello 2: I conti annuali (n), (n-1) e (n-2) servono da base per

il calcolo.

Ogni Cantone sceglie uno

dei due modelli come standard cantonale. La società stimata ha il diritto di

richiedere l’applicazione dell’altro modello al Cantone competente per la

stima. La società rimane poi legata al modello scelto per i cinque anni

seguenti.

4.3.3

Nel commentario alla

Circolare (edizione 2019, consultabile sul sito internet

http://www.steuerkonferenz.ch) in merito alla nota marginale nr. 7,

relativamente alla possibilità di scelta tra i modelli di stima viene indicato

come la possibilità di optare per uno dei due modelli non deve avere come scopo

quello di aumentare oppure di ridurre il valore venale da determinare. Tale

possibilità non è infatti data ai detentori dei diritti di partecipazione. La

società deve essere, invece, in grado di scegliere costantemente il metodo di

stima che si rivela essere il più appropriato alla sua situazione reale. Se la

società non fa uso del suo diritto di scelta, si reputa che la stessa abbia

optato per il modello standard del Cantone di domicilio. Il detentore della

totalità dei diritti di partecipazione non dispone di per sé di alcun diritto

di scelta in relazione al modello di stima, sino a che non riesce a dimostrare

che il modello utilizzato conduce ad un valore venale oggettivamente

insostenibile. Se il detentore riesce ad apportare la prova, il metodo di stima

può essere rivisto, con la collaborazione della società, secondo la nota

marginale 5 della Circolare 28.

La nota marginale 5 della

Circolare indica che le istruzioni sono applicabili unicamente nel caso in cui

l’insieme degli elementi necessari per stabilire la stima è conosciuto. È

raccomandato all’autorità che procede alla stima di negoziarla con la

direzione, un membro del Consiglio di amministrazione oppure ogni altra persona

preposta nel caso in cui i documenti messi a disposizione (conti annuali,

dossier di tassazione) non permettono di valutare la situazione economica di

una società.

4.3.4

Il Canton Ticino ha adottato

come standard cantonale il modello 1 (v. Commentario alla Circolare nr. 28

versione 2019, p. 13).

4.4

4.4.1

La nota marginale n. 8

della Circolare n. 28 prevede che il valore di reddito si ottiene

capitalizzando l’utile netto degli esercizi determinanti aumentato oppure

diminuito delle riprese oppure delle deduzioni menzionate alla nota marginale

n. 9. Nel modello n. 1 l’utile netto dell’ultimo esercizio (n) è preso in

considerazione due volte.

4.4.2

Non risulta dagli atti che

la società abbia fatto richiesta di applicazione del modello n. 2, secondo cui

si prendono in considerazione i tre esercizi precedenti (cfr. nota marginale 8

punto 2). Dagli atti richiamati dall’UTPG emerge invero che la valutazione dei

titoli non quotati per l’imposta sulla sostanza, trasmessi al Consiglio di

Amministrazione della __________, è sempre stata effettuata secondo il modello

1.

(cfr. anni dal 2012 al 2017).

4.5

Motivo per il quale non vi

è ragione di scostarsi dalla valutazione fiscale operata applicando la

Circolare n. 28, così come preconizzato dalla costante giurisprudenza dell’Alta

Corte.

5.

5.1.

5.1.1

Da ultimo i ricorrenti

chiedono, in via subordinata, la riduzione forfettaria del 30% sulle azioni a

favore del contribuente, detentore della quota minoritaria di __________ al

31.12.2013, in applicazione delle cifre 61 e seguenti della Circolare n. 28.

5.1.2

In merito a tale

richiesta, già sottoposta all’UT, l’autorità fiscale si era così espressa nella

decisione su reclamo:

“Per quanto riguarda invece la possibilità, per i

detentori di quote minoritarie, di beneficiare di una riduzione forfetaria del

30% sul valore delle azioni, si osserva che tale riduzione non è ammessa quando

la società distribuisce un dividendo adeguato. Un dividendo è considerato

adeguato quando il rapporto tra il rendimento del titolo e il suo valore venale

è almeno pari al tasso di riferimento calcolato sulla base di quanto previsto

dalla marginale 63 delle citate Istruzioni. Nella fattispecie, per il calcolo

del rendimento alla data della valutazione delle azioni (31.12.2013), ci si

deve basare sulla media dei dividendi distribuiti nel corso dell’ultimo anno

(2013) e dell’anno precedente (2012). Nel 2012 la società ha distribuito un

dividendo di fr. 11'050 per azione, mentre nel 2013 non ne ha distribuiti. Il

dividendo medio distribuito nei due anni risulta quindi essere di fr. 5'225.-

per azione. Considerato come il valore venale di un’azione sia di fr. 138'100,

il relativo rendimento che ne deriva è pari al 4% (superiore al tasso di

riferimento dell’1.6% valido per il 2013). Di conseguenza, il dividendo

incassato non può essere qualificato come non adeguato ai sensi della Circolare

CSI no. 28 (…), ragione per cui la riduzione forfetaria del 30% non può essere

concessa”.

5.2

5.2.1

Secondo la cifra 61

capoverso 1 della Circolare n. 28, si tiene conto, tramite una riduzione

forfettaria, dell’influenza ridotta esercitata da parte di un azionista

minoritario nella direzione della società oppure nell’adozione delle decisioni

durante l’assemblea generale, come anche della trasmissibilità ristretta delle quote

sociali. Il capoverso 2 della cifra 61 prevede ad ogni modo che contratti di

diritto privato, quali i patti parasociali fra azionisti che ostacolano la trasmissibilità

dei titoli, rimangono senza influenza sulla valutazione degli stessi. Se il

valore dei titoli viene calcolato applicando la cifra 2, capoverso 4 della

Circolare, si può far valere – riservato quanto disposto alle cifre seguenti -

una deduzione forfettaria del 30%.

5.2.2

Alla cifra 62 capoverso 1 viene

in particolar modo indicato che la deduzione forfettaria viene accordata a

tutte le partecipazioni inferiori oppure uguali al 50% del capitale sociale.

Determinanti sono i rapporti di partecipazione alla fine del periodo fiscale.

Il capoverso 3 della cifra 62 specifica che la deduzione forfettaria non viene

accordata dal momento in cui il detentore di una partecipazione minoritaria

esercita un’influenza determinante (diritto d’amministrazione comune [v. in

caso di coniugi e partner registrati], addizione dei titoli [p. es. in caso di

titoli trasferiti fiduciariamente a terzi, titoli sui quali il contribuente ha

un diritto di usufrutto, ecc.], diritto di veto in una Sagl).

5.3

5.3.1

Secondo la cifra 63

capoverso 1 della Circolare, nel caso in cui il contribuente riceve un adeguato

dividendo, la deduzione non viene accordata. Al capoverso 2 della Cifra 63 come

pure nel Commentario alla Circolare n. 28 viene illustrato come si fa a

stabilire se un dividendo è adeguato.

5.3.2

Si tratta pertanto di

verificare se il dividendo, ricevuto nel 2012 da RI 1, pari a fr. 1'105'000.-,

sia o meno adeguato ai sensi della Circolare ed impedisca l’applicazione della

riduzione forfettaria del 30%.

5.3.3

Secondo la Circolare un

dividendo è considerato adeguato quando il rapporto tra il rendimento del

titolo e il suo valore venale è almeno pari al tasso di riferimento calcolato

sulla base della Cifra 63 della Circolare.

Nella decisione su reclamo

l’UT ha correttamente mostrato il calcolo per stabilire l’adeguatezza del

dividendo.

L’autorità fiscale, per

determinare il rendimento del titolo, ha ritenuto che nel 2012 era stato

distribuito un dividendo pari a fr. 1'105'000.- (e meglio fr. 11'050.- per

azione) mentre che, nel 2013 __________ non aveva distribuito alcun dividendo.

L’UT ha pertanto correttamente ritenuto che il rendimento medio (cfr. cifra 63

cpv. 3 della Circolare) fosse pari a fr. 5'525.- per azione. Considerato come,

nel 2013, il valore venale di ogni singola azione era stato stabilito, secondo

i criteri della Circolare in fr. 138'100.- per azione, il rendimento che ne

deriva è del 4%: è perciò superiore al tasso di riferimento dell’1.6% per il

2013.

(cfr. Commentario alla Circolare, versione in francese 2014, p. 75).

5.4

Per i motivi sovra

esposti, l’UT ha applicato in maniera corretta la Circolare n. 28, concludendo

come non potesse essere concessa la deduzione forfettaria del 30%. La decisione

su reclamo merita pertanto piena tutela.

6.

Il ricorso è

respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico dei ricorrenti,

soccombenti.

Dispositivo

Per questi motivi,

visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT

dichiara e pronuncia

1. 1.1. Nella misura in cui

concerne l’IFD, il ricorso è irricevibile.

1.2. Nella

misura in cui concerne l’imposta cantonale, il ricorso è respinto.

2. Le spese processuali

consistenti:

a. nella tassa di

giustizia di fr. 5’000.–

b. nelle spese di

cancelleria di complessivi fr. 500.–

per un totale di fr. 5’500.–

sono a carico dei

ricorrenti.

3. Contro il presen Copia

per conoscenza:

-

municipio di __________.

per la Camera di diritto tributario del Tribunale

d’appello

Il

presidente: La segretaria: